Linee di tendenza nell’interpretazione
di Anceschi
simbolismo decadente
origini
Baudelaire
Verlaine
Rimbaud
poetica della analogia poetica degli \"oggetti\"
D'Annunzio Pascoli
Futuristi Crepuscolari
Ungaretti Montale
precedenti Oscurità: “C’è una
certa gloria nel non
essere compresi
Baudelaire
•
Poetica delle Corrispondenze
•
Sinestesia
•
Il poeta “albatro”
• Montale: “Nessuno
scriverebbe versi se il
La perdita della aureola
• problema della poesia
fosse quello di farsi
capire
• Les fleurs du mal 1857
Precedenti: A. Rimbaud 1854-91
• Le bateau ivre\\\\une saison en enfer\\\\
illuminations
• 1871 : poetica del Veggente. Tramite un lungo e
ragionato deragliamento dei sensi il poeta
giunge alla verità sepolta nella dimensione
dell’onirico, dell’inconscio
• Per comunicare l’inconoscibile cadono le
strutture tradizionali del discorso spinte
all’oltranza semantica e sintattica
Un universo di segni staccati dai
referenti
• et les atroces fleurs \\qu’on appellerait
coeurs et soeurs, damas damnant de
languer
• Il poeta è un ladro di fuoco… (mito di
Prometeo che sfida gli dei) se ciò che
riporta di laggiù ha forma egli dà la forma,
se è informe egli dà l’informe….trovare una
lingua….
S.Mallarmè 1842-1898
• Iniziatore della poesia “pura
(smaterializzazione e sconcretizzazione
degli oggetti allontanati dalle referenze
consuete”: attingere l’azzurro-dare un
senso più puro alle parole della tribù….)
• Fusione analogica della parola: calcolata
oscurità e opera aperta: “suggerire la cosa,
ecco il sogno”
Precedenti: Verlaine 1844-1896
• Art poetique 1882
• Orienta la poetica simbolista verso la
musicalità
•De la musique avant
toute chose
Verso libero (non legato
Prevalente
nello schema tradizionale
l’adozione del
di rima e accenti e
computo sillabico)
• Esprimere il negativo, l’assenza
• Non esprimere la cosa ma l’immagine
in associazione libera con essa
– “cio che non siamo, ciò che non vogliamo”
» Montale
Forti influenze delle
Avanguardie
teoria della fusione tra le arti
• Importante la lezione di Guillaume
Apollinaire
– Calligrammes 1918
– Vedi la Poesia visiva di Govoni
La pioggia
Dino Campana- Umberto Saba
Ungaretti
Montale
La scuola ermetica
Esperienze isolate
Un lungo processo di sviluppo
Importante la funzione delle riviste
letterarie
La Voce
LA Ronda
I crepuscolari I futuristi
I poeti crepuscolari
Il ruolo e l’identità del poeta
entrano in crisi
• Nella lirica del primo Novecento più voci
sottolineano il tramonto dell’idea di un
poeta che conserva uno status privilegiato
( il poeta “artiere”, il superuomo-esteta, il
“fanciullino”)
• si moltiplicano le confessioni di incertezza,
crisi di identità, le ironiche ritrattazioni del
proprio ruolo e della propria funzione
sociale e culturale.
Le avanguardie
• si assiste ad un vero e proprio fiorire di
“sperimentazioni” letterarie
• come esperienze isolate
• nella forma di vere e proprie avanguardie.
– sullo sfondo di una crisi epocale, che investe vari
settori
• economico
• vari campi della scienza (ed in particolare di quelle scienze i
cui fondamenti sembravano inattaccabili, vale a dire la
matematica e la fisica).
PRIMI DECENNI DEL NOVECENTO
AVANGUARDIE ARTISTICHE
• il futurismo (Filippo Tommaso Marinetti, Umberto
Boccioni Vladimir Majakovskij)
• il cubismo (Pablo Picasso, Georges Braque,)
• il dadaismo (Tristan Tzara)
• l’espressionismo (Egon Schiele, Oskar Kokoschka)
• il surrealismo (André Breton, Max Ernst, René Magritte,
Salvador Dalì).
• questi artisti professavano
– un netto rifiuto delle regole dell’arte
– la necessità di ricercare e sperimentare nuovi linguaggi.
– una forte polemica antiborghese, manifestata anche con
l’adozione di forme di vita originali e sregolate, con provocazioni
lanciate contro il pubblico e la società dei «benpensanti».
In Italia
• La prima avanguardia è il Futurismo 1909
• Ma
• Agli albori del novecento un gruppo di
poeti manifesta una acuta consapevolezza
della crisi della identità del poeta, e rifiuta i
MITI dannunziani e pascoliani
I Crepuscolari
• Da una definizione di G.A Borgese
– alcuni giovani poeti che esprimono uno stato
d'animo di malinconia rassegnata, di sfiducia nella
poesia;
• la predilezione per situazioni umili e quotidiane e
• l'uso di un linguaggio dimesso risponde con
ironia, ai miti poetici carducciani, dannunziani e
dell'ultimo Pascoli.
non costituirono una scuola in senso stretto,
•
ma le loro spontanee convergenze li hanno fatti
accomunare sotto il termine \"crepuscolari\".
Al crepuscolo delle grandi Considerano però con Fortissimo lo
personalità ironia il loro sogno di sperimentalismo
linguistico (far
tardoottocentesche una felicità modesta
cozzare aulico e
prosaico)
Ripiegano su se stessi Presenti nei loro testi toni Sperimentalismo
privi di grandi miti e più o meno metrico: verso libero
ideali in un privato ostentatamente
“desolato” e invocano antidannunziani
un ritorno dei buoni
sentimenti, del passato
Amano gli aspetti più Deridono gli atteggiamenti Disimpegno politico e
grigi e dimessi da poeta vate sociale
dell’esistenza
definiti da Gozzano “le
buone cose di
pessimo gusto”
S. Corazzini, Piccolo libro inutile,
1906
E non domandarmi;
Desolazione del povero poeta
io non saprei dirti che parole
sentimentale (estratti)
così vane
Dio mio così vane
I Che mi verrebbe da piangere
Perché tu mi dici:poeta? come se fossi per morire
[…]
Io non sono un poeta
VIII
Io non sono che un piccolo
Non sono dunque un poeta:
fanciullo che piange
io so che per essere detto :
Vedi: non ho che lagrime da
poeta, conviene
offrire al silenzio…
vivere ben altra vita
Perché tu mi dici: poeta? […]
Io non so, Dio mio, che
IV
morire
Oh, non maravigliarti della Amen.
mia tristezza
Una finestra sul
mare
Marino Moretti
• Piove.E’ mercoledì. Sono a Cesena
Definito il verso più prosaico della tradizione italiana
Aldo Palazzeschi
POEMI, 1909.
Chi sono?
Un musico, allora?
Nemmeno.
Nell'edizione definitiva delle
Non c'è che una nota
opere di P. è collocato in
apertura, quasi un prologo. nella tastiera dell'anima mia:
Son forse un poeta?
«nostalgia»,
No, certo.
Son dunque... che cosa?
Non scrive che una parola, ben
Io metto una lente
strana
davanti al mio cuore
la penna dell'anima mia:
«follia». per farlo vedere alla gente
Son dunque un pittore? Chi sono?
Neanche. Il saltimbanco dell'anima mia
Non ha che un colore
la tavolozza dell'anima mia:
«malinconia».
GOZZANO, G. I Colloqui
della dimora, e ne restò prigione.
(…)- Pochi giochi di sillaba e di rima:
Sola col Tempo, tra le stoffe smorte,
questo rimane dell'età fugace?
attese gli anni, senz'amici, senza
È tutta qui la giovinezza prima?
specchi, celando al Popolo, alla Corte
Meglio tacere, dileguare in pace
l'onta suprema della decadenza.
or che fiorito ancora è il mio giardino,
L'immagine di me voglio che sia
or che non punta ancora invidia tace. sempre ventenne, come in un ritratto;
Meglio sostare a mezzo del cammino, amici miei, non mi vedrete in via,
or che il mondo alla mia Musa maldestra, curvo dagli anni, tremulo e disfatto!
quasi a mima che canta il suo mattino, Col mio silenzio resterò l'amico
soccorrevole ancor porge la destra. che vi fu caro, un poco mentecatto;
il fanciullo sarò tenero e antico
Ma la mia Musa non sarà l'attrice
che sospirava al raggio delle stelle,
annosa che si trucca e pargoleggia,
che meditava Arturo e Federico1,
e la folla deride l'infelice;
ma lasciava la pagina ribelle
giovine tacerà nella sua reggia,
per seppellir le rondini insepolte,
come quella Contessa Castiglione
per dare un'erba alle zampine delle
bellissima, di cui si favoleggia. disperate cetonie capovolte
Allo sfiorire della sua stagione,
disparve al mondo, sigillò le porte
Guido Gozzano La via del rifugio,
1907
Socchiudo gli occhi , estranio
ai casi della vita (…)
Ma dunque esisto! Oh, strano
Vive tra il Tutto e il Niente
Questa cosa vivente
Detta guidogozzano
(…)
Chi sono? E’ tanto strano
Fra tante cose strambe
Un coso con due gambe
Detto guidogozzano
Guido Gozzano
• L’altro (estratto)
» (definizione del suo stile)
…questo mio stile che pare
lo stile d’uno scolare
corretto un po’ da una serva…
Il testo più famoso
• La signorina Felicita (poesia narrativa)
– la tematica del poemetto può apparire
semplice :
sentimentalismo un po' facile
•
ambiente domestico e provinciale
•
storia d'amore appena accennata
•
elogio delle cose casalinghe
•
una figura di poeta trasognato e
•
malinconico
ma l'atteggiamento del poeta è più
complesso.
la protagonista, il suo ambiente e i personaggi che la
•
circondano sono descritti con ironia = distacco
Gozzano (o meglio, il personaggio che ha costruito di sé) ha
•
nostalgia di quel mondo, ma se ne sente estraneo, non può non
vederne la ristrettezza mentale, la meschinità del «buon mercante
inteso alla moneta».
Contemporaneamente però gli sembra che lì stia la vita vera, dalla
•
quale la sua cultura, la «fede letteraria», lo esclude irrimediabilmente
sentimenti contrastanti, equilibrio delicato tra sorriso e
•
malinconia
la \"vergogna di essere poeta\"
• è un rifiuto esplicito dei miti carducciani,
dannunziani, con la consapevolezza che è finito il
tempo dei vati.
forme
ostentata scelta di toni bassi e quotidiani, a
•
cominciare dall'epiteto «signorina» attribuito alla
protagonista
– sapore piccolo-borghese
– rovescia una tradizione letteraria che conosceva solo
\"fanciulle\", \"vergini\" e simili.
la semplicità è solo apparente
• andamento narrativo, ostentata umiltà dei temi
• si distendono con elegante naturalezza in un
metro elaborato e difficile per il gran numero di
rime che richiede;
le espressioni colloquiali e prosastiche si
•
intrecciano senza sforzo a quelle sofisticate e
arcaizzanti
• reciproci smorzamenti ironici.
• la rima «camicie / Nietzsche», esempio di
ricercatezza, è una formidabile degradazione
ironica dei più tormentati temi culturali
dell'epoca
Ancora lui
• Autoritratto ironico • Autoritratto ironico:
TOTO’ Merumeni • INVERNALE
Leggili nelle note
Guido Gozzano
Ho rivisto il giardino, il giardinetto
contiguo, le palme del viale,
la cancellata rozza dalla quale
Cocotte
mi protese la mano ed il confetto...
«Piccolino, che fai solo soletto?»
«Sto giocando al Diluvio Universale.»
Accennai gli stromenti, le bizzarre
cose che modellavo nella sabbia, Un giorno - giorni dopo - mi chiamò
ed ella si chinò come chi abbia tra le sbarre fiorite di verbene:
fretta d'un bacio e fretta di ritrarre «O piccolino, non mi vuoi più bene!...»
la bocca, e mi baciò di tra le sbarre Il mio sogno è nutrito d'abbandono,
«È vero che tu sei una cocotte?»
come si bacia un uccellino in gabbia. Perdutamente rise... E mi baciò di rimpianto. Non amo che le rose
Sempre ch'io viva rivedrò l'incanto con le pupille di tristezza piene. che non colsi. Non amo che le cose
di quel suo volto tra le sbarre quadre! . Tra le gioie defunte e i disinganni,
che potevano essere e non sono
La nuca mi serrò con mani ladre; dopo vent'anni, oggi si ravviva
state... Vedo la case, ecco le rose
ed io stupivo di vedermi accanto il tuo sorriso... Dove sei, cattiva
del bel giardino di vent'anni or sono!
al viso, quella bocca tanto, tanto Signorina? Sei viva? Come inganni
diversa dalla bocca di mia Madre! (meglio per te non essere più viva!)
«Piccolino, ti piaccio che mi guardi? la discesa terribile degli anni? Oltre le sbarre il tuo giardino intatto
Sei qui pei bagni? Ed affittate là?» Oimè! Da che non giova il tuo belletto fra gli eucalipti liguri si spazia...
«Sì... vedi la mia mamma e il mio Papà?» e il cosmetico già fa mala prova
Vieni! T'accoglierà l'anima sazia.
Subito mi lasciò, con negli sguardi l'ultimo amante disertò l'alcova...
Fa ch'io riveda il tuo volto disfatto;
un vano sogno (ricordai più tardi) Uno, sol uno: il piccolo folletto
ti bacerò; rifiorirà, nell'atto,
un vano sogno di maternità... che donasti d'un bacio e d'un confetto,
«Una cocotte!...» sulla tua bocca l'ultima tua grazia.
dopo vent'anni, oggi ti ritrova
«Che vuol dire, mammina?» in sogno, e t'ama, in sogno, e dice: T'amo!
«Vuol dire una cattiva signorina: Da quel mattino dell'infanzia pura Vieni! Sarà come se a me, per mano,
non bisogna parlare alla vicina!» forse ho amato te sola, o creatura!
tu riportassi me stesso d'allora.
Co-co-tte... La strana voce parigina Forse ho amato te sola! E ti richiamo!
Il bimbo parlerà con la Signora.
dava alla mia fantasia bambina Se leggi questi versi di richiamo
Risorgeremo dal tempo lontano.
un senso buffo d'ovo e di gallina... ritorna a chi t'aspetta, o creatura!
Pensavo deità favoleggiate: Vieni! Sarà come se a te, per mano,
Vieni! Che importa se non sei più quella
i naviganti e l'Isole Felici... che mi baciò quattrenne? Oggi t'agogno, io riportassi te, giovine ancora.
Co-co-tte... le fate intese a malefici o vestita di tempo! Oggi ho bisogno
con cibi e con bevande affatturate... del tuo passato! Ti rifarò bella
Fate saranno, chi sa quali fate, come Carlotta, come Graziella,
e in chi sa quali tenebrosi offici! come tutte le donne del mio sogno!
Metrica
• nella versificazione di Gozzano, si
registrano fenomeni di corrosione e
contestazione metrica.
• paratassi
• parola comune
• puntini di sospensione
– come nella terza strofa dell'Amica di nonna Speranza
L’elenco e il colorismo
• Poesia degli oggetti Pascoli
• Voluta dimessa quotidianità
antidannunzianesimo
• Impressionismo coloristico
• Elencazione disordinata = no gerarchie
nessuna visione ordinata della realtà
• Riduzione ironica
Corrado Govoni
LE COSE CHE FANNO LA DOMENICA
L'odore caldo del pane che si cuoce dentro
il forno.
Il canto del gallo nel pollaio. Le passeggiate dei malati
Il gorgheggio dei canarini alle finestre .Lo stormire degli alberi.
.L'urto dei secchi contro il pozzo e il cigolìo I gatti bianchi contro i vetri.
della puleggia. Il prillare delle rosse ventarole
La biancheria distesa nel prato.Il sole sulle .Lo sbattere delle finestre e delle porte
soglie.
.Le bucce d'oro degli aranci sul selciato.
La tovaglia nuova nella tavola.
I bambini che giuocano nei viali al cerchio
Gli specchi nelle camere.
.Le fontane aperte nei giardini.
I fiori nei bicchieri.
Gli aquiloni librati sulle case.
Il girovago che fa piangere la sua
I soldati che fanno la manovra azzurra.
armonica.
I cavalli che scalpitano sulle pietre.
Il grido dello spazzacamino.
Le fanciulle che vendono le viole.
L'elemosina.La neve.Il canale gelato.I
Il pavone che apre la ruota sopra la scalèa
l suono delle campane.
rossa.
Le donne vestite di nero.
Le colombe che tubano sul tetto.
Le comunicanti.
I mandorli fioriti nel convento.
Il suono bianco e nero del pianoforte.
Gli oleandri rosei nei vestiboli.
Le suore bianche bendate come ferite.I
Le tendine bianche che si muovono al
preti neri.I ricoverati grigi.
vento.
L'azzurro del cielo sereno.
I TETTI
Dolci pendii dei tetti!
Rosei taluni come dei guanciali
su cui le diafane nubi
abbiano impresse le tenere gote;
altri sanguigni come torchi
di tramonti e d'aurore,come ceppi per le serali
decapitazioni del sole;altri nerastri come letti
della funebre notte;altri madreperlacei come
se la chiocciola della luna
v'abbia lasciata la sua scìa luminosa.
Vecchie vele tignose
conciate dal sole e dall'intemperie,in secca
in un canale senza uscita,
valanghe immobili di neve nell'inverno,lividi sgocciolatoi
del pianto tedioso
della pioggia autunnale,logori asciugatoi
dei crepuscoli violetti.
L’esperienza
futurista ma…
IL FUTURISMO
38
FOTO DI GRUPPO
Umberto Boccioni
Carlo Carrà
Gino
Severini
Luigi Russolo
Filippo
Tommaso
Marinetti,
animatore del
gruppo
39
Parigi, 20 febbraio 1909
Sul quotidiano nazionale francese “LE FIGARO” esce il MANIFESTO DEL FUTURISMO, firmato da Filippo
•
Tommaso Marinetti (1876)
Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità.
2. Il coraggio, l'audacia, la ribellione, saranno elementi essenziali della nostra poesia.
3. La letteratura esaltò fino ad oggi l'immobilità pensosa, l'estasi e il sonno. Noi vogliamo esaltare il movimento
aggressivo, l'insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno.
4. Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità. Un
automobile da corsa col suo cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti dall'alito esplosivo... un automobile ruggente,
che sembra correre sulla mitraglia, è più bello della Vittoria di Samotracia.
5. Noi vogliamo inneggiare all'uomo che tiene il volante, la cui asta ideale attraversa la Terra, lanciata a corsa, essa
pure, sul circuito della sua orbita.
6, Bisogna che il poeta si prodighi, con ardore, sfarzo e munificenza, per aumentare l'entusiastico fervore degli
elementi primordiali.
7. Non v'è più bellezza, se non nella lotta. Nessuna opera che non abbia un carattere aggressivo può essere un
capolavoro. La poesia deve essere concepita come un violento assalto contro le forze ignote, per ridurle a prostrarsi
davanti all'uomo.
8. Noi siamo sul promontorio estremo dei secoli!... Perché dovremmo guardarci alle spalle, se vogliamo sfondare le
misteriose porte dell'Impossibile? Il Tempo e lo Spazio morirono ieri. Noi viviamo già nell'assoluto, poiché abbiamo già
creata l'eterna velocità onnipresente.
9. Noi vogliamo glorificare la guerra - sola igiene del mondo - il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore dei
libertari, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna.
10. Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d'ogni specie, e combattere contro il moralismo, il
femminismo e contro ogni viltà opportunistica o utilitaria.
11. Noi canteremo le grandi folle agitate dal lavoro, dal piacere o dalla sommossa: canteremo le maree multicolori o
polifoniche delle rivoluzioni nelle capitali moderne; canteremo il vibrante fervore notturno degli arsenali e dei cantieri
incendiati da violente lune elettriche; le stazioni ingorde, divoratrici di serpi che fumano; le officine appese alle nuvole pei
contorti fili dei loro fumi; i ponti simili a ginnasti giganti che scavalcano i fiumi, balenanti al sole con un luccichio di coltelli;
i piroscafi avventurosi che fiutano l'orizzonte, le locomotive dall'ampio petto, che scalpitano sulle rotaie, come enormi
cavalli d'acciaio imbrigliati di tubi, e il volo scivolante degli aeroplani, la cui elica garrisce al vento come una bandiera e
sembra applaudire come una folla entusiasta.
40
È dall'Italia, che noi lanciamo pel mondo questo nostro manifesto di violenza travolgente e incendiaria, col quale
fondiamo oggi il «Futurismo», perché vogliamo liberare questo paese dalla sua fetida cancrena di professori,
I NUOVI VALORI
AMORE DEL PERICOLO
•
CORAGGIO
•
VELOCITA’
•
GUERRA = “sola igiene del mondo”
•
RIFIUTO DEL PASSATO (biblioteche e
•
musei)
41
Esaltazione della GIOVENTU’
– “I più anziani fra noi, hanno trent'anni: ci
rimane dunque almeno un decennio, per
compier l'opera nostra. Quando avremo
quarant'anni, altri uomini più giovani e
più validi di noi, ci gettino pure nel
cestino, come manoscritti inutili. Noi lo
desideriamo!”
42
La letteratura futurista
• Manifesto tecnico della letteratura
futurista (1912)
– Elaborato dallo stesso Marinetti, espone i
principi fondamentali della nuova e
rivoluzionaria letteratura (Vedi p. 516),
presentati come ispirati dalla “macchina”
• Dice infatti Marinetti “Ecco che cosa mi disse
l'elica turbinante, mentre filavo a duecento
metri sopra i possenti fumaiuoli di Milano…”
43
1. Bisogna distruggere la sintassi
disponendo i sostantivi a caso, come
nascono.
2. Si deve usare il verbo all'infinito
3. Si deve abolire l'aggettivo, perché il
sostantivo nudo conservi il suo colore
essenziale. evitare l’aspetto meditativo
4. Si deve abolire l'avverbio
5. Ogni sostantivo deve avere il suo
doppio analogia (v. esordi simbolisti
di Marinetti)
44
6. Abolire anche la punteggiatura…
Per accentuare certi movimenti e
indicare le loro direzioni,
s'impiegheranno segni della
matematica: + - x : = > <, e i segni
musicali. espressione della
continuità
7. Superamento dell’ analogia
immediata-comprensibile
45
9. … bisogna dare la catena delle analogie
…, ognuna condensata, raccolta in una
parola essenziale.
10. … bisogna orchestrare le immagini
disponendole secondo un maximum di
disordine.
dinamismo della realtà che irrompe con
violenza
11. Distruggere nella letteratura l'«io»,
cioè tutta la psicologia.
“abolizione” dell’uomo a favore della
materia
46
Bisogna introdurre nella letteratura tre
elementi che furono finora trascurati:
1. il rumore
•
(manifestazione del
dinamismo degli
oggetti); SINESTESIA
2. il peso (facoltà portata agli
di volo degli oggetti);
estremi
3. l'odore (facoltà
di sparpagliamento
degli oggetti)
47
Zang Tumb Tuum
– Opera marinettiana (1914), pubblicata su
“Lacerba”, che mette pienamente in pratica i
dettami del Manifesto Tecnico
– Vedi “Bombardamento” Semplificazione e
immediatezza del linguaggio
dissoluzione completa della versificazione
tradizionale
• Onomatopea & caratteri tipografici di forte
impatto
• Futurismo vs Passatismo
48
Giacomo Balla, Rumoristica plastica Baltrr
1914
Francesco Cangiullo, Grand foule sur la piazza del Popolo
1914
Fortunato Depero, Campanelli
1916
Les mots en liberté futuristes di F. T.
Marinetti
RAPPRESENTARE LA SIMULTANEITA’
Filippo Tommaso Marinetti
Marinetti in una
rappresentazione
di Carlo Carrà
Fernando Pessoa (da
\"Una sola moltitudine“).
Marinetti Accademico.
Ci arrivano tutti, ci arrivano tutti...
Un giorno o l’altro, salvo incidenti, ci arriverò anch’io,
visto che tutti, del resto, nascono per questo...
Non ho scampo se non morire prima,
non ho rimedio se non scalare il Grande Muro...
Se resto qui mi acchiapperanno per socializzarmi.
Ci arrivano tutti, perché sono nati per Questo,
e si arriva solo al Questo per cui si è nati.…
Ci arrivano tutti...
Marinetti, accademico...
Le Muse si sono vendicate con riflettori, caro mio,
alla fine ti hanno piazzato alla ribalta della vecchia cantina,
e la tua dinamica, sempre un po’ all’italiana : ffiiiiiii.…..
Un Estratto Da ZANG TUMB TUMB
• «Ogni 5 secondi cannoni da assedio
sventrrrare spazio con un accordo
ZZZANG TUMB TUM
ammutinamento di cento echi per
azzannarlo sminuzzarlo sparpagliarlo
all'infiiiiiinito del centro di quel
zzzang tumb spiaccicato (ampiezza
50 Kmq.) balzare scoppi tagli pugni
batterie tiro rapido Violenza ferocia
re-go-la-ri-tà questo basso grave
scandere strani folli agitatissimi acuti
della battaglia».
F.T. Marinetti Esempio tipografico da:
\"Zang Tumb Tumb\"
G.Balla
“Velocità Di
Una Motocicletta
Cucina futurista
Ultima delle «grandi battaglie artistiche e politiche spesso consacrate col
•
sangue» di Marinetti & C., tale cucina, considerata come la lotta contro
l'«alimento amidaceo» (cioè la pastasciutta), colpevole di ingenerare negli
assuefatti consumatori «fiacchezza, pessimismo, inattività nostalgica e
neutralismo»,
Maincave si ripropone di «avvicinare elementi oggi separati da prevenzioni
•
senza serio foPrecursore della cucina futurista è però il cuoco francese Jules
Maincave, che nel 1914 aderisce al futurismo.ndamento»: filetto di montone
e salsa di gamberi, noce di vitello e assenzio, banana e groviera, aringa e
gelatina di fragola.
Manifesto della cucina futurista, pubblicato su «Comoedia» il 20 gennaio
•
1931.
– Oltre all'eliminazione della pastasciutta, il Manifesto - di pugno di Marinetti - predica
l'abolizione della forchetta e del coltello, dei condimenti tradizionali, invita i chimici ad
inventare nuovi sapori e incoraggia l'accostamento ai piatti di musiche, poesie e
profumi.
– Al lancio del Manifesto segue una folta serie di conferenze e banchetti futuristi in Italia
e in Francia, l'inaugurazione della taverna «Santopalato» e finalmente, nel 1932, la
pubblicazione del libro La cucina futurista di Marinetti e Fillia.
I futuristi si impegnarono anche a italianizzare alcuni termini di origine
•
straniera, il cocktail divenne così la polibibita (che si poteva ordinare al
quisibeve e non al bar); analogamente, il sandwich prese il nome di traidue, il
dessert di peralzarsi e il picnic di pranzoalsole.
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