COMUNITÀ, COMPLESSITÀ E PROGETTO
                     Massimo Menichinelli
                      03 novembre 2006
COMUNITÀ, COMPLESSITÀ E PROGETTO
design, comunità, territorio e
                complessità
design, comunità, territorio

                                                  Abbiamo visto il percorso che ha portato a...
design, territorio, comunità



         pre-modernità
società
pre-industriali

legame con                               g...
design, territorio, comunità



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progetto e comunità

                                                 Se si prende il rapporto uomo-territorio, si può
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COMUNITÀ, COMPLESSITÀ E PROGETTO
progettazione e dimensione locale
design per la dimensione locale

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dar forma alla comunità con innovazioni

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specificità locale: il capitale territoriale

                                               01) il know-how e le competen...
specificità locale: il patrimonio territoriale


                                                                         ...
comunità e progetto locale

            complessità della                La complessità della dimensione locale rende
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condizioni per il progetto locale

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livelli del progetto locale                   (1)

                                                    il livello di costr...
livelli del progetto locale                (2)

                                                 il livello di definizione...
livelli del progetto locale                (3)

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design e identità locale

                                     Un ruolo importante ha il design anche nel
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COMUNITÀ, COMPLESSITÀ E PROGETTO
       progetto e comunità
progetto, luogo e comunità

                             Architettura e urbanistica intervengono da sempre
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progetto e piattaforma della comunità

                                            Le discipline progettuali che si sono i...
progetto, comunità e partecipazione

                                                       In architettura ed urbanistica...
partecipazione e Action Planning

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partecipazione e Action Planning

                               nessun coinvolgimento: l'agente esterno è
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partecipazione e Action Planning

                               Il progettista è agente esterno in quanto non
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partecipazione in un progetto convenzionale

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partecipazione e lavoro a basso costo

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partecipazione formale: rapidità

                                   Una partecipazione solamente formale è quella
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   comunità e complessità
complessità come metodo di lettura

                                    Uno dei più antichi sogni del genere umano è
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complessità come necessità

                             La complessità ha sempre caratterizzato la
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sistemi complessi

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sistemi complessi e retroazioni

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sistemi complessi e auto-organizzazione

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sistemi complessi ed emergenza

                                 L'emergenza è la capacità di un sistema di avere
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evoluzione dell'auto-organizzazione

                               I sistemi complessi, quando modificano la loro
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conservazione dell'auto-organizzazione

                               Mentre la teoria dei sistemi complessi adattativi
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la comunità come sistema complesso

                             Una rete sociale (una comunità) è uno schema
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COMUNITÀ, COMPLESSITÀ E PROGETTO
   progetto e complessità
progetto e auto-organizzazione

                                 Al fine di assicurare alle comunità la capacità di
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emergenza e progetto

                       L'essenza dell'emergenza è quella della nascita un
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adattamento e progetto

                         Le comunità sono sistemi complessi adattativi, in
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complessità e progetto/progettista

                               La partecipazione aperta e paritaria (Open Peer-
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da cattedrale a bazaar

                                              Quello che è dietro alle dinamiche del progetto di
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COMUNITÀ, COMPLESSITÀ E PROGETTO
progettista e complessità
da locale governement a governance

                                             Un oggetto talmente complesso come il ter...
da provider ad enabler

                                                   Un designer si trova in grado di agire da
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caratteristiche del facilitatore

                                               il facilitatore è uno dei partecipanti;
 ...
caratteristiche del processo
progettuale facilitato
                                           Un approccio progettuale do...
consigli per il facilitatore

 prestare attenzione non solamente a che cosa         aiutare i partecipanti a decidere le r...
effetti della partecipazione

L'applicazione di una tale strategia, come è            uno scambio proficuo tra chi abita l...
COMUNITÀ, COMPLESSITÀ E PROGETTO
                  Conclusioni
bibliografia
Arnstein S., (1969), A ladder of citizen participation on           Kuwabara, Ko, (2000), Linux: A Bazaar at ...
grazie

         Se invece siete interessati alla mia tesi,

         “Reti collaborative. Il design per una auto-
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Comunità, Complessità, Progetto (03/11/2006 @ Politecnico di Milano)

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La mia seconda lezione, tenuta al Laboratorio di Sintesi Finale Uomo<>Product Design<>Territorio, Politecnico di Milano, Facoltà del Design, A.A. 2006/2007

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Comunità, Complessità, Progetto (03/11/2006 @ Politecnico di Milano)

  1. 1. COMUNITÀ, COMPLESSITÀ E PROGETTO Massimo Menichinelli 03 novembre 2006
  2. 2. COMUNITÀ, COMPLESSITÀ E PROGETTO design, comunità, territorio e complessità
  3. 3. design, comunità, territorio Abbiamo visto il percorso che ha portato a incontrare il design, la dimensione locale e le comunità comunità che in esso insistono. design Abbiamo visto, cioè, che esiste un crescente interesse alla relazione tra design, territorio e comunità e perché questo interesse è nato. Bisogna quindi capire ora come questo interesse territorio influenzi la progettazione. Cioè, come il design deve modificare il proprio approccio progettuale per poter comprendere a fondo la dimensione territoriale e quindi effettuare cambiamenti realmente incisivi, duraturi e sostenibili. cambiamenti nelle concezioni e pratiche progettuali
  4. 4. design, territorio, comunità pre-modernità società pre-industriali legame con globalizzazione critiche allo sviluppo il territorio Rivoluzione Industriale post-fordismo fordismo sviluppo locale modernità nessun legame sistemi distribuiti con il territorio post-modernità rinnovato legame con il territorio
  5. 5. design, territorio, comunità pre-modernità società pre-industriali lento globalizzazione critiche allo sviluppo adattamento Rivoluzione percezione Industriale limitata post-fordismo fordismo sviluppo locale modernità riduzione sistemi distribuiti della post-modernità complessità aumento e consapevolezza della complessità
  6. 6. progetto e comunità Se si prende il rapporto uomo-territorio, si può capire come questo sia sempre un rapporto non singolo individuo: tra un singolo individuo e il territorio ma tra una utente comunità ed un territorio. design Ovvero tra un territorio e le reti sociali in esso presenti. Un progetto per un territorio è quindi soprattutto un progetto per una comunità. comunità di individui: E come per il territorio, anche per le comunità il abitanti design non ha tradizionalmente sviluppato strumenti progettuali adeguati. Per capire come si possa affrontare un progetto destinato ad una architettura comunità, si possono prendere in considerazione quelle discipline progettuali che ad essa si sono urbanistica indirizzate: architettura e urbanistica per comunità locali, web design per comunità virtuali. web design
  7. 7. COMUNITÀ, COMPLESSITÀ E PROGETTO progettazione e dimensione locale
  8. 8. design per la dimensione locale Il design, in tutte le sue forme, è una attività intimamente legata al concetto di dar forma a qualcosa: interessandosi al livello locale, questo qualcosa non è unicamente riferito al progetto di design design artefatti materiali, ma comprende in senso più ampio il dar forma a intuizioni, pensieri, culture, saperi e conoscenze che stanno nel territorio e lo connotano (Maffei, Villari 2004). Un intervento progettuale indirizzato verso industria territorio comunità può quindi interessare artefatti materiali ma anche immateriali, riguardanti l'organizzazione delle comunità attraverso la fornitura di strumenti (prodotti, servizi, artefatti artefatti artefatti comunicazione). materiali materiali immateriali Un intervento progettuale in grado di supportare i processi che la comunità gestisce. prodotti prodotti servizi comunicazione
  9. 9. dar forma alla comunità con innovazioni L'azione del design a scala territoriale è un'attività progettuale che ha come fine quello di design promuovere processi sistemici di innovazione (sociale, economica, tecnologica) attivati a partire dalla specificità delle risorse locali per lo sviluppo locale attraverso l'uso di livelli disciplinari differenti (il design strategico, design della comunicazione, design di prodotti) e con diversi focus d'azione nel territorio (sociale, economico, culturale, ecc.). specificità Non solo il progettista è chiamato a dar forma agli della dimensione artefatti, ma contribuisce inoltre a dar forma alla locale comunità di soggetti e alle modalità con cui essa sperimenta il progetto, attraverso strumenti, linguaggi, competenze, forme organizzative processi sistemici di innovative. In questo senso il designer è in grado innovazione di abilitare i contesti e le comunità locali a (sociale, economica, comunicare, immaginare, progettare, sviluppare in tecnologica) maniera condivisa dei percorsi innovativi di sviluppo locale. dar forma alla comunità (Maffei, Villari 2004)
  10. 10. specificità locale: il capitale territoriale 01) il know-how e le competenze, cioè la padronanza delle tecnologie e le capacità di ricerca e sviluppo, la cultura e l'identità, i valori condivisi, gli interessi comuni ecc.; 02) le risorse umane, gli uomini e le donne che risiedono nel territorio, gli emigrati e coloro che lo abbandonano, le caratteristiche demografiche, le attività e le imprese (dimensione delle imprese, filiere, ecc.); 03) le risorse fisiche e la loro gestione, in particolare le risorse naturali (rilievi, sottosuolo, suolo, flora e fauna, costa, entroterra, ecc.), gli impianti e le infrastrutture, il patrimonio storico e architettonico; progetto strategico 04) le forme di governance, le politiche, gli operatori collettivi e la gestione degli affari pubblici del territorio; individuazione risorse 05) i mercati e le relazioni con l'esterno, in particolare la presenza di prodotti locali sui diversi mercati, la partecipazione delle imprese a reti integrazione risorse promozionali o di scambio, la creazione di network in grado di amplificare le potenzialità locali ecc.
  11. 11. specificità locale: il patrimonio territoriale comunità patrimonio capability ambiente ambiente territoriale fisico costruito ambiente antropico patrimonio territoriale risorse territoriali
  12. 12. comunità e progetto locale complessità della La complessità della dimensione locale rende dimensione locale l'azione di design caratterizzata da una condizione partecipativa a livello locale: ovvero dalla necessità dall'esistenza di una comunità correlata al progetto stesso (design comunità correlata al progetto community) che necessita di differenti livelli di abilitazione al progetto, a partire da quelli che riguardano competenze e linguaggi (quindi il comunicare e agire all'interno del processo partecipazione progettuale) fino agli strumenti operativi più specifici. Le premesse perché si possa concretizzare un differenti livelli di abilitazione cambiamento sul territorio si basano quindi su al progetto situazioni che hanno una forte componente relazionale e sociale: il progetto nasce e si sviluppa in contesti in cui la dimensione di competenze e strumenti cooperazione e negoziazione è una parte linguaggi operativi fondamentale, proprio per il sistema complesso di interessi e di realtà che compongono e identificano il sistema. (Maffei, Villari 2004) design
  13. 13. condizioni per il progetto locale L'azione progettuale a scala territoriale è attività plurale condotta da un insieme di soggetti di la condizione di situatività (la dipendenza natura differente (istituzionale, culturale, dal contesto specifico di un territorio economica, sociale, professionale), ognuno dei dell'azione di design). quali svolge un ruolo preciso. Essa è condotta dunque da una comunità (design community) la condizione di path dependency (la all'interno della quale ognuno dei soggetti agisce dipendenza dall'azione di design dalla con un bagaglio di competenze proprie e con un storia del progetto, dovuta alla ruolo definito; allo stesso tempo, ognuno dei complessità del territorio). soggetti svolge anche un ruolo nel contesto territoriale rispetto ad una comunità più ampia la condizione di multi-attore (la (comunità generale). L'azione di design sul dimensione collettiva dell'azione di territorio può dunque essere paragonata ad un design. processo di interazione e scambio tra design community e comunità generale su obiettivi e la condizione di multi-livello (le differenti modalità/strumenti per raggiungerli. Le condizioni scale d'intervento dell'azione di design: perché si svolga il processo progettuale nascono urbana, provinciale, regionale, ecc.). perciò da una condivisione di linguaggi, background e strumenti che si realizza attraverso il dialogo e il confronto tra le comunità in questione.
  14. 14. livelli del progetto locale (1) il livello di costruzione del sistema (degli attori e delle competenze di progetto) designer Il designer studia la organizzazione della design community. Il design deve mettere a sistema la rete di soggetti coinvolti nel processo di design a livello design community locale, costruire i loro sistemi di relazioni, e individuare competenze e ruoli. Le attività del designer sono quindi correlate alla costruzione di un linguaggio comune, di un sistema comunicativo e organizzativo che possa rete delle relazioni linguaggio essere di supporto alla costruzione del consenso e comune della fiducia tra i soggetti coinvolti. È necessario in questa fase, infatti, costruire e identificare gli obiettivi e gli strumenti specifici di supporto al loro ragionamento.
  15. 15. livelli del progetto locale (2) il livello di definizione della strategia di progetto L'azione del design contribuisce a definire le linee designer guida relative ai campi di azione in cui è possibile identificare soluzioni progettuali concrete. Il designer può in questo caso proporre scenari di progetto per la valorizzazione dei contesti locali, linee guida del progetto individuare e visualizzare nuove aree di opportunità, proporre strumenti per facilitare la costruzione di visioni di progetto comuni e condivise sia dai soggetti della design community, sia dai soggetti esterni (la comunità generale). scenari strumenti Il design in questo caso partecipa alle costruzioni delle linee guida rispetto alle quali orientare le soluzioni progettuali e comprende inoltre la definizione dell'insieme di strumenti e artefatti che fungono da supporto al processo stesso.
  16. 16. livelli del progetto locale (3) il livello di definizione del sistema-prodotto territoriale designer Questo è il livello che può essere considerato più vicino alle attività usuali che l'azione di design propone. Il designer svolge la propria attività quando i ruoli linee guida del progetto dei soggetti coinvolti nel processo progettuale e la rete di relazioni è stabile e strutturata, e le linee guida di riferimento del progetto sono sviluppate e visualizzate. L'azione del progettista riguarda quindi la definizione e la concretizzazione di artefatti, servizi e sistemi di comunicazione prodotti servizi comunicazione che aggiungano valore al sistema territoriale in un'ottica di sviluppo locale. Il designer in questo caso agisce come risorsa specifica all'interno della design community insieme alle altre competenze coinvolte di natura economica, sociale, amministrativa, legislativa, manageriale, ecc. proponendo soluzioni che supportino iniziative concrete a livello territoriale.
  17. 17. design e identità locale Un ruolo importante ha il design anche nel valorizzare l'identità della comunità. L'identità non è un oggetto che si possiede, per chi vive in un certo contesto l'identità è un connotato trasparente. design L'identità (culturale, in particolare) è definita da un osservatore, in genere esterno, attraverso distinzioni linguistiche. comunità Non si può parlare di individuazione o espressione dell'identità ma di costruzione dell'identità: l'identità culturale è categoria di giudizio e attribuzione. Da questo punto di vista il design identità può svolgere un ruolo importante perché, osservando con distacco e talvolta dall'esterno i contesti, è in grado di operare delle distinzioni, di proporle e aiutare le istituzioni e la comunità locale a co-produrre la propria identità (Zurlo 2004). L'identità fornisce quindi un senso alla comunità, una cornice in cui questa può agire di conseguenza.
  18. 18. COMUNITÀ, COMPLESSITÀ E PROGETTO progetto e comunità
  19. 19. progetto, luogo e comunità Architettura e urbanistica intervengono da sempre su una comunità locale, cioè una comunità insediata in una specifica area geografica. Un intervento progettuale riguarda la organizzazione spaziale delle attività e delle relazioni, sia sociali che economiche, nel senso che lo spazio viene predisposto in modo da facilitare la loro formazione e svolgimento. Architettura ed urbanistica non intervengono direttamente su attività e relazioni, ma indirettamente, e quando lasciano loro un campo di autonomia ridotto, i progetti si rivelano un completo o quasi fallimento. Corviale, Zen, ed altri progetti falliti sono un esempio di come una progettazione di tipo top- down e centralizzata non sia in grado di affrontare la complessità di una comunità e di come questa risponda modificando il progetto in modo bottom-up e decentralizzato. Solo gli abitanti possono costruire il senso di luogo di uno spazio (De Carlo 2004, Mean, Tims 2005).
  20. 20. progetto e piattaforma della comunità Le discipline progettuali che si sono interessate alla progettazione per comunità non si orientano direttamente verso le relazioni sociali, ossia non cercano di progettare le relazioni sociali. Data la natura di comunità, ci si aspetta infatti che un buon numero di relazioni sociali (e di buona comunità qualità) siano indice di successo di un intervento progettuale indirizzato verso comunità. attività Non agiscono direttamente sulle relazioni sociali, piattaforma ma indirettamente, agendo sulla infrastruttura su cui queste, in seguito, prendono forma: artefatti, sia materiali (prodotti, architetture, infrastrutture urbane e comunicative) che immateriali (informazioni, procedure, regole). progettista partecipanti Si interessano quindi alla piattaforma (l'insieme di artefatti materiali e immateriali) grazie alla quale la comunità si forma e si sviluppa svolgendo specifiche attività.
  21. 21. progetto, comunità e partecipazione In architettura ed urbanistica una progettazione rivolta verso una comunità non progetta le sue relazioni, ma il suo substrato fisico, l'infrastruttura o la piattaforma per l'emergenza delle interazioni e relazioni reciproche tra le persone. controllo ai cittadini La comunità stessa ha un ruolo attivo nella co- potere ai cittadini potere delegato progettazione (o co-produzione o co-creazione), partnership e la sua partecipazione rappresenta una consultazione maggiore probabilità che il progetto elaborato sia partecipazione irrisoria informazione più adatto alle sue esigenze. Nell’ambito delle assecondamento politiche urbane e dei processi di trasformazione il non partecipazione trattamento terapeutico concetto di partecipazione fa riferimento alle manipolazione possibilità concesse al cittadino, alla comunità locale di influire sui processi stessi e sulla loro gestione. L’assunzione di un approccio partecipativo rappresenta un vantaggio in termini d’efficacia, efficienza e sostenibilità degli interventi. La “scala della partecipazione” di Arnstein del 1969 classifica gli approcci possibili alla partecipazione partendo dalla totale esclusione del cittadino per arrivare alla totale gestione.
  22. 22. partecipazione e Action Planning Hamdi e Goethert (1997) propongono un metodo per classificare e scegliere strumenti e strategie in base alla fase progettuale e al tipo di partecipazione desiderato. Una matrice, dove sull'asse verticale vengono posti i gradi di partecipazione e su quello orizzontale le fasi progettuali. In questo modo il progettista può analizzare, per ogni fase progettuale, quale livello di partecipazione è auspicabile e quale siano gli strumenti e le strategie comunicative più adatti. Questa matrice si basa su un concetto fondamentale: la partecipazione della comunità non è un obiettivo in sé, ma uno strumento orientato ai migliori risultati per la comunità stessa. Grazie a questa matrice è possibile comprendere quando la partecipazione è auspicabile o necessaria. In questo modo la matrice è uno strumento di gestione del processo progettuale (a process design tool).
  23. 23. partecipazione e Action Planning nessun coinvolgimento: l'agente esterno è l'unico responsabile degli aspetti della progettazione, a causa delle conoscenze sofisticate richieste. Rischio di un progetto non adatto alla comunità, ma dalla notevole rapidità di sviluppo; coinvolgimento indiretto: l'agente esterno raccoglie informazioni sulla comunità da fonti indirette. Rischio minore, ma non è conveniente in situazioni in rapido cambiamento; coinvolgimento consultativo: l'agente esterno raccoglie informazioni direttamente dalla comunità ed effettua poi proposte e sollecita commenti e reazioni da parte della comunità; coinvolgimento con controllo condiviso: la comunità e l'agente esterno interagiscono ad un livello paritario, con le proprie risorse e capacità; coinvolgimento con pieno controllo: la comunità controlla il processo progettuale e l'agente esterno diventa una risorsa, osservando la comunità e fornendo un supporto professionale quando necessario.
  24. 24. partecipazione e Action Planning Il progettista è agente esterno in quanto non riuscirà mai a comprendere pienamente la comunità e le sue esigenze, ma può aiutarla come facilitatore concordando la relazione fra i loro ruoli. Per vedere alcuni esempi, si considerino le fasi di progetto proposte da Hamdi e Goethert: initiate (inizio): analisi della situazione e prima elaborazione degli obiettivi; plan (pianificazione): decisione dei dettagli del progetto attraverso la definizione di attività precise, risorse ben definite e budget stabiliti; design (progettazione): sviluppo dei dettagli; implement (esecuzione): il progetto viene eseguito; mantain (manutenzione): fase di lungo termine in cui il progetto eseguito viene controllato e modificato (cioè, riparato) se necessario.
  25. 25. partecipazione in un progetto convenzionale Ad esempio, la partecipazione in progetto architettonico o urbanistico tradizionale presenta questa matrice. La pianificazione avviene a differenti livelli, come reazione ad una pressione proveniente dalla comunità. La partecipazione della comunità diminuisce lungo le fase, fino a ritornare attiva nella manutenzione del progetto eseguito.
  26. 26. partecipazione e lavoro a basso costo Un esempio di partecipazione basato su un lavoro a basso costo fornito dalla comunità è espresso con questa matrice, dove il controllo viene mantenuto dall'agente esterno, mentre il lavoro necessario per eseguire il progetto deriva dalla comunità. Non sempre questa modalità di partecipazione ha successo, in quanto le attività che deve svolgere derivano dagli agenti esterni in maniera top-down, e la comunità diventa più un service contractor che un partner in development.
  27. 27. partecipazione formale: rapidità Una partecipazione solamente formale è quella rappresentata da questa matrice, dove la comunità viene coinvolta solo nella fase di pianificazione e solamente a titolo consultativo. In questo caso la partecipazione della comunità serve solamente ha dare l'assenso ad un progetto predefinito in altra sede e a poi svolgere la manutenzione una volta eseguito. Questa matrice è normalmente adottata a causa della rapidità che imprime alle fasi progettuali.
  28. 28. COMUNITÀ, COMPLESSITÀ E PROGETTO comunità e complessità
  29. 29. complessità come metodo di lettura Uno dei più antichi sogni del genere umano è ridurre la complessità alla semplicità. Il desiderio di semplicità ha a lungo guidato i vari sforzi di spiegare il mondo in termini di sistemi riduzione semplici, andamenti lineari, leggi riducibili a semplici equazioni. Ma la complessità è una dimensione da cui è impossibile prescindere. Etimologicamente il termine complessità deriva dal participio passato del verbo latino complector, che significa intrecciare insieme, cingere, riunire, raccogliere (plexus, 'interecciato'). La complessità, dunque, è fatta di intrecci, interdipendenza interconnessioni, del reciproco intersecarsi di parti ed elementi diversi fra loro. Complesso non significa complicato (dalla comprensione impossibile). Capire la complessità significa comprendere le relazioni tra le parti, alle differenti scale in cui si trovano, riconoscendo i comportamenti ricorrenti.
  30. 30. complessità come necessità La complessità ha sempre caratterizzato la natura e la società, ma sono stati i recenti cambiamenti nelle scienze e comunicazioni che hanno portato ad una maggiore complessità e riconoscimento di essa. Oggi la considerazione e comprensione della complessità sono necessarie. La riduzione della complessità della modernità e del fordismo hanno portato alla post-modernità e al post-fordismo. Le comunità sono dei sistemi complessi, e grazie a questa loro complessità intrinseca, se viene valorizzata, riescono ad affrontare problemi complessi. Per un designer il pensiero della complessità porta due conseguenze: progettare nella complessità e progettare la complessità. La prima rimanda ad una presa di coscienza della complessità che diventa un'ineludibile esigenza ed esperienza collettiva, la seconda al problema di trasformare la scoperta della complessità in un metodo.
  31. 31. sistemi complessi Un sistema complesso può essere compreso come una rete di interazioni fra vari elementi (definizione questa che si ricollega a quelle definizioni sociologiche danno del termine comunità). La rete è quindi l'architettura della complessità. La complessità deriva non dal numero elevato di componenti e interazioni, ma dalla natura non- lineare di queste. Il comportamento di un sistema complesso non è prevedibile, se analizzato con tecniche matematiche di tipo statistico e probabilistico. Nei sistemi complessi la non-linearità può rinforzare una perturbazione locale fino a generare una cascata di effetti che interessano l'intero sistema globale.
  32. 32. sistemi complessi e retroazioni Per von Bertalanffy un sistema si dice complesso quando le interazioni tra i suoi elementi costitutivi formano dei cicli di retroazione (feedback loop). Per retroazione si intende un processo circolare in cui una parte dell'uscita viene rinviata all'ingresso come informazione relativa alla forma preliminare -+ +- della risposta. La retroazione è negativa quando è di tipo frenante, cioè tendente a garantire stabilità (es. omeostasi, termostato). La retroazione positiva, al contrario, è di tipo rinforzante, autostimolante. - A causa di queste retroazioni le caratteristiche + costitutive di un sistema complesso non sono spiegabili a partire dalle caratteristiche delle parti isolate. Non è possibile cercare di studiare le proprietà di un sistema complesso isolando l'uno dall'altro gli elementi componenti.
  33. 33. sistemi complessi e auto-organizzazione I sistemi complessi sono in grado di dotarsi di una struttura spaziale e temporale coerente, senza un controllore esterno, solo sulla base dello schema delle interazioni tra gli elementi, aumentando così la propria complessità. Non viene da un progettista e un progetto, ma emerge spontaneamente (non intenzionalmente), è il sistema stesso che la quot;scegliequot;, tra le molte possibili: una auto-organizzazione. Le modalità con cui un sistema complesso si auto- organizza dipendono da come siano strutturate le interazioni tra i suoi elementi, che permettono loro di entrare in relazione reciproca e di scambiare informazioni, ossia di organizzarsi determinando il comportamento del sistema. Sono necessarie la non-linearità delle interazioni e l'apertura del sistema. L'organizzazione è riconoscibile solo su una scala spazio-temporale macroscopica, non a quella microscopica delle interazioni tra gli elementi. Può quindi essere osservata solo dall'esterno.
  34. 34. sistemi complessi ed emergenza L'emergenza è la capacità di un sistema di avere proprietà, comportamenti, strutture nascenti ed inattese al livello macroscopico (livello globale) che nascono dalle interazioni tra gli elementi al livello microscopico (livello locale). Le caratteristiche che portano all'emergenza sono la presenza di molte interazioni, la decentralizzazione del controllo del sistema e la conseguente flessibilità degli elementi, una correlazione tra i livelli micro e macro (locale e globale): se anche una di queste condizioni vengono a mancare, non si ha l'emergenza. L'essenza dell'emergenza è quella della nascita un comportamento globale radicalmente nuovo causato dai singoli comportamenti individuali a livello locale, ma differente da questi. L'essenza della auto-organizzazione, invece, è quella di un comportamento adattativo globale che autonomamente acquisisce e mantiene un ordine crescente.
  35. 35. evoluzione dell'auto-organizzazione I sistemi complessi, quando modificano la loro organizzazione, non si limitano a reagire passivamente ai cambiamenti dell'ambiente, ma cercano sempre di volgere a proprio vantaggio questi cambiamenti, adattandosi ad essi. L'auto- organizzazione come forma di evoluzione finalizzata a mantenere un buon adattamento tra il sistema ed il suo ambiente. Vi è inoltre un analogia tra auto- organizzazione ed apprendimento. Tramite l'interazione con l'ambiente, il sistema acquisisce informazione sul mondo esterno e ne scopre le caratteristiche ed impara a comportarsi di conseguenza. Auto-organizzazione, evoluzione ed apprendimento sono tre metafore per descrivere l'attività di un sistema complesso. La prima sottolinea l'autonomia del sistema; la seconda mette in evidenza l'aspetto processuale; la terza riflette il rapporto che il sistema ha con il suo ambiente.
  36. 36. conservazione dell'auto-organizzazione Mentre la teoria dei sistemi complessi adattativi concentra la sua attenzione sui processi di formazione e di consolidamento delle diverse forme organizzative di un sistema, la teoria autopoietica punta a valutare le condizioni che definiscono il vivente, come forma auto- organizzata e separata dall'ambiente esterno. Tale teoria è interessata non tanto ai processi di trasformazione dell'organizzazione di un sistema, quanto alle modalità secondo cui un sistema riesce a mantenere la sua identità e unicità, pur in presenza dei detti processi di trasformazione. La metafora dell'apprendimento viene usata per descrivere il comportamento di un sistema capace di auto-organizzarsi. La principale differenza, rispetto ai sistemi complessi adattativi, riguarda un altro aspetto: i sistemi autopoietici sono in grado non solo di assumere autonomamente una struttura ordinata, ma anche di produrre da soli i propri elementi. Autopoiesi vuol dire quot;produzione di séquot;.
  37. 37. la comunità come sistema complesso Una rete sociale (una comunità) è uno schema di organizzazione non lineare (quindi un sistema complesso) caratterizzato da cicli autopoietici riguardanti reti di comunicazioni, che vengono continuamente prodotte e riprodotte, e che non possono esistere se non all'interno di tale rete sociale. Attraverso una serie di cicli di retroazione, le comunicazioni producono la cultura condivisa all'interno della rete sociale, grazie alla quale i partecipanti acquistano una propria identità condivisa di comunità. Inoltre, le comunità sono anche dei sistemi complessi adattativi, nel senso che apprendono dall'ambiente e si adattano ad esso, attraverso l'auto-organizzazione. Questa, e molte altre caratteristiche, sono proprietà emergenti dalle interazioni che avvengono all'interno della rete collaborativa comunitaria.
  38. 38. COMUNITÀ, COMPLESSITÀ E PROGETTO progetto e complessità
  39. 39. progetto e auto-organizzazione Al fine di assicurare alle comunità la capacità di auto-organizzazione, un intervento progettuale non deve arrivare dall'esterno. Il designer deve entrare a far parte della comunità (design community). Non è possibile progettare direttamente l'auto-organizzazione, ma è possibile organizzare il quot;progetto della comunitàquot; in modo che questa possa avere un ruolo attivo nel suo sviluppo e modifica nel corso del tempo, cioè cambiando la propria organizzazione attraverso il progetto. Possono essere progettate le condizioni migliori: cicli di retroazione (sia positivi che negativi) e l'apertura della comunità a flussi di partecipanti, informazioni, risorse. I cicli di retroazione possono essere organizzati mettendo in relazione diretta fra loro eventi, azioni, ruoli, ma non relazioni. Oltre ai cicli di retroazione, si dovrà anche tenere conto dei cicli di autopoiesi, predisposti alla ricostruzione degli elementi della comunità che sono stati quot;persiquot;.
  40. 40. emergenza e progetto L'essenza dell'emergenza è quella della nascita un comportamento globale radicalmente nuovo causato dai singoli comportamenti individuali a livello locale, ma differente da questi. Ciò che emerge non è predicibile e non ha precedenti, e rappresenta un nuovo livello di evoluzione del sistema. Non è quindi possibile progettare nemmeno l'emergenza. Un intervento progettuale diretto a comunità non deve cercare di ridurre il numero dei partecipanti, la cui presenza è fondamentale per garantire maggiori probabilità di successo della comunità. È la organizzazione a rete decentralizzata dei comportamenti locali che causa l'emergenza di un comportamento globale, il quale a sua volta influenza i comportamenti locali. L'intervento progettuale deve quindi favorire la decentralizzazione delle decisioni all'interno della comunità, e fare in modo che più partecipanti possano impegnarsi nel medesimo compito, permettendo così la flessibilità della comunità.
  41. 41. adattamento e progetto Le comunità sono sistemi complessi adattativi, in grado di adattarsi ed apprendere relazionandosi con l'ambiente esterno. Questo deve presentare abbastanza regolarità perché i sistemi possano servirsene ai fini dell'apprendimento o dell'adattamento, ma al tempo stesso non una regolarità così grande da rendere impossibile che vi accada qualcosa. Quindi un intervento progettuale rivolto a comunità sarà si aperto e paritario, ma se l'ambiente è troppo stabile o troppo caotico sarà il designer ad avere un ruolo maggiore nella progettazione. Grazie alle matrici per l'analisi della partecipazione è possibile comprendere che grado preferire. Il designer deve cercare di coinvolgere il numero minimo di partecipanti e a dirigere la discussione e l'intervento progettuale quando il loro numero è elevato. Si cerca così di ottenere una situazione intermedia, dove la progettazione può essere paritaria senza rischi per l'esito finale.
  42. 42. complessità e progetto/progettista La partecipazione aperta e paritaria (Open Peer- to-Peer) dei membri della comunità è necessaria affinché il progetto sia il più possibile adatto alle loro esigenze. Un approccio progettuale tradizionale riduce la complessità per affrontarla, ma ciò è pericoloso. Occorre creare modelli fedeli non solo del sistema da gestire, ma anche del sistema che gestisce. La complessità, la sua identificazione e la sua gestione sono il risultato di un processo interattivo fra il sistema gestito e il sistema gestore. Se il progetto è complesso, anche il progettista deve rappresentare un sistema complesso: la design community. L'intervento progettuale non si esaurisce con la fornitura delle condizioni necessarie, ma segue il loro sviluppo fino alla nascita di comportamenti complessi.
  43. 43. da cattedrale a bazaar Quello che è dietro alle dinamiche del progetto di progettazione progettazione Linux, è l'evoluzione, un sistema ecologico dove a cattedrale a bazaar agenti indipendenti cercano di massimizzare gli utili personali producendo un ordine spontaneo e in grado di auto-correggersi, più elaborato ed efficiente di un sistema centralizzato. progetto progetto preesistente in evoluzione Per Kuwabara (2000), questa capacità di gestire la complessità è una conseguenza del modello a bazaar adottato (Raymond 1998). Linux può pochi molti essere visto come sistema adattivo complesso il partecipanti partecipanti cui sviluppo è basato sull'evoluzione e non sulla progettazione. gerarchia rete verticale orizzontale Linux è un sistema complesso sia dal lato del progetto (il codice sorgente) che da quello della design community. La complessità di Linux è una funzione della comunità che si evolve e delle fasi di fasi di sue necessità. La complessità di Linux è cresciuta progettazione progettazione di pari passo con la crescita della comunità: e verifica distinte e verifica parallele l'emergenza del progetto e l'auto-organizzazione della comunità sono strettamente collegate.
  44. 44. COMUNITÀ, COMPLESSITÀ E PROGETTO progettista e complessità
  45. 45. da locale governement a governance Un oggetto talmente complesso come il territorio local government richiede un approccio progettuale in grado di affrontare questa complessità. Il designer che si provider interessa di un territorio, deve passare attraverso top-down lo stesso cambiamento avvenuto nelle istituzioni locali. Queste, per affrontare la complessità bottom-up attuale, sono passate dal local government alla governance, ossia da un ruolo di provider governance (fornitore) ad un ruolo di enabler (facilitatore). enabler Da un modello che vedeva al centro l'istituzione affrontare una locale come principale, se non esclusivo, attore società sempre dell'attività di governo, a un modello che più complessa comprende diversi attori, gruppi e sistemi di e frammentata relazioni, e la cui capacità di governo deriva da meccanismi di negoziazione e di coordinamento tra diverse organizzazioni, pubbliche e private. soddisfare consapevolezza crescenti della scarsa Dalla fornitura di una soluzione completa top- richieste di efficacia delle politiche top-down down alla facilitazione di una partecipazione partecipazione bottom-up che possa trovare soluzioni.
  46. 46. da provider ad enabler Un designer si trova in grado di agire da facilitatore, dato che ha sviluppato capacità di mediazione tra differenti stakeholder. Grazie alle sue capacità di visualizzazione e di anticipazione, può gestire la compresenza di Non solo il progettista è chiamato a dar forma interessi multipli e discordanti, ricordando allo agli artefatti, ma contribuisce inoltre a dar stesso tempo i vantaggi che derivano dalla forma alla comunità di soggetti e alle collaborazione collettiva. modalità con cui essa sperimenta il progetto, attraverso strumenti, linguaggi, competenze, Il designer può fornire le condizioni ottimali forme organizzative innovative. In questo senso affinché la comunità abbia un ruolo attivo, e il designer è in grado di abilitare i contesti e fornirgli strumenti di auto-organizzazione, le comunità locali a comunicare, immaginare, ricoprendo più un ruolo di enabler che di progettare, sviluppare in maniera condivisa dei provider. Non più la semplice progettazione di percorsi innovativi di sviluppo locale. prodotti o soluzioni finite, ma il supporto a comunità in grado di sviluppare soluzioni adatte (Maffei, Villari 2004) alle proprie caratteristiche. Il compito del facilitatore è quello di aiutare i partecipanti a breve termine evitando di renderli dipendenti nel lungo termine.
  47. 47. caratteristiche del facilitatore il facilitatore è uno dei partecipanti; ● il facilitatore non sa con precisione che cosa sta ● cercando (“qual è il problema?”), non ha ipotesi prestabilite da dimostrare perché auspica che un soluzione originale emerga dall'analisi collettiva del problema; quot;Dai un pesce ad un uomo e lo sfamerai il facilitatore sente la necessità morale di arrivare per un giorno. Insegnagli a pescare e lo ● ad una soluzione, anche modificando le proprie sfamerai per la vita interaquot; concezioni ed opinioni; (Laozi, IV sec. a.C.) non conoscendo il risultato, il facilitatore rischia di ● incorrere nella confusione e nel conflitto. La garanzia sta nel rimanere in stretto contatto con la situazione concreta (cioè il contesto), nell'essere obiettivo e preciso nell'osservazione e nell'ascolto nonché rigoroso nell'analisi; un facilitatore non è un allenatore in quanto non ● guida la comunità verso uno specifico obiettivo o direzione.
  48. 48. caratteristiche del processo progettuale facilitato Un approccio progettuale dove il designer è un facilitatore si basa sulle seguenti caratteristiche: la condivisione, fin dall'inizio, della natura e dello ● scopo del processo da parte di tutti i soggetti coinvolti; l'adattabilità di tempi, modi e strumenti alle quot;Dai un pesce ad un uomo e lo sfamerai ● caratteristiche personali e professionali dei per un giorno. Insegnagli a pescare e lo soggetti coinvolti e del contesto in cui si svolge il sfamerai per la vita interaquot; processo; per cui, anche se guidato da una (Laozi, IV sec. a.C.) metodologia precisa, ogni progetto possiede un proprio profilo e produce risultati distinti; la valorizzazione delle capacità e delle risorse ● disponibili localmente; il sistematico coinvolgimento di tutti gli attori ● attivati nell'analisi e nella valutazione del processo e dei risultati raggiunti.
  49. 49. consigli per il facilitatore prestare attenzione non solamente a che cosa aiutare i partecipanti a decidere le regole ● ● fa, ma soprattutto a come e quando lo fa; fondamentali e a seguirle; essere trasparente, chiaro e realistico durante il processo; favorire una partecipazione attiva anche da parte ● di quei membri che sono meno portati ad esporsi servirsi di una gamma di azioni e strumenti pubblicamente. In pratica, deve quot;costruirequot; uno ● diversificati e mantenuti nel tempo; spazio dove tutti i partecipanti si sentano a proprio privilegiare la comunicazione interpersonale e agio; faccia a faccia; non deve favorire un partecipante o una idea; ● utilizzare approcci che toccano il cuore (con i ● sentimenti, l'estetica, ecc.), la testa (con il non deve permettere che i partecipanti trascurino ● rigore scientifico e la professionalità) e le mani un tema complesso solo per la difficoltà (con interventi concreti grazie ai quali è incontrata; possibile intravedere cambiamenti rapidi, anche se piccoli); non deve cercare di indirizzare la comunità verso ● una direzione che solo lui ritiene auspicabile. fornire costantemente una anticipazione dei ● vantaggi finali, in modo da mantenere costante l'interesse per la collaborazione;
  50. 50. effetti della partecipazione L'applicazione di una tale strategia, come è uno scambio proficuo tra chi abita la città (e ne ● stato verificato in moltissimi casi, permette di conosce esigenze e dinamiche) e chi la progetta e raggiungere obiettivi generali: la gestisce (ne conosce processi e regole); il rafforzamento del senso di appartenenza l'acquisizione di una più alta consapevolezza circa ● ● della comunità al luogo in cui vive; i reali bisogni della città, sia da parte degli amministratori e dei tecnici, sia da parte degli il consolidamento dei principi della democrazia abitanti; ● diretta (incoraggiando il senso di responsabilità dei cittadini verso le cose e gli spazi pubblici); una qualità di progettazione più sofisticata (cioè ● più ecologica,flessibile e incrementale); un incremento della motivazione, della ● comprensione e del divertimento; un effetto moltiplicatore che propaga ● l'applicazione di questa strategia anche in altri una diminuzione dei conflitti tra le parti a fronte contesti, a volte non previsti. ● di progetti più condivisi; il conseguimento di una maggiore efficienza ● (contenimento dei costi) e di una maggiore efficacia (più consonanza tra prodotti e bisogni della comunità);
  51. 51. COMUNITÀ, COMPLESSITÀ E PROGETTO Conclusioni
  52. 52. bibliografia Arnstein S., (1969), A ladder of citizen participation on Kuwabara, Ko, (2000), Linux: A Bazaar at the Edge of Chaos, First planning, Town Planning Review p. 55, Monday, volume 5, n. 3, http://lithgow-schmidt.dk/sherry-arnstein/ladder-of-citizen- http://firstmonday.org/issues/issue5_3/kuwabara/index.html participation.html Maffei S., Villari B., (2004), Comunità di progetto e territorio: un Barabási A. (2004), Link : la nuova scienza delle reti, Einaudi, approccio per il design, In Fagnoni, Gambaro, Vannicola (2004), Torino pp.88-95 Bertuglia C.S., Staricco L., (2000), Complessità, Magnaghi A., (2000), Il progetto locale, Bollati Boringhieri, Torino autoorganizzazione, città, Franco Angeli, Milano Mean M., Tims, (2005), People Make Places. Growing the public Buchanan M., (2003), Nexus. Perchè la natura, la società, life of cities, Demos, London, l'economia, la comunicazione funzionano allo stesso modo, http://www.divamedia.co.uk/artwork/demos/Demos_PMP_Final_02. Mondadori, Milano pdf Capra F., (2001), La rete della vita, Biblioteca Universale Menichinelli M., quot;Reti collaborative : il design per un'auto- Rizzoli, Milano organizzazione open peer-to-peerquot;, rel. Ezio Manzini, Politecnico di Milano, 2004/05 De Carlo G., luglio/agosto 2004, Possono i non luoghi ridiventare 'luoghi'?, Domus n. 872 Raymond E. S., (1998), The Cathedral and the Bazaar, First Monday, volume 3, n.3, Fagnoni R., Gambaro P., Vannicola C., (a cura di), (2004), http://firstmonday.org/issues/issue3_3/raymond/index.html Medesign_forme del Mediterraneo, Alinea, Firenze Wates N. (edited by), (2000), The community planning handbook Hamdi N.,Goether R., (1997), Action planning for cities : a : how people can shape their cities, towns and villages in any part guide to community practice, John Wiley & Sons Ltd, of the world, Earthscan, London Chichester Zurlo F., (2004), Design capabilities per istituzioni locali Lorenzo R., (1998), La città sostenibile : partecipazione, luogo, socialmente capaci, In Fagnoni, Gambaro, Vannicola (2004), comunità, Elèuthera, Milano pp.81-87
  53. 53. grazie Se invece siete interessati alla mia tesi, “Reti collaborative. Il design per una auto- organizzazione Open Peer-to-Peer” potete trovarla sul sito http://www.openp2pdesign.org Potete contattarmi al seguente indirizzo: info@openp2pdesign.org Grazie.

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