Poesia Del Novecento

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  • + ninel_hax M.N Spada 9 months ago
    grazie a Chiara Cavina autrice di alcune delle diapo sul futurismo e a wikipedia per gli estratti sulla cucina
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Poesia Del Novecento - Presentation Transcript

  1. Poesia del Novecento
  2. Linee di tendenza nell’interpretazione di Anceschi simbolismo decadente origini Baudelaire Verlaine Rimbaud poetica della analogia poetica degli \"oggetti\" D'Annunzio Pascoli Futuristi Crepuscolari Ungaretti Montale
  3. precedenti Oscurità: “C’è una certa gloria nel non essere compresi Baudelaire • Poetica delle Corrispondenze • Sinestesia • Il poeta “albatro” • Montale: “Nessuno scriverebbe versi se il La perdita della aureola • problema della poesia fosse quello di farsi capire • Les fleurs du mal 1857
  4. Precedenti: A. Rimbaud 1854-91 • Le bateau ivre\\\\une saison en enfer\\\\ illuminations • 1871 : poetica del Veggente. Tramite un lungo e ragionato deragliamento dei sensi il poeta giunge alla verità sepolta nella dimensione dell’onirico, dell’inconscio • Per comunicare l’inconoscibile cadono le strutture tradizionali del discorso spinte all’oltranza semantica e sintattica
  5. Un universo di segni staccati dai referenti • et les atroces fleurs \\qu’on appellerait coeurs et soeurs, damas damnant de languer • Il poeta è un ladro di fuoco… (mito di Prometeo che sfida gli dei) se ciò che riporta di laggiù ha forma egli dà la forma, se è informe egli dà l’informe….trovare una lingua….
  6. S.Mallarmè 1842-1898 • Iniziatore della poesia “pura (smaterializzazione e sconcretizzazione degli oggetti allontanati dalle referenze consuete”: attingere l’azzurro-dare un senso più puro alle parole della tribù….) • Fusione analogica della parola: calcolata oscurità e opera aperta: “suggerire la cosa, ecco il sogno”
  7. Precedenti: Verlaine 1844-1896 • Art poetique 1882 • Orienta la poetica simbolista verso la musicalità •De la musique avant toute chose
  8. Verso libero (non legato Prevalente nello schema tradizionale l’adozione del di rima e accenti e computo sillabico) • Esprimere il negativo, l’assenza • Non esprimere la cosa ma l’immagine in associazione libera con essa – “cio che non siamo, ciò che non vogliamo” » Montale
  9. Forti influenze delle Avanguardie teoria della fusione tra le arti • Importante la lezione di Guillaume Apollinaire – Calligrammes 1918 – Vedi la Poesia visiva di Govoni
  10. La pioggia
  11. Dino Campana- Umberto Saba Ungaretti Montale La scuola ermetica Esperienze isolate Un lungo processo di sviluppo Importante la funzione delle riviste letterarie La Voce LA Ronda I crepuscolari I futuristi
  12. I poeti crepuscolari
  13. Il ruolo e l’identità del poeta entrano in crisi • Nella lirica del primo Novecento più voci sottolineano il tramonto dell’idea di un poeta che conserva uno status privilegiato ( il poeta “artiere”, il superuomo-esteta, il “fanciullino”) • si moltiplicano le confessioni di incertezza, crisi di identità, le ironiche ritrattazioni del proprio ruolo e della propria funzione sociale e culturale.
  14. Le avanguardie • si assiste ad un vero e proprio fiorire di “sperimentazioni” letterarie • come esperienze isolate • nella forma di vere e proprie avanguardie. – sullo sfondo di una crisi epocale, che investe vari settori • economico • vari campi della scienza (ed in particolare di quelle scienze i cui fondamenti sembravano inattaccabili, vale a dire la matematica e la fisica).
  15. PRIMI DECENNI DEL NOVECENTO AVANGUARDIE ARTISTICHE • il futurismo (Filippo Tommaso Marinetti, Umberto Boccioni Vladimir Majakovskij) • il cubismo (Pablo Picasso, Georges Braque,) • il dadaismo (Tristan Tzara) • l’espressionismo (Egon Schiele, Oskar Kokoschka) • il surrealismo (André Breton, Max Ernst, René Magritte, Salvador Dalì). • questi artisti professavano – un netto rifiuto delle regole dell’arte – la necessità di ricercare e sperimentare nuovi linguaggi. – una forte polemica antiborghese, manifestata anche con l’adozione di forme di vita originali e sregolate, con provocazioni lanciate contro il pubblico e la società dei «benpensanti».
  16. In Italia • La prima avanguardia è il Futurismo 1909 • Ma • Agli albori del novecento un gruppo di poeti manifesta una acuta consapevolezza della crisi della identità del poeta, e rifiuta i MITI dannunziani e pascoliani
  17. I Crepuscolari • Da una definizione di G.A Borgese – alcuni giovani poeti che esprimono uno stato d'animo di malinconia rassegnata, di sfiducia nella poesia; • la predilezione per situazioni umili e quotidiane e • l'uso di un linguaggio dimesso risponde con ironia, ai miti poetici carducciani, dannunziani e dell'ultimo Pascoli. non costituirono una scuola in senso stretto, • ma le loro spontanee convergenze li hanno fatti accomunare sotto il termine \"crepuscolari\".
  18. Al crepuscolo delle grandi Considerano però con Fortissimo lo personalità ironia il loro sogno di sperimentalismo linguistico (far tardoottocentesche una felicità modesta cozzare aulico e prosaico) Ripiegano su se stessi Presenti nei loro testi toni Sperimentalismo privi di grandi miti e più o meno metrico: verso libero ideali in un privato ostentatamente “desolato” e invocano antidannunziani un ritorno dei buoni sentimenti, del passato Amano gli aspetti più Deridono gli atteggiamenti Disimpegno politico e grigi e dimessi da poeta vate sociale dell’esistenza definiti da Gozzano “le buone cose di pessimo gusto”
  19. S. Corazzini, Piccolo libro inutile, 1906 E non domandarmi; Desolazione del povero poeta io non saprei dirti che parole sentimentale (estratti) così vane Dio mio così vane I Che mi verrebbe da piangere Perché tu mi dici:poeta? come se fossi per morire […] Io non sono un poeta VIII Io non sono che un piccolo Non sono dunque un poeta: fanciullo che piange io so che per essere detto : Vedi: non ho che lagrime da poeta, conviene offrire al silenzio… vivere ben altra vita Perché tu mi dici: poeta? […] Io non so, Dio mio, che IV morire Oh, non maravigliarti della Amen. mia tristezza Una finestra sul mare
  20. Marino Moretti • Piove.E’ mercoledì. Sono a Cesena Definito il verso più prosaico della tradizione italiana
  21. Aldo Palazzeschi POEMI, 1909. Chi sono? Un musico, allora? Nemmeno. Nell'edizione definitiva delle Non c'è che una nota opere di P. è collocato in apertura, quasi un prologo. nella tastiera dell'anima mia: Son forse un poeta? «nostalgia», No, certo. Son dunque... che cosa? Non scrive che una parola, ben Io metto una lente strana davanti al mio cuore la penna dell'anima mia: «follia». per farlo vedere alla gente Son dunque un pittore? Chi sono? Neanche. Il saltimbanco dell'anima mia Non ha che un colore la tavolozza dell'anima mia: «malinconia».
  22. GOZZANO, G. I Colloqui della dimora, e ne restò prigione. (…)- Pochi giochi di sillaba e di rima: Sola col Tempo, tra le stoffe smorte, questo rimane dell'età fugace? attese gli anni, senz'amici, senza È tutta qui la giovinezza prima? specchi, celando al Popolo, alla Corte Meglio tacere, dileguare in pace l'onta suprema della decadenza. or che fiorito ancora è il mio giardino, L'immagine di me voglio che sia or che non punta ancora invidia tace. sempre ventenne, come in un ritratto; Meglio sostare a mezzo del cammino, amici miei, non mi vedrete in via, or che il mondo alla mia Musa maldestra, curvo dagli anni, tremulo e disfatto! quasi a mima che canta il suo mattino, Col mio silenzio resterò l'amico soccorrevole ancor porge la destra. che vi fu caro, un poco mentecatto; il fanciullo sarò tenero e antico Ma la mia Musa non sarà l'attrice che sospirava al raggio delle stelle, annosa che si trucca e pargoleggia, che meditava Arturo e Federico1, e la folla deride l'infelice; ma lasciava la pagina ribelle giovine tacerà nella sua reggia, per seppellir le rondini insepolte, come quella Contessa Castiglione per dare un'erba alle zampine delle bellissima, di cui si favoleggia. disperate cetonie capovolte Allo sfiorire della sua stagione, disparve al mondo, sigillò le porte
  23. Guido Gozzano La via del rifugio, 1907 Socchiudo gli occhi , estranio ai casi della vita (…) Ma dunque esisto! Oh, strano Vive tra il Tutto e il Niente Questa cosa vivente Detta guidogozzano (…) Chi sono? E’ tanto strano Fra tante cose strambe Un coso con due gambe Detto guidogozzano
  24. Guido Gozzano • L’altro (estratto) » (definizione del suo stile) …questo mio stile che pare lo stile d’uno scolare corretto un po’ da una serva…
  25. Il testo più famoso • La signorina Felicita (poesia narrativa) – la tematica del poemetto può apparire semplice : sentimentalismo un po' facile • ambiente domestico e provinciale • storia d'amore appena accennata • elogio delle cose casalinghe • una figura di poeta trasognato e • malinconico
  26. ma l'atteggiamento del poeta è più complesso. la protagonista, il suo ambiente e i personaggi che la • circondano sono descritti con ironia = distacco Gozzano (o meglio, il personaggio che ha costruito di sé) ha • nostalgia di quel mondo, ma se ne sente estraneo, non può non vederne la ristrettezza mentale, la meschinità del «buon mercante inteso alla moneta». Contemporaneamente però gli sembra che lì stia la vita vera, dalla • quale la sua cultura, la «fede letteraria», lo esclude irrimediabilmente sentimenti contrastanti, equilibrio delicato tra sorriso e • malinconia
  27. la \"vergogna di essere poeta\" • è un rifiuto esplicito dei miti carducciani, dannunziani, con la consapevolezza che è finito il tempo dei vati. forme ostentata scelta di toni bassi e quotidiani, a • cominciare dall'epiteto «signorina» attribuito alla protagonista – sapore piccolo-borghese – rovescia una tradizione letteraria che conosceva solo \"fanciulle\", \"vergini\" e simili.
  28. la semplicità è solo apparente • andamento narrativo, ostentata umiltà dei temi • si distendono con elegante naturalezza in un metro elaborato e difficile per il gran numero di rime che richiede; le espressioni colloquiali e prosastiche si • intrecciano senza sforzo a quelle sofisticate e arcaizzanti • reciproci smorzamenti ironici. • la rima «camicie / Nietzsche», esempio di ricercatezza, è una formidabile degradazione ironica dei più tormentati temi culturali dell'epoca
  29. Ancora lui • Autoritratto ironico • Autoritratto ironico: TOTO’ Merumeni • INVERNALE Leggili nelle note
  30. Guido Gozzano Ho rivisto il giardino, il giardinetto contiguo, le palme del viale, la cancellata rozza dalla quale Cocotte mi protese la mano ed il confetto... «Piccolino, che fai solo soletto?» «Sto giocando al Diluvio Universale.» Accennai gli stromenti, le bizzarre cose che modellavo nella sabbia, Un giorno - giorni dopo - mi chiamò ed ella si chinò come chi abbia tra le sbarre fiorite di verbene: fretta d'un bacio e fretta di ritrarre «O piccolino, non mi vuoi più bene!...» la bocca, e mi baciò di tra le sbarre Il mio sogno è nutrito d'abbandono, «È vero che tu sei una cocotte?» come si bacia un uccellino in gabbia. Perdutamente rise... E mi baciò di rimpianto. Non amo che le rose Sempre ch'io viva rivedrò l'incanto con le pupille di tristezza piene. che non colsi. Non amo che le cose di quel suo volto tra le sbarre quadre! . Tra le gioie defunte e i disinganni, che potevano essere e non sono La nuca mi serrò con mani ladre; dopo vent'anni, oggi si ravviva state... Vedo la case, ecco le rose ed io stupivo di vedermi accanto il tuo sorriso... Dove sei, cattiva del bel giardino di vent'anni or sono! al viso, quella bocca tanto, tanto Signorina? Sei viva? Come inganni diversa dalla bocca di mia Madre! (meglio per te non essere più viva!) «Piccolino, ti piaccio che mi guardi? la discesa terribile degli anni? Oltre le sbarre il tuo giardino intatto Sei qui pei bagni? Ed affittate là?» Oimè! Da che non giova il tuo belletto fra gli eucalipti liguri si spazia... «Sì... vedi la mia mamma e il mio Papà?» e il cosmetico già fa mala prova Vieni! T'accoglierà l'anima sazia. Subito mi lasciò, con negli sguardi l'ultimo amante disertò l'alcova... Fa ch'io riveda il tuo volto disfatto; un vano sogno (ricordai più tardi) Uno, sol uno: il piccolo folletto ti bacerò; rifiorirà, nell'atto, un vano sogno di maternità... che donasti d'un bacio e d'un confetto, «Una cocotte!...» sulla tua bocca l'ultima tua grazia. dopo vent'anni, oggi ti ritrova «Che vuol dire, mammina?» in sogno, e t'ama, in sogno, e dice: T'amo! «Vuol dire una cattiva signorina: Da quel mattino dell'infanzia pura Vieni! Sarà come se a me, per mano, non bisogna parlare alla vicina!» forse ho amato te sola, o creatura! tu riportassi me stesso d'allora. Co-co-tte... La strana voce parigina Forse ho amato te sola! E ti richiamo! Il bimbo parlerà con la Signora. dava alla mia fantasia bambina Se leggi questi versi di richiamo Risorgeremo dal tempo lontano. un senso buffo d'ovo e di gallina... ritorna a chi t'aspetta, o creatura! Pensavo deità favoleggiate: Vieni! Sarà come se a te, per mano, Vieni! Che importa se non sei più quella i naviganti e l'Isole Felici... che mi baciò quattrenne? Oggi t'agogno, io riportassi te, giovine ancora. Co-co-tte... le fate intese a malefici o vestita di tempo! Oggi ho bisogno con cibi e con bevande affatturate... del tuo passato! Ti rifarò bella Fate saranno, chi sa quali fate, come Carlotta, come Graziella, e in chi sa quali tenebrosi offici! come tutte le donne del mio sogno!
  31. Metrica • nella versificazione di Gozzano, si registrano fenomeni di corrosione e contestazione metrica. • paratassi • parola comune • puntini di sospensione – come nella terza strofa dell'Amica di nonna Speranza
  32. L’elenco e il colorismo • Poesia degli oggetti  Pascoli • Voluta dimessa quotidianità  antidannunzianesimo • Impressionismo coloristico • Elencazione disordinata = no gerarchie  nessuna visione ordinata della realtà • Riduzione ironica
  33. Corrado Govoni LE COSE CHE FANNO LA DOMENICA L'odore caldo del pane che si cuoce dentro il forno. Il canto del gallo nel pollaio. Le passeggiate dei malati Il gorgheggio dei canarini alle finestre .Lo stormire degli alberi. .L'urto dei secchi contro il pozzo e il cigolìo I gatti bianchi contro i vetri. della puleggia. Il prillare delle rosse ventarole La biancheria distesa nel prato.Il sole sulle .Lo sbattere delle finestre e delle porte soglie. .Le bucce d'oro degli aranci sul selciato. La tovaglia nuova nella tavola. I bambini che giuocano nei viali al cerchio Gli specchi nelle camere. .Le fontane aperte nei giardini. I fiori nei bicchieri. Gli aquiloni librati sulle case. Il girovago che fa piangere la sua I soldati che fanno la manovra azzurra. armonica. I cavalli che scalpitano sulle pietre. Il grido dello spazzacamino. Le fanciulle che vendono le viole. L'elemosina.La neve.Il canale gelato.I Il pavone che apre la ruota sopra la scalèa l suono delle campane. rossa. Le donne vestite di nero. Le colombe che tubano sul tetto. Le comunicanti. I mandorli fioriti nel convento. Il suono bianco e nero del pianoforte. Gli oleandri rosei nei vestiboli. Le suore bianche bendate come ferite.I Le tendine bianche che si muovono al preti neri.I ricoverati grigi. vento. L'azzurro del cielo sereno.
  34. I TETTI Dolci pendii dei tetti! Rosei taluni come dei guanciali su cui le diafane nubi abbiano impresse le tenere gote; altri sanguigni come torchi di tramonti e d'aurore,come ceppi per le serali decapitazioni del sole;altri nerastri come letti della funebre notte;altri madreperlacei come se la chiocciola della luna v'abbia lasciata la sua scìa luminosa. Vecchie vele tignose conciate dal sole e dall'intemperie,in secca in un canale senza uscita, valanghe immobili di neve nell'inverno,lividi sgocciolatoi del pianto tedioso della pioggia autunnale,logori asciugatoi dei crepuscoli violetti.
  35. L’esperienza futurista ma…
  36. IL FUTURISMO 38
  37. FOTO DI GRUPPO Umberto Boccioni Carlo Carrà Gino Severini Luigi Russolo Filippo Tommaso Marinetti, animatore del gruppo 39
  38. Parigi, 20 febbraio 1909 Sul quotidiano nazionale francese “LE FIGARO” esce il MANIFESTO DEL FUTURISMO, firmato da Filippo • Tommaso Marinetti (1876) Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità. 2. Il coraggio, l'audacia, la ribellione, saranno elementi essenziali della nostra poesia. 3. La letteratura esaltò fino ad oggi l'immobilità pensosa, l'estasi e il sonno. Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l'insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno. 4. Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità. Un automobile da corsa col suo cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti dall'alito esplosivo... un automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, è più bello della Vittoria di Samotracia. 5. Noi vogliamo inneggiare all'uomo che tiene il volante, la cui asta ideale attraversa la Terra, lanciata a corsa, essa pure, sul circuito della sua orbita. 6, Bisogna che il poeta si prodighi, con ardore, sfarzo e munificenza, per aumentare l'entusiastico fervore degli elementi primordiali. 7. Non v'è più bellezza, se non nella lotta. Nessuna opera che non abbia un carattere aggressivo può essere un capolavoro. La poesia deve essere concepita come un violento assalto contro le forze ignote, per ridurle a prostrarsi davanti all'uomo. 8. Noi siamo sul promontorio estremo dei secoli!... Perché dovremmo guardarci alle spalle, se vogliamo sfondare le misteriose porte dell'Impossibile? Il Tempo e lo Spazio morirono ieri. Noi viviamo già nell'assoluto, poiché abbiamo già creata l'eterna velocità onnipresente. 9. Noi vogliamo glorificare la guerra - sola igiene del mondo - il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore dei libertari, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna. 10. Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d'ogni specie, e combattere contro il moralismo, il femminismo e contro ogni viltà opportunistica o utilitaria. 11. Noi canteremo le grandi folle agitate dal lavoro, dal piacere o dalla sommossa: canteremo le maree multicolori o polifoniche delle rivoluzioni nelle capitali moderne; canteremo il vibrante fervore notturno degli arsenali e dei cantieri incendiati da violente lune elettriche; le stazioni ingorde, divoratrici di serpi che fumano; le officine appese alle nuvole pei contorti fili dei loro fumi; i ponti simili a ginnasti giganti che scavalcano i fiumi, balenanti al sole con un luccichio di coltelli; i piroscafi avventurosi che fiutano l'orizzonte, le locomotive dall'ampio petto, che scalpitano sulle rotaie, come enormi cavalli d'acciaio imbrigliati di tubi, e il volo scivolante degli aeroplani, la cui elica garrisce al vento come una bandiera e sembra applaudire come una folla entusiasta. 40 È dall'Italia, che noi lanciamo pel mondo questo nostro manifesto di violenza travolgente e incendiaria, col quale fondiamo oggi il «Futurismo», perché vogliamo liberare questo paese dalla sua fetida cancrena di professori,
  39. I NUOVI VALORI AMORE DEL PERICOLO • CORAGGIO • VELOCITA’ • GUERRA = “sola igiene del mondo” • RIFIUTO DEL PASSATO (biblioteche e • musei) 41
  40. Esaltazione della GIOVENTU’ – “I più anziani fra noi, hanno trent'anni: ci rimane dunque almeno un decennio, per compier l'opera nostra. Quando avremo quarant'anni, altri uomini più giovani e più validi di noi, ci gettino pure nel cestino, come manoscritti inutili. Noi lo desideriamo!” 42
  41. La letteratura futurista • Manifesto tecnico della letteratura futurista (1912) – Elaborato dallo stesso Marinetti, espone i principi fondamentali della nuova e rivoluzionaria letteratura (Vedi p. 516), presentati come ispirati dalla “macchina” • Dice infatti Marinetti “Ecco che cosa mi disse l'elica turbinante, mentre filavo a duecento metri sopra i possenti fumaiuoli di Milano…” 43
  42. 1. Bisogna distruggere la sintassi disponendo i sostantivi a caso, come nascono. 2. Si deve usare il verbo all'infinito 3. Si deve abolire l'aggettivo, perché il sostantivo nudo conservi il suo colore essenziale.  evitare l’aspetto meditativo 4. Si deve abolire l'avverbio 5. Ogni sostantivo deve avere il suo doppio  analogia (v. esordi simbolisti di Marinetti) 44
  43. 6. Abolire anche la punteggiatura… Per accentuare certi movimenti e indicare le loro direzioni, s'impiegheranno segni della matematica: + - x : = > <, e i segni musicali.  espressione della continuità 7. Superamento dell’ analogia immediata-comprensibile 45
  44. 9. … bisogna dare la catena delle analogie …, ognuna condensata, raccolta in una parola essenziale. 10. … bisogna orchestrare le immagini disponendole secondo un maximum di disordine.  dinamismo della realtà che irrompe con violenza 11. Distruggere nella letteratura l'«io», cioè tutta la psicologia.  “abolizione” dell’uomo a favore della materia 46
  45. Bisogna introdurre nella letteratura tre elementi che furono finora trascurati: 1. il rumore • (manifestazione del dinamismo degli oggetti); SINESTESIA 2. il peso (facoltà portata agli di volo degli oggetti); estremi 3. l'odore (facoltà di sparpagliamento degli oggetti) 47
  46. Zang Tumb Tuum – Opera marinettiana (1914), pubblicata su “Lacerba”, che mette pienamente in pratica i dettami del Manifesto Tecnico – Vedi “Bombardamento” Semplificazione e immediatezza del linguaggio  dissoluzione completa della versificazione tradizionale • Onomatopea & caratteri tipografici di forte impatto • Futurismo vs Passatismo 48
  47. Giacomo Balla, Rumoristica plastica Baltrr 1914
  48. Francesco Cangiullo, Grand foule sur la piazza del Popolo 1914
  49. Fortunato Depero, Campanelli 1916
  50. Les mots en liberté futuristes di F. T. Marinetti
  51. RAPPRESENTARE LA SIMULTANEITA’
  52. Filippo Tommaso Marinetti Marinetti in una rappresentazione di Carlo Carrà
  53. Fernando Pessoa (da \"Una sola moltitudine“). Marinetti Accademico. Ci arrivano tutti, ci arrivano tutti... Un giorno o l’altro, salvo incidenti, ci arriverò anch’io, visto che tutti, del resto, nascono per questo... Non ho scampo se non morire prima, non ho rimedio se non scalare il Grande Muro... Se resto qui mi acchiapperanno per socializzarmi. Ci arrivano tutti, perché sono nati per Questo, e si arriva solo al Questo per cui si è nati.… Ci arrivano tutti... Marinetti, accademico... Le Muse si sono vendicate con riflettori, caro mio, alla fine ti hanno piazzato alla ribalta della vecchia cantina, e la tua dinamica, sempre un po’ all’italiana : ffiiiiiii.…..
  54. Un Estratto Da ZANG TUMB TUMB • «Ogni 5 secondi cannoni da assedio sventrrrare spazio con un accordo ZZZANG TUMB TUM ammutinamento di cento echi per azzannarlo sminuzzarlo sparpagliarlo all'infiiiiiinito del centro di quel zzzang tumb spiaccicato (ampiezza 50 Kmq.) balzare scoppi tagli pugni batterie tiro rapido Violenza ferocia re-go-la-ri-tà questo basso grave scandere strani folli agitatissimi acuti della battaglia».
  55. F.T. Marinetti Esempio tipografico da: \"Zang Tumb Tumb\"
  56. G.Balla “Velocità Di Una Motocicletta
  57. Cucina futurista Ultima delle «grandi battaglie artistiche e politiche spesso consacrate col • sangue» di Marinetti & C., tale cucina, considerata come la lotta contro l'«alimento amidaceo» (cioè la pastasciutta), colpevole di ingenerare negli assuefatti consumatori «fiacchezza, pessimismo, inattività nostalgica e neutralismo», Maincave si ripropone di «avvicinare elementi oggi separati da prevenzioni • senza serio foPrecursore della cucina futurista è però il cuoco francese Jules Maincave, che nel 1914 aderisce al futurismo.ndamento»: filetto di montone e salsa di gamberi, noce di vitello e assenzio, banana e groviera, aringa e gelatina di fragola. Manifesto della cucina futurista, pubblicato su «Comoedia» il 20 gennaio • 1931. – Oltre all'eliminazione della pastasciutta, il Manifesto - di pugno di Marinetti - predica l'abolizione della forchetta e del coltello, dei condimenti tradizionali, invita i chimici ad inventare nuovi sapori e incoraggia l'accostamento ai piatti di musiche, poesie e profumi. – Al lancio del Manifesto segue una folta serie di conferenze e banchetti futuristi in Italia e in Francia, l'inaugurazione della taverna «Santopalato» e finalmente, nel 1932, la pubblicazione del libro La cucina futurista di Marinetti e Fillia. I futuristi si impegnarono anche a italianizzare alcuni termini di origine • straniera, il cocktail divenne così la polibibita (che si poteva ordinare al quisibeve e non al bar); analogamente, il sandwich prese il nome di traidue, il dessert di peralzarsi e il picnic di pranzoalsole.
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