Competenze Formatore Aif Conv Dic07

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Competenze Formatore Aif Conv Dic07

  1. 1. Convegno “2015: la competenza del formatore del futuro”-dic07 Sulla soglia: ode “romantica” delle identità e delle meta- competenze del formatore del 2015 di Maurizio Rossi* ...amo un’arte chiara, gioiosa, profonda anche … ma non oscura. Joaquìn Rodrigo Quali competenze per il formatore del futuro? Quali le sue meta- competenze? Due domande molto importanti, che indagano ambiti profondamente diversi: il primo attiene al dominio dell’apprendimento, del sapere e del saper fare, al campo dove si forgiano le conoscenze, le abilità, le strategie e i piani d’azione; il secondo riguarda la sfera dell’apprendere ad apprendere, dell’apprendimento di 2° livello o deuteroapprendim ento di G. Bateson, del “sapere come usare il proprio sapere”, a quale scopo, con quale allineamento valoriale, con quale intenzione e attenzione. E’ l’ambito in cui possiamo chiederci chi siamo nell’agire quella determinata competenza, o - per dirla con Tony Ghaye1 - quali sono i nostri valori e come li mettiamo per davvero e in concreto in azione (values in action) E allora, prescindiamo per una volta dal contesto in cui lavoriamo (dall’essere free lance o dipendenti, dal lavorare in aziende private, in enti pubblici o in associazioni no profit, dall’andare in aula, dal fare ricerca sulla formazione o dal progettare corsi) e dalle competenze necessarie per operarvi e chiediamoci: chi saremo come formatori e quali identità incarneremo nel prossimo futuro? Quelle che seguono sono alcune visioni (o incubi?) personali, in libertà: “Uomini senza padrone2 ” ovvero con moltissimi e si spera solvibili padroni; quindi assolutamente (inter)dipendenti da tutti e * Sociologo, studente di Psicologia, impiegato presso un ente pubblico di ricerca, consigliere Aif-Lazio. 1 Questo contributo al workshop sulle meta-competenze del formatore in effetti prende spunto dall’intervento del prof. Tony Ghaye alla “Conferenza conclusiva del Progetto europeo Reflect”, tenutasi il 23 novembre 2007 presso l’Istituto Tagliacarne di Roma. 2 Uomini senza padrone è “un’etichetta” che prendo in prestito da Bronislaw Geremek (Varsavia, 1932), storico di fama internazionale e politico polacco (tra i fondatori di Solidarnosch, consigliere personale di Lech Walesa,
  2. 2. contemporaneamente e proprio per questo profondamente liberi! Spiriti critici, i formatori del futuro sono come un libro che volevo comprare ieri su internet: “Fuori catalogo - Non acquistabile”. Sono persone sulla soglia: nell’organizzazione ma non dell’organizzazione3 ; sono fortemente solidali e si sentono membri di una comunità di pratiche ma non cercano di fare lobby; sono fortemente competenti, allargano costantemente le loro esperienze e i loro saperi ma non bramano certificazioni. “Stalker4 ”: uomini che procedono cauti, sulla soglia tra mappa e territorio; accompagnatori, in grado di portare nella “zona” sia gli “scienziati” sia gli “scrittori”; facilitatori, negoziatori, guide. Cantastorie, trovatori, cronisti (e perché no, qualche volta anche un po’ “cerretani5 e ciurmadori”): in movimento, artisti della narrazione capaci di “raccontare il silenzio e afferrare la libertà”, ritrattisti sulla soglia tra finzione e documentarismo6 , cantori dell’altro7 , per l’altro, con l’altro: Cyranò de Bergerac. Visionari pragmatici: artisti concreti come Bruno Munari8 (e come Leonardo); costruttori e abitatori del Practicum9 di uno “spazio eletto deputato al Parlamento polacco e attualmente europarlamentare). Gli uomini di cui parla Geremek sono in realtà i “marginali” del medioevo, in perenne confronto tra libertà e dipendenza: “(…) vagabondi, zingari, eretici, artisti itineranti e quant'altri (…)” vengono rinnegati dalle istituzioni del vivere associato o ne rifiutano le prepotenti ideologie. In un mondo e in un periodo storico in cui essere alla corte di un potente e avere quindi un padrone è spesso l’unica garanzia di sopravvivenza molti, per scelta o per necessità si trovano liberi da signorie e vassallaggi. 3 “Non amate il mondo, né le cose che sono nel mondo. Se uno ama il mondo, l’amore del Padre non è in lui.” (1Gi 2:15) “E non vi conformate a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza qual sia la buona, accettevole e perfetta volontà di Dio.” (Rom 12:2) 4 Stalker è un film di fantascienza del 1979 per la regia di Andrej Tarkovskij. Per la trama si veda l’articolo di Gianfranco Massetti su: http://www.activitaly.it/immaginicinema/tarkovskij/stalker/index.htm Il film prende spunto dal racconto “Picnic sul ciglio della strada” dei fratelli Arkadi e Boris Strugackij (1971). L’opera di Tarkowskij è però quasi del tutto originale rispetto al romanzo e sembra come iniziare da dove finisce il racconto. 5 Ovvero “ciarlatani”, come li descrivono Teseo Pini nello “Speculum cerretanorum” del 1217 e Rafaele Frianoro ne “Il vagabondo”, entrambi i testi raccolti nel saggio a cura di Piero Camoresi sui vagabondi in cui lo stesso curatore sottolinea l’estrema mobilità e fluidità di una parte della popolazione medievale: “mercanti, sensali, venditori ambulanti e girovaghi, monaci questuanti o vaganti in fuga dal convento, frati perdonanti e venditori di reliquie, chierici senza patria, poeti cortigiani e cantastorie, studenti itineranti chiedenti la carità muniti della lettera col sigillo universitario, corrieri e cursori, indovini e chiromanti, negromanti ed eretici, settari e predicatori d’ogni ordine e disordine, medicastri e guaritori, istrioni, bari e giocolieri”. 6 “Credo che “Senza tetto né legge “sia un film riuscito. E lo dico senza falsa modestia, perché dopo trent’anni che faccio cinema trovo sia il film in cui è meglio realizzata la mia idea di un cinema di fiction su base documentaria” Agnès Varda. Per approfondire la storia della regista francese e di questo film Leone d’oro al festival di Venezia del 1985 si veda: http://www.cineforum.bz.it/pellicola/archivio/film/rassegne/asguardo/films/tetto/index.htm 7 Per imparare ad avvicinarci all’altro con la giusta cautela, prima ancora che a “cantarlo” qualche utile esercizio di “Approssimazione” si trova in un saggio di Franco Cassano del 1989. 8 Bruno Munari (1907-1998) è stata una personalità “artistica a tutto tondo” tra le più importanti del novecento italiano. Spirito quasi leonardesco è stato uno dei massimi protagonisti dell'arte, del design e della grafica del XX secolo. Fondatore del MAC - Movimento per l’Arte Concreta ha dato un contributo fondamentale a diversi campi dell'espressione visiva (pittura, scultura, cinematografia, design industriale, grafica) e non visiva (scrittura, poesia, didattica) con una ricerca poliedrica sul tema del gioco, dell'infanzia e della creatività (ad es. con i laboratori didattici per bambini: “Giocare con l’arte”). Per una sua biografia completa si veda: http://it.wikipedia.org/wiki/Bruno_Munari. La sua frase tipica di fronte ad ogni nuovo progetto e il suo approccio alla vita e alla creatività era sintetizzato in una frase: “ma non si può fare in un altro modo?”
  3. 3. intermedio tra il mondo della pratica, il mondo profano della vita ordinaria e il mondo esoterico dell’accademia”; artisti-artigiani in grado di adattare materiali e contenuti, tessuti e attrezzi “già dati” fino a forgiare “propri” modelli e schemi, “propri” abiti e strumenti; industriali-artigiani in grado anche di coniugare “serialità” e “unicità” nelle loro produzioni. Allenatori: maestri nell’arte dell’attenzione e del feedback, practitioner riflessivi e dai riflessi pronti; osservatori e ascoltatori, con un forte riferimento interno (per sapere da soli ciò che va bene e ciò che è da migliorare), con una forte attenzione all’esterno e all’altro e con una ancor più forte tensione al suo miglioramento osservabile e concreto. In grado di aiutare il discente o il coachee a dispiegare o ritrovare il proprio “flow state10 ” e il proprio “swing11 ” attraverso l’apprezzamento di ciò che di eccellente già fa e lo stimolo all’apprendimento continuo; Detective alla “Tenente Colombo” in grado di porre al proprio interlocutore e a se stessi “domande legittime12 ”; investigatori alla “Auguste Dupin” in grado calarsi nei panni dell’altro13 (di accedere ad una vera 2°posizione) e di andare oltre l’ovvio e lo scontato14 . Umoristi dalla leggerezza di Achille Campanile15 , autoironici: consapevoli della propria maestria e dei propri limiti, lontani da ogni hubris16 e arroganza. Forse sarà il caso che questi benedetti formatori del futuro – che questi mutanti che vedranno cose che noi umani non potremo mai vedere - siano anche esperti e competenti in qualcosa? 9 Come lo immagina Donald Schoen nel 1987 in “Educating the Reflective Practitioner” e come lo descrive nella sua comunicazione a questo convegno Massimo Tomassini. 10 M. Csikszentmihalyi, Flow. The Psychology of Optimal Experience, 1990 11 “The legend of Bagger Vance” film di Robert Redford (2001). Siamo a Savannah, anni '30 e il film con la scusa del golf è quasi un manifesto sulla sublime arte coaching: il personaggio del caddy Bagger Vance, interpretato da Will Smith, incarna infatti l’essenza del “coach”; dopo aver riportato il protagonista alla vita facendogli capire quello che ha perso, Bagger lo aiuta a ritrovare il “suo” swing, la “sua” particolare, unica e irripetibile battuta al golf, e cioè se stesso. 12 “Definirò ‘domanda illegittima’ quella domanda di cui si conosca già la risposta. Non sarebbe affascinante immaginare un sistema formativo che chieda di rispondere solo a “domande legittime”, cioè a domande le cui risposte siano ignote sia al docente sia allo studente? Se esistesse, sono certo che vi si farebbero le più straordinarie scoperte”. Heinz von Foerster, On cybernetics of cybernetics and social theory, 1981 13 "Quando desidero scoprire di una persona (...) quali sono i suoi pensieri in quel momento, io atteggio, con la maggiore approssimazione possibile, l'espressione del mio viso sull'espressione del suo, e poi aspetto di vedere che genere di pensieri o di sentimenti mi sgorgano in mente o nel cuore, quasi in rispondenza o armonia con quella espressione". Edgard Allan Poe, The purloined letter, (La lettera rubata) 1840. 14 “Gli aspetti di cose per noi importantissime sono nascosti a causa della loro semplicità e familiarità. Si è incapaci di notare qualcosa perché la si ha sempre davanti agli occhi. I veri fondamenti di un’indagine non colpiscono affatto l’uomo che la compie”. L. Wittgenstein 15 Achille Campanile (1900-1977) autore di opere quali “Agosto, moglie mia non ti conosco”, “il povero Piero”, “In campagna è un’altra cosa (c’è più gusto)”,”Manuale di conversazione”, fu umorista tra i maggiori della nostra letteratura e per dirla con Umberto Eco “il suo sorriso ci ha ingannato e consolato per tutta la vita”. 16 “Hubris” per gli antichi greci era il peccato più grande e consisteva nell’andare oltre i limiti imposti dagli dei, agendo con un orgoglio estremo e con una totale assenza di umiltà.
  4. 4. Senz’altro sì, ma dopo! Perché come ha detto il Sig. Hock17 : “Bisogna assumere e promuovere le persone sulla base dell’integrità, della motivazione, della capacità, dell’’intelligenza, della conoscenza e in ultimo dell’esperienza. Perché senza l’integrità, la motivazione è pericolosa; senza motivazione, la capacità è impotente; senza capacità, l’intelligenza è limitata; senza intelligenza, la conoscenza è inutile; senza conoscenza, l’esperienza è cieca. Le persone che hanno tutte le altre qualità non fanno fatica a maturare esperienza e a metterla a frutto”. Vorrei chiudere dedicando una parola alla citazione di apertura: credo che anche noi formatori siamo chiamati a dare vita ad “un’arte chiara e gioiosa”, certamente profonda, fondata su studi e ricerche, analisi e progettazioni accurate, evidenze, misurazioni e valutazioni ma non per questo “oscura” e senz’anima. Se questo sprone ci viene da uno dei compositori più importanti del novecento spagnolo18 , che ha attraversato la sua vita totalmente cieco dall’età di tre anni, possiamo avere fiducia. Riferimenti: - Bateson G., Verso un'ecologia della mente Adelphi Milano 1976 (ed. or.: 1972) - Campanile A., Agosto, moglie mia non ti conosco, Rizzoli, Milano, 1974; con un’introduzione di Enzo Siciliano (ed. or.: 1930) - Campanile A., Se la luna mi porta fortuna, Rizzoli, Milano, 1975; con un’introduzione di Umberto Eco (ed. or.: 1960) - Camporesi P. (a cura di), Il libro dei vagabondi, Einaudi, Torino,1973 - Cassano F., Approssimazione. Esercizi di esperienza dell’altro, Il Mulino, Bologna, 1989 - Csikszentmihalyi M., Flow. The Psychology of Optimal Experience, 1990 - Geremek B., Uomini senza padrone. Poveri e marginali tra Medioevo e età moderna, Einaudi, Torino, 1992 - Munari B., Teoremi sull'arte, Scheiwiller, Milano, 1961 - Munari B., Codice ovvio, Einaudi, Torino, 1971 - Schon D., Educating the Reflective Practitioner, 1987 - Tarkovskij A., Scolpire il tempo, Ubulibri, Firenze 2002 (ed. or.: 1995). - von Foerster H., Sistemi che osservano, Astrolabio, Roma, 1987 (ed. or.: 1982) - Watzlawick P., Beavin J.H., Jackson D.D., Pragmatica della comunicazione umana, Astrolabio, Roma, 1971 (ed. or.: 1967) 17 Dee Hock, fondatore e per lungo tempo Ceo di VISA 18 Le parole con cui J. Rodrigo (1901-1999) autore del “Concierto de Aranjuez” descrive il suo stile compositivo sono “un viatico perfetto per capire la sua musica (…) Vide quasi un secolo e scrisse in modo ‘chiaro e gioioso’ anche se i suoi occhi morirono, a seguito della difterite, quando aveva soltanto tre anni” (da un testo a cura di A. Foletto). Per approfondire: http://it.wikipedia.org/wiki/Joaqu%C3%ADn_Rodrigo

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