Your SlideShare is downloading. ×
0
La società informazionale, quale lavoro
La società informazionale, quale lavoro
La società informazionale, quale lavoro
La società informazionale, quale lavoro
La società informazionale, quale lavoro
La società informazionale, quale lavoro
La società informazionale, quale lavoro
La società informazionale, quale lavoro
La società informazionale, quale lavoro
La società informazionale, quale lavoro
La società informazionale, quale lavoro
La società informazionale, quale lavoro
La società informazionale, quale lavoro
La società informazionale, quale lavoro
La società informazionale, quale lavoro
La società informazionale, quale lavoro
La società informazionale, quale lavoro
La società informazionale, quale lavoro
La società informazionale, quale lavoro
La società informazionale, quale lavoro
La società informazionale, quale lavoro
La società informazionale, quale lavoro
La società informazionale, quale lavoro
La società informazionale, quale lavoro
La società informazionale, quale lavoro
La società informazionale, quale lavoro
La società informazionale, quale lavoro
La società informazionale, quale lavoro
La società informazionale, quale lavoro
La società informazionale, quale lavoro
La società informazionale, quale lavoro
La società informazionale, quale lavoro
La società informazionale, quale lavoro
La società informazionale, quale lavoro
La società informazionale, quale lavoro
La società informazionale, quale lavoro
La società informazionale, quale lavoro
La società informazionale, quale lavoro
La società informazionale, quale lavoro
La società informazionale, quale lavoro
La società informazionale, quale lavoro
La società informazionale, quale lavoro
La società informazionale, quale lavoro
La società informazionale, quale lavoro
La società informazionale, quale lavoro
La società informazionale, quale lavoro
La società informazionale, quale lavoro
La società informazionale, quale lavoro
La società informazionale, quale lavoro
La società informazionale, quale lavoro
La società informazionale, quale lavoro
La società informazionale, quale lavoro
La società informazionale, quale lavoro
La società informazionale, quale lavoro
La società informazionale, quale lavoro
La società informazionale, quale lavoro
La società informazionale, quale lavoro
La società informazionale, quale lavoro
La società informazionale, quale lavoro
La società informazionale, quale lavoro
La società informazionale, quale lavoro
La società informazionale, quale lavoro
La società informazionale, quale lavoro
La società informazionale, quale lavoro
La società informazionale, quale lavoro
La società informazionale, quale lavoro
La società informazionale, quale lavoro
La società informazionale, quale lavoro
La società informazionale, quale lavoro
La società informazionale, quale lavoro
La società informazionale, quale lavoro
La società informazionale, quale lavoro
La società informazionale, quale lavoro
La società informazionale, quale lavoro
Upcoming SlideShare
Loading in...5
×

Thanks for flagging this SlideShare!

Oops! An error has occurred.

×
Saving this for later? Get the SlideShare app to save on your phone or tablet. Read anywhere, anytime – even offline.
Text the download link to your phone
Standard text messaging rates apply

La società informazionale, quale lavoro

3,678

Published on

Presentazione di Paolo Ferri, docente di Tecnologie didattiche e Teoria e tecnica dei nuovi media presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università degli Studi di Milano Bicocca

Presentazione di Paolo Ferri, docente di Tecnologie didattiche e Teoria e tecnica dei nuovi media presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università degli Studi di Milano Bicocca

Published in: Technology
1 Comment
1 Like
Statistics
Notes
  • Un sentito ringraziamento anche a Paolo Ferri per la disponibilità a condividere la sua presentazione. I materiali sono utilizzati nell'ambito del Progetto 'Diritto al lavoro' organizzato dalla fondazione Roberto Franceschi di Milano, con il patrocinio di Provincia di Milano, Ufficio Scolastico Regionale, Università Bicocca - Facoltà di Scienze della Formazione, Dipartimento di Scienze giuridiche ed economiche, Dipartimento di Economia Politica, CGIL FLC – Federazione Lavoratori della Conoscenza di Milano. In collaborazione con Università L. Bocconi. Con il contributo di Fondazione Cariplo.

    nilocram
       Reply 
    Are you sure you want to  Yes  No
    Your message goes here
No Downloads
Views
Total Views
3,678
On Slideshare
0
From Embeds
0
Number of Embeds
1
Actions
Shares
0
Downloads
146
Comments
1
Likes
1
Embeds 0
No embeds

Report content
Flagged as inappropriate Flag as inappropriate
Flag as inappropriate

Select your reason for flagging this presentation as inappropriate.

Cancel
No notes for slide

Transcript

  • 1. La società informazionale, quale lavoro Paolo Ferri Università degli Studi Milano Bicocca www.unimib.it www.paoloferri.net [email_address]
      • 1. Le trasformazioni economiche
      • 2. Le trasformazioni sociali e culturali
      • 3. Le trasformazioni del mercato della formazione
  • 2.  
  • 3. Convergenza divergenza digitale
  • 4. La rivoluzione digitale - che cos’è? - dati sulla rivoluzione digitale
  • 5. 1. La rivoluzione digitale
    • La "rivoluzione digitale" , secondo Negroponte si fonda su tre cardini fondamentali:
    • 1) digitalizzazione
    • 2) diffusione di Internet e delle reti telematiche
    • 3) trasformazione economica e sociale
  • 6. Rivoluzione Digitale 1. Digitalizzazione
    • a ) La progressiva e globale digitalizzazione e convergenza digitale di tutte le informazioni
      • un’unica piattaforma digitale che possa veicolare la totalità dei media (musica, immagini, testi, comunicazioni telefoniche, radiofoniche e televisive) all'interno di un unico vettore digitale .
    • b) Computer sempre più potenti e veloci
      • - ogni 5 anni X10 velocità e prestazioni /10 i costi
      • - oggi: 200.000.000 di computer nel mondo
      • - nel 2002 500.000.000
  • 7. Rivoluzione digitale 2. Internet e reti telematiche
    • La realizzazione di reti di comunicazione che mettano in connessione individui e istituzioni
      • comunicazione a rete e bidirezionale
      • interattività
      • bassi costi di alfabetizzazione/ gestione
      • elevato ritorno in termini di comunità
      • Internet è solo l'inizio: bassa velocità trasmissione dati
      • Internet 2 che dovrebbe moltiplicare per 1000 la possibilità di trasmissione dati attuale: reale interattività multimediale
  • 8. Rivoluzione digitale 3. Rivoluzione sociale
    • la trasformazione tecnologica è accompagnata da una trasformazione economica e sociale
      • da società della produzione a società dell’ informazione
      • da società verticale a società a rete
      • da società dei mass media a società dei personal media
  • 9. 2. La “New economy”: l’età dell’accesso - che cos’è - gli interpreti e le tendenze
  • 10. La New economy Le premesse
    • a) accelerazione del progresso tecnologico :
      • raddoppio di potenza in milioni di istruzioni per secondo - MIPS - e dimezzamento del prezzo ogni 18 mesi
    • b) esplosione delle connessioni nel cyber-spazio
  • 11. La New economy I fondamenti
    • 1. L'economia nei suoi settori di punta tende a passare dalla legge della scarsità alla legge della molteplicità .
      • non un bene vale di più quanto più è raro
      • ma un bene vale di più tanto più è diffuso e quanti più servizi veicola
      • il valore si misura in accesso a servizi (Rifkin)
      • il valore è nel servizio: il bene può anche essere distribuito gratuitamente
  • 12. 2. La New economy Le conseguenze
    • J. Rifkin: dal tradizionale concetto di concorrenza tra imprese alla costruzione di reti di produttori per la creazione interdipendente del valore
    • non più produttori e acquirenti di beni ma fornitori ( server ) e utenti ( client ) di servizi
    • obsolescenza del concetto di proprietà dei beni: leasing, serivizi in abbonamento al posto dell’acquisto materiale
  • 13. La New economy I fondamenti
    • 2. Jeremy Rifkin solo la fase preliminare dei cambiamenti in corso: da Bit a atomi
      • il cambiamento in corso investirà cioè anche il campo dei beni materiali
      • applicazione dell’informatica alle biotecnologie, ingegneria genetica: fase successiva del processo
      • Circa 6.000.000.000 di chip negli oggetti di tutti i giorni
  • 14. La New economy I fondamenti
    • 3. società, imprese e organizzazioni a rete e non più piramidali
      • da società della produzione di beni materiali a società dell’ informazione o dell’ accesso, cioè società del capitalismo culturale
  • 15. La New economy Le conseguenze
    • 1. La nuova economia server – client (fornitore – utente) un potrà offrire un numero elevato di servizi per l'utente finale correlati anche a “vecchi” prodotti (auto e grande distribuzione)
    • 2. riduzione del lavoro necessario ( per operatori e per utenti) in migliaia di punti di transazione:
      • reti di vendita
      • negozi al dettaglio
      • sportelli bancari
      • pompe di benzina
  • 16. La New economy Le conseguenze
    • 3. settori strategici coinvolti: la logistica
      • logistica del denaro
      • logistica delle informazioni
      • logistica delle merci
    • 4. creazione di nuovo lavoro nei seguenti settori:
      • ricerca e formazione
      • marketing (con funzione di mediazione culturale verso il mercato)
      • servizi alla persona (sociali o di mercato)
      • nuove tecnologie
  • 17. La New economy Le conseguenze
    • 5. nuova classe dei “ Knowledge workers ”
      • sempre più importanti coloro che producono, diffondono, divulgano sapere e informazione
      • società dell’accesso
      • capitalismo culturale
      • l’esperienza si trasforma in merce e viceversa
    • 6. fine delle politiche nazionali nel campo del lavoro e dell’economia
  • 18. La New economy Le interpretazioni
    • 1. pessimisti: fine del lavoro .
      • Pochi privilegiati; molti sotto occupati
    • 2. ottimisti: free friction capitalism
      • tecnologia = sviluppo per tutti
    • 3. realisti : problemi e opportunità
  • 19. 1980 1990 2000 2010 Hardaware Software Networking Banda Larga Contenuti
  • 20. Main frame
    • A partire dagli anni sessanta e settanta, la creazione del valore nel settore Hi-tech è stata guidata dalle case produttrici di Hardware, come dimostrava ad esempio la posizione leader di IBM nel settore.
    • Era l’epoca pionieristica dei “grandi calcolatori” ai quali vengono connessi decine di “terminali stupidi” (i main frame. Univac, Cray, IBM), e solo a partire dalla fine degli anni settanta , cominciarono a comparire prima sul mercato i primi personal computer.
  • 21. Personal Computer
    • Quando Steve Jobs and Steve Wozniak fondano, intenzionalmente il primo di aprile ( Foll’s day ) del 1976, la Apple Computer Company, per commercializzare il primo “personal computer” (l’Apple 1).
    • Dinisce l’era dei main frame e si apre l’Hyper cycle del personal computer che chiude la sua fase propulsiva ed entra nel suo plateau of productivity intorno ai primi anni ottanta.
  • 22. Software
    • Per questo, tra negli anni ottanta fini alla metà degli anni novanta, mentre i personal computer si diffondono in tutto mondo, il testimone dell’innovazione e della creazione del valore passa progressivamente alle aziende che “producono”, o meglio scrivono, righe immateriali di software
    • In particolare sistemi operativi e prodotti per l’ office automation , sono gli anni dell’ascesa dei “cavalieri digitali” del software, Bill Gates tra tutti, ma non solo: prosperano e si sviluppano oltre a Microsoft (fondata nel 1975), la O racle di Larry Allison (fondata nel 1977, leader nei data base) e Computer Associate (fondata nel 1976) .
  • 23. Web e new economy
    • Nel 1993, dopo la creazione al Cern di Ginevra da parte di Tim Berners Lee (Berners Lee, 1999) dell’infrastruttura dell’odierno web, e cioè la creazione della triade fondamentale delle comunicazioni digitali, il linguaggio Html, il protocollo Http e il protocollo www, comincia l’era della “new economy”.
    • Tra il 1995, data di rilascio del primo browser Internet (Mosaic e successivamente Netscape ed Explorer), si avvia l’Hypercycle delle tecnologie di rete e del web design.
    • Sono state perciò le aziende che offrono accesso e quindi tecnologie di rete: di connettività (Aol), le infrastrutture, i router (Cisco, Lucent) e i browser (Netscape e la stessa Microsoft), i primi portali che offrono servizi generalmente di orientamento, e ricerca nel web (Web Crowler, Yahoo, Altavista), così come poche imprese di e-commerce (Amazon.com) o e-commerce community (Ebay) a produrre valore.
  • 24. Net economy
    • Tra il 2000 e il 2001 anche l’Hypercycle di avvio della “net/new economy”.
    • Per concludere questa breve storia degli Hypercycle successivi dell’hi-tech, possiamo affermare che tra la fine degli anni settanta e il duemila si è costruita la struttura materiale/virtuale della rivoluzione digitale, si sono create, ingegnerizzate, implementate, commercializzate e diffuse , le infrastrutture, che l’hanno resa possibile.
  • 25. Net economy
    • Oggi, nel 2003, con qualche ragionevole approssimazione possiamo ritenere che due saranno i drive fondamentali dello sviluppo, gli Hypercycle che vanno a svilupparsi nell’evoluzione di quella che Carlini definisce come la terza internet (Carlini, 2002, pp. 55-72).
    • Il primo è un drive “tradizionale” dello sviluppo hi-tech, si tratta cioè di un trigger tecnologico, la banda larga e la sua estensione “senza fili” ( wireless ).
  • 26. Content economy
    • Il secondo e sicuramente il più innovativo ed imprevedibile nei suoi sviluppi ed accelerazioni è un drive di sviluppo che si affaccia per la prima volta all’orizzonte della catena del valore delle nuove tecnologie, un asset decisamente immateriale e di natura strettamente informazionale, culturale e sociale: il mercato e la sfera pubblica digitale dei contenuti.
  • 27. Content economy
    • Tecnologie della banda larga e del wi-fi, cioè la possibilità di estendere la capacità di trasporto dati delle reti, e contenuti, quindi e contenuti.
    • Sono proprio i contenuti (testi, immagini fisse, immagini in movimento, musica, animazioni e progetti di comunicazione e formazione) a rendere il mondo della comunicazione, dell’informazione e della formazione – il settore economico dell’industria culturale e dell’editoria - uno dei due nodi strategici per lo sviluppo della “società in rete”.
  • 28. Le sfide della content economy
    • Vincerà cioè, in questo settore, chi sarà in grado di sfruttare a pieno la tecnologia, per diffondere contenuti adeguati qualitativamente alle esigenze del target prescelto, efficaci, altamente interoperabili e il più possibile “divergenti” nel senso che abbiamo delineato nella prima parte di di questo corso.
  • 29. Le sfide della content economy
    • Più in dettaglio, i player di questo settore e gli stessi player sono cambiati o destinati a cambiare.
    • Oltre ai soggetti tradizionali editoria mass mediali
    • sono già entrati in questo mercato operatori della telefonia, Internet Service Provider, e aziende Hi-tech
    • i colossi dell’informatica, così come i “tycoon” della rete, che dovranno abituarsi a nuove regole del gioco,
    • dovranno, cioè, avere la capacità di ridefinire le loro linee di business, secondo le tre linee di tendenza che abbiamo individuato.
  • 30. Content economy
    • 1) La capacità delle imprese “Brick and Mortar” nel campo dell’editoria analogica di infrastrutturarsi e ridefinir e la propria offerta commerciale all’interno del nuovo scenario “Click and Mortar” che abbiamo delineato (ci occuperemo in particolare del caso di Britannica on-line, e per quanto riguarda l’Italia di Mondadori Editore);
    • 2) la capacità delle imprese “click”, in particolare dei colossi dell’informatica e delle aziende che offrono connettività, (Aol Time Warner tra tutte) di infrastrutturarsi nel campo avanzato del content providing (ci soffermeremo in particolare sul caso Amazon e per quanto riguarda l’Italia il Caso Fastweb/Ebismedia).
  • 31. Content economy
    • 3) La capacità delle Università e degli Istituti di formazione superiore (graduate e post-graduate) di infrastrutturarsi come player del content provider globale; , analizzeremo il caso della Luvit, spin-off della svedese University of Lund e dell’Università del Maryland.
    • Si tratta di una partita che coinvolge tutta la catena del valore delle imprese delle imprese del capitalismo culturale e investe l’intero settore dell’economia della conoscenza globale.
  • 32. Lezione 3
  • 33.  
  • 34. IL NUOVO MODELLO UNA RETE DI PARTNER AFFIATATA E INTERCONNESSA Tipo di relazione: partnership non più modello dal centro alla periferia
  • 35. Capitalismo informazionale e capitalismo culturale: l’era informazione dei contenuti veloci e personalizzati
      • Una configurazione che tende nel medio periodo a rendere obsoleti e/o a relegare alla spazio dello specialismo gli strumenti del comunicare della fase precedente.
      • la sfida definita dalla co-evoluzione di questo nuovo modello tecno-sociale, è radicale. L’età del libro è durata quasi cinquecento anni, quella dei mass-media circa un secolo.
      • Oggi dobbiamo porci il problema di analizzare la nascita di un nuovo paradigma, nella accezione forte, che Thomas Khun (Kuhn, 1979) dava a questo termine.
  • 36. Sulla faglia di un salto di paradigma
      • Rimediazione e mutamento di ruolo dei differenti media - Mediadiamorfosi
      • Noi, ancora “figli del libro” e della televisione, dobbiamo: immaginare uno scenario della comunicazione sociale, per restringere il campo al nostro oggetto di indagine, completamente differente
        • Castells: “Abbiamo lasciato la Galassia Gutenberg, alcuni anni fa” (Castells, 1999, p. 61), e non viviamo più nell’epoca dei mass-media, ma siamo immersi in una costellazione e in un flusso dissonante di simboli e di segni. Un universo ipermediale di comunicazione audiovisuale che scorre, si deposita e si aggiorna continuamente attraverso la rete mondiale dell’informazione e dell’intrattenimento digitale”.
  • 37. De Kerckhove il cervello cibernetico
    • Derrick de Kerckhove. Lo studioso canadese, infatti, nel suo saggio Brainframes, introduce la nozione di “cervello cibernetico”, che ora analizzeremo; ecco le parole di de Kerckhove:
    • “ Il cervello cibernetico accentua l’interazione cibernetica permanente del cervello umano con il mondo esterno. Noi cambiamo il mondo e il mondo cambia noi. (…) Prima non si poteva semplicemente pensare una cosa e vedersela realizzata davanti agli occhi come per magia. (…). Oggi, la velocità di interazione è aumentata fino all’immediatezza [1] ”.
    • [1] D. de Kerckhove, Brainframes. Mente, tecnologia, mercato , cit., p. 98.
  • 38. Un nuovo brainframe: uno spazio della comunicazione a dimensioni multiple
      • un ambiente cognitivo a dimensioni multiple ; in questo mutato contesto gli strumenti tradizionali della lezione frontale e dell’apprendimento individuale o di gruppo devono fare i conti con i nuovi codici.
      • elementi linguistici, grafici, visivi e sonori si intersecano in una struttura a rete ( network ), in spazi collaborativi di interazione in presenza o a distanza.
      • un tale ambiente cognitivo prevede, inoltre, una tipologia di interazione tra i diversi media che presenta caratteristiche molto differenti da quel minimo livello di multimedialità (l’accoppiamento di testo e immagine) che può essere contenuto in un testo di natura tradizionale o nella multimedialità intransitiva e non interattiva di una proiezione video.
  • 39. Internet in Italia Figura 1. “Utenti”internet in Italia 1997-2005. Numeri in migliaia. E’ da rilevare, e questa è una peculiarità italiana, come le connessioni home siano nettamente superiori a quelle dal posto di lavoro e come le connessioni nelle scuole siano ampiamente al di sotto delle medie europee. Eurisko, Nielsen Net Ratings
  • 40. Utenti Italia per tipologia d’uso
  • 41. L’Italia e l’Europa Mondo dati riferiti al 2004 del rapporto 2005 dell’ European Information Technology Observatory – riferita a dieci paesi europei più Stati Uniti e Giappone. L’Italia Figura 2. La figura riporta il numero degli utenti che utilizzano Internet almeno tre volte al mese per cento abitanti.
  • 42. La nuova frontiera: banda larga e mobilità negli USA
      • I dati Pew Internet & American Life Project [1] - una ricerca basata sui risultati di interviste condotte fra il 3 febbraio e il 1 marzo 2004, su un campione di 2.204 adulti - dimostra la diffusione della banda larga
        • il 39% degli utenti possiede una connessione a banda larga a casa; a novembre del 2003 il dato raggiungeva il 31%
        • 48 milioni di adulti americani si è quindi collegato a banda larga nel mese di febbraio 2004,
        • uno sviluppo del 60% dal marzo 2003 in cui furono raggiunti i 30 milioni di collegamenti a banda larga.
      • I dati 14 Ottobre 2004 di Nielsen/Netratings confermano la tendenza:
        • sono 49,5 milioni, ovvero il 38% del totale degli utenti domestici Internet collegati a banda larga
        • la crescita registrata è stata del 27%,
        • da maggio 2003 a novembre 2003 si è infatti passati da 38,957 milioni di utenti a 49,465 milioni
        • resta invece a crescita 0% la banda stretta che mantiene comunque il primato con 69,6 milioni di utenti www.nielsennetratings.com , 14 ottobre 2004
  • 43. La nuova frontiera: banda larga e mobilità in Italia
    • Osservatorio Banda Larga [1] - promosso da Beetween e Comitato Esecutivo per la Larga Banda dei ministri Stanca e Gasparri - emerge la forte crescita anche in Italia degli utenti domestico broadband.
      • Nel 2003, ormai 1,7 milioni di famiglie (cioè circa, 3.400.000 utenti, su 14.000.000 circa) hanno viaggiato in rete con connessione veloce;
      • più di 250 mila famiglie dispongono già di collegamenti ad oltre 2 Mbit/s, un tempo riservati alle aziende;
      • circa la metà di questi usa anche i servizi video
    • L’Osservatorio e stato realizzato dalla società Beetwen collaborano al progetto: il Ministero delle Comunicazioni, il Ministro per l’Innovazione e le Tecnologie, Albacom, Alcatel, Confservizi, Elitel, Fastweb, Centri Regionali di Competenza-Formez, Italtel, Netsystem, Postecom (Gruppo Poste Italiane), Rai Way, Regione Emilia Romagna, Sielte, Siemens, Telecom Italia, Teledife, Unioncamere, Wind. Dati rilevati dal sito http://www.osservatoriobandalarga.it/ , 14 ottobre 2004
  • 44. Cross medialità: un ambiente mediatizzato esteso di fruizione dei contenuti
      • Il passaggio al Broad band , ma soprattutto alla Banda Larga veloce (sopra i 100 mbit/sec.), permette invece di fruire a pieno di quello che Forrester Research definisce, appunto, come comunicazione conversational content
      • da un punto di vista più teorico possiamo definire un “ambiente mediatizzato e esteso” nel quale situare comunicazione, formazione e il content providing .
      • Per “ambiente mediatizzato esteso” o conversational content intendiamo un ambiente mediatico digitale all’interno del quale, le informazioni, e la comunicazione grazie alla convergenza ditale (Ferri, 1998, p. 12-15; Greenblat, 2003) costruiscono un vero e proprio spazio sociale ed individuale tridimensionale della comunicazione e della mediazione dei contenuti formativi ad alta interattività.
  • 45. Servizi per tipologia di connessione Connettività Velocita Applicazioni Banda Larga veloce Banda Larga Banda stretta Modem ISDN ADSL Cable / T1
    • - Video e TV in qualità DVD
    • Interattività piena sul PC
    • Ipermedialità piena
    • Video a bassa qualità su PC
    • Interattività media
    • Ipermedialità media
    • Fruizione Testo
    • Immagine
    • Bassa interattività PC
    • Ipermedialità bassa
    56 Kb/s 128 Kb/s 640 Kb/s 10 Mb/s 1,5 Mb/s
  • 46. Il ciclo delle tecnologie di Gartner
  • 47. Hype cycle della tecnologia
    • L’ “ hype cycle” inizia nel momento in cui una nuova tecnologia attrae l’attenzione dei media e di coloro che investono. Esso è molto utile per esemplificare il ciclo di vita di una tecnologia, dalla sua prima apparizione sul mercato siano a quando la tecnologia stessa raggiunge un buon grado di maturità.
    • La prima teorizzazione del ciclo, da parte degli analisti del Gartner Group, prevede due variabili:
      • in ascissa il tempo trascorso;
      • in ordinata il successo e la visibilità sul mercato della tecnologia presa in considerazione;
  • 48. Hype cycle della tecnologia
    • technology trigger : si tratta la “prima apparizione”, del primo lancio, di solito accompagnato da un robusta “reteorica di lancio” finalizzata a attrarre l’attenzione dei decisori, delle industrie e del circuito della comunicazione.
    • peak of inflated expectations : se la prima fase è coronata da successo e la tecnologia supera il primo vaglio degli esperi, la disseminazione virale della notizia e la “retorica dell’innovazione” genera una fase di “entusiasmo”, spesso di euforia e di previsioni non realistiche, durante la quale viene data particolare enfasi alle prodigiosi effetti economici e sociali della tecnologia (a volte raggiunti solo perché la tecnologia stessa è stata spinta ai limiti, o utilizzata in contesti protetti).
  • 49. Hype cycle della tecnologia
    • through of disillusionment : man mano che la tecnologia viene, per così dire, “digerita” dal circuito della comunicazione e perde il suo carattere di novità, anche se il suo successo applicativo è molto elevato, il suo fascino mediatico si appanna. In genere, poi, si avvia un ciclo della disillusione dal momento che le aspettative ingenerate dalla “retorica di lancio” non corrispondono quasi mai alle reali capacità applicative.
    • Una tecnologia appena nata, per quanto innovativa ed efficace, raramente può sviluppare a pieno le sue potenzialità, anzi generalmente esse emergono nel tempo;
  • 50. Hype cycle della tecnologia
    • slope of enlightenment : è la fase della comprensione della reale applicabilità della tecnologia, la fase in cui si riesce a formulare una prima valutazione sui suoi costi e i suoi benefici.
    • Inoltre, in questa fase, man mano vengono messe a punto le sue metodologie di implementazione nei differenti contesti produttivi o istituzionali, e vantaggi o i servizi che essa veicola cominciano a divenire disponibili ad un certo numero di utenti.
    • Se la tecnologia ha successo è in questo momento che comincia ad avviarsi lo sviluppo delle sue applicazioni su scala più ampia;
  • 51. Hype cycle della tecnologia
    • plateau of productivity : è la fase della prima maturità. I reali vantaggi dell’innovazione sono orami consolidati e accettati a livello del corpo sociale allargato.
    • Le implementazione e metodologie di applicazione cominciamo a consolidarsi, in modo tale da permettere alle imprese produttrici di avviare un ciclo di investimenti teso a sviluppare una seconda generazione di prodotti e servizi basati sui punti forti della tecnologia presa in esame.
  • 52.  
  • 53.  
  • 54. Convergenza Divergenza digitale
  • 55. La cross medialità è una scelta obbligata
    • Nel caso della mediazione semantica del libro, dei giornali e delle riviste essi si metamorfoseranno progressivamente a favore “ambienti multicodicali per la comunicazione cross mediale”.
    • Ambienti cioè che integrino, in una prospettiva multicanale libri, comunicazioni che avvengono attraverso
      • i cellulari
      • siti dedicati che integrino nello spazio della comunicazione sociale della classe (Rivoltella, 2003)
      • le classe virtuale (Ferri, 2002, pp. 217-230)
    • Ad esempio integrati all’interno di
      • un Learning Management sistem del sito web per l’e-learning,
      • TV digitale,
      • sistemi mobili per la fruizione di videogiochi,
      • e- Book
  • 56. Le criticità e le opportunità economiche della fase di transizione da Gutenberg a Internet
      • Lo spazio cross-mediale si affianca e integra i precedenti spazi della comunicazione (Bolter, 1993, 2001).
          • Minus
        • Raddoppio dei canali e raddoppio dei costi: gli editori e i contenti provider devono mantenere il doppio canale
        • Maggior portabilità dell’informazione:riduzione tendenziale del saggio del profitto per gli editori
          • Plus
        • Revamping dei contenuti
        • Possibilità di gestire su più supporti i contenuti
        • Abbattimento dei costi di distribuzione e dei costi industriali
        • Micropagamenti e successivamente tariffe flat
  • 57. Lezione 4
  • 58. Castells capitalismo informazionale
      • La “società informazionale”
        • una “società dei flussi”:le nostre istituzioni globali sono costituite da un costante scambio di flussi di informazioni e procedure che si creano e si aggiornano all’interno della rete di aziende, istituzioni e entità sopranazionali del nostro mondo globalizzato.
      • La convergenza dell’evoluzione sociale e delle tecnologie digitali ha creato le basi materiali per questa strutturazione della società che attraverso le tecnologie di rete scavalca:
        • i confini degli stati
        • delle istituzioni e delle imprese nazionali
        • e impone al corpo sociale ed economico una nuova “strutturazione”, ma non un “nuovo ordine” o nuove “regole” globali.
  • 59. La società dei flussi e delle reti
    • Le reti di flussi informazionali, riplasmano, infatti, la società contemporanea operando almeno a tre livelli:
      • La rete globale dei flussi informazionali organizza la posizione degli attori, delle organizzazioni e delle istruzioni all’interno della società e dell’economia.
      • La dinamica sociale e i rapporti tra i nodi della rete sono sempre più legati alla capacità di un sistema sociale di “pesare” all’interno dei flussi informazionali
      • La logica dei flussi nella nostra società è globale e universale ma non omnicomprensiva. Non esiste il “grande fratello”. Impossibile ridurre all’uniformità la molteplicità.
  • 60. Una società dell’impredittibilità
      • La Società in rete è una “società del rischio” e della impredittibilità
      • la logica dei flussi informazionali globali tende ad entrare in rotta di collisione con l’affermazione delle “identità”, individuali, locali, etniche e di genere
      • il potere degli individui e delle organizzazioni dipende sempre più dalla loro capacità di accesso alla conoscenza, e dalla loro capacità di generarne di nuova, reimmettendola nella rete globale, per questo viviamo nella “società della conoscenza”
  • 61. Le caratteristiche del paesaggio competitivo
    • Più in generale il complesso delle tendenze illustrate si può ricondurre ai tratti caratterizzanti del “paesaggio” competitivo odierno:
    • 1. la tendenza ad affermarsi a livello globale, all’interno delle società avanzate, di quella che potremmo considerare come una nuova “forma evolutiva” delle società contemporanee, che con Manuel Castells possiamo definire “società ed economia informazionale” (Castells, 1996, 1997, 2000);
    • 2. la correlata inclinazione del “capitalismo informazionale” a inglobare e ricomprendere la conoscenza, la cultura e l’esperienza all’interno della catena della generazione del valore, quello che è stato definito da Jeremy Rifkin, come “capitalismo culturale” (Rifkin, 2000) o “capitalismo dell’esperienza”, una tendenza che abbiamo già analizzata nell’analisi del caso Ducati;
  • 62. Le caratteristiche del paesaggio competitivo
    • 3. il trend verso l’affermazione di un modello che potremmo chiamare Click and Mortar (Ferri, 2004), cioè la rapidissima infrastrutturazione ICT di tutte le realtà produttive, anche quelle più tradizionali – si pensi, per esempio, al settore della gomma e dei cavi (Pirelli) e dell’automotive (Iveco), e la correlata tendenze delle imprese “ex-new-economy” come per esempio Amazon, a infrastrutturarsi nel mondo reale (Ferri, 2004).
    • 4. il crescere del valore della conoscenza e della formazione all’interno delle istituzioni e il loro divenire un fattore strategico come leva del cambiamento e dell’innovazione (Grant, 1991; Recchioni, 2001). Si pensi a questo proposito a tutte le tematiche correlate al tema del Knowledge Management e al suo nesso con le strategie di formazione (Vergeat e Cesaria, 2001) .
  • 63. I mercati come conversazioni
    • Nello scenario ora delineato le istituzioni sociali, fra cui le imprese, tendono a caratterizzarsi sempre più come “luoghi dell’interazione e della comunicazione e della formazione”. Quindi, come sostengono provocatoriamente gli autori di The Cluetrain manifesto (Levine, Locke, Searls, Weinberger, 2000) nella nostra epoca, assai più di un tempo: “i mercati divengono conversazioni”.
    • Gli estensori del Manifesto citato fondano questa loro posizione sulla convinzione che gli attori dell’economia “Click and Mortar” stiano evolvendo verso uno stadio di sviluppo che si orienta, sempre più, verso modalità di generazione del valore nuove, fondate su rapporti di “partnership ibrida”
  • 64. Istituzione e Imprese cognitive
    • Questi si fondano sia sulla comunicazione, lo “scambio simbolico”, la cooperazione e la condivisione di valori che sulla competizione, la concorrenza.
    • Se si accetta questa prospettiva ci si rende conto che nell’era attuale la conoscenza, l’informazione e lo stesso immaginario costituiscono il vero motore dell’innovazione per cui quest’ultima diviene ”un’impresa cognitiva di gruppo fondata sulla cooperazione”(Ciborra e Lanzara, 1999).
  • 65. Le caratteristiche dell’agire organizzativo contemporaneo
    • Questo perché l’’”agire organizzativo” contemporaneo si qualifica sempre più come una forma di “agire comunicativo”, ovvero un insieme di azioni sociali che non tendono solamente all’ottenimento di obiettivi di natura “strumentale” o “strategica” (Habermas, 1981).
    • L’“azione strumentale” e quella “strategica” sono, secondo Habermas, esclusivamente orientate all’ottenimento di un risultato materiale (rispetto a oggetti) o al raggiungimento di finalità e obiettivi coerenti con lo scopo razionale dell’organizzazione,indipendentemente dai mezzi, dagli strumenti e dalle azioni e interazioni
    • sociali con cui questi scopi vendono ottenuti.
  • 66. Agire cooperativo
    • L’”agire comunicativo” nell’ambito delle organizzazioni tende, per contro, a integrare questa prospettiva, che potremmo definire tipica del capitalismo industriale sviluppato, con un peculiare orientamento alla ricerca di “norme consensuali” che definiscano le aspettative reciproche riguardo al modo in cui, in una situazione data, operano gli attori della “relazione organizzativa”.
    • La visione neoclassica della competizione viene perciò progressivamente integrata da forme di cooperazione. Questo orientamento presuppone l’esistenza di un “orizzonte della pre-comprensione” comune, e cioè di un retroterra di valori, prassi, comportamenti e credenze comuni e condivisi, ed è proprio in questa direzione che si muovono gli studi relativi alla “cultura organizzativa” e alla natura simbolica del comportamento organizzativo” (Lyytinen:
    • 1992).
  • 67. Innovazione e impresa post-moderna
    • Dunque per potere avere successo in un mondo in cui l’innovazione è il fattore strategico, le istituzioni e le aziende devono ripensare in chiave di comunicazione interattiva il loro “agire organizzativo”. Ne consegue che in questo scenario i confini fra le funzioni dedicate alla formazione e quelle che presidiano la comunicazione strategica (sia interna che esterna) tendono a divenire sempre più porosi.
    • Infatti, mentre nel capitalismo industriale sviluppato era la stessa “localizzazione” fisica di un’impresa, ovvero il “genius loci” di Detroit o di Mirafiori, a generare implicitamente e spesso involontariamente uno spazio culturale ovvero un terreno di relazioni sociali, oggi questo compito è affidato soprattutto all’”immaterialità pesante” delle comunicazione digitali.
    • E ciò è tanto più vero quanto più gli assetti organizzativi delle imprese divengono “leggeri”, delocalizzati e improntati alla metafora dell’ecosistema di partnership, più che a quella tradizionale gerarchica.
  • 68. Comunicazione formazione e sfera del simbolico
    • Dunque la comunicazione e la formazione abilitate dalle tecnologie rappresentano sempre più spesso il veicolo e il vettore per la creazione di una sfera simbolica comune. A questo riguardo esistono almeno tre punti di attenzione:
    • 1. La “convergenza digitale” ha fatto sì che sempre più spesso l’orientamento strategico di un impresa, così come gli strumenti di gestione, verifica degli obiettivi e dei risultati, comunicazione e formazione siano veicolati dallo strumento digitale.
      • In questo senso molto concretamente l’”agire comunicativo” si è già trasformato in agire organizzativo e produttivo. Le relazioni produttive, comunicative e formative, sono, cioè, sempre più spesso veicolate dal medium comunicativo digitale e non solo dai contatti e dalle relazioni in presenza.
  • 69. Capitalismo informazionale e formazione continua
    • 2. L’innovazione continua di prodotto e di processo, generata dall’affermarsi del “capitalismo informazionale”, rende necessaria una sempre più robusta “iniezione” nella rete organizzativa di una grande quantità di “informazione condivisa” e “formazione continua”, finalizzata ad abilitare al cambiamento e alle sfide dello scenario competitivo l’”ecosistema aziendale”, costituito sia dalla sfera più interna dei collaboratori, sia da quella allargata dei partner e dei fornitori.
    • Un flusso informativo e formativo che sempre più spesso nelle imprese a rete contemporanee è veicolato attraverso il vettore digitale: dal corporate portal come agli strumenti di e-learning e blended learning (Nacamulli, 2003).
  • 70. Comunicazione formazione e creazione del valore
    • 3. La formazione e la comunicazione, mediate dagli strumenti digitali e interattivi, assumono in questo modo una funzione critica nelle imprese contemporanee:
      • a) nei processi di generazione del valore, dove le “funzioni” formazione e comunicazione si avvicinano sempre più alla value chain , dato il carattere sempre più knowledge intensive di ogni produzione;
      • b) nei processi di generazione, costruzione e consolidamento di una visione strategica condivisa dell’impresa: la base comune di prassi e valori, che costituisce l’identità sempre più immateriale e deterritorializzata delle istituzioni contemporanee (caso Cisco);
      • nei processi di change management che vengono sempre più spesso progettati, gestiti e accompagnati da azioni di formazione e comunicazione veicolate attraverso un mix di strumenti
  • 71. Nuovi strumenti e metodologie
  • 72. Orientamento per Università
    • http://www. almalaurea . it /
  • 73. Riferimenti bibliografici
    • Appadurai, A. (1996), Modernity at Large : Cultural dimetion of Globalizzation, tr. it., Modernità in polvere, Meltemi, Roma 2001.
    • Beck, U. (1998), Was ist Globalisierung? Irrtümer des Globalismus, Antworten auf Globalisierung , Suhrkamp, Frankfurt am Main; tr. it. Che cos’è la globalizzazione: rischi e prospettive della società planetaria , Carocci, Roma 1999.
    • Boldizzoni D., Ghezzi, G. (2000), Le Corporate University, Sviluppo & Organizzazione , n° 178, marzo-Aprile
    • Bolter, J.D., Grusin, R. (1999), Remediation. Understanding new media , mit Press, Cambridge (Mass.); tr. it. Remediation. Competizione e integrazione tra media vecchi e nuovi , prefazione e cura di A. Marinelli, Guerini e Associati, Milano 2002.
    • Bruner, J.S., (1990), Acts of Meaning , Harvard University Press, Cambridge, Mass.; tr. it. La ricerca del significato. Per una psicologia culturale , Bollati Boringhieri, Torino 1992.
    • Calvani, A., Rotta, M. (2000), Fare formazione in Internet. Manuale di didattica online , Erickson, Trento.
    • Calvani, A. (2001) Educazione, comunicazione e nuovi media. Sfide pedagogiche e cyberspazio , Utet libraria, Torino.
    • Carmagnola, F., Vezzi insulsi e frammenti di storia universale , Sossella, Roma, 2001.
    • Castells, M. (1996), The Information Age: Economy, Society and Culture , vol. i: The Rise of Network Society ; Blackwell Publishers, Malden, Mass; tr. it. La nascita della società in rete , Strumenti per la didattica, Milano 2002.
    • (1997), The Information Age: Economy, Society and Culture , vol. ii: The Power of Identity ; Blackwell Publishers, Malden, Mass.
    • (1999), Flows, Networks, identities in Critical education in the new information Age , (ed. P. McLaren), Rowman & Littlefield, New York, pp. 37- 64
    • (2000), The Information Age: Economy, Society and Culture , vol. iii: End of Millennium , Blackwell Publishers, Malden, Mass.
    • Costa, G. Nacamulli, R.C.D. (1998, a cura di), Manuale di organizzazione aziendale , UTET, Milano, 5 vol)
    • Cercola R., Sonetti E. (1999), Il cambiamento nella produzione dei servizi. Un modello di analisi e la sua applicazione al caso Omnitel, Etas, Milano 1999.
    • Cercola R. (2003), Cambiare il Cambiamento , in Sviluppo & Organizzazione, n° 195, gennaio-febbraio, 2003;
    • Ciborra, C., U. Zanzara G. F., (1999) Labirinti dell’innovazione. Tecnologia, organizzazione, apprendimento , ETAS, Milano
    • Ferri, P. (2005), E-Learning. Didattica e comunicazione e tecnolgie digitali, Le Monnier, Milano
    • Ferri, P. (2004), Fine dei Mass Media. Le nuove tecnologie della comunicazione e le trasformazioni dell’industria culturale, Guerini & Associati, Milano.
    • Ferri, P., Mantovani, S. (2006, a cura di), Bambini e computer. Alla scoperta delle nuove tecnologie a scuola e in famiglia, Etas, Milano
    • P. Ferri (1998), La rivoluzione digitale. Comunità, individuo e testo nell’era di Internet , Mimesis, Milano.
    • (2001), «Il BtoB, i Corporate Portal e l’era dell’Accesso», Sviluppo & Organizzazione , n. 185, maggio-giugno.
    • (2002), «L’e-learning vettore di rilancio della net-economy», Sviluppo & Organizzazione , maggio-giugno.
    • (2002), Teoria e tecnica dei nuovi media. Pensare formare lavorare nell’epoca della rivoluzione digitale , Guerini & Associati, Milano.
    • Gardner, H. (1983), Frames of Mind: the Theory of Multiple Intelligences , Basic Books, New York; tr. it. Formae mentis. Saggio sulla pluralità delle intelligenze , Feltrinelli, Milano 1987a.
    • Giddens, A. (1984) The Constitution of Society : Outline of the Theory of Structuration , Polity Press, Cambridge [Cambridgeshire]; tr. it La costituzione della società: lineamenti di teoria della strutturazione , Edizioni di Comunità, Milano 1990.
    • (1990), The consequences of modernity, Polity Press in association with Basil Blackwell, Cambridge/Oxford; tr. it. Le conseguenze della modernità. Fiducia e rischio, sicurezza e pericolo , il Mulino, Bologna.
  • 74.
    • IIvari, J., Hirscheim, R., Klein, H. K. (2000), A Dynamic Framework for Classifying Information System Development Methodologies and Approaches, “Journal of Management Information System”, Winter 2000-2001, N. 3, pp. 179-218
    • Kelly, K. (1999), New Rules for the New Economy: 10 Radical Strategies for a Connected World, Penguin USA; New York, , tr. it. Nuove regole per un nuovo mondo , Ponte alle Grazie, Milano, 2001.
    • Kerckhove, D. de (1993), Brainframes. Menti, tecnologia e mercato , a cura di B. Bassi, tr. it. Baskerville, Bologna 1999.
    • Landow, G.P. (1992), Hypertext . The Convergence of Contemporary Critical Theory and Technology , Johns Hopkins University Press, Baltimore; tr. it. L’ipertesto. Il futuro della scrittura , Baskerville, Bologna 1993.
    • - (1997) Hypertext 2.0 , Johns Hopkins University Press, Baltimore; tr. it. L’ipertesto. Tecnologie digitali e critica letteraria , a cura di P. Ferri, Bruno Mondadori, Milano 1998.
    • Levine, R., Locke, K., Searls, D., Weinberger, D., The Cluetrain Manifesto , Perseus Pubblishing, Cambridge Mass., 2000.
    • Levitt, B., March, J. G., 1988, “Organizational learning”, Annual Review of Sociology , 14, pp. 319-340.
    • Lévy, P., (1994), L'intelligence collective: pour une anthropologie du cyberspace , Éd. la Découverte, Paris ; tr. it. L’intelligenza collettiva. Per un’antropologia del cyberspazio , Feltrinelli, Milano 1996.
    • (1995), Qu'est-ce que le virtuel? Éd. la Découverte, Paris; tr. it. Il virtuale , Raffaello Cortina, Milano 1997.
    • Ligorio, B. (2002), Apprendimento e collaborazione in ambienti di realtà virtuale. Teorie, metodi, tecniche ed esperienze , Garamond, Roma.
    • Lyytinen K., "Information Systems and Critical Theory", in Alvesson M. and Willmott H. (eds), Critical Management Studies, SAGE, Beverly Hills, 1992, pp. 158-180
    • Maggi, B. (2001), (a cura di), Le competenze per il cambiamento organizzativo. Casi e dibattiti dell’Officina di Organizzazione – cap.1-7 ETAS, Milano
    • (2003), De l’agir organisationel. Un point de vue sur le travail, le bien etre, l’apprentissage , Octares, Paris
    • McCombs E. M., Shaw, D. L. (1972), The agenda-setting function of mass media , In “ Public Opinion Quarterly ”, 1972, XXXVI, 2
    • McLuhan, M. (1962), The Gutenberg Galaxy: the Making of Typographic Man , University of Toronto Press, Toronto; tr. it. La
    • Galassia Gutenberg: nascita dell’uomo tipografico , a cura di G. Gamaleri, vi ed., Armando, Roma 1998.
    • (1964). Understanding media: the extensions of man , London, Sphere Books, tr. it. Gli strumenti del comunicare , Il Saggiatore, Milano 1997.
    • Micelli, S., 2000, Imprese, reti e comunità virtuali , Milano, Etas.
    • Minsky, M, (1984), The Society of Mind , Simon and Schuster, N.Y., , tr. It , La società della mente , Adelphi, Milano 1994.
    • Morello, M., (2004), Fabio Minoli, capo tribù Ducati, una libera leggenda emiliana , “Il foglio quotidiano”, domenica 11 gennaio 2004
    • Nacamulli, R. C. D., Costa, G., Manzolini, L., 1986, La razionalità contrattata , Bologna, Il Mulino.

×