Riassetto prelios in positivo - RASSEGNA Feidos di Massimo Caputi

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Partenza positiva per l'aumento Prelios. Titoli in rialzo sopra il prezzo d'offerta nel primo giorno di negoziazione dei diritti. Il piano di ricapitalizzazione da 115 milioni è garantito da grandi …

Partenza positiva per l'aumento Prelios. Titoli in rialzo sopra il prezzo d'offerta nel primo giorno di negoziazione dei diritti. Il piano di ricapitalizzazione da 115 milioni è garantito da grandi azionisti, banche e dalla Feidos di Massimo Caputi. Chiusura l'8 di agosto. PRELIOS Fenice sottoscrive aumento. Nuovi passi in avanti nel riassetto Prelios. Fenice, la newco partecipata da Feidos 11 di Massimo Caputi, Pirelli, Intesa Sanpaolo e Unicredit ha sottoscritto integralmente l'aumento di capitale riservato da 70 milioni.

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  • 1. RASSEGNA STAMPA Luglio-Agosto 2013 I
  • 2. Partenza positiva per l'aumento Prelios Titoli in rialzo sopra il prezzo d'offerta nel primo giorno di negoziazione dei diritti IL RIASSETTO Il piano di ricapitalizzazione da 115 milioni è garantito da grandi azionisti, banche e dalla Feidos di Caputi Chiusura l'8 di agosto Parte l'aumento di capitale in opzione e le azioni Prelios chiudono a 0,6025 euro (+0,87%), sopra agli 0,5953 euro previsti dall'operazione per ogni titolo offerto, nel rapporto di 23 titoli ogni 10 posseduti. L'emissione di 193 milioni di nuove azioni ordinarie al via ieri, per un controvalore massimo di 115 milioni di euro, è una tappa importante nel processo di rilancio del gruppo oltre che condizione necessaria per l'altro aumento di capitale - quello da 70 milioni con l'emissione di azioni senza diritto di voto - riservato a Fenice S.r.l., nome dietro cui, insieme a Pirelli, Intesa e UniCredit si trova la Feidos 11 di Massimo Caputi, pronta a mettere sul piatto 20 milioni di euro. L'operazione di rafforzamento patrimoniale per un totale di 185 milioni (di cui al netto della conversione dei crediti a Prelios dovrebbero arrivare almeno 100 milioni di nuova liquidità) dovrebbe essere comunque al riparo di sorprese. L'aumento partito ieri, la cui chiusura è prevista l'8 di agosto è infatti coperto per 25 milioni dai grandi azionisti (Camfin, Generali, Mediobanca e Intesa che si sono impegnati a sottoscrivere per cassa) e per i restanti 90 milioni da gruppi che vantano crediti verso Prelios (Pirelli e le banche finanziatrici, tra le quali, ancora una volta vi sono Intesa e UniCredit). In questo caso l'impegno è di 5 milioni per cassa e il resto per conversione pro- quota dell'esposizione verso il gruppo. I diritti di opzione in ogni caso potranno essere esercitati tra il 22 luglio e l'8 agosto compresi e saranno negoziabili in Borsa fino all'1 agosto. Entro il mese successivo alla conclusione del periodo d'offerta, Prelios offrirà a Piazza Affari l'eventuale inoptato. Anche per questo il cda per l'approvazione della semestrale, previsto inizialmente per il 24 luglio, è slittato a fine agosto (fra il 26 e il 29), momento in cui si dovranno tirare le prime somme di una serie di operazioni che, con l'aggiunta dell'emissione di un convertendo fino a 269 milioni, dovrebbero garantire la rimodulazione del debito e la ripartenza del gruppo. Prelios, infatti, si aspetta un 2013 ancora di transizione (e quindi in rosso), ma l'utile operativo dovrebbe tornare a partire dal 2014. SCENARIO IMMOBILIARE FINANZIARIO In edilizia uno «scoperto» ancora elevato L'edilizia sta ricevendo ossigeno perché il meccanismo dei pagamenti attivato dal Dl 35/2013 funziona. Ma i conti ancora non tornano: restano scoperti, secondo i numeri dell'ufficio studi dell'Ance, circa 11,5 miliardi. Il presidente dell'Ance Paolo Buzzetti guarda il bicchiere mezzo pieno: «La cosa sta funzionando, ci sono imprenditori che che hanno ricevuto avvisi di pagamento di cose su cui non contavano più». Detto questo, resta l'ombra su tutto quello che non ha, ad oggi, ancora una copertura. «È certo - incalza Buzzetti - che tutti i debiti che mancano vanno pagati: se il ministro Saccomanni dice che il governo troverà i soldi sono contento: i soldi vanno trovati». I numeri dell'Associazione dei costruttori edili sono diversi da quelli che arrivano da via XX settembre. A fronte dei 19 miliardi di crediti delle imprese
  • 3. di costruzioni nei confronti della Pa, il Dm Economia, copre solo 7,5 miliardi, calcola l'Ance. E si tratta delle sole risorse 2013. Il 2014 resta "vuoto" perché, fanno osservare all'associazione dei costruttori, il Governo, nel Def varato poco prima del Dl 35 sui pagamenti, non aveva previsto spazi per spese in conto capitale: quindi l'edilizia resta ancora ampiamente scoperta. Non solo, più in generale i costruttori confermano l'ordine di grandezza di 90 miliardi stimati dalla Banca d'Italia per tutti i debiti della Pa con le imprese. Cifra che proprio ieri il ministro dell'Economia, Fabrizio Saccomanni, ha "smontato": «È basata su sondaggi dei creditori, noi stiamo cercando di completare la mappatura dal lato delle amministrazioni». Su quel che resta da pagare alle imprese, il ministro ha sfumato: «Probabilmente ai 40 miliardi si dovrà aggiungere una somma, non sappiamo di che entità». Qualche numero però arriva sempre dall'Ance, che ragiona sulla differenza tra le risorse concesse alle amministrazioni (inclusa l'ultima tranche di 500 milioni distribuita agli enti locali lo scorso 12 luglio) rispetto alle richieste. Tra ministeri, regioni ed enti locali, a valere sul solo 2013 sono stati chiesti 28,9 miliardi. La risposta è stata di 15,7 miliardi (escluso il capitolo delle spese sanitare). Restano fuori almeno 13,3 miliardi di crediti totali del sistema delle imprese (non solo dell'edilizia). Settimana decisiva per il possibile riassetto di Risanamento. Si attendono infatti ulteriori novità sulle offerte ricevute sia per l'intera società immobiliare sia per le attività immobiliari parigine (in Borsa ieri il titolo è cresciuto di oltre il 6% sulle attese di possibili rilanci). Nel frattempo il Cda ha aperto formalmente una gara proprio sui palazzi francesi, assistito dall'advisor Banca Leonardo, dove verranno selezionate le manifestazioni d'interesse. Nel giro di qualche settimana sarebbero attese le offerte preliminari. Sullo sfondo resta la proposta dell'ex-proprietario di Risanamento, Luigi Zunino, per l'intera società e rivolta alle banche azioniste. Quest'ultimo, a metà giugno, si era detto pronto a offrire 0,25 euro per azione per rilevare il gruppo immobiliare e procedere poi al delisting. Proprio Zunino, con il supporto di Rothschild e Guido Rossi, ha messo a punto un'offerta che prevede, attraverso un veicolo di nuova costituzione, di rilevare il pacchetto Risanamento in mano alle banche e al sistema holding a un prezzo che di fatto valorizza il patrimonio francese 1,33 miliardi. Alle banche sarebbero poi stati offerti strumenti finanziari partecipativi nella società che emergerà dall'integrazione. Ma non è affatto detto che l'offerta di Zunino venga accolta. Tra gli istituti favorevoli ci sarebbe il Banco Popolare: la banca guidata da Pierfrancesco Saviotti è particolarmente esposta verso le holding dell'immobiliarista e sarebbe pronta a finanziare Zunino. Ma è meno certa la posizione di altri istituti, come Intesa Sanpaolo e UniCredit. Di sicuro, l'asta sugli immobili di Parigi potrebbe rallentare le mire di Zunino. Alla finestra c'è poi il fondo sovrano del Qatar, affiancato dall'advisor Lazard, che, alla fine di febbraio, ha già formalizzato un'offerta che valutava oltre 1,15 miliardi gli immobili parigini. Inoltre il Qatar apriva alla possibilità di prendersi carico anche dell'area Santa Giulia a Milano. Ora, tra gli addetti ai lavori, si scommette pure che il fondo sovrano possa decidere di ritoccare al rialzo l'offerta per i palazzi di Parigi mettendo in un angolo la proposta di Zunino. Nel frattempo, il gruppo guidato da Claudio Calabi ha comunicato, su richiesta Consob, di non aver ricevuto alcuna offerta «complessiva che coinvolge sia gli immobili parigini sia la valorizzazione dell'area Santa Giulia dal fondo del Qatar insieme al gruppo Hines». La società ha precisato di «non aver allo stato deliberato la vendita degli asset francesi. Tuttavia, poiché la società nel recente passato è stata destinataria di sollecitazioni alla negoziazione sul patrimonio parigino da parte di investitori esteri, è stato avviato un processo strutturato volto alla valorizzazione dello stesso». Un beauty contest che
  • 4. potrebbe vedere proprio il Qatar tra i soggetti in gara con maggiori chance, oltre al fondo Usa Thor, che qualche mese fa si era detto interessato. Utile in calo per Beni Stabili. Crisi e oneri pesano sui profitti. LA STRATEGIA Il gruppo immobiliare contrasta però il trend negativo e riesce ad aumentare i ricavi lordi ottenuti dalla locazione Beni Stabili chiude metà anno con dati economici in chiaroscuro. Se da una parte la società guidata da Aldo Mazzocco riesce a tenere botta alla crisi economica con ricavi da affitti in crescita rispetto al 2012, dall'altra l'utile del semestre risulta in calo a causa degli oneri finanziari e dell'Imu. I ricavi lordi da locazione sono infatti saliti a 116,3 milioni da 113,2 milioni (con una crescita del 2,5 per cento), un dato che testimonia il buon lavoro svolto per contrastare la percentuale fisiologicamente in rialzo di spazi vacanti (cioè non locati) e il trend di mercato di calo dei canoni. Insomma, in un settore in crisi il gruppo guidato da Mazzocco è riuscito a tenere testa al trend negativo. Ma la crisi ha pesato su altri lati. Beni Stabili Siiq ha infatti chiuso il semestre con un risultato netto in calo a 3,9 milioni da 16,9 milioni di un anno prima, a causa anche della variazione negativa della contabilizzazione del prestito obbligazionario convertibile in scadenza nel 2018 per 7,9 milioni. Anche il risultato netto ricorrente (Epra, cioè quello ottenuto secondo le raccomandazioni della European Public Real Estate Association) è risultato in discesa a 35,9 milioni da 46,6 milioni. La riduzione, ha spiegato l'azienda, è in gran parte conseguenza di «maggiori oneri finanziari e di una leggera flessione della gestione operativa dovuta principalmente a una riduzione dei ricavi netti per servizi». Nel dettaglio, gli oneri finanziari sono saliti di 7 milioni dopo il rifinanziamento dello scorso anno con le banche creditrici. Inoltre i ricavi per servizi sono scesi per le difficoltà incontrate nel business dei fondi, sotto la pressione dell'attuale contesto di mercato, dalla Sgr del gruppo immobiliare. Per quest'ultima sarebbero così in corso alcune discussioni volte ad individuare un partner. La società ha pagato un piccolo dazio anche sull'Imu, che era stata sottostimata lo scorso anno e che quindi ha avuto un leggero colpo di coda. L'Imu del primo semestre 2013 (-10,3 milioni) è infatti risultata in crescita di 3,1 milioni rispetto allo stesso periodo 2012, in quanto nel primo semestre 2012 la stima dell'Imu non rifletteva ancora le aliquote definitive stabilite a fine 2012. Da notare che il valore complessivo del portafoglio immobiliare ha chiuso nei sei mesi sostanzialmente invariato a 4,263 miliardi (erano 4,269 miliardi a fine 2012): quindi il 0,31% in meno (a perimetro costante) con 14 milioni di svalutazione. Infine, la posizione finanziaria netta (dopo il pagamento della cedola) si è attestata a -2,254 miliardi (erano -2,217 miliardi a fine 2012) influenzata appunto da dividendi per complessivi 42 milioni. «L'azienda sta riuscendo a mantenere una situazione patrimoniale e finanziaria stabile nell'attuale difficile contesto di mercato - spiega l'Ad Aldo Mazzocco -. C'è da sperare che la crisi economica stia per finire e che possano arrivare finalmente segnali di ripresa anche per il settore immobiliare».
  • 5. PRELIOS Rialzo in Borsa dopo l'ingresso di Feidos Prelios in rialzo a Piazza Affari (+1,42%), dopo l'ingresso nel capitale della Feidos di Massimo Caputi e mentre prosegue l'aumento di capitale. Mercoledì é stato annunciato che Fenice, la società partecipata da Feidos 11, Pirelli & C., Intesa Sanpaolo e UniCredit, ha sottoscritto l'aumento di capitale in corso con la cifra di 70 milioni . Feidos 11 ne ha sottoscritti 20, mentre i restanti 50 milioni sono stati suddivisi tra Pirelli , Intesa Sanpaolo e UniCredit Risanamento, la Borsa sposa l'ipotesi Qatar L'offerta degli emiri (smentita) accende la contesa e il titolo vola. Gli asset d'oro di Parigi. A quattro anni esatti dal suo salvataggio, Risanamento torna tra i protagonisti della finanza d'estate. Dopo l'Opa presentata il 10 luglio dall'immobiliarista (ed ex proprietario) Luigi Zunino, ieri il gruppo ha vissuto un vero rally a Piazza Affari, sotto una pioggia di acquisti. Il mercato ha dato credito alle indiscrezioni del fine settimana secondo cui un fondo del Qatar, insieme al gruppo Hines (già socio a Milano nell'area di Porta Nuova), vorrebbe presentare una nuova offerta, concorrente a quella di Zunino, per rilevare la società. Niente di più appetibile per il mercato che, pregustando una contesa a colpi di Opa (offerta pubblica d'acquisto), ha iniziato a scommettere sul titolo spingendolo, nel corso della seduta, fino a 0,242 euro, oltre quota 8 per cento. E a poco è valsa la «frenata» della società stessa che, su sollecitazione della Consob, ha chiarito di «non aver ricevuto nessuna offerta dal fondo del Qatar e dal gruppo Hines per rilevare gli immobili parigini e l'area di Santa Giulia». Il titolo ha, infatti, chiuso la seduta portando a casa un rialzo del 6,12% a 0,234 euro. «Il mercato scommette su sicuri colpi di scena, anche marginali», commenta un analista, ricordando che «al di là delle possibili offerte sul gruppo, diverse partite si stanno giocando a un altro livello, ovvero quello che riguarda i due asset più contendibili e di valore: Milano Santa Giulia e gli immobili parigini in pancia al gruppo». Partendo da questi ultimi, si tratta di un piccolo tesoretto stimabile fra 1 e 1,3 miliardi di euro. E, secondo fonti di mercato, si tratterebbe anche del vero centro d'attenzione degli investitori che orbitano intorno a Risanamento. In merito a questi asset, ieri la società ha precisato «di non averne allo stato deliberato la vendita» ma che, sollecitata «alla negoziazione» del patrimonio parigino «da parte di investitori esteri», ha avviato «un processo strutturato volto alla valorizzazione dello stesso». Insomma, Risanamento farebbe gola più che altro per il patrimonio immobiliare d'Oltralpe. E questo darebbe corpo a eventuali offerte sul gruppo, prima che gli asset vengano messi sul mercato ed escano dal perimetro del gruppo. Diverso il ragionamento su Santa Giulia a Milano. Hines Italia aveva presentato un'offerta per la gestione dello sviluppo a giugno, ma le è stata preferita Idea Fimit. La Sgr del gruppo De Agostini ha in corso una trattative in esclusiva e secondo una fonte vicina all'operazione «un primo closing potrebbe già essere raggiunto con il via libera ai conti semestrali di Risanamento la prossima settimana, il 31 luglio». Nonostante i rinvii di fine giugno, dunque, almeno su questo fronte la strada dovrebbe essere spianata. Tanto più se si considera che anche in caso d'Opa, l'operazione - che prevede il conferimento di Santa Giulia a un fondo ad hoc di Idea Fimit - può correre parallela. Il tutto, senza che eventuali «scalatori», anche dell'ultima ora, ne pretendano il controllo.
  • 6. In calo le vendite immobiliari negli Usa E Obama rilancia la sua offensiva economica Arrivano dati contrastanti sulla ripresa americana, a conferma che l'incremento della produzione e dell'occupazione negli Stati Uniti procedono a passo ancora incerto. Il mercato immobiliare negli Usa è calata dell'1,2% a giugno, al tasso annuale di 5,08 milioni di case vendute, contro il +3,4% di maggio a 5,18 milioni di case. Gli analisti si aspettavano un aumento a 5,25 milioni di vendite. Allo stesso tempo, però, l'indice delle piccole e medie imprese della Federal Reserve di Chicago che misura l'andamento dell'attività manifatturiera nella regione centro-occidentale degli Stati Uniti è migliorato, passando a giugno a -0,13 dal -0,29 di maggio. Ed è proprio dal Midwest che Barack Obama questa settimana rilancerà la sua agenda economica. L'offensiva del presidente americano inizierà domani al Knox College, una piccola università privata di Galensburg, nelle campagne dell'Illinois. Ancora non si conoscono i dettagli del messaggio presidenziale, ma è certo che riproporrà i termini dello scontro che si ripete da mesi fra il presidente e i repubblicani, che controllano la Camera, sull'entità ammissibile di debito e sui tagli alla spesa pubblica. Settembre segnerà il quinto anniversario dall'inizio della crisi economica che è costata l'impiego a milioni di americani e dalla quale gli Stati Uniti non si sono ancora del tutto ripresi. Nonostante il passo dell'economia Usa stia accelerando, resta il rischio che nuovi drastiche riduzioni della spesa pubblica Usa riducano la crescita. Il Fondo monetario internazionale ha già ridotto le stime di aumento del Prodotto interno lordo americano per quest'anno e per il seguente dello 0,2 per cento, citando proprio il rallentamento causato dalle sforbiciate automatiche su molti programmi sociali scattate all'inizio dell'anno per volere dei repubblicani.
  • 7. Invece di vendere lo Stato continua a comprare immobili Invece di vendere lo Stato continua a comprare immobili a pagina 4 nnn Per studiare, le hanno studiate davvero tutte. E in ogni studio che si rispettasse da due anni a questa parte il mattone di Stato è sempre stato al centro dei piani di sistemazione delle finanze e soprattutto del debito pubblico italiano. Chi proponeva la vendita secca ai privati dei palazzi pubblici, chi insisteva sulle non brillantissime cartolarizzazioni, chi invece studiava fondi immobiliari attraverso cui convertire i titoli di Stato. Risultato: in mezzo a questo gran parlare il governo centrale e le sue strutture periferiche invece di vendere hanno acquistato. Provincia per provincia i metri quadri statali si sono allargati. Vendendo sì. Ma comprando di più. Così che alla fine lo Stato ha quasi 1,2 miliardi di euro in mattoni più di prima. Lo rivelano gli allegati al conto del patrimonio dello Stato 2012 appena inviati in Parlamento dal ministro dell'Economia, Fabrizio Saccomanni. È da lì che si scopre come nonostante le mille parole sciorinate dai tecnici durante il governo di Mario Monti i beni immobili di proprietà diretta dello Stato sono passati da 57,1 a 58,27 miliardi di euro. Un balzo in avanti sorprendente, che per altro è stato la regola in gran parte del territorio italiano. In ben 79 province infatti è cresciuto durante il 2012 il patrimonio immobiliare dello Stato. In dieci province è restato immutato rispetto al 2011 e solo in 14 è diminuito, in qualche caso anche in modo consistente. In quasi tutte le province comunque sono avvenute operazioni immobiliari di vario tipo in aumento e diminuzione del proprio portafoglio immobiliare. Si va dalle più classiche di acquisto e vendita, a quelle di permuta o trasferimento da/a qualche altra struttura o ente pubblico, fino alle operazioni squisitamente finanziarie di rivalutazione o svalutazione del mattone di Stato. Così la provincia in cui il patrimonio immobiliare è cresciuto di più nel 2012 è stata quella di Venezia, dove si è incrementato di 410 milioni di euro. Al secondo posto Roma, dove è cresciuto di 263,6 milioni di euro. Terzo posto per Sassari, che con 95,4 milioni di euro ha tolto l'ultimo gradino del podio a Milano, che ha incrementato il proprio patrimonio immobiliare di 92,8 milioni di euro. Nella classifica dei bulimici del mattone pubblico seguono Vibo Valentia, Belluno, Taranto, Chieti, Livorno, e Parma. Naturalmente le virtù di questi tempi sono quelle opposte. E quindi per trovare i privatizzatori dei palazzi di Stato bisogna scorrere al contrario la classifica: i migliori sono proprio quei 14 segnalati poc'anzi. La provincia più virtuosa è stata quindi Bologna, che ha fatto dimagrire il proprio mattone di 181,4 milioni di euro. Secondo posto Salerno, con una decrescita felice di 43,5 milioni di euro. Medaglia di bronzo Potenza, scesa di 15,2 milioni di euro, che in questo modo ha soffiato il podio alla Firenze di Matteo Renzi- comunque virtuosa- che è dimagrita di 13,4 milioni di euro. Queste sono le cifre inserite nel conto patrimonio del ministero dell'Economia, e bisogna stare attenti perché non riflettono il valore reale dei palazzi di Stato: quasi mai si fa riferimento ai prezzi di mercato (non c'è ancora una metodologia sicura di riferimento per tutti), ma solo ai valori catastali che sono nettamente inferiori. In tutte le Regioni- con la sola eccezione della Valle d'Aosta- il 2012 è stato l'anno del trading immobiliare sia in entrata che in uscita. In Lombardia ad esempio sono
  • 8. entrati valori immobiliari per 196,2 milioni di euro e usciti per 73,7 milioni. In Sardegna entrati per 123,5 milioni di euro e usciti solo per 1,6 milioni di euro. Nel territorio laziale entrati per 441,5 milioni di euro e usciti per 168,2 milioni. In Veneto entrati per 607,6 milioni di euro e usciti per 113,7 milioni. Su base regionale solo 4 le regioni virtuose, che sono riuscite nel loro complesso a dimagrire: l'Emilia Romagna, dove sono entrati valori immobiliari per 102,6 milioni di euro, ma ne sono usciti per 271,2 milioni., Poi la Campania (49,9 milioni in entrata e 75 in uscita), la Basilicata (5,3 milioni in entrata e 20 in uscita) e la Sicilia che è stata quasi in pareggio (39 milioni di nuovi immobili e 40,3 in uscita). Come è immaginabile gran parte del mattone di Stato è nella provincia di Roma (15,3 miliardi), cui segue quella di Napoli (4,7 miliardi), quella di Firenze (3,3 miliardi), e quella di Milano (2,6 miliardi) ormai tallonata da Venezia (2,5 miliardi). Sopra il miliardo ci sono anche Caserta (1,8 miliardi), Bologna (1,6 miliardi), Torino (1,6), Cagliari (1,1), e Palermo (1,09). PRIMA CASA L'acquisto rende ancora Ultimi mesi per i veri affari Nel tempo comprare rende più che restare in affitto. I prezzi delle abitazioni scenderanno per tutto il 2013, poi è prevista un'inversione del trend nnn Non basta certo il profumo della ripresa per invertire il trend negativo del mercato immobiliare. Il mattone pesa, ha bisogno del suo tempo per rimbalzare. Il problema, dando per buono il cauto ottimismo di alcuni esperti, è capire semmai quando ciò accadrà. Fine anno? Inizio 2014? L'ultimo rapporto sull'argomento è edito da Nomisma. Per il 2013 l'istituto di ricerche stima un -6% di compravendite, al di sotto delle 420.000 unità. Per il 2014 invece, Nomisma vede una risalita delle transazioni, con il raggiungimento di quota 470.000, e un altro segno più per il 2015, quando si dovrebbe superare quota 500.000 unità vendute. Al primo trimestre dell'anno però il calo rispetto ai livelli precrisi è -53,8%. Dal monitoraggio effettuato dall'Os servatorio sul mercato immobiliare dell'istituto bolognese emerge come più del 50% degli intervistati ritiene verosimile un ulteriore calo delle compravendite e quasi il 70% prevede un calo dei prezzi delle abitazioni. Questo contraddice altri e altrettanto autorevoli studi secondo i quali il numero delle compravendite dovrebbe rimbalzare già quest'anno. Secondo i "meno pessimisti" - e tra questi c'è un altro prestigioso istituto, Scenari Immobiliari - il 2012 è stato un anno nefasto per il comparto del mattone mentre il 2013 contiene i germogli per la futura e rigogliosa fioritura. Lo scorso anno, la congiuntura economica particolarmente negativa, l'inasprimento fiscale sulla proprietà, gli aumenti della disoccupazione e dell'incertezza sul futuro professionale, il rinvio del ritiro dal lavoro obbligato dalla legge Fornero e la stretta sul credito, hanno dimezzato in poco tempo il numero delle transazioni. I prezzi degli appartamenti sono poi in netto ribasso ma non seguono ancora il crollo celle compravendite. I proprietari di case, se possono, tengono duro: preferiscono allungare i tempi della vendita pur di cedere il meno possibile sul prezzo richiesto. Però, in molti casi, lo sconto è quasi obbligatorio. E, se davvero durerà ancora a lungo la debolezza della nostra economia, saranno costretti a cedere sempre più sul prezzo, se non vogliono tenere bloccato l'immobile. La seconda parte del 2013 però, e qui sta il bicchiere mezzo pieno di Scenari Immobiliari, segue alcuni importanti cambiamenti di fronte avvenuti nella prima metà dell'anno. Il sentment internazionale sull'Italia è notevolmente migliorato, le tensioni sui mercati si sono allentate con il conseguente calo dello spread tra i nostri titoli pubblici e quelli tedeschi il che rende meno conveniente investire il Btp e libera risorse per acquisti mirati sulle case. Se poi le banche allenteranno
  • 9. davvero la stretta sui mutui, si potrebbe assistere a un'inversione del trend già a fine anno. ACQUISTO O AFFITTO In ogni caso, ciò che l'investitore vuole in realtà capire, è se gli conviene e quando comprare casa. Prima domanda: meglio comprare o restare in affitto? Facciamo rispondere a Tecnocasa, il cui Ufficio studi ha calcolato la convenienza tra l'acqui sto o la locazione di un bilocale di 52 metri quadri in una zona semicentrale di Milano. Ecco la simulazione. ACQUISTO: L'immobile costa 255.000 euro e l'acquirente ricorre ad un mutuo a tasso fisso di 25 anni che finanzia il 65% del valore, pagando una rata di mutuo di 1.067 euro. Possiede quindi un capitale a disposizione di 95.000. L'importo del mutuo comprende anche le spese legate all'acquisto dell'immobile: notaio, intermediazione immobiliare, imposte e bolli. Il calcolo finale costi/benefici, si legge nello studio Tecnocasa, tiene conto anche delle spese legate all'acquisto della casa, all'accensione del mutuo e al beneficio fiscale dovuto alla detrazione degli interessi passivi. Vanno però aggiunte le spese di gestione dell'immobile (manutenzione straordinaria e assicurazione). Per calcolare il valore futuro dell'immo bile l'Ufficio studi della società d'inter mediazione immobiliare ha considerato una rivalutazione annua pari alla media dell'indice Istat degli ultimi 10 anni. AFFITTO: Un appartamento di 52 metri quadri nella zona semicentrale del capoluogo lombardo, costa in media un canone mensile iniziale di 800 euro. Il capitale a disposizione (di 95.000 euro) viene investito in un BTP a 25 anni. Nella simulazione di Tecnocasa, l'affitto viene aggiornato ogni anno in base all'indice Istat. L'inquilino dovrà pagare annualmente la registrazione del contratto di locazione. RISULTATO: «Dopo 25 anni, ovvero all'estinzione del mutuo abbiamo calcolato - scrive Tecnocasa nel suo studio - il guadagno ottenuto da entrambi»: il proprietario possiede un patrimonio di 103.251 euro ottenuto dalla differenza tra il valore futuro dell'immobile e le rate di mutuo pagate. L'inquilino invece ha registrato una perdita di 18.407 euro così calcolata: capitale investito meno i canoni pagati per la locazione più l'eventuale differenza tra la rata del mutuo e il canone d'affitto (differenza che la sumulazione ha messo in un conto corrente bancario ordinario con tasso dello 0,35% lordo). Ora, al Btp la caldaia non si rompe, non ha bisogno di mani di bianco e , in caso di uragano, non gli gocciola nulla in testa. Chi prende in affitto un appartamento scarica sulle spalle del proprietario buona parte delle rogne che, in 25 anni, possono accadere. Ma, se si parla di investimento, è innegabile che la bilancia pende su chi ha acquistato. A meno che ci si trovi in un momento di mercato come l'attua le: pessimo per chi vende se l'acquisto è stato effettuato tra i dieci e i quattro anni fa (gli inquilini di lungo corso oggi cantano vittoria, sempre che chi ha investito nella casa debba vendere) e, forse, ottimo per chi acquista, visto che i prezzi delle case sono calati di un bel po': dall'inizio della crisi hanno perso in media il 25%. Ma caleranno ancora? È meglio aspettare per investire? E qui si va alla seconda parte del "dubbio dell'investitore" che abbiamo riportato sopra: quando acquistare. I PREZZI DELLE CASE Dunque, per lo studio Nomisma, i prezzi caleranno ancora. Fino a quando l'economia non riparte come si deve, la domanda resterà debole (paradossalmente è costretta ad esserlo per l'incer tezza sul lavoro e per il braccino corto delle banche perché la voglia di mattone in Italia è ancora forte) i prezzi bassi e i proprietari, dopo aver tenuto duro, cederanno a sconti sempre più importanti. Ma attenzione, gli appartamenti belli o ben tenuti, in zone centrali, di moda o in bei palazzi, andranno sempre via prima e a prezzi poco scontati. Perciò, tirare troppo la corda può voler dire perdere l'affare, sempre che di questo si tratti. In generale però vale la regola che chi ha i soldi in mano può spuntare ottimi prezzi. «Le grandi città del Nord hanno tenuto meglio negli anni della crisi: a Milano i prezzi delle case sono scesi del 16%, a Torino del 20% a Roma, invece, del 21% - dice a Libero Fabiana Megliola, responsabile dell'Ufficio studi Tecnocasa -. In un'ottica di investimento si potrebbe puntare su città come Milano, che sarà interessata dall'Expo ma i cui effetti ancora non vengono registrati dal mercato o sulle città su cui verranno investiti cifre importanti in opere di riqualificazione. La zona Tiburtina di Roma, per esempio, o alcune semi-centrali
  • 10. o nelle città universitarie come Bologna. Per quanto riguarda il taglio dell'appartamento, meglio puntare sul bilocale, il più richiesto da chi cerca casa in affitto». Chi ha soldi in mano e non ha bisogno più di tanto delle banche, può comprare bene. Tra qualche mese lo scenario potrebbe cambiare ma il mattone per adeguarsi a nuove prospettive ha bisogno dei suoi tempi. La dimora delle ferie? L'occasione è all'estero Nonostante l'Ivie, la tassa sugli immobili esteri, l'inte resse degli italiani al mattone straniero è cresciuto e continua a restare un punto di riferimento per chi desideri un investimento sul lungo periodo. Nel 2012, secondo Scenari Immobiliari c'è stato un vero e proprio boom di seconde case fuori dall'Italia, si tratta infatti di ben 40 mila transazioni, +11,4% rispetto al 2011. Un numero elevatissimo di acquisti se si considera che nello stesso periodo le compravendite di stessa categoria in Italia sono state 30mila. Il motivo principale dell'apertura verso i mercati esteri sta negli indiscutibili vantaggi rispetto alla seconda casa in Italia, dove l'offerta è raramente adeguata alla domanda. Il picco degli acquisti di case però si è registrato, secondo Wireconsulting, società che gestisce investimenti immobiliari all'estero, in Spagna (20% del totale) e in Grecia (16% del totale), dove i prezzi sono letteralmente crollati. Una buona fetta si è rivolta alla Germania e il trend continua senza grossi sbalzi anche quest'anno. A Berlino gli immobili sono molto più convenienti rispetto a Roma e Milano e consentono grazie agli sgravi fiscali ritorni maggiori se si punta alla locazione. Comprare casa nella capitale Tedesca non deve essere va considerato un affare speculativocome lo è stato comprare casa a Praga subito dopo il crollo del muro di Berlino o come lo è stato comprare casa in Italia nel 1999 prima che i prezzi si convertissero del tutto in euro. Si tratta di una mossa conservativa con ridotta possibilità di downsize (e ovviamente di plusvalenza in caso di vendita) perché la Germania da tempo lavorare per evitare bolle immobiliari. In sostanza è un po' come investire in Bund. Per l'acquirente tipo italiano l'attenzione continua a essere rivolta verso nazioni che hanno subito pesantemente la crisi e che possano essere raggiunte con voli low cost. In Spagna il calo dei valori prosegue dal 2006 e da un lato ha determinato lo spostamento dalle zone periferiche a quelle centrali, dove i prezzi sono più accessibili, dall'altro ha comportato il ritorno degli investitori. «In Polonia si registra un'abbondante offerta abitativa», spiega l'ufficio studi Tecnocasa. «La tipologia più ricercata è il bilocale di 50 metri quadrati, seguito dal trilocale e dal monolocale. La seconda città polacca, Cracovia, denota un certo appeal per chi desidera effettuare un investimento grazie alla numerosa presenza di studenti». Spostando ci sulle coste nordafricane, in particolar modo in Tunisia, il mercato immobiliare appare dinamico nonostante il rischio di nuove primavere arabe. Nella capitale, Tunisi, sono attivi importanti fondi arabi che stanno effettuando numerosi lavori di sviluppo edilizio: pertanto si registrano valori in leggero aumento, in particolare nei quartieri residenziali e nelle zone più vicine al mare. Andando oltreoceano, a Città del Messico si realizzano prevalentemente acquisti di prime case, quasi esclusivamente da parte della popolazione locale, ma vi è anche una discreta percentuale di investitori, «i quali provengono soprattutto dall'America Centrale e ricercano immobili per un rendimento lordo del 7-10%», spiega sempre Tecnocasa. Resta interessante Phuket in Thailandia mentre bisogna rivedere il mercato di Miami e New York. Ottimo fino allo scorso anno adesso è in fase positiva. I volumi di compravendite sono cresciuti a Manhattan e Brooklyn del 38%. Comprando adesso si rischia di cavalcare l'onda al contrario. LE COMPRAVENDITE 40.000 Nel 2012 c'è stato un boom dell'acquisto di seconde case all'estero: 40 mila transazioni, +11,4%
  • 11. rispetto al 2011. Le mete preferite in Europa sono Spagna e Grecia, per i prezzi, e Germania e Polonia per le prospettive. 4.600 Nel corso del 2012, circa 4.600 famiglie estere hanno comprato una seconda casa in Italia, con un balzo del 13,5 per cento rispetto al 2011. Ai tedeschi piace il lago di Garda, la riviera veneta e quella romagnola, mentre i russi puntano soprattutto sulla zona di Forte dei Marmi. - 17% Nel 2012 il fatturato del mercato delle seconde case è sceso del 6,5% a quota 3,6 miliardi con una contrazione delle compravendite del 17%: si è passati da 30 a 25 mila acquisti con prezzi in calo solo del 3%. E per il 2013? Le previsioni non sono positive: i numeri dovrebbero ricalcare quelli del 2012. L'IVIE COS'È A partire dal periodo d'impo sta 2012, i soggetti che possiedono immobili all'estero, a qualsiasi uso destinati, hanno l'obbligo di versare l'Ivie. CHI LA PAGA Sono tenuti al pagamento i proprietari di fabbricati, aree fabbricabili e terreni destinati ad attività d'impresa o di lavoro autonomo, i titolari dei diritti reali di usufrutto, uso o abitazione, enfiteusi e superficie sugli stessi, i concessionari, nel caso di concessione di aree demaniali, i locatari, per gli immobili concessi in locazione finanziaria . QUANTO SI PAGA L'ammontare dell'imposta è pari allo 0,76% del valore degli immobili. Se non supera i 200 euro non è dovuta. Compriamo la seconda casa? Anche no, è l'ora di vendere I prezzi scendono,ma di poco. Il peso del fisco zavorra l'investimento. Meglio cedere agli stranieri Mancanza di fiducia per il futuro, difficoltà di accesso al credito e tassazione eccessiva. Prendiamo questi tre elementi, mescoliamoli, e capiremo perché il mercato delle seconde case, soprattutto quello delle località turistiche, batte la fiacca. Nel 2012 (dati Scenari Immobiliari) il fatturato è sceso del 6,5% a quota 3,6 miliardi di euro con una contrazione delle compravendite del 17% (si è passati da 30 mila a 25 mila acquisti) e prezzi in flessione del 3%. E nel 2013 le proiezioni sono tutt'altro che positive. Insomma, tutto come da copione. Tranne che per un aspetto: chi faceva affari prima li fa ancor oggi, mentre «la classe media» che aveva acquistato o si era «ritrovata» un immobile al mare o in montagna sta vendendo. «Il mercato delle casa vacanza - spiega Fabiana Megliola, responsabile dell'ufficio studi di Tecnocasa - è in un momento di riflessione, perché l'effetto dell'Imu, soprattutto nei Comuni che hanno applicato l'aliquota al massimo, è stato pesante. Nel 2013, il 23% degli acquisti avvenuti attraverso Tecnocasa ha riguardato una seconda abitazione: il 17,2% l'ha fatto per mettere l'immobile a reddito e il 5,8% per acquistare una casa vacanza». E questo cosa vuol dire? «Che, soprattutto nelle grandi città, c'è una fetta della popolazione che ha capitali importanti da poter investire nel mattone senza la necessità di accendere un mutuo e potendo, quindi, sfruttare le quotazioni stabili o in flessione degli ultimi anni». LA TASSAZIONE E gli altri? Agli altri non resta che osservare. Anche perché chi volesse provare l'avventura nel mercato delle seconde case made in Italy si troverebbe di fronte a un regime fiscale decisamente più pesante rispetto a quello della dimora principale. Nella simulazione in alto, preparata per «Libero» da Idealista.it, si mettono a confronto le imposte per l'acqui sto di un immobile da 135 mila euro con un mutuo da 140 a seconda che sia prima o seconda abitazione. «Come si può vedere - spiega Vincenzo De Tommaso, il responsabile dell'ufficio studi tra imposta di registro, ipotecaria e catastale chi volesse comprare una seconda casa pagherebbe ben più del doppio e non stiamo considerando l'Imu». Insomma, diventa difficile pensare a un investimento redditizio? «Tutto rientra nella nuova visione che da un po' di anni a questa parte si vuole dare al bene casa. Sempre meno fonte di reddito e sempre più a esclusivo fine abitativo». I CONSIGLI Tasse a parte, la differenza tra un buono e un cattivo affare dipende da molte variabili. «Se l'obiettivo è mettere a reddito un'abitazione - continua Fabiana
  • 12. Megliola - è consigliabile puntare su zone universitarie o turistiche che garantiscano una buona domanda anche nei momenti di mercato più difficili». Il taglio? «In genere l'investitore va sul bilocale perché è il più richiesto sia dai single che dalle giovani coppie. Mentre di recente abbiamo notato una certa attenzione per i trilocali non troppo grandi intorno agli 80 metri quadri». Altri accorgimenti? «Beh, acquistare dove sono stati già approvati progetti di riqualificazione: la fermata della metropolitana, nuovi servizi o comunque migliorie del quartiere. E non sono da scartare le possibilità di puntare su abitazioni da ristrutturare magari poi in un secondo momento quando il mercato inizierà a riprendersi». E poi c'è l'asso nella manica: l'ac quisto in contanti. «I tempi di vendita - sottolinea De Tommaso - si sono allungati di parecchio a partire dal 2008. In questa situazione chi ha la possibilità di proporre l'acquisto della casa in contanti, o per una cifra che copre la maggior parte del prezzo, può spuntare ottimi ribassi dai venditore che arrivano da mesi di estenuanti e inutili attese». GRAZIE STRANIERI Così, al momento, non ci resta che sperare negli stranieri. Sono loro che limitano il calo del mercato delle seconde abitazioni. Secondo Scenari Immobiliari, nel corso del 2012, circa 4.600 famiglie estere hanno comprato una seconda casa in Italia, con un balzo del 13,5 per cento rispetto al 2011. «Nel giro di otto anni sottolinea Mario Breglia, il presidente dell'istituto indipendente di analisi e ricerca sul mercato immobiliare - il numero di acquirenti è aumentato del 53% e gli investimenti del 290% con l'ac quisto medio che si è avvicinato ai 500mila euro». Un'occasione in più per chi stremato dal fisco e dalla crisi avesse deciso di vendere. «La casa tipo acquistata è spesso d'epoca o da ristrutturare e quindi il costo reale dell'investi mento è più alto, sino al doppio, di quello del solo immobile». E nel 2013? «I trend continuano. Da un lato c'è la contrazione delle compravendite, causata dall'Imu, da prezzi che restano ancora molto alti e da un inasprimento dei controlli, e dall'altro si accentua la voglia di Italia degli stranieri». I motivi? «Tedeschi e inglesi comprano sempre di meno fuori Europa, per ovvi motivi hanno da tempo abbandonato mete come il Marocco, l'Egitto o la Tunisia e puntano sempre di più su Grecia, dove però non abbonda l'offerta, Spagna, dove però la qualità degli immobili è bassa, e Italia. Ai tedeschi piace il lago di Garda, la riviera veneta e quella romagnola, mentre i russi, che rappresentano il 15% del totale dei compratori d'oltreconfine, puntano sul Tirreno, da Forte dei Marmi all'Argentario, dove ormai i ristoranti hanno il menù in russo. Poi c'è un altro fenomeno interessante che si sta sviluppando negli ultimi anni e riguarda gli stranieri ricchi che comprano in Italia la loro nuova abitazione principale per trascorrerci l'età pensione. E qui le mete si allargano all'Abruzzo, alle Marche e alla Puglia con investimenti di alcuni milioni di euro in casali o ville». I proprietari di case e gli inquilini che hanno effettuato lavori di riqualificazione dell'appartamento (pagati dal 26 giugno al 31 dicembre del 2012) hanno la possibilità di detrarre il 50% delle spese sostenute. Il tetto massimo dei lavori su cui calcolare la detrazione è di 96 mila euro 48.000 Una volta scaduti i termini torneranno le percentuali precedenti. Così a partire primo gennaio 2014 il bonus per le ristrutturazioni edilizie sarà nuovamente al 36 per cento con un tetto massimo di spesa a 48 mila euro. 10.000 Chi effettua la ristrutturazione e accede quindi alla relativa detrazione potrà sfruttare l'occasione di acquistare mobili per arredare lo stesso appartamento, fino a un massimo di 10 mila euro. L'agevola zione dunque, spalmata in 10 anni, potrà essere al massimo di 5 mila euro.
  • 13. Risanamento vola sulle ali di Parigi IL CASO Il titolo Risanamento corre in vista ella possibile dismissione degli asset francesi. Le azioni del gruppo immobiliare milanese hanno chiuso la seduta in rialzo del 6,1% a 0,23 euro (con un picco toccato a 0,25 euro). L'ipotesi circolata più di recente riportava un'offerta da parte del fondo sovrano del Qatar sia per gli immobili di Parigi sia per Santa Giulia, nonostante la società abbia reso noto di non aver ricevuto alcuna proposta d'acquisto il titolo ha continuato a correre. In effetti, l'interesse del Qatar soprattutto per gli immobili francesi era già noto (ed era stato riportato anche da MF-Milano Finanza ). Non a caso nel suo comunicato di ieri Risanamento ha precisato che «poiché nel recente passato è stata destinataria di alcune sollecitazioni alla negoziazione sul patrimonio parigino da parte di investitori esteri, è stato avviato un processo strutturato volto alla valorizzazione dello stesso». Una comunicazione che evidentemente ha mantenuto vivo l'interesse degli investitori. Starwood in corsa per rilevare Saks Il gruppo immobiliare sarebbe in lizza per acquisire il retailer statunitense, entrando in competizione con due big player: Hudson's bay e il fondo del Qatar. Spunta un nuovo pretendente per il department store statunitense Saks fifth avenue. A entrare in competizione diretta con Hudson's bay e con Qatar holding, il fondo dell'emirato arabo che sta valutando l'acquisizione del 10% anche del retailer spagnolo El corte inglès (vedere MFF del 10 luglio) è la Starwood capital dell'immobiliarista newyorkese David Sternlich, che secondo i rumours avrebbe messo sul piatto tra i 17 e i 18 dollari (tra i 12,8 e i 13,6 euro circa) per azione, con una capitalizzazione intorno ai 2,7 miliardi di dollari (circa 2 miliardi di euro al cambio di ieri). Cifra proposta dallo stesso Hudson's bay a giugno, con l'eccezione di voler mantenere al timone del gruppo Steve Sadove, forte di aver riportato Saks a un volume d'affari di 3,15 miliardi di dollari (circa 2,38 miliardi di euro), in linea con i 3,28 miliardi che rappresentano il record pre-crisi maturato nel 2008. A ingolosire Sternlich è il valore immobiliare della luxury chain, il cui solo store sulla Fifth avenue di New York sarebbe valutato circa un miliardo di dollari (un'indiscrezione arrivata venerdì in serata che ha portato il titolo quotato sul Nyse-New York stock exchange a chiudere la seduta in rialzo dell'8% a quota 15,89 dollari mentre a metà seduta di ieri il titolo viaggiava intorno ai 15,5 dollari per azione, in flessione del 2,4%). Chiunque sarà a spuntarla, vincitori saranno anche i principali azionisti del gruppo, Carlos Slim e Diego Della Valle, a cui fanno capo rispettivamente 23,9 milioni (15,7%) e 22,7 milioni (15%) di azioni.
  • 14. Beni Stabili Profitti giù del 77% A 3,9 milioni Nel primo semestre l'utile netto consolidato di Beni Stabili è ammontato a 3,9 milioni, in calo del 76,8% rispetto ai 16,9 mln registrati un anno prima. I ricavi lordi di locazione sono stati pari a 116,3 mln (+2,7% a/a), il margine di contribuzione delle locazioni a 96,6 mln (-4,1%), il margine di contribuzione delle vendite a 3,2 mln (+515,3%). La variazione netta del valore del portafoglio immobiliare è ammontata a -14,7 milioni (-14,8 mln nel primo semestre 2012). Gli oneri e proventi finanziari netti sono passati da un saldo di -65,8 milioni a -74 mln. A fine giugno il valore complessivo del portafoglio immobiliare risultava pari a 4.263,3 milioni a fronte di 4.269,4 mln di fine 2012. La posizione finanziaria netta ammontava a -2.254,2 milioni rispetto ai -2.217,1 mln dello scorso dicembre. Fondi Ue malati di burocrazia I dati della Fondazione Ifel. Trigilia: Authority nazionale e selezione dei progetti. Anni di attesa e centinaia di pratiche: a rischio 30 mld Fondi strutturali europei malati di burocrazia. Un bando regionale impiega almeno un anno e mezzo per essere aggiudicato. E, indipendentemente dal valore dei progetti, ci sono almeno 300 passaggi burocratici a cui non si può scappare. Anche se si vuole spendere un solo euro di fondi comunitari. Quando poi tutto fila liscio e i soldi vengono spesi ci pensa il patto di stabilità dei comuni a complicare le cose.La conseguenza è che il tempo passa e il rischio di lasciare per strada soldi preziosi, soprattutto in periodi di crisi, diventa quasi una certezza. L'Italia ha ancora in pancia 30 miliardi di fondi da spendere entro la fine del 2015, a cui se ne aggiungeranno presto altri 60 relativi al prossimo ciclo di programmazione (2014-2020). Una cifra enorme che difficilmente potrà essere spesa, nonostante gli sforzi compiuti negli ultimi anni dal ministero per la coesione territoriale. Gli interventi di Fabrizio Barca prima e di Carlo Trigilia poi hanno fatto crescere la capacità di spesa complessiva del nostro paese dal 15 al 40%, ma molto deve essere ancora fatto se non si vorrà dire addio ad almeno 5 miliardi di finanziamenti. E se le regioni non brillano per efficienza, anche lo stato centrale non fa meglio, come dimostrano le elaborazioni della Fondazione Ifel sui dati OpenCoesione aggiornati al 30 aprile 2013. Se si considerano insieme i bandi destinati alle regioni dell'Obiettivo Convergenza (Sud) e a quelle del Centro-Nord (Obiettivo Competitività), su circa 53 mila progetti, i governatori hanno speso poco più di 9 miliardi di euro su 20 di fondi impegnati, pari al 44,6%. Se dai Programmi operativi regionali si passa ad analizzare quelli nazionali (Pon) e interregionali (Poin), la fotografia dello stato di avanzamento finanziario dei progetti è quasi la stessa: 42,4% (3,9 miliardi spesi su 9,3 di fondi impegnati). Anche se, andando ad analizzare le singole performance, la situazione è tutt'altro che omogenea. Nel turismo per esempio è stato speso il 70% della cifra impegnata e sono pochissimi i progetti non avviati (0,3%). Lo stesso dicasi per i fondi per istruzione e governance. Discorso inverso, invece, per i fondi destinati alle energie rinnovabili, alla mobilità e alla sicurezza. Qui la percentuale di progetti rimasti in soffitta tocca nella migliore delle ipotesi il 18%, fino ad arrivare al 67% per il Pon sicurezza. Complessivamente però nella classifica dei progetti fermi al punto di
  • 15. partenza, lo stato fa meglio delle regioni: 4% contro il 12%. Ma molto spesso la responsabilità non è dei governatori quanto delle regole di contabilità nazionali che sovraintendono al meccanismo del patto di stabilità. E così capita, per esempio, che i fondi erogati dalla regione a un comune capofila non possano da questo essere girati agli altri enti beneficiari del progetto per i vincoli del Patto. Ma accade anche che molti progetti locali siano bloccati perché le regioni chiedono ai municipi un certo livello di confinanziamento che però i sindaci non possono permettersi perché il Patto blocca soprattutto la spesa per investimenti. La conseguenza, allora, è che i fondi di Bruxelles finiscono per disperdersi in mille rivoli invece di concentrarsi su pochi, importanti progetti. E lo dimostrano i numeri. Il 77% degli interventi complessivi ha un valore medio di 150 mila euro, mentre l'11% dei progetti che vedono come beneficiarie le imprese vale intorno ai 5.000 euro (in pratica il costo di un paio di computer e scrivanie). Come evitare questa dispersione? Trigilia, in audizione alla camera (su input del deputato Pd Angelo Rughetti) ha rilanciato l'idea di un'Authority di gestione dei fondi Ue (non necessariamente «centrale», ha precisato il ministro, «però nazionale, cioè che ribadisca l'importanza per lo sviluppo di tutto il paese dell'utilizzo di questi fondi»). Ma ha anche ribadito «l'esigenza di una forte selezione e concentrazione degli obiettivi». Una mission che ha accomunato tutti i ministri per la coesione territoriale degli ultimi anni. PRELIOS Fenice sottoscrive aumento PRELIOS Fenice sottoscrive aumento. Nuovi passi in avanti nel riassetto Prelios. Fenice, la newco partecipata da Feidos 11, Pirelli, Intesa Sanpaolo e Unicredit ha sottoscritto integralmente l'aumento di capitale riservato da 70 milioni. Prelios: Fenice sottoscrive aumento capitale per 70 mln, entra Caputi Operazione prevista nell'ambito riassetto gruppo Milano, 31 lug - Nuovo passo avanti nell'ambito della serie di operazioni previste dal riassetto Prelios. Fenice, la newco partecipata da Feidos 11 (diversi soci fra cui Massimo Caputi), Pirelli, Intesa Sanpaolo e UniCredit, ha sottoscritto integralmente l'aumento di capitale riservato da 70 milioni di euro con conseguente emissioni di categoria B senza diritto di voto e non destinate alla quotazione. La sottoscrizione dell'aumento di capitale riservato e' avvenuta a seguito dell'avveramento delle condizioni previste anche ai fini dell'efficacia dell'accordo di rimodulazione del debito complessivo. In particolare, come previsto, e' stato dato corso all'avvio dell'aumento di capitale in opzione (tuttora in corso), e' arrivata l'esenzione Opa di Consob e Camfin ha annunciato oggi di aver sottoscritto l'aumento di capitale da 115 milioni tramite l'esercizio dei rispettivi diritti di opzione per complessivi 17 milioni di euro circa. Dei 70 milioni dell'aumento riservato, Feidos 11 ne ha sottoscritti 20, mentre i restanti 50 milioni di euro sono stati suddivisi tra Pirelli per 23 milioni, e i restanti 27 in parti uguali tra Intesa Sanpaolo e UniCredit. Con questa operazione fa cosi' il suo ingresso
  • 16. nell'azionariato di Prelios la Feidos di Massimo Caputi, gia' dall'8 maggio vicepresidente della societa' con delega allo sviluppo. Prosegue nel frattempo l'aumento di capitale da 115 milioni di euro in opzione al mercato, iniziato il 22 luglio scorso e che si concludera' l'8 agosto. CORRONO PRYSMIAN E FONSAI BENE ENI, PARMALAT E PRELIOS Piazza Affari chiude in forte rialzo con l'indice Ftse Mib che segna un +2,04% a 16.818 punti. L'All Share ha guadagnato l'1,89% a 17.835 punti. Sotto i 270 punti lo spread Btp-Bund. Sul paniere principale milanese, il miglior titolo è Prysmian che guadagna il 7% dopo i conti. Mediaset segna un rialzo del 2,5% in attesa della sentenza della Cassazione nell'ambito del processo sulla compravendita dei diritti tv. Premiata dai risultati Eni (+3,25%) che ha annunciato la scoperta di un nuovo giacimento in Congo. Bene le banche con Bper +5,35%, Banco popolare +4,18%, Unicredit +3,42% e Intesa Sanpaolo ( +2,31%). In controtendenza Mps (-0,58%). Prelios (+1,4%) festeggia l'ingresso nel capitale della Feidos di Massimo Caputi, mentre prosegue l'aumento di capitale, che si concluderà l'8 agosto. Generali cede lo 0,68%% sulla trimestrale. Sale Fondiaria Sai (+5,09%). Finmeccanica perde l'1,93%% dopo la semestrale. Bene Fiat (+2,34%) e Fiat Industrial (+4,32%) e Parmalat (+4,08%). Borsa, Milano cresce: +1,2%. Spread a 274 Partenza positiva per Piazza Affari il primo agosto, con il Ftse Mib che è salito dello 0,55% a 16.573 punti dopo la chiusura debole della vigilia, per poi arrivare a +1,2%. Avvio di giornata stabile per lo spread tra Btp italiani e Bund tedesco che ha segnato quota 274 punti, lo stesso livello del 31 luglio. Il rendimento del titolo decennale è al 4,36%. Bene anche il resto d'Europa, con i mercati del Vecchio Continente incoraggiati dal balzo in chiusura di Tokyo (+2,47%) e dai mercati asiatici, spinti in alto dai dati macroeconomici cinesi e dalle aspettative sulla politica monetaria della Fed Usa. 11.35 - L'EUROPA IN RIALZO: MLANO +1,2%. Si muovono in rialzo gli indici delle Borse europee mentre gli investitori attendono decisioni della Banca centrale europea e della Banca d'Inghilterra. Le trimestrali positive di Metro e Lloyds poi sostengono i rispettivi titoli che guadagnano oltre il 5 per cento. Milano guadagna l'1,27%, Londra lo 0,23%, Parigi lo 0,17%, Francoforte lo 0,69% e Madrid lo 0,26 per cento. Sanofi cede invece il 6,5% con il profit warning sul 2013 e Royal Dutch Shell il 4,2 per cento dopo i risultati trimestrali. Giù Finmeccanica SpA (- 1,37%), Rcs (-1,09%) e Generali (-0,47%). Rimbalza Telecom (+1,08%) bene Mediaset (+1,58%) in attesa della presentazione dei risultati del semestre e della sentenza della Cassazione. 9.46 - PRELIOS CORRE IN BORSA (+2,5%). Prelios corre in Borsa all'indomani dell'ingresso di Massimo Caputi nel capitale del
  • 17. gruppo immobiliare. Le azioni dell'ex Pirelli Re balzano del 2,59 per cento a 0,61 euro. Ieri Fenice - newco partecipata da Caputi tramite Feidos 11, Pirelli, Intesa Sanpaolo e UniCredit - ha sottoscritto l'aumento di capitale riservato da 70 milioni di euro. ( 9.27 - MEDIASET: IN LUCE IN BORSA (+1,77%). Avvio di seduta brillante per Mediaset in attesa della Cassazione su Silvio Berlusconi. Il titolo sale dell'1,77% a 3,34 euro. 9.18 - MADRID IN RIALZO. Borsa di Madrid ha aperto in rialzo dello 0,42% con l'indice Ibex 35 a 8.468,59 punti. Positivo anche l'avvio di Parigi, in rialzo dello 0,1% con l'indice Cac 40 a 3.996,87 punti. 9.17 - MILANO IN CRESCITA. Piazza Affari in deciso rialzo in scia alla spinta arrivata dai mercati asiatici e dalla Fed. Il mercato milanese ha guadagnato quindi lo 0,68% a 16.593 punti. Sotto la lente alcuni titoli come Mps (+2,1%) all'indomani della chiusura delle indagini sull'acquisto di Antonveneta e Mediaset (+1,46%) nel giorno dei conti trimestrali e, soprattutto, dell'attesissima sentenza della Cassazione. Reazioni positive inoltre ai risultati semestrali di Eni e Generali, che hanno guadagnato rispettivamente, l'1,08 e lo 0,54%. In vetta al listino Fiat Industrial (+2,49%), al fianco di Autogrill (+2,61%). Fuori dal paniere principale debole, invece, Rcs (-0,39%) all'indomani della presentazione dei conti al 30 giugno che hanno mostrato un rosso per 125 milioni. 9.14 - OK LONDRA E FRANCOFORTE. La Borsa di Francoforte ha aperto in rialzo dello 0,54% con l'indice Dax a 8.468,59 punti. Positiva anche Londra (+0,14%) con l'indice Ftse-100 a 6.616,79