Cass civ sez lav n 4068 08
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    Cass civ sez lav n 4068 08 Cass civ sez lav n 4068 08 Document Transcript

    • REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE LAVORO Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. SCIARELLI Guglielmo - Presidente Dott. FIGURELLI Donato - Consigliere Dott. CELENTANO Attilio - Consigliere Dott. VIDIRI Guido - Consigliere Dott. DAGOSTINO Giancarlo - rel. Consigliere ha pronunciato la seguente: sentenza sul ricorso proposto da: <ricorrente>, in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata inROMA [omissis], presso lo studio dellavvocato […], che la rappresenta e difende unitamente agliavvocati [..], giusta delega in atti; - ricorrente - contro T.M., elettivamente domiciliato in ROMA VIA FLAMINIA 195, presso lo studio dellavvocato […],che lo rappresenta e difende unitamente allavvocato […], giusta delega in atti; - controricorrente - avverso la sentenza n. 423/05 della Corte dAppello di GENOVA, depositata il 22/06/05 - R.G.N.760/2004; udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 18/12/07 dal Consigliere Dott.Giancarlo DAGOSTINO; udito lAvvocato PASSARO per delega ROSSI; udito lAvvocato VACIRCA; udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. PATRONE Ignazio, che haconcluso per il rigetto del ricorso. Svolgimento del processo Con ricorso al Tribunale di Genova T.M. esponeva di essere stato assunto il 2.5.2001 dalla<ricorrente> srl e preposto alla filiale di (OMISSIS) e di essere stato licenziato il 31.12.2002 pergiustificato motivo oggettivo determinato dalla chiusura della filiale di (OMISSIS) dovuta ai negativirisultati di gestione. Tanto premesso chiedeva al giudice adito di accertare e dichiarare lillegittimità
    • del licenziamento per insussistenza dei dedotti motivi, poichè in epoca successiva al recesso lasocietà aveva assunto due dipendenti presso la sede di (OMISSIS) (tali Z. e C.), con tutte leconseguenza di cui alla L. n. 300 del 1970, art. 18. La società si costituiva e resisteva. Espletata listruzione il Tribunale con sentenza n. 449 del2004 accoglieva il ricorso condannando la società alla reintegrazione del lavoratore ed alrisarcimento dei danni. Lappello proposto dalla società <ricorrente>veniva respinto dalla Corte di Appello di Genova.Premesso che la filiale di (OMISSIS) era stata effettivamente chiusa dal (OMISSIS), la Corteosservava che la società non aveva dimostrato limpossibilità di ricollocare il dipendente in un altroposto con mansioni equivalenti e neppure aveva dimostrato di aver offerto al T. il trasferimento a(OMISSIS) o a (OMISSIS). Risultava provato per contro che quando la chiusura della sede diGenova era stata già decisa, la società aveva assunto il C., mentre dopo il licenziamento avevaassunto lo Z., entrambi con mansioni compatibili con quelle del T., ed anzi lo Z. con la stessaqualifica di inquadramento. La Corte riteneva infine provato, ai fini della richiesta tutela reale, cheal momento del licenziamento la società impiegasse nelle varie filiali più di sessanta dipendenti. Per la cassazione di tale sentenza la <ricorrente>Intrernational srl ha proposto ricorso con tremotivi. T.M. resiste con controricorso. Le parti hanno depositato memorie. Motivi della decisione Con il primo motivo, denunciando omessa ed insufficiente motivazione, la società si duole che ilgiudice del gravame abbi ritenuto non provata dal datore di lavoro limpossibilità di ricollocare inaltro posto il lavoratore da licenziare. La ricorrente osserva che il T. non aveva assolto allonere diallegare in quale diverso posto di lavoro poteva essere utilmente ricollocato, mentre dalletestimonianze rese da tali Ca., P. e Tu. era emerso che al T. era stata ventilata la possibilità di untrasferimento a (OMISSIS) presso una società controllata dalla Log Service, al quale il dipendentenon si era mostrato disponibile. Con il secondo motivo, denunciando omessa e contraddittoria motivazione, la ricorrente osservache al momento dellassunzione del C., avvenuta prima del licenziamento, non era ancora certa lachiusura della filiale di (OMISSIS), mentre lo Z. era stato assunto per svolgere mansioni inferiori aquelle che spettavano al T. in base alla qualifica e non vi era stato alcun accordo tra le parti per ilricollocamento del licenziando in un posto comportante mansioni inferiori (cd. patto didequalificazione). Con il terzo motivo, denunciando omessa ed insufficiente motivazione, la ricorrente sostiene chespetta al lavoratore che invoca la tutela reale lonere di provare la consistenza numerica deidipendenti dellazienda e addebita al giudice dellappello di non aver preso in esame il mod. DM10
    • indirizzato allInps di Ancona, dal quale risultava che i dipendenti dellazienda al momento dellicenziamento erano solo 40. Lamenta altresì che la Corte territoriale ha ritenuto inammissibile laproduzione in appello del mod. DM10, non considerando che il divieto di produzione di nuovidocumenti in appello non riguarda i documenti già formati di cui si stata data indicazione nelricorso in appello e che nel rito del lavoro il convenuto non incontra alcuna preclusione odecadenza nella contestazione dei fatti allegati dallattore. I primi due motivi di ricorso, da esaminare congiuntamente per la loro connessione, sonoinfondati. Costituisce principio pacifico nella giurisprudenza di questa Corte che lonere della prova relativoallimpossibilità di impiego del dipendente licenziato nellambito dellorganizzazione aziendale -concernendo un fatto negativo - deve essere assolto mediante la dimostrazione di correlativi fattipositivi, come il fatto che i residui posti di lavoro relativi a mansioni equivalenti fossero, al tempodel recesso, stabilmente occupati, o il fatto che dopo il licenziamento non sia stata effettuataalcuna assunzione nella stessa qualifica (Cass. n. 12037 del 2003, Cass. n. 10527 del 1996, Cass.n. 3030 del 1999); detto onere, ha precisato la Corte, che grava per intero sul datore di lavoro,deve essere comunque mantenuto entro limiti di ragionevolezza, sicchè esso può considerarsiassolto anche mediante il ricorso a risultanze di natura presuntiva ed indiziaria (Cass. n. 777 del2003, Cass. n. 13134 del 2001, Cass. n. 8207 del 2000), con lulteriore precisazione che illavoratore, pur non avendo il relativo onere probatorio, che grava per intero sul datore di lavoro, hacomunque un onere di deduzione e di allegazione di tale possibilità di repechage (Cass. n. 12037del 2003, Cass. N. 8396 del 2002, Cass. n. 10559 del 1998, Cass. n. 8254 del 1992). Nella specie il giudice del gravame ha accertato che la società non ha provato limpossibilità diricollocare il liberti in altro posto in mansioni equivalenti. Vi era anzi la prova che dopo illicenziamento del liberti la società aveva provveduto ad assumere altro dipendente ( Z.) nella sededi (OMISSIS) con la stessa qualifica del licenziato e che altra assunzione ( C.) era stata disposta inepoca (settembre 2002) nella quale non vi era dubbio che la società aveva già programmato lachiusura della sede di Genova, visto che la lettera di licenziamento, con la quale si comunicava alT. tale chiusura, reca la data del (OMISSIS). La Corte genovese, dunque, ha dato ragione della propria decisione con motivazione ampia epriva di contraddizioni e vizi logici. In senso contrario non vale richiamare lonere di allegazioneche, secondo la giurisprudenza sopra esposta, grava sul lavoratore, visto che il T. ha assolto a taleonere con lindicazione dei posti disponibili presso la sede di Milano assegnati a nuovi assunti.Circa le mansioni assegnate ai due neo assunti, la Corte territoriale ha rimarcato che dalladeposizione del teste M. era emerso che il C. svolgeva mansioni equivalenti a quelle del licenziatoe che dai prospetti paga risultava che lo Z. aveva la stessa qualifica di inquadramento del T.. Per
    • contro non vi era alcuna prova che al licenziato la Long Service avesse formalmente offerto iltrasferimento a (OMISSIS), peraltro presso una diversa società da lei controllata, visto che i testiCa. e Tu. hanno solo riferito di informali colloqui su tale possibile trasferimento. In definitiva, lecensure di omessa ed insufficiente motivazione della sentenza impugnata, si rivelano del tuttoprive di fondamento. Parimenti infondato è il terzo motivo di ricorso. Le Sezioni Unite di questa Corte, con sentenza n. 141 del 10 gennaio 2006, componendo uncontrasto di giurisprudenza, hanno affermato il principio che, a fronte della domanda di tutela realeavanzata dal lavoratore ingiustamente licenziato, grava sul datore di lavoro lonere di provare chele dimensioni dellimpresa sono inferiori ai limiti stabiliti dalla L. n. 300 del 1970, art. 18, sicchè illavoratore non ha diritto ad essere reintegrato nel posto di lavoro, ma soltanto ad ottenere ilrisarcimento del danno. La società non ha assolto a tale onere probatorio, come rilevato dal giudice del gravame. Laricorrente non può neppure lamentare con qualche fondamento la mancata ammissione di undocumento (Mod. DM10 inviato alla sede INPS di Ancona) a suo dire idoneo a provare il numerodei dipendenti alla data del licenziamento. La Corte territoriale ha ritenuto inammissibile ex art. 437c.p.c., tale produzione perchè fatta tardivamente in appello. La decisione del giudice del gravame èinoppugnabile sulla scorta della sentenza delle Sezioni Unite n. 8202 del 2005 secondo cui nel ritodel lavoro a norma dellart. 416 c.p.c., comma 3, lomessa indicazione nellatto di costituzione ingiudizio dei documenti già in possesso del convenuto e lomesso deposito degli stessicontestualmente a tale atto determinano la decadenza del diritto alla produzione dei documentistessi. Il ricorso, in definitiva, deve essere respinto con conseguente condanna della società ricorrente alpagamento in favore del resistente delle spese del giudizio di cassazione, liquidate come indispositivo. P. Q. M. La Corte rigetta il ricorso e condanna la società ricorrente al pagamento delle spese del giudiziodi cassazione, che liquida in Euro 12,00 per esborsi ed in Euro duemila per onorari, oltre spesegenerali IVA e CPA. Così deciso in Roma, il 18 dicembre 2007. Depositato in Cancelleria il 19 febbraio 2008