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Terziario futuro 2012 - sintesi
 

Terziario futuro 2012 - sintesi

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Le slide di sintesi del rapporto di ricerca Terziario futuro 2010-2012, realizzato dalla S3.Studium su incarico del CFMT (Centro di Formazione Management del Terziario). ...

Le slide di sintesi del rapporto di ricerca Terziario futuro 2010-2012, realizzato dalla S3.Studium su incarico del CFMT (Centro di Formazione Management del Terziario).
All'indagine hanno partecipato in qualità di esperti: Duccio Bianchi, Stefano Caselli, Alberto Castelvecchi, Mario Deaglio, Maria Immacolata Macioti, Emanuela Mora, Serafino Negrelli, Enzo Rullani, Severino Salvemini.
La ricerca previsionale, condotta da S3.Studium, è stata diretta da Stefano Palumbo, con la collaborazione di Ruben Criscuolo e Alessandro Gentile.

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    Terziario futuro 2012 - sintesi Terziario futuro 2012 - sintesi Presentation Transcript

    • Forum TERZIARIO FUTURO 2010-2012 Milano, 11 Febbraio 2010 Presentazione e discussione dell’indagine previsionale
    • L’ECONOMIA DOPO LA CRISI UNA NAZIONE LENTA IN UN MONDO VELOCE . Ripercussioni della crisi per tutto il triennio, soprattutto sull’occupazione. Stagnazione, si torna al Pil pre-crisi in 5-6 anni . Il terziario va meglio dell’industria. DARWINISMO IMPRENDITORIALE . La crisi “pulisce” il mercato, escludendo le imprese meno competitive. In difficoltà soprattutto quelle legate alle commesse pubbliche o a un mercato “captive”, e le più clientelari. TERZIARIO “WEIGHT WATCHER” . Il terziario tende a comprimere i costi (ma non riesce ad aumentare la produttività, per scarsità di innovazione). Problemi di ristrutturazione e downsizing per numerosi comparti.
    • L’ECONOMIA DOPO LA CRISI CRISI DI LEGITTIMAZIONE . Resta il limite della cultura capitalistica degli ultimi vent’anni: la visione a breve, che disincentiva gli investimenti e la trasformazione della struttura economica. Prosegue la sfiducia degli italiani verso le istituzioni e la classe dirigente privata. CAMBIO DI PARADIGMI . Le difficoltà economiche (meno consumi, minori margini, credito scarso, nuove povertà, disoccupazione) modificano le “visioni del mondo” e spronano la nascita di un terziario innovativo. FINESTRE DI OPPORTUNITÀ . Si aprono possibilità di cambiamento e “distruzione creativa”. Ma la maggior parte delle imprese terziarie non riesce a modificare i modelli di business per renderli più competitivi.
    • L’ECONOMIA DOPO LA CRISI LA CALMA NEL CUORE DEL CICLONE . Finanza e credito vanno meglio degli altri (ma con margini minori). SEMAFORO VERDE PER L’ONDA GIALLA . Il turismo americano viene sostituito da quello asiatico. Il settore regge, ma la spesa unitaria dei clienti si abbassa. INNOVAZIONE PIÙ VELOCE, CRESCITA PIÙ LENTA . Il ritmo di crescita delle Tlc rallenta. Più che l’informatica, crescono con forza i servizi per il web 2.0. AL LUSSO VA DI LUSSO . Bene l’industrial design, crescono le marche della moda e gli oggetti di lusso. POCHE FILE ALLA CASSA . Tendenza piatta (e ristrutturazioni) per la distribuzione, grande e piccola.
    • FINANZA ED ECONOMIA MIOPIA CONGENITA . Il rapporto fra finanza e impresa resta difficile, perché manca un’ottica a lunga scadenza. Il sistema è liquido, ma non dà credito, per evitare rischi. IPERTROFIA E STERILITÀ . Il peso della politica nel credito resta eccessivo. Si parla di nuove regole per il settore bancario, ma senza attuarle concretamente. ALLEANZE STRATEGICHE . Alcune banche si ripensano e ritrovano il proprio “core” di “banca retail”. In altri casi, sono attive nelle ristrutturazioni societarie. IL DISGELO PATRIMONIALE . L’innovazione passa per l’autofinanziamento, grazie ai patrimoni immobiliari e agli asset accumulati dalla famiglie imprenditoriali.
    • FINANZA ED ECONOMIA COMPETIZIONE AD HANDICAP . Le possibilità delle imprese italiane di trovare il credito crescono un po’, ma resta il divario con i competitor europei.
    • LA QUESTIONE AMBIENTALE ARRETRATI E LATITANTI . La crisi culturale italiana paralizza le decisioni e fa mancare mutamenti strutturali. Solo le Regioni investono sulla sostenibilità. FRA L’URGENTE E L’IMPORTANTE . Sostenibilità più diffusa, ma a breve per i consumatori i costi pesano di più. Innovazione: promossa dai ceti più modernizzanti. GUADAGNARE AL VERDE . Si concretizza, in piccolo, una “green economy” italiana. Poco programmata, ma fa nascere nuovi lavori e nuove imprese. LE NUOVE ENERGIE DELL’ECONOMIA TERZIARIA . Occasioni per i servizi consulenziali e ingegneristici in campo energetico. Più domanda di energie rinnovabili.
    • UN FONDO DI TIMORE . Fra i consumatori gli indici di fiducia migliorano, ma il clima di fondo resta timoroso, suscettibile di rapide oscillazioni. FIDUCIA SELETTIVA . Alcuni settori (in primo luogo quello finanziario) faticano a riconquistare la fiducia. CONSUMISMO IN AFFANNO . Maggiore sobrietà e selettività degli stili di consumo. Le “private label” della GDO prevalgono sulle “grandi marche”. CHILOMETRO ZERO . Crescono i segmenti di consumatori attenti alla filiera corta, alla vicinanza al produttore, ai prodotti “bio”, alla “biografia degli oggetti” al legame delle imprese con il proprio territorio. LE TENDENZE DEI CONSUMI
    • LE TENDENZE DEI CONSUMI CRITICI, ETICI, ORGANIZZATI: I CONSUMATORI 3.0 . Cresce il consumo equo-solidale, i GAS, il consumo responsabile. Più interazione, individuale e collettiva, con le imprese. Cresce il peso dei “social network”. LA PERSUASIONE DEPOTENZIATA . L’audience televisiva si frammenta e decresce, a favore dei nuovi canali. Si indebolisce il peso degli spot televisivi a favore dei consumi di massa: si affermano le “nicchie”. IMMOBILITÀ FORZATA . Persiste l’asimmetria del mercato immobiliare: molta offerta in compravendita, poca in affitto. Nel lungo termine la bolla immobiliare si sgonfia e riattiva il mercato con prezzi più ragionevoli.
    • CAPACITÀ DI GALLEGGIAMENTO . I lavoratori costretti a vendere professionalità modeste. Si accentua l’evoluzione dei lavoratori: da erogatori di capacità lavorativa a professionisti che investono su di sé. CONTRATTI MULTIFORMI, UNIVOCI DISAGI . Le imprese usano la flessibilità per ammortizzare gli effetti della crisi. Il terziario resta caratterizzato da forti disagi. DIVERGENZA DI INTERESSI . Per reggere alla concorrenza, le imprese puntano sulle competenze difficilmente riproducibili. Tuttavia, i lavoratori sono più orientati al bisogno economico immediato che alla formazione (anche perché sottovalutata dal mercato). IMPRESA E LAVORO
    • DECENTRAMENTO NEGOZIALE . Più contrattazione di 2° livello (grazie a incentivi fiscali), intese territoriali e per le piccole imprese (per coprire anche i loro lavoratori). LA PERDITA DEL FUTURO . Ceto politico privo di “visione”: esclusione sociale, sfiducia diffusa. CRISI DI RAPPRESENTANZA . Inadeguati, mediatici, obsoleti: sindacati in crisi. Precari non rappresentati. FRAMMENTAZIONE E DISTRUTTIVITÀ . Lavoratori non coesi: micro-conflittualità, azioni dimostrative e anomale. LA RICONQUISTA DEL FUTURO . Parte delle imprese capisce che i dipendenti sono un asset: rapporti di lavoro a medio termine (5, 8, 10 anni) e welfare aziendale. IMPRESA E LAVORO
        • STATICO-PASSIVO . Ricentralizzazione contrattuale, politica salariale settoriale, conflittualità spontanea, reattiva alla crisi, politiche del lavoro passive, dualismo insider/outsider. Probabilità: 42%
        • CAMBIAMENTO RADICALE. Forte interventismo governativo, accordi “con chi ci sta”, contrattazione decentrata, individualizzazione relazioni di lavoro, conflitti diffusi (dove la Cgil è forte). Probabilità: 20%
        • DINAMICO-COOPERATIVO. Politica dei redditi nazionale, in linea con Europa, flexicurity, continuità status professionale, discontinuità impieghi, relazioni industriali partecipative. Probabilità: 38%
      IMPRESA E LAVORO TRE SCENARI PER LE RELAZIONI INDUSTRIALI .
    • COME PUÒ UNO SCOGLIO ARGINARE IL MARE... . Flussi spinti da condizioni di partenza: le leggi xenofobe non arrestano gli ingressi. Più africani, meno romeni. POCHI PREPARATI, MOLTI DISPERATI . Attrazione di immigrati preparati: solo nel lungo termine. SUSSIDIARIETÀ IMPRENDITORIALE . Politica: regola pochi ambiti (badanti, colf): le associazioni d’impresa promuovono il riconoscimento del lavoro immigrato. NUOVI GIACIMENTI IMPRENDITORIALI . Immigrati presenti, scolarizzati: ascesa sociale nelle imprese. DIVERSITÀ MULTIPLE . Gestire le diversità: da individui (genere, abilità, sessualità) a collettivi (etnia, religione). IMPRESA E IMMIGRAZIONE
    • IMPRENDITORIALITÀ TERZIARIA MACRO-RIPRESA DELLA MICRO-IMPRESA . Forte ripresa di natalità di imprese familiari e micro-imprese: risposta flessibile alla crisi occupazionale, rinnovamento del tessuto imprenditoriale, espressione di potenzialità. LO SPONTANEISMO DELL’ECONOMIA COGNITIVA . Servono più investimenti in conoscenza, ma università e sistema delle carriere non danno risposte: nascono nuove professioni create dai lavoratori della conoscenza. MADE IN BRAND . “Made in Italy” in crisi (concorrenza, mancato ricambio): i brand aziendali fanno più immagine. MADE BY ITALIANS . Il “made in Italy” viene rilanciato all’estero da italiani emigrati (con il plus della ricerca).
    • IMPRENDITORIALITÀ TERZIARIA DECLINO DEL TERRITORIO, ASCESA DEL TALENTO . I vantaggi competitivi tradizionali (reti corte, know how locale) invecchiano: servono investimenti strategici in conoscenza e ingresso di nuove professionalità. MADE IN ITALY DEI SERVIZI: FINESTRA SOCCHIUSA . Restano forti a livello internazionale: design, banche e assicurazioni. Per il resto, solo sprovincializzazione. TURISMO, L’ORA DEI DISTRETTI . Più destinazioni con “gestione globale”, più “circoli virtuosi” di attori locali. L’IMPRENDITORE, DA PROTAGONISTA A REGISTA . Per allargare il proprio bacino di mercato, gli imprenditori iniziano a decentrare il proprio potere. Imprese terziarie: più manager e passaggi generazionali con meno traumi.
    • LE COMPETENZE MANAGERIALI OBSOLESCENZA MANAGERIALE . Nuovi t agli di manager: problemi di ricollocazione e riqualificazione. IL TRAMONTO DEI “GOOD OLD BOYS” . Ricambio generazionale nella dirigenza (più economisti che ingegneri, grazie alla conoscenza dei processi a valle). DIRIGENTI DIGITALI . Nuovi dirigenti: capaci di usare la Rete (inclusi i social network) e di internazionalizzare. COMPETENZE PICCOLE . Crisi: si spende per lingue, diritto, contabilità, non per competenze più costose. CREATIVITÀ SOCIALE . Il “saper essere” pesa di più: serve abilità relazionale, creazione di fiducia, senso etico, coinvolgimento dei lavoratori.
    • LE COMPETENZE MANAGERIALI DIFFERENZIALI INTERNAZIONALI . Per andare nei mercati esteri, è cruciale la figura del manager: resta alto il differenziale retributivo con chi opera nel mercato domestico e fra i dirigenti e le altre figure.
    • WEB 2.O E COLLABORAZIONE GENERAZIONE Y . La cultura del web 2.0 è promossa dalla Generazione Y (consumatori e lavoratori). Ma per superare le resistenze servono tempi lunghi . MENO IMMAGINE, PIÙ REPUTAZIONE . La credibilità come risorsa strategica: serve dare ascolto e offrire garanzie. Si fa crowdsourcing, più che outsourcing. DAL PRODOTTO SOFTWARE AL SERVIZIO WEB . Forti investimenti (di chi si è preparato). Software house: dai CMS proprietari ai servizi per prodotti open source. RELAZIONI IMPEGNATIVE . Cresce l’e-commerce, sia in funzione della riduzione dei costi, sia per la possibilità di creare rapporti interattivi e impegnativi con i clienti.
    • WEB 2.O E COLLABORAZIONE
        • i servizi per lo sviluppo della casa ecologica;
        • l’offerta di derrate alimentari per gruppi di acquisto diretto;
        • la cura dei bambini e degli anziani tramite monitoraggio e controllo a distanza;
        • il noleggio-auto o la richiesta di autobus on demand;
        • l’offerta di libri e articoli da leggere sui device multimediali.
      LE AVANGUARDIE DEL TERZIARIO ONLINE . Forte sviluppo dei servizi online:
    • WEB 2.O E COLLABORAZIONE PENSARE INSIEME . Nuove opportunità di sviluppo dall’incontro fra cultura, conoscenza e innovazione . Servono maggiori occasioni di scambio e condivisione. L’ORA DEI LEGAMI FORTI . Dopo la crisi, si rinsaldano i legami con la filiera, il territorio, i dipendenti: si supporta l’offerta di competenze con le “connessioni durevoli”. CONFINI POROSI . La centralità del web favorisce una maggiore trasparenza e un minor peso delle dimensioni. Si punta sulle alleanze, le partnership, le sinergie. L’IMPRESA “NON STANDARD” . Si afferma un modello di impresa disponibile ad aggregarsi e a collaborare. Si diffondono le soluzioni consorziali per le PMI.