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Carlo Pisacane - Guerra combattuta in Italia negli anni 1848-49

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  • 1. o--
  • 2. GUERRA COMBATTUTA IN ITALIA NEGLI ANNI 1848-49
  • 3. 3. TORICA DEL RISORGIMENTO ITALIANO Serie IV, N. 12 LICATA DA T. CASINI E V. FIORINI GUERRA COMBATTUTA IN ITALIA NEGLI ANNI 1848-49 NARRAZIONE CARLO PISACANE ripubblicala per cura del Prof. I^Viei Le MAIMO rivoluzioni materiali allorché l' popolare. --s^ "^ ROMA-MILANO SOCIETÀ EDITRICE DANTE ALIGHIERI DI ALBRIGHI, SEGATI & si compiono idea motrice è già divenuta C.
  • 4. .^^;:vv L'Editore intende godere del privilegio accordato sulla proprietà letteraria. fi+oK T»;^
  • 5. PREFAZIONE Le varie spiegazioni che dato ai anni, i fatti piti i diversi partiti questi di notevoli documenti rinvenuti, le conseguenze risultano da uno stretto e logico esame, condurre ad una certezza quale, se non è che possono osservazioni, nelle assoluta, è tale potersi confutare senza hanno due ultimi la almeno da non prima rinvenire altri do- cumenti ed altre prove che rischiarino alcuni punti coverti ancora dal velo del mistero. Il progresso mira ad agguagliare tutte ed a proclamare luzioni segnano campo La delle la i sovranità del dritto. Le rivo- punti trigonometrici umane le classi vasto sul vicende. tirannide opprime i popoli, e beata si delle sue usurpazioni, finché il i)rogres80 lento continuo delle idee comincia a richiamare zione di quelli sul peso delle gode proprie 1' ma atten- catene; e
  • 6. 6 siccome sono sempre ribadite dalla menzogna, lo umano spirito denza che attiene si causa alla ricalcitri prima idea o alla distrugge V antico, e su di esso tirannide, destinata a percorrere In tal modo avendo per il nuovo errore il nuova eleva si asintoto cloide del progresso continua despotismo, del Un poco curandosi di esaminarla. cre- medesimo il vero, ciclo. la ci- suo corso. Gli schiavi furono francati dalla formola della fratellanza evangelica, lo stato misero, ignoranza l' in cui vivevano, fece loro accettare tutte le cose predicate da uomini, d' i quali o videro la necessità ingannarli per loro salvezza, o erano essi desimi Ma illus:. non ragionare, educate le gli scaltri tosto le ed alleandosi con la forza, me- masse a credere e padroneggiarono, cattolicismo, il il pri- formarono la nuova tirannia vilegio ed il sostenuta dall'arma medesima che aveva abbat- trono, tuta F antica: la fede. Lutero cominciò a scrollare sostituendo all'autorità il libero nuovo il esame; del secolo decimottavo gli diedero quei filosofi, benché all' i filosofi crollo. Ma di vaste cognizioni, di acutis- simo ingegno e di animo cere il edifizio, forte, influenza della società dovettero soggiain cui vivevano, né poterono internarsi nel profondo delle loro dottrine. Essi misero in mostra l' impossibilità delle
  • 7. massime evangeliche, sparsero e ridonarono all' uomo l' freno, ma ridicolo sulla fede libertà la Spezzarono impostura. rapito il che senza crearne uno novello. Il socialismo fondato sulP utile di ciascuno, e non già negazione ed il loro sensi. I loro cbe nebbia li lumi furono circondava, sbrigliato affatto. lissima E ramo aveva che mente e la lotta, della curva. la sotto i una società inegua- sulla compita ab- inviluppati dalla La al il vertice classe media potente rivoluzione, di mezzi, oppresse la libertà, nuova tirannide concorrenza; quindi di quest' altro cadde sull' V egoismo rimase e perciò ricostituì si non sacrifizio, aveva gli un ignobile così di man- popolo che cava di tutto. L' èra nuova verso cui passi ridurrà l' immensa vernativa alla sua piìi popolo non delegherà Il solo sostegno del blica. Il avviciniamo a gran putrida macchina go- e semplice piìi, espressione; né potere, governo sarà genio è destinato co' suoi lumi, 1' ci a 1' il né volere. opinione pub- servire il popolo ed ottenere non altro compenso che accettazione delle sue idee. L'Italia soggiacque alla rivoluzione dell' 89, e debolissima come era rimase pregia dei classe media, che avea quasi stata la supremazia, forti. La da per tutto acqui- restò in Italia sotto crudo despotismo. La nobiltà, che si il più trovò già in
  • 8. 8 parte assorbita troni, venne distrutta. famiglie, parte si dai avanzi di queste G-li rifugiarono nelle anticamere delle corti, parte si confusero con la classe media. I primi costituiscono, ove è corte italiana, la sedicente aristocrazia, legata al trono non già per grandi ma interessi, ignoranza per ed ignavia. La borghesia voleva tava la nazione, e da rappresen- esistere, essa uscirono lei cospi- filosofi, ratori e martiri. Costoro, oppressi dal despotismo, non ebbero campo gno, e furono e sono meno propugnatori i ed formole di uiciotto secoli fa, parole. Infine gresso, il ma di e predicano mezzo le il pro- antiche mas- Queste sterili veruno, parole, ridotte a preoccuparono delle fine la costituzione del- generare concetto inorpellate da belle poesia, rivoluzione proclamatori 89, già trasformata in tirannide. dottrine non poterono Essi interdetti. della mascherate con altre hanno predicato proponendo come sime del Vangelo, e come l' i V inge- spiegare come pensatori rimasero sangue, dell' 89, a sufficiente i cuori sensitivi forma della gioventù italiana, la quale in quelle mistiche declamazioni unicamente imparava 1' odio contro il passato, che in tutta la forza degli abusi era rias- sunto e rappresentato dai cospirare, e come governi. Si fecero a cospiratori spiegarono maggiore abilità di quello che non avevano mostrato come
  • 9. 9 filosofi. Ma tutti moti i meno Quindici, più o vasti, caddero il dap- tutti, poiché essi attaccavano la forma del e non già dopo iniziati in Italia despotismo despotismo medesimo. La parola de- il mocrazia, di cui si servavano, sonava per essi il regno della borghesia, la quale, benché oppressa politicamente, regnava per la costituzione sociale; quindi si trattava di transazione o di cambiamenti Ma d' individui. l' tirannelli d' Italia, protetti dal- i Austria, erano troppo forti perchè potessero es- sere abbattuti da muoicava alle un movimento quale non il co- si masse. Per tal guisa la classe media, che in Francia opprime ed avvilisce la nazione, in invece Italia diede nobilissime tanto ad ogni loro conato despotismo infieriva si contro di esso, masse, le tire il si vittoria più il ingordo; fortificava nei cuori l'odio non comprendevano quello che voleva, ma cominciavano a sen- bisogno di migliorare. La formola, rola di questo In- incominciava a passare nelle e quali forse dagli agitatori ogni diventava e quindi maggiormente e ad vittime. futuro non esisteva la ancora pa- nelle menti. L' Austria continuava a concentrare €d incurvava dendo veneti così un arco la reazione della intesero di sua di acciaio, non elasticità. I essere italiani stria volle che fossero tedeschi. il potere, i)reve- lombardo- appena La parola l' Au- nazio-
  • 10. 10 naUtà percorse da un estremo ed l' i altro all' bisogni materiali del popolo, cV Italia^ desiderii del- i ardente e poetica gioventù, furono espressi da Lo tale parola. la straniero fu additato da tutti causa di ogni male. Era poiché il Gre- Papa, dap- Lambruschini. Accorato accoglienza si amministrative. il nuovo Popolo e del con perdoni applausi, cercò accarezzarlo e piccole riforme X)rima allorché a eletto Conclave preferì la dappocaggine di Ma- Pontefice della fredda d' Italia successe Pio IX; stai all'astuzia di vago V in questo stato XVI gorio si come popolo Il dap- riuniva in piazza per applaudire, quindi riunì p^r chiedere, e Papa Mastai principiò suo malgrado ad essere travolto dal torrente che medesimo aveva disarginato. vedevano addensarsi Se gli ardenti essi dicevano, traducono in I la bufera e n' desiderii della quale forza erano tremanti. gioventù alleati coi bisogni fatti, egli lombardi ricchi italiana, della plebe, si tutelerà le nostre usurpazioni? Senza volerlo essi vedevano più in là del popolo stesso. L' usurpatore sente di difendersi, prima che dicarsi. In cerca di siero al 1' le bisogno usurpato pensi a ven- un rimedio Re Sabaudo, il rivolsero cui antiche il velleità penad- ditavano come ambizioso. Derisi dapprima da quel Re, ne ottennero i)oi vaghe promesse; forse per- chè riuscirono a persuaderlo dei vantaggi che prò-
  • 11. 11 metteva l' o perchè in tal guisa credè impresa, monarca allontanare dal suo trono minacciavano pensò di sviare che pericoli gli spiriti dall'azione, ed anche ; alimentan- una vana speranza. doli di Ottenute queste promesse, dell' italiana aristocrazia si gne, visitarono Roma la cosa più scaltre volpi le sparsero per le Koma- e Toscana, ordirono più va- sta rete in Lombardia, e né i gli altri principi d' Italia il da per tutto riuscirono, poteva succedere altrimenti; dappoiché non eravi concetto veruno nella mente del popolo, anzi i nalità suoi desiderii espressi nella non escludevano italiano. lia il Tutte il parola nazio- concorso di un principe le menti, tutte le speranze d'Ita- ed furono quindi rivolte verso Carlo Alberto suo esercito. In Lombardia i ricchi seppero bene approfittare della buona fede del questi quasi si poi^olo, gettò nelle loro braccia, e già uomini del nuovo potere si additava un sì che come Casati, un Borromeo, un Durini. Così gV italiani, unificati dall' odio divisi dal despotismo, che esso inspirava. di idee motrici, erano spinti al Mancanti moto dalla sione che esercitavano su di loro i erano tiranni. pres-
  • 12. Teatro della guerra La cresta delle Alpi — ammasso di granito che surse primitivo oceano e spinse le sue discordi ed irre- dal cime ad golari altezze curvandosi in un sterminate, semicerchio che volge la sua concavità ad austro cresta degli più e efficaci Appennini micerchio il si diametro del se- diresse verso scilocco uno sviluppo Queste acque, correndo laghi, fine, — formano una che di circa al insormontabili, e sparse altre arrestate però in profondi d'onde sgorgano con più limpide onde; precipitandosi per le trac- Italia. mare, parte alimentate pe- rennemente dalle ghiacciaie delle Alpi, da ostacoli la meno Alpi, quindi a poca distanza dal cen- 1300 miglia, principale separazione delle acque in linea di —e surse con eruzioni depresse cime lungo delle tro incurvandosi, cia la — che altre, in- pendici dirupate e ripide degli Appennini, squarciarono il dorso dei monti nelle numerose vallate che costituiscono la tei'ra italiana, L' Italia può considerarsi divisa in due parti la continentale e la peninsulare. La prima comprende il bacino del Po ed il Veneto, e scarica tutte le sue acque :
  • 13. 14 nel golfo di Venezia. L' altra vieu divisa dagli Appen- due bacini del Tirreno nei nini e dell' Adriatico. La parte continentale dell' Italia è circoscritta in un semicerchio che ha la cresta delle Alpi per circonferenza; una linea che unisce le bocche del Varo come diametro, e Parma come centro. e dell' Isonzo Le Alpi, chiostra che la natura pose a difesa un da versano lia, lato le loro acque Noriche, le le si divìdono in vari gruppi. Le Giulie, formano e le Lepontiche Eetiche partendo da oriente, di questi gruppi, Po da quella del Dan ubio e del Reno da cui sorgono la Drava e la Mura, sotto Vienna, e sono 1' Europa, del Po mare ; al le quali tor- Monte Bianco che domina valle del Po da quella del Ro- Alpi Marittime dividono la valle le ma esse della semicirconferenza, tangente fin linea delle Giu- del dividono la dal Noriche, protendono si Graie e Cozie, fra cima Finalmente dano. la valle del le alpi ; come una seconda Le Alpi Pennino, reggia la canuta il primo nodo do- cui il minante è quello del Gottardo, e dividono lie. di fanno acquapendenza a più lon- Venezia, e dall' altro tani mari. Esse d'Ita- golfo nel e non seguono più si lo sviluppo volgono indentro, quasi Varo, fiumana che compie la frontiera verso Francia, e specchiano nel mare le loro falde, le quali comprendono sorgente la contea di Nizza. Bormida, ove sono cambiano tena che il si loro le cime più depresse nome snoda, Alla col di questo della gruppo, in quello di Appennini, e la ca- nome particolare di Appennino Ligure, sviluppa le sue giogaie in un arco che circonda il mar Ligustico, e versa le questo mare e acque in nel Po. Dalle Alpi si distaccano altezza e costruzione alpina delle catene ; ma siccome di monti, di le acque dei loro versanti corrono tutte nel golfo di Venezia, pren- dono il nome di Alpi interne o Prealpi. catena delle Prealpi è la Camonia, la La principale quale dalle sor-
  • 14. 15 genti dell' Adige protende verso mezzogiorno in varii si che vanno sempre depriaiendosi, e fasci di eccelse cime, prendono Le acque tano nomi i Tonale e Prealpi dì Stelvio, Tirolesi. versante orientale di questa catena del si get- nell'Adda, quelle dell'occidentale e nell'Adige, nell'Oglio e nel Chiesi, valli separate fra loro da cre- di queste creste è parallela l' Oribia, la quale corre in direzione la valle Val-Tellina, o frammezzo lasciando Retiche, Alpi alle La prima dalla catena Caraonia. ste che si distaccano dell'Adda, e dividendo dalla valle dell' Oglio, o Val-Camonica. Un la questa ramo altro biforcato divide la ValCaraonica da Val-Chiesi, aprendo nel suo mezzo le corso al Mella o Val-Trompia. Tutte il dall' Adda all'Isonzo, fauno che accompagnare e non Dora, alla dall'Adige Prealpi, catene delle altre dividere le loro acque, le quali si gettano nel golfo di Venezia e nel Po. Nel sistema sorge e il della montagne, dominate dal Monte-Viso, le fertili pianure del Piemonte di Po, che traversa Lombardia, catena delle Alpi si e raccolto, con corsi quasi glio, la il la : il Mincio. la Scrivia, la Al di là del Mincio, Tagliamento gettano le e Po il Dora, la Sesia, Chiesi ed Bormida, 1' acque parallelo ad esso perpendicolari, principali fiumi che riceve nistra sono quasi Appennini che circondano delle Alpi e degli I correndo alla getta nel golfo di Venezia dopo aver Isonzo, delle E il 1' acque dalla sua sponda Ticino, il si- Adda, l'O- 1' dalla destra Trebbia, le suo bacino. il : il Panaro ed Tanaro, il Reno. Adige, la Brenta, la Piave, sono Alpi le principali il fiumane che parte nel mare e parte nella laguna. Fra tutti lata è della questi fiumi l'Adige è quello la cui val- maggiore importanza militare. Esso sue fonti nelle Alpi Retiche e corre ha da occidente le ad oriente quasi parallelo al corso dell' Inn, che raccoglie le acque dell' altro versante. Bagna Prad, tagliando la
  • 15. 16 comunicazione che unisce la valle dell'Iun con quella dell' Adda e dirige verso mezzogiorno. si A Merano s'incurva Bagna Bolzano, ove ri- pel passo dello Stelvio. ceve dalla sponda sinistra apre la comu- Reinz che il nicazione fra la valle dell' Adige e quella della Drava. Scorre in seguito fra sponde depresse, e riceve dalla destra None, che unisce il la una strada xnano in sponde Da Trento sino a Verona, difende la forte chiude la comunicazione di scorre seguono le valli dell'Adda, menano a Lecco, a Bergamo, a tanza strategica di è padroni dell' alto Caldiero, che Legnago, dell' Oglio, del Chiesi, Brescia. Ma V impor- ogniqualvolta le taglia si tutte trasversal- Due comunicazioni discendono lungo mente. impa- s' Le comunicazioni esse è distrutta Adige che riceve traversa le paludi di Ar- getta nel mare. si fra quasi Verona a Vicenza, e quindi, dopo aver bagnato luda anch'esso e le quali onde stretto correndo poi posizione di che dalla sinistra l'Alpone, cole, 0- dell' d' rotabile, per la valle della Sarca, mette in Val-Sabia, o Val-Chiesi. dirupate sua valle con quella Quindi bagna Trento, glio pel passo del Tonale. destra la una segue la cresta dei monti, passa per la Corona, fra monte Baldo e monte Maguone che la separano dal lago di Garda e dal fiume, quindi si svi- dell' Adige: 1' luppa nella valle del Tasso, influente è dominata fiume, e, dall' altipiano di Rivoli. dell' Adige, ed il lago ed gue il fiume. il paese Dietro di Rivoli le due comu- si uniscono e raggiungono la strada che uni- Verona e Peschiera. Finalmente un' altra strada se- nicazioni sce il giunta ad Incanale, monta con una rampa sullo stesso altipiano di Rivoli, chiave però di tutto fra ivi L' altra costeggia la sinistra dell' Adige ed unisce Trento a Verona. la Sarca, la quale si apre una Dal monte Tonale sorge selvaggia vallata attraverso le Prealpi Tirolesi; giunta a Riva nome si spande nel lago di Garda, di Mincio. I da cui esce col monti, dopo aver circondato il lago.
  • 16. 17 accompagnano Mincio con il una le loro ultime ondulazioni, molto avanti formano un saliente le quali spingendosi linea parallela al Po, che traccia Questo sa- parte montuosa dell' Italia continentale. la domina tutta Chiesi, 1' Adige ed la liente Sona, Sommacampagna fra Sulla sinistra Po. il compresa del pianura e Custoza sono di piede di tutta il le basso il Mincio, cime domile ultime nanti del saliente che vanno a perdersi con ondulazioni a Feniletto e Fenilone. Sulla sponda destra i punti dominanti sono Castiglione, Cavriana e Volta, e vanno perdendosi sino a Groito. Questi monti, questo lago, questi fiumi, e le quattro piazze forti di Peschiera, Mantova, Verona e Legnago, formano compreso fra l' Adige ed Chiesi il d'armi, o campo trincerato, chiave una del terreno vasta piazza dell'intero bacino del Po. Le due strade, 1' una che dall' Adige mena al Chiesi partendo da Verona e passando per Peschiera e Desanzano, e 1' ciano coi quadrate, terà dalla altra che passa per Legnago due fiumi un quadrilatero e Mantova, di circa trac- 360 miglia si è sempre disputato e si dispuGermania (salvo casi eccezionali) il possesso nel quale Questo quadrilatero è internumerose comunicazioni, che parte traversano dell' Italia settentrionale. secato da la pianura, parte le alture. Esse tagliano il Mincio a Monzambano, Bozzolo e Goito, che dalla sponda destra dominano la sinistra ed a Salionzo e Valeggio, che dalla sinistra dominano la destra. Le colline le quali formano il detto saliente, di cui il Mincio può dirsi la j capitale, difendono immediatamente, o con una posizione di fianco, tutte queste comunicazioni che traversano il quadrilatero. Se consideriamo la sola vallata del come la ma teatro della guerra, allora due prima volta urtarsi in una Po ed eserciti direzione il Veneto possono qualunque; nel seguito delle loro operazioni essi dovranno as- Guerra combattuta in Italia. 2
  • 17. 18 solutamente stabilire loro basi l'uiia le ad oriente, tra ad occidente, ed operare secondo la Po. Un dell' Oglio e del Chiesi 5 all' Ad dell' Ad» da occidente, giunto esercito che parte è minacciato di esser girato per valli le 1' direzione quindi per mantenersi in t posizione, o spingere avanti le masse, bisogna che cupi con un corpo considerevole l'alto Adige; salv< caso in cui dall' si abbia che la certezza Un (come nel 1848). di forze tale il man nemico esercito sposti Adige, per arrestare strategicamente la marcia toriosa del nemico, bisogna che passi ultime operazioni difensive saranno Scrivia, che unisce Alessandria a Un nella le gato della Scrivia, sue comunicazioni. Se tale ad un valle f d« occidente r senza esser padrone di Al la Sesia sandria e della valle rebbe le Genova. esercito operante da oriente ad può oltrepassare Po; e il movimento altrimenti esp esercito obi retrogrado, è strategicame bisogna che retroceda sino a Cremona; quindi trov sull'Adige una valida posizione difensiva; ma spost da questo fiume, esso potrà essere girato per le vi del Rienz e della Drava; e però, se gli sta incontro nemico molto superiore, bisogna che passi le Alpi, poi consideriamo allora diverse come sono teatro della guerra le 1' Italia tut combinazioni che offre la i topografia. Le Alpi come una muraglia di granito la cingoi il Po forma la seconda barriera e dietro di esse la < natura pose a difesa della penisola. L' importanza militare da che cili la civilizzazione le passi. sibili, delle Alpi è molto La stagione invernale ma, liquefatte scem traversò con numerosi e le nevi, li rende quasi inacc un' armata non incontr grandi ostacoli per valicarli. Egli è vero che tutti qui passi offrono delle posizioni in cui a difesa potrà tener testa ad un una truppa nemico pai molto sn
  • 18. 19 ma riore, è cosa ben tanti passi sceglierà diflScile il 1' quale dei accertarsi nemico; difenderli sarebbe tutti disegno rovinoso affatto. Supponiamo cisi all' la Svizzera neutrale e gì' italiani offensiva. L' invasione straniera sarà Bolo da occidente ed oriente; nel primo caso bisognerà passare le Alpi ed occupare Montmeillan nella dell' Iser, sercito. guardando In tal municazioni di de- possibile modo il Varo con un gì' italiani vallata corpo d' forte minaccerebbero nu nemico che tentasse attuare sione senza dar battaglia. Nel secondo caso spiegarsi sulla Drava, fra Willach e e- le co1' inva- bisognerà Klagenfurth, pa- droneggiando V alto Adige con un considerevole corpo d' esercito. Se poi venisse adottata la difensiva, allora la parte occidentale si difenderebbe concentrando forze a le Torino, d' onde moverebbesi incontro al nemico appena luogo del suo passaggio, mentre un corpo conosciuto il d' esercito difenderà la valle della Bormida fra Carcaro e Dego, onde arrestare e dar tempo a il nemico che girasse tutte le forze di accorrere. trazione delle forze, per da difendersi un' invasione dalla parte orientale, deve operarsi nella valle dige, il Alpi le La concendell'A- grosso delle forzo in Verona, ed un corpo d' e- sercito nell'Adige superiore. Dando poi al teatro della guerra il suo pieno svi luppo, supponendo l'invasione possibile per tutto bono essere i il giro Milano e Verona deb- delle Alpi, in tal caso Torino, quartier generali di tre eserciti, che deb- bono tenersi pronti ad nemico più vicino. operare concentricamente sul L' Italia peninsulare è divisa dagli Appennini in due dell'Adriatico e del Tirreno, in ognuno dei una lunga comunicazione longitudinale mena sino bacini: quali al fondo delle Calabrie. Esse varie strade trasversali che sono aprono unite fra la loro da comunicazione
  • 19. 18 solutamente stabilire le loro basi l'una ad oriente, tra ad occidente, ed operare secondo la Un Po. esercito che parte da occidente, giunto è minacciato di esser girato dell' per valli le l'al- direzione del all' Adige dell' Adda, Oglio e del Chiesi; quindi per mantenersi in tale posizione, o spingere avanti le masse, bisogna che oc- cupi con un corpo considerevole l'alto Adige; salvo caso in cui abbia la certezza che Un (come nel 1848). di forze dall' si tale il esercito spostato Adige, per arrestare strategicamente la marcia toriosa del nemico, bisogna che passi ultime operazioni difensive saranno Po; e il nella il manchi nemico vit- sue le valle della Scrivia, che unisce Alessandria a Un può oltrepassare le della Scrivia, sue comunicazioni. Se tale ad un non senza esser padrone di Ales- la Sesia sandria e della valle rebbe gato Genova. da oriente ad occidente esercito operante movimento altrimenti espor- esercito obbli- retrogrado, è strategicamente bisogna che retroceda sino a Cremona; quindi troverà sull'Adige una valida posizione difensiva; ma spostato da questo fiume, esso potrà essere girato per le valli del Eienz e della Drava; e però, se gli sta incontro un nemico molto superiore, bisogna che passi poi consideriamo allora diverse come sono teatro della guerra le 1' le Alpi. Se Italia tutta, combinazioni che offre la sua topografia. Le Alpi come una muraglia di granito la cingono, il Po forma la seconda barriera che e dietro di esse la natura pose a difesa della penisola. L' importanza militare da che cili passi. sibili, delle Alpi è molto la civilizzazione le traversò La stagione invernale ma, liquefatte le nevi, li scemata con numerosi e fa- rende quasi inacces- un' armata non incontrerà grandi ostacoli per valicarli. Egli è vero che tutti questi passi ofl'rono delle posizioni in cui a difesa potrà tener testa ad un una truppa nemico parata molto sape-
  • 20. 19 ma riore, è cosa ben tanti passi sceglierà difficile il 1' quale dei accertarsi nemico; difenderli tutti sarebbe disegno rovinoso affatto. Supponiamo all' cisi Bolo la Svizzera neutrale e gì' italiani offensiva. L' invasione straniera sarà de- possibile da occidente ed oriente; nel primo caso bisognerà passare sercito. Alpi ed occupare Moutmeillan nella le dell' Iser, guardando modo In tal municazioni di il Varo con un gì' italiani forte minaccerebbero un nemico che tentasse attuare sione senza dar battaglia. Nel secondo caso spiegarsi sulla Drava, fra Willach e droneggiando 1' vallata corpo d' alto e- le co1' inva- bisognerà Klagenfurth, pa- Adige con un considerevole corpo d' esercito. Se poi venisse adottata la difensiva, allora la parte occidentale si difenderebbe concentrando forze a le Torino, d' onde moverebbesi incontro al nemico appena conosciuto il luogo del suo passaggio, mentre un corpo Bormida fra Carcaro onde arrestare il nemico che girasse le Alpi dar tempo a tutte le forze di accorrere. La concen- d' esercito difenderà la valle della e Dego, e trazione delle forze, per da difendersi un' invasione dalla parte orientale, deve operarsi nella ralle dige, il dell'A- grosso delle forze in Verona, ed un corpo d' e- sercito nell'Adige superiore. Dando poi al luppo, supponendo teatro della guerra l' il suo pieno svi invasione possibile per tutto il giro Milano e Verona deb- delle Alpi, in tal caso Torino, bono essere i quartier generali bono tenersi pronti ad operare nemico più vicino. di tre eserciti, che deb- concentricamente sul L' Italia peninsulare è divisa dagli Appennini in due dell'Adriatico e del Tirreno, in ognuno dei una lunga comunicazione longitudinale mena sino bacini: quali al fondo delle Calabrie. Esse varie strade trasversali cìie sono aprono unite fra la loro da comunicazione
  • 21. 22 Spostato l'esercito anche da questa base, il suo «tato uon dovrà certamente essere troppo florido quindi con; tinuando la sua difesa sul Sile, per poi ritirarsi Calabrie, la sua distruzione sarebbe inevitabile; ché nelle Calabrie al il fronte strategico, fronte manovra, l'obbligherebbe diretto di un nemico Epperò in questo tito se non quello raccogliere tutte baldanzoso nelle dappoi- ristretto quasi a sostenere l'urto per tante vittorie. estremo periglio non avvi altro pardi le formarsi risorse che sul rialto Irpino, ivi potrebbero ottenersi dalle Puglie e dalle Calabrie, e quindi riprendere un'ardita offensiva pel bacino dell' Adriatico.
  • 22. insurrezionali (Iloti liif*iirrezioiie in Keggio e Messina (29 agosto 1847) — Solleva- — Reggimento costi«ione della Sicilia (12 gennaio 1848) Sollevazione del Lombardo- Veneto tn/ionale in Italia — (18 marzo). Le cagioni narrate facevano fremere Alpi al Lilibeo, ed il Il solo Italia strappava suo frenaere continue concessioni. cipi 1' Borbone dalle ai prin- di Napoli era il più saldo, e si mostrava avverso a qualunque miglioramento, asserendo che le leggi delle Due Sicilie erano tanto superiori a quelle delle altre parti d' Italia, che nulla vi era a riformare. Egli parlava il sistema del governo, più dura nide, noto in Italia, anzi in delle Europa, frutto egregio scrittore, dipinse a vivi colori delle popolazioni siciliane. L'autore deva con i Sicilie, penna misero di stato esso di pochi versi che riportiamo, libretto Due della il tiran- la un più profonda era la corruzione; ed avente per titolo Protesta del popolo ap- pienamente sentiva si ma vero, il punto perchè queste leggi non favorivano i conchiu- quali pongono a nudo le scelleraggini di quel governo. « Chi non è ti-a gli oppressori, si sente da ogni parte « schiacciato dal i)e8o della tirannia di mille ribaldi, e « la pace, la libertà, la sostanza, la vita degli uomini
  • 23. . 24 dipeudono dal capriccio, non dico « onesti, « cipe o di un Ministro, « una baldracca, d'una ma di ogni del Priu- impiegatello, di d'un birro, d'un gesuita, spia, un prete » Domenico Komeo, di Calabria, uomo di mente e di azione, avea ordito una vasta congiura, la quale si esten« d' deva quasi per tutto iniziò moto il comune S. di rono giate la resa ad un castello, ed le autorità esempio 1' nel quale presidio. il poca guarnigione depositò Gerace seguì arresti. le Da erano si rifu- castello fu reso, la Il ed armi, le comune il di Reggio. di Intanto nel tempo medesimo Palermo si marciarono su Reggio, ed intima- liberali i 1847 29 agosto Il Viva V Italia, e nel piccolo Stefano sventolò la bandiera italiana. S. Stefano regno. il col grido di il governo scovriva in Ala della cospirazione, e vi faceva numerosi Questo produsse cambiò scoraggiamento, e lo spirito di varii corpi militari iniziati in essa. L' insur- rezione simultanea mancò, e la sola Messina rispose al moto delle Calabrie. Il l** settembre una vani generosi percorse la città gridando IX; ebbe Viva Pio con varii scontri mano di gio- Viva Vltalia, le pattuglie, e, non secondata, fu dispersa. Il Re, avuto contezza del movimento di Reggio, vi spedì due fregate a vapore con due battaglioni e quattro montagna; pezzi da tembre in quella questa era dì Pizzo. I Reggio, già liberali, si le due fregate comparvero rada, mentre sbarcata una parte a forza cannoneggiata Paola e parte vedendo impossibile il 1' movimento. I due vapori, dopo dispersero. le aver inoffensiva città, sbarcarono la truppa, movimento Domenico Romeo dopo aver atteso invano si a' sostenersi a il che senza ostacolo prese possesso di Reggio. montagne, 5 set- ritirarono nell' interno per unirsi agli altri e per spandere vincie, il doppia di il guardie urbane I liberali, delle altre Prosi nascose nelle lo scoprirono, 1' attacca-
  • 24. 25 rono, e nel contìitto rimase morto. Gli venne recisa dai ed un parente regi la testa, di lui fu costretto a gher- mirla pe' capelli e mostrarla grondante di sangue agli Milletrecento Seminara. abitatori di arrestati, sessanta condannati, questi nove uccisi capitale, e di viati all' ergastolo. italiane, Non ed vi è Le Calabrie davano Borbone versava il luogo, sul il dubbio alcuno, che le popolo il ove peggio che comportano Borbone. che naturale era fosse iniziato dal popolo siciliano, lia, gli il più oppresso ed albertisti tive il spandevano pena gli altri in- prime vittime cruda e gli stranieri si alla primo sangue. Sicilie soffre in Italia la piìi Quindi furono cittadini ventuno di cui il delle bassa il i Due tirannia, satelliti del moto italiano più ardente d'Ita- più lontano dal centro d'onde le moderate loro e pallia- fila. In Palermo il popolo non cessava mai dal domandare concessioni al governo, e dal reclamare la costituzione da Casa Borbone. Ma il generale Vial non rispondeva se non con atti di violenza a tale domanda. Allora un proclama apparve in cui il popolo del 12, giurata minacciava di sollevarsi all' alba del giorno 12 gennaio, non vedeva per quell' epoca esaudite le sue brame. sordo, ed il 12 i palermitani corsero Il governo fu alle armi. La sera la truppa fu costretta a sgombrare da molti luoghi. Il luogotenente generale Majo ed il Vial si ritirarono nel Palazzo Reale ed in S. Giacomo, con un reggimento della guardia, un reggimento di linea se ed un reggimento di dragoni. Un'altra bi'igata di fanteria si ritirò ai Quattro Venti. conservati dalla truppa, come Varii altri edilìzi erano 1' Ospedale Civico, viziato e S. Elisabetta. Il giorno 14 comitati per dirigere il popolo e si il No- formarono alcuni prendere le redini
  • 25. 26 governo durante l'insnrrezione. Nel giorno medesimo un distaccann'nto di regi che presidiava Monreale, pic- del colo villaggio vicino a Palermo, fu disarmato. avvenne ad un una mano Il popolo armato corse di Lo Re faceva immediatamente stesso d'onde altro distaccamento alla Bagheria, aiuto di Palermo. in partire dieci fregate a va- pore, sulle quali imbarcò una divisione forte di 5 a 6000 uomini, comandata dal generale Desauget. Questa divisione la sera del 15 sbarcò e prese posizione ai Quattro Venti, riunendosi con già vi si popolo, 1' altra brigata Lo vi era. Castellammare principiò 19 il stesso giorno (15) ; ma governativo in Pale'-mo la sua protesta deporrà le forte di corpo con- il rimase senza diresse al comitato si onde conoscer© popolo, e n' ebbe la seguente risposta « il bombardamento, gettando una il generale Majo intanto Il munizioni con viveri e ogni 5 minuti. Contro tale misura solare protestò effetto. : desiderii del i « 11 popolo non armi, né cesserà le ostilità, se non quando riunita in « la Sicilia, tempi Palermo in generale la costituzione parlamento, che da molti secoli « adatterà < ha posseduto, che sotto « tagua fu « 11 dicembre 1816 fu implicitamente confermata ai riformata il 1' Le scaramucce continuavano giornalmente si Gran Bre- influenza della 1812, e che col decreto degli non conducevano a verun Tali trattative polo il limitò solamente ad aprirsi le comunicazioni si truppa che bomba che trovava. Desauget non volle infierire contro col palazzo reale, e soccorrere la fanteria di rese padrone del Noviziato, il j il ». risultato. 23 25 prese il le po- due posizioni dell' Ospedale Civico e di S. Elisabetta, d' onde il palazzo reale ad essere bersagliato dalla una batteria costruita sul baluardo di cominciò raoschetteria e da Porta Montalto. Il tenente generale Majo, dopo aver riunito in un consiglio di guerra tutti i generali, verbale, dal quale risultava che la stese un processo mancanza di viveri
  • 26. 27 ed e mmiizioui, lo periore famiglie ed senza I ritirarsi, confidare di incliiodati, morale del soldato alìatto avvilito, il costriusero a i i uu generosità del che rimanevano. feriti ed soffr'.ie incaricando alla occuparono immediatamente uso in occupava ancora nella dai sgombrato da per tutto, tutta la 27 Desauget ; ma difendeva. truppa avea la avea pei-duto le spe- il fermento die popolazione del regno. ma- si giorno Il senza mo- d' imbarcarsi chiese al popolo il lo città, Re il ranze d' inviare rinforzi, atteso lestia palazzo fu presa padrone della popolo era Borbone il dopo una ostinata rewgendarmi. Il secondo dopo molle La prima operata luogo il del fonderia ed città la combattere di un battaglione che nifestava in non cannoni, evi raccol- i La truppa sero delle munizioni da guerra. II le cannoni furono I regi diedero le spalle al palazzo, palermitani stenza popolo gravi danni durante la ritirata. abbandonato, ripristinarono delle finanze. su- officiale comitato rispondeva che quelle medesime truppe potendo rovesciarsi sulle altre parti della o su Napoli, per combattere il Sicilia, popolo, con cui i Sici- liani avevano causa comune, non potevano permettergli impunemente V imbarco senza certe condizioni che aves- sero compensato questi mali, cioè 1° stati le Rendere i dieci siciliani che : il 10 gennaio erano imprigionati per semplice sospetto. 2° Consegnare prigioni per custodire i condannati, e bertà quelli che ingiustamente vi si porre in trovavano. 3° li- La resa del castello. e Desauget rispose non poter accettare questi patti, dopo avere aperte le prigioni diede le spalle alla città. La truppa era in completo disordine per un villaggio detto Bocca di Falco^ bandonarono al corsero alle armi, Dopo saccheggio tre giorni di li ; ma attaccarono quei e li i : passando soldati prodi si ab- abitanti sbaragliarono. penosa e disordinata marcia, la truppa
  • 27. 28 s' imbarcò yalli, alla riva di Solanto, d'uomini, gliaia quattro avendo perduto varie mi- pezzi di artiglieria ed i ca- che furono costretti di uccidere sulla spiaggia. In Messina, oltre la guarnigione della cittadella, vi mobile comandata dal generale Nun- era una colonna ziante, che giorno 25 fece il pompa in una rivista delle sue forze, sperando incutere timore alla popolazione. Ma il misura inasprì maggiormente tale popolo, dapprima, silenzioso minacce e di scherno nel momento che Borbone lunque Nunziante cessò di esistere. ostilità, Sicilia gli affari al Da quel caserme. trava nelle la giorno si animi, ed gli proi-uppe gridi di in truppa rienautorità 1' del astenne da qua- dappoiché conosceva che Napoli ed in in volgevano a mal partito pei regi, e sino 29 ebbe luogo una sola scaramuccia fra ciuqus gen- darmi che che il ritiravano nella cittadella ed si forte Real Basso tirò qualche popolo, al il cannonata sulla città. Innanzi al piano di Terranova, attiguo alla cittadella, mettono capo due strade 1' una (strada d' Austria) che direttamente mena al duomo, l' altra (della Marina) : clie costeggia avanzati su porto. I regi aveano piazzato il due queste rale Nunziante, seguito nella strada d' Austria, strade. da molti Il due posti giorno 29 officiali, il gene- erasi inoltrato spettatore dell' esaltazione po- polare e del bello spettacolo che presentava quella contrada, essendone numero di i balconi parati a festa, d'onde un gran donne bandiere e nastri sventolavano gridando Viva Pio IX, colori, trovavano un' eco fragorosa fra Viva il la tri- GosUtusione, e popolo riunito nella strada. In questo mentre armati di verso il fucili piano posto dei regi, dendo le al loro strade di per la di cittadini strada della Marina Terranova, e fece fuoco sul piccolo sbarrando che fuoco una numerosa mano avanzò si li il cammino respinse. Allora essi e rispon- traversando interne irruppero in quella d' Austria, e co-
  • 28. 29 rainciarono traverso rare fuoco contro una compagnia piazzata at- il strada. la due pezzi di polo, nel tempo bombe stesso La grande Ospedale, estremo all' fece notte mise fine città che abbandonò piano il quale rimase di comando il Terranova e si I solo posto del che fu attaccato e preso al varie combattere. al il 30. Nunziante fu richiamato in Napoli, ed Cardamone, po- sul gettò cittadella la clie riti- strada della cominciò a trarre artiglieria e sulla città. Nunziante generale livellò non conservarono nella regi il Il compagnia, la dal popolo il generale delle truppe, restrinse nella sola cittadella. Catania agitava sordamente, e varie zuffe ebbero si luogo fra soldati e cittadini. Palermo fregiata del 25 giunse Il vessillo tricolore. Il la corriera di popolo, elettriz- zato a quella vista, percorse festoso la città. si ritirarono nel castello, Collegio dei Nobili mani popolo il trucidò tutti ed assalì soldati i eguale subirono i i il Le truppe rimanendo una compagnia al gendarmi alle carceri. Il docollegio, lo che lo gendarmi. ritirata la truppa, si rese mise a fiamme e difendevano. Una sorte dove ei'asi forte Ursiui, Il dopo diciannove giorni di blocco. In Trapani la popolazione fremeva alle novelle rice- vuto da Palermo, e faceva grandi affatto. banda i più grandi sforzi ed i più onde procurarsi le armi di cui mancava Mentre era in tale stato di agitazione, una sacrifizi di armati cittadini, comandati da un trapanese, che avea combattuto a Palermo, giunse per soccorrere la città. li assalì, risultato I regi ma decisivo. lasciati dalla diatamente 1' castello fu ritirarono nel forte, ove Ripristinati in uso il popolo alcuni cannoni truppa e malamente inchiodati, a trarre conti'o il si privo di artiglierie non potè ottenere alcun il forte, la cui offerta di cedere, e sgombro si cominciò guarnigione fece imme- dopo brevi trattative e consegnato ai cittadini.
  • 29. 30 Mentre popolo il siciliano era a scuotere 1' Borbone, popolo napolitano il una mano Salerno, spiegando di nel montare a parecchie paura la fregiata dei Viva Nuovo castello, ed l' fu ben che il d' innanzi bastò popolo. Statella Il prece- li Toledo al grido grido d' allarme partito dal castello in di la soldatesca alle armi. primo, seguito da nn picchetto campo esteso e fluttuante parava Il che vessillo strada mosse incontro si despota. del presto ripetuto tamburo chiamò il generale Statella fu di ussari, vilissimo percorrere la Costituzione. la Castello Il e Sicilia, 10 del mattino, numerosa gioventù le colori dell' italiano fece a si animo nell' 27 gennaio, verso di Questa circostanza, migliaia. erano ridotte in uno stato miserissimo, accreb- le quali deva, contado il Napoli delle sconfitte truppe della arrivo in bero percorse Le simpatie che da per lo fecero ben presto am- tutto trovò questo drappello, 1' il Cilento, provincia di generosi italiano. vessillo il Europa in limitava alle dimostra- si Solamente disarmate. zioni primo il giogo ed a colpire di terrore ignobile di alla turba ; ma gli si per mostrargli la possanza del dal Be, che, circondato dai salì quel- 20 mila teste che figli e dal servidorame, pallido ed esterrefatto, attendeva la sua sentenza. generale lo consigliò ad accordare la chiesta Il costituzione, dappoiché sultato se la Queste Etna il proclamata popolo giulivo esplosioni e del il si popolari 29 fu quel essendo si mai interesse il lo Stato giorno il la costituzione. pro- piano dei dot- popolo. mire che il Ed Pie- più avanzato d' Italia nelle istituzioni liberali, Carlo Alberto fu costretto dare ri- così loro scopo adagio essere prevenuti dal vitale per le loro mostrasse il E partite dalle falde del- Vesuvio sconcertarono adagio, e senza stato disperse. che speravano raggiungere trinari, monte non sicuro sarebbe tentata la sorte delle armi. fosse costituzione messa, ed l' si ad accor- Quasi nel medesimo giorno anche
  • 30. 31 il Granduca e Papa accettavauo il piincipio costitu- il zionale. I loro con un salto a pie dottrioari malgrado ad un punto a cui pari si trovaiono credevano giun- essi gere dopo lunghi andirivieni, e die estimavano come sommo il un popolo possa pretendere. delle franchigie che * Tutte vicende in queste Italia, la proclamazione Francia avevano addensata una tem della repubblica in pesta suir orizzonte politico del Lombardo-Veneto, che Radetzky dal cauto suo aveva a tutto potere provocata. L' esercito che esso capitanava si componeva di due corpi d' armata, di cui l'altro rale Veneto. il Il l'* Wallmoden ed era uno occupava la Lombardia e corpo era comandato dal gene- forte di 28 battaglioni, 20 squa- droni, 60 bocche da fuoco. Il 2" corpo, forte di 29 bat- 16 squadroni, 48 bocche da fuoco, era coman- taglioni, dato dal generale un assieme di L' esercito tutto formava D' Aspre. 70 a 75,000 uomini, di cui 5 a 6000 ca- valieri, e circa 108 bocche da fuoco. Radetzky aveva domandato un rinforzo, e si era ordinata perciò la formazione di un corpo di riserva a Udine, ed i reggimenti che dovevano formarlo erano già in marcia. Il sospetto che inspiravano avea costretto brigate, il 1' il una comandata confine del Piemonte, occupava i il popoli piemontese e svizzero maresciallo a distaccare ai confini due confine 1' dal generale Maurer occupava altra dal generale Strassoldo svizzero. Tutto esercito poi era 1' sparso nei diversi presidii delle numerose città del bardo-Veneto ; le forze maggiori si Lom- trovavano a Mi- lano (10 a 12,000) uomini, a Venezia (7 a 8000), ed a Padova, quartiere generale del secondo corpo (6000). In Milano era preside il Casati, nullità dell' aristocrazia lombarda. una La delle più nulle sera del 17 marzo
  • 31. 32 1' insurrezione si seppe di Vienna, e lo scoppio della tempesta divenne inevitabile. La mattina del 18 marzo il preside Casati, accompagnato, anzi trascinato da buona mano condotto dal di popolo, fu vicepresidente O'Don- domandare concessioni. Giunta governativo, un colpo di fucile partì nel a gheresi di guardia. guardia e la A questo disarma, sale il la folla al palazzo dai granatieri un- popolo dal si precipita sulla vicepresidente, lo co- stringe ad ordinare l'armamento della guardia nazionale, 1' abolizione della polizia, lasciandone le attribuzioni al mimicipio, e lo conduce prigione. Intanto vessillo ita- il liano sventolava per la città. Kadetzky, da lungo desideroso tosto a cominciare dal un potere d' afferrare castello illimitato, le ostilità. Il tiro tre, alle e diede principio convoglio di popolo che scortava di tempo dispose si allarme partì alla lotta. Il Casati e O'Donnel, il giunto alla strada del monte, fu ricevuto da improvvisa scarica e costretto a riparare nell' attigua casa Vidi serti, che la notte, insaputa del nemico, fu quasi all' tier generale dell' i)i8urrezione, tadini si incontravano. ove soldati e milanesi città maresciallo fece ritirare nel castello Il tutte le famiglie degli ove trovavasi, militare, impiegati si ; dalla e tanto precipitosamente, nare casse diverse con due milioni di cancelleria medesimo ritirò egli stato maggiore, le cit- ridusse solo a continue e parziali scaramucce, impegnate dappertutto nella s' quar- il che dalla parte dei col suo da abbando- delle pubbliche amministrazioni lire. Quindi cercò concentrare forze e stabilire le comunicazioni fra i le sue varii posti oc<;u- pati in città. Il tieri generale Rath marciò con un battaglione di granasulla piazza del guarnì di Itrigata tirolesi le Duomo, 1' occupò militarmente e aguglie del magnifico ediflzio. Una comandata dal generale Wohlgemuth occupò il palazzo governativo e le strade adiacenti. I palazzi della giustizia, del tesoro, del genio militare, molte caserme.
  • 32. 33 tutti Alle polizia erano nelle di nflìci gli sei della sera mani della truppa. un distaccamento marciò per attaccare il Broletto: gli zappatori tentarono inutilmente abbatterne furono quasi tutti uccisi dai cittadini appo- la porta, essi stati nel all' mal palazzo, e siccome la località uso del cannone, gli austriaci si prestava sfondarono una bottega un pezzo d'artiglieria, che atterrò ore, quando i cittadini ebbero consumate le poche munizioni, la truppa occupò il palazzo. Radetzky credeva con tale impresa impadronirsi di un supposto comitato, anima del movimento. Ma e vi posero al coperto la porta, e dopo due questo comitato non esisteva che nell'immaginazione del Con maresciallo. la presa del Broletto 50 giovani cero prigionieri circa devano, e parecchi che gli imperiali fe- distinti che lo difen- stavano senz'armi. La tarda vi accompagnata da una pioggia dirotta, pose fine al Il podestà col conte O'Donnel si trovavano notte, combattere. in casa Vidiserti, l'ultima troppo accessibile, perchè dietro sito barricata e facile ad accerchiarsi, e perciò la medesima fu trasportato nella casa del conte Carlo Taverna in isola più vasta, la quale fu circondata immediatamente da barricate e guardata dai cittadini. notte spuntar Allo dell' si prestavano nare i zioni, del secondo alba austriaci spazzavano col giorno (19), all'infilata, e cercavano diversi posti, conservare con di approvvigio- essi le comunica- ed interrompere quelle degli insorti, che tevano nei diversi gli cannone tutte quelle strade che quartieri della città senza si bat- scopo prefisso e senza insieme. All'alba del terzo aveva cambiato Gli austriaci giorno (20) la posizione delle nulla d'importante due parti belligeranti. non sapevano ove rivolgere i loro sforzi, mancanza d' insieme nelle operazioni giacché quella del popolo non presentava alcun obl)ietto importante. Dall'altra parte l'autorità municipale, costretta a pren- dere una certa attitudine Guerra combattuta in Italia. governativa, non faceva 3
  • 33. 34 altro che cbiainare a parte de' suoi pericoli alcuni cit- dava tadini, ai quali del Municipio. Il dei gendarmi, ed emanava 1' innocente Casati, al terzo di collaboratori rifiutato l'adesione giorno di lotta con l'Austria, seguente ordinanza la nome dopo aver : LA CONGREGAZIONE MUNICIPALE DELLA CITTÀ DI MILANO. « 20 marzo 1848, ore 8 ani. Considerando che per l'improvvisa assenza dell'au- « politica viene di fatto ad « torità « il « verno, col quale « cizio della polizia, « mamento decreto 18 corrente della della attribuisce si aver pieno effetto Vicepresidenza al del go- Municipio l'eser- non che quello che permette l'ar- Guardia Civica a tutela del buon or- « dine e difesa degli abitanti, « il « dottore G. Grasselli, aggiunto, assunti a collaboratori « del Municipio « Lecchi, Alessandro Porro, « cato s' incarica della signor delegato Bellati, e in sua mancanza I il conte Francesco Borgia, Anselmo Guerrieri Enrico polizia il signor generale il Guicciardi, avvo- e conte Giuseppe Burini ». giovani colà presenti, finalmente, cominciavano a stancarsi dell' inazione degli uomini dovessero dirigere un consiglio il di guerra, movimento ; quali i si epperciò credeva si composto quasi a caso formò dei cit- tadini Carlo Cattaneo, Giulio Terzaghi, Giorgio Clerici ed Enrico Cernuschi. Questo consiglio tinente i suoi atti Italia una direzione ed un insieme varii posti occupati chiati. Si cercò di dal alle mosse nemico nella aprirsi le città si del popolo. I furono acceri di- nemico. In del istanti le truppe, già quasi isolate della città, imman- comunicazioni con versi quartieri ed interrompere quelle pochi intestò Libera, e principiò a dare nell'interno videro costrette a sgombrarla precipito-
  • 34. 35 saraente. Molti lamentario caddero officiali presentò si purché Tale dimanda bastava per si l' era guerra Milano era ricusato, fece proporre per siglio di le fin mani nemico. l' del inchiesta, e senza nome Radetzky per seguirono senza le Il a radunarle costretto nel i stati, nelle ed ma- il castello, spie- dal castello venivano sempre bastioni. giorno 21 queste due brigate rombo del cancampane e gli aereo- più incalzate verso le mura. Intanto none, con- in poi truppe au- le posto, due brigate Wohlgemnth e Clam lungo tutti di tre il D'allora interruzione, striache furono scacciate di posto in gando tempo acquistar mezzo dei consoli una tregua Municipio novamente accoglieva e il resciallo fu del con- da quel giorno perduta. guerra novamente rifiutava. ostilità la città l'ardore opposizione fatta da Carlo Cattaneo a giorni, che una ad uno spegnere Casati non esitava ad accordare L'armistizio promessa chiaramente dimostrare del popolo e ridonare Milano nelle siglio di la soldati nelle caserme, lusingava di ritenere e l'annuirvi la forza, i par- raare- chiederebbe da Vienna. si che Radetzky più non Il del levassero le barricate sino cittadini i risposta che con parte chiese di sospendere le ostilità con aciallo, di ritenere per quindici giorni Uu prigionieri. da Casati al il il suono a stormo delle mezzo ingegnoso adoperato a spargere proclami campagne, avevano sollevato Radetzky, privo di notizie e fin il paese circostante. dal primo difettando di viveri, decise la ritirata ed dine alle brigate Maurer e Strassoldo, che sciallo decisa il strare che essa dei piemontesi, Quest' ordine, e la ritirata 25, sono prove sufficienti giorno 1' or- trovavano si Piemonte e della Svizzera, alla frontiera del gare su Milano. inviò di ripie- del mare- per dimo- non fu determinata dal supposto arrivo ma fu conseguenza inevitabile della sua difficilissima posizione, come quella di lottare con una
  • 35. 36 popolosa mancare città, di viveri ed essere circondato da un paese levato in armi. La città di Milano, francata dal valore dei cittadini, non apparteneva che ad simo (21) il conte Martini essi. Ma mede- giorno quel fece condurre entro la città si spacciandosi inviato di Carlo Alberto, e propose che Municipio la si costituisse in dedizione Lombardia a quel della che 30 mila piemontesi stavano già tiera: che non era vero. il che la dedizione non cittadini, e che dalla Il Re, affermando pronti sulla fron- consiglio di guerra oppose potesse farsi non fosse quello il senza voto dei il momento di distrarli pugna per fare controversie politiche e il Re voleva recar soccorso, poteva contare disse ; che se sulla pubblica gratitudine, che avrebbe fatto tacere ogni tro sentimento. Ciò tera il governo provvisorio e facesse venne espresso nella seguente al- let- : « « La Dal Consiglio di guerra, 21 marzo 1848. città è dei combattenti che l'hanno conquistata; « non possiamo chiamarli « Noi battiamo notte e giorno le « mare accorre aiuto. Se il dalle barricate per deliberare. Piemonte campane per chia- generosamente, € avrà « parola gratitudine è la sola che possa « parola repubblica e riunirci in un sol volere. la gratitudine dei generosi d' ogni opinione. « Intanto si La far tacere la Carlo Cattaneo discusse dal consiglio di guerra il >. modo come progredire nelle operazioni. Il nemico circondava la città con un cerchio di fuochi. Cattaneo con molta avvedutezza proponeva fare una punta e rompere la linea nemica. Alcuni vecchi officiali si opponevano dicendo doversi spandere dal centro egualmente in tutti i sensi. Questa idea prevalse, e tutte le forze dei cittadini furono disperse in giro alla città. Allora Cattaneo
  • 36. 37 solo popolosa, diresse verso la Porta Ticinese, assai 8Ì raccolse nuovi combattenti, e sul meriggio raggiunse ivi bastione di Viarenna tra ponente e mezzodì. il Verso sera la massa maggiore dei cittadini, provvedutasi di tre cannoni e di una trentina piccoli rotolanti, spingeva si grossissime fascine di Porta Tosa al bastione di verso levante, e dopo avere successivamente stancati diversi distaccamenti reisinger, di di di granatieri tirolesi, ungheresi, di croati, dava un assalto, e preceduta da due Manara e Cernuschi, conquistava la si spingeva fino a mezzo miglio amici, cendiava e porta, 1' in- fuori della città. 11 giorno medesimo clie tanti fatti si avvicendavano, uomini che per ben due volte, senza 1' opposizione del consiglio di guerra, avrebbero consegnata Milano al nemico, ed una terza 1' avrebbero ceduta al Re stessi gli Sardegna, s'erano di e costituiti in governo provvisorio, legittima consiglio di guerra, sola autorità il dalle barricate, dava primo surta esempio della sommissione 1' autorità municipale. all' Perchè il popolo dotta tenuta da essi ragioni : si accettava senza esaminare la con- durante se gli Per due l'insurrezione? l'una perchè mancava di concetto, era compito non li il erano cacciati, austriaci suo scopo il futuro era mai tolto ad esame dall' eroica gioventù; l'al- tra perchè i fervorosi promotori, piìi popolari le idee, si erano render invece di sforzati di rendere popolari questi uomini. Ogni errore nelle rivoluzioni costa fiumi di sangue, e infine la schiavitù. Strassoldo, allorché ricevè da due giorni alle prese quasi 1 19 delle bande dalla 1' ordine di ritirarsi, su tutta la sua campagna con qualche Como, ed unite rabiniere ticinese erano entrate in cittadini aveano costretto nelle caserme. Il 20 buona la era linea- cacoi guarnigione a chiudersi mano cittadini di giunsero dalle rive del lago, e così la armati guarnigione di
  • 37. 38 Como, più 1500 uomiui di officiali. corinti e uu- croati, tutti con prigioniera gheresi, fu costretta a rendersi i suoi Altre bande di armati marciarono da Lecco e da Bergamo a Monza e si un con scontrarono batta- glione italiano, che dopo breve combattimento cedette. Strassoldo giunse a Milano duto la Varese, e fatta prigioniera in Maurer giunse rono 22 il avendo per- la sera, guarnigione di Como, una compagnia di croati alla truppa che diversi Nella notte Eadetzky serrò in massa Wohlgerauth due brigate lungo ambo proteggere cigli dei i impiegati civili ciando sulle mura 1' dense colonne e dell' e- ofticiali e di tutti onde prese marciando 1' Romana, Le due brigate che esterna sino a Porta la ritirata Lodi. abbandonarono e fiancheggiarono le loro posizioni, il scelse Lodi per raccogliere strada facendo Parma e gli altri dei quali e questo fatto dimostra sempre più i castello e il corpo principale, una a levante verso Paolo^ zodì verso Landriano. Radetzky Piacenza, armata. Alle fino a Porta Orientale, e quindi per la la strada di aveano protetto 1' armata mosse dal castello mar- linea di circonvallazione d' mentre sparse in catena e Clara, che volevano seguire. 11 della sera del 22 suoi 16 bat- i castello, il norme convoglio delle famiglie degli gì' uni- bastioni, cercavano nascondere e passaggio delle il si ritirava. si taglioni nella piazza d' armi dietro le drappelli. altri medesima, ed entrambi la sera l'altra a il mez- cammino di presidii di Pavia, ignorava come il le sorti ; maresciallo non temea punto un' invasione immediata del Piemonte, nel qual caso avrebbe preferito le mille volte aprirsi passo per la diretta via di esporsi ad essere tagliato da Il Cassano e un il Tre viglio, che esercito. 23 Radetzky presentò la sua testa di colouaa in- nanzi Meleguano : quei terrazzani credendola un batta- glione isolato che venisse a raccogliere preda e viveri, gì' imposero la resa, e fecero prigioniero Wratislaw, capo
  • 38. 39 dello ed stato maggiore, glione. Allora tenentecolonuello il maresciallo attaccò il trovar resistenza mise a sacco e a sangue. io Casti- villaggio, e senza il 24 Il gli accamparono a Lodi, che trovarono presidiata austriaci da un battaglione italiano. Nella notte 1' esercito fame- ed ubbriaco fu in preda a subitanei terrori. Passa- lico rono sulla sinistra e di riposo in mento Rukawina che nodarono le Adda dell' e confortarono di cibo si Cremona, ove giunse campo al trovava nei si comunicazioni coi presidii che, reggi- il Ducati, e si ran- assaliti dal popolo in Bergamo e in Brescia, avevano potuto salvarsi aveva solo per la fervorosa mediazione dei municipali che raffrenato mona il e di Pizzighettone con tutta rili presidii i artiglieria di que- 1' uniti al Municipio Il da Pizzighettone truppe, le la città cannoni e 700 ba- i di polvere, lasciando aperte le porte e illeso dell'Adda: cosicché Benedek, clie la abbandonato Pavia, trovò libero Cre- di una batteria da campo si erano di Cremona per assicurare sta fortezza ed popolo. ritirò Ma furore del popolo. passo il il ponte notte del 22 aveva Adda dell' e potè tranquillamente congiungersi a Radetzky. Non meno benché meno gloriosa, Come quell'epoca per Venezia. stanchi dell'oppressione il 17, conobbero si annunzio mesi il aver domandato libertà e li sanguinosa, fu i cittadini erano Prima austriaca. avvenimenti di i 1' Milano, di Vienna. popolo corse alle prigioni, ove trovavano si gli a Milano, da A Manin e Tommaseo, cittadini abolizione della condusse in trionfo. Il censura, 18 il tale alcuni per pose in li popolo era im- paziente e voleva realizzate le concepite speranze. La guarnigione di Venezia mento Wimpffen, italiani egualmente italiani tieri, stiriani di ; un battaglione ; ; d' di si componeva un battaglione del reggidi grana- due battaglioni del Kinski, di croati ; 1' artiglieria ; fanteria marina, e corpo del genio. Le truppe italiane esultarono d' accordo col popolo
  • 39. 40 ma e fraternizzarono con esso, mostrarono un contegno ostile, gli ed stiriani croati i che spesso degenerò a vie di fatto, e varie collisioni vi furono coi cittadini, senza però gravi conseguenze. Il 19, finalmente, un vapore da Trieste portò 1' annunzio officiale della costituzione. Immediatamente fu domandato 1' armamento della guar- dia nazionale, che si ordinò pochissime in ma passò senza nulla d' importante, il 21 ore. Il 20 cose cam- le biarono d'aspetto. Vi era Venezia un certo Marinowch^ in colonnello marina austriaca, uomo che per la sua durezza ed inurbanità di modi era odiato dai militari e dai civili. della Il 21 gli arsenalotti si ammutinarono contro gridarono morte addosso ma ; salvò e venne condotto fuori sparsa nella notte, che la guardia fermento fra quegli operai. Il razzi, 22 quest' furore popolare, ritornò al appena da alcuni officiali, era troppo tardi. Gli una lo Scorto ma abbatterono a una gli torretta ove trapassarono era na- si ventre con il La sua morte annunziata a Venezia trivella. osti- espo- si nell' arsenale. operai lo videro, rinvennero e accrebbe cercarono farlo fuggire, colpi di scure la porta di scosto, voce uomo non nato, ad onta degli avvisi ricevuti acciò nesse Una dell' arsenale. Marinoicch faceva preparare il occultamente una batteria di mortai e di il di esso e gli nazionale lo dusse una grandissima gioia, tanto era 1' odio pro- univer- sale per tale soggetto. Intanto a sedare il tumulto giungeva all' da buona mano di Manin conobbe che quello era il momento Manin, seguito l' arsenale il guardie nazionali. prendere di iniziativa e liberare Venezia dal giogo straniero. Egli fece sonare la campana che chiama lavoro, ed essi numerosi prigioniero il vi arsenalotti gli accorsero; Viceammiraglio de Martini, e di consegnare Il Martini fece in il cinque minuti le chiavi possibile per esimersi, al allora dichiarò gì' dell' e intimò armeria. cede sola-
  • 40. 41 mente quando vide inutile ogni resistenza, giacché taraente tutti sì padrone operai, e gli ardito colpo, lo annunziò reggimento Wimpften ed tando gioia, di nero-gialla. Un liani) a cui un con con soldati del I popolo, col laguna ^strap- si abborrita coccarda 1' distaccamento di soldati di marina officiale calcio del fucile in il Finalmente l'Italia. (ita- ordinò di far fuoco sulla guardia suoi officiali alla i arsenale dell' città. battaglione granatieri, esul- il nella nazionale, girarono darono Viva alla fraternizzarono parono e gettarono gli Manin armò immedia- arsenalotti scalavano le finestre. entrò testa aria, e nell' gri- marina la fanteria di arsenale gri- dando Viva la Bepubblica, Viva S. Marco. Al governo austriaco non restavano altre forze che i due battaglioni del reggimento Kinski ed il battaglione di croati, ma questi erano bloccati nella loro caserma dal comandante del posto di guardia nazionale che trovavasi alla porta dell' arsenale di terra, una barricata difesa con Mentile deputazione, il nemico tutti cui oratore era governo altere parole al consegnati ai cittadini tutti che possedeva Venezia. air avvicendarsi dei dell' il quale avea formato cannoni carichi a mitraglia. popolo così abilmente condotto diventava il forte e toglieva al lava sei Il il e mezzi di offesa, una i cittadino Avesana, par- chiedeva governatore cedere il E nezia lo stesso libera detzkj 1° litare mani si ritirava Cessa sì del in governo giorno, 22 da Milauo ; il ma linguaggio esso finì per intiil principio marzo, in cui Ra- : momento il governo civile e mi' che di mare, che viene rimesso nelle provvisorio che va che istantaneamente viene assunto dai tadini difesa seguente capitolazione rendeva Ve- questo di terra ; fossero e opponeva, minacciando potere, delle ostilità. la si successi del popolo Avesana diventava più assoluto margli di che mezzi di offesa i ad istituirsi, sottoscritti e cit-
  • 41. 42 2° Le truppe croati, bandoneranno Venezia 3" 4:^ Il con terra, di città e tutti Kinski e quelle corpo il materiale da guerra di del gli dei genio, ab- e resteranno a forti, i truppe italiane tutte, e le Il Venezia la reggimento del artiglieria l' italiani; officiali ogni sorta resterà in ; trasporto della truppa seguirà immediatamente, tutti i mezzi possibili, per la via di Trieste, per mare; 5° Le famiglie degli partire saranno che dovranno officiali e soldati garantite, e saranno procurati loro mezzi di trasporto dal governo che va ad 6° Tutti gì' impiegati civili italiani e istituirsi non italiani saranno garantiti nelle loro persone, famiglie ed averi 7° Sua Eccellenza il i ; ; signor conte Zichy dà la sua pa- rola d'onore di restare dore dell' 1' ultimo a Venezia, malleva- Un vapore esecuzione di quanto sopra. posto a disposizione dell'Eccellenza sarà Sua pel trasporto della sua persona e del suo seguito, e degli ultimi sol- dati che rimanessero 8° Tutte le casse sciati soltanto i ; dovendo restar qui, saranno rila- danari occorrenti per la paga e pel tras- porto della truppa suddetta. La paga sarà data per tre mesi. Fatto in doppio originale. Conte Zichy, tenente maresciallo comandante della città e fortezza. — Luigi Michiel — Dataico Medin — Pietro FaBEis — Gio. Francesco Avesana — Angelo Mengaldo, coman- GriovANNi Correr dante Si simo, Leone Pincherle. commise nou pertanto a Venezia un errore gravistristi conseguenze si esperi montarono in le cui seguito. L'ordine di richiamare la flotta che si trovava
  • 42. a Fola partì con un vapore sul quale vi erauo imbar- impiegati molti cati mandante ste s' di far rotta che austriaci, obbligarono il co- per Trieste. Le autorità di Trie- impadronirono del richiamava dispaccio che la squadra a Venezia, e contromandarono l'ordine, facendo partire quei soli marinai ed italiani officiali che lo vol- lero. Il 23 marzo la guardia nazionale sfilava in bella Marco ed applaudiva freneticamente alla proclamazione della repubblica. Ma era questa una rivoluzione compita, o una semplice insurrezione, e quindi 1' antica tirannia cambiata di forma"? Uu minimostra in piazza S. stro cattolico benedisse la bandiera, ciò basti al lettore per giudicare. Come ad immagine di Milano, liberarono con la forza Venezia, in tutte le città venete A lombarde si immagine nemico capitolò. di le città nemico dal il ad : Udine, Treviso, Rovigo, vi erano tre battaglioni che fraternizzarono col d' italiani popolo. Le piazze di Osopo, Palmanova e Rocca d'Anfo caddero anche nelle mani dei cittadini. Radetzky intanto avea spedito or- dine al generale D' Aspre di riunire tutte e marciare su Verona ; 10,000 uomini, vuotò Vicenza; ivi gliagione. questi raccozzò cassa la comunale sue foree le Padova 9 a in e marciò su trovò opposizione per questa misura di spo- D'Aspre venne a patti, scroccò il pitiche potè e continuò la marcia. Il giorno 24 marzo in tutte le città vessillo il tricolore lombardo-venete dal Ticino ad eccezione delle quattro piazze sventolava all' Isonzo, Verona, Legnago, di Peschiera e Mantova. Quest' ultima però era presidiata solamente da tre battaglioni artiglieri tedeschi. vano italiani, I cittadini in possesso di tutti i posti si trova- Mantova Municipio, come della città; sarebbe rimasta nelle loro mani se a Brescia ed a Cremona, e pochi dragoni e erano armati, e il non avesse raffrenato il popolo,
  • 43. 44 e vietato di portare Lo municipale. armi a chi non avesse le avvenne stesso licenza Verona. Le porte in due fortezze rimasero per quasi due settimane in delle custodia dei cittadini. Che cosa restava a Radetzky, formidabile il giorno 24, del suo uomini forte di 75,000 esercito In uno ? stato compassionevole di tenuta e di spirito, 25 a 26,000 uomini erano accampati sulla sinistra 10,000 presidio insufficiente 10 a 12,000 erano Vicenza in Adda, 9 a dell' quattro delle sotto piazze, e comando il di D' Aspre. Passato quel primo e fugace momento, poteva anc(ua mati 1 popolo il Saranno ché come lo lombardo-veneto vincere poche su di ciò utili questi studio dell' istoria militare ci argiac- riflessioni, scopre se- i greti dell' arte della guerra, del pari lo studio dell' in- surrezione potrà insegnarci mezzo che l' abbia 1' per Italia arte d' insorgere, solo spezzare le ignobili sue catene. * * * Un forza di coesione- soffrono la ha esercito per vincere istruzione e numero. i morte La bisogno di disciplina, disciplina rappresenta In virtù di la sua forza le masse questa disagi con pazienza, e corrono ad affrontare alla indispensabile voce del generale. Per ottenere questo risultamento, passa il soldato per una lunga e penosa educazione che giunge a distruggere lui la si volontà e formarne muove al la volere del capo. Ma può ottenersi questa forza di coesione, senza distruggere nel soldato timento e quindi individuale, lungo noviziato? Pare di una città di numeroso popolo senza il il sen- bisogno di sì Volgiamo lo sguardo su noi la vedremo irta di barri- di insorta, e cate, surte dal lavoro in molecola di un corpo che sì. spontaneo dei cittadini che affronta ; brulicante volontariamente la
  • 44. 46 che digiuna, che serena, che soffre morte, ninna forza coercitiva diamo quei in giorni di lotta senza che a tanti sacrifizi lo costringa sparire ; ve- delitti di cui i tutte le città sono infeste nello stato consueto final- ; mente senza esagerazione può dirsi che ogni cittadino diventa un eroe, e chiunque ardito ed intraprendente propone un' impresa, diventa capo temporaneo dei molti che seguono e lo ubbidiscono con 1' plina. Invece guardate nella città del deposta, spinto dalla sola battimento se per poco ; può paura esso alla spera nulla satellite il e dalla forza al il combattere, e rapina ed alla strage nella monastico e duro più cieca disci- com- sottrarsi dall' occhio vigile dei suoi tanti superiori, schiva bandona invece la medesima vittoria, il si ab- dappoiché ; medesimo regime attende anche dopo la lotta; quindi 1' appena scorge certa impunità si abbandona agl'impulsi della ferocia umana, eccitata in quel momento dall'ira, dall'esaltazione e dall'inasprimento della sua fibra, pro- dotto dal continuo stenza. Non così nella vittoria tutti di vincere passa in un esercito trovasi la sua esi- periglio in cui cittadino il i il quale spera riassumere vantaggi del futuro, ed qualunque lui di popolo, piacere il altro piacere. Quindi animato da questa febbre rivolu- quanta può averne un esercito disciplinato. Un generale che unisca a vaste zionaria, avrà tanta forza di coesione cognizioni reggere scientifiche la tali conoscenza del modo come passioni, nei primi quattro o cinque giorni di un' insurrezione potrà senza dubbio operare cose. Ma se la vittoria tarda, Dall'esposto il si grandi la sconfitta è inevitabile. può chiaramente desumere che il popolo quale corre alle armi per conquistare un nuovo etato sociale è disciplinato dall' interesse di ciascuno indivi- duo che armonizza con quello La numero parola istruzione infinito di cose, dell' universale. per un' armata comprende un ma disgraziatamente la più grande importanza a quelle che annette si meno lo meri-
  • 45. 46 tane. L' istruzione di uu esercito può quasi tutta sumersi uei suoi generali. Ed il rias- successo che un capo può ottenere in una battaglia da una massa di cittadini corsi spontaneamente alle armi per difendere i loro interessi, non differisce molto da quello che otterrebbe con un esercito regolare. È come una cattiva o buona lama nelle mani di uno schermitore. Ma se nei primi momenti d' insurrezione la febbre rivoluzionaria ed genio il canza di generale del disciplina e indispensabile il possono supplire alla man- numero. Le pagine frono degli esempi i però d' istruzione, è quali condizione dell' istoria ci of- confermano quello che lo- gicamente sembra dimostrato. La battaglia di Fontenoy fu vinta dagli insorti della Vandea, i mancanti come erano quali, batterono completamente le munizioni, di truppe repubblicane impa- dronendosi di 42 pezzi di cannoni. Quest' armata vitto- come segue riosa è descritta « passage de la Loire. « après « comme « raient « taient-elles qu'idéales, « de « le major-général comme On ne les ; regardé Stofflet était une douzaine d'individus figu- chefs, mais sans autorité réelle. counaissait que deux divisious, encore n'é- séparer; ni de « lons, « : Larochejaquelin avait été proclamò généralissime ainsi les chefs ayant essayé en vain point de compagnies. brigades, de batail- Le défaut d' organisation obligeait l'armée à marcher en masse... ». Egli è innegabile che se in d'ordine avesse dalle barricate tutti i Lombardia una parola preventiva, o un' autorità potuto cittadini e gli abitanti qualunque surta concentrare in un sito delle teva pel giorno 25 accozzare una campagne, massa di si po- 100 mila uomini, la quale sarebbe stata sufficiente a decidere la contesa del momento. Nelle piazze poca e vacillante; questa massa si il popolo forti la truppa era numeroso ed armato; se fosse solamente mostrata, bastava per
  • 46. 47 dare segno delle il nell' ostilità interno e farle cadere nelle mani del popolo. Questa massa poteva dar battaglia ai 26,000 uomini accampati sull' Adda, o almeno distruggere intorno ad essi tutti e di comunicazione. I soli mezzi di sussistenza i ostacoli materiali che richie- devano tempo per essere superati, ed sarebbero veri, per bastati difetto dei vi- il ridurre nemico il agli estremi. Nel Veneto, D' Aspre a 12 uomini, mila erano prossimi a giungere reggeva lì le cose, con 10 trovava a Vicenza si 20 da allorché sulla città. invece di lanciarli montanari mila comitato che Il nemico, tutti sul non sapendo che cosa respinse nelle montagne, farsi tanta gente. di Passato questo primo periodo, bisognava pensare a far testa il all' approvvigionamenti sizione sua dalla di inviato con base, in regola, Radetzky e di avrebbe esercito che partendo quale non 1' era più D' Aspre Austria, tutti i suoi nella po- cuore di un nel paese insorto. La massa di cittadini capace di ottenere non avrebbe dei grandi risultamenti nei primi giorni, potuto tenere la la campagna lungo tempo per continuare ; guerra bisognava all'esercito tale mobilità, che ob- bligava all' È ordinamento. questo il che deve affrontare un paese insorto, rivoluzionaria cessa, e resta solo nale, più forte della disciplina, da non chiedere un certo il secondo febbre sentimento nazio- ma non ordine. periodo cui la in tanto potente Dodici battaglioni avevano fraternizzato col popolo; questi, benché dispersi nei primi momenti, potevano raccozzarsi, completarne i quadri, facendo eleggere dal loro seno d'italiani gli officiali, ed ottenere 13,000 regolari. al così il primo nucleo di 12 a materiale sarebbe stato quello tolto nemico. Quindi decentralizzando, per quanto più poteva, cia Il il 1' si amministrazione, e lasciando ad ogni provin- carico di ordinare, armare ed equipaggiare un
  • 47. 48 numero dato plice ed vuole tutto avrebbero per inviare al campo impaccia allorché si capitale, sarebbe stato lombardo-venete città le ; ogni energia di loro, e fra avrebbe potuto provincia suo contingente ordinato ed istruito il che bastasse per tanto tutto, lo una rivaleggiato di aprile un sem- da per sparso tanto ad causa della tutte metà la che asservire vantaggio in regolamento municipale, spirito attenendosi ad battaglioni, di unico entrare E linea. in difatti la guardia nazionale delle grandi città era in tale epoca avanzatissima nel suo ordinamento. Queste truppe e piazze forti sarebbero bastate per sconfìggere uomini Nugent, di 13 aprile passare l' non quali i mezzi e i le 13,000 prima del poterono Isonzo. Questi erano i le pro- Lombardo- Veneto avea pel trionfo dell' insurrezione. Ma la forza materiale non basta per menare a compimento una rivoluzione. Bisogna che essa sia unificata dal concetto, il quale mancava nel popolo, che liberato dagli austriaci non avea altra idea da babilità che La futura attuare. potè facilmente essere perfide e pochi questi si rono a s' vedere inaugurò il in spinsero che individualmente il ma invece la quindi non più ma e Non che metodo tristo attraversati, si li il avvezza- comandava delle bande, vi fu più accorre sotto governo, masse, d' idee. sulle tracce del nemico, governo nel capo Italia da quel- di persone, ordinarsi. Allora essi delle colonne e delle legioni. tria; un gruppo abbandonati furono mentre desideravano e ingannato e travolto metà mancanti Pochi generosi interesse, quindi esso di alcun affluenza d' intrighi menati da metà e costituzione tanto politica che so- non era pel popolo ciale 1' il il cittadino vessillo della pa- legione del tale sentimento che capitola col nazionale nelle solo divergenti culti individuali.
  • 48. ^ì' Campagna del 1848 I. Operazioni in Lombardia. — Radetzky Marcia dell' esercito piemontese Combattimento di Goito (8 aprile) di Monzambano Ritirata di — Borghetto (9) — e Ricognizione di Peschiera (13) di Arrivo delle truppe toscano e romane Mantova (19) — Forza e posizione La mattina — — — dell'esercito italiano (25). marzo Radetzky seppe, come egli non era del tutto perduta, e vi spedì immediatamente la brigata Wocher. Alcuni ungheresi fuggendo vi erano già entrati il 23 un reggimento ungherese entrava il 27 il 31 entravano 5 mila uomini così stremi di forze, che nella notte molti moscrive, del 25 che Mantova ; ; rirono di freddo nella chiesa di S. Andrea. s' intimò lo stato d' assedio e la consegna Il 2 aprile delle armi entro 24 ore. maresciallo il giorno medesimo continuò lentaIl mente la sua marcia per Crema e Montichiari. Il 31 marzo passò il Mincio il 2 aprile portò il suo qnartier generale in Verona, lasciando due brigate come retroguardia verso Louato. Radetzky, deciso a non difendere minarne i ponti. Le due la linea del Mincio, ordinò ; brigate di retroguardia presero posizione a Guerra covihattuta in Italia. Monzambano 4
  • 49. 60 ed a Valeggio per proteggere nemico. La Goito, il medesimo oggetto, pel lavoro ed osservare Wohlgemuth da Mantova brigata due due battaglioni, squadroni e quattro pezzi di artiglieria il inviò a questo distac- ; spouda sinistra del fiume altra sponda da una com- camento prese posizione sulla facendo occupare Goito sull' pagnia di cacciatori. Fin dal giorno 18 la nuova barda avea scosso tutto a Genova e Piemonte Reale sforzi ove nella Lomellina, comunicato nelle guarnigioni di dell' insurrezione lom- popolo piemontese, massime il 1' entusiasmo a Vigevano ; dovè fare Cavalleria i si era colonnello il grandi piìi per calmare la sua truppa, che voleva correre in aiuto dei milanesi. Il governo sardo intanto era a secondare la Ee Finalmente esitava. che rivo del C. Martini divenuta un 23 a sera conobbe il la ritirata degli Riunì un fatto. chiarò la guerra che disposto sorgere nel popolo e nell' armata. del giorno facevano Il tutt' altro esaltazione che gli avvenimenti nobile all' coli' ar- austriaci era Consiglio di Stato e di- Austria col seguente manifesto : CARLO ALBERTO PER GRAZIA RK DI « « « DI DIO SARDEGNA, DI CIPRO E DI GERUSALEMME, Popoli della Lombardia e della Venezia I destini d' Italia si maturano : Per amor per di stirpe, comunanza Noi € per « queir unanime ammirazione « di voti. intelligenza ci che € stre armi, quando voi che già si primi a tributa Popoli della Lombardia e della Venezia « diritti. de' tempi, associamo vi ! sorti più felici arridono agli intrepidi difensori di conculcati « eCC. 1' ! Italia. Le no- concentravano sulla frontiera anticipaste la liberazione della gloriosa
  • 50. 51 « Milano, vengono ora a porgervi nelle ulteriori prove che fratello aspetta dal fratello, dal- « quel!' aiuto « 1' « 1' « quel Dio che ha dato « che con « da far da « sentimento « nostre truppe entrando sul territorio della Lombardia « e della « posto alla bandiera tricolore italiana. amico « il amico. 1' Seconderemo i vostri giusti desideri i fidando nel- aiuto di quel Dio che è visibilmente « E all' Italia meravigliosi impulsi pose sì Noi, di 1' grado Italia in sé. per vie meglio dimostrare con segni esteriori « dell' Unione Venezia portino italiana, vogliamo che il le scudo di Savoia sovrap- lo Torino 23 marzo 1848. Carlo Alberto « Il con Pio IX, di quel Dio Re passò il Ticino ed entrò a Pavia il ». 29 marzo, alla testa di tre divisioni. 1* Generale d'Arvillars, con 12 battaglioni, 6 squa- droni e due batterie. 2* Generale Broglia, con 9 battaglioni, 6 squadroni ed una batteria. 3* Duca con 12 battaglioni, 6 squadroni di Savoia, ed una batteria. Di più, generale Bes, con 6 battaglioni, 6 squa- il droni ed una si avea passato batteria, il Ma non aveva 26 marzo. mico, e partì per Treviglio mormorava di vederlo ordine d' avvicinarsi il 27, solo perchè il 25 e formava un circa Re 2000 effettivo cavalieri, e di 28 a Il 29,000 1' al ne- popolo il armata sarda uomini, 48 bocche da fuoco. lasciò Pavia, e continuò marce. il immobile, e destinato quasi a tener guarnigione in Milano. In tutto, il Ticino era diretto su Milano, ove entrò nel pomeriggio del Il di cui giorno 30 suo cammino a piccole 4 aprile arrivò a Cremona, ove riunì un con- siglio di guerra, che scelse la strada di Piadena, Boz-
  • 51. 52 zolo e Marcaria Mincio, tanto per per recarsi al tare le pianure di Ghedi e di Montichiari, mano ad una dar insurrezione in Mantova. Ciò mostra come malamente era informato dappoiché il nemico fin lo stato il maggiore sardo, dal 31 era al di là del Mincio quindi a Ghedi ed a Montichiari non che pattuglie, ed trarsi evi quanto per Mantova in j potevano inconsin dal 2 aprile popolo era disarmato, e la guarnigione aumentata di una brigata. 5 Il 1' generale quartier il armata bivaccò a compagnia del Martino. S. Re era a Bozzolo Un battaglione, ; e una 20 cavalieri e mezza batteria di bersaglieri, occuparono Marcaria. Alla mattina primo colpo con alcuni cieri che nedek si si di del 6 il colonnello Benedek diede il sciabola che inaugurò la campagna. Esso sorprese tirolesi un piccolo disordine ed mise in lanciò su di essi con in posto di lan- fuga. Allora Be- circa 40 ulani, e riuscì a farne prigionieri alcnni. Il 27 l' armata mosse per Goito. L' avanguardia era comandata dal generale Bava. I bersaglieri piemontesi dimane del giorno 8 si scontrarono con le sentiavanzate della compagnia dei cacciatori tirolesi che occupava Goito li ripiegarono ben presto e coronarono le alture da cui è dominata la città. Bava alla nelle ; spiegò due battaglioni in sostegno dei bersaglieri, ed una brigata si formò per masse in battaglia a destra ed a sinistra della strada. Quindi appena scovrì la testa di colonna compagnia dell' altra tirolese fu sua brigata ordinò la carica. La occupato. Nel respinta e Goito tempo stesso si era impegnato il fuoco con la truppa nemica che si trovava sull' altra sponda la quale fece saltare un arco del ponte, e si ritirò verso Mantova. In questo medesimo giorno Radetzky, avendo saputo 1' avvicinarsi del nemico, sortì da Verona con 18 a ; 20,000 uomini e prese posizione a Villafranca, ove, se-
  • 52. 53 condato dalla guarnigione Mantova, di apprestò ad si accettare battaglia. II 9 aprile marciò su Monzam- generale Broglia il bano e Borghetto, ove urtò con le brigate Strassoldo si e Eatb. La prima immediatamente tare di Prentina. Ma e rispose con vigore al fuoco del nemico. erano ed rifatti, padrona di giorno 11 il sulle al- ritirò si Rath tenne Taleggio tutto 1' i il 9 ponti armata piemontese era Mincio. tutti gli sbocchi sul 10 Il quartier gene- Il ed una brigata occupò Taleg- rale fu portato a Volta, gio sulla sinistra del fiume. Radetzky né avrebbe Verona giorno 9 avea di già cambiato opinione, il più accettato e cominciò delle piazze forti, le quali all' 10 Il ritirò si a approvvigionamento mancavano di tutto. In Man- guarnigione di 8 a 10,000 uomini con tova mise una 400 battaglia. pensare a ulani, e l'approvvigionò per quattro mesi. In Pe- 1500 a 1600 uomini, schiera lasciò una guarnigione di ed a Legnago un piccolo presidio. Finalmente primi di aprile, rinforzo nel Tirolo sotto al maresciallo il Re avendo le inviare comando non rimanevano uomini, non comprese Il ad costretto il del colonnello Zobel, in linea un distaccamento zione di di volontari in Salò, invitan- 450 uomini A traversò 10 aprile occupò Pacengo. annunziata lontari, che 25 a 30,000 guarnigioni delle piazze. dolo a prendervi parte colla sua gente. il da Bes non di una polveriera situata tale oggetto lago su il Ma ebbe luogo, ti'oppo impazienti e troppo 1' ed i operai vo- poco disciplinati per attendere o ritirarsi, la sera attaccarono e rono dai generale Bes ne avvisò Manara, comandante una colonna ed fin brigata di deciso d'eseguire una ricognizione della piazza di Peschiera, vapori, una s' impadroni- fra Peschiera e Castel- nuovo, grossa terra sulla strada che unisce quella piazza a Verona. La notte, mentre questi volontari vano ad imbarcare le polveri per inviarle a si occupa Salò, un
  • 53. - 54 distaccamento altro nuovo una 200 di di partita austriaca e armi. In Salò si attaccò in Castel essi obbligò ad abbassare 1' le ebbe contezza di tale avvenimento, ed invece di ordinare una prontissima ritirata, facendo saltare la polveriera, s' inviarono onde conser- rinforzi vare una falsa posizione ove indubitatamente bisognava essere schiacciati dal nemico. L'occupazione Castelnuovo non fu intesa con in- di differenza a Verona, come quella che impediva la co- maresciallo la municazione con Peschiera; epperciò dell' 11 inviò circa duebattaglioni ed una batil mattina sotto teria, ciarne i vigore; i onde scac- del generale Taxis, pochi volontari costretti a miche comando il volontari. Gli austriaci attaccarono con sgombrare artiglierie, paese, dal vivo trarre delle ne- il misero fuoco alle polveri e il rarono a Lazise. Castelnuovo che scelleratamente abitanti: 1' riti- si occupato dal nemico, fu scannandone incendiò, conseguenza sommo ma difesero ostinatamente; si tristissima miseri i dell'impazienza dei volontari. I piemontesi investirono Peschiera dalla parte destra del Mincio con una brigata, costruirono e vantaggiose posizioni delle batterie glierie rie di pezzi resa, a cui non avere tro con da campagna. La mattina del 13 queste erano pronte ed aprirono munita alcune in armate da 32. fuoco contro il Dopo poche ore piazza la s' arti- batte- intimò la venne naturalmente dal comandante risposto esso ordine : veruno di rendere la piazza. Un' altra vana dimostrazione fu tentata dai regi conMantova. Il giorno 19 un corpo formato da tre brigate di fanteria ed mando una del generale Bava, una brigata con mezza di s' cavalleria, inoltrò batteria verso partì da sotto la il co- piazza j Sacca e si partendo da Un' altra, mentre la terza briposizione, da Piubega occupò gata, con una batteria da diresse sopra Rivalta e le Grazie. Ceresara, formò la seconda linea,
  • 54. 05 Ospedaletto, sulla grande strada mona, forze e i posti nemici ripiegarono nella inconsideratamente e senza scopo cannone. Nel tempo medesimo sortita, in ma senza poter buon ordine Cre- e All' avvicinarsi di forte Belfiore cominciò a trarre sul di Mantova di tenne come riserva. si la tali che dal piazza, nemico ap{)ena questi giunse a buon tiro guarnigione fece una danneggiare i piemontesi, che ritirarono. si Intanto giungevano al campo altri reggimenti, come ancora due contingenti chiamati dal Re dopo la sua entrata in Lombardia. Arrivò pure in linea una divisione toscana comandata dal generale d'Arco-Ferrari, ed una romana comandata divisione generale dal L' armata piemontese fu divisa in tre corpi. comandato dal generale Bava (20 a 25,000). Durando. primo Il Il secondo dal generale de Sonnaz (20 a 25,000). Lariserva, dal di Savoia (10 a 15,000). Di più, la con un reggimento napolitano (7 a 8000). Quindi alla fine Duca divisione toscana romana Re avea a 6000) e la (5 aprile di il concentrato sotto i suoi ordini 70 a 75,000 uomini. Queste forze erano spiegate sulle alture che dominano la destra del Mincio. L' ala sinistra strada di Desenzano e Peschiera. gava sino a line. i La appoggiava sulla dritta Sulla fronte di battaglia 1' prolun- armata occupava passaggi del Mincio, e Valeggio sull' altra Montanara romani finalmente erano accampati ad Come si ultima ondulazione delle dette col- Groito, toscani guardavano Mantova, a I si tutti sponda. I e Curtatone. Ostilia. due generali in questo primo periodo Potevano ottenersi risultati piìi imTale esame non può essere scompagnato da agirono i della campagna'? portanti ì qualche riflessione politica. * * « E un fatto che il avea chiamato sotto Re le di Sardegna da qualche tempo armi quattro contingenti, ed
  • 55. 66 avea acquistato 400 cavalli volgeva egli per quiudi artiglieria; 1' mente idee bellicose. È un fatto che i portatori di una medaglia di Casa Savoia, in suoi satelliti, aveano percorso 1' Italia cercando affiliati al Re; quiudi esso mirava ad ingrandirsi e si dirigeva ai popoli. È un fatto, flnalmeute, che ai milanesi furono promesse armi, munizioni ed un comitato per cose non il si videro mai. dirigerli; le quali La mina dunque più piccolo ed impreveduto era pronta, poteva accidente farla scoppiare: sarebbe stato perciò non solo dovere del Re, ma conseguenza logica del tenersi prontissimi a fatto, qualunque evento, concentrando alla frontiera, 15 a 20,000 uomini pronti a passare almeno, Ticino. il popolo prese l'iniziativa con impeto straordinario: Il levò unanime e attaccò da per tutto lo straniero. Supponiamo che in Piemonte si fossero ignorate le esso si posizioni delle nemiche, forze il 18 marzo, il difficile. iniziato quale continuando stanza non essere una ben cosa ebbe contezza del combattimento Si popolo dal 19 provava abba- il semplice scaramuccia, ma una insurrezione, epperò gli austriaci avrebbero dovuto essere impegnati coi cittadini, o in ritirata. nazionale avea scosso tese avea perciò citi regolari, con 1' 1' esercito, ed Il istruzione e la mobilità lo spirito delle esso era invincibile!! Quale sentimento soldato piemon- il degli eser- masse rivoluzionarie momento : più propizio per prendere P iniziativa? Asteniamoci da qualunque combinazione strategica, potendo essa sembrare la conseguenza dei conosciuti e quindi ben diffìcile fatti in seguito concepirsi in a quel momento, e limitiamoci a seguire dettami del solo senso comune, il quale bastava per indicare come obbiettivo al generale, che avrebbe comandato i supposti i 15 a 20 mila uomini, pugna il luogo ove maggiore ferveva e più necessario era il la soccorso, ovvero Milano. Questo corpo avrebbe potuto passare il Ticino a Pavia,
  • 56. 57 o pel ponte di Buffalora, secondo corpo nemico che grosso che dell' esercito un corpo d' azione Eukawina reggimento il trovava nei Ducati, e così si neva fuori primo muovere po- al mila uo- di circa 5 a 6 brigate di Maurer e Strassoldo non arrivarono Le mini. anche piccolo il Pavia, e staccava dal trovava iu si posizione ove aa- la annientava rebbesi trovato. Nel primo caso a Milano che 22 il quindi la sera; piemontesi freschi, i pieni di entusiasmo, inorgogliti dai primi successi, incon- travano Milano 10 a 15 mila austriaci stanchi in dal combattere, mancanti di viveri, abbattuti di spirito, tanto dai rovesci, quanto dalle notizie di Vienna, che avevano in parte scoraggiato gli officiali. Che poteva fare detzky? Chiedere un armistizio, e venire a patti per Rasal- vare almeno la truppa. Nel secondo caso, ovvero pas- sando il Ticino a Magenta, la brigata il primo Maurer; battuta questa, era dissimile dal pnmo. Se il il urto maresciallo, supporsi, avesse sgombrata Milano al primo movimento del stata al certo desse passo, il dei piemontesi, la sua sorte men triste. una Una tagliarlo dalla base, o pure com' è da annunzio non sarebbe sola città che gli chiu- sola strada barricata, molito, sarebbe bastato per dar soffriva lo risultamento non tempo ai un ponte depiemontesi di raggiungerlo ed attac- carlo. Finalmente, considerando tico, la cosa sotto l' aspetto poli- pare impossibile come quell' accozzaglia di che consigliava e circondava Re Carlo gente Alberto, non avesse né testa né cuore abbastanza per comprendere quanto monarca presentarsi come aspirante ad una un esercito vittorioso, o almeno sarebbe stato più efficace e più degno di un e di un guerriero corona cacciandosi il il alla testa di il nemico d'innanzi, invece d'aspettare che Martini giungesse da Milano a recargli la nuova ch'era già libera. Ed anche che il Martini avesse ottenuta la chiesta dedizione, che cosa valeva ? Se Carlo Alberto gua-
  • 57. 58 dagnava opinione pubblica, avrebbe 1' rona senza dedizione capace come riscontro a Durini? Poteva solamente es- pretesto ad una guerra civile. Senza che, grandemente rilevava interessi del popolo non avesse tempo sufficiente alla il vit- Una dimostrazione toria. co- la non era un atto illegale fatto da un Ca- nn Borromeo, un sere utile Re, che ottenuto invece guadagnarla, che sarebbe stato, di della potenza popolare, sati, Se preventiva. agli un fatta con reggimento sol bastava a decidere Radetzky alla ritirata, ed indurre nel popolo stesso il dubbio che senza il soccorso regio il nemico non avrebbe volto le spalle. Questa semplicissima operazione acquistava a Carlo Alberto salvatore. Invece egli entrò in titolo di Re allorché il gli Lombardia austriaci erano a Montichiari. L'iniziativa era perduta, epperciò la guerra allora cominciava poteva comprenderlo, esso tutto, la un il nemico guerra finita. in piena si ma popolo non il da per supponeva e quindi ritirata, Scorgeva poi un monarca procedere a rilento e esercito, ; vedeva vincitore pieno zione sulle tracce di quel nemico alla testa di di vinto marcia disarmati, e pretendere per questa dell'Alta Italia. Certo che le apparenze circospe- dal cittadini la corona non favorivano Carlo Alberto. Come spiegare che, ad onta di queste ragioni così potenti e così armonizzanti cogl' interessi del Re, trovasse neppure un battaglione pronto a passare cino, e si cercasse invece disarmare non volontari? L' igno- i ranza non è sufficiente giustificazione, ma si spiega piut- tosto con la corrispondenza diplomatica, dalla quale Re occupava Lombardia per supplire sulta che il mancanza degli austriaci e sviare la poste tendenze; e che l'aumento il si Ti- il ri- alla popolo da altre sup- dato all'esercito non era conseguenza delle sue idee bellicose contro lo straniero, tro il ma precauzioni per difendere popolo, e, il suo trono con- quando occorresse, contro la Repubblica
  • 58. 59 francese; e che la propaganda fatta in Italia avea per iscopo di frenare promesse popolare, e le partivano da subal- lombardi ai buona fede. pure questo procedere che tanto ringrettiva al co- monarca che sembrava aspi- terni del partito, che forse E fermento crescente il di soccorso spetto dell' universale un lavoravano in rasse al titolo di Eroe, fu rilevato dall' entusiasmo dell' esercito piemontese. Quell' abbracciarsi cittadini, di piemontesi e lombardi, soldati o di vedere quei il sol- dati a cui durante la loro vita erasi insegnato il solo Re; mandare spontaneo quello di Viva Viva grido di il l'Italia; quell'agitarsi di caschi alla rendeva l'esercito piemontese bello, brillante, italiano, ed a questo dovè Carlo Alberto Coloro popolari. le cose, attitudine. Ma Re, poco sì 1' accoglienza dalla sua favorito questi dimenticavano che non ha veruna tradizione applausi superficialmente credettero non abbastanza fervida fatta dai lombardi al Italia suoi primi i guardavano quali 1 punta delle baionette, la monarchia gloriosa, e che in dalla poesia al coramei'cio tutto è decaduto sotto la sua influenza. Be Da è partito tremila anni in Italia sempre da labbra grido il salariate; di Viva quindi già molto che cominciasse ad essere spontaneo pel di Sardegna. litare la Carlo Alberto era sul monarchia cammino dandole in Italia, la il era Re di riabi- prima tradi- zione gloriosa. La condotta del maresciallo non fu militarmente meno riprovevole. In una città insorta, ove delle case dominano ritirata e punti di le i cittadini padroni strade e trovano da per tutto appoggio, un esercito non può vin- non ha obbiettiva diretta. Può speun successo nel solo caso che 1' insurrezione si agglomeri tutta in un luogo come fu a luglio in Francia, ed a maggio in Napoli. Ma senza questa circostanza un esercito che vuol sottomettere una città bisogna che sorta e la bombardi. Fin dal terzo giorno Radetzky cere, giacché esso rare ;
  • 59. 60 doveva abbondonare Milano, richiamare D' Aspre dal Veneto, e, dopo aver munite le piazze forti con suflBciente guarnigione, concentrarsi a Cremona; far testa ai piemontesi se invadevano, o Milano. In vece la ed ivi o su ritornare sua ostinazione di mantenersi in Mi- lano, la sua ritirata per la strada di Lodi, lo esposero per cinque o sei giorni ad una completa distruzione; e tale condotta potrebbe essere se egli avesse stificata, «ssere attaccato dal I di solamente la ma 25 aprile; insurrezione, l' nulla in quest' epoca Carlo Alberto Lo apogeo della sua fortuna. popoli avea obbligato i principi suoi rivali Veneto ad eccezione delle piazze. Il fervescenza popolare a cui doveva la desiderò di spegnerla; vi riuscì. veneto era ritornato al Il sino al il Re ad inviar- Lombardotemè 1' ef- sua fortuna, e popolo lombardo- suo stato normale, esso suase del bisogno di esser difeso dall' armata La promessa delle sue «he giocava liberare di lasciar sorti la «sercito che si 6 1' per- un monarca Alberto sua corona sulla punta della spada per il dall'usurpazione popolo lo vedeva esponeva ai perigli per la cieca obbedienza ad un Re, mento si del Re. decidere la nazione a causa vinta faceva di Carlo un popolo eroico monarca trovò si esaltato dei spirito sgombro dal nemico tutto gli soccorsi, e giu- Sardegna. Re non poteva intraprendere il parte in piena sicurezza di non primi momenti propizi che presentò sfuggiti, all' Re avuto straniera. per un un di guerra, della ma Questo testa alla non senti- nazionale. Carlo Alberto avea 75 mila baionette ammirazione universale in suo favore, un 50 mila austriaci accovacciati ed appena nelle piazze forti da combattere. II terreno compreso fra il Chiesi e 1' Adige, su cui abbiamo chiamato 1' attenzione del lettore al principio di questo libro, riceve la sua cipali ragioni : 1' importanza da due prin- una, perchè copre tutte le comunica-
  • 60. 61 zioni della Carinzia e del Tirolo su quelle di uu esercito che perchè pesa altra, 1' ; avanzasse nel si Radetzky avea perduto completamente pel Veneto, e serbava a stento quelle del nezia con una su di essa, Re, Tirolo. Ve- facendo base dell' esercito italiano erano flotta era del comunicazioni le Veneto. comunicazioni le quindi non potevano scen- sicurissime. Finalmente dal Tirolo mancava, ne dere forze considerabili perchè l'Austria ed appena avea potuto in quell'epoca raccozzare uomini capitanati da Nugent. Quindi tutta spariva delle piazze forti dava Ee al tutti caso posizione in dietro avrebbero appoggiata la destra alle la sinistra alle famose paludi loro spalle libera la dell' esercito 13,000 i importanza eccezionale e vantaggi. Egli non avea che a lasciare i uomini 40 mila quel in l' di l'Alpone, quali i Cadore e valli del avendo Arcole, comunicazione per Vicenza. Il alle resto avrebbe dovuto avanzare rapidamente nel Veneto, ed annientare Nugent, quindi ritornare sui propri passi, investire bombardamento, stretto il la Verona e sottoporla avrebbe qual cosa maresciallo a sortire dalla ad un vigoroso certamente co- piazza venire e ad una giornata campale, tanto più che un bombarda- mento poteva produrre anche una sollevazione nell' in- terno della città. Verona forse sarebbe stata incenerita, ma la campagna sarebbe stata vinta. Tratta la spada, qualunque considerazione che formi ostacolo toria o che la ritardi solamente, Nel tempo medesimo poteva apportare altra la alla vit- bisogna farla tacere. flotta mortale attaccando ferita all' Trieste Austria e preparare un nuovo sbocco di risorse, una nuova base all' armata italiana per operare la disfatta del maresciallo. la disfatta di Nugent, l' Non contro è Vienna, dubbio dopo alcuno che investimento di Verona e tacco di Trieste avrebbero fatto scendere a patti 1' il at- ne- mico. Quali operazioni poteva intraprendere Radetzky? La
  • 61. €2 prima e la più razionale, anzi la sola giusta, Btata quella di contrastare il Re otteneva la in tal caso il guerra. Secondo, attendere dell' esercito per attaccare l' i passaggio battaglia dell' e sarebbe Adige, ed decideva la allontanamento di parte 40 mila uomini rimasti. Ma questo corpo, benché assai forte per tenergli testa nelle sue posizioni, non avrebbe dovuto mai invece taglia, continuamente ritirarsi congiunzione col Ee; il quale appena accettare per si bat- operare la sarebbe visto separato dal maresciallo da una distanza minore di quella che separava mente questi contromarciare, dall' Adige, riunirsi al dovea corpo immediatad' osserva- Radetzky sortiva dalla piazza per avviarsi verso Milano, nel mezzo di un popolo nemico, con 40 mila uomini che seguizione vano ed le attaccarlo. Finalmente, se sue orme, era tale un' operazione che bisogna desiderare fosse sempre l'ispirazione dei nemici d'Italia.
  • 62. II. Operazioni nel Tirolo. — — Marcia dei volontari Spedieione del Tirolo Combattimento delle Sarche e Castel Toblino (14-15 aprile) di — — — Stenico (19) Ordinamento di questi corpi Nuove posizioni da essi occupate Combattimento del Caflfaro 21 maggio). — Dopo la vittoriosa insurrezione, l'ardore del uomini che propugnando fu spento dagli gia si trovavano alla testa del movimento. fu predicato che di la il solo mezzo di vincere porre cieca fiducia in Carlo Alberto, popolo guerra re- Da per tutto fosse allora quello procla- mato Spada d'Italia. Pochissimi ebbero l'animo di escire campo e volontari affrontare i disagi ed i pericoli della guerra. Essi vennero disprezzati, umiliati e riguardati come gente sospetta e d' impaccio alla causa. I in cittadini tutti si ordinarono pronti in guardia nazionale, per reprimere sognate congiure dei repubblicani in fa- vore senso Il dell' Austria. comune In 500, Manara, da sortì ! ! Vienne smarrito il ! una mano di 129 giovani, che comandata dal cittadino Luciano Milano e s' incamminò verso Tre. giorno 24 marzo poi divennero assurdità tali del popolo
  • 63. 64 viglio. governo provvisorio Il mato a comandare le future rale Teodoro Lecchi, vecchio chia. lombarde gene- forze e perciò inutile militare, cognizioni di generale lo spirito unisse alle il ove era necessario un uomo che aifatto al suo officio, nario. Lombardia avea di Manara ebbe ordine fu raggiunto da altri 1200 rivoluzio- a Treviglio; ivi di fermarsi uomini comandati dal cit- mar tadino Arcioni, che dalla Svizzera italiana erano ciati Como ed aveano su soccorso nella sua lotta contro gii austriaci. Queste due comandata brigata Bes che uomini unite all'altra di 800 marciarono popolazione quella in testa della guerriglie, da Torres, dirigeva si sul Mincio. Sul principio d' aprile veniva nominato generale il colonnello federale svizzero Allemandi, italiano, al quale fu dato comando il corpi volontari, inculcan di questi dogli di non apportare in essi alcun cambiamento. (diceva « lontari) « temporanei di loro confidenza, che sarà « di « prio e sfiduciarle « ramente nominali che si sono sistemate da sé, e sottoposte a capi non rimuovere per non urtare il questa brava gioventù, si Il e si che decise loro pro- gradi pu». poneva a capo e vi riconobbero destinava intraprendere il la generale che non coman- diversi i chiamate colonne, come governo spedizione onde da due settimane progettata, il slancio lo giorno 6 aprile a Montichiari, i sono attribuiti danti di queste truppe, che furono riuniti amor governo non intendeva ordinare Allemandi, solamente per deludere poteva reprimere. conveniente loro il senza sopprimere Ciò mostrava che generale Esse « governo parlando delle compagnie dei vo- « il loro capo il provvisorio, nel Tirolo, promuovere in- l' surrezione. Le varie colonne mossero a quella marciava • in testa, la colonna Manara arrestò a Salò per secondare il volta ; Arcioni lo seguiva, generale ma Bes nella si di-
  • 64. 65 sgraziata dimostrazione che finì coli' incendio di Castel- nuovo e ritardò ancora più sua marcia. la Arcioni la sera del 13 giunse a Stenico. sta colonna attaccò il nemico che trovava si lo costrinse a ritirarsi in Castel Toblino, e della terra. Il 15 il nemico tentò una impadronì »' sortita, spinto vigorosamente e serrato da presso, fu ad abbandonare lontari. La il castello, ma, re- costretto che venne occupato dai vo- posizione d'Arcioni minacciava Sarca e 14 que- Il alle Sarche, dominava la valle della che attaccata in Riva, di girare quel giorno stesso da un' altra colonna, sarebbe caduta certamente nelle mani degl' tal modo veredo. del italiani, quali potevano in i intraprendere un' operazione su Trento e Ro- Ma essi erano di forze molto inferiori a quelle nemico nel Tirolo, né potevano ottenere alcun sultamento decisivo. Riva non fu attaccata, e la ri- posi- zione della colonna Arcioni diventava molto pericolosa, poiché rimase isolata e scoverta da parte. Nel ogni tempo che Arcioni avea occupato Castel Toblino, un'altra colonna di volontari tentò il passo del Tonale, onde passare da Val-Camonica a Val di Sole nel Tirolo. Allorché scoppiò insurrezione nel Lombardo- Ve- 1' neto, le forze austriache nel Tirolo, tanto al di qua che Alpi e nel Vorarlberg, al di là delle sette battaglioni di fanteria, tenstein e due batterie ; si componevano di quattro squadroni Liech- questa truppa, di cui due bat- taglioni di fanteria (Vittorio d'Este) italiani, che mostra- vano sintomi di sollevazione, era destinata a frontiera svizzera; e nel Tirolo vano che solo italiano guardare la non 800 uomini a Trento, costretti si trova- dall' atti- tudine minacciosa degli abitanti a riparare nel castello. Radetzkj appena giunto in Verona gata comandata dal colonnello Zobel, Trento, disarmò nacciò mento i una e fuoco la città bri- quale, giunto a cittadini, prese degli ostaggi, porre a ferro ostile. vi spedì il al e mi- primo movi- Quindi rafforzò questa brigata con 60 com- Guerra comhattuta in Italia. 5
  • 65. 66 pagnie che cacciatori poche formarono si armò ed settimane, contezza marcia della austriaci gli volontari dei in guardia del passo dello Stelvio e del Tonale. Appena ebbero Tirolo uel contadini a i e della presenza di Arcioni a Castel Toblino, spedirono due co1' una partì da Trento mirando Mezzo -Lombardo per Bocchetta ri- lonne contro di essi Stenico, l'altra da montò il si ritirò la : fiume Noce. Arcioni all' avvicinarsi del nemico a Stenico. Nel tempo medesimo Manara marcia e giunse in suo soccorso forzò la notte del 18. Il giorno seguente le due colonne sortirono da Stenico e mossero ad incontrare nemico, col quale il a poca distanza da questo villaggio. giarono la destra rono sino a S. alle alture Lorenzo. Il Villa, e si prolunga- di fuoco cominciò alle 4 pom. una dirottissima e durò tre ore, sotto verun vantaggio delle due parti, fatto dagli austriaci sul fianco senza pioggia, finché un progresso dei volontari sinistro obbligò questi a rientrare a Stenico. cuparono Selerao, e urtarono si volontari appog- I GÌ' imperiali la notte gì' italiani oc- ripiegarono su Tìone. L' altra colonna austriaca partita da Mezzo-Lom- bardo fronteggiò del Tonale, e desima le colonne che ne arrestò tentavano lo sbocco la marcia. In quest' epoca me- altre guérillas le quali nel Tirolo, ebbero con gli di vagavano ventura alla delle scaramucce alla quale non presero austriaci nessuna importanza. Questa spedizione nel Tirolo, parte neanche tutte le diverse colonne non fece che inutilmente compromettere dei volontari, gli abitanti e portare lo scoraggiamento fra quella valorosa gioventù di già affranta dai disagi da tutte le privazioni della guerra, accompagnati prodotte dalla cattiva ammini- strazione e dalla perfida volontà del governo provvi- sorio. Tutte queste colonne ebbero 1' ordine di recarsi a Brescia ed a Bergamo onde ordinarsi, ed esse vi cor-
  • 66. 67 sero con animo ed animate da ottimo spirito. lieto uomini destinati ad una tale gli solo non erano ma altezza di questa missione, all' Ma impresa non diflScile teme- vano l'ardore che animava quella gioventù corsa alle armi solamente per amore di libertà, e perciò capace sentimento di patria e di scuotersi solo al Invece popolare. farne cercò sì qual cosa non poteva conseguirsi piemontese loro la senza regi; prima invocazione nel nome Bepuhhlica italiana^ e che of- Sua di Maestà : il Viva la sciolse. Ciò dimostra quanto uomini destinati a reggere una si gli rivoluzione apprezzino delle masse. Una circa Un presentò a questi giovani, e fece gi Be, al che la colonna Arcioni rispose concorde sia interessante la bastone au- il o pure un anno di rigorosa disciplina. striaco, ficiale di sovranità de' soldati delicatamente parola sola fece suscettibilità le sparire dal campo 2000 giovani valorosi. L' ordinamento coi metodi comuni doveva progredire con molta lentezza, e non doveva sultamento. A Milano si ingenerare niun riuscì a raccozzare ri- 12,000 uo- di cui si formò una divisione che fu poi comandata dal generale Perrone. Ma, secondo il costume di tutti i governi, e particolarmente dei monar- mini, chici, i quadri di questa divisione parte formati da tigiani, o pure da montese. Nei ed giovani i si furono si per la più mostrarono cor- già rifiuto dell'esercito pie- officiali soldati quali cercò sentimento nazionale; di spegnere ma 1' ardore tempo non bastò a ridurli schiavi si distrusse il cittadino, ma non si ottenne il soldato. Finalmente alcune altre il vi si riuscì, il : colonne di volontari, rimaste a guardia dei passi della Valle del Chiesi, non furono mai richiamate dal e non ricevettero alcun ordinamento, ed in campo queste si conservò un certo ordine sino agli ultimi periodi della campagna. L' ordinare ed il reggere un popolo corso alle armi
  • 67. non da uomini è sono sciplina mediocri. scompagnati dalla forza. Quale in una massa ove ed sori massa giuramento Il efficacia giudice nessun esecutore? il mantengono sempre vive un 'arma potente e si un capo Ma mila difen- questa se in e bollenti le passioni, esse saranno di di- possono avere colpevole trova 100 il la t; che nulla valgono ove siano mezzi dei nelle terribile mani e però, ben lungi dal comprimerle, bisogna : invece favoreggiarne lo sviluppo. Nei nuovi corpi di un esercito innanzi tutto la tradizione, quello, oltre ad soldati accettare modo informato si procede poiché in quadri, avvi la forza che obbliga del la scelta governo, i certo in della condotta e della capacità di cia- Eppur individuo. scun regolare formazione dei alla che questa egli è impossibile scelta sia giusta, essendo impossibile spogliare gli uo- mini dalle loro passioni. Ora, quale dovrà essere sultamento, strato la sua otterranno vranno il dei quadri imposti la quadri alla al all'ordinamento di essa? composti di uomini che do- loro assidua i e questi servilità, popolo, che sente e vuole esercitare sua sovranità, faranno almeno diradare tanandosene le file, allon- più generosi, e rimanendo alle bandiere solo coloro che sono adescati dal guadagno; quindi nu- mero esorbitante d'ignoranti graduati, ed esilissimi bat- ammuti- taglioni composti di un' accozzaglia pronta ad come pronta a narsi, fuggire. L'elezione e l'eguaglianza del salario per tutti sono mine i soli ri- individuo è ignoto capacità, e ciascun grado il moltitudine ove ninno ha dimo- persone destinate aflfatto alle Si una in mezzi che in questi casi di legalità, tori di spallini, diminuiscono estinguono quel che vien generato fra di vivere, e riducono all'intelligenza. il officiali il rivestono numero i gradi le no. de' sollecita- sentimento d' invidia e soldati dalla diversità grado ad un tributo imposto
  • 68. 69 generale AUeraandì Il sua diraissioue. corpi volontari dal quale ebbe avea chiesto ed ottenuto la venne supplito nel co mando dei Egli Durando colonnello (Giacomo), missione di guardare con queste la la frontiera del il truppe Tirolo. nuovo comandante meroso di volontari, un Il un corpo nu- lasciò allo Stelvio messo a guardia del passo del Tonale. Egli con 5 a 6000 uomini prese po- sizione destra del sulla così gli sbocchi giando altro fu sinistra a Bagolino; la il nerbo delle forze sulla grande lungò con scolano ; dato dal la (torrente), e copriva Caflfaro Val-Trorapia e Val -Chiesi, di appog- ove centro riunì comunicazione il pro- si sua dritta quasi sulle vette di Valle To- ed un battaglione di 1000 maggiore occupò Borra, coman- uomini, cime dei monti le che coronano la destra del lago di Garda, e guardava i sentieri pei quali la riviera comunica con bresciana Valle di Ledro e Valle Toscolano. Questo estesissimo cordone, stabilito dal Durando, non conseguiva lo scopo cui esso mirava; un risultamento mata operante dappoiché da il nemico, un' invasione per ottenere alle spalle dell' ar- bisognava che avesse manoalmeno di 15 a 20,000 uomini, il quale senza dubbio veruno avrebbe potuto rompere in sul Mincio, vrato con un corpo qualunque punto lunga linea su cui la Ma erano dissemi- nemico mancava di forze. Tutte le diverse valli che dalla Lombardia e dal Veneto mettono nel Tirolo, abitate da bellicose popolazioni, nati i volontari. il erano levate in armi, ed obbligavano dividere ^ore di ; le poche truppe che aveano gli austriaci a sud- sull'Adige supe" quindi Durando avrebbe potuto riunire un corpo 10 a 15,000 uomini, con esso invadere liano, liberarlo dal tale posizione toglieva agli bilità il Tirolo ita- nemico e concentrarsi a Trento. In austriaci qualunque possi- d'invasione senza prima dare una battaglia, priva completamente tutti i co- piccoli paesi della frontiera
  • 69. 70 esposti alle scorrerie del nemico, diiva ud assieme a tutti quegli sparsi corpi e ne rilevava lo spirito. Finalnieute tagliava al maresciallo uniche le comunicazioni rima- stegli, ed obbligandolo così a lasciare Verona e rimon- tare Adige per attaccarlo, avrebbe 1' piemontese ]' il campo addurre per iscusa iniziata era guerra nazionale, italiana erano le Alpi pretesto, con cui reale, era inutile inviare si i di Austria campo, o al ottenuta sarebbe costringeva e poi se ; questo un la frontiera di rimasti disponibili scioglierli se creduti quell' infelice gioventù a una causa tutta campagna volontari, costretti i 1' accusa sua. si all' ina- era adot- le quali ag- l'ardore. Gli austriaci dal canto loro operavano nello stesso modoj fronteggiavano la linea comandata dal Durando, e di tratto in tratto ste, tutti soffrire guerrivano quei giovani e ne soddisfacevano essi Così inutili. una significante economia, e non limitarono a semplici ricognizioni, si terreno potevano si zione dal sistema assolutamente difensivo che tato, ridicolo beffava del Re, fosse stato fatto nulla per la guerra la lìmiti dell' ar- i disagi della guerra per poi gettarle sul volto non aver Durante esercito Né vale come parte dappoiché e quindi si guardare volontari neutrale. I si 1' all' la neutralità del Tirolo della Confederazione germanica, mata dato di operare alle sue spalle. ne attaccavano le posizioni più espo- da cui furono sempre respinti. Il 22 maggio un corpo austriaco di 3000 uomini con tre pezzi Caffaro, da campagna cercò forse ad oggetto di di forzare molestare il il qualche scorreria nei paesi limitrofi della passaggio del nemico e fare provincia di Brescia. Questo corpo col nerbo delle sue forze attaccò il ponte della grande comunicazione, ne respinse mico, che si ritirò in disordine verso Anfo, il ne- mentre colonna di minor conto per Ricco-Massimo marciava su Bagolino. Il ponte del Caffaro é dominato dalla cima di monte Snello, le cui falde sono lambite un'altra
  • 70. 71 dal torrente. Questa interessante posizione fu trascurata dal nemico, e Durando, che sino a quel momento non ne si avvide del suo errore, l' importanza, avea conosciuto riunì tutte le forze che le veunero sotto la cima del monte. L' apparizione monte Suello sbalordì il nemico j la mano e coronò degli italiani sul colonna che ciava su Bagolino principiò ad esitare, ed invece mari vo- lontari che la fronteggiavano presero animo, l'attacca- rono e la respinsero su Lodrone, mentre due artiglieria, trasportati sul monte, ritirata degli austriaci. pezzi di decisero la completa
  • 71. "ty III. Operazioni in Lombardia. — Passaggio del Mincio (26 aprile) Combattimento di Colà (28) Fazione di Sandra (29) Combattimento di Pastrengo (30) Posizione dell' armata piemontese Corabattimento di S. Lucia (6 maggio;. — — — maresciallo Radetzky avea preso posizione con le Il sue forze (2** sommità d' delle impedire sulla cercando così spre — il corpo) appoggiava la gismondi) a Pastrengo, seguiva che coprono tutte le sinistra (brigata Wohlgemuth) Colà. 1** Il alture Verona, avanti blocco di Peschiera. sua destra la cresta delle comunicazioni del Tirolo, e occupava D'A- (brigata Sicolline la sua Pacengo corpo (Wratislaw) scaglionato dietro la e si- nistra del secondo, avea la sua fronte di battaglia nella direzione di Sandra, S. Giustina, Sona pagna, e tagliava perciò con Peschiera a Verona. La mattina del 26 aprile un movimento in avanti. Il Goito, il secondo pei ponti di la e sua destra Sommacamla strada di l'armata piemontese fece primo corpo pel ponte Monzambano di e Borghetto, defilarono, la dritta alla testa, sulla sinistra del Mincio.
  • 72. 74 Il 1° corpo a Roverbella, arrestò si 2° il a Villa- franca, rimanendo indietro la 4* divisione, che doveva compiere blocco di Peschiera, il intrapreso sulla già sponda destra da una delle sue brigate. mento Questo movi- dell'esercito piemontese, che minacciò la sinistra del nemico, fu devoluto al puro azzardo, giacché dalle campagna, scritte da officiali vede chiaramente come essi ignorassero diverse relazioni piemontesi, si della la posizione del maresciallo. Il 1" corpo dell' armat a austriaca, secondo scaglione della linea alla sinistra, le alture, fece di formava che un movimento indietro. ed occupò con il minacciato batta^?lia, Abbandonò le brigate Taxis, Ratli, Schaaff- gotsche e Liechtenstein iiua linea Bussolengo e fra Santa Lucia. D'Aspre conservò montesi restarono sue le posizioni. nell' inazione. lonna del 2° corpo converse a 28 Il S. Bes della 4*^ divisione, per mentre Giustina e Palazzolo, compiere schiera, marciò su Colà e Pacengo, e guenza con la sinistra di D'Aspre, il si il 27 i pie- testa di co- ed occupò sinistra alture di Il la le la brigata blocco di Pe- urtò per conse- quale, vedendosi già compromesso per la presenza del nemico a S. Griustina e Palazzolo, si serrò a destra concentrandosi a Pastrengo. Il terza, giorno medesimo Bava seguì il movimento divisione ed occupò le alture di Custoza, campagna e Sona. La riserva mantenne si centro della linea a Quastalla ed Oliosi, accampò a Il S. e la terza divisione in dietro il cavalleria Giorgio in Salice. generale Bes avea compito onde porsi la della Somma- si era il blocco di Peschiera, prolungata comunicazione con esso. nemico comandato montesi a Sandra, dal Taxis generale ma dopo battere fu completamente sei sino a Sandra, Il 29 un corpo attaccò ore di accanito l'espi nto. i pie- com-
  • 73. 75 Intauto [>' couceutrato a Pastreugo, pesava Aspre, sulla sinistra dei piemontesi, A tale oggetto dalla forzato il generale riserva ed il Re decise De Sonnaz (2" con e corpo), Regina brigata la raf- del ebbe ordine di marciare su Pastrengo. La terza 1" corpo, divisione sostenuta dalla brigata Guardie il di attaccarlo. nemico partendo Santa da si avanzò verso Giustina. generale Il Aviernoz, con la brigata Cuneo e la brigata Regina, parti da Sandra, mentre il generale Bes con la brigata Piemonte partì da Colà. La terza divisione procede vigorosamente al suo attacco, e scacciò il nemico di collina in collina. La sinistra dei piemontesi fu ritardata ma dagli accidenti del terreno, giunta piede al delle dominano Pastrengo cominciò ad ascenIl nemico li accolse con una scarica a bruciaI piemontesi vacillaiouo un istante, ma tre squa- colline che derle. pelo. opportunamente droni di carabinieri caricando seguiti da tutta la linea, che subito coronò Radetzky era venuto personalmente per sostenere D'Aspre, cercò della sua linea in soccorso giacché una sua accolta dalla colonna mitraglia, cavalleria e respinta. medesimo scopo col gna col 1° si Un' dritta, strada caricata da altra colonna corpo d' armata, a e Egli, Sona fu ma in vano j e di Verona fu una sulla urtò luogo. portare la sinistra di della sul furono alture. le brigata di che marciava Sommacampa- obbligata a riti- D'Aspre non avendo potuto ottenere sgombrò la posizione con gravissime perdite. Un taglione di cacciatori sceso dal Tirolo prese posizione rarsi. soccorsi, bat- a Pontone e protesse la ritirata su Verona. Il medenemico tentò una sortita da Peschiera, che fu immediatamente ricacciata nella piazza. Il com- simo giorno il battimento di Pastrengo fu gloriosissimo pei piemontesi; essi ottennero completa vittoria sulla intera armata ne- mica, la cacciarono in Verona e sbarazzarono così tutta la destra dell'Adige. Inseguire D'Aspre al di là del-
  • 74. 76 ma l'Adige sarebbe stato non solo inutile, un ritorno offensivo, senza al rischio di di significanti era un esporsi la probabilità vantaggi. Dopo questo successo posizione la dell'armata pie- montese era bellissima: essa occupava tutte le creste che si estendono da Pastrengo a Custoza. Una divisione bloccava completamente Peschiera; un battaglione del 10° di linea napolitano occupava Goito, ed toscani i guai-dando Mantova, erano trincerati a Montanara e Curtatone. Ma 1' imperizia dei grandi manovre anche nei più generali rileva dalla si piccoli dettagli. piemontesi nelle mancanza di precisione I due corpi componenti V armata sarda si trovarono spiegati in battaglia per inversione V uno rispetto all' altro, come lo erano del pari le due divisioni del secondo corpo. Di fatti, la brigata Piemonte, dritta della 4* divisione, legava con la brigata Savoia, dritta seguire la sinistra della del 3*, e quindi seguiva corpo, 1** invece di Questo errore dipendeva dal non comprendere mento che l'armata faceva passando lo il destra. la il movi- Mincio. Siccome spiegamento sulla sinistra del fiume principiava dalla armata che bloccava Peschiera, bisognava sinistra dell' passare il Mincio con la sinistra alla testa, per quindi trovarsi in ordine diretto alla fine della manovra. nalmente, cosa stranissima, Sommacampagna, il quartier Fi- generale era a punto più avanzato della linea di il battaglia. Innanzi di Verona, S. Massimino, S. che presentando i villaggi di Chievo, Croce Lucia e Tomba formano una Bianca curva, Verona chiude il rientrante dell'Adige in cui la città è situata. Il mareBciallo spiegava le sue forze lungo questa curva; D'Aspre era personalmente a Croce Bianca, e Wratislaw a S. Il la sua concavità a Lucia. Ke decise di attaccare questa posizione, senza che possa comprendersi 1' oggetto di una tale operazione: sfi-
  • 75. (lare il perchè questa nemico a battaglia era una il nemico non 1' accettasse sarebbe probabilità, ragione ma j una stata sufficiente anche ammessa battaglia che, vinta dai piemontesi, non dava altro risultamento che del maresciallo in detzky presentava brillantissimi gli convenuto al Ke questa Sarebbe successi. di attaccare quelle posizioni nel caso di voler investire Verona fatti da Ea- Verona, e vinta la ritirata supposizione fece sì solo bombardarla; e e che di- maresciallo il le difese ostinatamente. L' ordine dato fu di lasciare l'alba del 6 maggio. La gli accantonamenti al- brigata Eegìna, formando l'a- vanguardia, doveva partir da Sona e mirare su Verona, e le altre colonne seguirla a scaglioni. arrestarsi appena giunta al La prima doveva Finilone, ultime ondulazioni delle colline; allora l'ala sinistra entrava in linea ap- poggiandosi all' altura di Palazzina, e la destra glionava sino al Palazzo della Madonna. Da sca- si posi- tale zione bisognava poi partire con un attacco parallelo sui sopraddetti villaggi : la sinistra a Croce Bianca, centro il a S. Massimo, la destra a Santa Lucia. Ma questo piano che non prometteva altro risultato non quello che può sperarsi dall' urto delle masse senza veruna combinazione, non fu neanche eseguito. se Le diverse colonne partirono dai e, mento, marciarono sid nemico. il loro accantonamenti, senza arrestarsi per disporsi in ordine di combatti- Re, fu il primo impegnato sario, lo seguì a : Il centro, ove si trovava esso, respingendo l'avver- Santa Lucia, quindi l'ala dritta diede a vuoto, e divenne come riserva del centro. La sinistra attaccò Croce Bianca; S. Massimo, rimasto senz' un tacco vigoroso, D'Aspre ebbe la richia- marne le possibilità di truppe, rafforzare Croce Bianca e guadagnar terreno, mentre Wratislaw perdeva Santa Lucia. 1' attacco di Croce Bianca, rata nel tempo stesso che il Re diede 1' at- Mancato ordine di Radetzky inviava a S. riti- Lucia
  • 76. 78 la brigata Clam, uu battaglione italiano Geppert e due compagnie del reggimento Proharka. Queste truppe fresche mossero all' assalto, ma furono bruscamente ricevute dal Duca di Savoia, il quale con la brigata Cuneo sostenne la ritirata. Questa giornata, senza frutto veruno, fece l' soffrire al- armata moltissime perdite, e produsse un certo sco- raggiamento, manifestato con numerose diserzioni.
  • 77. IV. Operazioni nel Tenete. — Marcia di Durando — Arrivo della Di— Combattimento di Cornuda maggio) — Defezione de' volontari — Marcia di Durando su Treviso — Marcia dello stesso su Vicenza — Taxis attacca Marcia di Nugent visione Ferrari Vicenza (24 (9 maggio). L' esercito di riserva degli austriaci, che già mava sull' Isonzo prima nato dal generale Gorizia. pena Il dell' insurrezione, Nugent, il quartiere 13,000 generale era a uomini, con 60 o 70 bocche da fuoco. Nugent passò guadagnare Verona più presto possibile. marciò Palmanova, sotto la al contro di esso ma venne piazza, con quattro for- giorno 16 aprile erano giunti in linea ap- Dietro ordini ricevuti Zucchi si era capita- e, con respinto. al rifiuto 1' la Isonzo dovendo Il generale guarnigione Nugent della resa, si la di presentò mascherò battaglioni comandati da Schwarzemberg, appoggiò a dritta, e si portò sotto le mura di Udine, che capitolò dopo due ore di bombardamento. Il 28 preee possesso della città e oontiiiuò la sua marcia, in-
  • 78. 80 viando uu altro battaglione sotto le mura della piccola piazza di Osopo, la quale ricusò di aprire le sue porte. V avanguardia di Nugent, forte di quattro batdue squadroni e mezza batteria, passò il Tagliamento e giunse il giorno medesimo a Pordenone. In questa posizione si fermò per due giorni, foraggiò in tutto il paese, e riunì un considerevole convoglio per portarlo in Verona. Il 30 Nagent aveva il quartier generale a Pordenone. Welden con un distaccamento rimontò il fiume onde perlustrare le valli superiori e proteggere il suo fianco destro, mentre una piccola flottiglia a Caorle secondava i movimenti dell' armata. quartier Il giorno 3 maggio marciò avanti e portò il generale a Conegliano e P avanguardia a Susigana. Al campo del Re fin dai primi momenti si conobbe Il 27 taglioni, la marcia dovuto assalirlo con forze considerevolis- che avrebbe non prima Invece sime. marciare da partì operazione da cui dipendeva la campagna, e crediamo inutile ripetere Nugent, di sorte di tutta la contro di Ostilia 27 il del 27 stesso ove seppe che Nugent viso, Durando lasciò a difendere il Re il si si ed arrivò il 29 a Tre- era spiegato sulla Piave. La Marmoca con un corpo basso decise di far esso la divisione Durando. Questa Piave, e prese di volontari posizione a Mon- tebelluua, confidando la difesa della Piave superiore ai volontari bellunesi. Nugent intanto, lasciò a stro, appena assicurato sul suo lato de1' avanguardia con tutto il con- Susigana voglio scortato da tre battaglioni, girò la sua testa di colonna a dritta, e di si la brigata Culoz formò P avanguardia, diresse a Belluno. Culoz superò le piccole resistenze qualche prese corpo volontario, Belluno. Durando il passò la Piave, ed il 7 Nugent giungeva a giorno medesimo si era messo in posizione a Feltre, mentre marcia verso Feltre per meglio esaminare lo stato delle cose, ma trovandolo occupato dal nemico, invece di
  • 79. »1 rassegnato, contromarciò su Primolano per attaccarlo, difendere la Brenta. In quest'epoca medesima, e propriamente una divisione romani, volontari di il giorno 6, dal organizzata generale Ferrari, forte di 10 mila uomini e 10 bocche da fuoco, presentava viso, che le sue teste di colonna Terso Tre- veniva a congiungersi col e trovò si in tal modo 20 mila uomini, compresi i Ottenuti questi rinforzi, mente di generale Durando, comando al che più di volontari del Veneto. Durando pensò immediataUna brigata comaadata di 2500 uomini, fu messa stendersi in cordone. dal generale Guidotti, forte a guardia del ponte della Priula. Ferrari ebbe ordine di occupare con lungo La la Piave. sera del le sue forze Montebelluna e distendersi Durando rimase a Primolano. 9 maggio le avanzate nemiche scam- gli avamposti di Ferrari. immediatamente con 3 a 4000 uomini e si portò verso Cornuda, ove ebbe uno scontro di poco rilievo con una ricognizione inviata da Culoz. Il giorno seguente (9) Culoz continuò la sua marcia seguito da tutto il rimanente dell' armata, mentre il distaccamento, biarono dei colpi di fucile con Questi partì con tutto rimasto ponte della il convoglio a Susigana, attaccò Priula. Ferrari dalla sera avvertì fin il Du- rando della gravità delle circostanze. La mattina Cornuda, i alle 5 volontari posizioni sino alle un' altra rarsi su mai brigata Culoz sostennero ore 3 pom. nemica, attaccò con Ferrari a bravura Ma giungendo Ferrari Montebelluna. I volontari le loro in linea fu costretto a riti- non aveano cessato Durando, ed ottevedendo che queste promesse di sperare nell' arrivo del generale nere così una vittoria; uon antim. si ma erano verificate, principiarono a sospettare della fede dei loro capi. Il sospetto, una truppa giovane, senza riceverne ordine Guerra combattuta in contagioso nelle v' introdusse la defezione file di essi ; marciarono su Treviso, ove fu li alia. 6
  • 80. 82 obbligato di seguirli auche la ponte brigata Durando Treviso era giunta appena attaccata che avea abbandonato Priula della nemico accampò A geuerale. il Guidotti, sul la posizione. Il la sera a Visnadello. ricevè il primo avviso del generale Fer- non partì che alle 9 antim. del medesimo giorno, dirigendosi verso Cornuda, e lasciaudo un distaccamento a Primolano comandato dal rari alle 4 antim. suo capo del maggiore stato Casanova. austriaca pattuglia qualche vide del 9 e Costui forse e spedi in distanza, un messo al geuerale annunziandogli un vivo attacco. Durando era giunto nelle vicinanze di Cornuda, ma a tale avviso si arrestò indeciso, e quindi avendo saputo non esservi ove positivo a Primolano, rimase la nulla di Bassano, notte a il durante seppe 10 si la marcia la Treviso. Ecco dunque diresse verso Montebelluna, ritirata di Ferrari come mentre il delle importanti operazioni e batteva Ferrari, in una continua indecisione Durando pei'dè la giornata in marce su di alcuno punti senza trovarsi e contromarce, a nemico compiva dei attaccati della sua linea. giorno 11 Il l' il generale Ferrari, avuto sentore del- avanzarsi degli austriaci, sortì alla testa di una bri- gata di linea, esposti ; ma piazzando i volontari nei luoghi meno questa brigata al primo colpo di cannone diede ad una vergognosa fuga. Questo fatto aumentò lo scoraggiamento dei volontari, ed essi non furono più si campagna, neanche per un' ora. rimanendo a Treviso il colonnello Laudi con 3600 uomini di buoua volontà. In Mestre la mattina del 13 una gran parte dei volon- nello stato di tenere la Ferrari tari condusse a Mestre, li congedarono, ed si i pochi rimasti nati alla meglio e ricondotti a Nugent restò, riunì a Visnadello dappoiché attendeva Gorizia. Il 19 queste 1' truppe furono riordi- Padova. le sue colonne e si ar- arrivo di altre truppe da giunsero, e nel tempo
  • 81. 83 medesimo maresciallo Radetzky inviò a il Nugent 1' or- dine di accelerare la marcia. Intanto una malattia impedì a questi di continuare suo cammino, ed in sua il generale Taxis prese il vece il comando di questo corpo, che allora ascendeva a 20 mila uomini. Durando dopo Cittadella si tutti diresse i Primolano e onde a Piazzola Bassano, e la valle della sua attitudine passiva. la 16 maggio, temendo che il raccolto a di difendere sempre Brenta, conservando Ma Cornuda avea affare di l' corpi di nemico volesse il attac- care Treviso, marciò a quella volta. Taxis, profittando di tale errore, spiccò l'ona. Il mura 20 la di Vicenza Giunto a rona. maresciallo, dal e la si cannoneggiò, Bivone e Creazzo per principale immediatamente avanguardia sua spedì il marcia per Vesotto le mentre il corpo diresse verso Ve- per un ordine ricevuto Bonifazio, S. si la presentò convoglio in Verona, e raf- forzato da alcuni cacciatori ritornò su Vicenza per im- Durando, dopo padronirsene. Treviso, all' sera del 23 alle ore 11 di Durando tino. E si così rando nel si era di- Vicenza. Taxis attaccò la città la anch' esso su retto sua inutile marcia su la annunzio del movimento nemico ritirò il ma 1/2, respinto dalla truppa giorno seguente alle 10 del mat- terminavano le prime operazioni del Du- che meritano al certo un rigoroso Veneto, esame. L' obbiettivo di teresse quello Nugent era Verona, e suo primo di condurvi evitare a qualunque costo Durando era quello meno sibili. d' una battaglia. L'obbietto di impedire ritardarla e fai'gli soffrire Il in- forze intatte, epperciò le la i sua marcia, o al- maggiori danni pos- passaggio dei fiumi va difeso, o cercando di- rettamente il nemico per attaccarlo, oppure, se ha forze
  • 82. 84 superiori, manovrando su i fianchi della sua linea d' o- Durando il mezzo sarebbe riuscito inutile, poiché Nugent avea due basi Gorizia e Verona, e tutti i suoi sforzi dovevano essere diretti ad evitare uno scontro quindi per esso sarebbe stato vantaggioso di avere il nemico alle sue spalle, egli avrebbe cambiato la sua marcia avanti in una ritirata su Verona. Ritardare solamente la marcia di Nugent non era un vantaggio reale, dappoiché esso non doveva soccorrere una piazza esausta di riimmediato combat sorse, o prendere parte ad un timento. Nugent avea più interesse d'evitare il dubbio risultamento di un' azione, che giungere a Verona otto o dieci giorni prima. E se egli si arrestò qualche tempo dietro la Piave, non fu certamente per le misure prese dal Durando. Nugent indugiò, dappoiché accordando al nemico maggiore abilità che non avea, non suppose possibile il disseminamento delle sue forze e temè invece di urtarsi contro una massa considerevole di arNel caso perazione. di : ; mati. Difatti, assicuratosi con la ricognizione del giorno maggio che a Cornuda vi erano pochi volontari solnon esitò un momento a continuare la marcia. Durando per compiere la sua missione avrebbe dovuto cercare da per tutto il nemico, ed attaccarlo anche 8 tanto, con la certezza di perdere. poteva Esso all' disporre di circa 20 mila comunque massa sempre arrecare gravissimo danno tale di armati, riore in forze. Invece egli fece gli scontri : il marciò su Feltre, e si arrivo di Ferrari uomini; e con disordinata, una poteva ad un nemico infepossibile per evitare ritirò appena fu si- curo della presenza del nemico, mentre la miglior maniera di difendere Feltre. Abbandonò Primolano la era quella sua posizione sulla di attaccare Brenta onde portarsi a difendere Treviso (cosa inutile affatto), e diede nemico di continuare la sua marcia; mentre, piombando direttamente su di esso, difendeva nel tempo così agio al
  • 83. 85 stesso Treviso e la Brenta. assieme, abbandonando tre essi Il suo agire indeciso o senza mennon hanno altro sostegno che l'esaltazione ed il i volontari a loro medesimi, file. Durando Nugent si ridusse senza che il nemico avesse successo, introdusse la defezione nelle loro alla fine della sua manovra contro metà delle forze, benché minima perdita. Il generale austriaco, invece, condusse con molto accorgimento le sue opecon la sofferto la razioni.
  • 84. V. Operazioni in Lombardia. Combattimento di Curtatone e Montanara (29 maggio) Battaglia di Goito (30) zione di Calmasina (29) — — Fa— As- sedio di Peschiera (15-30). La piazza di Peschiera era agli estremi per di viveri, e l'Adige 1' armata austriaca esaurito, le in bisogno, 1' mancanza terreno sul- comunicazioni col Veneto non bere, e dal Tirolo vi era poco da sperare. concepì il Il li- maresciallo idea di sortire con tutte le forze e marciare a Mantova, raccogliere su quel terreno tutte le possibili provvigioni, fare una punta su Peschiera ed attaccare tempo stesso la base nemica. Quindi esso lasciò a Verona circa 15,000 uomini del corpo di riserva allora nel giunto, ed 1° generale il resto delle forze fu diviso in Wratislaw, 36 bocche da fuoco j 2'' 15 battaglioni, 8 tre corpi: squadroni, generale D'Aspre, 17 battaglioni, 8 squadroni, 36 bocche da fuoco ; corpo di riserva ge- nerale Wocher, 11 battaglioni, 28 squadroni, 79 bocche da fuoco. L' assieme delle forze era dai 30 uomini, con circa 150 bocche da fuoco. terzo dell'intera forza. si Una La ai 40,000 cavalleria, un brigata del corpo di riserva spiegò sullo spalto di Verona. L'armata defilò in tre colonne: la prima per Vagasio, Trevenzuolo, Castelbel-
  • 85. 88 forte, e spinse suoi fiancheggiatori ad Isola alta e i No- garole; la seconda, composta di due brigate e tutta l'arti- passò per Isola della Scala; la terza passò per glieria, Bovolone e Nogara. La brigata che avea protetto il movi- mento sugli spalti della piazza formò la retroguardia della prima colonna, la quale arrivò a Mantova il giorno 28 pom., alle ore 2 1/2 seconda alle 7 pom., la la terza nel corso della notte. giorno 29 alle 10 ant. la Il distaccata sud al per nolo a Borgoforte, ed la rimanente il Sirabschen fu brigata guardare da Gover- strada dell' armata da sortì Mantova mirando Goito. L' avanguardia era comandata dal colonnello Benedek, che giunto a tatone principiò una due batterie da di obici, e primo corpo spiegò si alla «trada dodici. testa sulla che costeggia fronteggiò Curtatone. Mincio il sinistra la sua testa di colonna, 1' altra e si si La Liechtenstein, ancora più a sinistra mirando si spiegò appoggiando estrema sinistra Wohlgemuth tenne generale Il 1' la sua diresse a in linea Montanara. spiegò incontro a la dritta Castelnuovo, per mise La colonna. Schwarzemberg Carlo del resto Il della appoggiando Schwarzemberg, Felice brigata 900 passi da Cur- fuoco con una batteria di racchette, il con brigata S. Silvestro, all' Osone. Il brigata in riserva. nemico che sosteneva questo formidabile attacco era la divisione toscana e De-Laugier, nerale napolitana, forte appena mini con 7 bocche da fuoco. dei trinceramenti una linea ore sostennero fuoco di mica, il quindi e I comandata dal ge5 a 6000 uo- di toscani spiegarono fuori di tiragliatori, fila principiarono che per più della linea continua ne- a ripiegare. In questo momento medesimo a Montanara una granata nemica produsse 1' esplosione di un cassone di munizioni ed uc- cise varii artiglieri, echtenstein mise il si mentre una compagnia della brigata mostrò alle spalle della posizione. Ciò disordine fra le truppe, e la ritirata cominciò.
  • 86. 89 La colonna che Grazie trovava si Curtatone, a caricata alle rotta e spinta su nemica, fu cavalleria dalla Goito. Quella di Montanara fu anche caricata dal nemico e gettata in disordine suU' Oglio. I resti di queste due colonne furono diretti a Brescia onde riordinarsi. Mentre erano attaccate le posizioni di Montanara e Curtatone, colonnello Zobel discese il Tirolo con dal una colonna per introdurre un convoglio di viveri nella piazza di Peschiera. Esso attaccò vigorosamente le po- che da Calmasina sizioni Garda j ma il estendono sino si generale Bea due con lago di al battaglioni della brigata Piemonte, una compagnia di bersaglieri ed una trentina di volontari pavesi lo respinse. di Peschiera appena vide 1' comandante Il infruttuosa riuscita di tale tentativo decise la resa, che effettuò si il Al quartier generale piemontese, che giorno dopo. si trovava a mezza tappa da Verona, non si seppe la marcia del nemico che nel pomeriggio del 28, e solamente la sera si diede 1' ordine ad una parte delle truppe di partire alba del 29 per Volta, all' varono in linea a Goito : e due brigate della divisione menti non prima di del 30 tro- riserva, quattro reggi- di cavalleria e quattro batterie. L'armata piemontese appoggiò la sinistra a Goito, trin- cerato e difeso dal 10° di linea napolitano. di si del 1° corpo, le tre brigate battaglia poteva di questo punto. ed un poco pili La La sua scaglionata considerarsi brigata Casale, a dritta di indietro, occupava il rialto fronte indietro Goito Somenzari ; quindi Cuneo, a dritta e più indietro di Casale, era spie- gata parallela alla strada conduce che da Brescia a Le brigate Aosta ed Acqui erano in seconda linea dietro Cuneo e Casale. Un reggimento Guardie per Goito. masse in battaglia in riserva dietro die, prima 1' a distanza di spiegamento fu piazzato ala dritta. L' altro reggimento Guar- di giungere linea col primo, fece con la sua testa di un quarto di colonna in cambiamento di di-
  • 87. 90 rezione a dritta, e scaglionò le sue masse per la sua modo che dritta sulla testa della colonna; in spiegan- dosi formava una potenza indietro la linea di battaglia. La V artigliera a cavalleria e cavallo ad riserva, in eccezione di Nizza cavalleria che rafforzava ancora più 1' estrema dritta delle Guardie, ed Aosta cavalleria in- viata in perlustrazione sullo stradale di Solarolo e Ceresara. L' artiglieria prese posizione innanzi Un'ora dopo Il mezzodì il lo maresciallo Radetzky dopo la vittoria di Montanara e Curtatone accampò con la sera sua la avanguardia ad un' ora più avanti di Curtatone sulla strada il primo corpo a Curtatone e Silvestro, S. più a sinistra ed in linea col primo, dietro primo. il poneva di sione a Il destra, giorno 30 rimontare il quindi 1' Il continuare secondo marcia ed alliprimo corpo do- la il corpo di riserva il corpo per Castelluccio corpo, aprì la marcia, ed a Goito Alle su tutta la ore linea. Sua avanguardia la brigata ; 3 1/2 pom. L' esercito il si del urtò con primo pie- i fuoco era impegnato austriaco alla sinistra di Wohlgemuth, pro- si una conver- e Rodigo a Ceresara. Benedek, avanguardia montesi. secondo corpo di riserva il facendo veva marciare per Rivalta a Goito, arrestarsi a Rivalta. di Goito, il armata austriaca Mincio nearsi fra Goito e Ceresara. Epperò nea fronte. la spiegamento era compito. si spiegò sulla Benedek entrò ed a sinistra ii' di questa Strassoldo, convergendo un poco a dritta e formando una potenza avanti. Wohlgemuth ripiegò innanzi di sé la brigata Cuneo: questo vuoto minacciò il fianco delle truppe laterali, e produsse un movimento retrogrado anche nel reggimento Guardie che si trovava in potenza e che veniva attaccato in fronte da Strassoldo. tiglieria del rialto Somenzari, Ma che fiancheggiava l' la ar- po- sizione di Cuneo, aprì un fuoco vivissimo e protesse la marcia avanti della brigata Aosta, linea. Nel tempo medesimo Nizza che diventò prima cavalleria minacciò
  • 88. 91 la sinistra di i il Duca Cuneo ed appoggiò Woblgemutli, battaglioni di Savoia lauuodò di movimento il di Aosta. Al reggimento Guardie riuscì di far retrocedere il nemico, che principiò da per tutto a ritirai'si. Allora tamburo piemontese battè la carica, 1' armata eseguì un movimento generale in avanti, avendo per direzione la strada di Gazzoldo, ove la sera accampò. Radetzk.v avea mancato 1' operazione. D' Aspre continuò senza ostacolo la sua marcia e giunse a Ceresara, ove pernottò, nò potè prender parte il alla battaglia atteso Il 1° corpo battaglia, ed il lungo giro obbligato a percorrere. il accampò la notte ad un' ora dal campo del 30 sino alla primo giugno, che ridusse impraticabili pioggia dirotta dalla notte del detzky ebbe notizia che resa. Altre di mattina terreni, i ritenne le due armate nell'inazione. colonna a Volta, e finalmente ritirata in torni : Peschiera la piazza di truppe piemontesi mostrarono gravi fatti di Vienna. La la fanteria del corpo di riserva il le loro 4 3 al Mantova dopo aver foraggiato dietro Curtatone e protesse era si teste ebbe notizia dei 3 il notte del 2 Ra- giorno Il di Una corpo di riserva rimase a Ilivalta. ordinò in tutti la din- i prese posizione movimento. Il 5 col- il Benedek marciò in perlustrazione verso Marmirolo e Castiglione Mantovano. Il primo corpo passò per Castelbelforte, Erbe e Bovolone. Il secondo per lonello Sanguinetto. Il terzo per Nogaro. causa della piena delle acque, 1' Il giorno 6 giugno, a armata dovè riunirsi a Legnago per passare l'Adige. Dal 1° giugno in delle partite au- poi le scorrerie striache e delle ricognizioni spinte dai cero conoscere chiaramente al generale piemontesi Bava quale fe- fosse nemico epperciò ordinò pel giorno 4 un movimento in avanti, onde rompere nel centro la linea austriaca sulla strada di Gazzoldo. Il Duca di Sa- la posizione del ; voia ebbe questa missione, mentre il resto dell'armata
  • 89. 92 avrebbe contenuto benché si ala dritta. 1' Il movimento eseguì, si conoscesse la ritirata del maresciallo. * * Il concetto di Radetzky fu ardito e prometteva dei Ma successi molto brillanti. proporzionato incontro un ai maresciallo avesse avuto nemico pronto e deciso, difficilmente sa- doveva calcolare che sua marcia non avrebbe potuto tenersi occulta ad un nemico vigilante. e punto rischio il rebbe ritornato in Verona. Esso la non era il vantaggi. Se di spionaggio Infatti, se con l'interesse e servizio di perlustrazione armata piemontese energia che merita una parte tanto 1' importante della guerra, potuto conoscersi il fosse fatto dall' si all' marcia del nemico avrebbe la alba del truppe regie, ponendosi in ed 28, in mattino, potevano prevenire il caso le tal movimento anche alle 7 del maresciallo a Mantova, o attaccarlo di fianco nella sua marcia. Radetzky avea mancato ad uno di quei principii Napo- che lo stesso leone ha dichiarato di non potersi violare impunemente, <;ioè: fare una marcia resciallo fu vizioso ordine di marcia del esso risultò scaglionato avanti sul ; fianco sinistro, mentre Il 1' un nema- al fronte di di fianco, mico in posizione. Di più, il nemico minacciava movimento da Verona avrebbe dovuto il destro. principiare dalla sinistra, e proporzionare le ore di partenza con lo sviluppo delle strade da percorrersi, in colonna la quale entrò vece entrata Il 1' in modo che Mantova per prima, ultima. giudicare le operazioni di un generale con conoscenza dello stato in è rendere la critica il cui troppo troppo rigorosa per chi la porre che la fosse in- si trovava facile soffre. per conto chi l' esatta nemico, la fa e Bisogna perciò sup- più stretto segreto copra avversari, e tener il solamente le dei mosse dei due principii in-
  • 90. 93 Radetzky voleva soccorrere Peschiera violabili dell' arte. che si trovava agli estremi, ed nemico; questo suo progetto massima la celerità: il dere la piazza e dare tarsi in piìi al attaccare imponeva gì' base del la operare con di piccolo ritardo poteva far ca- nemico soccorso della sua la possibilità base; quindi Montanara esso perde dopo la vittoria di por- di tempo che il Curtatone e è imperdonabile: Radetzky avrebbe dovuto subito su Goito esso poteva giungervi al più tardi al- l' ; spingersi alba del 30 e non già alle 3 V2 poni. Squarciamo ora il velo del segreto e vediamo sultati che avrebbe ottenuto. Le truppe piemontesi i ri- prin- cipiarono ad arrivare a Goito non prima delle 8 antim., reggimenti e gli ultimi quindi Peschiera, ed nemico pagava cara il quale operò. la giunsero vi mezzogiorno; a maresciallo avrebbe occupato Goito, soccorso il La mollezza con la perdita della battaglia cipio di tattica quello di far giungere tutti nuova linea modo che battaglia alla di medesima Goito di È un maresciallo la deve ad un altro suo errore. i corpi sulla ora, e fare in fossero sempre in caso di soccorrersi bievolmente; quindi D'Aspre o avrebbe il prin- scam- dovuto porsi tempo prima dell' armata, ed esemovimento contornante sulla destra dei piemontesi, o essere almeno a tempo di gettarsi a destra marcia molto in guire un e prender parte alla battaglia ; invece esso non fu nel caso di fare uè l'uno uè l'altro, e perchè la sua marcia mal calcolata, fu e perchè 1' attacco principiò troppo supponendo che D' Aspre giungesse a Cetempo stesso che Radetzky giunse a Goito, partito appena sentì il cannone, non sarebbe tardi. Difatti, resara nel e ne fosse giunto sul campo che a notte. Quindi il maresciallo fu battuto perchè le sue disposizioni tattiche lo privarono nel momento gli dell'attacco di 18 a 20,000 uomini. Finalmente austriaci rimasero distesi su di contro a un nemico concentrato. Un una lunga linea, in- tale errore avrebbe
  • 91. 91 causato di tutto completa disfatta, o almeno la loro corpo il D'Aspre, di la perdita generale aves- altro se sero avuto per avversario. Se il 31 maggio ed praticabile per delle certamente per giugno 1** il operazioni arrivo dei rinforzi. 1' terreno il I fu non di guerra, im- lo fu piemontesi pote- vano eseguire all'alba del giorno 2, o al più tardi all'alba del 3, il movimento che fecero inutilmente il 4. Questo ritardo inesplicabile dell'arrivo delle altre truppe, e la loro inazione 2 ed il Radetzky da gra- 3, salvò il vissime perdite. Il in o giorno 4 il Re conosceva la ritirata degli austriaci Mantova, ed era conseguenza naturale che il giorno dopo, tornare a Verona. sarebbero Quindi operazione l' e dettata dall'arte e dalla ragione, era movimento, porsi a tale più semplice, quella avrebbe che il la sera, Mantova per da sortiti di op- potuto farsi rioccupando fortemente Montanara e Curtatone, quindi passando Mincio e marciando sotto il Favorita e S. Molinella, o finalmente prevenendo Qualunque Mantova tra la Giorgio, o pure prendendo posizione sulla di queste il nemico all'Adige. avrebbe operazioni obbligato il maresciallo a dare battaglia con una grande inferiorità di forze, dappoiché fin dalla resa di Peschiera piemontese era tutto disponibile. Invece inutilmente in il il 1' esercito Re perde tempo facendo una passeggiata militare tutti quei luoghi abbandonati dal nemico. * * * Allo sbocco del Mincio dal lago di Garda è situata la piazza di Peschiera. Essa è quasi nel mezzo del fiume, che uscendo dal lago la traversa, fende con le sue acque. La la circonda e la di- piazaa vien difesa dal do- minio dei poggi circostanti, dai forti Salvi sulla destra e Mandella sulla sinistra. Il forte Salvi sponda domina
  • 92. 95 completamente Mandella, I il il terreno circostante, non così forte il quale invece è dominato dalle vicine alture. piemontesi, dopo aver riconosciuta la piazza, decisero di attaccare Il sedio, forte Mandella. il 15 maggio, essendo giunto cominciarono si Il 18 maggio aprì stretto a tacere, dappoiché di acqua, si avvallò. il i Riparati ed il di alcuni prima parallela. lavori continuarono fino al 26. il conobbe lo 25 scemò di enerper mezzo deplorabile stato comandante la piazza, chiese il della Il gene- permesso d' in- guarnigione, e fece perciò delle proposte di resa. rale Bath, Il L'assediato 26 cessò dì trarre. L' assediante disertori fu co- danni ricominciò a tali rispose sul principio vigorosamente, gìa, ma fuoco, il terreno, essendo impregnato trarre, e la notte del 22 tracciò la fuoco ed parco d'as- il che fu ritardata dalle la costruzione di quattro batterie, dirotte pioggie. campo al lavori. L'assediante intraprese i viare un messo al maresciallo Radetzlcy per conoscere le sue idee. Questa strana dosi il solo Fallita il fu ricusata, accordan- riflettere. 27, e l'assediato chiedeva altri vennero negati, ed la domanda poche ore per La tregua spirava quattro fuoco continuò fino giorni, 29 la fazione di Calmasina, Bath inalberò il bandiera bianca e capitolò. Alla mezzanotte tesi che 29. al occuparono il i piemon- forte Mandella, e la mattina del 31 entrarono nella piazza, d'onde la guarnigione esci con tutti gli onori militari. e 30 ussari, viati in ì Essa si componeva quali vennero imbarcati ad patria. dì 1725 croati Ancona e in-
  • 93. ^ VI. Operazioni nell'Italia Centrale. — Strage di Napoli (15 maggio) Richiamo delle truppe e delle flotta uapolitana dall'Alta Italia Insurrezione delle Calabrie Marcia dei regi Defezione degli insorgenti. — — Lo — stato in cui era 1' Italia uon lasciava Napoli che la scelta fra due vie onde sviare dal compiere la rivoluzione, Una, snudare sue forze contro Re del di e conservare la spada, sortire in tradire, sgozzare, corona. tutte le la 1' popolarità corrompere, assoluto potere, e dichiararsi contrario alla politica iniziata suo dal paese. Era la gloria o esitò e le e di animi la ingannare, onde riprendere Re campo con Austria, ed ecclissare 1' Sardegna. L' altra, al gli malgrado Borbone non a scegliere quest' ultima. Epperò fomentò le ire rivalità, seminò la discordia fra popolo e truppa, quindi gettò il 1' guanto di ignominia: sfida, il che fu incautamente raccolto. Il 1' 15 maggio era il giorno in cui doveva aver luogo apertura delle Camere, prestasse dai deputati allo statuto, dava ad essi mentre il il ed il Re pretendeva che si un giuramento puro e semplice programma del 3 aprile diritto di svolgerlo. I Guerra combattuta in Italia. accor- dentati ricusa7
  • 94. 98 vano, ed il Ministero si adoprava a sostenere Camere, le Re sul sentiero della lealtà. In Napoli, come da per tutto in Italia, il nuovo e ricondurre il or- dine di cose non avea condotto ad altro che alla supre- mazia della classe media; il popolo poco o nulla avea guadagnato, e poco o nulla comprendeva, e che ora si agitava non Non per scosso la classe intelligente. desiderio di sostenere contro 1' i deputati, e la quistione completamente neanche avea tanto animata dal spinta odio dall' ignobilissima stirpe borbonica, la guardia na- zionale prese le armi e numerose falangi occuparono i diversi punti della città, ed in particolare la strada To- ledo che attraversa Napoli da settentrione a mezzogiorno e mette capo alla ove sorge la piazza di S. Francesco di dai più esaltati ed irta di barricate elevate Paola, momento Reggia. Questa strada fu in un illusi cit- tadini. Il Re anelava pugnare, ma l'attitudine minacciosa animo del Borbone, il quale voleva disarmare il nemico prima di attaccarlo. Egli ricorse immediatamente all' arma che eragli tradella città non rassicurava l' dizionalmente famigliare, la perfìdia. dere a tutto, ed autorizzò, cittadino Re Il notte del 14 la Manno, dimane Lanza, presidente finse di ce- maggio, il miniatro delle finanze, di annunziarlo ai deputati. Alla con un proclama lo fece noto dia nazionale a ritirarsi che solo 3 a 400 ; al non rimasero giovani dei della popolo e invitò più Camera, la guar- sulle barricate pertinaci e meno fidenti nella parola del Re. Intanto per ordine del Re, e senza il consenso del Ministero, la notte erano giunte nella capitale numerose truppe chiamate dalle vicine guarnigioni, a quelle di Napoli si le quali unite erano schierate per battaglioni in massa, dal largo del Castello lungo la strada S. Carlo sino al largo del Palazzo Reale, ed in vece di ritirarsi come avea fatto la guardia nazionale, rimasero tutte ai
  • 95. 99 loro posti, ad eccezione di qualche reggimento. per caso attraversavano stri largo il furono maravigliati a questi apparecchi ostili tadini e truppa stessero in tale attitudine gli ai dell' altra; epperò il capi di ricondurle nelle caserme; A leggi costituzionali mente al Re, il essi uni cit- in- ministro della guerra ordinò non dipendere che dagli ordini brare la piazza. da poco prudente che ignorati, e credettero pure cosa contro mini- I Ferdinando e S. ma questi risposero del Re, né vollero sgom- tale infrazione della disciplina e delle i ministri quale già diressero si principiava ad immediataassaporar© mene ed avea smesso l'umile attitudine sino a quel momento mostrata. Egli ricevè ministri mentre il nuovo Ministero, Cariati-Bozzelli (viil frutto delle sue i causa liberale), già era concreato lissimi rinnegati della nella camera contigua. Il Borbone pii non addiveniva nuovo pretendeva il giu- all'accordo della notte, esso di ramento accordando delle esso. il modifiche 13, assicurando per altro formola di il Re di proporre ai depu- questo emendamento, e pregandolo nel tempo stesso tati d'ordinare alle truppe di ritirarsi. nicò l' Il ordine al generale Carascosa, coi ministri si nella Ministero ripetette la sua dimissione presentata Il ritirò. onde dargli esecuzione. Borbone ne comue Ma questi la discese truppa non Quale interesse avea essa di rimanere, oppo- nendosi anche agli ordini dello stesso Re? fu tale ordine un nuovo inganno del Borbone, che di già avea tutto preparato? Giudichi il lettore. una mezz'ora trascorsa da che ministri erano scesi dalla Reggia, quando un colpo di fucile partì dalle barricate. Fu un cittadino, o un braccio prezzolato dal Re? I fatti che seguono saranno una sufEra di già i ficiente risposta. Al colpo che si di fucile seguì avanzò contro la una scarica della prima barricata, respinta dai pochi cittadini che la ma truppa, essa venne difendevano, ed in
  • 96. 100 completo disordine retrocedè sino a S. Lucia, ove il Nunziante cercò riordinarla, e chiamare in soccorso del Re i trò in azione, e dopo tre ore di fu superata la S. Brigida chi delle Toledo, la incontra la strada Due due 1' una truppa dalla 1' i palazzi zeri, altri le tracce li di crollare sotto il che 1' di queste barri- di cittadini con- Benuccio e artiglieria. la strage, gli stupri, massime dagli sviz- colori dipinti. Essi sono regi, e ha già con vivi sanguinose caricava quale la Girelli, Gravina dovettero espugnarsi con Il combattere durò sino a sera, commessi da' sboc- altra dagli svizzeri che pro- cedevano dal largo del Castello. Oltre cate difese strenuamente da un pugno tro 15 a 16,000 soldati, fu an- gli contemporanea- furono esse lungo la strada Toledo, e gli assassinii la salita lotta barricate chiudevano strade, ed assalite combattere accanito prima barricata. Al punto ove che accanitissima. mente L' artiglieria en- popolani di quel quartiere. lasciano prima dinastie le peso delle loro nefandezze. Grande fu la raffinatezza del Re comprese benissimo che una volta nell' le ingannare. Egli guardie nazionali rientrate nel seno delle proprie famiglie, abbattute da una notte di veglia, calmate per la sicurezza dell' ac- cordo annunziato, e senza più avere un convegno o un centro di azione, era ben difficile che ciascun indivi- duo fosse isolatamente corso luogo sul del combat- timento. Riprovevole fu la pertinacia dei pure quei pochissimi, se ben il popolo si pochi rimasti. fosse lanciato fuori della ed avesse caricato la truppa nel prima barricata, momento che, respinta, fuggiva, la giornata sarebbe stata sua. Di grave fu quello di restringere più aperto della città, 1' artiglieria. il il movimento ove facilmente potè Nei quartieri avrebbe dovuto Ma diretti, avrebbero vinto. Se stretti piti, errore nel luogo manovrare ed intrigati di Napoli popolo trincerarsi, ivi sarebbe stato
  • 97. 101 impossibile alla truppa di vincere per sera, e ciò la bastava per trionfare. Egli è fuori dubbio che seguente la giorno il guardia nazionale sarebbe stata scossa dalla lunga resistenza, ed accorsa alla pugna, e poteva anche giungere quella di Salerno che immediatamente si rac- colse per tQTiovere sulla capitale. ministri dimissionari, dopo circa mezz'ora dell' in- I comiuciamento delle timo ofiBcio bitarono di ostilità, adempiere un ul- aflSne di a favore di un popolo assassinato, non dufarsi strada mezzo in combattenti a' condursi nella Reggia, affine di esortare Re a il e miti consigli. Pervenuti alla sua presenza, il Re accolse con li sogghigno dicendo: Quali comandi mi debbono amaro dare le VV. EE.f Quindi, atteggiandosi a sdegno, soggiunse: Preparatevi a render conto di quanto avete operato. Al Conforti, ministro dell'interno, rispose: Benderemo Camere ragione degli atti nostri. Lo stesso Conforti disse al Re: Noi siamo venuti ad adempiere un ultimo che il alle dovere, e vi dina che ritirarsi, si esortiamo di far cessare e vi ricordiamo che Me il strage la sta consumando^ ordinando alla citta- truppa di di Prussia divenne impopolare in Alemagna dal momento che fece moschettare il popolo. Il Re difende, che si ritiri cittadini si il dicendo rifiutò La truppa si quel pugno di : popolo^ mentre non faceva che vendere a caro prezzo la pronumerosa soldatesca che li assaliva pria vita a quella dietro le barricate e nelle case. L' inganno operato dal onde Re la notte del far ritirare la guardia nazionale, il maggio 14 concentramento delle truppe senza ordine del Ministero, le ultime parole del Re ai ministri, truppa e della e finalmente flotta dall'Alta Italia, prove assai chiare per confermare governo fomentarono a bella posta che prezzolato fu il braccio dal il richiamo della come vedremo, sono che emissari le ire quale del nei cittadini, partì il primo
  • 98. 102 colpo, e die Re, insomma, lavoniva da lungo tempo il per giungere a tale punto. L' inganno, ipocrisia, la l' corruzione, tutto adoprò per diventare forte abbastanza da violare un giuramento prestato nome in una di re- ligione alla quale fingeva di credere. * Ministero che Il si il Re ad forte di 12 mila era dimesso avea costretto inviare nell'Alta Italia una divisione uomini, comandata dal generale Guglielmo Pepe, Vittorioso Re, il 15 maggio spedì il immediatamente un ordine che la richiamava in Napoli. Essa era giunta parte a Bologna, parte a Ferrara, e pronta a passare Il Re di Napoli era persuaso che un semplice Po. il ordine non era sufficiente per far retrocedere così vilmente una truppa che avea ricevuto 1' accoglienza più fraterna ed entusiasta dalle popolazioni delle Romagne, e che ora avrebbe dovuto ritirarsi attraverso le maed ledizioni all' disprezzo il opera dei suoi nell' armata. Era questo raccogliere universale già satelliti il quindi ; pronti momento che il Re doveva frutto di quell' educazione data il ricorse disseminati e all'eser- cito, e degli sforzi fatti per sopprimere ogni sentimento di onore e di degli officiali. patriottismo L' ignoranza cui quei vili emissari cuore nel fondarono riescirono a persuaderli che il il loro vero famiglie dall' anarchia cha minacciava sciplina! questa qualità per cui si base su lavoro: essi loro interesse era quello di correre in Napoli onde difendere nenti soldati e dei dei soldati fu la negli il proprie le La paese. mena tanto rumore, cadde completamente nanzi di una benché falsa che tremava un' ora prima nello, ora baldanzoso esser sua, e che convinsione. al cospetto del rispondeva bisognava : La ritornare Un di- perma- eserciti in- caporale suo colon- causa italiana non in Napoli e di-
  • 99. 103 Re proprio fendere il chia. I soldati ed tato, che da quel si le pezzi. ai sera d'eli' accampamento 1' un comi- guardia a di linea gli officiali dell'arma medesimi regolarono Essi evitare le grandi città. zio di perlustrazione era fatto La dalV anar- paese resse le mosse dell' esercito. una compagnia modo da in proprio oude impedire che avvicinassero tappe il momento Essi stessi misero dell' artiglieria ed bassi officiali istituirono i con stabilito la massima con tutte Il servi- esattezza. regole le arte per guarentirsi da qualche sorpresa che teme- vano da parte delle popolazioni. Gli officiali seguivano la truppa con la spada nel fodero, essendo privati del comando. Ecco un esercito senza disciplina che serba ordine perfetto, perchè 1' stati dai soldati interesse individuale creduto impegnato all'impresa. di ogni soldato è generale Pepe, dopo aver dichiarato disertori tutti Il coloro i volgendo varii quali contro officiali, un suoi ordini tornavano in Napoli i le spalle al nemico, passò il Po battaglione cacciatori, gnie formate da soldati di diversi corpi, gnia zappatori, una batteria, un solo 50 soldati di cavalleria, e due seguito da due compauna compacirca officiale e battaglioni volontari. Di compagnia questa truppa il zappatori ed personale della batteria dopo poco tempo il battaglione cacciatori, ritornarono in Napoli gli ; altri la furono quelli stennero degnamente nella difesa di Venezia napoletano calpestato, perchè non accordavasi interessi di Il scosso so- onore con gli Provincie. La di Napoli avea guardia nazionale di Salerno, rac- muovere Re non abbandonava le armi usate volgeva contro di essa. La sera del 16 maggio un colta in parecchie migliaia, era prontissima a sulla capitale, e le 1' un despota. contraccolpo degli avvenimenti le che ma il
  • 100. 104 proclama dichiarava che rimanevano completamente guarentite tutte nunzio franchigie le costituzionali guardia nazionale di Salerno la lontariamente. Ciò non per tanto Ricciardi a tale an- ; sbaragliò vo- si deputato Griuseppe il portò immediatamente in Sicilia per indurre si quel governo ed popolo a rovesciarsi sulle Calabrie, il non essendovi per essi salvezza possibile finché dispo- il tismo fosse trionfante in Napoli; la proposta del Ricciardi riesciva impossibile alla quale la Sicilia, non posse- deva forze da intraprendere una tale impresa. Ricciardi inutili tutti si ove i suoi sforzi, i Visto il gettò nelle Calabrie, La suoi tentativi riuscirono più fortunati. città prima ad insorgere, un governo prov- di Cosenza fu la visorio fu istituito. I cittadini furono chiamati alle armi, e ben presto Il Re all' concentrarono da 7 si annunzio dell' spedi contro di esse tre colonne: 8000 uomini. a insurrezione Calabrie delle una, comandata dal generale Nunziante, sbarcò al Pizzo, occupò Monteleone ed accennava Cosenza. Le due altre, capitanate da Bu- sacca e da Lanza, dovevano congiungersi sotto le di Castrovillari che già si con colonna del la generale mura Nicoletti, trovava in Calabria, e marciare su Cosenza, chiudendo in modo tal l'insurrezione nel mezzo. totale Il delle forze regie era di 15 a 16,000 uomini. Il 14 giu- gno 500 siciliani rono a Paola. comandati dal cittadino Ribotti sbarca- benché metà delle forze regie, I Calabresi, pure avrebbero potuto, concentrati, opprimere glio le diverge colonne. Invece essi si in detta- divisero tre in corpi: uno, alle sponde dell' Angitola, fronteggiava Nun- ziante; un altro a Campotanese, avendo scaglionato dietro di sé il Ribotti che occupava Spezzano- Albanese; un terzo, finalmente, inutile affatto, occupò Paola per le coste. Il Busacca un battaglione dei regi banese e fu respinto. Maida il guardare spinse sino a Castrovillari. si Il corpo che era si presentò sotto 27 all' Nunziante Il 22 Spezzano Al- ripiegò sino a Angitola. Intanto l'inazione
  • 101. 105 avea già spento l'entusiasmo, prima, e quindi ziato si i calabresi. spense perchè mancò mancarono i i siciliani il concetto sì bene ini- popolo, nel capi militari, ed uomini rivoluzionari che fossero all'altezza delle circostanze. la scure del carnefice, la defezionarono Un movimento Da la baionetta del quel momento soldato regio, durezza del carcere e dell' esilio ripresero pieno vi- gore. Dal Tronto alla punta delle Calabrie, e più tardi sino al Capo Lilibeo, si ricostituì quel famoso reggimento in cui ogni individuo è schiavo, servile, vigliacco coi più potenti; per essere tiranno, arrogante, crudele coi meno favoriti.
  • 102. VII. Operazioni nel Tenete. Attacco di Vicenza (10 giugno) — Sottomiseione Veneto del — Resa Il maresciallo Radetzky dopo la battaglia di Groito, di Palmanova. sotto l'impressione degli stretto avvenimenti di Vienna, eco- da' bisogni della sua armata, vide la necessità Veneto per assicurarsi di operare la sottomissione del una comunicazione diretta ed abbondante nimento 6 il possesso di dell' esercito. passò Egli 1' Adige giugno a Legnago. La fanteria del corpo una brigata dell'esercito gnana. Il un paese mante- di tutte le risorse indispensabili pel di cavalleria rientrò riposò Il a Verona. Il ed rimanente giorno 7 a Bevilacqua e Monta- il giorno 8 a Ponte arrivò a Longara. giorno il di riserva Barbarano. generale D'Aspre Il col 9 1' armata 2° corpo gettò un ponte sul Bacchiglione, passò sulla sponda si- nistra e prese posizione alla Torre di Quartesole sulla mena a Vicenza. Il primo Wohlgemuth sulla sponda sini- strada postale che da Padova corpo gettò la brigata stra del Bacchiglione per col 2°, rimontò il mantenere la Bacchiglione e spinse comunicazione il suo anti-
  • 103. 108 guardo a Dobba. Il giorno medesimo la brigata Culoz da Verona e giunse a Montebello. D' Aspre sulla eortì strada di Padova, Wratislaw a destra del Bacchiglione, Culoz più a sinistra di Wratislaw e seguendo la catena dei monti Berici, partirono tutti la notte del 9 al 10, con una marcia concentrica su Vicenza. Vicenza ricocolo, 800 metri e dominata a è quasi ; e piìi in alla monte Be- dal quindi a città; circa elevano due colline: Bellavista di distanza si Rambaldo snd-ovest addossato sempre la catena una strada la quale Bellavista e Rambaldo, e continua là dei monti Berici, attraversata da a passa mezza costa serpeggiando intorno fra Bericocolo mette capo a porta al mezzogiorno Lupia. Ai piedi di questi monti, di porta Lupia, avvi porta Monte, a cui mena una co- municazione la quale traversa più a pianura che l'arborata si distende sino a Padova ed al mare; il Bacchiglione, e sulla sua sponda sinistra trovasi porta quindi scorre Padova. Durando avea riunite le sue forze in Vicenza. Sul monte Bericocolo erano in batteria sei pezzi da 6, due dei quali situati in modo da infilare la strada. Le cime di Bellavista e Rambaldo erano occupate da quattro compagnie, e sulla cima della prima era speso la considerevole line si per costruirvi un inutile, somma anzi ridicolo legno. Queste posizioni erano difese artificiale inondazione, ed a di queste coldi 22 mila lire castelletto di a destra da una sinistra, pianura e nella propriamente a poca distanza da porta Monte, un forte posto avanzato occupava tonda di Palladio; le il porte rinomato venivano munite d'artiglieria. Erano le 3 del mattino del edifizio della Ro- difese da bar- giugno allorché ricate gli esploratori di 10 Culoz giunsero alle falde Rambaldo, ed impegnarono un leggiero fuoco teria con gli italiani che lo difendevano. del di Ma monte moschet- dopo due
  • 104. 109 ore circa la linea nemica divenne più densa, l'attacco si prolungò sino all' presto incendiarono italiani, gli due collina artiglieria. 1' Bella- di ben I razzi legno, e quindi di da forze superiori, furono costretti austriaci coronarono gli Mentre Culoz colli. contigua castelletto il incalzati a ritirarsi, e altra ad operare vista, e principiò si sommità le occupava dei trasportare le a sue artiglierie sulle alture occupate, Wratislaw attaccò la Rotonda, ove obbligò la valida resistenza fatta dai difensori nemico ad avanzare il punto l'attacco divenne generale della Rotonda e quindi attaccò stesso D' Aspre caricava ricata di porta il nemico l'artiglieria. : In questo Wratislaw impadronì s' tempo Nel porta. la in colonna in massa la bar- Padova, ma, difesa con molta vivacità, soffrì delle neanche un palmo gravi perdite di terreno. guadagnare senza Intanto Culoz cominciò a lavorare colle sue artiglierie, che producevauo molto danno a quelle del nemico, perchè periori di calibro. Nel tempo ad molto su- esse medesimo s' impegnava un vivo combattimento di moschetteria sull'erta pendice del Bericocolo. Un mezzo battaglione svizzero traversò la linea dei cacciatori austriaci, caricò le miche, cercando riprendere la posizione di ma batterie ne- Rambaldo; questa inopportuna carica venne respinta dalla mi- traglia nemica, che decimò le file degli assalitori, i quali, ancorché avessero occupato la posizione, non potevano in nessun modo conservarla contro forze cotanto superiori. Poco dopo i cacciatori italiani alle falde del Be- ricocolo furono ripiegati, e la posizione assalita le parti da tutte cadde nelle mani del nemico, che respinse gli italiani nella città. Alle 6 della sera Durando annun- ziava al comitato di difesa, istituito nella città, la necessità della resa, e suo consenso I difensori gli vedendolo poco disposto a dare accordò un quarto d'ora per avevano ancora sufficienti il riflettere. munizioni, dappoi- ché vi erano 300 mila cartucce, venti casse di polvere.
  • 105. 110 ottocento cariche a mitraglia ed una discreta di bombe Lo e palle. lissimo ed il quantità spirito della popolazione era bel- comitato rispose che era si capitolazione sa- Durando prese tutto su bandiera bianca. La capito- rebbe stata indegna. Allora di sé e fece inalberare la dopo quanto : qualunque detto e fatto dai cittadini^ il lazione fu segnata la notte, e la mattina 11 giugno le truppe pontificie partirono pei loro onori e le ma armi, nemico con secondo La i tutti gli Durando abbandonati tre mesi, e gli abitanti furono dal al con Stati, obbligandosi a non combattere per la sola promessa che sarebbero trattati principii benevoli del governo austriaco. sera la brigata Culoz ed rono a Verona, il primo corpo rientra- secondo corpo rimase a Vicenza. il Fin dai primi di giugno corpo di riserva, e si si andava creando un nuovo cercava (non essendo padroni di Vicenza) d'aprire la comunicazione per Belluno in Carinzia, interrotta dagli insorgenti del in tutti gli scontri respinto Cadore che aveano nemico. il A tale scopo una colonna di 10 compagnie attaccò e prese Cadore, centro principale dell' insurrezione. Il giorno 9 giugno furono spedite delle altre colonne che repressero insurrezione 1' della valle della Brenta, e fu così aperta la comunica- zione fra Bassano e Trento. ma Tirolo per Val d'Arsa, a ritirarsi Un prontamente; perciò gata del secondo corpo municazione con pai'tì Roveredo. battaglione scese respinto fii il giorno una 12 da Vicenza e aprì bri- la D' Aspre Assicuratosi possesso della parte superiore del dal ed obbligato coil Veneto, si dispose trovavano in guarni- per marciare su Padova. In Padova, Badia e Treviso gione quel i volontari pontifici momento il si salvati dalla defezione. In generale Ferrari, chiamato in Roma
  • 106. Ili dal governo, si trovava assente era giunto a Rovigo. Alcuni invece ; generale Pepe il romani oflBciali partiti da presentarono ad esso, pregandolo di assumere Padova comando di quelle guarnigioni disposte ad ostinata difesa. Pepe lodò il loro zelo, ma cercò dimostrar l'inusi il tilità di essere guarnigioni di alla difesa Padova e coi pochi napolitani, si il Venezia, ritirarono in di quelle e spiriti gli si e difatti le come anche Pepe di Badia, catastrofi di terraferma, primo nucleo Venezia; di contribuì moltissimo a rilevare le avrebbe potuto che esporre quella gioventù, utilissima che il abbattuti per cominciò a formare truppe che in seguito merita- rono l'ammirazione d'Italia. Solo in Treviso rimasela guarnigione, la quale costretta a capitolare, dopo circa 12 ore di bombardamento, accettò zioni delle truppe di Durando le medesime condi- e rientrò negli Stati ro- mani. Le operazioni del generale Durando in questo caso sono riprovevoli quanto quelle del primo periodo della sua campagna. Il corpo di Nugent giunto in Verona cambiava affatto la posizione di Durando nel Veneto. Egli avrebbe dovuto considerare Venezia come sua base, occupare Padova e pesare municazione del nemico, continuamente evitando sempi-e sulla co- qualunque scontro in cui avesse potuto compromettere le sue forze, che allora bisognava conservare a tutti invece rimase in Vicenza ad attendere periore, i costi. per quindi abbandonare gli abitanti nerosità austriaca Durando un nemico sualla ge- dopo averli gravemente compromessi. Egli evitò la battaglia allorché bisognava cercarla, e sciò chiudere in avrebbe dovuto una città si la- che difese mollemente, quando ritirarsi. utile la difesa di Vicenza, Infine se Durando credeva bisognava che l'avesse gua-
  • 107. 312 rentita con delle opere importanti di fortificazione pas- seggiera. Le 22 mila lire spese pel castelletto di legno sarebbero state molto meglio impiegate alla costruzione di qualche ridotto in Eambaldo terra e Bericocolo, che facendo venire le artiglierie sulle cime avrebbe potuto rimanere molto e doveva re- perchè Radetzky non avrebbe tempo assente da Verona, e perchè la sua resistenza prolungata un movimento decisivo per Palmanova, bloccata armarsi, da Venezia. Ed anche senza questo aumento di difesa Durando poteva sistere sino agli estremi, e Bellavista, di potuto le poteva secondare armi piemontesi. sin dal principio della marcia consacrando nei patti della resa che la piazza era fornita di viveri e mu- di Nugent, capitolava il 25 giugno, nizioni; ciò basta per giudicare la condotta dello Zucchi.
  • 108. h'i vin. Operazioni in Lombardia. — Marcia sopra Dolce (11) Occupazione di Rivoli (10 giugno) Blocco di Mantova (13 luMarcia su Verona (13) Combattimento di Governolo (19) — Posizigne glio) dei due eserciti. — — — L' esercito piemontese compita la manovra intrapresa dopo la battaglia di Goito rientrò nei suoi accantona- menti. Il giorno 7 giugno seguente lettera al ministro Franzini scriveva la il generale Durando a Vicenza. MINISTERO DI GUERRA E MARINA. Dal quartiere generale principale Valeggio. Addì 7 giugno 1848. Sono ora informato, e dopo che gli austriaci di operare contro di Lei gnor generale, di averle già scritto oggi, marciano sopra Legnago di j avvisamela mi pregio rinnovarle gli coli' intenzione reputo quindi opportuno, in tutta atti della fretta, mia distinta consi- derazione. Firmato: Fbanzini. Guerra combattuta in Italia. si- mentre 8
  • 109. 114 Benché fosse sfuggita al di attaccare all' Re la bellissima nemico durante il la Adige, la fortuna novamente mino della gloria. Carlo Alberto occasione marcia da Mantova gli additava cam- il 7 giugno al quartier generale Il di conobbe che Eadetzky passava l'Adige si a Legnago per dirigersi su Vicenza. Peschiera era nelle mani dei piemontesi; la guarnigione di Mantova poco numerosa l' esercito sardo concentrato sulle bellissime posizioni che dominano la sinistra del Mincio; il Re bramoso di venire a giornata, come lo prova la ; sua marcia del 4 giugno. Quindi quale occasione meglio che questa avrebbe potuto mostrare con maggior chiarezza la condotta a tenersi seguire tempo ? Semplice era concetto il : nemico, tagliarlo da Verona, e guarentirsi nel il stesso dalla guarnigione di quella piazza. Facile tradurlo in azione marciare concentricamente : Verona e Legnago e passarlo fra ; all' Adige mascherare Verona con 15 a 20,000 uomini e mirare direttamente Vicenza. Il 10 Re avrebbe potuto giungervi il 60,000 uomini diviso in mura di La ; mentre 50 a due dal Bacchiglione, era impegnato sotto una città difesa da 10 a 11,000 uomini. Vicenza vinta da battaglia di avrebbe assicurato, se non denza alla testa di maresciallo con soli 30,000, il italiana. E la liberta, le Re Carlo Alberto almeno l'indipen- per la prima volta la storia d' Italia avrebbe consacrato alla gloria il nome di un principe. Tutti questi vantaggi potevano essere scemati dalla resistenza che la guarnigione di Verona avrebbe potuto opporre Ma al passaggio del fiume. la superiorità delle immensa, epperò il nemico avrebbe dovuto sguarnire completamente la piazza, cosa non troppo prudente. Ed anche supponendo che questo corpo forze piemontesi era arrestasse cannone il Re all'Adige, pure alle spalle del sua impresa, sistere dalla facilità con la quale si il solo rimbombo del maresciallo bastava a farlo dee Vicenza presentavano al era Re salva. La dei successi
  • 110. 115 mostra abbastanza che brilLanti fu molto riprovevole scisillo pletamente rale manovra la ; del un gene- inazione del nemico, mentre siili' mare- dovè contare com- esso non può esserne mai tanto sicuro da basarvi un rischiatissimo disegno. Ma disgraziatamente Re perde questo momento il come avea perduto propizio tutti gli L'esercito altri. piemontese rimase varii giorni inoperoBO, ed Questa famosa posizione è interessan- ciò sopra Rivoli. tissima per difendere la linea sore che Veneto ma ; Questa il principio al Radetzky avea perduto il posizione era campagna, della comunicazioni pel le padrone maresciallo portanza di Rivoli cessava, ed giorno medesimo che Adige da un inva- dell' scendesse dal Tirolo. egualmente interessante allorché 10 mar- il di Vicenza, Re occupò 1' im- Rivoli il nemico non avea più interesse il a conservarla. Il secondo corpo tale operazione. d' armata ebbe Duca una, comandata dal per Costermano e Caprino rale Broglia, precipitosamente. 1' ; Genova, altra, in sua ritirata, due colonne partì : da Garda comandata dal geneIl nemico, ve- sgombrò la posizione due colonne si congiunsero sul- il Duca di Geda Rivoli e marciò con una colonna per la Tasso e monte Baldo, e con un' altra discen; il giorno seguente partì valle del deudo cupò la Le altipiano di Rivoli nova di ordine di compire marciò costeggiando l'Adige. dendo compromessa 1' 1' Esso marciò su Rivoli la la rampa verso Incanale. La prima colonna corona che fu abbandonata dal nemico ; oc- la se- conda impegnò un cannoneggiamento con gli austriaci, e dopo varie ore di fuoco, senza perdita da ambe le parti, questi si ritirarono al di là di Dolce. Dopo aver perduto oppure nell' inazione, sei il giorni in operazioni inutili, 13 sciallo era di già ritornato in giugno Verona) ciare verso quella piazza e tentare (quando il Re il mare- decise di mar- un colpo di mano.
  • 111. 116 Ad nu' ora poni, j 'armata partì da Villafranca, 1' an- tiguardo la sera occupò Tomba, che trovò sgombra dal nemico. Sperando nella cooperazione degli abitanti, si per un attacco, ma queste spe- ranze svanirono non essendosi potuto, per un malin- diedero dare un convenuto segnale (qual miglior segnale teso, che le disposizioni rimbombo il tirò. Grli del cannone?!), quindi l'armata spinsero un distaccamento di austriaci sui passi dei piemontesi, sbaragliò ma i attaccò in coda e quasi li reggimenti Piemonte e Novara riordinati mico e che si ri- ulani immediamente dai cavalleria capi, caricarono il ; ne- lo respinsero. Ut * Benché il maresciallo non si trovasse più in quella deficienza di forze in cui era alla fine di pure aprile, il Re il passaggio dell'Adige e manovrando nel Veneto. era ancora nel caso di cercar battaglia, forzando invece, dopo un mese bloccare Mantova, e presentò mico che temeva attaccare Il corpo, così dal dorso a quel ne- il di fronte. giorno 13 luglio la seconda comandata Ma inazione completa, decise di d' generale divisione del primo Ferrere, defilò sulla sponda destra del Mincio, marciò verso Mantova e, respinti gli avamposti nemici, principiò a trincerarsi. La divisione Lombarda, la quale era giunta a Marcarla, appoggiò il movimento. La prima divisione del l** corpo, la divisione riserva di 2" corpo presero e Castellare sulla Molinella, quartier generale brigata Guardie. fu A brigata la posizione a e compirono trasportato a Canedola e blocco. Il Marmirolo con la il causa di questi movimenti corpo fu obbligato a prolungarsi per occupare Sona e Sommacampagna, di nerale Piemonte del Mozzecane, De Sonuaz spiegava la il secondo sua destra ed modo che 12 a 15,000 uomini il ge- dalla Corona a Sommacampagna, avendo a brevissima distanza dalla sua linea un nemico concentrato e numeroso.
  • 112. 117 A Villafranca fu messa la divisione Toscana, che sino era stata a Brescia, rafforzata da un momento a questo reggimento della divisione di riserva e da una brigata di cavalleria comandata dal generale e Valeggio furono occupati Goito 9000 sconti, forte di 8 a Olivieri. Peschiera, divisione Vi- dalla uomini, entrata in linea in quei giorni, e formata da 12 battaglioni di riserva. Mentre si compivano le operazioni del blocco di Man- tova, la cittadella di Ferrara principiava a difettare di con alcuni viveri, e gli abitanti vavano nella Onde far città ne impedivano queste cessare che volontari 1' si tro- approvvigionamento. un ostilità, corpo di 6000 uomini, comandato dal Principe Liechtenstein, sortì da Legnago rolo, 13 la notte del al 14, e, passando tina del 14. Ivi intimò si spiegò sugli la resa alla città e zione, con la quale si 1' Po a Fica- spalti della cittadella, obbligò prometteva guarnigione. Adempiuta la sua la il Occhiobello e Polisella, giunse a Ferrara la mat- medesimo ripassò di ad una capitolafornire di viveri missione, il giorno fiume. il L' apparizione di questo corpo austriaco sulla destra Po sparse 1' allarme nei Ducati, i cui abitanti temerono una immediata invasione. Per rassicurarli il Re fece partire il generale Bava con la brigata Regina, una compagnia beril reggimento Oenova cavalleria, saglieri e due batterie, col semplice scopo di una dimostrazione. Ma il 17 il generale Bava avendo saputo del a Borgoforte la ritirata del nemico, prese la risoluzione d' impadronirsi di Governolo, posto sulla sinistra del Mincio, e sul fianco, per conseguenza, delle truppe che bloccavano Mantova. Il di generale fece imbarcare sul bersaglieri stra del Mincio e marciare su col resto della Po la sua compagnia ordinandole di prender terra sulla sini- Governolo. Esso mosse sua truppa lungo la sinistra del Po, ed appena giunto incontro della posizione si spiegò lungo
  • 113. 118 il un Mincio, e principiò nemico di distruggere vivo era sospesa ed impediva benché superiore che glieri, si ma di croati, fuoco di fronte il compagnia bersa- sorpresi dalla attaccava al passo di carica alle spalle, li diedero ; compagnie tre sostennero essi ; alla fuga. calarono I bersaglieri la cavalleria piemontese inseguì il il ponte, nemico, che fu quasi distrutto. Liechtenstein tentò soccorrere Grovernolo, giunse troppo tardi, e trovandolo occupato La al passaggio. il Governolo era difeso da con quattro cannoni impedì fuoco, che ponte di cui la parte levatoia il si ma ritirò. una batBava rientrò al campo con una batteria, la compagnia bersaglieri rimanenti squadroni di Genova cavalleria. ed brigata Regina rimase a Governolo con teria ed uno ed squadrone, generale il i Neil' epoca un ora giunge la cui Un registro contenente Re tato al Lombardia col quale la 800 mila firme 10 giugno. Era il veruna garanzia per narrazione termina campagna. altro periodo della dava si al Re sua libertà, la fu presen- famoso atto il di fusione Sardegna senza di mentre Carlo Al- berto negava segnare qualunque trattato che avesse assicurato almeno avvenire degli altri principi italiani dai quali pretendeva efficace soccorso. Che guadagnava il monarca? Nulla. Mentre registri, cinto corona la suo capo il Alberto il 1' perde ma salvatore, bardo, che la cui fede si cadde affatto il egli il stese la che gloria di appassita prestigio. conquistatore mano sino sul Carlo non era di pifi lom- popolo vedeva abbandonato nelle mani avea subito, avea suolo. Esso del quei su allora un nell' accettare la fusione, Re una prova poco rassicurante. La gratitudine del popolo era cessata E se il ; il Re era in obbligo di difendere la sua corona. principe avea perduto il prestigio, non mono
  • 114. 119 cambiato era morale il dell' esercito. volontari abbaii- I douati da tre mesi a loro stessi, e senza oggetto, alla frontiera del Tirolo, aveano conservato indisciplina 1' e perduto l'entusiasmo. I 12 mila lombardi campo non erano uè cittadini reclute disagi e le l'inazione, ; i mene giunti ma uè soldati, al pessime della camarilla, che principiava a lavorare, aveano abbattuto lo spirito ed dell' esercito, rimanevano soldati i perchè costretti dalla disciplina. al loro posto solo essi destavano più simpatia degli abitanti, dappoiché non la telli i Né di ma Piemonte, truppa la del erano fra- i Re che difendeva suoi possedimenti. L' astro che attendeva Casa Savoia avea brillato alla fine di aprile, Re al cominciò poi mille volte le 1' il tramonto, suo battaglia la corona che preferì accettare dalla servilità. L' epoca errori 1' che spinsero esercito verso di Goito. cia un offrendo occasione di raccogliere in una ancora con dall'intrigo e più notevole accelerata velocità abisso, comincia dopo per il la battaglia che Radetzky compisse la sua mar- Si lascia da Mantova all'Adige senza neanche molestarlo. marcia su Rivoli gli Re e allorché gli austriaci Si Vi- attaccano Verona quando le forze nemiche vi sono di infine si commette 1' errore di bloccare Mantova. Un tale accecamento nel Re e nei suoi generali può spiegarsi solamente col siipporre che, assicurato il possesso della Lombardia, Carlo Alberto si decise cenza, e su già rientrate di ; terminare le sue conquiste, sperando che a cui esso abbandonava venuto di nuovo a il nemico, il Veneto senza contrasto, fosse guerra patti e la terminasse con un Campoformio. Di più, se erano spariti dal campo del Re tutti potenti aiuti morali, non era delle sue forze materiali. 75,000 uomini, coesione che la ma essi neanche i più florido lo stato L'esercito era forte di 70 a non aveano sola disciplina ; i altra lombardi, forza i di romani
  • 115. 120 e divisione la battaglioni dei di riserva, tutto in 20,000 uomini, dovevano considerarsi come truppa poco solida ed incapace di stare in linea. Vi erano anche da ammalati 6 a 7000 ; quindi Re non poteva presenLa di- il tare in una battaglia che 40 a 50,000 uomini. viziosissima, dappoiché 12 sposizione di tali forze era uomini occupavano a 15,000 la Il linea da lunghissima Villafranca alla Corona, e facevano fronte resto dell' armata era intorno a Mantova, al nemico. rimanendo Ferrere sulla destra del Mincio, e la brigata la divisione Regina a Governolo, epperò fuori il il soldato a soffrire d' azione. Finalmente mal regolato, che costringeva servizio dei viveri così nel seno del più delle privazioni paese del mondo. fertile La posizione del maresciallo Radetzky era tutta di- versa. I rinforzi giunti, sesso del Veneto, ed successi ottenuti i da Verona, che tita fatta un' abbondantissima provvigioni, aveano rilevato grandemente soldato una ; dalla avevano assicurato gli epperciò nel tempo stesso che il le sue, sorpos- quantità di il morale del nemico faceva così cattiva distribuzione delle sue forze, concentrava ed ordinava il Radetzky risoluto di tentare un colpo decisivo. Le truppe sercito, cher. cioè : in Verona furono divise 1° WratislaAv, Le truppe del Tirolo 2° si in tre corpi d' e- D'Aspre e riserva Wo- concentrarono a Trento, ed unite ad altri rinforzi giunti formarono il 3° corpo, comandato da Thurn. Welden, il quale fu lasciato da Nugent sul Tagiiamento, riunì tutte le truppe che vennero dalla Carinzia e formò di esse un secondo corpo di riserva 1' destinato a rimanere nel armata austriaca avea 60 squadroni, il in linea Veneto. In tutto 126 battaglioni e che dava un effettivo di 132 mila uo- mini con 240 bocche da fuoco, di cai una massa di circa 80 mila uomini era concentrata a mezza tappa dal centro dell'esile linea nemica.
  • 116. fvl IX. Operazioni in Lombardia. — Attacco di Sona e il Mincio (24) Ritirata del Re sulla sponBattaglia di Custoza (24-25) Combattimento di Volta (26) da destra del Mincio Combattimento di Rivoli Sommacampagna Ritirata dei regi — luglio) (22 — (23) — Eadetzky passa — — — Combattimento — maresciallo, appena fu sicuro della 1' idea di rompere Mincio impadronirsi dei passaggi del spalle del blocco di il alla 1' una seguì Corona il valle del Tasso marciò all' la nemico, il ; lo mentre assalto della De Sonnaz con due sera il 1' dei centro, alle si 1' battaglioni ed il Incanale Rivoli. I regi di ma incontrò spiegò nella altra colonna per rampa De Sonnaz, vedendo volta in due monti, respinse e combattimento, ed l'avversario, quella cresta quasi per cedere al numero, rianimò suo spiegarsi e Thnrn nel Tirolo ebbe movimento attaccando Rivoli, 22 luglio egli mosse verso colonne: il Mantova. ordine di secondare ed agosto) falsa posizione de! nemico, concepì 1' (4 Armistizio Salasco. Il Milano di erano arrivo del generale una mezza batteria nemico fu respinto. La la superiorità delle forze del- ed antivedendo un attacco verso Somma, alla destra della sua linea, ordinò la ritirata su Cavaione
  • 117. 122 e Calraasina, che operò si La mat- perfetto ordine. in Thurn occupò Rivoli. Radetzky lasciò in Verona il generale Haynau con una forte guarnigione, ed egli col grosso delle sue forze tina del 23 dalla uscì formò 1' piazza notte del 22 la ala sinistra, ed corpo di riserva il La tro al centro di questi due. deva da S. 2° corpo Il si fronte di attacco primo si die- esten- divise in si Schaatfgotsche con la brigata Schwarzem- : berg ed una brigata di cavalleria brigate Liechtenstein, dal generale il mantenne Giustina a Custoza. L' ala destra due colonne le 23. al ala destra del suo ordine di attacco, 1' Kerpam mirò S. Giustina, e e Giulay, comandate Wimpffen, mirarono Sona. L'ala sinistra Wohlgemuth, Supplicaz e Strassoldo sopra Sommacampagna; e la brigata Clam formò 1' estrema sinistra verso Custoza. A sinistra di Clam era diresse le brigate scaglionato indietro il Wyes colonnello quattro con squadroni, mascherando Villafranca. Alle 6 del mattino principiò 1' attacco Schaatfgotsche ; si trovò stina all' Adige, e lo attaccò faccia in ad un reggimento della brigata Savoia, disteso da Giu- S. immediatamente. L' e- strema destra di Wimpffen fu accolta sulla strada di Verona a Peschiera da un fuoco d' artiglieria il quale partiva da un trinceramento dell' Osteria del Bosco, e fu obbligata ad appoggiare a sinistra, concentrandosi col resto della sua attaccò Sona difesa dal colonna, che 2° reggimento della brigata Savoia e di da un reggimento parmensi, comandati dal generale Aviernoz. Queste truppe sostennero coraggiosamente lo scontro Ma tempo medesimo nel erano plicaz si piedi dell' altura si soldo attaccarono la in loro potere, gio. dirette a brigate spiegarono, e sostenute posizione, che e caricarono La presenza nemico. Wohlgemuth e SupSommacampagna; giunte ai le il nemico sino a degli austriaci a nacciò di rovescio la fronte da Stras cadde ben presto S. Gior- Sommacampagna mi- attaccata, e determinò la
  • 118. 123 tutto di ritirata il 2° corpo sardo, che riunì a Ca- si valcasene. Alle 11 antim. del 23 Radetzky da Custoza a giata al Tione si la j La Giustina. S. coverta dal la destra era spiegava si sua sinistra era appogcorpo, che 3*^ trovava a Rivoli, e che avrebbe dovuto continuare sua marcia, raa noi potè per mancanza di viveri. Il un quarto primo corpo fece Tione e distese si conversione a sinistra di avea occupato Custoza, passò sulla brigata Ciana, che sino a Montevento ; serva entrò in linea ad Oliosi. D'Aspre stelnuovo. Gli avamposti Radetzky la notte si corpo di il il ri- marciò a Ca- spinsero sul Mincio. Quindi faceva fronte al Mincio da del 23 Montevento a Castelnuovo, prolungava a destra sulle si alture verso Bussolengo, e rifiutava la sua ala sinistra allineandola con Custoza. bilito a S. 24. la mattina, Il del Mincio. Il maresciallo ordinò il corpo di riserva qualche spinse sta- sponda sinistra. Wohlgemuth il passaggio marciò a Salienze, re- divisione di riserva battaglione della che voleva contrastargli sulla fu generale quartier Il Giorgio in Salice. passaggio, e gettò tre brigate il Anche Monzambano, attaccato dalla primo corpo, cadde in potere del maresciallo. Questa brigata marciò a Borghetto unita con la brigata Strassoldo, che in seguito occupò brigata del L' esercito passando Valeggio. stelnuovo diventò riserva spre giorno medesimo il vava a Custoza, passò mentre tevento, di riserva, che la ; il Thurn avea raggiunto D'A- Tione e brigata occupava girato D' Aspre a Ca- : la brigata ; avea Mincio il a sinistra facendo fronte a Mantova il si Clam, che serrò Simbschen si tro- verso Mon- del 2** corpo Veneto, ricevè ordine, la sera del 23, di marciare per Bovolone e Isola Alta verso Custoza, per proteggere la sinistra dell' armata. Il corpo del generale passato il a Salienze De Sonnaz Mincio a Peschiera, per impedire al la la notte del 23 avea mattina del 24 accorse nemico il passaggio del
  • 119. 124 fiume, ma arrivò troppo tardi, e, vedendolo defilare sulla sponda destra, ritirò si a Volta. Ke avendo saputo che il nemico si era reso padrone di Sona, Soramacampagna e Custoza, parti il 23 Il alle 7 della sera dal suo quartier generale di Marmi- rolo, e si diresse su Villafranca con le brigate e Cuneo comandate Duca dal di Guardie Savoia, e Piemonte condotta dal Duca di Genova. Alle 2 pom. del giorno 24 partì da Villafranca ed attaccò da Custoza, su cui si diresse la brigata Guardie, sino a Sommacampagna, che attaccò la brigata Piemonte. Queste forze si scontrarono con la brigata Simbschen, che in quel punto giungeva La sulle posizioni. brigata Guardie coronò ben Monte Torre sulla destra di Valle di Staffalo, e la brigata Cuneo coronò le alture di sinistra Piemonte, comandata dal Duca di Genova, s' impadronì della Barpresto ; rettara e Sommacampagna. Il progresso dei regi nella Valle di Staffalo tagliò in due la brigata nemica, essa truppe sofferse moltissimo, e le campagna dovettero combattimento la strada gnardò Il di che su ritirarsi erano a Verona. Somma- Durante il Aosta ad Acquaroli sorvegliò la brigata ed una divisione di cavalleria Valeggio, la pianura. primo periodo della battaglia avea condotto, la sera del 24, questa parte delle forze piemontesi dietro la sinistra del nemico e su lare alla sua fronte sero state ; se, di una linea perpendico- invece di quattro brigate, fos- tutte le forze del Re, egli è certo che la posizione del maresciallo sarebbe stata assai critica. generale Bava concepì il Il progetto di far continuare la marcia avanti dalle tre brigate verso Oliosi per Godio ed impadronirsi di Valeggio, per farlo perno di questa conversione. L' idea era difettosa, giacché la conversione si appoggiava su mani di un punto (Valeggio) che era nelle perno effettivo, del nemico, quindi Custoza diventò e perciò chiave del campo di battaglia.
  • 120. 125 Radetzky, supponendo che il Ke fosse alla testa di tutte le sue forze, giustaQiente allarmato, cercò con tutti gli sforzi possibili porre che lo un argine minacciava. Le truppe all' inevitabile rovescio quali avevano passato le Mincio furono immediatamente richiamate, rimanendo un battaglione a Borghetto, uno a Salienze, dieci compagnie con uno squadrone a Mouzambano. La brigata il fronte a sinistra, e tutto Strassoldo a Taleggio fece primo corpo si scaglionò su di essa sino al Tione, il il corpo di riserva ad Oliosi rinforzò la sinistra del primo, D'Aspre secondo fece col a sinistra, mirò Godio, e un si quarto di conversione spiegò fra Custoza e Som- macampagna, e un'altra brigata venne da Verona verso quest' ultima posizione. diresse pure Thurn circondò Peschiera. Con maresciallo si obbligava questa e si Finalmente disposizione il convergere a destra e sul a medesimo peruo che Bava avea scelto. Il 25 la mattina il Re con la brigata Aosta attaccò ordinato al generale De SonValeggio, avendo anche naz di attaccare sti dall' altra non potè giungere dello stato in cui si sul ma sponda del Mincio, campo trovavano di que- battaglia a causa sue truppe. L'attacco le sempre più vivo, la disposizione scaglionati sino al Tione minacciò il fianco di Valeggio diveniva degli austriaci destro della brigata Aosta, e due battaglioni furono costretti a fronteggiare il. nemico verso quella parte. Il Duca di Savoia e il Duca di Genova, a causa della mancanza di viveri, cominciarono tardi il loro movimento; il che diede tempo a D' Aspre (che neanche sollecitudine) di giungere e si era mosso con troppa prendere di 1' offensiva. L' urto fu terribile, e la giornata Custoza è gloriosa pei piemontesi. Le forze nemiche erano immensamente superiori. e il Duca di da vicino. Se Erano Savoia a Custoza veniva la sua posizione si fosse la linea sarebbe stata minacciata. Il le 6 della sera, incalzato assai perduta, tutta Re ordinò la riti-
  • 121. 126 rata, quale fu protetta da un reggimeuto Guardie che la palmo a palmo contrastò posizione di Custoza. la truppe rientrarono in buon ordine a Villafranca. 70 mila uomini ma non disfatti Custoza decise la battaglia di diede le sorti ultimo crollo 1' La posizione del cominciò la notte del il 2 tutte alle 26, tuto 25 mila combat- dell' esercito regio solo terono, furono vinti, al morale Re a dell' non ostante ciò ; giacché d'Italia, armata. Villafranca non era tenibile: passaggio del Mincio, e la mattina le truppe che avevano combat- trovavano a Goito, senza aver si Le Dei sofferto alcuna molestia durante la loro ritirata. Era concetto del ge- Bava richiamare il resto dell'armata che si troblocco di Mantova e dirigerlo sopra Volta, supponeva occupata dal generale De Sonnaz; nerale vava che al si questi diventava testa della colonna che sarebbesi spie- gata sulle creste che si vriana e L' idea Solferino. moltissimi vantaggi. lare sui ponti del da estendono Il era nemico Volta avrebbe Mincio a poca distanza per Ca- presentava giusta e dovuto dall' defi- armata, Oppure avrebbe Mantova ed uscire e dare battaglia col fiume alle spalle. potuto scendere il fiume, passarlo a alle spalle dell'armata del Re, indietro, avrebbe conservato la quale, sempre facendo fronte la superiorità della sua posizione. Questa riata, felice ispirazione fu poiché il generale completamente contra- De Sonnaz, giusta gli ordini ri- cevuti per mezzo di un biglietto scritto a lapis e firmato dal colonnello Cossatì, avea abbandonato quelle impor- tantissime posizioni garono strano in 1' ; Bava, Salasco, Cossati stesso, ne- autenticità di tale ordine come non siasi luce un avvenimento Sonnaz di rioccupare ma egli è sì grave. Il veramente onde porre Re ordinò a De Volta immediatamente. Radetzky avea scelto Bava voleva sulla quale ; fatto ogni sforzo la medesima linea di battaglia spiegarsi, epperciò se De Son-
  • 122. 127 naz non avesse abbandonato Volta, il nemico ed Il 26 1' il regi prevenivano i progetto avrebbe avuto pieno successo. armata imperiale marciò alle nuove posizioni. il quale dopo la battaglia, osservando la ri- D'Aspre, tirata del nemico, era disceso nella pianura, raccolse corpo a suo Probiano, passò cavalleria del corpo di riserva, leggio. Wratislavs^ passò ciò a Castiglione. pel filò fianco La il il seguito dall' artiglieria e la e, fiume a il V'a- fiume a Mouzambano e mar- fanteria del corpo di riserva destro e passò de- Mincio a Salionze il Thurn finalmente passò anche esso fiume il ; con una parte del suo corpo, ed investì Peschiera. sera Intanto alle 7 della rivò ai piedi della De Sonnaz 26 del collina di Volta; la ar- posizione era difesa dalla brigata Liechtenstein del 2° corpo. L'artiglieria regia aprì il fuoco, a cui l'artiglieria imperiale. cemente all' assalto, La rispose vigorosamente brigata Savoia montò auda- essa ascese nemico dalla parte 1' altura e cacciò alla ove s'impegnò un combattimento corpo a corpo, che l'oscurità della notte rendeva più terribile. L' attacco di Volta baionetta il alta del borgo, avea allora più importanza di quello che credevano il Re ed il generale Bava. La presa di quella posizione tagliando Radetzky dal Mincio, comprometteva non solo tutti i suoi successi, rovescio. Il ma lo minacciava maresciallo lo sentì, o si di un terribile preparò a difen- derla con tutte le sue forze. D' Aspre fece immediata- mente marciare a Volta la brigata altre truppe del suo corpo, Kerpan, e quindi le mentre Radetzky resse personalmente col resto dell'esercito. vi La si di- terza divisione piemontese avea fatto prodigi di valore: essa si era impadronita di una posizione la cui attuale im- portanza era dovuta prima il al primitivo abbandono, giacché se possesso di Volta serviva solo per spiegare in battaglia l'esercito piemontese ed attendere ora avrebbe assicurato la vittoria. Ma il nemico, questa divisione,
  • 123. 128 abbaodouata alle proprie forze, non potè sostenere V urto nemico, che continuava ognora crescente, e fu obbligata a ritirarsi sopra Cerlungo, sostenuta gina che troppo cavalleria nemica si giungeva tardi con spinse sulle speranza di sgominarli, la sostennero valleria le sue dalla brigata Re- suo in orme ma La soccorso. di questi corpi Savoia e Genova caquindi caricando cariche, a lor volta la sbaragliarono completamente. Il timento di Volta fu V ultimo fatto glorioso per combatle armi piemontesi. Le manovre maresciallo Radetzky dal 22 del 25, al benché coronate da un completo successo, non mostrano né genio, né profonda conoscenza dell'arte. Egli é evidente che gli austriaci Sommacarapa- occupando Sona, gna e S. Giustina, le truppe piemontesi che si trovavano a Rivoli avrebbero dovuto deporre le armi fu 1' attacco di Thurn che le salvò obbligando i regi a il generale De Sonnaz avesse operato concentrarsi, e se con x>iù sollecitudine ed avesse avuto piìi fiducia nelle sue giuste supposizioni, sarebbe giunto in tempo con la sua sinistra a soccorrere il resto della linea, e Thurn avrebbe dovuto scendere dal Tirolo non prima del 23. La posizione presa da Radetzky il 24 a cavallo del Min; cio fu buona; l'arte gli nistra, ma è cosa chiarissima che prescrivevano, quanto tanto per la sua ritirata, raggine diede della sua al Re sinistra, il non già per sua potuto Questa trascu- mostrarsi maresciallo l'indecisione del nemico che marciò con e si- avrebbe cavalleria. la possibilità di epperò principii del- d' impadronirsi di Villafranca sin dalla sera del 23, ove utilizzare la sua riserva di i per coprire la sua sì dietro fu salvo per poche forze, abilità. Al mezzogiorno del 23 Carlo dei rovesci del generale Alberto ebbe De Sonnaz, e credè il avviso nemico
  • 124. 129 a Custoza e Sommacampagna. notizie tali Sotto 1' impressioue qualunque mediocrissimo generale di avrebbe dato ordine a tutto l'esercito di marciare su Villafranca. Alla mezzanotte del 23 più tardi al il poteva essere completo. Quindi, deciso concentramento di operare contro Custoza e Sommacampagna, era chiaro che per assicurare la sua sinistra, la sua ritirata e conservarsi comunicazione con l'altra sponda del Mincio, fin Re avrebbe dovuto occvipare Valeggio. il Re commisero un errore quasi trascurando l' uno Villafranca, l'altro Valeggio. sera del 23 il maresciallo ed Il simile Carlo Alberto avrebbe potuto trovarsi con tutto esercito spiegato da Valeggio a avrebbe messo di la dalla il Sommacampagna, nemico nell'alternativa o di il suo il che vincere, essere distrutto completamente. II Re marciò con sole tre brigate ad attaccare un nemico già vittorioso sul corpo del generale De Sonnaz, composto di quattro brigate. Egli colpiva nel segno dirigendosi verso ma Villafranca, per puro azzardo; dappoiché, come sempre avea fatto, subordinava mosse a quelle del macampagna nemico, le sue marciò a Custoza e Som- nella convinzione di urtarsi di fronte con l'avversario, ed invece ne girava involontariamente la sinistra a causa dei movimenti giorno medesimo. quale, il Il nemico più intelligente con tutte le di sue forze e vinse quello Il il Re il il accorse seppe profit- maresciallo avrebbe dal Mincio e sgominarlo affatto. concetto del generale Bava, di spiegarsi sulle al- ture di Volta e Cavriana, con la quale si mandò ad mancò a causa effetto. occupare Volta ed appoggiarvi la Presa della mollezza la decisione di destra della linea di battaglia, perchè inviare all' attacco 1 che era, ma non ; tare della sua vittoria, giacché potuto tagliare maresciallo fatti dal supponendo per sua fortuna una sola divisione? muovere su Volta principii dell' arte prescrivevano di con tutto l'esercito, e mentre la testa di colonna avrebbe Guerra combattuta in Italia. 9
  • 125. 130 almeno, attaccato la posizione bisognava, perlustrare nuova linea. Agendo in tal modo, la posizione del nemico sarebbe stata subito conosciuta, ed un generale di genio, vedendosi con tutta la massa delle sue forze su di un' ala nemica, non avrebbe esitato un istante a fare un vigoroso sforzo onde staccarlo dal Mintutta la e quindi dalla sua base. cio, Radetzky, spiegandosi da Volta a Castiglione, avea preso una posizione troppo viziosa, e perchè soverchia- mente estesa, e perchè ponti sul Mincio. Se cito del Re non non avea altra che ritirata fosse più nello stato di combattere, avrebbe dovuto i maresciallo credeva che l'eser- il un momento lasciargli di tregua ; non se poi ne temeva un ritorno offensivo, bisognava che avesse manovrato pel basso Mincio. La sorgente dell' errore del maresciallo è la sua condotta la vittoria del 25. Egli incalzando poco il risoluta Ee a dopo Vilhifranca e sbaragliandolo, avrebbe potuto in seguito sgombrare il nemico dalla sinistra del fiume, ed passarlo a G-oito al ; suo primitivo il giorno seguente invece egli, pertinacemente attaccato concetto, si ostinò a manovrare sul Mincio superiore. La mattina suoi del 27 generali lo stato Re il rilevò dalle relazioni dei stanchezza e di di scoraggia- mento in cui si trovava 1' esercito. Esso avrebbe dovuto immediatamente ritirarsi sulla destra del Po, ed il nemico sarebbe stato obbligato a fronteggiarlo. Invece inviò a chiedere un armistizio, che senza dubbio non poteva dizioni. il maresciallo Una tale che l'esercito del accordare che a durissime con- domanda dimostrava ad evidenza Re non era nello stato di sostenere un urto immediato quindi le condizioni dell' armistizio dovevano offrire a Radetzky quasi tutti quei vantaggi ; che avrebbe ottenuto con glia, la vincita di un' altra batta- o con una pronta ritirata del nemico. zioni furono le medesime dell'armistizio Le condiSalasco, col
  • 126. 131 solo vantaggio Questo fine. tarsi 1' ottenere l'Adda per di ma immediatamente; errore chiedere di l' ricusarlo, e principiò di con- da accet- Ee, dopo aver commesso il commise quello armistizio, ritirata, la linea Milano, ed era salvava patto già iniziata, di senza ordine veruno, da alcuni generali. La mattina del 28 l'armata era a Torre Marcarla e d'onde Re con un proclama diceva: il Piadena, il quartier generale tevi e provvedete al pericolo con l'energia... arma- ». tanto desiderava quel- era affaticato per ispegnere, lombardo l'esercito di ciii si egli l'ordinamento, contrariò faceva appello a quel popolo che egli infine i suoi sa- aveano ingannato, disprezzato, sperando nei prìn- telliti cipi. Bozzolo, « Italiani, faceva appello a quell'entusiasmo che Egli si d'Oglio, a Era troppo La tardi!!... sera 30 del l'armata bivaccò intorno a Cremona. Le sole definizioni della strategia bastavano per di- mostrare Ee l'importanza al una base gionarsi sta elementare e tutte le durante campagna. Que- misura avrebbe dileguato tutti i dubbi incertezze riguardo alla condotta da tenersi la ritirata. Alessandria curava ed approvvi- di stabilirsi sin dal principio della ; La base ma dopo la conquista la delle nattirale del Piemonte è marcia sul Mincio, che provincie assi- lombarde, questa base avrebbe potuto ingrandirsi con approvvigionare e preparare a valida difesa Pavia e Piacenza. L'esercito avrebbe trovato un sicuro ricovero, e sarebbe stato ri- storato da tutte le risorse del Genovesato, che lo spal- leggiava. In tale posizione avrebbe difeso le due capitali, Milano e Torino, e finalmente il tempo italiani il popolo avrebbe avuto di sollevarsi. Mentre, come era possibile che accorressero all' dn Bozzolo, se dopo otto giorni lo stesso gli Re Re capitolava? appello che loro faceva il
  • 127. 182 Eadetzky intanto, oltre quella brigata sortita da Verona il 25, ebbe anche altre truppe, e formò un 4° corpo sotto fece comando il un movimento avanti Mincio occupò Rodigo; : del generale Culoz. la sinistra Quindi appoggiandosi al centro Gazzoldoj la destra a il Piubega, difesa da una colonna scaglionata indietro e comandata dal colonnello Wyes; poi per Marcarla seguì La mattina l'esercito nemico. mona con la del 31 retroguardia del Re, urtò sotto Cre- si e scambiò qualche colpo di cannone. Il 1° dietro 1' agosto l'armata piemontese avea preso posizione Adda, ove potuto utilizzarsi ; trascuraggini, essa zioni, epperciò Il la fortezza di ma si per una Pizzighettoue avrebbe quelle di inesplicabili trovò mancante di viveri e muni- bisognò abbandonarla. giorno medesimo il 4° corpo dell'armata austriaca si presentò a Grotta d' Adda, vi gettò un ponte, e passò il fiume senza incontrare alcuna resistenza. La divisione la quale difendeva quel passo avea stabilito il si ritirò a Piacenza. suo quartier generale a Codoguo Il ; Re egli avrebbe dovuto caricare questo corpo nemico con tutte le forze, oppure continuare il e dirigersi anche a Piacenza. stranissima risoluzione di suo movimento retrogrado Ma invece marciare su Re prese la Milano, ed il il 8 agosto giunse in quella disgraziata città. Il 4° corpo del maresciallo, riserva, si avanzò verso sostenuto dal corpo di Piacenza, mentre 2° corpo marciarono verso Pavia. il 1° ed il Tale movimento era conseguenza della convinzione in cui era Radetzky, che Re si fosse ritirato per uno di quei due punti ma appena seppe che l'armata regia si era diretta verso L©di e Milano, girò a destra immediatamente, ed il il ; 3 di agosto entrò in Lodi con tre corpi di armata. 4" corpo rimase a fronteggiare Pavia, la quale si Il resej Culoz vi gettò una guarnigione, quindi marciò a ponente di Milano, onde tagliare il nemico dal Ticino.
  • 128. 133 Intanto quegli nomini che aveano a Milano usurpato il mani potere del popolo, e dalle cui cettato la corona, Re il avea ac- annunzio dei primi rovesci prin- all' cipiarono a trepidare, alla trepidazione successe la paura, a questa la bassezza di rassegnare poteri nel i Fu nominato un comitato del pericolo. momento com- di difesa posto dei cittadini Rastelli, Maestri e Fanti. Questo co- mitato fece tutti i possibili onde raccogliere sforzi in Milano gran copia di munizioni da bocca e da guerra, e difatti la città fu completamente approvvigionata; vi erano un milione e 700 mila cartucce da fucilieri, 9 mila chilogrammi di polvere da cannone, 45 mila chilogrammi di polvere da archibugio, e si fabbricavano 350 mila car- Le provvigioni da bocca consistevano 12,800 moggia di frumento, 6 700 moggia di segala, tucce per giorno. in 3000 bestie da macello, 4500 di stato suflBciente per riso, un'armata tanti, più sarebbe tutti 50 mila uomini. di che il un mese a nutrire gli vino abi- era per tre mesi, formaggio e salumi per un tempo maggiore. Oltre a queste misure in massa doli di tutti gli lungo la linea dell' Adda per generale Garibaldi ed il ai fare nemico. vi una leva comitato ordinò uomini dai 18 arrestassero la marcia del il il Il 40 anni, inviandei Chiamò generale Zucchi : lavori che in il Milano primo fu Bergamo a formare una banda. popolo applaudiva a questi preparativi, il popolo credeva Milano inespugnabile, e si apprestava ad ostinata difesa j la sua esaltazione divenne estrema allor- inviato a Il ché vide Questa entrare nella regolarmente città doveva il Re e la sua armata. apportare gran copia di munizioni da guerra, ancora altre munizioni da bocca quindi approvvigionamenti riboccavano. L' armata prese posizione un mezzo miglio la città, sviluppandosi dritta appoggiava di j gli si Pavia; il quasi in alla Cniesa centro a Vigentino avanti un semicerchio. La Rossa ed al Naviglio ed alla Gamboloita ;
  • 129. 134 la sinistra corpo si mattina del la ; mostrò Orientale. Radetzky seguitò porta iunauzi sua marcia la strada sulla Gamboloita, mentre 2° corpo il riserva mirava Vigentìno. alle 3 pom. Le truppe Il berto gnò nella la resa di Milano. gli eccessi non furono sotto il bastone fidando nuova della nel marzo, s' mentre strani, capitolazione popolo tornava avea Il cacciato che capitolazione della nelle loro case poso. Carlo Alberto avea se- benché inopportuni, propugnatori i avviavano per gustare e cecamente esasperazione uni- nemico quel di 4 Carlo Al- del maresciallo col proruppe. esso in cui di furono ripiegate a notte giunse inaspettata, e produsse una versale. Quindi la quello da popolo la primo il attaccò combattimento durò sino La Il di Milano, difesa ed seguito un armistizio conchiuse Lodi piemontesi poca distanza dalle porte. 10. alle 4, di paralizzato il un agiato movimento riri- voluzionario nell'istante in cui l'armata austriaca, ridotta uomini, a soli 40 o 45,000 si frazionata e in ritirava disordine. I suoi satelliti lo aveano voluto bardo-Veneto, ed ranzia per la dal giogo il sua libertà, straniero. ritirarsi nei suoi Re del Lom- popolo, benché rimanesse senza ga- avea taciuto per francarsi Ora questo Stati, popolo vedeva consegnandolo nuto formidabile. Chi mai, senza al il Re nemico dive- mentire a sé stesso, lano sarebbe stata per ? La difesa F esercito piemontese una mina: essa poneva Piemonte fuori combattimento, e potrà condannarne la giustissima ira lo il avrebbe obbligato ad accettare allora la pace, di Mi- totale che fu dunque generali di Carlo Alberto non si adoprarono onde dissuaderlo dalla stranissima risoluzione di marciare su Milano? Campeggiava forse nelle loro menti 1' idea di reprimere una seconda volta il temuto repubblicanisrao, e farsi immediatamente succedere dagli austriaci, come i regi erano succeduti loro nel marzo? Egli è certo che il popolo, noisegnata a Novara. Perchè i
  • 130. 135 impossibilità di internarsi nel pensiero, giudica solo dalle apparenze, né potè vedere altro che un Re venuto l' con un esercito per consegnare La una difesa di un piano di sta delle inutili e pi'eziose guerra esterno, è di potenti soccorsi. Se linea di ritirata per una base, tro si un corpo, o il un errore necessario crede si quale co- il Bisogna opporre spera rannodare sua giusta la le truppe die- in quel solo caso la resistenza di sarebbe stata utile, dappoiché dava il ritar- nell'arrivo di Re avesse seguito quindi nemico. che sia coordinata con vittime. una resistenza ogniqualvolta dare la marcia la città al città senza tempo Milano all' eser- cito sardo di ritornare alla riscossa. CONVENZIONE DI ARMISTIZIO fra due armate sarda ed austriaca, come preludio le per un trattato di pace. delle negoziazioni Art. 1° la punto Il di divisione fra le stessa frontiera dei Le 2** fortezze due di due armate sarà Stati. Rocca Peschiera, d'Anfo ed Osopo, come pure la città di Brescia, saranno sgombre dalle truppe sarde ed alleate, e consegnate alle truppe di S. M. I.; consegna di ciascheduna di queste piazze la avrà luogo tre giorni dopo la notificazione della pre- sente convenzione. Nelle succitate piazze i materiali di dotazione apparte- nenti all'Austria saranno restituiti. seco portando fetti d' i abbigliamento di loro proprietà, e rientreranno per tappe regolari e pel di S. Le truppe sortiranno loro materiali, armi, munizioni, ed ef- cammino più breve negli Stati M. Sarda. 3" Gli Stati di cenza con quel piazza di guerra, Modena, circuito Parma e la città di Pia- di territorio saranno sgombrati assegnato come dalle truppe di
  • 131. 136 S. M. Ee il Sardegna tre giorni dopo la notificazione convenzione egualmente di della presente. i^ Questa città Venezia e di sarde militari città, i riguarderà mare di Le truppe fettuare la loro ritirata per la forze sgombreranno la per poi rien- posti di questa piazza, trare negli Stati sardi. Le terraferma veneziana. terra e di ed forti i la potranno di terra ef- sopra una terra a tappe, via da convenirsi. 5° Le persone e le proprietà summen- luoghi dei tovati sono poste sotto la protezione del governo im- periale. 6° Questo armistizio durerà per sei settimane dar luogo alle negoziazioni di pace, spirato termine sarà o prolungato di comune il accordo, o onde quale diffi- date le parti otto giorni avanti la ripresa delle ostilità. 7° Saranno nominati reciprocamente dei commissari per l'esecuzione la più facile ed amichevole di quanto sopra. — Firmati: Hess n sei 1' consegnata il Salasco. armata piemontese lasciò Milano dopo averne che vi entrarono dopo la porta agli austriaci, mezzogiorno. Thurn intanto fece venire materiale da Verona, il costruì delle batterie e principiò Peschiera. Il sato, e portò il bombardamento giorno 11 agosto arrivò l'ordine della resa, il di colonnello Cos- giusta l'articolo 2° dell'armistizio. Le popolazioni venete gì' italiani tutti di nire, si di qualunque terraferma, concetto erano affrettate a seguire donarsi bardia, e a Re Carlo 1' prive come sul loro avve- esempio della Lom- Alberto in premio di loro futura salvezza; quindi Venezia, ove da poco erano prevalse le antiche reminiscenze repubblicane, fu tra- scinata suo malgrado nelle mani dei regi commissari.
  • 132. 137 Ma quel Re, a cui il popolo si donato, era accettava come una condizione dell' armistizio la resa di Venezia, che doveva a se medesima la sua libertà. Un tale atto opinione scosse la pubblica presero rono i 1' iniziativa pili audaci ; le ; i nuovo proclamata alcuni generosi commissari diatamente scacciati, e di : al cittadini masse, come sempre, seconda- 1' regi 11 agosto grido di la Viva furono imme- repubblica 8. Marco, e fu lo stesso Manin, dalla vita privata in cui era rientrato, fu richiamato al potere. Infine nella valle del Tagliamento la piccola piazza di Osopo, difesa da volontari veneti, ricusò, come Ve- nezia, di riconoscere l'armistizio.
  • 133. X. Ritirata delle truppe lombarde. Combattimento di Lonato del generale scia (12) Luino — — (6 Durando — agosto) — Ritirata in Piemonte Ritirata di Spedizione di Garibaldi Combattimento di Morazzone La mattina del 25 luglio il da BreScaramuccia di Griffini — (26). generale Durando (Gia- como) ebbe delle notizie vaghe circa ai disastri dell'e- sercito piemontese, e delle istruzioni piìi dalle diverse autorità, le quali Un nuovo luogo di concentrarsi. stato inviato a scia Como ; con pieni poteri. rando chi ed un Il si generale (Garibaldi) era altro (GrifiSni) Re vaghe ancora erano moltiplicate in intanto governava Bre- ingiungeva a Du- di resistere in Brescia; lo stesso scrivevagli il Lec- comitato di difesa. Durando concentrò la sua truppa e la scaglionò da Gavardo a Vestone. In tal modo essa difendeva Brescia con una posizione di fianco sosteneva il castello di Rocca d'Anfo, presidiato da 300 uomini del batta; glione dei finanzieri, e finalmente era nella possibilità di molestare in il nemico che investiva Peschiera, e rimanere comunicazione colla flottiglia del lago di disposto esso poteva attendere la fortuna avesse arriso alle gli eventi, Garda. Cosi sperando che armi piemontesi.
  • 134. 140 Il 4 agosto presidio della Eocca d'Aufo fece il monte sortita j girò la posizione di il nemico, e lo respinse al di là del che investiva Peschiera, inviava giare in tutti i paesi intorno il le Cafifaro. di Thurn, sue partite a forag- lago di Garda. Durando, inviò da G-a- per molestarlo in queste sue escursioni, vardo un distaccamento una Snello, che occupara 1500 uomini, comandato dal colonnello polacco Kamienski, con l'ordine di spingersi al di Lonato là di e ritornare nemico ovunque V incontrasse. il per Salò attaccando Questo distaccamento, 6 agosto, respingendo tutte le pattuglie ma oltrepassò Lonato, mena che a Salò si all' incrociamento il austriache, della strada scontrò con una forte colonna ne- mica, e dopo aver sostenuto varie ore di fuoco fu costretto a retrocedere. Il 7 le notizie della capitolazione di Milano prende- vano consistenza, scesi in e nel caso che gli Val-Camonica e in Val-d' austriaci Adda, al fossero corpo di Du- ritirata. Nel tempo stesso Gavardo due individui sospetti rando non rimaneva nessuna venivano come arrestati spie, ma uno i di di essere in quali furono giudicati e condannati a morte; essi, un chiedendo in grazia caporale austriaci a riconoscere dei la vita, confessò racchettieri la forza dì inviato dagli volontari a questi Gavardo, e che un corpo di 8 mila uomini in Lonato non attendeva che queste notizie per muovere ad attaccarli. Tutto questo cumulo di tristi circostanze, le quali rendevano sempre piìi diflBcile la posizione del Durando, mantelo fecero decidere di serrarsi verso Brescia, nendosi col suo corpo sempre nella parte montuosa del paese, onde essere al caso di aprirsi una ritirata, o pure chiudersi Intanto il in Brescia e difendere la città. comandante avea avuto nella notte ciale della capitolazione Cossato era giunto per della guarnigione di Brescia dell' di 11 agosto la Milano, consegnare ed notizia il uffi- colonnello la città al nemico.
  • 135. 141 iuvece di raggiungere Grifldui corpo il Durando, ac- di vicenda nella ritirata, ciò avessero potuto sostenersi a 12 agosto con tutta la truppa, la quale ascendeva da 4 a 5 mila uomini, e ri- sortì da Brescia montò alle ore 8 del dell'Adda, ed Questa colonna, con dei corpi che si il 19 quale Edolo; quindi passò a la valle dell'Oglio sino nella valle si Grigioni. nei gettò erano uniti gli sbandati trovavano allo Stelvio ed al Tonale, la si traversò la Svizzera ed entrò in Piemonte. Durando giungeva ivi 12 agosto vicino a Brescia, ed il seppe della convenzione Salasco, e ed inconcepibile ritirata del il movimento dirigendo ed ordinò la resa della le Griffini ; dell' inaspettata epperò proseguì sue truppe fra Adro ed Iseo, Rocca d'Anfo, e come una delle condizioni dell'armistizio, e perchè sai'ebbe stato inutile affatto l'ostinarsi a difenderla in tale isolamento. Durando il 13 raggiunse la sua truppa ad Adro. Egli poteva guadagnare Piemonte traversando il essendo perciò obbligato a depositare giungervi costeggiando la parte montuosa bardia, fidando nelle zione; garanzie garanzie assai dubbie, che la Svizzera, armi, le oppiire della Lom- offriva la conven- dappoiché si faceva in essa menzione di truppe sarde ed alleate, e non già di truppe lombarde. Il primo partito secondo più rischioso ma era più onorevole eravi un'altra potente ragione la quale determinò ad appigliarsi al siciiro, piìi ; il il anche Durando secondo. Egli era piemontese e costi- tuzionale, vale a dire, di quegli uomini i quali parteg- giano piuttosto per un governo costituito che per una causa zione, il il cui futuro mostrasi incerto. Fatta tale risolu- punto che bisognava guadagnare sollecita- mente era Bergamo. L'avanguardia, composta della legione lombarda, comandata da Borra, e dei volontari milanesi, comandati da Manara, giunse a Bergamo nel tempo stesso che dalla parte opposta appariva l'antiguardo di un corpo nemico comandato da Schwarzem-
  • 136. 142 berg; immediatamente batterono gl'italiani di carica e presero posizione parte nella passo il elevata piti della città, gli austriaci occuparono la parte bassa piaz- zandosi che V antiguardo ed fra tive favorito maschi si grosso il trovava a Seriate. Durando si al tenevano berga- i truppe italiane, che dal canto loro le minaccioso in un ottenne che mostravano dall' esaltazione vedere colonna della principiò le tratta- La aspetto. foglio di via e le medesima sera sino al Ticino. razioni dì seguente (14) gì' italiani sortirono da Bergamo. Durante la marcia il generale ebbe due visite l'una a Merate dal generale D'Aspre, l'altra a Monza da tre oflBciali e queste due visite pareva avessero per Il : ; iscopo tanto che accertarsi di Durando rientrava il direttamente in Piemonte, quanto per vedere se vi fosse possibilità di Ma rompere assicuratosi convenzione fatta a Bergamo. la nemico della prima parte, e vedendo il che non avrebbe potuto infrangere rischi, lasciò continuare Durando il 19 passò il senza molti patti i tranquillamente la ritirata, e Ticino con tutte le sue forze. « * Arrestiamoci un istante per esaminare la condotta del comitato di difesa dell'agosto, composto dai cittadini Maestri, Rastelli e Fanti. Egli Milano pel momento. quello di proclamare chiuso le porte al Un ma, quantunque e molti illusi si Re si di Sardegna la rotta del impossibile vi il salvar sarebbe stato, che avrebbe ed agli austriaci Re avesse ; scosso gli animi, fossero ricreduti, pure non eravi in Mi; gli uomini di questa opinion© conoscevano nem manco, popolo se ne erano guerra, era mezzo repubblica, la lano partito repubblicano non solo per non e senza mischiarsi col stati riguardosi tutto esser chiamati fautori il tempo di della discordia. <3uindi l'attuazione di questa idea riesciva impossibile.
  • 137. 148 La sola misura dare ad clie il potuto man- avrebbe comitato d'impadrouirsi era quella effetto di tutte le forze lombarde, epperò sottrarle all'influenza dei regi, togliendo comando il volontari a dei e sostituendovi qualche fini, officiale Durando e Grrif- medesimi di quei corpi, di opinione conosciuta. Quindi, concentrare lontari, la guardia nazionale, la leva in massa i vo- fra Ber- gamo e Brescia, e con questa massa di 40 o 50 mila uomini tentare un colpo decisivo, attaccando prima il corpo di Thurn che investiva Peschiera, poi quello di Welden che bloccava Venezia, che sarebbe divenuta base di questo esercito improvvisato. Ardua era presa, ed la sola ei'a modo da in da tentarsi ; ma espo comandate si al suo posto, quindi le le forze. truppe da ritirarono in Piemonte. Diede a G-rif- pieni poteri a Brescia, e questi, abbandonato sue inspirazioni, piuttosto che unirsi a Durando, tirò in lungo che dei lavori esce traversando Piemonte, leva in massa campo dal la im- comitato operò sperperare invece di concentrare Eimaneva Durando tìni il 1' la il nemico, per idea eseguire la finalmente Garibaldi a Bergamo, a far che 1 quale Spediva osservazioni. delle razionali ri- Diresse la Svizzera. la linea dell'Adda, arrestassero alle si A riunire tempo medesimo che gli armati che vi erano sparivano dal campo per l'effetto delle disposizioni .armati, nel dello stesso comitato. * * * Il di nel generale Garibaldi in Montevideo avea dato prova un ardire senza dirigere comando di le pari e di un'esperienza piccole imprese poche migliaia sostenne la sua fama di di marittime ; profonda quindi al uomini sulla terraferma valorosissimo, e brillarono le un completo disinteresse e generosità, virtù che ne formano un eroe come semplice cittadino. sue virtù di
  • 138. 144 Ma il genere di guerra da esso combattuta, da esso lui il genio e la scienza d manovre Come ha un generale. i non Graribaldi di tattico, esso le fazioni ben lungi dal far supporre erano dirette, vi concetto è bitudine di l'a in Difatti, uelle strategico. marce fare delle lunghissime senza scopo prefisso, e affatica perciò inutil- mente truppe le ed attende del i) ; giunto in un luogo forte, nemico che deve partigiano, arresta si quindi non ha neanche j genio il continuamente essere o in impegna la e non può mai ottenere un ri- Nel combattimento ritirata o in offensiva. sua gente in dettaglio, sultato decisivo. La guerra con una i in Europa non è quella che può farsi o con un popolo selvaggio. Tutti tribìi araba, vantaggi possono che ottenersi uomini e dalle armi, sono dal stati ridotti terreno, dagli ad una scienza, Non che darà sempre la superiorità a chi la possiede. è possibile il diventare generale in un mese ; un uomo valoroso ed intelligente potrà in poco tempo diventare un buon capo ma di corpo, per muovere le masse, per regolare l'amministrazione, provvedere per sus- alla un esercito, bisogna una somma intelligenza, accompagnata da lunghi e profondi studi. Era sistenza di la scienza che rendeva blica francese i giovani generali della repub- possedevano per mezzo di studio, supplivano con basta per essere neanche l'essere battaglie. generale in scentifico. concepire dei buoni piani, capo, come la e- non non basta Un uomo mediocre potrà ma non sarà capace di porli esecuzione; dappoiché se esso ferma, e di una fiducia coraggioso L'essere l' campagna sperienza, almeno, di tre o quattro anni di e di cinque o sei in non superiori agli altri, e quelli che manca somma ed di una volontà illimitata uei propri concetti, vacillerà al pensare che pesa su di lui una enorme responsabilità, troverà troppo ardite le proprie idee, e discendendo ai mezzi termini ruinerà 1' impresa.
  • 139. 145 La stampa, seuza tener conto di queste circostanze, proclamò Garibaldi gran generale prima che fosse giunto Esso era atteso da Montevideo con una picbanda con la quale si sperava da alcuni formare un esercito e di un partito repubblicano. il nucleo di giunto a Genova Garibaldi offrì la sua spada al Re, Ma in Italia. cola Avvenuta poi che la ricusò. sardo, dell'esercito disfatta la comitato di difesa, come abbiamo veduto, il diede la missione esso giunse a d' iniziare la guerra una colonna riunire 4 mila di puro entusiasmo e dal inspirati tutti dal più gli ed popolo, di giovani indo- pivi mito coraggio. Dopo la disfatta ma regi fuvvi dei cora un istante in cui sciolta la guardia nazionale, Piemonte, dati o in Lombardia an- in riaccese l'ardore nelle masse si leva la i massa rinviata in Le proprie case, ogni speranza cessava. Ma erano state sciupate ed esaurite. alle forze del popolo uell' Italia centrale, concitata a tali avvenimenti, era vi esuberanza di vita Garibaldi e se fosse sione avrebbe dovuto passare sollevare le marvi si popolazioni di repubblica e far la determinava a rimanere il Po con e vasto per cercar spirito di delle era in più il passò l'Adda a Ponte di Ma Adda come Lombardia, ove adatto per rianimare per quanto popolazioni. sua colonna, la Toscana e Roma, proclasorgere un esercito. Se poi avrebbe dovuto gettarsi nella Valtellina, montuoso ; sua mis- della all'altezza stato ; corpi volontari sban- era egli partì e si il fece, paese sostenersi e possibile lo da Bergamo, diresse a Monza. Il giorno medesimo che vi giunse seppe dell'approssimarsi del per nemico e partì Varese. Arona, ivi s' a Luino, dossato il alla a Castelletto, poi ad impadronì dei vapori del ed in stretta fra immediatamente per Como e quindi Da Varese marciò tal modo si Guerra combattuta in e senza Italia. e sbarcò di veruna possibilità di lago Maggiore e quello Svizzera, lago una posizione Lugano, ad- trovò in 10
  • 140. 146 estendere ed ingrandire il movimento. In queste inutili marce, la metà della sua gente lo aveva abbandonato, ed una colonna destinata ad esercito, al essere nucleo il una ricogni- Gli austriaci spedirono contro di esso sorprese a Luino che lo zione, un di suo esordire diminuiva invece di crescere. ma ; quella valorosis- sima gioventù, animata dall'esempio del capo, respinse il nemico. Garibaldi, respinta da Luino la ricognizione, dopo due giorni marciò ad Arcisate, spingendo la sua avan- guardia sulla frontiera del Meudrisiotto. Gli austriaci marciarono contro colonne di esso in varie : quella del- l'estrema destra costeggiava la Svizzera, quella dell'e- costeggiava strenaa sinistra Luino. La colonna vanguardia tirò nella di il Iago Maggiore e mirava dell'estrema destra Garibaldi Svizzera. avrebbe bare su questa colonna per aprirsi tellina, taglio. non il sentì l'ari- si dovuto piom- passo nella Val- oppure, battuta questa, attaccare Ma urtò con si Garibaldi, che dopo essersi difesa le altre in det- egli era a tale distanza dall'avanguardia, che una di- neppure cannone, e prese invece il rezione affatto opposta, incamminandosi verso Sesto Ca- lende ; intanto gli austriaci occuparono Gavirate e Sesto Calende, ed egli si diresse a Morazzone, ove giunse il 26 agosto ad un' ora pomeridiana. Le truppe erano affrante dal digiuno e da cinque o sei giorni di faticose marce, ed il Municipio di Moraz- zone, ben lungi dal vederli con piacere e ristorare questi suoi compatriotti, dominato dalla paura d' incor- rere nella vendetta degli austriaci, dichiarò cedere alla sola forza, e non somministrò cinque della sera. Mentre gioventù prendeva un poco di taccò con tre battaglioni, una drone. L'inaspettato i che viveri questa prode e mal ristoro, batteria attacco generò il verso nemico ed le diretta l'at- uno squa- immediamente la confusione; Garibaldi potè appena con pochissimi tener
  • 141. 147 meutre testa al nemico, mitragliati, fuggivano in altri, disordine nelle contrade del paese. Riordinati e riavutisi combattimento ed obbli- dalla sorpresa, corsero al garono allora gli austriaci a retrocedere quanto accorse si alquanto. era stato falso il Graribaldi suo movi- vedeva esposto ad essere circondato epperò dopo quattro ore di combattere, verso le nove mento esso : sì ; della sera, ordinò la ritirata. Alle 10 pom. la testa della colonna cominciò a sortire ma paese, dal p«r disfare un ostacolo, il quale ritardava la marcia, la colonna fu interrotta. Garibaldi, ignaro di tale incidente, continuò il suo cammino, e la truppa nel momento di rimettersi in rotta, non sapendo più ove il d'ora capo tentò ofiSciale dal fosse diretto, si condurla, di paese si Morazzone, e quindi suo cammino I giornali nn''abile e nemici, i giunta Un ad un quarto novamente, sbaragliò si perturbata titubò. ma a ritornò Garibaldi continuò disperse. il e riparò nella Svizzera. scrivevano terribile : che manovra quali, ingannati, si il generale Garibaldi con era uscito di mezzo ai macellarono fra loro!!!
  • 142. XI. Fatti d* arme nel Tenete e alla destra del Po. Combattimento di Cavanella (7 luglio) — Welden passa il Po Combattimento di Bologna (8 agosto) Di Cavallino (22 ottobre) Di Mestre (27) Kesa di Osopo. — — — Il — secondo corpo di riserva, comandato dal generale Welden, presidiava tutte le città del Veneto e bloccava Venezia. Il basso Adige è unito alla Brenta canale di Valle. Tanto il fiume quanto per il mezzo del canale sono bonissime comunicazioni per condurre a Chioggia le vet- tovaglie dalla provincia del Polesine e dal Pavese. La confluenza del canale e dell' Adige è difesa da una testa di ponte detta Cavanella d'Adige, la quale appog- gia la sua gola alla sinistra due del Gli austriaci l'occupavano con 250 Il fiume ed è divisa in dal canale. croati, un distaccamento di ed era uno dei principali posti del blocco. generale Ferrari ebbe l'ordine di riunire a Chioggia quattro battaglioni ed una sezione di artiglieria, formavano un nirsi di effettivo di Cavanella. i quali 1700 baionette, ed impadro-
  • 143. 150 Questo piccolo corpo, giunto a Anna S. la notte del 6 luglio, mosse all'attacco di Cavanella in tre colonne: la prima, formata da un battaglione e dalla sezione di artiglieria, dovea passar l'Adige a Portesine con delle barche ed attaccare trinceramento alla gola, e mentre il questa colonna avrebbe richiamato su di sé l'attenzione del nemico, le altre due, l'una pel bosco Nordio, e l'altra di Valle, il per seguendo gli dovevano sorprendere ed la via argini del Eomeo canale attaccare di fronte trinceramento. All'alba del 7 la prima colonna atten- deva barche le sponda alla giunsero che verso le 10 ma dell'Adige, ant. e non non esse prima delle 11 principiò l'attacco. Intanto le altre due colonne, impazienti per questo ritardo, quindi mancò l'effetto ed le che assalirono si trinceramento, il sperava dalla sorpresa, nemico ricevè un pronto rinforzo che raddoppiò sue forze. Ferrari, vedendo che era inutile più ostiil narsi all'attacco, ordinò la ritirata. Un ordine del maresciallo avea prescritto al generale Welden di aprirsi le rante giornate le del Po, ma egli pleta ritirata dei comunicazioni Mantova du- con del 24 e 25 e perlustrare la destra non potè eseguirlo prima della compiemontesi. piccolo distaccamento sulla attaccato e messo in fuga Dopo di che dagli abitanti gettò un ma venne destra del Po, Sermide, di Eomagne. 28 spiegò una divisione lungo villaggio delle Il bello ad Rovigo, il Po, da Occhioavendo un'altra divisione in riserva a quindi passò il fiume con un forte distacca- Ostilia, mento, attaccò Sermide che trovò barricato, e lo mise a ferro e fuoco. Il staccò maresciallo, durante la sua marcia vittoriosa, diil 30 luglio sulla destra del Po il principe Liech-
  • 144. 151 con 5000 uomini, ordinandogli di marciare su Modena, Parma e Reggio, e ristabilirvi il caduto governo. teiìstein Welden Nel tempo stesso ordinava a verso destra Mirandola, e prolungarsi a di manovrare con d'accordo Liechtenstein onde sbarazzare tutto quel paese dai diversi corpi volontari che vi furono vimenti 7 agosto e si volontari si ripiegarono spiegò intorno alle mura. popolo, con un commossero, ed a tutti i Po annunziò questo che egli Bolognesi i volevano costi difendersi. Papa, che faceva motuproprio del L' ipocrite A l'ordine. il proclama, arrogantissimo veniva onde ristabilire si mostravano. Questi mo- momento che Welden passò Fin dal al i Bologna, ove Welden giunse con una colonna tutti su il si eseguiti, ed appello onde mantenere l' inviolabilità del suo esaltò vie maggiormente i cittadini, che a alle popolazioni territorio, stento le autorità portatesi al municipali quartier riuscirono generale di Welden convennero consegnate agli seco lui che sarebbero a calmare, e due austriaci sole porte, senza però che nessuna truppa armata en- trasse in città. Le porte furono occupate, e durante 7 agosto il ebbero luogo delle continue risse parziali fra popolo e soldati, mune provocate sempre dallo spirito di jattanza co- agli officiale officiali All'alba del giorno 8 un austriaci. con grossolanissimo scherno, per beffarsi della bandiera nazionale italiana, chiese un Il popolo fatto fu il lo caffè città e sostenne le offese del Il corpo di Welden popolo nemico, che sorge in città a cannoneggiò Bologna. I destra di cittadini assalirono e lo prima da piccolo porta balzando sloggiarono am- asserragliò la che porta S. Felice, e poi dalla Montagnola, barricate lo tre colori. Il segnale della zuffa. montava a 4 o 5000 uomini. ticello a mise immediatamente a morte, ed un tal mon- Galliera, fuori dalle dalla Monta- gnola volgendolo in fuga. Welden la mattina del 9 fu
  • 145. 152 obbligato a ritirarsi a tre miglia qualche giorno ripassò da Bologna, e dopo Po. il * * La nuova repubblica avea fatto un passo avea conosciuto Guglielmo Pepe, Venezia degli 11 agosto di la necessità di esser forte. era quale al tutte le forze di terra, 22 marzo; là di quella del in piti affidato generale Il comando il a dare ordinamento a quei diversi corpi, cosa presentava non poche da guardare ed forti di difficoltà, i dappoiché poco adatti siti quale la numerosi i alla riunione truppa obbligavano la guarnigione ad essere conti- nuamente frazionata. Per agguerrire ordinò che occupando il la giovani milizie, quelle 22 ottobre si attaccasse Cava Zuccherina molto innanzi discendendo punto il di adoprava con infaticabile zelo si al infilato dal quale, fiume, e propriamente al Cavallino, che dava La posizione menava un argine cui il avea un posto posto da attaccarsi. come quella a forte, generale il inimico, sul Sile, di confluenza col canale del nome simo il l' nemico con due pezzi era assai angustis- d'artiglieria, e fiancheggiato a sinistra dal canale difeso con due battelli armati di spingarde, e a destra da intrigatissimo e malagevole terreno. La piccola colonna veneta, forte di 400 cacciatori del Sile, sortì da Tre Porti e s'incamminò per l'argine, mentre alla sua sinistra tre piroghe e due barche armate di cannoni navigavano sul canale. L'antiguardo appena incontrò il primo avamposto nemico si spiegò in cordone a destra, e continuò, facendo fuoco, la sua marcia. Giunta la piccola colonna a circa cinquanta passi dal posto nemico, le piroghe fecero alquanti ed i cacciatori al passo di corsa sizione, ne cacciarono il si tiri, gettarono sulla po- nemico e s' impadronirono
  • 146. 153 Ma delle sue artiglierie. tale potendo conserrarla attesa Tre Porti, ma la rioccupò, l'abbandonarono, ed sera la posizioue rimase dietro il il uoii il da nemico non Sile. Questo fatto d'armi rilevò molto nezia, ed incoraggiò veneti i la considerevole distanza gli spiriti in Ve- generale ad intraprendere qual- che fazione di maggior rilievo; epperò pere nel mezzo la linea del blocco, decise di rom- da Mar- sortendo ghera ed attaccando Mestre. Mestre è unito a Marghera dalla dagli argini di un canale che si strada di ferro e scarica nella laguna, ed era difeso da 1500 soldati. Gli austriaci con due la strada di ferro dietro un trinceramento, l'argine. Il da pezzi ed infilavano campo, egualmente piazzati difendevano rimanente del terreno era impraticabile per- chè melmoso ma ; dalla strada che essi potevano anche essere attaccati mena a Padova, quale interseca un la canale in un sito detto la Rana, ove il un sbocco di questo guardava posto, e canale a Fusina. e due piroghe, Il egualmente lo nemico aveva generale ordinò che 450 cacciatori alla dimane sero Fusina, e quindi il del 27 ottobre, attaccas- posto della Eanaj mentre altre due colonne, l'una di 900 combattenti e due pezzi taccherebbe per la strada di 650 militi con un'altra di ferro, sezione at- e l'altra a destra d'artiglieria attac- cherebbe per l'argine. L'attacco di Fusina meritava tutta solerzia dei capi, sizione; e sue ma l'attenzione e la come quello che doveva quella colonna fu la meno girare la po- forte, e ritardò per equivoca negligenza che ma^ marina veneta. Mancato quest'attacco, il risnltamento rimaneva affidato solo al valore delle cooperazioni scompagnò la lonne che attaccarono di fronte. Entrambe superarono trinceramenti ed entrarono a Mestre, inseguendo il i nemico con la baionetta nei reni. Gli austriaci si racuna piazzetta, sulla quale i veneti non pò- colsero in
  • 147. 154 tevano sboccare che per un piccolo ponte difeso da due pezzi dominato dai artiglieria e di fuochi assalti la posizione fu presa, padroni di Mestre, fossero gl'italiani valorosamente dei bersa- Dopo glieri appostati nelle case fiancheggianti. ripetuti e pure benché dovettero ancora durar fatica ad espugnare alcune case ove mico strenuamente in difese. si come portando Venezia da 12 e quattro da 6; La colonna trofei cannoni sei varii carri di ne- il rientrò la sera due : munizioni, molti bagagli, parecchi cavalli, e 7 a 800 prigionieri. La giornata e la diplomazia maschera di Mestre ebbe un'eco in tutta Italia, non tardò, coperta come sempre con dell'ipocrisia, a protestare presso il la governo della repubblica di "Venezia contro ogni operazione of- attesoché, dicevano essi, fensiva della guarnigione, compromettevano uomini mancanti le pendenti trattative. il avea nulla da sperare Piemonte, mostrato che Ve- isolatamente, e che lungi dall'essere compromesso scaramucce, sarebbe stato sommamente in queste favorito se la guarnigione della repubblica avesse potuto apportare nemico delle profonde si governanti, sicurezza la quale, fondata di quella sopra solidi prìncipii, avrebbe loro nezia non I ferite, proibirono al al comando militare ulteriori fazioni. Nella Valle Intelvi di con una Mestre si rispose generosamente al fatto levata d'armi. popolo non inopportuno, e perchè il insorgere, e perché di nuovo erano rivolti mente il al le Ma il era momento fu disposto ad speranze e gli occhi Piemonte, che aumentava considerevol- suo esercito. Un corpo austriaco occupò Chia- moto insurrezionale fu soffocato nel nascere. Durante questo stesso mese di ottobre, e precisamente il giorno 13, la piccola piazza dì Osopo, dopo venna, ed il aver resistito due l'armistizio Salasco, gli mesi si da che rese. rifiutò di riconoscere La guarnigione uscì con onori militari, e quasi tutta entrò in Venezia.
  • 148. 155 * * Due vazione cose nell'armistizio Salasco sono degne di osser- mostra l'una : di Carlo satelliti l'allucinameuto in cui erano Alberto, chiaramente quale fosse dopo aver quali, i la disposizione del popolo, sicurarono al nemico la resa di Venezia la resa della piazza. L'altra cosa parte del maresciallo fu quella vantaggio che violato davagli la sua uno degli mare, di terra e di di si ma il singolare non profittare del superiorità, ad essere la ad base di per vedere nel articoli principali dell'armistizio. prestava ri- non già ben nezia essendo fortissima lo costringeva assedio, as- presidiata da popolo. Carlo Alberto avrebbe potuto promettere chiamo delle sue forze i veduto Ve- un penoso un esercito operante nel Veneto, ed inutilizzava così completamente Radetzky le piazze forti passare Ticino e costringere il avendolo dell'Adige. bisogna fatto, impedì, o che il il credere maresciallo avrebbe nemico dovuto che la non credeva diplomazia lo di pace. una come possibile ripresa d'armi, e riguardava l'armistizio Salasco un non dubbio preliminare Non alla pace.
  • 149. xn. Operazioni in Sicilia. Attacco e presa di Messina I successi delle vano Re al ostilità di (6-7 settembre). armi austriache nell'Alta Italia da- Napoli la forza morale di comiociare le contro la Sicilia. Il solo mani dei regi era diata da 4 mila uomini, nelle punto Messina, presi- che fortezza rimasta dell' isola la cittadella di batte l'entrata del porto e la città. Sulle coste della Calabria 24 mila uomini comandati dal tenente generale Filangieri e Borbone si trovavano già pronti. La prima operazione a farsi era quella la flotta del una base, per quindi avanzarsi Il nell' stabilirsi di interno dell' isola. possesso della cittadella, le vicinanze alle coste della Calabria, formavano a questo oggetto. di Messina Occupata il punto Messina i più regi spingersi verso Catania o verso Palermo, adatto potevano una con li- nea d'operazione fiancheggiata e protetta dalla flotta. Quindi Messina fu scelta da Filangieri come primo il scopo delle operazioni, che furono condotte con molto accorgimento. All'estremità orientale della Sicilia le ultime ondulazioni dei monti che s' inoltrano nell' isola formano
  • 150. 158 uua concavità in cui s'interna il mare. La Mes- città di specchiandosi nelle onde, è edificata sul versante sina, di questi poggi. Dalla punta meridionale mare un ammasso lossale piegato di rocca ad angolo della città s' nel inoltra a forma di un braccio co- retto, che circoscrive porto. il Alla giuntura della spalla, ovvero all'unione di questo braccio con la terra, è situata la cittadella, pentagono a doppia cinta bastionata e difesa dalle acque. All'estremo del braccio sorge la batteria casamattata di S. Salva- tore, che difende l'entrata del porto, incrociando i fuochi con la batteria trova Real Basso, che gli si suoi incontro. La cittadella è unita alla terra per mezzo di un ponte levatoio che mette al piano di Terranova: questo piano è circoscritto da una cinta bastionata, di cui una cor- tina parte dagli spalti della cittadella, costeggia il ed è fiancheggiata dal bastione D. Blasco che trovasi ad angolo all'estremo, ove la cinta, prosegue retto, il piegandosi quasi suo irregolare sviluppo mare intorno alla città. Vari forti difendono i poggi dai quali Messina è dominata. 22 febbraio Il il forte di Milazzo, situato a stanza da Messina sulla costa cilia, il era reso al popolo. si guerra settentrionale Una poca di- della Si- parte del materiale da rinvenuto venne trasportato in Messina, ove comitato di guerra avea deciso d'attaccare la batteria ivi Real Basso. La notte del 2ì al 22 il colonnello Longo, con massimo accorgimento, costruì una batteria a poca distanza dal forte, e alla dimane in due ore che chiudeva Real Basso alla gola forte preso d'assalto. mai in Da fu di fuoco il diroccato muro ed il quel giorno in poi non cessò Messina un continuo e lento combattere di arad eccezione di pochi giorni di armistizio, tiglieria,
  • 151. 159 provocati dal Ministero Troia, che precede la catastrofe 15 maggio. del In Messina i siciliani aveano assiduamente lavorato onde guarentirsi dalle aggressioni e moltiplicare le of- fese contro occupati dai regi. L'arsenale era stato forti i diroccato dal cannone della cittadella, ed impareggiabile costanza, lavorando sotto dissotterrarono da quelle ruine coronate di batterie che dirigevano tro Una forti. i mare vicino ed impediva un colline furono con- metteva foce nel che torrente mura, separava alle Le le loro offese sviluppandosi dalla banchina trincea, del porto sino ad con circa 20 pezzi di arti- da guerra. glieria ed altri materiali siciliani i fuoco nemico, il la cittadella dalla città Tre batterie nella città mare difendevano la trincea, avendo in seconda linea due batterie di mortai, in tutto 112 bocche da fuoco, la maggior parte di grosso le sortite dei regi. ed una fuori che mirava calibro. Ma lato che il il si alla strada del littorale estende quasi perpendicolare mena a Catania orientale che era sguarnito di difesa e lasciava esposto tutte le opere. La mini. contio La guarnigione popolazione era animata da odio profondo gli oppressori. La guerra era inevitabile, quindi bisognava prendere l'iniziativa ed attaccare truppa da sbarco i prima che forti i entrassero Orsini, che avea diretto azione. in larori, insisteva la flotta e la Il colonnello il 12 agosto con un rapporto, che faceva seguito ad un cedentemente inviato, onde cominciare suo disegno battere in breccia impadronirsene, ed avanzando Terranova coronare nare il forte S. il altro pre- le ostilità. bastione S. rocca a forma approcci pel piano di gli attaccarlo Raniero, di Fra D. Blasco, gli spalti della cittadella. Salvatore, quindi pei piani di quella fianco di il era di 5 a 6 mila uo- che braccio si che per Fulmi- sorpresa, e protendono unisce S. su Sal- vatore alla cittadella, stringere questa da presso, che,
  • 152. 160 priva allora delle comunicazioni per mare, non era difficile costringerla alla resa. presentava pito e Duca 1' di molti Genova era Re smetteva sua la Ma il di Sicilia, ipocrita at- Ministero sperava che l'indipendenza il come siciliana fosse, prie forze. ben conce- era probabilità. di proclamato etato Inghilterra non ancora titudine, epperò disegno II gradi era, ancora Fu rimessa abbandonata alle pro- la decisione di attaccare ad un consiglio di guerra in Messina, questi la rinviò al Ministero, il tempo scorse, il regia sciolse da Reggio e La mattina tro vapori vano tempo una batteria che guardava il mare. Nel stesso sortivano dalla cittadella tre battaglioni, ed i forti fese sulla città. tredici vela, quat- alle foci del torrente, al la trincea, assalivano la batteria e la flotta una fregata a del 3 settembre appoggiava si passò, e la flotta diresse verso la Sicilia. da guerra e venti barche cannoniere attacca- di fronte quale momento si distruggevano; e quindi la vomitavano per tre La mattina del 6 un convoglio di da trasporto, protetto dai fuochi della Un lo sbarco delle truppe. il i combattimento con casette campestri e dai valida resistenza; grossarono, e tutto muri il flotta, cominciò i primi a sbarcare, ed che dalle siciliani, i opponevano de' giardini successivamente la quaranta legni battaglione cacciatori ed marinari delle cannoniere furono impegnarono fregate a vela, cannoneggiarono vapori e venti cannoniere costa orientale, mentre giorni le loro of- ti-e truppe regie in- le corpo di spedizione, forte di 7 a 8 mila uomini, mise piede a terra e guadagnò la strada consolare; ivi giunto converse a destra e marciò sulla città. Due battaglioni in colonna lungo la sponda del mare, linea di battaglia. Il centro serrata, formarono seguiva la marciando destra della la direzione della consolare, e la manca, seguendo le colline, cercava di girare e prendere di rovescio le opere nemiche. apriva il La flotta passo alla linea di battaglia, fulminando tutti
  • 153. J61 i e -villaggi ostacoli gli elio opponcv.'uio alla sua si con una sortita marcia. Questo attacco era combinato dalla cittadella d'onde maresciallo Pronio con quat- una compagnia battaglioni, tro il obici traversò al passo di corsa sotto destro della colonna a mezzo tiro di fucile, porto franco accanto batteria, e la quattro e piano di Terranova, una batteria che fulminava fuoco di il zappatori il fianco il occupò il chiuse in massa si dietro uu muro che circoscrive il piano di Terranova, onde abbatterlo, e marciando lungo le mura per l'in- terno della città attaccare la porta e prendere alle spalle i i le bat- tempestavano siciliani i rivolsero le offese contro questa colonna, e di- forti, ressero che Ma che Filangieri batteva di fronte. Siciliani terie delle colline, con le quali loro fuochi sul porto franco e sulle caserme, i addossavano si muro al mina zato Pronio. Ivi una dietro brillò e quale erasi piaz- il due compagnie trocedere, il porto franco abbandonato, e tirandosi furono fulminate dalla che aveano occupato siciliani il le truppe ri- batteria e dai vicina franco. Esse porto di cominciò a re- regi furono quasi distrutte; la colonna ri- pararono in disordine nella cittadella con perdite gravissime. L'oscura notte pose fine alla pugna, ed battenti bivaccarono sul Spuntava l'alba del campo giorno 7, e per per cattiva volontà di alcuni capi, le file si erano di molto diradate. Rimanevano ai loro borgo posti, ed un pugno di prodi Zaera ed in particolare di il die La nante, occupò le batterie compì sinistra il forte siciliane. Il il com- suo malintesi, o dei siciliani gli artiglieri difendeva il convento della Mad- dalena, editìzio solidissimo. Filangieri marcia. i di battaglia. continuò la sua movimento contor- Gonzaga, prese di rovescio tutte centro fu arrestato dalla valida resistenza del convento; ma nel tempo stesso una co- lonna sortì dalla cittadella, e questa volta invece di traversare il piano di Terranova girò Guerra combattuta in Italia. al di fuori delle mura, 11
  • 154. 162 e rafforzata dalla destra dei regi che il bastione D. Blasco attaccò il borgo era giunta sotto Zaera, di fece Maddalena e l'assalì. I difensori combatterono corpo a corpo, e venderono a caro breccia al convento della prezzo la loro vita. Dopo cessò ; non le quali le vi truppe del despota sfogarono Quasi tutta Messina rovine. quest'attacco la resistenza furono che incendi, rapine e stragi, con si la loro ferocia. ridusse un mucchio di fumanti
  • 155. XIII. Agitazione nell'Italia centrale. — Sollevazione di Livorno (5 settenibre) Costitnento Montanelli Attacco del Quirinale (16 novembre). — Il cetto unito sentimento nazionale avea stretto in un i popoli italiani. il Ma se questo sol con- concetto ne avea pensiero, non avea potuto unirne l'azione che dipendeva dai principi. I quali avendo gl'interessi, le tradizioni e l'esistenza in opposizione carono con l'incertezza, l'intrigo e ogni suo sagrifìzio ed ogni suo ricaduti il moto, più crudeli non sotto l'antica tirannide, rimanevano che speranze. Ma cer- rendere vano Nel Lombardo- sforzo. Veneto, ove più generale era stato le sofferenze, col popolo, la forza nell'Italia centrale il vi po- polo conservava ancora la sua vitalità incontro a principi debolissimi. ancora trovava dei quali Esso continuava a tumultuare, il mezzo come evitare gli ma non scogli contro avea rotto nell'azione, né trovava nelle decla- mazioni della propaganda repubblicana alcun pensiero l>ositivo effettuabile. Il 5 settembre il popolo in Livorno si sollevò, ed esso rimase padrone della città e del castello. duca per conciliarlo nominò il governatore di esso; e questi Il Gran- professore Montanelli a il giorno 8 ottobre prò-
  • 156. 164 damava la necessità di una Costituente avrebbe dovuto dapprima condurre guerra e stabi- contingenti in uomini e danari da somministrarsi lire i dai diversi si italiana, la quale la terminata Stati; la guerra, bisognava che occupasse di un patto che stringesse insieme tutti Governi concetto era ottimo rapporto italiani. Il ai i tempi, era la sola idea pratica sin allora presentata, epperò diede una direzione comune a scana cadeva il To- tutti gli sforzi del popolo. In Capponi; ad esso succedeva Ministero Ministero Montanelli-Guerrazzi, che proclamava la co- stituente le il nel suo programma, scioglieva convocava pel 9 gennaio 1849. Eccetto ohe vi era forzato, tutti della Camere, e il Grranduca, principi ricusarono aderire i Roma all'idea del Montanelli. In l'inspircatore le Pellegrino Rossi era avverso pontificale; politica alla guerra, cercava stringersi con Napoli onde controbilanciare l'influenza del Piemonte. Nell'interno tentava imi- tare la politica di Guizot. Il popolo fremeva, la Camera, prossima ad preparava a fargli una valida opposizione. giobertiano pochi aprirsi, si Un giornale giorni prima dell'apertura della Ca- mera attaccò il ministro con violenza ed ardire fuori Era il lo novembre: Rossi si rendeva alla dell'usato. prima seduta dei deputati, pieno l'animo di disprezzo per quell'Assemblea che egli credeva o dominare col suo ingegno, o domare colla forza. di carrozza e titudine lo circonda, leggiero colpo di volge la testa atterrì un individuo bastone verso quella novella produsse i <*ittadino ]»orre nel al lato mentre scendeva una mol- la scala, lo percuote di un manco, il ministro parte, allora un aggiusta- colpo di pugnale a destra lo stende al suolo. tissimo La Ma s'incamminava verso porporati. Il 16 gioia il immensa nella città Pontefice chiamava a sé Giuseppe Galletti e davagli la ed il missione di com- un nuovo Ministero. Nel tempo medesimo una nu- merosissima ed imponente dimostrazione, in cui figura-
  • 157. 165 vano fra priuii domande che cioè tasse il ilell'esercito, cai)i avviava si popolo alcune bandiere, il faceva popolo, disarmato, il formasìone di un nuovo Ministero la : i al Qui- alle cui dei grandi cartelli stampati contenenti pendevano aste le i Precedevano rinale. pro<jramma al Papa, quale adot- il Ministero Mainiani, dell'anteriore favorisse la nazionalità italiana, concorrendo alla Costi- Montanelli. tuente Pontefice, s' «luella parte. reduce dal palazzo del Galletti, Il incontrò moveva verso popolo che col Era popolare il lungo car- Galletti e pel cere softerto per cause j)oliticbe, e pei sensi ita- suoi Scorto da quella moltitudine fu immediata- lianissimi. mente applaudito e forzato a far parte deputa- della zione la quale doveva presentarsi al Pontefice, che dalle sue finestre vedeva questo folto popolo, che tutta occu- pava Ih piazza del Quirinale. L'orgoglio, la vanità poterono nell'animo del prete Mastai più che la paura; egli proruppe in imprecazioni, né volle altro concedere che del Ministero Galletti. con plauso, Il ma formazione la già decisa popolo accolse questa nuova insistè per ottenere le altre Pontefice negò alle Il ancora, ed il armi. L' iuoflfensiva moltitudine presto, truppe, guardie colonne rioccuparono promesse. popolo fremente gridò si dileguò, ma ben nazionali e popolo in ordinate la piazza, e puntarono un cannone contro la porta principale del Quirinale. A tale attacco l'orgoglioso Pontefice, gli svizzeri invasi dal più profondo terrore. diatore fra essi ed il porporati, e Il promessa rimettere all'assemblea la decisioue che venivano Galletti si fece me- popolo, ed ottenne che questo contentasse della semplice ste i che difendevano la porta del palazzo, furono del Pontefice, si di finale sulle richie- fatte. nuovo Ministero fu sempre d'indole conciliativa. Esso voleva secondare la causa nazionale, garentire Il popolo le sue franciiigie, e conservare riverito il al Pon-
  • 158. ÌV,Ó tefice, quale fermo nel volere l'assoluto dispotismo il che non può mai notte 24 del al carrozza di una gettava scompagnarsi suo carattere, la dal 25 novembre fuggiva da Koma nella vecchia cortigiana, e certa Spaur, nelle braccia si ancora brutto del del Borbone, sangue versato a Napoli, in Calabria ed a Messina. Da Roma s'inviava dall'Assemblea una deputazione onde richiamare Due tiera delle al il Papa: essa era respinta Sicilie. Tronto proclamava alla fron- Allora la voce generale dal la necessità di una Po Co.stituente romana. modo, In tal regno di Sicilia, alla Napoli erano del fine stati 48, i soffocati moti liberati del nel sangue. La per nulla progredita nel suo ordinamento, vedeva incontro ad essa il nemico. Il Piemonte e conservavano un'attitudine dubbia. In Totrono era vacillante. In Roma vuoto. Al setten- ingrossarsi l'Austria scana il trione ed al mezzogiorno dei popoli. solo dell' Italia assopite le forze Al centro, pronti ad operare, attendevano una direzione comune.
  • 159. Campagna de! 1849 Introduzione. erano minacciati troni I che dell'Europa tutta. diatamente Un merli. si spiegava I principi le ma compresero, ed imme- lo chiusero in compatta falange onde oppri- Repub- Bonaparte eletto a presidente della uomo francese, blica nìovitnento generale, dal manifestava nei popoli non solo dell'Italia, si di spirito gretto ed ambizioso, insegne repubblicane di Francia accanto al vessillo della reazione. canto loro non erano unificati nel con- I popoli dal cetto che ; li nella loro bandiera era scritto Nasionalità, co&a distaccava pixittosto che avvicinarli; opperò in luogo di rovesciarsi di comune accordo contro tismo, servirono i loro tiranni onde ribadire il le dispo- catene dei vicini. il Borbone avea gettato la maschera fin maggio del precedente anno. Il Papa era fug- In Italia dal 15 gito a Gaeta. il 9 gennaio, Il Granduca nel di Toscana apriva le Camere corona rinnovava la discorso della proclamazione della Costituente Montanelli, ed braio fuggiva per raggiungere il Pontefice. il 7 feb- Carlo Al- berto era sotto l'influenza di due partiti: quello della guerra che si trovava al potere, ed il gesuitico che
  • 160. 168 segretamente. intrigava tentennava, né Egli al solito sapeva rompere completamente con uno dei due. Intanto la il 9 febbraio la Costituente Repubblica Campidoglio. dal romana proclamò Firenze era retta da un Triumvirato eletto dal popolo e dall'Assemblea. pensiero del Montanelli l'Italia centrale era avea prodotto sgombra suo il dai principi; ed essa, unita a Venezia, avea forza abbastanza per condurre a la guerra. gere i La Costituente che avrebbe dovuto ora principi, Il effetto, sarebbe d' impaccio. stata fine costrintre I Governi di Eoma, Firenze e Venezia dovevano operare senza ritardo. Le tre Repubbliche non potevano esistere in Italia, accanto alle Monarchie. I loro vittorioso avrebbe potuto estendersi al nemici imme- erano Austria, Napoli e Piemonte. Carlo Alberto diati Tronto; chi poteva opporsi impunemente sino viucitor dell'Austria? al Carlo Alberto vinto, la missione di soffocare repubblicano l'avrebbero compita gì' il germe imperiali; e Napoli attendeva per allearsi col vincitore. La guerra dunque bisognava perciò scegliere era inevitabile, che l'Austria ed il Piemonte onde rovesciarsi sull'altro nemico che momento il tenevano si in iso- pratica di questa idea non sarebbe stata diffi- lato. La cile. Bisoguava riunire iu un comitato tutte capacità militari che ste iscacco, trovava si si trovavano nei tre le note Stati, e que- dopo breve discussione sul modo come condurre la guerra avrebbero dovuto eleggere dal loro seno un generale, al quale bisoguava affidare le tre Repubbliche, forze tutte delle lasciando a Venezia appena un onde guarentirla da uu colpo di mano. sidio Il pre- 15 feb- braio queste pratiche avrebbero potuto iniziarsi, ed egli è certo che al cominciare di aprile zati da 30 a 40,000 uomini ciare su Napoli. lia, la scontìtta mese la La si sarebbero raccoz- bisognava marBorbone salvava l'Ita- coi quali vittoria sul non faceva che accelerare caduta delle Repubbliche. di quiilche
  • 161. 169 Disgraziatamente i Governi governativa, cliiiia stessa; quindi di queste tre Repubbliche mac- del popolo, lua la costituzione sociale, rimaneva raccoglievano, è vero, la voti i liochissima differenza invece di unire con energia i loro sforzi, la Essi negli effetti. separarono; si non già per mala fede, ma per quella ineluttabile verità, che tutti gli uomini operano secondo le proprie passioni, e credono sempre conseguire il pubblico bene facendo epperò ; le il ma collettiva dei popoli, l'intelli- s' isolò per inspirazioni dei tre Governi. uomo dubbio ed Guerrazzi, conservare ed assorbire nin, Repubbliche non espressero le tre volere e la potenza genza e solidi idee in preferenza di quelle prevalere le loro degli altri ambizioso, potere, senza dare allo Stato il Maaman- ordinamenti; Firenze cadde con ignominia. uomo d'ingegno ma tissimo, più e d'azione, del suo paese veneto che italiano, rivoluzionario, spiegò la sua energia più che legale piuttosto in arbitrari, che nel riformare la costituzione sociale ; atti s'i- solò sperando di salvare Venezia dal naufragio che mi- Venezia nacciava l'Italia tutta, e della Repubblica di rimane solo Roma gloriosa la e rivoluzionario italìauissimo mancante d'idee e rimembranza. di pratica, d'intenzione, di ma avrebbe voluto fondare sull'abuegazione e la la società Governo Il fratellanza : invece di mirare a questo risultato con l'ordinamento degl'interessi masse le perduta, e nazione, ma le voleva adoprare materiali, Quindi la non si capitale fu vinta. il line come mezzo. scossero, la causa dell'Italia italiana fu l'onore della morivano ad una ad una Così tre Repubbliche, e così salvò il popolo già unificato da un concetto fu separato dai nuovi Governi, mentre il dispo- tismo forte della sua unione, camminando di vittoria in vittoria, inalberò di dalle Alpi al Capo nuovo Lilibeo. la sua sanguinosa bandiera
  • 162. Operazioni in Pieinoute. — K.idetzky passa — Combattimento della Sforzesca (21) (21) — Battaglia di Novara (23) — Armi- militare del Piemonte stato politico il Ticino (20 marzo) — Moitara di — stizio Insurrezione di Genova. partito Il della onde rannodare guerra si adoperava a tutt'iiomo quella rete che la catastrofe le fila di 48 avea rotto. L'abate Gioberti del cima del suo partito, ed illuso egli inaspettata avventura, una si credè si vide balzato in medesimo da questa uomo di Stato ed iniziò politica affatto strana. La proclamazione delle Eepubblicbe nell'Italia cen- un nuovo favore della fortuna per Carlo Alberto. Quei Governi poterono restare staccati gli uni trale era dagli altri, costituente lega fra giacché nella mente le Repubbliche contro cetto che dai Governi avrebbe popoli, dell' il del popolo la stessa Montanelli non sonava che Nazionalità. invece il i principi era Una un con- dovuto trasfondersi nei concorrere col Piemonte alla guerra indipendenza era l'idea dominante in Italia. Quiudi Gioberti avrebbe dovuto favorire l'armamento delle Repubbliche ed esigere dei potenti rebbe stato tutto in suo favore, ed potuto ricavarne un contingente aiuti. il di Il popolo sa- Piemonte avrebbe 40 a 50 mila uo-
  • 163. 172 medesimo bisognava miui. Nel tempo far dimenticnre campagna, con migliocondizione, e dargli una futura garanzia al soldato gli stenti della passata rare la sua nell'ordinamento servizio del Depurare tanto trascurato. di approvvigionamento, degli uomini di l'esercito opinione avversa alla guerra, e promuovere Diradare dati, le tenebre cbe avvolgevano mostrando loro le battere così gì' intrighi spada e gettarne la 1 giovani. menti dei le sol- cose nel vero aspetto, e controdella Quindi trarre camarilla. fodero. Vinta l'Austria, suscitare il dei torbidi nell' Italia centrale, intervenire come amici e spandersi sino al Tronto. I popoli non aveano otte nuto dalle Repubbliche vantaggi allora dominante un'Italia di da offuscare l'idea tali con forte, cinto degli allori della vittoria. Ma un sovrano Gioberti vide il le cose al rovescio. Si temè di armare le Repubbliche nel 49, come si era temuto armare popolo nel 48; il si decise l'intervento prima di riabilitare con la vittoria la ripu- tazione del come Re, chiesta la fusione fu vincere. L'opinione pubblica prima di sollevò, e Gioberti dal si Ministero fu cacciato nel nulla. Come grave che cade il moto uniformemente accelerato appena cessa l'impulso che lo ha spinto nell'alto, così Pio IX e Gioberti, elevati da usurpate popolarità, in un istante divennero .con segno allo scherno e L'esercito forza, al disprezzo universale. piemontese, benché aumentato molto di avea subito le conseguenze tutto lo Stato. La di quella tempo giaceva gesuitica sotto cui da tanto l'elemento mene camarilla con le sue attaccare la disciplina dell'esercito e che dissolverà un giorno i^ressioue il popolo dì cercò di diresse a quel- si le forze dei de- spoti: l'interesse Individuale dei soldati. Trovandoli tutti ignorantissimi e superstiziosi, perchè il Governo, le riuscì Essa dipinse a neri pagna. Additò ì colori lombardi tali d' insinuare facile i — li il aveva camGoverno nel 48 disagi della passata mentre il fatti suo veleno.
  • 164. 173 — come dei codardi ne avea contrariato l'ordinanicuto che per cattiva volontà non erano comparsi sul campo di battaglia. Dimostrò guerra contraria agi' interessi la del soldato e del Re, che lo dichiaravano ingannato, e la repubblica. Il soldato, minacciavano annunziando — vittima immediata del dispotismo!! — la credè suo inte- resse sacrificarsi in suo sostegno; epperò l'esercito av- vezzo a considerarsi non come guerrieri destinati a difenma solo come il sostegno del trono, dere la nazione, lasciava a stava il Tutti Novara gli eserciti il passo al nemico che calpe- presenti, iu particolare quelli delle hanno ereditato piccole potenze, tempo libero suolo dello Stato. delle conquiste, meno per faceva amare la guerra mali delle armate al i che lo spirito cavalleresco la guerra, e marciavano nemico senza domandare il perchè e senza contarne che passa fra gli eserciti del il numero. La differenza d'oggi e quelli dei monarchi conquistatori che giorno al guerreggiavano fra loro e non erano collegati per opprimere i popoli, è la stessa che passa fra un sicario, che prima di un cesso e le forze misfatto della mezzi tempi che sprona rompe una A rilla misura vittima, il vantaggi del suc- i ed un dei cavaliere suo destriero all'arringo, e lancia per semplice onore. questo stato morale, a cui la perfidia della cama- avea ridotto l'esercito, si aggiunse la scelta di un un polacco, chiaro solamente per essere rimasto in Varsavia dopo l'entrata dei russi, e per essere raccomandato dall'aristocrazia polonese. Quecerto Chzranowsky, st'ultima condizione fu una garanzia sufliciente per aflfi- darglt l'esercito e con esso le sorti d' Italia. Carlo Al- berto tirò la spada, Il generale piano di sorta, razioni alle esercito che ma la fortuna Chzranowsky non fu era ormai stanca. capace di concepire epperò decise di subordinare mosse del nemico; ed egli moveva ad una guerra le sue ope- capitano di un di conquista, e il
  • 165. 174 era interesse principale cui allontanare tli ziativa senza piemontese ammontava a L'esercito ma uomini; Chambéry nigioni d'Alessandria, Torino, rimanevano in linea Chzranowsky più di 15 a 20,000 che formavano tolti nemico l'ini- da veruna circostanza. costretto esservi il pienamente dalla frontiera, gli concedeva invece 100 mila le guar- e Genova, ne 80 a 85,000, formando 8 divisioni. spiegò sue le forze lungo la linea del Ticino. La Oleggio guardando Solaroli (6000) a brigata Ticino superiore ; Duca tino e Galliate; il Perrone (3* divisione, 10,000) aRomendi Genova (4* divisione, 13,000) a Trecate; Bes (2* divisione, 11,000) a Cerano e Cassolnovo; Ramorino (5* divisione, 7000) alla Cava a guardia del basso Ticino; Durando (1* divisione, 12,000) a Vespolate, scaglionato perciò indietro a dritta di Bes. comandata dal Duca riserva Novara. Da ciò risulta che La Savoia (11,000) presso generale piemontese avea di il concentrato verso Novara una forza di 57,000 uomini. Lamarmora Di più, fuori linea, trovavasi a Sarzana, Parma; un'altra stel S. (6* divisione, ebbe l'ordine 8000), che marciare verso di brigata, detta d'avanguardia, era a Ca- Giovanni sulla destra del Po onde fare un'i- nutile dimostrazione innanzi Piacenza; con questi due di- staccamenti si privò senza veruna ragione di circa 11,000 uomini. L'esercito austriaco terminarono la si campagna componeva dei sei corpi che del 48, ovvero 130 a 140,000 uomini, da cui tolto 25 a 30,000 malati, sotto le armi 100 a 110,000 uomini. di riserva Il rimanevano secondo corpo comandato dal generale Haynau (25 a 30,000) rimase nel Veneto. Al presidio delle fortezze, a Milano, Brescia, Bergamo Radetzky poneva e Modena, in linea soli 10,000 nomini; quindi 65 a 70,000 uomini. Lo spi- rito dell'esercito austriaco era ottimo, mate delle grandi potenze dispotiche, giacché nelle ar- quantunque mosse
  • 166. 175 dalla sola severn o monastica disciplina, pure serba degli officiali un certo corpo il marziale, sj)irito frutto della politica prepotente dei loro Governi. Radetzky, benissimo informato della posizione e delle forze nemiche, decise prendere l'iniziativa, passare il Ti- cino a Pavia, e cercare una battaglia che (egli pensava), senza essere per l'Austria, definitiva A pel Piemonte. scopo inviò tale sarebbe stata lo ordini per con- gli centrare a Pavia tutte le sue forze disponibili Wohlgemuth, che divisione si ; ed alla trovava spiegata dal Ti- cino superiore a Varese, di riunirsi a Rosate e passare nemica a Beriguardo. la frontiera denunziato L'armistizio a mezzodì; ed giorno il il 19, marzo spirava il 20 all'ora medesima, 12 quasi giunsero a Pavia 60 battaglioni, 40 squadroni e 186 boc- che in cinque corpi: 1" Wratislaw, Appel, 4" Thurn e riserva Wocher. da. fuoco, 2" D'Aspre, (il divisi Grravellone), 3'' L'isola formata dal da un Ticino e suo braccio che segna la frontiera piemontese, fu occupata da un battaglione cacciatori. La notte dal 19 al 20 si gettarono tina del 20, la Kollowrat brigata sull'isola, e in testa, spiegò per si che traversò due ponti D'Aspre altri al sul Ticino. La mat- (2° corpo), avendo undici, alle sfilò ponte stabib- pel masse lungo il tocco di mezzogiorno in Gravellone, tre colonne. Benedek al centro sul ponte di barche; a destra l'Arciduca Alberto al guado; a sinistra Stadion su di un ponte costruito al momento. Benedek si urtò con la divisione Ramorino, la quale senza combattere si ritirò sulla destra del Po, facendo saltare il ponte di Mez- zana-Corte. Radetzky inviò a fronteggiarla la divisione Liechtenstein, appartenente rando Garlasco, Il 3° di esso. bolò. corpo Il Il la sera seguì il al 4'^ corpo. D'Aspre, mi- giunse a Groppello, ove bivaccò. secondo e prese posizione dietro primo appoggiò a dritta e fece alto a Zer- quarto, scaglionato indietro a sinistra, si ar-
  • 167. 376 restò alla Cava. Clizranowsky corpo Il liserva di mattino dal fin dei conosceva Milano era sgombra. Persone incaricate strada da Novara a Milano Finalmente, derlo. ma modo non si mostrava uon voleva cre- egli l'armistizio, Tesercito pie- spirato montese rimase un'ora che esplorare la di assicuravano nel gli più assoluto che in quella direzione neanche un soldato nemico; Gravellone. al 20 quindi in aspettativa, passò il Ticino quasi in ordine di parata, preceduto dalla banda, Magenta senza incontrare e giunto a alle primitive modo posizioni. La questi o passava il era si il nemico, ritornò presentava nel si Non avendo più netto possibile. contro, quistione verso ritirato nemico il in- l'Adda, o pure Ticino a Pavia. Tanto nell'uno quanto nel- Chzranowsky avrebbe dovuto passare l'altro caso cino e mirare Lodi con tutte o attaccava il nemico sue forze. In le il Ti- modo oppure (come sarebbe di fronte, successo nel caso presente) tal sf)iegava sull'Adda, rac- si coglieva le forze che inutilmente erano nei Ducati, pro- moveva nemico sollevazione la del Lombardo, e poneva il una ritirata attraverso nella necessità di aprirsi un paese insorto e un esercito di 90 mila uomini. Il caso di Eadetzky sarebbe stato assai più critico che non fu quello di Melas a Marengo. Ma Chzranowsky rimase per sette ore nella più completa inazione, avendo la sua fronte volta verso una direzione donde era sicu- rissimo che il Alle 9 pom. nemico non sarebbe comparso. si conobbe ufficialmente nerale la marcia del maresciallo. dubbiezza sicura al tale quartier ge- annunzio ogni Non volendo prendere cessava. risoluzione A di marciare a Lodi, l'ardita la posizione e di Novara, per sé stessa di nessuna importanza strategica, Il principale scopo diventava ora oltreraodo pericolosa. doveva essere quello di assicurarsi la linea di ritirata sovra Alessandria, e nel in modo da tempo medesimo manovrare far pagare cara al nemico la sua audacia.
  • 168. 177 la frontiera Gli austriaci avendo dovuto passare zodì, la sera potevano giungere a Garlasco, e, a mezparten- non sarebbero giunti a Mortara prima delle 11 antim. del giorno seguente; era questa la massima velocità che essi potevano impiegare nei loro movimenti. Calcolando su tali dati, che erano i più done per tempissimo, sfavorevoli, nire il l'agio di preve- Chzranowsky aveva tutto nemico. Egli avrebbe potuto giungere con tutto l'esercito a Mortara, al più tardi alle 3 ant.j riposare cinque ore, destro per la partirne alle 8 ant. defilando pel fianco strada di S. Giorgio, e spiegarsi dietro l'Arbogna as- sicurando la sua ritirata per Lumello e Valenza su di obbligava Alessandria. In tale posizione attaccarlo di fronte; sigliata marcia, la ritirata. In nemico ad il oppure, se continuava sua scon- la avrebbe potuto tagliargli completamente vece Chzranowsky non fece partire solo due divisioni : prima sera di Durando con ordine di prendere posizione avanti Mortara, e Bes avanti Vigevano. Il mattino seguente mosse il Duca di Savoia per unirsi a Durando; e il Duca di Genova e Perrone, accompagnati dal generale in capo e dal Re, marciarono su Vigevano. La brigata Solaroli appoggiò a destra e prese posizione sul ponte di Bufialora. All'alba del 21 Durando era a Mortara, preso posizione alla Sforzesca avendo a Borgo S. dell'esercito Duca alle di il Nel corso della giornata Siro. giunse in dettaglio ai e Bes avea suo antiguardo posti il rimanente assegnati. Il Savoia arrivò a Mortara al mezzodì. Perrone li ant. giunse a Vigevano, e il Duca di Genova alle 5 di sera. Alcuni asseriscono che Chzranowsky abbia avuto dea di spiegare il suo esercito dietro la Biraga ; l' i- ma questo pensiero non ha potuto sorgere nei suoi difensori, o in lui medesimo, che dopo terminata la guerra, giacché la marcia delle tre divisioni su Vigevano e la Guerra combattuta in Italia. 12
  • 169. completa mancauza cito movimenti di assieiiio nei dell'eser- mancanza sono segni evidenti dell'assoluta di qua- lunque concetto. Radetzky terzo ed continuò la marcia: sua il secondo, il corpo di riserva marciarono verso Mortara, il 1° corpo clie partì da Zerbolò mirando Gambulò, e dal 4° che dalla Cava si diresse a S. Giorgio. L'avanguardia del 1" corpo incontrò a protetti su S. Siro fianchi dal i quella Bes, di l'attaccò l'obbligò e a ripie- 1° corpo contino la marcia verso Gambolò, ed il colonnello Schanz, con due battaglioni, mezzo squadrone ed una batteria, fu inviato in pei'lustrazione verso garsi. Il Vigevano. Giunto alla Sforzesca incontrò colle truppe s' di Bes. Schanz, attaccò vigorosamente, ma fu respinto, mancò che non perdesse la sua batteria. Intanto generale Wohlgemuth da Eosate era giunto a Beri- e poco il guardo con mente il la brigata Gorger, esso passò immediata- Ticino con tre battaglioni ed una batteria da 12, si portò in il combattimento, che soccorso del finì colonnello la sera Schanz, e rimise senza decisivo van- taggio di nessuna delle due parti. Nel giorno medesimo la testa colonna di Mortara verso le 5 Mortara Intorno del 2° corpo si mostrò innanzi pom. il terreno ò piano. Uscendo da porta Garlasco s'incontrano due strade: l'una va a Vi- gevano, e lasco. città, mena a di l'altra inii a destra mena a Pavia per Gar- Girando da questa porta a destra intorno alla s'incontra porta S. Giorgio, con la strada che Giorgo; quindi porta Marengo, con la strada S. Marengo per Castel d'Agogna, e finalmente al setten- trione la porta Novara. Risulta da questa breve esposi- zione della località, che da due strade sole poteva venire il nemico: la principale era quella di Pavia per Garlasco, e poi quella di S. Giorgio. Fra la strada di S. Giorgio e quella di gato; Castel invece d'Agogna il terreno è molto intri- esso è più aperto fra quella di Garlasco
  • 170. 179 e di la niigl love disposizione e la più Vigevano; quiudi semplice per difendere Mortara sarebbe stata quella di porsi a cavaliere delle due comunicazioni di Garlasco e S. Giorgio, e serbarsi glio vi Duca si di prestava. Ma terreno me- Durando Lamarmora capo dello stato due generali i Savoia, e per terzo un delle truppe per una parte dalla sinistra, ove movimento offensivo il e : il maggiore generale, inviato da Chzrauowsky per meglio indicare da posizione la prendersi, opinarono diver- samente. Durando uscì con la sua divisione da porta Garlasco; giunto all'altura del convento di S. Albino, neva compreso alla sua destra nel terreno Garlasco e quella di Giorgio, fece alto. Occupò S. vento con un battaglione, e vi appoggiò (brigata Regina), e sua la sinistra rima- clie fra la strada la il con- sua dritta Aosta) (brigata la prolungò sino sulla strada di Vigevano, appoggiandola al cimitero cavalleria resto della città, dietro ed una batteria di dell'artiglieria innanzi il la fronte di battaglia, la Con ricevere su sua il tale tagliava perpendico- quasi ai due terzi dalla siccome doveva essere quasi certo sinistra. Ora, l'ando di piazzò distribuendo sua fronte. la disposizione la strada di Garlasco larmente quale riserva, questa strada il il massimo Duurto, si fosse serbato una forte riserva; ma non avea che quattro battaglioni piazzati in colonna dietro le rispettive brigate, formando perciò una seconda linea, e non già una riserva. bisognava che egli Il Duca di Savoia uscì da porta Marengo, prendendo per punto di direzione Castel d'Agogna; la sua testa dì colonna In tal modo si si ivi giunto con spiegò a sinistra in battaglia. trovava quasi scaglionato dietro ma la destra di Durando, di uu terreno difficile e non conosciuto dallo stato magrimaneva così scoverta la strada di S. Giorgo n'era diviso dalla soverchia estensione giore; d'onde avrebbe potuto venire il nemico. È ben diiìicile
  • 171. 180 nssegnare una ragione plausibile alla posizione presa «li «lai Duca di Savoia. Durando, fu in quale all'alba era giunto in Mortara, non il prima battaglia pom. Le sue pattuglie delle 4 subito avvertirono l'avvicinarsi del nemico, e poco dopo comparvero che precedevano gli esploratori d'armata comandato dal generale D'Aspre, pegn(') combattimento con 24 pezzi il sotto la protezione tale fuoco di 2° corpo il il quale ime d'artiglieria, diede le disposizioni per l'attacco. in battaglia, a destra ed D'Aspre spiegò per masse a sinistra della nove strada, suoi dei resto rimase in riserva. Alcuni tiratori sinistra del nemico. Albino alla destra di attaccare di due sue orano difese che dalla sola riserva. convento di ali, le quali non Se in questo mo- Aosta e la cavalleria di Durando avesun movimento offensivo sulla destra di D'ADuca di Savoia avesse mostrato le sue teste la brigata sero fatto spre, e «!i il Durando. D'Aspre, con queste disposizioni, lasciò presa sulle mento il la generale Kollowrat con circa tre ebbe l'ordine battaglioni S. Il battaglioni, impegnarono il strada di colonne sulla Giorgio S. minacciandone ad onta della pessima disposizione dei piemontesi, D'Aspre sarebbe stato battuto, o almeno costretto a ritirarsi precipitosamente. Ma nessuno di così la sinistra, questi movimenti ebbe luogo. caso, ed esso le non si Il risultato fu lasciato al fece attendere. D'Aspre, terminate sue disposizioni, fece battere la carica. Regina, già vacillante sotto sbaragliò e fuggì in Mortara. ed il La brigata fuoco dell'artiglieria, Il la porta marcia vittoriosa, occupò taglioni, il nemico seguì la si sua Garlasco con tre bat- Benedek con un battaglione colonnello entrò nella città. Durando nel momento della rotta avea dine alla brigata Aosta di fendere la città; questa si inviato or- marciare su Mortara e diera formata sulla strada di
  • 172. 181 Vigevano e moveva verso Mortala per euttarvi dalla porta niedesima verso la quale era diretto si il nemico. L'antiguardo di questa brigata vi giunse nel momento stesso che vi giungevano gli austriaci; quindi fu attaccato, la fanteria leria sgominò, e due squadroni di caval- si aprirono un passaggio a viva forza. si coman- Il dante la brigata a tale annunzio credè giusto di allonverso Novara tanarsi dal luogo del pericolo, e diresse le sue teste colonne; la cavalleria e la batteria di di riserva seguirono il movimento. Duca di Savoia avea ordinato a due di Cuneo di marciare verso la strada di S. essi vi giunsero allorché Durando era già Il Prìncipe diresse su Mortara col si battaglioni Giorgio, ed disfatto. Il delle trujjpe; resto nemico ma vedendo la città entrato su loro passi, invece di attaccarlo con le sue i fresche, forze piena di fuggiaschi misti ordinate e superiori, si al ritirò a Castel d'Agogna, d'onde poi marciò verso Novara. Il battaglione che difendeva S. Albino era rimasto alle prese col nemico, e sfatta della brigata del generale ritirarsi si sosteneva anche dopo la di- Regina, ma soverchiato dalle forze Kollowrat abbandonò incontrò il generale il convento, e nel Lamarmora quale, con il due battaglioni di Cuneo che allora erano giunti sulla i strada di S. Giorgo, veniva in suo soccorso per agevolarne la ritirata. Queste truppe riunite sto esse si diressero si a Mortara e vi entrarono da porta S. Giorgio ; ben pre- scontrarono col battaglione nemico condotto dal colonnello Benedek, che percorreva la città distrug- gendo ed impossessandosi che gli di tutti gli attrezzi guerreschi cap'.tavauo sotto le mani. condato, la sua posizione era varsi bisognò dacia. Alcuni la debolezza del Benedek intimò officiali la resa ai piemontesi Benedek difficile vide cir- molto; per sal- nemico e si la sua au- tre battaglioni ordinarono la carica, regi. ma i capi dei corpi imposero alle truppe di deporre le armi,
  • 173. J82 e Beiiedek ricevè come prigioniero un nemico che lo circondava con forze quasi triple. Così terminò questo combattimento, in cui dei 23,000 piemontesi che trovarono sul campo ne combatterono si solo 5000; gli altri 18,000 uomini si ritirarono a vara, senza neanche molestare un nemico No- iuferioie in forze, e già stanco dal combattere, che in loro presenza prendeva possesso La di Mortara. austriaca bivaccò nel me- sera del 21 l'armata desimo ordine 3'' giiito dal pello. marcia. di corpo a Mortara, so- corpo a Trumello e dalla riserva a Grop- 1° corpo a destra a Il 2° Il Gambolò. 4° a sinistra Il a S. Giorgio. Arrestiamoci per poco, onde esaminare quali dispo- avvenimenti del 21 suggerivano ai due geRadetzky dai combattimenti sostenuti poteva argomentare che esso si era abbattuto in due forti corpi sizioni gli nerali. nemici, dei quali uno, quello di Mortara, era in piena ritirata, l'altro a Vigevano pesava tuttora suo fianco sul ma destro; quindi non solamente era imprudente, un grave errore del maresciallo senza prima rendersi non di si curò ciò, di Savoia, si dopo Vigevano. Radetzky X'^rchè la disfatta di poteva facilmente prevedere che dirigeva verso Novara, e che le truppe era ancora in tempo di aprirsi il nemico il le quali si suo fianco. Egli la ritirata ed afferrare vittoria. Il rigersi suo scopo era Mortara, con le tre divisioni, ove avrebbe dovuto richiamando a sé anche brigata Solaroli, ed inviando l'ordine al e a il marciare di Chzranowsky la Durando e del Duca mostravano a Gambolò proteggevano la prima punto. seppe dell'abbandono di quel sera del 21, continuare la marcia di padrone forse era il Durando di Duca di di- la Savoia contromarciare su Mortara ed attaccare nemico, la cui testa di colonna sarebbe stata schiac- ciata. Quindi cambiando la sua linea d'operazione, pò-
  • 174. 183 sull'avver- spingendosi suU'Aibogna, riprendere te va, perduto vantaggio ed assicurarsi la linea sario tutto il di ritirata. Se poi Chzrauowsky non voleva combattere, avrebbe dovuto immediatamente su ritirarsi Vercelli. Il nemico giunto a notte a Mortara, e dopo un combattimento, non era probabile scontrarlo nel se pure ciò sorti di tutto l'esercito, avesse un istante ad Il aprirsi movimento su non si cammino; e delle trattandosi accadere, i)otuto doveva esitare neanche passo alla testa di tre divisioni. il poneva Vercelli ed la Sesia fra Ini il maresciallo, l'esercito covriva direttamente la capitale, ed avea anche la ritirata su Casale. Ma stesso nello pura combinazione l'avea spinto a dividere suo esercito fra Mortara e Vigevano, così la sua inil capacità e indecisione gli suggerì di ritornare d'onde modo che la era partito; e l'esercito piemontese, con ritardo e senza insieme, la sera del 22 Novara per ma tanza strategica, lava in sé tutti vriva i la capitale, si trovò concentrato a Novara. medesima non è sé di nessuna impor- nella presente circostanza possibili ed svantaggi era privo : accumu- l'esercito di ritirata; non co- vittorioso, vinto, era perduto affatto. Chzraguadagnava uowsky avea lasciato Novara nel sentire l'avanzarsi del nemico, certamente perchè non credè vantnggioso di nulla ; attendervelo medesime oi-a ; raggianieuto che Vigevano invece vi ritornava precisamente nelle circostanze, rese iinche più critiche dallo scosi manifestava nell'esercito. Se suppose tagliata egli il 21 a la ritirata su Vercelli, 22 in Novara tale dubbio spariva. Perchè dunque non condusse immediatamente l'esercito dietro la Sesia? Perchè egli, che avea tanto poca fiducia nell'esercito piemontese, sceglieva una posizione, ove una disfatta terminava inevitabilmente la campagna? la sera del il 22 tranquillamente la sua mar- 2° corpo accampò a Vespolate; e dietro Radetzky continuò cia. La di esso sera il 3° il corpo; la riserva a Mortara; il 1° corpo
  • 175. 184 si avanzò a Silavegna, distaccando a destra Strassoldo a Vignarello ed ; il la brigata 4° corpo passò l'Agogna Se e bivaccò a Bobbio sul fianco sinistro dell'armata. il tenendo più in operato con conto tempo, elemento intei'essantissimo il giungere a Novara nella guerra, egli poteva nanzi sera, maggior prontezza, avesse maresciallo sorprendere concentramento, e debellarlo con poca La strada da Novara clic lendo leggermente quale trovasi a sino meno con declivio quasi mena fatica. a Mortara va sa- villaggio al della un miglio dalla di 22 in- il nemico nel suo disordinato il insensibile Bicocca, il quindi città, scende sino ad un sito mena ad detto Castellazzo, d'onde con maggior ripidezza Olengo. L'armata piemontese della Bicocca, è situato questo punto con ed un sinistra, come base poco indietro cimitero S. Nazzaro il cascina la Bicocca scelse la A del suo spiegamento. Castellazzo, di ; unendo avrà si una linea ideale parallela alla strada, che traccia limite di una striscia di terreno praticabile, al di della quale la campagna, frastagliata da ostacoli di ogni sorta, scende ripidamente A destra della Bicocca sino al canale terreno il Bicocca. alla (2* divisione), Perrone la sua destra fronte. Il Duca difesa la che le case di Genova cimitero S. Nazzaro, reno praticabile ove contro la sinistra. Il (1^ (3* divisione) al canale Dassi, divisione), si una fu guar- linea di bersaglieri. sua destra dal canale, fece si trovavano innanzi serrato in la sua massa dietro difendeva quella striscia di il Bes spiegarono in di battaglia, che nita di artiglierie e coverta da occupare tutte presenta quasi aperto Durando due linee su questa fronte Durando avendo si Terdoppio. il che scorre parallelamente all'A- Davssi, gogna. L'armata appoggiò la sinistra verso il là il ter- nemico poteva solo manovrare di Savoia rimase come ri- Duca serva in Novara, avendo qualche posto sulla strada di
  • 176. 185 La Vercelli. brigata Solaroli, fuori iniiiaute in tutti divenne sensi, i linea, La guani!:! della strada di Trecate. messa a fu Bicocca, punto cul- chiave del la campo battaglia. di Kadetzky non sicuro della direzione presa dal nemico, il 23 mirò contemporaneamente Novara e Vercelli. Wocher (riThuin D'Appel (3" corpo), D'Asj)re (2° corpo), serva) continuarono la loro marcia verso Novara. un punto (4" corpo) prese più a sinistra, di direzione e mirò Confieuza, onde essere al caso di marciare tanto quanto su Novara. su Vercelli il 4** Wratislaw l'Agogna passò a sinistra, defilò e per (1** corpo) Robbio seguì corpo. Alle 11 antimeridiane l'antiguardo dell'Arciduca Alberto, testa di colonna di D'Aspre, giunge ad Olengo, e trovò il teiTeno circostante, che si eleva alquanto sul villaggio, occupato dai bersaglieri nemici. una divisione parallela in alla Alberto ebbe fronte battaglia di comando il D'Aspre spiegò colonne d'attacco con una disposizione Impegnato Kollovrrat della destra. bersaglieri piemontesi nemica. L'Arciduca della sinistra, ed il il generale combattimento i furono ripiegati sulla loro linea D'Aspre avendo saputo dai prigionieri che trovava incontro a tutto l'esercito nemico, ne avvertì di battaglia. si immediatamente numero il maresciallo, e poco curandosi del degli avversari continuò l'attacco. L'Arciduca Alberto, a delle case che destra, si sinistra, disputava il possesso trovavano sulla fronte. KoUoAvrat, a marciò su Castellazzo, accanito combattere, e superò occupò la cascina la parte di dopo terreno più ripida, presentandosi, in tale posizione, quasi in piano La divisione Perrone si sbandò al fuoco nemico. Allora il Duca di Genova, che trovavasi a sicon la Bicocca. nistra, spiegò una brigata della sua divisione, e sostenuto dall'altra brigata marciò avanti sino a Castellazzo, e respinse il nemico ad Olengo. Nel tempo medesimo
  • 177. 186 il fnoco dell'ala destra dei piemontesi obbligava il nea ritirarsi, e le truppe di D'Aspre quasi sbara- iiìico ove un gliate retrocessero al di là di Olengo, taglione arrestò per pochi momenti i sol progressi del bat- Duca Genova. Erano le 4 pom., ed in questo primo periodo della battaglia D'Aspre aveva attaccato con una semplice linea parallela un nemico superiore che avea la sua di da una divisione; epperò sinistra rafforzata la destradi un movimento retrogrado che D'Aspre si comunicò a tutta la fronte. Chzranowsky, con 50 mila uomini, si vedeva incontro un nemico forte appena di 15 mila ed in pieno disordine. Senza muovere la sua linea di battaglia, ma iniziò op[',ressa, solamente facendo continuare la marcia vittoriosa del Duca di Genova, ed appoggiandola con la divisione del Duca di Savoia, che se ne stava inoperosa a Novara, D'A- spre sarebbe stato completamente disfatto. Questo successo rilevava lo spirito dell'armata piemontese, che po- teva immediatamente avanzarsi e rovesciare altri corpi nemici. i Genova, quasi per dar tempo D'Aspre gli uni sugli quest'uomo invece di profittare momento richiamò dì quel propizio di Ma al le truppe del Duca nemico di riordinarsi. respirò, rimise l'ordine nelle sue file, men- D'Appel giungeva sul campo con 14- battaglioni, dei (juali 7 entrarono immediatamente in linea e rilevarono quelle truppe che aveauo maggiormente sofferto; gli tre altri li 7 sotto il comando combattimento fu da ambe le parti. Il di Taxis rimasero in riserva, ristabilito, e l'artiglieria maresciallo Radetzky giunse lavorava al campo, si portò alla sua ala sinistra, sperando ben presto sentire il cannone di Thurn alle spalle del nemico, e per- chè che sito; le 6 gli il avea spedito un tale ordine, e perchè fidava fragore della battaglia l'avesse richiamato in tal ma pom. ancora non ve n'era indizio veruno. Erano e Woclier arrivò anch'esso dietro la linea di battaglia. Allora Redetzky fece spiegare una brigata di
  • 178. 187 come granatieri di questo corpo Benché vassero al i e la divisione riserva, Taxis div^enne disponibile per rafforzare la prima linea. messi spediti al generale Tliurn non arri- loro destino, pure questi giunto al a Confìenza ed inteso rumoreggiare mezzodì cannone verso il Novara, non esitò un momento sulla scelta dflla direzione da dare alla sua marcia; epperò cammino sboccò strada di Vercelli a Novara, sulla pel più breve e Trovò snno il ponte sull' Agogna; lo passò immediatamente, ripiegando qunlche posto nemico, e poco dopo delle 6 pom. i suoi volse la sua testa di colonna a destra. esploratori erano alla I rovesci sofferti dal al maresciallo Appena si dirigevano verso quella parte. D'Aspre aveano fatto correggere suo ordine di battaglia; esso rafforzò il Kollowrat, sua Hess e vista dei cannocchiali di Radetzky, che sempre ala destra, una con scoverti gli esploratori di intera Thurn divisione. la caiica battè su tutta la linea e Kollowrat marciò avanti per impadro- Chzrauowsky mentre vedeva nirsi della Bicocca. lare la sua sinistra, taglia, in voce di chiamare contro Kollowrat, nerali Durando da cui dipendeva il Duca di l'esito Savoia e spingerlo ordinò un movimento avanti e Bes, movimento vacil- della bat- che, senza ai ge- favorire della Bicocca, non faceva che comprometMaggiormente quelle due divisioni. Kollowrat coronò la Bicocca, ed il movimento avanti di Durando e Bes si cambiò subito in un movimento retrogrado. la difesa tere Thurn si spiegò huI canale le ma Dassi, molestare la ritirata di Durando. La truppe piemontesi entrarono tutte citore bivaccò sul corpo lungo mando la campo giunse di battaglia: in il Novara. giava Novara dalla parte a la di Vercelli. Il vin- secondo e terzo fronte su cui aveano combattuto; quasi una potenza avanti solo disfatta fu geneuile, sinistra, Il 1** il 4°, for- fronteg- corpo a Mon- suU'Agogna. La riserva fece un movimento retrogrado, ed accampò fra Olengo e Garbagna. Il quar- ticelli
  • 179. 188 tier generale fu stabilito a Vespolate. piemontese l'esercito Al far del giorno per l'unica comunicazione si ritirò Novara con ecces- rimastagli, dopo essersi degradato in sive violenze contro quella classe di persone che dati credevano propugnatrice restò a Momo non bomba in poterono fare il sol- Novara l'occuparono, e di meno di ammirare disciplina serbata dal vittorioso straniero. spre i si ar- e Borgomanero. Gli austriaci dopo aver gettato qualche abitanti della guerra. Esso giorno medesimo Thurn e gli la D'A- misero in rotta sulle tracce si dei regi. Ravvicinando queste circostanze, noi vediamo che il soldato piemontese, nobilitato dal sentimento nazionale, soffrì nel 48 quattro mesi una violenza; ridivenuto poi per mene il sua ritirata di stenti, e nella cadeva per fame piuttosto che commettere dal Mincio soldato di un despota, prio paese la s' della camarilla insozza esercitando nel pro- rapina e l'assassinio. Egualmente l'eser- cito tedesco, ritenuto alle bandiere dalla sola forza, brutta dei più atroci e vili si misfatti, allorché sbaragliato dal popolo lombardo, vide, durante la sua disordinata ritirata, tudine rallentata la pressione sotto la quale di gemere; in Novara poi si avea l'abi- mostra generoso, perchè nobilitato dal sentimento della vittoria. Quindi sembra cosa chiarissima non essere la disciplina quella che costituisce il vero merito di un esercito, il quale sarà sempre, nei suoi rovesci, un'orda devastatrice ogni- qualvolta il soldato si batte per mestiere e per obbligo, e non già per convinzione. il Ma il sentimento d' onore, sentimento nazionale, ovvero, in termine l'interesse materiale delle masse, molla e forma piìi prosaico, la piìi eflScace la più tenace forza di coesione di un esercito. Carlo Alberto abdicò, vittima sui campi di Novara di quella stessa genia di cui esso un complice per sacrificare raccolse la corona. il popolo, e tempo si era fatto il Duca di Savoia
  • 180. 189 Un come preliminare armistizio fu segnato, ili una pace definitiva da basarsi sul trattato del 1815, obbligandosi Piemonte a pagare le spese della guerra ed un trattato di commercio che facesse il a conchiudere sparire fra le disturbi. due potenze qualunque causa Come sero adempiute, di ulteriori non fosdovevano occupare con garanzia, finché tali condizioni austriaci gli 20,000 uomini, a spese del Piemonte, terreno fra il il Ticino e la Sesia; e nella cittadella di Alessandria do- veva esservi una guarnigione mista. Mentre l'armata compiva gna, Radetzkj ordinò comando il i al sua vittoriosa campa- la generale Wimpffen di prendere della brigata Liechtenstein, che fronteggiava lombardi, e di due altre brigate: l'una rimasta a Pa- via, l'altra sale, venuta dalla Lombardia, onde occupare Ca- proteggere strada che le spalle dell'armata ed osservare la mena a Torino per Trino. Wimpffen partì da Caudia con due brigate, ed assicurato che Sesia era sgombra, la passò, ed il la destra della giorno 24 all'alba, giunto innanzi Casale, intimò la resa alla città. Casale ha una testa di ponte sul Po ed un vecchio castello; né eravi nella guardia nazionale, la città altra guarnigione che timazione del nemico. Wimpffen assalì e prese di ponte e cominciò a piazzarvi sortita della guardia nazionale stata posizione. Esso la quale rispose col cannone alla in- accampò le lo sue batterie; la testa ma una cacciò dalla conqui- la notte intorno la città, La mattina disponeva a rinnovare l'attacco, allorché ri- e fu molestato continuamente dai difensori. del 25 si cevè l'annunzio del couchiuso armistizio. Mai problema militare si é presentato con maggior come quello che doveva risolversi semplicità e nettezza, dal generale piemontese nella campagna del 1849. Il
  • 181. 190 Piemonte ora una potenza provocatrice che marciava ad una guerra di conquista; le popolazioni erano pronte iu né militare, suo fovore; senza frontiera, né natuiale, e ad insorgere con che limiti fittizi le capitale a poche tappe da quei la furono assegnati da trattati; quindi imponevano tutte le ragioni gli prendere un'imme- di diata e vigorosa offensiva. Alessandria é la base naturale del Piemonte, giacché domina valle la del Po, Tanaro, della Bormida, del della Scrivia, e riceve da esse tutto le che possono offrire lo Stato ed costante può offre medesima. Alle spalle ad un esercito battuto sicura ritirata in una piazza forte sandria difendo efiBcacemente la come Genova. estende dalla sinistra del Po il corso del Po Ales- capitale del regno, e fiancheggia tutto quello spazio aperto di paese mente risorse come un formidabile campo considerarsi trincerato, formato dalla natura un terreno montuoso che immense n)are. Il terreno cir- il che si alle falde delle Alpi. Final- traccia la sua magnifica e natu- rale linea d'operazione. La campagna vallata del Po, nella del 49, doveva due parti distinte: l'una dal Ticino al Mincio, l'altra dal Mincio all'Adige. Nella prima l'austriaco si trovava circondato da popolazioni ostili, e nella seconda difeso da quattro piazze forti, ed avendo fa- riguardarsi in cilissime le comunicazioni con blema da 1' Impero. Quindi risolversi era quello di costringere il il pro- nemico a dare battaglia nel terreno compreso fra il Ticino ed il Mincio; ovvero bisognava girarlo. Il Piemonte dunque avrebbe dovuto attaccare, partendo da Alessandria, sua base naturale, d'operazione. prevenire il e seguendo E siccome nemico il era corso del Po, sua linea scopo del movimento alle sue piazze forti, bisognava di sco- gliere la linea-manovra, la più diretta e la più lontana da esso, ovvero lo straniero la destra del che capitanò Po mirando Cremona. Ma l'esercito scelse la difensiva
  • 182. 191 ed abbandona volontariaiueiite al nemico la sua base e la sna linea d'operazione, concentrandosi a Novara, mentre non avvi snl il meno im- svantaggi ed abbia portanza strategica di esso. Di il guerra un punto teatro della quale presenti maggiori tanto un esercito fatti, quale partisse da Alessandria per oiìcraie contro Ve- che mirasse quella avendo come base rona, o n altro l'altra, esporrebbe senza vantaggio veruno restringere proprie le comunicazioni dirigendosi su Noviira. Se poi teatro della guerra (cosa assurda, dappoi- il ché esso è sempre tracciato da limiti come Ticino il teso l' inclinazione linea loro del municazione che unisce corso le due eserciti, confine; allora, di del e con- naturali) siderare Milano e Torino come base dei due ed voglia si Ticino, con at- co- la capitali e col corso del Po, Novara, di veruna importanza come nel primo caso, diventa maggiormente pericolosa; dappoiché supponendo che i due varcassero esei'citi il Ticino nel tempo stesso, l'uno occupando Pavia per operare contro Milano, l'al- occupando Novara per operare contro Torino, quello sarebbe con uua sola tappa padrone della base nemica, tro e questi avrebbe ancora lungo paese a percorrere e molti fiumi a passare. adonestare Chzranowsky avrebbe potuto Novara suo concentramento a il in se parte fosse stata sua intenzione l'esordire con l'occupazione di Milano, ma non già adottando una passiva difensiva. Ag- giungi: in un consiglio di guerra chi giorni prima di aprire la montesi di comune accordo di Alessandria sercito, ; e Bava, quale i dichiararono si tenne po- generali pie- l'importanza quale allora capitanava avea ordinato dei lavori onde migliorarne fortificazioni, ma essi successe al Bava, la camarilla, agente, il il campagna, gli l'ele furono sospesi appena Chzranowslcy che fu dimesso dal comando poiché non isperando trovare in suscitò contro lui un suo cieco l'opinione dell'esercito per avere scritto una narrazione, forse inopportuna, della pas-
  • 183. 192 sata campagna, in cui coscenziosanicnte parlava È un generale possibile che rare affatto i principii elementari che ha condotto così mollemente sfuggire e tutte le occasioni non è stato capace campagna facendosi rimediare a suoi errori, di abbia avuto tanta ostinazione e tanta fermezza da lottare contro di tutti i generali? potrebbe Ciò Chzranowsky abilmente perfido e venduto il credendo lettore partito al Ma spesso su questi quindi nelle nostre vicende, vedute le spiegarsi reazionai'io ed alla diplomazia straniera. mistero è ancora troppo vero. dell'arte della guerra, la giustificarsi, di il quale ha mostrato igno- il il velo del punti fatali bisogna che si formi un giudizio tutto suo. Il piano del maresciallo Radetzky, benché coronato da completo successo, è ben lungi dall'essere commende- Radetzky conoscendo quanto per esso erano ostili lombarde, non doveva mai esporsi ad essere girato; ma egli avrebbe dovuto concentrare a Cremona le proprie forze, ove il nemico sarebbe stato obbligato ad attaccarlo di fronte. Il disegno di un gevole. le popolazioni nerale può dirsi giusto allorché di conservare il presenta la possibilità vantaggio, o almeno una parità di costanze in qualunque movimento possa operare mico; Radetzky invece poi il si espose ad essere maresciallo avesse voluto, a tutti i cir- il ne- girato. Se costi, pren- dere l'offensiva, senza curarsi di un movimento dell'esercito piemontese sulla sua linea doveva marciare tagliare gli il direttamente su d'operazione, allora Alessandria, nemico dalla base e dalla capitale, e qualunque possibilità di rimediare al onde toglier- suo errore; mentrechè mirando Novara presentò molte volte a Chzra- nowsky l'occasione di Alessandria e riaprirsi la comunicazione con cambiare l'aspetto della guerra, per altro garantirsi piemontese su Lodi, senza né da un movimento dell'esercito né da una sollevazione generale che avrebbe potuto provocare Lamarmora passando il
  • 184. 193 l'o. Non meno operazioni le tattiche sono trovati snl campo essi si battaglia sempre in minorità di forze del nemico. (li il sono riprovevoli degli austriaci, dappoiché Nò generale D'Aspre seppe conoscere a Novara la chiave del campo in luogo ed operò un di battaglia, con tutte gettarsi di attacco parallelo sue le forze sulla Bi- cocca. La Novara ebbe un lugu- disfatta dei piemontesi a bre eco in tutta V Italia; la Sicilia vide crescere la bal- danza del suo nemico; in Napoli rincrudì la tirannide; Venezia Roma preparò ad operare; in Firenze la reazione si e apprestarono ad estrema difesa. In Genova si la dichiarazione della guerra avea riconciliato gli animi al Governo; ardore, ed la ridestare l'odio con fece disfatta più popolo alzò un grido di maledizione e di il labbia. Il 27 marzo soppesi dell'abdicazione di Carlo Al- berto; la sera tutta la città era levata a tumulto, e la campana a stormo ed chiamavano numerosi, i guerresco suono del tamburo il cittadini esprimendo del popolo ligure fu arrestato Asarta le al dai un i quali accorrevano desiderio di voler il l'onore delle armi italiane. fu armi, alle Ma delitto pel genovesi, vendicare moto generoso Governo. Un messo questo spedito dal generale De- generale Laraarmora onde invitarlo a rivolgere armi contro la città. Questo atto dispotico e l'an- nunzio del nuovo Ministero De Lauuay-Pinelli, entrambi il furore. Il 29 il Mu- uomini della reazione, accrebbe nicipio si costituiva in permanenza, ed messaggi a Torino onde invitare sferirsi in il inviava due Parlamento a Genova; ma ad onta delle calde tra- e generose parole di qualche deputato, quell'adunanza non fu ca- pace di una energica risoluzione in Guerra coinhaltuta in Ilaìia. sì grave circostanza. 13
  • 185. 194 De-Asarta portava suo quartier generale allo Spi- il barricava l'arKeiialc di terra e piazzava dei rito Sauto, domiua tempo innauzi. caiinoui sulle ruiue del forte S. Giorgio, che città, già demolito dal popolo poco questi ostili })reparativi delle autorità deva con apparecchiarsi a popolo del stizio; tenne si ligure, quale dichiarò, in il non di ricouoscere come ostaggi, e l'armi- De-Asarta ed la famiglia del generale altre i^ersoue sospette A popolo rispon- il Fu nominato un Trium- difesa. virato a reggere la cosa pubblica, nome la da respinse si porta Pila una compagnia che voleva entrare in città. le Al 1° di aprile il popolo, bipartito, s'incamminò per due strade principali di Grenova, cioè per quella che costeggia il porto, e per la strada Balbi, che dell'Acquaverde. piazza La prima di mena giunse innanzi la Darsena, e fu accolta con giubilo Le soldati e marinari dai alla colonne queste di gridi che vi erano rinchiusi. porte furono sfondate, truppa e popolo fraternizza- rono, ed cittadini i uuti. lu tal modo la cammino, molestata si armarono con i fucili ivi rinve- colonna ingrossata continuò solo al suo fianco destro il suo da qual- che carabiniere, che faceva fuoco, appiattato nelle case delle strade laterali. 11 popolo sperava trovare allo Spirito Santo la medesima accoglienza ricevuta alla Dar- ma sena, riserva invece fu delle salutato da una scarica, che la Guardie fece dalle finestre dell'Annona. Intanto la colonna che percorreva la strada Balbi giun- geva anch'essa tier generale; alla jiortata di questa caserma, ora quar- occupava le case vicine, il campanile di Prè, e rispondeva con vantaggio al suo fuoco. 11 popolo con impareggiabile attività asserragliò il quartiere di Prè e trasportò sei pezzi di grosso calibro su monte Galletto, che si eleva in faccia a S. Giorgio, livellandoli contro la caserma. In tal modo giavano centro era allo Spi- la sinistra a S. Giorgio, rito Santo, la destra al mare. Il il i regi appog- popolo, viceversa, ap-
  • 186. J'J5 poggiava la Principe; il al ocoupaudo mai'e sinii*tra al centro palazzo il del quartiere di Prè e la strada Balbi, monte Galletto incontro a S. Giorgio, e le sue oftese sulla caserma dello Spi- e la destra su convergeva tutte ove era il grosso dei non avevano altra risorsa rito Santo, loro linea su cui spiegavano si non quella attaccando in massa dere l'offensiva, truppa che occupava i i di pren- centro il della Ma cittadini. diversi canto I quali dal regi. se la notte la nell'interno della posti avca fraternizzato col popolo, e quella chiusa nello città Spirito Santo cominciò a manifestare dei sintomi allar- manti pei capi. De-Asarta capitolò, e mattina del la 6000 uomini, 2 aprile la guarnigione, forte di 5 a da Genova armi e bagaglio, ad eccezione camento sorio, che fu disarmato. di carabinieri, Si costituì il uscì un distac- di giorno medesimo nn Governo provvi- messaggi e quattro che spedì dei battelli a va- pore a Chiavari ove era per giungere la divisione lombarda, Genova ad accorresse in acciò dini per difendere l'onore italiano; unirsi ma co' citta- questa speranza fu vana. Genova, città floridissima e popolosa, falde di vante e cevera, si i i Una sta di questo cinta bastionata corona contrafforte, e traccia i due triangolo, la cui base egualmente fortificata il mare, ed il vertice, punto più elevato cati sulle un contrafforte degli Appennini, limitato a lea ponente da due torrenti, il Bisagno e la Polquali mettono foce nel mare che lambisce piedi della collina. al specchia nel nome, sorgendo ad anfiteatro golfo dello stesso ovvero il lati si la cre- di un appoggia forte dello Sperone, è di tutta la cinta. Dei forti distac- sono costruiti sulla cima dei monti circostanti che dominano la cinta. filano lo Sperone, occupano le del Bisagno. I ed Due i Fratelli forti cime che dominano Verso e il Diamante dif- Ratti, Eichelieu e S. Tecla la cinta dalla la Polcevera, poi, un poggio sinistra si spinge
  • 187. 196 come un saliente innanzi cinta la e domina la val- questo poggio è occupato dal forte Tanaglia, che lata; viene unito mura da un alle x*<^iitxì levatoio ed una pò terna. Una come Genova, piazza mani nelle del popolo, avrebbe potuto cangiare l'aspetto delle cose. Essa raccliiudeva tutte le risorse necessarie all'ordinamento di un forte corpo di armati, cbe sicuro dietro suoi i ba- luardi era sempre nella possibilità di prendere l'offen- mentre che siva, Venezia. Ma avrebbe cambiato la flotta movimento il di Genova non nario. L'iudignazione che invase insorgere, ma non popolo bastava per il già per durare; gli agitatori erano uomini senza idee e stati sorti di le fu rivoluzio- nulli nell'azione; la direzione mancò, l'ardore non alimentato spense, e si Genova era soggiogata prima di combattere. Lamarmora generale Alfonso Il truppe in tale posizione da diventare monte, lacerando con ma la spada egli preferì portare le il trovavasi con il Cammillo le sue del Pie- vergognoso armistizio; sue armi contro i geoovesi, quali avrebbero voluto salvare l'onore di quell'armata i a cui esso apparteneva. Rafforzato lungo altre truppe, mirò Genova uomini, riunì le il borgo di S. cammino da 16 mila sue truppe in Val Polcevera, ed occupò Pier d'Ai'ena. 4 aprile alle ore 2 pom. Il il alla testa di circa il forte Tanaglia, coman- dato da un traditore, fu consegnato ad una debole ri- cognizione inviata da Lamarmora, la quale, benché fosse stata che immediatamente si rafforzata, distanza dalle mura. Lamarmora potè non Ma mura erano abbandonate, le solo sostenersi prolungò a destra, marciò anch'essa nella S. pure non era possibile sostenesse in quel forte, dominato a brevissima abbandonata, cinta, occupando sulla se ne nel porta degli impadronì, immediatamente Benigno, ove appoggiò la forte, le sua destra e ma e si Angioli, ed entrò alture vi di piazzò
  • 188. 197 una batteria Da mortai. <ìi Benigno S. si suoda iiua catena di poggi che domina la città e la valle dell'Agiccio, torrentuolo che scorre a ridosso di Genova. questa catena è Grauarolo. ])nnto culminante di niarmora senza contrasto prolungò trascurò di occupai'e Granarolo, sua sinistra, ma abbandonato la già Il Ladal popolo. giorno seguente Il i regi continuarono il movimento avanti: dalla Lanterna, da S. Benigno e da porta degli Angioli partirono tre colonne, le qnali con concentrico mirarono tesca di si abbandonò il movimento palazzo Doria. Intanto la solda- alla sfrenatezza ed al saccheggio, cui furono vittima le inoffensive famiglie che dimo- ravano nella zona occupata dalle truppe di Lamarmora. La l' sinistra dei regi tentò avanzarsi nella valle del- Agaccio, monte ma venne respinta dal popolo che occupava Galletto, ed un'altra scaramuccia di poco conto ebbe luogo fra truppa ed una sortita fatta dai la citta- dini dal forte dello Sperone. A il destra i occupavano regi palazzo Doria, il le consolare venne a porre fine alle ostilità. l'intervento dei dominanti posizioni quale cadde nelle loro mani. consoli, il Ma popolo attaccò Il corpo poco dopo il giardino Lamarmora cominciò un bombardamento tanto crudele quanto inutile, dappoiché Genova era vinta. È cosa importante l'osservare che Loid Hardwick, comandante un vascello inglese, gittò le polveri in mare Doria, e fuvvi una sanguinosa mischia; al che e inchiodò i pezzi della batteria del Molo, quindi filò nel mezzo del porto, piazzandosi fra di S. atti, Teodoro per la tale batteria e la strada quale marciavano i regi. A questi contro una città che avevagli accordato ospitalità nel suo porto, il triumviro Avezzana, che dirigeva le operazioni militari, impose immediatamente al doro di smettere la sua attitudine di colare a fondo il vascello; ostile, l'inglese commo- minacciandolo ubbidì. La ca-
  • 189. Il) 8 segnata; pitoliizioue fu salvo, ed più compromessi i Lamarmora occupò 9 aprile il misero in si tutta Ja città. * Due ad esame, onde com- altre cose bisogna tórre piere la relazione di questa lombarda e divisione sorti della disgraziata campagna: condotta la del le ge- nerale Ramorino. La erano divisione lombarda, formata dai volontari che ritirati Piemonte dopo in la campagna del si 48, era forte di 6 a 7000 uomini, divisi in quattro reggi- menti e due battaglioni bersaglieri. Queste truppe erano giunte ad un grado di ordinamento ed istruzione più che sufficiente per rivaleggiare in campo con l'esercito. Gli officiali erano con esperienza militare gloria tutti giov'ani oppure supplivano servito, alla quali aveano prima i mancanza di una lunga buona volontà e aggiunta alla speranza di la loro brillante carriera. Ottimo poi era lo truppe : i il momento che potesse condurli aprirsi spirito di una queste di ardevano d'amore pel loro paese soldati tutti ed anelavano l'avidità della gueira, nel seno delle nowsky aveva concepito un'opinione questa divisione: egli la credeva come solo famiglie. tutta composta mezzo Chzra- diversa di di truppe poco solide, e credeva anche dubbia la fede del generale che la comandava. È strano però, come persuasiva la inviasse in una posizione staccata dall'esercito, invece di tenerla sotto la sua in tale affiitto immediata sorveglianza; oltreché dalla condanna del generale Ka- Chzranowky niorino risulta che lo facesse dipendere la riuscita del suo piano dalla difesa della Cava. Il la generale Eamorino all'approssimarsi del nemico, mattina del 20, si ritirò con tutta la divisione sulla destra del Po. Eicliiamato con ordine superiore al quartier generale, esso fu rimpiazzato nel comando dal
  • 190. 199 geuerale Fanti, a oni pax-e non comunicato fosse al- cuna istruzione, dappoiché esso restò egualmente inoperoso sul sito medesimo, e sino al giorno 25 questa l>rode gioventù non fece che fremere, nel sentire da lungi Il il cannone che decideva 25 Fanti il li sue sorti. le condusse ad Alessandria, ove ebbero notìzia dell'armistizio che distruggeva tutte le speranze di questi disgraziati, e per la redenzione della patria, e per la loro futura carriera. una Benché Governo delle condizioni fosse dell'armistizio sciogliere tale divisione, ciò nulla (juella di fece loro prestar giuramento ostante il nuovo Re, e al l'iuviò in presidio fra Tortona e Voghera. L'incertezza dominava in quella truppa; non essa avea che due partiti a scegliere: o continuare a combattere popolo e col pel aprirsi la strada su popolo, Genova ed allora bisognava far e cambiare d'aspetto l'insurrezione; oppure aspirava a diventar truppa per- manente, ed allora bisognava acquistare merito presso il Governo col secondare Lamarmora nella sua spedizione contro gl'insorti. Il primo partito, scelto da qualche capo, fu per at iuarsi: la divisione cominciò il contrariato e sventato da altri. delle spalline erano già corsi a ministri, ma venne movimento, Intanto i più solleciti Torino per trattare 11 Governo di somministrare profittò dell'occasione e i mezzi per recarsi scana o di Roma, e chiese non mischiarsi negli in affari di promise tacitamente al servizio della cambio la Genova. Convenuto Bobbio, assicurando che troverebbero ticabile per tutte le fu armi; ma 4 aprile cammino inviluppata in obbligata a lasciare le artiglierie, mente potè essere seguita da parte Il il i To- promessa fu ordinato alla divisione di marciare su Chiavari alpestri coi mentre niuno aveva dato loro questo mandato. della di ciò, per pra- sentieri e mala- cavalleria. lombardi giunsero a Chiavari e rimasero
  • 191. 200 convenuto; mentre fedeli al resa di Genova, non parola. Con false si Governo, assicuratosi delhi il curò più di mantenere la data nuove, con menzognere speranze, ri- tardò per 15 giorni la loro partenza, e finalmente riuscirono ad imbarcarsi solamente il battaglione bersaglieri comandato da Manara, ed una compagnia del 22° reggimento; truppe che giunsero in Eoma verso la fine di aprile e fecero brillare, il come i loro fratelli a Veneziiì, valore del popolo lombardo, disprezzato e calunniato durante la guerra. In ultimo, non eseguì che egli è certo gli ordini del Eamorino generale il generale in capo, quali, ben- i ché molto oscuri, non davano luogo però all'interpre- Ramorino avrebbe tazione di ritirarsi senza combattere. dovuto, battendosi, eseguire la sua ritirata per San Nazzaro ; ma tale combattimento non poteva a lungo du- rare, giacché la manovra condare e distruggere i degli austriaci tendeva a cir- molto lombardi se avessero di Né Cava era le Termopili ove 6 a 7000 uomini avrebbero arrestato la marcia di tutto l'esercito austriaco. Quale vantaggio adunque po- ritardato la loro ritirata. teva ottenere rino? Tutto al la Chzranowsky dalla resistenza pili di Eamo- ritardo di qualche ora nella marcia del nemico. Che avrebbe cambiato alle sue disposizioni? Pensava forse lo Chzranowsky di marciare su Mortara e riaprirsi le comunicazioni con la base abbandonata? Noi abbiamo noi fece, un'azione un danno militare. visto che egli ebbe tutto epperò tale la trasgressione da esporre che impedì il il tempo non tutta o parte felice fu di fiirlo e certamente dell'armata a successo di un'operazione Eamorino non era che un generale poco che altre volte erasi assai malamente condotto; abile, ma in questa circostanza non fu che una vittima. Era poi cosa che sommamente rilevava al Governo non piemontese chieder conto a Chzranowsky perchè, essendovi costretto da un'assoluta necessiti^, diede bat-
  • 192. 201 taglia riero, senza linea di ritirata? Questo dopo aver rotto calpestato l'onore ; le speranze di fatale avventu- una nazione, ne ha e per giustificare la sua ignoranza, o la sua perfidia, ha tacciato di vigliaccheria un popolo intero ed ha commesso l'assassinio di un generale. Con- durre Chzranowsky sul palco non salvava 1' Italia, rendeva più cauti per l'avvenire certuni, che fanno mestiere di condottieri di eserciti. ma il
  • 193. II. Operazioni in Lombardia. Commissione Cainozzi gamo Il — — Insurrezione di Como — di Ber- di Brescia. Governo pieraontese, aveva chiamato a fin dopo sé dei cittadini l'armistizio Salasco, lombardi per ottenere dei lavori statistici e degli schiarimenti riguardanti paese che doveva essere teatro della guerra; il cittadini furono riuniti sotto statistica. surrezione, nome di Commissione Quindi desiderando essere secondato dall'insi Oltre ciò, Italia il il questi Commissione onde ordinarla. diresse a tale parteggiando un errore reso comune in per ignoranza, che ha fatto credere ad ardenti patriotti nella possibilità di ottenere una rivoluzione il Governo cospirando, ed è costato moltissime vittime, sardo con un esercito di 120 mila uomini pensò diven- Le tare cospiratore. fatto individuale, cospirazioni e le congiure, cosa af- non possono che attaccare gl'indivi- dui; esse strozzano imperatori, pugnalano despoti e ministri, ma non decidono le sorti di due candidati ad un trono, potranno giammai compiere una rivoluzione. La loro efiBcacia è in ragione inversa dell'istruzione d'un popolo; la libera espressione del pensiero, la discussione,
  • 194. 204 il sommi dell'uomo culto del vero, beni opposizione con libero, cospirazioni e le congiure, le sono in quali le richiedono simulazione e deificazione d'individui. Governo sardo avrebbe voluto che il popolo lomsuo comando, mentre una sola potenza ha nel mondo l'efficacia di comandare Il bardo-veneto insorgesse ad un un'insurrezione : Questa forza la necessità di migliorare. motrice fu quella che nel 48 faceva correre a torme nelle città, villici di pochi, si ma sviato perderouo vaghe speranze, e non trovò eco veruno Da pagne. per tutto vano comandare, cam- nelle erano formati comitati insurre- si unione spontanea zionali, la deside- le rata insurrezione del 49 i moto, e volto a profitto il d' individui e parlare in nome i quali pretende- un yjopolo da cui di non erano uemmanco conosciuti. Alla frontiera piemontese se ne contavano ventidue, ed i rappresentanti questi furono chiamati dal Governo, e presente la missione fucili, statistica, di x'iù promesso loro fu circa di Com- 90 mila 100 mila franchi, un corpo di truppe re- 1500 uomini e dei commissari del Governo per mostrarsi nei diveisi paesi, ed animare e legalizzare il movimento popolare. Il cittadino Gabriele Camozzi ebbe specialmente la missione di promuovere l' insurrezione lombarda. Di già il Governo avea deciso l'invio delle armi, delle munigolari di zioni e del ovvero il danaro; ma giorno prima tutto fu sospeso clie furono spediti a Novara che solo 10 mila sata la meschina carono il al modo nerali somma il giorno 18, spirasse l'armistizio; e non di 5 fucili e sbor- mila franchi. Si comuni- cittadino Camozzi delle istruzioni riguardanti di condurre ed oscuri, cioè appena cominciavano distaccamenti, e il : le movimento, ma in insorgere alle spalle ostilità, costringerlo molestarlo continuamente ; ponevano sempre dalla parte termini gedel nemico a fare dei istruzioni che della ragione colui che le prescriveva e dalla parte del torto quello che avrebbe
  • 195. . 205 dovuto eseguirle. Kadetzky, deciso quanto in da alla molestia gli essa si sotto avamposti, la riposava tranquillo. protezione dei quali l'esercito il ueraico, al recai'si sarebbe ridotta a disturbarne più, leueie concentrate il era impossibile obbligarlo a distaccarne parte; le forze, Di Caniozzi ebbe l'ordine di dipendere dal generale Solaroli, destinato con la sua brigata a secondare la sollevazione. Il 20 marzo, col consenso del generale Solaroli, Ca- mozzi partì da Arona per la Lombardia pletò il numero il giorno 22; epperciò egli parti con scortato da 150 cittadini tale impresa., lari, né 1 ; ma non si comNovara che 4500 fucili, dei 10 mila facili spediti a senza mai soli volontari clie né ottenere si offersero a soldati i rego- commissari che dovevano rappresentare il Governo. A Varese mise in piedi un comitato, per corrispon- dere col generale Solaroli fu nominato un renza alti'o. ufficiale fece sì si la mancanza Il comitato, non ed il a Como il Intanto, il appa- Como si riconosciuto manifestò un'a- il popolo nominò 27 un Governo provvisorio che intestò di si dimise; a quest'atto gitazione sempre crescente, dell' Alta Italia. di ogni che la popolazione mostrò alquanto fredda. dal Municipio, quindi passò a Como, ove ne ; Ma i suoi atti: lìegno giorno medesimo, giungeva cittadino Filippo Caronti, e ri})ortava guente discorso tenuto con Chzranowsky « Nona avons « Quoi, très honorable, avec une se- Comment honorable? « il : bat pas conci u un armistice honorable. armée qui ne se » Così l'oscuro straniero, cito di errore in errore, dopo aver condotto dopo aver richiamato Genova che avevano messo l'eser- le trup}>e del Duca file nemiche, calunnia impudentemente l'armata, la quale di il disordine nelle con altro generale avrebbe potuto vincere, o almeno
  • 196. 206 perdere più onorevolmente. da Caronti, riferita popolo era ancora il il fosse curato di far conoscere si cose; Governo piemonil vero stato delle giorno medesimo circolava per la città il guente bollettino se- il : Novara, « « onta di questa nuova massima agitazione, senza che nella tese Ad marzo 29 il 29 marzo 1849. li Sgombrare le fortezze di Mantova e Peschiera, Lombardia ed il Veneto, tranne Verona. e tutta la « Eitirarsi (così « sulle sponde dell'Adige, ove parleremo diceva Chzranowsky). Non fermarsi per ogni provincia, città, comune, paesi, più di 24 ore in otto giorni. « Consegnare come garanzia tutti di i cannoni del più grosso calibro, non più molestare le popolazioni ». Questo bollettino fatto per eccitare il popolo, che fortunatamente non vi credette, arrivò, come abbiamo detto, il 29, ed il 30 gli austriaci erano in Como. Il cittadino Camozzi continuando la sua marcia giun- geva a Bergamo mini, si polo; e nel bomba il 25. La guarnigione, di circa 300 uo- era ritirata nella rocca, ove era bloccata dal po- veder abbattere gli stemmi, allorché Camozzi ricevè una qualche tirò sulla città. Questo blocco continuò sino al 27, lettera confidenziale da cui rilevavasi che tutto era finito e che pensasse a porsi in salvo. Intanto Municipio veniva a patti con il nigione; la notte anche la notizia dal 29 al 30 si capitolò, la guar- ed ebbesi che giungeva una divisione comandata da Taxis. Camozzi lasciò Bergamo; nò volendo abbandonare l'impresa a quel semplice avviso confidenziale, e sembrandogli impossibile che la campagna terminasse così presto, si diresse su Brescia, alle ore 2 pom. ove giunse il 1° aprile
  • 197. 207 * Dal momento che Brescia rimase senza guarnigione, ad eccezione il capo 500 uomini che guardavano di Municipio, del un certo la cittadella, bandì un Zambelli, proclama malissimo accolto dal popolo a causa del suo Zambelli fu obbligato a dimettersi, e equivoco senso. succedevagli l'avvocato Saleri, che immediatamente isti- tuiva una guardia cittadina con armi bianche per conservare l'ordine. Si trovavano in cassa 130 mila principio del pagamento imposta da Haynau di una alla città. taglia di Il comandante tadella voleva custodire questo danaro inviò comandante il di piazza per inasprito a simile atto, accorse pedirlo, e nel di bastoni, versavano tempo medesimo in lire della cit- castello, ritirarlo; ed popolo, il immediatamente per imassalì, armato solamente alcuni soldati, che scortando dei viveri, trala città. Il comandante di piazza furono menati prigionieri. Questi due il lire, 520 mila ftxtti ed i soldati accadevauo giorno 20. comandante la cittadella chiese l' immediala comandante di piazza, minacciando il bombardamento; la risposta fu negativa, e la notte medisIl 23 il libertà del sima fu data esecuzione assalì l'ospedale di S. alla minaccia. 24 Il il popolo Eufemia, se ne impadronì, e fu nominato un comitato che diede le disposizioni per un;i ostinata difesa, dappoiché giunsero a Brescia i medesimi bollettini che annunziavano la vittoria dei piemontesi. Il giorno 26 Nugent, accorso con 2000 uomini, presentò sotto cusata; si le Nugent mura ed intimò assaltò diressero tutti i la resa, che venne porta Torrelunga, fuochi del castello, ma sulla si ri- quale fu vigorosa- mente respinto. La notte circa una trentina di animosi giovani fecero una inconsiderata sortita, e vi perirono quasi tutti. Il 28 marzo alle false notizie della vittoria degli italiani si aggiunse quella della decadenza di Casa
  • 198. . 208 Savoia e della dittatura di Chzranowsky proclamata dalla Camera. giorno 30 giunse in Bre- Finalmente il un bollettino stampato, degno scia di essere trascritto onde mostrare sempre più l'opera tenebrosa gnota mano. « ORDINE DEL GIORNO. € Italiani, « « Voi vedeste siete il sì piemontesi che lombardi valorosi e degni nemico ed ! d'Italia! Voi Ora ritornerete con figli egli fu vinto. vostre stesse mani a piantare « le di un'i- vessillo il tricolore « sull'Adige, lo vedrete, ve lo assicuro, sventolare sulle « rive dell' Isonzo. « « Firmato Chzranowsky : » BOLLETTINO. giorno 25 Radetzky proponeva « Il un armistizio, Il 25 due avanzarono baldanzose « che fu rigettato dal valente Chzranowsky. « divisioni, 24 mila uomini, « sul « si ponte della Sesia, inseguendo pìccolo corpo montesi in finta ebbe ritirata. Appena ponte, già prima minato, balzò « sioni « dividendo così l'armata « trovasi al cospetto di 40 mila uomini comparsi |)assato il «per incauto; s'impone « soldati assalgono « I tedeschi « le si il La austriaca. la resa. nostre artiglierie fulminano « le di pie- vina di queste divi- La divisione ora quasi divisione rifiuta e da ogni nemico di fianco lato. alla I nostri baionetta. avvoltolano nella polvere, lasciando nude Radetzky, vedendo irreparabile una sconfitta, file. bianca intantochè la predetta divi- « innalza bandiera « sione deponeva le armi, dopo breve « lamento, fu conchiuso l'armistizio in questi termini « 1° Radetzky « restante « Adige. sgombrerà subito dell'armata, ritirandosi in ma il franco par- Lombardo : col Veronetta oltre
  • 199. 209 « 2° « Lombardo verrà Il occupato iniinediataraente truppe sarde. « dalle 3° Restituzione di tutti « « prigionieri piemontesi e monte. « i lombardi. lombarda. 4° « « 5° « Detenzione dei prigionieri tedeschi Sicurtà alle vite e proprietà in ogni provincia 6° Sull'Adige nuovi trattati riguardo È gioia Pie- in quanto inutile dire e alle tali notizie i mesto sia più dimostrazioni a cui poveri si il Veneto ». pensare alla il abbandonarono a bresciani, che ascoltare la distru- zione a cui essi andarono incontro. Il medesimo giorno Nugent assaliva nuovo di ; il combattimento durò sino a sera con vantaggio del popolo. s' il La notte dal 30 al 31 il generale Haynau, solo, due inti'odusse in castello, intimò la resa fra bombardamento. Una deputazione fargli conoscere le si ore, o portò da lui per notizie giunte in Brescia, della sup- posta vittoria degli italiani e dell'armistizio conchiuso. Il generale austriaco invece di e narrargli il vero, rispose : disingannare Io so deve rendersi in due ore, o sarà bresciano accettò la sfida, e fu popolo il ma tutto, la città Il popolo primo a cominciare incendiata. il Haynau all'ora stabilita principiò uno spesso bombardamento. La truppa circondò la città con un cordone di bersaglieri, e si formò in colonna sullo strale ostilità. dale che mena a porta Torrelunga, ove oppresse dal concentramento dei fuochi dal castello e dal nemico esterno, narsi. si La sera il era avanzato dovettero nemico avea guadagnato circa mille passi barricate, le che partivano la sino a S. abbandoporta e Barnaba. Dalla parte della città che comunica col castello il ne- mico pure avanzò per 500 passi. Appena gli austriaci entrarono in queste due porzioni della città, incendiaGucrra conihattuta in Italia. 14
  • 200. 210 rouo tutte narono 11 31 le il chiusa le Ciise, vivi cittadini e scan- i nemico progredì ancora, ed la resa, cittadini; cifici bruciarono donne, dopo aver soddisfatto alla loro liVjidine. 1° aprile fu con- il ove Haynau prometteva sicurtà ma ai pa- chiuse le porte, abbandonò la città alla sfrenatezza dei soldati. Più di 200 cittadini perirono quali dei in questo avvenimento, 120 scannati, e fra questi 10 ragazzi, 10 o 12 donne, 3 o 4 bruciati vivi e 12 appiccati. Camozzi, intanto, era giunto nelle vicinanze di Brescia il giorno medesimo che la città si rendeva. Attac- cato da un corpo austriaco, dovette ritirarsi, e giunto in luogo sicuro sciolse la sua colonna. Riassumendo come l'inesplicabile condotta di Chzranowsky generale, la sospensione dell'invio di tutti promessi onde favorire l'insurrezione, Brescia, l'attacco di Genova e l'attitudine presa dal vascello inglese, pare non i mezzi l'abbandono si ostile di ivi andrebbe molto lungi dal vero credendo l'Austria, la camarilla piemon tese e la diplomazia estera d'accordo, onde l'onore della nazione ed opprimere tenere lo statu, il sagrificare popolo per man- quo: Chzranowshy agente di questa in- fernale unione e Cai'lo Alberto vittima di essa.
  • 201. III. Operazioni in Sicilia. Ripresa delle ostilità (29 marzo) — Taormina Catania e presa di Da mesi quattordici L'esaltazione, la (2 aprile) dei ma Sicilia era libera, di difendere facile mente ma zione; — d'Ales— Combattimento d'Ali (31) (o aprile). non era nel caso fervida — Presa di sio (1° aprile) la conquistata essa libertn. ad apprendersi all'immaginosa e siculi, questo stato ne avea favorita l'insurre- violento, non può essere che duraturo in un popolo, era cessato infrangendosi sotto le il mura di Messina l'ultima ouda rivoluzionaria; mentre concetto dando al e migliorandone le rivoluzione, che della nuovo ordine cose, di materiali, ne avrebbe concentrati gli sforzi, Governo Il tutti i mati al Sicilia fu di Governi italiani surti Parlamento gli il meno si ordinò file e si dall'insurrezione. Richia- chiamò I deputati nìisero La borghesia guardia nazionale escludendo dalle sue in la plebe. mancava. rivoluzionario di Sovranità del popolo. discussione la un condizioni antichi pari, molti fra essi avreb- bero volentieri ristabilito la feudalità. in popolo proclamò Si al trono casa Sicilia le qualità vella dinastia? È la decadenza di casa Borbone Savoia. Chi guarentiva individuali dei discendenti forse alla. della no- impossibile che la casa Savoia
  • 202. 212 generi un tiranno? Si fidava forse in quelle istituzioni die credevano impotenti contro si Camera tato titoli i senza e mezzi, i Ma Borboni? i la dei pari, formata dalla nobiltà, che avea eredi- abitudini le e lusso degli del E antenati, avrebbero esse borghesia stessa, la se anche nobiltà e borghesia fossero rimaste salde contro queste sedu- trono? resistito alla corruzione del chi zioni, guarentiva la loro indipendenza, appena il Ee formava il suo esercito? La guardia nazionale forse? Dunque siciliani armavano un nemico per poi comi batterlo, e tutte le garanzie della loro conquistata libertà si riducevano alle supposte qualità personali di un prin- cipe, e al diritto d'insorgere tutti i popoli loro reggimento. garanzie 5 mondo, qualunque del E la plebe, godono forma del che avea compita l'insur- dovuto comporre avrebbesi rezione, e la plebe di cui di cui sia la l'esercito e fare così scudo dei loro petti alla borghesia, che cosa guadagnava? La libertà leggere e senza avere né di stampa, senza saper mezzi né il tempo d' impa- ed un Governo formato dai capitalisti e proprie- rare, tari, i suoi immediati e crudeli tiranni. Cosicché un potere animato da rivoluzionarie e jjrivo di gere un popolo assai forze difficile, tendenze anti- tali doveva reg- materiali che insorgendo avea di- strutto la vecchia tirannide e sbrigliate le passioni. quali, dirette verso un medesimo Le scopo da una radi- cale riforma sociale, avrebbero salvato la Sicilia; mentre non rette e non represse, divennero tante forze repellenti che minacciavano la dissoluzione. Quindi un tale Governo non vedeva altro scampo se non quello di donarsi ad un principe, e lasciare ad esso la cura della guerra non solo, di ma anche quella di ricacciare a colpi che baionetta nel suo tugurio l'uomo del popolo, Svanita poi questa spe- avea conquistato ranza, il la libertà. Governo, bai'collante sempre, sua dubbia anziché recisa politica, a causa della videsi incontro il
  • 203. 213 appena 8000 capo di sopraccaricati da soldati, cattivi di otiìciali creati per debolezza, e per mero esorbitante colmo a avendo ad opporgli che un nu- non nemico, suo inesorabile un generale straniero, mentre il un esercito sorto dalla rivoluzione bisogna che mali tanti che intenda, che comunichi col soldato e col po- parli, comune con esso gl'interessi. Re di Kapoli avea trionfato nei suoi Stati di terraferma. La Francia e l'Inghilterra aveano compito la polo, e che abbia Il missione di secondare la naturale apatia del Governo cou siciliano, le speranze. missione dell'isola Il Borbone intimò la sotto- suo potere costituzionale, al il Par- lamento ricusò sottomettersi, e l'armistizio denunziato il 19 marzo spirava Una il 29. monti, catena di quale deve considerarsi la degli Appennini, divide la Sicilia in come continuazione due parti disuguali, correndo da greco a libeccio. Il versante settentrionale di questa catena comprende parte delle Provincie di la provincia di Messina e Palermo. di Trapani, e quasi tutta gigantesco vulcano Il traiforte di questa valle dell' Alcantera. Dalle provincia di Noto, e acque delle due vallate: viene diviso dalla cui vicinanze di Nicosia un ramo secondario stacca la da catena, di monti il si la Gìarretta di- quale traversa questi dividono le creste di Salso ad occidente, le quali del- un con- l'Etna, che sorge a settentrione di Catania, è ad oriente ed le il costituiscono le proviucie Catania e Caltauissetta. Messina, Palermo e Catania formano un triangolo, di cui considerando vertice Mesdue lati costeggiano il mare, e la base traversa sina, di i 1' i>«oIa. La mira del Ee di Napoli era stare la Sicilia; le sue forze erano riori a quelle taggio di del operare nemico, e la con la quella di riconqui- immensamente supe- flotta gli medesima Palermo, quanto su Catania; dava facilità il van- tanto su quindi non era possibile
  • 204. 2U elle il ì regi fossero rimasti sulla difensiva, come opinava generale Mieroslawsky. comandava Filangieri borboniani, e benché avesse Palermo o Catania come scopo delle sue operazioni, pure il movimento più giusto era quello di occupare Catania onde costituirsi un'ampia i la possibilità di scegliere base, dalla quale, partendo, sarebbesi spinto nell' interno dell'isola. Con tali dati, e con le meschine forze che possedeva il Governo siciliano le avesse mani di un solo; ma esso divise l'isola in due comandi territoriali. Il primo fu dato al generale francese Trobiand, e comprendeva le prò bisognava che la Sicilia, tutte concentrate nelle vincie di Palermo, Trapani, il Girgenti e Cai tani ssetta; secondo, formato dalle provincie rimanenti, fu affidato Mieroslawsky, che doveva sostenere tutto al generale il peso delle forze nemiche con sue calorose rimostranze forzo che, per la strada interna, Adernò, punto comune soli gli fecero alle tre 4500 nomini. Le promettere nn rin- doveva dirigersi verso comunicazioni di Palermo, Catania e Messina. generale avendo pochissima fiducia nelle promesse Governo, né molta poteva averne nelle truppe gio- Il del vani e senza disciplina, avrebbe dovuto riunire perso- nalmente tutte le forze e esso partì Ma per Catania. Governo solo consistevano in 2° e 4° leggiero, mento non abbandonarle mai. Le truppe promesse dal una batteria da campagna, due compagnie di cavalleria: di marina, un distacca- ovvero 1300 uomini. Nella seconda divisione territoriale vi erano 1°, 3°, 5", 6° e 7° leggiero, un battaglione cacciatori, le squadre nica, la colonna condotta mini; aggiunti a queste forze si riunirono sulla comandate da Praca- da Ascenso: i in tutto 4700 uo- 2 a 3 mila volontari die spiaggia di Riposto, potevano for- mare un corpo di 7 a 8 mila uomini, il quale prendendo posizione nella valle dell'Alcantera difendeva con
  • 205. 215 una posizione possibilità, del i nemico ed era mai moveva su Palermo; se anche nella monti, di piombare alle spalle i tutti in i casi non sarebbe favorevole che avrebbe immedia- regi erano obbligati di attaccarli, epperò stato difficile un fatto tamente rilevato il Catania, fianco di traversando spiriti in tutta l'isola. gli Questo era solo disegno possibile con quegli scarsi mezzi in cui fu sorpresa la Sicilia. Come era da prevedersi, il promesso non 4000 uomini; le rinforzo giunse; Mieroslawsky rimase con soli sue congetture sul conto del nemico furono false, e rui- uose Il le disposizioni da Taormina, le l.>a88aggi il capo di S. Alessio, di spie- sinistra, e rendersi montagne trasversale strada jilla occupare di sue forze a delle comandante di tre battadi muovere il 29 marzo ebbe l'ordine glioni volontari, gare da esso date. Pracauica, colonnello padrone dei sino nella zona di neutralità che conduce da Barcellona a Castroreale, e legare le sue operazioni con quelle del colonnello Sant'Antonio, che per l'altro versante, ebbe l'ordine di portarsi nello Ascenso con da Patti su altri Pracauica, e prendere mento che si operava ove di Messina, il la direzione in quella generale Mieroslawsky rioso. Cosi Castroreale. Il colon- due battaglioni doveva sostenere di tutto il movi- provincia sino alle porte sperava di entrare vitto- sperperava una forza di ap- pena 2 mila uomini su di una linea di 20 a 25 miglia, le cui ali si appoggiavano al littorale, padroneggiato dal nemico con forze superiori e con numeroso naviglio. I borbonici occupavano sul versante settentrionale Barcellona, e sull'orientale operazioni dovevano Scaletta, e siccome le loro dirigersi verso Catania, essi al- l'approssimarsi della colonna comandata dal colonnello Sant'Antonio abbandonarono Barcellona, e rincalzarono appena la Scaletta canica, che il si accorsero del 29 occupò S. movimento Alessio e si di Pra- spinse sino
  • 206. G 21 ad Ali. Il colonnello Ascenso con la riserva giunse ad Alessio. zione presero immediatamente l'of- dalla Scaletta I regi La fensiva. loro superiorità di forze, e la viziosa posi- cui in sì trovavano l'uno rispetto anche primi la vittoria, se i siciliani all'altro, il assicurava corpo di Pracanica e quello di Asceuso, «i fossero si fatti trucidare sul campo. Essi miravano con una forte lonna mentre un'altra Alessio, S. salì girare e signoreggiare la posizione di teggere medinisi, ed nuarono Ali S. i regi il il Nisi, si ritirò a si Fiu- 31 marzo occuparono Ali, e conti- la loro marcia. passò littorale, Pracanica, e pro- fianco della prima. Pracanica il co- monte per il La colonna che aveva occupato con quella che batteva riunì il e secondate dal fuoco della flotta occuparono Alessio, montagne abbandonato da Ascenso, che di Liraina, gettò nelle si e mossero rapidamente su Taor- mina, forte posizione messa a cavaliere alla metà della strada che unisce Messina con Catania. Mieroslawsky rimasto con 1200 uomini riuscì a rac- cogliere circa 2 a 3000 volontari; se con tutte forze avesse mente arrestare di il nemico, e richiamare a sé Ma Ascenso e Pracanica. ivi le rale sue truppe 11 le certa- forze esso rimase a Pièdimonte, defezionarono, per Randazzo. partì queste almeno occupato Taormina, poteva dopo di che il gene- nemico attaccò Taormina il 2 aprile, difesa solamente da due compagnie, che dopo molle resistenza l'abbandonarono. L'occupazione di Taormina separava completamente Mieroslawsky dalla sua armata, e se Pracanica ed Ascenso avessero eseguiti gli ordini ricevuti giusta che questi avrebbero mentre il disegno primitivo, succedeva marciato su Milazzo e Messina, marciavano su Catania ed il generale si dirigeva a Eandazzo. Forse con truppe meglio ordinate i regi e più indurite bero potuto ai disagi, ritirarsi su Pracanica ed Asccnso avreb- Taormina, e giungervi prima
  • 207. 217 del uemicoj lua mossero essi verso l'Alcautera supe- a Graniti riceverono un ordine del gene- riore, e giuDti rale di marciare su Randazzo, ove giungevano tutte le forze. ancora di scendere la valle dell'Alcantera tempo in ed che senza dubbio avrebbe al- attaccare Piedimonto, meno ma di la notte dal 2 al 3 aprile Mieroslawsky sarebbe stato il momento paralizzato pel la marcia di Filangieri; esso partì per Catania, e lasciò l'ordine alle truppe muovere su quella percorrendo intorno mentre glia, prima il città dopo due giorni di riposo, falde dell'Etna una linea di 80 mi- non nemico per giungervi che sole correrne le 20. mattina (4 aprile), e la dovea per- La colonna mosse un giorno del 6 era tutta riunita ad Adernò. Da Taormina Filangieri seguitò la sua marcia: operò senza ostacolo uno sbarco, sulla spiaggia di Riposto, r.è avanzò senza prima occupare fortemente Piediraonte. Le precauzioni che mise Filangieri nell'assicurarsì che la valle dell'Alcantera fosse vano nuato la sgombra dal nemico, pro- evidentemente che esso non avrebbe conti- assai sua marcia senza prima attaccare e sconlìggeio un avversario che posizioui. si fosse mostrato minacciante in quelle 5 aprile 11 Mieroslawsky i regi giunsero ad Acireale. giunto in Catania cercò di far porre la città nel migliore slato di difesa possibile. Il 4 aprile entrò gli nella città spiriti. Il una frazione della trujtpa, che rilevò comparvero quattro vapori giorno dopo regi e principiarono a cannoneggiare la città; ma io batterie di costa vi risposero energicamente, ed al mez- zogiorno questi vapori presero era le una ricognizione dieci, il alle il undici e 3 fregate a l'antiguardo di mosso da Acireale con 16,000 Viagrande innanzi Catania. largo e scomparvero: La mattina naviglio napoletano, gate a vapore ed della tìotta. composto vela, del 6, verso di impegnò 18 fre- fuoco; che aveva comparve i)er Filangieri, nomini, il
  • 208. 218 Mieroslawsky spedì l'ordiue da Ascenso medesimo giungeva ad Adernò) Belpasso per il visto, giorno il girare a sinistra, e di Gravina sboccare da attaccare così colonna coriiandata alla come abbiamo (la quale, ed Viiigrande su fiaoco dei regi impegnati di fronte al- dal generale, l'assalto di Catania. Secondo i primitivi ricevuti ordini Ascenso avrebbe dovuto muovere da Eandazzo tina del 6, e quindi giungere la sera del 7 al i)iù presto; campo sul intanto mat- la di si egli battaglia trovò di avere già i>ercorso 24 miglia solo per soverchio Mieroslawsky riuuì due pezzi la uno tre battaglioni, di artiglieria sulla cresta di Belliati, posizione quale difendeva precisamente lo sbocco d'onde avrebbe dovuto giungere colonna la di Asceuso. L'avanguardia borbonica ripiegò nemico, quindi attaccò siciliane la numero furono lirono la prima lora, disposti in tacco, glia ; ma avamposti del fuoco, il ma sopraf- gettate su Catania. I regi assa- bairicata e ne vennero respinti colonna per plotoni, rinnovarono al- j l'at- pure indietreggiarono sbaragliati dalla mitra- finalmente un'altra colonna aperte, costeggiando none lavorava nel superata, gli cresta di Belliati, ove le truppe sostennero per varie ore fatte dal i lati dispose su due si della strada, mentre il file can- fu sfondata e mezzo, la barricata nemico irruppe nella strada dell'Etna, e il sera era padrone della città. Durante le zelo. squadrone e batterie della costa risposero La della fiotta. il la combattimento, validamente al fuoco vittoria dei regi fu seguita da un incen- dio che divorò un terzo della città. La colonna d'Ascenso appena generale si diresse su Belpasso, ricevè l'ordine del quindi a Mascalucia, ove giunse a sera; rimase perciò senza combattere e ritirò la a Castrogiovanni. Sicilia dappoiché tutta il si Ma dopo sottomise al la suo caduta si di Catania, crudele nemico; popolo era col nuovo regime egualmente
  • 209. 219 infelice come avea chiamato medesima; e le la lo era stato quale in Europa è tiiannica demagoga ove verità con l'antico. La rivoluzione potere la borghesia, impotente per sé al è serva, sociali e i ove regna, senza mai voler riconoscere diritti del popolo che vilmente tradiva in Sicilia, né fu possibile ai pochi generosi che si trovavano tra essa giustizia e dell'onore. di richiamarla snl sentiero della
  • 210. IV. Operazioni nell'Italia Centrale. Fone — Romana della Repubblica Reazione in Toscana ed Attacco di Roma (30 aprile) Fazione di Palestrina (9 maggio) Attacco di Bologna (8 a 16) Combattimento di Velietri (19) Assedio d' Ancona. — attacco di Livorno (12 aprilo a 12 maggio) — — — — La formazione dell'esercito della Repubblica procedeva a rilento, dissoluzione. e con sé portava giorno 15 marzo Il Romana germi i della rappresentante del il popolo, Giuseppe Mazzini, salì alla tribuna e richiamò l'attenzione un oggetto tanto andamento alle cose mi- della Costituente su di interessante. Per dare migliore litari proponeva egli fuori di sé, di i dritti, all'Assemblea di in- dovesse ogni dieci giorni render conto stessa del proprio operato. fu sanzionato dall'unanime voto. Il 18 la fu eletta a i al guerra di cinque che, indipendentemente dal Ministero e senza dividui, lederne all'Assemblea di eleggere, una Commissione maggioranza assoluta II progetto Commissione di schede, e cominciò suoi lavori. L'esercito della Repubblica si componeva come segue: Un reggimento di artiglieria, fornito ma che avea appena il terzo della Un battaglione del genio. di buoni ofiHciali, forza competente.
  • 211. 222 Tre reggimenti di fanteria leggiera. Quattro reggimenti di linea. Un battaglione detto dei Beduci. Tre battaglioni di bolognesi. Un Un Un reggimento detto La legione italiana. Un battaglione universitario. reggimento detto Legione Bomana. due reggimenti I quadri di La Unione. dell' reggimento dì guardia nazionale mobile. di cavalleria. legione degli emigrati (in formazione). Tutta questa truppa formava un effettivo di 17 a 18,000 combattenti. La fanteria leggiera non avea che il nome diverso dalla fanteria di linea. e disciplina da tutto capi dei corpi e gli nel 48 erano La legione ita- da Garibaldi, avea diverso soldo, divisa liana, ordinata il rimanente officiali dell'esercito. Ma i di quei reggimenti formati giovani d' ingegno svegliato qualità che supplivano all'assoluta e valorosi, mancanza di pratica e di teoriche militari. Tutti gii fronte un di esposti erano inconvenienti più altro grave. un nulla a Questi 17 mila com- battenti erano dispersi in piccoli distaccamenti per tutto lo Stato. Circa 4 mila uomini stanziavano raagne, un migliaio ad Ancona, Roma, il un altro nelle Ro- migliaio in rimanente formava un cordone lungo l'estesa Regno di Napoli, da Terracina alle foci Le autorità delle diverse proviucie temevano sempre un' invasione delle truppe del Re di Na- frontiera del del Tronto. e credevano la loro salvezza affidata a questi pic- poli, chetti une dispersi sul conline. alle altre, né si era Le truppe erano nuove veduto riunito, professandosi generalmente fito le mai un reggimento un principio oppoGoverno non po- alla concentrazione delle forze. Il teva neauclie in 15 giorni riunire 5 mila combattenti.
  • 212. 223 ed era aggravato da una spesa capace a mautenere un com- esercito di 20 mila uomini. Questo stato di cose affatto l'esistenza della Eepubblica. prometteva Ai primi sentò di aprile strò l'assoluta per guerra pre- di suo primo rapporto all'Assemblea: essa dimo- il opporsi necessità di concentrare le forze, tanto borbonica, efficacemente ad un'invasione della quale conti'O Commissione la frazionamento della truppa non il riesciva di alcuna difesa, quanto per esser pronta la Re- pubblica a prendere l' iniziativa della guerra italiana. Ob- Commissione a rispettare le suscettibilità mudi Bologna, propose due campi l'uno detto del bligata la nicipali : Po, in Bologna, l'altro detto degli Appennini, a Terni, punto eminentemente strategico, d'onde potevasi egual- mente prendere che presentasse si oppure, in caso l'offensiva verso Napoli, d'invasione, attaccare qualunque nemico efficacemente sotto le mura di l'eguaglianza dei salari nei diversi Roma. Propose ima sola e corpi; semplice divisa; una fusione dei battaglioni un numero <iuindi progressivo senza alcun'altra distinzione. E per tutti i isolati, e reggimenti siccome gravi erano le circostanze della patria, bisognò innanzi tutto stabilire la base per progredire nell'ordinamento dell'esercito, che veniva proposto di 45 a 50 mila uomini di tutte numero troppo due mitempo di guerra, e guerra popolare; ma la Commissione vedeva che la rivoluzione delle idee mancava ed il popolo mal rispondeva le armi, mezzo lioni e di ai bisogni della patria. davano l'impianto ristretto, è vero, per abitanti, ed in di 11 Le truppe esistenti, italiana ordinata dal generale Garibaldi, nello, avea anche qualche amalgamarla con possibile zarla si dichiarò corpo rimanere alla frontiera minava il riformate, reggimenti dì linea. La legione di uomo allora di cavalleria, l'esercito : quindi per colon- nò era iitiliz- partigiani, e fu destinata a di Napoli. La Commissione rapporto protestando contro ter- le ricerche ordi-
  • 213. . 224 lìate dal Governo e dall' Assemblea stessa, per assoldare Non un generale straniero ed una legione estera. ottenersi pel primo tendo che un uomo tanto dubbie quanto lo erano quelle degli liani, senza che avesse, come questi, legati destini di Roraaj e per la legione, coi ottenuto la il ofiSciali i po- cognizioni di ita- suoi destini sarebbesi poi, nazioni, mentre per legare rifiuto delle altre propria causa con quella dei popoli bastava tutti, accettare l'arrolamento volontario e individuale di qua- lunque liana, Il ma sempre straniero, unica e sola sotto bandiera la ita- sventolare in campo. doveva che Ministero non accettò alcuna di queste idee. Intanto, il giorno medesimo che la Commissione leg- geva questo rapporto, fu annunziato all'Assemblea il disastro di Novara; il che diede luogo all'energica risoluzione di sostituire all'esii^tente potere esecutivo un Triumvirato con pieni poteri. Il < la ministro della guerra Commissione si dimise dopo pochi giorni, guerra fu chiamata a farne di le veci tem poi^an eamen te Fu emanato misura contro l'ordine del concentramento delle truppe, vimento quale la militari e civili; ma protestarono tutte cominciò ad effettuarsi, e sciarono le loro posizioni alla Napoli e mirarono Il con somma spersione Terni. cui autorità i diversi frontiera del che per altro il mo- corpi la- Regno tali forze sino a quel di eseguivasi conseguenza inevitabile della lentezza, in le ad onta di questi ostacoli di- momento si i-rano trovate. L'insurrezione di Genova avea fatto sperare verno di lìlicana, Eoma al Go- grandi vantaggi. L'Italia centrale repub- unita a Venezia ed a Genova, braccia potenti verso il stendeva due Settentrione, che minacciavano schiacciare le dispotiche forze agglomerate nella vallata del Po. Ma il Governo di Roma pretendeva un'unione troppo assoluta, mentre avrebbe dovuto mirare alla soIb
  • 214. 225 unione delle forze militari movimento renze, per il Genova di Venezia voleva ; spegneva si sul isolarsi ; il nascere; e Fi- non aderire, temporeggiava. Ciò null'ostante, Triumvirato romano era deciso d'iniziare attaccando o gli austriaci, Re il la guerra, o di Napoli; e solo atten- devasì che la concentrazione delle forze fosse compita. Ma il tempo perduto è irreparabile Dalla proclamazione scorsi due mesi prima che forze che vi erano, la contesa mentre aderisse a riunire le poche si i nemici della libertà, decisa si Piemonte^ col apprestavano ad operare; Roma, di fatti ebbesi avviso, in nelle rivoluzioni. Repubblica Romana erano della un'immediata inva- di sione austriaca. Per tal ragione inviato a prendere gna; e siccome le comando della divisione di Bolo- Toscana aveva infine aderito ad unire quelle di Roma, gli venne prescritto la sue forze con di toccare Luigi Mezzacapo fu colonnello il il Firenze nel suo viaggio, e porsi d'accordo con quel Governo, quindi non impegnarsi mai col ne- mico per poco che fosse superiore la sua ritirata le traversando la truppe, e guadagnando romane massa si ove opei-are le altre forze 25 mila uomini Foligno, e riserbarsi di circa quanto per Terni, ma raccogliendone riunivano, per quindi occupare con questa vantaggio dell'iniziativa austriaca, in forze, Toscana, tanto se essa la strategica procedesse il contro l'invasione per le Romagne Toscana. * Mentre Roma, le narrate la reazione disposizioni tanti del popolo, eletti il voto di tutti i in espressamente onde legalizzare circoli repubblicani e dichiarare l'ira, mediata unificazione con difficoltà di venivano date trionfava in Toscana. I rappresen- tradurre in Guerra combattuta Roma, conobbero l'immensa un tale concetto; epperò fatti in Italia. 15
  • 215. 226 l'Assemblea altro non fece che nominare dittatore il Guerrazzi, onde provvedesse all'imminente pericolo che sovrastava alla patria, e sciolse. Il si Guerrazzi per in- cancrena sufficienza, o per malvagità, lasciò crescere la che rodeva lo Stato, solveva, la reazione e mentre partito liberale il Firenze l'aristocrazia istituì il si dis- somma energia. In suo circolo, reazionario operava con segreto, in casa Panciatichi, e la voce del pergamo, l'in- fluenza del confessionale, l'oro ed dama bella i favori di comprarono da per tutto fiorentina, ed una vasta orditura reazionaria covrì Alcune truppe livornesi di spiriti la qualche affigliati, Toscana liberali si tutta. trova- vano a Firenze, ed erano perciò di grande impaccio alla reazione. La quale immediatamente travestì alcuni con suoi cagnotti e assisa simile a quella dei per aggravare sparse nella città li mancanza livornesi, violenze che di ordine e di principii. nasprirono e tale stratagemma ebbe Gli spiriti s'i- pieno La effetto. mattina degli 11 aprile numerose risse insanguinarono strade. La notte i le le reazionari accesei'o un fuoco sul cam- panile di ogni parrocchia: era questo nuto per i commettevano, conseguenza inevitabile livornesi, forse, della le campagne; e la il segnale conve- mattina del 12, allo schiu- dersi delle porte, migliaia di contadini irruppero nella città, armati con vanghe da caccia, e furono e fucili ben presto ingrossati da numerosa e compra plebe. Il Municipio proclamò il ristabilimento della monarchia e la costituzionale; sale dell'Assemblea, plebe ove i ed contadini corsero i nenza, poterono appena scampare da morte. provvisorio reggere la Un e Carrara; Un Governo da sé medesimo, e cominciò a cosa pubblica in nome del Granduca. costituì si certo D'Apice aprì subito alle deputati, adunati in perma- il cooperò quindi chiese comandava le passo agli austriaci, i suoi al trionfo truppe toscane; egli che occupavano Massa della reazione in Pisa, passaporti e fuggì. Le truppe già
  • 216. 227 ignobilmente. Solo un corrotte finirono per dissoh^ersi pugno di valorosi ed italianissimi giovani, comandati dal una mano cittadino Medici, uniti ad pas- di polacclii, sarono l'Appennino, e marciarono su Bologna, ove si riunirono alle truppe romane. Di tutta la Toscana volle riconoscere il popolo era indignato telli il erano la sola città al sentire stati trucidati in di Livorno non della monarchia; ed ristabilimento il che parte de' suoi fra- Firenze. Il conte Serristori, quale con pieni poteri governava la Toscana in nome del principe, chiamò le armi austriache onde sottomettere Questa elesse una Commissione go- la città di Livorno. vernativa e gio si apparecchiò alla difesa. D'Aspre circondò la con città Il la spinse alcuni volontari che da porta a titi ad attaccarlo, ed austriaci si Il sor- giorno D'Aspre s'impadronì mezzo Livorno era truppe nemiche. Poco tempo dopo gli a Mare, occupata dalle Mare erano fuoco durò sino a sera. il seguente ricominciarono di porta giorno 11 mag- sua truppa, re- e le ostilità: alle dodici e sparsero in tutta la Toscana. * * Trionfava la reazione in Toscana, derono le sione del colonnello Mezzacapo, logna per in Roma speranze fondate su quelle truppe per le il quale si si per- la mis- portò in Bo- Roraagne. Le istruzioni ricevute non cangia- rono; eccetto che la ritirata l'avrebbe eseguita pel versants orientale degli Appennini, invece dell'occidentale. Ma l'invasione austriaca non ebbe luogo in quell'epoca. Il generale Avezzana giunto da Genova fu nominato ministro della guerra, e provvisoriamente fatto Erano la Commissione, che ne avea le veci, fu sciolta. in questo stato le cose, allorché si tervento francese; ma esso si credeva, in annunziò l'in- Roma, tanto
  • 217. 228 contrario alla costituzione ed agi' interessi di quella Re- pubblica, che non lo Ma al popolo. credeva, o si flotta francese si mostrò Le battaglione di bersaglieri. tema per credettero tare un bombardamento, lo la resa fu Civitavecchia, di cese, far supporre, a non essere la quale non già perchè punto della costa; altro perchè questa debolezza contribuì momenti a di rispet- che avrebbe po- lo sbarco, tuto effettuarsi su qualunque ma perchè parte sbarco senza contrasto. Assai vitu- sua resistenza impedisse la solamente un voto del popolo e di presentarsi amico, permisero perevole eravi autorità di Civitavecchia, promesse fatte dal francese, alle libero il di 25 aprile la il acque di Civitavecchia. nelle Nella piazza, non parata a difesa, parte credeva favorevole si contro ogni aspettativa, molto nei primi buona parte dell'armata repubblica l'espressione del fran- voto popolare. generale Oudinot offrì amichevolmente al tenente comandante i bersaglieri, di rimanere in Civitavecchia e formare coi francesi una guarnigione mista. Il fidente Melara accettò, vedendo il Il colonnello Melara, vessillo della Romana Repubblica quello della Francese, e lesse il sventolare accanto a seguente proclama ema- nato da un generale rappresentante del popolo francese ed alla testa di un' armata, caratteri che per ogni uomo onesto erano sufficiente garanzia di lealtà e spirito ca- € non scompagna mai valorosi. Le Gouvernement fran^ais, anime de l'esprit d'amour et de liberté, déclare respecter le voeu des po- « pulations romaines, « que comme ami; dans valleresco che i « « sa « ser légitime influence. ne venir au et le Il milieu d'elles but seulemeut de mainteuir est aussi décide de n'impo- jamais aux populations un gouvernement qu'elles « ne voudraient pas ». Ma appena caserma di i francesi furono a terra circondarono la questo battaglione e lo ritennero prigio-
  • 218. 229 nieio. Così Melara fu vittima del di cui Il si 26 primo atto vilissimo macchiò l'agente del Bouapai'te. giunse nel porto di aprile Civitavecchia battaglione dei bersaglieri lombardi, partito, biamo erano ; ma soldati, 1 accordò loro veduto permesso il lo stato di esasperazione a causa delle tante pene non combattere sino di il ab- da Chiavari. Dapprima Oudinot voleva op- detto, porsi allo sbarco in cui come di recarsi in al Róma, soflFerte, col patto giorno 5 maggio. Appena conobbesi in Roma lo sbarco dei francesi in Civitavecchia, il Governo chiamò le autorità militari onde discutere quali provvedimenti erano a prendersi, ed in che modo bisognava comportarsi verso di essi. Militarmente Roma difesa di la essendo una città riprovevole, di era una risoluzione estesissima cinta, e quasi aperta sulla sponda sinistra del Tevere. camente, poi, determinava la perdita irreparabile della Repubblica, riducendo la sua Politi- esistenza a questione di tempo. Le truppe romane avrebbero dovuto sortire; e per la strada di Viterbo prendere una posizione di fianco alla ciava su Roma; l' iniziativa, d'operazione del nemico linea rispetto in tal modo che mar- esse avrebbero conservato potendo accettare battaglia, oppure ritirarsi Tevere superiore, loro base naturale, verso cui mo- sul vevano di già sette battaglioni dall'Ascolano, in virtìi dell'ordine ricevuto di concentrarsi a Terni. con nemico Il poche forze non avrebbe potuto internarsi senza sì esporsi a certa mina; tutta e chiamate alle ed i armi romani, le riunita l'armata popolazioni delle Roma- gne, potevano attaccarlo e distruggerlo. Queste idee non trovarono eco veruno; Roma, dicevano pal- ladio le della libertà popolazioni ; francesi in rasa truppe non sono capaci campagna; e finalmente le cangiare è il italiana; la sua caduta scoraggerà che non bisognava aggredire politica tutti, da un la Francia, momento di affrontare si i aggiungeva potendo all'altro; la sua epperciò
  • 219. 230 venne deciso di attendere nemico il Eoma. Un in or- dine fu spedito alle truppe, che movevano verso Terni, di non arrestarvisi, e continuare la marcia sulla capi- tale. Al colonnello tire da Mezzacapo Bologna e marciare venne ordinato su di par- Eoma, lasciando nel suo passaggio una guarnigione in Ancona, ove fu spedito colonnello Livio Zambeccari per prendere il mando della piazza. rate, le Le porte mura guarnite con Le rivalità, la co- il furono sbar- della città poca artiglieria che vi mancanza di disciplina, inerente al difettoso ordinamento dei corpi, sparì; dappoiché l'odio contro il governo clericale è così potente, era disponibile. che teneva le veci ogni soldato In in Roma s' di un la rivoluzionario, ed concetto interessava alla causa che difendeva. vi erano soli 7 a 8 mila uomini e questi ; virtù dell'ordine che avevano ricevuto le truppe di concentrarsi a Terni, dappoiché erano i corpi che dalla provincia di Prosinone e Velletri movevano verso quel punto. Se a quest'epoca fosse durata ancora Roma non poli, appena 4 mila fosse eseguita avrebbe potuto opporre uomini. la E se di Na- francesi che ai primo momento dal concentrazione disper- la Eegno sione delle truppe lungo la frontiera del si forze proj)08ta delle Commissione di guerra, sarebbesi trovato un corpo di 12 mila uomini pronti a muovere dalla in Terni in difesa della capitale. Roma sime : é divisa dal Tevere in due quasi considerata il parti disugualis- quella che resta sulla sponda destra del fiume è nome di come staccata dalla città, e prende Trastevere. Dall'alto Tevere (rapporto alla città) mura le cinta partono dal forte S. Angelo, che si sponda destra del fiume, circondano porzione tévere che e si avanza assai la sporgente nella comprende l'immensa mole del Vaticano. cinta piega ad angolo retto, corona il di appoggia sulla di Tras- campagna Quindi là Gianicolo e rin-
  • 220. 231 contra il fiume. Tutta questa cinta contiene ventuno ir- da irregolari cortine, senza opere regolari bastioni uniti masse covrenti. medesima cinta dalla sinistra, volgendo le spalle a Roma, avremo accanto al Tevere porta Portese, quindi il terreno sale; e numerando i esterne, mancanti di fossati e prive di Percorrendo ora questa bastioni da questo al bastione 7. Poi sito, il avrà si a sinistra di porta S. Pancrazio; per Roma, bassa per cheggiano. Da più jjunto il terreno scende verso elevato bastione 8 il dominante posizione rispetto ai bastioni che la fian- questa porta la cinta continua con una leggiera inclinazione sino a porta Cavalleggieri, ovvero Seguendo sino al rientrante di sopra nominato. rezione della cinta, essa mezzo la di- poco taglierebbe per press' a la piazza S. Pietro, e incontrerebbe un'altra porta detta Angelica. Ma come detto, gira intorno è si al Vaticano, ed avanza nella campagna. Questa parte saliente di Trastevere, detta Città Leonina, la cui base sarebbe una retta che unisce porta Cavalleggieri e porta Angelica, ha una freccia di circa mille metri, su cui ai la due terzi dal ed isolata completamente dal resto del bastione S. Spirito, che quasi alla cinta, leggieri, A si compresa appoggia fra le porte S. torreggia Roma di Roma per mezzo perpendicolarmente Pancrazio e Caval- al fiume. sinistra di porta difesa di in vertice maestosa cupola del Vaticano. Di più, essa è chiusa Portese scorre Tevere, il sola per un significante sviluppo curvilineo giù da questa porta. Quindi perpendicolarmente alla sponda sinistra parte la cinta che circonda la città situata dall'altra parte del fiume; essa consiste in un semplice muro, in certe parti solido e terrapienato, in altre de- bolissimo ed a metà crollante. L'Aventino, come il il Palatino, il Pincio ed Gianicolo, dei punti dominanti situati sulla parte sinisti'a del l' il Celio sono, intera città, e Tevere. In questa cinta
  • 221. 232 si contano dieci porte: principiando da porta e terminando a porta minia attraversa il d'onde del Popolo, Tevere ponte sul Paolo S. la via Fla- mena Milvio, e monte Mario, che elevandosi Tevere a maestro di Roma, la domina, alla Sabina, costeggiando sulla destra del ma ad una lunghissima portata. L'intero sviluppo della cinta è di circa 20 mila me- cinque dei quali tri, appartengono ottavi parte alla situata a sinistra del Tevere. Il nemico venendo da Civitavecchia per conseguenza, sulla si presentava, sponda destra del Tevere. Il punto pel quale avrebbe potuto passare il fiume era ponte Milvio, ma tale operazione lo avrebbe obbli60ÌO monte Mario ed a un lungo gato all'occupazione di giro. Ciò non ostante Le truppe furono il ponte fu minato. come segue: divise 1' brigata, generale Garibaldi. Legione italiana, 2 battaglioni . . Battaglione dei reduci (8° di linea) . . 1200 500 2700 400 Battaglione universitario 300 Finanzieri. Legione degli emigrati (11° di linea). 300 2^ brigata, colonnello Masi. Civica mobile, 2 battaglioni. 6° di linea, 2 battaglioni 3*" . . . .... ì 1100 j oiaa brigata cavalleria, colonnello Savini. Quadri del 1° e 2° reggimento dragoni 4* brigata, colonnello 1° di linea, 1 battaglione Legione romana, linea) 1000 400 Bartolommeo .... . 400 . Galletti. 600 2 battaglioni (10° di | > 1200 ) • 1800
  • 222. 233 Corpo dei carabinieri comandato dal generale Giuseppe Galletti 600 . . 600 Truppa 500 . . 500 600 . . Totale . . . . . del genio Bersaglieri lombardi La prima brigata A S. Pancrazio. un circa si 600 8700 spiegò da porta Portese a porta 500 metri da tale porta eleva si solido palazzine detto dei Quattro Venti, ed appar- tenente alla villa Corsini, in là, la vasta quale domina la cinta. Più il tenuta Pamphilj, difesa da un muro, fian- cheggia quasi tutto il terreno da porta Portese a porta Cavalleggieri. Queste due furono importanti posizioni fortemente occupate dalla 1" brigata. La 2' brigata si spiegò dalla destra della prima sino a porta Angelica. La 4* brigata era in riserva alla Chiesa Nuova ed a piazza Ceaarini. Il corpo dei carabinieri ed i bersaglieri lombardi in riserva alla Lungara. Ma pei soli casi estremi, attesa la data promessa questi ultimi erano riserbati di non battersi sino al 5 maggio. La 3' brigata (cavalleria) in piazza Navona, inca- ricata di perlustrare con sentinelle volanti tutta la cinta dalla sponda sinistra del Tevere. Finalmente 1* brigata e La poneva il corpo de' finanzieri fu staccato dalla messo in posizione su monte Mario. spedizione francese comandata da Oudinot di tre brigate formate da sei si com- reggimenti di fan- un battaglione cacciatori a piedi, tre batterie, due compagnie del genio e mezzo squadrone di cavalleria. teria, Forza totale 10,000 uomini. Sarebbe stato dovere del generale francese, nelle cui mani veniva affidato l'onore della Francia, di non con- tentarsi delle semplici relazioni degli spioni o diplomatici
  • 223. 234 interessati all'afifare, e che nulla intendono in cose mi- e prima d'intraprendere litari, bisognava scandagliare un'operazione decisiva romani, spingendo lo spirito dei contro la città una semplice ricognizione. Se mag- la gioranza giaceva sotto la pressione di pochi faziosi, egli è certo che la reazione sarebbe una baionetta francese. di vecchia con tutte sua linea uomini in di giò a sinistra ed Sin dalla scoppiata all'apparire Oudinot partì da Civita- sue forze, scaglionò una brigata sulla le operazione Roma vista di Ma e giunse a sera con 7 mila dalla strada Portuense, appog- accampò nella tenuta Bravetta. Roma sera del 29 le truppe in loro posti dì combattimento, ed pubblica! partiva clamoroso dalle La file. il mezzogiorno, la sua truppa in ordine d'attacco. destra e Lévaillant a Il sinistra. festoso. brigata Mollière le la avea suo centro per punto di direzione la cupola del Vaticano; circondando le romane che occupavano nacciavano due parte saliente della città, miravano due porte: Cavalleggieri ed Angelica; e siccome truppe La Oudinot spiegò Là a ali, ai città era illu- minata e presentava un aspetto marziale e mattina del 30, verso erano grido di Viva la Ee- il le spalle dell'attacco le Pamphilj mi- la tenuta diretto contro le mura del Vaticano, l'estrema destra dei francesi marciò contro tale posizione per tenerne in iscacco i difensori. Appena fu segnalata l'ostile disposizione del nemico, immediata- mente sventolò la bandiera rossa sulla mole Adriana, tamburo chiamò la guardia nazionale alle armi, che accorse numerosa nei posti assegnatile nell'interno della il città; e gli artiglieri diedero di piglio alle fumicavano accanto Papa a giusta repubblicana; ai loro pezzi. Giunti portata, furono salutati essi mossero al passo presto un nutrito fuoco di fucileria la linea. I difensori della impeto respinti; ma essi i micce che difensori del dalla mitraglia di corsa, e ben impegnò su tutta tenuta Pamphilj furono al primo s' ripiegatisi su villa Corsini, ar-
  • 224. 235 reetarouo il progresso del nemico, e lo tennero a grande erano posti esterni, mossero: fuoco il i sostenevano con romane riserve e con essi molti cittadini, raffor- mura brigata alle cipiarono a prendere Le difensori. dei carabinieri, la 2* zarono vi francesi, giovandosi delle casine i circostanti e delle pieghe del terreno, vantaggio non ove distanza dalle mura; mentre al Vaticano, del prin- Vaticano, e mentre disopra, il 4" brigata la marciò in aiuto della prima verso villa Corsini, seguita dalla cavalleria, che rimase dietro la porta S. Pancrazio. La prima quarta e respinsero brigata il capobattaglione Picard, del 20° di linea, nemico ; il fu circondato una casina e preso prigioniero con 3 a 400 uoIl progresso dei romani in questo punto ottenne l'effetto desiderato; giacché essi minacciando le spalle del nemico, impegnato al Vaticano, lo volsero ben pre- in mini. sto in fuga. caricò il La speranza che i cavalleria, come avrebbe dovuto, non nemico, per quell' inevitabile francesi si da ma condannevole nutriea in Roma, di veder ben presto cambiarsi in alleati, e perciò nemici si credè sufficiente ottenere la vittoria, senza mirare alla loro completa distruzione. Fu smodato cagionato in l'entusiasmo Eoma dalla vittoria e dalla vista dei prigionieri, accolti ben x>resto come fratelli l'errore come i in ; e qui cui sembra opportuno porre cadono armi, e furono ! Pace epperciò quelli deposero ! vittima di un tradimento stata assai piti accettabile e più militare che il capobattaglione che disarmare e condurre in effettuata, depongono forse le lo stato vero il Sarebbe credendo dire il a forza sua truppa città, mentre da per tutto fuoco annunziava la ! scusa cedere dovette Picard maggiore, e non già asserire cesse narrando romani, circondata una casina occupata dal ne- mico, gridassero Pace le chiaro in gli scrittori francesi, fa- si la resa fragore delle armi da delle armi per entrare in cose; e poi, una città si come
  • 225. 236 vittoriosi? Se uscì dalle veramente questo grido di romane e produsse un file commendevole è sì Pace! Pace! buon effetto, colui che usò tale stratagemma. L'ac- cusa di tradimento in simili circostanze, scagliata anche da qualche piemontese contro scrittore austriaci, è gli assurda, e mostra poca conoscenza delle cose di guerra. Infamia è più piccola violazione nel tempo di tregua la ma o di armistizio, gemma il durante conduca quale qualunque le ostilità alla distruzione del strata- nemico merita lode e non biasimo. La parola d'ordine, e tutte le formalità nel riconoscere glie, hanno precisamente i lo distaccamenti e scopo le tutelarsi di pattu- contro simili astuzie, ricevutissime in guerra. L'incapacità di Oudinot costò alla Francia una disfatta e circa mille uomini fuori combattimento. Qualche ha qualificato il combattimento una semplice ricognizione; ed oltre che il fatto dimostra per sé medesimo il contrario, altre prove servile scrittore francese del 30 smentiscono tale asserzione. La condizione che Oudinot chiedeva da Manara mostra città. che II di non battersi sino esso sperava per 29 una si uccisero un soldato ed un altro ne sufficiente che mente toglie ogni nella tasca di Roma si inseguire il nemico riunirsi sulla piazza del Il satellite di dei romani, che menarono prigione; era parata a difesa. Final- di stato maggiore ucciso il prescriveva alle truppe, con ridi- cola jattanza, di attaccare lienti, la francese con- dubbio l'ordine del giorno rinvenuto un capitano giorno 30, in cui 5 maggio, occupare spinse sino agli avampo- e fu salutata dalle prime fucilate prova al epoca pattuglia di cavalleria dotta dal capitano Oudinot sti tale Boma alle due porte più sa- con la baionetta nei reni, e Vaticano. Bon aparte raggranellò i fuggiaschi alla tenuta Bravetta, e dopo breve sosta mosse verso Castel <li Guido, ove accampò. I romani non lo molestarono, e dopo pochi giorni fecero partire senza riscatto tutti i
  • 226. 237 generosità che venne prigionieri, Roma Oudinot, inviando in mato, mentre impadronito erasi egli che trovò cili, momento al da contraccambiata battaglione Melara disar- il mila 4 di fu- suo sbarco in Civita- del vecchia. Due giorni dopo ebbesi contezza dell' invasione del Borbone, che mosse senza veruno ostacolo sino ad Albano. Quindi la città era minacciata tanto sulla sponda destra, quanto Roma sulla erano giunti il sponda sinistra del Tevere. In il 3" reggimento di linea, e 2° ed primo; l'altro battaglione del 5* brigata, truppe una assegnata ed comandi 1 l'uno La queste di Colosseo al 1* e la ed della difesa la e si formò cinta di con insieme queste nuove 4* la sinistra, due brigate furono Terme alle l'altro stabiliti Diocleziaue. brigata rimasero a difendere 2*^ fu loro sponda sulla la sponda destra. La truppa del Re di Napoli era scaglionata sulla conmena da Terracina a Roma; il suolato sinistro solare che n'era solamente separata era difeso dal mare, giacche da un terreno frastagliato e ristretto che appoggiava ma paese montuoso, comode si presta si ultimi contrafforti degli Appennini, agli i il napoletana, un quali comprendono, sino alla frontiera varie non suo lato destro a veruna operazione militare; da abbastanza vasto, ed attraversato strade, che menavano tutte sulla loro linea d'operazione. Il 4 maggio fu ordinato al generale Garibaldi (l'^ bri- gata) rafforzato dal battaglione dei bersaglieri lombardi, di girare il nemico per la sua destra, ed eseguire qual- che colpo di mano sulla sua linea baldi dai marciò per borboniani li d'operazione. Gari- Tivoli su Palestriua, respinse ove attaccato dopo breve fuoco, ed il giorno 11 ripartì per Roma. Quindi la spedizione non ebbe il l'effetto che si attendeva, ed il nemico, conoscendo suo lato debole, occupò tutto quel paese.
  • 227. 238 Mentre ciato i i romani avevano battuto Ke del satelliti dabile invadeva francesi e minac- i un nemico più formi- di Napoli, territorio della Repubblica. il Novara un corpo austriaco, Prima comandato dal generale Haynau, marciò su Ferrara per imporre alla città una taglia di 206 mila scudi; e per adonestare tale una sordida spedizione, abbattè gli stemmi della Repubblica e condusse seco alcuni ostaggi. della battaglia di Battuto il sua parte Borbone e rafforzato (2" corpo), Po per sottomettere alla testa di ; Toscana, come Wimpffen del Bonaparte. da un'altra l'Italia il si diresse, col D'Aspre il Wimpffen impadronirsi rimanente delle delle forze, in di già è stato narrato. 7 maggio accampò con parte corpo a Castelfranco. Taxis entrò in per la ini- passò divisione, centrale; spedì 20 mila uomini egli prendere a contro la libertà, di già crociata nella ziata dai satelliti del Romagne veniva Piemonte, l'Austria Un suo del distaccamento comandato da Ferrara, restituì gli ostaggi presi da Haynau, e fece il possibile per indurre le autorità ad inviare una deputazione al generale Wimpffen, per chiedergli amichevolmente la restaurazione del governo papale; tale proposta rifiutata, insistè che consiglieri municipali; ma di 40, si riunissero 87 votarono per la i Re- pubblica e 3 pel Papa. Allora Taxis raggiunse Wimpffen al suo campo; e questi udito l'infruttuoso risultato dei pacifici tentativi di « « sario di « S. Santità, il il seguente proclama: fra voi, insieme col legittimo Pontefice rovesciato da una « ristabilire la « Taxis, inviò Vengo a ricondurre commis- governo del Sommo fazione perversa, e per pubblica e privata sicurezza finora ^ra- vemente compromessa ». L'austriaco operava lealmente. Il suo proclama era chiaro, e non già inorpellato da vane promesse, come
  • 228. 239 quello del francese. Wiiiipflfen, propugnatore dell'asso- lutismo, sosteneva con la spada suoi principii. Oudi- i not mentiva, perchè doveva adoperare l'esercito di una Repubblica a prò degli interessi personali di un inetto presidente e di una corrottissima borghesia. Il giorno 8 maggio Wimpffen era alle porte di Bo- logna con 6 a 7 mila uomini e 13 pezzi di artiglieria. In Bologna, dopo di finanzieri, un altro richiamo della divisione Mezza- il capo, eravi solamente 4** il frazioni dei diversi corpi ; un distaccamento di linea, di carabinieri, in tutto, da 3 a 400 uomini, compresa anche la poca guardia nazionale armata, sommavano a 2 mila uo- La città di Bologna è mura ed è dominata da una catena di colline a maestro. La porta Galliei^a mette sulla comunicazione mini con tre cattivi cannoni. cinta da di Ferrara, e la Castiglione porta è incontro quasi alle colline. All'avvicinarsi del nemico, il colonnello Marescotti, comandante le truppe, si dichiarò immediatamente per la resa. Ecco uno dei punti ove risalta sempre più la superiorità del sentimento nazionale sulla disciplina e l'ordinamento. Se questi 2 mila uomini, male armati e disordinati com'erano, fossero state delle truppe regie, egli è fuori dubbio che non avrebbero esitato un mo- mento a seguire soldati e popolo il esempio del loro capo tristo unanimemente gridarono: comando venne afSdato drini, la cui eroica ; invece, Guerra! Il colonnello dei carabinieri Bol- al morte giustificò la fiducia che avea inspirato. Gli austriaci attaccarono le due porte Galliera e Castiglione. Il generale Thurn dispose le colonne d'attacco contro la prima, e puntò tre cannoni per sfondarla, le ma sue truppe furono disordinate dal fuoco dei repubbli- cani, ed il colonnello Boldrini con 60 carabinieri eseguì una carica brillantissima e cadde vittima della sua bra- vura. I carabinieri, respinti dapprima, ritornarono all'at-
  • 229. 240 tacco, serrarono nemico da presso, e presero il il corpo del quasi esanime Boldrini, mentre una compagnia di linea seguendo movimento loro i] simo valore, ed caricò anch'essa con moltis- nemico, costretto il sua artiglieria. salvò a stento la a indietreggiare, L'attacco contro la porta Castiglione, condotto dal generale Pfangelter, non ebbe miglior fortuna; epperciò rono costretti a la sera gli austriaci fu- ritirarsi sulle alture circostanti, ove ac- camparono. Intanto Municipio e qualche capo militare, che ad il ogni costo desideravano rendersi, inalberarono bandiera ma non appena bianca; ciò scorta dal popolo e dai soldati, Guerra! Viva tutti gridarono: non ostante, inviò la guerra Municipio, Il ! una deputazione la notte al ge- nerale austriaco, ed ottenne un armistizio sino al mez- zogiorno del 9, cercando dì porre a profitto questo tempo di tregua, onde esagerare al popolo i rischi cui esso andava incontro persistendo nell'inutile ma onorata di- Tutti gli sforzi riuscirono vani, fesa. il popolo rimase saldo alle minacce di una futura vendetta, ed ricominciò stabilita mento il cannoneggiamento. di linea in questo giorno La senza effetto. tregua sino al sera il fece una Il 9 all'ora il 4° reggi- sortita, ma Municipio ottenne una seconda mezzogiorno del 10, tregua che durò quasi sino al giorno 11, non essendovi stato che un insignificante fuoco di fucileria ; giacché il nemico, oltre una pronta resa, attendeva da Mangenerale Gorzgowsky col parco d'assedio. Il 12 della speranza di tova il passò senza nulla d'importante, solamente gli austriaci sorpresero e sbaragliarono un distaccamento di bolo- gnesi, sortito per condurre in città alcuni cannoni che loro venivano inviati dalle Romagne; questa circostanza, poco grave per sé medesima, scoraggiò alquanto fensori di Bologna. Intanto il striaco ingrossava, e la cifra stabilita di 20 mila fu completata. Gorzgowsky la i di- corpo di spedizione au- uomini mattina del 14, alle 10,
  • 230. 241 giuuse apportando alcuni mortai, e diede principio ad uu bombardamento, crescente tutto generale Wimpffeu per le che durò di ora in ora, Una deputazione giorno 15. il annunziata fu ore 7 del giorno 16 al ma men- j tre essa esciva dalla porta, venne assalita e dispersa Wimpffeu, passata l'ora, ricominciò il fuoco, dal popolo. che durò sino alle ore 2 pom.; dopo ed ne prese possesso alle 6 di sera Durante l'attacco mossero e nuova si di Bologna, le nemico. Romagne della resa di si Thurn con 4000 uomini occupò Ferrara, la ma alla dispersero e parte continuò la sna marcia mirando Ancona, terminare com- si raccolsero da 3 a 4000 volontari; Bologna parte ritirarono ad Ancona. si la città capitolò, il Wimpffeu e ove doveva sua spedizione. * Roma In il generale Avezzana disimpegnava le fun- zioni di ministro della guerra e di generale in capo. Il governo credè La officio. utile sostituirgli altri in questo non era scelta avea mostrato le alte tale carica, quindi periori. da secondo nessuno dei generali capacità che si richiedevano per bisognava cercare fra gli ufficiali su- colonnello Roselli, romano, sino allora assente Il Roma facile: reggimento, fu segnalato dalla pub- col suo blica opinione come l'uomo che immediatamente, giunse in nominato si Roma genei*ale di divisione e richiedeva. Chiamato il 14 maggio, e venne comandante in capo dell'esercito. I nemici intanto stringevano la Repubblica sempre più da vicino; gli austriaci scendevano a grandi giornate per le città, Romagne, ed i i napolitani erano a poca distanza dalla francesi, a circa 2 mila metri dalle campavano a cavaliere i poggi che si della via Portuense, mura, ac- coronando elevano sulla sponda destra del Tevere. Guerra combattuta in Italia. 16
  • 231. 242 Oudinot attendeva tranquillamente un aumento di forze ed suo parco d'assedio, mentre il teneva in iscacco Governo francese il Romana con Repubblica la gl'in- trighi della diplomazia. Erano di scorsi quindici giorni d'inazione, e la perdita questo tempo preziosissimo fu ancora la conseguenza della primitiva dispersione delle mente dotti si che successiva- forze andavano raccogliendo. I erano l'ultimo scaglione delle truppe da Roselli dell'Ascolano, e così le forze che combatterono prile si trovavano, al presente, taglioni, ovvero di 4 a aumentate 5000 uomini; zacapo era di già segnalata a poca quindi senza indugiare Il con- tre battaglioni si il 30 a- di circa 8 bat- la divisione distanza da decise di prendere l' disegno proposto fu di sortire da Roma, Mez- Roma, iniziativa. tagliare i francesi dalla loro base ed accollarli alla città. In questa prima operazione vore l' il numero romani avrebbero avuto si in loro fa- contava molto sul- imperizia di Oudinot, che avrebbe al certo scemato vantaggio che Ottenuto i i e la posizione, e la solidità delle sue truppe gli il concedeva. primo successo bisognava rivolgersi contro il napolitani, e quindi per terzo marciare contro gli au- Ma le speranze di una pace con la Francia prendevano sempre maggiore consistenza, epperciò la prima parte del disegno venne eliminata. Si diede esecuzione striaci. alla seconda. Le truppe del Borbone, 16,000 uomini circa, con- Albano e Velletri, e dopo la spedizione dei romani a Palestrina occuparono fortemente questo punto. Essi avevano offerto ai francesi la loro cooperazione, che venne rifiutata, ed il Re era veservavano le loro posizioni di nuto personalmente in Velletri, sperando di essere pacifico spettatore della caduta di Roma. Benché dritta era essi il occupassero pure Palestrina, punto vulnerabile; quindi il la loro disegno dei repubblicani fu quello di marciare direttamente su Fa-
  • 232. 243 lestrina, schiacciare questo il movimento distaccamento e continuare intorno la destra del nemico, per attac- care la sua linea d'operazione. ritirata su Eoma alle I per tagliare la regi, erano truppe della Repubblica, obbligati di avvicinarsi troppo alla un terreno frastagliato e senza mani avrebbero potuto ricavare i in città, risorse, manovrando mentre i ro- approvvigiona- loro menti dalla provincia di Fresinone, e sempre tenersi pronti per attaccare VeJletri ed Albano, onde aprirsi la comtinicazione diretta con la capitale ed impadronirsi di tntti I vano i magazzini del nemico. repubblicani riunirono tutte le forze che nella città, formando un corpo con 12 bocche da fuoco. Quésta truppa S. Giovanni, lasciando trova- 10 mila uomini si formò per masse sulla piazza del Laterauo, e la sera del 16 da porta si di Roma maggio sortì sotto la custodia del popolo, che spontaneo accorse a guardia delle mura e delle artiglierie. Un ordine di marcia, adottato per sì il più semplice possibile, fu poche forze: Generale in capo: Eoselli. Antiguardo: colonnello Marocchetti, 1* brigata (2 a 3000) con 40 cavalieri e due pezzi di cannone. Corpo di battaglia: generale Garibaldi, 2* e 3* brigata (6 a 7000). Artiglieria: colonnello L. Calandrelli (10 x)ezzi). Riserva: generale Giuseppe Galletti (2000). Cavalleria: generale Bartolucci. La mattina garolo, d'onde, Valraoutone, delle quali del 17 queste truppe partono mena perlustrazioni accamparono a Za- oltre la via consolare a inviate altre che prosegue per due comunicazioni, l'una Frascati, l'altra avvertirono a Palestrina. Le che Palestrina sgombra, quindi l'armata doveva continuare il era suo mo-
  • 233. 244 vimento convergente verso d'operazione nemica. la linea La sera del 18 l'antignardo ed il accampò a Montefortino, rimanente dell'armata si scaglionò sotto Val- fin montone. Il cheria carlo, che Borbone non ismentì la sna tradizionale vigliacappena seppe che i Romani sortivano per attacdecise la ritirata. La paura in lui potè assai più : sentimento di conservare l'onore il della sua ar- mata, tanto in faccia al nemico, quanto al cospetto dei L'armata del Borbone, suoi alleati. oltre dell'essere su- numero alla repubblicana, avea il doppio di artiglierie, ed una numerosa cavalleria, di cui i romani mancavano quasi completamente. Bene approvvigioperiore di nata, con breve e facile linea d'operazione, ad essa non conveniva rischiarsi in operazioni troppe ardite; bastava concentrarsi in Velletri, e prolungandosi a destra, porsi di fronte alla marcia del nemico, operare in un suo doveva modo numero ed poiché, inferiore in gato pi'endere l'offensiva, a la diverso: tutto ed mezzi, in op- che dal canto dapobbli- audacia poteva sola salvarlo. A Valmontone si seppe del concentramento de' regi a Velletri, epperciò fu deciso di spedire guente una ricognizione sotto le mura giorno se- il di quella città, mentre l'armata, in ordine compatto, fiancheggiata da tale perlustrazione, avrebbe continuato il movimento. La truppa tranquillamente bivaccava coceva e nuova che la rancio, allorché giunse la l"" stata attaccata sotto Velletri e respinta, ed comandante ma il sul luogo corpo di battaglia non era il suo brigata era il al generale suo posto, combattimento. La causa di questo del impreveduto accidente non fu che un malinteso ardore: funesto in coloro i quali mancano delle delle vedute indispensabili alla guerra. Il conoscenze e generale Ga- ribaldi all'alba, senza neanche inviarne avviso tier generale, era partito con l'antignardo al quar- (1* brigata)
  • 234. 245 ed erasi diretto su Velletri. I regi vedendo questa truppa, sortirono dalla città per attaccarla; riacquistarono ben scontro, mediante una disordine nelle si gettò i perduto nelle vigne che fiancheggiano nemico con nutrito fuoco, il bligò a volgere la briglia. ed primo al terreno repubblicane. La legione italiana file ira mediata in ente la strada, accolse respinti il loro cavalleria, la quale mise cai'ica della il presto regi I circondarono con un repubblicani la e l'ob- ritirarono nella città, si cordone di bersaglieri. Intanto, successivamente e quasi al passo di corsa, giunse quel resto il momento i spiccarono la marcia, e avesse avuto il L'ordine serbato sino a dell'esercito. fu rotto, diversi corpi come poterono maggiore ardire ed abilità se nemico, l'intempestiva marcia dell'avan- guardia avrebbe prodotto completa distruzione dei la romani. Giunto il nemico il in generale in capo sotto Velletri, di da uh fosso nascondeva la porta dietro le ritirata, non valeva occupare un sito pena la sgombro il nemico essendo di perdere della la dimane. Il utile sarebbe stato quello di raccozzare di cito e manovrare per mento del nemico, fosse presentata gire, gli in gente per solo partito nuovo costeggiando la sinistra, il l'eser- movi- molestandolo, e se mai l'occasione piombare sul fianco delie sue disor- nate schiere. In Velletri era stato la pieghe un terreno montuoso, pel quale serpeggiando ed in- cassata seguiva la strada, e perchè si muro e perchè cinta da solido città era inutile affatto: difeso osservò si piena ritirata. Ostinarsi nell'attacco della tennero dietro i primo il Re a fug- suoi cortigiani, e ben presto truppa seguì l'esempio del condottiero. Ma i repub- blicani continuarono l'inutile attacco della città. I regi fecero tutto ria, il giorno un fuoco molto vivo di artiglie- particolarmente dalla posizione dei quale fu scelta come Cappuccini, la punto d'attacco dai romani. Si
  • 235. 246 formarono contro le colonne d'assalto a destra Cappuccini i strada della la riserva fu scaglionata sul fianco ; il terreno scendeva verso la consolare, per da qualche ritorno offensivo del nemico. La notte pose fine al combattimento, ed i Eomani bivac- ove sinistro, tutelarsi carono nelle medesime posizioni. La mattina sgombra del 20 Velletri era e fu occu- pata dalle truppe della Repubblica, di cui la cavalleria si spinse sulle tracce del nemico sino a Cisterna. Il inviò l'ordine di continuare la letri il Governo romano appena seppe l'occupazione Eegno di ma Napoli; di Vel- marcia ed invadere quei 10 mila uomini, con po- chissima artiglieria e mancanti di cavalleria, non avrebbero potuto compiere tale impresa senza appoggiarsi all' di nella Terra insurrezione dei popoli, cosa impossibile Lavoro, provincia ligia al sostenuta da due piazze monarca, gremita forti di truppe, — Capua e Gaeta fesa dal Garigliano e dal Volturno. Il - e di- generale Roselli ri- ma spose esser pronto ad eseguire tale ordine, ne pa- da qualunque lesava gl'inconvenienti, onde scaricarsi responsabilità. Il Triumvirato si appigliò al peggior x^artito possi- ordinò che una divisione comandata da Garibaldi avesse inseguito il nemico, ed il resto dell'armata fosse bile: l'ientrato in Roma. L'armata rientrò nella capitale due giorni dopo. La divisione destinata all'invasione del Regno sbarazzò provincia di Prosinone da un'accozzaglia mandata da Zucchy, passò il 26. Fortunatamente quella il la frontiera Triumvirato si spedizione era inutile, e quanto tener sempre riunite le poche forze ladri la co- ed occupò Arce convinse quanto era necessario della Repubblica. da quel momento non favvi medesima coesione che sino a quel- Garibaldi fu richiamato; più nell'esercito la di ma l'epoca era regnata. La divisione comandata dal colonnello Mezzacapo,
  • 236. 247 da Bologna, lascian- l'ordine, era partita appena ricevuto dovi quelle poche truppe cbe valorosamente combatte- rono contro glioni austriaci. Inviò nel passaggio tre batta- gli guarnigione ad Ancona, ed di sera, giunse in Roma; epperò dopo dalla spedizione contro il napoletani ed i divisione Garibaldi, ovvero 16 maggio, la il ritorno dell'esercito alla fine di richiamo della il maggio, la com- pleta concentrazione dell'esercito era, finalmente, compiuta. Nel tempo medesimo Governo conchiudeva un il ar- mistizio verbale con Oudinot; quei giorni furono di bel- lissime speranze per la Repubblica aveano completamente tani Romana. sgombrato il I napole- territorio; le Go- trattative con la Francia facevano sperare che quel verno avesse ripreso il sentiero della e del- giustizia l'onore; quindi non restava che un solo nemico, striaco, verso quale fu diretta tutta l'attenzione, onde il l'au- stabilito. La Repubcampagna 15 a 16 mila compiere l'esecuzione del disegno blica avea pronti a sortire uomini, 24 in bocche da fuoco e 5 a 600 cavalieri. Gli austriaci erano sotto le mura di Ancona, minacciavano di passare l'Appennino ed operare la congiunzione con un altro corpo che s'inoltrava per la Toscana. Venne muovere su Foligno successivanjente, ove l'esercito si sarebbe chiuso in massa per prendere l'iniziativa contro uno dei corpi nemici; e se il corpo della Toscana non continuava la sua marcia, il condeciso, perciò, di cetto era di spingersi e piombare allungata. per la strada che mena a Jesi, sulla loro linea di operazione, di già troppo Un ufficiale dello stato staccamento di cavalleria ed un maggiore con un uflBciale di- dell'intendenza partirono per approvvigionare la linea di marcia. Quindi il 2** reggimento di linea occupò Civita Castellana, una punta ad Otricoli. cominciò il il movimento; esso ponte di Borghetto, e spinse
  • 237. 248 * * * generale Wimpffen, con un corpo di 16 mila uo- Il mini, comparve il 25 maggio sotto le mui'a di Ancona. Esso inviò, come a Bologna, un proclama chiedendo dignitosa ed energica del preside Mattioli risposta annunziò discendendo l'Adriatico, Passato Senigallia, sponde s'incurvano e formano la città d'Ancona, monte Marano, che ponente, ed il sul livello del monte Una il Ma le sue quale è nel sorgendo sulle falde sviluppano si seno, quasi da si di levante a eleva di 100 piedi cinta bastionata e chiude la città, separandola da gata, che seguendo verso un culmine del monte mare. gli sarebbe respinta con la forza. clie la forza edificata la ma una sottomissione della città al Governo clericale; circonda il una vasta bor- l'incurvatura del seno si prolunga settentrione. le fortificazioni che chiudono la città sono do- minate da due monti. Astagno e Gardeto, che vi addossano dal mezzogiorno e formano una larga valle, si una strada grande e piana conduce ad Ancona; epperò questi due monti sono difesi l'uno da un campo trincerato, con [ampio ridotto, e l'altro da un'opera a corna. In contro la valle Le Grazie è la cima di un monte dominante Gardeto ed Astagno; una lunetta è costruita sul versante di esso per opporsi ad un nemico che volesse discenderne la china. Al di là delle Grazie, verso il mezzogiorno, continua il dominio per la quale del terreno esterno dalle cime del Polito e del Pelago, e verso Il il settentrione da quella del Posatore. comandante della piazza, Livio Zambeccari, avea già prese tutte le necessarie disposizioni' per sostenere l'attacco del nemico, allorché Tammiraglio francese Bel- vese gli propose di far occupare Ancona dai suoi dati, e così tutelarla contro le offese austriache. sol- Questa
  • 238. 249 una namedesima bombardava Koma, de- ridicola proposta, fatta dal rappresentante di zione che nell'epoca sempre più nelle pagine linea e la bassezza degli uomini governo francese. il Il vergogna dell'istoria la nelle cui comandante mani è caduto lungo ragionare dell'ammiraglio, rispose: dere altra differenza fra austriaci e il dopo udito la piazza, egli non ve- francesi^ che V impu- densa di questi ultimi. La sera del 25 medesimo corpo il la flotta austriaca, due corvette, bivaccò austriaco composta tre brigantini, tre vapori una fregata, di ed alcune barche comparve in quei paraggi per completare cannoniere, il maggio Montegirolo e delle Torrette. Nel giorno sulle alture di blocco. Il 27 gli austriaci principiarono a trarre sulla città con la loro artiglieria che la fregata del mare. Le da campagna, nel tempo medesimo ed un vapore l'attaccarono dalla parte batterie della piazza risposero efficacemente ed obbligarono La natura i legni a prendere avvicinare impunemente diante di largo. il del terreno circostante permise le sue all'asse- offese alla piazza. Esso occupò le cime del Posatore, Polito e Pelago, vi piazzò le sue artiglierie, concentrando partico- larmente i suoi fuochi contro le fortificazioni di deto e scagliando dei razzi e delle Intanto nuo i bombe Gar- nella città. suoi avamposti, sulle Grazie, erano in conti- conflitto con la guardia della lunetta, come ancora giornaliere scaramucce succedevano agli Archi, estremo della borgata. Il noneggiamento, Gardeto, blicani, 1° giugno, l'assediante ma dapprima protetto da un tentò l'assalto vivo candi monte ricevuto a pie fermo dai repub- venne poi respinto e fugato con la baionetta nei reni. Riuscito infruttuoso questo tentativo, l'assediante 8i decise di attendere un rinforzo ed il parco d'asse- dio, senza per altro cessare con le sue batterie e la sua flotta di offendere l'assediato, che rispondeva efficace-
  • 239. 250 mente. II 6 giugno giunse al ed un corpo di 5 mila dal principe di Liechtenstein. rono da ambe le parti. campo il parco d'assedio uomini dalla Toscana, comandato Il Il 15 le artiglierie tona- 17 l'assediaute intimò la resa; mancava, la truppa era stanca, la città travabombe, le quali produssero moltissimi incendi essa venne accettata. Ancona cadeva con gloria, dopo 25 giorni di difesa. Il 21 venne occupata dagli la carne gliata dalle : austriaci.
  • 240. V. Assedio di Roma. Mentre in Roma viveva quasi sicuri del buon fine si negoziazioni con la Francia, Ou- a cui menerebbero (linot a circa 2000 metri dai bastioni avea stabilito le suo campo, ed occupava le per un assedio. teriale necessario il maGoverno romano truppe ad apprestare Il non poteva permettere alcuna impresa il ostile contro di compromettere decisivamente le trattative diplomatiche, oltre che l'inviato francese scongiurava esso, senza continuamente i Triumviri di evitare qualunque col- movimenti ed i lavori di essa non avrebbero veruna conseguenza ulteriore. Di più Roma sulla sponda sinistra del Tevere deve considerarsi come città aperta, giacché essa è cinta, su circa 12 mila metri di sviluppo, da un muro dirotto e quasi senza terrapieno, ove riesce impossibile l'uso lisione con l'armata, assicurando loro che i dell'artiglieria, e fu assai difficile utilizzarvi i fucilieri, poiché bisognò costruire delle banchette in legno elevate dal suolo, su di tale una complicata muro sarebbe crollato ai campo, oppure non con di la sarebbe e fiacca impalcatura. colpi stato dell'artiglieria difficile Un da abbatterlo mina, o con l'opera dei guastatori, essendo privo fiancheggiamento. Epperò, benché si conoscesse perizia di Oudinot, pure non si dai romani la poca sperava mai un assedio.
  • 241. 252 sembrando cosa assai strana che bastanza da assediare il nemico aperta campagna. Scopo dominante la città, d' esercito, forte abcittà, lo tenesse in francese, onde sottomet- del Eoma, essendo quello tere un in impadronirsi di un punto e minacciarla di un bombardamento, era chiarissimo che esso avrebbe preferito coronare l'A- ventino ed tosto che Palatino dopo una giornata campale, piut- il un lungo assedio. Nel primo caso, per ottenere il possesso di quelle alture, non avrebbe arrecato alla città molestia veruna, e giuntovi, secondo, doveva nel quella monu- lasciava alle spalle la maggior parte dei si menti; Grianicolo, a costo di il e danneggiare questi. supporsi che Né poteva molestare romani dai francese non volesse staccarsi dalla sua il base, essendo a loro scelta gliargli le assolutamente il sortire in campo e ta- comunicazioni quanto meglio credevano. Quindi Oudinot pensava non essere abbastanza forte per coil nemico a battaglia, avrebbe dovuto dubi- se stringere tare d'impegnare l'esercito nei lavori d'assedio, peggioravano sempre di molto la l'iniziativa al nemico. Queste avvalorate dal vedere che di S. Paolo, ed furono opinioni al disotto della Basilica occuparono Ostia. non poter difendere quali francesi gettarono un ponte Tevere a 7 od 8000 metri sul di i i sua condizione, rimanendo la cinta I romani, persuasi da quella parte, a causa della sua estensione e poca solidità, si occuparono con qualche opera di campagna a fortificare la linea di battaglia su cui l'esercito avrebbe contrastato il possesso delle alture. Un'altra operazione dei francesi caratterizza sempre più di il loro sleale procedere. Monte Mario, elevandosi sensibilmente sulla strada Porta Angelica, è inespugnabile per una truppa che sortendo da questa porta il volesse impadronirsene; ma terreno prolungandosi quasi in piano dalia parte op- posta, non lo rende per nulla vantaggioso alla difesa
  • 242. 253 contro un nemico esterno. le Tale dominando posizione comunicazioni di Viterbo o dell'alto Tevere, era im- epperò portante conservarla; con tificarla romani cercavano i qualche ridotto, e temendo distanti dalla città venissero in che collisione coi francesi, il che Lesseps raccomandava tanto evitare, il partito d' inviarvi si era preso travagliatori senza armi e senza i abusando scorta. T francesi, for- soldati i questa buona fede, non di ostante l'armistizio, occuparono la posizione con una bri- gata comandata dal generale scacciò i L'accordo con che facilmente Francia venne finalizzato e segnato la dal rappresentante di quel volle riconoscerlo. titudine Sauvan, disarmati lavoratori. dei delle truppe Governo, ma Oudinot non Questa circostanza, e l'equivoca fecero francesi, sospendere at- movimento il romane verso Foligno, non volendo il ge- nerale in capo sguarnire la città senza assicurarsi delle vere intenzioni del nemico. Egli inviò dinot il 1° giugno la seguente generale Ou- al lettera, in cui conside- rava l'armata francese come alleata della teso il 1° articolo della convenzione seps, ove era detto: « L'appui de aux populations des Etats romains « « È mia intima convinzione Romana combatterà pubblica « per sostenere « vinzione mi spinge « voi accetterete. « è stato segnato fra i France est assuré ». che l'armata della Reaccanto della Francese più sacri diritti dei popoli; tale con- È « plenipotenziario di a farvi proposizione, che a mia il spero conoscenza che un trattato nostro Governo ed il ministro Francia, e che non ha ottenuto la vostra approvazione. Io non entro in ciò che riguarda « la politica, « at- da Les- Cittadino Generale, « « la romana, segnata e m' indirizzo a voi solamente nerale in capo dell'esercito della Repubblica come geRomana.
  • 243. 254 miuacciano di concentrarsi a Foligno, « Grli austriaci appoggiando « quindi, loro fianco destro alla Toscana, il « spingersi nella vallata del Tevere, ed operare la loro « congiunzione coi napolitani, che potrebbero mostrarsi « negli « Abruzzi. Io penso che con indififerenza mi e « realizzi, non voi vedere potete possibilità che un tale piano la credo mosse degli austriaci. Intanto, « mie supposizioni « siccome la vostra dubbia attitudine paralizza sulle nostre forze, e può « le domando un assicurare « denunziarsi 15 giorni prima di riprendere « Generale, un tale armistizio le ostilità. credo indispen- io lo mia Patria, e per assicurare Nel caso che gl'imperiali mostrassero « le loro teste sull'esercito francése colonna a Civita Castellana, all' istoria, ricadrebbe la responsabilità in faccia per un rao- « averci obbligati a dividere le nostre forze in « l'o- nore della Francia e del suo esercito. « di « al ne- armistizio illimitato, che dovrà mico, io vi « sabile per salvare la affatto un successo « « si dovere comunicarvi queste in mento tanto decisivo per può assicurare noi, e che successo della politica dei nemici della Francia. « il « una pronta Io ho l'onore, generale, di domandarvi e vi prego di ricevere « risposta, « i** il saluto di fraternità. giugno. « EOSELLI ». Questa lettera era già partita, allorché ebbesi conoscenza della decisione ostile dei francesi; e non tardò a giungere il « « « concepito in questi termini Gli ordini del « stizio Io mio Governo sono ho denunciato verbale avevano : Generale, prescrivono di entrare in « bile. < riscontro, che Boma alle positivi; essi più, autorità le istanze del fatto accordare al presto romane signor l'armi- Lesseps momentaneamente. Io mi possi'- ho mi fatto
  • 244. j 255 in iscritto l'avviso del ricoraiucianieuto delle « giungere « ostilità. « volessero lasciare Soltanto per dar tempo ai nostri connazionali che « e sn domanda facilità, « nedì mattina sino a lu- almeno. mia più della considerazione. « Il generale in capo « A con farlo piazza Accettate, generale, l'assicurazione « alta cancel- del potendo io dilìerisco l'assalto della <r « Roma, dell'Ambasciata di Francia, « liere OUDINOT ». i romani formarono dell'esercito due comandata dal generale Garibaldi, venne destinata a guardia delia cinta sulla destra del Tevere l'altra, comandata dal generale Bartolucci, dovea difen- annunzio tale divisioni: tma, dere la cinta sulla sponda sinistra; la riserva al centro di Roma. Tale disposizione delle truppe doveva conseril nemico non avesse smascherato il vero varsi finché punto attacco, ove tutte le forze di centrate. l'attacco rono mura le le solite rimanendo nei loro domenica. Un mento che patto, ì le ricevuta, che del lunedì, si lasciae deboli pomeriggio della per parte dei ro- essi liberi nell'operare dal furono denunziate, di Oudinot dire cosa non erano che poi mo- pari del l'annunzio di una sua risoluzione. il i truppe in riposo, per piaz- le Le parole tanto fu assai sleale con- sarebbero sentinelle errore fu grave ostilità francesi. ma si lettera posti di battaglia nel tale mani; dappoiché essendo erano la non avrebbe luogo prima intorno posti avanzati, zarle giusta Sicurissimi, Non non fu lo un per- os- servata. Oudinot, poco fiducioso in sé medesimo, avea scelto di attaccare la città in quel vitavecchia l'ebbe sito naturalmente ove la strada di Ci- condotto, deciso af- frontare le pene dell'assedio, ove tutto è metodico, anzi
  • 245. 256 che tentare la sorte delle armi, in battaglia, ove il nerale è abbandonato alle proprie ispirazioni; un diseguo non era troppo d'accordo con jattanza del- la Boma l'ordine ricevuto dal suo Groverno: di entrare in j>m presto al possibile. punti salienti di questa parte della cinta erano I Vaticano ed contro 2000 il ma linea, la getale fronte (6-7). batte poco metri) e la Inoltre, efiScacemente fronte (6-7), attesa l'enorme il il fronte natura (6-7) i lavori molto precisamente corona diretti distanza terreno del (quasi variata. Giani- il come fronte componeva come segue: 1' di- venne, giustamente, colo, epperciò il primo fiancheggia tutta Il scelto di attacco. L'esercito francese — droni) — 2^ idem generale Vaillant da campo e battaglioni ed (5 Generale Rostolan idem generale Gouviller S"^ terie si Regnault generale visione (1 (8 battaglioni) (8 battaglioni) — battaglione) 8 squa- — Genio Artiglieria, 4 bat- una da assedio. Il totale di questa uomini; ma fu dopo pochi truppa era di 18 a 20,000 giorni raggiunta da nuovi rinforzi, ed alla fine dell'as- sedio francesi contavano 30 mila uomini con 36 pezzi i da campagna e 40 da assedio. II disegno d'attacco comprendere nei di dell'assediante essendo suoi lavori assicurò la destra alle colline che del Tevere; ma la sinistra il si fronte (6-7), quello esso elevano sulla sponda rimaneva completamente esposta. Uscendo da porta S. Pancrazio, una comunicazione, difesa da muri e bordeggiata da un altipiano che domina tutto è il siepi, conduce sopra terreno adiacente, ed compreso, quasi tutto, nella tenuta Pamphilj, dominata dai solidissimi edifizi dei palazzi Pamphilj, Corsini e Va- che ne determinano lentini, zione quindi il possesso. Questa posi- si prolunga sino a circa 2000 metri dalle mura; i romani, padroni di essa, pesavano sulla sinistra
  • 246. 257 del nemico, pel quale sarebbe stato impossibile comin- l'apertura ciare della impadronirsi senza trincea questo altipiano, e per conseguenza degli lo d(miinavano. la tenuta Pamphilj comprende a destra nistra I nica) attaccarono che costeggia con Due che in essa soli 400 uomini, giardino e 200 il bosco. il si tutte le loro forze concentrate spinse strada dei Tiradiavoli nella La brigata Mollière avanzò pel vicolo della Cappelletta Pamphilj che costeggia La prima con di queste brigate là mina numero Pancrazio ed S. al brigata Mollière ritirarono sino si casino Corsini; nel attaccò i il alla tempo 200 uomini del bosco, che si volsero contro 200 repubblicani che dal casino Corsini facevano un vivissimo fuoco. si francesi dei gli sforzi da Le- Avendo preso possesso vaillant, e si resero prigionieri. della tenuta, chiesa stesso la nel ritirarsi trovarono di già tagliata la strada i bosco. una larga 200 uomini fece breccia nel muro, ed entrò nella tenuta. I sopraffatti dal si- piìi brigate rimasero in riserva. Levail- giardino. il giardino, a due del mattino del 3 giugno (dome- francesi alle (Giovanni) lant avevano 200 guardavano tale posizione. il un muro che ha sviluppo. I romani, sicuri di non es- di sere attaccati, non dei quali di che spalle alla piazza, le essa è cinta da bosco; il 4000 metri di Collocandosi con edifizi I quali sopraffatti una seconda ritirarono in un altro edifizio vicino, detto ivi il volta, Vascello; pugno di prodi, appena riordinato, si prenuovo sul casino Corsini, ma fu respinto; erano questo cipitò di tre ore che soli sostenevano tutti gli sforzi del nemico. Nella città s'ignorava un tale attacco; tutti erano tranquilli, e si preparavano al combattimento di lunedì, e varii soldati forbivano le loro armi. L'avviso giunse; la generale battè, La ed in un'ora le divisione Garibaldi, cui era quel fronte, accasermata in truppe furono pronte. assegnata quelle la difesa vicinanze, sopra luogo alle 5 del mattino. Guerra combattuta in Italia. di giunse 17
  • 247. 258 romani aveano minato ponte Milvio ma disgrala mina avea troncato un solo arco Ticino alla sponda destra, ed era rimasta in piedi una torretta che dominava il ponte. All'ora medesima che ebbe I ; ziatamente luogo l'attacco della tenuta Pamphilj, la brigata calando da moute Mario, sorprese guardia del ponte, la Sauvan, e s'impadronì della torretta cercando di ripristinare passaggio, mentre un distaccamento passò a nuoto il il fiume, ed occupò, sull'altra sponda, le vigne a sinistra La della via Flaminia. Sanvan, e riserva dei romani mosse contro comandata da Bartolncci la divisione marciò verso porta visione Garibaldi, e parte del Popolo. il si distaccamento francese che avea passato Il sibile sloggiare il nemico dalla a contro di essa cacciatori nemici La mezzo riuscì al impos- dappoiché la romana doveva ope- tiro trovavano si ma torretta, strada facendo gomito, l'artiglieria crazio di- unì alla riserva fuori porta fiume fu immediatamente fugato; rare parte Pancrazio onde rafforzare la S. mentre di fucile, i coperto dai colpi. divisione Graribaldi appena giunta a porta S. Pansi slanciò sul nemico: la legione bersaglieri lombardi diedero prova di italiana sommo particolarmente questi ultimi accoppiavano disciplina ed ordine. Ma al ed i valore; coraggio, prodissimo di per- Garibaldi sona, non seppe rendersi conto delle operazioni nemiche e dirigere l'attacco. I militi alla spicciolata, confusi, a 20 a 10, caricavano alla baionetta il nemico. Fortuna- tamente, tanto valore fu secondato dall'artiglieria, che in quel giorno lanciò fizi da 1300 Corsini e Valentini parte e dall'altra. proiettili. Pivi volte gli edi- furono Verso sera presi e ripresi i bersaglieri da una lombardi attaccarono, per l'ultima volta, e presero queste posi- zioni, ma in sì poco numero, che riesciva loro impossibile sostenersi. I soldati erano tutti dispersi, e non vi era neanche una compagnia disponibile per soccorrerli essi vennero respinti dal nemico, che rimase, ; perciò.
  • 248. 259 padrone del campo. La giornata fu gloriosa da ambe come quella che per 16 ore parti, sommo tanto le erano truppe romane uè potevano nulla fatica, combattè con affrante dalla valore. giorno 4 Il le si si intraprendere. nemico II in- preparava all'apertura della trincea. Esso, per le meno condizioni del terreno occupato, potè far favorevoli di prima della parallela, e cominciò suoi i ap- una trincea a 300 metri dal fronte investito. La sera del 4 si serrò in massa dietro il deposito di trincea; onde partirono 1200 uomini di travaglio, ed un reggimento come guardia di trincea. Una compagnia di cacciatori fu imboscata sulle alture procci col tracciato di a destra dei lavori, per proteggerli i Alle 10 I il porta Portese. lavoro cominciò. romani cercarono sibile la attacchi che dagli romani avrebbero potuto eseguire da modo utilizzare nel miglior pos- poca artiglieria che possedevano. Sul fronte di attacco non vi erano efficaci fiancheggiamenti, ad ecce- zione del bastione del Vaticano, il ma quale tirava, ad una lunghissima portata, sull'altipiano Pamphilj. II bastione n. convergevano i n. 7 e la destra della linea I bastioni 8, 9, Una batteria quale centro il 10 tiravano costruita alle del Tevere, battevano la sua destra. batteria la su ovvero all'estrema sinistra dei lavori del- ventino, ed un'altra a S. Saba, dalla come con capitale in del bastione u. 5, battendo nemica. villa Corsini, l'assediante. tirava 6 fuochi della faccia sinistra del bastione dalla cima di falde dell'A- sponda E sinistra finalmente una monte Testacelo, che si eleva obelisco in un terreno piano compreso in un go- mito del Tevere, prendeva quasi di sbieco i lavori ne- mici. In tutto l'assediato faceva fuoco con circa 30 pezzi, dei quali solo due terzi erano di grosso calibi-o. L'assediante la mattina del 6 giugno smascherò due controbatterie, dirette al bastione n. 6, a Testacelo
  • 249. 260 e S. Saba; ma esse furono ben presto ridotte al silenzio dall'assediato. Il 9 romani fecero una sortita da porta non ebbe verun risultamento. i Pan- S. crazio, la quale Il Governo romano, Roma in avendo dal principio ristretta che la difesa della Repubblica, allo scorgere il nemico cominciava un assedio, era già una vittoria per una esso, dappoiché in luogo di giocare le sue sorti in giornata campale, il otteneva massimo vantaggio, cioè dall'imperizia di il tempo necessario per elezioni della legislativa in Francia, che tempo, ed una il tutto si battaglia, cangiare attaccando con tutte Pamphilj, prendere così di diante ed accollarlo quedi l'assedio iu le forze la rovescio Tevere. al Ma riduceva a quistione Triumvirato decise le sperava po- si tessero cambiare la politica di quel Governo. sta speranza svanita, Oudinot tenuta lavori dell'asse- i La Repubblica non ri- schiava che pochi giorni dì esistenza, in un'impresa la quale avrebbe potuto cangiare l'aspetto delle cose. monti delle Cave della Creta sono delle ondulaformano l'area di un triangolo niistiliueo, la cui base è la parte della cinta compresa fra I zioni di terreno che le due porte: lati S. S. Pancrazio e Cavalleggieri ; e i due sono: la strada dei Tiradiavoli, che parte da porta Pancrazio, costeggia la tenuta Pamphilj, e volgendo verso destra conduce al casale strada che da Vaticano, passa per la dosi a sinistra si di Pio V; Cavai leggi eri segue porta Madonna ed le un'altra mura del del Riposo, e curvan- unisce con la prima. L'esercito, diviso in 5 brigate, l'alba del giorno 11. La prima Cavalleggieri e mirare il doveva operare al- brigata sortire da porta casale di Pio V, girare a sinì stra ed attaccare al ridosso la tenuta Pamphilj. Altre tre brigate dovevano seguir la prima a giusta distanza, giunte in spiegarsi linea con l'estremità della per masse in ma tenuta Pamphilj battaglia, fronte alla detta te-
  • 250. 261 un moTiraento mita, e piombare su tale posizione con per la dritta. a scaglioni di circa 1200 metri e Il terreno da traversare era pezzo ne- non difeso da alcun mico. Le truppe romane si linea quasi perpendicolare sarebbero trovate su dietro la destra la cinta da porta Cavalleggieri della porta S. Pancrazio, a case isolate che vi erano, e proteg- le gere l'artiglieria, che doveva sinistra lavori prime, marciare lungo alla sinistra delle occupando tutte una di doveva nel tempo stesso francesi. In ultimo la 5* brigata prender posto dei prendere La linea di battaglia. posizione alla cavalleria era de- stinata a tagliare le comunicazioni con la brigata Sau- van che trovava a monte Mario. si volle ribaldi l'impresa; tutto il il piano comprendeva Ma medesimo assumere lui generale Ga- il comando il del- generale in capo cede, per debolezza, e divenne la inutile necessità di Garibaldi non affatto. quel genere di manovre ordinate. Egli riunì soli 8 mila uomini, e la notte del 10 giugno si avviò fuori della porta Cavalleggieri senza scopo prefìsso, e quasi in disordine. La testa di colonna giunta a circa 20 metri dalla porta fu presa da timor panico; i soldati varii si ferirono, si e precipitarono gli uni sugli altri, Garibaldi fu obbligato a rientrare in città. possibile un at- nemico non supponeva neanche Il tacco da quella parte; ed eragli giunto romani avrebbero tentato un'impresa S. Paolo, per quindi distruggere ed i suoi sospetti si il avviso che alla Basilica i di ponte sul Tevere confermarono molto di più, ; dal vedere scendere un brulotto pel fiume, a bella posta dai romani gettato, onde richiamare da quella parte zione del nemico, che non si tativo di sortita fatto da Garibaldi. lato a 150 metri dal ponte livellato in modo da : spazzare l'atten- accorse neanche del tenIl brulotto fu segna- attaccato da un cannone, il fiume, deviò dal suo corso; la guardia del ponte l'ormeggiò alla sponda, ove
  • 251. 262 bruciò sino 1 al mattino in cui essa battelli, mise in salvo, la scorta si j si ma trovava, furono colati a fondo. giorno seguente (12) Garibaldi inviò due compa- Il gnie del reggimento Unione ad attaccare di fronte vori nemici 5 trarre colpo questi valorosi soldati sino ai piedi bruciapelo da un dello vivissimo si trincea, ma furono fuoco, i la avanzarono senza accolti a costretti a ritirarsi. medesimo, giorno Il mandò un'intimazione la mattina del La lotta cesi verso di resa; 13 l'assediante durò tutto il 14 ed concentrarono contro si tramonto, il essa venne smascherò Oudinot rifiutata, e batterie. sei 15, e gli sforzi dei fran- il bastioni 6-7, i il cui fuoco fu completamente spento. Mentre sul fronte d'attacco ferveva la lotta fra le Sauvan, che occupava monte Mario e ponte Milvio, spingeva delle partite sulla sinistra del artiglierie, la brigata Tevere, molestava continuamente gli avamposti romani minacciava una fuori porta del Popolo, e sorpresa da questo lato. A Popolo destra di porta del coronano una collina detta Roma ed è dominata dalle quindi rioli, terreno il si protende sino appoggiando si al mura della città domina Borghese e Poniatowsky, ville in varie le Pincio, la quale il collinette, dette Monti Pa- fiume. Gli avamposti romani, la sinistra alla strada di porta del Popolo, spinsero su queste ondulazioni, ne cacciarono il ne- mico, ed occuparono la corda di un risentito rientrante formato dal Tevere, vio. Ma tacco, le al cui vertice è situato truppe romane, necessarie tutte ponte Mil- al fronte d'at- non erano abbastanza numerose da guardare una nuova linea così estesa. I irancesi, molestati da questa posizione, le attaccarono. Dopo un vivo combattere ne girarono la destra, e minacciando di prendere di rovescio tutta la linea, costrinsero indietro sulla sinistra. Ma la romani a cambiar fronte nuova posizione era poco i
  • 252. 263 solida, quindi continuò il movimento retrogrado dell'ala notte, occupando le ville destradi questi avamposti; e la Borghese e Poniatowsky, stabilirono su di una linea si qu.asi perpendicolare alla direzione della strada dì porta del Popolo, padroneggiando quel terreno fuori d'onde avrebbe potuto dominarsi Sino i mura le Pincio. il giorno 19 l'assediante alacremente continuò al suoi lavori di approccio. L'assediato d'altra parte costruzione lavorava alla dei suoi trinceramenti interni. Nei bastioni 6-7 il ter- reno andava sensìbilmente elevandosi sino alla gola essi, ove si costruirono tre solide batterie che di spazza- vano completamente la testa della breccia. Queste bat furono unite da un trinceramento continuo, ma terie senza tossati, il quale seguiva il tracciato delle antiche mura Aurelìane. Il 19 le L'assediato batterie di breccia erano quasi al termine. attaccò vivamente con le sue batterie di le Testacelo, S. Saba ed Aventino, ed obbligò l'assediante a riarmare controbatterie, da esso costruite al prin- le cipio dell'assedio, che poi Il 20 avea disarmate. breccia aprirono le batterie di fuoco contro il la faccia dritta del bastione n. 6, la sinistra del n. 7 e contro la cortina che L'assediato sotto breccia la li univa. intraprese la costi'uzioue del bastione n. 7, di una mina ultimò ed suo il trinceramento interno. La notte del 21 le brecce erano diante verso sera tirò a e preparò le compagnie di bombe praticabili; sue colonne d'attacco, composte di dodici scelte, di cui sei formarono attacco per le tre brecce, ed altre riserva. visione La guardia si l'asse- sulla città e sui bastioni disposero della trincea ed come sostegno il le sei tre colonne rimasero dell'assalto. L'assediato guardava le sue brecce con poche tinelle e senza in resto della 2* di- sen- truppa di riserva; queste sentinelle fu-
  • 253. 264 rono facilmente fugate dal nemico, che montò cominciò e i suoi per lavori stabilirsi ebbe neanche essaj e l'assediato non il la breccia cima di tempo di dar sulla fuoco alla mina. Il generale Garibaldi comandante riunì le truppe e marciò ignorando luogo di fronte d'attacco dei bastioni j ma progresso delle operazioni dell'assedio, in il fulminare con quindi e il gola alla attaccare le artiglierie la testa delle nemico il per brecce, rovesciarlo nelle sue trincee, rimase inoperoso tutta la notte, senza nean- che aprire e credendo che a giorno fuoco, il il nemico avanzasse, lo lasciò tranquillamente lavorare. La dimane, 22, il fonde colonne; ma Garibaldi capo Eoselli generale in di attaccare l'assediaute sulla campana chiamò la decise breccia con forti e il popolo pro- alle armi, contromandò l'ordine e fece attaccare i una mezza compagnia, la quale occupò lavori nemici da valorosamente una casa vicino la breccia, venne respinta e quasi da forze superiori ed assalita distrutta a colpi di baionetta. Durante l'assedio romani fecero un abuso delle i da piccole sortite eseguite poca gente e senza prefisso, cosa assai riprovevole e perniciosa. in acconcio di citare testualmente su « tali imprese: « Une il scopo Cade qui giudizio di Folard sortie qui n'aie pas le résultat d'un grand dessein, ne sert qu'a faire perdre inuti- du monde « lenicnt « l'on se retire avec ia « Sion qu'on est sortis, et l'on s'applaudit ridiculement « d'une bagatelle qui « quelques uioments, sans considérer que ces sortes de « sorties « avancent la méme hàte et la ne retarde les méme confu- travaux que de prise de la place bien loin de la retarder, parceque l'on fait perir dea braves gens, et « les élites La minciò d'une garnison ». breccia fu salita alle 11 della sera, alle del 2 mattino, e il fuoco co- durò con impareggiabile
  • 254. 265 veemenza sino 10 ant. La testa della breccia venne alle fulminata e solcata in tutti proiettili, abbandonare sensi da ogni i la posizione ai di epperò se lavoranti; soli le artiglierie si fossero accese al i specie obbligato a tale attacco di e l'assediante fu momento dell'assalto, francesi sarebbero stati respinti ed obb