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Paolo Ermano, I ruoli di insegnanti e studenti, 2011
 

Paolo Ermano, I ruoli di insegnanti e studenti, 2011

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Relazione di Paolo Ermano, al Seminario Dall'improvvisazione al metodo, organizzato a Palazzo Litta, l'11 aprile 2011, su iniziativa di Soprintendenza Archivistica della Lombardia, Regione Lombardia e ...

Relazione di Paolo Ermano, al Seminario Dall'improvvisazione al metodo, organizzato a Palazzo Litta, l'11 aprile 2011, su iniziativa di Soprintendenza Archivistica della Lombardia, Regione Lombardia e ANAI (Lombardia), sulla didattica della storia in archivio.

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    Paolo Ermano, I ruoli di insegnanti e studenti, 2011 Paolo Ermano, I ruoli di insegnanti e studenti, 2011 Document Transcript

    • © 2007 Azienda di Servizi alla Persona “Golgi-Redaelli”Via Olmetto 6, 20123 Milanowww.golgiredaelli.itTutti i diritti riservatiLeditore è a disposizione degli eventuali detentori di diritti che nonsia stato possibile rintracciarePrima edizione: maggio 2007
    • CaritàMilano, scuola di una mostra per immagini Milano, Palazzo Marino 17-20 maggio 2007
    • Con il patrocinio di Il progetto si è avvalso del contributo di Sindaco Letizia Moratti Presidente del Consiglio Comunale Manfredi Palmeri Componenti dell’Ufficio di Presidenza Davide Corritore Stefano Di Martino Andrea Fanzago Organizzazione scientifica Fotografie Claudio Santarelli Lucia Aiello Paolo Colombo Marco Bascapè Diego Motto Daniela Bellettati Foto SaporettiAssessore alla Famiglia, Scuola e Politiche Sociali Paola Bianchi Segreteria Mariolina Moioli Maria Cristina Brunati Isabella Putignano Stefania Del Nero Formenti Roberta Madoi Allestimento, grafica e catalogo Raffaella Ferrara Donatella Melini Giusi Bisicchia Mira Montanari Ad Artem Azienda di Servizi Sergio Rebora Studio Aerre alla Persona Giorgio Sassi Grafiche Arrara Golgi-Redaelli Adriana Summa Euroline Consiglio di Amministrazione Presidente Rodolfo Masto Vicepresidente Ringraziamenti Elena Emanuela Panigoni Archivio famiglia Tagliabue, Abbiategrasso Archivio fotografico Rebora, Genova Automobile Club, Milano Consiglieri Biblioteca Sormani, Milano Roberto Bollina Bollati Boringhieri Editore, Torino Cisalpino Istituto Universitario, Milano Roberto Comazzi Civica Raccolta delle Stampe “Achille Bertarelli”, Milano Carlo Mazzucchelli Fondazione Ospedale Maggiore Policlinico Mangiagalli Annibale Porrone e Regina Elena, Milano Giunti Editore, Firenze Luciano Riva Cambrin Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma Sellino Editore, Avellino Direttore Generale Società Umanitaria, Milano Touring Editore, Milano Francesco Fascia
    • I progetti didattici promossi dall’Azienda di istituti scolastici partecipanti al Laboratorio istituti scolastici partecipanti al Laboratorio “A scuola di carità” 2004-2005 “L’Officina dello storico” 2006-2007Servizi alla Persona “Golgi-Redaelli” sono stati ■ Milano, Istituto Professionale Statale ■ Ardenno, Istituto Comprensivo Statale di Industria e Artigianato “Rosa Luxemburg”, Ardenno, classe I A, professor Nicola De realizzati in collaborazione con classe II BC, professoressa Paola Simonte Laurentiis ■ Milano, Istituto Professionale Statale “Wasilij ■ Bergamo, Istituto Tecnico Commerciale Kandinsky”, classi II BS e III BS, professoresse “Vittorio Emanuele II”, classe IV R, professori Angela Arnone e Caterina De Maria Cesare Fenili e Fiorenza Cerati ■ Milano, Istituto Tecnico Commerciale “Luigi ■ Brivio, Istituto Comprensivo Statale Schiaparelli - Antonio Gramsci”, III CLT e IV “Riccardo Balsamo Crivelli”, classe II C, AP, professoresse Annamaria Malinverno e professoressa Carola Sala Maria Luisa Zarelli ■ Cesano Boscone, II Circolo Didattico, classe ■ Milano, Istituto Tecnico per il Turismo “Pier V, insegnante Ornella Mandelli ■ Garbagnate, Liceo Scientifico StataleUfficio Scolastico Regionale per la Lombardia Paolo Pasolini”, classe II D, professoressa “Bertrand Russell”, classe IV B, professor Antonella Pugliese Paolo Ermano ■ Milano, Istituto Tecnico Statale per Attività ■ Meda, Istituto Professionale Statale per i Sociali “Giulio Natta”, classe II F, professoressa Servizi Commerciali Turistici Sociali “Don Direttore Generale Juana Cossio Milani”, classi II N e III B, professoresse Anna Maria Dominici ■ Milano, Liceo Scientifico Statale “Elio Vittorini”, Cecilia Maria di Bona e Laura Pozzi classe IV F, professoressa Daniela Pozzoli ■ Milano, Istituto Comprensivo Statale ■ Milano, Liceo Scientifico Statale “Luigi “Barozzi”, classi II A e III E, professoresse Cremona”, classi III H, III D, III G, V B, Daniela Lippera e Giovanna Mochi professoresse Giuliana Angeli, Alessandra ■ Milano, Istituto Tecnico Statale ad Avanzini e Luisa Riva Ordinamento Speciale “Albe Steiner”, classi ■ Milano, Scuola Media Istituto Gonzaga, classe I C e I D, professoresse Alessandra Tomai III B, professoressa Maria Giuseppina Tamborini e Daniela Ghidini ■ Olgiate Olona, Scuola Media Statale “Dante ■ Milano, Liceo Scientifico Statale “Luigi Alighieri”, classe II C, professoressa Emanuela Cremona”, classi III A, IV A, IV G e V G, Bertoni professori Bernardo Barra e Luisa Riva ■ Milano, Scuola Media Statale “di via Angiolo istituti scolastici partecipanti al Laboratorio Maffucci - Lodovico Pavoni”, classe I D, “A scuola di carità” 2005-2006 professoressa Maria Luisa Gaggini ■ Busto Arsizio, Scuola Media Statale “Gian ■ Milano, Scuola Primaria Statale “Ferrante Agenzia Nazionale per lo Sviluppo Alberto Bossi”, classe III A, professoressa Aporti”, classe V C, insegnante Giuseppa Maria Carla Vignati Silicati dell’Autonomia Scolastica ■ Milano, Istituto Professionale Statale “Wasilij ■ Rozzano, Scuola Media Statale “Bernardino Kandinsky”, classe III BS, professoressa Luini - Giovanni Falcone”, classi I D e I A, ex Irre Lombardia professoresse Luisa Grasso e Gabriella Caterina De Maria Papadopoli ■ Milano, Istituto Tecnico Statale per Attività ■ Sesto San Giovanni, Istituto Professionale Sociali “Giulio Natta”, classe II F, professoressa Statale per i Servizi Commerciali Turistici Commissari Roberta Gallina Sociali “Enrico Falck”, classe V M indirizzo Onorato Grassi ■ Milano, Liceo Classico Statale “Giosuè aziendale, professor Francesco Ronchi Carducci”, laboratorio sulla storia della ■ Sulbiate, Istituto Comprensivo Statale di Lea Boschetti Resistenza, professoressa Maria Teresa Ronco Briantino e Sulbiate, classi III A e III Flaminio Galli Cazzaniga B, professoresse Elisabetta Moioli e Milena ■ Milano, Liceo Scientifico Statale “Luigi Fumagalli Cremona”, classi III e IV G, professoresse ■ Tradate, Collegio Arcivescovile Silvia Bartoli, Paola Pozzi e Luisa Riva “Bentivoglio”, classe II A, professoressa Direttore ■ Milano, Scuola Media Statale “Dino Buzzati”, Luisa Mazzucchelli Giuseppe Boccioni classe III I, professoressa Annamaria Sandrini ■ Vimodrone, Istituto Comprensivo Statale ■ Monza, Liceo Scientifico Statale “Paolo Frisi”, di via Fiume, Scuola Primaria di via Piave, classe III C, professoresse Clara Brambilla e classe V B, insegnante Luisa Cesana Donella Buonaccorsi ■ Monza, Istituto Magistrale Statale “Carlo Porta”, gruppo di lavoro del progetto classe III ES, professoressa Rosita Fronte “L’Officina dello storico” 2006-2007 ■ Redecesio di Segrate, Scuola Media Statale ■ Azienda di Servizi alla Persona “Albert Bruce Sabin”, classi II e III L, “Golgi-Redaelli”: Marco Bascapè, Daniela professoresse Luciana Margelli e Margherita Bellettati, Paola Bianchi, Roberta Madoi, Rizzato Mira Montanari, Sergio Rebora ■ Saronno, Liceo Classico Statale “Stefano Maria ■ Ad Artem: Stefania Del Nero Formenti, Legnani”, IV BS, professoressa Eliana Colombo Donatella Melini, Adriana Summa ■ Agenzia Nazionale per lo Sviluppo dell’Autonomia Scolastica ex IrreInsegnamento e Ricerca Interdisciplinare di Storia gruppo di lavoro del progetto Lombardia: Giuseppe Nigro “A scuola di carità” 2004-2005 e 2005-2006 ■ Insegnamento e Ricerca Interdisciplinare ■ Azienda di Servizi alla Persona “Golgi-Redaelli”: di Storia: Silvana Citterio, Cristina Cocilovo, Marco Bascapè, Daniela Bellettati, Maria Maurizio Gusso, Giuseppa Silicati Presidente Cristina Brunati, Mira Montanari, Giorgio Sassi Maurizio Gusso ■ Ad Artem: Stefania Del Nero Formenti, Donatella Melini, Adriana Summa
    • I segni distintivi dell’identità sociale e culturale milanese iniziano ad assumere particolare rilievo ai tempi disant’Ambrogio. Proprio lui, che prima ancora di essere arcivescovo di Milano era stato amministratore pubblico,indicava senz’altro, attraverso la sua parola forte e sicura, la solidarietà come cifra e chiave applicativa dellagiustizia, individuando così nella cura ai più deboli uno dei valori essenziali per la costruzione di una societàgiusta sotto il profilo etico e politico.A partire, dunque, dal magistero di Ambrogio l’attenzione alla solidarietà, intesa come principio e vincoloindispensabile per la realizzazione di una convivenza umana capace di garantire equità e dignità, è rimastainscritta nel patrimonio genetico della nostra città: la ritroviamo infatti via via, attraverso i secoli, come vero eproprio filo conduttore nella storia di Milano. Una sensibilità e un senso di responsabilità sociale che risultanoparticolarmente evidenti allorché ci si soffermi a esaminare la biografia di tanti milanesi, noti o del tuttodimenticati, dal grande san Carlo Borromeo ai nomi nascosti della beneficenza ambrosiana. Le loro azioniconcrete bene illustrano il profondo radicamento nelle coscienze dei milanesi di un tale atteggiamento, divenutoquasi una naturale disposizione d’animo, un vero modus vivendi. Migliaia, infatti, sono le storie di generosità,piccole e grandi, che attendono di essere narrate da chi abbia il desiderio e la capacità di interrogare glistraordinari materiali conservati presso gli archivi storici e le quadrerie dei numerosi Enti assistenziali eospedalieri.È bene ricordare che, nel campo della solidarietà, l’azione dei milanesi è sempre stata corale: ognuno partecipavaal bene comune secondo le proprie possibilità, sullo sfondo di una città che ha sempre cercato di salvaguardarela dignità delle persone bisognose alle quali si recava soccorso. Ciò che, da molti secoli, caratterizza Milano èinfatti la capacità della sua società civile di operare una “carità” efficace ma sempre discreta e silenziosa. Alcunisi chiederanno se tale attenzione sollecita oggi non si sia smarrita, tuttavia chi opera in questi settori sa checiò non è accaduto. Certo, a volte potranno manifestarsi dubbi, timori, forse stanchezza e scoramento, ma davantiai grandi progetti Milano è sempre presente. E, del resto, come potrebbe la città tradire il suo spirito piùautentico, quello che animava un tempo la vita nei cortili e sulle ringhiere, immortalato anche dall’arte e dallapoesia, dove pure tra persone estranee riusciva a instaurarsi un rapporto di mutuo soccorso?Ciò che però in questa sede più mi piace sottolineare è la persistenza di un alto livello di qualità nella “carità”.Sono profondamente convinto che si tratti di un fattore di estrema importanza; proprio per offrire i servizi migliorici si è impegnati per realizzare strutture di assistenza e cura, che in alcuni casi toccano livelli di eccellenza erisultano in linea con i più avanzati standard europei. È questa peraltro una peculiarità della nostra città: Milano,infatti, ha sempre saputo dare risposte di qualità di fronte a ogni tipologia di bisogni sociali.Oggi tali necessità sono in rapida evoluzione e proprio per questo è forse giunto il momento di rivitalizzare ereinterpretare il grande patrimonio di generosità accumulato nei secoli, il cui afflato solo in apparenza puòsembrare sopito. La strada migliore è sicuramente quella di coinvolgere in prima persona i giovani, che sarannogli amministratori e i cittadini di domani, in un progetto di recupero culturale dei segni fondamentali dellanostra identità.La mostra, e il suo catalogo, vanno dunque interpretati in questa prospettiva. Noi, che amministriamo oggi,dobbiamo sempre avere la consapevolezza di ciò che siamo stati e che siamo, per fornire alle giovani generazionile conoscenze e gli strumenti culturali loro indispensabili alla costruzione di una società in linea con i grandivalori della nostra tradizione. Rodolfo Masto Presidente dell’Azienda di Servizi alla Persona “Golgi-Redaelli” 9
    • “Settecento anni di storia che hanno dato a Milano la sua anima più vera: quella della solidarietà”. Con queste parole, nel giorno diSant’Ambrogio del 2001, il Comune di Milano conferiva all’Amministrazione delle IPAB la Grande Medaglia d’Oro, il più altoriconoscimento della nostra comunità civica.“Dal Luogo Pio delle Quattro Marie, il primo e leggendario sodalizio benefico del Medioevo – proseguiva la motivazione di quella CivicaBenemerenza – alle confraternite sorte più tardi sul terreno fertile della generosità ambrosiana, l’IPAB è l’erede di quella secolare tradizione diservizio a favore dei più poveri e disperati. Un’opera straordinaria, che ha lasciato nel tempo molti simboli vivi di umana carità: istituzioni di accoglienzae di assistenza che rappresentano, insieme, la memoria e il cuore di Milano. Oggi la ricchezza di quel grande cuore risponde al bisogno d’aiuto deipiù deboli, gli anziani soprattutto, continuando così, con la stessa intensità di sempre, a raccogliere il respiro di sofferenza che sorge dalla nostracittà”.Ricordare queste parole oggi, in occasione della mostra Milano, scuola di carità ospitata per la prima volta a Palazzo Marino,conferma la valenza dell’attività dell’ASP “Golgi-Redaelli”, che ormai può essere definita quale assoluta, ab soluta, sciolta,slegata dalle singole contingenze storiche e degna di una dimensione che appartiene all’essenza eterna di Milano. Si trattadi una realtà fortemente radicata sul territorio, capace di tradurre – con altissimo senso di responsabilità e secondo i percorsipiù adeguati alle nuove esigenze sociali – quella cultura dell’attenzione verso la persona che è propria dell’identità ambrosiana:la vocazione milanese non solo al “fare bene” ma anche e contemporaneamente al “fare del bene”, al prendersi cura deglialtri, spesso degli ultimi, per dare voce a chi altrimenti non ne avrebbe.Non è casuale, anzi è voluto perché ritenuto significativo, che la ricostruzione di quella lunghissima e nobile esperienza –sostenuta dalla profondità di principi che vanno al di là del tempo e insieme dalla concretezza di opere quotidiane – avvengaa Palazzo Marino, la “casa” che appartiene non solo simbolicamente a tutti i milanesi. Sintesi ed espressione di un patrimoniocomune di valori che rafforzano l’idea di città come “cosa pubblica”, alla cui costruzione siamo tutti chiamati a contribuire.La sede della Civica Amministrazione è infatti quella più adatta per raccontare la grandezza di un impegno fondato sullavolontà di fare per aiutare gli altri e di rispondere ai bisogni di una comunità.Senza retorica né trionfalismo, ma con l’oggettività scientifica della ricerca storiografica, la mostra entra nello spazio dellamemoria per illuminare fatti, opinioni, comportamenti, percorsi: testimonianze esemplari – davvero di paradigmi si tratta –di un mondo che, avendo saputo orientare le energie e le specificità individuali in una forza collettiva, le singole voci in ununico coro, manifesta la presenza di tanti uomini e donne dietro il pensiero e l’azione anche solo di alcuni dei principaliprotagonisti.Ognuno di loro ha avvertito infatti una responsabilità non necessariamente o non soltanto religiosa, ma morale e civile: lavolontà di spendersi, di impegnare la propria esistenza per degli ideali, che danno oggi un ulteriore senso anche ai nostriprincipi di libertà. Ognuno di loro si è fatto interprete di un modello di vita eticamente fondata, grazie al quale Milano hasaputo trovare la sua dimensione più moderna di sviluppo europeo e, insieme, profondamente solidale. Un modello che nonè mai desueto ma che, al contrario, conserva intatta la sua attualità e che siamo chiamati, soprattutto chi rappresenta icittadini, a declinare secondo i nuovi contesti presenti: il valore della persona accanto a quello della libertà.Per questi motivi la mostra Milano, scuola di carità contiene un messaggio silenzioso che ha più forza di molte parole. È unamostra realizzata dai giovani e ad essi si rivolge in modo particolare, affinché siano soprattutto le nuove generazioni ad averecoscienza della grandezza, della forza e della bellezza delle radici nelle quali si è riconosciuta finora l’intera nostra società.Queste radici sono un luogo che genera altri luoghi e che ci appartiene, profondamente e incancellabilmente: vi abiteremoper sempre, orgogliosi di un’identità condivisa persino in una metropoli plurale e articolata come la nostra.Da una maggiore consapevolezza di questo passato possiamo allora ricavare gli strumenti non solo per una lettura più maturadel presente, ma anche la tensione etica per costruire più saldamente il nostro futuro: per guardare verso orizzonti lontani,per far progredire i nostri fini e per dare un significato più autentico al nostro esistere quotidiano.A tutti noi, in primo luogo ai giovani appunto, viene consegnata questa eredità storica, culturale e morale straordinaria, nonsolo per conoscerla ma affinché possiamo continuare ad alimentarla e a nutrirla giorno dopo giorno. Anche così si coltiva ilGiardino Milano: attraverso i semi prodotti dai suoi fiori migliori e che, a loro volta, in fiori si trasformeranno.Ed è per questo che la Presidenza del Consiglio Comunale ritiene di avere compiuto – con la mostra e le relative attivitàculturali – uno dei propri doveri: verso chi ci ha preceduto, verso i milanesi di oggi e verso coloro che, domani, milanesidiventeranno. Manfredi Palmeri Presidente del Consiglio Comunale di Milano 11
    • Il percorso espositivo Milano, scuola di carità rappresenta la sintesi, aperta sul futuro, di un lungo cammino, che,nei diversi modi del suo svolgersi, ha visto tanti protagonisti procedere insieme.Ci sono, in primo luogo, i tanti benefattori, che da secoli costituiscono il tessuto, solido e generoso, di una cittàche non è solo capace di essere competitiva...…ci sono i loro assistiti: i poveri, i bisognosi, i disoccupati, gli anziani, i minorenni orfani o abbandonati daigenitori, i “derelitti” di ogni età, stretti in logiche sociali e culturali che avrebbero potuto condurli alla deriva eche, invece, nelle opere assistenziali cittadine hanno trovato il sostegno e la possibilità di recuperarsi ad unprogetto di vita positivo……c’è, ancora, l’Azienda di Servizi alla Persona “Golgi-Redaelli”, che, testimoniando, anche per questa via, l’intimavocazione al servizio, a quei volti, a quelle persone, ha inteso ridare voce e nomi. Ci sono le istituzioni del nostropresente, Regione Lombardia, Comune di Milano, Fondazione Cariplo, che hanno creduto in questa iniziativae l’hanno sostenuta.…ci sono le Scuole, infine, le classi, gli alunni e i docenti di oggi, che, accogliendo l’invito del presidente Mastoe del suo staff, hanno vestito i panni dei ricercatori e, nel labirinto dei documenti custoditi nei tanti fondid’archivio, hanno ricostruito le fila di un discorso, di un impegno, di una storia nella storia, ricomponendotasselli e facendo parlare le fonti, riconsegnando alla città un tassello importante della propria identità, facendosì che i frutti di questo percorso tornassero ad essere patrimonio dei milanesi e di quanti hanno voluto visitarela mostra, o approfondirne la conoscenza attraverso queste pagine, che ne raccolgono i documenti.Pur nella consapevolezza della coralità dell’impegno da cui nasce questa pubblicazione, vorrei soffermarmi sullavoro svolto dagli Istituti Scolastici, Scuole elementari, medie e superiori di Milano e della Lombardia. Dal2004-2005, anno in cui, sotto il patrocinio dell’Ufficio Scolastico Regionale, ha preso avvio in forma sperimentale,con il titolo di A scuola di carità: alle radici della solidarietà ambrosiana, l’iniziativa si è articolata in tre fasi progettuali,raccolte sotto il titolo Milano sconosciuta ritrovata: “Senza casa, senza lavoro 1784-1978”, “Zero in condotta?!1817-1972”, “I frutti della carità: protagonisti dell’assistenza a Milano 1738-1964”.Partendo con tredici insegnanti “pionieri”, che nel 2004 accolsero la sfida proposta dal “Golgi-Redaelli”, e connove Istituti partecipanti al progetto, in tre anni il numero dei protagonisti si è esteso, con un coinvolgimentoampio e profondo che, di per sé, testimonia un doppio bisogno: arricchire l’offerta formativa con una propostascientificamente qualificata e stimolare la riflessione dei ragazzi su temi non neutri, ma illuminati da valori digrande respiro, cercando di orientare, anche per questo tramite, l’assunzione di comportamenti eticamenteresponsabili, dispiegati nella dimensione dell’attenzione agli altri, della solidarietà, della fraternità, dellaconvivenza civile.Prima i docenti, poi i ragazzi, sotto la guida di tutor esperti in didattica dei beni culturali, hanno svolto esercitazioniper la lettura, l’analisi, il trattamento dei documenti d’archivio, tratti dai fondi dell’ASP “Golgi-Redaelli”, hannopotuto esaminarli dal vero, sviluppando personalissimi percorsi di approfondimento. Inserendosi con pienacoerenza negli orizzonti educativi e didattici della Scuola contemporanea, sempre più attenta al learning by doinge all’approccio laboratoriale, il progetto ha offerto agli alunni la possibilità di avvicinare le tecniche e sperimentaregli atteggiamenti del lavoro storiografico, che trova, nel rapporto con la fonte, il suo momento più qualificante.Ne sono sortiti percorsi che hanno condotto i nostri ragazzi ad assaporare il gusto della scoperta, del contattodiretto con le testimonianze vive e vibranti che si celano nelle carte degli archivi assistenziali, calandosi nellacondizione dei propri coetanei del passato, per comprenderne la vita quotidiana, gli svaghi, lo studio, i problemi,le vicende personali.La stabilizzazione del progetto nel laboratorio permanente L’Officina dello storico rappresenta la conferma di unsuccesso che mi auguro sia sempre più vasto, come è giusto che meriti un’iniziativa di così grande valoreculturale, scientifico, didattico e civile. Anna Maria Dominici Direttore Generale dell’Ufficio Scolastico Regionale per la Lombardia 13
    • CaritàMilano, scuola di
    • Milano, scuola di CaritàCon questa mostra, realizzata in collaborazione con il Comunedi Milano e l’Ufficio Scolastico Regionale, l’Azienda di Servizialla Persona “Golgi-Redaelli” vuole rendere partecipe la milanesi e lombarde in un percorso di avvicinamento alle fonti documentarie. Il progetto ha inteso contribuire allo sviluppo della consapevolezza storica, e in particolare allacollettività, e in modo particolare il mondo della scuola, della maturazione di una “cultura della solidarietà”, attraversobellezza e dell’importanza del suo patrimonio culturale: l’analisi e la conoscenza delle risposte elaborate nel tempoun’eredità storica complessa e affascinante che risale agli dalle istituzioni assistenziali, dai loro amministratori e daiantichi Luoghi Pii Elemosinieri, ossia agli enti che nel corso benefattori, ai diversi bisogni espressi dalla società lombardadi sette secoli hanno operato per soccorrere le fasce più deboli nel corso degli ultimi due secoli.della cittadinanza. I frutti di questo lavoro sono confluiti nei pannelli di treIn occasione degli interventi di riordino effettuati in questi mostre divulgative itineranti. La prima, “Senza casa senza lavoroanni nell’Archivio storico dell’ente, sono emerse, “nascoste” 1784-1978”, è stata allestita nel 2005 nei nostri tre Istitutitra gli incartamenti archivistici, tante piccole e grandi storie geriatrici, nel cortile di Palazzo Archinto (sede storica dell’ente),di attualità e di notevole interesse anche per il grande pubblico, nonché all’interno della Casa dell’Accoglienza Ortles; lanon solo per gli studiosi e per gli addetti ai lavori. Perciò è seconda, dedicata alle condizioni di vita dei minorenni assistitinata l’esigenza di raccontare queste storie con scrupolo dall’Istituto Derelitti e intitolata “Zero in condotta!? 1817-1972”,scientifico, ma anche con un approccio chiaro e divulgativo. è stata esposta presso i nostri Istituti e nelle Scuole aderentiFonti ideali per tale scopo sono i grandi fondi documentari al progetto. L’ultima mostra, “I frutti della carità: protagonistirelativi all’assistenza erogata dal nostro ente tra il Sette e il dell’assistenza a Milano 1738-1964”, sta ora svolgendo un analogoNovecento, riordinati a partire dal 2003 grazie al progetto itinerario per la città e la regione.Milano sconosciuta ritrovata sostenuto con generosità dalla Le tre mostre sono oggi riunite per la prima volta in un unicoFondazione Cariplo con il contributo della Regione Lombardia. grande percorso, che si conclude con alcune anticipazioni sulCon l’anno scolastico 2004-2005, a tale programma d’interventi nuovo Laboratorio permanente di ricerca storica e di didatticaarchivistici è stato affiancato un innovativo Laboratorio di delle fonti documentarie, artistiche e del territorio L’Officinadidattica della storia, intitolato A scuola di carità - Alle radici della dello storico, che da quelle esperienze ha preso le mosse nelsolidarietà ambrosiana, che ha coinvolto le scuole secondarie corrente anno scolastico e che sta già dando ottimi riscontri.1. Atto in pergamena relativo ai beni posseduti inVimercate dal Luogo Pio delle Quattro Marie, 13 febbraio1458. Presso l’Archivio dei Luoghi Pii Elemosinieri sonoconservati circa 15.000 documenti pergamenacei 17
    • Un’eredità da condividereL’Archivio dei Luoghi Pii Elemosinieri è da annoverare fra i archivistici pervenuti per via testamentaria da importantiprincipali istituti archivistici milanesi, sia per le sue dimensioni casate lombarde, si vennero aggiungendo negli ultimi duecento(oltre 2.000 registri e 10.000 buste, contenenti tra l’altro circa anni le carte prodotte dalle amministrazioni che via via ne15.000 pergamene), sia per la qualità della documentazione, gestirono il patrimonio e le funzioni assistenziali – dal Capitolodistribuita su un arco cronologico che si estende dall’anno Centrale dei Luoghi Pii Elemosinieri alla Congregazione di1014 alla seconda metà del XX secolo, e che riguarda una Carità, dall’Ente Comunale di Assistenza all’Amministrazionestraordinaria varietà di materie: dalle donazioni e dai lasciti delle Istituzioni Pubbliche di Assistenza e Beneficenza e infinedei benefattori all’erogazione dell’assistenza, dall’ammi- all’ASP “Golgi-Redaelli” – nonché quelle relative a diversinistrazione del patrimonio fondiario a quella degli istituti istituti e opere pie dipendenti.dipendenti. Inoltre i fondi archivistici sono spesso corredati L’eredità culturale dei Luoghi Pii Elemosinieri non si limitada una ricca documentazione iconografica comprendente tuttavia alle sole carte d’archivio. Gli studi e gli interventi diplanimetrie, progetti, disegni e fotografie. Dalle carte tutela promossi negli ultimi vent’anni dall’ente hannodell’Archivio emerge così una parte notevole e significativa gradualmente riportato alla luce una pluralità variegata didella storia dell’assistenza milanese dal Tre al Novecento, testimonianze storiche, artistiche, architettoniche einsieme a notizie preziose per la ricostruzione di vicende paesaggistiche. Ritratti di benefattori e opere d’arte lignea,familiari e del tessuto urbano e rurale. oggetti d’uso liturgico e strumentazioni sanitarie otto-Il nucleo fondamentale dell’Archivio ha avuto origine con la novecentesche, edifici storici e monumenti funebri, fotografieconcentrazione amministrativa e patrimoniale – attuata a d’epoca e fonti orali, costituiscono le maglie di questo veropartire dal 1785 per volere dell’imperatore Giuseppe II – di e proprio sistema culturale integrato, che si è voluto designarecirca quaranta antichi Luoghi Pii Elemosinieri di Milano ai in modo suggestivo come Il tesoro dei poveri: un’eredità che l’entecinque più prestigiosi tra essi: Quattro Marie (luogo pio desidera condividere con la collettività non solo attraversoattestato almeno dal 1305), Misericordia (dal 1368 circa), iniziative didattiche ed espositive, ma anche con una serie diDivinità (1429), Carità in Porta Nuova (1442) e Loreto presso pubblicazioni e di ricerche e con accordi con istituzioni museali,San Fedele (1601). Alla cospicua mole di documenti provenienti per garantire una più larga fruizione alle opere di maggiordai luoghi pii, eredi a loro volta di ragguardevoli fondi pregio artistico.2. “Segno”, ovvero gettone per 3. La distribuzione delle elemosine in naturala riscossione della beneficenza presso la sede del Consorzio della Misericordia,rilasciato dal Luogo Pio delle pagina miniata dello Statuto del Luogo Pio,Quattro Marie nel 1710 prima metà del XV secolo 18
    • L’Azienda di Servizi alla Persona “Golgi-Redaelli” Oggi l’attività dell’ASP “Golgi-Redaelli” si rivolge soprattutto agli anziani con gravi problemi di disabilità. Attraverso l’attività di tre grandi Istituti Geriatrici, “Piero Redaelli” (Milano), “Piero Redaelli” (Vimodrone) e “Camillo Golgi” (Abbiategrasso), che dispongono complessivamente di4. Istituto Geriatrico “Piero Redaelli” di Milano circa 1.600 posti letto, viene erogato un ampio ventaglio di servizi: Residenze Sanitarie Assistenziali; Istituti di Riabilitazione; Nuclei per malati di Alzheimer e per persone in stato vegetativo; Reparto per malati terminali; Ospedali Diurni con finalità riabilitative; Centri Diurni Integrati; servizi al domicilio dell’anziano; prestazioni ambulatoriali di medicina specialistica e laboratorio di analisi. Per garantire un’attenzione assistenziale e sanitaria ai massimi livelli, l’Azienda si avvale di oltre 1.500 collabora- tori, tra i quali 70 medici, 12 assistenti sociali, 120 riabi- litatori, 220 infermieri, 700 operatori qualificati addetti5. Istituto Geriatrico “Piero Redaelli” di Vimodrone all’assistenza all’anziano, nonché numerosi animatori per attività di socializzazione. Inoltre centinaia di volontari aggiungono quotidianamente il loro contributo al benessere degli ospiti. Le prospettive di sviluppo mirano da un lato al miglio- ramento della qualità alberghiera – attraverso la realizza- zione di un ambizioso programma di investimenti per l’edificazione di nuove strutture e per l’ammodernamento di quelle esistenti secondo standard di elevato comfort – e dall’altro alla differenziazione dell’offerta e al poten- ziamento degli interventi nel settore dell’assistenza6. Istituto Geriatrico “Camillo Golgi” di Abbiategrasso domiciliare, ambulatoriale e di degenza diurna. 19
    • Cronologia1784 inaugurazione della Pia Casa di Lavoro Volontario di 1922 trasformazione del Ricovero di Mendicità in Casa di Milano (dal 1808 Pia Casa d’Industria) nella sede di Ricovero per Inabili del Comune di Milano San Vincenzo in Prato 1929 inaugurazione della nuova sede della Casa di Ricovero1785 aggregazione dei luoghi pii minori di Milano ai cinque per Inabili in piazzale Giovanni dalle Bande Nere luoghi pii principali (Quattro Marie, Misericordia, 1937 soppressione delle Congregazioni di Carità e istitu- Divinità, Carità, Loreto) zione, in loro vece, degli Enti Comunali di Assistenza apertura della Pia Casa degli Incurabili presso l’ex (ECA) monastero di Santa Chiara di Abbiategrasso 1938 fusione nell’ECA di Milano degli Asili Notturni1791 istituzione del Capitolo Centrale dei cinque Luoghi Sonzogno e dei Ricoveri Notturni Levi, la cui deno- Pii Elemosinieri minazione, in seguito alle leggi razziali, viene1808 nascita della Congregazione di Carità napoleonica trasformata in Casa di Ristoro con sede presso l’Ospedale Maggiore: alla sezione 1945 l’Istituto Derelitti, divenuto nel 1936 Istituto Fascista III sono affidati i Luoghi Pii Elemosinieri e il Monte di Assistenza ai Minorenni (IFDAM), muta la deno- di Pietà minazione in Istituto di Assistenza ai Minorenni1811 apertura della sede succursale della Pia Casa degli (IDAM) Incurabili nel soppresso convento abbiatense dell’An- 1951 la Casa di Ristoro recupera l’intitolazione al fondatore, nunciata Giuseppe Levi1815 apertura della sede succursale della Pia Casa d’Indu- 1956 apertura del nuovo Ricovero Notturno di viale Ortles stria presso l’ex convento di San Marco 1964 l’IDAM diventa Istituto Ragazzi di Milano, nome scelto1825 la gestione del patrimonio dei Luoghi Pii Elemosinieri dagli stessi ospiti di Milano viene affidata ad un Amministratore unico 1966 trasformazione della denominazione della Pia Casa1853 l’amministrazione dei Luoghi Pii Elemosinieri viene di Abbiategrasso in Istituto Geriatrico “Camillo Golgi” trasferita presso il Palazzo Archinto nella contrada e dell’Istituto per Inabili al Lavoro di Milano in Istituto dell’Olmetto Geriatrico “Piero Redaelli”1862 insediamento della Congregazione di Carità di Milano, 1967 il Consiglio di amministrazione dell’ECA delibera la a seguito dell’estensione al nuovo Stato italiano della cessazione dell’attività dell’Istituto Ragazzi di Milano legislazione sabauda sulle opere pie 1970 apertura dell’Istituto Geriatrico “Piero Redaelli” di1869 istituzione del Ricovero di Mendicità Vimodrone1873 riunificazione della Pia Casa degli Incurabili di 1978 scioglimento dell’ECA di Milano, sostituito dall’Am- Abbiategrasso nella sede ampliata di Santa Chiara ministrazione delle Istituzioni pubbliche di assistenza1875 istituzione dell’Opera Pia pei Derelitti e Orfani e beneficenza (IPAB) ex ECA1883-1885 apertura delle sezioni maschile e femminile dell’Asilo 1987 realizzazione del nuovo Istituto Geriatrico “Piero provvisorio per i Derelitti presso il Ricovero di Redaelli” in via Bartolomeo D’Alviano Mendicità di San Marco e lo stabile della Senavra, 1997 apertura dei Nuclei Alzheimer presso i tre istituti dove, alcuni anni più tardi, saranno concentrate 1999 inaugurazione dell’Istituto di riabilitazione geriatrica entrambe presso l’Istituto “Camillo Golgi” di Abbiategrasso1884 apertura degli Asili Notturni Sonzogno 2001 realizzazione del nuovo Centro Alzheimer presso1885 apertura della sezione femminile del Ricovero di l’Istituto Geriatrico “Piero Redaelli” di Vimodrone Mendicità alla Senavra 2002 apertura del Nucleo Comi presso l’Istituto Geriatrico1899 erezione in ente morale dell’Opera Pia Trolliet a favore “Piero Redaelli” di Milano di fanciulli orfani o derelitti 2003 nascita dell’Azienda di Servizi alla Persona “Golgi-1902 chiusura della Pia Casa d’Industria di Milano e Redaelli” attivazione dell’Istituto Derelitti con sede principale 2004 apertura dell’Hospice presso l’Istituto Geriatrico in San Vincenzo in Prato e succursale in via San Rocco “Piero Redaelli” di Milano1905 apertura dei Ricoveri Notturni Levi 2006 inaugurazione del nuovo Centro di Riabilitazione1906 apertura della sede dell’Istituto Derelitti in via “Giovanni Paolo II” in via Caterina da Forlì Settembrini 71 20
    • 11 3 6 4 5 1 2 10 7 8 9 I luoghi 1 Palazzo Archinto, sede storica dell’Azienda di Servizi alla Persona “Golgi-Redaelli” in via Olmetto 2 Pia Casa d’Industria e di Ricovero in San Vincenzo in Prato 3 Pia Casa d’Industria e di Ricovero in San Marco 4 Ricovero di Mendicità alla Senavra in corso XXII Marzo7. Pianta di Milano del1985 con la localizzazione 5 Istituto Inabili al Lavoro, ora Istituto Geriatrico “Piero Redaelli” in piazzale Giovanni dalle Bande Neredella sede centrale dell’ASP 6 Asili Notturni Sonzogno in via Pasquale Sottocorno“Golgi-Redaelli” e degliistituti amministrati a 7 Dormitorio Popolare in via Pietro CollettaMilano a partire dalla fine 8 Ricoveri Notturni Levi in via Francesco Soavedel sec. XVIII (Cartografia 9 Ricovero Notturno in viale Ortles, ora Casa dell’Accoglienza Ortlesdel Touring Club Italiano.Autorizzazione del 4 aprile 10 Sede provvisoria dell’Istituto Derelitti in via San Rocco2007) 11 Istituto Derelitti in via Luigi Settembrini, ora via Giulio e Corrado Venini 21
    • senza casa senza 1784-1978 lavoro
    • 1784-85 Fondazione delle Pie Case 8. Notificazione dell’apertura della Pia Casa di Lavoro Volontario in San Vincenzo decretata dall’imperatore Giuseppe II, 1784 Durante la seconda metà del Settecento l’im- peratrice Maria Teresa e il figlio Giuseppe II furono gli artefici di un intervento di riforma e rinno- vamento che investì tutti i settori della vita pub- blica lombarda, compreso quello assistenziale. Lo Stato esercitò un forte controllo su poveri, oziosi e vagabondi, obbligandoli ad applicarsi ad attività produttive. Per contrastare il fenomeno della mendicità, che aveva assunto dimensioni preoccupanti, venne proibita la questua e furono aperti appositi istituti per disoccupati abili al lavoro e per poveri affetti da problemi fisici o mentali, incapaci di svolgere una normale attività lavorativa. Il 15 dicembre 1784 fu inaugurata a Milano la Pia Casa di Lavoro Volontario, nei locali del soppresso Ospedale dei Pazzi di San Vincenzo in Prato. Per i mendicanti recidivi fu aperta la Casa di Lavoro forzato di Pizzighettone. Con dispaccio imperiale 27 dicembre 1784 si provvide inoltre alla fondazione di una Pia Casa per “poveri schifosi, impotenti ed incurabili”, con sede presso il monastero soppresso delle clarisse di Santa Chiara di Abbiategrasso.9. Registro dei benefattori della Pia Casa per “poveri schifosi, impotenti ed incurabili” di Abbiategrasso (1785-1920): le primedonazioni sono quelle dell’imperatore Giuseppe II e dell’arciduca Ferdinando, governatore della Lombardia austriaca, e quelladel conte Giuseppe Croce, di ben 160.000 lire 26
    • Pia Casa 1785-1966 degli Incurabili10. La facciata della Pia Casa degli Incurabili di Abbiategrasso lungo 11. Ricoverati della Pia Casa degli Incurabili di Abbiategrasso impegnati nella lavorazione degli stuzzicadenti, rinomatacorso San Martino al punto da dare luogo al detto popolare “Va’ in del loeugh a fà i stècc!”Il 6 maggio 1785 la Pia Casa degli Incurabili diAbbiategrasso accolse i primi 82 ricoverati: 47erano questuanti arrestati per le vie milanesi, 25erano ammalati (epilettici, paralitici, ciechi, mutio affetti da altre patologie incurabili) trasferitidall’Ospedale Maggiore, mentre i 10 restantifurono scelti tra i bisognosi della città di Milano.Si trattava di uomini e donne con gravi meno-mazioni fisiche o psichiche permanenti, che lirendevano parzialmente o del tutto incapaci disvolgere un lavoro.I ricoverati non completamente inabili eranoimpiegati in alcuni servizi interni o nella pro-duzione di articoli destinati all’istituto, come telie calze, o alla vendita. Le produzioni più importantierano quelle degli stuzzicadenti (da cui il nomepopolare di Cà d’i stècc) e delle scatole di cartone,entrambe premiate in varie esposizioni nazionalie oggetto di un fiorente commercio, con ordi-nazioni che giungevano anche dall’estero.È del 1966 l’attuale denominazione, IstitutoGeriatrico “Camillo Golgi”, che ne riflette le mutatefinalità assistenziali. 12. Registro dei ricoverati nella Pia Casa degli Incurabili di Abbiategrasso dal 1785 al 1869. Nelle pagine riprodotte sono annotati i primi ospiti dell’Istituto entrati il 4 maggio 1785 27
    • 1784-1902 Pia Casa d’Industria13. Disegno della facciata della Pia Casa d’Industria e di Ricovero in San Vincenzo in Prato, 1841 14. Il cortile della sede succursale della Pia Casa d’Industria aperta nel 1815 nell’ex convento di San Marco, in una fotografia del 1927 La Pia Casa di Lavoro Volontario (dal 1808 Pia Casa d’Industria) era finalizzata a fornire lavoro a uomini e donne disoccupati residenti a Milano. Agli uomini si insegnava a fare scarpe e stuoie con la stoppa, le donne confezionavano calze, abiti, biancheria di lino, cotone e canapa. Alle madri di famiglia, che non potevano abban- donare la propria abitazione, fu concesso di lavorare a domicilio. La produzione fu comunque sempre limitata, dal punto di vista qualitativo e quantitativo, per non creare concorrenza all’indu- stria locale. A causa dell’asprezza delle disposizioni contro l’accattonaggio, la Pia Casa d’Industria perse in parte il suo carattere volontario, per diventare uno degli strumenti della lotta contro oziosi e mendicanti, che vi venivano condotti con la forza. A partire dal primo decennio dell’Otto- cento la Pia Casa cominciò, inoltre, ad accogliere – anche per la notte – poveri senza fissa dimora che rischiavano di essere arrestati per vagabon- daggio. Il crescente numero di assistiti rese insufficienti gli spazi della sede di San Vincenzo in Prato e portò, nel 1815, all’apertura di una succursale nell’ex convento degli agostiniani di San Marco. Solo nel 1869 le Pie Case d’Industria ripresero l’esclusiva funzione di case di lavoro15. Tabella con il resoconto giornaliero delle attività lavorative svolte presso la Pia Casa d’Industria in San Vincenzo in volontario e nel 1880 furono concentrate nell’ori-Prato ginario fabbricato di San Vincenzo. Nel 1902 la Casa d’Industria, ormai semideserta, fu chiusa definitivamente. 28
    • Ricovero 1862-1922 di Mendicità16. Un ospite impegnato presso la falegnameria della Casa di Ricovero 17. Il ricoverato Stanislao Volpi fotografato al momento del ricovero e dopo alcuni mesi di permanenzaper Inabili al lavoroLa Pia Casa d’Industria mantenne la duplicefunzione di avviamento al lavoro e di ricoveronotturno per i senzatetto fino alla creazione di unRicovero di Mendicità del Comune di Milano nel1862. Gli spazi rimasero però condivisi tra i dueenti ancora per lungo tempo. Solo nel 1883terminarono i lavori di adattamento dell’edificiodi San Marco per l’uso esclusivo della sezionemaschile del Ricovero di Mendicità; la sezionefemminile occupò invece lo stabile della Senavra,fuori Porta Vittoria (già sede del Manicomioprovinciale). Lo scopo del Ricovero continuavaad essere il reinserimento nel sistema produttivomilanese dei mendicanti, che erano ormai inprevalenza ospitati volontariamente e non piùforzatamente condotti dalle autorità di polizia.Alcuni assistiti venivano impegnati come inser-vienti, fabbri, falegnami e muratori in lavori dimanutenzione dell’istituto, altri nella realizzazionedi scarpe ed indumenti ad uso degli ospiti, altriancora nella produzione di scatole e sacchetti dicartone e stuoie per conto terzi. Dal 1922 l’istitutoassunse il nome di Casa di Ricovero per Inabilial Lavoro del Comune di Milano. 18. Cucitrici alla Senavra, dove aveva sede la sezione femminile del Ricovero di Mendicità 29
    • 1929-1966 Istituto Inabili al Lavoro19-20. Ricoverati al lavoro nei laboratori e nell’orto dell’Istituto Inabili 21. Facciata della nuova sede dell’Istituto Inabili al Lavoro in piazza Bande Nere, inaugurata nel 1929 Gli edifici di San Marco e della Senavra, sedi del vecchio Ricovero di Mendicità, ormai fatiscenti e inadeguati a ospitare l’accresciuto numero di ricoverati, furono sostituiti da un nuovo edificio, capace di oltre 1.000 posti letto, costruito in piazza Giovanni dalle Bande Nere e inaugurato nel 1929. Al suo interno, gli ospiti abili continuavano a lavorare. Erano inoltre previsti momenti di svago e spazi dedicati ad attività ricreative ed educative. Nel 1952 l’Istituto, inizialmente dedicato ai “Prin- cipi di Piemonte” – che visitarono la Casa nel 1930 –, assunse la denominazione di Istituto per Inabili al Lavoro di Milano. Dopo i travagliati anni del conflitto mondiale, che avevano comportato lo sfollamento degli ospiti e gravi danni alle strutture, sempre nel 1952 fu approvato il nuovo statuto nel quale si destinava l’Istituto al ricovero di anziani e, più in generale, di persone non auto- sufficienti o in grado di provvedere al proprio sostentamento, cancellando ogni riferimento alla mendicità: trasformazione definitivamente sancita nel 1966, con la nuova denominazione di Istituto Geriatrico “Piero Redaelli”.22. Ospiti dell’Istituto impegnate nel laboratorio tessile 30
    • Asili Notturni 1884 Sonzogno23. Ritratto fotografico del fondatore degli Asili Notturni, l’editore 24. Facciata degli Asili Notturni “Lorenzo e Teresa Sonzogno” in via SottocornoEdoardo SonzognoPer iniziativa dell’editore Edoardo Sonzogno, il1° novembre 1884 furono aperti a Milano, in viaSottocorno nn. 26-28, due Asili Notturni, unomaschile e uno femminile, intitolati alla memoriadei genitori del fondatore, Lorenzo e Teresa.L’iniziativa nasceva dalla volontà di rispondere alproblema della mancanza di alloggi popolari,fenomeno fattosi particolarmente preoccupantesullo scorcio del secolo ed aggravato dall’afflussodi interi nuclei familiari di immigrati, provenientidalla provincia e dal resto della Lombardia, attrattidalle opportunità di lavoro offerte dal crescentesviluppo economico del capoluogo. Si trattava inprevalenza di lavoratori in cerca di un impiegonelle botteghe artigiane, negli opifici di piccolee medie dimensioni, ma anche nei primi grandistabilimenti che iniziavano a sorgere in città.Gli edifici degli Asili Notturni “Lorenzo e TeresaSonzogno”, progettati da Luigi Mazzocchi, pote-vano ospitare 60 persone ciascuno. Le condizioniper l’ammissione erano lo stato di povertà e lamancanza di abitazione. La permanenza erainizialmente fissata in tre notti, con la possibilitàd’aumentarla in casi particolari. 25. Pianta e fronte degli Asili Notturni “Lorenzo e Teresa Sonzogno” progettati da Luigi Mazzocchi (da Milano tecnica dal 1859 al 1884, ristampa dell’ediz. 1885 autorizzata dall’editore U. Hoepli, Edizioni l’Archivolto, Milano 1988) 31
    • 1884-1937 Asili Notturni Sonzogno26. Pulizie in una camerata degli Asili Notturni fondati da Edoardo Sonzogno in memoria dei genitori Lorenzo e Teresa La maggioranza degli ospiti era costituita da disoccupati provenienti da fuori Milano, ma numerosi erano anche malati e anziani in attesa di ricovero, pazienti dimessi dagli ospedali senza una casa nella quale tornare, intere famiglie di senzatetto e persone uscite dal carcere. Il ricovero era gratuito in caso di assoluta povertà, negli altri casi era semigratuito. L’afflusso ai dormitori di via Sottocorno fu subito massiccio tanto da raggiungere le 18.500 presenze nei primi quattordici mesi di apertura, per arrivare a 20.000 unità per gli uomini e 14.000 per le donne nel 1896 -1897.27. Prospetto degli ospiti della sezione maschile degli Asili Notturni durante gli anni 1906-1918 32
    • Ricoveri Notturni 1905 Levi28. Ritratto fotografico del fondatore dei Ricoveri Notturni, Giuseppe 29. Veduta delle facciate esterne dei Ricoveri Notturni Levi, tra via Soave e via Balbo, progettati da Luigi MazzocchiLeviAl principio del Novecento nuove iniziative sorseroa Milano allo scopo di garantire un riparo notturnoai senzatetto.Fra queste, l’Unione Cooperativa Milanese pro-mosse l’apertura dell’Albergo Popolare di viaMarco d’Oggiono e del Dormitorio Popolare divia Pietro Colletta, che avevano carattere privatoe offrivano alloggio a pagamento.Fin dal 1902, invece, su sollecitazione dell’as-sociazione “Soccorso fraterno” si era costituitoun “Comitato per i Ricoveri Notturni Gratuiti”presieduto da Camillo Rognoni, che era anchepresidente della Congregazione di Carità diMilano. Il Comitato si adoperò per l’apertura didormitori provvisori in via San Simpliciano, viaMoscova e via Manfredo Fanti, fino a quando uncospicuo lascito dell’israelita Giuseppe Levi –giudice consolare e direttore della Banca d’Egittodi Alessandria – consentì la costruzione di unasede definitiva, fuori Porta Vigentina, inauguratail 25 giugno 1905.Come per gli Asili Notturni, il progetto era statoaffidato a Luigi Mazzocchi, che per la realizzazionesi ispirò al dormitorio-modello di Berlino. 30. Manifesto per la raccolta di fondi promossa dal Comitato per i Ricoveri Notturni Gratuiti in Milano, 1903 33
    • 1905-1937 Ricoveri Notturni Levi 31. Lapide collocata accanto all’ingresso dei Ricoveri Notturni Levi 32. I sorveglianti controllano i documenti degli assistiti nella sala accettazione del Ricovero Il nuovo ricovero, costruito all’angolo fra via Cesare Balbo e via Francesco Soave, poteva ospitare 253 uomini e 84 donne. L’arredamento era essenziale e per gli uomini prevedeva giacigli costituiti da tavolacci di legno, allo scopo di scoraggiare chi non si trovasse in condizioni di reale necessità. La permanenza era consentita per tre mesi ai poveri di Milano e per otto giorni agli altri. Il ri- covero era per tutti gratuito ed era concesso a chiunque si trovasse sprovvisto di alloggio, con l’esclusione di ubriachi e individui affetti da malattie mentali o contagiose. Inoltre non erano ammessi coloro che non accettavano di sottoporsi alla disinfezione obbligatoria o rifiutavano di declinare le proprie generalità, mentre erano previste pene severe, dalla segregazione all’espul- sione, nei casi più gravi di contravvenzione al Regolamento interno. In alcuni casi il ricovero poteva essere coattivo, come per i vagabondi o i “sorvegliati speciali” dimessi dal carcere, ai quali era riservato un apposito camerone con inferriate.33. Il personale dei Ricoveri Notturni Levi posa davanti all’ingresso dell’Istituto 34
    • Concentrazione 1938 dei dormitori nell’ECA34. Il magazzino dei cosiddetti “effetti letterecci”: materassi, guancialie coperteNegli anni Venti, la crisi economica postbellicacomportò un fortissimo aumento delle domandedi alloggio presso i dormitori Sonzogno e Levi. Idue istituti, però, stavano attraversando a lorovolta un periodo di gravi difficoltà finanziarie cheimpediva non solo l’ampliamento dei servizi, maaddirittura il risanamento delle strutture giàesistenti, tanto che “centinaia di infelici per mancanzadi posto” finivano per essere respinti ed erano“costretti a dormire sulla pubblica via” o ad accamparsinei parchi cittadini. Proprio a quegli anni risalgonole prime proposte per l’unificazione dei duedormitori nella Congregazione di Carità, cheavrebbe anche potuto coordinarne l’attività conquella del Ricovero di Mendicità. La fusione siverificò però solo nel 1938, quando i due istitutivennero concentrati nell’Ente Comunale diAssistenza (ECA), subentrato per legge allaCongregazione di Carità. Contemporaneamente,in conseguenza delle leggi razziali, i RicoveriNotturni Levi, ai quali era stata affidata anchel’amministrazione della Casa dell’OspitalitàFascista di via De Breme, assunsero la nuovadenominazione di Casa di Ristoro. 35. Donne in attesa di essere accolte nei Ricoveri Notturni Levi 35
    • 1937-1945 Attività assistenziale dell’ECA36. Distribuzione dei pacchi natalizi agli assistiti dell’Ente Comunale di Assistenza di Milano. Sulla destra il presidente 37. Tessera di disoccupazione con la firma del presidentedell’ECA, Ezio Vigorelli dell’ECA Il fortunato salvataggio dell’Archivio assistenziale dell’ECA ha permesso di riscoprire la multiforme varietà di interventi messi in atto a Milano durante il periodo della seconda guerra mondiale e nei decenni successivi. Lo scopo precipuo dell’ECA era assistere gli individui e le famiglie che si trovavano in condizioni di grave bisogno. Gli aiuti potevano essere in denaro o in natura. Venivano inoltre rilasciati buoni per l’acquisto di alcune derrate di prima necessità. Il compito divenne quanto mai importante nella Milano dell’immediato dopoguerra, quando la schiera dei bisognosi si era enormemente ampliata per la caduta in condizioni di disagio economico di “una moltitudine tutta nuova di cittadini e forestieri che la guerra aveva travolto e abbandonato senza lavoro e senza dimora: sfollati, profughi, clandestini, sinistrati, irregolari di ogni specie”.38. Il dispensario farmaceutico aperto dall’ECA nel dopoguerra 36
    • Assistenza 1945-1978 nel dopoguerra39-40. Tessera ristorante e buono pasto per gli assistiti dell’Ente Comunale di Assistenza di MilanoDopo la Liberazione, il governo dell’ECA fu affidatoa Ezio Vigorelli, avvocato civilista e uomo politico,che si distinse in seguito come deputato, pre-sidente della Commissione d’inchiesta sullamiseria, ministro del lavoro e della previdenzasociale, nonché presidente della MetropolitanaMilanese.Sotto la sua guida l’Ente fu riorganizzato e leassistenze innovate ed estese, rivolgendo un’at-tenzione particolare ad alleviare le sofferenze diampi strati di popolazione impoveriti dalla guerra:minorenni, vedove, ex partigiani e reduci rientratialla vita civile, senzatetto, famiglie dei dispersi inRussia, disoccupati, ex carcerati.Ad integrare le erogazioni in denaro venivanoassegnati buoni per le mense collettive, indumenti,materassi e coperte, nonché sussidi per gli affitti,per lo svincolo delle polizze di pegno e per ilpagamento di imposte e tasse.Pacchi alimentari erano distribuiti in occasionedel Natale a bambini e anziani e buste di indu-menti a orfani di caduti o a mutilati di guerra.Vennero inoltre aperti alcuni ristoranti economicie mense collettive, un dispensario farmaceutico,l’ufficio legale per i poveri e fu realizzato un 41. Pranzo di Natale offerto agli assisititi presso uno dei ristoranti gestiti dall’ECA di Milanocomplesso di edifici popolari in via Ponzio. 37
    • 1956-1978 Ricovero Notturno di viale Ortles 42. Operai al lavoro nel cantiere del dormitorio di viale Ortles Negli anni della seconda guerra mondiale e dell’immediato dopoguerra il problema dei senzatetto aveva assunto caratteri drammatici: all’utenza tradizionale dei Ricoveri Notturni si erano aggiunti sinistrati dai bombardamenti, profughi dalla Venezia Giulia e da Cassino, reduci dai campi di prigionia, rimpatriati dalle colonie e dall’estero e profughi politici. Nel tentativo di risolvere la situazione di emer- genza, aggravata nel 1943 dai bombardamenti del grande Ricovero di via Soave, si occuparono anche edifici scolastici e alcuni locali della Senavra, già sede staccata del Ricovero di Mendicità. Nel 1947 si decise dunque di procedere alla costru- zione di un nuovo dormitorio su un’area posta tra viale Ortles e via Calabiana. Il nuovo ricovero, la cui apertura comportò la progressiva dismissione delle vecchie sedi, fu terminato nel 1956; era costituito da sette padiglioni e poteva ospitare oltre 1.000 persone. Nel 1978, in conseguenza dello scioglimento dell’Ente Comunale di Assistenza, l’intero com- plesso passò al Comune.43. Veduta della facciata del Ricovero Notturno di viale Ortles inaugurato nel 1956 38
    • Assistere con dignità44-46. Scene di povertà e accattonaggio nella Milano degli anni Cinquanta (da V. Buonassisi e G. De Jorio, Il diritto alla vita, ECA, Milano 1956)Venire incontro al bisogno senza offendere ladignità della persona: per raggiungere questoobiettivo è stato necessario mettere in praticauna serie organica di iniziative a favore dei disa-giati, a cominciare da chi è “senza casa e senzalavoro”: perché, come già si esprimeva l’utopistamilanese Paolo Valera nel 1922, “la beneficenzasaltuaria non sana piaghe”.Gli facevano eco nel 1956 Vincenzo Buonassisi eGiacomo De Jorio, nelle pagine di una pub-blicazione promossa dall’ECA di Milano: “Così comeper il problema del tetto, di fronte all’altro elementarebisogno di mangiare e di coprirsi, l’E.C.A. ha dovutocombattere una strenua battaglia quotidiana per rimanerefedele anche nelle contingenze più difficili, nella più tremendainsufficienza di mezzi, al concetto di curare e salvare ladignità dell’uomo, le possibilità di recupero sociale”.Ma un modo per curare e salvare la dignitàdell’uomo è anche quello di non disperderne lamemoria e il ricordo. Attraverso i documentidell’Archivio è possibile dare ancora volto e vocea tanti esclusi, che hanno così avuto l’opportunitàdi lasciare un segno del loro passaggio su questaterra. 47. Mendicanti alle porte del Palazzo Archinto, sede della Congregazione di Carità, in un’illustrazione di Giovanni Crotta (da P. Valera, Milano sconosciuta rinnovata, “La Folla”, Milano 1922) 39
    • zero in condotta!? l’assistenza all’infanzia abbandonata 1817-1972
    • 1817-1845 Una casa per i ragazzi di strada 48. Resoconto del 1833 per il conte Giacomo 49. Circolare del 5 luglio 1852 della Direzione dei Luoghi Pii Mellerio, membro del direttorio dei Luoghi Pii Elemosinieri con le disposizioni per il collocamento di fanciulli presso Elemosinieri, riguardante i fanciulli ricoverati famiglie affidatarie nella Pia Casa d’Industria in San Vincenzo Fin dal 1817 l’Amministrazione dei Luoghi Pii Elemosinieri iniziò a farsi carico di fanciulli derelitti – ossia senza una famiglia che si occupasse sta- bilmente del loro mantenimento e della loro educazione – che l’autorità di polizia raccoglieva dalla strada. Inizialmente i ragazzi erano accolti presso la Pia Casa d’Industria di San Vincenzo in Prato accanto agli adulti. Visitati, rifocillati, vestiti con una divisa, i maschi venivano avviati al lavoro presso artigiani esterni mentre le femmine erano occupate in lavori di cucito e filatura all’interno della Pia Casa. Ai fanciulli veniva inoltre insegnato a leggere e scrivere. Verso il 1830 la Casa di San Vincenzo ospitava oltre 70 minori, parzialmente a carico del Comune. A partire da quella data, a causa di difficoltà economiche, i Luoghi Pii Elemosinieri decisero di affidare i ragazzi a famiglie di agricoltori, in cambio di un assegno di mantenimento. Il ricovero divenne un transito provvisorio per ragazzi in difficoltà e la sua attività andò man mano calando, fino a scomparire. Nel 1845, quando si ridefinirono le competenze sull’assistenza ai minori tra i Luoghi50. Pianta della città di Milano, ai lati della quale sono raffigurati gli ospiti di varie istituzioni assistenziali cittadine, tra Pii Elemosinieri e il Comune, il ricovero in Sancui i poveri della Pia Casa d’Industria in San Vincenzo, che accoglieva anche i minori. Edita da Vallardi alla metà dell’Ottocento Vincenzo venne ufficialmente riattivato con lee litografata da Naymiller (Milano, Civica Raccolta delle Stampe “Achille Bertarelli”, tutti i diritti riservati) “ modalità precedenti. 44
    • Dalla casa 1841-1851 all’officina51. Il cortile della Pia Casa d’Industria in San Marco, dove era ospitato 52. Una pagina del prospetto dei fanciulli ricoverati presso la Pia Casa d’Industria a carico dei Luoghi Pii Elemosinieril’Asilo Provvisorio per i Derelitti. L’edificio fu abbattuto negli annitrenta del Novecento e sull’area venne edificata la sede del Liceo Classico“Giuseppe Parini”Dall’analisi del registro di ammissione dei fanciulliderelitti, nel decennio tra il 1841 e il 1851 risultanopresenti presso la Pia Casa d’Industria in SanVincenzo 49 ragazzi compresi tra gli 8 e i 20 anni.La maggior parte di essi godeva di buona salutee aveva un normale sviluppo intellettuale. Neldecennio considerato, venivano ammessi me-diamente 5 fanciulli per anno, ad eccezione deltriennio 1848-1851, quando il numero dei rico-verati quasi raddoppiò, probabilmente in seguitoalle Cinque Giornate, che segnarono l’inizio dellaPrima Guerra d’Indipendenza e di un periodo didisordini sociali. I fanciulli ricoverati venivanoinviati presso le officine esterne, per apprendereun mestiere che, raggiunta la maggiore età,garantisse loro l’autonomia economica. La mag-gior parte dei ragazzi imparava a fare il sartooppure il calzolaio: scarpe e vestiti erano articolidi cui tutti avevano necessità. Il compenso spet-tante ai fanciulli derelitti era concordato tra il 53. Grafici elaborati dagli studenti dell’Istituto Professionale Stataledatore di lavoro e l’Amministrazione della Pia Industria e Artigianato “Rosa Luxemburg” di Milano Si è occupata di questo argomento la classe II B dell’IstitutoCasa e, a parità di mestiere, variava in base all’età Professionale Statale Industria e Artigianato “Rosa Luxemburg” di Milano. I ragazzi si sono divisi in gruppi, ad ognuno dei quali èe alle capacità. stato affidato un argomento su cui lavorare. Alcuni hanno preparatoI fanciulli dovevano dimostrarsi responsabili e una breve relazione sui Luoghi Pii Elemosinieri esistenti a Milano a partire dal XIV secolo, successivamente tradotta in inglese. Unogni loro mancanza veniva segnalata. altro gruppo si è invece occupato della Pia Casa di Lavoro Volontario: consultando il regolamento delle Pie Case d’Industria e di Ricovero di Milano del 1820, i ragazzi hanno delineato i requisiti di ammissione alla Pia Casa e analizzato le condizioni dei fanciulli ospiti, ricostruen- done la giornata tipo. Infine è stato trascritto e analizzato uno dei documenti consultati nell’Archivio dei Luoghi Pii Elemosinieri, da 45 cui sono emersi i dati quantitativi rielaborati nei grafici qui esposti.
    • 1875-1896 La ricchezza privata si fa bene pubblico54. Emilio Bisi, Ritratto a mezzo busto 55. Progetto per un lettino eseguito dalla ditta Giuseppe Moneta 56. Preventivo di spesa per l’arredamento della sede provvisoriain marmo del benefattore Luigi dell’Istituto DerelittiManganoni, 1875 Nel 1875 il benefattore Luigi Manganoni stabilì un lascito destinato all’assistenza ai minori. Questo legato testamentario, unito a un analogo atto benefico di Luigi Mainoni per gli orfani di padre, permise alla Congregazione di Carità di erigere un’opera pia, nella quale concentrare tutta l’attività assistenziale per i fanciulli. L’Opera Pia pei Derelitti e gli Orfani si prendeva cura dei figli legittimi minori di 15 anni, orfani o con genitori non idonei, e degli illegittimi tra i 7 e i 15 anni, tutti con domicilio a Milano. Per gli ospiti in attesa di essere collocati presso qualche famiglia, dal 1883 fu aperto un Asilo provvisorio per i derelitti presso il Ricovero di Mendicità di via San Marco e due anni dopo un’analoga sezione femminile nello stabile della Senavra, fuori Porta Vittoria. Si progettava intanto una Casa di deposito per i fanciulli derelitti ospitati temporaneamente, dove riunire le due sezioni. La realizzazione di una nuova sede comune fu tuttavia possibile solo dopo l’acquisizione del lascito di Carlo Giulio Trolliet (1896).57. Ingresso della sede provvisoria dell’Istituto Derelitti in via San Vincenzo in Prato nei primi anni del Novecento 46
    • Il lascito di 1896 Carlo Giulio Trolliet58. Riccardo Galli, Ritratto del benefattore Carlo Giulio Trolliet, 1903 59-60. Momenti di ricreazione nella casa di villeggiatura di Oleggio pervenuta alla Congregazione di Carità di Milano con il lascito disposto da Carlo Giulio TrollietAlla fine dell’Ottocento la Congregazione di Caritàdi Milano decise che era giunto il momento direndere più incisiva la propria opera assistenzialea favore dei minori. Per adempiere questa volontà,che nel breve volgere di qualche anno si con-cretizzò con l’apertura del nuovo Istituto Derelitti,fu di grande importanza l’acquisizione dell’ingentelascito disposto da Carlo Giulio Trolliet.Trolliet (1820-1896) era un imprenditore tessile eun patriota, che pagò la sua adesione alla GiovineItalia con tre anni di carcere duro allo Spielberge tredici anni di esilio, fino al 1859. Morto senzafigli, nominò suo erede il Comune di Milano, conl’obbligo di assegnare la sostanza a istituzioniaventi per finalità l’allevamento, l’educazione el’istruzione di bimbi orfani o derelitti. Il consigliocomunale promosse allora l’istituzione dell’Operapia Trolliet e ne affidò l’amministrazione allaCongregazione di Carità. L’Opera pia aveva unpatrimonio costituito da quasi 900.000 lire in titolidi rendita pubblica e dal fondo “la Cappuccina”,nel comune di Oleggio (Novara), comprendenteuna villa, un teatro e una filanda. L’eleganteresidenza di Oleggio, quando pervenne allaCongregazione di Carità, fu utilizzata come coloniaclimatica e sede per la villeggiatura estiva deigiovani ospiti dell’Istituto Derelitti e – durante ilsecondo conflitto mondiale – ne ospitò tempora-neamente la sede. Negli anni ’50, la villa venneutilizzata sempre meno, finché nel decenniosuccessivo l’edificio fu ceduto al Comune diOleggio, che lo adibì a sede provvisoria perl’orfanotrofio maschile, l’asilo e la scuola media. 47
    • 1902-1906 Sotto un nuovo tetto 61. Edifici e cortile del nuovo Istituto Derelitti verso via Mauro Macchi 62. Uno dei dormitori del nuovo Istituto Derelitti Quando venne fondato, nel 1902, l’Istituto Derelitti aveva sede ancora presso gli stabili di via San Vincenzo e di via San Rocco. Due edifici del tutto inadeguati per un istituto che non intendeva più offrire ai minori soltanto protezione, ma che si prefiggeva anche di favorirne l’educazione e lo sviluppo fisico e morale. Il numero degli assistiti era, peraltro, in costante crescita da oltre un decennio. Alla fine del 1905 ammontava a quasi 700 unità: 100 minori erano ospitati presso l’Isti- tuto, 545 presso famiglie (259 in Milano e 286 fuori città), 28 presso altre strutture di accoglienza. Grazie alle cospicue elargizioni pervenute dalla Cassa di Risparmio e da numerosi lasciti privati, fu finalmente possibile costruire un nuovo edificio, appositamente pensato per l’accoglienza dei fanciulli. I lavori iniziarono nel 1904 e furono portati a termine due anni dopo. La nuova sede, progettata dall’ingegner Emilio Usuelli, venne realizzata sull’area del podere Rizzarda e Rossa: circa 11.000 mq, tra le vie Palestrina, Macchi, Brianza e Settembrini (poi Venini), dove era collocato l’ingresso dell’edificio. Lo stabile era formato da due corpi di fabbrica, disposti su tre piani. Nel corpo principale erano collocati, da un lato, il reparto maschile e, dal- l’altro, quello femminile, al quale era annessa la sezione infantile. Tra i due reparti, nella parteAlcuni alunni della III B della Scuola Media dell’Istituto Gonzaga centrale dell’edificio, erano sistemati gli uffici edi Milano si sono occupati della ricostruzione dei diversi ambienti 63. Facciata della sede dell’Istituto Derelitti in via Settembrini le abitazioni degli impiegati. Il corpo di fabbricadel nuovo Istituto Derelitti, nonché dell’analisi di una pianta 71 (poi via Venini 15) inaugurata nel dicembre 1906 minore era invece adibito ad infermeria. Il fab-della città edita nel 1906 per focalizzare l’assetto urbanistico bricato disponeva inoltre di varie aule scolastiche,della Milano d’inizio secolo e la collocazione dell’Istituto. di ampi cortili e di una piccola chiesa. 48
    • La casa di via 23-12-1906 Settembrini apre le porte64-65. Il cardinale Andrea Carlo Ferrari e il sindaco Ettore Ponti intervengono all’inaugurazione della sede dell’Istituto Derelitti di via Settembrini il 23 dicembre 1906L’inaugurazione della nuova sede dell’IstitutoDerelitti, avvenuta il 23 dicembre 1906, ci è notadalle cronache di diversi giornali dell’epoca. Accoltidai membri del Consiglio della Congregazione diCarità, intervennero, tra le molte autorità, il sinda-co di Milano, Ettore Ponti, e l’arcivescovo, cardi-nale Andrea Carlo Ferrari, attento promotoredell’educazione della gioventù ed in particolaredell’infanzia abbandonata.La cerimonia, tenutasi nel salone del refettoriomaschile, per l’occasione abbellito dai preziosiritratti dei benefattori della Congregazione diCarità, fu commovente: dopo il canto di un innoda parte dei fanciulli, intervennero l’ingegnerCesare Nava, in rappresentanza del Consigliodella Congregazione, il direttore dell’Istituto, Lino 66. Invito della Congregazione di Carità perOrcese, e una giovane ricoverata. l’inaugurazione della sede dell’Istituto Derelitti di viaMolto apprezzato fu anche il discorso del sindaco, Settembrinila cui generosità si manifestò il giorno seguente,quando fece pervenire all’Istituto un dono indenaro per allietare il Natale dei piccoli ospiti. Gli alunni della III B della Scuola Media dell’Istituto Gonzaga di Milano, divisi in piccoli gruppi, hanno lavorato sui documenti e sugli articoli di giornale relativi all’inaugurazione del nuovo edificio nel 1906, anno in cui iniziava la sua attività anche l’Istituto Gonzaga. Successivamente hanno raccolto notizie sul sindaco di Milano Ettore Ponti e sull’arcivescovo di Milano cardinal Ferrari, presenti alla cerimonia; hanno ricostruito la pianta dell’edificio e la situazione urbanistica del quartiere nel 1906, hanno analizzato le presenze dei fanciulli nei primi anni di apertura dell’Istituto 49 Derelitti e le più frequenti malattie infantili dell’epoca.
    • 1900-1901 Un animo ribelle: Marina Battioli 69. Alcune bambine si dedicano al giardinaggio nel cortile della sede dell’Istituto Derelitti di via Settembrini Nei primi giorni del luglio 1900 la Congregazione di Carità accoglieva in Istituto la quindicenne Marina Battioli. In settembre la ragazza veniva affidata alla famiglia Aletti di Velate, che probabilmente se ne prese però scarsa cura. Al proprio ritorno in Istituto nei primi giorni di dicembre, Marina, infatti, risultava affetta da broncheolite, anemia e alveolite e si dovette sottoporre ad una cura a base di “acqua di catrame e arseniato di ferro con noce vomica”. Analizzando le notizie frammentarie conservate nel suo dossier personale, si ravvisa in Marina un carattere forte e ribelle, probabile causa della sua fuga definitiva dall’Istituto dopo poco più di un anno. 67-68. Documenti tratti dal fascicolo personale di Marina Battioli: scheda anagrafica compilata al momento dell’accettazione e certificato medicoLa classe IV AP dell’Istituto Tecnico Commerciale “LuigiSchiaparelli - Antonio Gramsci” si è interessata in particolarmodo alla figura della derelitta Marina Battioli e ha svolto –attraverso l’analisi di alcuni documenti conservati nell’archiviostorico della scuola – un’indagine sullo status delle studentessenel primo Novecento. 50
    • La vita spericolata 1902-1907 di Umberto Negroni70. I ragazzi si esercitano nelle attività marinaresche a bordo della navescuola “Redenzione”, istituzione fondata dal professor Nicolò Garaventaper il recupero dei minori disagiati (da C. Peirano, E. Garaventa Cazzulo,La nave scuola Garaventa. Una scuola di vita, De Ferrari, Genova2004, p. 70)Nel settembre 1902, all’età di 13 anni, Umbertoviene accolto presso l’Istituto. Le “cause delladerelizione”, come allora venivano definite, sonosinteticamente annotate nel suo fascicolo perso-nale: “padre in carcere e madre in Svizzera”. 71. Articolo del “Corriere della Sera”, del 2 aprile 1907, 72. Lettera di Nicolò Garaventa, fondatore e direttore della“Insofferente della disciplina d’istituto”, Umberto viene in cui viene raccontata un’impresa poco edificante di nave scuola “Redenzione”, a Lino Orcese, direttore dell’Istitutocollocato presso un allevatore, ma pochi giorni Umberto Negroni Derelitti, sul comportamento ribelle di Umberto Negronidopo fugge e torna in Istituto. Si decide allora ditrasferirlo, insieme ad un altro ragazzo difficile,Anacleto Venturini, sulla nave scuola “Redenzione”di Nicolò Garaventa, a Genova.Quello che avviene sulla nave ci è noto attraversoalcune lettere che il professor Garaventa scrive aldirettore dell’Istituto Derelitti di Milano, tra illuglio e il dicembre 1903. In sintesi, pochi giornidopo il suo arrivo sulla “Redenzione”, Negronidiventa l’ispiratore di un ammutinamento:“professore siamo alla rivolta”, gridano i “marinaretti”a Garaventa, “il nostro capo è Negroni”. Rientrata laribellione, Negroni continua però a ripetere “questaqui l’è minga aria per mì”. Così, alla prima occasione,si dà alla fuga. Ripreso, fugge nuovamente con il Per quanto tragica la figura di Umberto ha interessato e incuriosito diverse classi che hanno partecipato al progetto “A scuola disuo sodale Venturini. Alla fine di ottobre lo carità”: eccolo così protagonista assoluto di un romanzo storico,ritroviamo tra le mura dell’Istituto Derelitti, e il di un racconto breve, di un ipertesto e di una pièce teatrale. Alcunisuo comportamento ribelle non è mutato, visto studenti della IV F del Liceo Scientifico Statale “Elio Vittorini” di Milano hanno scritto una sceneggiatura dal titolo “Giovani ribelliche, nel volgere di pochi mesi, fornisce argomenti - Fuga dalla nave scuola”, testo-guida per uno spettacolo teatraleper riempire ben quattro pagine di “provvedimenti di cui saranno interpreti sia gli autori della sceneggiatura sia, adisciplinari”. Le sue tracce si perdono all’indomani turno, gli altri ragazzi della classe. Gli allievi della III G del Liceo Scientifico Statale “Luigi Cremona” di Milano hanno effettuato undel 2 aprile 1907, quando il “Corriere della Sera” percorso didattico sulla composizione del romanzo storico che hagli dedica un articolo intitolato: Nel mondo dei ladri portato la classe alla stesura del testo “Racconto dietro le sbarre”, elaborato sia in formato testuale che in formato iper-testuale. Un- L’acrobatismo di un ladro. piccolo gruppo della III B della Scuola Media dell’Istituto Gonzaga di Milano, infine, ha scritto un racconto in cui le vicende di Umberto 51 Negroni vengono contestualizzate nella Milano del primo Novecento.
    • Storie di tutti i giorni 73-74. I bambini ospiti dell’Istituto giocano in cortile durante la ricreazione, 1938 L’organizzazione e il funzionamento dell’Istituto Derelitti erano disciplinati in ogni aspetto. La stessa vita dei giovani ospiti era rigidamente regolamentata, dalla loro ammissione fino al momento della dimissione dall’Istituto, che poteva aver luogo per collocamento definitivo presso famiglie o altri istituti o per il raggiungimento della maggiore età. Dopo aver varcato il portone di via Settembrini i nuovi arrivati venivano lavati e, ai maschi, erano tagliati i capelli. L’Istituto forniva poi la biancheria, due divise invernali e due estive: una per casa e l’altra per il passeggio. L’alimentazione variava in base all’età dei fanciulli. Un trattamento particolare era concesso in occasione di alcune ricorrenze e ai fanciulli ammalati, i quali, fino alla completa guarigione, erano trasferiti presso l’infermeria. Le attività quotidiane, dalla levata mattutina alla ritirata serale nel dormitorio, erano scandite da rigidi orari e norme puntuali stabilivano le pratiche igieniche, alle quali i ragazzi dovevano attenersi. La disciplina imposta ai giovani ospiti era severa. Ne sono testimonianza i regolamenti e gli stessi prospetti delle punizioni, nei quali venivano annotati le mancanze compiute e i provvedimenti disciplinari inflitti. Le punizioni erano commisurateAlcuni ragazzi della IV F del Liceo Scientifico Statale alla gravità delle infrazioni. Generalmente non si“Elio Vittorini” di Milano, dopo aver analizzato i andava oltre la sospensione della ricreazione o deldocumenti che si riferiscono ai regolamentidell’Istituto Derelitti e alle condizioni di vita dei passeggio o la privazione, per qualche giorno, dellaragazzi a scuola e nel lavoro, hanno creato un frutta o di altri alimenti. Per mancanze di eccezionaleepistolario, in cui una derelitta scrive una serie di 75. Lettera immaginaria di una giovane ospite alla nonna redatta gravità si poteva tuttavia giungere fino all’ammo-lettere alla nonna e ad un’amica, delineando con dagli studenti della classe IV F del Liceo Scientifico Statale “Elio nizione straordinaria da parte del presidente della Vittorini” di Milano Congregazione di Carità o all’espulsione e all’affida-grande sensibilità i tratti di una giornata all’internodell’Istituto. Ne riportiamo una qui a fianco, a titolo mento ad un ente di educazione correzionale.di esempio. 52
    • Colazione, pranzo e cena76. Due piccoli ospiti dell’Istituto Derelitti posano per il fotografo 77. Tabella dietetica settimanale adottata il primo novembre 1920durante il pranzoI documenti presenti nell’archivio dell’Istituto Derelittitestimoniano che all’alimentazione dei fanciulli venivaprestata grande attenzione. Ricorrenti sono le tabelleche illustrano il “dietetico” (il programma settimanaledei pasti), differenziato in base all’età, per quantità etalora per qualità degli alimenti. Nel 1920, ad esempio,per colazione pane e latte venivano alternati a semolinoo polentina; a pranzo il riso compare quattro volte allasettimana, compresa la domenica, mentre la pastaveniva somministrata due volte e la zuppa una volta;il pranzo è completato da pesce o carne in scatola,formaggio o budino al cioccolato, frutta o marmellatao fritto dolce. La cena prevedeva sei volte alla settimanala carne, accompagnata da patate o legumi, mentre ilvenerdì erano previste uova sode e insalata. Soltantoi bambini fino ai sei anni mangiavano la merenda,costituita da pane e latte. Periodicamente, l’Istitutofaceva eseguire dal Laboratorio Municipale analisichimiche su alcuni generi alimentari, per controllareche i fornitori rispettassero gli accordi contrattuali. Illatte, ad esempio, doveva essere fornito intero, mentreil vino, che compariva normalmente nel “dietetico”,doveva avere una gradazione alcolica non inferiore a11. Nel maggio del 1909 si verificò un episodio diavvelenamento, causato dall’ingestione di tonno I documenti relativi al tema dell’alimentazione sonoavariato, che venne anche segnalato sui giornali stati analizzati dai ragazzi della II C della Scuoladell’epoca: in realtà si trattava di un fenomeno Media Statale “Dante Alighieri” di Olgiate Olona:abbastanza usuale, visto il largo consumo di pesce in divisi in piccoli gruppi, hanno raccolto informazioniscatola da parte delle classi più povere. In occasione preziose sulla dieta dei fanciulli, sui fornitori deidi feste o solennità era previsto un “vitto straordinario”: 78-79. Carte intestate delle fatture di due fornitori di pasta alimentare generi alimentari dell’Istituto Derelitti, sulle feste ina Natale e all’Epifania veniva distribuito il torrone, a uso nei primi decenni del Novecento, sullaFerragosto il cocomero, il dolce e l’aranciata il giorno produzione del latte, del vino, della pasta e del risodella Prima Comunione o della Cresima. e sulle difficoltà di approvvigionamento in tempo di 53 guerra.
    • Non di solo pane... 80. La “Casa dei bambini”, asilo interno all’Istituto, ispirato al metodo Montessori, aperto nel 1915 81. Frontespizio di uno dei testi della biblioteca interna dell’Istituto Derelitti (Edvige Salvi, I giovedì di Frugolino, Paolo Carrara, Milano 1893) Ancora prima della nascita dell’Istituto Derelitti, i minori ricoverati presso la Pia Casa d’Industria venivano istruiti “nel leggere, scrivere e nei primi principii d’aritmetica”. Dopo l’inaugurazione della sede di via Settembrini, fu aperta una scuola elementare interna per le prime classi maschili, mentre gli alunni delle ultime classi venivano iscritti a un istituto esterno. Per i derelitti impegnati nel lavoro furono orga- nizzati corsi festivi. Per gli ospiti più piccoli, nel 1915, fu inaugurata la “Casa dei bambini”, un asilo basato sul metodo Montessori che, con qualche interruzione, funzio- nò fino al secondo dopoguerra. L’istruzione delle fanciulle, dopo un primo periodo d’internato, fu affidata alla scuola comunale di via Benedetto Marcello. Le classi interne vennero chiuse definitivamente nell’anno scolastico 1934-1935 e gli ospiti in età scolare inviati alle scuole di viale Brianza. 82. Un gruppo di giovani studenti posa nel cortile dell’Istituto Nell’Istituto funzionava anche una biblioteca conAl tema dell’editoria all’inizio del Novecento si sono dedicati alcuni ragazzi testi “opportunamente scelti” allo scopo di “offrire aidella IV F del Liceo Scientifico Statale “Elio Vittorini” di Milano, scoprendo derelitti un utile passatempo ed insieme per aver modo diche nelle città di Firenze, Milano e Torino, negli anni Trenta del Novecento,il mondo della scuola rivolse un’attenzione crescente allo sviluppo conoscere le loro eventuali inclinazioni ed attitudini”.omogeneo e graduale del rapporto tra educazione e lettura; da qui derivòla nascita di un gran numero di librerie, biblioteche e centri tipograficiparticolarmente attenti all’educazione nell’infanzia e nell’adolescenza,secondo il motto dell’“istruire dilettando”: dall’analisi dei documenti relativialla biblioteca dell’Istituto è risultato che fra i libri più letti dai ragazzifiguravano Il giro del mondo in ottanta giorni e Il Dottor Oss di JulesVerne e Avventura di prateria di giungla e di mare di Emilio Salgari. 54
    • Ragazze intraprendenti83. Frontespizio della pagella di un’ospite dell’Istituto, alunna presso 84. Ragazze dell’Istituto impegnate in esercitazioni pratiche presso la Scuola Professionale Femminile di Niguardala Scuola Professionale Femminile della Società Umanitaria di MilanoFin dai primi anni del Novecento alcuni minoriospiti dell’Istituto Derelitti iniziarono a frequentarea titolo sperimentale i corsi professionali dellaSocietà Umanitaria e di altre scuole milanesi.Tra queste la Scuola Professionale Femminile diNiguarda, fondata da Aurelia Josz (nata a Firenzenel 1869 da una colta famiglia ebraica), fu la primaScuola Professionale Agraria Femminile.Inaugurata nel 1901 nell’Orfanotrofio della Stellaa Milano, nel 1905 venne dotata di sede autonomaa Niguarda.Grazie alle pagelle di due alunne che frequen-tavano, con soddisfacenti risultati, il primo e ilsecondo corso nel primo semestre dell’anno 1916-17, siamo informati sulle materie insegnate alleragazze.Il primo corso era basato sullo studio delle se-guenti discipline: agraria, zootecnica, apicoltura,igiene, chimica, pollicoltura, italiano, aritmetica,cucito, lavori casalinghi.Nel corso successivo alcuni insegnamenti eranosostituiti da lezioni di contabilità, bacologia, 85. Alcune ragazze ospiti dell’Istituto di Assistenza ai Minorenni (denominazione La classe III CLT dell’Istituto Tecnico Commercialefrutticoltura, orticoltura e lavori d’ago. Nello assunta nel 1945) svolgono i compiti sotto la sorveglianza di una suora “Luigi Schiaparelli - Antonio Gramsci” di Milano sistesso periodo, in particolare nell’anno scolastico è interessata soprattutto alla scuola durante il Ventennio fascista e – attingendo alla ricca1920-1921, l’Istituto Tecnico Commerciale “Luigi documentazione degli oltre cento anni di attivitàSchiaparelli” forniva, almeno sulla carta, un ampio formativa che l’Istituto conserva – ha confrontatoventaglio di materie scolastiche tra le quali risalta, le materie insegnate in diverse scuole milanesi. Alcuni studenti della IV F del Liceo Scientifico Stataleper originalità, l’insegnamento della lingua araba. “Elio Vittorini” di Milano hanno invece raccolto notizie sulla Scuola Pratica Femminile di Niguarda ed 55 analizzato le pagelle di due ospiti dell’Istituto Derelitti.
    • Scolari in camicia nera 86. Tamburini pronti ad esibirsi con le divise dell’Istituto, 1925 87. Il consolidamento del regime incide anche sull’abbigliamento dei fanciulli: camicia nera e gagliardetti vengono indossati durante le cerimonie ufficiali, 1930 Durante gli anni Venti la volontà di irregimen- tazione del fascismo si manifestò anche nell’am- bito educativo e scolastico. Nel 1926 venne istituita l’Opera Nazionale Balilla, una istituzione a carattere parascolastico, che inquadrava i maschi in “balilla” e “avanguardisti” e le femmine in “piccole italiane” e “giovani italiane”. La fascistizzazione dell’Istituto Derelitti ebbe inizio circa due anni dopo, con l’iscrizione di tutti gli scolari d’età superiore agli otto anni nella “Centuria derelitti”, dipendente dalla Coorte speciale della 162 a Legione Balilla. L’inqua- dramento dei giovani ospiti, una decina di anni più tardi, si estese anche ai più piccoli della “Sezione bambini”, che furono tesserati come “figli della lupa”. Negli stessi anni il Gran Consiglio del Fascismo approvò la “Carta della Scuola”, presentata dal ministro dell’Educazione Nazionale Giuseppe Bottai. Si trattava di una proposta di riforma complessiva del sistema scolastico impostato daAlcuni ragazzi della III CLT dell’Istituto Tecnico Commerciale “Luigi Schiaparelli - Antonio 88. Ospiti dell’Istituto impegnati in Giuseppe Gentile, ma rimase in gran parteGramsci” di Milano hanno rintracciato la relazione in cui il dirigente scolastico dichiarava, un’esercitazione ginnica durante una inattuata, anche a causa dello scoppio del secondoin tono propagandistico, l’adeguamento dell’Istituto alla “Carta della Scuola”. Il medesimo cerimonia ufficiale nel cortile della sedetono enfatico emerso dalla relazione caratterizzava anche la letteratura scolastica di via Settembrini, 1934 conflitto mondiale.dell’epoca. A questo tema si sono dedicati alcuni ragazzi del Liceo Scientifico Statale“Elio Vittorini” di Milano che hanno preso in considerazione un libro scolastico in uso nel1930: Il Balilla Vittorio di Roberto Forges Davanzati, un racconto didattico destinato alleclassi quinte elementari. L’attenta lettura del libro si è rivelata un ottimo strumento percapire l’atteggiamento nei confronti della collettività, del prossimo e della realtà circostanteche le scuole elementari insegnavano ai giovani Balilla e i valori morali che venivanoloro trasmessi: la famiglia, l’amicizia, il timore di Dio, l’amore per la Nazione, mentre 56l’Italia si preparava a un tragico destino.
    • Tutti al lavoro89. Regolamento per le famiglie affidatarie emanato dalla Congregazione 90-91. Ragazze al lavoro nei laboratori di tessitura allestiti all’interno dell’Istituto di Assistenza ai Minorenni, con finalitàdi Carità negli ultimi anni dell’Ottocento educative e produttiveNel corso dell’Ottocento, per molti decenni ilRicovero dei Derelitti venne a configurarsi comeun semplice “deposito”, dove i fanciulli eranoaccolti solo il tempo necessario per trovare unafamiglia affidataria. Per lo più si trattava di famigliedi contadini “mancanti di personale” che, incambio di una diaria, si impegnavano anche aprovvedere all’allevamento e all’educazione deifanciulli, secondo una specifica normativa pre-disposta dall’Ente assistenziale. Al principio delNovecento, con la fondazione dell’Istituto Derelitti,la Congregazione di Carità iniziò a farsi caricoanche dell’istruzione dei minori. Per apprendereun mestiere i giovani ricoverati erano iscritti ascuole professionali o collocati presso officineesterne. Quanti non avevano trovato un conve-niente collocamento venivano utilizzati percoadiuvare il personale addetto ai servizi internio erano occupati nelle officine attivate pressol’Istituto. Nel 1912 fu aperta una piccola sartoria,dove venivano eseguiti in economia numerosilavori che l’Istituto avrebbe altrimenti dovutocommissionare all’esterno. I filati prodotti pressoil laboratorio di maglieria, aperto nel 1932, eranoinvece realizzati prevalentemente su commissionedi ditte private. Metà dei guadagni che i giovanitraevano dalle loro attività erano trattenutidall’Istituto; dell’altra metà, parte veniva lasciataai minori per le piccole spese, parte era invece 92. Il laboratorio di sartoriaversata su un libretto di risparmio nominativo,che l’Istituto aveva attivato al fine di incoraggiarenei fanciulli la propensione al risparmio. 57
    • Finalmente ricreazione! 93. Volantino pubblicitario dell’illusionista Ambrogio Cavenago, protagonista 94. Intervista immaginaria al tifoso Giuseppe realizzata dagli studenti acclamato di spettacoli di prestidigitazione presso l’Istituto del Liceo Scientifico Statale “Elio Vittorini” di Milano La vita dei derelitti era rigorosamente scandita in ogni momento, compreso quello del tempo libero. La valenza formativa delle attività ricreative fu infatti sempre riconosciuta dagli amministratori, che ad esse riservarono una particolare cura, cercando anche, dove possibile, di soddisfare le richieste dei ragazzi. Erano previste premiazioni per gli ospiti più meritevoli, distribuzioni di doni in occasione di ricorrenze come il Natale e l’Epifania e l’orga- nizzazione di spettacoli teatrali e di magia sia all’interno dell’Istituto sia in locali esterni. Durante le uscite settimanali i giovani ospiti potevano inoltre dedicarsi a “giuochi propri alla loro età”, a condizione “che non fossero contrari ai buoni costumi”. Lo sport rappresentava un momento felice per tutti i ragazzi, che avevano la possibilità di praticarlo direttamente, ma anche di assistere a gare di campionato di calcio e di rugby. 95. Escursione in montagna 96. Giovane assistito indossa fiero la maglia di un gruppo di ragazzi, della squadra del cuoreAlcuni studenti del Liceo Scientifico Statale “Elio 1953Vittorini” hanno inventato il “Giornalino dell’IstitutoDerelitti”, in cui hanno pubblicato l’intervista quiriprodotta.Un personaggio di fantasia, l’ex-allievo Giuseppe,tifoso interista, racconta con molto entusiasmo lasua prima uscita allo Stadio Civico Arena perassistere alla partita della sua squadra del cuore.I ragazzi hanno poi approfondito il tema dello sportdurante il Ventennio. 58
    • Mala tempora! 1915-194597-98. Cerimonia d’inaugurazione della lapide commemorativa degli ex-ricoverati caduti durante il primo conflitto mondiale e relativo invitoLo scoppio della prima guerra mondiale ebbe riper-cussioni significative anche sulla vita dell’Istituto e deisuoi ospiti, alcuni dei quali furono richiamati alle armi.Ciò nonostante durante gli anni del conflitto il numerodei fanciulli superò costantemente quello dei postidisponibili, anche a causa di nuove categorie di ospiti,come i “figli dei richiamati” e i “minori profughi delleterre invase”, la cui permanenza si protrasse in alcunicasi, anche dopo il termine della guerra. Da allora ilnumero dei ricoverati tornò a diminuire, fino agli anniTrenta, quando, in concomitanza con la crisi economicainternazionale, si ebbe un nuovo sensibile aumento.In quegli anni, durante i quali la vita dell’Istituto eraormai rigidamente regolata dalle disposizioni delfascismo, il regime decise di celebrare la memoria diventicinque ex-ricoverati caduti nel corso della Grandeguerra, scoprendo, nel 1935, una lapide ornata di fasciolittorio nell’atrio dell’edificio di via Settembrini. Dueanni più tardi il ricovero assunse la nuova denomi-nazione di Istituto Fascista di Assistenza ai Minorenni(IFDAM), eliminando l’appellativo “derelitti”, che igiovani ospiti consideravano umiliante. Dal 1939, ladegenerazione della situazione politica internazionalee l’inizio della seconda guerra mondiale indussero gliamministratori alla realizzazione di una sede provvisoriapresso la colonia estiva di Oleggio, dove i ragazzi furonotrasferiti dall’anno scolastico 1942-1943, in conseguenzadei devastanti effetti dei bombardamenti su Milano.Lo sfollamento si protrasse fino al 1945, quando i 99. Ospiti dell’Istituto in divisa da fucilieri negli anni del fascismoricoverati poterono finalmente rientrare nella sedemilanese dell’Istituto, da allora denominato Istitutodi Assistenza ai Minorenni (IDAM). 59
    • 1964-1972 Arrivederci ragazzi!100. Facciata dell’Istituto di Assistenza ai Minorenni all’inizio degli anni Sessanta. Alla fine del 1964 la denominazione 101. Veduta attuale di via Venini, dove fino al 1968 sorgeva l’Istitutomuta in Istituto Ragazzi di Milano Derelitti, poi IDAM e infine Istituto Ragazzi di Milano Al principio degli anni Sessanta l’edificio di via Venini 15 era oramai inadeguato per le esigenze dell’Istituto Ragazzi di Milano (la nuova deno- minazione venne scelta dagli stessi minori nel 1964). Gli amministratori dell’Ente Comunale di Assistenza decisero allora di procedere alla realizzazione di una nuova sede. L’area prescelta, ampia e circondata dal verde, era situata tra i territori di Cinisello Balsamo e di Sesto San Giovanni. Il progetto prevedeva la costruzione di un vero e proprio villaggio dei ragazzi, con palazzine destinate all’alloggio degli ospiti – non più di 20-25 ciascuna – e altre adibite ai servizi: sala da pranzo, palestra, teatro, biblioteca; vi erano inoltre ampi spazi all’aperto attrezzati per lo sport e per il gioco. Non più dunque un grande edificio monoblocco, ma tante piccole strutture, dove la vita dei ragazzi avrebbe avuto una dimensione quasi familiare. Il progetto non venne però mai realizzato. Nel 1967 il Consiglio di Amministrazione dell’ECA decise infatti la cessazione dell’attività dell’Istituto e, l’anno seguente, procedette alla demolizione dello stabile di via Venini. Non si trattava tuttavia ancora del definitivo abbandono dell’attività assistenziale dell’Ente a favore dei minori. Mentre i pochi maschi rimasti furono collocati presso altri istituti, la sezione femminile venne trasferita a Meina (Novara), sul lago Maggiore, nella “villa delle Magnolie”, messa a disposizione dal professor Agostino Stocchetti.102. Progetto non realizzato per la nuova sede dell’Istituto in un terreno al confine tra i comuni di Sesto San Giovanni e L’esperienza della Colonia permanente di MeinaCinisello Balsamo ebbe termine nell’estate 1972. Le ultime 25 ospiti furono allora sistemate presso altri istituti o fecero ritorno in famiglia. 60
    • i frutti della caritàprotagonisti dell’assistenza a Milano 1738-1964
    • 1738-1805 I benefattori Alfonso Turconi 103. Quietanza per la contribuzione straordinaria di guerra versata da Alfonso 104. Giovanni Battista Bagutti, Ritratto di Alfonso Turconi, 1817 Turconi. Parigi, 26 settembre 1794 La famiglia Turconi, originaria di Como, aveva accumulato grandi ricchezze con il commercio di stoffe. Aveva poi acquistato estese proprietà anche nel Canton Ticino, tanto che uno dei due rami della famiglia prese dimora stabile nel territorio di Mendrisio. Alfonso fu l’ultimo dei conti Turconi a risiedere nel Canton Ticino. Cresciuto in ambiente milanese patrizio, fu pro- fondamente influenzato dal clima politico e culturale, ispirato dalle idee rivoluzionarie francesi, che si era sviluppato anche tra i giovani del suo censo. Viaggiò in tutta Europa scegliendo come patria elettiva proprio Parigi, affascinato dal fermento rivoluzionario, per il quale dimostrò apertamente la sua simpatia anche con generose sovvenzioni a diverse iniziative. Mantenne però i legami con il territorio svizzero e alla nascita della Repubblica Elvetica (1798) entrò a far parte della Commissione incaricataLa classe IV G del Liceo Scientifico Statale “Luigi Cremona” diMilano si è interessata ad Alfonso Turconi, nobile ticinese che, della redazione della nuova costituzione. Morìaffascinato dalle idee della rivoluzione francese, ne sostenne la senza discendenti a Parigi; le proprietà italiane,causa con importanti contribuzioni.Attraverso l’analisi dei documenti dell’Archivio dei Luoghi Pii tra cui il grande podere di Campalestro a VelezzoElemosinieri, gli studenti hanno messo in luce la personalità del Lomellina, furono donate ai Luoghi Pii Elemo-“cittadino” Turconi e, allo stesso tempo, hanno sottolineato espiegato alcune parole chiave della rivoluzione francese – così sinieri di Milano, mentre i beni svizzeri furonocome sono emerse dai documenti – individuandone origini esignificati d’uso dell’epoca. 105. Riconoscimento di dichiarazione di contributo patriottico dedicati alla fondazione di un ospedale perUn interessante lavoro di analisi è stato, poi, compiuto sul versato da Alfonso Turconi. Parigi, 23 luglio 1790 indigenti a Mendrisio.testamento. Ciò ha permesso di evidenziare la particolare perso-nalità del nobile, che promosse pensioni per vecchi e indigenti,sovvenzionò giornali liberali e lasciò gran parte del propriopatrimonio ai poveri beneficando sia i Luoghi Pii Elemosinieri di 64Milano sia la città di Mendrisio.
    • I benefattori 1778-1835 Francesco Teodoro Arese Lucini106. Giuseppe Sogni, Ritratto di Francesco Teodoro Arese Lucini, 107. Contrassegno del Protocollo della Commissione liquidatrice dei debiti per i beni1855 sequestrati ai rifugiati politici, 7 febbraio 1854Francesco Arese Lucini fu uno dei più noti pro-tagonisti dei movimenti antiasburgici della Lom-bardia, assieme ad altri patrizi milanesi, comeFederico Confalonieri. Discendente da una famigliadi antiche tradizioni civiche, Francesco si arruològiovanissimo nelle truppe francesi stanziate inItalia all’epoca della Repubblica Cisalpina.Fu poi a capo di un battaglione dell’esercito delRegno d’Italia napoleonico, distinguendosi innumerose campagne militari in tutta Europa. Nel1812, tornato a Milano per motivi di salute, vennechiamato dal vicerè Eugenio Beauharnais a farparte del Ministero della Guerra. Al ritorno degliaustriaci si ritirò dalla vita politica, dedicandosiad interessi letterari e artistici. Alcuni patrizimilanesi lo convinsero nel 1821 a partecipare ariunioni segrete per preparare la liberazione dellaLombardia dagli austriaci e la sua unione con ilPiemonte. La cospirazione fallì e Francesco Aresefu coinvolto nei processi di epurazione intentatidal Governo austriaco. Anche se il suo ruolo dicospiratore non fu completamente chiarito, eglivenne comunque condannato a morte. La con-danna fu poi tramutata in tre anni di carcere duronella fortezza dello Spielberg. Tornato a Milanonel 1826, si dedicò esclusivamente ai suoi interessiculturali fino alla morte, che sopraggiunse nel1835. Nel suo testamento beneficò numerosi enti 108. Registro di amministrazione dell’Opera Pia Birago 109. Francesco Hayez, Ritratto di Francesco Teodoro Areseassistenziali milanesi tra i quali l’Opera Pia Birago, fondata per il sostegno ai sacerdoti poveri, 1854 Lucini imprigionato nel carcere dello Spielberg, 1828, collezione privataamministrata dai Luoghi Pii Elemosinieri, che sidedicava al sostegno dei sacerdoti poveri. 65
    • 1777-1847 I benefattori Giacomo Mellerio110. Piano ortografico della facciata di Palazzo Carcano-Mellerio sul Naviglio interno di Milano, 1834 111. Giacomo Martinez, Ritratto di Giacomo Mellerio, 1851. Sullo sfondo un nobile decaduto riceve un sussidio; la beneficenza a nobili impoveriti era lo scopo del legato istituito da Giacomo Mellerio Figura di grandissimo rilievo nella Milano della prima metà dell’Ottocento, si accostò giovanissimo al movimento delle Amicizie cristiane, che sollecitava la carità verso i poveri e gli infermi e l’impegno civile dei suoi aderenti. Accorto amministratore, in età napoleonica e dopo il ritorno degli austriaci contribuì all’organizzazione del sistema assistenziale milanese, ricoprendo, in quell’ambito, ruoli di responsabilità. Nel 1810 venne infatti nominato membro del Direttorio elemosiniere, che sovrintendeva alla distribuzione dei sussidi ai poveri e, nel 1816, divenne presidente della Commissione centrale di beneficenza. Negli anni della Restaurazione svolse una brillante carriera politica, culminata nella designazione a Gran Cancelliere del Regno Lombardo-Veneto. Avversato dagli ambienti patriottici per la sua vicinanza alla corte di Vienna, si ritirò a vita privata nel 1819, per dedicarsi a iniziative filantropiche. Dotato di vasta cultura, fu in rapporti di amicizia con Alessandro Manzoni e Antonio Rosmini, che aiutò nella realizzazione dell’Istituto della Carità di Domodossola. Morì a Milano il 10 dicembre 1847. Nel suo testamento dispose cospicui legati in favore dell’Ospedale Maggiore e del Duomo di112. Facciata del Palazzo Carcano-Mellerio sul Naviglio interno di Milano, l’attuale via Francesco Sforza in una fotografia Milano. Istituì anche un legato di beneficenza ad’epoca. Lo stabile è oggi proprietà dell’Ospedale Maggiore (da G.C. Bascapè, I palazzi della vecchia Milano, Cisalpino, suo nome, nel 1866 passato in amministrazioneMilano 1986) alla Congregazione di Carità, che lo assunse con l’impegno di erogare sussidi a nobili decaduti. 66
    • I benefattori 1804-1870 Rosa Susani Carpi113. Pasquale Miglioretti, Ritratto in marmo a mezzo busto di RosaSusani Carpi, 1855. Si possono notare la ricercatezza dell’abito e degliaccessori, appositamente scelti dalla benefattrice per la posa del ritratto,realizzato mentre era in vitaBenefattrice, originaria di Mantova, sposò nel1823 il commerciante Felice Carpi, israelita comelei. Nel 1830 i coniugi si trasferirono a Milano,attratti come molti loro correligionari dallepotenzialità economiche della piazza ambrosianae dalla moderazione della legislazione antiebraica 114. Inventario dei libri 115. Lettera immaginaria di Rosadel Lombardo-Veneto. Qui Rosa divenne ben pre- della biblioteca di Rosa Susani Carpi, in cui la benefattricesto protagonista della vita culturale dell’epoca. Susani Carpi, con numerosi testi in lingua racconta alcuni episodi significativiDotata di raffinata cultura e proprietaria di una originale, 1° aprile 1871 della sua vita, che introduce all’ipertesto realizzato dai ragazzibiblioteca di respiro internazionale, fu anche del Liceo Scientifico Statale “Paoloun’attenta collezionista di opere d’arte contem- Frisi” di Monzaporanea, alcune delle quali sono entrate a farparte delle collezioni museali del Comune diMilano. Rimasta vedova nel 1854, ereditò unacospicua fortuna fondata su un ampio patrimoniofondiario ubicato nel Mantovano, che ella seppeamministrare con successo. Fra le proprietà si Si è occupata di questo personaggio la classe III Csegnala inoltre la sontuosa villa di Olate, nel del Liceo Scientifico Statale “Paolo Frisi” di Monza.Lecchese. Nominò i Luoghi Pii Elemosinieri suoi Basandosi sulla bibliografia esistente sul personaggio, sulla lettura attenta della tesi di laurea che Enricoeredi universali. Maria Riva ha dedicato alla figura di Rosa Susani Carpi e sull’analisi dei documenti d’archivio, i ragazzi hanno creato un ipertesto, il cui contenuto è qui presentato. Si tratta di una lettera scritta dalla Susani Carpi nella quale vengono descritte la sua vita, le 116. Abito di Rosa Susani sue abitudini e la sua abitazione. Di alcuni mobili Carpi, disegnato dai ragazzi che la adornavano sono stati inoltre realizzati del Liceo Scientifico Statale modellini in legno. I ragazzi hanno poi prodotto un “Paolo Frisi” di Monza filmato, ambientato nella villa di Olate, che ha per protagonisti Rosa Susani e l’editore Edoardo Sonzogno, che si incontrano per un’immaginaria intervista destinata al quotidiano “Il Secolo”. 67
    • 1808-1865 I benefattori Teresa Giorgi Oppizzoni Paceco117. Albero genealogico della famiglia Giorgi, sec. XIX 118. Contratto di matrimonio tra la marchesa Teresa 119. Giuseppe Landriani, Ritratto di Teresa Giorgi Oppizzoni Paceco, Giorgi e il conte Francesco Oppizzoni Paceco, 1866 29 novembre 1825 La contessa Teresa Giorgi, vedova del conte Fran- cesco Oppizzoni Paceco, era l’ultima rappresentante di due importanti dinastie lombarde. La famiglia di origine – Giorgi – era una delle più antiche casate del patriziato pavese risalente al XII secolo e anno- verava tra i suoi componenti condottieri, giurecon- sulti, ambasciatori e vescovi. Il casato Oppizzoni, a cui apparteneva il marito di Teresa, si fregiava dal 1681 del titolo comitale per concessione impe- riale e aveva legami parentali con i Paceco Roxas y Navarrete. I due figli nati dal matrimonio di Teresa Giorgi erano morti prematuramente e forse anche per questa ragione la contessa si era dedicata con particolare trasporto alla beneficenza. Nel 1856 aveva ricevuto dalla Regia intendenza di Voghera una menzione d’onore per il suo impegno attivo durante l’epidemia di colera esplosa nell’anno precedente; nel 1859 aveva donato un reddito di 3.000 lire austriache per il sostentamento dei poveri infermi delle parrocchie milanesi di San Francesco di Paola e di Santa Maria della Scala. Con testa- mento dell’11 febbraio 1860 la contessa Giorgi nominava eredi universali i Luoghi Pii Elemosinieri, stabilendo inoltre numerosi legati per i poveri delle parrocchie milanesi e per altri istituti assistenziali.120. Mappa e perizia per la sistemazione di un canale nei beni di Verrua Po di proprietà della famiglia Giorgi, che la benefattrice Oltre a capitali e mutui, il lascito comprendevalasciò in eredità ai Luoghi Pii Elemosinieri, 1714 case in Milano, beni in Pantigliate, in Pioltello e anche nella provincia pavese nel territorio di Verrua Po. 68
    • I benefattori 1816-1887 Giovanni Battista Polli121. Giuseppe Bertini, Ritratto di Giovanni Battista Polli, 1888. Il 122. Verso di una missiva indirizzata al segretario del Comitato di soccorso del Governobenefattore è ritratto nel suo studio di avvocato, nell’atto di redigere provvisorio di Lombardia, Giovanni Battista Polli, 20 aprile 1848il testamentoProveniente da una famiglia di commercianti, ilgiovane avvocato Giovanni Battista Polli fupraticante presso lo studio di Francesco Restelli,un legale milanese che ebbe un ruolo di particolarerilievo durante le Cinque giornate di Milano. Purnon partecipando direttamente all’insurrezione,Giovanni Battista Polli fu membro, in qualità disegretario, della Commissione straordinaria dibeneficenza per il soccorso delle famiglie poveredei caduti durante le Cinque giornate, mani-festando simpatia per il movimento antiaustriaco.Più deciso fu il suo impegno verso il mondo deipoveri e dei derelitti, testimoniato anche dallasua presenza tra gli avvocati che offrivano il loropatrocinio legale alle famiglie povere. L’impegnobenefico fu la sua attività principale a partire daglianni Settanta dell’800: abbandonò l’attività forenseed entrò a far parte di alcune delle principaliistituzioni assistenziali cittadine, a fianco dei piùprestigiosi nomi dell’aristocrazia milanese. Fuinfatti per undici anni membro della Commissionecentrale di beneficenza della Cassa di Risparmio,rappresentante della Provincia di Milano nellaCommissione amministratrice dell’OspedaleFatebenefratelli e componente del Consiglio deiriformatori per i giovani. A conclusione della suaesistenza dedicata all’impegno verso i più deboli, 123. Circolare della Commissione straordinaria per il soccorso 124. Giulio Rossi, Ritratto fotografico di Giovanni Battistanel 1886 volle destinare tutti i suoi beni alla delle famiglie dei caduti delle Cinque giornate di Milano, nella Polli, 1888Congregazione di Carità, con l’indicazione di quale Polli figura come segretario, 3 aprile 1848devolvere i suoi averi al Ricovero di Mendicità. 69
    • 1836-1920 I benefattori Edoardo Sonzogno125. Lo Stabilimento tipografico Sonzogno di Milano nel 1871 (da Storia illustrata di Milano, vol. III, Sellino, Milano 126. Ritratto fotografico di Edoardo Sonzogno (da Storia di Milano,1997) Treccani, vol. XVI) Discendente dalla famiglia proprietaria dell’omo- nima casa editrice e libraria sorta alla fine del XVIII secolo con un programma di divulgazione della cultura attraverso la pubblicazione di collane economiche, assunse la direzione dell’impresa nel 1861. All’indomani dell’Unità d’Italia riprese la pubblicazione del giornale umoristico “Lo Spirito Folletto” (1861), soppresso da Radetzki nel 1848, e fondò il quotidiano d’orientamento democratico “Il Secolo” (1866), che si proponeva come alternativa alla linea conservatrice propugnata dalle pagine de “La Perseveranza”. Nel 1874 istituì la Casa editrice musicale Sonzogno e diede avvio alla collana “La musica per tutti”, specializzata in edizioni musicali a basso costo. Allo scopo di incoraggiare il melo- dramma italiano, nel 1883 bandì il Primo Concorso Sonzogno, dedicato a operisti esordienti, che fu vinto da La fata del Nord di Guglielmo Zuelli, mentre la seconda edizione vide il trionfo di Cavalleria rusticana di Mascagni (1888). Con il medesimo intento sostenne le produzioni di Leoncavallo, Giordano e Cilea e, nel 1894, inaugurò il Teatro Lirico Nazionale di Milano, attraverso il quale fece conoscere anche i lavori di Strauss e del teatro francese. Nel 1884 promosse l’apertura degli Asili127-128. Frontespizio dell’album delle firme dei visitatori degli Asili Notturni (1884-1957) e pagina con la firma della Notturni Lorenzo e Teresa Sonzogno per il ricoveroscrittrice e poetessa Ada Negri dei senzatetto, fusi nell’ECA nel 1938 e passati in gestione al Comune di Milano nel 1978. Morì a Milano il 14 marzo 1920. 70
    • I benefattori 1864-1905 Pompeo Confalonieri129. Riccardo Galli, Ritratto di Pompeo Confalonieri, 1908 130. Banchetto al ristorante Savini dei soci dell’Automobile Club di Milano, tra i quali figura anche Pompeo Confalonieri (da Automobile Club di Milano. Novant’anni con la città 1903-1993, a cura di Paolo Montagna, Acinnova, Milano 1993)Appartenente a una facoltosa famiglia d’originebrianzola, proprietaria di una gioielleria in piazzaDuomo a Milano, Pompeo Confalonieri nonmanifestò mai interesse per l’attività avviata dalpadre.Di sentimenti liberali e anticlericali, si distinseper il suo anticonformismo e la sua mondanità.Frequentava assiduamente club e salotti privatie dedicava la maggior parte del suo tempo allapratica delle sue passioni: la caccia, l’equitazionee le corse automobilistiche, dividendosi fra Milano,dove condivideva un sontuoso appartamento inForo Bonaparte con la compagna, Giussia Caz-zavago, e Anzio, dove possedeva una casa di vil-leggiatura. Fu tra i fondatori della sezione milanesedell’Automobile Club Italiano.Morì il 24 maggio 1905, stroncato dal tifo a soliquarantuno anni.Con testamento redatto l’anno precedente, avevanominato sue eredi la madre, Luigia Manzoni, ela compagna Giussia. Aveva inoltre disposto chela restante parte del suo patrimonio fosse devolutain beneficenza a istituti prescelti dalla Cazzavagoe dal suo esecutore testamentario, Cesare Agrati,i quali, tra gli altri, decisero di beneficare 131. Elenco dei legati di beneficenza disposti con l’eredità di Pompeol’Ospedale Maggiore e la Congregazione di Carità Confalonieri, 1906di Milano, il Pio Albergo Trivulzio e la città diAnzio. 71
    • 1910-... Gli assistiti Massimiliano Altoè 132. Massimiliano a scuola, disegno dei ragazzi della Scuola Media Statale “Albert Bruce 133. Manifesto per l’arruolamento volontario nel Corpo reali equipaggi Sabin” di Redecesio di Segrate marittimi, 20 ottobre 1927 Nato il 23 marzo 1910, figlio di Giovanni e Caterina e presto rimasto orfano, risulta ospite dell’Istituto Derelitti dal 1919 al 1920. Dopo essere stato di- messo dall’Istituto, va a vivere presso una famiglia di agricoltori a Bettole di Cavenago, dove presta aiuto come contadino e domestico. All’età di 16 anni vorrebbe farsi sacerdote, ma poi cambia idea. Rimandato all’Istituto dalle persone alle quali era stato temporaneamente affidato (definite tecni- camente “allevatori”), nei primi mesi del 1928 fa domanda per arruolarsi volontario nel Corpo allievi cannonieri puntatori, ma non viene accet- tato perché sprovvisto dei titoli necessari. Nel settembre del 1928 si arruola nelle truppe colo- niali; l’Istituto gli dà 50 lire prelevate dal “fondo oblatori” (equivalenti a 36,13 euro). Dopo il congedo, il 25 aprile 1931 Massimiliano è alla ricerca di un lavoro e si rivolge al direttore dell’Istituto, Oreste Pagani. Circa due anni piùIl personaggio ha suscitato l’interesse degli alunni tardi, il 25 gennaio 1933, egli interpella nuo-della classe III L della Scuola Media Statale “Albert vamente il direttore per avere in prestito dall’Isti-Bruce Sabin” di Redecesio di Segrate. tuto la somma di 500 lire (equivalenti a 447,70I ragazzi, divisi in cinque gruppi, dopo aver analizzatoi documenti, hanno realizzato una breve biografia euro), allo scopo di sposarsi con una ragazza didel personaggio, hanno riassunto il regolamento nome Agnese. Il progetto matrimoniale non vadell’Istituto Derelitti e inoltre hanno prodotto una 134. Massimiliano in uniforme, disegno dei ragazzi della Scuola però a buon fine. A distanza di alcuni mesi,relazione sulla guerra in Libia. Media Statale “Albert Bruce Sabin” di Redecesio di SegrateInfine hanno riscritto, romanzandola, la vita di tuttavia, il denaro ricevuto non è ancora statoMassimiliano, immaginandolo ormai anziano alle restituito.prese con la notizia della chiusura dell’Istituto e nehanno illustrato i momenti salienti. 72
    • Gli assistiti 1793-1882 Antonio Gasparoni detto Gasparone135. Fotografia del famoso bandito Antonio Gasparoni, a lungo 136. Gasparone e gli altri briganti, disegno dei 137. Gasparone nella sua abitazione, disegno deiricoverato presso la Pia Casa di Abbiategrasso (da Paolo Mazzarello, ragazzi della Scuola Media Statale “Albert Bruce ragazzi della Scuola Media Statale “Albert BruceLa struttura nascosta. La vita di Camillo Golgi, Cisalpino, Milano Sabin” di Redecesio di Segrate Sabin” di Redecesio di Segrate1996)Durante i primi decenni dell’Ottocento Gasparonefu il brigante più celebre dello Stato della Chiesa.L’eco della sua fama non si era ancora spentaneppure nel 1871, quando fu rilasciato dalle carceripontificie, dopo oltre 45 anni di prigionia.Proprio per tale motivo le autorità decisero,cautelativamente, di “esiliarlo” nella Pia Casa diAbbiategrasso, insieme a un altro superstite dellabanda, Pietro Cipolla.Nell’Italia centromeridionale, il banditismo fu unfenomeno molto complesso, caratterizzatodall’interazione di fermenti sociali, religiosi epolitici; storici e studiosi concordano, infatti,riguardo alla varietà di motivazioni che nepermisero la diffusione e ne determinarono larecrudescenza dopo l’Unità d’Italia, con il pretestodel lealismo verso i sovrani spodestati. Le vicende del brigante Gasparone hanno interessato e incuriosito tre delle classi partecipanti al progetto “A scuola di carità”. Gli alunni della classe II L della Scuola Media Statale “Albert Bruce Sabin” di Redecesio di Segrate, traendo spunto da questo personaggio, hanno approfondito il tema del brigantaggio: hanno così potuto rintracciare il testo del giuramento dei briganti. Dopo aver ricostruito la vita del brigante, attraverso la lettura dei documenti presenti in archivio e dell’opuscolo Il masnadiero Antonio Gasparoni detto il principe dei Monti, memorie narrate da lui stesso a Gaetano Croce e pubblicate 138. Gasparone e l’Italia del tempo, disegno dei ragazzi della Scuola con note per cura di Felice Venosta, Barbini, Milano 1878, Media Statale “Albert Bruce Sabin” di Redecesio di Segrate hanno voluto illustrarne gli episodi più significativi. La vita di Gasparone è stata poi messa a confronto con alcuni avvenimenti del periodo e sono state segnalate le più importanti invenzioni dell’epoca. Ispirandosi alla ballata Vita, prigionia e morte del famigerato Brigante Gasparoni di G. 73 Camis, a loro volta ne hanno scritta una.
    • Intervista immaginaria a Gasparone 139. Fotografia del costume di Gasparone conservato presso il Museo Lombroso di Torino (da Giorgio Colombo, La scienza infelice, Bollati Boringhieri, Torino 2000)Gli alunni della classe III I della Scuola Media Statale “DinoBuzzati” di Milano hanno scritto un’intervista immaginariaal brigante Gasparone, usando come fonte le Memorie diGasparoni redatte da Pietro Masi e i documenti conservatipresso l’Archivio dei Luoghi Pii Elemosinieri.Con una ricerca in Internet hanno scoperto l’esistenzadell’operetta Gasparone del compositore viennese CarlMillöcker. Ambientata in Sicilia, ha per protagonista il conteErminio, un nobile che combatte la corruzione locale e 140. Intervista immaginaria al bandito Gasparone con immagini tratte dal libro di Pietro Masi, Memorie di Gasparoni: tradotte, dalricorre a tutti gli stratagemmi, fingendosi il temuto bandito manoscritto originale, da un ufficiale dello S.M. della Divisione francese a Roma, traduzione dal francese di Emma Nasti, Parenti,Gasparone, per scoprire gli imbrogli del corrotto podestà Firenze 1959ed evitare che la bella contessa Carlotta, presunta ereditiera,sposi il figlio di questi. 74
    • Gasparone tra scienza, musica e letteratura141. Il cranio del bandito Gasparone, che Cesare Lombroso potè 142. Ritratto di Gasparone, disegno dei ragazzi della Scuola 143. Copertina del libro di F. Bulletti estudiare grazie a Camillo Golgi, che si adoperò per farglielo pervenire Media Statale “Gian Alberto Bossi” di Busto Arsizio R. Caporali, Il brigante Gasparone, Giunti(da Giorgio Colombo, La scienza infelice, Bollati Boringhieri, Marzocco, Firenze 1987Torino 2000)Di Antonio Gasparoni si sono occupati moltiscrittori, i più famosi dei quali sono senza dubbioStendhal, Alexandre Dumas padre, Massimod’Azeglio. Fra tanti letterati, romanzieri e memo-rialisti, spicca però l’interesse suscitato dal bri-gante in uno studioso di tutt’altra formazione. Ilcelebre antropologo Cesare Lombroso, infatti, inun suo testo si dice fortunato per aver avuto indono la fotografia e il cranio del famoso briganteGasparone, proponendone uno studio dettagliatodelle misure e caratteristiche, secondo i suoi cri-teri e le sue teorie. Al termine del suo lavoroconclude: “si tratterebbe dunque di una doligocefaliaesagerata con oxicefalia e con submicrocefalia frontale, laquale, se s’accorda molto bene con le abitudini feroci, di cuiè carattere così frequente, non giova certo a darci ragionedella grande sua intelligenza, tanto più anche che la capacitàcranica cmc. 1.450, non era straordinaria, anzi di pocoinferiore alla comune, specie trattandosi di un uomo alto Autori di una ricca e ben documentata biografia sul brigante Gasparone sono stati gli alunni della III A della1,80 […] Forse quella sua fu, più che grande intelligenza, Scuola Media Statale “Gian Alberto Bossi” di Bustogrande astuzia, la quale spesso è in antagonismo col genio Arsizio. I ragazzi hanno potuto realizzare la biografia,e colla continuata attività psichica. Infatti l’avversione al divisa in più capitoli e corredata di una ricca appendice, grazie anche alla disponibilità di esperti, archivisti elavoro egli l’ebbe fino alla estrema vecchiaia”. bibliotecari da loro contattati direttamente. I ragazzi si sono così procurati il libro Il brigante Gasparone, un testo per bambini scritto ed illustrato da Franco Bulletti 144. Fotografia dell’esecuzione semiscenica dell’operetta Gasparone ed edito nel 1987 da Giunti Marzocco. Fra il materiale di Carl Millöcker, Trieste 2005 reperito si segnalano le fotografie della prima ese- cuzione semiscenica italiana in tempi moderni dell’ope- retta Gasparone di Millöcker, rappresentata a Trieste nell’agosto del 2005 e che ha visto impegnato nel ruolo 75 di narratore Elio Pandolfi.
    • 1795-1867 Gli amministratori Michele Barozzi 145. Diploma di medaglia d’oro dell’Istituto Lombardo di Scienze, Lettere e Arti 146. Elenco delle ditte premiate con medaglia d’argento assegnato alla Pia Casa d’Industria nel 1845 in occasione dell’onomastico dell’imperatore Ferdinando I nel 1843, in cui figurano le Pie case d’industria e di ricovero Fu direttore per venticinque anni delle Pie Case d’Industria di San Marco e di San Vincenzo (1834 - 1859), che davano lavoro a poveri disoc- cupati, riuscendo a farle diventare un modello nella produzione di filati e tessuti anche per le industrie private. Con lui i manufatti delle Pie case ottennero i primi riconoscimenti ufficiali – tra cui una medaglia d’argento e un diploma con medaglia d’oro nella ricorrenza dell’onomastico dell’imperatore Ferdinando I (30 maggio 1843 e 1845) – e furono inviati a prestigiose manifestazioni come l’Espo- sizione generale austriaca degli oggetti d’industria (1845). Michele Barozzi fu anche il principale artefice della nascita dell’Istituto dei Ciechi (1839), la cui prima sede fu stabilita proprio nei locali della Pia Casa di San Vincenzo. Sotto la sua guida l’Istituto riuscì presto ad affer- marsi come uno dei più accreditati a livello europeo, ottenendo anche una medaglia d’oro con catena dall’imperatore nel 1846. Fra i meriti di Barozzi ricordiamo, infine, il contributo dato alla fondazione del Pio Istituto147. Francesco De Magistris, Allegoria della fondazione dell’Istituto dei ciechi. Ritratto di Michele Barozzi con, ai lati, i primi per i Sordomuti Poveri di Campagna, con l’aperturaospiti dell’Istituto, Giuseppe Fabbrica e Antonietta Banfi, 1843 ca. (Milano, Istituto dei Ciechi) della “Colonia agricola dei sordo-muti” presso la Pia Casa di San Vincenzo. Morì di colera il 24 agosto 1867. 76
    • Gli amministratori 1844-1926 Camillo Golgi148. Ritratto di Camillo Golgi nel suo studio presso l’Università di 149. Montaggio fotografico realizzato dalla classe III G del LiceoPavia, dove tenne le cattedre di Istologia e di Patologia generale Scientifico Statale “Luigi Cremona” di Milano. Figura un ritratto fotografico di Golgi nel periodo in cui era primario presso la Pia Casa di Abbiategrasso e, sullo sfondo, la medulla spinalis vista al microscopio 150. Camillo Golgi, Vita di un Nobel. Biografia romanzata redatta dalla classe III G del Liceo Scientifico Statale “Luigi Cremona” di Milano La figura di Camillo Golgi – medico primario della Pia Casa degli Incurabili di Abbiategrasso e in seguito professore d’istologia e di patologia generale presso l’Università di Pavia – è stata approfondita dalla classe III G del Liceo Scientifico Statale “Luigi Cremona” di Milano. Partendo dall’analisi e dalla trascrizione dei documenti conservati presso l’Archivio dei Luoghi Pii Elemosinieri, la classe si è soffermata su diversi aspetti della vita e del lavoro del grande scienziato, Nobel per la medicina nel 1906. Affascinante è stato il confronto tra lo strumentario di laboratorio usato da Golgi e quello odierno, così come il parallelo tra i suoi principali esperimenti e le malattie da lui studiate e le conoscenze odierne. Un intrigante racconto retrospettivo – che significativamente prende avvio dall’affidamento dell’incarico di medico alla Pia Casa di Abbiategrasso – dà voce all’ormai anziano Golgi negli attimi precedenti la chiamata sul palco del Teatro Reale di Stoccolma.151. Nomina a medico chirurgo primario presso la Pia Casa degli 152. Golgi segnala alla direzione della Pia Casa alcuni casi Di sicuro interesse è anche la documentazione indivi-Incurabili di Abbiategrasso, 23 marzo 1872 di scabbia verificatisi tra gli ospiti dell’Istituto ed espone i duata dalla classe che mostra il modesto rilievo provvedimenti presi per farvi fronte, 15 settembre 1872 assegnato dalla stampa dell’epoca al Nobel vinto da Golgi, ancor più evidente se paragonato alla vasta eco suscitata dal Nobel per la letteratura ottenuto contem- 77 poraneamente da Giosuè Carducci.
    • 1853-1931 Gli amministratori Emanuele Greppi153. Il salone del Piermarini nel palazzo Greppi di via S. Antonio (G.C. Bascapè, I palazzi della vecchia Milano, 154. Giuseppe Amisani, Ritratto di Emanuele Greppi, 1934Cisalpino, Milano 1986) Discendente di Antonio Greppi (1722-1799), potente appaltatore della Ferma generale dello Stato di Milano, insignito del titolo comitale dall’imperatrice Maria Teresa d’Austria, Emanuele Greppi sposò Beatrice Barbiano di Belgioioso d’Este, dalla quale non ebbe figli. Con lui si estinse dunque il ramo primogenito della nobile casata originaria della Val Seriana. Laureato in legge, Emanuele Greppi si dedicò all’amministrazione dei beni di famiglia, alla carriera politica e agli studi storici. A Milano, dove risiedeva, fu più volte consigliere comunale e assessore e infine fu sindaco della città dal 1911 al 1913. Eletto in parlamento per tre legislature, nel 1913 venne nominato senatore del regno. Egli fu inoltre presidente di alcuni importanti enti benefici cittadini: il Consiglio degli Orfanotrofi, l’Opera Bonomelli e, dal 1924 al 1928, la Con- gregazione di Carità. Alla sua morte Emanuele Greppi legò alla Con- gregazione metà della quota a lui spettante del podere Guzzafame, situato in Porta Vigentina, del ragguardevole valore di 557.000 lire. In segno di riconoscenza il Consiglio dell’istituzione assi-155-156. Decreto prefettizio 21 febbraio 1933 con cui si autorizza la Congregazione di Carità ad accettare il legato Greppi stenziale milanese commissionò al pittoree successiva comunicazione della Congregazione di Carità all’amministrazione di casa Greppi Giuseppe Amisani un ritratto, che fu inserito nella galleria dei benefattori dell’Ente. 78
    • Gli amministratori 1888-1961 Carlo Tagliabue157. Ritratto fotografico di Carlo Tagliabue (Abbiategrasso, Archivio 158. Lavori in risaia (Abbiategrasso, Archivio famiglia Tagliabue)famiglia Tagliabue)Carlo Tagliabue nacque nel 1888 in una famiglia diagricoltori, che risiedeva presso la cascina La Fiorentinadi Morimondo (Pavia). Diplomatosi ragioniere, poco piùche ventenne iniziò a lavorare presso la Pia Casa diAbbiategrasso, dove rimase fino al 1946, salendo rapida-mente i gradini della carriera amministrativa, fino adiventare direttore, nel 1923. Durante il periodo più cheventennale della sua direzione egli diede un ulterioreimpulso all’attività lavorativa dei ricoverati, valorizzandole attitudini di ciascuno: “se uno non si sente utile, si lasciamorire” era una delle sue massime preferite. Grazie allavoro dei ricoverati, inoltre, la Pia Casa raggiunse lapressoché totale autonomia economica. Accanto alleoccupazioni tradizionali alle quali erano addetti gli ospiti“abili” al lavoro (produzione di cartonaggi e di stuz-zicadenti, tessitura, sartoria e calzoleria), vennero alloraad aggiungersi quelle legate all’azienda agricoladell’Istituto, presso i poderi Pulice, Pellizzera e l’ortagliadell’Annunciata. A questo proposito si rivelaronoestremamente preziose le conoscenze agronomiche cheTagliabue aveva acquisito durante la giovinezza trascorsain cascina. Dall’allevamento di bovini, sceltissimi, siotteneva latte che serviva sia al consumo internodell’Istituto sia alla vendita. Per la prima volta in zonavenne inoltre sperimentata una tecnica innovativa dicoltura del riso e si introdusse la piscicoltura in risaia.Al nome di Tagliabue è legato anche un episodio digrande umanità: il salvataggio dalle persecuzioniantiebraiche di una trentina di donne, che egli fecenascondere fra gli ospiti della Pia Casa durante l’ultimoanno della seconda guerra mondiale. La figura emble-matica di Carlo Tagliabue è stata di recente rievocata 159. Nomina di Carlo Tagliabue a direttore della Pia Casa di 160. Fornitura di alcune carpe per gli esperimenti diattraverso le testimonianze orali di chi ebbe la ventura Abbiategrasso, 23 novembre 1923 carpicoltura in risaia, 26 marzo 1922di conoscerlo, raccolte per iniziativa dell’ASP “Golgi-Redaelli” nel volume Mai soli. Voci e testimonianze dagli IstitutiGeriatrici di Milano, Vimodrone e Abbiategrasso (Milano 2006). 79
    • 1892-1964 Gli amministratori Ezio Vigorelli161. Spartito di un valzer da concerto dedicato 162. Marca da bollo commemorativa di Alfredo 163. Ezio Vigorelli in visita nella mensa dell’Istituto di Assistenza aia Vigorelli da Francesco Di Gloria, 1954 (Fofi) e Bruno Vigorelli, partigiani caduti in Minorenni Val d’Ossola il 20 e 22 giugno 1944 Dopo aver combattuto come volontario durante la prima guerra mondiale, dove riportò un’inva- lidità permanente, Ezio Vigorelli intraprese la carriera forense, diventando uno dei più affermati avvocati civilisti di Milano. Di idee socialiste, assunse il patrocinio degli operai processati per l’occupazione delle fabbriche milanesi e, nel 1922, venne eletto in Consiglio Comunale, con un nume- ro di preferenze di poco inferiore a quelle riportate dai maggiori esponenti del socialismo milanese, Turati e Caldara. Con l’affermazione del fascismo, Ezio Vigorelli fu vittima di persecuzioni e violenze, venne estromesso dal consiglio comunale e subì ripetuti arresti. Nel 1943 riparò in Svizzera, dove fu tra i promotori dell’insurrezione partigiana in Val d’Ossola, durante la quale caddero combat- tendo i suoi due figli, Bruno e Alfredo (detto Fofi). Dopo la liberazione, il Comitato di Liberazione Nazionale (CLN) lo nominò commissario straor- dinario dell’ECA di Milano, di cui divenne poi presidente. Mantenne l’incarico fino al 1957, dando una forte connotazione personale all’attività dell’Ente. Tornato a far parte del Consiglio Comu- nale di Milano, nel 1946 fu eletto nell’Assemblea Costituente e, due anni dopo, divenne parlamen- tare nelle file del Partito socialista liberale italiano (PSLI). In seguito fu sottosegretario al Tesoro, presidente della Commissione parlamentare164. Nomina di Ezio Vigorelli a commissario straordinario dell’ECA da parte del CLN della Lombardia, 17 maggio 1945 d’inchiesta sulla miseria e ministro del Lavoro e della Previdenza. Fu inoltre il primo presidente della Metropolitana Milanese. 80
    • L’Officina dello storico
    • L’Officina dello storico165. Alcuni momenti delle attività del Laboratorio presso Palazzo Archinto, sede dellASP "Golgi-Redaelli": visita alla Quadreria e ai depositi dell’ArchivioL’approccio diretto alle fonti archivistiche sperimentato storia d’Italianei due anni di attività del Laboratorio A scuola di carità ha 1. Aspetti del processo di unificazione nazionalesuscitato il vivo interesse di insegnanti e studenti per la a partire dalla corrispondenza inedita delnovità e l’unicità del metodo didattico. Su questa capitano garibaldino Francesco Lavarello conconsapevolezza si è basata la decisione di rendere il fondatore della Società Umanitaria, Prosperopermanente e più ricca la nostra offerta formativa, creando Moisè Loriail Laboratorio di ricerca storica e di didattica delle fontidocumentarie, artistiche e del territorio denominato L’Officina storia dell’artedello storico. 2. Inventare un personaggio. I benefattoriLa nuova struttura, che ha incontrato il convinto sostegno attraverso le arti visive: analisi, riflessioni edell’Ufficio Scolastico Regionale, è il frutto della creatività a partire dalla galleria dei ritratticollaborazione tra l’Azienda di Servizi alla Persona “Golgi- commemorativi dei benefattori dell’EnteRedaelli”, l’Istituto Regionale di Ricerca Educativa (oraAgenzia Nazionale per lo Sviluppo dell’Autonomia Scolastica vicende storiche del territorio ruraleex IRRE Lombardia) e l’associazione Insegnamento e Ricerca 3. La memoria del paesaggio agrario nelle carteInterdisciplinare di Storia (IRIS). Grazie a questi nuovi d’archivio: la lettura del territorio attraverso laapporti il laboratorio ha rafforzato la componente formativa documentazione storica e i materialirivolta agli insegnanti attraverso incontri seminariali che iconografici prodotti per la gestione delcoinvolgono esperienze disciplinari diverse. patrimonio ruraleL’Officina dello storico presenta un’ampia scelta tematica cheattinge a molteplici tipologie di fonti conoscitive, storia della cultura socialerintracciabili non solo nelle carte d’archivio dei Luoghi Pii 4. Le condizioni di vita dei minorenni disagiati aElemosinieri e nella bibliografia, ma anche nei documenti Milano tra Otto e Novecento a partirestorico-artistici e nei beni architettonici e del paesaggio, dall’archivio dell’Istituto Derelittisenza trascurare le testimonianze orali. Utilizzando chiavi 5. Percorsi di vita tra Sette e Novecento: studiodi lettura interdisciplinari, i percorsi didattici proposti biografico di un nucleo selezionato dinell’anno scolastico 2006-2007 approfondiscono aspetti personaggi significativi legati alla storiadella storia della cultura sociale, della storia dell’arte e dell’Ente (benefattori, amministratori, assistiti,delle vicende del territorio, secondo la seguente articolazione: personale medico)
    • Un marinaio al servizio di Garibaldi La corrispondenza tra Francesco Lavarello e Prospero Moisè Loria166. G.B. Ganzini, Ritratto fotografico di Prospero Moisè Loria, 167. Muller, Ritratto fotografico del 168. Brevetto militare del capitano Francesco Lavarello, protagonista della spedizionefondatore della Società Umanitaria di Milano (Milano, Società generale Giuseppe Garibaldi convalescente dei MilleUmanitaria) a Pisa nell’Albergo delle tre Donzelle, dopo essere stato ferito all’Aspromonte nel 1862 (Genova, Archivio fotografico“Il capitano Francesco Lavarello se va degnamente annoverato Rebora)fra i più sinceri, strenui e disinteressati campioni dellanazionale indipendenza, debb’esserlo anche, purtroppo, frai più sventurati tra essi.” Viene così presentata daProspero Moisè Loria (1814-1892), il facoltosomercante e illuminato filantropo, fondatore dellaSocietà Umanitaria di Milano, amico leale eaffezionato, la triste vicenda del garibaldino livor-nese Francesco Lavarello (1814-1881). Il capitanomercantile di lungo corso, “dopo le più delicate e perigliosemissioni da esso con rara intelligenza e con zelo insuperabilefelicemente compiute per la riconquista delle provinciemeridionali, si ritirava tutto modesto al domestico tetto conun ben triste fardello, e cioè: con una ferita ad una gambariportata nell’eroico sbarco alla punta del Faro di Messinadell’artiglieria del Veloce, consegnata al Generale Garibaldiin Palermo” e “col non pingue suo peculio assottigliato daimolti sacrifici fatti per la causa nazionale oltre ad essersimantenuto sempre del proprio”.Il carteggio tra i due amici Loria e Lavarello (1863-1873) è conservato presso l’Archivio dei Luoghi PiiElemosinieri insieme ai registri di gestione delpatrimonio di Loria, amministrato, dopo la suamorte, dalla Congregazione di Carità di Milanonegli anni immediatamente precedenti allafondazione dell’Umanitaria. Il dialogo epistolaretra due personaggi così diversi offre un interessante 169. Alcune lettere tratte dalscorcio della società italiana dopo l’unità nazionale, carteggio intercorso tra il capitanooltre che numerosi spunti per approfondire le garibaldino Francesco Lavarello e lamico e sostenitore Prosperovicende risorgimentali e il contesto socio-culturale Moisè Loria tra il 1872 e il 1873che vide nascere e svilupparsi l’attività della SocietàUmanitaria a Milano. 85
    • Inventare un personaggio I benefattori attraverso le arti visive 170. Achille Ferrario, Ritratto fotografico 171. Enrico Crespi, Ritratto di Faustina Foglieni 172. Pauline Martin, Ritratto di Faustina Foglieni Brocca, 1875 di Faustina Foglieni Brocca, 1880 circa Brocca, 1893 (Milano, Fondazione Ospedale Maggiore Policlinico Mangiagalli e Regina Elena) “Non sono più nel fiore della gioventù come Ella ben sa. Alla mia età, le passioni, e le più liete speranze hanno dovuto cedere il posto alla fredda riflessione. Le abitudini della vita, contratte in un lungo corso di anni, non si possono più deporre per assumerne altre quand’anche più piacevoli”. Con queste parole disincantate, il primo giugno 1873 Faustina Foglieni (1818-1892) valutava la proposta di matrimonio rivoltale dal possidente Fortunato Brocca, in seguito accettata. Di questa generosa benefattrice l’ASP “Golgi-Redaelli” con- serva molteplici documenti riguardanti gli aspetti pubblici e privati della biografia, il ritratto gratu- latorio a olio su tela realizzato dal pittore Enrico Crespi e alcune immagini fotografiche scattate dallo Studio Achille Ferrario di Milano. Dalla ricomposizione del profilo di Faustina Foglieni Brocca, attraverso una mappa di informazioni dirette e inferenziali, si può giungere anche alla stesura di un testo storiografico. I ritratti dei benefattori offrono molteplici spunti: oltre a una lettura in chiave iconografica del genere pittorico del ritratto, permettono di osservare lo sviluppo delle arti in Lombardia tra il XVII e il XX secolo, ma anche di svolgere una riflessione sul senso della beneficenza e del suo riscontro sociale nel passato e nel presente. Con uno sbocco interdisciplinare verso l’educazione civica, il173. Minuta di una lettera di Faustina Foglieni, Milano 1 giugno 1873 confronto consapevole tra presente e passato può permettere di cogliere le trasformazioni e le permanenze sia del tema in sé, sia della mentalità, del costume, della società. 86
    • La memoria del paesaggio agrario nella documentazione del podere dell’Archetto presso Villapizzone174. Localizzazione della zona di Villapizzone, come appare nella Pianta 175. Cartiglio e rilievo del podere Ponte dell’Archetto nel territorio di Villapizzone tratti da una mappa del 1769della città di Milano disegnata da Antonio Bossi intorno alla metàdell’Ottocento (Milano, Civica Raccolta delle Stampe “Achille Bertarelli”,tutti i diritti riservati)“Con sommo mio dispiacere devo avvertire codesta Amministrazioneche sgraziatamente questa mattina verso le ore undici venned’alcuni malviventi appiccato il fuoco a tutta la parte di caseggiatoverso tramontana della Cassina detta dell’Archetto nel Comunedi Villapizzone”, scriveva l’11 luglio 1848 il tecnico GiovanniCastiglioni, accorso sul luogo del misfatto per verificarei danni provocati da un incendio, presumibilmentedoloso, scoppiato presso uno dei numerosi poderiamministrati dai Luoghi Pii Elemosinieri. Interamentebruciati, “senza però perdita di alcun individuo né bestiame,eccettuato qualche pollame”, la stalla grande con il fienilee il porticato furono ricostruiti di lì a poco, come illustrail progetto dell’ingegnere Lorenzo Carmagnola, rimastoper vent’anni al servizio presso l’Ufficio tecnico dell’Ente.La ricchissima documentazione storica consente diripercorrere le vicende dei diversi poderi, sparsi per lopiù nel territorio della bassa pianura milanese,mettendo in luce le strategie che ne ressero la gestioneagricola ed economica. Le relazioni sullo stato deiterreni e delle colture, così come la descrizione degli 177. Frontespizio dello “stato diinterventi di manutenzione degli edifici colonici e della consegna” del podere Ponte dell’Archettorete irrigua, restituiscono l’immagine di un paesaggio agli affittuari Brambilla, 1852rurale che ha subìto nel tempo profonde trasformazioni.Ad offrire uno spaccato delle consuetudini che scan-divano la vita agricola in cascina sono poi gli stessicontratti d’affitto o gli atti relativi allo “stato di consegna”e di “riconsegna” dei beni locati, fino alla documentazionein merito all’assistenza sanitaria nel caso di epidemie. 176. “Tipo dimostrante la nuova stalla con Portico […] da sostituirsiIl confronto tra le diverse rappresentazioni che emer- ad altro corrispondente fabbricato distrutto dall’Incendio nel 1848”,gono dalla lettura dei documenti e l’assetto attuale di progetto dell’ingegnere Lorenzo Carmagnolauna porzione di territorio ormai inglobata dall’espan-sione urbana permette di riflettere sulle trasformazionidel paesaggio e, più in generale, sull’identità culturaledei luoghi tramandata dalla memoria storica locale. 87
    • Minori ed educatori a Milano tra Otto e Novecento L’Istituto Derelitti 178. Cartolina postale inviata allo zio da Umberto Negroni, ospite dell’Istituto Derelitti 179. Ritratto fotografico di un piccolo ospite in divisa, 1920 circa tra il 1902 e il 1904 “Caro zio è da molto tempo che non ti scrivo ora ti scrivo e ti fo sapere che mi trovo al Istituto Derelitti e mi trovo contento che imparo il mio mestiere e verrò fuori istruito”. Da una lettera del quindicenne Umberto Negroni, ospite dell’Istituto dal 1902 al 1904. “Come cercò di destare [l’insegnante] nell’animo degli scolari l’amore alle buone letture? Leggendo in classe brani piacevoli, mettendo a disposizione degli alunni una raccolta di volumetti educativi ed invitando l’Istituto ad aprire la bibliotechina che, discreta per ora, andrà arricchendosi, avendo la Congregazione di Carità elargito appositamente un centinaio di lire”. Dalla relazione di fine anno scolastico 1902-1903 del maestro Giuseppe Scaglioni. L’Istituto Derelitti fu fondato con lo scopo di assistere i minori privi di genitori o con famiglie in condizioni di grave disagio. L’istituzione benefica si proponeva di fornire ai suoi ospiti oltre al ricovero materiale anche un’adeguata istruzione di base e una concreta possibilità di riscatto sociale, mediante l’apprendimento di un mestiere. La ricca docu- mentazione conservata presso l’Archivio dei Luoghi Pii Elemosinieri di Milano copre un arco cronologico compreso tra la metà dell’Ottocento e la definitiva chiusura dell’Istituto, avvenuta nel 1967. È proprio lungo le vie indicate da un tale prezioso patrimonio archivistico che si snoda il percorso didattico incentrato sull’Istituto Derelitti, consentendo alle classi di ricostruire le singolari vicende personali180. Relazione di fine anno scolastico 1902-1903 181. Gita in montagna degli ospiti della colonia estiva a Selvino di alcuni ospiti e i momenti più significativi dellaredatta da Giuseppe Scaglioni, maestro nelle classi intitolata ai fratelli Vigorelli, 1952 loro vita quotidiana all’interno dell’Istituto edella scuola elementare di via Giulio Romano annesse permettendo al contempo di fare luce su alcuniall’Istituto Derelitti aspetti della storia dell’educazione. 88
    • Tra benefattori e briganti Storie di vita attraverso i secoli“Privo affatto di denaro sono nell’impossibilitàdi provvedermi il tabacco da fumare. Questaprivazione mi rende intollerante e di tristeumore e più volte mi amareggia l’esistenza”.Da una richiesta di sussidio avanzatadal Gasparone alla Congregazione diCarità di Milano, 19 aprile 1875.“La S.V. allo scopo di ottenere un’economiaper la Pia Casa evidentemente tenderebbead attivare una riduzione del vitto giornalierodei cronici […]. Lungi dal trovare argomentoper suggerire riforme dirette a portare unarestrizione, sarei portato a proporre chealmeno la dose dell’alimento plastico vengaalquanto elevata”. Da una lettera diCamillo Golgi al direttore dell’Istituto,15 luglio 1875.Le testimonianze presentate sonosoltanto due tra i molteplici esignificativi esempi della potenzialitàdei documenti conservati pressol’Archivio dei Luoghi Pii Elemosinieri.Da una parte le preoccupazioniprofessionali di Camillo Golgi,medico primario della Pia Casa degliIncurabili di Abbiategrasso, dall’altrala supplica di uno dei più famosi etemuti briganti dell’Ottocento, ilGasparone, che, ormai anziano,lamenta la privazione dell’unicopiacere rimastogli.Vita, esperienze, ma anche cultura esentimenti di personaggi tra i piùdisparati emergono dalla docu-mentazione dell’Archivio. Basandosisu tale ricchezza informativa èpossibile ripercorrere le biografie diuomini e donne – bambini, briganti,nobili, scienziati, cospiratori – che,in un certo momento della loroesistenza, si sono imbattuti in unadelle molteplici realtà assistenzialimilanesi lasciandovi il segno dellapropria irripetibile traccia. 182. Sequenza di immagini tratte dall’Archivio e dalla Quadreria dei Luoghi Pii Elemosinieri 89
    • BibliografiaM.P. Alberzoni, O. Grassi, a cura di, La carità a Milano nei secoli XII-XV, E. Bressan, Carità e riforme sociali nella Lombardia moderna e contemporanea.Edizioni Universitarie Jaca Book, Milano 1989 Storia e problemi, NED Milano, 1998A. Annoni, Assistenza e beneficenza nell’età delle riforme, in A. De Maddalena, F. Bulletti, R. Caporali, Il brigante Gasparone, Giunti Marzocco, Firenze 1987E. Rotelli, G. Barbarisi, a cura di, Economia, istituzioni, cultura in Lombardianell’età di Maria Teresa, vol. III, Il Mulino, Bologna 1982, pp. 897 - 990 V. Buonassisi, G. De Jorio, Il diritto alla vita, ECA, Milano 1956Asili Notturni della Città di Milano Lorenzo e Teresa (Fondazione Sonzogno), A. Buttafuoco, Le Mariuccine. Storia di un’istituzione laica. L’Asilo Mariuccia,Società Editrice Sonzogno, Milano 1902 Franco Angeli, Milano 1988G.C. Bascapè, I palazzi della vecchia Milano. Ambienti, scene, scorci di vita L. Chiappa Mauri, Paesaggi rurali di Lombardia, Laterza, Bari 1990cittadina. Itinerari nostalgici, Cisalpino-Goliardica, Milano 1970 (ristampa1986) L. Chiappa Mauri, Terra e uomini nella Lombardia medioevale, Laterza, Bari 1997G.C. Bascapè, L’assistenza e la beneficenza a Milano dalla costituzione del regnod’Italia al 1915, Olschki, Firenze 1965 G. Colombo, La scienza infelice, Bollati Boringhieri, Torino 2000M.G. Bascapè, Oltre la Giunta delle pie fondazioni. Giuseppe II e la riforma S. D’Amico, Le contrade e la città. Sistema produttivo e spazio urbano a Milanodel sistema assistenziale della Lombardia austriaca. Prime ricerche (1784-1786), fra Cinque e Seicento, Franco Angeli, Milano 1994in “Annali di Storia Moderna e Contemporanea”, 1995, pp. 201 - 235 F. Della Peruta, Le opere pie dall’Unità alla legge Crispi, in “Il Risorgimento”,M.G. Bascapè, G. Sassi, La Pia Casa degli Incurabili espone, in M. Comincini, nn. 2 - 3, 1991, pp. 173 - 213a cura di, Un secolo di economia nell’Abbiatense e nel Magentino, GraficheBiessezeta, Mazzo di Rho 2000, pp. 108 - 112 G. De Simoni, L’inaugurazione dell’Istituto dei Derelitti a Milano, in “Pro Familia”, n. 1, 6 gennaio 1907M.G. Bascapè, M. Canella, S. Rebora, a cura di, Luce su luce. L’impegnodella solidarietà dalla carità all’assistenza, Istituto dei Ciechi di Milano, Ente Assistenza di Milano (E.C.A.). Istituto “Fratelli Bruno e Fofi Vigorelli”,Milano 2003 Tipo-zincografia M.E., Milano 1956M.G. Bascapè, P.M. Galimberti, S. Rebora, a cura di, Il tesoro dei poveri. P. Fraccaro, L’Università di Pavia, Fritz Lindner Editore, Kussnacht amIl patrimonio artistico delle Istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza (ex Rigi 1932Eca) di Milano, Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo 2001 G. Ghezzi, “Provvedere con sufficienza al comodo soccorso”. La fondazione dellaA. Belloni Sonzogni, Milano e le origini dello Stato sociale, in Storia di Milano pia casa degli “schifosi” di Abbiategrasso, in “Archivio Storico Lombardo”,Treccani, vol. XVIII Il Novecento, tomo II, Roma 1996, pp. 573 - 587 1991, pp. 125 - 202M.L. Betri, Dalla beneficenza all’assistenza, in Storia di Milano Treccani, vol. M.G. Gorni, L. Pellegrini, Un problema di storia sociale. L’infanzia abbandonataXVIII Il Novecento, tomo II, Roma 1996, pp. 538 - 554 in Italia nel secolo XIX, La Nuova Italia, Firenze 1974G. Bigatti, La provincia delle acque. Ambiente, istituzioni e tecnici in Lombardia M. Granata, La Congregazione di Carità di Milano come impresa pubblica difra Sette e Ottocento, Franco Angeli, Milano 1995 assistenza nel «governo economico municipale» (1914 - 1923), in “Storia in Lombardia”, anno XXIV, n.1, 2004, pp. 75 - 100G. Bigatti, La città operosa. Milano nell’Ottocento, Franco Angeli, Milano2000 V. Hunecke, I trovatelli di Milano. Bambini esposti e famiglie espositrici dal XVII al XIX secolo, Il Mulino, Bologna 1989M. Bona Castellotti et al., a cura di, Politica, vita religiosa, carità. Milanonel primo Settecento, Edizioni Universitarie Jaca Book, Milano 1997 Il campo e la cascina, Diabasis, Milano - Reggio Emilia 2004M. Bona Castellotti et al., a cura di, Cultura, religione e trasformazione In memoria dei benefattori della Opere Pie Amministrate della Congregazione disociale. Milano e la Lombardia dalle riforme all’unità, Franco Angeli, Milano Carità di Milano, Crespi, Milano 19062001 La Congregazione di Carità di Milano e la sua opera assistenziale, Bertieri,E. Bressan, La carità ambrosiana fra società religiosa e società civile, in Milano 1928Storia di Milano Treccani, vol. XVIII Il Novecento, tomo II, Roma 1996,pp. 555 - 572 La Residenza per Anziani Vimodrone, Arti Grafiche Gilcar, Milano 1971 91
    • La Società Umanitaria. Fondazione P.M. Loria Milano 1893/1963, Amilcare Pia Casa di Abbiategrasso, Istituto Geriatrico Camillo Golgi. 1785-1985, duePizzi, Cinisello Balsamo 1964 secoli di storia e di vicende, Officina Grafica Piero Arrara & F., Abbiategrasso 1985S. Lepre, Le difficoltà dell’assistenza. Le Opere pie in Italia fra ‘800 e ‘900,Bulzoni Editore, Roma 1988 G. Politi, M. Rosa, F. Della Peruta, a cura di, Timore e carità. I poveri nell’Italia moderna. Atti del convegno (Cremona 28-29 marzo 1980), inL’Istituto di Assistenza ai Minorenni 1906 - 1956, Tipografia Casa Buoni “Annali della Biblioteca Statale e Libreria Civica di Cremona”, nn.Fanciulli, Milano 1956 XXVI - XXX, Linograf, Cremona 1980G. Liva, Gli istituti di pena a Milano nell’età rivoluzionaria e napoleonica: Casa Rapporto Sociale 2000-2003. Azienda di Servizi alla Persona Golgi-Redaelli giàdi Correzione, Carceri del Capitano di Giustizia, Casa di Forza e Casa di Lavoro Amministrazione delle IPAB di Milano, “Vivere Insieme”, nn. 3 - 4, luglioVolontario (detta poi d’Industria), in M.L. Betri, D. Bigazzi, a cura di, - dicembre 2003Ricerche di storia in onore di Franco Della Peruta, vol. II, Franco Angeli,Milano 1996, pp. 407 - 457 I. Riboli, M.G. Bascapè, S. Rebora, a cura di, La generosità e la memoria. I luoghi pii elemosinieri di Milano e i loro benefattori attraverso i secoli, ArtiC. Lombroso, Delitto, genio, follia. Scritti scelti, Bollati Boringhieri, Torino Grafiche Fiorin, Milano 19952000 G. Ricci, Povertà, vergogna, superbia. I declassati fra Medioevo e Età moderna,Mai soli. Voci e testimonianze dagli Istituti Geriatrici di Milano, Vimodrone e Il Mulino, Bologna 1996Abbiategrasso, Edizioni Biografiche, Milano 2006 C. Rognoni, Proposta per la trasformazione della Pia Casa d’IndustriaP. Masi, Memorie di Gasparoni: tradotte, dal manoscritto originale, da un ufficiale amministrata dalla Congregazione di Carità di Milano. Relazione della Presidenzadello S.M. della Divisione francese a Roma, Parenti, Firenze 1959 della Congregazione, Società Editrice Libraria, Milano 1901P. Mazzarello, La struttura nascosta. La vita di Camillo Golgi, Cisalpino, L.E. Rossi, Milano benefica e previdente. Cenni storici e statistici sulleMilano 1996 istituzioni di beneficenza e previdenza, Tipografia Francesco Marcolli, Milano 1906Milano con i poveri. Dalla Congregazione di Carità ad oggi. Saggi storici concatalogo della mostra documentaria nel centenario della legge Crispi, Maggioli, E. Salvi, I giovedì di Frugolino, Paolo Carrara, Milano 1893Milano-Rimini 1990 C. Sideri, Ferrante Aporti. Sacerdote, italiano, educatore, Franco Angeli,Milano tecnica dal 1859 al 1884 [ristampa dell’edizione del 1885 Milano 1999autorizzata dall’editore U. Hoepli], Edizioni l’Archivolto, Milano 1988 V.A. Sironi, F. Taccone, a cura di, I bambini e la cura. Storia dell’OspedaleP. Montagna, a cura di, Automobile Club di Milano. Novant’anni con la città dei bambini di Milano, Laterza, Bari 19981903-1993, Acinnova, Milano 1993 Umanitaria. Cento anni di solidarietà, Charta, Milano - Firenze 1993Nascere sopravvivere e crescere nella Lombardia dell’Ottocento (1815-1915),Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo 1981 P. Valera, Milano sconosciuta rinnovata, Casa Editrice “La Folla”, Milano 1922A. Noto, Gli amici dei poveri di Milano 1305-1964, Giuffrè, Milano 1966 E. Vigorelli, L’offensiva contro la miseria. Idee e esperienze per un piano diA. Noto, B. Viviano, Visconti e Sforza fra le colonne del palazzo Archinto. Le sicurezza sociale, Mondadori, Milano 1948sedi dei 39 luoghi pii elemosinieri di Milano (1305-1980), Giuffrè, Milano 1980 E. Vigorelli, Sei anni di amministrazione dell’ECA di Milano (25 aprile 1945F. Ogliari, Dall’omnibus alla metropolitana, Cavallotti, Milano 1989 - 25 aprile 1951), Milano 1951S. Onger, Il riassetto istituzionale della rete assistenziale nella Lombardia della L. Vitali, La beneficenza a Milano: notizie storico-economiche-statistiche raccolteRestaurazione, in V. Zamagni, a cura di, Povertà e innovazioni istituzionali per incarico del comitato dal sac. Luigi Vitali, Pirola, Milano 1880in Italia. Dal Medioevo a oggi, Il Mulino, Bologna 2000, pp. 455 - 468 L. Zardin, a cura di, La città e i poveri. Milano e le terre lombarde dalC. Peirano, E. Garaventa Cazzulo, La nave scuola Garaventa. Una scuola Rinascimento all’età spagnola, Jaca Book, Milano 1995di vita, De Ferrari, Genova 2004 P. Zocchi, L’assistenza all’infanzia in Lombardia e a Milano nell’OttocentoQ. Peroni, Finalità, organi, risultati e prospettive dell’Istituto ”Fratelli Bruno e nel primo Novecento, in V.A. Sironi, F. Taccone, a cura di, I bambini ee Fofi Vigorelli” di Milano centro di riqualificazione e di riadattamento al lavoro, la cura. Storia dell’Ospedale dei bambini di Milano, Laterza, Bari 1998, pp.in “Lotta contro la Tubercolosi”, nn. 3 - 4, 1957 30 - 57 92
    • FontiLe tre mostre riunite in questo catalogo e i progetti dedicati al Fonti delle illustrazionimondo della scuola costituiscono solo l’ultimo risultato (l’elenco si riferisce alla numerazione progressiva delle didascalie)dell’impegno dell’Azienda di Servizi alla Persona “Golgi-Redaelli”per la salvaguardia della propria memoria storica e la valorizzazione 1 Quattro Marie, Patrimonio attivo, Poderi, Vimercatedel proprio patrimonio archivistico. 2, 3 ALPELe immagini e le vicende qui presentate – soprattutto quelle da 4 a 6 foto Paolo Colomborelative alle sezioni Senza casa e senza lavoro e Zero in condotta!? – 7 Cartografia del Touring Club Italiano, Autorizzazionesono infatti, in larga misura, emerse durante il compimento di del 4 aprile 2007lavori di riordino, inventariazione e informatizzazione che hanno 8 APCIR, Origine e dotazione, Fondazione e statistica, Pia Casarecentemente interessato gli archivi della Pia Casa di Abbia- di San Vincenzotegrasso, delle Pie Case d’Industria, del Ricovero di Mendicità, 9 APCIAB, Registri, Registri dei benefattoridegli Asili Notturni Lorenzo e Teresa Sonzogno, dei Ricoveri 10, 11 Fototeca dell’ASP “Golgi-Redaelli”Notturni Levi e dell’Istituto Derelitti. 12 APCIAB, Registri, Registri dei ricoveratiGrazie alla scrupolosa disamina dei fondi documentari e alla 13 APCIR, Origine e dotazione,Casa di residenza, San Vincenzo,redazione di strumenti di corredo per l’individuazione e il Mappe e catasti,Tipi e descrizionireperimento della documentazione, è stato possibile riportare 14 Fototeca dell’ASP “Golgi-Redaelli”alla luce avvenimenti e storie personali, altrimenti destinate 15 APCIR, Uffici e officine, Intervenienti, Statisticheall’oblio nei depositi di Palazzo Archinto. da 16 a 24 Fototeca dell’ASP “Golgi-Redaelli”L’obiettivo è di mettere a disposizione di quanti quotidianamente 25 Milano tecnica dal 1859 al 1884, ristampa dell’ediz. 1885frequentano la sala studio dell’archivio strumenti utili a orientarsi autorizzata dall’editore U. Hoepli, Edizioni l’Archi-all’interno di fondi documentari che, per la loro ricchezza e varietà, volto, Milano 1988, tav. LXIIIrisulterebbero altrimenti assai difficili da consultare. 26 Fototeca dell’ASP “Golgi-Redaelli”Questi interventi, del resto, non costituiscono una novità per 27 AANS, Ospitalità, Ricoverati, Statistiche ricoveratil’Archivio dei Luoghi Pii Elemosinieri, ma piuttosto la naturale 28, 29 Fototeca dell’ASP “Golgi-Redaelli”prosecuzione di una secolare tradizione che ha sempre riconosciuto 30 ARNL, Amministrazione, Atti alle stampel’importanza di una corretta conservazione della documentazione, da 31a 36 Fototeca dell’ASP “Golgi-Redaelli”non solo a fini amministrativi, ma anche scientifici. Già a partire 37 Assistenza, Carteggio assistenziale, Disoccupatidal XIX secolo, infatti, eruditi e studiosi hanno potuto svolgere 38 Fototeca dell’ASP “Golgi-Redaelli”ricerche significative sulla storia, il territorio e la società milanesi, 39, 40 Assistenza, Carteggio assistenziale, Buoni mensautilizzando le carte appartenenti alle diverse sezioni dell’archivio, da 41 a 43 Fototeca dell’ASP “Golgi-Redaelli”come ad esempio quelle relative ai lasciti testamentari a favore da 44 a 46 V. Buonassisi e G. De Jorio, Il diritto alla vita, ECA,dell’Ente o quelle riguardanti il suo patrimonio immobiliare, cui Milano 1956si è ampiamente ricorso anche per la realizzazione della mostra 47 P. Valera, Milano sconosciuta rinnovata, “La Folla”, MilanoI frutti della carità e dei laboratori didattici. 1922 48, 49 APCIR, Ospitalità, Ricoverati, Derelitti, Ordini di massimaI documenti utilizzati per queste mostre sono conservati 50 Milano, Civica Raccolta delle Stampe “Achille Ber-nell’Archivio dei Luoghi Pii Elemosinieri (in sigla ALPE) presso tarelli”l’Azienda di Servizi alla Persona “Golgi Redaelli”. 51 Fototeca dell’ASP “Golgi-Redaelli”Le illustrazioni riproducono spesso gli stralci o i particolari più 52 APCIR, Ospitalità, Ricoverati, Piazze di ricovero, Variazionisignificativi delle fonti documentarie e iconografiche menzionate. 54 Quadreria dell’ASP “Golgi-Redaelli” 55, 56 APCIR, Ospitalità, Ricoverati, Derelitti, Ricovero provvisorioElenco delle abbreviazioni 57 I bambini e la cura. Storia dell’Ospedale dei bambini di Milano,AACR: Archivio Amministrativo della Casa di Ricovero a cura di V.A. Sironi, F. Taccone, Laterza, Bari 1997AANS: Archivio degli Asili Notturni Sonzogno 58 Quadreria dell’ASP “Golgi-Redaelli”AG: Archivio Generale da 59 a 63 Fototeca dell’ASP “Golgi-Redaelli”AID: Archivio dell’Istituto Derelitti 64, 65 G. De Simoni, L’inaugurazione dell’Istituto dei Derelitti aALPE: Archivio dei Luoghi Pii Elemosinieri Milano, in “Pro Familia”, 6 gennaio 1907, n. 1APCIAB: Archivio della Pia Casa degli Incurabili di Abbiategrasso 66 AID, Direzione, Carteggio, Immobili, via SettembriniAPCIR: Archivio delle Pie Case d’Industria e di Ricovero 67, 68 AID, Direzione, Carteggio, Ricoverati, Fascicoli personali, Istituto DerelittiARNL: Archivio dei Ricoveri Notturni Levi 69 Fototeca dell’ASP “Golgi-Redaelli”CL: Archivio Centrale Limosiniero 93
    • 70 C. Peirano, E. Garaventa Cazzulo, La nave scuola Garaventa 133 AID, Direzione, Carteggio, Ricoverati, Fascicoli personali, Istituto Una scuola di vita, De Ferrari, Genova 2004, p. 70 Derelitti (concessione Eugenio Bolleri) 135 Paolo Mazzarello, La struttura nascosta. La vita di Camillo71 “Corriere della Sera”, 2 aprile 1907 Golgi, Cisalpino, Milano 199672 AID, Direzione, Carteggio, Ricoverati, Fascicoli personali, Istituto 139 Giorgio Colombo, La scienza infelice, Bollati Boringhieri, Derelitti Torino 2000, p. 10873, 74 e 76 Fototeca dell’ASP “Golgi-Redaelli” 140 Pietro Masi, Memorie di Gasparoni: tradotte, dal manoscritto77 AID, Direzione, Carteggio, Atti direttivi, Norme regolamentari originale, da un ufficiale dello S.M. della Divisione francese a78, 79 AACR, Economia, Contratti, Pasta Roma, traduzione dal francese di Emma Nasti, Parenti,80 Fototeca dell’ASP “Golgi-Redaelli” Firenze 195981 Edvige Salvi, I giovedì di Frugolino, Paolo Carrara, Milano 141 Giorgio Colombo, La scienza infelice, Bollati Boringhieri, 1893 (per gentile concessione della Biblioteca Sormani Torino 2000, p. 109 di Milano) 143 F. Bulletti e R. Caporali, Il brigante Gasparone, Giunti82 Fototeca dell’ASP “Golgi-Redaelli” Marzocco, Firenze 198783 AID, Direzione, Carteggio, Ricoverati, Fascicoli personali, Istituto 144 Emi classics Derelitti 145, 146 APCIR, Direzione, Oggetti di massima, Pubbliche esposizioni dida 84 a 88 Fototeca dell’ASP “Golgi-Redaelli” manifatture89 AID, Direzione, Carteggio, Ricoverati, Fascicoli personali, Istituto 147 Milano, Istituto dei Ciechi Derelitti 148 P. Fraccaro, L’Università di Pavia, Fritz Lindner Editore,da 90 a 92 Fototeca dell’ASP “Golgi-Redaelli” Kussnacht am Rigi 1932, p. 7293 AID, Direzione, Carteggio, Feste e divertimenti, Divertimenti in 149 Paolo Mazzarello, La struttura nascosta. La vita di Camillo genere Golgi, Cisalpino, Milano 199695, 96 Fototeca dell’ASP “Golgi-Redaelli” 151 APCIAB, Carteggio 1785-1887, Servizio ospitaliero, Medici97, 98 AID, Direzione, Carteggio, Immobili, via Settembrini primarida 99 a 102 Fototeca dell’ASP “Golgi-Redaelli” 152 APCIAB,Carteggio 1785-1887, Ospitalità, Oggetti sanitari103 AG, Origine e dotazione, Eredità e legati, Testatori, Turconi 153 G.C. Bascapè, I palazzi della vecchia Milano, Cisalpino, Alfonso, Carte e conti trovati a Parigi Milano 1986, fig. 50104 Quadreria dell’ASP “Golgi-Redaelli” 154 Quadreria dell’ASP “Golgi-Redaelli”105 AG, Origine e dotazione, Eredità e legati, Testatori, Turconi 155, 156 AG, Origine e dotazione, Eredità e legati, Testatori, Emanuele Alfonso, Carte e conti trovati a Parigi Greppi. Patrimonio attivo, Case e poderi, Podere Guzzafame106 Quadreria dell’ASP “Golgi-Redaelli” 157, 158 Abbiategrasso, Archivio famiglia Tagliabue107 AG, Origine e dotazione, Eredità e legati, Testatori, Arese Lucini 159 APCIAB, Carteggio 1898-1950, Personale, Impiegati cessati e Francesco Teodoro loro eredi, amministrativi108 Opera Pia Birago, Registri 160 APCIAB, Carteggio 1898-1950, Contratti e conti, Industrie109 collezione privata esercitate nella Pia Casa, Piscicoltura110 AG, Patrimonio attivo, Beni stabili, Case, in Milano, Via Francesco 161 Assistenza, Segreteria della presidenza Sforza, Mappe e catasti 162 AID, Direzione, Carteggio, Ricoverati, Pagelle scolastiche111 Quadreria dell’ASP “Golgi-Redaelli” 163 Fototeca dell’ASP “Golgi-Redaelli”112 G.C. Bascapè,I palazzi della vecchia Milano, Cisalpino, 164 AG, Amministrazione, Corpo amministrativo Milano 1986, fig. 28 165 foto Paolo Colombo113 Quadreria dell’ASP “Golgi-Redaelli” 166 Milano, Società Umanitaria114 AG, Origine e dotazione, Eredità e legati, Testatori, Susani Carpi 167 Genova, Archivio fotografico Rebora Rosa, Inventari 168, 169 AG, Famiglie, Lavarello117 AG, Origine e dotazione, Eredità e legati, Testatori, Giorgi 170 AG, Eredità e legati, Testatori, Foglieni Faustina vedova Brocca, Oppizzoni Teresa, Araldica e genealogia Araldica e genealogia118 AG, Origine e dotazione, Eredità e legati, Testatori, Giorgi 171 Quadreria dell’ASP “Golgi-Redaelli” Oppizzoni Teresa, Matrimonio 172 Milano, Fondazione Ospedale Maggiore Policlinico119 Quadreria dell’ASP “Golgi-Redaelli” Mangiagalli e Regina Elena120 AG, Patrimonio attivo, Beni stabili, Poderi, Verrua Po, Ragioni 173 AG, Eredità e legati, Testatori, Foglieni Faustina vedova Brocca, d’acque Araldica e genealogia, Matrimonio121 Quadreria dell’ASP “Golgi-Redaelli” 174 Milano, Civica Raccolta delle Stampe “Achille Bertarelli”,122, 123 CL, Patrimonio attivo, Proventi avventizi e straordinari PV, g. 1-43124 AG, Origine e dotazione, Eredità e legati, Testatori, Polli Giovanni 175 CL, Patrimonio attivo, Case e poderi, Ponte dell’Archetto, Mappe Battista, Ritratto e catasti125 Storia illustrata di Milano, vol. III, Sellino, Milano 1997 176 CL, Patrimonio attivo, Case e poderi, Ponte dell’Archetto, Incendi126 Storia di Milano, Treccani, vol. XVI, p. 427 177 CL, Patrimonio attivo, Case e poderi, Ponte dell’Archetto, Fittabili128 AANS, Registri 178, 179 AID, Direzione, Carteggio, Ricoverati, Fascicoli personali129 Quadreria dell’ASP “Golgi-Redaelli” 180 AID, Direzione, Carteggio, Istruzione ed educazione130 Automobile Club di Milano. Novant’anni con la città 1903- 181 Fototeca dell’ASP “Golgi-Redaelli” 1993, a cura di Paolo Montagna, Acinnova, Milano 1993 182 ALPE131 AG, Origine e dotazione, Eredità e legati, Testatori, Confalonieri Pompeo 94
    • Sommario Presentazioni Rodolfo Masto 9 Manfredi Palmeri 11 Anna Maria Dominici 13 Milano, scuola di carità 15 Un’eredità da condividere 18 L’Azienda di Servizi alla Persona “Golgi-Redaelli” 19 Cronologia 20 I luoghi 21 Senza casa, senza lavoro 23 1784-1978 Zero in condotta!? L’assistenza all’infanzia abbandonata 41 1817-1972 I frutti della carità. Protagonisti dell’assistenza a Milano 61 1738-1964 L’Officina dello storico 81 Bibliografia 91 Fonti 93