Decision Theory

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Università degli studi di Genova, Seminario in Decision Theory, Genova 30 31 Marzo 2010

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  • INIZIALI STUDI ECONOMICI: decisione concetto-comportamento onnipervasivo: le altre scienze hanno cominciato dopo a studiare la decisione in maniera esplicita e consapevole, come il vero oggetto di ricerca
  • INIZIALI STUDI ECONOMICI: decisione concetto-comportamento onnipervasivo: le altre scienze hanno cominciato dopo a studiare la decisione in maniera esplicita e consapevole, come il vero oggetto di ricerca
  • INIZIALI STUDI ECONOMICI: decisione concetto-comportamento onnipervasivo: le altre scienze hanno cominciato dopo a studiare la decisione in maniera esplicita e consapevole, come il vero oggetto di ricerca
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  • CONCETTO DI RAZIONALITà è IL FULCRO DELLE RICERCHE FILOSOFICHE IN DT
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  • cosa è la razionalità nelle teorie normative (economia)?: raggiungere il risultato ottimo minimizzando i costi
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  • cosa è la razionalità nelle teorie normative (economia)?: raggiungere il risultato ottimo minimizzando i costi
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  • Le teorie della scelta sono state inizialmente elaborata in ambito economico partendo soprattutto dalle teorizzazioni sulla scelta individuale intenzionale. L'intenzionalità del processo decisionale non indica solo una restrizione del campo di interesse che escluda l’azione involontaria, ma spesso sottolinea la presenza di una riflessione ponderata da parte degli agenti. In queste teorie l'intenzionalità indica che la scelta è presa seguendo delle regole e principi di razionalità, cioè che massimizzano il benessere o la ricchezza con il minimo costo.
  • Le teorie della scelta sono state inizialmente elaborata in ambito economico partendo soprattutto dalle teorizzazioni sulla scelta individuale intenzionale. L'intenzionalità del processo decisionale non indica solo una restrizione del campo di interesse che escluda l’azione involontaria, ma spesso sottolinea la presenza di una riflessione ponderata da parte degli agenti. In queste teorie l'intenzionalità indica che la scelta è presa seguendo delle regole e principi di razionalità, cioè che massimizzano il benessere o la ricchezza con il minimo costo.
  • Le teorie della scelta sono state inizialmente elaborata in ambito economico partendo soprattutto dalle teorizzazioni sulla scelta individuale intenzionale. L'intenzionalità del processo decisionale non indica solo una restrizione del campo di interesse che escluda l’azione involontaria, ma spesso sottolinea la presenza di una riflessione ponderata da parte degli agenti. In queste teorie l'intenzionalità indica che la scelta è presa seguendo delle regole e principi di razionalità, cioè che massimizzano il benessere o la ricchezza con il minimo costo.
  • Le teorie della scelta sono state inizialmente elaborata in ambito economico partendo soprattutto dalle teorizzazioni sulla scelta individuale intenzionale. L'intenzionalità del processo decisionale non indica solo una restrizione del campo di interesse che escluda l’azione involontaria, ma spesso sottolinea la presenza di una riflessione ponderata da parte degli agenti. In queste teorie l'intenzionalità indica che la scelta è presa seguendo delle regole e principi di razionalità, cioè che massimizzano il benessere o la ricchezza con il minimo costo.
  • Le teorie della scelta sono state inizialmente elaborata in ambito economico partendo soprattutto dalle teorizzazioni sulla scelta individuale intenzionale. L'intenzionalità del processo decisionale non indica solo una restrizione del campo di interesse che escluda l’azione involontaria, ma spesso sottolinea la presenza di una riflessione ponderata da parte degli agenti. In queste teorie l'intenzionalità indica che la scelta è presa seguendo delle regole e principi di razionalità, cioè che massimizzano il benessere o la ricchezza con il minimo costo.
  • Le teorie della scelta sono state inizialmente elaborata in ambito economico partendo soprattutto dalle teorizzazioni sulla scelta individuale intenzionale. L'intenzionalità del processo decisionale non indica solo una restrizione del campo di interesse che escluda l’azione involontaria, ma spesso sottolinea la presenza di una riflessione ponderata da parte degli agenti. In queste teorie l'intenzionalità indica che la scelta è presa seguendo delle regole e principi di razionalità, cioè che massimizzano il benessere o la ricchezza con il minimo costo.
  • Le teorie della scelta sono state inizialmente elaborata in ambito economico partendo soprattutto dalle teorizzazioni sulla scelta individuale intenzionale. L'intenzionalità del processo decisionale non indica solo una restrizione del campo di interesse che escluda l’azione involontaria, ma spesso sottolinea la presenza di una riflessione ponderata da parte degli agenti. In queste teorie l'intenzionalità indica che la scelta è presa seguendo delle regole e principi di razionalità, cioè che massimizzano il benessere o la ricchezza con il minimo costo.
  • Le teorie della scelta sono state inizialmente elaborata in ambito economico partendo soprattutto dalle teorizzazioni sulla scelta individuale intenzionale. L'intenzionalità del processo decisionale non indica solo una restrizione del campo di interesse che escluda l’azione involontaria, ma spesso sottolinea la presenza di una riflessione ponderata da parte degli agenti. In queste teorie l'intenzionalità indica che la scelta è presa seguendo delle regole e principi di razionalità, cioè che massimizzano il benessere o la ricchezza con il minimo costo.
  • Le teorie della scelta sono state inizialmente elaborata in ambito economico partendo soprattutto dalle teorizzazioni sulla scelta individuale intenzionale. L'intenzionalità del processo decisionale non indica solo una restrizione del campo di interesse che escluda l’azione involontaria, ma spesso sottolinea la presenza di una riflessione ponderata da parte degli agenti. In queste teorie l'intenzionalità indica che la scelta è presa seguendo delle regole e principi di razionalità, cioè che massimizzano il benessere o la ricchezza con il minimo costo.
  • Le teorie della scelta sono state inizialmente elaborata in ambito economico partendo soprattutto dalle teorizzazioni sulla scelta individuale intenzionale. L'intenzionalità del processo decisionale non indica solo una restrizione del campo di interesse che escluda l’azione involontaria, ma spesso sottolinea la presenza di una riflessione ponderata da parte degli agenti. In queste teorie l'intenzionalità indica che la scelta è presa seguendo delle regole e principi di razionalità, cioè che massimizzano il benessere o la ricchezza con il minimo costo.
  • Le teorie della scelta sono state inizialmente elaborata in ambito economico partendo soprattutto dalle teorizzazioni sulla scelta individuale intenzionale. L'intenzionalità del processo decisionale non indica solo una restrizione del campo di interesse che escluda l’azione involontaria, ma spesso sottolinea la presenza di una riflessione ponderata da parte degli agenti. In queste teorie l'intenzionalità indica che la scelta è presa seguendo delle regole e principi di razionalità, cioè che massimizzano il benessere o la ricchezza con il minimo costo.
  • Le teorie della scelta sono state inizialmente elaborata in ambito economico partendo soprattutto dalle teorizzazioni sulla scelta individuale intenzionale. L'intenzionalità del processo decisionale non indica solo una restrizione del campo di interesse che escluda l’azione involontaria, ma spesso sottolinea la presenza di una riflessione ponderata da parte degli agenti. In queste teorie l'intenzionalità indica che la scelta è presa seguendo delle regole e principi di razionalità, cioè che massimizzano il benessere o la ricchezza con il minimo costo.
  • Le teorie della scelta sono state inizialmente elaborata in ambito economico partendo soprattutto dalle teorizzazioni sulla scelta individuale intenzionale. L'intenzionalità del processo decisionale non indica solo una restrizione del campo di interesse che escluda l’azione involontaria, ma spesso sottolinea la presenza di una riflessione ponderata da parte degli agenti. In queste teorie l'intenzionalità indica che la scelta è presa seguendo delle regole e principi di razionalità, cioè che massimizzano il benessere o la ricchezza con il minimo costo.
  • Le teorie della scelta sono state inizialmente elaborata in ambito economico partendo soprattutto dalle teorizzazioni sulla scelta individuale intenzionale. L'intenzionalità del processo decisionale non indica solo una restrizione del campo di interesse che escluda l’azione involontaria, ma spesso sottolinea la presenza di una riflessione ponderata da parte degli agenti. In queste teorie l'intenzionalità indica che la scelta è presa seguendo delle regole e principi di razionalità, cioè che massimizzano il benessere o la ricchezza con il minimo costo.
  • Le teorie della scelta sono state inizialmente elaborata in ambito economico partendo soprattutto dalle teorizzazioni sulla scelta individuale intenzionale. L'intenzionalità del processo decisionale non indica solo una restrizione del campo di interesse che escluda l’azione involontaria, ma spesso sottolinea la presenza di una riflessione ponderata da parte degli agenti. In queste teorie l'intenzionalità indica che la scelta è presa seguendo delle regole e principi di razionalità, cioè che massimizzano il benessere o la ricchezza con il minimo costo.
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  • Le teorie della scelta sono state inizialmente elaborata in ambito economico partendo soprattutto dalle teorizzazioni sulla scelta individuale intenzionale. L'intenzionalità del processo decisionale non indica solo una restrizione del campo di interesse che escluda l’azione involontaria, ma spesso sottolinea la presenza di una riflessione ponderata da parte degli agenti. In queste teorie l'intenzionalità indica che la scelta è presa seguendo delle regole e principi di razionalità, cioè che massimizzano il benessere o la ricchezza con il minimo costo.
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  • come esprimiamo la preferenza da un punto di vista formale?
    conseguenze di una logica della preferenza confrontata al nostro decidere effettivo-descrittivo
  • come esprimiamo la preferenza da un punto di vista formale?
    conseguenze di una logica della preferenza confrontata al nostro decidere effettivo-descrittivo
  • come esprimiamo la preferenza da un punto di vista formale?
    conseguenze di una logica della preferenza confrontata al nostro decidere effettivo-descrittivo
  • come esprimiamo la preferenza da un punto di vista formale?
    conseguenze di una logica della preferenza confrontata al nostro decidere effettivo-descrittivo
  • come esprimiamo la preferenza da un punto di vista formale?
    conseguenze di una logica della preferenza confrontata al nostro decidere effettivo-descrittivo





































  • Il paradosso del sorite (dal greco antico σωρίτης sōritēs aggettivo di σωρός sōros, che significa "mucchio") è un paradosso generalmente attribuito al filosofo greco Eubulide di Mileto, noto anche per una formulazione del paradosso del mentitore.
    Dato un mucchio di sabbia, se eliminiamo un granello dal mucchio avremo ancora un mucchio. Eliminiamo poi un altro granello: è ancora un mucchio. Eliminiamo ancora un granello, e poi ancora uno: il mucchio diventerà sempre più piccolo, finché rimarrà un solo granello di sabbia. È ancora un mucchio, quando rimane un solo granello? E se un solo granello non è un mucchio, allora in quale momento quel mucchio iniziale non è più un mucchio?
  • Il paradosso del sorite (dal greco antico σωρίτης sōritēs aggettivo di σωρός sōros, che significa "mucchio") è un paradosso generalmente attribuito al filosofo greco Eubulide di Mileto, noto anche per una formulazione del paradosso del mentitore.
    Dato un mucchio di sabbia, se eliminiamo un granello dal mucchio avremo ancora un mucchio. Eliminiamo poi un altro granello: è ancora un mucchio. Eliminiamo ancora un granello, e poi ancora uno: il mucchio diventerà sempre più piccolo, finché rimarrà un solo granello di sabbia. È ancora un mucchio, quando rimane un solo granello? E se un solo granello non è un mucchio, allora in quale momento quel mucchio iniziale non è più un mucchio?
  • Il paradosso del sorite (dal greco antico σωρίτης sōritēs aggettivo di σωρός sōros, che significa "mucchio") è un paradosso generalmente attribuito al filosofo greco Eubulide di Mileto, noto anche per una formulazione del paradosso del mentitore.
    Dato un mucchio di sabbia, se eliminiamo un granello dal mucchio avremo ancora un mucchio. Eliminiamo poi un altro granello: è ancora un mucchio. Eliminiamo ancora un granello, e poi ancora uno: il mucchio diventerà sempre più piccolo, finché rimarrà un solo granello di sabbia. È ancora un mucchio, quando rimane un solo granello? E se un solo granello non è un mucchio, allora in quale momento quel mucchio iniziale non è più un mucchio?
  • Il paradosso del sorite (dal greco antico σωρίτης sōritēs aggettivo di σωρός sōros, che significa "mucchio") è un paradosso generalmente attribuito al filosofo greco Eubulide di Mileto, noto anche per una formulazione del paradosso del mentitore.
    Dato un mucchio di sabbia, se eliminiamo un granello dal mucchio avremo ancora un mucchio. Eliminiamo poi un altro granello: è ancora un mucchio. Eliminiamo ancora un granello, e poi ancora uno: il mucchio diventerà sempre più piccolo, finché rimarrà un solo granello di sabbia. È ancora un mucchio, quando rimane un solo granello? E se un solo granello non è un mucchio, allora in quale momento quel mucchio iniziale non è più un mucchio?
  • Il paradosso del sorite (dal greco antico σωρίτης sōritēs aggettivo di σωρός sōros, che significa "mucchio") è un paradosso generalmente attribuito al filosofo greco Eubulide di Mileto, noto anche per una formulazione del paradosso del mentitore.
    Dato un mucchio di sabbia, se eliminiamo un granello dal mucchio avremo ancora un mucchio. Eliminiamo poi un altro granello: è ancora un mucchio. Eliminiamo ancora un granello, e poi ancora uno: il mucchio diventerà sempre più piccolo, finché rimarrà un solo granello di sabbia. È ancora un mucchio, quando rimane un solo granello? E se un solo granello non è un mucchio, allora in quale momento quel mucchio iniziale non è più un mucchio?
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    Dato un mucchio di sabbia, se eliminiamo un granello dal mucchio avremo ancora un mucchio. Eliminiamo poi un altro granello: è ancora un mucchio. Eliminiamo ancora un granello, e poi ancora uno: il mucchio diventerà sempre più piccolo, finché rimarrà un solo granello di sabbia. È ancora un mucchio, quando rimane un solo granello? E se un solo granello non è un mucchio, allora in quale momento quel mucchio iniziale non è più un mucchio?
  • Il paradosso del sorite (dal greco antico σωρίτης sōritēs aggettivo di σωρός sōros, che significa "mucchio") è un paradosso generalmente attribuito al filosofo greco Eubulide di Mileto, noto anche per una formulazione del paradosso del mentitore.
    Dato un mucchio di sabbia, se eliminiamo un granello dal mucchio avremo ancora un mucchio. Eliminiamo poi un altro granello: è ancora un mucchio. Eliminiamo ancora un granello, e poi ancora uno: il mucchio diventerà sempre più piccolo, finché rimarrà un solo granello di sabbia. È ancora un mucchio, quando rimane un solo granello? E se un solo granello non è un mucchio, allora in quale momento quel mucchio iniziale non è più un mucchio?
  • Il paradosso del sorite (dal greco antico σωρίτης sōritēs aggettivo di σωρός sōros, che significa "mucchio") è un paradosso generalmente attribuito al filosofo greco Eubulide di Mileto, noto anche per una formulazione del paradosso del mentitore.
    Dato un mucchio di sabbia, se eliminiamo un granello dal mucchio avremo ancora un mucchio. Eliminiamo poi un altro granello: è ancora un mucchio. Eliminiamo ancora un granello, e poi ancora uno: il mucchio diventerà sempre più piccolo, finché rimarrà un solo granello di sabbia. È ancora un mucchio, quando rimane un solo granello? E se un solo granello non è un mucchio, allora in quale momento quel mucchio iniziale non è più un mucchio?
  • Il paradosso del sorite (dal greco antico σωρίτης sōritēs aggettivo di σωρός sōros, che significa "mucchio") è un paradosso generalmente attribuito al filosofo greco Eubulide di Mileto, noto anche per una formulazione del paradosso del mentitore.
    Dato un mucchio di sabbia, se eliminiamo un granello dal mucchio avremo ancora un mucchio. Eliminiamo poi un altro granello: è ancora un mucchio. Eliminiamo ancora un granello, e poi ancora uno: il mucchio diventerà sempre più piccolo, finché rimarrà un solo granello di sabbia. È ancora un mucchio, quando rimane un solo granello? E se un solo granello non è un mucchio, allora in quale momento quel mucchio iniziale non è più un mucchio?
  • Il paradosso del sorite (dal greco antico σωρίτης sōritēs aggettivo di σωρός sōros, che significa "mucchio") è un paradosso generalmente attribuito al filosofo greco Eubulide di Mileto, noto anche per una formulazione del paradosso del mentitore.
    Dato un mucchio di sabbia, se eliminiamo un granello dal mucchio avremo ancora un mucchio. Eliminiamo poi un altro granello: è ancora un mucchio. Eliminiamo ancora un granello, e poi ancora uno: il mucchio diventerà sempre più piccolo, finché rimarrà un solo granello di sabbia. È ancora un mucchio, quando rimane un solo granello? E se un solo granello non è un mucchio, allora in quale momento quel mucchio iniziale non è più un mucchio?














































































































































  • Il passaggio da modelli sequenziali a modelli paralleli è un che si trova molti punti di contatto con il passaggio dal funzionalismo al connessionismo delle reti neurali che si completa nel decennio seguente nell’ambito dell'intelligenza artificiale e delle scienze cognitive. Il connessionismo nasce 10 anni dopo con Rumelhart & McClelland (1986). Questa teoria sviluppa l’idea che l’attività del cervello si esplicita su operazioni che si attivano in parallelo in aree diverse e non in una sequenza rigida. Per il connessionismo, le attività cognitive si sviluppano sul modello delle reti neurali. Le reti neurali sono modelli dell’attività cognitiva che riprendono le caratteristiche neurofisiologiche del cervello. Esse sono reti costituite da nodi che parallelamente in ogni istante mantengono una base di eccitazione più o meno elevata. I nodi sono collegati fra loro da collegamenti che trasmettono e moltiplicano l’attivazione dei nodi. Il sistema ha la capacità di modificare le modalità di connessione e di relazione fra i nodi. Si lascia in questo modo che l’attivazione viaggi fra i nodi e si arrivi ad un punto di equilibrio del sistema quando i valori di uscita di ceri nodi rappresentano il risultato del calcolo.
    Il connessionismo, seppur mantenendo un approccio computazionale all’attività cognitiva, critica l’approccio logico-linguistico del funzionalismo con molteplici argomenti.. L’architettura in parallelo e l’assenza di una dimensione logico-linguistica (i nodi non possiedono qualità logico linguistiche ma si situano ad un livello molto inferiore rispetto alle competenze logiche successive) secondo il funzionalismo, consegna al sistema una più netta plausibilità biologica e spiega molto meglio attività complesse e veloci di cui il cervello e capace, e che sarebbero molto più macchinose ed inefficaci se affrontate con modelli algoritmici sequenziali e centralizzati su una memoria ed una unità di calcolo uniche. Nel modello in parallelo invece i compiti sono semplici e distribuiti fra i nodi e le reti di nodi. Il modello delle reti replica, secondo i connessionisti, la struttura del cervello, i limiti biologici e soprattutto le esigenze che l’ambiente e l’evoluzione hanno presentato allo sviluppo del cervello: elasticità, velocità, adattabilità, ecc. (per un approfondimento si rimanda a Di Francesco 2002)
  • Il passaggio da modelli sequenziali a modelli paralleli è un che si trova molti punti di contatto con il passaggio dal funzionalismo al connessionismo delle reti neurali che si completa nel decennio seguente nell’ambito dell'intelligenza artificiale e delle scienze cognitive. Il connessionismo nasce 10 anni dopo con Rumelhart & McClelland (1986). Questa teoria sviluppa l’idea che l’attività del cervello si esplicita su operazioni che si attivano in parallelo in aree diverse e non in una sequenza rigida. Per il connessionismo, le attività cognitive si sviluppano sul modello delle reti neurali. Le reti neurali sono modelli dell’attività cognitiva che riprendono le caratteristiche neurofisiologiche del cervello. Esse sono reti costituite da nodi che parallelamente in ogni istante mantengono una base di eccitazione più o meno elevata. I nodi sono collegati fra loro da collegamenti che trasmettono e moltiplicano l’attivazione dei nodi. Il sistema ha la capacità di modificare le modalità di connessione e di relazione fra i nodi. Si lascia in questo modo che l’attivazione viaggi fra i nodi e si arrivi ad un punto di equilibrio del sistema quando i valori di uscita di ceri nodi rappresentano il risultato del calcolo.
    Il connessionismo, seppur mantenendo un approccio computazionale all’attività cognitiva, critica l’approccio logico-linguistico del funzionalismo con molteplici argomenti.. L’architettura in parallelo e l’assenza di una dimensione logico-linguistica (i nodi non possiedono qualità logico linguistiche ma si situano ad un livello molto inferiore rispetto alle competenze logiche successive) secondo il funzionalismo, consegna al sistema una più netta plausibilità biologica e spiega molto meglio attività complesse e veloci di cui il cervello e capace, e che sarebbero molto più macchinose ed inefficaci se affrontate con modelli algoritmici sequenziali e centralizzati su una memoria ed una unità di calcolo uniche. Nel modello in parallelo invece i compiti sono semplici e distribuiti fra i nodi e le reti di nodi. Il modello delle reti replica, secondo i connessionisti, la struttura del cervello, i limiti biologici e soprattutto le esigenze che l’ambiente e l’evoluzione hanno presentato allo sviluppo del cervello: elasticità, velocità, adattabilità, ecc. (per un approfondimento si rimanda a Di Francesco 2002)
  • Il passaggio da modelli sequenziali a modelli paralleli è un che si trova molti punti di contatto con il passaggio dal funzionalismo al connessionismo delle reti neurali che si completa nel decennio seguente nell’ambito dell'intelligenza artificiale e delle scienze cognitive. Il connessionismo nasce 10 anni dopo con Rumelhart & McClelland (1986). Questa teoria sviluppa l’idea che l’attività del cervello si esplicita su operazioni che si attivano in parallelo in aree diverse e non in una sequenza rigida. Per il connessionismo, le attività cognitive si sviluppano sul modello delle reti neurali. Le reti neurali sono modelli dell’attività cognitiva che riprendono le caratteristiche neurofisiologiche del cervello. Esse sono reti costituite da nodi che parallelamente in ogni istante mantengono una base di eccitazione più o meno elevata. I nodi sono collegati fra loro da collegamenti che trasmettono e moltiplicano l’attivazione dei nodi. Il sistema ha la capacità di modificare le modalità di connessione e di relazione fra i nodi. Si lascia in questo modo che l’attivazione viaggi fra i nodi e si arrivi ad un punto di equilibrio del sistema quando i valori di uscita di ceri nodi rappresentano il risultato del calcolo.
    Il connessionismo, seppur mantenendo un approccio computazionale all’attività cognitiva, critica l’approccio logico-linguistico del funzionalismo con molteplici argomenti.. L’architettura in parallelo e l’assenza di una dimensione logico-linguistica (i nodi non possiedono qualità logico linguistiche ma si situano ad un livello molto inferiore rispetto alle competenze logiche successive) secondo il funzionalismo, consegna al sistema una più netta plausibilità biologica e spiega molto meglio attività complesse e veloci di cui il cervello e capace, e che sarebbero molto più macchinose ed inefficaci se affrontate con modelli algoritmici sequenziali e centralizzati su una memoria ed una unità di calcolo uniche. Nel modello in parallelo invece i compiti sono semplici e distribuiti fra i nodi e le reti di nodi. Il modello delle reti replica, secondo i connessionisti, la struttura del cervello, i limiti biologici e soprattutto le esigenze che l’ambiente e l’evoluzione hanno presentato allo sviluppo del cervello: elasticità, velocità, adattabilità, ecc. (per un approfondimento si rimanda a Di Francesco 2002)
  • Il passaggio da modelli sequenziali a modelli paralleli è un che si trova molti punti di contatto con il passaggio dal funzionalismo al connessionismo delle reti neurali che si completa nel decennio seguente nell’ambito dell'intelligenza artificiale e delle scienze cognitive. Il connessionismo nasce 10 anni dopo con Rumelhart & McClelland (1986). Questa teoria sviluppa l’idea che l’attività del cervello si esplicita su operazioni che si attivano in parallelo in aree diverse e non in una sequenza rigida. Per il connessionismo, le attività cognitive si sviluppano sul modello delle reti neurali. Le reti neurali sono modelli dell’attività cognitiva che riprendono le caratteristiche neurofisiologiche del cervello. Esse sono reti costituite da nodi che parallelamente in ogni istante mantengono una base di eccitazione più o meno elevata. I nodi sono collegati fra loro da collegamenti che trasmettono e moltiplicano l’attivazione dei nodi. Il sistema ha la capacità di modificare le modalità di connessione e di relazione fra i nodi. Si lascia in questo modo che l’attivazione viaggi fra i nodi e si arrivi ad un punto di equilibrio del sistema quando i valori di uscita di ceri nodi rappresentano il risultato del calcolo.
    Il connessionismo, seppur mantenendo un approccio computazionale all’attività cognitiva, critica l’approccio logico-linguistico del funzionalismo con molteplici argomenti.. L’architettura in parallelo e l’assenza di una dimensione logico-linguistica (i nodi non possiedono qualità logico linguistiche ma si situano ad un livello molto inferiore rispetto alle competenze logiche successive) secondo il funzionalismo, consegna al sistema una più netta plausibilità biologica e spiega molto meglio attività complesse e veloci di cui il cervello e capace, e che sarebbero molto più macchinose ed inefficaci se affrontate con modelli algoritmici sequenziali e centralizzati su una memoria ed una unità di calcolo uniche. Nel modello in parallelo invece i compiti sono semplici e distribuiti fra i nodi e le reti di nodi. Il modello delle reti replica, secondo i connessionisti, la struttura del cervello, i limiti biologici e soprattutto le esigenze che l’ambiente e l’evoluzione hanno presentato allo sviluppo del cervello: elasticità, velocità, adattabilità, ecc. (per un approfondimento si rimanda a Di Francesco 2002)
  • Il passaggio da modelli sequenziali a modelli paralleli è un che si trova molti punti di contatto con il passaggio dal funzionalismo al connessionismo delle reti neurali che si completa nel decennio seguente nell’ambito dell'intelligenza artificiale e delle scienze cognitive. Il connessionismo nasce 10 anni dopo con Rumelhart & McClelland (1986). Questa teoria sviluppa l’idea che l’attività del cervello si esplicita su operazioni che si attivano in parallelo in aree diverse e non in una sequenza rigida. Per il connessionismo, le attività cognitive si sviluppano sul modello delle reti neurali. Le reti neurali sono modelli dell’attività cognitiva che riprendono le caratteristiche neurofisiologiche del cervello. Esse sono reti costituite da nodi che parallelamente in ogni istante mantengono una base di eccitazione più o meno elevata. I nodi sono collegati fra loro da collegamenti che trasmettono e moltiplicano l’attivazione dei nodi. Il sistema ha la capacità di modificare le modalità di connessione e di relazione fra i nodi. Si lascia in questo modo che l’attivazione viaggi fra i nodi e si arrivi ad un punto di equilibrio del sistema quando i valori di uscita di ceri nodi rappresentano il risultato del calcolo.
    Il connessionismo, seppur mantenendo un approccio computazionale all’attività cognitiva, critica l’approccio logico-linguistico del funzionalismo con molteplici argomenti.. L’architettura in parallelo e l’assenza di una dimensione logico-linguistica (i nodi non possiedono qualità logico linguistiche ma si situano ad un livello molto inferiore rispetto alle competenze logiche successive) secondo il funzionalismo, consegna al sistema una più netta plausibilità biologica e spiega molto meglio attività complesse e veloci di cui il cervello e capace, e che sarebbero molto più macchinose ed inefficaci se affrontate con modelli algoritmici sequenziali e centralizzati su una memoria ed una unità di calcolo uniche. Nel modello in parallelo invece i compiti sono semplici e distribuiti fra i nodi e le reti di nodi. Il modello delle reti replica, secondo i connessionisti, la struttura del cervello, i limiti biologici e soprattutto le esigenze che l’ambiente e l’evoluzione hanno presentato allo sviluppo del cervello: elasticità, velocità, adattabilità, ecc. (per un approfondimento si rimanda a Di Francesco 2002)
  • Il passaggio da modelli sequenziali a modelli paralleli è un che si trova molti punti di contatto con il passaggio dal funzionalismo al connessionismo delle reti neurali che si completa nel decennio seguente nell’ambito dell'intelligenza artificiale e delle scienze cognitive. Il connessionismo nasce 10 anni dopo con Rumelhart & McClelland (1986). Questa teoria sviluppa l’idea che l’attività del cervello si esplicita su operazioni che si attivano in parallelo in aree diverse e non in una sequenza rigida. Per il connessionismo, le attività cognitive si sviluppano sul modello delle reti neurali. Le reti neurali sono modelli dell’attività cognitiva che riprendono le caratteristiche neurofisiologiche del cervello. Esse sono reti costituite da nodi che parallelamente in ogni istante mantengono una base di eccitazione più o meno elevata. I nodi sono collegati fra loro da collegamenti che trasmettono e moltiplicano l’attivazione dei nodi. Il sistema ha la capacità di modificare le modalità di connessione e di relazione fra i nodi. Si lascia in questo modo che l’attivazione viaggi fra i nodi e si arrivi ad un punto di equilibrio del sistema quando i valori di uscita di ceri nodi rappresentano il risultato del calcolo.
    Il connessionismo, seppur mantenendo un approccio computazionale all’attività cognitiva, critica l’approccio logico-linguistico del funzionalismo con molteplici argomenti.. L’architettura in parallelo e l’assenza di una dimensione logico-linguistica (i nodi non possiedono qualità logico linguistiche ma si situano ad un livello molto inferiore rispetto alle competenze logiche successive) secondo il funzionalismo, consegna al sistema una più netta plausibilità biologica e spiega molto meglio attività complesse e veloci di cui il cervello e capace, e che sarebbero molto più macchinose ed inefficaci se affrontate con modelli algoritmici sequenziali e centralizzati su una memoria ed una unità di calcolo uniche. Nel modello in parallelo invece i compiti sono semplici e distribuiti fra i nodi e le reti di nodi. Il modello delle reti replica, secondo i connessionisti, la struttura del cervello, i limiti biologici e soprattutto le esigenze che l’ambiente e l’evoluzione hanno presentato allo sviluppo del cervello: elasticità, velocità, adattabilità, ecc. (per un approfondimento si rimanda a Di Francesco 2002)



































































  • Gli assiomi della teoria dell'utilità attesa sono violati anche a causa di altri processi cognitivi. Uno di questi è l'effetto di incorniciamento (framing effect, Tversky e Kahneman 1981). L'incorniciamento raccoglie gli effetti del contesto e del modo in cui viene presentato il problema decisionale. Il processo decisionale può essere diviso in due parti: l'incorniciamento, in cui l'agente effettua un'analisi preliminare del problema decisionale, organizza le informazioni, calcola alternative ed effetti: questa fase semplifica il problema e offre elementi per la fase successiva della valutazione. Tversky e Kahneman (1981), grazie ad alcuni esperimenti, dimostrano che l'incorniciamento può avere conseguenze profonde sulla scelta fino a cambiarne gli esiti. In uno di questi esperimenti si dimostra che la valutazione di alcune alternative di una scelta dipende dal modo in cui queste vengono presentate.

  • Gli assiomi della teoria dell'utilità attesa sono violati anche a causa di altri processi cognitivi. Uno di questi è l'effetto di incorniciamento (framing effect, Tversky e Kahneman 1981). L'incorniciamento raccoglie gli effetti del contesto e del modo in cui viene presentato il problema decisionale. Il processo decisionale può essere diviso in due parti: l'incorniciamento, in cui l'agente effettua un'analisi preliminare del problema decisionale, organizza le informazioni, calcola alternative ed effetti: questa fase semplifica il problema e offre elementi per la fase successiva della valutazione. Tversky e Kahneman (1981), grazie ad alcuni esperimenti, dimostrano che l'incorniciamento può avere conseguenze profonde sulla scelta fino a cambiarne gli esiti. In uno di questi esperimenti si dimostra che la valutazione di alcune alternative di una scelta dipende dal modo in cui queste vengono presentate.

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  • Seppur si verifichi il caso contenuto nel conseguente B, non è detto che sia stato proprio il verificarsi dell’antecedente A a scaturire il verificarsi del conseguente B. Sarebbero potute intervenire altre potenziali cause o altri eventi correlati con B invece di quelli contenuti in A. Il ragionamento nell’esempio non regge perché il magistrato potrebbe inquisire dei politici per molteplici cause, per esempio perché il comportamento di questi politici lascia ipotizzare dei reati commessi dagli stessi su cui è bene indagare, o perché ci sono state delle denunce che li citano, ecc.. In questo modo il politico getta discredito sull’onestà della magistratura per sminuire anche l’entità delle accuse rivolte alla sua persona. Questo ragionamento potrebbe convincere l’elettorato che l’introduzione di una legge che impedisca ai magistrati di indagare sui politici in carica possa essere una atto di giustizia, che riporti la magistratura all’ordine e lasci i politici liberi lavorare più fruttuosamente per il paese. Questo argomento fallace potrebbe, quindi, spostare delle preferenze elettorali a favore del politico indagato per corruzione.
  • Seppur si verifichi il caso contenuto nel conseguente B, non è detto che sia stato proprio il verificarsi dell’antecedente A a scaturire il verificarsi del conseguente B. Sarebbero potute intervenire altre potenziali cause o altri eventi correlati con B invece di quelli contenuti in A. Il ragionamento nell’esempio non regge perché il magistrato potrebbe inquisire dei politici per molteplici cause, per esempio perché il comportamento di questi politici lascia ipotizzare dei reati commessi dagli stessi su cui è bene indagare, o perché ci sono state delle denunce che li citano, ecc.. In questo modo il politico getta discredito sull’onestà della magistratura per sminuire anche l’entità delle accuse rivolte alla sua persona. Questo ragionamento potrebbe convincere l’elettorato che l’introduzione di una legge che impedisca ai magistrati di indagare sui politici in carica possa essere una atto di giustizia, che riporti la magistratura all’ordine e lasci i politici liberi lavorare più fruttuosamente per il paese. Questo argomento fallace potrebbe, quindi, spostare delle preferenze elettorali a favore del politico indagato per corruzione.
  • Seppur si verifichi il caso contenuto nel conseguente B, non è detto che sia stato proprio il verificarsi dell’antecedente A a scaturire il verificarsi del conseguente B. Sarebbero potute intervenire altre potenziali cause o altri eventi correlati con B invece di quelli contenuti in A. Il ragionamento nell’esempio non regge perché il magistrato potrebbe inquisire dei politici per molteplici cause, per esempio perché il comportamento di questi politici lascia ipotizzare dei reati commessi dagli stessi su cui è bene indagare, o perché ci sono state delle denunce che li citano, ecc.. In questo modo il politico getta discredito sull’onestà della magistratura per sminuire anche l’entità delle accuse rivolte alla sua persona. Questo ragionamento potrebbe convincere l’elettorato che l’introduzione di una legge che impedisca ai magistrati di indagare sui politici in carica possa essere una atto di giustizia, che riporti la magistratura all’ordine e lasci i politici liberi lavorare più fruttuosamente per il paese. Questo argomento fallace potrebbe, quindi, spostare delle preferenze elettorali a favore del politico indagato per corruzione.
  • Seppur si verifichi il caso contenuto nel conseguente B, non è detto che sia stato proprio il verificarsi dell’antecedente A a scaturire il verificarsi del conseguente B. Sarebbero potute intervenire altre potenziali cause o altri eventi correlati con B invece di quelli contenuti in A. Il ragionamento nell’esempio non regge perché il magistrato potrebbe inquisire dei politici per molteplici cause, per esempio perché il comportamento di questi politici lascia ipotizzare dei reati commessi dagli stessi su cui è bene indagare, o perché ci sono state delle denunce che li citano, ecc.. In questo modo il politico getta discredito sull’onestà della magistratura per sminuire anche l’entità delle accuse rivolte alla sua persona. Questo ragionamento potrebbe convincere l’elettorato che l’introduzione di una legge che impedisca ai magistrati di indagare sui politici in carica possa essere una atto di giustizia, che riporti la magistratura all’ordine e lasci i politici liberi lavorare più fruttuosamente per il paese. Questo argomento fallace potrebbe, quindi, spostare delle preferenze elettorali a favore del politico indagato per corruzione.
  • Seppur si verifichi il caso contenuto nel conseguente B, non è detto che sia stato proprio il verificarsi dell’antecedente A a scaturire il verificarsi del conseguente B. Sarebbero potute intervenire altre potenziali cause o altri eventi correlati con B invece di quelli contenuti in A. Il ragionamento nell’esempio non regge perché il magistrato potrebbe inquisire dei politici per molteplici cause, per esempio perché il comportamento di questi politici lascia ipotizzare dei reati commessi dagli stessi su cui è bene indagare, o perché ci sono state delle denunce che li citano, ecc.. In questo modo il politico getta discredito sull’onestà della magistratura per sminuire anche l’entità delle accuse rivolte alla sua persona. Questo ragionamento potrebbe convincere l’elettorato che l’introduzione di una legge che impedisca ai magistrati di indagare sui politici in carica possa essere una atto di giustizia, che riporti la magistratura all’ordine e lasci i politici liberi lavorare più fruttuosamente per il paese. Questo argomento fallace potrebbe, quindi, spostare delle preferenze elettorali a favore del politico indagato per corruzione.
  • Seppur si verifichi il caso contenuto nel conseguente B, non è detto che sia stato proprio il verificarsi dell’antecedente A a scaturire il verificarsi del conseguente B. Sarebbero potute intervenire altre potenziali cause o altri eventi correlati con B invece di quelli contenuti in A. Il ragionamento nell’esempio non regge perché il magistrato potrebbe inquisire dei politici per molteplici cause, per esempio perché il comportamento di questi politici lascia ipotizzare dei reati commessi dagli stessi su cui è bene indagare, o perché ci sono state delle denunce che li citano, ecc.. In questo modo il politico getta discredito sull’onestà della magistratura per sminuire anche l’entità delle accuse rivolte alla sua persona. Questo ragionamento potrebbe convincere l’elettorato che l’introduzione di una legge che impedisca ai magistrati di indagare sui politici in carica possa essere una atto di giustizia, che riporti la magistratura all’ordine e lasci i politici liberi lavorare più fruttuosamente per il paese. Questo argomento fallace potrebbe, quindi, spostare delle preferenze elettorali a favore del politico indagato per corruzione.
  • Seppur si verifichi il caso contenuto nel conseguente B, non è detto che sia stato proprio il verificarsi dell’antecedente A a scaturire il verificarsi del conseguente B. Sarebbero potute intervenire altre potenziali cause o altri eventi correlati con B invece di quelli contenuti in A. Il ragionamento nell’esempio non regge perché il magistrato potrebbe inquisire dei politici per molteplici cause, per esempio perché il comportamento di questi politici lascia ipotizzare dei reati commessi dagli stessi su cui è bene indagare, o perché ci sono state delle denunce che li citano, ecc.. In questo modo il politico getta discredito sull’onestà della magistratura per sminuire anche l’entità delle accuse rivolte alla sua persona. Questo ragionamento potrebbe convincere l’elettorato che l’introduzione di una legge che impedisca ai magistrati di indagare sui politici in carica possa essere una atto di giustizia, che riporti la magistratura all’ordine e lasci i politici liberi lavorare più fruttuosamente per il paese. Questo argomento fallace potrebbe, quindi, spostare delle preferenze elettorali a favore del politico indagato per corruzione.
  • Seppur si verifichi il caso contenuto nel conseguente B, non è detto che sia stato proprio il verificarsi dell’antecedente A a scaturire il verificarsi del conseguente B. Sarebbero potute intervenire altre potenziali cause o altri eventi correlati con B invece di quelli contenuti in A. Il ragionamento nell’esempio non regge perché il magistrato potrebbe inquisire dei politici per molteplici cause, per esempio perché il comportamento di questi politici lascia ipotizzare dei reati commessi dagli stessi su cui è bene indagare, o perché ci sono state delle denunce che li citano, ecc.. In questo modo il politico getta discredito sull’onestà della magistratura per sminuire anche l’entità delle accuse rivolte alla sua persona. Questo ragionamento potrebbe convincere l’elettorato che l’introduzione di una legge che impedisca ai magistrati di indagare sui politici in carica possa essere una atto di giustizia, che riporti la magistratura all’ordine e lasci i politici liberi lavorare più fruttuosamente per il paese. Questo argomento fallace potrebbe, quindi, spostare delle preferenze elettorali a favore del politico indagato per corruzione.
  • Seppur si verifichi il caso contenuto nel conseguente B, non è detto che sia stato proprio il verificarsi dell’antecedente A a scaturire il verificarsi del conseguente B. Sarebbero potute intervenire altre potenziali cause o altri eventi correlati con B invece di quelli contenuti in A. Il ragionamento nell’esempio non regge perché il magistrato potrebbe inquisire dei politici per molteplici cause, per esempio perché il comportamento di questi politici lascia ipotizzare dei reati commessi dagli stessi su cui è bene indagare, o perché ci sono state delle denunce che li citano, ecc.. In questo modo il politico getta discredito sull’onestà della magistratura per sminuire anche l’entità delle accuse rivolte alla sua persona. Questo ragionamento potrebbe convincere l’elettorato che l’introduzione di una legge che impedisca ai magistrati di indagare sui politici in carica possa essere una atto di giustizia, che riporti la magistratura all’ordine e lasci i politici liberi lavorare più fruttuosamente per il paese. Questo argomento fallace potrebbe, quindi, spostare delle preferenze elettorali a favore del politico indagato per corruzione.
  • Seppur si verifichi il caso contenuto nel conseguente B, non è detto che sia stato proprio il verificarsi dell’antecedente A a scaturire il verificarsi del conseguente B. Sarebbero potute intervenire altre potenziali cause o altri eventi correlati con B invece di quelli contenuti in A. Il ragionamento nell’esempio non regge perché il magistrato potrebbe inquisire dei politici per molteplici cause, per esempio perché il comportamento di questi politici lascia ipotizzare dei reati commessi dagli stessi su cui è bene indagare, o perché ci sono state delle denunce che li citano, ecc.. In questo modo il politico getta discredito sull’onestà della magistratura per sminuire anche l’entità delle accuse rivolte alla sua persona. Questo ragionamento potrebbe convincere l’elettorato che l’introduzione di una legge che impedisca ai magistrati di indagare sui politici in carica possa essere una atto di giustizia, che riporti la magistratura all’ordine e lasci i politici liberi lavorare più fruttuosamente per il paese. Questo argomento fallace potrebbe, quindi, spostare delle preferenze elettorali a favore del politico indagato per corruzione.
  • Seppur si verifichi il caso contenuto nel conseguente B, non è detto che sia stato proprio il verificarsi dell’antecedente A a scaturire il verificarsi del conseguente B. Sarebbero potute intervenire altre potenziali cause o altri eventi correlati con B invece di quelli contenuti in A. Il ragionamento nell’esempio non regge perché il magistrato potrebbe inquisire dei politici per molteplici cause, per esempio perché il comportamento di questi politici lascia ipotizzare dei reati commessi dagli stessi su cui è bene indagare, o perché ci sono state delle denunce che li citano, ecc.. In questo modo il politico getta discredito sull’onestà della magistratura per sminuire anche l’entità delle accuse rivolte alla sua persona. Questo ragionamento potrebbe convincere l’elettorato che l’introduzione di una legge che impedisca ai magistrati di indagare sui politici in carica possa essere una atto di giustizia, che riporti la magistratura all’ordine e lasci i politici liberi lavorare più fruttuosamente per il paese. Questo argomento fallace potrebbe, quindi, spostare delle preferenze elettorali a favore del politico indagato per corruzione.
  • Seppur si verifichi il caso contenuto nel conseguente B, non è detto che sia stato proprio il verificarsi dell’antecedente A a scaturire il verificarsi del conseguente B. Sarebbero potute intervenire altre potenziali cause o altri eventi correlati con B invece di quelli contenuti in A. Il ragionamento nell’esempio non regge perché il magistrato potrebbe inquisire dei politici per molteplici cause, per esempio perché il comportamento di questi politici lascia ipotizzare dei reati commessi dagli stessi su cui è bene indagare, o perché ci sono state delle denunce che li citano, ecc.. In questo modo il politico getta discredito sull’onestà della magistratura per sminuire anche l’entità delle accuse rivolte alla sua persona. Questo ragionamento potrebbe convincere l’elettorato che l’introduzione di una legge che impedisca ai magistrati di indagare sui politici in carica possa essere una atto di giustizia, che riporti la magistratura all’ordine e lasci i politici liberi lavorare più fruttuosamente per il paese. Questo argomento fallace potrebbe, quindi, spostare delle preferenze elettorali a favore del politico indagato per corruzione.
  • Seppur si verifichi il caso contenuto nel conseguente B, non è detto che sia stato proprio il verificarsi dell’antecedente A a scaturire il verificarsi del conseguente B. Sarebbero potute intervenire altre potenziali cause o altri eventi correlati con B invece di quelli contenuti in A. Il ragionamento nell’esempio non regge perché il magistrato potrebbe inquisire dei politici per molteplici cause, per esempio perché il comportamento di questi politici lascia ipotizzare dei reati commessi dagli stessi su cui è bene indagare, o perché ci sono state delle denunce che li citano, ecc.. In questo modo il politico getta discredito sull’onestà della magistratura per sminuire anche l’entità delle accuse rivolte alla sua persona. Questo ragionamento potrebbe convincere l’elettorato che l’introduzione di una legge che impedisca ai magistrati di indagare sui politici in carica possa essere una atto di giustizia, che riporti la magistratura all’ordine e lasci i politici liberi lavorare più fruttuosamente per il paese. Questo argomento fallace potrebbe, quindi, spostare delle preferenze elettorali a favore del politico indagato per corruzione.
  • Seppur si verifichi il caso contenuto nel conseguente B, non è detto che sia stato proprio il verificarsi dell’antecedente A a scaturire il verificarsi del conseguente B. Sarebbero potute intervenire altre potenziali cause o altri eventi correlati con B invece di quelli contenuti in A. Il ragionamento nell’esempio non regge perché il magistrato potrebbe inquisire dei politici per molteplici cause, per esempio perché il comportamento di questi politici lascia ipotizzare dei reati commessi dagli stessi su cui è bene indagare, o perché ci sono state delle denunce che li citano, ecc.. In questo modo il politico getta discredito sull’onestà della magistratura per sminuire anche l’entità delle accuse rivolte alla sua persona. Questo ragionamento potrebbe convincere l’elettorato che l’introduzione di una legge che impedisca ai magistrati di indagare sui politici in carica possa essere una atto di giustizia, che riporti la magistratura all’ordine e lasci i politici liberi lavorare più fruttuosamente per il paese. Questo argomento fallace potrebbe, quindi, spostare delle preferenze elettorali a favore del politico indagato per corruzione.
  • Seppur si verifichi il caso contenuto nel conseguente B, non è detto che sia stato proprio il verificarsi dell’antecedente A a scaturire il verificarsi del conseguente B. Sarebbero potute intervenire altre potenziali cause o altri eventi correlati con B invece di quelli contenuti in A. Il ragionamento nell’esempio non regge perché il magistrato potrebbe inquisire dei politici per molteplici cause, per esempio perché il comportamento di questi politici lascia ipotizzare dei reati commessi dagli stessi su cui è bene indagare, o perché ci sono state delle denunce che li citano, ecc.. In questo modo il politico getta discredito sull’onestà della magistratura per sminuire anche l’entità delle accuse rivolte alla sua persona. Questo ragionamento potrebbe convincere l’elettorato che l’introduzione di una legge che impedisca ai magistrati di indagare sui politici in carica possa essere una atto di giustizia, che riporti la magistratura all’ordine e lasci i politici liberi lavorare più fruttuosamente per il paese. Questo argomento fallace potrebbe, quindi, spostare delle preferenze elettorali a favore del politico indagato per corruzione.















































  • L’euristica della disponibilità è utilizzata quando, nel fornire una stima riguardo al possibile accadere di eventi futuri, gli agenti utilizzano la loro esperienza relativa al verificarsi di eventi simili in passato. Ritrovare nella memoria di esempi passati gli strumenti per la soluzione di problemi da affrontare e l’interpretazione di eventi che accadono nel presente è una strategia cognitiva molto potente. La memoria conserva gli esiti di osservazioni e interpretazioni di eventi del passato, questi creano un database di casi fitto di connessioni, pronto per rilevare una certa regolarità negli accadimenti e quindi una forte capacità di “predire” gli esiti di eventi futuri. La memoria conserva gli strumenti teorici e pratici per affrontare i nuovi problemi1. É quella facoltà chiamata “esperienza” nel linguaggio comune.

  • L’euristica della disponibilità è utilizzata quando, nel fornire una stima riguardo al possibile accadere di eventi futuri, gli agenti utilizzano la loro esperienza relativa al verificarsi di eventi simili in passato. Ritrovare nella memoria di esempi passati gli strumenti per la soluzione di problemi da affrontare e l’interpretazione di eventi che accadono nel presente è una strategia cognitiva molto potente. La memoria conserva gli esiti di osservazioni e interpretazioni di eventi del passato, questi creano un database di casi fitto di connessioni, pronto per rilevare una certa regolarità negli accadimenti e quindi una forte capacità di “predire” gli esiti di eventi futuri. La memoria conserva gli strumenti teorici e pratici per affrontare i nuovi problemi1. É quella facoltà chiamata “esperienza” nel linguaggio comune.

  • L’euristica della disponibilità è utilizzata quando, nel fornire una stima riguardo al possibile accadere di eventi futuri, gli agenti utilizzano la loro esperienza relativa al verificarsi di eventi simili in passato. Ritrovare nella memoria di esempi passati gli strumenti per la soluzione di problemi da affrontare e l’interpretazione di eventi che accadono nel presente è una strategia cognitiva molto potente. La memoria conserva gli esiti di osservazioni e interpretazioni di eventi del passato, questi creano un database di casi fitto di connessioni, pronto per rilevare una certa regolarità negli accadimenti e quindi una forte capacità di “predire” gli esiti di eventi futuri. La memoria conserva gli strumenti teorici e pratici per affrontare i nuovi problemi1. É quella facoltà chiamata “esperienza” nel linguaggio comune.

  • L’euristica della disponibilità è utilizzata quando, nel fornire una stima riguardo al possibile accadere di eventi futuri, gli agenti utilizzano la loro esperienza relativa al verificarsi di eventi simili in passato. Ritrovare nella memoria di esempi passati gli strumenti per la soluzione di problemi da affrontare e l’interpretazione di eventi che accadono nel presente è una strategia cognitiva molto potente. La memoria conserva gli esiti di osservazioni e interpretazioni di eventi del passato, questi creano un database di casi fitto di connessioni, pronto per rilevare una certa regolarità negli accadimenti e quindi una forte capacità di “predire” gli esiti di eventi futuri. La memoria conserva gli strumenti teorici e pratici per affrontare i nuovi problemi1. É quella facoltà chiamata “esperienza” nel linguaggio comune.

  • L’euristica della disponibilità è utilizzata quando, nel fornire una stima riguardo al possibile accadere di eventi futuri, gli agenti utilizzano la loro esperienza relativa al verificarsi di eventi simili in passato. Ritrovare nella memoria di esempi passati gli strumenti per la soluzione di problemi da affrontare e l’interpretazione di eventi che accadono nel presente è una strategia cognitiva molto potente. La memoria conserva gli esiti di osservazioni e interpretazioni di eventi del passato, questi creano un database di casi fitto di connessioni, pronto per rilevare una certa regolarità negli accadimenti e quindi una forte capacità di “predire” gli esiti di eventi futuri. La memoria conserva gli strumenti teorici e pratici per affrontare i nuovi problemi1. É quella facoltà chiamata “esperienza” nel linguaggio comune.

  • L’euristica della disponibilità è utilizzata quando, nel fornire una stima riguardo al possibile accadere di eventi futuri, gli agenti utilizzano la loro esperienza relativa al verificarsi di eventi simili in passato. Ritrovare nella memoria di esempi passati gli strumenti per la soluzione di problemi da affrontare e l’interpretazione di eventi che accadono nel presente è una strategia cognitiva molto potente. La memoria conserva gli esiti di osservazioni e interpretazioni di eventi del passato, questi creano un database di casi fitto di connessioni, pronto per rilevare una certa regolarità negli accadimenti e quindi una forte capacità di “predire” gli esiti di eventi futuri. La memoria conserva gli strumenti teorici e pratici per affrontare i nuovi problemi1. É quella facoltà chiamata “esperienza” nel linguaggio comune.































































































  • Decision Theory

    1. 1. Seminario in: DECISION THEORY Paolo Alessandro Grieco Università degli Studi di Genova Dipartimento di Filosofia Corso di Filosofia della Scienza 30-31 Marzo 2010
    2. 2. Decision Theory UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    3. 3. Decision Theory COSA È LA DECISION THEORY UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    4. 4. Decision Theory COSA È LA DECISION THEORY La Decision Theory (DT) è un'area di studi multidisciplinare. Iniziali studi economici si sono affiancati altri approcci da parte di: UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    5. 5. Decision Theory COSA È LA DECISION THEORY La Decision Theory (DT) è un'area di studi multidisciplinare. Iniziali studi economici si sono affiancati altri approcci da parte di: • scienze sociali UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    6. 6. Decision Theory COSA È LA DECISION THEORY La Decision Theory (DT) è un'area di studi multidisciplinare. Iniziali studi economici si sono affiancati altri approcci da parte di: • scienze sociali • scienze politiche UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    7. 7. Decision Theory COSA È LA DECISION THEORY La Decision Theory (DT) è un'area di studi multidisciplinare. Iniziali studi economici si sono affiancati altri approcci da parte di: • scienze sociali • scienze politiche • scienze statistiche UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    8. 8. Decision Theory COSA È LA DECISION THEORY La Decision Theory (DT) è un'area di studi multidisciplinare. Iniziali studi economici si sono affiancati altri approcci da parte di: • scienze sociali • scienze politiche • scienze statistiche • studi manageriali UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    9. 9. Decision Theory COSA È LA DECISION THEORY La Decision Theory (DT) è un'area di studi multidisciplinare. Iniziali studi economici si sono affiancati altri approcci da parte di: • scienze sociali • scienze politiche • scienze statistiche • studi manageriali • psicologia UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    10. 10. Decision Theory COSA È LA DECISION THEORY La Decision Theory (DT) è un'area di studi multidisciplinare. Iniziali studi economici si sono affiancati altri approcci da parte di: • scienze sociali • scienze politiche • scienze statistiche • studi manageriali • psicologia • della filosofia UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    11. 11. Decision Theory COSA È LA DECISION THEORY La Decision Theory (DT) è un'area di studi multidisciplinare. Iniziali studi economici si sono affiancati altri approcci da parte di: • scienze sociali • scienze politiche • scienze statistiche • studi manageriali • psicologia • della filosofia • della matematica applicata UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    12. 12. Decision Theory COSA È LA DECISION THEORY UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    13. 13. Decision Theory COSA È LA DECISION THEORY UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    14. 14. Decision Theory COSA È LA DECISION THEORY Indagare sulla decisione significa indagare su buona parte delle attività umane, ma in Decision Theory si pongono dei limiti agli oggetti di studio che devono risultare: UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    15. 15. Decision Theory COSA È LA DECISION THEORY Indagare sulla decisione significa indagare su buona parte delle attività umane, ma in Decision Theory si pongono dei limiti agli oggetti di studio che devono risultare: • attività consapevoli UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    16. 16. Decision Theory COSA È LA DECISION THEORY Indagare sulla decisione significa indagare su buona parte delle attività umane, ma in Decision Theory si pongono dei limiti agli oggetti di studio che devono risultare: • attività consapevoli • comportamenti indirizzati verso uno scopo in presenza di varie opzioni. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    17. 17. Decision Theory COSA È LA DECISION THEORY Indagare sulla decisione significa indagare su buona parte delle attività umane, ma in Decision Theory si pongono dei limiti agli oggetti di studio che devono risultare: • attività consapevoli • comportamenti indirizzati verso uno scopo in presenza di varie opzioni. In questa materia, si parla di scelta solo quando si vuole raggiungere uno scopo preciso e la via per far ciò non è univoca, ma sono praticabili varie opzioni ciascuna con effetti e costi da stimare. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    18. 18. Decision Theory COSA È LA DECISION THEORY Indagare sulla decisione significa indagare su buona parte delle attività umane, ma in Decision Theory si pongono dei limiti agli oggetti di studio che devono risultare: • attività consapevoli • comportamenti indirizzati verso uno scopo in presenza di varie opzioni. In questa materia, si parla di scelta solo quando si vuole raggiungere uno scopo preciso e la via per far ciò non è univoca, ma sono praticabili varie opzioni ciascuna con effetti e costi da stimare. La scelta studiata è proprio il processo attraverso il quale vari percorsi possibili sono considerati al fine di intraprenderne uno (o nessuno) in vista dello scopo prefissato. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    19. 19. Decision Theory COSA È LA DECISION THEORY UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    20. 20. Decision Theory COSA È LA DECISION THEORY UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    21. 21. Decision Theory COSA È LA DECISION THEORY DT si divide in: UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    22. 22. Decision Theory COSA È LA DECISION THEORY DT si divide in: TEORIE NORMATIVE: come bisogna prendere una decisione perché questa possa dirsi razionale? UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    23. 23. Decision Theory COSA È LA DECISION THEORY DT si divide in: TEORIE NORMATIVE: come bisogna prendere una decisione perché questa possa dirsi razionale? • ciò significa indicare un percorso che riesca ad ottenere il risultato ottimale con il minor impiego di risorse. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    24. 24. Decision Theory COSA È LA DECISION THEORY DT si divide in: TEORIE NORMATIVE: come bisogna prendere una decisione perché questa possa dirsi razionale? • ciò significa indicare un percorso che riesca ad ottenere il risultato ottimale con il minor impiego di risorse. • Si avvalgono di strumenti logico-matematici. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    25. 25. Decision Theory COSA È LA DECISION THEORY DT si divide in: TEORIE NORMATIVE: come bisogna prendere una decisione perché questa possa dirsi razionale? • ciò significa indicare un percorso che riesca ad ottenere il risultato ottimale con il minor impiego di risorse. • Si avvalgono di strumenti logico-matematici. • La nozione di normatività implicata da queste teorie non ha nessun valore etico. La Teoria della Decisione interviene solo dopo che le coordinate morali sono state fissate UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    26. 26. Decision Theory COSA È LA DECISION THEORY DT si divide in: UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    27. 27. Decision Theory COSA È LA DECISION THEORY DT si divide in: UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    28. 28. Decision Theory COSA È LA DECISION THEORY DT si divide in: TEORIE DESCRITTIVE: come realmente prendiamo delle decisioni? UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    29. 29. Decision Theory COSA È LA DECISION THEORY DT si divide in: TEORIE DESCRITTIVE: come realmente prendiamo delle decisioni? • si avvalgono spesso di evidenze empiriche. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    30. 30. Decision Theory COSA È LA DECISION THEORY DT si divide in: TEORIE DESCRITTIVE: come realmente prendiamo delle decisioni? • si avvalgono spesso di evidenze empiriche. La distinzione fra teorie descrittive e teorie normative non è sempre netta, ci sono casi di teorie descrittive proposte come confutanti teorie normative, e casi di teorie normative presentate come “descrittivamente plausibili”, e viceversa. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    31. 31. Decision Theory COSA È LA DECISION THEORY UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    32. 32. Decision Theory COSA È LA DECISION THEORY UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    33. 33. Decision Theory COSA È LA DECISION THEORY Sven Ove Hansson, per chiarire la distinzione, ha proposto dei criteri di falsificazione diversi per le teorie normative e per quelle descrittive. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    34. 34. Decision Theory COSA È LA DECISION THEORY Sven Ove Hansson, per chiarire la distinzione, ha proposto dei criteri di falsificazione diversi per le teorie normative e per quelle descrittive. “una Teoria della Decisione è falsificata in quanto teoria descrittiva, se può essere trovato un problema decisionale per il quale molti soggetti si comportano in contraddizione con tale teoria.” UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    35. 35. Decision Theory COSA È LA DECISION THEORY Sven Ove Hansson, per chiarire la distinzione, ha proposto dei criteri di falsificazione diversi per le teorie normative e per quelle descrittive. “una Teoria della Decisione è falsificata in quanto teoria descrittiva, se può essere trovato un problema decisionale per il quale molti soggetti si comportano in contraddizione con tale teoria.” “una Teoria della Decisione è debolmente falsificata come teoria normativa se può essere trovato un problema decisionale per il quale un agente possa comportarsi in contraddizione con la teoria senza risultare irrazionale.” UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    36. 36. Decision Theory COSA È LA DECISION THEORY Sven Ove Hansson, per chiarire la distinzione, ha proposto dei criteri di falsificazione diversi per le teorie normative e per quelle descrittive. “una Teoria della Decisione è falsificata in quanto teoria descrittiva, se può essere trovato un problema decisionale per il quale molti soggetti si comportano in contraddizione con tale teoria.” “una Teoria della Decisione è debolmente falsificata come teoria normativa se può essere trovato un problema decisionale per il quale un agente possa comportarsi in contraddizione con la teoria senza risultare irrazionale.” “una Teoria della Decisione è fortemente falsificata come teoria normativa se può essere trovato un problema decisionale per il quale un agente che si comporti in accordo con la teoria non possa essere un agente razionale.”1 (Hansson 1994) UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    37. 37. Decision Theory COSA È LA DECISION THEORY UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    38. 38. INDICE 1.TEORIE NORMATIVE 1.1.LA TEORIA DELLA DECISIONE INDIVIDUALE E LA TEORIA DELLA SCELTA RAZIONALE 1.2.LA PREFERENZA 1.3.EXPECTED UTILITY VALUE 2.TEORIE DESCRITTIVE 2.1.IL PROCESSO DECISIONALE 2.2.I LIMITI DELLA RAZIONALITÀ PERFETTA E LA RAZIONALITÀ LIMITATA 2.3.GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE 2.4.LA TEORIA DEL PROSPETTO 2.5.NEUROECONOMIA
    39. 39. Decision Theory TEORIE NORMATIVE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    40. 40. Decision Theory TEORIE NORMATIVE Come dobbiamo decidere per essere razionali? UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    41. 41. Decision Theory TEORIE NORMATIVE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    42. 42. Decision Theory TEORIE NORMATIVE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    43. 43. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA TEORIA DELLA DECISIONE INDIVIDUALE E LA TEORIA DELLA SCELTA RAZIONALE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    44. 44. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA TEORIA DELLA DECISIONE INDIVIDUALE E LA TEORIA DELLA SCELTA RAZIONALE Nelle teorie della scelta individuale intenzionale possiamo rintracciare degli elementi fondamentali UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    45. 45. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA TEORIA DELLA DECISIONE INDIVIDUALE E LA TEORIA DELLA SCELTA RAZIONALE Nelle teorie della scelta individuale intenzionale possiamo rintracciare degli elementi fondamentali • l'agente; UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    46. 46. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA TEORIA DELLA DECISIONE INDIVIDUALE E LA TEORIA DELLA SCELTA RAZIONALE Nelle teorie della scelta individuale intenzionale possiamo rintracciare degli elementi fondamentali • l'agente; di solito umano, è colui che prende la decisione UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    47. 47. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA TEORIA DELLA DECISIONE INDIVIDUALE E LA TEORIA DELLA SCELTA RAZIONALE Nelle teorie della scelta individuale intenzionale possiamo rintracciare degli elementi fondamentali • l'agente; UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    48. 48. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA TEORIA DELLA DECISIONE INDIVIDUALE E LA TEORIA DELLA SCELTA RAZIONALE Nelle teorie della scelta individuale intenzionale possiamo rintracciare degli elementi fondamentali • l'agente; UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    49. 49. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA TEORIA DELLA DECISIONE INDIVIDUALE E LA TEORIA DELLA SCELTA RAZIONALE Nelle teorie della scelta individuale intenzionale possiamo rintracciare degli elementi fondamentali • l'agente; • un problema; UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    50. 50. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA TEORIA DELLA DECISIONE INDIVIDUALE E LA TEORIA DELLA SCELTA RAZIONALE Nelle teorie della scelta individuale intenzionale possiamo rintracciare degli elementi fondamentali • l'agente; • un problema; individuato dall’agente, per risolvere il quale si deve prendere una decisione. Il problema include obiettivi da raggiungere. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    51. 51. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA TEORIA DELLA DECISIONE INDIVIDUALE E LA TEORIA DELLA SCELTA RAZIONALE Nelle teorie della scelta individuale intenzionale possiamo rintracciare degli elementi fondamentali • l'agente; • un problema; UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    52. 52. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA TEORIA DELLA DECISIONE INDIVIDUALE E LA TEORIA DELLA SCELTA RAZIONALE Nelle teorie della scelta individuale intenzionale possiamo rintracciare degli elementi fondamentali • l'agente; • un problema; UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    53. 53. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA TEORIA DELLA DECISIONE INDIVIDUALE E LA TEORIA DELLA SCELTA RAZIONALE Nelle teorie della scelta individuale intenzionale possiamo rintracciare degli elementi fondamentali • l'agente; • un problema; • lo Stato del Mondo; UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    54. 54. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA TEORIA DELLA DECISIONE INDIVIDUALE E LA TEORIA DELLA SCELTA RAZIONALE Nelle teorie della scelta individuale intenzionale possiamo rintracciare degli elementi fondamentali • l'agente; • un problema; • lo Stato del Mondo; le variabili ambientali che influenzano la decisione e che non sono totalmente conosciuti dall'agente. Per esempio le condizioni meteorologiche di fronte la scelta di prendere o meno l’ombrello; UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    55. 55. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA TEORIA DELLA DECISIONE INDIVIDUALE E LA TEORIA DELLA SCELTA RAZIONALE Nelle teorie della scelta individuale intenzionale possiamo rintracciare degli elementi fondamentali • l'agente; • un problema; • lo Stato del Mondo; UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    56. 56. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA TEORIA DELLA DECISIONE INDIVIDUALE E LA TEORIA DELLA SCELTA RAZIONALE Nelle teorie della scelta individuale intenzionale possiamo rintracciare degli elementi fondamentali • l'agente; • un problema; • lo Stato del Mondo; UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    57. 57. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA TEORIA DELLA DECISIONE INDIVIDUALE E LA TEORIA DELLA SCELTA RAZIONALE Nelle teorie della scelta individuale intenzionale possiamo rintracciare degli elementi fondamentali • l'agente; • un problema; • lo Stato del Mondo; • le alternative; UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    58. 58. Decision Theory TEORIE NORMATIVE È l’insieme di alternative possibili all'interno del quale l'agente ritrova le LA TEORIA DELLA DECISIONE INDIVIDUALE varie opzioni disponibili per la sua scelta. E LA TEORIA DELLAdei casi le alternative sonoscelta e questa esclude Nella maggior parte SCELTA RAZIONALE escludentisi, cioè solo un'alternativa può essere ritenute mutualmente Nelle teorie della tutte le altre, in modo tale intenzionale possiamo possono essere scelta individuale che due possibilità di scelta non realizzate entrambe nello stesso momento. rintracciare degli elementi fondamentali • l'agente; L'insieme è • aperto quando è possibile aggiungere nuove alternative, che vengono • un problema; inventate o scoperte dall'agente durante il processo decisionale. Un set di alternative aperto risponde, ad esempio, alla domanda “dove passare • lo Stato del Mondo;prossime vacanze estive?”. le • chiuso se non possono essere aggiunte nuove possibilità di scelta, • le alternative; come nella scelta di voto durante le elezioni politiche. Gli insiemi di alternative chiusi possono essere ulteriormente divisi in insiemi • volontariamente chiusi, quando l'agente decide volontariamente di restringere le varie opzioni praticabili: “questa sera o vado a teatro o vado al cinema e nulla oltre queste due alterative”; • involontariamente chiusi, quando le alternative sono limitate da circostanze esterne e non dalla volontà dell'agente, come nel caso delle alternative di voto. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    59. 59. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA TEORIA DELLA DECISIONE INDIVIDUALE E LA TEORIA DELLA SCELTA RAZIONALE Nelle teorie della scelta individuale intenzionale possiamo rintracciare degli elementi fondamentali • l'agente; • un problema; • lo Stato del Mondo; • le alternative; UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    60. 60. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA TEORIA DELLA DECISIONE INDIVIDUALE E LA TEORIA DELLA SCELTA RAZIONALE Nelle teorie della scelta individuale intenzionale possiamo rintracciare degli elementi fondamentali • l'agente; • un problema; • lo Stato del Mondo; • le alternative; UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    61. 61. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA TEORIA DELLA DECISIONE INDIVIDUALE E LA TEORIA DELLA SCELTA RAZIONALE Nelle teorie della scelta individuale intenzionale possiamo rintracciare degli elementi fondamentali • l'agente; • un problema; • lo Stato del Mondo; • le alternative; • l'ordine delle conseguenze; UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    62. 62. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA TEORIA DELLA DECISIONE INDIVIDUALE E LA TEORIA DELLA SCELTA RAZIONALE le conseguenzeintenzionale possiamo sono Nelle teorie della scelta individuale delle azioni disponibili valutate fondamentali informazioni che l'agente rintracciare degli elementi attraverso le • l'agente; possiede e le operazioni di calcolo che lo stesso opera. L'agente compila un ordinamento seriale • un problema; che specifica quale conseguenza sia migliore di • lo Stato del Mondo; un'altra. • le alternative; • l'ordine delle conseguenze; UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    63. 63. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA TEORIA DELLA DECISIONE INDIVIDUALE E LA TEORIA DELLA SCELTA RAZIONALE Nelle teorie della scelta individuale intenzionale possiamo rintracciare degli elementi fondamentali • l'agente; • un problema; • lo Stato del Mondo; • le alternative; • l'ordine delle conseguenze; UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    64. 64. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA TEORIA DELLA DECISIONE INDIVIDUALE E LA TEORIA DELLA SCELTA RAZIONALE Nelle teorie della scelta individuale intenzionale possiamo rintracciare degli elementi fondamentali • l'agente; • un problema; • lo Stato del Mondo; • le alternative; • l'ordine delle conseguenze; UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    65. 65. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA TEORIA DELLA DECISIONE INDIVIDUALE E LA TEORIA DELLA SCELTA RAZIONALE Nelle teorie della scelta individuale intenzionale possiamo rintracciare degli elementi fondamentali • l'agente; • un problema; • lo Stato del Mondo; • le alternative; • l'ordine delle conseguenze; •i vincoli; UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    66. 66. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA TEORIA DELLA DECISIONE INDIVIDUALE E LA TEORIA DELLA SCELTA RAZIONALE Nelle teorie della scelta individuale intenzionale possiamo rintracciare degli elementi fondamentali • l'agente; • un problema; • lo Stato del Mondo; • le alternative; • l'ordine delle conseguenze; interferiscono nella scelta, per •i vincoli; esempio i vincoli di bilancio per le aziende, di budget per i consumatori, ecc. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    67. 67. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA TEORIA DELLA DECISIONE INDIVIDUALE E LA TEORIA DELLA SCELTA RAZIONALE Nelle teorie della scelta individuale intenzionale possiamo rintracciare degli elementi fondamentali • l'agente; • un problema; • lo Stato del Mondo; • le alternative; • l'ordine delle conseguenze; •i vincoli; UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    68. 68. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA TEORIA DELLA DECISIONE INDIVIDUALE E LA TEORIA DELLA SCELTA RAZIONALE Nelle teorie della scelta individuale intenzionale possiamo rintracciare degli elementi fondamentali • l'agente; • un problema; • lo Stato del Mondo; • le alternative; • l'ordine delle conseguenze; •i vincoli; UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    69. 69. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA TEORIA DELLA DECISIONE INDIVIDUALE E LA TEORIA DELLA SCELTA RAZIONALE Nelle teorie della scelta individuale intenzionale possiamo rintracciare degli elementi fondamentali • l'agente; • un problema; • lo Stato del Mondo; • le alternative; • l'ordine delle conseguenze; •i vincoli; • le informazioni; UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    70. 70. Decision Theory TEORIE dall'agente. L'insieme delle informazioni è la parte dello stato del mondo che è conosciuta NORMATIVE È il “materiale” con il quale l'agente elabora tutta la sua strategia di scelta. LAla valutazione delle conseguenze di ogni alternativa realizzabile e la compilazione Influenza TEORIA DELLA DECISIONE INDIVIDUALE E LA TEORIA DELLA SCELTA RAZIONALE dell'ordine di preferenza delle stesse;. Nelle teorie della scelta individuale intenzionale possiamo rintracciarequantità e il tipo di informazione posseduta, si possono operare le seguenti Valutando la degli elementi fondamentali • l'agente;fra ambiti di processi decisionali che saranno sotto: distinzioni i. Certezza se è noto che ogni azione porti invariabilmente ad una specifica conseguenza; • un problema; ii.Rischio se ogni azione porta ad un insieme di specifiche possibili conseguenze ognuna • lo Stato del Mondo; solo stimata. Si assume che le probabilità siano conosciute con una probabilità • le alternative; Per esempio, un'azione nell'ambito del rischio può essere considerata una dall'agente. scommessa sul lancio di una moneta non truccata, con costi e premi a seconda del • l'ordine delle conseguenze; risultato. La certezza può essere considerata un caso estremo del rischio, cioè quando le •i vincoli; probabilità sono 0 o 1 (nulle o certe); • le informazioni; tutte le azioni hanno come conseguenza un insieme di specifiche possibili iii.Incertezza se conseguenze, ma la loro probabilità è totalmente sconosciuta; iv.Ignoranza, se non c'è nessuna conoscenza probabilistica. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    71. 71. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA TEORIA DELLA DECISIONE INDIVIDUALE E LA TEORIA DELLA SCELTA RAZIONALE Nelle teorie della scelta individuale intenzionale possiamo rintracciare degli elementi fondamentali • l'agente; • un problema; • lo Stato del Mondo; • le alternative; • l'ordine delle conseguenze; •i vincoli; • le informazioni; UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    72. 72. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA TEORIA DELLA DECISIONE INDIVIDUALE E LA TEORIA DELLA SCELTA RAZIONALE Nelle teorie della scelta individuale intenzionale possiamo rintracciare degli elementi fondamentali • l'agente; • un problema; • lo Stato del Mondo; • le alternative; • l'ordine delle conseguenze; •i vincoli; • le informazioni; UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    73. 73. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA TEORIA DELLA DECISIONE INDIVIDUALE E LA TEORIA DELLA SCELTA RAZIONALE Nelle teorie della scelta individuale intenzionale possiamo rintracciare degli elementi fondamentali • l'agente; • un problema; • lo Stato del Mondo; • le alternative; • l'ordine delle conseguenze; •i vincoli; • le informazioni; • un criterio di scelta; UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    74. 74. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA TEORIA DELLA DECISIONE INDIVIDUALE E LA TEORIA DELLA SCELTA RAZIONALE Nelle teorie della scelta individuale intenzionale possiamo rintracciare degli elementi fondamentali • l'agente; Il criterio che guida la scelta, diverso a seconda dei casi e dei contesti. • un problema; La teoria della scelta individuale, che rappresenta il paradigma dominante in microeconomia, afferma che gli agenti si comportano in modo tale da • lo Stato del Mondo; massimizzare il loro bene e minimizzare i costi delle azioni, con un calcolo costi-benefici delle conseguenze delle possibili strategie di • le alternative; comportamento. Nelle teorie economiche spesso il criterio sottinteso è ottenere il massimo • l'ordine delle conseguenze; con il minor costo. Nella maggior parte degli altri vantaggio per sé esempi di scelta, il criterio è ottenere la maggiore utilità con il minor •i vincoli; costo. • le informazioni; • un criterio di scelta; UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    75. 75. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA TEORIA DELLA DECISIONE INDIVIDUALE E LA TEORIA DELLA SCELTA RAZIONALE Nelle teorie della scelta individuale intenzionale possiamo rintracciare degli elementi fondamentali • l'agente; • un problema; • lo Stato del Mondo; • le alternative; • l'ordine delle conseguenze; •i vincoli; • le informazioni; • un criterio di scelta; UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    76. 76. Decision Theory TEORIE NORMATIVE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    77. 77. Decision Theory TEORIE NORMATIVE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    78. 78. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    79. 79. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Come esprimiamo la preferenza? UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    80. 80. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    81. 81. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    82. 82. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA 1 La logica della Preferenza UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    83. 83. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA 1 La logica della Preferenza Nel linguaggio comune si indicano le preferenze con espressioni quali “è meglio di”, “è peggio di”, “è buono almeno quanto”, “è uguale a”, “la scelta fra A e B è indifferente”, ecc.. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    84. 84. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA 1 La logica della Preferenza Nel linguaggio comune si indicano le preferenze con espressioni quali “è meglio di”, “è peggio di”, “è buono almeno quanto”, “è uguale a”, “la scelta fra A e B è indifferente”, ecc.. Questi termini comparativi sono relazioni binarie, che nella logica della preferenza sono espresse con i simboli: UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    85. 85. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA 1 La logica della Preferenza Nel linguaggio comune si indicano le preferenze con espressioni quali “è meglio di”, “è peggio di”, “è buono almeno quanto”, “è uguale a”, “la scelta fra A e B è indifferente”, ecc.. Questi termini comparativi sono relazioni binarie, che nella logica della preferenza sono espresse con i simboli: • (>, <) preferenza stretta: “A>B” significa “A è migliore di B”, “A<B” significa “A è peggiore di B”. Spesso si ritiene che “A>B” significa sia “A è migliore di B”, sia “B è peggiore di A”. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    86. 86. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA 1 La logica della Preferenza Nel linguaggio comune si indicano le preferenze con espressioni quali “è meglio di”, “è peggio di”, “è buono almeno quanto”, “è uguale a”, “la scelta fra A e B è indifferente”, ecc.. Questi termini comparativi sono relazioni binarie, che nella logica della preferenza sono espresse con i simboli: • (>, <) preferenza stretta: “A>B” significa “A è migliore di B”, “A<B” significa “A è peggiore di B”. Spesso si ritiene che “A>B” significa sia “A è migliore di B”, sia “B è peggiore di A”. • (≥, ≤) preferenza debole: “A≥B” e “A≤B” sostituiscono rispettivamente le espressioni “A è buono almeno quanto B”, “A è cattivo almeno quanto B”. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    87. 87. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA 1 La logica della Preferenza Nel linguaggio comune si indicano le preferenze con espressioni quali “è meglio di”, “è peggio di”, “è buono almeno quanto”, “è uguale a”, “la scelta fra A e B è indifferente”, ecc.. Questi termini comparativi sono relazioni binarie, che nella logica della preferenza sono espresse con i simboli: • (>, <) preferenza stretta: “A>B” significa “A è migliore di B”, “A<B” significa “A è peggiore di B”. Spesso si ritiene che “A>B” significa sia “A è migliore di B”, sia “B è peggiore di A”. • (≥, ≤) preferenza debole: “A≥B” e “A≤B” sostituiscono rispettivamente le espressioni “A è buono almeno quanto B”, “A è cattivo almeno quanto B”. • (≡) indifferenza: “A è indifferente rispetto B”, o “A è buono/cattivo quanto B e viceversa”. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    88. 88. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA 1 La logica della Preferenza UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    89. 89. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA 1 La logica della Preferenza UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    90. 90. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA 1 La logica della Preferenza Le regole di interconnessione fra i tre operatori sono le seguenti: UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    91. 91. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA 1 La logica della Preferenza Le regole di interconnessione fra i tre operatori sono le seguenti: i. A è meglio di B se e solo se A è buono almeno quanto B, ma B non è buono almeno quanto A: UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    92. 92. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA 1 La logica della Preferenza Le regole di interconnessione fra i tre operatori sono le seguenti: i. A è meglio di B se e solo se A è buono almeno quanto B, ma B non è buono almeno quanto A: [A > B [(A ≥ B) & ¬ (B ≥ A)]] UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    93. 93. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA 1 La logica della Preferenza Le regole di interconnessione fra i tre operatori sono le seguenti: i. A è meglio di B se e solo se A è buono almeno quanto B, ma B non è buono almeno quanto A: [A > B [(A ≥ B) & ¬ (B ≥ A)]] ii. A è buono quanto B se e solo se A è buono almeno quanto B e B è buono almeno quanto A”: UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    94. 94. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA 1 La logica della Preferenza Le regole di interconnessione fra i tre operatori sono le seguenti: i. A è meglio di B se e solo se A è buono almeno quanto B, ma B non è buono almeno quanto A: [A > B [(A ≥ B) & ¬ (B ≥ A)]] ii. A è buono quanto B se e solo se A è buono almeno quanto B e B è buono almeno quanto A”: [A ≡ B [(A ≥ B) & (B ≥ A)]] UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    95. 95. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA 1 La logica della Preferenza Le regole di interconnessione fra i tre operatori sono le seguenti: i. A è meglio di B se e solo se A è buono almeno quanto B, ma B non è buono almeno quanto A: [A > B [(A ≥ B) & ¬ (B ≥ A)]] ii. A è buono quanto B se e solo se A è buono almeno quanto B e B è buono almeno quanto A”: [A ≡ B [(A ≥ B) & (B ≥ A)]] Grazie a queste due regole tutte le preferenze sono esprimibili con la preferenza debole, rendendo non necessari (>) e (≡). UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    96. 96. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA 1 Le regole di interconnessione fra i tre operatori sono le seguenti: i. A è meglio di B se e solo se A è buono almeno quanto B, ma B non è buono almeno quanto A: [A > B [(A ≥ B) & ¬ (B ≥ A)]] ii. A è buono quanto B se e solo se A è buono almeno quanto B e B è buono almeno quanto A”: [A ≡ B [(A ≥ B) & (B ≥ A)]] Grazie a queste due regole tutte le preferenze sono esprimibili con la preferenza debole, rendendo non necessari (>) e (≡). UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    97. 97. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    98. 98. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA 2 Oltre alle relazioni di preferenza, l'ordine delle valutazioni può essere indicato assegnando un valore numerico per ogni conseguenza. La numerazione è arbitraria e indica solamente un ordine fra le opzioni, “pesa la soddisfazione” che l'agente ricaverà da ogni scelta possibile in termini di utilità. Per esempio Lorenzo vuole acquistare un libro che lo aiuti nella sua tesi in filosofia del linguaggio e compila quest'ordine di preferenza degli autori di filosofia: Wittgenstein 10 Russel 10 Quine 8 Heidegger 1 UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    99. 99. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA 2 UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    100. 100. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    101. 101. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA 3 Un altro modo di indicare le possibilità sono le matrici che indicano le alternative nelle righe e lo stato del mondo nelle colonne: UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    102. 102. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA 3 Un altro modo di indicare le possibilità sono le matrici che indicano le alternative nelle righe e lo stato del mondo nelle colonne: Piove Non piove Uscire con l'ombrello 4 1 Uscire senza l'ombrello 0 3 UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    103. 103. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA 3 UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    104. 104. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    105. 105. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Le reazioni di preferenza godono di molte proprietà: UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    106. 106. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Le reazioni di preferenza godono di molte proprietà: asimmetria della preferenza stretta: A > B → ¬ ( B > A) irriflessività della preferenza stretta: ¬(A>A) simmetria dell’indifferenza: A≡B→B≡A riflessività dell'indifferenza: A≡A incompatibilità di indifferenza e preferenza stretta: A>B→¬(A≡B) completezza (o della connessione): A≥BvB≥A UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    107. 107. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Questa proprietà indica che tutte le alternative possibili possono essere comparate e Le reazioni di preferenza godono di molte proprietà: messe in un ordine di preferenza fra loro senza escluderne alcuna. Anche se utile in molte asimmetria della preferenza stretta: A > B → ¬ ( B > A) applicazioni della logica della preferenza, la irriflessività della preferenza stretta:completezza non sempre si rivela cognitivamente ¬(A>A) plausibile. In molte esperienze della vita quotidiana simmetria dell’indifferenza: A≡B→B≡A si riscontrano casi in cui questa proprietà non è riflessività dell'indifferenza: soddisfatta. A≡A incompatibilità di indifferenza e preferenza stretta: A>B→¬(A≡B) completezza (o della connessione): A≥BvB≥A UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    108. 108. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Le reazioni di preferenza godono di molte proprietà: asimmetria della preferenza stretta: A > B → ¬ ( B > A) irriflessività della preferenza stretta: ¬(A>A) simmetria dell’indifferenza: A≡B→B≡A riflessività dell'indifferenza: A≡A incompatibilità di indifferenza e preferenza stretta: A>B→¬(A≡B) completezza (o della connessione): A≥BvB≥A UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    109. 109. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    110. 110. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    111. 111. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Una delle proprietà più discusse dei concetti della logica della preferenza è sicuramente la proprietà della transitività: UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    112. 112. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Una delle proprietà più discusse dei concetti della logica della preferenza è sicuramente la proprietà della transitività: transitività della preferenza debole: (A ≥ B) & (B ≥ C) → A ≥ C transitività dell'indifferenza: (A ≡ B) & (B ≡ C) → (A ≡ C) transitività della preferenza stretta: (A > B) & (B > C) → A > C IP-transitivity: (A ≡ B) & (B > C) → A > C PI-transitivity: (A > B) & (B ≡ C) → A>C non c'è nessuna serie di alternative tali che aciclicità: A1>...An > A1 UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    113. 113. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    114. 114. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    115. 115. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Ma davvero nell’effettività delle nostre preferenze, quotidianamente, rispettiamo queste proprietà? UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    116. 116. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    117. 117. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    118. 118. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Paradosso del Sorite (Arstrong 1939, Armstrong 1948, Luce 1956) : Si presenta una serie di alternative ordinate in modo tale che le differenze fra le possibilità adiacenti non sia distinguibile. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    119. 119. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Paradosso del Sorite (Arstrong 1939, Armstrong 1948, Luce 1956) : Si presenta una serie di alternative ordinate in modo tale che le differenze fra le possibilità adiacenti non sia distinguibile. • Si considerino 1000 tazzine di caffè, C0,C1,C2,...C999. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    120. 120. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Paradosso del Sorite (Arstrong 1939, Armstrong 1948, Luce 1956) : Si presenta una serie di alternative ordinate in modo tale che le differenze fra le possibilità adiacenti non sia distinguibile. • Si considerino 1000 tazzine di caffè, C0,C1,C2,...C999. • In C0 c'è un granello di zucchero, in C1 ci sono due granelli di zucchero, in C2 ce ne sono tre e UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    121. 121. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Paradosso del Sorite (Arstrong 1939, Armstrong 1948, Luce 1956) : Si presenta una serie di alternative ordinate in modo tale che le differenze fra le possibilità adiacenti non sia distinguibile. • Si considerino 1000 tazzine di caffè, C0,C1,C2,...C999. • In C0 c'è un granello di zucchero, in C1 ci sono due granelli di zucchero, in C2 ce ne sono tre e • così via fino ad arrivare a C999, in cui ci sono mille granelli di zucchero. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    122. 122. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Paradosso del Sorite (Arstrong 1939, Armstrong 1948, Luce 1956) : Si presenta una serie di alternative ordinate in modo tale che le differenze fra le possibilità adiacenti non sia distinguibile. • Si considerino 1000 tazzine di caffè, C0,C1,C2,...C999. • In C0 c'è un granello di zucchero, in C1 ci sono due granelli di zucchero, in C2 ce ne sono tre e • così via fino ad arrivare a C999, in cui ci sono mille granelli di zucchero. • Dato che la differenza di sapore fra tazzine consecutive non è percepibile, non ci saranno preferenze fra le tazzine in generale. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    123. 123. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Paradosso del Sorite (Arstrong 1939, Armstrong 1948, Luce 1956) : Si presenta una serie di alternative ordinate in modo tale che le differenze fra le possibilità adiacenti non sia distinguibile. • Si considerino 1000 tazzine di caffè, C0,C1,C2,...C999. • In C0 c'è un granello di zucchero, in C1 ci sono due granelli di zucchero, in C2 ce ne sono tre e • così via fino ad arrivare a C999, in cui ci sono mille granelli di zucchero. • Dato che la differenza di sapore fra tazzine consecutive non è percepibile, non ci saranno preferenze fra le tazzine in generale. • Ma la differenza di sapore è sicuramente percepibile fra la prima tazzina C0, con un solo granello di zucchero, e l'ultima C999, con mille granelli di zucchero, e fra le due ci sarà di certo una preferenza, a seconda dei gusti, per esempio a favore della tazzina meno dolce, cosicché C0 > C999. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    124. 124. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Paradosso del Sorite (Arstrong 1939, Armstrong 1948, Luce 1956) : Si presenta una serie di alternative ordinate in modo tale che le differenze fra le possibilità adiacenti non sia distinguibile. • Si considerino 1000 tazzine di caffè, C0,C1,C2,...C999. • In C0 c'è un granello di zucchero, in C1 ci sono due granelli di zucchero, in C2 ce ne sono tre e • così via fino ad arrivare a C999, in cui ci sono mille granelli di zucchero. • Dato che la differenza di sapore fra tazzine consecutive non è percepibile, non ci saranno preferenze fra le tazzine in generale. • Ma la differenza di sapore è sicuramente percepibile fra la prima tazzina C0, con un solo granello di zucchero, e l'ultima C999, con mille granelli di zucchero, e fra le due ci sarà di certo una preferenza, a seconda dei gusti, per esempio a favore della tazzina meno dolce, cosicché C0 > C999. • Ciò contraddice la proprietà della transitività UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    125. 125. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Paradosso del Sorite (Arstrong 1939, Armstrong 1948, Luce 1956) : Si presenta una serie di alternative ordinate in modo tale che le differenze fra le possibilità adiacenti non sia distinguibile. • Si considerino 1000 tazzine di caffè, C0,C1,C2,...C999. • In C0 c'è un granello di zucchero, in C1 ci sono due granelli di zucchero, in C2 ce ne sono tre e • così via fino ad arrivare a C999, in cui ci sono mille granelli di zucchero. • Dato che la differenza di saporedell'indifferenza: (A ≡ B) & (B ≡ C) → saranno preferenze fra le transitività fra tazzine consecutive non è percepibile, non ci (A ≡ C) tazzine in generale. transitività della preferenza debole: (A ≥ B) & (B ≥ C) → A ≥ C • Ma la differenza di sapore è sicuramente percepibile fra la prima tazzina C0, con un solo granello di zucchero, e l'ultima C999, con mille granelli di zucchero, e fra le due ci sarà di certo una preferenza, a seconda dei gusti, per esempio a favore della tazzina meno dolce, cosicché C0 > C999. • Ciò contraddice la proprietà della transitività UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    126. 126. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Paradosso del Sorite (Arstrong 1939, Armstrong 1948, Luce 1956) : Si presenta una serie di alternative ordinate in modo tale che le differenze fra le possibilità adiacenti non sia distinguibile. • Si considerino 1000 tazzine di caffè, C0,C1,C2,...C999. • In C0 c'è un granello di zucchero, in C1 ci sono due granelli di zucchero, in C2 ce ne sono tre e • così via fino ad arrivare a C999, in cui ci sono mille granelli di zucchero. • Dato che la differenza di sapore fra tazzine consecutive non è percepibile, non ci saranno preferenze fra le tazzine in generale. • Ma la differenza di sapore è sicuramente percepibile fra la prima tazzina C0, con un solo granello di zucchero, e l'ultima C999, con mille granelli di zucchero, e fra le due ci sarà di certo una preferenza, a seconda dei gusti, per esempio a favore della tazzina meno dolce, cosicché C0 > C999. • Ciò contraddice la proprietà della transitività UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    127. 127. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    128. 128. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    129. 129. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Paradosso dell'auto-torturatore [Warren S. Quirrin 1990]. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    130. 130. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Paradosso dell'auto-torturatore [Warren S. Quirrin 1990]. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    131. 131. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Paradosso dell'auto-torturatore [Warren S. Quirrin 1990]. Nel corpo di una persona (l'auto-torturatore) viene impiantato un apparecchio medico che ha 1001 gradi di regolazione, da 0 a 1000. Ogni aumento di un grado nella regolazione dell'apparecchio provoca un trascurabile, quasi impercettibile, aumento di dolore. Ogni settimana l'auto-torturatore ha una scelta da compiere: può aumentare di un grado la regolazione dell'apparecchio guadagnando 10'000$ o lasciare l'apparecchio così com'è, senza poter mai tornare indietro, pena la fine del gioco e la perdita di tutta la somma accumulata fino a quel punto. In questo modo probabilmente raggiungerà una regolazione dell'apparecchio che gli provocherà un dolore insopportabile, tale da costringerlo a tornare al livello 0 perdendo la sua fortuna. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    132. 132. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Paradosso dell'auto-torturatore [Warren S. Quirrin 1990]. Nel corpo di una persona (l'auto-torturatore) viene impiantato un apparecchio medico che ha 1001 gradi di regolazione, da 0 a 1000. Ogni aumento di un grado nella regolazione dell'apparecchio provoca un trascurabile, quasi impercettibile, aumento di dolore. Ogni settimana l'auto-torturatore ha una scelta da compiere: può aumentare di un grado la regolazione dell'apparecchio guadagnando 10'000$ o lasciare l'apparecchio così com'è, senza poter mai tornare indietro, pena la fine del gioco e la perdita di tutta la somma accumulata fino a quel punto. In questo modo probabilmente raggiungerà una regolazione dell'apparecchio che gli provocherà un dolore insopportabile, tale da costringerlo a tornare al livello 0 perdendo la sua fortuna. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    133. 133. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Paradosso dell'auto-torturatore [Warren S. Quirrin 1990]. Nel corpo di una persona (l'auto-torturatore) viene impiantato un apparecchio medico che ha 1001 gradi di regolazione, da 0 a 1000. Ogni aumento di un grado nella regolazione dell'apparecchio provoca un trascurabile, quasi impercettibile, aumento di dolore. Ogni settimana l'auto-torturatore ha una scelta da compiere: può aumentare di un grado la regolazione dell'apparecchio guadagnando 10'000$ o lasciare l'apparecchio così com'è, senza poter mai tornare indietro, pena la fine del gioco e la perdita di tutta la somma accumulata fino a quel punto. In questo modo probabilmente raggiungerà una regolazione dell'apparecchio che gli provocherà un dolore insopportabile, tale da costringerlo a tornare al livello 0 perdendo la sua fortuna. In questo paradosso viene contraddetta la transitività dell'indifferenza debole fra le alternative consecutive per quanto ci sia preferenza stretta tra alternative distanti. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    134. 134. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Paradosso dell'auto-torturatore [Warren S. Quirrin 1990]. Nel corpo di una persona (l'auto-torturatore) viene impiantato un apparecchio medico che ha 1001 gradi di regolazione, da 0 a 1000. Ogni aumento di un grado nella regolazione dell'apparecchio provoca un trascurabile, quasi impercettibile, aumento di dolore. Ogni settimana l'auto-torturatore ha una scelta da compiere: può aumentare di un grado la regolazione dell'apparecchio guadagnando 10'000$ o lasciare l'apparecchio così com'è, senza poter mai tornare indietro, pena la fine del gioco e la perdita di tutta la somma accumulata fino a (A ≥punto. In questo modo probabilmente raggiungerà transitività della preferenza debole: quel B) & (B ≥ C) → A ≥ C una regolazionedella preferenza stretta: (A > B) & (B >insopportabile, tale da costringerlo a transitività dell'apparecchio che gli provocherà un dolore C) → A > C tornare al livello 0 perdendo la sua fortuna. In questo paradosso viene contraddetta la transitività dell'indifferenza debole fra le alternative consecutive per quanto ci sia preferenza stretta tra alternative distanti. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    135. 135. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Paradosso dell'auto-torturatore [Warren S. Quirrin 1990]. Nel corpo di una persona (l'auto-torturatore) viene impiantato un apparecchio medico che ha 1001 gradi di regolazione, da 0 a 1000. Ogni aumento di un grado nella regolazione dell'apparecchio provoca un trascurabile, quasi impercettibile, aumento di dolore. Ogni settimana l'auto-torturatore ha una scelta da compiere: può aumentare di un grado la regolazione dell'apparecchio guadagnando 10'000$ o lasciare l'apparecchio così com'è, senza poter mai tornare indietro, pena la fine del gioco e la perdita di tutta la somma accumulata fino a quel punto. In questo modo probabilmente raggiungerà una regolazione dell'apparecchio che gli provocherà un dolore insopportabile, tale da costringerlo a tornare al livello 0 perdendo la sua fortuna. In questo paradosso viene contraddetta la transitività dell'indifferenza debole fra le alternative consecutive per quanto ci sia preferenza stretta tra alternative distanti. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    136. 136. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    137. 137. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    138. 138. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Shumm (1987): controesempio alla transitività della preferenza stretta. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    139. 139. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Shumm (1987): controesempio alla transitività della preferenza stretta. • Un agente che deve scegliere una fra tre scatole contenenti ciascuna tre palline: una rossa (R), una blu (B) e una verde (V). UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    140. 140. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Shumm (1987): controesempio alla transitività della preferenza stretta. • Un agente che deve scegliere una fra tre scatole contenenti ciascuna tre palline: una rossa (R), una blu (B) e una verde (V). • Si indichino le scatole con i vettori (R1, B1, V1) per la prima scatola, (R2, B2, V2) per la seconda, (R3, B3, V3) per la terza. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    141. 141. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Shumm (1987): controesempio alla transitività della preferenza stretta. • Un agente che deve scegliere una fra tre scatole contenenti ciascuna tre palline: una rossa (R), una blu (B) e una verde (V). • Si indichino le scatole con i vettori (R1, B1, V1) per la prima scatola, (R2, B2, V2) per la seconda, (R3, B3, V3) per la terza. • L'agentepreferisce con una preferenza stretta la scatola 1 alla scatola 2, perché a suo parere esse contengono le palline blu e verdi uguali, ma la scatola 1 ha una pallina rossa migliore. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    142. 142. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Shumm (1987): controesempio alla transitività della preferenza stretta. • Un agente che deve scegliere una fra tre scatole contenenti ciascuna tre palline: una rossa (R), una blu (B) e una verde (V). • Si indichino le scatole con i vettori (R1, B1, V1) per la prima scatola, (R2, B2, V2) per la seconda, (R3, B3, V3) per la terza. • L'agentepreferisce con una preferenza stretta la scatola 1 alla scatola 2, perché a suo parere esse contengono le palline blu e verdi uguali, ma la scatola 1 ha una pallina rossa migliore. • L'agentepreferisce la scatola 2 alla scatola 3 perché esse sono eguali eccetto che per la pallina verde che è migliore nella scatola 2. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    143. 143. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Shumm (1987): controesempio alla transitività della preferenza stretta. • Un agente che deve scegliere una fra tre scatole contenenti ciascuna tre palline: una rossa (R), una blu (B) e una verde (V). • Si indichino le scatole con i vettori (R1, B1, V1) per la prima scatola, (R2, B2, V2) per la seconda, (R3, B3, V3) per la terza. • L'agentepreferisce con una preferenza stretta la scatola 1 alla scatola 2, perché a suo parere esse contengono le palline blu e verdi uguali, ma la scatola 1 ha una pallina rossa migliore. • L'agentepreferisce la scatola 2 alla scatola 3 perché esse sono eguali eccetto che per la pallina verde che è migliore nella scatola 2. • L'agente preferisce la scatola 3 alla scatola 1, perché a suo dire sono eguali eccetto che per la migliore pallina blu della scatola 3. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    144. 144. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    145. 145. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    146. 146. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Quindi le preferenze espresse sono le seguenti: UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    147. 147. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Quindi le preferenze espresse sono le seguenti: UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    148. 148. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Quindi le preferenze espresse sono le seguenti: R1 > R2 ≡ R3 ≡ R1; UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    149. 149. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Quindi le preferenze espresse sono le seguenti: R1 > R2 ≡ R3 ≡ R1; V1 ≡ V2 > V3 ≡ V1; UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    150. 150. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Quindi le preferenze espresse sono le seguenti: R1 > R2 ≡ R3 ≡ R1; V1 ≡ V2 > V3 ≡ V1; B1 ≡ B2 ≡ B3 > B1; UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    151. 151. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Quindi le preferenze espresse sono le seguenti: R1 > R2 ≡ R3 ≡ R1; V1 ≡ V2 > V3 ≡ V1; B1 ≡ B2 ≡ B3 > B1; (R1, B1, V1) > (R2, B2, V2) > (R3, B3, V3) > (R1, B1, V1) UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    152. 152. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Quindi le preferenze espresse sono le seguenti: R1 > R2 ≡ R3 ≡ R1; V1 ≡ V2 > V3 ≡ V1; B1 ≡ B2 ≡ B3 > B1; (R1, B1, V1) > (R2, B2, V2) > (R3, B3, V3) > (R1, B1, V1) UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    153. 153. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Quindi le preferenze espresse sono le seguenti: R1 > R2 ≡ R3 ≡ R1; V1 ≡ V2 > V3 ≡ V1; B1 ≡ B2 ≡ B3 > B1; (R1, B1, V1) > (R2, B2, V2) > (R3, B3, V3) > (R1, B1, V1) Ciò porta ad una preferenza ciclica con una contraddizione della proprietà della transitività della preferenza stretta. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    154. 154. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Quindi le preferenze espresse sono le seguenti: R1 > R2 ≡ R3 ≡ R1; transitività della preferenza stretta:V3 ≡ V1; & (B > C) → A > C V1 ≡ V2 > (A > B) aciclicità: non c'è nessuna ≡ B2 di B3 > B1; tali che A1>...An > A1 B1 serie ≡ alternative (R1, B1, V1) > (R2, B2, V2) > (R3, B3, V3) > (R1, B1, V1) Ciò porta ad una preferenza ciclica con una contraddizione della proprietà della transitività della preferenza stretta. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    155. 155. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Quindi le preferenze espresse sono le seguenti: R1 > R2 ≡ R3 ≡ R1; V1 ≡ V2 > V3 ≡ V1; B1 ≡ B2 ≡ B3 > B1; (R1, B1, V1) > (R2, B2, V2) > (R3, B3, V3) > (R1, B1, V1) Ciò porta ad una preferenza ciclica con una contraddizione della proprietà della transitività della preferenza stretta. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    156. 156. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    157. 157. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    158. 158. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Paradosso di Condorcet: UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    159. 159. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Paradosso di Condorcet: Il problema presentato da Shumm era stato già posto da Condorcet, filosofo che nel XVII sec. si dedicò –probabilmente per primo in maniera metodica– allo studio della decisione analizzando i problemi della costituente francese del 1793. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    160. 160. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Paradosso di Condorcet: Ci sono tre individui i1, i2 E i3, che vogliono partire per un viaggio insieme. Essi hanno tre possibilità di scelta: (A) Argentina, (B) Bolivia e (C) Colombia. La loro scelta sarà presa per maggioranza. Le preferenze di i1 sono: A > B > C; le preferenze di i2 sono: B > C > A; le preferenze di i3 sono invece: C > A > B. Con questo tipo di preferenze non è possibile arrivare ad una scelta: sommando le preferenze non si forma una maggioranza ma una catena di preferenze ciclica e che non gode della proprietà transitiva. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    161. 161. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Paradosso di Condorcet: UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    162. 162. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    163. 163. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    164. 164. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Tversky (1969): controesempio alla transitività fra preferenze nei casi di scelte multidimensionali. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    165. 165. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Tversky (1969): controesempio alla transitività fra preferenze nei casi di scelte multidimensionali. Un'azienda deve scegliere un nuovo impiegato fra tre candidati. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    166. 166. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Tversky (1969): controesempio alla transitività fra preferenze nei casi di scelte multidimensionali. Un'azienda deve scegliere un nuovo impiegato fra tre candidati. I criteri di scelta prevedono che: UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    167. 167. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Tversky (1969): controesempio alla transitività fra preferenze nei casi di scelte multidimensionali. Un'azienda deve scegliere un nuovo impiegato fra tre candidati. I criteri di scelta prevedono che: • sela differenza tra i candidati rispetto alla dimensione I (ad esempio l'intelligenza) è superiore ad una grandezza x, allora sarà scelto il candidato con la dimensione I maggiore. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
    168. 168. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Tversky (1969): controesempio alla transitività fra preferenze nei casi di scelte multidimensionali. Un'azienda deve scegliere un nuovo impiegato fra tre candidati. I criteri di scelta prevedono che: • sela differenza tra i candidati rispetto alla dimensione I (ad esempio l'intelligenza) è superiore ad una grandezza x, allora sarà scelto il candidato con la dimensione I maggiore. • Se invece la differenza è minore di x, allora sarà scelto il candidato con la dimensione II (ad esempio la specializzazione) maggiore. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010

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