Politici inquisiti (Craxi, Berlusconi, Andreotti, Dell'Utri)
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Promemoria sui politici italiani più famosi inquisiti e/o condannati - tratto da Wikipedia

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Politici inquisiti (Craxi, Berlusconi, Andreotti, Dell'Utri) Politici inquisiti (Craxi, Berlusconi, Andreotti, Dell'Utri) Document Transcript

  • Politici inquisiti Da Wikipedia PDF generato attraverso il toolkit opensource ''mwlib''. Per maggiori informazioni, vedi [[http://code.pediapress.com/ http://code.pediapress.com/]]. PDF generated at: Fri, 23 Apr 2010 11:10:06 UTC
  • Indice Voci Giulio Andreotti 1 Salvo Lima 21 Vito Ciancimino 23 Bettino Craxi 26 Silvio Berlusconi 51 Marcello Dell'Utri 87 Cesare Previti 95 Salvatore Cuffaro 100 Note Fonti e autori delle voci 106 Fonti, licenze e autori delle immagini 108 Licenze della voce Licenza 110
  • Giulio Andreotti 1 Giulio Andreotti Presidente del Consiglio dei ministri Giulio Andreotti Luogo di nascita Roma Data di nascita 14 gennaio 1919 Partito politico Democrazia Cristiana Coalizione Pentapartito Mandato 1972-1973, 1976 - 1979, 1989 - 1992 Titolo di studio Laurea in Giurisprudenza Professione Giornalista e politico Predecessore Emilio Colombo, Aldo Moro, Ciriaco De Mita Successore Mariano Rumor, Francesco Cossiga, Giuliano Amato Ministro dell'Interno Coalizione Governo Fanfani I Mandato 18 gennaio 1954 - 10 febbraio 1955 Predecessore Amintore Fanfani Successore Mario Scelba
  • Giulio Andreotti 2 Parlamento italiano Senato della Repubblica Sen. Giulio Andreotti Luogo nascita Roma Data nascita 14 gennaio 1919 Partito Democrazia Cristiana fino al 1994, Partito Popolare Italiano (1994-2001), Democrazia Europea (2001-2002) Legislatura X, XI, XII, XIII, XIV, XV, XVI Gruppo UDC-SVP-AUT Senatore a vita Investitura Nomina presidenziale Data 1º giugno 1991 Incarichi parlamentari • Commissione speciale per l'esame di disegni di legge di conversione di decreti-legge • Commissione parlamentare d'inchiesta concernente il "dossier Mitrokhin" e l'attività d'intelligence italiana • Membro 3a Commissione permanente (Affari esteri, emigrazione) • Commissione speciale per la tutela e la promozione dei diritti umani • Delegazione italiana all'Assemblea parlamentare della organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) [1] Pagina istituzionale Parlamento italiano Camera dei deputati Partito Democrazia Cristiana Legislatura I, II, III, IV, V, VI, VII, VIII, IX, X Incarichi parlamentari • Membro 1a Commissione (Affari Interni) • Commissione speciale per l'esame della proposta di legge De Francesco N.1459: "Norme generali sull'azione amministrativa" • Commissione speciale per l'esame del disegno di legge N.1264: "Norme in materia di locazioni e sublocazioni di immobili urbani" e delle proposte di legge in materia di locazioni e sfratti • Membro 5a Commissione (Bilancio e Partecipazioni Statali) • Membro 7a Commissione (Difesa) • Componente della Giunta per il Regolamento • Componente della 3a Commissione (Esteri) • Presidente della 3a Commissione (Esteri) • Componente della Rappresentanza italiana al Parlamento Europeo [2] Pagina istituzionale
  • Giulio Andreotti 3 Parlamento italiano Assemblea costituente Titolo di studio Laurea in Giurisprudenza Professione Politico Partito Democrazia Cristiana Collegio XX (Roma) Incarichi parlamentari • 1a commissione per l'esame dei disegni di legge [3] Pagina istituzionale « Il potere logora chi non ce l'ha » (Giulio Andreotti, citando Talleyrand) Giulio Andreotti (Roma, 14 gennaio 1919) è un politico, scrittore e giornalista italiano. È stato uno dei principali esponenti della Democrazia Cristiana. Giulio Andreotti è stato al centro della scena politica italiana per tutta la seconda metà del XX secolo. Ha ricoperto più volte numerosi incarichi di governo: • sette volte Presidente del Consiglio (tra cui il governo di "solidarietà nazionale" durante il rapimento di Aldo Moro (1978-1979), con l'appoggio del Partito Comunista Italiano, e il governo della "non-sfiducia" (1976-1977), con la prima donna-ministro, Tina Anselmi, al dicastero del Lavoro); • otto volte ministro della Difesa; • cinque volte ministro degli Esteri; • tre volte ministro delle Partecipazioni Statali; • due volte ministro delle Finanze, ministro del Bilancio e ministro dell'Industria; • una volta ministro del Tesoro, ministro dell'Interno, ministro dei beni culturali (ad interim) e ministro delle Politiche Comunitarie. È sempre stato presente all'Assemblea costituente e nel Parlamento italiano dal 1948, come deputato fino al 1991 e successivamente come senatore a vita. A riguardo della sua lunghissima carriera, è noto per aver fatto proprio l'aforisma di Talleyrand "Il potere logora chi non ce l'ha", che da molti gli viene erroneamente attribuito. È attualmente Presidente della Casa di Dante in Roma.
  • Giulio Andreotti 4 Biografia Inizio della carriera politica Nato a Roma da genitori originari di Segni, intraprese la carriera politica nel corso degli studi universitari, durante i quali allacciò contatti, poi mostratisi durevoli, con esponenti delle formazioni cattoliche fra i quali Aldo Moro, al quale successe nell'incarico di presidente nazionale della Federazione Universitaria Cattolica Italiana (1942-1944). Fu segretario di Alcide De Gasperi. Secondo quanto si racconta, molto probabilmente un semplice aneddoto, si incontrarono durante la seconda guerra mondiale nella Biblioteca Vaticana, in cui De Gasperi era rifugiato (grazie alla extraterritorialità). Durante la guerra scrisse per la Rivista del Lavoro, pubblicazione di propaganda fascista, assumendo posizioni da taluni definite compiacenti, se non proprio allineate al regime. Partecipò anche alla redazione clandestina de Il Popolo. Nel 1944 fu eletto nel Consiglio Nazionale della Democrazia Cristiana. Dopo la cessazione delle ostilità, divenne responsabile dei settori giovanili del suo partito. Giulio Andreotti Nel 1946 fu eletto all'Assemblea costituente e, nel 1948, alla Camera dei deputati per la circoscrizione di Roma-Latina-Viterbo-Frosinone. Il pragmatismo e i rapporti con De Gasperi Del rapporto con De Gasperi, intenso e stretto nonostante le profonde differenze caratteriali e metodologiche, Indro Montanelli disse che "quando andavano in chiesa insieme, De Gasperi parlava con Dio, Andreotti col prete".[4] Il "motteggio" rende al meglio la peculiare inclinazione di Andreotti al pragmatismo, alla visione più marcatamente concreta della politica, per la quale gli obiettivi si perseguono usando i mezzi che consentono di farli ottenere. Altrettanto noto è l'aneddoto raccontato dall'interessato proprio per descrivere le ragioni di tale inclinazione, che sarebbero la necessità di rapportarsi con un elettorato semplice come quello ciociaro: dovendo tenere un comizio elettorale in un paesino del suo collegio noto per i suoi carciofi, Andreotti esordì chiedendo se gli astanti preferissero parlare di civiltà cristiana o piuttosto di carciofi. Quasi ovviamente si parlò soltanto di questi ultimi ed Andreotti fu eletto con amplissimo successo; naturalmente, nel narrare questo aneddoto, Andreotti volutamente sottovaluta l'influenza che ebbe, nel suo successo elettorale, l'appoggio del vecchio ceto agrario e del "partito d'ordine" post-fascista, simboleggiato dalla pubblica apparizione che fece, in un suo comizio a Ceccano in quegli anni, il maresciallo Graziani.[5] Non è facile, effettivamente, immaginare De Gasperi assumere un ruolo analogo in simili contesti; tuttavia il sodalizio fu lungo, profondo e duraturo. Esso proiettò Andreotti al centro della fase costitutiva della democrazia del dopoguerra, tanto che portano la sua firma alcuni degli atti simbolicamente fondanti la stessa vita repubblicana: la scelta dell'Inno di Mameli come inno nazionale[6] ; la revisione, con circolare della Presidenza del consiglio, dell'ordine delle precedenze nel cerimoniale, introducendovi le autorità repubblicane e parlamentari ma mantenendo ai cardinali di Santa romana chiesa la massima posizione dopo il Capo dello Stato.[7]
  • Giulio Andreotti 5 I primi incarichi di governo: gli anni cinquanta e sessanta Fu nel 1947 che Andreotti esordì come uomo di governo, diventando sottosegretario alla Presidenza del Consiglio nel quarto governo De Gasperi carica mantenuta fino al 1954. A questa si sarebbero succeduti altri innumerevoli incarichi, tanto che Andreotti fu presente in quasi tutti i governi della Prima Repubblica. Nell'agosto 1958 fu coinvolto nello "scandalo Giuffrè" per la mancata vigilanza quando era Ministro delle Finanze, ma fu scagionato dalla Camera nel dicembre dello stesso anno. Venne invece censurato da una Commissione d'inchiesta parlamentare del 1961-1962 su alcune irregolarità nei lavori dell'aeroporto di Fiumicino. Quasi parallelamente all'affermarsi della segreteria nazionale di Fanfani, la corrente andreottiana nasce in quegli anni, ereditando nella capitale i quadri della destra clericale che nel 1952 s'erano coalizzati - con la benedizione del Vaticano - dietro il tentativo di espugnare il Campidoglio con la lista civica guidata da Luigi Sturzo. Essa esordì con la campagna di stampa che coinvolse il figlio del vicesegretario nazionale Piccioni nel delitto di Torvajanica, dove fu trovata uccisa Vilma Montesi: eliminata così la vecchia guardia degasperiana dalla guida del partito, gli andreottiani aiutarono la neonata corrente dei dorotei a conseguire la maggioranza necessaria per scalzare Amintore Fanfani dalla Presidenza del consiglio e dalla segreteria della Democrazia cristiana. Si trattava di "una sorta di curva Sud del partito (...) anche se marginale all'interno della Dc"[8] : Franco Evangelisti la battezzò "corrente Primavera", prendendo il nome in prestito dal gergo calcistico, ed in cambio del sostegno offerto ebbe mano libera nel gestire la speculazione edilizia nella Capitale nel successivo ventennio. Il 20 novembre 1958 il consiglio nazionale del CONI nomina all'unanimità l'allora ministro del Tesoro Andreotti presidente del comitato organizzatore delle Olimpiadi di Roma 1960[9] . Fu Ministro della Difesa, nei primi anni sessanta quando esplose lo scandalo dei fascicoli SIFAR e del Piano Solo, un presunto progetto di un golpe neofascista promosso, secondo il settimanale L'Espresso, dal generale missino Giovanni De Lorenzo[10] . L'incarico ministeriale rivestito da Andreotti fu onerato, da una successiva legge, della responsabilità della distruzione dei fascicoli, con cui il Sifar aveva schedato importanti politici italiani, di cui aveva composto dei ritratti poco favorevoli. Gli si addebita perciò una responsabilità quanto meno oggettiva nel fatto che - come è stato accertato[11] - quei fascicoli fossero stati prima fotocopiati e poi passati alla P2 di Licio Gelli, che aveva portato quei materiali all'estero[12] , a dispetto del fatto che la commissione parlamentare d'inchiesta avesse deciso di far bruciare a Fiumicino, nell'inceneritore, i fascicoli abusivi. Quasi a rimarcare la differente cifra della sua condotta, Francesco Cossiga, che nella veste di sottosegretario alla Difesa procedette parallelamente all'espunzione con omissis del rapporto della commissione ministeriale di inchiesta del generale Manes sul piano Solo, ha sempre pubblicamente vantato il suo intervento censorio, dichiarando di averlo svolto nella piena legalità. I primi anni settanta: Andreotti Presidente del Consiglio Nel 1972, Giulio Andreotti diventa per la prima volta Presidente del Consiglio, incarico che reggerà, alla guida di due esecutivi di centro-destra, fino al 1973. Continua a ricoprire incarichi di primo piano, nei successivi esecutivi. Nel ruolo di ministro della difesa, rilascia una famosa intervista a Massimo Caprara con cui rivela le coperture istituzionali dell'indagato per la strage di piazza Fontana, Guido Giannettini[13] (Andreotti sarà prosciolto, nel 1982, dall'accusa di favoreggiamento nei confronti di In visita alla Casa Bianca nel 1973 Giannettini). Nel ruolo di Ministro degli Esteri esalta le sue abilità di mediatore, già emerse nella capacità di mediare fra le varie correnti della DC. Infatti egli si impegnò a comporre importanti relazioni orientate verso la distensione. Sempre
  • Giulio Andreotti 6 coerente con la scelta atlantica, fatta dal suo maestro, Alcide De Gasperi, nella divisione di schieramenti della guerra fredda, coltivò proficui rapporti anche con i paesi del Mediterraneo, aprendo il filone del filoarabismo che fino ad allora era stato percorso solo in via non governativa (dall'ENI di Enrico Mattei). Dopo l'Atto di Helsinki, che diede valenza internazionale alla richiesta occidentale di democratizzazione dell'Est, colse l'occasione per un'intensa stagione di affari economici tra l'Italia e l'Unione Sovietica. La non-sfiducia e la solidarietà nazionale: Andreotti ritorna a Palazzo Chigi Nel 1976, il governo, presieduto da Aldo Moro, perse la fiducia dei socialisti in Parlamento e il Paese si avviò alle elezioni anticipate, che videro un forte aumento del Partito Comunista Italiano, guidato da Enrico Berlinguer. La Democrazia Cristiana riuscì, anche se solo per pochi voti, a restare il partito di maggioranza relativa. Forte del buon risultato elettorale, Berlinguer propose, appoggiato anche da Aldo Moro e Amintore Fanfani, di dare concretezza al compromesso storico, ovvero alla formazione di un governo di coalizione fra PCI e DC. Da sinistra Andreotti con Takeo Fukuda, Jimmy Carter, Helmut Schmidt e Valéry Giscard d'Estaing al summit meeting del G7 a Bonn 1978 Fu proprio Andreotti ad essere prescelto per guidare il primo esperimento in questa direzione: egli varò nel luglio del 1976 il suo terzo governo, detto della "non sfiducia"[14] perché, pur essendo un monocolore, si reggeva grazie all'astensione dei partiti dell'"arco costituzionale" (tutti tranne il MSI-DN). Questo governo cadde però nel gennaio del 1978. Pochi giorni prima del suo sequestro, Aldo Moro spinse alla creazione di un nuovo esecutivo, presieduto sempre da Andreotti, un monocolore democristiano: stavolta il sostegno Helmut Schmidt, Pierre Trudeau, Valéry Giscard parlamentare di tutti i partiti (ad eccezione di MSI, PLI e SVP) si d'Estaing, James Callaghan, Jimmy Carter, Giulio espresse con il voto favorevole alla fiducia, contrattata già prima del Andreotti e Takeo Fukuda al summit del G7 nel 1977 a Londra sequestro ma riconfermata con rafforzata decisione per fronteggiare il delicato periodo che l'Italia viveva, con il sequestro da parte delle Brigate Rosse, di Aldo Moro. Era la solidarietà nazionale, che nasceva nell'emergenza del rapimento Moro e veniva accettata dal PCI "sia pure faticosamente e in modo non pienamente adeguato alla situazione", come ebbe a dire la mattina del rapimento Enrico Berlinguer alla Camera dando voce allo scontento interno al suo partito[15] , dovuto alla decisione di Andreotti di non accettare alcuna richiesta avanzata dal PCI (riduzione del numero dei ministri, inclusione di alcuni indipendenti, esclusione di ministri quali Antonio Bisaglia e Carlo Donat Cattin, apertamente contrari alla politica di solidarietà nazionale). Il ruolo di Andreotti nella gestione del sequestro Moro è tuttora incerto. Andreotti fu un teorico della "linea della fermezza" e rifiutò ogni trattativa con i terroristi. La legge sul divieto di partecipazione alle manifestazioni pubbliche a volto coperto rimonta a quei giorni e la decisione di Amintore Fanfani di rifiutare la sede deliberante (accordata da Ingrao alla Camera) per la sua discussione in Senato fu letta come atto di ostilità verso la sua gestione bipartisan della crisi: del resto, l'avvicinamento al PCI aveva provocato numerose critiche; all'interno della DC, Carlo Donat-Cattin fu autore dell'epigramma che rispondeva alla duplice domanda su quanto sarebbe costato il pane e chi
  • Giulio Andreotti 7 sarebbe stato il premier dopo vent'anni: "Il pane costerà due rubli, ed il Presidente del Consiglio sarà Giulio Andreotti". Dopo l'omicidio di Moro, nel maggio del 1978, l'esperienza della solidarietà nazionale proseguì, portando all'approvazione di importanti leggi, come la riforma sanitaria. La richiesta dei comunisti, per una partecipazione più diretta alle attività di governo, fu respinta dalla DC: di conseguenza Andreotti si dimise nel gennaio del 1979, ma per lungo tempo restò nell'immaginario il referente di quell'ipotesi di governo aperto al PCI[16] . In realtà, egli aveva in proposito teorizzato la "strategia dei due forni", secondo cui il partito di maggioranza relativa avrebbe dovuto rivolgersi alternativamente a PCI e PSI a seconda di chi dei due "facesse il prezzo del pane più basso". Sta di fatto che ciò produsse per lungo tempo un pessimo rapporto con Bettino Craxi: esso s'era degradato quando Andreotti aveva fissato le elezioni anticipate del 1979 ad una settimana dalle europee di quell'anno (disattendendo la richiesta del PSI, che riteneva di avere maggiori chance di trascinamento con la coincidenza tra le due date), Andreotti e il Presidente americano Carter ed era crollato definitivamente quando la vicenda di finanziamento illecito di correnti anticraxiane del PSI - che era dietro lo scandalo ENI-Petromin - fu (a torto od a ragione) ricondotta da Craxi ad ambienti andreottiani. Ne scaturì il veto ad incarichi di governo per tutta la successiva legislatura (quando - prematuramente - Craxi disse che "la vecchia volpe è finita in pellicceria"): si trattò dell'unico quadriennio della Prima Repubblica (oltre al periodo 1968-1971) in cui Andreotti non rivestì alcun incarico di governo. Gli anni ottanta: Andreotti Ministro degli Esteri e per l'ultima volta presidente del consiglio Andreotti fu nominato, nel 1983, Ministro degli Esteri nel primo governo Craxi, incarico che mantenne nei successivi governi fino al 1989. Forte della sua pluridecennale esperienza di uomo politico, Andreotti favorì il dialogo fra USA e URSS, che in quegli anni si stava aprendo. All'interno del governo, si rese protagonista di diversi scontri con Craxi - prevalentemente surrettizi, come quando sussurrò ad un giornalista di essere stato "in Cina con Craxi e i suoi cari..."[17] - ma nella gestione filoaraba della politica estera fu oggettivamente in consonanza con il premier, schierandosi con lui nella questione della risoluzione negoziata del dirottamento della nave Achille Lauro. Anche grazie a questi sviluppi, svolse successivamente un ruolo di tramite fra Craxi e la Democrazia Cristiana, i cui rapporti erano tutt'altro che idilliaci. Gli scontri fra il carismatico leader socialista e il segretario democristiano Ciriaco De Mita erano all'ordine del giorno, tanto che i giornali parlarono dell'esistenza del triangolo CAF (Craxi-Andreotti-Forlani): quando tale intesa sottrasse a De Mita la guida del governo, nel 1989, fu chiamato nuovamente alla presidenza del Consiglio, incarico che resse fino al 1992. Si trattò di un governo dal decorso turbolento: la scelta di restare alla guida del governo nonostante l'abbandono dei ministri della sinistra democristiana - dopo l'approvazione della norma sugli spot televisivi (favorevole alle emittenze private di Silvio Berlusconi, reso "oligopolista" dalla legge Mammì) - non impedì il riemergere di antichi sospetti e rancori con Craxi (che alluse ad Andreotti quando disse che dietro il ritrovamento delle lettere di Moro in via Montenevoso vedeva una "manina", guadagnandosi la sua piccata replica che forse c'era stata una "manona"); lo scandalo Gladio e le "picconate" del presidente Francesco Cossiga lo videro destinatario di pressioni istituzionali fortissime, cui replicò con la consueta ma oramai consunta levità di spirito dichiarando che era "meglio tirare a campare che tirare le cuoia"[18] .
  • Giulio Andreotti 8 Nel 1992, finita la legislatura, Andreotti rassegnò le sue dimissioni, non mancando di chiosare che facendo le valigie aveva trovato nei suoi cassetti alcune lettere del Presidente della Repubblica ancora chiuse. Eppure a quel Presidente dovette la sua sopravvivenza politica nella sua quarta età: l'anno prima era stato nominato senatore a vita proprio da Cossiga. Priva di radicamento territoriale al di fuori del Lazio (dove si valeva di proconsoli territoriali come Franco Evangelisti prima e Vittorio Sbardella poi, oltre che di "specialisti" nelle varie istituzioni come il magistrato di Cassazione Claudio Vitalone ed il vescovo di Curia monsignor Angelini), la corrente andreottiana si alleava periodicamente con correnti espresse da altre realtà territoriali: da ultimo, negli anni ottanta furono organici all'andreottismo le correnti napoletane di Enzo Scotti e Paolo Cirino Pomicino, quella veneta di Giovanni Prandini, quella romagnola di Nino Cristofori e quella palermitana di Salvo Lima; al di là delle espressioni geografiche, un lungo tratto di cammino insieme compirono anche le frange politiche di Comunione e liberazione, pur mantenendo un ampio margine di autonomia. Alle prime elezioni successive alla nomina come senatore a vita, i suoi voti in Lazio conversero sul nipote (da parte di moglie) Luca Danese. Andreotti senatore a vita In quello stesso anno, il 1992, Andreotti era considerato uno dei candidati più papabili per la carica di presidente della Repubblica, ma la sua corrente non si espose mai con una candidatura esplicita che portasse alla conta dei voti, preferendo l'esercizio di un'estenuante interdizione che tenne sulla corda gli altri candidati del CAF (fino a "bruciare", in due memorabili scrutini di metà maggio, la candidatura di Arnaldo Forlani, che non riuscì a raggiungere il quorum per meno di trenta voti). Quella di Andreotti, che era studiata come una candidatura da far emergere dopo l'affossamento delle altre, divenne però a sua volta del tutto impraticabile dopo l'assassinio del giudice Giovanni Falcone a Palermo: il fatto che due mesi prima fosse stato assassinato a Palermo Salvo Lima, della medesima corrente di Andreotti, fu giudicato in Parlamento un evento di scarsa presentabilità pubblica, in una situazione di emergenza nazionale nella lotta alla mafia. Così si passò a considerare altri nomi più "istituzionali": prima il presidente del Senato Giovanni Spadolini e poi, con successo, quello della Camera Scalfaro, sostenuto anche dalla sinistra. Dall'ottobre del 1993, Giulio Andreotti diviene direttore del mensile internazionale 30 giorni nella Chiesa e nel Mondo, in vendita solo nelle edicole intorno al Vaticano e nelle librerie Paoline, ma a cui è possibile abbonarsi[19] . Nel 1994, allo scioglimento della Democrazia Cristiana, aderì al Partito Popolare Italiano di Mino Martinazzoli, partito che lascerà nel 2001, in seguito alla nascita della Margherita. Nel febbraio del 2001 diede vita,insieme a Ortensio Zecchino e Sergio D'Antoni,al partito denominato Democrazia Europea, un partito di ispirazione cristiana che alle elezioni del 2001 si schierò al centro equidistante dalla Cdl di Belusconi e dall'Unione di Prodi. Democrazia europea nel 2002, sarà parte fondativa, insieme al CCD di Pierferdinando Casini, e al CDU di Rocco Buttiglione, del partito UDC (Unione Democratici Cristiani e Democratici di Centro). Le elezioni politiche del 2006, che videro una vittoria di misura dell'Unione di Romano Prodi, con al Senato un leggero vantaggio di seggi tra lo schieramento vincente e la Casa delle Libertà, fecero discutere sui futuri assetti istituzionali e sulla necessità di ricompattare un'Italia sostanzialmente divisa in due. Perciò, da alcuni settori del centro-destra era giunta la proposta di assegnare la Presidenza del Senato al senatore a vita Andreotti, ritenuto capace di mediare tra i due schieramenti e tra le due anime del Paese. Il senatore a vita aveva dichiarato «Deciderò sul momento» se accordare o meno la fiducia all'eventuale governo Prodi II. Sull'ipotesi di una sua elezione alla Presidenza del Senato, in un'intervista al quotidiano La Stampa del 22 aprile 2006, si rese disponibile purché «In un'ottica di conciliazione». L'elezione di Andreotti, secondo alcune fonti, avrebbe dovuto ottenere i consensi di un'ampia fetta dei moderati del centrosinistra, fra La Margherita e l'Udeur di Mastella, mettendo in crisi la scelta, data ormai per certa, del diellino Franco Marini.
  • Giulio Andreotti 9 Ma l'elezione, tenutasi il 29 aprile, al terzo scrutinio, portò al ruolo di presidenza del Senato Franco Marini con 165 voti (quelli della maggioranza più quelli di alcuni senatori a vita e, verosimilmente, alcuni provenienti dai gruppi di minoranza della Cdl), contro le 156 preferenze raccolte dall'ex-presidente del consiglio tra le file del centro-destra. L'elezione fu molto importante perché alcuni hanno ritenuto nei giorni precedenti, e soprattutto durante le prime due votazioni, che la coalizione di centrosinistra non sarebbe stata in grado di avere una duratura maggioranza dei voti per l'attività del Senato. Il 19 maggio 2006 accordò la fiducia al governo Prodi II, assieme agli altri sei senatori a vita, suscitando vive polemiche nella Casa delle Libertà, che aveva sostenuto la sua candidatura alla Presidenza del Senato. Successivamente, si è spesso consultato con il nuovo Presidente del Consiglio riguardo alla politica estera, che continua a seguire in qualità di membro della Commissione Affari Esteri del Senato della Repubblica. Il 21 febbraio 2007 suscitò scalpore la sua astensione in Senato alla risoluzione della maggioranza di centrosinistra, relativa alle linee guida di politica estera illustrate dal Ministro degli Esteri Massimo D'Alema al Senato della Repubblica, che non ottenne il quorum di maggioranza, iniziando così la crisi di Governo che portò il Presidente del Consiglio Romano Prodi a rassegnare, in serata, le dimissioni dal suo incarico al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il senatore a vita aveva annunciato il giorno prima il suo voto favorevole. L'indomani dichiarò ai mass media che il suo cambio di scelta fu dovuto al discorso di D'Alema, teso a marcare fortemente la discontinuità della politica estera del centrosinistra rispetto all'esecutivo dell'ex premier Silvio Berlusconi; dichiarò inoltre il suo totale disaccordo su di una politica tesa da un lato ad osannare il leader di Forza Italia e dall'altro a demonizzarlo[20] . Alcuni tra commentatori e giornalisti insinuarono che l'astensione di Andreotti fosse dovuta alla tensione politica tra il Vaticano e il Governo Prodi sorta circa il disegno di legge sui DICO. Andreotti parteciperà nel maggio 2007 ad una manifestazione "in difesa della famiglia" (Family Day)[21] . Il 29 aprile 2008, a seguito della rinuncia dei senatori Rita Levi Montalcini e Oscar Luigi Scàlfaro, Andreotti ha svolto le funzioni di presidente provvisorio del Senato della Repubblica in quanto senatore più anziano. Ha quindi diretto le votazioni che hanno portato all'elezione del senatore Renato Schifani alla seconda carica dello Stato. Il suo notevole archivio cartaceo (3.500 faldoni, dal 1944 in poi) che, negli ultimi anni della sua carriera parlamentare, aveva sede nel suo ufficio di piazza in Lucina, è stato acquisito dalla Fondazione Sturzo[22] ed è tuttora utilizzato da Andreotti. Vicende giudiziarie Rapporti con la mafia Andreotti è stato sottoposto a giudizio a Palermo per concorso esterno in associazione mafiosa. Mentre la sentenza di primo grado, emessa il 23 ottobre 1999, lo aveva assolto perché il fatto non sussiste, la sentenza di appello, emessa il 2 maggio 2003, distinguendo il giudizio tra i fatti fino al 1980 e quelli successivi, stabilì che Andreotti aveva «commesso» il «reato di partecipazione all'associazione per delinquere» (Cosa Nostra), «concretamente ravvisabile fino alla primavera 1980», reato però «estinto per prescrizione». Per i fatti successivi alla primavera del 1980 Andreotti è stato invece assolto. L'obiter dicta (parte di una sentenza che non "fa diritto") della sentenza della Corte di Appello di Palermo del 2 maggio 2003, parla di «un'autentica, stabile ed amichevole disponibilità dell'imputato verso i mafiosi fino alla primavera del 1980»[23] . Interrogato dalla procura di Palermo il 19 maggio 1993, il sovraintendente capo della polizia Francesco Stramandino, dichiarò di aver assistito il 19 agosto 1985, in qualità di responsabile della sicurezza dell'allora ministro degli Esteri Andreotti, ad un incontro tra lo stesso politico e quello che solo successivamente sarà identificato come boss Andrea Manciaracina, all'epoca sorvegliato speciale e uomo di fiducia di Totò Riina.
  • Giulio Andreotti 10 Lo stesso Andreotti ammise in aula l'incontro con Manciaracina, spiegando che il colloquio ebbe a che fare con problemi relativi alla legislazione sulla pesca. La sentenza di primo grado definì «inverosimile» la «ricostruzione dell'episodio offerta dall'imputato». Pur confermando che Andreotti incontrò uomini appartenenti a Cosa Nostra anche dopo la primavera del 1980, il tribunale stabilì che mancava «qualsiasi elemento che consentisse di ricostruire il contenuto del colloquio». La versione fornita dall'onorevole Andreotti, secondo il tribunale, potrebbe essere dovuta «al suo intento di non offuscare la propria immagine pubblica ammettendo di avere incontrato un soggetto strettamente collegato alla criminalità organizzata e di avere conferito con lui in modo assolutamente riservato». Sia l'accusa sia la difesa presentarono ricorso in Cassazione, l'una contro la parte assolutiva, e l'altra per cercare di rifiutare la prescrizione e consentire di indagare a fondo (come poté fare solo il giudice di primo grado). Tuttavia la Corte di Cassazione il 15 ottobre 2004 rigettò la richiesta di poter rifiutare la prescrizione (possibile solo nel processo civile) confermando la prescrizione per qualsiasi ipotesi di reato prima del 1980 e l'assoluzione per il resto[24] . Nella motivazione della sentenza di appello confermata dalla cassazione si legge (a pagina 211): « Quindi la sentenza impugnata, al di là delle sue affermazioni teoriche, ha ravvisato la partecipazione nel reato associativo non nei termini riduttivi di una mera disponibilità, ma in quelli più ampi e giuridicamente significativi di una concreta collaborazione. » Se la sentenza definitiva fosse arrivata entro il 20 dicembre 2002 (termine per la prescrizione), Andreotti sarebbe potuto essere condannato in base all'articolo 416, cioè all'associazione "semplice", poiché quella aggravata di stampo mafioso (416-bis) fu introdotta nel codice penale soltanto nel 1982, grazie ai relatori Virginio Rognoni (Dc) e Pio La Torre (Pci). Nel dettaglio, il giudice di legittimità, scrive: « Pertanto la Corte palermitana non si è limitata ad affermare la generica e astratta disponibilità di Andreotti nei confronti di Cosa Nostra e di alcuni dei suoi vertici, ma ne ha sottolineato i rapporti con i suoi referenti siciliani (del resto in armonia con quanto ritenuto dal Tribunale), individuati in Salvo Lima, nei cugini Salvo e, sia pure con maggiori limitazioni temporali, in Vito Ciancimino, per poi ritenere (in ciò distaccandosi dal primo giudice) l'imputato compartecipe dei rapporti da costoro sicuramente intrattenuti con Cosa Nostra, rapporti che, nel convincimento della Corte territoriale, sarebbero stati dall'imputato coltivati anche personalmente (con Badalamenti e, soprattutto, con Bontate) e che sarebbero stati per lui forieri di qualche vantaggio elettorale (certamente sperato, solo parzialmente conseguito) e di interventi extra ordinem, sinallagmaticamente collegati alla sua disponibilità ad incontri e ad interazioni (il riferimento della Corte territoriale è alla questione Mattarella), oltre che alla rinunzia a denunciare i fatti gravi di cui era venuto a conoscenza. » Ai fini di una valutazione più approfondita, anche sul piano storico, bisogna tenere presente che la Cassazione in più punti sottolinea l'opinabilità della ricostruzione fornita dalla Corte d'Appello. In particolare in due passi della sentenza afferma: « al termine di questo articolato excursus, il Collegio ritiene di dover riprendere l'osservazione iniziale: i giudici dei due gradi di merito sono pervenuti a soluzioni diverse; non rientra tra i compiti della Corte di Cassazione, come già reiteratamente precisato, operare una scelta tra le stesse perché tale valutazione richiede l'espletamento di attività non consentite in sede di legittimità » « La ricostruzione dei singoli episodi e la valutazione delle relative conseguenze è stata effettuata in base ad apprezzamenti e interpretazioni che possono anche non essere condivise e a cui sono contrapponibili altre dotate di uguale forza logica, ma che non sono mai manifestamente irrazionali e che, quindi, possono essere stigmatizzate nel merito, ma non in sede di legittimità. » La Cassazione, come risulta dai passi citati, afferma che rispetto a quella della Corte d'Appello sono possibili altre interpretazioni "dotate di uguale forza logica", pur non potendo per questo cassare la sentenza d'appello in quanto ciò
  • Giulio Andreotti 11 richiederebbe un giudizio di merito che è sottratto alle competenze della Suprema Corte, giudice della sola legittimità delle sentenze.[25] . Omicidio Pecorelli Andreotti è stato anche processato per il coinvolgimento nell'omicidio Pecorelli avvenuto il 20 marzo 1979. Secondo i magistrati investigatori Andreotti commissionò l'uccisione del giornalista Mino Pecorelli, direttore del giornale Osservatorio Politico (OP). Pecorelli - che aveva già pubblicato notizie ostili ad Andreotti, come quella sul mancato incenerimento dei fascicoli SIFAR sotto la sua gestione alla Difesa - aveva predisposto una campagna di stampa su finanziamenti illegali del partito della Democrazia Cristiana e segreti riguardo il rapimento e l'uccisione dell'ex primo ministro Aldo Moro avvenuto nel 1978 ad opera delle Brigate Rosse. In particolare, il giornalista aveva denunciato connessioni politiche dello scandalo petroli, con una copertina intitolata "Gli assegni del Presidente" con l'immagine di Andreotti, ma accettò di fermare la pubblicazione del giornale già nella rotativa. Il pentito Tommaso Buscetta testimoniò che Gaetano Badalamenti gli raccontò che l'omicidio fu commissionato dai cugini Salvo per conto di Giulio Andreotti, il quale avrebbe avuto paura che Pecorelli pubblicasse informazioni che avrebbero potuto distruggere la sua carriera politica. In primo grado nel 1999 la corte di assise di Perugia prosciolse Andreotti, il suo braccio destro Claudio Vitalone (ex ministro del commercio con l'estero), Gaetano Badalamenti, Giuseppe Calò, il presunto killer Massimo Carminati (uno dei fondatori del gruppo di estrema destra NAR - Nuclei Armati Rivoluzionari) e Michelangelo La Barbera. Successivamente, il 17 novembre 2002 la corte di appello ribaltò la sentenza di primo grado e Badalamenti ed Andreotti furono entrambi condannati a 24 anni di carcere come mandanti dell'omicidio Pecorelli. Il 30 ottobre 2003 la sentenza d'appello venne quindi annullata senza rinvio dalla Corte di Cassazione, annullamento che rese definitiva la sentenza di assoluzione di primo grado. Coinvolgimenti in altre vicende oscure La figura di Andreotti è oggetto di interpretazioni e polemiche di varia natura. Le numerose contestazioni che gli sono state volte hanno riguardato praticamente tutti i campi della sua attività e sono venute anche da politici e giornalisti illustri (come Indro Montanelli[26] ). In parte ciò è ascrivibile all'assolutamente inedito curriculum ministeriale accumulato, che fece sì che anche senza più rivestire cariche formali egli fosse referente di alti funzionari e burocrati ministeriali e dei servizi di sicurezza, con un coinvolgimento personale in vicende che non lo riguardavano più sotto il profilo istituzionale[27] . Accuse e sospetti gli sono stati rivolti a proposito delle sue relazioni con la loggia P2, Cosa Nostra, la Chiesa cattolica e con alcuni individui legati ai più oscuri misteri della storia repubblicana. Tali voci - e specialmente il reato relativo al rapporto con Cosa Nostra - hanno certamente danneggiato la sua immagine pubblica: come s'è visto nel 1992, scaduto il mandato del dimissionario Francesco Cossiga come Presidente della Repubblica, la candidatura di Andreotti sembrava destinata ad avere la meglio finché, durante i giorni delle votazioni di maggio, la strage di Capaci orientò la scelta dei parlamentari verso Oscar Luigi Scalfaro.
  • Giulio Andreotti 12 Andreotti e Dalla Chiesa Nel 1982 Andreotti spinge molto sulla disponibilità del generale dei Carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa ad accettare l'incarico propostogli di Prefetto di Palermo. In un diario un appunto del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa datato 2 aprile 1982 al presidente del Consiglio Giovanni Spadolini scriveva che la corrente democristiana siciliana facente capo ad Andreotti sarebbe stata la famiglia politica più inquinata da contaminazioni mafiose.[28] Sempre Dalla Chiesa, nel suo taccuino personale scrive: «Ieri anche l'on. Andreotti mi ha chiesto di andare [da lui, ndr] e, naturalmente, date le sue presenze elettorali in Sicilia, si è manifestato per via indiretta interessato al problema; sono stato molto chiaro e gli ho dato però la certezza che non avrò riguardi per quella parte di elettorato alla quale attingono i suoi grandi elettori.[...] Sono convinto che la mancata conoscenza del fenomeno [...] lo ha condotto e lo conduce a errori di valutazione e circostanze.»[29] Rapporti con Michele Sindona Secondo la Corte di Perugia ed il Tribunale di Palermo «Andreotti aveva rapporti di antica data con molte delle persone che a vario titolo si erano interessate della vicenda del banchiere della Banca Privata Italiana ed esponente della loggia massonica P2 Michele Sindona, oltre che con lo stesso Sindona.»[30] Tali rapporti si intensificarono nel 1976, al momento del crac delle banche di Sindona: Licio Gelli, capo della loggia P2, propose un piano per salvare la Banca Privata Italiana all'allora Ministro della Difesa Andreotti. Quest'ultimo, nonostante le dichiarazioni pubbliche di stima verso Sindona, definito "il salvatore della lira", non riuscì a fare accettare il piano di salvataggio al Ministro del Tesoro Ugo La Malfa. In seguito, Andreotti negò ogni suo coinvolgimento, sostenendo che il suo interessamento per il salvataggio della Banca Privata Italiana era solo di natura istituzionale. Tuttavia, anche durante la lunga latitanza di Sindona all'hotel Pierre di New York, Andreotti continuò a mantenere contatti con il banchiere, pur rivestendo il ruolo di Presidente del Consiglio. Solo dopo il falso rapimento di Sindona, la sua estradizione e conseguente arresto per bancarotta fraudolenta e per l'omicidio del liquidatore della Banca Privata Italiana Giorgio Ambrosoli, Andreotti se ne distanziò pubblicamente. Sindona morì avvelenato da un caffè al cianuro il 22 marzo 1986 nel carcere di Voghera, due giorni dopo essere stato condannato all'ergastolo per l'omicidio di Ambrosoli. Tale morte venne archiviata come suicidio, poiché le prove e le testimonianze riguardo il veleno utilizzato ed il comportamento di Sindona stesso facevano supporre un tentativo di auto-avvelenamento: tale atto sarebbe stato compiuto nella speranza di una re-estradizione negli Stati Uniti, paese con il quale l'Italia aveva un accordo sulla custodia del banchiere legato alla sicurezza e incolumità di quest'ultimo. Sindona, quindi, avrebbe messo in scena un avvelenamento e sarebbe morto a causa di un errore di dosaggio. Diversi osservatori, tra cui il giornalista e docente universitario Sergio Turone, ipotizzarono che fu Andreotti a far pervenire la bustina di zucchero contenente il cianuro fatale a Sindona, facendo credere a quest'ultimo che il caffè avvelenato gli avrebbe causato solo un malore. Secondo Turone, il movente del presunto omicidio sarebbe stato il timore che Sindona rivelasse durante il processo d'appello segreti riguardanti i rapporti tra politici italiani, Cosa Nostra, e la P2: "fino alla sentenza del 18 marzo 1986 Sindona [aveva] sperato che il suo potente protettore [Andreotti] trovasse la via per salvarlo dall'ergastolo. Nel processo d'appello, non avendo più nulla da perdere, avrebbe detto cose che fin ora aveva taciuto."[31]. Va tuttavia sottolineato che tale ipotesi non è stata suffragata da alcuna prova concreta che implichi in alcun modo Andreotti nella morte di Sindona.
  • Giulio Andreotti 13 Andreotti e il Golpe Borghese A seguito delle rivelazioni sull'indagine legata al tentativo di Golpe da parte di Junio Valerio Borghese, il 15 settembre 1974 Giulio Andreotti, all'epoca Ministro della Difesa, consegnò alla magistratura romana un dossier del SID diviso in tre parti che descriveva il piano e gli obiettivi del golpe, portando alla luce nuove informazioni. Il dossier fu redatto dal numero due del SID, il generale Gianadelio Maletti, che avviò un'inchiesta sulle cospirazioni mantenendolo nascosto anche a Vito Miceli, direttore del servizio. Scoperto il progetto Maletti fu costretto a scavalcare Miceli e a parlare direttamente con Andreotti. Andreotti per questo destituì Miceli e altri 20 generali e ammiragli. Ma nel 1991 si scoprì che le registrazioni consegnate nel 1974 da Andreotti alla magistratura non erano in versione integrale. Vi erano infatti i nomi di numerosi personaggi di spicco in ambito politico e militare, per cui Andreotti stesso ha recentemente dichiarato che ritenne di dover tagliare quelle parti per non renderle pubbliche, in quanto tali informazioni erano "inessenziali" per il processo in corso e, anzi, avrebbero potuto risultare "inutilmente nocive" per i personaggi ivi citati. Nelle parti cancellate vi era il nome di Giovanni Torrisi, successivamente Capo di Stato Maggiore della Difesa tra il 1980 e il 1981; ma anche riferimenti a Licio Gelli e alla loggia massonica P2, che si doveva occupare del rapimento del Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat; infine si facevano rivelazioni circa un "patto" stretto da Borghese con alcuni esponenti della mafia siciliana, secondo cui alcuni sicari della mafia avrebbero ucciso il capo della polizia, Angelo Vicari. L'esistenza di tale patto sarebbe poi stata confermata da vari pentiti di mafia, tra cui Tommaso Buscetta. Grazie al Freedom of Information Act nel 2004 si è inoltre scoperto che il piano di Borghese era noto al governo degli Stati Uniti e che esso aveva l'"avallo" a condizione che fosse assicurato il coinvolgimento di un personaggio politico italiano "di garanzia". Il nome indicato fu quello di Andreotti, che sarebbe dovuto diventare una sorta di presidente "in pectore" del governo post-golpe. Tuttavia non è accertato che Andreotti fosse al corrente dell'indicazione statunitense. Il dottor Adriano Monti, complice di Junio Valerio Borghese nel tentato golpe, afferma che il suo nome, come "garante politico" del colpo di stato, sarebbe stato fatto da Otto Skorzeny, promotore dell'organizzazione Geleme, una branca dei servizi segreti tedeschi durante la guerra, poi inserita tra le organizzazioni di intelligence fiancheggiatrici della CIA. Sinossi degli incarichi di Governo Ministro Mandato Governo Segretario del Consiglio dei Ministri 31 maggio 1947 - 23 maggio 1948 Governo De Gasperi IV Segretario del Consiglio dei Ministri 23 maggio 1948 - 12 gennaio 1950 Governo De Gasperi V Segretario del Consiglio dei Ministri 27 gennaio 1950 - 16 luglio 1951 Governo De Gasperi VI Segretario del Consiglio dei Ministri 26 luglio 1951 - 29 giugno 1953 Governo De Gasperi VII Segretario del Consiglio dei Ministri 16 luglio 1953 - 2 agosto 1953 Governo De Gasperi VIII Segretario del Consiglio dei Ministri 17 agosto 1953 - 5 gennaio 1954 Governo Pella Ministro dell'Interno 18 gennaio 1954 - 30 gennaio 1954 Governo Fanfani I Ministro delle Finanze 6 luglio 1955 - 6 maggio 1957 Governo Segni I Ministro delle Finanze 19 maggio 1957 - 19 giugno 1958 Governo Zoli Ministro del Tesoro 1º luglio 1958 - 15 febbraio 1959 Governo Fanfani II Ministro della Difesa 15 febbraio 1959 - 23 marzo 1960 Governo Segni II Ministro della Difesa 25 marzo 1960 - 26 luglio 1960 Governo Tambroni Ministro della Difesa 26 luglio 1960 - 21 febbraio 1962 Governo Fanfani III Ministro della Difesa 21 febbraio 1962 - 21 giugno 1963 Governo Fanfani IV
  • Giulio Andreotti 14 Ministro della Difesa 21 giugno 1963 - 4 dicembre 1963 Governo Leone I Ministro della Difesa 4 dicembre 1963 - 22 luglio 1964 Governo Moro I Ministro della Difesa 22 luglio 1964 - 23 febbraio 1966 Governo Moro II Ministro dell'Industria, Commercio e Artigianato 23 febbraio 1966 - 24 giugno 1968 Governo Moro III Ministro dell'Industria, Commercio e Artigianato 24 giugno 1968 - 12 dicembre 1968 Governo Leone II Presidente del Consiglio 17 febbraio 1972 - 26 giugno 1972 Governo Andreotti I Presidente del Consiglio 26 giugno 1972 - 7 luglio 1973 Governo Andreotti II Ministro della Difesa 14 marzo 1974 - 23 novembre 1974 Governo Rumor V Ministro del Bilancio e Programmazione Economica 23 novembre 1974 - 12 febbraio 1976 Governo Moro IV Ministro del Bilancio e Programmazione Economica 12 febbraio 1976 - 29 luglio 1976 Governo Moro V Presidente del Consiglio 29 luglio 1976 - 11 marzo 1978 Governo Andreotti III Presidente del Consiglio 11 marzo 1978 - 20 marzo 1979 Governo Andreotti IV Presidente del Consiglio 20 marzo 1979 - 4 agosto 1979 Governo Andreotti V Ministro degli Affari Esteri 4 agosto 1983 - 1º agosto 1986 Governo Craxi I Ministro degli Affari Esteri 1º agosto 1986 - 17 aprile 1987 Governo Craxi II Ministro degli Affari Esteri e Ministro delle Politiche Comunitarie 17 aprile 1987 - 28 luglio 1987 Governo Fanfani VI Ministro degli Affari Esteri 28 luglio 1987 - 13 aprile 1988 Governo Goria Ministro degli Affari Esteri 13 aprile 1988 - 22 luglio 1989 Governo De Mita Presidente del Consiglio 22 luglio 1989 - 12 aprile 1991 Governo Andreotti VI Presidente del Consiglio 12 aprile 1991 - 28 giugno 1992 Governo Andreotti VII La figura di Andreotti Soprannomi Ad Andreotti sono stati attribuiti una nutrita gamma di soprannomi: • Per via della personalità carismatica e pragmatica, è stato soprannominato "Divo Giulio" dal giornalista Mino Pecorelli, prendendo spunto da Giulio Cesare, evidenziandone la "sacralità" nella politica italiana. • È stato chiamato anche "Zio Giulio", sia per l'epiteto con il quale sarebbe stato conosciuto dai clan mafiosi secondo l'accusa rivoltagli al processo palermitano (Zù Giulio, secondo i pentiti), sia per il tono paterno con cui tante volte - durante la Seconda Repubblica - si è espresso nei suoi discorsi, atteggiandoli ad uno stile "super partes" proprio di uno degli ultimi Costituenti ancora in vita. • Soprannominato Belzebù in ambiente socialista, quando lo si volle distinguere da Belfagor, denominazione applicata a Licio Gelli. • Da ricordare anche altri soprannomi citati nel film Il Divo: "Molok", "la Sfinge", "il Gobbo" e "il Papa Nero". • "La Volpe" o talvolta vecchia volpe è un altro soprannome con cui ci si è riferiti ad Andreotti. • Un ultimo appellativo usato più di frequente è anche "Indecifrabile"[32] .
  • Giulio Andreotti 15 Satira Bersaglio molto frequente di strali satirici e di prese in giro sul suo difetto fisico (ha una pronunciata quanto innascondibile cifosi), ha sempre risposto con una proverbiale ironia di scuola epigrammatica romana che nel tempo lo ha reso fonte di una nutrita schiera di commenti e battute ancora oggi di uso comune (tra le più famose la già citata "Il potere logora chi non ce l'ha"). Fra i suoi imitatori più celebri vi sono Ugo Tognazzi, Enrico Montesano e Oreste Lionello. Pochi sanno tuttavia che Andreotti a dispetto della fama di gobbo (che farebbe presupporre nell'immaginario popolare, una statura particolarmente ridotta) non è basso, infatti, in una carta d'identità di molti anni fa, risulta alto 1,78, che è sicuramente una statura non elevata ma neanche catalogabile come bassa statura. Anche Beppe Grillo ha dedicato diversi commenti satirici ad Andreotti: « Credo che Andreotti non abbia mai rubato, ma ha fatto tutto il resto... » « Non sapremo mai la verità su Andreotti, la sapremo quando morirà e gli toglieranno la scatola nera dalla gobba... » • Paolo Rossi in una scenetta dello spettacolo Su la testa! lo mostra, ormai morto, alla porta dell'Inferno; bussa e il diavolo piantone, con voce infastidita, chiede: "Chi è?" ...; "Giulio Andreotti!" ed il diavolo piantone, mentre realizza, comincia a sorridere per poi esultare: "È tornato papàààà!" In un suo altro spettacolo teatrale Il signor Rossi e la Costituzione - Adunata Popolare di Delirio Organizzato il comico "recapita" una lettera [33] all'amministratore condominiale Andrea Giuliotti. Questo stesso sketch è stato riproposto nel programma di Enzo Biagi RT Rotocalco Televisivo. Andreotti nel cinema, canzone e cultura popolare • Il Senatore a Vita è stato protagonista di un celebre cartone animato italiano, Giulio Andreotti (2000), firmato da Mario Verger, trasmesso più volte dalla RAI [34] ; • È apparso nel film Il tassinaro, con Alberto Sordi dove con la solita acida ironia, suggerisce le Università a numero chiuso, in modo da risolvere il problema dei laureati disoccupati. • È probabilmente ispirata alla figura di Andreotti anche L'Uomo Falco di Antonello Venditti. • A lui si ispira la figura del potente politico italiano Licio Lucchesi nel film Il padrino - Parte III di Francis Ford Coppola, al quale, tra l'altro, viene pronunciata all'orecchio la celebre frase "Il potere logora chi non ce l'ha". • Totò nel film Gli onorevoli fa dire alla moglie che voterà per "Giulio" perché "non c'è rosa senza spine, non c'è governo senza Andreotti". • Ne Il Commissario Lo Gatto, con Lino Banfi, alla fine del film un attore imita Andreotti che ringrazia il commissario per il servigio reso alla DC grazie al polverone creato dalla sua inchiesta che aveva svelato il legame di una soubrette con Bettino Craxi, allora presidente del Consiglio. • Nel film I banchieri di Dio (2002) di Giuseppe Ferrara, nel quale vengono ricostruite le vicende del banchiere Roberto Calvi. Il film ha avuto problemi durante la lavorazione, in quanto la magistratura ha voluto accertarsi delle ricostruzioni ancora al vaglio.[35] • Nell'album Nomi e cognomi di Francesco Baccini gli è dedicata la canzone dal titolo Giulio Andreotti. • Alla vita di Andreotti è ispirato il film Il Divo di Paolo Sorrentino, presentato al Festival di Cannes del 2008 e vincitore del Premio della Giuria. Il film narra gli anni dal 1989 al 1993, cioè dalla fiducia all'ultimo governo Andreotti all'inizio del processo per associazione mafiosa. Il film è basato su documenti politici reali e libri che ne fanno riferimento; Andreotti ha definito il film "una mascalzonata"[36] , salvo poi rettificare[37] . • Nella trasmissione di Maurizio Costanzo, il Maurizio Costanzo Show su Canale 5 del 17 gennaio del 2009, per festeggiare i 90 anni compiuti da Andreotti il 14 gennaio, Costanzo ricorda una frase detta in confidenza da Andreotti con la sua tipica ironia "A pensar male non si andrà in paradiso ma si dice la verità". • Nel 2000 ha prestato immagine e voce per alcuni spot della Diners, dove reinterpretava alcune sue famose frasi.
  • Giulio Andreotti 16 Opere su Andreotti Filmografia • Giulio Andreotti film d'animazione di Mario Verger, 2000 • Il Divo film di Paolo Sorrentino, 2008 Scritti Elenco parziale, in ordine cronologico • Concerto a sei voci (1946) • Pranzo di magro per il Cardinale (1954) • De Gasperi e il suo tempo (1965) • La sciarada di Papa Mastai (1967) • I minibigami (1971) • Ore 13: Il Ministro deve morire (1975) • A ogni morte di Papa (1980) • Diari 1976-1979 (1981), vincitore del Premio Il Libro dell'Anno • Visti da vicino (1982) • Visti da vicino, seconda serie (1983) • Visti da vicino, terza serie (1986) • De Gasperi, visto da vicino (1986) • Onorevole stia zitto (1987) • L'URSS vista da vicino (1988) • Gli USA visti da vicino (1989) • Il potere logora, ma è meglio non perderlo (1990) • Governare con la crisi, dal 1944 ad oggi (1991) • Onorevole stia zitto, Atto secondo (1992) • Il Ministero dell'uomo in grigio (1993) • Cosa Loro. Mai visti da vicino.(1995) • De prima re publica (1996) • Operazione via Appia (1998) • A non domanda rispondo (1999) • I quattro del Gesù (1999) • Teneteli su e altri racconti (1999) • Piccola storia di Roma (2000), vincitore del Premio Cimitile • Sotto il segno di Pio IX (2000) • Volti del mio tempo. Personaggi della storia, della politica, della Chiesa (2000) • Un gesuita in Cina. 1552-1610: Matteo Ricci dall'Italia a Pechino (2001) • I nonni della Repubblica (2002) • Altri cento nonni della Repubblica (2003) • La fuga di Pio IX e l'ospitalità dei Borbone (2003) • 1947 (2005) • 1948 (2005) • 1949 (2006) • Concerto a sei voci (2006) • De Gasperi (2006) • 1953 (2007)
  • Giulio Andreotti 17 • 2000 (2007) Galleria Fotografica Andreotti e il Presidente Nixon nel 1973 Andreotti incontra Carter nel 1978 Bibliografia • Massimo Franco, Andreotti. La vita di un uomo politico, la storia di un'epoca, Mondadori, 2008 ISBN 9788804581505 • Antonio Nicaso, "Io e la mafia, la verità di Giulio Andreotti", Monteleone, [1995, ISBN 88-8027-016-8] Voci correlate • Governo Andreotti I • Governo Andreotti II • Governo Andreotti III • Governo Andreotti IV • Governo Andreotti V • Governo Andreotti VI • Governo Andreotti VII • Operazione Gladio • Crisi di Sigonella • Stanotte e per sempre, racconto grottesco di Daniele Luttazzi su Andreotti e il caso Moro • Il Divo
  • Giulio Andreotti 18 Altri progetti • Wikimedia Commons contiene file multimediali su Giulio Andreotti • Wikiquote contiene citazioni di o su Giulio Andreotti Collegamenti esterni • Scheda personale all'Assemblea Costituente [3] • Scheda di attività senatoriale [38], sul sito istituzionale del Senato • Gli atti del processo Andreotti [39] • Gli atti del processo Andreotti usati come materiale didattico per gli studenti di legge [40] • Testo della sentenza del processo di Palermo [41] • La sentenza Andreotti-Badalamenti della Corte di assise di appello di Perugia, 13-02-2003 [42] • Il processo Andreotti secondo Marco Travaglio [43] • Intervista a Gian Carlo Caselli sul caso Andreotti [44] • Scheda [45] su Openpolis • Almerighi diffamato: Andreotti condannato in appello [46] • Centro Studi Politici e Sociali Franco Maria Malfatti [47] Predecessore: Presidente del Consiglio Successore: dei ministri italiano Emilio Colombo 1972 - 1973 Mariano Rumor I Aldo Moro 1976 - 1979 Francesco Cossiga II Ciriaco De Mita 1989 - 1992 Giuliano Amato III Presidenti del Consiglio dei ministri Alcide De Gasperi | Giuseppe Pella | Amintore Fanfani | Mario Scelba | Antonio Segni | Adone Zoli | Fernando Tambroni | Giovanni Leone | Aldo Moro | Mariano Rumor | Emilio Colombo | Giulio Andreotti | Francesco Cossiga | Arnaldo Forlani | Giovanni Spadolini | Bettino Craxi | Giovanni Goria | Ciriaco De Mita | Giuliano Amato | Carlo Azeglio Ciampi | Silvio Berlusconi | Lamberto Dini | Romano Prodi | Massimo D'Alema Predecessore: Ministro della Difesa della Repubblica Successore: Italiana Antonio 1959 - 1966 Roberto I Segni Tremelloni Mario 1974 Arnaldo Forlani II Tanassi Predecessore: Ministro dell'Interno Successore: Amintore 18 gennaio 1954 - 10 febbraio Mario Fanfani 1954 Scelba Predecessore: Ministro degli Esteri della Repubblica Successore: Italiana Emilio 1983 - 1989 Gianni De Colombo Michelis Predecessore: Ministro per le Politiche Comunitarie Successore:
  • Giulio Andreotti 19 istituito nel 17 maggio 1987 - 28 luglio 1987 Antonio La 1987 Pergola Predecessore: Presidente del Consiglio dell'Unione europea Successore: Charles 1990 Jacques Haughey Santer Note [1] http:/ / www. senato. it/ leg/ 16/ BGT/ Schede/ Attsen/ 00000074. htm [2] http:/ / legislature. camera. it/ chiosco. asp?cp=1& position=X%20Legislatura%20/ %20I%20Deputati& content=deputati/ legislatureprecedenti/ Leg10/ framedeputato. asp?Deputato=1d200021 [3] http:/ / legislature. camera. it/ chiosco. asp?cp=1& position=Assemblea%20CostituenteI%20Costituenti& content=altre_sezioni/ assemblea_costituente/ composizione/ costituenti/ framedeputato. asp?Deputato=1d200021 [4] Nell'intervista a Il Corriere del 14/11/2007 su il caso Moro Francesco Cossiga spiega che Andreotti era uomo di Papa Montini. [5] Fertilio Dario, A come Andreotti Giulio: Statista o Belzebù? - Corriere della Sera,19 novembre 2002, pagina 8. [6] Nel verbale del Consiglio dei Ministri del 12 ottobre 1946 si legge: "On. Cipriano Facchinetti, Ministro per la Guerra – In merito al giuramento delle Forze armate avverte che sarà effettuato il 4 novembre. Quale inno si adotterà l'inno di Mameli (...)". Quel verbale, che resta l'unico atto da cui emerge il valore conferito all'Inno, reca l'unica sigla del segretario del Consiglio dei ministri, cioè il sottosegretario alla Presidenza Giulio Andreotti. [7] Circolare PdCM 92019/12840.16 del 26 dicembre 1950. Peraltro, il R.D. 16 dicembre 1927 n. 2210 all'art.2 già poneva i cardinali prima dei Presidenti delle Camere. [8] Così Fernando Proietti, "Morto Franco Evangelisti il camerlengo di Andreotti", in Corriere della Sera, 12 novembre 1993, pagina 15, secondo cui "Uno per tutti, tutti per Giulio" era il motto della squadra, fondata nel 1954 da Evangelisti. [9] Le date da ricordare, dal sito del CONI (http:/ / www. coni. it/ fileadmin/ user_upload/ sessantesimo/ le_date_da_ricordare. pdf). URL consultato il 02-04-2009. [10] C. Ruta, Il processo. Il tarlo della Repubblica, Eranuova edizioni, Perugia 1994; Giuseppe De Lutiis, Storia dei servizi segreti in Italia, Editori riuniti, Roma 1985; Gallo Giuliano, Piano «Solo», fu vero golpe? De Lorenzo divide ancora, Corriere della Sera (17 giugno 2003- Pagina 18). [11] SENATO DELLA REPUBBLICA-CAMERA DEI DEPUTATI, XII LEGISLATURA, Doc. XXXIV, n. 1, RELAZIONE DEL COMITATO PARLAMENTARE PER I SERVIZI DI INFORMAZIONE E SICUREZZA E PER IL SEGRETO DI STATO, § 4.2: "Appare credibile quanto affermato a suo tempo dall'ingegnere Francesco Siniscalchi e dai dottori Ermenegildo Benedetti e Giovanni Bricchi circa una possibile donazione di fascicoli che l'ex capo del SIFAR Giovanni Allavena avrebbe effettuato a Gelli al momento di aderire alla loggia P2 nel 1967. Negli anni successivi, inoltre, l'adesione alla loggia di pressoché tutti i principali dirigenti del SID rende più che plausibile un travaso informativo da questi ultimi a Gelli". [12] Sergio Flamigni, Dossier Pecorelli, Kaos ed., 2005. [13] XII legislatura, Camera dei deputati-Senato della Repubblica, Doc. XXXIV n. 3, RELAZIONE DEL COMITATO PARLAMENTARE PER I SERVIZI DI INFORMAZIONE E SICUREZZA E PER IL SEGRETO DI STATO SUI DOCUMENTI TRASMESSI DALLA PROCURA DELLA REPUBBLICA DI MILANO - RILIEVI E VALUTAZIONI: "In particolare, nel 1974, egli aveva provocato una crisi nel SID, sia attraverso un'intervista a Massimo Caprara, per il settimanale "Il Mondo", rivelando la identità del neofascista Guido Giannettini, confidente del Servizio, sia attraverso iniziative contro il generale Vito Miceli (allora Direttore del SID), in rapporto alle vicende del cosiddetto golpe Borghese e della "Rosa dei venti", sia offrendo, dal marzo 1974, come Ministro della difesa, un attivo sostegno al generale Gianadelio Maletti (allora Capo dell'Ufficio D), nello scontro interno che lo contrapponeva a Miceli". [14] "Ho pertanto proposto al Capo dello Stato la nomina dei ministri che oggi con me si presentano per ottenere la fiducia o almeno la non sfiducia del Senato e della Camera dei deputati." Seduta della Camera dei Deputati del 4 agosto 1976 (http:/ / legislature. camera. it/ _dati/ leg07/ lavori/ stenografici/ sed0007/ sed0007. pdf) [15] Discorsi parlamentari di Enrico Berlinguer, pubblicato dalla Camera dei Deputati, a cura di M.L. Righi, 2001, pag. 183. [16] Contribuì a questa percezione la geniale gestione della crisi di governo che portò alla mancata fiducia al governo Andreotti V: quando si apprese che i secessionisti missini di Democrazia nazionale avrebbero potuto offrire il loro sostegno esterno al governo (predestinato alla sconfitta parlamentare per il veti pronunciati da Berlinguer e Craxi) - piuttosto che rischiare una fiducia con confluenza di voti esterni all'arco costituzionale proprio la corrente del premier all'interno della DC fece mancare la presenza in Senato del senatore Onio Della Porta ed il governo cadde, consentendo ad Andreotti di gestire le elezioni promesse al PCI. Come sottoprodotto della manovra, la corrente andreottiana poté riassorbire nelle sue fila i voti dei missini che abbandonarono il partito senza più riconoscersi nel tentativo vano di Democrazia nazionale. [17] Il riferimento è al viaggio diplomatico che Craxi fece in Cina con una delegazione ipertrofica, comprensiva di familiari: nonostante la consegna del silenzio, seguita da buona parte della stampa (cfr. ((http:/ / valentini. blogautore. espresso. repubblica. it/ 2010/ 01/ 04/ in-cina-con-craxi-e-i-suoi-cari/ )) ), la "battuta" di Andreotti contribuì a dare evidenza alla cosa, dando occasione a Beppe Grillo di farne oggetto di una barzelletta nell'ora di massimo ascolto del varietà serale di Rai 1.
  • Giulio Andreotti 20 [18] Nota Ansa del 13 gennaio 2009, intitolata "L'ANDREOTTISMO SPIEGATO CON LE SUE BATTUTE", su ((http:/ / www. ansa. it/ opencms/ export/ site/ notizie/ rubriche/ daassociare/ visualizza_new. html_851085871. html)). [19] Trenta Giorni nella Chiesa e nel Mondo (http:/ / www. koinexpo. com/ scheda. html?id=3711& lingua=1& id_espositore=1). 2007. URL consultato il 08-11-2008. [20] Sebastiano Messina. «Andreotti e l'ombra della vendetta "Non sapevo di far cadere Prodi"» (http:/ / www. repubblica. it/ 2007/ 02/ sezioni/ politica/ governo-battuto/ andreotti-dopo-voto/ andreotti-dopo-voto. html). La Repubblica, 22-02-2007. URL consultato in data 13-11-2008. [21] Family Day, piazza San Giovanni gremita Gli organizzatori: siamo più di un milione - Diretta - Repubblica.it (http:/ / www. repubblica. it/ 2007/ 05/ dirette/ sezioni/ politica/ famigliapiazza/ famigliapiazza/ ). 12-05-2007. URL consultato il 13-11-2008. [22] Fondazione Sturzo: Fondo Giulio Andreotti (http:/ / www. sturzo. it/ site/ it-IT/ Menu_principale/ Archivio_storico/ Patrimonio_archivistico/ Fondi_storici/ Fondi_storici/ fondo_giulio_andreotti. html) [23] «Andreotti assolto in appello "Non è un boss mafioso"» (http:/ / www. repubblica. it/ online/ politica/ giuliopalermo/ assolto/ assolto. html). La Repubblica, 02-05-2003. URL consultato in data 08-11-2008. [24] «Andreotti, la Cassazione conferma l'appello» (http:/ / archivio. panorama. it/ home/ articolo/ idA020001028553). Panorama, 28-12-2004. URL consultato in data 13-11-2008. [25] Diego Carmenati Editore - Processo Andreotti, la Sentenza (http:/ / www. diritto. net/ content/ view/ 709/ 8/ ). URL consultato il 08-11-2008. [26] http:/ / it. wikiquote. org/ wiki/ Giulio_Andreotti#Citazioni_su_Giulio_Andreotti [27] Massimo Teodori, P2: la controstoria (SUGARCO EDIZIONI - Dicembre 1985), ricorda ad esempio che il "dossier M.Fo.Biali rimase chiuso nelle casseforti del SID senza che nessuno ne venisse a conoscenza. Solo Andreotti nell'aprile del 1975 ricevette una visita del generale Maletti che gli riferì il contenuto esplosivo del fascicolo apprestato. L'allora ministro del Bilancio, che non aveva più alcuna giurisdizione sul SID, nega di aver saputo della parte riguardante il generale Giudice e la Guardia di Finanza, ma è contraddetto dai suoi interlocutori"; alla Commissione d'inchiesta sulla P2 il generale Maletti depose che riferì ad Anfdreotti della indagine "per cortesia , cioè ad uso personale", trattandosi della persona che aveva commissionato gli accertamenti contenuti nel dossier, nella veste di ministro della difesa, anche se al momento del completamento del dossier egli non rivestiva più quella carica. Anche nel caso Enimont l'ex direttore generale delle Partecipazioni statali Sergio Castellari scelse di fare visita a Giulio Andreotti, alle ore 8,30 della mattina del 18 febbraio 1993 in cui scomparve: Andreotti non aveva più incarichi ministeriali, Castellari non era più al soppresso ministero delle Partecipazioni statali, eppure come ultima persona con cui consigliarsi, prima del suicidio, Castellari scelse l'ex capo corrente del suo ministro, Franco Piga. [28] Sono quattro le domande che restano senza risposta (http:/ / ricerca. repubblica. it/ repubblica/ archivio/ repubblica/ 2002/ 09/ 02/ sono-quattro-le-domande-che-restano-senza. html), articolo de "La Repubblica", del 2 settembre 2002 [29] Di Rita Di Giovacchino, Il libro nero della Prima Repubblica, Fazi Editore, 2005, ISBN 8881126338, 9788881126330, pag 287 [30] http:/ / www. rifondazione-cinecitta. org/ andreotti-sindona. html [31] http:/ / www. rifondazione-cinecitta. org/ andreotti-sindona1. html [32] Le donne di Andreotti, dall'archivio storico del Corriere della Sera, riga 31 (http:/ / archiviostorico. corriere. it/ 2008/ maggio/ 08/ donne_Andreotti_co_9_080508031. shtml). URL consultato il 02-04-2009. [33] http:/ / www. youtube. com/ watch?v=eet8SljtsXY [34] Andreotti diventa un eroe dei cartoni animati (http:/ / archiviostorico. corriere. it/ 2000/ settembre/ 28/ Andreotti_diventa_eroe_dei_cartoni_co_0_00092810590. shtml), dal Corriere, 28 settembre 2000 [35] Film su Calvi, soldi bloccati (http:/ / archiviostorico. corriere. it/ 2001/ luglio/ 20/ Film_Calvi_soldi_bloccati__co_0_010720679. shtml). Corriere della Sera, 20 luglio 2001 [36] articolo di Repubblica del 15 maggio 2008 (http:/ / ricerca. repubblica. it/ repubblica/ archivio/ repubblica/ 2008/ 05/ 15/ giulio-andreotti-andreotti-un-film. html) [37] articolo del Corriere della Sera dell'8 giugno 2008 (http:/ / www. corriere. it/ cinema/ 08_giugno_08/ andreotti_sorrentino_divo_51982c5c-355b-11dd-901f-00144f02aabc. shtml) [38] http:/ / www. senato. it/ leg/ 14/ BGT/ Schede/ Attsen/ 00000074. htm [39] http:/ / clarence. supereva. com/ contents/ societa/ memoria/ andreotti/ [40] http:/ / www. pa. itd. cnr. it/ web/ progetti/ Andreotti/ Didattica/ indice. html [41] http:/ / www. diritto. net/ content/ view/ 709/ 8/ [42] http:/ / www. magistraturademocratica. it/ md. php/ 20/ 795 [43] http:/ / www. youtube. com/ watch?v=-sor7rK5DJM [44] http:/ / www. youtube. com/ watch?v=U-9Saud39vg [45] http:/ / www. openpolis. it/ politico/ 1456 [46] http:/ / www. antimafiaduemila. com/ content/ view/ 12384/ 78/ [47] http:/ / www. centrostudimalfatti. org/ index. php?option=com_content& view=article& id=23:giulio-andreotti& catid=10:a-c& Itemid=18
  • Salvo Lima 21 Salvo Lima Parlamento italiano Camera dei deputati On. Salvo Lima Luogo nascita Palermo Data nascita 23 gennaio 1928 Luogo morte Palermo Data morte 12 marzo 1992 Titolo di Laurea in Giurisprudenza studio Professione dirigente d'azienda Partito Democrazia Cristiana Gruppo Democrazia Cristiana Collegio Palermo Salvo Lima, all'anagrafe Salvatore Lima (Palermo, 23 gennaio 1928 – Palermo, 12 marzo 1992), è stato un politico italiano, parlamentare siciliano della DC. Biografia Figlio di Vincenzo Lima, parlamentare ed europarlamentare per vari anni Lima fu leader della corrente politica vicina all'attuale senatore a vita Giulio Andreotti. Precedentemente apparteneva alla corrente fanfaniana di Giovanni Gioia. Nel 1951, a ventitré anni, Salvo Lima fu eletto per la prima volta Consigliere Comunale di Palermo. Nel 1954 il Congresso Nazionale della Democrazia Cristiana si celebrò a Napoli e si concluse con il successo dell'onorevole Amintore Fanfani. Anche in Sicilia si affermò la corrente fanfaniana detta Nuove Cronache e Lima vi aderì. Vicesindaco di Palermo dal 1956 al 1958 e primo cittadino del capoluogo siciliano dal 1959 al 1963 e poi dal 1965 al 1968. La sua fine fu violenta: il 12 marzo del 1992, mentre stava per recarsi a lavoro dalla sua villa di Mondello a bordo di un'auto civile guidata da un docente universitario, Alfredo Li Vecchi, con un suo collaboratore ed assessore provinciale, Nando Liggio, un commando con alla testa due uomini in motocicletta sparò alcuni colpi di arma da fuoco contro la vettura che fu bloccata. Gli altri occupanti del mezzo non furono stranamente presi di mira dagli assassini (che, contrariamente all'abitudine, non distrussero nemmeno la moto impiegata per il delitto) mentre Lima scese dall'auto cercando di mettersi in salvo ma venne raggiunto dai killer e ucciso a colpi di pistola. La mano che commise il delitto fu sicuramente mafiosa.
  • Salvo Lima 22 L'accusa di associazione mafiosa Come afferma nel 1996 un teste (l'ispettore della Polizia di Stato Salvatore Bonferraro) del processo a carico di Giulio Andreotti, Lima fu in rapporti di affari con Francesco Vassallo, notissimo costruttore palermitano, spesso citato nelle relazioni della Commissione antimafia:[1] Ho svolto accertamenti anagrafici presso il Municipio di Palermo, dal quale accertamento è emerso che Lima Salvatore Achille Ettore di Vincenzo in altri atti generalizzato, ha risieduto anagraficamente dal 04/08/1961 al 09/07/1979 in un appartamento sito al civico 175 della via Marchese di Villabianca. Vi ha risieduto per diciotto anni. La via Marchese di Villabianca comunemente è nota, per la maggior parte dei palermitani, come via Roma Nuova. Per detto appartamento ho acquisito anche presso la Conservatoria dei Registri Immobiliari di Palermo la nota di trascrizione 19866 del 15/07/1961 e dalla quale si evince che l'appartamento è stato acquistato, intestato a Lima Salvatore, dal costruttore Vassallo Francesco nato a Palermo il 18/07/1909 deceduto, noto come costruttore Ciccio Vassallo. Nel 1974 Paolo Sylos Labini si dimise dal comitato tecnico-scientifico del ministero del Bilancio, di cui faceva parte da circa dieci anni, quando Giulio Andreotti, ministro in carica per quel dicastero, nominò come sottosegretario Salvo Lima, che già all'epoca era comparso varie volte nelle relazioni della Commissione parlamentare antimafia ed era stato oggetto di quattro richieste di autorizzazioni a procedere nei suoi confronti.[2] Prima delle dimissioni, Sylos Labini sollevò il problema col presidente del consiglio Aldo Moro, il quale affermò di non poter fare nulla in quanto «Lima è troppo forte e troppo pericoloso». Sylos Labini si rivolse allora direttamente ad Andreotti, affermando: «O lei revoca la nomina di Lima, che scredita l'immagine del ministero, o mi dimetto». Andreotti non lo lasciò nemmeno finire e lo liquidò rinviando il discorso.[3] [4] Curiosità Compare nel film Il Divo, dove è interpretato dall'attore Giorgio Colangeli.[5] Collegamenti esterni • Relazione conclusiva della commissione antimafia - XIV Legislatura [6] (pdf), pp. 502 -506. Parlamento, 20 gennaio 2006. URL consultato il 7-3-2009. • Menghini Paolo, Nese Marco. La discesa cominciò con i pentiti [7]. Corriere della Sera, 13 marzo 1992. URL consultato il 7-3-2009. Predecessore: Sindaco di Successore: Palermo Luciano 1958-1963 Francesco Saverio Maugeri Diliberto Predecessore: Sindaco di Successore: Palermo Paolo 1965-1968 Paolo Bevilacqua Bevilacqua MPE italiano Gruppo Lista di elezione Partito italiano Area Preferenze
  • Salvo Lima 23 1979 - 1984 PPE-DE DC DC - - 1984 - 1989 PPE-DE DC DC - - 1989 - mar PPE-DE DC DC - - 1992 Note [1] Processo Andreotti (http:/ / clarence. dada. net/ contents/ societa/ memoria/ andreotti/ tribunale/ and1_0522. html). Banca Dati della Memoria. URL consultato il 7-3-2009. [2] (http:/ / legislature. camera. it/ _dati/ leg05/ lavori/ stampati/ pdf/ 004_122001. pdf) (http:/ / legislature. camera. it/ _dati/ leg05/ lavori/ stampati/ pdf/ 004_050001. pdf) (http:/ / legislature. camera. it/ _dati/ leg05/ lavori/ stampati/ pdf/ 004_137001. pdf) (http:/ / legislature. camera. it/ _dati/ leg06/ lavori/ stampati/ pdf/ 004_071001. pdf) (http:/ / legislature. camera. it/ _dati/ leg06/ lavori/ stampati/ pdf/ 004_081001. pdf) (http:/ / legislature. camera. it/ _dati/ leg06/ lavori/ stampati/ pdf/ 004_084001. pdf) (http:/ / legislature. camera. it/ _dati/ leg06/ lavori/ stampati/ pdf/ 004_085001. pdf) (http:/ / legislature. camera. it/ _dati/ leg06/ lavori/ stampati/ pdf/ 004_213001. pdf) (http:/ / legislature. camera. it/ _dati/ leg07/ lavori/ stampati/ pdf/ 004_008001. pdf) [3] Gli Intoccabili Saverio Lodato e Marco Travaglio, ed. BUR [4] Andreotti, la mafia, la storia d'Italia Di Salvatore Lupo, Ilvo Diamanti 1996 Donzelli Editore ISBN 88-7989-255-X pag 53 [5] Divo, Il (2008) (http:/ / www. imdb. com/ title/ tt1023490/ ). Internet Movie Database. URL consultato il 7-3-2009. [6] http:/ / www. parlamento. it/ parlam/ bicam/ 14/ Antimafia/ documenti/ rel. conclusiva2. pdf [7] http:/ / archiviostorico. corriere. it/ 1992/ marzo/ 13/ discesa_comincio_con_pentiti_co_0_92031317219. shtml Vito Ciancimino Vito Alfio Ciancimino Vito Alfio Ciancimino (Corleone, 2 aprile 1924 – Roma, 19 novembre 2002) è stato un politico e criminale italiano, appartenente alla Democrazia Cristiana, membro di Cosa Nostra e, secondo documenti resi pubblici dal figlio Massimo, affiliato di Gladio[1] .
  • Vito Ciancimino 24 Origini Figlio di un barbiere di Corleone, si diplomò ragioniere nel 1943 e ricoprì, nella città di Palermo, la carica di assessore comunale ai lavori pubblici dal 1959 al 1964. In questo periodo egli non si oppose al cosiddetto "Sacco di Palermo". Alla guida del Comune di Palermo Eletto sindaco di Palermo per la Democrazia Cristiana nel 1970, era insieme al suo predecessore Salvo Lima, il leader siciliano della corrente politica "Primavera", guidata a livello nazionale da Giulio Andreotti. Durante gli anni della speculazione edilizia palermitana, sotto il sindaco Ciancimino, venne emesso il numero record di licenze edilizie, gestite dalla mafia di Corleone ma che risultavano intestate invece a tre persone nullatenenti (cosiddetti prestanome). Inizio delle voci di cointeressenze con la mafia Nel 1980 il giornale satirico Il male pubblicò un falso de “Il giornale di Sicilia”, che uscì con il titolo “Ciancimino parla. Ecco nomi e cognomi di mandanti e killers degli ultimi delitti”. Il giornale andò misteriosamente esaurito in poche ore e, altrettanto misteriosamente, non fu possibile farne arrivare nuove copie in Sicilia. Dopo il delitto Dalla Chiesa Enrico Berlinguer concluse la direzione del PCI denunciando le collusioni con la mafia di Vito Ciancimino e Salvo Lima; salvo l'Unità, la notizia non fu ripresa dai giornali nazionali. Le inchieste penali Nel 1984 il pentito Tommaso Buscetta lo definisce "organico" alla cosca dei corleonesi: nello stesso anno Ciancimino viene arrestato, e nel 2001 sarà condannato a tredici anni di reclusione per favoreggiamento e concorso esterno in associazione mafiosa. Nel 1985 la DC lo espulse dal partito, e pochi giorni prima che morisse, il comune di Palermo gli presentò un'ingente richiesta di risarcimento, pari a 150 milioni di euro, per danni arrecati all'amministrazione comunale: di questi l'ex politico ne consegnò solo sette. Vito Ciancimino rappresenta la pagina più nera per l'amministrazione comunale di Palermo. I magistrati che indagarono su di lui lo definiranno «la più esplicita infiltrazione della mafia nell'amministrazione pubblica»[2] . Secondo quanto ricostruito dal giornalista Gianluigi Nuzzi[3] che si è avvalso dell'archivio di monsignor Renato Dardozzi dall'Istituto per le Opere di Religione sarebbero stati manovrati dei soldi diretti a Ciancimino per conto della mafia. A tal proposito il figlio di Vito Ciancimino, Massimo, affermò: « Le transazioni a favore di mio padre passavano tutte tramite i conti e le cassette dello IOR.[4] [5]  »
  • Vito Ciancimino 25 Dopo la condanna Negli ultimi anni della sua vita, cercò di accreditare un suo ruolo di esperto di "cose di cosa nostra": tale ruolo - che produsse il sospetto che potesse essere "utilizzato" dalle cosche per avvalorare versioni di comodo[6] - è ritornato sotto scrutinio nel 2009, quando le rivelazioni del figlio Massimo hanno proposto una ricostruzione alternativa della strage di via D'Amelio. Voci correlate • Mafia • Cosa Nostra • Corleonesi • Palermo • Sindaci di Palermo • Trattativa tra Stato Italiano e Cosa Nostra Collegamenti esterni • Tratto da [7] Blu Notte, 25 giugno 2003 Predecessore: Sindaco di Successore: Palermo Francesco 1970-1971 Giacomo Spagnolo Marchello Note [1] Alfio Sciacca. «Ciancimino jr consegna ai pm il papello originale» (http:/ / archiviostorico. corriere. it/ 2009/ ottobre/ 30/ Ciancimino_consegna_papello_originale_co_9_091030031. shtml). corriere.it, 30-10-2009. URL consultato in data 02-12-2009. [2] http:/ / legislature. camera. it/ _dati/ leg05/ lavori/ stampati/ pdf/ 004_135001. pdf [3] Vaticano S.p.a. di Gianluigi Nuzzi. Da un archivio segreto emerge una realtà fatta di soldi, trame, documenti cifrati, tangenti, denaro sporco… | SFUEI DAL FRIÛL LIBAR (http:/ / www. ilgiornaledelfriuli. net/ 2009/ 05/ 31/ vaticano-spa-di-gianluigi-nuzzi-da-un-archivio-segreto-emerge-una-realta-fatta-di-soldi-trame-documenti-cifrati-tangenti-denaro-sporco/ ) [4] Vaticano S.p.A., pag. 259 [5] Vaticano S.p.A. - Da un archivio segreto la verità sugli scandali finanziari e politici della Chiesa - chiarelettere (http:/ / www. chiarelettere. it/ dettaglio/ 64896/ vaticano_spa) [6] Così la Commissione antimafia, che rifiutò di riceverlo in audizione nell'autunno del 1992 malgrado lui si fosse di fatto "proposto", con l'intervista a Giampaolo Pansa a L'espresso in cui cercava di allontanare i sospetti della stagione stragista dalla mafia: cfr NON FU LA MAFIA AD ASSASSINARE LIMA E FALCONE , Repubblica — 01 novembre 1992, pagina 20 [7] http:/ / www. youtube. com/ watch?v=z8MhrMG89EA
  • Bettino Craxi 26 Bettino Craxi Presidente del Consiglio dei ministri Bettino Craxi Luogo di nascita Milano Data di nascita 24 febbraio 1934 Luogo di morte Hammamet Data di morte 19 gennaio 2000 (65 anni) Partito politico Partito Socialista Italiano Coalizione Pentapartito Mandato 4 agosto 1983 - 17 aprile 1987 Titolo di studio diploma di liceo classico Professione dirigente politico, giornalista Predecessore Amintore Fanfani Successore Amintore Fanfani Benedetto Craxi detto Bettino (Milano, 24 febbraio 1934 – Hammamet, 19 gennaio 2000) è stato un politico italiano. Fu il primo socialista a ricoprire, nella storia repubblicana, la carica di Presidente del Consiglio dei ministri dal 4 agosto 1983 al 17 aprile 1987, in due governi consecutivi. È uno degli uomini politici più rilevanti della storia della prima Repubblica[1] , ma anche uno dei più controversi: ciò perché da latitante - in seguito alle indagini di Mani Pulite, che condussero, tra l'altro, all'incriminazione e ad una duplice condanna definitiva in sede penale - "morì in solitudine, lontano dall'Italia (...) dopo che egli decise di lasciare il paese mentre erano ancora in pieno svolgimento i procedimenti giudiziari nei suoi confronti"[2] .
  • Bettino Craxi 27 Biografia L'inizio della carriera politica Primogenito dell'avvocato Vittorio Craxi, la cui famiglia paterna era originaria di San Fratello, un comune della provincia di Messina sui Nebrodi, e di Maria Ferrari, una casalinga di Sant'Angelo Lodigiano, Craxi nasce a Milano il 24 febbraio 1934. Durante la seconda guerra mondiale, la famiglia decide di affidarlo al collegio cattolico "De Amicis" a Cantù, sia per il carattere turbolento, sia per allontanarlo dai pericoli che correva a causa dell'attività antifascista del padre che, dopo la liberazione, assumerà la carica di vice-prefetto a Milano e poi quella di prefetto a Como. Terminata la guerra, Bettino Craxi iniziò ad avvicinarsi giovanissimo alla politica; nel 1953 a diciannove anni entrò nella federazione milanese del Partito Socialista, diventandone funzionario e quattro anni dopo, a ventitré anni, fu eletto nel comitato centrale del PSI. Nel frattempo frequentò l'Università, diventando vicepresidente dell'Unuri, il parlamentino degli studenti. Intanto proseguiva la sua ascesa all'interno del PSI: nel 1965 divenne membro della direzione nazionale. Dopo un'esperienza di amministratore come consigliere comunale a Sant'Angelo Lodigiano e assessore nella sua Milano, iniziata nel 1960, nel 1968 veniva eletto per la prima volta in Parlamento. Poco dopo il fallimento dell'unificazione socialista (1969), nel 1970 diventò vicesegretario nazionale, su nomina di Giacomo Mancini. All'interno del partito fu un convinto sostenitore di Pietro Nenni e del centro-sinistra "organico" che in quegli anni governava l'Italia. Nel 1972 con l'elezione di Francesco De Martino a segretario nazionale del PSI, durante il congresso di Genova, Craxi viene confermato insieme a Giovanni Mosca nel ruolo di vicesegretario, ricevendo l'incarico di curare i rapporti internazionali del partito. Da rappresentante del PSI presso l'Internazionale Socialista stringe legami con alcuni dei protagonisti della politica estera del tempo, da Willy Brandt a Felipe González, da François Mitterrand a Mario Soares, da Michel Rocard ad Andreas Papandreou. A partire da quella funzione di responsabile del PSI per gli esteri, e per tutto il seguito della sua carriera politica, finanziò economicamente[3] alcuni partiti socialisti messi al bando dalle dittature dei rispettivi Paesi, tra cui il Partito Socialista Operaio Spagnolo, il Partito Socialista Cileno di Salvador Allende, di cui Craxi era amico personale, e il Partito Socialista Greco. L'elezione a segretario e il nuovo corso Nel 1976, un articolo sull'Avanti! del segretario socialista Francesco De Martino provocò la caduta del governo Moro, provocando le successive elezioni anticipate che si conclusero con una crescita impressionante del PCI di Enrico Berlinguer, mentre la Democrazia Cristiana riuscì a rimanere il partito di maggioranza relativa solo per pochi voti. Per il PSI invece, quelle elezioni furono una pesante sconfitta. I voti scesero sotto la soglia psicologica del 10%. De Martino, che puntava ad una nuova alleanza con i comunisti, fu costretto alle dimissioni e si aprì all'interno del partito una grave crisi. Alla ricerca di una nuova identità che rilanciasse il partito, il 16 luglio il comitato centrale si riunì in via straordinaria presso l'Hotel Midas di Roma ed elesse Bettino Craxi, da pochi giorni capogruppo alla Camera, nuovo segretario. La scelta di Craxi fu frutto di una mediazione fra le varie correnti socialiste che si presentavano fortemente frammentate e quindi incapaci di far emergere un segretario, appoggiato da una solida maggioranza. Emerse così la volontà di eleggere un "segretario di transizione" che guidasse il partito fuori dalla crisi. Il primo a proporre il nome di Craxi, fu Giacomo Mancini, che riuscì a far convergere sul suo nome anche i voti delle correnti guidate da Claudio Signorile ed Enrico Manca. Si opposero alla sua elezione soltanto i cosiddetti "demartiniani", ostili a colui che era considerato il "pupillo di Nenni", i quali però al momento delle votazioni preferirono astenersi. Craxi mostrò da subito le sue doti politiche, dimostrando di essere tutt'altro che un semplice "segretario di transizione". Nominò suoi collaboratori personalità nuove, alcune molto giovani, tanto da dare inizio a quella che
  • Bettino Craxi 28 sarà chiamata la "rivoluzione dei quarantenni". Craxi si muove con determinazione ed energia, puntando al rilancio del partito, che "partendo dalla sua grande tradizione, ritrovi il suo orgoglio e il coraggio di intraprendere nuove strade, di dare inizio" a quello che il segretario chiama "il nuovo corso". Puntando a tracciare nuovi sentieri, Craxi si oppone al compromesso storico e delinea, per il futuro, una linea dell'alternanza, fra DC e il suo partito. Già nei primi anni di segreteria ci fu una rivalutazione del pensiero socialista libertario rispetto al marxismo, una riscoperta di Proudhon rispetto a Marx. Basta leggere un saggio scritto da Craxi stesso su «L'Espresso» e intitolato «Il Vangelo socialista», dove si ha una profonda critica del leninismo: «La profonda diversità dei «socialismi» apparve con maggiore chiarezza quando i bolscevichi si impossessarono del potere in Russia. Si contrapposero e si scontrarono due concezioni opposte. Infatti c'era chi aspirava a riunificare il corpo sociale attraverso l'azione dominante dello Stato e c'era chi auspicava il potenziamento e lo sviluppo del pluralismo sociale e delle libertà individuali [...] La meta finale è la società senza Stato, ma per giungervi occorre statizzare ogni cosa. Questo è, in sintesi, il grande paradosso del leninismo.Ma come è mai possibile estrarre la libertà totale dal potere totale? Invece [...] Si è reso onnipotente lo Stato [...] Il socialismo non coincide con lo stalinismo [...] è il superamento storico del pluralismo liberale, non già il suo annientamento.» [4] Durante il sequestro Moro fu l'unico leader politico a dichiararsi disponibile ad una trattativa, attirandosi addosso parecchie critiche. In quello stesso anno, il 1978, si svolse a Torino il XLI congresso in cui Craxi, riuscì a farsi rieleggere, malgrado la sua corrente dell'"Autonomia Socialista" avesse un duro scontro all'inizio con la corrente lombardiana (guidata da Claudio Signorile) e con quella demartiniana (con a capo Enrico Manca), che lo avevano appoggiato due anni prima. Craxi si presentò agli Italiani in una maniera totalmente nuova: da un lato prese esplicitamente le distanze dal leninismo rifacendosi a forme di socialismo non autoritario[5] , e dall'altro si mostrò attento ai movimenti della società civile e alle battaglie per i diritti civili, sostenute dai radicali, curava la propria immagine attraverso i mass media e mostrava di non disdegnare la politica-spettacolo. Avviò una campagna per la "governabilità del governo", assumendo toni sempre più decisionisti, con quella che nei giornali sarà chiamata la "grinta di Craxi". Craxi presidente del Consiglio L'azione di Craxi viene aspramente criticata dalla sinistra interna, ma trascina il partito all'ottimo risultato raggiunto alle elezioni del 1983. In seguito a ciò, Craxi – che nel 1979 aveva dovuto rinunciare ad un precedente incarico, conferitogli dal presidente Pertini – chiede e ottiene la presidenza del Consiglio. È il primo socialista che ci riesce.[6] Il primo governo Craxi è sostenuto dal Pentapartito, un'alleanza fra Dc, Psi, Psdi, Pri e Pli. Quest'alleanza nasceva non da accordi pre-elettorali o da una comune identità di vedute, ma dall'opportunità, fortemente sfruttata da Craxi, offerta dal capovolgimento delle alleanze tra le correnti della Democrazia cristiana (la cui gestione interna s'era assestata sulla linea del Preambolo di Donat Cattin, che aveva sostenuto la necessità di "tenere i comunisti fuori dal governo"): è l'unica maggioranza, in pratica, capace di potersi formare, senza coinvolgere in nessun modo il Pci. Nonostante ciò, il suo governo fu uno dei più lunghi nella storia della Repubblica e riuscì a lasciare una traccia profonda nella politica italiana. Politica interna dei governi Craxi Il 5 agosto 1983, appena un giorno dopo aver formato il suo primo governo, Craxi istituisce il Consiglio di Gabinetto, dando seguito ad un impegno assunto con i partiti del Pentapartito nel corso delle consultazioni: «Si tratta - disse allora Craxi - di un Consiglio nel quale saranno rappresentate tutte le forze politiche; un Consiglio politico, che dovrà consentire consultazioni più rapide su tutte le questioni che saranno poi sottoposte al vaglio del Consiglio dei ministri, su tutte le questioni di indirizzo importanti. Si tratta di un organismo autorevole in cui saranno rappresentati anche i ministeri politici ed economici più importanti». La prima riunione si svolge il 26 agosto e vi prendono parte, oltre naturalmente a Craxi, Arnaldo Forlani, vicepresidente del Consiglio e Giulio Andreotti, ministro degli Esteri, Giovanni Goria, ministro del Tesoro, Oscar Luigi Scalfaro, ministro dell'Interno in
  • Bettino Craxi 29 rappresentanza della Dc, Giovanni Spadolini, segretario del Pri e ministro della Difesa, Renato Altissimo ministro dell'Industria del Pli, Gianni De Michelis, Psi e ministro del Lavoro e il ministro del Bilancio del Psdi Pietro Longo. Fanno parte del Consiglio quindi i rappresentanti di tutti e cinque i partiti dell'alleanza di governo. Il Consiglio in seguito assunse un ruolo centrale e agì come sede di concertazione delle principali decisioni politiche nel successivo triennio, contribuendo alla fama di "governo forte" che assunse quell'Esecutivo. Presenziava alle riunioni il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giuliano Amato (PSI). Furono diversi i provvedimenti varati dal governo Craxi, fra i più importanti: • il nuovo concordato con la Santa Sede, detto Accordi di Villa Madama perché firmato nel 1984 a Villa Madama con il cardinale Agostino Casaroli Segretario di Stato vaticano; il cattolicesimo abbandonava la nozione di "religione di Stato" e veniva abolita la "congrua". Veniva istituito il contribuito dell'8 per mille per i finanziamenti alla Chiesa cattolica e alle altre religioni e l'insegnamento facoltativo della religione cattolica nelle scuole[7] . • il contestato taglio di quattro punti della Scala mobile, a seguito del cosiddetto "decreto di San Valentino", ottenuto con la sola concertazione della CISL e della UIL. La CGIL, invece, abbandonò le trattative e diede vita a massicce manifestazioni di massa, con la collaborazione del Pci, che nel frattempo scatenò in Parlamento un ostruzionismo durissimo. Il decreto passò con la fiducia e in seguito venne avviata una raccolta di firme che portò ad un referendum abrogativo. Al referendum, che si tenne nella primavera del 1985, Craxi partecipò attivamente alla campagna elettorale a sostegno della sua riforma, riuscendo ad ottenere, a sorpresa, la sconfitta degli abrogazionisti[8] . • La politica economica dei suoi governi è stata molto discussa: da un lato l'inflazione, dal 1983 al 1987, scese dal 16% al 4%, e lo sviluppo dell'economia italiana, secondo soltanto a quello del Giappone, vide sia una crescita dei salari (in quattro anni, di quasi due punti al di sopra dell'inflazione), sia il momentaneo sorpasso del reddito nazionale e di quello pro-capite della Gran Bretagna, diventando il quinto paese industriale avanzato del mondo[9] . In quegli stessi anni però il debito pubblico passò da 234 a 522 miliardi di euro (dati valuta 2006) e il rapporto fra debito pubblico e PIL passò dal 70% al 90%[10] ). Ciò ha fatto dire che la sua gestione del bilancio - sul punto non correttiva degli squilibri accumulativi nei conti pubblici nel decennio precedente - ha contribuito a provocare allo Stato l'enorme debito pubblico, decisamente superiore alla media europea. [11] [12] • La battaglia agli evasori fiscali nel commercio al minuto, che produsse l'obbligo del registratore di cassa e dello scontrino fiscale grazie ad una battaglia condotta dal ministro delle finanze Bruno Visentini[13] . • Il condono edilizio Nicolazzi del 1985: esso era inserito in una legge urbanistica, che non fu mai realmente applicata, che aveva l'ambizione di voltare pagina rispetto al passato ed introduceva un sistema di regole penali e una diretta attribuzione di responsabilità alle amministrazioni comunali per la repressione degli abusi[14] . • Il "decreto Berlusconi", varato dopo la decisione dei pretori di Torino, Roma e Pescara di oscurare i canali televisivi della Fininvest di proprietà di Silvio Berlusconi, allora un semplice imprenditore con cui Craxi aveva una forte amicizia (fece da testimone al suo secondo matrimonio). Il decreto stabilì la legalità delle trasmissioni delle televisioni dei grandi network privati, ma suscitò aspre critiche nel Paese[15] e fu approvato dal Parlamento solo tramite il voto di fiducia[16] .
  • Bettino Craxi 30 Come ricordò anni dopo il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, "il discorso sulle riforme istituzionali che aveva rappresentato, già prima dell'assunzione della Presidenza del Consiglio, l'elemento forse più innovativo della riflessione e della strategia politica dell'on. Craxi (...) non si tradusse in risultati effettivi di avvio di una revisione della Costituzione repubblicana. La consapevolezza della necessità di una revisione apparve condivisa (...) ma (...) non seguì alcuna iniziativa concreta, di sufficiente respiro, in sede Silvio Berlusconi e Bettino Craxi nel 1984 parlamentare. Si preparò piuttosto il terreno per provvedimenti che avrebbero visto la luce più tardi, come la legge ordinatrice della Presidenza del Consiglio e, su un diverso piano, significative misure di riforma dei regolamenti parlamentari"[17] . Rimase quindi "un inutile abbaiare alla luna" - come lo definì Craxi stesso con amarezza - il progetto di una "grande riforma" costituzionale in senso presidenzialista, che desse maggiore efficienza in senso decisionista ai poteri pubblici italiani; non si raggiunse mai in Parlamento la maggioranza necessaria anche solo per affacciare l'ipotesi di approvazione di un testo, sul quale peraltro vi erano forti oscillazioni nello stesso entourage craxiano (vi era chi optava per il presidenzialismo all'americana e chi per quello alla francese). Eppure, nel 1992, un'autorità in tema di scienza politica come Norberto Bobbio osservò che, rispetto alle riforme costituzionali, "non si poteva negare che Craxi fosse stato un precursore"[18] . Altro fallimento fu la sua proposta – sulla scorta di analoghe operazioni effettivamente realizzate negli anni settanta in Grecia e, negli anni cinquanta, nella Germania di Konrad Adenauer – della "lira pesante", un progetto per la parità uno a mille della valuta, si disse con la possibile coniazione di una moneta con l'effigie di Garibaldi; l'operazione non ebbe alcun seguito[19] . Con i potentati economici del Nord il rapporto fu sempre alquanto dialettico: al congresso della CGIL del 1986 accusò gli industriali di voler "lucrare senza pagare", ricevendo dalla platea sindacale un caloroso applauso[20] e dando così l'impressione di un'efficacia redistributiva maggiore di quella che – dopo la marcia dei quarantamila, che aveva visto spuntarsi le armi del sindacalismo confederale – era promessa dal massimalismo di sinistra facente capo al PCI. Di contro la Confindustria evidenziò polemicamente che da un lato si chiedeva agli industriali un contributo al benessere della collettività, ma a ciò non corrispondeva una buona condotta della politica nella gestione del denaro pubblico. Infatti, dagli anni Settanta la spesa pubblica decollò e il sistema partitico non fece nulla per porvi un freno[21] . Assai più criticati, perché rientranti in una nozione di ingerenza dello Stato nell'economia, furono gli interventi del governo Craxi per la fine del mandato di Enrico Cuccia come presidente di Mediobanca (elusa dal consiglio di amministrazione con la sua nomina a presidente onorario) e l'opposizione alla vendita del complesso alimentare dell'IRI – la SME – negoziata direttamente dal suo presidente Romano Prodi e smentita da una direttiva del Governo[22] .
  • Bettino Craxi 31 Politica estera dei governi Craxi Nella politica estera, il governo Craxi e il personale intervento del Presidente del Consiglio[23] "si caratterizzarono per scelte coraggiose volte a sollecitare e portare avanti il processo d'integrazione europea, come apparve evidente nel semestre di presidenza italiana (1985) del Consiglio Europeo"[17] . Si tratta di un indirizzo che proseguì anche nei successivi governi a partecipazione socialista e che portò al deciso avallo del trattato di Maastricht nel 1992[24] . Craxi continuò anche la politica atlantista dei suoi predecessori, ai quali aveva dato l'appoggio del suo partito per l'installazione in Sicilia degli "euro-missili" posizionati contro l'URSS; secondo Zbigniew Brzezinski, l’ex segretario di Stato di Carter, ”senza i missili Pershing e Cruise in Europa la guerra fredda non sarebbe stata vinta; senza la decisione di installarli in Italia, quei missili in Europa non ci sarebbero stati; senza il PSI di Craxi la decisione dell’Italia non sarebbe stata presa. Il Partito Socialista italiano è stato dunque un protagonista piccolo, ma assolutamente determinante, in un momento decisivo”[25] . Nel contempo, però, Craxi mantenne una linea di attenzione ad alcune cause terzomondiste, come già lasciava prevedere - prima del suo arrivo alla guida del Governo - il sostegno dato all'Argentina nella Guerra delle Falkland, senza però interferire in alcun modo nel conflitto. Stipulò accordi con i governi della Jugoslavia e della Turchia; sostenne anche il dittatore della Somalia Muhammad Siad Barre, già segretario del Partito Socialista Rivoluzionario Somalo. Fornì un appoggio convinto alla causa palestinese e intrecciò relazioni diplomatiche con l'OLP e con il suo leader Yasser Arafat, di cui divenne amico personale, sostenendone le iniziative. Obiettivo dichiarato era quello di fare dell'Italia una potenza regionale nell'area del Mar Mediterraneo e del Vicino Oriente. In quest'ambito, tre episodi sono considerati quelli più significativi, e tutti e tre coinvolsero gli Stati rivieraschi di fronte alle coste italiane: Egitto, Libia e Tunisia. Il bombardamento americano di Tripoli All'epoca del bombardamento americano contro Tripoli, avvenuto il 14 aprile 1986, il ruolo di Craxi fu reputato eccessivamente prudente e fu per questo criticato dalla stampa nazionale[26] per non aver reagito alla rappresaglia libica (il lancio di missili su Lampedusa, avvenuto il giorno successivo al raid americano). Oltre venti anni dopo è emersa una ben diversa descrizione dei fatti[27] secondo cui Craxi avvertì preventivamente Gheddafi dell'imminente attacco statunitense su Tripoli, consentendogli in tal modo di salvarsi. Si tratta di una ricostruzione conforme con le note posizioni del governo italiano, che considerava la ritorsione americana, scaturita dalla politica di appoggio al terrorismo della Libia, come un atto improprio, che non doveva coinvolgere come base di partenza dell'attacco il suolo italiano. Tale versione è coerente anche con alcune ricostruzioni dei missili su Lampedusa, segnatamente quella[28] secondo cui i missili sarebbero stati un espediente per coprire "l'amico italiano" agli occhi degli americani: lo dimostrerebbe la scarsa capacità offensiva di penetrazione dei missili, che per altro sarebbero caduti in mare senza cagionare alcun danno. Tale tesi, nel contempo, però, non spiega come facesse Craxi a conoscere l'attacco due giorni prima, visto che esso fu condotto da navi della VI flotta alla fonda nel golfo della Sirte e che ostentatamente all'epoca si disse[29] che il governo italiano - e nessun altro governo della NATO, ad eccezione di quello britannico - non era stato coinvolto nella sua preparazione[30] . Sul punto, però, è giunta recentemente una testimonianza diretta del consigliere diplomatico di Craxi a palazzo Chigi, l'ambasciatore Antonio Badini, secondo cui Reagan inviò Vernon Walters ad informare il governo italiano dell'imminente attacco a Gheddafi e Craxi, non essendo riuscito a convincere gli americani a desistere[31] , decise di salvare la vita al leader libico per evitare un'esplosione di instabilità in un Paese islamico di fronte all'Italia[32] .
  • Bettino Craxi 32 La deposizione di Bourghiba Nel novembre 1987 la senescenza del padre della patria tunisina, Habib Bourguiba, indusse la diplomazia francese a cercare di "teleguidare" un proprio candidato alla successione[33] : ma ventiquattr'ore prima della loro mossa, la successione di Bourghiba avvenne con un colpo di Stato incruento di Zine El-Abidine Ben Ali, al quale immediatamente Craxi offrì il necessario sostegno internazionale. Dieci anni dopo, le memorie[34] dell'ammiraglio Fulvio Martini, allora capo del Sismi, rivelarono che non solo si era avuto il prematuro (e concordato) riconoscimento internazionale italiano del nuovo governo tunisino, ma addirittura la scelta del nuovo Presidente "bruciando sul tempo" il candidato di Parigi. Il secondo governo Craxi e la "staffetta" Una nuova crisi esplose nel 1986. Il segretario della Democrazia Cristiana, Ciriaco De Mita, ottenne che il secondo incarico conferito dal nuovo Capo dello Stato Francesco Cossiga a Craxi fosse vincolato ad un informale "patto della staffetta", che avrebbe visto un democristiano alternarsi alla guida del governo dopo un anno, per condurre al termine la legislatura. Dopo aver taciuto per mesi intorno a questo patto, avallandone implicitamente l'esistenza, Craxi – con l'ennesima dimostrazione di quella disinvoltura politica che gli fu più volte rimproverata come "arroganza" al limite dell'improntitudine, e che lui rivendicava invece come necessario indizio di decisionismo – sconfessò l'accordo in un'intervista a Giovanni Minoli nella trasmissione Mixer nel febbraio del 1987. La sfida così pubblicamente lanciata fu raccolta da De Mita, che fece nuovamente cadere il governo e, con un governo Fanfani, portò il Paese alle urne; con un gesto di sfida, Craxi dichiarò che non gli interessava guidare il governo durante il periodo elettorale, perché "non stiamo in America latina, dove è il prefetto che decide l'esito delle elezioni in una provincia". L'esito elettorale – che non portò molto avanti l'"onda lunga" del consenso del PSI, da lui ripetutamente vaticinata – si incaricò di smentire quest'assunto. Dal 1987 in poi, la DC non fu più disponibile a dare la fiducia a Craxi, preferendo sostenere come presidente del Consiglio prima Giovanni Goria e poi Ciriaco De Mita. Fu solo uno degli episodi degli scontri fra De Mita e Craxi, spiegabile forse nel fatto che il leader democristiano era anche il punto di riferimento della sinistra Dc, quella cioè più vicina al Pci. Anche alla luce di questo orientamento, Craxi resse il gioco a Forlani ed Andreotti nella progressiva sottrazione a De Mita della segreteria DC e poi della Presidenza del Consiglio. Rimase agli atti, di quella stagione di decisionismo senza Craxi presidente, l'approvazione della modifica dei Regolamenti parlamentari che abolì il voto segreto nell'approvazione delle leggi di spesa; invano richiesta da Craxi per anni da Presidente del Consiglio, fu conseguita grazie alla sua politique d'abord, di attacco al governo De Mita. In questi anni Craxi ottenne importanti ruoli alle Nazioni Unite: fu rappresentante del segretario generale dell'ONU Peréz de Cuéllar per i problemi dell'indebitamento dei Paesi in via di sviluppo (1989); successivamente svolse l'incarico di consigliere speciale per i problemi dello sviluppo e del consolidamento della pace e della sicurezza (rinnovatogli nel marzo 1992 da Boutros Ghali). La fine degli anni Ottanta La rendita di posizione e la deriva partitocratica Il ritorno al governo della Democrazia cristiana fu accompagnato da un'accentuata conflittualità, all'interno dell'alleanza col PSI: Craxi inaugurò una tecnica di "movimentismo" (corredata di frequenti minacce di crisi di governo, che rientravano dopo aver ottenuto dal partner di governo le concessioni richieste), che fu definita "rendita di posizione"[35] . Conseguenze furono importanti battaglie condotte - al di fuori del vincolo di maggioranza - a fianco di alleati occasionali: quella sulla responsabilità civile dei giudici a fianco di Pannella, quella sulla chiusura delle centrali nucleari a fianco dei Verdi, ambedue coronate dal successo referendario; quella sull'ora di religione e quella sulla penalizzazione del consumo di droghe a fianco dell'ala conservatrice dello schieramento politico. Ma la sensazione
  • Bettino Craxi 33 che se ne trasse fu di un'estrema disinvoltura tattica, lontana dalla rimozione delle cause del dissesto del Paese[36] e finalizzata solo ad acquisire vantaggi elettorali. La traduzione di questi vantaggi in cariche pubbliche - secondo un metodo di spartizione assai accurato e, quel che è peggio, generalizzato a tutti i livelli della vita politica, sia nazionale che locale, con capovolgimenti di alleanze locali in base ad esigenze nazionali - era foriera, invece, di un'estremizzazione dei vizi partitici già intrinseci al sistema politico italiano[37] . Uno degli assunti più reiterati della retorica craxiana - la facile polemica sull'assemblearismo ed il consociazionismo, che aveva "favorito nel nostro paese rendite di posizione (...) di coloro che hanno amministrato senza doverne dare troppo conto all'opposizione, che assai spesso è pervenuta ad accordi con la maggioranza"[38] , ritardando o impedendo la modernizzazione del Paese - veniva quindi controbilanciato da un fenomeno gravido di conseguenze proprio sul piano dell'efficienza del sistema: "la formazione della volontà politica non avviene più attraverso un processo pubblicistico e collegiale, quanto piuttosto attraverso un processo privatistico e contrattuale"[39] . Persino un momento di trasparenza della vita politica come l'abolizione del voto segreto nell'approvazione delle leggi di spesa - per il quale Craxi insistette fino ad ottenere, nel novembre 1988, l'apposita revisione dei regolamenti parlamentari - fu guardato con sospetto, dall'opinione pubblica: sin da allora ci si chiese se "l'estensione del voto palese andrà nel senso di rafforzare l'elemento pubblicistico e collegiale, oppure se la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica saranno chiamati semplicemente a ratificare accordi raggiunti nell'ambito delle coalizioni governative"[40] . Il dominio sul PSI, l'"unità socialista" e i rapporti col PCI A partire dalla vittoria elettorale del 1983, con la crescita di consenso per il PSI, si estinse all'interno del partito socialista l'opposizione a Craxi, tanto che nei successivi congressi, fu sempre rieletto con voti plebiscitari; l'unica corrente ufficialmente non craxiana rimase quella di Michele Achilli, con meno del 2% degli iscritti. A porsi contro Craxi rimasero alcuni esponenti, anche prestigiosi, che condussero solitarie battaglie. Uno su tutti Giacomo Mancini, che esclamò in un congresso "Questo non è più il partito socialista italiano; è il partito craxista italiano". Anche fra i sostenitori di Craxi vi era coscienza della grande autorità che aveva il segretario nel partito, senza precedenti nella storia del socialismo italiano. All'inizio degli anni ottanta, Craxi – che già nel 1979 aveva avviato una revisione ideologica, inneggiando al socialismo umanitario di Proudhon in luogo di quello scientifico di Marx – proseguì ed incoraggiò una revisione anche estetica del partito. Ad esempio, vennero cancellati dal programma politico alcuni termini che potevano ricondurre al marxismo; venne eliminato il termine autonomismo che venne sostituito con la parola riformismo, giudicata più inerente dalla corrente moderata e riformista. Venne inoltre abolito il termine "Comitato Centrale" (perché esso riconduceva immediatamente ai partiti comunisti), sostituito dal più neutro "Assemblea Nazionale", nella quale entrarono a far parte oltre ai politici anche uomini dello spettacolo, della moda, dello sport e della cultura. « È immensa come una nave, oblunga e travolgente e sarebbe impossibile vedere lui (Bettino Craxi) se non irradiasse la sua immagine elettronica dall'enorme piramide multimediale dell'architetto Filippo Panseca » (Giuseppe Genna, Dies irae) Alcuni eccessi di spettacolarizzazione (celebri le scenografie congressuali ideate dall'architetto Filippo Panseca) furono criticati dai suoi stessi compagni di partito: Rino Formica coniò, per l'Assemblea Nazionale del 1991, l'eloquente immagine di una "corte di nani e ballerine". Si rinunciò al tradizionale anticlericalismo socialista (con l'approvazione del Concordato) e fu infine ridotta e poi eliminata (dal 1985) la falce e martello dal simbolo storico del PSI, sostituendola col garofano rosso, che da allora divenne emblema del partito. Soprattutto dopo il 1989, (quando cadde il muro di Berlino), ritenendo ormai prossima la crisi del PCI, nelle intenzioni di Craxi [41] entrò anche il lancio di un progetto annessionistico a sinistra, con la parola d'ordine dell'"unità socialista", scritta che fu aggiunta al simbolo del partito.
  • Bettino Craxi 34 Il rapporto assai travagliato con il PCI risale agli anni della guerra fredda, quando citando Guy Mollet Craxi aveva sostenuto che "I comunisti non sono a sinistra, sono a est": ma furono "i comunisti della seconda generazione, quella dopo Togliatti e Longo" quelli che "non apprezzano la sua posizione e gliela fanno pagare cara, avvalendosi anche dell'implacabile collaborazione del direttore di Repubblica, che pure nei lontani anni sessanta era stato fraternamente appoggiato da Craxi, con Lino Jannuzzi, nella campagna elettorale"[42] . L'impulso ad una trasformazione del grande partito della sinistra italiana in senso occidentale era impresso da Craxi con una metodica scevra dalle sudditanze politiche dei suoi predecessori, giovandosi della posizione di potere acquisita con i lunghi anni di governo con la DC, tanto che essa è descritta da Claudio Petruccioli come una disperante sindrome da "riserva indiana" in cui il PSI costringeva in un ghetto politico il PCI ponendosi "all'imboccatura della valle" della politica di governo ed esigendo un pedaggio democratico che non gli venne mai concesso[43] . Quando però il PCI guidato da Achille Occhetto si stava per trasformare nel PDS, per costituire un'unica forza politica ispirata al riformismo socialdemocratico, la sua strategia non seppe adeguarsi altro che con la volontà di unificare PSI, PSDI e il nuovo partito, in una logica visibilmente annessionistica che fu particolarmente criticata dai riformisti del PCI (cosiddetta corrente "migliorista"), i quali videro nel mancato tentativo di arruolare Gianfranco Borghini nel PSI un'aggressione da rintuzzare con decisione (alla fine fu solo suo fratello, Giampiero Borghini, a passare dall'altra parte). Craxi fu anche favorevole all'entrata del neonato Partito Democratico della Sinistra nell'Internazionale Socialista (di cui Craxi fu vicepresidente fino al 1994 quando fu sostituito proprio da Achille Occhetto). Il progetto di alcune limitatissime liste comuni, sperimentato nelle elezioni amministrative del 1992 (dove non riscosse molto successo), naufragò definitivamente in seguito alle inchieste di Tangentopoli. Il CAF e i governi Andreotti Nel 1989, Craxi torna alla carica contro la maggioranza della Democrazia cristiana espressione della sinistra interna: è deciso a ritornare a Palazzo Chigi, ma per farlo deve scalzare De Mita dalla guida del governo e del partito. Forma perciò con i democristiani Giulio Andreotti e Arnaldo Forlani un'alleanza di ferro: il C.A.F. (dalle iniziali dei cognomi dei tre protagonisti), che fu definita la "vera regina d'Italia". Nel LXII congresso del PSI, Craxi dopo essere stato rieletto segretario con una maggioranza schiacciante, fa approvare una mozione che - anche per le modalità con cui viene illustrata dal fidatissimo vicesegretario Claudio Martelli[44] , allora considerato il suo delfino 'in pectore' - suona come esplicita sfiducia al governo De Mita. De Mita rassegna le dimissioni da premier, dopo che aveva perso già la segreteria democristiana che era andata nelle mani di Arnaldo Forlani, alleato di Andreotti. Quest'ultimo, assume la guida di due governi che reggono fino al 1992. Sono anni "di assoluto immobilismo": il governo sembra incapace di prendere decisioni concrete; nel Paese si diffonde un forte malcontento, accentuato dai sospetti emersi con lo scandalo Gladio. Craxi confida apertamente in un logoramento democristiano e spera nella possibilità di portare il partito socialista al centro della scena politica, assumendo quel ruolo-guida, che fino a quel momento apparteneva alla Dc. Si mostra fiducioso di sé, anche quando il referendum sulla preferenza unica, promosso da Mario Segni – al quale Craxi si era opposto invitando gli italiani ad "andarsene al mare" – raccoglie invece un larghissimo consenso. Il progetto di Craxi, coltivato a lungo, non si sarebbe però mai realizzato: secondo Giuliano Amato, dopo il crollo del muro di Berlino si finì per contare "più sulla definitiva disfatta dell'ex Pci che non sulla prospettiva di assumere noi la guida della sinistra. Sbagliammo: invece di attendere che il cadavere del Pds passasse sul fiume, avremmo dovuto invocare noi le ragioni della convergenza"[45] . Nella stessa circostanza Amato affermò che "forse ebbe un peso anche la sua malattia, molto seria, alla quale teneva testa solo grazie alla sua fibra veramente robusta, perché nei fatti non si curava, era sregolatissimo. Mi venne detto da medici esperti che l'incedere del diabete determina anche incertezze nuove nel carattere delle persone che ne soffrono. Può essere dunque che il suo ritrarsi da una decisione rischiosa fosse anche la conseguenza di un cattivo stato di salute"[45] ; in effetti, all'agosto 1990 risale il primo ricovero di Craxi al San Raffaele di Milano per le complicazioni derivate dal diabete mellito che lo avrebbe portato
  • Bettino Craxi 35 alla morte dieci anni dopo. Un'altra chiave di lettura è invece quella secondo cui "per un cattivo governo il momento più pericoloso è sempre quello in cui comincia a riformarsi", secondo la "legge" enunciata da Alexis de Tocqueville e di cui in quegli stessi anni sperimentarono la fondatezza altre "democrazie bloccate" come il Giappone monopolizzato dal partito liberaldemocratico[46] . La recessione economica, la crisi politica della Prima Repubblica, l'aumento del già abnorme debito pubblico e l'affermazione delle liste regionali (in particolare la Lega Lombarda) causarono il crollo del sistema politico di cui egli fu grande protagonista. Inoltre, le inchieste giudiziarie avviate nei suoi confronti causarono la sua caduta, stavolta definitiva. La caduta L'impatto di Mani Pulite sulla fine della carriera politica L'epicentro del potere socialista e craxiano era Milano, centro nevralgico della finanza e degli affari, con il cui ambiente il PSI finì per identificarsi. Nel dicembre del 1986 si avvicenda alla guida del comune Paolo Pillitteri, cognato di Craxi, sostituendo Carlo Tognoli, con una giunta pentapartito[47] [48] . Il 17 febbraio 1992, l'ingegnere Mario Chiesa, esponente del PSI, già assessore del comune di Milano con l'ambizione alla poltrona di sindaco, viene arrestato in flagrante per aver intascato una tangente da una ditta di pulizie. Craxi al TG3 del 3 marzo, a un mese dalle elezioni politiche, commenterà sostenendo che «una delle vittime di questa storia sono proprio io... Mi trovo davanti a un mariuolo che getta un'ombra su tutta l'immagine di un partito che a Milano, in 50 anni, non ha mai avuto un amministratore condannato per reati gravi contro la pubblica amministrazione»[49] . Il 23 marzo Chiesa inizia a confessare svelando ai pubblici ministeri dell'inchiesta Mani Pulite il complesso sistema di tangenti che coinvolgono i dirigenti milanesi del PSI[50] . Craxi, fiducioso che il crollo della DC sia imminente, organizza una massiccia campagna elettorale, puntando alla presidenza del Consiglio. Il 6 aprile l'intero Quadripartito del governo Andreotti VII esce dalle urne con un clamoroso 48,8%. Il PSI, dal canto suo, passa dal 14,3 al 13,5%, ma a Milano c'è già un crollo di oltre 5 punti (dal 18,6 al 13,2%)[51] . «Un piccolo calo» commenta Craxi «rispetto alla crisi dei partiti di governo». In virtù di questo, Craxi chiede la guida del nuovo governo, per poter portare «l'Italia fuori dal caos». Ma il nuovo Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro rifiuta di concedere incarichi ai politici vicini agli inquisiti. Craxi è costretto a farsi da parte; al suo posto viene nominato il socialista Giuliano Amato. Dal maggio 1992 Mani Pulite era però ormai una questione nazionale, tanto da spingere Craxi il 3 luglio 1992 alla Camera, durante il discorso di fiducia al governo Amato I, a chiamare in correità tutto il Parlamento dichiarando «spergiuro» chi avesse negato di non aver fatto ricorso al finanziamento illecito dei partiti[52] . Il giuramento cui sfidò tutto il Parlamento non fu raccolto da nessuno[53] , ma fu per anni sentito come un silenzio ipocrita. Secondo Gerardo D'Ambrosio il discorso craxiano fu «onesto»[54] , mentre il silenzio altrui era dovuto al fatto che «in quel periodo gli altri partiti speravano di farla franca, anziché affrontare il problema lasciarono Craxi solo»[55] . Per Piero Ostellino il discorso conteneva anche un appello "all’etica della responsabilità"[56] , un appello che "non è stato colto, per opportunismo e per viltà, ieri; non è colto, per conformismo e per incultura, oggi"[57] . Secondo Piero Fassino, in quell'occasione «non c’è dubbio che ci fu un silenzio assolutamente reticente e ambiguo da parte di tutta la classe politica davanti al discorso che Craxi fece alla Camera e nel quale disse con parole crude che il problema del finanziamento illegale non riguardava soltanto il PSI ma l’intero sistema politico»[58] . In un corsivo sull'Avanti! – firmato con il consueto pseudonimo "Ghino di Tacco" – attaccò[59] gli inquirenti e Di Pietro: "non è tutto oro, quello che luccica". Questo attacco, cui fece seguito il giudizio riferito da Rino Formica circa il "poker d'assi" che Craxi aveva mostrato in una direzione del suo partito sul conto di Di Pietro, non riuscì ad
  • Bettino Craxi 36 emanciparsi dall'impressione che Craxi difendesse sé stesso non con i fatti ma con vaghe teorie "complottistiche", volte a chiamare a raccolta sostenitori politici che non vennero mai allo scoperto[60] . L'impotenza politica di Craxi[61] si accentuò quando la situazione processuale precipitò, e fu compiuta dalla magistratura milanese la sua chiamata in correità, fino a quel momento solo adombrata: il 15 dicembre 1992 Craxi ricevette il primo degli avvisi di garanzia della Procura di Milano[62] . Il sentimento anticraxiano esplose nel Paese: "fu un autentico contagio di massa, un meccanismo accusatorio" nel quale "non passava giorno senza che Craxi incontrasse per strada giovinastri che gli gridavano «Ladro!» mostrandogli i polsi incrociati. Nacque una specie di ritualità” nella pubblica riprovazione, tanto che un giorno "il sosia televisivo Pier Luigi Zerbinati si nascose in un´auto per paura di essere scambiato per Craxi"[63] . Il 23 marzo 1993 gli avvisi di garanzia - tutti per episodi circostanziati di corruzione e finanziamento illecito di partito - erano diventati undici[64] , ma già l'11 febbraio 1993 Craxi si era visto costretto a dimettersi dalla segreteria del PSI[65] . L'ultima difesa parlamentare e la contestazione pubblica Il nuovo governo avrà una vita tutt'altro che semplice. Poco dopo l'avviso a Craxi una "pioggia di avvisi di garanzia" cade sulle teste dei principali leader politici nazionali. Il PSI è travolto dalle inchieste; la sua dirigenza è letteralmente decimata e perde la guida del governo dopo la mancata firma del presidente Scalfaro al decreto Conso. Craxi stesso cumula una ventina d'avvisi di garanzia e dopo aver accusato la Procura di Milano di muoversi dietro "un preciso disegno politico", si presenta alla Camera il 29 aprile del 1993 e in un famoso discorso tuonò: "Basta con l'ipocrisia!"; tutti i partiti –secondo Craxi– si servivano delle tangenti per autofinanziarsi, anche quelli "che qui dentro fanno i moralisti". La sua linea di difesa fu incentrata sulla tesi secondo cui i finanziamenti illeciti sarebbero stati necessari alla vita politica dei partiti e delle loro organizzazioni per il mantenimento delle strutture e per la realizzazione delle varie iniziative; il suo partito non si sarebbe discostato da questo generale comportamento[66] e, quindi, più che dichiarare sé stesso innocente, Craxi giungeva a sostenere che egli era colpevole né più né meno di tutti gli altri[67] . Il 29 aprile 1993, la Camera dei deputati negò l'autorizzazione a procedere nei suoi confronti provocando l'ira dell'opinione pubblica e facendo gridare allo scandalo numerosi quotidiani. Nella stessa aula, seguono momenti di tensione, con cui i deputati della Lega e del MSI gridarono "ladri" ai colleghi che avevano votato a favore di Craxi. Alcuni ministri del governo Ciampi si dimisero in segno di protesta. Il 30 aprile in tutt'Italia si svolsero manifestazioni di dissenso: a Roma circa 200 giovani dell'istituto Einstein avevano sostato in piazza Colonna scandendo slogan contro governo e Parlamento; un altro centinaio aveva protestato davanti alla sede del PSI in via del Corso; un terzo gruppo, proveniente dal liceo Mamiani, aveva percorso in corteo il centro storico soffermandosi sempre davanti alla sede del PSI dove però era stato disperso dalle forze dell'ordine. C'era una manifestazione del Movimento Sociale Italiano nella galleria Colonna - che aveva preceduto un incontro stampa del segretario Gianfranco Fini per sottolineare l'impossibilità di tenere in vita questo parlamento - ed un'altra dimostrazione si era tenuta in serata per iniziativa del PDS, la cui segreteria era stata all'uopo sospesa. Diverse migliaia di persone si erano radunate in piazza Navona per ascoltare i discorsi del segretario del PDS Occhetto, Rutelli e Ayala: essi tutti avevano incitato i presenti a protestare contro il voto parlamentare a favore di Craxi. Un piccolo corteo, organizzato dalla Lega Nord, sfilava infine da piazza Colonna al Pantheon. In coincidenza con la fine del comizio tenutosi a Piazza Navona, una folla invase Largo Febo e attese Craxi all'uscita dell'hotel Raphael, l'albergo che da anni era la sua dimora romana. Quando Craxi uscì dall'albergo, i manifestanti lo bersagliarono con lanci di oggetti, insulti e soprattutto monetine e cantilene irridenti [68] . Con l'aiuto della polizia, Craxi riuscì a salire sull'auto e poi lasciò l'hotel. Quest'episodio, ritrasmesso centinaia di volte dai TG, viene preso come simbolo della fine politica di Craxi.[69] . Egli stesso definì quanto aveva subito "una forma di rogo" in una intervista a Giuliano Ferrara trasmessa su Canale 5.
  • Bettino Craxi 37 La fuga ad Hammamet, la latitanza e la morte Nel corso del 1993 ed a seguito della sua testimonianza al processo Cusani emersero sempre più prove contro Craxi: con la fine della legislatura e l'abolizione dell'autorizzazione a procedere, si fece sempre più vicina la prospettiva di un suo arresto. Il 15 aprile 1994, con l'inizio della nuova legislatura in cui non era stato ricandidato, cessò il mandato parlamentare elettivo che aveva ricoperto per un quarto di secolo e, di conseguenza, venne meno l'immunità dall'arresto. Il 12 maggio 1994 gli venne ritirato il passaporto per pericolo di fuga[70] , ma era già troppo tardi perché Craxi, si seppe solo il 18, era già in Tunisia[71] ad Hammamet, protetto dall'amico Ben Alì; già il 5 maggio era stato avvistato a Parigi[72] . Il 21 luglio 1995 Craxi sarà dichiarato ufficialmente latitante[73] . La fuga all'estero del leader socialista fu percepita dall'opinione pubblica come un tentativo di sottrarsi all'esecuzione delle condanne penali inflittegli[74] . Dalla latitanza in Tunisia, con fax e lettere aperte, Craxi continuò a commentare le vicende della politica italiana, perseverando nelle accuse rivolte al PDS e ai giudici di Mani Pulite. Si soffermò anche su alcuni suoi ex sodali, come Giuliano Amato, da lui dipinto come il becchino, in alcuni dei quadri, della cui pittura si dilettò nella parte finale della sua vita. Dall'estero, assistette alla fine del PSI, con la divisione dei suoi maggiori esponenti, confluiti in parte nel Polo delle Libertà, in parte nell'Ulivo. Ormai minato, affetto da cardiopatia, gotta e da molti anni malato di diabete, affetto da tumore ad un rene, Bettino Craxi morì il 19 gennaio del 2000 per un arresto cardiaco. L'allora presidente del Consiglio e leader dei Democratici di Sinistra Massimo D'Alema propose le esequie di Stato, ma la sua proposta non fu accettata né dai detrattori di Craxi né dalla famiglia stessa di Craxi, che accusò l'allora governo di avere impedito al leader socialista di rientrare in patria per sottoporsi a un delicato intervento presso l'ospedale San Raffaele di Milano. Il funerale di Craxi ebbe luogo a Tunisi e vide una larga partecipazione della popolazione autoctona. Ex militanti del PSI e altri italiani giunsero in Tunisia per rendere l'ultimo saluto al loro leader. Le precedenti vicende dell'epoca Mani Pulite, ancora vicine, non erano dimenticate dalla folla di socialisti giunta fuori alla cattedrale della città tunisina e la delegazione del governo D'Alema, formata da Lamberto Dini e Marco Minniti, venne bersagliata da insulti e da un lancio di monete che voleva rappresentare la simbolica restituzione di quanto ricevuto con l'episodio all'Hotel Raphael[75] . La sua tomba è orientata in direzione dell'Italia[76] . Giudizio storico ed accertamenti giudiziari Il "craxismo" tra revisione "estetica" e rivoluzione modernista Sul mutamento introdotto da Craxi nella politica e nella società italiana, vi è chi ha sottolineato come, al di là delle estremizzazioni mediatiche, il craxismo abbia "lanciato" una generazione di giovani di cui, ancora a vent'anni di distanza e dagli opposti fronti degli La tomba di Bettino Craxi ad Hammamet in schieramenti parlamentari, le istituzioni e la gestione della cosa Tunisia pubblica ancora si avvalgono[77] . Ma il quesito storiografico è se questa spinta modernizzatrice abbia avuto anche un valore in sé, oltre all'emersione di una nuova generazione di politici e di amministratori[78] . Secondo alcuni[79] gli anni di Craxi “sono il frutto di quell'idea di moderno in cui l'individualismo senza princìpi si sostituisce alle solidarietà tradizionali in crisi”, di cui quel governo seppe solo accelerare la “destrutturazione” senza sostituirvi nuovi valori. Secondo altri[80] , invece, “Craxi interpreta le domande di dinamicità di una società che cambia e chiede alla politica di stare al passo”, a differenza di chi vedeva “nei cambiamenti un'insidia, anziché un'opportunità”; la teoria - elaborata da Craxi insieme con Claudio Martelli - dei «meriti e bisogni», "che fu contrapposta all’egualitarismo delle culture politiche allora
  • Bettino Craxi 38 vigenti, ha fatto da apripista a quella meritocrazia della quale - almeno a parole - oggi nessuno riesce a prescindere"[81] . Certo è che dagli anni ottanta parole d'ordine come "governabilità" e "decisionismo" - dopo la deriva degli anni settanta, in cui ogni forma di autorità era osteggiata come potenziale fonte di autoritarismo - sono state successivamente invocate da destra e da sinistra per proporre un approccio modernistico all'organizzazione del sistema-Paese. Vi è stato però chi ha sottovalutato l'apporto ideale di tale approccio, rilevando che esso andava incontro ad una pulsione già presente nella politica italiana negli anni cinquanta ed all'epoca soddisfatta dall'interventismo in economia del primo Fanfani e dalle ricette solidaristiche e stataliste dei morotei; Craxi avrebbe soltanto "aggiornato" le soluzioni offerte dalla politica degli anni Ottanta, sposando un moderato liberismo economico più in voga nell'epoca di Reagan e Thatcher. Da ciò la spiegazione della competizione senza quartiere che si scatenò tra PSI craxiano e sinistra DC per oltre un decennio, vista come deleteria dalla parte più tradizionalista del Paese che vi leggeva il pericolo di un riformismo foriero di un tracollo delle strutture-partito su cui si fondava la democrazia italiana del dopoguerra[82] . Come arma di tattica politica, volta a spezzare il connubio tra democristiani di sinistra e partito comunista che negli anni Settanta aveva compresso lo spazio di manovra del PSI, abbandonò la delimitazione dei rapporti politici all'"arco costituzionale": ricevette Almirante nelle consultazioni di governo[83] e consentì all'elezione di un deputato del partito di destra ad un organo parlamentare di garanzia[84] . Vi è stato chi, vent'anni dopo, ha ritenuto di leggere da tutto ciò un'apertura politica alla destra, anticipando lo "sdoganamento" di Fini da parte di Berlusconi nel "discorso di Casalecchio" del 1993[85] . Eppure, una testimonianza circa il ruolo consulenziale che avrebbe svolto Craxi nel 1993 nei confronti dell'ingresso in politica di Silvio Berlusconi, esclude che nel suo disegno fosse coinvolta la destra post-fascista[86] . Quali che fossero destinati ad essere i suoi orientamenti tattici dopo la rovinosa caduta degli anni Novanta, la sua formazione personale e politica restava strategicamente di sinistra: per tutti gli anni Ottanta l'attenzione per il progresso sociale e le conquiste sociali della sinistra non fu da lui abbandonata, se è vero che, ancora vent'anni dopo, Massimo D'Alema indicava in Craxi uno dei due soli leader di partiti di sinistra che abbiano assunto la carica di capo del Governo nei 148 anni dall'Unità d'Italia[87] ; analoga posizione ha assunto Piero Fassino[88] . Le sentenze di condanna Craxi è stato condannato con sentenza passata in giudicato a: • 5 anni e 6 mesi per corruzione nel processo Eni-Sai il 12 novembre 1996[89] ; • 4 anni e 6 mesi per finanziamento illecito per le mazzette della metropolitana milanese il 20 aprile 1999[90] . Per tutti gli altri processi in cui era imputato (alcuni dei quali in secondo o in terzo grado di giudizio), è stata pronunciata sentenza di estinzione del reato a causa del decesso dell'imputato. Fino a quel momento Craxi era stato condannato a: • 4 anni e una multa di 20 miliardi di lire in primo grado per il caso All Iberian il 13 luglio 1998[91] , pena poi prescritta in appello il 26 ottobre 1999[92] . • 5 anni e 5 mesi in primo grado per tangenti Enel il 22 gennaio 1999[93] ; • 5 anni e 9 mesi in appello per il conto protezione, sentenza poi annullata dalla Cassazione con rinvio il 15 giugno 1999[94] ; • 3 anni in appello bis per il caso Enimont il 1° ottobre 1999[95] ; Craxi fu anche rinviato a giudizio il 25 marzo 1998 per i fondi neri Montedison[96] e il 30 novembre 1998 per i fondi neri Eni[97] . Le prove sulla base delle quali furono emesse le prime sentenze di condanna della vicenda giudiziaria di Craxi, secondo alcuni autori, si incaricheranno di smentire due dei suoi principali assunti difensivi. Il primo era quello secondo cui i reati erano stati compiuti solo per eludere le forme di pubblicità obbligatoria del finanziamento dei
  • Bettino Craxi 39 partiti, e non in contraccambio di atti amministrativi: in un caso (sentenza ENI-SAI) la sua condanna definitiva fu per corruzione[98] , e non solo per finanziamento illecito di partito (ciò spiega l'insistenza dei suoi eredi nell'attaccare la procedura di quella sentenza dinanzi alla Corte di Strasburgo). Il secondo era quello secondo cui i proventi dei reati contestatigli era destinato al partito e non a fini personali; varie sentenze - non passate in giudicato solo per il decesso dell'imputato - sostennero in motivazione che Craxi aveva utilizzato parte dei proventi delle tangenti (circa 50 miliardi di lire) per scopi personali (Finanziamento del canale televisivo Gbr di proprietà della sua concubina Anja Pieroni, acquisto di immobili, affitto di una casa in Costa Azzurra per il figlio)[99] ; durante le indagini (dopo un fallito tentativo di far rientrare tali proventi in Italia, bloccato dal nuovo segretario del Psi Ottaviano Del Turco) Craxi li versò sul conto di un prestanome, Maurizio Raggio[100] . La lettura di un uso privato dei fondi, ancora assai ricorrente, fu sostenuta da Vittorio Feltri all'epoca dei fatti, ma è stata dallo stesso abbandonata più di recente[101] venendo così sostanzialmente a coincidere con quanto sempre sostenuto dai familiari circa l'esistenza di conti segreti ascrivibili al solo PSI[102] . Distinguendo tra movente e comportamenti, uno dei giudici del pool anticorruzione di Milano, Gerardo D’Ambrosio, sostenne in proposito: «La molla di Craxi non era l’arricchimento personale, ma la politica»[103] . I ricorsi a Strasburgo contro le sentenze di condanna Il 5 dicembre 2002 la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo di Strasburgo ha emesso una sentenza che condanna la giustizia italiana per la violazione dell'articolo 6 paragrafo 1 e paragrafo 3 lettera d (diritto di interrogare o fare interrogare i testimoni) della Convenzione europea dei Diritti dell'Uomo in ragione dell'impossibilità di «contestare le dichiarazioni che hanno costituito la base legale della condanna», condanna formulata «esclusivamente sulla base delle dichiarazioni pronunciate prima del processo da coimputati (Cusani, Molino e Ligresti) che si sono astenuti dal testimoniare e di una persona poi morta (Cagliari)». Tuttavia, la Corte ha rilevato anche che i giudici, obbligati ad acquisire le dichiarazioni di questi testimoni dal codice di procedura penale, si sono comportati in conformità al diritto italiano. Per quanto riguarda gli altri ricorsi valutati (diritto ad un equo processo, diritto di disporre del tempo e delle facilitazioni necessarie alla difesa) la corte non ha rilevato violazioni. Per la violazione riscontrata la corte non ha comminato nessuna pena, in quanto ha stabilito che «la sola constatazione della violazione comporta di per sé un'equa soddisfazione sufficiente, sia per il danno morale che materiale».[104] La Corte ha emesso una seconda sentenza il 17 luglio 2003, questa volta riguardante la violazione dell'articolo 8 della Convenzione (diritto al rispetto della vita privata). La Corte ha rilevato infatti che «lo Stato italiano non ha assicurato la custodia dei verbali delle conversazioni telefoniche né condotto in seguito una indagine effettiva sulla maniera in cui queste comunicazioni private sono state rese pubbliche sulla stampa» e che «le autorità italiane non hanno rispettato le procedure legali prima della lettura dei verbali delle conversazioni telefoniche intercettate». Come equa soddisfazione per il danno morale, la Corte ha elargito un risarcimento di 2000 € per ogni erede di Bettino Craxi.[105] Eredità politica La forte personalità di Bettino Craxi incise in tal modo sulla strutturazione stessa del PSI da determinarne, dopo la sua uscita di scena e anche a causa delle inchieste di Tangentopoli, il rapido e repentino disfacimento. Oggigiorno, alcuni esponenti socialisti già a lui fedeli hanno aderito a Forza Italia, il partito di Silvio Berlusconi (tra gli altri, la figlia Stefania, candidatasi per le elezioni politiche del 2006, Fabrizio Cicchitto e Giulio Tremonti), altri sono andati a sinistra, aderendo prima ai Socialisti Italiani e successivamente al partito dei Socialisti Democratici Italiani, guidato da Enrico Boselli (tra cui Ugo Intini e Ottaviano Del Turco; quest'ultimo poi ha aderito al Partito Democratico), o confluendo nei DS (la Federazione Laburista di Valdo Spini e i Riformatori per l'Europa di Giorgio Benvenuto). Anche la corrente di maggioranza della CGIL (oggi vicina ai DS) è guidata da un ex-craxiano, Guglielmo Epifani; socialista era anche il giurista del diritto del lavoro Marco Biagi, poi assassinato dalle Nuove Brigate Rosse.
  • Bettino Craxi 40 Altro partito erede della politica craxiana è il Nuovo PSI, che vede nelle sue file uno dei più importanti esponenti socialisti degli anni ottanta, Gianni De Michelis, già ministro degli esteri; tuttavia, De Michelis e Bobo Craxi, figlio secondogenito di Bettino, a seguito di un infuocato congresso celebratosi verso la fine del 2005 si sono contesi con reciproche contestazioni la guida del partito, con strascichi anche giudiziari. L'oggetto del contendere furono le alleanze politiche: Bobo Craxi intendeva far entrare il Nuovo PSI, che finora ha appoggiato i governi berlusconiani, nell'Unione di centrosinistra, mentre De Michelis, pur concordando nel ridiscutere il rapporto con Berlusconi, si era dichiarato contrario a questa alleanza; anche Stefania Craxi, in contrapposizione con Bobo, si è fermamente opposta ad un passaggio nella coalizione prodiana. Tuttavia Bobo Craxi ha fondato una sua lista in appoggio della coalizione dell'Ulivo, denominata I Socialisti. L'anno successivo, però, anche De Michelis ha abbandonato il centro-destra, per avvicinarsi, seppur brevemente e criticamente, al centro-sinistra. Recentemente molti craxiani hanno aderito alla Costituente Socialista di Enrico Boselli, volta a ricostituire il PSI, che ha sancito la rinascita del Partito Socialista, seppur in forma ridotta, rispetto quello dell'epoca craxiana. A parte queste contese strettamente partitiche, l'eredità politica di Craxi è oggi contesa da parte del centrosinistra (oltre che dal rinato Partito Socialista Italiano, da numerosi esponenti del Partito Democratico, alcuni dei quali provenienti dal PSI craxiano), ma anche dal Popolo della Libertà (centro-destra). Nel libro Segreti e Misfatti, scritto dal suo fotografo personale e amico fidato fino agli ultimi giorni tunisini Umberto Cicconi, si scoprono molti retroscena curiosi ma anche di grande interesse politico, storico ed umano. Sempre lo stesso anno, la pubblicazione del libro di Bruno Vespa, L'Amore e il Potere, contenente anche gossip su Craxi e le sue presunte amanti, ha provocato la reazione del figlio Bobo, che definito il carattere del libro "particolarmente odioso".[106] La Fondazione Craxi « La mia libertà equivale alla mia vita » (Epitaffio della tomba di Bettino Craxi) La Fondazione Craxi è una fondazione nata il 18 maggio 2000 allo scopo di tutelare la personalità, l'immagine, il patrimonio culturale e politico di Bettino Craxi attraverso la raccolta di tutti i documenti storici che riguardino la sua storia politica. Principale animatrice è la figlia Stefania Craxi, attualmente deputato del Popolo della Libertà. La sede principale è a Roma, mentre un'altra importante sede si trova ad Hammamet, in Tunisia, luogo dove è sepolto Bettino Craxi. Tra le attività della fondazione vi è la costituzione e valorizzazione dell'"Archivio Storico Craxi", costituito riunendo documenti conservati in diversi luoghi (Milano, Roma, Hammamet), costituiti essenzialmente da corrispondenza, memorie, discorsi, articoli, interviste, atti processuali. L'obiettivo generale è quello di "riabilitare" la figura dello statista italiano coinvolto nei processi di Mani Pulite e di riqualificarne l'importanza storica nonostante le svariate condanne penali riportate. La fondazione figura anche come organizzatrice di convegni e mostre inerenti alla vita e all'attività politica di Bettino Craxi, cui affianca anche un'attività editoriale.
  • Bettino Craxi 41 Riconoscimenti A seguito del ricorrente tentativo di conseguire un atto ufficiale che esprima una condivisione pubblica dell'operato del personaggio[107] , si apre periodicamente il dibattito sull'opportunità o meno di intitolare in Italia una strada al leader socialista. Ad una disamina condotta nel dicembre 2009, risultano i toponimi "piazza Bettino Craxi" nel comune di Grosseto e "via Bettino Craxi" in quelli di Valmontone, Foggia, Lecce, Botrugno, Marano Marchesato e Scalea [108] . Nella città di Aulla (provincia di Massa e Carrara) nel 2003 per iniziativa dell'allora sindaco Lucio Barani era stata eretta anche una statua di Craxi, oltre ad intitolargli una piazza[109] . Il governo tunisino ha provveduto, il 19 gennaio 2007, in occasione del settimo anniversario della sua morte, a intitolargli una via. Il 15 gennaio 2007 in un comune laziale di 2.500 anime, Sant'Angelo Romano, a 20 chilometri da Roma, l'amministrazione di centrodestra guidata dal sindaco Angelo Gabrielli, ex socialista, ha inaugurato una piazza all'ex leader socialista. Il primato per il primo toponimo dedicato a Craxi spetta quindi all'Italia, quattro giorni prima della Tunisia. Per quanto riguarda le grandi città, violente polemiche hanno frenato la decisione toponomastica: sette anni dopo la sua morte aveva preso avvio il progetto di intitolare una strada di Roma a Bettino Craxi (la decisione è stata presa la prima volta dal sindaco della Capitale Walter Veltroni[110] , in accordo con la sua giunta di centro-sinistra, e poi ribadita dal nuovo sindaco Alemanno in una con la scelta di intitolare strade ad altri personaggi politici); nove anni dopo la proposta è stata avanzata dal sindaco di Milano Letizia Moratti. Soprannomi • Per alcuni anni, dai suoi detrattori, fu soprannominato il "Cinghialone", dopo esser stato così definito in un articolo di Vittorio Feltri sul quotidiano L'Indipendente; più raffinatamente Indro Montanelli, sul Giornale, nel giorno delle sue dimissioni da segretario del PSI, lo definì un "imano", volendo intendere forse la parola Imam,[111] dandogli quindi il senso di un dignitario/satrapo orientale. Matt Frei[112] afferma che nella Roma politica il suo epiteto sarebbe stato il "Maestro", in quanto padrone delle mille tattiche utili alla strategia politica che lo aveva posto al centro della vita nazionale per oltre un decennio. • Nella polemica su Tangentopoli era comune in quel periodo storico sentire definito Craxi come "ladrone" detentore di un tesoro da Ali Baba[113] . Rispetto a questo tipo di definizioni - la cui ampia diffusione nell'opinione pubblica sfugge oramai ad un giudizio solo processuale, essendo la forma di percezione pubblica di un giudizio storico - più eleganti appaiono i richiami storici ricercati da autori di più auliche similitudini. Ad esempio, Francesco De Gregori lo definì Nerone in una sua canzone[114] . • Craxi usò lo pseudonimo Ghino Di Tacco, epiteto datogli da Eugenio Scalfari, per firmare articoli anonimi sul giornale Avanti!. A volte il nome fu storpiato dagli avversari in Ghigno Di Tacco, in riferimento presunto all'espressione facciale di Craxi. Giorgio Forattini, che allora lavorava per la Repubblica, il giornale diretto da Scalfari, storpiò a sua volta questo soprannome in Benito di Tacco, perché era solito rappresentare Craxi in camicia nera e stivali, per via dei suoi modi "da Duce".
  • Bettino Craxi 42 Scritti • Socialismo e realtà, Milano, Sugar & C., 1973. • Soldado amigo, Milano, Studio Tecno Service, 1973. • Nove lettere da Praga, Milano, Sugar & C., 1974. • Socialismo da Santiago a Praga, Milano, Sugar & C., 1976. • Costruire il futuro, Milano, Rizzoli, 1977. • Lotta politica, Milano, SugarCo, 1978. • Pluralismo o leninismo, Milano, SugarCo, 1978. • Uscire dalla crisi costruire il futuro. Relazione e replica al XLI congresso Torino 29 marzo-2 aprile 1978, Roma, Aesselibri, 1978. • L'Internazionale socialista, Milano, Biblioteca universale Rizzoli, 1979. • Prove. Marzo 1978 - gennaio 1980, Milano, SugarCo, 1980. • La campagna di primavera, Milano, Biblioteca rossa, 1980. • Un passo avanti, Milano, SugarCo, 1981. • Il riformismo socialista italiano, vol. 8, Il rinnovamento socialista, Venezia, Marsilio, 1981. • Rinnovamento socialista per il rinnovamento dell'Italia. Relazione e replica al XLII congresso Palermo 22-26 aprile 1981, Roma, Aesselibri, 1981. • Turati e Pertini. Discorso del segretario del Psi al convegno storico internazionale "Filippo Turati e il socialismo europeo" Milano, dicembre 1982, Roma, Calanchini, 1982. • Cento anni dopo, Milano, Biblioteca rossa, 1982. • Cristianesimo e socialismo, Padova, Marsilio, 1983. • Tre anni, Milano, SugarCo, 1983. • Ignazio Silone, la via della verità. Testo integrale del discorso del Presidente del Consiglio, Pescina, 2 dicembre 1984, Roma, Edizioni del garofano, 1984. • L'Italia liberata, Milano, SugarCo, 1984. • Il rinnegato Silone, Roma, Edizioni del garofano, 1984. • Una società giusta una democrazia governante. Relazione e replica al XLIII congresso Verona 11-14 maggio 1984, Roma, Aesselibri, 1984. • Il progresso italiano, 2 voll., Milano, SugarCo, 1985-1989. • E la nave va, Roma, Edizioni del garofano, 1985. • L'Italia che cambia. Viaggi e discorsi di Bettino Craxi 1983-1985, Milano, SugarCo, 1985. • Il nuovo ruolo di pace di un'Italia sempre più integrata nell'economia mondiale, Roma, Edizioni Avanti, 1985. • La cultura dello sviluppo. Quattro anni di ripresa nella stabilita di governo attraverso i discorsi alla Fiera del Levante, Bari, Laterza, 1986. • Fiducia nell'Italia che cambia, Roma, Edizioni Avanti, 1986. • Misura per misura. Ricordo di una tragedia, Roma, Edizioni Avanti, 1986. • Cresce l'Italia, Milano, SugarCo, 1987. • L'Italia che cambia e i compiti del riformismo. Relazione e replica al XLIV congresso Rimini 31 marzo-5 aprile 1987, Roma, Aesselibri, 1987. • Una responsabilita democratica, una prospettiva riformista per l'Italia che cambia. Relazione introduttiva del segretario del PSI al XLIV Congresso. Rimini, 31 marzo - 5 aprile 1987, Roma, Edizioni Avanti, 1987. • Per il socialismo e per il progresso dell'Italia. Discorso di chiusura del XLIV Congresso del PSI Rimini 5 aprile 1987, Roma, Edizioni Avanti, 1987. • Un'onda lunga. Articoli, interviste, discorsi. Gennaio-dicembre 1988, Milano, SugarCo, 1988. • La politica socialista. Discorsi, articoli, interviste giugno 1987 - febbraio 1988, Roma, Aesselibri, 1988. • Una prospettiva d'avvenire. Articoli, interviste, discorsi. Gennaio-dicembre 1989, Roma, Aesselibri, 1989. • Al lavoro per il mondo più povero, Milano, Fiorin, 1990.
  • Bettino Craxi 43 • Pagine di storia della libertà, Firenze, Le Monnier, 1990. • Per il bene comune, Roma, Aesselibri, 1990. • Il caso C., Milano, Giornalisti editori, 1994. • Il caso C., (parte seconda), Milano, Giornalisti editori, 1995. • Il caso Cagliari, Milano, Giornalisti editori, 1995. • Capitolo finale, Milano, Giornalisti editori, 1995. • Garibaldi a Tunisi, Tunis, Med ed., 1995. • Il finanziamento della politica, Milano, Giornalisti editori, 1996. • Rosso giallo nero sporco e grigio, Milano, Giornalisti editori, 1996. • Guerra d'Africa, Milano, Giornalisti editori, 1997. • Memoria numero 1. Per una Commissione parlamentare di inchiesta su Tangentopoli, Milano, Giornalisti editori, 1998. • Quattro anni di governo, Milano, Giornalisti editori, 1998. • La Rivoluzione di Milano. Un cittadino di Porta romana, Milano, Giornalisti editori, 1998. • Ghino di Tacco. Gesta e amista di un brigante gentiluomo, Roma, Koine Nuove edizioni, 1999. • Sempre qualcosa di nuovo dall'Africa, Brescia, Edizione Di la dal fiume e tra gli alberi, 1999. • Craxi. Un artista tra dada e pop art, Roma, Cosmopoli, 2000. • Fax dall'esilio, Roma, L'Avanti!, 2001. • Pace nel Mediterraneo, Venezia, Marsilio, 2006. • Discorsi parlamentari, 1969-1993, Roma, GLF editori Laterza, 2007. • Passione garibaldina, Venezia, Marsilio, 2007. Cinema • Milano, oh cara [115] . Opere su Bettino Craxi • La Fondazione Bettino Craxi ha prodotto nel 2008 il documentario La mia vita è stata una corsa, realizzato dal regista Paolo Pizzolante.[116] • Il drammaturgo Massimiliano Perrotta nel 2008 ha dedicato a Craxi la tragedia Hammamet.[117] Bibliografia • Giancarlo Galli, Benedetto Bettino, Milano, Bompiani, 1982. • Antonio Ghirelli, L'effetto Craxi, Milano, Rizzoli, 1982. • Craxi in prima pagina. L'occhio della stampa sul governo a guida socialista, Milano, La biblioteca rossa, 1984. • Ugo Intini, Tutti gli angoli di Craxi, Milano, Rusconi, 1984. • Guido Gerosa, Craxi. Il potere e la stampa, Milano, Sperling & Kupfer, 1984. • Giuseppe Montalbano, Craxi. Democrazia e riformismo, Palermo, s.n., 1984. • Eugenio Scalfari, L'anno di Craxi. O di Berlinguer?, Milano, A. Mondadori, 1984. • Paola Desideri, Il potere della parola. Il linguaggio politico di Bettino Craxi, Venezia, Marsilio, 1987. • Gianni Statera, Il caso Craxi. Immagine di un presidente, Milano, A. Mondadori, 1987. • Gino Pallotta, Craxi il leader della grande sfida. L'irresistibile ascesa di un abile segretario, d'uno stratega fine e spregiudicato che, tra meriti, contraddizioni e asprezze di un carattere decisionista, ha dato al suo partito un nuovo ruolo sulla scena politica italiana, Roma, Newton Compton, 1989. • Italo Pietra, E adesso Craxi, Milano, Rizzoli, 1990. • Alberto Benzoni, Il craxismo, Roma, Edizioni associate, 1991.
  • Bettino Craxi 44 • Paolo Ciofi, Franco Ottaviano, Il fattore Craxi. Dalla prima elezione a segretario agli anni di Cossiga, Roma, Datanews, 1992. • Antonio Padellaro, Giuseppe Tamburrano, Processo a Craxi, Milano, Sperling & Kupfer, 1993. • Elio Veltri, Da Craxi a Craxi, Roma, Laterza, 1993. • Massimo Franco, Hammamet, Milano, A. Mondadori, 1995; Milano, Baldini & Castoldi, 2000. • Enzo Lo Giudice, Processo a Craxi. Una sentenza annunciata, Milano, Giornalisti editori, 1995. • Francesca Di Martino, Briganti. Autobiografia immaginaria di Bettino Craxi, Repubblica di San Marino, Aiep, 1999. • Massimo Emanuelli, Bettino. Adieu monsieur le president, Milano, Greco & Greco, 2000. • Arturo Gismondi, La lunga strada per Hammamet. Craxi e i poteri forti, Milano, Bietti, 2000. • Ugo Intini, Craxi, una storia socialista, Roma, MondOperaio, 2000. • Umberto Cicconi, Craxi. Una storia, s.l., Fondazione Craxi, 2001. • Enzo Catania, Bettino Craxi. Una storia tutta italiana, Novara, Boroli, 2003. • Bobo Craxi, Gianni Pennacchi, Route el Fawara. Hammamet, Palermo, Sellerio, 2003. • Massimo Pini, Craxi. Una vita, un'era politica, Milano, Mondadori, 2006. • Simona Colarizi et al., La cruna dell'ago. Craxi, il Partito Socialista e la crisi della Repubblica, Bari, Laterza, 2006. Voci correlate • Governo Craxi I • Governo Craxi II • Crisi di Sigonella • Partito Socialista Italiano • Socialismo nazionale • Socialismo liberale • Socialdemocrazia • Socialismo libertario • Liberalsocialismo • Giulio Andreotti • Arnaldo Forlani • Partito Comunista Italiano • Enrico Berlinguer • Mani pulite • Corruzione • Nani e ballerine
  • Bettino Craxi 45 Altri progetti • Wikimedia Commons contiene file multimediali su Bettino Craxi • Wikiquote contiene citazioni di o su Bettino Craxi Collegamenti esterni • Il Boeing 737 di Sigonella. Tratto dai Dossier di Libbra.it [118] • La crisi di Sigonella. Tratto da La storia siamo noi - Rai Educational [119] • Video tratto da la storia siamo noi sul primo governo Craxi [120] • Craxi: Fallen kingpin [121]. Articolo sulla morte di Bettino Craxi effettuato dalla BBC in Inglese. • Craxi sui gradini del Raphael nella notte della gogna pubblica [122] Articolo de Il Giornale sugli avvenimenti del 30 aprile 1993, giorno del famoso lancio delle monetine. • Sentenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo - Caso CRAXI contro ITALIA (n.1) [123] • Sentenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo - Caso CRAXI contro ITALIA (n.2) [124] • "Parola a Bettino Craxi" Audiovideo dall'archivo di RadioRadicale.it [125] • "Craxi: ritratto di un leader" - documentario de 'La storia siamo noi', Rai Educational [126] Predecessore: Presidente del Consiglio Successore: dei ministri italiano Amintore Fanfani 1983 - 1987 Amintore Fanfani I Presidenti del Consiglio dei ministri Alcide De Gasperi | Giuseppe Pella | Amintore Fanfani | Mario Scelba | Antonio Segni | Adone Zoli | Fernando Tambroni | Giovanni Leone | Aldo Moro | Mariano Rumor | Emilio Colombo | Giulio Andreotti | Francesco Cossiga | Arnaldo Forlani | Giovanni Spadolini | Bettino Craxi | Giovanni Goria | Ciriaco De Mita | Giuliano Amato | Carlo Azeglio Ciampi | Silvio Berlusconi | Lamberto Dini | Romano Prodi | Massimo D'Alema MPE italiano Gruppo Lista di elezione Partito italiano Area Preferenze giugno 1979 Gruppo PSI PSI - - - socialista agosto 1983 PSI PSI - - Gruppo giugno 1989 socialista - aprile 1992 Note [1] "Craxi ha rappresentato una delle grandi personalità di questo Paese e nella sinistra italiana probabilmente è stato il leader che ha avuto più frecce al proprio arco": Peppino Caldarola, Un innovatore chiamato Bettino Craxi, Il Tempo, 19 gennaio 2009, p. 1. [2] Lettera del Presidente Napolitano alla signora Craxi nel 10° anniversario della scomparsa di Bettino Craxi, su ((http:/ / www. quirinale. it/ elementi/ Continua. aspx?tipo=Comunicato& key=9612)). Sulle conseguenze di tale scelta, è stato scritto che "Craxi non è stato né un esule, né un martire ma un segretario di partito e uomo di Stato che ha scelto di trasferirsi in una bella e assolata residenza tunisina per sfuggire al giudizio della magistratura evitando, quindi, di fornire spiegazioni su comportamenti che continuano ad ammorbare la vita politica italiana. Non è, tra l’altro, neanche detto che se avesse accettato di farsi processare, come avrebbe potuto e dovuto, sarebbe stato condannato. Forse, se avesse avuto il buonsenso di comportarsi come tutti gli altri cittadini, sarebbe uscito dalla sporca vicenda che lo ha riguardato a testa alta e, anzi, avrebbe potuto servirsene per rilanciare quella “grande riforma” che, meglio e più di altri, sarebbe stato in grado di realizzare. Ha, invece, sbagliato sottraendosi alla giustizia ed ha fatto del male a sé e agli altri." (CRAXI FUORI DAL MITO, di Francesco Pullia, consultato su Notizie radicali, ((http:/ / www. radicali. it/ newsletter/ view. php?id=151932& numero=12890& title=DOWNLOAD)). [3] La Stampa, 15/1/2010, Spunta il Craxi anti-Pinochet. Vi si legge che Francesco Cossiga rivelò in una intervista a Raisat Extra: «A un certo punto gli dissi: caro Bettino, io so a chi è andata una fetta di denari prodotti dal finanziamento.... E lui, davanti al caminetto, me lo ricordo con la coperta, mi rispose: “Io non posso mischiare le mie vicende giudiziarie con grandi cause di libertà e di liberazione”».
  • Bettino Craxi 46 [4] Giorgio Galli, I partiti politici italiani (1943-2004), Nuova edizione aggiornata, BUR, 2001. [5] " Il Vangelo Socialista (http:/ / www. socialisti. net/ node/ 488)", articolo pubblicato su "L'espresso" nell'agosto 1978 [6] ((http:/ / archiviostorico. gazzetta. it/ 2000/ gennaio/ 20/ Improvvisa_morte_Craxi_presidente_del_ga_0_0001204355. shtml)) [7] Corriere della Sera (23 ottobre 2007- Pagina 15) : "Nel 1984 il patto di Craxi con la Chiesa" [8] "Lo strenuo braccio di ferro, che il Pci gli impose intorno al decreto sul costo del lavoro, rivelo' al dunque, cioè quando si giunse al referendum del giugno 1985, che Craxi era stato capito dal Paese e che la maggioranza dei lavoratori lo aveva seguito. Fu l' apogeo della sua fortuna politica": cfr. Lucio Colletti, Craxi, da leader a grande accusato, su Corriere della Sera (12 febbraio 1993 - Pagina 4). [9] «Il maggior successo repubblicano è stato probabilmente l'annuncio, nel gennaio '87, sotto il governo Craxi, del quinto posto raggiunto tra i Paesi industrializzati del mondo, davanti alla Gran Bretagna»: così Giano Accame, "La storia della Repubblica vista da destra", su Corriere della Sera, 25 ottobre 2000 [10] Evoluzione del debito pubblico - Studio ambrosetti (http:/ / www. ambrosetti. eu/ _modules/ download/ download/ it/ documenti/ lettereclub/ LetteraClub_gen2007_V. pdf) [11] Marco Travaglio, Bettino nostro che sei nei cieli, dal Passaparola del 5 gennaio 2009 (http:/ / www. beppegrillo. it/ 2009/ 01/ passaparola_lun_11/ ) [12] Sandro Brusco, Le conseguenze economiche di Bettino Craxi, noiseFromAmeriKa.org, 20 Gennaio 2010 (http:/ / www. noisefromamerika. org/ index. php/ articoli/ 1669) [13] DECRETO-LEGGE 19 DICEMBRE 1984, n. 853, su ((http:/ / www. italgiure. giustizia. it/ nir/ 1984/ lexs_107032. html)) [14] DECRETO-LEGGE 23 APRILE 1985, n. 146, su ((http:/ / www. italgiure. giustizia. it/ nir/ 1985/ lexs_108077. html)) [15] Oltre alle piccole emittenti, si segnalarono interventi di autorevoli costituzionalisti (Branca, Bonifacio, Beria d'Argentine, Roppa). [16] Atti parlamentari, Camera dei deputati, seduta del 31 gennaio 1985. [17] Lettera del Presidente Napolitano alla signora Craxi nel 10° anniversario della scomparsa di Bettino Craxi, su ((http:/ / www. quirinale. it/ elementi/ Continua. aspx?tipo=Comunicato& key=9612)). [18] Testimonianza del Presidente Napolitano alla cerimonia in occasione del centenario della nascita di Norberto Bobbio, Torino, 15/10/2009, consultabile su ((http:/ / www. quirinale. it/ elementi/ Continua. aspx?tipo=Discorso& key=1662)). [19] Cecchini Marco, "Lira pesante. piaceva a Craxi e Amato, finì nel cestino", in Corriere della sera (21 marzo 1993) pagina 18. [20] così Alfredo Pieroni: Dizionario degli italiani che contano. – Milano : Sperling & Kupfer, 1986, dove si ricorda anche l'assai più fredda reazione della platea nel congresso precedente [21] Così il vicepresidente degli imprenditori Franco Matteri, che sosteneva che la favorevole congiuntura economica in cui s'era collocato il governo Craxi dopo il decreto di San Valentino era "un'occasione che deve essere assolutamente utilizzata dal governo per un programma di politica economica di medio e di lungo periodo. Un programma vero, capace di correzioni profonde e di interventi strutturali, capace di forzare lo sviluppo e di ridare competitività all'azienda Italia che invece mostra segni inequivocabili di degrado. A partire dalla spaventosa situazione del deficit pubblico, dall'ennesimo buco nei conti dell'Inps, dell'alto costo del denaro per le imprese, dal peggioramento della Bilancia Commerciale" (LA CONFINDUSTRIA A CRAXI 'BISOGNA GOVERNARE L'ECONOMIA, su Repubblica — 11 luglio 1985, pagina 37). [22] Massimo Pini, I giorni dell'Iri (Mondadori, 2000), pagina 51 e seguenti. [23] Cfr. CONSULTO TRA CRAXI E DELORS SUI GRANDI MALI DELL' EUROPA, su Repubblica — 12 gennaio 1985 pagina 8. [24] Nonostante questo trattato contenesse "in nuce" la fine della politica economica di debito pubblico su cui si era fondata la Prima repubblica, compreso il quindicennio di governi a partecipazione socialista: cfr. pagina 17 de Il Corriere della Sera di giovedì 14 gennaio 2010, in cui Salvatore Bragantini ricorda che “tutti i Paesi dell’Eurozone a alto debito sono condizionati dai vincoli di Maastricht, svuotare i quali vorrebbe dire silurare l’Euro. Non è loro preclusa solo la leva della politica monetaria, anche lo spazio per quella fiscale si fa impervio, non c’è una lira, i soldi (pochi) vengono spessi per pagare gli interessi sul debito e quindi non c’è trippa per tagliare le tasse. Si può giostrare solo a parità di gettito e la manovra è limitata dalle norme dell’Unione Europea, per esempio per l’Iva. In questo frangente, cosa fare in concreto per restare un grande Paese, senza farsi pian piano relegare nella serie inferiore? Un’opinione pubblica disinformata potrebbe reagire prendendosela con l’Europa, mentre in realtà ce la dobbiamo prendere con noi stessi e, soprattutto, con chi oggi celebra Craxi.” [25] L'OCCASIONE MANCATA DELLA SINISTRA ITALIANA di Ugo Intini, consultato il 4/11/2009 su ((http:/ / www. partitosocialista-mc. org/ 2009/ 11/ loccasione-mancata-della-sinistra. html)); lo stesso Intini spiega anche che "i tedeschi, con accanto il muro di Berlino e una opinione pubblica in parte attratta dallo slogan “meglio rossi che morti”, chiarirono che, se un solo grande Paese avesse vacillato e negato l’installazione dei missili, la Germania si sarebbe tirata indietro e quindi non se ne sarebbe fatto nulla. (...) L’Italia fu subito vista come l’anello debole, il “grande Paese europeo” che avrebbe potuto dire di no (...) L’anello debole dell’Alleanza Atlantica, l’Italia, era vicino a spezzarsi e si sarebbe spezzato senza la resistenza imprevista,testarda e durissima condotta dal Partito Socialista di Craxi. L’Italia alla fine installò i missili e così fecero pertanto tutti i Paesi europei." [26] "Ma tenero è il governo", su Repubblica, 27 ottobre 1989, p. 2: "la linea del governo italiano (...) quando si tratta della Libia, è sempre incline ad una prudenza, per non dire una condiscendenza, che ha già sollevato in passato perplessità e critiche non solo in Italia, ma anche all' estero". [27] Data da Abdel-Rahman Shalgam, ministro degli esteri della Libia, a margine del convegno italo-libico alla Farnesina del 30 ottobre 2008, e confermata in una recente intervista da Andreotti, allora ministro degli esteri, in Andreotti e il ministro libico confermano "Craxi avvertì Gheddafi del bombardamento Usa" da Repubblica.it (http:/ / www. repubblica. it/ 2008/ 05/ sezioni/ esteri/ libia-italia/ attaccousa-conferma/ attaccousa-conferma. html), vedere anche Corriere della Sera (http:/ / www. corriere. it/ politica/ 08_ottobre_31/ craxi_tripolo_b3b07fa8-a715-11dd-90c5-00144f02aabc. shtml), che include riferimenti a precedenti rivelazioni nello stesso senso del senatore Sdi Cesare Marini.
  • Bettino Craxi 47 [28] Proposta da Cesare Marini nell'intervista a Il Riformista del 4/19/2003. [29] Loren Jenkins, “Libyan missile fire protested by Italy”, The Washington Post , April 16, 1986, p. A23. [30] Come ammesso dal Generale di Squadra Aerea Basilio Cottone, che ha dichiarato "so con certezza che non venimmo nemmeno avvisati del raid contro Tripoli. Ricordo la sorpresa quella notte quando i nostri radar scoprirono gli aerei diretti in Libia" : "Il generale Cottone: mai arrivati missili a Lampedusa", intervista di Clara Salpietro del 20 settembre 2005 su Pagine di Difesa [31] Anzi, dando per scontato che si trattasse di una "finta consultazione", in cui l'inviato americano era seduto ad ascoltare le opinioni degli alleati quando "ogni cosa era decisa ed ormai irreversibilmente decisa": L'Avanti, 16 aprile 1986, "Cose incredibili". Il corsivo, firmato G.d.T., è conservato in fotocopia nel Fondo Bettino Craxi dell'Archivio storico del Senato della Repubblica ed è censito come riconducibile alla penna di Craxi (Sezione I, Serie 8: Articoli e altri scritti; Sottoserie 1: Articoli pubblicati sull'«Avanti!»;Sottosottoserie 1: Corsivi a firma Ghino di Tacco; UA 1: "G. di T. 1986"). [32] La Repubblica, 31 ottobre 2008, p. 19. [33] Corriere della sera, 4 ottobre 1996, «Roma intervenne e in una notte Parigi perse la Tunisia» [34] F. Martini, "Nome in codice: Ulisse": nel diciottesimo capitolo si legge, di Craxi e del suo ministro degli esteri: «Entrambi i politici si comportarono, a mio avviso, con grande abilità. Su loro direttive, noi del Servizio facemmo la nostra parte, la più importante proponendo una soluzione soddisfacente per tutti. E così la successione di Bourghiba avvenne con un trasferimento di poteri tranquillo e pacifico. L'unica vittima fu un capo Servizio europeo che ci rimise la poltrona perché al suo governo non piacque la nostra soluzione» [35] Alla Camera il deputato Giovanni Russo Spena fece entrare la definizione, risalente ad Eugenio Scalfari, negli atti parlamentari: "Siamo di fronte (...) ad un bivio importante, a suo modo storico per il nostro paese: siamo di fronte alla crisi di governabilità, al reinsediamento al centro delle istituzioni e della società della leadership dorotea della democrazia cristiana. Siamo di fronte (...) alla sopravvenuta inefficacia della rendita di posizione esercitata per dieci anni dal partito socialista; una rendita di posizione in termini di partito e nello stesso tempo di stabilità governativa e di un movimentismo teso a ricondurre i movimenti della società dentro la camicia di ferro della totalizzante dimensione istituzionale" (Atti Parlamentari, X LEGISLATURA, Camera dei deputati - DISCUSSIONI - Assemblea, SEDUTA DELL'8 MAGGIO 1989, pagina 32834). [36] "Mi riferisco in particolare al tema centrale del rapporto fra produzione ed ambiente e delle relative scelte quotidiane, a quello della radicalità della critica ecologica al meccanismo di sviluppo" così il citato intervento del deputato Giovanni Russo Spena (Atti Parlamentari, X LEGISLATURA, Camera dei deputati - DISCUSSIONI - Assemblea, SEDUTA DELL'8 MAGGIO 1989, pagina 32834). [37] "Si tratta di un'ulteriore forma di espressione della partitocrazia integrale (...): occorre prima conquistare la maggioranza all'interno del proprio partito, (...) e quindi assumerne il controllo, per poter poi giungere al controllo di Palazzo Chigi. Si vuole in sostanza configurare una forma di accesso alla leadership istituzionale attraverso meccanismi partitici. Questa vicenda è vissuta da ciascuno di noi all'interno del proprio partito, ma è certo portata alle estreme conseguenze nei partiti della maggioranza : la leadership nazionale, l'individuazione del Premier, è definita da accordi tra i partiti di maggioranza. È un sistema che assomma in sé i difetti presenti nel sistema di Gabinetto ed in quello parlamentare. Il primo, come è noto configura una primazìa del Governo in Parlamento, che non deriva da un confronto elettorale; il secondo è invece gravato di tutti i vizi di assemblearismo e consociativismo che conosciamo. Ebbene, si tratta di eliminare questi difetti, non di sommarli!" (intervento del deputato Franco Russo alla Camera, in Atti Parlamentari, X LEGISLATURA, Camera dei deputati, Assemblea, DISCUSSIONI - SEDUTA DEL 28 SETTEMBRE 1988, pagina 19537). [38] La posizione era quella del relatore socialista Cardetti, come descritta da intervento del deputato Franco Russo alla Camera, in Atti Parlamentari, X LEGISLATURA, Camera dei deputati, Assemblea, DISCUSSIONI - SEDUTA DEL 28 SETTEMBRE 1988, pagina 19537). [39] intervento del deputato Franco Russo alla Camera, in Atti Parlamentari, X LEGISLATURA, Camera dei deputati, Assemblea, DISCUSSIONI - SEDUTA DEL 28 SETTEMBRE 1988, pagina 19537. [40] intervento del deputato Franco Russo alla Camera, in Atti Parlamentari, X LEGISLATURA, Camera dei deputati, Assemblea, DISCUSSIONI - SEDUTA DEL 28 SETTEMBRE 1988, pagina 19537, che proseguiva: "Per evitare la consociazione e l'assemblearismo, voi esalterete il momento decisionale interno alle segreterie dei partiti. L'estensione del voto palese, infatti, toglierà l'ultimo diaframma che esiste tra le istituzioni e i partiti.". [41] Gianni Riotta, "Sconfitto dalla guerra fredda. La morte di Bettino Craxi", in La Stampa, 21 gennaio 2000 [42] Dalla prefazione di Antonio Ghirelli al libro di Paolo Pillitteri "Quando Benedetto divenne Bettino" (Spirali, 2008) [43] Claudio Petruccioli, "Rendiconto", Il Saggiatore, 2001, pp. 4-5. [44] "Signori, si scende: tutti, a partire dal macchinista": intervento di Martelli al LXII congresso del PSI. [45] "Io, la sinistra e i meriti di Craxi", Intervista a Giuliano Amato, di Giancarlo Bosetti, «Reset» 22 agosto 2000. [46] Luigi Covatta sul suo ultimo libro "La legge di Tocqueville. Come nacque e morì la riforma della prima Repubblica italiana" (Edizioni Diabasis) [47] FATICOSO ACCORDO A MILANO SULLA NUOVA GIUNTA PILLITTERI (http:/ / ricerca. repubblica. it/ repubblica/ archivio/ repubblica/ 1986/ 12/ 20/ faticoso-accordo-milano-sulla-nuova-giunta-pillitteri. html) [48] PILLITTERI: 'GIUDICATEMI FRA 3 MESI' (http:/ / ricerca. repubblica. it/ repubblica/ archivio/ repubblica/ 1986/ 12/ 23/ pillitteri-giudicatemi-fra-mesi. html) [49] "Chiesa ha ricattato anche noi" (http:/ / archiviostorico. corriere. it/ 1992/ marzo/ 04/ Chiesa_ricattato_anche_noi__co_0_92030418819. shtml) [50] Mani pulite, anno zero (http:/ / www. archivio900. it/ it/ articoli/ art. aspx?id=5379) [51] PSI. Un crollo annunciato sulla scia degli ultimi scandali. L'onda lunga del garofano ambrosiano perde quasi sei punti (http:/ / archiviostorico. corriere. it/ 1992/ aprile/ 07/ PSI_crollo_annunciato_sulla_scia_co_0_9204076578. shtml)
  • Bettino Craxi 48 [52] Craxi: spergiuro chi nega le tangenti (http:/ / archiviostorico. corriere. it/ 1992/ luglio/ 04/ Craxi_spergiuro_chi_nega_tangenti_co_0_9207043045. shtml) [53] La cosa emerse anche al processo Cusani, come rilevato da L. Musella, "Questione morale" e costruzione pubblica di un giudizio nei processi ai politici degli anni Novanta, in Memoria e ricerca, fasc. 32, annata 2009: quando il pubblico ministero chiese all'indagato di reato connesso Craxi se, dopo le sue dichiarazioni alla Camera, si fosse alzato qualcuno a smentirlo, egli rispose: In quel momento non si è alzato nessuno! (tratto da A. Pamparana, Il processo Cusani, Milano, Mondadori, 1994, pp. 133-137). [54] E D'Ambrosio a sorpresa su Craxi: nessuna prova di arricchimento personale (http:/ / archiviostorico. corriere. it/ 1996/ febbraio/ 23/ Ambrosio_sorpresa_Craxi_nessuna_prova_co_8_9602231874. shtml) [55] Il leader del Garofano in Aula disse: la politica si finanzia così. E tutti tacquero (http:/ / archiviostorico. corriere. it/ 1999/ ottobre/ 29/ leader_del_Garofano_Aula_disse_co_0_9910291998. shtml) [56] «Un finanziamento irregolare o illegale al sistema politico, per quante reazioni e giudizi negativi possa comportare e per quante degenerazioni possa aver generato, non è e non può essere considerato un esplosivo per far saltare un sistema, per delegittimare una classe politica, per creare un clima nel quale di certo non possono nascere né le correzioni che si impongono né un’opera di risanamento efficace, ma solo la disgregazione e l’avventura»: tratto da Giorgio Fedel, «Tre discorsi politici – Frammenti di etica della responsabilità», Rubbettino. [57] Secondo Ostellino, da ciò derivano "due pregiudizi che ancora avvelenano la vita del Paese. Il primo, che dalla nascita della Repubblica l’Italia sia stata governata da mariuoli e che il solo partito immune da responsabilità politiche, e giudiziarie, fosse il Pci che traeva i propri finanziamenti dall’Urss, nemica del sistema di alleanze internazionali dell’Italia. Il secondo pregiudizio è che la magistratura possa risolvere un problema che è solo politico: quello dei costi, e del finanziamento, della politica, cioè dei rapporti fra società civile e società politica in un sistema di mercato e capitalistico". Cfr. Piero Ostellino, Tangentopoli che cosa resterà, Corriere della sera, 21 gennaio 2010. [58] "Bettino fu un capro espiatorio" (http:/ / www. lastampa. it/ redazione/ cmsSezioni/ politica/ 200912articoli/ 50830girata. asp) [59] L'Avanti, 23 agosto 1992. [60] "Turati, Nenni e il poker d' assi di Bettino Craxi", Repubblica — 23 dicembre 2002, pagina 19. [61] Il ceto politico, a differenza di quanto era avvenuto nel 1974 con la legge sul finanziamento pubblico dei partiti dopo il primo scandalo dei petroli, si sentì troppo screditato, coinvolto o in pericolo per percorrere la stessa strada, cui conduceva il discorso politico di Craxi: l'affacciarsi di responsabilità personali dei massimi leader politici ostò alla stessa soluzione ("Se l' uscita da Tangentopoli deve coincidere con un cambiamento, allora non puo' che avvenire attraverso la punizione di chi ha violato la legge e la costruzione di un nuovo sistema basato sulla legalità": Corriere della Sera, "Il giudice dello scandalo petroli: non ripetiamo certi errori", 1 marzo 1993 - Pagina 4). [62] In diciotto pagine le accuse a Craxi (http:/ / archiviostorico. corriere. it/ 1992/ dicembre/ 16/ diciotto_pagine_accuse_Craxi_co_0_92121614801. shtml) [63] Filippo Ceccarelli, "Oggi a destra si fa finta di niente ma allora tutti braccavano Bettino", Repubblica — 10 febbraio 2005-pagina 25, consultabile alla URL ((http:/ / ricerca. repubblica. it/ repubblica/ archivio/ repubblica/ 2005/ 02/ 10/ oggi-destra-si-fa-finta-di-niente. html)). L’episodio fu ripreso da Pingitore nel film Ladri si nasce, in cui Zerbinati interpreta se stesso scambiato per Craxi sorpreso libero per strada e destinatario degli insulti degli astanti. [64] Nuovi avvisi: Citaristi 21 Craxi 11, entra Mensurati (http:/ / archiviostorico. corriere. it/ 1993/ marzo/ 24/ nuovi_avvisi_Citaristi_Craxi_entra_co_0_93032413715. shtml) [65] Craxi getta la spugna, PSI spaccato (http:/ / archiviostorico. corriere. it/ 1993/ febbraio/ 12/ Craxi_getta_spugna_PSI_spaccato_co_0_9302126492. shtml) [66] A questa categoria la sua difesa ascrisse anche la maxi-tangente ENIMONT: al processo Cusani essa fu da Craxi definita la "maxi-palla" sia per le dimensioni (che contestò, e che poi tutti i politici ridimensionarono defalcando dal totale loro addebitato le somme restituite da Cusani e Bonifaci) sia per il titolo in virtù del quale fu percepita (che sostenne trattarsi non di corruzione ma di finanziamento illecito di partito); pur dissentendo da tale ricostruzione, il p.m. Di Pietro dopo l'interrogatorio di Craxi sostenne che la sua sincerità "confessoria" giustificava il mancato esercizio di uno stringente controinterrogatorio. [67] Vi è però chi nel discorso vide anche una profonda valenza politica:"Il suo testamento finale, quel discorso parlamentare dedicato a Mani Pulite, lo vede proteso a chiedere ai partiti uno scatto di autocritica e di orgoglio che avrebbe risparmiato all'Italia tante false rivoluzioni e tante sofferenze": Peppino Caldarola, Un innovatore chiamato Bettino Craxi, Il Tempo, 19 gennaio 2009, p. 1. [68] Parte dei dimostranti, sventolando banconote da 50 o 100 mila lire, intonavano in coro "Vuoi pure queste? Bettino vuoi pure queste?" sull'aria della canzone "Guantanamera". [69] Video Bettino Craxi - Hotel Raphael - 30 aprile 1993 (http:/ / www. youtube. com/ watch?v=TgikVvKyc70) [70] "Può fuggire, via il passaporto a Craxi" (http:/ / archiviostorico. corriere. it/ 1994/ maggio/ 13/ puo_fuggire_via_passaporto_Craxi_co_0_9405134606. shtml) [71] "Bettino è a Tunisi, ha avuto un infarto" "Sta proprio male, è sottoposto ad accertamenti però non ha perso il buon umore" "Qui abbiamo un sacco di amici medici, ottimi specialisti di scuola francese" (http:/ / archiviostorico. corriere. it/ 1994/ maggio/ 19/ Bettino_Tunisi_avuto_infarto_Sta_co_0_9405195943. shtml) [72] E CRAXI SBARCA A PARIGI (http:/ / ricerca. repubblica. it/ repubblica/ archivio/ repubblica/ 1994/ 05/ 05/ craxi-sbarca-parigi. html). La cosa fu poi confermata dal suo fido autista Umberto Cicconi, secondo cui in quei giorni Craxi si trovava a Cap Ferrat, nell'appartamento preso in affitto qualche mese prima: "...infatti, prima di Hammamet il suo esilio doveva essere Parigi, perché sembrava che la Francia lo avrebbe accolto. Del resto, non c'era motivo di dubitarne, dato che chiunque in passato vi aveva sempre trovato asilo per motivi politici, persino in relazione ad accuse di terrorismo." (SEGRETI E MISFATTI - GLI ULTIMI VENT'ANNI CON CRAXI - RICORDI DI UMBERTO CICCONI, Sapere 2000 edizioni multimediali)
  • Bettino Craxi 49 [73] Adesso è ufficiale Craxi "latitante" (http:/ / archiviostorico. corriere. it/ 1995/ luglio/ 22/ Adesso_ufficiale_Craxi_latitante__co_0_9507221903. shtml) [74] Come dimostra, ancora a molti anni dai fatti, il dibattito svoltosi sul punto nel consiglio comunale di Verdellino: cfr. ((http:/ / www. comune. verdellino. bg. it/ docs. war/ interventi_delib_14. pdf)) [75] Craxi, l'ultimo saluto. Contestati governo e giudici (http:/ / www. repubblica. it/ online/ politica/ craxi1/ hammamet2/ hammamet2. html), articolo de La Repubblica del 22 gennaio 2000 [76] E. Esposito, "Il vento di Hammamet, gelido dall'Italia", consultabile su ((http:/ / www. calnews. it/ index. php?option=com_content& task=view& id=1617)). [77] Giovanni Orsina, articolo su Il Mattino del 18 agosto 2008, p. 1. [78] Come sostenuto in "Il ritorno dei socialisti sulla ribalta politica fenomeno a tempo o segno di conservazione?" Intervista di Vassily Sortino a Bianca Turando, su Ateneonline (www.ateneonline-aol.it) 7 luglio 2004; vi si legge che per la storia della vita politica italiana il governo Craxi del 1983 "ha rappresentato il tentativo di modernizzazione dell'Italia. Una modernizzazione almeno su tre direttrici. La prima era quella di sviluppare gli elementi liberalsocialisti che erano insiti nel sistema politico italiano. Il secondo era modernizzare lo stato italiano, avendo come modello le democrazie avanzate europee. Terzo, Bettino Craxi tentò di far compiere al paese il passaggio da una democrazia ancora molto poco sviluppata a una democrazia moderna e più vicina ai modelli europei" [79] Intervista a Paolo Franchi di Luciano Violante, Corriere della Sera, 25 luglio 1996, pagina 6 [80] Piero Fassino "Per passione", 2003; cfr. anche Walter Veltroni, il 15 luglio 2009, in occasione della presentazone del libro di Stefano Rolando "Una voce poco fa. Politica, comunicazione e media nella vicenda del Psi dal 1976 al 1994", secondo cui Craxi «interpretò meglio di ogni altro uomo politico come la società italiana stava cambiando (...) decise che bisognava cambiare gioco, porre la sinistra di fronte al problema di una nuova leadership (...) in politica estera ci fu l’episodio di Sigonella ma anche la scelta di tenere l’Italia nella sfera occidentale, senza intaccare autonomia e dignità del Paese»: ((http:/ / www. corriere. it/ politica/ 09_luglio_15/ Garibaldi_veltroni_berlinguer_b06da232-7107-11de-b1fb-00144f02aabc. shtml)) [81] Mario Ajello, "Bettino, pioniere della seconda Repubblica" su Il Mattino del 19 gennaio 2010. [82] S. Bonsanti, CRAXI E LA SINISTRA DC? 'GOLLISTI', Repubblica — 26 giugno 1990, pagina 7. Vi si legge, tra l'altro, di un fondo de "Il Popolo" in cui si accusa la sinistra DC di aver appoggiato il referendum elettorale ("Al fine di ostacolare il presidenzialismo di Craxi scrive Bertoldo i promotori del referendum non hanno trovato di meglio che invocare una repubblica gollista e lavorano in questa direzione con uno zelo acefalo che ricorda il cieco determinismo delle api operaie. Chi ci salverà, chiede Bertoldo, da un' operazione che vede affiancati Occhetto e Pininfarina, Pannella e padre Sorge, Il Giornale e la Repubblica?") e Craxi di volere un "presidente della Repubblica con i poteri dell' esecutivo (...). Conclude Bertoldo: Se non è zuppa è pan bagnato". [83] "Non ritenne di dover discriminare nessuno, e decise di consultare, quando formò il suo primo governo, anche il segretario del Msi Almirante, e fu la prima volta che accadeva": Mauro Del Bue, Il socialismo liberale da Rosselli a Craxi, su ((http:/ / www. kore. it/ archivio/ forum8/ 0000215f. htm)) [84] onorevole Enzo Trantino, presidente della Giunta delle elezioni della Camera dei deputati nella X legislatura. [85] "Craxi, non a caso, è solo un amico personale del presidente del Consiglio che in pratica ha il solo merito di averlo anticipato nello sdoganamento della destra”: Ernesto Galli Della Loggia, Le ombre del passato, Corriere della sera, 30 marzo 2009 [86] Ezio Cartotto, Operazione Botticelli. Gestione di un incubo: nasce Forza Italia, Feltrinelli ed., 2003, dichiara che nel 1993 Craxi - pure incredibilmente aperto alla partecipazione della Lega di Bossi, nonostante un decennio di scontri furiosi - avrebbe concluso (sulla possibile adesione del MSI-DN di Fini, almeno al Sud) con la tassativa affermazione: "Silvio, con i fascisti mai". [87] Intervista di Massimo D'Alema a Crozza Italia live del 30 novembre 2008, sulla emittente televisiva "La7", in cui il politico democratico indica sé stesso e Craxi come gli unici Capi del Governo che furono leader di partiti di sinistra. [88] La Stampa, "Bettino fu un capro espiatorio", 31/12/2009, in cui Fassino ha tra l'altro dichiarato: «Craxi è stato un politico della sinistra, nel solco della storia del socialismo riformista. Ha rivitalizzato il Psi, ha intuito prima di altri quanto l’Italia avesse bisogno di una modernizzazione economica ed istituzionale, su questo sfidò due grandi forze come la Dc e il Pci ed avvertendo il rischio di non farcela, non sfuggì alla tentazione di un'alleanza con i poteri forti, come la P2 di Gelli, terreno sul quale è maturata la degenerazione e la corruzione». [89] "Craxi corrotto": 5 anni e mezzo di carcere (http:/ / archiviostorico. corriere. it/ 1996/ novembre/ 13/ Craxi_corrotto_anni_mezzo_carcere_co_0_9611134952. shtml) [90] Mm: condanna a Craxi confermata in Cassazione (http:/ / archiviostorico. corriere. it/ 1999/ aprile/ 21/ condanna_Craxi_confermata_Cassazione_co_0_990421407. shtml) [91] Finanziamenti a Craxi, Berlusconi condannato (http:/ / archiviostorico. corriere. it/ 1998/ luglio/ 14/ Finanziamenti_Craxi_Berlusconi_condannato_co_0_9807143788. shtml) [92] All Iberian, Craxi e Berlusconi non punibili (http:/ / archiviostorico. corriere. it/ 1999/ ottobre/ 27/ All_Iberian_Craxi_Berlusconi_non_co_0_9910271746. shtml) [93] Enel, Greganti condannato per corruzione (http:/ / archiviostorico. corriere. it/ 1999/ gennaio/ 23/ Enel_Greganti_condannato_per_corruzione_co_0_9901233880. shtml) [94] Craxi, condanna annullata (http:/ / archiviostorico. corriere. it/ 1999/ giugno/ 16/ Craxi_condanna_annullata_co_0_9906163248. shtml) [95] Enimont: sconto di pena a Craxi e Martelli (http:/ / archiviostorico. corriere. it/ 1999/ ottobre/ 02/ Enimont_sconto_pena_Craxi_Martelli_co_0_9910022893. shtml) [96] Fondi neri: 56 a giudizio tra politici e manager (http:/ / archiviostorico. corriere. it/ 1998/ marzo/ 26/ Fondi_neri_giudizio_tra_politici_co_0_98032612042. shtml)
  • Bettino Craxi 50 [97] Fondi neri Eni, 17 a processo (http:/ / archiviostorico. corriere. it/ 1998/ dicembre/ 01/ Fondi_neri_Eni_processo_co_0_98120110276. shtml) [98] Marco Travaglio, Bettino nostro che sei nei cieli da Passaparola del 5 gennaio 2009 (http:/ / www. beppegrillo. it/ 2009/ 01/ passaparola_lun_11/ ) [99] Sentenza di condanna di Bettino Craxi nel processo All Iberian da parte del Tribunale di Milano [100] . La sentenza della Corte d'appello 8 febbraio 2005, che confermava la condanna di Raggio per riciclaggio e ricettazione di proventi patrimoniali illeciti, precisa che tali proventi discendevano solo da violazione della legge sul finanziamento illecito dei partiti e non da corruzione: ciò pur sostenendo che "l'elargizione di finanziamenti occulti ai partiti politici ha alterato il leale svolgimento della dialettica democratica violando la norma penale e certo non allevia la lesione l'osservazione per cui non ci sarebbe stato nulla di male se i finanziamenti fossero stati “autorizzati”, ossia dichiarati e registrati".Sotto il profilo della politica del diritto, la tematica è stata sviluppata da un intervento parlamentare del senatore Felice Besostri: "ha un senso voler distinguere, di fronte alla commissione di un reato, se questo ha portato all'arricchimento personale o meno; ma (...) mentre l'arricchimento personale è soggetto alla riprovazione sociale dei cittadini e perciò è un fenomeno destinato a non essere contagioso e quando uno viene colpito incontra anche il consenso per il fatto di essere punito, il finanziamento illecito senza arricchimento personale, magari per fini nobilissimi, è circondato invece da una considerazione tutto sommato positiva, perlomeno sul piano etico, viene considerato che quell'individuo ha svolto quell'attività ma non lo ha fatto per sé bensì per una causa superiore. Ma allora, siccome non sono separabili i canali della corruzione e gli strumenti, proprio l'esistenza di chi si è fatto corrompere o ha costituito uno dei canali per un illecito finanziamento di cause nobili rappresenta la copertura, la garanzia, l'usbergo di chi invece all'interno di quel sistema si arricchisce personalmente. In ogni caso, poi, questo fatto, rendendo accettabile il finanziamento illecito, impedisce che ci sia una reazione nei confronti della sua repressione e non si possono distinguere i canali" (Senato della Repubblica, legislatura 13º - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 787 del 02/03/2000, intervento del senatore Felice Besostri). [101] Editoriale su Libero del 19 dicembre 2008, secondo cui "i tangentocrati della Prima Repubblica rubavano per il partito, mentre questi di oggi rubano per la propria tasca". [102] Corriere della sera, 12 gennaio 2010, «Mio padre Craxi e quei fondi del Psi», intervista ad Aldo Cazzullo di Stefania Craxi, secondo cui «Il tesoro di Craxi è una maxi-balla. Non è mai esistito. Esisteva il "tesoro" del partito: i conti esteri del Psi. Mio padre non se n’era mai occupato. Dopo la morte di Vincenzo Balzamo, l’amministratore, la sua segreteria comunicò a Bettino i numeri di alcuni conti esteri del Psi, quelli che supponevano lui conoscesse: i conti del partito di Milano. Quindi solo una piccola parte del totale, visto che nel partito c’erano ras e correnti e ognuno badava a se stesso. Mio padre mandò la busta al nuovo segretario, Giorgio Benvenuto. Che gliela rimandò indietro. Lo stesso fece il successore di Benvenuto, Ottaviano Del Turco. A quel punto Craxi passò i riferimenti a persone di cui pensava di potersi fidare (...) Raggio, e altri. Mal gliene incolse. Ma mio padre era un uomo solo. In quel clima di intimidazione, era facile commettere errori. E anche lui ne commise». Già secondo il Corriere della sera, 14 luglio 2008, "si parlò di una busta con i conti esteri, consegnata al nuovo segretario e strappata. «A Del Turco — racconta Bobo Craxi — fu fatto sapere che, come tutti i partiti "leninisti", anche il nostro aveva munizioni nascoste in caso di guerra. Insomma, risorse altrove da usare per le calamità; e la calamità era arrivata. Lui rispose che non voleva saperne».". [103] La Stampa, 16/1/2010 "I socialisti del dopo Psi divisi anche ad Hammamet". [104] Corte Europea dei Diritti dell'Uomo (Strasburgo) CASO CRAXI contro ITALIA (n. 2) (op. cit.) [105] Corte Europea dei Diritti dell'Uomo (Strasburgo) CASO CRAXI contro ITALIA (n.1) (op. cit.) [106] Bobo Craxi attacca Vespa: "Il gossip postumo è odioso" - LASTAMPA.it (http:/ / www. lastampa. it/ redazione/ cmsSezioni/ politica/ 200710articoli/ 27132girata. asp) [107] Tentativo contraddittorio con la posizione della signora Anna Craxi, la coniuge del defunto che rifiuta di presenziare ad ogni commemorazione pubblica in Italia (Corriere della sera, 14 gennaio 2010, «Tra me e Bettino una promessa: il suo corpo non tornerà mai in Italia») e che respinse il massimo atto ufficiale che si tributa ad un defunto, l'offerta dei funerali di Stato avanzata dal Consiglio dei ministri della Repubblica italiana. La spiegazione di tale posizione probabilmente riposa nelle parole di Antonio di Pietro, secondo cui "i finti e gli ipocriti festeggiamenti per Craxi" oggi gli sarebbero tributati soprattutto da "quelli che ieri lo criticavano e lo tradirono" (cfr. ((http:/ / www. corriere. it/ politica/ 10_gennaio_15/ di-pietro-dossier_e8941136-01d6-11df-866a-00144f02aabe. shtml)). [108] ((http:/ / www. corriere. it/ politica/ 09_dicembre_30/ craxi-via-polemiche_9225e69a-f55a-11de-8621-00144f02aabe. shtml)) [109] ((http:/ / www. repubblica. it/ online/ politica/ hammamet/ aulla/ aulla. html)) [110] ((http:/ / www. ilgiornale. it/ interni/ craxi_e_roma_veltroni_dedico_via/ 02-01-2010/ articolo-id=410659-page=0-comments=1)) [111] Spesso confuso con la parola iman, che invece vuol dire "fede". [112] Matt Frei, «Italy. The unfinished revolution», Sinclair-Stevenson [113] Merlo Francesco, A ciascuno il suo Craxi, Corriere della Sera, 1 luglio 1996, p. 1. [114] La canzone "La ballata dell'Uomo Ragno" canta a suo riguardo: "è solo il capobanda ma sembra un faraone, ha gli occhi dello schiavo e lo sguardo del padrone,si atteggia a Mitterrand ma è peggio di Nerone". Va anche notato che a distanza di 15 anni, De Gregori - la cui canzone "Viva l'Italia" accompagnò suo malgrado i congressi del PSI per tutto il quindicennio di gestione craxiana - afferma che "se ripenso a Craxi credo che intellettualmente sia molto superiore a tanti politici di oggi" Edmondo Berselli. E De Gregori riabilita Craxi "Era superiore ai politici di oggi" (http:/ / www. repubblica. it/ 2006/ 11/ sezioni/ politica/ de-gregori-craxi/ de-gregori-craxi/ de-gregori-craxi. html). la Repubblica, 4 novembre 2006. URL consultato il 16-11-2007. [115] Film inchiesta del 1963 di cui Craxi fu sceneggiatore e soggettista e Pillitteri regista; fu presentato alla Mostra del Cinema di Venezia di quell'anno. [116] La Mia Vita è Stata una Corsa (2008), di Paolo Pizzolante - CinemaItaliano.info (http:/ / www. cinemaitaliano. info/ lamiavitaestataunacorsa)
  • Bettino Craxi 51 [117] Gianni Pennacchi, «Hammamet»: la tragedia teatrale che riabilita Craxi (http:/ / js. ilgiornale. it/ a. pic1?ID=309292), Il Giornale, 27/11/2008 [118] http:/ / www. libbra. it/ dossier/ dossier3. html [119] http:/ / www. lastoriasiamonoi. rai. it/ puntata. aspx?id=283 [120] http:/ / www. lastoriasiamonoi. rai. it/ pop/ schedaVideo. aspx?id=130 [121] http:/ / news. bbc. co. uk/ 1/ hi/ world/ europe/ 610659. stm [122] http:/ / digilander. libero. it/ edmond_dantes_17/ facci. htm [123] http:/ / www. dirittiuomo. it/ corte%20europea/ italia/ 2003/ craxi2003. htm [124] http:/ / www. dirittiuomo. it/ News/ News2002/ Craxi. htm [125] http:/ / www. radioradicale. it/ parola-a-bettino-craxi-lo-speciale-a-10-anni-dalla-morte [126] http:/ / www. lastoriasiamonoi. rai. it/ pop/ schedaVideo640480. aspx?id=708 Silvio Berlusconi Presidente del Consiglio dei ministri Silvio Berlusconi Luogo di nascita Milano Data di nascita 29 settembre 1936 Partito politico Il Popolo della Libertà, Partito Popolare Europeo Mandato I. 10 maggio 1994 - 17 gennaio 1995 II. 11 giugno 2001 - 23 aprile 2005 III. 23 aprile 2005 - 17 maggio 2006 IV. 8 maggio 2008 - attualmente in carica Titolo di studio laurea in giurisprudenza; laurea honoris causa in ingegneria gestionale Professione imprenditore; politico Coniuge Veronica Lario
  • Silvio Berlusconi 52 Predecessore I. Carlo Azeglio Ciampi II. Giuliano Amato III. Silvio Berlusconi IV. Romano Prodi Successore I. Lamberto Dini II. Silvio Berlusconi III. Romano Prodi IV. in carica Parlamento italiano Camera dei deputati Legislatura XII, XIII, XIV, XV, XVI Legislatura Circoscrizione XV Lazio 1 (XII legislatura), III Lombardia 1 (XIII, XIV legislatura), XIX Campania 1 (XV legislatura), XVIII Molise (XVI legislatura) Collegio Roma centro (XII leg), Milano 1 (XIII, XIV leg.) [1] Pagina istituzionale Silvio Berlusconi (Milano, 29 settembre 1936) è un politico e imprenditore italiano, detto "il Cavaliere" in ragione dell'onorificenza di cavaliere del Lavoro conferitagli nel 1977. È l'attuale presidente del Consiglio dei Ministri, in carica dall'8 maggio 2008 per il suo quarto mandato. Ha iniziato la sua attività imprenditoriale nel campo dell'edilizia. Nel 1978 ha fondato la società finanziaria Fininvest e nel 1993 la società di produzione multimediale Mediaset. Secondo la rivista americana Forbes, nel 2010 Silvio Berlusconi è il terzo uomo più ricco d'Italia e il 74º più ricco del mondo, con un patrimonio stimato in 9,0 miliardi di dollari USA.[2] [3] Nel gennaio del 1994 ha fondato il movimento politico di centro-destra Forza Italia,[4] [5] [6] [7] poi confluito nel 2009 nel Popolo della Libertà. Da uomo politico siede alla Camera dei deputati dal 1994, anno della sua prima elezione. Ha ottenuto quattro mandati da presidente del Consiglio: il primo nella XII legislatura (1994), due consecutivi nella XIV (2001-2005 e 2005-2006);[8] infine, l'attuale, nella XVI (2008). Complessivamente Silvio Berlusconi detiene il record di durata in carica come capo di governo dell'Italia repubblicana e ha presieduto il gabinetto di governo più longevo della Repubblica Italiana (Berlusconi II).[9] [10] [11] [12] Silvio Berlusconi è stato imputato in oltre venti procedimenti giudiziari, nessuno dei quali si è concluso con una sentenza definitiva di condanna, per via di assoluzioni, declaratorie di prescrizione e depenalizzazioni dei reati. Note biografiche È il primogenito di una famiglia della piccola borghesia milanese. Il padre Luigi[13] (Saronno, 1908 – Milano, 1989) era impiegato alla Banca Rasini, della quale nel 1957 divenne procuratore generale; la madre Rosa Bossi detta Rosella (Milano, 1911 – 2008) era casalinga, e in precedenza aveva lavorato come segretaria alla Pirelli. Dal loro matrimonio, oltre a Silvio, nacquero Maria Antonietta (Milano, 1943 – 2009), ex ballerina[14] , e Paolo (Milano, 1949), anch'egli imprenditore. Nel 1954 conseguì la maturità classica al liceo salesiano Sant'Ambrogio di Milano e si iscrisse alla facoltà di Giurisprudenza presso l'Università Statale dove, nel 1961, si laureò in legge con lode discutendo una tesi in diritto commerciale con relatore il professor Remo Franceschelli. La tesi, intitolata "Il contratto di pubblicità per inserzione", fu premiata con due milioni di lire dall’agenzia pubblicitaria Manzoni di Milano.[15] Dopo la laurea, non svolse il servizio militare.[16]
  • Silvio Berlusconi 53 Nel 1964 conobbe Carla Elvira Lucia Dall'Oglio (La Spezia, 1940), che sposò nel 1965 e dalla quale ebbe in seguito i figli: Maria Elvira detta Marina (Milano, 1966) e Pier Silvio (Milano, 1969).[17] Nel 1980, al Teatro Manzoni di Milano conobbe l'attrice Veronica Lario, nome d'arte di Miriam Bartolini (Bologna, 1956), intraprendendo da subito con lei una relazione extraconiugale, facendola trasferire a vivere insieme alla madre di lei nella sede operativa della Fininvest, presso villa Borletti di via Rovani a Milano.[15] Nel 1985 Berlusconi divorziò da Carla Dall'Oglio e ufficializzò la relazione con Veronica, che sposò con rito civile nel 1990, dopo la nascita dei figli: Barbara (1984), Eleonora (1986) e Luigi (1988). Il 2 maggio 2009 Veronica Lario ha annunciato di voler chiedere il divorzio.[18] Attività imprenditoriale Edilizia Dopo le prime saltuarie esperienze lavorative giovanili come cantante e intrattenitore sulle navi da crociera insieme all’amico Fedele Confalonieri[19] e come venditore porta a porta di scope elettriche insieme all’amico Guido Possa[20] , iniziò l’attività di agente immobiliare[21] e, nel 1961, fondò la Cantieri Riuniti Milanesi Srl insieme al costruttore Pietro Canali. Il primo acquisto immobiliare fu un terreno in via Alciati a Milano, per 190 milioni di lire, grazie alla fideiussione del banchiere Carlo Rasini (titolare e cofondatore della Banca Rasini, nella quale lavorava il padre di Silvio).[22] Nel 1963 fonda la Edilnord Sas, in cui è socio d'opera accomandatario, mentre Carlo Rasini e il commercialista svizzero Carlo Rezzonico sono soci accomandanti. In quest'azienda, Carlo Rezzonico fornisce i capitali attraverso la finanziaria Finanzierungsgesellschaft für Residenzen AG di Lugano.[23] Gli anonimi capitali della finanziaria svizzera vengono in parte depositati presso l'International Bank di Zurigo e pervengono alla Edilnord attraverso la Banca Rasini. Nel 1964, l'azienda di Berlusconi apre un cantiere a Brugherio per edificare una città modello da 4.000 abitanti. I primi condominî sono pronti già nel 1965, ma non si vendono con facilità.[24] Nel 1968 nasce la Edilnord Sas di Lidia Borsani e C. (la Borsani è cugina di Berlusconi), generalmente chiamata Edilnord 2, che acquista 712 mila m2 di terreni nel comune di Segrate, dove sorgerà Milano Due, a seguito alla dichiarazione del 1971 con cui il consiglio dei Lavori Pubblici dichiara ufficialmente residenziale il suolo ed a seguito della concessione delle licenze edilizie da parte del comune di Segrate. La vicenda con cui ottenne a Roma il cambio di talune rotte aeree dell'aeroporto di Linate - le cui intollerabili onde sonore, superiori a 100 decibel, rendevano arrischiato l'investimento e difficoltosa la vendita degli appartamenti - fu ricostruita da Camilla Cederna come frutto di un'intensa attività di lobbying presso i Ministeri competenti[25] : lo stesso Berlusconi, ricordando anni dopo la sua frequentazione dei ministeri romani di quegli anni, dichiarerà che offrire un mazzo di rose ad una segretaria gli aprì le porte di molti uffici di direttori generali. Nel 1972 viene liquidata la Edilnord e creata la Edilnord Centri Residenziali Sas di Lidia Borsani, quest'ultima socia accomandante, con i finanziamenti della Aktiengesellschaft für Immobilienlagen in Residenzzentren AG di Lugano. Nel 1973 viene fondata la Italcantieri Srl, trasformata poi in SpA nel 1975, con Silvio Berlusconi quale presidente. I capitali sono di due fiduciarie svizzere e precisamente della Cofigen[26] , legata al finanziere Tito Tettamanti e alla Banca della Svizzera Italiana[27] e della Eti AG Holding di Chiasso[28] il cui amministratore delegato è Ercole Doninelli.[29] Nello stesso anno, tramite l'avvocato Cesare Previti, Berlusconi acquista ad Arcore, pagandola appena 500 milioni di lire, la Villa San Martino ed alcuni terreni contigui.[30] La proprietà gli è venduta da Annamaria Casati Stampa di Soncino, ereditiera da una nota famiglia nobiliare lombarda, rimasta orfana nel 1970 e in difficoltà finanziarie a causa di debiti con il fisco, di cui l'avvocato Previti è tutore legale.[30] Nel 1974 viene costituita a Roma l'Immobiliare San Martino, amministrata da Marcello Dell'Utri (amico di Berlusconi fin dagli anni universitari con Fedele Confalonieri), con il finanziamento di due fiduciarie della Banca Nazionale del Lavoro, la Servizio Italia Fiduciaria Spa e la Società Azionaria Fiduciaria.
  • Silvio Berlusconi 54 Nel 1977, a coronamento di questa ampia e riuscita attività edilizia, Silvio Berlusconi viene nominato cavaliere del lavoro dal presidente della Repubblica Giovanni Leone. Nel gennaio 1978, viene liquidata la Edilnord per dare vita alla Milano 2 Spa, costituita a Segrate dalla fusione con l'Immobiliare San Martino Spa. Aspetti controversi dell'attività edilizia: i finanziamenti di origine ignota Per avviare la sua attività imprenditoriale nel 1961 nel campo dell'edilizia Berlusconi ottenne una fideiussione dalla Banca Rasini, indicata da Michele Sindona e in diversi documenti della magistratura come la principale banca usata dalla mafia nel nord Italia per il riciclaggio di denaro sporco e fra i cui clienti si potevano elencare Totò Riina, Bernardo Provenzano e Pippo Calò[31] . Nella società fondata da lui e Pietro Canali impegnò 30 milioni di lire, provenienti, secondo quando da lui affermato, dalla liquidazione anticipata di suo padre Luigi, procuratore della Banca Rasini. Il resto venne da una fideiussione fornita dalla stessa banca.[32] . Riguardo invece all'origine di alcuni finanziamenti, provenienti da conti svizzeri alla Fininvest negli anni 1975-1978, dalla fondazione all'articolazione in 22 holding (i quali ammontavano a 93,9 miliardi di lire dell'epoca)[33] Berlusconi, interrogato in sede giudiziaria dal pubblico ministero Antonio Ingroia, si avvalse della facoltà di non rispondere[34] ; così, anche a causa delle leggi svizzere sul segreto bancario, non è stato possibile accedere alle identità dei possessori dei conti cifrati inerenti al flusso di capitali transitato all'epoca e in piena disponibilità della Fininvest.[35] In particolare alcune delle "piogge di liquidità" contestate a Berlusconi, dal quotidiano la Padania, sono: • Il 26 settembre 1968, la Edilnord Sas acquistò dal conte Bonzi l'intera area dove Berlusconi avrebbe edificato Milano 2. Berlusconi pagò il terreno 4.250 lire al metro quadro, per un totale di oltre tre miliardi di lire; inoltre nei mesi successivi l'imprenditore edificò un cantiere che costava circa 500 milioni al giorno. All'epoca Berlusconi aveva 32 anni e nessun patrimonio a disposizione sua o della famiglia da cui attingere questa liquidità.[36] • Il 2 febbraio 1973, Berlusconi fondò la Italcantieri Srl. Il 18 luglio 1975 questa piccola impresa diventò una Spa con un aumento di capitale fino a 500 milioni di lire. In seguito, questa cifra aumentò fino a due miliardi e la società emise un prestito obbligazionario per altri due miliardi.[36] • Il 22 maggio 1974, la Edilnord Centri Residenziali Sas aumentò il capitale sociale a 600 milioni di lire. Il 22 luglio 1975, la medesima società eseguì un altro aumento di capitale, passando a due miliardi di lire.[36] • Nel 1974, Berlusconi acquisì il controllo dell'Immobiliare Romana Paltano, una società con 12 milioni di capitale. L'anno successivo, cambiata la ragione sociale in Cantieri Riuniti Milanesi Spa, il capitale di tale società venne aumentato a 500 milioni e nel 1977 ad un miliardo.[36] • Il 15 settembre 1977, la società Edilnord Sas cedette alla neo-costituita Milano2 Spa tutto il costruito di Milano 2 più alcune aree ancora da edificare. In pochi giorni il capitale della Milano2 Spa passò da un milione a 500 milioni, per arrivare il 19 luglio 1978 a due miliardi.[36] • La holding capogruppo Fininvest nacque in due tappe. Il 21 marzo 1975, a Roma, Berlusconi diede vita alla Fininvest Srl con 20 milioni di capitale; l'11 novembre dello stesso anno i 20 milioni divennero 2 miliardi. L'8 giugno 1978 Berlusconi fondò la Finanziaria di Investimento Srl, ancora con 20 milioni di capitale iniziale, ma già il 30 giugno 1978 (solo 22 giorni dopo la fondazione) quei 20 milioni aumentarono a 50 e il 7 dicembre raggiunsero quota 18 miliardi. In seguito le due società si fusero.[36] • Il 4 maggio 1977, a Roma, Berlusconi fondò l'Immobiliare Idra con capitale di un milione di lire. L'anno successivo la società aumentò il capitale sociale a 900 milioni di lire.[36] Al tempo in cui Luigi Berlusconi era procuratore generale della Banca Rasini, questa entrò in rapporti d'affari con la Cisalpina Overseas Nassau Bank, nel cui consiglio d'amministrazione figuravano Roberto Calvi, Licio Gelli, Michele Sindona e monsignor Paul Marcinkus, responsabile dello IOR (Istituto per le Opere Religiose), di fatto la banca dello Stato della Città del Vaticano. Tutti questi personaggi hanno poi avuto un grosso rilievo nella cronaca giudiziaria. Secondo Sindona e altri collaboratori di giustizia, la Banca Rasini era coinvolta nel riciclaggio di denaro
  • Silvio Berlusconi 55 di provenienza mafiosa (il che spiegherebbe la grossa presenza di finanziatori svizzeri nei primi anni di attività di Berlusconi).[37] Nel 1999 Francesco Giuffrida, vicedirettore della Banca d'Italia a Palermo, durante il processo Dell'Utri, sostenne (in una consulenza da lui eseguita per conto della Procura di Palermo riguardante la ricostruzione degli apporti finanziari intervenuti alle origini del gruppo Fininvest tra gli anni 1975-1984) che non era possibile identificare la provenienza di alcuni fondi Fininvest del valore di 113 miliardi di lire dell'epoca, in contanti e assegni circolari (corrispondenti a circa trecento milioni di euro odierni).[38] La questione riguardava i sospetti di presunti contributi di capitali mafiosi all'origine della Fininvest. Querelato per diffamazione da Mediaset, nel 2007 Giuffrida giunse a un accordo transattivo con i legali di questa, per il quale il consulente della Procura ha riconosciuto i limiti delle conclusioni rassegnate nel proprio elaborato e delle dichiarazioni fornite durante il processo (definite incomplete e parziali a causa della scadenza dei termini di indagine, che non gli avevano permesso di approfondire a sufficienza l'origine di otto transazioni dubbie) e la dichiarazione conseguente che le «operazioni oggetto del suo esame consulenziale erano tutte ricostruibili e tali da escludere l'apporto di capitali di provenienza esterna al gruppo Fininvest».[39] I legali di Giuffrida nel processo per diffamazione hanno comunque rilasciato una dichiarazione, riportata dall'ANSA, in cui sostengono di essere stati avvertiti solo pochi giorni prima (il 18 luglio) del fatto che i legali Mediaset avevano proposto una transazione al loro assistito, di non condividere né quel primo documento ("una bozza di accordo che gli stessi non hanno condiviso, ritenendo che quanto affermato nel documento non corrispondesse alle reali acquisizioni processuali"), né la versione definitiva leggermente corretta ("non sottoscriveranno non condividendo la ricostruzione dei fatti e le affermazioni in esso contenute"). La perizia di Giuffrida era stata ritenuta dai giudici già al tempo basata su "una parziale documentazione", ma era stata ritenuta valida anche in virtù del fatto che non aveva "trovato smentita dal consulente della difesa Dell’Utri", in quanto lo stesso professor Paolo Iovenitti (perito della difesa), davanti alle conclusioni di Giuffrida, aveva ammesso che alcune operazioni erano "potenzialmente non trasparenti" e non aveva "fatto chiarezza sulla vicenda in esame, pur avendo il consulente della difesa la disponibilità di tutta la documentazione esistente presso gli archivi della Fininvest".[40] [41] Tale ritrattazione, contenuta nell'accordo transattivo raggiunto dai legali Mediaset ed il professor Giuffrida a composizione della controversia instaurata dalla Mediaset stessa per diffamazione, non consente comunque di fare chiarezza sulla provenienza dei capitali del gruppo societario facente capo a Silvio Berlusconi. Berlusconi, essendo iscritto alla loggia massonica Propaganda 2[42] di Licio Gelli[43] aveva accesso a finanziamenti altrimenti inottenibili: la Commissione parlamentare d'inchiesta sulla loggia massonica P2[44] , infatti, affermò, nella relazione di maggioranza firmata da Tina Anselmi, che alcuni operatori appartenenti alla Loggia (tra cui Genghini, Fabbri e Berlusconi), trovarono appoggi e finanziamenti presso le banche ai cui vertici risultavano essere personaggi inclusi nelle liste P2 "al di là di ogni merito creditizio".[45] La difesa Le ipotesi di riciclaggio non hanno mai trovato conferma, anche a causa del segreto bancario vigente in Svizzera. Stando alle dichiarazioni dello stesso Silvio Berlusconi, fu la liquidazione del padre Luigi Berlusconi, divenuto poi collaboratore del figlio all'Edilnord e in molti altri momenti cruciali della sua vita imprenditoriale, che servì a finanziare gli inizi della sua attività imprenditoriale e a costituire la metà del capitale dei Cantieri Riuniti Milanesi. Silvio Berlusconi si definisce un "uomo che si è fatto da solo" perché il suo successo - stando a queste dichiarazioni - si basa sulle sue "capacità imprenditoriali", sul suo "fiuto per gli affari", sul suo "lavoro indefesso" e su una serie di "fortuite circostanze", che gli avevano garantito la fiducia dei vari finanziatori.[46]
  • Silvio Berlusconi 56 Televisioni Dopo l'esperienza in campo edilizio Berlusconi allarga il proprio raggio d'affari anche al settore della comunicazione e dei media. Nel 1976, infatti, la sentenza n. 202 della Corte costituzionale apre la strada all'esercizio dell'editoria televisiva, fino ad allora appannaggio esclusivo dello Stato, anche ad emittenti locali. Nel 1978, Berlusconi rileva Telemilano dal fondatore Giacomo Properzj. Si tratta di una televisione via cavo, operante dall'autunno del 1974 nella zona residenziale di Milano 2. A tale società due anni dopo viene dato il nome di Canale 5 ed assume la forma di rete televisiva a livello nazionale, comprendente più Silvio Berlusconi e Il Re del Quiz Mike Bongiorno, dal emittenti. Sempre nel 1978, Berlusconi fonda Fininvest, una 1979 al 2009 conduttore sulle televisioni commerciali holding che coordina tutte le varie attività dell'imprenditore. dell'imprenditore. Il canale nel 1981 trasmette il Mundialito, un torneo di calcio fra nazionali sudamericane ed europee, compresa quella italiana. Per tale evento, nonostante gli iniziali pareri sfavorevoli da parte di ministri del governo Forlani, ottiene dalla RAI l'uso del satellite e la diretta per la trasmissione in Lombardia, mentre nel resto d'Italia l'evento viene trasmesso in differita. A partire dal 1981, Berlusconi inizia ad utilizzare la propria rete di emittenti locali come se fosse un'unica emittente nazionale: si registra con un giorno d'anticipo il palinsesto e le pubblicità e li si trasmette il giorno seguente in contemporanea in tutta Italia. Nel 1982 il gruppo si allarga con l'acquisto di Italia 1 dall'editore Edilio Rusconi e di Rete 4 nel 1984 dal gruppo editoriale Arnoldo Mondadori Editore (all'epoca controllato dall'editore Mario Formenton). Nel 1984 i pretori di Torino, Pescara e Roma oscurano le reti Fininvest per violazione della legge che proibiva alle reti private di trasmettere su scala nazionale. L'azione giudiziaria viene fermata dopo pochi giorni dal governo guidato da Bettino Craxi che con un apposito decreto legge legalizza la situazione della Fininvest. Il gruppo Fininvest riesce perciò, seppur con strumenti non legali per la legislazione di quegli anni, a spezzare l'allora monopolio televisivo RAI. Nel 1990 fu la Legge Mammì a stabilizzare le situazione presente rendendo definitivamente legale la diffusione a livello nazionale di programmi radiotelevisivi privati. Negli anni seguenti il gruppo si diffonde in Europa: in Francia fonda, nel 1986, La Cinq (chiusa nel 1992), in Germania, nel 1987, Tele 5 (si legge Telefünf; chiuderà nel 1992, per poi riaprire nel 2002), in Spagna Telecinco (fondata nel 1990 e ancora oggi attiva). Aspetti controversi delle attività nel campo televisivo La creazione di un gruppo di canali televisivi appariva di fatto in contrasto con la legge in vigore e con le sentenze della Corte costituzionale che, sin dal 1960 (n. 59/1960), aveva mostrato il suo orientamento in materia. Un tema ripreso anche dal più recente pronunciamento del 1981, dove veniva riaffermata la mancanza di costituzionalità nell'ipotesi di permettere ad un soggetto privato il controllo di una televisione nazionale, considerando questa possibilità, visti gli spazi limitati a disposizione, come una lesione al diritto di libertà di manifestazione del proprio pensiero, garantito dall'articolo 21 della Costituzione. Tre pretori da Roma, Milano e Pescara intervennero il 16 ottobre 1984, disponendo - in base al codice postale dell'epoca - il sequestro nelle regioni di loro competenza del sistema che permetteva la trasmissione simultanea nel Paese dei tre canali televisivi. In conseguenza di ciò e per protesta, le emittenti Fininvest interessate dal provvedimento apposero sul video un messaggio, rinunciando a trasmettere la programmazione canonica. Dopo quattro giorni, il 20 ottobre 1984, il governo di Bettino Craxi intervenne direttamente nella questione aperta dalla magistratura, emanando un decreto legge in grado di rimettere in attività il gruppo. Ma il 28 novembre il
  • Silvio Berlusconi 57 Parlamento, invece di convertirlo in legge, lo rifiutò, giudicandolo incostituzionale e permettendo alla magistratura di riprendere l'azione penale contro Fininvest. Craxi varò quindi il 6 dicembre 1984 un nuovo decreto, ponendo al Parlamento la questione di fiducia, che ottenne. La Corte Costituzionale esaminò la legge solo tre anni dopo, mantenendola in vigore, ma sottolineandone la dichiarata transitorietà. L'approvazione del provvedimento fu da alcuni giustificata nella stretta e mai celata amicizia tra Bettino Craxi e Silvio Berlusconi. Secondo altri, invece, il disegno di modernizzazione del Paese del segretario socialista passava per lo scardinamento del monopolio culturale che - attraverso la RAI - era esercitato dalla Democrazia cristiana sulla programmazione radiotelevisiva nazionale; l'oligopolio a cui si giunse, però, probabilmente non corrispondeva alla ratio con cui la Corte costituzionale nel 1976 (invocando l'articolo 21 della Costituzione) aveva ammesso a latere della concessionaria pubblica un sistema plurale di molteplici reti, distribuite sul territorio a livello esclusivamente locale. Il rapporto con Craxi fu documentato nell'archivio dell'ex-presidente del Consiglio, in cui fu trovata anche una lettere a firma di Berlusconi: « Caro Bettino grazie di cuore per quello che hai fatto. So che non è stato facile e che hai dovuto mettere sul tavolo la tua credibilità e la tua autorità. Spero di avere il modo di contraccambiarti. Ho creduto giusto non inserire un riferimento esplicito al tuo nome nei titoli-tv prima della ripresa per non esporti oltre misura. Troveremo insieme al più presto il modo di [47] fare qualcosa di meglio. Ancora grazie, dal profondo del cuore. Con amicizia, tuo Silvio.  » Nel 1990 con la legge Mammì si tornò a legiferare in materia e fu stabilito che non si poteva essere proprietari di più di tre canali, non introducendo però limiti che compromettessero l'estensione assunta dalle reti di Berlusconi. L'approvazione della legge rinnovò forti polemiche e cinque ministri del Governo Andreotti si dimisero per protesta. Berlusconi, essendo state decise anche norme volte a impedire posizioni dominanti contemporaneamente nell'editoria di quotidiani, venne costretto a cedere le proprie quote della società editrice de Il Giornale, che vendette al fratello Paolo. Nel 1994, una nuova sentenza della Corte (la n. 420) dichiarò incostituzionale parte della legge, richiamando la necessità di porre limiti più stretti nella concentrazione di possedimenti in campo mediatico. La legge Gasparri e il lodo Retequattro La situazione di Retequattro è incerta dalla fine degli anni ottanta, dove si iniziò a discutere di concentrazione dei mezzi di informazione, in seguito all'acquisto della Mondadori da parte di Fininvest. Tale situazione perdura tutt'oggi nonostante la giurisprudenza si è pronunciata in più occasioni sulla destinazione del canale, il quale avrebbe dovuto migrare dal sistema analogico a quello digitale e le cui frequenze analogiche sarebbero dovute passare ad un diverso concessionario, vincitore legittimo della gara d'appalto: Francesco Di Stefano, proprietario dell'emittente televisiva Europa 7 . Con la legge Gasparri Retequattro ha potuto invece continuare a trasmettere in chiaro senza risolvere la succitata discriminazione. Tale legge a luglio 2006 è stata bocciata dall'Unione Europea, che ha chiesto all'Italia di cambiare le regole sulla tv, altrimenti scatterebbe una multa di 300.000 euro al giorno.[48] Berlusconi continua ad operare nel settore (tramite l'azienda Mediaset) con concessioni a valenza transitoria. Editoria e altri media Nel campo editoriale diventa, ed è, il principale editore italiano nel settore libri e periodici; nel gennaio 1990 acquisisce la maggioranza azionaria di Mondadori (in cui è confluita negli anni novanta la Silvio Berlusconi Editore, fondata dal magnate milanese negli anni ottanta e attiva nella stampa periodica, e che comprò Tv Sorrisi e Canzoni) con una manovra che causerà un contenzioso (vedi Lodo Mondadori) e la Giulio Einaudi Editore (comprata dalla prima), e di alcune rilevanti case minori (Elemond, Sperling & Kupfer, Grijalbo, Le Monnier, Pianeta scuola, Frassinelli, Electa Napoli, Riccardo Ricciardi editore, Editrice Poseidona).
  • Silvio Berlusconi 58 Nel campo della distribuzione audiovisiva, Berlusconi è stato socio dal 1994 al 2002, attraverso Fininvest, di Blockbuster Italia. Controlla inoltre il gruppo Medusa Film. Nel 2007, Berlusconi, tramite Trefinance (una controllata del gruppo Fininvest), ha finanziato OVO s.r.l., una media company il cui progetto è realizzare una enciclopedia video formata da centinaia di brevi clip di carattere enciclopedico (storia, fisica, arte, letteratura, biografie, ecc.); uno dei canali della stessa doveva chiamarsi OVOpedia. Il progetto, sebbene non fosse ancora stato reso pubblico (il lancio era previsto nel primo trimestre del 2009), è stato accusato di revisionismo, perché sarebbe stato teso a controbattere la storiografia dominante che secondo Berlusconi sarebbe controllata dalla sinistra; la società è attualmente in liquidazione.[49] Grande distribuzione e assicurazioni Berlusconi effettua anche investimenti nel settore delle grandi distribuzioni, acquisendo il gruppo Standa dalla Montedison nel 1988 e i Supermercati Brianzoli dalla famiglia Franchini nel 1991. Nel 1995 il gruppo Standa vende Euromercato al gruppo Promodès-GS. Nel 1998 scorpora e vende il gruppo Standa; la parte "non alimentare" al gruppo Coin e la parte "alimentare" a Gianfelice Franchini, ex proprietario dei Supermercati Brianzoli. A tal proposito Berlusconi Logo Standa con lo slogan "La casa degli dichiarerà in seguito di esser stato costretto a vendere la Standa italiani" successivamente alla sua entrata in politica, affermando che in comuni gestiti da giunte di centrosinistra non gli concedevano le necessarie autorizzazioni per aprire nuovi punti vendita. Secondo i critici di Berlusconi l'acquisizione e la successiva vendita della Standa sarebbe stata determinata dalla volontà di creare una liquidità per il gruppo Fininvest, che attraversava un difficile periodo tra il 1990 e il 1994 (egli stesso aveva asserito di essere esposto con le banche per una cifra in lire di diverse migliaia di miliardi).[50] Il Gruppo Fininvest, con le partecipazioni nelle società Mediolanum e Programma Italia, ha una forte presenza anche nel settore delle assicurazioni e della vendita di prodotti finanziari. Sport Dopo un iniziale interessamento all'acquisto dell'Inter[51] , dal 20 febbraio 1986 Silvio Berlusconi è proprietario dell'Associazione Calcio Milan, club calcistico del quale resse la presidenza dal giorno dell'acquisto fino al 21 dicembre 2004, quando lasciò la carica a seguito dell'approvazione di una legge disciplinante i conflitti d'interesse. Ha ricoperto di nuovo la carica dal 15 giugno 2006 all'aprile 2008 quando è stato rieletto alla presidenza del Consiglio dei Ministri. Sotto la sua gestione, l'AC Milan si è laureato 7 volte campione d’Italia, 5 volte campione d’Europa e 3 volte campione del mondo; ha vinto inoltre 5 Supercoppe nazionali e 5 europee nonché una Coppa Italia. L'unico trofeo ufficiale che non è stato vinto durante la sua gestione è stata la Coppa UEFA, ora Europa League, dove in quattro partecipazioni la squadra ha ottenuto, come migliore risultato, una semifinale. Da notare che le quattro eliminazioni in questa competizione sono avvenute tutte contro le squadre che poi hanno perso in finale. Nei primi anni novanta, Berlusconi estese l’attività sportiva del Milan, cambiandone il nome in Athletic Club (per mantenere l’acronimo) e trasformandolo in società polisportiva, costituita comprando i titoli sportivi di società lombarde di varie discipline quali baseball, rugby, hockey su ghiaccio, pallavolo, e acquistando per importi mai visti in precedenza i migliori giocatori a disposizione. La polisportiva si sciolse nel 1994, dopo la vittoria elettorale, e le squadre in essa accorpate (Amatori Milano di rugby, Gonzaga Milano, già Mantova, di pallavolo, Devils Milano di hockey e Baseball Milano) seguirono destini diversi.
  • Silvio Berlusconi 59 Assetto societario In seguito all'entrata in politica Silvio Berlusconi ha lasciato la gestione delle società in suo possesso ai suoi familiari, rimanendo tuttavia proprietario di quote in diverse aziende. Nel 2010 Forbes stima tutto il patrimonio del Cavaliere in 9,0 miliardi di dollari americani. Questa stima è fatta tenendo conto che Silvio Berlusconi risulta in possesso del 99,5% delle azioni della società Dolcedrago S.p.A (il restante 0,5% è diviso in parti uguali tra i figli Marina e Piersilvio)[52] . La Dolcedrago possiede e gestisce le principali proprietà immobiliari di Berlusconi, tra cui la Villa San Martino ad Arcore, due ville a Porto Rotondo (le confinanti Villa Certosa e Villa Stephanie), una a Macherio, Lesa, Lesmo e alle Bermuda. La Dolcedrago S.p.A controlla anche le quote di maggioranza di altre piccole e medie società immobiliari italiane e detiene il totale controllo della Videodue S.r.l, società che gestisce i diritti di 106 film.[52] Silvio Berlusconi possiede inoltre il 61% di Fininvest[52] . La quota restante è nelle mani dei cinque figli (7,65% a testa per Marina e Piersilvio e 7,143% a testa a Barbara, Eleonora e Luigi). Fininvest controlla a sua volta Mediaset (38%), Mondadori (50%), A. C. Milan (100%), Mediolanum (35%) e Teatro Manzoni (100%). Intestati alla persona di Silvio Berlusconi risultano inoltre cinque appartamenti a Milano (di cui uno in comproprietà), un terreno in Antigua e Barbuda e tre imbarcazioni di varie dimensioni.[52] Attività politica Gli inizi e il sostegno al Partito Socialista Italiano Le primissime prese di posizione politiche di Berlusconi in pubblico risalgono al luglio 1977, allorché sostenne la necessità che il Partito Comunista Italiano (che l'anno precedente aveva superato il 34% dei voti) "rimanesse confinato all'opposizione dall'azione di una Democrazia Cristiana trasformata in modo da recuperare al governo il Partito Socialista Italiano"[53] , alla segreteria del quale era asceso nel luglio del 1976 il suo amico Bettino Craxi. L'incontro tra i due era stato propiziato nei primi anni settanta dall'uomo di fiducia di Craxi, l'architetto milanese Silvio Berlusconi nel 1984 insieme a Bettino Craxi, Silvano Larini. Craxi e il PSI mostreranno per tutti gli anni allora a capo del governo italiano successivi una significativa apertura verso le TV private, culminata con il varo del cosiddetto "decreto Berlusconi" del 16 ottobre 1984 e con la sua reiterazione attraverso il "Berlusconi bis" nel successivo 28 novembre. Nel corso degli anni ottanta e fino al 1992, Berlusconi sosterrà sui suoi network con molteplici spot elettorali il PSI e l'amico Bettino. Nel 1984, Craxi è padrino di battesimo di Barbara Berlusconi. Nel 1990, alla celebrazione del matrimonio tra Veronica Lario e Silvio Berlusconi, Anna Craxi (moglie del leader socialista) e Gianni Letta sono i testimoni di nozze per la sposa, mentre Craxi e Fedele Confalonieri lo sono per lo sposo.[54] [55] Come ulteriore testimonianza della vicinanza di Berlusconi a Craxi, va ricordata la realizzazione di uno spot televisivo di ben 12 minuti, girato dalla regista Sally Hunter[56] e presentato nella primavera del 1992 per essere trasmesso sulle emittenti di Berlusconi nel corso della campagna elettorale, nel quale compare lo stesso Berlusconi vicino ad un pianoforte che, commentando l'esperienza dei governi presieduti da Bettino Craxi (1983-1987), dichiara: « Ma c'è un altro aspetto che mi sembra importante, ed è quello della grande credibilità politica di quel governo. La grande credibilità politica sul piano internazionale, che è - per chi da imprenditore opera sui mercati - qualcosa che è necessario per poter svolgere un'azione positiva in ambienti anche politici sempre molto difficili per noi italiani, e qualche volta addirittura [53] ostili.  »
  • Silvio Berlusconi 60 In più occasioni, inoltre, Craxi, nel suo ruolo di presidente del Consiglio, affiderà sue esternazioni alle reti di Berlusconi e ignorerà la TV di stato. Infine, nell'ultimo periodo politico di Craxi (autunno del 1993), in occasione dell'ennesima autorizzazione a procedere avanzata dalla magistratura contro Craxi e respinta dalla Camera, Berlusconi espresse pubblicamente la propria solidale soddisfazione. La "discesa in campo" Nel novembre 1993, in occasione delle elezioni comunali di Roma, intervistato all'uscita dell'Euromercato di Casalecchio di Reno, auspicò la vittoria di Gianfranco Fini, all'epoca segretario del Movimento Sociale Italiano-Destra Nazionale, che correva per la carica di sindaco contro Francesco Rutelli. Nell'inverno del 1993, in seguito al vuoto politico che si era formato dopo lo scandalo di Tangentopoli, Berlusconi decide di scendere direttamente in prima persona nell'arena politica italiana. Dall'esperienza dei club dell'Associazione Nazionale Forza Italia, guidati da Giuliano Urbani e dalla diretta discesa in campo di Tre presidenti degli Stati Uniti d'America (da sinistra, Bill Clinton, George H. W. Bush e il figlio George W. Bush) insieme a Silvio funzionari delle sue imprese, soprattutto di Publitalia Berlusconi 80, nasce così il nuovo movimento politico Forza Italia, uno schieramento di centrodestra che, nelle intenzioni, deve restituire una rappresentanza agli elettori moderati e contrapporsi ai partiti di centrosinistra. Allo stesso tempo Berlusconi dà le dimissioni da alcuni incarichi di imprenditore presso il gruppo da lui fondato (affidando la gestione ai figli o a persone di fiducia e mantenendone la proprietà). L'eleggibilità di Berlusconi è anche oggetto di dibattito, in relazione all'articolo 10 della legge n. 361 del 1957, secondo cui «non sono eleggibili [...] coloro che [...] risultino vincolati con lo Stato [...] per concessioni o autorizzazioni amministrative di notevole entità economica». Nel luglio 1994 la Giunta per le elezioni (con un terzo dei deputati assenti) respinge a maggioranza tre ricorsi che lamentavano l'illegittimità dell'elezione di Berlusconi.[57] [58] [59] La stessa questione verrà ridiscussa nell'ottobre 1996 dalla Giunta per le elezioni che, a maggioranza, delibererà di archiviare i reclami per "manifesta infondatezza". [60] Campagna elettorale ed elezioni del 1994 Sovvertendo le previsioni espresse dai principali quotidiani nazionali,[61] [62] [63] [64] [65] le elezioni politiche del 27 marzo 1994 si concludono con la vittoria elettorale di Forza Italia in corsa con la Lega Nord di Umberto Bossi nelle regioni settentrionali e l'MSI di Gianfranco Fini nel resto d'Italia. Negli ultimi mesi di campagna elettorale, alcuni fra i volti più famosi delle reti Fininvest[66] dichiarano in televisione il loro appoggio politico, all'interno dei programmi di intrattenimento da loro condotti, scatenando reazioni che in seguito determineranno l'emanazione delle regole per la cosiddetta par condicio elettorale. La prima esperienza di governo di Silvio Berlusconi, avviata il 10 maggio 1994, ha però vita dura e breve, e si conclude nel dicembre dello stesso anno, quando la Lega Nord ritira l'appoggio al Governo e avvia una violenta campagna ai danni dell'ex alleato Berlusconi, esplicitamente accusato di appartenere alla mafia[67] . Il 22 dicembre Berlusconi rassegna le proprie dimissioni al presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro. Al suo posto viene formato un governo tecnico guidato dal ministro del Tesoro uscente, Lamberto Dini. Berlusconi, che aveva chiesto
  • Silvio Berlusconi 61 invano le elezioni anticipate, non sosterrà il nuovo governo. Negli anni successivi, Berlusconi attribuirà la responsabilità della caduta del suo governo all'inaffidabilità di Bossi.[68] In seguito, anche per il riavvicinamento con la Lega Nord in occasione delle elezioni politiche del 2001, accuserà la magistratura e Scalfaro, il quale, secondo lo stesso Berlusconi, avrebbe indotto Bossi a ritirare l'appoggio all'esecutivo[69] , compiendo «un golpe».[70] Campagna elettorale 1996 e capo dell'opposizione fino al 2001 Le successive elezioni sono vinte da L'Ulivo (con l'appoggio esterno di Rifondazione Comunista), la coalizione di centrosinistra capeggiata da Romano Prodi. Berlusconi guida l'opposizione di centrodestra fino al 2001. Durante la legislatura collabora con Massimo D'Alema alla Bicamerale, che si occupa principalmente di riforme costituzionali e giudiziarie (per approfondimenti si veda la voce sulle riforme giudiziarie dell'Ulivo). Campagna elettorale 2001 e capo del governo fino al 2006 Le elezioni del 2001 portano alla vittoria la Casa delle Libertà, una coalizione capeggiata da Silvio Berlusconi e comprendente, oltre a Forza Italia, i principali partiti di centrodestra (inclusa la Lega Nord), mentre il centrosinistra si presenta diviso. Durante la campagna elettorale Berlusconi sigla, presso la trasmissione Porta a Porta di Bruno Vespa, il cosiddetto Contratto con gli italiani: un accordo fra lui ed i suoi potenziali elettori in cui si impegna, in caso di vittoria, a realizzare ingenti sgravi fiscali, il dimezzamento della disoccupazione, l'avviamento di centinaia di opere pubbliche, l'aumento Silvio Berlusconi nello Studio Ovale della Casa Bianca nel 2005 insieme con George W. Bush, allora Presidente degli Stati Uniti delle pensioni minime e la riduzione del numero di d'America reati; impegnandosi altresì a non ricandidarsi alle successive elezioni nel caso in cui almeno quattro dei cinque punti principali non fossero stati mantenuti. L'11 giugno Berlusconi viene per la seconda volta nominato Presidente del Consiglio, dando inizio al Governo Berlusconi II. Durante il secondo semestre del 2003 ricopre la carica di Presidente del Consiglio dell'Unione Europea in quanto capo del Governo italiano. Dopo la pesante sconfitta della Casa delle Libertà alle elezioni regionali del 2005, si apre una rapida crisi di governo: Berlusconi si dimette il 20 aprile e dopo due giorni viene varato il Governo Berlusconi III che ricalca in gran parte come composizione e azione politica il precedente Governo Berlusconi II. A marzo 2006, durante la visita ufficiale negli Stati Uniti, è invitato a pronunciare un discorso ai due rami del Congresso degli Stati Uniti riuniti in seduta comune, come era precedentemente accaduto a De Gasperi, Craxi e Andreotti. Durante l'orazione, il presidente del Consiglio ringrazia gli Stati Uniti per la 1° marzo 2006, Silvio Berlusconi parla innanzi al Congresso degli liberazione dell'Italia, durante la seconda guerra Stati Uniti riunito in sessione plenaria. mondiale.
  • Silvio Berlusconi 62 « Sarò sempre grato agli Stati Uniti per aver salvato il mio Paese dal fascismo e dal nazismo a costo del sacrificio di tante [71] giovani vite americane.  » Campagna elettorale 2006 Il periodo pre-elettorale è infiammato dalla pubblicazione di sondaggi, commissionati prevalentemente dai quotidiani nazionali, che prevedono una vittoria de L'Unione, la coalizione di centrosinistra formatasi a sostegno della ricandidatura di Romano Prodi alla carica di capo del governo, con circa il 5% di vantaggio rispetto alla Casa delle Libertà. Solo tre sondaggi elaborati su commissione di Berlusconi da una società statunitense attribuiscono un Da sinistra, il capo del governo russo Vladimir Putin, il premier turco lieve vantaggio per la Casa delle Libertà. Recep Tayyip Erdoğan e Silvio Berlusconi Silvio Berlusconi e Romano Prodi si incontrano in due dibattiti televisivi molto seguiti, andati in onda su Raiuno. Berlusconi conclude il secondo dibattito il 3 aprile annunciando a sorpresa, di voler eliminare l'Imposta Comunale sugli Immobili (ICI) sulla prima casa.[72] Nei giorni successivi, durante la trasmissione Radio anch'io su Radio Uno e promette anche l'eliminazione della tassa sui rifiuti.[73] L'esito delle elezioni del 2006 è caratterizzato da una forte incertezza perdurata fino al termine dello scrutinio delle schede e si risolve con una leggera prevalenza della coalizione di centrosinistra capeggiata da Romano Prodi, che vince le elezioni. Dopo l'esito del voto, Berlusconi inizialmente contesta il risultato delle votazioni denunciando brogli e chiedendo il riconteggio dei voti. Successivamente giudica l'esito un «sostanziale pareggio», e suggerisce di formare un governo istituzionale di coalizione ispirato alla "Große Koalition" tedesca. La proposta è però rifiutata dai partiti del centrosinistra e dalla Lega Nord. Il governo va così a Prodi e al centrosinistra. Le Giunte per le elezioni, attivatesi per il riconteggio delle schede bianche e nulle,[74] nel settembre 2007 confermeranno il risultato elettorale.[75] Tuttavia Berlusconi non riconoscerà la vittoria dell'avversario. La nascita del Popolo della Libertà e la vittoria del 2008 Dal 16 al 18 novembre 2007 Berlusconi ha organizzato una petizione popolare per richiedere elezioni anticipate, con l'obiettivo di raccogliere almeno 5 milioni di firme. Il risultato comunicato da Sandro Bondi è stato di 7.027.734,[76] sebbene ci sia chi ha avanzato dubbi sulla cifra e sulla verifica della regolarità delle adesioni via Internet e via SMS.[77] Con questa cifra alla mano, il 18 novembre durante un comizio in piazza San Babila a Milano Berlusconi ha annunciato lo scioglimento di Forza Italia e la nascita del Popolo della Libertà, un nuovo soggetto politico contro i «parrucconi della Silvio Berlusconi con il Presidente della Repubblica Italiana politica», che fonderà insieme a Gianfranco Fini.[78] Il giorno Giorgio Napolitano, in occasione del pranzo offerto ai Capi successivo, in una conferenza stampa tenuta a Roma in Piazza di Stato partecipanti al G8 tenutosi a L'Aquila, 9 luglio 2009
  • Silvio Berlusconi 63 di Pietra ha sostenuto che «il bipolarismo […] nella presente situazione italiana, con la frammentazione dei partiti che esiste, non è qualcosa che può funzionare per il governo del Paese»[79] e ha dichiarato la sua disponibilità a trattare per la realizzazione di un sistema elettorale proporzionale puro con sbarramento alto per evitare il frazionamento dei partiti. Berlusconi ha affermato che il nuovo partito «intende rovesciare la piramide del potere»[80] e che la scelta del nome, dei valori, dei programmi, dei rappresentanti e del leader del nuovo soggetto politico spetta ai cittadini e non alle segreterie. Una successiva petizione popolare tenutasi il 1° e 2 dicembre 2007 ha stabilito, con il 63,14% delle preferenze, che il nome di tale formazione politica fosse Il Popolo della Libertà. Tale nome era già stato utilizzato per definire i partecipanti alla manifestazione contro il Governo Prodi tenutasi il 2 dicembre 2006 che aveva visto, secondo gli organizzatori, scendere in piazza 2.200.000 persone. Durante la XV Legislatura Berlusconi come deputato è stato l'onorevole più assenteista: 4623 assenze su 4693 votazioni parlamentari.[81] Il 14 aprile 2008 la coalizione formata da Popolo della Libertà, Lega Nord e Movimento per l'Autonomia a sostegno della candidatura di Silvio Berlusconi a Presidente del Consiglio ha vinto le elezioni politiche con circa il 47% dei voti e ha ottenuto un'ampia maggioranza[82] in entrambi i rami del Parlamento. Il successivo 8 maggio, con il giuramento nelle mani del presidente della Repubblica Giorgio Silvio Berlusconi nello Studio Ovale della Casa Bianca nel Napolitano, Berlusconi ha inaugurato il suo quarto 2009 insieme al Presidente degli Stati Uniti d'America governo.[83] Barack Obama Il 29 marzo 2009 Silvio Berlusconi viene eletto all'unanimità e per alzata di mano presidente del Popolo della Libertà.[84] Aspetti controversi dell'attività politica Appartenenza alla loggia massonica P2 L’iscrizione di Berlusconi alla loggia massonica P2 avviene il 26 gennaio 1978 nella sede di via Condotti a Roma, all'ultimo piano del palazzo che ospita il gioiellere Bulgari insieme a Roberto Gervaso [85] ; la tessera è la n. 1816, codice E. 19.78, gruppo 17, fascicolo 0625, come risulta dai documenti e dalle ricevute sequestrate ai capi della loggia. Berlusconi ha negato la sua partecipazione alla P2[86] , ma ha ammesso in tribunale di essere stato iscritto[87] . Nell'autunno del 1988 (nel corso di un processo contro due giornalisti accusati di averlo diffamato celebrato dal tribunale di Verona[88] ), Berlusconi dichiarò: «Non ricordo la data esatta della mia iscrizione alla P2, ricordo comunque che è di poco anteriore allo scandalo. [...] Non ho mai Licio Gelli, "Maestro Venerabile" della loggia pagato una quota di iscrizione, né mai mi è stata chiesta»[89] . massonica P2 Per tali dichiarazioni il pretore di Verona Gabriele Nigro ha avviato nei confronti di Berlusconi un procedimento per falsa testimonianza. Al termine il magistrato veronese ha prosciolto in istruttoria l'imprenditore perché il fatto non costituisce reato [88] . Il sostituto procuratore generale Stefano Dragone ha però successivamente impugnato il proscioglimento[88] e la Corte d'appello di Venezia ha avviato un nuovo procedimento in esito al quale ha stabilito che «Berlusconi, deponendo
  • Silvio Berlusconi 64 davanti al Tribunale di Verona nella sua qualità di teste-parte offesa, ha dichiarato il falso» ma che «il reato attribuito all’imputato va dichiarato estinto per intervenuta amnistia»[90] . Successivamente dichiarò: "Non sono mai stato piduista, mi mandarono la tessera e io la rispedii subito al mittente: comunque i tribunali hanno stabilito che gli iscritti alla P2 non commisero alcun reato, e quindi essere stato piduista non è titolo di demerito".[86] In altra occasione, ha affermato che la P2 "per la verità allora appariva come una normalissima associazione, come se fosse un Rotary, un Lions, e non c'erano motivi, per quello che se ne sapeva, per pensare che la cosa fosse diversa. Io resistetti molto a dare la mia adesione, e poi lo feci perché Gervaso insistette particolarmente dicendomi di rendere una cortesia personale a lui".[91] Secondo la Commissione parlamentare d'inchiesta Anselmi la loggia massonica era "eversiva". Essa fu sciolta con un'apposita legge, la n. 17 del 25 gennaio 1982.[92] La P2 era "un'organizzazione che mirava a prendere il possesso delle leve del potere in Italia attraverso il «piano di rinascita democratica», un elaborato a mezza via tra un manifesto e uno «studio di fattibilità». Conteneva una sorta di ruolino di marcia per la penetrazione di esponenti della loggia nei settori chiave dello Stato, indicazioni per l'avvio di opere di selezionato proselitismo e anche un preventivo dei costi per l'acquisizione delle funzioni vitali del potere".[93] Il Piano programmava la dissoluzione dei partiti e la costruzione di due poli organizzati in club territoriali e settoriali; tendeva al monopolio dell'informazione, al controllo della banche, alla Repubblica presidenziale e al controllo della magistratura da parte del potere politico.[94] [95] [96] Secondo il fondatore della P2 Licio Gelli, Berlusconi "ha preso il nostro Piano di rinascita e lo ha copiato quasi tutto".[97] Anche il vescovo di Ivrea Luigi Bettazzi rimprovera al primo governo Berlusconi, al momento della sua caduta (1995), di essere "l'attuazione fatta e programmata da Berlusconi del Piano di rinascita democratica proposto dalla Loggia P2 già nel 1976".[98] D'altra parte, l'affermazione di Gelli sembrerebbe sottointendere una certa estraneità di Berlusconi al tentativo che la loggia fece di attuare il suo piano, mentre, al di là delle analogie reali o apparenti, i contatti tra Berlusconi e personaggi legati alla loggia appaiono piuttosto concreti e provati e viaggiano per le vie degli affari, in particolare attraverso il canale internazionale rappresentato dal Banco Ricevuta di pagamento della quota di iscrizione di Silvio Berlusconi alla Loggia Ambrosiano. Nell'organigramma P2. complessivo della P2, incentrato, come detto, sulla segreta penetrazione dei più diversi luoghi del potere (finanza, politica, media), il ruolo dei giornali e della televisione appare decisivo. Lo stesso Gelli ha anche affermato: "Il vero potere risiede nelle mani di chi ha in mano i mass media".[99] A partire dal 1985, gli archivi di Gelli testimoniano l'intervento della P2 nell'acquisizione da parte di Berlusconi dell’allora più diffuso settimanale popolare italiano[91] , Tv Sorrisi e Canzoni.[100] [101] La transazione, se vista come una delle tante compiute all'interno della stessa intricata ragnatela di imprese legate al sistema creditizio vaticano, risulta quasi solo un passaggio di consegna per la realizzazione del programma. È il giugno del 1983 quando la consociata all'estero Ambrosiano Group Banco Comercial di Managua cede a Berlusconi il 52% del pacchetto
  • Silvio Berlusconi 65 azionario della rivista. A interessarsi dell'affare sono i finanzieri Roberto Calvi e Umberto Ortolani. A seguito della presentazione delle conclusioni della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla P.2, la loggia fu sciolta per legge in ragione dei «fini eversivi» che si prefiggeva. Gelli fu condannato e arrestato, benché al riguardo Berlusconi sostenne di essere «...sempre in curiosa attesa di conoscere quali fatti o misfatti siano effettivamente addebitati a Licio Gelli...».[102] [103] Al momento del suo ingresso ufficiale in politica (1993), Berlusconi presentò un partito la cui struttura e programma parvero ad alcuni, simili a quelle prefigurate nel disegno eversivo della P2: «Club dove siano rappresentati... operatori imprenditoriali, esponenti delle professioni liberali, pubblici amministratori» e solo «pochissimi e selezionati» politici di professione. Fin dal primo governo Berlusconi i titolari di diversi incarichi sono risultati appartenenti alle liste segrete scoperte nella residenza di Licio Gelli a Castiglion Fibocchi[104] . Il 13 marzo 2006 la maggioranza parlamentare guidata da Berlusconi approvò una modifica dell'articolo 283 del Codice Penale sulla base del quale era stata messa sotto processo (e poi assolta) la P2. Il testo precedente era questo: "Chiunque commette un fatto diretto a mutare la costituzione dello Stato, o la forma del Governo, con mezzi non consentiti dall'ordinamento costituzionale dello Stato, è punito con la reclusione non inferiore a dodici anni". il testo modificato è invece il seguente: "Chiunque, con atti violenti, commette un fatto diretto e idoneo a mutare la Costituzione dello Stato o la forma di governo, è punito con la reclusione non inferiore a cinque anni".[105] Conflitto di interessi Un conflitto di interessi emerge in presenza di proprietari di imprese che vengono ad assumere cariche pubbliche. La contemporanea proprietà di società di assicurazione, di colossi dell'editoria, di imprese turistiche, e così via, acuisce questo problema nella figura di Silvio Berlusconi. Secondo il settimanale britannico The Economist, Berlusconi, nella sua doppia veste di proprietario di Mediaset e Presidente del Consiglio, deteneva il controllo di circa il 90% del panorama televisivo italiano.[106] Questa percentuale include sia le stazioni da lui direttamente controllate, sia quelle su cui il suo controllo può essere esercitato in maniera indiretta attraverso la nomina (o l'influenza sulla nomina) degli organismi dirigenti della televisione pubblica. Questa tesi viene respinta da Berlusconi che nega di controllare la RAI. Egli sottolinea il fatto che durante il suo governo siano stati nominati presidente della RAI persone facenti riferimento al centrosinistra, in primo luogo Lucia Annunziata. Attualmente il presidente della RAI è Paolo Garimberti, di centro-sinistra, mentre il ruolo di direttore generale è ricoperto da Mauro Masi. Di fatto durante il governo Berlusconi il CdA della RAI era a maggioranza di nomina della Casa delle Libertà. Il vasto controllo sui media esercitato da Berlusconi è stato collegato da molti osservatori italiani e stranieri alla possibilità che i media italiani siano soggetti ad una reale limitazione delle libertà di espressione. L'Indagine mondiale sulla libertà di stampa (Freedom of the Press 2004 Global Survey), uno studio annuale pubblicato dall'organizzazione americana Freedom House, ha retrocesso l'Italia dal grado di "Libera" (Free) a quello di "Parzialmente Libera" (Partly Free)[107] sulla base di due principali ragioni, la concentrazione di potere mediatico nelle mani del Presidente del consiglio Berlusconi e della sua famiglia, e il crescente abuso di potere da parte del governo nel controllo della televisione pubblica RAI.[108] L'indagine dell'anno successivo ha confermato questa situazione con l'aggravante di ulteriori perdite di posizione in classifica.[109] Reporter senza frontiere dichiara inoltre che nel 2004, «Il conflitto d'interessi che coinvolge il primo ministro Silvio Berlusconi e il suo vasto impero mediatico non è ancora risolto e continua a minacciare la libertà d'espressione».[110] Nell'aprile 2004, la Federazione Internazionale dei Giornalisti si unisce alle critiche, obiettando al passaggio di una legge firmata da Carlo Azeglio Ciampi nel 2003, che i detrattori di Berlusconi ritengono sia destinata a proteggere il suo controllo dichiarato del 90% dei media nazionali.[111]
  • Silvio Berlusconi 66 Lo stesso Berlusconi, per rispondere alle critiche su un suo conflitto di interessi, pochi giorni prima delle elezioni politiche del 2001, in un'intervista al Sunday Times annunciò di aver contattato tre esperti stranieri («un americano, un britannico e un tedesco»"), di cui però non fece i nomi, che lo consigliassero nel trovare una soluzione alla questione. Pochi giorni dopo ribadì al TG5 la sua decisione, specificando che: « In cento giorni farò quel che la sinistra non ha fatto in sei anni e mezzo: approverò un disegno di legge che regolamenterà i rapporti tra il Presidente del Consiglio e il gruppo che ha fondato da imprenditore » a cui fecero eco le parole del presidente di AN Gianfranco Fini e di altri politici della CdL, i quali nei giorni seguenti confermarono più volte che, in caso di vittoria alle elezioni, l'intenzione del governo era quella di presentare entro i primi 100 giorni un disegno di legge per risolvere la questione tramite un blind trust. Non vennero mai resi noti i nomi dei tre esperti stranieri che si sarebbero dovuti occupare della questione, ma venne presentato un disegno di legge, poi approvato, che regolamentava il conflitto d'interesse. Il centrosinistra, al governo dal 1996 al 2001, non intervenne invece sul tema del conflitto d'interessi. Nel 2003 Luciano Violante, allora capogruppo DS alla Camera, dichiarò in Parlamento che il centrosinistra aveva dato nel 1994 la garanzia a Berlusconi e Letta che le "televisioni non sarebbero state toccate" con il cambio di governo. Inoltre sottolineò che nel 1994 ha votato a favore per l'eleggibilità di Berlusconi a deputato quando essa fu contestata (la Costituzione nega l'eleggibilità per i concessionari dello Stato) e rimarcò il fatto che durante il governo di centrosinistra il fatturato di Mediaset era cresciuto di 25 volte[112] . Il 13 luglio 2004 il Parlamento Italiano varava la Legge n. 215, recante "Norme in materia di risoluzione dei conflitti di interessi", c.d. legge Frattini. Tale legge riceveva in seguito le dure critiche della Commissione di Venezia del Consiglio d'Europa[113] . A tutt'oggi il conflitto di interessi non è stato ancora risolto da nessun governo.[114] Accuse di approvazione di leggi ad personam Con la locuzione legge ad personam si intende un provvedimento approvato ad hoc a scopi prettamente personali. Durante i governi Berlusconi succedutisi tra il 1994 e il 2006 il Parlamento ha varato una serie di provvedimenti legislativi aspramente contestati dall'opposizione e da alcuni settori della stampa i quali ritenevano che questi provvedimenti fossero stati approvati appositamente per favorire la posizione di Berlusconi. Dette leggi sarebbero collegate sia al conflitto di interessi del politico-imprenditore[115] , sia del politico imputato nei processi in corso[116] . Altre ancora riferibili a familiari o colleghi di partito[117] . Tra queste vi sarebbero: • modifiche strutturali e di pena alla disciplina del falso in bilancio (legge n. 61/2002) • la legge sulle rogatorie (legge n. 367/2001) • l'introduzione del divieto di sottoposizione a processo delle cinque più alte cariche dello Stato tra le quali il presidente del Consiglio in carica ("Lodo Schifani", 140/2003), dichiarata incostituzionale dalla Corte costituzionale e riproposta nella attuale legislatura come Ddl con alcune modifiche rese necessarie dai rilievi della Corte[118] ., legge peraltro poi ugualmente bocciata dalla Corte Costituzionale • la "legge Cirami" sul legittimo sospetto (Legge n. 248/2002) • la riduzione della prescrizione (che cancellava gran parte dei fatti oggetto di contestazione nel processo sui diritti TV verso Berlusconi e favoriva la scarcerazione dell'amico e collega di partito Cesare Previti) ("Legge ex-Cirielli", 251/2005) • l'estensione del condono edilizio alle zone protette (legge delega 308/2004) (comprensiva la villa "La Certosa" di proprietà di Berlusconi) • la legge "Legge Pecorella" (legge n.46/2006), proposta dal parlamentare Gaetano Pecorella, avvocato di Silvio Berlusconi, che sanciva l'inappellabilità da parte del pubblico ministero per le sole sentenze di proscioglimento [119] (DL n. 3600), bocciata quasi integralmente nel 2007 dalla Corte Costituzionale
  • Silvio Berlusconi 67 • la legge Gasparri sul riordino del sistema radiotelevisivo e delle comunicazioni (Legge 112/2004). Nel 2004 il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri ha stimato i vantaggi derivanti dalla legge Gasparri per il gruppo di Silvio Berlusconi fra 1 e 2 miliardi di Euro.[120] • il Lodo Alfano, riproposizione del Lodo Schifani, emanato poco prima della conclusione del processo per corruzione dell'avvocato David Mills in cui il Presidente Berlusconi era coimputato. David Mills è stato poi condannato a 4 anni e sei mesi per corruzione in atti giudiziari perché come riportato nelle motivazioni della sentenza agì da falso testimone per consentire a Berlusconi e alla Fininvest l'impunità dalle accuse, o almeno, il mantenimento degli ingenti profitti realizzati.[121] Dichiarata incostituzionale il 7 ottobre 2009. • l' abolizione dell'IVA agevolata del 10% sulla pay tv via satellite (dominata da Sky Italia) che viene così equiparata all'IVA del 20% delle pay tv sul digitale terrestre (dominate da Mediaset). Un allineamento delle imposte era stato richiesto dalla Commissione UE in seguito ad un reclamo presentato alla commissione stessa[122] . L'iniziativa legislativa ha suscitato nell'opposizione (principalmente per voce di Antonio di Pietro)[123] diverse polemiche poiché viene visto in questo provvedimento un desiderio di aiutare Mediaset penalizzando la principale concorrenza privata. Anche se non rientra nel novero delle leggi, possiamo citare a tal proposito il ricorso del governo contro la legge della regione Sardegna al divieto di costruire a meno di due chilometri dalle coste (ricorso n. 15/2005 alla legge regionale 8/2004) (che bloccava, tra l'altro, l'edificazione di "Costa Turchese", insediamento di 250.000 metri cubi della Edilizia Alta Italia di Marina Berlusconi). Procedimenti giudiziari a carico di Berlusconi Silvio Berlusconi è stato oggetto di numerosi procedimenti penali, nessuno dei quali si è concluso con una sentenza definitiva di condanna. Alcuni di questi procedimenti sono stati archiviati in fase di indagine; a seguito di altri è stato instaurato un processo nel quale Berlusconi è stato assolto. In altri processi, infine, sono state pronunciate, in primo grado o in appello, sentenze di condanna per reati quali corruzione giudiziaria, finanziamento illecito a partiti e falso in bilancio. In alcuni casi, dopo un esito del primo o del secondo grado di giudizio sfavorevole a Berlusconi, i procedimenti non si sono conclusi con una sentenza di condanna: ciò grazie a sopravvenuta amnistia, al riconoscimento di circostanze attenuanti che, influendo sulla determinazione della pena, hanno comportato il sopravvenire della prescrizione oppure a nuove norme che hanno modificato le pene e la struttura di taluni reati a lui contestati, come nel caso del reato di falso in bilancio. Dette norme, approvate in Parlamento dalla maggioranza di centro-destra mentre Silvio Berlusconi ricopriva la carica di Presidente del consiglio, in taluni casi hanno imposto una valutazione di non rilevanza penale di alcuni dei fatti contestati, poiché il fatto non è più previsto dalla legge come reato; in altri casi la riduzione della pene prevista per le fattispecie di reato contestate ha fatto sì che i termini di prescrizione maturassero prima che fosse pronunciata sentenza definitiva. Di seguito viene fornito uno schema delle sentenze:
  • Silvio Berlusconi 68 Tipo di sentenza Procedimento Sentenze di non Reati estinti per prescrizione • Lodo Mondadori, corruzione giudiziaria (attenuanti generiche, doversi procedere sentenza definitiva) • All Iberian 1, 23 miliardi di lire in tangenti a Bettino Craxi (sentenza definitiva) • Caso Lentini, falso in bilancio (sentenza definitiva) Reati estinti per intervenuta • Falsa testimonianza P2 (amnistia applicata in fase istruttoria) amnistia • Terreni Macherio, imputazione per uno dei due falsi in bilancio (amnistia applicata in seguito al condono fiscale del 1992) Sentenze di Assoluzioni per intervenuta • All Iberian 2, falso in bilancio (stralciato in base alla nuova legge assoluzione modifica della legge (il fatto non sul falso in bilancio varata dal governo Berlusconi) costituisce più reato) • Sme-Ariosto 2, falso in bilancio (stralciato in base alla nuova legge sul falso in bilancio varata dal governo Berlusconi) Altre assoluzioni • Sme-Ariosto 1, imputazione su vendita Iri, corruzione giudiziaria (sentenza di I grado) • Tangenti alla guardia di finanza (assolto per non aver commesso il fatto, sentenza definitiva) • Medusa cinematografica, falso in bilancio (assolto in quanto per la sua ricchezza potrebbe non essersene accorto, sentenza definitiva) • Sme-Ariosto 1, corruzione in atti giudiziari per due versamenti a Renato Squillante (assoluzione per non aver commesso il fatto e perché il fatto non sussiste, sentenza definitiva) • Terreni Macherio, imputazione per appropriazione indebita, frode fiscale, e uno dei due falsi in bilancio (sentenza definitiva) • Diritti televisivi, falso in bilancio, frode fiscale, appropriazione indebita (il fatto non sussiste, sentenza definitiva) Procedimenti Archiviazioni per intervenuta • Bilanci Fininvest, falso in bilancio e appropriazione indebita archiviati modifica della legge (il fatto non (archiviato a causa della nuova legge sul falso in bilancio varata dal costituisce più reato) governo Berlusconi) • Consolidato Fininvest, falso in bilancio (archiviato in base alla nuova legge sul falso in bilancio varata dal governo Berlusconi) Altre archiviazioni • Spartizione pubblicitaria Rai-Fininvest (archiviato per insufficienza di prove) • Traffico di droga • Tangenti fiscali Pay-tv • Stragi 1992-1993, concorso in strage • Concorso esterno in associazione mafiosa assieme a Marcello Dell'Utri, riciclaggio di denaro sporco Procedimenti in corso • Tangenti a David Mills, corruzione giudiziaria (rinviato a giudizio) • Frode fiscale, avrebbe creato fondi neri gestendo i diritti tv di [124] Mediaset • Inchiesta Mediatrade, Berlusconi insieme ad un socio occulto, l'egiziano Frank Agrama, si sarebbe appropriato di fondi della [125] società • Corruzione nei confronti di senatori per far cadere il governo Prodi [126] (atti trasferiti da Napoli a Roma per incompetenza territoriale ) Su molti dei procedimenti giudiziari contro Berlusconi, alcuni dei quali ancora in corso, c'è acceso dibattito tra i suoi sostenitori e i suoi detrattori. • Berlusconi ed i suoi sostenitori affermano che tutti i processi relativi alla sua attività imprenditoriale sono cominciati dopo la sua discesa in campo, ed esclusivamente a scopo persecutorio nei suoi confronti. Sostengono che tali processi, che ritengono basati su mere illazioni (spesso definite, singolarmente, "teoremi") prive di riscontro probatorio, siano stati istruiti nell'ambito di una persecuzione giudiziaria orchestrata delle "toghe rosse",
  • Silvio Berlusconi 69 ossia da magistrati vicini ai partiti e alle ideologie di sinistra (iscritti a Magistratura democratica), che utilizzerebbero illegittimamente la giustizia a fini di lotta politica.[127] [128] A questo proposito Fedele Confalonieri dichiarò che se Berlusconi non fosse entrato in politica sarebbe stato condannato o costretto al fallimento.[129] Essi affermano inoltre che Berlusconi è uscito a testa alta da tutti i processi, pienamente scagionato da ogni accusa. • I critici di Berlusconi sostengono invece che i processi siano iniziati prima della discesa in campo, asserendo che se non fosse entrato in politica sarebbe finito in bancarotta e probabilmente in galera, e che, grazie alle cosiddette leggi ad personam varate dal suo governo, avrebbe evitato di essere condannato[130] . Essi inoltre sottolineano che, sebbene Berlusconi non abbia mai subìto alcuna condanna definitiva, svariate pronunce di proscioglimento non ne dichiarano l'assoluzione, ma la sopravvenuta prescrizione del processo: affermano quindi che, se avesse voluto che fosse riconosciuta la propria innocenza anche in tali processi, avrebbe potuto rinunciare espressamente alla prescrizione[131] . Riguardo alle accuse di parzialità dei giudici, infine, essi osservano che Berlusconi, rispetto ad altri imputati, abbia al contrario giovato del vedersi riconoscere dai giudici le attenuanti generiche.[132] Silvio Berlusconi ha però più volte ribadito che le indagini hanno seguito la sua scesa in campo, e ha denunciato i magistrati milanesi, presso la procura di Brescia, per il reato di «attentato ad organo costituzionale»; la denuncia è stata archiviata, e nelle motivazioni si legge: « Risulta dall'esame degli atti che, contrariamente a quanto si desume dalle prospettazioni del denunciante, le iniziative giudiziarie [...] avevano preceduto e non seguito la decisione di "scendere in campo" » (Carlo Bianchetti, giudice per le udienze preliminari di Brescia, ordinanza di archiviazione della denuncia, 15 maggio 2001) Critiche e aspetti controversi Aspetti controversi delle modificazioni indotte nella società civile Il regista e drammaturgo Dario Fo, lo scrittore Umberto Eco, il regista Nanni Moretti e il comico Beppe Grillo hanno rilasciato pubbliche dichiarazioni circa le conseguenze che i valori veicolati dai media di Berlusconi potrebbero avere, secondo la loro opinione, alla lunga sulla stessa società civile, indirizzandone gusti e tendenze allo scopo di favorire la sua parte politica.[133] [134] [135] A questo proposito, Dario Franceschini, leader del Partito Democratico, è arrivato a dire: « Alle italiane e agli italiani vorrei rivolgere una semplice domanda: fareste educare i vostri figli da quest'uomo? Chi guida [136] un Paese ha il dovere di dare il buon esempio, di trasmettere valori positivi.  » (Dario Franceschini) Secondo questa linea di pensiero, la comparsa sulla scena politica di Berlusconi avrebbe causato profonde mutazioni di costume nel tessuto civile del Paese e tra le sue diverse componenti sociali. Essi sostengono che sarebbe improprio, in un sistema democratico, esercitare al contempo azione di governo e di controllo su fonti di informazione a causa dell'influenza che i mass media (tv, radio, stampa, Internet) possono esecitare sulla società.[137] L'opposizione ha chiesto invano a Berlusconi di rinunciare alla proprietà dei mass media giudicando anomala una simile concentrazione in mano al capo di una coalizione politica.[138] [139] La tesi di tale denuncia è che in Italia ci sarebbe uno sbilanciamento mediatico, possibile veicolo di orientamento dell’opinione pubblica attraverso metodi di propaganda più o meno nascosta, e che guidare una coalizione politica e al contempo un gruppo mediatico editoriale risulta contrario ai principi di equilibrio stabiliti dalla Costituzione italiana; tali principi trovano concreta tutela anche per mezzo dell'articolo 10 t.u. 30 marzo 1957 n.361, ove si prevede la "ineleggibilità di coloro che in proprio o in qualità di rappresentanti legali di società o imprese private risultano vincolati allo Stato per contratti di opere o di somministrazioni oppure per concessioni o autorizzazioni
  • Silvio Berlusconi 70 amministrative di notevole entità economica".[140] [141] I rapporti con Dell'Utri e Mangano Nella prima metà degli anni settanta diverse organizzazioni criminali (non ultima la mafia) usavano ricorrere alla pratica del sequestro di persona nei confronti di imprenditori (o di loro familiari) non molto noti al grande pubblico per autofinanziarsi, e Berlusconi, all'epoca già padre di due figli, era tra questi: il 7 luglio 1974 l'avvocato palermitano Marcello Dell'Utri (all'epoca collaboratore di Berlusconi e che in seguito fu eletto senatore per il partito da quest'ultimo fondato), mise in contatto Berlusconi con Vittorio Mangano. L'incontro avvenne nella neoacquistata villa San Martino ad Arcore, e il motivo ufficiale della presenza di Mangano fu quello di assumere le mansioni di fattore e stalliere. In realtà, Mangano si occupò anche della sicurezza della villa e dell'incolumità dei figli di Silvio Berlusconi, che era solito anche accompagnare a scuola. Disse anni dopo Dell'Utri: «Berlusconi ha assunto Mangano, gliel'ho presentato io, è verissimo, tra tante persone che c'erano in concorso per quella posizione, e ai quali Berlusconi ha addirittura affidato la casa, e il signor Mangano accompagnava anche i figli di Berlusconi a scuola. Non vedo niente di strano nel fatto che io abbia frequentato in questa maniera il signor Mangano, e lo frequenterei ancora adesso».[142] Vittorio Mangano si licenziò nel 1976. A suo carico, nel periodo successivo all'impiego a villa San Martino, vi furono una condanna per traffico di droga e un'altra per associazione mafiosa semplice. Fu inoltre sospettato del rapimento di Luigi D'Angerio, avvenuto nella notte di Sant'Ambrogio del 1974, subito dopo una cena ad Arcore. La Procura della Repubblica di Palermo sostiene che Marcello Dell'Utri era a conoscenza dei precedenti penali di Mangano: al tempo in cui Dell'Utri, infatti, lasciò l'impiego in banca per diventare collaboratore di Berlusconi e successivamente chiamò Mangano ad Arcore, la locale stazione dei Carabinieri ricevette un'informativa dai colleghi palermitani che segnalava Mangano quale persona con precedenti giudiziari e Dell'Utri quale persona che era informata di ciò.[143] Il 26 maggio 1975 una bomba esplose nella villa di Berlusconi in via Rovani a Milano[144] , provocando ingenti danni con lo sfondamento dei muri perimetrali e il crollo del pianerottolo del primo piano. Berlusconi, dopo aver ricevuto varie minacce, si trasferì per qualche mese con la famiglia in Svizzera e successivamente in Spagna. Il 28 novembre 1986 un altro attentato alla villa milanese creò danni unicamente alla cancellata esterna. Berlusconi, nel mezzo di un'intercettazione telefonica, commentò con Dell'Utri l'attentato definendolo scherzosamente un atto fatto «con affetto», proseguendo sullo stesso tono che «secondo me, come un altro manderebbe una lettera o farebbe una telefonata, lui metterebbe una bomba» e sottolineando che la natura del gesto è da ricercarsi nel fatto «che non sa scrivere».[145] Contrariamente a quanto Berlusconi pensava, invece, l'attentato non è attribuibile a Mangano, che all'epoca del fatto era detenuto. Esso è ascrivibile altresì (come risulta dalle dichiarazioni di Antonino Galliano) alla mafia catanese: una volta raccordatosi con il suo sodale Nitto Santapaola di Catania, Totò Riina, il capo di Cosa nostra, aveva, come si suol dire, «preso in mano la situazione» relativa a Berlusconi e Dell'Utri, che (per concorde dichiarazione di Ganci, Anzelmo e Galliano) sarebbe stata sfruttata non soltanto per fini prettamente estorsivi, ma anche per potere “agganciare” politicamente Bettino Craxi. Un rapporto della Criminalpol del 13 aprile 1981 recita che «L'aver accertato attraverso la citata intercettazione telefonica il contatto tra Mangano Vittorio, di cui è bene ricordare sempre la sua particolare pericolosità criminale, e Dell'Utri Marcello ne consegue necessariamente che anche la Inim spa e la Raca spa (società per le quali il Dell'Utri svolge la propria attività), operanti in Milano, sono società commerciali gestite anch'esse dalla mafia e di cui la mafia si serve per riciclare il denaro sporco, provento di illeciti».[146] Sull'attività di Mangano nello stesso periodo in cui prestava servizio come stalliere di Berlusconi, il giudice Paolo Borsellino rilasciò, poco prima di essere ucciso in un attentato mafioso, un'intervista a un giornalista francese nella quale definiva il Mangano come una delle teste di ponte di Cosa Nostra nel nord Italia.[147] Mangano morì in carcere nel 2000, pochi giorni dopo essere stato condannato all'ergastolo per duplice omicidio. Dell'Utri commentò, in seguito, che Mangano era un eroe [148] , concetto poi ribadito successivamente da Berlusconi stesso[149] .
  • Silvio Berlusconi 71 La procura di Palermo ha indagato su Silvio Berlusconi e su Marcello Dell'Utri per concorso esterno in associazione mafiosa e riciclaggio di denaro. Nel 1998 la posizione di Berlusconi è stata archiviata al termine delle indagini preliminari, che erano state prorogate per la massima durata prevista dalla legge, mentre Dell'Utri è stato rinviato a giudizio. Nel 2004 Marcello Dell'Utri è stato poi condannato in primo grado a Palermo a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa; secondo la sentenza, Forza Italia sarebbe stata fondata per fornire nuovi agganci politici alla mafia e Dell'Utri sarebbe stato l'intermediario tra l'organizzazione mafiosa Cosa nostra e Silvio Berlusconi fin dal 1974[150] . Il processo di appello è ancora in corso. I rapporti con il mondo dell'informazione Dichiarazione contro Biagi, Santoro e Luttazzi Il 18 aprile 2002, durante la visita di Stato a Sofia in Bulgaria Berlusconi, da circa un anno Presidente del Consiglio rende una assai discussa dichiarazione (soprannominata dai suoi oppositori il "diktat bulgaro" o l'"editto di Sofia"): Berlusconi e Biagi nel 1986 « L'uso che Biagi, come si chiama quell'altro...? Santoro, ma l'altro... Luttazzi, hanno fatto della televisione pubblica, pagata coi soldi di tutti, è un uso criminoso. E io credo che sia un preciso dovere da parte della nuova dirigenza di non permettere più che questo avvenga. » I tre non vennero più chiamati a condurre programmi in RAI: di fatto la nuova dirigenza RAI insediatasi all'epoca del governo Berlusconi e da esso spronata a prendere provvedimenti, espulse Biagi, Santoro e Luttazzi da tutte le programmazioni televisive. La situazione perdurò fino al 2006 quando, in seguito ad azioni giudiziarie che li hanno visti vincenti sulla dirigenza RAI, Biagi e Santoro hanno ripreso a condurre programmi giornalistici. Dissapori con la TV pubblica Berlusconi ha sempre avuto rapporti contrastati con la televisione pubblica, da lui spesso accusata di essere, se non totalmente schierata a sinistra, per gran parte controllata dai partiti dell'opposizione (soprattutto Raitre, definita da Berlusconi «una macchina da guerra contro il Presidente del Consiglio»). Questa visione è ovviamente ribaltata secondo il punto di vista dei suoi oppositori che lo accusano di averla pesantemente occupata nel periodo in cui è stato capo del governo. È del 12 marzo 2006 (durante la campagna elettorale per le elezioni politiche) la polemica, in occasione del programma di Raitre, "In 1/2 h" (In mezz'ora), tra Berlusconi che accusava la conduttrice Lucia Annunziata di muoversi sulla base di posizioni di pregiudizio nei suoi confronti e di aperta partigianeria in appoggio della sinistra, e la giornalista stessa che gli rimproverava l'incapacità di trattare con i giornalisti. Silvio Berlusconi lasciò lo studio dopo 17 minuti.[151]
  • Silvio Berlusconi 72 Il caso Saccà Nel 2007 la procura di Napoli apre un'inchiesta su Berlusconi (allora leader dell'opposizione) sospettato di aver corrotto Agostino Saccà, direttore generale della RAI. Tra gli atti dell'inchiesta c'è una intercettazione telefonica trai due imputati che viene pubblicata in tutti i media quando l'indagine è ancora in corso. [152] [153] Nella telefonata si ascolta Saccà esprimere una posizione di appassionato appoggio politico a Berlusconi e di critica per il comportamento degli alleati. Berlusconi sollecita Saccà a mandare in onda una trasmissione voluta da Umberto Bossi e Saccà si lamenta del fatto che ci sono persone che hanno diffuso voci su questo accordo provocandogli problemi. Berlusconi poi chiede a Saccà di dare una sistemazione in una fiction ad una ragazza spiegando in modo molto esplicito che questo servirebbe per uno scambio di favori con un senatore della maggioranza che lo aiuterebbe a far cadere il governo. Saccà saluta esortando Berlusconi a impadronirsi della maggioranza quanto prima possibile.[154] Berlusconi ha sostenuto in sua difesa: "lo sanno tutti nel mondo dello spettacolo, in certe situazioni in Rai si lavora soltanto se ti prostituisci oppure se sei di sinistra. Io ho fatto diversi interventi per personaggi che non sono di sinistra e che sono stati messi completamente da parte dalla Rai".[155] L'indagine napoletana è giunta a Gennaio alla richiesta di rinvio a giudizio ma, prima che si aprisse il processo, nel luglio 2008 gli avvocati di Berlusconi chiesero ed ottennero dal GIP lo spostamento dell'indagine a Roma per incompetenza territoriale[156] . Nel 2008 i pm romani nuovi titolari dell'inchiesta hanno chiesto l'archiviazione dell'inchiesta e la distruzione delle intercettazioni argomentando che «Non c' è alcuna certezza del "do ut des". Lo stretto legame tra l' onorevole Berlusconi e Saccà, che emerge con evidenza dall' attività investigativa, era tale da consentire al primo di effettuare segnalazioni al secondo senza dover promettere o ottenere nulla in cambio».[157] Il caso Carfagna Nel quarto governo Berlusconi, l'onorevole Mara Carfagna, ex showgirl, è stata scelta per ricoprire il ruolo di ministro delle Pari Opportunità. Secondo il quotidiano argentino El Clarín alcune intercettazioni avrebbero prodotto materiale non penalmente rilevante riguardante presunti favori sessuali ottenuti dal Presidente del Consiglio dei Ministri Berlusconi in cambio della poltrona da ministro.[158] Di tali intercettazioni esisterebbero ormai solo copie, essendo stati distrutti, ai sensi della legge, gli originali in quanto non rilevanti ai fini del processo per corruzione a carico di Berlusconi.[159] Dell'esistenza delle intercettazioni parlarono prima Sabina Guzzanti durante la manifestazione di piazza Navona l'8 luglio 2008,[160] poi il deputato PdL Paolo Guzzanti sul suo blog, ritenendo esistessero «proporzionati motivi per temere che la signorina in questione occupi il posto per motivi che esulano dalla valutazione delle sue capacità di servitore dello Stato, sia pure apprendista».[161] Le dichiarazioni sortirono una citazione in sede civile per Sabina Guzzanti.[162] Anche al padre, il deputato PdL Paolo Guzzanti arriva una minaccia di querela, a cui risponde: "Mi è capitato di imbattermi in persone, parlo di membri del parlamento, che mi hanno raccontato di avere letto le intercettazioni e di avere da esse tratto certe sensazioni e a loro parere fondate sulla vicenda. Se dovessi essere chiamato da un magistrato per difendermi sarei pronto a dire i nomi di questi autorevoli membri del parlamento", la vicenda si conclude quindi con una riconciliazione formale e con una precisazione:" Parlavo di una questione più generale: se i ministri debbano essere nominati solo perché in rapporti molto personali".[163] [164] [165]
  • Silvio Berlusconi 73 Dichiarazioni e comportamenti controversi In Italia e all'estero grande risalto mediatico hanno ricevuto alcune sue dichiarazioni, battute di spirito e comportamenti irrituali che gli hanno dato una fama di gaffeur, contribuendo nel contempo a caratterizzare la sua immagine pubblica.[166] Nel settembre 2001, in seguito agli attentati terroristici sferrati da Al-Qaida agli Stati Uniti, dichiarò: «Noi [occidentali] dobbiamo essere consapevoli della superiorità della nostra civiltà, il nostro è un sistema che ha garantito il benessere, il rispetto dei diritti umani e, a differenza dei paesi islamici, il rispetto dei diritti religiosi e politici. Un sistema che ha come valore la comprensione delle diversità e la tolleranza». L'affermazione suscitò le proteste di diverse nazioni islamiche e della Lega araba.[167] [168] [169] [170] Nel 2003, particolarmente controversa fu la polemica che al Parlamento europeo – in occasione del suo esordio come presidente del Consiglio dell'UE – lo vide opposto all'eurodeputato socialista tedesco Martin Schulz, che lo criticò per i suoi problemi giudiziari, per il suo rapporto con l'informazione, e che lo accusò di avere un conflitto d'interessi. Berlusconi replicò all'intervento dell'eurodeputato dicendo: «Signor Schulz, so che in Italia c'è un produttore che sta facendo un film sui campi di concentramento nazisti. La suggerirò per il ruolo di kapò, lei sarebbe perfetto». Alle critiche da parte di alcuni europarlamentari, Berlusconi rispose rivolgendo un «turisti della democrazia» all'ala sinistra del Parlamento che lo contestava. Il presidente Pat Cox lo invitò a scusarsi, ma Berlusconi replicò: «Il signor Schulz mi ha offeso gravemente e personalmente, era solo una battuta ironica e non la ritiro». Accettò poi di scusarsi con il popolo tedesco, ma non con Schulz e l'Europarlamento. La controversia coinvolse anche il cancelliere Schröder, che convocò l'ambasciatore italiano a Berlino spingendo il governo italiano a fare lo stesso con quello tedesco a Roma.[171] [172] Successivamente Berlusconi dichiarò che in Italia «girano da anni storielle sull'Olocausto» perché «gli italiani sanno scherzare su tragedie come quella nel tentativo di superarle», provocando le proteste della comunità ebraica di Roma e dell'ANED.[173] [174] [175] Qualche mese dopo, gli procurò altre critiche dalla comunità israelita, unite a quelle di alcuni familiari delle vittime dello squadrismo fascista, l'intervista rilasciata al periodico britannico The Spectator in cui disse che Mussolini, a differenza di Saddam Hussein, non avrebbe «mai ammazzato nessuno» e si sarebbe limitato a mandare «la gente a fare vacanza al confino».[176] [177] Della stessa intervista fu contestato anche il giudizio espresso sui giudici, definiti «mentalmente disturbati», che spinse il presidente della Repubblica Ciampi ad intervenire in difesa della magistratura.[178] [179] Ripercussioni sul piano diplomatico ci furono anche in altre occasioni. Nel 2005, quando irritò il governo finlandese dicendo di aver «rispolverato tutte le arti da playboy» con Tarja Halonen, capo di Stato della nazione scandinava, per fare in modo che ritirasse la candidatura di Helsinki a sede dell'Autorità europea per la sicurezza alimentare in favore di Parma, non essendoci per lui «alcuna possibilità di confronto tra il culatello di Parma e la renna affumicata».[180] [181] [182] Nel 2006, quando contrariò il governo cinese dichiarando durante un comizio: «Leggetevi il libro nero del comunismo e scoprirete che nella Cina di Mao i comunisti non mangiavano i bambini, ma li bollivano per concimare i campi».[183] Nel febbraio 2009, Berlusconi affermò in un comizio: «Di me hanno detto di tutto i signori della sinistra, [...] che sono come quel dittatore argentino che faceva fuori i suoi oppositori portandoli in aereo con un pallone, poi apriva lo sportello e diceva: C'è una bella giornata, andate fuori un po' a giocare. Fa ridere ma è drammatico». Il Ministero degli esteri argentino convocò l'ambasciatore italiano Stefano Ronca per esprimere «la profonda preoccupazione» per le frasi dette sui cosidetti voli della morte,[184] per il governo italiano si trattò di uno stravolgimento delle parole pronunciate dal Presidente del Consiglio, un «finto caso».[185] Sempre nel 2009, secondo indiscrezioni di un tabloid inglese, durante un vertice di capi di governo dell'Unione Europa a Bruxelles per discutere le questioni relative al cambiamento climatico in vista del summit di Copenhagen, alla presenza di leader quali Gordon Brown, Brian Cowen, Angela Merkel e Nicolas Sarkozy, Berlusconi avrebbe scarabocchiato disegnini di "mutande femminili nel corso della storia" sotto il titolo "Mutandine da donna attraverso i secoli", passando i suoi bozzetti agli altri premier affinché potessero apprezzarli, creando ilarità e imbarazzo fra i
  • Silvio Berlusconi 74 presenti.[186] [187] Hanno suscitato clamore anche alcuni comportamenti scherzosi tenuti in presenza di ministri e governanti stranieri. Nel 2002 fece discutere la foto di gruppo dei ministri degli Esteri riuniti a Cáceres, in cui Berlusconi, titolare ad interim della Farnesina, fu immortalato mentre faceva il gesto delle corna alle spalle del suo omologo spagnolo per divertire un gruppo di boy-scout.[188] [189] Nel 2008, durante una conferenza stampa con il presidente russo uscente Vladimir Putin, dopo che una giornalista pose a quest'ultimo una domanda sgradita circa una sua presunta relazione extra-coniugale, Berlusconi mimò un mitra che le sparava. Il gesto fu criticato dalla Federazione Nazionale Stampa Italiana a causa dei numerosi casi di giornalisti assassinati in Russia. La cronista coinvolta successivamente puntualizzò: «Ho visto il gesto del vostro presidente e so che scherza sempre. So che il gesto non avrà alcuna conseguenza».[190] Lo stesso anno, in seguito all'elezione dell'afro-americano Barack Obama alla presidenza degli Stati Uniti, Berlusconi, durante una conferenza stampa congiunta con il nuovo presidente russo Dmitrij Medvedev al Cremlino, affermò: «Ho detto a Medvedev che Obama ha tutto per andare d'accordo con lui: è giovane, bello e anche abbronzato». La frase suscitò polemiche poiché il termine "abbronzato" (in inglese tanned o suntanned) è stato talvolta impiegato in maniera dispregiativa nei confronti delle persone di colore. In seguito Berlusconi affermò che la sua intenzione era quella di rivolgere ad Obama «una carineria assoluta, un grande complimento», e definì «imbecilli» chi aveva criticato la dichiarazione. I media internazionali diedero ampio risalto alla vicenda.[191] [192] [193] L'anno successivo, durante la riunione del G20 a Londra, dopo la foto di rito Berlusconi chiamò il presidente statunitense a voce alta attirando l'attenzione della regina Elisabetta II che, giratasi per capire da dove e da chi provenisse il richiamo, apparentemente irritata esclamò: «Che cos'è? Ma perché deve urlare?» (What is it? Why does he have to shout?).[194] [195] L'episodio ricevé ampio eco mediatico da parte della stampa internazionale[196] . Il giorno successivo Buckingham Palace intervenne puntualizzando che la sovrana non era affatto infastidita dall'irritualità del capo di governo italiano.[197] In Italia hanno sollevato polemiche alcune sue esternazioni rivolte agli avversari politici ed alla magistratura. Nel 2006, in prossimità delle elezioni politiche che lo avrebbero contrapposto al candidato del centro-sinistra Romano Prodi, durante un discorso alla Confcommercio affermò: «Ho troppa stima dell'intelligenza degli italiani per pensare che ci siano in giro così tanti coglioni che possano votare contro i propri interessi». Definì inoltre la magistratura «il cancro del paese».[198] [199] Due anni dopo, alla Confesercenti, ribadì lo stesso concetto definendo «i giudici e i pm ideologizzati» una «metastasi della nostra democrazia». L'ANM protestò per la dichiarazione temendo una delegittimazione dell'intera categoria.[200] [201] Nel 2009, fu protagonista di uno scontro istituzionale con il presidente della Repubblica Napolitano, che rifiutò di firmare il decreto legge approvato dal Consiglio dei Ministri che avrebbe vietato l'interruzione dell'alimentazione e dell'idratazione artificiale di Eluana Englaro.[202] Berlusconi, contrariato dalla mancata firma, dichiarò: «si vogliono attribuire dei poteri che secondo l'interpretazione mia e del governo non sono del capo dello Stato ma semmai spettano al governo», quindi sollecitò una riforma della Costituzione, da lui ritenuta necessaria «perché la Carta è una legge fatta molti anni fa sotto l'influenza della fine di una dittatura e con la presenza al tavolo di forze ideologizzate che hanno guardato alla Costituzione russa come a un modello da cui prendere molte indicazioni».[203] [204] La dichiarazione fu accolta da diverse polemiche a cui Berlusconi replicò: «Ho giurato sulla Costituzione. La rispetto. È la prima legge alla base dello Stato. Non ho mai pensato di attaccarla», poi aggiunse: «La Costituzione però non è un Moloch: può evolvere con i tempi», ma ribadì: «Che i valori costituzionali abbiano guardato alla Carta dell'Unione Sovietica è una realtà storica».[205] [206] Il 10 dicembre 2009, in una seduta del Partito Popolare Europeo, Berlusconi individua in un presunto "partito della magistratura di sinistra" un grave ostacolo per la propria attività di governo, affermando di voler cambiare questa situazione anche attraverso una riforma della Costituzione. Le affermazioni suscitano le reazioni del Presidente della Repubblica che esprime il suo rammarico, mentre il Presidente della Camera invita il premier a chiarire.[207]
  • Silvio Berlusconi 75 Il caso Letizia e le escort Il 28 aprile 2009, la moglie di Berlusconi, Veronica Lario, scrisse una e-mail all'ANSA, esprimendo il suo sdegno per la scelta del marito di candidare giovani ragazze di bella presenza, alcune delle quali senza esperienza politica, per le vicine Elezioni europee. Il 2 maggio del 2009, dopo aver saputo che Berlusconi si era recato alla festa del diciottesimo compleanno di Noemi Letizia[208] [209] (una ragazza di Casoria), Veronica Lario ha affidato ad un avvocato l'incarico di presentare richiesta di separazione dal marito[210] . La Lario ha, a questo punto, fatto menzione di una supposta abitudine del marito di frequentare minorenni: "Ho cercato di aiutare mio marito, ho implorato coloro che gli stanno accanto di fare altrettanto, come si farebbe con una persona che non sta bene. È stato tutto inutile".[211] Il 14 maggio il quotidiano La Repubblica pubblica un articolo in cui mostra le molte contraddizioni e discordanze della versione di Berlusconi concernente le sue frequentazioni con Noemi Letizia con le dichiarazioni degli altri protagonisti della vicenda, chiedendo al Presidente del Consiglio di rispondere a dieci domande[212] , poi riformulate. Berlusconi non ha mai ritenuto opportuno rispondere a queste domande, e il 28 agosto dà mandato al suo avvocato, Niccolò Ghedini, di intentare una causa civile di risarcimento contro il quotidiano per il danno di immagine causatogli (lo stesso avviene Noemi Letizia al Festival di Venezia nel 2009. contestualmente anche nei confronti de L'Unità). Il 28 maggio Berlusconi giura sulla testa dei suoi figli che non ha mai avuto relazioni "piccanti" con minorenni, e che se stesse mentendo si dimetterebbe immediatamente.[213] [214] La questione è stata ampiamente trattata dalla stampa estera (per esempio dai quotidiani britannici The Times,[215] Financial Times[216] e dalla BBC).[217] L'attenzione dei giornali è stata in seguito attirata da numerose foto che il fotografo Antonello Zappadu aveva scattato in diverse occasioni: alcune documentano una vacanza del maggio 2008 nella residenza estiva di Berlusconi a Porto Rotondo e vi appare l'allora primo ministro della Repubblica Ceca Mirek Topolanek in veste adamitica: durante la festa si vedono giovani ragazze in bikini o in topless.[218] Il 5 giugno 2009 il quotidiano spagnolo El País pubblica 5 delle 700 foto della festa.[219] La Procura di Roma, su segnalazione di Berlusconi, ha sequestrato il materiale fotografico per violazione della privacy. Nel luglio 2009 il giornale L'Espresso pubblica sul suo sito le registrazioni audio degli incontri tra Silvio Berlusconi e la escort Veronica Lario Patrizia D'Addario (da lei stessa effettuate). Tali registrazioni risalgono all'ottobre 2008 e sono state depositate dalla stessa D'Addario presso la Procura di Bari, che le ha ascoltate e pubblicate in quanto rilevanti - insieme ad altre intercettazioni - per far luce sulla natura dei rapporti tra Berlusconi e l'imprenditore barese Gianpaolo Tarantini indagato per corruzione e associazione a delinquere nell'ambito di un'inchiesta su tangenti e affari a danno della sanità pugliese.[220] Poco dopo il Premier dichiarò: "Non sono un santo, spero lo capiscano anche quelli di Repubblica". [221]
  • Silvio Berlusconi 76 Al di là dell'interesse di natura scandalistica, le vicende riguardanti i presunti rapporti extraconiugali di Berlusconi con escort e giovani ragazze dello spettacolo hanno attirato l'attenzione dell'opinione pubblica e di parte del mondo politico, in quanto paiono essere in più punti intrecciate con la promessa di candidature politiche nelle liste del Pdl e affiliate (La Puglia prima di tutto) in occasione delle elezioni europee e delle amministrative del giugno 2009[222] [223] . Le aggressioni • Il 31 dicembre 2004, in piazza Navona a Roma, Silvio Berlusconi venne colpito con il treppiede di una macchina fotografica da Roberto Dal Bosco, un operaio di Mantova[224] . Dopo essere stato diciannove ore in arresto, Dal Bosco fu scarcerato e inviò le sue scuse al primo ministro italiano che decise di non sporgere denuncia. Il comitato "L'altrainformazione" e il senatore Mario Luzi ipotizzarono, in seguito, una possibile strumentalizzazione di Silvio Berlusconi dell'aggressione subita[225] [226] . • Il 13 dicembre 2009, dopo un comizio in piazza del Duomo a Milano, Silvio Berlusconi venne colpito al volto con una riproduzione in miniatura del duomo, lanciata da distanza ravvicinata da Massimo Tartaglia, riportando diverse ferite al volto, nonché la frattura del setto nasale e di due denti dell'arcata superiore.[227] Tartaglia, nato nel 1967, incensurato e precedentemente in cura per problemi psichici, fu subito arrestato[228] e dal 1 febbraio 2010 è agli arresti domiciliari in una comunità terapeutica.[229] Riconoscimenti Cavaliere dell'Ordine al merito del Lavoro «Dopo aver conseguito la laurea in Giurisprudenza con il massimo dei voti, decise di dar vita ad una attività indipendente nel settore dell'industria edile fondando la Società "Cantieri Riuniti Milanesi S.p.A.". Nel 1963 ha costituito la Società "Edilnord" che ha realizzato, tra l'altro, in provincia di Milano, un centro per quattromila abitanti, il primo in Lombardia dotato di centro commerciale, centro sportivo, campi di giuoco, scuole materne ed elementari. Dal 1969 al 1975, in applicazione di una nuova concezione urbanistica, Da sinistra, Jacques Chirac, George W. Bush, Tony Blair e Silvio Silvio Berlusconi ha realizzato la costruzione di Berlusconi "Milano 2", una città per diecimila abitanti contigua a Milano, dotata di tutte le più moderne attrezzature pubbliche e sociali, la prima unità urbana in Italia con tre circuiti differenziali per auto, ciclisti e pedoni. È Presidente e Direttore Generale della Edilnord progetti S.p.A. e Presidente della Fininvest S.p.A.» — 1977, nominato dal presidente della Repubblica Giovanni Leone. Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Stella di Romania Cavaliere di Gran Croce di merito con placca d'oro del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio
  • Silvio Berlusconi 77 Laurea honoris causa in ingegneria gestionale dall'Università della Calabria — 27 novembre 1991[230] • Il 23 settembre 2003, a New York, gli è stato consegnato il premio "Statista dell'anno" dalla Anti-Defamation League, l'organizzazione ebraica che combatte l'antisemitismo nel mondo.[231] • Il 2 marzo 2006, negli Stati Uniti d'America, durante l'annuale celebrazione del "saluto alla Libertà", la Intrepid Foundation, ente privato statunitense, lo ha insignito del premio Libertà Intrepid 2006 per «la coraggiosa leadership contro il terrorismo». • Il 27 settembre 2006, gli viene riconosciuto il premio "Madonnina d'oro" offerto dalla Comunità Incontro di Don Gelmini per il contributo personale dato alla ricostruzione di alcune strutture in Bolivia e in Thailandia, dopo lo tsunami. Rivisitazioni artistiche di Silvio Berlusconi La figura dell'imprenditore milanese è stata rivisitata molto spesso da cineasti, cantanti, fumettisti e letterati. Documentari • Citizen Berlusconi - The Prime Minister and the Press di Andrea Cairola e Susan Gray, PBS (2003) • Viva Zapatero! di Sabina Guzzanti (2005) • Quando c'era Silvio - Storia del periodo berlusconiano di Beppe Cremagnani, Enrico Deaglio e Ruben Oliva (2006) • Uccidete la democrazia! Memorandum sulle elezioni di aprile di Beppe Cremagnani, Enrico Deaglio e Ruben H. Oliva (2006) • Berlusconi, Affaire Mondadori di Mosco Boucault (2006) • Videocracy - Basta apparire di Erik Gandini (2009) Voci correlate • Governo Berlusconi I • Governo Berlusconi II • Governo Berlusconi III • Governo Berlusconi IV • Forza Italia • Casa delle Libertà • Il Popolo della Libertà • Berlusconismo • Veronica Lario • Editto bulgaro • Procedimenti giudiziari a carico di Silvio Berlusconi • Berluscones • No Berlusconi Day
  • Silvio Berlusconi 78 Altri progetti • Wikisource contiene opere originali di o su Silvio Berlusconi • Wikinotizie contiene notizie di attualità su Silvio Berlusconi • Wikiquote contiene citazioni di o su Silvio Berlusconi • Wikimedia Commons contiene file multimediali su Silvio Berlusconi Collegamenti esterni • Scheda [232] su Openpolis Uffici di governo Predecessore: Presidente del Consiglio dell'Unione europea Successore: Costas luglio - dicembre 2003 Bertie Simitis Ahern MPE italiano Gruppo Lista di elezione Partito italiano Area Preferenze 1999 - giu PPE-DE Forza Italia Forza Italia - - 2001 Predecessore: Presidente del Consiglio Successore: dei ministri italiano Carlo Azeglio Ciampi 10 maggio 1994 - 17 Lamberto Dini I gennaio 1995 Giuliano Amato 11 giugno 2001 - 23 Silvio Berlusconi II aprile 2005 Silvio Berlusconi 23 aprile 2005 - 17 Romano Prodi III maggio 2006 Romano Prodi 8 maggio 2008 - in in carica IV carica Presidenti del Consiglio dei ministri Alcide De Gasperi | Giuseppe Pella | Amintore Fanfani | Mario Scelba | Antonio Segni | Adone Zoli | Fernando Tambroni | Giovanni Leone | Aldo Moro | Mariano Rumor | Emilio Colombo | Giulio Andreotti | Francesco Cossiga | Arnaldo Forlani | Giovanni Spadolini | Bettino Craxi | Giovanni Goria | Ciriaco De Mita | Giuliano Amato | Carlo Azeglio Ciampi | Silvio Berlusconi | Lamberto Dini | Romano Prodi | Massimo D'Alema Predecessore: Ministro degli Esteri della Repubblica Successore: Italiana Renato dal 6 gennaio al 14 novembre 2002 (ad Franco Ruggiero interim) Frattini
  • Silvio Berlusconi 79 Predecessore: Ministro dell'Economia e delle Finanze della Repubblica Italiana Successore: Giulio dal 3 luglio al 16 luglio 2004 (ad interim) Domenico Siniscalco I Tremonti Giulio dall'8 maggio al 17 maggio 2006 (ad interim) Tommaso Padoa II Tremonti Schioppa Predecessore: Ministro della Salute della Repubblica Italiana Successore: Francesco dall'11 marzo al 17 maggio 2006 (ad Livia Storace interim) Turco Note [1] http:/ / www. camera. it/ cartellecomuni/ leg16/ include/ contenitore_dati. asp?tipopagina=& deputato=d35330& source=%2Fdeputatism%2F240%2Fdocumentoxml%2Easp& position=DeputatiLa%20Scheda%20Personale& Pagina=Deputati/ Composizione/ SchedeDeputati/ SchedeDeputati. asp%3Fdeputato=d35330& Nominativo=BERLUSCONI%20Silvio [2] #74 Silvio Berlusconi & family (http:/ / www. forbes. com/ lists/ 2010/ 10/ billionaires-2010_Silvio-Berlusconi-family_EEPT. html). URL consultato il 14-03-2010. [3] «Forbes - The World's Billionaires 2010» (http:/ / www. forbes. com/ lists/ 2010/ 10/ billionaires-2010_The-Worlds-Billionaires_Rank. html). URL consultato in data 14-03-2010. [4] http:/ / www. difesa. it/ Ministro/ Compiti+ e+ Attivita/ Dettaglio+ intervista. htm?DetailID=55 Ministero della Difesa, intervista all'On. Antonio Martino: "...Forza Italia è una creazione di Berlusconi ed è legata alla sua presenza. Finché c'è lui, esiste il partito..." [5] http:/ / archiviostorico. corriere. it/ 1997/ ottobre/ 22/ Cerchiamo_rispettare_anagrafe_dei_tirolesi_co_0_9710221768. shtml articolo del Corriere della Sera: "...Berlusconi fondo' Forza Italia e si coalizzo' con la Lega nord..." [6] http:/ / www. repubblica. it/ 2009/ 08/ sezioni/ politica/ berlusconi-divorzio-20/ vanity-fair-scandali/ vanity-fair-scandali. html Articolo de La Repubblica: "...Nel '93 Berlusconi fonda un partito e diventa presidente del consiglio..." [7] http:/ / personal. lse. ac. uk/ LARCINES/ reset_98_2006. pdf Articolo di Reset: "...Silvio Berlusconi fonda un partito dal niente e lo porta a vincere le elezioni in due mesi [8] Nel corso del quale ricoprì gli incarichi ad interim di ministro degli Esteri, dell'Economia, della Salute e della Funzione Pubblica [9] http:/ / www. asca. it/ news-BERLUSCONI__IERI_BATTUTO_RECORD_GIORNI_DI_DE_GASPERI_AL_GOVERNO-857938-ORA-. html [10] http:/ / www. ilmessaggero. it/ articolo_app. php?id=21807& sez=HOME_INITALIA& npl=& desc_sez= [11] http:/ / www. repubblica. it/ 2009/ 06/ sezioni/ politica/ berlusconi-varie-2/ berlusconi-atreju/ berlusconi-atreju. html [12] http:/ / www. libero-news. it/ adnkronos/ view/ 181276 [13] Alla memoria di Luigi Berlusconi, due anni dopo la morte, il figlio intitolerà un trofeo calcistico [14] MIO FRATELLO SILVIO, UN CUORE GRANDE COSI' (http:/ / quotidianonet. ilsole24ore. com/ politica/ 2007/ 06/ 14/ 17935-silvio_cuore_grande_cos. shtml) [15] «Vita, opere e miracoli di Silvio» (http:/ / www. societacivile. it/ primopiano/ articoli_pp/ berlusconi/ vita. html). societacivile.it, 6-3-2002. URL consultato in data 18/10/2009. [16] Lo scrittore Mario Guarino, ne L'orgia del potere: testimonianze, scandali e rivelazioni su Silvio Berlusconi, Dedalo, Bari, 2005, p. 18, sostiene che fu dispensato per legge in quanto primo figlio, mentre altri biografi non indicano quale sia il motivo della dispensa. [17] Claudia Fusani, (http:/ / www. unita. it/ upload/ silviostory_1. pdf) Silvio story, L'Unità. [18] Dario Cresto-Dina. «Veronica, addio a Berlusconi "Ho deciso, chiedo il divorzio"» (http:/ / www. repubblica. it/ 2009/ 04/ sezioni/ politica/ elezioni-2009-2/ veronica-divorzio/ veronica-divorzio. html). la Repubblica, 3-5-2009. URL consultato in data 26-7-2009. [19] Silvio Berlusconi. «L’avventura imprenditoriale del fondatore della Ignis, un uomo che aveva fiducia nell’Italia: Borghi, un simbolo del miracolo economico» (http:/ / www. palazzochigi. it/ Presidente/ Interventi/ testo_int. asp?d=17492). Governo italiano, 8-11-2002. URL consultato in data 16/4/2008. [20] Nel film Sua maestà Silvio Berlusconi, prodotto da CAPA PRESS T.V. di Parigi (regia di Stéphane Bentura), Guido Possa, viceministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca nel governo Berlusconi I, direttore per molti anni della sua segreteria personale, amico fin dai tempi del liceo dai padri Salesiani di Milano, ricorda come il suo primo lavoro sia stato di venditore porta a porta di scope elettriche. [21] Il sito di Forza Italia parla di attività di direttore commerciale e, dopo sei mesi, di direttore generale (http:/ / www. forza-italia. it/ silvioberlusconi/ 051_citta. htm). [22] Una biografia di Berlusconi (http:/ / www. societacivile. it/ primopiano/ articoli_pp/ berlusconi/ vita. html) su societacivile.it. [23] Le due finanziarie che facevano capo a Carlo Rezzonico erano controllate dalla Discount Bank Overseas Limited, con sede a Tel Aviv e filiali a Lugano, Ginevra e Milano.
  • Silvio Berlusconi 80 [24] Il sito di Forza Italia parla di "terribile crisi del mercato edilizio", pur essendo quello un periodo di pieno boom economico. (http:/ / www. forza-italia. it/ silvioberlusconi/ 051_citta. htm). [25] Camilla Cederna, Il nasetto di Silvio, Milano, 1977, v. ((http:/ / www. rifondazione-cinecitta. org/ silvioberlusconi1. html)). [26] La Cofigen era stata creata qualche settimana prima della Italcantieri ed era controllata per il 50% dalla Banca della Svizzera Italiana e per il 48% dalla Privat Kredit Bank; quest'ultima era controllata in gran parte dalla Cofi Compagnie de l'Occident pour la Finance et l'Industrie, creazione della stessa Banca della Svizzera Italiana, della Société de Banque Suisse e della Cassa Lombarda di Milano. [27] Tettamanti di fatto controllava la Banca della Svizzera Italiana e sembra fosse implicato in diversi affari che hanno influenzato l'economia italiana come il caso Enimont e quello della Merchant Bank di Sergio Cragnotti. [28] Di fatto era intestata ad un praticante notaio e ad una casalinga, Stefania Doninelli, moglie di Ercole Doninelli, che è amministratore delegato. La società nasceva da un complesso sistema di scatole cinesi, al cui capo c'era la Interchange Bank, nata con capitali italiani, svizzeri e venezuelani. [29] Ercole Doninelli era titolare della Fimo di Chiasso, una finanziaria che in seguito si è trovata coinvolta in diverse indagini giudiziarie sul riciclaggio del denaro derivante dal narcotraffico colombiano e su diversi crack finanziari in Italia, Francia, Belgio e Paesi Bassi, come riportato da indymedia.org (http:/ / italia. indymedia. org/ news/ 2001/ 08/ 12869. php). Doninelli fu anche amministratore delegato della Eti AG Holding. [30] «Chi è Cesare Previti» (http:/ / www. corriere. it/ Primo_Piano/ Cronache/ 2003/ 04_Aprile/ 29/ schedaimisir. shtml). Corriere della Sera, 29-4-2003. URL consultato in data 21/5/2008. Si tratta di una breve biografia di Cesare Previti. Parla diffusamente della vicenda il libro di Giovanni Ruggeri Berlusconi. Gli affari del Presidente, Kaos Edizioni, Milano, 1994, p. 79-90. [31] La Padania, 11 domande a Berlusconi (http:/ / www. agoravox. it/ Berlusconi-e-la-Banca-Rasini) [32] Guzzanti vs Berlusconi - Pg 87 [33] http:/ / ricerca. repubblica. it/ repubblica/ archivio/ repubblica/ 2001/ 04/ 28/ troppe-ombre-sul-cavaliere-con-lui-unitalia. html [34] «Berlusconi ai giudici: non rispondo su Dell'Utri» (http:/ / archiviostorico. corriere. it/ 2002/ novembre/ 27/ Berlusconi_giudici_non_rispondo_Dell_co_0_0211274792. shtml). Corriere della Sera, 27-11-2002. URL consultato in data 28/5/2008. [35] Elio Veltri; Marco Travaglio, L'odore dei soldi. Origini e misteri delle fortune di Silvio Berlusconi (http:/ / files. meetup. com/ 206854/ E. Veltri M. Travaglio - L'odore dei soldi. doc) (doc) Editori Riuniti, 2001. ISBN 88-359-5007-4 URL consultato il 09-11-2008. [36] Dal quotidiano La Padania del 19 agosto 1998. [37] cfr. J.Ziegler, La Svizzera lava più bianco, 1992, per approfondimenti. [38] http:/ / www. antimafiaduemila. com/ content/ view/ 1238/ [39] «Mafia, Fininvest: “Teoremi smentiti” (http:/ / www. tgcom. mediaset. it/ cronaca/ articoli/ articolo372760. shtml), da Tgcom.it, 27 luglio 2007. [40] Mafia, Fininvest: "Teoremi smentiti" (http:/ / www. tgcom. mediaset. it/ cronaca/ articoli/ articolo372760. shtml), articolo di Tgcom del 27 luglio 2007. [41] Il caso Giuffrida: Perché Berlusconi non dice dove ha preso i capitali Fininvest? (http:/ / www. canisciolti. info/ articoli_dettaglio. php?id=6912), articolo di Marco Travaglio, del 1º agosto 2007, che cita tra le altre cose la nota dell'ANSA degli avvocati difensori di Giuffrida e le dichiarazioni dei giudici e di Paolo Iovenitti. [42] Per inquadrare il riferimento temporale, sebbene la loggia sia assurta alla cronaca nel 1981 con la scoperta degli elenchi degli associati, nondimeno essa era attiva fin dalla metà degli anni sessanta e, tra i mezzi che allora teorizzò per realizzare il c.d. Piano di Rinascita Democratica, vi era anche quello di ottenere il controllo dell'opinione pubblica tramite il dissolvimento della TV di Stato e la crescita delle - allora - televisioni via cavo, e l'infiltrazione nelle redazioni dei maggiori quotidiani nazionali. (http:/ / www. esmartstart. com/ _framed/ 50g/ berlusconi/ inchiesta/ start. htm) [43] Il numero di tessera di Berlusconi era 1816, codice E.19.78, gruppo 17, fascicolo 0625, data di affiliazione 26 gennaio 1978. [44] La Commissione era fornita di poteri ispettivi analoghi a quelli della magistratura, secondo la lettera della legge istitutiva 23 settembre 1981, n. 527. [45] Nella sezione dedicata ai rapporti finanziari della loggia della relazione della Commissione emerse che «...non vanno peraltro trascurati anche altri interventi con identici fini, anche se di portata minore, che la Loggia P2 pone in essere sia tramite il Banco Ambrosiano, sia tramite altre banche ove alcuni operatori (Genghini, Fabbri, Berlusconi, ecc.), trovano appoggi e finanziamenti al di là di ogni merito creditizio. Molti degli istituti bancari, ai cui vertici risultavano essere persone incluse nelle liste P2, non hanno effettuato in merito opportune indagini, ma l'esistenza di una vasta rete di sostegno creditizio per le operazioni interessanti la loggia risulta provata dalla già citata inchiesta portata a termine dal Collegio sindacale dei Monte dei Paschi di Siena...». Commissione parlamentare d'inchiesta sulla loggia massonica P2 capitolo «Il mondo degli affari - Il mondo degli affari e dell'editoria», Camera dei Deputati, 1983, cit. in LoggiaP2.com (http:/ / www. loggiap2. com/ membri_p2. htm). [46] «Berlusconi deve tirar fuori tutta la sua creatività e la sua tenacia. Lavora giorno e notte, sabato e domenica. Inventa nuove formule di pubblicità e di promozione diretta, di commercializzazione...» Frase una volta presente a questo indirizzo (http:/ / www. forzaitalia. it/ silvioberlusconi/ 051_citta. htm), rimossa dopo il 1 aprile 2007 e recuperabile da qui (http:/ / web. archive. org/ web/ 20060502180445/ http:/ / forzaitalia. it/ silvioberlusconi/ 051_citta. htm). [47] Il Psi, il governo, Tangentopoli ecco le carte dell'archivio Craxi - Repubblica.it (http:/ / www. repubblica. it/ 2007/ 12/ sezioni/ politica/ archivio-craxi/ archivio-craxi/ archivio-craxi. html) [48] Legge Gasparri, la Ue avvia la procedura d'infrazione (http:/ / www. repubblica. it/ 2006/ 07/ sezioni/ politica/ legge-gasparri/ parte-infrazione/ parte-infrazione. html). La Repubblica, 19-07-2006
  • Silvio Berlusconi 81 [49] http:/ / www. ilbenecomune. net/ 2008/ ovopedia-la-prima-enciclopedia-storica-in-videoclip-secondo-verso-berlusconiano/ [50] Ettore Livini. «Berlusconi incassa 141 milioni Nel 2005 dividendi raddoppiati» (http:/ / www. repubblica. it/ 2006/ b/ sezioni/ politica/ berincassa/ berincassa/ berincassa. html). la Repubblica, 23-02-2006. URL consultato in data 19-12-2006. [51] Gino Bacci, Berlusconi, il premier e il mister, Eco libri, 2004 [52] lastampa.it (http:/ / www. lastampa. it/ redazione/ cmsSezioni/ infografica/ 200905articoli/ 43421girata. asp). URL consultato il 13-05-2009. [53] Il periodo socialista di Silvio Berlusconi (http:/ / www. esmartstart. com/ _framed/ 50g/ berlusconi/ inchiesta/ cap3. 2. htm) [54] Silvio non rinnega mai gli amici (http:/ / archiviostorico. corriere. it/ 1995/ novembre/ 24/ Silvio_non_rinnega_mai_gli_co_8_9511242321. shtml), da Il corriere della Sera del 24 novembre 1995. [55] Vita di Berlusconi - Cronologia (http:/ / www. giannivattimo. it/ menu/ libro_berl. html), da giannivattimo.it. [56] Berlusconi testimonial per Craxi (http:/ / archiviostorico. corriere. it/ 1992/ marzo/ 13/ Berlusconi_testimonial_per_Craxi_co_0_92031316422. shtml), Corriere della Sera, 13 marzo 1992]. [57] Compatibili tv e mandato del Cavaliere (http:/ / archiviostorico. corriere. it/ 1994/ luglio/ 21/ compatibili_mandato_del_Cavaliere_co_0_9407212114. shtml), Corriere della Sera, 21 luglio 1994. [58] GIUNTA ELEZIONI Si', il Cavaliere era eleggibile (http:/ / archivio. lastampa. it/ LaStampaArchivio/ main/ History/ tmpl_viewObj. jsp?objid=1278598), la Stampa, 21 luglio 1994. [59] Noi Berlusconi l’Opposizione (http:/ / www. syloslabini. info/ online/ ?p=419), Paolo Sylos Labini, tratto da l'Unità, 24 novembre 2001. [60] Giunta delle elezioni del 19 ottobre 1996 (http:/ / leg13. camera. it/ _dati/ leg13/ lavori/ bollet/ 199610/ 1017/ pdf/ 16. pdf). camera.it. URL consultato il 22-10-2009. [61] La Repubblica, "Scende in campo il ragazzo coccodè" (http:/ / www. repubblica. it/ 2004/ a/ sezioni/ politica/ festaforza/ coccode/ coccode. html) [62] Corriere della Sera, "Lo strappo del Cavaliere" (http:/ / archiviostorico. corriere. it/ 1994/ gennaio/ 27/ strappo_del_Cavaliere_co_0_9401277413. shtml) [63] La Stampa, SONDAGGIO CIRM Ppi-Segni e pds al 22% (http:/ / archivio. lastampa. it/ LaStampaArchivio/ main/ History/ tmpl_viewObj. jsp?objid=1199323) [64] IL CASO <MESSAGGIO> AL PAESE Il Cavaliere regista di se stesso Trucchi e seduzioni nel giorno del debutto (http:/ / archivio. lastampa. it/ LaStampaArchivio/ main/ History/ tmpl_viewObj. jsp?objid=1201336) [65] <FORZA ITALIA> Uno spottino in grigio per il timido Cavaliere (http:/ / archivio. lastampa. it/ LaStampaArchivio/ main/ History/ tmpl_viewObj. jsp?objid=1202829) [66] Tra questi Mike Bongiorno, Raimondo Vianello e Sandra Mondaini, Ambra Angiolini e Iva Zanicchi, che in un programma d'intrattenimento della domenica pomeriggio dichiara che la sua mamma voterà per Silvio «perché i ricchi, essendosi già arricchiti, non avrebbero interesse a rubare dalle tasche dei cittadini». [67] http:/ / www. brianzapopolare. it/ sezioni/ politica/ berlusconi_mafioso_lega_2001feb16. htm [68] «Non mi siederò mai più ad un tavolo a cui ci sia il signor Bossi e non sosterrò mai più un governo che conti su Bossi come sostegno perché è una persona totalmente inaffidabile.» Da una intervista televisiva (http:/ / video. google. com/ videoplay?docid=6851543285887127277& pl=true). [69] In un'intervista pubblicata il 9 settembre 2003 sul quotidiano La voce di Cremona Berlusconi dice «nel 1994 il mio governo è caduto perché mi hanno accusato di corruzione e poi io sono stato assolto in appello e in cassazione, dopo sei anni, per non aver commesso il fatto. Eppure hanno fatto cadere il mio governo con quelle accuse. Perché il capo dello Stato di allora ha chiamato Bossi e gli ha detto "guarda che è sicuro che Berlusconi cada e ti porta con lui nel baratro" e Bossi poi me lo ha raccontato.» (Da welfareitalia.it (http:/ / www. welfareitalia. it/ contents. php?cid=575)). [70] «Nel 1994 ci fu un golpe. Scalfaro disse a Bossi: "Berlusconi è nel baratro, i giudici di Milano lo condanneranno. In quel baratro non finirci anche tu". I giudici di Milano dopo sette anni mi assolsero, ma gli italiani nel frattempo non ci videro più al governo, ma all'opposizione». ( repubblica.it Intervista (http:/ / www. repubblica. it/ 2006/ a/ sezioni/ politica/ versoelezioni7/ cassintegrato/ cassintegrato. html) di Berlusconi a La Repubblica, 28 gennaio 2006. [71] Il testo del discorso [72] Video su mediacenter.corriere.it (http:/ / mediacenter. corriere. it/ MediaCenter/ action/ player?uuid=6a7b8686-c35e-11da-9ad9-0003ba99c667) [73] Radio anch'io - Trasmissione del [[7 aprile (http:/ / www. radio. rai. it/ radio1/ radioanchio/ view. cfm?Q_EV_ID=171492)] 2006] [74] Senato della Repubblica, Giunta elezioni e immunità parlamentari: scheda (http:/ / www. senato. it/ commissioni/ 4577/ 3666/ 101293/ 101294/ 130034/ schedasedutacommissione. htm) della seduta del 6 dicembre 2006 ( Regolamento per la verifica dei poteri (http:/ / www. senato. it/ istituzione/ 29380/ genpagina. htm), si veda art. 12, c.2 e c.3) [75] Senato della Repubblica, Giunta elezioni e immunità parlamentari: scheda (http:/ / www. senato. it/ commissioni/ 4577/ 3666/ 101293/ 132948/ 142830/ schedasedutacommissione. htm) della seduta del 18 settembre 2007 [76] «FI: raccolte oltre 7 milioni di firme contro il governo» (http:/ / www. adnkronos. com/ IGN/ Politica/ ?id=1. 0. 1570180192), da AdnKronos.com, 18 novembre 2007. [77] «"In sette milioni per mandare via Prodi", ma restano i dubbi sul valore delle firme» (http:/ / www. repubblica. it/ 2007/ 11/ sezioni/ politica/ cdl11/ gazebo-berlusconi/ gazebo-berlusconi. html), la Repubblica, 19 novembre 2007. [78] Gian Antonio Stella. «La seconda discesa in campo contro i politici “parrucconi” (http:/ / www. corriere. it/ politica/ 07_novembre_19/ stella_berlusconi_guerra_ai_parrucconi. shtml), Corriere.it, 19 novembre 2007
  • Silvio Berlusconi 82 [79] Conferenza trasmessa in diretta su [[Rete 4 (http:/ / www. video. mediaset. it/ video. html?sito=tgcom& data=2007/ 11/ 19& id=26387& categoria=servizio/ cronaca& from=email)]] [80] . «PDL: Berlusconi scrive a coordinatori FI, serviva svolta (http:/ / www. repubblica. it/ news/ ired/ ultimora/ politica/ rep_politica_n_2701245. html), Repubblica.it, 18 novembre 2007. [81] «L'assenteismo degli eletti: le classifiche con i dati delle presenze/assenze al voto dei parlamentari» (http:/ / www. ilsole24ore. com/ includes2007/ speciali/ tools/ assenteismo-parlamentare/ assenteismo-parlamentare. shtml). Il Sole 24 Ore, 19-12-2007. URL consultato in data 28-5-2008. [82] «Vince il Pdl, la Lega avanza» (http:/ / www. corriere. it/ Politica/ 2008/ elezioni08/ elezioni_dati_8868a4f4-0a1e-11dd-bdc8-00144f486ba6. shtml), da Corriere.it, 14 aprile 2008. [83] Giuramento del Governo Berlusconi (http:/ / www. quirinale. it/ Comunicati/ Comunicato. asp?id=35776). Presidenza della Repubblica, 08-05-2008. URL consultato il 08-05-2008. [84] Berlusconi eletto Presidente del PdL (http:/ / it. euronews. net/ 2009/ 03/ 29/ berlusconi-eletto-presidente-del-pdl/ ) it.euronews.net [85] Kataweb News, Licio Gelli: “Berlusconi venne iniziato alla P2 con il rito della spada” (http:/ / news. kataweb. it/ item/ 524397/ licio-gelli-berlusconi-venne-iniziato-alla-p2-con-il-rito-della-spada) [86] La Repubblica, Bufera su Berlusconi La P2 setta segreta (http:/ / ricerca. repubblica. it/ repubblica/ archivio/ repubblica/ 2000/ 03/ 08/ bufera-su-berlusconi-la-p2-setta-segreta. html) [87] La Repubblica Angius: Silvio, ex piduista ricco (http:/ / ricerca. repubblica. it/ repubblica/ archivio/ repubblica/ 2000/ 10/ 04/ angius-silvio-ex-piduista-ricco. html) [88] La Repubblica, Berlusconi dal giudice per un interrogatorio sull'iscrizione alla P2 (http:/ / ricerca. repubblica. it/ repubblica/ archivio/ repubblica/ 1990/ 02/ 14/ berlusconi-dal-giudice-per-un-interrogatorio-sull. html) [89] Caffè Europa (http:/ / www. caffeeuropa. it/ attualita/ 75lettere-berlusca. html) [90] Repubblica, Quando Berlusconi testimoniò sulla P2 (http:/ / ricerca. repubblica. it/ repubblica/ archivio/ repubblica/ 1998/ 04/ 21/ quando-berlusconi-testimonio-sulla-p2. html) [91] Giovanni Ruggeri e Mario Guarino, Berlusconi: inchiesta sul signor tv (http:/ / www. esmartstart. com/ _framed/ 50g/ berlusconi/ inchiesta/ cap3. 3. htm). [92] Sentenza (http:/ / www. esoteria. org/ documenti/ massoneria/ sentenzastrasburgo. htm) della Corte Europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo del 2 agosto 2001 (nel caso Grande Oriente d'Italia di Palazzo Giustiniani c. Italia), dove si fa riferimento alla legge 17/82, "attuazione dell'art. 18 della Costituzione in materia di associazioni segrete e quelle concernenti lo scioglimento dell'associazione denominata Loggia P2". [93] Da repubblica.it (http:/ / ricerca. repubblica. it/ repubblica/ archivio/ repubblica/ 2007/ 06/ 06/ quegli-ex-affiliati-alla-p2-di-gelli. html). [94] http:/ / ricerca. repubblica. it/ repubblica/ archivio/ repubblica/ 2007/ 06/ 06/ quegli-ex-affiliati-alla-p2-di-gelli. html [95] http:/ / ricerca. repubblica. it/ repubblica/ archivio/ repubblica/ 1995/ 01/ 10/ bettazzi-berlusconi-realizza-il-piano-di. html [96] «Dalla P2 a Forza Italia autore=Simone Santi» (http:/ / www. controcorrente. info/ Dossier/ dallaP2pag1. htm). ControCorrente.info, 21-11-2003. 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URL consultato in data 7/7/2008. [127] Silvio Berlusconi intervistato da Bruno Vespa nel libro La scossa (Bruno Vespa, 2001, Mondadori, ISBN) [128] Dichiarazioni del 21 luglio 1994, 5 aprile 1995, 16 gennaio 1996, 8 agosto 1998, 17 marzo 1999 riportate sul libro Le mille balle blu, pp. 73, 77-79, 87 (Peter Gomez e Marco Travaglio, 2006, Rizzoli, ISBN). [129] Fedele Confalonieri intervistato su la Repubblica del 25 giugno 2000, p.11: «La verità è che, se Berlusconi non fosse entrato in politica, se non avesse fondato Forza Italia, noi oggi saremo sotto un ponte o in galera con l'accusa di mafia. Col cavolo che portavamo a casa il proscioglimento nel Lodo Mondadori». • Articolo di Repubblica sul processo Sme (http:/ / www. repubblica. it/ 2008/ 01/ sezioni/ cronaca/ prescrizione-sme/ prescrizione-sme/ prescrizione-sme. html) • Dichiarazioni (http:/ / www. corriere. it/ cronache/ 08_gennaio_30/ sme_assolto_berlusconi_7c7a3ac2-cf13-11dc-8e3f-0003ba99c667. shtml) di Giovanni Russo Spena (dal Corriere della Sera) • Accuse (http:/ / www. unita. it/ view. asp?IDcontent=71399) de l'Unità sul processo Mills • Articolo de La Repubblica (http:/ / www. repubblica. it/ 2007/ 11/ sezioni/ cronaca/ mediaset-frode-fiscale/ mediaset-frode-fiscale/ mediaset-frode-fiscale. html) • Accuse (http:/ / www. unita. it/ view. asp?IDcontent=71399) de l'Unità sul processo Mills [132] "Art. 62 bis Codice penale - Attenuanti generiche: Il giudice, indipendentemente dalle circostanze prevedute nell'art. 62, può prendere in considerazione altre circostanze diverse, qualora le ritenga tali da giustificare una diminuzione della pena. Esse sono considerate, in ogni caso, ai fini della applicazione di questo capo, come una sola circostanza, la quale può anche concorrere con una o più delle circostanze indicate nel predetto articolo 62". La concessione delle attenuanti generiche è dunque rimessa alla valutazione discrezionale del giudice. [133] «Nanni torna girotondino» (http:/ / magazine. libero. it/ cinema/ generali/ ne8523. phtml). LiberoNews.it, 15-8-2008. URL consultato in data 25/8/2008.Deborah Solomon. «Populismo e controllo totale dei media: rischio-Berlusconi anche in altri Paesi» (http:/ / www. repubblica. it/ 2007/ 11/ sezioni/ politica/ inte-eco/ inte-eco/ inte-eco. html). la Repubblica, 27-11-2007. URL consultato in data 25/8/2008. [134] http:/ / www. repubblica. it/ 2003/ k/ sezioni/ spettacoli_e_cultura/ bicefalo/ chatforame/ chatforame. html [135] http:/ / www. repubblica. it/ 2008/ 04/ sezioni/ politica/ vaffa-day-25aprile/ v-day-25-aprile/ v-day-25-aprile. html [136] Agi News: FRANCESCHINI: EDUCHERESTE VOSTRI FIGLI DA BERLUSCONI? (http:/ / www. agi. it/ politica/ notizie/ 200905271932-pol-rt11333-franceschini_fareste_educare_i_vostri_figli_da_berlusconi) [137] Gregor Auenhammer. «Il ritorno dell’One Man Show» (http:/ / italiadallestero. info/ archives/ 363). Der Standard, 29-6-2008. URL consultato in data 25/8/2008. [138] http:/ / www. lastampa. it/ _web/ cmstp/ tmplRubriche/ editoriali/ grubrica. asp?ID_blog=40& ID_articolo=114& ID_sezione=55& sezione= [139] http:/ / www. corriere. it/ Primo_Piano/ Politica/ 2006/ Notizie/ Politiche2006/ articoli/ 04_Aprile/ 13/ verderami. shtml [140] http:/ / www. ares2000. net/ ricerche/ conflitto/ documentazione. htm [141] http:/ / www. marcotravaglio. it/ conflitto. htm [142] Intervista a Marcello Dell'Utri dal Tgr Sicilia, Rai, 1º luglio 1996. [143] Atti citati in E. Veltri, M. Travaglio. L'odore dei soldi, 2001, pp. 27-28. [144] Mario Guarino, L'orgia del potere. Testimonianze, scandali e rivelazioni su Silvio Berlusconi, Bari, Dedalo, 2005, p. 90. [145] Video dell'intercettazione (http:/ / www. youtube. com/ watch?v=ZqjAuF-eyxU& mode=related& search=), da YouTube.com. [146] M. 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  • Silvio Berlusconi 84 [147] L'intervista di Borsellino su Mangano a Milano www.youtube.com (http:/ / www. youtube. com/ watch?v=H3dUAsRljkg) e il testo integrale (http:/ / web. tiscali. it/ scudit/ mdfalconeinter. htm). [148] La Repubblica, Berlusconi: "Perizie per i pm". Dell'Utri: "Mangano un eroe" (http:/ / www. repubblica. it/ 2008/ 04/ sezioni/ politica/ verso-elezioni-18/ berlusconi-toghe/ berlusconi-toghe. html) [149] Estense.com, Mangano eroe, Berlusconi: Dell'Utri dice bene (http:/ / www. estense. com/ ?module=displaystory& story_id=34702& format=html) [150] Narcomafie (gruppo Abele), Dossier La sentenza Dell'Utri (http:/ / www. narcomafie. it/ articoli_2005/ dos_09_2005. htm) [151] il video (http:/ / www. media. rai. it/ mpmedia/ 0,,In1-2h^1881,00. html) [152] Giuseppe D'Avanzo. 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[...] Mara Carfagna non è il mio obiettivo e le mando idealmente una rosa bianca in segno di pace» Paolo Guzzanti. CHIUDO OGGI LA QUESTIONE CARFAGNA: QUESTO BLOG E’ DIVENTATO ANCHE UN MATTATOIO, COLPA MIA, E VOGLIO DIRE PAROLE CHIARE SU QUESTA VICENDA CHE RICONDUCANO DIGNITA’ E POLITICA ALLA POLITICA DELLA DIGNITA'. (http:/ / www. paologuzzanti. it/ ?p=857). 05-11-2008. URL consultato il 22-12-2008. [165] «Una rosa bianca come segno di pace è sempre ben accetta prendo atto delle scuse e considero chiusa la vicenda» Carfagna, Paolo Guzzanti si scusa (http:/ / www. tgcom. mediaset. it/ politica/ articoli/ articolo432250. shtml). TGCOM, 05-11-2008. URL consultato il 22-12-2008. [166] Francesco Verderami. «Il premier e quei gesti pop: «Sembra un amico tra amici»» (http:/ / www. corriere. it/ politica/ 09_aprile_04/ verderami_berlusconi_gesti_pop_amico_tra_amici_e6d3b1ca-20c8-11de-94b6-00144f02aabc. shtml). Corriere della Sera, 4-4-2009. URL consultato in data 24-4-2009. 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Università della Calabria. URL consultato il 21-04-2008. (archiviato dall'url originale) [231] La motivazione è stato per «il coraggio mostrato nell'appoggio a Israele, alla guerra degli Stati Uniti in Iraq e agli sforzi contro il terrorismo»; in occasione di tale riconoscimento alcuni docenti americani, fra cui i tre premi Nobel per l'economia Franco Modigliani, Paul Samuelson e Robert Solow, hanno contestato Berlusconi per le affermazioni fatte sulla dittatura di Mussolini ( Tre Nobel contro Berlusconi (http:/ / www. repubblica. it/ 2003/ i/ sezioni/ politica/ berlugiudici2/ trenobel/ trenobel. html) Repubblica.it, 23 settembre 2003) [232] http:/ / www. openpolis. it/ politico/ 204
  • Marcello Dell'Utri 87 Marcello Dell'Utri Parlamento italiano Senato della Repubblica Sen. Marcello Dell'Utri Luogo nascita Palermo Data nascita 11 settembre 1941 Professione dirigente industriale Partito Forza Italia- il Popolo della Libertà Legislatura Camera XIII Senato XIV; XV; XVI Coalizione il Popolo della Libertà Circoscrizione Lombardia Incarichi parlamentari • Presidente della Commissione per la biblioteca e per l'archivio storico • Membro della 13ª Commissione permanente (Territorio, ambiente, beni ambientali) Marcello Dell'Utri (Palermo, 11 settembre 1941) è un politico italiano, attualmente senatore della Repubblica[1] per il Popolo della Libertà. Stretto collaboratore di Silvio Berlusconi sin dagli anni settanta e suo socio in Publitalia '80, nel 1993 fondò con lui Forza Italia. È stato condannato, in primo grado, a 9 anni per concorso esterno in associazione di tipo mafioso e ha patteggiato una pena di due anni e tre mesi per frode fiscale.[2] Biografia Studi e attività di dirigente sportivo a Roma e bancario a Palermo Conseguita la maturità classica a Palermo, compie dal 1961 a Milano gli studi universitari laureandosi in giurisprudenza presso l'Università Statale. Qui conosce Silvio Berlusconi. Nel 1964, a 23 anni, lavora come segretario per Berlusconi, che sponsorizza il Torrescalla, piccola squadra di calcio di cui Dell'Utri è allenatore. Successivamente (1965) si trasferisce a Roma, dove dirige per un paio di anni il Gruppo Sportivo ELIS nel quartiere Tiburtino - Casal Bruciato, presso il Centro internazionale per la gioventù lavoratrice, nato nel 1964 per volontà di Papa Giovanni XXIII e gestito dall'Opus Dei. Torna poi (1967) a Palermo, dove opera di nuovo come direttore sportivo, presso l'Athletic Club Bacigalupo; durante questa esperienza, per sua esplicita ammissione, conosce Vittorio Mangano e Gaetano Cinà, mafiosi appartenenti a Cosa Nostra. Dopo tre anni (1970) inizia a lavorare per la Cassa di Risparmio delle province siciliane a Catania e l'anno seguente (1971) viene trasferito alla filiale di Belmonte Mezzagno. Dopo due anni (1973) viene promosso alla direzione
  • Marcello Dell'Utri 88 generale della Sicilcassa a Palermo, servizio di credito agrario. Presso Edilnord a Milano L'anno seguente (1974) torna a Milano per lavorare presso l'Edilnord, su richiesta di Silvio Berlusconi, per il quale svolge anche la mansione di segretario; segue in particolare i lavori di ristrutturazione della villa di Arcore dopo che Berlusconi l'ha acquistata ad un prezzo di favore dalla marchesina Annamaria Casati Stampa (di cui Cesare Previti era il tutore legale)[3] . Il 7 luglio porta nella villa di Arcore Vittorio Mangano che, secondo il Tribunale di Palermo[4] , viene assunto da Berlusconi come "responsabile" per evitare che i familiari dell'imprenditore fossero vittima di sequestro di persona (e non come "stalliere", come affermato). Mangano è un giovane mafioso, divenuto successivamente esponente di spicco del clan di Porta Nuova a Palermo, e in quel periodo ha già a suo carico tre arresti e varie denunce e condanne, nonché una diffida risalente al 1967 come "persona pericolosa". Dopo l'arresto di Mangano sia Berlusconi che Dell'Utri hanno dichiarato ai carabinieri di non essere stati a conoscenza delle sue attività criminali, ma il Tribunale di Palermo ha affermato che Dell'Utri conosceva lo "spessore delinquenziale" di Mangano, e anzi, lo avrebbe scelto proprio per tale "qualità".[4] Il 24 ottobre 1976 Dell'Utri si trova insieme a Vittorio Mangano e ad altri mafiosi alla festa di compleanno del boss catanese Antonino Calderone, al ristorante "Le Colline Pistoiesi" di Milano. [5] Presso INIM e Bresciano Costruzioni Nel 1977 si dimette da Edilnord e viene assunto alla Inim di Rapisarda, che ha relazioni con personalità di spicco della mafia quali Ciancimino e i Cuntrera-Caruana. Diventa poi amministratore delegato della Bresciano Costruzioni, che dopo pochi anni va in bancarotta fraudolenta. Il 19 aprile dello stesso anno è a Londra, dove partecipa al matrimonio di Girolamo Maria Fauci, più comunemente chiamato Jimmy Fauci, boss mafioso che gestisce il traffico di droga fra Italia, Gran Bretagna e Canada. Carriera in Publitalia e Fininvest Nel 1982 inizia come dirigente la sua attività in Publitalia '80, la società per la raccolta pubblicitaria della Fininvest, una società fondata nel 1979 da Silvio Berlusconi, di cui diventa Presidente e Amministratore Delegato. Un anno dopo (1983), nell'ambito di un blitz di arresti compiuti a Milano contro la mafia dei casinò, viene trovato nella residenza del boss mafioso catanese Gaetano Corallo. [5] Nel 1984 viene promosso ad amministratore delegato del gruppo Fininvest. Nel 1992 (gennaio-febbraio) Vincenzo Garraffa, ex senatore del Partito Repubblicano Italiano e presidente della Pallacanestro Trapani, riceve la visita del boss trapanese Vincenzo Virga (poi latitante e condannato per omicidio, oggi in carcere): «Mi manda Dell'Utri», dice il boss venuto a riscuotere un presunto credito in nero preteso da Dell'Utri. L'episodio, denunciato da Garraffa, è stato accertato dal tribunale di Milano, che nel maggio 2004 ha condannato Dell'Utri e Virga a 2 anni per tentata estorsione in primo grado, confermando la condanna in appello nel 2007.
  • Marcello Dell'Utri 89 Fondazione di Forza Italia e carriera politica Nel 1993 fonda Forza Italia insieme a Silvio Berlusconi, lasciando la carica di presidente di Publitalia '80. Nel 1996 è deputato al Parlamento nazionale, dal 1999 è parlamentare europeo e nelle elezioni politiche del 2001 viene eletto Senatore della Repubblica. Nel 1995 viene arrestato a Torino con l'accusa di aver inquinato le prove nell'inchiesta sui fondi neri di Publitalia '80. Deputato di Forza Italia (1996-2001) Nel gennaio 1996, mentre è imputato a Torino per false fatture e frode fiscale e indagato a Palermo per Mafia, Dell'Utri diventa deputato di Forza Italia in Parlamento[6] . A proposito dell'inizio della sua carriera politica e della relazione tra questa e i suoi procedimenti giudiziari, Dell'Utri ha commentato nel 2010[7] : « Io sono politico per legittima difesa. A me delle politica non frega niente. Mi difendo con la politica, sono costretto. Mi candidai nel 1996 per proteggermi. Infatti subito dopo mi arrivò il mandato di arresto [...] Mi difendo anche fuori [dal Parlamento], ma non sono mica cretino. Quelli mi arrestano". » Nei cinque anni di attività alla Camera, ha presentato due DDL: una riforma della normativa sull'industria dei latticini, e delle modifiche sulla tutela dei minori vittime di abusi o di violenze[6] Nel 1999 viene condannato definitivamente - sentenza passata in giudicato - per frode fiscale e false fatture con una pena di 2 anni e 3 mesi di reclusione. Eurodeputato di Forza Italia (1999-2004) Nello stesso anno viene eletto parlamentare europeo per Forza Italia [8] . In cinque anni, è stato co-firmatario di tre proposte di risoluzioni[9] e di 9 interrogazioni parlamentari[10] , di cui una sola come primo firmatario[11] Senatore di Forza Italia (2001-08) e del PDL (2008) Nel 2001 è eletto Senatore della Repubblica nel collegio 1 di Milano[12] . Come senatore ha ricoperto, tra le altre, la carica di Presidente della Commissione per la Biblioteca del Senato, di cui attualmente è membro. È stato riconfermato nel 2006[13] . Nel 2007 è stato il senatore più assente: 673 assenze su 1637 (41,1%). Nel 2008 è stato ricandidato al Senato, ed eletto, nel PDL[14] nonostante nel frattempo sia stato condannato, seppure in primo grado, per concorso esterno in associazione di tipo mafioso. In dieci anni di attività parlamentare al Senato, non ha mai presentato un disegno di legge come primo firmatario[15] [16] [17] Attività culturali ed editoriali È presidente della Fondazione Biblioteca di via Senato e della Fondazione Il Circolo del Buon Governo. È il fondatore del Circolo dell'Utri di Milano presso il quale ospita numerosi convegni culturali. Nel 2001 è membro del comitato scientifico che organizza la settima edizione della "Città del libro", rassegna nazionale degli editori, a Campi Salentina (Lecce). Nel 2002 fonda il settimanale di cultura "Il Domenicale", direttore Angelo Crespi, di cui è tuttora l'editore. L'8 febbraio 2007 Letizia Moratti, sindaco di Milano, lo nomina direttore artistico del prestigioso Teatro Lirico, provocando le proteste inferocite di Vittorio Sgarbi. Il 10 settembre 2007 entra nel consiglio d'amministrazione del gruppo editoriale E Polis, che pubblica 15 quotidiani free-press in tutta Italia e diventa presidente della concessionaria di pubblicità, denominata Publiepolis spa. Nel febbraio 2008 dopo appena cinque mesi, si dimette[18] in maniera irrevocabile da entrambi gli incarichi.
  • Marcello Dell'Utri 90 Nel febbraio 2010 Dell'Utri dichiara di aver letto un capitolo scomparso di Petrolio, ultimo e incompiuto romanzo di Pier Paolo Pasolini, rubato dopo la morte del poeta, annunciandone l'esposizione alla XXI mostra del libro antico di Milano. Il capitolo, però, non è stato mai presentato alla mostra[19] . Procedimenti giudiziari Condanna a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa Le indagini su Dell'Utri iniziano nel 1994, l'anno dell'entrata in politica, con le prime rivelazioni che confluiscono nel fascicolo 6031/94 della Procura di Palermo. Il 2 gennaio 1996 viene messo sotto accusa; nell'ottobre dello stesso anno il gip di Palermo lo rinvia a giudizio, e il processo inizia il 5 novembre 1997. In data 11 dicembre 2004, il tribunale di Palermo ha condannato Marcello Dell'Utri a nove anni di reclusione con l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Il senatore è stato anche condannato a due anni di libertà vigilata, oltre all'interdizione perpetua dai pubblici uffici e il risarcimento dei danni (per un totale di 70.000 euro) alle parti civili, il Comune e la Provincia di Palermo. Nel testo che motiva la sentenza[20] si legge: Marcello Dell'Utri « La pluralità dell'attività posta in essere da Dell'Utri, per la rilevanza causale espressa, ha costituito un concreto, volontario, consapevole, specifico e prezioso contributo al mantenimento, consolidamento e rafforzamento di Cosa nostra, alla quale è stata, tra l'altro offerta l'opportunità, sempre con la mediazione di Dell'Utri, di entrare in contatto con importanti ambienti dell'economia e della finanza, così agevolandola nel perseguimento dei suoi fini illeciti, sia meramente economici che politici. » Inoltre:[21] « Vi è la prova che Dell’Utri aveva promesso alla mafia precisi vantaggi in campo politico e, di contro, vi è la prova che la mafia, in esecuzione di quella promessa, si era viepiù orientata a votare per Forza Italia nella prima competizione elettorale utile e, ancora dopo, si era impegnata a sostenere elettoralmente l’imputato in occasione della sua candidatura al Parlamento Europeo nelle file dello stesso partito, mentre aveva grossi problemi da risolvere con la giustizia perché era in corso il dibattimento di questo processo penale. » La ripresa del processo d'Appello, dopo la pausa estiva, è stata fissata per il 17 settembre 2009. Sono previste in calendario 10 udienze, una ogni venerdì, fino alla sentenza che si stima dovrebbe arrivare entro Natale 2009[22] [23] . Attualmente è in corso il processo di secondo grado alla Corte di Appello di Palermo. Il 16 aprile 2010 il procuratore generale di Palermo Nino Gatto ha chiesto la condanna a 11 anni di carcere per Dell'Utri. [24] [25] In vista del processo aveva affermato di essere entrato in politica e fare il parlamentare solo per difendersi dai processi, e di essere quindi pronto a lasciare l'incarico parlamentare qualora le accuse cadessero.[26] [27] La sentenza è attesa per l'11 giugno.[28]
  • Marcello Dell'Utri 91 Lapsus sulla sua vicenda giudiziaria Durante l'intervista rilasciata a Moby Dick l'11 marzo 1999 Marcello dell'Utri ha affermato: « Come disse giustamente Luciano Liggio, se esiste l'antimafia vorrà dire che esiste pure la mafia. Io non sto né con la mafia, né con l'antimafia. Almeno non con questa antimafia che complotta contro di me attraverso pentiti pilotati. » ed in conclusione di programma fece una gaffe, per meglio dire un lapsus linguae: « è chiaro che io, purtroppo, essendo mafioso... cioè, essendo siciliano.. » Su questo fatto il pentito Giusto Di Natale, affermò durante il processo a Dell'Utri (1 marzo 2004): « Diciamo che a quel tempo eravamo in carcere e tutti si aspettavano una bella uscita del dottore Dell'Utri. Dopo l'intervista - che è andata male perché... o almeno così pensavano in carcere che aveva fatto una figuraccia con quei lapsus freudiani e con il dire allora che lui non sapeva se esisteva la mafia - l'indomani, quando si stava cercando di commentare questa situazione, insomma, si era sparsa la voce che a nessuno era permesso di commentare quell'intervista. [...] questa situazione arrivò dai Galattolo, se non sbaglio c'era pure il dottore Guttadauro. » Successivamente ha dichiarato che l'antimafia costa troppo per quello che produce[29] . Patteggiamento di 2 anni e 3 mesi per false fatture e frode fiscale Ha patteggiato la pena di due anni e tre mesi di reclusione per false fatture e frode fiscale nell'ambito della gestione di Publitalia '80 a Torino [30] . Processo per tentata estorsione (proscioglimento per prescrizione) È stato condannato in primo grado a Milano a due anni di reclusione per tentata estorsione ai danni di Vincenzo Garraffa (imprenditore trapanese), con la complicità del boss Vincenzo Virga (trapanese anche lui). L' ex presidente della Pallacanestro Trapani Vincenzo Garraffa aveva ottenuto dalla Birra Messina (Heineken) una sponsorizzazione di 1,5 miliardi di lire, ma - secondo l' accusa - esponenti di Publitalia (la società di cui Dell'Utri era amministratore delegato) gli avevano poi chiesto la retrocessione «in nero» di metà dei soldi, «per creare fondi occulti». La sentenza di condanna afferma che, al rifiuto di Garraffa, Dell'Utri lo avrebbe minacciato prima a parole («Le consiglio di ripensarci, abbiamo uomini e mezzi che la possono convincere a cambiare opinione»), poi con la visita del boss Virga in ospedale a parlargli del debito[31] . Il 15 maggio 2007 la terza corte d'appello di Milano conferma la condanna a due anni.[32] . « (...). È significativo che Dell'Utri, anziché astenersi dal trattare con la mafia (come la sua autonomia decisionale dal proprietario ed il suo livello culturale avrebbero potuto consentirgli, sempre nell'indimostrata ipotesi che fosse stato lo stesso Berlusconi a chiederglielo), ha scelto, nella piena consapevolezza di tutte le possibili conseguenze, di mediare tra gli interessi di Cosa nostra e gli interessi imprenditoriali di Berlusconi (un industriale, come si è visto, disposto a pagare pur di stare tranquillo) » Il 10 aprile 2008 il PG della Cassazione ha chiesto l'annullamento, con rinvio, della condanna a 2 anni inflitta al parlamentare Marcello Dell'Utri, ritenendo "inutilizzabili" alcune dichiarazioni accusatorie. La Corte di Cassazione, II sezione penale, accoglie la richiesta, annullando la sentenza di appello con rinvio ad altra sezione[33] . Il 14 aprile 2009 I giudici della quarta Corte d'Appello di Milano hanno derubricato il reato da tentata estorsione a minaccia (la cosiddetta «desistenza volontaria» -articolo 56 comma 3 c.p.) e hanno dichiarato quindi il «non doversi procedere», nei confronti di Dell'Utri e anche del boss mafioso Vincenzo Virga, prosciogliendoli per intervenuta prescrizione del reato.[31] [34]
  • Marcello Dell'Utri 92 Processo per calunnia pluriaggravata (assoluzione) Imputato a Palermo per calunnia aggravata ai danni di alcuni pentiti, è stato successivamente assolto dopo che in primo grado era stato condannato a 9 anni. Secondo l'accusa avrebbe organizzato un complotto con dei falsi pentiti per screditare dei veri pentiti che accusavano lui ed altri imputati. Per questa accusa, il gip di Palermo dispose l'arresto (per un'azione, come giudicò poi il tribunale d'appello in via definitiva, mai avvenuta) di Dell'Utri nel 1999, ma il Parlamento lo bloccò[35] . La Procura aveva chiesto una condanna di 7 anni. I giudici della quinta sezione di Palermo hanno assolto Marcello Dell'Utri, «per non avere commesso il fatto» in base all'art. 530, secondo comma del codice di procedura penale, dall'accusa di calunnia aggravata, era stato accusato di aver organizzato una combine con alcuni pentiti, per screditare tre collaboratori di giustizia che lo accusavano nel processo per concorso esterno in associazione mafiosa. Prese di posizione e controversie • Amicizia con Nicola Latorre Nel 2007 invitò Nicola Latorre (all'epoca vicecapogruppo dell'Ulivo al Senato, braccio destro di D'Alema e noto sui media come dalemiano di ferro) a un convegno. La cosa destò un certo interesse dei media che chiesero a entrambi un commento. Dell'Utri disse: « Ho stilato io la lista dei possibili relatori [36] , certo. E Nicola Latorre, non lo nascondo, è tra quelli che stimo di più... Va aggiunto anche il fatto che Latorre è persona perbene, illuminata e pacata. Insomma, uno che ragiona. Non è un fanatico, e i fanatici io non li amo mai, sia se sono a destra, sia se sono a sinistra. Stimo Nicola umanamente e politicamente, ed è stato [37] coraggioso ad aver accettato l'invito . » e Latorre aggiunse: « Con il senatore Dell'Utri esiste un rapporto di grande cordialità e di stima reciproca. La mia impressione su di lui è [37] estremamente positiva: penso sia una persona pacata, sensibile e di spessore . » D'altronde ci sono sempre stati apprezzamenti di stima tra Dell'Utri e i dalemiani. Infatti, in più di un'intervista, Dell'Utri ha dichiarato la propria simpatia per D'Alema dicendo di lui che è un "interlocutore assolutamente credibile"[38] , con il quale Berlusconi potrebbe andare a braccetto[39] . • Su Vittorio Mangano A pochi giorni dalle elezioni politiche del 2008, in un'intervista rilasciata a Klaus Davi, afferma che Vittorio Mangano è stato «un eroe, a modo suo» perché, mentre era in carcere (dal 1995 al 2000 - anno di morte - per molteplici reati[40] ), avrebbe rifiutato - nonostante ripetute pressioni - di fare dichiarazioni contro di lui e Silvio Berlusconi in cambio della scarcerazione[41] . • Su Mussolini e il fascismo Nel corso degli anni non ha mai nascosto le sue simpatie per il regime del ventennio fascista e all'inizio del maggio 2009, in un'intervista al giornalista Klaus Davi, ha dichiarato che Mussolini è stato un dittatore troppo buono per riuscire a vincere la guerra. « Mussolini ha perso la guerra perché era troppo buono. Non era affatto un dittatore spietato e sanguinario come poteva [42] essere Stalin.  » Ha dichiarato inoltre: «se eletto farà di tutto per avviare la revisione dei libri di storia», a cominciare dal periodo della Resistenza[43] . • I presunti diari segreti di Mussolini
  • Marcello Dell'Utri 93 L'11 febbraio 2007 Dell'Utri annuncia di aver ricevuto dai figli di un partigiano deceduto (di cui si rifiuta di rivelare il nome) cinque presunti diari manoscritti da Benito Mussolini, contenenti appunti dal 1935 al 1939. Alcuni storici come Francesco Perfetti si esprimono in favore dell'autenticità, altri come Giovanni Sabatucci, Valerio Castronovo, Emilio Gentile e Denis Mack Smith si esprimono al riguardo con scetticismo. Pochi giorni più tardi L'Espresso annuncia che uno studio smentisce l'autenticità dei diari, che del resto vennero già smascherati come falsi dal Time di Londra nel 1980 e da Sotheby's negli anni '90. Bibliografia • Marco Travaglio; Elio Veltri. L'odore dei soldi - Origini e misteri delle fortune di Silvio Berlusconi, Editori Riuniti, 2001. ISBN 88-359-5007-4. • Simone Falanca. Alfa e Beta. Cosa c'entrano Berlusconi e Dell'Utri con la stagione delle bombe 1992-93?. Fratelli Frilli Editori, 2003. ISBN 88-87923-99-X. • Marco Travaglio; Peter Gomez. L'amico degli amici. Perché Marcello Dell'Utri è stato condannato a nove anni in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa. La requisitoria dei PM e la memoria della difesa, BUR Biblioteca Universale Rizzoli, 2005. ISBN 88-17-00707-2. • Saverio Lodato; Marco Travaglio. Intoccabili. Perché la mafia è al potere. Dai processi Andreotti, Dell'Utri & C. alla normalizzazione. Le verità occultate sui complici di Cosa Nostra nella politica e nello Stato. Introduzione di Paolo Sylos Labini, , pg. 296-309. BUR Biblioteca Universale Rizzoli, 2005. ISBN 88-17-00537-1. • Nicola Andrucci. Stato a Rovescio. Il Processo a Marcello Dell'Utri per concorso esterno in associazione mafiosa. La sua amicizia e gli affari con Silvio Berlusconi. Una storia iniziata negli anni '70 e giunta fino ai giorni nostri. 2007 licenza creative-commons. Internet free download. Scaricabile da qui: [44] • Autori vari, La Grande Truffa, Previti, Berlusconi e l'eredità Casati Stampa, Kaos, 1998. ISBN 88-7953-070-4 Voci correlate • Silvio Berlusconi • Forza Italia Altri progetti • Wikiquote contiene citazioni di o su Marcello Dell'Utri • Articolo su Wikinotizie: Secondo l'Espresso, i diari di Mussolini sono dei falsi • Articolo su Wikinotizie: Confermata condanna a Dell'Utri e Vincenzo Virga per tentata estorsione Collegamenti esterni • Scheda di attività al Senato - XIV Legislatura [45] • Scheda di attività al Senato - XV Legislatura [46] • Scheda [47] su Openpolis • Sito ufficiale [48] MPE italiano Gruppo Lista di elezione Partito italiano Area Preferenze 1999 - 2004 PPE-DE Forza Italia Forza Italia - -
  • Marcello Dell'Utri 94 Note [1] La pagina di Marcello Dell'Utri nel sito web del Senato della Repubblica (http:/ / www. senato. it/ leg/ 16/ BGT/ Schede/ Attsen/ 00004406. htm) [2] «Berlusconi assolto Dell'Utri patteggia» (http:/ / www. repubblica. it/ online/ politica/ macherio/ macherio/ macherio. html). La Repubblica, 28-10-1999. URL consultato in data 30-11-2009. [3] La Grande Truffa, 1998, op. cit.. [4] Sentenza del tribunale di Palermo (http:/ / www. narcomafie. it/ sentenza_dellutri. pdf), pp. 1761-1762. Narcomafie, 11 dicembre 2004. URL consultato il 3-12-2008. [5] Marco Travaglio. «L'amico degli amici» (http:/ / www. zam. it/ 1. php?articolo_id=1855& id_autore=2414). zam.it. URL consultato in data 19-02-2010. [6] Scheda (http:/ / newfr. camera. it/ chioschetto. asp?content=deputati/ composizione/ leg13/ composizione/ schede_/ d00193. asp) su Camera.it, XIII Legislatura [7] intervista di Beatrice Borromeo su Il Fatto Quotidiano, 10 febbraio 2010, citato in JulieNews.it (http:/ / www. julienews. it/ notizia/ politica/ dellutri-sono-in-politica-per-sfuggire-allarresto/ 41375_politica_0. html) [8] Scheda (http:/ / www. europarl. europa. eu/ members/ archive/ alphaOrder/ view. do?language=IT& id=4394) del Parlamento Europeo [9] Proposte di Risoluzione del Parlamento Europeo a firma di Marcello Dell'Utri (http:/ / www. europarl. europa. eu/ sidesSearch/ search. do?type=MOTION& language=IT& term=5& author=4394) [10] Interrogazioni parlamentari (http:/ / www. europarl. europa. eu/ sidesSearch/ search. do?type=QP& language=IT& term=5& author=4394) al Parlamento Europeo a firma di Marcello Dell'Utri [11] INTERROGAZIONE SCRITTA di Marcello Dell'Utri (PPE-DE) alla Commissione (http:/ / www. europarl. europa. eu/ sides/ getDoc. do?pubRef=-/ / EP/ / TEXT+ WQ+ E-1999-1753+ 0+ DOC+ XML+ V0/ / IT& language=IT), Oggetto: Utilizzazione delle strutture di informazione ai cittadini, 1° ottobre 1999 [12] Scheda (http:/ / www. senato. it/ leg/ 14/ BGT/ Schede/ Attsen/ 00004406. htm) su Senato.it, XIV Legislatura [13] Scheda (http:/ / www. senato. it/ leg/ 15/ BGT/ Schede/ Attsen/ 00004406. htm) su Senato.it, XV Legislatura [14] Scheda (http:/ / www. senato. it/ leg/ 16/ BGT/ Schede/ Attsen/ 00004406. htm) su Senato.it, XVI Legislatura [15] Iniziativa legislativa (http:/ / www. senato. it/ leg/ 14/ BGT/ Schede/ Attsen/ 00004406_iniz. htm), XVI Legislatura [16] Iniziativa legislativa (http:/ / www. senato. it/ leg/ 15/ BGT/ Schede/ Attsen/ 00004406_iniz. htm), XV Legislatura [17] Iniziativa legislativa (http:/ / www. senato. it/ leg/ 16/ BGT/ Schede/ Attsen/ 00004406_iniz. htm), XVI Legislatura [18] Quo Media, le dimissioni da E Polis (http:/ / quomedia. diesis. it/ news/ 11599/ dellutri-lascia-e-polis) [19] (http:/ / www. newnotizie. it/ 2010/ 03/ 12/ milano-la-mostra-del-libro-antico-inaugurata-senza-il-pasolini-scomparso/ ) [20] Testo integrale della sentenza (http:/ / www. narcomafie. it/ sentenza_dellutri. pdf) (p. 1763) da Dossier La sentenza Dell'Utri (http:/ / www. narcomafie. it/ articoli_2005/ dos_09_2005. htm), settembre 2005 su narcomafie.it. [21] Testo integrale della sentenza (http:/ / www. narcomafie. it/ sentenza_dellutri. pdf) (p. 1555) da Dossier La sentenza Dell'Utri (http:/ / www. narcomafie. it/ articoli_2005/ dos_09_2005. htm), settembre 2005 su narcomafie.it. [22] Dell’Utri Appello 2009 (http:/ / www. ilpasticciaccio. net/ storie-dati-sentenze/ sentenze/ dellutri-appello-2009/ ) [23] Processo Dell'Utri: a luglio requisitoria Pg (http:/ / www. antimafiaduemila. com/ index2. php?option=com_content& do_pdf=1& id=17300) Ansa 28 Maggio 2009 [24] http:/ / www. ansa. it/ web/ notizie/ rubriche/ politica/ 2010/ 04/ 16/ visualizza_new. html_1763405390. html [25] http:/ / www. agi. it/ iphone/ notizie/ 201004161241-cro-rom0068-mafia_pg_chiede_11_anni_per_dell_utri [26] http:/ / www. libero-news. it/ news/ 391840/ Dell_Utri__chiesti____anni_di_carcere. html [27] http:/ / palermo. repubblica. it/ cronaca/ 2010/ 04/ 16/ news/ dell_utri_il_tramite_della_mafia_oggi_si_conclude_la_requisitoria-3383626/ [28] http:/ / www. adnkronos. com/ IGN/ News/ Cronaca/ Mafia-processo-DellUtri-sentenza-prevista-l11-giugno_260881017. html [29] Dichiarazioni di Dell'Utri su «Antimafia, la sentenza di Dell'Utri"Costa troppo per quello che produce"» (http:/ / www. repubblica. it/ 2008/ 11/ sezioni/ politica/ dell-utri-parla/ dell-utri-parla/ dell-utri-parla. html). La Repubblica, 04-11-2008. URL consultato in data 18-10-2009. [30] Silenzio, si mafia - di Marco Travaglio (http:/ / www. megachip. info/ modules. php?name=News& file=article& sid=4415) L'Unità, 17 maggio 2007 [31] «Dell' Utri, prescrizione: «Sentenza pilatesca»» (http:/ / archiviostorico. corriere. it/ 2009/ aprile/ 15/ Dell_Utri_prescrizione_Sentenza_pilatesca_co_9_090415012. shtml). Corriere della Sera, 15-4-2009, pag. 4. URL consultato in data 18-10-2009. [32] Confermata in appello condanna Dell'Utri per tentata estorsione (http:/ / today. reuters. it/ news/ newsArticle. aspx?type=topNews& storyID=2007-05-15T103459Z_01_ROS536880_RTRIDST_0_OITTP-DELLUTRI-APPELLO-CONFERMA. XML& archived=False) su Reuters.it - 15 maggio 2007 [33] Dell'Utri, processo da rifare (http:/ / www. ansa. it/ site/ notizie/ awnplus/ topnews/ news/ 2008-04-10_110205881. html) [34] http:/ / www. ilmessaggero. it/ articolo. php?id=54456& sez=HOME_INITALIA Il Messaggero, 14 aprile 2009 [35] Doc. IV, n. 18-A (http:/ / www. camera. it/ _dati/ leg13/ lavori/ documentiparlamentari/ indiceetesti/ iv/ 018a/ frontesp. htm) richiesta dell'On. Giovanni Meloni di intercettare telefonicamente Dell'Utri, 6 aprile 1999 [36] Ci si riferisce ai relatori delle lezioni di etica e politica del Circolo Dell'Utri di Milano.
  • Marcello Dell'Utri 95 [37] Marco Travaglio. «Da Pio La Torre a Nicola Latorre» (http:/ / www. repubblica. it/ 2003/ k/ rubriche/ cartacanta/ 16-marz/ 16-marz. html). La Repubblica, 16-3-2007. URL consultato in data 18-10-2009. [38] Felice Cavallaro. «Dell' Utri: siamo pronti a votare Massimo, Silvio lo sdogani» (http:/ / archiviostorico. corriere. it/ 2006/ maggio/ 05/ Dell_Utri_siamo_pronti_votare_co_9_060505032. shtml). Corriere della Sera, 5-5-2006. URL consultato in data 18-10-2009. [39] Felice Cavallaro. «Dell' Utri: «Voglio Silvio a braccetto con D' Alema»» (http:/ / archiviostorico. corriere. it/ 2007/ febbraio/ 23/ Dell_Utri_Voglio_Silvio_braccetto_co_9_070223046. shtml). Corriere della Sera, 23-2-2007, pag. 8. URL consultato in data 18-10-2009. [40] «E' morto Vittorio Mangano l'ex stalliere di Berlusconi» (http:/ / www. repubblica. it/ online/ cronaca/ mangano/ morto/ morto. html). La Repubblica, 23-7-2000. URL consultato in data 18-10-2009. [41] «Berlusconi: "Perizie per i pm" Dell'Utri: "Mangano un eroe"» (http:/ / www. repubblica. it/ 2008/ 04/ sezioni/ politica/ verso-elezioni-18/ berlusconi-toghe/ berlusconi-toghe. html). La Repubblica, 8-4-2008. URL consultato in data 18-10-2009. [42] Intervista al Sen. Marcello Dell'Utri (http:/ / www. youtube. com/ watch?v=XN_7KMCf0iY) Klaus Condicio, 4 maggio 2009 [43] Maria Antonietta Calabrò. ««Resistenza, se vinciamo rivedere i libri di storia»» (http:/ / archiviostorico. corriere. it/ 2008/ aprile/ 09/ Resistenza_vinciamo_rivedere_libri_storia_co_9_080409024. shtml). Corriere della Sera, 9-4-2008, pag. 5. URL consultato in data 18-10-2009. [44] http:/ / www. ilpassatore. it/ 2007/ 10/ 15/ scarica-gratuitamente-il-libro-stato-a-rovescio/ [45] http:/ / www. senato. it/ leg/ 14/ BGT/ Schede/ Attsen/ 00004406. htm [46] http:/ / www. senato. it/ leg/ 15/ BGT/ Schede/ Attsen/ 00004406. htm [47] http:/ / www. openpolis. it/ politico/ 1548 [48] http:/ / www. marcellodellutri. it Cesare Previti Parlamento italiano Camera dei deputati On. Previti Cesare Luogo nascita Reggio Calabria,  Italia Data nascita 21 ottobre 1934 Titolo di studio laurea in giurisprudenza Professione politico e avvocato Partito Forza Italia Legislatura XIII, XIV Circoscrizione XV (Lazio) Incarichi parlamentari componente IV commissione (Difesa) dal 20 giugno 2001 al 27 aprile 2006 Parlamento italiano Senato della Repubblica Legislatura XII Cesare Previti (Reggio Calabria, 21 ottobre 1934) è un avvocato e politico italiano. Ha ricoperto la carica di ministro della Difesa nel primo governo Berlusconi. Condannato in via definitiva nel 2006 per il processo IMI-SIR e nel 2007 per il processo Lodo Mondadori, dopo aver beneficiato dell'indulto[1] , ha scontato la pena sotto forma di affidamento ai servizi sociali. E' interdetto in perpetuo dai pubblici uffici.
  • Cesare Previti 96 Biografia Nato in Calabria, è cresciuto a Roma, dove si laurea in giurisprudenza e diviene avvocato. È in questo periodo che Previti aderisce al Movimento Sociale Italiano[2] . Dopo pochissimo tempo collabora con Silvio Berlusconi e, in qualità di amministratore dei beni di Anna Maria Casati Stampa di Soncino (orfana dopo il suicidio del padre), nel 1974 si occupa della cessione di villa San Martino ad Arcore allo stesso Berlusconi per la cifra di 500 milioni di lire in titoli azionari (di società all'epoca non quotate in borsa), pagamento dilazionato nel tempo. La giovane non riuscì a monetizzare, se non con un accordo con gli stessi Previti e Berlusconi, che li riacquistarono per 250 milioni, ossia la metà di quanto avrebbero dovuto valere, la villa in precedenza fu valutata circa 3 miliardi e mezzo di lire. In seguito Previti lavora per Fininvest, guadagnando la reputazione di avvocato molto efficiente. Nel 1994, da esponente di Forza Italia, Previti diviene senatore e Berlusconi, ottenuto l'incarico di formare un governo, tenta di farlo nominare Ministro di Grazia e Giustizia, ma trova l'opposizione del Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro;[3] quindi Berlusconi lo propone per il Ministero della Difesa, carica che Previti ottiene e conserva dal maggio al dicembre 1994 (e per interim fino al gennaio 1995). La sua entrata nel governo rischiò di essere minata da un piccolo scandalo che lo coinvolse: qualche sera dopo la conclusione delle elezioni politiche, si fece sorprendere in un'osteria romana mentre intonava canzoni del ventennio fascista[4] . Quando si scoprì la vicenda, Berlusconi lo difese e la carriera politica di Previti non venne minata. Eletto deputato alla Camera, sempre per Forza Italia, nel 1996 e nel 2001, si trova al centro di un numero crescente di vicende giudiziarie relative a illeciti commessi in qualità di avvocato di Fininvest (ad esempio quelle correlate al cosidetto Processo SME). È stato nuovamente proclamato deputato della Repubblica Italiana il 21 aprile 2006 in seguito alla sua elezione nella circoscrizione XV (Lazio 1) per Forza Italia. Il 31 luglio del 2007, la Camera dei deputati si riunisce per discutere la relazione della Giunta delle elezioni nella quale si proponeva di annullare, per motivi di ineleggibilità sopravvenute (in seguito alla condanna per il processo IMI-SIR di interdizione perpetua dai pubblici uffici[5] ), l'elezione del deputato Previti. Durante il dibattito Previti comunica in extremis di voler rassegnare le proprie dimissioni. L'assemblea ha sospeso l'esame della proposta della Giunta delle elezioni per discutere ed accogliere con voto segreto le dimissioni[6] . Dal 29 agosto 2007 Previti può svolgere servizi sociali anziché stare agli arresti domiciliari, per la disposizione del tribunale di sorveglianza di Roma in applicazione del condono della pena consentito dall'indulto approvato nel 2006. Come attività potrà svolgere il servizio di consulente legale al Centro italiano di solidarietà (Ceis) dalle 7 alle 23[7] . Procedimenti giudiziari Processo SME Nel 2000 Previti, viene messo sotto inchiesta per la corruzione di giudici del tribunale di Roma nel 1985, per far rigettare i ricorsi giudiziari del gruppo CIR nell'ambito della vicenda SME, i quali se accolti avrebbero danneggiato la cordata composta da Barilla, Ferrero e Fininvest. Il 22 novembre 2003, dopo molti rinvii (comunque ininfluenti nel computo della prescrizione), il processo giunge alla sentenza di primo grado, in cui Previti viene condannato a 5 anni di reclusione, a fronte di una richiesta da parte dell'accusa di 11 anni. Il 2 dicembre 2005 la Corte d'Appello di Milano emette la sentenza di secondo grado, riconoscendolo colpevole di corruzione semplice e confermando la condanna di primo grado a 5 anni di reclusione. Infine, il 30 novembre 2006 la Corte Suprema di Cassazione annulla entrambe le precedenti sentenze di merito relative al processo SME emesse dal tribunale di Milano, per incompetenza territoriale, ritenendo la commissione del fatto corruttivo verificatosi in Roma. Viene quindi disposto il trasferimento degli atti al tribunale di Perugia competente a giudicare i reati di competenza ordinaria del tribunale di Roma nei quali siano però coinvolti magistrati
  • Cesare Previti 97 della capitale; peraltro, essendo il termine di prescrizione fissato per aprile 2007 è molto probabile che il processo verrà dichiarato prescritto. Processo IMI-SIR La sentenza di primo grado, emessa dalla IV sezione penale del Tribunale di Milano il 29 aprile 2003 lo ha riconosciuto colpevole condannandolo alla pena di undici anni di reclusione ed all'interdizione perpetua dai pubblici uffici. La sentenza è stata appellata ed il 23 maggio 2005 la Corte di Appello di Milano lo ha condannato a sette anni di reclusione.[8] Il 4 maggio 2006 la Cassazione esprime il verdetto definitivo, condannando Previti a 6 anni di detenzione per l'accusa di corruzione in atti giudiziari nell'ambito del processo IMI-SIR. Di fatto, Previti scontò a Rebibbia solo pochi giorni per effetto della legge ex Cirielli (approvata qualche mese prima, quando Previti era ancora effettivamente in carica). Il 19 gennaio 2010 la Corte europea dei diritti dell'uomo ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da Previti.[9] Compatibilità con la carica di deputato In base alla sentenza di primo grado del processo IMI-SIR, Previti è stato condannato all'interdizione perpetua dai pubblici uffici[10] , pena accessoria lasciata intatta dalla sentenza d'appello e confermata in via definitiva il 4 maggio 2006 dalla VI sezione della Corte di Cassazione[11] . Poiché il deputato Previti, al mese di luglio 2007, non ha mai presentato le sue dimissioni, è stato riconosciuto compito della Camera deliberare sulla sua deposizione dalla carica di deputato. Il 9 luglio la giunta per le elezioni della Camera, con il voto contrario dei rappresentanti dell'opposizione, ha approvato la proposta di decadenza, da sottoporre entro 20 giorni al voto dell'aula per la decisione finale[12] . La proposta di decadenza era in calendario per essere votata il 31 luglio del 2007, ma prima che la votazione avesse inizio, il deputato forzista Elio Vito ha letto una dichiarazione di Previti che annunciava le proprie dimissioni. A questo punto la Camera dei deputati non ha più votato la decadenza del deputato, ma le sue dimissioni; queste sono state accettate con 462 voti favorevoli, 66 voti contrari e 6 astenuti[13] . Processo lodo Mondadori Il 13 luglio 2007, la II sezione penale della Cassazione ha reso definitiva la condanna ad un anno e sei mesi per Cesare Previti, ed altri imputati, comminata in secondo grado. Questa sentenza stabilisce in modo definitivo che la sentenza del 14 gennaio del 1991 con cui la Corte di appello di Roma (relatore ed estensore della sentenza il giudice Vittorio Metta, anche lui condannato) dava la maggioranza della Mondadori a Silvio Berlusconi era frutto di corruzione. La sentenza di appello del processo Mondadori a carico di Previti, confermata dalla Cassazione, dice esplicitamente che il Cavaliere aveva “la piena consapevolezza che la sentenza era stata oggetto di mercimonio”. Del resto, “la retribuzione del giudice corrotto è fatta nell’interesse e su incarico del corruttore”, cioè di Silvio Berlusconi. Il denaro adoperato per la corruzione proviene dal conto “All Iberian”, che, secondo i suoi stessi avvocati, era un conto personale di Berlusconi. Berlusconi, nel processo per il lodo Mondadori era stato prescritto avendo ottenuto le attenuanti generiche, ma il reato era stato constatato, né lo stesso Silvio Berlusconi aveva deciso di rinunciare alla prescrizione per essere assolto nel merito. A seguito di questa sentenza l'imprenditore Carlo De Benedetti, a cui la sentenza di Metta portò via la Mondadori, ha annunciato che chiederà il risarcimento di un miliardo di euro.
  • Cesare Previti 98 Altri procedimenti giudiziari L'11 dicembre 2006 viene stabilita la data di un nuovo processo per calunnia a carico di Previti e di Giacomo Borrione, presidente del Comitato Nazionale per la Giustizia (organismo vicino a Forza Italia in Umbria). La vicenda riguarda una querela rivolta dai due presso il tribunale di Brescia contro i magistrati del tribunale di Milano, accusandoli di aver nascosto prove dell'innocenza di Silvio Berlusconi e altri imputati nella vicenda "toghe sporche". In seguito all'indagine risultata nel proscioglimento dei magistrati, è stata disposta l'apertura di un fascicolo a carico di Previti e Borrione per il reato di calunnia, che ha portato al rinvio a giudizio di Previti con sentenza del Gip Eliana Genovese in data 16 novembre 2007. Novembre 2009 - Cesare Previti viene assolto dall'accusa di calunnia nei confronti dei magistrati Ilda Boccassini e Gherardo Colombo, i due PM di Milano che lo avevano querelato. La vicenda riguarda l’iter procedurale del famoso “fascicolo 9520” datato 1995, ovvero le carte che a Milano diedero il via a due grandi processi: Imi-Sir, Lodo Mondadori e Sme-Ariosto. Secondo Cesare Previti, finito alla sbarra nei procedimenti scaturiti da quelle indagini, i pm Ilda Boccassini e Gherardo Colombo avevano commesso una serie di irregolarità nei suoi confronti: abuso e omissione di atti d’ufficio, falso ideologico in atto pubblico, omesso deposito e occultamento di atti utili alla difesa. La sentenza di assoluzione è irrevocabile. ’Ordine degli Avvocati ha radiato Cesare Previti dal proprio albo professionale, nella sezione romana. Lo scrive Il Sole 24 Ore: la scelta nei confronti dell’ex legale di Silvio Berlusconi è arrivata dopo il passaggio in giudicato della sentenza della Cassazione che ha sancito la condanna definitiva di Previti a 6 anni di carcere per la corruzione del giudice Vittorio Metta nel processo Imi-Sir. La radiazione non è ancora esecutiva perché la difesa di Previti nel procedimento disciplinare ha presentato ricorso e a breve dovrà arrivare l’intervento del Consiglio nazionale forense. La sentenza del Cnf, questa sì, sarà esecutiva, ma ancora soggetta a un possibile grado di giudizio davanti a un giudice togato, le Sezioni unite della Cassazione. E c’è da scommetterci che Cesare vi adirà, ma con scarse probabilità di successo visto quanto accaduto. La coincidenza tra il capo d’imputazione deontologico e quello penale ha fatto sì che l’ordine romano si sia mosso solo dopo che la condanna per corruzione ha ricevuto il timbro finale della Cassazione. Va sottolineato che è lo stesso ordinamento forense a imporre l’avvio di un procedimento disciplinare una volta che sia stata emessa una condanna penale. Tanto più se diventata ormai defiitiva. Naturalmente la sanzione disciplinare sarà poi commisurata alla gravità dell’illecito accertato. E in questo caso, ci sono pochi dubbi che fosse l’unica sentenza possibile. Previti, tra l’altro, contro la condanna per Imi Sir presentato ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo. Ma, in attesa della sentenza di Strasburgo, la giustizia interna all’ordine forense ha rotto gli indugi e scelto di procedere. E, in attesa di buone notizie dalla Corte europea, l’avvocato di Silvio aveva cercato di prendere tempo, sostenendo nel procedimento disciplinare che una decisione dell’ordine sarebbe stata possibile solo una volta spirati i 5 anni di interdizione che fanno parte delle sanzioni accessorie della condanna alla detenzione del maggio 2006. La cancellazione in via amministrativa avrebbe cioè prevalsa sull’eventuale procedimento disciplinare. ll Consiglio dell’ordine si sarebbe così potuto pronunciare non prima della primavera del 2011. Una tesi piuttosto originale, che, almeno per ora, non è stata accolta dall’ordine romano. Nel 2010 la Corte Europea respinge il ricorso[14] Vita privata È sposato dal 1982 in seconde nozze con Silvana Pompili, ex attrice. Ha un figlio, Umberto Previti, classe 1990, calciatore (nel ruolo di portiere) nella formazione Primavera della S.S. Lazio. Quando, a settembre 2007, circolavano voci sul suo possibile debutto addirittura in Champions League, molti si sono chiesti se ciò derivasse da una raccomandazione del padre, prontamente smentita da responsabili e presidente[15] . Cesare Previti, infatti, è un acceso tifoso della Lazio. Il valore di quelle smentite però, sembra venir messo seriamente in discussione dalle intercettazioni effettuate dalla procura di Roma nell'ambito di un processo contro alcuni ultrà, comparse pochi mesi dopo sui giornali[16] , dove
  • Cesare Previti 99 risultano evidenti le pressioni di Cesare Previti sulla dirigenza biancoceleste. Bibliografia • Elio Veltri – Marco Travaglio, L'odore dei soldi, Editori Riuniti, 2001, ISBN 88-359-5007-4 • Peter Gomez – Marco Travaglio, Lo chiamavano Impunità, Editori Riuniti, 2003, ISBN 88-359-5437-1. Altri progetti • Articolo su Wikinotizie: Processo SME condannato Previti a 5 anni 2005 2 dicembre 2005 • Articolo su Wikinotizie: Pubblicate le motivazioni della sentenza SME 28 marzo 2006 • Articolo su Wikinotizie: Imi-Sir: Cassazione, 6 anni a Previti 4 maggio 2006 • Articolo su Wikinotizie: Previti ammesso a Rebibbia 5 maggio 2006 • Articolo su Wikinotizie: Previti è ancora in carcere: attende gli arresti domiciliari 8 maggio 2006 • Articolo su Wikinotizie: Accettate le dimissioni di Previti dalla Camera 31 luglio 2007 • Wikiquote contiene citazioni di o su Cesare Previti Collegamenti esterni • Scheda [17] su Openpolis Predecessore: Ministro della Difesa della Repubblica Successore: Italiana Fabio Fabbri 1994 - 1995 Domenico Corcione Note [1] la Repubblica, 2006 (http:/ / www. repubblica. it/ 2006/ 07/ sezioni/ politica/ indulto-di-pietro/ scalfari-indulto/ scalfari-indulto. html) [2] "Un ex MSI molto popolare come Cesare Previti" (http:/ / sostenibile. blogosfere. it/ 2006/ 04/ uomini-di-parol. html) [3] Video con dichiarazione di Scalfaro (http:/ / www. youreporter. it/ video_Scalfaro_Berlusconi_voleva_Previti_Ministro_Giustizia_1), 29 giugno 2009 [4] Andrea Colombo, Le due crociate del Cavaliere pag. 42, Manifestolibri, 2005 [5] Imi-Sir, Previti gioca d'anticipo: si dimette ed evita di essere dichiarato decaduto (http:/ / www. repubblica. it/ 2007/ 07/ sezioni/ politica/ previti-giunta/ previti-dimissioni/ previti-dimissioni. html) da Repubblica.it [6] Resoconto Sommario della seduta del 31 luglio 2007 (http:/ / www. camera. it/ _dati/ leg15/ lavori/ stenografici/ sed198/ pdfsomm. pdf), da www.camera.it [7] Previti riammesso ai servizi sociali (http:/ / www. ilmessaggero. it/ articolo. php?id=7837) da Il messaggero [8] Articolo sulla sentenza di secondo Grado del processo IMI-SIR (http:/ / ricerca. repubblica. it/ repubblica/ archivio/ repubblica/ 2005/ 05/ 24/ imi-sir-sette-anni-previti-assoluzione-per-il. html) [9] Imi-Sir, la Corte europea di Strasburgo "Inammissibile il ricorso di Previti" - Repubblica.it (http:/ / www. repubblica. it/ politica/ 2010/ 01/ 19/ news/ previti_strasburgo-2003256/ ) [10] Dispositivo della sentenza del 29 aprile 2003, riportato da Repubblica: (http:/ / www. repubblica. it/ online/ politica/ imisirnove/ dispositivo/ dispositivo. html) [11] Dispositivo della sentenza del 4 maggio 2006, riportato da Repubblica: (http:/ / www. repubblica. it/ 2006/ 04/ sezioni/ cronaca/ imi-sir/ dispositivo-sentenza/ dispositivo-sentenza. html) [12] Corriere della Sera online: 10 luglio 2007 (http:/ / www. corriere. it/ Primo_Piano/ Politica/ 2007/ 07_Luglio/ 09/ previti_mandato_giunta. shtml) [13] La Repubblica.it: 31 luglio 2007 (http:/ / www. repubblica. it/ 2007/ 07/ sezioni/ politica/ previti-giunta/ previti-dimissioni/ previti-dimissioni. html) [14] Imi-Sir, la Corte europea di Strasburgo "Inammissibile il ricorso di Previti" (http:/ / www. repubblica. it/ politica/ 2010/ 01/ 19/ news/ previti_strasburgo-2003256/ ) La Repubblica, 19 gennaio 2010
  • Cesare Previti 100 [15] Corriere, 9 settembre 2007 (http:/ / www. corriere. it/ Primo_Piano/ Cronache/ 2007/ 09_Settembre/ 19/ caccia_previti_figlio_portiere_lazio. shtml) [16] Repubblica, 29 ottobre 2007 (http:/ / www. repubblica. it/ 2007/ 10/ sezioni/ sport/ calcio/ rossi-lotito/ lotito-previti/ lotito-previti. html) [17] http:/ / www. openpolis. it/ politico/ 663 Salvatore Cuffaro Salvatore Cuffaro Presidente della Regione Siciliana Durata mandato 17 luglio 2001 – 18 gennaio 2008 Predecessore Vincenzo Leanza Successore Nicola Leanza (interim) Raffaele Lombardo Partito politico Unione dei Democratici Cristiani e di Centro Parlamento italiano Senato della Repubblica Sen. Salvatore Cuffaro Luogo nascita Raffadali Data nascita 21 febbraio 1958 Titolo di studio laurea in medicina Professione politico, medico Partito UDC Legislatura XV, XVI Gruppo UDC-SVP Coalizione Unione di Centro Circoscrizione Sicilia Incarichi parlamentari Membro della 5ª Commissione permanente (Bilancio), membro della 8ª Commissione permanente (Lavori pubblici, comunicazioni) [1] Pagina istituzionale Salvatore Cuffaro (Raffadali, 21 febbraio 1958) è un politico e medico italiano, senatore vicesegretario nazionale dell'UDC[2] . È stato presidente della Regione siciliana dal 17 luglio 2001 al 18 gennaio 2008.
  • Salvatore Cuffaro 101 Biografia È sposato e padre di due figli. Alle medie e alle superiori ha studiato presso i Salesiani del collegio "Don Bosco Sampolo" di Palermo. Negli anni ottanta si è laureato in medicina e chirurgia, ed ha fatto parte del Consiglio di Facoltà e del Consiglio di amministrazione dell'Università di Palermo in rappresentanza degli studenti. Dopo aver ottenuto la specializzazione in radiologia, ha partecipato alla fondazione del "Centro siciliano Don Luigi Sturzo". Gli inizi in politica Da studente ha aderito alla Democrazia Cristiana, di cui è stato delegato regionale del movimento giovanile e dirigente organizzativo in Sicilia. Nel 1980 è stato eletto consigliere comunale di Raffadali, dove ha rivestito il ruolo di capogruppo. Alla fine degli anni Ottanta viene eletto consigliere del Comune di Palermo nelle file della DC. Nel maggio 1991, con una buona affermazione personale (79.970 voti di preferenza su 287.166 della lista DC), diviene deputato del collegio di Palermo all'Assemblea Regionale Siciliana. In quella legislatura è stato componente della Commissione attività produttive e vice presidente della Commissione regionale antimafia. Nel settembre 1991 Cuffaro, all'epoca deputato regionale, intervenne ad una puntata speciale della trasmissione televisiva Samarcanda condotta da Michele Santoro in collegamento con il Maurizio Costanzo Show e dedicata alla commemorazione dell'imprenditore Libero Grassi, ucciso dalla mafia. In quella occasione, Cuffaro - presente tra il pubblico - si scagliò con veemenza contro conduttori ed intervistati, sostenendo come le iniziative portate avanti da un certo tipo di "giornalismo mafioso" fossero degne dell'attività mafiosa vera e propria, tanto criticata e comunque lesive della dignità della Sicilia. Giovanni Falcone, presente in trasmissione, fece cenno a Costanzo di non conoscerlo, mentre Cuffaro parlò di certa magistratura (riferendosi all'allora sostituto procuratore di Trapani Francesco Taurisano) "che mette a repentaglio e delegittima la classe dirigente siciliana", con chiaro riferimento a Mannino, in quel momento uno dei politici più influenti della Dc.[3] Nell'ottobre 2009 Cuffaro ha denunciato per "diffamazione e minacce" i più di 5000 utenti di Youtube che hanno commentato il video [4] dello show televisivo.[5] Con la temporanea uscita dalla scena politica di Calogero Mannino per problemi giudiziari (accusato di concorso esterno in associazione mafiosa e successivamente assolto)[6] , Cuffaro, da sempre vicino alle sue posizioni politiche, gli subentra in ruoli di primo piano nel partito in Sicilia. Lascia il Partito Popolare Italiano, seguendo Rocco Buttiglione, e viene rieletto nel 1996 deputato all'Assemblea regionale siciliana (15.988 voti di preferenza su 61.367) nella lista dei Cristiani Democratici Uniti (CDU), il nuovo partito di Buttiglione, nato dopo la scissione avvenuta nel PPI, il partito che riprese l'eredità della Democrazia Cristiana. Nella XIII legislatura, ha rivestito la carica di assessore per l'agricoltura e le foreste nei cinque governi regionali, dal 50° al 54°. Dopo i primi due governi di centro destra (presidenti Provenzano e Drago), partecipa al 52° e al 53° governo regionale, guidati dal DS Angelo Capodicasa, con una coalizione di centrosinistra. Aveva, infatti, abbandonato il CDU nel 1998, per aderire all'UDEUR di Clemente Mastella, partito con cui si candida alle elezioni europee del 1999, ottenendo 89.471 voti (risulta il candidato dell'UDEUR più votato in Italia, pur non ottenendo il seggio). Nel 1998, buona parte del CDU e del Centro Cristiano Democratico in Sicilia era confluita nell'UDEUR, determinando il "ribaltino" e la sostituzione del presidente della regione Giuseppe Drago alla guida di una giunta di centrodestra, con Capodicasa. In entrambi, Cuffaro è ancora assessore all'agricoltura e foreste. Presidente della Regione Mentre il centrosinistra pensa di candidarlo sindaco di Palermo, la caduta del secondo governo Capodicasa, nel 2000, determina il suo ritorno nel centrodestra e nel CDU, con l'appoggio del governo presieduto da Vincenzo Leanza, sempre come assessore all'agricoltura. Il 17 luglio 2001, come candidato presidente della coalizione di centrodestra nella prima elezione diretta del presidente del governo regionale, è risultato eletto con il 59% dei voti, battendo altri due candidati accomunati dalla comune provenienza democristiana: Leoluca Orlando (37%) e Sergio D'Antoni (4%).
  • Salvatore Cuffaro 102 Gli viene affidato anche l'incarico di Commissario straordinario per l'emergenza idrica e di Commissario delegato per l'emergenza rifiuti, il che gli permette di occuparsi della riorganizzazione del sistema degli acquedotti, facendo sequestrare numerosi pozzi privati e della predisposizione del piano energetico. Con il CDU ha partecipato alla fondazione dell'Unione dei Democratici Cristiani e Democratici di Centro (UDC), che ha unito a livello nazionale partiti che si richiamavano alla Democrazia Cristiana e che erano favorevoli a un'alleanza all'interno della coalizione di Silvio Berlusconi. Eletto nell'Elezioni europee del 2004 come capolista dell'UDC nella circoscrizione Isole, ha rinunciato al seggio in favore del primo dei non eletti, Raffaele Lombardo. Nel 2005 è stato nominato vice-segretario nazionale dell'UDC, quando Lorenzo Cesa è subentrato a Marco Follini nella carica di segretario nazionale. Il 9 aprile 2006, è stato eletto senatore, come capolista dell'UDC nella circoscrizione Sicilia, ma si è dimesso il 24 luglio, vista l'incompatibilità con la carica di presidente della Regione Siciliana, dove è stato rieletto il 28 maggio 2006, come candidato del centrodestra e del'Movimento per l'Autonomia, battendo la candidata del centrosinistra Rita Borsellino, sua principale avversaria, con il 53% contro il 41,6%. Il 13 aprile 2008 è stato nuovamente eletto senatore, stavolta senza problemi di incompatibilità. Le dimissioni da Presidente della Regione Dopo meno di due anni dalla seconda elezione, il 26 gennaio 2008, si dimette dinanzi all'Ars dalla carica di presidente delle Regione Siciliana, dopo la condanna in primo grado a 5 anni ed all'interdizione perpetua dai pubblici uffici per i reati di favoreggiamento e rivelazione di segreto d'ufficio, dopo giorni di pressioni da parte dell'opinione pubblica. Da non dimenticare che nello stesso periodo cadeva il governo Prodi, motivo per cui si prospettavano nuove elezioni e possibili incarichi più prestigiosi anche per il Presidente della regione. Il 28 gennaio, delega le funzioni di Presidente della Regione al vice presidente Nicola Leanza. Il 30 gennaio è stato sospeso da deputato regionale dalla Presidenza del Consiglio (in forza della legge 55/1990) a decorrere dal 18 gennaio. Nulli quindi tutti gli atti compiuti dopo quella data. Il 1º febbraio, però, il Governo regionale solleva un conflitto di attribuzione davanti alla Corte Costituzionale per la sua sospensione. Il 22 ottobre 2008 la Corte Costituzionale dichiara il ricorso non fondato, confermando la sospensione a decorrere dal 18 gennaio e dichiarando nulli gli atti firmati successivamente a quella data. Nel febbraio dello stesso anno, Cuffaro viene nominato da Cesa commissario straordinario dell'UDC di Catania, dato che il precedente segretario provinciale ha abbandonato il movimento per aderire al Popolo della Libertà[7] . In vista delle elezioni politiche del 2008, Pierferdinando Casini definisce Cuffaro un "perseguitato politico" ed annuncia che egli sarà candidato alle consultazioni nazionali, violando dunque la promessa, in campagna elettorale, di non candidatura per chi avesse subito condanne[8] . Il 14 aprile 2008 Cuffaro viene eletto per la seconda volta senatore nel collegio Sicilia per l'UDC e dal 24 febbraio 2009 è membro della Commissione di Vigilanza Rai. I procedimenti giudiziari penali Durante la sua prima presidenza alla Regione Siciliana Cuffaro è entrato, insieme ad altri, nel registro degli indagati per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa nell'ambito dell'inchiesta sui rapporti tra il clan di Brancaccio e ambienti della politica locale[9] .Con gli elementi raccolti, gli inquirenti ritengono che, attraverso Antonio Borzacchelli e Miceli (precedentemente assessore UDC al Comune di Palermo, legato a Cuffaro) e grazie alle talpe presenti nella Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, Cuffaro abbia informato Giuseppe Guttadauro, boss mafioso ma anche collega medico di Miceli all'Ospedale Civico di Palermo, e Michele Aiello, importante imprenditore siciliano nel settore della sanità, indagato per associazione mafiosa, di notizie riservate legate alle indagini in corso che li vede coinvolti.
  • Salvatore Cuffaro 103 Nel settembre del 2005, Cuffaro per questi fatti, negati dall'interessato, è stato rinviato a giudizio per favoreggiamento aggravato alla Mafia e rivelazione di notizie coperte da segreto istruttorio, mentre non è stata accolta l'accusa di concorso esterno. Secondo il GUP è accertato che abbia fornito all'imprenditore Aiello informazioni fondamentali per sviare le indagini, grazie a una fonte non ancora nota, incontrandolo da solo in circostanze sospette, riferendo che le due talpe che gli fornivano informazioni sulle indagini che lo riguardavano erano state scoperte. Nell'incontro, anche una discussione riguardante l'approvazione del tariffario regionale da applicarsi alle società di diagnosi medica posseduta dall'imprenditore. Aiello ha ammesso entrambi i fatti, Cuffaro afferma soltanto che si sia discusso delle tariffe. Il GUP ipotizza inoltre che il mafioso Guttadauro sia venuto a conoscenza da Cuffaro delle microspie, in funzione del suo rapporto con Aiello, sempre per via del contatto con i due marescialli corrotti, in servizio ai nuclei di polizia giudiziaria della Procura di Palermo, uno dei quali è stato l'autore del piazzamento delle microspie. Secondo una perizia ordinata dal tribunale nel corso del processo a Miceli, nei momenti in cui si è scoperta a casa di Guttadauro la microspia, sarebbero state confermate le testimonianze secondo le quali la moglie del boss mafioso ha dato merito a Totò Cuffaro del ritrovamento[10] . Nel dicembre 2006, Miceli è stato condannato in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa[11] , condanna confermata in appello il 16 ottobre 2008, con pena ridotta a sei anni e mezzo[12] [13] . Il 15 ottobre 2007 il procuratore aggiunto del processo a Cuffaro Giuseppe Pignatone ha chiesto 8 anni di reclusione per l'attuale Presidente della Regione Siciliana, per quanto riguarda i seguenti capi d'imputazione: 1. favoreggiamento a Cosa Nostra 2. rivelazione di segreto d'ufficio[14] [15] Il 18 gennaio 2008 Cuffaro viene dichiarato colpevole di favoreggiamento semplice nel processo di primo grado per le 'talpe' alla Dda di Palermo. La sentenza di primo grado condanna Cuffaro a 5 anni di reclusione nonché all'interdizione perpetua dai pubblici I "cannoli del presidente" uffici. Cuffaro assiste alla lettura della sentenza nell'aula bunker di Pagliarelli e dichiara immediatamente di non essere intenzionato ad abbandonare il suo ruolo di presidente della Regione Siciliana. Nel frattempo, la pubblicazione di una serie di foto che lo ritraggono con un vassoio di cannoli, mentre apparentemente festeggia per non essere stato condannato per favoreggiamento della mafia[16] , provoca un grande imbarazzo[17] . Il 24 gennaio 2008 l'Assemblea regionale siciliana respinge la mozione di sfiducia (53 voti contro 32) presentata dal centrosinistra[18] . Nonostante il voto di fiducia del Parlamento siciliano, Cuffaro si dimette due giorni dopo, nel corso di una seduta straordinaria dell'Assemblea[19] . Il processo d'appello è iniziato il 15 maggio 2009 alla terza sezione della Corte d'appello di Palermo.[20] È inoltre accusato dal pentito di mafia Massimo Ciancimino (figlio dell'ex sindaco mafioso Vito Ciancimino) di aver intascato tangenti, per questo è iscritto nel registro degli indagati della DDA di Palermo per concorso in corruzione aggravata dal favoreggiamento di Cosa Nostra assieme ai politici dell'Udc Saverio Romano e Salvatore Cintola e del Pdl Carlo Vizzini[21] . La condanna all'interdizione perpetua dai pubblici uffici non gli impedisce di sedere in Parlamento come Senatore nelle file dell'UDC.
  • Salvatore Cuffaro 104 Nell'ottobre del 2009 il pentito Gaspare Romano, imprenditore condannato per aver favoreggiato Giovanni Brusca, accusa Cuffaro di aver partecipato ad un pranzo con i mafiosi Santino Di Matteo, uno degli assassini di Giovanni Falcone, ed Emanuele Brusca, fratello di Giovanni[22] . Nello stesso periodo gli perviene un nuovo avviso di conclusione delle indagini per concorso esterno in associazione mafiosa, fatto che presuppone un nuovo rinvio a giudizio. La Magistratura presume che Cuffaro sia stato sostenuto elettoralmente dalla mafia sin dall'inizio degli anni novanta e che perciò sia a disposizione delle cosche[23] . Il 23 gennaio 2010 la Corte d'Appello di Palermo condanna Cuffaro a sette anni di reclusione per favoreggiamento aggravato nel processo 'talpe alla Dda'. Rispetto alla sentenza di primo grado la pena è stata inasprita di ulteriori due anni, con l'aggravante di aver favorito Cosa Nostra. Dopo la sentenza Cuffaro ha annunciato di lasciare ogni incarico di partito e di voler ricorrere alla Corte di Cassazione.[24] [25] . Curiosità • È stato soprannominato da alcuni giornalisti "Totò vasa vasa" ("bacia bacia" in siciliano) per la sua abitudine a salutare tutti quelli che incontra con due baci sulla guancia[26] . Altri progetti • Wikiquote contiene citazioni di o su Salvatore Cuffaro Collegamenti esterni • Sito personale [27] • Schede di attività all'Assemblea Regionale Siciliana [28] • Scheda di attività al Senato XV Legislatura [29] • Scheda [30] su Openpolis • Collegamenti tra il mafioso Campanella e Cuffaro [31] • Video:Cuffaro polemizza al Costanzo-Samarcanda (presente anche Falcone) [32] • Cuffaro e il processo talpe alla Dda di Palermo [33] • Video:Cuffaro risponde alla polemica sul video diffuso sull'intervento a Costanzo-Samarcanda (presente anche Falcone) [34] Predecessore: Presidente della Regione Siciliana Successore: Vincenzo 17 luglio 2001 - 18 gennaio Raffaele Leanza 2008 Lombardo Note [1] http:/ / www. senato. it/ leg/ 16/ BGT/ Schede/ Attsen/ 00022728. htm [2] Organigramma (http:/ / www. udc-italia. it/ Content/ Default. aspx?IDContent=evtl2) in Sito ufficiale Unione di Centro. URL consultato il 22-01-2010. [3] Il video su YouTube (http:/ / video. google. com/ videoplay?docid=-5294192942084481252) e Mannino non è mafioso e il caso viene archiviato (http:/ / ricerca. repubblica. it/ repubblica/ archivio/ repubblica/ 1991/ 10/ 12/ mannino-non-mafioso-il-caso-viene. html) su La Repubblica del 12 ottobre 1991, pagina 6. [4] http:/ / www. youtube. com/ watch?v=F5MZmJLMQ9Y [5] «Di Pietro difende gli utenti denunciati da Cuffaro» (http:/ / www. webnews. it/ news/ leggi/ 11720/ di-pietro-difende-gli-utenti-denunciati-da-cuffaro/ ). Webnews.it, 23-10-2009. URL consultato in data 23-10-2009. [6] Felice Cavallaro. «Mannino e l'accusa di mafia Assolto dopo diciassette anni» (http:/ / www. corriere. it/ politica/ 10_gennaio_15/ mannino_cassazione_sentenza_95e09b06-01b5-11df-866a-00144f02aabe. shtml). Corriere della Sera, 15-01-2010. URL consultato in data 22-01-2010. [7] «L'arrivo di Cuffaro a Catania sgretola l'Udc : Drago al Pdl, a ruota Mancuso» (http:/ / www. cataniaomnia. it/ index. php?option=com_content& task=view& id=5550& Itemid=1407). Catania Omnia, 15-02-2008. URL consultato in data 04-10-2009.
  • Salvatore Cuffaro 105 [8] «Casini: "Cuffaro sarà nelle liste Udc. Totò è un perseguitato dai giudici" Napolitano: "I toni restino pacati"» (http:/ / qn. quotidiano. net/ politica/ 2008/ 02/ 15/ 64990-casini_cuffaro_sar_nelle_liste. shtml). Quotidiano Nazionale, 15-02-2008. URL consultato in data 04-10-2009. [9] «Informazione di garanzia a Cuffaro indagato per mafia» (http:/ / www. repubblica. it/ online/ cronaca/ cuffaro/ cuffaro/ cuffaro. html). La Repubblica, 26-06-2003. URL consultato in data 04-10-2009. [10] «Cuffaro tradito da una microspia» (http:/ / espresso. repubblica. it/ dettaglio-local/ Cuffaro tradito da una microspia/ 1312251). L'espresso, 22-06-2006. URL consultato in data 04-10-2009. [11] «Cuffaro condannato a 5 anni per favoreggiamento ai mafiosi: «Resto al mio posto»» (http:/ / www. ilsole24ore. com/ art/ SoleOnLine4/ Italia/ 2008/ 01/ Cuffaro-cinque-anni. shtml?uuid=a95a6e4a-c5e5-11dc-8b22-00000e251029& DocRulesView=Libero). Il Sole 24 ORE01-2008. URL consultato in data 04-10-2009. [12] «Mafia, 6 anni e mezzo in appello per l'ex Udc Domenico Miceli» (http:/ / www. siciliainformazioni. info/ giornale/ cronacaregionale/ 31970/ mafia-anni-mezzo-appello-domenico-miceli. htm?a=comment). SiciliaInformazioni, 16-10-2008. URL consultato in data 04-10-2009. [13] «Condannato a 6 anni e 6 mesi l'ex assessore Domenico Miceli» (http:/ / www. guidasicilia. it/ ita/ main/ news/ index. jsp?IDNews=32220). Guida Sicilia. URL consultato in data 04-10-2009. [14] «Mafia, chiesti otto anni per Cuffaro» (http:/ / www. lastampa. it/ redazione/ cmsSezioni/ cronache/ 200710articoli/ 26679girata. asp). La Stampa, 15-10-2007. URL consultato in data 04-10-2009. [15] Articolo da [[La Sicilia (http:/ / www. lasicilia. it/ articoli. nsf/ (ArticoliLaSiciliait)/ 1FCBA15D4AB2AEA0C125737500401F11?OpenDocument)] del 15 ottobre 2007]. [16] Foto pubblicata dal Corriere della Sera (http:/ / www. corriere. it/ Media/ Foto/ 2008/ 01/ 20/ CANNOLI. JPG) [17] «Cuffaro all'Assemblea regionale Possibili le dimissioni del governatore» (http:/ / www. repubblica. it/ 2007/ 10/ sezioni/ cronaca/ cuffaro-processo/ assemblea-straordinaria/ assemblea-straordinaria. html). La Repubblica, 26-01-2008. URL consultato in data 04-10-2009. [18] «Ars, respinta la sfiducia a Cuffaro» (http:/ / www. lasiciliaweb. it/ index. php?id=954). La Sicilia, 24-01-2008. URL consultato in data 04-10-2009. [19] «Cuffaro si è dimesso» (http:/ / www. lasiciliaweb. it/ index. php?id=1065& template=lasiciliaweb). La Sicilia, 26-01-2008. URL consultato in data 04-10-2009. [20] Dal 15 maggio l'appello per Cuffaro (http:/ / ricerca. repubblica. it/ repubblica/ archivio/ repubblica/ 2009/ 02/ 18/ dal-15-maggio-appello-per-cuffaro. html). la Repubblica, 18-02-2009. URL consultato il 16-03-2009. [21] «Indagini sul tesoro di Ciancimino. Vizzini si dimette dall'Antimafia» (http:/ / palermo. repubblica. it/ dettaglio/ indagini-sul-tesoro-di-ciancimino-vizzini-si-dimette-dallantimafia/ 1649662). La Repubblica, 11-06-2009. URL consultato in data 04-10-2009. [22] «"Cuffaro a pranzo con due boss"» (http:/ / palermo. repubblica. it/ dettaglio/ cuffaro-a-pranzo-con-due-boss/ 1738065). La Repubblica, 03-10-2009. URL consultato in data 04-10-2009. [23] «"È a disposizione della mafia" Cuffaro verso un nuovo processo» (http:/ / palermo. repubblica. it/ dettaglio/ è-a-disposizione-della-mafia-cuffaro-verso-un-nuovo-processo/ 1737125). La Repubblica, 02-10-2009. URL consultato in data 04-10-2009. [24] «Cuffaro condannato a 7 anni in appello» (http:/ / www. corriere. it/ cronache/ 10_gennaio_23/ cuffaro-condanna-appello_e6fdcbe6-0807-11df-b78d-00144f02aabe. shtml). Corriere della Sera, 23-01-2010. URL consultato in data 23-01-2010. [25] Alessandra Ziniti. «Processo Talpe alla Dda, 7 anni a Cuffaro riconosciuto il favoreggiamento alla mafia» (http:/ / palermo. repubblica. it/ dettaglio/ processo-talpe-alla-dda-7-anni-a-cuffaro-riconosciuto-il-favoreggiamento-alla-mafia/ 1837295). La Repubblica, 23-01-2010. URL consultato in data 23-01-2010. [26] Totò Cuffaro.Totò, Peppino e la Malapolitica (http:/ / www. societacivile. it/ focus/ articoli_focus/ Cuffaro. html) in societacivile.it. URL consultato il 04-10-2009. [27] http:/ / www. totocuffaro. it [28] http:/ / www. ars. sicilia. it/ deputati/ scheda. jsp?idDeputato=607 [29] http:/ / www. senato. it/ leg/ 15/ BGT/ Schede/ Attsen/ 00022728. htm [30] http:/ / www. openpolis. it/ politico/ 1532 [31] http:/ / www. corriere. it/ Primo_Piano/ Cronache/ 2005/ 12_Dicembre/ 13/ mastella. shtml [32] http:/ / www. youtube. com/ watch?v=ZYvzFpQ4Hz4& mode=related& search= [33] http:/ / www. narcomafie. it/ articoli_2007/ dos1_11_2007. htm [34] http:/ / www. youtube. com/ watch?v=wMGlTXIuow0
  • Fonti e autori delle voci 106 Fonti e autori delle voci Giulio Andreotti  Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=31597855  Autori:: .anaconda, .mau., Agharti, Ale Cresta, Alebic, Alexander VIII, Alfio, AmonSûl, Andre86, AndreA, Andrea.dematteis.1987, Andreabrugiony, Angelo Iovine, Angelojr, AnjaQantina, Archeologo, Arres, Artesios, Arturo.c, Ary29, Asdino, Ask21, AttoRenato, BMF81, Bartimeo, Beechs, Bellini.raf, Biografista2008, Blackberry, Blakwolf, Blueduster, Borgolibero, Buggia, Caramella90, Carbar, Caulfield, Chem, Civvì, Cloj, Codas, CommonsDelinker, Consbuonomo, Costadilevante, Crisarco, DUILIO SCALICI, Daviduzzu, Demart81, Django, DominusViarum, Dread83, Duroy, EMajor, EUR 42, Ediedi, Edowikip, Eggenbergurbock23, Emanuele Romeres, Erinaceus, Erre999, F l a n k e r, Ferdy V, Fiaschi, Ficarello, Filippo2192, Filippof, Flippo, Formica rufa, FrancescoPx, Francisco83pv, Frapir, Fredericks, Furyo Mori, Gac, Gacio, Gelo4, Gggg81, Giac83, Giamma 92, Giancarlo Rossi, Ginosal, Giovanni Parisi, Giovannigobbin, Giuliano56, Guidomac, Gusme, Gvf, HAL9000, Hals, Hashar, Helios, Hellis, Hi-Oh, Hill, Honey986, Hrundi V. Bakshi, Ico-Neko, Ignlig, Iiiioo, Ilario, Illy78, Ivanm, Jaakko, Jaqen, Juan, Juanm, KS, Kaboot, Karmine, Kasper2006, Kaspo, Kibira, Klaudio, L'osservatore, Lampica, LigaDue, Lineagoticafight, Lochness, Lord Hidelan, Lotho2, Luca P, Lucas, Lucio Di Madaura, Lucretius, Luigi.Vampa, Luke86, LukeWiller, Lulo, Lumage, M7, Malemar, MapiVanPelt, Marcel Bergeret, Marcok, Marcol-it, Marius, Marko86, Massimiliano Lincetto, Massimo Macconi, Massimo874, Mats1990ca, Mau db, Melos, Midnight bird, MirkoBortolotto, Mmmarcello, Moroboshi, Mr buick, Mr.white2, Nallox, Netino, Nevermindfc, Nick, Nick84, Nickel Chromo, Nicoli, Ninja, Nitya Dharma, Numbo3, Olando, Pablowsky, Paginazero, Paolotacchi, Pap3rinik, Pdn, Pequod76, Piccadillo, Pickwick, Pierpao (patrolling), Pino alpino, Pokipsy76, Privi, Puppybarf, Puzza87, Qbert88, Quandary, RanZag, Ranma25783, Razzairpina, Rdocb, Remulazz, Retaggio, Rics1299, Rifrodo, Ripepette, Roberto Mura, Rollopack, Rutja76, SalvatoreSperanza, Sannita, Sbazzone, Sbisolo, Seba89, Senpai, Senza nome.txt, Sesquipedale, Shaka, Sid-Vicious, Signor C, SignorAl, Simo1987, Simo82, Simone, Simone angelini2, Sirabder87, Skyluke, Snowdog, Soblue, SoloTitano, Spigolino, Square87, Stef Mec, Stefano Tordi, Stefano d'oh, StefanoRR, Stellarossa, Superfranz83, Tempiese, Tener, The White Duke, Tia solzago, TierrayLibertad, Tizi101, Tnd, Tomi, Toobaz, Topowiki, Torsolo, Triph, Trowa, Turgon, Twice25, Unideanet, Utente 7, Vajotwo, Vecchiaguardia, Villamaina, Vituzzu, Watcheach, Xavier121, Ylebru, Yoggysot, Yoruno, Ysogo, Yuma, Zeitbloom, Zeuslnx, 441 Modifiche anonime Salvo Lima  Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=30679873  Autori:: .jhc., AttoRenato, BMF81, Beechs, Buggia, Civvì, DonPaolo, Fantasma, Fredericks, Gac, Giancarlo Rossi, Grigio60, Hellis, Iiiioo, Inviaggio, Jaqen, L'osservatore, Lupo rosso, M7, Malemar, Marko86, Martina14, Maxx1972, Minuteman, Moroboshi, Mr buick, Nicoli, Pablowsky, PacoSoares, Sarcelles, Schickaneder, Sf71177, Silas Flannery, Squattaturi, Toobaz, Twice25, 59 Modifiche anonime Vito Ciancimino  Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=31562979  Autori:: Alberto di Cristina, AttoRenato, Codas, Consbuonomo, Desyman, Fantasma, Fiaschi, Griffo83, Guidomac, Gvnn, ITA32, Kaspo, Kaus, Malemar, Marcok, Marcoranuzzi, Marcuscalabresus, Mau db, Moroboshi, Nicoli, No2, P1978, PacoSoares, QazxcxzaQ, Razzairpina, Rifrodo, Rojelio, Salento81, Sarcelles, Sf71177, Squattaturi, Tommy.snello, Yuma, 27 Modifiche anonime Bettino Craxi  Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=31534761  Autori:: .anaconda, .mau., .snoopy., 4v4l0n42, Adhi, Al Pereira, AleR, Alexander VIII, Alfio, Alpi84genova, Andre86, Andreprato, Angelo.romano, Anmo1, Arcani, Archenzo, Arek' Fu, Ares, Armi e ritagli, Arres, Arturo.c, Ary29, AttoRenato, Austroungarika, Avemundi, Ayers, BRussell, Barbuto, Barone Birra 91, Basilero, Bella Situazione, Bettinocraxi, Bixxio, Blackcat, Blues 1911, Borgolibero, Bramfab, Bronzino, Buggia, Buonomojus, Calabash, Calvinweb, Captivo, Caramella90, Carbar, Caulfield, CavalloRazzo, Ceccorossi, ChemicalBit, Cialz, Civvì, Clash87, Cloj, Cobb, Codas, Consbuonomo, Contedicavour, Corsetto, Crisarco, Crosbi, Cruccone, Danilo.sarnataro, Danmaz74, Dantadd, Dardorosso, Darth Kule, Davbenwel1977, Davidegat, Dedda71, Demart81, Dispe, Django, Dread83, Dvarrazzo, EMajor, Elcaracol, Elios66, Elwood, Emanuele1982, Erinaceus, Estempo, F l a n k e r, F. Cosoleto, Fabexplosive, Formica rufa, Frazzone, Freddyballo, Frieda, Furin, Furyo Mori, Gac, Gacio, Gamberetto, Ghino di Tacco, Giacomo4444, Giammy85, Gian punk, Gian-, Giancarlo Rossi, Giancarlodessi, Gianfranco, Giovannigobbin, Gp 1980, Grigio60, Gspinoza, Guidomac, Guildenstern, Gwilbor, Hal8999, Heimdall, Hellis, Hill, Ianezz, Ignlig, Iiiioo, Ilario, Illy78, Ilsocialista, Imrahil, Interwiki de, Jaqen, Jg87, Jork, KS, Kal-El, Kaspo, Kebab1974, Kiado, Kibira, Kontrasto, Kotik, L'osservatore, Laboratorioumano, Lampante, Leoman3000, Leonardo25, Ligabo, Lion 86, Lirico, Loge, Lord Hidelan, Lord nietzche, Loroli, Lou Crazy, Lucio Di Madaura, Ludor, LukeWiller, M7, MM, Macondo82, Malemar, MapiVanPelt, Marcel Bergeret, Marco 27, Marcok, Marcol-it, Marcoranuzzi, Marcus81, Maria armeni, Marius, Massimo Macconi, Mathemathikos, Micione, Mio1982, Mizardellorsa, Morza, Mr buick, Nbsawe, NicFer, Niccolò 90, Nickel Chromo, Nicoli, No2, Obeso24, Olando, Oliver10203040, Orenoren, Orzetto, P tasso, Paginazero, Pap3rinik, Pdn, Pegua, Pepe Carvalho, Perozzi, Phyk, Piddu, Piero Montesacro, Pino Pinto, Pino alpino, Pivo, Pracchia-78, Privi, Rago, RamblerBiondo, Raptor87, Razzabarese, Razzairpina, Rdocb, Red devil 666, Remulazz, Restu20, Retaggio, Ripepette, Roberto Momesso, RobertoITA, Rominopower, Ror, Rosario Scollo, Ruthven, Sailko, Sailor-Sun, Saint-Just, Salento81, Sandcreek, Sarabiga, Sarcelles, Saxings, Sbazzone, Senpai, Senza nome.txt, Shaka, Shinchanfan, Simo1987, Simone Sapienza, Skyluke, Smallpox, Snowdog, Spigolino, Squittinatore, Stef81, StefanoRR, Steve candela, Stiffmaister, Taccolamat, The White Duke, TheCadExpert, TheDRaKKaR, Tia solzago, Tomi, Tooby, Torredibabele, Trixt, Truman Burbank, Tuttigiu, Twice25, Urumbamba, Valendur, Vatiste, Vega84, Vento, Vipera, Vituzzu, WILuB, Wiskandar, Xmlcafe, Ylebru, Yoggysot, Ysogo, Yuma, Yupa, Zibaldone, Zombieontheroad, Zurlo, 472 Modifiche anonime Silvio Berlusconi  Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=31429174  Autori:: *Alby*, *Raphael*, .anaconda, .mau., .snoopy., 19andrew87, ARCHIsavio, Accurimbono, Adg, Agharti, Airesis2001, Airon90, Al-Nablusi, AlaVerde, Alador, Alberteinstein, Alberto di Cristina, Aldolat, Ale Cresta, Ale.rusconi, Alearr, Alebus1975, Alec, Aledire, Alek007, Aleperi, Alesmuc, Alessio1972, Alessio541, Alexander VIII, Alexandre Gilbert, Alfio, Alfovel, Alien life form, Amarvudol, Amnet, AmonSûl, Amux, AndreaC, Andreabrugiony, Andrenico, Andy87, Andylong, Angelo.romano, Angelojr, Angelosante, AnjaQantina, Antonellawww, Antonio de Trizio, Antonyhide, Anymore91, Archenzo, Archeologo, Armi e ritagli, ArtDMaster, Ary29, Asdgt, Asfo, Ask21, Askeron, Asymmetric, AttoRenato, Austroungarika, Ayers, Azrael555, B3t, BMF81, Balloto, Bandagenzano, Bangoo, Bartleby08, Baruneju, Basilero, Battlelight, Bebibo, Beechs, Bender84, Benettis, Beppers, Beppinu, Bertulot, Beta16, BigJohn 81, Biscionecanale5, Bisco, Blackcat, Blakwolf, Blatta, Blues 1911, Blueyachting, BobGray, Borsanova, Bouncey2k, Bronzino, Brownout, Bruceleo1978, Buggia, BùR20, Calabiyau, Campera, Canepina, Carlo.milanesi, Carlomorino, Carobar, Castagna, Caulfield, Ceccorossi, Celini, Cerbarolo, Checco, Chem, Chessstoria, ChiaraLovesNY, Cialz, Cicciocosta, Cilento Marco, CinescaSara, Cletus, Cloj, Cls-classic, Codas, Col, Commander, Condor1975, Consbuonomo, Cornolio, CorradoM, Corsetto, Cotton, Cowboys from hell CFH, Crepuscolo1910, Crisarco, Cristian1989, Cruccone, Csertorio, Cuore Viola, Cyberuly, DANNY^METAL, Dalembertalfa, Dalesilvio, DanGarb, Danilo, Dano92, Dans, Dardorosso, Darth Kule, Daĉjo, Delfo, Demart81, Der Schalk, Desertstorm90, Desyman, Deus1983, Devilslord, DexCrash, Dexter, Dexter High, Dino246, Disgusto, Dispe, Django, Djdani, Doctor Dodge, DominusViarum, DoubleD, Dr Zimbu, Drago9992, Dread83, Drugonot, Druz, Duncan.I, Dusk, Dwerk, E-2 Hawkeye, EMajor, Eddiestubbard, Edoardo C., Edocolombo, Edowikip, Elbloggers, Elcaracol, Elwood, Emanuele Saiu, Empire, Emysimo, Endymion, Enok, Enpi, Enrico Cartmanno, Erinaceus, Ermy2, Escortdimension, Etrusko25, Eustace Bagge, Eva Mathiasch, Existearly, Exorcist Z, F l a n k e r, F. Cosoleto, FFC, Fabbosko, Fabcava, Fabexplosive, Fabio.Medici, Fabiocorato, Falcodigiada, Fanistefano, Fdalboni92, Federico cuccu, Federico.giampietro, Feltribis, Felyx, Ferdinand.bardamu, Fiaschi, Figiu, Filippof, Finizio, Flobrino di Gnippo, Fra 125, FraF, Francescost, Francisco83pv, Franco2008, Frank87, Frankie191, Frankie688, Frazzone, Freddyballo, Fredericks, Freelabs, Freepenguin, Frieda, Fucsas, Furyo Mori, G ghirardi, Gac, Gacio, Gaetanogambilonghi, Gala.martin, Gamberetto, Garretgian, Gazin, Gce, Gdmercury, Gelo4, Geminiano, Generale Lee, Gennaro forcella, Giacobino illuminista, Giacomo Augusto, Gian, Giancarlodessi, Giancy, Giangra, GianoM, Giasone87, Gierre, Gigi er Gigliola, Gimmiolsen, Ginosal, Giovanni Panuccio, Giovannibrazzoli, Giovannigobbin, Giuseppe ME, Gliange, Gmacar, Gmagma, Gmvolpi, Godsalvo, Goemon, Goldeneye, GordonF, Govoch, Gregoriustremens, Grifter72, Guidomac, Guillermo Hispano, Gusme, Guybrush Threepwood, Happyhour, Harlock 77, Hauteville, Hce, Helios, Hellis, Helloworld93aosta, Hermes86, Hill, Holdeneye, Hybris77, IPork, Icopisky, Ignlig, Igorolla, Il Demiurgo, Il deodatese, IlBeso, Ilario, Ilcesanese, Illy78, Ilwolvie, Ilzappatore, Indigesto, IngFrancesco, Insilvis, Inviaggio, Io', Iron man, Jack2008, Janus, Jaqen, Jcer, Jig, Jollyroger, Joyrom, Jsbrigo, Juan, Juanm, Junio, Kaa78, Kal-El, Kanchelskis, Karzac Fabio, Kaspo, Ketamino, Kevor, Khornetto, Killer BOB, Klaudio, Knight.93, Koji, Krdan, Krypto, Kuro, L'osservatore, LAME, Larry the legend, Lauratailz, Laurusnobilis, Lceline, Lenore, Leoman3000, Leonardo25, Leopold, Lipe Cvatu, Lmedugno19, Lombardelli, Longbeach, Lord Hidelan, Lord Koria, Lord Voldemort, LordZero, Loredb3, Lorenz-pictures, Lorenzo II, LorenzoFX, Lorenzoznerol, Lou Crazy, Lp, Luca P, LucaG83, Lucas, Lucretius, LukeWiller, Lulo, Lunobi, Lupoandreas, M.Salva, M7, MASSERIA CARDONE, MM, MaEr, Mac9, Mad283, Madaki, Magicwillow84, Malemar, Mangiabambini, Manuel M, Maori19, Maquesta, Marchesa Casati, Marco 27, Marco Rosellini, Marco.parrilla, Marcod, Marcodianti, Marcok, Marcol-it, Marcoranuzzi, Marcordb, Marcus89, Marietto2009, Marius, Marrabbio2, Marte77, Martin Mystère, Martinrusso, Marvelmarco1977, Marymetal1993, Massimiliano Lincetto, Massimo negrotti, Mats1990ca, Matteo Muzio, Mattia Rial, Matwy, Maudig, Mauro S, Megab11, MeloCrisafulli, Melos, Menion89, Mess, MiGz, Michele Bergadano, Michele-sama, Michele2008, Midnight bird, MikyT, Miliardair, Minox, Mirkocav, Miss Brightside, Mister XYZ, Mitchan, Mone94, Monnezzaro, Montymuro, Moongateclimber, Moroboshi, Motuproprio, Mpitt, Mr buick, Mundi incola, Murray, Mykez, Nargal, Neccoregatto, NederlandsNederlands, Nemo bis, Nemo76, Neomayhe, Neq00, Nevermindfc, NicFer, Nick Code, Nick1915, Nick84, Nickel Chromo, Nicolabel, Nicoli, Nikkoll, Ninù, Nivola, Nocciolino, Nsotgiu, O--o, OSSERVATORE, Oinotna95, Oiudeisnemo, Olando, Oliver10203040, Om2506, Oni link, Orauno, OrbiliusMagister, Orion21, Osa, Osk, Otello Felarinnonz, P tasso, PMM, Paginazero, Pakman, Panapp, Pandrea91, Paolo parioli, Paolotacchi, Pap3rinik, Paruccini, Paskal007r, Patagarraiu, Pcampoli, Pdn, Pelusu, Pequod76, PersOnLine, Phoenix2, Pierlum, Piero Montesacro, Pietrodn, Pifoyde, Pil56, Pingon, Pinosauro, Pinturix, Pippolini, Pipposantini, Piteur, Poison Oak, Pokipsy76, Porosildiplomatico, Preciso, Privi, Pterodattilounto, Quatar, Quick99, Rael, RaminusFalcon, RanZag, Ranma25783, Razzairpina, Rdocb, Red devil 666, Red1975, Redalexander, Remulazz, Renzotrento, Resigua, Rest1992, Restu20, Retaggio, RiccardoP1983, Rifrodo, Ripepette, RobertoITA, Robertodimo, Roger ita, Rojelio, Rollopack, Romolo e remolo, Rosario9, Rutja76, Sailko, Salvatore Ingala, Salvo da Palermo, Samoano, Sampdoriano94, Sandr0, Sanna66, Sannita, Satanetto, Sconvolpi74, Segnali dallo spazio, Semolo75, Senet, Senpai, Sentruper, Sergio s93, Sesquipedale, Shaka, Shardanaa, Sibi.inco, Signor C, Simo1987, Simo82, Simon, Simon.baraldi, Simone, Sir marek, Siropik, Sky without clouds, Skyluke, Slacer, Slowdancing, Smg, Snowdog, Socho-sama, Solvequite, Spigolino, Spurs0454, Sputnik77, Square87, Squittinatore, Starwars, Stef Mec, Stefano Tordi, Stefano.gogioso, StefanoRR, Stefanox1985, Stemby, Steven chiefa, Stonehead, StuporesMundi, Superchilum, Svante, Svello89, Syddolo, Tabeta, Talmid3, Talon, Tano-kun, Tener, Tharkun, The Black Prince, The White Duke, TheLoneRanger, Thedge86, Theferro, Tia solzago, Tiapavo, Ticket2009082110052454, TierrayLibertad, Timiotatongenos, Tommyfor, Toobaz, Tooby, Toponomastica, Torredibabele, Traffyk, Trastasi, Trixt, Turillazzo, Tvlocali, Twice25, Una giornata uggiosa '94, Unuomo, Ururu, Utente 7, Utente Esemplare, V39, Vajotwo, Vale.libera, Valepert, Valuccia, Vega84, Ventoacqua, Viscontino, Vito Calise, Vittorio Alvino, Vituzzu, Vmoscarda, Volgograd, Von, Von Clausewitz, Vu Duc Thang, Waglione, Waraxe, Watcheach, Wayl, Webmasto, Whatnwas, Wiki4ever, Wikiknowledge, WinstonSmith, WlaFoca, Xxtr93, Yerul, Ylebru, Yocoandra, Yoggysot, Yuma, Yutatime, Zarrafolk, Zibaldone, Zizi-IT, Zolla9, Zoologo, 151 Modifiche anonime Marcello Dell'Utri  Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=31441130  Autori:: .anaconda, .mau., Airon90, Alca Impenne, AleR, Alearr, Alebus1975, Alemixi, Algor65, Amarvudol, Angelo.romano, Argento, ArtAttack, Ask21, BMF81, Baltar, Barba Nane, Barbaking, Beechs, Brownout, Buggia, Calabash, Carlomorino, Cirasino, Cloj, Codas, Crisarco, Cruccone, Dalembertalfa, DanGarb, Dans, Dark, Davbenwel1977, Demart81, DexCrash, Diverso, Django, Djorky, DominusViarum, Dread83, Elwood, Etrusko25, Eva Mathiasch, F. Cosoleto, Fabruzum,
  • Fonti e autori delle voci 107 Figiu, Formica rufa, Francisco83pv, Frankieta, Franz Liszt, Frieda, Gac, Gacio, Giacomot, Giampi83, Giancarlo Rossi, Giancarlodessi, Giuseppe Caruso, Gliu, Govoch, Guarracino, Guidomac, Hamed, Hauteville, Hirpus75, Homer, Ignlig, Illy78, Insilvis, Ittos, Jacopo Werther, Jaqen, Johnny Nerone, Juanm, Kaspo, Kaus, Klaudio, KrovatarGERO, L'osservatore, Lineagoticafight, Loroli, Losògià, Lunobi, Lupo1982, M7, Madaki, Malemar, MapiVanPelt, Marrabbio2, Massimiliano Lincetto, Massimo874, Matrixmorbidoso, Mauro742, Metralla, Michele Bergadano, MirkoBortolotto, Moroboshi, Mr buick, Nalegato, Nanae, Neminis, Nemo bis, Nick, Nick1915, Nicolabel, Nicoli, Pap3rinik, PersOnLine, Peterpitone, Pio, Pokipsy76, Pracchia-78, Qadesh, Qmc, Rael, Razzairpina, Rdocb, Rifrodo, Rominopower, Salvo da Palermo, Salvux, Sarcelles, Sbazzone, Sbisolo, Sentruper, Sergejpinka, Silas Flannery, SimoneMLK, Sirabder87, Spabam, Spedona, Spiderscai, Spigolino, Squittinatore, Stef Mec, Svante, Svello89, Theroyalking, Tia solzago, Tooby, Trek00, Trixt, Twice25, Vaghestelledellorsa, Veneziano, Vipstano, Vituzzu, Voldemort87, Vu Duc Thang, Wikiknowledge, Xag Knoj, Ylebru, Zeitbloom, 227 Modifiche anonime Cesare Previti  Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=31427063  Autori:: .snoopy., Ale.rusconi, AleR, Alessio1972, Alezangrilli, Alleborgo, Andylong, Archenzo, Archeologo, Ary29, Aushulz, Bartluca86, Basilero, Beechs, Biagiotti, Brownout, Carlomorino, Caulfield, ChDario92, Cruccone, Csertorio, Cvp, Dalembertalfa, Dark, Demart81, Dismalsheen, Django, El Macaracachimba, Emanzamp, Enzino, Etrusko25, F. Cosoleto, Fioravante Patrone, Flaber, Fluctuat, Fotogian, Franco2005rsm, Gacio, Ggonnell, Giovanni Panuccio, Ian postuma, IlPisano, Illy78, Iluvatar85, Jalo, Jaqen, Jfniss, John Blutarsky, Jurohi, Kaboot, Kaus, Klaudio, Kuro, L'osservatore, Lenore, Luigi82, Mac9, Malemar, Manuel Sossi, Marco corso, Marcok, Maurizio Milano, Mitchan, Mr buick, Nadira, Nevermindfc, Nick, Nicoli, Oliva18, Patty, Pifoyde, Rael, Rdocb, Rominopower, Salli, Samuele, Sannita, Sbazzone, Sbisolo, Sentruper, Senza nome.txt, Sesquipedale, Sir marek, Snowdog, Spiderscai, Starwars, Sumail, The White Duke, Tooby, Traiano, Travis, Trek00, Vipstano, Vituzzu, Wappi76, Xylon, Ylebru, Zdanov, Zeitbloom, Zombieontheroad, 154 Modifiche anonime Salvatore Cuffaro  Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=30999059  Autori:: Aboliamoli.eu, Akbg, Akela, Aldib, AleR, Alessio Rolleri, Amarvudol, Anakletos, Ary29, Asdino, Beechs, Bestiarosa, Bjs, BlackMew9z, Brunocip, Caulfield, Cialz, Civa61, Cloj, Codas, Crisarco, Dantadd, Daviduzzu, Dedda71, Edowikip, Elcairo, Elenacic, Emme17, F. Cosoleto, Fantastic 00, Fazen, Fertility, Figiu, Frankie5, Gacio, Gatto Nero, Gggg81, Gianluca91, Ginosal, Giovanni Panuccio, Guidomac, Ignlig, Iiiioo, Ilario, Illy78, Ilsocialista, Iluvatar85, Indavidseve, Jova, Kaboot, Kaimol, Kar.ma, Kaspo, Kaus, Kelvin, Klone123, L'osservatore, Leoman3000, Lepido, Luigi Proietto, Luisa, MM, Malemar, Manuel Trujillo Berges, Marco.zampini, Marcocris123, Marcostovini, Matrixmorbidoso, Maurizio78, Maximix, Melkores93, Metralla, Moroboshi, Nemo bis, Nevermindfc, Okkupatotutto, Osk, Paduan, Pakdooik, Panairjdde, Paolo.ghilardi, Pasquino79, Patrick08, Pdn, Pequod76, Progettualita, Roberto Mura, Rutja76, Salvux, Satanetto, Sbazzone, Sesquipedale, Sicilgolem, Silas Flannery, Simone, Sirabder87, Snowdog, Spigolino, Squattaturi, Starwars, Superfranz83, Tanarus, Tano-kun, Terrasque, Tommy.snello, Triquetra, Twice25, Una giornata uggiosa '94, Vituzzu, WinstonSmith, Yerul, Yuma, 216 Modifiche anonime
  • Fonti, licenze e autori delle immagini 108 Fonti, licenze e autori delle immagini Immagine:Flag_of_prime_minister_of_Italy.svg  Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=File:Flag_of_prime_minister_of_Italy.svg  Licenza: Creative Commons Attribution-Sharealike 3.0  Autori:: User:F l a n k e r Immagine:Italy-Emblem.svg  Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=File:Italy-Emblem.svg  Licenza: Public Domain  Autori:: User:F l a n k e r Immagine:Giulio andreotti.jpg  Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=File:Giulio_andreotti.jpg  Licenza: sconosciuto  Autori:: Giac83, Iardo Immagine:MinisteroInterno.svg  Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=File:MinisteroInterno.svg  Licenza: sconosciuto  Autori:: Vajotwo, Yuma File:Logo del Senato della Repubblica Italiana.svg  Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=File:Logo_del_Senato_della_Repubblica_Italiana.svg  Licenza: sconosciuto  Autori:: F l a nker File:Logo della Camera dei deputati.svg  Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=File:Logo_della_Camera_dei_deputati.svg  Licenza: sconosciuto  Autori:: Basilicofresco, F l a n k e r, M7, Riccardo630, 1 Modifiche anonime File:Flag of Italy.svg  Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=File:Flag_of_Italy.svg  Licenza: Public Domain  Autori:: see below Immagine:Andreotti ritratto.jpg  Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=File:Andreotti_ritratto.jpg  Licenza: sconosciuto  Autori:: Carbar, Marcok Immagine:Andreotti Sinatra Nixon.jpg  Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=File:Andreotti_Sinatra_Nixon.jpg  Licenza: Public Domain  Autori:: Kightlinger, Jack E.; White House photo Immagine:G7 leaders 1978.jpg  Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=File:G7_leaders_1978.jpg  Licenza: Public Domain  Autori:: White House photo Immagine:G7 leaders 1977.jpg  Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=File:G7_leaders_1977.jpg  Licenza: Public Domain  Autori:: White House photo Immagine:Carter Andreotti 1977.jpg  Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=File:Carter_Andreotti_1977.jpg  Licenza: Public Domain  Autori:: White House Staff Photographers. (01/20/1977 - 01/20/1981) Immagine:Nixon Andreotti 1973.jpg  Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=File:Nixon_Andreotti_1973.jpg  Licenza: Public Domain  Autori:: White House photo by Robert Moore Immagine:Carter Andreotti 1978.jpg  Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=File:Carter_Andreotti_1978.jpg  Licenza: Public Domain  Autori:: White House photo Immagine:Commons-logo.svg  Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=File:Commons-logo.svg  Licenza: logo  Autori:: User:3247, User:Grunt Immagine:Wikiquote-logo.svg  Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=File:Wikiquote-logo.svg  Licenza: sconosciuto  Autori:: -xfi-, Dbc334, Doodledoo, Elian, Guillom, Jeffq, Maderibeyza, Majorly, Nishkid64, RedCoat, Rei-artur, Rocket000, 11 Modifiche anonime Immagine:Flag of prime minister of Italy.svg  Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=File:Flag_of_prime_minister_of_Italy.svg  Licenza: Creative Commons Attribution-Sharealike 3.0  Autori:: User:F l a n k e r Immagine:Flag of Europe.svg  Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=File:Flag_of_Europe.svg  Licenza: Public Domain  Autori:: User:-xfi-, User:Dbenbenn, User:Funakoshi, User:Jeltz, User:Nightstallion, User:Paddu, User:Verdy p, User:Zscout370 File:Lima.jpg  Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=File:Lima.jpg  Licenza: sconosciuto  Autori:: Iiiioo Immagine:Palermo-Stemma.png  Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=File:Palermo-Stemma.png  Licenza: sconosciuto  Autori:: Dapa19, GJo, Gvf, Jalo, Snowdog, 1 Modifiche anonime Immagine:Ciancimino.jpg  Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=File:Ciancimino.jpg  Licenza: sconosciuto  Autori:: Razzairpina Immagine:Craxi1.jpg  Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=File:Craxi1.jpg  Licenza: sconosciuto  Autori:: Privi File:Berlusconi 1984.jpg  Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=File:Berlusconi_1984.jpg  Licenza: sconosciuto  Autori:: Lucas File:tombacraxi.jpg  Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=File:Tombacraxi.jpg  Licenza: Creative Commons Attribution-Sharealike 3.0  Autori:: User:Valendur Immagine:Berlusconi incaricato premier 2008 - 2.jpg  Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=File:Berlusconi_incaricato_premier_2008_-_2.jpg  Licenza: Attribution  Autori:: unknown File:Silvio Berlusconi e Mike Bongiorno anni 80.JPG  Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=File:Silvio_Berlusconi_e_Mike_Bongiorno_anni_80.JPG  Licenza: sconosciuto  Autori:: Insilvis, Sailko, 1 Modifiche anonime Immagine:Logo-standa-fininvest1.PNG  Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=File:Logo-standa-fininvest1.PNG  Licenza: sconosciuto  Autori:: Afnecors, Cristian1989 File:Bill Clinton, George H. 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