Your SlideShare is downloading. ×
Francesco Terracina intervista Salvatore Petrucci
Francesco Terracina intervista Salvatore Petrucci
Francesco Terracina intervista Salvatore Petrucci
Francesco Terracina intervista Salvatore Petrucci
Francesco Terracina intervista Salvatore Petrucci
Francesco Terracina intervista Salvatore Petrucci
Francesco Terracina intervista Salvatore Petrucci
Francesco Terracina intervista Salvatore Petrucci
Francesco Terracina intervista Salvatore Petrucci
Francesco Terracina intervista Salvatore Petrucci
Francesco Terracina intervista Salvatore Petrucci
Francesco Terracina intervista Salvatore Petrucci
Francesco Terracina intervista Salvatore Petrucci
Francesco Terracina intervista Salvatore Petrucci
Upcoming SlideShare
Loading in...5
×

Thanks for flagging this SlideShare!

Oops! An error has occurred.

×
Saving this for later? Get the SlideShare app to save on your phone or tablet. Read anywhere, anytime – even offline.
Text the download link to your phone
Standard text messaging rates apply

Francesco Terracina intervista Salvatore Petrucci

193

Published on

Published in: News & Politics
0 Comments
0 Likes
Statistics
Notes
  • Be the first to comment

  • Be the first to like this

No Downloads
Views
Total Views
193
On Slideshare
0
From Embeds
0
Number of Embeds
0
Actions
Shares
0
Downloads
0
Comments
0
Likes
0
Embeds 0
No embeds

Report content
Flagged as inappropriate Flag as inappropriate
Flag as inappropriate

Select your reason for flagging this presentation as inappropriate.

Cancel
No notes for slide

Transcript

  1. Francesco Terracina intervista Salvatore PetrucciIdeatore del sito web costituzionalmenteorientati.itT – Tu sei uno dei fondatori, nel 1996 a Palermo, del comitato Dossetti per la Costituzione. Inquesto Paese si muovono energie per difendere Carta fondamentale, penso alla trasmissione diBenigni del 17 dicembre scorso, al movimento per presentare una lista che si richiami allaCostituzione. Quando un Paese si ritrova a difendere su più fronti i principi cardinedell’ordinamento democratico, significa che esiste un pericolo.P – Il giorno dopo l’appassionata trasmissione di Benigni sulla Costituzione, ero in auto e seguivouna trasmissione radiofonica che commentava l’evento del giorno prima. A un certo punto, unascoltatore ha riportato il commento di un giovane che, in sostanza, apprezzava l’intervento diBenigni, definendolo poetico. Ma diceva che, di fatto, l’attore aveva messo in scena dei sogni,poiché la realtà è diversa e la Costituzione è un libro dei miraggi: essa è fuori dalla realtàquotidiana fatta, diceva il giovane, e a ragione, di emarginazione, d’incertezza sul futuro, diprecarietà, di soprusi, di un potere slegato dalle necessità e dagli interessi della gente comune. Aquel giovane, la Costituzione resta estranea, non parla che di qualche buona intenzione castratadalla realtà.T- Perché quel ragazzo, e con lui parecchi cittadini, hanno quest’idea della Costituzione?P – Tu, proprio ora, nel nostro discorrere, hai definito la Costituzione “legge fondamentale”.Questo spiega una delle ragioni per cui la Costituzione è in crisi, specialmente per chi è nato in untempo successivo a quello in cui fu pensata e redatta. Se la Costituzione è avvertita solo comeLegge, seppur primaria, sovrana direi, si spiega bene la sua crisi, il logoramento dovuto al tempoche passa, la diffidenza che circonda una legge da parte di chi avverte di essere escluso o, peggio,sente di subirla. Quel giovane sentiva il peso di una condizione di crisi, di carenza di prospettive, diinutilità. Questa condizione di malessere che interessa non solo lui ma quasi tutti, è causata daqualcuno e da qualcosa. Diciamo pure che c’è un potere, che influenza e detta le regoledell’economia, ma anche della vita di ogni giorno, che l’ha generata. Ecco, la Costituzione, perstoria e definizione, è limite al potere, in quanto il potere tende a comprimere i nostri diritti edinfluenza la nostra vita.Costituzione equivale a limite del potere. L’idea e la storia delle costituzioni ci portano a questasemplice definizione. La Costituzione è la legge, la legge fondamentale intorno alla quale gravitanol’ordinamento e le relazioni tra le persone e gli enti, che nasce come limite al potere, ai poteri,riconoscendo ed attribuendo ai cittadini diritti. E’ questo lo scopo di tutte le costituzioni.La crisi della quale si parla e che investe cittadini, società ed istituzioni nel complesso, è dovutaallo straripamento di alcuni poteri. Della casta politico-partitica che vive in una dimensione a partea spese della cittadinanza che ne viene soffocata. Della casta dei poteri finanziari, di un certocapitalismo che genera le crisi in funzione di un maggior lucro e della crescita del suo potere. Dellaschiera, seppur disordinata, dei camerieri al servizio del ricco padrone di turno. Ecco, unacostituzione serve a limitare tali poteri, per far vivere i cittadini nella libertà e in democrazia, chenon è concepibile come dittatura della maggioranza, né è solo una forma di governo, ma invece è
  2. il terreno dove si concretizza l’eguaglianza sostanziale e dove il singolo può sviluppare tutte le suecapacità. Oggi questa impalcatura della Costituzione è in crisi.T – L’attualità della Costituzione ancor oggi consisterebbe nella sua funzione di limite del potere.Di fatto, però, il potere riesce a eluderla, negando ai cittadini, soprattutto ai deboli, quei diritti chela Carta tutela.P – Potremmo dire che il “matrimonio” con la Costituzione ha qualche oppositore, qualche donRodrigo.T - Società e costituzione come due corpi estranei.P- Che qualcosa e alcuni hanno interesse a tenere separati.T – Un problema serio per un “partigiano integralista” della Carta.P- Vorrei chiarire meglio sul mio asserito radicalismo. Non è proprio così, anche perché non credoin una costituzione immobile. Il mio supposto integralismo attiene ai valori, ai principi, alla cultura,al progetto di convivenza che fanno della Costituzione qualcosa di più di una legge. Se si considerasolo l’aspetto normativo, ciò che la legge dice di fare o non fare, ci si dovrebbe rassegnare allapossibilità di continue torsioni della Costituzione dalla sua funzione fondamentale di limite delpotere, così diventandone invece un’arma formidabile. In sostanza, se si accetta che lacostituzione sia solo una legge, allora avrebbe ragione chi sostiene, soprattutto per suo esclusivotornaconto, che essa, come ogni legge, è “naturalmente” modificabile, emendabile, abrogabile,seppure con una procedura più complessa dal normale corso. La Costituzione è come unorganismo vivente. Se ne tocchi gli organi vitali, la ammazzi. Se la riempi di sedativi o diallucinogeni, ne uccidi lo spirito.T - Si può parlare di spirito della costituzione?P - Comunemente si dice che ciò che è vivente ha uno spirito. Ciò che è materia inerte, nonavrebbe spirito. Dire che la Costituzione ha un suo spirito può significare intanto che non è morta,che ha energia e forza vitale, che la sua funzione perdura ed ha una ragion d’essere. Ma c’è unaltro aspetto. Per alcuni giuristi “spirito della costituzione” è un concetto inutile, comecostituirebbe nonsenso parlare di armonia della Costituzione. Per cercare una risposta alladomanda, bisogna intendersi su ciò che definiamo costituzione e distinguere tra Costituzione eleggi costituzionali. Quando parlavo di costituzione come limite del potere, non mi riferivodirettamente alle singole disposizioni normative ma a qualcosa di più. Quel qualcosa lo possiamoapprossimare a ciò che intendiamo per spirito della costituzione. Un qualcosa che è anche il filoconduttore che regge l’impianto e lega ogni singola disposizione che si trova nella Costituzione. Unqualcosa che non è concetto o astrazione, ma che presuppone un vissuto. Quando parliamo dilibertà e diritti di libertà nella costituzione, richiamiamo fatti negativi e una storia in cui la libertàpersonale veniva negata. Quando parliamo di democrazia, ci riferiamo a una pregressa storia e amodelli autoritari o di negazione della stessa. Quando convintamente citiamo l’art. 1, “l’Italia èuna repubblica democratica”, vogliamo richiamare la forma di stato - che non è né monarchia, né
  3. principato - e un modello più avanzato di quello statalista: ma nello steso tempo implicitamenterichiamiamo le vicende e le lotte attraverso cui si è poi giunto alle affermazioni della Costituzione.Scindere la costituzione dalla storia, astrarla dalla sua ratio è farne una semplice “carta”.Avrebbero ragione quei detrattori che, fin dai primi anni, la definirono opera letteraria, piena dipoesia e di buoni propositi, ma inattuabile.T- Detrattori o no, la costituzione è legge e va fatta rispettare anche da chi esercita il potere.P - A tale proposito, è nelle cose la necessità di una autorità che presieda a tale scopo. Un’autoritàterza, autonoma e indipendente dal potereT - Quell’ordine giudiziario o magistratura che qualcuno vorrebbe non indipendente.P - Un disegno, incostituzionale, che è un chiaro sintomo di mire autoritarie. Come è un chiaroesempio di ciò che prima dicevo a proposito dell’unitarietà della costituzione, nel senso che se siinterviene, con legge costituzionale, a modificare il regime di autonomia ed indipendenza dellamagistratura, non viene colpita solo quella parte, ma è attaccata e manomessa tutta l’impalcaturacostituzionale.T - Oltre che limite al potere, la costituzione è un disegno, un progetto di società. Ma la società ècambiata, non è più quella immaginata dai costituenti più di sessanta anni fa.P - Un tale argomento ha una certa suggestione, ma è tendenzioso oltreché insidioso.Lì per lì mi viene in mente una similitudine. Anche la Bibbia, libro che è “guida” di miliardi dipersone, sarebbe inattuale. E’ stato scritto o ispirato in un’epoca del tutto diversa dalla nostra.Cosa può dire quel contesto rurale, di carovanieri, di dei falsi e bugiardi, di un dio irascibile evendicativo, oggi? E la stessa promessa di salvezza, sostegno spirituale dei fedeli, che senso haoggi? Diciamo che al di là delle storie, più o meno verisimili riportate in quel libro, ciò che resiste èil suo spirito, condiviso, condivisibile o meno che sia.T- Costituzione come piano di salvezza?P - Direi come progetto di vita sociale che contiene prospettive di “salvezza” contro i mali chehanno inciso nella vicenda umana. Come la guerra, la miseria, la diseguaglianza materiale, laschiavitù, la discordia, la dittatura, la soggezione ai più forti. Un progetto che include e nonesclude, tranne ovviamente ciò che va contro i valori e principi insiti ed espliciti soprattutto aquelli relativi alla persona. E guardando al futuro, a quei valori ancora non manifesti, purché sicollochino, appunto, nello spirito della Costituzione.T – Una Carta aperta, dunque, anche al futuro, a situazioni o contesti che ai tempi in cui lacostituzione fu scritta non erano di attualità.P - Certo, faccio due esempi. Il primo. Oggi è molto sentita la questione ambientale. NellaCostituzione non c’è un esplicito riferimento ad essa. Certamente se ne occupa sotto l’aspetto deldiritto alla salute della persona. La distruzione del territorio, la cementificazione sconsiderata, ladistruzione dell’ecosistema sono fattori della questione ambientale.
  4. T - Che dice la Costituzione a proposito?P - La Costituzione non contempla un articolo di riferimento diretto. Ma leggiamo l’articolo nove,primo comma: “ La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e della ricerca scientifica etecnica”; il secondo comma: la Repubblica “tutela il paesaggio, il patrimonio storico e artisticodella Nazione”. Non solo le cose si legano, ma convergono tutte verso un centro: la persona. Cisono due termini che ci faranno scoprire il principio costituzionale della tutela ambientale: culturae paesaggio. L’individuo coltiva, diremmo oggi, raccoglie input, li elabora in valori che nesollecitano e ne arricchiscono la sensibilità. E’ il processo di formazione intellettuale dell’individuodove ricerca, paesaggio, patrimonio artistico sono aspetti della realtà oggetto del diritto allacultura, che la Costituzione considera in modo unitario. In questa realtà esterna all’individuo, c’èpure l’ambiente, non solo come spazio in cui vive, come habitat ma anche come fattore diarmonizzazione estetico–artistico per lo sviluppo della persona.T – Quale significato ha il termine “paesaggio” nella Costituzione?P – La ricerca del significato che la Costituzione ha voluto imprimere alla parola ”paesaggio”, cioffre ancora una volta l’occasione per evidenziare la vista lunga, la dinamicità e allo stesso tempola stabilità della nostra carta fondamentale che non è una cosa in sé, un noumeno, ma cammina eprogredisce con l’uomo e ne alimenta, nutrendosene, le facoltà intellettive. Il paesaggio dell’art. 9non è pietrificato al momento in cui la Costituzione vide la luce, né si riferisce ai quadri che lanatura realizza, né è esclusivamente ancorato e dipendente dalle “bellezze naturali”. Il senso diuna disposizione normativa si evolve con l’evolversi storico della realtà sociale, si plasma a nuoveesigenze, a nuove sensibilità, purché nel rispetto dei diritti della persona umana, come previsti esottesi dalla CostituzioneT - Ritorna lo spirito della CostituzioneP - Già! Per completare l’analisi sull’articolo 9 dal quale abbiamo tratto il discorso sull’ambiente,possiamo osservare che il Costituente adopera la parola sviluppo, non limitandosi a dire “laRepubblica promuove la cultura”. Il termine sviluppo dà il senso del dinamico, della crescita, di ciòche si muove e va avanti, dell’espansione, del futuro come universo che si apre e si moltiplica enon si chiude verso l’annichilimento. Cultura è anche conoscenza, informazione. Quale garanzia dieffettività del diritto al conoscere, al sapere se gli strumenti della conoscenza, dell’informazionesono monopolizzati? Come si può esser “sovrani” se non si ha conoscenza, informazione adeguatadi quanto deve essere l’oggetto di un giudizio per potere operare la scelta migliore? Come si puòessere sovrani se i cittadini sono avvolti da false rappresentazioni, dalla disinformazione, sevengono storditi dalla ripetizione della menzogna che vuole accreditarsi come verità?Quell’articolo 9 posto là dov’è va oltre il costituire la c.d. costituzione culturale: purpreannunciando e comprendendo gli articoli successivi, il 33 (l’arte e la scienza sono libere e liberone è l’insegnamento) e l’art. 34 (la scuola è aperta a tutti), va oltre e ci parla d’altro. Ci parla dinazione, di popolo in movimento, quindi, non solo come generazione attuale. Un popolo che hauna storia alle spalle ed una nuova ne scrive. Ci parla della nostra Storia che è la storia dell’unitàd’Italia, delle centinaia di ragazzi mandati a morire, carne da cannone, nelle trincee. E’ storia dilavoratori e delle loro lotte, è storia di ombre e di riscatti, di dittatura e di resistenza, di liberazione.
  5. E’ storia di uomini che col lavoro, con la loro scienza hanno onorato il Paese in tutto il mondo.Quante considerazioni, quanti spunti nascono dalla lettura della nostra Costituzione, corponormativo, di principi, di valori, di spirito vivente.Nel contesto di questa dinamica, per altro talune volte rintracciabile nella giurisprudenzacostituzionale, non si può quindi negare che l’ambiente rientri nella previsione costituzionale, anzi,che sia un diritto fondamentale della persona umana e come tale massimamente tutelato.Per comprendere come respira e si pone la Costituzione a riguardo di talune tematiche, utilizzandoil discorso sull’ambiente, procedo con una enfatizzazione. Posso dire che quello all’ambiente è undiritto tanto rafforzato a salvaguardia della sopravvivenza della persona, dell’umanità intera che ècome se la natura stessa acquisisca una soggettività ed una conseguente tutela al fine di impedireall’Uomo di distruggere se stesso distruggendo la natura. E’ questa un’immagine iperbolica chespero renda il concetto.T - Una visione francescana o pan naturalista che è al limite di una forzatura interpretativa.P – Il tuo riferimento è molto suggestivo. Ma voglio dire che, tenuta ferma la centralità e la ragionedella tutela del diritto fondamentale della persona, il dato costituzionale può colorarsi del tono disensibilità culturali, ed etiche, differenti, e attraverso queste non solo rispettato in quanto legge,ma pienamente condiviso, fatto proprio nella quotidianità.T - Il secondo esempio?P - I diritti delle persone con orientamento sessuale diverso. Omosessuali, transgenders. Non c’èuna previsione specifica nella Costituzione. Ma come negarli, emarginarli, escluderli, limitare laloro sfera affettiva senza incorrere nella violazione del diritto tutelato dai principi fondamentali?T - Insomma, descrivi un quadro idilliaco, fatto di principi che in modo del tutto naturale difendonoi diritti delle persone.P - La situazione non è affatto tranquilla. E’ di guerra, una guerra mossa alla Costituzione.Col “tradimento” di chi doveva rispettarla, farla rispettare e attuarla. I politici: parlamentari,consiglieri comunali e regionali, amministratori, dirigenti e quadri di partito.Prendo lo spunto da ciò che hai qualificato “naturale”. Quando parliamo di diritti tutelati almassimo livello dalla Costituzione, tali diritti alcuni li definiscono naturali. Non voglio scendere sulcampo dell’esistenza o meno della naturalità dei diritti. Ma non dimentichiamoci che anche i diritti“naturali” sono il frutto di una evoluzione resa possibile da conflitti, lotte, rivoluzioni, guerre. E poi,non ci sono stati nella storia dei criminali che intesero far passare come naturale il loro dominio sualtri popoli? I criminali del Terzo reich, che fecero? Pensiamo alla schiavitù, talvolta morbida, altrevolte durissima nel civile mondo ellenico romano, pur giustificata da uno, per molti aspettirivoluzionario, come Paolo di Tarso: non era considerato naturale il diritto del dominus? E oggi nonsi sottende una tale naturalità nei diritti del mercato? Non si tende a far passare come naturale laspeculazione finanziaria? La pretesa di pochi di arricchirsi a scapito dei tanti?Il vero è che i diritti sono conquiste e che c’è sempre qualcuno che li osteggia; che c’è una legge econtemporaneamente un progetto in cui libertà, democrazia, eguaglianza, solidarietà sono poste afondamento delle regole della comunità da esso prefigurata. La Costituzione. Ed è anche vero che
  6. questa è sotto attacco da molte parti. Da chi ha interessi particolari e dal sistema economicoimperante, supportato da una particolare ideologia.T – Pensi alla “moda” neoliberista?P - Quando la politica si appropria di una ideologia per servirsene e per motivare il proprio operato,allora sono guai seri.T - Il discorso del rapporto tra ideologia e legge ci porterebbe lontano. Mi sembra di capire che tuattribuisci alla Costituzione anche un ruolo di difesa dall’ideologismo. Ma non c’è una influenzaideologica nella nostra Costituzione?P - E’ un dato innegabile che la Carta riprese filoni culturali presenti nell’Assemblea costituente. Aquel consesso concorsero partiti di varia ispirazione: cristiana, liberale, socialista. Tra i padricostituenti, i cristiano democratici Dossetti e La Pira, i comunisti Terracini e Togliatti, i socialistiNenni e Saragat, i liberali Croce ed Einaudi, gli azionisti Calamandrei e Parri. Ma non si può certodire che ci sia una disposizione che rappresenti una particolare ideologia, né, tanto più, che laCostituzione sia incline all’ideologismo. Pensare una cosa del genere significherebbe non avercompreso né la lettera, né lo spirito della Costituzione. L’unica ideologia, diciamo, rintracciabile inessa è l’assoluto impegno di non cadere mai più nella barbarie, non solo in quella nazifascista, siachiaro.T - Tra gli scenari di barbarie e di regresso possiamo comprendere la disoccupazione. Nel 2012, nelmondo monitorato da studi statistici, i disoccupati sono stati 202 milioni pari a un tasso del 6,1%,in crescita rispetto all’anno precedente. In Italia ci attestiamo all’11% circa, ma la disoccupazionegiovanile interessa il 37% dei giovani, rispetto al 27,5% dell’anno prima. Dai dati ad oggi aggiornatisi ricava che hanno abbassato le saracinesche 35 imprese al giorno. Alla fine di giugno 2012, ifallimenti in Italia hanno sfiorato le 46.400 unità. La produzione industriale è in caduta libera, il7,3% in meno rispetto al 2011. Secondo recenti indagini, più della metà delle famiglie italianedichiara già adesso di riuscire a pagare appena le spese senza potersi permettere ulteriori lussi, mentrecirca il 10% non ha un reddito sufficiente nemmeno per l’indispensabile. Nel 2013 per la metà dellefamiglie italiane la situazione è destinata a peggiorare. Dati da fare paura. Alcuni, senza mezzitermini, hanno attaccato la Costituzione perché sarebbe di ostacolo alla crescita economica.Ricordo la polemica sull’articolo 41: “Liniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi incontrasto con lutilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignitàumana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché lattività economicapubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali”.P – Facciamo un discorso all’incontrario. E’ possibile ipotizzare un’attività economica espletata inmodo tale da arrecare danno alla libertà, alla dignità delle persone, alla sicurezza? Ovvero, perriprendere il discorso sull’ambiente: un’attività che prosciughi i laghi, invada il mare, sciolga ighiacciai, spiani le montagne, distrugga i monumenti antichi, bruci le biblioteche? Ovvero, ancora,che nel lavoro schiavizzi i prestatori d’opera? Altra cosa sono gli eccessivi adempimenti burocratici,i “laccioli” che ritardano l’attività ed altro di similare. Ma che c’entra la Costituzione che pone un
  7. principio e non entra nelle procedure? Chi vuole la modifica dell’art. 41, se in buona fede, non sadi cosa si tratti: se è in malafede, vuole altro. E fra quest’altro c’è anche la propagandaelettoralistica. Fumo negli occhi.T – L’art. 41 è salvo.P- Penso che l’obiettivo dei riformatori sia un altro. Ritorniamo all’utilità sociale dell’iniziativaeconomica privata che poi fa il paio con la funzione sociale della proprietà, richiamata nelsuccessivo art. 42. Cogliamone qualche aspetto per tentare di capire dove i “riformatori” voglianoandare a parare. Funzione sociale per produrre reddito, ricchezza e distribuirla. Lavoro e capitalefunzionali alla produzione di reddito. Fino a qualche tempo addietro il binomio era indiscusso. Poi,l’interesse del capitale, supportato da nuove teorie economiche prodotte nei laboratori delleuniversità statunitensi, tese a comprimere il lavoro. Il binomio divenne monomio con laconseguenza che la questione della distribuzione della ricchezza e del reddito è stata espuntadall’analisi economica oggi dominante. Dobbiamo poi considerare il notevole spostamentodell’economia verso la finanziarizzazione.T - il cosidetto finanzcapitalismo.P - Occorre intendersi. Credo che sia meritevole di attenzione l’idea di alcuni economisti cheritengono che sempre di capitalismo si tratta. Col finanzcapitalismo si è determinata una svoltaepocale. La sua natura è quella di essere potere e non più di avere potere negoziato con i governie gli altri attori socioeconomici. Il finanzcapitalismo ha imposto le sue regole, prima di tutte quelladi non averne. Appoggiato da un sintema di comunicazione e di propaganda massivo, si è propostocome la via per la felicità. Il timbro della sua filosofia è ideologico. La sua pratica è totalitaria inquanto non riconosce la diversità che anzi espunge. Chi non si inquadra è fuori gioco. Il soloorizzonte cognitivo dell’ideologia neoliberista è il mercato. Il sistema si regge anche per lacloroformizzazione delle menti, per aver istallato nella gente la coscienza dell’ineludibile.Parafrasando il titolo di un opuscoletto edito dalla rivista Concilium a metà degli anni novanta delsecolo scorso, si vuol far credere che al di fuori del (di questo) mercato non ci sia salvezza.Poi, quando parliamo di finanzcapitalismo, non ci deve sfuggire la sussistenza e l’importanzadell’apparato. Un insieme che serve - adopero le brillanti espressioni di Luciano Gallino - amassimizzare e accumulare, sotto forma di capitale e di potere, il valore estraibile sia dal maggiornumero di essere umani, sia dagli ecosistemi.Ogni momento ed aspetto dell’esistenza diventa obiettivo strategico del sistema che, appunto peralimentarsi, deve fagocitare tutto il possibile, anche le coscienze, deformandole verso una vera epropria mutazione antropologica. Le grandi holding companies, banche comprese, la cosiddettafinanza ombra, gli investitori istituzionali costituiscono la struttura operativa del sistema. È chiaroa questo punto che la funzione sociale è di ostacolo per il sistema. Il diritto stesso, che dovrebbetendere alla giustizia, ne viene modificato. Diventa il diritto del potere, cioè l’antidiritto.T - Un sistema che però è in crisi e non trova le soluzioni per uscirne. Non ti pare un controsensooperare politiche restrittive in un momento di recessione? Non viene intaccato il principiocostituzionale di solidarietà?
  8. P - Certamente. Questo lo affermano economisti premi Nobel, come Krugman e Stigliz e, ingenerale, la scuola keynesiana. Ma è un controsenso interessato che si veste di ideologia. C’è unfatto che è accaduto nel corso del 2012, passato inosservato, sotto silenzio, nascosto da forzepolitiche e istituzionali che a parole si richiamano alla Costituzione. Si tratta di una leggecostituzionale approvata dal Parlamento col voto contrario di pochi parlamentari, attraverso laquale la Costituzione, diciamo, è diventata ideologica.T - Vediamo se sbaglio: l’obbligo del pareggio di bilancio, la riforma dell’art. 81 della Costituzioneapprovata definitivamente nell’aprile scorso.P - Cioè l’assassinio della sovranità consumato in nome di un principio ideologico, di una teoriamacroeconomica. A riguardo della costituzionalizzazione del pareggio di bilancio, c’è da chiedersicome mai ben cinque premi Nobel per l’economia abbiano rivolto un pressante richiamo alpresidente Obama affinché non venisse inserito nella costituzione statunitense. La mia idea è checon il pareggio di bilancio in costituzione si vuole limitare al minimo l’attività dello Stato. Quelloche è ancora più strano è che i parlamentari autori del vincolo in Costituzione non siamo statianche promotori di un limite costituzionale esplicito alla pressione fiscale.T – Perché esplicito?P – Perché invero l’art. 53, quello sulla capacità contributiva, lo pone. Questo argomentomeriterebbe un discorso a parte. C’è ancora da domandarsi se i fautori del pareggio di bilancio nonsi muovano contro la possibilità per lo Stato di far il ricorso al credito per finanziare infrastrutture,istruzione, ricerca, sviluppo, sanità e tutela dell’ambiente. Costoro, guarda caso, sono invecefavorevoli alle vendite dei beni demaniali e pubblici. Mi chiedo, ancora, chi ci guadagnerà e chi ciperderà da questa operazione. Quali saranno i nuovi posizionamenti della ricchezza? Quale sarà ildestino dei beni comuni sui quali si è espresso il popolo italiano attraverso il referendum del 2011?Non si tratta di una legge con un forte odore di incostituzionalità?T – Cosa determinerebbe una legge costituzionale contro la Costituzione? Che legittimità avrebbeun Parlamento che agisse contro la Costituzione?P – Tu stai ponendo una serie di questioni tutte di notevole rilievo, alle quali non si possono dare,almeno in questa sede, risposte secche. Vediamo un po’ di trovare un filo conduttore tra ledomande che prima ponevo e le tue ultime. Se è vero che le limitazioni imposte dal pareggio dibilancio in costituzione, come hanno rilevato i cinque Nobel ai quali mi riferivo - per inciso sonoKenneth Arrow, Peter Diamond, William Sharpe, Eric Maskin, Robert Solow - ed altri economistiincideranno negativamente sulla produzione e distribuzione di ricchezza è chiaro che qualchefascia sociale verrà penalizzata e che non saranno certamente i componenti di queste fascesfavorite ad avere la possibilità di acquistare il patrimonio pubblico che “qualcuno” vuolesmantellare. Appare anche chiaro che uno Stato che non possa intervenire nei settori dellaistruzione, ricerca, tutela ambientale, beni comuni e in settori strategici per una nazione viene aprodurre una naturale selezione sociale. Ciò contrasterebbe con i principi fondamentali postidall’art. 2 della Costituzione che costituisce “la chiave di volta dell’intero sistema costituzionale” e
  9. dall’art. 3 che, ponendo il principio di eguaglianza, imprime un canone generale di coerenza chediventa struttura di tutto l’ordinamento.Ebbene, se una legge di rango costituzionale viene a ledere tali cardini fondamentali, oltre adessere, beninteso, soggetta anch’essa al sindacato di costituzionalità, viene a creare una situazionedi rottura della Costituzione.T - Vuoi dire che la legge che ha immesso in Costituzione il pareggio di bilancio può esseresoggetta al giudizio della Corte costituzionale? E che significa rottura della Costituzione?P – Il parere concorde dei costituzionalisti è che anche una legge di riforma della Costituzione puòessere impugnata avanti alla Consulta. Il nostro è un colloquio politico, tra cittadini comuni. Non èla sede, né mi sento di affrontare questioni dottrinarie che investono vari aspetti dellaCostituzione, compresa quella della rottura. Userò una similitudine per rendere il concetto. Unedificio poggia su pilastri che lo sostengono e ne consentono lo sviluppo in verticale. Se uno oalcuni pilastri cedono, l’edificio si rompe e viene giù. Anche la Costituzione poggia su principi chese vengono demoliti provocano la rottura, compromettendo l’intero edificio.T - Ma chi e come può provocare la rottura?P – A parte il caso eclatante di colpo di stato, i cui autori di norma sospendono la costituzione e legaranzie costituzionali - è sempre la prima cosa che fanno i golpisti - i soggetti che possonoprovocare la rottura sono coloro che hanno il potere legislativo, cioè, i parlamentari che approvinoleggi di riforma costituzionale in contrasto con la Costituzione. La costituzione vigente pone deilimiti che il legislatore non può valicare. In maniera esplicita, come stabilito dall’art. 139, la formarepubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale. Ma costituiscono altrettanto limitialla revisione costituzionale i principi nei quali si esprimono i fini politici fondamentali dellaRepubblica: diritti umani, sovranità popolare, equilibrio fra i poteri, principi solidaristico, dieguaglianza, di tutela del lavoro sono limiti che il legislatore, neppure in sede di revisionecostituzionale, può oltrepassare. Se dovesse farlo, rompe la Costituzione.Considera pure, che gli elementi di rottura possono essere graduali, occultati nel tempo in modoimpercettibile, sicché la loro somma provoca una effettiva torsione, un mutamento in sensocontrario alla Costituzione.T - Le leggi le fa il parlamento. Perché hai usato la parola “parlamentari”?P - Per evitare l’astrattezza. In casi gravi, come questo di cui stiamo discorrendo, l’astrattezzatende a nascondere la responsabilità di chi ha giurato fedeltà alla Costituzione, mentre l’hamanomessa o disapplicata. Ma c’è un altro fatto che mi ha determinato. E’ da venti anni che,marcatamente da una parte politica, si parla di revisione della Costituzione. L’altra parte non è chesi sia opposta in maniera decisa. Qualche volta è sembrato che cedesse alle lusinghe dipromuovere addirittura una nuova costituente. Ciò denota la qualità – pessima – del personalepolitico che ci ha governato. Anziché attuarla, hanno cercato di smontare la Costituzione. Inqualche caso ci sono riusciti, in altri si ripromettono di farlo, vedi “giustizia”, “libertà di stampa”.
  10. T - Tu sostieni che il pareggio di bilancio in Costituzione leda i principi sui quali la nostra Carta sibasa. Il fatto dimostrerebbe la pochezza della nostra classe politica, prona ai dettami dei nuovipotentati economico-finanziari. Ma allora, non c’è più speranza per la Costituzione? Il prossimo 24febbraio andremo ad eleggere un parlamento di nominati dalle segreterie partitiche cheprobabilmente non si faranno scrupolo di continuare quell’opera subdola di introdurre elementi dirottura che andranno di fatto a demolire ancora di più la Carta, se non addirittura a costituirsi inlegislatore costituente, con un orecchio ai diktat del sistema economico imperante.P - Non credo, anzi, spero che non arrivino a tanto. Quanto al che fare vorrei utilizzare unaintuizione o metafora del prof. Gustavo Zagrebelsky, presidente emerito della Corte costituzionale.Zagrebelsky richiama gli operatori di pace che nel Vangelo vengono chiamati figli di Dio. Essivivono e operano in un mondo in cui la discordia, la guerra l’ingiustizia, la negazione dei dirittielementari hanno spesso il predominio sulla pace, la concordia, la giustizia. In sostanza, mipremetto una licenza estrapolando l’intuizione dell’illustre giurista, occorre essere operatori dellaCostituzione; in tanti, in quanti più possibile. Ciò non significa essere divulgatori, predicatori dellaCostituzione, non solo quello, ma agire nel quotidiano, nei vari settori del sociale alla luce deivalori e dei principi presenti nella nostra Carta.In un contesto in cui corrisponde a verità il fatto che ci sono ingiustizie, arroganza del potere e deipotenti, corruzione etica, negazione del diritto ad una vita dignitosa e al bene essere e ad unpizzico di felicità, è altrettanto vero che esiste un progetto opposto alle predette negatività,adottato come Legge fondamentale tutt’ora vigente e vigorosa e rigogliosa. Chi vuol essereoperatore della Costituzione saprà che, al fine di conservarla e preservarla, non basta cogliere ilsuo aspetto di legge e la forza coercitiva di cui gode in quanto tale. Sa altrettanto che, almeno neisuoi fondamentali, la Costituzione deve entrare nelle menti e nei cuori della gente, anche, sevogliamo, come adesione di convenienza; deve scorrere nel tessuto sociale diventando linfa perun esercizio quotidiano dei valori che incarna. Con la consapevolezza che non viviamo in unadimensione di concordia ma, al contrario, come ho già detto, in una situazione di “guerra” mossacontro la nostra Carta e tutto ciò che essa esprime. C’è bisogno di raccontare un’epopea, quelladella costituzione repubblicana quando i padri vararono un battello capace di navigare sui maritempestosi della storia e di affrontare i venti dei rigurgiti tempestosi della barbarie. C’è bisogno dimeditare sui motivi per cui quell’epoca di fondazione è stata avvolta da ombre e la sorgente dellaRepubblica è stata inquinata e le sue acque feconde deviate nella palude del personalismo, delprivilegio, della partitocrazia che spesso, nutrendosene, ha alimentato il malaffare e la criminalità.C’è quindi bisogno di un’altra epica, quella della (ri)costituzione, della rigenerazione. E fra glioperatori della Costituzione c’è chi, come me, ha messo su il sitowww.costituzionalmenteorientati.it. Oggi qualcuno vorrebbe riformare la Costituzione, rivederequegli articoli che sono i pilastri sui quali si fonda tutto l’impianto della nostra Carta fondamentale.Gli articoli 1, 41, il titolo IV Magistratura sono sotto tiro. Come si è giunto a tanto? Molteplici sonole cause, ma c’è anche che la Costituzione non è diventata cultura del quotidiano. Ecco, ilproposito del sito è che la Costituzione diventi cultura e pratica quotidiana; che il nostro agire siaguidato dai valori, dai principi, dallo spirito della Costituzione. Anche così si contribuisce arealizzare l’unità di popolo, la concordia civile, la Repubblica democratica.
  11. T - Questo mi sembra un lavoro di lungo periodo, ma nel contingente? C’è un partito che più deglialtri si richiama, come programma politico ed elettorale, alla Carta?P- Nei mesi scorsi si è parlato di proporre una lista Alleanza per la Costituzione che avrebbe dovutorappresentare, oltre che un’espressione elettorale chiaramente ispirata alla difesa e allaattuazione della Carta, la risultante di varie esigenze che sono affiorate nel panorama delleamministrazioni locali, seriamente messe in difficoltà dai provvedimenti governativi e dallepolitiche di fiscal compact che sta alla base del pareggio di bilancio. Si è parlato di un partito deisindaci, con i nomi di Orlando, Pisapia, De Magistris ed altri. Il dibattito politico, invece, saràridotto a propaganda, alle fortune dei soliti partiti, dei soliti nomi, dei soliti cliché. Tutto ciricondurrà alla politica romana. Credo che sia stata ancora una volta sprecata un’occasione perfare innanzi tutto chiarezza, per individuare qual è l’oggetto della politica oggi, nel contingente,per individuare le reali cause della crisi economica e politica attuale e proporre politiche nuove.Per cambiare il paradigma della politica romanocentrica, e fare politica dal basso.T – A parte Pisapia, gli altri due nomi che hai fatto sono confluiti nella lista di Ingroia, Rivoluzionecivile. Può essere questa il partito della Costituzione?P - Mi sembra un richiamo un po’ giacobino, che non so quanto possa essere efficace.Si tratta di una lista, non di un soggetto “collaudato”. Pare che, con buona pace delle premesse,Ingroia si troverà in compagnia di consumati “politici”. Era inevitabile, appunto perché la lista nonrappresenta un nuovo movimento. Se andrà bene, sarà una forza di “vecchia” opposizione.T – La politica romanocentrica è un po’ il bersaglio di tutte le “periferie”. Cosa vuol dire farepolitica dal basso?P - Focalizziamo la nostra attenzione sulla città come luogo ove si svolge la vita reale delle persone.E’ ovvio che il sistema, ogni tipo di sistema politico ed economico, influenza la vita della città, sia inpositivo che in negativo. La città fa parte di un contesto più grande, ma vive di una sua specificitàche è anche quella della aderenza, del contatto materiale del cittadino col territorio ove vive. Nonso se rendo l’idea. Ciò che intendiamo per globalizzazione tende invece all’appiattimento dei valoriche legano la persona al proprio spazio di vita. La città per essa è solo un agglomerato di cose epersone, un punto di mercato. Poco importa se nella concezione della globalizzazione è insito ilrischio di avere città senza cittadini. La città è spiazzata rispetto alle virtuali piazze di affari o ainon luoghi di un meta-potere inafferrabile e indistinguibile.Il neoliberismo, che ha travolto il welfare e messo in discussione diritti in precedenza conquistati,spinge i governi a praticare politiche restrittive ed oppressive che rendono non fruibili diritti eservizi sociali. Le amministrazioni cittadine non hanno più mezzi sufficienti per riuscire a farefronte alle esigenze delle comunità municipali, mentre il ricorso ad imposte, tasse, entrate di variogenere inique e vessatorie riesce solo a creare nuove difficoltà.Nel quadro costituzionale la città democratica assume un ruolo rilevante per la tenuta dell’insieme,rispetto al quale non sono la stessa cosa città le cui politiche sono orientate verso il sociale, e cittàle cui politiche prediligono il mercato. Quest’ultima tipologia rientra nel paradigma neoliberista lacui ideologia di sfruttamento considera spazio e risorse locali come beni da trasformare in prodottidi mercato, di cui promuovere il consumo senza attenzione alla sostenibilità ambientale e sociale.
  12. Seguendo questo orientamento, ne consegue che ogni servizio, anche essenziale e di pubblicautilità, debba essere privatizzato, con imposizione di tariffe che prevedono il conseguimento diprofitto, magari fatto passare per remunerazione del capitale impiegato.Proprio rispetto ai così detti beni comuni si è sviluppata una coscienza politica diffusa, si sonosvolte campagne che hanno visto tanti sindaci in prima linea. Via via è maturata l’esigenza diconcepire nuovi modelli dello stare insieme, di fare e praticare economia legata al territorio. E’come se si stesse costruendo, più o meno consapevolmente, una trincea, una linea didemarcazione rispetto alla totalitaria way of life liberista. Un processo questo che potrebbeevolvere verso la città democratica, la cui affermazione dipende dalla capacità delle singolemunicipalità di costituirsi in rete, in forza politica dal basso. Un processo, questo, che potrà averesuccesso se le municipalità sapranno far emergere e valorizzare gli apporti di creatività, inventiva,energia delle persone. La politica nella città non potrà più essere limitata e rinchiusa dentro gliangusti ambiti dei consigli, delle giunte, delle segreterie dei partiti e delle loro correnti osottogruppi, ovvero “governata” da burocrati di buona volontà.Il dato caratteristico degli ultimi lustri è l’allontanamento e la disaffezione della gente verso lapolitica. Corruzione, costi degli apparati, eccessi e travalicamento dei partiti, personalizzazione,indecenti leggi elettorali sono certamente ragioni, direi istintive, del disamoramento. Ma laragione principale e strutturale della crisi della politica è che essa è stata espunta dal parlamento edai consigli rappresentativi. Le assemblee sono state utilizzate per dare forma normativa adecisioni prese altrove, nell’interesse di altri. Di un imprenditore sceso in campo per la necessità ditutelare le sue aziende e per rendersi al di sopra della legge. Di chi detiene le leve dell’economia edel potere effettivo. Di chi senza alcun titolo democratico, impone leggi e regolamenti di valenzagenerale, molto distanti, non solo geograficamente, dai luoghi reali dove i destinatari vivono.Il “territorio”, spazio del concreto, deve “prendere per le corna” il sistema così come si èorganizzato e calarlo nel fiume ove scorre l’esistenza delle persone e dei bisogni del loro vivere.L’organizzazione produttiva corrente ha creato nuovi luoghi, spazi virtuali che incombono e siimpongono sugli spazi reali venendo a descrivere una nuova geografia immateriale, cinica, dove lepersone sono numeri, elementi marginali di statistiche, considerate al più come consumatori. Lacittà come luogo pulsante di vita viene emarginata, esclusa. Sulle persone gravano i dogmisloganisti del sistema: innovare (ovviamente sulla via della logica liberista), competere,mobilizzarsi, precarizzarsi.T – Ma il sistema ha i suoi punti di forza proprio sulla competitività e la mobilitàP – Il premio nobel Paul Krugman, che certamente non è un pericoloso comunista, qualifica lacompetitività una ipotesi sbagliata. Una ossessione pericolosa. Una minaccia per il sistemaeconomico internazionale. Se poi la competitività viene riferita alle economie nazionali, èaddirittura una parola senza significato.T- Solo che i nostri politici, che riempiono i loro discorsi sulla necessità della competitività, non sene sono resi conto o non condividono le tesi di Krugman, ammesso che sappiano chi è: sembranocomunque aver abdicato al lavoro come fondamento della comunità, come diritto fondamentale.P - O, chissà, si accompagnano agli scettici della Costituzione. A coloro che, in favore delle ragioni
  13. dell’economia globalizzata, hanno retrocesso di fatto il lavoro, da necessità/diritto a meraeventualità. Il “principio lavorista” ha avuto nel tempo non pochi denigratori che l’hannoqualificato come declamazione ridondante, retorica. Certo è che, a parte l’art. 1 (… fondata sullavoro), i successivi secondo comma dell’art. 3 (è compito della Repubblica rimuovere gli ostacolidi ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini,impediscono il pieno sviluppo della persona umana), art. 4 (la Repubblica riconosce a tutti icittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendono effettivo questo diritto), art. 36(il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e inogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa), perricordarne alcuni, rimarcano il lavoro, ed il corrispondente diritto, come struttura della Repubblica.T - Che la politica, a parte le necessità della propaganda, ha messo in secondo piano.P - Certamente la politica, ma non solo essa. Nel tempo, quando si è parlato di lavoro, si è messo alcentro della narrazione quello operaio, quello dipendente in genere. Come se potessero nonessere considerati “ lavoratori” nel senso della costituzione, tutti quegli altri che traggono dallaloro attività lavorativa i mezzi di sostentamento per sé e le loro famiglie.T - Ti riferisci ai professionisti, agli artigiani, ai piccoli imprenditori, ai contadini, a chi deveinventarsi un lavoro per campare.P - Vorrei dire agli emarginati dalla globalizzazione neoliberista. Per questi non varrebbe, adesempio, l’art. 36, quello della retribuzione sufficiente per una libera e dignitosa esistenza. Maritengo che, anche alla luce degli articoli 2 e 3, questa sia una lettura falsata della Costituzione, chenon ne interpreta correttamente lo spirito e che limita quel respiro e quella propensione al futurodi cui prima abbiamo discorso.T - Credo di capire che per te tutti questi temi non sarebbero presenti nell’attuale dibattito politico,neanche in vista delle prossime elezioni.P - Mesi addietro venne fuori un disegno di alternativa, ispirato alla Costituzione, che però non haavuto seguito. Nulla è cambiato.T - Un marcato pessimismo.P - Certo non c’è da stare allegri. Ma la venatura di pessimismo e di rammarico viene superata sesolo rivolgo il pensiero all’impegno che attende gli operatori della Costituzione. Ce ne sono molti,e tantissimi ce ne potranno essere. Occorre metterli in rete, accomunati dall’ethos che promanadalla Costituzione che essi hanno dentro, nell’anima, perché ne hanno compreso lo spirito. Echissà se una Alleanza popolare per la Costituzione, con protagonisti non compromessi nell’operadi “disattivazione” della stessa e nei termini che ci siamo detti nel corso della nostra discussione,non possa vedere prossimamente la luce come soggetto politico e sotto qualsivoglia forma.T - In conclusione una speranza?P - Sono restio ad utilizzare slogan che spesso sono quantomeno fuorvianti. Ma ce n’è uno che misembra appropriato: Don’t give up. Non mollare. A patto che, oltre all’auspicio, si concepisca e si
  14. attui una pratica per un nuovo modo di intendere e di essere polis, secondo i valori e i principidella nostra meravigliosa Costituzione.

×