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MANUALE DI DIFESA CONTRO LE VIOLENZE SUL LAVORO
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MANUALE DI DIFESA CONTRO LE VIOLENZE SUL LAVORO

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A CURA DI LEONARDO MANGIA - PRESIDENTE PROBITAS ASSOCIAZIONE NAZIONALE CONTRO IL MOBBING

A CURA DI LEONARDO MANGIA - PRESIDENTE PROBITAS ASSOCIAZIONE NAZIONALE CONTRO IL MOBBING


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  • 1. PROBITAS ASSOCIAZIONE NAZIONALE CONTRO IL MOBBING Manuale di Difesa Contro le Violenze sul Lavoro a cura di Leonardo Mangia Presidente Probitas INTRODUZIONE Questo manuale è dedicato a tutti coloro che intendono combattere per far valere i propri diritti sul lavoro. Nei capitoli a seguire sono infatti descritti, in modo dettagliato, una serie di azioni e suggerimenti da mettere in atto per frenare le violenze da parte di colleghi e diretti superiori, dando nel contempo l'opportunità di acquisire prove e intraprendere le vie legali per veder riconosciuti i propri diritti nelle aule di tribunale. L'opera è pensata per fornire un supporto pratico, prescinde da valutazioni di ordine morale e psicologico connesse al fenomeno del mobbing e al disagio sociale. *** Il manuale è distribuito gratuitamente dall'Associazione di Volontariato "Probitas" con sede in Toscana, ha come scopo la diffusione di opinioni personali raccolte al fine di aiutare in modo spontaneo e senza costi tutti coloro che a causa del fenomeno sociale e lavorativo meglio conosciuto come "mobbing" hanno subito e stanno subendo danni sul fronte psicologico, fisico, morale e sociale. Questo scritto non fornisce ad alcun titolo consulenza professionale nè è frutto di consulenze in ambito medico, giuridico o investigativo. I costi, i tempi e i metodi di accesso citati sono puramente indicativi e possono variare. Questo testo non si configura pertanto come prodotto in vendita o di carattere editoriale, nè come parere riproducibile in sede legale. Viene distribuito liberamente con licenza Creative Commons. E' vietata la modifica o l'utilizzo ai fini commerciali, medici, statistici o come base di difesa legale. *** Per maggiori informazioni o contatti: Probitas – Associazione Nazionale Contro il Mobbing Sede Legale in Toscana E-mail: probitasantimobbing@gmail.com Facebbok: www.facebbok.it/groups/probitas Web: probitasantimobbing.wordpress.com Skype: leonardo.mangia77
  • 2. Indice Cronistoria – Un Diario sul Mobbing ......................................................... 3 Prove Meccanografiche – Filmati e Registrazioni ...................................... 4 Avvocato, Piscologo e Investigatore ............................................................ 8 Un Mastino per Amico ................................................................................. 11 Assicurazione – Quando Conviene .............................................................. 13 Sono tutti dalla Sua parte? ........................................................................... 14 Vivere senza lavoro – Fondi Sociali ............................................................. 17 Malattia, pensioni, Inail e Inps .................................................................... 19 Associazioni e supporto esterno ................................................................... 24 La Famiglia, gli Amici ................................................................................... 25 Stile di Vita – Affrontare lo Stress ................................................................ 26 Accordi e Risarcimento – Cosa non Fare ..................................................... 27 La Revisione del Processo ............................................................................. 29 Cassazione e Sentenze di Rilievo .................................................................. 30
  • 3. Capitolo 1 Cronistoria – Un Diario sul Mobbing Di tutti i metodi a disposizione del lavoratore per affrontare la situazione di disagio che si crea in presenza di mobbing, tenere un diario giornaliero degli eventi è quello più efficace e fondamentale, sia sul fronte giuridico che su quello psicologico. Giorno per giorno è buona norma prendere appunti su quanto vi accade all'interno dell'ambiente di lavoro. Per minimizzare i rischi che qualcuno legga il vostro diario è sempre meglio prendere nota a mano, ma se non potete accertatevi di usare un telefono/tablet senza connessione internet, senza scheda wi-fi e blutooth, privo della scheda SIM così da evitare l'accesso abusivo e la lettura, alterazione o cancellazione dei dati. Portarsi dietro un blocchetto per gli appunti e una penna è di solito una buona idea. La Cronistoria è importante perchè serve per scaricare la tensione; buttare giù qualche riga sul vissuto traumatico farà da valvola di sfogo, allentando la pressione psicologica che si prova in questi casi. L'utilità della Cronistoria si estende alla presentazione dei documenti da sottoporre all'avvocato, allo psicologo, alla Medicina del Lavoro e ai mass-media. Quando prendete apppunti siate precisi, segnate giorno e orario, poi luogo dove vi trovate, infine le persone presenti, che potrebbero trasformarsi in indagati o testimoni a seconda del caso. Scrivete gli avvenimenti e assieme commentate il vostro stato d'animo, vi servirà più avanti per cliniche del lavoro e psicologo così da provare le violenze subite e in certi casi accedere alla malattia professionale. DOMANDE FREQUENTI: Far leggere la mia cronistoria all'avvocato è una forma di diffamazione? La risposta è no. Il professionista da voi scelto per difendere un vostro diritto (quindi non solo l'avvocato, ma anche il medico) ha il dovere di non diffondere senza il consenso scritto il materiale di cui viene in possesso. E' una parte importante del segreto professionale al quale tutti sono vincolati. In aggiunta a ciò è tenuto a tutelarvi in ogni sede possibile se riceve il mandato, mentre non può certamente danneggiarvi nel caso rifiuti l'incarico, a patto che abbia accettato un impegno scritto sulla "non diffusione". Attenzione invece alle altre figure professionali, quali investigatori, sindacalisti e consulenti a vario titolo: non sono vincolati dal segreto professionale come medici e avvocati. Devo scrivere in modo che la cronistoria sia visionabile da un giudice? Non occorre. Generalmente è l'avvocato che dopo aver preso visione della cronistoria e di tutto il materiale documentale, stende le carte da presentare in aula. Raramente se non mai il giudice ha tempo per esaminare le centinaia di pagine che compongono i vostri appunti. Scrivete per voi stessi, in modo che il contenuto vi aiuti a ricordare gli eventi e scaricare la tensione. Scrivete per l'avvocato, in modo da essere precisi su giorni e orari, scrivete per i medici, in modo da meglio definire il vostro stato d'animo e le risultanze psicologiche.
  • 4. Capitolo 2 Prove Meccanografiche - Filmati e Registrazioni Sfatiamo subito un falso "mito": non è assolutamente reato nè illecito acquisire prove di carattere meccanografico sul luogo di lavoro, come ad esempio registrazioni audio e video. Al contrario, la Cassazione in materia si è pronunciata con decisione, stabilendo che "..perchè la registrazione perda la qualità di prova, per giurisprudenza costante, il disconoscimento non può essere generico, ma deve essere chiaro, circostanziato ed esplicito.." e solo nel caso in cui detta prova non corrisponda alla realtà dei fatti avviene il disconoscimento. L'azione di disconoscimento poi deve essere tempestiva, avendo luogo nella prima risposta successiva all'acquisizione delle prove stesse o durante la prima udienza (n.2117/11, n.9526/10). Unica eccezione a quanto sopra sono le intercettazioni, che al contrario delle registrazioni vengono svolte mentre siete assenti: è infatti vietato intercettare conversazioni dove chi sta dialogando non è consapevole della vostra presenza. Perchè la registrazione sia lecita occorre almeno dare il buon giorno in modo chiaro o scambiare qualche parola di cortesia. L'Art. 2712 c.c. recita "...Le riproduzioni fotografiche o cinematografiche, le registrazioni fonografiche e, in genere, ogni altra rappresentazione meccanica di fatti e di cose formano piena prova dei fatti e delle cose rappresentate, se colui contro il quale sono prodotte non ne disconosce la conformità ai fatti o alle cose medesime." Parimenti, sono da considerarsi prova tutte le copie cartacee e elettroniche, e-mail incluse, dei documenti che attestano la mancata assegnazione di mansioni, gli insulti, le minacce e qualsiasi azione lesiva della vostra professionalità, dignità e integrità morale. Questo anche nel caso in cui gli scritti in oggetto siano siglati con frasi tipo "corrispondenza interna riservata" o "non riproducibile", etc.. Se vi viene fatto firmare un patto di riservatezza ricordate sempre che nessun documento è da considerarsi non riproducibile quando attesta un illecito o un reato; resta il divieto di pubblicazione e quello di consentire la visione a terzi, ma potete utilizzarlo come materiale probatorio per l'avvocato e per stendere atti di denuncia, querela, etc.. Quando ci sono dubbi in materia è sempre e comunque il giudice a stabilire se un dato elemento di prova può essere ammesso e quindi ritenuto valido. Non è dunque illecito registrare un colloquio perchè “...chi conversa accetta il rischio che la conversazione sia documentata mediante registrazione..” (Cassazione n.18908/11). Chiunque vi dica di non registrare o non raccogliere documenti perchè "non serve a niente" vi sta probabilmente dando un consiglio che non è a vostro vantaggio. Raccogliere prove non significa dover per forza avviare una causa, è un modo legittimo di tutelare la propria persona e mantenere un margine di serenità psicologica. DOMANDE FREQUENTI: Dove acquisto a che prezzi? Ormai da qualche anno gli strumenti per registrare audio e video si sono ridotti sia nelle dimensioni che nel prezzo, aumentando di contro la durata delle batterie. Su internet trovate decine di negozi virtuali (per esempio su http://www.ebay.it , ma anche http://www.amazon.com ) che vendono a prezzi vantaggiosi piccoli gadget per le riprese
  • 5. ambientali. Quando fate il vostro acquisto il criterio di scelta deve essere ben definito in base alle esigenze: se le violenze subite riguardano frasi o motteggi è sufficiente un registratore, mentre se si tratta di atti più fisici o dell'isolamento sociale è meglio una microtelecamera. Utile anche una chiavetta usb o uno scanner portatile per salvare i documenti sia in formato elettronico che cartaceo, così da non dover usare la fotocopiatrice al lavoro (cosa che potrebbe anche farvi licenziare, vedasi peculato). Potete inoltre fare una foto con il cellulare dei documenti, se la telecamera integrata è di buona qualità. Il prezzo medio di un microregistratore di buona qualità è di circa 30-40 euro, a volte 5060 nei negozi specializzati. La durata della batteria si attesta sulle 6-10 ore e con una scheda SD o MicroSD è in grado di immagazzinare centinai di ore di colloqui. Per le microtelecamere di buona qualità siamo sui 50-70 euro, con costi sui 100 euro per oggetti camuffati (telecamera occultata su orologi da polso, penne, svegliette, collane, viti e altri oggetti di uso quotidiano). La durata della batteria per le riprese video è minore rispetto a quelle audio, si va da 1 ora e 30 minuti a 3 ore con batteria standard. E' però possibile acquistare batterie più costose e quindi a lunga durata, anche 8-10 ore. In entrambi i casi è sempre meglio prendere i modelli ricaricabili piuttosto che a pile, riducono i costi di mantenimento e hanno prestazioni migliori. Le microtelecamere hanno sempre la funzione di registratore vocale a meno che non venga scritto il contrario. Leggete con attenzione le specifiche tecniche prima dell'acquisto. Il lato negativo degli acquisti online sta nei tempi di consegna (a volte passano settimane prima dell'arrivo) e nel fatto che se l'oggetto risulta difettoso occorrono altri tempi e spese per la riparazione/sostituzione. Se avete un negozio sotto casa potete prendere li il materiale che vi occorre, ma attenti perchè se siete pedinati o i venditori collaborano con le persone che vi vessano, possono scoprire cosa usate e adottare contromisure specifiche del caso. E' infatti più facile offuscare un registratore se si conosce marca e modello usato. Prima di usare il registratore o la telecamera al lavoro, fate delle prove così da verificare la portata effettiva della cattura vocale, in quali condizioni di luce opera la telecamera e come vengono riprese e registrazioni se l'oggetto è posizionato in una tasca, dietro l'asola della giacca, etc.. Verificate inoltre la durata della batteria: meglio non avere brutte sorprese. Le registrazioni non si sentono o sono cancellate? E' probabile che i vostri persecutori siano molto cauti oppure sappiano del tentativo che state mettendo in atto per acquisire prove valide tramite strumenti meccanografici. In questo caso possono usare (si trovano sul mercato a basso prezzo) jammer per inibire in modo parziale o totale il funzionamento degli apparati elettronici. Ci sono vari metodi per farlo: generando del rumore di fondo su una data frequenza (quella delle voci) si rendono incomprensibili le conversazioni, mentre generando un campo magnetico è possibile cancellare i supporti magnetici o offuscare le telecamere. Nel caso vi troviate in una situazione di questo tipo ci sono alcune soluzioni a basso costo per aggirare in parte la problematica: • Usare registratori di modelli e marche differenti in contemporanea, in quanto come tutti gli strumenti di cattura ambientale operano secondo parametri leggermente differenti gli uni dagli altri, specie per quanto riguarda gli algoritmi di acquisizione audio. • Schermare le microtelecamere. Quelle di bassa qualità hanno involucri in plastica
  • 6. • • • non schermati, circuiti senza bypass e componentitica economica, se non avete nozioni di elettronica potete rivolgervi ad un elettricista o un negozio di materiale elettrico per farvi spiegare come ottenere una buona schermatura costruendo una "gabbia" magnetica passiva con pochi euro. La vicinanza del microfono alla sorgente voce è importante, in quanto la diffusione sonora è peggiore a livello del terreno. Non mettete il microfono nelle tasche basse dei pantaloni o nelle scarpe, meglio istallarlo nel colletto o sul petto/schiena. Se la registrazione presenta dei colpi "sordi" seguiti magari da un fruscio che inibisce la voce a volte è dovuta all'urto/sfregamento con gli abiti: fissate il microfono in modo che non sbatta o non strofini sul tessuto. Non tenete il cellulare vicino al registratore o al microfono: i magneti del riproduttore audio possono creare fischi e ronzii. Filmati e registrazioni cancellati sono recuperabili attraverso dei software gratuiti. Per i files cancellati, che si tratti di video, audio o documenti, è possibile utilizzare Pc Inspector File Recovery dal sito http://www.pcinspector.de/Default.htm?language=1 , mentre per togliere rumori o fruscii dai files audio potete sfruttare il software Adobe Audition, che trovate sul sito http://www.adobe.com/it/products/audition.html . Se le vostre competenze tecniche e informatiche sono insufficienti è il caso di rivolgersi ad un associazione che offra questi servizi gratuitamente, come ad esempio Probitas (www.facebbok.it/groups/probitas) oppure direttamente al nucleo delle Forze dell'Ordine che tratta questioni di carattere informatico. Il recupero di questi dati infatti richiede delle cognizioni avanzate che sul mercato si traducono in prestazioni professionali dai costi elevati. Posso usare il mio telefono per raccogliere le prove? Generalmente è sconsigliabile. Il primo passo che viene fatto per tenere sotto controllo la vittima di mobbing è proprio quello di intercettare le chiamate e istallare software spia sul cellulare. Questo genere di software è avanzato e spesso non rilevabile dagli antivirus in commercio; si installa senza che ve ne accorgiate e permette a chi lo controlla di ascoltare le vostre conversazioni, sapere cosa registrate/filmate, modificare e cancellare files dal telefono, consultare gli appunti, la rubrica, conoscere la vostra posizione geografica e addirittura svolgere queste operazioni anche a telefono spento (in realtà viene acceso senza che vi siano segni visibili dall'esterno). Per impedire che il cellulare venga sfruttato come sorgente di acquisizione (specie se state trattando un colloquio delicato o non volete far sapere gli spostamenti compiuti) occorre necessariamente togliere la batteria e la scheda SIM. Dove tengo le prove? Raccolte le prove di rilievo, è importante salvarle in modo che non siano alterabili. A tal fine un mezzo economico consiste nel masterizzare su cd o dvd i dati (in aula tutte le prove meccanografiche sono presentate su supporto ottico non alterabile) per poi depositarli in una cassetta di sicurezza in banca. Il costo annuo di una piccola cassetta di sicurezza che contiene svariati dvd o anche blu-ray è di circa 100-300 euro. Con questo sistema avrete la certezza che gli originali non vengano cancellati durante un intrusione nel vostro domicilio o tramite apparecchi per smagnetizzare l'hardware. Prima di salvare le registrazioni è buona norma trascriverle su un file di testo da includere nel dvd e/o su un foglio di carta da inserire nella custodia dello stesso.
  • 7. La cifratura come arma di difesa Cifrare i propri dati sensibili è una forma di tutela personale da adottare in circostanze di rischio. Subire mobbing rientra certamente in queste circostanze, in quanto si può andare incontro a danni di carattere patromoniale, fisico, psicologico e d'immagine. Per cifrare, ossia rendere non comprensibili, i propri dati (quali ma non solo cronistoria, registrazioni audio/video, documenti in formato immagine, etc..) basta utilizzare programmi gratuiti come TrueCrypt, disponibile all'indirizzo http://www.truecrypt.org . Tenete ben presente che se smarrite le password o i files chiave che permettono di accedere al materiale cifrato difficilmente potrete recuperare il contenuto. Inoltre se qualcuno ha accesso remoto al pc dal quale effettuate la cifratura oppure è in grado di vedere il vostro schermo attraverso delle telecamere, la cifratura è del tutto inutile, quando anche controproducente. Adesso che ho le prove non possono farmi nulla! Contrariamente a quanto si possa pensare, dire in giro che avete delle prove sulle violenze subite per "scoraggiare" chi vi sta vessando è sempre una pessima idea. Mai farsi vanto di aver registrato un colloquio, aver catturato video o raccolto documenti che incastrano i vostri persecutori: raramente serve come fattore dissuasivo, al contrario spesso da modo a chi delinque di trovare un metodo per evadere la vostra raccolta delle prove, bloccando le registrazioni, sabotando i filmati o i documenti in vostro possesso. L'unico scopo nell'acquisire documentazione di questo tipo è quello di sfruttarla nelle aule di tribunale o per stendere una denuncia, non come arma di ricatto. Non parlate a nessuno, in nessun caso, delle prove che avete in mano se non nel momento in cui dovete effettivamente usarle come materiale per avviare la querelle legale. Alcuni avvocati potrebbero chiedervi se avete delle prove e volerle visionare: prima di fornirle è tassativo stendere un accordo scritto dove il legale si premura di non cedere il materiale a terzi e non lasciarlo incustodito. Se rifiuta vi conviene trovare un altro professionista dal quale farvi assistere; un legale che ha la vostra documentazione ma senza obblighi di mandato può farla visionare a piacimento. Conservare e catalogare le prove Siate precisi quando etichettate le vostre prove. Il mobbing causa sovente ansia, disorientamento, perdita di memoria a breve termine. Una volta acquisita la registrazione audio o video, oppure un file immagine o una scansione, etc.. salvatela prima possibile nominando il file in modo logico, mettendo giorno, mese, anno, orario e descrizione breve. Per es. 01-01-2012 Ore 10.00 – Minacce da parte del datore. Suddividete i files in cartelle, per argomenti o date. Quando stendete la Cronistoria, se l'evento è stato documentato vi consiglio di mettere delle "tag" all'inizio o alla fine della descrizione, come da esempio: Cronistoria, giorno 01 Gennaio 2012 – Ore 10.00 [TAG_ registrazione "01-01-2012 Ore 10.00 – Minacce da parte del datore".] [TAG_ foto.... ] A seguire lo svolgimento dei fatti, se possibile con la trascrizione completa delle registrazioni. Questo renderà molto più facile al vostro legale consultare il materiale raccolto, ed inoltre vi consentirà anche a distanza di tempo, la ricerca veloce dei documenti che vi occorrono.
  • 8. Capitolo 3 Avvocato, psicologo e investigatore La scelta del professionista che dovrà assistervi durante questa dura battaglia è un passo di importanza fondamentale. A causa di un mercato distorto e poco trasparente, spesso avvocati, medici e investigatori si vendono al miglior offerente in barba al Codice Deontologico, sfruttando le anse create da leggi e norme poco chiare. Non pagate mai in anticipo i servizi offerti. A parte un piccolo acconto per le spese vive (benzina, cancelleria, marche da bollo e documenti prodotti) riservatevi di pagare sempre a prestazione compiuta, eventualmente stabilendo una serie di prerequisiti senza la realizzazione dei quali non sarete tenuti a versare le cifre concordate. L'accordo deve essere siglato per iscritto, non verbalmente e meglio se alla presenza di testimoni. Per avere un idea dei prezzi è raccomandabile consultare i siti specializzati in rete che offrono preventivi gratuiti e tabelle con i pagamenti già suddivisi in categorie, parlare con altre persone attraverso gruppi di supporto e associazioni ed in ultimo chiedere preventivi gratuiti a più di un professionista, confrontando le tariffe con i servizi offerti, così da farvi un'idea specifica di quali sono i prezzi in base alle prestazioni. Se l'avvocato, il medico o l'investigatore non si dimostra leale, non vi riceve, non consegna in tempo i documenti richiesti o chiede un esborso non concordato di denaro è il momento di cercarvi un altro professionista. Se nel frangente siete impossibilitati a farlo o se l'operazione richiede tempo assicuratevi di registrare i colloqui e annotare le anomalie così come fareste con un mobber in ambiente di lavoro: in futuro potrete sempre rivalervi facendo la segnalazione all'ordine di appartenenza, meglio se con l'aiuto di altro legale, per chiedere i danni. Un dettaglio importante, in queste situazioni, è rappresentato dal mandato: non firmate nel mandato clausule che vi impongano il pagamento anche nel caso in cui decidiate di recedere prima che i servizi richiesti siano effettivamente forniti. Quando mollate il vecchio professionista per il nuovo sarà vostra cura revocare il mandato: fatelo scrivendo una raccomandata A/R, precisando all'interno i motivi per cui avete deciso di non avvalervi più dei servizi concordati, mandando una copia in "e.p.c." (per presa conoscenza) all'Ordine di appartenenza dell'avvocato o del medico, spedendo inoltre una copia a un associazione o un ente garante: per i medici il Ministero della Sanità, per gli avvocato il Ministero della Giustizia, per gli investigatori il Garante della Privacy) in questo modo sarà impossibile per il professionista negare di aver ricevuto la comunicazione. DOMANDE FREQUENTI: Parere legale scritto, garanzia o costo superfluo? Il parere consiste nell’esposizione ragionata della soluzione giuridica di un caso concreto. Quando vi recate da un legale e volete sapere se lo stesso ritiene o meno fattibile la vostra causa di lavoro o mobbing, l'avvocato espone generalmente a voce una sua opinione, consigliandovi quello che ritiene più idoneo alle circostanze. D'altro canto non sempre l'esposizione orale è forma di tutela e nemmeno è possibile "intervistare" registratore alla mano decine di avvocati per assicurarsi che non stiano mentendo o cercando di far bella figura per accattivarsi le simpatie del cliente.
  • 9. In questi casi è quindi possibile chiedere un parere scritto, il cui costo varia in media dai 50 ai 250 euro. Il parere messo nero su bianco ha forma di garanzia, in quanto un legale che valuti la vostra causa facile e poco onerosa dopo non può far lievitare i costi adducendo come motivazione la difficoltà del percorso attuato. Parimenti questa logica si applica in modo esteso all'agire e al ritenere le ragioni della controparte: il parere infatti non è un atto, in cui si perorano le ragioni dell’assistito, prendendo in considerazione le argomentazioni della controparte solo per contestarle, ma un esame di fondo della domanda posta dal cliente, la cui risposta è "neutra" e non viziata da logiche di "accapparramento" della clientela o da una sfilza ininterrotta di citazioni su leggi e codici sistemati per riempire gli spazi. In sintesi, quando chiedete un parere scritto, l'avvocato sarà tenuto a descrivere il modo migliore per condurre la causa, giustificando la strada proposta tramite opportuni ragionamenti di forma e sostanza. In ipotesi avversa, sarà invece obbligato a specificare le ragioni che lo portano a sconsigliarvi una contesa. Il codice deontologico, una forma di tutela Avvocati e medici rispondono ai propri ordini di appartenenza. L'Ordine degli Avvocati sul sito http://www.consiglionazionaleforense.it/site/home/area-cittadino/codicedeontologico-forense.html e l'Ordine dei Medici sul sito http://www.salute.gov.it/ conservano in formato testo o .pdf il Codice Deontologico. Trasgredire i dettami previsti dal codice comporta generalmente sanzioni disciplinari, stabilite di volta in volta dall'Ordine di appartenenza. Prima di muovervi contro un professionista ricordate che sono necessarie prove valide e non sempre è conveniente farlo per vie legali, a volte basta una lettera di segnalazione. L'investigatore privato, non sempre è conveniente Servirsi di un'agenzia investigativa per scoprire chi vi pedina o per attuare una bonifica all'interno del vostro appartamento potrebbe sembrare una buona idea. Dovete però fare estrema attenzione, in quanto al contrario di medici e avvocati l'investigatore non ha un Ordine formale di appartenenza nè tantomento un codice deontologico vincolante. Quelli esistenti sono lasciati alla "buona fede" di chi svolge questa professione.. Le bonifiche ambientali per rintracciare microspie in casa vostra sono generalmente sconsigliate: costano dai 500 ai 2000 euro per abitazioni con 5 vani e non sempre consentono di svelare i sistemi di sorveglianza occulta. E' possibile infatti che la controparte utilizzi metodi passivi, quali ad esempio congegni per captare i suoni attraverso le pareti (specie nei condomini) o laser che acquisiscono l'audio ambientale tramite la vibrazione dei vetri di porte e finestre. Ci sono poi microcamere e sensori schermati, non rilevabili da congegni in commercio. Anche quando lo strumento di controllo viene tracciato (ad esempio nel caso in cui trasmetta su reti wi-fi o GPS) spesso è impossibile risalire al proprietario, otterreste quindi come unico effetto quello di spendere cifre esorbitanti senza poter provare nulla in tribunale, questo sempre a patto che chi viene a svolgere il lavoro di bonifica sia in buona fede e non si sia già accordato con la controparte. Oltre al danno, la beffa. Più facile impedire ai segnali GPS o cellulare di tracciarvi durante gli spostamenti in auto: esistono sul mercato jammer che ne inibiscono l'uso nel raggio di pochi metri. Purtroppo però la nostra legislazione vieta l'utilizzo di simili apparecchi ai privati, che anche se venduti su internet o dalle agenzie non sono poi sfruttabili... in tali circostanze è necessario rivolgersi a un legale che con apposita denuncia alle Forze dell'Ordine potrà chiedere una bonifica in vostra vece.
  • 10. L'allarme in casa è un punto controverso: sul mercato domestico ci sono modelli che vanno dai 700 ai 5000 euro in media, comprendono un DRV (registratore) dove sono connesse telecamere, sensori termici, magnetici, per individuare vibrazioni, etc.. e una centralina. Tutti questi sistemi, per quanto all'avanguardia, hanno spesso un punto vulnerabile, molti sono aggirabili con la giusta tecnologia e quelli che ancora non lo sono potrebbero diventarlo nell'arco di pochi mesi o di 1 anno.. l'ambito sicurezza è in continua evoluzione. Istallare un sistema domestico di allarme, anche connesso con la locale centrale di polizia è una forma di tutela che funziona bene se l'intruso non ne è a conoscenza o se non ha i mezzi e le informazioni per disabilitarlo. I vostri persecutori in genere si appoggiano a dei professionisti che sanno come disinserire sistemi di protezione (spesso li creano o li istallano loro stessi!), quindi prima di spendere grosse cifre fate un calcolo ragionato sul rapporto costo/vantaggi. Potrebbe rivelarsi maggiormente utile una telecamera non alterabile all'interno di una cassaforte o cassetta di sicurezza, che si avvia nel momento in cui viene aperto lo sportello. Li denuncio oppure no? Avete in genere 3 mesi di tempo per fare denunce penali di qualsivoglia tipo. Non esitate a fare denuncia se avete prove: è utilissimo in causa sostenere l'impianto accusatorio con querele o esposti, meglio ancora se chi ha indagato riscontra elementi a carico degli indiziati che dimostrano come l'intento lesivo sia precedente al licenziamento o alle dimissioni. La denuncia avviata è anche un arma di trattativa, nel caso vogliate accordarvi per una soluzione condivisa con l'azienda. Attenzione però a non "ricattare" il datore: è reato. Lasciate gestire questi accordi all'avvocato, che sa come stendere una proposta alla controparte. Identificate il vero responsabile Per legge è sempre il datore di lavoro, anche se l'azienda è passata di mano, il vostro persecutore mantiene tutte le colpe del caso. L'Art. 2087 del Codice Civile stabilisce che "...L'imprenditore è tenuto ad adottare nell'esercizio dell'impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l'esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l'integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro..". Non sprecate energie colpendo colleghi e superiori, addossando a loro la colpa per i misfatti subiti; sono dei semplici corresponsabili. Quando siete vittime di ingiustizia è fondamentale scrivere una lettera al datore di lavoro, descrivendo l'evento dannoso, la data in cui si è verificato e chiedendo in modo tassativo che intervenga per bloccare questo genere di condotta perpetrata a vostro danno. In copia per presa conoscenza dovete inserire sia l'Ispettorato del Lavoro (le Forze dell'Ordine che si occupano di indagini sui luoghi di lavoro), sia il vostro sindacato. Se nel frattempo siete tutelati da un legale, è bene inserirlo per presa conoscenza e meglio ancora lasciare che sia lui a scrivere la missiva al datore. Qualora ne ravvisiate la necessità, potete inviare copia per presa conoscenza a soggetti terzi (il medico di fiducia, il Garante per la Privacy, il Ministero, etc..). E' importante inoltre mettere a conoscenza gli enti e gli organismi di tutela ai quali vi siete rivolti, come medicine del lavoro, associazioni, etc.. Se il datore non risponde per tempo o se la risposta non è esauriente (quindi se l'azienda non adotta tutte le misure atte alla vostra salvaguardia) c'è una responsabilità diretta di cui potete chiedere conto tramite vie legali. Sostanzialmente questo tipo di responsabilità è sfruttata nelle cause di lavoro per indicare situazioni di "mobbing".
  • 11. Capitolo 4 Un mastino per amico Può capitare che l'allarme piazzato in casa venga aggirato e la vostra serenità compromessa. In queste circostanze, se siete amanti degli animali e avete le risorse economiche necessarie al loro mantenimento, è un ottima idea prendere con voi un cane da guardia. Ce ne sono di molte razze e ciascuna ha qualità e oneri da considerare prima dell'adozione. Se state cercando un amico con il quale passare il tempo, che sia affettuoso nei vostri confronti, è meglio non scegliere razze troppo aggressive, mentre di contro se l'obbiettivo è quello di addestrare una guardia del corpo (specie se avete subito aggressioni fisiche) sarà indispensabile rivolgersi a dei professionisti del settore. Su internet trovate molti siti di cura e addestramento degli animali, con elenchi sui costi, i tempi di crescita, le necessità di cibo e vaccinazioni. Tenete a mente che quasi tutte le razze canine possono essere addestrate, ma per respingere un aggressore armato servono accorgimenti particolari; uno dei metodi strategici da sfruttare consiste nel dotare il vostro "angelo peloso" di microcamera sul collare, accessibile da remoto con il telefonino, così da sapere sempre se qualcosa è andato storto e contemporaneamente essere protetti da tentativi di manomissione. Il cane è il miglior amico dell'uomo, ma il cane da guardia è un amico ancora migliore in caso di mobbing e intrusione domestica. DOMANDE FREQUENTI: La scelta della razza Alcune razze canine sono senza dubbio più adatte di altre per sorvegliare la vostra casa. Contano l'aggressività, l'affidabilità, la diffidenza verso gli estranei e il coraggio nel difendere il proprio territorio. Il cane da Pastore dell'Asia Centrale è un ottima scelta, perchè spesso rispecchia questi tratti e ha una taglia "media" che gli conferisce agilità e peso sufficienti a scoraggiare l'aggressore. Non sono poi da scartare il Bullmastiff (possente e resistente), il Dobermann (soprattutto per l'intelligenza) e come ovvio il Rottweiler (molto aggressivo, anche con altri cani). Occorre stare attenti alle peculiarità caratteriali e a volte al basso margine intellettivo, specie se insieme a voi si trovano bambini o vi capita spesso di ricevere delle visite da parte di ospiti e parenti. C'è inoltre da considerare il luogo dove viene svolta la guardia: per i cani a pelo raso o corto l'esterno non è adatto, prendono freddo e si ammalano facilmente. Per quelli a pelo molto lungo e folto il calore degli appartamenti può essere un problema. Prendo un cucciolo, oppure un adulto? Avere fretta non serve: le vessazioni vanno in genere avanti per anni ed è difficile trovare qualcuno che voglia vendervi un ottimo cane da guardia già ambientato in altra zona, non fosse altro perchè la territorialità di questi animali è una caratteristica chiave e toglierli dal proprio ambiente ne mina i tratti psicologici. E' bene prendere un cucciolo quindi (deve avere almeno 3-4 mesi, già svezzato), curarlo e
  • 12. seguirlo per 2 o 3 anni, fino a quando non sarà pronto per sorvegliare la vostra abitazione. Nel caso abbiate spazio e per aumentare l'efficacia della protezione, resta consigliato acquistare un maschio e a qualche mese di distanza una femmina, così da avere un ottimo assetto difensivo. Assolutamente sconsigliato partire per le vacanze e lasciare il cane a parenti e amici o peggio ancora in qualche pensione: erode notevolmente la sua territorialità e spesso lo rende insicuro e sottomesso, tutto il contrario di quello che ci si aspetta da un cane da guardia. Cane da guardia o da combattimento Nel nostro paese sono vietate lotte tra gli animali e l'addestramento ai fini militari non autorizzato dalle autorità. Possedere un cane pericoloso che va tenuto alla catena (letteralmente) tutto il tempo è un cattivo affare sia perchè correte il rischio di essere aggrediti a causa delle condizioni di stress in cui è costretto, sia perchè nel caso un intruso venisse attaccato e l'esito risultasse fatale avrestre enormi grane nei tribunali ed il cane verrebbe soppresso. Il vostro cane deve avere come unico scopo quello di scoraggiare le intrusioni e fare da sentinella con la telecamera messa sul collare, non certo aggredire (e sbranare) terzi. Non fatevi abbindolare da chi vuole vendervi "killer nati", rivolgetevi sempre a un allevatore che opera in modo onesto, che ama il cane e che sceglie di parlare con voi prima di assegnarvi un cucciolo. I costi La prima cosa da calcolare nei costi di gestione del vostro custode a quattro zampe è l'assicurazione contro morsi e aggressioni; Il ruolo del cane, posto a guardia del nido domestico, lo porterà certamente a trovarsi in una situazione dove "azzannare" il braccio dell'intruso è l'unica alternativa all'intrusione. Altra spesa da considerare verte sul mantenimento: vaccini, visite periodiche, cibo. Si parla di circa 1500 - 2000 euro all'anno, compresi gli antiparassitari. Acquistare un cucciolo con pedigree, ossia con scheda completa da un rivenditore ufficiale è basilare e consigliatissimo. Anche se il prezzo è maggiore (si va dai 300 fino ai 2500 euro) avrete diverse garanzie sull'assenza di malattie genetiche, problematiche di salute e potrete sempre chiedere informazioni e consigli al proprietario originale, che spesso alleva e addestra i cuccioli. Da evitare la compravendita "al buio" su internet con spedizione a casa e senza conoscere l'allevatore: anche quando non sono truffe vere e proprie, potreste trovarvi con un cane malato o mutilato che poco o nulla può darvi in materia di sicurezza.
  • 13. Capitolo 5 Assicurazione – Quando Conviene Le polize contro la perdita di lavoro sono un'arma formidabile per combattere le conseguenze negative che il licenziamento porta con se. Il primo e più sostanziale aiuto viene sul fronte legale: molte assicurazioni infatti prevedono delle forumule standard che coprono per ogni grado di giudizio una somma tra i 3.000 e i 20.000 euro, più che sufficienti per sostenere gli oneri legali e forensi (quali perizie cliniche, psicologiche e di parte) ed inoltre forniscono all'assicurato una rendita mensile di supporto, che si somma alle cifre derivanti da pensioni, disoccupazione e fondi sociali. Le Polize Contro la Perdita del Lavoro si concretizzano in diverse forme a seconda della compagnia assicuramente, ma sostanzialmente sono suddivise in due tipi: • Indennità per perdita di guadagno si applica generalmente per i casi di maternità, servizio civile e militare. Viene stimata, in fase di stipula, una "traccia" dei guadagni passati, presenti e futuri, il tenore di vita che si vuole mantenere, eventuali mutui o altre forme di esborso obbligato preesistente, etc.. quindi si procede al calcolo del costo annuo. • Assicurazione contro la perdita di lavoro, ossia contro varie forme di licenziamento, chisura dell'azienda, cassa integrazione guadagni, malattia normale e/o professionale tramite infortunio, etc.. Siate prudenti e ricordate che per ottenere le somme a voi spettanti in caso di licenziamento tutte le clausule contrattuali dovranno essere rispettate. L'assicurazione farà quanto in suo potere per cercare il "pelo nell'uovo", perciò esaminate con cura i documenti prima di firmare. Il lato positivo è che questo tipo di assicurazioni sono relativamente economiche rispetto alla salvaguardia offerta; si va in media dai 100 ai 500 euro all'anno per una copertura legale e sociale che si "rinnova" nel caso in cui riusciate a vincere il grado di giudizio o certe condizioni dettate dal contratto vengano ad attuarsi. Le cifre, di tutto rispetto se paragonate a quelle percepite da chi ha solo il sostegno della disoccupazione ordinaria, sono adatte a sostenere una causa di lungo corso contro Enti o grandi aziende la cui disponibilità economica è di gran lunga maggiore rispetto alla vostra. Di solito chi viene licenziato per giusta causa, presenta la lettera di dimissioni o rescinde il rapporto di collaborazione percependo una "buona uscita" si vede negata l'assistenza da parte dell'assicurazione, quindi non cedete alla tentazione di buttare tutto al vento in cambio di pochi migliaia di euro. Il suggerimento più importante da seguire in questi casi è quello che vale anche per i professionisti in genere: non vi fermate al primo preventivo, continuate a cercare minuziosamente tramite internet, agenzie nella vostra zona e amicizie o parentele, al fine di ottenere il miglior trattamento possibile al minor costo disponibile. Prima di spedire i moduli di denuncia, che vanno inviati obbligatoriamente al presentarsi dei primi sintomi riscontrati clinicamente (in genere) è sempre meglio verificare anche tramite il vostro avvocato se vi siano cavilli o clausule esposte a parere negativo.
  • 14. Capitolo 6 Sono tutti dalla sua parte? Sovente chi è vittima di violenze sul lavoro si trova isolato, escluso dal vivere sociale sia in ambito lavorativo che nella vita di tutti i giorni. Parte di questo disagio è certamente da attribuire al comportamento vessatorio dei soggetti che vogliono cagionare danno al dipendente, ma altrettanto spesso è frutto di sfiducia in se stessi. Un meccanismo vessatorio ben collaudato infatti consiste nel far credere al dipendente che l'influenza dei mobber si estenda ovunque e sempre. Le tecniche per riuscire in questo intento variano a seconda dei casi, ma hanno alcuni tratti in comune, quali ad esempio il pedinamento e il controllo all'interno dell'ambito domestico per accertare quali amicizie siano di maggior conforto e sostegno economico/sociale. Una volta localizzate, queste persone vengono generalmente persuase (corrotte, intimidite) al fine di fare "terra bruciata" attorno alla vittima. C'è poi il metodo delle frasi di uso comune ripetute con insistenza e associate ad azioni vessatorie. Questo porta la vittima a vedere aggressori anche dove non ne esistono, in quanto è proprio l'utilizzo di suddette frasi a rievocare l'esperienza negativa. In sintesi, le tecniche di accerchiamento si possono difficilmente annullare restando chiusi in se stessi o cercando appoggio sempre nelle solite persone. Per infrangere questo circolo vizioso occorre stringere nuove amicizie e cambiare abitudini di vita, così da rendere difficile prevedere le vostre mosse, determinando un costo elevato e continuo per chi vuole vessarvi. DOMANDE FREQUENTI: Perchè i professionisti sembrano tutti dalla parte del datore? In realtà la meccanica è semplice: spesso i professionisti che tutelano le aziende hanno esperienza e contatti con la maggior parte degli avvocati, dei medici e degli investigatori ai quali potreste rivolgervi. Vengono informati circa le collaborazioni in atto (facendovi pedinare oppure usando il vostro pc/telefono per carpire le informazioni di ricerca effettuate) e quindi contattano la controparte, cercando di corrompere o minacciare a seconda del caso. Se il medico, l'avvocato o l'investigatore al quale avete chiesto aiuto è disonesto, vi indurrà in errore facendovi spendere dei soldi per poi lasciarvi nei guai alla prima occasione, ben consapevole che nello stato di prostrazione psicologica e in condizioni economiche precarie per voi sarà difficile reagire. Qualora invece il professionista fosse onesto ma ricattabile, potrebbe semplicemente negarvi il supporto necessario, evento dal quale in ogni caso deriva un danno da "incremento del pregiudizio iniziale", tema affrontato dalla Cassazione con sentenza n. 15717/10 nella quale in sintesi si afferma che "...Con riferimento alle c.d. "cause perse" l'attività del difensore, se bene svolta, può essere preziosa, al fine di limitare o di escludere il pregiudizio insito nella posizione del cliente (se non altro sollevando le eccezioni relative ad eventuali errori di carattere sostanziale o processuale della controparte). Il difensore può non accettare una causa che prevede di perdere, ma non può accettarla e
  • 15. poi disinteressarsene del tutto, con il pretesto che si tratta di causa persa. Egli espone in tal modo il cliente all'incremento del pregiudizio iniziale, se non altro a causa delle spese processuali a cui va incontro, per la propria difesa e per quella della controparte.". In una situazione di grave impatto vessatorio, la soluzione più efficace per tutelarsi è quella di rivolgersi ad un sindacato o un associazione che pubblicamente vi garantisca supporto, anche legale. In questo modo sarà più difficile per i vostri persecutori aggredire chi vi tutela. Ma quanto costa al datore vessarmi? Fare una stima precisa dei costi sostenuti dalla vostra azienda per mettere in pratica atti persecutori quotidiani è praticamente impossibile. Si va dai costi di decrescita della produttività del lavoratore oggetto di violenza (secondo alcune stime si riduce di circa l'80%) a quelli necessari per corrompere o minacciare colleghi, parenti, amici, familiari. Vi sono poi i costi del comparto legale, come le spese attinenti lo studio della causa, la corruzione dei vostri professionisti (cifre sulle migliaia d'euro, come è logico) e a volte di giudici e organi di Stato per accentuare un danno o spingere sul mancato intervento. Gli unici rendiconti stimabili in modo approssimativo sono dati dai costi investigativi, in quanto regolarmente tabellati: in Prefettura difatti sono depositate le tabelle tariffarie usate dalle agenzie di zona, che operano dietro regolare permesso. Esaminando nel dettaglio alcune voci, si scopre ad esempio che sulle indagini svolte in ambito aziendale per il pedinamento si spende dai 60 ai 120 euro l'ora, per spiare a mezzo di apparati come telecamere e registratori si spende dai 500 ai 2500 euro al giorno, mentre per ottenere informazioni riservate occorrono cifre che spaziano dai 500 agli 8.000 euro per numero di commissioni. A quanto sopra vanno poi aggiunte le attività di "Dossier Management" ossia la gestione delle informazioni e la loro catalogazione in forma scritta/informatica, fatte in modo da poter essere analizzate per comprendere come è meglio "agire" nei confronti del soggetto. L'importo per un analista si aggira dai 240 ai 480 euro l'ora, senza contare i costi degli eventuali assistenti. Ispettorato del lavoro In ogni zona è presente un ispettorato, dovete rivolgervi a quello competente in base alla sede geografica della vostra azienda, segnalando per iscritto di volta in volta le problematiche occorse, specie se riguardano omissioni e mancanze in ambito sicurezza. Perchè il sindacato non mi tutela? Nell'immaginario collettivo, ereditato dalle lotte sindacali del dopoguerra, la rappresentanza dei lavoratori ha sempre ricoperto un ruolo chiave nelle trattative a tutela di chi si trova vittima incolpevole di logiche disumane negli ambienti di lavoro. Purtroppo oggigiorno potrebbe accadere che il supporto sperato sul fronte sindacale venga meno per una serie di ragioni. Peggio ancora, proprio le maggiori sigle sindacali si trovano condannate dai tribunali italiani per pratiche assimilabili a questo odioso fenomeno. A tal riguardo fanno da esempio negativo gli articoli di cronaca apparsi sul Mattino di Padova, dove si parla della condanna per mobbing nel caso di Vally Benato e l'episodio di condanna riportato dal Fatto Quotidiano che tratta la vicenda do Antonella Peppi Canori, altra sfortunata vittima di violenze sul lavoro.
  • 16. Quando vi accorgete che i vostri rappresentanti sindacali non muovono un dito per impedire che veniate umiliati e offesi da diretti superiori e colleghi, la cosa migliore è raccoglierne prova (di cui come abbiamo detto non dovete fare parola a nessuno, tranne i professionisti di vostra scelta) e renderlo noto ai loro superiori. Se le risposte ottenute non sono forti e non risolvono il problema, quasi sicuramente il sindacato al quale vi state appoggiando non intende o non è in grado di tutelarvi: lasciatelo e passate ad altro sindacato, oppure rivolgetevi ad un associazione. Fare denunce o esposti a carico dei rappresentanti sindacali per la mancata tutela è invece generalmente sconsigliabile: come detto in precedenza il diretto responsabile dei vostri problemi è sempre e comunque il datore di lavoro.
  • 17. Capitolo 7 Vivere senza lavoro – Fondi Sociali Lo Stato mette a disposizione del lavoratore licenziato una serie di strumenti economici e giuridici per far fronte alle necessità di base, quali pagamento delle utenze e bisogni alimentari. Presto o tardi potrebbe capitare che non abbiate più risorse; ci sono vari modi per vivere e continuare a combattere senza spendere (o guadagnare) un euro: • Dalla data del licenziamento il datore ha tempo da 6 a 24 mesi nel caso di dipendenti pubblici per corrispondere il TFR (Trattamento di Fine Rapporto disciplinato dall'Art. 2120 del Codice Civile). Il termine si abbassa a 105 giorni se il rapporto si chiude per inabilità o decesso. Per il settore privato, se avete lasciato il TFR in azienda vi verrà liquidato con l'ultima spettanza. E' caldamente consigliato non aspettare che vi liquidino il TFR su promesse fatte a voce o telefonicamente: rivolgetevi subito a un sindacato, patronato o associazione per sapere quanto tempo ha l'azienda per corrispondere l'importo dovuto. • L'Indennità di Disoccupazione è un utile strumento di reddito e viene corrisposta dopo aver presentato domanda (anche attraverso un patronato o un sindacato) generalmente entro 2 o 3 mesi dall'avvio della pratica. Attualmente le dimissioni o l'accettazione di un concordato escludono quasi sempre la disoccupazione, quindi non firmate mai nessun documento che attesti la vostra volontà di recedere dal contratto di lavoro. Prima di presentare domanda è indispensabile essere iscritti al Centro per l'Impiego della vostra zona di residenza. Andate subito dopo aver perso il lavoro, i tempi burocratici sono generalmente lunghi. • Il Gratuito Patrocinio a spese dello Stato garantisce il pagamento di tutte le spese legali e di perizia per le cause che vedono coinvolte persone con una bassa fascia di reddito. Per l'anno 2013 il reddito minimo è di 10.766,33 , questo significa che i vostri redditi dell'anno precedente (2012) non debbono superare il limite fissato. La domanda si presenta presso i Tribunali di zona, usualmente è rivolta al Consiglio dell'Ordine (è irrituale rivolgerla direttamente al Giudice, ma possibile) e se siete tutelati da un legale sarà lui a presentarla per voi. Ricordate che in caso di mancata approvazione per l'accesso al Patrocinio potete presentare obbiezione / reclamo /ricorso fino in Cassazione. La stessa Cassazione con sentenza n. 1590/12 in merito alla tutela da parte dello Stato ha affermato che "..il diritto di difesa deve essere inteso come potestà di assistenza tecnica e professionale nello svolgimento di qualsiasi processo, in modo che venga assicurato il contraddittorio e venga rimosso ogni ostacolo a far valere le ragioni delle parti, così da fare assumere a tale diritto un'importanza essenziale nel dinamismo della funzione giurisdizionale..".
  • 18. • I Servizi Sociali, dislocati presso il comune di residenza hanno il compito di valutare la vostra situazione reddituale (tramite ISEE e altri indicatori) per poi mettervi in lista al fine di assegnare una cifra di mantenimento, così da evitare situazioni di indigenza. Allo stesso modo molte organizzazioni operanti sul territorio, come ad esempio la Croce Verde, la Caritas, etc.. spesso forniscono generi di prima necessità e si fanno carico delle utenze domestiche. Non rivolgetevi a queste associazioni quando ormai siete "al lumicino", meglio farlo per tempo, magari 2 o 3 mesi prima se siete consapevoli di non avere entrate certe. In nessun caso ipotecate l'abitazione principale Non attivate prestiti per pagare le spese legali o le utenze: se le cose si mettono male potreste trovarvi oltre che senza lavoro anche con lo spettro incombente del sequestro dei beni o della pensione di invalidità/reddita supplementare. Se comunque avete accumulato dei debiti pregressi, l'ente incaricato di queste riscossioni è generalmente Equitalia: in base alle nuove disposizioni citate nel Decreto del Fare (dL n.69/2013) potete rateizzare i pagamenti fino a un massimo di 120 rate. Per avere i dieci anni di dilazione, attinenti al piano straordinario secondo le tabelle, vanno indicate le motivazioni sulle quali si basa la richiesta, incluendendo la Situazione Reddituale (ISR) e la certificazione data dall'Indicatore della Situazione Economica Equivalente (ISEE). Spetterà poi ad Equitalia effettuare i controlli in fase istruttoria, concedendo o meno l'agevolazione prevista se l'importo della rata è superiore al 20% del reddito mensile del nucleo familiare richiedente. Da notare che le attestazioni di reddito si basano sul CUD o modello reddituale da voi compilato l'anno precedente o i primi sei mesi dell'anno corrente. Accertatevi di avere questi documenti, solitamente vengono forniti dall'Inps o dal datore di lavoro. Fortemente consigliata è l'iscrizione al sito dell'INPS http://www.inps.it in quanto vi permette di accedere a tutti i vostri dati attinenti il lavoro e la posizione pensionistica in modo totalmente gratuito e senza recarvi allo sportello. Potrete inoltre stampare e riprodurre in aula le carte che riterrete necessarie. Per iscrivervi sarà necessario possedere un indirizzo di Posta Certificata, attivate quella fornita gratuitamente dallo Stato Italiano sul sito https://www.postacertificata.gov.it/home/index.dot . Questo indirizzo di posta vi mette in grado di comunicare con le istituzioni tramite posta elettronica, facendo però da garanzia di raccomandata A/R se avete un lettore di Smart Card o Biometrico. Ricordate che sia l'iscrizione al sito di posta certificata del governo sia quella al sito dell'Inps richiedono la compilazione con i vostri dati e dei tempi di attesa anche di alcuni giorni per l'attivazione. Non aspettate l'ultimo momento utile, fatelo prima possibile. Come suggerimento aggiuntivo, fate sempre protocollare, timbrare e firmare le richieste da e per gli Enti Pubblici ai quali vi rivolgete. Se rifiutano o omettono di protocollare potete fare una foto al documento. Fatevi sempre rilasciare una copia, sfruttando il diritto d'accesso agli atti pubblici di cui alla Legge 241/90; D.P.R. 352/92; D.P.R. 184/2206.
  • 19. Capitolo 8 Malattia, pensioni, Inail e Inps Violenze psicologiche e vessazioni ripetute nel tempo trascinano la vittima in uno stato di sconforto e depressione definito, se attinente al mobbing, disturbo da stress-post traumatico. I sintomi variano a seconda della persona ma generalmente si concretizzano in fobie, ansia, depressione, incapacità di gestire i rapporti lavorativi e sociali, oltre ad una serie di patologie psicologiche e fisiche che hanno impatto nella vita quotidiana dell'individuo, peggiorandola significativamente. Per tutelare la vostra integrità psico-fisica e avere un riscontro medico da utilizzare nei tribunali ed in sede risarcitoria è indispensabile rivolgersi ai professionisti che operano nel settore medico, con particolare riguardo alle figure quali criminologo forense, psicologo/medico della medicina del lavoro, psichiatra. Il medico avvierà una serie di sedute durante le quali potrà riscontrare e certificare il danno subito dal paziente, stendendo una relazione clinica dettagliata sui sintomi e certificando lo stress lavoro correlato quale causa del danno attuale. DOMANDE FREQUENTI: Nella pratica dove trovo lo specialista giusto? Appena i primi sintomi dello stress si manifestano è consigliato rivolgersi al tribunale della vostra zona di residenza. Li chiedete le liste dei CTU (Consulente Tecnico d'Ufficio) che operano per i Giudici durante i processi. La lista comprenderà sicuramente varie figure professionali, sia operanti nell'ambito pubblico che in quello privato. Chi opera nell'ambito pubblico, come il Medico Competente, potrebbe incorrere nel conflitto d'interesse quando si trova a lavorare per un privato (perchè trova lavoro presso le Medicine del Lavoro e le ASL che poi valutano le perizie private da voi presentate) quindi meglio scegliere tra i privati. A questo punto tra gli specialisti disponibili scegliete quelli classificati come Criminologi Forensi, sono i più preparati e attinenti all'ambito nel quale è necessario muoversi per portare avanti una causa civile, ma soprattutto penale e di mobbing. Se non sono disponibili passate agli Psicologi o Psichiatri. L'alternativa a quanto sopra è quella di rivolgersi alla Medicina del Lavoro, ossia il "servizio pubblico" generalmente a basso costo fornito dallo Stato. Ne parleremo più avanti. Tornando al rapporto con il professionista, durante il colloquio abbiate cura di tutelarvi nello stesso modo che avete seguito per l'avvocato: fissare un obbiettivo concreto (stesura di un certificato, relazione, supporto durante la causa) e conoscere le tariffe corrispondenti, così da comprendere l'importo da versare con anticipo. Se il professionista si mostra poco accomodante, reticente o in genere da segno di non seguire volentieri la questione non insistete, meglio rivolgersi altrove senza perdere tempo. Spesso i "grandi professori" si avvalgono di assistenti: siate chiari sul tipo di rapporto che volete, se siete disposti a farvi assistere anche da loro oppure no. Lamentarsene dopo non serve e provoca solo attriti.
  • 20. Il costo delle prestazioni di questo genere varia a seconda del medico e della situazione, la media per un certificato, al 2013, si aggira dai 50 ai 400€ mentre quella per una relazione completa si stima dai 500 ai 2500€. Importante comprendere se, durante la causa, lo stesso medico sarà disponibile a presenziare alle udienze con o senza costi aggiuntivi. Ora che ho la relazione cosa faccio? Se avete già subito il licenziamento, è necessario che avvocato e medico collaborino per seguire la causa, aprendo la pratica di malattia professionale (attualmente telematica presso il medico di base, modello SS5). Nel caso in cui il posto di lavoro non sia compromesso, continuate a recarvi presso lo specialista per documentare le violenze subite. Eventualmente potete sfruttare i certificati così ottenuti per farvi assegnare, dal Medico di Base, dei periodi di malattia. Indipendentemente dal tipo di attività svolta prestate attenzione ai periodi di comporto malattia, ossia il numero massimo di giorni oltrepassato il quale l'azienda può licenziarvi. La malattia professionale L'Inail è l'ente che gestisce e assegna pratiche e risarcimenti per le malattie causate dal lavoro o contratte presso il luogo di lavoro. Sono tabellate (ossia già documentate da un numero significativo di casi simili) molte delle problematiche di salute che attengono danni fisici e psicologici. Lo stress correlato al lavoro rientra tra le problematiche psicologiche, è necessario quindi (se non siete seguiti passo passo da uno specialista): • Rivolgersi al Medico di Base e far aprire la pratica di malattia professionale. Questo genere di pratica è adesso aperta in forma telematica, tramite il modello SS5 e basa la sua valenza sulla relazione rilasciata dallo specialista al quale vi siete rivolti, oppure dalla relazione della Medicina del Lavoro. • Con i moduli in copia rilasciati dal Medico di Base potete recarvi ad un sindacato o un patronato, loro potranno seguire la procedura vera e propria presso l'Inail, dove a seguito di visite specialistiche organizzate in Commissione dall'ente, sarà accettato o negato sia il risarcimento economico dovuto sia un eventuale indennizzo mensile sotto forma di pensione. Tale pensione ha il vantaggio di non essere pignorabile e viene corrisposta a vita, purchè abbiate un minimo di invalidità permanente pari al 16% (per l'anno 2014). Chiaramente la percentuale, se sottoposti a successiva verifica, non deve abbassarsi, altrimenti eventuali prestazioni associate vengono a decadere. Nel caso la Commissione decida di sottoporvi a nuovo accertamento affidatevi sempre al professionista che vi ha fatto ottenere il risultato iniziale, in genere è garanzia di tutela. • Al posto del Patronato o Sindacato potete ovviamente farvi seguire da un legale, stando però attenti ai costi del caso. L'Inail ha rifiutato la domanda. E adesso? Ci sono varie strade per tutelare i vostri diritti in ambito sanitario. L'inail altro non è che un ente a supporto/completamento della Pubblica Amministrazione, è quindi possibile rispondere semplicemente alla lettera di diniego nel caso in cui vi contesti la documentazione medica prodotta (specie se non avete provato il nesso causale tra il danno patito e il lavoro svolto). I tempi di risposta da parte dell'Ente possono variare, ma se vi arriva un diniego scritto è vostro dovere rispettare i tempi "canonici" previsti per le opposizioni fatte alla P.A. (generalmente 30 giorni). In questa fase è prioritario avere un Medico Legale, un Medico Forense o uno Psicologo/Psichiatra che vi assista, oltre ad un avvocato. Le risposte che darete infatti decideranno se la vostra domanda andrà a buon fine o meno, con le conseguenze economiche del caso.
  • 21. In alternativa, se da parte dell'Inail non ci sono risposte o riscontrate omissioni (mancate convocazioni, allegati non corrispondenti, etc..) potete utilizzare il Ricorso Gerarchico (D.P.R. n. 1199 del 1971), ossia un istanza interna amministrativa rivolta contro la Pubblica Amministrazione per gli Atti Amministrativi. In genere questo tipo di ricorso si presenta entro i 30 giorni previsti dall'ordinamento. L'invio va effettuato all'autorità che ha emanato l'atto oppure all'autorità direttamente superiore. Se l'autorità al quale trasmettete l'atto si dice non competente, l'atto viene inviato automaticamente a quella competente per il caso, che valuterà il merito della vicenda, decidendo se accogliere o rigettare il ricorso. In caso di mancata risposta, passati 90 giorni il Ricorso è da considerarsi respinto. E' possibile in ogni caso, trascorsi i 90 giorni senza risposta, inviare una Diffida per ottenere una pronuncia, ma in genere a questo punto il vostro legale potrebbe consigliarvi di fare ricorso al giudice e derimere la causa nelle aule di tribunale. Il mio medico di base rifiuta di aprire la pratica per la malattia professionale! Lo stress correlato al lavoro (c.d. Mobbing, Burn Out e Stress Psicologico) è una condizione di malattia professionale, vige pertanto l'obbligo (non la facoltà) di denuncia in base sia alle normative europee del 2004 introdotte in Italia tramite un accordo interconfederale del 09-06-2008, sia in base al Decreto Ministeriale del 27-04-2004 e del Decreto Ministeriale del 14-01-2008. Con tali presupposti il medico, ossia Pubblico Ufficiale, che omette di fare denuncia una volta venuto a conoscenza del fatto è in violazione dell'Art. 328 del Codice Penale, che testualmente recita: "Il pubblico ufficiale o l'incaricato di un pubblico servizio, che indebitamente rifiuta un atto del suo ufficio che, per ragioni di giustizia o di sicurezza pubblica, o di ordine pubblico o di igiene e sanità, deve essere compiuto senza ritardo, è punito con la reclusione da sei mesi a due anni". E' sempre possibile usare registratori, microcamere e testimoni per documentare l'evento, ma la strada più semplice è quella di presentare una diffida (non una semplice richiesta) scritta tramite raccomanda A/R, da inviare in copia per presa conoscenza all'Ordine dei Medici e se ritenete al Ministero della Sanità. A tal proposito infatti il testo prosegue: "Fuori dei casi previsti dal primo comma, il pubblico ufficiale o l'incaricato di un pubblico servizio, che entro trenta giorni dalla richiesta di chi vi abbia interesse non compie l'atto del suo ufficio e non risponde per esporre le ragioni del ritardo, è punito con la reclusione fino ad un anno o con la multa fino a euro 1.032. Tale richiesta deve essere redatta in forma scritta ed il termine di trenta giorni decorre dalla ricezione della richiesta stessa". Se il medico di base non si fa trovare, ad esempio qualora fosse in malattia o trasferta, è obbligato a nominare un sostituto che adempia a tutti i suoi doveri, senza omissioni. Potete anche cambiare medico di base adducendo per iscritto le motivazioni di omessa denuncia, però nessuno vi garantisce che il nuovo medico vorrà o potrà adempiere ai suoi obblighi ed inoltre i tempi di passaggio a volte risultano eccessivamente dilatati per lungaggini burocratiche. La medicina del lavoro, pro e contro Così come l'opera dello specialista certifica il mobbing nel settore privato (quindi a pagamento) la Medicina del Lavoro lo fa in ambito pubblico, convenzionato con Stato e regioni. Parimenti all'attività privata, i medici operanti presso queste strutture pubbliche possono rilasciare certificazioni e relazioni che sono poi utilizzabili nelle cause di lavoro.
  • 22. Perchè allora non sfruttare da subito la possibilità? Molte medicine del lavoro in realtà sono cliniche e fondazioni private che si qualificano, rendendosi visibili nei gruppi sociali, come "centri antimobbing". Ebbene la definizione se presa alla lettera potrebbe risultare non totalmente appropriata, in quanto i centri di questo tipo non "combattono" il mobbing, ma ne certificano (a loro parere) l'esistenza connessa e/o nata sull'ambito lavorativo, tramite analisi tecniche e psicologiche. Potrebbe infatti capitare che abbiate dalla vostra una relazione medica dove si accerta lo stato di stress correlato al lavoro, che abbiate prove, testimoni e anche denunce al carico del datore, ma il centro al quale vi rivolgete "rifiuti" di vedere questi elementi, limitandosi a certificare (sempre a sua opinione) che lo stress di cui siete vittime non è legato all'ambito lavorativo. In questi casi è necessario, con spese e controperizie a vostro carico, contestare per iscritto la relazione derivante, così da bloccare sul nascere un suo utilizzo distorto da parte della controparte e degli organi sanitari qualora se ne presenti l'occasione; con la contestazione partirà anche la richiesta di nuovo eventuale esame. Se viene rifiutata è necessario adire a vie legali. Nei casi più estremi potete comunque chiedere la cancellazione totale di tutti i dati attinenti le visite svolte, così da tutelarvi in modo diretto. E' sempre bene mandare una copia della richiesta al Garante della Privacy e al Ministero della Sanità, oltre che al vostro avvocato o sindacato. Come consiglio generico, prima di fruire di servizi professionali pubblici o privati parlate con altre persone che hanno scelto questa strada in periodi recenti, massimo un anno, così da avere un feedback concreto. L'invalidità, percentuali e pensioni Sono molti i tipi di invalidità che, una volta certificati, permettono di accedere a contributi economici mensili assimilabili alle pensioni. Le informazioni attinenti questo genere di trattamento sono disponibili sul sito dell'Inps all'indirizzo http://www.inps.it Le soglie d'invalidità di base sono tipicamente pari al 74% per quella civile e corrispondenti a 2/3 (due terzi) per l'invalidità ordinaria. L'invalidità civile consta di un trattamento economico fisso pari a circa 270€ mensili. Aumentando la percentuale oltre il 74% non aumenta la cifra erogata, ma incrementa il tetto di reddito sotto al quale è possibile percepire il trattamento economico. Viceversa, l'Invalidità Ordinaria si ottiene con 5 anni di contributi e una soglia minima dei 2/3 (due terzi, circa il 66%). Questo trattamento non impone limiti di reddito ed è cumulabile con altre entrate. Ci sono poi le pensioni speciali, quelle anticipate e quelle di vecchiaia, oltre naturalmente agli Assegni Sociali e alle Carte Acquisti. Per fare domanda è sufficiente rivolgersi a un patronato di zona. La Commissione Medici Invalidi Civili (o sua referente/sostituta) vi chiamerà a visita e deciderà, a seguito dell'esame del materiale clinico in vostro possesso, quale percentuale assegnarvi. Se avete delle relazioni che certificano una percentuale specifica non date per scontato che la stessa sia riconosciuta anche dalla Commissione: la decisione finale spetta ai medici operanti per il servizio pubblico, anche se è sempre possibile contestarla e chiederne il successivo aumento (aggravamento per patologia). Fatevi sempre accompagnare dal medico di base o dallo specialista che vi segue quando siete chiamati alle visite in commissione: non da garanzia di successo al 100%, ma può contestare eventuali difformità mediche e burocratiche a vostro svantaggio.
  • 23. In Italia non riesco a trovare appoggio Nel vissuto quotidiano di chi subisce atti di tortura psicologica e fisica spesso lo stato di salute si aggrava non solo a causa delle condizioni di lavoro aberranti, ma anche e soprattutto per l'inefficienza o peggio la connivenza delle strutture pubbliche e private preposte alla cura della salute dei cittadini. Ospedali che omettono di certificare malattie insorte sul luogo di lavoro, medici che mancano di documentare problemi correlati allo stress e servizi sanitari "burocratizzati" al punto da rendere infruibile ogni forma di sostegno alla vittima di abusi. Tutto questo causa, a lungo andare, l'insorgenza e la degenerazione di patologie, che assumono forma cronica irreversibile, spesso rendendo la vita quotidiana del dipendente un calvario non ristorabile neanche dopo la condanna definitiva a carico del datore. Curarsi all'estero per combattere il mobbing adesso è possibile. Il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera ufficiale in data 04/12/2013 alla "Schengen Sanitaria" così ribattezzata dai media a seguito dell'approvazione del decreto legislativo per il recepimento delle direttive europee sulle cure transfrontaliere. La direttiva in oggetto, che tratta l'applicazione dei diritti dei pazienti relativi all'assistenza sanitaria all'estero è la 2011/24 e si riallaccia alla 2012/25 che riconosce le ricette mediche anche se emesse da altro Stato membro dell'Unione Europea. Dalla direttiva si passerà a formulare il Decreto a giorni, poi verrà affrontato in Conferenza tra Stato e Regioni. Nella pratica, sarà possibile recarsi in altri paesi così da ricevere le cure necessarie. In alcuni Stati esteri è obbligatorio anticipare le spese, che verranno poi rimborsate al rientro. Per quanto attiene le cifre rimborsabili, il comunicato del Governo è chiaro, il rimborso "...avverrà alle condizioni e nei limiti stabiliti dalla legislaione dello Stato di appartenenza dell'assistito..". In Italia il rimborso dovrebbe aggirarsi attorno all'80% del tetto di spesa, con le variazioni del caso. In merito è indispensabile la consulenza di un professionista operante nel settore e adibito al calcolo delle quote. Ad oggi sono 28 i Paesi Membri tra i quali sarà possibile scegliere. Sono escluse, almeno fino ad ora, le malattie croniche e i trapianti d'organo, così come i centri privati seppur di fama internazionale. E' invece ammesso ricorrere ai centri pubblici e alla telemedicina (da noi scarsamente conosciuta e utilizzata). Le autorizzazioni passano in capo alla ASL di competenza territoriale, ma sono percorribili delle forme di ricorso in caso di rifiuto. I tempi di risposta restano quelli canonici: 30 giorni come standard e 15 giorni per le urgenze. In caso di cure non disponibili nel territorio nazionale le ASL non possono rifiutare la cura. Da notare che, in virtù della direttiva, sarà possibile curarsi all'estero (e ottenere certificazioni valide in Italia) anche se l'ASL competente non autorizza la prestazione: in quest'ultimo caso le spese sono da intendersi a carico di chi esegue gli esami. Una potenziale arma aggiuntiva, dunque, per "evadere" dal circolo vizioso che lobby di potere stagnante hanno intessuto con gli anni all'interno del nostro paese.
  • 24. Capitolo 9 Associazioni e supporto esterno Rivolgersi ad un associazione di volontariato che per statuto ha come punto cardine la lotta al mobbing e alle forme di prevaricazione in ambito di lavoro è un passo importante. Le associazioni di questo tipo sono spesso formate da persone che hanno vissuto i vostri stessi problemi, riuscendo a trovare la forza di reagire, aggregarsi e stabilire una serie di contromisure. Buon esempio ne sia questo manuale di autodifesa, frutto di esperienze personali e di colloqui svolti con decine di persone vittime di soprusi e vessazioni sul lavoro. A fronte di una spesa irrisoria in fase di iscrizione, si ottengono servizi e conoscenze difficilmente rintracciabili o presenti in modo frammentario nei testi reperiti in rete. Un professionista facente parte di questi gruppi è tenuto a rispondere circa le sue prestazoni non solo nei vostri confronti ma anche nei confronti dell'associazione stessa, garantendovi un margine ulteriore di protezione. Inoltre nessun professionista serio vorrebbe farsi sfuggire di mano le centinaia di casi all'anno che un associazione di settore è in grado di garantirgli solo per aver trascurato una causa.. Prestate attenzione alle organizzazioni che pretendono pagamenti in denaro o altra natura in quantità ingente subito prima dell'iscrizione, senza però fornire una lista chiara e completa dei servizi disponibili, il loro costo ulteriore o gli eventuali obblighi da parte vostra. Da evitare il contatto con professionisti che operano all'interno delle associazioni ma raggiunti "scavalcando" l'associazione stessa: in questo caso infatti all'avvocato, al medico o all'investigatore non restano in capo obblighi di alcun tipo attinenti la vostra tutela, nè è compito dell'associazione o dei suoi rappresentanti vigilare per i casi di persone seguiti in modo indipendente dal professionista, ossia non iscritti. DOMANDE FREQUENTI: Rivolgersi ai mezzi d'informazione, una scelta da ponderare Far pubblicare un articolo sui quotidiani locali e nazionali può sembrare l'iniziativa vincente per mettere in luce comportamenti disonesti da parte del datore e dei colleghi. Va attentamente considerata però la possibilità che la controparte decida, in base agli elementi esposti, di avviare una denuncia per diffamazione. La cosa migliore resta quindi consultarsi con il proprio legale di fiducia, così da evitare azioni potenzialmente deleterie a proprio carico. Ricordate sempre che un legale sicuro del proprio lavoro vorrà certamente comparire (leggere il proprio nome) nell'articolo che riguarda il vostro caso giuridico, mentre invece se l'avvocato si sente poco certo della vittoria cercherà di dissuadervi dal farne cosa pubblica, in quanto andrebbe a ledere la sua immagine professionale. Da tener presente l'aspetto di tipo sociale e psicologico, ossia la rabbia del datore di lavoro che si trova "denudato" in pubblica piazza: se volete (ed è realmente possibile) un accordo è sempre meglio prima trattare e poi attaccare, mai il contrario.
  • 25. Capitolo 10 La famiglia, gli amici Se avete a che fare con dei professionisti che operano dalla parte del datore, prima di vessarvi pesantemente al fine di licenziarvi gli stessi scaveranno nella vostra vita privata, cercando con domande e indagini di vario tipo la presenza di conflitti o problemi che possono usare per colpirvi: liti con coniuge, figli, problemi con vicini, parenti, etc.. Questo modus operandi, tipico delle azioni di guerra, è un arma potente nelle mani dei vostri aguzzini in quanto mina la stabilità psicologica del lavoratore, compromette risorse affettive, sociali, economiche e potenziali fonti di supporto esterno al cerchio personale. Cercate di parlare il meno possibile della vostra vita privata sul posto di lavoro, così da mantenere un "cuscinetto" sociale tra voi e i vostri mobber. E' importante inoltre non scaricare la vostra rabbia e frustrazione sui familiari; la capacità di comprendere appieno quello che state passando è attinenza dei professionisti di settore, che hanno studiato per anni le dinamiche sociali e psicologiche riguardanti il fenomeno del mobbing. I vostri cari, per quanto vi amino e vi siano vicini non sono spesso in grado di gestire una problematica tanto complessa, a maggior ragione se vengono a loro volta fatti oggetto d i violenze (il famoso mobbing trasversale) o sono vittime di rapporti sociali degradati a causa della situazione che state vivendo. Non distruggete o trascurate i rapporti sociali con amici e colleghi, cercate invece per quanto possibile di rinsaldarli e far capire, senza insistere, il vostro dramma. Avrete maggiori probabilità di portare testimoni in aula e di trovare una persona su cui appoggiarvi nel momento del bisogno se siete positivi, ottimisti e altruisti piuttosto che ossessivi e minacciosi, tagliando i ponti per piccole liti (anche se comprensibilmente queste sono indotte dallo stato di stress psicologico nel quale versate). Una situazione tipica può essere, ad esempio, il divorzio maturato a causa dei problemi economici e sociali sorti dal mobbing. La fase di separazione e il danno materiale conseguente portano una destabilizzazione tale nel vivere quotidiano della vittima da inficiare altre azioni intraprese in passato. Sempre dello stesso tenore si afferma l'isolamento sociale, rivolto specialmente a chi vive lontano da parenti e non ha famiglia, tramite la diffusione di voci, malignità e informazioni false che allontanano e rendono difficili le interazioni con la popolazione locale. In questi casi l'unica soluzione valida è quella di far avviare delle indagini dalla Procura competente, al fine di stabilire con certezza chi sia il responsabile diretto della diffusione illecita.
  • 26. Capitolo 11 Stile di vita – Affrontare lo Stress Lo stress psicologico causato da ripetute violenze morali e a volte materiali porta ad un circolo vizioso di preoccupazioni che, con il tempo e la mancanza di sonno ed esercizio fisico, rendono più difficile mantenere la lucidità mentale e far fronte alle nuove vessazioni. Anche questo meccanismo, come altri elencati in precedenza, sono noti a chi fa mobbing e sovente sfruttati per colpire la vittima inconsapevole. Al fine di prevenire o quantomeno stabilizzare o ritardare gli effetti degli abusi è propedeutico fare esercizio fisico misurato, come nuoto, palestra ma anche sport "sociali" che vi consentano di riunire le qualità di socializzazione e benessere fisico in una singola attività. Non vi scoraggiate se siete fuori forma, se vi sentite stanchi o se l'attività scelta non vi piace: spesso si tratta solo di trovare il giusto ritmo o la giusta specialità sportiva. Assieme all'esercizio fisico va bilanciata una dieta sana: se al lavoro avete un programma forzatamente frenetico prendetevi almeno 1 ora di pausa pranzo, mangiate frutta e pesce, non abbiate fretta di alzarvi da tavola. A casa preferite cibi freschi, verdura e frutta. No alle conserve in scatola, contengono sale e conservanti che appesantiscono il metabolismo. Lo sport abbinato a una dieta corretta è un toccasana per l'anima. Fissate un obbiettivo agonistico, fissate un obbiettivo di forma psicologica e fisica. Il lavoro non è tutto, spesso rappresenta solo un mezzo per ottenere del denaro, che potete spendere per il vostro benessere personale. Se vi viene impedito di farlo bene come vorreste è accettabile dare priorità alla vostra salute invece che hai tempi frenetici necessari a completare l'attività di lavoro a tutti i costi. Si lavora per vivere, ma non si deve vivere solo per lavorare. Salute e felicità sono più importanti.
  • 27. Capitolo 12 Accordi e Risarcimento – Cosa non fare Vivere una situazione di stress psicologico logorante come quella che deriva dal mobbing porta spesso chi ne è vittima a rinunciare ai propri diritti pur di far cessare gli atti a suo danno. Alle pressioni di cui sopra è sovente aggiunta una preoccupazione di tipo economico, anche considerati i costi e i modelli di vita non sempre attuabili quando le condizioni di salute diventano precarie. Questo tratto psicologico, del quale chi vessa è consapevole, viene sfruttato dalla figura datoriare (o chi per lui) per raggiungere accordi a svantaggio del dipendente. Sovente vengono retribuite le sole parti economiche già spettanti per legge, senza considerare nel calcolo interessi, danni morali, esistenziali e di mancato conseguimento professionale. L'accordo "bonario" testualmente Accordo Transattivo, così definito tra le parti, è un arma a doppio taglio: da un lato garantisce l'immediata soddisfazione economica o di carattere lavorativo (trasferimento ad altra mansione, reintegro con demansionamento, etc..) dall'altra spinge a firmare un documento, valevole tra le parti e a volte non impugnabile, che comporta una notevole perdita dei diritti costituzionalmente e legalmente garantiti. Se proprio siete costretti a fare questo passo, cercate di ottenere il margine più ampio possibile. I punti in contendere variano a seconda del tipo di attività svolta e della situazione personale, ma potete chiedere che le spese legali siano a completo carico della controparte. Potete inoltre chiedere che venga rispettato il periodo di preavviso e quello di comporto malattia, in modo da esaurire i giorni disponibili prima che venga attuato il licenziamento. DOMANDE FREQUENTI: Ho firmato l'accordo preso dalla disperazione, ma sono pentito In molti casi è possibile impugnare una rinuncia scritta entro il termine massimo di 6 mesi, a pena di decadenza, dalla data di cessazione del rapporto o dalla data della rinunzia o della transazione, se queste sono intervenute dopo la cessazione medesima. Per farlo basta un atto scritto, anche stragiudiziale, da parte del sottoscrivente o del suo legale. Da notare come "Le rinunzie e le transazioni, che hanno per oggetto diritti del prestatore di lavoro derivanti da disposizioni inderogabili della legge e dei contratti o accordi collettivi concernenti i rapporti di cui all'art. 409 del codice di procedura civile, non sono valide". Quanto sopra è importante anche nel malaugurato caso in cui vi troviate costretti a firmare contro la vostra volontà, sotto minaccia diretta o indiretta da parte del datore o chi per lui. La cosa migliore in questi casi è rivolgersi subito a un associazione, sindacato, patronato o legale per far valere i vostri diritti, come detto entro 6 mesi.
  • 28. Sul mio accordo c'è scritto che è "riservato" e deve rimanere segreto, è vero? Sotto certi aspetti firmare un accordo che comporta un Vincolo di Riservatezza obbliga i firmatari a rispettarne l'imposizione, pena la decadenza dell'accordo stesso. Questo genere di scritto "segreto" tuttavia non si applica nel caso in cui vogliate tutelare un vostro diritto costituzionalmente garantito. Per fare qualche esempio concreto, sarà vietato divulgare alla stampa o a terzi non coinvolti nei fatti l'accordo, ma potrete mostrarlo ad avvocati e professionisti iscritti all'albo se ritenete (a vostro insindacabile giudizio) che il patto venga a violare un punto della Costituzione o del Codice civile/penale o dei Contratti di Lavoro collettivi. L'accordo infatti non può mai prescindere, calpestare o scavalcare i diritti fondamentali del lavoratore, in nessuna sede. Parimenti, quali organi di dialogo sociale e istituzionali, i sindacati e le associazioni hanno titolo a visionare il vostro accordo, fermo restando i punti di cui sopra.
  • 29. Capitolo 13 La revisione del processo A seguito di una condanna con sentenza definitiva, è possibile chiedere una revisione del processo nel caso in cui sopravvengano o vengano scoperte nuove prove rimaste sconosciute fino al momento della pronuncia. Le nuove prove devono essere tali da dimostrare il motivo dell'assoluzione e possono essere associate a quelle già inserite in precedenza. L'iter consiste nel fare un Istanza di Revisione del processo, la Corte d'Appello emetterà quindi una pronuncia sull'ammissibilità. Nel caso in cui la pronuncia sia negativa è consentito impugnare la decisione davanti alla Corte di Cassazione. Se invece la pronuncia è favorevole la Corte può disporre la sospensione della sentenza e durante il dibattimento che ne segue il Giudice ha facoltà di revocare la sentenza e pronunciare il proscioglimento di eventuali pene comminate. Per seguire questa procedura è ovviamente consigliato farsi tutelare da un legale di fiducia o da patronato equivalente. L'Autotutela, per quanto possa sembrare tecnicamente praticabile, vi espone alla mancanza di esperienza, di nozioni legali approfondite e di supporto durante le udienze. DOMANDE FREQUENTI: L'azienda ha dei falsi testimoni Tramite corruzione o ricatto a volte accade che in aula si presentino dei falsi testimoni. Sovente sono colleghi, ma anche avvocati, medici, investigatori e così via. La falsa testimonianza è un reato riscontrabile ai sensi dell'Art. 372 del Codice Penale, che recita "Chiunque, deponendo come testimone innazi all'Autorità Giudiziaria, afferma il falso o nega il vero, ovvero tace, in tutto o in parte, ciò che sa intorno ai fatti sui quali è interrogato, è punito con la reclusione da due a sei anni". Posso fare ricorso alla Corte Europea? La Corte Europea dei Diritti dell'Uomo (CEDU – di cui Articoli di Convenzione al sito www.echr.coe.int ) è un ultimo ed estremo tentativo di veder accolte le vostre ragioni se anche la Cassazione si pronuncia in modo contrario al vostro caso. I costi d'accesso, che si stimano superiori ai 10.000 euro, sono rilevanti e l'avvocato che vi tutela deve avere le compentenze e le capacità di presentare i documenti più attinenti. Poichè questo organo è dedito alla salvaguardia dei diritti e delle libertà fondamentali, chi andrà a giudicarvi esaminerà non tanto il sistema legislativo Italiano, ma l'insieme di norme e regole che a livello europeo disciplinano il merito della diatriba. Ricordate che anche in questo grado di giudizio, come in altri, è possibile chiedere il patrocinio a spese dello Stato. Trovate un esaustiva lista di domande e risposte sulla Corte Europea al link: http://www.duitbase.it/consiglio-deuropa/corte-europea-dei-diritti-delluomo/76-lacorte-europea-dei-diritti-delluomo-in-50-domande-una-breve-guida-alla-cedu
  • 30. Capitolo 14 Cassazione e sentenze di rilievo Sovente le sentenze di Cassazione fanno da "apripista" per affermare diritti che sono disciplinati in modo non specifico, oppure per ribadire concetti giuridici applicati a nozioni pratiche. Altrettanto spesso il vostro legale citerà sentenze della Corte di Cassazione al fine di perorare un argomentazione rilevante. Quella che segue è una lista (non completa) di sentenze utili ad affrontare le situazioni lavorative più comuni, riportate in trafiletti sintetici che ne riassumono la sostanza. Ovviamente come ogni scritto, anche queste pronunce sono interpretabili, non prendete tutto alla lettera. Ricordate che le sentenze di cassazione più datate possono nel frattempo essere state "soppiantate" da quelle recenti, in quanto l'indirzzo di pensiero è variato per ragioni sociali, economiche o legislative. Prima di gettarvi a capofitto in una lite con il datore acquisite più informazioni possibili, parlate con medici, avvocati, sindacati, associazioni e chiunque possa essere fonte affidabile. Solo dopo potrete fare le dovute considerazioni applicabili al vostro caso. • Lavorare in malattia per un differente datore non comporta il licenziamento, a patto che l'attività svolta non pregiudichi la guarigione. Cassazione n. 23365/13 • Le spese di pulizia della divisa vanno rimborsate, a pagare deve essere l'azienda a patto che il contratto citi l’obbligatorietà, da parte del datore, nel fornire divise sempre pulite. Cassazione n. 19579/13 • La malattia professionale e l'infortunio in itinere non rientrano nel periodo di comporto, vanno calcolate infatti le sole assenze per malattia. Cassazione n. 14756/13 • Il datore non può rivelare la causa dell'assenza del dipendente per malattia, è violazione della privacy. Cassazione n. 18980/13 • Non licenziabile il lavoratore che rifiuta maggiori responsabilità e mansioni superiori. Cassazione n. 17713/13 • Addetto al call-center è prestatore di lavoro subordinato. Cassazione n. 4476/12 • Il datore in nessun caso è autorizzato ad imporre cifre inferiori a quelle riportate in busta attraverso atti ritorsivi o minacce. Cassazione n. 28695/13
  • 31. • Se il lavoratore si fa del male per aver violato le norme di sicurezza, a carico del datore scatta il reato di lesioni colpose. Cassazione n. 28808/13 • Il Direttore che accusa davanti a tutti il dipendente di essere la fonte dei problemi aziendali commette il reato di ingiuria. Cassazione n. 30502/13 • Il datore che priva la dipendente dell'indennità di maternità commette il reato di truffa, in quanto tale indennità è corrisposta dall'Inps al datore, che poi deve girarla alla dipendente. Cassazione n. 29455/13 • Il reddito della casa dove si abita non conta ai fini del calcolo per la pensione di inabilità.Così come stabilito dalla legge n. 114/74, Art. 3 e rimarcato successivamente dalle leggi 153/69 – Art. 26 e n 335/95 – Art. 3 comma 6, “sono esclusi gli assegni familiari e la casa di abitazione”. Cassazione n. 16972/13 • Il completamento dell'opera edile non costituisce giustificazione per il licenziamento, anche se il lavoratore è stato assunto per svolgerla. Cassazione n. 16228/13 • Il licenziamento disciplinare a carico del dipendente va contestato subito, non dopo cinque mesi. Lo scopo è quello di garantire al lavoratore il diritto alla difesa. Cassazione n. 16227/13 • Se si subiscono aggressione e furto durante il tragitto verso il luogo di lavoro si tratta di infortunio in itinere. Cassazione n. 11545/12 • Ci sono 40 anni di tempo per indicare come responsabile il datore di lavoro che non ha protetto dall'amianto il dipendente. Cassazione n. 24997/12 • A nessun titolo l'ausiliario del traffico è un pubblico ufficiale. Cassazione n. 26222/13 • La professionalità acquisita dal dipendente va tutelata, è vietato al datore adibirlo a mansioni che la mettano a rischio. Cassazione n. 15010/13 • Per stabilire se il ruolo è di semplice collaboratrice o di segretaria dipendente occorre valutare le mansioni effettivamente svolte. Cassazione n. 14804/13 • E’ illegittimo il licenziamento originato da azioni di mobbing che hanno portato il dipendente a superare il periodo di comporto. Cassazione n. 14643/13
  • 32. • Per provare la discriminazione sul lavoro bastano le prove su presunzione. Cassazione n. 14206/13 • Il professionista può lavorare gratis anche dopo aver concordato il compenso. Cassazione n. 13094/13 • Solo una grave condotta del lavoratore, che recide il rapporto di fiducia, giustifica il licenziamento. Cassazione n. 10549/13 • Risponde di omicidio colposo il datore che obbliga il dipendente a svolgere un lavoro nel quale non sia qualificato. Cassazione n. 20970/13 • Il lavoratore che adotta una condotta negligente in modo occasionale non è licenziabile. Cassazione n. 3525/13 • L'Ente è comunque responsabile anche se il reato è prescritto o il colpevole resta ignoto. Cassazione n. 20060/13 • Le telefonate "mute" sono una forma di molestia, anche se di durata minima. In merito si è anche pronunciato il Garante per la Privacy. Cassazione n. 20200/13 • Ci sono 10 anni di tempo per richiedere la qualifica a mansione superiore attraverso le vie legali. Cassazione n. 8057/11 • In malattia non c'è l'obbligo di rispettare le fasce di visita oraria dopo l'avvenuta visita fiscale. Cassazione n. 1942/90
  • 33. *** Manuale di Difesa Contro le Violenze sul Lavoro a cura di Leonardo Mangia https://www.facebook.com/leonardo.mangia.75 Presidente Probitas Associazione Nazionale Contro il Mobbing Aggiornato al Dicembre 2013 – Ver. 0.7.3 *** Il manuale è distribuito gratuitamente dall'Associazione di Volontariato "Probitas" con sede in Toscana, ha come scopo la diffusione di opinioni personali raccolte al fine di aiutare in modo spontaneo e senza costi tutti coloro che a causa del fenomeno sociale e lavorativo meglio conosciuto come "mobbing" hanno subito e stanno subendo danni sul fronte psicologico, fisico, morale e sociale. Questo scritto non fornisce ad alcun titolo consulenza professionale nè è frutto di consulenze in ambito medico, giuridico o investigativo. I costi, i tempi e i metodi di accesso citati sono puramente indicativi e possono variare. Questo testo non si configura pertanto come prodotto in vendita o di carattere editoriale, nè come parere riproducibile in sede legale. Viene distribuito liberamente con licenza Creative Commons. E' vietata la modifica o l'utilizzo ai fini commerciali, medici, statistici o come base di difesa legale.