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Destinazione Italia e investimenti esteri - Massimo Caputi Real Estate
 

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Caputi: per il real estate c’è ancora molto da fare. Il piano Destinazione Italia va nella giusta direzione ma al mattone servono investitori esteri, dice il vicepresidente di Prelios.

Caputi: per il real estate c’è ancora molto da fare. Il piano Destinazione Italia va nella giusta direzione ma al mattone servono investitori esteri, dice il vicepresidente di Prelios.

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    Destinazione Italia e investimenti esteri - Massimo Caputi Real Estate Destinazione Italia e investimenti esteri - Massimo Caputi Real Estate Document Transcript

    • Giovedì 3 Ottobre 2013 Caputi: per il real estate c’è ancora molto da fare Il piano Destinazione Italia va nella giusta direzione ma al mattone servono investitori esteri, dice il vicepresidente di Prelios L’ Italia deve tornare nel radar degli investitori esteri. È l’assunto che riecheggia da mesi e che è alla base del progetto Destinazione Italia, con il quale il governo intende creare un ente unico preposto a fare da tutor agli inve-stitori stranieri, con tre parole chiave: attrazione, promozione, accompagna-mento. Ma la tempistica d’attuazione è cruciale, soprattutto per il settore im-mobiliare, colpito negli ultimi anni da una fiscalità pesante. Con il risultato che i grandi equity holder internazionali sono oggi completamente assenti dall’Italia e i pochi investitori istituzio-nali esteri già presenti sono fuggiti nel 2010, quando furono introdotte norme per loro fortemente penalizzanti e per giunta retroattive. Nonostante il quadro a tinte fosche, proprio nella prima parte dell’anno il mattone italiano, per lo meno quello di qualità, ha registrato un parziale ritorno di interesse da parte degli inve-stitori esteri, che hanno rappresentato il 60% degli investimenti nel real estate in Italia, risultato però molto condizionato da grandi operazioni come quella del fondo del Qatar su Porta Nuova a Milano. I tempi con cui
    • questi investitori agiscono sono fulminei, perciò occorre essere pronti ad accoglierli o, meglio, ad anticipare le loro richieste. È quello che sta facendo il management di Prelios, che da mesi, parallelamente all’aumento di capitale chiusosi il 23 agosto, ha pro-grammato un roadshow per incontrare gli investitori esteri che possono puntare sul mercato immobiliare italiano, visi-tando Usa, Singapore, Emirati Arabi, Corea del Sud, Russia. «Oggi l’Italia», afferma Massimo Caputi, vicepresidente esecutivo del gruppo Prelios e responsa-bile dello sviluppo, «è tornata a essere parzialmente attrattiva per gli investitori esteri in funzione del forte repricing in atto. I fondi istituzionali esteri possono investire in Italia fino al 2% dell’asset class immobiliare e il fatto che i primi 5 grandi fondi siano assenti è un segnale che non possiamo ignorare. Ciò è dovuto ad alcuni fattori: la fiscalità aggravata nel 2010 senza un razionale e senza risultati per il fisco, la mancanza di prodotti di dimensioni interessanti, la resistenza dei potenziali venditori ad accettare il repricing». Prelios terminerà il roadshow in Germania, a Monaco, dove dal 7 ottobre aprirà i battenti la fiera business di Expo Real. La società sarà presente in forze allestendo un programma di ipotesi di lavoro da presentare ai primi dieci equi-ty holder internazionali che riguarda sia l’Italia sia la Germania, dove Prelios è presente con una piattaforma locale che gestisce 4 miliardi di asset. Questo ap-proccio è un altro tassello del complesso turnaround di Prelios su cui hanno la-vorato per oltre un anno azionisti, ban-che, nuovo management. Tornando alle azioni del governo, con il Decreto Fare 2 ha dato un primo segnale di sensibili-tà sul problema ma l’approccio non può prescindere da una profondissima cono-scenza del mercato degli investitori esteri. È evidente che la crisi del comparto immobiliare e della finanza immobiliare non si risolve senza una forte iniezione di capitali dall’estero, data la criticità del mercato interno e l’emergere di nuove pesanti sofferenze sul mercato bancario. (riproduzione riservata)