Your Brand In Their Hands Ita

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    Your Brand In Their Hands Ita - Presentation Transcript

    1. Your brand in their hands
    2. Key findings Sempre più spesso i Brand invitano i propri clienti ad iniziative quali condivisione di opinioni o creazione di contenuti; la domanda che i consumatori pongono alle Aziende in occasione di queste iniziative è: “cosa contengono per me?” Il CCP (Creative Consumer Participation) non è rivolto soltanto ai consumatori fedeli di un brand; è un fenomeno che può avere un effetto molto positivo a favore della marca che può così migliorare l’opinione dei clienti sul suo conto. Ovviamente, non tutti i brand si prestano a questo tipo di attività. Le informazioni trasmesse a voce, il cosiddetto passaparola, sono il modo più efficace per spingere le persone a partecipare al CCP. Più l’idea che si vuole condividere è coinvolgente (ad esempio chiedere di realizzare un video), più chi partecipa è stimolato a parlarne con amici e conoscenti. Per aumentare le possibilità di successo, il brand deve aiutare le persone a mantenere le proprie relazioni sociali, fornendo loro moneta sociale in cambio del loro contributo. L’idea che origina un esperienza di CCP non deve chiedere troppo: le persone devono ottenere dalla partecipazione una remunerazione equivalente a quanto investono. Chi gestisce la comunicazione del brand deve essere culturalmente e professionalmente preparato a quello che richiedono i frequentatori del Web 2.0: reciprocità. Chi, in azienda, manterrà la relazione e il dialogo di cui il CCP è solo l’inizio? |2
    3. Introduzione Doritos pianifica uno spot realizzato dai suoi consumatori nel break del Superbowl; Mentos e Diet Coke chiedono di uplodare i filmati sull’esplosiva combinazione dei due prodotti che diventa un fenomeno su you-tube; McDonald’s fa rivivere la sua famosa campagna “Due-fette-di-manzo-con-salsa-speciale…” ma con creatività realizzata dai suoi clienti. Il contenuto generato dall’utente (User Generated Content) sempre più spesso viene adottato da alcune delle marche più note al mondo, per essere poi utilizzato nei canali principali del marketing mix. Gli obiettivi che questa ricerca si pone, sono progressivamente più profondi e potenzialmente decisivi per le Aziende che intraprendono queste azioni di comunicazione [Ricerca Sensor, sviluppata da Mediaedge:Cia Worldwide] Obiettivo primario è quello di capire, in casi di sollecitazioni iniziate dai brand, quale ruolo assume l’UGC. Le aziende che adottano un approccio così innovativo in comunicazione, invitano i clienti-consumatori a diverse iniziative incentrate sul dialogo coi loro brand: che sia semplicemente dare un voto, o condividere idee e opinioni, fino a realizzare contenuti sul brand. Secondo e più profondo obiettivo è capire quali sono le motivazioni che spingono alla partecipazione e poi, aspetto ancora più importante, i benefici e i rischi per i brand. E’ dunque cruciale comprendere perché le Aziende dovrebbero “lasciar gestire” una parte delle proprie azioni di comunicazione ai propri clienti, quando l’esperienza ha mostrato che comunque permangono rischi opposti come essere ignorato, ridicolizzato o subire un “abuso”, pubblicitariamente parlando? La nostra indagine è rivolta alla componente della popolazione che abbiamo chiamato YABUS: Young Adults Broadband USers; sono persone di età compresa tra i 16 e i 35 anni e vivono in 22 paesi del mondo; per farlo abbiamo utilizzato una ricerca che miscela aspetti sia qualitativi sia quantitativi. Per distinguerlo dall’UGC (che nulla ha a che vedere con il brand) ci riferiremo a queste iniziative partite da un brand con l’acronimo di CCP: Creative Consumer Partecipation |3
    4. Il CCP per coinvolgere le persone raggiunte dalla comunicazione del brand Il come utilizzare il CCP quale Gli italiani dimostrano un maggior strumento di comunicazione, varia gradimento verso brand che a seconda dal brand. invitano a iniziative di CCP Generalmente, la vera forza del Tot Ita Tot Ita Tot Ita CCP risiede nella sua capacità di 3 1 2 aiutare il brand a costruire 100% 2 1 1 1 2 1 1 3 relazione, a realizzare nel lungo 5 termine un vissuto emozionale ad esso positivamente associato. 27 30 29 80% 38 38 37 Più in dettaglio, le aree in cui può essere efficace sono: aiutare a pilotare il passaparola; sviluppare 60% prodotti in modo co-creativo; 39 39 rendere i consumatori dei brand 38 ambassador o suoi customer 40% 34 35 32 service; generare idee. La nostra ricerca esclusiva prende in considerazione le tre tipologie 20% 31 29 30 principali di CCP – votare; 22 22 23 condividere pensieri e opinioni; realizzare contenuti – e mostra un 0% legame diretto tra la Creare contenuti Condividere Votare pensieri partecipazione on line e una percezione positiva del brand. Per L’atteggiamento dei consumatori nei confronti di brand che invitano a ognuno di questi tre livelli di partecipare a iniziative di CCP, rispetto ad partecipazione, più del 67% degli altri che attuano soluzioni più tradizionali. Yabus italiani asserisce che l’opinione sul brand sarà migliore Domanda: che idea ti faresti di brand che ti invitassero a partecipare a iniziative di CCP? Molto più positiva (Base: tutti i rispondenti) Leggermente più positiva Ne più ne meno più positiva Leggermente meno positiva |4 Molto meno positiva
    5. Maggiore il coinvolgimento richiesto, maggiore l’effetto positivo per il Un aspetto affascinante del nostro studio consiste nell’averbrand messo in Tra i partecipanti attivi, l’apprezzamento è altissimo: proprio luce come più coinvolgenti sono le la creazione di contenuti ottiene la attività, maggiore è il potenziale risposta positiva più elevata (50%) vantaggio per il brand. Forme di partecipazione che richiedono uno Tot Ita Tot Ita Tot Ita sforzo maggiore, generano una 100% 2 1 1 1 1 2 1 risposta emozionale più forte; infatti, 3 11 tra le persone con atteggiamento 17 21 21 positivo verso il CCP, l’effetto 80% virtuoso derivante dal creare 39 39 contenuti -che riguarda dunque i più 38 coinvolti nel CCP- è ancora più 38 pronunciato, come si vede nel 60% 38 40 grafico qui accanto. Il CCP perde efficacia se non è 40% 34 35 coinvolgente; il suo ruolo non è vendere, se non indirettamente; ancora: pur crescendo di popolarità 50 44 tra i consumatori, la sua forza non 20% 40 38 sono la reach o l’awareness. 22 23 Impiegarlo per far fare uno scatto alle vendite è un approccio 0% Creare contenuti Condividere Votare sbagliato; il modo in cui viene pensieri impiegato meglio è creare Più è coinvolgente l’attività, maggiore è predisposizione per altro tipo di l’effetto. comunicazione con una finalità più diretta e per sollecitare il Domanda: cosa penseresti di brand che ti invitassero cooperare con loro online? passaparola e le raccomandazioni personali. (Base: atteggiamento positivo verso il CCP) Molto più positiva Leggermente più positiva Ne più ne meno più positiva Leggermente meno positiva |5 Molto meno positiva
    6. Il social network è la via maestra per la partecipazione Ci si potrebbe aspettare che la gran parte degli Yabus che partecipano al CCP siano maschi e appartenenti alle fasce d’età più giovani. Ma non è così, né a livello globale né in Italia. 20% Se, a livello mondiale, esiste una leggera prevalenza maschile (52%) tra chi realizza contenuti - il livello più coinvolgente di CCP- non è così in Italia, dove abbiamo un 80% equilibrio perfetto: 50:50 Per quanto riguarda l’età di partecipazione, la maggior parte dei partecipanti italiani Iscritto ad un social media (55%) a tutti i livelli di CCP ha un’età tra i Non iscritto ad un social media 25 e i 35 anni. Attualmente solo il 10% dei Yabus italiani attivi ha meno di 21 anni. L’80,1% degli Yabus Ma c’è una forte e prevedibile relazione tra chi prende parte al CCP e il social italiani è iscritto ad networking: l’ 80% di chi è attivo in forme di almeno 1 social media co-creazione è iscritto ad un social network. (Fonte: Nielsen Netratings, Dicembre ‘08) Questo legame tra social network e partecipazione attiva è dovuto al passaparola. ! |6
    7. Il circolo virtuoso: il CCP spinge il passaparola che alimenta il CCP Una precedente ricerca di MEC aveva già dimostrato il potere del passaparola come strumento di comunicazione [vedi la ricerca Where’s Debbie 2005]; da allora la crescita dei social media ha fornito una spinta fortissima verso la necessità di capire come l’effetto del passaparola si origini e diffonda, così come di capirne le dimensioni e gli effetti potenziali. Questa nuova ricerca mostra come il CCP sia in grado di svolgere il ruolo di catalizzatore per il passaparola e come quest’ultimo, a sua volta, spinga il CCP: il 73% degli Yabus sono soliti dire a qualcuno che hanno avuto un ruolo attivo e il 63% sono ben disposti a creare e condividere contenuti se ne hanno sentito parlare da un amico. Indagando poi il livello di coinvolgimento, si è dimostrato come maggiore è l’impegno richiesto nel creare CCP, maggiore sarà la voglia di parlarne tra le persone che vi hanno preso parte. In aggiunta si è osservato che, più sfidante è l’idea, più volentieri chi ne è toccato cercherà di coinvolgere altri amici. Dunque, cosa bolle in pentola? 100% Il potenziale del passaparola. 27 80% 43 42 45 Domanda: se partecipassi attivamente ad iniziative di CCP, lo diresti ad amici e 60% colleghi? 51 40% 38 36 35 Gli Italiani si dimostrano più “chiacchieroni” rispetto ad americani ed 20% europei in genere. Oltre il 22 20 20 22 70% degli Yabus italiani risponde positivamente 0% Italia UE USA Totale Poco volentieri Volentieri |7 Molto volentieri
    8. Il beneficio del CCP per il consumatore: moneta sociale e status Il web 2.0 ha segnato il passaggio ad un tipo di comunicazione che circola viralmente tra le persone. Ad esempio un lavoro di CCP creato da chi lo invia, sia esso un video o una foto, ha un investimento emotivo molto maggiore rispetto ai primi contenuti che circolavano 10 anni fa (che erano, generalmente, a sfondo umoristico o sessuale). Questo investimento personale può generare un livello di fiducia maggiore nel contenuto rispetto ai comunicati generati da un brand, in quanto ha avuto origine ed è stato poi veicolato in una rete di legami pear-to-pear. I “Trasmettitori” del passaparola stanno diventando i più autorevoli creatori della comunicazione del brand che veicolano. Ma perché dovrebbero farlo? Essere uno “snodo vivente” – ovvero rimanere in contatto con tutti i propri social network – è di fondamentale importanza per i giovani frequentatori del Web 2.0; ma proprio per “vivere” è necessario avere qualcosa di nuovo di cui parlare: è quello che chiamiamo “moneta sociale”. Il beneficio per chi partecipa al CCP consiste nel fatto che esso fornisce spunti nuovi e creativi per alimentare il proprio social network, permettendo così agli Yabus di accrescere il proprio profilo e status grazie al dare qualcosa agli altri, e al contempo mantenendo il proprio io/personaggio in rete. Ricapitolando: maggiore è lo sforzo richiesto, maggiore è l’investimento personale, maggiore è la propensione a parlarne con gli altri. Di conseguenza, se il CCP proposto da un brand non fornisce qualcosa di positivo e innovativo di cui parlare, si perderà l’effetto - passaparola. In generale è chiaro che dall’attività di CCP devono guadagnare sia il brand sia il consumatore: la situazione ideale! |8
    9. Il CCP non è rilevante solo per consumatori già esistenti C’è qualcosa di tautologico nel chiedere ai consumatori di partecipare al CCP: i compiti che richiederanno uno sforzo maggiore, devono sottintendere una relazione più forte col brand. Ma riferirsi al livello di impegno, non vuol dire che il CCP è solo per coloro che già sono ben predisposti nei confronti del brand in questione. Sarà forse sorprendente, ma se da un lato il 47% degli Yabus è disposto a partecipare alla creazione di content sapendo che il brand è “ok”, dall’altro uno su cinque parteciperebbe comunque, anche se non lo conoscesse o non lo gradisse. Come ti sentiresti all’idea di Meno spinti dall’“amore”, molto più produrre contenuti su un sensibili ad una “buona amicizia” brand? 100% 8 11 10 10 Domanda: se fossi invitato a partecipare a questo tipo di 9 10 11 10 attività, (Realizzare contenuti) 80% che legame dovresti avere con 17 questo brand? 15 23 23 60% 32 40% 48 31 31 Potrei partecipare anche se non conoscessi il brand Potrei partecipare anche se non gradissi il brand 20% 34 Dovrei pensare che il brand è ok 26 26 Dovrebbe piacermi il brand 16 Dovrei amare il brand 0% Italia UE USA Totale |9
    10. Quale tipo di brand può essere avvantaggiato dal CCP? Abbiamo visto come la volontà delle persone di partecipare ad attività di CCP sottolinei nettamente la centralità che l’idea ha, nel momento in cui si chiede di lavorare su di essa. Teoricamente, dunque, ogni brand può adottare una strategia di CCP, a condizione di avere l’ idea creativa giusta. Ma in pratica, è più facile per alcuni brand piuttosto che altri. Nella personalità di un brand le principali caratteristiche che favoriscono attività di CCP sono: Creatività Fiducia Divertimento Avventura Amicizia Se un brand non possiede nel suo DNA queste caratteristiche, il CCP dovrà rappresentare uno sforzo maggiore, puntando tutta l’enfasi sulla creatività della singola idea. Come in molte iniziative di “nuovo marketing” la cosa più importante è che chi gestisce il brand non utilizzi il CCP come un escamotage per dare una mano di vernice su un prodotto vecchio, per farlo sembrare artificiosamente nuovo, contemporaneo. Chi gestisce il brand non deve farlo solo perché piace al consumatore, ma perché è la cosa giusta per il brand stesso. | 10
    11. Chi gestisce il brand deve essere onesto con se stesso: CCP non è adatto a qualsiasi brand Il CCP non è un’attività priva di rischio. Affidare il proprio brand al libero contributo dei consumatori – e dunque, potenzialmente anche dei detrattori – vuol dire correre il rischio di esporre al ridicolo o alla critica l’asset più prezioso che si possiede. Quando si operano questo tipo di scelte, chi decide deve valutare il trade off tra il rischio di un vero e proprio attacco al brand (e i relativi danni che possono scaturirne) e il potenziale beneficio di una rispettosa parodia. Chevrolet, ad esempio, ha subito un attacco frontale quando ha chiesto ai propri clienti di creare uno spot per il modello Tahoe. Col senno di poi, è facile immaginare come un SUV possa trovarsi in difficoltà quando entra in contatto in questo modo con un gruppo di convinti ambientalisti… D’altro canto Cadbury ha fatto realizzare un incredibile numero di video-parodie del suo Gorilla di Latte; la circolazione di questi filmati ha aiutato a ringiovanirne il posizionamento. Chi gestisce il brand, deve essere completamente sincero con se stesso, chiedendosi se davvero questo asset può essere lasciato libero, anche di essere attaccato. “Il mio brand ha degli aspetti che si prestano a interpretazioni caricaturali da parte di chi lo stima meno dei clienti fedeli?” McDonald’s, un brand che ha subito attacchi sostenuti sia on che off line, ha recentemente iniziato ad utilizzare il CCP chiedendo ai propri clienti di creare e inviare video che reinterpretano la sua famosa campagna “duefettedipuromanzoconsalsaspeciale” per il BigMac. Un portavoce della Compagnia ha sottolineato come fossero perfettamente consapevoli del rischio: “Quando si intraprendono operazioni così, si imbarcano insieme aspetti positivi e negativi. Ma abbiamo pensato che l’essere davvero rilevanti ed interessanti superasse ogni rischio” | 11
    12. Case history: Telecom Obiettivo: Coinvolgere i “consumatori” in un progetto che, data la particolare situazione economica alle porte, li avvicinasse all’istituzione Telecom offrendo loro un nuovo canale di comunicazione e riflessione. Azione: 1.Creazione di un Blorum (Blog & Forum) “AVOICOMUNICARE”. 2.Campagna di comunicazione a supporto del traffico sul mini sito. 3.Organizzazione e promozione di particolari momenti di scambio tra gente comune ed i personaggi di spicco del nostro tempo. 4.Veicolazione dei post più significativi sui maggiori quotidiani sia in formato cartaceo che digitale. Risultati: 1) Telecom è una brand socialmente responsabile: + 126% 2) Telecom è un’azienda open mind: + 104% 3)Visite al sito: oltre 700.000 Web Tv Traffic Content Press Media inter- | 12 connection
    13. Case history: Canon Obiettivo: Riprodurre l’esperienza del filmare con una Canon, facendola vivere in maniera totale Azione: 1. Concorso per realizzare, uploadare e votare il 30” per Canon; “Freecording è filmare lasciando perdere le regole tradizionali, è la libertà di riprendere le cose in un modo diverso: il tuo.” 2. Partnership con Current Tv e Web, al fine di coinvolgere e stimolare i consumatori in modo attivo: uploadando filmati da loro realizzati, favorendo lo scambio di opinioni, suggerimenti, esperienze Risultati: 7.100 partecipanti, 3.000 bloggers, 13.528 views, 495 commenti sul sito Web Tv Sat promo Social Network Traffic Content | 13 Media inter- connection
    14. Il futuro del CCP | 14
    15. Esiste un grande potenziale per il CCP E’ ovvio che il CCP come strategia di comunicazione, potrebbe non andare bene per qualsiasi brand e tempi e domande di creatività richiesti potrebbero non essere adatti per ingaggiare tutti i consumatori on line; ma almeno il 7% degli Yabus nostrani ha già realizzato contenuti per un brand, mentre 1 su 6 ha votato o espresso una graduatoria di preferenza. Sono ancora più straordinarie le cifre per la propensione, in futuro, alla partecipazione a forme di CCP: in Italia il 47% si dichiara molto disponibile a realizzare contenuti per un brand in futuro. Quindi, se il potenziale è così alto, cosa si sta aspettando …? | 15
    16. “UGC per un brand? Qualunque cosa…” Come abbiamo detto, il CCP potrebbe rappresentare una ventata di freschezza nella comunicazione di un brand; tuttavia non bisogna dimenticare che quando si chiede alle persone cosa attualmente pensano del CCP, l’indifferenza è l’emozione al momento più diffusa. Quello che ha trattenuto finora dalla partecipazione è proprio questa indifferenza, determinata da tre aspetti: 1. Mancanza d’interesse 2. Desiderio di remunerazione 3. Preoccupazione di non essere abbastanza creativo Come possono i brand superare queste barriere? Conoscendoli ed individuandoli, un brand può rendere efficace la propria strategia di CCP, rivolgendosi ai propri clienti nel modo giusto. | 16
    17. Come superare la mancanza d’interesse? Alcune persone stanno solo aspettando l’occasione di partecipare La mancanza d’interesse è rivolta verso il CCP in generale. Ma se il brand giusto riesce a attirare i consumatori fornendo loro l’idea giusta, aumenterà enormemente la predisposizione alla partecipazione. Infatti, molte persone aspettano solo di essere invitate ad entrare in gioco: esiste una forte risposta positiva verso i brand che invitano le persone a partecipare e, altro aspetto importantissimo, non si registrano risposte negative. “I brand dovrebbero chiedermi cosa voglio” CCP vuol dire chiedere alle persone sia un investimento di tempo, sia un grande coinvolgimento personale nella comunicazione. Questo fatto potrebbe costituire una forte richiesta. Ma quello che è importante mettere a fuoco è che gli Yabus sono parte di una generazione che si aspetta di essere coinvolta dai brand che preferiscono e comprano: anche se questo vuol dire fare commenti, aiutare a sviluppare nuove idee o prodotti, o realizzare creatività. La partecipazione non sarà più un opzione extra. | 17
    18. Come superare l’ ”ansia da creatività?” Man mano che il CCP aumenta di livello, i brand devono aiutare i consumatori ad essere creativi E’ già stato affrontato il motivo per cui alcuni percepiscono la creatività come fonte di potenziale ansia, così come, successivamente, non sono sicuri sul condividere con altri i contenuti creati, dopo un investimento personale significativo. Man mano che il CCP si diffonde, il brand deve trovare un modo per offrire ad una crescente parte di consumatori gli strumenti e il supporto per essere più creativi, non solo una piattaforma da mostrare ad altri. Vale la pena ricordare che pratiche di co-creazione non si limitano ad iniziative di comunicazione, ma sono ormai arrivate ad essere strumenti di business, di impresa. Case History Birra Brewtropia Nel 2004 due amici decidono di fondare un’azienda che produca birra. Iniziano inviando una e-mail a 140 amici, chiedendo loro quali caratteristiche dovrebbe avere la loro birra ideale. In poche settimane si origina una community di 10.000 persone in 20 paesi differenti. Il “voto popolare” determina che la birra deve essere: lager, a 4,5 gradi, di colore pale ambrato. Inoltre vengono definite forma, colore e etichetta della bottiglia. Nel 2008 la Brewtropia, che ha effettuato line extention nei comparti Acqua, Vino e Soft Drink, conta 50k Clienti in 46 Paesi. N.B.: all’inizio i co-fondatori non avevano nessuna esperienza di come produrre birra, nessun capitale, nessuna competenza di marketing. [http://brewtopia.com.au] | 18
    19. Come remunerare chi partecipa Tra le persone intervistate durante la nostra ricerca, emerge un impressione negativa sul CCP derivante dal fatto che alcuni brand lo intendono un modo economico per fare advertising. Chiedere al consumatore di creare advertising, magari curandosi poco della qualità dell’editing del risultato, non è la riedizione dei vecchi concorsi del secolo scorso. Il CCP è co-creazione, è brand e consumatore che lavorano insieme per creare qualcosa che arricchisce entrambi. Per esempio, ultimamente, un certo numero di brand stanno invitando i propri consumatori a creare forme di pubblicità con unica ricompensa la messa on air del loro lavoro. Se questo può funzionare per alcune persone, la nostra ricerca rileva come non sia sufficiente per gli Yabus, la cui opinione può avere un peso importante nell’influenzare le vendite. Case History Zopa.it, La prima community al mondo di Social Landing Cos’è: il Social Lending è un’alternativa al classico sistema del credito; c’è chi presta soldi e chi ne richiede Come funziona: la maggior efficienza del sistema Zopa, che non ha i pesanti costi fissi delle banche, consente di offrire condizioni più vantaggiose sia a chi presta sia a chi richiede Chi: Nato in Gran Bretagna, Zopa è stato ideato e realizzato dalle stesse persone che lanciarono la banca online Egg ed è finanziato dagli stessi investitori di eBay e Skype Risultati: Zopa.it, ad un anno dall’apertura in Italia, è diventato il terzo sito di social lending in Europa. | 19
    20. Cos’altro frena le persone dal partecipare? La nostra ricerca prosegue più nel dettaglio e, dall’analisi delle specifiche barriere alla partecipazione, emergono alcuni tratti comuni alle diverse aree geografiche anche se con pesi diversi. Nelle regioni dei mercati più sviluppati, ad esempio, il tema della riservatezza delle informazioni è molto sentito; conoscendole i brand possono facilmente superarle. In generale, il motivo che più di altri frena al lasciarsi coinvolgere risiede nel fatto che, spesso, alle persone non è chiaro che cosa guadagnano dalla partecipazione. ITALY UE Bassa remunerazione Bassa remunerazione Bassa considerazione Mancanza di tempo Rischio banalizzazione Noia Scarso riconoscimento al mio Brand poco appealing lavoro US Mancanza di tempo Bassa remunerazione Mancanza di creatività Mancanza d’informazioni | 20
    21. CCP: come sta cambiando la relazione Brand / Cliente | 21
    22. On line, le persone accrescono la loro considerazione, grazie a Con la nascita del Web 2.0 si è assistitoche danno agli grazie al quello ad un interessante fenomeno altri quale i consumatori acquisiscono status nei social network non tanto grazie a quello che hanno, ma grazie all’esperienza che hanno di esse e dal passere informazioni o consigli ad altri membri della community. Questa dinamica è potenzialmente utilissima per generare utilità per un brand. Sarebbe un errore assumere che il CCP, di cui beneficiano sia il consumatore sia il brand, sia incentrato solamente sull’intrattenimento. Esistono molti casi di prodotti o servizi i cui clienti, grazie al fatto che sono più informati ed esperti degli altri, possono svolgere un ruolo del tutto equivalente al customer care; molte persone appassionate di un dato argomento stanno costruendosi una reputazione on line condividendo la loro competenza con altri consumatori e, ad esempio attraverso video di istruzioni, mostrano a chi vuole qualunque cosa: dal fare animali con i palloncini a come realizzare un perfetto make-up fino a come avere un look da pop star (ad esempio: www.howto.tv) Per i brand che sanno coglierla, questa è un’opportunità per ingaggiare questi clienti virtuosi, fornendo loro sempre più informazioni e il supporto di cui hanno bisogno: questo aumenterebbe il loro coinvolgimento e l’interesse di altri potenziali clienti verso di loro. Ma c’è un altro insegnamento generale che i brand devono cogliere. Se vogliono accrescere la propria reputazione presso i consumatori on line, i brand devono pensare attentamente che cosa stanno dando ai loro clienti. Case History La community di Quicken Nel 2004 la Intuit, decise di sperimentare l’idea dei forum per il supporto clienti per Quicken, ma si voleva evitare il problema di costruirli e di doverli gestire. Perciò essa si rivolse a LiveWorld, uno specialista nel creare, operare e moderare reti sociali e community online. I volontari rispondono al 70% di tutte le richieste di supporto, sgravando così di un enorme carico gli impiegati del customer service. http://www.quickencommunity.com/ | 22
    23. Un mio amico: il brand Siamo di fronte ad una generazione di nuovi consumatori che, cresciuta con il Web 2.0, ha ridefinito i confini di quello che può considerarsi “amico”. Per i professionisti della comunicazione, questa è una buona notizia: un brand può essere un amico e la gente vuole che sia così. Questo passaggio però, implica un’attenta valutazione sul vissuto e sul “comportamento” di un brand; diventa importante porsi domande tipo: “Come si comporterebbe un brand che è mio amico?”, “Proverebbe a vendermi qualcosa?” “…solo se fosse sicuro che è per il mio interesse” Ma, ad oggi, ancora troppi brand continuano a tradire i consumatori con la pubblicità. Invece bisogna cominciare a pensare ad un brand come ad una persona, le dinamiche del cui status sono del tutto analoghe a quello delle persone; è fondamentale assicurarsi che il brand si “comporti bene”. Quali brand potrebbero piacere come amico? Le possibilità sono infinite; possono andare bene sia quelli simili al proprio consumatore, sia quelli più cool che ne accrescono, per associazione, lo status. La questione centrale è sempre che il brand deve dare qualcosa al suo consumatore. | 23
    24. “Cosa ha da offrirmi?” [cosa ci guadagno?] Se fosse possibile riassumere in una riga l’atteggiamento verso il CCP, e forse verso la comunicazione on line in generale, si potrebbe scrivere: Cosa ha da offrirmi? [cosa ci guadagno?] Di conseguenza, la domanda che i brand devono porsi non è solo “cosa posso guadagnare da questa situazione?”, ma anche “cosa ne ricava il mio cliente da questa situazione?”. I brand devono essere percepiti come soggetti che danno almeno quanto ricevono, se non di più. In generale, quello che i consumatori ricavano dal CCP è classificabile in 4 aree ovvero una piattaforma per esprimersi o per influenzare le seguenti leve di marketing: brand, soldi, prodotto e status. Ma, come si evince dalla lista di priorità qui sotto, tra le varie motivazioni che spingono al coinvolgimento, la più importante è cosa il brand può dare a chi partecipa ITALY UE Originalità Premio / incentivo Premio / Incentivo Creatività / divertimento Distinzione Fare la differenza Divertimento Distinzione US Premio / incentivo Distinzione Apprezzamento per il brand Riconoscimento da parte del brand | 24
    25. Reciprocità: la chiave per il successo e la sfida dei brand Il CCP come un regalo per i consumatori Perché il CCP funzioni, deve dunque comportare un reciproco beneficio, qualsiasi forma prenda. Se esiste una parola che sintetizza quello che un brand deve offrire agli Yabus, questa parola è: reciprocità. Già col Web 2.0, tutti i brand devono offrire qualche forma di reciprocità, una relazione di scambio bilaterale: questo i clienti si aspettano. Pensando in modo più ampio, se la categoria di prodotto cui appartiene un brand offre spunti di conversazione, i consumatori ne parlano con altri interessati. E’ sempre utile, per il brand in questione, prenderne parte. Una delle sfide più grandi per un brand oggi è essere organizzativamente pronto per questa bidirezionalità, una volta che la relazione con i propri clienti è iniziata. Se il CCP è l’inizio di una conversazione con il consumatore, chi ha il compito di gestire il brand deve essere pronto a mantenere il dialogo. Ma, all’interno dell’Azienda, chi avrà questa responsabilità? Su cosa si fonderà questa relazione in futuro? Quale sarà la merce di scambio? Chi parlerà in nome del brand all’interno del social network in cui esso sarà coinvolto? Misurare gli effetti del CCP Se il CCP è utilizzato al meglio come uno strumento per costruire una relazione, come può esserne misurata l’efficacia? Monitorare il buzz è una via ovvia, guardando al peso nella conversazione on line, al traffico, al passaparola. Ma chi gestisce un brand deve anche considerare le metriche tradizionali (es: percepito del brand, variazione dell’atteggiamento) con analisi pre e post per capire quale impatto l’attività di CCP ha avuto sulla reputazione del brand. E’ molto utile anche confrontare il cambiamento tra chi è stato esposto all’attività e chi no. | 25
    26. Executive summary Quando bisogna intraprendere iniziative di CCP? Quando si ha come obiettivo il costruire o rafforzare la relazione tra Cliente e Brand. Creatività, Fiducia, Divertimento, Amicizia, Avventura Brand metrics Punti Essere pre pronti a Brand forti? lavorare con nicchie Analysis Sincera! IDEA Giusta! Interesse, Ansia da creatività, Remunerazione + Social media WOM Superare Misurare il barriere valore: Brand metrics post Strumenti per > creatività Cosa ci guadagna Tracciare! il Cliente? Moneta sociale: essere Premio: avere Brand e Cliente lavorano insieme, in modo paritetico, con reciproca | 26 soddisfazione. Questo è lo spirito del CCP.
    27. Executive summary Il CCP non è adatto a qualsiasi brand, non è rivolto a tutti i consumatori. Quando viene eseguito nella maniera giusta, offre benefici misurabili a favore del brand che lo ispira. Ecco le guidlines di MEC per rendere l’attività di CCP il più efficace possibile: Escogitare una campagna multicanale in cui il CCP si inserisce in modo coerente, grazie ad un’idea generata da insight forti. Più è avvincente l’idea, maggiore sarà il coinvolgimento dei consumatori. Offrire un’ampia gamma di possibilità di intervento: non tutti sono in grado di contribuire fornendo un contributo reale per il brand. Ricordare che le persone con la maggior propensione a partecipare sono attive nei social media; in questi ambienti, i contenuti prodotti dai membri delle community sono molto diffusi: è il terreno adatto per seminare iniziative call-to- action. Essere pronti a ricevere contributi sia positivi sia negativi; entrambi sono rivelatori dell’autentico sentimento dei consumatori, entrambi offrono insight per migliorare il brand. Non perdere occasione di elargire riconoscimenti o premi ad ogni contributo creativo; tenere a mente la domanda tipica del web 2.0: “cosa ci guadagno?”. Per lanciarsi in un coinvolgimento emotivo, i consumatori devono percepire la possibilità di una ricompensa adeguata al loro sforzo. Trasformare chi contribuisce in consulenti: i più entusiasti non devono essere utilizzati solo per favorire il passaparola, ma possono costituire un advisory board per futuri sviluppi del brand o del prodotto. Giudicare nel lungo termine il successo dell’attività; il CCP è l’inizio di un dialogo che continuerà nel tempo, non l’idea che fa partire una nuova campagna. | 27
    28. “Your brand in their hands” è stato scritto da MEC MediaLab, la divisione strategia, consumer insight e ROI di Mediaedge:Cia. La ricerca è stata condotta per conto di Mediaedge:Cia da Brainjuicer con una metodologia che prevede un mix di analisi quali e quantitativa su panel on line. Sono stati intervistati 11.044 internauti di età compresa tra i 16 e i 35 anni, appartenenti a 22 paesi: Argentina, Australia, Canada, China, Denmark, Finland, France, Germania, Ungheria, India, Italia, Messico, Norvegia, Polonia, Portogallo, Russia, Singapore, Spagna, Svezia, Turchia, UK e USA Per informazioni potete contattare: Mediaedge:Cia Italy, Via G. Carducci, 14 20123, Milano Italy; Tel: +39 02 467.67.1 Julian Prat MEC MediaLab Italy Director Tel: +39 02 467.67.778 julian.prat@mecglobal.com Zeno Mottura MEC Interaction Italy Director Tel: +39 02 467.67.311 zeno.mottura@mecglobal.com Nicola Schiapparelli Head of communication MEC Italy Tel: +39 02 467.67.957 nicola.schiapparelli@mecglobal.com | 28 www.mecglobal.com A GroupM Company

    + Luca ContiLuca Conti, 4 months ago

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