Your SlideShare is downloading. ×
  • Like
Decision Theory
Upcoming SlideShare
Loading in...5
×

Thanks for flagging this SlideShare!

Oops! An error has occurred.

×

Now you can save presentations on your phone or tablet

Available for both IPhone and Android

Text the download link to your phone

Standard text messaging rates apply

Decision Theory

  • 2,065 views
Published

Università degli studi di Genova, Seminario in Decision Theory, Genova 30 31 Marzo 2010

Università degli studi di Genova, Seminario in Decision Theory, Genova 30 31 Marzo 2010

Published in Education
  • Full Name Full Name Comment goes here.
    Are you sure you want to
    Your message goes here
    Be the first to comment
No Downloads

Views

Total Views
2,065
On SlideShare
0
From Embeds
0
Number of Embeds
2

Actions

Shares
Downloads
121
Comments
0
Likes
2

Embeds 0

No embeds

Report content

Flagged as inappropriate Flag as inappropriate
Flag as inappropriate

Select your reason for flagging this presentation as inappropriate.

Cancel
    No notes for slide

  • INIZIALI STUDI ECONOMICI: decisione concetto-comportamento onnipervasivo: le altre scienze hanno cominciato dopo a studiare la decisione in maniera esplicita e consapevole, come il vero oggetto di ricerca
  • INIZIALI STUDI ECONOMICI: decisione concetto-comportamento onnipervasivo: le altre scienze hanno cominciato dopo a studiare la decisione in maniera esplicita e consapevole, come il vero oggetto di ricerca
  • INIZIALI STUDI ECONOMICI: decisione concetto-comportamento onnipervasivo: le altre scienze hanno cominciato dopo a studiare la decisione in maniera esplicita e consapevole, come il vero oggetto di ricerca
  • INIZIALI STUDI ECONOMICI: decisione concetto-comportamento onnipervasivo: le altre scienze hanno cominciato dopo a studiare la decisione in maniera esplicita e consapevole, come il vero oggetto di ricerca
  • INIZIALI STUDI ECONOMICI: decisione concetto-comportamento onnipervasivo: le altre scienze hanno cominciato dopo a studiare la decisione in maniera esplicita e consapevole, come il vero oggetto di ricerca
  • INIZIALI STUDI ECONOMICI: decisione concetto-comportamento onnipervasivo: le altre scienze hanno cominciato dopo a studiare la decisione in maniera esplicita e consapevole, come il vero oggetto di ricerca
  • INIZIALI STUDI ECONOMICI: decisione concetto-comportamento onnipervasivo: le altre scienze hanno cominciato dopo a studiare la decisione in maniera esplicita e consapevole, come il vero oggetto di ricerca
  • INIZIALI STUDI ECONOMICI: decisione concetto-comportamento onnipervasivo: le altre scienze hanno cominciato dopo a studiare la decisione in maniera esplicita e consapevole, come il vero oggetto di ricerca
  • INIZIALI STUDI ECONOMICI: decisione concetto-comportamento onnipervasivo: le altre scienze hanno cominciato dopo a studiare la decisione in maniera esplicita e consapevole, come il vero oggetto di ricerca
  • INIZIALI STUDI ECONOMICI: decisione concetto-comportamento onnipervasivo: le altre scienze hanno cominciato dopo a studiare la decisione in maniera esplicita e consapevole, come il vero oggetto di ricerca






  • CONCETTO DI RAZIONALITà è IL FULCRO DELLE RICERCHE FILOSOFICHE IN DT
  • CONCETTO DI RAZIONALITà è IL FULCRO DELLE RICERCHE FILOSOFICHE IN DT
  • CONCETTO DI RAZIONALITà è IL FULCRO DELLE RICERCHE FILOSOFICHE IN DT
  • CONCETTO DI RAZIONALITà è IL FULCRO DELLE RICERCHE FILOSOFICHE IN DT
  • CONCETTO DI RAZIONALITà è IL FULCRO DELLE RICERCHE FILOSOFICHE IN DT
  • CONCETTO DI RAZIONALITà è IL FULCRO DELLE RICERCHE FILOSOFICHE IN DT














  • cosa è la razionalità nelle teorie normative (economia)?: raggiungere il risultato ottimo minimizzando i costi
  • cosa è la razionalità nelle teorie normative (economia)?: raggiungere il risultato ottimo minimizzando i costi
  • cosa è la razionalità nelle teorie normative (economia)?: raggiungere il risultato ottimo minimizzando i costi
  • cosa è la razionalità nelle teorie normative (economia)?: raggiungere il risultato ottimo minimizzando i costi
  • Le teorie della scelta sono state inizialmente elaborata in ambito economico partendo soprattutto dalle teorizzazioni sulla scelta individuale intenzionale. L'intenzionalità del processo decisionale non indica solo una restrizione del campo di interesse che escluda l’azione involontaria, ma spesso sottolinea la presenza di una riflessione ponderata da parte degli agenti. In queste teorie l'intenzionalità indica che la scelta è presa seguendo delle regole e principi di razionalità, cioè che massimizzano il benessere o la ricchezza con il minimo costo.
  • Le teorie della scelta sono state inizialmente elaborata in ambito economico partendo soprattutto dalle teorizzazioni sulla scelta individuale intenzionale. L'intenzionalità del processo decisionale non indica solo una restrizione del campo di interesse che escluda l’azione involontaria, ma spesso sottolinea la presenza di una riflessione ponderata da parte degli agenti. In queste teorie l'intenzionalità indica che la scelta è presa seguendo delle regole e principi di razionalità, cioè che massimizzano il benessere o la ricchezza con il minimo costo.
  • Le teorie della scelta sono state inizialmente elaborata in ambito economico partendo soprattutto dalle teorizzazioni sulla scelta individuale intenzionale. L'intenzionalità del processo decisionale non indica solo una restrizione del campo di interesse che escluda l’azione involontaria, ma spesso sottolinea la presenza di una riflessione ponderata da parte degli agenti. In queste teorie l'intenzionalità indica che la scelta è presa seguendo delle regole e principi di razionalità, cioè che massimizzano il benessere o la ricchezza con il minimo costo.
  • Le teorie della scelta sono state inizialmente elaborata in ambito economico partendo soprattutto dalle teorizzazioni sulla scelta individuale intenzionale. L'intenzionalità del processo decisionale non indica solo una restrizione del campo di interesse che escluda l’azione involontaria, ma spesso sottolinea la presenza di una riflessione ponderata da parte degli agenti. In queste teorie l'intenzionalità indica che la scelta è presa seguendo delle regole e principi di razionalità, cioè che massimizzano il benessere o la ricchezza con il minimo costo.
  • Le teorie della scelta sono state inizialmente elaborata in ambito economico partendo soprattutto dalle teorizzazioni sulla scelta individuale intenzionale. L'intenzionalità del processo decisionale non indica solo una restrizione del campo di interesse che escluda l’azione involontaria, ma spesso sottolinea la presenza di una riflessione ponderata da parte degli agenti. In queste teorie l'intenzionalità indica che la scelta è presa seguendo delle regole e principi di razionalità, cioè che massimizzano il benessere o la ricchezza con il minimo costo.
  • Le teorie della scelta sono state inizialmente elaborata in ambito economico partendo soprattutto dalle teorizzazioni sulla scelta individuale intenzionale. L'intenzionalità del processo decisionale non indica solo una restrizione del campo di interesse che escluda l’azione involontaria, ma spesso sottolinea la presenza di una riflessione ponderata da parte degli agenti. In queste teorie l'intenzionalità indica che la scelta è presa seguendo delle regole e principi di razionalità, cioè che massimizzano il benessere o la ricchezza con il minimo costo.
  • Le teorie della scelta sono state inizialmente elaborata in ambito economico partendo soprattutto dalle teorizzazioni sulla scelta individuale intenzionale. L'intenzionalità del processo decisionale non indica solo una restrizione del campo di interesse che escluda l’azione involontaria, ma spesso sottolinea la presenza di una riflessione ponderata da parte degli agenti. In queste teorie l'intenzionalità indica che la scelta è presa seguendo delle regole e principi di razionalità, cioè che massimizzano il benessere o la ricchezza con il minimo costo.
  • Le teorie della scelta sono state inizialmente elaborata in ambito economico partendo soprattutto dalle teorizzazioni sulla scelta individuale intenzionale. L'intenzionalità del processo decisionale non indica solo una restrizione del campo di interesse che escluda l’azione involontaria, ma spesso sottolinea la presenza di una riflessione ponderata da parte degli agenti. In queste teorie l'intenzionalità indica che la scelta è presa seguendo delle regole e principi di razionalità, cioè che massimizzano il benessere o la ricchezza con il minimo costo.
  • Le teorie della scelta sono state inizialmente elaborata in ambito economico partendo soprattutto dalle teorizzazioni sulla scelta individuale intenzionale. L'intenzionalità del processo decisionale non indica solo una restrizione del campo di interesse che escluda l’azione involontaria, ma spesso sottolinea la presenza di una riflessione ponderata da parte degli agenti. In queste teorie l'intenzionalità indica che la scelta è presa seguendo delle regole e principi di razionalità, cioè che massimizzano il benessere o la ricchezza con il minimo costo.
  • Le teorie della scelta sono state inizialmente elaborata in ambito economico partendo soprattutto dalle teorizzazioni sulla scelta individuale intenzionale. L'intenzionalità del processo decisionale non indica solo una restrizione del campo di interesse che escluda l’azione involontaria, ma spesso sottolinea la presenza di una riflessione ponderata da parte degli agenti. In queste teorie l'intenzionalità indica che la scelta è presa seguendo delle regole e principi di razionalità, cioè che massimizzano il benessere o la ricchezza con il minimo costo.
  • Le teorie della scelta sono state inizialmente elaborata in ambito economico partendo soprattutto dalle teorizzazioni sulla scelta individuale intenzionale. L'intenzionalità del processo decisionale non indica solo una restrizione del campo di interesse che escluda l’azione involontaria, ma spesso sottolinea la presenza di una riflessione ponderata da parte degli agenti. In queste teorie l'intenzionalità indica che la scelta è presa seguendo delle regole e principi di razionalità, cioè che massimizzano il benessere o la ricchezza con il minimo costo.
  • Le teorie della scelta sono state inizialmente elaborata in ambito economico partendo soprattutto dalle teorizzazioni sulla scelta individuale intenzionale. L'intenzionalità del processo decisionale non indica solo una restrizione del campo di interesse che escluda l’azione involontaria, ma spesso sottolinea la presenza di una riflessione ponderata da parte degli agenti. In queste teorie l'intenzionalità indica che la scelta è presa seguendo delle regole e principi di razionalità, cioè che massimizzano il benessere o la ricchezza con il minimo costo.
  • Le teorie della scelta sono state inizialmente elaborata in ambito economico partendo soprattutto dalle teorizzazioni sulla scelta individuale intenzionale. L'intenzionalità del processo decisionale non indica solo una restrizione del campo di interesse che escluda l’azione involontaria, ma spesso sottolinea la presenza di una riflessione ponderata da parte degli agenti. In queste teorie l'intenzionalità indica che la scelta è presa seguendo delle regole e principi di razionalità, cioè che massimizzano il benessere o la ricchezza con il minimo costo.
  • Le teorie della scelta sono state inizialmente elaborata in ambito economico partendo soprattutto dalle teorizzazioni sulla scelta individuale intenzionale. L'intenzionalità del processo decisionale non indica solo una restrizione del campo di interesse che escluda l’azione involontaria, ma spesso sottolinea la presenza di una riflessione ponderata da parte degli agenti. In queste teorie l'intenzionalità indica che la scelta è presa seguendo delle regole e principi di razionalità, cioè che massimizzano il benessere o la ricchezza con il minimo costo.
  • Le teorie della scelta sono state inizialmente elaborata in ambito economico partendo soprattutto dalle teorizzazioni sulla scelta individuale intenzionale. L'intenzionalità del processo decisionale non indica solo una restrizione del campo di interesse che escluda l’azione involontaria, ma spesso sottolinea la presenza di una riflessione ponderata da parte degli agenti. In queste teorie l'intenzionalità indica che la scelta è presa seguendo delle regole e principi di razionalità, cioè che massimizzano il benessere o la ricchezza con il minimo costo.
  • Le teorie della scelta sono state inizialmente elaborata in ambito economico partendo soprattutto dalle teorizzazioni sulla scelta individuale intenzionale. L'intenzionalità del processo decisionale non indica solo una restrizione del campo di interesse che escluda l’azione involontaria, ma spesso sottolinea la presenza di una riflessione ponderata da parte degli agenti. In queste teorie l'intenzionalità indica che la scelta è presa seguendo delle regole e principi di razionalità, cioè che massimizzano il benessere o la ricchezza con il minimo costo.
  • Le teorie della scelta sono state inizialmente elaborata in ambito economico partendo soprattutto dalle teorizzazioni sulla scelta individuale intenzionale. L'intenzionalità del processo decisionale non indica solo una restrizione del campo di interesse che escluda l’azione involontaria, ma spesso sottolinea la presenza di una riflessione ponderata da parte degli agenti. In queste teorie l'intenzionalità indica che la scelta è presa seguendo delle regole e principi di razionalità, cioè che massimizzano il benessere o la ricchezza con il minimo costo.
  • Le teorie della scelta sono state inizialmente elaborata in ambito economico partendo soprattutto dalle teorizzazioni sulla scelta individuale intenzionale. L'intenzionalità del processo decisionale non indica solo una restrizione del campo di interesse che escluda l’azione involontaria, ma spesso sottolinea la presenza di una riflessione ponderata da parte degli agenti. In queste teorie l'intenzionalità indica che la scelta è presa seguendo delle regole e principi di razionalità, cioè che massimizzano il benessere o la ricchezza con il minimo costo.
  • Le teorie della scelta sono state inizialmente elaborata in ambito economico partendo soprattutto dalle teorizzazioni sulla scelta individuale intenzionale. L'intenzionalità del processo decisionale non indica solo una restrizione del campo di interesse che escluda l’azione involontaria, ma spesso sottolinea la presenza di una riflessione ponderata da parte degli agenti. In queste teorie l'intenzionalità indica che la scelta è presa seguendo delle regole e principi di razionalità, cioè che massimizzano il benessere o la ricchezza con il minimo costo.
  • Le teorie della scelta sono state inizialmente elaborata in ambito economico partendo soprattutto dalle teorizzazioni sulla scelta individuale intenzionale. L'intenzionalità del processo decisionale non indica solo una restrizione del campo di interesse che escluda l’azione involontaria, ma spesso sottolinea la presenza di una riflessione ponderata da parte degli agenti. In queste teorie l'intenzionalità indica che la scelta è presa seguendo delle regole e principi di razionalità, cioè che massimizzano il benessere o la ricchezza con il minimo costo.
  • Le teorie della scelta sono state inizialmente elaborata in ambito economico partendo soprattutto dalle teorizzazioni sulla scelta individuale intenzionale. L'intenzionalità del processo decisionale non indica solo una restrizione del campo di interesse che escluda l’azione involontaria, ma spesso sottolinea la presenza di una riflessione ponderata da parte degli agenti. In queste teorie l'intenzionalità indica che la scelta è presa seguendo delle regole e principi di razionalità, cioè che massimizzano il benessere o la ricchezza con il minimo costo.
  • Le teorie della scelta sono state inizialmente elaborata in ambito economico partendo soprattutto dalle teorizzazioni sulla scelta individuale intenzionale. L'intenzionalità del processo decisionale non indica solo una restrizione del campo di interesse che escluda l’azione involontaria, ma spesso sottolinea la presenza di una riflessione ponderata da parte degli agenti. In queste teorie l'intenzionalità indica che la scelta è presa seguendo delle regole e principi di razionalità, cioè che massimizzano il benessere o la ricchezza con il minimo costo.
  • Le teorie della scelta sono state inizialmente elaborata in ambito economico partendo soprattutto dalle teorizzazioni sulla scelta individuale intenzionale. L'intenzionalità del processo decisionale non indica solo una restrizione del campo di interesse che escluda l’azione involontaria, ma spesso sottolinea la presenza di una riflessione ponderata da parte degli agenti. In queste teorie l'intenzionalità indica che la scelta è presa seguendo delle regole e principi di razionalità, cioè che massimizzano il benessere o la ricchezza con il minimo costo.
  • Le teorie della scelta sono state inizialmente elaborata in ambito economico partendo soprattutto dalle teorizzazioni sulla scelta individuale intenzionale. L'intenzionalità del processo decisionale non indica solo una restrizione del campo di interesse che escluda l’azione involontaria, ma spesso sottolinea la presenza di una riflessione ponderata da parte degli agenti. In queste teorie l'intenzionalità indica che la scelta è presa seguendo delle regole e principi di razionalità, cioè che massimizzano il benessere o la ricchezza con il minimo costo.
  • Le teorie della scelta sono state inizialmente elaborata in ambito economico partendo soprattutto dalle teorizzazioni sulla scelta individuale intenzionale. L'intenzionalità del processo decisionale non indica solo una restrizione del campo di interesse che escluda l’azione involontaria, ma spesso sottolinea la presenza di una riflessione ponderata da parte degli agenti. In queste teorie l'intenzionalità indica che la scelta è presa seguendo delle regole e principi di razionalità, cioè che massimizzano il benessere o la ricchezza con il minimo costo.
  • Le teorie della scelta sono state inizialmente elaborata in ambito economico partendo soprattutto dalle teorizzazioni sulla scelta individuale intenzionale. L'intenzionalità del processo decisionale non indica solo una restrizione del campo di interesse che escluda l’azione involontaria, ma spesso sottolinea la presenza di una riflessione ponderata da parte degli agenti. In queste teorie l'intenzionalità indica che la scelta è presa seguendo delle regole e principi di razionalità, cioè che massimizzano il benessere o la ricchezza con il minimo costo.
  • Le teorie della scelta sono state inizialmente elaborata in ambito economico partendo soprattutto dalle teorizzazioni sulla scelta individuale intenzionale. L'intenzionalità del processo decisionale non indica solo una restrizione del campo di interesse che escluda l’azione involontaria, ma spesso sottolinea la presenza di una riflessione ponderata da parte degli agenti. In queste teorie l'intenzionalità indica che la scelta è presa seguendo delle regole e principi di razionalità, cioè che massimizzano il benessere o la ricchezza con il minimo costo.
  • Le teorie della scelta sono state inizialmente elaborata in ambito economico partendo soprattutto dalle teorizzazioni sulla scelta individuale intenzionale. L'intenzionalità del processo decisionale non indica solo una restrizione del campo di interesse che escluda l’azione involontaria, ma spesso sottolinea la presenza di una riflessione ponderata da parte degli agenti. In queste teorie l'intenzionalità indica che la scelta è presa seguendo delle regole e principi di razionalità, cioè che massimizzano il benessere o la ricchezza con il minimo costo.
  • Le teorie della scelta sono state inizialmente elaborata in ambito economico partendo soprattutto dalle teorizzazioni sulla scelta individuale intenzionale. L'intenzionalità del processo decisionale non indica solo una restrizione del campo di interesse che escluda l’azione involontaria, ma spesso sottolinea la presenza di una riflessione ponderata da parte degli agenti. In queste teorie l'intenzionalità indica che la scelta è presa seguendo delle regole e principi di razionalità, cioè che massimizzano il benessere o la ricchezza con il minimo costo.
  • Le teorie della scelta sono state inizialmente elaborata in ambito economico partendo soprattutto dalle teorizzazioni sulla scelta individuale intenzionale. L'intenzionalità del processo decisionale non indica solo una restrizione del campo di interesse che escluda l’azione involontaria, ma spesso sottolinea la presenza di una riflessione ponderata da parte degli agenti. In queste teorie l'intenzionalità indica che la scelta è presa seguendo delle regole e principi di razionalità, cioè che massimizzano il benessere o la ricchezza con il minimo costo.
  • Le teorie della scelta sono state inizialmente elaborata in ambito economico partendo soprattutto dalle teorizzazioni sulla scelta individuale intenzionale. L'intenzionalità del processo decisionale non indica solo una restrizione del campo di interesse che escluda l’azione involontaria, ma spesso sottolinea la presenza di una riflessione ponderata da parte degli agenti. In queste teorie l'intenzionalità indica che la scelta è presa seguendo delle regole e principi di razionalità, cioè che massimizzano il benessere o la ricchezza con il minimo costo.
  • Le teorie della scelta sono state inizialmente elaborata in ambito economico partendo soprattutto dalle teorizzazioni sulla scelta individuale intenzionale. L'intenzionalità del processo decisionale non indica solo una restrizione del campo di interesse che escluda l’azione involontaria, ma spesso sottolinea la presenza di una riflessione ponderata da parte degli agenti. In queste teorie l'intenzionalità indica che la scelta è presa seguendo delle regole e principi di razionalità, cioè che massimizzano il benessere o la ricchezza con il minimo costo.
  • Le teorie della scelta sono state inizialmente elaborata in ambito economico partendo soprattutto dalle teorizzazioni sulla scelta individuale intenzionale. L'intenzionalità del processo decisionale non indica solo una restrizione del campo di interesse che escluda l’azione involontaria, ma spesso sottolinea la presenza di una riflessione ponderata da parte degli agenti. In queste teorie l'intenzionalità indica che la scelta è presa seguendo delle regole e principi di razionalità, cioè che massimizzano il benessere o la ricchezza con il minimo costo.
  • Le teorie della scelta sono state inizialmente elaborata in ambito economico partendo soprattutto dalle teorizzazioni sulla scelta individuale intenzionale. L'intenzionalità del processo decisionale non indica solo una restrizione del campo di interesse che escluda l’azione involontaria, ma spesso sottolinea la presenza di una riflessione ponderata da parte degli agenti. In queste teorie l'intenzionalità indica che la scelta è presa seguendo delle regole e principi di razionalità, cioè che massimizzano il benessere o la ricchezza con il minimo costo.
  • Le teorie della scelta sono state inizialmente elaborata in ambito economico partendo soprattutto dalle teorizzazioni sulla scelta individuale intenzionale. L'intenzionalità del processo decisionale non indica solo una restrizione del campo di interesse che escluda l’azione involontaria, ma spesso sottolinea la presenza di una riflessione ponderata da parte degli agenti. In queste teorie l'intenzionalità indica che la scelta è presa seguendo delle regole e principi di razionalità, cioè che massimizzano il benessere o la ricchezza con il minimo costo.
  • Le teorie della scelta sono state inizialmente elaborata in ambito economico partendo soprattutto dalle teorizzazioni sulla scelta individuale intenzionale. L'intenzionalità del processo decisionale non indica solo una restrizione del campo di interesse che escluda l’azione involontaria, ma spesso sottolinea la presenza di una riflessione ponderata da parte degli agenti. In queste teorie l'intenzionalità indica che la scelta è presa seguendo delle regole e principi di razionalità, cioè che massimizzano il benessere o la ricchezza con il minimo costo.
  • come esprimiamo la preferenza da un punto di vista formale?
    conseguenze di una logica della preferenza confrontata al nostro decidere effettivo-descrittivo
  • come esprimiamo la preferenza da un punto di vista formale?
    conseguenze di una logica della preferenza confrontata al nostro decidere effettivo-descrittivo
  • come esprimiamo la preferenza da un punto di vista formale?
    conseguenze di una logica della preferenza confrontata al nostro decidere effettivo-descrittivo
  • come esprimiamo la preferenza da un punto di vista formale?
    conseguenze di una logica della preferenza confrontata al nostro decidere effettivo-descrittivo
  • come esprimiamo la preferenza da un punto di vista formale?
    conseguenze di una logica della preferenza confrontata al nostro decidere effettivo-descrittivo





































  • Il paradosso del sorite (dal greco antico σωρίτης sōritēs aggettivo di σωρός sōros, che significa "mucchio") è un paradosso generalmente attribuito al filosofo greco Eubulide di Mileto, noto anche per una formulazione del paradosso del mentitore.
    Dato un mucchio di sabbia, se eliminiamo un granello dal mucchio avremo ancora un mucchio. Eliminiamo poi un altro granello: è ancora un mucchio. Eliminiamo ancora un granello, e poi ancora uno: il mucchio diventerà sempre più piccolo, finché rimarrà un solo granello di sabbia. È ancora un mucchio, quando rimane un solo granello? E se un solo granello non è un mucchio, allora in quale momento quel mucchio iniziale non è più un mucchio?
  • Il paradosso del sorite (dal greco antico σωρίτης sōritēs aggettivo di σωρός sōros, che significa "mucchio") è un paradosso generalmente attribuito al filosofo greco Eubulide di Mileto, noto anche per una formulazione del paradosso del mentitore.
    Dato un mucchio di sabbia, se eliminiamo un granello dal mucchio avremo ancora un mucchio. Eliminiamo poi un altro granello: è ancora un mucchio. Eliminiamo ancora un granello, e poi ancora uno: il mucchio diventerà sempre più piccolo, finché rimarrà un solo granello di sabbia. È ancora un mucchio, quando rimane un solo granello? E se un solo granello non è un mucchio, allora in quale momento quel mucchio iniziale non è più un mucchio?
  • Il paradosso del sorite (dal greco antico σωρίτης sōritēs aggettivo di σωρός sōros, che significa "mucchio") è un paradosso generalmente attribuito al filosofo greco Eubulide di Mileto, noto anche per una formulazione del paradosso del mentitore.
    Dato un mucchio di sabbia, se eliminiamo un granello dal mucchio avremo ancora un mucchio. Eliminiamo poi un altro granello: è ancora un mucchio. Eliminiamo ancora un granello, e poi ancora uno: il mucchio diventerà sempre più piccolo, finché rimarrà un solo granello di sabbia. È ancora un mucchio, quando rimane un solo granello? E se un solo granello non è un mucchio, allora in quale momento quel mucchio iniziale non è più un mucchio?
  • Il paradosso del sorite (dal greco antico σωρίτης sōritēs aggettivo di σωρός sōros, che significa "mucchio") è un paradosso generalmente attribuito al filosofo greco Eubulide di Mileto, noto anche per una formulazione del paradosso del mentitore.
    Dato un mucchio di sabbia, se eliminiamo un granello dal mucchio avremo ancora un mucchio. Eliminiamo poi un altro granello: è ancora un mucchio. Eliminiamo ancora un granello, e poi ancora uno: il mucchio diventerà sempre più piccolo, finché rimarrà un solo granello di sabbia. È ancora un mucchio, quando rimane un solo granello? E se un solo granello non è un mucchio, allora in quale momento quel mucchio iniziale non è più un mucchio?
  • Il paradosso del sorite (dal greco antico σωρίτης sōritēs aggettivo di σωρός sōros, che significa "mucchio") è un paradosso generalmente attribuito al filosofo greco Eubulide di Mileto, noto anche per una formulazione del paradosso del mentitore.
    Dato un mucchio di sabbia, se eliminiamo un granello dal mucchio avremo ancora un mucchio. Eliminiamo poi un altro granello: è ancora un mucchio. Eliminiamo ancora un granello, e poi ancora uno: il mucchio diventerà sempre più piccolo, finché rimarrà un solo granello di sabbia. È ancora un mucchio, quando rimane un solo granello? E se un solo granello non è un mucchio, allora in quale momento quel mucchio iniziale non è più un mucchio?
  • Il paradosso del sorite (dal greco antico σωρίτης sōritēs aggettivo di σωρός sōros, che significa "mucchio") è un paradosso generalmente attribuito al filosofo greco Eubulide di Mileto, noto anche per una formulazione del paradosso del mentitore.
    Dato un mucchio di sabbia, se eliminiamo un granello dal mucchio avremo ancora un mucchio. Eliminiamo poi un altro granello: è ancora un mucchio. Eliminiamo ancora un granello, e poi ancora uno: il mucchio diventerà sempre più piccolo, finché rimarrà un solo granello di sabbia. È ancora un mucchio, quando rimane un solo granello? E se un solo granello non è un mucchio, allora in quale momento quel mucchio iniziale non è più un mucchio?
  • Il paradosso del sorite (dal greco antico σωρίτης sōritēs aggettivo di σωρός sōros, che significa "mucchio") è un paradosso generalmente attribuito al filosofo greco Eubulide di Mileto, noto anche per una formulazione del paradosso del mentitore.
    Dato un mucchio di sabbia, se eliminiamo un granello dal mucchio avremo ancora un mucchio. Eliminiamo poi un altro granello: è ancora un mucchio. Eliminiamo ancora un granello, e poi ancora uno: il mucchio diventerà sempre più piccolo, finché rimarrà un solo granello di sabbia. È ancora un mucchio, quando rimane un solo granello? E se un solo granello non è un mucchio, allora in quale momento quel mucchio iniziale non è più un mucchio?
  • Il paradosso del sorite (dal greco antico σωρίτης sōritēs aggettivo di σωρός sōros, che significa "mucchio") è un paradosso generalmente attribuito al filosofo greco Eubulide di Mileto, noto anche per una formulazione del paradosso del mentitore.
    Dato un mucchio di sabbia, se eliminiamo un granello dal mucchio avremo ancora un mucchio. Eliminiamo poi un altro granello: è ancora un mucchio. Eliminiamo ancora un granello, e poi ancora uno: il mucchio diventerà sempre più piccolo, finché rimarrà un solo granello di sabbia. È ancora un mucchio, quando rimane un solo granello? E se un solo granello non è un mucchio, allora in quale momento quel mucchio iniziale non è più un mucchio?
  • Il paradosso del sorite (dal greco antico σωρίτης sōritēs aggettivo di σωρός sōros, che significa "mucchio") è un paradosso generalmente attribuito al filosofo greco Eubulide di Mileto, noto anche per una formulazione del paradosso del mentitore.
    Dato un mucchio di sabbia, se eliminiamo un granello dal mucchio avremo ancora un mucchio. Eliminiamo poi un altro granello: è ancora un mucchio. Eliminiamo ancora un granello, e poi ancora uno: il mucchio diventerà sempre più piccolo, finché rimarrà un solo granello di sabbia. È ancora un mucchio, quando rimane un solo granello? E se un solo granello non è un mucchio, allora in quale momento quel mucchio iniziale non è più un mucchio?
  • Il paradosso del sorite (dal greco antico σωρίτης sōritēs aggettivo di σωρός sōros, che significa "mucchio") è un paradosso generalmente attribuito al filosofo greco Eubulide di Mileto, noto anche per una formulazione del paradosso del mentitore.
    Dato un mucchio di sabbia, se eliminiamo un granello dal mucchio avremo ancora un mucchio. Eliminiamo poi un altro granello: è ancora un mucchio. Eliminiamo ancora un granello, e poi ancora uno: il mucchio diventerà sempre più piccolo, finché rimarrà un solo granello di sabbia. È ancora un mucchio, quando rimane un solo granello? E se un solo granello non è un mucchio, allora in quale momento quel mucchio iniziale non è più un mucchio?














































































































































  • Il passaggio da modelli sequenziali a modelli paralleli è un che si trova molti punti di contatto con il passaggio dal funzionalismo al connessionismo delle reti neurali che si completa nel decennio seguente nell’ambito dell'intelligenza artificiale e delle scienze cognitive. Il connessionismo nasce 10 anni dopo con Rumelhart & McClelland (1986). Questa teoria sviluppa l’idea che l’attività del cervello si esplicita su operazioni che si attivano in parallelo in aree diverse e non in una sequenza rigida. Per il connessionismo, le attività cognitive si sviluppano sul modello delle reti neurali. Le reti neurali sono modelli dell’attività cognitiva che riprendono le caratteristiche neurofisiologiche del cervello. Esse sono reti costituite da nodi che parallelamente in ogni istante mantengono una base di eccitazione più o meno elevata. I nodi sono collegati fra loro da collegamenti che trasmettono e moltiplicano l’attivazione dei nodi. Il sistema ha la capacità di modificare le modalità di connessione e di relazione fra i nodi. Si lascia in questo modo che l’attivazione viaggi fra i nodi e si arrivi ad un punto di equilibrio del sistema quando i valori di uscita di ceri nodi rappresentano il risultato del calcolo.
    Il connessionismo, seppur mantenendo un approccio computazionale all’attività cognitiva, critica l’approccio logico-linguistico del funzionalismo con molteplici argomenti.. L’architettura in parallelo e l’assenza di una dimensione logico-linguistica (i nodi non possiedono qualità logico linguistiche ma si situano ad un livello molto inferiore rispetto alle competenze logiche successive) secondo il funzionalismo, consegna al sistema una più netta plausibilità biologica e spiega molto meglio attività complesse e veloci di cui il cervello e capace, e che sarebbero molto più macchinose ed inefficaci se affrontate con modelli algoritmici sequenziali e centralizzati su una memoria ed una unità di calcolo uniche. Nel modello in parallelo invece i compiti sono semplici e distribuiti fra i nodi e le reti di nodi. Il modello delle reti replica, secondo i connessionisti, la struttura del cervello, i limiti biologici e soprattutto le esigenze che l’ambiente e l’evoluzione hanno presentato allo sviluppo del cervello: elasticità, velocità, adattabilità, ecc. (per un approfondimento si rimanda a Di Francesco 2002)
  • Il passaggio da modelli sequenziali a modelli paralleli è un che si trova molti punti di contatto con il passaggio dal funzionalismo al connessionismo delle reti neurali che si completa nel decennio seguente nell’ambito dell'intelligenza artificiale e delle scienze cognitive. Il connessionismo nasce 10 anni dopo con Rumelhart & McClelland (1986). Questa teoria sviluppa l’idea che l’attività del cervello si esplicita su operazioni che si attivano in parallelo in aree diverse e non in una sequenza rigida. Per il connessionismo, le attività cognitive si sviluppano sul modello delle reti neurali. Le reti neurali sono modelli dell’attività cognitiva che riprendono le caratteristiche neurofisiologiche del cervello. Esse sono reti costituite da nodi che parallelamente in ogni istante mantengono una base di eccitazione più o meno elevata. I nodi sono collegati fra loro da collegamenti che trasmettono e moltiplicano l’attivazione dei nodi. Il sistema ha la capacità di modificare le modalità di connessione e di relazione fra i nodi. Si lascia in questo modo che l’attivazione viaggi fra i nodi e si arrivi ad un punto di equilibrio del sistema quando i valori di uscita di ceri nodi rappresentano il risultato del calcolo.
    Il connessionismo, seppur mantenendo un approccio computazionale all’attività cognitiva, critica l’approccio logico-linguistico del funzionalismo con molteplici argomenti.. L’architettura in parallelo e l’assenza di una dimensione logico-linguistica (i nodi non possiedono qualità logico linguistiche ma si situano ad un livello molto inferiore rispetto alle competenze logiche successive) secondo il funzionalismo, consegna al sistema una più netta plausibilità biologica e spiega molto meglio attività complesse e veloci di cui il cervello e capace, e che sarebbero molto più macchinose ed inefficaci se affrontate con modelli algoritmici sequenziali e centralizzati su una memoria ed una unità di calcolo uniche. Nel modello in parallelo invece i compiti sono semplici e distribuiti fra i nodi e le reti di nodi. Il modello delle reti replica, secondo i connessionisti, la struttura del cervello, i limiti biologici e soprattutto le esigenze che l’ambiente e l’evoluzione hanno presentato allo sviluppo del cervello: elasticità, velocità, adattabilità, ecc. (per un approfondimento si rimanda a Di Francesco 2002)
  • Il passaggio da modelli sequenziali a modelli paralleli è un che si trova molti punti di contatto con il passaggio dal funzionalismo al connessionismo delle reti neurali che si completa nel decennio seguente nell’ambito dell'intelligenza artificiale e delle scienze cognitive. Il connessionismo nasce 10 anni dopo con Rumelhart & McClelland (1986). Questa teoria sviluppa l’idea che l’attività del cervello si esplicita su operazioni che si attivano in parallelo in aree diverse e non in una sequenza rigida. Per il connessionismo, le attività cognitive si sviluppano sul modello delle reti neurali. Le reti neurali sono modelli dell’attività cognitiva che riprendono le caratteristiche neurofisiologiche del cervello. Esse sono reti costituite da nodi che parallelamente in ogni istante mantengono una base di eccitazione più o meno elevata. I nodi sono collegati fra loro da collegamenti che trasmettono e moltiplicano l’attivazione dei nodi. Il sistema ha la capacità di modificare le modalità di connessione e di relazione fra i nodi. Si lascia in questo modo che l’attivazione viaggi fra i nodi e si arrivi ad un punto di equilibrio del sistema quando i valori di uscita di ceri nodi rappresentano il risultato del calcolo.
    Il connessionismo, seppur mantenendo un approccio computazionale all’attività cognitiva, critica l’approccio logico-linguistico del funzionalismo con molteplici argomenti.. L’architettura in parallelo e l’assenza di una dimensione logico-linguistica (i nodi non possiedono qualità logico linguistiche ma si situano ad un livello molto inferiore rispetto alle competenze logiche successive) secondo il funzionalismo, consegna al sistema una più netta plausibilità biologica e spiega molto meglio attività complesse e veloci di cui il cervello e capace, e che sarebbero molto più macchinose ed inefficaci se affrontate con modelli algoritmici sequenziali e centralizzati su una memoria ed una unità di calcolo uniche. Nel modello in parallelo invece i compiti sono semplici e distribuiti fra i nodi e le reti di nodi. Il modello delle reti replica, secondo i connessionisti, la struttura del cervello, i limiti biologici e soprattutto le esigenze che l’ambiente e l’evoluzione hanno presentato allo sviluppo del cervello: elasticità, velocità, adattabilità, ecc. (per un approfondimento si rimanda a Di Francesco 2002)
  • Il passaggio da modelli sequenziali a modelli paralleli è un che si trova molti punti di contatto con il passaggio dal funzionalismo al connessionismo delle reti neurali che si completa nel decennio seguente nell’ambito dell'intelligenza artificiale e delle scienze cognitive. Il connessionismo nasce 10 anni dopo con Rumelhart & McClelland (1986). Questa teoria sviluppa l’idea che l’attività del cervello si esplicita su operazioni che si attivano in parallelo in aree diverse e non in una sequenza rigida. Per il connessionismo, le attività cognitive si sviluppano sul modello delle reti neurali. Le reti neurali sono modelli dell’attività cognitiva che riprendono le caratteristiche neurofisiologiche del cervello. Esse sono reti costituite da nodi che parallelamente in ogni istante mantengono una base di eccitazione più o meno elevata. I nodi sono collegati fra loro da collegamenti che trasmettono e moltiplicano l’attivazione dei nodi. Il sistema ha la capacità di modificare le modalità di connessione e di relazione fra i nodi. Si lascia in questo modo che l’attivazione viaggi fra i nodi e si arrivi ad un punto di equilibrio del sistema quando i valori di uscita di ceri nodi rappresentano il risultato del calcolo.
    Il connessionismo, seppur mantenendo un approccio computazionale all’attività cognitiva, critica l’approccio logico-linguistico del funzionalismo con molteplici argomenti.. L’architettura in parallelo e l’assenza di una dimensione logico-linguistica (i nodi non possiedono qualità logico linguistiche ma si situano ad un livello molto inferiore rispetto alle competenze logiche successive) secondo il funzionalismo, consegna al sistema una più netta plausibilità biologica e spiega molto meglio attività complesse e veloci di cui il cervello e capace, e che sarebbero molto più macchinose ed inefficaci se affrontate con modelli algoritmici sequenziali e centralizzati su una memoria ed una unità di calcolo uniche. Nel modello in parallelo invece i compiti sono semplici e distribuiti fra i nodi e le reti di nodi. Il modello delle reti replica, secondo i connessionisti, la struttura del cervello, i limiti biologici e soprattutto le esigenze che l’ambiente e l’evoluzione hanno presentato allo sviluppo del cervello: elasticità, velocità, adattabilità, ecc. (per un approfondimento si rimanda a Di Francesco 2002)
  • Il passaggio da modelli sequenziali a modelli paralleli è un che si trova molti punti di contatto con il passaggio dal funzionalismo al connessionismo delle reti neurali che si completa nel decennio seguente nell’ambito dell'intelligenza artificiale e delle scienze cognitive. Il connessionismo nasce 10 anni dopo con Rumelhart & McClelland (1986). Questa teoria sviluppa l’idea che l’attività del cervello si esplicita su operazioni che si attivano in parallelo in aree diverse e non in una sequenza rigida. Per il connessionismo, le attività cognitive si sviluppano sul modello delle reti neurali. Le reti neurali sono modelli dell’attività cognitiva che riprendono le caratteristiche neurofisiologiche del cervello. Esse sono reti costituite da nodi che parallelamente in ogni istante mantengono una base di eccitazione più o meno elevata. I nodi sono collegati fra loro da collegamenti che trasmettono e moltiplicano l’attivazione dei nodi. Il sistema ha la capacità di modificare le modalità di connessione e di relazione fra i nodi. Si lascia in questo modo che l’attivazione viaggi fra i nodi e si arrivi ad un punto di equilibrio del sistema quando i valori di uscita di ceri nodi rappresentano il risultato del calcolo.
    Il connessionismo, seppur mantenendo un approccio computazionale all’attività cognitiva, critica l’approccio logico-linguistico del funzionalismo con molteplici argomenti.. L’architettura in parallelo e l’assenza di una dimensione logico-linguistica (i nodi non possiedono qualità logico linguistiche ma si situano ad un livello molto inferiore rispetto alle competenze logiche successive) secondo il funzionalismo, consegna al sistema una più netta plausibilità biologica e spiega molto meglio attività complesse e veloci di cui il cervello e capace, e che sarebbero molto più macchinose ed inefficaci se affrontate con modelli algoritmici sequenziali e centralizzati su una memoria ed una unità di calcolo uniche. Nel modello in parallelo invece i compiti sono semplici e distribuiti fra i nodi e le reti di nodi. Il modello delle reti replica, secondo i connessionisti, la struttura del cervello, i limiti biologici e soprattutto le esigenze che l’ambiente e l’evoluzione hanno presentato allo sviluppo del cervello: elasticità, velocità, adattabilità, ecc. (per un approfondimento si rimanda a Di Francesco 2002)
  • Il passaggio da modelli sequenziali a modelli paralleli è un che si trova molti punti di contatto con il passaggio dal funzionalismo al connessionismo delle reti neurali che si completa nel decennio seguente nell’ambito dell'intelligenza artificiale e delle scienze cognitive. Il connessionismo nasce 10 anni dopo con Rumelhart & McClelland (1986). Questa teoria sviluppa l’idea che l’attività del cervello si esplicita su operazioni che si attivano in parallelo in aree diverse e non in una sequenza rigida. Per il connessionismo, le attività cognitive si sviluppano sul modello delle reti neurali. Le reti neurali sono modelli dell’attività cognitiva che riprendono le caratteristiche neurofisiologiche del cervello. Esse sono reti costituite da nodi che parallelamente in ogni istante mantengono una base di eccitazione più o meno elevata. I nodi sono collegati fra loro da collegamenti che trasmettono e moltiplicano l’attivazione dei nodi. Il sistema ha la capacità di modificare le modalità di connessione e di relazione fra i nodi. Si lascia in questo modo che l’attivazione viaggi fra i nodi e si arrivi ad un punto di equilibrio del sistema quando i valori di uscita di ceri nodi rappresentano il risultato del calcolo.
    Il connessionismo, seppur mantenendo un approccio computazionale all’attività cognitiva, critica l’approccio logico-linguistico del funzionalismo con molteplici argomenti.. L’architettura in parallelo e l’assenza di una dimensione logico-linguistica (i nodi non possiedono qualità logico linguistiche ma si situano ad un livello molto inferiore rispetto alle competenze logiche successive) secondo il funzionalismo, consegna al sistema una più netta plausibilità biologica e spiega molto meglio attività complesse e veloci di cui il cervello e capace, e che sarebbero molto più macchinose ed inefficaci se affrontate con modelli algoritmici sequenziali e centralizzati su una memoria ed una unità di calcolo uniche. Nel modello in parallelo invece i compiti sono semplici e distribuiti fra i nodi e le reti di nodi. Il modello delle reti replica, secondo i connessionisti, la struttura del cervello, i limiti biologici e soprattutto le esigenze che l’ambiente e l’evoluzione hanno presentato allo sviluppo del cervello: elasticità, velocità, adattabilità, ecc. (per un approfondimento si rimanda a Di Francesco 2002)



































































  • Gli assiomi della teoria dell'utilità attesa sono violati anche a causa di altri processi cognitivi. Uno di questi è l'effetto di incorniciamento (framing effect, Tversky e Kahneman 1981). L'incorniciamento raccoglie gli effetti del contesto e del modo in cui viene presentato il problema decisionale. Il processo decisionale può essere diviso in due parti: l'incorniciamento, in cui l'agente effettua un'analisi preliminare del problema decisionale, organizza le informazioni, calcola alternative ed effetti: questa fase semplifica il problema e offre elementi per la fase successiva della valutazione. Tversky e Kahneman (1981), grazie ad alcuni esperimenti, dimostrano che l'incorniciamento può avere conseguenze profonde sulla scelta fino a cambiarne gli esiti. In uno di questi esperimenti si dimostra che la valutazione di alcune alternative di una scelta dipende dal modo in cui queste vengono presentate.

  • Gli assiomi della teoria dell'utilità attesa sono violati anche a causa di altri processi cognitivi. Uno di questi è l'effetto di incorniciamento (framing effect, Tversky e Kahneman 1981). L'incorniciamento raccoglie gli effetti del contesto e del modo in cui viene presentato il problema decisionale. Il processo decisionale può essere diviso in due parti: l'incorniciamento, in cui l'agente effettua un'analisi preliminare del problema decisionale, organizza le informazioni, calcola alternative ed effetti: questa fase semplifica il problema e offre elementi per la fase successiva della valutazione. Tversky e Kahneman (1981), grazie ad alcuni esperimenti, dimostrano che l'incorniciamento può avere conseguenze profonde sulla scelta fino a cambiarne gli esiti. In uno di questi esperimenti si dimostra che la valutazione di alcune alternative di una scelta dipende dal modo in cui queste vengono presentate.

  • Gli assiomi della teoria dell'utilità attesa sono violati anche a causa di altri processi cognitivi. Uno di questi è l'effetto di incorniciamento (framing effect, Tversky e Kahneman 1981). L'incorniciamento raccoglie gli effetti del contesto e del modo in cui viene presentato il problema decisionale. Il processo decisionale può essere diviso in due parti: l'incorniciamento, in cui l'agente effettua un'analisi preliminare del problema decisionale, organizza le informazioni, calcola alternative ed effetti: questa fase semplifica il problema e offre elementi per la fase successiva della valutazione. Tversky e Kahneman (1981), grazie ad alcuni esperimenti, dimostrano che l'incorniciamento può avere conseguenze profonde sulla scelta fino a cambiarne gli esiti. In uno di questi esperimenti si dimostra che la valutazione di alcune alternative di una scelta dipende dal modo in cui queste vengono presentate.

  • Gli assiomi della teoria dell'utilità attesa sono violati anche a causa di altri processi cognitivi. Uno di questi è l'effetto di incorniciamento (framing effect, Tversky e Kahneman 1981). L'incorniciamento raccoglie gli effetti del contesto e del modo in cui viene presentato il problema decisionale. Il processo decisionale può essere diviso in due parti: l'incorniciamento, in cui l'agente effettua un'analisi preliminare del problema decisionale, organizza le informazioni, calcola alternative ed effetti: questa fase semplifica il problema e offre elementi per la fase successiva della valutazione. Tversky e Kahneman (1981), grazie ad alcuni esperimenti, dimostrano che l'incorniciamento può avere conseguenze profonde sulla scelta fino a cambiarne gli esiti. In uno di questi esperimenti si dimostra che la valutazione di alcune alternative di una scelta dipende dal modo in cui queste vengono presentate.

  • Gli assiomi della teoria dell'utilità attesa sono violati anche a causa di altri processi cognitivi. Uno di questi è l'effetto di incorniciamento (framing effect, Tversky e Kahneman 1981). L'incorniciamento raccoglie gli effetti del contesto e del modo in cui viene presentato il problema decisionale. Il processo decisionale può essere diviso in due parti: l'incorniciamento, in cui l'agente effettua un'analisi preliminare del problema decisionale, organizza le informazioni, calcola alternative ed effetti: questa fase semplifica il problema e offre elementi per la fase successiva della valutazione. Tversky e Kahneman (1981), grazie ad alcuni esperimenti, dimostrano che l'incorniciamento può avere conseguenze profonde sulla scelta fino a cambiarne gli esiti. In uno di questi esperimenti si dimostra che la valutazione di alcune alternative di una scelta dipende dal modo in cui queste vengono presentate.

  • Gli assiomi della teoria dell'utilità attesa sono violati anche a causa di altri processi cognitivi. Uno di questi è l'effetto di incorniciamento (framing effect, Tversky e Kahneman 1981). L'incorniciamento raccoglie gli effetti del contesto e del modo in cui viene presentato il problema decisionale. Il processo decisionale può essere diviso in due parti: l'incorniciamento, in cui l'agente effettua un'analisi preliminare del problema decisionale, organizza le informazioni, calcola alternative ed effetti: questa fase semplifica il problema e offre elementi per la fase successiva della valutazione. Tversky e Kahneman (1981), grazie ad alcuni esperimenti, dimostrano che l'incorniciamento può avere conseguenze profonde sulla scelta fino a cambiarne gli esiti. In uno di questi esperimenti si dimostra che la valutazione di alcune alternative di una scelta dipende dal modo in cui queste vengono presentate.

  • Gli assiomi della teoria dell'utilità attesa sono violati anche a causa di altri processi cognitivi. Uno di questi è l'effetto di incorniciamento (framing effect, Tversky e Kahneman 1981). L'incorniciamento raccoglie gli effetti del contesto e del modo in cui viene presentato il problema decisionale. Il processo decisionale può essere diviso in due parti: l'incorniciamento, in cui l'agente effettua un'analisi preliminare del problema decisionale, organizza le informazioni, calcola alternative ed effetti: questa fase semplifica il problema e offre elementi per la fase successiva della valutazione. Tversky e Kahneman (1981), grazie ad alcuni esperimenti, dimostrano che l'incorniciamento può avere conseguenze profonde sulla scelta fino a cambiarne gli esiti. In uno di questi esperimenti si dimostra che la valutazione di alcune alternative di una scelta dipende dal modo in cui queste vengono presentate.
















  • Seppur si verifichi il caso contenuto nel conseguente B, non è detto che sia stato proprio il verificarsi dell’antecedente A a scaturire il verificarsi del conseguente B. Sarebbero potute intervenire altre potenziali cause o altri eventi correlati con B invece di quelli contenuti in A. Il ragionamento nell’esempio non regge perché il magistrato potrebbe inquisire dei politici per molteplici cause, per esempio perché il comportamento di questi politici lascia ipotizzare dei reati commessi dagli stessi su cui è bene indagare, o perché ci sono state delle denunce che li citano, ecc.. In questo modo il politico getta discredito sull’onestà della magistratura per sminuire anche l’entità delle accuse rivolte alla sua persona. Questo ragionamento potrebbe convincere l’elettorato che l’introduzione di una legge che impedisca ai magistrati di indagare sui politici in carica possa essere una atto di giustizia, che riporti la magistratura all’ordine e lasci i politici liberi lavorare più fruttuosamente per il paese. Questo argomento fallace potrebbe, quindi, spostare delle preferenze elettorali a favore del politico indagato per corruzione.
  • Seppur si verifichi il caso contenuto nel conseguente B, non è detto che sia stato proprio il verificarsi dell’antecedente A a scaturire il verificarsi del conseguente B. Sarebbero potute intervenire altre potenziali cause o altri eventi correlati con B invece di quelli contenuti in A. Il ragionamento nell’esempio non regge perché il magistrato potrebbe inquisire dei politici per molteplici cause, per esempio perché il comportamento di questi politici lascia ipotizzare dei reati commessi dagli stessi su cui è bene indagare, o perché ci sono state delle denunce che li citano, ecc.. In questo modo il politico getta discredito sull’onestà della magistratura per sminuire anche l’entità delle accuse rivolte alla sua persona. Questo ragionamento potrebbe convincere l’elettorato che l’introduzione di una legge che impedisca ai magistrati di indagare sui politici in carica possa essere una atto di giustizia, che riporti la magistratura all’ordine e lasci i politici liberi lavorare più fruttuosamente per il paese. Questo argomento fallace potrebbe, quindi, spostare delle preferenze elettorali a favore del politico indagato per corruzione.
  • Seppur si verifichi il caso contenuto nel conseguente B, non è detto che sia stato proprio il verificarsi dell’antecedente A a scaturire il verificarsi del conseguente B. Sarebbero potute intervenire altre potenziali cause o altri eventi correlati con B invece di quelli contenuti in A. Il ragionamento nell’esempio non regge perché il magistrato potrebbe inquisire dei politici per molteplici cause, per esempio perché il comportamento di questi politici lascia ipotizzare dei reati commessi dagli stessi su cui è bene indagare, o perché ci sono state delle denunce che li citano, ecc.. In questo modo il politico getta discredito sull’onestà della magistratura per sminuire anche l’entità delle accuse rivolte alla sua persona. Questo ragionamento potrebbe convincere l’elettorato che l’introduzione di una legge che impedisca ai magistrati di indagare sui politici in carica possa essere una atto di giustizia, che riporti la magistratura all’ordine e lasci i politici liberi lavorare più fruttuosamente per il paese. Questo argomento fallace potrebbe, quindi, spostare delle preferenze elettorali a favore del politico indagato per corruzione.
  • Seppur si verifichi il caso contenuto nel conseguente B, non è detto che sia stato proprio il verificarsi dell’antecedente A a scaturire il verificarsi del conseguente B. Sarebbero potute intervenire altre potenziali cause o altri eventi correlati con B invece di quelli contenuti in A. Il ragionamento nell’esempio non regge perché il magistrato potrebbe inquisire dei politici per molteplici cause, per esempio perché il comportamento di questi politici lascia ipotizzare dei reati commessi dagli stessi su cui è bene indagare, o perché ci sono state delle denunce che li citano, ecc.. In questo modo il politico getta discredito sull’onestà della magistratura per sminuire anche l’entità delle accuse rivolte alla sua persona. Questo ragionamento potrebbe convincere l’elettorato che l’introduzione di una legge che impedisca ai magistrati di indagare sui politici in carica possa essere una atto di giustizia, che riporti la magistratura all’ordine e lasci i politici liberi lavorare più fruttuosamente per il paese. Questo argomento fallace potrebbe, quindi, spostare delle preferenze elettorali a favore del politico indagato per corruzione.
  • Seppur si verifichi il caso contenuto nel conseguente B, non è detto che sia stato proprio il verificarsi dell’antecedente A a scaturire il verificarsi del conseguente B. Sarebbero potute intervenire altre potenziali cause o altri eventi correlati con B invece di quelli contenuti in A. Il ragionamento nell’esempio non regge perché il magistrato potrebbe inquisire dei politici per molteplici cause, per esempio perché il comportamento di questi politici lascia ipotizzare dei reati commessi dagli stessi su cui è bene indagare, o perché ci sono state delle denunce che li citano, ecc.. In questo modo il politico getta discredito sull’onestà della magistratura per sminuire anche l’entità delle accuse rivolte alla sua persona. Questo ragionamento potrebbe convincere l’elettorato che l’introduzione di una legge che impedisca ai magistrati di indagare sui politici in carica possa essere una atto di giustizia, che riporti la magistratura all’ordine e lasci i politici liberi lavorare più fruttuosamente per il paese. Questo argomento fallace potrebbe, quindi, spostare delle preferenze elettorali a favore del politico indagato per corruzione.
  • Seppur si verifichi il caso contenuto nel conseguente B, non è detto che sia stato proprio il verificarsi dell’antecedente A a scaturire il verificarsi del conseguente B. Sarebbero potute intervenire altre potenziali cause o altri eventi correlati con B invece di quelli contenuti in A. Il ragionamento nell’esempio non regge perché il magistrato potrebbe inquisire dei politici per molteplici cause, per esempio perché il comportamento di questi politici lascia ipotizzare dei reati commessi dagli stessi su cui è bene indagare, o perché ci sono state delle denunce che li citano, ecc.. In questo modo il politico getta discredito sull’onestà della magistratura per sminuire anche l’entità delle accuse rivolte alla sua persona. Questo ragionamento potrebbe convincere l’elettorato che l’introduzione di una legge che impedisca ai magistrati di indagare sui politici in carica possa essere una atto di giustizia, che riporti la magistratura all’ordine e lasci i politici liberi lavorare più fruttuosamente per il paese. Questo argomento fallace potrebbe, quindi, spostare delle preferenze elettorali a favore del politico indagato per corruzione.
  • Seppur si verifichi il caso contenuto nel conseguente B, non è detto che sia stato proprio il verificarsi dell’antecedente A a scaturire il verificarsi del conseguente B. Sarebbero potute intervenire altre potenziali cause o altri eventi correlati con B invece di quelli contenuti in A. Il ragionamento nell’esempio non regge perché il magistrato potrebbe inquisire dei politici per molteplici cause, per esempio perché il comportamento di questi politici lascia ipotizzare dei reati commessi dagli stessi su cui è bene indagare, o perché ci sono state delle denunce che li citano, ecc.. In questo modo il politico getta discredito sull’onestà della magistratura per sminuire anche l’entità delle accuse rivolte alla sua persona. Questo ragionamento potrebbe convincere l’elettorato che l’introduzione di una legge che impedisca ai magistrati di indagare sui politici in carica possa essere una atto di giustizia, che riporti la magistratura all’ordine e lasci i politici liberi lavorare più fruttuosamente per il paese. Questo argomento fallace potrebbe, quindi, spostare delle preferenze elettorali a favore del politico indagato per corruzione.
  • Seppur si verifichi il caso contenuto nel conseguente B, non è detto che sia stato proprio il verificarsi dell’antecedente A a scaturire il verificarsi del conseguente B. Sarebbero potute intervenire altre potenziali cause o altri eventi correlati con B invece di quelli contenuti in A. Il ragionamento nell’esempio non regge perché il magistrato potrebbe inquisire dei politici per molteplici cause, per esempio perché il comportamento di questi politici lascia ipotizzare dei reati commessi dagli stessi su cui è bene indagare, o perché ci sono state delle denunce che li citano, ecc.. In questo modo il politico getta discredito sull’onestà della magistratura per sminuire anche l’entità delle accuse rivolte alla sua persona. Questo ragionamento potrebbe convincere l’elettorato che l’introduzione di una legge che impedisca ai magistrati di indagare sui politici in carica possa essere una atto di giustizia, che riporti la magistratura all’ordine e lasci i politici liberi lavorare più fruttuosamente per il paese. Questo argomento fallace potrebbe, quindi, spostare delle preferenze elettorali a favore del politico indagato per corruzione.
  • Seppur si verifichi il caso contenuto nel conseguente B, non è detto che sia stato proprio il verificarsi dell’antecedente A a scaturire il verificarsi del conseguente B. Sarebbero potute intervenire altre potenziali cause o altri eventi correlati con B invece di quelli contenuti in A. Il ragionamento nell’esempio non regge perché il magistrato potrebbe inquisire dei politici per molteplici cause, per esempio perché il comportamento di questi politici lascia ipotizzare dei reati commessi dagli stessi su cui è bene indagare, o perché ci sono state delle denunce che li citano, ecc.. In questo modo il politico getta discredito sull’onestà della magistratura per sminuire anche l’entità delle accuse rivolte alla sua persona. Questo ragionamento potrebbe convincere l’elettorato che l’introduzione di una legge che impedisca ai magistrati di indagare sui politici in carica possa essere una atto di giustizia, che riporti la magistratura all’ordine e lasci i politici liberi lavorare più fruttuosamente per il paese. Questo argomento fallace potrebbe, quindi, spostare delle preferenze elettorali a favore del politico indagato per corruzione.
  • Seppur si verifichi il caso contenuto nel conseguente B, non è detto che sia stato proprio il verificarsi dell’antecedente A a scaturire il verificarsi del conseguente B. Sarebbero potute intervenire altre potenziali cause o altri eventi correlati con B invece di quelli contenuti in A. Il ragionamento nell’esempio non regge perché il magistrato potrebbe inquisire dei politici per molteplici cause, per esempio perché il comportamento di questi politici lascia ipotizzare dei reati commessi dagli stessi su cui è bene indagare, o perché ci sono state delle denunce che li citano, ecc.. In questo modo il politico getta discredito sull’onestà della magistratura per sminuire anche l’entità delle accuse rivolte alla sua persona. Questo ragionamento potrebbe convincere l’elettorato che l’introduzione di una legge che impedisca ai magistrati di indagare sui politici in carica possa essere una atto di giustizia, che riporti la magistratura all’ordine e lasci i politici liberi lavorare più fruttuosamente per il paese. Questo argomento fallace potrebbe, quindi, spostare delle preferenze elettorali a favore del politico indagato per corruzione.
  • Seppur si verifichi il caso contenuto nel conseguente B, non è detto che sia stato proprio il verificarsi dell’antecedente A a scaturire il verificarsi del conseguente B. Sarebbero potute intervenire altre potenziali cause o altri eventi correlati con B invece di quelli contenuti in A. Il ragionamento nell’esempio non regge perché il magistrato potrebbe inquisire dei politici per molteplici cause, per esempio perché il comportamento di questi politici lascia ipotizzare dei reati commessi dagli stessi su cui è bene indagare, o perché ci sono state delle denunce che li citano, ecc.. In questo modo il politico getta discredito sull’onestà della magistratura per sminuire anche l’entità delle accuse rivolte alla sua persona. Questo ragionamento potrebbe convincere l’elettorato che l’introduzione di una legge che impedisca ai magistrati di indagare sui politici in carica possa essere una atto di giustizia, che riporti la magistratura all’ordine e lasci i politici liberi lavorare più fruttuosamente per il paese. Questo argomento fallace potrebbe, quindi, spostare delle preferenze elettorali a favore del politico indagato per corruzione.
  • Seppur si verifichi il caso contenuto nel conseguente B, non è detto che sia stato proprio il verificarsi dell’antecedente A a scaturire il verificarsi del conseguente B. Sarebbero potute intervenire altre potenziali cause o altri eventi correlati con B invece di quelli contenuti in A. Il ragionamento nell’esempio non regge perché il magistrato potrebbe inquisire dei politici per molteplici cause, per esempio perché il comportamento di questi politici lascia ipotizzare dei reati commessi dagli stessi su cui è bene indagare, o perché ci sono state delle denunce che li citano, ecc.. In questo modo il politico getta discredito sull’onestà della magistratura per sminuire anche l’entità delle accuse rivolte alla sua persona. Questo ragionamento potrebbe convincere l’elettorato che l’introduzione di una legge che impedisca ai magistrati di indagare sui politici in carica possa essere una atto di giustizia, che riporti la magistratura all’ordine e lasci i politici liberi lavorare più fruttuosamente per il paese. Questo argomento fallace potrebbe, quindi, spostare delle preferenze elettorali a favore del politico indagato per corruzione.
  • Seppur si verifichi il caso contenuto nel conseguente B, non è detto che sia stato proprio il verificarsi dell’antecedente A a scaturire il verificarsi del conseguente B. Sarebbero potute intervenire altre potenziali cause o altri eventi correlati con B invece di quelli contenuti in A. Il ragionamento nell’esempio non regge perché il magistrato potrebbe inquisire dei politici per molteplici cause, per esempio perché il comportamento di questi politici lascia ipotizzare dei reati commessi dagli stessi su cui è bene indagare, o perché ci sono state delle denunce che li citano, ecc.. In questo modo il politico getta discredito sull’onestà della magistratura per sminuire anche l’entità delle accuse rivolte alla sua persona. Questo ragionamento potrebbe convincere l’elettorato che l’introduzione di una legge che impedisca ai magistrati di indagare sui politici in carica possa essere una atto di giustizia, che riporti la magistratura all’ordine e lasci i politici liberi lavorare più fruttuosamente per il paese. Questo argomento fallace potrebbe, quindi, spostare delle preferenze elettorali a favore del politico indagato per corruzione.
  • Seppur si verifichi il caso contenuto nel conseguente B, non è detto che sia stato proprio il verificarsi dell’antecedente A a scaturire il verificarsi del conseguente B. Sarebbero potute intervenire altre potenziali cause o altri eventi correlati con B invece di quelli contenuti in A. Il ragionamento nell’esempio non regge perché il magistrato potrebbe inquisire dei politici per molteplici cause, per esempio perché il comportamento di questi politici lascia ipotizzare dei reati commessi dagli stessi su cui è bene indagare, o perché ci sono state delle denunce che li citano, ecc.. In questo modo il politico getta discredito sull’onestà della magistratura per sminuire anche l’entità delle accuse rivolte alla sua persona. Questo ragionamento potrebbe convincere l’elettorato che l’introduzione di una legge che impedisca ai magistrati di indagare sui politici in carica possa essere una atto di giustizia, che riporti la magistratura all’ordine e lasci i politici liberi lavorare più fruttuosamente per il paese. Questo argomento fallace potrebbe, quindi, spostare delle preferenze elettorali a favore del politico indagato per corruzione.
  • Seppur si verifichi il caso contenuto nel conseguente B, non è detto che sia stato proprio il verificarsi dell’antecedente A a scaturire il verificarsi del conseguente B. Sarebbero potute intervenire altre potenziali cause o altri eventi correlati con B invece di quelli contenuti in A. Il ragionamento nell’esempio non regge perché il magistrato potrebbe inquisire dei politici per molteplici cause, per esempio perché il comportamento di questi politici lascia ipotizzare dei reati commessi dagli stessi su cui è bene indagare, o perché ci sono state delle denunce che li citano, ecc.. In questo modo il politico getta discredito sull’onestà della magistratura per sminuire anche l’entità delle accuse rivolte alla sua persona. Questo ragionamento potrebbe convincere l’elettorato che l’introduzione di una legge che impedisca ai magistrati di indagare sui politici in carica possa essere una atto di giustizia, che riporti la magistratura all’ordine e lasci i politici liberi lavorare più fruttuosamente per il paese. Questo argomento fallace potrebbe, quindi, spostare delle preferenze elettorali a favore del politico indagato per corruzione.















































  • L’euristica della disponibilità è utilizzata quando, nel fornire una stima riguardo al possibile accadere di eventi futuri, gli agenti utilizzano la loro esperienza relativa al verificarsi di eventi simili in passato. Ritrovare nella memoria di esempi passati gli strumenti per la soluzione di problemi da affrontare e l’interpretazione di eventi che accadono nel presente è una strategia cognitiva molto potente. La memoria conserva gli esiti di osservazioni e interpretazioni di eventi del passato, questi creano un database di casi fitto di connessioni, pronto per rilevare una certa regolarità negli accadimenti e quindi una forte capacità di “predire” gli esiti di eventi futuri. La memoria conserva gli strumenti teorici e pratici per affrontare i nuovi problemi1. É quella facoltà chiamata “esperienza” nel linguaggio comune.

  • L’euristica della disponibilità è utilizzata quando, nel fornire una stima riguardo al possibile accadere di eventi futuri, gli agenti utilizzano la loro esperienza relativa al verificarsi di eventi simili in passato. Ritrovare nella memoria di esempi passati gli strumenti per la soluzione di problemi da affrontare e l’interpretazione di eventi che accadono nel presente è una strategia cognitiva molto potente. La memoria conserva gli esiti di osservazioni e interpretazioni di eventi del passato, questi creano un database di casi fitto di connessioni, pronto per rilevare una certa regolarità negli accadimenti e quindi una forte capacità di “predire” gli esiti di eventi futuri. La memoria conserva gli strumenti teorici e pratici per affrontare i nuovi problemi1. É quella facoltà chiamata “esperienza” nel linguaggio comune.

  • L’euristica della disponibilità è utilizzata quando, nel fornire una stima riguardo al possibile accadere di eventi futuri, gli agenti utilizzano la loro esperienza relativa al verificarsi di eventi simili in passato. Ritrovare nella memoria di esempi passati gli strumenti per la soluzione di problemi da affrontare e l’interpretazione di eventi che accadono nel presente è una strategia cognitiva molto potente. La memoria conserva gli esiti di osservazioni e interpretazioni di eventi del passato, questi creano un database di casi fitto di connessioni, pronto per rilevare una certa regolarità negli accadimenti e quindi una forte capacità di “predire” gli esiti di eventi futuri. La memoria conserva gli strumenti teorici e pratici per affrontare i nuovi problemi1. É quella facoltà chiamata “esperienza” nel linguaggio comune.

  • L’euristica della disponibilità è utilizzata quando, nel fornire una stima riguardo al possibile accadere di eventi futuri, gli agenti utilizzano la loro esperienza relativa al verificarsi di eventi simili in passato. Ritrovare nella memoria di esempi passati gli strumenti per la soluzione di problemi da affrontare e l’interpretazione di eventi che accadono nel presente è una strategia cognitiva molto potente. La memoria conserva gli esiti di osservazioni e interpretazioni di eventi del passato, questi creano un database di casi fitto di connessioni, pronto per rilevare una certa regolarità negli accadimenti e quindi una forte capacità di “predire” gli esiti di eventi futuri. La memoria conserva gli strumenti teorici e pratici per affrontare i nuovi problemi1. É quella facoltà chiamata “esperienza” nel linguaggio comune.

  • L’euristica della disponibilità è utilizzata quando, nel fornire una stima riguardo al possibile accadere di eventi futuri, gli agenti utilizzano la loro esperienza relativa al verificarsi di eventi simili in passato. Ritrovare nella memoria di esempi passati gli strumenti per la soluzione di problemi da affrontare e l’interpretazione di eventi che accadono nel presente è una strategia cognitiva molto potente. La memoria conserva gli esiti di osservazioni e interpretazioni di eventi del passato, questi creano un database di casi fitto di connessioni, pronto per rilevare una certa regolarità negli accadimenti e quindi una forte capacità di “predire” gli esiti di eventi futuri. La memoria conserva gli strumenti teorici e pratici per affrontare i nuovi problemi1. É quella facoltà chiamata “esperienza” nel linguaggio comune.

  • L’euristica della disponibilità è utilizzata quando, nel fornire una stima riguardo al possibile accadere di eventi futuri, gli agenti utilizzano la loro esperienza relativa al verificarsi di eventi simili in passato. Ritrovare nella memoria di esempi passati gli strumenti per la soluzione di problemi da affrontare e l’interpretazione di eventi che accadono nel presente è una strategia cognitiva molto potente. La memoria conserva gli esiti di osservazioni e interpretazioni di eventi del passato, questi creano un database di casi fitto di connessioni, pronto per rilevare una certa regolarità negli accadimenti e quindi una forte capacità di “predire” gli esiti di eventi futuri. La memoria conserva gli strumenti teorici e pratici per affrontare i nuovi problemi1. É quella facoltà chiamata “esperienza” nel linguaggio comune.































































































Transcript

  • 1. Seminario in: DECISION THEORY Paolo Alessandro Grieco Università degli Studi di Genova Dipartimento di Filosofia Corso di Filosofia della Scienza 30-31 Marzo 2010
  • 2. Decision Theory UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 3. Decision Theory COSA È LA DECISION THEORY UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 4. Decision Theory COSA È LA DECISION THEORY La Decision Theory (DT) è un'area di studi multidisciplinare. Iniziali studi economici si sono affiancati altri approcci da parte di: UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 5. Decision Theory COSA È LA DECISION THEORY La Decision Theory (DT) è un'area di studi multidisciplinare. Iniziali studi economici si sono affiancati altri approcci da parte di: • scienze sociali UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 6. Decision Theory COSA È LA DECISION THEORY La Decision Theory (DT) è un'area di studi multidisciplinare. Iniziali studi economici si sono affiancati altri approcci da parte di: • scienze sociali • scienze politiche UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 7. Decision Theory COSA È LA DECISION THEORY La Decision Theory (DT) è un'area di studi multidisciplinare. Iniziali studi economici si sono affiancati altri approcci da parte di: • scienze sociali • scienze politiche • scienze statistiche UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 8. Decision Theory COSA È LA DECISION THEORY La Decision Theory (DT) è un'area di studi multidisciplinare. Iniziali studi economici si sono affiancati altri approcci da parte di: • scienze sociali • scienze politiche • scienze statistiche • studi manageriali UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 9. Decision Theory COSA È LA DECISION THEORY La Decision Theory (DT) è un'area di studi multidisciplinare. Iniziali studi economici si sono affiancati altri approcci da parte di: • scienze sociali • scienze politiche • scienze statistiche • studi manageriali • psicologia UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 10. Decision Theory COSA È LA DECISION THEORY La Decision Theory (DT) è un'area di studi multidisciplinare. Iniziali studi economici si sono affiancati altri approcci da parte di: • scienze sociali • scienze politiche • scienze statistiche • studi manageriali • psicologia • della filosofia UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 11. Decision Theory COSA È LA DECISION THEORY La Decision Theory (DT) è un'area di studi multidisciplinare. Iniziali studi economici si sono affiancati altri approcci da parte di: • scienze sociali • scienze politiche • scienze statistiche • studi manageriali • psicologia • della filosofia • della matematica applicata UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 12. Decision Theory COSA È LA DECISION THEORY UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 13. Decision Theory COSA È LA DECISION THEORY UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 14. Decision Theory COSA È LA DECISION THEORY Indagare sulla decisione significa indagare su buona parte delle attività umane, ma in Decision Theory si pongono dei limiti agli oggetti di studio che devono risultare: UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 15. Decision Theory COSA È LA DECISION THEORY Indagare sulla decisione significa indagare su buona parte delle attività umane, ma in Decision Theory si pongono dei limiti agli oggetti di studio che devono risultare: • attività consapevoli UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 16. Decision Theory COSA È LA DECISION THEORY Indagare sulla decisione significa indagare su buona parte delle attività umane, ma in Decision Theory si pongono dei limiti agli oggetti di studio che devono risultare: • attività consapevoli • comportamenti indirizzati verso uno scopo in presenza di varie opzioni. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 17. Decision Theory COSA È LA DECISION THEORY Indagare sulla decisione significa indagare su buona parte delle attività umane, ma in Decision Theory si pongono dei limiti agli oggetti di studio che devono risultare: • attività consapevoli • comportamenti indirizzati verso uno scopo in presenza di varie opzioni. In questa materia, si parla di scelta solo quando si vuole raggiungere uno scopo preciso e la via per far ciò non è univoca, ma sono praticabili varie opzioni ciascuna con effetti e costi da stimare. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 18. Decision Theory COSA È LA DECISION THEORY Indagare sulla decisione significa indagare su buona parte delle attività umane, ma in Decision Theory si pongono dei limiti agli oggetti di studio che devono risultare: • attività consapevoli • comportamenti indirizzati verso uno scopo in presenza di varie opzioni. In questa materia, si parla di scelta solo quando si vuole raggiungere uno scopo preciso e la via per far ciò non è univoca, ma sono praticabili varie opzioni ciascuna con effetti e costi da stimare. La scelta studiata è proprio il processo attraverso il quale vari percorsi possibili sono considerati al fine di intraprenderne uno (o nessuno) in vista dello scopo prefissato. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 19. Decision Theory COSA È LA DECISION THEORY UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 20. Decision Theory COSA È LA DECISION THEORY UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 21. Decision Theory COSA È LA DECISION THEORY DT si divide in: UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 22. Decision Theory COSA È LA DECISION THEORY DT si divide in: TEORIE NORMATIVE: come bisogna prendere una decisione perché questa possa dirsi razionale? UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 23. Decision Theory COSA È LA DECISION THEORY DT si divide in: TEORIE NORMATIVE: come bisogna prendere una decisione perché questa possa dirsi razionale? • ciò significa indicare un percorso che riesca ad ottenere il risultato ottimale con il minor impiego di risorse. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 24. Decision Theory COSA È LA DECISION THEORY DT si divide in: TEORIE NORMATIVE: come bisogna prendere una decisione perché questa possa dirsi razionale? • ciò significa indicare un percorso che riesca ad ottenere il risultato ottimale con il minor impiego di risorse. • Si avvalgono di strumenti logico-matematici. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 25. Decision Theory COSA È LA DECISION THEORY DT si divide in: TEORIE NORMATIVE: come bisogna prendere una decisione perché questa possa dirsi razionale? • ciò significa indicare un percorso che riesca ad ottenere il risultato ottimale con il minor impiego di risorse. • Si avvalgono di strumenti logico-matematici. • La nozione di normatività implicata da queste teorie non ha nessun valore etico. La Teoria della Decisione interviene solo dopo che le coordinate morali sono state fissate UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 26. Decision Theory COSA È LA DECISION THEORY DT si divide in: UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 27. Decision Theory COSA È LA DECISION THEORY DT si divide in: UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 28. Decision Theory COSA È LA DECISION THEORY DT si divide in: TEORIE DESCRITTIVE: come realmente prendiamo delle decisioni? UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 29. Decision Theory COSA È LA DECISION THEORY DT si divide in: TEORIE DESCRITTIVE: come realmente prendiamo delle decisioni? • si avvalgono spesso di evidenze empiriche. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 30. Decision Theory COSA È LA DECISION THEORY DT si divide in: TEORIE DESCRITTIVE: come realmente prendiamo delle decisioni? • si avvalgono spesso di evidenze empiriche. La distinzione fra teorie descrittive e teorie normative non è sempre netta, ci sono casi di teorie descrittive proposte come confutanti teorie normative, e casi di teorie normative presentate come “descrittivamente plausibili”, e viceversa. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 31. Decision Theory COSA È LA DECISION THEORY UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 32. Decision Theory COSA È LA DECISION THEORY UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 33. Decision Theory COSA È LA DECISION THEORY Sven Ove Hansson, per chiarire la distinzione, ha proposto dei criteri di falsificazione diversi per le teorie normative e per quelle descrittive. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 34. Decision Theory COSA È LA DECISION THEORY Sven Ove Hansson, per chiarire la distinzione, ha proposto dei criteri di falsificazione diversi per le teorie normative e per quelle descrittive. “una Teoria della Decisione è falsificata in quanto teoria descrittiva, se può essere trovato un problema decisionale per il quale molti soggetti si comportano in contraddizione con tale teoria.” UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 35. Decision Theory COSA È LA DECISION THEORY Sven Ove Hansson, per chiarire la distinzione, ha proposto dei criteri di falsificazione diversi per le teorie normative e per quelle descrittive. “una Teoria della Decisione è falsificata in quanto teoria descrittiva, se può essere trovato un problema decisionale per il quale molti soggetti si comportano in contraddizione con tale teoria.” “una Teoria della Decisione è debolmente falsificata come teoria normativa se può essere trovato un problema decisionale per il quale un agente possa comportarsi in contraddizione con la teoria senza risultare irrazionale.” UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 36. Decision Theory COSA È LA DECISION THEORY Sven Ove Hansson, per chiarire la distinzione, ha proposto dei criteri di falsificazione diversi per le teorie normative e per quelle descrittive. “una Teoria della Decisione è falsificata in quanto teoria descrittiva, se può essere trovato un problema decisionale per il quale molti soggetti si comportano in contraddizione con tale teoria.” “una Teoria della Decisione è debolmente falsificata come teoria normativa se può essere trovato un problema decisionale per il quale un agente possa comportarsi in contraddizione con la teoria senza risultare irrazionale.” “una Teoria della Decisione è fortemente falsificata come teoria normativa se può essere trovato un problema decisionale per il quale un agente che si comporti in accordo con la teoria non possa essere un agente razionale.”1 (Hansson 1994) UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 37. Decision Theory COSA È LA DECISION THEORY UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 38. INDICE 1.TEORIE NORMATIVE 1.1.LA TEORIA DELLA DECISIONE INDIVIDUALE E LA TEORIA DELLA SCELTA RAZIONALE 1.2.LA PREFERENZA 1.3.EXPECTED UTILITY VALUE 2.TEORIE DESCRITTIVE 2.1.IL PROCESSO DECISIONALE 2.2.I LIMITI DELLA RAZIONALITÀ PERFETTA E LA RAZIONALITÀ LIMITATA 2.3.GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE 2.4.LA TEORIA DEL PROSPETTO 2.5.NEUROECONOMIA
  • 39. Decision Theory TEORIE NORMATIVE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 40. Decision Theory TEORIE NORMATIVE Come dobbiamo decidere per essere razionali? UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 41. Decision Theory TEORIE NORMATIVE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 42. Decision Theory TEORIE NORMATIVE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 43. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA TEORIA DELLA DECISIONE INDIVIDUALE E LA TEORIA DELLA SCELTA RAZIONALE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 44. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA TEORIA DELLA DECISIONE INDIVIDUALE E LA TEORIA DELLA SCELTA RAZIONALE Nelle teorie della scelta individuale intenzionale possiamo rintracciare degli elementi fondamentali UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 45. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA TEORIA DELLA DECISIONE INDIVIDUALE E LA TEORIA DELLA SCELTA RAZIONALE Nelle teorie della scelta individuale intenzionale possiamo rintracciare degli elementi fondamentali • l'agente; UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 46. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA TEORIA DELLA DECISIONE INDIVIDUALE E LA TEORIA DELLA SCELTA RAZIONALE Nelle teorie della scelta individuale intenzionale possiamo rintracciare degli elementi fondamentali • l'agente; di solito umano, è colui che prende la decisione UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 47. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA TEORIA DELLA DECISIONE INDIVIDUALE E LA TEORIA DELLA SCELTA RAZIONALE Nelle teorie della scelta individuale intenzionale possiamo rintracciare degli elementi fondamentali • l'agente; UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 48. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA TEORIA DELLA DECISIONE INDIVIDUALE E LA TEORIA DELLA SCELTA RAZIONALE Nelle teorie della scelta individuale intenzionale possiamo rintracciare degli elementi fondamentali • l'agente; UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 49. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA TEORIA DELLA DECISIONE INDIVIDUALE E LA TEORIA DELLA SCELTA RAZIONALE Nelle teorie della scelta individuale intenzionale possiamo rintracciare degli elementi fondamentali • l'agente; • un problema; UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 50. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA TEORIA DELLA DECISIONE INDIVIDUALE E LA TEORIA DELLA SCELTA RAZIONALE Nelle teorie della scelta individuale intenzionale possiamo rintracciare degli elementi fondamentali • l'agente; • un problema; individuato dall’agente, per risolvere il quale si deve prendere una decisione. Il problema include obiettivi da raggiungere. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 51. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA TEORIA DELLA DECISIONE INDIVIDUALE E LA TEORIA DELLA SCELTA RAZIONALE Nelle teorie della scelta individuale intenzionale possiamo rintracciare degli elementi fondamentali • l'agente; • un problema; UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 52. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA TEORIA DELLA DECISIONE INDIVIDUALE E LA TEORIA DELLA SCELTA RAZIONALE Nelle teorie della scelta individuale intenzionale possiamo rintracciare degli elementi fondamentali • l'agente; • un problema; UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 53. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA TEORIA DELLA DECISIONE INDIVIDUALE E LA TEORIA DELLA SCELTA RAZIONALE Nelle teorie della scelta individuale intenzionale possiamo rintracciare degli elementi fondamentali • l'agente; • un problema; • lo Stato del Mondo; UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 54. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA TEORIA DELLA DECISIONE INDIVIDUALE E LA TEORIA DELLA SCELTA RAZIONALE Nelle teorie della scelta individuale intenzionale possiamo rintracciare degli elementi fondamentali • l'agente; • un problema; • lo Stato del Mondo; le variabili ambientali che influenzano la decisione e che non sono totalmente conosciuti dall'agente. Per esempio le condizioni meteorologiche di fronte la scelta di prendere o meno l’ombrello; UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 55. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA TEORIA DELLA DECISIONE INDIVIDUALE E LA TEORIA DELLA SCELTA RAZIONALE Nelle teorie della scelta individuale intenzionale possiamo rintracciare degli elementi fondamentali • l'agente; • un problema; • lo Stato del Mondo; UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 56. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA TEORIA DELLA DECISIONE INDIVIDUALE E LA TEORIA DELLA SCELTA RAZIONALE Nelle teorie della scelta individuale intenzionale possiamo rintracciare degli elementi fondamentali • l'agente; • un problema; • lo Stato del Mondo; UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 57. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA TEORIA DELLA DECISIONE INDIVIDUALE E LA TEORIA DELLA SCELTA RAZIONALE Nelle teorie della scelta individuale intenzionale possiamo rintracciare degli elementi fondamentali • l'agente; • un problema; • lo Stato del Mondo; • le alternative; UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 58. Decision Theory TEORIE NORMATIVE È l’insieme di alternative possibili all'interno del quale l'agente ritrova le LA TEORIA DELLA DECISIONE INDIVIDUALE varie opzioni disponibili per la sua scelta. E LA TEORIA DELLAdei casi le alternative sonoscelta e questa esclude Nella maggior parte SCELTA RAZIONALE escludentisi, cioè solo un'alternativa può essere ritenute mutualmente Nelle teorie della tutte le altre, in modo tale intenzionale possiamo possono essere scelta individuale che due possibilità di scelta non realizzate entrambe nello stesso momento. rintracciare degli elementi fondamentali • l'agente; L'insieme è • aperto quando è possibile aggiungere nuove alternative, che vengono • un problema; inventate o scoperte dall'agente durante il processo decisionale. Un set di alternative aperto risponde, ad esempio, alla domanda “dove passare • lo Stato del Mondo;prossime vacanze estive?”. le • chiuso se non possono essere aggiunte nuove possibilità di scelta, • le alternative; come nella scelta di voto durante le elezioni politiche. Gli insiemi di alternative chiusi possono essere ulteriormente divisi in insiemi • volontariamente chiusi, quando l'agente decide volontariamente di restringere le varie opzioni praticabili: “questa sera o vado a teatro o vado al cinema e nulla oltre queste due alterative”; • involontariamente chiusi, quando le alternative sono limitate da circostanze esterne e non dalla volontà dell'agente, come nel caso delle alternative di voto. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 59. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA TEORIA DELLA DECISIONE INDIVIDUALE E LA TEORIA DELLA SCELTA RAZIONALE Nelle teorie della scelta individuale intenzionale possiamo rintracciare degli elementi fondamentali • l'agente; • un problema; • lo Stato del Mondo; • le alternative; UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 60. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA TEORIA DELLA DECISIONE INDIVIDUALE E LA TEORIA DELLA SCELTA RAZIONALE Nelle teorie della scelta individuale intenzionale possiamo rintracciare degli elementi fondamentali • l'agente; • un problema; • lo Stato del Mondo; • le alternative; UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 61. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA TEORIA DELLA DECISIONE INDIVIDUALE E LA TEORIA DELLA SCELTA RAZIONALE Nelle teorie della scelta individuale intenzionale possiamo rintracciare degli elementi fondamentali • l'agente; • un problema; • lo Stato del Mondo; • le alternative; • l'ordine delle conseguenze; UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 62. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA TEORIA DELLA DECISIONE INDIVIDUALE E LA TEORIA DELLA SCELTA RAZIONALE le conseguenzeintenzionale possiamo sono Nelle teorie della scelta individuale delle azioni disponibili valutate fondamentali informazioni che l'agente rintracciare degli elementi attraverso le • l'agente; possiede e le operazioni di calcolo che lo stesso opera. L'agente compila un ordinamento seriale • un problema; che specifica quale conseguenza sia migliore di • lo Stato del Mondo; un'altra. • le alternative; • l'ordine delle conseguenze; UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 63. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA TEORIA DELLA DECISIONE INDIVIDUALE E LA TEORIA DELLA SCELTA RAZIONALE Nelle teorie della scelta individuale intenzionale possiamo rintracciare degli elementi fondamentali • l'agente; • un problema; • lo Stato del Mondo; • le alternative; • l'ordine delle conseguenze; UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 64. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA TEORIA DELLA DECISIONE INDIVIDUALE E LA TEORIA DELLA SCELTA RAZIONALE Nelle teorie della scelta individuale intenzionale possiamo rintracciare degli elementi fondamentali • l'agente; • un problema; • lo Stato del Mondo; • le alternative; • l'ordine delle conseguenze; UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 65. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA TEORIA DELLA DECISIONE INDIVIDUALE E LA TEORIA DELLA SCELTA RAZIONALE Nelle teorie della scelta individuale intenzionale possiamo rintracciare degli elementi fondamentali • l'agente; • un problema; • lo Stato del Mondo; • le alternative; • l'ordine delle conseguenze; •i vincoli; UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 66. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA TEORIA DELLA DECISIONE INDIVIDUALE E LA TEORIA DELLA SCELTA RAZIONALE Nelle teorie della scelta individuale intenzionale possiamo rintracciare degli elementi fondamentali • l'agente; • un problema; • lo Stato del Mondo; • le alternative; • l'ordine delle conseguenze; interferiscono nella scelta, per •i vincoli; esempio i vincoli di bilancio per le aziende, di budget per i consumatori, ecc. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 67. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA TEORIA DELLA DECISIONE INDIVIDUALE E LA TEORIA DELLA SCELTA RAZIONALE Nelle teorie della scelta individuale intenzionale possiamo rintracciare degli elementi fondamentali • l'agente; • un problema; • lo Stato del Mondo; • le alternative; • l'ordine delle conseguenze; •i vincoli; UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 68. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA TEORIA DELLA DECISIONE INDIVIDUALE E LA TEORIA DELLA SCELTA RAZIONALE Nelle teorie della scelta individuale intenzionale possiamo rintracciare degli elementi fondamentali • l'agente; • un problema; • lo Stato del Mondo; • le alternative; • l'ordine delle conseguenze; •i vincoli; UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 69. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA TEORIA DELLA DECISIONE INDIVIDUALE E LA TEORIA DELLA SCELTA RAZIONALE Nelle teorie della scelta individuale intenzionale possiamo rintracciare degli elementi fondamentali • l'agente; • un problema; • lo Stato del Mondo; • le alternative; • l'ordine delle conseguenze; •i vincoli; • le informazioni; UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 70. Decision Theory TEORIE dall'agente. L'insieme delle informazioni è la parte dello stato del mondo che è conosciuta NORMATIVE È il “materiale” con il quale l'agente elabora tutta la sua strategia di scelta. LAla valutazione delle conseguenze di ogni alternativa realizzabile e la compilazione Influenza TEORIA DELLA DECISIONE INDIVIDUALE E LA TEORIA DELLA SCELTA RAZIONALE dell'ordine di preferenza delle stesse;. Nelle teorie della scelta individuale intenzionale possiamo rintracciarequantità e il tipo di informazione posseduta, si possono operare le seguenti Valutando la degli elementi fondamentali • l'agente;fra ambiti di processi decisionali che saranno sotto: distinzioni i. Certezza se è noto che ogni azione porti invariabilmente ad una specifica conseguenza; • un problema; ii.Rischio se ogni azione porta ad un insieme di specifiche possibili conseguenze ognuna • lo Stato del Mondo; solo stimata. Si assume che le probabilità siano conosciute con una probabilità • le alternative; Per esempio, un'azione nell'ambito del rischio può essere considerata una dall'agente. scommessa sul lancio di una moneta non truccata, con costi e premi a seconda del • l'ordine delle conseguenze; risultato. La certezza può essere considerata un caso estremo del rischio, cioè quando le •i vincoli; probabilità sono 0 o 1 (nulle o certe); • le informazioni; tutte le azioni hanno come conseguenza un insieme di specifiche possibili iii.Incertezza se conseguenze, ma la loro probabilità è totalmente sconosciuta; iv.Ignoranza, se non c'è nessuna conoscenza probabilistica. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 71. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA TEORIA DELLA DECISIONE INDIVIDUALE E LA TEORIA DELLA SCELTA RAZIONALE Nelle teorie della scelta individuale intenzionale possiamo rintracciare degli elementi fondamentali • l'agente; • un problema; • lo Stato del Mondo; • le alternative; • l'ordine delle conseguenze; •i vincoli; • le informazioni; UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 72. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA TEORIA DELLA DECISIONE INDIVIDUALE E LA TEORIA DELLA SCELTA RAZIONALE Nelle teorie della scelta individuale intenzionale possiamo rintracciare degli elementi fondamentali • l'agente; • un problema; • lo Stato del Mondo; • le alternative; • l'ordine delle conseguenze; •i vincoli; • le informazioni; UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 73. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA TEORIA DELLA DECISIONE INDIVIDUALE E LA TEORIA DELLA SCELTA RAZIONALE Nelle teorie della scelta individuale intenzionale possiamo rintracciare degli elementi fondamentali • l'agente; • un problema; • lo Stato del Mondo; • le alternative; • l'ordine delle conseguenze; •i vincoli; • le informazioni; • un criterio di scelta; UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 74. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA TEORIA DELLA DECISIONE INDIVIDUALE E LA TEORIA DELLA SCELTA RAZIONALE Nelle teorie della scelta individuale intenzionale possiamo rintracciare degli elementi fondamentali • l'agente; Il criterio che guida la scelta, diverso a seconda dei casi e dei contesti. • un problema; La teoria della scelta individuale, che rappresenta il paradigma dominante in microeconomia, afferma che gli agenti si comportano in modo tale da • lo Stato del Mondo; massimizzare il loro bene e minimizzare i costi delle azioni, con un calcolo costi-benefici delle conseguenze delle possibili strategie di • le alternative; comportamento. Nelle teorie economiche spesso il criterio sottinteso è ottenere il massimo • l'ordine delle conseguenze; con il minor costo. Nella maggior parte degli altri vantaggio per sé esempi di scelta, il criterio è ottenere la maggiore utilità con il minor •i vincoli; costo. • le informazioni; • un criterio di scelta; UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 75. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA TEORIA DELLA DECISIONE INDIVIDUALE E LA TEORIA DELLA SCELTA RAZIONALE Nelle teorie della scelta individuale intenzionale possiamo rintracciare degli elementi fondamentali • l'agente; • un problema; • lo Stato del Mondo; • le alternative; • l'ordine delle conseguenze; •i vincoli; • le informazioni; • un criterio di scelta; UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 76. Decision Theory TEORIE NORMATIVE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 77. Decision Theory TEORIE NORMATIVE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 78. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 79. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Come esprimiamo la preferenza? UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 80. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 81. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 82. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA 1 La logica della Preferenza UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 83. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA 1 La logica della Preferenza Nel linguaggio comune si indicano le preferenze con espressioni quali “è meglio di”, “è peggio di”, “è buono almeno quanto”, “è uguale a”, “la scelta fra A e B è indifferente”, ecc.. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 84. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA 1 La logica della Preferenza Nel linguaggio comune si indicano le preferenze con espressioni quali “è meglio di”, “è peggio di”, “è buono almeno quanto”, “è uguale a”, “la scelta fra A e B è indifferente”, ecc.. Questi termini comparativi sono relazioni binarie, che nella logica della preferenza sono espresse con i simboli: UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 85. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA 1 La logica della Preferenza Nel linguaggio comune si indicano le preferenze con espressioni quali “è meglio di”, “è peggio di”, “è buono almeno quanto”, “è uguale a”, “la scelta fra A e B è indifferente”, ecc.. Questi termini comparativi sono relazioni binarie, che nella logica della preferenza sono espresse con i simboli: • (>, <) preferenza stretta: “A>B” significa “A è migliore di B”, “A<B” significa “A è peggiore di B”. Spesso si ritiene che “A>B” significa sia “A è migliore di B”, sia “B è peggiore di A”. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 86. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA 1 La logica della Preferenza Nel linguaggio comune si indicano le preferenze con espressioni quali “è meglio di”, “è peggio di”, “è buono almeno quanto”, “è uguale a”, “la scelta fra A e B è indifferente”, ecc.. Questi termini comparativi sono relazioni binarie, che nella logica della preferenza sono espresse con i simboli: • (>, <) preferenza stretta: “A>B” significa “A è migliore di B”, “A<B” significa “A è peggiore di B”. Spesso si ritiene che “A>B” significa sia “A è migliore di B”, sia “B è peggiore di A”. • (≥, ≤) preferenza debole: “A≥B” e “A≤B” sostituiscono rispettivamente le espressioni “A è buono almeno quanto B”, “A è cattivo almeno quanto B”. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 87. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA 1 La logica della Preferenza Nel linguaggio comune si indicano le preferenze con espressioni quali “è meglio di”, “è peggio di”, “è buono almeno quanto”, “è uguale a”, “la scelta fra A e B è indifferente”, ecc.. Questi termini comparativi sono relazioni binarie, che nella logica della preferenza sono espresse con i simboli: • (>, <) preferenza stretta: “A>B” significa “A è migliore di B”, “A<B” significa “A è peggiore di B”. Spesso si ritiene che “A>B” significa sia “A è migliore di B”, sia “B è peggiore di A”. • (≥, ≤) preferenza debole: “A≥B” e “A≤B” sostituiscono rispettivamente le espressioni “A è buono almeno quanto B”, “A è cattivo almeno quanto B”. • (≡) indifferenza: “A è indifferente rispetto B”, o “A è buono/cattivo quanto B e viceversa”. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 88. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA 1 La logica della Preferenza UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 89. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA 1 La logica della Preferenza UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 90. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA 1 La logica della Preferenza Le regole di interconnessione fra i tre operatori sono le seguenti: UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 91. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA 1 La logica della Preferenza Le regole di interconnessione fra i tre operatori sono le seguenti: i. A è meglio di B se e solo se A è buono almeno quanto B, ma B non è buono almeno quanto A: UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 92. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA 1 La logica della Preferenza Le regole di interconnessione fra i tre operatori sono le seguenti: i. A è meglio di B se e solo se A è buono almeno quanto B, ma B non è buono almeno quanto A: [A > B [(A ≥ B) & ¬ (B ≥ A)]] UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 93. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA 1 La logica della Preferenza Le regole di interconnessione fra i tre operatori sono le seguenti: i. A è meglio di B se e solo se A è buono almeno quanto B, ma B non è buono almeno quanto A: [A > B [(A ≥ B) & ¬ (B ≥ A)]] ii. A è buono quanto B se e solo se A è buono almeno quanto B e B è buono almeno quanto A”: UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 94. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA 1 La logica della Preferenza Le regole di interconnessione fra i tre operatori sono le seguenti: i. A è meglio di B se e solo se A è buono almeno quanto B, ma B non è buono almeno quanto A: [A > B [(A ≥ B) & ¬ (B ≥ A)]] ii. A è buono quanto B se e solo se A è buono almeno quanto B e B è buono almeno quanto A”: [A ≡ B [(A ≥ B) & (B ≥ A)]] UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 95. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA 1 La logica della Preferenza Le regole di interconnessione fra i tre operatori sono le seguenti: i. A è meglio di B se e solo se A è buono almeno quanto B, ma B non è buono almeno quanto A: [A > B [(A ≥ B) & ¬ (B ≥ A)]] ii. A è buono quanto B se e solo se A è buono almeno quanto B e B è buono almeno quanto A”: [A ≡ B [(A ≥ B) & (B ≥ A)]] Grazie a queste due regole tutte le preferenze sono esprimibili con la preferenza debole, rendendo non necessari (>) e (≡). UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 96. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA 1 Le regole di interconnessione fra i tre operatori sono le seguenti: i. A è meglio di B se e solo se A è buono almeno quanto B, ma B non è buono almeno quanto A: [A > B [(A ≥ B) & ¬ (B ≥ A)]] ii. A è buono quanto B se e solo se A è buono almeno quanto B e B è buono almeno quanto A”: [A ≡ B [(A ≥ B) & (B ≥ A)]] Grazie a queste due regole tutte le preferenze sono esprimibili con la preferenza debole, rendendo non necessari (>) e (≡). UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 97. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 98. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA 2 Oltre alle relazioni di preferenza, l'ordine delle valutazioni può essere indicato assegnando un valore numerico per ogni conseguenza. La numerazione è arbitraria e indica solamente un ordine fra le opzioni, “pesa la soddisfazione” che l'agente ricaverà da ogni scelta possibile in termini di utilità. Per esempio Lorenzo vuole acquistare un libro che lo aiuti nella sua tesi in filosofia del linguaggio e compila quest'ordine di preferenza degli autori di filosofia: Wittgenstein 10 Russel 10 Quine 8 Heidegger 1 UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 99. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA 2 UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 100. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 101. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA 3 Un altro modo di indicare le possibilità sono le matrici che indicano le alternative nelle righe e lo stato del mondo nelle colonne: UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 102. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA 3 Un altro modo di indicare le possibilità sono le matrici che indicano le alternative nelle righe e lo stato del mondo nelle colonne: Piove Non piove Uscire con l'ombrello 4 1 Uscire senza l'ombrello 0 3 UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 103. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA 3 UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 104. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 105. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Le reazioni di preferenza godono di molte proprietà: UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 106. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Le reazioni di preferenza godono di molte proprietà: asimmetria della preferenza stretta: A > B → ¬ ( B > A) irriflessività della preferenza stretta: ¬(A>A) simmetria dell’indifferenza: A≡B→B≡A riflessività dell'indifferenza: A≡A incompatibilità di indifferenza e preferenza stretta: A>B→¬(A≡B) completezza (o della connessione): A≥BvB≥A UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 107. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Questa proprietà indica che tutte le alternative possibili possono essere comparate e Le reazioni di preferenza godono di molte proprietà: messe in un ordine di preferenza fra loro senza escluderne alcuna. Anche se utile in molte asimmetria della preferenza stretta: A > B → ¬ ( B > A) applicazioni della logica della preferenza, la irriflessività della preferenza stretta:completezza non sempre si rivela cognitivamente ¬(A>A) plausibile. In molte esperienze della vita quotidiana simmetria dell’indifferenza: A≡B→B≡A si riscontrano casi in cui questa proprietà non è riflessività dell'indifferenza: soddisfatta. A≡A incompatibilità di indifferenza e preferenza stretta: A>B→¬(A≡B) completezza (o della connessione): A≥BvB≥A UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 108. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Le reazioni di preferenza godono di molte proprietà: asimmetria della preferenza stretta: A > B → ¬ ( B > A) irriflessività della preferenza stretta: ¬(A>A) simmetria dell’indifferenza: A≡B→B≡A riflessività dell'indifferenza: A≡A incompatibilità di indifferenza e preferenza stretta: A>B→¬(A≡B) completezza (o della connessione): A≥BvB≥A UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 109. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 110. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 111. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Una delle proprietà più discusse dei concetti della logica della preferenza è sicuramente la proprietà della transitività: UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 112. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Una delle proprietà più discusse dei concetti della logica della preferenza è sicuramente la proprietà della transitività: transitività della preferenza debole: (A ≥ B) & (B ≥ C) → A ≥ C transitività dell'indifferenza: (A ≡ B) & (B ≡ C) → (A ≡ C) transitività della preferenza stretta: (A > B) & (B > C) → A > C IP-transitivity: (A ≡ B) & (B > C) → A > C PI-transitivity: (A > B) & (B ≡ C) → A>C non c'è nessuna serie di alternative tali che aciclicità: A1>...An > A1 UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 113. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 114. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 115. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Ma davvero nell’effettività delle nostre preferenze, quotidianamente, rispettiamo queste proprietà? UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 116. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 117. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 118. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Paradosso del Sorite (Arstrong 1939, Armstrong 1948, Luce 1956) : Si presenta una serie di alternative ordinate in modo tale che le differenze fra le possibilità adiacenti non sia distinguibile. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 119. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Paradosso del Sorite (Arstrong 1939, Armstrong 1948, Luce 1956) : Si presenta una serie di alternative ordinate in modo tale che le differenze fra le possibilità adiacenti non sia distinguibile. • Si considerino 1000 tazzine di caffè, C0,C1,C2,...C999. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 120. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Paradosso del Sorite (Arstrong 1939, Armstrong 1948, Luce 1956) : Si presenta una serie di alternative ordinate in modo tale che le differenze fra le possibilità adiacenti non sia distinguibile. • Si considerino 1000 tazzine di caffè, C0,C1,C2,...C999. • In C0 c'è un granello di zucchero, in C1 ci sono due granelli di zucchero, in C2 ce ne sono tre e UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 121. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Paradosso del Sorite (Arstrong 1939, Armstrong 1948, Luce 1956) : Si presenta una serie di alternative ordinate in modo tale che le differenze fra le possibilità adiacenti non sia distinguibile. • Si considerino 1000 tazzine di caffè, C0,C1,C2,...C999. • In C0 c'è un granello di zucchero, in C1 ci sono due granelli di zucchero, in C2 ce ne sono tre e • così via fino ad arrivare a C999, in cui ci sono mille granelli di zucchero. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 122. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Paradosso del Sorite (Arstrong 1939, Armstrong 1948, Luce 1956) : Si presenta una serie di alternative ordinate in modo tale che le differenze fra le possibilità adiacenti non sia distinguibile. • Si considerino 1000 tazzine di caffè, C0,C1,C2,...C999. • In C0 c'è un granello di zucchero, in C1 ci sono due granelli di zucchero, in C2 ce ne sono tre e • così via fino ad arrivare a C999, in cui ci sono mille granelli di zucchero. • Dato che la differenza di sapore fra tazzine consecutive non è percepibile, non ci saranno preferenze fra le tazzine in generale. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 123. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Paradosso del Sorite (Arstrong 1939, Armstrong 1948, Luce 1956) : Si presenta una serie di alternative ordinate in modo tale che le differenze fra le possibilità adiacenti non sia distinguibile. • Si considerino 1000 tazzine di caffè, C0,C1,C2,...C999. • In C0 c'è un granello di zucchero, in C1 ci sono due granelli di zucchero, in C2 ce ne sono tre e • così via fino ad arrivare a C999, in cui ci sono mille granelli di zucchero. • Dato che la differenza di sapore fra tazzine consecutive non è percepibile, non ci saranno preferenze fra le tazzine in generale. • Ma la differenza di sapore è sicuramente percepibile fra la prima tazzina C0, con un solo granello di zucchero, e l'ultima C999, con mille granelli di zucchero, e fra le due ci sarà di certo una preferenza, a seconda dei gusti, per esempio a favore della tazzina meno dolce, cosicché C0 > C999. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 124. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Paradosso del Sorite (Arstrong 1939, Armstrong 1948, Luce 1956) : Si presenta una serie di alternative ordinate in modo tale che le differenze fra le possibilità adiacenti non sia distinguibile. • Si considerino 1000 tazzine di caffè, C0,C1,C2,...C999. • In C0 c'è un granello di zucchero, in C1 ci sono due granelli di zucchero, in C2 ce ne sono tre e • così via fino ad arrivare a C999, in cui ci sono mille granelli di zucchero. • Dato che la differenza di sapore fra tazzine consecutive non è percepibile, non ci saranno preferenze fra le tazzine in generale. • Ma la differenza di sapore è sicuramente percepibile fra la prima tazzina C0, con un solo granello di zucchero, e l'ultima C999, con mille granelli di zucchero, e fra le due ci sarà di certo una preferenza, a seconda dei gusti, per esempio a favore della tazzina meno dolce, cosicché C0 > C999. • Ciò contraddice la proprietà della transitività UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 125. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Paradosso del Sorite (Arstrong 1939, Armstrong 1948, Luce 1956) : Si presenta una serie di alternative ordinate in modo tale che le differenze fra le possibilità adiacenti non sia distinguibile. • Si considerino 1000 tazzine di caffè, C0,C1,C2,...C999. • In C0 c'è un granello di zucchero, in C1 ci sono due granelli di zucchero, in C2 ce ne sono tre e • così via fino ad arrivare a C999, in cui ci sono mille granelli di zucchero. • Dato che la differenza di saporedell'indifferenza: (A ≡ B) & (B ≡ C) → saranno preferenze fra le transitività fra tazzine consecutive non è percepibile, non ci (A ≡ C) tazzine in generale. transitività della preferenza debole: (A ≥ B) & (B ≥ C) → A ≥ C • Ma la differenza di sapore è sicuramente percepibile fra la prima tazzina C0, con un solo granello di zucchero, e l'ultima C999, con mille granelli di zucchero, e fra le due ci sarà di certo una preferenza, a seconda dei gusti, per esempio a favore della tazzina meno dolce, cosicché C0 > C999. • Ciò contraddice la proprietà della transitività UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 126. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Paradosso del Sorite (Arstrong 1939, Armstrong 1948, Luce 1956) : Si presenta una serie di alternative ordinate in modo tale che le differenze fra le possibilità adiacenti non sia distinguibile. • Si considerino 1000 tazzine di caffè, C0,C1,C2,...C999. • In C0 c'è un granello di zucchero, in C1 ci sono due granelli di zucchero, in C2 ce ne sono tre e • così via fino ad arrivare a C999, in cui ci sono mille granelli di zucchero. • Dato che la differenza di sapore fra tazzine consecutive non è percepibile, non ci saranno preferenze fra le tazzine in generale. • Ma la differenza di sapore è sicuramente percepibile fra la prima tazzina C0, con un solo granello di zucchero, e l'ultima C999, con mille granelli di zucchero, e fra le due ci sarà di certo una preferenza, a seconda dei gusti, per esempio a favore della tazzina meno dolce, cosicché C0 > C999. • Ciò contraddice la proprietà della transitività UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 127. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 128. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 129. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Paradosso dell'auto-torturatore [Warren S. Quirrin 1990]. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 130. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Paradosso dell'auto-torturatore [Warren S. Quirrin 1990]. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 131. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Paradosso dell'auto-torturatore [Warren S. Quirrin 1990]. Nel corpo di una persona (l'auto-torturatore) viene impiantato un apparecchio medico che ha 1001 gradi di regolazione, da 0 a 1000. Ogni aumento di un grado nella regolazione dell'apparecchio provoca un trascurabile, quasi impercettibile, aumento di dolore. Ogni settimana l'auto-torturatore ha una scelta da compiere: può aumentare di un grado la regolazione dell'apparecchio guadagnando 10'000$ o lasciare l'apparecchio così com'è, senza poter mai tornare indietro, pena la fine del gioco e la perdita di tutta la somma accumulata fino a quel punto. In questo modo probabilmente raggiungerà una regolazione dell'apparecchio che gli provocherà un dolore insopportabile, tale da costringerlo a tornare al livello 0 perdendo la sua fortuna. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 132. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Paradosso dell'auto-torturatore [Warren S. Quirrin 1990]. Nel corpo di una persona (l'auto-torturatore) viene impiantato un apparecchio medico che ha 1001 gradi di regolazione, da 0 a 1000. Ogni aumento di un grado nella regolazione dell'apparecchio provoca un trascurabile, quasi impercettibile, aumento di dolore. Ogni settimana l'auto-torturatore ha una scelta da compiere: può aumentare di un grado la regolazione dell'apparecchio guadagnando 10'000$ o lasciare l'apparecchio così com'è, senza poter mai tornare indietro, pena la fine del gioco e la perdita di tutta la somma accumulata fino a quel punto. In questo modo probabilmente raggiungerà una regolazione dell'apparecchio che gli provocherà un dolore insopportabile, tale da costringerlo a tornare al livello 0 perdendo la sua fortuna. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 133. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Paradosso dell'auto-torturatore [Warren S. Quirrin 1990]. Nel corpo di una persona (l'auto-torturatore) viene impiantato un apparecchio medico che ha 1001 gradi di regolazione, da 0 a 1000. Ogni aumento di un grado nella regolazione dell'apparecchio provoca un trascurabile, quasi impercettibile, aumento di dolore. Ogni settimana l'auto-torturatore ha una scelta da compiere: può aumentare di un grado la regolazione dell'apparecchio guadagnando 10'000$ o lasciare l'apparecchio così com'è, senza poter mai tornare indietro, pena la fine del gioco e la perdita di tutta la somma accumulata fino a quel punto. In questo modo probabilmente raggiungerà una regolazione dell'apparecchio che gli provocherà un dolore insopportabile, tale da costringerlo a tornare al livello 0 perdendo la sua fortuna. In questo paradosso viene contraddetta la transitività dell'indifferenza debole fra le alternative consecutive per quanto ci sia preferenza stretta tra alternative distanti. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 134. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Paradosso dell'auto-torturatore [Warren S. Quirrin 1990]. Nel corpo di una persona (l'auto-torturatore) viene impiantato un apparecchio medico che ha 1001 gradi di regolazione, da 0 a 1000. Ogni aumento di un grado nella regolazione dell'apparecchio provoca un trascurabile, quasi impercettibile, aumento di dolore. Ogni settimana l'auto-torturatore ha una scelta da compiere: può aumentare di un grado la regolazione dell'apparecchio guadagnando 10'000$ o lasciare l'apparecchio così com'è, senza poter mai tornare indietro, pena la fine del gioco e la perdita di tutta la somma accumulata fino a (A ≥punto. In questo modo probabilmente raggiungerà transitività della preferenza debole: quel B) & (B ≥ C) → A ≥ C una regolazionedella preferenza stretta: (A > B) & (B >insopportabile, tale da costringerlo a transitività dell'apparecchio che gli provocherà un dolore C) → A > C tornare al livello 0 perdendo la sua fortuna. In questo paradosso viene contraddetta la transitività dell'indifferenza debole fra le alternative consecutive per quanto ci sia preferenza stretta tra alternative distanti. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 135. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Paradosso dell'auto-torturatore [Warren S. Quirrin 1990]. Nel corpo di una persona (l'auto-torturatore) viene impiantato un apparecchio medico che ha 1001 gradi di regolazione, da 0 a 1000. Ogni aumento di un grado nella regolazione dell'apparecchio provoca un trascurabile, quasi impercettibile, aumento di dolore. Ogni settimana l'auto-torturatore ha una scelta da compiere: può aumentare di un grado la regolazione dell'apparecchio guadagnando 10'000$ o lasciare l'apparecchio così com'è, senza poter mai tornare indietro, pena la fine del gioco e la perdita di tutta la somma accumulata fino a quel punto. In questo modo probabilmente raggiungerà una regolazione dell'apparecchio che gli provocherà un dolore insopportabile, tale da costringerlo a tornare al livello 0 perdendo la sua fortuna. In questo paradosso viene contraddetta la transitività dell'indifferenza debole fra le alternative consecutive per quanto ci sia preferenza stretta tra alternative distanti. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 136. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 137. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 138. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Shumm (1987): controesempio alla transitività della preferenza stretta. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 139. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Shumm (1987): controesempio alla transitività della preferenza stretta. • Un agente che deve scegliere una fra tre scatole contenenti ciascuna tre palline: una rossa (R), una blu (B) e una verde (V). UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 140. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Shumm (1987): controesempio alla transitività della preferenza stretta. • Un agente che deve scegliere una fra tre scatole contenenti ciascuna tre palline: una rossa (R), una blu (B) e una verde (V). • Si indichino le scatole con i vettori (R1, B1, V1) per la prima scatola, (R2, B2, V2) per la seconda, (R3, B3, V3) per la terza. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 141. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Shumm (1987): controesempio alla transitività della preferenza stretta. • Un agente che deve scegliere una fra tre scatole contenenti ciascuna tre palline: una rossa (R), una blu (B) e una verde (V). • Si indichino le scatole con i vettori (R1, B1, V1) per la prima scatola, (R2, B2, V2) per la seconda, (R3, B3, V3) per la terza. • L'agentepreferisce con una preferenza stretta la scatola 1 alla scatola 2, perché a suo parere esse contengono le palline blu e verdi uguali, ma la scatola 1 ha una pallina rossa migliore. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 142. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Shumm (1987): controesempio alla transitività della preferenza stretta. • Un agente che deve scegliere una fra tre scatole contenenti ciascuna tre palline: una rossa (R), una blu (B) e una verde (V). • Si indichino le scatole con i vettori (R1, B1, V1) per la prima scatola, (R2, B2, V2) per la seconda, (R3, B3, V3) per la terza. • L'agentepreferisce con una preferenza stretta la scatola 1 alla scatola 2, perché a suo parere esse contengono le palline blu e verdi uguali, ma la scatola 1 ha una pallina rossa migliore. • L'agentepreferisce la scatola 2 alla scatola 3 perché esse sono eguali eccetto che per la pallina verde che è migliore nella scatola 2. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 143. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Shumm (1987): controesempio alla transitività della preferenza stretta. • Un agente che deve scegliere una fra tre scatole contenenti ciascuna tre palline: una rossa (R), una blu (B) e una verde (V). • Si indichino le scatole con i vettori (R1, B1, V1) per la prima scatola, (R2, B2, V2) per la seconda, (R3, B3, V3) per la terza. • L'agentepreferisce con una preferenza stretta la scatola 1 alla scatola 2, perché a suo parere esse contengono le palline blu e verdi uguali, ma la scatola 1 ha una pallina rossa migliore. • L'agentepreferisce la scatola 2 alla scatola 3 perché esse sono eguali eccetto che per la pallina verde che è migliore nella scatola 2. • L'agente preferisce la scatola 3 alla scatola 1, perché a suo dire sono eguali eccetto che per la migliore pallina blu della scatola 3. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 144. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 145. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 146. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Quindi le preferenze espresse sono le seguenti: UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 147. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Quindi le preferenze espresse sono le seguenti: UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 148. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Quindi le preferenze espresse sono le seguenti: R1 > R2 ≡ R3 ≡ R1; UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 149. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Quindi le preferenze espresse sono le seguenti: R1 > R2 ≡ R3 ≡ R1; V1 ≡ V2 > V3 ≡ V1; UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 150. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Quindi le preferenze espresse sono le seguenti: R1 > R2 ≡ R3 ≡ R1; V1 ≡ V2 > V3 ≡ V1; B1 ≡ B2 ≡ B3 > B1; UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 151. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Quindi le preferenze espresse sono le seguenti: R1 > R2 ≡ R3 ≡ R1; V1 ≡ V2 > V3 ≡ V1; B1 ≡ B2 ≡ B3 > B1; (R1, B1, V1) > (R2, B2, V2) > (R3, B3, V3) > (R1, B1, V1) UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 152. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Quindi le preferenze espresse sono le seguenti: R1 > R2 ≡ R3 ≡ R1; V1 ≡ V2 > V3 ≡ V1; B1 ≡ B2 ≡ B3 > B1; (R1, B1, V1) > (R2, B2, V2) > (R3, B3, V3) > (R1, B1, V1) UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 153. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Quindi le preferenze espresse sono le seguenti: R1 > R2 ≡ R3 ≡ R1; V1 ≡ V2 > V3 ≡ V1; B1 ≡ B2 ≡ B3 > B1; (R1, B1, V1) > (R2, B2, V2) > (R3, B3, V3) > (R1, B1, V1) Ciò porta ad una preferenza ciclica con una contraddizione della proprietà della transitività della preferenza stretta. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 154. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Quindi le preferenze espresse sono le seguenti: R1 > R2 ≡ R3 ≡ R1; transitività della preferenza stretta:V3 ≡ V1; & (B > C) → A > C V1 ≡ V2 > (A > B) aciclicità: non c'è nessuna ≡ B2 di B3 > B1; tali che A1>...An > A1 B1 serie ≡ alternative (R1, B1, V1) > (R2, B2, V2) > (R3, B3, V3) > (R1, B1, V1) Ciò porta ad una preferenza ciclica con una contraddizione della proprietà della transitività della preferenza stretta. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 155. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Quindi le preferenze espresse sono le seguenti: R1 > R2 ≡ R3 ≡ R1; V1 ≡ V2 > V3 ≡ V1; B1 ≡ B2 ≡ B3 > B1; (R1, B1, V1) > (R2, B2, V2) > (R3, B3, V3) > (R1, B1, V1) Ciò porta ad una preferenza ciclica con una contraddizione della proprietà della transitività della preferenza stretta. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 156. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 157. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 158. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Paradosso di Condorcet: UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 159. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Paradosso di Condorcet: Il problema presentato da Shumm era stato già posto da Condorcet, filosofo che nel XVII sec. si dedicò –probabilmente per primo in maniera metodica– allo studio della decisione analizzando i problemi della costituente francese del 1793. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 160. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Paradosso di Condorcet: Ci sono tre individui i1, i2 E i3, che vogliono partire per un viaggio insieme. Essi hanno tre possibilità di scelta: (A) Argentina, (B) Bolivia e (C) Colombia. La loro scelta sarà presa per maggioranza. Le preferenze di i1 sono: A > B > C; le preferenze di i2 sono: B > C > A; le preferenze di i3 sono invece: C > A > B. Con questo tipo di preferenze non è possibile arrivare ad una scelta: sommando le preferenze non si forma una maggioranza ma una catena di preferenze ciclica e che non gode della proprietà transitiva. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 161. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Paradosso di Condorcet: UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 162. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 163. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 164. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Tversky (1969): controesempio alla transitività fra preferenze nei casi di scelte multidimensionali. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 165. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Tversky (1969): controesempio alla transitività fra preferenze nei casi di scelte multidimensionali. Un'azienda deve scegliere un nuovo impiegato fra tre candidati. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 166. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Tversky (1969): controesempio alla transitività fra preferenze nei casi di scelte multidimensionali. Un'azienda deve scegliere un nuovo impiegato fra tre candidati. I criteri di scelta prevedono che: UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 167. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Tversky (1969): controesempio alla transitività fra preferenze nei casi di scelte multidimensionali. Un'azienda deve scegliere un nuovo impiegato fra tre candidati. I criteri di scelta prevedono che: • sela differenza tra i candidati rispetto alla dimensione I (ad esempio l'intelligenza) è superiore ad una grandezza x, allora sarà scelto il candidato con la dimensione I maggiore. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 168. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Tversky (1969): controesempio alla transitività fra preferenze nei casi di scelte multidimensionali. Un'azienda deve scegliere un nuovo impiegato fra tre candidati. I criteri di scelta prevedono che: • sela differenza tra i candidati rispetto alla dimensione I (ad esempio l'intelligenza) è superiore ad una grandezza x, allora sarà scelto il candidato con la dimensione I maggiore. • Se invece la differenza è minore di x, allora sarà scelto il candidato con la dimensione II (ad esempio la specializzazione) maggiore. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 169. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Tversky (1969): controesempio alla transitività fra preferenze nei casi di scelte multidimensionali. Un'azienda deve scegliere un nuovo impiegato fra tre candidati. I criteri di scelta prevedono che: • sela differenza tra i candidati rispetto alla dimensione I (ad esempio l'intelligenza) è superiore ad una grandezza x, allora sarà scelto il candidato con la dimensione I maggiore. • Se invece la differenza è minore di x, allora sarà scelto il candidato con la dimensione II (ad esempio la specializzazione) maggiore. Questa regola che sembra essere alquanto ragionevole produce delle preferenze intransitive. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 170. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 171. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Se si pone x = 20, le differenze fra a e b, e tra b e c per la dimensione I non sarebbero superiori ad x, quindi la scelta fra i candidati sarebbe presa in base alla dimensione II, e le preferenze sarebbero: b > a e c > b. Ma se si confrontano a e c, la differenza fra i valori della dimensione I sarebbe maggiore di x, e quindi a > c violando la transitività. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 172. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Tversky1 (1969): controesempio alla transitività fra preferenze nei casi di scelte multidimensionali. Supponiamo infatti che ci siano tre candidati con le seguenti caratteristiche. Candidati Dimensione I Dimensione II a 140 2 b 120 4 c 100 6 Se si pone x = 20, le differenze fra a e b, e tra b e c per la dimensione I non sarebbero superiori ad x, quindi la scelta fra i candidati sarebbe presa in base alla dimensione II, e le preferenze sarebbero: b > a e c > b. Ma se si confrontano a e c, la differenza fra i valori della dimensione I sarebbe maggiore di x, e quindi a > c violando la transitività. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 173. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Candidati Dimensione I Dimensione II a 140 2 b 120 4 c 100 6 Se si pone x = 20, le differenze fra a e b, e tra b e c per la dimensione I non sarebbero superiori ad x, quindi la scelta fra i candidati sarebbe presa in base alla dimensione II, e le preferenze sarebbero: b > a e c > b. Ma se si confrontano a e c, la differenza fra i valori della dimensione I sarebbe maggiore di x, e quindi a > c violando la transitività. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 174. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 175. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Molti autori hanno proposto argomenti che mostrano che le relazioni di preferenza godono costitutivamente della proprietà transitiva dalla quale non si può quindi prescindere. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 176. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 177. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 178. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA argomento del “money-pump” [Ramsey (1928) Davidson (1955)]: Una collezionista di francobolli ha delle preferenze cicliche rispetto 3 francobolli (A, B e C): A > B et B > C et C >A. È pronta a pagare 0,10€ per scambiare B per A, C per B, o A per C. Entra in un negozio di francobolli con il francobollo A. Il commerciante di francobolli le offre di scambiare A per C se è disposta a pagare 0,10€. La collezionista accetta l'offerta. Si può indicare la situazione con un vettore (X,Y) che esprima il fatto che il collezionista ottiene il francobollo X e paga Y € al commerciante. Attraverso il primo scambio, la collezionista è così passata dallo stato (A,0) allo stato (C,10). Successivamente il commerciante tira fuori il francobollo B e offre alla collezionista di scambiare C per B con un altro pagamento di 0,10€. Ella accetta, passando così dallo stato (C,10) allo stato (B, 20). Il commerciante può continuare così per sempre. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 179. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA argomento del “money-pump” [Ramsey (1928) Davidson (1955)]: UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 180. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA argomento del “money-pump” [Ramsey (1928) Davidson (1955)]: UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 181. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA argomento del “money-pump” [Ramsey (1928) Davidson (1955)]: Ciò che causa il problema è la seguente sequenza di preferenze: (C, 10) > (A, 0) (B, 20) > (C, 10) (A, 30) > (B, 20) (C, 40) > (A, 30) (B, 50) > (C, 40) (A, 60) > (B, 50) ... UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 182. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA argomento del “money-pump” [Ramsey (1928) Davidson (1955)]: UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 183. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 184. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA Davidson(1976) «Se la lunghezza non fosse transitiva, cosa significherebbe allora usare un numero per misurare la lunghezza? Potremmo trovare o inventare una risposta, ma a meno che oppure finché non lo facciamo, dovremmo sforzarci di interpretare 'più lungo di’ come transitivo. Lo stesso vale per ‘preferito a’.» UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 185. Decision Theory TEORIE NORMATIVE LA PREFERENZA UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 186. Decision Theory TEORIE NORMATIVE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 187. Decision Theory TEORIE NORMATIVE EXPECTED UTILITY VALUE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 188. Decision Theory TEORIE NORMATIVE EXPECTED UTILITY VALUE o “probability-weighted utility theory” È uno dei più importanti paradigmi teorici sulla scelta intenzionale (razionale) individuale. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 189. Decision Theory TEORIE NORMATIVE EXPECTED UTILITY VALUE Inciso storico: Esso è stato sviluppato a partire dal diciassettesimo secolo, parallelamente agli studi sulla probabilità. Un iniziatore può essere ritrovato in Blaise Pascal. Egli studiò questo metodo per rispondere alla domanda del suo amico e giocatore d'azzardo, il cavaliere Méré, che gli chiedeva un criterio da adottare per la suddivisione delle vincite nel caso di una partita non portata a termine. La risposta di Pascal afferma che il valore della partita per ogni giocatore corrisponde alla somma delle vincite possibili, moltiplicate per le loro rispettive probabilità di occorrenza, meno il prodotto delle perdite possibili per le loro probabilità. In questo modo Pascal pose le basi del calcolo probabilistico insieme al suo contemporaneo Pierre Fermat. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 190. Decision Theory TEORIE NORMATIVE EXPECTED UTILITY VALUE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 191. Decision Theory TEORIE NORMATIVE EXPECTED UTILITY VALUE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 192. Decision Theory TEORIE NORMATIVE EXPECTED UTILITY VALUE ad ogni alternativa si assegna un valore per ogni stato del mondo possibile e lo si moltiplica per le probabilità che tale stato del mondo si realizzi. Ponendo n risultati possibili, l'utilità attesa è pari alla somma dei prodotti di tutte le utilità medie (u) espresse dall'agente per ciascuna configurazione dello stato del mondo, per la probabilità (p) che ciascuna configurazione dello stato del mondo si realizzi: U = p1 • u1 + p2 • u2 + ... + pn • un UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 193. Decision Theory TEORIE NORMATIVE EXPECTED UTILITY VALUE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 194. Decision Theory TEORIE NORMATIVE EXPECTED UTILITY VALUE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 195. Decision Theory TEORIE NORMATIVE EXPECTED UTILITY VALUE Per esempio si prenda in considerazione la seguente matrice che rappresenta le utilità di uno scommettitore che ha a disposizione la somma di 10 € da poter puntare su uno dei sei cavalli di una corsa equestre: UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 196. Decision Theory TEORIE NORMATIVE EXPECTED UTILITY VALUE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 197. Decision Theory TEORIE NORMATIVE EXPECTED UTILITY VALUE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 198. Decision Theory TEORIE NORMATIVE EXPECTED UTILITY VALUE Utilità per ogni configurazione possibile A B C D E F Puntare 10 € sul cavallo A 13 0 0 0 0 0 Puntare 10 € sul cavallo B 0 12 0 0 0 0 Puntare 10 € sul cavallo C 0 0 11 0 0 0 Puntare 10 € sul cavallo D 0 0 0 10 0 0 Puntare 10 € sul cavallo E 0 0 0 0 9 0 Puntare 10 € sul cavallo F 0 0 0 0 0 8 Non puntare su nessun 2 4 6 8 12 14 cavallo e tenersi 10€ Probabilità di vittoria 0.06 0.05 0.04 0.02 0.02 0.01 0-1 UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 199. Decision Theory TEORIE NORMATIVE EXPECTED UTILITY VALUE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 200. Decision Theory TEORIE NORMATIVE EXPECTED UTILITY VALUE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 201. Decision Theory TEORIE NORMATIVE EXPECTED UTILITY VALUE Cavallo Vincitore Utilità attesa A B C D E F (somma) Puntare 10€ sul cavallo A 13•0.06 + 0 • 0.05 + 0 • 0.04 + 0 • 0.02 + 0 • 0.02 + 0 • 0.01 = 0.78 Puntare 10€ sul cavallo B 0 • 0.06 + 12•0.05 + 0 • 0.04 + 0 • 0.02 + 0 • 0.02 + 0 • 0.01 = 0.6 Puntare 10€ sul cavallo C 0 • 0.06 + 0 • 0.05 + 11•0.04 + 0 • 0.02 + 0 • 0.02 + 0 • 0.01 = 0.44 Puntare 10€ sul cavallo D 0 • 0.06 + 0 • 0.05 + 0 • 0.04 + 10•0.02 + 0 • 0.02 + 0 • 0.01 = 0.2 Puntare 10€ sul cavallo E 0 • 0.06 + 0 • 0.05 + 0 • 0.04 + 0 • 0.02 + 9 • 0.02 + 0 • 0.01 = 0.18 Puntare 10€ sul cavallo F 0 • 0.06 + 0 • 0.05 + 0 • 0.04 + 0 • 0.02 + 0 • 0.02 + 8 x 0.01 = 0.08 Non puntare su nessun 0 • 0.06 + 1 • 0.05 + 2 • 0.04 + 4 • 0.02 + 6 • 0.02 + 10•0.01 = 0.43 cavallo UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 202. Decision Theory TEORIE NORMATIVE EXPECTED UTILITY VALUE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 203. Decision Theory TEORIE NORMATIVE EXPECTED UTILITY VALUE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 204. Decision Theory TEORIE NORMATIVE EXPECTED UTILITY VALUE L'utilità attesa sarà ordinata nel seguente modo: Puntare 10€ sul cavallo A: 0.78 Puntare 10€ sul cavallo B: 0.6 Puntare 10€ sul cavallo C: 0.44 Non puntare su nessun cavallo: 0.43 Puntare 10€ sul cavallo D: 0.2 Puntare 10€ sul cavallo E: 0.18 Puntare 10€ sul cavallo F: 0.08 UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 205. Decision Theory TEORIE NORMATIVE EXPECTED UTILITY VALUE L'utilità attesa sarà ordinata nel seguente modo: Puntare 10€ sul cavallo A: 0.78 Puntare 10€ sul cavallo B: 0.6 Puntare 10€ sul cavallo C: 0.44 Non puntare su nessun cavallo: 0.43 Puntare 10€ sul cavallo D: 0.2 Puntare 10€ sul cavallo E: 0.18 Puntare 10€ sul cavallo F: 0.08 Secondo la massimizzazione dell'utilità attesa l'agente sceglierà di puntare 10 € sul cavallo A UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 206. Decision Theory TEORIE NORMATIVE EXPECTED UTILITY VALUE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 207. Decision Theory TEORIE NORMATIVE EXPECTED UTILITY VALUE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 208. Decision Theory TEORIE NORMATIVE EXPECTED UTILITY VALUE l’expected utility value Fonda il suo metodo di scelta sul calcolo dell'Utilità. Utilità è una quantità monetarie, grandezza oggettiva. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 209. Decision Theory TEORIE NORMATIVE EXPECTED UTILITY VALUE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 210. Decision Theory TEORIE NORMATIVE EXPECTED UTILITY VALUE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 211. Decision Theory TEORIE NORMATIVE EXPECTED UTILITY VALUE 1713 Nicolas Bernoulli, paradosso di San Pietroburgo: una moneta non truccata è lanciata finché l'esito del lancio dia “testa” per la prima volta. Se l'esito è testa al primo lancio si vince una moneta d'oro. Se l'esito è testa al secondo si vincono due monete d'oro, al terzo lancio se ne vincono quattro, seguendo la regola che per n lanci si vincono 2n monete d'oro. Dato che la probabilità che il lancio dia testa all'n-esimo lancio è ½n, l'utilità attesa del gioco sarà quindi: ½ • 1 + ¼ • 2 + ... + ½n • 2n-1 + ... = ∞ UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 212. Decision Theory TEORIE NORMATIVE EXPECTED UTILITY VALUE 1713 Nicolas Bernoulli, paradosso di San Pietroburgo: UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 213. Decision Theory TEORIE NORMATIVE EXPECTED UTILITY VALUE 1713 Nicolas Bernoulli, paradosso di San Pietroburgo: UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 214. Decision Theory TEORIE NORMATIVE EXPECTED UTILITY VALUE 1713 Nicolas Bernoulli, paradosso di San Pietroburgo: ½ • 1 + ¼ • 2 + ... + ½n • 2n-1 + ... = ∞ un agente razionale che cerchi di massimizzare l'utilità sarà disposto a pagare qualsiasi somma finita di denaro per poter partecipare a tale gioco. Sarebbe disposto a concedere tutto il suo patrimonio personale per un singolo turno. Tutto ciò non sembra intuitivamente “razionale” nonostante rispetti tutti i criteri di razionalità dell'E.U.V. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 215. Decision Theory TEORIE NORMATIVE EXPECTED UTILITY VALUE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 216. Decision Theory TEORIE NORMATIVE EXPECTED UTILITY VALUE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 217. Decision Theory TEORIE NORMATIVE EXPECTED UTILITY VALUE 1738 Daniel Bernoulli, (fratello di Nicolas): soluzione al paradosso. il valore oggettivo di ogni possibile risultato Valore ottenuto dal prodotto fra il valore della Atteso vincita e la sua probabilità. ≠ Beneficio in termini di soddisfazione, che ciascun agente assegna ad Utilità ogni possibile risultato. Quest'ultimo è un valore psicologico, del Attesa tutto soggettivo. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 218. Decision Theory TEORIE NORMATIVE EXPECTED UTILITY VALUE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 219. Decision Theory TEORIE NORMATIVE EXPECTED UTILITY VALUE L'autore indicava anche che l'utilità attesa marginale (l’incremento dell’utilità attesa all’aumentare della ricchezza di una unità) è decrescente: all'aumento della ricchezza l'utilità cresce in maniera inversamente proporzionale alla ricchezza già posseduta. Ciò significa che, in termini di utilità non è lo stesso guadagnare 100 € quando se ne possiedono mille o quando se ne possiedono già un milione. Nello specifico l'utilità aumenta in modo logaritmico. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 220. Decision Theory TEORIE NORMATIVE EXPECTED UTILITY VALUE L'introduzione di una variabile soggettiva evidenzia anche come il metodo pascaliano ignori anche la valutazione del rischio da parte di un agente che si accinge a giocare, per esempio, una lotteria. In economia una lotteria è una situazione nella quale un individuo paga una somma per avere la possibilità di ottenere uno tra i possibili guadagni alternativi, che dipendono dalla realizzazione di diversi eventi casuali; essa corrisponde ad un insieme di stati del mondo possibili (i pagamenti) conseguenti ad una scelta sotto incertezza dell'agente, ognuno associato ad una probabilità di realizzarsi. Il rischio che comporta una lotteria, però, può essere valutato calcolando la media dei quadrati degli scostamenti di ciascun possibile risultato dal valore atteso della lotteria (calcolato, come l’utilità attesa, come la somma dei prodotti di tutti i possibili esiti per la loro probabilità). Questa misura è definita varianza ed in un certo senso descrive il rischio di una variabile casuale come l’esito di una lotteria. Quando la varianza è piccola la lotteria presenta un rischio basso: gli scostamenti fra il valore monetario atteso e i possibili esiti sono piccoli, quindi non ci saranno né vincite molto alte né tanto meno perdite basse. Se al contrario la varianza è molto alta la lotteria sarà rischiosa: ci potranno essere vincite alte ma anche grandi perdite dato che gli scostamenti sono più ampi. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 221. Decision Theory TEORIE NORMATIVE EXPECTED UTILITY VALUE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 222. Decision Theory TEORIE NORMATIVE EXPECTED UTILITY VALUE Curve di indifferenza: Sull’asse delle ascisse è indicata la quantità monetaria, su quello delle ordinate l’utilità attesa. Si compara l’utilità di un risultato certo x con quella dell’utilità attesa del risultato di una lotteria i cui pagamenti sono x - a con probabilità con probabilità ½. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 223. Decision Theory TEORIE NORMATIVE EXPECTED UTILITY VALUE Curve di indifferenza: Sull’asse delle ascisse è indicata la quantità monetaria, su quello delle ordinate l’utilità attesa. Si compara l’utilità di un risultato certo x con quella dell’utilità attesa del risultato di una lotteria i cui pagamenti sono x - a con probabilità con probabilità ½. L’utilità attesa è pari a quella del risultato certo, quindi l’agente è neutrale al rischio. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 224. Decision Theory TEORIE NORMATIVE EXPECTED UTILITY VALUE Curve di indifferenza: Sull’asse delle ascisse è indicata la quantità monetaria, su quello delle ordinate l’utilità attesa. Si compara l’utilità di un risultato certo x con quella dell’utilità attesa del risultato di una lotteria i cui pagamenti sono x - a con probabilità con probabilità ½. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 225. Decision Theory TEORIE NORMATIVE EXPECTED UTILITY VALUE Curve di indifferenza. Sull’asse delle ascisse è indicata la quantità monetaria, su quello delle ordinate l’utilità attesa. Si compara l’utilità di un risultato certo x con quella dell’utilità attesa del risultato di una lotteria i cui pagamenti sono x - a con probabilità con probabilità ½. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 226. Decision Theory TEORIE NORMATIVE EXPECTED UTILITY VALUE Curve di indifferenza. Sull’asse delle ascisse è indicata la quantità monetaria, su quello delle ordinate l’utilità attesa. Si compara l’utilità di un risultato certo x con quella dell’utilità attesa del risultato di una lotteria i cui pagamenti sono x - a con probabilità con probabilità ½. L’utilità attesa è maggiore rispetto a quella del risultato certo, quindi l’agente è propenso al rischio UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 227. Decision Theory TEORIE NORMATIVE EXPECTED UTILITY VALUE Curve di indifferenza. Sull’asse delle ascisse è indicata la quantità monetaria, su quello delle ordinate l’utilità attesa. Si compara l’utilità di un risultato certo x con quella dell’utilità attesa del risultato di una lotteria i cui pagamenti sono x - a con probabilità con probabilità ½. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 228. Decision Theory TEORIE NORMATIVE EXPECTED UTILITY VALUE Curve di indifferenza. Sull’asse delle ascisse è indicata la quantità monetaria, su quello delle ordinate l’utilità attesa. Si compara l’utilità di un risultato certo x con quella dell’utilità attesa del risultato di una lotteria i cui pagamenti sono x - a con probabilità con probabilità ½. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 229. Decision Theory TEORIE NORMATIVE EXPECTED UTILITY VALUE Curve di indifferenza. Sull’asse delle ascisse è indicata la quantità monetaria, su quello delle ordinate l’utilità attesa. Si compara l’utilità di un risultato certo x con quella dell’utilità attesa del risultato di una lotteria i cui pagamenti sono x - a con probabilità con probabilità ½. L’utilità attesa è inferiore rispetto a quella del risultato certo, perciò l’agente è avverso al rischio. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 230. Decision Theory TEORIE NORMATIVE EXPECTED UTILITY VALUE Curve di indifferenza. Sull’asse delle ascisse è indicata la quantità monetaria, su quello delle ordinate l’utilità attesa. Si compara l’utilità di un risultato certo x con quella dell’utilità attesa del risultato di una lotteria i cui pagamenti sono x - a con probabilità con probabilità ½. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 231. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 232. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE Come effettivamente decidiamo nella nostra quotidianità? UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 233. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 234. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 235. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE TEORIE DESCRITTIVE Le teorie normative sembrano cognitivamente implausibili: • perché il processo decisionale performato realmente dagli agenti umani si sviluppa diversamente da quello descritto dalle teorie normative, • perché le capacità cognitive e di calcolo degli esseri umani non riescono a sviluppare tutte le caratteristiche descritte da queste teorie. Le teorie descrittive nascono come risposta a questa carenza, ma anche come critica ai postulati delle teorie normative. Dt descrittiva: economia + psicologia comportamentale e cognitiva, neurofisiologia, ecc. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 236. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE TEORIE DESCRITTIVE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 237. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 238. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE IL PROCESSO DECISIONALE John Dewey (1910): modello della decisione proposto per spiegare gli stadi del problem-solving. Successione di 5 stadi: • è percepita una difficoltà; • sono definite le caratteristiche di tale difficoltà; • si suggerisce una possibile soluzione; • tale soluzione viene valutata; • l'osservazione e la sperimentazione portano ad accettare o respingere la soluzione proposta. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 239. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE IL PROCESSO DECISIONALE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 240. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE IL PROCESSO DECISIONALE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 241. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE IL PROCESSO DECISIONALE Helbert Simon (1960): UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 242. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE IL PROCESSO DECISIONALE Helbert Simon (1960): rielaborazione del modello di Dewey con l'intento di renderlo utilizzabile per tutti i contesti decisionali. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 243. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE IL PROCESSO DECISIONALE Helbert Simon (1960): rielaborazione del modello di Dewey con l'intento di renderlo utilizzabile per tutti i contesti decisionali. fasi: UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 244. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE IL PROCESSO DECISIONALE Helbert Simon (1960): rielaborazione del modello di Dewey con l'intento di renderlo utilizzabile per tutti i contesti decisionali. fasi: • fase dell'intelligenza: “trovare l'occasione di prendere una decisione”; UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 245. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE IL PROCESSO DECISIONALE Helbert Simon (1960): rielaborazione del modello di Dewey con l'intento di renderlo utilizzabile per tutti i contesti decisionali. fasi: • fase dell'intelligenza: “trovare l'occasione di prendere una decisione”; • fase del design: “trovare possibili azioni da attuare”; UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 246. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE IL PROCESSO DECISIONALE Helbert Simon (1960): rielaborazione del modello di Dewey con l'intento di renderlo utilizzabile per tutti i contesti decisionali. fasi: • fase dell'intelligenza: “trovare l'occasione di prendere una decisione”; • fase del design: “trovare possibili azioni da attuare”; • fase della scelta: “scegliere una fra queste” azioni possibili. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 247. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE IL PROCESSO DECISIONALE Helbert Simon (1960): rielaborazione del modello di Dewey con l'intento di renderlo utilizzabile per tutti i contesti decisionali. fasi: • fase dell'intelligenza: “trovare l'occasione di prendere una decisione”; • fase del design: “trovare possibili azioni da attuare”; • fase della scelta: “scegliere una fra queste” azioni possibili. Brim (1962). UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 248. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE IL PROCESSO DECISIONALE Helbert Simon (1960): rielaborazione del modello di Dewey con l'intento di renderlo utilizzabile per tutti i contesti decisionali. fasi: • fase dell'intelligenza: “trovare l'occasione di prendere una decisione”; • fase del design: “trovare possibili azioni da attuare”; • fase della scelta: “scegliere una fra queste” azioni possibili. Brim (1962). • identificazione del problema; UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 249. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE IL PROCESSO DECISIONALE Helbert Simon (1960): rielaborazione del modello di Dewey con l'intento di renderlo utilizzabile per tutti i contesti decisionali. fasi: • fase dell'intelligenza: “trovare l'occasione di prendere una decisione”; • fase del design: “trovare possibili azioni da attuare”; • fase della scelta: “scegliere una fra queste” azioni possibili. Brim (1962). • identificazione del problema; • raccolta delle informazioni necessarie; UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 250. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE IL PROCESSO DECISIONALE Helbert Simon (1960): rielaborazione del modello di Dewey con l'intento di renderlo utilizzabile per tutti i contesti decisionali. fasi: • fase dell'intelligenza: “trovare l'occasione di prendere una decisione”; • fase del design: “trovare possibili azioni da attuare”; • fase della scelta: “scegliere una fra queste” azioni possibili. Brim (1962). • identificazione del problema; • raccolta delle informazioni necessarie; • produzione di soluzioni possibili; UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 251. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE IL PROCESSO DECISIONALE Helbert Simon (1960): rielaborazione del modello di Dewey con l'intento di renderlo utilizzabile per tutti i contesti decisionali. fasi: • fase dell'intelligenza: “trovare l'occasione di prendere una decisione”; • fase del design: “trovare possibili azioni da attuare”; • fase della scelta: “scegliere una fra queste” azioni possibili. Brim (1962). • identificazione del problema; • raccolta delle informazioni necessarie; • produzione di soluzioni possibili; • selezione di una strategia di comportamento. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 252. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE IL PROCESSO DECISIONALE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 253. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE IL PROCESSO DECISIONALE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 254. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE IL PROCESSO DECISIONALE Questi modelli sono modelli sequenziali: composti da passaggi che l'agente performa sempre nella stessa sequenza e mai contemporaneamente. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 255. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE IL PROCESSO DECISIONALE Questi modelli sono modelli sequenziali: composti da passaggi che l'agente performa sempre nella stessa sequenza e mai contemporaneamente. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 256. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE IL PROCESSO DECISIONALE Questi modelli sono modelli sequenziali: composti da passaggi che l'agente performa sempre nella stessa sequenza e mai contemporaneamente. Studi empirici e gli sviluppi dell'intelligenza artificiale, descrivono come implausibile che la decisione (come molte altre attività intellettive) si sviluppi con una struttura sequenziale. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 257. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE IL PROCESSO DECISIONALE Questi modelli sono modelli sequenziali: composti da passaggi che l'agente performa sempre nella stessa sequenza e mai contemporaneamente. Studi empirici e gli sviluppi dell'intelligenza artificiale, descrivono come implausibile che la decisione (come molte altre attività intellettive) si sviluppi con una struttura sequenziale. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 258. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE IL PROCESSO DECISIONALE Questi modelli sono modelli sequenziali: composti da passaggi che l'agente performa sempre nella stessa sequenza e mai contemporaneamente. Studi empirici e gli sviluppi dell'intelligenza artificiale, descrivono come implausibile che la decisione (come molte altre attività intellettive) si sviluppi con una struttura sequenziale. Si protende invece verso i modelli paralleli: i vari stadi della decisione vengono sviluppati in una rete di ragionamenti e intuizioni che globalmente costituisce la decisione. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 259. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE IL PROCESSO DECISIONALE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 260. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE IL PROCESSO DECISIONALE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 261. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE IL PROCESSO DECISIONALE Modello Mintzberg, Raisinghani e Théorêt (1976) (modello parallelo). UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 262. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE IL PROCESSO DECISIONALE Modello Mintzberg, Raisinghani e Théorêt (1976) (modello parallelo). Fasi e Routines: UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 263. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE IL PROCESSO DECISIONALE Modello Mintzberg, Raisinghani e Théorêt (1976) (modello parallelo). Fasi e Routines: 1.IDENTIFICAZIONE, (l'Intelligenza di Simon): UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 264. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE IL PROCESSO DECISIONALE Modello Mintzberg, Raisinghani e Théorêt (1976) (modello parallelo). Fasi e Routines: 1.IDENTIFICAZIONE, (l'Intelligenza di Simon): 1.1.Riconoscimento della decisione (decision recognition), si identificano problemi/opportunità “nel flusso delle ambiguità, generalmente fra i dati verbali che l'agente riceve”; UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 265. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE IL PROCESSO DECISIONALE Modello Mintzberg, Raisinghani e Théorêt (1976) (modello parallelo). Fasi e Routines: 1.IDENTIFICAZIONE, (l'Intelligenza di Simon): 1.1.Riconoscimento della decisione (decision recognition), si identificano problemi/opportunità “nel flusso delle ambiguità, generalmente fra i dati verbali che l'agente riceve”; 1.2.Diagnosi, si “utilizzano i canali di informazione esistenti e si aprono di nuovi per chiarire e definire il problema”; UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 266. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE IL PROCESSO DECISIONALE Modello Mintzberg, Raisinghani e Théorêt (1976) (modello parallelo). Fasi e Routines: 1.IDENTIFICAZIONE, (l'Intelligenza di Simon): 1.1.Riconoscimento della decisione (decision recognition), si identificano problemi/opportunità “nel flusso delle ambiguità, generalmente fra i dati verbali che l'agente riceve”; 1.2.Diagnosi, si “utilizzano i canali di informazione esistenti e si aprono di nuovi per chiarire e definire il problema”; 2.SVILUPPO (Design di Simon), si definiscono e chiariscono le alternative: UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 267. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE IL PROCESSO DECISIONALE Modello Mintzberg, Raisinghani e Théorêt (1976) (modello parallelo). Fasi e Routines: 1.IDENTIFICAZIONE, (l'Intelligenza di Simon): 1.1.Riconoscimento della decisione (decision recognition), si identificano problemi/opportunità “nel flusso delle ambiguità, generalmente fra i dati verbali che l'agente riceve”; 1.2.Diagnosi, si “utilizzano i canali di informazione esistenti e si aprono di nuovi per chiarire e definire il problema”; 2.SVILUPPO (Design di Simon), si definiscono e chiariscono le alternative: 2.1.Ricerca (search), si cercano soluzioni già pronte; UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 268. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE IL PROCESSO DECISIONALE Modello Mintzberg, Raisinghani e Théorêt (1976) (modello parallelo). Fasi e Routines: 1.IDENTIFICAZIONE, (l'Intelligenza di Simon): 1.1.Riconoscimento della decisione (decision recognition), si identificano problemi/opportunità “nel flusso delle ambiguità, generalmente fra i dati verbali che l'agente riceve”; 1.2.Diagnosi, si “utilizzano i canali di informazione esistenti e si aprono di nuovi per chiarire e definire il problema”; 2.SVILUPPO (Design di Simon), si definiscono e chiariscono le alternative: 2.1.Ricerca (search), si cercano soluzioni già pronte; 2.2.Design, si sviluppano nuove soluzioni o modifica quelle già esistenti. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 269. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE IL PROCESSO DECISIONALE Modello Mintzberg, Raisinghani e Théorêt (1976) (modello parallelo). Fasi e Routines: 1.IDENTIFICAZIONE, (l'Intelligenza di Simon): 1.1.Riconoscimento della decisione (decision recognition), si identificano problemi/opportunità “nel flusso delle ambiguità, generalmente fra i dati verbali che l'agente riceve”; 1.2.Diagnosi, si “utilizzano i canali di informazione esistenti e si aprono di nuovi per chiarire e definire il problema”; 2.SVILUPPO (Design di Simon), si definiscono e chiariscono le alternative: 2.1.Ricerca (search), si cercano soluzioni già pronte; 2.2.Design, si sviluppano nuove soluzioni o modifica quelle già esistenti. 3.SELEZIONE (Scelta di Simon): UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 270. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE IL PROCESSO DECISIONALE Modello Mintzberg, Raisinghani e Théorêt (1976) (modello parallelo). Fasi e Routines: 1.IDENTIFICAZIONE, (l'Intelligenza di Simon): 1.1.Riconoscimento della decisione (decision recognition), si identificano problemi/opportunità “nel flusso delle ambiguità, generalmente fra i dati verbali che l'agente riceve”; 1.2.Diagnosi, si “utilizzano i canali di informazione esistenti e si aprono di nuovi per chiarire e definire il problema”; 2.SVILUPPO (Design di Simon), si definiscono e chiariscono le alternative: 2.1.Ricerca (search), si cercano soluzioni già pronte; 2.2.Design, si sviluppano nuove soluzioni o modifica quelle già esistenti. 3.SELEZIONE (Scelta di Simon): 3.1.Schermatura (screen), le alternative sub-ottimali sono eliminate; UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 271. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE IL PROCESSO DECISIONALE Modello Mintzberg, Raisinghani e Théorêt (1976) (modello parallelo). Fasi e Routines: 1.IDENTIFICAZIONE, (l'Intelligenza di Simon): 1.1.Riconoscimento della decisione (decision recognition), si identificano problemi/opportunità “nel flusso delle ambiguità, generalmente fra i dati verbali che l'agente riceve”; 1.2.Diagnosi, si “utilizzano i canali di informazione esistenti e si aprono di nuovi per chiarire e definire il problema”; 2.SVILUPPO (Design di Simon), si definiscono e chiariscono le alternative: 2.1.Ricerca (search), si cercano soluzioni già pronte; 2.2.Design, si sviluppano nuove soluzioni o modifica quelle già esistenti. 3.SELEZIONE (Scelta di Simon): 3.1.Schermatura (screen), le alternative sub-ottimali sono eliminate; 3.2.Valutazione della scelta (evaluation-choice routine) si prende definitivamente la scelta; UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 272. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE IL PROCESSO DECISIONALE Modello Mintzberg, Raisinghani e Théorêt (1976) (modello parallelo). Fasi e Routines: 1.IDENTIFICAZIONE, (l'Intelligenza di Simon): 1.1.Riconoscimento della decisione (decision recognition), si identificano problemi/opportunità “nel flusso delle ambiguità, generalmente fra i dati verbali che l'agente riceve”; 1.2.Diagnosi, si “utilizzano i canali di informazione esistenti e si aprono di nuovi per chiarire e definire il problema”; 2.SVILUPPO (Design di Simon), si definiscono e chiariscono le alternative: 2.1.Ricerca (search), si cercano soluzioni già pronte; 2.2.Design, si sviluppano nuove soluzioni o modifica quelle già esistenti. 3.SELEZIONE (Scelta di Simon): 3.1.Schermatura (screen), le alternative sub-ottimali sono eliminate; 3.2.Valutazione della scelta (evaluation-choice routine) si prende definitivamente la scelta; 3.3.Autorizzazione alla soluzione che viene confermata. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 273. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE IL PROCESSO DECISIONALE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 274. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE IL PROCESSO DECISIONALE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 275. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE IL PROCESSO DECISIONALE Recognition Diagnosis Design Evalutation- Authorization choice Search Screen Identification Development Selection UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 276. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE IL PROCESSO DECISIONALE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 277. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE IL PROCESSO DECISIONALE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 278. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE IL PROCESSO DECISIONALE Modello Mintzberg, Raisinghani e Théorêt (1976) (modello parallelo). Simon: la maggior parte delle energie e del tempo sono dedicati alla fase dell'intelligenza (trovare l'occasione di prendere una decisione) e del design (trovare possibili azioni da attuare), mentre solo una piccola parte è dedicata alla scelta finale (Simon 1960). Questi dati sono corroborati da numerose ricerche in psicologia cognitiva, e dalle ricerche empiriche dello stesso Mintzberg, Raisinghani e Théorêt. Paradossalmente, grandissima parte delle teorie della decisione si concentrano sulla fase della valutazione e della scelta del processo della decisione, nonostante che dagli studi empirici essa risulti essere la meno impegnativa. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 279. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE IL PROCESSO DECISIONALE È vero che la routine della scelta è centrale nel processo decisionale consistendo nella Modello Mintzberg, Raisinghani e Théorêt (1976) (modello parallelo). motivi, decisione in sé, ma essa è completamente determinata dalle fasi precedenti. Per questi Simon: la maggior parte delle energie e deldelle fasi sono precedono la fase dell'intelligenza (trovare sembra fondamentale un'epistemologia tempo che dedicati alla decisione vera e propria, l'occasione di prendere una decisione) e delle informazioni. Sono le informazioni che procuranosolo soprattutto delle fasi di acquisizione del design (trovare possibili azioni da attuare), mentre i una piccola parte è dedicata alla scelta finale conseguenze, che a loro volta formano il corpus delle dati per i calcoli sulle alternative e sulle (Simon 1960). Questi dati sono corroborati da numerose ricerche iinprincipali concetti con dalletrattare il empiriche preferenze sulle quali avviene la scelta. Capire psicologia cognitiva, e cui ricerche corpus dellodelle informazioni Raisinghani echiarezza su una delle parti della decisone cognitivamente più stesso Mintzberg, significa far Théorêt. Paradossalmente, egrandissima parte delle teorie della nello studio del complesso del processo impegnative, quindi euristicamente più significative decisione si concentrano sulla fase della valutazione e della scelta del processo della decisione, nonostante che dagli studi empirici essa risulti decisionale. essere la meno impegnativa. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 280. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE IL PROCESSO DECISIONALE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 281. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 282. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE I LIMITI DELLA RAZIONALITÀ PERFETTA E LA RAZIONALITÀ LIMITATA “L'espressione ‘razionalità limitata’ si usa per designare una scelta razionale che prende in considerazione i limiti cognitivi del soggetto decisionale -limiti della conoscenza e delle capacità di calcolo. [...] Nella teoria dell'Utilità Soggettiva, fondamento dell'economia neoclassica, si postula che le scelte vengano compiute: • tra una serie data, fissata di alternative; • con una distribuzione delle probabilità degli esiti di ciascuna scelta (soggettivamente) conosciuta; Herbert Alexander Simon • in modo tale da massimizzare il valore atteso della funzione di Nobel per l'economia 1978 utilità data. (Savage 1954).” (Simon 1978b) UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 283. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE I LIMITI DELLA RAZIONALITÀ PERFETTA E LA RAZIONALITÀ LIMITATA Herbert Alexander Simon Nobel per l'economia 1978 UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 284. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE I LIMITI DELLA RAZIONALITÀ PERFETTA E LA RAZIONALITÀ LIMITATA Herbert Alexander Simon Nobel per l'economia 1978 UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 285. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE I LIMITI DELLA RAZIONALITÀ PERFETTA E LA RAZIONALITÀ LIMITATA Modello della Razionalità Perfetta, o dell'Homo Economicus: esamina una razionalità teorica, svincolata dall'effettività empirica. Non considera i limiti che l'agente può incontrare: • nella comprensione del problema; • nell'acquisizione delle informazioni; Herbert Alexander Simon • limiti di calcolo dovuti alle sue capacità cognitive. Nobel per l'economia 1978 UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 286. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE I LIMITI DELLA RAZIONALITÀ PERFETTA E LA RAZIONALITÀ LIMITATA Herbert Alexander Simon Nobel per l'economia 1978 UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 287. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE I LIMITI DELLA RAZIONALITÀ PERFETTA E LA RAZIONALITÀ LIMITATA Herbert Alexander Simon Nobel per l'economia 1978 UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 288. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE I LIMITI DELLA RAZIONALITÀ PERFETTA E LA RAZIONALITÀ LIMITATA A questo modello si contrappone quello della Razionalità Limitata: “L'espressione ‘razionalità limitata’ si usa per designare una scelta razionale che prende in considerazione i limiti cognitivi del soggetto decisionale -limiti della conoscenza e delle capacità di calcolo.” (Simon 1987b) Herbert Alexander Simon Nobel per l'economia 1978 UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 289. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE I LIMITI DELLA RAZIONALITÀ PERFETTA E LA RAZIONALITÀ LIMITATA Herbert Alexander Simon Nobel per l'economia 1978 UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 290. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE I LIMITI DELLA RAZIONALITÀ PERFETTA E LA RAZIONALITÀ LIMITATA Herbert Alexander Simon Nobel per l'economia 1978 UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 291. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE I LIMITI DELLA RAZIONALITÀ PERFETTA E LA RAZIONALITÀ LIMITATA Simon: distinzione fra teorie sostanziali e teorie procedurali della razionalità (alias normative e descrittive) Ne deriva un contrasto fra la nozione di razionalità sostanziale e quella della razionalità procedurale. Affermare che le teorie descrittive mostrano come gli agenti non seguano i criteri di razionalità postulati dalle teorie normative non significa certo affermare anche che le Herbert Alexander Simon decisioni siano normalmente irrazionali. Nobel per l'economia 1978 UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 292. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE I LIMITI DELLA RAZIONALITÀ PERFETTA E LA RAZIONALITÀ LIMITATA Herbert Alexander Simon Nobel per l'economia 1978 UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 293. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE I LIMITI DELLA RAZIONALITÀ PERFETTA E LA RAZIONALITÀ LIMITATA Herbert Alexander Simon Nobel per l'economia 1978 UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 294. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE I LIMITI DELLA RAZIONALITÀ PERFETTA E LA RAZIONALITÀ LIMITATA (Per definizione) la razionalità sostanziale indica i mezzi e le regole per ottenere il risultato ottimo in qualunque decisione massimizzando o minimizzando la funzione di utilità. La nozione di razionalità procedurale indica che una buona decisione non è quella che porta al risultato ottimo, ma quella che scaturisce dalla procedura di deliberazione adatta in base alla rappresentazione che un individuo prima Herbert Alexander Simon di scegliere si fa del problema decisionale e delle potenziali Nobel per l'economia 1978 soluzioni UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 295. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE I LIMITI DELLA RAZIONALITÀ PERFETTA E LA RAZIONALITÀ LIMITATA Herbert Alexander Simon Nobel per l'economia 1978 UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 296. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE I LIMITI DELLA RAZIONALITÀ PERFETTA E LA RAZIONALITÀ LIMITATA Herbert Alexander Simon Nobel per l'economia 1978 UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 297. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE I LIMITI DELLA RAZIONALITÀ PERFETTA E LA RAZIONALITÀ LIMITATA All'ottimizzazione, Simon sostituisce il soddisfacimento (satisficing): il soggetto continua a cercare finché non trova “un corso d'azione che soddisfi una serie di vincoli, [... piuttosto] che il corso di un'azione che massimizza una funzione” (Simon 1987c). Meccanismo dei livelli di aspirazione: se risulta molto facile trovare delle alternative che soddisfino dei criteri, l'agente eleva gradualmente gli standard di dei livelli di aspirazione; al contrario, se la ricerca dura per lunghi periodi Herbert Alexander Simon senza risultato, tali standard vengono gradualmente abbassati. Questo procedimento richiede calcoli molto più semplici di Nobel per l'economia 1978 quelli richiesti dal criterio di massimizzazione. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 298. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE I LIMITI DELLA RAZIONALITÀ PERFETTA E LA RAZIONALITÀ LIMITATA Herbert Alexander Simon Nobel per l'economia 1978 UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 299. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE I LIMITI DELLA RAZIONALITÀ PERFETTA E LA RAZIONALITÀ LIMITATA Herbert Alexander Simon Nobel per l'economia 1978 UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 300. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE I LIMITI DELLA RAZIONALITÀ PERFETTA E LA RAZIONALITÀ LIMITATA la sostituzione fra ottimizzazione e satisficing per le scienze economiche -ma la riflessione può essere estesa alla differenza fra le teorie normative e quelle descrittive- rappresenta un cambiamento di prospettiva e di metodo che privilegia la ricerca empirica. Capire il funzionamento del satisficing implica una ricerca empirica sulle scelte degli agenti. In esso intervengono molte più variabili che richiedono molti più dati empirci e che, d'altro canto, rinunciano a molta della forza e varietà delle teorie Herbert Alexander Simon classiche. Ma questo significa conciliare le teorie economiche Nobel per l'economia 1978 con la reale decisione degli agenti economici. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 301. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE I LIMITI DELLA RAZIONALITÀ PERFETTA E LA RAZIONALITÀ LIMITATA UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 302. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 303. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 304. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE La contaminazione proposta da Simon ha dovuto confrontarsi con le critiche che avevano già messo in crisi fondamenti della psicologia comportamentista. Ma l’economia comportamentista è un settore sviluppato che ha raggiunto numerosi risultati. Ci sono numerosi esiti della psicologia cognitiva che confliggono con alcuni assiomi della teoria della scelta razionale. In questo modo si sono aperte nuove questioni e importanti prospettive per lo studio della decisione e della razionalità umana. Due sono i campi più sviluppati di queste ricerche: gli esperimenti su base empirica che confutano i postulati della teoria della scelta razionale e lo studio, empirico, delle strategie cognitive che influiscono sulla scelta dell'agente decisionale. Molti degli studi empirici più importanti in psicologia cognitiva, che hanno messo in luce sistematiche violazioni degli assiomi della teoria della scelta razionale, sono stati effettuati da Tversky. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 305. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 306. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 307. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE Esperimento di Tversky (1969) Vengono presentate cinque lotterie ad un gruppo di studenti universitari, con le seguenti probabilità di vincita (p): UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 308. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE Esperimento di Tversky (1969) Vengono presentate cinque lotterie ad un gruppo di studenti universitari, con le seguenti probabilità di vincita (p): Lotteria p Vincite ($) a 7/24 5.00 b 8/24 4.75 c 9/24 4.50 d 10/24 4.25 e 11/24 4.00 UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 309. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE Esperimento di Tversky (1969) UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 310. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE Esperimento di Tversky (1969) UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 311. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE Esperimento di Tversky (1969) UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 312. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE Esperimento di Tversky (1969) Ogni lotteria offre una vincita $ se si verifica un certo evento con probabilità p, nulla se questo evento non si verifica. Viene chiesto agli studenti di esprimere una preferenza su una lotteria fra coppie di lotterie diverse. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 313. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE Esperimento di Tversky (1969) Ogni lotteria offre una vincita $ se si verifica un certo evento con probabilità p, nulla se questo evento non si verifica. Viene chiesto agli studenti di esprimere una preferenza su una lotteria fra coppie di lotterie diverse. L'esperimento ha mostrato come gli studenti abbiano preferito la lotteria con la vincita più alta quando sono state confrontate lotterie adiacenti,(a,b b,c c,d d,e) poiché le probabilità di vincita erano percepite come molto simili e quindi le differenze fra le stesse non influivano sulla scelta; gli studenti preferivano la lotteria con la probabilità di vincita maggiore quando erano proposte coppie formate da lotterie con una differenza fra le probabilità di vincita maggiore (a,e). Questi risultati portano ad un insieme di preferenze ciclico, violando l'aciclicità: UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 314. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE Esperimento di Tversky (1969) Ogni lotteria offre una vincita $ se si verifica un certo evento con probabilità p, nulla se questo evento non si verifica. Viene chiesto agli studenti di esprimere una preferenza su una lotteria fra coppie di lotterie diverse. L'esperimento ha mostrato come gli studenti abbiano preferito la lotteria con la vincita più alta quando sono state confrontate lotterie adiacenti,(a,b b,c c,d d,e) poiché le probabilità di vincita erano percepite come molto simili e quindi le differenze fra le stesse non influivano sulla scelta; gli studenti preferivano la lotteria con la probabilità di vincita maggiore quando erano proposte coppie formate da lotterie con una differenza fra le probabilità di vincita maggiore (a,e). Questi risultati portano ad un insieme di preferenze ciclico, violando l'aciclicità: a > b; b > c; c > d; d >e; e > a UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 315. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 316. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 317. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE Maurice Allais (1953) UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 318. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE Maurice Allais (1953) UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 319. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE Maurice Allais (1953) L'assioma di indipendenza afferma che se un agente è indifferente fra i due risultati x1 e x2 di due lotterie L1 e L2 allora dovrebbe essere indifferente anche alle due lotterie L1 e L2 se nelle due lotterie la probabilità di ottenere x1 e x2 è la stessa di ottenere un terzo risultato x3 comune alle due lotterie. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 320. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE Maurice Allais (1953) L'assioma di indipendenza afferma che se un agente è indifferente fra i due risultati x1 e x2 di due lotterie L1 e L2 allora dovrebbe essere indifferente anche alle due lotterie L1 e L2 se nelle due lotterie la probabilità di ottenere x1 e x2 è la stessa di ottenere un terzo risultato x3 comune alle due lotterie. Si paga una lotteria con tre possibili premi monetari: 500 milioni di franchi, 100 milioni di franchi, 0 franchi. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 321. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE Maurice Allais (1953) L'assioma di indipendenza afferma che se un agente è indifferente fra i due risultati x1 e x2 di due lotterie L1 e L2 allora dovrebbe essere indifferente anche alle due lotterie L1 e L2 se nelle due lotterie la probabilità di ottenere x1 e x2 è la stessa di ottenere un terzo risultato x3 comune alle due lotterie. Si paga una lotteria con tre possibili premi monetari: 500 milioni di franchi, 100 milioni di franchi, 0 franchi. Si devono prendere due scelte indipendenti: una prima (1) tra le situazioni A e B, e una seconda (2) tra le situazioni C e D. Le scelte e le situazioni corrispondenti sono esposte nella seguente tabella. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 322. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE Maurice Allais (1953) L'assioma di indipendenza afferma che se un agente è indifferente fra i due risultati x1 e x2 di due lotterie L1 e L2 allora dovrebbe essere indifferente anche alle due lotterie L1 e L2 se nelle due lotterie la probabilità di ottenere x1 e x2 è la stessa di ottenere un terzo risultato x3 comune alle due lotterie. Si paga una lotteria con tre possibili premi monetari: 500 milioni di franchi, 100 milioni di franchi, 0 franchi. Si devono prendere due scelte indipendenti: una prima (1) tra le situazioni A e B, e una seconda (2) tra le situazioni C e D. Le scelte e le situazioni corrispondenti sono esposte nella seguente tabella. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 323. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE Maurice Allais (1953) UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 324. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE Maurice Allais (1953) UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 325. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE Maurice Allais (1953) Scelta Situazione A Ricevere 100 milioni con certezza. 10 possibilità su 100 di vincere 500 milioni. 1 B 89 possibilità su 100 di vincere 100 milioni. 1 possibilità su 100 di non vincere nulla. 11 possibilità su 100 di vincere 100 milioni. C 89 possibilità su 100 di non vincere nulla. 2 10 possibilità su 100 di vincere 500 milioni. D 90 possibilità su 100 di non vincere nulla. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 326. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE Maurice Allais (1953) UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 327. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE Maurice Allais (1953) UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 328. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE Maurice Allais (1953) L’esito dell’esperimento è stato il mostrare che la maggior parte degli individui intervistati, confrontando queste lotterie, preferisce A a B nel contesto di scelta (1), e D a C nel contesto di scelta (2). Questi risultati hanno mostrato che, nella prima scelta, ricevere 100 milioni con certezza è preferito a giocare una lotteria che offre 5 volte di più con una probabilità di 1/10 e caratterizzata anche da un piccolo rischio di non ricevere nulla. Al contrario, nella seconda scelta, si mostra che una vincita di 500 milioni con una probabilità di vincita di 1/10 è preferita ad una vincita di solo 100 milioni che abbia una probabilità leggermente più bassa, pari di 11/100. Questa distribuzione delle probabilità viola l'assioma di indipendenza in quanto, in base a questo, quando A è preferita a B (A>B), C dovrebbe essere preferita a D (C>D) ma ciò non avviene. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 329. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE Maurice Allais (1953) UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 330. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE Maurice Allais (1953) UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 331. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE Maurice Allais (1953) Questo risultato è evidente considerano le utilità attese delle lotterie. Nella prima scelta in cui si preferisce A a B, le utilità sono le seguenti: U(100) > 0.10U(500) + 0.89U(100) + 0.01U(0) cosa che equivale a scrivere: 0.11U(100) > 0.10U(500) Al contrario, la seconda scelta in cui si preferisce D a C, è dettata dal seguente schema di utilità: 0.10U(500) + 0.90U(0) > 0.11U(100) + 0.89U(0) cosa che equivale a scrivere: 0.10U(500) > 0.11U(100) UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 332. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE Maurice Allais (1953) UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 333. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE Maurice Allais (1953) UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 334. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE Maurice Allais (1953) Le due preferenze: 0.11U(100) > 0.10U(500) e 0.10U(500) > 0.11U(100) Sono chiaramente contraddittorie e violano l'assioma di indipendenza UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 335. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE Maurice Allais (1953) UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 336. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 337. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE L’effetto di incorniciamento (framing effect, Tversky e Kahneman 1981). UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 338. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE L’effetto di incorniciamento (framing effect, Tversky e Kahneman 1981). L'incorniciamento raccoglie gli effetti del contesto e del modo in cui viene presentato il problema decisionale. Il processo decisionale può essere diviso in due parti: UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 339. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE L’effetto di incorniciamento (framing effect, Tversky e Kahneman 1981). L'incorniciamento raccoglie gli effetti del contesto e del modo in cui viene presentato il problema decisionale. Il processo decisionale può essere diviso in due parti: • l'incorniciamento, in cui l'agente effettua un'analisi preliminare del problema decisionale, organizza le informazioni, calcola alternative ed effetti UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 340. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE L’effetto di incorniciamento (framing effect, Tversky e Kahneman 1981). L'incorniciamento raccoglie gli effetti del contesto e del modo in cui viene presentato il problema decisionale. Il processo decisionale può essere diviso in due parti: • l'incorniciamento, in cui l'agente effettua un'analisi preliminare del problema decisionale, organizza le informazioni, calcola alternative ed effetti • la valutazione. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 341. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE L’effetto di incorniciamento (framing effect, Tversky e Kahneman 1981). L'incorniciamento raccoglie gli effetti del contesto e del modo in cui viene presentato il problema decisionale. Il processo decisionale può essere diviso in due parti: • l'incorniciamento, in cui l'agente effettua un'analisi preliminare del problema decisionale, organizza le informazioni, calcola alternative ed effetti • la valutazione. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 342. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE L’effetto di incorniciamento (framing effect, Tversky e Kahneman 1981). L'incorniciamento raccoglie gli effetti del contesto e del modo in cui viene presentato il problema decisionale. Il processo decisionale può essere diviso in due parti: • l'incorniciamento, in cui l'agente effettua un'analisi preliminare del problema decisionale, organizza le informazioni, calcola alternative ed effetti • la valutazione. Tversky e Kahneman (1981), grazie ad alcuni esperimenti, dimostrano che l'incorniciamento può avere conseguenze profonde sulla scelta fino a cambiarne gli esiti. In uno di questi esperimenti si dimostra che la valutazione di alcune alternative di una scelta dipende dal modo in cui queste vengono presentate. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 343. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 344. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 345. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE Esperimento de “il problema della malattia asiatica”, Tversky e Kahneman (1981): Ad un campione di persone veniva chiesto di scegliere una strategia per affrontare un'epidemia di una rara malattia asiatica fra un insieme di alternative proposte dal sistema sanitario americano. La malattia potrebbe provocare 600 decessi. È possibile scegliere fra le seguenti alternative: UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 346. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE Esperimento de “il problema della malattia asiatica”, Tversky e Kahneman (1981): Ad un campione di persone veniva chiesto di scegliere una strategia per affrontare un'epidemia di una rara malattia asiatica fra un insieme di alternative proposte dal sistema sanitario americano. La malattia potrebbe provocare 600 decessi. È possibile scegliere fra le seguenti alternative: • con il programma A, 200 persone saranno salvate. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 347. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE Esperimento de “il problema della malattia asiatica”, Tversky e Kahneman (1981): Ad un campione di persone veniva chiesto di scegliere una strategia per affrontare un'epidemia di una rara malattia asiatica fra un insieme di alternative proposte dal sistema sanitario americano. La malattia potrebbe provocare 600 decessi. È possibile scegliere fra le seguenti alternative: • con il programma A, 200 persone saranno salvate. • con il programma B, c'è una probabilità di 1/3 di salvare 600 persone e di 2/3 di non salvare nessuno. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 348. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE Esperimento de “il problema della malattia asiatica”, Tversky e Kahneman (1981): Ad un campione di persone veniva chiesto di scegliere una strategia per affrontare un'epidemia di una rara malattia asiatica fra un insieme di alternative proposte dal sistema sanitario americano. La malattia potrebbe provocare 600 decessi. È possibile scegliere fra le seguenti alternative: • con il programma A, 200 persone saranno salvate. • con il programma B, c'è una probabilità di 1/3 di salvare 600 persone e di 2/3 di non salvare nessuno. Il 72% dei soggetti preferisce l'alternativa A. Anche se il valore atteso delle due alternative è il medesimo, la prospettiva A sembra la più rassicurante dato che esprime una valutazione in termini positivi, cioè in termini di vite potenzialmente salvate. Questo rivela che gli intervistati sono avversi al rischio. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 349. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE Esperimento de “il problema della malattia asiatica”, Tversky e Kahneman (1981): UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 350. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE Esperimento de “il problema della malattia asiatica”, Tversky e Kahneman (1981): UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 351. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE Esperimento de “il problema della malattia asiatica”, Tversky e Kahneman (1981): Successivamente, le stesse alternative venivano proposte cambiando la cornice: venivano presentate in maniera negativa, parlando di morti previste. con il programma C, 400 persone moriranno; con il programma D c'è una probabilità di 1/3 che nessuno muoia e di 2/3 che 600 persone muoiano. Il 78% degli intervistati affermava di preferire D, la scelta rischiosa, anche se numericamente le alternative C e D sono identiche ad A e B. Parlare in termini di morti potenziali rendeva i soggetti propensi al rischio. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 352. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE Esperimento de “il problema della malattia asiatica”, Tversky e Kahneman (1981): UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 353. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE Esperimento de “il problema della malattia asiatica”, Tversky e Kahneman (1981): UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 354. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE Esperimento de “il problema della malattia asiatica”, Tversky e Kahneman (1981): Tutto questo non è razionale dal punto di vista della teoria dell'utilità attesa, poiché le preferenze non dovrebbero dipendere dal modo di presentare le alternative, ma dalle conseguenze delle stesse. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 355. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 356. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 357. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE Un primo limite all’applicazione delle regole formali della logica della preferenza risiede nel fatto che i ragionamenti ordinari degli esseri umani non si fermano al calcolo formale, ma sono sensibili al contenuto: “Una differenza fra inferenze logiche e ragionamento ordinario consiste nel fatto che quest’ultimo non impiega un linguaggio artificiale, in cui la forma sintattica rispecchia la struttura logica degli enunciati. La struttura grammaticale degli enunciati del linguaggio ordinario maschera talvolta la loro forma logica, ed enunciati con una struttura sintattica simile possono avere strutture logiche profondamente diverse: molti enunciati si «assomigliano» sebbene , dal punto di vista logico, funzionano in maniera profondamente diversa. Questo fa sì che nei ragionamenti ordinari, in cui premesse e conclusioni sono formulate nel linguaggio naturale, spesso ci si debba aiutare con il contenuto (o con il contesto) per stabilire quali inferenze siano corrette.” (Frixione 2007). UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 358. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 359. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 360. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE Non seguendo sempre le regole logiche, il ragionamento può quindi incorrere in errori logici: le fallacie. Le fallacie sono argomentazioni errate che ad un primo superficiale esame sembrano convincenti. Ci sono alcune fallacie in cui il ragionamento incorre sistematicamente, o tende sistematicamente ad incorrere. Gli argomenti fallaci non sono solo un problema in logica. Sono degli strumenti utilizzati in retorica proprio per il loro essere persuasivi grazie alla loro apparente correttezza. Per questo, il loro utilizzo può avere delle conseguenze sulla decisione, modificando il panorama delle alternative, delle preferenze e delle credenze sulla probabilità. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 361. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 362. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 363. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE Un primo esempio può essere un discorso elettorale che potrebbe risultare convincente anche se è strutturato come una fallacia. Pensiamo al seguente caso. Un politico indagato per corruzione potrebbe difendersi argomentando come di seguito: UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 364. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE Un primo esempio può essere un discorso elettorale che potrebbe risultare convincente anche se è strutturato come una fallacia. Pensiamo al seguente caso. Un politico indagato per corruzione potrebbe difendersi argomentando come di seguito: UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 365. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE Un primo esempio può essere un discorso elettorale che potrebbe risultare convincente anche se è strutturato come una fallacia. Pensiamo al seguente caso. Un politico indagato per corruzione potrebbe difendersi argomentando come di seguito: (a) Se un magistrato utilizzasse politicamente il suo potere, allora (b) inquisirebbe dei politici UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 366. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE Un primo esempio può essere un discorso elettorale che potrebbe risultare convincente anche se è strutturato come una fallacia. Pensiamo al seguente caso. Un politico indagato per corruzione potrebbe difendersi argomentando come di seguito: (a) Se un magistrato utilizzasse politicamente il suo potere, allora (b) inquisirebbe dei politici (b) Il magistrato (che mi ha inquisito) inquisisce dei politici. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 367. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE Un primo esempio può essere un discorso elettorale che potrebbe risultare convincente anche se è strutturato come una fallacia. Pensiamo al seguente caso. Un politico indagato per corruzione potrebbe difendersi argomentando come di seguito: (a) Se un magistrato utilizzasse politicamente il suo potere, allora (b) inquisirebbe dei politici (b) Il magistrato (che mi ha inquisito) inquisisce dei politici. Quindi: (a)il magistrato (che mi ha inquisito) utilizza politicamente il suo potere. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 368. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE Un primo esempio può essere un discorso elettorale che potrebbe risultare convincente anche se è strutturato come una fallacia. Pensiamo al seguente caso. Un politico indagato per corruzione potrebbe difendersi argomentando come di seguito: (a) Se un magistrato utilizzasse politicamente il suo potere, allora (b) inquisirebbe dei politici (b) Il magistrato (che mi ha inquisito) inquisisce dei politici. Quindi: (a)il magistrato (che mi ha inquisito) utilizza politicamente il suo potere. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 369. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE Un primo esempio può essere un discorso elettorale che potrebbe risultare convincente anche se è strutturato come una fallacia. Pensiamo al seguente caso. Un politico indagato per corruzione potrebbe difendersi argomentando come di seguito: (a) Se un magistrato utilizzasse politicamente il suo potere, allora (b) inquisirebbe dei politici (b) Il magistrato (che mi ha inquisito) inquisisce dei politici. Quindi: (a)il magistrato (che mi ha inquisito) utilizza politicamente il suo potere. Questo ragionamento è fallace, utilizza lo schema della fallacia dell’affermazione del conseguente: UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 370. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE Un primo esempio può essere un discorso elettorale che potrebbe risultare convincente anche se è strutturato come una fallacia. Pensiamo al seguente caso. Un politico indagato per corruzione potrebbe difendersi argomentando come di seguito: (a) Se un magistrato utilizzasse politicamente il suo potere, allora (b) inquisirebbe dei politici (b) Il magistrato (che mi ha inquisito) inquisisce dei politici. Quindi: (a)il magistrato (che mi ha inquisito) utilizza politicamente il suo potere. Questo ragionamento è fallace, utilizza lo schema della fallacia dell’affermazione del conseguente: UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 371. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE Un primo esempio può essere un discorso elettorale che potrebbe risultare convincente anche se è strutturato come una fallacia. Pensiamo al seguente caso. Un politico indagato per corruzione potrebbe difendersi argomentando come di seguito: (a) Se un magistrato utilizzasse politicamente il suo potere, allora (b) inquisirebbe dei politici (b) Il magistrato (che mi ha inquisito) inquisisce dei politici. Quindi: (a)il magistrato (che mi ha inquisito) utilizza politicamente il suo potere. Questo ragionamento è fallace, utilizza lo schema della fallacia dell’affermazione del conseguente: A→B UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 372. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE Un primo esempio può essere un discorso elettorale che potrebbe risultare convincente anche se è strutturato come una fallacia. Pensiamo al seguente caso. Un politico indagato per corruzione potrebbe difendersi argomentando come di seguito: (a) Se un magistrato utilizzasse politicamente il suo potere, allora (b) inquisirebbe dei politici (b) Il magistrato (che mi ha inquisito) inquisisce dei politici. Quindi: (a)il magistrato (che mi ha inquisito) utilizza politicamente il suo potere. Questo ragionamento è fallace, utilizza lo schema della fallacia dell’affermazione del conseguente: A→B B UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 373. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE Un primo esempio può essere un discorso elettorale che potrebbe risultare convincente anche se è strutturato come una fallacia. Pensiamo al seguente caso. Un politico indagato per corruzione potrebbe difendersi argomentando come di seguito: (a) Se un magistrato utilizzasse politicamente il suo potere, allora (b) inquisirebbe dei politici (b) Il magistrato (che mi ha inquisito) inquisisce dei politici. Quindi: (a)il magistrato (che mi ha inquisito) utilizza politicamente il suo potere. Questo ragionamento è fallace, utilizza lo schema della fallacia dell’affermazione del conseguente: A→B B _______ UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 374. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE Un primo esempio può essere un discorso elettorale che potrebbe risultare convincente anche se è strutturato come una fallacia. Pensiamo al seguente caso. Un politico indagato per corruzione potrebbe difendersi argomentando come di seguito: (a) Se un magistrato utilizzasse politicamente il suo potere, allora (b) inquisirebbe dei politici (b) Il magistrato (che mi ha inquisito) inquisisce dei politici. Quindi: (a)il magistrato (che mi ha inquisito) utilizza politicamente il suo potere. Questo ragionamento è fallace, utilizza lo schema della fallacia dell’affermazione del conseguente: A→B B _______ A UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 375. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE Un primo esempio può essere un discorso elettorale che potrebbe risultare convincente anche se è strutturato come una fallacia. Pensiamo al seguente caso. Un politico indagato per corruzione potrebbe difendersi argomentando come di seguito: (a) Se un magistrato utilizzasse politicamente il suo potere, allora (b) inquisirebbe dei politici (b) Il magistrato (che mi ha inquisito) inquisisce dei politici. Quindi: (a)il magistrato (che mi ha inquisito) utilizza politicamente il suo potere. Questo ragionamento è fallace, utilizza lo schema della fallacia dell’affermazione del conseguente: A→B B _______ A UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 376. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE Un primo esempio può essere un discorso elettorale che potrebbe risultare convincente anche se è strutturato come una fallacia. Pensiamo al seguente caso. Un politico indagato per corruzione potrebbe difendersi argomentando come di seguito: (a) Se un magistrato utilizzasse politicamente il suo potere, allora (b) inquisirebbe dei politici (b) Il magistrato (che mi ha inquisito) inquisisce dei politici. Quindi: (a)il magistrato (che mi ha inquisito) utilizza politicamente il suo potere. Questo ragionamento è fallace, utilizza lo schema della fallacia dell’affermazione del conseguente: A→B B _______ A Questo argomento è fallace perché non utilizza appropriatamente il condizionale materiale. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 377. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 378. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 379. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE Un altro esempio di discorso persuasivo ma fallace, potrebbe essere una pubblicità di cosmetici che invogli a comprare dei prodotti antirughe. La campagna pubblicitaria potrebbe utilizzare uno spot che, implicitamente ed in maniera edulcorata, generalizzi una regola sociale che si regge sul seguente argomento: UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 380. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE Un altro esempio di discorso persuasivo ma fallace, potrebbe essere una pubblicità di cosmetici che invogli a comprare dei prodotti antirughe. La campagna pubblicitaria potrebbe utilizzare uno spot che, implicitamente ed in maniera edulcorata, generalizzi una regola sociale che si regge sul seguente argomento: (a) Se una donna appare giovane e bella allora (b) avrà grandi possibilità di far carriera UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 381. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE Un altro esempio di discorso persuasivo ma fallace, potrebbe essere una pubblicità di cosmetici che invogli a comprare dei prodotti antirughe. La campagna pubblicitaria potrebbe utilizzare uno spot che, implicitamente ed in maniera edulcorata, generalizzi una regola sociale che si regge sul seguente argomento: (a) Se una donna appare giovane e bella allora (b) avrà grandi possibilità di far carriera (a) La donna (protagonista dello spot) non appare giovane e bella UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 382. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE Un altro esempio di discorso persuasivo ma fallace, potrebbe essere una pubblicità di cosmetici che invogli a comprare dei prodotti antirughe. La campagna pubblicitaria potrebbe utilizzare uno spot che, implicitamente ed in maniera edulcorata, generalizzi una regola sociale che si regge sul seguente argomento: (a) Se una donna appare giovane e bella allora (b) avrà grandi possibilità di far carriera (a) La donna (protagonista dello spot) non appare giovane e bella Quindi: (b) la donna non fa carriera UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 383. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE Un altro esempio di discorso persuasivo ma fallace, potrebbe essere una pubblicità di cosmetici che invogli a comprare dei prodotti antirughe. La campagna pubblicitaria potrebbe utilizzare uno spot che, implicitamente ed in maniera edulcorata, generalizzi una regola sociale che si regge sul seguente argomento: (a) Se una donna appare giovane e bella allora (b) avrà grandi possibilità di far carriera (a) La donna (protagonista dello spot) non appare giovane e bella Quindi: (b) la donna non fa carriera Questo argomento si regge sulla fallacia della negazione dell’antecedente: UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 384. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE Un altro esempio di discorso persuasivo ma fallace, potrebbe essere una pubblicità di cosmetici che invogli a comprare dei prodotti antirughe. La campagna pubblicitaria potrebbe utilizzare uno spot che, implicitamente ed in maniera edulcorata, generalizzi una regola sociale che si regge sul seguente argomento: (a) Se una donna appare giovane e bella allora (b) avrà grandi possibilità di far carriera (a) La donna (protagonista dello spot) non appare giovane e bella Quindi: (b) la donna non fa carriera Questo argomento si regge sulla fallacia della negazione dell’antecedente: A→B UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 385. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE Un altro esempio di discorso persuasivo ma fallace, potrebbe essere una pubblicità di cosmetici che invogli a comprare dei prodotti antirughe. La campagna pubblicitaria potrebbe utilizzare uno spot che, implicitamente ed in maniera edulcorata, generalizzi una regola sociale che si regge sul seguente argomento: (a) Se una donna appare giovane e bella allora (b) avrà grandi possibilità di far carriera (a) La donna (protagonista dello spot) non appare giovane e bella Quindi: (b) la donna non fa carriera Questo argomento si regge sulla fallacia della negazione dell’antecedente: A→B ¬A UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 386. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE Un altro esempio di discorso persuasivo ma fallace, potrebbe essere una pubblicità di cosmetici che invogli a comprare dei prodotti antirughe. La campagna pubblicitaria potrebbe utilizzare uno spot che, implicitamente ed in maniera edulcorata, generalizzi una regola sociale che si regge sul seguente argomento: (a) Se una donna appare giovane e bella allora (b) avrà grandi possibilità di far carriera (a) La donna (protagonista dello spot) non appare giovane e bella Quindi: (b) la donna non fa carriera Questo argomento si regge sulla fallacia della negazione dell’antecedente: A→B ¬A ______ UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 387. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE Un altro esempio di discorso persuasivo ma fallace, potrebbe essere una pubblicità di cosmetici che invogli a comprare dei prodotti antirughe. La campagna pubblicitaria potrebbe utilizzare uno spot che, implicitamente ed in maniera edulcorata, generalizzi una regola sociale che si regge sul seguente argomento: (a) Se una donna appare giovane e bella allora (b) avrà grandi possibilità di far carriera (a) La donna (protagonista dello spot) non appare giovane e bella Quindi: (b) la donna non fa carriera Questo argomento si regge sulla fallacia della negazione dell’antecedente: A→B ¬A ______ ¬B UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 388. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 389. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 390. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE “Tutti gli ingredienti ti questo prodotto sono buoni Quindi: il prodotto è buono” “Quest’auto potrebbe essere acquistata pagando comode rate di importo modico. Quindi: conviene comprare quest’auto.” Questi argomenti si basano sulla fallacia della composizione e scomposizione: si forza erroneamente la relazione mereologica (fra le parti e il tutto) di un oggetto, attribuendo all’oggetto intero una proprietà che appartiene ad ogni singola parte che lo compone. Non è sempre detto, infatti, che l’attribuzione di questa proprietà sia legittima. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 391. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 392. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 393. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE Questi argomenti possono influenzare e convincere l’uditorio, quindi modificare il set delle preferenze e le scelte finali degli agenti. Il problema risiede nel fatto che le decisioni, influenzate da un argomento fallace preso per buono, poggiano evidentemente su errori, e sono quindi fondamentalmente scelte irrazionali. L’esperienza comune, gli esempi sopra riportati che riprendono aspetti semplificati della vita quotidiana, mostrano che nella realtà dei fatti gli agenti sono spesso influenzati da ragionamenti che si poggiano sulle fallacie. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 394. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 395. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 396. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE giustificare le proprie scelte personali utilizzando ragionamenti scorretti: fallacia del giocatore: interviene influenzando le credenze dell’agente sulle probabilità di realizzazione degli eventi. Questa fallacia agisce quando le credenze sulla probabilità che un evento B accada vengono modificate in base al verificarsi di un altro evento A, precedente al primo, nel caso in cui i due eventi sono effettivamente del tutto indipendenti. esempi: i numeri “ritardatari” del Lotto: si ritiene spesso che il loro ritardo ne aumenti la probabilità di essere estratti al prossimo turno. Anche essendo coscienti che tale ragionamento sia fallace, risulta difficile scostarsene. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 397. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 398. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 399. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE Anche se si scommette sull’esito dei lanci di una moneta (che si sa non essere truccata), se si verifica il caso di tre lanci consecutivi con esito testa, comunemente si ritiene che l’esito del lancio successivo sarà con maggiore probabilità croce, piuttosto che testa. Questo errore avviene sia perché una sequenza ordinata sembra meno probabile di una irregolare (per lo stesso motivo sembra insensato giocare una schedina del lotto con una combinazione del tipo “1, 2, 3, 4, 5” o del tipo “10, 20, 30, 40, 50” nonostante abbiano le stesse chance di ogni altra schedina), sia perché si estende la proprietà dell’insieme degli esiti dei lanci, che dovrebbe tendere a dividersi a metà fra lanci con esito testa e lanci con esito croce, alla probabilità di ogni singolo lancio, attribuzione infondata dato che ogni evento è indipendente dal precedente e dal successivo. Come si può notare, questi tipi di ragionamenti modificano le credenze sulle probabilità che un avvenimento accada, modificano le preferenze sulle alternative ed in ultimo la decisione finale. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 400. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 401. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 402. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE Le fallacie di quest’ultimo tipo possono essere ricondotte ad un fenomeno ancora più basilare nell’attività cognitiva umana: quando si ricevono dei segnali o dei messaggi e si manipolano dell’informazione, si utilizzano delle strategie cognitive comuni e molto radicate, le euristiche. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 403. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE Le fallacie di quest’ultimo tipo possono essere ricondotte ad un fenomeno ancora più basilare nell’attività cognitiva umana: quando si ricevono dei segnali o dei messaggi e si manipolano dell’informazione, si utilizzano delle strategie cognitive comuni e molto radicate, le euristiche. Le Euristiche sono schemi e regole pragmatiche utilizzate, più o meno consciamente, per ridurre la complessità dei messaggi e degli stimoli ricevuti e facilitarne così la comprensione. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 404. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE Le fallacie di quest’ultimo tipo possono essere ricondotte ad un fenomeno ancora più basilare nell’attività cognitiva umana: quando si ricevono dei segnali o dei messaggi e si manipolano dell’informazione, si utilizzano delle strategie cognitive comuni e molto radicate, le euristiche. Le Euristiche sono schemi e regole pragmatiche utilizzate, più o meno consciamente, per ridurre la complessità dei messaggi e degli stimoli ricevuti e facilitarne così la comprensione. Sono molto persistenti nel comportamento cognitivo umano. In molti casi prescindono dalla cultura di appartenenza o dal livello culturale degli agenti. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 405. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE Le fallacie di quest’ultimo tipo possono essere ricondotte ad un fenomeno ancora più basilare nell’attività cognitiva umana: quando si ricevono dei segnali o dei messaggi e si manipolano dell’informazione, si utilizzano delle strategie cognitive comuni e molto radicate, le euristiche. Le Euristiche sono schemi e regole pragmatiche utilizzate, più o meno consciamente, per ridurre la complessità dei messaggi e degli stimoli ricevuti e facilitarne così la comprensione. Sono molto persistenti nel comportamento cognitivo umano. In molti casi prescindono dalla cultura di appartenenza o dal livello culturale degli agenti. Le euristiche sono strategie selezionate dall’evoluzione per facilitare una comprensione veloce della realtà e dell’ambiente circostanti, nel più breve tempo possibile, con lo sforzo cognitivo minimo. Si basano su esperienze pratiche, sull’osservazione ripetuta di situazioni simili che permette, con buona probabilità di successo, di generalizzare l’esperienza passata a casi nuovi. È il caso di quando si producono valutazioni su grandezze fisiche interpretando dei segnali come il fumo, che mostra la presenza di un fuoco, il curvarsi dei rami superiori degli alberi, che mostra la presenza di vento più o meno forte. Molte euristiche infatti riguardano l’interpretazione dei dati sensoriali. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 406. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 407. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 408. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 409. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 410. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 411. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 412. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 413. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE la vista prospettica è carica di numerose informazioni di carattere matematico, ma alcuni parametri, come il rapporto fra le dimensioni degli oggetti, vengono elaborati automaticamente, dando l’illusione di una figura prospettica anche nel caso di immagini a due dimensioni UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 414. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 415. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 416. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE la camera di Aymes UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 417. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE la camera di Aymes UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 418. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE la camera di Aymes UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 419. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE la camera di Aymes UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 420. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE la camera di Aymes UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 421. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 422. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 423. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE Il triangolo di Kanizsa è un'illusione ottica descritta per la prima volta nel 1955 dallo psicologo italiano Gaetano Kanizsa. Guardando la figura si è indotti a percepire due triangoli equilateri bianchi, uno con un contorno neo, uno senza contorno, l'uno sovrapposto all'altro. Nessuno dei due triangoli è effettivamente disegnato. Questo effetto è conosciuto come profilo soggettivo o illusorio. Il triangolo bianco inesistente sembra essere più luminoso della zona circostante, anche se quell'area ha la stessa luminosità delle zone adiacenti. Questo fenomeno avviene in quanto il nostro apparato percettologico ha una tendenza or ganizzativa innata costituita dall'articolazione figura/sfondo secondo cui non c'è una figura senza sfondo; ciò avviene anche con figure ottenute con margini fisicamente inesistenti, come appunto questo triangolo UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 424. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 425. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 426. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 427. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE Il cervello tende ad interpretare la percezioni riconoscendo oggetti dotati di significato, per questo tende a completare delle immagini incomplete. Una circonferenza incompleta sulla parte destra è completata finché non assomiglia ad una “C”, cioè ad un altro oggetto dotato di significato. Studi di psicologia cognitiva hanno descritto euristiche che possono avere effetti sul processo decisionale. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 428. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 429. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 430. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE L’euristica della disponibilità: UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 431. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE L’euristica della disponibilità: nel fornire una stima riguardo al possibile accadere di eventi futuri, gli agenti utilizzano la loro esperienza relativa al verificarsi di eventi simili in passato UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 432. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE L’euristica della disponibilità: nel fornire una stima riguardo al possibile accadere di eventi futuri, gli agenti utilizzano la loro esperienza relativa al verificarsi di eventi simili in passato Ma le informazioni che vengono recuperate dalla memoria non sono solo quelle con il potere informativo maggiore, ma spesso quelle più vivide, sono cioè le informazioni alle quali l'individuo ha associato i connotati emotivi più forti. I ricordi immediatamente disponibili sono spesso quelli più familiari, che si incontrano più frequentemente, più vicini temporalmente è più coinvolgenti emotivamente. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 433. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE L’euristica della disponibilità: nel fornire una stima riguardo al possibile accadere di eventi futuri, gli agenti utilizzano la loro esperienza relativa al verificarsi di eventi simili in passato Ma le informazioni che vengono recuperate dalla memoria non sono solo quelle con il potere informativo maggiore, ma spesso quelle più vivide, sono cioè le informazioni alle quali l'individuo ha associato i connotati emotivi più forti. I ricordi immediatamente disponibili sono spesso quelli più familiari, che si incontrano più frequentemente, più vicini temporalmente è più coinvolgenti emotivamente. Quando la disponibilità, la frequenza e la probabilità oggettive degli eventi considerati non sono pari a quelle soggettive, si può correre il rischio di sovrastimare o sottostimare la probabilità, l’importanza o gravità di alcuni avvenimenti. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 434. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE L’euristica della disponibilità: nel fornire una stima riguardo al possibile accadere di eventi futuri, gli agenti utilizzano la loro esperienza relativa al verificarsi di eventi simili in passato Ma le informazioni che vengono recuperate dalla memoria non sono solo quelle con il potere informativo maggiore, ma spesso quelle più vivide, sono cioè le informazioni alle quali l'individuo ha associato i connotati emotivi più forti. I ricordi immediatamente disponibili sono spesso quelli più familiari, che si incontrano più frequentemente, più vicini temporalmente è più coinvolgenti emotivamente. Quando la disponibilità, la frequenza e la probabilità oggettive degli eventi considerati non sono pari a quelle soggettive, si può correre il rischio di sovrastimare o sottostimare la probabilità, l’importanza o gravità di alcuni avvenimenti. es. la paura di volare mediamente è superiore a quella di viaggiare in auto. Oggettivamente, le vittime di incidenti stradali sono di molto maggiori delle vittime di incidenti aerei. Ma un singolo incidente aereo provoca molte vittime tutte insieme e spesso è accompagnato da un’eco mediatica molto forte che ne amplifica l'immagine di strage. --> Pochi casi eclatanti possono far percepire un evento molto grave e molto probabile. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 435. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE L’euristica della disponibilità: UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 436. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE L’euristica della disponibilità: UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 437. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE L’euristica della disponibilità: In alcuni studi statunitensi (Lichtenstein et al. 1978) si è dimostrato come, domandando ad un campione di persone di stimare la frequenza di diverse cause di decesso, gli eventi più eclatanti, che producevano molti decessi insieme, come le catastrofi naturali, o eventi violenti come gli omicidi, erano sovrastimanti, mentre i decessi per malattie anche molto comuni erano di molto sottostimati. L’influenza dei media è molto importante nell’aumentare la disponibilità cognitiva di un certo evento. Sfruttando questo meccanismo si organizzano campagne pubblicitarie, ma anche campagne di sensibilizzazione che tengono l’argomento “vivo” al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 438. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE L’euristica della disponibilità: UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 439. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE L’euristica della disponibilità: UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 440. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE L’euristica della disponibilità: test di Linda: Linda, 31 anni, single, schietta e molto intelligente. Ha una laurea in filosofia e da giovane era molto attiva nelle battaglie per i diritti umani e della giustizia sociale, partecipava a manifestazioni antinucleari. quali delle seguenti affermazioni è più probabile? Linda è un impiegata di banca; Linda è un impiegata di banca ed un attivista del movimento femminista. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 441. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE L’euristica della disponibilità: UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 442. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE L’euristica della disponibilità: UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 443. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE L’euristica della disponibilità: L’88% delle persone intervistate in questo esperimento (Tversky e Kahneman 1982) ritiene più probabile l’affermazione (b). In realtà l’affermazione (b) non è la più probabile secondo la regola della congiunzione del calcolo delle probabilità. Tale legge afferma che l’eventualità che due eventi avvengano insieme, in congiunzione, è minore rispetto alla probabilità che uno dei due eventi si verifichi singolarmente: l’insieme delle impiegate di banca e femministe, è un sottoinsieme rispetto a quello generale delle impiegate di banca. Si è portati a ritenere (b) come più probabile perché la descrizione di Linda è rappresentativa dell’insieme delle impiegate di banca femministe, quindi influenzati non da un calcolo sintattico forale, a dal contenuto delle affermazioni. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 444. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE L’euristica della disponibilità: UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 445. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 446. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE L’euristica della rappresentatività UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 447. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE L’euristica della rappresentatività interviene quando bisogna stimare la probabilità che un oggetto, un individuo od un evento x appartenga ad una classe y di oggetti, individui od eventi simili; per far ciò si confrontano le caratteristiche di x e di y e si stima la probabilità basandosi sul capacità di x di essere rappresentativo di y. Quando cioè x è intuitivamente molto simile ad y, quando le caratteristiche più evidenti sono simili, o quando il processo o la causa che genera x è simile a quella che genera y, allora si ritiene che ci sia una elevata probabilità che x appartenga ad y. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 448. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE L’euristica della rappresentatività UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 449. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE L’euristica della rappresentatività UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 450. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE L’euristica della rappresentatività L’euristica della rappresentatività è causata da un altro fenomeno sottostante, ovvero la legge dei piccoli numeri (Tversky e Kahneman 1971). Questa legge del comportamento cognitivo induce a credere che piccoli campioni di una popolazione siano rappresentativi dell’intera classe, nello stesso modo in cui la legge dei grandi numeri lo afferma per grandi campioni di popolazione. In realtà. le leggi della statistica affermano che un campione, per essere rappresentativo di una popolazione e rispecchiarne così le caratteristiche, deve essere di numero adeguatamente alto e rispecchiarne le strutture. Per la legge dei piccoli numeri si tende a ritenere più probabile, anche per una sequenza breve dei lanci di una moneta, una successione degli esiti che rispecchi la divisione 50% testa e 50% croce, distribuzione valida per un numero elevato di lanci. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 451. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 452. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 453. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE euristica dell’ancoraggio, o accomodamento. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 454. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE euristica dell’ancoraggio, o accomodamento. dovendo emettere dei giudizi in condizioni di incertezza, gli agenti riducono l’ambiguità ancorandosi ad un punto di riferimento stabile per poi operare degli aggiustamenti ed infine raggiungere una decisione finale. In altre parole, si tratta di processi di stima di un qualche valore a partire da un certo valore iniziale, rispetto al quale viene accomodato il nuovo. In un esperimento (Kanhneman e Tversky 1974) chiedeva a dei soggetti di apportare una correzione ad una stima arbitraria che era loro proposta a proposito della percentuale dei paesi africani presenti all’ONU. Ad alcuni soggetti era stato dato un ancoraggio del 10% ad altri del 65%. Risultato: gli aggiustamenti operati dai soggetti li portavano ad una stima rispettivamente del 25% e del 45%. Non si sono dimostrati in grado di svincolarsi dal punto di ancoraggio, anche se sapevano che si trattava di un dato di partenza errato. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 455. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE euristica dell’ancoraggio, o accomodamento. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 456. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 457. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE I ragionamenti economici e di scelta, nell’esperienza quotidiana, non possono basarsi solamente su leggi logiche e matematiche. Gli esseri umani hanno sviluppato nel corso dell’evoluzione delle strategie cognitive atte ad interpretare il gran numero di messaggi provenienti dall’ambiente naturale col minore sforzo e nel più breve tempo possibili. Queste strategie sfruttano spesso la regolarità che gli eventi naturali mostrano, elaborando automaticamente numerosi passaggi e dati carichi di informazioni (a volte dandoli per sottintesi e scontati). L’interpretazione e la comprensione dell’ambiente si poggia costruttivamente su ragionamenti che non hanno la certezza della deduzione, ma sono ragionamenti probabilistici, che producono una conclusione probabile a vari livelli di sicurezza. Ci si affida a inferenze induttive e abduttive, che sfruttano proprio la capacità predittiva dei ragionamenti sviluppati su quella regolarità degli eventi naturali percepita e assimilata dagli agenti, anche se metafisicamente infondata. Per questi motivi l’esperienza, la conoscenza già posseduta, le strategie di acquisizione di nuovi dati e di nuova conoscenza, costituiscono uno sfondo e degli strumenti di comprensione che permettono e indirizzano la nuova conoscenza. Si “impara” a conoscere, non solamente studiando mezzi tecnici o teorici, ma imparando a riconoscere immediatamente i segnali che l’ambiente ci inoltra, come fossero spie di un quadro più grande. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 458. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 459. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 460. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE I fattori culturali hanno una pesante influenza sui ragionamenti decisionali. Le consuetudini sociali, la gran quantità di informazioni che giungono dai media, la fiducia che si pone nelle “autorità”, cioè di chi, per il ruolo occupato, si presume abbia una statura ed una preparazione degni di una fiducia spesso acritica (si pensi a riviste affermate, politici, medici, scienziati, generici personaggi famosi, o semplicemente chi parla in TV) influenzano i ragionamenti spesso molto più della propria comprensione e critica attenta (con i ragionamenti del tipo “tizio ha detto che…,” o del “si dice che…”) e molto più di molte regole logiche e matematiche. La potenza di questo tipo di comunicazione è testimoniata anche dal largo uso che il sistema economico e politico ne fa attraverso la pubblicità e la propaganda, strumenti appositamente studiati per indurre l’uditorio ad una determinata decisione. Tutti questi fattori mostrano la complessità e profondità con cui è strutturato il processo decisionale performato da ogni tipo di agente nella concretezza della quotidianità, su un livello ulteriore, o al di là delle leggi logiche o normative. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 461. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE ATTIVITÀ COGNITIVE NELLA DECISIONE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 462. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 463. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE LA TEORIA DEL PROSPETTO UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 464. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE LA TEORIA DEL PROSPETTO Un esempio di teoria descrittiva è la Teoria del Prospetto (Prospect Theory). È stata sviluppata da Kahnemann e Tversky (1979) come variante dell’expected utility value raccogliendo i risultati di numerosi esperimenti empirici di psicologia cognitiva. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 465. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE LA TEORIA DEL PROSPETTO Un esempio di teoria descrittiva è la Teoria del Prospetto (Prospect Theory). È stata sviluppata da Kahnemann e Tversky (1979) come variante dell’expected utility value raccogliendo i risultati di numerosi esperimenti empirici di psicologia cognitiva. • prima differenza: la sostituzione del concetto di utilità con quello di valore: il primo tiene conto dei guadagni e delle perdite in termini assoluti, il secondo invece in termini relativi, cioè paragonati ad un certo status quo considerato come punto di riferimento neutro. In questo modo le decisioni vengono prese non in base all’utilità assoluta delle loro conseguenze, ma in base a punti di riferimento riguardanti la posizione reale dell’agente, secondo la seguente figura: UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 466. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE LA TEORIA DEL PROSPETTO Un esempio di teoria descrittiva è la Teoria del Prospetto (Prospect Theory). È stata sviluppata da Kahnemann e Tversky (1979) come variante dell’expected utility value raccogliendo i risultati di numerosi esperimenti empirici di psicologia cognitiva. • prima differenza: la sostituzione del concetto di utilità con quello di valore: il primo tiene conto dei guadagni e delle perdite in termini assoluti, il secondo invece in termini relativi, cioè paragonati ad un certo status quo considerato come punto di riferimento neutro. In questo modo le decisioni vengono prese non in base all’utilità assoluta delle loro conseguenze, ma in base a punti di riferimento riguardanti la posizione reale dell’agente, secondo la seguente figura: UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 467. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE LA TEORIA DEL PROSPETTO UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 468. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE LA TEORIA DEL PROSPETTO UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 469. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE LA TEORIA DEL PROSPETTO UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 470. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE LA TEORIA DEL PROSPETTO UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 471. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE LA TEORIA DEL PROSPETTO UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 472. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE LA TEORIA DEL PROSPETTO Valore + Guadagni - Guadagni + 0 Valore - UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 473. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE LA TEORIA DEL PROSPETTO Valore + Guadagni - Guadagni + 0 Valore - UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 474. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE LA TEORIA DEL PROSPETTO La curva mostra che: Valore + Guadagni - Guadagni + 0 Valore - UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 475. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE LA TEORIA DEL PROSPETTO La curva mostra che: Valore + • Data la forma ad “S”, concava nei guadagni e convessa per le perdite, il soggetto ha avversione al rischio per quanto riguarda i guadagni, propensione al rischio per quanto riguarda le perdite. Ciò significa che il guadagno ha meno valore man mano che la posizione di partenza si allontana positivamente dallo 0. Guadagni - Guadagni + 0 Valore - UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 476. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE LA TEORIA DEL PROSPETTO La curva mostra che: Valore + • Data la forma ad “S”, concava nei guadagni e convessa per le perdite, il soggetto ha avversione al rischio per quanto riguarda i guadagni, propensione al rischio per quanto riguarda le perdite. Ciò significa che il guadagno ha meno valore man mano che la posizione di partenza si allontana positivamente dallo 0. Guadagni - Guadagni + 0 • Data la maggiore ripidità della curva nel quadrante delle perdite, rispetto a quella della curva nel quadrante dei guadagni, un perdita è avvertita con maggiore gravità di un guadagno della stessa entità. Valore - UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 477. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE LA TEORIA DEL PROSPETTO La curva mostra che: Valore + • Data la forma ad “S”, concava nei guadagni e convessa per le perdite, il soggetto ha avversione al rischio per quanto riguarda i guadagni, propensione al rischio per quanto riguarda le perdite. Ciò significa che il guadagno ha meno valore man mano che la posizione di partenza si allontana positivamente dallo 0. Guadagni - Guadagni + 0 • Data la maggiore ripidità della curva nel quadrante delle perdite, rispetto a quella della curva nel quadrante dei guadagni, un perdita è avvertita con maggiore gravità di un guadagno della stessa entità. Valore - UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 478. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE LA TEORIA DEL PROSPETTO UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 479. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE LA TEORIA DEL PROSPETTO UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 480. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE LA TEORIA DEL PROSPETTO • Una seconda differenza con l’Expected Utility Theory risiede nel fatto che, mentre nella Teoria dell’Utilità Attesa le percentuali degli esiti sono percepite in maniera assoluta,, nella Teoria del Prospetto le probabilità sono percepite diversamente dai meri valori numerici: spesso le probabilità basse sono sottostimate dai soggetti, mentre quelle alte al contrario sono sovrastimate. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 481. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE LA TEORIA DEL PROSPETTO • Una seconda differenza con l’Expected Utility Theory risiede nel fatto che, mentre nella Teoria dell’Utilità Attesa le percentuali degli esiti sono percepite in maniera assoluta,, nella Teoria del Prospetto le probabilità sono percepite diversamente dai meri valori numerici: spesso le probabilità basse sono sottostimate dai soggetti, mentre quelle alte al contrario sono sovrastimate. Esperimento: Ad un gruppo di soggetti vengono poste i due seguenti problemi: Scegliere fra le seguenti alternative: 1 possibilità su 1000 di guadagnare 5000$; Un guadagno certo di 5$. Scegliere fra le due seguenti alternative: 1 possibilità su 1000 di perdere 5000$; Una perdita certa di 5$. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 482. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE LA TEORIA DEL PROSPETTO • Una seconda differenza con l’Expected Utility Theory risiede nel fatto che, mentre nella Teoria dell’Utilità Attesa le percentuali degli esiti sono percepite in maniera assoluta,, nella Teoria del Prospetto le probabilità sono percepite diversamente dai meri valori numerici: spesso le probabilità basse sono sottostimate dai soggetti, mentre quelle alte al contrario sono sovrastimate. Esperimento: Ad un gruppo di soggetti vengono poste i due seguenti problemi: Scegliere fra le seguenti alternative: 1 possibilità su 1000 di guadagnare 5000$; Un guadagno certo di 5$. Scegliere fra le due seguenti alternative: 1 possibilità su 1000 di perdere 5000$; Una perdita certa di 5$. Nel primo caso 1 3/4 degli intervistati ha scelto la prima opzione. Nel secondo caso i 4/5 la seconda. Questo riflette i differenti valori assegnati a guadagni e perdite dello stesso valore e la tendenza a sovrastimare le probabilità basse in caso di forti perdite o forti guadagni. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 483. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE LA TEORIA DEL PROSPETTO UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 484. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE LA TEORIA DEL PROSPETTO UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 485. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE LA TEORIA DEL PROSPETTO La Teoria del Prospetto divide la decisione in due parti. • editing phase e serve “per organizzare e riformulare le opzioni così da semplificare le seguenti valutazioni e scelte”1 (Kahnemann e Tversky 1979). In questa fase vengono valutati perdite e guadagni di ogni eventualità in rapporto alla posizione scelta come status quo, che spesso è rappresentata dalla posizione attuale. • La seconda fase è l’evalutation phase, in cui sono valutate tutte le opzioni come si presentano dopo l’editing phase. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 486. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE LA TEORIA DEL PROSPETTO UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 487. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 488. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE NEUROECONOMIA UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 489. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE NEUROECONOMIA Lo sviluppo delle neuroscienze ha coinvolto un ripensamento dei fondamenti epistemologici e delle teorie in molte aree di ricerca. “L’obiettivo delle neuroscienze è spiegare il comportamento nei termini dell’attività del cervello. Come il cervello ordina i suoi milioni di cellule nervose individuali per produrre il comportamento, e come queste cellule sono influenzate dall’ambiente…? L’ultima frontiera delle scienze biologiche –l’ultima sfida– è capire le basi biologiche della coscienza e dei processi mentali attraverso cui percepiamo, agiamo, impariamo e ricordiamo”. (Kandel, Schwartz, Jessell 2000) UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 490. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE NEUROECONOMIA UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 491. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE NEUROECONOMIA UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 492. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE NEUROECONOMIA La psicologia è stata la disciplina più coinvolta dal ripensamento dovuto allo sviluppo delle nuove teorie delle neuroscienze, basate su spiegazioni biologiche, chimiche organiche, fisiologiche dell’attività psichica umana e del comportamento. Anche le scienze sociali hanno ricevuto numerosi contributi dalle neuroscienze. Fra queste, l’economia è probabilmente quella che ha ricevuto più critiche e contributi in questo senso. Le neuroscienze hanno infatti investigato i rivolti celebrali che una scelta produce sul suo agente. L’insieme delle ricerche che nascono dall’unione dell’economia e delle neuroscienze cadono sotto il nome di “neuroeconomia”. Questa scienza si avvale delle sperimentazioni mediche empiriche (attraverso soprattutto la risonanza magnetica e lo studio dei comportamenti di soggetti cereblolesi) sulle attività celebrali dell’agente economico (e quindi decisionale) per capire i fenomeni economici. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 493. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE NEUROECONOMIA UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 494. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE NEUROECONOMIA UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 495. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE NEUROECONOMIA Si potrebbe, con buone ragioni, annoverare la neuroeconomia fra le teorie descrittive della decisone dato che investiga sugli aspetti neurali della scelta come realmente performata dagli agenti. Come le altre teorie descrittive della decisione, anche la neuroeconomia ha criticato molti aspetti dell’economia classica. Gli aspetti più criticati riguardano soprattutto l’oblio in economia delle attività celebrali automatiche e inconsapevoli che si attivano nella scelta, al di là degli aspetti coscienti che riguardano il calcolo, e il disinteresse nei confronti del ruolo che i fattori emotivi ed affettivi rivestono nella decisione. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 496. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE NEUROECONOMIA UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 497. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE NEUROECONOMIA UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 498. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE NEUROECONOMIA Il “gioco dell’ultimatum”. due agenti, A e B, devono dividersi una somma di denaro. All’agente A viene consegnata la somma di denaro. A ha il compito di dividere questa somma con B secondo una percentuale a sua scelta. B può solo accettare o rifiutare la proposta di A: se B accetta, la divisione segue le volontà di A, se B rifiuta nessuno dei due giocatori riceve del denaro. Razionalmente, B dovrebbe accettare qualsiasi divisione di A, non avendo nessun potere coercitivo per influenzare la decisione e perché qualunque somma di denaro è meglio di non ricevere nulla; A dovrebbe tenere per se quanto più denaro possibile e consegnarne un piccola parte a B che dovrebbe accettare. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 499. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE NEUROECONOMIA UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 500. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE NEUROECONOMIA UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 501. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE NEUROECONOMIA Il “gioco dell’ultimatum”. Attraverso la sperimentazione si è notato invece che la divisione scelta da A si avvicina nella maggior parte dei casi alla divisione equa, mentre B rifiuta le divisioni inique nel 50% dei casi, preferendo non ricevere nulla. Studi hanno dimostrato che quando A divide la somma di denaro in maniera iniqua, nel cervello di B si attivano maggiormente le aree celebrali legate alle emozioni negative, associate al disagio e al disgusto che quindi spingono il soggetto a respingere la proposta per un senso di “giustizia violata”, al di là dei calcoli utilitaristici. UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 502. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE NEUROECONOMIA UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 503. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 504. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 505. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE - Hansson, Sven Ove, "Decision Theory: A Brief Introduction". http:// www.infra.kth.se/~soh/decisiontheory.pdf (scaricabile dalla pagina Wkipedia “decision theory”) - Helbert Simon, “Scienza Economica e Comportamento umano”, Enaudi 2000 - Albertina Oliviero “Strategie della scielta”, Laterza, 2007 - Marcello Frixione, “Come Ragioniamo”, Laterza 2007 UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 506. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 507. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 508. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 509. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 510. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE BIBLIOGRAFIA COMPLETA UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 511. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE BIBLIOGRAFIA COMPLETA · Allais, Maurice, 1953, “Le comportement de l'homme rationel devant le risque: critique des postulats et axiomes de l'école américaine”, Econometrica 21, pp. 503-546; · Armstrong, Wallace E. 1939, “The Determinatness of the Utility Function”, Economic Journal, 49: 453-467; · Armstrong, Wallace E. 1948, “Uncertainty and the Utility Function”, Economic Journal, 58: 1-10; · Arrow, Kenneth J.,1951, “Social Choice and Individual Values”. Wiley, New York. · Asch, Solomon. E.,1955, “Opinions and social pressure”, Scientific American, 193, 31-35. · Baron, Jonathan, 1987, “Second-order probabilities and belief functions”, Theory and Decision 23:25-36; · Brim, Orville G et al. (1962), “Personality and Decision Processes, Studies in the Social Psicology of Thinking”, Stanford; · Condorcet 1793, “Plan de Costitution, presenté a la convention nationale les 15 et 16 février 1793”, Oeuvres, vol. XII, pp. 333-415; · Davidson, Donald, John McKinsey and Oatrick Suppes, 1955, “Outlines of a Formal Theory of Value”, I, Philosopy of Science, 22: 140-160; · Davidsono, Donald, 1976, “Hempel on Explaining Action, Essays on Action and Events“, Oxford University Press, Oxford 1980, 261-275; · Dewey, John, 1910, “How We Think”, in Midde Words; · Di Francesco M., 2002, “Introduzione alla filosofia della mente”, Carocci, Roma; · Dretske Fred I, 2000, “Perception, Knowledge and Belief, selected essays”, Cambridge University Press, Cambridge; · Dretske, Fred I., 1999, “Knowledge and the Flow of information”, CLSI publication, Center for the studi of Language and Information Leland Stanford Junior University, USA ; · Elster, Jon, 1979, “Ulysses and the Sirens”, Cambridge Univerity Press, Cambridge; ed. it. Elster, Jon, “Ulisse e le Sirene, indagini sulla razionalità e l'irrazionalità”, il Mulino, Bologna 1983; · Floridi, L., 1996, “Scepticism and the Foundation of Epistemology - A Study in the Metalogical Fallacies” Leiden: Brill; · Floridi, L., 2003, “The Blackwell Guide to the Philosophy of Computing and Information” (a cura di) Oxford: Blackwell; · Floridi, L., 2005, “Information, Semantic Conceptions Of”, Stanford Encyclopedia of Philosophy, Zalta, E.N. (ed.), http://plato.stanford.edu/entries/information-semantic/ · Frixione, Marcello, 2007, “Come Ragioniamo”, Editori Laterza, Roma Bari; UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 512. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE BIBLIOGRAFIA COMPLETA UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 513. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 514. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE BIBLIOGRAFIA COMPLETA UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 515. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE BIBLIOGRAFIA COMPLETA · Gärderfors, Peter and Nils-Eric Sahlin, (1982) 1988, “Unreliable probabilities, risk taking, and decision making”, pp. 313-334 in Gärderfors and Shalin 1988; · Gärderfors, Peter and Nuls-Eric Sahlin, eds., 1988, “Decision, probabilty and utility”; · Gärderfors, Peter, 1979, “Forecasts, decision and uncertain probabilities”, Erkenntnis 14:159-181; · Golan, A. 2002, “Information and Entropy Econometrics”, Editor’s View. Journal of Econometrics 107(1-2), 1–15; · Grüne-Yanoff, Till, 2004, “The Problems of Testing Preference Axioms with Revealed Preference Theory, Analyse & Kritik”, 26/2: 382-397; · Hansson Sven Ove 1993, “Monney-Pumps, Self-Tourters and The Demons of Real Life”, Australian Journal of Philosophy, 71: 476-485; · Hansson Sven Ove 1994, “Decision Theory, a Brief Introduction”, · Hansson Sven Ove, Grüne-Yanoff T. 2006, “Preferences”, in the Stanford Encyclopedia of Philosophy, http://plato.stanford.edu/entries/preferences/#PreLog ; · Howard, Ronald A, 1988, “Uncertainty about Probability: a Decision Analysis Prospective”, Risk and Analysiss 8:91-98; http://www.infra.kth.se/~soh/decisiontheory.pdf ; · Kahneman, D., Slovic, P., Tversky, A., 1979, “Prospect Theory: an analysis of decision under risk”, in Gädenfors and Saslin 1988; · Kahneman, D., Slovic, P., Tversky, A., 1982, “Judgment under uncertainty. Heuristics and biases”, Cambridge University Press, New York; · Kandel ER, Schwartz JH, Jessell TM, 2000. “Principles of Neural Science, 4th ed”. McGraw-Hill, New York; · Knight Frank 1921, “Risk, uncertainty and profit”, Hought Miffin, New York. Trad. it. “Rischio,incertezza a profitto”, la nuova Italia, Firenze 1957; · Lavanda Italo, Rampa Giorgio, 2004, “Microeconomia, scelte individuali e benessere sociale”, Carocci, Roma; · Levi, Isaac, 1973,“Gambling with Truth”; · Levi, Isaac, 1980, “The enterprise of knowledge”; · Levi, Isaac, 1986, “Hard Choices: Decision Manking under Unresolved Conflict”; · Lichtenstein S., Slovic P., Fischhof B., Layman M., Combs B. (1978) Judjed frequency of lethal events”, Journal of Experimental Psychology: Human Lerning and Memory, 4, pp. 551-578; · Luce R. Duncan and Haward Raiffa (1957) Games and Decisions; UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 516. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE BIBLIOGRAFIA COMPLETA UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 517. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 518. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE BIBLIOGRAFIA COMPLETA UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 519. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE BIBLIOGRAFIA COMPLETA · Luce, Duncan R. 1956, “Semiorders and a Theory of Utility Discrimination”, Econometrica, 24: 178-191; · Mintzberg, Henry, Dury Raisinghani and André Theorêt, 1976, “The Structure of ´Unstructured´Decision Processes”, Administrative Sciences Quartely 21:246-275; · Montecucco, L., 1997, “Contesti filosofici della scienza”, La Scuola, Brescia; · Montecucco, L., Castellani F, 1998, “Normatività logica e ragionamento di senso comune”, Il Mulino, Bologna; · Neuman John von, Morgenstein Oskar, 1994, “Theory of games and economic beahivour”, Princeton University press, Princeton; · Oliviero, Albertina, 2007, “Strategie della Scelta, Introduzione alla teoria della decisione”, Editori Laterza, Bari; · Palladino D., Palladino C., 2007, “Le logiche non classiche. Un'introduzione”, Carocci, Roma; · Palladino, D., 1975, “Teoria degli insiemi da un punto di vista elementare” , Vita e Pensiero, Milano; · Palladino, D., 2002, “Corso di Logica. Introduzione elementare al calcolo dei predicati”, Carocci, Roma; · Palladino, D., 2004, “Logica e teorie formalizzate. Completezza, incompletezza, indecidibilità”, Carocci, Roma; · Pettit, Philip, 1991, “Decision Theory anf Folk Psychology”, in Rules, Reason and Norms: Selected Essays, Oxford University press, Oxford 2002, 192-221; · Qinn, Warren S., “The Puzzle of the Self-Torturer”, Philosophical Studies, 59: 79:90; · Ramstey, Frank P., 1928, “Truth and Probability, in the Foundation of Mathematics and other Logical Essays”, ad R. B. Braithwaite. London: Routledge & Kegan Paul, 1950, p. 182; · Rawls, John, 1971, “A Theory of Justice”, Oxfort Univeristy Press, Oxford; · Rumelhart D.E., McClelland J.L. ,1986, “Parallel distributed processing: explorations in the microstructure of cognition”, MIT Press Cambridge, USA; · Savage, Leonard J., 1954, “The Foundation of Statistics”, Wiley, New York; · Schelling, Thomas C., 1960, “The Strategy of Conflict”, Haward University, Cambridge (Ma.) e London, ed. it. “La Strategia del Conflitto”, Bruno Mondadori, Milano 2006; · Schoemaker Paul JH 1982, “The Expected Utility Model: Its Variants, Purposes, Evidence and Limitation”, Journal of Economic Literature 20; UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 520. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE BIBLIOGRAFIA COMPLETA UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 521. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 522. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE BIBLIOGRAFIA COMPLETA UniGe - Filosofia della Scienza 30-31 Paolo Alessandro Grieco Marzo 2010
  • 523. Decision Theory TEORIE DESCRITTIVE BIBLIOGRAFIA COMPLETA · Scott, John, 2000, “Rational Choice Theory, from Understanding Contemporary Society: Theories of The Present”, edited by G.Browing, A.Halci and F.Webster., Sage Publications, http://privatewww.essex.ac.uk/~scottj/socscot7.htm; · Shannon, E. Claude, (1948), “A Mathematical Theory of Communication”, The Bell System Technical Journal, 27, pp. 379-423, 623-656; · Shumm, George F., 1987, “Transitivity, Preference and Indifference”, Philosophical Studies, 52: 435-437; · Simon, Herbert A., 1960, “The New Science of Management Decision”; · Simon, Herbert A., 1986a, “On the Behaivoral and Rational Foundation of Economic Dynamics”, in Jurnal of Economic Behaviour and Organization, V, n. 1, 1986, pp. 35-55, trad. italiana in Herbert A. Simon Scienza economica e comportamento umano, edizioni di comunità, Torino 2000; · Simon, Herbert A., 1986b, “Rationality in Psychology and Economics”, in The Journal of Busines, 59, 1986, S209-S224, trad. italiana in Herbert A. Simon “Scienza economica e comportamento umano”, edizioni di comunità, Torino 2000; · Simon, Herbert A., 1986c, “The Failure of Armchair Economics” (Resoconto di un'intervista), in Challenge, 29 (5), novembre-dicembre, 1986, pp. 18-25, trad. italiana in Herbert A. Simon “Scienza economica e comportamento umano”, edizioni di comunità, Torino 2000; · Simon, Herbert A., 1987a, “Behavioral economics”, in J Eatwell, M. Milgrate e P. Newman (a cura di), The New Palgrave: A Dictionary of Economics, Macmillan, London 1987, vol. I, pp. 221-25, trad. italiana in Herbert A. Simon “Scienza economica e comportamento umano”, edizioni di comunità, Torino 2000; · Simon, Herbert A., 1987b, “Bounded Rationality”, in J Eatwell, M. Milgrate e P. Newman (a cura di), The New Palgrave: A Dictionary of Economics, Macmillan, London 1987, vol. I, pp. 226-68, trad. italiana in Herbert A. Simon “Scienza economica e comportamento umano”, edizioni di comunità, Torino 2000; · Simon, Herbert A., 1987c, “Satisficing”, in J Eatwell, M. Milgrate e P. Newman (a cura di), The New Palgrave: A Dictionary of Economics, Macmillan, London 1987, vol. I, pp. 226-68, trad. italiana in Herbert A. Simon “Scienza economica e comportamento umano”, edizioni di comunità, Torino 2000; · Tversky A. e Kahneman D. 1974, “Judgment Under Uncertainty: Heuristics and Biases”, Science, 185, 1124-1131; · Tversky, A., 1969, “Intransitivity of Preference”