Marcignago

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Marcignago

  1. 1. Nella mitologia Nella comunicazione Nelle scienze Nella storia Nell'arte Nella tecnologia
  2. 2. Un robot per amico
  3. 3. Insegnante coordinatrice: Segagni Anna Maria Classe terza primaria di Marcignago Omar El Izmerli, Annamaria Bonizio Valentina Tuveri, Federica De Marco Igor Miljkovic Anna Viola Gaetano Giuliano, Carolina Muner Martina Crucitti, Thomas Gaboardi Ana Miljkovic, Giada Di Rosa Samuele Veneroni, Jacopo Cassinari Federica Calò Matteo Rizzo, Raffaele Attianese Alessio Morandi, Mattia Uccheddu Alex Callipo, Mattia Bianchi Ilaria Migliavacca, Francesca Ravera Marta Vecchio, Celeste Marcone Chiara Pescina, Rebecca Longhitano
  4. 4. Dimmi e io dimenticherò Mostrami ed io ricorderò Coinvolgimi ed io capirò Confucio, 551-479 a.C. Chi ben comincia Chi ben comincia
  5. 5. Chi ben comincia... Tutto ebbe inizio il 14 settembre 2009: il primo giorno di scuola, nella nuova scuola. Il primo giorno è stato molto caotico perché, oltre a esserci tutto il materiale per l’anno nuovo da consegnare, eravamo anche un po’ spaesati: non conoscevamo il nuovo ambiente. Fortunatamente il nostro vigile-maestra Anna dirigeva il traffico di alunni e genitori, indicava dove posare borse, borsoni, giacche... ed era pronta ad accompagnarci nell’aula in cui il Sindaco e il Dirigente scolastico ci avrebbero “consegnato la scuola”, dopo un breve discorso. Il nuovo ambiente ci affascinava: la scuola era bella, spaziosa, luminosa, completamente diversa da quella che avevamo lasciato. Abbiamo trovato due nuovi compagni, ma purtroppo altri due ci avevano lasciato: Erika ed Alessia si erano trasferite nella scuola di un altro paese, e Ana e Igor non erano ancora tornati dalla Serbia, dove erano andati per trascorrere un po’ di tempo con i loro parenti... Martina, Thomas Ana, Giada
  6. 6. C’è brutto tempo, piove a dirotto, dalle finestre si vede un lago, tan­to che Chiara esordisce con un bel: “Guardate, mancano le paperelle!” Mattia B. non vuol essere da meno e fa presente che sembra di essere in Norvegia, vicino alla palude dove viveva Mr. Munro, un personaggio di una storia che ci ha accompagnato in classe seconda. Sembra di essere in inverno “Brrr!” Eravamo molto emozionati all’idea di rivedere i nostri compagni e le insegnanti e non stavamo più nella pelle per la voglia di ritrovarci e di iniziare insieme nuove esperienze. Ci aspettavamo di incominciare a lavorare a pancia a terra come ci era stato detto a giugno. Invece, dopo la sistemazione in aula e... due chiacchiere, la maestra Anna sparisce e, quando ritorna, tiene un libro stretto tra le braccia, ma il titolo non si vede. Poco alla volta scopriamo il titolo del libro... Voglio una mamma robot”, allora colleghiamo il libro a Rubby, il piccolo robot che abbiamo trovato sulla porta ad accoglierci e che si è pre- sentato in inglese. La maestra apre lentamente il libro e...
  7. 7. frrr spicca il volo una farfalla giocattolo con le ali di carta ed il corpo formato da un pezzo di fil di ferro e un elastico. Tutti rimaniamo sbalorditi e cerchiamo di impossessarci dello strano aggeggio, mentre la maestra cerca di togliercelo dalle sgrinfie, per la paura che noi lo si disintegri e lei desidera che lo usino anche i compagni assenti, per provare la magica emozione. Mattia U. ha l’aria perplessa, sembra non essere tanto dispiaciuto di esser arrivato a Marcignago e anche Raffaele, che già ci conosceva, ha l’aria tranquilla. Un robot come amico In un libro l'inizio Il libro stimola belle idee...
  8. 8. Leggi il fumetto Costruire un giocattolo Costruire una macchina Costruire un robot
  9. 9. 3 - Come nacque il Bilboquet 1 - Facciamo un giocattolo 2 - Un giocattolo passo dopo passo
  10. 10. Taglia circa a metà la bottiglia Taglia un pezzo di spago. Lega lo spago al collo della bottiglia
  11. 11. Lega la pallina a un capo del filo Accartoccia il giornale Appallottola un foglio di carta
  12. 12. Ferma meglio lo spago sulla pallina con del nastro adesivo e divertiti a giocare da solo o in compagnia Ora decora a piacere il Bilboquet... Giocattolo
  13. 13. Mulino a vento Gru 1 - Scopriamo le macchine 2 – Macchine per giocare 3 – Facciamo una macchina 4 – Giochi di precisione
  14. 14. Giochi di precisione Per meglio capire che cos’è un sensore e quanta costanza hanno i robot, anche noi abbiamo provato a compiere un percorso costituito da un pezzo di fil di ferro con tante curve. Il percorso era fissato alla cattedra con del pongo e a turno dovevamo accompagnare da una estremità all’altra una bacchetta, con in cima un anello, senza toccare il filo dalla forma contorta. Bacchetta e percorso erano collegati ad un “cicalino acustico” che, ogni volta che si toccavano le parti metalliche, segnalava l’errore con un “ CRRRR ” insistente. Nessuno di noi è riuscito a fare il percorso esattamente al primo tentativo e comunque, dopo vari tentativi, la nostra mano perdeva la precisione e noi la pazienza. Questo ai robot non capita. Ecco il materiale occorrente: fil di ferro nastro isolante fili elettrici pongo un segnalatore acustico una pila rettangolare
  15. 15. Come procedere nella costruzione del percorso 1. Prendere un pezzo di fil di ferro, formare tante curve e fissare le due estremità ad un piano con del pongo (deve formare un arco ondulato). 2. Con un altro pezzo di fil di ferro formare una bacchetta con un anello ad una estremità. 3. Collegare un ʼ estremità del filo elettrico alla bacchetta e l ʼ altro al segnalatore acustico. 4. Unire un capo di un altro filo elettrico al percorso e l ʼ altro al segnalatore acustico. 5. Proteggere con del nastro isolante, del colore che vi piace, i punti in cui sono collegati i fili elettrici a quelli di ferro. 6. Fissare ai poli della batteria i fili elettrici che vanno alla bacchetta e al percorso. 7. Far passare l ʼ anello della bacchetta all ʼ interno del percorso ondulato. Suggerimenti speciali Se rimpicciolite l ʼ anello della bacchetta o le curve del percorso, o addirittura tutte e due, avrete percorsi di vari livelli (e la gara diventerà più appassionante!). Macchina
  16. 16. (...l'intervista impossibile) (poesia) 1 – Arrivano i robot 2 – Le tre leggi della robotica 3 – Lo sapevi che... 4 – Ci siamo... quasi... 5 – Rubby è arrivato 6 – Chi ben finisce...
  17. 17. Ma allora, i robot sono macchine o giocattoli? O sono ... andiamo alla ricerca di tipi di robot, e chissà che idea ci faremo. Prima di tutto cerchiamo il significato delle parole robot e robotica . La parola róbot proviene dal ceco (cioè la lingua che si parla nella repubblica Ceca) ed è una macchina che è capace di compiere particolari operazioni. È un automa meccanico che imita i movimenti dellʼuomo. La robotica ha il significato di "lavoro faticoso" o "lavoro forzato", è una parte della cibernetica che studia la produzione e lʼapplicazione dei robot Il termine inglese derivato “robotics” compare per la prima volta nel racconto di fantascienza dello scrittore Isaac Asimov, intitolato “ Bugiardo!” ( Liar , 1941). Arrivano i robot
  18. 18. Le tre leggi della robotica Isaac Asimov (Petrovi č i , 2 gennaio 1920 – New York, 6 aprile 1992 ) è stato un biochimico, scrittore, grandissimo autore di fantascienza. Nella serie di racconti “Io robot”, Isaac Asimov enunciò le Tre leggi della Robotica. Ecco il codice d'onore dei robot: Legge I - Un robot non può danneggiare l'Umanità, né può permettere che, a causa del suo mancato intervento, un essere umano riceva danno. Legge II - Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non contravvengano alla Legge Uno. Legge III - Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché questa autodifesa non contrasti con la Legge Uno. Queste leggi sono state scritte da Isaac Asimov , il padre della robotica.
  19. 19. A quando risale il primo robot? L'idea del robot è molto antica. Già nel 1700 alcuni orologiai si cimentarono nella produzione di manichini semoventi con sembianze umane. Veri e propri robot, però, non furono realizzati fino all'invenzione dei computer, nel 1940 circa. Arrivano i robot
  20. 20. Quel che è certo, quel che è sicuro è che questo signore appartiene al futuro, perciò, a pensarci, in verità, non dovrebbe nemmeno essere qua. Cosa sarà? Mi trovo davvero in grande imbarazzo, avrei preferito essere un razzo, volare, sfrecciare tra i mille pianeti, disintegrare i cattivi e salvare i discreti. Invece sono un robot di metallo, il cuore di ottone, di rame il cervello. Faccio solo ciò che mi si dice: ho la personalità di una lavatrice. Sono felice, son triste, non so: faccio quel che mi dite, sono un robot. Piango, mi dispero, sono contento: non dipende da me, dipende dal vento. Il vento improvvisamente si è alzato, dovrò scappare via a perdifiato. Se è quel che temo, devo fuggire, perché con la pioggia, potrei arrugginire. (da Gek Tessaro, Il circo delle nuvole , ed. Fanucci) Ci siamo... quasi... (poesia)

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