Design, Comunità, Territorio (24/10/2007 @ Politecnico di Milano)

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La mia terza lezione (una sintesi e ampliamento delle prime due), tenuta al Laboratorio di Sintesi Finale Paesaggi in Corsa, Politecnico di Milano, Facoltà del Design, A.A. 2007/2007

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  • Design, Comunità, Territorio (24/10/2007 @ Politecnico di Milano)

    1. 1. Paesaggi in Corsa Corsi di Laurea Magistrale in Disegno Industriale e Design degli Interni a.a.2007|2008 LAB DI SINTESI FINALE SEZ. P1 e I1 responsabili: Luciano Crespi e Giovanna Piccinno http://openp2pdesign.org DESIGN, COMUNITÀ, TERRITORIO Massimo Menichinelli 24 ottobre 2007
    2. 2. riassunto 03. Come si progetta per/con una comunità, che è complessa? Non con una progettazione tradizionale, lineare, riduttiva, top-down. Ma con una comunità del progetto che agisce bottom-up, con una intelligenza collettiva. 04. Come cambia la figura del progettista, con un progetto complesso? Il progettista non è più isolato ma entra quindi a far parte di una comunità del progetto. Ora non è più un fornitore (provider) della propria creatività, ma un facilitatore (enbler) della creatività distruibita. 01. Come siamo arrivati ad interessarci del territorio, come designer? A causa dei cambiamenti avvenuti nella società ed economia, oggi si ritorna a riconsiderare quegli elementi di complessità che la Modernità e il Fordismo avevano eliminato, raggiungendo però i limiti di questo atteggiamento. 02. Come si progetta per un territorio? Valorizzando e migliorando le risorse le risorse e identità locali attraverso reti lunghe globali, ma senza sfruttarle ed impoverirle. La comunità diviene la dimensione del progetto (che diventa quindi complesso): come oggetto del progetto e come agente del progetto.
    3. 3. DESIGN, COMUNITÀ, TERRITORIO 01. Come siamo arrivati ad interessarci del territorio, come designer?
    4. 4. società e design Dato che l'interesse per questa relazione design-territorio è recente, bisogna costruire un percorso storico dei cambiamenti che hanno portato alla sua nascita. E cioè: i cambiamenti economici, sociali ed ambientali che hanno portato cambiamenti progettuali. Il design, in ogni periodo, deriva dalle concezioni socio-economiche presenti in quel periodo. Comprendere le principali concezioni e pratiche socio-economiche per comprendere il ruolo attuale e futuro del design. cambiamenti nelle concezioni e pratiche economiche cambiamenti nelle concezioni e pratiche di uso del territorio cambiamenti nelle concezioni e pratiche organizzative sociali cambiamenti nelle concezioni e pratiche progettuali
    5. 5. società e territorio società pre-industriali Rivoluzione Industriale fordismo post-fordismo globalizzazione sviluppo locale critiche allo sviluppo modernità pre-modernità post-modernità nessun legame con il territorio rinnovato legame con il territorio legame con il territorio sistemi distribuiti
    6. 6. società e complessità società pre-industriali Rivoluzione Industriale fordismo post-fordismo globalizzazione sviluppo locale critiche allo sviluppo modernità pre-modernità post-modernità riduzione della complessità aumento e consapevolezza della complessità lento adattamento percezione limitata sistemi distribuiti
    7. 7. DESIGN, COMUNITÀ, TERRITORIO società pre-industriali (pre-modernità)
    8. 8. il territorio pre-industriale Per le città (e quindi anche i territori) pre-industriali non vale il nesso causale tra sviluppo dell'economia urbana e crescita della città (tipico delle città contemporanee). Il loro motore non risiedeva nell'economia ma nella politica (Vicari Haddock 2004). In società basate sull' agricoltura è l'organizzazione politica che consente di espandere i territori sotto il controllo dell'élite cittadina, di accrescerne le risorse e di sostenere la crescita della popolazione urbana. Il controllo del territorio assicurato dal potere politico rendeva inoltre possibili i commerci, i quali, a loro volta, alimentavano le manifatture cittadine.
    9. 9. la comunità locale La dimensione sociale pre-industriale è, quasi per definizione, la comunità locale . Dove i rapporti umani erano mediati dal rapporto con la terra, predominavano forme di natura comunitaria. In questa fase, le persone appartengono alla terra (e quindi al territorio), non viceversa. La relazione sociale di tipo comunitario si basa non sulla contrapposizione dei fini e degli interessi individuali ma sulla loro condivisione . Non si tratta di una relazione volontariamente instaurata in vista di un fine specifico, ma di una relazione spontanea i cui fini sono di natura diffusa e spesso i membri non ne sono neppure consapevoli. Quanto distingue la comunità del passato dalla società moderna è la reciproca comprensione di tutti i suoi membri . Non un consenso, il prodotto di snervanti negoziati e compromessi. La comprensione di stampo comunitario non ha bisogno di essere cercata, ma precede l'accordo. (Bauman 2001)
    10. 10. design (o meglio: artigianato) Nelle società pre-industriali il design non esiste : la progettazione e produzione degli artefatti avviene su base locale da parte degli artigiani (o, per i committenti più ricchi, dagli artisti). Sono quindi dei membri della comunità locale a progettare e produrre per la comunità locale . Si ha così l'evoluzione di tipologie tipiche e l'utilizzo di materiali locali. Si ha già, comunque, il commercio di beni (e quindi anche artefatti) provenienti dalle regioni più lontane del mondo allora conosciuto (la produzione locale può arrivare ad alte dimensioni locali e può ricevere materiali ed influenze da essi). Legami tra reti brevi locali e reti lunghe globali esistono già in parte.
    11. 11. DESIGN, COMUNITÀ, TERRITORIO la Rivoluzione Industriale (modernità)
    12. 12. il territorio industriale Con la Rivoluzione Industriale l' industria diventa il motore dello sviluppo territoriale e urbano: l'organizzazione della produzione struttura la città e il territorio nei suoi rapporti politici, economici e sociali. La città industriale è il luogo che richiama ondate ripetute di popolazione che dalle campagne (il territorio circostante) si riversa in città per trovare occupazione nelle fabbriche. La città industriale che si sviluppa nel XIX secolo è figlia di un nuovo sistema economico basato sulla creazione di ricchezza attraverso l'uso di capitale. Non più la terra , come nelle precedenti società basate sull'agricoltura, ma il capitale investito in mezzi di produzione è fonte di ricchezza. Si ha quindi uno spostamento dell'importanza per l'economia dal territorio alla città. Il territorio vede così ridotta la propria importanza e trasformato per l'utilizzo da parte delle industrie. La dimensione politica del territorio si amplia negli Stati-nazione , creati per garantire un più ampio mercato all'industria. città popolazione: dimensione locale o regionale dimensione statale- nazionale territorio: territorio
    13. 13. la comunità non più locale Per Bauman (2001) la fine delle comunità locali preindustriali avviene con l'avvento dei mezzi di trasporto meccanici ed in seguito con i mass media . La rivoluzione nella velocità di spostamento di persone ed informazioni erode la distanza, un tempo la più formidabile delle difese comunitarie. Il confine tra “interno” ed “esterno” non è più tracciabile, e tanto meno difendibile. La città offre ai nuovi imprenditori una concentrazione elevata di persone disponibili e motivate a lavorare nelle nuove fabbriche. Una volta abbandonata la campagna e le sue fonti di sussistenza, il contadino arrivato in città dipende totalmente dalla vendita della sua forza lavoro al servizio dell'industria. Si sono quindi così persi i legami sociali che, nelle comunità locali, costituivano una rete di protezione del singolo individuo. Dalla comunità locale auto-sufficiente alla individualità urbana dipendente.
    14. 14. design industriale In questo periodo appare la figura del designer, a tradurre per l'industria il ruolo dell'artigiano. Così come l' artigiano progettava e produceva per comunità locali auto-sufficienti , il designer progetta per utenti (non più comunità) non auto-sufficienti (la produzione, infatti sfugge sia agli utenti che ai designer). Il designer traduce (e riduce) l'esperienza dell'artigiano per l'industria: non si progetta più per materiali locali, di cui si conoscono le variazioni ( questo pezzo di legno), ma per materiali astratti , validi ovunque ( il legno ). Il movimento Arts and Crafts (Morris, Ruskin), rappresenta una delle prime forme di design ma è in realtà un esempio di tentativo di resistenza all'industria attraverso la ri-valorizzazione del lavoro artigiano (craft).
    15. 15. DESIGN, COMUNITÀ, TERRITORIO Fordismo (modernità)
    16. 16. la modernità e il fordismo: riduzione della complessità La razionalità deterministica del pensiero moderno attua una riduzione della complessità per rendere efficiente lo sfruttamento del già noto . Per far ciò bisognava prima di tutto neutralizzare la complessità del mondo, che minacciava la possibilità di calcolo e razionalizzazione (Rullani 2002). Il fordismo , nel corso del Novecento, aveva poi reso più drastica la spinta verso la razionalizzazione tecnica, inquadrando il lavoro nell'organizzazione scientifica varata da Taylor. La programmazione della grande impresa fordista genera un ambiente artificiale a complessità ridotta , posto a disposizione del calcolo di convenienza degli attori. Nel progetto fordista di modernità, la complessità delle società locali non era in alcun modo utilizzabile per produrre valore economico, ma era di ostacolo e di impaccio. Ma un territorio senza complessità è un territorio senza qualità. standardizzazione automatismo operazioni prodotti mercato riduzione complessità produzione
    17. 17. un territorio funzionale Con il fordismo le teorie tradizionali dello sviluppo, fondate sulla crescita economica illimitata , hanno considerato e impiegato il territorio in termini riduttivi: il produttore/consumatore ha preso il posto dell' abitante , il sito quello del luogo , la regione economica quella della regione storica e della bioregione . Il territorio da cui ci si è progressivamente “liberati” grazie anche allo sviluppo tecnologico, è stato rappresentato e utilizzato come un puro supporto tecnico di attività e funzioni economiche (un mero foglio bianco) , che sono localizzate secondo razionalità sempre più indipendenti da relazioni con il luogo e le sue qualità ambientali, culturali, identitarie. La società industriale nella sua fase matura non ha progettato più città , ma siti ai quali è stata attribuita una funzione (Magnaghi 2000).
    18. 18. progetto e modernità La riduzione della complessità del pensiero moderno può essere rinvenuta anche nelle discipline progettuali (architettura, urbanistica, design). Nello sviluppo di un progetto non vengono più prese in considerazione le tradizioni locali (materiali, tipologie, tecniche), considerate obsolete, e nemmeno le condizioni locali (clima, cultura, disponibilità dei materiali, ecc.). Anche la complessità della società viene ridotta: ogni progetto viene indirizzato verso un uomo medio, astratto e standardizzato, indifferenziato . Uno stesso progetto è applicabile ovunque e per chiunque , indifferentemente. La riduzione della complessità anche nel progetto per comunità (esempio: Brasilia). Una capitale per il Brasile progettata ex novo da Oscar Niemeyer: la costruzione dal nulla di una comunità locale.
    19. 19. DESIGN, COMUNITÀ, TERRITORIO Post-fordismo e Globalizzazione (post-modernità)
    20. 20. riduzione della complessità e crisi del fordismo La riduzione della complessità del fordismo si è trovata di fronte ad un limite, e non a caso si parla ora di post-modernità e post-fordismo. Ora il mercato non è più in continua crescita, ma più stabile; la domanda è sempre più differenziata in prodotti poco standardizzati e dal ciclo di vita molto breve. L'organizzazione fordista e il modello economico e concettuale che proponeva diventano quindi obsoleti. Le imprese quindi apprendono la flessibilità e la decentrazione , primi passaggi verso una lenta accettazione e comprensione della complessità della società (e del territorio). riduzione complessità crisi economica crisi ambientale maggiore attenzione alla complessità fordismo/ modernità post-fordismo/ post-modernità
    21. 21. il territorio tra locale e globale Processi di lungo corso portano alla stretta interconnessione mondiale che viene nominata globalizzazione : viaggi, comunicazioni e soprattutto commerci collegano le diverse dimensioni locali, ma su una scala globale . L'economia appare così sempre più sradicata da singoli luoghi , sempre più mobile nello spazio: si ricercano occasioni d'investimento di capitali, di produzione di beni e servizi, o di vendita di prodotti, in luoghi molto lontani. È anche vero però che la maggior parte della produzione ha ancora origine e destinazione dentro i confini nazionali, e che il fenomeno sia volutamente enfatizzato. Si assiste quindi alla nascita della concorrenza non solo tra imprese, ma tra territori , che si contendono gli investimenti delle imprese, specialmente delle multinazionali. Dal marketing di prodotti e servizi al marketing urbano e territoriale. competizione tra imprese per assicurarsi quote di mercato prima ora competizione tra città e tra territori per assicurarsi gli investimenti delle imprese marketing di prodotti e servizi marketing urbano marketing territoriale
    22. 22. la comunità tra locale e globale Le comunità chiuse ( selettive ), rappresentano una conseguenza della globalizzazione e della facilità di spostamento, con la perdita dalla dimensione locale e la conquista di una cultura omogenea, in cui si è prima membri di una comunità globale (l' élite ) che della comunità locale in cui si vive. È una comunità globale selettiva (perché rende difficile l'accesso), distribuita in comunità locali chiuse. Le comunità aperte ( elettive ), rappresentano una conseguenza dell'aumento di connettività, con la perdita della dimensione locale ( comunità virtuali ), ma dove le relazioni, seppur fragili e cangianti, sono più simili alle comunità tradizionali. Sono quindi delle comunità globali elettive , aperte, ma non stabili come le comunità locali. Le comunità multilocali rappresentano quei casi di comunità locali in grado di connettere reti locali con reti globali con successo (Manzini 2004).
    23. 23. territorio e design: i distretti industriali Con il post-fordismo ritorna un interesse verso la dimensione locale e la sua complessità, che lentamente è stata presa in considerazione. Uno dei primi casi importanti a tal fine è stato il fenomeno dei distretti industriali . Un primo riconoscimento che il design può avere una influenza sulla dimensione locale viene dal successo dei distretti industriali e dal loro legame con il design (soprattutto in Italia). Ad un livello più profondo il design è infatti una espressione delle caratteristiche locali, i giacimenti di competenze (competenze, conoscenze e capacità sedimentate nel tempo sul territorio), ma di cui non si interessa e che influenza solo indirettamente. L'unica dimensione locale è qui quella del mercato di distribuzione o produzione : il design è quindi un vantaggio competitivo da esportazione (ad esempio, si pensi alla fama del "design italiano", o del "Made in Italy").
    24. 24. design e corporate identity locale Considerazioni recenti riconoscono una importanza del disegno industriale come influenza dello sviluppo di determinate aree geografiche, in base alla sua capacità di fornire un vantaggio competitivo ad attività economiche. Il design comincia ad essere utilizzato per influenzare la dimensione locale nei decenni '80 e '90, attraverso programmi di marketing urbano e di city corporate identity . In questo senso il design riveste un ruolo per la la valorizzazione e comunicazione dell'identità urbana come veicolo per l'attrazione di capitali esterni. In questo caso l'identità diventa un bene da vendere: identity as a commodity . La dimensione locale viene quindi valorizzata attraverso la progettazione del suo brand . Tuttavia questo approccio può essere altamente riduttivo per la dimensione locale , che è molto più complessa e stratificata rispetto ad un normale prodotto da vendere.
    25. 25. DESIGN, COMUNITÀ, TERRITORIO La dimensione locale al centro (prospettive attuali e future)
    26. 26. lo sviluppo locale All'immagine di un'economia sradicata dai luoghi, (alimentata dalla globalizzazione), negli ultimi anni se ne è affiancata un'altra che si muove in direzione opposta: lo sviluppo locale. Si ha qui attenzione per lo sviluppo di territori e città che mostrano segni di particolare dinamismo. Ciò che caratterizza lo sviluppo locale è la capacità dei soggetti istituzionali locali di cooperare per avviare e condurre percorsi di sviluppo condivisi che mobilitino risorse e competenze locali. Il protagonismo dei soggetti locali favorisce lo sviluppo di un territorio quando riesce ad attrarre in modo intelligente risorse esterne , sia di tipo politico (investimenti pubblici qualificati) che economico e culturale (legate a decisioni di investimento o di localizzazione di soggetti privati); e quando riesce a cogliere le opportunità che l'allargamento dei mercati offre per nuove strategie di produzione di beni o servizi che valorizzino specifiche competenze e beni comuni. capacità di usare le risorse esterne (globali) per valorizzare quelle interne (locali) crisi fordismo globalizzazione sviluppo locale legare la dimensione locale con reti globali a largo raggio, in modo di utilizzarle per migliorare le condizioni locali.
    27. 27. critiche allo sviluppo e soluzioni locali La crisi della modernità e del fordismo, e dei modelli di crescita economica basati su uno sviluppo illimitato, ha portato anche alla nascita di movimenti e proposte individuali in aperta critica con il concetto di sviluppo (e con la sua influenza sulla globalizzazione). L'importanza della conoscenza di queste critiche/proposte sta nel fatto che anche loro propongono la dimensione locale non solo come la dimensione più adatta per l'azione ma anche come l'unica dove sia possibile ottenere dei risultati promettenti. Che si voglia seguire le teorie economiche dominanti, sia quelle minoritarie ed in formazione, la dimensione locale rimane sempre l'unica dimensione d'azione per il futuro . localizzazione (Vandana Shiva 2006) localismo e decrescita (Serge Latouche 2005) dimensione locale ...
    28. 28. sistemi distribuiti: una strada possibile? Nelle ultime decadi l'aggettivo distributed ('distribuito') è stato utilizzato con una frequenza crescente in relazioni a differenti sistemi socio economici: information technologies e distributed computing (calcolo distribuito), sistema energetico e distributed generation (generazione distribuita), sistema produttivo e distributed manufacturing (produzione distribuita). Ma anche altri processi come distributed innovation , distributed creativity , distributed knowledge . Infine, anche un nuovo modello economico, la distributed economy . Ciò che il termine distributed aggiunge è l'idea di una rete di elementi dispersi geograficamente ma interconnessi, capaci di operare autonomamente. Si ha l'esistenza di una architettura sistemic a orizzontale in cui attività complesse vengono svolte parallelamente da un numero elevato di elementi connessi, che possono essere sia artefatti ( distributed generation ) che esseri umani ( distributed creativity ).
    29. 29. DESIGN, COMUNITÀ, TERRITORIO 02. Come si progetta per un territorio?
    30. 30. DESIGN, COMUNITÀ, TERRITORIO progetto e territorio: ricerca
    31. 31. Spark! Design and locality http://www2.uiah.fi/virtu/spark/index.html Il primo programma di ricerca, "SPARK! DESIGN AND LOCALITY", ideato nel settembre 2001 e terminato nel 2004 nel contesto dell'associazione Cumulus (European Associations of Universities and Colleges of Art, Design and Media), è una iniziativa basata sulla progettazione per comunità . In questo progetto sono stati organizzati cinque workshop in cinque differenti località europee, al fine di promuovere un nuovo tipo di creatività nei designer enfatizzando il crescente ruolo della cultura nello sviluppo socio-economico di comunità e municipalità locali. Queste cinque località -Forssa (Finlandia), Valdambra (Italia, AR), Narva-Jõesuu (Estonia), Cray Valley (UK) e Nexø (Danimarca)- sono state proposte da altrettante cinque università europee: University of Art and Design ( Helsinki) ; Estonian Academy of Arts ( Tallin) ; Politecnico di Milano ; Ravensbourne College of Design and Communication in Chislehurst ( London) ; Aarhus School of Architecture.
    32. 32. ME.Design ME.Design è stata una ricerca (action-research) multidisciplinare durato due anni e che ha coinvolto più di 90 ricercatori della rete SDI | Sistema Design Italia, centinaia tra cittadini, designer, amministrazioni locali, enti, associazioni ecc. L'obiettivo principale della ricerca è stato quello di analizzare le potenzialità del design (sia in termini di capacità e strumenti, sia in termini di attività e specifiche) al servizio dello sviluppo locale. Per la prima volta a livello nazionale, si è voluto indagare il tema del design per lo sviluppo locale. La ricerca ha esplorato tale relazione a partire da contesti territoriali ben precisi, ovvero quelli che hanno una relazione sociale e culturale con il Mediterraneo; per fare ciò sono stati avviati sette workshop realizzati in altrettanti contesti territoriali a livello nazionale: Valdambra (AR), San Remo (IM), Mantova, Morcone (BN), Ustica (PA), Reggio Calabria, Napoli.
    33. 33. DOTT-Designs of the time www.dott07.com L'interesse per una relazione più stretta tra design e dimensione locale non si è esaurita con i programmi di ricerca SPARK! e ME.Design. È ora in fase di preparazione DOTT (Designs Of The Time) , un programma di 10 anni per la promozione del design a livello regionale nel Regno Unito, organizzato dal Design Council. Il punto centrale di questo programma è supportare ed incoraggiare il design come punto centrale del successo economico e sociale futuro del Regno Unito, attraverso processi partecipatori. Ogni due anni il Design Council collaborerà con una regione o nazione differente all'interno del Regno Unito, con l'obiettivo di migliorare la vita della nazione attraverso il design. Il primo evento, nel 2007, riguarderà la regione dell'Inghilterra del nord-est, e sarà costituito da tre elementi: Commissioni Pubbliche di Design (per la votazione pubblica dei progetti), un programma educativo aperto a tutti e un un programma di eventi di promozione del design, come esposizioni e concorsi.
    34. 34. DESIGN, COMUNITÀ, TERRITORIO progetto e territorio: quali risorse?
    35. 35. sviluppo locale e capitale territoriale Secondo la ricerca ME.Design, l’ oggetto del progetto del design a scala locale è il capitale territoriale , il complesso degli elementi (materiali e immateriali) a disposizione del territorio, che possono costituire punti di forza o veri e propri vincoli a seconda degli aspetti presi in considerazione. La crescita e lo sviluppo del capitale nella sua totalità si definisce nel complesso sistema di connessioni e interazioni che quel capitale è in grado di attivare e sostenere con altri capitali territoriali, nodi di una rete articolata che mette in relazione i vari territori. In ME.Design si è scelto di visualizzare il capitale territoriale attraverso la metafora di un insieme di layer sovrapposti. Non può esserci sviluppo locale se non vi è una integrazione tra le risorse , una sorta di avvicinamento progressivo tra i piani. A partire da una risorsa chiave per il territorio, identificata come porta di accesso, attraverso un progetto strategico è possibile avviare un processo di integrazione progressiva di tutte le risorse disponibili.
    36. 36. uno sviluppo locale auto-sostenibile Un'altra proposta progettuale molto interessante viene da Alberto Magnaghi ( Il progetto locale , 2000), indirizzata verso la sostenibilità dei processi di sviluppo locale. Affinché lo sviluppo sia veramente duraturo, questo deve essere autosostenibile ossia deve ricercare "regole insediative (ambientali, urbanistiche, produttive, economiche, ecc.) che risultino di per sé produttive di omeostasi locali e di equilbri di lungo periodo fra insediamento umano e sistemi ambientali". Per Magnaghi l a ricostruzione della comunità è l'elemento essenziale dello sviluppo autosostenibile : la comunità che "sostiene se stessa" fa sì che l'ambiente naturale possa sostenerla nella sua azione" (Magnaghi 2000). sviluppo locale autosostenibile omeostasi locali ricostruzione comunità
    37. 37. lo sviluppo locale autosostenibile e il patrimonio territoriale Magnaghi utilizza un concetto differente da quello di capitale territoriale, il patrimonio territoriale . Ogni territorio ha un suo patrimonio di valori territoriali, eredità della sua storia sociale e naturale. Sono questi valori associati con le caratteristiche dell' ambiente fisico (ecosistemi modificati nel tempo dall'intervento umano), l' ambiente costruito (eredità storica, infrastruttura, sistemi produttivi e loro prodotti e reti di servizi) a l' ambiente antropico (ad esempio il tessuto sociale e le sue forme organizzative, visione condivise e know-how produttivi). Ad ogni modo, questi valori territoriali non sono ancora risorse , nel senso che non sono ancora in grado di dare luogo a strategie di sviluppo. Affinché ciò accada questi beni devono essere riconosciuti come risorse . ambiente fisico ambiente costruito ambiente antropico patrimonio territoriale
    38. 38. patrimonio territoriale e risorse La consapevolezza di un determinato bene territoriale come una risorsa potenzialmente utilizzabile deve crescere all'interno della comunità locale. Ogni risorsa territoriale è quindi una entità complessa basata su due componenti fondamentali: un patrimonio e la capability delle comunità locali, ossia il riconoscimento delle risorse potenziali e l'abilità di renderle tali. Per poter esistere nel tempo, una risorsa deve essere scoperta , valorizzata e appropriatamente coltivata in modo sostenibile. Deve cioè produrre nuovi beni senza consumare il capitale iniziale e senza causare la deteriorazione del bene territoriale su cui si basa. patrimonio territoriale capability risorse territoriali
    39. 39. patrimonio territoriale, risorse e comunità La valorizzazione di una risorsa locale è un processo di apprendimento collettivo attraverso cui una comunità può divenire consapevole delle proprie possibilità ed imparare a riconoscere ed utilizzare le sue risorse in modo sostenibile. Per Ezio Manzini (2004) questo processo di apprendimento è un'ampia attività di design i cui protagonisti sono gli attori sociali che operano nel territorio. Il suo obiettivo è quello di costruire una strategia per la valorizzazione e la rigenerazione delle risorse locali. La scoperta, la valorizzazione e la coltivazione delle risorse rappresentano la fase fondamentale di un processo più ampio che può essere definito come costruzione sociale di un progetto di sviluppo locale . Ne consegue che il primo passo che una comunità deve effettuare per poter dare luogo ad un processo di sviluppo locale è quello di riconoscersi come una risorsa , un potenziale agente di cambiamento. La comunità e il progetto co-evolvono condizionandosi a vicenda. comunità risorse territoriali progetto
    40. 40. dar forma alla comunità con innovazioni L'azione del design a scala territoriale è un'attività progettuale che ha come fine quello di promuovere processi sistemici di innovazione (sociale, economica, tecnologica) attivati a partire dalla specificità delle risorse locali attraverso l'uso di livelli disciplinari differenti (il design strategico, design della comunicazione, design di prodotti) e con diversi focus d'azione (sociale, economico, culturale, ecc.) . Non solo il progettista è chiamato a dar forma agli artefatti , ma contribuisce inoltre a dar forma alla comunità di soggetti e alle modalità con cui essa sperimenta il progetto, attraverso strumenti, linguaggi, competenze, forme organizzative innovative. In questo senso il designer è in grado di abilitare i contesti e le comunità locali a comunicare, immaginare, progettare, sviluppare in maniera condivisa dei percorsi innovativi di sviluppo locale. (Maffei, Villari 2004) design per lo sviluppo locale nel territorio specificità della dimensione locale processi sistemici di innovazione (sociale, economica, tecnologica) dar forma alla comunità
    41. 41. comunità e progetto locale La complessità della dimensione locale rende l'azione di design caratterizzata da una condizione partecipativa a livello locale: ovvero dalla necessità dall'esistenza di una comunità correlata al progetto stesso ( design community ) che necessita di differenti livelli di abilitazione al progetto , a partire da quelli che riguardano competenze e linguaggi (quindi il comunicare e agire all'interno del processo progettuale) fino agli strumenti operativi più specifici. Le premesse perché si possa concretizzare un cambiamento sul territorio si basano quindi su situazioni che hanno una forte componente relazionale e sociale: il progetto nasce e si sviluppa in contesti in cui la dimensione di cooperazione e negoziazione è una parte fondamentale , proprio per il sistema complesso di interessi e di realtà che compongono e identificano il sistema. (Maffei, Villari 2004) comunità correlata al progetto differenti livelli di abilitazione al progetto competenze e linguaggi strumenti operativi complessità della dimensione locale partecipazione design
    42. 42. condizioni per il progetto locale la condizione di situatività (la dipendenza dal contesto specifico di un territorio dell'azione di design). la condizione di path dependency (la dipendenza dall'azione di design dalla storia del progetto, dovuta alla complessità del territorio). la condizione di multi-attore (la dimensione collettiva dell'azione di design. la condizione di multi-livello (le differenti scale d'intervento dell'azione di design: urbana, provinciale, regionale, ecc.). L'azione progettuale a scala territoriale è attività plurale condotta da un insieme di soggetti di natura differente (istituzionale, culturale, economica, sociale, professionale), ognuno dei quali svolge un ruolo preciso. Essa è condotta dunque da una comunità ( design community ) all'interno della quale ognuno dei soggetti agisce con un bagaglio di competenze proprie e con un ruolo definito; allo stesso tempo, ognuno dei soggetti svolge anche un ruolo nel contesto territoriale rispetto ad una comunità più ampia ( comunità generale ). L'azione di design sul territorio può dunque essere paragonata ad un processo di interazione e scambio tra design community e comunità generale su obiettivi e modalità/strumenti per raggiungerli. Le condizioni perché si svolga il processo progettuale nascono perciò da una condivisione di linguaggi, background e strumenti che si realizza attraverso il dialogo e il confronto tra le comunità in questione.
    43. 43. livelli del progetto locale (1) il livello di costruzione del sistema (degli attori e delle competenze di progetto) Il designer studia la organizzazione della design community (o comunità del progetto ) . Il design deve mettere a sistema la rete di soggetti coinvolti nel processo di design a livello locale, costruire i loro sistemi di relazioni, e individuare competenze e ruoli. Le attività del designer sono quindi correlate alla costruzione di un linguaggio comune , di un sistema comunicativo e organizzativo che possa essere di supporto alla costruzione del consenso e della fiducia tra i soggetti coinvolti. È necessario in questa fase, infatti, costruire e identificare gli obiettivi e gli strumenti specifici di supporto al loro ragionamento . designer design community rete delle relazioni linguaggio comune
    44. 44. livelli del progetto locale (2) il livello di definizione della strategia di progetto L'azione del design contribuisce a definire le linee guida relative ai campi di azione in cui è possibile identificare soluzioni progettuali concrete. Il designer può in questo caso proporre scenari di progetto per la valorizzazione dei contesti locali, individuare e visualizzare nuove aree di opportunità , proporre strumenti per facilitare la costruzione di visioni di progetto comun i e condivise sia dai soggetti della design community , sia dai soggetti esterni ( la comunità generale ). Il design in questo caso partecipa alle costruzioni delle linee guida rispetto alle quali orientare le soluzioni progettuali e comprende inoltre la definizione dell'insieme di strumenti e artefatti che fungono da supporto al processo stesso. designer linee guida del progetto scenari strumenti
    45. 45. livelli del progetto locale (3) il livello di definizione del sistema-prodotto territoriale Questo è il livello che può essere considerato più vicino alle attività usuali che l'azione di design propone. Il designer svolge la propria attività quando i ruoli dei soggetti coinvolti nel processo progettuale e la rete di relazioni è stabile e strutturata, e le linee guida di riferimento del progetto sono sviluppate e visualizzate. L'azione del progettista riguarda quindi la definizione e la concretizzazione di artefatti, servizi e sistemi di comunicazione che aggiungano valore al sistema territoriale in un'ottica di sviluppo locale . Il designer in questo caso agisce come risorsa specifica all'interno della design community insieme alle altre competenze coinvolte di natura economica, sociale, amministrativa, legislativa, manageriale, ecc. proponendo soluzioni che supportino iniziative concrete a livello territoriale. designer linee guida del progetto prodotti comunicazione servizi
    46. 46. design e identità locale Un ruolo importante ha il design anche nel valorizzare l'identità della comunità . L'identità non è un oggetto che si possiede, per chi vive in un certo contesto l'identità è un connotato trasparente. L'identità (culturale, in particolare) è definita da un osservatore, in genere esterno, attraverso distinzioni linguistiche. Non si può parlare di individuazione o espressione dell'identità ma di costruzione dell'identità : l'identità culturale è categoria di giudizio e attribuzione. Da questo punto di vista il design può svolgere un ruolo importante perché, osservando con distacco e talvolta dall'esterno i contesti, è in grado di operare delle distinzioni, di proporle e aiutare le istituzioni e la comunità locale a co-produrre la propria identità (Zurlo 2004). L'identità fornisce quindi un senso alla comunità , una cornice in cui questa può agire di conseguenza. design comunità identità
    47. 47. DESIGN, COMUNITÀ, TERRITORIO 03. Come si progetta per/con una comunità, che è complessa?
    48. 48. complessità come metodo di lettura Uno dei più antichi sogni del genere umano è ridurre la complessità alla semplicità . Il desiderio di semplicità ha a lungo guidato i vari sforzi di spiegare il mondo in termini di sistemi semplici, andamenti lineari, leggi riducibili a semplici equazioni. Ma la complessità è una dimensione da cui è impossibile prescindere . Etimologicamente il termine complessità deriva dal participio passato del verbo latino complector, che significa i ntrecciare insieme, cingere, riunire, raccogliere ( plexus , 'interecciato'). La complessità, dunque, è fatta di intrecci, interconnession i, del reciproco intersecarsi di parti ed elementi diversi fra loro. Complesso non significa complicato (dalla comprensione impossibile). Capire la complessità significa comprendere le relazioni tra le parti , alle differenti scale in cui si trovano, riconoscendo i comportamenti ricorrenti. riduzione interdipendenza
    49. 49. complessità come necessità La complessità ha sempre caratterizzato la natura e la società, ma sono stati i recenti cambiamenti nelle scienze e comunicazioni che hanno portato ad una maggiore complessità e riconoscimento di essa. Oggi la considerazione e comprensione della complessità sono necessarie . La riduzione della complessità della modernità e del fordismo hanno portato alla post-modernità e al post-fordismo. Le comunità sono dei sistemi complessi , e grazie a questa loro complessità intrinseca, se viene valorizzata, riescono ad affrontare problemi complessi. Per un designer il pensiero della complessità porta due conseguenze: progettare nella complessità e progettare la complessità . La prima rimanda ad una presa di coscienza della complessità che diventa un'ineludibile esigenza ed esperienza collettiva, la seconda al problema di trasformare la scoperta della complessità in un metodo.
    50. 50. sistemi complessi Un sistema complesso può essere compreso come una rete di interazioni fra vari elementi (definizione questa che si ricollega a quelle definizioni sociologiche danno del termine comunità) . La rete è quindi l'architettura della complessità . La complessità deriva non dal numero elevato di componenti e interazioni, ma dalla natura non-lineare di queste. Il comportamento di un sistema complesso non è prevedibile, se analizzato con tecniche matematiche di tipo statistico e probabilistico. Nei sistemi complessi la non-linearità può rinforzare una perturbazione locale fino a generare una cascata di effetti che interessano l'intero sistema globale .
    51. 51. sistemi complessi e retroazioni Per von Bertalanffy un sistema si dice complesso quando le interazioni tra i suoi elementi costitutivi formano dei cicli di retroazione ( feedback loop ). Per retroazione si intende un processo circolare in cui una parte dell'uscita viene rinviata all'ingresso come informazione relativa alla forma preliminare della risposta. La retroazione è negativa quando è di tipo frenante , cioè tendente a garantire stabilità (es. omeostasi, termostato). La retroazione positiva , al contrario, è di tipo rinforzante , autostimolante. A causa di queste retroazioni le caratteristiche costitutive di un sistema complesso non sono spiegabili a partire dalle caratteristiche delle parti isolate. Non è possibile cercare di studiare le proprietà di un sistema complesso isolando l'uno dall'altro gli elementi componenti. + - - + + -
    52. 52. sistemi complessi e auto-organizzazione I sistemi complessi sono in grado di dotarsi di una struttura spaziale e temporale coerente , senza un controllore esterno , solo sulla base dello schema delle interazioni tra gli elementi, aumentando così la propria complessità. Non viene da un progettista e un progetto, ma emerge spontaneamente (non intenzionalmente), è il sistema stesso che la "sceglie", tra le molte possibili: una auto-organizzazione . Le modalità con cui un sistema complesso si auto-organizza dipendono da come siano strutturate le interazioni tra i suoi elementi, che permettono loro di entrare in relazione reciproca e di scambiare informazioni , ossia di organizzarsi determinando il comportamento del sistema. Sono necessarie la non-linearità delle interazioni e l' apertura del sistema . L'organizzazione è riconoscibile solo su una scala spazio-temporale macroscopica, non a quella microscopica delle interazioni tra gli elementi. Può quindi essere osservata solo dall'esterno .
    53. 53. sistemi complessi ed emergenza L' emergenza è la capacità di un sistema di avere proprietà, comportamenti, strutture nascenti ed inattese al livello macroscopico ( livello globale ) che nascono dalle interazioni tra gli elementi al livello microscopico ( livello locale ). Le caratteristiche che portano all'emergenza sono la presenza di molte interazioni , la decentralizzazione del controllo del sistema e la conseguente flessibilità degli elementi , una correlazione tra i livelli micro e macro (locale e globale): se anche una di queste condizioni vengono a mancare, non si ha l'emergenza. L'essenza dell'emergenza è quella della nascita un comportamento globale radicalmente nuovo causato dai singoli comportamenti individuali a livello locale, ma differente da questi. L'essenza della auto-organizzazione, invece, è quella di un comportamento adattativo globale che autonomamente acquisisce e mantiene un ordine crescente .
    54. 54. evoluzione dell'auto-organizzazione I sistemi complessi, quando modificano la loro organizzazione, non si limitano a reagire passivamente ai cambiamenti dell'ambiente, ma cercano sempre di volgere a proprio vantaggio questi cambiamenti, adattandosi ad essi. L' auto-organizzazione come forma di evoluzione finalizzata a mantenere un buon adattamento tra il sistema ed il suo ambiente. Vi è inoltre un analogia tra auto-organizzazione ed apprendimento . Tramite l'interazione con l'ambiente, il sistema acquisisce informazione sul mondo esterno e ne scopre le caratteristiche ed impara a comportarsi di conseguenza. Auto-organizzazione, evoluzione ed apprendimento sono tre metafore per descrivere l'attività di un sistema complesso. La prima sottolinea l' autonomia del sistema ; la seconda mette in evidenza l' aspetto processuale ; la terza riflette il rapporto che il sistema ha con il suo ambiente .
    55. 55. conservazione dell'auto-organizzazione Mentre la teoria dei sistemi complessi adattativi concentra la sua attenzione sui processi di formazione e di consolidamento delle diverse forme organizzative di un sistema, la teoria autopoietica punta a valutare le condizioni che definiscono il vivente , come forma auto-organizzata e separata dall'ambiente esterno. Tale teoria è interessata non tanto ai processi di trasformazione dell'organizzazione di un sistema, quanto alle modalità secondo cui un sistema riesce a mantenere la sua identità e unicità , pur in presenza dei detti processi di trasformazione. La metafora dell'apprendimento viene usata per descrivere il comportamento di un sistema capace di auto-organizzarsi. La principale differenza, rispetto ai sistemi complessi adattativi, riguarda un altro aspetto: i sistemi autopoietici sono in grado non solo di assumere autonomamente una struttura ordinata, ma anche di produrre da soli i propri elementi . Autopoiesi vuol dire "produzione di sé".
    56. 56. la comunità come sistema complesso Una rete sociale (una comunità) è uno schema di organizzazione non lineare (quindi un sistema complesso) caratterizzato da cicli autopoietici riguardanti reti di comunicazioni , che vengono continuamente prodotte e riprodotte, e che non possono esistere se non all'interno di tale rete sociale. Attraverso una serie di cicli di retroazione, le comunicazioni producono la cultura condivisa all'interno della rete sociale , grazie alla quale i partecipanti acquistano una propria identità condivisa di comunità. Inoltre, le comunità sono anche dei sistemi complessi adattativi, nel senso che apprendono dall'ambiente e si adattano ad esso, attraverso l'auto-organizzazione. Questa, e molte altre caratteristiche, sono proprietà emergenti dalle interazioni che avvengono all'interno della rete collaborativa comunitaria .
    57. 57. progetto e auto-organizzazione Al fine di assicurare alle comunità la capacità di auto-organizzazione, un intervento progettuale non deve arrivare dall'esterno . Il designer deve entrare a far parte della comunità ( design community ). Non è possibile progettare direttamente l'auto-organizzazione, ma è possibile organizzare il "progetto della comunità" in modo che questa possa avere un ruolo attivo nel suo sviluppo e modifica nel corso del tempo, cioè cambiando la propria organizzazione attraverso il progetto. Possono essere progettate le condizioni migliori : cicli di retroazione (sia positivi che negativi) e l'apertura della comunità a flussi di partecipanti, informazioni, risorse. I cicli di retroazione possono essere organizzati mettendo in relazione diretta fra loro eventi, azioni, ruoli, ma non relazioni. Oltre ai cicli di retroazione, si dovrà anche tenere conto dei cicli di autopoiesi, predisposti alla ricostruzione degli elementi della comunità che sono stati "persi".
    58. 58. DESIGN, COMUNITÀ, TERRITORIO complessità, comunità, progetto
    59. 59. DESIGN, COMUNITÀ, TERRITORIO progetto e comunità: partecipazione
    60. 60. progetto e comunità Quando ci si rivolge ad un territorio, bisogna prendere in considerazione la sua complessità . Se si prende il rapporto uomo-territorio, si può capire come questo sia sempre un rapporto non tra un singolo individuo e il territorio ma tra una comunità ed un territorio . Ovvero tra un territorio e le reti sociali in esso presenti. Un progetto per un territorio è quindi soprattutto un progetto per una comunità . E come per il territorio, anche per le comunità il design non ha tradizionalmente sviluppato strumenti progettuali adeguati. Per capire come si possa affrontare un progetto destinato ad una comunità, si possono prendere in considerazione quelle discipline progettuali che ad essa si sono indirizzate: architettura e urbanistica per comunità locali , web design per comunità virtuali . singolo individuo: utente comunità di individui: abitanti design architettura urbanistica web design
    61. 61. progetto, luogo e comunità Architettura e urbanistica intervengono da sempre su una comunità locale , cioè una comunità insediata in una specifica area geografica. Un intervento progettuale riguarda la organizzazione spaziale delle attività e delle relazioni , sia sociali che economiche, nel senso che lo spazio viene predisposto in modo da facilitare la loro formazione e svolgimento . Architettura ed urbanistica non intervengono direttamente su attività e relazioni, ma indirettamente , e quando lasciano loro un campo di autonomia ridotto, i progetti si rivelano un completo o quasi fallimento. Corviale, Zen, ed altri progetti falliti sono un esempio di come una progettazione di tipo top-down e centralizzata non sia in grado di affrontare la complessità di una comunità e di come questa risponda modificando il progetto in modo bottom-up e decentralizzato. Solo gli abitanti possono costruire il senso di luogo di uno spazio (De Carlo 2004, Mean, Tims 2005).
    62. 62. progetto e piattaforma della comunità Le discipline progettuali che si sono interessate alla progettazione per comunità non si orientano direttamente verso le relazioni sociali , ossia non cercano di progettare le relazioni sociali. Data la natura di comunità, ci si aspetta infatti che un buon numero di relazioni sociali (e di buona qualità) siano indice di successo di un intervento progettuale indirizzato verso comunità. Non agiscono direttamente sulle relazioni sociali, ma indirettamente, agendo sulla infrastruttura su cui queste, in seguito, prendono forma: artefatti, sia materiali (prodotti, architetture, infrastrutture urbane e comunicative) che immateriali (informazioni, procedure, regole). Si interessano quindi alla piattaforma (l'insieme di artefatti materiali e immateriali, regole e ruoli) grazie alla quale la comunità si forma e si sviluppa svolgendo specifiche attività . progettista partecipanti attività comunità piattaforma
    63. 63. progetto, comunità e partecipazione In architettura ed urbanistica una progettazione rivolta verso una comunità non progetta le sue relazioni, ma il suo substrato fisico, l'infrastruttura o la piattaforma per l'emergenza delle interazioni e relazioni reciproche tra le persone. La comunità stessa ha un ruolo attivo nella co-progettazione (o co-produzione o co-creazione), e la sua partecipazione rappresenta una maggiore probabilità che il progetto elaborato sia più adatto alle sue esigenze. Nell’ambito delle politiche urbane e dei processi di trasformazione il concetto di partecipazione fa riferimento alle possibilità concesse al cittadino, alla comunità locale di influire sui processi stessi e sulla loro gestione. L’assunzione di un approccio partecipativo rappresenta un vantaggio in termini d’ efficacia, efficienza e sostenibilità degli interventi. La “scala della partecipazione” di Arnstein del 1969 classifica gli approcci possibili alla partecipazione partendo dalla totale esclusione del cittadino per arrivare alla totale gestione.
    64. 64. livelli di partecipazione Hamdi e Goethert (1997) propongono un metodo per classificare e scegliere strumenti e strategie in base alla fase progettuale e al tipo di partecipazione desiderato . Una matrice, dove sull'asse verticale vengono posti i gradi di partecipazione e su quello orizzontale le fasi progettuali. In questo modo il progettista può analizzare, per ogni fase progettuale, quale livello di partecipazione è auspicabile e quale siano gli strumenti e le strategie comunicative più adatti . Questa matrice si basa su un concetto fondamentale: la partecipazione della comunità non è un obiettivo in sé, ma uno strumento orientato ai migliori risultati per la comunità stessa . Grazie a questa matrice è possibile comprendere quando la partecipazione è auspicabile o necessaria . In questo modo la matrice è uno strumento di gestione del processo progettuale ( a process design tool ).
    65. 65. livelli di partecipazione nessun coinvolgimento : l'agente esterno è l'unico responsabile degli aspetti della progettazione, a causa delle conoscenze sofisticate richieste. Rischio di un progetto non adatto alla comunità, ma dalla notevole rapidità di sviluppo; coinvolgimento indiretto : l'agente esterno raccoglie informazioni sulla comunità da fonti indirette. Rischio minore, ma non è conveniente in situazioni in rapido cambiamento; coinvolgimento consultativo : l'agente esterno raccoglie informazioni direttamente dalla comunità ed effettua poi proposte e sollecita commenti e reazioni da parte della comunità; coinvolgimento con controllo condiviso : la comunità e l'agente esterno interagiscono ad un livello paritario, con le proprie risorse e capacità; coinvolgimento con pieno controllo : la comunità controlla il processo progettuale e l'agente esterno diventa una risorsa, osservando la comunità e fornendo un supporto professionale quando necessario.
    66. 66. livelli di partecipazione Il progettista è agente esterno in quanto non riuscirà mai a comprendere pienamente la comunità e le sue esigenze, ma può aiutarla come facilitatore concordando la relazione fra i loro ruoli. Per vedere alcuni esempi, si considerino le fasi di progetto proposte da Hamdi e Goethert: initiate (inizio): analisi della situazione e prima elaborazione degli obiettivi; plan (pianificazione): decisione dei dettagli del progetto attraverso la definizione di attività precise, risorse ben definite e budget stabiliti; design (progettazione): sviluppo dei dettagli; implement (esecuzione): il progetto viene eseguito; mantain (manutenzione): fase di lungo termine in cui il progetto eseguito viene controllato e modificato (cioè, riparato) se necessario.
    67. 67. partecipazione in un progetto convenzionale Ad esempio, la partecipazione in progetto architettonico o urbanistico tradizionale presenta questa matrice. La pianificazione avviene a differenti livelli, come reazione ad una pressione proveniente dalla comunità. La partecipazione della comunità diminuisce lungo le fase, fino a ritornare attiva nella manutenzione del progetto eseguito.
    68. 68. partecipazione e lavoro a basso costo Un esempio di partecipazione basato su un lavoro a basso costo fornito dalla comunità è espresso con questa matrice, dove il controllo viene mantenuto dall'agente esterno, mentre il lavoro necessario per eseguire il progetto deriva dalla comunità. Non sempre questa modalità di partecipazione ha successo, in quanto le attività che deve svolgere derivano dagli agenti esterni in maniera top-down , e la comunità diventa più un service contractor che un partner in development .
    69. 69. partecipazione formale: rapidità Una partecipazione solamente formale è quella rappresentata da questa matrice, dove la comunità viene coinvolta solo nella fase di pianificazione e solamente a titolo consultativo . In questo caso la partecipazione della comunità serve solamente ha dare l'assenso ad un progetto predefinito in altra sede e a poi svolgere la manutenzione una volta eseguito. Questa matrice è normalmente adottata a causa della rapidità che imprime alle fasi progettuali.
    70. 70. DESIGN, COMUNITÀ, TERRITORIO un nuovo modello di partecipazione e di progettazione: Open Peer-to-Peer
    71. 71. evoluzione delle dinamiche nella rete ARPANET (1969) '70-'80 '90-'00 '80-'90 imprese connettività diffusa dinamiche chiuse e gerarchiche dinamiche aperte e paritarie dinamiche aperte e paritarie Free Software (1983) Linux (1991-94) apertura internet ai privati (metà '90) Web 2.0 Napster (1999) Microsoft ('80-...) università dinamiche chiuse e gerarchiche Open Peer-to-Peer Open Source Peer-to-Peer
    72. 72. Free Software, Open Source: natura aperta della rete Free Software e Open Source rappresentano una continuazione ed una evoluzione della iniziale natura aperta della rete e della progettazione informatica, basata su reti orizzontali e sulla condivisione della conoscenza . L' etica hacker , infatti, deriva dall' etica accademica (Himanen 2001). L'avvento del software proprietario ha quasi cancellato questa etica all'inizio degli anni '80, che è invece riemersa e, propria grazie all'apertura ai privati di Internet (avvenuta a metà anni '90), ha ottenuto una diffusione ancora maggiore. Stiamo assistendo quindi ad un ritorno (anche se evoluto) delle forme di progettazione aperte e condivise che stanno alla base dell'informatica, di Internet e del loro sviluppo.
    73. 73. Peer-to-Peer: natura paritaria della rete Internet, così come era stato concepito sul finire degli anni '60, era un sistema Peer-to-Peer: l'obiettivo di ARPANET era quello di condividere risorse in tutti gli Stati Uniti. Nel corso del tempo, si è spostata verso una architettura client-server , quindi gerarchica, o per meglio dire asimmetrica, dove un nodo riceve le informazioni (client) che un altro nodo invia (server). Si è arrivati così ad una situazione in cui milioni di utenti comunicano con relativamente pochi e privilegiati server. I software Peer-to-Peer utilizzano Internet per come era stata progettata: come un medium per la comunicazione tra dispositivi informatici che condividono le risorse su base egualitaria .
    74. 74. Open Peer-to-Peer: diffusione ad altri ambiti Queste forme organizzative, aperte e paritarie, e basate su comunità , si stanno dimostrando di notevole successo, tale da diffondersi ad altri ambiti, notevolmente distanti da quello del software. La loro applicazione non è strettamente legata a Internet, e stanno facendo scoprire alcuni tipi di organizzazione comunitarie precedenti e low tech di successo (microcredito, dabbawalla, amul). Viene data loro una notevole importanza pe rchè si pensa (e si spera) che un coinvolgimento attivo di utenti/clienti/cittadini riesca a superare la saturazione dei mercati occidentali, la mancanza di risorse pubbliche, la ricostruzione di tessuto sociale. peer-production open content open design open source biotechnology open source religion open drink open research telefonia p2p beneficenza p2p servizi pubblici 2.0 wikinomics crowdsourcing user-generated content
    75. 75. diffusione ad altri ambiti: Open Design Thinkcycle http://www.thinkcycle.org
    76. 76. diffusione ad altri ambiti: Open Design Open Health http://www.designcouncil.info/mt/RED/ OScar http://www.theoscarproject.org/
    77. 77. da cattedrale a bazaar Quello che è dietro alle dinamiche del progetto di Linux, è l' evoluzione , un sistema ecologico dove agenti indipendenti cercano di massimizzare gli utili personali producendo un ordine spontaneo e in grado di auto-correggersi, più elaborato ed efficiente di un sistema centralizzato. Per Kuwabara (2000), questa capacità di gestire la complessità è una conseguenza del modello a bazaar adottato (Raymond 1998). Linux può essere visto come un sistema adattivo complesso il cui sviluppo è basato sull' evoluzione e non sulla progettazione. Linux è un sistema complesso sia dal lato del progetto (il codice sorgente) che da quello della design community . La complessità di Linux è una funzione della comunità che si evolve e delle sue necessità. La complessità di Linux è cresciuta di pari passo con la crescita della comunità: l'emergenza del progetto e l'auto-organizzazione della comunità sono strettamente collegate. progetto preesistente progettazione a cattedrale pochi partecipanti gerarchia verticale fasi di progettazione e verifica distinte progettazione a bazaar progetto in evoluzione molti partecipanti rete orizzontale fasi di progettazione e verifica parallele
    78. 78. ...ad un processo progettuale Open Peer-to-Peer Queste forme organizzative comunitarie sono quindi promettenti per la risoluzione di problemi complessi , grazie alla propria complessità intrinseca. Sono forme organizzative che possono essere diffuse nella società ma anche nel design, adottandole all'interno di un processo progettuale Open Peer-to-Peer . In questo senso, è possibile progettare per/con una comunità, co-creando la sua attività e quei prodotti/artefatti comunicativi/servizi che le sono necessari. Ciò avviene tramite alcune fasi progettuali caratterizzate da differenti livelli di partecipazione, in base alle competenze richieste. Si tratta comunque un processo aperto e paritario, basato sulla condivisione del progetto e su un coinvolgimento attivo dei partecipanti.
    79. 79. DESIGN, COMUNITÀ, TERRITORIO 04. Come cambia la figura del progettista per un progetto complesso?
    80. 80. da local governement a governance Un oggetto talmente complesso come il territorio richiede un approccio progettuale in grado di affrontare questa complessità. Il designer che si interessa di un territorio, deve passare attraverso lo stesso cambiamento avvenuto nelle istituzioni locali . Queste, per affrontare la complessità attuale, sono passate dal local government alla governance , ossia da un ruolo di provider (fornitore) ad un ruolo di enabler (facilitatore) . Da un modello che vedeva al centro l'istituzione locale come principale, se non esclusivo, attore dell'attività di governo, a un modello che comprende diversi attori, gruppi e sistemi di relazioni, e la cui capacità di governo deriva da meccanismi di negoziazione e di coordinamento tra diverse organizzazioni, pubbliche e private. Dalla fornitura di una soluzione completa top-down alla facilitazione di una partecipazione bottom-up che possa trovare soluzioni. local government affrontare una società sempre più complessa e frammentata governance soddisfare crescenti richieste di partecipazione consapevolezza della scarsa efficacia delle politiche top-down provider enabler top-down bottom-up
    81. 81. da provider ad enabler Un designer si trova in grado di agire da facilitatore , dato che ha sviluppato capacità di mediazione tra differenti stakeholder. Grazie alle sue capacità di visualizzazione e di anticipazione , può gestire la compresenza di interessi multipli e discordanti, ricordando allo stesso tempo i vantaggi che derivano dalla collaborazione collettiva. Il designer può fornire le condizioni ottimali affinché la comunità abbia un ruolo attivo, e fornirgli strumenti di auto-organizzazione, ricoprendo più un ruolo di enabler che di provider . Non più la semplice progettazione di prodotti o soluzioni finite, ma il supporto a comunità in grado di sviluppare soluzioni adatte alle proprie caratteristiche. Il compito del facilitatore è quello di aiutare i partecipanti a breve termine evitando di renderli dipendenti nel lungo termine. Non solo il progettista è chiamato a dar forma agli artefatti , ma contribuisce inoltre a dar forma alla comunità di soggetti e alle modalità con cui essa sperimenta il progetto, attraverso strumenti, linguaggi, competenze, forme organizzative innovative. In questo senso il designer è in grado di abilitare i contesti e le comunità locali a comunicare, immaginare, progettare, sviluppare in maniera condivisa dei percorsi innovativi di sviluppo locale. (Maffei, Villari 2004)
    82. 82. caratteristiche del facilitatore <ul><li>il facilitatore è uno dei partecipanti ; </li></ul><ul><li>il facilitatore non sa con precisione che cosa sta cercando (“qual è il problema?”), non ha ipotesi prestabilite da dimostrare perché auspica che un soluzione originale emerga dall'analisi collettiva del problema; </li></ul><ul><li>il facilitatore sente la necessità morale di arrivare ad una soluzione , anche modificando le proprie concezioni ed opinioni; </li></ul><ul><li>non conoscendo il risultato , il facilitatore rischia di incorrere nella confusione e nel conflitto. La garanzia sta nel rimanere in stretto contatto con la situazione concreta (cioè il contesto), nell'essere obiettivo e preciso nell'osservazione e nell'ascolto nonché rigoroso nell'analisi; </li></ul><ul><li>un facilitatore non è un allenatore in quanto non guida la comunità verso uno specifico obiettivo o direzione. </li></ul>&quot;Dai un pesce ad un uomo e lo sfamerai per un giorno. Insegnagli a pescare e lo sfamerai per la vita intera&quot; (Laozi, IV sec. a.C.)
    83. 83. caratteristiche del processo progettuale facilitato <ul><li>Un approccio progettuale dove il designer è un facilitatore si basa sulle seguenti caratteristiche: </li></ul><ul><li>la condivisione , fin dall'inizio, della natura e dello scopo del processo da parte di tutti i soggetti coinvolti; </li></ul><ul><li>l' adattabilità di tempi, modi e strumenti alle caratteristiche personali e professionali dei soggetti coinvolti e del contesto in cui si svolge il processo; per cui, anche se guidato da una metodologia precisa, ogni progetto possiede un proprio profilo e produce risultati distinti; </li></ul><ul><li>la valorizzazione delle capacità e delle risorse disponibili localmente; </li></ul><ul><li>il sistematico coinvolgimento di tutti gli attori attivati nell'analisi e nella valutazione del processo e dei risultati raggiunti. </li></ul>&quot;Dai un pesce ad un uomo e lo sfamerai per un giorno. Insegnagli a pescare e lo sfamerai per la vita intera&quot; (Laozi, IV sec. a.C.)
    84. 84. DESIGN, COMUNITÀ, TERRITORIO Bibliografia
    85. 85. bibliografia Magnaghi A., (2000), Il progetto locale , Bollati Boringhieri, Torino Manzini E., (2004), Un localismo cosmopolita. Prospettive per uno sviluppo locale sostenibile ed ipotesi sul ruolo del design , In Fagnoni, Gambaro, Vannicola (2004) Menichinelli M. (2006), Reti collaborative. Il design per una auto-organizzazione Open Peer-to-Peer, Tesi di laurea, rel. Ezio Manzini, Politecnico di Milano, A.A. 2004/05 http://www.openp2pdesign.org Rullani E., Il distretto industriale come sistema adattativo complesso , in Quadrio Curzio A., Fortis M., (a cura di), (2002), Complessità e distretti industriali : dinamiche, modelli, casi reali , Il Mulino, Bologna Trigilia C., (2005), Sviluppo locale. Un progetto per l'Italia , Laterza, Roma-Bari Shiva V., (2006), Il bene comune della Terra , Feltrinelli, Milano Verwijnen, J., Karrku, H. (edited by), (2004), Spark! Design and Locality , UIAH Publications, Helsinki Vicari Haddock S., (2004), La città contemporanea , Il Mulino, Bologna Bauman Z., (2001), Voglia di comunità , Laterza, Roma-Bari Bauman Z., (1999), Dentro la globalizzazione , Laterza, Roma-Bari Castelli A., Vignati A., Villari B. (a cura di), (2003), ME.Design. Il contributo del design allo sviluppo locale , SDI Design Review n.2, http://www.sistemadesignitalia.it/sdimagazine/ Castelli A., Villari B., (2003), STAR | Sistema Topologico Argomentativo della Ricerca. Costruire l'organizzazione della conoscenza. Il caso ME.Design , Edizioni POLI.Design, Milano Domus n. 891, aprile 2006, Progettare oggetti nell'era della globalizzazione Fagnoni R., Gambaro P., Vannicola C., (a cura di), (2004), Medesign_forme del Mediterraneo , Alinea, Firenze Friedman, T.L., (2006), Il mondo è piatto , Mondadori, Milano Latouche S., (2005), Come sopravvivere allo sviluppo , Bollati Boringhieri, Torino
    86. 86. bibliografia Kuwabara, Ko, (2000), Linux: A Bazaar at the Edge of Chaos , First Monday, volume 5, n. 3, http://firstmonday.org/issues/issue5_3/kuwabara/index.html Maffei S., Villari B., (2004), Comunità di progetto e territorio: un approccio per il design , In Fagnoni, Gambaro, Vannicola (2004), pp.88-95 Magnaghi A., (2000), Il progetto locale , Bollati Boringhieri, Torino Mean M., Tims, (2005), People Make Places. Growing the public life of cities , Demos, London, http://www.divamedia.co.uk/artwork/demos/Demos_PMP_Final_02.pdf Raymond E. S., (1998), The Cathedral and the Bazaar , First Monday, volume 3, n.3, http://firstmonday.org/issues/issue3_3/raymond/index.html Wates N. (edited by), (2000), The community planning handbook : how people can shape their cities, towns and villages in any part of the world , Earthscan, London Zurlo F., (2004), Design capabilities per istituzioni locali socialmente capaci , In Fagnoni, Gambaro, Vannicola (2004), pp.81-87 Arnstein S., (1969), A ladder of citizen participation on planning , Town Planning Review p. 55, http://lithgow-schmidt.dk/sherry-arnstein/ladder-of-citizen-participation.html Barabási A. (2004), Link : la nuova scienza delle reti , Einaudi, Torino Bertuglia C.S., Staricco L., (2000), Complessità, autoorganizzazione, città , Franco Angeli, Milano Buchanan M., (2003), Nexus. Perchè la natura, la società, l'economia, la comunicazione funzionano allo stesso modo , Mondadori, Milano Capra F., (2001), La rete della vita , Biblioteca Universale Rizzoli, Milano De Carlo G., luglio/agosto 2004, Possono i non luoghi ridiventare 'luoghi'? , Domus n. 872 Hamdi N.,Goether R., (1997), Action planning for cities : a guide to community practice , John Wiley & Sons Ltd, Chichester Lorenzo R., (1998), La città sostenibile : partecipazione, luogo, comunità , Elèuthera, Milano
    87. 87. grazie Se siete interessati alla mia tesi e alla ricerca successiva, “ Reti collaborative. Il design per una auto-organizzazione Open Peer-to-Peer” potete trovarla sul sito http://www.openp2pdesign.org Potete contattarmi al seguente indirizzo: [email_address] Grazie. http://openp2pdesign.org

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