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La mobilità costretta

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  • 1. 30 Temi&Strumenti Studi e ricerche 30 Temi&Strumenti Studi e ricercheL ’ISFOL, conformemente a quanto previsto dall’Art. 2 comma 3 del proprio Statuto, ha attivato una sede decentrata in Benevento al fine di fornire supporto alle Regio- ni ed agli Enti locali, nelle aree del Mezzogiorno (ex Obiettivo 1 programmazionefondi strutturali 2000-2006).Si tratta di una scelta funzionale-organizzativa volta a seguire i territori, tramite una E DELLA PREVIDENZA SO C I A L Eprossimità anche fisica, nelle loro evoluzioni e quindi a calibrare le attività tipiche del- Unione europea Direzione Generale per le Politiche Fondo sociale europeo per l’Orientamento e la Formazionel’ISFOL, in modo dinamico e contestualizzato, sui temi del capitale umano e dello svi-luppo locale.La mission, i compiti e le funzioni dell’Istituto assumono nella sede di Benevento unaconnotazione puntuale e sistemica sulle problematiche e sulle prospettive del Sud.Nella sede decentrata opera il Centro per lo Sviluppo Locale quale sensore sui territori,luogo di divulgazione scientifica e di ricerca per ambiti territoriali e sportello agenzialeper lo sviluppo. LA MOBILITA’ COSTRETTATra le attività del Centro, finanziate con D. Dir. N. 285 Bis/I/04 della DGPOF del Ministe- caratteristiche e prospettive delle Regioni del Mezzogiornoro del Lavoro e delle Politiche Sociali, rientra la presente ricerca sulla mobilità geografi-ca dei giovani italiani.Sia a livello comunitario che nazionale la mobilità viene considerata quale fattore stra- La mobilità geograficategico di sviluppo e il “2006” è stato proclamato dalla Commissione europea “Anno eu-ropeo della mobilità professionale”. dei giovani italiani: caratteristiche e prospettive La mobilità geografica dei giovani italiani:Il fenomeno sicuramente ha dei risvolti positivi a livello europeo e nazionale poiché ap-piana quei differenziali territoriali tra domanda e offerta di competenze, soddisfa le esi-genze individuali e arricchisce lo stesso capitale umano in mobilità, ma se si osserva lamobilità sotto la “lente territoriale” può nascondere degli impatti negativi soprattutto delle Regioni del Mezzogiornonel lungo termine.E’ il caso di aree deboli come quelle del Mezzogiorno d’Italia. LA MOBILITA’ COSTRETTACon la presente ricerca si è voluto, dunque, approfondire la mobilità dei giovani italianiindividuando le caratteristiche e le prospettive delle Regioni Obiettivo 1 e cercando dicomprendere il fenomeno anche nella sua componente non sana, che si potrebbe defi-nire “costretta”.Di certo oggi non si assiste ad esodi migratori come quelli registrati negli anni 50’ e 60’ma i flussi riguardano soprattutto giovani a medio-alta scolarizzazione per cui ci trovia-mo di fronte ad un fenomeno di drenaggio geografico delle competenze: il brain drain. ISBN 88-543-0029-2 9 788854 300293 Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori
  • 2. Temi&Strumenti Studi e ricerche 30 ISBN 88-543-0029-2
  • 3. L’Isfol, Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavo-ratori, è stato istituito con D.P.R. n. 478 del 30 giugno 1973, e riconosciu-to Ente di ricerca con Decreto legislativo n. 419 del 29 ottobre 1999; hasede in Roma ed è sottoposto alla vigilanza del Ministero del Lavoro edella Previdenza sociale. L’Istituto opera in base al nuovo Statuto appro-vato con D.P.C.M. del 19 marzo 2003 ed al nuovo assetto organizzati-vo approvato con delibera del Consiglio di Amministrazione n. 12 del6.10.2004.Svolge attività di studio, ricerca, sperimentazione, documentazione,informazione e valutazione nel campo della formazione, delle politichesociali e del lavoro, al fine di contribuire alla crescita dell’occupazione,al miglioramento delle risorse umane, all’inclusione sociale ed allo svi-luppo locale. Fornisce consulenza tecnico-scientifica al Ministero delLavoro e delle Previdenza Sociale e ad altri Ministeri, alle Regioni,Province autonome e agli Enti locali, alle Istituzioni nazionali pubblichee private. Svolge incarichi che gli vengono attribuiti dal Parlamento e faparte del Sistema statistico nazionale.Svolge anche il ruolo di struttura di assistenza tecnica per le azioni disistema del Fondo sociale europeo, è Agenzia Nazionale LLP–Programmasettoriale Leonardo da Vinci, Centro Nazionale Europass, Struttura na-zionale di supporto all’iniziativa comunitaria Equal.PresidenteSergio TrevisanatoDirettore GeneraleAntonio CaponeLa collana “Temi&Strumenti” – articolata in Studi e Ricerche, Percorsi,Politiche comunitarie – presenta i risultati delle attività di ricerca dell’Isfol suitemi di competenza istituzionale, al fine di diffondere le conoscenze, svilup-pare il dibattito, contribuire all’innovazione e alla qualificazione dei sistemi diriferimento.La collana “Temi&Strumenti” è curata da Isabella Pitoni, responsabile UfficioComunicazione Istituzionale Isfol.2006 – ISFOLVia G. B. Morgagni, 3300161 RomaTel. 06445901http://www.isfol.it
  • 4. Unione europeaFondo sociale europeo ISFOLLA MOBILITA’ COSTRETTALa mobilità geograficadei giovani italiani:caratteristiche e prospettivedelle Regioni del Mezzogiorno ISFOL EDITORE
  • 5. Il volume raccoglie i risultati della ricerca sulla mobilità geografica interna deigiovani italiani sviluppata nell’ambito delle attività finanziate con D. Dir. N.285 Bis/I/04 della DGPOF del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.La ricerca è a cura del “Centro per lo Sviluppo Locale” che opera presso la se-de decentrata dell’ISFOL in Benevento per le aree del Mezzogiorno.Responsabile sedeAntonio CaponeGruppo di LavoroMassimo Resce – progetto di ricerca, progetto di pubblicazione, supervisione,integrazioni e raccordiGiuliana Tesauro – modelli e analisi socio – economicheGiuseppe Rillo e Francesco Manente - modelli ed elaborazioni statisticheRaffaele Castagnozzi – analisi socio – demograficheAlessia Colalillo e Giovanna Rossi – ricognizione ed analisi normativaGianpiero Colatruglio – elaborazioni GISIndagine CATIl’indagine è stata impostata con la collaborazione di Andrea Rocchi delCentro Risorse Nazionale per l’Orientamento ed è stata realizzata per l’ISFOL daSynergy Knowledge People S.r.l. e Tendentia S.r.l.La pubblicazione è aggiornata al 31 dicembre 2006.Coordinamento editoriale della collana Temi&Strumenti:Piero Buccione e Aurelia Tirelli.Collaborazione di Paola Piras.
  • 6. INDICE pag.Introduzione 13Cap. 1 La mobilità dei giovani italiani delle Regioni Obiettivo 1 17 1.1 Aspetti storico - demografici della migrazione interna 18 1.1.1 Storia della migrazione interna in Italia 18 1.1.2 Migrazione e struttura demografica 24 1.1.3 Indicatori di mobilità 27 1.2 Analisi della mobilità formativa dei giovani 30 1.2.1 Flussi di laureati meridionali all’interno del Mezzogiorno 30 1.2.2 Flussi di diplomati universitari meridionali all’interno del Mezzogiorno 33 1.2.3 Studenti del Mezzogiorno laureati e diplomati nelle Università del Centro-Nord 34 1.2.4 Studenti stranieri laureati e diplomati in Italia 36 1.2.5 Flussi di iscritti 38 1.2.6 Relazione tra laureati maschi e femmine residenti nelle aree Obiettivo 1 40 1.2.7 Università preferite e tempo medio per laurearsi 42 1.2.8 Sintesi delle caratteristiche della mobilità formativa in Italia 47 1.3 Indagine sugli attegiamenti dei giovani italiani nei confronti della mobilità 48 1.3.1 Obiettivi e modalità di indagine 48 1.3.2 Risultati generali 49 1.3.3 Segmentazione della popolazione 52 1.3.4 Dettaglio su alcune province 62 1.3.5 Dettaglio dei risultati 62 1.3.6 Focus sui giovani in mobilità originari delle Regioni Obiettivo 1 88 1.3.7 Sintesi delle caratteristiche della mobilità 91 5
  • 7. INDICE pag. 1.4 Le variabili socio-economiche dei flussi di mobiltà costretta 92 1.4.1 Ipotesi sui fattori socio-economici determinanti 93 1.4.2 Analisi multidimensionale delle variabili socio – economiche determinanti il flusso migratorio 123 1.4.3 Elaborazione di un modello di lettura 130 1.4.4 Comparazione tra Regioni Obiettivo 1 e Regioni del Centro - Nord 134 1.4.5 Sintesi delle caratteristiche delle determinanti socio- economiche dei flussi di mobilità 135Cap. 2 La mobilità tra politiche per il capitale umano e lo sviluppo locale 137 2.1 Il capitale umano nei procesi di crescita economica e sviluppo 138 2.1.1 Crescita economica e sviluppo 138 2.1.2 Il capitale umano: definizione e metodi di calcolo 140 2.1.3 Il peso del capitale umano nei processi di crescita e sviluppo 144 2.2 La situazione nel mezzoggiorno 148 2.2.1 Il livello di istruzione dei cancellati 148 2.2.2 Capitale umano e forza lavoro 156 2.2.3 I flussi di mobilità delle Regioni Obiettivo 1: il “brain drain” 164 2.3 Le politiche sulla mobilità’ 166 2.3.1 Strumenti comunitari e nazionali a sostegno della mobilità 167 2.3.2 Le iniziative regionali a sostegno della mobilità 176Cap. 3 Conclusioni 183APPENDICE STATISTICA 189BIBLIOGRAFIA 2636
  • 8. INDICE DELLE TABELLE pag.Tab. 1 - Tasso Migratorio Interno e PIL pro-capite Regioni dell’Obiettivo 1 - Italia 22Tab. 2 - Variazione % della composizione della Forza Lavoro per titolo di studio 23Tab. 3 - Indice di struttura della popolazione attiva nelle Regioni Obiettivo 1 25Tab. 4 - Indice di ricambio nelle Regioni Obiettivo 1 26Tab. 5 - Tasso di disoccupazione nelle Regioni Obiettivo 1 26Tab. 6 - Indice di struttura della popolazione attiva e tasso migratorio interno 28Tab. 7 - Rapporto tra laureati residenti in Regione e in Provincia, in percentuale 32Tab. 8 - Atenei - Facoltà preferiti dagli studenti residenti nelle Regioni Obiettivo1 35Tab. 9 - Province delle Regioni Obiettivo 1 con maggior numero di laureati in Atenei centro-settentrionali 35Tab. 10 - Laureati e Diplomati Universitari stranieri nelle Università italiane per continente di provenienza 37Tab. 11 - Sedi universitarie italiane preferite dagli studenti stranieri 38Tab. 12 - Province delle Regioni Obiettivo 1 con maggior numero di iscritti in Atenei centro-settentrionali 39Tab. 13 - Regioni Obiettivo 1 con maggior numero di iscritti in Atenei centro-settentrionali 40Tab. 14 - Media degli anni impiegati per conseguire la laurea presso l’Università di Bologna 43Tab. 15 - Laureati che si inseriscono nella struttura occupazionale 44Tab. 16 - Laureati che si inseriscono nella struttura occupazionale 44Tab. 17 - Media degli anni impiegati per conseguire la laurea presso l’Università Bocconi 45Tab. 18 - Media degli anni impiegati per conseguire la laurea presso l’Università Cattolica di Milano 46 7
  • 9. INDICE DELLE TABELLE pag.Tab. 19 - Media degli anni impiegati per conseguire la laurea presso l’Università Cattolica di Milano 46Tab. 20 - Laureati che si inseriscono nella struttura occupazionale 47Tab. 21 - Laureati che si inseriscono nella struttura occupazionale 47Tab. 22 - Focus su 10 Province delle Regioni Obiettivo 1 63Tab. 23 - Nuovi iscritti all’anagrafe, per aree geografiche 93Tab. 24 - Trasferimenti di residenza per tipologia 94Tab. 25 - Tasso migratorio interno 95Tab. 26 - Occupati per titolo di studio, sesso e regione 100Tab. 27 - Tasso di occupazione per titolo di studio e regione 101Tab. 28 - Tasso di occupazione per ripartizione regionale 102Tab. 29 - Tasso di disoccupazione per ripartizione regionale 106Tab. 30 - Tasso di disoccupazione nel Mezzogiorno per titolo di studio 109Tab. 31 - Forze di lavoro in serie storica 1995-2005 e 1 trimestre 2006 Regioni Obiettivo 1 111Tab. 32 - Reddito pro-capite per ripartizione regionale 116Tab. 33 - Reddito pro-capite ripartizione per grandi Aree 117Tab. 34 - Reddito pro-capite ripartizione Regioni Obiettivo 1 118Tab. 35 - Variabili statistiche correlate ai flussi Migratori delle regioni Obiettivo 1 120Tab. 36 - Peso dell’Industria nelle Regioni Obiettivo 1 122Tab. 37 - Popolazione di età 18 – 33 anni 122Tab. 38 - Incidenza cancellati a medio-alta scolarizzazione su totale popolazione Regioni Obiettivo 1 156Tab. 39 - Atenei, sedi universitarie per Regione 156Tab. 40 - Peso titolo di studio per forza lavoro 157Tab. 41 - Spesa delle famiglie per l’istruzione per ripartizioni geografiche e Regioni Obiettivo 1 159Tab. 42 - Spesa pro-capite per l’istruzione per ripartizioni geografiche e Regioni Obiettivo 1 161Tab. 43 - Spesa amministrazioni pubbliche per istruzione in ripartizioni geografiche Regioni Obiettivo 1 1638
  • 10. INDICE DELLE FIGURE pag.Fig. 1 - Peso occupati per settore produttivo in Italia, in serie storica 20Fig. 2 - Età media della popolazione 27Fig. 3 - Tasso di mobilità residenziale per 1.000 abitanti 29Fig. 4 - Indice cumulato della variazione della popolazione per 1.000 abitanti 30Fig. 5 - Retta di Regressione laureati maschi (X) femmine (Y) 41Fig. 6 - Composizione degli assi 53Fig. 7 - Segmentazione della popolazione 54Fig. 8 - Composizione dei gruppi in valori percentuali 55Fig. 9 - Descrizione gruppo “Ordinari” 56Fig. 10 - Descrizione gruppo “Emergenti” 57Fig. 11 - Descrizione gruppo “Svantaggiati” 58Fig. 12 - Descrizione gruppo “Spettatori” 59Fig. 13 - Descrizione gruppo “Agiati” 60Fig. 14 - Descrizione gruppo “Delfini” 61Fig. 15 - Provenienza intervistati 64Fig. 16 - Sesso, età e stato civile degli intervistati 65Fig. 17 - Dati demografici sull’area di origine e di residenza 66Fig. 18 - Flussi di mobilità 67Fig. 19 - Dettaglio delle motivazioni che hanno indotto la mobilità 68Fig. 20 - Durata della mobilità 69Fig. 21 - Grado di soddisfazione e valutazione del proprio spostamento 70Fig. 22 - Valutazione delle possibilità di rientro 71Fig. 23 - Titolo di studio degli intervistati 72Fig. 24 - Motivazione e valutazione della propria formazione 73Fig. 25 - Luogo di formazione 74Fig. 26 - Livello culturale dei genitori degli intervistati 75Fig. 27 - Condizione lavorativa attuale e durata 76Fig. 28 - Modalità di inserimento nel mondo lavorativo e coerenza con formazione 77 9
  • 11. INDICE DELLE FIGURE pag.Fig. 29 - Valutazione proprie aspettative e formazione 78Fig. 30 - Professione dei genitori degli intervistati 79Fig. 31 - Valutazione Provincia di residenza 80Fig. 32 - Pregi e difetti della Provincia di residenza 81Fig. 33 - Potenzialità della Provincia di residenza 82Fig. 34 - Offerta formativa Provincia di residenza 83Fig. 35 - Valutazione dell’offerta formativa della Provincia di residenza 84Fig. 36 - Formazione e territorio 85Fig. 37 - Valutazione delle strutture/servizi presenti nella Provincia di residenza 86Fig. 38 - Valutazione motivazionale delle strutture/servizi presenti nella Provincia di residenza 87Fig. 39 - Provenienza giovani italiani in mobilità e loro destinazione 88Fig. 40 - Ampiezza comune di provenienza dei giovani in mobilità provenienti dalle Regioni Obiettivo 1 89Fig. 41 - Destinazione dei giovani provenienti dalle Regioni Obiettivo 1 89Fig. 42 - Motivazione e durata dello spostamento dei giovani delle Regioni Obiettivo 1 90Fig. 43 - Professione, titolo di studio e classi di età dei giovani delle Regioni Obiettivo 1 in mobilità 90Fig. 44 - Tasso migratorio interno nelle Province italiane 96Fig. 45 - Tasso migratorio interno nelle Regioni italiane 97Fig. 46 - Saldo migratorio interno nelle Regioni Obiettivo 1 98Fig. 47 - Tasso migratorio interno delle Regioni Obiettivo 1 99Fig. 48 - Tasso di occupazione nelle Province italiane 103Fig. 49 - Tasso di occupazione nelle Regioni italiane 104Fig. 50 - Tasso di disoccupazione in serie storica 1995-2005 nelle Regioni Obiettivo 1 107Fig. 51 - Tasso di disoccupazione nelle Regioni italiane 108Fig. 52 - Forza lavoro in serie storica 1995-2006 nelle Regioni Obiettivo 1 112Fig. 53 - Forze di lavoro nelle Province italiane 113Fig. 54 - Forze di lavoro nelle Regioni italiane 114Fig. 55 - Reddito pro-capite ripartizione grandi aree 117Fig. 56 - Reddito pro-capite in serie storica 1995-2004 nelle Regioni Obiettivo 1 119Fig. 57 - Piano fattoriale del peso delle determinanti sui due fattori calcolati nelle Regioni Obiettivo 1 127Fig. 58 - Piano fattoriale 129Fig. 59 - Imprese per settore economico e regione 133Fig. 60 - Livello d’istruzione popolazione adulta grandi ripartizioni geografiche 14910
  • 12. INDICE DELLE FIGURE pag.Fig. 61 - Livello d’istruzione popolazione adulta nelle Regioni Obiettivo 1 150Fig. 62 - Tasso di scolarizzazione superiore grandi ripartizioni geografiche 151Fig. 63 - Tasso di scolarizzazione superiore nelle Regioni Obiettivo 1 151Fig. 64 - Tasso variazione occupati per titolo di studio 153Fig. 65 - Tasso variazione cancellati con più di 14 anni dalle Regioni Obiettivo 1 153Fig. 66 - Cancellati dalle Regioni Obiettivo 1 con più di 14 anni 154Fig. 67 - Tasso di variazione cancellati a medio/alta scolarizzazionenelle Regioni Obiettivo 1 155Fig. 68 - Tasso di variazione della forza lavoro per titolo di studio grandi ripartizioni geografiche 158Fig. 69 - Peso della spesa delle famiglie per l’istruzione grandi ripartizioni geografiche 160Fig. 70 - Peso della spesa delle amministrazioni pubbliche per l’istruzione grandi ripartizioni geografiche 162 11
  • 13. INDICE DEI BOX pag.Box 1 - Programmi ed iniziative europee a sostegno della libera circolazione e della mobilità dei lavoratori 173Box 2 - Europass Mobilità 174Box 3 - Strumenti per la mobilità a disposizione degli operatori accreditati sull’area web 180Box 4 - Dispositivi sulla mobilità della Regione Campania 18212
  • 14. INTRODUZIONE L’ISFOL nella sede decentrata di Benevento1 ha avviato un percorsodi approfondimento delle variabili di rottura alla base dei processi disviluppo. Tra gli elementi che maggiormente stigmatizzano l’economia meri-dionale vi è lo squilibrio tra dimensione dell’apparato produttivo e di-sponibilità di forze lavoro, squilibrio da cui deriva la persistenza nel-l’area di un tasso di disoccupazione pari a tre volte quello rilevabilenelle aree del Centro-Nord. Partendo da questo dato si è ritenuto necessario indagare sullamobilità geografica che coinvolge le Regioni del Mezzogiorno comefattore di risposta a tale squilibrio. La mobilità professionale e geografica è divenuta un elementochiave della Strategia Europea per l’Occupazione (SEO)2 e del Pianod’Azione in materia di competenze e mobilità3. In particolare, con laSEO si è istituito un quadro di sorveglianza multilaterale che esorta gliStati membri ad attuare politiche più efficaci nel settore occupazionale.La strategia ispiratrice dell’UE in termini di occupazione si fonda sulconcetto in base al quale il mercato europeo dell’occupazione puòfunzionare correttamente solo se i cittadini sono liberi di passare daun posto di lavoro, da un’attività, da un paese o da una regione all’altra. 1 La sede di Benevento è stata istituzionalizzata al fine di fornire supporto alle Regioni ed agliEnti locali, nelle aree dell’Obiettivo 1, come indicate nella regolamentazione comunitaria per la pro-grammazione dei fondi strutturali 2000-2006. 2 La Strategia europea per l’occupazione (SEO) è stata avviata dal Consiglio straordinario sul-l’occupazione di Lussemburgo nel novembre del 1997, per mettere in atto quanto disposto dalTrattato di Amsterdam che, per la prima volta, ha inserito formalmente gli interventi per il lavorotra le priorità dell’azione comunitaria. 3 COM (2002) 72. Successivamente: “Relazione sullo stato di attuazione del Piano d’Azione del-la Commissione per le competenze e la mobilità“(COM/2004/0066 def.); Decisione delConsiglio, 22/07/2003, relativa a orientamenti per le politiche degli stati membri a favore del-l’occupazione (2003/578/CE). 13
  • 15. INTRODUZIONEIn Italia, il Piano di attuazione del rilancio della strategia europea diLisbona PICO (Piano per l’Innovazione, la Crescita e l’Occupazione)sostiene e promuove i processi di mobilità. Sia a livello comunitario che nazionale, dunque, la mobilità vieneconsiderata quale fattore strategico di sviluppo e il “2006” è stato pro-clamato dalla Commissione europea “Anno europeo della mobilitàprofessionale”. L’iniziativa europea mira a sensibilizzare i cittadini suivantaggi di un lavoro all’estero o del cambiamento di lavoro ed a miglio-rare la comprensione del fenomeno stesso. La mobilità geografica, anche se è portatrice di effetti positivi suscala territoriale europea e nazionale, presenta aspetti particolarmentedelicati e complessi se riferita alle Regioni del Mezzogiorno, soprattut-to quando si tratta di mobilità di giovani. Infatti, agli impatti positivi di breve periodo potrebbero corrispon-dere impatti territoriali negativi nel lungo termine. Mentre nel primo caso la mobilità può generare effetti positivi pergli individui e per il sistema economico, appianando gli squilibri territo-riali tra domanda e offerta di lavoro, nel secondo il drenaggio di com-petenze potrebbe rivelarsi un ostacolo allo sviluppo endogeno, vanifi-cando gli effetti di qualsivoglia politica di intervento nel Mezzogiornodi Italia. Per tali motivi l’ISFOL ha avviato uno studio sulla dimensione territo-riale della mobilità per le Regioni del Mezzogiorno partendo da unafondamentale distinzione tra una componente “sana” ed una compo-nente “costretta”. In generale, oggi si assiste ad un flusso certamente più contenutorispetto alle migrazioni verificatesi negli anni cinquanta, ma con delle ca-ratteristiche preoccupanti. Infatti, si assiste al così detto brain drain,ovvero una migrazione di risorse a medio/alta scolarizzazione che lasciail Sud orfano di quella potenziale classe dirigente e di quelle compe-tenze strategiche per lo sviluppo locale. Una promozione della mobilità gestita in modo generalistico e nontipizzato rispetto alle esigenze locali potrebbe condurre allo svuota-mento dei territori proprio di quelle risorse indispensabili ad innescareuno sviluppo endogeno e strutturato. Pertanto, si percepisce l’urgenzadi approfondire il tema nella sua componente “costretta”, valutandogli effetti positivi e le eventuali aree di intervento attualmente non pre-se in considerazione dalle politiche in atto. In particolare, accanto allepolitiche di accompagnamento, sarebbe opportuno considerare even-tuali politiche di rientro e/o di scambio (il flusso di capitale umano inuscita dal Mezzogiorno potrebbe essere compensato da una corri-14
  • 16. INTRODUZIONEspondente componente in entrata così da trasformare il pericoloso fe-nomeno del brain drain in un virtuoso e produttivo brain exchange). La ricerca si sofferma sulla mobilità geografica interna dei giovani ita-liani di età compresa tra i 18 ed i 33 anni per individuarne le caratteri-stiche e le prospettive soprattutto in riferimento alle Regioni dell’Obiettivo1 (Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna), che nel te-sto vengono assunte come nozione di Mezzogiorno o di Sud-Italia. In particolare, si è cercato di conoscere e comprendere le variabiliche sottendono il fenomeno della mobilità nella fase formativa ed inquella lavorativa, dal lato delle motivazioni personali e dal punto di vi-sta delle determinanti socio-economiche. Nel percorso di ricerca sono state evidenziate le caratteristiche gene-rali di natura storica e demografica della migrazione interna italiana; èstata analizzata la mobilità dei giovani in età formativa; attraversoun’indagine C.A.T.I. è stata effettuata una ricognizione sulle motivazio-ni che spingono i giovani in età lavorativa allo spostamento; si è realiz-zato un modello di lettura, seppure parziale, delle determinanti socio-economiche del fenomeno; si è cercato di comprendere le connessio-ni tra mobilità, capitale umano, crescita e sviluppo locale; infine, è sta-ta aggiunta una breve ricognizione delle politiche in atto (a livello comu-nitario, nazionale e regionale) con la finalità di costruire un quadro in-tegrato di conoscenze sulla mobilità interna, utile ai policy maker per ladefinizione delle scelte di intervento. 15
  • 17. CAPITOLO 1LA MOBILITA’ DEI GIOVANIITALIANI DELLE REGIONIOBIETTIVO 1 Il processo di sviluppo e trasformazione delle realtà socio-econo-miche nel nostro Paese è fondato su una pluralità di concause. Un ruolo determinante ha rivestito e riveste la mobilità geograficainterna. L’indagine realizzata si sofferma sulla mobilità geografica a medio- alta scolarizzazione dei giovani (18 - 33 anni) delle Regioni italianedell’Obiettivo 1 cercando di comprendere se vi siano alla base ele-menti di costrizione. Dopo aver delineato i tratti storico-demografici del fenomeno più gene-rale della migrazione interna, si approfondiscono tre momenti della mobi-lità seguendo la filiera istruzione - mercato del lavoro - sviluppo locale. Nel primo momento, s’indaga sulla mobilità formativa analizzando iflussi dei laureati e diplomati, con particolare riferimento ai movimenti in-terni alle aree dell’Obiettivo 1 e da queste verso le Regioni delCentro/Nord, soffermando l’attenzione sulle caratteristiche di questiflussi e cercando di comprendere se essi possano rappresentare un’an-ticamera della mobilità lavorativa. Nella seconda fase, si segue un approccio “motivazionale” volto adindividuare gli elementi personali che spingono l’individuo al trasferi-mento. Si amplia lo spettro della mobilità passando da quella formati-va a quella dettata da esigenze lavorative. Infine, si segue un approccio prevalentemente socio-economicocon un focus territoriale sulle macro variabili del processo di mobilità4cercando di individuarne le determinanti e le relazioni con i processi disviluppo. 4 Occupati, occupati per titolo di studio, tasso di occupazione per titolo di studio, disoccupa-ti, disoccupati per titolo di studio, tasso di disoccupazione per titolo di studio, forza lavoro, reddi-to disponibile pro capite, spesa delle famiglie, prodotto interno lordo, tasso di irregolarità o di la-voro nero, unità di lavoro, peso dell’industria, popolazione in età 19-32 anni, indice di struttura del-la popolazione attiva, assunzioni previste, assunzioni previste per titolo di studio, indice di disoc-cupazione di lunga durata, tasso di natalità delle imprese, investimenti fissi lordi. 17
  • 18. CAPITOLO 1 Dalle valutazioni emerse da tale indagine ne consegue un modellodi sintesi in regressione multipla che ha consentito di esplicitare la dipen-denza del tasso migratorio interno, in funzione di due determinanti in-terpretative: l’indice di disoccupazione di lunga durata, correlato nega-tivamente al flusso migratorio interno, e il tasso di natalità lorda delle im-prese che, invece, influenza il tasso migratorio interno in senso positivo.1.1 Aspetti Storico-Demografici della migrazione interna Dal dopoguerra l’Italia tutta e, in particolare il Mezzogiorno, ha subi-to profondi cambiamenti sociali ed un significativo processo di moder-nizzazione, accompagnato da una consistente emigrazione, caratteriz-zata da una duplice componente: nazionale ed estera. La migrazione interna ricopre una importanza particolare data la suadurata maggiore che si protrae anche nel corso degli anni Settanta. La suacomposizione sociale risulta più complessa poiché, seppure quantitativa-mente minoritaria, incide socialmente per il ruolo culturale e sociale svolto. Nel corso degli anni la componente di migrazione di persone conuna formazione specialistica di alto livello (professionisti, tecnici, etc.) odi giovani in età formativa (universitari e post-universitari) è diventatasempre più numerosa. Nei prossimi paragrafi si focalizza l’attenzione sulle caratteristichedel flusso migratorio interno in Italia, evidenziandone le evoluzioni neltempo e le componenti di ordine demografico che lo hanno definito elo definiscono ad oggi.1.1.1 Storia della migrazione interna in Italia In Italia il fenomeno delle migrazioni interne, generato dalle asimme-trie del mercato del lavoro caratterizzato da una forte disuguaglianzatra gli stock di domanda e di offerta, è divenuto rilevante soprattuttodopo la seconda guerra mondiale, raggiungendo il suo apice tra gli an-ni Cinquanta e Sessanta, con punte di oltre due milioni di trasferimen-ti di residenze all’anno e con direzione prevalente “nord-ovest”, parte delpaese maggiormente industrializzata e verso Roma. Successivamente,l’intensità di tali trasferimenti ha subito una significativa diminuzione, as-sumendo un carattere di maggiore “circolarità”, contro la precedente“polarizzazione”5. 5 Aree in precedenza considerate periferiche o marginali sono divenute poli di attrazione.18
  • 19. LA MOBILITA’ DEI GIOVANI ITALIANI DELLE REGIONI OBIETTIVO 1 Il trend del flusso migratorio interno riprende nel 1994, toccando Storia dellaun picco nel 1998, per poi proseguire con ritmo relativamente soste- migrazione interna in Italianuto fino ad oggi. La prima migrazione interna di massa ha coinvolto essenzialmente laclasse contadina, si è trattato di un vero e proprio esodo rurale6 che ha in-ciso profondamente sul riassetto sociale del Mezzogiorno d’Italia: il flus-so delle rimesse7 determinò un incremento complessivo del livello deiredditi e dei consumi, contribuendo a migliorare le condizioni di vita.Con l’esodo rurale si sono determinati spostamenti anche interni alMezzogiorno, dove si verifica – seppure slegato dal corso dell’industrializ-zazione – il medesimo processo di inurbamento che si riscontra al Nord. Nel ventennio compreso tra il 1955 ed il 1975 si registra il flusso diemigrazione, peraltro di carattere prevalentemente definitivo, più in-tenso dal Sud verso il Centro-Nord. Si può considerare che fino allaprima crisi petrolifera del 1973, circa quattro milioni di persone si sonotrasferite dal Mezzogiorno d’Italia verso le Regioni settentrionali8. Lo sviluppo industriale è certamente uno dei fattori principali chehanno determinato le grandi migrazioni interne. L’occupazione indu-striale nel nostro paese ha registrato un trend altalenante che si conclu-de con un processo di deindustrializzazione a favore di una crescente oc-cupazione assorbita sempre più dal settore terziario. Non a caso unaprima significativa flessione del flusso migratorio interno coincide pro-prio con gli anni Ottanta, fase in cui l’intero settore industriale registrauna sostanziale ristrutturazione seguita da una significativa riduzionedegli occupati. A partire dalla metà degli anni Settanta, fino alla prima metà degli an-ni Novanta, l’Italia, insieme con altri paesi europei, ha visto mettere indiscussione il principio in base al quale il fattore lavoro dovrebbe spo-starsi dalle Regioni con un tasso di disoccupazione alto e con livelli diPIL pro-capite bassi9, verso quelle aree in cui è più probabile trovarelavoro, zone cioè caratterizzate da bassa disoccupazione e reddito ele- 6 E. Pugliese, “L’Italia tra migrazioni internazionali e migrazioni interne”, il Mulino, 2002. (Cap.2°) “Per esodo agricolo in senso stretto si intende il passaggio di lavoratori da attività agricolead attività extragricole. Si parla di esodo rurale quando l’abbandono della terra è accompagna-to da un trasferimento verso le aree urbane”. 7Le rimesse degli emigrati fanno parte (insieme con la Bilancia commerciale e la Bilancia deiservizi e dei redditi) delle partite correnti della Bilancia dei Pagamenti, in particolare sono il casopiù frequente della voce Bilancia dei trasferimenti unilaterali (la parte relativa alle voci riguar-danti i trasferimenti di denaro da e verso l’estero, che non sono contropartita di un’operazionecommerciale). 8 Solo un terzo di tale cifra rappresenta gli spostamenti in senso inverso, dal Centro-Nord ver-so il Mezzogiorno. 9 Reyneri E., Sociologia del mercato del lavoro, Bologna, Il Mulino, 1996 (capitolo dedicato al-l’immigrazione); nuova edizione, 2002. 19
  • 20. CAPITOLO 1 Storia della vato. In questo arco di tempo, infatti, in Italia si è assistito simultanea- migrazione mente alla presenza di flussi migratori interni decrescenti e di differen-interna in Italia ziali interregionali crescenti sia nei tassi di disoccupazione che nei li- velli pro-capite del PIL. L’avvenuta riduzione del flusso migratorio dal Sud al Nord del Paese è stata imputata a cause di carattere economico – sociale, ponendo l’accento su fattori che avrebbero influenzato sia l’offerta che la do- manda di lavoro. Figura 1 - Peso occupati per settore produttivo in Italia, in serie storica 100% 90% 25,7 30,3 38,4 80% 49,4 56,7 70% 69,4 60% 32,1 40,6 50% 44,3 40% 39,5 30% 35,6 42,2 23,1 20% 29,1 10% 17,2 11,1 7,6 7,5 0% 1951 1961 1971 1981 1991 2005 Agricoltura Industria Servizi Fonte: Elaborazione Isfol su dati Istat. Sull’offerta di lavoro avrebbero inciso: la graduale riduzione del diffe- renziale salariale tra le regioni; la nuova occupazione nel settore del terziario pubblico; i costi collegati allo spostamento; i fattori demografi- ci, quali la riduzione del tasso di natalità e l’invecchiamento della popo- lazione, data la stretta relazione tra la mobilità e le classi giovanili; l’inefficace e inadeguato sistema di collocamento interregionale che ha di fatto inibito e rallentato il mismatch tra domanda e offerta di lavoro. Dall’altro lato, invece, ad influire sulla domanda di lavoro sarebbe stato il passaggio a sistemi di produzione sempre più flessibili, orientan- do la domanda di lavoro a favore di profili professionali specializzati, a danno della forza lavoro generica, offerta copiosamente dalle Regioni del Sud nei decenni precedenti10. 10 R. Basile, M. Causi, “Le determinanti dei flussi migratori nelle province italiane: 1991- 2001”, Università degli Studi di Roma Tre, Dipartimento di Economia, Working Paper n°49, 2005. 20
  • 21. LA MOBILITA’ DEI GIOVANI ITALIANI DELLE REGIONI OBIETTIVO 1 Verso la metà degli anni Novanta la situazione sembra cambiare Storia dellaanche se lentamente. Nel ‘94 si assiste ad una ripresa dei movimenti mi- migrazione interna in Italiagratori interni, in particolare dalle regioni del Sud verso quelle delCentro-Nord. Allo stesso tempo nel Mezzogiorno, accanto ad una ri-presa del PIL pro-capite, si osserva tra il 1999 e il 2003 una lieve dimi-nuzione (con una flessione di circa 5 punti percentuali) del tasso di di-soccupazione. Con la fine degli anni Novanta riprende il flusso migratorio interno,questa volta rinnovato nella composizione sia demografica che sociale. Aspostarsi sono giovani ad alta scolarizzazione (laureati, tecnici specializza-ti) in cerca di una adeguata collocazione professionale ed occupazionale. La situazione nel primo quinquennio degli anni 2000 evidenzia untasso migratorio11 nazionale nel 2002 pari a +1,1 per mille abitanti chenel tempo subisce una flessione, passando a +0,1 per mille abitantinel 2005. La disaggregazione del dato a livello regionale mette in luce che laCampania ha la più bassa capacità attrattiva con un flusso in uscitaparticolarmente elevato ed in continuo aumento: il saldo migratoriopassa da -1,9 per mille abitanti nel 2002 ad un valore pari a -4,4 permille abitanti nel 2005. Nell’ambito dell’area Obiettivo 1 anche la Calabria (con un tassomigratorio che si attesta negli anni su una media di -4,3 per mille abi-tanti) registra un significativo esodo di residenti. In controtendenza la Sardegna ricalca sostanzialmente il trend na-zionale, così come il resto delle regioni italiane, ad eccezione delMolise e del Piemonte. Il Molise, infatti, si è trasformato nel corso di soli quattro anni da ba-cino d’arrivo in area di fuga. Il suo saldo migratorio si è ridotto, passan-do da +1 per mille abitanti, nel 2002, a -1,2 per mille abitanti nel2005. Così è accaduto in Piemonte dove da un valore positivo (+1,6per mille abitanti) nel 2002, della variabile in oggetto, si è passati, nel2005, ad un tasso migratorio pari a -0,1per mille abitanti. Degno di nota il trend, tra le aree Obiettivo 1, della regione Siciliache da circa quattro anni registra un saldo migratorio interno in evolu-zione secondo un andamento positivo e costante nel tempo (passan-do da un -2,8 per mille abitanti del 2002 ad un -1,9 per mille abitanti del2005). L’inverso si nota in Basilicata con un indicatore dal trend nega-tivo che tende ad aumentare quasi in modo costante. 11 Il Tasso migratorio netto è dato dal rapporto tra il saldo migratorio (SM=Iscritti-Cancellati )dell’anno e l’ammontare medio annuo della popolazione residente (P). In formula:TMN=SM/P*1000. 21
  • 22. CAPITOLO 1 Storia della Nell’intervallo di tempo considerato, il tasso di variazione del Pil migrazione pro-capite nazionale registra una variazione positiva di 5,4 punti per-interna in Italia centuali; la disaggregazione regionale evidenzia un range di variazio- ne compreso tra +1,5% (Abruzzo) e +9,0% (Lazio). Tutta l’area Obiettivo 1, con +7,1%, supera il trend nazionale. In par- ticolare, la Puglia (+5,5%) uguaglia il valore soglia complessivo, segui- ta da Sardegna e Campania (entrambe con il +6,7%). Decisamente ol- tre il dato nazionale, nonché al di sopra del trend meridionale, le re- gioni Calabria (+7,8%), Sicilia (+7,9%) e Basilicata (+8,2%). Tabella 1 - Tasso Migratorio Interno e PIL pro-capite Regioni dell’Obiettivo 1 - Italia, Serie storica Ripartizioni Tasso migratorio interno PIL pro-capite* (valori per 1.000 abitanti) (valori in Euro) 2002 2003 2004 2005 2002 2003 2004 Campania -1,9 -3,2 -3,9 -4,4 13.480 13.895 14.382 Puglia -2,6 -2,6 -2,1 -2,6 13.096 13.483 13.810 Basilicata -3,1 -2,6 -3,1 -3,3 13.862 14.436 14.996 Calabria -4,0 -3,6 -4,8 -4,3 12.373 12.900 13.343 Sicilia -2,8 -2,3 -2,3 -1,9 13.012 13.761 14.042 Sardegna 1,1 0,7 0,8 0,6 14.743 15.410 15.724 Obiettivo 1 -2,3 -2,5 -2,8 -2,9 13.428 13.981 14.383 ITALIA 1,1 0,6 0,4 0,1 19.444 19.985 20.500 *Il PIL pro-capite 2004 corrisponde all’ultimo dato disponibile. Fonte: Elaborazioni Isfol su dati Istat e Tagliacarne. Dalla variazione percentuale (2005/2000) della composizione del- la Forza lavoro in Italia e nelle macro ripartizioni si evince un incre- mento nel tempo della componente a medio-alta scolarizzazione nel- la forza lavoro. Complessivamente, in Italia cresce la forza lavoro in possesso di diploma (+4,4%) e di laurea/dottorato (3,2%). Per le Regioni dell’Obiettivo 1 gli incrementi delle suddette variabili si regi- strano pari al 4,1% e al 2,2% (il valore più basso tra le ripartizioni ana- lizzate). Considerate le modifiche della struttura sociale nel tempo è altresì vero che la mobilità degli scolarizzati cresce maggiormente, ri- spetto al resto della popolazione. 22
  • 23. LA MOBILITA’ DEI GIOVANI ITALIANI DELLE REGIONI OBIETTIVO 1 Tabella 2 - Variazione % della composizione della Forza Lavoro per titolo di studio. Italia e macro Storia della ripartizioni - (2005/2000) migrazione Elementari Medie Superiori Laurea/Dottorati interna in ItaliaNord -4,4 -3,3 4,4 3,3Centro -4,8 -4,0 4,6 4,1Obiettivo 1 -4,0 -2,3 4,1 2,2ITALIA -4,4 -3,2 4,4 3,2Fonte: Elaborazioni Isfol su dati Istat I fattori alla base delle nuove migrazioni, in larga parte formate da skil-led migrants, sono spesso gli stessi rispetto ad altri tipi di migrazioni. Si tratta, infatti, di crisi economiche, differenziali salariali, livelli di di-soccupazione non meno che di motivazioni individuali e familiari.Accanto a tali determinanti vanno considerate le differenze riguardantiil tenore di vita intendendo con ciò un insieme di elementi qualitativiquali l’accesso ai servizi pubblici, le condizioni di salute, la speranza divita, la libertà di scelta e la sicurezza. Alle tradizionali determinanti si affianca, inoltre, quello che in un re-cente dibattito è stato definito “network approach”12 (o “sapere migrato-rio”, secondo Palidda e Reyneri, 1995), che identifica quelle reti di so-stegno che agevolano la migrazione grazie alle relazioni nella zona didestinazione, innescando una catena migratoria. L’emigrazione si svi-luppa significativamente se inserita all’interno di una catena migratoriatra una comunità locale o una rete di famiglie presenti nella zona di ori-gine e un’altra comunità o rete familiare nelle aree di destinazione. Secondo questo approccio, le catene migratorie alimentano dina-miche che possono favorire uno sviluppo autopropellente dei movi-menti migratori. Le reti sociali rappresentano degli importanti fattori dirichiamo, poiché si strutturano sia come fattori di riduzione dei costi diriproduzione sociale (affitti, servizi, etc.), che come elementi in gradodi ridurre le criticità e le problematiche insite nel processo di ricercadel lavoro e nel percorso d’integrazione sociale dell’emigrato. Come evidenziato, dunque, i flussi migratori sono determinati dauna pluralità di fattori espulsivi ed attrattivi, attraverso i quali si struttu-rano costi e benefici in grado di incidere significativamente sulla propen-sione al trasferimento della forza lavoro proveniente dal Mezzogiorno.In particolare, un’eccessiva polarizzazione dei fattori espulsivi e di ri-chiamo porterebbe ad incentivare i flussi migratori e, di conseguenza,a condizionare gli effetti economici e sociali prodotti dalla mobilitàgeografica nel breve e nel lungo periodo, soprattutto nelle aree delSud d’Italia. 12 Cfr. Ghatak, Levine e Wheatley Price, 1996. 23
  • 24. CAPITOLO 11.1.2 Migrazione e struttura demografica L’intensità e la consistenza dei flussi migratori influiscono notevol-mente sui processi economici, demografici e sociali delle aree interes-sate, determinando conseguenze di rilievo sia nelle zone di partenzache in quelle di destinazione e provocando la cosiddetta pressione de-mografica differenziale13. Tra gli effetti demografici diretti vi è chiaramente la riduzione della po-polazione delle aree di origine ed il conseguente aumento demografi-co delle aree di arrivo, con ciò determinando una variazione significati-va della struttura demografica dei territori coinvolti. A tali effetti demo-grafici si collegano altrettante ricadute in termini economici, venendo al-terato l’originario rapporto produzione-consumo. Pertanto, in presenzadi una zona di origine strutturata demograficamente verso l’invecchia-mento, la fuoriuscita di forza lavoro giovanile inficia significativamentele prospettive di sviluppo14. Da qui l’esigenza di valutare le condizioni demografiche delle aree dipartenza nell’ambito delle Regioni Obiettivo 1 al fine di stimare, sep-pur parzialmente, le conseguenze e gli effetti dei flussi migratori inuscita sulla crescita dei territori. Analizzando la serie storica dell’indice di struttura15 della popolazionedelle Regioni Obiettivo 1 se ne evidenzia, nel periodo 2002-2005, un so-stanziale incremento che lo approssima sempre di più al 100%, ciò ad evi-denziare la presenza di una popolazione attiva sempre meno giovane, sep-pure l’indicatore non superi mai il 100% a testimonianza di un trend della po-polazione totale crescente o comunque stazionario. Al di sopra del dato medio relativo all’intera area Obiettivo 1 (peral-tro uguagliato dalla regione la Calabria) si registra l’indice di struttura del-le Regioni Sardegna, Basilicata, Sicilia e Puglia; di contro un distacco insenso opposto si rileva per la regione Campania. In particolare, gli incrementi più evidenti si registrano in Sardegna, chenel periodo considerato segna un aumento dell’indicatore di ben 8,1 pun-ti percentuali. Segue la Basilicata che nel 2005 supera la Sicilia, attestan-do una crescita dell’indice di struttura demografica intorno ai 6,2 pun-ti percentuali, rispetto al 2002. Complessivamente, la Sardegna mantie- 13 “La causa principale delle migrazioni è quasi sempre legata allo squilibrio demografico-eco-nomico tra il luogo di origine e quello di destinazione. Tale causa viene indicata con il termine pres-sione demografica differenziale”, in N. Federici, “Istituzioni di demografia”, ed.Elia, Roma, 1980. 14 M. Livi Bacci, “Introduzione alla demografia”, Loescher, Torino, 1990. 15 Indice di struttura della popolazione attiva = [P(40-64)/P(15-39)* 100]. Indica il grado di in-vecchiamento della popolazione attiva: tanto più basso è l’indice tanto più giovane è la popolazio-ne in età lavorativa. In una popolazione stazionaria o crescente il valore è inferiore al 100% men-tre in una popolazione tendenzialmente e fortemente decrescente il rapporto supera il 100%.24
  • 25. LA MOBILITA’ DEI GIOVANI ITALIANI DELLE REGIONI OBIETTIVO 1ne il primato circa il grado di invecchiamento della popolazione attiva, Migrazione eseguita da Sicilia e Basilicata. La Campania si conferma nel tempo la re- struttura demograficagione con l’indice più basso e quindi con la popolazione più giovane inetà lavorativa. Si tratta, nel complesso, di un risultato non negativo, ma da una let-tura attenta della realtà dei territori considerati emerge l’inevitabileconfronto con un mercato del lavoro sostanzialmente statico ed in af-fanno caratterizzato da limiti strutturali tali da impedire l’assorbimentodella offerta lavorativa ed il necessario ricambio generazionale. Infatti, confrontando i dati precedenti con l’indice di ricambio dellapopolazione in età attiva16 - quale stima del rapporto tra coloro chestanno per lasciare, a causa dell’età, il mondo del lavoro e coloro che vistanno per entrare - si nota come nelle aree con una popolazione atti-va più giovane (come appunto la Campania e la Calabria) l’indicatore inoggetto assuma valori più lontani dalla soglia del 100%; con ciò a signi-ficare una tendenza alla disoccupazione di giovani in cerca di primaoccupazione, causata dallo scarso ricambio con lavoratori anziani. Analizzando i tassi di disoccupazione delle Regioni Obiettivo 1 essipur risultando particolarmente elevati – soprattutto in Sicilia - inCampania e Calabria, registrano un trend discendente nel tempo, adifferenza della sostanziale stazionarietà individuata nelle altre regionidella ripartizione. Fenomeno probabilmente giustificato da elevati tas-si migratori in uscita che tendono a peggiorare nel tempo, condizio-nando negativamente il trend della variabile nell’intera area Obiettivo 1. Tabella 3 - Indice di struttura della popolazione attiva nelle Regioni Obiettivo 1 Serie storica 2002-2005. Valori percentualiRegioni 2002 2003 2004 2005Puglia 81,9 83,6 85,1 87,4Calabria 81,0 82,8 84,1 86,5Sicilia 83,5 85,3 86,3 88,3Basilicata 82,9 84,9 86,6 89,1Campania 77,2 78,8 80,3 82,4Sardegna 87,6 90,1 92,6 95,7Obiettivo 1 81,3 83,0 84,5 86,7Fonte: Elaborazioni Isfol su dati Istat. 16 L’indice di ricambio della popolazione in età attiva è un indice soggetto a forti fluttuazionied è molto variabile. Solitamente oscilla tra il 15% in popolazioni in via di sviluppo e il 100% e ol-tre in popolazioni molto mature. In formula: [P(60-64)/P(15-19)]*100. 25
  • 26. CAPITOLO 1Migrazione e Tabella 4 - Indice di ricambio nelle Regioni Obiettivo 1 struttura Serie storica 2002-2005. Valori percentualidemografica Regioni 2002 2003 2004 2005 Puglia 81,7 83,6 83,6 82,7 Calabria 74,9 75,2 73,9 72,5 Sicilia 80,8 81,8 79,7 78,2 Basilicata 85,7 82,8 80,2 76,2 Campania 69,4 70,8 71,0 69,2 Sardegna 93,1 99,1 102,4 104,3 Obiettivo 1 77,8 79,3 78,8 77,5 Fonte: Elaborazioni Isfol su dati Istat. Tabella 5 – Tasso di disoccupazione nelle Regioni Obiettivo 1 Serie storica 2002-2005. Valori percentuali Regioni 2002 2003 2004 2005 Puglia 13,4 15 15,5 14,6 Calabria 18,0 16,5 14,3 14,4 Sicilia 20,6 20,1 17,2 16,2 Basilicata 13,5 13,2 12,8 12,3 Campania 17,5 16,9 15,6 14,9 Sardegna 13,5 13,8 13,9 12,9 Obiettivo 1 19,3 18,7 15,6 14,8 Fonte: Elaborazioni Isfol su dati Istat. Anche i dati sull’età media della popolazione confermano quanto sopra messo in luce. Infatti, nel periodo 2002-2005 l’età media della popolazione delle Regioni Obiettivo 1 resta sostanzialmente stabile in- torno ai 39 anni. Sardegna e Basilicata si avvicinano di più alla media na- zionale (pari a 42 anni nel 2005), mentre la Campania è l’unica regio- ne Obiettivo 1 che si mantiene al di sotto dei valori medi (Fig. 2). Focalizzando l’attenzione sui valori 2005 relativi all’indice di struttu- ra della popolazione attiva, disaggregato per Province delle Regioni dell’Obiettivo 1 con i rispettivi saldi migratori interni, il legame che ne scaturisce è di tipo inverso: ad alti valori del primo corrispondono bas- si valori del secondo e viceversa. Dai dati risulta, infatti, che nelle Regioni con valori dell’indice di struttura vicini all’unità, corrispondono saldi migratori con valori positivi. Di contro, l’incremento del flusso migratorio si registra in quelle ripar- tizioni territoriali con indici di struttura bassi che segnalano una popo- lazione attiva tendenzialmente più giovane. In particolare, la Campania risulta la regione con l’indice di struttura più basso (82,4 per mille abitanti) in relazione al flusso migratorio più elevato (-4,4 Fonte: Elaborazioni Isfol su dati Istat. 26
  • 27. LA MOBILITA’ DEI GIOVANI ITALIANI DELLE REGIONI OBIETTIVO 1Figura 2 - Età media della popolazione - Anni 2002-2005 Migrazione e struttura 43,0 demografica 42,0 ITALIA Sardegna 41,0 Basilicata Calabria 40,0 Sicilia Puglia 39,0 Obiettivo 1 38,0 Campania 37,0 36,0 35,0 34,0 2002 2003 2004 2005Fonte: Elaborazioni Isfol su dati Istat.per mille abitanti), mentre la Sardegna si caratterizza per l’indice distruttura più elevato (95,7 per mille abitanti) e per un saldo migratoriopositivo e quindi basso (0,6 per mille abitanti). E’ Napoli il capoluogo con l’indice di struttura della popolazione at-tiva più basso (80,4 per mille abitanti), registrando un saldo migratorioaddirittura pari a -8 per mille abitanti. Tra i restanti capoluoghi solo iltasso migratorio di Palermo (-3,4 per mille abitanti) supera significati-vamente il dato medio riferito alla regione di appartenenza. Tabella 6 - Indice di struttura della popolazione attiva e tasso migratorio interno Anno 2005 Indice di struttura (%) Saldo migratorio (per mille abitanti)Benevento 89,0 -0,2Avellino 87,4 0,5Salerno 86,7 -1,4Caserta 80,1 0,3Napoli 80,4 -7,9Campania 82,4 -4,4Bari 85,6 -2,1Lecce 91,1 -0,9Foggia 84,3 -6,1Brindisi 89,5 -2,0Taranto 89,7 -2,7Puglia 87,4 -2,6Potenza 89,5 -3,3 segue 27
  • 28. CAPITOLO 1Indicatori di (segue) Tabella 6 - Indice di struttura della popolazione attiva e tasso migratorio interno mobilità Anno 2005 Indice di struttura (%) Saldo migratorio (per mille abitanti) Matera 88,3 -3,3 Basilicata 89,1 -3,3 Cosenza 88,8 -2,7 Vibo Valentia 84,0 -5,1 Crotone 79,5 -9,0 Reggio Calabria 84,7 -4,8 Catanzaro 89,3 -4,0 Calabria 86,5 -4,3 Trapani 90,9 -1,0 Palermo 87,7 -3,4 Messina 94,1 -2,2 Agrigento 85,7 -3,1 Caltanisetta 86,6 -5,7 Enna 90,7 -2,8 Catania 85,9 -0,5 Siracusa 89,8 -1,7 Ragusa 86,7 -0,1 Sicilia 88,3 -1,9 Sassari 94,6 1,6 Nuoro 94,0 -2,4 Cagliari 96,4 1,1 Oristano 98,6 0,3 Sardegna 95,7 0,6 Fonte: Elaborazioni Isfol su dati Istat. 1.1.3 Indicatori di mobilità Le variazioni della consistenza della popolazione segnalano l’esi- stenza di processi demografici o socio-economici in atto sul territorio. Procedendo con una analisi più specifica della dinamica demografica è possibile stabilire anche la natura di tali processi alla base della variazio- ne della popolazione. In effetti, la popolazione può variare per la crescita naturale ovvero per movimenti migratori. In particolare, un indicatore in grado di forni- re una misura dell’incidenza complessiva del movimento territoriale della popolazione residente è il tasso di mobilità residenziale17. Considerato il periodo 2002-2005 e in riferimento al dato medio del- l’area Obiettivo 1, tale indicatore (calcolato per 1.000 abitanti) resta costantemente negativo (passando da -2,3 del 2002 a -2,9 del 2005) a testimonianza di un continuo flusso in uscita. Il trend rispecchia l’an- 17 Tasso di Mobilità Residenziale = (I-C)/Pop*1.000, dove: (I-C) è il saldo delle iscrizioni e cancellazioni anagrafiche di un determinato periodo e (Pop) è la popolazione residente all’inizio del periodo di riferimento nel territorio considerato. 28
  • 29. LA MOBILITA’ DEI GIOVANI ITALIANI DELLE REGIONI OBIETTIVO 1Figura 3 - Tasso di mobilità residenziale per 1.000 abitanti - Anni 2002-2005 Indicatori di mobilità 2,0 1,0 Sardegna 0,0 2002 2003 2004 2005 -1,0 Sicilia -2,0 Puglia -3,0 Obiettivo 1 Basilicata -4,0 Calabria Campania -5,0 -6,0Fonte: Elaborazioni Isfol su dati Istat.damento di tutte le regioni considerate ad eccezione della Sardegnache registra nel tempo tutti valori positivi del tasso di mobilità residen-ziale (passando dall’1,1 del 2002 allo 0,6 del 2005). Superano il datomedio ripartizionale, a partire dal 2003, la Puglia e la Sicilia. Fin qui, però, si è potuto solo fornire la misura dell’incidenza dell’in-cremento (o decremento) migratorio della popolazione in un determi-nato periodo. E’ possibile, invece, ricorrere ad un altro metodo di misurazione al fi-ne di descrivere l’andamento demografico della popolazione, si trattadell’indice cumulato di variazione della popolazione18. Questo indicatore offre il vantaggio di fornire una misura dell’inci-denza complessiva della popolazione che genera le variazioni demo-grafiche, poiché è costruito sui saldi delle iscrizioni e cancellazioni ana-grafiche relativi ad eventi naturali ovvero a trasferimenti di residenza. Nel caso delle Regioni Obiettivo 1 nel periodo 2002-2005, l’indice cu-mulato della variazione della popolazione (calcolato per 1.000 abitan-ti) presenta una tendenza costantemente negativa (pari nel 2005 a -1,7). Particolare quanto si registra per la Campania dove ad un inizialevalore positivo del dato (+1,4) segue un trend discendente che porta ilvalore dell’indicatore (pari a -2,0) al di sotto del valore medio. Restasempre positivo il trend della Sardegna, fino ad azzerarsi nel 2005,mentre in Puglia solo nel 2004 prevalgono saldi positivi. 18 Indice Cumulato di Variazione della Popolazione = (Saldo anagrafico totale)/Pop *1.000. do-ve: Saldo anagrafico totale = Saldo naturale+Saldo migratorio residenti; Pop= popolazione resi-dente all’inizio del periodo di riferimento nel territorio considerato. 29
  • 30. CAPITOLO 1 Figura 4 - Indice cumulato della variazione della popolazione per 1.000 abitantiIndicatori di mobilità - Anni 2002-2005 2,0 1,0 Sardegna 0,0 2002 2003 2004 2005 -1,0 Sicilia Puglia Obiettivo 1 -2,0 Campania -3,0 -4,0 Calabria Basilicata -5,0 Fonte: Elaborazioni Isfol su dati Istat. Da quanto fin qui emerso è evidente la costante fuoriuscita di forza lavoro, nel periodo 2002-2005, dalle aree del Mezzogiorno. Questo aspetto lascia ipotizzare una perdita di quel capitale umano fonda- mentale per lo sviluppo dei territori di partenza. 1.2 Analisi della mobilità formativa dei giovani italiani 1.2.1 Flussi di laureati meridionali all’interno del Mezzogiorno Il primo momento dell’indagine realizzata si sofferma sull’analisi dei flussi migratori della popolazione interna alle regione Obiettivo 119. Il flusso di universitari, come indicatore di propensione alla mobilità, ha rappresentato il primo approccio all’indagine, in quanto compo- nente rintracciabile facilmente, a cui segue stanzialità dell’individuo in caso di inserimento nel mercato del lavoro. Il livello territoriale su cui è stata effettuata questa prima analisi è quello provinciale. Il campione rappresentativo preso in considerazione è costituito dall’insieme di laureati e da coloro che hanno conseguito un diploma universitario, entrambi analizzati per specificità di indirizzo ed in alcuni casi anche per piano di studi20. 19 Tabella dati n° 1 dell’appendice statistica allegata. 20 Con ciò si è inteso indagare le motivazioni dello spostamento formativo dovuto alla man- canza di facoltà universitarie specifiche o ad altri motivi (maggior possibilità di inserimento nel mondo lavorativo). 30
  • 31. LA MOBILITA’ DEI GIOVANI ITALIANI DELLE REGIONI OBIETTIVO 1Si è provveduto, dunque, all’estrazione delle province italiane del Flussi di laureatiMezzogiorno e alla suddivisione dei dati per genere e provenienza meridionali all’interno del(provinciale, regionale o extraregionale). In questo modo, è stato pos- Mezzogiornosibile rappresentare i laureati ed i diplomati universitari per ogni provin-cia, suddivisi per sesso e per residenza, su tre livelli: • residenti in provincia; • residenti in regione; • residenti fuori regione. Considerando dapprima i laureati “residenti per provincia”, è ri-sultato evidente che il numero di donne laureate supera i laureati ma-schi, per oltre il 90% delle province; le uniche province che si discosta-no sono Reggio Calabria (248 donne vs. 287 uomini) e Taranto (131donne vs 145 uomini). Si evince, inoltre, che il numero dei laureati èdirettamente proporzionale alla dimensione delle province considera-te: i valori più alti, infatti, si riscontrano in ogni capoluogo di regione(Napoli, Bari, Palermo e Cagliari) tranne in Calabria, dove la provincia diCosenza registra il valore più elevato. Spostando l’attenzione sui laureati residenti in regione, si conferma iltrend che vede prevalere il numero di donne laureate, rispetto ai maschi; ilfenomeno si conferma nell’80% delle Regioni. Inoltre, attraverso il rappor-to tra il totale delle laureate residenti in regione e quelle residenti in provin-cia, si evince che gli Atenei con gli indici più elevati di laureate provenientida altre province sono: Caserta (77,2%) per la Campania, Enna (97,6%)Catania (74,7%) e Palermo (75,1%) per la Sicilia, Oristano (61,3%) inSardegna. Gli stessi risultati si riscontrano analizzando il fenomeno dalpunto di vista maschile, ad eccezione delle province di Vibo Valentia edAvellino, dove il campione non è rappresentativo21 e della provincia diEnna, dove al 56,1% degli uomini corrisponde il 97,6% delle donne. Passando ad analizzare il flusso di laureati per provincia residentifuori regione, emerge che in quasi il 30% delle province il fenomenodella mobilità formativa è pressoché nullo. Segno questo di una bassapropensione allo spostamento tra le Regioni del Mezzogiorno. Il dato siriscontra soprattutto in Calabria e nelle isole, confortato dall’ipotesidel limite logistico. Inoltre, in Calabria ed in Sicilia, avviene uno scambio del tutto peculia-re che vede prevalere, tra i laureati a Reggio Calabria, studenti residenti nel-la provincia di Messina e, viceversa, i laureati a Messina sono per la qua-si totalità residenti in provincia di Reggio Calabria. 21 Rispettivamente contano solo 2 e 9 laureati. 31
  • 32. CAPITOLO 1Flussi di laureati Tabella 7 - Rapporto tra laureati residenti in regione e in provincia, in percentuale meridionali Anno 2004 all’interno del % Maschi % Femmine Mezzogiorno Caserta 72,76 77,19 Benevento 49,65 29,32 Napoli 33,90 40,73 Avellino 75,00 33,33 Salerno 43,60 56,99 Foggia 11,85 10,33 Bari 32,40 35,15 Taranto 10,34 7,63 Brindisi 7,69 20,83 Lecce 45,85 49,85 Potenza 27,68 15,57 Matera 20,00 12,50 Cosenza 55,13 48,00 Crotone 20,00 24,14 Catanzaro 43,46 30,22 Vibo Valentia 100,00 50,00 Reggio di Calabria 21,95 19,76 Trapani 12,00 8,79 Palermo 68,03 75,12 Messina 13,96 23,58 Agrigento 30,00 33,33 Caltanissetta 15,79 28,57 Enna 56,10 97,62 Catania 72,79 74,69 Ragusa 18,18 46,43 Siracusa 18,75 15,00 Sassari 30,07 31,93 Nuoro 12,50 14,29 Oristano 70,59 61,29 Cagliari 37,69 38,92 Fonte: Elaborazioni Isfol su dati Istat. Sul fronte dell’analisi di genere dei laureati, risulta ancora una volta che il numero delle donne supera prevalentemente quello dei maschi, tranne nelle province di Benevento, Taranto, Potenza, Reggio Calabria e Sassari. Infine, a differenza di quanto emerso dall’analisi sui laureati in pro- vincia, per coloro che hanno conseguito una laurea fuori dal proprio ambito regionale non vale il principio in base al quale sono i capoluo- ghi di provincia ad avere il maggior numero di laureati. Se in Calabria, infatti, è la provincia di Reggio a registrare il numero dei laureati più al- to (170), in Sicilia risulta essere Messina (1.583) e Sassari (67) in Sardegna. Segno questo che nel momento in cui ci si deve spostare per motivi di studio in un’altra regione del Mezzogiorno la numerosità della popolazione non ha nessuna influenza. 32
  • 33. LA MOBILITA’ DEI GIOVANI ITALIANI DELLE REGIONI OBIETTIVO 11.2.2 Flussi di diplomati universitari meridionali all’interno delMezzogiorno Al flusso22 di mobilità per motivi di istruzione/formazione, all’internodel Mezzogiorno, dei laureati residenti nel Sud, si affianca il flusso deidiplomati universitari. Rispetto al numero dei laureati per provincia – in cui la componen-te femminile supera quella maschile per oltre il 90% delle province – peri diplomati universitari il trend si conferma nel 70% delle provinceconsiderate. In particolare, nelle province di Bari, Foggia, Lecce, Catania e Cagliari,il numero delle donne in possesso di diploma universitario è doppio ri-spetto al numero dei maschi, mentre a Caserta, Matera, Cosenza, ViboValentia, Palermo, Siracusa e Sassari la situazione si inverte. Ciò perònon porta a concludere circa la maggiore stanzialità delle donne rispet-to agli uomini, dal momento che in questa fase della ricerca il campio-ne di riferimento include soltanto i laureati e non già il complesso degliiscritti che se analizzato potrebbe capovolgere il risultato. Secondo la graduatoria tra le province con il maggior numero distudenti con Diploma Universitario, Catania occupa il primo posto, se-guono Bari e Messina che si posizionano rispettivamente al secondo eal terzo posto, nonostante il minor numero di residenti rispetto alleprovince in competizione. Per la Sicilia e per la Calabria, infine, il nu-mero dei diplomati universitari è maggiore nelle province capoluogo. Ponendo l’attenzione sugli studenti residenti in regione e in pos-sesso di diploma universitario, risulta che nel 50% delle province esa-minate le donne superano numericamente i maschi. Come per i laureati, anche in questo caso si rileva una bassa pro-pensione a spostarsi all’interno della propria regione per il consegui-mento di un diploma universitario. Questo accade in ogni regione sia pergli uomini che per le donne. Tuttavia, volendo indicare le preferenze dimobilità verso una provincia della stessa regione, si evidenzia una cer-ta fluidità in Puglia verso Bari e in Sicilia verso Catania. Per ciò che concerne, invece, il numero, in ciascuna provincia, deidiplomati universitari con residenza fuori regione, sono poche le provin-ce con valori tali da essere considerati significativi, anzi ve ne sonomolte con valori nulli. Volendo, comunque, estrapolare una tendenza,seppure poco rilevante, si nota che in Campania, il valore più elevato siha a Napoli, anche se rapportandolo alla cospicua densità numerica 22 Tabella dati n°1 dell’appendice statistica allegata. 33
  • 34. CAPITOLO 1Flussi di diplomati della stessa provincia non risulta essere un valore particolarmente indi- universitari cativo23. In Puglia primeggia la provincia di Bari, ma non è da trascura- meridionali all’interno del re il valore relativo alla provincia di Foggia che beneficia della migliore Mezzogiorno posizione geografica in quanto confinante con due Regioni. Situazione completamente diversa dalle precedenti si riscontra nella provincia di Messina, in cui si registra il valore più alto di tutto il Mezzogiorno di di- plomati universitari con residenza fuori regione, probabilmente a cau- sa della posizione geografica e del valore nullo che il fenomeno inda- gato assume nella provincia di Reggio Calabria. 1.2.3 Studenti del Mezzogiorno laureati e diplomati nelle università del Centro-Nord Un ulteriore punto di focalizzazione della ricerca ha riguardato lo studio relativo alla mobilità degli studenti del Mezzogiorno verso le Università del Centro-Nord24. Anche in questo caso è stata indagata la mobilità formativa ed i dati presi in considerazione hanno riguardato tutte le Università25 centro – settentrionali da cui è stato estrapolato il nu- mero di laureati o diplomati universitari, nell’anno 2004, con residenza nelle aree Obiettivo 1. Nella maggior parte delle province del Mezzogiorno (67% dei casi) si preferisce Roma, quale città nella quale conseguire una laurea; co- munque, nella classifica generale ben il 90% del campione si concen- tra nella scelta di tre Università: Roma, Bologna e Milano. Spostando l’attenzione sul fronte delle Facoltà del Centro-Nord pre- scelte dai giovani del Mezzogiorno, prevalgono, nell’Ateneo romano, le Facoltà di Giurisprudenza e Medicina - Psicologia, rispettivamente per i maschi e per le femmine. A Bologna i maschi del Mezzogiorno preferi- scono la facoltà di Ingegneria, mentre Economia è scelta indistinta- mente dai due sessi. Le Facoltà milanesi preferite sono, invece, Economia e Medicina. Il quarto posto della graduatoria è occupato dall’Università di Chieti, che annovera numerosi laureati provenienti da tutte le province della Campania e della Puglia (esclusa Lecce), ma anche da Vibo Valentia, Trapani e Palermo. 23 I diplomati universitari con residenza fuori regione sono 12 a Napoli e 6 a Salerno. 24 Tabella dati n° 2 dell’appendice statistica allegata. 25 Le Università considerate rappresentano il 95% di quelle presenti sul territorio nazionale. Sono state escluse quelle i cui valori sono risultati poco significativi ai fini della ricerca. 34
  • 35. LA MOBILITA’ DEI GIOVANI ITALIANI DELLE REGIONI OBIETTIVO 1 Tabella 8 – Atenei - Facoltà preferite dagli studenti residenti nelle Regioni Obiettivo1 Studenti del MezzogiornoUNIVERSITA’ MASCHI FEMMINE laureati eRoma Giurisprudenza Medicina diplomati nelle Psicologia università delBologna Ingegneria Economia Centro – Nord EconomiaMilano Economia Economia Medicina MedicinaChieti Medicina MedicinaFonte: Elaborazione Isfol su dati MIUR. La vicinanza geografica, invece, risulta essere un elemento determi-nante per la scelta degli studenti provenienti dalle province diBenevento e di Caserta che preferiscono rispettivamente le Universitàdel Molise e di Cassino. Emerge, inoltre, un dato alquanto curioso relativo alla provincia diAgrigento che conta nel 2004 numerosi laureati presso l’Università diPisa così come per Oristano i cui laureati sono concentrati prevalente-mente presso l’Università di Torino. Il trend risulta essere però isolato all’an-no 2004, poiché non trova conferma nel numero degli iscritti del 2005. D’altra parte volendo fare una classifica delle province dell’areaObiettivo 1, riguardo alla mobilità dei giovani per motivi di studio si ve-dono prevalere, nelle prime tre posizioni le province pugliesi di Foggia,con l’8,32% dei laureati in atenei centro-settentrionali, Lecce, conl’8,06% e Bari, con il 7,43%. Tabella 9 - Province delle Regioni Obiettivo 1 con maggior numero di laureati in Atenei centro- settentrionali (in %)PROVINCE TOTALE MASCHI FEMMINEFoggia 8,32 3,51 4,81Lecce 8,06 4,20 3,86Bari 7,43 3,83 3,60Napoli 7,30 3,58 3,72Cosenza 6,03 2,53 3,50Taranto 5,50 2,69 2,81Salerno 4,65 2,27 2,38Potenza 4,36 1,92 2,44Catanzaro 4,24 1,95 2,29Caserta 3,96 1,86 2,10Fonte: Elaborazioni Isfol su dati MIUR, 2004. Infine, un altro dato di particolare interesse mette in luce che vi so-no delle province in cui il numero dei laureati e diplomati universitari chehanno frequentato una Università presente nella propria provincia, o 35
  • 36. CAPITOLO 1 Studenti del nella propria regione o ancora all’interno del Mezzogiorno, è inferiore Mezzogiorno al numero dei laureati e diplomati universitari formati presso le laureati ediplomati nelle Università del Centro - Nord. Ad esempio, nelle province di Avellino, università del Matera, Crotone, Vibo Valentia e Siracusa ciò succede rispetto alla città Centro – Nord di Roma; mentre nelle province di Brindisi e Ragusa rispetto alla città di Milano e nella provincia di Agrigento rispetto alla città di Pisa. Nel complesso tale fenomeno, che è indice di buona propensione alla mobilità per motivo di studio di molte province del Mezzogiorno, è va- lido per circa il 70% delle province. Il restante 30% è rappresentato dalle province più grandi e importanti come Napoli, Bari, Palermo che si distinguono per la capacità di limitare i processi di desertificazione presenti nelle aree interne, in quanto città in grado di erogare un’offer- ta formativa qualificata. 1.2.4 Studenti stranieri laureati e diplomati in Italia Accanto all’analisi sulla mobilità dei giovani italiani, laureati e diplo- mati universitari in Italia, la ricerca ha previsto una ulteriore indagine sulla mobilità straniera all’interno del nostro Paese per motivi di stu- dio26. Il doppio approccio dell’analisi ha considerato, da un lato le Università italiane di destinazione e, dall’altro, gli Stati di provenienza de- gli studenti stranieri. In particolare, sono state considerate 47 Università italiane e 131 Stati stranieri, con 1.440 laureati e diplomati universitari uomini e 2.257 donne. Il campione è stato selezionato escludendo le Università (quali ad esempio quelle della Basilicata, del Sannio, di Messina etc.) e successivamente gli Stati (come l’Afghanistan, l’Algeria, l’Angola, etc.) in cui il numero dei laureati in Italia risultava essere del tutto irrilevante. Pertanto, il campione di riferimento è risultato composto da 35 Università e 56 Stati stranieri con 1.324 laureati e diplomati universitari uomini e 2.089 donne. L’aver operato una sintesi campionaria ha reso possibile una notevole semplificazione della lettura dei dati con la mini- ma perdita di informazioni ed una accresciuta capacità interpretativa. Lo scenario dei flussi migratori distinto per continenti è formato prevalentemente dalla componente femminile che supera nella totali- tà dei casi il 50% delle presenze. I Paesi europei (circa 71%) risultano essere quelli di maggiore provenienza dei flussi studenteschi; segue al terzo posto il continente asiatico (11%). 26 Cfr. appendice statistica. 36
  • 37. LA MOBILITA’ DEI GIOVANI ITALIANI DELLE REGIONI OBIETTIVO 1 Tabella 10 - Laureati e Diplomati Universitari stranieri nelle Università italiane per continente di Studenti stranieri provenienza. Anno 2004 laureati ePaese di provenienza % di cui donne (%) diplomati in ItaliaUnione Europea 38,1 61,6Altri Paesi Europei 33,0 66,1Asia 11,0 53,5Africa 9,0 50,0Sud America 6,9 65,3Nord America 1,8 63,5Oceania 0,2 50,0Fonte: Elaborazione Isfol su dati MIUR. Sinteticamente, i Paesi da cui provengono i maggiori flussi migrato-ri per motivi di studio verso le Università italiane sono, nell’ordine, laGrecia, l’Albania e la Germania e le Università preferite quelle diMilano, Bologna e Roma. In particolare, la Grecia conta 633 laureati e diplomati universitaripresso le Università italiane. L’Albania conta 346 diplomati o laureati,pari quasi alla metà di quelli provenienti dalla Grecia. Al terzo posto siposiziona la Germania (189), al quarto la Svizzera (142) ed al quintoIsraele (141). È da sottolineare, a tal proposito, l’influenza su tali risul-tati del fattore relativo alla vicinanza geografica. Non è un caso, dun-que, se i valori con una certa rilevanza si registrano solo nei Paesidell’Unione Europea, ad eccezione del Camerun i cui laureati (112)sono presenti in ogni Università italiana. Diversa è la situazione degli italiani residenti all’estero che ritornanoin Italia per motivi di studio: ammonta a 197 il numero di laureatipresso le Università di Bologna, Torino e Milano. I Greci, invece, prefe-riscono gli Atenei di Napoli, Bologna e Roma; gli Albanesi: Bologna,Roma e Milano; i Tedeschi: Bolzano, Roma e Padova; gli Svizzeri:Milano, Padova e Roma; gli Israeliani, Roma, Milano e Bologna. Modificando la prospettiva di indagine e spostando l’attenzione sulleUniversità italiane con più laureati stranieri, si nota come gli Atenei prefe-riti siano quelli della Lombardia (706 laureati e diplomati universitari stra-nieri), dell’Emilia Romagna (550) e del Lazio (484); al Veneto (456) edalla Toscana (287) spettano rispettivamente il quarto e il quinto posto. Nella classifica provinciale, invece, Roma occupa il secondo postotra Milano e Bologna. Padova è la quarta provincia preferita dagli studen-ti stranieri, seguita da Torino; peculiare il decimo posto occupato dallacittà di Bari (con 85 laureati e diplomati universitari stranieri), nono-stante la vicinanza alla Grecia (che conta 50 laureati e diplomati uni-versitari in Italia). 37
  • 38. CAPITOLO 1 Studenti stranieri Tabella 11 - Sedi universitarie italiane preferite dagli studenti stranieri laureati e Anno 2004diplomati in Italia Posizione in graduatoria Regione Università 1 Lombardia Milano, Bergamo, Brescia, Insubria 2 Emilia Romagna Bologna, Ferrara, Modena, Parma 3 Lazio Roma, Tuscia 4 Veneto Padova, Verona, Venezia 5 Toscana Firenze, Pisa Siena Fonte: Elaborazione Isfol su dati MIUR. La preferenza da parte degli studenti stranieri a favore delle Università del Nord è indice, con molta probabilità, di un approccio lungimirante volto a considerare l’accessibilità in termini occupaziona- li nel mondo del lavoro in una fase successiva al conseguimento del ti- tolo di studio, oltre a lasciare emergere la probabile esistenza di mag- giori strutture di accoglienza e l’apertura del sistema formativo verso le Università di Paesi diversi. 1.2.5 Flussi di iscritti L’analisi sulla mobilità interna dei giovani laureati e diplomati univer- sitari del Mezzogiorno d’Italia nell’anno 2004 si va ad incrociare con l’in- dagine relativa ai flussi di studenti iscritti presso le Università italiane nel 200527. Come è accaduto per i laureati nel 2004, nell’83% circa delle provin- ce del Mezzogiorno le iscrizioni universitarie del 2005 si sono concentra- te verso le Università romane, che per il restante 17% del campione rap- presentano il secondo posto tra gli Atenei prescelti dai nuovi iscritti del Sud. Bisogna sottolineare, inoltre, che considerando i flussi di iscrizioni le preferenze della quasi totalità delle province del Mezzogiorno (93%) si concentrano sulle città di Roma, Bologna e Milano. Nella fattispecie, rap- presentano delle eccezioni alla regola le province di: Foggia, dove i gio- vani preferiscono spostarsi verso la vicina città di Chieti; Benevento, i cui studenti hanno preferito iscriversi per lo più presso l’Università del Molise; Caserta, dove la maggior parte dei nuovi iscritti universitari si spo- sta verso Cassino. Dal confronto tra i dati scaturiti dall’analisi dei giovani laureati del Mezzogiorno nelle Università del Centro-Nord e quelli dei giovani iscrit- ti, è possibile dunque affermare che esiste una sostanziale corrisponden- za, facendo eccezione per la già citata provincia di Agrigento dove al con- 27 Cfr. appendice statistica. 38
  • 39. LA MOBILITA’ DEI GIOVANI ITALIANI DELLE REGIONI OBIETTIVO 1sistente flusso di laureati nel 2004 presso l’Università di Pisa non corri- Flussi di iscrittisponde il flusso di iscritti nel 2005 che si orienta verso gli Atenei univer-sitari romani. Un’altra importante corrispondenza tra laureati ed iscritti (peraltro aconferma di un trend consolidato) si riscontra nella scelta fatta dagli stu-denti di tutte le province sia della Campania che della Puglia orientati-si verso l’Università di Chieti. Anche sul fronte delle iscrizioni la vicinanza geografica influisce signi-ficativamente sulla scelta dei giovani residenti nella provincia diBenevento, che si iscrivono prevalentemente presso l’Università del Molisee nella provincia di Caserta, che scelgono di iscriversi nell’Università diCassino. Analizzando i flussi degli iscritti nelle Università del Centro-Nord, se-condo la provincia di provenienza, tra i primi sette posti per mobilità diiscrizione ben quattro sono occupati da province pugliesi. In particola-re, sul totale dei giovani del Mezzogiorno che lasciano la propria provin-cia d’appartenenza per studiare nelle Università del Centro-Nord, l’8,5%proviene da Foggia, il 7,7% da Lecce, il 5,4% da Bari ed il 5,1% da Taranto. Tabella 12 - Province delle Regioni Obiettivo 1 con maggior numero di iscritti in Atenei centro- settentrionali (in %)PROVINCE TOTALE MASCHI FEMMINEFoggia 8,5 3,7 4,7Lecce 7,7 3,9 3,8Cosenza 6,8 3,0 3,8Potenza 5,5 2,4 3,1Bari 5,4 2,6 2,8Salerno 5,1 2,3 2,8Taranto 5,1 2,4 2,7Catanzaro 4,7 2,2 2,5Napoli 4,2 2,3 1,9Reggio Calabria 4,1 1,9 2,2Fonte: Elaborazioni Isfol su dati MIUR, 2005. Un dato degno di nota è la totale assenza, nei primi posti della classifi-ca, delle province delle isole che occupano le ultime posizioni nella clas-sifica elaborata. Tale fenomeno potrebbe essere determinato sia da proble-mi logistici legati ad elevati costi di trasferimento (eccessiva distanza trale province e le Università), che dalla presenza di una offerta formativamolto soddisfacente delle Università locali. Approfondendo l’aspetto del-la mobilità in termini di nuove iscrizioni universitarie a livello regionale ri-sulta, dunque, come anticipato a livello provinciale, che tra le RegioniObiettivo 1, la Puglia è quella che raggiunge la percentuale più alta di gio-vani emigrati nelle Regioni del Centro-Nord per motivi di studio. 39
  • 40. CAPITOLO 1Flussi di iscritti Seguono la Calabria e la Campania (anche se confrontando la me- dia delle province risulterebbe al secondo posto la Basilicata.) La Sicilia, invece, con una percentuale pari a 16,9%, occupa il quarto po- sto; tuttavia tale valore è condizionato dalla numerosità delle province siciliane; infatti, se si considera la media delle province o il valore singo- lo di ogni provincia facente parte della regione, il dato che ne scaturisce risulta poco significativo; in tal caso si collocherebbe al penultimo po- sto, superata dalla Basilicata e poco lontana dalla Sardegna. Tabella 13 - Regioni Obiettivo 1 con maggior numero di iscritti in Atenei centro-settentrionali (in %) REGIONE % Media provinciale Puglia 30,4 6,1 Calabria 19,3 3,9 Campania 18,3 3,6 Sicilia 16,9 1,9 Basilicata 8,4 4,2 Sardegna 7,2 1,8 Fonte: Elaborazioni Isfol su dati MIUR, 2005 1.2.6 Relazione tra laureati maschi e femmine residenti nelle aree Obiettivo 1 L’approfondimento statistico28 sul flusso di studenti29 del Mezzogiorno che si recano nelle Università del Centro-Nord per con- seguire una Laurea o un Diploma Universitario intende mettere in luce l’esistenza di una eventuale associazione tra le due variabili maschile e femminile. • Dal valore del coefficiente di correlazione lineare calcolato si evin- ce che tra le due variabili (maschile e femminile) esiste una rile- vante relazione lineare positiva30, elemento alquanto prevedibile dal momento che, come precedentemente evidenziato, la prefe- renza per talune Università del Centro-Nord da parte degli studen- ti del Mezzogiorno, non è riconducibile alla variabile sesso31. 28 Programma statistico utilizzato SPSS 14.0, indice di correlazione di Pearson e regressione lineare. 29 Tabella dati n°6 dell’appendice statistica allegata. 30 Coefficiente di correlazione lineare: r (x,y) = cov (X,Y)/ √(S2 S2 ) = 0,951 (momenti cen- x y trali) ; r (x,y) = (mxy - mx my) / [√(m2x - m21x) √(m2y - m21y)] = 0,951 (momenti all’origine). 31 Il diagramma scatter (o diagramma a dispersione), quale rappresentazione grafica partico- larmente efficace, evidenzia eventuali legami esistenti tra coppie di variabili. 40
  • 41. LA MOBILITA’ DEI GIOVANI ITALIANI DELLE REGIONI OBIETTIVO 1 • Anche graficamente è emersa una chiara relazione lineare, con Relazione tra pendenza positiva, tra le due variabili prese in considerazione. In laureati maschi e femmine residenti altri termini all’aumentare della componente maschile corrisponde nelle aree un rispettivo aumento della componente femminile. Si è procedu- Obiettivo 1 to, poi, allo studio di un modello di regressione lineare32 che ha evidenziato un buon legame tra le variabili maschio e femmina prese in considerazione, confermando la bontà dei risultati otte- nuti in precedenza.Figura 5 - Retta di Regressione laureati maschi (X) e femmine (Y)Fonte: Elaborazione ISFOL su dati Ufficio statistica MIUR - 2006. 32 La regressione formalizza il problema di una relazione funzionale della misurazione tra va-riabili, sulla base di dati campionari estratti da un’ipotetica popolazione infinita. OriginariamenteGalton utilizzava il termine come sinonimo di correlazione, tuttavia oggi in statistica l’analisi dellaregressione è associata alla risoluzione del modello lineare. Più formalmente, in statistica la regres-sione lineare rappresenta un metodo di stima del valore atteso condizionato di una variabile di-pendente, o endogena, dati i valori di altre variabili indipendenti, o esogene. I risultati ottenutisono: Dev (x) = 1.447.141,2; Codev (x,y) = 2.044.589; stime dei coefficienti di regressione : ß1 =Codev (x,y) / Dev (x) = 1,413 ; ß2 = ym - ß1 xm = - 122,259; l’equazione della retta di regressionestimata per spiegare il fenomeno è: Y = -122,259 + 1,413 X. 41
  • 42. CAPITOLO 11.2.7 Università preferite e tempo medio per laurearsi Ritornando ad analizzare il flusso dei giovani studenti dalle areeObiettivo 1 alle Regioni centro-settentrionali, si è voluto individuare iltempo medio impiegato per conseguire la laurea in relazione ancheall’incidenza economica sulle famiglie. A tal proposito sono state con-siderate le aree di provenienza dei giovani, nello specifico solo le pro-vince del Mezzogiorno dove è risultata significativa la mobilità verso ilCentro-Nord e come aree di destinazione, invece, sono state prese inconsiderazione le tre città universitarie che nel corso di indagine sonorisultate le preferite33: • Milano; • Bologna; • Roma.Per ciascuna di esse sono stati valutati i dati riguardanti le facoltà mag-giormente frequentate34: • Per Bologna, le Facoltà di Economia ed Ingegneria; • Per Milano, la distinzione tra il corso di laurea triennale e qua- driennale dell’Università Bocconi e le Facoltà di Medicina ed Economia dell’Università Cattolica; • Per Roma, le Facoltà di Giurisprudenza, Medicina e Chirurgia.Università di Bologna: tempi di conseguimento della laurea e ingressonel mondo dal lavoro Relativamente all’Università di Bologna sono stati considerati i dati ri-guardanti i laureati presso le Facoltà di Economia ed Ingegneria, confron-tando i tempi di laurea dei residenti nella provincia con quelli deglistudenti provenienti dalle province del Sud Italia. Dall’analisi dei lau-reati in Economia provenienti dalle aree Obiettivo 1, il tempo medioper laurearsi è risultato simile e in molti casi inferiore al tempo impie-gato dagli studenti residenti nella provincia di Bologna. Dall’analisi di genere emerge che gli studenti maschi provenientidalla provincia di Napoli, iscritti alla Facoltà di Economia, impiegano ilminor tempo (3,6 anni) per conseguire la laurea, rispetto agli altri stu-denti provenienti dal Mezzogiorno, di contro le studentesse napoleta-ne impiegano più tempo (6 anni). 33Cfr. appendice statistica. 34Per mancanza di dati non è stato possibile inserire nello studio sia le facoltà di Economia edi Medicina della Bocconi, che la facoltà di Psicologia e la media degli anni impiegati per conse-guire la laurea negli Atenei romani.42
  • 43. LA MOBILITA’ DEI GIOVANI ITALIANI DELLE REGIONI OBIETTIVO 1 La stessa analisi, rivolta ai laureati in Ingegneria per ripartizione geo- Universitàgrafica, mette in luce un tempo di laurea per il campione femminile non preferite e tempo medio perinferiore ad una media di 6 anni (per le donne provenienti dalle provin- laurearsice di Caserta, Catanzaro, Lecce), mentre gli studenti maschi riescono aconseguire la laurea in Ingegneria in un tempo medio di 5 anni (è il ca-so dei giovani provenienti dalla provincia di Salerno). Tabella 14 - Media degli anni impiegati per conseguire la laurea presso l’Università di Bologna. Per sesso, provincia di provenienza e facoltà. Anno 2004Province di provenienza Economia Ingegneria M F M FBologna 5,06 4,91 6,65 6,25Foggia 4,57 5,04 7,73 6,63Lecce 4,76 4,32 5,55 6,00Bari 4,39 4,67 6,11 7,25Napoli 3,56 6,00 n.d. n.d.Cosenza 5,08 5,31 6,76 10,00Taranto 5,06 5,27 7,64 7,00Salerno 3,85 4,33 5,00 11,50Potenza 5,06 5,69 5,35 n.d.Catanzaro 4,43 4,67 6,75 6,00Caserta 5,00 3,60 6,75 6,00Fonte: Elaborazione Isfol su dati Almalaurea. Analizzando il tempo medio che i laureati in Ingegneria ed Economiaimpiegano per entrare nel mercato del lavoro, le elaborazioni sono sta-te effettuate per la facoltà di Ingegneria su 5 sedi universitarie e per lafacoltà di Economia su 6 sedi universitarie, per gli anni 2004 e 2005. L’elaborazione dei dati sottolinea la diversa capacità di cooptare lau-reati da parte degli indotti economici del Nord e del Sud di Italia. Infatti, la lettura in chiave percentuale dei dati, evidenzia che gli stu-denti che hanno conseguito la laurea presso l’Università di Bologna, en-trano nel mondo del lavoro prima degli studenti che hanno consegui-to la laurea presso gli atenei del Mezzogiorno. Le percentuali di ingres-so dei laureati nella struttura occupazionale, ad un anno dal consegui-mento del titolo accademico, sono per l’Università di Bologna pari al 83%dei laureati di Ingegneria e al 65% dei laureati in Economia. Tali valoripercentuali vengono raggiunti dai laureati che conseguono il titolo ac-cademico presso gli atenei del Sud, solo dopo ben tre anni dal conse-guimento della laurea. 43
  • 44. CAPITOLO 1 Università Tabella 15 - Laureati che si inseriscono nella struttura occupazionalepreferite e tempo Per sede universitaria e tempo di inserimento - Anno 2004 Facoltà di Ingegneria medio per Facoltà di Ingegneria laurearsi Università di: 1 anno 3 anni 5 anni Bologna 83,00 89,50 98,40 Catania 76,40 90,50 94,90 Messina 33,30 85,70 94,10 Salerno 67,20 == == Basilicata 50,00 == == Facoltà di Economia Università di: 1 anno 3 anni 5 anni Bologna 65,20 83,80 94,50 Catania 42,20 68,40 89,70 Messina 43,30 56,40 83,90 Salerno 38,20 == == Sassari 52,10 72,90 == Bari 39,70 == == Fonte: Almalaurea. Tabella 16 - Laureati che si inseriscono nella struttura occupazionale Per sede universitaria e tempo di inserimento - Anno 2005 Facoltà di Ingegneria Università di: 1 anno 3 anni 5 anni Bologna 80,60 91,70 96,30 Catania 62,60 92,20 91,40 Messina 55,60 73,90 92,30 Salerno 66,00 == == Basilicata 80,00 == == Facoltà di Economia Università di: 1 anno 3 anni 5 anni Bologna 61,70 82,70 94,00 Catania 45,40 69,60 87,30 Messina 47,20 61,50 79,70 Salerno 34,40 == == Sassari 45,00 66,70 == Bari 48,50 66,20 == Fonte: Almalaurea. Tempo impiegato per laurearsi nelle Università Bocconi e Cattolica di Milano L’analisi dei dati effettuata sugli studenti delle Università di Bologna, è stata elaborata con gli stessi criteri metodologici sugli studen- ti della Bocconi e della Cattolica di Milano. Come già detto in precedenza, per la non disponibilità dei dati, per la Bocconi è stata effettuata la ripartizione tra il corso di laurea trienna- le e quadriennale, a differenza della seconda, dove la ripartizione è stata effettuata tra la Facoltà di Medicina ed Economia. 44
  • 45. LA MOBILITA’ DEI GIOVANI ITALIANI DELLE REGIONI OBIETTIVO 1 Dall’elaborazione emergono indicatori simili a quelli ottenuti presso Universitàle Università di Bologna: gli studenti provenienti dalle Regioni preferite e tempo medio perObiettivo 1, impiegano un tempo medio per laurearsi simile ed in laurearsimolti casi inferiore a quello dei giovani residenti. I valori riscontratipresso l’Università Bocconi tra le studentesse di Caserta e Cosenza(4,8 anni), che rappresentano le unità di analisi con il tempo mediopiù basso per laurearsi, confermano tale tendenza. Anche perl’Università Cattolica di Milano, sia per la Facoltà di Medicina che perquella di Economia, sono gli studenti provenienti dalle province dellearee Obiettivo 1 a laurearsi in tempi ridotti. In particolare le studentes-se in Economia ed in Medicina residenti a Catanzaro, Taranto eCosenza, per laurearsi impiegano in media quattro anni. Dai procedimenti elaborati sui dati dell’Università di Bologna e diMilano, è possibile formulare delle ipotesi per spiegare il minore tem-po impiegato per laurearsi da parte dei giovani del Mezzogiorno.Significativa potrebbe essere la presa di coscienza degli studenti circa laloro incidenza economica sul reddito delle famiglie di origine. Tale fe-nomeno potrebbe indurre gli studenti a frequentare i corsi universitaricon più responsabilità e dedizione, requisiti necessari per portare atermine il percorso universitario in tempi brevi. Tabella 17 - Media degli anni impiegati per conseguire la laurea presso l’Università Bocconi Per sesso e provincia di provenienza. Anno 2004Province di provenienza Percorso “TRIENNALE” Percorso “QUADRIENNALE” M F M FMilano 3,13 3,12 6,28 5,92Foggia 3,10 3,00 5,45 5,65Lecce 3,00 3,00 6,52 5,06Bari 3,00 3,35 6,11 5,51Napoli 3,00 3,00 5,70 4,86Cosenza 3,00 3,00 6,33 4,83Taranto 3,00 3,00 5,66 5,09Salerno 3,46 3,00 6,10 6,57Potenza 3,50 3,20 5,35 6,83Catanzaro 3,00 3,00 6,11 5,36Caserta 3,00 3,00 6,32 4,83Fonte: Elaborazione Isfol su dati Almalaurea. 45
  • 46. CAPITOLO 1 Università Tabella 18 - Media degli anni impiegati per conseguire la laurea presso l’Università Cattolica dipreferite e tempo Milano medio per Province Percorso normale laurearsi di provenienza Corso di laurea Diploma Universitario Laurea I° livello M F M F M F Milano 6,36 6,02 4,57 4,03 4,13 == Foggia 5,50 5,50 == == == == Lecce 4,33 4,50 == 3,00 3,00 Bari 6,00 6,33 == 4,00 == == Napoli == == 8,00 == == == Cosenza 5,50 7,00 == 3,00 3,00 == Taranto 4,50 4,00 == == 3,00 == Salerno == == == == == == Potenza 5,66 == == == 3,00 == Catanzaro == 4,00 == == == == Caserta == == == == 5,00 == Fonte: Elaborazione Isfol su dati Almalaurea. Tabella 19 – Media degli anni impiegati per conseguire la laurea presso l’Università Cattolica di Milano Province Percorso normale di provenienza Corso di laurea Diploma Universitario Laurea I° livello M F M F M F Milano == == == == 3,00 == Foggia 7,00 5,33 == 3,00 == == Lecce == 8,00 == == 3,00 Bari 4,00 == == 3,00 == == Napoli == == == == == == Cosenza 9,00 4,00 == == == == Taranto 8,50 4,00 == 3,00 == == Salerno 4,00 5,50 == 3,00 == == Potenza == == == 3,00 3,00 == Catanzaro == 6,50 == == == == Caserta 7,00 == == == == == Fonte: Elaborazione Isfol su dati Almalaurea. Tempo di inserimento nel mondo lavorativo: Università di Roma Per Roma, che si ricorda essere, insieme con le città di Bologna e Milano, una delle città preferite dai ragazzi sia per iscriversi che per conseguire una laurea, l’indagine ha inteso valutare il tempo di inseri- mento nel mondo lavorativo dopo aver conseguito una Laurea proprio in uno degli atenei della città. Le tabelle che seguono mettono in luce il fenomeno indagato per le facoltà di Giurisprudenza, Medicina e Chirurgia. Dai dati è evidente la facilità di impiego dei giovani laureati, nelle due facoltà considerate, presso le Università della città di Roma rispet- 46
  • 47. LA MOBILITA’ DEI GIOVANI ITALIANI DELLE REGIONI OBIETTIVO 1to ai colleghi che hanno studiato negli atenei delle Regioni Obiettivo Università1. Ciò vale sia per i dati pre-riforma che per quelli post-riforma, in cui so- preferite e tempo medio perno evidenti le differenze e le difficoltà d’inserimento nel mondo lavora- laurearsitivo soprattutto nel breve periodo, cioè fino a tre anni dal consegui-mento della Laurea. Tabella 20 - Laureati che si inseriscono nella struttura occupazionale Per sede universitaria e tempo di inserimento. Anno 2005 Facoltà di Giurisprudenza pre – riformaUniversità di: 1 anno 3 anni 5 anniRoma TRE 23,80 == ==Roma LUMSA 36,70 80,00 71,40Salerno 13,90 == ==Foggia 20,60 39,70 73,20Bari 20,40 43,90 ==Catanzaro 19,00 62,10 ==Reggio Calabria 25,00 == ==Messina 20,80 36,40 80,70Catania 13,80 50,90 76,30Sassari 18,80 50,60 ==Fonte: Elaborazione Isfol su dati Almalaurea. Tabella 21 - Laureati che si inseriscono nella struttura occupazionale Per sede universitaria e tempo di inserimento. Anno 2004 Facoltà di Giurisprudenza post - riformaUniversità di: 1 anno 3 anni 5 anniRoma LUMSA 52,40 == ==Bari 14,30 == ==Catanzaro 16,70 == ==Reggio Calabria == == ==Messina 28,60 == ==Catania == == == Facoltà di Medicina e Chirurgia post - riformaUniversità di: 1 anno 3 anni 5 anniRoma La Sapienza 89,40 == ==Catanzaro 27,30 == ==Messina 42,90 == ==Fonte: Elaborazione Isfol su dati Almalaurea.1.2.8 Sintesi delle caratteristiche della mobilità formativa in Italia Le analisi fin qui condotte evidenziano che la mobilità formativa èsostanzialmente determinata dalla qualità delle Università di destinazio-ne che esercitano una vera e propria attrazione per i giovani studenti delSud. 47
  • 48. CAPITOLO 1 Sintesi delle Nel contempo tale mobilità può essere considerata un’anticamera caratteristiche della mobilità lavorativa. della mobilità Infatti, dalle valutazioni effettuate si nota che l’ingresso nel mondo delformativa in Italia lavoro è facilitato in quei contesti in cui l’offerta lavorativa risulta esse- re meglio collegata all’offerta formativa. In particolar modo si è verifica- to che nelle province che sono poli di attrazione formativa (Roma, Milano e Bologna) si abbreviano i tempi di inserimento nel mondo la- vorativo dopo aver conseguito una laurea. In tal modo tali aree da poli di attrazione formativa potranno trasformarsi in poli di stanzialità, in cui i giovani dopo essersi formati restano per lavorare. Per confermare quanto fin qui assunto l’analisi è proseguita effettuan- do un’indagine CATI sui giovani in età lavorativa (18-33 anni). In questo modo si è cercato di mettere in luce se le province considerate oggi po- li di attrazione, grazie alla presenza di Università ritenute di prestigio, sia- no da annoverarsi anche come province in cui l’offerta lavorativa, soprat- tutto ad alta scolarizzazione, supporta l’offerta formativa. 1.3 Indagine sugli atteggiamenti dei giovani italiani nei confronti della mobilità 1.3.1 Obiettivi e modalità di indagine L’obiettivo dell’indagine è condurre alla descrizione dell’atteggia- mento dei giovani italiani verso la mobilità per motivi formativi e di la- voro fuori dai confini regionali, nonché descriverne la percezione nei confronti della provincia di residenza in termini di opportunità formazio- ne/lavoro. La metodologia utilizzata è l’indagine quantitativa C.A.T.I. (Computer Aided Telephone Interviewing)35. Target di riferimento è la popolazione italiana di età compresa tra i 18 ed i 33 anni (circa 12.870.000 al censi- mento 2001). Il questionario è stato condiviso con il Centro Risorse Nazionale per l’Orientamento, che da tempo indaga sull’atteggiamento dei giovani nei confronti della mobilità. Il campione utilizzato è di 1.600 unità con sovra – campionamento su 10 province del Sud – Isole: Cagliari, Cosenza, Catanzaro, Foggia, Lecce, Napoli, Palermo, Potenza, Reggio Calabria e Salerno. Il campio- 35 Condotta per l’ISFOL di Benevento tra il 3 luglio 2006 ed il 19 luglio 2006 dalle società Synergy Knowledge People S.r.l. e Tendentia S.r.l.. 48
  • 49. LA MOBILITA’ DEI GIOVANI ITALIANI DELLE REGIONI OBIETTIVO 1ne è stato realizzato per quote proporzionali rispetto alla popolazione Obiettivi edi riferimento secondo: modalità di indagine • fascia di età; • sesso; • area geografica d’appartenenza.Per ottimizzare la rappresentatività, i comuni dai quali estrarre i numeri ditelefono delle persone da intervistare sono stati stratificati considerando: • regione d’appartenenza; • numerosità della popolazione residente (tutti i capoluoghi di provincia); • percentuale di popolazione residente con meno di 33 anni. In totale sono stati scelti 248 comuni campione (punti campione),per ognuno dei quali i numeri telefonici sono stati estratti in modo ca-suale dagli archivi telefonici informatizzati dei comuni stessi e in nu-merosità proporzionale rispetto alla popolazione residente nello stratorappresentato. Per condurre le 1.600 interviste sono stati effettuati 60.191 contattitelefonici su 30.514 numeri distinti.1.3.2 Risultati generaliQuesti tre segmenti individuati: • No Mobilità; il 90% del campione dichiara di essere residente nel- la stessa regione di origine; • In Mobilità; l’8% sono giovani italiani che vivono in una regione differente dalla propria di origine; • Stranieri; il restante 2% che si sono trasferiti in Italia.Il 60% dei giovani “In Mobilità” sono originari del Sud – Isole (S-I), di cui: • il principale flusso di migrazione è verso il Nord – Ovest (N- O=42%); • il 65% è originario di piccoli comuni (con meno di 20.000 abitanti) ed il flusso principale di spostamento si muove verso comuni più grandi; • tra le 10 province del Sud – Isole in analisi, Cagliari è quella che re- gistra la più alta percentuale di giovani in mobilità (14%).Il 65% dei giovani “Stranieri” è rappresentato da donne, di cui: • hanno un’età compresa tra i 28 ed i 33 anni (67% vs. 43%); • sono coniugati in misura superiore alla media (28% vs. 16%); 49
  • 50. CAPITOLO 1Risultati generali • il 38% vive al Centro e il 35% al Nord – Ovest; • prediligono i piccoli comuni (il 66% vive in comuni con meno di 20.000 abitanti). Il 96% è soddisfatto dell’esperienza di mobilità, di cui: • il 77% lo considera uno spostamento definitivo, questo valore sa- le al 93% se si considerano i soli Stranieri; • i 3/ dei giovani che sono al di fuori della propria regione di origine 4 si sono trasferiti da più di 5 anni; • la maggioranza del campione sostiene di non essere intenzionata a ritornare nella propria regione d’origine. Solo il 31% degli “Stranieri” dichiara di essere disposto a ritornare nel proprio paese natale (gran parte per motivi familiari). Il 45% si trova fuori della propria regione per motivi familiari, di cui: • la seconda motivazione è per un contratto di lavoro a tempo inde- terminato (20%), questo è il principale motivo di trasferimento per gli “Stranieri” (40%); • il principale motivo di rientro è di tipo familiare (30%); • il 10% fornisce come motivazione di ritorno “perché amo la mia regione”. Il 57% degli intervistati ha un diploma di scuola superiore, di cui: • il 15% è universitario ed il 16% è laureato, non emergono signifi- cative differenze tra i tre segmenti; • il 22% dichiara di laurearsi o essersi laureato fuori della propria re- gione (il 62% se si osservano i soli giovani “In Mobilità”, questo dato, osservato congiuntamente con l’anzianità dello spostamento, porta a dire che spesso il trasferimento ha inizio al momento del- la scelta universitaria); • tra i motivi che portano a laurearsi troviamo: “maggiori prospettive di carriera” (34%), “apre la strada a lavori di interesse” (30%) e “per cultura/piacere” (28%); • ci si trasferisce per frequentare Università ritenute di prestigio (22%) e per l’assenza di specifiche facoltà all’interno della propria regione (20%); • la distribuzione del titolo di studio dei genitori degli intervistati è molto simile per padri e madri: circa il 13% ha un diploma di scuola elementare, circa il 33% ha un diploma di scuola media in- feriore, circa il 38% ha un diploma di scuola media superiore, cir- ca il 10% è laureato. 50
  • 51. LA MOBILITA’ DEI GIOVANI ITALIANI DELLE REGIONI OBIETTIVO 1Il 77% ritiene che il lavoro rispetta le proprie aspettative, di cui: Risultati generali • il 74% dichiara ripeterebbe il percorso formativo effettuato; • il 61% ritiene che l’attività lavorativa sia coerente con il proprio ti- tolo di studio (66% per i residenti del Nord – Ovest); • il 35% degli intervistati sono studenti, tra gli “Stranieri” sono più presenti le seguenti categorie: operaio (30%), casalinga (20%) e disoccupato (12%); • la maggioranza dei giovani (51%) ha trovato lavoro grazie ad ami- cizie/contatti personali (96% per gli stranieri, 57% per il Sud e Isole, 69% per i giovani tra 18 – 22 anni), il 5% ha richiesto una intermediazione politica, il 18% lavora perché ha risposto ad an- nunci e solo il 5% grazie ai centri per l’impiego; • circa un padre su 3 degli intervistati è pensionato, artigiani e profes- sioni simili per il 22% circa dei padri degli “Stranieri”, il 41% delle mamme del campione è casalinga, il 31% delle mamme degli “Stranieri” è operaio, agricoltore o artigiano.Il 75% è soddisfatto dell’offerta formativa della propria provincia di re-sidenza, di cui: • le persone in mobilità, sia italiani che “Stranieri”, sono più soddi- sfatte delle persone che risiedono nella propria regione d’origine; • i giovani residenti nel Sud – Isole sono meno soddisfatti del resto del campione (36% di insoddisfatti vs. 25% a totale campione); • le strutture formative sono il principale motivo di soddisfazione (39%) e il principale motivo di insoddisfazione (36%); • secondo il 71% dei giovani l’offerta formativa rispecchia la voca- zione del territorio provinciale, più sicuri di questa affermazione sono i giovani “In Mobilità” (88%), il 38% dei giovani del S – I for- niscono risposte negative (vs. 29% totale campione); • il 50% degli intervistati si dichiara soddisfatto delle strutture/servi- zi di orientamento, formazione e lavoro presenti nella provincia di residenza, i giovani “In Mobilità” contribuiscono in maniera positi- va alla soddisfazione (68% si considera soddisfatto); • solo il 29% dei residenti nel meridione si dichiara soddisfatto di questo particolare aspetto della propria provincia.Il 43% è soddisfatto dell’offerta lavorativa della propria provincia di re-sidenza, di cui: • i giovani “In Mobilità” e gli “Stranieri” sono più soddisfatti del resto del campione (54%); • l’86% dei residenti nel S – I si dichiara insoddisfatto, contraria- mente, il 70% dei residenti nel N – O è soddisfatto, le casalinghe e i disoccupati sono molto meno soddisfatti (40% per nulla soddi- sfatto) delle restanti categorie professionali; 51
  • 52. CAPITOLO 1 • motivo di soddisfazione (52%), ma al tempo stesso motivo di insod-Risultati generali disfazione (61%) è la tipologia e la quantità di offerta lavorativa della provincia; • per il 62% dei giovani intervistati (78% per i giovani residenti nel S – I) nella propria provincia di appartenenza esistono potenzialità inespresse, primo fra tutti il turismo (45%, 59% nel caso di resi- denti nel S – I), per gli “Stranieri” l’industria è la potenzialità da svi- luppare con priorità. 1.3.3 Segmentazione della popolazione Al fine di dare una lettura più completa del fenomeno i risultati di dettaglio vengono presentati per totale campione ed esperienza: il to- tale campione, per semplicità espositiva nelle pagine seguenti viene indicato come “Totale”; i giovani che (attualmente) risiedono nella propria regione d’origine, per semplicità espositiva nelle pagine se- guenti vengono indicati come “No Mobilità”; i giovani che (attualmen- te) risiedono fuori della propria regione d’origine, per semplicità espo- sitiva nelle pagine seguenti vengono indicati come “In Mobilità”; i gio- vani provenienti dall’estero, per semplicità espositiva nelle pagine se- guenti vengono indicati come “Stranieri”. Successivamente verrà presentata la segmentazione dei giovani in base allo stile di vita economico – culturale. Inoltre bisogna sottolinea- re che in tale indagine con il termine “residenza” si intenderà non la residenza legale, ma la regione dove attualmente si dichiara di trascor- rere la maggior parte del tempo. Al fine di offrire una descrizione più approfondita dei giovani, del loro rapporto con la mobilità e della loro percezione della provincia di residenza è stato possibile effettuare una segmentazione degli intervi- stati basandosi sullo stile di vita economico – culturale. I differenti gruppi rilevati presentano esperienze, motivazione ed esigenze diverse nei confronti della mobilità; la descrizione delle ca- ratteristiche di ogni segmento fornisce informazioni utili alla compren- sione dei giovani, del loro rapporto con la mobilità e con la provincia di appartenenza. Per l’analisi viene presentata: 1. spiegazione degli Assi della mappa su cui vengono rappresentati i gruppi; 2. posizione dei gruppi nella mappa ad assi ortogonali; 3. profilo dei residenti: consistenza, vissuto verso la mobilità, percezio- ne verso la provincia di residenza e profilo socio – demografico. Di seguito si riportano i grafici che sintetizzano i risultati. 52
  • 53. Figura 6 - Composizione degli assi L’asse verticale rappresenta inin modo L’asse verticale rappresenta modo 1. Gli Assi crescente il LIVELLO ECONOMICO- crescente il LIVELLO ECONOMICO- CULTURALE PERSONALE. CULTURALE PERSONALE . Elevato livello econ-culturale: Giovani Elevato livello econ-culturale: Giovani laureati o più con mestieri di alto profilo laureati o più con mestieri di alto profilo (avvocato, medico, ecc) (avvocato, medico, ecc) vs vs Basso livello econ-culturale: Giovani poco Basso livello econ-culturale: Giovani poco istruiti con professioni di basso profilo (operaio, istruiti con professioni di basso profilo (operaio, casalinga, ecc) casalinga, ecc) L’asse orizzontale rappresenta inin modo L’asse orizzontale rappresenta modo crescente il LIVELLO ECONOMICO- crescente il LIVELLO ECONOMICO- CULTURALE DELLA FAMIGLIA. CULTURALE DELLA FAMIGLIA . Elevato livello econ-culturale: Giovani con Elevato livello econ-culturale: Giovani con genitori laureati o più con mestieri di alto profilo genitori laureati o più con mestieri di alto profilo (avvocato, medico,ecc) (avvocato, medico,ecc) vs vs Basso livello econ-culturale: Giovani con Basso livello econ-culturale: Giovani con genitori poco istruiti con professioni di basso genitori poco istruiti con professioni di basso profilo (operaio, casalinga, ecc) profilo (operaio, casalinga, ecc)53 LA MOBILITA’ DEI GIOVANI ITALIANI DELLE REGIONI OBIETTIVO 1 Segmentazione della popolazione
  • 54. della popolazione Segmentazione Figura 7 - Segmentazione della popolazione54 CAPITOLO 1 2. Posizione dei gruppi Giovani con medio Giovani con elevato Giovani con elevato Giovani con medio livello economico- livello economico- livello economico- livello economico- culturale culturale culturale culturale Il volume del parallelepipedo rappresenta la consistenza del gruppo La percentuale rappresenta la Giovani con basso Giovani con basso % consistenza del gruppo ed è livello economico- livello economico- riferita a 1.464 intervistati. culturale culturale
  • 55. LA MOBILITA’ DEI GIOVANI ITALIANI DELLE REGIONI OBIETTIVO 1 Segmentazione della popolazione 3. Profilo dei gruppiFigura 8 - Composizione dei gruppi in valori percentuali 55
  • 56. della popolazione Segmentazione Figura 9 - Descrizione gruppo “Ordinari”56 CAPITOLO 1 * PROFILO DEMOGRAFICO Sono tutti italiani. La distribuzione per sesso, età, area geografica di residenza e origine è in linea con il totale campione. Da rilevare che il 50% è originario e vive in piccoli comuni con meno di 20.000 abitanti. ESPERIENZE DI MOBILITÀ Il 92% appartiene ai “NO Mobilità”. Le persone “IN Mobilità” lo sono per motivi universitari, nello specifico per assenza di facoltà nella propria regione (25% vs 6% totale campione). Si sono trasferiti da poco (il 12% - di 6 mesi fa) o da molto (l’85% + di 5 anni fa) tempo. Non considerano lo spostamento come definitivo (36%). Sarebbero disposti a tornare se trovassero un lavoro che piace (36%) e perché amano la propria regione (19%). STUDIO Mediamente più istruiti del totale campione: il 68% ha un diploma di scuola superiore e il 30% ha una laurea o si sta laureando. Chi ha intrapreso gli studi universitari lo ha fatto per avere maggiori prospettive di carriera (42%); il 47% ritiene che il proprio corso di laurea non è coerente con l’offerta lavorativa della regione. Studiano fuori regione di origine per il prestigio dell’Università e per assenza di facoltà di interesse (risp. 26% e 30%). pari a circa Basso il livello di istruzione dei propri genitori: più dell’85% dei padri e delle madri ha un 3.119.000 titolo elementare o di scuola media inferiore. giovani PROFESSIONE tra i 18 e i 33 anni Il 40% è studente, il 36% è impiegato. Ha trovato lavoro attraverso annunci o inviando di età autonomamente il proprio CV (30%). Molto soddisfatti della coerenza degli studi con il tipo di lavoro e delle proprie aspettative lavorative; chiaramente ripeterebbero il percorso formativo (51% sicuramente). Figli di pensionati (43% padri), casalinghe (56% madri) o operai (23% padri, 10% madri). PERCEZIONE DELLA PROVINCIA DI RESIDENZA Non si differenziano dal totale campione per soddisfazione delle opportunità di lavoro, potenzialità inespresse e offerta formativa.
  • 57. Figura 10 - Descrizione gruppo “Emergenti” * PROFILO DEMOGRAFICO La distribuzione per sesso non è significativamente differente dal totale campione. Giovani con meno di 22 anni (31%), non coniugati (91%), il 30% risiede ed è originario nel N-O. ESPERIENZE DI MOBILITÀ Il 93% appartiene ai “NO Mobilità”. Il 60% delle persone “IN Mobilità” si è trasferito per necessità familiari e il 20% per maggiori posti di lavoro; il 90% da più di 5 anni. Molto soddisfatti dell’esperienza (43%), non sarebbero disposti a tornare nella regione di origine (35%). STUDIO Leggermente più istruiti del totale campione: 80% ha un diploma di scuola superiore. Il 60% dei laureati/laureandi ritiene che il proprio corso non sia coerente con l’offerta lavorativa della regione di residenza. Anche i genitori possiedono principalmente un titolo di scuola superiore: 68% dei padri, 63% delle madri. PROFESSIONE Il 46% è studente e il 16% è in cerca di occupazione. In linea con il totale campione per quanto riguarda la soddisfazione della coerenza del lavoro con lo studio e per quanto riguarda i propri desideri e aspettative. pari a circa I papà sono impiegati (32%), commercianti (9%), così come le mamme (27% impiegate, 2.932.000 6% commercianti); inoltre il 41% delle madri sono casalinghe. giovani PERCEZIONE DELLA PROVINCIA DI RESIDENZA tra i 18 e i 33 anni Non si differenziano dal totale campione per soddisfazione delle opportunità di lavoro e di età offerta formativa, mentre ritengono che l’offerta formativa rispecchia la vocazione del territorio. Come potenzialità inespresse citano il turismo (51%).57 LA MOBILITA’ DEI GIOVANI ITALIANI DELLE REGIONI OBIETTIVO 1 Segmentazione della popolazione
  • 58. della popolazione Segmentazione Figura 11 - Descrizione gruppo “Svantaggiati”58 CAPITOLO 1 * PROFILO DEMOGRAFICO Donne (53%); tra i 28 e i 33 anni (47%); il 28% è coniugato; il 47% risiede al Sud e Isole in piccoli comuni (54% in comuni con meno di 20.000 ab.). ESPERIENZE DI MOBILITÀ L’88% appartiene ai “NO Mobilità”. Il 5% è “Straniero”. Il 42% delle persone “IN Mobilità” si è trasferito per un contratto di lavoro a tempo indeterminato, per maggiori possibilità di guadagno (25%) e prospettive di carriera (20%). Non totalmente soddisfatti dello spostamento; il 78% lo ritiene uno spostamento sicuramente definitivo e il 35% non sarebbe disposto a tornare nella propria regione di origine per nessun motivo. STUDIO Titolo di studio inferiore alla media del campione: il 32% possiede un diploma di scuola media inferiore; solo il 2% ha una laurea o si sta laureando. Il 90% dei padri e il 95% delle madri ha un titolo di studio inferiore o uguale alla scuola media inferiore. PROFESSIONE Disoccupati (35%), operai (27%) e casalinghe (11%); il 60% di chi lavora lo deve a conoscenze/amicizie. Il 38% non ritiene per nulla coerente il suo lavoro con il titolo di studio conseguito; il lavoro non rispecchia le proprie aspettative (30% poco o per nulla). * pari a circa I papà sono: pensionati (40%) o operai (29%); le mamme: casalinghe (56%), operaie 2.091.000 (15%) o pensionate (15%). giovani PERCEZIONE DELLA PROVINCIA DI RESIDENZA Per nulla soddisfatti delle opportunità di lavoro della propria provincia di residenza (32%); tra i 18 e i 33 anni in linea con il totale campione per la soddisfazione dell’offerta formativa e delle strutture di età e servizi d’orientamento.
  • 59. Figura 12 - Descrizione gruppo “Spettatori” * PROFILO DEMOGRAFICO Donne (54%); tra i 28 e i 33 anni (50%); il 34% è coniugato; il 7% proviene dall’estero. ESPERIENZE DI MOBILITÀ Il 7% è “Straniero”, di questi il 70% si è spostato per necessità familiari da più di 5 anni (80%). Gli “IN Mobilità” sono soddisfatti di questa esperienza (100%) e lo ritengono uno spostamento definitivo (93%), anche se sarebbero disposti a tornare nella propria regione di origine (62%) trovando un lavoro di interesse (34%). STUDIO Titolo di studio inferiore alla media del campione: il 36% possiede un diploma di scuola media inferiore; solo il 2% ha una laurea o si sta laureando. I titoli di studio dei propri genitori sono in media con il totale campione. PROFESSIONE Operai (47%) e casalinghe (36%); chi lavora lo fa da meno di 6 mesi (21%) e ha trovato lavoro grazie ad amicizie (60%). Il 45% non ritiene per nulla coerente il lavoro con il titolo di studio conseguito; il lavoro non rispecchia le proprie aspettative (40% dichiara poco o per nulla) e il 30% sicuramente non ripeterebbe il percorso formativo. I papà sono impiegati (28%), le mamme sono casalinghe (50%). PERCEZIONE DELLA PROVINCIA DI RESIDENZA * pari a circa Non si differenziano dal totale campione per soddisfazione su: opportunità di lavoro, 908.000 offerta formativa e informazioni delle strutture di orientamento. giovani tra i 18 e i 33 anni di età59 LA MOBILITA’ DEI GIOVANI ITALIANI DELLE REGIONI OBIETTIVO 1 Segmentazione della popolazione
  • 60. della popolazione Segmentazione Figura 13 - Descrizione gruppo “Agiati”60 CAPITOLO 1 * PROFILO DEMOGRAFICO Uomini (60%), giovani (73% ha – di 28 anni), non coniugati (95%); vivono in grandi comuni (50% in comuni con + di 50.000 ab.) ESPERIENZE DI MOBILITÀ Il 90% appartiene ai “NO Mobilità”. Le persone “IN Mobilità” lavorano in maniera occasionale o a tempo determinato (risp. 13% e 12%). Trasferiti da 1 a 5 anni (60%). Dichiarano di averlo fatto per cultura (30%) e stile di vita (21%). Si dichiarano per nulla soddisfatti dell’esperienza (8%) e non considerano questo come uno spostamento definitivo (66%). Disposti a tornare nella regione di origine per una prospettiva di carriera migliore (15%). STUDIO Molto più istruiti del totale campione: 25% universitario, 28% laureato; hanno scelto l’Università perché ritenuto necessario (16%) o per continuare il lavoro dei genitori (8% vs 1% del tot. campione). Di coloro che hanno studiato fuori dai confini regionali: il 15% ha studiato all’estero e il 14% nelle Marche; il 20% non cita nessun motivo specifico che lo ha portato fuori regione. I padri sono laureati (71%), così come le madri (65%). PROFESSIONE Il 60% è studente; il 60% di chi lavora ha trovato un impiego grazie ad amicizie e il 10% dichiara per “intermediazione politica”. Sono molto soddisfatti della coerenza tra propri * pari a circa studi e lavoro, inoltre trovano appagate le loro aspettative (40%, in entrambi i casi, i 1.473.000 molto soddisfatti), anche se il 20% non ripeterebbe il proprio percorso formativo. giovani Figli di professionisti (28%), imprenditori (14%), professori (8%) e medici (6%), con madri insegnanti (37%) o impiegate (24%). tra i 18 e i 33 anni PERCEZIONE DELLA PROVINCIA DI RESIDENZA di età Non si differenziano dal totale campione per soddisfazione su: opportunità di lavoro, potenzialità inespresse della provincia, offerta formativa. Sono insoddisfatti delle informazioni delle strutture di orientamento (20%), principalmente a causa della professionalità del personale.
  • 61. Figura 14 - Descrizione gruppo “Delfini” * PROFILO DEMOGRAFICO La distribuzione per sesso, età, area geografica di residenza e origine è in linea con il totale campione. Lo stato civile del 90% è libero. ESPERIENZE DI MOBILITÀ L’89% appartiene ai “NO Mobilità”. Il 18% delle persone “IN Mobilità” si è trasferito per la possibilità di una maggiore specializzazione e sono soddisfatti di questa esperienza (48% si dichiara molto soddisfatto). STUDIO La quasi totalità di questo segmento (88%) è universitario o possiede una laurea; il restante 12% ha un diploma di scuola superiore. Il 60% di chi ha deciso di laurearsi ritiene che il corso sia coerente con l’offerta lavorativa della regione di residenza. È invece in media, rispetto al totale campione, il titolo di studio dei propri genitori. PROFESSIONE Studenti (47%), liberi professionisti (20%) e imprenditori (4%); da notare la totale assenza di operai e casalinghe. Chi lavora lo fa da più di un anno (85%) e ha trovato lavoro grazie ad auto-candidature ed annunci (25%). Ritengono che la propria attività lavorativa sia molto coerente con i titoli di studio effettuati (45%), rispecchia molto le proprie aspettative (36%) e la quasi totalità ripeterebbe il percorso formativo (85%). * pari a circa I papà sono impiegati (34%), le mamme sono impiegate (30%) o insegnanti (17%). Da 2.346.000 notare anche la presenza di imprenditori (8%) e commercianti (6%). giovani PERCEZIONE DELLA PROVINCIA DI RESIDENZA tra i 18 e i 33 anni Non si differenziano dal totale campione per soddisfazione delle opportunità di lavoro. di età L’8% cita l’ambiente (salvaguardia e miglioramento) tra le potenzialità inespresse. Molto soddisfatti dell’offerta formativa (27%), ritengono che questa rispecchi la vocazione del territorio (76%).61 LA MOBILITA’ DEI GIOVANI ITALIANI DELLE REGIONI OBIETTIVO 1 Segmentazione della popolazione
  • 62. CAPITOLO 11.3.4 Dettaglio su alcune province Nella tabella che segue si evidenziano i risultati dell’indagine CATIeffettuata attraverso la somministrazione di alcune domande specifi-che in 10 province del Mezzogiorno identificate, nei paragrafi prece-denti, come le province in cui la mobilità formativa risulta maggiore. Datale focus si evidenzaino alcuni dati importanti elencati di seguito. Il campione dei residenti della provincia di Cagliari è meno soddi-sfatto del totale campione del “Sud-Isole” per la coerenza tra studio/lavoro e per l’offerta formativa; inoltre ritengono che la provincia abbiauna potenzialità turistica inespressa (80%). I residenti di Palermo ritengono che la provincia non abbia eccessi-ve potenzialità inespresse; sono più soddisfatti, rispetto agli altri resi-denti del “Sud-Isole”, dell’offerta formativa della provincia. I giovani intervistati di Cosenza e Reggio Calabria sono insoddisfattidelle opportunità di lavoro della provincia di appartenenza. Infine, a Salerno si nota una soddisfazione per il lavoro e la formazio-ne, superiore alle altre province del “Sud-Isole” in analisi.62
  • 63. Tabella 22 - Focus su 10 province delle Regioni Obiettivo 1 Valori MEDI: 4= Molto o Sic. Si … 1= Per Nulla o Sic. NO AREA PROVINCIA DI RESIDENZA Totale S-I NA SA PZ FG LE CS RC CZ PA CA Valori MEDI Ba s e 773 247 33 23 18 18 18 27 19 20 14 21 d32 La sua attività è coerente con il tipo di tit di studio conseguito? 2,68 2,68 2,52 2,70 2,67 2,72 2,67 2,78 3,05 2,70 2,64 2,29 d33 Rispecchia i propri desideri e aspettative? 2,98 2,97 2,76 3,30 2,83 2,67 3,50 2,67 3,26 2,90 2,79 2,71 d34 Ripeterebbe il suo percorso formativo? 3,04 2,99 3,27 3,22 3,11 3,22 2,83 3,11 3,11 2,95 3,00 2,52 Valori MEDI Ba s e 1.600 615 80 73 46 40 44 53 43 43 43 48 d37 È soddisfatto delle opportunità di lavoro della sua prov di res? 2,27 1,72 1,65 1,90 1,80 1,58 1,61 1,51 1,40 1,86 1,53 1,58 Valori % Ba s e 1.600 615 80 73 46 40 44 53 43 43 43 48 d39 Secondo lei esistono potenzialità del territorio inespresse? SI 62,4% 77,9% 72,5% 83,6% 82,6% 77,5% 88,6% 86,8% 76,7% 83,7% 65,1% 83,3% d40 Qua li? T u r is m o 44,8% 58,7% 60,3% 62,3% 63,2% 40,0% 61,5% 70,5% 78,8% 62,9% 60,7% 79,5% Valori MEDI Ba s e 1.600 615 80 73 46 40 44 53 43 43 43 48 d41 È soddisfatto dellofferta formativa della sua prov di res? 2,87 2,66 2,73 2,66 2,65 2,48 2,84 2,77 2,47 2,53 2,86 2,29 d43 Rispetta la vocazione del territorio? 2,85 2,69 2,70 2,58 2,72 2,93 2,66 2,77 2,79 2,84 2,77 2,73 d44 È soddisfatto delle strut/serv di orientamento, form e lavoro? 2,45 2,11 2,09 2,14 2,17 1,88 2,14 1,94 1,67 2,21 2,12 1,9263 LA MOBILITA’ DEI GIOVANI ITALIANI DELLE REGIONI OBIETTIVO 1 Dettaglio su alcune province
  • 64. Figura 15 - Provenienza intervistati64 CAPITOLO 1 ci commentati. Area geografica di origine Area geografica di residenza Totale 23,2% 17,0% 17,1% 40,4% 2,3% Totale 25,2% 17,9% 18,5% 38,4% NO Mobilità 24,0% 18,1% 18,1% 39,8% NO Mobilità 24,0% 18,1% 18,1% 39,8% 1.3.5 Dettaglio dei risultati IN Mobilità 21,1% 9,9% 9,7% 59,3% IN Mobilità 37,2% 16,0% 24,9% 21,9% Stranieri 100,0% Stranieri 35,4% 16,3% 10,6% 37,7% 0% 20% 40% 60% 80% 100% 0% 20% 40% 60% 80% 100% Nord-Ovest Nord-Est Centro Sud e Isole Estero Nord-Ovest Nord-Est Centro Sud e Isole Il 60% dei giovani “IN Mobilità”è originario del Sud e Isole; analizzando questa informazione congiuntamente con la distribuzione per area di residenza, si nota come il Nord-Ovest sia la zona che “attira”maggiormente i giovani “IN Mobilità”e gli “Stranieri”. La distribuzione dei “NO Mobilità”è invece simile a quella del totale campione. Da notare che il 60% delle casalinghe e il 47% dei disoccupati intervistati è originario e risiede nel meridione. La maggioranza degli originari del N-O in mobilità sono studenti. (Base: Totale=1.600; NO Mobilità=1.442; IN Mobilità=121; Stranieri=37) Di seguito si riporta il dettaglio dei risultati rappresentato con grafi-
  • 65. Figura 15 - Provenienza intervistati Sesso Età Stato civile Totale 50,4% 49,6% Totale 25,4% 31,8% 42,8% Totale 84,5% 15,5% NO Mobilità 50,8% 49,2% NO Mobilità 25,8% 32,0% 42,2% NO Mobilità 84,6% 15,4% IN Mobilità 50,0% 50,0% IN Mobilità 18,7% 35,4% 45,9% IN Mobilità 87,0% 13,0% Stranieri 35,3% 64,7% Stranieri 29,7% 12,9% 57,4% Stranieri 72,2% 27,8% 0% 20% 40% 60% 80% 100% 0% 20% 40% 60% 80% 100% 0% 20% 40% 60% 80% 100% Uomo Donna 18-22 23-27 28-33 Libero Coniugato Analizzando i dati demografici dei tre gruppi, è da notare che un terzo dei giovani “Stranieri”è donna, hanno un’età più elevata del resto del campione e il 28% dichiara di essere coniugato. Per i restanti segmenti, invece, non si registrano significative differenze rispetto al totale campione. (Base: Totale=1.600; NO Mobilità=1.442; IN Mobilità=121; Stranieri=37)65 LA MOBILITA’ DEI GIOVANI ITALIANI DELLE REGIONI OBIETTIVO 1 risultati Dettaglio dei
  • 66. risultati Dettaglio dei Figura 17 - Dati demografici sull’area di origine e di residenza66 CAPITOLO 1 Ampiezza centro di origine (abitanti/000) Ampiezza centro di residenza (abitanti/000) Totale 47,7% 19,8% 12,6% 19,9% Totale 47,3% 19,9% 12,6% 20,2% NO Mobilità 47,5% 19,9% 12,7% 19,9% NO Mobilità 47,5% 19,9% 12,7% 19,9% IN Mobilità 64,5% 11,3% 24,2% IN Mobilità 36,2% 24,7% 12,4% 26,7% Stranieri n.d. Stranieri 65,9% 8,8% 8,6% 16,7% 0% 20% 40% 60% 80% 100% 0% 20% 40% 60% 80% 100% 0-20 20-50 50-150 150 e oltre 0-20 20-50 50-150 150 e oltre Un terzo dei giovani “IN Mobilità”è originario di comuni con meno di 20.000 abitanti; guardando alla distribuzione per ampiezza centro di residenza, si nota come una parte significativa di questo gruppo sia “confluita”in comuni medio/grandi. Meno attesa la distribuzione degli “Stranieri”, i quali risiedono principalmente nei piccoli comuni. La maggioranza delle casalinghe è originario e risiede in comuni con meno di 20.000 abitanti. (Base: Totale=1.600; NO Mobilità=1.442; IN Mobilità=121; Stranieri=37)
  • 67. Figura 18 - Flussi di mobilità Focus: Flusso area origine area Focus: Mobilità per provincia di origine residenza Base: 70 Area Origine Area Residenza % Salerno 9,7% Sud e Isole Nord-Ovest 41,9% Napoli 9,0% Sud e Isole Centro 25,7% Palermo 8,6% Sud e Isole Nord-Est 12,8% Sud e Isole Sud e Isole 19,6% Catanzaro 6,9% La classifica della mobilità per provincia Base: 70 di origine mostra che a Salerno Cagliari 6,9% Area Origine Area Residenza % appartiene il 10% dei giovani “IN Reggio Calabria 4,1% Mobilità” originari del Sud e Isole, a Estero Centro 37,7% seguire Napoli e Palermo (9%), mentre Foggia 2,8% Estero Nord-Ovest 35,4% la provincia con la + alta % di giovani Potenza 2,1% “IN Mobilità” è Cagliari (14%). Estero Nord-Est 16,3% Estero Sud e Isole 10,6% Cosenza 1,4% Base: 37 Lecce 1,4% Altre 47,1% Il 42% dei giovani “IN Mobilità”originari del Sud e Isole si è trasferito nel Nord-Ovest, mentre un quinto circa si è spostato in altre regioni del 0% 10% 20% 30% 40% 50% meridione. Il 73% dei giovani “Stranieri” risiede nel Centro/Nord-Ovest.67 LA MOBILITA’ DEI GIOVANI ITALIANI DELLE REGIONI OBIETTIVO 1 risultati Dettaglio dei
  • 68. risultati Dettaglio dei Figura 19 - Dettaglio delle motivazioni che hanno indotto la mobilità68 Attuale situazione di mobilità d7. Perché non risiede nel luogo di origine? * CAPITOLO 1 90,1% 44,6% Necessità familiari 19,7% Contratto lavoro INDET 6,4% Università 6,3% 2,3% Lavoro (contratto non spec.) NO Mobilità 7,6% 5,5% IN Mobilità Altro Stranieri 4,1% Contratto lavoro DET 3,2% Studi di scuola superiore Il 90% dei giovani dichiara di risiedere nella stessa regione di origine. Circa il 44% degli intervistati 2,3% Stage Aziendale “IN Mobilità”si è spostato per motivi familiari 2,2% Formaz. tecnica specifica (questi sono principalmente studenti e 1,9% casalinghe). Il primo motivo che ha portato gli Contr. intermittente “Stranieri” in Italia è un contratto a tempo in 1,9% Visita di amici e/o parenti determinato. Da notare che gli stage aziendali 0,6% sono citati solo dagli italiani. Contratto a Progetto 0,6% Lavoro stag./occas./nero 0,6% Studio (non spec.) 0% 10% 20% 30% 40% 50% Totale (Base = 158) IN Mobilità (Base = 121) Stranieri (Base = 37) (Base: Totale=1.600; NO Mobilità=1.442; IN Mobilità=121; Stranieri=37) * risponde solo se “IN Mobilità” o “Straniero”
  • 69. Figura 20 - Durata della mobilità d8. Da quanto tempo si trova nell’attuale luogo di d9. Per quali motivi si è spostato dalla Sua residenza? * regione di origine? * (**) 4,7% 49,9% 3,7% Motivi familiari Totale 8,8% 12,4% 7,0% Numero di posti di lavoro 75,8% 9,2% Assenza corsi studio di interesse 5,3% 8,6% 4,8% Più guadagni IN Mobilità 6,2% 6,6% 6,5% Più prospettive di carriera 77,2% Eccezion fatta per le necessità fami- 6,0% Più possibilità di specializzazione liari (nominate principalmente da 2,8% 5,6% studenti e casalinghe), le motivazio- Lo stile di vita Stranieri 17,5% 3,7% ni di spostamento appaiono molto La cultura 8,4% frammentate. Si nota come gli 71,3% 3,4% Situazione generale migliore “Stranieri” si aspettano maggiori 0% 20% 40% 60% 80% 2,3% guadagni rispetto agli “Italiani IN La qualità della vita Mobilità”. Meno di 6 mesi Tra 6 mesi e 1 anno Tra 1 e 3 anni 1,7% No università di prestigio Tra 3 e 5 anni Più di 5 anni 1,0% Fare esperienza diversa La maggioranza degli intervistati che non risiedono 4,7% Altro nella propria regione di origine si è trasferita da più 4,0% di 5 anni. Da notare che il 18% degli “Stranieri” ha Non sa/non indica raggiunto l’Italia tra 1 e 3 anni fa. 0% 10% 20% 30% 40% 50% 60% Totale IN Mobilità Stranieri (Base: Totale=153; IN Mobilità=117; Stranieri=36) * risponde solo se “IN Mobilità” o “Straniero”, non per “Visita ad amici e/o parenti” ** Multipla69 LA MOBILITA’ DEI GIOVANI ITALIANI DELLE REGIONI OBIETTIVO 1 risultati Dettaglio dei
  • 70. risultati Dettaglio dei Figura 21 - Grado di soddisfazione e valutazione del proprio spostamento70 d10. È soddisfatto di questa esperienza? * d11. Considera questo come uno spostamento CAPITOLO 1 definitivo? * 2,1% 1,9% 2,8% 4,3% 2,3% 1,3% 5,6% 6,0% 5,5% 2,8% 17,1% 21,5% 23,7% Per nulla Sicur. NO 56,7% 56,9% 56,1% Poco 25,9% Prob. NO 26,5% 97% Abbastanza Prob.SI 96% 92% 93% Molto 77% Sicur.SI 73% 69,2% 51,5% 46,0% 38,9% 39,9% 35,6% Totale IN Mobilità Stranieri Totale IN Mobilità Stranieri Quasi la totalità degli intervistati si dichiara soddisfatto dell’esperienza di mobilità. I giovani originari del Nord-Ovest sono più soddisfatti del resto del campione. Le casalinghe, invece, si rivelano meno soddisfatte dei restanti intervistati. La maggioranza considera lo spostamento come definitivo; significativamente più elevata (69%), rispetto ai giovani Italiani, la % di “Stranieri” che valuta lo spostamento come definitivo. 1/4 degli studenti originari del Sud e Isole non considerano questo spostamento come definitivo. (Base: Totale=153; IN Mobilità=117; Stranieri=36) * risponde solo se “IN Mobilità” o “Straniero”, non per “Visita ad amici e/o parenti”
  • 71. Figura 22 - Valutazione delle possibilità di rientro d12. Sarebbe disposto a ritornare nella Sua d13. Per quali motivi sarebbe disposto a tornare nella regione di origine? * Sua regione di origine? ** Motivi familiari (costruzione 29,1% nucleo familiare, …) 29,8% 26,2% Trovare un lavoro sicuro che 23,4% 41,7% mi piace 17,9% Sicuramente NO Per nessun motivo particolare 24,7% 25,3% 9,4% Probabilmente NO Perché amo / mi piace la mia regione 27,0% Probabilmente SI Guadagno più elevato rispetto 8,5% Dopo i motivi familiari, il tro- 28,5% allattuale vare un lavoro di interesse è 45%26,2% 49% Sicuramente SI Avere una prospettiva di 7,9% la motivazione che spinge- 31% 18,6% carriera migliore rebbe i giovani a tornare nella Migliorare la qualità della vita 3,4% 18,7% 20,6% regione d’origine. Da notare 12,7% (meno traffico, aria pulita…) Cambiamento situazione che nessun “originario”del N- 2,6% generale (economica, politica, O cita tra i motivi “l’amore Totale IN Mobilità Stranieri sociale) 0,9% per la propria regione”. Migliori infrastrutture La maggioranza del campione sostiene di non essere intenzionata a ritornare nella 8,0% Altro propria regione d’origine. Solo il 31% degli 6,6% “Stranieri” dichiara di essere disposto a Non sa/non indica tornare nel proprio paese natale (gran parte per motivi familiari). 0% 10% 20% 30% 40% 50% Totale (Base = 120) IN Mobilità (Base = 94) Stranieri (Base = 26)° (Base: Totale=153; IN Mobilità=117; Stranieri=36) °Per l’esigua numerosità, si consiglia una lettura qualitativa * risponde solo se “IN Mobilità” o “Straniero”, non per “Visita ad amici e/o parenti” ** multipla risponde solo se “SICURAMENTE SI” o “PROBABILMENTE SI” a d1271 LA MOBILITA’ DEI GIOVANI ITALIANI DELLE REGIONI OBIETTIVO 1 risultati Dettaglio dei
  • 72. risultati Dettaglio dei Figura 23 - Titolo di studio degli intervistati72 d21. Mi potrebbe indicare il Suo titolo di studio? CAPITOLO 1 0,4% 0,3% 16,2% Totale 15,0% 56,7% 10,8% 0,5% 0,4% 0,3% 16,3% NO Mobilità 14,7% Il 16% del campione dichiara di essere in 57,2% possesso di un diploma di laurea. Un quinto delle 10,6% 0,5% persone “IN Mobilità” è universitario.Gli “Stranieri”, 0,8% in media, presentano un livello di istruzione 0,8% 15,4% inferiore rispetto al resto del campione. Il Nord- IN Mobilità 20,6% Est è l’area dove risiede la più alta percentuale di 48,3% 14,2% laureati (22%). Infine, risulta che circa il 20% dei disoccupati ha una laurea o titoli superiori. 17,7% Stranieri 10,8% 61,5% 10,1% 0% 20% 40% 60% Master Dottorato di ricerca Laurea Universitario Medie superiori Medie inferiori Nessuno/elementare (Base: Totale=1.600; NO Mobilità=1.442; IN Mobilità=121; Stranieri=37)
  • 73. Figura 24 - Motivazione e valutazione della propria formazione d22. Per quali motivi ha deciso di laurearsi? * ° d23. Secondo Lei, la Sua laurea è coerente con Maggiori prospettive di carriera 33,8% lofferta lavorativa della sua regione di residenza? * Perché apre la strada a lavori di mio 29,0% interesse 28,4% Cultura / piace lo studio Totale 52,3% 41,9% 5,7% 18,6% Mi piaceva la facoltà/le materie 11,8% Per l’esigua numerosità, Maggiori possibilità di guadagno “Stranieri” non rappresentati 10,2% Perché è necessario NO Mobilità 50,1% 44,2% 5,8% 1,7% Per continuare lavoro di genitori/parenti Totale 0,8% Per cambiare nazione NO Mobilità 0,5% Per cambiare regione IN Mobilità IN Mobilità 71,8% 23,7% 4,4% 0,2% Per consiglio di amici / parenti 2,6% Altro 0% 20% 40% 60% 80% 100% 0,4% Non sa/non indica Si No Non sa 0% 10% 20% 30% 40% Le più ampie prospettive di carriera sono la motivazione Il 42% dei giovani laureati o laureandi ritengono che il loro principale che spinge a laurearsi (34%, questa % sale al corso NON è coerente con l’offerta lavorativa della regione 40% se si considerano i soli giovani del C e N-E), seguita da di residenza. Nei giovani “IN Mobilità” questa % scende al “apre le strade a lavori di mio interesse” (29%, 35% nei 24%, nei giovani residenti nel S-I sale al 62%. giovani del N-O). (Base: Totale=513; NO Mobilità=456; IN Mobilità=46; Stranieri=11) * risponde solo se > di “universitario” a d21 ° Multipla73 LA MOBILITA’ DEI GIOVANI ITALIANI DELLE REGIONI OBIETTIVO 1 risultati Dettaglio dei
  • 74. risultati Dettaglio dei Figura 25 - Luogo di formazione74 d24. Ha conseguito (sta conseguendo) il diploma di laurea fuori dalla Sua regione di origine? * d26. Per quali motivi ? ** CAPITOLO 1 Il prestigio delluniversità 21,5% 20,4% Totale 21,8% 78,2% Presenza di facoltà solo fuori 16,3% Motivi familiari 8,8% Fare unesperienza diversa NO Mobilità 16,9% 83,1% 7,2% Più possibilità di specializzazione Il nome dell’Università è la prima 5,4% motivazione dello spostamento. Lo stile di vita IN Mobilità 61,6% 38,4% 5,1% Per i giovani del S-I, la prima moti- Maggiori prospettive di carriera vazione è l’assenza di corsi nella 3,6% propria regione (30%). Qualità della vita 0% 20% 40% 60% 80% 100% 3,4% Maggiori infrastrutture Si No 2,6% Situazione generale Il 22% del campione si è laureato o si sta laureando fuori 12,3% dalla propria regione d’origine. La % sale al 62% se si Altro considerano i soli giovani “IN Mobilità”. In un certo senso, Per l’esigua numerosità, 8,2% “Stranieri” non rappresentati Non sa quindi (tesi avvalorata dall’analisi per età), il trasferimento già inizia al momento della scelta universitaria. 0% 10% 20% 30% 40% Totale (Base = 105) NO Mobilità (Base = 77) IN Mobilità (Base = 28)° °Per l’esigua numerosità, si consiglia una lettura qualitativa (Base: Totale=513; NO Mobilità=456; IN Mobilità=46; Stranieri=11) * risponde solo se > di “universitario” a d21 ** multipla, risponde solo se “SI” a d24
  • 75. Figura 26 - Livello culturale dei genitori degli intervistati d27. Mi potrebbe indicare il titolo di studio di Suo d28. Mi potrebbe indicare il titolo di studio di Sua padre? madre? 3,0% 2,2% 0,1% 0,3% 0,3% Totale 11,6% Totale 10,6% 39,1% 36,4% 32,2% 35,4% 13,8% 15,1% 2,6% 1,7% 0,1% 0,3% 0,3% NO Mobilità 11,7% NO Mobilità 10,4% 38,5% 36,5% 33,0% 36,0% 14,0% 15,2% 4,9% 7,8% 0,9% 0,5% IN Mobilità 11,7% IN Mobilità 12,2% 48,9% 34,2% 22,8% 28,0% 10,8% 17,4% 10,8% 5,4% 1,5% Stranieri 8,0% Stranieri 13,6% 33,2% 40,5% 32,0% 34,9% 14,4% 5,7% 0% 10% 20% 30% 40% 50% 0% 10% 20% 30% 40% 50% Master Dottorato di ricerca Laurea Master Dottorato di ricerca Laurea Medie superiori Medie inferiori Nessuno/elementare Medie superiori Medie inferiori Nessuno/elementare Non indica Non indica La distribuzione per titolo di studio dei genitori non è significativamente differente tra le tre tipologie di intervistati. Questo accade anche se si considerano le aree geografiche di residenza e origine. (Base: Totale=1.600; NO Mobilità=1.442; IN Mobilità=121; Stranieri=37)75 LA MOBILITA’ DEI GIOVANI ITALIANI DELLE REGIONI OBIETTIVO 1 risultati Dettaglio dei
  • 76. risultati Dettaglio dei Figura 27 - Condizione lavorativa attuale e durata76 d29. Mi potrebbe indicare la Sua professione? d30. Da quanto tempo lavora? * CAPITOLO 1 35,4% 49,1% Studente 15,2% 18,3% Totale 19,5% Impiegato 7,9% 8,2% 11,5% Disoc. / Altra no prof 48,0% 15,3% 10,1% NO Mobilità 19,6% Operaio 8,3% 7,2% 8,8% Libero professionista 61,3% 4,8% 14,3% Casalinga IN Mobilità 14,3% Il 35% degli intervistati 4,8% 3,2% Rappres/Lav Autonomo è studente. Se si 5,3% 2,8% considera la sola 44,0% Commerciante 14,8% 2,7% distribuzione degli Stranieri Insegnante 7,3% “Stranieri”: il 30% è 1,6% Altra professione operaio, il 20% 0% 20% 40% 60% 80% 1,2% casalinga e il 12% Dirigente/Imprenditore Meno di 6 mesi Tra 6 mesi e 1 anno Tra 1 e 3 anni disoccupato. Tra 3 e 5 anni Più di 5 anni 0,8% Artigiano 0,2% Medico (Base: Totale=774; NO Mobilità=678; IN Mobilità=74; Stranieri=22°) 0,2% Ricercatore La metà del campione dei “lavoratori” lo fa da più di 5 anni. 0,2% Agricoltore La % sale al 61% se si considerano i soli lavoratori “IN Mobilità”. 0% 10% 20% 30% 40% Totale NO Mobilità IN Mobilità Stranieri °Per l’esigua numerosità, si consiglia una lettura qualitativa (Base: Totale=1.600; NO Mobilità=1.442; IN Mobilità=121; Stranieri=37) * risponde solo se “lavoratore” a d29
  • 77. Figura 28 - Modalità di inserimento nel mondo lavorativo e coerenza con formazione d31. Come ha trovato lavoro? * d32. La sua attività è coerente con il tipo di titolo di studio conseguito? * Contatti familiari - 50,5% amicizia Annunci 18,4% 28,3% 28,4% 28,4% 25,5% (internet/giornali) Agenzie di lavoro 6,1% Per nulla 5,2% interinale 10,7% 10,8% 11,6% Poco 5,4% La modalità più citata per trova- Centri per limpiego re lavoro è quella dei contatti fa- Abbastanza 25,7% 25,0% 25,6% 4,7% miliari/amicizia (51%; 96% per 50,7% Molto Da solo (cv, autoc) gli “Stranieri”, 57% per il S-I, Interm. pol. cv- 4,4% 69% per i giovani tra 18-22 an- autocand. 61% ni). Il 4% dichiara di essere ricor- 2,7% 35,3% 35,9% 34,5% Concorso so ad una intermediazione po- 18,6% litica attraverso auto-candida- Interm. politica 2,6% generale tura e l’1% attraverso concorso. Totale NO Mobilità IN Mobilità Stranieri 2,2% ° Attività propria 1,0% Interm. pol. concorso Il 39% sostiene che il proprio titolo di studio non è coerente con 1,8% l’attività lavorativa che svolge. Non si rilevano significative dif- Altro ferenze tra i tre gruppi analizzati. I residenti del Nord-Ovest so- no più soddisfatti del restante campione (66% vs 59%). 0% 20% 40% 60% 80% 100% Totale NO Mobilità IN Mobilità Stranieri ° * risponde solo se “lavoratore” a d29 °Per l’esigua numerosità, si consiglia una lettura qualitativa (Base: Totale=774; NO Mobilità=678; IN Mobilità=74; Stranieri=22°)77 LA MOBILITA’ DEI GIOVANI ITALIANI DELLE REGIONI OBIETTIVO 1 risultati Dettaglio dei
  • 78. risultati Dettaglio dei Figura 29 - Valutazione proprie aspettative e formazione78 d33. Rispecchia i Suoi desideri / aspettative? * d34. Ripeterebbe il Suo percorso formativo? * CAPITOLO 1 9,0% 9,4% 8,9% 14,2% 9,2% 14,2% 14,7% 18,6% 14,0% 14,6% 14,3% 12,8% 8,4% 12,3% 12,0% 22,1% Sicuramente NO Per nulla 28,0% 29,1% 29,4% 43,2% Probabilmente NO 45,7% 45,7% Poco 54,5% 23,3% Probabilmente SI Abbastanza 77% 74% Sicuramente SI Molto 50,2% 44,4% 44,0% 34,2% 35,9% 30,8% 30,7% 22,1% Totale NO Mobilità IN Mobilità Stranieri° Totale NO Mobilità IN Mobilità Stranieri° Per il 77% del campione il proprio lavoro rispecchia i desideri e le aspettative. La percentuale sale all’84% se si considerano i giovani del Nord-Ovest. I lavoratori più giovani (tra i 18 e i 22 anni) sono, invece, meno soddisfatti del proprio lavoro rispetto ai più “anziani” (29% risponde poco o per nulla). Il 74% degli intervistati ripeterebbe il percorso formativo effettuato, la % scende al 59% per gli “Stranieri”. Considerando la distribuzione per titolo di studio, non appaiono significative differenze. * risponde solo se “lavoratore” a d29 °Per l’esigua numerosità, si consiglia una lettura qualitativa (Base: Totale=774; NO Mobilità=678; IN Mobilità=74; Stranieri=22°)
  • 79. Figura 30 - Professione dei genitori degli intervistati d35. Potrebbe indicarmi la professione di Suo d36. Potrebbe indicarmi la professione di Sua padre? madre? 29,0% 40,6% Pensionato Casalinga 20,9% 18,1% Impiegato Impiegato 13,1% 11,2% Operaio Pensionata 10,4% 9,5% Libero professionista Insegnante 6,1% Dirigente/Imprenditore 5,7% Operaio 5,0% Commerciante 3,7% Libero professionista 3,4% Circa un padre su 3 degli Il 41% delle mamme del Insegnante 3,1% intervistati è pensionato. Commerciante campione è casalinga. Il 3,1% Artigiano 31% delle mamme degli Artigiani e professioni si- 1,6% 2,0% Dirigente/Imprenditore Agricoltore mili per il 22% circa dei “Stranieri” è operaio, agri- 1,2% 0,7% padri degli “Stranieri”. Agricoltore coltore o artigiano. Medico 0,9% 0,6% Rappres./Lav. Aut. Rappres./Lav. Aut. 0,6% 0,8% Medico Altra prof 0,5% 0,2% Artigiano Casalinga 0,4% 0,4% Disoccupato Disoccupato 4,1% 3,0% Non indica Non indica 0% 10% 20% 30% 40% 0% 10% 20% 30% 40% 50% Totale NO Mobilità IN Mobilità Stranieri Totale NO Mobilità IN Mobilità Stranieri (Base: Totale=1.600; NO Mobilità=1.442; IN Mobilità=121; Stranieri=37)79 LA MOBILITA’ DEI GIOVANI ITALIANI DELLE REGIONI OBIETTIVO 1 risultati Dettaglio dei
  • 80. risultati Dettaglio dei Figura 31 - Valutazione provincia di residenza80 CAPITOLO 1 d37. È soddisfatto delle opportunità di lavoro offerte dalla Sua provincia di residenza? 11,4% 25,2% 22,4% Il 43% degli intervistati è soddisfatto delle 26,4% opportunità di lavoro della provincia di residenza. Si nota come i giovani “IN Mobilità” e gli 34,8% 24,0% “Stranieri” sono più soddisfatti del resto del 32,1% Per nulla campione (54%). L’86% dei residenti nel S-I si 32,1% dichiara insoddisfatto, contrariamente il 70% dei Poco residenti nel N-O è soddisfatto. Le casalinghe e i Abbastanza disoccupati sono, come era facile prevedere, 34,0% 39,3% molto meno soddisfatti (40% per nulla Molto 33,2% 32,6% soddisfatto) delle restanti categorie professionali. 43% 19,6% 14,5% 9,5% 8,8% Totale NO Mobilità IN Mobilità Stranieri (Base: Totale=1.600; NO Mobilità=1.442; IN Mobilità=121; Stranieri=37)
  • 81. Figura 32 - Pregi e difetti della provincia di residenza d38a. Motivi di s oddis fazione * d38b. Motivi di ins oddis fazione ** 52,1% 61,4% Tipologie/quantità di offerta Tipologie/quantità di offerta 10,5% 8,1% Strutture di orientamento Settori sviluppati 9,5% 7,4% Settori sviluppati Tutela dei lavoratori 6,8% 6,1% Tipo di struttura del territorio Strutture di orientamento 3,8% Le offerte di lavoro in termini 4,3% Così come per la soddisfa- Contesto politico di tipologia e quantità sono Contesto politico zione, le offerte di lavoro in 3,2% la principale motivazione di 3,8% termini di tipologia e quanti- Tutela dei lavoratori Tipo di struttura del territorio soddisfazione. Gli stranieri tà sono il principale motivo di 1,4% 2,8% insoddisfazione; questo è an- Controlli burocratici/fiscali sono più soddisfatti dello Controlli burocratici/fiscali sviluppo dei diversi settori. che il motivo più segnalato 0,4% 0,4% Criminalità Criminalità dagli “Stranieri”. 0,5% 1,4% Altro Altro 11,7% 4,2% Non sa, non indica Non sa, non indica 0% 10% 20% 30% 40% 50% 60% 0% 10% 20% 30% 40% 50% 60% 70% 80% Totale (Base = 683) NO Mobilità (Base = 598) Totale (Base = 917) NO Mobilità (Base = 844) IN Mobilità (Base = 65) Stranieri (Base = 20)° IN Mobilità (Base = 56) Stranieri (Base = 17)° * multipla risponde solo se “MOLTO” o “ABBASTANZA” a d37 °Per l’esigua numerosità, si consiglia una lettura qualitativa ** multipla risponde solo se “POCO” O “PER NULLA” a d3781 LA MOBILITA’ DEI GIOVANI ITALIANI DELLE REGIONI OBIETTIVO 1 risultati Dettaglio dei
  • 82. risultati Dettaglio dei Figura 33 - Potenzialità della provincia di residenza82 d39. Secondo Lei, esistono potenzialità del CAPITOLO 1 territorio inespresse? d40. Quali? * 44,8% Turismo Totale 62,4% 18,8% 18,8% 12,8% Più occupazione 5,7% Industria 4,3% NO Mobilità 64,0% 18,5% 17,5% Ambiente 3,7% Culturale/artistico 3,3% Il turismo è la potenzialità Formazione/Università 3,2% inespressa più citata (45%; IN Mobilità 47,8% 18,9% 33,3% Agricoltura 59% nel caso di residenti nel 2,9% Servizi/Comm/Artig S-I). Per gli “Stranieri” è 1,6% l’industria la potenzialità Infrastrutture Stranieri 49,9% 26,8% 23,3% 1,1% maggiormente inespressa. Informatica 0,5% Ricerca scientifica 0% 20% 40% 60% 80% 100% 0,4% Sanità Si No Non sa 8,3% Altro 7,3% Per il 62% degli intervistati esistono Non indica potenzialità inespresse nella propria 0% 10% 20% 30% 40% 50% provincia di residenza. La % è del 78% per i Totale (Base = 979) NO Mobilità (Base = 906) residenti nel S-I. IN Mobilità (Base = 55) Stranieri (Base = 18)° °Per l’esigua numerosità, si consiglia una lettura qualitativa * risponde solo se si a d39 (Base: Totale=1.600; NO Mobilità=1.442; IN Mobilità=121; Stranieri=37)
  • 83. Figura 34 - Offerta formativa provincia di residenza d41. È soddisfatto dellofferta formativa (scuola/università/corsi di formazione) della sua provincia di residenza? 7,7% 7,8% 9,8% 12,6% 17,6% 18,0% 14,5% I tre quarti del campione è soddisfatto dell’offerta formativa della propria provincia di residenza. Le per- 41,9% Per nulla sone in mobilità, sia italiani che “Stranieri”, sono più Poco soddisfatte delle persone che risiedono nella propria 50,1% Abbastanza regione d’origine. Anche in questo caso, come per le 54,0% 54,7% Molto opportunità di lavoro, i giovani residenti nel S-I sono 75% meno soddisfatti del resto del campione (36% di in- soddisfatti vs 25% a totale campione). 45,5% 25,7% 20,6% 19,5% Totale NO Mobilità IN Mobilità Stranieri (Base: Totale=1.600; NO Mobilità=1.442; IN Mobilità=121; Stranieri=37)83 LA MOBILITA’ DEI GIOVANI ITALIANI DELLE REGIONI OBIETTIVO 1 risultati Dettaglio dei
  • 84. risultati Dettaglio dei Figura 35 - Valutazione dell’offerta formativa della provincia di residenza84 d42a. Motivi di soddisfazione * d42b. Motivi di insoddisfazione ** CAPITOLO 1 39,4% 36,0% Strutture formative Strutture formative 24,7% 19,0% Personale didattico Personale didattico 14,2% 16,1% Strutture di orientamento Burocrazia 11,8% 13,2% Offerta di lavoro Le strutture formative so- Offerta di lavoro Come per i motivi di sod- 10,3% no il motivo di soddisfa- 12,9% disfazione, le strutture for- Prestigio delle strutture presenti Strutture di orientamento mative sono il motivo di zione più citato (40%). 7,1% Per gli “Stranieri”, invece, 7,3% insoddisfazione più citato Dimensione Relazioni Form. - Lavoro il principale motivo è il (36%). Per gli “Stranieri”, 6,9% 6,9% invece, il principale moti- Burocrazia personale didattico. Dimensione vo è il personale didattico. 5,2% 6,8% Relazioni Form. - Lavoro Prestigio delle strutture presenti 4,5% 6,8% Altro Altro 7,9% 9,5% Non sa Non sa, non indica 0% 10% 20% 30% 40% 50% 0% 10% 20% 30% 40% 50% 60% Totale (Base = 1.194) NO Mobilità (Base = 1.070) Totale (Base = 406) NO Mobilità (Base = 372) IN Mobilità (Base = 92) Stranieri (Base = 32) IN Mobilità (Base = 29)° Stranieri (Base = 5)° * multipla, risponde solo se “MOLTO” o “ABBASTANZA” a d41 °Per l’esigua numerosità, si consiglia una lettura qualitativa ** multipla, risponde solo se “POCO” O “PER NULLA” a d41 (Base: Totale=1.600; NO Mobilità=1.442; IN Mobilità=121; Stranieri=37)
  • 85. Figura 36 - Formazione e territorio d43. Rispetta la vocazione del territorio? 9,9% 10,3% 5,7% 7,3% Il 71% degli intervistati percepisce che l’offerta 6,6% formativa della propria provincia di residenza rispecchia la vocazione del territorio. Più sicuri di 19,4% 20,3% 28,5% questa affermazione sono i giovani “IN Mobilità” (88%). Analogamente alle precedenti domande, Sicuramente NO anche in questo caso appaiono significative differenze 53,7% Probabilmente NO tra i residenti nel meridione e i residenti nelle altre Probabilmente SI zone d’Italia. Il 38% dei giovani del S-I forniscono 46,9% 46,6% 37,2% Sicuramente SI risposte negative (vs 29% totale campione). 71% 34,0% 23,8% 27,1% 22,9% Totale NO Mobilità IN Mobilità Stranieri (Base: Totale=1.600; NO Mobilità=1.442; IN Mobilità=121; Stranieri=37)85 LA MOBILITA’ DEI GIOVANI ITALIANI DELLE REGIONI OBIETTIVO 1 risultati Dettaglio dei
  • 86. risultati Dettaglio dei Figura 37 - Valutazione delle strutture/servizi presenti nella Provincia di residenza86 CAPITOLO 1 d44. È soddisfatto (in termin di informazione efficace) i delle strutture/servizi di orientamento, formazione e lavoro presenti? La metà degli intervistati si dichiara soddisfatta delle strutture/servizi di orientamento, formazione e lavoro 14,3% 15,0% 6,0% presenti nella provincia di residenza. Anche in questo 14,1% caso, come per i precedenti argomenti in analisi, i 26,2% giovani “IN Mobilità”contribuiscono in maniera 26,8% positiva alla soddisfazione (68% si considera 34,8% 35,7% Per nulla soddisfatto). Si noti, infine, che solo il 29% dei residenti nel meridione si dichiara soddisfatto di Poco questo particolare aspetto della propria provincia. Abbastanza 58,2% 42,8% 42,2% Molto 40,9% 51% 16,3% 8,7% 8,4% 9,5% Totale NO Mobilità IN Mobilità Stranieri (Base: Totale=1.600; NO Mobilità=1.442; IN Mobilità=121; Stranieri=37)
  • 87. Figura 38 - Valutazione motivazionale delle strutture/servizi presenti nella provincia di residenza d45a. Motivi di soddisfazione * d45b. Motivi di insoddisfazione ** Tipologia di 27,4% Tipologia di 26,8% risposte/informazioni risposte/informaz Professionalità del 26,5% 25,7% Tempi di attesa personale 20,9% 20,8% Tempi di attesa Burocrazia Cortesia del 14,0% Professionalità del 19,5% personale personale Per il totale campione la ti- La tipologia delle informa- 7,5% 8,6% Burocrazia pologia delle informazioni Presenza/pubblicità zioni fornite è anche il princi- fornite è il motivo di soddi- pale motivo di insoddisfa- 4,3% Cortesia del 7,3% Presenza/pubblicità sfazione più ricorrente; per zione. personale gli “Stranieri” è la professio- 1,5% 5,9% Tempi di attesa nalità del personale. Tempi di attesa 1,0% 1,5% Altro Altro 18,9% 16,3% Non sa Non sa 0% 10% 20% 30% 40% 50% 60% 0% 10% 20% 30% 40% 50% 60% 70% 80% Totale (Base = 815) NO Mobilità (Base = 711) Totale (Base = 785) NO Mobilità (Base = 731) IN Mobilità (Base = 82) Stranieri (Base = 22)° IN Mobilità (Base = 39) Stranieri (Base = 15)° * multipla, risponde solo se “MOLTO” o “ABBASTANZA” a d44 °Per l’esigua numerosità, si consiglia una lettura qualitativa ** multipla, risponde solo se “POCO” O “PER NULLA” a d44 (Base: Totale=1.600; NO Mobilità=1.442; IN Mobilità=121; Stranieri=37)87 LA MOBILITA’ DEI GIOVANI ITALIANI DELLE REGIONI OBIETTIVO 1 risultati Dettaglio dei
  • 88. CAPITOLO 11.3.6 Focus sui giovani in mobilità originari delle Regioni Obiettivo 1 Il presente paragrafo intende focalizzare l’attenzione sui giovaniprovenienti dalle Regioni Obiettivo 1 che, dall’indagine CATI effettuata,risultavano essere in mobilità. Nel dettaglio si presentano sotto formadi tabella le informazioni estrapolate.Figura 39 - Provenienza giovani italiani in mobilità e loro destinazione Area geografica di origine Area geografica di destinazione Totale 23,2% 17,0% 17,1% 40,4% 2,3% Totale 25,2% 17,9% 18,5% 38,4% NO Mobilità 24,0% 18,1% 18,1% 39,8% NO Mobilità 24,0% 18,1% 18,1% 39,8% 78,10% IN Mobilità 21,1% 9,9% 9,7% 59,3% IN Mobilità 37,2% 16,0% 24,9% 21,9% Stranieri 100,0% Stranieri 35,4% 16,3% 10,6% 37,7% 0% 20% 40% 60% 80% 100% 0% 20% 40% 60% 80% 100% Nord-Ovest Nord-Est Centro Sud e Isole Estero Nord-Ovest Nord-Est Centro Sud e Isole88
  • 89. LA MOBILITA’ DEI GIOVANI ITALIANI DELLE REGIONI OBIETTIVO 1Figura 40 - Ampiezza comune di provenienza dei giovani in mobilità provenienti Focus sui giovanidalle Regioni Obiettivo 1 in mobilità origi- nari delle Regioni Obiettivo 1 Ampiezza comune di provenienza (abitanti/000) 47,20% IN MOBILITA 21,90% 25,30% 12,00% 25,80% 15,00% 0% 20% 40% 60% 80% 100% 0-20 20-50 50-150 oltre 150 non disponibileFigura 41 - Destinazione dei giovani provenienti dalle Regioni Obiettivo 1 Flussi da una Regione Obiettivo 1 ad una Regione del Centro - Nord Sardegna 5,6% 13,90% Sicilia 5,6% 14,90% 15,20% Calabria 4,2% Basilicata 2,70% Puglia 2,8% 9,80% Campania 8,3% 24,80% 0,00% 5,00% 10,00% 15,00% 20,00% 25,00% 30,00% Lombardia Lazio Piemonte Emilia Romagna Marche Liguria Toscana Veneto Umbria Molise Trentino 89
  • 90. CAPITOLO 1 Figura 42 - Motivazione e durata dello spostamento dei giovani delle RegioniFocus sui giovani in mobilità origi- Obiettivo 1nari delle Regioni Obiettivo 1 Ampiezza comune di provenienza (abitanti/000) 47,20% IN MOBILITA 21,90% 25,30% 12,00% 25,80% 15,00% 0% 20% 40% 60% 80% 100% 0-20 20-50 50-150 oltre 150 non disponibile Figura 43 - Professione, titolo di studio e classi di età dei giovani delle Regioni Obiettivo 1 in mobilità Commer- Disoc- Professione Studente Impiegato Operaio ciante cupato Altro 79,90% Titolo di studio Medie inferiori Medie s uper ior i L a u r ea 83,00% Classi di età 18-23 anni 23-27 anni 27-33 anni 0% 20% 40% 60% 80% 100% 90
  • 91. LA MOBILITA’ DEI GIOVANI ITALIANI DELLE REGIONI OBIETTIVO 11.3.7 Sintesi delle caratteristiche della mobilità L’indagine campionaria sulla mobilità geografica dei giovani ha avu-to come finalità quella di descrivere il vissuto e l’atteggiamento deigiovani italiani verso la mobilità in materia di istruzione, formazione elavoro fuori dai confini regionali e la loro percezione nei confronti del-la provincia di residenza in termini di opportunità formazione/lavoro. I risultati di questa indagine, nel loro complesso, sono stati dettaglia-ti in precedenza e dalla loro analisi e dopo aver effettuato inferenza dalcampione alla popolazione, per i valori più interessanti e significativi,emerge che circa l’8% del campione intervistato è costituito da giovaniitaliani in mobilità (960.849). Di questi, il 60% (576.509) sono origina-ri del Sud – Isole e appartenenti a comuni medio – piccoli (con 50.000abitanti), con un’età compresa tra i 23 e i 33 anni (83%), con una legge-ra prevalenza degli uomini sulle donne e stato civile libero (83%). Nelcomplesso, i giovani delle Regioni del Mezzogiorno si spostano nelCentro-Nord (79,4%, pari a 457.748) e le destinazioni preferite e chemaggiormente attirano, perchè caratterizzate da aspettative di miglioricondizioni di vita e presenza di opportunità di lavoro, sono laLombardia (26,5%), il Lazio (10,8%), il Piemonte (9,8%) e l’Emilia(8,7%). Il 48,3% di questi giovani si trova fuori dalla propria regione princi-palmente per necessità familiari, la seconda motivazione è per lavoro(35,1%) mentre la terza è per studio (11%); si sono trasferiti da più dicinque anni (77,5%) e alla base del trasferimento vi sono motivi fami-liari (51,1%), disponibilità di un maggior numero di posti di lavoro delluogo di destinazione (12,6%) e assenza di corsi di studio di interessenella propria zona di appartenenza. Tutto questo rispecchia il quadrodella situazione in cui versano le Regioni dell’area Obiettivo 1, caratte-rizzate da mancanza di prospettive per il futuro, non buone condizionidi vita e scarse condizioni economiche e sociali. Il 97,1% delle persone in mobilità dal Sud-Isole è soddisfatto diquesta esperienza; inoltre, il 50,9% considera lo spostamento definiti-vo e il 56,6% non è disposto a tornare nella regione d’origine. Dall’analisi del livello d’istruzione dei giovani meridionali in mobili-tà si evince che si tratta di capitale umano. Infatti circa l’80% è in pos-sesso di diploma superiore; nello specifico: il 59,3% ha un diplomasuperiore, il 15,5% è Studente Universitario/Laureando, il 7,7% èLaureato, l’1,4% sta svolgendo un Dottorato di Ricerca e l’1,4% sta fre-quentando un Master. La Laurea è stata conseguita: per cultura o per-ché piace lo studio (24,1%); perché era importante per il lavoro di in- 91
  • 92. CAPITOLO 1 Sintesi delle teresse (22,3%); perché era di interesse la facoltà frequentatacaratteristiche (21,5%). Dei giovani del Mezzogiorno che hanno conseguito o stannodella mobilità conseguendo una laurea al di fuori della propria regione di apparte- nenza (70,5%), il 45,9% ha frequentato l’Università in Emilia Romagna, il 19,6% in Lombardia, il 15,5% in Piemonte e l’11,7% nel Lazio: ciò è dovuto principalmente al prestigio dell’Università frequen- tata, ai motivi familiari e all’assenza di specifiche facoltà all’interno del- la propria regione. La distribuzione del titolo di studio dei genitori dei giovani in mobi- lità dal Sud-Isole ha evidenziato che i padri hanno un diploma di scuo- la media superiore (45,1%), mentre le madri hanno un diploma di scuola media inferiore (36,4%); la maggior parte dei padri è pensio- nato (32,3%), impiegato (19%) e operaio (14,5%), invece la maggior parte delle madri è casalinga (48,4%). Per quanto riguarda lo stato delle persone provenienti dal meridio- ne, il 28,2% è studente, il 25,7% è impiegato che lavora da più di cin- que anni (65,9%) e ha trovato lavoro attraverso la rete familiare e de- gli amici (57,2%); inoltre, tale lavoro è coerente con il titolo di studio conseguito (35%) e rispecchia i desideri e le aspettative (29,9%) per cui sicuramente si ripeterebbe il percorso formativo effettuato (39,3%). 1.4 Le variabili Socio-Economiche dei flussi di mobilità costretta Avendo analizzato il fenomeno della mobilità formativa ed averlo approfondito le motivazioni dei giovani italiani che sono alla base del- le scelte di mobilità con uno sguardo al mercato del lavoro, si intende affrontare inoltre un approccio prevalentemente socio-economico con un focus territoriale sulle macro variabili del processo di mobilità36, cercando di individuare le determinanti e le relazioni tra mobilità nel suo complesso e i processi di sviluppo. A tal proposito è stata analizzata ogni singola componente ritenuta valida nel possibile processo di relazione-incidenza con il flusso migra- torio regionale. 36 Occupati, occupati per titolo di studio, tasso di occupazione per titolo di studio, disoccupa- ti, disoccupati per titolo di studio, tasso di disoccupazione per titolo di studio, forza lavoro, reddi- to disponibile pro capite, spesa delle famiglie, prodotto interno lordo, tasso di irregolarità o di la- voro nero, unità di lavoro, peso dell’industria, popolazione in età 19-32 anni, indice di struttura del- la popolazione attiva, assunzioni previste, assunzioni previste per titolo di studio, indice di disoc- cupazione di lunga durata, tasso di natalità delle imprese, investimenti fissi lordi. 92
  • 93. LA MOBILITA’ DEI GIOVANI ITALIANI DELLE REGIONI OBIETTIVO 1 Infine è stato elaborato un modello di lettura multivariata (Analisi Le variabili Socio-delle Componenti Principali), capace di individuare la relazione causa- Economiche dei flussi di mobilitàeffetto tra il fenomeno della mobilità geografica e le singole variabili costrettanei diversi contesti regionali.1.4.1 Ipotesi sui fattori socio-economici determinanti Prima di costruire il modello di analisi multivariata al fine di interpre-tare la dinamica dei flussi di mobilità sono state prese in considera-zione le singole variabili quali possibili determinanti. Quale quantificazione del flusso di mobilità la variabile considera-ta dipendente nel modello elaborato è il “tasso migratorio interno”. A lungo si è parlato della forte incidenza che il fenomeno dell’immi-grazione straniera ha avuto negli ultimi anni in Italia, mentre scarsa èstata l’attenzione prestata ai movimenti migratori interni. A fronte diun flusso estero riguardante mezzo milione di nuovi residenti, infatti,quello interno interessa quasi il triplo delle persone, cioè 1.385.046di italiani37. Dai dati si evince che il 67,4% del movimento migratorio è prodot-to dagli spostamenti da altri Comuni, il 21,6% dall’estero e l’11% dal-le correzioni dei dati censuari38. Per quanto riguarda il movimento in-terno, il Centro conta 248.131 nuovi ospiti mentre il Mezzogiorno346.103, ma la meta più ambita sia dagli italiani che dagli stranieri è ilNord, basti pensare che nel 2004 si sono spostate nel Settentrione790.812 italiani a fronte di 26.469.091 residenti. Tabella 23 - Nuovi iscritti all’anagrafe, per aree geografiche Valori assoluti e percentuali - Anno 2004 Da altro Comune dall’estero per altri motivi Totale Valore % Valore % Valore % Valore % assoluto assoluto assoluto assolutoNord 790.812 66,8 265.456 22,4 127.211 10,7 1.183.479 100Centro 248.131 64,4 104.419 27,1 32.854 8,5 385.404 100Mezzogiorno 346.103 71,0 74.691 15,3 66.378 13,6 487.172 100Italia 1.385.046 67,4 444.566 21,6 226.443 11,0 2.056.055 100Fonte: Elaborazioni Isfol su dati ISTAT. 37 Fonte: Istat, anno 2004. 38 Persone censite come aventi dimora abituale, ma che non hanno voluto o potuto (permancanza di requisiti) iscriversi nel registro anagrafico dei residenti del comune nel quale eranostate censite e iscrizioni di persone non censite, e quindi non entrate a far parte del computo del-la popolazione legale, ma effettivamente residenti. 93
  • 94. CAPITOLO 1Ipotesi sui fattori Tra il 1993 e il 200239 risulta un incremento del 10% dei trasferi- socio-economici menti di residenza ed in particolare ammonta circa al 17% l’aumento di determinanti quelli effettuati tra Regioni diverse. La percentuale maggiore di trasfe- rimenti avviene all’interno della stessa regione che nel 2002, con 887.097 spostamenti su 1.223.558, rappresentava il 72,50% del totale. Dai valori assunti dall’indice di spostamento40 calcolato dallo Svimez su base 1993, si può notare come il più alto incremento della mobilità interna si registri dal 1998 in poi, quando tale indice da 108 au- menta progressivamente fino a raggiungere, nel 2002, il valore di 110. Tuttavia, il flusso migratorio riguardante sia gli spostamenti all’interno della stessa regione che tra Regioni diverse ha raggiunto il suo apice nel 2000, coinvolgendo 1 milione e 270 mila persone. Tabella 24 - Trasferimenti di residenza per tipologia Serie storica 1993-2002 Totali Tra Regioni diverse Nella stessa regione Valore Numero Valore Numero Valore Numero assoluto indice assoluto indice assoluto indice 1993 1.115.101 100 287.584 100 825.517 100 1994 1.109.749 100 278.740 97 831.009 100 1995 1.109.960 100 287.749 100 822.211 99 1996 1.095.628 98 296.183 103 799.445 97 1997 1.153.455 103 307.286 107 846.169 102 1998 1.199.883 108 324.852 113 875.031 106 1999 1.218.731 109 335.760 117 882.971 107 2000 1.271.878 114 359.008 125 912.870 110 2001 1.133.006 102 320.133 111 812.873 98 2002 1.223.558 110 336.461 117 887.097 107 Fonte: Elaborazioni Isfol su dati ISTAT. Tra il 2002 ed il 2005 si è verificato un decremento del saldo migra- torio sia nel Nord che nel Centro, mentre nel Mezzogiorno nello stesso periodo si è registrato un aumento costante. Se nel 2002, infatti, il saldo migratorio del Nord interessava 3,2 per- sone per mille abitanti, nel 2005 ne riguarda soltanto la metà. Nel Sud d’Italia, invece, come probabile risposta alla crisi economica, nei tre anni si va progressivamente ampliando la fetta di popolazione emi- grante nelle altre Regioni, passando da un saldo del -2,0 per mille abi- tanti del 2002 ad un saldo del -3,1 per mille abitanti nel 2005. 39Rapporto Svimez 2006. 40L’indice di spostamento calcolato dallo Svimez è dato dal valore assoluto dei trasferimenti di residenza dal 1993 al 2002 considerando come base di calcolo il valore al 1993. 94
  • 95. LA MOBILITA’ DEI GIOVANI ITALIANI DELLE REGIONI OBIETTIVO 1 Tabella 25 - Tasso migratorio interno Ipotesi sui fattori Serie storica 2002-2005 socio-economici Tasso migratorio interno determinanti (valori per mille abitanti) 2002 2003 2004 2005Piemonte 1,6 0,6 0,6 -0,1Valle D’Aosta 6,0 5,0 3,3 4,9Lombardia 2,5 1,2 2,0 1,3Trentino - Alto Adige 2,7 1,9 2,5 1,8Veneto 3,4 2,2 1,5 1,2Friuli - Venezia Giulia 4,5 3,3 2,6 1,8Liguria 1,8 1,5 1,8 1,3Emilia - Romagna 6,6 5,0 4,9 4,3Toscana 3,2 2,3 2,3 1,7Umbria 4,5 3,4 2,7 2,9Marche 4,4 3,6 3,3 2,3Lazio 0,2 1,6 0,7 0,9Abruzzo 2,0 2,3 2,1 2,5Molise 1,0 0,4 -0,5 -1,2Campania -1,9 -3,2 -3,9 -4,4Puglia -2,6 -2,6 -2,1 -2,6Basilicata -3,1 -2,6 -3,1 -3,3Calabria -4,0 -3,6 -4,8 -4,3Sicilia -2,8 -2,3 -2,3 -1,9Sardegna 1,1 0,7 0,8 0,6NORD 3,2 2,0 2,2 1,6CENTRO 2,0 2,2 1,7 1,5OBIETTIVO 1 -2,3 -2,5 -2,8 -2,9ITALIA 1,1 0,6 0,4 0,1Fonte: Elaborazioni Isfol su dati ISTAT. 95
  • 96. CAPITOLO 1 Figura 44 - Tasso migratorio interno nelle province italianeIpotesi sui fattori socio-economici Anno 2005 determinanti 96
  • 97. LA MOBILITA’ DEI GIOVANI ITALIANI DELLE REGIONI OBIETTIVO 1Figura 45 - Tasso migratorio interno nelle Regioni italiane Ipotesi sui fattoriAnno 2005 socio-economici determinanti Considerando i dati a livello regionale risulta che la Campania è la re-gione italiana che ha il flusso migratorio in uscita più alto ed in continuoaumento: se, infatti, il saldo migratorio nel 2002 era di -1,90 per milleabitanti, nel 2005 ammonta a -4,40 per mille abitanti. 97
  • 98. CAPITOLO 1Ipotesi sui fattori All’interno del Mezzogiorno, accanto alla Campania, un’altra regione socio-economici in cui l’esodo dei residenti risulta imponente è la Calabria, il cui tasso mi- determinanti gratorio si attesta negli anni su una media di -4,18 persone per mille abitanti. Situazione particolare è quella che vive il Molise, trasformatosi nel corso di soli quattro anni da bacino d’arrivo ad area di fuga. Il suo sal- do è, infatti, diminuito da +1 per mille abitanti nel 2002 a -1,2 per mil- le abitanti nel 2005. Nel Mezzogiorno solo la Sardegna, nonostante un trend negativo negli ultimi anni, presenta un saldo positivo. Tra le Regioni delle aree Obiettivo 1 la regione Sicilia vede da circa quattro anni il proprio saldo migratorio in evoluzione secondo un trend positivo e costante negli anni, passando da un -2,80 per mille abitanti del 2002 ad un -1,90 per mille abitanti del 2005. Situazione del tutto opposta nella regione Basilicata che vede il proprio trend negativo aumentare nel corso degli anni quasi in manie- ra costante. Figura 46 - Saldo migratorio interno nelle Regioni Obiettivo 1 Serie storica 2002-2005 2 1 0 2002 2003 2004 2005 - 1 - 2 - 3 - 4 - 5 - 6 Campania Puglia Basilicata Calabria Sicilia Sardegna Fonte: Elaborazione Isfol su dati Istat. 98
  • 99. LA MOBILITA’ DEI GIOVANI ITALIANI DELLE REGIONI OBIETTIVO 1 Cambiando il punto di analisi, si può affermare che le Regioni con Ipotesi sui fattorimaggiore capacità attrattiva sono l’Umbria nel Centro, l’Emilia socio-economici determinantiRomagna nel Nord-Est41 e la Valle d’Aosta nel Nord-Ovest. Tra le Regioni centro-settentrionali solo il Piemonte ha visto un ri-basso notevole di tale saldo migratorio tanto da passare da un valore po-sitivo (1,60 per mille abitanti nel 2002) ad un valore negativo (-0,10per mille abitanti nel 2005).Figura 47 - Tasso migratorio interno delle Regioni Obiettivo 1Serie storica 2002-2005 2 1 0 2002 2003 2004 2005 -1 -2 -3 -4 -5 -6 Campania Puglia Basilicata Calabria Sicilia SardegnaFonte: Elaborazione Isfol su dati Istat. Di seguito si analizzano le singole variabili possibili determinantidel flusso di mobilità. Proseguendo l’analisi, per giungere alla formulazione di un possibi-le modello che possa spiegare l’evoluzione dei flussi migratori interni,si è voluto indagare anche sul fenomeno dell’occupazione nelle diver-se Regioni italiane per titolo di studio. Dall’andamento del tasso di occupazione totale e relativo degli occu-pati a medio-alta scolarizzazione, aventi cioè almeno il diploma di 41 Entrambe hanno un trend negativo dal 2002 (Umbria 4,50 nel 2002, 2,40 nel 2005; EmiliaRomagna 6,60 nel 2002, 3,60 nel 2005). 99
  • 100. CAPITOLO 1Ipotesi sui fattori scuola superiore, si evidenzia una forte disparità tra le Regioni meri- socio-economici dionali e quelle centro-settentrionali. determinanti Paragonando i dati regionali al valore medio nazionale, infatti, in entrambi i gruppi indagati (occupati a medio-alta scolarizzazione e oc- cupati totali) le Regioni Meridionali nella totalità dei casi si collocano al di sotto della media nazionale. Di contro, i valori delle Regioni centro-settentrionali sono netta- mente superiori a quello medio nazionale ed in alcuni casi risultano quasi il doppio di alcune Regioni meridionali (è il caso del Trentino e dell’Emilia Romagna con valore 451 occupati totali ogni mille abitanti). Ancora una volta è palese il divario tra Nord-Sud. Tabella 26 - Occupati per titolo di studio, sesso e regione Media 2005 Licenza Licenza Diploma Diploma Laurea Totale elementare media 2-3 anni 4-5 anni breve, laurea, dottorato Piemonte 131.000 627.000 188.000 651.000 233.000 1.829.000 Valle d’Aosta 5.000 21.000 5.000 18.000 7.000 55.000 Lombardia 307.000 1.350.000 468.000 1.458.000 611.000 4.194.000 Trentino Alto Adige 31.000 160.000 72.000 122.000 54.000 440.000 Veneto 157.000 708.000 263.000 672.000 263.000 2.063.000 Friuli Venezia Giulia 34.000 152.000 58.000 186.000 73.000 504.000 Liguria 36.000 180.000 53.000 244.000 107.000 620.000 Emilia Romagna 159.000 597.000 174.000 671.000 272.000 1.872.000 Toscana 143.000 513.000 79.000 548.000 226.000 1.510.000 Umbria 20.000 94.000 32.000 147.000 52.000 346.000 Marche 50.000 207.000 43.000 240.000 95.000 635.000 Lazio 117.000 534.000 119.000 906.000 410.000 2.085.000 Abruzzo 42.000 139.000 27.000 204.000 80.000 492.000 Molise 9.000 35.000 5.0000 41.000 16.000 107.000 Campania 213.000 595.000 62.000 593.000 264.000 1.727.000 Puglia 150.000 464.000 51.000 407.000 150.000 1.221.000 Basilicata 22.000 59.000 11.000 76.000 25.000 193.000 Calabria 76.000 189.000 17.000 229.000 93.000 603.000 Sicilia 175.000 508.000 28.000 548.000 212.000 1.471.000 Sardegna 65.000 256.000 15.000 191.000 69.000 597.000 Fonte: Elaborazione Isfol su dati Istat. 100
  • 101. LA MOBILITA’ DEI GIOVANI ITALIANI DELLE REGIONI OBIETTIVO 1 Tabella 27 - Tasso di occupazione per titolo di studio e regione Ipotesi sui fattori Media 2005 (occupati ogni 1.000 abitanti) socio-economici Almeno il Diploma superiore Totale determinanti valore assoluto Occupati valore assoluto OccupatiPiemonte 884.000 204 1.829.000 422Valle d’Aosta 25.000 203 55.000 448Lombardia 2.069.000 220 4.194.000 446Trentino Alto Adige 176.000 181 440.000 451Veneto 935.000 199 2.063.000 439Friuli Venezia Giulia 259.000 215 504.000 418Liguria 351.000 220 620.000 389Emilia Romagna 943.000 227 1.872.000 451Toscana 774.000 215 1.510.000 420Umbria 199.000 232 346.000 403Marche 335.000 221 635.000 418Lazio 1.316.000 250 2.085.000 396Abruzzo 284.000 219 492.000 37Molise 57.000 177 107.000 332Campania 857.000 148 1.727.000 298Puglia 557.000 137 1.221.000 300Basilicata 101.000 169 193.000 324Calabria 322.000 160 603.000 300Sicilia 760.000 152 1.471.000 293Sardegna 260.000 158 597.000 362ITALIA 11.463.000 196 22.563.000 386Fonte: Elaborazione Isfol su dati Istat. Ulteriori analisi sono state effettuate sui tassi di occupazione in seriestorica dal 1995 al 2005. Nel lungo periodo i dati confermano la profon-da distanza tra Regioni meridionali e quelle Centro-Settentrionali, poi-ché si nota un aumento di tale tasso. Mentre nel Centro-Nord è costantenel tempo, nel Mezzogiorno segue un trend altalenante. Se da una par-te, infatti, nelle due Isole e in Basilicata c’è un trend positivo che già dal1996 si conferma nel tempo, nelle altre Regioni meridionali si nota inve-ce una involuzione dei tassi di occupazione con valori in discesa. 101
  • 102. determinanti socio-economici Ipotesi sui fattori Tabella 28 - Tasso di occupazione per ripartizione regionale. Serie storica 1995-2005102 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 Piemonte 55,5 56,5 56,1 56,2 57,9 59,8 60,7 61,2 63,0 63,4 64,0 CAPITOLO 1 Valle d’Aosta 61,1 61,8 62,6 62,3 62,6 65,2 66,3 66,7 67,5 67,0 66,3 Lombardia 58,3 58,7 58,8 59,8 60,9 61,7 63,0 63,9 65,2 65,5 65,5 Trentino Alto Adige 61,2 62,7 62,7 63,5 64,2 65,8 65,9 66,3 67,1 67,4 67,1 Veneto 57,8 58,3 59,1 59,6 60,4 62,0 62,8 63,1 64,8 64,3 64,6 Friuli Venezia Giulia 55,6 56,6 56,8 57,5 58,3 59,5 61,2 61,5 63,1 62,5 63,1 Liguria 52,9 53,9 54,5 55,7 56,7 58,1 60,2 60,5 60,4 60,2 61,0 Emilia Romagna 63,1 63,9 64,5 65,1 66,6 67,8 68,5 69,5 69,5 68,3 68,4 Toscana 57,0 57,2 57,3 58,0 59,3 60,8 62,1 62,4 63,7 63,2 63,7 Umbria 55,5 56,0 56,2 56,9 59,2 60,7 61,8 60,9 60,9 61,4 61,6 Marche 57,2 58,2 57,3 58,1 59,8 60,7 61,4 62,2 64,0 63,8 63,5 Lazio 49,9 50,4 50,8 51,1 51,8 52,8 53,9 55,7 57,0 58,5 58,4 Abruzzo 55,0 56,1 55,4 55,2 54,6 56,0 58,3 59,0 58,1 56,3 57,2 Molise 49,3 48,7 49,1 49,3 49,6 50,9 52,2 52,5 51,8 52,0 51,1 Campania 42,5 42,1 42,2 43,3 43,1 43,2 44,0 45,4 45,7 45,0 44,1 Puglia 42,5 42,6 41,9 42,4 43,2 44,5 45,4 46,2 45,4 45,0 44,4 Basilicata 44,1 43,8 44,6 45,0 45,7 47,6 47,1 47,9 49,6 49,1 49,2 Calabria 41,9 40,7 40,6 41,0 40,5 41,5 42,8 43,8 45,2 46,0 44,5 Sicilia 39,5 39,6 40,0 40,9 41,0 41,6 43,0 43,5 43,4 43,2 44,0 Sardegna 46,2 45,8 46,7 47,3 48,1 48,3 50,2 50,9 51,2 51,2 51,4 Fonte: Elaborazione Isfol su dati Istat.
  • 103. LA MOBILITA’ DEI GIOVANI ITALIANI DELLE REGIONI OBIETTIVO 1Figura 48 - Tasso di occupazione nelle province italiane Ipotesi sui fattoriAnno 2005 socio-economici determinanti 103
  • 104. CAPITOLO 1Figura 49 - Tasso di occupazione nelle Regioni italianeAnno 2005104
  • 105. LA MOBILITA’ DEI GIOVANI ITALIANI DELLE REGIONI OBIETTIVO 1 Spostando l’attenzione sul fenomeno della disoccupazione italia- Ipotesi sui fattorina nel corso di 10 anni, dal 1995 al 2005, viene ribadita ancora una socio-economici determinantivolta la dicotomia interna al Paese. Le Regioni Centro-Settentrionali presentano tassi di disoccupazio-ne che il più delle volte sono la quarta parte di quelli delle Regionimeridionali, che nonostante siano caratterizzate da una diminuzionecontinua di tali tassi, continuano a presentare un divario con leRegioni del Centro-Nord. Ad esempio, confrontando l’Abruzzo, che rappresenta la regionedel Centro-Nord con il più alto tasso di disoccupazione (12,2 nel 1995e 7,9 nel 2005), con la Basilicata, cioè la regione del Sud con il più bas-so tasso di disoccupazione (15,9 nel 1995 e 12,3 nel 2005), si può no-tare come il divario tra le due aree negli anni aumenti in modo notevo-le: nel 1995 la distanza tra le due è pari a 3,7, mentre nel 2005 è del 4,4. Pertanto, la disoccupazione nel Mezzogiorno diminuisce in manierameno che proporzionale rispetto a quella delle Regioni Centro-Settentrionali e, in tale prospettiva, potrebbe essere letto sia il manca-to decollo economico, sia il consequenziale flusso migratorio verso ilNord d’Italia. Dall’andamento della serie storica dei tassi di disoccupazione si no-ta che dai picchi, registrati in tutte le Regioni nel biennio 1999-2000, sipassa ad un trend decrescente dell’indicatore considerato negli annisuccessivi con livelli minimi dei tassi di disoccupazione mai toccati ne-gli ultimi dieci anni. La Calabria sembra essere l’unica regione che non vede mutare neltempo il proprio tasso di disoccupazione; se nel 1995, infatti, tale valo-re raggiunge il 14,7, nel 2005 è di 14,4. Il primato della Sicilia e della Campania, invece, inteso come il valo-re del tasso di disoccupazione costantemente superiore al valore mediodi tutto il Mezzogiorno, viene conteso negli ultimi anni dalla Puglia edalla Calabria. 105
  • 106. determinanti socio-economici Ipotesi sui fattori Tabella 29 - Tasso di disoccupazione per ripartizione regionale. Serie storica 1995-2005106 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 Piemonte 10,6 10,6 10,8 10,7 9,7 8,6 7,2 7,4 5,4 5,3 4,7 CAPITOLO 1 Valle d’Aosta 10,9 9,9 9,6 9,7 9,7 8,6 8,5 7,9 3,7 3,0 3,2 Lombardia 5,8 5,7 5,4 5,1 4,4 3,9 3,2 3,3 3,6 4,0 4,1 Trentino Alto Adige 4,7 4,3 4,1 3,5 3,8 2,8 2,8 2,9 2,8 2,9 3,2 Veneto 6,1 6,0 5,7 5,5 5,1 4,3 4,0 3,9 3,8 4,2 4,2 Friuli Venezia Giulia 11,5 10,9 10,8 9,8 9,9 8,6 7,9 7,7 5,1 3,9 4,1 Liguria 12,0 11,9 11,2 11,1 10,6 8,9 7,0 7,0 6,5 5,8 5,8 Emilia Romagna 4,9 4,4 4,9 4,5 3,5 3,0 2,8 2,2 3,1 3,7 3,8 Toscana 7,6 7,2 7,3 7,0 6,5 5,4 4,3 4,1 4,9 5,2 5,3 Umbria 10,1 10,4 9,1 9,1 8,3 7,1 6,3 7,3 6,5 5,7 6,1 Marche 6,7 6,1 7,0 6,0 6,0 5,0 4,5 5,0 4,5 5,3 4,7 Lazio 12,3 12,4 12,0 12,0 11,8 11,2 10,5 8,5 9,1 7,9 7,7 Abruzzo 12,2 11,7 11,9 12,0 12,8 10,7 9,0 9,4 8,4 7,9 7,9 Molise 11,9 11,7 12,1 12,8 12,2 10,0 9,7 8,8 10,5 11,3 10,1 Campania 20,2 20,2 20,7 19,9 19,9 20,0 18,8 17,5 16,9 15,6 14,9 Puglia 15,7 16,4 17,9 19,5 18,1 16,3 14,1 13,4 15,0 15,5 14,6 Basilicata 15,9 15,8 16,7 16,1 15,3 14,5 14,6 13,5 13,2 12,8 12,3 Calabria 14,7 16,7 15,6 19,1 21,2 19.3 19,3 18,0 16,5 14,3 14,4 Sicilia 22,6 23,1 23,4 24,1 24,4 24,0 22,0 20,6 20,1 17,2 16,2 Sardegna 14,7 14,5 14,7 15,2 15,7 15,6 13,8 13,5 13,8 13,9 12,9 Fonte: Elaborazione Isfol su dati Ista
  • 107. LA MOBILITA’ DEI GIOVANI ITALIANI DELLE REGIONI OBIETTIVO 1Figura 50 - Tasso di disoccupazione in serie storica 1995-2005 nelle Regioni Ipotesi sui fattoriObiettivo 1 socio-economici determinanti 30 25 20 15 10 5 0 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 Campania Puglia Basilicata Calabria Sicilia Sardegna Media MezzogiornoFonte: Elaborazione Isfol su dati Istat 107
  • 108. CAPITOLO 1 Figura 51 - Tasso di disoccupazione nelle Regioni italianeIpotesi sui fattori socio-economici Anno 2005 determinanti 108
  • 109. LA MOBILITA’ DEI GIOVANI ITALIANI DELLE REGIONI OBIETTIVO 1 Per quanto riguarda i tassi di disoccupazione suddivisi per titolo di Ipotesi sui fattoristudio si individuano dei valori che possono rappresentare una sicura socio-economici determinantideterminante dei flussi migratori. Notevole è la differenza tra i valori riscontrati nelle isole e quelliemersi nelle altre Regioni: in Sicilia e in Sardegna, infatti, il tasso di di-soccupazione a bassa scolarizzazione è più elevato di quello a medio-alta scolarizzazione, trend che risulta totalmente inverso rispetto aquello del resto delle Regioni. Probabilmente l’isolamento geografico porterebbe ad ipotizzarequale sua conseguenza la contrazione alla propensione alla mobilità,tale da giustificare i bassi tassi migratori. Tuttavia, dai dati della tabellaseguente, la giustificazione potrebbe essere imputata proprio al maggio-re tasso di disoccupazione a bassa scolarizzazione. Infatti, nelle altre Regioni dove accade il fenomeno opposto, la mi-grazione interna ha una certa rilevanza, fatto questo che potrebbe esse-re riconducibile ad uno spostamento di persone ad alta scolarizzazione. Tabella 30 - Tasso di disoccupazione nel Mezzogiorno per titolo di studio Anno 2005 TASSO DI DISOCCUPAZIONE Totale Almeno Diploma Bassa Superiore scolarizzazioneCampania 14,900 12,925 12,330Puglia 14,600 13,600 11,570Basilicata 12,300 12,525 8,930Calabria 14,400 14,425 10,770Sicilia 16,200 12,225 14,500Sardegna 12,900 11,200 12,570Fonte: Elaborazione Isfol su dati Almalaurea. Accanto all’analisi dei livelli di occupazione e di disoccupazione, si èritenuto necessario proseguire lo studio sulle probabili determinantidei flussi migratori interni ponendo l’attenzione anche sull’andamentodella forza lavoro nelle Regioni dell’Obiettivo 1. Per tale finalità è stata ricostruita la serie storica della forza lavorodal 1995 al primo trimestre 2006. Dall’analisi di questo indicatore si nota che, se da un lato vi è statoun aumento di tale valore dal 1995 (tranne per la regione Calabria 711nel 1995 mentre 693 nel 1 trimestre 2006), il trend degli ultimi anni intutte le Regioni considerate subisce una contrazione che volge al ne-gativo, in modo particolare nella regione Campania. Per definizione42 le forze lavoro sono le persone occupate e quelle incerca di occupazione (disoccupati, persone in cerca di prima occupazio- 109
  • 110. CAPITOLO 1Ipotesi sui fattori ne e altre persone in cerca di occupazione), per cui l’analisi di tale socio-economici componente non può non essere correlata a quelle effettuate su occu- determinanti pati e disoccupati. Come già evidenziato in precedenza (§ 2.3.1.a e 2.3.1.b), ad un trend in discesa del tasso di disoccupazione dal 1995, pur con la presen- za in alcune Regioni di valori altalenanti, non corrisponde uno stesso andamento del tasso di occupazione, divario questo che va amplian- dosi soprattutto nell’ultimo triennio. Tale contrazione viene evidenzia- ta anche da quanto emerge dall’analisi sulla forza lavoro. Una possibile e plausibile spiegazione viene fornita dalla presenza nelle Regioni considerate di flussi migratori. Questi spostamenti, infatti, a parità di persone occupate, riducendo il numero delle persone in cerca di occupazione comportano una diminuzione della forza lavoro e nello stesso tempo del tasso di disoccupazione. Graficamente si può notare come i valori della metà delle Regioni dell’Obiettivo 1 (Calabria, Sardegna, Basilicata) siano collocati al di sotto della media, ma soprattutto come, per tutte le Regioni, i trends siano costanti negli anni. Numericamente, infatti, le variazioni risulta- no del tutto irrilevanti e non trovano affatto corrispondenza nella forte riduzione, avvenuta negli ultimi anni, del tasso di disoccupazione ri- spetto ad una relativa stabilità dei tassi di occupazione. 42 Glossario Istat. 110
  • 111. Tabella 31 - Forze di lavoro in serie storica 1995-2005 e I° trimestre 2006 Regioni Obiettivo 1 (dati in migliaia) 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 I° trimestre 2006 Campania 1.987 1.979 2.007 2.047 2.031 2.044 2.055 2.085 2.073 2.087 2.029 2.025 Puglia 1.379 1.400 1.402 1.451 1.449 1.462 1.449 1.464 1.446 1.461 1.431 1.464 Basilicata 213 210 215 215 216 221 217 218 218 222 220 220 Calabria 711 707 699 731 738 731 751 758 754 723 705 693 Sicilia 1.645 1.661 1.696 1.751 1.756 1.776 1.777 1.761 1.760 1.739 1.756 1.748 Sardegna 611 610 625 641 651 649 660 666 660 689 686 675 Obiettivo 1 1.091 1.094 1.107 1.139 1.140 1.147 1.151 1.159 1.152 1.153 1.138 1.137 Fonte: Elaborazione Isfol su dati Almalaurea.111 LA MOBILITA’ DEI GIOVANI ITALIANI DELLE REGIONI OBIETTIVO 1 determinanti socio-economici Ipotesi sui fattori
  • 112. CAPITOLO 1 Figura 52 - Forza Lavoro in serie storica 1995-2006 nelle Regioni Obiettivo 1Ipotesi sui fattori socio-economici determinanti 2.500 2.000 1.500 1.000 500 0 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 I° trimestre 2006 Campania Puglia Basilicata Calabria Sicilia Sardegna Obiettivo 1 Fonte: Elaborazione Isfol su dati Istat. 112
  • 113. LA MOBILITA’ DEI GIOVANI ITALIANI DELLE REGIONI OBIETTIVO 1Figura 53 - Forze di lavoro nelle province italiane Ipotesi sui fattoriAnno 2005 socio-economici determinanti 113
  • 114. CAPITOLO 1 Figura 54 - Forze di lavoro nelle Regioni italianeIpotesi sui fattori socio-economici Anno 2005 determinanti 114
  • 115. LA MOBILITA’ DEI GIOVANI ITALIANI DELLE REGIONI OBIETTIVO 11.4.1d Il reddito disponibile pro-capite E’ stato approfondito un ulteriore indice come possibile variabile espli-cativa dei flussi migratori: il reddito disponibile pro-capite. Dall’analisi della serie storica (1995-2004) di tale indice secondo ri-partizione regionale è emersa una notevole differenza tra i valori del Sude del Nord d’Italia poiché, nella maggior parte dei casi analizzati, i pri-mi sono risultati la metà dei secondi. In tutte le Regioni si è registrato unaumento più o meno costante nell’arco temporale considerato, ma connotevoli differenze in termini numerici tra Regioni del Sud e quelle delCentro-Nord. Se dopo dieci anni, infatti, nelle ripartizioni del Centro-Nordl’incremento è stato di circa 6.000 euro con picchi di oltre 7.000 euro (va-riazione 1995 – 2004 del Trentino Alto Adige pari a +7.792), nelleRegioni del Mezzogiorno, i cui valori di partenza erano già molto più bas-si, l’aumento è stato di circa 5.000 euro (variazione massima 1995 – 2004pari a + 5.314 in Basilicata). La regione nel 2004 con reddito pro-capi-te più elevato è stata il Trentino Alto Adige (26.954 euro nel 2004) che,grazie ad una forte crescita economica, ha superato negli anni la Valled’Aosta (25.407 euro nel 2004). Dall’altro lato, il valore più basso nel 1995(8.399 euro) è stato quello della regione Calabria che permane nell’ul-tima posizione anche nel 2004 (13.343 euro). 115
  • 116. determinanti socio-economici Ipotesi sui fattori Tabella 32 - Reddito pro capite per ripartizione regionale116 Serie storica 1995-2004 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 Piemonte 16.181 17.108 17.612 18.297 18.818 19.876 20.950 21.464 22.026 22.992 CAPITOLO 1 Valle d’Aosta 19.700 20.682 20.734 21.285 21.495 22.070 23.840 24.419 25.015 25.407 Liguria 15.154 16.276 16.893 17.681 18.145 19.222 20.674 21.562 22.355 22.900 Lombardia 17.166 18.336 18.970 19.517 19.530 20.445 21.505 22.453 23.002 23.800 Trentino Alto Adige 19.162 20.768 21.002 22.220 22.420 24.015 24.861 25.969 26.404 26.954 Veneto 16.872 18.047 18.750 19.289 19.727 20.797 21.467 21.916 22.349 22.848 Friuli Venezia Giulia 16.642 17.642 18.096 18.629 19.391 20.441 21.547 22.522 23.052 23.598 Emilia Romagna 17.966 19.283 19.709 20.448 20.873 22.058 23.060 23.994 24.436 24.667 Marche 14.398 15.527 16.157 16.437 17.228 18.019 18.966 19.396 19.868 20.366 Toscana 15.152 16.189 16.797 17.526 18.163 19.012 20.017 20.549 20.909 21.636 Umbria 13.986 14.645 15.227 15.660 16.499 17.199 18.072 18.630 19.045 19.695 Lazio 13.673 14.447 14.908 15.760 15.811 16.301 17.414 18.570 19.313 20.248 Abruzzo 12.410 13.142 13.458 13.739 14.133 15.137 16.174 16.724 17.004 16.974 Molise 11.026 11.995 12.966 13.133 13.320 14.209 15.166 15.774 16.672 17.046 Campania 9.339 9.886 10.398 10.787 11.170 11.773 12.540 13.480 13.895 14.382 Puglia 9.326 9.994 10.200 10.712 11.228 11.720 12.377 13.096 13.483 13.810 Basilicata 9.682 10.613 11.129 11.761 12.636 12.900 13.328 13.862 14.436 14.996 Calabria 8.399 8.908 9.417 9.774 10.333 10.916 11.702 12.373 12.900 13.343 Sicilia 9.261 9.921 10.452 10.785 11.037 11.638 12.402 13.012 13.761 14.042 Sardegna 10.415 11.104 11.729 12.150 12.823 13.261 14.241 14.743 15.410 5.724 Fonte: Elaborazione Isfol su dati Istituto Tagliacarne.
  • 117. LA MOBILITA’ DEI GIOVANI ITALIANI DELLE REGIONI OBIETTIVO 1 Le differenze tra le aree Obiettivo 1 e le altre aree della penisola ita- Ipotesi sui fattoriliana risultano ancora più evidenti considerando una ripartizione geo- socio-economici determinantigrafica non più di tipo regionale, ma per grandi aree. Dall’elaborazionegrafica dei dati si nota, inoltre, che anche il Centro ha valori medi al disotto al dato nazionale. A condizionare tale valore, però, è la presenzadel valore relativo alla regione Molise, in quanto regione non facenteparte dell’area dell’Obiettivo 1. Tabella 33 - Reddito pro capite ripartizione per grandi Aree Serie storica 1995-2004 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004Nord-Ovest 17.050 18.100 18.552 19.195 19.497 20.403 21.742 22.474 23.099 23.775Nord-Est 17.660 18.935 19.389 20.146 20.603 21.828 22.734 23.600 24.060 24.517Centro 13.441 14.324 14.919 15.376 15.859 16.646 17.635 18.274 18.802 19.327Obiettivo 1 9.404 10.071 10.554 10.995 11.538 12.035 12.765 13.428 13.981 14.383ITALIA 14.389 15.357 15.853 16.428 16.874 17.728 18.719 19.444 19.985 20.500Fonte: Elaborazione Isfol su dati Istituto Tagliacarne.Figura 55 - Reddito pro capite ripartizione grandi areeSerie storica 1995-2004 30.000 25.000 20.000 15.000 10.000 5.000 0 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 Nord - Ovest Nord - Est Centro Obiettivo 1 ITALIAFonte: Elaborazione Isfol su dati Istat Focalizzando l’attenzione sulle Regioni meridionali, i valori più eleva-ti rispetto alla media sono solo quelli relativi alla regione Sardegna edalla Basilicata, mentre i valori più bassi in assoluto si riscontrano inCalabria. 117
  • 118. determinanti socio-economici Ipotesi sui fattori Tabella 34 - Reddito pro capite ripartizione Regioni Obiettivo 1118 Serie storica 1995-2004 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 Campania 9.338,6 9.886,0 10.398,0 10.787,2 11.170,2 11.773,4 12.540,2 13.479,6 13.894,6 14.381,6 CAPITOLO 1 Puglia 9.326,0 9.994,0 10.199,8 10.712,0 11.227,6 11.719,8 12.377,0 13.096,2 13.483,4 13.810,0 Basilicata 9.682,0 10.613,0 11.129,0 11.760,5 12.635,5 12.899,5 13.328,0 13.861,5 14.435,5 14.996,0 Calabria 8.398,6 8.908,0 9.416,6 9.774,2 10.333,4 10.915,6 11.701,6 12.372,8 12.900,4 13.342,8 Sicilia 9.262,0 9.921,1 10.451,7 10.784,7 11.037,2 11.637, 12.401,7 13.011,5 13.760,5 14.042,4 Sardegna 10.415,2 11.104,0 11.729,2 12.150,2 12.822,5 13.260,7 14.241,2 14.743,0 15.409,5 15.724,2 Obiettivo 1 9.403,7 10.071,0 10.554,0 10.994,8 11.537,7 12.034,4 12.764,9 13.427,4 13.980,6 14.382,8 Fonte: Elaborazione Isfol su dati Istituto Tagliacarne
  • 119. LA MOBILITA’ DEI GIOVANI ITALIANI DELLE REGIONI OBIETTIVO 1Figura 56 - Reddito pro capite in serie storica 1995-2004 nelle Regioni Obiettivo 1 Ipotesi sui fattori socio-economici 18.000,00 determinanti 16.000,00 14.000,00 12.000,00 10.000,00 8.000,00 6.000,00 4.000,00 2.000,00 0,00 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 Campania Puglia Basilicata Calabria Sicilia Sardegna Obiettivo 1Fonte: Elaborazione Isfol su dati Istat Per lo studio statistico di un modello in grado di spiegare il fenome-no dei flussi migratori interni, dalle Regioni meridionali verso quellecentro – settentrionali, sono state considerate, oltre alle precedenti,altre variabili determinanti del fenomeno e ad esso correlate. Tra quelle rilevanti anche dal punto di vista della possibile correlazio-ne con i flussi migratori, bisogna menzionare il Peso dell’Industria, laSpesa delle Famiglie, il Prodotto Interno Lordo, le Unità di Lavoro e ilTasso di Lavoro Nero. Il primo indicatore sintetizzato è la Spesa delle Famiglie (indicatoredi povertà/ricchezza) che rivela le spese sostenute dalle famiglie residen-ti per acquistare beni e servizi.In tale definizione rientrano: • gli autoconsumi; • i beni e servizi forniti dal datore di lavoro ai dipendenti a titolo di sa- lario o per prestazioni di servizio; • i fitti stimati delle abitazioni occupate dai proprietari o godute a ti- tolo gratuito; • ogni altra spesa effettuata dalla famiglia per scopo diverso dal consumo esclusa dalla rilevazione. L’indagine sulla Spesa delle Famiglie rileva l’ammontare complessi-vo della spesa al momento dell’acquisto del bene o servizio, a prescin- 119
  • 120. CAPITOLO 1Ipotesi sui fattori Tabella 35 - Variabili statistiche correlate ai flussi Migratori delle Regioni Obiettivo 1 socio-economici Anno 2004 - Composizioni percentuali su base nazionale determinanti Spesa delle Prodotto Interno Unità di Tasso Famiglie (a) Lordo (a) Lavoro (a) di irregolarità* Piemonte 8,1 8,4 8,1 9,2 Valle d’Aosta 0,3 0,3 0,2 14,7 Lombardia 17,8 20,2 28,5 7,3 Trentino Alto Adige 2,1 2,2 2,1 10,9 Veneto 8,9 9,1 9,1 8,7 Friuli Venezia Giulia 2,2 2,4 2,2 12,8 Liguria 3,2 3,0 3,8 11,5 Emilia Romagna 8,5 8,7 8,4 8,6 Toscana 6,9 6,7 6,8 9,8 Umbria 1,4 1,4 1,5 12,8 Marche 2,6 2,6 2,8 10,7 Lazio 9,8 10,4 10,0 14,4 Abruzzo 1,9 1,9 2,0 12,6 Molise 0,5 0,4 0,5 19,2 Campania 7,30 6,50 7,40 23,2 Puglia 5,50 4,60 5,50 20,9 Basilicata 0,80 0,70 0,80 20,8 Calabria 2,70 2,30 2,70 31,0 Sicilia 6,90 6,00 6,30 26,0 Sardegna 2,40 2,20 2,40 18,3 100 100 100 13,4 NORD OVEST 8,3 NORD EST 9,3 NORD 51,3 54,1 51,3 CENTRO 20,7 21,1 21,1 12,3 MEZZOGIORNO 28,1 24,7 27,5 22,8 valori calcolati dagli aggregati a prezzi correnti. * anno 2003 Fonte: Elaborazione Isfol su dati Istat. dere dal momento dell’effettivo consumo o utilizzo e dalle modalità di pagamento (per acquisti a rate o con carta di credito). Dalla tabella si evince che tale valore risulta essere più elevato al Nord rispetto ad altre aree della penisola, a causa di un elevato grado di incertezza sulle prospettive di evoluzione del reddito. Altra variabile considerata è il Prodotto Interno Lordo che rappresen- ta il rapporto tra il valore di tutti i beni e servizi finali prodotti da una Regione in un determinato periodo di tempo e i fattori produttivi impie- gati all’interno della Regione stessa. Anche questo dato mette in eviden- za il netto divario che esiste tra Nord e Sud e che risulta essere indicativo di una forte incidenza del mancato sviluppo economico nazionale delle Regioni meridionali del paese rispetto a quelle settentrionali. Infine, il dato delle Unità di Lavoro quantifica, invece, in modo omogeneo, il volume di lavoro svolto da coloro che partecipano al 120
  • 121. LA MOBILITA’ DEI GIOVANI ITALIANI DELLE REGIONI OBIETTIVO 1processo produttivo realizzato sul territorio economico di una Regione Ipotesi sui fattoria prescindere dalla loro residenza, ovvero di occupati interni. Esso rap- socio-economici determinantipresenta la quantità di lavoro prestato nell’anno da un occupato atempo pieno oppure la quantità di lavoro equivalente prestata da la-voratori a tempo parziale o ancora da lavoratori che svolgono un dop-pio lavoro. Questo concetto non è più legato alla singola persona fisica,ma risulta ragguagliato ad un numero di ore annue corrispondenti adun’occupazione esercitata a tempo pieno, numero che può diversifi-carsi in funzione della differente attività lavorativa. Le unità di lavorosono dunque utilizzate come unità di misura del volume di lavoro im-piegato nella produzione dei beni e servizi rientranti nelle stime delProdotto Interno Lordo in un determinato periodo di riferimento. Tale in-dicatore evidenzia, come del resto accadeva per le altre due variabilianalizzate precedentemente, come oltre il 50 % di unità lavorative sitrovino al Nord. Per quanto riguarda i tassi di irregolarità, calcolati come rapportopercentuale tra le unità di lavoro non regolari per regione e/o ripartizio-ne e le unità di lavoro totali, è evidente come nel complesso economi-co del paese sono le Regioni dell’Italia meridionale ad avere i valori piùelevati. Le differenze sembrano interpretabili alla luce della marginalitàeconomica e dell’arretratezza del sistema produttivo che caratterizzaquei contesti in cui il fenomeno in esame risulta essere maggiormenteincisivo. L’enorme divario del valore di questo indice tra le Regioni delMezzogiorno e le altre aree della penisola, non fa altro che confermareche gli sforzi ad indirizzo politico – programmatici devono essere indiriz-zati verso la lotta al sommerso che riveste un ruolo fondamentale perlo sviluppo dell’intero sistema economico di un territorio. Ultima variabile sintetizzata a livello regionale è quella riguardante ilPeso dell’Industria che rappresenta la percentuale della ricchezza pro-dotta dal settore industriale rispetto alla ricchezza dell’intero indottoeconomico locale. In questo caso si nota come la Basilicata sia l’unicaregione del Mezzogiorno che registri una certa rilevanza in termini diricchezza prodotta dal settore industriale grazie alla presenza di di-stretti industriali. 121
  • 122. CAPITOLO 1Ipotesi sui fattori Tabella 36 - Peso dell’Industria nelle Regioni Obiettivo 1 socio-economici Anno 2003 - Valori percentuali determinanti Peso dell’Industria Campania 19,80 Puglia 22,30 Basilicata 27,20 Calabria 16,90 Sicilia 16,90 Sardegna 19,90 Fonte: Istat Popolazione di riferimento dello studio della mobilità Nello studio del fenomeno della mobilità geografica il target di rife- rimento è la popolazione avente età compresa nell’intervallo 18 – 33 an- ni, di conseguenza è utile analizzarne la dinamica soprattutto nelle Regioni delle aree Obiettivo 1, su cui l’indagine è focalizzata. Nella fat- tispecie nelle Regioni Obiettivo 1 si segnala lungo la dimensione tem- porale 2002 – 2005 un maggior decremento della popolazione in esa- me nelle Regioni della Sardegna (-4,76%) e della Basilicata (-4,62%). Tabella 37 - Popolazione di età 18 - 33 anni Serie storica 2002-2005 2002 2003 2004 2005 Variazione % popolazione 2002-2005 Piemonte 848.183 823.044 811.687 803.244 -5,30 Valle d’Aosta 24.950 24.541 24.038 23.490 -5,85 Lombardia 1.950.889 1.899.674 1.880.310 1.869.561 -4,17 Trentino Alto Adige 204.109 200.468 197.840 196.135 -3,91 Veneto 986.604 965.231 955.448 944.580 -4,26 Friuli Venezia Giulia 238.309 232.047 226.768 221.110 -7,22 Liguria 279.630 269.386 261.693 257.869 -7,78 Emilia Romagna 803.509 785.865 775.565 778.367 -3,13 Toscana 701.052 683.166 679.562 672.245 -4,11 Umbria 167.184 165.054 165.756 165.319 -1,12 Marche 306.469 302.756 302.603 299.794 -2,18 Lazio 1.120.165 1.091.362 1.086.764 1.079.995 -3,59 Abruzzo 272.966 270.518 270.141 269.007 -1,45 Molise 69.308 68.645 68.019 67.101 -3,18 Campania 1.389.290 1.377.343 1.369.952 1.356.598 -2,35 Puglia 966.380 951.531 941.270 931.738 -3,58 Basilicata 137.209 135.039 133.335 130.868 -4,62 Calabria 473.524 468.199 465.541 458.085 -3,26 Sicilia 1.146.036 1.130.692 1.126.306 1.111.962 -2,97 Sardegna 392.204 386.568 380.545 373.541 -4,76 ITALIA 12.477.970 12.231.129 12.123.143 12.010.609 -3,75 Fonte: Istat 122
  • 123. LA MOBILITA’ DEI GIOVANI ITALIANI DELLE REGIONI OBIETTIVO 11.4.2 Analisi multidimensionale delle variabili socio – economichedeterminanti il flusso migratorioCorrelazione lineare di Pearson L’indicazione di una serie di determinanti dei flussi di mobilità haposto il problema di valutare l’eventuale correlazione43 di queste conil fenomeno migratorio al fine di confermare o meno l’esistenza diuna relazione. Dalle analisi statistiche44 effettuate risulta che i tassi di migrazionedelle Regioni Obiettivo 1 sono correlati alle variabili considerate neiparagrafi precedenti. La correlazione risulta positiva45, per le seguenti variabili: • Indice di struttura della popolazione attiva; • Tasso di occupazione; • Reddito disponibile pro-capite;é invece negativa46, per: • Il tasso di disoccupazione a medio-alta scolarizzazione; • Il tasso di lavoro nero.Risulta poco significativa la correlazione tra tasso migratorio e le altre va-riabili quali: • Occupati a bassa scolarizzazione; • Occupati a medio-alta scolarizzazione; • Forza lavoro; • Spesa delle famiglie; • Assunzioni previste laureati; • Assunzioni previste; • Tasso di disoccupazione; • Tasso di disoccupazione a bassa scolarizzazione; • Indice popolazione di età 19 – 32 anni; • Peso Industria. 43 La correlazione fra due variabili non implica una relazione causa – effetto ma semplice-mente la tendenza di una variabile a variare in funzione di un’altra. 44 Elaborazione con software statistico SPSS (Statistical Package for the Social Sciences)14.0, coefficiente di correlazione di Pearson. 45 La correlazione si dice diretta o positiva quando variando una variabile in un senso anchel’altra varia nello stesso senso (alle stature alte dei padri corrispondono stature alte dei figli);. 46 La correlazione si dice indiretta o inversa quando variando una variabile in un senso l’altravaria in senso inverso (a una maggiore produzione di grano corrisponde un prezzo minore). 123
  • 124. CAPITOLO 1 Analisi multidi- Di fatto queste variabili sono state escluse dalle considerazioni utilimensionale delle a spiegare le determinanti dei flussi di mobilità costretta. variabili socio – economiche de- Le analisi mettono a confronto il tasso migratorio generico internoterminanti il flus- delle Regioni italiane del 2005, calcolato dall’Istat per ogni 1.000 abitan- so migratorio ti. Tale valore è calcolato sul dato ufficiale degli iscritti e cancellati rap- portato alla popolazione residente nell’arco di tempo considerato, di conseguenza si tratta di un dato ufficiale che però non valuta la manca- ta registrazione di tutti coloro che emigrando decidono di non cam- biare la propria residenza. Un esempio che conferma quanto appena asserito è dato dal fatto che solo il 40%47 circa della popolazione emigrante della provincia di Benevento decide di cambiare il proprio medico curante una volta spo- statosi. Ciò comporta che la maggior parte delle persone che si spostano da Benevento non vengono rintracciate per mancanza di dati ufficiali. Per quanto riguarda le variabili correlate positivamente ai flussi mi- gratori non si notano delle criticità dal momento in cui le dipendenze analizzate sono sempre di facile interpretazione. Risulta, infatti, intuiti- vo che a flussi migratori crescenti da una data regione corrispondano al- ti valori del tasso di occupazione e del reddito disponibile pro-capite. Stesse considerazioni per le variabili correlate in maniera negativa ai flussi migratori. Infatti, la fuoriuscita di persone facendo diminuire la forza lavoro presente in una regione porta come conseguenza la diminuzione sia dei tassi di disoccupazione che del tasso di lavoro nero. In modo particolare si nota la diminuzione dei tassi di disoccupazione a medio alta scolarizzazione, dovuta presumibilmente più al flusso mi- gratorio, per lo più costituito da diplomati e laureati che da un aumento degli occupati a medio alta scolarizzazione. Dato questo ultimo conferma- to dall’indagine CATI analizzata nei paragrafi precedenti. Infatti, questi giovani, una volta formatisi in aree diverse da quelle di residenza, decido- no di restarvi per la facilità di inserimento nel mondo lavorativo. Per tali motivazioni, sempre più spesso nelle Regioni meridionali si nota la mancanza di alcune figure professionali, soprattutto ad alta scola- rizzazione, che risultano essere importanti per la crescita di tali aree. Una medaglia a due facce: dove da un lato, le figure professionali già presenti di cui il mercato lavorativo è saturo e, dall’altro, altre profes- sionalità che per la loro mancanza vengono richieste al Centro-Nord. 47 Ufficio Mobilità dell’Ufficio CED (Centro Elaborazione Dati) dell’ASL BN. 124
  • 125. LA MOBILITA’ DEI GIOVANI ITALIANI DELLE REGIONI OBIETTIVO 1Analisi delle componenti principali Analisi multidi- mensionale delle variabili socio – L’analisi in componenti principali48 è una delle tecniche maggior- economiche de-mente utilizzate nel trattamento multidimensionale dei dati. Essa con- terminanti il flus-sente di realizzare un’economia descrittiva riducendo il numero di va- so migratorioriabili necessarie per descrivere il fenomeno in esame e di ricercare ledimensioni fondamentali, i fattori, che determinano lo stesso. È stata applicata ad una matrice con in riga le Regioni dell’areaObiettivo 1 e in colonna le determinanti del flusso migratorio viste inprecedenza. Lo studio si è, quindi, concentrato sull’influenza di tali va-riabili sul territorio in esame. Innanzitutto si procede con l’osservazione della matrice di correlazio-ne, cercando di identificare le variabili tra loro maggiormente correlate:dall’analisi risulta che la maggior parte delle variabili sono correlate traloro e tale interdipendenza è statisticamente significativa. Tuttavia alcuni coefficienti superando lo 0,90 come valore, ci indica-no che potrebbero esserci problemi di multicollinearità (correlazionispurie o nascoste)49. Verificata l’esistenza di correlazione fra le variabiliconsiderate, si procede con l’esame della tabella delle comunalità, ov-vero della quantità di varianza di ciascuna variabile spiegata dai fattoricomuni: essa evidenzia che gran parte della variabilità di tutte le varia-bili è ben espressa dai fattori comuni. 48 L’analisi in componenti principali può essere utilizzata quando si dispone di dati quantitativiorganizzati in una matrice n x p, ovvero casi (n) per variabili (p). I casi sono collocati sulle righe del-la matrice dei dati, mentre le variabili si trovano sulle colonne. E’ un metodo che consente di rappre-sentare la nuvola dei punti-unità, Nu (che è situato in uno spazio a k dimensioni, Rk, che non siamoin grado di vedere ) in un sottospazio Rp (con p<k) in modo che la deformazione che la nuvola Nusubisce, come conseguenza della proiezione in Rp, sia la minima possibile. Si vuole cioè che la de-formazione della struttura originaria della matrice di partenza per effetto della proiezione in Rp pro-duca la “minima perdita di informazione” (dove l’informazione è fornita dalla variabilità totale). Ilmetodo, dunque, fa passare le variabili da k a p. Queste p “nuove” variabili sono dette “componen-ti principali”. Il primo passo da effettuare prima di impostare la procedura per l’applicazione della tec-nica di ACP consiste nella standardizzazione delle variabili che si intende sottoporre ad analisi. Lalogica che sottende a questa scelta è quella di creare una matrice Xn,p dei dati centrata, ovvero taleche i dati siano espressi in valori-scarto dalla media. Spiega Bolasco “…dal momento che i dati so-no centrati, l’origine dello spazio di rappresentazione degli individui sarà data dal baricentro dellanuvola dei punti. La distanza di ogni punto dall’origine, pari alla lunghezza o norma del vettore, mi-sura uno scostamento dalla media. Perciò le rappresentazioni vettoriali sono delle misurazioni didifferenze dal valor medio, che producono delle valutazioni relative sull’insieme dei punti. Per misu-rare la dispersione totale della nuvola dei punti, si definisce la quantità di inerzia dei punti pari allasomma ponderata delle M-norme dei vettori unitari”. 49 Si ha una correlazione spuria quando due variabili risultano correlate pur non essendolo inrealtà. Infatti si può verificare che la correlazione tra due variabili appaia elevata se la prima è cor-relata positivamente con una terza variabile, a sua volta correlata positivamente alla seconda. Si hainvece una correlazione nascosta quando due variabili non appaiono correlate pur essendolo inrealtà. Infatti si può verificare che la prima variabile sia correlata negativamente con una terza va-riabile che, a sua volta, è correlata positivamente con la seconda. Ricordiamo, tuttavia, che l’ACPlavora anche in presenza di collinearità. 125
  • 126. CAPITOLO 1 Analisi multidi- Passando all’esame della tabella “varianza totale spiegata”, dallamensionale delle quale si desume la quota di variabilità spiegata da ogni componente prin- variabili socio – economiche de- cipale che permette di scegliere il numero di componenti su cui basa-terminanti il flus- re l’analisi, si osserva che i primi quattro fattori spiegano quasi il 98% del- so migratorio l’informazione totale. Anche lo screeplot conferma quanto sopra50. Lo studio della matrice delle componenti consente di osservare il con- tributo di ciascuna variabile sul singolo fattore51, o meglio la correlazione tra ciascuna variabile ed ognuno dei fattori estratti, permettendoci di individua- re le variabili che sono meglio rappresentate su ciascun fattore. Il primo fattore considerato è caratterizzato da variabili che inter- pretano una dimensione di sviluppo occupazionale: si rintracciano va- riabili legate al tasso di occupazione e alle assunzioni previste da una parte e a valori crescenti nel tasso di disoccupazione, negli occupati laureati e diplomati, nella spesa delle famiglie, nella forza lavoro e ne- gli investimenti fissi lordi dall’altra. Per tale motivo è possibile definire questo fattore come “Condizione Economico-Sociale. La seconda componente individuata, invece, è caratterizzata da va- riabili riconducibili ad una dimensione legata al flusso migratorio: si evidenziano variabili relative al tasso di disoccupazione a medio alta scolarizzazione, al tasso di lavoro nero, al reddito disponibile pro-capi- te regionale e al tasso di disoccupazione a bassa scolarizzazione. Da ciò la motivazione a definire questa seconda componente come “Flusso Migratorio in funzione delle proprie determinanti”. Lo stesso dicasi per la terza componente e quarta componente lega- te anch’esse al flusso migratorio attraverso le variabili tasso di disoccu- pazione a bassa scolarizzazione, indice popolazione 19-32 anni e peso dell’industria. La matrice delle componenti ruotata non migliora le possibilità di analisi. La figura che segue mostra il cosiddetto cerchio delle correlazioni nel quale vengono proiettate le variabili considerate sui fattori scelti e per- mette di analizzare la struttura dei punti unità sugli assi selezionati. Il pia- no fattoriale considerato è quello formato dal secondo e primo fattore 50 Ci sono tre criteri cui è possibile ricorrere per individuare i fattori da tenere nelle fasi succes- sive di analisi: 1) autovalore > 1: questo criterio è stato indicato già in fase di parametrizzazione della proce- dura SPSS quando tra i criteri di estrazione è stato indicato di conservare le componenti con autovalori > 1; 2) Incrementi tra gli autovalori > 0,50: si conservano le componenti tra i cui autovalori inter- corre una differenza > 0,50; 3) Scree-test: osservazione del grafico decrescente degli autovalori al fine di individuare il punto in cui le differenze tra i diversi autovalori si appiattiscono. Si conservano i fattori che presentano scarti più evidenti e si taglia la linea quando tali scarti si stabilizzano. 51 Dimensione fondamentale che determina la variazione del fenomeno in esame. 126
  • 127. LA MOBILITA’ DEI GIOVANI ITALIANI DELLE REGIONI OBIETTIVO 1poiché è quello che meglio si presta alle interpretazioni delle variabili. Analisi multidi- Nell’applicazione in questione le variabili tasso di disoccupazione a mensionale delle variabili socio –medio alta scolarizzazione, peso dell’industria, tasso lavoro nero ed in- economiche de-dice di disoccupazione di lunga durata si oppongono al reddito dispo- terminanti il flus-nibile pro-capite, al tasso di disoccupazione a bassa scolarizzazione e al so migratoriotasso di disoccupazione generale. Questa prima struttura da una parte mette in risalto il fatto che difronte alle difficoltà del settore industriale di migliorare il territorio at-traverso nuove industrie e la conseguente creazione di nuovi posti dilavoro, il tasso di disoccupazione (prevalentemente a medio alta sco-larizzazione) è destinato a crescere: ciò è sicuramente anche la conse-guenza della giovane età dei disoccupati e che attualmente la mag-gior parte dei giovani arriva a conseguire almeno un diploma di scuo-la media superiore. A fronte di ciò la domanda di lavoro espressa dall’economia regiona-le è rivolta a qualifiche professionali per le quali è sufficiente la scuoladell’obbligo, rispetto a disoccupati che in buona parte possiedono alme-no un diploma superiore.Figura 57 - Piano fattoriale del peso delle determinanti sui due fattori calcolatinelle Regioni Obiettivo 1 Condizione socio-economica Basilicata 4.5 Sardegna 3.0 1.5 Peso Industria Reddito disponibile pro-capite regionale 0 Tasso di disoccupazione a medio alta scolarizzazione Tasso di disoccupazione a bassa scolarizzazione Tasso lavoro nero Indice di disoccupazione di lunga durata Calabria Tasso di disoccupazione -1.5 Puglia -3.0 Sicilia Campania -3.0 -1.5 0 1.5 Flusso migratorioFonte: Elaborazione Isfol. 127
  • 128. CAPITOLO 1 Analisi multidi- Si tratta di una vera e propria costrizione della mobilità, infatti la mo-mensionale delle bilità in generale è un fenomeno bidirezionale ed accresce le potenzia- variabili socio – economiche de- lità dei territori coinvolti. Qui ci si trova di fronte ad una mobilità mono-terminanti il flus- direzionale, una vera e propria emigrazione che impoverisce i territori so migratorio dei lavoratori di provenienza a vantaggio dei territori di destinazione. Infatti, è ben noto che, tra i fattori produttivi più importanti ai fini dello sviluppo di un’economia, il capitale umano gioca un ruolo fon- damentale, in quanto grazie ad esso possono essere fatti avanzare i settori produttivi più dinamici, in grado di creare innovazione e con- sentire percorsi di crescita sostenuti nel tempo. Pertanto, è indispen- sabile promuovere l’insediamento di imprese ad elevato livello di tec- nologia e di capitale umano52. L’altro elemento rilevante che insieme alla disoccupazione incide in maniera negativa sull’economia delle Regioni dell’area Obiettivo 1 è il fenomeno del lavoro nero. Infatti, le dinamiche e le conseguenze dovu- te ad un’economia sommersa, comportano una distorsione di importan- ti indicatori economici (es. PIL, tasso di disoccupazione, tasso di infla- zione, ecc.) che impediscono una valutazione corretta dello stato di salute dell’economia dell’area considerata. Con le analisi statistiche ef- fettuate queste ipotesi diventano assiomi di realtà regionali dove il fe- nomeno del “sommerso” non garantisce né sicurezza sul posto di la- voro (in termini di diritti) né possibilità di carriera professionale e sala- riale. Dall’altra parte, invece, si evidenzia una forte influenza del reddi- to disponibile pro-capite, del tasso di disoccupazione a bassa scolariz- zazione e del tasso di disoccupazione generale, elementi di cui già si è trattato abbondantemente nei capitoli precedenti. La segmentazione delle Regioni Obiettivo 1 in funzione delle determi- nanti della mobilità Al fine di offrire una descrizione più approfondita del flusso migrato- rio delle Regioni dell’area Obiettivo 1 in funzione delle proprie determi- nanti, si è proceduto ad effettuare una segmentazione delle Regioni così come proiettate sul piano fattoriale scelto. Sull’asse verticale del piano è stata rappresentata in modo crescente la condizione socio- economica delle aree oggetto di studio, mentre sull’asse orizzontale il flusso migratorio in funzione delle proprie determinanti. Il grafico rea- lizzato mette in evidenza quattro aree che hanno permesso di definire dei profili demografici di seguito esplicitati. Con “Statici” si definisce la 52 R. Piras, “Migrazioni e capitale umano”, Continua l’esodo di laureati e diplomati. La Sardegna Perde intelligenze. Sardegna Economica 5/2005. 128
  • 129. LA MOBILITA’ DEI GIOVANI ITALIANI DELLE REGIONI OBIETTIVO 1regione Sardegna in cui si può notare una non fuoriuscita di capitale Analisi multidi-umano dovuta ad una buona condizione socio-economica. Con mensionale delle variabili socio –“Condizionati” si definisce la regione Basilicata dove il capitale umano economiche de-è condizionato ad abbandonare la propria regione di residenza in terminanti il flus-quanto il comparto economico-industriale non riesce ad assorbire tale so migratorioforza lavoro. Infatti, in questa regione l’offerta di lavoro è a medio bas-sa scolarizzazione. Si riconoscono, inoltre, due livelli di costrizione:fuggitivi e obbligati. Con “Fuggitivi” si definisce la regione Calabria ca-ratterizzata da una condizione socio-economica bassa e nello stessotempo da elevati tassi di disoccupazione a medio alta scolarizzazione edel tasso di lavoro nero. Infine, con il profilo “Obbligati” si includono lerimanenti altre Regioni, ossia Puglia, Sicilia e Campania, dove ad unacondizione socio-economica bassa si aggiungono elevati tassi disoc-cupazione soprattutto di a bassa scolarizzazione.Figura 58 - Piano fattoriale Si osserva che nella regione Calabria c’è un elevato tasso di lavoro ne-ro: infatti, l’aumento delle forme di lavoro irregolari trova linfa vitalenella disoccupazione elevata, in quella giovanile che raggiunge picchi diesasperazione, nella carenza di un tessuto industriale che non favori-sce lo sviluppo economico e che costringe il capitale umano ad emi-grare verso zone in cui la possibilità di occupazione è più elevata. Ne 129
  • 130. CAPITOLO 1 Analisi multidi- consegue che lo sviluppo di tale area passa non solo dalla creazione dimensionale delle nuove attività produttive, ma anche dal rientro nei confini della legalità variabili socio – economiche de- di quelle che attualmente ne sono ai margini.terminanti il flus- Le Regioni Puglia, Basilicata e Campania, invece, risultano essere so migratorio influenzate dal valore del peso dell’industria che risulta essere una de- terminante fondamentale per queste aree (in tali Regioni troviamo in- fatti i valori più elevati rispetto alle altre aree dell’Obiettivo 1). Per tale motivazione la capacità di non saper cooptare l’offerta di lavoro ad al- ta formazione fa sì che in questi territori cresca il flusso migratorio de- stinato alle aree del Centro-Nord. Ultima analisi da effettuare è quella sulle due rimanenti Regioni Sicilia e Sardegna. In queste due Regioni le considerazioni vanno sposta- te tutte sul valore del tasso di disoccupazione ed in modo particolare su quello che si riferisce ai disoccupati a bassa scolarizzazione: infatti la Sicilia ha il valore più alto mentre la regione Sardegna, che è l’unica re- gione con flusso migratorio positivo (in termini di tasso generico di mi- gratorietà interno), è situata al secondo posto di tale classifica. Tutto questo permette di affermare che, se come molti sostengono, la coesione sociale, la partecipazione delle forze sociali e politiche è condizione significativa per il rilancio o il consolidamento dello svilup- po del territorio, emerge con chiarezza che la sfida per queste Regioni consiste nell’aumentare la competitività delle imprese creando un am- biente innovativo basato su una forza lavoro qualificata, su ricerca e sviluppo e sulla società dell’informazione. Infatti, in una società in cui l’in- novazione tecnologica ha un ruolo fondamentale per la crescita e lo sviluppo economico, il capitale umano diventa un fattore prioritario per la ricerca e nello stesso tempo per la diffusione delle tecnologie. Di conseguenza, la fuoriuscita, “fuga”, e la successiva assenza, da una de- terminata area di capitale umano rappresenta uno dei principali limiti allo sviluppo economico dell’area stessa. 1.4.3 Elaborazione di un modello di lettura Per approfondire il fenomeno della mobilità geografica, la ricerca è stata ampliata a tutte le Regioni italiane per cercare di trovare un pos- sibile modello capace di spiegare il flusso migratorio nel suo com- plesso, valuandone le ricadute positive e negative. La mobilità geo- grafica può rappresentare, infatti, certamente un fattore positivo per la crescita del capitale umano e dello sviluppo economico. A questo punto le possibili determinanti del flusso migratorio, fin qui prese in considerazione sono state associate ad ogni regione italia- 130
  • 131. LA MOBILITA’ DEI GIOVANI ITALIANI DELLE REGIONI OBIETTIVO 1na ed a queste sono state aggiunte altre tre variabili. La prima riguar- Elaborazione dida l’indice di disoccupazione di lunga durata, che è la quota percentua- un modello di letturale di persone in cerca di occupazione da oltre 12 mesi, sul totale del-le persone in cerca di occupazione. La seconda variabile aggiunta è il tasso di natalità lorda delle im-prese calcolato rapportando il numero delle nuove imprese sul totaledelle imprese registrate nell’anno precedente moltiplicato per cento. La terza variabile al possibile modello è data dagli investimenti fis-si lordi che per l’anno considerato, cioè il 2005, sono calcolati me-diante la stima dei minimi quadrati in base all’andamento di tale valo-re in serie storica dal 1980 al 2003. Tale dato indica il valore in milioni di euro degli investimenti fissilordi effettuati negli anni dalle singole imprese nei diversi contesti re-gionali. L’analisi statistica in regressione multipla53 si evidenzia che la varia-bile tasso migratorio54 considerata dipendente (Y), può essere spiega-ta da due determinanti, l’indice di disoccupazione di lunga durata(X1) ed il tasso di natalità lorda delle imprese (X2) secondo il modelloche segue: Y = -2,03 X1 + 0,72 X2 + 0,485 Tale modello mette in evidenza che la dipendenza del tasso migra-torio è negativa rispetto alla prima variabile e positiva rispetto alla se-conda. Infatti, l’indice di disoccupazione di lunga durata influenza en-trambe le componenti del tasso migratorio e cioè sia le entrate che leuscite. Le altre variabili considerate55 non hanno dimostrato alcuna rela-zione con il flusso migratorio. In ogni regione all’aumentare di tale indice vi è una contrazionedelle entrate e un aumento delle uscite dovuto alla non capacità dicooptare forza lavoro nell’intero sistema economico produttivo del-l’area considerata. Fenomeno completamente opposto per quanto riguarda la secon-da variabile che incide in maniera positiva sul tasso migratorio.Infatti, all’aumentare del tasso di natalità lorda delle imprese il tasso 53 Il modello di regressione multipla è stato analizzato secondo il metodo per passi che inclu-de una per volta le possibili variabili capaci di spiegare il modello. 54 Il tasso migratorio interno è il rapporto tra il saldo migratorio interno (entrate meno usci-te) dell’anno e l’ammontare medio della popolazione residente, moltiplicato per 1.000. 55 Vedi appendice statistica 131
  • 132. CAPITOLO 1Elaborazione di migratorio aumenta. In questo caso si può facilmente dedurre che un modello di l’aumento di tale tasso sarà dovuto sia alla diminuzione delle uscite che lettura all’aumento delle entrate all’interno della regione considerata, che vista la fiorente natalità di imprese diventerà certamente un polo di attrazione. Con il modello studiato si è voluto spiegare come i flussi di capita- le umano in uscita possano incidere sulla crescita economica e sul successivo sviluppo dell’area di destinazione e, di conseguenza, co- me questi ultimi influenzino i territori di origine in termini di mancato progresso. Soffermandoci in modo dettagliato sul valore del tasso di na- talità delle imprese è possibile notare che, nelle aree in cui esso risul- ta essere più elevato e in cui vi è maggiore capitale umano, la crescita del comparto socio – economico è più elevata. Inoltre, l’industria di queste aree viene agevolata dalla forte inci- denza di produzione ad alto livello tecnologico, sempre più richiesta dal mercato nazionale ed internazionale e che nasce per acquisita com- petenza da parte del nuovo imprenditore56. Quest’ultimo, così come si evince da studi57 recenti, ha un titolo di studio sempre più elevato (46,3% diploma superiore e 21,5% laurea), con differenze per riparti- zione geografica che si acutizzano sempre di più se si considerano le motivazioni di avvio, le modalità di finanziamento ed il settore im- prenditoriale. Nel Sud ed Isole, invece, a differenza di ciò che succede nelle altre Regioni italiane, si dà inizio ad una attività perché l’alternativa è la di- soccupazione oppure un lavoro non ritenuto soddisfacente; si fa ri- corso agli aiuti pubblici oppure ad aiuto di familiari e parenti con scarsa diffusione del credito con e senza garanzie. Inoltre, considerando il settore economico delle imprese (tabella seguente), si nota come quelle in cui vi è bisogno di un titolo di studio più elevato e specialistico, sono collocate per lo più nelle Regioni centro – settentrionali (mentre solo nel commercio il numero delle imprese nel Sud ed Isole supera quello delle altre Regioni italiane). A questo punto, il modello formulato, acquisisce maggiore rile- vanza una volta considerati tali assunti. Infatti, la relazione che lega il flusso migratorio alla natalità delle imprese risulta più complessa, in quanto conferma che tali flussi es- sendo formati per la gran parte di capitale umano, vanno ad arricchire 56 Indagine FOBS (Factors of Business Success) condotta dall’Istat, 2005, si basa sull’adozio- ne di definizioni condivise e sull’utilizzo di un questionario comune tra i Paesi Europei parteci- panti, avente lo scopo di ottenere dati confrontabili. 57 Le nuove attività imprenditoriali, Istat, 13 Luglio 2006. 132
  • 133. LA MOBILITA’ DEI GIOVANI ITALIANI DELLE REGIONI OBIETTIVO 1le aree di destinazione (Centro-Nord), contribuendo alla loro continua Elaborazione dicrescita economico – sociale, grazie al reciproco trasferimento di com- un modello di letturapetenze e know-how. Ne deriva che le aree del Mezzogiorno, da cuiprovengono i flussi migratori, restano sprovviste della futura classe di-rigente. Infatti, l’assenza di giovani a medio alta scolarizzazione incidesulla diminuzione dei possibili nuovi imprenditori, capaci di intrapren-dere una nuova attività non per mancanza di alternative, ma perchécompetenti ed idonei a contribuire alla crescita dell’intero compartoeconomico.Figura 59 - Imprese per settore economico e regioneAnno 2004 (valori percentuali) ITALIA SUD-ISOLE CENTRO NORD-EST NORD-OVEST Sardegna Sicilia Calabria Basilicata Puglia Campania Molise Abruzzo Lazio Marche Umbria Toscana Emilia-Romagna Liguria Friuli-Venezia Giulia Veneto Trentino-Alto Adige Lombardia Valle dAosta Piemonte 0 5 10 15 20 25 30 35 40 45 50 Industria Costruzioni Commercio Altri serviziFonte: Elaborazione Isfol su dati Istat. 133
  • 134. CAPITOLO 1Elaborazione di Pertato la maggior crescita economica comporta il consolidamento un modello di e il rafforzamento di un’industria e di un sistema dei servizi aperti ai lettura valori della competizione e dell’innovazione tecnologica a partire dalle proprie specificità produttive. Inoltre, un’industria qualitativamente elevata radicata nel territorio e un capitale umano sempre più compe- titivo sono di fondamentale importanza per un maggiore e duraturo sviluppo locale nel Mezzogiorno. 1.4.4 Comparazione tra Regioni Obiettivo 1 e Regioni del Centro - Nord Per avere un quadro di insieme del divario tra le Regioni appartenenti alle aree Obiettivo 1 e le Regioni del Nord è stato effettuato un confronto socio–economico tra le Regioni che nelle due aree presentano i valori migliori e successivamente tra quelle che presentano i valori peggiori. Il primo confronto è tra la regione Sardegna e il Trentino Alto Adige, Regioni queste ultime che hanno il valore più alto nelle rispettive aree, del reddito disponibile pro-capite, valore che evidenzia una vitalità eco- nomica delle due Regioni. È possibile notare una situazione economico - demografica di par- tenza molto simile, in quanto si registrano valori analoghi dell’indice di popolazione (19-32 anni) e dell’indice di struttura della popolazione attiva dal lato demografico e della forza lavoro, della spesa delle famiglie e del tasso di natalità lorda delle imprese. A tali indici se ne contrappongono altri che presentano enormi dispa- rità come ad esempio gli investimenti fissi lordi, il tasso di occupazione a bassa scolarizzazione, il tasso di disoccupazione di lunga durata, il tasso di lavoro nero, le assunzioni previste laureati, il peso delle indu- strie e le assunzioni previste in generale. Le motivazioni di queste differenze trovano fondamento nel fatto che il comparto economico industriale del Trentino risulta essere più sviluppato e competitivo rispetto a quello della Sardegna, il che compor- ta una maggiore capacità e nello stesso tempo semplicità di cooptare forza lavoro. Una criticità: in Sardegna, pur avendo un reddito disponibile pro- capite di gran lunga inferiore a quello del Trentino e altri indici che nel confronto non risultano essere positivi, la spesa delle famiglie è supe- riore a quella del Trentino; cosa questa che può trovare una possibile spiegazione nel valore del tasso di lavoro nero che in Sadegna risulta es- sere quasi il doppio in del Trentino. Per gli effetti e le conseguenze di ta- le indice si rimanda ai paragrafi precedenti. 134
  • 135. LA MOBILITA’ DEI GIOVANI ITALIANI DELLE REGIONI OBIETTIVO 1 Altro confronto effettuato è quello tra le due Regioni che nel Nord e Comparazionenelle aree Obiettivo 1 presentano la peggiore situazione economica. tra Regioni Obiettivo 1 eQueste Regioni dal punto di vista del reddito disponibile pro-capite ri- Regioni delsultano essere il Veneto e la Basilicata. In questo caso le differenze, ri- Centro - Nordspetto alla situazione analizzata in precedenza, si acuiscono. Infatti, la re-gione Basilicata, a differenza delle altre Regioni analizzate, non rap-presenta certamente un polo di attrazione, anzi i giovani cercano ditrovare altrove la possibilità di inserirsi nel modo lavorativo. Inoltre, dalconfronto risulta che in Basilicata ci sono valori di tasso di lavoro neroe investimenti fissi lordi molto distanti da quelli del Veneto. A differen-za del confronto la spesa delle famiglie in Basilicata è quasi nulla ri-spetto a quella del Veneto, probabilmente a causa di diffuse perché viè una enorme difficoltà economico e sociali.1.4.5 Sintesi delle caratteristiche delle determinanti socio-economiche dei flussi di mobilità Per analizzare in maniera più approfondita il fenomeno della mobi-lità geografica sono state monitorate le determinanti che stigmatizzanomaggiormente il dinamismo dei flussi migratori. La metodologia adope-rata si è basata sull’individuazione delle possibili variabili di rotturache alimentano la consistenza dei movimenti migratori. Le analisi statistiche effettuate (modello di regressione multipla)hanno evidenziato empiricamente tra i maggiori fattori di espulsione iltasso di disoccupazione di lunga durata. Di contro, si segnala tra le de-terminanti che rientrano nei fattori di attrazione, il tasso di natalità lor-da delle imprese. Si evince che la mobilità in uscita risulta maggiore nelle ripartizioniregionali con un’elevata incidenza della disoccupazione di lunga dura-ta: ciò è dovuto alle difficoltà dell’intero sistema economico produttivodell’area considerata di cooptare forza lavoro. In tal senso, i flussi dimobilità sono più dinamici quanto più ampia risulta la forbice della di-soccupazione di lunga durata tra le Regioni del Nord e del Sud. La se-conda determinante, costituita dai tassi di natalità lorda delle imprese,alimenta degli andamenti inversi: infatti, nelle Regioni caratterizzateda una maggiore incidenza della natalità delle imprese, si segnala unaconsistente contrazione dei flussi in uscita e di conseguenza un buon di-namismo dei movimenti migratori in entrata, il tutto dovuto ad unacrescita più elevata del comparto socio-economico. Inoltre, questearee sono agevolate da un forte sviluppo industriale ad alto livello tec-nologico, sempre più richiesto dal mercato nazionale ed internaziona- 135
  • 136. CAPITOLO 1 Sintesi delle le e conseguenza di una maggiore competenza acquisita da parte del caratteristiche nuovo imprenditore che ha un titolo di studio sempre più elevato delle determinanti (46,3% diploma superiore e 21,5% laurea). socio- Nel Sud ed Isole, invece, a differenza delle altre Regioni italiane, si ini- economiche dei zia un’attività per far fronte alla disoccupazione, oppure ad un lavoroflussi di mobilità non ritenuto soddisfacente e si fa ricorso agli aiuti pubblici o di familia- ri, con scarsa diffusione del credito con e senza garanzie. Inoltre, come ribadito le imprese il cui settore economico richiede un titolo di studio più elevato, sono collocate maggiormente nelle Regioni centro – settentrionali. Tutto ciò conferisce maggiore rilevanza al modello formulato e con- ferma che i flussi migratori, essendo formati per lo più da capitale umano, arricchiscono le aree di destinazione (Centro-Nord) contri- buendo alla loro ulteriore crescita economico – sociale e impoverisco- no le aree del Mezzogiorno da cui provengono, rendendole sprovviste della futura classe dirigente. Per evidenziare il divario esistente tra le Regioni appartenenti alle aree Obiettivo 1 e le Regioni del Nord, si è effettuato, poi, un confronto socio–economico tra le Regioni che nelle due aree presentano i valori migliori (Sardegna e Trentino Alto Adige) e tra quelle che presentano i valori peggiori (Basilicata e Veneto). 136
  • 137. CAPITOLO 2LA MOBILITA’TRA POLITICHEPER IL CAPITALE UMANOE LO SVILUPPO LOCALE Il fenomeno della mobilità può essere al contempo causa ed effet-to delle condizioni socio-economiche di determinate aree geografiche. Pertanto, nelle prossime pagine si cercherà di approfondire il ruolo delcapitale umano nei processi di crescita e sviluppo per comprenderemeglio l’incidenza di suoi trasferimenti territoriali e riflettere, dunque,sull’adeguatezza delle politiche oggi in atto sulla mobilità. Le analisi empiriche realizzate negli ultimi anni hanno fatto emer-gere i limiti delle impostazioni teoriche orientate a valutare la cresci-ta economica attraverso la definizione dei fattori economici di naturaquantitativa (Pil; capitale fisico; forza lavoro). Così, si sono semprepiù affermati quegli approcci che puntano sull’analisi dei fattori dicrescita qualitativi ed extraeconomici quali: il capitale umano, gli inve-stimenti realizzati, il livello di modernità delle istituzioni, etc.. Nel corso degli anni si è andata sempre più affermando la convin-zione che la crescita economica dipenda da una combinazione di di-namiche interagenti, che derivano dalla relazione virtuosa tra le deter-minanti quantitative ed i fattori qualitativi. Il capitale umano ha così assunto un ruolo centrale nelle teoriedella crescita e dello sviluppo economico, fino ad alcune ricercheempiriche che ne riconoscono la centralità. Le misurazioni di tale fattore sono diverse e pur sempre parziali,poiché si tratta di quantificare un elemento prevalentemente qualita-tivo, per esempio oltre a valutare quantitativamente gli anni di istru-zione della forza lavoro occorre utilizzare misure che ne valutino inqualche modo la qualità intrinseca. Alcune proxy per misurare la qualità dell’istruzione utilizzate sono:spesa in istruzione; rapporto studenti/insegnanti; spesa in salari pergli insegnanti. 137
  • 138. CAPITOLO 2 Di seguito si presenta un breve excursus sulle teorie ed i modelliche si soffermano sul ruolo del capitale umano nei processi di cresci-ta economica e sviluppo locale per arricchire la lettura del fenomenoattuale della mobilità del Mezzogiorno nei nostri giorni, per poi passa-re ad una breve ricognizione delle politiche in atto sulla mobilità a li-vello europeo, nazionale e regionale.2.1 Il capitale umano nei processi di crescita economicae sviluppo locale2.1.1 Crescita economica e sviluppo Volendo dare una definizione del capitale umano e considerare ilsuo ruolo nei processi di crescita economica e sviluppo occorre fareun’opportuna distinzione tra questi ultimi due temi. Solitamente la crescita economica è intesa sotto il profilo quantita-tivo ed i suoi benefici ed effetti si traducono in processi di sviluppo va-riamente intesi. E’ pur vero, però, che il collegamento tra i due aspettinon è scontato; infatti, in presenza di un trend di crescita non è detto chesi inneschi un conseguente trend di sviluppo. Si consideri, ad esempio,la crescita del PIL che non indica necessariamente incremento del be-nessere, bensì uno strumento utile ad acquisirlo. Una riflessione, dun-que, nasce spontanea pensando alle società post-industriali, nellequali gli aspetti quantitativi della crescita economica si accompagnanoa quelli prevalentemente qualitativi dello sviluppo sociale, politico, ter-ritoriale e ambientale. La crescita economica si riferisce alla capacità di un sistema eco-nomico di produrre ed accrescere la disponibilità di beni e servizi afavore dei fabbisogni della popolazione; supponendo un incrementonel tempo di tale disponibilità in funzione della crescita della popola-zione. La crescita economica dipende da numerosi fattori e da unacomplessità di eventi interagenti. Attualmente le teorie sulla crescita58prendono in considerazione fattori squisitamente economici accanto adelementi extra-economici ed istituzionali. Solitamente le teorie eco-nomiche “classiche”59 sulla crescita puntano su interventi ad hoc voltia determinare l’incremento della produttività del capitale fisico e del- 58 Tra le prime si può risalire ad Adam Smith che nel 1774 pubblicò il primo trattato dell’eco-nomia moderna dal titolo “Un’indagine sulle cause della ricchezza delle nazioni”. 59 Le teorie della crescita economica iniziano con gli economisti classici della rivoluzione in-dustriale (D. Ricardo), riprese tra il 1940-50 da economisti del calibro di R.F. Harrod, R. Nurkse eR.M. Solow.138
  • 139. LA MOBILITA’ TRA POLITICHE PER IL CAPITALE UMANO E LO SVILUPPO LOCALEla forza lavoro al fine di innescare la cosiddetta “convergenza condi- Crescitazionale”60. Purtroppo, però, l’evidenza empirica ha messo in luce i limi- economica e sviluppoti di quanti teorizzavano una crescita economica stimolata da fattorieconomici classici, pertanto, nell’ultimo decennio hanno assunto ri-lievo, tra le determinanti della crescita, nuovi e più complessi fattori. Sitratta, innanzitutto, di puntare su investimenti (infrastrutture; teleco-municazioni) che generano un incremento della produttività dell’in-tero indotto economico garantendo un tasso di crescita duraturo gra-zie alla virtuosa interazione tra il capitale fisico ed il progresso tecnico.Accanto a questo tipo di investimenti si annoverano, poi, quelli in ca-pitale umano, ritenuti ormai di rilevanza strategica per l’evoluzionedei sistemi economici. Si tratta, infatti, di impiegare risorse in grado diannodare la produttività al capitale umano, inteso come coacervo dicultura, competenze e conoscenze. La scoperta dell’importanza deifattori immateriali nei processi di crescita61 ha ampliato la visione el’approccio interpretativo dei percorsi evolutivi considerati, aprendola strada ad un concetto ampio e vasto di sviluppo che focalizza gli in-terventi previsti in un’ottica di maggiore capillarità, e offrendo una let-ture di più ampia diffusione sociale in grado di fondere fattori quanti-tativi ed elementi qualitativi. In sintesi, nell’affrontare gli aspetti dinamici del processo econo-mico si ricorre, solitamente, alla distinzione tra crescita economica e svi-luppo economico. Nel caso della crescita economica, si valuta la pos-sibilità di enucleare fenomeni in grado di alimentare teorie che af-frontano l’evoluzione dei sistemi economici dal punto di vista squisita-mente quantitativo, nel senso di creazione di ricchezza. Quando allacomponente quantitativa si affiancano elementi qualitativi di maggio-re complessità, si è in grado di parlare di sviluppo economico62.Seppure, la distinzione tra i due aspetti non assuma affatto nella real-tà una connotazione tanto netta da inibirne del tutto le reciprocheimplicazioni. In particolare, nel 1990 le Nazioni Unite – pubblicando il primoRapporto sullo sviluppo umano – hanno proposto un nuovo approccioal tema dello sviluppo richiamando la teoria degli entitlements di 60 Teorizzata da Solow, secondo il quale, i Paesi con basso PIL pro-capite dovrebbero regi-strare una crescita più veloce, rispetto a Paesi con PIL pro-capite maggiore, poiché nei primi laconvenienza a risparmiare ed investire è maggiore che nei secondi. 61 Oltre al capitale umano sono numerosi i fattori di crescita alternativi che le nuove teorie eco-nomiche individuano: saggio di investimento; livello di democrazia, lo Stato e le sue Istituzioni; fat-tori finanziari; grado di apertura dell’economia; capitale sociale. 62 P. Palazzi, “An index for sustainable development”, Moneta e credito, vol. LVII, no. 226, (incollaborazione con Enrico Casadio Tarabusi). Università degli Studi di Roma “La Sapienza”,Dipartimento di Scienze Economiche, Economia dello Sviluppo. 139
  • 140. CAPITOLO 2 Crescita Amartya Sen63. Con l’introduzione dell’Indice di Sviluppo Umanoeconomica e (ISU)64 lo sviluppo viene misurato in un nuovo modo inteso come sviluppo “processo di ampliamento delle possibilità di scelta della gente”. Infine, è opportuno chiarire che il concetto di sviluppo si arricchisce anche di una connotazione locale la cui caratteristica principale è la capacità di catturare opportunità che dipendono certamente da fatto- ri agglomerativi inseriti in un contesto ampio e ramificato di relazioni in un ambito ed in una dimensione territoriale65. 2.1.2 Il capitale umano: definizione e metodi di calcolo Solo in tempi relativamente recenti si è approfondito il tema del ca- pitale umano nell’ambito delle teorie economiche. Il capitale umano viene incluso nelle risorse economiche insieme con l’ambiente ed il capitale fisico. Mentre, però, il capitale fisico è co- stituito da beni capitali e mezzi di produzione, il capitale umano è l’in- sieme delle facoltà e delle risorse umane quali la conoscenza, l’istru- zione, la formazione e le capacità tecniche. Intorno agli anni ’70 e ’80, alla luce dei fallimenti dei processi di in- dustrializzazione in vaste aree del pianeta, si è messa in evidenza l’im- portanza del fattore umano nel mettere a frutto le potenzialità econo- miche delle risorse disponibili: e il capitale fisico altro non è che un in- sieme di beni realizzati dal lavoro umano. Il capitale umano, dunque, è quello che si accumula attraverso investimenti in istruzione e forma- zione al fine di accrescere la produttività futura del lavoro. Occorre, però, fare un passo indietro per comprendere i vari ap- procci nella valutazione e misurazione del capitale umano. Il primo economista classico che introdusse il termine di capitale umano fu Adam Smith, suggerendo un parallelismo tra gli uomini e le macchine produttrici: le risorse economiche impiegate per produrre le macchine non erano da meno rispetto ai costi sostenuti per l’educazione degli uomini; pertanto, entrambe le grandezze rientravano nel calcolo della 63 A. Sen (1981), “Poverty and famines: an essay on entitlements and deprivation”, Claredon Press, Oxford. Secondo la teoria degli entitlements lo sviluppo desiderabile è quello che consen- te a ciascuno l’effettiva acquisizione delle risorse determinate, oltre che dal reddito, dall’esisten- za di meccanismi istituzionali e politici idonei. 64 L’Indice di sviluppo umano (in inglese: HDI-Human Development Index) è un indicatore di sviluppo macroeconomico realizzato dall’economista pakistano Mahbub ul Haq nel 1990. È stato utilizzato, accanto al PIL (Prodotto Interno Lordo), dalle Nazioni Unite a partire dal 1993 per valu- tare la qualità della vita nei paesi membri. Tra gli aggregati ponderati troviamo: speranza di vita al- la nascita; tasso alfabetizzazione; valore reale reddito pro capite; indice libertà politica; indice svi- luppo di genere. 65 Zaninotto E. (2004), a cura di, Dimensione d’impresa, demografia industriale e occupa- zione in Trentino, Ed. Trentuno, Trento. 140
  • 141. LA MOBILITA’ TRA POLITICHE PER IL CAPITALE UMANO E LO SVILUPPO LOCALEricchezza nazionale. Successivamente furono numerosi gli studiosi66 Il capitalestimolati da tali riflessioni, ma la creazione di un impianto teorico umano: definizione eomogeneo sul tema riceve tuttora interessanti contributi. metodi di calcolo Tra i maggiori autori contemporanei, Becker (1964) teorizza sulledeterminanti economiche che influenzano il diverso processo di accu-mulazione del capitale umano. Mentre Lucas (1988), nel suo modello,evidenzia lo stretto collegamento tra il processo di crescita endogeno el’accumulazione di saperi e conoscenze, attraverso una dinamica checonsente lo sviluppo e l’evoluzione dei sistemi produttivi e dei tassi dicrescita economica senza l’intervento delle determinanti esogene. Leteorie di Lucas sono avallate anche dall’impianto teorico proposto nel1986 da Romer che considera l’incremento della conoscenza qualeelemento determinante dello sviluppo economico: i processi di accumu-lazione di capitale umano derivano dagli stessi processi di produzione. In tale scenario si evidenzia come il sistema educativo sia uno stru-mento di selezione degli individui volto a generare, nel percorso di ac-cesso al mercato del lavoro, delle dinamiche competitive tra gli attori so-ciali. In tale prospettiva, A. Weiss (1995) sottolinea come l’investimen-to in istruzione generi un aumento esclusivo del solo capitale umano. In sintesi, nel corso del ventesimo secolo le teorie sul capitale uma-no ne hanno valutato l’impatto in termini di sviluppo economico, glieffetti sul livello salariale, il tipo di competenze necessarie per accre-scerlo (Lovaglio, 2004); ciò a conferma che “il capitale umano acquisi-bile attraverso l’istruzione e la formazione (nella famiglia, scuola e lavo-ro) sia alla base di tutte le teorie che cercano di spiegare la crescitaeconomica”67. In particolare, la stima quantitativa del capitale umano annovera tra iprincipali contributi due metodi di calcolo del valore monetario dell’uomo: • retrospettivo: stima del costo di allevamento dell’uomo dalla na- scita fino all’età di ingresso al lavoro68; • prospettivo: stima del valore monetario dell’uomo attraverso la determinazione del valore attuale dei redditi futuri69. 66 Tra i quali: Bentham, Mill, Marshall, Petty, Fisher. 67 P.Lovaglio, G. Vittadini, “Il concetto di capitale umano e la sua stima”. 68 Principale teorico del metodo retrospettivo è E. Engel (1883) che equipara il valore mone-tario dell’uomo al suo costo di produzione, ovvero alle spese sostenute fin dalla nascita. 69 I principali contributi al metodo prospettivo si devono a: W. Petty (1690) che considerò il ca-pitale umano nazionale dato dalla rendita perpetua del reddito da lavoro nell’arco della vita ad uncerto tasso di interesse; W. Farr (1853) propose il metodo di capitalizzazione dei redditi; Dublin eLotka (1930) riprendendo Farr pervennero alla stima del valore monetario dell’uomo in base allastima monetaria del valore attuale dei redditi futuri (VARA) al netto dei consumi attesi (CEA) da cuila stima del capitale umano lordo e netto. 141
  • 142. CAPITOLO 2 Il capitale Si tratta di metodi non privi di limiti ed errori e pertanto opportuna- umano: mente riletti negli anni successivi alla loro formulazione. definizione emetodi di calcolo Infatti, il metodo retrospettivo “non tiene conto del ritorno sui reddi- ti” , mentre nell’approccio prospettivo si evidenzia70 il limite di “non 70 conoscere stime future del flusso di redditi da lavoro oltre al fatto che non considera l’investimento in istruzione e in professionalità; pertan- to, in entrambi i casi non si chiarisce il problema della stima e distribu- zione del capitale umano”71. La Scuola di Chicago (Mincer, 1958; Becker, 1962), nella seconda metà del ventesimo secolo, riconsiderò le teorie sul capitale umano ri- conoscendolo quale fattore in grado di determinare il livello della pro- pria retribuzione e quindi della crescita economica nell’intero processo di produzione72. Purtuttavia, tale approccio lascia aperta la questione relativa alla valutazione quantitativa del capitale umano considerato in termini di anni di scolarità ed esperienza lavorativa73. Successivamente, molti altri autori (Solow, 1957; Benhabid e Spiegel, 1994; Abramovitz, 1991; et al.) hanno evidenziato la centralità del capitale umano nella determinazione della ricchezza nazionale, la- sciando irrisolto il problema della sua stima e considerandolo sempre quale numero indice dello stock educativo della popolazione. Ad in- trodurre la valutazione del capitale umano dal punto di vista quantita- tivo è Dagum che, prendendo le mosse dalla relazione economica esi- stente tra crescita economica e capitale umano74, indica questo ultimo quale elemento fondamentale per la definizione del reddito e della ricchezza familiare e/o individuale75. Da qui la definizione disaggregata che tiene conto dell’investimento e del suo ritorno76 in capitale umano quale “costrutto multidimensionale non osservabile generato dall’in- vestimento in istruzione, formazione ed esperienza sul lavoro e da fat- tori personali e ambientali tale da produrre un aumento della capacità lavorativa misurabile dall’incremento di reddito da lavoro nel ciclo vi- 70 In P.G.Lovaglio, G. Vittadini, “Il concetto di capitale umano e la sua stima”, § 4 “Discussione”. 71 In C. Dagum, P.G. Lovaglio, G. Vittadini, “IL capitale umano in Italia: analisi della distribuzione”. 72 “Secondo la Scuola di Chicago produttività e qualità del lavoro sono variabili endogene che di- pendono dal talento, dall’istruzione e dall’esperienza del lavoratore”, in C. Dagum, P.G. Lovaglio G. Vittadini, “Il capitale umano in Italia:analisi della distribuzione”. 73 Nella funzione (f) dei guadagni della Scuola di Chicago il reddito da lavoro dell’i-esimo lavo- ratore è pari a: yi=f(si, ji, Zi)+ui, dove: si= anni di scolarità; ji= anni di esperienza di lavoro; Zi= insie- me di variabili individuali; ui= errore casuale. 74 Romer (1986, 1989), teorizza la “crescita endogena” con capitale umano secondo cui la pro- duttività è determinata endogenamente dalla crescita del CU, dall’attività di R&S e da varie modalità di apprendimento. 75 La funzione generatrice del reddito (FGR) di Dagum spiega il reddito da lavoro del lavoratore (yi) come funzione del CU (hi) e della ricchezza (ki) più un errore casuale (ei). Quindi si avrà: yi=wihi+piki+ei che esprime una relazione positiva diretta tra reddito e CU e tra reddito e ricchezza. 76 Individuata nel 1996 da Dagum e Vittadini. 142
  • 143. LA MOBILITA’ TRA POLITICHE PER IL CAPITALE UMANO E LO SVILUPPO LOCALEtale”. Tale definizione (dall’approccio squisitamente statistico) fonde i Il capitaledue fattori costituenti il capitale umano (“formativi” e “riflessivi”)77 por- umano: definizione etando ad una visione della variabile indagata in termini di reddito da metodi di calcololavoro derivante dall’investimento in capitale umano. Verificata, così, la relazione esistente in termini teorici tra reddito e ca-pitale umano l’attenzione della ricerca teorica prosegue focalizzandosi,appunto, sul processo di accumulazione di tale variabile, ricoprendoun ruolo centrale nell’ambito di un’economia/società della conoscen-za, sia per lo sviluppo economico che umano e sostenibile dei sistemiterritoriali. Come già indicato, in questa sede non interessa proporre un ulte-riore modello di lettura del capitale umano nei processi di crescita esviluppo, quanto piuttosto comprenderne i trasferimenti, quindi i flus-si di mobilità costretta, valutandone gli effetti che possono determi-narsi in aree in ritardo di sviluppo come il Sud d’Italia. Tra le diverse realtà economiche e sociali, certamente, una partico-lare attenzione merita lo scenario che caratterizza la macroregione delMezzogiorno d’Italia. Una realtà piena di contraddizioni, ma ricca di opportunità e poten-zialità. Tra queste il capitale umano di cui dispone il Sud rappresentauna indubbia risorsa che in questa sede viene misurata utilizzando leproxy dei tassi di scolarizzazione e dei titoli di studio a medio alta qua-lifica detenuti dalla forza lavoro, proprio al fine di dare enfasi a quelprocesso di mobilità territoriale e, soprattutto, alla considerazione cheuna perdita di capitale umano si traduca necessariamente in una per-dita in termini di crescita e sviluppo dell’intero indotto economico ter-ritoriale. In tal modo si è tenuto conto del tasso di scolarizzazione quale va-riabile di flusso la cui variazione può essere considerata in prima ap-prossimazione un’accumulazione di capitale umano. Ma, bisogna chiarire, che non necessariamente il tasso di scolariz-zazione è anche indice di conseguimento del titolo di studio78. Perquesto motivo, si è valutato anche il livello di istruzione dei cancellati einfine si è tenuto conto del capitale umano incorporato nella forza lavo-ro (stock). 77 Gli “indicatori formativi” sono grandezze quali-quantitative (anni scolarità, anni esperienzalavorativa, condizioni di salute, stato civile, genere, regione appartenenza, età, ampiezza demogra-fica comune appartenenza, ricchezza, debito familiare, status sociale); gli “indicatori riflessivi”so-no costituiti dai redditi da lavoro. 78 Dal momento che non tutti gli iscritti giungono a conseguire, per svariate motivazioni, il ti-tolo di studio. 143
  • 144. CAPITOLO 22.1.3 Il peso del capitale umano nei processi di crescita e sviluppo La relazione tra capitale umano, crescita e sviluppo è studiata edanalizzata da tempo ricevendo numerosi contributi, in particolare nel-l’ambito della teoria della “crescita endogena”. Si tratta di impostazioniche se da un lato hanno un fondamento teorico, dall’altro non semprericevono conforto dall’analisi empirica. E’ certamente assodato che la dotazione di capitale umano rappre-senti una delle componenti e delle determinanti fondamentali neiprocessi di crescita e di sviluppo delle economie avanzate ed in via diespansione. Tuttavia, la controversa relazione causale fra le due variabi-li non è del tutto chiara. Per comprendere l’influenza esercitata dal ca-pitale umano nei processi di crescita economica è importante riper-correre il ruolo assegnato al capitale umano nelle teorie della crescita. Il primo modello moderno di teoria della crescita è stato sviluppatoda Solow79 negli anni cinquanta che ha teorizzato (in una fase di cresci-ta equilibrata e stabile) un tasso di crescita del prodotto e dei fattoriproduttivi costante nel tempo e influenzato da fattori non controllabilieconomicamente come l’andamento della popolazione o le scopertescientifiche e tecnologiche80. In tal senso l’accumulazione di capitale sarebbe consentita solo infasi di aggiustamento, ma è pur vero che realtà economiche diverseregistrano un andamento differente dei fattori esogeni e, pertanto, di-versi tassi di crescita. Questo fenomeno è spiegato dallo stesso Solowcome un posizionamento delle singole economie lontano dal sentierodi crescita in equilibrio. L’analisi empirica, però non è riuscita a spiega-re la variabilità dei tassi di crescita, individuando l’esigenza di ampliareil concetto di capitale così da arricchirlo con elementi ancora non spie-gati. In tale contesto elaborativo si affianca alla visione del capitale fisi-co tradizionalmente inteso una componente nuova ed immateriale,quale il capitale umano - al quale si associano le conoscenze scientifi-che e tecnologiche - frutto di un investimento in grado di accrescere la 79 Per teoria neoclassica della crescita si fa riferimento principalmente al modello di RobertSolow (1956). Per le implicazioni di politica economia della nuova teoria della crescita, si vedanoi lavori di: Scott M.F.(1992); Shaw K.G. (1992). 80 Il modello neo-classico della crescita economica di Solow permette di separare le deter-minanti della crescita in variazioni positive di input (lavoro e capitale) e progresso tecnologico.Con l’impiego del suo modello, Solow calcolò che circa quattro quinti nella crescita marginaledell’output per unità di lavoro negli Stati Uniti era attribuibile al progresso tecnico. In “AContribution to a Theory of Economic Growth”, (QJE, 1956), spiega la crescita di un sistema eco-nomico partendo dalla seguente funzione di produzione aggregata: Y=F(K,AL)=Ka(AL) 1-a, 0< a>1, dove Y, K, L sono reddito, capitale e lavoro ed A rappresenta il livello tecnologico, con AL inte-so quali l’unità di “lavoro effettivo” ed il termine esponenziale inteso come l’incremento del pro-dotto netto pro-capite dovuto al progresso tecnico.144
  • 145. LA MOBILITA’ TRA POLITICHE PER IL CAPITALE UMANO E LO SVILUPPO LOCALEproduttività del lavoratore così come il capitale fisico. Ma, a differenza Il peso deldel capitale fisico, il capitale umano contribuisce costantemente alla capitale umano nei processi dicrescita, indipendentemente dai propri livelli di accumulazione e co- crescita eme esito dell’interazione dei fattori interni al sistema economico consi- sviluppoderato (da qui la definizione di crescita “endogena”). Nel 1988 RobertLucas, tra i maggiori esponenti della nuova macroeconomia classica81,confermò il suddetto impianto teorico individuando quale differenzasostanziale tra capitale fisico e umano la capacità del secondo di produr-re esternalità positive82. Si genera, in tal modo, un circuito virtuoso dalmomento che gli investimenti in capitale umano producono esternali-tà che a loro volta rappresentano incentivi addizionali alla realizzazionedi ulteriori investimenti in capitale umano; insomma, il capitale umanorappresenta l’input necessario per la sua stessa produzione. In tal mo-do il capitale umano genera un effetto moltiplicatore, interagendo conlo sviluppo delle conoscenze, diventa uno stimolo interno (endogeno)alla crescita del sistema economico di riferimento. Il modello proposto da Lucas, dunque, differenziandosi dall’analisineoclassica, considera la centralità del capitale umano nel contribuirealla produzione totale sia come fattore produttivo accumulabile siacome esternalità positive che è in grado di generare. In sintesi, il capi-tale umano non solo è un fattore che da solo è in grado di determina-re crescita perpetua di un’economia (Lucas, 1988), ma interagiscecon altri fattori rilevanti come il progresso tecnico essendo l’unico fat-tore produttivo a determinare la tecnologia di produzione dello stesso(Romer, 1990). Infatti, nel 1992 Mankiw-Romer-Weil suggerisconol’introduzione del capitale umano nella funzione di produzione83,spiegando come in presenza di mercati di capitali globali e con rapida 81 La Nuova Macroeconomia Classica si pone quale ambizioso obiettivo teorico la definizionedi un modello macroeconomico partendo da un approccio analitico di tipo microeconomico, os-sia una teoria macroeconomica microfondata (considerando impostazioni di tipo walrasiano:equilibrio economico generale, agenti individuali ottimizzanti, concorrenza perfetta). La NMC, a par-tire dalla seconda metà degli anni ’70, si sostituisce al monetarismo di prima generazione, propu-gnando l’inutilità e la dannosità dell’intervento dello Stato nell’economia. Si tratta di una scuola dipensiero che avanza critiche anche al keynesismo tradizionale. Maggiori esponenti della NMC so-no gli economisti R. Lucas, T. Sargent e N. Wallace. 82 Si parla di esternalità positiva quando all’attività (di produzione e/o consumo) di un sogget-to sono associati (come by-product) impatti positivi nei confronti di altri soggetti (imprese e/oconsumatori) e questi ultimi non pagano un prezzo pari ai benefici ricevuti. Alcuni esempi: alconsumo privato di formazione (studenti universitari) sono associati impatti positivi ricadenti sualtri soggetti (la società conta su un maggior numero di capitale umano); alla decisione di un’im-presa di attivare corsi di formazione sono associati effetti esterni positivi (disponibilità, in unacerta area di manodopera qualificata). 83 La funzione di produzione di Mankiw-Romer-Weil risulta essere: Y=F(K,H,AL)=Kα Hβ (AL) 1-α-β‚, 0< α +β‚>1, dove H è il capitale umano; adattando la funzionedi accumulazione di Solow (K=sY) al sistema si ha: K=sKY; H=sHY, con sH come frazione della po-polazione della scuola secondaria. 145
  • 146. CAPITOLO 2 Il peso del trasmissione della tecnologia, divergenze nell’ammontare di capitalecapitale umano umano possono spiegare divergenze nei livelli di reddito pro-capite. nei processi di crescita e Dalla valutazione delle analisi economiche fin qui considerate risulta sviluppo evidente l’impatto positivo esercitato dal capitale umano sulla cresci- ta economica. E’ necessario, ovviamente, che il contesto economico incoraggi gli investimenti della variabile in oggetto al fine di favorirne la capacità produttiva anche attraverso attività imprenditoriali e inno- vative ritenute strategiche per lo sviluppo. L’incremento di capitale umano migliora la produttività del lavoro ricoprendo un ruolo impor- tante nella definizione dei percorsi di crescita, sebbene vi siano alcu- ne variabili decisive individuate dagli studiosi della materia. Si tratta di garantire un certo grado di apertura all’economia dell’area consi- derata, dal momento che il mercato dei settori esportatori consente, al- largandosi, una maggiore remunerazione del capitale umano dive- nendo attrattivo per la realizzazione di nuovi investimenti. E’, così, possibile affermare che il capitale umano rappresenta uno dei motori per lo sviluppo economico, ma resta aperta la questione relativa alla ne- cessità di individuare le vere componenti dell’istruzione che parteci- pano realmente alla crescita. Empiricamente sono stati valutati gli ef- fetti economici dell’istruzione sia in termini microeconomici che ma- croeconomici. Sostanzialmente l’approccio micro84 riconosce il lega- me tra elevati livelli di istruzione e maggiori livelli di reddito, lasciando aperta la questione relativa alle cause del fenomeno. Di contro, il se- condo tipo di approccio non individua soluzioni univoche relative al legame ipotizzato; infatti, l’istruzione determina la crescita economica solo in concomitanza con altri aspetti istituzionali. E’ pertanto alquan- to complesso individuare le variabili in grado di definire il capitale umano85 ovvero considerare possibili proxy86 che assumono un anda- mento differente in relazione alle diverse aree di riferimento. Ciò chiarito e ritornando alla valutazione sulla esistenza di una qualche relazione tra istruzione e crescita, parte della teoria87 sostie- ne che a determinare i fenomeni di evoluzione di un sistema econo- mico non partecipi tanto l’accumulazione di capitale umano quanto 84 L. Grazzini, A. Petretto, “Spesa pubblica per il welfare e crescita economica: una rassegna”, SIEP, Working Paper n.413, 2005. 85 Numero di anni di scuola; spesa pubblica in istruzione; tassi di scolarità (iscritti/popolazio- ne in età scolastica*100) o di maturità (esami di maturità con esito positivo/popolazione in età “giu- sta”*100). 86 Tasso alfabetizzazione (percentuale di popolazione con più di 15 anni in grado di leggere e scrivere. Nella classifica mondiale degli Stati per tasso di alfabetizzazione, data dal Rapporto delle Nazioni Unite sul Programma di Sviluppo 2005, l’Italia occupa il 43° posto, con un tasso pa- ri al 98,5%), diffusione di giornali, etc. 87 Benhabib & Spiegel, 1994. 146
  • 147. LA MOBILITA’ TRA POLITICHE PER IL CAPITALE UMANO E LO SVILUPPO LOCALElo stock in grado di assicurare livelli di istruzione più elevati e quindi Il peso delapprocci innovativi rapidi ed efficaci. Si tratta di un risultato frutto di capitale umano nei processi diun confronto dei modelli disponibili: il modello Mankiw-Romer-Weil crescita e(1992) e quello Nelson-Phelps (1966). Nel primo il capitale umano è sviluppoun fattore di produzione, nel secondo modello esso, invece, influiscedirettamente sulla determinazione del tasso di innovazione tecnolo-gica. Quindi, in MRW la crescita è definita, tra le altre variabili, dalla cre-scita del capitale umano, mentre in NPh dal suo livello. La differenzafondamentale sta nel fatto che in MRW l’istruzione offre benefici cor-renti, mentre in NPh il capitale umano produce effetti che si esten-dono nel tempo. Negli ultimi anni è poi tornata alla ribalta la tesi88 afavore dell’accumulazione di capitale umano quale elemento decisi-vo per innescare processi di crescita e, quindi, di miglioramento del-le istituzioni. L’evidenza empirica ha chiaramente mostrato comenell’ultimo trentennio i paesi che hanno registrato maggiore crescitasiano stati quelli con i più elevati tassi di scolarità [Checchi, 1999]; ilconfronto internazionale, però, è valutato cautamente89 dal momen-to che la relazione positiva tra istruzione e crescita è dimostrata per ipaesi con bassi livelli di istruzione, mentre per le altre aree la relazio-ne è inesistente ovvero inversa. In tal caso si ribalterebbe il nessocausale per cui sarebbe la crescita a stimolare maggiori livelli diistruzione90. Focalizzando l’attenzione sulla situazione verificatasi nel nostropaese, autorevoli autori (Checchi et al., 1999) rilevano una relazione po-sitiva tra accumulazione di capitale umano e PIL, lasciando sfumato ilnesso causale. Più precisamente, Checchi chiarisce l’esistenza di una re-lazione non lineare tra le due variabili, pertanto la relazione è negati-va se il numero di diplomati sulla forza lavoro è al di sotto della sogliaminima ritenuta “efficiente” (pari a circa il 17%)91. Il superamento ditale soglia genera esternalità in grado di tradurre il percorso formativoindividuale in crescita complessiva per l’intero indotto economico diriferimento. Si tratta, dunque, di una impostazione in grado di giustifi-care i differenti margini di sviluppo raggiunti dalle diverse regioni ita-liane nel corso degli anni. A dare una svolta decisiva alle considerazioni relativa al nesso esi-stente tra crescita e capitale umano, è intervenuta recentemente la 88Glaeser et al. (2004). 89Krueger e Lindahl, 2001. 90Bils & Klenow (2000). Secondo gli autori la crescita, riducendo il tasso di sconto, stimola ladomanda di istruzione. 91 Valore superato in Italia solo a partire dagli anni Ottanta. 147
  • 148. CAPITOLO 2 Il peso del Banca d’Italia (2006) con uno studio decisivo92 che si sofferma sulcapitale umano ruolo delle determinanti della produttività: R&S, capitale umano, in- nei processi di crescita e frastrutture pubbliche. sviluppo I risultati dello studio mostrano l’esistenza di un equilibrio di lungo periodo tra il livello93 di produttività e i tre tipi di capitale; e tra questi, il capitale umano risulta avere l’impatto più forte sul Fattore Totale di Produttività (TFP). Infatti, il capitale umano, misurato sul livello di qualificazione dei lavoratori, sembra avere l’impatto quantitativamente maggiore sulla produttività regionale. Un suo aumento dell’1 per cento accresce la produttività di circa 0,4 punti percentuali; un analogo incremento del capitale investito nelle infrastrutture pubbliche innalza la produttività di circa 0,1 punti. L’attività di R&S ha effetti sicuramente positivi, ma di entità relativamente inferiore agli altri fattori. In sintesi, la Banca d’Italia ci dice che è più utile destinare risorse all’istruzione, piuttosto che alle infrastrutture e alla R&S. Non è di poco conto. 2.2 La situazione nel Mezzogiorno 2.2.1 Il livello di istruzione dei cancellati L’Italia, come dimostrano numerose recenti ricerche94, è fanalino di co- da per dotazione di capitale umano disponibile e, all’interno del Paese, il Mezzogiorno registra una posizione di ulteriore inferiorità ag- gravata da flussi in uscita della variabile in questione. In particolare, il livello di istruzione95 della popolazione adulta residen- te nelle Regioni Obiettivo 1 è costantemente al di sopra della media italiana nel periodo 1995-2003 e del dato medio relativo alle altre re- gioni italiane, seppure tracciando un trend in flessione nel tempo (bilan- ciato, peraltro, dalla crescita della popolazione ad alta scolarizzazio- ne). Rispetto al 1995, il livello di istruzione nelle Regioni Obiettivo 1 si 92 Raffaello Bronzini (Banca d’Italia) e Paolo Piselli (Banca d’Italia) “Determinants of long-run regional productivity: the role of r&d, human capital and public infrastructure “- “Determinanti della produttività regionale nel lungo periodo: il ruolo della ricerca e sviluppo, del capitale uma- no e delle infrastrutture” [Tema di discussione n. 597, settembre 2006]. 93 Lo studio si focalizza sul livello delle variabili invece che sui tassi di crescita. Come hanno so- stenuto Hall e Jones (1999), l’indagine su tale livello può rappresentare un tema di ricerca molto più naturale, dato che le differenze nel livello di produttività o di reddito riflettono le differenze nel Welfare. 94 Tra gli studi di riferimento: ricerca comparativa internazionale EDEX (Educational Expansion and Labour Market) finanziata dalla DGXII della Commissione Europea. 95 Percentuale della popolazione in età 25-64 anni che ha conseguito al più un livello di istruzione secondario inferiore. 148
  • 149. LA MOBILITA’ TRA POLITICHE PER IL CAPITALE UMANO E LO SVILUPPO LOCALEriduce di 11,1 punti percentuali, mentre l’Italia ed il resto delle Regioni Il livello didel paese perdono rispettivamente il 12,1% e il 12,6%, con ciò confer- istruzione dei cancellatimando una distanza positiva a favore del Mezzogiorno (+7,5%) – fatto-re che indica una incidenza maggiore della popolazione a bassa scola-rizzazione in tutta l’area del Sud.Nell’intervallo di tempo considerato sono la Basilicata e la Sardegna asegnare una flessione particolarmente significativa, contro un trend disostanziale conferma delle altre aree del Sud. Nel biennio 2004-2005 lacurva delle Regioni Obiettivo 1 continua a dominare in termini di livel-lo di istruzione della popolazione adulta rispetto al resto d’Italia96.Figura 60 - Livello d’istruzione popolazione adulta grandi ripartizionigeografiche. Serie storica 1995-2003 90,0 69,8 68,3 67,0 65,6 65,7 64,2 64,2 63,2 61,8 62,7 61,0 60,8 59,2 58,0 58,7 60,0 63,8 62,3 56,9 60,7 55,9 58,8 56,9 53,6 55,6 54,7 53,7 51,2 30,0 0,0 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 Italia Regioni non Ob.1 Regioni Ob.1Fonte: Elaborazioni Isfol su dati Istat. 96 Si tratta di dati non confrontabili con i precedenti a causa di modifiche nella classificazionedei titoli di studio nel periodo overlap (2003) tra le due indagini. 149
  • 150. CAPITOLO 2 Figura 61 - Livello d’istruzione della popolazione adulta nelle Regioni Obiettivo 1 Il livello diistruzione dei Serie storica 1995-2003 cancellati 80,0 70,0 60,0 50,0 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 Campania Puglia Basilicata Calabria Sicilia Sardegna Italia Fonte: Elaborazione Isfol su dati Istat. Passando ad analizzare il tasso di scolarizzazione superiore97 relativo alla popolazione di età compresa tra i 20 e i 24 anni che ha consegui- to almeno il diploma di scuola secondaria superiore, si evidenzia, nel pe- riodo 1995-2003, un trend inverso rispetto al precedente dato. Infatti, le Regioni Obiettivo 1 registrano un dato inferiore alla media italiana. Per le aree del Sud il tasso di scolarizzazione cresce di 15,2 punti percentua- li nella fase considerata, contro un incremento dell’indicatore riferito alle altre regioni di circa il 12%. Esplodendo il dato a livello regionale emerge un tasso di scolarizza- zione superiore nel biennio 2002-2003 per Calabria e Basilicata che mantengono il primato nel tempo. Fanalini di coda Puglia e Sardegna, contro un recupero registrato dalla Sicilia a partire dal 1998. Nel 2004 e nel 2005 l’andamento dell’indicatore conferma il precedente orienta- mento, ferma restando l’impossibilità di confronto con i dati passati a causa della riclassificazione dei titoli di studio avvenuta a partire dal 2003. 97 Rapporto tra gli studenti iscritti al livello di istruzione considerato e la popolazione residen- te appartenente alla corrispondente classe teorica di età (per 100). Per la scuola secondaria supe- riore l’età teorica considerata è 14-18 anni, per l’Università è 19-25. 150
  • 151. LA MOBILITA’ TRA POLITICHE PER IL CAPITALE UMANO E LO SVILUPPO LOCALEFigura 62 - Tasso di scolarizzazione superiore grandi ripartizioni geografiche Il livello diSerie storica 1995-2003 istruzione dei cancellati 80,0 73,4 74,4 70,9 71,9 70,2 70,0 68,8 71,1 66,2 69,7 62,9 64,7 68,2 66,4 67,3 64,3 66,0 60,0 61,9 64,1 60,1 61,7 62,5 58,5 60,1 56,9 50,0 52,4 54,7 50,8 40,0 30,0 20,0 10,0 0,0 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 Italia Regioni non Ob.1 Regioni Ob. 1 (escluso Molise)Fonte: Elaborazione Isfol su dati Istat.Figura 63 - Tasso di scolarizzazione superiore nelle Regioni Obiettivo 1Serie storica 1995-2003 80,0 Basilicata Calabria 70,0 Italia Campania Sicilia Puglia 60,0 Sardegna 50,0 40,0 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003Fonte: Elaborazione Isfol su dati Istat. 151
  • 152. CAPITOLO 2 Il livello di La domanda di lavoro in Italia e nelle Regioni Obiettivo 1, ha registra-istruzione dei to un tasso di variazione (2003/1996) di occupati per titolo di studio pa- cancellati ri a circa +9%. Sono cresciuti in Italia gli occupati in possesso di diplo- ma universitario e laurea breve (+71%), seguiti da coloro che hanno conseguito la maturità (+39%) e il dottorato di laurea (+37%). Nelle Regioni Obiettivo 1 la domanda di lavoro si è focalizzata soprattutto a favore di occupati in possesso di diploma di maturità (+41%) e di diplo- ma universitario/laurea breve (+43%). In netta flessione il dato 2003, rispetto al 1996, se riferito, per entrambe le ripartizioni, agli occupati con licenza elementare o privi di qualifica. Spostando l’attenzione sul livello di istruzione di coloro che nel 200398 hanno lasciato le Regioni Obiettivo 1 per una regione del Centro-Nord, circa la metà (48,2%) era in possesso di un titolo di stu- dio medio-alto (35,6% con diploma e 12,5% con laurea). Questo vale per tutte le Regioni Obiettivo 1, raggiungendo livelli particolarmente elevati soprattutto per la Calabria (55,1%) e la Basilicata (54,1%), do- ve si registra anche il maggior numero di cancellati a medio alta scola- rizzazione. La presenza di individui a medio-alta scolarizzazione cresce di 6 punti percentuali nella composizione del flusso migratorio nel quinquennio 1999-2003, passando dal 42,2% (pari a 45.305 unitè) dell’anno iniziale al 48,2% nel 2003, (corrispondente ad un valore as- soluto di 46.850 unità). Scomponendo il dato per titolo di studio eleva- to si nota, però, la performance positiva (tasso di variazione +37,4%) del dato riferito ai possessori di laurea, mentre si contrae il flusso di diplo- mati presso le scuole medie superiori (tasso di variazione -4,9%), ri- calcando il trend complessivo e, dunque, l’andamento degli altri titoli di studio considerati. 98 Ultimo dato ISTAT disponibile. 152
  • 153. LA MOBILITA’ TRA POLITICHE PER IL CAPITALE UMANO E LO SVILUPPO LOCALEFigura 64 - Tasso variazione occupati per titolo di studio Il livello di(2003 su 1996) istruzione dei cancellati 80,0 71,5 60,0 42,9 36,6 39,3 41,2 40,0 26,6 23,1 16,7 20,0 9,6 9,4 0,1 3,5 0,0 -20,0 -36,7 -32,3 -40,0 Dottorato Diploma Univ. Maturità Qualifica Licenza Media Licenza Totale Laurea Laurea Breve senza accesso Elementare / nessun titolo Italia Regioni Ob.1Fonte: Elaborazione Isfol su dati IstatFigura 65 - Tasso variazione cancellati con più di 14 anni dalle Regioni Obiettivo 1Per titolo di studio anno 2003 su 1999 37,4 40,0 30,0 20,0 10,0 0,0 -4,9 -10,0 -9,3 -20,0 -15,4 -20,1 -30,0 Nessun Diploma media Diploma media Laurea Totale titolo/lic. inferiore superiore elementareFonte: Elaborazione Isfol su dati Istat 153
  • 154. CAPITOLO 2 Il livello di Complessivamente, la composizione percentuale dei cancellati dal-istruzione dei le Regioni Obiettivo 1, nel 2003, vede prevalere la percentuale di colo- cancellati ro che sono in possesso di diploma di media superiore. Significativa la quota (20,8%) di cancellati laureati registrata in Calabria, seguita dal dato relativo alla regione Basilicata (16,1%); la Sicilia chiude la classifi- ca delle Regioni Obiettivo 1 con l’8,5% dei cancellati laureati. Figura 66 - Cancellati dalle Regioni Obiettivo 1 con più di 14 anni Per titolo di studio e regione di origine - Anno 1999-2003 (valori percentuali) S a rd e g na O B IETTIV O 1 2003 TO TA LE 1999 2003 1999 2003 S icilia 1999 2003 C a la b ria 1999 B a silica ta 2003 1999 2003 P ug lia 1999 2003 C a m p a nia 1999 0 5 10 15 20 25 30 35 40 45 50 Nessun titolo o licenza elementare Diploma media inferiore Diploma media superiore Laurea Fonte: Elaborazione Isfol su dati Istat. Nell’arco di tempo considerato (1999-2003), dunque, la compo- nente migratoria più dinamica si conferma essere quella relativa ai laureati. Infatti, considerando il tasso di variazione delle cancellazioni per medio-alta scolarizzazione, esso risulta positivo (+3,4%) nel totale delle Regioni Obiettivo 1, sostenuto soprattutto dalle performance di Basilicata (+11%) e Sicilia (+7%). In flessione il dato riferito alle regio- ni Sardegna (-1,6%) e Puglia (-1,3%). Dalla scomposizione del dato emerge il trend positivo e dinamico dei valori riferiti ai laureati, parti- 154
  • 155. LA MOBILITA’ TRA POLITICHE PER IL CAPITALE UMANO E LO SVILUPPO LOCALEcolarmente significativo in Basilicata (+53,9%), Campania (+53,1%) e Il livello diSardegna (+47,6%). Si riduce in tutte le regioni, eccetto che per la istruzione dei cancellatiSicilia (+2,8%) il segmento dei cancellati in possesso di diploma discuola media superiore. Considerando l’incidenza dei cancellati a medio-alta scolarizzazio-ne sul totale della popolazione in ciascuna delle regioni dell’areaObiettivo 1, emerge il netto primato della Calabria in quanto a regionedi origine di cancellati a medio alta-scolarizzazione: 41 emigrati verso leregioni del Centro-Nord ogni 10.000 abitanti, nel 2003, contro i 39 re-gistrati nel 1999. Seguono Campania e Basilicata con 26 laureati o di-plomati per 10.000 abitanti che abbandonano la propria residenza.Per la Puglia il dato scende a 24 cancellati (per 10.000 abitanti), men-tre Sicilia e Sardegna chiudono la classifica rispettivamente con 20 e17 cancellati ogni 10.000 abitanti. Tra le principali regioni di destinazione: il Lazio, che registra, nel2003, il valore più alto dei migranti con un buon livello di istruzione(laurea e diploma di media superiore); la Lombardia e l’Emilia-Romagna.Figura 67 - Tasso di variazione cancellati a medio – alta scolarizzazione nelleRegioni Obiettivo 1. (anno 2003 su 1999) 60,0 53,1 53,9 47,6 50,0 37,4 40,0 34,2 30,5 26,5 30,0 20,0 11,1 7,4 10,0 4,4 3,6 3,4 2,8 0,0 -1,3 -0,6 -1,6 -4,5 -6,7 -4,9 -10,0 -10,2 -10,3 -20,0 Campania Puglia Basilicata Calabria Sicilia Sardegna Totale medio-alta scolarizzazione diploma media superiore laureaFonte: Elaborazione Isfol su dati Istat. 155
  • 156. CAPITOLO 2 Il livello di Tabella 38 - Incidenza cancellati a medio-alta scolarizzazione su totale popolazione Regioniistruzione dei Obiettivo 1. (per 10.000 abitanti) cancellati Regioni Cancellati medio-alta Popolazione Cancellati medio-alta Obiettivo 1 scolarizzazione scolarizzazione ogni 10.000 abitanti 1999 2003 1999 2003 1999 2003 Campania 14.019 14.639 5.722.364 5.725.098 24,5 25,6 Puglia 10.002 9.873 4.042.028 4.023.957 24,7 24,5 Basilicata 1.374 1.527 603.546 596.821 22,8 25,6 Calabria 7.876 8.158 2.040.988 2.007.392 38,6 40,6 Sicilia 9.118 9.794 5.003.447 4.972.124 18,2 19,7 Sardegna 2.915 2.868 1.641.918 1.637.639 17,8 17,5 OBIETTIVO 1 45.304 46.859 19.054.291 18.963.031 24,7 23,8 Fonte: Elaborazioni Isfol su dati Istat. La presenza di capitale umano nell’ambito delle Regioni Obiettivo 1 è certamente riconducibile agli elementi caratterizzanti la domanda e l’offerta del mercato dell’istruzione e del lavoro. Dal lato dell’offerta di istruzione sembra plausibile prendere in con- siderazione la scarsa diffusione di centri universitari presenti nel Mezzogiorno, tale da indurre lo spostamento degli studenti residenti, con ciò incidendo significativamente sull’ammontare degli investi- menti in capitale umano registrato nel Sud Italia. Tabella 39 - Atenei, sedi universitarie per regione Anno accademico 2004/2005 Regioni Obiettivo 1 Numero Atenei Numero sedi universitarie Totale di cui statali Totale di cui statali Nord 35 23 41 43 Centro 31 21 29 30 Campania 8 6 7 8 Puglia 5 4 6 6 Basilicata 1 1 1 1 Calabria 3 3 3 3 Sicilia 4 3 4 4 Sardegna 2 2 2 2 Obiettivo 1 23 19 23 24 ITALIA 89 63 93 97 Fonte: Elaborazione Isfol su dati Ministero dell’Università dell’Istruzione e della Ricerca. Di contro, la domanda di istruzione nell’area Obiettivo 1 è decisa- mente caratterizzata da un diffuso fenomeno di vischiosità della mobi- lità intergenerazionale (mobilità sociale) che di fatto lega il titolo di studio dei padri a quello dei figli. Infatti, nel Mezzogiorno l’avanza- mento sociale legato all’acquisizione di titoli di studio superiori a quel- 156
  • 157. LA MOBILITA’ TRA POLITICHE PER IL CAPITALE UMANO E LO SVILUPPO LOCALEli posseduti dai componenti della famiglia di origine risulta meno flui- Il livello dido, rispetto alle regioni del Centro-Nord. Aprendo una finestra sul istruzione dei cancellatimercato del lavoro, risulta di facile evidenza l’incapacità da parte delsistema produttivo del Mezzogiorno di assorbire l’offerta di lavoro,sebbene vadano opportunamente considerate le tipologie di forma-zione richieste dalle imprese e come ciò interagisca con le scelte fami-liari in tema di istruzione.2.2.2 Capitale umano e forza lavoro Dall’analisi dello stock di capitale umano, rappresentato dal pesodella forza lavoro per titolo di studio, sul totale forza lavoro, per riparti-zioni geografiche, si evince che dal 2000 al 2005 si è registrato un dif-ferente orientamento verso la scolarizzazione che ha coinvolto tutto ilPaese. Infatti, nell’intervallo di tempo considerato, si nota un incrementodella forza lavoro a medio-alta scolarizzazione, soprattutto nel seg-mento “laureati” (passati dal 12,4% del 2000 al 15,6% del 2005). Inparticolare, nel 2000 a prevalere, in tutte le ripartizioni considerate, è laforza lavoro in possesso di licenza elementare (39,2%); nel 2005, inve-ce, prevale la forza lavoro in possesso di diploma di scuola media supe-riore (38,9%), ad eccezione dell’area Obiettivo 1 dove resta una so-stanziale maggioranza della forza lavoro a bassa scolarizzazione(37,6%). Tabella 40 - Peso titolo di studio per forza lavoro Anni 2000 e 2005 peso fl peso fl peso fl peso fl elementare media superiore laurea 2000ITALIA 39,2 13,9 34,5 12,4Nord 40,4 12,8 34,4 12,3Centro 35,7 12,6 38,0 13,7Obiettivo 1 40,0 16,5 32,0 11,5 2005ITALIA 36,0 9,5 38,9 15,6Nord 37,1 8,4 38,8 15,7Centro 31,7 7,8 42,6 17,9Obiettivo 1 37,6 12,5 36,1 13,8Fonte: Elaborazione Isfol su dati Istat. 157
  • 158. CAPITOLO 2Capitale umano e La variazione del peso della forza lavoro relativa alla fascia a medio- forza lavoro alta scolarizzazione registra, nel periodo 2000-2005, un trend positivo (+4,4% forza lavoro diplomati; +3,2% forza lavoro laureati) in tutte le ripartizioni geografiche considerate, a differenza della diffusa flessione della variabile stimata in riferimento ai gradi di scolarità inferiore. In particolare, nelle aree Obiettivo 1, la variazione del peso della forza la- voro a medio-alta scolarizzazione sul totale forza lavoro, seppure posi- tiva (+4,1% foza lavoro diplomati; +2,2% forza lavoro laureati), risulta comunque al di sotto del dato nazionale. Figura 68 - Tasso di variazione della forza lavoro per titolo di studio grandi ripartizioni geografiche. (anno 2003 su 1999) 2,2 4,1 Obiettivo 1 -4,0 -2,3 4,1 -4,8 4,6 Centro -4,0 3,3 4,4 Nord -4,4 -3,3 3,2 4,4 ITALIA -4,4 -3,2 -5 -4 -3 -2 -1 0 1 2 3 4 5 elementari medie superiore laurea Fonte: Elaborazione Isfol su dati Istat. Spostando l’attenzione sugli aspetti qualitativi caratterizzanti il capi- tale umano si considererà, quale proxy (diffusamente riconosciuta in letteratura), la spesa pubblica e privata per l’istruzione sostenuta nel periodo 1995-2003. La spesa delle famiglie per l’istruzione, nel perio- do 1995 – 2003, subisce, nell’area Obiettivo 1, un incremento del 33,7% – dato superiore alla variazione media nazionale che si attesta in- torno al 31%. La Calabria indica un incremento significativo della va- riabile (42,7%), mentre la variazione più contenuta, all’interno delle regioni del Sud, si evidenzia in Puglia (26,4%). Complessivamente, il peso della spesa delle famiglie per istruzione delle differenti ripartizio- ni, rispetto al dato nazionale, resta sostanzialmente invariato nel tem- po, vedendo una costante prevalenza del Nord, seguito dall’area Obiettivo 1 e, quindi, dalle regioni del Centro Italia. 158
  • 159. Tabella 41 - Spesa delle famiglie per l’istruzione per ripartizioni geografiche e Regioni Obiettivo 1 Serie storica 1995- 2003 valori ai prezzi correnti (milioni di euro dal 1999) (milioni di eurolire per gli anni precedenti) 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 Campania 433,7 462,2 459,5 480,0 500,6 521,9 533,1 541,9 584,9 34,9 Puglia 259,7 264,2 271,0 297,8 303,7 308,8 316,0 316,8 328,3 26,4 Basilicata 44,4 46,7 46,9 48,5 51,0 53,1 54,8 55,6 59,2 33,3 Calabria 159,9 173,5 180,3 184,3 196,2 204,8 214,8 214,2 228,3 42,7 Sicilia 346,5 360,8 379,2 386,1 412,4 418,6 432,9 436,3 460,6 32,9 Sardegna 123,2 130,5 136,2 138,5 144,1 151,9 155,2 155,9 166,8 35,4 Obiettivo 1 1.367,5 1.437,9 1.473,2 1.535,3 1.607,8 1.659,1 1.706,9 1.720,7 1.828,1 33,7 Centro 1.202,6 1.246,8 1.284,9 1.311,2 1.379,1 1.417,9 1.461,8 1.477,8 1.563,2 30,0 Nord 3.009,4 3.155,1 3.250,1 3.322,4 3.461,7 3.583,8 3.700,6 3.715,6 3.933,7 30,7 ITALIA 5.712,0 5.979,0 6.158,2 6.317,3 6.606,0 6.824,5 7.038,3 7.084,8 7.506,2 31,4 Fonte: Elaborazione Isfol su dati Istat.159 LA MOBILITA’ TRA POLITICHE PER IL CAPITALE UMANO E LO SVILUPPO LOCALE forza lavoro Capitale umano e
  • 160. CAPITOLO 2 Figura 69 - Peso della spesa delle famiglie per l’istruzione grandi ripartizioniCapitale umano e forza lavoro geografiche. Rispetto al dato nazionale in serie storica 1995 - 2003 60 50 40 30 20 10 0 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 Obiettivo 1 Centro Nord Fonte: Elaborazione Isfol su dati Istat. Dall’analisi effettuata sulla spesa pro-capite per l’istruzione per ri- partizione geografica, si evince un livello di spesa nelle Regioni dell’Obiettivo 1 (96,4 euro annui) di gran lunga inferiore sia alla media nazionale (130,9 euro annui), che al dato relativo al Nord (152,6 euro annui) e al Centro (124,3 euro annui). In particolare, nelle aree Obiettivo 1 la regione che spende maggiormente in istruzione è la Calabria (113,7 euro annui) seguita dalla Campania e dalla Sardegna rispettivamente con 102,2 e 101,8 euro annui. Al contrario, registrano investimenti più contenuti la Puglia (81,6 euro annui) e la Sicilia (92,6), mentre la Basilicata (99,2) ha un valo- re poco superiore al dato medio del Sud. Inoltre, dalle variazioni per- centuali della spesa per l’istruzione pro-capite, secondo la dimensione temporale 1995 – 2003, si nota un maggiore dinamismo nelle Regioni dell’Obiettivo 1 (+34,5%) rispetto alle altre aree considerate (Nord +28,1%; Centro +29,5%). La regione con la più alta variazione positiva nel Sud è la Calabria (+ 46,8%) seguita dalla Sardegna (+36,5%) e dalla Basilicata (+36,2). Mentre in Campania (+34,1%) ed in Sicilia (+33,8%) i valori sono molti vicini alla media segnalata nelle Regioni l’Obiettivo 1; in Puglia la variazione (+27,4%) subisce l’incremento minore. 160
  • 161. Tabella 42 - Spesa pro capite per l’istruzione per ripartizioni geografiche e Regioni Obiettivo 1 Serie storica 1995 – 2003 in euro 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 % var. 03/95 Campania 76,2 81,0 80,4 83,9 87,5 91,3 93,4 95,0 102,2 34,1 Puglia 64,0 65,1 66,9 73,5 75,1 148,9 78,5 78,8 81,6 27,4 Basilicata 72,8 76,7 77,3 80,1 84,5 88,3 91,4 93,1 99,2 36,2 Calabria 77,5 84,1 87,7 89,9 96,1 101,0 106,4 106,6 113,7 46,8 Sicilia 69,2 72,0 75,7 77,1 82,4 83,8 87,0 87,9 92,6 33,8 Sardegna 74,6 79,1 82,6 84,1 87,8 92,7 95,0 95,6 101,8 36,5 Obiettivo 1 71,7 75,3 77,2 80,4 84,4 97,3 90,0 90,9 96,4 34,5 Centro 96,0 99,9 103,0 105,1 110,6 98,3 117,1 118,3 124,3 29,5 Nord 119,1 124,8 128,4 131,1 136,4 140,9 145,0 145,3 152,6 28,1 ITALIA 100,4 105,2 108,3 111,0 116,1 119,9 123,6 124,3 130,9 30,4 Fonte: Elaborazione Isfol su dati Istat.161 LA MOBILITA’ TRA POLITICHE PER IL CAPITALE UMANO E LO SVILUPPO LOCALE forza lavoro Capitale umano e
  • 162. CAPITOLO 2Capitale umano e Alla spesa per istruzione delle famiglia si aggiunge quella sostenuta forza lavoro dalla pubblica amministrazione, con riferimento al periodo 1995-2002 (ultimo dato disponibile). In tal caso l’incremento nelle aree delle Regioni Obiettivo 1 (+36,1%) è conforme a quello nazionale (+36,3%), tranne per la regione Basilicata dove il valore della variazio- ne (+33,8) è inferiore al dato nazionale, nonché al valore medio del- l’area Obiettivo 1. Anche in questo caso la variazione del peso della spesa per istruzione delle ripartizioni, rispetto al dato italiano, resta so- stanzialmente stabile nel tempo, vedendo una prevalenza dell’area Obiettivo 1 uguagliata nell’ultimo biennio considerato dal dato del Nord. Nettamente al di sotto il valore riferito al Centro. Dal confronto tra le due tipologie di spesa pubblica per istruzione (famiglie e amministrazioni pubbliche) si evidenzia in tutte le riparti- zioni un incremento della spesa pubblica per l’istruzione superiore a quello delle famiglie. Solo nel Centro le due variazioni si equivalgono re- gistrando un valore pari ad un incremento di circa il 30%. Nell’ambito delle Regioni dell’Obiettivo 1 si hanno dei valori coerenti con i dati na- zionali tranne che per le regioni Calabria e Sardegna, dove si verifica un trend inverso: l’incremento della variazione della spesa delle am- ministrazioni pubbliche per l’istruzione è inferiore alla variazione della spesa sostenuta dalle famiglie. Figura 70 - Peso della spesa delle amministrazioni pubbliche per l’istruzione grandi ripartizioni geografiche rispetto al dato nazionale in serie storica 1995 - 2002 45 40 35 30 25 20 15 10 5 0 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 Obiettivo 1 Centro Nord Fonte: elaborazione Isfol su dati Istat. 162
  • 163. Tabella 43 - Spesa amministrazioni pubbliche per istruzione in ripartizioni geografiche Regioni. Obiettivo 1 Serie storica 1995-2002 valori ai prezzi correnti (milioni di euro dal 1999) (milioni di eurolire per gli anni precedenti) 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 Campania 4.803,0 5.290,7 5.586,5 5.753,3 5.932,5 6.315,2 6.482,1 6.609,6 37,6 Puglia 3.016,6 3.322,6 3.568,2 3.633,8 3.745,9 3.970,0 3.997,9 4.081,0 35,3 Basilicata 582,6 660,7 697,7 710,1 734,4 751,4 774,2 779,3 33,8 Calabria 1.902,1 2.097,3 2.230,6 2.316,8 2.345,2 2.349,9 2.485,2 2.580,2 35,7 Sicilia 4.155,4 4.514,6 4.822,2 4.973,0 5.101,0 5.393,9 5.664,0 5.759,5 38,6 Sardegna 1.499,8 1.617,9 1.656,8 1.713,6 1.737,9 1.799,3 1.845,8 1.905,7 27,1 Obiettivo 1 15.959,6 17.503,8 18.562,0 19.100,6 19.597,0 20.579,8 21.249,1 21.715,5 36,1 Centro 8.812,3 9.553,3 9.872,1 10.188,7 10.114,3 10.695,8 11.144,1 11.480,8 30,3 Nord 15.671,4 17.003,8 17.780,1 18.373,0 19.121,8 19.760,2 21.132,9 21.953,0 40,1 ITALIA 41.719,4 45.453,4 47.694,8 49.167,2 50.363,3 52.621,8 55.187,0 56.872,2 36,3 Fonte: elaborazione Isfol su dati Istat.163 LA MOBILITA’ TRA POLITICHE PER IL CAPITALE UMANO E LO SVILUPPO LOCALE forza lavoro Capitale umano e
  • 164. CAPITOLO 22.2.3 I flussi di mobilità delle Regioni Obiettivo 1: il “brain drain” I processi migratori, così come evidenziato, hanno messo in luce nellafase di ripresa di questi ultimi anni una tendenza allo spostamento marca-tamente selettiva, caratterizzata da un flusso di competenze specifiche e dicapitale umano ad elevata scolarizzazione. Nella fattispecie, la perdita di personale qualificato, a vari livelli, è defi-nita brain drain o drenaggio di competenze. Il termine può riferirsi esclu-sivamente alle fasce più qualificate di lavoratori che comprendono stu-diosi e professionisti (higly skilled professionals), sino a includere tecnicio operai specializzati, nonché studenti universitari e specializzandi. L’interpretazione del fenomeno del brain drain è riconducibile aiseguenti filoni teorici99: • teoria della domanda e dell’offerta; • teoria del capitale umano; • teoria del push and pull; • teoria dello stream and countrstream. La teoria della domanda e dell’offerta, diffusa negli anni Sessanta esettanta, sostiene che il principale fattore capace di stimolare lo svilup-po nelle aree arretrate sia l’istruzione formale, in siffatto contesto siimplementarono politiche di istruzione rivolte a qualificare la futuraforza lavoro, alle quali, però, non fece fronte un sistema economicocapace di assorbire il capitale umano qualificato. Lo squilibrio tra do-manda e offerta di lavoro avrebbe causato un brain overflow (eccessodi cervelli), spingendo gli individui più qualificati a ricercare nuove op-portunità in altri contesti economici. Questo approccio, però, non èesaustivo nello spiegare la fuga di cervelli presente anche in zone conuna elevata domanda interna di competenze. La teoria del capitale umano, invece, considera l’istruzione come uninvestimento; pertanto, si valuta il guadagno potenziale (in termini di ri-torno sociale e ritorno personale) di tale investimento una volta com-pletata la formazione. Tuttavia, le comunità caratterizzate da elevatiflussi in uscita di forza lavoro ad elevata professionalità, non sempreriescono a recuperare gli investimenti sostenuti per qualificare il pro-prio capitale umano, subendo in tal senso un duplice disavanzo.Infatti, nel breve periodo il deficit viene determinato dalle spese soste-nute per formare la futura offerta di lavoro, nel lungo periodo, invece, laperdita di risorse umane qualificate potrebbe condizionare la capacità 99 I primi tre approcci sono riconducibili a E.J. Okoli (1994) e Wejin Qin (1999), mentre laquarta analisi è stata teorizzata da M.P. Slawon (1998).164
  • 165. LA MOBILITA’ TRA POLITICHE PER IL CAPITALE UMANO E LO SVILUPPO LOCALEdi generare processi economici innovativi in grado di espandere una I flussi di mobilitàdomanda di lavoro qualificata. Nelle aree di arrivo si sviluppano delle di- delle Regioni Obiettivo 1: ilnamiche inverse, in quanto i sistemi produttivi usufruiscono di capita- “brain drain”le umano qualificato senza aver partecipato alle spese del processoformativo. Pertanto, le migrazioni di qualità produrrebbero nei contestieconomici di destinazione effetti divergenti, dando luogo ad un virtuo-so brain-gain (guadagno di cervelli) nel caso di entrata di professiona-lità, utili e utilizzabili nell’area di arrivo. Di contro, non è rara una sotto-utilizzazione o dequalificazione professionale che genera il cosiddettobrain-waste (scarto di cervelli). Si è trattato fin qui di chiarire le soleconseguenze economiche, che non spiegano il complesso ed articola-to processo decisionale da cui maturano i flussi migratori. A superare l’approccio squisitamente economico provvedono leteorie “push and pull” individuando diversi fattori di repulsione e at-trazione delle migrazioni intellettuali. In particolare, i fattori “push andpull” sono presenti sia nelle aree di provenienza che in quelle di arrivo.In tale ottica, sarebbe la valutazione personale di tali fattori (economi-ci, politici, sociali, psicologici) a determinare la decisione di migrare.Resta, anche in questa circostanza, una criticità dovuta alla incapacità ditale approccio di spiegare il perché in presenza delle stesse opportuni-tà di restare (alcuni individui rimangono nelle zone di arrivo, mentrealtri rientrano). Alla teoria “push and pull” si affianca così l’approccio “stream andcountrstream” che considera come la scelta di emigrare comporti la va-lutazione di una serie di ostacoli che intervengono tra i fattori di attrazio-ne e quelli di repulsione. I fattori “push and pull” sono quindi arricchiti,in una visione dinamica delle migrazioni, da continui fattori “interve-nienti” (associati alla zona di origine e a quella di destinazione, nonchéa fattori personali) che in ogni momento possono modificare gli equili-bri del sistema economico influenzando così il processo migratorio. Tra le determinati che incidono profondamente sul processo deci-sionale degli individui qualificati in procinto di emigrare, assume parti-colare rilevanza l’incidenza dei costi di riproduzione sociale da soste-nere nel processo di reinserimento sociale ed economico. Lungo que-sta direttrice gli emigranti attivano un processo valutativo, orientato a de-terminare i possibili costi e benefici conseguenti al processo di trasferi-mento per motivi di lavoro. 165
  • 166. CAPITOLO 22.3 Le politiche sulla mobilità La mobilità territoriale costituisce uno dei fenomeni più tipicamen-te rappresentativi della società contemporanea per cui dovrebbe esse-re destinataria di politiche dedicate. Il flusso di persone che costantemente si spostano, delineando unarete fittissima di traiettorie, porta con sé una fluidità anche di idee, ca-pitali, merci e servizi, così da incidere sugli equilibri socio-economicipreesistenti nei paesi o nelle aree “receiver”. Costi e benefici di tale fenomeno sono in chiara evidenza: da un la-to, l’impoverimento delle aree di partenza in termini di capitale umanonon meno che di opportunità di crescita, dall’altro l’appianamento deidifferenziali territoriali tra domanda e offerta di lavoro e la possibilitàdi una equa distribuzione sociale. Occorrono maggiori politiche per rendere le zone depresse o sotto-uti-lizzate maggiormente attrattive al fine di innescare quei processi di cresci-ta generatori di posti di lavoro e ridurre, quindi, i tassi di disoccupazioneal fine di ridurre quei gap intra – regionali alla base della mobilità costret-ta. In questo modo, inoltre, le regioni che godono di condizioni occupa-zionali migliori non devono affrontare un’immigrazione eccessiva, pressio-ni di popolazione, congestioni e inquinamenti ambientali, etc. In un siffatto contesto, dunque, adeguate politiche di accompagna-mento della mobilità e di rientro dei flussi migratori, soprattutto nellacomponente qualificata, rappresentano un imprescindibile elementodi riequilibrio nei percorsi di sviluppo dei territori di partenza sottopostial brain drain. Certamente, le competenze professionali più qualificatepotrebbero non essere sfruttate adeguatamente nelle aree di origine inquanto prive di strutture adeguate per tali professionalità. Tuttavia, pro-prio le nuove professionalità potrebbero rappresentare un significativoincentivo per la crescita delle strutture locali. Dunque, la migrazione di ca-pitale umano qualificato è un fenomeno dalle diverse angolazioni dianalisi; un movimento non a senso unico che fa propendere la sceltaconcettuale a favore di un generico brain-movement100. Focalizzeranno l’attenzione su alcuni dispositivi normativi nazionali edeuropei si intende inquadrare il fenomeno nella sua gestione e valutazio-ne istituzionale. Dalle direttive comunitarie agli orientamenti nazionali e quin-di le applicazioni regionali. Si tratta di un insieme di iniziative che rappre-sentano uno sfondo ancora sfumato per un fenomeno che nel tempo as-sume connotazioni e caratteristiche fortemente variabili. 100 Todisco, 2000.166
  • 167. LA MOBILITA’ TRA POLITICHE PER IL CAPITALE UMANO E LO SVILUPPO LOCALE2.3.1 Strumenti comunitari e nazionali a sostegno della mobilitàStrategie comunitarie sulla mobilità geografica dei lavoratori Nell’agenda del legislatore comunitario la mobilità geografica dei lavo-ratori rappresenta una linea guida centrale per realizzare il processo di in-tegrazione europea, ma anche un aspetto fondamentale per raggiunge-re gli obiettivi occupazionali, previsti dalla Strategia di Lisbona. La promozione dei processi di mobilità geografica è tema strettamente con-nesso all’attuazione del principio della cittadinanza europea e dell’integrazio-ne interculturale, ma anche all’applicazione del diritto alla libera circolazionedei lavoratori, sancito dal Trattato istitutivo della Comunità europea. Se la “libera circolazione delle persone” viene definita come il diritto at-tribuito ai cittadini degli Stati membri dell’Unione Europea di circolare edi soggiornare liberamente su tutto il territorio comunitario, indipenden-temente dall’esercizio di un’attività lavorativa, la “mobilità” è il diritto di tut-ti i cittadini europei di lavorare e di vivere in un altro Stato membro sen-za subire discriminazioni fondate sulla nazionalità. Per addentrarci nel te-ma occorrerebbe ricordare non solo le disposizioni contenute negliAccordi di Schengen sul transito nel territorio comunitario e le politiche dicooperazione ad esso connesse101, ma soprattutto andrebbero ampiamen-te sviluppate le strategie e la normativa che l’Unione Europea ha adotta-to al fine di garantire la libera circolazione delle persone. Ciò richiederebbe un approfondimento della normativa sul riconosci-mento delle qualifiche professionali, sui sistemi di sicurezza sociale, di as-sistenza sanitaria, di opportunità professionali, di apprendimento all’este-ro e di migrazione di lavoratori da paesi terzi. Temi che sono stati al cen-tro del dibattito sviluppato nell’Anno Europeo per la mobilità dei lavora-tori, appena concluso102. 101 Cfr. Nel 1985 Francia, Germania, Belgio, Lussemburgo e Paesi Bassi hanno deciso di crea-re fra essi uno spazio senza frontiere (lo Spazio Schengen, dal nome della città lussemburghesein cui sono stati firmati i primi accordi). In seguito, è stata elaborata una Convenzione, firmata il 19giugno 1990 (il 27.11.1990 ha aderito anche l’Italia) ed entrata in vigore nel 1995 che ha consen-tito l’abolizione dei controlli interni tra gli Stati firmatari e la creazione di una frontiera esternaunica, lungo la quale sono state adottate identiche procedure di controllo nello spazio diSchengen. In definitiva, vi è stata l’affermazione della piena libertà di circolazione nell’insiemedei territori di tutti gli Stati firmatari degli Accordi di Schengen. 102 Il 2006 doveva anche essere l’anno in cui i 12 Stati membri che hanno applicato il regime tran-sitorio di libera circolazione dei lavoratori, dopo l’allargamento, avrebbero dovuto decidere se man-tenere o meno restrizioni all’ingresso dei lavoratori provenienti dagli otto Paesi dell’Europa centro-orientale divenuti membri dell’Unione Europea il 1° maggio 2004. Nel maggio 2006 Finlandia,Grecia, Portogallo, Spagna e Italia hanno aperto il loro mercato del lavoro a tutti i 25 Paesidell’Unione Europea, mentre Belgio, Danimarca, Lussemburgo, Francia e Olanda hanno introdotto mi-sure per un graduale allentamento delle restrizioni; Austria e Germania sono gli unici Paesi che per-sistono nell’applicazione delle restrizioni fino alla fine del periodo transitorio, al più tardi 2011. 167
  • 168. CAPITOLO 2 Strumenti La mobilità dei lavoratori (intesa come mobilità professionale e geogra- comunitari e fica) all’interno delle politiche comunitarie viene considerata come un ele- nazionali asostegno della mento chiave nella lotta alla disoccupazione, ma anche un’utile opportu- mobilità nità per acquisire nuove competenze ed esperienze, da spendere nel mer- cato del lavoro europeo al fine di ridurre le sperequazioni e gli squilibri pre- senti in alcuni settori produttivi o in alcune aree geografiche. I dati emersi dalle stime diffuse in ambito comunitario mettono in ri- lievo che uno dei principali fattori di debolezza del mercato del lavoro è da ricercarsi proprio nella scarsa propensione alla mobilità professio- nale (in media, i lavoratori europei cambiano occupazione solo una volta ogni 10,6 anni, mentre negli Usa la media è di 6,7 anni)103. La mobilità geografica dei lavoratori risulta, infatti, relativamente bas- sa: solo lo 0,1% della popolazione complessiva dell’UE ha cambiato la propria residenza ufficiale nel 2000. Più consistente, invece, il flusso del- la mobilità geografica tra Regioni di uno stesso Stato membro: infatti, circa l’1,2% della popolazione occupata nell’UE, pari circa a 2 milioni di la- voratori tra i 15 e i 64 anni di età, ha cambiato residenza, trasferendosi in un’altra regione, nel corso del 1999104. Negli anni più recenti, secondo i da- ti Eurostat, la percentuale degli italiani che ha trovato lavoro all’estero si è attestata intorno all’1,2%, mentre il 5,8%, nel 2003, ha dichiarato di aver cambiato lavoro nell’anno precedente. Meno propensi a cambiare la- voro in Europa sono risultati gli svedesi (tra il 2002 e il 2003 solo il 4,4% di essi ha cambiato lavoro), mentre i più favorevoli a trasferirsi sono i da- nesi (12,9%) e gli inglesi (12,6%). 103 Il monitoraggio sul flusso dei lavoratori in circolazione viene realizzato attraverso studi empirici che si basano sull’utilizzo di indicatori giuridici e sociali. I primi parametri, in generale, attengono alle misure di politiche attive poste in essere in ambito comunitario, nazionale, locale per incentivare ed agevolare la mobilità geografica dei lavoratori. Essi forniscono un quadro ogget- tivo degli incentivi predisposti, ma possono determinare risultanze diverse in ragione delle diffe- renti realtà geografiche e sociali cui si riferiscono. Gli indicatori sociali sono quelli che assicurano un’analisi del fenomeno secondo criteri facilmente confrontabili: in questo caso sono presi in esame i cambi di residenza, l’età dei soggetti migranti, le loro qualifiche professionali, i costi di trasferimento (ad esempio, costi sostenuti per la nuova abitazione). 104 In particolare, un elemento per analizzare la mobilità geografica dei lavoratori può essere costituito dal cambiamento di residenza per motivi di lavoro nell’arco temporale di dieci anni. Un secondo dato di comparazione, invece, può essere considerato il cambio di residenza in genera- le. Tuttavia, i risultati che emergono con riferimento al primo indicatore mettono in luce la proble- matica sulla dimensione temporale: il periodo di dieci anni è forse troppo lungo per misurare analiticamente la mobilità geografica del lavoro e dei lavoratori. In questo arco di tempo, infatti, pos- sono registrarsi per una stessa persona numerosi cambiamenti di residenza per motivi di lavoro. Attraverso il secondo indicatore, invece, le risultanti sono parziali poiché non forniscono informa- zioni complete sui motivi che hanno spinto il singolo a cambiare residenza, di solito indotto da ra- gioni essenzialmente o principalmente di lavoro. Nell’analisi dei processi di mobilità registrati nel corso degli anni, inoltre, un altro dato appa- re rilevante: il profilo professionale del lavoratore disposto a spostarsi risulta diverso, come dimo- stra il caso italiano. Infatti, se negli anni ’60 e ’70 i lavoratori che lasciavano il luogo di origine ave- vano prevalentemente una bassa qualifica, oggi, invece, coloro che sono disposti a trasferirsi altro- ve sono principalmente lavoratori qualificati o, addirittura, altamente qualificati. 168
  • 169. LA MOBILITA’ TRA POLITICHE PER IL CAPITALE UMANO E LO SVILUPPO LOCALE La staticità della forza lavoro e la scarsa volontà degli europei a Strumenticambiare lavoro, in generale, sembra essere un dato comune e po- comunitari e nazionali atrebbe essere ricondotta ad una carente informazione sui vantaggi of- sostegno dellaferti da un lavoro all’estero o in un altro settore. Questo è il dato che mobilitàemerge anche nell’ambito dell’indagine Eurobarometro che sottolineacome gli Europei siano comunque favorevoli all’idea di cambiare lavo-ro, poiché consapevoli dell’importanza della libera circolazione e deibenefici che possono derivare dal cambiare luogo di lavoro, anche senon mancano le riserve sulle conseguenze che una scelta di questo ti-po può determinare sulla vita familiare. L’urgenza di rimuovere gli ostacoli alla mobilità per facilitare il flus-so dei lavoratori per attribuire flessibilità e dinamismo al mercato dellavoro comunitario e a quelli nazionali, senza correre il rischio diinondazioni migratorie o di depauperazione dei territori di origine, èstata riconosciuta sin dal Consiglio straordinario di Lisbona del 22 e23 marzo 2000105. Il raggiungimento di migliori e numerosi posti di lavoro, la realizzazionedi una maggiore coesione sociale e lo sviluppo di un’economia basata sul-la conoscenza richiedono l’abolizione di qualsiasi restrizione alla mobilitàprofessionale e geografica in tutta l’Unione europea, misura raccomanda-ta anche negli orientamenti comunitari per la crescita e l’occupazione(2005-2008) per garantire una maggiore reattività al mercato del lavoro. Va sottolineato, tuttavia, che nel diritto comunitario il tema dellamobilità geografica dei lavoratori è strettamente connesso alla mobili-tà in materia di istruzione e formazione: pertanto, le istituzioni comuni-tarie, seguendo un doppio binario, hanno adottato, da un lato, provve-dimenti per incentivare la mobilità per motivi di studio, dall’altro misu-re in grado di far crescere la mobilità professionale. A tal fine il Consiglio e la Commissione hanno segnalato la necessi-tà di definire a breve gli strumenti e le misure per promuovere la mo-bilità degli studenti, dei docenti e del personale preposto alla forma-zione e alla ricerca, utilizzando al meglio i programmi comunitari esisten-ti, anche attraverso una maggiore trasparenza nelle procedure di rico-noscimento delle qualifiche e dei periodi di apprendimento. 105 Il Consiglio europeo straordinario di Lisbona (23/24 marzo 2000) ha inteso imprimere,attraverso la cd. “Strategia di Lisbona”, un rinnovato vigore alle politiche comunitarie, alla lucedella globalizzazione economica e della crescente importanza delle tecnologie dell’informazionee delle telecomunicazioni. A cinque anni dal varo della Strategia di Lisbona, la Commissione,considerati gli esiti deludenti, ha presentato la proposta per il Rilancio della Strategia di Lisbona[COM24/2005], documento integrato da: il doc. con le raccomandazioni agli Stai membri, allega-to alla COM.24/2005 (SEC 193/2005); il doc. sulla governance e la tempistica, all. allaCOM.24/2005 (SEC 193/2005); lo staff work document preparatorio per la COM.24/2005(SEC.160/2005). 169
  • 170. CAPITOLO 2 Strumenti Nella stessa prospettiva le istituzioni comunitarie, a partire dall’anno comunitari e 2000, hanno adottato una serie di strumenti per favorire i processi di nazionali asostegno della mobilità, primo tra tutti il “Piano d’azione per la mobilità” approvato mobilità dal Consiglio Europeo a Nizza nel dicembre 2000106. Si tratta di un insie- me di provvedimenti di natura amministrativa, regolamentare, finan- ziaria e sociale per definire, incrementare e democratizzare la mobilità della forza lavoro in Europa, nonché per promuovere forme di finan- ziamento adeguato. Successivamente, nel luglio 2001, è stata adottata la Raccomandazione del Parlamento europeo e del Consiglio sulla mobilità nell’UE degli stu- denti, delle persone in fase di formazione, di coloro che svolgono atti- vità di volontariato, degli insegnanti e dei formatori107. Questo ulteriore intervento, incentrato principalmente sul mondo dell’istruzione, della formazione e della ricerca, ha agevolato la cooperazione politica a so- stegno della mobilità con l’obiettivo specifico di porre le basi per defi- nire i termini del riconoscimento delle eventuali esperienze acquisite all’estero. Alla fine dello stesso anno la Task force di alto livello su competen- ze e mobilità, istituita dalla Commissione nell’anno 2001108, ha presen- tato una relazione che ha costituito il presupposto per redigere il Piano d’Azione della Commissione per le competenze e la mobilità109. Nel documento elaborato dagli esperti è stato sottolineato che gli sfor- zi per promuovere la mobilità geografica per essere efficaci debbono essere associati a misure che favoriscono la mobilità occupazionale, nell’intento di creare nuovi posti di lavoro e migliori condizioni di vita so- prattutto in quelle Regioni meno sviluppate dell’Unione europea. Il Piano d’Azione della Commissione per le competenze e la mobili- tà costituisce un programma d’interventi per agevolare il processo 110 della mobilità professionale attraverso azioni prioritarie volte a raffor- zare lo sviluppo delle competenze, migliorare l’informazione e la tra- sparenza sulle possibilità occupazionali, incrementare la mobilità geo- grafica, al fine di creare mercati del lavoro europei più aperti e più facil- 106 Risoluzione del Consiglio e dei rappresentanti dei governi degli Stati membri, riuniti in se- de di Consiglio il 14 dicembre 2000, relativa al piano di azione per la mobilità (2000/C371/03). 107 Raccomandazione del Parlamento europeo e del Consiglio del 10 luglio 2001 (2001/613/CE), in G.U.C.E. L215/30 del 09/08/2001. 108 COM (2001) 116 def. 109 Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento Europeo, al Comitato Economico e Sociale e al Comitato delle Regioni. Piano d’azione della Commissione per le com- petenze e mobilità, COM 72/2002 110 Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento Europeo, al Comitato Economico e Sociale e al Comitato delle Regioni piano d’azione della Commissione per le com- petenze e la mobilità, del 13.02.2002. COM (2002) 72 def. 170
  • 171. LA MOBILITA’ TRA POLITICHE PER IL CAPITALE UMANO E LO SVILUPPO LOCALEmente accessibili e sempre più in linea con la globalizzazione dell’eco- Strumentinomia e con l’allargamento dell’Unione Europea. comunitari e nazionali a Gli obiettivi e le azioni delineati nel Piano d’azione sono destinati sostegno dellaad affrontare una pluralità di sfide: predisporre sistemi d’istruzione e mobilitàformazione in grado di rapportarsi alle esigenze del mercato del lavo-ro, migliorare il livello di istruzione e delle competenze nel campo del-le ICT, chiarire e semplificare il riconoscimento e il trasferimento dellequalifiche per le professioni regolamentate, investire di più nelle risor-se umane delle Regioni meno avanzate, favorendo lo sviluppo dellaconoscenza della lingua straniera e di abilità transculturali. Un successivo documento a sostegno della mobilità è la Decisionedel Consiglio del 22 luglio 2003111, relativa agli orientamenti per le po-litiche degli Stati membri a favore dell’occupazione, che propone di af-frontare il cambiamento e promuovere l’adattabilità e la mobilità nelmercato del lavoro. La carrellata di provvedimenti comunitari in tema di mobilità prose-gue con gli interventi previsti nel programma di lavoro generale“Istruzione e formazione 2010”, nell’ambito del quale è stata elaboratauna proposta di “Carta di qualità per la mobilità nel settore dell’istruzio-ne e della formazione”, presentata a Rotterdam il 12 luglio 2004112. LaCarta può essere letta come un documento “universale”, finalizzato asviluppare la cittadinanza europea e la comprensione delle diversitàculturali e linguistiche, contenente principi comuni per rafforzare l’effi-cienza e l’efficacia di tutti i tipi di mobilità finalizzata all’apprendimen-to. Essa è rivolta a giovani e adulti che intendano esercitare il diritto dilibera circolazione nel territorio degli Stati membri per seguire pro-grammi di istruzione e formazione, volti ad innalzare il grado di cono-scenza e di competitività dei cittadini europei anche nel mercato dellavoro europeo113. Si evince chiaramente dall’esame dei documenti comunitari citatiche il sostegno alla mobilità della forza lavoro non può prescindere dalrispetto del diritto di libera circolazione dei lavoratori, dalla promozio-ne dell’istruzione/formazione lungo tutto l’arco della vita, dalla garan-zia che la flessibilità professionale non diventi precarietà, a detrimentodel diritto alla sicurezza sociale. Trasferirsi per motivi professionali si-gnifica affrontare una serie di sfide per il lavoratore: inserirsi in un diver- 111 Cfr., sin da ora, la Decisione del Consiglio del 22 luglio 2003 relativa agli orientamenti perle politiche degli Stati membri a favore dell’occupazione (2003/578/CE), pubblicato nella GUCEL 197/13 del 5 agosto 2003. 112 COM (2005) 450 def. 113 Cfr. “ La Carta europea di qualità per la mobilità” di Andrea Rocchi su Osservatorio ISFOL– Anno XXVII n. 1-2 Gennaio - Aprile 2006. 171
  • 172. CAPITOLO 2 Strumenti so contesto sociale, scegliere un altro alloggio per sé e la famiglia, comunitari e adattarsi a nuove abitudini o imparare una nuova lingua. nazionali asostegno della Per accrescere la mobilità si rende necessario un approccio globale mobilità che comprenda, oltre alla promozione della formazione fuori dai con- fini nazionali e al riconoscimento delle qualifiche, anche l’eliminazio- ne di barriere amministrative e giuridiche: il coordinamento dei sistemi di previdenza sociale, la garanzia dell’esportabilità dei diritti a pensione integrativa dei lavoratori migranti, il rafforzamento del mercato dei servizi114. L’obiettivo è promuovere una cittadinanza europea attiva e l’inclusione sociale, ridurre le disuguaglianze, assicurare lo sviluppo del mercato unico e l’efficace integrazione dell’economia europea nel contesto dell’Unione allargata, rivedere le regole transitorie che discipli- nano la libera circolazione dei lavoratori da, verso e tra i nuovi Stati membri a seguito dell’allargamento115. Garantire l’apertura e l’accessibilità dei mercati del lavoro europei a tutti significa sostanzialmente affrontare tre grandi sfide: una mobilità oc- cupazionale inadeguata, la frammentazione delle informazioni e la mancanza di trasparenza sulle opportunità di lavoro. Nello scenario comunitario sono operativi diversi programmi ed ini- ziative a sostegno della libera circolazione e della mobilità dei lavorato- ri con lo scopo di facilitare il trasferimento all’estero. Il 2006 è stato proclamato dalla Commissione “Anno Europeo della mobilità dei lavoratori” al fine di sensibilizzare i lavoratori sui vantaggi offerti da un lavoro all’estero o dal cambiamento di lavoro: lavorare al- l’estero, infatti, può far acquisire nuove competenze ed esperienze che possono rivelarsi un utile momento di crescita professionale per il lavo- ratore, che in tal modo diviene anche più competitivo nel mercato del lavoro nazionale. Accrescere la mobilità occupazionale dei cittadini europei può an- che significare incoraggiare la mobilità circolare, come viene suggerito nella Relazione sui flussi migratori nell’Unione europea116. Sarebbe au- spicabile, infatti, che i lavoratori migranti rientrassero nel Paese di ori- gine ricchi del bagaglio di competenze e di conoscenze acquisite al- l’estero: in tal modo si arginerebbero gli effetti distorsivi prodotti dalla 114 Cfr. “La mobilità dei lavoratori in Europa: un diritto, una scelta o un’opportunità? – L’anno europeo 2006” di Anna Maria Senatore su Osservatorio ISFOL – Anno XXVII n. 3-4 Maggio - Agosto 2006. 115 Il fenomeno della mobilità geografica dei lavoratori interessa, infatti, in modo massiccio i cittadini dei nuovi Stati membri (ma anche di paesi terzi) che, in cerca di migliori sbocchi occupa- zionali si dirigono nei paesi dell’Europa centro meridionale. Va ricordato anche l’ingresso di altri Paesi nell’Unione Europea. 116 Presentata al Parlamento Europeo nel settembre 2006 dall’Associazione dell’Azione dei cittadini europei. 172
  • 173. LA MOBILITA’ TRA POLITICHE PER IL CAPITALE UMANO E LO SVILUPPO LOCALEmobilità geografica dei lavoratori, che spesso comporta un depaupe- Strumentiramento del paese di origine ed una notevole difficoltà di gestione per comunitari e nazionali ai paesi destinatari della forza lavoro migrante. sostegno della mobilitàBox 1 - Programmi ed iniziative europee a sostegno della libera circolazione edella mobilità dei lavoratoriProgramma / Iniziativa Contenuto programma d’azione dell’Unione europea per la realizzazione di una politica di formazione professionale, che riserva una partico-Leonardo Da Vinci lare attenzione alla mobilità transnazionale di giovani e adulti, fi- nanziando progetti di tirocinio all’estero e scambi transnazionali programma europeo di sostegno e finanziamento ai progetti cheGioventù favoriscono l’educazione non formale e la mobilità giovanile interna- zionale e si rivolge ai giovani di età compresa tra i 15 e i 25 anni uno dei principali servizi del Cedefop, che è l’agenzia che assiste iVisite di Studio Cedefop decisori politici, la Commissione Europea, gli Stati membri e le organizzazioni delle parti sociali di tutta l’Europa rete promossa dalla Commissione Europea che riunisce i servizi pubblici per l’impiego e altri enti e strutture quali sindacati, orga-Eures nizzazioni di datori di lavoro e autorità locali e regionali ed ha co- me obiettivo quello di informare, offrire consulenza e assistere i cittadini all’estero database per l’impiego che presenta le offerte di lavoro selezio-Database per il lavoro nate e disponibili in tutta Europa dispositivo che documenta i percorsi europei di formazione e con-Europass ferisce trasparenza e visibilità all’esperienza maturata all’estero A livello nazionale, le azioni per la mobilità sono svolte nell’ambitodella rete EURES, che fornisce ai lavoratori ed ai datori di lavoro tre tipidi servizi: informazione, consulenza e assunzione/collocamento – ilcosì detto matching domanda/offerta di lavoro. Nell’ambito di EURESsono stati creati specifici organismi specializzati preposti alla gestionetranfrontaliera tra cui: • Eurazur, per le Regioni Liguria e Provenza, Alpi e Costa Azzurra; • Transalp, per le Regioni Piemonte, Valle d’Aosta e Rhone Alpes; • Euralp, per la Carinzia e il Friuli Venezia Giulia; • Transtirolia, per le Regioni Tirolo e Alto Adige. Inoltre, l’Italia ha stipulato con molti stati comunitari ed extra co-munitari, apposite convenzioni internazionali volte ad assicurare agliitaliani emigrati gli stessi benefici di sicurezza sociale previsti dalla legi-slazione del paese estero per i propri cittadini. 173
  • 174. CAPITOLO 2 Box 2 - Europass Mobilità Strumenti comunitari e Europass Mobilità nazionali asostegno della E’ uno strumento che consente di documentare le competenze e le abilità acquisite da un mobilità individuo durante un’esperienza di mobilità realizzata all’estero (Spazio Economico Europeo e Paesi candidati) in esito a percorsi di apprendimento formale (corsi di istruzione e formazione) e non formale (lavoro, volontariato, ecc.). E’ un dispositivo che costituisce l’evoluzione del libretto Europass formazione, istituito con la Decisione del Consiglio del 21 dicembre 1998 (1999/51/CE) per favorire la formazione lungo tutto l’arco della vita e la mobilità degli individui tra occupazioni, settori e paesi diversi. I percorsi di apprendimento documentabili attraverso Europass mobilità possono svolgersi nel quadro di un qualsiasi programma o iniziativa in materia d’istruzione e formazione nazionale ed europea (ad esempio, Leonardo, Socrates e Gioventù). Europass mobilità è rivolto a tutti gli individui, indipendentemente dall’età, dalla qualifica e dalla condizione professionale. La gestione di Europass Mobilità è affidata al Centro Nazionale Europass (NEC). Prima dello svolgimento delle attività di apprendimento all’estero, l’organismo promotore del progetto di mobilità transnazionale inoltra al NEC la richiesta di rilascio del documento Europass- Mobilità. Segue l’invio del progetto di soggiorno all’estero. Dopo aver ottenuto l’approvazione da parte del NEC, l’organismo promotore procede alla compilazione del documento insieme all’organismo ospitante. Per tutti coloro che partecipano a programmi di scambio realizzati nell’ambito di programmi comunitari (Leonardo, Erasmus, Gioventù, ecc.), è sufficiente presentare la richiesta al Centro Nazionale Europass; per i beneficiari di progetti inseriti nell’ambito di altre iniziative, il rilascio del documento Europass Mobilità è soggetto ad una verifica qualitativa da parte del Centro Nazionale Europass. In questo caso, è opportuno ricordare che: • è necessario stipulare un accordo formale tra organismo d’invio e organismo d’accoglienza; • le esperienze di apprendimento all’estero devono avere una durata minima di 15 giorni; • deve essere prevista la presenza di un tutor incaricato di seguire le attività dei beneficiari. Altri interventi a favore della mobilità sono più strettamente colle- gati ai sistemi di istruzione e formazione e alla certificazione delle competenze. Si tratta in particolare dei servizi offerti dal Centro Nazionale Europass (NEC) e dal Punto Nazionale di Riferimento (PNR) Italia, che fanno parte dei relativi network europei. Nell’ambito di Europass, me- rita una particolare attenzione il dispositivo Europass mobilità. Misure di incentivazione e sostegno della mobilità geografica dei lavo- ratori in Italia In Italia, sul tema delle misure di incentivazione e sostegno della mo- bilità geografica dei lavoratori, tra i primi interventi normativi si segnala il pacchetto Treu del 1997, che recepiva le intese raggiunte tra Governo e parti sociali nell’accordo per il lavoro del 24 settembre 1996. Il pacchetto introduceva, in particolare, un’indennità aggiuntiva di circa 400 euro al mese per le spese di alloggio e vitto in favore dei gio- vani del Sud coinvolti nei piani di inserimento professionali attivi nelle 174
  • 175. LA MOBILITA’ TRA POLITICHE PER IL CAPITALE UMANO E LO SVILUPPO LOCALEimprese di altre Regioni. Partecipare ad un piano di inserimento pro- Strumentifessionale consentiva ai giovani di età compresa tra i 19 e 32 anni (fino comunitari e nazionali aa 35 per i disoccupati di lunga durata) di inserirsi in un’azienda per un sostegno dellaperiodo non superiore a 12 mesi. mobilità Questa modalità d’incentivazione economica della mobilità geo-grafica dei lavoratori risulta senza dubbio significativa e in linea, tral’altro, con la disciplina comunitaria in materia di aiuti di Stato, ex arti-colo 87 del Trattato CE che, in molti casi, risulta invece di ostacolo allepolitiche finanziarie d’incentivazione117. In materia di mobilità geografica, nel D.Lgs. n.276 del 10 settembre2003 di attuazione delle deleghe in materia di occupazione e mercatodel lavoro, di cui alla Legge n.30 del 14 febbraio 2003 (nota comeLegge Biagi), si stabilisce che le Regioni, sentite le associazioni di dato-ri e di prestatori di lavoro, istituiscono appositi elenchi per l’accredita-mento degli operatori pubblici e privati e, con provvedimenti regionali,disciplinano il sostegno alla mobilità geografica dei lavoratori. Sulla scorta di queste prime iniziative si sono susseguiti, prima del-l’introduzione della Legge Biagi, altri interventi nazionali e locali tesi asostenere la mobilità interna dei lavoratori118 Tali interventi prevedonouna particolare attenzione per i territori di origine, definendo un regi-me disciplinato di accompagnamento dei flussi migratori, anche infase di rientro. Si è, inoltre, definita “l’architettura” istituzionale neces-saria alla realizzazione delle politiche e delle normative di supporto esostegno alla mobilità geografica dei lavoratori, prevedendo un dupli-ce coordinamento: • orizzontale, riguardante i vari elementi delle politiche nell’ambito del diritto del lavoro e della previdenza sociale, del sistema fiscale, dei servizi sociali (come quelli per l’alloggio, l’istruzione, i servizi di cu- ra alla persona o l’accesso alle informazioni sulle opportunità di lavoro a livello nazionale); • verticale, individuando la necessità del pieno coinvolgimento dei livelli subnazionali. Anche se il livello di analisi del coordinamento è di carattere nazio-nale, le iniziative devono essere contestualizzate, specificate e partico- 117 Possono considerarsi compatibili con il mercato comune, gli aiuti destinati a favorire losviluppo economico delle Regioni ove il tenore di vita sia anormalmente basso, oppure si abbiauna grave forma di sottoccupazione, sezione, punto 3, sub a) in Trattato CE (2002/C; 325/01). 118 Legge delega n. 30/2003 in G.U. R.I. – serie generale n. 47 del 26 febbraio 2003. Essa, tral’altro, prevede provvedimenti sanzionatori nei confronti di coloro che non utilizzano gli strumen-ti di politica attiva del lavoro messi a disposizione. L’art. 13 D.lgs. 10 settembre 2003 n. 276, inol-tre, prevede il decadimento dai trattamenti di mobilità o altra indennità o sussidio la cui corre-sponsione è collegata allo stato di disoccupazione o di occupazione. 175
  • 176. CAPITOLO 2 Strumenti lareggiate secondo obiettivi dettagliati, che possono essere individuati comunitari e solo attraverso la dimensione locale. Gli attori della cooperazione ver- nazionali asostegno della ticale sono le parti sociali, i governi regionali, locali e le organizzazioni mobilità della società civile. In tale contesto si inserisce il “Programma Quadro per l’integrazione e lo sviluppo delle sperimentazioni in materia di Tirocini Formativi, inseriti in processi di mobilità geografica”, frutto dell’approva- zione della Conferenza unificata Stato-Regioni (seduta del 20 maggio 2004). Questo Programma Quadro ha inteso mettere a sistema le atti- vità, le metodologie, gli strumenti ed i servizi realizzati in forma speri- mentale dai progetti promossi nell’ambito delle politiche a sostegno della mobilità geografica per una parte delle Regioni italiane. Nella stessa prospettiva si muove anche il D.M. Min. Lav. del 18 mar- zo 2005 che contiene “criteri e modalità di riparto delle risorse alle Regioni e alle Province autonome, finalizzate alla realizzazione dei tiroci- ni formativi e di orientamento, inseriti in processi di mobilità geografica”. Nel 2005, inoltre, il Ministero del Lavoro ha istituito un Osservatorio sulla Mobilità geografica con il compito di monitorare tutte le attività di formazione volte a facilitare i processi di mobilità dei lavoratori, in particolare tutte le esperienze di tirocinio organizzate nell’ambito di azioni di sistema, poste in essere dall’agenzia tecnica per le politiche dell’occupazione del Ministero del Welfare, da Italia Lavoro e da Tecnostruttura. Il sostegno alla mobilità geografica e professionale rientra tra i temi sui quali sono intervenuti anche i POR119 predisposti dalle Regioni, che, in particolare, prevedono misure per il riconoscimento e la certificazio- ne delle competenze, ma anche per contenere e limitare l’asimmetria informativa sull’incontro domanda/offerta di lavoro. In sintesi, da quanto emerso, si evince che l’obiettivo generale del- l’intervento integrato sia stato quello di favorire lo sviluppo della mobi- lità del lavoro, dell’occupabilità, del partenariato fra territorio, imprese e istituzioni per promuovere la creazione di un sistema di rete orienta- to ad incentivare la mobilità geografica. 2.3.2 Le iniziative regionali a sostegno della mobilità Le politiche per il sostegno alla mobilità dei lavoratori per essere ef- ficaci devono essere il frutto di azioni e di interventi realizzati in siner- gia con le istituzioni regionali e locali, capaci di sostenere in modo più diretto la trasferibilità dei cittadini attraverso mirate politiche sociali, formative, abitative. 119 Programmi Operativi Regionali (Programmazione fondi strutturali 2000-2006). 176
  • 177. LA MOBILITA’ TRA POLITICHE PER IL CAPITALE UMANO E LO SVILUPPO LOCALE Un esempio significativo è rappresentato dall’esperienza della Le iniziativeRegione Lombardia, che ha predisposto delle misure di grande impat- regionali ato per agevolare la mobilità geografica dei lavoratori, sia nel territorio na- sostegno dellazionale, che nei Paesi dell’Unione europea, ma anche per favorire la mobilitàcircolazione di quei lavoratori provenienti dai Paesi terzi. Competente agestire e promuovere i flussi migratori e sulla mobilità geografica èl’Agenzia Regionale per il Lavoro lombarda, il cui scopo è quello dicontribuire, nell’ambito del decentramento delle competenze traStato, Regioni e Province, a realizzare l’integrazione tra i servizi perl’impiego, politiche attive del lavoro e politiche formative. Per realizza-re questi obiettivi la struttura stipula accordi di collaborazione con leRegioni dei Paesi del Sud e dell’Est del mondo; instaura intese con en-ti ed organismi territoriali per favorire l’inserimento lavorativo di cittadi-ni provenienti dai Paesi terzi; offre assistenza alle istituzioni localicompetenti in materia di immigrazione e mobilità geografica. Tra leiniziative promosse dall’Agenzia si segnalano numerosi programmirealizzati a livello regionale e provinciale: • il Programma “World Job”, finalizzato alla formazione di cittadini extracomunitari da inserire nel mercato del lavoro locale, con la previsione anche di azioni per individuare insediamenti abitativi e per facilitare il disbrigo di tutte le questioni burocratiche relative all’ingresso nel territorio italiano; • OCCUPABIT, progetto nato per promuovere formazione e attività di stage nel settore dell’ICT per giovani residenti in Regioni ex Obiettivo 1 (in particolare, Sicilia e Calabria). In tema di mobilità, in linea con l’esperienza lombarda, si segnalanoanche i progetti avviati nelle Regioni Veneto (in cui sono state sotto-scritte diverse convenzioni per organizzare tirocini formativi con alcuneRegioni del Mezzogiorno), Emilia Romagna (che ha attivato processi diapprendimento collegati alla mobilità geografica di giovani meridionaliverso il mercato del lavoro emiliano e romagnolo) e Marche (che svi-luppato la comunicazione e l’interoperabilità tra tutti i centri per l’im-piego collegati in rete a livello locale, provinciale e regionale sulla basedi apposite convenzioni), tutti finalizzati a promuovere processi di mobi-lità geografica per i giovani del Mezzogiorno attraverso azioni di sostegnodi tipo formativo, che rafforzino il sistema delle conoscenze e che con-sentano un più facile inserimento professionale. Nelle Regioni ex Obiettivo 1 si deve registrare l’alto grado di adesio-ne alle azioni di supporto alla mobilità geografica rientranti nell’ambi-to del Programma Quadro Nazionale ‘SudNord-NordSud’ realizzatocon risorse del Cipe, a valere sul Fondo per l’occupazione. 177
  • 178. CAPITOLO 2 Le azioni del Programma mirano a sviluppare la collaborazione inter- Le iniziative regionali a regionale, già avviata dal Ministero del Lavoro e dalle Regioni, per lasostegno della diffusione su scala nazionale dei processi, degli strumenti, dei modelli mobilità e delle metodologie di lavoro. In questa direzione hanno operato le Regioni Basilicata, Puglia, Calabria, Sicilia e Campania. In quest’ultima la Regione120 ha aderito con una propria delibera di giunta regionale al Programma Quadro per l’integrazione e lo sviluppo delle sperimentazioni in materia di Tirocini Formativi inseriti in proces- si di mobilità geografica, per lo svolgimento da parte di cittadini resi- denti nelle Regioni del Mezzogiorno di esperienze di tirocini formativi presso datori di lavoro con sedi operative collocate nelle Regioni del Centro Nord. Il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali121 ha provveduto ad assegnare un finanziamento alle Regioni e alle Province autonome che hanno aderito al Programma Quadro in qualità di soggetti “pro- motori” e “attuatori”, al fine di supportare lo svolgimento delle espe- rienze di tirocinio: le risorse finanziarie messe a disposizione sono ge- stite ed utilizzate per coprire i costi di mobilità dei tirocinanti (viaggi, vitto e alloggio, fino ad un massimo di euro 1.200,00 mensili) e di tu- toraggio (fino ad un massimo di euro 100,00 mensili) da parte del soggetto promotore delle Regioni ospitanti del Centro Nord. Le aziende del Centro-Nord disposte ad ospitare tirocinanti si sono iscritte alla rete di mobilità abilitata nella propria Regione di appartenen- za. Le proposte di tirocinio vengono trasmesse dalla Regione del Centro-Nord al Settore O.R.Me.L. della Regione Campania, la quale ga- rantisce, inoltre, ai tirocinanti, che hanno aderito al progetto di tiroci- nio, la formazione “off the job” in accompagnamento, da realizzarsi in parte nella stessa Regione, per l’acquisizione delle competenze di ba- se e trasversali, ed in parte nella Regione del Centro-Nord. Di particolare interesse anche il ruolo attivo della Regione Calabria nell’ambito del protocollo di intesa con la Provincia Autonoma di Trento e la Regione Campania. La Regione Calabria si è impegnata a realizzare un progetto interregionale denominato “Mobilità geografica e professionale Sud – Nord”, finalizzato ad agevolare la mobilità geo- grafica e professionale attraverso la realizzazione di azioni intese a consentire l’acquisizione di competenze professionali, tramite attività di formazione e/o tirocinio da attuarsi presso aziende operanti in Provincia di Trento che hanno visto coinvolti soggetti residenti in Calabria e in Campania. L’intento è stato quello di poter fornire ai desti- natari delle azioni le competenze necessarie all’inserimento/reinseri- mento lavorativo nel contesto geografico di provenienza: sono state 120 Cfr. Bollettino Ufficiale della Regione Campania (n. 50 del 3 ottobre 2005). 121 Con decreto del 18/3/2005. 178
  • 179. LA MOBILITA’ TRA POLITICHE PER IL CAPITALE UMANO E LO SVILUPPO LOCALEpreviste attività per favorire lo scambio di esperienze di collaborazione tra Le iniziativeSud e Nord del Paese per agevolare la formazione e la mobilità geogra- regionali afica delle professionalità con l’obiettivo dell’inserimento e il reinseri- sostegno dellamento lavorativo dei giovani destinatari delle azioni in oggetto (anche at- mobilitàtraverso lo sviluppo di attività di lavoro autonomo e cooperativo, conparticolare riferimento al settore della cooperazione). Si è puntato a fa-vorire la crescita della mobilità del lavoro, dell’occupabilità, del partena-riato tra territori e imprese, dello sviluppo locale di singoli territori, inparticolare facendo assegnamento sulla qualità dell’accoglienza. Le azioni di politica attiva volte a promuovere i processi a sostegnodella mobilità geografica dei lavoratori non possono prescindere dallapredisposizione di misure in grado di creare e diffondere una culturadella mobilità, che illustri vantaggi e benefici del trasferimento geogra-fico per motivi professionali in un’economia globalizzata, dove il merca-to del lavoro ha perso i confini nazionali ed è diventato mercato del la-voro globalmente flessibile. Con il decreto del Ministero del Lavoro del 22 gennaio 2001 sui tiro-cini di mobilità geografica, è stato siglato un protocollo di intesa tra al-cune Regioni del Centro-Nord (Emilia-Romagna, Lombardia, Toscana,Veneto, Provincia autonoma di Bolzano, Friuli Venezia Giulia,Piemonte) e Regioni del Mezzogiorno per realizzare Azioni di accompa-gnamento e supporto alla mobilità geografica Sud-Nord. Lo scopo del protocollo interregionale è stato quello di sostenere lespese di vitto, alloggio e trasferimento dei tirocinanti impegnati neipercorsi formativi, sviluppando azioni per favorire la mobilità geografi-ca dei lavoratori. Dal monitoraggio realizzato nel marzo 2003 la Campania e la Siciliarisultano le Regioni che hanno maggiormente usufruito delle risorsemesse a disposizioni dal Ministero per realizzare tirocini formativi.Nel 2002 il Ministero del Lavoro, in collaborazione con Italia Lavoro haavviato un Programma di azione di sistema a sostegno della mobilità dellavoro e delle imprese denominato “Sud-Nord-Sud”, destinato a lavora-tori disoccupati, imprese, associazioni imprenditoriali, enti locali e cen-tri per l’impiego122. Tra gli obiettivi della sperimentazione: 122 I risultati conseguiti dal progetto sono di rilievo: una rete costituita da 60 Centri per l’im-piego e 75 nodi privati, dislocati in 17 Regioni e in 70 province; 300 operatori pubblici e privati ap-positamente formati; 20 progetti di localizzazione in accompagnamento per circa 2.000 lavorato-ri attraverso percorsi di formazione al Nord per ritornare con il lavoro al Sud; 8 “laboratori di au-toimpiego” attivi presso i Centri per l’impiego; 7 “tavoli dell’accoglienza” attivati in 6 Regioni delCentro Nord con il coinvolgimento di oltre 150 soggetti istituzionali e attori locali; 3000 giovani pro-venienti dalle Regioni del Mezzogiorno disposti a trasferirsi; 50 progetti di lavoro attivati dalla re-te che riguardano 1500 soggetti in mobilità accompagnata e 250 imprese; dopo tre mesi di atti-vazione, oltre 1.000 posti di lavoro costantemente a rotazione presenti sulla bacheca telematica“ASPIDEA” insieme a circa 2.000 nominativi di persone che hanno dato la propria disponibilità adintraprendere esperienze di mobilità. 179
  • 180. CAPITOLO 2 Le iniziative a) progettare, formare e implementare una rete nazionale di servizi regionali a per l’impiego pubblica e privata per agevolare l’incontro doman-sostegno della mobilità da offerta di lavoro in mobilità geografica; b) accompagnare i flussi dei lavoratori con iniziative di stimolo, pro- mozione e assistenza tecnica, diffondendo la cultura della mobilità; c) sperimentare, promuovere e articolare interventi di politica attiva destinati ai soggetti in mobilità; d) facilitare gli investimenti da Nord a Sud attraverso azioni di ac- compagnamento, consistenti in iniziative formative; e) promuovere il ritorno dei lavoratori nelle Regioni di provenienza; f) sostenere la professionalizzazione di disoccupati meridionali di lunga durata, attraverso azioni di formazione volte alla diffusione di competenze tecnologiche; g) orientare le istituzioni locali alla costituzione di azioni di matrice pubblico- privata. Per la nuova gestione della mobilità è stato utilizzato uno specifico modello di servizio in grado di definire un network di rapporti diretti e di scambio di informazioni, basato essenzialmente su sistemi web – oriented. Box 3 - Strumenti per la mobilità a disposizione degli operatori accreditati sull’area web - Aspidea, bacheca interattiva per l’incontro domanda – offerta di lavoro in mobilità; - Bacheca dell’accoglienza, sistema telematico di informazione sulle opportunità di accoglienza abitativa e di inclusione sociale per i lavoratori in mobilità; - Borsa del partenariato, sistema informatico per l’incontro domanda – offerta di partenariato Nord – Sud; - Percorsi formativi, formazione in presenza e a distanza per operatori della mobilità; - Sistemi di videoconferenza per la preselezione a distanza; - Pacchetti multimediali di welcoming, volti a favorire l’allineamento delle conoscenze; - Borsa Continua nazionale del Lavoro, finalizzata alla connessione e integrazione con i sistemi di incrocio diretto domanda – offerta; - Carta dell’impresa accogliente, strumento che illustra la politica di accoglienza, i sostegni all’inserimento, gli accordi e le convenzioni stipulati; - Laboratorio di auto – impresa, sistema di formazione e assistenza ai percorsi di creazione d’impresa per lavoratori legati a esperienze di mobilità. 180
  • 181. LA MOBILITA’ TRA POLITICHE PER IL CAPITALE UMANO E LO SVILUPPO LOCALE Al percorso impostato dal progetto Sud-Nord-Sud si sono poi ag- Le iniziativegiunte una pluralità di azioni di supporto123. regionali a sostegno della In questo panorama di interventi volti a promuovere un modello di mobilità“mobilità regolata” per i lavoratori si inserisce il progetto “Lavoro &Sviluppo”124. Si tratta di un’iniziativa rivolta alle imprese beneficiarie diagevolazioni del Programma operativo nazionale – sviluppo imprendito-riale locale (Pon –Sil), per favorire un efficace incontro tra domanda eofferta di lavoro qualificato, attraverso azioni formative “on the job”125volte a fornire nuove e migliori opportunità di lavoro a circa duemila gio-vani provenienti dalle Regioni ex Obiettivo 1. Nel primo anno di attività ilprogetto ha fatto registrare risultati decisamente positivi126. Oltre alle iniziative a carattere interregionale vi sono delle iniziativepromosse dalle singole Regioni. Di seguito si riportano alcuni esempi tragli atti adottati dalla regioe Campania in tema di mobilità geograficadei lavoratori. 123 Tra le più significative: – un’intesa fra Ministero del Lavoro e Politiche Sociali e Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca per realizzare 4500 tirocini in mobilità post diploma collegati a progetti IFTS destina- ti a giovani del Mezzogiorno per figure professionali che difficilmente possono sperimen- tarsi sul territorio di provenienza (ICT e Meccatronica). – una collaborazione fra Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e Ministero delle Attività Produttive per realizzare, nell’ambito della riprogrammazione Fse, tirocini formativi in mobilità di “andata e ritorno” e percorsi integrati di inserimento lavorativo per soggetti svantaggiati presso imprese e stabilimenti realizzati grazie ai finanziamenti pubblici al Sud (Legge 488/92); – un’iniziativa con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per interventi concertati sul- l’accoglienza abitativa dei lavoratori in mobilità; – un accordo tra Ministero del Lavoro e Politiche Sociali e Sviluppo Italia per garantire l’inte- razione fra le opportunità di finanziamento e di supporto per l’autoimpresa ed i servizi for- niti nella rete dei laboratori per l’autoimprenditorialità ai giovani in mobilità geografica che intendano avviare un’attività in proprio; – iniziative promosse dalle Province per integrare con risorse proprie le azioni della rete nazio- nale sostenendo strumenti flessibili di politica attiva. 124 Il programma è stato avviato nel 2005 dai Ministeri delle Attività produttive e del Welfaree realizzato dall’agenzia tecnica Italia Lavoro, con la collaborazione dell’Istituto per la promozioneindustriale (Ipi). 125 Ovvero tirocini formativi andata e ritorno, tirocini di inserimento, pacchetti individuali diinserimento al lavoro di soggetti svantaggiati, percorsi per lo sviluppo di competenze. 126 8300 imprese contattate, appartenenti ai settori manifatturiero, ICT, costruzioni, trasporti,servizi, turismo; circa 600 convenzioni siglate tra imprese e lavoratori, con la possibilità per il60% dei partecipanti di trovare un’occupazione stabile nelle aziende che ospitano i tirocini; 69interventi realizzati in mobilità geografica che hanno interessato aziende dell’Emilia Romagna,Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Toscana e Veneto. 181
  • 182. CAPITOLO 2 Box 4 – Dispositivi sulla mobilità della Regione Campania Le iniziative regionali a DGR n.472 del 25/3/2004 (BURC n.22 del 3/5/04): è stata approvata la proposta a sostegnosostegno della della mobilità geografica prevedendo un intervento a sostegno dei lavoratori e delle lavoratrici mobilità campane che con cadenza settimanale utilizzano i trasporti ferroviari verso le Regioni dell’Emilia Romagna, del Veneto, della Lombardia, della Toscana, del Piemonte e della Liguria, ossia verso quelle realtà dove si addensa il maggior numero di lavoratori campani. L’intervento di sostegno è previsto e finanziato sulla Misura 3.3 del POR – Attività di sostegno alla mobilità extraregionale, con importo pari a 500.000,00 €, ed è diretto esclusivamente ai soggetti con regolare rapporto di lavoro dipendente, aventi un reddito annuo di euro 18.000,00. L’intervento aveva decorrenza dal 10/3/04 al 31/12/04 DGR n.453 del 19/4/06 (BURC n. 22 del 15/5/06): nell’ambito delle Politiche Giovanili - Linee Operative per l’anno 2006, la Regione Campania ha adottato interventi per sostenere la mobilità dei giovani (giovani lavoratori, studenti o volontari), all’uopo elaborando politiche di scambi culturali, di studio, rivolte anche alle istituzioni scolastiche, ai Forum del settore, alle Associazioni aventi finalità statutarie rivolte ai Giovani e iscritte, ai sensi dell’art.5 della LR 14/89, all’Albo regionale delle Associazioni giovanili. Le finalità: sviluppare la solidarietà, la costruzione dell’Europa e la consapevolezza della cittadinanza europea, consolidare le relazioni dei giovani campani con le istituzioni comunitarie, locali straniere, con le comunità di campani all’estero. DGR n.749 del 16/6/2006 (BURC n.30 del 10/7/06): la Regione Campania ha adottato le Linee guida per la costruzione del sistema integrato dell’educazione degli adulti in Campania che si muova nella prospettiva del life long e del life wide learning, come delineato dagli orientamenti comunitari. Attraverso questo sistema la Regione intende favorire ed allargare il sistema dell’educazione permanente, che presuppone l’integrazione con il sistema scolastico e formativo più generale, portando a sinergia l’insieme delle opportunità formative che riguardano gli individui in età adulta, in relazione ai diversi problemi ed interessi che caratterizzano i diversi cicli di vita e momenti dell’esistenza di ciascun cittadino e delle comunità locali. Nell’ambito di questa ristrutturazione e riorganizzazione della gamma formativa per garantire l’apprendimento permanente, la Regione intende promuovere un sistema trasparente e certificabile delle competenze acquisite nei diversi contesti e percorsi di apprendimento, capace di favorire la mobilità professionale e geografica dei cittadini e dei lavoratori e il riconoscimento reciproco tra sistemi anche a livello europeo. 182
  • 183. CAPITOLO 3CONCLUSIONI Sia a livello comunitario che nazionale la mobilità viene considerataquale fattore strategico di sviluppo e il “2006” è stato proclamato dallaCommissione europea “Anno europeo della mobilità professionale”. Il fenomeno sicuramente ha dei risvolti positivi a livello europeo e na-zionale poiché appiana quei differenziali territoriali tra domanda e offer-ta di competenze, soddisfa le esigenze individuali e arricchisce lo stes-so capitale umano in mobilità, ma se lo si osserva sotto la “lente terri-toriale” può nascondere degli impatti negativi soprattutto nel lungotermine. E’ il caso di aree deboli come quelle del Mezzogiorno d’Italia. La mobilità geografica dei lavoratori, infatti, è definita dal rapporto trala domanda e l’offerta di lavoro, lungo una direttrice che ne richiede iltrasferimento geografico. La direzione dell’intensità dei flussi migratori interregionali è deter-minata, oltre ad elementi di contesto, dai divari occupazionali e sala-riali tra le regioni; ad un effetto spinta, caratterizzato dalla carenza diopportunità lavorative nelle Regioni Obiettivo 1, corrisponde un effet-to richiamo da parte delle regioni del Nord Italia dotate di struttureeconomiche ad elevata attrattività. Si tratta di processi che si strutturano come fattori di flessibilità delmercato del lavoro dal momento che i movimenti migratori riducono ledisparità economiche e sociali tra i differenti ambiti territoriali, inquanto fattori di contrazione dell’offerta di lavoro. Per il Mezzogiorno, dunque, la mobilità ancora non è pienamenteuna “libera scelta”, ma presenta caratteri di “costrizione”. Le dinamiche dei flussi migratori interni in Italia indicano una progres-siva diminuzione e un successivo arresto delle migrazioni da Sud aNord durante gli anni Ottanta e una ripresa della consistenza del feno- 183
  • 184. CAPITOLO 3meno a partire dalla metà degli anni Novanta. Anche se i flussi si sonoquantitativamente attenuati, il fenomeno assume aspetti preoccupan-ti dal punto di vista qualitativo poiché investe giovani a medio-altaqualificazione. Ci troviamo di fronte ad un drenaggio di giovani com-petenze, fenomeno meglio noto come brain drain, che questa ricercaha voluto approfondire nelle caratteristiche e nelle eventuali ripercussio-ni sullo sviluppo locale. Oggetto di analisi sono stati i giovani (18-33 anni) delle Regionidell’Obiettivo 1: Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia eSardegna. Dapprima lo studio ha riguardato la mobilità formativa, che è risul-tata essere determinata dalla qualità delle Università di destinazioneche esercitano una vera e propria attrazione per i giovani studenti delSud. Le direttrici dei flussi Regioni Obiettivo 1 – Centro-Nord sono princi-palmente verso le Università di Milano, Bologna e Roma, mentre lamobilità formativa è limitata all’interno delle regioni meridionali. Questa fattispecie di mobilità può essere considerata un’anticame-ra della mobilità lavorativa, poiché nelle province di gravitazione for-mativa risultano abbreviati i tempi di inserimento nel mondo lavorati-vo grazie alla più efficiente filiera formazione – mercato del lavoro. L’Indagine CATI127, successivamente sviluppata, ha avuto come prin-cipale finalità quella di descrivere l’atteggiamento dei giovani italianiverso la mobilità regionale in materia di istruzione, formazione e lavo-ro e la loro percezione nei confronti della Provincia di residenza in ter-mini di opportunità formazione/lavoro. L’indagine ha permesso di confermare le analisi precedenti, ossiache le province considerate oggi poli di attrazione, grazie alla presenzadi Università ritenute di prestigio, sono da annoverarsi anche qualiprovince in cui l’offerta lavorativa, soprattutto ad alta scolarizzazione, èraccordata con l’offerta formativa. Dall’indagine è emerso che dei giovani in mobilità, il 60% è origina-rio delle Regioni Obiettivo 1, inoltre, più del 47% proviene da Comunimedio – piccoli (con popolazione inferiore ai 50.000 abitanti) confer-mando i rischi di desertificazione demografica. La fascia di età mag-giormente interessata è quella compresa tra i 23 e i 33 anni (83%),con una leggera prevalenza degli uomini sulle donne e stato civile li-bero (83%). Nel complesso le persone delle regioni del Mezzogiorno sispostano nel Centro-Nord (79,4%) e le destinazioni preferite, perchè 127 Computer Aided Telephone Interviewing.184
  • 185. CONCLUSIONIcaratterizzate da aspettative di migliori condizioni di vita e presenza diopportunità di lavoro, sono la Lombardia (26,5%), il Lazio (10,8%), ilPiemonte (9,8%) e l’Emilia Romagna (8,7%). Il 48,3% di questi giovani si trova fuori dalla propria regione princi-palmente per necessità familiari (fenomeno che potrebbe celare an-che network migratori - § 1.1.1), la seconda motivazione è per lavoro(35,1%) mentre la terza è per studio (11%); si sono trasferiti da più dicinque anni (77,5%) e alla base di questo trasferimento troviamo mo-tivi familiari (51,1%), disponibilità di un maggior numero di posti di la-voro del luogo di destinazione (12,6%) e assenza di corsi di studio di in-teresse nella propria zona di appartenenza. Il 97,1% delle persone in mobilità dal Mezzogiorno è soddisfatto diquesta esperienza; inoltre, il 50,9% la considera come uno sposta-mento definitivo e il 56,6% non è disposto a tornare nella regioned’origine. Cosa preoccupante poiché l’80% ha almeno il diploma superiore,nello specifico il 59,3% ha un diploma superiore, il 15,5% è StudenteUniversitario/Laureando, il 7,7% è Laureato, l’1,4% sta svolgendo unDottorato di Ricerca e l’1,4% sta frequentando un Master. Un’ulteriore fase di analisi ha avuto come scopo quello di indivi-duare le determinanti che stigmatizzano i flussi mobilità, cercando dimeglio comprenderne la componente costretta. Da un focus sulle variabili socio-economiche che determinano il fe-nomeno è emerso che tra i maggiori fattori di espulsione quello più ri-levante è risultato il tasso di disoccupazione di lunga durata; di contro,tra le determinanti che rientrano nei fattori di attrazione, il tasso di na-talità lorda delle imprese è emerso come il più significativo. Questi risultati hanno evidenziato che la mobilità in uscita è mag-giore nelle ripartizioni regionali con un’elevata incidenza della disoc-cupazione di lunga durata. In tal senso, i flussi di mobilità sono più di-namici quanto più ampia risulta la forbice della disoccupazione di lun-ga durata tra le regioni del Nord e del Sud. Invece, nelle regioni carat-terizzate da una maggiore incidenza della natalità delle imprese, vi èuna consistente contrazione dei flussi in uscita e di conseguenza unbuon dinamismo dei movimenti migratori in entrata. Gli esiti, positivi o negativi che siano, di tali processi nei contesti di svi-luppo locale del Mezzogiorno possono essere analizzati nel breve enel lungo periodo. Prendendo in considerazione gli eventuali effetti positivi del flusso mi-gratorio nel breve periodo è possibile mettere in luce che se per alcuniversi il fenomeno migratorio rappresenta un fattore di riduzione del- 185
  • 186. CAPITOLO 3l’offerta di lavoro, esso stesso può facilitare l’equilibrio complessivodel mercato del lavoro nazionale, caratterizzato da ampi differenzialinei livelli occupazionali128. E’ così che i movimenti di capitale umanoseguirebbero andamenti speculari a quelli del lavoro. Nel lungo periodo, invece, possono verificarsi effetti negativi deri-vanti dalla intensità, dal livello di persistenza e dalla direzione, il piùdelle volte univoca, del movimento migratorio e soprattutto dalla“qualità” del capitale umano oggetto di trasferimento. Se a spostarsi dal Sud al Nord del Paese sono sempre ed in modomassiccio i giovani qualificati, a lungo andare i territori di provenienzadegli emigrati potrebbero subire una consistente perdita di capitaleumano, che è ormai riconosciuto tra i principali fattori di crescita e di svi-luppo endogeno. Tale dinamica potrebbe, dunque, accentuare il gap di sviluppo traregioni settentrionali e meridionali. Un ulteriore livello della problema-tica è rappresentato dagli effetti derivanti dalla desertificazione dellearee di origine, soprattutto i piccoli comuni, sottoposte ad una erosio-ne demografica. Si pensi a territori abbandonati nei quali si riduce dra-sticamente la domanda di alloggi, di servizi pubblici (scuola, sanità), ditrasporto pubblico. Sono aree destinate al sottoutilizzo delle infrastrut-ture ed alla conseguente flessione degli investimenti e, quindi, all’in-cremento del livello di disoccupazione. Nell’ambito di aree ad economia poco competitiva, dunque, gli effet-ti della mobilità geografica di lungo periodo sono tuttaltro che positividal momento che il tempo di attrazione degli investimenti risulta note-volmente dilatato. Si rischia di inibire quelle condizioni indispensabili perla crescita auto sostenuta (self-sustaining), che trova nella componen-te giovane della forza lavoro uno stimolo determinante. Se questi sono i risultati la questione si sposta sulle politiche da mette-re in campo, tenendo presente le tipologie di mobilità più rilevanti: • per l’occupazione, volta a cercare possibilità di lavoro assenti nel territorio di residenza, che va affrontata migliorando l’asimmetria informativa nell’incontro domanda/offerta di lavoro; • per la formazione, diretta a offrire opportunità on e off the job, che va sostenuta con progetti di alternanza scuola/lavoro che in- cludano esperienze in mobilità; • per lo sviluppo, indirizzata a rafforzare processi di localizzazione produttiva, che va supportata con programmi d’integrazione fra lavoro e investimenti produttivi mediante partenariati fra imprese. 128 Conferma in G. Viesti, “Nuove migrazioni, il trasferimento di forza lavoro giovane equalificata da Sud a Nord”, 2004.186
  • 187. CONCLUSIONI La mobilità professionale va promossa, ma va promossa con atten-zione soprattutto quando in gioco sono aree in ritardo di sviluppo, per-ché per i giovani di questi territori la scelta di mobilità non si presenta“libera” ma “costretta”. Dalle ricognizioni effettuate sui dispositivi di accompagnamento del-la mobilità, si evince un quadro che presenta iniziative diversificate, manon ancora del tutto solido, anche in virtù dell’ampiezza del fenomeno. Dal punto di vista dell’impostazione generica delle politiche sulla mo-bilità si pongono questioni quali l’orientamento professionale geogra-fico, la maggiore efficienza nel recupero del mismatch tra domanda e of-ferta di competenze e nel sistema di riconoscimento delle qualifiche, l’ap-prendimento linguistico, la promozione di un modello assicurativo pre-videnziale che segua il lavoratore nella mobilità sociale e geografica tra-mite un sistema della portabilità delle pensioni, la promozione di poli-tiche per la casa e/o accompagnamento ai trasferimenti, etc.. Dal punto di vista di una impostazione delle politiche tipizzata a se-conda dei territori di provenienza, se si tratta di aree in ritardo di svilup-po, si pongono questioni quali il contenimento delle fuoriuscite median-te politiche di attrattività territoriale (con particolare attenzione ai picco-li comuni sottoposti ad erosione demografica), ma soprattutto la promo-zione di politiche di rientro del capitale umano affinché il pericoloso braindrain (monodirezionale) muti in un virtuoso brain exchange (circolare)come scambio di professionalità, di esperienze e cultura per la crescitaeconomica ed il miglioramento dello sviluppo di una regione. E’ di fondamentale importanza proseguire nella promozione delsuccesso formativo dei giovani e orientarli a scelte che tengano contodella rapida trasformazione del mondo del lavoro, così da garantire ti-toli di studio coerenti con gli sbocchi professionali e con le esigenze so-ciali globali, ma occorre anche considerare le vocazioni locali e creare quel-le competenze richieste dalle imprese presenti nei territori. In definitiva, è sempre più necessaria una maggiore connessione tra fi-liera formativa e mercato del lavoro a livello europeo, nazionale, interre-gionale e locale affinché la mobilità sia una scelta libera e non costretta. 187
  • 188. APPENDICE STATISTICA
  • 189. INDICE DELLE TABELLE pag.Tab. 1 - Flussi di laureati del Meridione verso le Università delle aree Obiettivo 1 195Tab. 2 - Flussi di diplomati universitari del Meridione verso le Università delle aree Obiettivo 1 196Tab. 3 - Flussi di laureati e diplomati universitari delle Regioni Obiettivo 1 verso le Università del Centro-Nord (dall’Università di Bologna a Padova) 197Tab. 4 - Flussi di laureati e diplomati universitari delle Regioni Obiettivo 1 verso le Università del Centro-Nord (dall’Università di Parma a quella di Urbino) 198Tab. 5 - Flussi di laureati e diplomati universitari stranieri (dall’Albania all’Iran) verso le Università italiane (dall’Università di Bologna a quella di Insubria) 199Tab. 6 - Flussi di laureati e diplomati universitari stranieri (dall’Albania all’Iran) verso le Università italiane (dall’Università dell’Aquila a quella di Parma) 200Tab. 7 - Flussi di laureati e diplomati universitari stranieri (da Israele al Venezuela) verso le Università italiane (dall’Università di Bologna a quella di Insubria) 201Tab. 8 - Flussi di laureati e diplomati universitari stranieri (da Israele al Venezuela) verso le Università italiane (dall’Università dell’Aquila a quella di Parma) 202Tab. 9 - Flussi di laureati e diplomati universitari stranieri (dall’Albania all’Iran) verso le Università italiane (dall’Università di Pavia a quella di Udine) 203Tab. 10 - Flussi di laureati e diplomati universitari stranieri (dall’Albania all’Iran) verso le Università italiane (dall’Università di Urbino a quella della Calabria) 204Tab. 11 - Flussi di laureati e diplomati universitari stranieri (da Israele al Venezuela) verso le Università italiane (dall’Università di Pavia a quella di Udine) 205 191
  • 190. INDICE pag.Tab. 12 - Flussi di laureati e diplomati universitari stranieri (da Israele al Venezuela) verso le Università italiane (dall’Università di Urbino a quella della Calabria) 206Tab. 13 - Flussi di giovani delle Regioni Obiettivo 1 iscritti nelle Università del Centro – Nord (dall’Università di Bologna a quella di Padova) 207Tab. 14 - Flussi di giovani delle Regioni Obiettivo 1 iscritti nelle Università del Centro – Nord (dall’Università di Parma a quella di Urbino) 208Tab. 15 - Le 10 province delle Regioni Obiettivo 1 con mobilità più elevata, distinguendo il fenomeno per tipologia di Laurea e Sesso 209Tab. 16 - Dati per calcolo correlazione lineare e stima della retta di regressione tra la variabile maschile e femminile dei giovani delle Regioni Obiettivo 1 laureati e/o con diploma universitario conseguito nelle Università del Centro – Nord 211Tab. 17 - Matrice di dati per calcolo correlazione lineare e analisi delle componenti principali del flusso migratorio interno delle Regioni Obiettivo 1 rispetto alle proprie determinanti 213Tab. 18 - Output completo delle analisi statistiche effettuate sulla correlazione lineare del flusso migratorio interno delle Regioni Obiettivo 1 rispetto alle proprie determinanti 214Tab. 19 - Output completo dei risultati statistici riguardanti l’analisi in componenti principali del flusso migratorio interno delle Regioni Obiettivo 1 rispetto alle proprie determinanti 215Tab. 20 - Output completo dei risultati statistici relativi all’analisi della regressione multipla utilizzata per studiare un modello capace di sintetizzare il tasso migratorio delle Regioni italiane rispetto alle proprie determinanti 218Tab. 21 - Output completo delle risposte dell’indagine CATI con focus sulle Regioni Obiettivo 1 226192
  • 191. INDICE DELLE FIGURE pag.Fig. 1 - Tasso di attività 25-34 nelle province italiane. Anno 2005 231Fig. 2 - Tasso di attività 25-34 anni nelle regioni italiane. Anno 2005 232Fig. 3 - Tasso di attività totale nelle province italiane. Anno 2005 233Fig. 4 - Tasso di attività totale nelle regioni italiane. Anno 2005 234Fig. 5 - Forze di lavoro maschile totale nelle province italiane. Anno 2005 235Fig. 6 - Forze di lavoro maschile totale nelle regioni italiane. Anno 2005 236Fig. 7 - Forze di lavoro femminile totale nelle province italiane. Anno 2005 237Fig. 8 - Forze di lavoro femminile totale nelle regioni italiane. Anno 2005 238Fig. 9 - Incidenza forze di lavoro maschile sul totale forze di lavoro nelle province italiane. Anno 2005 239Fig. 10 - Incidenza forze di lavoro maschile sul totale forze di lavoro nelle regioni italiane. Anno 2005 240Fig. 11 - Incidenza forze di lavoro femminile sul totale forze di lavoro nelle province italiane. Anno 2005 241Fig. 12 - Incidenza forze di lavoro femminile sul totale forze di lavoro nelle regioni italiane. Anno 2005 242Fig. 13 - Tasso di occupazione totale 25-34 anni nelle province italiane. Anno 2005 243Fig. 14 - Tasso di occupazione totale 25-34 anni nelle regioni italiane. Anno 2005 244Fig. 15 - Incidenza occupati in agricoltura sul totale occupati nelle province italiane. Anno 2005 245Fig. 16 - Incidenza occupati in agricoltura sul totale occupati nelle province italiane. Anno 2005 246Fig. 17 - Incidenza occupati nell’industria sul totale occupati nelle province italiane. Anno 2005 247Fig. 18 - Incidenza occupati nell’industria sul totale occupati nelle regioni italiane. Anno 2005 248 193
  • 192. INDICE DELLE FIGURE pag.Fig. 19 - Incidenza occupati nelle costruzioni sul totale occupati nelle province italiane. Anno 2005 249Fig. 20 - Incidenza occupati nelle costruzioni sul totale occupati nelle regioni italiane. Anno 2005 250Fig. 21 - Incidenza occupati nei servizi sul totale occupati nelle province italiane. Anno 2005 251Fig. 22 - Incidenza occupati nei servizi sul totale occupati nelle regioni italiane. Anno 2005 252Fig. 23 - Tasso di disoccupazione maschile totale nelle province italiane. Anno 2005 253Fig. 24 - Tasso di disoccupazione maschile totale nelle regioni italiane. Anno 2005 254Fig. 25 - Tasso di disoccupazione femminile totale nelle province italiane. Anno 2005 255Fig. 26 - Tasso di disoccupazione femminile totale nelle regioni italiane. Anno 2005 256Fig. 27 - Non Forze di lavoro maschile totale nelle province italiane. Anno 2005 257Fig. 28 - Non Forze di lavoro maschile totale nelle regioni italiane. Anno 2005 258Fig. 29 - Non Forze di lavoro femminile totale nelle province italiane. Anno 2005 259Fig. 30 - Non Forze di lavoro femminile totale nelle regioni italiane. Anno 2005 260Fig. 31 - Non Forze di lavoro totale nelle province italiane. Anno 2005 261Fig. 32 - Non Forze di lavoro totale nelle regioni italiane. Anno 2005 262194
  • 193. Tabella 1 - Flussi di laureati del Meridione verso le Università delle aree Obiettivo 1 Studenti anno solare 2004 (dati per sesso, residenza e tipologia studi: Laurea e Diploma Universitario) Maschi laureati Femmine laureate Maschi laureati Femmine laureate Maschi laureati Femmine laureate residenti residenti residenti residenti residenti residenti in regione in regione fuori regione fuori regione Caserta 514 732 374 565 75 125 Benevento 143 191 71 56 14 10 Napoli 4.566 5.740 1.548 2.338 686 725 Avellino 12 18 9 6 0 5 Salerno 1.140 1.530 497 872 171 326 Foggia 363 523 43 54 27 44 Bari 2.068 3.306 670 1.162 265 370 Taranto 145 131 15 10 14 4 Brindisi 13 24 1 5 0 1 Lecce 591 1.294 271 645 17 51 Potenza 177 289 49 45 91 47 Matera 5 24 1 3 3 31 Cosenza 1.034 1.698 570 815 29 44 Crotone 5 29 1 7 0 0 Catanzaro 237 503 103 152 11 12 Vibo Valentia 2 6 2 3 0 0 Reggio di Calabria 287 248 63 49 86 84 Trapani 50 91 6 8 0 0 Palermo 1.511 2.247 1.028 1.688 15 25 Messina 910 1637 127 386 515 1.068 Agrigento 30 33 9 11 0 0 Caltanissetta 19 56 3 16 2 2 Enna 41 42 23 41 0 0 Catania 1.176 1.553 856 1.160 19 23 Ragusa 22 28 4 13 1 1 Siracusa 16 20 3 3 0 0 Sassari 409 833 123 266 34 33 Nuoro 24 56 3 8 0 0 Oristano 17 31 12 19 0 0 Cagliari 1.255 2.107 473 820 7 12195 APPENDICE STATISTICA
  • 194. Tabella 2 - Flussi di diplomati universitari del Meridione verso le Università delle aree Obiettivo 1196 Studenti anno solare 2004 (dati per sesso, residenza e tipologia studi: Laurea e Diploma Universitario) Maschi Femmine Maschi Totale Femmine Maschi Femmine con Diploma con Diploma con Diploma con Diploma con Diploma con Diploma Universitario Universitario Universitario Universitario Universitario Universitario residenti residenti residenti in regione residenti in regione residenti residenti fuori regione fuori regione Caserta 6 4 4 2 0 0 Benevento 4 8 6 3 1 1 APPENDICE STATISTICA Napoli 73 76 24 16 6 6 Avellino 0 0 0 0 0 0 Salerno 10 14 21 6 5 1 Foggia 13 49 3 4 1 5 Bari 42 103 36 91 6 11 Taranto 11 13 3 1 0 0 Brindisi 4 16 0 1 0 0 Lecce 20 44 3 8 0 0 Potenza 0 1 0 0 1 0 Matera 7 1 2 0 1 1 Cosenza 32 26 22 12 2 1 Crotone 0 0 0 0 0 0 Catanzaro 0 0 0 0 0 0 Vibo Valentia 4 1 1 0 0 0 Reggio di Calabria 0 0 0 0 0 0 Trapani 0 0 0 0 0 0 Palermo 19 9 6 4 0 1 Messina 58 61 8 9 49 53 Agrigento 0 4 2 3 0 0 Caltanissetta 0 0 0 0 0 0 Enna 0 0 0 0 0 0 Catania 52 110 48 83 2 0 Ragusa 0 0 0 0 0 0 Siracusa 16 5 7 0 0 0 Sassari 5 2 0 1 0 0 Nuoro 0 2 1 0 0 0 Oristano 1 3 2 2 0 0 Cagliari 7 37 2 7 0 1
  • 195. Tabella 3 - Flussi di laureati e diplomati universitari delle Regioni Obiettivo 1 verso le Università del Centro-Nord (dall’Università di Bologna a Padova) Laureati e Diplomati Universitari del Mezzogiorno fuori dalla propria residenza (Università Centro- Nord) MASCHI MASCHI MASCHI MASCHI MASCHI MASCHI MASCHI MASCHI MASCHI FEMMINE FEMMINE FEMMINE FEMMINE FEMMINE FEMMINE FEMMINE FEMMINE FEMMINE Bologna Camerino Cassino Chieti Firenze Milano Molise Roma Padova Caserta 26 13 4 3 42 153 23 16 1 1 26 17 15 6 155 199 0 0 Benevento 18 15 0 0 1 4 8 12 6 3 13 17 41 70 63 100 0 1 Napoli 61 29 8 2 10 7 71 112 2 8 61 41 29 8 371 511 4 1 Avellino 22 6 1 1 0 1 27 18 3 1 25 35 12 15 66 98 0 1 Salerno 51 36 9 6 7 2 30 64 9 10 49 55 19 14 156 196 1 3 Foggia 132 156 11 6 3 2 102 278 13 22 115 109 36 47 131 167 13 19 Bari 84 55 11 3 0 0 147 157 9 18 125 118 10 4 165 185 8 28 Taranto 94 78 1 1 0 0 35 66 11 11 76 67 5 3 104 145 10 23 Brindisi 70 59 2 4 0 0 28 33 3 13 98 70 0 0 65 88 3 17 Lecce 162 151 1 2 0 0 27 41 21 32 156 143 4 2 153 153 7 33 Potenza 65 48 2 0 0 1 14 40 8 25 64 82 1 3 108 184 3 2 Matera 37 35 2 0 0 1 9 11 7 17 55 37 1 1 55 81 2 7 Cosenza 109 83 8 3 0 3 11 51 34 34 44 46 4 0 152 279 0 9 Crotone 57 53 2 0 0 0 0 12 8 27 6 10 0 0 42 68 1 1 Catanzaro 83 56 3 2 0 0 3 7 21 31 36 38 2 0 104 157 0 3 Vibo Valentia 17 19 1 1 0 0 1 16 11 8 18 22 0 1 39 59 0 4 ReggioCalabria 72 48 17 11 0 0 8 5 7 13 57 50 0 0 79 160 2 3 Trapani 53 39 4 1 1 0 34 21 7 7 51 34 0 0 24 40 1 4 Palermo 75 18 16 6 0 0 13 27 1 3 41 20 0 0 50 91 6 3 Messina 52 19 2 1 0 0 4 1 6 6 41 25 0 0 58 50 8 7 Agrigento 36 15 18 8 0 0 12 6 6 3 40 37 1 0 30 42 5 6 Caltanissetta 18 10 3 4 1 0 0 5 4 0 21 18 1 1 23 34 1 4 Enna 20 5 1 0 0 0 1 1 2 0 11 5 0 0 7 11 3 3 Catania 56 15 2 3 0 0 6 11 4 4 45 32 0 0 67 53 9 7 Ragusa 36 19 1 0 0 0 4 5 8 8 56 51 0 0 40 35 3 13 Siracusa 48 18 5 3 1 0 1 4 6 6 55 39 0 0 45 52 7 4 Sassari 24 33 0 0 0 0 3 2 18 16 22 31 0 0 28 29 2 15 Nuoro 29 29 0 0 0 0 0 2 16 17 22 26 0 0 16 24 1 6 Oristano 11 16 1 0 0 0 0 1 7 11 11 10 0 0 3 14 1 4197 APPENDICE STATISTICA Cagliari 31 25 2 0 0 0 0 5 9 14 24 24 0 0 27 36 3 4
  • 196. Tabella 4 - Flussi di laureati e diplomati universitari delle Regioni Obiettivo 1 verso le Università del Centro-Nord (dall’Università di Parma a quella di Urbino)198 Laureati e Diplomati Universitari del Mezzogiorno fuori dalla propria residenza (Università Centro- Nord) MASCHI MASCHI MASCHI MASCHI MASCHI MASCHI MASCHI MASCHI MASCHI FEMMINE FEMMINE FEMMINE FEMMINE FEMMINE FEMMINE FEMMINE FEMMINE FEMMINE Parma Pavia Perugia Pisa Siena Torino Trieste Tuscia Urbino Caserta 1 0 1 0 4 6 4 3 9 16 28 1 22 5 29 2 2 2 Benevento 0 2 0 2 3 13 8 3 6 10 6 3 3 2 6 2 6 4 APPENDICE STATISTICA Napoli 0 1 2 2 11 15 13 7 20 15 21 3 25 11 47 12 0 0 Avellino 1 3 2 2 8 10 13 12 10 25 12 3 3 1 4 3 11 7 Salerno 4 1 6 4 19 25 21 18 35 32 18 8 18 5 22 8 5 16 Foggia 32 23 7 5 29 50 25 12 11 34 44 14 3 10 3 1 31 61 Bari 19 15 9 7 15 31 21 9 39 37 59 20 19 16 36 4 32 53 Taranto 22 21 4 8 33 34 65 29 30 60 47 24 14 4 2 0 14 20 Brindisi 35 20 7 6 8 16 18 9 7 14 43 20 6 4 5 1 11 21 Lecce 30 51 24 31 26 50 52 29 24 25 130 26 14 11 24 1 32 34 Potenza 4 4 7 0 33 31 29 30 30 45 23 5 1 1 1 2 11 13 Matera 12 15 2 2 13 19 28 20 14 19 13 6 1 3 0 0 7 10 Cosenza 7 8 13 8 58 105 33 37 26 58 18 5 6 4 4 1 8 5 Crotone 6 5 0 6 2 0 0 1 13 17 9 4 1 0 1 2 0 3 Catanzaro 4 11 2 4 47 72 59 55 17 18 10 12 4 5 13 6 3 7 Vibo Valentia 1 1 1 1 0 1 3 0 5 5 6 4 1 2 0 0 4 0 ReggioCalabria 5 3 6 11 15 10 35 32 7 18 32 15 2 10 5 1 6 2 Trapani 5 11 6 4 3 10 31 17 26 24 15 6 5 4 2 7 3 12 Palermo 2 3 4 1 7 10 5 5 7 15 19 2 12 9 32 5 6 4 Messina 2 2 2 5 5 3 22 11 5 5 23 6 10 5 5 4 7 8 Agrigento 10 4 15 9 15 13 44 46 21 15 11 2 3 15 4 3 5 6 Caltanissetta 1 2 3 3 0 1 9 6 6 2 12 2 2 5 2 0 6 5 Enna 1 1 2 1 0 3 0 0 5 6 5 1 0 1 1 1 1 9 Catania 2 1 5 0 11 5 6 10 8 8 18 5 9 9 18 6 6 16 Ragusa 2 5 6 4 14 9 28 22 8 18 17 5 3 7 5 4 6 11 Siracusa 6 2 3 4 6 6 25 19 13 16 23 12 7 4 3 2 9 6 Sassari 5 4 9 2 7 5 23 21 2 3 30 19 3 4 3 2 2 10 Nuoro 4 1 7 5 1 13 24 19 5 15 18 19 3 8 2 2 8 13 Oristano 3 5 2 1 1 5 6 6 4 2 17 6 2 2 0 0 0 0 Cagliari 1 2 1 4 2 7 23 13 6 12 13 12 3 12 13 3 2 11
  • 197. Tabella 5 - Flussi di laureati e diplomati universitari stranieri (dall’Albania all’Iran) verso le Università italiane (dall’Università di Bologna a quella di Insubria) MASCHI MASCHI MASCHI MASCHI MASCHI MASCHI MASCHI MASCHI MASCHI FEMMINE FEMMINE FEMMINE FEMMINE FEMMINE FEMMINE FEMMINE FEMMINE FEMMINE Bologna Bolzano Brescia Camerino Chieti Ferrara Firenze Genova Insubria Albania 16 31 0 0 1 3 1 3 4 2 3 5 3 3 2 Apolide 2 Argentina 1 1 1 1 1 Austria 1 4 8 0 1 Belgio 1 1 1 0 Bielorussia 1 Bosnia-Erzegovina 2 Brasile 1 1 1 1 2 Bulgaria 2 6 2 0 1 1 3 4 1 Burkina Faso Camerun 9 9 2 1 1 2 1 1 1 4 Canada Ceca, Repubblica 1 1 1 Cile 1 Cina 1 Colombia 2 1 1 Congo 1 1 1 Corea del Sud 1 2 1 Costa d’Avorio 1 1 Croazia 1 12 1 1 1 2 Ecuador 1 1 Eritrea 1 1 1 Etiopia 1 Francia 2 2 1 2 3 1 4 Germania 4 5 13 21 3 16 2 3 Giordania 1 1 2 Grecia 29 30 6 2 12 17 10 11 9 8 5 6 3 2 3 3 India 1 1 1 Iran 3 1 1 3 1199 APPENDICE STATISTICA
  • 198. Tabella 6 - Flussi di laureati e diplomati universitari stranieri (dall’Albania all’Iran) verso le Università italiane (dall’Università dell’Aquila a quella di Parma)200 MASCHI MASCHI MASCHI MASCHI MASCHI MASCHI MASCHI MASCHI FEMMINE FEMMINE FEMMINE FEMMINE FEMMINE FEMMINE FEMMINE FEMMINE Aquila Macerata Marche Milano Modena Roma Padova Parma Albania 1 1 3 14 26 7 5 20 24 19 19 1 3 Apolide 4 Argentina 1 4 1 4 3 3 APPENDICE STATISTICA Austria 4 3 1 1 Belgio 4 3 3 2 3 Bielorussia 3 1 Bosnia-Erzegovina 1 4 6 1 3 2 3 Brasile 2 9 1 3 1 3 Bulgaria 8 12 2 2 5 2 Burkina Faso 2 8 Camerun 2 2 1 3 3 2 2 13 10 7 5 Canada 1 3 3 1 1 Ceca, Repubblica 4 1 6 1 Cile 1 3 1 1 Cina 5 9 1 3 2 2 Colombia 1 1 1 4 3 1 Congo 1 1 2 2 4 Corea del Sud 2 3 3 Costa d’Avorio 1 1 Croazia 3 11 1 5 5 8 22 1 Ecuador 1 1 1 3 1 Eritrea 1 2 2 Etiopia 2 2 1 1 1 Francia 8 14 6 6 2 2 Germania 1 15 19 2 2 9 12 6 22 1 Giordania 1 1 Grecia 19 15 9 11 2 7 6 13 4 24 34 11 9 2 4 India 1 10 3 7 2 3 1 Iran 1 2 3 3 1 2 2 1
  • 199. Tabella 7 - Flussi di laureati e diplomati universitari stranieri (da Israele al Venezuela) verso le Università italiane (dall’Università di Bologna a quella di Insubria) MASCHI MASCHI MASCHI MASCHI MASCHI MASCHI MASCHI MASCHI MASCHI FEMMINE FEMMINE FEMMINE FEMMINE FEMMINE FEMMINE FEMMINE FEMMINE FEMMINE Bologna Bolzano Brescia Camerino Chieti Ferrara Firenze Genova Insubria Israele 10 3 1 5 3 1 1 Italiani res. Estero 20 30 1 4 5 2 3 7 Jugoslavia 6 1 1 1 1 Libano 1 1 7 2 2 1 Madagascar 2 2 1 Marocco 2 3 1 2 1 1 Messico 1 1 Moldavia 1 1 1 Norvegia 2 Paesi Bassi 1 1 1 Perù 1 2 2 1 1 2 Polonia 2 4 1 1 3 1 Regno Unito 1 1 1 Romania 6 1 3 5 2 Russia 1 2 2 3 San Marino 26 39 6 10 1 Slovacchia 1 4 1 1 Slovenia Spagna 1 1 1 1 1 Stati Uniti d’America1 Svezia 1 2 Svizzera 4 3 1 3 1 Tunisia 1 1 1 Turchia 1 Ucraina 2 1 Ungheria 1 1 1 Venezuela 3 1 1201 APPENDICE STATISTICA
  • 200. Tabella 8 - Flussi di laureati e diplomati universitari stranieri (da Israele al Venezuela) verso le Università italiane (dall’Università dell’Aquila a quella di Parma)202 MASCHI MASCHI MASCHI MASCHI MASCHI MASCHI MASCHI MASCHI FEMMINE FEMMINE FEMMINE FEMMINE FEMMINE FEMMINE FEMMINE FEMMINE Aquila Macerata Marche Milano Modena Roma Padova Parma Albania 1 1 3 14 26 7 5 20 24 19 19 1 3 Israele 1 1 13 14 8 52 5 2 APPENDICE STATISTICA Italiani res. Estero 3 2 14 14 1 1 2 7 Jugoslavia 6 12 3 4 3 2 Libano 1 1 4 1 2 2 3 2 1 Madagascar 3 1 2 2 Marocco 3 1 2 1 2 Messico 2 2 2 3 Moldavia 1 2 1 Norvegia 2 5 Paesi Bassi 2 3 1 Perù 4 12 1 6 3 1 1 Polonia 1 2 19 3 3 27 1 3 1 Regno Unito 1 3 6 3 2 2 Romania 1 1 2 4 9 1 4 17 3 10 1 Russia 1 1 14 1 1 5 3 San Marino 2 2 3 1 2 1 1 Slovacchia 4 1 Slovenia 3 2 1 1 Spagna 2 5 3 5 1 3 1 Stati Uniti d’America 1 1 7 2 1 2 Svezia 3 3 1 1 Svizzera 21 29 1 1 10 10 13 14 Tunisia 2 Turchia 4 4 1 1 Ucraina 1 1 3 1 1 2 Ungheria 2 4 1 2 Venezuela 1 1 2 4 2 3
  • 201. Tabella 9 - Flussi di laureati e diplomati universitari stranieri (dall’Albania all’Iran) verso le Università italiane (dall’Università di Pavia a quella di Udine) MASCHI MASCHI MASCHI MASCHI MASCHI MASCHI MASCHI MASCHI MASCHI FEMMINE FEMMINE FEMMINE FEMMINE FEMMINE FEMMINE FEMMINE FEMMINE FEMMINE