teorie                                     La cultura del movimento                                     di Marco Nicodemi ...
La disponibilità dei giovani a trascorrere un periodo all’estero per lavoro                              un giovane aument...
L’importanza delle esperienze all’estero                                                                                vi...
di internazionalizzare il lavoro e non delocalizzarlo.                                                                    ...
Upcoming SlideShare
Loading in …5
×

La Cultura del Movimento

437 views
439 views

Published on

Da Persone&Conoscenzen° 79 - Este Editore

Nella riflessione che di seguito conduco, affronto il tema della ‘fuga dei cervelli’ allontanandomi volutamente dallo stereotipo del giovane che è vittima di un sistema perverso che non offre opportunità, ampliando il perimetro delle opportunità disponibili a quante ne offre il mercato del lavoro globale e perseguendo lo scopo di diffondere la cultura del movimento quale strumento non solo difensivo, ma quale strategia di sviluppo espansivo sia per l’individuo che per la Società.

0 Comments
0 Likes
Statistics
Notes
  • Be the first to comment

  • Be the first to like this

No Downloads
Views
Total views
437
On SlideShare
0
From Embeds
0
Number of Embeds
194
Actions
Shares
0
Downloads
1
Comments
0
Likes
0
Embeds 0
No embeds

No notes for slide

La Cultura del Movimento

  1. 1. teorie La cultura del movimento di Marco Nicodemi In Italia il dibattito sul mercato del lavoro è costantemente di attualità. Il tema viene più spesso affrontato sulla base di opposte visioni ideologiche, che sintetizzano l’analisi sul versante della liberalizzazione vs. regolamentazione, opponendo nel primo caso l’effetto della precarizzazione e dell’insicurezza sociale al tema della deregulation, mentre nel secondo si riconduce la bassissima presenza di investitori e investimenti internazionali alla presenza di vincoli normativi troppo stringenti in tema di assunzioni e licenziamenti. Il rischio di affrontare la discussione senza prendere atto degli effetti della globalizzazione sulla competitività dei lavoratori italiani (in particolare i giovani) porta a drammatizzare i fenomeni migratori che sono tipici delle grandi economie, all’interno delle quali coesistono strategie di attrazione dei talenti, con iniziative che concorrono a favorirne l’accesso a opportunità educative e di lavoro all’estero. Nella riflessione che di seguito conduco, affronto il tema della ‘fuga dei cervelli’ allontanandomi volutamente dallo stereotipo del giovane che è vittima di un sistema perverso che non offre opportunità, ampliando il perimetro delle opportunità disponibili a quante ne offre il mercato del lavoro globale e perseguendo lo scopo di diffondere la cultura del movimento quale strumento non solo difensivo, ma quale strategia di sviluppo espansivo sia per l’individuo che per la Società. E se ce li avessimo accompagnati…? Questa è la domanda che personalmente mi pongo tutte le volte che ascolto un dibattito sul mercato del lavoro in Italia e sulla “fuga dei cervelli”. Per l’opinione pubblica italiana la migrazione professionale di giovani dal Bel Paese ver- so l’estero ha le stesse caratteristiche di un drammatico esodo di massa, paragonabile ad un processo di desertificazione intellettuale senza precedenti. Eppure, non è così! La propensione a espatriare I dati ci raccontano dimensioni che portano l’Italia agli ultimi posti tra le grandi econo-Laureato in Economia eCommercio, si occupa da mie europee e mondiali nella propensione dei nostri giovani ad intraprendere un perio-sempre di Risorse Umane, do di studio e di lavoro all’estero (Tab. 1).prima come manager L’effetto di questa bassa propensione si riscontra nel numero di quanti effettivamentein aziende nazionali emultinazionali e poi come lasciano l’Italia per recarsi temporaneamente o stabilmente all’estero per lavoro; questoimprenditore e libero numero è infatti percentualmente vicino, e quantitativamente molto inferiore, a quelloprofessionista; con una di altre grandi economie europee.notevole esperienza in modelligestionali e contrattuali, In particolare, secondo i dati del OECD (Organisation for Economic Co-operation anddinamiche del cambiamento e Development), Paesi quali la Nuova Zelanda e l’Irlanda registrano flussi migratori inpassaggi inter-generazionali, uscita di persone con elevato livello di cultura e competenze in misura pari al 15%è orientato alla valorizzazionestrategica delle persone, dell’intera popolazione avente tali caratteristiche, mentre Germania e Regno Unito pre-elabora politiche attive per sentano il maggior numero –in termini assoluti– di skilled expatriates tra tutti i 27 Paesiil lavoro e progetta soluzioni dell’Organizzazione.innovative per il people care e ilwelfare aziendale, territoriale e Nel confronto con l’Italia, ad esempio, i dati mostrano che, sebbene il fenomeno dei lau-integrativo. reati italiani che lasciano l’Italia sia in crescita (circa 295.000 secondo i dati OECD nel84 PERSONE&CONOSCENZE N.79
  2. 2. La disponibilità dei giovani a trascorrere un periodo all’estero per lavoro un giovane aumentare in modo incremen- Tab. 1 tale il proprio bagaglio di esperienze per Un’indagine della Commissione Europea evidenzia come i giovani italiani siano tra i più restii a recarsi all’estero per studio o lavoro: solo il 38% dei giovani di età tra i 15 e i 35 anni è disposto a trasferirsi all’estero affrontare la competizione sul mercato del lavoro globale con qualche chance in più di farcela. Se infatti capovolgiamo il paradigma che riduce i ‘migranti’ a ‘fuggitivi’ e conside- riamo –anche in senso antropologico– il movimento delle persone quale condizione imprescindibile che determina opportunità di crescita e miglioramento, vediamo che la presunta ‘fuga’ in realtà è ‘intraprendenza’ e l’intraprendenza è il fattore che meglio di ogni altro sostiene la possibilità di auto- realizzazione. Affermati imprenditori, autorevoli scien- ziati, importanti professionisti da sempre Tabella1 hanno vissuto il mondo come luogo privo di confini ed hanno posto le proprie origini2005), in termini assoluti tale evento è ampiamente in- culturali alla base della propria capacità di interpreta-feriore al numero dei loro omologhi tedeschi o francesi zione delle cose, assorbendo ed integrando nel loro mo-(rispettivamente pari a circa 900.000 e circa 400.000, dello comportamentale stili, conoscenze ed approccisempre secondo le medesime stime). che gli sono provenuti dall’essere entrati in contatto con culture e modelli comportamentali diversi dal proprio.L’atteggiamento italiano di fronte ai trasferimenti per lavoro In questo senso, quindi, è più facile rintracciare il suc-Il modello culturale prevalente in Italia porta a guarda- cesso nell’idea del movimento, piuttosto che la sconfit-re con sofferenza e –spesso– rassegnazione verso coloro ta; è più coerente con il desiderio di auto-realizzazionei quali si muovono da un luogo ad un altro per motivi il dinamismo di chi intraprende un percorso di cambia-di lavoro; l’allontanamento dalla propria famiglia, dal mento rispetto a colui il quale accetta la convenzioneproprio quartiere e dalla propria ristretta cerchia di re- dell’immobilismo.lazioni non è vissuto come modello virtuoso di emanci- Sì, perché restare fermi in attesa che qualcun altro sipazione e crescita, ma come rottura di quello ‘schema faccia carico del nostro futuro è uno stereotipo assoluta-familiare’ tipicamente italiano che genera forme di ‘di- mente anacronistico, che rincorre l’idea che le personependenza affettiva’ tuttora fortemente resistenti. riducano le proprie ambizioni al solo sostentamento.Coloro i quali, viceversa, decidono di partire verso mete Per fortuna le cose stanno cambiando e, nonostante lamolto lontane dal proprio luogo d’origine ed iniziano crisi economica generale ci riservi un presente ed unun percorso che –spesso– assume i contorni di una re- futuro carichi di incertezze, l’ambizione e l’intenzioneale nuova forma di nomadismo professionale, restano di seguire sogni, passioni e talenti rimangono intatte eun’eccezione che ha tutt’altro che i contorni della fuga, la curiosità dei giovani verso il mondo –oggi– la si puòma è perfettamente coerente con il bisogno di auto- trasformare nel movente che spinge ad intraprendererealizzazione. percorsi di studio e lavoro non confinati nel proprioQuesto è il punto! L’idea di fuga coincide con la rea- ‘fazzoletto’ geografico né al proprio contesto culturalezione ad un evento che limita la libertà o preclude la di riferimento.possibilità di trovare riscontro alle proprie necessità e Un’indagine condotta recentemente su un campione diambizioni; in questo senso, la persona che fugge è colei circa 1000 tra giovani e genitori mostra segnali di cam-che reagisce ad una mancanza di opportunità che diver- biamento rispetto all’atteggiamento rilevato in prece-samente la condannerebbe alla frustrazione. denti ricerche sul tema delle esperienze all’estero: oltre il 60% degli intervistati (senza differenza sostanziale traL’intraprendenza di chi parte ragazzi e adulti) ritengono molto importanti le espe-Certamente, l’Italia non è riconosciuta come terra di rienze di studio e lavoro all’estero (Tab. 2).opportunità e, allo stesso modo dei capitali finanziari,anche il capitale umano reagisce alle difficoltà di trova- La piattaforma globalere adeguati rendimenti attraverso la ricerca di migliori La risposta al generale disorientamento determinatopossibilità di affermazione. dalle statistiche sull’inoccupazione dei giovani italianiMa tra le molte ragioni per le quali si parla tanto del- (superiore ormai stabilmente al 30%) e sulla c.d. pre-la possibilità di lasciare l’Italia per lavorare all’estero, carizzazione del lavoro (per la maggioranza dei giovanipochi (pochissimi) ricordano quanto importante sia per il lavoro è un susseguirsi di stage, tirocini e rapporti a PERSONE&CONOSCENZE N.79 85
  3. 3. L’importanza delle esperienze all’estero vicinano all’Italia con la vocazione del missionario che, Un’indagine condotta sul tema del lavoro dei giovani nell’ambito della Giornata Nazionale della Previdenza e della Mostra Nazionale del Welfare - tenutesi recentemente a Milano - su un campione di circa 1000 tra giovani e genitori sembrerebbe per un ‘presunto’ bene superiore, accetta condizioni evidenziare un ‘cambio di rotta’ verso l’idea di fare esperienze all’estero economiche e modelli organizzativi peggiori rispetto a quanto è in grado di realizzare altrove, ma bensì in coloro i quali non perdono il desiderio di contribuire alla promozione dei propri valori culturali (quelli ap- presi nei luoghi d’origine) attraverso la costruzione di capillari reti d’accesso al mondo che consentano anche ad altri di auto-realizzarsi. Sempre secondo importanti organismi internaziona- li (OECD, OCSE) l’emigrazione di ‘cervelli’ (skilled workers), quali ad esempio ricercatori e scienziati, può accrescere la generazione e la diffusione di conoscenza anche nei loro Paesi d’origine. In particolare, il rappor- to The Global Competition for Talent pubblicato dallaFonte: Indagine condotta da Tolomeo Ricerche e Close2U attraverso interviste face-to-face assistite da computer (CAPI) – 10/17 Maggio 2012 rivista ufficiale dell’OECD nel 2009 rileva come le op- Tabella2 portunità di migrazione possano incoraggiare lo svi- luppo delle competenze. Infatti, allorquando gli skilledtermine mal retribuiti e privi di valore contenutistico) workers si muovono verso economie più grandi e densesta nell’anticipare alle prime fasi di ingresso nella scuo- di opportunità ne beneficiano di riflesso anche i Paesila superiore (se non addirittura prima) il contatto con il d’origine, attraverso la produzione di conoscenze mi-mondo e con la possibilità di fruirne come di una piat- gliori di quanto potrebbero svilupparne a casa propria,taforma globale che mette a disposizione enormi possi- migliorando la propria produttività ed accrescendo ilbilità di crescita, sviluppo e maturazione. proprio capitale umano, alimentando il potenziale flus-Accompagnare i ragazzi verso la scoperta di quante op- so di ritorno del ‘sapere’ verso i luoghi d’origine.portunità siano disponibili al di là del muro rappresen- In tal senso, quindi, un’iniziativa come quella dell’Am-tato dagli stereotipi sociali che insistono nel proporci ministrazione USA denominata ‘100.000 Strong’, chel’idea che il ‘buon’ lavoro sia quello sotto casa nostra è promuove come leva di sviluppo dell’economia ame-la vera scommessa. ricana la migrazione di centomila studenti americaniDi recente, affermazioni come quella del Presidente verso la Cina entro i prossimi 4 anni, va colta nel suoMonti, che in un passaggio non sufficientemente ripre- valore reale, di promozione e sviluppo degli interessi aso dai media nazionali del proprio discorso di insedia- lungo termine del Sistema Paese attraverso l’accompa-mento, ha sostenuto che ‘il miglior alleato della mobilità gnamento dei giovani nella direzione di aprirsi al mon-sociale è la mobilità geografica’, hanno smosso la coltre do e portare valori che si trasformeranno in ricchezza edi polvere che sovrasta le tradizionali politiche pubbli- benessere per tutti.che in tema di accesso dei giovani al mercato del lavo-ro. Internazionalizzare il lavoro per rilanciare l’economiaIn sé, l’affermazione non definisce quale modello, ma Il movimento delle persone è il grande meccanismotraccia una traiettoria che dati, statistiche e comporta- attivatore di scambi commerciali e sviluppo di reti dimenti di altri Paesi confermano essere quella che mag- trasmissione che definiscono nuovi modelli di benesse-giormente sostiene le possibilità dei giovani di incon- re, che solo la diffusione della conoscenza è in grado ditrare la globalizzazione nel suo aspetto più virtuoso, di promuovere e stabilizzare.aprire –cioè– le porte del mondo al desiderio di scoper- Per questo, proporre il cambiamento di approccio alta e alla voglia di intraprendere dei ragazzi italiani e, di tema della ‘fuga dei cervelli’ (c.d.: ‘Brain Drain’), sal-conseguenza, di risollevarne le possibilità di auto-rea- dandolo al dibattito sulla creazione di migliori condizio-lizzazione attraverso il movimento e non la fuga. ni per rendere l’Italia un Paese attrattivo per gli investi-Se si abbandonasse l’idea conservativa che un’intelli- tori internazionali (c.d.: ‘Brain Exchange’), rappresentagenza che si propone di studiare o lavorare all’estero sia un tema di riflessione sul quale concentrare l’attenzioneuna ferita non rimarginabile, si potrebbe accogliere il degli opinion leader, chiamando ciascuno a riconosceretema ben più progressista che accompagnare un’intelli- e promuovere il valore espresso dall’intraprendenza digenza ad esprimersi ovunque questo sia possibile offra chi parte, affinché famiglie e ragazzi siano incoraggiatil’opportunità a tutti di trarne vantaggi sostanziali. e sostenuti (anche economicamente) ad ampliare il pro- prio orizzonte visivo e culturale nella direzione di auto-Diffondere la conoscenza nel Paese d’origine realizzarsi, ovunque questo si determini.Le intelligenze di ritorno, come le rimesse degli emi- La visione di lungo termine che si può trarre dall’attua-granti nella bilancia commerciale dei Paesi, non consi- le scenario economico italiano è che l’innesco che puòstono esclusivamente in quelle di coloro i quali si riav- rimettere in moto la macchina dello sviluppo è quello86 PERSONE&CONOSCENZE N.79
  4. 4. di internazionalizzare il lavoro e non delocalizzarlo. Come si diventa un super‐employable La stessa fertilità delle aziende italiane di successo nel L’ “employability”  di  un  lavoratore è  una  misura  definita  dal  mercato  e,  quindi,  non  può  essere mondo sarà favorita dalla capacità di rintracciare sul valutata in assoluto, ma dipende dal momento, dal luogo e da molteplici fa:ori economici. mercato italiano e su quello internazionale persone che La valutazione possano e sappiano muoversi su rotte che preservino la espressa dal mercato  determina una radice culturale originaria, spendendola in un contesto classificazione che, in  termini generali, multi-culturale. consente di inserire i  lavoratori su una I manager delle grandi imprese che proiettano le pro- scala di misura della  propria compe>>vit? prie strategie a 5, 10, 15 anni sanno bene che per quel- (dal livello 4, le date dovranno avere a stock competenze in grado di considerato “super”,  al livello 1, essere spese su mercati multi-regionali, e anticipano considerato “basso”). quegli investimenti attraverso programmi che guar- Kegli  ul>mi  LM  anni  è  significa>vamente  aumentata  la  compe>>vit?  sul  mercato  del  lavoro,  diventato sempre piI esigente sia nella richiesta di qualificazione  professionale che di aNtudine al dano alla scuola primaria e secondaria, riconoscendo cambiamento. l’università come un momento di consolidamento diconoscenze tecniche che hanno la possibilità di esse-re valorizzate solo se radicate su ‘cervelli’ abituati allamulti-culturalità.Tali programmi sono una risposta concreta all’impor-tanza che gli Employers italiani attribuiscono, in fase direclutamento di giovani neo-laureati, sia alle esperien-ze di lavoro (Tab. 3) che di studio svolte all’estero. E’ importante che i neo-assunti abbiano fatto un’esperienza di stage all’estero Un’indagine condotta sui “datori di lavoro” che assumono laureati in Europa evidenzia come il 45% degli Employers Italiani ritengano molto o estremamente importante l’aver fatto un’esperienza di lavoro all’estero Stronglyagree Ratheragree Ratherdisagree Stronglydisagree DK/NA G fa:ori che inHuenzano maggiormente le opportunit? di un giovane sul mercato del lavoro sono la  formazione specialis>ca, la propensione alla mobilit? geografica, la conoscenza di una o piI lingue  straniere e l’aver compiuto almeno un’esperienza di studi e/o professionale all’estero.  Bibliografia: Youth on the Move – Analytical Report, Indagine Eurobaro- metro realizzata a Gen. 2011 e pubblicata a Maggio 2011 The Global Competition for Talent, OECD Observer, IT TOTAL 2009 Fonte: Employers’ perception of graduate employability – Analytical report (Eurobarometer – Nov. 2010) Employers’ perception of graduate employability – Analyti- cal Report, Indagine Eurobarometro realizzata tra Ago- Tabella3 sto e Settembre 2010 e pubblicata a Novembre 2010 Carriere Professionali: Aspetti Psicosociali delle Transi-Le basi dell’employability zioni, Tesi di Dottorato, Dr. Pierpaolo Scarpuzzi, Dot-Il processo attraverso il quale un individuo costruisce la torato di ricerca di Psicologia Sociale, dello Sviluppo epropria ‘identità di carriera’, ovvero la definizione di sé delle Organizzazioni, Univ. Bologna, 2009in un contesto lavorativo in termini di ‘chi sono/chi vo- Discorso di insediamento del Pres. Sen. Mario Montiglio essere’, consiste nel prendere atto che è indispensa- al Senato del 17 Novembre 2011bile ‘adattarsi’ per raggiungere o creare le opportunità The “100.000 Strong” iniziative, Lettera del Segretarioche coincidono con le proprie aspirazioni. Trasferire di Stato USA, Hillary Clinton a Mr. Allan Goodman,ai giovani (e alle loro famiglie) informazioni adeguate Presidente e CEO dell’Institute of International Edu-sull’ambiente lavorativo, predisporli all’adattamento cation, Nov. 2009attraverso il rinforzo di attributi individuali (pro-attivi- No Italian Jobs – Why Italian Graduates cannot wait totà, ottimismo, senso di auto-efficacia) e schemi cognitivi emigrate, The Economist, Giugno 2011che consentano di affrontare la sfida del cambiamento, Realtà e Retorica del brain drain in Italia, Dr. Loren-rappresentano le basi dell’employability, ovvero della zo Beltrame, Quaderni del Dipartimento di Sociologiamisura della competitività di un lavoratore nel mercato e Ricerca Sociale, Facoltà di Sociologia, Univ. Trento,del lavoro. Marzo 2007La sfida, quindi, da raccogliere è quella di semplificare Indagine sul mercato del lavoro condotta da Tolomeol’accesso dei giovani italiani alla multi-culturalità, sti- Ricerche e Close2U nell’ambito della Giornata Nazio-molarne l’intraprendenza e sostenere la competitività nale della Previdenza e Mostra Nazionale del Welfaredei loro ‘portafogli di competenze’ rispetto ai coetanei organizzate da Itinerari Previdenziali - Edizione 2012di altri grandi economie internazionali. - Maggio 2012. PERSONE&CONOSCENZE N.79 87

×