Appunti diPolitica Economica      Europea  Autori: Profman – Brad – Tytty
Appunti diPolitica Economica Europea                                                                      www.profland.135...
Appunti diPolitica Economica Europea                                                       www.profland.135.it            ...
Appunti diPolitica Economica Europea                                                       www.profland.135.it    proprio ...
Appunti diPolitica Economica Europea                                                            www.profland.135.itseconda...
Appunti diPolitica Economica Europea                                                     www.profland.135.it•    armonizza...
Appunti diPolitica Economica Europea                                                      www.profland.135.itIn più all’in...
Appunti diPolitica Economica Europea                                                       www.profland.135.it            ...
Appunti diPolitica Economica Europea                                                                     www.profland.135....
Appunti diPolitica Economica Europea                                                    www.profland.135.itinefficienza do...
Appunti diPolitica Economica Europea                                                   www.profland.135.it                ...
Appunti diPolitica Economica Europea                                                         www.profland.135.it aiuti al...
Appunti diPolitica Economica Europea                                                   www.profland.135.ita quella di otti...
Appunti diPolitica Economica Europea                                                                                      ...
Appunti diPolitica Economica Europea                                                         www.profland.135.itIn questo ...
Appunti diPolitica Economica Europea                                                   www.profland.135.it trapezio GJC’G...
Appunti diPolitica Economica Europea                                                           www.profland.135.itLe aree ...
Appunti diPolitica Economica Europea                                                    www.profland.135.itdella curva S e...
Appunti diPolitica Economica Europea                                                   www.profland.135.it1. aumento della...
Appunti diPolitica Economica Europea                                                                       www.profland.13...
Appunti diPolitica Economica Europea                                                     www.profland.135.itIl processo di...
Appunti diPolitica Economica Europea                                                     www.profland.135.it1972.Serpente ...
Appunti diPolitica Economica Europea                                                    www.profland.135.itRiepilogo della...
Appunti diPolitica Economica Europea                                                    www.profland.135.itLancio del prog...
Appunti diPolitica Economica Europea                                                     www.profland.135.itsostenere elev...
Appunti diPolitica Economica Europea                                                   www.profland.135.it   gli scompensi...
Appunti diPolitica Economica Europea                                                   www.profland.135.itUna volta deciso...
Appunti diPolitica Economica Europea                                                        www.profland.135.itOgni passag...
Appunti diPolitica Economica Europea                                                  www.profland.135.it    (qualitativam...
Appunti diPolitica Economica Europea                                                      www.profland.135.it         Valo...
Appunti di Politica Economica Europea
Appunti di Politica Economica Europea
Appunti di Politica Economica Europea
Appunti di Politica Economica Europea
Appunti di Politica Economica Europea
Appunti di Politica Economica Europea
Appunti di Politica Economica Europea
Appunti di Politica Economica Europea
Appunti di Politica Economica Europea
Appunti di Politica Economica Europea
Appunti di Politica Economica Europea
Appunti di Politica Economica Europea
Appunti di Politica Economica Europea
Appunti di Politica Economica Europea
Appunti di Politica Economica Europea
Appunti di Politica Economica Europea
Appunti di Politica Economica Europea
Appunti di Politica Economica Europea
Appunti di Politica Economica Europea
Appunti di Politica Economica Europea
Appunti di Politica Economica Europea
Appunti di Politica Economica Europea
Appunti di Politica Economica Europea
Appunti di Politica Economica Europea
Appunti di Politica Economica Europea
Appunti di Politica Economica Europea
Appunti di Politica Economica Europea
Appunti di Politica Economica Europea
Appunti di Politica Economica Europea
Appunti di Politica Economica Europea
Appunti di Politica Economica Europea
Appunti di Politica Economica Europea
Appunti di Politica Economica Europea
Appunti di Politica Economica Europea
Appunti di Politica Economica Europea
Appunti di Politica Economica Europea
Appunti di Politica Economica Europea
Appunti di Politica Economica Europea
Appunti di Politica Economica Europea
Appunti di Politica Economica Europea
Appunti di Politica Economica Europea
Appunti di Politica Economica Europea
Appunti di Politica Economica Europea
Appunti di Politica Economica Europea
Appunti di Politica Economica Europea
Appunti di Politica Economica Europea
Upcoming SlideShare
Loading in...5
×

Appunti di Politica Economica Europea

4,501

Published on

Appunti per l'esame di Politica Economica Europea

1 Comment
0 Likes
Statistics
Notes
  • avviso ai naviganti
    per scaricare i file degli appunti universitari:
    1. cercare profstudio su un motore di ricerca
    2. oppure, andare su http://profland.altervista.org e cliccare sulla sezione ’appunti universitari’
    3. se volete comunicare con me conviene andare su: http://profland.altervista.org/mail.htm

    :)
       Reply 
    Are you sure you want to  Yes  No
    Your message goes here
  • Be the first to like this

No Downloads
Views
Total Views
4,501
On Slideshare
0
From Embeds
0
Number of Embeds
1
Actions
Shares
0
Downloads
3
Comments
1
Likes
0
Embeds 0
No embeds

No notes for slide

Appunti di Politica Economica Europea

  1. 1. Appunti diPolitica Economica Europea Autori: Profman – Brad – Tytty
  2. 2. Appunti diPolitica Economica Europea www.profland.135.it “…a quel punto la pasta tedesca circola liberamente in Italia. Allora voi dite: va bene, ma io non la compro. Invece no, perché andate negli Hard Discount (quando avete meno soldi)…” (Professore ad una lezione)Si ricorda che:• luso degli appunti qui presenti è consentito per solo uso personale e di studio;• la consultazione è gratuita ed ogni forma atta a ricavarne lucro è vietata!• gli appunti sono fatti da studenti che non possono assumersi nessuna responsabilità in merito;• il materiale qui presente non è sostitutivo ma complementare ai libri di testo: - devi (e ti consiglio) di consultare e comprare i libri di testo;• il materiale qui presente è distribuito con licenza Creative CommonsTi ricordo che se vuoi contribuire mandando degli appunti o quantaltro possa essere utile ad altri puoi farloinviando il materiale tramite: http://profland.altervista.org/mail.htmProfman Il file è stato scaricato/visualizzato in forma gratuita da Profland: http://profland.altervista.org sezione Profstudio http://profland.altervista.org/profstudio/profstudio.htm oppure da qualche mirror, come: www.profland.cjb.net www.profland.135.it o dalla pagina dedicata su slideshare.net: www.slideshare.net/profman - 2 -
  3. 3. Appunti diPolitica Economica Europea www.profland.135.it Tappe storiche dell’Unione Europea (UE)Nasce con il Trattato di Roma nel 1957 e questa fase preparatoria si conclude con ilTrattato di Nizza nel 2001.È un aggregato di più Paesi (oggi 15) che con una loro storia nazionale, hanno deciso diaffrontare un processo di “Integrazione Economica Regionale”. Nell’ambito di taleprocesso, la strategia adottata dall’UE ha sempre poggiato, anche se con accenti diversi,su 4 linee di azione:1. efficienza allocativa (raggiungimento di un mercato comune): fin dal Trattato di Roma (1957) si è avuta l’esigenza di porre in essere una politica economica generale, affinché tutti i Paesi, e quindi le imprese in essi presenti, avessero pari opportunità, cioè venissero messi nelle stesse condizioni di concorrere sul mercato sia per le informazioni, sia per la trasparenza, sia per la conoscenza del mercato;2. sviluppo bilanciato: tale concetto è legato al fatto che, nel mettere in piedi una strategia di efficienza allocativa, bisogna avere la piena consapevolezza delle diverse condizioni strutturali di partenza dei vari Paesi partecipanti, e a come tutto ciò possa rappresentare un ostacolo o comunque un rallentamento al processo di integrazione; a fronte di tutto ciò sono quindi state poste in essere, da un lato una politica di stabilizzazione attraverso le azioni della politica macro-economica, di quella monetaria e di quella di bilancio, dall’altro una politica di coesione nell’ambito delle politiche economiche e delle politiche sociali dei vari Paesi, ciò infatti rappresenta un punto fondamentale del processo di integrazione ed anche un punto di partenza per l’entrata nell’UE di altri Paesi;3. qualità della vita: parliamo a questo punto dei consumatori ed in particolare del concetto della loro tutela, quindi di politiche atte ad es. a garantire una stabilità dei prezzi degli alimenti o negli approvvigionamenti;4. relazioni esterne: tale linea d’azione si fonda principalmente su 3 elementi fondamentali: a) regolare il commercio mondiale, b) mettere in piedi una serie di accordi commerciali, c) procedere ad una strategia di ampliamento dell’UE.Quindi quando parliamo di politica economica europea dobbiamo considerare glielementi che la caratterizzano: piccolo gruppo di partenza: 6 Nazioni; creazione di un mercato comune: obbiettivo radicato già nel Trattato di Roma; unica politica commerciale: alla cui base potremmo dire vi sia l’Unione Doganale (UD); solidarietà finanziaria: punto di partenza del processo d’integrazione, nel senso che è vero che tutti i Paesi dell’UE, in funzione del loro PIL e della loro ricchezza, devono contribuire alla costituzione delle entrate di bilancio dell’UE, ma è anche vero che bisogna mettere in piedi politiche di spesa che permettano a tutti i Paesi di entrare nel Mercato Unico (MU), a tal proposito i più efficienti godranno di maggiori quote di mercato, i meno efficienti verranno guidati verso una migliore allocazione produttiva delle proprie risorse; messa a punto di politiche settoriali comuni: ciò vuol dire che mentre prima ogni Stato poneva in essere la propria politica economica di bilancio, la propria politica monetaria – cercando di massimizzare ad es. la propria crescita economica o il - 3 -
  4. 4. Appunti diPolitica Economica Europea www.profland.135.it proprio livello di occupazione – ora, con l’avviarsi di un tale processo, gli Stati hanno delegato all’UE la capacità di decidere gli obiettivi da perseguire attraverso politiche comuni nell’ambito di alcuni settori, iniziando da quelli più disastrati, come il settore dell’agricoltura; tale settore rappresentava un ottimo laboratorio in quanto da una parte non era il settore portante per lo sviluppo industriale per le varie economie europee, dall’altra era il settore in cui era forte l’intervento dello Stato e quindi bisognava ridurlo e migliorarlo, infine, dopo la II Guerra Mondiale era il settore che presentava la maggior parte della popolazione attiva impiegata e che quindi era la base per lo sviluppo successivo di settori più strategici; necessità (e nascita) delle istituzioni e degli organi di governo comuni: tale processo è ancora tutt’oggi nel pieno del suo svolgimento, proprio con la nascita delle istituzioni e degli organi di governo comuni è possibile ottenere una messa a punto di politiche settoriali comuni.Le principali tappe dell’evolversi del processo di integrazione sono:1) trattati;2) vertici intergovernativi: possono comportare la stesura o la firma di un nuovo trattato o l’integrazione di trattati precedenti;3) atti delle Istituzioni comunitarie: la Commissione infatti rappresenta il nucleo delle varie strategie attuate e, attraverso i propri funzionari, ha potere decisionale sulla stesura, revisione, eliminazione di un trattato;4) messa a punto di politiche comuni: oggetto delle conferenze intergovernative;5) passaggio dei poteri dagli Stati all’UE: oggetto dei vertici intergovernativi;6) sviluppo di incentivi ed ammortizzatori socio-economici: globalizzazione, liberalizzazione, ecc. dei mercati;7) voce unica sulla scena internazionale: in realtà non è stata ancora raggiunta visto il nazionalismo di alcuni Paesi (come l’Inghilterra), ad es. negli attacchi in Iraq l’Inghilterra si è mossa come potenza mondiale alleata degli USA ma non come membro dell’UE.Oggigiorno le tematiche della politica economica europea sono: moneta unica,allargamento, coesione economico-sociale, sicurezza alimentare, solidarietàinternazionale (cooperazione allo sviluppo), sostenibilità dello sviluppo economico,cooperazione economica internazionale degli scambi.Il processo di formazione dell’UE prese sviluppo nel periodo post-bellico per 3 esigenze:1. la volontà di riconversione dell’economia americana,2. la necessità di ricostruire l’Europa,3. cercare di gettare le basi che potessero evitare futuri conflitti.Le tappe principali di tale processo:1) ricostruzione post-bellica;2) piano Shuman e costituzione della CECA (maggio 1950);3) Trattato di Roma (con la creazione della CEE e dell’EURATOM).Gli USA si posero alla base di questo processo di integrazione tramite il piano Marshall,il cui obiettivo era l’uso efficiente dei fondi concessi a la promozione del processo diintegrazione europea. Nel maggio del ’50 viene fatto il piano Shuman che aveva al centrodell’attenzione il problema tedesco: la Germania infatti era il Paese che aveva scatenato la - 4 -
  5. 5. Appunti diPolitica Economica Europea www.profland.135.itseconda guerra mondiale, che aveva perso e che ne era venuto fuori diviso oltre chedistrutto. Il piano Shuman condusse al Trattato di Parigi e alla creazione della CECA(Comunità Europea Carbone ed Acciaio); questa non era una vera e propria istituzione,ma aveva forte valenza sia economica che militare: i primi Paesi che aderirono furonoGermania Occidentale, Benelux, Italia e Francia (N.B. l’Inghilterra ne rimase fuori).Parallelamente alla CECA, attraverso il Trattato di Bruxelles del 1948, venne stabilito unpatto di mutua assistenza tra UK, Francia e Benelux.Nel ’49 viene sancito il Trattato NATO che viene siglato dai Paesi vincitori della Guerra(USA e Canada) più quelli del Trattato di Bruxelles e via via si aggiunsero ancheDanimarca, Islanda, Italia, Norvegia e Portogallo.Nel 1952 nasce la Comunità per la Difesa Europea (EDC). Pian piano dunque sicomincia ad avviare questo tipo di processo e tutto ciò porta al punto cruciale: il trattatodi Roma (1957). Con questo Trattato nacque la CEE (Comunità Economica Europea) el’EURATOM (Comunità Europea per l’Energia Atomica). Il pilastro centrale per la CEEfu la creazione di un mercato comune. L’obbiettivo fondamentale era quello di allargarele dimensioni del mercato per rendere l’UE una potenza economica e nel tempo stessoottenere la libera circolazione dei fattori (merci, persone e capitali).Questo non poteva essere un processo raggiungibile immediatamente perché c’eranoStati che tradizionalmente erano fortemente protezionisti. Nel Trattato di Roma esistequesto obiettivo fondamentale, tuttavia il passaggio per avviare questa fase è stato lungo.Il primo traguardo (l’UD) fu raggiunto abbastanza velocemente, ma bisogna aspettareben 10 anni prima di dire che sia stato compiuto. I cardini del processo formativo scrittonel Trattato di Roma sono:• eliminazione prelievi e restrizioni quantitative: nella realtà l’eliminazione delle barriere tariffarie è avvenuta nel giro di pochi anni, ma non si è riusciti, invece, ad eliminare le barriere di altro tipo, cioè le barriere non tariffarie (tecniche, fisiche e fiscali); anche se nel 1968 si era completato il processo di UD, ancora non eravamo in un MU, non solo perché ancora non circolavano le persone ed i capitali, ma perché neanche le merci potevano liberamente circolare ostacolate dalle c.d. barriere non tariffarie;• tariffa comune esterna (TCE): ogni Stato membro rimandava all’Istituzione comunitaria la decisione di quale potesse essere la politica protezionistica o quella di penetrazione sui mercati terzi attraverso gli strumenti classici di politica commerciale;• eliminazione degli ostacoli alla libera circolazione dei fattori: si passa qui dall’UD al MU;• politiche settoriali: come la PAC (Politica Agricola Comune), che per l’agricoltura è l’es. emblematico di politica di integrazione settoriale, poi si ebbe per i trasporti (PCT);• fair competition nel Mercato Comune: non è possibile integrare il mercato e poi lasciarlo al libero gioco delle forze preponderanti, ma bisogna costruire una politica che dia regole certe non solo nell’interesse delle imprese medio-grandi, ma anche in quello delle piccole imprese e del consumatore;• coordinamento delle politiche economiche e contenimento degli squilibri della bilancia dei pagamenti: è chiaro che in un vasto mercato in cui tutti possono competere liberamente, inevitabilmente ci sarebbero stati degli squilibri nella competizione, nella distribuzione dei redditi e nella bilancia dei pagamenti, perché lo Stato più efficiente avrebbe esportato di più, conquistando le quote di mercato degli altri Paesi (portando squilibri anche di carattere territoriale); - 5 -
  6. 6. Appunti diPolitica Economica Europea www.profland.135.it• armonizzazione delle legislazioni nazionali inerenti al Mercato Comune: si cerca un unico standard tecnico che è una sorta di mediazione di tutti quelli già esistenti, questa è stata la morte del MU dal 1957 al 1993,• creazione Fondo sociale comune: non si è avuto a causa dell’Inghilterra che lo voleva portare solo a suo vantaggio;• Banca degli Investimenti europei: istituzione europea dove le imprese possono avere una base di possibili fonti di finanziamento;• associazione ex-colonie: il problema era quella della Francia che aveva colonie in cui era fortemente radicata la cultura francese e facevano dell’agricoltura l’unica loro fonte di vita, inoltre i prodotti delle colonie dovevano essere trattati come prodotti nazionali o in maniera preferenziale.Un elemento portante del Trattato di Roma è l’UD; teoricamente si è arrivatiall’abbattimento delle barriere tariffarie nel 1968, ma, in pratica, continuarono ad essercibarriere non tariffarie fino al 1992. Un altro elemento portante è il limitato numero dipolitiche settoriali, tra le varie la più importante è quella agricola (PAC – Politica AgrariaComunitaria). Sebbene fosse stato enunciato un coordinamento delle politiche, questonei fatti venne disconosciuto perché non si mise in piedi nessuna vera politica diredistribuzione: ad es. non ci fu una politica dei trasporti, questi ultimi infatti in Europaerano diversi tra Paese e Paese e quindi le risorse spese in questo campo sarebbero stateimmense e difformi (stessa cosa per l’agricoltura). Fasi dell’integrazione economica europeaPerché i Paesi puntano alla liberalizzazione del commercio e all’aumento delledimensioni del mercato? Secondo una definizione di Adam Smith, ciò consente diaumentare la produzione e la produttività, in più determina un aumento della ricchezza edel benessere. Anche David Ricardo, con la teoria dei vantaggi comparati, sosteneva checon un sistema di assoluta libertà di scambi, ogni nazione indirizza il proprio capitale edil proprio lavoro verso gli impieghi più vantaggiosi. Stuart Mill sostenne che ilcommercio internazionale (considerato come una sorta di rivoluzione industriale), oltreagli effetti diretti, determina anche effetti indiretti: creazione di condizioni socio-culturaliper un impiego economico di lavoro e capitale, quindi i vari Paesi vengono a contattocon culture diverse e con livelli d’innovazione e processi tecnologici diversi. Ilcommercio internazionale influenza l’allocazione delle risorse interessando il movimentodi scambio di prodotti, fattori ed imprese.Integrazione economica internazionale: è il processo che coinvolge l’amalgama di economieseparate (nazioni) in regioni più ampie, tramite: rimozione discriminatoria di tutti gli impedimenti agli scambi, instaurazione di alcuni elementi di cooperazione e di coordinamento.Su questo punto bisogna distinguere tra integrazione negativa (quando si eliminaqualcosa) e positiva (quando invece si costruisce qualcosa): la prima riguardal’eliminazione di ogni restrizione del processo di liberalizzazione degli scambi (ad es.barriere tariffarie e non), la seconda modifica strumenti ed istituzioni esistenti, ne crea dinuovi e come finalità ha il funzionamento dell’area integrata (ad es. i fondi strutturali). - 6 -
  7. 7. Appunti diPolitica Economica Europea www.profland.135.itIn più all’interno di ciascun tipo di integrazione ne può nascere una settoriale che siconfigura come forma di cooperazione e/o coordinamento. Un es. classico si ha quandonacque la CEE, nella prima fase, venne fatta la nuova PAC; mettendo insiemel’agricoltura di tutti i Paesi della CEE i problemi divennero diversi e tali problematicheimposero la nascita di strumenti nuovi: le c.d. politiche di accordi preferenziali. Forme di integrazione economica internazionale1) Area di libero scambio: tramite la rimozione di tutti gli impedimenti agli scambi tra i Paesi aderenti ed il mantenimento della propria autonomia nella politica commerciale esterna. Tra i vari Paesi aderenti si eliminano tutti gli ostacoli per il commercio, tuttavia ciascuno di questi Paesi rimane sovrano nell’applicazione sulle proprie frontiere dei dazi, nell’attuare politiche di accordi preferenziali, di operare una sorta di competizione artificiale attraverso gli aiuti di Stato volti a sostenere le esportazioni, (tramite il dumping). Un es. di area di libero scambio, nata in contrapposizione alla CEE, fu fatta dall’Inghilterra che non volle entrare nella stessa CEE: l’EFTA.2) Unione doganale: come prima condizione ci dev’essere l’area di libero scambio di merci, poi si deve attuare una politica commerciale esterna comune, cioè si cerca di trovare un livello medio di protezionismo verso il resto del mondo.3) Mercato Comune: prima condizione è l’UD, allora si può avere libera circolazione dei fattori (capitale, imprese, lavoro); il Mercato Comune è una strategia più complessa che va oltre l’abbattimento delle barriere e la libera circolazione di tutti i fattori produttivi, ma punta anche sull’armonizzazione e sulla difesa di quelle imprese che sarebbero tagliate fuori dal mercato, del consumatore e dell’ambiente (tramite le politiche: della concorrenza, del consumatore, dell’ambiente e dei fondi strutturali).4) Unione Monetaria ed Economica Completa: prima condizione è il Mercato Comune e poi si può avere la completa unificazione delle politiche monetarie e fiscali, cioè i Governi perdono la sovranità sulla politica monetaria, delegandola ad una istituzione centrale.5) Unione Politica: di fatto i Paesi partecipanti diventano regioni di una stessa nazione.Vi sono 3 aspetti fondamentali nella politica economica nazionale: la politicacommerciale esterna, la politica di settore, le politiche macro-economiche.Prima di tutto si doveva decidere quale dovesse essere la TCE, cioè il dazio prevalente ecomune verso i Paesi terzi, e poi la redistribuzione del ricavo derivato dalla TCE tra i variPaesi. Si doveva inoltre decidere, in modo nuovo, come dovesse essere impostata lapolitica di relazioni verso i Paesi terzi e quella dei sussidi interni ed alle esportazioni.Per quanto riguarda la politica di settore bisogna allocare gli aiuti di Stato in una logicacomunitaria: mentre prima ciascun Paese era padrone di decidere di quali settori e diquanti aiuti fare uso, ora gli aiuti di Stato diventano dominio di una politica dicoordinamento comunitario.Infine l’impatto di un processo di integrazione sulle politiche macro-economiche portaalla centralizzazione delle politiche monetarie e di bilancio, ad una politica di coesione,alla stabilizzazione dei tassi di cambio ed infine alla moneta unica. - 7 -
  8. 8. Appunti diPolitica Economica Europea www.profland.135.it Integrazione regionale e politica economica nazionale Politica Commerciale Politica di settore Politica macro-economica- fissazione TCE - redefinizione - centralizzazione politiche- redistribuzione ricavo TCE politiche di monetarie e di bilancio- coordinamento relazioni esterne sostegno settoriale - politiche di coesione- modifica sussidi interni ed alle - aiuti di Stato sotto - stabilizzazione tassi di cambio exp coordinamento - moneta unica Tappe storiche e GATT1945.Prime proposte USA sull’organizzazione post-bellica del commercio mondiale.1946.Londra: comitati preparatori.1947.Ginevra: stipula del GATT (General Agreement on Trade and Tarif).1948.Avana: viene elaborata la Carta dell’Avana che conteneva i principi informatori dell’organizzazione del commercio mondiale e prevedeva la costituzione dell’ITO (International Trade Organmization).1950.Gli USA non ratificano la Carta dell’Avana. Iniziano i negoziati multilaterali per la riduzione delle tariffe in applicazione del GATT.1950.Torquay: tematica fondata sulle tariffe.1956.Ginevra: tematica fondata sulle tariffe.1960.61. Dillon: tematica fondata sulle tariffe.1964-67. Kennedy: tematica fondata sulle tariffe e sull’anti-dumping.1973-79. Tokyo: tematica fondata sulle tariffe, su accordi non tariffari e giuridici.1986-94. Uruguay: attenzione su tariffe, accordi non tariffari, giuridici e agricoltura.Da notare che man mano si sono aggiunti sempre più Paesi fino all’Uruguay Round alquale parteciparono 105 Paesi; si cominciò ad abbassare le tariffe dal 40% (1947), al 5%(anni ’80) ed infine al 3% (nel 2000).Il GATT è un’istituzione che nasce nel dopoguerra per regolamentare le varie forme diprotezionismo che i vari Stati avevano posto in essere ed ha come regole fondamentali: • liberalismo: abbattimento delle barriere protezionistiche; • stabilità e trasparenza: impossibilità di tornare indietro, mantenere coerenza del processo di liberalizzazione; • non discriminazione: un Paese che decide di impostare verso il resto del mondo una politica protezionistica non può discriminare verso nessun altro Paese del mondo (clausola della nazione più favorita); • reciprocità: qualunque azione di apertura dev’essere corrisposta in modo analogo da Paesi che godono di questo tipo di apertura.Le forme di integrazione sono compatibili con le regole del GATT nella misura in cuinon possono attivare politiche che accrescano il livello di discriminazione verso i Paesiterzi; quindi sotto le regole del GATT si possono far nascere forme di integrazioneregionale posto che una forma di integrazione regionale non vada a peggiorare il livellodi benessere di quest’area; tuttavia aree di integrazione economiche internazionalipossono condurre a forme di riallocazione internazionale delle risorse non sempreeconomicamente efficienti (trade diversion).Ma perché nasce il protezionismo? - 8 -
  9. 9. Appunti diPolitica Economica Europea www.profland.135.it1) industria nascente che nella fase d’avvio va protetta rispetto alla competizione di altri Paesi più dinamici ed efficienti;2) protezione della salute pubblica (ad es. mucca pazza);3) protezione da “unfair foreign trade policy” (non-equa politica commerciale) di un Paese terzo che opera dando sussidi alle proprie esportazioni e conquista quote di mercato in modo non equo;4) sicurezza militare nazionale: in alcuni settori non si vuole dipendere da tecnologie di altri Paesi;5) difesa programmi nazionali;6) migliorare la ragione di scambio: modificare il rapporto tra prezzo all’importazione e prezzo all’esportazione;7) creazione di entrate per bilancio pubblico;8) proteggere la bilancia dei pagamenti.Quali sono le politiche di impatto diretto od indiretto sugli scambi internazionali?1. accesso ai mercati: il controllo del flusso delle importazioni determina un miglioramento artificiale nel breve periodo della propria competitività rispetto a Paesi terzi; misure di accesso ai mercati sono: i dazi, le quote all’importazione, la limitazione volontaria all’esportazione, le regolamentazioni amministrative, i cartelli internazionali, il prelievo variabile, il controllo sui cambi;2. aiuti alle imprese nazionali per abbassare i costi di produzione;3. aiuti alle esportazioni. Differenze tra quote e dazi Dazio Quota S D S’ D’ a b a’ b’ 2$ c h k d c’ h’ k’ d’ 1$ 0 1 2 3 4 01$2$bd = perdita surplus consumatore 01$2$ac = vantaggio per i produttori (ovvero surplus del produttore)cah = inefficienza economica (cioè perdita efficienza produttiva)abhk = entrate fiscali per lo Stato data da (2$-1$)*(3-2)bdk = costo economico e sociale del protezionismo (perdita di efficienza o di benessere)Nel momento in cui applico il dazio: si riduce il surplus del consumatore, perché questiultimi consumano un quantitativo inferiore al precedente; aumenta il surplus delproduttore grazie al fatto che si ha la possibilità di produrre di più; si crea un’area di - 9 -
  10. 10. Appunti diPolitica Economica Europea www.profland.135.itinefficienza dovuta al fatto di aver protetto un settore rispetto all’alternativa di acquistareil prodotto sul mercato internazionale; si crea un’aera che rappresenta il costo economicoe sociale dell’operazione e la parte di benessere perduta di cui né lo Stato né il produttorese ne impossessano; infine si avvantaggia lo Stato che vede delle entrate fiscali. Tutto ciòprovoca un peggioramento in termini di benessere, ma il danno è generato anche per ilresto del mondo che non esporta più lo stesso quantitativo di prodotto.Nel momento in cui applico una quota all’importazione il p sale da 1 a 2 per 3 motivi:1. perché più di tanto non si può importare sul mercato;2. per la quantità complessiva consumata, data l’elasticità;3. per la quantità complessiva offerta, data l’elasticità.Quindi il p 2 è determinato dalle forze di mercato.La differenza principale tra dazio e quota sta nell’area abhk che prima era ad avvantaggiodello Stato, ora a’b’h’k’ può essere:A. profitto del concessionario: la concessione di questa quota viene data ad un privato;B. divisa tra Stato e concessionario: uno Stato può concedere la quota gratis o farsi pagare la concessione (licenze telefoniche);C. concessa ad un Paese terzo: rendendo questo strumento estremamente discriminatorio;D. lo Stato concede la quota in cambio di particolari clausole: ad es. se sei un Paese in via di sviluppo, ti viene concessa la quota e ti impongo che i soldi ti servono per il tuo sviluppo, poi ti metto la clausola che gli ospedali e le strade siano costruite da me.Altre differenze:- la quota non è by-passabile, il dazio lo è tramite i sussidi alle esportazioni (dumping) o con la riduzione dei margini di profitti da parte delle imprese;- nella quota il p non si fissa a priori, ma è conseguenza degli aggiustamenti del mercato a seguito dell’introduzione della stessa quota;- se aumenta la domanda e lo strumento di protezionismo è il dazio, l’effetto sull’equilibrio del mercato è semplicemente un aumento delle importazioni ed il prezzo rimane quello precedente; nel caso della quota, se la domanda sale, non aumentano le importazioni perché queste sono contingentate, allora l’aggiustamento avviene sul prezzo che sale fino al punto in cui la quota all’importazione resta identica alla precedente, quindi c’è solo un aumento del livello di produzione interna, in questo caso tutto il danno si riversa sui consumatori ed è chiaro che la quota non può portare benessere.Si è detto che le forme di integrazione economica internazionale possono esserecompatibili con le regole del GATT nel momento in cui creano benessere all’interno diqueste aree integrate. Si è visto poi che le forme di protezionismo (dazio e quota) nonpossono portare benessere. Il dazio può essere lo strumento che crea entrate certe, ma èfacilmente by-passabile; la quota è uno strumento più forte per l’interdizione dell’accessoai mercati, perché crea collegamenti con i Paesi in cui si intraprendono relazionicommerciali, politiche e militari. - 10 -
  11. 11. Appunti diPolitica Economica Europea www.profland.135.it Norme tecniche amministrativeQuesto elenco ha come motivazione ufficiale quella della tutela della salute o dellasicurezza pubblica, in realtà sono quelle norme che di solito definiamo barriere non-tariffarie:• licenze e visti;• documenti d’accompagnamento;• standard (controllo qualità e controllo sicurezza);• regolamenti valutari (ad es. deposito temporaneo infruttifero sul valore delle importazioni);• norme igienico-sanitarie;• norme sull’etichettatura;• politiche per commesse pubbliche (si impone di fatto l’acquisto di prodotti nazionali). Aiuti di Stato (strumento della politica economica)Requisiti:1. trasferimento dal settore pubblico a soggetti non del settore pubblico;2. non devono consentire per lo Stato contropartita equivalente di qualcosa;3. contengono almeno un elemento di specificità (cioè l’aiuto viene dato per il consumo di un certo bene, per esportare un certo prodotto);4. influenzano i risultati delle forze di mercato.Ad un aiuto pubblico è connesso unsurplus economico, un incremento di S A P 2prodotto, una sorta di ipotetico edartificiale spostamento verso dx della P B S 1curva d’offerta connessa con l’area Cdell’aiuto (P1P2AC). P 1QQ1BC = incremento utilità socialeQQ1AB = incremento costi sociali DPP2AB = aumento rendita produttoreABC = perdita d’efficienza Q Q 1AC = aiuto unitarioQQ1 = incremento di prodotto PP1BC = aumento rendita consumatoreTutto ciò ci dice che qualunque aiuto pubblico modifica la capacità di competere diquesto settore, di questo gruppo di produttori sul mercato che producono di più evendono di più alterando le quote di mercato. Complessivamente si determina unaperdita di efficienza del sistema che va a scapito anche dei Paesi terzi, perché vengonospiazzati in conseguenza di questo aiuto erogato che genera un aumento di produzioneinterna.Aiuti pubblici alle imprese: contributi in conto capitale (aiuti a fondo perduto o prestiti agevolati); credito agevolato; sgravi fiscali; deficency payment (strumento classico della politica agraria inglese); - 11 -
  12. 12. Appunti diPolitica Economica Europea www.profland.135.it aiuti al consumo (negli USA le famiglie povere hanno dei buoni per l’acquisto di beni alimentari), ai trasformatori ed al reddito.Tipologie dei sussidi alle esportazioni:- sovvenzioni dirette (concetto di dumping, cioè vendita sotto-costo);- detrazioni imposte sul reddito da esportazione;- mutui agevolati agli esportatori;- prestiti a bassi interessi ad acquirenti esteri per stimolare le esportazioni.Dumping:a) persistente (discriminazione di prezzo): continua possibilità di vendere prodotti sui mercati terzi sapendo che c’è un continuo aiuto alle esportazioni a prezzi non concorrenziali, ciò determina una sorta di situazione monopolistica.b) predatorio (temporaneo): la finalità è quella di spingere concorrenti esteri fuori mercato per poi rialzare i prezzi avvantaggiandosi del potere monopolistico acquisito sul mercato estero.c) sporadico: quando congiunturalmente vi sono delle eccedenze sul mercato, in tal caso si collocano queste produzioni sui mercati terzi dando appunto un sussidio alle esportazioni. Possibili fonti di vantaggio economico di un’Unione Doganale1) Maggiore efficienza allocativa: si ottiene perché, aprire la dimensione del mercato, consente di specializzarsi; ciascun settore produttivo cerca di allocare le proprie risorse nel modo più efficiente. Tutto ciò aumenta il benessere.2) Maggiore livello produttivo: avendo a disposizione un maggior numero di consumatori si ottiene un aumento del livello di produzione attraverso il conseguimento di economie di scala. Maggior benessere all’interno dell’area integrata anche per i Paesi terzi.3) Migliore posizione contrattuale a livello internazionale: nell’affrontare un interscambio con i Paesi terzi, la maggiore dimensione economica ed il maggior potenziale produttivo ci mettono nella condizione di giocare una partita sul mercato mondiale da una posizione contrattuale più forte.4) Maggiore competizione: porta ad incentivare gli investimenti in innovazioni tecnologiche per ottenere quella migliore qualità di fattori produttivi. Teoria del second bestPosizione immediatamente precedente a quella di ottimo paretiano (cioè collocazionedelle risorse in maniera più efficiente). Ogni movimento verso il libero scambiomassimizza la produzione mondiale ed il benessere generale. Se un’UD non aumenta ilprotezionismo verso il resto del mondo, la rimozione delle barriere fra i Paesi membricostituisce un movimento verso un più libero scambio. Tuttavia nel caso di “diversionedi commercio” può accadere che non ci troviamo più in una situazione di second best,cioè non si crea benessere. In conclusione, se dal libero scambio si ottiene un aumento dibenessere per i membri dell’UD, anche il resto del mondo sentirà gli effetti benefici diuna tale situazione. In tal caso l’UD porta ad una posizione immediatamente precedente - 12 -
  13. 13. Appunti diPolitica Economica Europea www.profland.135.ita quella di ottimo paretiano (cioè di second best): non si riesce cioè a collocare tutti ipropri prodotti sul mercato in modo più efficiente, ma ci si avvicina molto. Creazione di commercio Prezzo D S Grafico inerente al nostro Paese E F P2 G H P1 I L 0 C A B D QuantitàP1 = prezzo mondiale. P2 = prezzo + dazio. CD = importazioni.OC = quantità che il mio Paese è in grado di offrire al prezzo P1.OD = quantità che chiedono i consumatori.Al prezzo P2 la quantità venduta sarà OA e la quantità richiesta dai consumatori diventaOB, quindi le importazioni si riducono ad AB.EFLI rappresenta le entrate per lo Stato grazie all’applicazione del dazio.P1P2FH indica la perdita di surplus del consumatore in conseguenza del dazio.GEI mostra l’incremento di costo, cioè è l’extra-remunerazione dei fattori produttivi.P1P2EG rappresenta l’aumento del surplus del produttore.FLH è il costo sociale del protezionismo, cioè la parte di perdita di benessere delconsumatore di cui né lo Stato né il produttore se ne impossessa.Creazione di commercio: sostituzione di produzione nazionale (più costosa) conimportazioni più economiche da parte di un partner dell’UD. Viene accresciuto ilbenessere dei Paesi membri poiché comporta una maggiore specializzazione nellaproduzione basata sui vantaggi comparati. Accresce anche il benessere dei non-membri,poiché l’aumento di reddito reale può attivare maggiori importazioni dai Paesi terzi.Fino ad ora ci siamo allontanati da una posizione di ottimo paretiano, dato che ilbenessere complessivo è diminuito (quello dei consumatori)!A questo punto, attuando un’UD con uno Stato più efficiente, togliamo il dazio e ciritroviamo nella situazione iniziale quindi al prezzo P 1 si crea commercio grazie allamaggiore quantità importata (CA + BD). CA indica la prima creazione di commercio,perché sostituiamo la produzione meno efficiente con quella più efficiente. BD è laseconda creazione di commercio dovuta al più alto livello di benessere del consumatore.GIE rappresenta il nuovo surplus del consumatore, EFIL il recupero di surplus e ancheFLH il recupero di surplus. - 13 -
  14. 14. Appunti diPolitica Economica Europea www.profland.135.itIn conclusione: un’UD con un Paese più efficiente genera creazione di commercio(CA+BD) e un aumento del benessere complessivo. Questo è un caso pienamentecompatibile con le regole del GATT e con i movimenti verso l’ottimo paretiano (secondbest). Diversione di commercioDiversione di commercio: le importazioni a costi più bassi dal resto del mondo sonosostituite da quelle da un Paese con cui si costituisce una UD che produce a costi più alti;in altre parole si lascia fuori il Paese più efficiente, da cui si importava prima dell’UD, e siinizia a scambiare con il nuovo membro dell’UD, anche se questo produce a costimaggiori: questo spostamento di flussi di importazione provoca un peggioramento delbenessere.Da ciò deriva che si peggiora l’allocazione internazionale delle risorse e si sposta laproduzione in direzione opposta a quella suggerita dai vantaggi comparati (allocare lerisorse in maniera più efficiente e far produrre e scambiare i prodotti con i Paesi piùefficienti). Prezzo S Es. di U.D. che D provoca diversione di commercio E G J H 2 G’ C’ J’ H’ B’ 1.5 1 M N 0 10 20 30 40 50 60 70 QuantitàDa ricordare che: prima dell’UD si importava dal Paese più efficiente una certa quantità(ad es. AB) ad un determinato prezzo (unità di partenza), dopo l’UD si importa dal Paesemeno efficiente che la offre ad un prezzo più alto (da qui il termine diversione).Costruzione del grafico P D ($) S E F 2 P2 G I L H 1.5 P1 1 M N 0 C A B D Q - 14 -
  15. 15. Appunti diPolitica Economica Europea www.profland.135.itIn questo grafico vengono rappresentati 3 Paesi: il nostro con le curve S e D, il Paese piùefficiente, che offre il bene ad 1$, e quello meno efficiente, che lo offre a 1.5$. Nel caso ilnostro Paese voglia proteggersi dal resto del mondo applicherà un dazio del 100% adentrambi i Paesi – il GATT impone la non-discriminatorietà del protezionismo –portando il p più basso a 2 e quello del Paese meno efficiente ad un p molto alto (a 3$).Ma ci troviamo all’interno di un’UD quindi il dazio sarà applicato solo al Paese piùefficiente, situazione dove: AB sono le importazioni, OA la produzione interna (con ildazio) al livello 2, OC la produzione di partenza e OB il consumo. Dato che il p miglioreè quello ad 1.5$, dobbiamo ragionare sulla linea P 1 e quindi le importazioni (AB)arriveranno dal Paese che è all’interno dell’UD. Il rettangolo AMNB sarebbe il costo diproduzione totale se avessimo importato dal più efficiente, quindi il costo realecomplessivo diventa AILB: la differenza tra questi due rettangoli quantifica la perdita diefficienza e quindi la caduta del livello di benessere (rettangolo ILMN) seguita allacreazione dell’UD. Torniamo al grafico. Dopo l’UD i consumatori possono consumare ilquantitativo OD invece del precedente OB, quindi dovremo importare la differenza(BD) che altro non è che creazione di commercio. Allo stesso tempo il passaggio di p a1.5 ha ridotto anche la quantità che i produttori nazionali possono permettersi, il loropunto di equilibrio è ora in G, quindi la quantità sarà OC: ma per soddisfare iconsumatori si dovrà importare anche la quantità CA (altra creazione di commercio).Riepilogando:• AB (diversione di commercio): è la quantità che prima importavamo dal Paese più efficiente e che ora importiamo da quello meno efficiente (non è gravato dal dazio);• BD (creazione di commercio): dopo che ↓p si devono soddisfare i consumatori importando questa quantità dal Paese meno efficiente;• CA (creazione di commercio): il p precedente consentiva ai produttori nazionali di essere più produttivi, a seguito della ↓p non produrranno più questa quantità che dovrà essere importata dal Paese meno efficiente.Pertanto, la diversione di commercio – flusso di importazione che si è spostato da unPaese ad un altro – è AB e non il rettangolo evidenziato.La perdita di benessere nasce dal fatto che, tralasciando per un attimo il dazio, la quantitàimportata invece di pagarla 1$, la compriamo a 1.5$: l’area del rettangolo (0.5$ * IMP) èappunto la caduta di benessere (nel grafico seguente il rettangolo J’H’NM). P D S 3 E G J H 2 G’ C’ J’ H’ B’ 1.5 1 M N 0 15 20 50 60 QSe si osserva il trapezio GHB’G’ si può notare che questo è composto da: rettangolo JHH’J’: la parte trasferita ai consumatori sotto forma di p più basso; - 15 -
  16. 16. Appunti diPolitica Economica Europea www.profland.135.it trapezio GJC’G’: indica il surplus che il produttore perde a vantaggio del consumatore; triangoli JJ’C’ e HH’B: miglioramento del benessere dovuto alla creazione di commercio, in entrambi i casi si recupera una situazione di maggior efficienza.Quindi, a seguito di un’UD abbiamo una diversione e due creazioni di commercio, intermini di benessere abbiamo una caduta dovuta al maggior costo. Ma un’UD si fa peraumentare la produzione, per allocare meglio le risorse, ecc., in pratica se si migliora ilbenessere. In questo caso invece ne abbiamo fatta una che è andata contro le regole delGATT e che non si muove verso l’ottimo paretiano, ma verso una posizione sub-ottimale. In conclusione: è caduto il benessere → è diminuito il reddito → si affievoliscela propensione marginale ad importare (cioè si sta importando di meno). Effetti statici di un’ Unione Doganale1. Risparmio in campo amministrativo: dato che con l’UD si eliminano le dogane;2. migliora la ragione di scambio: solo se c’è diversione;3. creazione di commercio;4. diversione di commercio: si hanno conseguenze a cascata, infatti: i. cade il benessere complessivo: si vede anche dal grafico, dove il rettangolo è maggiore dei 2 triangoli, ii. cade la domanda di importazioni (a seguito della caduta del benessere): il reddito è più basso e quindi si importano meno beni dal resto del mondo, iii. si deprimono i prezzi mondiali (per ↓D): soprattutto se si è un grande produttore e si è costretti a importare di meno, iv. si deprime la produzione interna (per ↓ dei redditi): in quanto i consumi sono una delle componenti della domanda aggregata e influenzano la produzione interna, v. si riduce l’offerta di esportazioni (per ↓ della produzione): a parità di consumo interno si ha meno disponibilità di beni da esportare sul mercato mondiale.Da notare inoltre che una diminuzione delle esportazioni in un grande Paese produttorecomporta una rarefazione del mercato mondiale da disponibilità dei prodotti, neconsegue che si modifica la ragione di scambio, in quanto l’impatto sulle esportazioni èmaggiore di quello sulle importazioni (i prezzi dei beni esportati aumentano di più diquanto si deprimano quelli dei beni importati per indici EXPl’effetto “forbice”). prezzi ragione diL’unico effetto positivo – al di là della diversione e scambiodella creazione di commercio – è quindi quello di 100 IMPaver migliorato la ragione di scambio dei propriprodotti esportati su quelli importati: la riduzionedelle IMP tende a deprimere i prezzi mondiali,mentre la caduta della EXP tende a farli salire.Ma quando si fa un’UD si ha sempre questo effetto?Per poter rispondere bisogna partire dal grafico che rappresenta l’aumento di benessereconnesso alla creazione di commercio. - 16 -
  17. 17. Appunti diPolitica Economica Europea www.profland.135.itLe aree dei due triangoli (effetto benessere connesso alla Dcreazione di commercio) variano al variare dell’altezza P E S(livello di protezionismo – dazio) e della base (legata allapendenza di S o di D): se ad es. la curva è piatta lacaduta del protezionismo ha effetti diversi dato che labase del triangolo è più ampia. 0 QA questo punto bisogna vedere se il benessere puòessere maggiore o minore, concentrandosi sul livello diprotezionismo prima dell’UD e sulla pendenza di S. La P D Sgrandezza del rettangolo che ci interessa dipende Edall’inefficienza del Paese con cui si crea l’UD.Nel fare il disegno il rettangolo potrebbe essere anchepiù piccolo della somma dei due triangoli, l’importante 0 Qè, una volta stabilito il disegno, chiedersi se la situazionesi possa modificare e cosa sia possibile fare. Ciò è possibile in quanto una forma diintegrazione economica regionale come l’UD deve mirare all’ottimo paretiano: tutto sibasa sul differenziale tra il p del Paese più efficiente (più il dazio) e quello del Paeseinefficiente. Basta infatti che dopo l’UD il protezionismo passi dal 100% al 50% che ci siritrovi con un effetto zero di diversione di commercio, in quanto entrambi i Paesioffrirebbero ad un p = 1.5$ (chi con il dazio e chi senza) annullando l’effetto diversioneanche se si scegliesse di fare l’UD con il Paese meno efficiente. D S P (paese 2) S1+T S3+T 1.5 S3 S1 (paese + efficiente) 0 QCondizione 1(sulla diversione di commercio)Livello delle barriere commerciali prima dell’UD nei Paesi costituenti: maggiori barriereportano ad un maggiore benessere. Cioè a parità di ∆ costo (differenziale di efficienza)tra S1 (mondo) e S3 (Paese entrante nell’UD), l’eliminazione dei dazi tra S 2 e S3 stimola lacreazione di commercio in maniera direttamente proporzionale all’ampiezza del dazioprecedente l’UD (diminuendo T si riduce il livello di protezionismo).Condizione 2Se contestualmente alla formazione di una UD tra S 2 ed S3 viene ridotta la barrieradoganale (ad es. da 100% a 50%) si crea commercio e si riduce l’effetto diversione(effetto netto positivo), in quanto S 1 ed S3 potrebbero vendere entrambi ad 1.5$.L’effetto diversione non si elimina del tutto in quanto, a parità di p, ci possono esserealtre motivazioni (ad es. politiche) che spingono a proseguire le relazioni precedenti.Condizione 3Più è elevato il numero di Paesi che aderiscono all’UD, più è grande la loro diversione epiù è elevata la possibilità ci siano Paesi più efficienti (l’efficienza è data dall’inclinazione - 17 -
  18. 18. Appunti diPolitica Economica Europea www.profland.135.itdella curva S e dal livello di protezionismo). In altre parole se si passa, come è successonell’UE da 6 a 15 Paesi, aumenta la probabilità che ci sia un Paese che offra il prodottoad un p molto basso e di conseguenza che non si determini l’effetto diversione: conquesta situazione si ha creazione di commercio e aumento di benessere, determinandoanche una specializzazione produttiva, ovviamente non più inficiata dal protezionismo,dato che tutti i Paesi si trovano all’interno dell’UD.Condizione 4Quanto più concorrenziali, e non complementari, sono le economie dei Paesi membri,tanto più aumentano le opportunità di specializzazione e di creazione di commercio. Seinfatti nell’UD ci fossero due Paesi produttori di beni complementari (ad es. zucchero ecaffè), la riallocazione dei fattori produttivi sarebbe meno efficiente e l’interscambiomodesto. Se invece i Paesi sono tra loro concorrenti si stimola la specializzazione e lacreazione di commercio: queste le motivazioni che spingono l’UE ad aumentarecontinuamente il numero dei Paesi membri.Condizione 5Più vicini geograficamente sono i Paesi di un’UD e minore sarà l’impatto negativo deicosti di trasporto sulla creazione di commercio. In quanto se i Paesi fossero tra lorodistanti, i costi di trasporto annullerebbero il differenziale di costo (lo 0.5$ di prima),limitando l’interscambio positivo tra i Paesi.Condizione 6Più forti erano le relazioni commerciali prima dell’UD (per motivi di vicinanza, politici,di struttura della domanda e di mix produttivi), tanto maggiori saranno gli effetti (sullacreazione di commercio) della rimozione delle barriere tariffarie a seguito dell’UD,mitigando l’eventuale effetto diversione.N.B. Non confondere la diversione con la creazione di commercio; affianco alladiversione si possono generare creazioni di commercio, connesse alla diversione ed allacreazione (creazione di commercio → crescita di benessere, diversione di commercio →perdita di benessere); vedere se l’UD si muove o meno verso l’ottimo paretiano (quindisecond best), se gli effetti sono anche sul resto del mondo e se le variabili possonomodificare la diversione e quindi ristabilire un equilibrio positivo.Conclusioni: l’UD prevede l’eliminazione di tutte quante le restrizioni (1968), questonell’UE non è ancora completamente avvenuto, e si sono visti gli effetti complessivi diun’UD sulla politica commerciale esterna e sulla creazione di benessere (coerentementecon i principi del GATT). Si sono analizzate inoltre quelle situazioni (possibili ma nonuniche) in cui un’UD con Paesi meno efficienti possa abbassare il livello di benessere perl’effetto diversione. Infine si è visto come annullare questi effetti negativi conun’adeguata strategia (ad es. agendo sui livelli di protezionismo o migliorando l’efficienzaproduttiva interna di alcuni settori). Si è parlato di “effetti statici”. Effetti dinamici di un’Unione DoganaleI benefici dinamici, più importanti di quelli statici (5-6 volte maggiori), sono: - 18 -
  19. 19. Appunti diPolitica Economica Europea www.profland.135.it1. aumento della concorrenza: la caduta delle barriere commerciali pone a confronto diversi sistemi economici stimolandoli verso una maggiore efficienza (anche con innovazioni tecnologiche) – in altre parole le diverse imprese si trovano a competere l’una con l’altra in un mercato aperto e sono costrette a migliorarsi – perché ciò si attui è però necessario non solo eliminare gli ostacoli, ma anche porre delle regole di politica della concorrenza (norme Antitrust); in realtà nell’UE ciò non è successo fino al 1993;2. economie di scala: l’UD permette di accedere ad un mercato più ampio anche a quelle imprese meno efficienti, quindi data la stessa efficienza produttiva è possibile che l’impresa si “aggiusti” in tale mercato più ampio;3. incentivi agli investimenti: le imprese che si trovano all’interno di quest’area protetta possono – se non rimangono “ferme” sfruttando solo la maggior ampiezza del mercato – diventare più attive, facendo investimenti al fine di migliore l’efficienza produttiva, va notato inoltre come anche le imprese provenienti da Paesi terzi siano incentivate a costituire impianti all’interno di un’area integrata e protetta, in quanto così facendo possono aggirare le barriere protezionistiche collocandosi all’interno dell’Unione, che conseguenzialmente aumenta le sue potenzialità di crescita.Il vantaggio di attirare investimenti da Paesi terzi diventa ancora più importante inun’ottica di globalizzazione e di internazionalizzazione dei mercati, in quanto spinge leimprese a localizzarsi per evitare di essere discriminate in questo mercato e quindi hal’effetto positivo di “crescita del sistema economico” dell’Unione.La rimozione delle barriere genera:• effetti diretti “differiti”: un aumento della concorrenza provoca una riduzione dei margini di profitto, così come le economie di scala una riduzione dei costi di produzione; di fronte ad un mercato più ampio ed ad un consumatore diversificato si ha un aumento delle quote di mercato, una riduzione dei costi di produzione (per le economie di scala), una diminuzione dei prezzi (a vantaggio del consumatore) e degli effetti non di prezzo (come la diversificazione della produzione e l’innovazione di processo e di prodotto), in pratica l’impresa “gioca” sia sulla competitività che sulla non competitività del prezzo;• effetti indiretti dinamici: 1. miglioramento delle efficienze e delle strutture; 2. cambiamento nella competitività intra-CEE: un’apertura al mercato favorisce le imprese migliori, diventano quindi necessarie le politiche di “sviluppo bilanciato” (o di coesione economica e sociale) in modo da non far pesare questo cambiamento sulle imprese minori o sui lavoratori o, in genere, sulle regioni marginalizzate; 3. cambiamento nella competitività rispetto ai Paesi extra-CEE: conseguenza del punto precedente è che si modificano i livelli di competizione complessivi medi anche rispetto al resto del mondo; 4. aumento della possibilità di scelta del consumatore.Per avere una posizione negoziale migliore sulla scena mondiale – in un’UD che va versoun MU – si devono considerare tre grandi linee: crescita, competitività intra ed extra-CEE, strategia a vantaggio del consumatore. - 19 -
  20. 20. Appunti diPolitica Economica Europea www.profland.135.it Effetti diretti “differiti” Effetti diretti “immediati” Riduzione dei Aumento della Riduzione margini di profitto concorrenza dei costi di Rimozione produzione barriere e di Riduzione dei costi Economie di scala distribuzione di produzione Riduzione dei costi e dei prezzi Modifiche nella Aumento Progresso Cambiamenti competitivit à della delle nella rispetto ai possibilità di efficienze e competitività paesi extra- scelta dei delle strutture intra-Cee comunitari consumatori Effetti indiretti dinamici Rilancio del processo d’integrazione (Summit dell’AJA nel 1969) Completamento Approfondimento Allargamento Creazione Aumento Sistema Istituzione Europa risorse potere del integrazione Unione dei 9 proprie parlamento coordinamento economica (1973) (bilancio) politica estera monetaria Fondi Armonizzazione Indipendenza per la sull’imposizione finanziaria PAC indiretta fiscale (IVA) Risorse proprie: dazi doganali su tutte le merci, prelievi variabili, % IVALa forte crescita economica degli anni ’60 e questioni politiche avevano ritardato ilprocesso di integrazione, tanto che nel 1968 l’UD prevedeva solo la rimozione dellabarriere tariffarie ed una politica comune per l’agricoltura. È con il 1969 che riparte ilprocesso di integrazione europea, anno in cui si organizza il vertice dell’Aja e vienestilato il “Nuovo Pacchetto” gestito dai due Paesi (dei 6) più forti dell’Unione, Francia eGermania, che puntano su tre linee d’azione strategica: completamento del processod’integrazione, suo approfondimento ed allargamento dell’UE.Completamento del processo di integrazione - 20 -
  21. 21. Appunti diPolitica Economica Europea www.profland.135.itIl processo di completamento richiede una certa autonomia finanziaria dell’UE, che finoa quel momento si concretizzava solo nei dazi connessi alla PAC, in assenza quindi di unvero e proprio bilancio dell’Unione. Tale completamento si articola su tre aspetti.1. Creazione delle risorse proprie: sono le entrate del bilancio comunitario, costituite in prevalenza dal dazio (applicato su tutte le produzioni, agricole e commerciali), altro strumento della PAC era il “prelievo variabile”, che ha costituito per molto tempo una voce importante delle entrate; tutti gli introiti derivanti da questi strumenti vanno direttamente nelle casse comunitarie al netto di un 10%, per i costi di gestione delle dogane nazionali. Con l’allargamento e l’approfondimento dell’UE ci si accorse di due fenomeni: innanzitutto che i dazi, spingendo verso accordi multilaterali e riducendo quindi il protezionismo unitario, non potevano più essere considerati una fonte sicura di entrate (in quanto erano certi solo se si importava molto), inoltre il grado sempre crescente di autosufficienza (quindi auto-approvvigionamento) riduce le importazioni e quindi le entrate tributarie. Chiaro quindi come fosse necessario trovare una nuova voce di entrate fisse: la soluzione fu l’IVA, le cui entrate (di tutti gli Stati dell’Unione) devono confluire nelle casse comunitarie in una percentuale dell’1%. Siamo quindi nella fase in cui si creano quelle risorse finanziarie (in larga parte utilizzate nella PAC) che permetteranno all’UE di avere una maggiore indipendenza finanziaria, in più creando risorse proprie si crea il bilancio dell’UE.2. Aumento dei poteri del Parlamento: soprattutto in materia di bilancio, la cui approvazione costituisce il potere forte del Parlamento e ne aumenta l’importanza.3. Armonizzazione sull’imposizione fiscale: tramite l’imposta indiretta (IVA).Approfondimento del processo di integrazioneDue le fasi principali del processo di integrazione avviato nel 1969:1) si decide di iniziare ad avere un sistema intergovernativo di coordinamento della politica estera (CPE): elemento estremamente debole data la forte frammentazione,2) si comincia a pensare all’Unione Economica e Monetaria Europea: si inizia da molto lontano, dal “serpente monetario”.Tutto ciò perché ci si rende conto che senza un unione di tal genere i Paesi, le imprese edi consumatori non avrebbero una distribuzione equa dei vantaggi derivanti dallacreazione di un MU.Allargamento dell’UEDopo un primo periodo di rodaggio, si iniziano a vedere gli effetti positivi di taleprocesso d’integrazione e alcuni Paesi, che si erano inizialmente tirati fuori, presentano laloro candidatura: Regno Unito, Irlanda, Danimarca e Norvegia. La Norvegia sottoponeperò questa decisione ad un referendum popolare che boccia nel 1973 l’entrata nell’UE.Con l’inserimento di Paesi forti, come l’Inghilterra che chiede il “contro-bilanciamento”delle politiche esistenti (in particolare di quella agraria), c’è sempre una fase di“transizione”, volta ad aggiustare i sistemi dei nuovi Paesi ed alla realizzazione di variprotocolli d’intesa.Il processo appena descritto si va ad arricchire di una serie di fasi. - 21 -
  22. 22. Appunti diPolitica Economica Europea www.profland.135.it1972.Serpente monetario: inizia la lenta fase di armonizzazione delle politiche di gestione dei cambi tra i Paesi dell’Unione, si inizia cioè ad immaginare che per raggiungere l’UM ci sarà un momento in cui si avrà un sistema di cambi fissi (in modo da aumentare la stabilità) ed un altro in cui ci sarà una moneta unica, per far ciò è necessario disegnare un percorso che accompagni i vari Paesi a posizionarsi sul mercato dei cambi e nel quale le diverse valute inizino a coordinarsi tra loro e fissino poi delle parità in principio bilaterali; diventando l’interconnessione sempre più stretta, una singola moneta vede ridurre la sua autonomia (ad es. di svalutazione) – ciò avrebbe delle ripercussioni prima bilateralmente e poi sul paniere (ovvero sull’intero sistema) – in quanto è costretta a muoversi all’interno di una banda di oscillazione predefinita, ma diversa tra i Paesi.1973.Fondo Europeo di Cooperazione Monetaria (Fecom): strumento di supporto al serpente.1974.Problema della convergenza: nella fase preliminare dell’UM è fondamentale che chi entra abbia caratteristiche economiche simili a quelle degli altri Paesi, per questo nel periodo tra il 1974 ed i 1992 (Trattato di Maastricht) ci si è concentrati sulla: • stabilità: del deficit, del debito pubblico, dell’inflazione e dei tassi di cambio, • crescita economica: se due Paesi hanno tassi di crescita e propensione marginale ad importare diversi, si genereranno dei costi, quindi ci si è concentrati sul debito pubblico, che è un rapporto ed al denominatore ha il PIL, • piena occupazione: il problema nasce dalla mancanza di strumenti (come il tasso di cambio e le politiche di bilancio) atti a combattere la disoccupazione, chiaro quindi come le difficoltà di riequilibrio aumentino se dall’altra parte sono diverse le politiche sindacali, la spesa previdenziale e la flessibilità del mercato del lavoro.1975.Fondo regionale: si intuisce che tutto il processo porterà ad une serie di squilibri a livello regionale e quanto sia necessario uno strumento capace di controbilanciare questi effetti negativi, in situazioni di minori vantaggi competitivi.1979.Istituzione del Sistema Monetario Europeo (Sme) e dell’Ecu: l’Ecu non è una moneta ma un termine monetario di riferimento per tutte le transazioni, al quale si fissano le parità delle varie monete.Nuove richieste di adesione alla Comunità Europea: dopo l’entrata di Inghilterra, Danimarca eIrlanda nel 1973 – ampliamento che si può definire “economico”, dato che i nuovi Paesi,eccetto l’Irlanda, sono “ricchi” ovvero contributori netti al bilancio UE – è la volta dellaGrecia nel 1975. Anche in questo caso c’è un periodo di transizione (breve per la relativafacilità di far entrare un Paese come la Grecia, che ad es. aveva già goduto di una politicapreferenziale) per l’aggiustamento di tutte le politiche e nel 1981 c’è l’accesso.Nel 1977 ne fanno richiesta la Spagna ed il Portogallo che vi accedono però solo nel1986, in quanto (soprattutto per la Spagna) sono notevolmente maggiori le dimensioni,la popolazione, la crescita del PIL, la disoccupazione. Ci sarebbe stato quindi unospostamento del baricentro (in particolare per ciò che riguarda l’agricoltura) dell’UEverso il Mezzogiorno e ciò preoccupava Paesi forti come la Germania e la Francia che sisarebbero trovati un forte concorrente. È stato quindi necessario un rafforzamento dellepolitiche a favore delle regioni che già erano all’interno. L’allargamento a questi ultimi 3Paesi può essere definito “politico”, in quanto si era all’indomani di regimi totalitari, conpoca familiarità con la democrazia. - 22 -
  23. 23. Appunti diPolitica Economica Europea www.profland.135.itRiepilogo della fase fino al 1977:- iniziale fase di rilancio del processo di integrazione sull’onda dell’espansione economica degli anni ’60, capeggiata dalla Francia e dalla Germania;- rallentamento dovuto all’ingresso dell’Inghilterra, che vuole spostare le decisioni a proprio vantaggio, tralasciando la politica agraria alla quale non è interessata;- sul fronte internazionale, la seconda crisi petrolifera rallenterà tutta la congiuntura economica internazionale.1978-79. Seconda crisi petrolifera: quest’altro forte aumento dei prezzi del petrolio (dopoquello avvenuto nel 1973-74) causò un ristagno della produzione, una fortedisoccupazione ed una riduzione degli scambi commerciali mondiali, che a sua voltaportò ad una diminuzione della quota comunitaria sul mercato mondiale, ad unacontrazione della domanda globale interna e quindi degli scambi intra-CEE; questoristagno durò fino al 1982.dal 1983. Inversione del ciclo economico: questo grazie all’aumento dei livelli dei tassi dicrescita, alla caduta dei tassi di disoccupazione (dopo il 1985), alla ripresa degliinvestimenti (specie in tecnologia) ed alla ristrutturazione delle imprese (necessaria sevogliono conquistare competitività una volta caduto il protezionismo); tutto ciò favorì laripresa delle iniziative per rilanciare il processo di integrazione europea. Punti salienti del rilancio del processo di integrazione europeaIn vista del lungo cammino che porterà all’Unione Monetaria (nel 1999), comincia unlento processo di convergenza dei fondamentali dell’economia (politica dellaconvergenza). Al tempo stesso un altro punto su cui si inizia a discutere è che ogni voltache riparte l’integrazione, questa si completa sul piano interno e si guarda all’esterno(siamo infatti nel 1983 e alla fine, nel 1986, entreranno nuovi Stati). Va infine affrontatoil problema dell’Inghilterra, che cerca sempre di spostare l’attenzione sulle propriequestioni, subordinando ad esse la possibilità di allargamento. In tutto questo percorsosarà inoltre fondamentale l’eliminazione reale di tutte le barriere tariffarie e non tariffarie(tecniche, fisiche e fiscali), passaggio questo non operato completamente dall’UE, doveerano rimaste le barriere non tariffarie, ma considerato nel Libro Bianco di Delors.Punto 1Si fissò nel 1992 (con precisione 31/12/1992) la data in cui si dovrà portare acompimento il MU, quindi si stabiliscono 10 anni di preparazione (‘82-‘92)Punto 2Vengono fissate nuove priorità (cioè le fasi del nuovo processo): politiche redistributive,nuove relazioni economiche esterne, politiche sociali, unione economica e monetaria.Tali politiche saranno di supporto a ciò che avverrà una volta completato il MU: lepolitiche redistributive basate sui fondi comunitari serviranno a livellare i vantaggi oalmeno a mitigare nel breve periodo gli eventuali danni, le politiche sociali dovrannofunzionare da stabilizzatori socio-economici e l’unione permetterà una regolamentazionegenerale – togliendo ai Paesi le libertà di gestire variabili come i tassi di cambio e diinteresse – che manterrà artificialmente alta la competizione all’interno dell’area.Punto 3 - 23 -
  24. 24. Appunti diPolitica Economica Europea www.profland.135.itLancio del programma strategico europeo per la ricerca e lo sviluppo nella tecnologiainformatica (ESPRIT – European Strategic Program for Research and development inInformatic Technology). La forte attenzione verso l’innovazione tecnologica – bisognaspingere al massimo la competitività e puntare sui c.d. “campioni nazionali” – porta allafissazione di una 1° fase (1984-88) il cui obiettivo sarà una stretta cooperazione fra icampioni nazionali (imprese leader) dei settori dei diversi Paesi membri (quindi 12campioni). Altro obiettivo era la creazione di standard europei comuni (BNT) all’internodel problema delle barriere non tariffarie tramite un approccio di armonizzazione settoreper settore e barriera per barriera; tale approccio non portò però i frutti sperati, tantoche per sbloccare la situazione di stallo fu fatto nel 1985 il Libro Bianco.Punto 4Il progetto RACE (Research in Advance Communication for Europe) punta su unsistema di comunicazioni avanzate, proprio per facilitare le imprese che dovranno poicompetere su tale mercato.Punto 5Progetto BRITE (Basic Research in Industrial Technology for Europe).Punto 6Progetti congiunti in vari campi, finalizzati alla ricerca e sviluppo (R&S).Punto 7Progetto EUREKA (European Research co-Ordinating Agency – Agenzia europea per ilcoordinamento nella ricerca).I progetti ai punti 3-4-5-6-7 formano un pacchetto di una strategia di forte sostegno allaricerca per inserire progetti di avanzata tecnologia a sostegno di tutto il sistemaindustriale europeo, ma puntando in particolare sui campioni nazionali.In sintesi si può dire che la cooperazione si inizia a spostare dal versante commercialeverso altre aree, in modo che l’Unione non solo liberalizzi gli scambi, ma dia primasicurezza anche a chi è meno efficiente e poi cominci a guardare oltre, in direzione diun’unione economica e monetaria e di un ulteriore allargamento.Punto 8Crescente convergenza delle politiche macro-economiche, cioè: politiche monetarierestrittive, stabilità dei tassi di cambio, riduzione del debito pubblico (fatta eccezione perItalia e Grecia), maggiore flessibilità dei mercati del lavoro (tramite la riduzione dellaquota dei salari e degli stipendi sul reddito totale e relativo aumento della redditività delleimprese). Tale situazione durerà fino al 1989.L’obiettivo era quindi quello di avere nell’UE un livello di inflazione molto basso, anchese questo potrebbe generare qualche problema su altri fronti. Per raggiungere questoobiettivo si iniziò a pensare a politiche restrittive, quali richiamare i capitali dall’estero,rivalutare le monete europee, rendere più difficili le esportazioni per l’Europa (quindi farcadere la componente estera della D aggregata), rallentare la componente interna relativaagli investimenti ed ai consumi privati, generare un certo livello di disoccupazione etenere alti i tassi d’interesse. Tale ultima politica comporta un aumento del debitopubblico (somma dei deficit anno per anno, quindi somma dello squilibrio generatoanno per anno tra entrate fiscali e spese dei governi, l’eccesso di spesa viene finanziatoappunto dal debito pubblico) e questi a sua volta obbliga ad avere un tasso di interesseconcorrenziale sul piano internazionale (non sono solo i risparmiatori interni a poter - 24 -
  25. 25. Appunti diPolitica Economica Europea www.profland.135.itsostenere elevati tassi di deficit pubblico); necessario quindi che il tasso di cambio siastabile e che la moneta europea sia forte sulla scena internazionale rispetto al dollaro eallo yen (auspicio che i fatti non hanno confermato).Per supportare tutto ciò, si intuisce l’importanza del mercato del lavoro e si enuncial’obiettivo di omogeneizzare i mercati del lavoro e le relative regolamentazioni negli Statimembri, puntando su una maggiore flessibilità e sullo spostamento della quota delreddito nazionale non a favore dei salari ma a favore dei profitti, in modo da sostenere ilprocesso di ristrutturazione industriale.Punto 9Nuovo dibattito sull’ampliamento della CEE. L’obiettivo in questo caso è di far entrare ipotenziali nuovi partner ad una soglia più alta di efficienza istituzionale, economica edemocratica. Perché non si crei una sorta di negoziato su come debba essere la fasesuccessiva, si preventivano dei paletti (ovvero dei target) tra i quali gli altri Paesi devonorientrare. Il rilancio del processo di integrazione ed il problema britannicoIl rilancio del processo di integrazione punta su:• riforma delle politiche (in particolare quella agricola comunitaria);• riforma delle istituzioni;• ricerca di nuove aree per un’iniziativa comunitaria.Durante questo processo si pose però il rilevante “problema britannico”: la GranBretagna contribuisce con il 70% alla produzione agricola comunitaria ed il bilancio tradare ed avere è a sua completo sfavore, infatti la Gran Bretagna rappresenta uncontributore netto: IVA - Entrate di bilancio CEE. Il problema posto dall’Inghilterra è,in altre parole, un problema contabile: il bilancio della CEE è costituito dalle risorseproprie, ogni stato cioè vi contribuisce – non solo con le entrate connesse ai dazi ed aiprelievi, ma anche con una quota proporzionale del PIL collegata all’IVA – in funzionedella propria ricchezza (sulla base della c.d. solidarietà finanziaria) e se ne riappropria diuna parte in base alle politiche esistenti e della relativa importanza delle stesse sui relativisettori dei singoli Paesi; dato che la PAC assorbiva i 2/3 del bilancio comunitario e chel’Inghilterra aveva una quota minima (2 o 3%) del prodotto interno di questo settore sulsuo PIL – era quindi un Paese deficitario in un settore dove erano applicate leggiprotezionistiche e ciò andava a discapito anche dei consumatori (↑ p) – è evidente comequesto Paese risultasse sempre un pagatore netto, venisse cioè penalizzato. Per talemotivo il Regno Unito si opponeva, ponendo il vincolo della sua soddisfazione, all’avviodi nuove iniziative che avrebbero, tra l’altro, richiesto nuove risorse di bilancio.La soluzione a tale problema passa attraverso due tematiche, una decisione di tipostrutturale ed una di tipo congiunturale, ovvero:1. riduzione dell’impatto della PAC sulle spese del bilancio CEE (allora di circa 2/3): questo significava riformare la PAC, facendo cadere il sostegno all’agricoltura;2. indennizzo dell’Inghilterra: soluzione transitoria adottata tra il 30/05/80 ed il 31/03/1984 (anno della prima radicale riforma della PAC che cercò di riequilibrare - 25 -
  26. 26. Appunti diPolitica Economica Europea www.profland.135.it gli scompensi tra dare ed avere) che accordava all’Inghilterra una certa somma annuale che bilanciasse meglio la differenza tra quanto questa perdesse e quanto invece potesse ottenere.Solo a tali condizioni l’Inghilterra avrebbe accettato l’ampliamento delle entratecomunitarie necessario per l’avvio di nuove iniziative. Bilancio comunitario e riforma della PACTali problemi vennero affrontati nel summit di Fontainebleau (1984) concordando:• nuove misure per controllare la crescita delle eccedenze,• la creazione delle risorse proprie (aggiuntive): nel 1986 l’IVA passa al 1.4% del PIL.Già nel 1978 la DG16 (Direzione Generale che si occupa delle politiche regionali) avevadato mandato ad un gruppo di studiosi di vari Paesi dell’UE di analizzare l’attuale PAC:lo studio, durato circa 2 anni, evidenziò come tale politica invece di supportare unosviluppo bilanciato aveva creato uno squilibrio nella crescita delle diverse regionicomunitarie per il peso che l’agricoltura aveva nelle varie aree, per come ogni territorioera collocato sui particolari comparti produttivi, per come la PAC aveva protetto di piùcerti settori e meno altri: in sintesi i problemi erano che la spesa pubblica si concentravanelle zone più ricche dell’UE (l’80% dei soldi che arrivavano dall’UE andavano al 20%dei produttori agricoli), ovvero che prendevano di più quei produttori che avevanoaumentato, grazie al protezionismo, le eccedenze nel settore agricolo ed infine che, unavolta deciso che questa politica avrebbe assorbito meno risorse, l’IVA all’1% non bastavapiù.Le nuove direttive introdotte dal Summit del 1984 accontentarono solo in partel’Inghilterra, in quanto questa, avendo un basso grado di auto-approvvigionamento, nonrientrava in una serie di altri aiuti, dato che questi si danno in base a quanto si produce, aprescindere dalle eccedenze, ed al contributo del settore.La PAC deve quindi essere riorientata e parte la 1° Riforma della PAC stessa: nasce qui ilproblema – abbattutosi nel 2000 sui produttori di latte italiani – delle quote, i produttoricapiscono a loro spese che non possono più produrre eccedenze pensando di essererimborsati (se producono di più dell’anno precedente dovranno pagare una penale).Riepilogo delle modalità di indennizzo dell’Inghilterra: nel Summit di Fontainbleu (1984)fu introdotto un meccanismo permanente di parziale compensazione, basato sulladifferenza tra il suo contributo all’IVA e le sue entrate complessive del bilanciocomunitario. Il deficit strutturale tra dare ed avere nasceva: dal tipo di PAC; dalcontributo del settore agricolo al PIL inglese; dal grado di auto-approvvigionamentodell’Inghilterra in campo alimentare.N.B. Questo grado dava la situazione strutturale (settore per settore) di ogni Paeseall’interno dell’UE ed è dato dal rapporto tra la produzione di un bene di un Paese e delconsumo dello stesso bene di quel Paese, moltiplicato per 100; se uguale a 100% il Paesesarà autosufficiente, se invece la produzione ↑ (e/o il consumo ↓) allora quel Paeseproduce di più di quanto i suoi consumatori consumano a quel prezzo, anche unavariazione di p del mercato fa variare la situazione. - 26 -
  27. 27. Appunti diPolitica Economica Europea www.profland.135.itUna volta deciso il set di riforme, risolto il problema dell’Inghilterra ed affrontato quellodell’ampliamento delle risorse finanziarie, si riproponeva il problema dell’allargamento: siera partiti da 6 Paesi, nel ’73 si erano aggiunte Inghilterra, Danimarca e Irlanda(spostando il baricentro verso il nord-Europa). Nel 1981 si era concessa l’entrata dellaGrecia (arrivando a 10 Paesi membri) senza particolari problemi, in quanto questa erauna Paese relativamente povero e piccolo, con un’agricoltura importante nel suo sistemaeconomico, ma non fortemente innovativa.La situazione di Spagna e Portogallo (entrate nel 1986) era invece molto piùproblematica, tanto che si dovette ricorrere ad una politica di transizione che cercasse diporre le economie mediterranee dei Paesi già membri su una migliore base competitiva:la soluzione non poteva muoversi solo sull’agricoltura (tanto più che dal 1984 il sostegnoa tale settore sarebbe diminuito), furono quindi messi a punto nel 1985 i PIM(Programmi Integrati Mediterranei). Fu costituito un gruppo di esperti di vari Paesi (piùelementi della Commissione Europea e del Comitato economico e sociale) con lo scopodi studiare la situazione e preparare un progetto di sviluppo integrato che considerasse ivantaggi competitivi (quindi i settori su cui puntare) ed il tipo di sinergie e diintegrazione di quel territorio (tra pubblico e privato) dei membri: in pratica analizzaretutti i settori produttivi (artigianato, industria, turismo ed agricoltura), trovandone lecaratteristiche migliori, ed incentivarli con finanziamenti UE. I PIM furono approvati,permettendo l’ingresso di Spagna e Portogallo, anche se non diedero un grandissimorisultato, visto che era la prima volta che si chiedeva una sorta di partnership tra privati,Ente pubblico, UE e Regioni (difficile che un privato investa in questo tipo di progetto). Il Libro Bianco (1985)I passaggi per la creazione di un MU sono:1. eliminazione progressiva dei dazi e delle altre restrizioni quantitative: già messo a punto con l’UD nel 1968;2. abolizione barriere statali: sia tariffarie che non tariffarie;3. soppressione delle forme di discriminazione basate sulla nazionalità: ad es. libera circolazione del lavoro, delle imprese e del capitale;4. politiche della concorrenza (norme anti-trust, bando di aiuti statali, ecc.), dell’ambiente, dei fondi strutturali e della tutela del consumatore: riguardo al bando degli aiuti statali c’è stata semplicemente una sorta di armonizzazione, in quanto ogni volta che un Governo vuole concedere una particolare agevolazione deve richiedere la verifica della compatibilità in sede comunitaria;5. sostenere uno sviluppo bilanciato.Eccezione a questi punti fu fatta per l’agricoltura (20% di occupati) – dove le barrierestatali possono ancora essere poste in essere per motivi di salute pubblica (ad es. muccapazza) – che entrò come parte integrante della CEE (come la pol. commerciale estera).Fatto questo, il passaggio all’UM diventa un corollario, in quanto se si mettono tutte leimprese, tutti i cittadini e tutti i consumatori sullo stesso piano, non si puòcontemporaneamente lasciare ai Governi grande libertà sulle politiche monetarie e/o sultasso di cambio. - 27 -
  28. 28. Appunti diPolitica Economica Europea www.profland.135.itOgni passaggio della crescita dell’integrazione europea passa sempre per dei momentiistituzionali (ad es. Maastricht), dove si riuniscono i Capi di Stato (o i Ministri competentidei diversi Governi) e non la Commissione che è un “semplice” organo di gestione.Nel 1985 il Presidente della Commissione (Delors) presenta al Consiglio d’Europa diMilano il Libro Bianco – documento in cui vengono raccolti gli elementi e gli obiettivi(Paese per Paese, settore per settore) che potessero analizzare gli effetti statici e dinamicidi questo MU – con il titolo di “Completare il Mercato Interno”, che ha 2 obiettivifondamentali:1. completare il Mercato Unico Europeo;2. individuare quelle potenziali condizioni che permettessero di far conseguire ai Paesi membri i vantaggi diretti ed indiretti tipici di un MU.Nello stesso Consiglio furono poi prese altre importanti decisioni per: convocare unaConferenza intergovernativa per la revisione dei trattati esistenti, per promuovere unariforma istituzionale che estendesse l’uso del voto a maggioranza a discapito del votoall’unanimità (con l’ampliarsi dei membri sarebbe solo una “strozzatura”).I primi passaggi riguardano l’abolizione delle barriere non tariffarie, ancora in vigorenella Comunità Europea al 1985.• Barriere di ordine fisico: i controlli alla frontiera vengono fatti sui prodotti (controlli fito- sanitari), sulle persone (controlli di polizia), sulle merci (per costruire le statistiche nazionali, ad es. sul commercio estero) e il loro smantellamento comporta una serie di riaggiustamenti su altri versanti, devono infatti essere trovate delle alternative affinché questi controlli siano effettuabili in caso di necessità;• Barriere di ordine tecnico: sono considerabili come una sorta di garanzia per i consumatori ed una regola per gli imprenditori (potrebbero addirittura diventare un vantaggio competitivo se autonomi); tuttavia se questi standard non si rendono omogenei potrebbero portare ad una frammentazione del mercato e quindi ad una forma di protezionismo, cosa che realmente è successa (ad es. le differenze tecniche delle spine). Necessario quindi smantellarle, ma come? Inizialmente si è provato con un tentativo di armonizzazione tramite la fissazione “dall’alto”, che andasse bene per tutti, di regolamentazioni tecniche e di standard, ma i diversi Governi non accettavano un’ipotesi di tal genere e rallentavano questo processo additando a motivi di salute pubblica e/o di salvaguardia dell’ambiente. La soluzione al problema fu trovata quasi per caso estendendo una sentenza della Corte di Giustizia di Bruxelles chiamata ad esprimersi su un liquore (il Cassis di Dijon), si dette così via al Nuovo Approccio Comunitario (poi applicato dal Libro Bianco) che invece di andare verso estenuanti ed inutili trattative applicava il Principio del mutuo riconoscimento: qualsiasi prodotto fabbricato a norma di legge (ovvero ritenuto fatto “a regola d’arte”) in un Paese membro può circolare liberamente nel resto dell’UE. Questo nuovo approccio può portare, alla lunga, ad un abbassamento dell’attenzione del consumatore al gusto e quindi ad una globalizzazione dei consumi arrivando ad una riduzione dei margini di differenziazione dei prodotti: tutto ciò porta ad una maggiore influenza di alcuni tipi di impresa (le multinazionali). Es. esagerato potrebbe essere quello della pasta: in Italia l’attenzione per questo prodotto è molto elevata, ma grazie a questo principio potrebbe arrivare la pasta tedesca - 28 -
  29. 29. Appunti diPolitica Economica Europea www.profland.135.it (qualitativamente più scarsa ma anche meno cara), che, giocando proprio sul minor prezzo, potrebbe entrare nelle abitudini italiane.• Barriere di ordine fiscale: per il processo di armonizzazione l’art. 100 dell’Atto Unico Europeo (AUE) imponeva il voto a maggioranza qualificata per le normative e le barriere tecniche, ma non per le barriere fiscali (né alla base imponibile né alle aliquote). Proprio le diversità dei sistemi fiscali nei vari Paesi membri è stato un grande ostacolo all’evolversi del processo di integrazione. L’unico risultato ottenuto fin a quel momento era stata una sorta di armonizzazione delle sole imposte indirette (con l’introduzione dell’IVA) e l’introduzione del principio di destinazione (ad ogni punto di consumo veniva applicata la stessa imposta senza considerare la provenienza del prodotto), in questo modo tutti i produttori dei vari Paesi arrivavano sul mercato di destinazione con lo stesso grado di competitività (stesso p di offerta). Si pone a questo punto il problema di come compensare i flussi fiscali di entrata per ogni Paese (ad es. il Paese A esporta un prodotto, internamente gravato del 20% d’IVA, nel Paese B che ha un’IVA del 10%, si può compensare questa differenza del 10% gravando maggiormente un altro prodotto, questi squilibri hanno portato ad un maggior controllo): smantellare questo tipo di barriere non è facile in quanto sono anche uno strumento della politica di bilancio e della politica distributiva, ciò vuol dire affidare ad una sola autorità centrale la determinazione della base imponibile, significa per ogni Paese perdere la facoltà di decidere la propria politica economica (ad es. di sostegno ad un settore piuttosto che ad un altro). L’unica soluzione che potesse allora permettere appieno di ottenere vantaggi dalla creazione di un MU era di esportare ad aliquota zero (principio di destinazione). Con le implicazioni connesse a questo principio veniva però ad accrescersi la necessità di controlli fiscali e di compensazioni alle frontiere: eliminare questa problematica richiederebbe da una parte l’armonizzazione della base imponibile e dall’altra il riallineamento delle varie aliquote. Ad oggi, mentre è iniziato il riallineamento per alcuni settori in cui è stata decisa un’aliquota minima del 15%, nulla è accaduto per quanto concerne l’armonizzazione.Ecco quindi che la ragione economica di fondo che ha portato alla costituzione del MUriguarda da un lato l’eliminazione delle barriere tariffarie e non e dall’altro raggiungereuna libera circolazione non solo delle merci, ma anche dei capitali e del lavoro. Effetti di una libera circolazione di capitali (MU)Per poter capire quali sono i vantaggi derivanti da una libera circolazione bisognaipotizzare che: nel mondo ci siano solo 2 Paesi, la dotazione di capitale (K) mondiale siala somma dei K di questi due Paesi, la remunerazione del K del primo Paese sia più altadi quella del secondo (in modo che con una libera circolazione i K si sposteranno dalPaese dove il rendimento è minore a quello dove è maggiore), tutti i fondamentidell’economia siano omogenei (tasso di cambio e di inflazione, debito pubblico ecc.).Innanzitutto quando parliamo di movimenti di K bisogna distinguere tra: il K finanziarioe gli investimenti diretti, più interessanti in quanto concorrono ad aumentare il benesserecollettivo, il PIL, ecc. - 29 -
  30. 30. Appunti diPolitica Economica Europea www.profland.135.it Valore del Valore del prodotto prodo tto marginale marginale del K nel del K nel J Paese 1 F Paese 2 M H E R N T D G C VMPK2 VMPK1 0 0’ B A K totale dei due PaesiIn questo grafico abbiamo 2 piani cartesiani contrapposti:- a sx il Paese 1: sull’asse delle ordinate abbiamo il VMPK 1 (rendimento del K) del primo Paese, questa è una curva decrescente in quanto maggiore è la disponibilità di K, minori sono i rendimenti marginali dello stesso e viceversa;- a dx il Paese 2: sull’asse delle ordinate c’è il VMPK 2, per cui vale la stessa relazione economica tra K e suo rendimento.Scegliamo ora arbitrariamente un punto sull’asse delle ascisse (ad es. A) ed abbiamo cheOA è la dotazione di K nel Paese 1, AO’ la dotazione nel Paese 2. Partendo da Ainterseco le curve VMPK 1 e VMPK2 ed ottengo i punti G (ovvero C sull’asse cheesprime il rendimento del K nel Paese 1) e M (cioè H che è il rendimento nel Paese 2):• il Paese 1 ha una gran dotazione ed un basso rendimento di K rispetto al Paese 2 che ha un alto VMPK e una bassa dotazione di K: dato che C < H i K si spostano verso il Paese 2 fino al punto in cui i rendimenti dei due Paesi non si livelleranno (punto B);• il PIL del Paese 1 è dato dall’integrale al di sotto della curva VMPK 1 tra O e A, cioè l’area OAGF, prima della creazione del MU;• il PIL del Paese 2 è dato dall’integrale al di sotto della curva VMPK 2 tra A ed O’, cioè l’area AO’JM, prima della creazione del MU;• l’area OAGC: quanto del PIL va a remunerare i detentori di K nel Paese 1;• l’area AO’HM: quanto del PIL va a remunerare i detentori di K nel Paese 2;• l’area GFC: quanto del PIL del Paese 1 va a remunerare i detentori di L e T;• l’area MJH: quanto del PIL del Paese 2 va a remunerare i detentori di L e T;• il trapezio ABEM: indica l’aumento del prodotto totale del Paese 2 ed è composto da ABER, che va agli investitori esteri (quindi del Paese 1), e da ERM, che rappresenta il guadagno netto in termini di prodotto totale realizzato nel Paese 2;• il triangolo EGM: rappresenta il vantaggio raggiunto dalla libera circolazione dei K, ovvero la migliore allocazione delle risorse che comporta nel complesso un incremento della ricchezza nazionale.Nel grafico il punto E è il punto d’equilibrio ed il segmento BA rappresenta itrasferimenti di K dal Paese 1 al Paese 2. Ciò fa innalzare i rendimenti nel Paese 1 sino ala livello ON, nel Paese 2 invece affluisce maggiore K e quindi il rendimento e dato dal - 30 -

×