N. 240 marzo aprile

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N. 240 marzo aprile

  1. 1. Periodico della comunità parrocchiale di Villa d’Adda (Bg) - N. 240 - Marzo/Aprile 2012 dial gare Marzo - Aprile 2012 n. 240
  2. 2. SANTE MESSEFestive 1° Venerdì del mese 18.00 prefestiva 15.00 - 17.00 Adorazione in parrocchia 7.30 - 10.30 - 18.00 (9.15 all’Istituto) Ogni domenicaFeriali 16.00 Adorazione Eucaristica presso Lunedì - Martedì - Mercoledì: l’Istituto Sacro Cuore - Villa Peschiera ore 8.30 in parrocchia Giovedì: ore 9.00 Messa a San Martirio Per la richiesta di celebrazione di Sante Messe rivol- Venerdì: ore 17.00 in parrocchia gersi in sacrestia, dopo la liturgia; oppure passareFeriali (all’Istituto) presso la segreteria parrocchiale (lunedì - venerdì, Lun.- Mar.- Mer.- Ven.- Sab.: ore 7.00 ore 9.30 - 12.00). Giovedì: ore 17.00 Per questioni organizzative di calendario si consiglia Giovedì: ore 16.00 Adorazione di non prenotare telefonicamente.BATTESIMI VISITE AGLI AMMALATI E UNZIONE SANTA20 maggio 2012, ore 10.30 La famiglia che desidera la visita per l’Eucarestia e17 giugno, ore 18.00 - 15 luglio, ore 10.30 per l’Unzione santa è pregata di avvisare il parrocoLa celebrazione chiede un incontro con i genitori, il o la segreteria parrocchiale.padrino e la madrina concordato con il parroco. VISITE NEGLI OSPEDALI Chi ha piacere di ricevere la visita dei sacerdoti del-MATRIMONI la parrocchia è pregato di far conoscere agli stessiI fidanzati sono invitati a presentarsi in parrocchia il nominativo dell’ammalato e il luogo di degenza.per i documenti almeno tre mesi prima del matrimo-nio, possibilmente nella giornata di sabato. FUNERALI I parenti del defunto sono invitati a comunicare allaCONFESSIONI parrocchia l’avvenuto decesso. Si eviti che l’avvisoSabato, ore 17.00 - 18.00 giunga in parrocchia da parte dell’agenzia funebre.Prima o dopo la Messa feriale. La data del funerale deve essere concordata con laPer i ragazzi una volta al mese. parrocchia: per esigenze pastorali, può essere scel-Per gli ammalati e gli anziani, al primo venerdì del to qualsiasi giorno, in mattinata e nel pomeriggio,mese (e delle feste) e a richiesta. esclusi il sabato pomeriggio e i giorni festivi.Don Diego Nodari: Via del Borgo, 2 - Tel. e Fax 035 792115 - e-mail: d.diegonodari@virgilio.itDon Gian Maria Berta: Via del Borgo, 2 - Tel. 335 6840832Segreteria parrocchiale: da lunedì a venerdì, 9.30 - 12.30, Tel. e Fax 035 792115Segreteria Oratorio: Via San Carlo, 3 - Tel. 035 4380113 - e-mail: oratorio.villadadda@alice.itScuola materna “T. Frigerio”: Tel. 035 792014 - e-mail: maternatf.villadadda@alice.itIstituto San Giuseppe: Tel. 035 791057Istituto Sacro Cuore - Villa Peschiera: Tel. 035 791228dial gareDirettore editoriale: don Diego Nodari Pubblicità: Tel. 035 792115Redazione: don Gian Maria Berta, Lucia Baroncelli, (segreteria parrocchiale)Davide Chiari, Luisa Dinale, Stefania Fetti, Distribuzione: Maria Milani - Tel. 035 784608Mara Fuoco, Sara Marchetti, Giovanni Nervi, Ritiro fotografie: Liliana Chiappa - Tel. 035 791625Gabriele Sala, Giusi Spreafico.Hanno collaborato: i catechisti, Gabriele Gambirasio, Stampa: Tipografia dellIsola s.n.c.Ilaria Posa e Valentina Viscardi. Tel. 035 4940845 -Terno dIsola (Bg) e-mail: tipografia@bisnet.itDirettore responsabile: Maria Luisa Giovanzana Iscrizione al Registro stampaPeriodico della comunità parrocchiale di Villa dAdda (Bg) del Tribunale di Bergamo n. 26 del 22 luglio 1985Via del Borgo, 2 - n. 240 - Marzo/Aprile 2012 - Anno XXIX Abbonamento annuo € 20,00 - Una copia € 3,50 In copertina: Michelangelo Merisi detto il Caravaggio, Cena in Emmaus, 1606, Milano, Pinacoteca di Brera
  3. 3. 3 Marzo/Aprile 2012 C’era una volta… N arrare… Può sembrare un verbo d’altri tempi… Quelli in cui non c’era la televisione e le serate si passavano raccontando delle storie, capaci di mettere paura al punto giusto, ma anche di diventa- re parabole della vita. E invece forse questo verbo è più moderno di quanto possiamo credere. Il nostro mondo così frammentato, fatto di molti istanti e di tante scene slegate tra loro, si rivela inca- pace di unificare la vita e di costruire gli uomini. Serve una storia da raccontare, per interpretare le nostre domande, le nostre paure, i nostri progetti. Narrare vuol dire uscire dalla logica dei contenuti, delle nozioni da imparare; la vita non è solo un gran- de contenitore, ma una realtà nella quale la nostra libertà si mette in gioco. La verità della nostra vita cioè non va spiegata, ma va narrata, perché l’abbiamo fatta nostra vivendola, sentendola capace di dare forma ai nostri sogni… Ritrovare il gusto di narrare, non solo per i nostri bambini, ma anche per tornare noi evangelicamente un po’ bambini, curiosi e meravigliati di quei segni che ci raccontano della storia di Dio, del mondo, di noi… È interessante cogliere come Dio stesso non ci abbia insegnato “un catechismo”, ma si sia messo in relazione con noi, ci abbia dato segni del suo amore. È il racconto della vita di suo Figlio che diventa racconto di salvezza. Ed è bello accorgerci di quanto sia moderna una liturgia antica che ha attraversa- to i secoli e che, in modo particolare nel Triduo santo, diventa racconto di una storia di salvezza: storia capace di raccogliere in sé tutti i fallimenti dell’umanità, quelli della cattiveria e dell’egoismo e quelli del giusto innocente che subisce un male che non è suo. Una storia che ci dice che solo prendendo su di noi il male che non ci appartiene, diventiamo artefici di salvezza per gli altri. Una storia che non è solo “a lieto fine”, ma che ci aiuta a dare un senso alla morte e alla sofferenza. Una storia che ci parla soprattutto di come, in modo umano, Dio si è preso cura di noi… Ma non tutti siamo capaci di raccontare e non sempre siamo disposti ad ascoltare un racconto. Ci vo- gliono alcune condizioni. La prima è che ci sia il momento per farlo. Noi che andiamo sempre di fretta, facciamo fatica a fermar- ci; lo facciamo solo quando siamo costretti e comunque solo in via straordinaria. Le cose da fare sono sempre tante e la tentazione è di considerare inutile la sosta. Il ritmo della settimana scandito dall’al- ternanza tra il tempo del lavoro e quello della festa, non è un lusso che solo chi non ha nulla da fare può permettersi; né la Messa è una specie di “forca caudina” sotto cui passare in vista di un sacramento che nostro figlio deve fare… L’Eucarestia domenicale è invece esattamente il luogo in cui raccontiamo ogni volta e accogliamo ogni volta l’amore di Dio per noi. La seconda condizione è che questo racconto non sia una storiella. E rischia di diventarlo invece quandoeditoriale viene lasciata al prete o ai catechisti da raccontare. Ma il catechismo senza la vita cristiana, senza relazioni tra di noi e soprattutto con Dio, rimane istru- zione e basta. Se non troviamo il tempo per celebrare l’amore di Dio, per dirgli grazie e per rinnovare l’impegno a essere fratelli, nonostante tutte le fatiche che possiamo fare, cosa ce ne facciamo e cosa se ne faranno domani i nostri ragazzi di queste conoscenze religiose? Il racconto della fede diventa una storiella quando la leghiamo a qualcosa di infantile o quando la usia- mo in modo strumentale, cioè non perché “è vera”, ma perché “ci serve”… Quest’anno non avremo le Prime Comunioni, perché con i genitori già alla fine dello scorso anno, si era de- ciso di spostare in 4a elementare questo sacramento e di far in 3a solo la Prima Confessione. Qualche volta c’è un po’ il rischio che i sacramenti siano pensati come cose da bambini invece che come il modo della liturgia di dire che si diventa grandi. Ma come possiamo chiamare “Iniziazione cristiana” un cammino che,
  4. 4. dial gare 4 invece di introdurre nella comunità dei cristiani adulti i nostri ragazzi, finisce per lasciarli quasi “da soli”? In questo senso credo che la Prima Messa di don Andrea quest’anno potrà essere un’occasione straor- dinaria per mettere l’Eucarestia al centro della nostra comunità e per considerarla non come “un sacra- mento da bambini”, ma il sacramento che rinnova ogni volta la nostra identità e la nostra comunione al corpo di Cristo risorto. C’è un’altra condizione, forse la più importante: accettare la sfida di “metterci la faccia”; accettare di raccontare di Gesù Cristo ai nostri ragazzi, parlando di noi e della relazione che abbiamo costruito con Lui; parlare della nostra fede, e non della “religione” in genere, come se stessimo parlando del teorema di Pitagora o di qualsiasi cosa che non impegna la nostra vita… Di fronte alle tante immagini e ai tanti stimoli che attirano l’attenzione dei nostri ragazzi, non abbiamo altra carta da giocare se non quella della sincerità e della verità. Non possiamo e non dobbiamo avere altra forza che quella della verità. È di questo che hanno bisogno i nostri ragazzi e non di “specchietti per le allodole”. Ma non dobbiamo farci prendere dal panico, quasi che ci venga richiesta un’abilità oratoria che non è di tutti… In fondo questo è un racconto che scriviamo con la nostra vita, con i nostri passi, con le nostre scelte; magari stando in silenzio, ma facendo parlare i nostri sguardi. E lo scriviamo insieme, non da soli. Perciò il mio pezzo di testimonianza, come in un puzzle, si complete- rà con quella degli altri, con quella di una comunità intera. E il nostro racconto, finirà quando avremo dato ai nostri ragazzi il gusto e la gioia di diventare a loro volta narratori. Perché si sa…, è solo raccontandole agli altri, che le cose diventano vere fino in fondo anche per se stessi. E forse senza dei ragazzi a cui raccontare la nostra fede, saremmo un po’ più poveri anche noi… Buona Pasqua a tutti. don Diegoeditoriale Illustrazione di Michele Ferri in “Salmi per voce di bambino”, Torino, 2007
  5. 5. 5 Marzo/Aprile 2012 Sandrine Lhomme I nostri padri raccontano Cristo La Veglia Pasquale: tempo privilegiato per imprare la fedeC ome la prima Chiesa sia stata capace di rendere cri- stiano l’Impero romano in poco tempo, è uno deigrandi misteri della storia. Eppure, dopo l’annuncio come si poteva fare. È l’esempio la forza più convincente: siamo ben più colpiti dall’operato di una persona concre- ta che dalle belle parole dell’omelia domenicale.portato dai discepoli a ogni angolo della terra allora Non è stato il “discorso della montagna” o i “discorsiconosciuta, i successori degli apostoli - i vescovi - non dell’addio” fatti da Gesù a renderci cristiani, ma la mor-sentirono la necessità urgente di promuovere azio- te e la risurrezione del Signore. Accettando la morte inni missionarie fuori dalla loro comunità. Procedevano nome di Gesù, i martiri hanno convinto un gran numeroancora all’interno della loro comunità raccontando ac- di persone.curatamente alle loro generazioni il Cristo. Questo ci Chi ci sta vicino dovrebbe poter percepire dal nostrofa capire come, all’epoca, non esistesse un’istituzione comportamento che crediamo in Cristo e a Lui ci affidia-“missionaria”, la quale fu creata appositamente dalla mo. Allora sì che potremmo convertire il mondo a Cri-Santa Sede, così come la conosciamo oggi, solo a partire sto. Ma forse anche noi, come i farisei contemporanei didal XVII secolo. Gesù, siamo cristiani solo a parole.Ma allora, come ci fu una tale rapida diffusione del Cri- Durante l’anno il popolo cristiano celebra varie feste,stianesimo? La risposta è semplice: i cristiani di quella oltre alla domenica – il giorno del Signore. La più im-comunità o di quel paese narravano il Cristo convincen- portante è la Pasqua. Tutte le feste cristiane hanno unado i pagani che incontravano con il loro esempio di vita, grande rilevanza perché nacquero da importanti avve-vivevano i loro riti religiosi che tramandavano di gene- nimenti della storia del popolo cristiano, che le celebrarazione in generazione e testimoniavano una condotta con gratitudine e gioia. Esse rappresentano tuttora ilmorale che il mondo pagano non conosceva. ricordo più bello delle meraviglie operate da Dio nellaAnche allora erano diffuse pratiche immorali, come, per persona del Suo Unigenito Figlio Gesù e la più gioiosaesempio, il divorzio, l’omosessualità, l’aborto, la pedofilia, espressione della Trinitaria permanente presenza pro-la prostituzione, ma i cristiani non si adattarono al mondo tettrice di Dio.di allora. Essi erano diversi, e i pagani si chiedevano quale Amiamo e valorizziamo al meglio le nostre feste con le“filosofia” fosse quella che riusciva a renderli capaci di tradizioni, le liturgie e i riti che esternano la nostra fedecontrollare, per esempio, gli impulsi sessuali. Non era e e speranza cristiana.non è tuttora, e non sarà mai neppure in avvenire, una fi- Ricordo che da bambino e chierichetto il parroco ci rac-losofia, un modo di pensare o l’ascolto di una predica che coglieva per i giorni di preparazione alla Settimana San-ci potrà convincere per la vita intera. Anche allora, infatti, ta. Erano momenti intensi e anche di preoccupazionenessuno aveva detto a quei cristiani come dovevano fare per noi piccoli perché dovevamo imparare bene i variper vivere nel mondo. Ma Qualcuno aveva loro mostrato passaggi dei riti liturgici: primo, per viverli bene noi e,
  6. 6. dial gare 6secondo, per non fare magra figura dinnanzi alla comu- nelli eseguito sempre dai chierichetti. E non vi dico quan-nità, riunita a vivere al meglio quei momenti forti anche ta era l’attesa di questo momento e quanti desideravanograzie alla nostra diligenza nel servizio liturgico. suonare i campanelli, che si volevano prelevare da ogniTra le tradizioni religiose per le festività di Pasqua, che angolo della sagrestia. Quando era presente l’organista,continuano ancora nel tempo, la più rilevante è la Veglia l’organo si accompagnava alle campane e ai campanelli.Pasquale, che la Chiesa considera la celebrazione più Se le luci e le candele dell’altare maggiore e della cele-importante dell’anno liturgico, una sorta di “madre di brazione non erano ancora tutte accese, al momento deltutte le veglie”, perché celebra la vittoria di Cristo sul “Gloria” si illuminavano anche quelle spente.peccato e sulla morte. E poi l’omelia, cioè il commento delle letture da parte delLa Veglia Pasquale si svolge durante la notte del Sabato celebrante, conclude la fase della liturgia della Parola.Santo ed è costituita da quattro fasi principali: la liturgiadel Fuoco, la liturgia della Parola, la liturgia Battesimale, Tra le usanze religiose della Veglia Pasquale vi è anchela liturgia Eucaristica. quella della liturgia Battesimale, cioè la celebrazione dei Battesimi nella notte tra il Sabato Santo e la DomenicaLa liturgia del Fuoco. La chiesa viene lasciata al buio e di Pasqua, vale a dire durante la Veglia. I fedeli riaccen-cioè senza luci né candele accese; da essa esce il corteo dono le candele che già avevano all’inizio della Messa edella processione che si avvia verso il braciere, prepa- intonano le “Litanie dei Santi”. Il sacerdote, preso il cerorato appositamente per la cerimonia. Una volta giunti pasquale, lo immerge nel battistero benedicendo cosìdavanti al braciere, il sacerdote fa un breve cenno di l’acqua contenuta, dopodiché passa tra i fedeli con ilsaluto, ma senza segno della croce, e benedice solen- secchiello dell’acqua benedetta e con l’aspersorio asper-nemente il fuoco. Quando il fuoco è benedetto, il cele- ge benedicendo tutti. Se vi sono battesimi programmatibrante estrae dal braciere alcune braci e le depone nel questo è il momento in cui vengono celebrati, altrimentituribolo, dalla fiamma che ne scaturisce accende poi il si procede subito con la “Preghiera dei fedeli”.cero pasquale, che viene benedetto. Sul cero vengonotracciate una croce e le lettere greche Alfa e Omega, più La liturgia Eucaristica della Veglia Pasquale inizia quan-le cifre dell’anno in corso; vengono poi conficcati all’e- do gli incaricati passano a raccogliere le offerte dei fe-stremità della croce e al centro cinque grani di incenso, deli e il sacerdote celebrante accoglie i doni del Pane eche simboleggiano le cinque piaghe gloriose di Cristo del Vino da benedire al momento dell’Offertorio e con-alle mani, ai piedi e al costato. La processione ripren- sacrare dopo il canto del “Santo”. Il celebrante poi, dopode: il celebrante intona la frase “Lumen Christi” (la luce la Preghiera Eucaristica per il Sacrificio, per i vivi e per idi Cristo) portando il cero pasquale benedetto e i fedeli morti, dopo la preghiera del “Padre Nostro” e lo scam-rispondono “Deo gratia” (Rendiamo grazie a Dio), rito bio del segno di pace, mangia e beve rispettivamente ilche si ripete una seconda volta alla porta della chiesa, Corpo e il Sangue consacrato di Cristo e distribuisce l’Eu-dove i fedeli accendono anche una candela e una terza caristia a tutti i fedeli che sono in fila davanti all’altare. Ilvolta dopo essere arrivati al presbiterio. cibo eucaristico che rimane viene posto nel tabernacoloSenza l’accompagnamento musicale il prete, o un can- per l’adorazione dei fedeli e per il viatico agli ammalati.tore in sua vece, intona l’Annuncio Pasquale chiamato Per concludere, il sacerdote impartisce la benedizioneExultet, dopo il quale si spengono le candele e comincia solenne all’assemblea con il congedo: «La Messa è fi-la liturgia della Parola. nita. Andate in pace. Alleluia, Alleluia». Cristo è risorto, Cristo veramente è risorto.La Veglia Pasquale prevede una liturgia della Parola piùlunga e più ricca rispetto a tutte le celebrazioni dell’an- Celebrazioni religiose queste, e tante altre, che si tra-no; essa infatti prevede sette letture, otto salmi dell’An- mandano da comunità in comunità senza sostanzialitico Testamento, un’epistola e il Vangelo per ripercorre- cambiamenti. Posso dire di poter vivere oggi con piùre la storia della nostra redenzione dall’inizio della vita consapevolezza quanto da ragazzino vivevo partecipan-in Dio. Il celebrante prega un’orazione dopo ogni lettura do a quei riti sacri che anno dopo anno hanno formatoe dopo ogni salmo. Le letture obbligatorie sono almeno la mia vita cristiana e alimentato la mia fede. Grazie aitre, tra cui deve esservi sempre quella dell’Esodo. nostri padri che ci hanno tramandato le loro feste, pos- Terminata l’orazione della siamo anche noi goderne pienamente nell’oggi ed esse- settima lettura viene in- re noi stessi testimoni con la nostra vita del tesoro im- tonato il “Gloria” al quale menso che è il messaggio evangelico: Cristo. segue il suono delle cam- pane (compito sempre af- A tutti voi e alle vostre famiglie, auguri di una Buona e fidato al sagrestano) e lo Gioiosa Pasqua. scampanellio dei campa- don Gian Maria
  7. 7. 7 Marzo/Aprile 2012 «Vieni che ti racconto una storia…» Iniziamo con questo numero di dialogare, e andremo avanti anche nei tre seguenti, un “viaggio” attraverso le stagioni della vita, con l’intento di raccontare la cura, le attenzioni, le passioni e le proposte che la parrocchia e l’oratorio mettono in campo nella nostra comunità per accompagnare ognuno da quando è bambino sino a quando diventa anziano. Le prossime pagine sono dedicate al periodo dell’infanzia con una serie di riflessioni che toccano l’agire e la presenza di tante persone che operano per introdurre attraverso la scuola materna, il catechismo, lo sport, il gioco e il tempo libero, i nostri piccoli alla bellezza della vita cristiana. Francesca Chessa, «Se darete da bere a questi piccoli...» Mt. 10,42, in “Acqua. I colori del sacro”, Padova, 2005“C’ era una volta un giovane uomo che era mol- to buono. Amava Dio a tal punto da spendersicompletamente per Lui. Sai cosa vuol dire “spendersi”? tare a tutti la verità su quel Dio che lui chiamava Papà. Voleva che tutti conoscessero Dio come lo conosceva lui. Essere di Dio e amare gli uomini erano la sua gioia,Vuole dire che inventava sempre cose nuove che potes- e desiderava che tutti avessero la sua stessa possibilitàsero piacere a Dio: voler bene a tutti quanti quelli che di essere felici. Un giorno degli uomini cattivi, che nonconosceva, dire una parola gentile a chi era triste, chia- capivano queste cose e che erano invidiosi perché quelmare amici anche quelli con un bel po’ di difetti, cercare giovane era ascoltato da un sacco di gente, gli disserodi guarire le malattie che facevano soffrire, e poi raccon- che doveva smettere di raccontare che era amico, anzi,
  8. 8. dial gare 8figlio di Dio, e che non doveva più In tutto questo la catechesi è unoguarire e perdonare dicendo che lo L’infanzia è il strumento fondamentale perché,faceva in nome del Padre. Insom- da che mondo è mondo, i saggima, doveva dire che si era sbagliato momento in cui la trasmettono ai bambini gli insegna-e mandare a casa tutte le persone comunità racconta ai menti importanti raccontando loroche lo seguivano. Ma quell’uomo le proprie esperienze, la storia delnon sapeva mentire e non poteva piccoli la vita di popolo cui appartengono, le favoleraccontare bugie su Dio. Piuttosto che raccolgono i valori per diventa-che far credere del Padre cose non Gesù e la storia re grandi.vere e ingannare tutta la gente, si dell’uomo e dei cristiani, Allora l’infanzia è l’età durante lafece addirittura uccidere. Però era quale la comunità racconta ai pic-così buono che, mentre moriva, introducendo così i coli la vita di gesù e, di conseguen-pregava Dio chiedendogli di non ar- bambini alle cose buone za, la storia dell’uomo e dei cristia-rabbiarsi con quegli uomini cattivi e ni, introducendo così i bambini alledi perdonarli. della vita e della fede cose buone della vita e della fede.E sai perché? Perché desiderava Lo fa preparando per loro occasioniche cambiassero: le persone cat- di incontro e attività, da qui la ca-tive non possono conoscere la gioia ed egli desiderava techesi con tutti i suoi momenti, la vita insieme in ora-che tutti, anche loro, fossero felici imparando ad amare torio, le liturgie e i momenti di preghiera, la scuola ma-Dio e gli altri come faceva lui. Il nome di quell’uomo è terna. In sostanza la comunità si prende cura dei piccoliGesù.” trasmettendo ciò che per essa è prezioso e importante: Gesù, la sua amicizia, il suo amore, che è il cuore dell’es-È sempre bella la storia di Gesù, anche quando è raccon- sere cristiani.tata nel linguaggio semplice dei bambini, perché è unapersona affascinante nel senso più positivo del termine: Il senso di Matteo 10,42 “Se darete da bere a questi pic-in Lui nulla è scontato, ogni cosa è buona, richiama il coli…”, lasciato come indicazione da Gesù stesso, è tut-cuore alle mete più alte parlando di felicità. Probabil- to qui: date ai piccoli ciò che è essenziale per diventaremente è per questo che le comunità cristiane ancora grandi. Date loro cose buone da parte mia.trovano forze ed energie per raccontare la sua vita, inparticolare ai più piccoli. Una parrocchia non è obbligata a fare catechismo. Però lo fa. Perché chi ha incontrato Gesù e ha ricevuto in que-Nell’ultimo sinodo diocesano è stata data una definizio- sto incontro qualco-ne di parrocchia che è molto bella: “Casa tra le case”, e sa di fondamentaledove c’è una casa c’è una famiglia. La famiglia parroc- per comprendere lachiale è costituita dalle persone che, in un luogo, desi- vita e per la propriaderano raccogliersi attorno a Gesù ed è questo racco- felicità, desidera tra-gliersi attorno a una Persona, a una Presenza, che rende smettere ciò che hala comunità come una famiglia. E, a pensarci bene, pur sperimentato. Ha vo-essendo una famiglia dei tempi di oggi, ha un modo di glia di raccontare.stare insieme che può essere definito tradizionale, dovecon questo termine si vuole indicare che basa l’educa- I bambini hanno bi-zione dei propri figli sulla trasmissione dei valori, come sogno di tutto questosuccedeva in passato. per crescere, perchéNon è solo questione di tradizione e di abitudine: è una l’infanzia è l’età dellanecessità. Infatti la parrocchia, pur essendo “famiglia”, meraviglia e della scoperta. Il bambino accoglie con stu-non può dare cose ai propri figli, non può comprare og- pore tutto ciò che per lui è nuovo e va alla scoperta delgetti e soddisfare capricci, può “solo” regalare tempo, mondo attraverso ciò che di buono gli adulti gli offronooccasioni e attenzioni, offrendo ciò che per essa ha va- e gli permettono di affrontare: in questo gioco in cui silore e che la tiene insieme come comunità: la fede in misura e si mette alla prova, scopre cose nuove e imparaGesù, uomo della felicità. cosa è giusto e cosa è sbagliato, ciò che è buono per sé ePer fare ciò gli strumenti necessari e unici che ha a di- per gli altri e ciò che non lo è. E non va bene e non è bel-sposizione, oltre al riunirsi intorno all’Eucaristia, sono il lo che il bambino venga lasciato solo in questo viaggio.contatto tra le generazioni, la pazienza, il desiderio diveder l’altro crescere e la testimonianza, tutte cose cherendono credibile l’amore che viene raccontato. Luisa Dinale
  9. 9. 9 Marzo/Aprile 2012 Scoprire Dio e imparare a confidarsi con Lui Pregare è aprire il cuore a Dio sin da bambini“C’ era una volta un vasetto di sale felice perché in cucina era usato per condire tutte le pietanze.Non capiva tuttavia perché i commensali elogiasserosempre il sapore della carne o della pasta senza mai direnulla di buono sul suo conto. Così s’intristì e persino lacipolla e l’aglio che se ne stavano accanto a lui lo scherni-vano poiché loro erano riconoscibili e unici ma lui, il sale,era come invisibile.Amareggiato e deluso, il sale decise di scioperare, mapoi pensò a come sarebbe stato triste il piccolo Paolo nelmangiare la sua amata pasta al ragù senza sale e così,nonostante tutto, decise di restare.Un giorno, la mamma cucinò di fretta e si dimenticò dilui... Che trambusto a tavola! Nessuno voleva mangiaree il piccolo Paolo era molto deluso. La mamma a un certopunto si illuminò: il sale, ho scordato il sale!”.Già, se manca il sale manca tutto e, come spesso accadenella vita, le cose più preziose sono proprio quelle menovisibili.Direte: «Che cosa c’entra il sale con la preghiera?». Il saleè una metafora (molto immediata, tra l’altro) che ci puòaiutare a cogliere l’importanza di Dio nella nostra vita. Felicia Giaquinto La Mamma col bambino, 2008Ringrazio ancora il sacerdote che mi raccontò in un’oc-casione particolare questo piccolo brano, perché ancoraoggi lo porto nel cuore e da quando insegno rappresen- comunità educante abbiamo il compito di sostenerli eta per me una rilevante chiave di lettura, oltre che uno condurli con il nostro esempio, creando spazi di preghie-spunto molto utile per proporre ai bambini in sezione le ra comune nei quali essi possano imparare a parlare convarie esperienze religiose. Dio; è importante che lo facciamo con loro e spieghiamo loro come lo si può fare senza particolari parole, ma rac-A scuola, la preghiera quotidiana non può che essere contandosi a Lui come alla mamma e al papà, come a unparte integrante del progetto educativo e la parte più amico.profonda e importante delle proposte di IRC (insegna-mento religione cattolica). La preghiera in gruppo, al mattino, a pranzo, prima della nanna e inoltre nei momenti “forti” dell’anno liturgico, siCon i bambini preghiamo cercando di permettere loro di costruisce come un vero e proprio “racconto di fede” daaprire il cuore e il pensiero al messaggio evangelico, fa- parte di noi adulti; essa, nella frenesia degli avvenimenticendo della preghiera qualcosa di spontaneo e quotidiano e degli stimoli quotidiani, permette di fermarsi a riposa-a cui pian piano “allenarsi” perché spesso anche noi adulti re in un’oasi di pace e silenzio rassicurante, dove poter“non abbiamo tempo”, ci dimentichiamo o ci ricordiamo pronunciare parole semplici e sentite per ringraziare, lo-di pregare quando ci serve una scialuppa di salvataggio. dare, chiedere aiuto o scusa a Dio.Ma la preghiera non può essere solamente questo e così I bambini pregano più volentieri di quanto ci si aspetticon i bambini cerchiamo giorno dopo giorno di aprire e la loro preghiera è speciale, corporea, fatta di canti,a Dio il nostro cuore, imparando ad ascoltarlo e amar- gesti, mimi, parole semplici ma spontanee, occhi chiusi elo senza che ciò diventi una fatica o un dovere. Lo spe- mani giunte e se io per qualche motivo me ne dimenticorimento davvero in loro, mentre muovono i loro primi sono loro a ricordarmelo; insieme pensiamo ai genitori,passi in questo mondo attraverso la loro innata e pro- ai fratellini, ai cari che sono volati in cielo o semplice-fonda spiritualità che li porta a interrogarsi e riflettere mente ringraziamo Gesù per averci donato una splendi-sull’immensità del cielo o sulla bellezza del creato. Come da giornata di sole.
  10. 10. dial gare 10Infine, è bello sentire dai bambini che questo dialogocon il Signore continua anche a casa, in famiglia, quan-do si è tutti riuniti intorno alla tavola oppure quando lamamma e il papà danno sapore al “buongiorno” e alla“buonanotte” parlando dell’amore di Dio e di un’amiciziache sarà per sempre. Mara FuocoLe preghiere nelle nuvolette sono alcune di quelleche recitiamo a scuola, potete usarle anche a casaper i vostri momenti di preghiera! Minako Chiba, Giappone, Il mondo secondo me, in “Terra! I colori del sacro”, Padova, 2009 Dal 20 gennaio al 3 giugno 2012 è aperta al Museo Diocesano di Padova la sesta edizione de I colori del sacro, che ha come tema l’Aria, a conclusione del ciclo tematico sugli elementi naturali. In questa edizione si racconta con i colori cos’è la voce del vento, il ritmo del respiro, il sollievo del soffio, la chiamata dello Spirito, e nella sua valenza più simbolica, la forza dell’ispirazione, la dolcezza della musica, la potenza della parola, del Verbo, nel tentativo di portare alla luce attraverso l’arte quel sacro che accomuna. Orari d’apertura: da martedì a venerdì 9.00 - 18.00 sabato, domenica e festivi 10.00 - 19.00 Per info, prenotazioni e biglietti: www.icoloridelsacro.org
  11. 11. 11 Marzo/Aprile 2012 I catechisti si raccontano Abbiamo chiesto ai catechisti di parlarci delle motivazioni, delle gioie e delle difficoltà che incontrano nel loro servizio alla comunità Siamo partiti ponendo loro tre domande: “Perché hai scelto proprio questo servizio all’interno della comu- nità?”, “Cosa è importante nel fare questo servizio con i bambini?”, “L’importanza di essere catechista per te come cristiano e cosa hai imparato nel tempo...”, ed ecco le loro risposte: “Mi è stato chiesto di intraprendere la strada della catechista quando ero in 3a superiore. Ho accettato e vissuto questa scelta come una possibilità di crescita: incontrarsi per iniziare a conoscere la Persona più im- portante e i suoi insegnamenti e successivamente par- larne agli altri è molto bello. Non è sempre così facileChiara, Elisa, Ivana, Frida, Elisabetta e mi è anche capitato di dire: «Ah, questo è l’ultimo2a elementare anno!», poi mi ritrovo in mezzo ai bambini e ai ragazzi, cui voglio molto bene, e mi danno la forza di continuare a trasmettere loro l’amore di Cristo. Accettare di diven- tare catechista è un’esperienza unica”. “Ho iniziato a fare la catechista su invito del curato; non so quanti dubbi mi sono fatta venire: incompetenza, impegni famigliari, non aver fatto le scuole superiori. Scoprendo sempre più l’amore che Gesù mi donava, ho iniziato con tanta fiducia e fatica ad accogliere i ragazzi come dono, ad accettarli come sono e a scoprire in essi il tanto di buono che possiedono”. “Ho scelto di cominciare il cammino di catechesi perché volevo io stessa approfondire la mia conoscenza del Si- gnore. Ricominciare mi ha dato la possibilità prima diGiulia, Chiara, Alice capire, vedere e imparare e poi di aiutare i ragazzi”.2a elementare “È da quest’anno che ho intrapreso questa esperienza. Tengo il gruppo di 5a elementare e mi trovo molto bene perché approfondisco la mia fede in Gesù e vedo nel volto dei bambini voglia di imparare cose nuove. Essere catechista non è sempre facile, in quanto richiede tan- to impegno e determinazione nel tenere i ragazzi, ma è un cammino molto interessante e mi trasmette nuovo entusiasmo”. “Ho scelto di fare questo servizio accettando, non mol- to convinta, l’invito del curato, che poi si è trasformato in una “chiamata” più profonda a trasmettere l’insegna- mento di Gesù, che per me è ciò che di più bello e buo- no ci sia nella vita. Per far conoscere Gesù ai ragazzi devi rendere testimonianza dell’averlo incontrato e a volte questa testimonianza non è semplice: sono dovuta cre-Serenella, Antonella, Daniele, Marilena scere nella preghiera e ho dovuto coltivare quel senti-3a elementare mento di affetto che sempre più mi lega ai miei ragazzi”.
  12. 12. dial gare 12 “Mi piace stare con i ragazzi per la loro allegria, spensie- ratezza, sensibilità, umiltà e capacità d’ascolto. Parlare con loro e leggere assieme le radici della nostra fede è sempre un incontro che mi rinnova”. “Far conoscere Gesù e il suo amore è la passione della mia vita. Per questo mi sono impegnata a collaborare nel gruppo catechistico, convinta che la trasmissione della fede e la cura dei più giovani sia una dimensione essenziale della comunità e una grande responsabili- tà. Mi trovo molto bene nel gruppo catechisti di Villa d’Adda perché sono persone impegnate, entusiaste, preparate e in comunione tra loro, con il parroco e laStefania, Luisa, Angela comunità. La loro testimonianza e il loro amore penso4a elementare sia ciò che soprattutto rimarrà nel cuore dei ragazzi”. “Facciamo le catechiste perché per noi è importante rac- contare la vita e le parole di Gesù, perché la Bibbia non può restare un libro chiuso. Una delle nostre preoccupa- zioni è anche quella di riuscire a trasmettere ai ragazzi che Dio Padre è vicino a noi più di quanto di solito si pen- si, e questo comporta formazione e preparazione che rafforzano il nostro cammino di fede e testimonianza. Inoltre crediamo che sia importante mostrare ai ragaz- zi che il nostro impegno nasce dall’affetto che nutriamo per loro. Per noi trasmettere loro la fede è il più grande segno d’amore”.Madre Elsa, Isabella, Meri, Serena, Emanuela “La scelta di essere catechiste per noi è nata sia da una5a elementare proposta sia da una necessità; ma, se ci fermiamo bene a riflettere, in fondo siamo sicure che è il frutto di un “in- contro”, quello con Gesù. Eh, sì! Perché non è semplice essere catechiste: molto spesso ci si sente inadeguate, ma con l’incoraggiamento di altre catechiste si conti- nua, convinte che è dallo Spirito che dobbiamo lasciarci guidare, e coscienti che dove non arriviamo noi arriverà qualcun altro, e così nel gruppo ci si sente unite, si cre- sce, si chiede aiuto e si scopre che non siamo maestri, ma aiutati dal Maestro. Nel tempo abbiamo maturato la consapevolezza che il nostro compito è quello umile e si- lenzioso di seminare nel cuore dei bambini e di affidare poi a Dio la loro buona crescita e la raccolta dei frutti”. “Credo che siano due le cose importanti: trasmettere il messaggio che Gesù è venuto a portare e riportareSimona, Pinuccia, Giada, Federica, Gianfranco questo messaggio ai giorni nostri, nelle nostre vite. Per1a media farlo diventa fondamentale ascoltare i bambini, dare importanza alle loro esperienze, le loro vite e preoccu- pazioni. Sono queste le situazioni dove cercare di vive- re i valori cristiani e con i bambini si può discutere su qual è la cosa giusta da fare e aiutarli a riflettere che in ciò che affrontano c’è proprio il messaggio di Gesù, anche quando non se ne accorgono”. “Ho detto sì a questo servizio per la comunità per ubbi-Federica, Emanuela , Lucia, Simona dienza e per essere testimone di quello che ho ricevuto.1a media Essere catechista in questi tempi è una parola grossa,
  13. 13. 13 Marzo/Aprile 2012perché è un servizio che richiede grande responsabilitàverso i ragazzi, perché i bambini imparano dall’adulto. Facce allegreL’importanza di essere catechista è saper aiutare i ra-gazzi a capire che non tutto quello che il mondo fa so- e la noia se ne vagnare è bene, insegnandogli a capire che Gesù Cristo li di Pino Pellegrino*ama per quello che sono”.“La soddisfazione più grande la provo quando riesco afar capire ai bambini i valori più importanti per diventare S ono eccezionali! Una vera e propria risorsa non solo per la Chiesa, ma anche per la società. Dobbiamo stimarli, ringraziarli, sostenerli. Parlograndi, raccontando o leggendo la vita di Gesù”. dei 300 mila catechisti sparsi per l’Italia intera.“La mia esperienza come catechista nasce molti anni Un esercito silenzioso che lavora per far diven-fa, quando con un’altra mamma abbiamo accettato la tare “grandi” e non solo “grossi” i nostri ragazzi.proposta di fare il primo anno di catechesi ai nostri fi- Incontrano difficoltà, ostacoli, contrarietà, eppuregli, insieme agli altri bambini della stessa età, in casa continuano nel loro lavoro. Sono come la sorgentenostra. È stata un’esperienza molto significativa, perché che disseta, anche se nessuno la ringrazia. La loroho capito che dai bambini c’era molto da imparare; l’im- pazienza e la loro costanza sono come il dentifricioportante era, ed è, dar loro fiducia”. nel tubetto: per quanto lo spremi, ve ne resta sem- pre ancora un po’ in fondo. Davvero: una categoria“Inizialmente, quando ci è stata proposta questa espe- di persone particolari, i catechisti.rienza dalle nostre educatrici, ci siamo un po’ preoccu- Fanno di tutto per non avere clienti dormienti; sipate, invece ci siamo ricredute perché abbiamo capito industriano perché la “buona” Novella diventi an-che questo percorso ci serve per crescere. Ci siamo che “gradita” Novella. Certo, l’operazione non ètrovate subito a nostro agio e per questo dobbiamo facile con i ragazzi che si ritrovano: ragazzi scavatiringraziare anche le catechiste che sono sempre dispo- dalla televisione; ragazzi sempre più “visivi” e sem-nibili nei nostri confronti”. pre meno “uditivi”, ragazzi ipercinetici, ragazzi dal cervello saltellante, fatto a fette dalle valanghe di spot… Non è forse vero che oggi è più facile cattu- rare una balena nel Po che l’attenzione dei ragazzi? Insomma, far catechismo, oggi, è diventato come uno dei lavori usuranti che danno diritto alla pen- sione anticipata. Lo sanno i parroci che di anno in anno stentano sempre più a trovare operatori nella catechesi. Bene, ottimo segno! È segno che i cate- chisti sono consapevoli che la patente da catechi- sta non è a buon mercato. Eppure passando per le varie diocesi d’Italia (è una fortuna di cui ringrazio Dio!) se ne incontrano tanti che ne sono in possesso a pieno titolo. Sono i catechisti che hanno un carat- tere giovanile, che non fanno pensare alla Chiesa Frederik, Carla, Giada, Fiorangela come a un negozio d’antiquariato. Catechisti che 2a media hanno una bocca che non dice certe cose, ma cose certe. Che hanno occhi che vedono la ciambella, non il buco. Catechisti che hanno una sola paura: annoiare; che hanno la loro preghiera: «O Signo- re, fa’ che vedendo me, gustino Te!»; che hanno i loro proverbi: «Sacco vuoto non sta in piedi», «Viso sorridente incanta anche il serpente», «Fa’ il bene e gettalo in mare, penserà Dio a farlo galleggiare». Ecco l’identikit dei catechisti. Abbiamo voluto dirlo a tutti, per concludere che i catechisti italiani non sono da rifare: sono da aiutare. * sacerdote piemontese, psicologo e pedagogista, docente e autore di libri da Noi genitori e figli, supplemento ad Avvenire, Fiorangela, Anna, Ardelia n. 113 del 25 marzo 2007 2a media
  14. 14. dial gare 14 È un gioco da ragazzi... O forse no? Lo sport è importante ed è bene iniziare a praticarlo fin da piccoli. Attenzione però a non esasperare l’aspetto agonisticoS pesso parlando ricorriamo a frasi fatte e “È un gioco da ragazzi” è una di queste; la usiamo per indicare cheuna cosa è facile a farsi: siamo davvero sicuri che un giocoda ragazzi sia effettivamente facile? Forse lo è per noi gio-vani e adulti che abbiamo ormai abbandonato definitiva-mente la tenera età, ma per loro, i bambini, il gioco è unacosa seria e sta a noi che siamo i loro genitori, i loro alle-natori, i loro “grandi” aiutarli a giocare nel modo giusto.Ma andiamo per gradi. La nostra società sportiva ASDOratorio San Carlo, nata dall’esigenza di impegnare gliadolescenti, per ora non ha come atleti i bambini. Ciònonostante, è capitato spesso di pensare a questa ipo-tesi (intrigante, ma molto impegnativa) e in un futuro,magari non così lontano, potremmo decidere di intra- Senza entrare nello specifico dell’ambito sportivo, vorreiprendere pure questa avventura. prima di tutto che i più grandi ricordassero come gio- cavano quando erano piccoli: fuori, all’aria aperta, alla scoperta di chissà cosa, insieme agli amici di scuola o del vicinato, si cadeva, ci si sbucciava le ginocchia, si tor- nava a casa sporchi, sudati e spesso in ritardo (perché quando si gioca e ci si diverte il tempo vola) sicuri di “sentirle su” dalla mamma. Oggi, invece, la tastiera del computer permette di andare all’avventura stando se- duti nel chiuso della propria camera, di salvare fino al punto in cui si è arrivati e ricominciare più tardi per non arrivare in ritardo, di chattare e non stare fianco a fianco con l’altro (e le mamme sono contente perché così non ci si sporca…). Il bambino gioca per divertirsi, lo fa perché gli piace, sta con gli altri e si trova bene. I nostri piccoli dovrebbero essere aiutati a non perdereNon avere bambini tra le proprie fila, però, non vuol dire questa sana motivazione, mentre in realtà sempre piùnon pensare anche a loro, perché educazione, crescita, spesso essi sono pressati dagli adulti che, vedendo lodivertimento, correttezza e chi più ne ha più ne metta, sport come competizione, li spingono a giocare per vin-valgono per i più piccoli, ma a maggior ragione per tutti. cere e per primeggiare sugli altri.Mentre scrivo mi passano per la testa tanti possibili ar-gomenti da poter trattare in questo articolo dedicato ainfanzia e sport; è una scelta molto difficile perché par-lare di una cosa può voler dire trascurarne un’altra.Propongo, quindi, alcuni piccoli spunti che non hanno lapretesa di esaurire il tema, ma il semplice intento di apri-re più finestre possibili sull’argomento, con la speranzache poi, sul nostro sito asdoratoriosancarlovilladadda.blogspot.com o attraverso una serata da organizzare, siapra lo spazio per il dibattito; riteniamo, infatti, che l’ar-gomento sia molto interessante e poterlo approfondiresarebbe molto costruttivo sia per noi sia per i genitoridei ragazzi e anche per la comunità.
  15. 15. 15 Marzo/Aprile 2012 Altra figura molto importante è quella dell’allenatore. Spetta a lui il difficile compito di creare un buon gruppo di ragazzi affiatato, di essere non solo il mister che li fa lavorare e dà delle regole, ma anche la persona amica che vuole bene a ciascuno di loro. Inoltre, deve aver a che fare con i genitori e con la socie- tà, due entità solitamente molto pretenziose. Mi soffermerei ancora un istante sulla questione delle regole e dell’onestà, proponendovi una regola interna alla nostra società: viene raddoppiata qualsiasi squali- fica che un nostro tesserato subisce, perché riteniamo che se un atleta sbaglia è giusto che paghi; al contrario in tv si vede che, pur di far rientrare un giocatore in cam- po il prima possibile, si ricorre al giudice. Forse a volte ci dovremmo ricordare che siamo un esempio per chiun- que ci guarda, piccolo o grande che sia.Qui vorrei ricordare un pensiero lasciatoci dagli amici dei Lo sport ti fa soprattutto crescere e ti permette di co-Pirati Rugby, i quali ci hanno fatto visita qualche anno fa: noscerti più nel profondo, perché ti aiuta ad affrontarenel loro sport, che è numericamente meno ricco rispet- i tuoi limiti attraverso la fatica negli allenamenti, attra-to al ben più noto calcio, ci si trova principalmente per verso l’aiuto dei compagni che sono al tuo fianco, attra-giocare insieme e l’avversario è una ricchezza perché è verso “le punizioni” chesolo la sua presenza che permette la possibilità di gioca- l’allenatore ti dà se nonre. Forse dovremmo avere lo stesso pensiero pure per rispetti le regole.l’arbitro che spesso viene insultato, ma nessuno ricorda Con l’allenamento puoimai che è una persona che gira la provincia e mette a migliorarti perché foca-disposizione il suo tempo libero per le squadre. lizzi le tue energie e la tua attenzione per supe-I genitori sono un altro aspetto spesso dolente; purtrop- rare una tua difficoltà.po, o per fortuna, non tutti sfondano nel mondo dello L’amicizia, lo spirito disport, quindi tutti i papà dovrebbero capire che di Messi squadra, lo spogliatoioce n’è uno solo e che il mettersi a urlare dalle tribune, sono importanti e pureoltre a non essere un grande spettacolo di educazione, le regole lo sono. Insom-non è nemmeno l’atteggiamento più corretto per far ma, lo sport è una buonacrescere i propri figli. palestra per la vita e unRiprendendo un passaggio sentito alla Settimana dell’o- bambino che cresce facendo sport nel modo giusto eratorio di qualche anno fa, direi che i genitori dovrebbe- con le persone giuste non potrà che trarne giovamentoro aspettare i propri figli fuori dagli spogliatoi e dire: «Ti per il suo cammino.sei divertito?», oppure: «Fa niente, vincerete la prossi-ma», invece che altro. Per chiudere, vorrei far presente un’iniziativa che forse non tutti conoscono. Negli ultimi anni il CSI ha promosso l’esperienza di “Giocagol”, cioè il calcio per bambini di 6-7 anni dove l’importante non è vincere, ma giocare e diver- tirsi, dove se i partecipanti sono molti si organizzano due campi per permettere a tutti di giocare contemporanea- mente, dove si invitano i dirigenti a far giocare equamen- te tutti e dove alla fine del regolamento (che trovate sul sito del CSI) ci sono le seguenti testuali parole: “Rispettare il regolamento significa rispettare i bambini che ci sono affidati. Significa favorire il loro divertimento e lo svolgimento dell’attività in sicurezza. Ricordiamoci che sono i bambini in campo che si devono divertire… e non gli adulti che stanno intorno”. Immagini dal sito: www.csi-net.it/fotogallery Davide Chiari
  16. 16. dial gare 16 Vivere l’amicizia con gli occhi di un bambino Con il film La Volpe e la Bambina riflettiamo sulla differenza che c’è tra “amare” e “possedere” la volpe sotto una luce diversa, non sorprenderci davanti alle piccolezze più come oggetto da possedere ma e andare oltre ciò che appare, pro- come fedele amica. prio come la bambina che rimane stupita di fronte alla natura e ai gesti Ogni tanto anche noi ci dimenti- di cura della volpe apparentemente chiamo quale sia il vero significato schiva e opportunista. Nel film la dell’amicizia. Abbiamo in mente bambina non parla tanto con la sua troppe cose che ci portano a disto- amica, ma ha sempre due occhioni gliere l’attenzione da ciò che conta che brillano di contentezza quando realmente e la relazione d’amicizia vede che la volpe è presente.Q uesto film racconta l’incredi- bile incontro tra una bambinadi dieci anni e una volpe in cui essa diventa uno strumento per soddi- sfare le nostre esigenze, finendo per limitare l’altro. Ma la bambina Un’ultima cosa da sottolineare di questo film è proprio il senso delsi imbatte un giorno tornando da del film alla fine ha ben chiaro cosa dono. Da grandi vediamo il regaloscuola. La loro è un’amicizia molto significa essere amica di qualcuno. solo come qualcosa di materiale,particolare, che evolve con il tra- Dopo una serie di vicende negative senza troppi significati profondi. Perscorrere delle stagioni: l’autunno, e positive, capisce che per “amare” i bambini, invece, donare qualcosamomento dell’incontro; l’inverno, una persona bisogna essere in grado di proprio è difficilissimo. Soffrono,periodo d’attesa; la primavera, tem- di “prendersene cura”. Non è facile, perché da piccoli si è gelosi di tut-po della paziente ricerca; l’estate, to e anche un semplicissimo regalooccasione di condivisione. Ma a un può costare fatica. Ma proprio lì stacerto punto la bambina oltrepassa la bellezza! Nel film, la bambina tro-un limite fondamentale nelle storie va una perla. Quella perla è sua, l’had’amicizia: l’importanza della liber- trovata lei. Ma la dona alla sua ami-tà dell’altro. ca, perché la fatica che ci ha messo per cercarla ha senso solo se questaIl fraintendimento della relazione scoperta viene donata a qualcunocreatasi tra la volpe e la bambina che si ama.è ben sintetizzato dalla frase fina-le del film: «Avevo confuso amare è una grande sfida! Eppure i bam- Spesso vediamo i bambini come pic-con possedere». Proprio per il suo bini hanno questa grande capacità: cole persone da educare e formare.essere bambina, la protagonista, riescono a rendere semplice anche Diamo sempre per scontato che sia-che aveva inizialmente cercato e in- quello che a noi appare difficile. La no loro a dover imparare da noi, maiseguito la “sua” volpe per stabilire volpe si prende cura della sua ami- noi da loro. Perché, invece, per unaun rapporto d’amicizia e amore, si ca, cerca di mostrarle il suo amore volta non proviamo a fare il discor-lascia prendere da un desiderio di attraverso piccole cose: quelle che so inverso? Perché non proviamo apossesso, evidenziato dal tentativo agli adulti appaiono invisibili ma che stupirci di fronte alle piccole cose?di legarla al guinzaglio. Ma la vol- i bambini vedono. A donare ciò che ci è costato faticape non è disposta a essere trattata e ci è caro? È la sfida che l’adultocome una proprietà, è abituata a es- Il dono più bello che un bambino ha dovrebbe affrontare tutti i giorni:sere libera: questo è il momento in è quello di riuscire a stupirsi davanti cercare di vivere intensamente un’a-cui il rapporto bambina-animale si a tutto. Da adulti purtroppo perdia- micizia con gli occhi di un bambino,indebolisce fin quasi a rompersi del mo questa capacità di meravigliarci. con gli occhi della bambina del film.tutto. E solo a partire da questo mo- Ogni tanto sarebbe bello tornaremento la piccola comincia a vedere bambini, tornare a essere in grado di La redazione dell’oratorio
  17. 17. 17 Marzo/Aprile 2012 I giöch di tusài d’öna ölta (I giochi dei bambini di una volta) Un tuffo nel passato, quando giocare significava soprattutto socializzare e sviluppare la propria creativitàG li adulti lavorano, si dedicano a vari mestieri, i bam- bini... giocano!I primi giochi, affettuosi e delicati, erano, e forse lo sonoancora, quelli che le mamme facevano coi loro bambini.Tra i più semplici, toccavano con un dito le varie parti delviso del bimbo, che tenevano sulle ginocchia, dicendo:«Ügì bèl / sò fradèl / urègia bèla / sò surèla / la cesìnadi frà / e �l campanì che ’l fà din dan!» (Occhietto bello /suo fratello / orecchia bella / sua sorella / la chiesina deifrati [= la bocca] / e il campanellino [= il nasino] / che fadin dan). Alcune volte, per aiutare il bambino a control-lare la propria ansia, la mamma si copriva il volto conle mani e, scoprendolo poi improvvisamente, diceva:«Bào cèt!»; oppure, usando le mani stesse del bimbo Ragazzi che giocano con le biglie... germente in tondo la mano senza staccarsi dalle dita dei compagni, recitava la seguente filastrocca: «Ghirin- ghingàia / Martì sóta pàia, / pàia paiöl, / scapa chi pöl» (Ghiringhingàia /Martino sotto paglia, / paglia paiolo, / scappi chi può). Al termine della strofetta bisognava ritirare fulmineamente il dito. Chi non era lesto e se lo lasciava afferrare, doveva sottoporsi a una penitenza. Alle bambine bastava una palla fatta rimbalzare sul muro e ripresa dopo vari movimenti scanditi ad alta voce: «Muoversi... senza muoversi... con un piede... con una mano... batti batti... zigozago... giravolta... un bacino...» e avanti. Oppure saltavano con la corda o giocavano a far la mamma o a mùnd (mondo o campo). D’inverno ci si divertiva stando seduti al caldo e i ragazzi partecipa-Una mamma che gioca con la sua bambinaquasi parlassero o fossero marionette, recitava la fila-strocca: «Chèsto l’è burlàt in del póz. / Chèsto’ l’à tiràtfò. / Chèsto’ l’à sügàt gió. / Chèsto l’à fàcc la panàda. /Chèsto’ l’à maiàda» (Questo è caduto nel pozzo. / Que-sto l’ha tirato fuori. / Questo l’ha asciugato. / Questoha fatto il pan cotto. / Questo l’ha mangiato). Oppure sinascondeva in una mano un piccolo oggetto e poi si fa-cevano girare a mulinello tutte e due le mani richiuse apugno: naturalmente il bambino vinceva se indovinavaqual era la mano che nascondeva la “sorpresa”.Quando i bimbi erano più d’uno (caso assai frequen-te), si giocava a ghiringhingàia. Il capo-gioco stava colbraccio teso e gli altri toccavano con la punta del dito ... e ragazzi intenti all’antico gioco della tréa,indice il palmo della sua mano. Il primo, muovendo leg- detto anche filetto o mulinello
  18. 18. dial gare 18 telecomandati. Infine i videogame, giocattoli che si usa- no in solitudine e di certo non sviluppano l’intelligenza. Sugli schermi di questi giochi si vede un gran movimen- to con duellanti che se le danno di santa ragione, bom- be e carri armati, sibili, strilli e ogni razza di suonerie. Chi “gioca” se ne sta invece immobile, anche per ore, muovendo solo due dita per schiacciare dei pulsantini: manca la componente della socializzazione, la sollecita- zione creativa; la competizione avviene tra il giocatore e la macchina, il giocatore è solo, costretto in uno spazio limitato. Immaginazione e fantasia (doti che caratteriz- zano i giochi tradizionali) sono rigorosamente bandite. Tutti scenari predefiniti, dove la banalità regna sovrana. Diceva il filosofo Hegel che lasciare un bambino da soloIl gioco della tombola significa vederlo giocare entro pochi istanti: per favore, non lasciatelo solo con un videogame, dategli una palla,vano ai giochi da tavolo come l’oca, gli esotici shangai, le un prato dove correre...saltellanti e colorate pulci (un tempo si usavano i botto-ni), la trea o la tombola. In primavera esplodevano i gio-chi di movimento all’aperto: la scaalchìna (cavalchina),cip (rimpiattino), i cìche (biglie), i madunì (figurine), lasgarèla o lépa (lippa), ecc.Altri giochi avvenivano, purtroppo, con piccoli animalicome lumache, grilli, maggiolini. A questi ultimi, poveri-ni, veniva legato un sottile filo a una zampina e, per in-citarli a volare, li si trascinava correndo come se fosseroaquiloni: «Balóres che sgúla / te ciàma la tò murùsa, / latò murùsa la té öl piö bé / ùla ùla fò di pé» (Maggiolinoche voli / ti chiama la tua morosa, / la tua morosa non tivuole più bene / vola vola fuori dai piedi). Il gioco della mosca ciecaNegli ultimi cinquant’anni il mercato dei balocchi si èscatenato. C’è stato il boom dei giochi educativi, ispirati Molti dei giochi che la mia generazione praticava aveva-a un mestiere: il traforo, il meccano, il piccolo chimico, i no un’origine antica. Per fare qualche esempio, possiamoLego, la cucina della bambola con tutti i possibili acces- ricordare la mosca cieca, gioco che dai Greci è passato aisori. Poi sono arrivati eserciti di soldatini: fanti e ber- Romani col nome di “musca aerea”. I Francesi la chiama-saglieri, indiani e cowboy, master e uomini-ragno, fan- vano “colin-maillard” e gli Spagnoli “juego de la gallinatocci dall’aspetto sempre più mostruoso. La diffusione ciega”. Nei secoli passati era anche un gioco di societàdell’automobile ha creato di riflesso un’ondata di mac- per adulti e si prestava pure achinine, trenini, aeroplanini, prima a molla e in seguito varianti maliziose. La sgarèla (lippa) vanta origini remote, testimoniate da pitture mu- rali e graffiti scoperti in abita- zioni etrusche e romane. Non è da meno ol pìrlo (la trottola), raffigurata nei di- pinti dell’Antico Egitto. Ma a questo punto dico: «àri- mo o arimòrti!», cioè Fermi Il bastone e il legnetto tutti! Sottoscritto compreso. affusolato per il gioco della lépa o sgarèla Giovanni Nervi Le immagini sono tratte da Díghet del bù? e Rebelòt, Enciclopedia bergamasca illustrata,Ragazzi davanti al videogame supplementi a L’Eco di Bergamo, Febbraio - Ottobre 2003
  19. 19. 19 Marzo/Aprile 2012Programma per l’OrdinazionePresbiterale di don Andrea Sabato 19 maggio ore 21,00 in chiesa parrocchiale Musical “il Risorto” proposto dal gruppo “gli Amicissimi” dell’Oratorio di Almenno San Salvatore Domenica 20 maggio Ss. Messe ore 7,30, ore 9,15 (Istituto) e 10,30 Ascensione Nel pomeriggio PER TUTTI ore 15,30 ritrovo a Sotto il Monte presso la casa Natale di Papa Giovanni, preghiera e benedizione della fiaccola e a seguire cammino fino alla chiesa di S. Bernardino e alle ore 18,00 S. Messa NON c’è la messa vespertina in Parrocchia Lunedì 21 maggio ore 7,00 S. Messa all’Istituto ore 8,30 S. Messa con Omelia in Parrocchia ore 20,30 S. Messa in Oratorio, in modo particolare per ragazzi delle elementari e le loro famiglie L’oratorio resta aperto fino alle ore 22,30 Martedì 22 maggio ore 7,00 S. Messa all’Istituto ore 8,30 S. Messa con Omelia in Parrocchia ore 20,30 S. Messa in Oratorio, in modo particolare per i ragazzi delle medie e le loro famiglie L’Oratorio resta aperto fino alle ore 22,30 Mercoledì 23 maggio ore 7,00 S. Messa all’Istituto ore 8,30 S. Messa con Omelia in Parrocchia ore 14,30 confessioni per 1a e 3a media ore 20,30 S. Messa in Oratorio, in particolare per adolescenti e giovani L’Oratorio resta aperto fino alle ore 22,30 Giovedì 24 maggio ore 8,30 S. Messa con Omelia in Parrocchia ore 16,00 Adorazione ore 17,00 S. Messa (Istituto) ore 20,30 S. Messa in Parrocchia, ricordando don Egidio Bigoni nel XIX° Anniversario della sua morte L’Oratorio resta aperto fino alle ore 22,30 Venerdì 25 maggio ore 7,00 S. Messa all’Istituto ore 8,30 S. Messa con Omelia in Parrocchia Dalle ore 15,00 alle ore 19,00 Esposizione Eucaristica e disponibilità per le confessioni Ore 21,00 al Cine-Teatro S. Carlo Film “IL VILLAGGIO DI CARTONE” L’Oratorio resta aperto fino alle ore 22,30
  20. 20. dial gare 20 Sabato 26 maggio ore 7,00 S. Messa all’Istituto ore 8,30 S. Messa con Omelia in Parrocchia ore 9,15 in Parrocchia Confessioni per 4a e 5a elementare e a seguire per tutti ore 17,00 in cattedrale a Bergamo S. Messa di Ordinazione di don Andrea ore 18,00 S. Messa in Parrocchia ore 20,30 circa, arrivo di don Andrea in località Volpino. Corteo verso la chiesa parrocchiale passando per via S. Zenone, Briola, Piazzolo, via del Borgo. In piazza saluto del Sindaco e mo- mento di preghiera nella Chiesa Parrocchiale. A seguire in Oratorio con don Andrea rinfresco per tutti Domenica 27 maggio ore 7,30 S. Messa in Parrocchia ore 9,15 S. Messa all’Istituto Solennità ore 9,30 ritrovo con don Andrea alla chiesa di S. Bernardino e corteo festo- di Pentecosteso verso la chiesa parrocchiale accompagnati dalla banda di Me- e Prima S. Messa dolago. Sul percorso verrà fatta una sosta all’Istituto S. Giuseppe di don Andreaper una preghiera e la benedizione degli ospiti. Si proseguirà per via Supercera e via Cuna. Davanti alla chiesa: saluto dei bambini della Scuola dell’Infanzia ore 10,30 Solenne Concelebrazione presieduta da don Andrea Pranzo comunitario con don Andrea in località S. Martirio, nello spazio parrocchiale adibito alle feste. Per tutti, anche chi non partecipasse al pranzo, il ritrovo è alle ore 16,30 presso l’Oratorio per mangiare insieme la torta ore 18,30 S. Messa e Processione Eucaristica (via del Borgo - via Fossa) con la Banda di Medolago ore 21,00 al Cine-teatro S. Carlo, Spettacolo animato dalla comunità in onore di don AndreaNOTE PRATICHEIl giorno dell’Ordinazione di don Andrea in Duomo a Bergamo, ci saranno pochi posti a sedere, oltre a quelli previsti peri parenti. La parrocchia organizzerà comunque un pullman per chi volesse partecipare più da vicino alla celebrazione.Le iscrizioni si raccolgono presso la segreteria parrocchiale, versando la quota di 8 euro entro sabato 19 maggio, finoad esaurimento posti. Presso il Cine-teatro S. Carlo sabato 26 maggio alle ore 17,00 sarà data la possibilità di vederesu grande schermo la celebrazione trasmessa da Bergamo TV.Per il pranzo comunitario di Domenica 27 maggio è possibile iscriversi, versando la quota di 15 euro, entro Domenica29 aprile all’Oratorio nei giorni seguenti: Mercoledì 11 e 18: dalle 15,30 alle 16,30 Domenica 15, 22 e 29: dalle 11,30 alle 12,30 Sabato 14, 21 e 28: dalle 17 alle 18 Per informazioni: Davide Turani 035 798501 Giovedì 22 marzo, nella ce- lebrazione eucaristica che il Vescovo Francesco ha presieduto alle ore 18,15 nella Chiesa Ipogea del Se- minario di Bergamo, Paolo Chiappa e Luca Gambirasio hanno ricevuto il ministero dell’Accolitato. Ringraziamo il Signore per questo dono e per questo impegno che hanno ricevuto nella Chie- sa. Accompagniamo i loro passi con la nostra preghiera e la nostra amicizia.
  21. 21. 21 Marzo/Aprile 2012Proposte per la primavera e… … per l’estateLunedì 9 aprile, Lunedì dell’Angelo Uscita con adolescenti: in treno al parco di Monza. Partenza dopo la messa delle ore 7,30 in Parrocchia.Mercoledì 25 aprile festa dei chierichetti in Seminario a Bergamo. Partenza ore 8,30Per i giovani e gli educatori dell’Oratorioda domenica 29 aprile a martedì 1 maggio: 3 giorni ad Antibes in Francia.Costo 120 euro. Iscrizioni entro domenica 22 aprilepresso la Segreteria parrocchiale o all’Oratorio.Cre 2012: da lunedì 25 giugno a sabato 21 luglio prossimi.4 giorni per 2a media: a Fiumenero di Valbondione da lunedì 23 a giovedì 26 luglio4 giorni per 1a media: a Fiumenero di Valbondione da giovedì 26 a domenica 29 luglioPer adolescenti e 3a Media: Campo estivo a Borgo S. Lorenzo (Firenze) dal 6 al 13 agosto prossimi. Offerte per l’Oratorio: Febbraio 2012 N.N.............................................................€ 50,00 Apostolato della Preghiera.........................€ 250,00 N.N.............................................................€ 100,00 In memoria di Giacomo, Franco, Sr. Edoarda e fam. Aldeni...........................€ 100,00 N.N.............................................................€ 150,00 Dal gruppo mamme Una famiglia...............................................€ 150,00 per “vestiti di carnevale”............................€ 180,00 Una famiglia (€ 70 per dic. - gen. e feb.)....€ 210,00 Una famiglia...............................................€ 480,00 Dalla sottoscrizione di carnevale................€ 1.732,50 In memoria di una defunta.........................€ 100,00 Dagli Ammalati...........................................€ 400,00 Dal Gruppo Alpini.......................................€ 100,00 Bussolotto in chiesa....................................€ 50,00 In memoria di A. M. ...................................€ 100,00 Totale......................................................€ 4.152,50
  22. 22. dial gare 22
  23. 23. 23 Marzo/Aprile 2012Foto di Gabriele Sala

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