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Lezione 25 marzo 2011
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Lezione 25 marzo 2011 Lezione 25 marzo 2011 Presentation Transcript

  • La riservatezza dei dati, il segreto professionale e la deontologia (dalla parte dellAvvocato) Università degli studi di Milano 25 marzo 2011Marcello Bergonzi PerroneAvvocato in Voghera e Milano, membro Circolo Giuristi Telematici,redattore della rivista scientifica: “ciberspazio e diritto”.
  • Accezione comune- segreto: ciò che è vietato rivelare ad altri- riservatezza: riserbo. Prudenza nella divulgazione del proprio pensiero- deontologia: linsieme delle norme morali e di correttezza nellesercizio della professione
  • La deontologia IL CODICE DEONTOLOGICO FORENSE(Testo approvato dal Consiglio Nazionale Forense nella seduta del 17 aprile 1997 ed aggiornato con le modifiche introdotte il 16 ottobre 1999, il 26 ottobre 2002, il 27 gennaio 2006, il 18 gennaio 2007 e il 12 giugno 2008)ART. 1. - Ambito di applicazione.Le norme deontologiche si applicano a tutti gli avvocati e praticanti nella loro attività, nei loro reciproci rapporti e nei confronti dei terzi
  • TITOLO I - PRINCIPI GENERALIART. 5. - Doveri di probità, dignità e decoroART. 6. - Doveri di lealtà e correttezzaART. 7. - Dovere di fedeltàART. 8. - Dovere di diligenzaART. 10. - Dovere di indipendenzaART. 12. - Dovere di competenza
  • ART. 9. - Dovere di segretezza e riservatezzaÈ dovere, oltreché diritto, primario e fondamentale(“primordiale”? ndr) dell’avvocato mantenere il segretosull’attività prestata e su tutte le informazioni che sianoa lui fornite dalla parte assistita o di cui sia venuto aconoscenza in dipendenza del mandato.anche per gli ex clienti, per lattività stragiudiziale (I cpv.) e anchein caso di mancata accettazione del mandato (II cpv.)Regola che vale anche per i collaboratori e dipendenti e per tuttele persone che cooperano nello svolgimento dell’attività (III cpv.)
  • Cons. Naz. Forense 11-11-2009, n. 100Viola lart. 7 del codice deontologico il professionista che, nellambito del primario dovere di fedeltà al mandato, compia atti contrari allinteresse dellassistito quali la diffusione di notizie a questultimo sfavorevoli apprese nel corso o in occasione del rapporto. Tale condotta viola altresì lart. 9 del medesimo codice concernente laltro parimenti fondamentale dovere di mantenere il segreto sulle informazioni fornite dallassistito o delle quali lavvocato sia venuto a conoscenza in dipendenza del mandato, a causa od in occasione dello stesso, non incidendo sul rigoroso rispetto di tale dovere la circostanza che nella specie il mandato permanesse solo formalmente, atteso che il vincolo del segreto riguarda anche gli ex-clienti.
  • ART. 35. - Rapporto di fiducia.Il rapporto con la parte assistita è fondato sulla fiducia. (senza riservatezza non può esserci fiducia, ndr) ART. 36. - Autonomia del rapporto.L’avvocato ha l’obbligo di difendere gli interessi della parte assistita nel miglior modo possibile nei limiti del mandato e nell’osservanza della legge e dei principi deontologici (rapporti con la stampa...ndr)
  • Bilanciamento tra il dovere diriservatezza (segretezza?) e ildovere di difesa: quali i limiti? Rapporto costo/beneficio
  • I rapporti coi parenti del clienteLart. 96 c.p.p. (III comma): «la nomina del difensore difiducia della persona fermata, arrestata o in custodiacautelare, finché la stessa non vi ha provveduto, puòessere fatta da un prossimo congiunto, con le formepreviste dal comma 2.»Come ci si comporta con i parenti che hanno nominatolavvocato, che chiedono informazioni sullandamentodella pratica dopo la nomina?
  • Altre comunicazioni vietate- le “confidenze” ai terzi non interessati- le “confidenze” ai terzi interessati (es: altri clienti o controparti o stampa)- la pubblicizzazione della clientela- gli “sfoghi” in famiglia
  • Prevalenza del diritto “più forte”Anche secondo la giurisprudenza del CNF, posso rivelare, ad es., al Giudice le notizie in mio possesso per unazione contro il mio (ex) cliente, ma entro i limiti della correttezza, senza ad es. rivelare notizie inutili al solo scopo di nuocere al mio avversario/cliente
  • Cons. Naz. Forense 22-03-1997, n. 23Pone in essere un comportamento deontologicamente rilevante il professionista che nel ricorso per decreto ingiuntivo avverso propri clienti, per il soddisfacimento di crediti professionali, riferisca dellattività svolta con dovizia di particolari riguardanti episodi coperti dal segreto professionale.
  • Cons. Naz. Forense 12-11-1996, n. 157Pone in essere un comportamento disciplinarmente rilevante lavvocato che eserciti pressioni, se pur indirette, verso il proprio cliente e altresì lo minacci di violare il segreto professionale per ottenere il pagamento delle proprie spettanze professionali, e non restituisca poi atti e documenti.
  • Cons. Naz. Forense 08-07-1994, n. 65Lavvocato al quale sia stato revocato il mandato viola il dovere di segretezza nellipotesi in cui invia a tutti i creditori dellex cliente una comunicazione contenente la rivelazione di eventi e comportamenti del proprio cliente, di cui egli era venuto a conoscenza nel contesto del rapporto professionale, e sui quali era tenuto al segreto anche dopo lestinzione del mandato.
  • Cons. Naz. Forense 30-09-1993, n. 113Il dovere di segretezza impone al professionista forense di non rivelare gli incarichi professionali ricevuti dal proprio cliente. Non costituisce quindi illecito disciplinare la mancata comunicazione al promissario acquirente dellesistenza di una controversia giudiziaria sullappartamento oggetto dellacquisto (nella convinzione che tale controversia non abbia rilevanza sulla idoneità del bene).
  • Art. 18 – rapporti con la stampaNei rapporti con la stampa e con gli altri mezzi di diffusione lavvocato deve ispirarsi a criteri di equilibrio e misura nel rilasciare interviste, per il rispetto dei doveri di discrezione e riservatezza.I. Il difensore, con il consenso del proprio assistito e nellesclusivo interesse dello stesso, può fornire agli organi di informazione e di stampa notizie che non siano coperte dal segreto di indagine.
  • II. In ogni caso, nei rapporti con gli organi di informazione e con gli altri mezzi di diffusione, è fatto divieto allavvocato di enfatizzare la propria capacità professionale, di spendere il nome dei propri clienti, di sollecitare articoli di stampa o interviste sia su organi di informazione sia su altri mezzi di diffusione; è fatto divieto altresì di convocare conferenze stampa fatte salve le esigenze di difesa del cliente.III. E consentito allavvocato, previa comunicazione al Consiglio dellOrdine di appartenenza, di tenere o curare rubriche fisse su organi di stampa con lindicazione del proprio nome e di partecipare a rubriche fisse televisive o radiofoniche.
  • Esempio pratico 1caso di pedofilia menzionato dalla stampa locale e riservatezza del difensore: qualè linteresse del cliente? Tacere o parlare? Esempio pratico 2Caso di malasanità: il parente chiede che venga data massima pubblicità al caso, per influenzare maggiormente gli organi inquirenti e giudicanti: fino a che punto è lecito?
  • Cons. Naz. Forense 13-05-1998, n. 48Pone in essere un comportamento non rilevante disciplinarmente, in quanto non lesivo né della dignità né del decoro dellintera classe forense, il professionista che esprima, nel corso di unintervista, dissenso e forti critiche sul modo di conduzione dellindagine e sul teorema accusatorio.(Nella specie il C.N.F. ha rilevato che nelle dichiarazioni rese alla stampa non si rinvenivano parole ingiuriose nei confronti del P.M. bensì opinioni e valutazioni, anche polemiche, finalizzate ad evidenziare linfondatezza dellaccusa elevata nei confronti del cliente del professionista e la disparità di trattamento riservato ad altri, asseritamente meritevoli di addebiti penali non perseguiti).
  • Cons. Naz. Forense 13-12-2010, n. 200Pone in essere un comportamento deontologicamente rilevante, in violazione dellart. 18 c.d.f., il professionista che, ancor prima di intraprendere lazione giudiziaria nei confronti di un Collega, intrattenga crescenti rapporti con la stampa al fine di dare diffusione alla notizia dellazione legale, così ponendosi in contrasto con le regole di pacatezza, sobrietà e continenza sancite dalla suddetta previsione deontologica, ed utilizzi le note divulgative al fine di pubblicizzare, mediante la strumentale spendita del nome della nota cliente, competenze ed organizzazione del proprio studio professionale, così eccedendo le stesse esigenze di tutela della parte assistita.
  • Cons. Naz. Forense 06-12-2006, n. 139Viola il dovere di riservatezza proprio della professione forense (art. 9 c.d.f.), nonché il divieto di sollecitare articoli di stampa o interviste su organi di informazione, spendendo il nome dei propri clienti (art.18 c.d.f.), il professionista che, attraverso le pagine di un quotidiano locale, divulghi il contenuto di una sua lettera inviata alla controparte per conto dei propri assistiti.
  • Art. 52 – rapporti con i testimoni5. Il difensore ha il dovere di mantenere il segreto professionale sugli atti delle investigazioni difensive e sul loro contenuto, finché non ne faccia uso nel procedimento, salva la rivelazione per giusta causa nell’interesse del proprio assistito.6. Il difensore ha altresì l’obbligo di conservare scrupolosamente e riservatamente la documentazione delle investigazioni difensive per tutto il tempo ritenuto necessario o utile per l’esercizio della difesa.
  • Il codice penale – il segreto LIBRO SECONDO DEI DELITTI IN PARTICOLARE (vd. art. 17 c.p.) TITOLO XII Dei delitti contro la persona Capo III Dei delitti contro la libertà individuale Sezione V Dei delitti contro la inviolabilità dei segretiArt. 622 c.p. (Rivelazione di segreto professionale).
  • Art. 622 c.p. (Rivelazione di segreto professionale) (200 c.p.p.)Chiunque, avendo notizia, per ragione del proprio stato oufficio, o della propria professione o arte, di un segreto(in che senso?), lo rivela, senza giusta causa, ovvero loimpiega a proprio o altrui profitto, è punito, se dal fatto puòderivare nocumento, con la reclusione fino a un anno o conla multa da euro 30 a euro 516.La pena è aggravata se il fatto è commesso daamministratori, direttori generali, dirigenti preposti allaredazione dei documenti contabili societari (1), sindaci oliquidatori o se è commesso da chi svolge la revisionecontabile della società.Il delitto è punibile a querela della persona offesa.
  • il segreto nel C.P.P.- sul processo (“segreti processuali”: segreto investigativo - 329 e 335 co. 3 e 3-bis c.p.p. - divieto pubblicazione atti e immagini - 114 c.p.p. -)- nel processo (“segreti probatori”. Es. di segreto: professionale – 200 c.p.p. - familiare – 199 c.p.p. - di ufficio - 201 c.p.p. - di stato - 202 c.p.p. -, informatori di P.G. - 203 c.p.p..)
  • “Segreto”, nelle norme di procedurapenale sopra richiamate è più tassativo,nellambito dellart. 622 c.p. è più labile,fino a sconfinare nel concetto più vastodi “riservato” (cfr.: Cass. 19/04/1996 “Carola”) Mancanza di coordinamento?...
  • Art. 200 c.p.p.Non possono essere obbligati a deporre su quanto hanno conosciuto per ragione del proprio ministero, ufficio o professione, salvi i casi in cui hanno lobbligo di riferirne allautorità giudiziaria (es: referto, ndr):b) gli avvocati, gli investigatori privati autorizzati, i consulenti tecnici e i notai;(ndr: anche i praticanti: Corte Cost. 87/1997)
  • Art. 58 codice deontologico la testimonianza dellavvocatoPer quanto possibile, l’avvocato deve astenersi dal deporre come testimone su circostanze apprese nell’esercizio della propria attività professionale e inerenti al mandato ricevuto.I - L’avvocato non deve mai impegnare di fronte al giudice la propria parola sulla verità dei fatti esposti in giudizio.II - Qualora l’avvocato intenda presentarsi come testimone dovrà rinunciare al mandato e non potrà riassumerlo.
  • Parere Consiglio nazionale forense 04-07-2001il contenuto di conversazioni riservate tenute da avvocati anche su proposte transattive deve essere qualificato oggetto di conoscenza "per ragione del proprio ministero, ufficio o professione", e quindi oggetto di segreto professionale ai sensi dellart. 200 c.p.p.; tale qualificazione comporta la facoltà di astensione dal deporre come testimone, prevista dallart. 249 c.p.c., per il richiamo contenuto in tale norma.La facoltà di astensione accordata dal legislatore di rito, correlata con la prescrizione deontologica innanzi richiamata, comporta per lavvocato lesclusione dellobbligo di rendere testimonianza sulle proposte transattive trasmesse dal difensore della controparte; né sul doveroso esercizio della facoltà di astensione può incidere la volontà della parte assistita, trattandosi di regole stabilite nellinteresse generale al corretto esercizio della professione davvocato, e quindi di interessi estranei al legittimo suo potere di disposizione.
  • Il decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196 (cod. privacy)Art. 1. Diritto alla protezione dei dati personali1. Chiunque ha diritto alla protezione dei dati personali che lo riguardano.Art. 2. Finalità1. Il presente testo unico, di seguito denominato "codice", garantisce che il trattamento dei dati personali si svolga nel rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali, nonché della dignità dellinteressato, con particolare riferimento alla riservatezza, allidentità personale e al diritto alla protezione dei dati personali.
  • Art. 4. Definizioni 1. Ai fini del presente codice si intende per:a) "trattamento", qualunque operazione o complesso di operazioni, effettuati anche senza lausilio di strumenti elettronici, concernenti la raccolta, la registrazione, lorganizzazione, la conservazione, la consultazione, lelaborazione, la modificazione, la selezione, lestrazione, il raffronto, lutilizzo, linterconnessione, il blocco, la comunicazione, la diffusione, la cancellazione e la distruzione di dati, anche se non registrati in una banca di dati;b) "dato personale", qualunque informazione relativa a persona fisica, persona giuridica, ente od associazione, identificati o identificabili, anche indirettamente, mediante riferimento a qualsiasi altra informazione, ivi compreso un numero di identificazione personale;
  • d) "dati sensibili", i dati personali idonei a rivelare lorigine razzialeed etnica, le convinzioni religiose, filosofiche o di altro genere, leopinioni politiche, ladesione a partiti, sindacati, associazioni odorganizzazioni a carattere religioso, filosofico, politico o sindacale,nonché i dati personali idonei a rivelare lo stato di salute e la vitasessuale;e) "dati giudiziari", i dati personali idonei a rivelare provvedimentidi cui allarticolo 3, comma 1, lettere da a) a o) e da r) a u), deld.P.R. 14 novembre 2002, n. 313, in materia di casellariogiudiziale, di anagrafe delle sanzioni amministrative dipendenti dareato e dei relativi carichi pendenti, o la qualità di imputato o diindagato ai sensi degli articoli 60 e 61 del codice di procedurapenale;
  • f) "titolare", la persona fisica, la persona giuridica, la pubblicaamministrazione e qualsiasi altro ente, associazione odorganismo cui competono, anche unitamente ad altro titolare, ledecisioni in ordine alle finalità, alle modalità del trattamento didati personali e agli strumenti utilizzati, ivi compreso il profilo dellasicurezza (chi decide cosa sul trattamento, ndr);g) "responsabile", la persona fisica, la persona giuridica, lapubblica amministrazione e qualsiasi altro ente, associazione odorganismo preposti dal titolare al trattamento di dati personali(fa quello che gli viene detto di fare dal titolare, ndr);h) "incaricati", le persone fisiche autorizzate a compiereoperazioni di trattamento dal titolare o dal responsabile (es,segretaria, praticante, collaboratore, etc. ndr) ;i) "interessato", la persona fisica, la persona giuridica, lente olassociazione cui si riferiscono i dati personali;
  • Lillecito trattamento dei dati da parte delprofessionista può comportare:- Responsabilità civile (art. 15 cod. privacy)- Responsabilità penale (artt. 167, 169 cod.privacy)- Altre forme di responsabilità (es.: sanzionida parte dellOrdine di appartenenza,sanzioni amministrative del Garante, art. 161cod. priv.)
  • Art. 11. Modalità del trattamento e requisiti dei dati1. I dati personali oggetto di trattamento sono: a) trattati in modo lecito e secondo correttezza; b) raccolti e registrati per scopi determinati, espliciti e legittimi, ed utilizzati in altre operazioni del trattamento in termini compatibili con tali scopi; c) esatti e, se necessario, aggiornati; d) pertinenti, completi e non eccedenti rispetto alle finalità per le quali sono raccolti o successivamente trattati; e) conservati in una forma che consenta lidentificazione dellinteressato per un periodo di tempo non superiore a quello necessario agli scopi per i quali essi sono stati raccolti o successivamente trattati.
  • Le sanzioni civiliArt. 15. Danni cagionati per effetto del trattamento1. Chiunque cagiona danno ad altri per effetto del trattamento di dati personali è tenuto al risarcimento ai sensi dellarticolo 2050 del codice civile.2. Il danno non patrimoniale è risarcibile anche in caso di violazione dellarticolo 11.
  • Art. 2059 c.c. Danni non patrimoniali.Il danno non patrimoniale deve essere risarcito solo nei casi determinati dalla legge. (es: 185 c.p.)
  • Art. 2043 c.c. Risarcimento per fatto illecito.“Qualunque fatto doloso o colposo che cagiona ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno.”Qui vale la regola generale dellonere probatorio (civile): chi afferma un diritto in giudizio, lo deve dimostrare (2697 c.c.)
  • Lart. 2050 c.c.Responsabilità per lesercizio di attività pericolose.Chiunque cagiona danno ad altri nello svolgimento di una attività pericolosa, per sua natura o per la natura dei mezzi adoperati, è tenuto al risarcimento, se non prova di avere adottato tutte le misure idonee a evitare il danno.
  • Il Danno morale Quel danno che non incide sulla sferapatrimoniale della vittima, ma che riguarda un suo patimento morale, una sofferenza psichica o fisica (pretium doloris), e cheviene liquidato in via equitativa (artt. 1226 e 2056 c.c.)
  • Misure idonee (art. 31):1. I dati personali oggetto di trattamento sono custoditie controllati, anche in relazione alle conoscenzeacquisite in base al progresso tecnico, alla natura deidati e alle specifiche caratteristiche del trattamento, inmodo da ridurre al minimo, mediante ladozione diidonee e preventive misure di sicurezza, i rischi didistruzione o perdita, anche accidentale, dei dati stessi,di accesso non autorizzato o di trattamento nonconsentito o non conforme alle finalità della raccolta.
  • Misure minime (art. 33):1. Nel quadro dei più generali obblighi di sicurezza dicui allarticolo 31, o previsti da speciali disposizioni, ititolari del trattamento sono comunque tenuti adadottare le misure minime individuate nel presentecapo o ai sensi dellarticolo 58, comma 3, volte adassicurare un livello minimo di protezione dei datipersonali.
  • Dal combinato disposto delle norme di cuisopra, il titolare sarà tenuto a risarcire idanni, a meno che non provi di avereadottato tutte le misure IDONEE (e non solo“minime”, cioé tutte quelle ancheastrattamente possibili) ad evitare il danno. Vale la presunzione di colpa! Probatio diabolica?
  • Le sanzioni penali nel cod. privacyArt. 167 (trattamento illecito) se deriva nocumento, reclusione da 6 a 24 mesi (I comma) o da 1 a 3 anni (II comma – dati sensibili) + da 10.000 a 120.000 euro (vd art. 162 comma II)Art. 169 (mancata adozione di misure minime di sicurezza di cui allart. 33) arresto sino a due anniArt. 170 (inosservanza provvedimenti del Garante) reclusione da 3 mesi a 2 anni
  • Sanzioni amministrative nel cod. privacyArt. 161 (omessa informativa dellart. 13) da 6 a 36.000 euroArt. 162 (altre fattispecie) da 10.000 a 60.000 euro (comma I) da 30.000 a 180.000 euro comma II-ter)Art. 164 bis (ipotesi di minore e maggiore gravità, adeguamento sanzionatorio)