Appunti di Storia economica: economia mondiale

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Appunti universitari per l'esame di Storia economica: a livello mondiale

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Appunti di Storia economica: economia mondiale

  1. 1. Appunti diSTORIA ECONOMICA DEL MONDO Autori: Profman – Aissela – Gilipa - Patata
  2. 2. Appunti diStoria Economica Visto su: ProflandSi ricorda che:• luso degli appunti qui presenti è consentito per solo uso personale e di studio;• la consultazione è gratuita ed ogni forma atta a ricavarne lucro è vietata!• gli appunti sono fatti da studenti che non possono assumersi nessuna responsabilità in merito;• il materiale qui presente non è sostitutivo ma complementare ai libri di testo: - devi (e ti consiglio) di consultare e comprare i libri di testo;• il materiale qui presente è distribuito con licenza Creative CommonsTi ricordo che se vuoi contribuire mandando degli appunti o quantaltro possa essere utile ad altripuoi farlo inviando il materiale tramite: http://profland.altervista.org/mail.htmProfman Il file è stato scaricato/visualizzato in forma gratuita da Profland: http://profland.altervista.org sezione Profstudio http://profland.altervista.org/profstudio/profstudio.htm oppure da qualche mirror, come: www.profland.cjb.net www.profland.135.it o dalla pagina dedicata su slideshare.net: www.slideshare.net/profman pag. 2/103
  3. 3. Appunti diStoria Economica Visto su: ProflandCAPITOLO IINTRODUZIONE: STORIA ECONOMICA E SVILUPPOLo sviluppo economico ineguale ha provocato rivoluzioni e colpi di stato; governitotalitari e dittature militari hanno spogliato intere nazioni della libertà politica emolti individui della libertà individuale e persino della vita. Gli Stati Uniti ed altrenazioni ricche hanno speso miliardi di dollari in tentativi intenzionati a soccorrere ivicini meno fortunati. Non cè un consenso generale sugli specifici metodiresponsabili dei redditi più elevati delle nazioni ricche. Gli studiosi e gli scienziati nonhanno ancora prodotto una teoria dello sviluppo economico che sia utile sul pianooperativo e generalmente applicabile. Le statistiche del reddito pro-capite sono unarozza misurazione del livello di sviluppo economico.I termini crescita, sviluppo e progresso sono spesso usati come sinonimi ma questonon è corretto. La crescita economica è definita come un aumento sostenuto delvolume totale di beni e servizi prodotti da una società. La crescita del prodotto totalepuò verificarsi sia in conseguenza dell’impiego di maggiori quantità dei fattori dellaproduzione, sia perché quantità equivalenti dei fattori di produzione sono impiegatecon maggiore efficienza. Lo sviluppo economico significa crescita economicaaccompagnata da un sostanziale cambiamento strutturale e organizzativodell’economia. La regressione economica avviene durante o in seguito ad unprolungato periodo di declino economico.L’economia classica ha sviluppato la classificazione tripartita dei “fattori diproduzione": terra, lavoro e capitale. I mutamenti tecnologici e delle istituzioni socialicostituiscono i fattori più dinamici del cambiamento dell’intera economia. Negliultimi secoli l’innovazione tecnologica è stata il fattore più dinamico di mutamentoeconomico e di sviluppo. Il mutamento tecnologico non è però sempre stato cosìrapido. La tecnologia dell’età della pietra durò per centinaia di migliaia d’anni senzagrossi cambiamenti. Una delle funzioni sociali svolte dalle istituzioni è dirappresentare un elemento di continuità e di stabilità, senza il quale la società sidisintegrerebbe; ma nello svolgimento di questa funzione esse possono ancherappresentare una barriera allo sviluppo economico ostacolando il lavoro umano,impedendo lo sfruttamento razionale delle risorse o contrastando l’innovazione e ladiffusione della tecnologia. Esempi storici dinnovazioni istituzionali sono i mercatiorganizzati,. la moneta battuta, i brevetti, le assicurazioni e le varie forme dimpresa.Gli intellettuali marxisti ritengono di aver trovato la chiave non solo del processo disviluppo economico ma anche dell’evoluzione dell’umanità. Secondo loro il “mododi produzione” è l’elemento cardine; tutto il resto non è che sovrastruttura.L’elemento dinamico è fornito dalla lotta tra le classi sociali per il controllo dei mezzidi produzione.La produzione è il processo mediante il quale i fattori di produzione sono messi inrelazione per produrre i beni e i servizi desiderati dalle popolazioni umane. Laproduzione può essere misurata in unità fisiche, o in termini di valore, ossia pag. 3/103
  4. 4. Appunti diStoria Economica Visto su: Proflandmonetari. La produttività è il rapporto tra il risultato utile di un processo diproduzione e i fattori di produzione in esso impiegati. Per misurare la produttivitàtotale dei fattori di produzione è necessario ricorrere a misure di valore. Inoltre,determinate combinazioni di fattori di produzione sono in grado di accrescere laproduttività. Importante è il concetto di capitale umano. Il capitale umano derivadall’investimento in conoscenze e abilità o capacità. L’investimento può assumere laforma di un’educazione o di un addestramento formale. Un aumento dei fattoritradizionali di produzione spiega solo in parte l’aumento della produzione nelleeconomie avanzate. Gli aumenti della produttività sono stati particolarmenteconsiderevoli nell’ultimo secolo. E’ opportuno considerare la cosiddetta legge deirendimenti decrescenti, che dovrebbe essere definita come la legge dell’utilitàmarginale decrescente. Un singolo lavoratore, con l’impiego di una data tecnologia,semplice o complessa, è in grado di ottenere un certo raccolto. L’aggiunta di unsecondo lavoratore permette una semplice divisione del lavoro, che fa più cheraddoppiare la produzione. Un terzo lavoratore può accrescere ancora di più laproduzione. In altre parole, più lavoratori sono aggiunti e più cresce, fino ad un certopunto, il prodotto marginale. Alla fine però, l’aggiunta di nuovi lavoratori fa si cheessi si ostacolino a vicenda, che calpestino il raccolto, e così via, e il prodottomarginale decresce. Nel 1798 Thomas Malthus pubblicò il famoso Saggio sul principiodella popolazione. In esso partiva dal presupposto che “la passione tra i sessi” avrebbeportato ad una crescita demografica in “progressione geometrica”, ma che ledisponibilità di cibo sarebbero cresciute in “progressione aritmetica”. Malthus nonprevide la serie d’innovazioni tecnologiche e istituzionali che hanno accresciuto laproduttività e che hanno ripetutamente ritardato il funzionamento della legge deirendimenti decrescenti.La struttura economica è implicita nelle relazioni tra i vari settori dell’economia, inparticolare i tre settori principali noti col nome di primario, secondario e terziario. Ilsettore primario comprende quelle attività i cui prodotti sono ottenuti direttamentedalla natura: agricoltura, pesca. Il settore secondario comprende le attività chetrasformano o lavorano i prodotti naturali. Il terziario comprende un ampio spettrodi servizi, che vanno da quelli domestici e personali a quelli commerciali e finanziari,professionali e pubblici. L’agricoltura è stata la principale occupazione della grandemaggioranza della razza umana ma ciò è tuttora valido per i paesi a basso reddito. Laragione di questo fenomeno è che la produttività era così bassa che per sopravvivereera necessario dedicarsi alla produzione di generi alimentari. Alcune centinaia di annifa la produttività agricola cominciò a crescere, cominciò così il processo diindustrializzazione, che si protrasse dalla fine del Medioevo fino alla metà del XXsecolo. Nel frattempo man mano che la forza lavoro impiegata in agricolturadiminuiva, aumentava, anche se non proporzionalmente, quella nel settoresecondario. La crescita della forza lavoro impiegata nel settore secondario è stataaccompagnata dalla crescita del reddito prodotto da quel settore. Dal 1950 in poi leeconomie più avanzate hanno conosciuto un ulteriore cambiamento strutturale, ilpassaggio da settore secondario a quello terziario. Sul versante dell’offerta,l’accresciuta produttività rese possibile produrre le stesse quantità di prodotti con pag. 4/103
  5. 5. Appunti diStoria Economica Visto su: Proflandmeno lavoro. Sul versante della domanda entrò in gioco un aspetto peculiare delcomportamento umano, definito dalla legge di Engel. La legge di Engel afferma cheman mano che cresce il reddito di un consumatore, diminuisce la percentuale direddito destinata all’acquisto di cibo. Man mano che cresce il reddito, cresce ladomanda per ogni genere di merce, ma ad un ritmo inferiore a quello del reddito,mentre la domanda di servizi e di tempo libero si sostituisce in parte a quella dei beniconcreti. I prezzi dei beni e dei servizi sono determinati dall’interazione tra domandae offerta.Il termine logistica indica l’organizzazione dei rifornimenti per un grosso gruppo dipersone. Ma la logistica è anche una formula matematica, la curva logistica che nederiva ha la forma di una S allungata ed è talvolta chiamata curva a S. La curva hadue fasi: una prima fase di crescita accelerata seguita da una seconda di decelerazione.E’ stato anche osservato che le curve logistiche possono anche descrivere moltifenomeni sociali come la crescita delle popolazioni umane. Ciascuna fased’accelerazione della crescita demografica in Europa è stata accompagnata dallacrescita economica. Nel XI, XII e XIII secolo la civiltà europea si espanse tra laLoira e il Reno nelle isole britanniche, nella penisola iberica, in Sicilia e nell’Italiameridionale, nell’Europa centrale e orientale. Alla fine del XV secolo e nel XVIl’esplorazione marittima, le scoperte e le conquiste portarono gli Europei in Africa enell’Oceano indiano. Nel XIX secolo, attraverso l’emigrazione, la conquista el’annessione, gli Europei instaurarono la loro egemonia politica ed economica sulmondo intero. Un certo numero di paesi dovette affrontare locali crisi di sussistenza,la più drammatica delle quali fu la carestia irlandese degli anni quaranta del XIXsecolo. Secondo Adam Smith la condizione del lavoratore era migliore in una società“progressista”, cupa in una società stagnante e miserabile in una in decadenza. Le fasifinali di tutte le logistiche, e gli intervalli di stagnazione o depressione che seguirono,testimoniarono la propagazione di tensioni sociali, inquietudini e disordini, e loscoppio di guerre eccezionalmente feroci e distruttive. Forse le guerre non furonoche avvenimenti fortuiti che posero termine a periodi di crescita già avviati altramonto. pag. 5/103
  6. 6. Appunti diStoria Economica Visto su: ProflandCAPITOLO VLA SECONDA LOGISTICA EUROPEAVerso la metà del Quattrocento, la popolazione europea ricominciò ad aumentare.Allinizio del Seicento, però, questa rigorosa crescita incontrò i soliti ostacoli dellecarestie, delle epidemie e delle guerre. Questi estremi temporali delimitano la secondalogistica europea. Il periodo di crescita demografica corrispose quasi esattamenteall’epoca delle grandi esplorazioni e delle scoperte marittime che portaronoallindividuazione di rotte interamente marittime tra l’Europa e l’Asia, alla conquista ealla colonizzazione dell’emisfero occidentale da parte degli europei. Nel XV secolo lecittà dell’Italia settentrionale godevano ancora di quella leadership negli affarieconomici che avevano esercitato per tutto il Medioevo. Una serie di guerre chevidero l’invasione e l’occupazione dell’Italia da parte di eserciti stranieri portò ad unulteriore sconvolgimento del commercio. Il declino dell’Italia non fu però immediatoné drastico, giacché gli italiani avevano riserve di capitale, di talento imprenditoriale ed’istituzioni economiche sofisticate tali da bastare per diverse generazioni. Verso lametà del Seicento, l’Italia si trovava ormai alla retroguardia dell’economia europea,condizione dalla quale non doveva risollevarsi pienamente fino al XX secolo. LaSpagna e il Portogallo godettero di una gloria effimera come principali potenzeeconomiche europee. Lisbona si sostituì a Venezia nel ruolo di grande emporio delcommercio delle spezie, e gli Asburgo spagnoli, finanziati in parte dall’oro edall’argento del loro impero americano, divennero i sovrani più potenti d’Europa. Laricchezza delle Indie e delle Americhe non fu però adeguatamente distribuitaallinterno dei due paesi. Pur conservando i rispettivi sterminati imperi marittimi finoal XIX e al XX secolo, entrambi i paesi erano in piena decadenza, economicamente,politicamente e militarmente, già alla metà del XVII secolo. L’Europa centrale,orientale e settentrionale non partecipò alla prosperità commerciale del XVI secolo.La Germania meridionale e la Svizzera, che avevano raggiunto una certa preminenzacommerciale nel XV secolo, conservarono per un certo periodo la loro prosperità.Tutta l’Europa centrale cadde preda ben presto di guerre religiose e dinastiche chesottrassero energie all’attività economica. La regione che realizzò i maggiori guadagnidai mutamenti economici associati alle grandi scoperte fu quella attorno al Mare delNord e alla Manica: i Paesi Bassi, l’Inghilterra e la Francia settentrionale. Per tutto ilXVI secolo, la Francia fu coinvolta in guerre dinastiche e religiose, civili einternazionali, e per la maggior parte di esso il suo Governo seguì politiche avverse alcommercio e all’agricoltura. La Francia perciò ebbe meno a guadagnare rispettoall’Olanda e all’Inghilterra. L’Inghilterra stava appena emergendo dalla condizione diarea arretrata e produttrice di materie prime a quella di paese più o menomanifatturiero. La guerra delle Due Rose decimò le schiere della grande nobiltà malasciò indenni le classi medie urbane e quella contadina. Il declino della grandenobiltà accrebbe l’importanza della piccola nobiltà, la gentry. La nuova dinastia Tudor, pag. 6/103
  7. 7. Appunti diStoria Economica Visto su: Proflandche salì al trono nel 1485, dipendeva fortemente dal sostegno della piccola nobiltà ead essa concedeva in cambio i propri lavori. Le Fiandre, la regione piùeconomicamente avanzata dell’Europa settentrionale, si riprese lentamente dallagrande depressione del tardo Medioevo. Anversa si affermò fino a divenire nellaprima metà del XVI secolo il porto e il mercato più importante dEuropa. In seguitoad alleanze dinastiche tutte le diciassette province de Paesi Bassi caddero nelle manidella corona spagnola all’inizio del XVI secolo. Nel 1568 i Paesi Bassi si ribellarono aldominio spagnolo. La Spagna sedò la ribellione nelle province meridionali, ma lesette province settentrionali conquistarono l’indipendenza col nome di ProvinceUnite, o Repubblica olandese. Amsterdam divenne la grande metropoli commercialee finanziaria del XVII secolo. Le innovazioni tecnologiche nelle arti della navigazionee delle costruzioni furono un elemento fondamentale del successo delle esplorazionie delle scoperte. Lintroduzione della polvere da sparo e la sua applicazione da partedegli europei delle armi da fuoco, fu importante per le conquiste europee oltremare.Alla metà del Quattrocento la popolazione europea ammontava complessivamente acirca 45-50 milioni d’individui. A metà del XVII secolo la popolazione era vicina ai100 milioni. Cosa determinò questa crescita, la susseguente stagnazione ediminuzione? Possibile che si sia verificato un leggero miglioramento climatico. Salarireali più elevati, conseguenza di un rapporto più favorevole tra terra e popolazionerisultante dal precedente declino demografico, possono aver incoraggiato matrimonipiù precoci e conseguentemente un tasso di natalità più elevato. La crescitademografica del XVI secolo non fu per niente uniforme. In alcune regioni i poderifurono frammentati man mano che aumentava il numero degli individui che cercavadi guadagnarsi da vivere con la terra. In altre la popolazione in eccesso lasciò lacampagna, volontariamente. In alcuni casi un aumento della popolazione urbana puòessere considerato un segno favorevole di sviluppo economico; ciò non era però ilcaso del XVI secolo. A quell’epoca le città fungevano principalmente da centricommerciali e amministrativi piuttosto che industriali. Molte attività manifatturiere,come quelle tessili e metallurgiche, accadevano nelle campagne. I mestieri praticatinelle città erano di solito organizzati in corporazioni, con clausole di lunghi periodid’apprendistato ed altre restrizioni all’eccesso. Gli immigrati provenienti dallecampagne possedevano raramente le abilità o le attitudini necessarie per leoccupazioni urbane. Nelle città essi formavano un Lumpenproletariat, un gruppo dilavoratori occasionali e non qualificati, spesso privi d’occupazione, chearrotondavano i loro magri guadagni con elemosine o piccoli furti. Le lorocondizioni di vita in ambienti affollati, sporchi e poveri mettevano in pericolo l’interacomunità rendendola più esposta alle epidemie. La situazione dei poveri delle città edelle campagne fu aggravata da una prolungata diminuzione dei salari reali. Poiché lapopolazione cresceva più rapidamente della produzione agricola, il prezzo deiprodotti alimentari crebbe più velocemente dei salari monetari. Alla fine del XVIsecolo e nella prima metà del XVII una serie di cattivi raccolti, nuovi focolai di pestebubbonica e altre epidemie, e un’aumentata incidenza e ferocia della guerra (laGuerra dei Trent’anni) arrestarono l’espansione della popolazione.Alla fine del Medioevo notevoli progressi tecnologici furono realizzati nella pag. 7/103
  8. 8. Appunti diStoria Economica Visto su: Proflandprogettazione delle navi, nella loro costruzione e negli strumenti di navigazione. Navia tre, quattro o cinque alberi, capaci di navigare di traverso al vento. Nel governodella nave al remo si sostituì il timone. Gli sviluppi della cartografia misero adisposizione carte geografiche e marine molto perfezionate. Gli Italiani erano peròtradizionalisti in quanto a progettazione delle navi, e il ruolo guida fu ben prestoassunto da coloro che navigavano in mare aperto, vale a dire dai fiamminghi, dagliolandesi e dai portoghesi. Enrico, figlio minore del re del Portogallo, si dedicòallincoraggiamento delle esplorazioni della costa africana con l’obiettivo finale diraggiungere l’Oceano Indiano. Fondò nel suo castello una sorta d’istituto di studiavanzati nel quale fece venire astronomi, geografi, cartografi e navigatori d’ogninazionalità. Dopo la morte di Enrico, l’attività d’esplorazione rallentò per mancanzadel sostegno regio ma il re Giovanni II riprese le esplorazioni ad un ritmo accelerato.I suoi navigatori si spinsero quasi fino all’estrema punta meridionale dell’Africa.Bartholomeu Dias avanzò lungo la costa, doppiando il Capo di Buona Speranza,Pedro de Covilhao, invece, attraversato il Mediterraneo e giunto via terra nel MarRosso, esplorò la parte occidentale dell’Oceano Indiano. La strada era tracciata per ilsuccessivo e più grande viaggio d’esplorazione, quello che consenti a Vasco da Gamadi raggiungere Calcutta circumnavigando l’Africa. Malattie, ammutinamenti, tempesteincontrati nella spedizione portarono alla perdita di due delle quattro navi di daGama e di quasi due terzi del suo equipaggio. Il carico di spezie col quale egli feceritorno compensò però di gran lunga tutti i costi del viaggio. Vedendo l’entità deiprofitti, i portoghesi non persero tempo a mettere a frutto il vantaggio di cuigodevano. Nel 1513 una delle loro navi attraccò a Canton nella Cina meridionale, e ametà del secolo avevano intrecciato relazioni commerciali e diplomatiche colGiappone. Nel 1483 un genovese chiese al re di finanziare una spedizione attraversol’Atlantico per raggiungere l’Oriente viaggiando verso ovest. Il genovese eraCristoforo Colombo e dopo la bocciatura della sua proposta non si diede per vinto esi rivolse ai sovrani spagnoli, i quali erano impegnati in una guerra e non avevanosoldi da investire in un progetto cosi poco realizzabile. Colombo cercò invano diinteressare il re di Francia e d’Inghilterra. Solo nel 1492 i sovrani acconsentirono dipatrocinare la spedizione. Colombo salpò il 3 agosto 1492 e il 12 ottobre avvistò leisole note in seguito come Indie occidentali. Egli credette davvero di aver raggiuntole Indie, infatti Colombo chiamò indiani i suoi abitanti. Dopo alcune settimane diesplorazioni tra le isole fece ritorno in Spagna per comunicare la lieta novella.Colombo effettuò quattro viaggi nei mari occidentali, e credette di avere scopertouna via diretta per l’Asia. Subito dopo il ritorno della prima spedizione Ferdinando eIsabella, sovrani spagnoli, si rivolsero al Papa perché stabilisse una “linea didemarcazione” che confermasse i diritti spagnoli sulle terre appena scoperte.Giovanni Caboto, un marinaio italiano che viveva in Inghilterra andò alla scoperta diTerranova e della Nuova Scozia. Lanno dopo con il fratello Sebastiano esplorò lacosta settentrionale del Nord America; poiché essi non portarono spezie o metallipreziosi i loro finanziatori persero ogni interesse. Mercanti francesi mandarono neglianni venti un altro italiano, Verrazzano, alla scoperta di un passaggio ad occidenteper le Indie. Dieci anni dopo il francese Jacques Cartier effettuò il primo di tre viaggi pag. 8/103
  9. 9. Appunti diStoria Economica Visto su: Proflandche lo portarono alla scoperta e all’esplorazione del fiume San Lorenzo. Cartierrivendicò alla Francia la regione nota in seguito come Canada. All’inizio degli anniventi, navigatori spagnoli e d’altre nazionalità avevano esplorato l’intera costaorientale delle due Americhe. Divenne sempre più evidente non solo che Colombonon aveva scoperto le Indie, ma anche che non esisteva un passaggio agevoleattraverso la parte centrale del nuovo continente. Ferdinando Magellano convinse ilre di Spagna a lasciargli guidare una spedizione di cinque navi alle Isole delle Speziepassando per il Mare del Sud oltre l’istmo di Panama. Magellano non intendevacircumnavigare il globo: credeva di trovare lAsia a pochi giorni di navigazione al di làdi Panama. Il suo problema maggiore era di trovare un passaggio attraverso o attornoal Sud America. Ci riuscì, e il tempestoso e infido stretto da lui scoperto porta ancoraoggi il suo nome. Alla fine uno dei luogotenenti di Magellano guidò l’unica naverimasta con il suo equipaggio attraverso l’Oceano Indiano fino in Spagna, dopo treanni di viaggio; questi uomini divennero i primi ad aver portato a termine un’interacircumnavigazione del globo.Prima del XVI secolo, Spagna e Portogallo erano rimaste ai margini della civiltàeuropea; in seguito la loro potenza e il loro prestigio declinò rapidamente fino a farlepiombare allinizio del XIX secolo, in uno stato di sonnolenza. Nel XVI secolo,invece, i loro domini erano sterminati e la loro ricchezza e la loro potenza nonavevano eguali al mondo. I portoghesi erano oramai i padroni dell’Oceano indiano,Vasco da Gama tornò in India con il compito di interrompere il commercio arabocon il Mar Rosso e l’Egitto, dal quale i veneziani ricavavano le spezie chedistribuivano in Europa. I portoghesi non riuscirono a mantenere a lungo unmonopolio effettivo nel commercio delle spezie. Alla fine l’impero spagnolo si rivelòanche più redditizio di quello portoghese. Nel XVI secolo gli spagnoli avevano ilcontrollo effettivo dell’emisfero. Gli spagnoli, a differenza dei portoghesi,intrapresero fin dall’inizio un’opera di colonizzazione e di insediamento nelle regionida loro conquistate. Gli spagnoli introdussero prodotti naturali precedentementesconosciuti nell’emisfero occidentale, quali il grano ed altri cereali, zucchero di canna,caffè, molti tipi comuni di verdura e frutta, animali tra i quali cavalli, bovini, pecore,asini. Dal punto di vista economico l’espansione determinò un grande aumento dellemerci scambiate. Nel XVI secolo le spezie orientali e i metalli preziosi occidentalirappresentavano una percentuale schiacciante delle importazioni dal mondocoloniale. Altre merci fecero la loro apparizione nei flussi commerciali: questeaumentarono gradualmente di volume e finirono per mettere in ombra le originaliesportazioni coloniali in Europa. Il caffè e il cacao americano, il tè asiatico divennerole più comuni bevande europee, il cotone e lo zucchero non erano mai stati prodottisu larga scala.L’afflusso di oro e soprattutto argento dalle colonie spagnole accrebbeconsiderevolmente le scorte europee di metalli adatti alla monetizzazione. Il Governospagnolo cercò di vietare l’esportazione di metalli preziosi in lingotti, ma ciò si rivelòimpossibile. Lo stesso si rivelò comunque il principale trasgressore, con le grandiquantità di metalli preziosi inviate in Italia, in Germania e nei Paesi Bassi apagamento dei debiti e per finanziare le sue interminabili guerre. I metalli preziosi si pag. 9/103
  10. 10. Appunti diStoria Economica Visto su: Proflanddistribuirono per tutta l’Europa, il risultato più ovvio e immediato fu unospettacolare e prolungato aumento dei prezzi. Alla fine del XVI secolo i prezzi erano,in generale, circa tre o quattro volte più elevati che al suo inizio. Il prezzo dei generialimentari crebbe più di quello di gran parte degli altri prodotti. L’incrementodemografico fu un fattore forse anche più importante per la lievitazione dei prezzi.Le conseguenze attribuite alla rivoluzione dei prezzi variano dall’impoverimento dellaclasse contadina e della nobiltà alla “nascita del capitalismo”. La crescita demografica,pur non provocando l’aumento assoluto dei prezzi, svolse probabilmente un ruolodeterminante nel ritardo dei salari, in quanto l’agricoltura e l’industria si rivelaronoincapaci di assorbire la forza lavoro eccedente.Per l’Europa l’agricoltura continuava ad essere di gran lunga la principale attivitàeconomica. Il lavoro manuale era il fattore più importante di produzione. Il terreno,le sementa e l’umidità erano naturalmente essenziali ma il lavoro umano era peròl’ingrediente più importante di tutti. Nella periferia settentrionale e occidentaled’Europa predominava un’agricoltura di sussistenza. Le campagne erano scarsamentepopolate, soprattutto quelle più a nord. Erano ancora applicate tecniche primitive ditaglio e incendio della vegetazione spontanea. Nelle aree montuose eraparticolarmente importante l’allevamento del bestiame. Le colture principali eranosegale, orzo e avena; lino e canapa erano coltivati per la fibra. L’abbondanza relativadi terra faceva sì che i poderi fossero fluidi, e che la maggior parte della terraappartenesse a clan di capi tribali o lords. L’organizzazione sociale era gerarchica masenza schiavitù o legami servili. Nell’Europa di oltre l’Elba e a nord del Danubio,invece, la schiavitù o servitù personale era l’aspetto distintivo delle relazioni sociali.La condizione dei contadini fu gradualmente ridotta ad una situazione non moltolontana dalla schiavitù. La tecnologia agricola era relativamente primitiva. Neiterritori adiacenti al Mar Baltico la produzione finalizzata all’esportazione verso imercati dell’Europa occidentale fu uno stimolo potente alla specializzazione incoltivazioni cerealicole ed altre colture commerciali. L’Italia possedeva l’agricolturapiù diversificata d’Europa. La produzione agricola italiana non riuscì a mantenere ilpasso della crescita demografica; i terreni erano esauriti dalle coltivazioni e daipascoli. La Spagna offriva quasi la stessa varietà dell’Italia, l’agricoltura spagnolaricevette una cospicua eredità dai predecessori musulmani. Una delle maggioridifficoltà dell’agricoltura spagnola derivava dalla rivalità tra contadini e proprietari digreggi. La lana merino spagnola era molto richiesta nei Paesi Bassi, i pastoriseguivano la pratica della transumanza, vale a dire il movimento delle greggi tra ipascoli estivi in montagna e quelli invernali in pianura. Il sistema spagnolo eratuttavia insolito sia per la lunghezza dei tragitti che per la sua organizzazione. Iltermine tedesco di Grundherrschaft è talvolta usato per descrivere il sistema di possessofondiario, motivo per cui l’aristocrazia terriera si era trasformata in una classe di meriproprietari terrieri. Le piccole tenute e i fittavoli indipendenti erano più numerosi neipressi delle città. dove il loro prodotto era vitale per il rifornimento della popolazioneurbana. L’altro grande tipo di possesso fondiario era quello mezzadrile, in questosistema il proprietario della terra provvedeva totalmente o in parte al bestiame e alleattrezzature, partecipava al rischio e alle scelte e si appropriava di una parte del pag. 10/103
  11. 11. Appunti diStoria Economica Visto su: Proflandraccolto, di solito la metà. L’area agricola più progredita d’Europa erano i Paesi Bassi,e soprattutto la parte più settentrionale concentrata attorno alla provincia d’Olanda.Nel corso del XVI e XVII secolo l’agricoltura olandese subì una straordinariatrasformazione che le fa meritare il titolo di prima economia agricola “moderna”. Lamodernizzazione dell’agricoltura fu strettamente legata all’affermazione ugualmentestraordinaria della superiorità commerciale olandese. La chiave del successo dellatrasformazione dell’agricoltura olandese fu la specializzazione, resa possibile dalladomanda sostenuta delle prospere città olandesi in rapida espansione. Invece dicercare di produrre il maggior numero possibile di merci necessarie al proprioconsumo, come faceva la maggior parte dei contadini europei, gli agricoltori olandesicercarono di produrre quanto più possibile per il mercato, acquistando ugualmentesul mercato molti beni di consumo nonché beni capitale e beni intermedi. Gliagricoltori olandesi non si specializzarono esclusivamente nella produzione casearia enellallevamento del bestiame. Molti si dedicarono all’orticoltura, alcuni coltivavanoorzo, lino, canapa; persino i fiori divennero oggetto di sfruttamento commercialespecializzato. La redditività dell’agricoltura olandese e attestata dagli sforzi continui eininterrotti di creare nuova terra strappandola al mare, prosciugando laghi eacquitrini e mettendo a coltivazione le torbiere una volta estratta e utilizzata la torba.Quest’attività, iniziata nel Medioevo, conobbe un enorme sviluppo nel XVI e XVIIsecolo, ed ebbe carattere particolarmente febbrile nei periodi di prezzi agricoli inrialzo. L’opera di arginamento e di prosciugamento richiedeva un grosso consumo dicapitale. I mercanti urbani ed altri investitori si organizzarono in società di bonificacon l’obiettivo di vendere o affittare la terra agli agricoltori attivi. La maggior partedelle innovazioni introdotte nel ‘500 e nel ‘600 implicò dei miglioramentirelativamente minori di tecniche già esistenti. Nel 1589 William Lee inventò unasemplice macchina per maglieria: mentre un abile magliaio a mano poteva arrivare adintrecciare fino a cento maglie al minuto, la macchina era in grado di ottenerne unamedia di mille. Altre innovazioni dell’epoca, negli strumenti di navigazione, nellearmi da fuoco, nell’artiglieria, nell’orologeria ebbero un’importanza economicasecondaria pur essendo enormemente importanti dal punto di vista politico e sociale.L’orientamento verso il mercato dell’economia europea, più spiccato nell’industriache non nell’agricoltura, incoraggiava gli imprenditori che erano così in grado diridurre i costi di produzione e di reagire prontamente alle variazioni della domanda.Esistevano però anche formidabili ostacoli all’innovazione. Uno dei più diffusi eral’opposizione delle autorità che temevano la disoccupazione, derivante dalleinnovazioni che riducevano la quantità di lavoro necessario. A Lee fu rifiutato ilbrevetto per la sua macchina e fu costretto a rifugiarsi in Francia dove fondò unafabbrica sotto la protezione di Enrico V; la fabbrica fallì dopo la morte del suobenefattore, ma la macchina per maglieria continuò a diffondersi. L’insufficienzadelle fonti energetiche e dei materiali da costruzione erano gli ostacoli naturali che sifrapponevano ad una maggiore produttività industriale. Le attività tessili, prese nelloro complesso rimasero quelle con il maggior numero di addetti nel settoreindustriale, seguite da vicino dalle attività di costruzione. L’organizzazione delleindustrie tessili non mutò apprezzabilmente rispetto al tardo Medioevo. La figura pag. 11/103
  12. 12. Appunti diStoria Economica Visto su: Proflandcaratteristica dell’industriale era quella del mercante-manifatturiere che acquistava lamateria prima, la distribuiva a filatori, tessitori ed altri artigiani che lavoravano adomicilio e metteva sul mercato il prodotto finale. Sebbene l’industria dellecostruzioni nel suo complesso non facesse registrare innovazioni tecnichesignificative, un singolo settore specializzato di questa industria subì una profondatrasformazione in un paese: fu questo il caso delle costruzioni navali nei Paesi Bassiolandesi. L’innovazione più significativa fu il flauto, un tipo di nave mercantileintrodotta alla fine del XVI secolo equivalente sotto certi aspetti alle moderne navicisterna, era progettato espressamente per carichi voluminosi e di scarso valore comelegname e cereali. Le industrie metallurgiche stavano acquistando un’importanzastrategica primaria a causa del peso crescente delle armi da fuoco e dell’artiglierianelle azioni belliche. Le industrie metallurgiche acquistavano rilevanza alla luce dellasuccessiva età industriale. Tra esse quella del ferro era la più importante. L’evoluzionedell’alto forno fu accompagnata da una serie di innovazioni. La Svezia, favorita da unminerale ferroso di alta qualità e dall’abbondanza di legname ed acqua, possedevauna modesta industria del ferro già nel Medioevo. Nelle industrie metallurgiche iprogressi, consistenti soprattutto in un incremento della produzione conseguitoattraverso l’utilizzazione di tecniche tradizionali e l’applicazione di tali tecniche anuove fonti di approvvigionamento, furono meno cospicui. La natura non avevaparticolarmente dotato l’Europa di metalli preziosi; relativamente abbondanti eranoinvece i metalli più utili. Il legname era molto richiesto per le costruzioni compresequelle navali, per la metallurgia e soprattutto per il riscaldamento domestico. Lascarsità di legname nelle aree più sviluppate d’Europa fu una delle maggiori causedell’integrazione della Norvegia e della Svezia nell’economia dell’Europa occidentale.Anche il ferro e altri metalli furono usati al posto del legno, ma l’aumento delladomanda di questi ultimi non fece che accentuare la penuria di legname. Oltre che inGermania e nei Paesi Bassi il carbone era stato estratto anche in Inghilterra durante ilMedioevo. La domanda di carbone era però continuamente alimentata da altreindustrie. Le scoperte oltre mare, introducendo nuove materie prime, stimolaronodirettamente la nascita di nuove industrie; le più importanti furono la raffinazionedello zucchero e la lavorazione del tabacco, ma molte altre manifatture sorsero persoddisfare nuovi gusti. Nel Medioevo l’Italia era stata il principale produttore se nonl’unico, di manufatti di lusso. La crescita di industrie simili in altri paesi, i cui prodottispesso erano di qualità inferiore ma costavano meno, spiega in parte il declinorelativo dell’Italia. Molti lavoratori dell’industria soprattutto di quella tessile, sidedicavano part-time all’agricoltura.Di tutti i settori delleconomia europea, il commercio fu senza dubbio il più dinamiconel periodo compreso tra il XV e il XVII secolo. Il XVI secolo era descritto comel’età della “rivoluzione commerciale”. I mutamenti più interessanti e più significativiper la storia dello sviluppo economico furono quelli che si verificarono nelcommercio di lunga distanza. Nel commercio coloniale gli Olandesi mostraronoaggressività. La guerra d’indipendenza interruppe i traffici con la Spagna, ma essinon cessarono di commerciare con l’Impero portoghese attraverso Lisbona. Gliolandesi cominciarono immediatamente a costruire navi capaci di affrontare il pag. 12/103
  13. 13. Appunti diStoria Economica Visto su: Proflandviaggio verso l’Oceano Indiano con circumnavigazione dell’Africa. Gli Olandesi, chenon furono i soli a trarre vantaggio dalla debolezza del Portogallo, concentrarono laloro attenzione sulle favolose Isole delle Spezie dell’Indonesia, e verso la metà delXVII secolo avevano affermato la loro autorità. Gli Inglesi, dopo infruttuosi tentatividi mettere piede in Indonesia, fondarono delle basi commerciali fortificate nelcontinente indiano. Le altre potenze marittime approfittarono della debolezza delPortogallo e della rigidità della Spagna anche per invadere e creare mercatinell’emisfero occidentale. Gli Olandesi tentarono di conquistare le colonieportoghesi in Brasile, ma dopo due decenni di combattimenti intermittenti furonodefinitivamente respinti dagli stessi coloni portoghesi. Il commercio marittimo era digran lunga la componente più importante per gli scambi internazionali; non era peròtrascurabile il commercio interno. Gli scambi di merci voluminose furono resipossibili in primo luogo dai miglioramenti nella progettazione e nella costruzionedelle navi. Una branca molto particolare del commercio era quella che trattava gliesseri umani: il traffico degli schiavi. Questo traffico fu dapprima dominato daiPortoghesi, poi di volta in volta dagli Olandesi, dai Francesi e dagli Inglesi. Una voltacaricati tanti africani incatenati e ammanettati quanti la nave ne poteva portare, ilcapitano cedeva il suo carico umano in cambio di zucchero o tabacco. I governieuropei non presero alcuna misura concreta per proibirlo fino al XIX secolo. Lamaggiore dinastia commerciale del ‘500 fu la famiglia Fugger: il primo di cui si abbianotizia fu un tessitore. Alla fine del XV secolo erano attivi come finanziatori degliimperatori del Sacro Romano Impero. I Fugger dominarono la scena nel XVI secolo,la forma di organizzazione prediletta era la società di persone, solitamenteformalizzata con contratti scritti che specificavano i diritti e gli obblighi di ciascunsocio. Non esisteva un capitale societario; ciascun mercante commerciava per contoproprio ma esisteva un quartier generale ed un magazzino comuni e si osservavano lestesse regole, il commercio della lana mantenne la sua importanza. Nella secondametà del XVI secolo nacquero in Inghilterra diverse altre compagnie detentrici diprivilegi commerciali monopolistici: la Compagnia della Moscovia, Orientale, delleIndie orientali. Alcune di queste compagnie adottarono la forma di societàregolamentate, altre divennero società per azioni; mettevano in un fondo comune icontributi dei membri sottoponendoli ad un’amministrazione comune. Il regime deitraffici coloniali differiva sensibilmente da quello del commercio interno europeo. Ilcommercio delle spezie dell’Impero portoghese era monopolio della Corona. Imercanti portoghesi erano parte attiva del “commercio regionale”. Il Portogalloproduceva poche merci appetite dai mercati orientali, i carichi diretti verso orienteconsistevano soprattutto di oro e argento accompagnati da armi da fuoco emunizioni. Il commercio tra la Spagna e le sue colonie non era diverso. Come nelcaso del Portogallo, il favoloso Impero spagnolo fu di ben poca utilità per lo sviluppodell’economia spagnola, ebbe anzi su di essa un effetto ritardante.CAPITOLO VINAZIONALISMO ECONOMICO E IMPERIALISMO pag. 13/103
  14. 14. Appunti diStoria Economica Visto su: ProflandLe politiche economiche degli stati-nazione nel periodo della seconda logisticaeuropea avevano un duplice obiettivo: costruire la potenza economica per rafforzarelo Stato ed avvalersi della potenza dello stesso per favorire la crescita economica edarricchire la nazione: profitto e potere dovrebbero andare di pari passo. Prima ditutto gli Stati miravano ad assicurarsi delle entrate, e questa necessità li spingevafrequentemente a porre in atto politiche dannose alle attività produttive. In epocamedievale le municipalità avevano goduto di estesi poteri di controllo eregolamentazione dell’economia. Esse riscuotevano dazi e tariffe sulle merci. Lecorporazioni locali di mercanti e artigiani fissavano i salari e i prezzi e disciplinavanole condizioni di lavoro. Le politiche di nazionalismo economico rappresentarono iltrasferimento di queste funzioni da un livello locale ad uno nazionale, in cui ilgoverno centrale tentava di unificare lo Stato sia dal punto di vista economico chepolitico. I governanti europei si facevano concorrenza con lo scopo di rendere i loroStati autosufficienti in caso di guerra. Il nazionalismo economico aggravò ledivergenze religiose e le rivalità dinastiche che occupavano i governanti europei.Mercantilismo: un termine equivocoAdam Smith classificò le politiche economiche della sua epoca sotto un’unicarubrica, il sistema mercantile. Pur condannando queste politiche tentò di offrirne unquadro sistemico con l’obiettivo di evidenziarne l’assurdità. Dichiarò che talipolitiche erano invenzioni di mercanti. Proprio come i mercanti si arricchiscono nellamisura in cui le loro entrate sono superiori alle spese, così anche le nazioni sisarebbero arricchite a seconda di quanto le vendite a paesi esteri avessero superato gliacquisti all’estero, incassando la differenza, o “bilancia commerciale”. Per questomotivo incoraggiavano politiche che stimolavano le esportazioni e penalizzavano leimportazioni per ottenere una “bilancia commerciale favorevole” per la nazione nelsuo complesso. Per oltre un secolo il termine sistema mercantile mantenne unaconnotazione negativa. Nell’ultima parte del XIX secolo alcuni storici fra cuiSchmoller ne rovesciarono la concezione. Per loro, nazionalisti e patrioti, ilMerkantilismus era una politica di costruzione dello Stato portata avanti da saggi ebenevoli. Nelle parole dello Schmoller il mercantilismo è una “costruzione delloStato che si accompagna all’edificazione dell’economia nazionale”. Nei manuali sitrovano definizioni del mercantilismo come “teoria” o “sistema” di politicaeconomica caratteristico dell’Europa occidentale e delle loro dipendenze d’oltremaredal ‘500 circa fino a forse il 1800. Comunque non ci fu un consenso generale né incampo teorico né in quello politico. Nonostante le somiglianze, ogni paese ebbe unapropria politica economica. I propugnatori del nazionalismo in economiasostenevano invariabilmente che le loro politiche avevano l’obiettivo di rafforzare loStato. La natura dello stato variava dalla monarchia assoluta di Luigi XIV allarepubblica borghese. In nessun stato tutti gli abitanti partecipavano al processo digoverno. Poiché il nazionalismo dei primi stati-nazione aveva un fondamento diclasse, e non popolare, la chiave delle differenze nazionali nel campo della politicaeconomica dovrebbe essere ricercata nella differente composizione e negli interessi pag. 14/103
  15. 15. Appunti diStoria Economica Visto su: Proflanddivergenti delle classi dominanti. In Francia e nelle altre monarchie assolute niente sisituava al di sopra dei desideri del sovrano. Pochi monarchi mostravano interesse perle questioni economiche. L’amministrazione era affidata a ministri e funzionariminori che spesso non conoscevano bene i problemi della tecnologia industriale edell’iniziativa commerciale, e rispecchiavano i valori dei loro padroni. In questioniimportanti i sovrani spesso sacrificavano per ignoranza o indifferenza sia il benessereeconomico dei loro sudditi che le fondamenta economiche del proprio potere. IlGoverno spagnolo spese più di quanto gli consentissero le entrate. Persino la Franciadi Luigi XIV non fu in grado di sopportare la continua emorragia di ricchezzasacrificata al perseguimento delle ambizioni territoriali del re e al mantenimento dellasua corte. Alla sua morte il paese si trovava sull’orlo della bancarotta. Le ProvinceUnite governate da e a beneficio dei ricchi mercanti che controllavano le cittàprincipali, seguirono una politica economica più accorta: stabilendo il libero scambioall’interno del paese.Gli elementi comuniNel Medioevo gran parte dei signori feudali e soprattutto i monarchi possedevanodei “forzieri di guerra”: enormi scrigni corazzati in cui venivano accumulate monetee verghe di metalli preziosi per finanziare guerre previste o inattese. Ciò determinòuna forma di politica economica nota come “bullionismo”, vale a dire il tentativo diaccumulare all’interno del paese tutto l’oro e l’argento possibile, proibendonel’esportazione mediante decreti che comminavano la pena di morte ai trasgressori. Itentativi della Spagna di amministrare con parsimonia il tesoro del Nuovo Mondofurono l’esempio più cospicuo di questa politica. Poiché erano pochi i paesi europeiche possedevano miniere d’oro e d’argento, l’acquisizione di colonie in cui esistesserominiere di metalli preziosi fu uno degli obiettivi principali dell’esplorazione e dellacolonizzazione. Il modello da imitare fu il caso fortunato della Spagna. Fu in questoquadro che i mercanti riuscirono ad influenzare i Consigli di Stato ed ad escogitare leargomentazioni a sostegno di una bilancia commerciale favorevole. Secondo la teoriaun paese doveva solo vendere, senza acquistare nulla dall’estero. In pratica ciò eraimpossibile e si pose la questione: cosa si doveva esportare e cosa importare? A causadell’alta incidenza di raccolti insufficienti e di carestie periodiche, i Governicercarono di garantirsi abbondanti riserve interne di grano. Allo stesso tempoincoraggiarono le manifatture. Per incoraggiare la produzione nazionale, lemanifatture estere furono tagliate fuori o obbligate a pagare alte tariffeprotezionistiche. Le manifatture nazionali furono altresì incoraggiate attraverso laconcessione di monopoli. Se le materie prime non erano disponibili sul mercatointerno, potevano essere importate senza il pagamento di tasse sull’importazione. Leleggi suntuarie (relative ai consumi) tentarono di limitare il consumo di merci estere edi favorire quello di prodotti nazionali. Le grandi flotte mercantili consentivano diottenere denaro dagli stranieri attraverso la fornitura di servizi di trasporto eincoraggiavano le esportazioni nazionali assicurando un mezzo di trasportoconveniente. Quasi tutti i paesi avevano delle “leggi sulla navigazione” che avevanol’obiettivo di riservare a navi nazionali le importazioni e le esportazioni, e di favorire pag. 15/103
  16. 16. Appunti diStoria Economica Visto su: Proflandla marina mercantile. I teorici sottolineavano l’importanza dei possedimenti colonialicome fattori della ricchezza e della potenza nazionale. Anche se le colonie nonpossedevano miniere d’oro e d’argento, esse potevano produrre beni non disponibilinella madrepatria.La Spagna e l’America spagnolaNel XVI secolo la Spagna era l’invidia e il flagello delle teste coronate d’Europa. Ilsuo re Carlo I ereditò non solo il regno di Spagna (in realtà i regni distinti di Aragonae di Castiglia) ma anche i domini asburgici in Europa centrale, i Paesi Bassi e laFranca Contea. Il regno di Aragona gli porto la Sardegna, la Sicilia e tutta l’Italia asud di Roma. Nel 1519 Carlo divenne imperatore del Sacro Romano Impero colnome di Carlo V. Sebbene le risorse agricole spagnole non fossero le migliori, laSpagna aveva ereditato l’elaborato sistema moresco di orticoltura della Valencia edell’Andalusia, mentre la lana delle pecore merino era molto apprezzata in tuttal’Europa. Essa possedeva inoltre alcune fiorenti industrie (in particolare quella delpanno e del ferro). I possedimenti di Carlo nei Paesi Bassi vantavano l’agricoltura piùavanzata d’Europa. I domini asburgici nell’Europa centrale assicuravano importantigiacimenti di minerale, l’oro e l’argento dell’Impero nel Nuovo Mondo cominciaronoad affluire in Spagna in quantità enormi a partire dagli anni trenta. Ma l’economiaspagnola non riuscì a progredire, gran parte della responsabilità deve essere attribuitaalle esorbitanti ambizioni dei suoi sovrani e alla miopia e alla perversità delle loropolitiche economiche. Carlo V riteneva sua missione riunificare l’Europa cristiana. Aquesto scopo combatté i turchi nel Mediterraneo e in Ungheria, lottò contro iprincipi protestanti ribelli in Germania e fece guerra ai Valois di Francia. Incapace diottenere un successo duraturo su ciascuno di questi fronti abdicò nel 1556 al trono diSpagna. Aveva sperato di trasmettere i suoi possedimenti intatti al figlio Filippo, ma ilfratello Ferdinando riuscì ad ottenere i territori asburgici in Europa centrale e il titolod’Imperatore del Sacro Romano Impero dopo la morte di Carlo nel 1558, Filippo IIcontinuò gran parte delle crociate paterne, aggiungendo anche l’Inghilterra. Nel 1588ci fu la sconfitta definitiva. Per finanziare le guerre e i notevoli consumi Carlo eFilippo si affidarono alle tasse. Il popolo spagnolo era nel XVI secolo quellosoggetto alla tassazione più pesante. I grandi proprietari terrieri, quasi tutti di sanguenobile erano esentati dalle imposte dirette, il carico tributario ricadeva su artigiani,commercianti e contadini. La corona trovò un’inaspettata fonte di entrate con lascoperta dell’oro e dellargento nellimpero americano. Le entrate raramentepareggiavano le enormi spese del governo. Ciò costringeva i sovrani a ricorrere aduna terza fonte di finanziamento, il prestito. Il prestito non era una novità per laSpagna. Ma sotto Carlo e Filippo il ricorso al prestito pubblico divenne una praticaregolare. Carlo già nei primi anni del suo regno aveva preso a prestito somme enormidai Fugger e da altri banchieri tedeschi e italiani per comprare i voti degli elettori chelo avevano proclamato Sacro Romano Imperatore. Gli interessi su questi debiticrebbero progressivamente. I prestatori, banchieri fiamminghi e spagnoli oltre chetedeschi e italiani, si assicurarono contratti in cui venivano offerti a garanzia deiprestiti, taluni specifici introiti tributari o quote di future spedizioni di argento pag. 16/103
  17. 17. Appunti diStoria Economica Visto su: Proflandamericano. Nel 1557 lonere era divenuto cosi pesante e il governo rifiutò diriconoscere una parte sostanziale dei propri debiti, avvenimento definito “bancarottanazionale”. I governi, a differenza delle imprese commerciali, non vengono posti inliquidazione in caso di bancarotta. I debiti a breve termine vennero invece tramutatiin obbligazioni a lungo termine, furono ridotti il capitale e il tasso dinteresse, e ilciclo ricominciò. In otto occasioni gli Asburgo spagnoli dichiararono bancarotta.Lassenza di una sistematica politica economica è illustrata dalla storia di due dellemaggiori attività economiche spagnole, la produzione cerealicola e la manifattura delpanno. La produzione dei cereali prosperò nella prima metà del XVI secolo sia perlincremento demografico che per il moderato aumento dei prezzi. Conl’accelerazione dell’aumento dei prezzi, il Governo rispose alle lamentele deiconsumatori imponendo nel 1539 dei prezzi massimi sui cereali. Il risultato fu che,con laumentare dei costi, la terra arabile fu impiegata a fini diversi dalla coltivazionedei cereali, e la penuria di questi ultimi si aggravò. Per porvi rimedio il Governoconsentì limportazione esente da dazi di cereali esteri, ciò però scoraggiòulteriormente i produttori cerealicoli. Molte terre smisero del tutto di essere coltivate.La situazione era più o meno identica nellindustria del panno. L’espansione delladomanda fece aumentare i costi e i prezzi. Lofferta non era in grado di reggere ilritmo di crescita della domanda. Nel 1548 furono aboliti i dazi sul panno estero e fuproibita lesportazione del prodotto nazionale. Ci fu una grave crisi. Con una politicaeconomica illuminata Carlo V avrebbe potuto assicurare una durevole prosperità alsuo vasto impero. Ogni regione, consapevole delle proprie tradizioni e dei propriprivilegi, avrebbe opposto resistenza ad una iniziativa in tal senso. Il monarca eratroppo dipendente dalle entrate doganali per abolire le tariffe e i dazi interni sulcommercio tra le varie regioni dellimpero. Anche dopo lunione delle corone diCastiglia e di Aragona ciascuna manteneva le proprie barriere tariffarie contro l’altrae persino un diverso sistema monetario. I mercanti e gli industriali dei Paesi Bassidovettero la loro capillare penetrazione nei mercati spagnoli alla loro superiorecapacità concorrenziale piuttosto che a qualche speciale privilegio. I sovrani spagnoliriuscirono a danneggiare il benessere dei loro sudditi e ad indebolire le fondamentaeconomiche del loro stesso potere. Nei primissimi anni del loro regno Ferdinando eIsabella ottennero dal Papa lautorizzare a fondare l’Inquisizione. Le conseguenzeiniziali dell’Inquisizione furono i casi di apostasia tra i conversos - gli ebrei convertitisial cristianesimo di fatto o solo nominalmente - sebbene gli ebrei praticanti fosseroancora ufficialmente tolleranti. Molti ebrei e conversos figuravano tra i più ricchi ecolti cittadini spagnoli. Il clima di terrore determinato dall’Inquisizione spinse molticonversos ed ebrei ad emigrare, portando via con se le proprie ricchezze. I monarchiseguirono una politica analoga nei confronti dei mori musulmani. Nel 1502decretarono la conversione o l’espulsione di tutti i mori; poiché questi ultimi erano inmaggioranza umili lavoratori agricoli furono costretti a diventare nominalmentecristiani: i moriscos. Nel 1609 un altro Governo spagnolo ordinò l’espulsione deimoriscos. Le politiche della Spagna nei confronti del suo impero americano furonoaltrettanto autodistruttive. Non appena cominciò a diffondersi una certaconsapevolezza della portata delle scoperte nel Nuovo Mondo il Governo impose pag. 17/103
  18. 18. Appunti diStoria Economica Visto su: Proflanduna politica di monopolio. Nel 1501 fu proibito agli stranieri di stabilirsi nelle nuovecolonie o di commerciare con esse. Nel 1503 fu creata a Siviglia la Casa de Contrataciòncon un monopolio commerciale. Tutte le navi mercantili erano tenute a viaggiare coni convogli armati riuscendo, così, a proteggere le spedizioni di metalli preziosi. Lepolitiche monopolistiche si rilevarono talmente ingestibili che il Governo fu costrettoa fare marcia indietro. Nel 1524 si permise ai mercanti stranieri di commerciare conl’America senza però stabilirvisi. Ciò risultò una tale manna per i mercanti italiani etedeschi tanto che nel 1538 il Governo abrogò questa politica restaurando ilmonopolio dei castigliani. Tra il 1529 e il 1573 fu permesso alle navi di altri dieciporti oltre Siviglia di commerciare con l’America, ma con lobbligo di registrare i lorocarichi a Siviglia e di scaricare in questa città le merci trasportate al ritorno. A causadella lievitazioni dei costi questa autorizzazione ebbe scarsi risultati, la politica delmonopolio e delle limitazioni incoraggiava invece l’evasione e il contrabbando. Lapolitica generale era di riservare il mercato dei prodotti di manifattura delle colonie aiproduttori della metropoli. L’intrinseca assurdità di questa politica coloniale è neltrattamento riservato all’unico possedimento spagnolo nel Pacifico, l’arcipelago delleFilippine. Sebbene ricadessero nellorbita portoghese le Filippine divenneropossedimento spagnolo in virtù della scoperta di Magellano. I Filippini ed altri asiaticicommerciavano tra loro e con le vicine regioni asiatiche, Cina compresa. Il solo tipodi commercio con l’Europa permesso era indiretto, attraverso il Messico e la stessaSpagna. Ogni anno un’unica nave, il galeone di Manila, partiva da Acapulco. Linteroviaggio richiedeva due anni. La nave caricava spezie, sete cinesi porcellane ed altriprodotti di lusso orientali. Ovviamente poche potevano essere le merci cheriuscivano a sopportare un tale costo.Il PortogalloUna delle imprese più notevoli dell’età dell’espansione europea fu quella delPortogallo, stato piccolo che riuscì ad assicurarsi il dominio su un vasto imperomarittimo in Asia, Africa e America. All’inizio del XVI secolo l’economia eraprevalentemente di sussistenza, le esportazioni erano di prodotti primari e leimportazioni comprendevano il grano e prodotti industriali quali il panno e gliarticoli di ferramenta. I fattori che condussero il Portogallo ad ottenere unaposizione di predominio furono:• la fortuna, all’epoca in cui il Portogallo si affacciò nell’Oceano Indiano le realtà politiche in quell’area erano eccezionalmente deboli e divise;• le conoscenze accumulate nella progettazione delle navi, nelle tecniche di navigazione e in tutte le arti relative;• lo zelo, il coraggio e la capacità degli uomini che si avventurarono nei mari.Nell’ebbrezza delle scoperte e dei successi asiatici i Portoghesi prestarono scarsaattenzione ai loro possedimenti africani e americani. Il commercio delle spezieprometteva rapidi profitti. Dopo il 1530 però la Corona portoghese fu allarmata dallapresenza di predoni francesi sulle coste del Brasile e decise di favorire l’insediamentodi coloni portoghesi nell’entroterra. Le prime colonie non prosperarono, lapopolazione indigena non rappresentava un mercato per la produzione portoghese pag. 18/103
  19. 19. Appunti diStoria Economica Visto su: Proflandné un’affidabile forza lavoro. Il Brasile non divenne parte integrante dell’economiaimperiale fino agli anni settanta, con l’introduzione della canna da zucchero e ditecniche di coltivazione che prevedevano l’impiego di schiavi africani. Subito dopo ilPortogallo passò alla Corona spagnola. Il monopolio legale della Corona portoghesenel commercio delle spezie attirò a questa ultima gli appellativi derisori di “redroghieri” ma la realtà celata era abbastanza differente da quella che si potrebbesospettare. Il Portogallo non si assicurò mai un controllo effettivo delle fonti diapprovvigionamento delle spezie. Alla fine del XVI secolo esse sostenevano unvolume di scambi mai visto. Due erano le ragioni principali :• i Portoghesi erano semplicemente troppo sparpagliati;• la Corona era costretta ad affidarsi, per amministrare il proprio monopolio, a ufficiali regi o ad imprenditori che ne “appaltavano” una parte; gli ufficiali regi non erano ben pagati e spesso arrotondavano i loro stipendi accettando doni da contrabbandieri o commettendo in prima persona commerci illeciti.Il commercio delle spezie fu la più famosa ma solo una delle molte branche delcommercio che i monarchi portoghesi cercarono di monopolizzare per ragioni fiscali.La Corona portoghese monopolizzava quello con l’Africa le cui esportazioni piùpreziose erano l’oro, gli schiavi e l’avorio. Con la scoperta dell’America la domanda dischiavi crebbe enormemente. Nel XVIII secolo ci fu la scoperta di oro e diamanti inBrasile. La Corona cercò di monopolizzarne il commercio, ma le navi da guerrainglesi erano veicoli frequenti di questo commercio di contrabbando. Le tentazionimonopolistiche della Corona non si limitarono ai prodotti esotici dell’India edell’Africa, ma si estesero a prodotti nazionali di prima necessità e quello che laCorona non riusciva a monopolizzare veniva tassato. All’inizio del XVIII secoloquasi il 40% del valore delle merci spedite legalmente da Lisbona al Brasile erarappresentato da dazi doganali e altre tasse. La ragione prima di monopolio e tasseera quella di assicurare nuove entrate alla Corona; ma l’evasione era agevole e diffusa.Quanto più era forte l’imposizione fiscale tanto maggiore era l’incentivo ad evaderla.Anche i Portoghesi cominciarono a chiedere prestiti ad alti tassi di interesse aditaliani e fiamminghi, oppure ai sudditi del re, i “nuovi cristiani” (questo termine eraeufemisticamente applicato ai cittadini portoghesi di origine ebraica). Alcuni di essi sierano realmente convertiti al cristianesimo, ma molti avevano segretamenteconservato la loro fede. Re Emanuele aveva nel 1497 obbligato alla conversione gliebrei a imitazione e su istanza dei monarchi spagnoli, ma per vari decenni non fupreso alcun provvedimento repressivo. In realtà cristiani vecchi e nuovi continuavanoa vivere insieme in armonia e ad unirsi in matrimonio. Ma alla fine anche ilPortogallo ottenne la sua Inquisizione: i cittadini erano addirittura istigati adenunciarsi a vicenda.L’Europa centrale, orientale e settentrionaleTutta l’Europa centrale, dall’Italia settentrionale al Baltico, era nominalmente unitasotto il Sacro Romano Impero. Il territorio era organizzato in centinaia di principatiindipendenti o quasi, da possedimento laici ed ecclesiastici di dimensioni variabili, aquello del singolo cavaliere imperiale, alle terre asburgiche dell’Austria, della Boemia pag. 19/103
  20. 20. Appunti diStoria Economica Visto su: Proflande dell’Ungheria. Con la riforma protestante l’autorità dell’Imperatore ebbe subito unadrastica limitazione. La lotta tra il particolarismo locale e le tendenze centralizzatricidei più potenti monarchi e principi costituisce gran parte della storia europea dellaprima età moderna.In Germania i propugnatori del nazionalismo economico sostenevano una serie diprincipi. Gli scrittori che appartengono a questa scuola sono di solito chiamaticameralisti dalla parola latina “camera” che nell’uso tedesco dell’epoca indicava le casseo il tesoro dello stato territoriale. Questi scrittori erano funzionari statali, cioèfunzionari dei principi territoriali che lottavano per conseguire un’autonomia siapolitica che economica. Nella loro preoccupazione per il rafforzamento dello statoterritoriale, essi invocavano misure che, oltre a riempire le casse dello Stato,avrebbero ridotto la sua dipendenza da altri Stati e lo avrebbero reso piùautosufficiente in caso di guerra: limitazioni al commercio con l’estero,incentivazione delle manifatture nazionali, bonifica dei terreni paludosi, offerta dilavoro per i “poveri oziosi”. Nel XVIII secolo in diverse università tedesche furonofondate cattedre speciali destinate a preparare i futuri funzionari statali.Il caso più spettacolare di successo di una politica di centralizzazione è senza dubbioquello dell’ascesa della Prussia degli Hohenzollern. E’ stato questo successo aspingere alcuni storici a ribaltare la condanna prevalente delle politiche delnazionalismo economico. Questa dinastia arrivò al potere nell’elettorato delBrandeburgo, nel XV secolo. Gli Hohenzollern estesero i propri domini per viaereditaria. Notevole fu l’acquisizione della Prussia orientale nel 1618. La guerra deiTrent’anni causò grandi devastazioni ma a partire da Federico Guglielmo (il “GrandeElettore”) una serie di abili regnanti trasformò il Brandeburgo-Prussia in una dellepiù grandi nazioni europee. Tra i mezzi impiegati figurano gli strumenti consuetidella cosiddetta politica mercantilistica, quali dazi protettivi, concessioni di monopolie sussidi all’industria, incentivi a imprenditori stranieri e lavoratori specializzati astabilirsi nei territori meno popolati. Fattore importante fu la gestione delle risorsedello Stato: attraverso la centralizzazione dell’amministrazione, il requisito dellaresponsabilità personale imposto al corpo di funzionari statali professionisti da lorocreato, l’attenta riscossione delle imposte e la parsimonia sul lato della spesa, essicrearono una macchina statale efficientissima. La loro unica stravaganza fu l’esercitoche arrivò ad assorbire più della meta del bilancio statale. I Re prussiani sfruttarono illoro esercito non solo da un punto di vista militare e politico ma anche economico.Essi erano in grado di ottenere sussidi dagli alleati ed evitavano di prendere denaro inprestito. Nonostante lo Stato fosse efficiente l’economia del paese era solomoderatamente prospera secondo il metro dell’epoca.All’ascesa della Prussia si contrappose la scomparsa del regno di Polonia. La cadutadella Polonia ebbe cause militari e politiche, quali la debolezza dell’autorità regiaelettiva ed il liberum veto, in virtù del quale ogni singolo membro del sejm, parlamento,poteva annullare gli atti dell’intera sessione. Ma la povertà e l’arretratezzadell’economia furono fattori determinanti. Giuridicamente la popolazione eracomposta per circa tre quarti da servi, legati alla terra e con nessun diritto. La nobiltàpolacca era abbastanza numerosa, ma nella grande maggioranza era anch’essa povera pag. 20/103
  21. 21. Appunti diStoria Economica Visto su: Proflande virtualmente senza terra. La maggior parte della terra era controllata da non più diuna ventina di famiglie. Nel XVI e XVII secolo la Polonia esportò in Occidentegrandi quantità di cereali, ma con l’aumento della produzione agricola in Occidente ladomanda di grano si contrasse e il paese ritornò ad una agricoltura di sussistenza.Sebbene l’assenza di un’effettiva autorità centrale rendesse impossibile per la Poloniauna coerente politica economica, alcune regioni che ne facevano parte l’avevano:esempio è lo stato di Curlandia ma non ebbe lunga vita e scomparve insieme allaPolonia.Nel XVI e XVII secolo la Russia si sviluppò sia dal punto di vista economico chepolitico. Priva di sbocchi sul mare, intratteneva pochissimi scambi commerciali dilunga distanza. La grande maggioranza della popolazione si dedicava ad unaagricoltura di sussistenza, condizionata dalle istituzioni servili. Nel frattempononostante le numerose rivolte l’autorità dello Zar si andava rafforzando. Nel 1696quando Pietro I (“il Grande”) divenne unico sovrano, il suo potere all’interno delloStato era senza rivali. Pietro intraprese un politica di “occidentalizzazione”: concessesussidi e privilegi ad artigiani e imprenditori occidentali disposti a stabilirsi in Russiaper esercitarvi una professione o un commercio; costruì la città di San Pietroburgo, lasua “finestra sull’occidente”; si assicurò così un porto e cominciò a costruire unaflotta per estendere i propri domini; costituì un più efficiente sistema tributario perraccogliere più denaro possibile. Quando le industrie del paese si dimostraronoincapaci di soddisfare le sue richieste di articoli militari, Pietro fondò arsenali, cantierinavali e fonderie che disponevano di tecnici occidentali il cui compito era diaddestrare una forza lavoro indigena, ma il tentativo ebbe scarso successo. Dopo lamorte di Pietro la maggior parte delle industrie da lui fondate scomparvero, la flottacadde in rovina e persino il suo sistema tributario assicurò rendite inadeguate amantenere l’esercito e la burocrazia. Tra i suoi successori Caterina (anch’essa detta “laGrande”) fu responsabile di due innovazioni nella finanza statale: l’accensione diprestiti all’estero e l’eccessiva emissione di moneta cartacea a corso fiduciario.Nel XVI e XVII secolo la Svezia svolse un ruolo di grande potenza politica. Il suosuccesso dipese dall’abbondanza di risorse naturali (rame e ferro) e dall’efficienzaamministrativa del suo governo. I Sovrani svedesi abolirono i dazi doganali e letariffe interne che ostacolavano il commercio negli altri paesi, standardizzarono pesie misure, istituirono un sistema di tassazione uniforme e presero dei provvedimentiche favorirono la crescita del commercio e dell’industria. Nel XVIII secolo la Sveziadivenne il principale fornitore di ferro sul mercato europeo.L’Italia è stata esclusa da questa rassegna delle politiche nel periodo del nazionalismoeconomico perché subì le rivalità delle grandi potenze. Ripetutamente invase le suecittà-stato e i suoi piccoli principati ebbero scarse opportunità di intraprendere oporre in atto politiche indipendenti. Fece eccezione la repubblica di Venezia cheriuscì a conservare sia l’indipendenza politica che una certa prosperità economicafino alla conquista francese del 1797. Venezia sviluppò un’importante industria dellalana, della vetreria, della carta e della stampa. Il Governo (oligarchia) tentò discongiurare la decadenza commerciale ma con scarso successo. pag. 21/103
  22. 22. Appunti diStoria Economica Visto su: ProflandIl colbertismo in FranciaL’esempio archetipo del nazionalismo economico fu la Francia di Luigi XIV. Luigi necostituì il simbolo e il potere, ma la responsabilità del disegno politico fu del suoprimo ministro Jean-Baptiste Colbert. La sua influenza fu tale che è stato coniato iltermine colbertisme (sinonimo di mercantilismo). Colbert cercò di sistematizzare erazionalizzare l’apparato dei controlli statali sull’economia, ereditato dai suoipredecessori, ma non riuscì mai ad ottenere un vero successo. La ragione del suofallimento fu l’incapacità di attingere dall’economia denaro sufficiente a finanziare leguerre e il lusso smodato della corte di Luigi. All’epoca della guerra dei Cent’anni le“imposte straordinarie” (imposte in caso di emergenza) erano divenute vocipermanenti delle entrate reali. Alla fine del XVI secolo il Re si era accaparrato ilpotere di elevare i tassi d’imposta e di istituire nuove tasse per decreto, senza ilconsenso di alcuna assemblea rappresentativa. Alla fine del XVI secolo le entratetributarie erano aumentate di sette volte rispetto all’inizio del secolo. Ma neanchequesta manna fiscale riuscì a coprire le spese delle campagne italiane. Per raccoglieredenaro i Re furono costretti a ricorrere ad altri espedienti come l’accensione diprestiti e la vendita degli uffici. I Re francesi avevano preso denaro a prestito nelMedioevo ma fu solo a partire dal regno di Francesco I che i debiti della coronaentrarono a far parte del sistema fiscale. Il debito crebbe progressivamente. LaCorona si procurava nuove entrate anche attraverso la vendita degli uffici (giudiziari,fiscali e amministrativi). La vendita degli uffici divenne una pratica normale. Questapolitica raggiunse il suo obiettivo immediato ma a lungo andare il suo effetto fudeleterio: infatti creò una moltitudine di nuovi uffici privi di funzioni o le cuifunzioni erano dannose per le masse. La Corona, per la riscossione delle imposteistituì la figura degli esattori che si impegnavano a pagare allo Stato una sommaforfetaria in cambio del privilegio di riscuotere certe specifiche tasse, quali le aides(imposte sul consumo che colpivano diverse merci) e la gabelle (originariamenteimposta sul consumo del sale che divenne un tributo fisso) e soprattutto molti dazi epedaggi. Fu il fallimento del sistema fiscale come produttore di entrate a portareall’assemblea degli Stati Generali del 1789, l’inizio della fine dell’antico regime. Oltreche a riformare il sistema tributario Colbert cercò di migliorare l’efficienza e laproduttività dell’economia francese. Furono emanati numerosi decreti e ingiunzioniche avevano per oggetto le caratteristiche tecniche dei manufatti e la condotta deimercanti. Incoraggiarono la proliferazione delle corporazioni e concessero sussidialle manifactures royales. Per conseguire una bilancia commerciale favorevole crearonoun sistema di proibizioni e di alti dazi protettivi. I Re francesi inaugurarono i lorotentativi di centralizzazione del potere sulla nazione e del controllo dell’economia nelperiodo successivo alla guerra dei Cent’anni. Uno dei risultati delle guerre italiane fudi stimolare tra gli aristocratici la domanda di beni di consumo di lusso che Re edufficiali avevano conosciuto in quel paese. L’uomo che dovrebbe essere considerato ilfondatore della tradizione francese dell’étatisme (statalismo) negli affari economici fu ilduca di Sully, primo ministro di Enrico IV. Sully è considerato un energicoamministratore tuttavia il suo ambiguo legato è simboleggiato dai due provvedimenti(solitamente attribuiti ad Enrico) presi nel 1598. Da un lato con l’editto di Nantes pag. 22/103
  23. 23. Appunti diStoria Economica Visto su: ProflandEnrico concedeva ai protestanti una tolleranza limitata, dall’altro ridusse d’autorità siail capitale che il tasso d’interesse su tutti i maggiori debiti della Corona (regiadichiarazione di bancarotta parziale). Sully accrebbe le entrate derivanti dai monopolireali sulla produzione di salnitro, polvere da sparo, munizioni e sale. Richelieu eMazzarino (successori di Sully) non avevano interesse per gli affari finanziari, maavevano come obiettivo principale l’affermazione della Francia nell’arenainternazionale, essi lasciarono che le finanze statali scivolassero nelle deplorevolicondizioni risalenti a prima di Sully. Uno dei principali obiettivi di Sully era di renderela Francia autosufficiente dal punto di vista economico e di creare un impero suimari. Per disciplinare l’industria emanò istruzioni dettagliate che abbracciavano ognifase della manifattura di centinaia di prodotti. Colbert, di salda fede cattolica,appoggiava la limitata tolleranza agli Ugonotti dall’editto di Nantes. Dopo la suamorte il suo debole successore si sottopose alla determinazione di Luigi di sradicarel’eresia protestante che culminò nella revoca dell’editto nel 1685. Ciò gettò la Franciain una grave crisi economica dalla quale non doveva emergere fino alla fine dellaGuerra di Secessione spagnola.La prodigiosa ascesa dei Paesi BassiLa struttura del Governo della Repubblica Olandese era del tutto diversa da quelladelle monarchie assolute dell’Europa continentale ed inoltre l’economia olandesedipendeva dal commercio internazionale molto più di quelle dei più grandi vicini.L’Unione di Ultrecht del 1579, il patto tra le sette province settentrionali chedivennero poi i Paesi Bassi Uniti o Repubblica olandese, fu più una sorta di alleanzadifensiva contro la Spagna che l’istituzione di uno stato-nazione. Tutte le decisionidovevano essere raggiunte per accordo unanime, e ciascuna provincia disponeva diun voto; in mancanza di accordo i delegati facevano ritorno nei rispettivi statiprovinciali per consultazioni e istruzioni. Gli Stati provinciali erano dominati dallemaggiori città. Queste erano governate da Consigli cittadini autorinnovanti compostida un numero di membri che erano i veri signori della Repubblica olandese.Originariamente i membri di questa oligarchia venivano selezionati tra le piùfacoltose famiglie cittadine. I membri di questo gruppo di Governo, noti come i“reggenti” cominciarono a provenire da una classe di rentiers composta da proprietariterrieri e possessori di titoli di stato; i reggenti discendevano solitamente da famigliemercantili o si legavano ad esse per via di matrimonio. Alla base della superioritàcommerciale olandese erano i cosiddetti “commerci madre”, i traffici che collegavanoi porti olandesi con quelli del mare del Nord, del Baltico, del Golfo di Biscaglia e delMediterraneo. La pesca delle aringhe occupava un posto eccezionale nell’economiaolandese. L’agricoltura olandese era la più produttiva d’Europa e si concentrava sulleproduzioni di maggior valore, come burro, formaggio, e colture industriali. I PaesiBassi mancavano di risorse naturali come carbone e minerali, ma importavanomaterie prime e prodotti semilavorati, come i tessuti grezzi di lana inglesi, perriesportarli in forma finita, importante era anche l’industria delle costruzioni navali. IPaesi Bassi settentrionali, in special modo l’Olanda e la Zelanda, beneficiarono in altogrado della libera immigrazione delle altre regioni europee. La facilità con cui pag. 23/103
  24. 24. Appunti diStoria Economica Visto su: ProflandAmsterdam raggiunse la sua posizione di principale centro commerciale europeo fuin parte una conseguenza dell’afflusso di mercanti e finanzieri dalla decaduta Anversache portarono con sé il know-how capitalistico e i capitali liquidi. Queste migrazionifurono nello stesso tempo un simbolo e un contributo alla politica di tolleranzareligiosa dei Paesi Bassi. L’oligarchia mercantile riuscì a conservare sia la libertàreligiosa che economica per i cattolici, gli ebrei e i protestanti. L’interesse olandeseper la libertà era effettivo, in particolare per quanto riguardava la libertà dei mari. Lalotta olandese per la libertà era un po’ più equivoca nelle questioni di politicacommerciale e industriale: le città seguivano politiche di libero scambio, non vi eranodazi che ostacolassero le esportazioni e le importazioni di materie prime e prodotti.Tariffe e tasse sui generi di prima necessità erano finalizzate all’ottenimento dientrate, non alla protezione delle industrie nazionali. Il commercio dei metallipreziosi era del tutto libero. Amsterdam, con la sua banca, la borsa e la favorevolebilancia dei pagamenti divenne in breve tempo l’emporio mondiale dell’oro edell’argento. La libertà era la norma anche nell’industria. Pur non del tutto assenti, lecorporazioni non erano né diffuse né potenti come negli altri paesi. La più notevoleeccezione all’assenza di regole nel commercio e nell’industria olandesi era il “Collegiodella pesca” sanzionato dal Governo che disciplinava la pesca delle aringhe. IlCollegio licenziava vascelli per il controllo della quantità ed imponeva inoltre rigidicontrolli di qualità. Questa politica restrittiva diede generosi risultati finché gliOlandesi riuscirono a conservare il quasi monopolio sul mercato europeo. Là dovegli olandesi prendevano più nettamente le distanze dalla loro regola generale dilibertà era nei confronti dell’impero coloniale. Gli Stati generali olandesi delegaronoil controllo del commercio ma anche i poteri del governo a società per azioni diproprietà privata, la Compagnia delle Indie orientali per l’Oceano Indiano el’Indonesia e la Compagnia delle Indie occidentali per la costa occidentale dell’Africae dell’America settentrionale e meridionale. Le compagnie scoprirono ben presto cheper avere successo dovevano stabilire un controllo territoriale. Nella misura in cuil’ottennero si trasformarono in “stati nello stato”, conseguenza inevitabile fu ilmonopolio commerciale sia nei confronti dei connazionali che della concorrenzastraniera.Il “colbertismo parlamentare” in Gran BretagnaLe strategie economiche dell’Inghilterra e, dopo l’unione tra il Parlamento scozzese equello inglese nel 1707, della Gran Bretagna erano diverse sia da quelle Olandesi chedelle monarchie assolute del continente. Mentre le caratteristiche generali dellepolitiche economiche delle altre nazioni europee rimasero più o meno le stessedall’inizio del XVI secolo alla fine del XVIII secolo, quelle inglesi e britannicheattraversarono una graduale evoluzione corrispondente all’evoluzione del governocostituzionale. Enrico VIII fu per l’Inghilterra un monarca assoluto. Ma mentre nellamaggior parte dei paesi del continente l’assolutismo monarchico crebbe nel corso delXVI e XVII secolo, in Inghilterra nel 1688 si ebbe una monarchia costituzionalesotto controllo parlamentare. Un’altra differenza tra l’Inghilterra e il continente gettaluce sulla natura della politica economica. In Spagna e in Francia le necessità fiscali pag. 24/103
  25. 25. Appunti diStoria Economica Visto su: Proflanddella Corona resero impossibile al Governo di perseguire una politica razionale disviluppo economico. In Inghilterra le richieste della Corona la posero ripetutamentein conflitto con il Parlamento, fino alla vittoria finale di quest’ultimo. Il Parlamentoinglese non aveva mai rinunciato alla sua prerogativa di approvare nuove tasse. Iltentativo di Carlo V dopo il 1630 di governare senza il Parlamento e di riscuotere letasse senza autorizzazione parlamentare fu uno dei fattori scatenanti dell’insurrezionearmata. Dopo l’insediamento di Guglielmo e Maria nel 1689 come monarchicostituzionali il Parlamento assunse il controllo diretto delle finanze del Governo eistituì formalmente un debito “nazionale” distinto da quelle personali del Governo.La cosiddetta gloriosa rivoluzione del 1688-89 rappresenta una svolta importantenon solo nella storia politica e costituzionale ma anche in quella economica. Nelcampo della sola finanza pubblica, l’ultimo decennio del ‘600 vide l’istituzione di undebito consolidato, la creazione della Banca d’Inghilterra, la sostituzione dellamoneta nazionale con moneta di nuovo conio e l’affermazione di un mercatoorganizzato per i titoli pubblici e privati. Il successo del nuovo sistema finanziarionon fu immediato, nei primi anni fu sconvolto dalla “bolla del Mare del Sud”. Unostorico definì “colbertismo parlamentare” la politica economica inglese del periodocompreso tra la grossa rivoluzione e la rivoluzione americana. Come il termine“mercantilismo” anche questa definizione è imprecisa perché ignora il ruolo notevoleavuto dal Parlamento prima del 1688 nelle scelte di politica economica, fuorviante inquanto fa supporre che il Parlamento aspirasse a conseguire un grado di interventonell’economia analogo a quello di Colbert. Essa ha comunque il merito di indicareche, in Inghilterra, le scelte di politica economica non erano prerogativa di unmonarca assoluto ma rispondevano agli interessi eterogenei di quei gruppi che eranoeffettivamente rappresentati in Parlamento. E’ impossibile illustrare dettagliatamentetutti i modi in cui il parlamento influenzò l’economia. Esamineremo alcuni tipici eimportanti atti legislativi. Lo statuto dei mestieri del 1563 è stato spesso additato comeesempio archetipo di legge mercantilista, attentamente soppesata ed espressione diun piano di ampio respiro per l’intera economia. In realtà esso non fu niente delgenere, fu una reazione ad una situazione temporanea. La sua maggiorepreoccupazione era la stabilità sociale. Le clausole più importanti imponevano a tuttele persone abili di dedicarsi ad un lavoro produttivo. Stabiliva la norma dei sette annidi apprendistato per tutte le arti e mestieri compresa l’agricoltura e specificava glistrati sociali da cui gli apprendisti dovevano essere scelti. Essa avrebbe impedito losviluppo economico. Ma l’applicazione domandata ai giudici di pace (funzionari reginon pagati) era approssimativa e di regola inesistente. Altro progetto importante èquello di Cokayne. Nel Medioevo la merce più esportata dall’Inghilterra era stata lalana grezza e il mercato principale per questi tessuti erano i Paesi Bassi. Nel 1614 sirWilliam Cokayne, mercante, assessore della City di Londra e confidente del reGiacomo I, persuase quest’ultimo a revocare il monopolio dei Merchant Adventures,proibì l’esportazione di tessuti finiti ad una nuova società di cui Cokayne eral’esponente di maggiore spicco. Il motivo era che i processi di rifinitura erano la fasepiù redditizia della manifattura del panno; riservandoli all’Inghilterra il progettoavrebbe accresciuto il reddito nazionale e colpito gli Olandesi. Questi ultimi pag. 25/103
  26. 26. Appunti diStoria Economica Visto su: Proflandrisposero proibendo l’importazione di lane colorate dall’Inghilterra. Nel 1617 ilGoverno ripristinò il monopolio dei Merchant Adventures ma la crisi commercialenon si arrestò. Nel 1624 su pressione della Camera dei Comuni, il Governoliberalizzò il commercio del panno. Altro atto importante furono i Navigation Acts.Le leggi sulla navigazione, il cui scopo generale era di riservare il commerciointernazionale di un paese alla marina mercantile di quest’ultimo, non furonoun’esclusiva dell’Inghilterra o del XVII secolo. Quasi tutti i paesi avevano proprieleggi in questo campo. La prima era stata promulgata in Inghilterra nel 1381, tali leggierano inefficaci per due ragioni, mancavano di adeguati meccanismi di applicazione ele marine mercantili non erano all’altezza della concorrenza. Gli Olandesi sisentirono sufficientemente colpiti da dichiarare guerra. Sebbene la legge sullanavigazione non fosse l’unica causa di questa dichiarazione di guerra, la suaabrogazione fu uno degli obiettivi perseguiti dagli Olandesi senza successo, nelletrattative che posero termine ad una guerra ormai in una situazione di stallo. Nel1660 il Parlamento rinnovò e diede maggior forza alla legge e divenne una pietraangolare del sistema coloniale inglese. La legge cercava anche di proteggerel’industria delle costruzioni navali imponendo che le navi fossero costruite inInghilterra, ma in questa clausola si rivelò di difficile applicazione. Persino alle navibritanniche era richiesto di importare le merci direttamente dal paese d’origine, inquesto modo la legge mirava a indebolire la posizione commerciale di Amsterdam e acolpire il trasporto merci olandese. Il commercio costiero era riservatoesclusivamente a navi inglesi. Il commercio con le colonie britanniche doveva inoltreavvenire su naviglio britannico. In pratica questa clausola riservava il mercatocoloniale ai mercanti e agli industriali inglesi. Le leggi sulla navigazione non furono difacile applicazione soprattutto nelle colonie ma favorirono la crescita della marinamercantile inglese e del commercio marittimo. Ebbero anche un effetto: la perdita diuna larga parte del vecchio Impero britannico. Superate le difficoltà iniziali dei primidecenni del Seicento, le colonie inglesi del Nord America erano cresciuteprodigiosamente. La crescita del reddito e della ricchezza fu ancora piùimpressionante della crescita demografica, man mano che le colonie sispecializzarono secondo criteri di vantaggio relativo e cominciarono a commerciareintensamente tra di loro, con la madrepatria e illegalmente con l’Impero spagnolo.Sebbene le leggi sulla navigazione disciplinassero il commercio coloniale la loroapplicazione non fu particolarmente rigorosa fino a dopo la guerra dei Sette Anni.Nella seconda metà del XVII secolo la Compagnia delle Indie orientali cominciò adimportare dall’India un tessuto poco costoso, leggero e dai vivaci colori detto calicòche divenne ben presto popolare. Nel 1701 gli industriali lanieri persuasero ilParlamento ad approvare il primo Calico Act, che proibiva l’importazione dei tessutidi cotone stampato: nacque una nuova industria. Quella della lana si sentì minacciata,e nel 1721 il Parlamento approvò una seconda legge sul calicò che proibival’ostentazione e l’uso dei tessuti di cotone stampato. Ciò a sua volta stimolòun’industria cotoniera nazionale basata sull’importazione di cotone grezzo. Alla finedel secolo la manifattura del cotone aveva preso il posto della lana come primaindustria britannica. In gran Bretagna la crescita del potere parlamentare a spese della pag. 26/103
  27. 27. Appunti diStoria Economica Visto su: Proflandmonarchia portò con sè maggior ordine nelle finanze pubbliche, un sistemaimpositivo più razionale ed una più snella burocrazia statale. L’ideale era ancoraquello di un’economia “regolata” e il Parlamento seguì una rigorosa politica dinazionalismo economico. Internamente pur desiderando controllare l’economia ilParlamento mancava in generale della possibilità di farlo. Gli imprenditori inglesigodevano di una misura di libertà e di opportunità virtualmente unica al mondo.CAPITOLO VIIL’ALBA DELL’INDUSTRIA MODERNAAll’inizio del ‘700 diverse regioni europee avevano sviluppato discrete concentrazionidi industria rurale. Per descrivere tale processo di espansione e di trasformazioneoccasionale di queste industrie è stato inventato il termine diprotoindustrializzazione. Le caratteristiche essenziali di un’economia protoindustrialesono una forza lavoro dispersa, rurale, organizzata da imprenditori urbani che lariforniscono di materia prima e smerciano il prodotto in mercati lontani. Laprotoindustrializzazione fa riferimento in primo luogo alle industrie dei beni di primanecessità, in particolare tessili. Nel cap. VI si è parlato di “manifactures royales”francesi (situate in grandi strutture simili a fabbriche dove maestri artigianilavoravano sotto la supervisione di un sovrintendente o di un imprenditore).Analoghe protofabbriche furono organizzate da nobili proprietari terrieri (industriadel carbone, ferriere, fabbriche di piombo, rame e vetro) ma, sebbene imponentifurono eclissate nel XVIII secolo dalla nascita di nuove forme di attività industriale.Caratteristiche dell’industria moderna pag. 27/103
  28. 28. Appunti diStoria Economica Visto su: ProflandUna delle differenze più ovvie tra la società preindustriale e la moderna societàindustriale è il forte ridimensionamento in quest’ultima del ruolo relativodell’agricoltura. Alla diminuzione della sua importanza corrisponde una crescitaenorme della produttività dell’agricoltura moderna. Una differenza è l’elevatapercentuale di forza lavoro impiegata nel settore terziario, o dei servizi in epocherecenti. Nel periodo della vera e propria industrializzazione la caratteristica salientedella trasformazione strutturale dell’economia fu l’ascesa del settore secondario(industria estrattive, manifatturiera e delle costruzioni) riscontrabile sia sulla basedella forza lavoro impiegata che dei livelli di produzione. La Gran Bretagna è definitala “prima nazione industriale”. Il termine “rivoluzione industriale” è stato usato perindicare gli ultimi decenni del Settecento e i primi dell’Ottocento: tale espressione èimprecisa, il suo uso distoglie l’attenzione dalle evoluzioni contemporanee madifferenti dei paesi dell’Europa continentale. La nostra attenzione è rivolta all’iniziodel processo di industrializzazione nella Gran Bretagna del XVIII secolo. Nel corsodi questa trasformazione emersero alcune caratteristiche che distinguono in modonetto l’industria moderna da quella “premoderna”. Esse sono:• l’uso generalizzato di macchine azionate da energia meccanica;• l’introduzione di nuove fonti di energia inanimata (combustibili fossili);• impiego diffuso di materiali che normalmente non si trovano in natura.I miglioramenti più significativi dal punto di vista tecnologico furono quelli chevidero l’utilizzazione di macchine e di energia meccanica. Ma gli sviluppi piùimportanti furono la sostituzione della legna e del carbone di legna col carbon fossilecome combustibile e l’introduzione della macchina a vapore nell’industria mineraria,manifatturiera e dei trasporti.Rivoluzione industriale: un termine equivovoQuesto termine è stato usato per oltre un secolo per indicare quel periodo dellastoria britannica che vide l’introduzione delle macchine e del sistema di fabbrica nelprocesso di produzione. Le prime descrizioni del fenomeno misero in evidenza le“grandi invenzioni” e la natura drammatica dei mutamenti. Il cambiamento fu quasiviolento, in pochi anni furono perfezionate le invenzioni di Watt, Arkwright eBoulton. Per la maggior parte della sua storia l’espressione “rivoluzione industriale”ha posseduto una connotazione negativa. Alcuni studiosi, consapevoli che nelledescrizioni tradizionali la rapidità dei mutamenti era stata esagerata, proposero unperiodo più lungo per la rivoluzione, come ad esempio quello compreso tra il 1750 eil 1850. Ma la datazione tradizionale ricevette l’imprimatur di Thomas Ashton, il piùfamoso storico dell’economia britannica del XVIII secolo. Lo storico considerava irisultati di questo periodo un “traguardo” piuttosto che una catastrofe, e sottolineavail fatto che i cambiamenti di questo periodo non furono solo industriali, ma anchesociali e intellettuali.Requisiti e fattori concomitanti dell’industrializzazioneGià nel Medioevo singoli individui avevano cominciato a considerare la possibilitàpratica di imbrigliare le forze della natura. Le scoperte scientifiche realizzate inseguito da Copernico, Galileo e Newton rafforzarono queste idee. Alcuni studiosi pag. 28/103
  29. 29. Appunti diStoria Economica Visto su: Proflandconsiderarono l’applicazione della scienza all’industria il carattere distintivodell’industria moderna. Per quanto affascinante, questa idea ha il suo punto debolenella fragilità del “corpus” della conoscenza scientifica. L’espressione metodosperimentale può risultare troppo formale e specifica per definire tale processo, una piùappropriata è per tentativi. Tuttavia una propensione a sperimentare e innovare sidiffuse in tutti gli strati della società. L’Inghilterra fu una delle prime nazioni adaccrescere la propria produttività agricola, grazie alla sperimentazione per tentativi dinuove colture e nuove rotazioni. La più importante innovazione agricola fu losviluppo della cosiddetta agricoltura convertibile, che prevedeva l’alternanza di campicoltivati e pascoli temporanei in luogo di arativi e pascoli permanenti. Essa aveva ilduplice vantaggio di ripristinare la fertilità del suolo con rotazioni più efficaci e dipermettere l’allevamento di una quantità ingente di bestiame. Una condizione per ilmiglioramento delle rotazioni e l’allevamento selettivo fu la recinzione e ilconsolidamento dei campi. Il nuovo paesaggio agricolo consisteva in fattoriecompatte, consolidate e recintate. La crescente produttività agricola inglesepermetteva a quest’ultima di sostentare una popolazione sempre maggiore secondostandard nutritivi via via più elevati. Per circa un secolo essa produsse un surplus perl’esportazione, prima che il tasso di crescita demografica superasse quello di crescitadella produttività. L’orientamento dell’agricoltura verso il mercato fu un aspetto di unprocesso generale di commercializzazione dell’intera nazione. Già nel XVI secoloLondra aveva cominciato a svolgere la funzione di “polo di crescita” dell’economiainglese. I suoi vantaggi erano sia geografici che politici. La commercializzazioneinteragì con la nascente organizzazione finanziaria della nazione. Le origini delsistema bancario britannico sono oscure, ma sappiamo che negli anni successivi allaRestaurazione del 1660 diversi grandi orefici londinesi cominciarono a svolgere lefunzioni di banchieri. Rilasciavano ricevute di deposito che circolavano comebanconote, e concedevano prestiti a imprenditori degni di credito. La fondazionedella Banca d’Inghilterra nel 1694 costrinse i banchieri privati a rinunciareall’emissione di banconote, ma essi continuarono accettando ordini di pagamento escontando cambiali. La Banca d’Inghilterra non istituì filiali, e le sue banconote noncircolavano fuori Londra. Il valore delle monete d’oro era troppo elevato perchéqueste potessero essere utilizzate, mentre le monete d’argento o di rame eranoinsufficienti. Questa situazione di penuria di moneta spicciola incoraggiò l’iniziativaprivata con l’istituzione di “banche di provincia”. L’euforia della gloriosa rivoluzioneportò alla creazione di numerose società per azioni e culminò con il boom finanziariospeculativo noto come “bolla del Mare del Sud”. L’episodio prese il nome dallaCompagnia del Mare del Sud, istituita per decreto nel 1711 con il monopolio ufficialedei traffici con l’impero spagnolo. Ma la vera ragione della sua creazione era quella diraccogliere denaro per conto del Governo per finanziare la prosecuzione delconflitto. La bolla scoppiò nel 1720 quando il Parlamento approvò il Bubble Act. Lalegge proibiva la costituzione di società per azioni senza l’espressa autorizzazione delParlamento. L’Inghilterra fece il suo ingresso nella “sua” rivoluzione industriale conuno sbarramento legale contro la forma azionaria dell’organizzazione capitalistica,condannando gran parte delle sue imprese alla proprietà individuale o alla condizione pag. 29/103

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