Il terremoto
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Il terremoto Il terremoto Document Transcript

  • Il TerremotoLa terra tremava ancora in Emilia Romagna.Sabato 2 giugno, festa della Repubblica, molte polemiche per la sfilata,diciotto scosse nella notte e in mattinata…alle 16.30 circa, incomincia asquillare il cellulare, un suono prolungato, insistente.“Pronto, Vito, puoi venire un attimo, vorremmo farti vedere qualcosa,siamo sulla strada Noicattaro-Rutigliano…” è Michele Dipinto, dal tonocapisco che si tratta di un appuntamento irrinunciabile.Arrivo sul posto e con Michele mi attende anche Vito Santamaria,l’ingegnere animatore del “Parnaso”.Ci addentriamo nella sterpaglia tra alberi di ciliegio e ci avviciniamo ad uncumulo di pietre e di tufi che nascondono un’apertura molto bassa, sicura-mente interrata.Entriamo nel vano uno alla volta e ci troviamo in un piccolo ambienteutilizzato come deposito da contadini, ferrofilato arrugginito, vecchi tubi dipolietilene, casse, contenitori di antiparassitari..insomma tutto quello cheoggi si raccoglie nelle torri di campagna abbandonate.Ma quel vano non era una comune torre. Ai lati si aprivano ancora dueambienti, anche loro interrati, mentre su un lato era evidente una scalinatain vecchio tufo che portava all’esterno. Il rudere costruito su una preesistente cripta bizantina. 25
  • La sorpresa tuttavia non era rappresentata da questo manufatto, di cui a Noicàttaro si conosceva l’esistenza e che i più collegavano al mitico passaggio segreto del castello dei Carafa, la sorpresa era ben altra. Vito Santamaria con delicatezza spolvera un muro togliendo una patina di muffe e, pian piano vien fuori un mondo nuovo…affreschi in un angolo, un piede con un sandalo dalla fattura ellenizzante, un bordo rosso mattone abbastanza definito, una figura appena accennata da moire difficilmente interpretabili…vi lascio immaginare l’emozione del momento. Era chiaro ormai che in quel luogo la nostra posizione fisica doveva occu- pare la parte più alta del vano, una cripta scavata nella pietra tufacea molto dura, e che sotto di noi, eliminando il terreno e i detriti accumulati, poteva- no presentarsi ancora pezzi di affresco, brandelli di tempo a illuminare una cultura religiosa intensa, la cui pratica aveva bisogno di luoghi nascosti, isolati. “Dovrebbe trattarsi, forse, di grotte di epoca bizantina, se non proprio basiliana- l’ing. Vito Santamaria, attento lettore delle opere di Giacomo Settanni, aggiunge con occhi brillanti di emozione per la scoperta- Il Settanni parla di grotte di S. Giacomo fuori le mura, collocandole però sulla via per Mola. Son convinto tuttavia che è questa la giusta colloca- zione delle grotte della cappella di S. Giacomo”. Sfogliando infatti il testo dello storico nojano “Cappelle del territorio di Noja non più esistenti”, a propo- sito di S. Giacomo si Interni della cripta: sono visibili sulle pareti tracce di affreschi. Un bordo molto definito color rosso mattone e, sopra, un sandalo dalla parla della cripta fattura ellenizzante di una figura non delineata. facendo riferimento alla visita pastorale del26
  • L’ing. Vito Santamaria, all’interno della cripta, mostra dei mattoni in terracotta grezza.vescovo Puteo, nel 1570.Ventitré anni dopo, mons. Riccardi annotava che “il rettore è l’abate GiulioCesare della Penna, che in dette grotte si suole celebrare la messa il giornodi S. Giacomo, ma poiché è luogo sotterraneo e indecente si deve proibired’officiare messa..e pur se profanata non si possano levare gli altari, né altrapietra sotto pena di scomunica”.Ipotesi suggestiva e intrigante quella di Vito Santamaria, certamenteriferita a inappuntabili documentazioni che, per confermarla tuttavia,avrebbe bisogno di un certosino lavoro di scavo.Ma la situazione dei finanziamenti ai beni culturali in Italia è quella che tutticonoscono: Pompei sta crollando.E allora?Bene a questo punto delle mie ricognizioni, non trovo di meglio che dare laparola a Vincenzo Roppo che, nella sua storia, in alcuni capitoli, riprende iltema della religiosità e degli edifici di culto a Noja. 27