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I perché di una scelta
 

I perché di una scelta

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Lettera aperta circa la mia decisione di intraprendere la strada dell'attivismo politico. Sono convinto che un artista europeo oggi non possa esimersi dal guardare sempre al sociale e che debbano ...

Lettera aperta circa la mia decisione di intraprendere la strada dell'attivismo politico. Sono convinto che un artista europeo oggi non possa esimersi dal guardare sempre al sociale e che debbano essere di aiuto per uscire da una crisi che è in primis di valori. Una scelta di parte per aprirsi alla varietà delle posizioni politiche.

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    I perché di una scelta I perché di una scelta Document Transcript

    • I perché di una scelta come mai ho scelto di iscrivermi al Partito Democratico In questi giorni ho avuto modo di maturare una decisione che era per me nellaria da tempo. Ho deciso diformalizzare il mio rapporto con la politica iscrivendomi al Circolo tematico “Scuola, Università, Ricerca” del PartitoDemocratico. Non credo che chi mi conosce si possa stupire di questa mia scelta ma ritengo fondamentale condividere imotivi che mi portano ad unazione che, probabilmente, oggi può essere facilmente considerata poco “popolare”. La mia prima motivazione è quella della trasparenza e della coerenza: nel corso dellultima stagione molte dellemie relazioni professionali e personali con personaggi del mondo politico genovese in primis e con, in maniera moltomarginale, romano sono andate crescendo portandomi ad avere un coinvolgimento in prima persona che andava oltre ilpiacere di conoscere un nuovo settore. Non essendo mosso da interessi altri che il condividere con queste personeprogetti e visioni di come dovrebbe essere la mia città natale e forse la mia nazione di appartenenza ho trovato doverosomettere “nero su bianco” un rapporto ormai solido basato su obbiettivi condivisi. Per motivi anagrafici sono cresciuto durante i ventanni in cui la spettacolarizzazione e la personificazione dellapolitica hanno minato le basi sociali e culturali di questo paese. Non sono di quelli che attribuisce ad un solo uomo,seppur ricco e potente, le responsabilità di questo avvenimento: io le attribuisco ad un sistema politico che, quando nonne era volontariamente e strumentalmente complice, ne era spettatore interessato a condividere il potere che tale sistemaconferiva. Un potere di controllo sulle menti e sul potere politico che ha allontanato i valori non negoziabili dalladiscussione per concentrarsi sui singoli individui e sulle loro capacità di leadership. Ho trovato in molti membri delPartito Democratico una reale intenzione di superare questa visione della politica, disponibili a parlare per competenzespecifiche e non per appartenenze politiche o, peggio, clientelari. Oggi, forse, il Partito Democratico ha la responsabilitàdi comprendere quale deve essere il ruolo dei partiti nella nostra società essendo lunico partito di grandi dimensioni cheapparentemente regge il confronto con la cosiddetta anti-politica. Avendo pretese artistiche, per le quali per altro miscuso essendo esse per loro natura presuntuose e narcisistiche, non posso condividere una posizione politica che nonpreveda il superamento della spettacolarizzazione a favore dei contenuti. Vorrei per questo paese un futuro di grandecultura e arte che, purtroppo per molti che oggi si credono parte del sistema culturale e artistico, non può esseredemocratico poiché, come più volte da me detto, arte e cultura vivono di estri e intuizioni che non sono per tutti. Allapolitica ho sempre chiesto invece di recuperare quella Democrazia a cui larte deve strumentalmente sottomettersi anchenelle sue eccellenze. Non potevo esimermi, nel momento in cui mi sono avvicinato con delle richieste, di assumere unruolo anche in prima persona. Sono consapevole che tale ruolo renderà più difficoltoso il mio percorso professionale eartistico come attore, regista e quantaltro. Lesigenza di Democrazia invita la mia generazione (non solo lei) a riconquistare i luoghi della politica. Nonsarò mai contrario ai movimenti di piazza o allassociazionismo politico: sono io stesso Presidente di unAssociazioneCulturale sebbene io ritenga che per larte e la cultura tale sistema vada rivisto poiché troppo spesso sia de-professionalizzante. Questi luoghi sono a mio avviso i partiti. Demonizzarli serve soltanto ad aumentare il potereindividuale di chi li controlla. Ho avuto il piacere di scoprire quanto in realtà avvicinarsi ad un partito sia semplice etrasparente: voglio condividere questa cosa con i miei amici e concittadini anche, se non soprattutto, di pensiero diversodal mio. La mia naturale curiosità mi porta a volere verificare dallinterno un sistema che ultimamente è troppofacilmente bersaglio di critiche il cui intento demagogico è fin troppo evidente. Ho conosciuto in questi mesi personeserie e appassionate sebbene consapevoli di essere parte di un sistema che necessita di una radicale riforma: il loroimpegno è costante, faticoso e, soprattuto, gratuito. Essi hanno però bisogno di aiuto poiché molti poteri forti allinterno
    • della politica sono arroccati sulla difesa di privilegi che, però, non riguardano il sistema ma solo degli individui. Aqueste persone va il mio appoggio e il mio impegno personale, qualunque sia il loro partito di appartenenza. Uno dei motivi risiede anche nellesistenza a Genova di un Dipartimento Cultura con cui sono entrato incontatto e del cui lavoro sono un grande estimatore e, spero sempre di più in futuro un valido collaboratore. Lesistenzadi un progetto culturale volta a problematizzare e discutere il problema della Cultura in Italia non poteva cheinteressarmi. Sono un accanito sostenitore dellesigenza dei ruoli certi e delle competenze specifiche e, dato che laprogettazione è forse lattività in cui sono più professionalmente preparato, ho vissuto come un grande dono potereavvicinarmi e confrontarmi con una realtà che vede nella mia professione un modello da proporre sulla scena politica.Una nazione come lItalia deve smettere di vivere larte e la cultura come costi ma trasformarla in un occasione dicrescita economica: è la nostra principale risorsa in cui potremmo facilmente essere leader mondiali. A questo hodedicato i miei studi e il progetto stesso della Associazione che dirigo è indirizzata alla ricerca e applicazione di nuovimodelli gestionali che facciano si che la cultura produca utili. Tale ricerca è ovviamente a disposizione di chiunque lacondivida. Il momento di rapido mutamento, la vivacità politica ed economica che questa città sta cercando sebbene moltinon lo sappiano, mi fa ritenere che Genova possa oggi proporsi come “laboratorio nazionale” per una nuova propostapolitica. É abbastanza piccola da permettere una ricerca minuziosa in fase analitica ma abbastanza grande perché questirisultati siano significativi; è abbastanza isolata da non arrecare disturbo durante i lavori ma con una volontà di aperturache accresce gli entusiasmi e la forza di chi in questa città finalmente opera per un futuro da protagonista della Cittàstessa. Genova è una città che ha sempre prodotti grandi geni: è ora che il suo presente la porti ad essere allaltezza dellasua storia. Unaltra motivazione per me forte è il fatto di essere in grado di propormi come persona in grado di mantenerei rapporti tra diversi territori. Per studio e lavoro ho da tempo labitudine di dividermi tra Roma e Genova e volentierimetto a disposizione le conoscenze e i miei contatti in queste due città. Lavorando ad un progetto di rete culturale edigitale (le due cose non sono necessariamente collegate ma ritengo che debbano diventarlo se si vuole implementare lacapacità economica della cultura italiana) io e i miei collaboratori iniziamo a disporre di collegamenti in diverse cittàdel nostro paese; le principali sono: Parma, Napoli, Aquila, Bologna e di recente stiamo iniziando ad affrontareseriamente la ricerca di collegamenti diretti con Torino e Milano. I modelli di sviluppo territoriale sono quelli in cui miriconosco di più per un progetto di lungo termine volto ad un rilancio del marcato culturale. Territorio non vuol direisolamento: lattenzione allo sviluppo di professionalità e competenze ancorate al territorio di riferimento necessita di unsistema che permetta la comunicazione diretta tra queste realtà territoriali stesse. Io mi sento in grado di propormi comepersona di collegamento, come persona che possa percorrere, laddove non creare direttamente, le linee dicomunicazione di questo paese. Questa è una questione che va affrontata in maniera politica. Uno dei problemi diquesto paese è il difficoltoso rapporto tra la sua Capitale e il resto di Italia. Trovo inutile affrontare il problema nelsingolo settore artistico o culturale. Il problema della comunicazione delle eccellenze territoriali è un problema politicoe ha bisogno di una riforma politica in cui si ristrutturi il concetto stesso della rappresentanza politica. Una scelta orientata verso la sinistra, nonostante la mia storia personale non si riconosca in modelli di estremasinistra e ad oggi io sia molto laico e moderato nel mio senso di appartenenza, si spiega nella mia maturata ostilità versola cultura del privilegio. In questo paese la lotta non è tra giovani e vecchi ma tra chi detiene vecchi privilegi e chi è deltutto escluso da garanzie che io ritengo debbano essere inalienabili. Non sono tanto ingenuo da non rendermi conto chemolti di tali privilegi appartengono alla sinistra soprattutto a quella di potere, ma ritengo che sia il Partito Democraticoil luogo adatto per affrontare quella che ritengo una vera e propria “battaglia” culturale per la democrazia e la libertà diazione e pensiero. Uno dei tanti privilegi è quello di possedere i mezzi culturali per non essere sistematicamente
    • ingannato: il mio primo obbiettivo è rendere realmente condiviso il principio del “conoscere è potere”. Non si puòassistere, come mi capita troppo spesso di fare, a persone che subiscono a causa della propria famiglia di nascita unsistematico inganno mediatico e culturale. Se larte e cultura non sono democratiche la loro costante e sistematicacomunicazione e condivisione lo sono. Allopinione e alla possibilità di verifica dellopinione hanno diritto tutti icittadini senza che lappartenenza faziosa ne sia garanzia. A questultimo punto si lega anche unesigenza di tipo professionale: il bisogno nel mio mestiere di unetica.Padroneggiare professionalmente tecniche che possono avere connotazioni manipolatorie richiede una grande attitudinemorale e, necessariamente, un grande lavoro di garanzia da parte di uno Stato sopra le parti. La libertà del cittadino deveessere superiore alla libertà di chi governa o di chi detiene gli strumenti del mestiere del comunicatore. Il governo comeservizio e non come privilegio è la base per fondare letica in un mestiere che ha, strutturalmente, molto potere sullementi. É sempre in questa linea che ho riscontrato lesigenza di rivedere le misure del finanziamento pubblico al miomestiere. Io sono per un sistema in cui gli operatori culturali sono imprese culturali che, sebbene trattino un prodottoche ha ricadute sociali spesso non quantificabili dal punto di vista economico, devono formalizzarsi e produrre risultatiinopinabili basati, oltre che sui risultati economici stessi, sugli obbiettivi decisi in comune accordo tra operatori privati epubblici. In questo senso ho visto troppo spesso un reiterato uso privato di risorse pubbliche che danno vita a logicheclientelari offensive e contrarie alla modernità. Laddove poi tali finanziamenti riguardino realtà con pretese didattiche, eche quindi giocano con la formazione dei giovani del nostro paese, tale uso privato è contrario al mio ideale di societàlibera e democratica. Per di più tale “istruzione”, mi sto riferendo per chiarezza a pretestuose scuole di arte e spettacoloche riescono anche a raccogliere centinaia di migliaia di finanziamenti pubblici e centinai di giovani allievi, non èsoggetta alle minime logiche di placement o di verifica dei curricula del corpo docenti. Spesso poi tali realtà non sono inregola con le elementari norme sul diritto del lavoro quali assicurazione e contributi assai spesso con la complicità deisindacati preposti. Questa logica vive grazie a quella cultura della spettacolarizzazione priva di contenuti che fa si che ilnostro paese veda nello spettacolo un occasione di facile rilancio sociale. Siccome tale rilancio è comunque per queipochi dotati di un qualche talento non sempre riconosciuto dai più, questa idea di “scorciatoia” sta producendo un veroe proprio dramma sociale. Ultimamente sento sempre più spesso declinare la situazione di crisi del nostro paese sulla linea di un pretesoscontro generazionale. Ho il terrore di un eventuale vittoria della moda “giovane e bello”. Il giovanilismo era parteintegrante del modello spettacolare che ha caratterizzato lultimo ventennio nel nostro paese. Mi spiace dirlo ma la miagenerazione ha ancora molto da dimostrare e forse anche quella prima della mia. La rottamazione della parte esperta diquesto paese non è praticabile ne a mia avviso lecita. Sul fatto che i privilegi di chi oggi è inserito vadano sradicati infunzione di un sistema sociale che tuteli tutti i cittadini mi trova del tutto daccordo. Personalmente ho firmato trecontratti di lavoro in dieci anni e il mio curriculum è pieno di esperienze in cui non mi è stato possibile pretendere diessere regolarizzato. Questo scandalo è privilegio della mia generazione nella quasi sua interezza. La meritocraziaprevede che non tutte le persone oggi occupate mantengano la loro occupazione, soprattutto nel pubblico. Sono moltointransigente sui privilegi garantiti con denaro pubblico. Per concludere tale scelta è maturata anche per lesigenza di avere un ruolo certo nel “gioco delle parti” che è labase del dialogo politico necessario per il rilancio della nostra società. Io credo nel dialogo costante e nelluguaglianzadi fronte alla Verità per noi mai completamente raggiungibile e quindi mai destinata alle tasche dei nostri pantaloni. Atal proposito, per il progetto editoriale della associazione da me presieduta, ho scelto di conferire il ruolo di DirettoreResponsabile al Dott. Paolo Bertuccio che si riconosce da sempre culturalmente nellabito del Centro-Destra. Il progettoeditoriale è la parte più strategica della vita stessa della associazione. Sono convinto che sia meglio avere intorno
    • persone intelligenti che la pensano diverso da me piuttosto che circondarmi di persone mediocri che la pensano comeme. Ho più fiducia nellintelligenza e nella preparazione di Paolo che della necessarietà di comunicare la mia visione delmondo. Il mio mestiere vive da sempre in stretto rapporto con la politica, una lotta per la democrazia deve innanzituttopassare dal dichiarare esplicitamente che tale rapporto esiste. In tale rapporto non vi è nulla di male purché siatrasparente e conforme alle legge. La trasparenza permette a chi si rapporta al mio lavoro di sapere come decodificare ilmio lavoro, di contestualizzare gli errori e le inevitabili debolezze. Anche per questo ho voluto scrivere questa nota: unamemoria personale a cui tornare per vedere quanto sarò riuscito a fare ma, soprattutto, una dichiarazione di intenti voltaa non dovere ogni volta raccontarmi. Qui cè tutto il percorso di una scelta che vuole e deve essere condivisa allo scopodi essere sempre messa in discussione. Un ultima cosa che mi preme di dire. Voglio chiedere di smettere alla mia generazione di smettere di farsighettizzare dietro la parola “giovane”. Io ho 28 anni e sono nellanno dei 29. Non sono e non mi sento giovane. Lavoroda quasi dieci anni e mi sento una persona che deve e vuole farsi carico delle sue responsabilità. Abbiamo un donoenorme che molti di noi rifiutano di considerare tale: non abbiamo nulla da perdere. Non sediamoci a trattare i privilegiche hanno distrutto questo paese: scriviamo il nostro futuro con lorgoglio di partire da zero, lo sguardo fisso al futuro esenza timori nel cuore. Genova, 13 Luglio 2012 Nicola Camurri