Raccolta di notizie e di testimonianzedella II Guerra MondialeUn lavoro svolto dai ragazzi di III A della Scuola MediaJaco...
“ Ci si ritrovava tra noi e al postodelle fucilate ci si abbracciava…”(Fabio piange dicendo queste cose)“Mangiavamo quando...
“ La guerra non è bella,ci vanno di mezzo sempre le personeche non c’ entrano nulla! ”“Scusami se piango ma i ricordi miri...
Mio nonno mi ha raccontato di come suo padre ha vissuto la guerra: nel1939 Enrico fu chiamato a fare il militare e dopo al...
Alla fine del 1944 il Comitato diLiberazione era in piena attività, iTedeschi minacciavano di distruggerela Porta All’Arco...
Ricerca di Elena e Margherita
Nel momento in cui fu salva laPorta All’Arco, si notò che lacaserma della Milizia alla Doganastava bruciando e le fiammest...
Dopo l’8 settembre anche a Volterra nacquero deigruppi di donne legati al Comitato di LiberazioneNazionale. Svolgevano qua...
Questa era la vita in caserma: la mattina alle 6:00 un militare suonava la trombaper la sveglia e in pochi minuti si dovev...
L’8 dicembre del ’43 fu fatto l’armistizio eio saltai di gioia insieme ai mieicompagni, ma un ufficiale disse:” Il bellode...
Nel giro di dieci giorni camminammo lungo le campagne attraversandopiù volte i fiumi con delle barchette di persone che ai...
Purtroppo la felicità del ritorno durò pocoperché tutti i militari che erano tornatidopo l’ armistizio, dovevano presentar...
“ Avevo 8 anni quando Volterra fu liberata dall’ occupazione tedesca nel 1944.Insieme alla mia famiglia mi sono rifugiata ...
“Un giorno si fece prendere dalla disperazione e si fece scivolare sulla mano unapalla da cannone; dalle gravi condizioni ...
“ Questa lettera sarà per sempre un mio grandissimo ricordodel mio babbo e me la porterò sempre con me. ”Intervista realiz...
Era iniziata una fame terribile,inoltre linvero del 1941 eramolto freddo e il riscaldamentonon funzionava. La gentemoriva,...
I miei nonni sono mortinella città assediata. Io e miamamma ci siamo trovatenella zona occupata, quandoi fascisti cercavan...
“ Aveva una mucca che gli servivaper il latte di famiglia. Un giornoarrivarono i Tedeschi con i fucili,entrarono nella sta...
La mia tata mi ha raccontato che quandoaveva tre o quattro anni c’era la guerra. Lei ela sua famiglia abitavano in una can...
Mio nonno aveva 19 anni quando partì per il fronte Africano, lasciò sua moglieincinta di sette mesi. Partì con il cognato ...
“ Il Partito Nazionale Fascista addestra ifanciulli della Gioventù Italiana del Littoriofisicamente, moralmente, professio...
Cara Giustina,sono passati nove anni da quando hai scritto alla spalletta e noi tiabbiamo ascoltata, abbiamo ascoltato la ...
L’ASSENZACara mamma,Caro papà,la vostra assenza,ha forato il mio cuore.La vostra assenza,mi ha toltol’unica ragione di vit...
I nostri ricordi - 3A Volterra 2013
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I nostri ricordi - 3A Volterra 2013

  1. 1. Raccolta di notizie e di testimonianzedella II Guerra MondialeUn lavoro svolto dai ragazzi di III A della Scuola MediaJacopo da Volterra – Anno Scolastico 2012-2013
  2. 2. “ Ci si ritrovava tra noi e al postodelle fucilate ci si abbracciava…”(Fabio piange dicendo queste cose)“Mangiavamo quando ci capitava,io ho resistito una settimanasolo a frutta.Accoglievamo tutti comeFRATELLI, chiunque,anche tedeschi …”
  3. 3. “ La guerra non è bella,ci vanno di mezzo sempre le personeche non c’ entrano nulla! ”“Scusami se piango ma i ricordi miriempiono la mente”“ Le famiglie, soprattutto le personeanziane, prendevano in casa dieci,venti ragazzi. Gli Emiliani e i Toscanisono stati qualcosa! ”“ NON BISOGNEREBE FARE LA GUERRANEMMENO PENSARLA ”
  4. 4. Mio nonno mi ha raccontato di come suo padre ha vissuto la guerra: nel1939 Enrico fu chiamato a fare il militare e dopo alcuni mesi iniziò laSeconda Guerra Mondiale, fortunatamente fu mandato in Italia, aTrapani. Dopo poco riuscì ad ottenere una licenza e tornò a casa persposarsi. Con lo sbarco degli alleati in Sicilia si ritrovò, come tanti altri, adover scegliere contro chi combattere e con chi schierarsi, lui si dichiaròneutrale e non si alleò con nessuno. Rimase in Sicilia senza poter tornarea casa perché la guerra stava avanzando verso Nord, la moglie nonsapeva se il marito fosse ancora vivo e neanche se la bambina che avevain grembo avrebbe mai conosciuto il padre. Dopo 5 anni, Enrico tornò acasa senza che nessuno lo sapesse. Con sua grande sorpresa Anna, lafiglia mai conosciuta e che non aveva visto nascere e crescere, si videarrivare a prenderla all’asilo da uno sconosciuto e disse a sua madre: ‘’ E’quello mio babbo?’’.
  5. 5. Alla fine del 1944 il Comitato diLiberazione era in piena attività, iTedeschi minacciavano di distruggerela Porta All’Arco.All’incrocio delle vie le persone simettevano a commentare la nuovanotizia. Fu chiaro che bisognavaraccogliere la sfida, tutte le persone simisero d’accordo e si ritrovaronomuratori, ingegneri, contadini,commercianti e artigiani volenterosimuniti di attrezzi per salvare la PortaAll’Arco. Alle 16 la Porta All’Arco erasigillata e salva.
  6. 6. Ricerca di Elena e Margherita
  7. 7. Nel momento in cui fu salva laPorta All’Arco, si notò che lacaserma della Milizia alla Doganastava bruciando e le fiammestavano raggiungendo il PalazzoInghirami. Faceva caldo el’acquedotto non funzionava ealcuni volontari della PortaAll’Arco accorse sul posto. Siformò una catena umana dalPalazzo fino al tetto dellacaserma: tutti si misero a lavoroper spegnere l’incendio e ciriuscirono.Ricerca di Elena e MargheritaAlle 17:15 ci fu una prima esplosione e poiuna seconda: gli otto morti e i tanti feritivennero trasportati all’ospedale di SantaMaria Maddalena.
  8. 8. Dopo l’8 settembre anche a Volterra nacquero deigruppi di donne legati al Comitato di LiberazioneNazionale. Svolgevano qualsiasi tipo di compito,dalle staffette che accompagnavano i ragazzinella Brigata a preparare indumenti di lana perl’inverno.Le donne non parlarono mai anche se minacciate,a costo di perdere la vita per salvare i loro cari.Rischiavano anche le donne di campagna,nascondendo i partigiani. Uno dei tanti episodiparla di una donna che, non avendo altro daoffrire per seppellire un partigiano ucciso, mise adisposizione la propria tavola del paneAlessio Marcoe Veronica
  9. 9. Questa era la vita in caserma: la mattina alle 6:00 un militare suonava la trombaper la sveglia e in pochi minuti si dovevano vestire e rifare la branda. Per lavarsidovevano raggiungere un ruscello e il “bagno” per fare i propri bisogni era fuoridalla caserma. Dalle 6:30 alle 9:00 dovevano fare dei giri a corsa nell’enormecortile. Alle 9:00 facevano colazione con una piccola tazza di caffè nero e unapiccolissima pagnotta di pane. Dopo la colazione si esercitavano a marciare dentroil cortile. Alle 16:00 del pomeriggio c’era il “ Rancio “, un pranzo-cena composto dauna pagnotta di pane (più grossa di quella della colazione) e una marmitta dibrodo. Il brodo veniva dato cinque giorni a settimana, mentre il sabato e ladomenica veniva data la pastasciutta. Una volta ogni quindici giorni i familiari dacasa inviavano un pacco alimentare che però alcune volte veniva rubato da altrimilitari..
  10. 10. L’8 dicembre del ’43 fu fatto l’armistizio eio saltai di gioia insieme ai mieicompagni, ma un ufficiale disse:” Il bellodella guerra deve sempre avvenire”. Ilgiorno dopo io e i miei compagnidecidemmo di partire, ma i tedeschiavevano bombardato la stazione e quindipartimmo il giorno seguente. Durante ilcammino trovammo una signorina che ciaccompagnò alla stazione di Trieste dicui era molto pratica. Io e i mieicompagni eravamo stati disarmati daipartigiani per impadronirsi delle nostrearmi d’assalto. Alla stazione di Bolzanoscendemmo dal treno perché c’erano itedeschi.
  11. 11. Nel giro di dieci giorni camminammo lungo le campagne attraversandopiù volte i fiumi con delle barchette di persone che aiutavano i militari.Durante questi giorni alcune famiglie ci indicavano la strada libera daitedeschi e ci offrivano un pezzo di pane e indumenti borghesi. Arrivati adEmpoli una famiglia ci ospitò dandoci la cena e un letto per dormire. Lamattina seguente la famiglia ci preparò la colazione e partimmo perarrivare a Volterra. Arrivati in Era le persone ci consigliavano di nonpassare da Roncolla perché c’erano le pattuglie armate tedesche. Nelpomeriggio verso le 18:00 arrivammo al padiglione Ferri. Io e i miei amicidi viaggio ci siamo messi a riposare davanti al tramonto per ammirare ilpanorama che conoscevamo. Alle 20:00 di sera arrivammo al podereCasalino dove abitavo, i miei genitori mi saltarono addosso e miabbracciarono, mi prepararono una bella cena e insieme ai miei amiciandammo a letto. La mattina seguente i tre amici di viaggio partirono, unoper Pomarance, uno per Chianni e uno per Bibbona.
  12. 12. Purtroppo la felicità del ritorno durò pocoperché tutti i militari che erano tornatidopo l’ armistizio, dovevano presentarsi dinuovo al distretto militare di Pisa altrimentivenivano arrestati i genitori.A quel punto non potevo più stare a casa alavorare nei campi, quindi avvertii i mieigenitori che qualsiasi persona mi avessecercato, dovevano rispondere che ero a Pisaal distretto. Come aveva purtroppopreannunciato l’ufficiale in Jugoslavia ilpeggio stava arrivando. Io passai molti mesinascosto nel bosco come partigiano, finoalla liberazione da parte degli americaninell’ aprile del ’44. Io potetti così ritornare acasa senza più dover andare in guerra.
  13. 13. “ Avevo 8 anni quando Volterra fu liberata dall’ occupazione tedesca nel 1944.Insieme alla mia famiglia mi sono rifugiata in via sarti in una cantina che sitrovava sotto una strada. La mia famiglia era composta da 10 persone e irifugiati in cantina erano 36, tutto il casamento. Essendo una bambina noncapivo molto di quello che succedeva là fuori, e sono successi molti episodispiacevoli come la morte di mio cugino preso in pieno da una cannonata e legravi ferite di mia zia che venne ustionata. Vivevo queste tragedie conleggerezza e spensieratezza proprio come una bambina di 8 anni. In seguitosono successi molti episodi gravi: il bombardamento di alcune case e dellacaserma dei carabinieri sui ponti.La tristezza più grande della nostra famiglia era la mancanza di mio padre,Mario che era prigioniero in un campo di concentramento e tornò a casa dopo28 mesi. Sentivo dire che nei campi di concentramento le condizioni di vitaerano pessime. Mio padre fu portato in treno in Germania in un vagonebestiame. Lì il lavoro era duro e li ricompensavano con poche briciole di pane eacqua, però si arrangiava mangiando bucce di patate dalla spazzatura.”
  14. 14. “Un giorno si fece prendere dalla disperazione e si fece scivolare sulla mano unapalla da cannone; dalle gravi condizioni si fece portare in infermeria dove chiesedi essere trasferito in una fattoria tedesca, ma le cose non migliorarono. Ilgiorno di Natale mio padre decise di uccidere un gatto dei padroni e mangiarseloinsieme agli altri prigionieri. Egli per ripararsi dal freddo indossava abiti escarpe degli altri soldati morti e questa fu la sua salvezza. Nel 1945 scappò dallaGermania per tornare ad abbracciare la sua famiglia.Nel 1943, arrivò nella nostra cantina una lettera inviata da mio padre :Per Scarselli Gabriella,Cara Gabriella non puoi credere quanto sia grande il mio desiderio di vederti e dirti tantebelle cosine come una volta in quella sera del mio soggiorno in Italia. Prendi tanti bacinidal tuo babbo, tanti baci anche alla Mamma, tuo Mario..
  15. 15. “ Questa lettera sarà per sempre un mio grandissimo ricordodel mio babbo e me la porterò sempre con me. ”Intervista realizzata da Matteo
  16. 16. Era iniziata una fame terribile,inoltre linvero del 1941 eramolto freddo e il riscaldamentonon funzionava. La gentemoriva, ma quelli che eranorimasti vivi continuavano alavorare. Mio padre èsopravvissuto solo perché lui,come altre persone, era statoportato via dalla città passandosul ghiaccio del lago di Ladoga.
  17. 17. I miei nonni sono mortinella città assediata. Io e miamamma ci siamo trovatenella zona occupata, quandoi fascisti cercavano diraggiungere Mosca. Loro sifermavano nelle case deicontadini, gli prendevano legalline, il latte e altriprodotti alimentari
  18. 18. “ Aveva una mucca che gli servivaper il latte di famiglia. Un giornoarrivarono i Tedeschi con i fucili,entrarono nella stanza dove c’era ilbabbo: spararono una fucilata inaria e cominciarono a parlare intedesco. Questo por’ omo noncapiva, (infatti se la fece quasiaddosso!) poi però riuscì a capireche i Tedeschi volevano il latte.Allora glielo munse, glielo dette e sene andarono. E dopo quest’ episodioil poro babbo che fece? Prese lamucca e la nascose nel bosco! ”Mia nonna Maria abitava nelcomune di Montecatini, a Gello.Ecco un episodio accaduto a suopadre, il mio bisnonno Ottavino:
  19. 19. La mia tata mi ha raccontato che quandoaveva tre o quattro anni c’era la guerra. Lei ela sua famiglia abitavano in una cantina diuna chiesa che essendo consacrata eraimmune ai bombardamenti. Gli americaniportavano loro il cibo tra cui anche lacioccolata.
  20. 20. Mio nonno aveva 19 anni quando partì per il fronte Africano, lasciò sua moglieincinta di sette mesi. Partì con il cognato Michele, obbligato dallo statoItaliano. Dopo tre mesi di guerra vennero imprigionati per tutta la durata dellaguerra. Il nonno mi ha raccontato che durante quegli anni di guerra simangiava di tutto, pezzi di pane duro sporchi di fango e qualunque altra cosache fosse commestibile. L’igiene non esisteva, erano sudati, sporchi e malnutriti. Nella prigione in cui stavano videro gente che urlava e si disperava,vivevano con i cadaveri umani. Dopo quattro anni di prigionia la guerra eraormai finita e i soldati presero la via del ritorno, ma non c’era traccia del nonnoe dello zio. La nonna ogni giorno andava in chiesa a pregare per lorochiedendo a Padre Pio che li facesse tornare a casa. Erano ormai passati dueanni dalla fine della guerra e la speranza di rivederli vivi stava scomparendo,ma il 27 luglio del 1948 due uomini in condizioni pietose tornarono a casa,erano il nonno e lo zio miracolosamente sopravvissuti alla Seconda guerramondiale.
  21. 21. “ Il Partito Nazionale Fascista addestra ifanciulli della Gioventù Italiana del Littoriofisicamente, moralmente, professionalmentee li abitua all’ordine e alla disciplina, imprimeloro quel vigore di vita che è il fondamentodella potenza civile e militare di un granpopolo. Le marce, il campeggio, il maneggiodella armi, la ginnastica, le esercitazionitattiche fanno parte della normale vita dipiccoli soldati dela Nuova Italia ”
  22. 22. Cara Giustina,sono passati nove anni da quando hai scritto alla spalletta e noi tiabbiamo ascoltata, abbiamo ascoltato la tua storia drammatica e cisiamo commosse. E’ probabile che tu sia morta, speriamo di no. Siamodue ragazze della terza media sezione ‘A’: Kia e Simonetta.Nutriamo profondo rammarico per te e tuo fratello. La tua letteratrasmette perfettamente l’inutilità della guerra: persone innocentimuoiano per dei litigi coinvolte in guerre non proprie.Hai ragione da essere arrabbiata con gli americani per quellacannonata micidiale. Speriamo che la tua rabbia si sia placata. Noiabbiamo capito che solo degli stupidi fanno la guerra.A presto...Abbiamo letto sul giornale di Volterra “La Spalletta” del 04 Luglio del 2004la testimonianza di Giustina Sammicheli e abbiamo deciso di risponderlecon una lettera e con una poesia.Kia e Simonetta
  23. 23. L’ASSENZACara mamma,Caro papà,la vostra assenza,ha forato il mio cuore.La vostra assenza,mi ha toltol’unica ragione di vita...La vostra assenza,ha strappato pianti ovunque.Kia e SimonettaDONNE ?Quel loro doloreche trasparivanegli occhi impauriti,e in quel sorriso falso,che dava speranza aifigli, privi di libertà.Quella libertàche ogni donna desideravaJulia e Zoe

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