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Schiavi ieri e oggi
 

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    Schiavi ieri e oggi Schiavi ieri e oggi Presentation Transcript

    • Schiavi ieri e oggi
      • “ omuncoli nei quali a stento potrai riscontrare qualche traccia di umanità [...] Non sarebbe stato possibile esibire una prova più decisiva o convincente per dimostrare che alcuni uomini sono superiori ad altri per ingegno, abilità, fortezza d’animo e virtù, e che i secondi sono servi per natura” .
      • . Juan Gines de Sepùlveda, “umanista” [1490-1573]
      •   Corriere della Sera  - 11 luglio 2008 Anna Campaniello
      •   «Schiavi» cinesi: 4 arrestati
      • Ufficialmente era un’azienda tessile, gestita da una coppia di immigrati cinesi. In realtà, a Fino Mornasco, in quegli spazi di poche decine di metri quadrati vivevano, 24 ore su 24, almeno 7 connazionali dei titolari dell’azienda, tre dei quali clandestini. Oltre a lavorare, nel piccolo magazzino, gli operai mangiavano e dormivano, di fatto senza poter mai uscire. A portare alla luce la situazione, nella notte tra mercoledì e giovedì, sono stati i carabinieri di Cantù, che hanno fatto un blitz nel laboratorio «Confezioni Zhang Yongping», dal nome del titolare, cinese di 37 anni che con la moglie Sun Chumei, 32enne, gestiva l’azienda dalla quale ogni mese uscivano centinaia di capi destinati perlopiù ad aziende italiane […].
    • Schiavi ieri e oggi
      • La Repubblica  - 14 luglio 2008 Enrico Bonerandi      Tra gli indiani-schiavi della Bassa nelle campagne dove la fatica uccide
      • Gli schiavi sono scappati. I carabinieri che vagano nei campi a far controlli, l’ispettorato del lavoro in allarme, i politici che stigmatizzano. Meglio cambiare aria, cercare più in là. Verso Reggio, verso Ferrara, o magari al sud. Anche i padroni sono d’accordo, perché hanno paura pure loro. Con i campi pieni di meloni maturi, pronti per essere colti, e mezza Italia che aspetta col suo bravo piatto di prosciutto crudo da accompagnare con un frutto sugoso, gli si stringe il cuore, ma si devono far bastare i regolari, quelli che pretendono i 7.80 euro l’ora più gli oneri da pagare. Era meglio dargli 6 euro in nero, ovvio, ma dopo lo «scandalo» il momento nella pianura mantovana si è fatto difficile. Gente di nessuno, che puoi tenere in pugno, dargli i soldi quando hai già venduto la merce, che non ti denuncerà mai perché la legge ha motivo di temerla più di te. Uomini che possono dormire all’aperto e bere l’acqua dei fossi.
      •   Corriere della Sera  - 11 luglio 2008 Anna Campaniello
      •   «Schiavi» cinesi: 4 arrestati
      • Ufficialmente era un’azienda tessile, gestita da una coppia di immigrati cinesi. In realtà, a Fino Mornasco, in quegli spazi di poche decine di metri quadrati vivevano, 24 ore su 24, almeno 7 connazionali dei titolari dell’azienda, tre dei quali clandestini. Oltre a lavorare, nel piccolo magazzino, gli operai mangiavano e dormivano, di fatto senza poter mai uscire. A portare alla luce la situazione, nella notte tra mercoledì e giovedì, sono stati i carabinieri di Cantù, che hanno fatto un blitz nel laboratorio «Confezioni Zhang Yongping», dal nome del titolare, cinese di 37 anni che con la moglie Sun Chumei, 32enne, gestiva l’azienda dalla quale ogni mese uscivano centinaia di capi destinati perlopiù ad aziende italiane […].
    • quando parliamo di schiavi?
      • s iamo di fronte a casi di riduzione in schiavitù ogni volta che ci riferiamo a persone che vengono vendute e comprate da altre persone che possono disporre di loro come credono.
      • è quanto accade a molte donne, ma anche a molte bambine e bambini che alimentano il mercato internazionale della prostituzione (il quale trova nei paesi ricchi, come il nostro, i suoi migliori clienti).
      • s econdo una valutazione approssimativa su cui concordano le maggiori associazioni internazionali, il numero delle persone al mondo che vivono oggi in condizioni di schiavitù ammonta a circa 27 milioni .
      • a parte casi estremi, come quelli di alcuni altri paesi dell’Africa (per esempio la Mauritania) e dell’Asia (per esempio il Pakistan) in cui quella dello schiavo è una condizione ancora pubblicamente riconosciuta, le forme che assume la schiavitù oggi sono più nascoste e dissimulate di quanto accadeva nel passato.
      • In compenso, mentre il proprietario di schiavi di una volta aveva una certa cura delle persone in suo possesso, se non altro per tutelare il proprio investimento, oggi lo sfruttamento di manodopera schiavile è molto più disinvolto perché la crescita demografica, le brusche trasformazioni economico-sociali e la diffusa corruzione nei governi dei paesi più poveri hanno reso molto più facile e a buon mercato procurarsela.
      • è stato calcolato che nell’America del Sud uno schiavo costava circa l’equivalente di 40.000 dollari odierni nel 1850 e solo 90 dollari oggi  [ http:// freetheslaves.net ].
    • Chi sono gli schiavi oggi?
      • lavoro coatto: coinvolge milioni di persone costrette con l’inganno a indebitarsi per fare fronte a bisogni essenziali come le cure mediche per i figli o per essersi affidati a trafficanti per poter emigrare da paesi devastati dalla povertà o dalla guerra;
      • matrimoni forzati  imposti a donne e ragazze, anche giovanissime, costrette a vivere in servitù presso la casa del marito; I matrimoni combinati sono una delle forme più estese e nascoste di schiavitù infantili. Bambine, anche di quattro anni, sono costrette a vivere con i loro mariti e sono spesso tenute come prigioniere nelle case. In Afghanistan più di metà delle ragazze sono già sposate a 16 anni. schiavitù per discendenza  che ancora sopravvive in alcuni paesi in cui vi sono persone che nascono schiave o inserite entro particolari gruppi sociali considerati adatti a lavorare come schiavi;
      • lavoro infantile
    • La schiavitù infantile
      • 1 milione e 200 mila bambini sono comprati e venduti ogni anno in varie parti del mondo, compresa l’Europa e il Nord America. Le organizzazioni criminali coinvolte in questo traffico hanno profitti che raggiungono complessivamente i 32 miliardi di dollari all’anno.
      • m ilioni di bambini sono costretti a forme di lavoro forzato per pagare debiti contratti dalle loro famiglie. Nella sola India si calcola che siano 15 milioni i bambini trattati come schiavi e costretti a lavori illegali e pericolosi.
      • u n milione di bambini rischia la vita lavorando in cave e miniere di più di 50 paesi di Africa, Asia e Sud America. Nella sola regione del  ahel , in Africa, sono 200 mila i bambini che lavorano nelle miniere d’oro.
      • 132 milioni i bambini sotto i 15 anni sono costretti a lavorare nell’agricoltura. Nei campi di cotone e di tabacco del Kazakistan i bambini lavorano per 12 ore al giorno 7 giorni su 7.
      • 300 mila ragazze e ragazzi sotto i 15 anni sono arruolati in varie forze di combattimento, compresi eserciti governativi, impiegati come “bambini soldato” e sfruttati sessualmente. Nella sola Repubblica Democratica del Congo sono circa 11 mila i bambini che portano le armi.
      • m ilioni di bambini in varie parti del mondo sono sfruttati come lavoratori domestici per più di 15 ore al giorno. Molti sono picchiati e subiscono abusi sessuali. Si calcola che vivano in queste condizioni 200 mila bambini in Kenya, 550 mila in Brasile, 264 mila in Pakistan. [ http://www.savethechildren.org.uk ]
    • Verso la fine dello schiavismo
      • v erso la fine del ‘700, con la diffusione dell’illuminismo e la nascita del  pensiero liberale , la cattura e il commercio degli schiavi vennero messi in discussione: si contestò la loro legittimità e vennero approvate delle leggi che li vietarono. Ma, poiché l’uso degli schiavi era ancora molto diffuso in certe produzioni (per esempio, nella coltivazione estensiva del cotone o della canna da zucchero), le norme che proibivano la tratta degli schiavi non ne vietavano il possesso, oppure dichiaravano che era illecito in Europa, ma non nei territori coloniali .
      • n egli Stati Uniti che, pur proclamarono solennemente l’uguaglianza di tutti gli uomini nella loro Dichiarazione di Indipendenza (1776) e nella loro Costituzione (1787) e avevano proibito nel 1808 l’importazione di schiavi, consentirono che essi venissero sfruttati nelle piantagioni del Sud fino al 1865. Solo allora, infatti, con la vittoria degli Stati del Nord nella Guerra di secessione (1861-1865), venne approvato il  tredicesimo emendamento della Costituzione che dichiarava definitivamente abolita la schiavitù in tutto il territorio degli USA.
      • i l primo atto ufficiale che dichiarò illegale la schiavitù fu quello emanato dal Parlamento di Londra nel 1807 con lo  Slave Trade Act  e, successivamente, fu posta fuori legge in tutti i paesi del mondo entro la fine del XIX secolo. Fra gli ultimi ad approvare una legge in tal senso fu il Brasile nel 1888. Ma si deve presumere che la sua efficacia non sia stata risolutiva dal momento che nel 1926, oltre un secolo dopo, dovette ribadire la stessa condanna la Società delle Nazioni, precisando che la condizione di schiavitù è quella di “una persona sulla quale si esercitano, in tutto o in parte, i diritti di proprietà” .
      • L a  Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, approvata dall’ONU nel 1948 ha ribadito solennemente l’abolizione (Articolo 4: Nessun individuo potrà essere tenuto in stato di schiavitù o di servitù. La schiavitù e la tratta degli schiavi saranno proibite sotto qualsiasi forma ). Ma nel 1951 una commissione dell’ONU denunciava nuovamente il persistere di forme di schiavitù mascherata e nel1956 è stata ratificata a Ginevra un’ulteriore convenzione che confermava il bando di ogni pratica simile o anche solo affine allo schiavismo.
    • Schiavi e lavoratori clandestini
      • Come fa osservare, in un articolo recente, il settimanale “The Economist” [ Drawing lines in a dark place ], mentre vi è universale indignazione quando si parla di tratta degli schiavi e le vittime di questo traffico suscitano generalmente simpatia, non accade lo stesso per le persone che, in cerca di qualche possibilità di lavoro e di sopravvivenza, si lasciano ingannare dalle promesse dei trafficanti di manodopera e vi si affidano volontariamente. Anzi, la condizione di  clandestino  è immediatamente percepita come potenzialmente criminale  e, in tutti i casi, come un pericolo da cui la società deve difendersi. In realtà il Dipartimento di Stato americano, che è la fonte cui fa riferimento il citato articolo dell’“Economist”, fa osservare che fra le due situazioni, quella dello schiavo deportato e quella del lavoratore clandestino che entra nella rete dei contrabbandieri di manodopera, vi sono vaste zone di coincidenza, come suggeriscono anche gli articoli di cronaca con cui abbiamo aperto questa scheda. Analizzare meglio queste analogie è certamente un utile esercizio a oltre due secoli dalla prima legge che abrogava ufficialmente la schiavitù. E potremmo contribuire a combattere i modi in cui ancora oggi essa si manifesta anche imparando a guardare i tanti immigrati che approdano sulle nostre coste come vittime prima che come una minaccia al nostro benessere.allo schiavismo.
    • Articoli e fonti di approfondimento
      • Maria Serena Natale,  Europa, 600 mila schiavi Fabio Gambaro,  Così l’Europa ha dimenticato John Lloyd,  Schiavi e negrieri duecento anni dopo Joseph Ki Zerbo,  La storia infinita della schiavitù Desmond Tutu,  I nuovi schiavi del mondo Drawing lines in a dark place Antonietta Demurtis,  Tratta degli esseri umani, migliaia in Italia i “piccoli schiavi” Nadine Gordimer,  Schiavitù. Un grande crimine che bisogna riparare Enrico Bonerandi,  Tra gli indiani-schiavi della Bassa nelle campagne dove la fatica uccide Lucia Marchio,  Albenga, gli schiavi nelle serre Jourdon Anderson,  Un ex schiavo al suo ex padrone George Fitzhugh,  Meglio schiavi che operai
    • Fabio Gambaro Così l’Europa ha dimenticato la schiavitù Repubblica  - 22 settembre 2006
      • Françoise Vergès, autrice di numerosi e importanti studi sullo schiavismo, spiega in questa intervista perché in Europa si è scarsamente conservata la memoria dello schiavismo e come mai da questo è derivato il razzismo. […] Con l’Illuminismo diversi pensatori iniziano schierarsi contro la pratica della schiavitù. «Purtroppo resteranno per molto tempo voci isolate, prima in Scozia, poi in Inghilterra e infine in Francia. Le loro idee conquisteranno la società molto lentamente. In Francia la battaglia contro lo schiavismo interessa solo l’élite intellettuale. Insomma, la storia dell’abolizionismo è un processo lento e poco lineare, in cui la condanna della tratta avanza e arretra di continuo. Il vero problema però è che, quando, verso la metà del XIX secolo, si arriva finalmente all’abolizione, si passa immediatamente all’oblio. Tre secoli di commercio di schiavi e milioni di persone sradicate dalla loro terra spariscono dalla storia ufficiale. Non se ne parla più. Come se tutto ciò non fosse mai accaduto». Quali sono le ragioni di tale atteggiamento? «Conta naturalmente la vergogna, come pure la difficoltà di spiegare l’inesplicabile. Ma soprattutto, in quel periodo l’Europa cerca di rifarsi una verginità. Per giustificare l’espansione coloniale, tende a presentarsi come l’incarnazione della civiltà che combatte le forme di schiavitù presenti delle società tradizionali. Per fare ciò però deve cancellare il proprio passato negriero e cercare di far dimenticare che proprio la tratta ha prodotto l’ideologia razzista». La connotazione razzista è un tratto specifico della tratta occidentale che la distingue dalla pratica della schiavitù presente nel passato? «Certo. Nel mondo antico la schiavitù non viene mai messa in relazione al problema della razza. Chi diventa schiavo non lo è per il colore della pelle. Lo schiavismo trova una giustificazione razziale solo quando gli europei iniziano a sfruttare sistematicamente gli schiavi africani. L’Europa ha allora bisogno di giustificare un’attività che entra in conflitto con molti principi della sua cultura. Nasce così l’idea della razza inferiore. Negro diventa sinonimo di schiavo. Per dimostrare l’inferiorità dei negri, oltre alle giustificazioni religiose, si presenta l’Africa come un continente barbaro, senza cultura e senza storia. Purtroppo, l’ideologia razzista elaborata ai tempi della tratta agisce in parte ancora oggi». […
    • George Fitzhugh Meglio schiavi che operai
      • Il testo che qui riportiamo è stato scritto nel 1857 da un conservatore americano che si serve di argomenti tipici della polemica socialista contro il capitalismo per lanciare un duro attacco al Nord antischiavista. Per fare un’apologia dello schiavismo che egli vorrebbe mantenere, l’autore denuncia i veri obiettivi degli operatori economici del Nord divenuti abolizionisti non per ragioni morali, ma solo per un calcolo di interesse. [...] Noi tutti, Nord e Sud, siamo impegnati nel «Commercio dello Schiavo Bianco», e chi riesce meglio è il più rispettabile. assai più crudele del Commercio dello Schiavo Negro, perché ricava molto di più dai suoi schiavi, e non li protegge né li governa. Noi ci vantiamo del fatto che ricava di più quando diciamo «che i profitti tratti dall’impiego del lavoro libero sono più grandi di quelli del lavoro degli schiavi» [...] Ma non soltanto possiamo vantare che il Commercio dello Schiavo Bianco sia più fruttuoso e fraudolento di quello dello Schiavo Negro (di fatto, se non nelle intenzioni), ma anche che è più crudele, costringendo il lavoratore a provvedere a se stesso ed alla propria famiglia con quel miserabile compenso che l’abilità o il capitale gli han permesso di trattenere. Quando la giornata lavorativa è terminata, egli è libero, ma oppresso dalle preoccupazioni per la famiglia e per il governo della casa, ciò che rende la sua libertà una beffa vuota e ingannevole. Chi è veramente libero è il suo padrone, che può godersi i profitti guadagnati sul lavoro degli altri, senza noie e preoccupazioni per quanto riguarda il benessere [dei lavoratori]. Anche lo schiavo negro è libero, quando il lavoro della giornata è terminato: è libero sia nella mente che nel corpo, perché i padroni gli provvedono cibo, le vesti, una casa, legname, ed ogni altra cosa necessaria al suo benessere fisico e a quello della sua famiglia. Nessuna meraviglia che [i padroni] preferiscano la schiavizzazione dei bianchi al capitale, alla schiavitù dei negri, dal momento che quella reca più profitto, ed è libera da tutte le cure e fatiche del mantenimento dei negri. [...] Il capitale comanda sul lavoro come il padrone comanda sullo schiavo. Nessuno dei due paga il lavoro. Ma il padrone permette allo schiavo di trattenersi una più larga percentuale dei proventi del suo lavoro. Per questo «il lavoro libero è più a buon mercato del lavoro degli schiavi». Voi, col potere che il capitale vi dà sul lavoro, siete padroni di schiavi: padroni, senza le obbligazioni connesse a un titolo. Quelli che lavorano per voi, che creano le vostre rendite, sono schiavi, senza i diritti che agli schiavi competono. Schiavi senza padrone! Mentre voi eravate impegnati ad ammassare il capitale, cercando di diventare indipendenti, eravate parte del Commercio dello Schiavo Bianco. Diventare indipendenti significa essere capaci di far sì che altri vi sostentino, senza essere obbligati a lavorare per loro. Ora, quale uomo nella società non cerca di raggiungere questa posizione? Chi la raggiunge è un padrone di schiavi, nel peggiore dei sensi. Chi sta cercando di raggiungerla, è impegnato nel commercio degli schiavi. Tu, o lettore, appartieni a una delle due classi. Gli uomini senza proprietà, in una società libera, sono teoricamente in condizioni peggiori degli schiavi. Praticamente, la loro condizione corrisponde alla teoria, come storia e statistiche hanno dovunque dimostrato, I capitalisti, in una società libera, vivono in un lusso e in una pompa dieci volte maggiore di quella dei padroni sudisti, perché gli schiavi del capitale lavorano più duramente e costano meno degli schiavi negri. Gli schiavi negri del Sud sono, in un certo senso, le persone più felici e più libere della terra. I bimbi, i vecchi e gli infermi non lavorano affatto, e tuttavia ricevono tutti quei conforti e quei beni che sono necessari alla vita. Godono della libertà, perché non sono oppressi né da preoccupazioni né dal lavoro. Le donne non hanno molto da lavorare, e sono protette dal dispotismo dei mariti ad opera dei loro padroni. Gli uomini negri e i ragazzi forti, in media non lavorano più di nove ore al giorno, quando il tempo è bello. Il resto del tempo è speso nella più completa libertà. Inoltre, hanno le domeniche e altre vacanze, I bianchi, con un tale eccesso di libertà, morirebbero di noia: ma i negri godono del riposo, sia fisico che spirituale. Coi loro volti esposti al sole, essi possono dormire a qualunque ora: e un buon sonno è la più grande delle umane felicità. «Benedetto l’uomo che inventò il sonno». È una gioia in se stessa — e risulta dalla soddisfazione per il presente, e dal fiducioso sperare nel futuro. Noi non sappiamo se i lavoratori bianchi dormano mai. E caso mai son pazzi a farlo; perché mentre dormono i loro padroni — gli astuti e vigili capitalisti — stanno escogitando qualcosa per intrappolarli e sfruttarli. Il libero lavoratore deve lavorare o morire. È più schiavo di quanto lo sia un negro, perché lavora di più e più duramente per una paga inferiore a quella dello schiavo, e non ha vacanze, perché le preoccupazioni della vita cominciano ad assillarlo non appena termina il suo lavoro. Non ha libertà alcuna né un diritto. Lo sappiamo, è stato detto più volte, aria ed acqua sono proprietà di tutti, cose di cui tutti possono in uguale misura usufruire o godere; ma ciò è completamente falso. L’appropriazione delle terre porta con sé l’appropriazione di tutto ciò che loro sta sopra,  usque ad coelum, aut ad inferos . Un uomo non può respirare l’aria, senza avere un posto dove poterla respirare, e tutti i posti appartengono ad altri. Tutta l’acqua è proprietà privata, «fino a metà del fiume», ad eccezione dell’oceano, e quella non si può bere. I lavoratori liberi non hanno neppure la millesima parte dei diritti e delle libertà degli schiavi negri. Invero, essi non hanno un singolo diritto o una singola libertà, se non il diritto e la libertà di morire. [...] Il capitale esercita sui lavoratori liberi una coazione più perfetta che il padrone sugli schiavi, [...] Il libero lavoratore deve trovare lavoro o morire: eppure nessuno è obbligato a dargli lavoro. [...] Gli abolizionisti ed i socialisti che hanno analizzato i misteri delle scienze sociali sanno bene che non potranno mai realizzare la loro Utopia senza l’abolizione della proprietà privata. L’uomo senza proprietà è in teoria ed anche troppo spesso in pratica senza diritto alcuno. [...] Date la libertà ai vostri cosiddetti (e maldetti) lavoratori liberi e soltanto dopo chiedete a noi del Sud di dare la libertà ai nostri negri. Gorge Fitzhugh,  Cannibali tutti! , in  Builders of American Institutions , tradotto ne  La storia contemporanea attraverso i documenti , a cura di E. Collotti ed E.Collotti Pischel, Zanichelli, Bologna 1980.
    • Jourdon Anderson Un ex schiavo al suo ex padrone
      • Questa lettera fu pubblicata in  The Freedmen’s Book , una raccolta di scritti afro-americani compilata nel 1865 dall’abolizionista Lydia Maria Child e ripubblicata da Harper’s, novembre 2000, nella sua storia sui risarcimenti per la schiavitù. Al mio vecchio Padrone, Colonnello P. H. Anderson, Big Spring, Tennessee Signore, ho ricevuto la vostra lettera e sono stato lieto di vedere che non avete dimenticato Jourdon, e che mi chiedete di tornare indietro e di vivere di nuovo con voi, promettendomi di fare per me meglio di quanto possa chiunque altro. Mi sono spesso sentito a disagio con voi. Pensavo che gli Yankees vi avessero già impiccato da tempo per aver nascosto ribelli che avevano trovato in casa vostra. Suppongo che non sono mai venuti a sapere di quando siete andato dal Colonnello Martin per uccidere il soldato dell’Unione che era stato lasciato indietro nella loro stalla dalla sua compagnia. Anche se mi avete sparato due volte prima che io vi lasciassi, mi fa piacere che non vi sia successo niente di male e sono lieto che siate ancora in vita. Sarebbe molto bello per me tornare nella cara vecchia casa e vedere Miss Mary e Miss Martha e Allen, Esther, Green e Lee. Esprimete il mio affetto a tutti loro e ditegli che spero ci vedremo in un mondo migliore, se non in questo. Sarei venuto io stesso a trovarvi, quando lavoravo nell’ospedale di Nashville, se un vicino non mi avesse detto che Henry intendeva spararmi appena ne avesse avuto la possibilità. Vorrei in particolare sapere quale è la grande possibilità che mi offrite. Qui sto passabilmente bene. Ho 25 dollari al mese, più vitto e abbigliamento; ho una casa confortevole per Mandy - qui la chiamano signora Anderson - e i bambini - Milly, Jane e Grundy - vanno a scuola e studiano bene. ... Siamo trattati bene. A volte ci capita di sentire persone che bisbigliano “Quella gente di colore era schiava” laggiù in Tennessee. I bambini si sentono feriti quando carpiscono simili osservazioni; ma io dico loro che non era una vergogna in Tennessee appartenere al Colonnello Anderson. Molti scuri sarebbero stati fieri - dicevo sempre - di chiamarvi padrone. Ora, se vorrete scrivermi e dirmi quale salario mi pagherete, sarò meglio in grado di decidere se mi conviene tornare indietro. Per quanto riguarda la mia libertà, che mi dite io posso avere, non c’è nessun pro, visto che le carte comprovanti la mia libertà le ho ricevute nel 1864 dal Prevosto Maresciallo Generale del Dipartimento di Nashville. Mandy dice che ha paura di tornare senza una prova che voi ci tratterete con giustizia e correttezza; e abbiamo concluso che vogliamo provare la vostra sincerità chiedendovi di mandarci i nostri salari arretrati per tutti gli anni che vi abbiamo servito. Quest’invio ci farà dimenticare e perdonare le vecchie ferite, e sarà pegno della vostra equità e amichevolezza per il futuro. Io vi ho servito fedelmente per 32 anni e Mandy per 20. A 25 dollari al mese per me e a due dollari la settimana per Mandy, i nostri salari ammonterebbero a 11.608 dollari. Aggiungete gli interessi per tutto il tempo in cui questi salari sono stati trattenuti e detraete quel che avete pagato per i nostri vestiti e tre visite del dottore per me e l’estrazione di un dente a Mandy e il bilancio finale dirà a quanto abbiamo diritto secondo giustizia. Mandate, prego, il denaro con Adam Express a nome di V. Winters, Esq., Dayton, Ohio. Se mancherete di pagarci per il fedele lavoro del passato, non potremo fidarci delle vostre promesse per il futuro. Noi crediamo che il buon Creatore ci abbia aperto gli occhi sui peccati che voi e i vostri padri avete commesso su me e sui miei padri, facendoci lavorare per voi senza ricompensa per generazioni... Certo verrà il giorno in cui dovrà pagare chi ha defraudato i lavoratori del loro compenso. Nel rispondere a questa lettera, ci comunichi per favore se Milly e Jane saranno sicure, visto che sono ragazze cresciute e attraenti. Sapete quel che capitò alla povera Matilda e a Catherine. Preferisco restare qui e fare la fame - e morire, se bisogna - piuttosto che vedere le mie figlie svergognate dalla violenza e dalla sconcezza dei loro giovani padroni. Comunichi anche per favore se nei dintorni di casa sua c’è una scuola che accetti bambini di colore. La grande aspirazione della mia vita è ora di dare un’educazione ai mie figli e di formarli ad abitudini virtuose. Vi prego di porgere il mio saluto a George Carter e di ringraziarlo per aver strappato la pistola dalle vostre mani quando mi stavate sparando. Dal vostro vecchio servitore Jourdon Anderson Un ex schiavo al suo ex padrone , in  The Freedmen’s Book , a cura di Lydia Maria Child, Harper’s, 2000.