Intervista per Ilaria: I miei primi anni al tempo pieno di Castel del Piano
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    Intervista per Ilaria: I miei primi anni al tempo pieno di Castel del Piano Intervista per Ilaria: I miei primi anni al tempo pieno di Castel del Piano Document Transcript

    • La mia esperienza al tempo pieno di Castel del Piano INTERVISTA PER ILARIAQualche mese fa  Ilaria U. mi ha  chiesto  un’intervista  per scoprire qualcosa di più sullascuola  di  Castel  del  Piano  e  il  suo  Tempo  Pieno,  che  ormai  resiste  da  molti  anni.Nonostante  le  abbia  fatto  i  nomi  di  altri  docenti ormai in  pensione,  che  ha  comunquesentito, vuole anche  la mia esperienza. Il tempo è tiranno, ma non mi sottraggo, perchévuol  dire  per  me, ripercorrere  a  ritroso la  mia vita da maestra e rivisitare anche l’interaesperienza  che  mi  ha  condotto  fino  a  qui.  Delimito  l’intervista  alle  sue  richieste,rimandando ad un tempo successivo, di integrare quella che è un po’ la mia biografia.*Castel del Piano, 17 dicembre 2012 Dati biografici La professione docente Il tempo pieno di Castel del Piano Elementi metodologici Cornice storica Integrazione *In rosa le richieste di Ilaria per la sua tesi Dati biografici Nicoletta Farmeschi Il mio blog http://lnx.martinifrancesco.net/wordpress 1
    • ­quando è nato/a e doveSono nata ad Arcidosso, il 3­12­1960 Anni di studio­cosa e dove ha studiatoIstituto Magistrale (4 anni)Anno integrativo (1anno)Primo anno di Lettere Moderne a Siena, abbandono alla fine del primo annoIstituto  di  Psicologia,  corso  di  formazione  per  docenti  di  sostegno  aglihandicappati psicofisici (2 anni)Provveditorato  agli  Studi di  Siena,  corso  di  riconversione dei  titoli di sostegnocon diploma per linsegnamento ai minorati della vista e delludito (un anno).Corsi  di  Aggiornamento  vari,  da  quelli per le  nuove tecnologie,  fino  a  quelli  perluso della Lim e studio ancora...ECDLL’aggiornamento continua...Partecipazione come relatrice a vari Convegni e Seminari per la scuolaAutrice di alcuni ebook ● Possibilità  di  uso  dei  mondi  virtuali  nella  formazione http://virtualearn.blogosfere.it/2009/07/uso­dei­mondi­virtuali­nella­formazion e­un­ebook­made­in­italy.html ● Galleria XYZ http://didasfera.it/esperienze­didattiche ● pubblicazioni varie su vari sitiAlcuni articoli: 1. Il paese di Grammatica sulla rivista telematica Brick 2. Impara Moodle ...e non metterlo da parte, su Brick 3. Non  solo  Second  life,  Scuola3d  sul  sito  di  SecondLearnign,  di  Andrea Benassi 4. SuoniPoetici su Podcast3b, di Luca Piergiovanni 5. ... La professione docente­Come è entrata in ruolo e come si è preparata al concorsoEntrai di  ruolo nel  1983 vincendo il  concorso.  Mi  ero preparata  studiando per dueanni  insieme  al  Professor  Bisogni,  ex  direttore  didattico  e  a  quellepoca,  noto 2
    • docente  formatore:  la  teoria  la  conoscevo  benissimo...ma  la  pratica  mi  eratotalmente oscura.  Eppure quel settembre mi fu affidata una classe senza mai averfatto  un  giorno  di supplenza! Ero piuttosto impaurita...ma sicura che ce lavrei fatta,perché il  mio più  grande sogno, come dicevo sempre, anche da bambina, era farela  maestra.  In  quei  magici anni esisteva  prevalentemente la  scuola  della  mattina:8,30  ­  12,30   per  sei  giorni  la  settimana.  Era  bellissimo  sentirsi  liberi  già  primadelluna,  ma  quanto  lavoro  al  pomeriggio:  cerano  tutte  le  materie da preparare  emi  era  toccata  una  pluriclasse  di  bambini  svegli!  Lavvio  ai  componimenti,   iproblemi  e  le  operazioni,  la  grammatica,  la  storia  e  la  geografia...Continuavo  apreparare  schede  didattiche  fatte  a  mano:  la  fotocopiatrice  era  un   sogno  e,semmai,  si  poteva  accedere  al  ciclostile,  un  oggetto  piuttosto  complesso,  chestampava  da  una matrice  speciale,  ma che  doveva  essere  scritta con pazienza amano...decisi di usarlo per il giornalino di classe.Scoprii ben presto,  che esistevano presso le  ditte fornitrici di testi scolastici libri diesercitazioni  e  soprattutto  le  famose  "guide  didattiche":  furono  una  rivelazione.Annotavano  giorno  per  giorno  o  mensilmente  quanto  avrei  dovuto  fare.  Davanocontenuti,  metodo ed esercitazioni. A scuola mi scoraggiavano: non riuscivo mai afare  tutto  ciò  che  proponevano.  Soprattutto  non  riuscivo  a  fare  "quello"  cheproponevano:  la  classe  aveva  sempre  bisogno  di  qualche  altra  attività:  uninteresse del  momento, che riguardava il luogo vissuto e le possibilità che offriva inconcreto...  Acquistai  comunque  varie  guide  e  molti  libri,  spendendo  così  i  mieiprimi  stipendi:  altri  manuali  seguivano  i  percorsi  per  aree,  o  erano suddivise perunità  didattiche:  che  confusione!!!  Scoprii  misteriosi  libretti  di  esercitazionigraduate  per  le  varie  materie.  A quel  tempo linsegnante  faceva tutte le  materie ecosì  mi  ero  fornita  di  una  gran  quantità  di  materiali:  dagli  eserciziari  in  schedariappositi  ai dettati  graduati  per  lortografia  fino  alle  4  operazioni coi  problemi dallaterza  alla  quinta  elementare  (3  volumetti  che  ho  ancora  a  casa:  il  resto  èdisperso...).Più  o  meno  in   contemporanea  scoprii  lesistenza  del  tempo  pieno  a  Castel  delPiano:  quel  tempo  pieno  tanto  teorizzato  che  avevo  studiato,  finalmente  era  lìvicino.  Ma  per  quellanno  mi  rimase  piuttosto  lontano,  salvo che per la  SettimanaBianca:  mi  vidi  letteralmente  "piombare"  addosso  questo  progetto  che  appuntoarrivava dal  tempo pieno del  capoluogo e aveva coinvolto senza  che io lo sapessi,anche  le  scuole  piccole  come  quella  di  Pescina. Portai i  miei  alunni  in montagnacon  un  po  di  fatica,  dato  che  non  avevo  mai  sciato...ma  lesperienza  fuentusiasmante:   si  dava  la  possibilità  a  tutti  i  bambini  di  conoscere  veramente  ilnostro  ambiente,  imparando  unattività  sportiva  di per  sé  piuttosto  dispendiosa,  a 3
    • prezzi  molto  contenuti.  Mi  piacque  subito.  Infatti  ancora  oggi la  proseguo di  buongrado con la mia scuola.Il  primo  anno fui fortunata:  proprio  due colleghe del tempo pieno mi presero sottole  "loro ali":  entrambe mi hanno influenzato notevolmente. La prima era insegnantedi  sostegno  per   passione  e  seguiva unalunna  che  lei  definiva  dislessica,  ma  cheaveva  anche  un  ritardo  mentale  notevole.  Essendo  amiche  anche  nella  vita,  miraccontava via via dei suoi traguardi: quando lesse la prima parola, quando imparòa  memoria  il  primo  libro  letto  e  così  via.  Quellinsegnante mi  ha  segnato  molto  lastrada  in parte  in modo benevolo, in parte lasciandomi fare poi degli sbagli che micostarono  un bel po. Alla fine però, devo ammettere che mi  ha dato molto di più, diquanto  io  le  abbia  reso.  Laltra  maestra  era  laureata  in  pedagogia  e  psicologia.Guidava  la  mia  strada  mensilmente  e  mi dette  linprinting iniziale,  per  la quale  hoancora quella "pessima" abitudine  di  programmare  preventivamente, di  realizzaredelle verifiche  periodiche  e  di predisporre una sintesi dei risultati ottenuti...mi sonosempre  domandata  come  riuscisse  anche  ad  insegnare:  si  dedicava  anima  ecorpo, alla scuola.Il  primo  anno  di  ruolo  avevo  lavorato  a  Pescina,   plesso  distaccato  di  Castel  delPiano,  oggi  chiuso;  lanno   successivo  scelsi  di  insegnare   in  una scuola dispersanella  provincia,  Pratolungo  (83­84):una  scuola  nascosta  fra  la  campagnabellissima  di  Sorano,  con  un  bel  prato  davanti  e  dove  cera   la  scuola  "normale".Era  sotto  la  direzione  di  Pitigliano,  che  evitai  accuratamente,  perché  era  miaintenzione  lavorare solo la mattina e poter frequentare la scuola di specializzazionedi  sostegno  che  si apriva  presso  lIstituto  di Psicologia di Siena: volevo migliora lamia  preparazione  come  docente,  ma  sembrava  che  dopo  il  Magistrale,  a  partePedagogia   che  allora  era  ad  Arezzo,  non  ci  fosse  altro  che  questo  corso.  APitigliano  cera  il  tempo pieno:  grande  esperienza  guidata da docenti eccezionali,non  ultimo  lo  stesso  direttore  didattico  che  mi  aveva  guidato  nella  fase  dipreparazione,  il  Bisogni,  che  però  ormai  era  stato   trasferito  a  Grosseto  ed  inprocinto  di  andare  in  pensione.  Le notizie  che provenivano  da quella tipologia  discuola  erano  entusiasmanti,  ma  il  lavoro  era  tantissimo:  attività  di  lezione  lamattina,  laboratori  pomeridiani,  la  programmazione  di  tutta  la  settimana  fatta  alsabato  mattina,  quando  i  bambini  non  cerano.  Era  tutto  bellissimo,  mapersonalmente mi interessava migliorare la  mia  preparazione  teorica  e  sembravache lIstituto di Psicologia, sia pure per il sostegno dei bambini handicappati, fossemolto  allavanguardia  e  potevo  farlo  solo  avendo  il  pomeriggio  libero.  Che  lascuola  di  Siena  fosse  davvero  buona,  lo  scoprii  subito:  prendeva  a  prestito  idocenti  universitari  delle  varie  facoltà  e  "costringeva"  a  corsi  molto  severi: 4
    • anatomia,  biologia...insieme  a  psicologia  delletà  evolutiva...esami  pesanti.  Fratutti  mi  ricordo  in  particolare  il  Prof.  Bonistalli  che  mi  insegnò  i  prerequisitiessenziali  che  i  bambini  devono  aver  appreso  alle  scuole  elementari  di  tutte  lematerie,  dallarea  psicomotoria  fino  a  quella  storico­geografica­scientifica,passando  per   Italiano  e  Matematica.  La  professoressa  di  Psicopatologiadellinfanzia  era  direttrice  dellallora  Ospedale  di....di  Siena,  e  ricordo  ancoralesame  che  andai a  fare  proprio nel  suo  ospedale  con unamica...ma erano cose"dellaltro  mondo".  Quella  preparazione  mi  ha  dato  moltissimo  e  ogni  giorno  cheinsegnavo,  mi  domandavo  come  potevano  fare  il  loro  mestiere  gli  altri  docenti"normali",senza  quello che stavo acquisendo: spesso sentivo uno stacco enorme frame  stessa  e  loro,  che  pure  probabilmente  erano  arrivati  per  altre  vie,  alle  mieconoscenze. Mi ritenevo fortunata di  poter fare  tutte  quelle  esperienze nel corso didue anni di grandi sacrifici.Il  terzo  anno  fui  docente  "a  supplenza":  la  mia  nuova  sede  era  stata  chiusa   eallultimo  momento  non  trovarono  altro  da  farmi  fare  che  le  supplenze  nelladirezione  didattica  di  Castel  del  Piano:  lesperienza  che  non  mi  ero  fatta  inprecedenza,  adesso  mi  toccava  con  mano  e  non  mi  piaceva  molto, perché si  sa,che  alle  supplenti  i  bambini  riservano  un  trattamento  speciale.  In  compensoquellanno  potei  conoscere  come  erano  organizzate  anche  le  altre  scuola  deltempo  pieno  appena  costituito,  a  Seggiano  e  Montenero:  in  particolare  laseconda  sembrava fonte  di continue  iniziative splendide: mostre, libri­ricerca sullastoria  locale  del  paese che sembrava davvero splendida  e  a  me  sconosciuta finoad  allora;  escursioni  per  ricerche  geologiche  alla  ricerca  di  territori  dove  simostrava  con  evidenza  che  "lì"  cera  stato  il  mare...insomma,  una  scuola  viva,  adiretto  contatto  col paese  e  aperta ad  ogni esperienza  che potesse far maturare ibambini  concretamente.  Ma  ricordo  anche  le  prime   polemiche:  arrivavano  daltempo  normale  di Castel  del  Piano  e  soprattutto dalle Medie: i  bambini del tempopieno non sapevano studiare!Comunque  non  mi  andò  troppo  male:  stetti  tre  mesi  in  una  classe  quarta,sostituendo linsegnante del tempo normale che si era ammalata prima di Natale; etrascorsi  da  febbraio  fino  ad aprile nella parallela  del  tempo pieno:  potei  davveroconfrontare le due scuole!Al  tempo  normale   cercavo  di  supplire  ai  laboratori  del   tempo  pieno  destinandoalmeno  due  ore  ad  attività  di manipolazione  ed avvicinandomi  al Natale,  preparaiuna  piccola   drammatizzazione  con  la  tecnica  del  libero  canovaccio.  Al  rientrolinsegnante volle proseguirla senza di me...sobAl  tempo  pieno  seguivo  le  indicazioni  dei   colleghi:  la  maestra  Maura mi guidava 5
    • con  pazienza  ma  la  sorpresa  maggiore  furono  i  laboratori  vivi  del  venerdì.  Laprogrammazione  che  una  volta  si faceva  al  sabato mattina  era  già  stata  spostatain  uno  dei   giorni  della  settimana  dopo  le 4,30:  di mercoledì, anche  perché, comemi fu  fatto  notare da una docente, il mercoledì pomeriggio non cera da fare spesa,essendo  chiusi  i  negozi  per  il  riposo settimanale.  La  programmazione spesso eracomplicata:  venivano  fuori  disagi  e  non  era  simpatico  vedere  docenti  chediscutevano.  La  programmazione  al  tempo  normale  non  si  faceva...venne  solodopo lobbligatorietà con la riduzione dellorario di lezione a 22 ore più 2.Il  mio quarto  anno di  ruolo fu  dedicato alla  programmazione ancora presso  Casteldel  Piano:  non  cerano  sedi  per  me;  e  completato  il  secondo  anno  dispecializzazione,  potevo  starmene  in  pace,  invece  una  circolare  stabilì  che  chiaveva  il  mio  titolo,  doveva  riconvertirlo  per  linsegnamento  agli  handicappati  dellavista  e  delludito  (la  mia  specializzazione  era  solo  per  gli  handicap  psicofisici):  icorsi si  tevenavo  a  cura  del Provveditorato di  Siena. Partii  un po mogia, alla voltadella  città,  ma  dovetti  ricredermi:  fu  un  anno  in  cui  imparai  tantissimo soprattuttograzie  a  docenti  che  veramente  conoscevano  le  loro  materie  ed  avevano tantaesperienza.  Ad  esempio  per  i  sordomuti,  e  controtendenza  in  quel  periodo,  feciesperienza  della  Lis  (Lingua  Italiana   dei  Segni)  e  ovviamente  dovetti  imparareanche il Braille...Intanto  con la  Programmazione  proprio nel  mio  paese ed ebbi modo di lavorare intutte  le classi del  tempo  pieno  dove aiutavo e sostenevo lapprendimento di alcunigruppi  di  alunni  a  rotazione.  Alcune  classi mi erano "neutre"  e  le ricordo  appena.Ma  ricordo  in  particolare  le  classe  del  Maestro  Pioli  e  della  Maestra  Angela,  delMaestro Rotellini e della  Maestra  Vincenzi.  Ricordo  ancora  altri maestri del tempopieno: Rosangela  e  Loe,  Maura  e  Mirca,  Graziella  e  Mari: in  pratica  5 classi dallaprima alla quinta avevano il tempo pieno e altre cinque il tempo normale.Il  maestro  Pioli  era  un  po’  come  una  calamita:  aveva  un  grande  carisma  siadentro  che  fuori  la  scuola  e  se  c’era  qualcuno  da  chiamare,  anche  inProvveditorato,  istintivamente  era  lui  cui  si  rivolgevano. Affascinava gli alunni  conun modo di fare amichevole ma totalmente sincero, anche all’eccesso: paroloni siabuoni  che  cattivi  non  mancavano,  ma  nessuno  mai  pensava  di  offendersi,  anzi,ridevano  delle  sue  battute,  perchè  sentivano che aveva  un  grande cuore e che perlui  la  scuola  era  tutto.  Non  c’erano  separazioni:   era  docente  a  tempo  pieno  luistesso, prima ancora del tempo pieno.Spesso  le  gelosie  lo  ferivano,  ma  sapeva  scrollarsi  di  dosso  le varie cattiverie eriusciva  ad  avere  ottimi  rapporti con  tutti, anche con docenti che via via lo avevanofortemente contrastato. 6
    • Mi  ricordo  inoltre  la  presenza  dellinsegnante  Magda,  che  era  stata destinata alleattività della Biblioteca: era molto importante per il tempo pieno la Biblioteca che inquegli anni  era  viva.  I  testi erano stati classificati e i presititi erano attivissimi.  Conla Biblioteca le attività di ricerca andavano avanti che era una meraviglia...Il tempo pieno di Castel del PianoCera  una  grossa  rivalità  fra  le due  tipologie  di scuole:  da  una parte  le insegnantiche  avevano  rifiutato  il  tempo  pieno  si  sentivano sbeffeggiate dagli  altri; dallaltrapareva  che  il  tempo  pieno  fosse  la  soluzione  di  tutti  i  "mali"  della  scuola:  ledisabilità,  i  ritardi  di  apprendimento, tutto  pareva  che col  tp si  sarebbe  risolto.  Lascuola  è  vita:  questo  sembrava  il principio  fondamentale, in  base  al  quale tutte leesperienze  che era possibile fare, si era in dovere di proporre agli alunni.  Ricerchesulla  storia  locale,  sulla  geografia  del  monte  Amiata  ed  esperimenti  scientificierano  allordine  del  giorno.  Escursioni,  anche  piuttosto  lunghe  che  impegnavanospesso  gli  stessi  genitori  erano  note,  come  quella  che  durava  almeno  unasettimana  o  anche  10  giorni  al  Parco  dellUccellina:  i  bambini  dormivano  incostruzioni  di  legno  realizzate  per  gli  osservatori  insieme  ai  docenti.  Cera  unaforte  presenza  familiare:  alcuni  genitori  si  erano   trasferiti  allUccellina  coi  figli  eaiutavano preparando i pasti e sostenevano in ogni modo i maestri.La  settimana  era  ben  scandita.  Le  attività  curricolari  erano  prevalentemente   almattino,  mentre  attività  più  leggere  legate  allo  studio  e  alla  ripetizione  eranodestinate  al  pomeriggio.  Il  giovedì  pomeriggio  e  il  venerdì  per  lintera  giornata  siaprivano  le  aule  e  si facevano  i  laboratori a classi aperte:  fotografia: dallo  scattoalla stampa  in bianco  e nero;  rafia  per i  cestini  tipo  quelli di  vimini;  das, uncinetto,cucito  ecc...venivano  realizzati  formando  gruppi  di  livelli  diversi,  mescolando  leclassi  in  modi  vari e a seconda  dei gusti; il tennis,  lo  sci...  tutto seguendo anche  iperiodi  stagionali e le  feste paesane.  Per  un  Carnevale  erano  ad esempio  furonofatte  delle  bellissime  maschere  in  cartapesta,  che  furono  poi  depositate  in  bellamostra nellaula magna, dopo la sfilata in paese.  La stessa aula fu predisposta perdiversi  anni  di  seguito  come  un  teatro,  con  un  palco  ed  una  serie  di  tende  per  ilsipario, che  fu tolto  solo  quando le  norme  di  sicurezza lo  proibirono. Un teatrino dilegno  portatile  con  relativi  burattini  di  plastica  e  i  loro  vestitini  vagavano  per  leclassi,  perché  la  drammatizzazione  era  fondamentale  per  linsegnamento.  Eranoanni  doro  anche  per  il  paese,  dove grazie  allo  stimolo  di  docenti  così  importanti,come  Pioli,  Fazzi,  Rotellini, Saletti, erano state  riportate  a  "galla"  vecchie  festività 7
    • che  non  esistevano  più  da  moltissimi  anni e  che  erano  state riscoperte  studiandola storia locale : le festività dell8 settembre.In  quel  contesto,  ovviamente,  seguivo  soprattutto  la  programmazionedellinsegnante  di sostegno,  che aveva due  alunni:  un  bambino con  la sindrome diDown  e  un  secondo  con  ritardo  dellapprendimento;  un  terzo  alunno  non   potevaessere  seguito,  perché  sia  pure  segnalato,  i  genitori  desideravano  restassesempre  in classe. A  quei tempi si privò un alunno di un privilegio ...I due alunni, unodel  tempo  pieno  e  uno  del  tempo  normale, venivano "trattati"  per alcune ore fuoridalla  classe  e  per  le  restanti  in  aula  con  compiti  che  la  maestra  del  sostegnopreparava  per  loro  .  Erano  appena  terminati  i  tempi  dellinserimento  selvaggiodegli  alunni   hadicappati  nelle  classi  e  la   situazione  si  stava  lentamente  efaticosamente normalizzando.Lavoravo  anche  con  la  quinta  classe  di  Rosanna  e  Loe:  due  maestre  in  grandesintonia  che  conducevano  la  classe  con  tenacia  in  un  ambiente  piuttosto  ostile.Figli  di  professori  e  altri  personaggi  importanti  del  paese  avevano  scelto  loro,   iltempo  pieno,  piuttosto che  la scuola  a  tempo  normale...ma non  se  ne vantanvano.Le  aiutavo  con  un’alunna  straniera  che  non  sapeva  una  parola  d’italiano  e  chepiombò, un po’ come succede oggi, a metà ottobre nella loro classe.Per  alcuni  docenti  del  tempo  pieno  la  scuola  sembrava  non  terminare  mai:invitavano  i  bambini  a  fare  tennis  destate,  come  il  maestro  Pioli.  Oppureproseguivano  le  attività  educative  nella  "catechismo"  per  la  preparazione  allaComunione  Ed  ecco  ci siamo: il  maestro Pioli.  Allinizio della scuola mi pareva dinon  vederlo  mai:  capitò  infatti  che  era  assente  non  ricordo per  quali motivi,  ma  ilsuo  "alone"  lo  precedeva:  i  bambini   che  a  quellepoca  erano  in  seconda,  nonfacevano  che parlarne: quando arriverà  il maestro...dicevano....e io mi domandavo:chissà  cosa  succederà!  Intanto  Angela,  la  sua  collega,  si  dava  da  fare  per"coprire"  anche  le  sue  materie,  in  modo  che  non  restassero  indietro.  Il  maestroPioli  insegnava  Italiano.  Ma  non  lo  faceva  in  maniera  solita:  attività  legate  alladiscussione,  cruciverba per  larricchimento lessicale,attività di carattere pratico...lofacevano  amare  dai  docenti  e  dai  bambini   in  maniera  talmente  intesa  che  erainsostituibile:  i  bambini  se  si  assentava,  soffrivano  della  sua  mancanza,  loricercavano  continuamente.  Ma  le  attività  che  mi  ricordo  maggiormante  eranolegate  alla   stampa  in  bianco  e  nero:  dopo  le  esperienze  fatte  fuori   scuola con lamacchina  fotografica  (ne  erano  state  acquistate  diverse),  il  maestro  portava  ibambini  nella  famosa  stanza  "oscura".  Era  stata  realizzata  apposta  durante  laristrutturazione di  quegli anni ed era senza finestra...venivano fuori delle vere operedarte...ma  non sempre: a  volte  non  veniva  nulla  per  tanti  motivi...  Nella  sua classeun  grosso  gruppo  di  alunni  con  problemi  di  apprendimento:  sembrava  che  i 8
    • genitori  pensassero  che  proprio lì,  dal maestro  Pioli avrebbero potuto  recuperarelo  svantaggio.  A  quei  tempi  si  pensava  che  bisognava  essere  più   liberinell’insegnamento  dell’Italiano:  non  importava  come  tenere  la  penna,  né  ladirezione  da tenere, bisognava  lasciare liberi  i bambini di esprimersi a modo loro,con  la  conseguenza  che  quasi  tutti  sembravano  avere  una  grafia  pessima con  unorientamento  errato  delle  lettere  ed  un’impugnatura  dello  strumento   davveropessimo.  Nonostante  ciò,  i  bambini  del  maestro  Pioli  avevano  qualcosa  di  più:erano  più  liberi  nel  ragionamento,  avevano  una  logica  più  sviluppata,  sapevanodestreggiarsi meglio degli altri nei problemi di carattere pratico. Insomma avevanoqualità  che  gli  altri  non  avevano...e  che  poco  a  poco  egli  riuscì  a  estrapolare  dalcontesto  e  in qualche modo ad esportare nel suo tempo pieno,  quello che lui avevafortemente voluto e che amava tanto fin dall’inizio.Acquisito  il  titolo  del  sostegno,mi  ritrovai  ancora  a  Castel  del  Piano  (a.s.85­86),dove  ho  poi  lavorato quasi  ininterrottamente, tranne che per un anno  a  Cana, unoad  Arcidosso,  uno  a  Montenero,  e le  interruzioni per le  gravidanze.  Seguivo i  duealunni  che   avevo  indirettamente  guidato  lanno  precedente:  fu  un  anno  magnificodove  mi  capitò  spesso  di  anche  di  mangiare  a  mensa. Era  un  momento  specialedella giornata del  tempo  pieno,  dove tutto era  stato addobbato  per  rendere quellastanza  ampia  adeguata  alloccasione.  I  maestri  erano  trattati  con  benevolenzadalle cuoche  assunte  dal comune. Ricordo il momento del caffè come un momentodi grande piacere, dove ci scambiavamo idee e opinioni.La  mia  particolare  posizione  mi  permetteva  di  ruotare  da una  modalità di  scuolaallaltra, ascoltando lamentele, commenti, raccomandazioni di insegnanti e genitori.In  pratica  ero in una posizione privilegiata da dove poter osservare le due tipologiedi scuola dallinterno, ma mantenendo un punto di vista neutrale.Dopo  i  primi  anni alcuni genitori  che avevano  ancora  i figli piccoli  alle  elementari,ma  i  grandi  alle  medie,  sentiti  i  pareri  della  scuola   Media  non  troppo  positivi,  siscagliavano  regolarmente contro  i docenti  del tempo  pieno. Ricordo  in particolareuna  riunione  cui  per  fortuna  non fui presente,  cui i  docenti del  tp furono  trattati  daigenitori  come  "vagabondi".  Lumiliazione  fu  tanta  che  per  giorni  si  continuò  aparlare  della  questione.  Alcune  attività  laboratoriali  furono  escluse  a  favore  dellematerie  curricolari.  Iniziò  una  nuova  tendenza,  quella  denominata  della  scuola"zeppa":  otto  ore  intensive  di  lezioni  frontali,  via  quasi  tutti  i  laboratori. Tendenzache è durata  a  lungo, finché la scuola "del modulo", un ibrido  mai molto apprezzatodalle  nostre  parti,  impose  una  rimodellazione  del  tempo  normale  e  unariformulazione  del  pieno,  cui  i  genitori  non volevano più  iscrivere gli alunni, con laricomparsa  dei laboratori e delle attività opzionali. 9
    • Quegli  anni  senza  che me ne accorgessi mi hanno molto influenzata: nel mio mododi  insegnare  acquisii  un metodo  che  volevo  rinnovare  e migliorare  continuamenteed  una  curiosità  costante  che  mi  ha  sempre  accompagnato,  nel  tentativo  dirinnovarmi  sempre,  tantè  vero  che  con  lintroduzione delle  nuove  tecnologie  dellascuola  ho  poi  cercato sempre  di seguire il passo coi tempi. Sento ancora la vogliadi  scoprire  ed  infatti  mi  aggiorno ogni anno  seguendo vari  corsi  e  sperimentandonelle mie classi a  tempo  pieno, dove  insegno  ancora, ad  esempio  la didattica deimondi virtuali (vedi http://it.wikipedia.org/wiki/Didattica_dei_mondi_virtuali ).Sono molto contenta che qualcuno giovane come te, Ilaria, si occupi  della nascita edella vita del  tempo pieno a Castel del Piano, anche se sono convinta che non puòe non deve essere lunico tipo di scuola esistente per tanti motivi.Elementi metodologici­ a quali saperi e conoscenze faceva riferimento nel lavoro in classe?i primi anni un po allimpronta: vedevo un forte scollamento fra la teoria e la pratica.La teoria è sempre stata molto lontano dallinsegnamento vero. Col tempo le teoriesi sono avvicinate al concreto-gestione della classe, mezzi e punizionigestione  piuttosto  classica:  il  silenzio,  lalternanzaconversazione­discussione­scritto­come valutava i ragazzivalutazione  sempre  formativa,  ma  ufficialmente  a  quellepoca  cerano  i  giudiziscritti  dove  si  elencava  ciò  che  lalunno  sapeva  fare,  poi  ci  sono  stati  i  giudizisintetici (non sufficiente, sufficiente, buono, distinto e ottimo)ora siamo tornati ai voti fino al 10­le motivazioni dell’insegnamentoè sempre  quella  della formazione dellalunno stimolando lo sviluppo completo dellesue potenzialità­quali teorie pedagogiche e didattiche adottava per l’insegnamentoil tempo pieno dei primi tempi Dewey, don Milano, Montessoriil  mio  tempo  pieno   attuale:  Kolb,  Mayer,  Papert   (vedi  ad  esempiohttps://docs.google.com/presentation/pub?id=1_OdFoL2EK­hVeU_1Yi8Sup8o4sCBnInOoghDvVvIf6U&start=false&loop=false&delayms=3000 )­rapporto con gli alunnisempre  più  legato  alla  psicologia  degli  alunni,  a  farsi  dai primi  anni del  tp  fino  ad 10
    • oggi,  con  ricerca   dellaiuto  dello  psicologo  in  aula,  del  sostegno  delneuropsichiatra ecc...­contesto socialeIl  contesto  sociale era allora legato al boom economico ed oggi ad una recessionefortissima  che  vede  da  una  parte  la  chiusura  di  moltissime  attività  ricettive  edalberghiere,   dallaltra  la  forte  immigrazione  di  stranieri  che  stanno  sostituendo  lapopolazione  locale  in  modo  intensivo,  creando  anche  numerose  modifiche  nellastruttura  reticolare  della  nostra  società  montana  legata  allagricoltura,  al  vino  eallolio...Immigrazione  che  sta  sostituendo  quella  di prima "datatura" albanese, conquella ultima: indiani, pakistani, e da ultimi i cinesi... Cornice storicaIL TEMPO PIENO quali modificazioni portò:­nellinsegnamento;un  insegnamento  più concreto,  aperto alle esperienze  di  vita  vera,  al  paese  e alleattività del "fuori", alla tendenza alla sperimentazione...­nel  lavoro  in  generale  (in  classe  e  non.  Particolare  interesse  verso­­>organizzazione oraria, strumenti e attività);riduzione  delle  ore  destinate  alle  lezioni  frontali, lezioni destinate alla discussioneaperta,  alle  attività  di  ricerca  con  frequenti  escursioni   fuori  dalla  scuola,  anchesettimanali.  Orario  delle  40  ore  settimanali  con  i  laboratori  del  venerdì;  strumentivari  (lavagna  luminosa,  filmini,  macchine  fotografiche,   collezioni  di  minerali...);attività  di  ricerca  e  sperimentazione,  legate  al  problem  solving  in  particolare,scuola viva con riferimenti al Dewwy, a don Milani e alla Montessori.­nel rapporto con i colleghi;molto  intensi  fra  i colleghi del  tempo pieno anche con contrasti e discussioni moltovivedi grande contrasto fra docenti del tempo pieno e del tempo normale­nel rapporto con gli alunni.un nuovo  modo  di rapportarsi  agli  alunni:  nellascolto  dei  loro  problemi  e delle lorodifficoltà;  con  la  costituzione  dei  primi  gruppi  di  alunni  con  attività  di  recupero  eapprofondimento che non si erano mai sentiti dire... 11
    • IntegrazioneCastel del Piano, fine dicembre 2013Cara Ilaria,non ho  molto tempo  da dedicarti, ma  provo  lo  stesso a soddisfare la tua curiosità e quelladel  tuo prof..  Premetto  che cerco di  essere  obiettiva,  ma valuta anche la possibilità che iosia  un  poco  di  parte...inoltre,  per  risponderti,  non  posso che arrivare ai  giorni  nostri.  Veditu, quanto ti possa essere utile la mia visione della storia.  Ma ricordo anche le prime polemiche: arrivavano dal tempo normale di Castel del Piano esoprattutto dalle Medie: i bambini del tempo pieno non sapevano studiare!­  Questi  dibattiti  arrivarono  mai  ad una conclusione,  ovvero ci  furono  mai  degli  incontritra i  vari docenti di grado diverso per confrontarsi sullargomento, oppure ognuno rimasedella  propria  idea  e  si  continuò  a  fare  il  t.p  prescindendo  dalle  critiche  mosse  daiprofessori delle medie?Le polemiche da allora,  sono proseguite  nel tempo fino a giungere ai giorni nostri, almenofra scuola primaria e scuola secondaria di primo grado.In  quel  periodo  non  vi  era  alcuna  apertura  fra  le  due  tipologie   di  scuola,  quindi  nessunasoluzione della  diatriba era  possibile fra maestri del tempo pieno e professori  delle scuolemedie:  gli  scolari  provenienti dal t.p. erano un poco visti come gli "alunni di un dio minore",parafrasando  il  titolo  di  un  famoso  libro,  che  forse  conoscerai.  Per  unapertura  abbiamodovuto  aspettare,  almeno a Castel del  Piano, la  fine della Direzione Didattica e la nascitadellIstituto  Comprensivo  (2000­2001,  mi  pare)  che  finalmente  vide  riuniti  i  tre  ordini  discuola:  infanzia,  primaria  e  secondaria  di  primo  grado.  Fu  un  bellimpatto:  scroprire cheanche alle  medie  i tempi rilassati  del  tempo pieno  potevano piacere  ai professori, fu unagrande  sorpresa  ma  soprattutto  le  riunioni  che  permisero  di  creare un  curricolo  verticalecomune  a  tutto  listituto,  che  attraversava  tutti  i  livelli,  fu  una  conquista  eccezionale.  Noidocenti  imparammo  a  conoscerci,  a  parlare,  ad  esporre  i  nostri  reali  problemi  e  cosìanche  i  professori  delle  Medie  che  insegnavano  stabilmente,  iniziarono  ad  apprezzare  idocenti  delle  elementari.  Si  aprì  un  varco  sia  verso  il  basso  che  verso  lalto,  che  poi  èdurato  con  scambi  continui  fino  al  cambio  per  pensionamento:  unintera  generazione  di 12
    • professori  delle  medie di  Castel  del Piano,  nel  giro  di pochissimi anni andò in pensione equesto  segnò  anche  la  fine  del  processo  di  comprensione  e  direi  "comprenetrazione"  oanche  "contaminazione"  degli  ideali  formativi  fra  i  docenti.  I  nuovi  professori,  quasi  tuttisupplenti  periodici  (era  "grassa"  se  erano  incaricati  annuali)  finirono  per  riaprirepolemiche  anche  peggiori,  quasi  che  essendo  penalizzati  dai  lunghi  viaggi  perraggiungere  lAmiata o sentendosi  frustrati  per non  essere  riusciti a  raggiungere le scuolesecondaria  di  secondo  grado,  mostrassero  (e  mostrino  ancora)  il  lato  peggiore  di  lorostessi.  A  questo  punto  la polemica con  le ex scuole  medie non  si è ancora chiusa, anzi: iltempo  pieno "stufa" gli alunni, cosicché  essi non  vogliono il tempo prolungato della scuolamedia;  gli  alunni non solo non hanno un metodo di studio, ma non hanno neppure le "basi".Le maestre non  sanno insegnare lacca e lortografia, figuriamoci la grammatica; da ultimosono così  impegnati  in progetti  extracurricolari  che  non sanno  cosa  sia linsegnamento...evia discorrendo.Purtroppo  e  contemporaneamente,  la reputazione  della  scuola  secondaria di primo gradosi  è  fatta  sempre  peggiore, almeno  a  sentire  i genitori. Già  alla  nascita  del  Comprensivoalcuni genitori  di quinta, che avevano  avuto  i figli più grandi alle  medie e poi alle superiori,commentavano  amaramente  che  dopo  la  quinta  cera  un  gran  buco  nero  e  chepromuovendoli  dal  tempo pieno  alla superiori, senza  le medie, ai  bambini  avremmo fattoun  gran  favore.  Mi ribellavo  sempre a  tali commenti, ma  purtroppo  in alcune  situazioni misono dovuta ricredere:  la tendenza a  evidenziare gli elementi negativi di ogni alunni che haripreso  anche   ora,  dopo  il  cambio  "di  guardia",  non fa  che peggiorare  le cose presso lascuola  media.  I genitori  recriminano soprattutto  i  compiti esagerati  dati  a  casa,  oppure  lamancanza  di  motivazione  di  certe  esercitazioni  che  spesso  non  vengono  corrette  inmaniera  così  puntuale  come  si  fa  alle  elementari...Speriamo  le  cose  cambino!  Per  ilmomento  però,  nonostante  il  comprensivo  si  sia  allargato...non  si  vedono  possibilità  diapertura e  momenti di contatto...anche se nel cambio annuale i professori vanno, vengono,ritornano, a volte migliorano portando innovazione.Fra  docenti  del  tempo  pieno  e  del  tempo  normale  le polemiche  proseguirono anche  conduri  scontri:  quelli  del  tp  pieno  iniziarono  a  dire   che  era  facile  dare  i  compiti  a  casa:  illavoro  maggiore,  nel  tempo  normale,  i  bambini  lo  facevano  coi  genitori.  Gli  altricontrobattevano  che  il  tempo  pieno  era  tempo  "vuoto",  fatto  di  niente,  perché  le  varieattività  laboratoriali  erano  inutili  perdite  di  tempo:  tanto  valeva  tornare  al  doposcuola,almeno  i  bambini  facevano  i  compiti  che  le  maestre  assegnavano  la  mattina.  Viste  le"aggressioni"  provenienti  anche  alle  scuole  medie,  si  pensò  che  allora  fosse  megliodestinare  i  pomeriggi  proprio  al  ripasso  di  quanto  fatto  la  mattina,  inseguendoindirettamente  lidea  del  doposcuola  e  diminuendo  progressivamente  le  attività"integrative"  che  lasciavano  agli  alunni  maggior  respiro  e  più  divertimento.  Alcune volteproprio queste erano le  indicazioni  persino  del dirigente! Del resto  bisognava fare anche 13
    • un po di conti: il tempo pieno garantiva il doppio dei posti di lavoro per i docenti...Le  due  tipologie  di  scuola  cominciarono  ad  avvicinarsi  e  le  polemiche  iniziarono  ascemare  quando comparve  il  tempo prolungato: almeno due o anche tre rientri settimanalidiventavano  obbligatori, il tempo  "della mattina" finiva  per sempre segnando così la mortedi  unepoca  storica,  almeno  nelle  nostre  zone.  Le  due  tipologie  di  scuola  sembravanosempre  più  simili:  la  paura  del  tempo  "vuoto"  fu  sostituita  dal  "tempo  zeppo":  pieno  dicontenuti  e  più  difficili  erano,  più  i  maestri  sembravano  bravi.  Le  Medie  parevanosoddisfatte  del  mutamento.Ma  i  genitori  cominciarono  a  lamentarsi  del tp:  troppo lavoro,compiti anche  dopo cena.  I  bambini  non  facevano  più  vita. Intanto le  insegnanti del tempoprolungato cominciarono a sospirare per rientrare nellorario del tempo pieno, dove i tempidi  lavoro  con  gli  alunni  erano  più  distesi  e  anche  per  loro  stessi  più agevoli: lalternanzauna mattina  e  un pomeriggio  appariva  più comoda... Poco alla volta il tempo prolungato sitrasformò  tutto  in  tempo pieno,  fino  a scomparire  del  tutto intorno  al 1997  o  1998.  A  quelpunto  i genitori che volevano il tempo prolungato, venivano lasciati  liberi di portare a casa ifigli  per  i due  o  tre  pomeriggi  destinati alle attività  extra curricoli,  laboratoriali o da  ultimo,opzionali, ma di fatto, trovandosi bene a scuola, gli alunni sono sempre rimasti tutti quanti.Il  momento  più  aspro  della  polemica  stranamente,  è  stato  proprio  negli  ultimi  anni  chehanno  preceduto  la  trasformazione  completa di  tutta  la primaria di  Castel  del Piano in  tp:persino  i  genitori  intervennero  aspramente  da una  parte o dallaltra,  formando  due fazioniche  protestavano  regolarmente  inviando  lettere e delegazioni  nellallora Provveditorato diGrosseto,  minacciando  lintervento  di  avvocati e sindacalisti. Ma alla fine, tutto è bene quelche finisce  bene:  la scuola a tp  di Cpiano è oggi una realtà di grande valore che ha ancheuna  funzione  assistenziale,  omogenizza   e  fa  propria  la  multiculturalità  (oggi  abbiamo  inogni  classe  una  percentuale  di  metà  alunni  stranieri),  cresce  tutte  le  nuove  generazioniavendone  cura  fra  i 5­6 e 9­10 anni. Si tende ad una scuola equilibrata che tiene conto deitempi  e  dei  ritmi  degli  alunni  durante  le  varie  fasi  di  crescita;  sono  stati  regolamentati  icompiti da  dare  a  casa  in modo che  richiedano non più di unora nel fine settimana e nulladal lunedì al venerdì: questioni che hanno coinvolto molto i genitori...Però  usciti  dalle  elementari,  almeno  nel  mio  paese, i  genitori poi  amano  la scuola dellamattina...quasi  che  avendoli  tenuti  tanto  "dentro"  la  scuola,  volessero  riaverli  un  pocoindietro. In  realtà  il  periodo di  ingresso alle scuole medie, coincide con  la richiesta  di unamaggiore  autonomia  per  i  figli,  che  quindi  vogliono  avere  il  pomeriggio  libero  perincontrarsi e stare allaria aperta.Di  diverso  avviso,  ad  esempio,  le  famiglie  che  a  soli  pochi  chilometri  da  qui  (adArcidosso),  continuano  a  scegliere  anche alle medie  il  tempo prolungato  (però col sabatolibero ...)­  Nella pratica chi  aveva  ragione, se qualcuno laveva,  riuscì mai  a dimostrarlo o le dueposizioni  rimasero  totalmente  separate: i  maestri che pensavano  che il t.p era la cura di 14
    • tutti i mali e i professori che, al contrario, pensavano che li causassero??Credo di essere stata abbastanza esaustiva...comunque provo a dilungarmi un altro poco.Per  dire  la  verità,  i  maestri  sono  sempre  molto  critici  con  loro  stessi  e  hanno  quindicercato  di  ascoltare  le  critiche  che  venivano  rivolte   da  una  parte  e  dallaltra,  fino  amodificare  anche  le  loro  attività.  Probabilmente  nessuno  aveva  ragione  o  torto,  masicuramente  i docenti  del tempo  pieno  anche oggi  credono  molto  in  un  tipo  di scuola chevede  lalunno  nella  sua  globalità  e  quando  penso  ad  esempio,  che  i  pedagogisti  di terzagenerazioni  (quelli  del  Sofe,  per  interdersi)  parlano  del  recupero  dellunitarietàdellinsegnamento  e  dellimportanza  che  riveste  il  vedere  lo scolaro  nel suo insieme e nonnella frammentarietà  delle  discipline,  ecco  che  un poco mi  risento, perché il  tp ha semprepromosso  questa  visione  dellalunno  e  se  talvolta  non  ce  lha  fatta  è  stata  un  po  colpaanche  delle  situazioni  contingenti  e  della  grande  sensibilità  dei docenti, che  pure  magari,nella  buona  strada,  tendono  a  cambiare  per  tentare  sempre  le  strade  educative  chesembrano miglior; ma riconosco che volte sono anche accomodanti ...Se ci sia mai stata la  dimostrazione di una tesi  o dellaltra, non si può dire: ognuno tiene lesue  verità  e  vorrebbe  fossero  quelle  giuste.  Forse  potrebbero  parlare  almeno  perlattualità, le prove Invalsi, che a quei tempi però non cerano...Personalmente,  a  guardare  lAmiata  così impoverita di nostri giovani che pur desiderandofortemente  di  restare  devono  andar  via,  forse  lerrore  è  un  po  anche  della  scuola?  Puòessere  considerato  un  nostro  fallimento  non  riuscire  a  stimolare  abbastanza  i  giovaniperché  riescano  a  restare  trovando  il  modo  di  trarre  profitto  da  questa  terra  ingrata?Oppure  una  conquista  che  deriva  dallaver  loro  passato  lamore  per  lo  studio  e  laconoscenza?­ Quali idee venivano portate avanti a favore della propria tesi dalle due posizioni?Pro tempo pieno: ● era  (stranamente)  garantita  lunitarietà  dellinsegnamento  (del  resto,  al  tempo prolungato,  dopo  finito  per  sempre  il  tempo   normale  o  tempo  della  mattina, ogni alunno finisce con lavere anche 5 docenti; al tp, al massimo tre...) ● guardava allo sviluppo globale della personalità del bambino ● vedeva  lalunno  anche  fuori  dalla  discipline  (vedi  settimana  sulla  neve, settimana azzurra in piscina...) ● nel  momento  in   cui  la  donna  riprese  il  suo  ruolo  lavorativo  fuori  casa,  le famiglie possono stare tranquille: per otto ore i bambini sono al sicuro ● gli alunni lavoravano più spesso in modo collaborativo ● educava e dava unimpronta consistenteContro il tempo pieno 15
    • ● i genitori si deresponsabilizzavano e delegavano tutto alla scuola ● la scuola si sostituiva alla famiglia ● i bambini non avevano tempi individuali di studio ● gli  alunni  andavano  impreparati  alle  medie,  senza  le  "basi":  non  sapevano leggere, scrivere e far di contoPro tempo normale ● i contenuti erano più importanti del metodo ● il lavoro di studio e rinforzo si faceva tutto a casa ● gli alunni studiavano di più e acquisivano un metodo di studio ● i genitori erano più responsabiliContro il  successivo tempo prolungato alle elementari ● aumentava il tempo scuola, ma non diminuivano i compiti a casa ● troppi docenti ruotavano intorno al bambino, provocando un disorientamento.  Nella  pratica  chi  aveva ragione,  se  qualcuno  laveva,  riuscì  mai  a  dimostrarlo  o  le  dueposizioni  rimasero  totalmente  separate: i  maestri che pensavano  che il t.p era la cura ditutti i mali e i professori che, al contrario, pensavano che li causassero??Ancora  a  proposito  di  questo  punto,  mi  soffermo   appena  un  attimo  su  questeconsiderazioni che venivano fatte a quei tempi:in  alterni  momenti  il  tp è stato  il “rifugio” dei  bambini  che  avevano più problemi, ma anchedei  figli  dei  “ricchi  e  benpensanti”  del  paese.  Si  sono  altenati  periodi  in  cui  il  tp  era  lascuola  di  chi  non poteva permettersi la  baby  sitter e di  chi invece li iscriveva  per  “scelta”.Infatti  la scuola la facevano poi in definitiva, gli insegnanti e quindi essendoci state semprealmeno  due  sezioni  per  ogni  classe  elementare,  all’atto  dell’iscrizione  di  fatto  i  genitoripotevano anche  scegliersi  i maestri  dei  loro  figli. Così,  proprio a seconda dei  docenti chefacevano  il  tp  o  il  tn, ci sono state al tp, ondate di figli di professori, di medici, di  avvocati oviceversa,  figli  di  operai,  muratori,  impiegati  ecc,  Quindi  le  conferme  delle  due posizioniandavano  talvolta da una parte, talvolta dall’altra, confermando  più che altro l’idea che tutti itipi  di  scuola  sono  “buoni”  a  seconda  dei  docenti  che  contribuiscono  a  farla.  Ma questapuò essere anche  una  mia opinione  esclusiva. Prendila  quindi come una testimonianza dipoco valore.In ogni caso, il fatto che si sia affermato del tutto il tempo pieno  a Castel del Piano è già diper sé una dimostrazione del valore che ha, non trovi?Spero di essere stata esauriente ...A presto e buon lavoro! 16
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