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Dispensa a a 2010-2011

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ORGANIZZAZIONE PROFESSIONALE. PROF MARIANI. …

ORGANIZZAZIONE PROFESSIONALE. PROF MARIANI.
TECNICHE DI DIAGNOSTICA PER IMMAGINI


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  • 1. Università degli Studi di Brescia Facoltà di Medicina e Chirurgia ________________ Corso di Laurea inTecniche di Radiologia Medica per Immagini e Radioterapia A.A. 2010/2011 Appunti di:ORGANIZZAZIONE DELLA PROFESSIONE Docente: Marco Mariani
  • 2. CAPITOLO I: Le professioni sanitarie.................................................................................4 1)IL CONTESTO SANITARIO: CENNI...........................................................................4 1.1) L’erogazione del servizio.......................................................................4 1.2) L’ambiente organizzativo: un sintetico richiamo...................................7 1.3) Un fenomeno di analisi recente: la violenza sul posto di lavoro.........11 2)LE PROFESSIONI SANITARIE: ASPETTI GENERALI....................................................15 2.1) Il profilo storico...................................................................................18 2.2) Struttura del personale delle Aziende sanitarie....................................21 2.2.1) Classificazione secondo il Ccnl di applicazione...........................24 2.2.2) Classificazione secondo il ruolo di appartenenza.......................25 2.2.3) Classificazione secondo le categorie.............................................26 2.2.4) Classificazione secondo il profilo professionale...........................29 2.3) L’aspetto dimensionale .......................................................................29CAPITOLO II: il Tsrm, aspetti storico-normativi.............................................................33 1)ASPETTI STORICI..............................................................................................33 1.1) Introduzione.........................................................................................33 1.2) La nascita dei Tsrm..............................................................................35 1.2.1) Levoluzione della base cognitiva e la nascita delle prime scuole 36 1.2.2) Lassociazionismo professionale...................................................38 1.2.3) Il riconoscimento dello Stato: un atto anticipato ?........................40 2)LA LEGISLAZIONE INERENTE LA PROFESSIONE TSRM.............................................44 2.1) La Legge 4 Agosto 1965, n. 1103........................................................44 2.2) Il DPR 6 Marzo 1968, n. 680...............................................................46 2.3) La Legge 31 Gennaio 1983, n. 25.......................................................48 2.4) D.M. 26 Settembre 1994, n. 746..........................................................51 2.5)La Legge 26 Febbraio 1999, n. 42........................................................54 2.6) La Legge 10 Agosto 2000, n. 251 e la Legge 1 Febbraio 2006, n. 4357 2.7) Il D.Lgs. n. 187/2000...........................................................................58Capitolo III: il Tsm, profilo e competenze.........................................................................62 1)FONTI DEL PROFILO PROFESSIONALE...................................................................62 1.1) Il rinvio al profilo professionale..........................................................63 1.1.1) Il Decreto Ministeriale n. 746/94..................................................64 1.2) Il rinvio agli ordinamenti didattici ed alla formazione post-base .......66 -2-
  • 3. 1.3) Il rinvio al codice deontologico ..........................................................66 1.4) Il limite dellatto medico .....................................................................68 1.5) Il limite delle competenze delle altre professioni cd."laureate"...........69 2)COMPETENZE NEI PRINCIPALI AMBITI OPERATIVI .................................................69 2.1) La responsabilità in ambito professionale............................................71 2.1.1) Il Tsrm come incaricato di pubblico servizio................................71 2.1.2) Il principio dell’affidamento nel lavoro in èquipe........................73 2.1.3) Il Consenso informato...................................................................76Capitolo IV: Collegi Professionali e Federazione Nazionale dei Collegi ...................80 4.1) Introduzione.........................................................................................80 4.2) I Collegi professionali..........................................................................81 4.3) l potere disciplinare..............................................................................83Allegati normativi...................................................................................................................88 LEGGE N. 4 AGOSTO 1965, N.1103.................................................................89 LEGGE 31 GENNAIO 1983, N. 25 ..............................................................94 DECRETO 26 SETTEMBRE 1994, N. 746 ...............................................100 LEGGE 26 FEBBRAIO 1999, N. 42...................................................................102 LEGGE 10 AGOSTO 2000, N. 251 ......................................................................105 LEGGE 1 FEBBRAIO 2006, N. 43.........................................................................108Bibliografia.............................................................................................................................114 -3-
  • 4. CAPITOLO I: Le professioni sanitarie 1) Il contesto sanitario: cenni1.1) L’erogazione del servizio Comè noto esistono differenze tra aziende e/o imprese che erogano benimateriali e quelle che erogano servizi, questa differenza, inevitabilmente, si riflettesullaspetto organizzativo. E’ stato definito1, in termini sintetici, servizio il rapporto traerogatore e cliente attraverso il quale il primo fornisce una prestazione al secondo. Èpossibile tuttavia cercare di differenziare bene e servizio, per quanto riguarda lambitosanitario, secondo gli esempi seguenti. Intangibilità: è la prima differenza di rilievo tra un bene -oggetto materiale- e ilservizio -immateriale- o meglio: a scarsa percettibilità fisica. Pensiamo alla diagnosimedica oppure ad una seduta di trattamento fisioterapico. È pur vero che vi sonointerventi sanitari i cui effetti sono ben percepibili: un trattamento chirurgico, unaterapia antalgica, lesecuzione di un esame radiografico. Tuttavia, la prestazione, nongenera un oggetto, inteso in senso stretto, ma un prodotto finale, inteso in sensoampio, utile per lutente e che, sul mercato, trova valore spendibile. Assenza di magazzino: i servizi, diversamente dai beni, vengono consumati nelmomento stesso che vengono prodotti, non sono immagazzinabili, non sonotrasportabili e non è facile esibirli. Sotto laspetto organizzativo questa particolaritànon è di poco conto. Poiché le aziende devono ottimizzare lincontro fra la domanda eofferta della prestazione, in caso di elevata domanda e bassa offerta di servizi (adesempio la scarsità di posti letto in un reparto chirurgico, liste di attesa per unaccertamento diagnostico, ecc.) la clientela non sarà soddisfatta. Il caso opposto:elevata offerta e scarsa domanda vi sarà uno spreco di risorse e di capacità produttiva. Risoluzione dei problemi: le aziende di servizi sono aziende problem-solving,orientate ai bisogni della clientela ed alla capacità di rispondere alle aspettative, 1 C.Calamandrei, C. Orlandi:: La dirigenza infermieristica. 2002. -4-
  • 5. assicurando una qualità, percepita o effettivamente erogata, il più possibile vicina aquella attesa. Compresenza di contenuti tecnico-specialistici e relazionali: talvolta prevaleil contenuto tecnico del servizio, con un ruolo limitato dal cliente nellespressione deipropri bisogni come può essere un prelievo ematico. In questa situazione, in linea dimassima, il cliente chiede solo la correttezza dell’esecuzione in breve tempo. In altricasi prevale il contenuto relazionale, ad esempio nella raccolta dei dati anamnestici onegli interventi di educazione alla salute. Interattività del processo di produzione-erogazione: in ambito sanitario lapartecipazione del paziente, misurata come quantità di tempo trascorso allinternodell’azienda erogatrice rispetto al tempo totale richiesto per lerogazione del servizio,è spesso molto elevata. Il servizio quindi diviene un momento sociale il cui fulcro èquello della relazione. La qualità dell’erogato pertanto dipende anche dal personaleche interagisce con il paziente, dalle sue specifiche competenze e capacità relazionali.In questo settore è possibile rilevare notevoli differenze tra le capacità richieste allevarie figure professionali. Pensiamo alle relazioni che può avere un infermiere in unreparto, un tecnico di radiologia in un servizio di diagnostica per immagini, unfisioterapista o un tecnico di laboratorio: situazioni profondamente diverse cherichiedono abilità di diversa intensità. Le aziende dei servizi pertanto, prendendosicura dei clienti, tendono ad avere una filosofia orientata proprio alla "persona"; non acaso il codice deontologico dei Tsrm incentra lattenzione proprio su essa. Centralità della risorsa umana: pertanto, connesso al punto precedente, nonpuò che essere la gestione delle risorse umane come perno attorno al quale ruota unmoderno modello organizzativo. Modello che dia rilievo anche allo sviluppoprofessionale e alla comunicazione interna lambiente di lavoro. Com’è ovviolaffermazione non intende affatto sminuire il ruolo degli altri fattori produttivi, qualile risorse tecnologiche ed economiche, intende soltanto sottolineare quanto la risorsaumana sia un valore aggiunto dellazienda. Scarsa standardizzazione: i servizi, generalmente, sono scarsamentestandardizzabili. Quelli sanitari in particolare presentano difficoltà ulteriori e,apparentemente, la mancanza di uniformità va a discapito dellefficienza. Inoltrel’interazione fra operatori e clienti è intensa, di conseguenza il processo relazionale -5-
  • 6. intacca inevitabilmente il processo produttivo nella sua fluidità e tempistica. Ilbisogno centrale, quello per cui il cliente si rivolge allazienda erogatrice, è diverso perogni utente (necessità di diagnosi, necessità di terapie, necessità di informazioni ecc.);oltre al bisogno centrale, sono presenti altri bisogni collaterali dovuti allecaratteristiche intrinseche del cliente: biologiche, psichiche e sociali, anagrafiche,sessuali, il modo con cui affronta la malattia, in grado distruzione e così via. Compitodellazienda, tramite le proprie risorse umane, è riuscire a combinare opportunamentee singolarmente la standardizzazione con la personalizzazione (umanizzazione) delprocesso produttivo. Quantificazione: le aziende che erogano servizi, diversamente da quelle cheerogano beni materiali, misurano con maggiore difficoltà quanto hannooggettivamente prodotto. La misurazione deve tener conto di due elementi nodali:l’aspetto quantitativo e quello qualitativo. Mentre il primo può essere caratterizzatosotto un aspetto prevalentemente oggettivo (n. di ricoveri, pazienti visitati, esamieseguiti), il secondo, per sua natura, è di connotato da una intensa soggettività. Ancheil cliente, da parte sua, esprime valutazioni che sono prevalentemente di tiposoggettivo. Può essere contento del servizio, perché dal punto di vista relazionale èstato soddisfatto, pur non essendo a conoscenza che il bisogno preminente che lo haspinto a rivolgersi a quell’azienda, ad esempio un esame radiografico, non è statofornito con sufficiente cura: può accadere che le immagini consegnate appartengonoad un altro paziente, o il referto non sia esatto. In caso di ricovero la terapiasomministrata potrebbe non essere stata quella corretta. Tutte ipotesi tutt’altro cheremote. Naturalmente vale anche il discorso opposto: scarsa soddisfazione dal puntodi vista relazionale, pur con un accertamento diagnostico esatto. Sotto laspettoorganizzativo quindi rimane la difficoltà, oggettiva, di migliorare i processi in essere. Carattere pubblicistico: la maggior parte dei servizi sanitari sono erogati dastrutture pubbliche. In questo settore rimane particolarmente arduo sostenere unascelta di tipo aziendalistico in senso stretto. Senza entrare nel merito, nonappartenendo ai nostri fini la discussione sul tema, la soddisfazione del bisogno disalute, bisogno costituzionalmente tutelato, difficilmente può essere soddisfatto insenso ampio con una visione esclusivamente economico-mercatoriadellorganizzazione. È evidente che una visione, strettamente intesa, di tipo -6-
  • 7. aziendalista: far fruttare il capitale investito, male si concilia con unattività finalizzataallincertezza del risultato e, soprattutto, sullinvestimento di risorse umane e materialinei confronti di alcune tipologie di pazienti. Nondimeno, sotto un altro aspetto,leccessiva burocratizzazione dei servizi pubblici ha condotto talvolta ad unapercezione negativa del servizio erogato. Anche in questa tipologia di mercatocomunque vale la regola della concorrenzialità tra le aziende, siano esse pubbliche oprivate. E’ tuttavia necessaria una precisazione: trattasi di un mercato “anomalo”rispetto al normale incontro tra domanda ed offerta. Anomalo perché alcuneconcorrenti, le aziende pubbliche, godono di tutele pubblicistiche, mentre altre sonosottoposte alle regole ordinarie del mercato (il c.d. rischio d’impresa). Per contro leprime sono maggiormente vincolate nelle scelte, le seconde godono di maggior libertàd’azione nelle proprie strategie al fine di adattare la propria offerta in funzione delladomanda di servizi.1.2) L’ambiente organizzativo: un sintetico richiamo Le moderne necessità organizzative richiedono che anche la produzione deiservizi sia una produzione per processi. Per processo si intende un insieme di attività interdipendenti ecronologicamente correlate finalizzate ad un prodotto/servizio finale. Scopo delprocesso è la trasformazione di entità, o fattori, in ingresso (input) in entità, o fattori, inuscita (output). Questa definizione calza per qualunque tipologia di attività,dallapprovvigionamento dei magazzini, siano essi del servizio radiologico o dellacucina, alla produzione di immagini diagnostiche; fino dallaccettazione, ricovero,dimissione del paziente. Lunità di misura del processo è lefficacia sia gestionale:rapporto percentuale tra obiettivo raggiunto e quello prefissato; sia sociale: grado disoddisfazione del cliente, richiama la qualità. Un secondo fattore nodale nellorganizzazione è il c.d. personale di contatto,ovvero tutti i dipendenti dellazienda con una relazione diretta con la clientela.Personale inteso in ampio senso: portinai, centralinisti, professionisti sanitari,impiegati del front-office, ecc. Comè naturale questo personale rappresenta la -7-
  • 8. combinazione di interessi che possono anche divergere: quelli dellazienda e quelli delcliente. Per quanto riguarda l’interesse aziendale, il dipendente, ha il compito diattenersi alle regole e alle procedure stabilite per tutelare il corretto funzionamento deiservizi nei confronti dellutenza in generale. Talvolta deve altresì adoperarsi perrisolvere problemi, ad esempio burocratici, non di sua stretta competenza ma dallasoluzione dei quali dipende lerogazione del servizio e la garanzia della correttezzaformale nellambito organizzativo. Riguardo invece gli interessi del cliente, in modo esemplificativo, tendonospesso ad esigere il miglior servizio al minor costo e, ovviamente, nel minor tempo. Aquesto va aggiunta una visione centralistica dei propri interessi. In questo conflitto, talvolta meno latente di quanto dovrebbe, si colloca ilpersonale che è chiamato a contemperare le opposte esigenze. È evidente pertanto chei compiti del personale sono: a) di tipo operativo: nellesecuzione della prestazionetecnico-specialistica. In questo ambito compete al professionista, nell’attività che devesvolgere, acclarare se eventuali incidenti (ad es. una caduta del paziente) o eventi-sentinella (attese troppo lunghe, procedure effettuate in scarsa sicurezza ecc.) siano omeno diagnostici di una lacuna organizzativa e quindi provvedere segnalando edeventualmente proponendo una soluzione al soggetto competente nel merito; b) ditipo relazionale: lobiettivo, in questo caso, è la creazione di un clima il più possibilerassicurante e gradevole. È fondamentale quindi riuscire ad esprimere una sensazionedi cortesia e professionalità. Laspetto comunicativo, spesso sottovalutato, è in realtàdi estrema importanza. Quando un professionista interagisce con il cliente, questi puòvederlo sotto diversi aspetti: un professionista in quanto tale, un rappresentantedellazienda, una persona in senso stretto. La prevalenza di uno o di un altro di questiaspetti è difficilmente prevedibile. Per tale motivo lapproccio professionale, spessonecessariamente legato a un linguaggio tecnico- scientifico per molti incomprensibileo per noi ripetitivo (ad es. spiegare ogni volta come viene eseguito un particolareesame), deve essere visto non solo sotto laspetto tecnico bensì anche e soprattuttosotto laspetto umano. E’ necessario riuscire ad interpretare le aspettative del cliente ela sua capacità ricettiva in quel particolare momento, momento in cui questa capacitàpuò essere offuscata dallo stato emozionale. -8-
  • 9. Un terzo elemento di cui necessita lorganizzazione è il cosiddetto supportofisico, ovvero la base utilizzata tanto dagli operatori quanto dai clienti nel corso delprocesso produttivo. Questo supporto comprende principalmente due elementi: a) glistrumenti, quali mobili, oggetti e le apparecchiature messe a disposizione e b)lambiente, in senso tangibile, all’interno del quale il servizio viene erogato: i muri, lesale di attesa, gli spazi disponibili ecc. Questi due elementi, componenti il supportofisico, sono un veicolo di comunicazione: dal lato del cliente è la vetrina, dal latodelloperatore il suo ufficio. Limportanza del supporto fisico si fonda sulraggiungimento di due obiettivi: un obiettivo ambientale e un obiettivo funzionale. Conriferimento al primo basti esemplificare che, pur nella serietà che unazienda sanitariadeve manifestare, ogni ambiente dovrebbe essere funzionale alla tipologia di clientela.Ipotizziamo ad esempio come potrebbe differenziarsi laspetto tra un repartopediatrico e uno geriatrico. Oppure anche le necessità che hanno certi ambienti pertutelare la riservatezza ed il pudore delle persone, in particolare dei servizi diagnosticie negli ambulatori. Lobiettivo funzionale invece è finalizzato a facilitare il piùpossibile la realizzazione del servizio, ad esempio contenendo tutto ciò che serve,disponendo il materiale nel modo più semplice e razionale possibile e, soprattutto,conosciuto da tutti gli operatori. Di particolare rilievo è il costante monitoraggio dellescorte di magazzino. Lultimo elemento imprescindibile sotto laspetto organizzativo è, ovviamente,il cliente. Oltre al suo rilievo secondo quanto sopra descritto, esso assume ulterioreimportanza nella partecipazione attiva al processo produttivo. Più o menoconsapevolmente egli ci fornisce delle utilissime indicazioni su come migliorare ilservizio. Anzi, è possibile sostenere che anchegli è parte integrante lazienda. Lacapacità di ascoltarlo è un valido strumento per introdurre eventuali correttivi nellaprestazione: sono le sue osservazioni, i cosiddetti messaggi di ritorno (feedback), chepossono orientare le nostre scelte. Se pensiamo ai pazienti ricoverati, spesso le lororichieste orientano le scelte, o almeno parte di esse, in materia di farmaci, diprestazioni assistenziali, indagini diagnostiche, consulenze, questionari digradimento; come pure i colloqui diretti, le lettere di lamentela e altro ancora. Èopportuno precisare che i clienti dei servizi sanitari sono: il diretto beneficiario; ifamiliari intesi in senso ampio, cioè quelle persone significative per il paziente; i -9-
  • 10. medici di base che inviano i pazienti al presidio; gli acquirenti del servizio, peresempio unazienda sanitaria locale che acquista le prestazioni dallaziendaospedaliera. A questi vanno aggiunti altri portatori di interesse (stakeholders) cherivestono importanza del nostro ordinamento sanitario: le associazioni di volontariatoe le associazioni dei consumatori, a cui espresse disposizioni di legge attribuisconoparticolari poteri e diritti. Accanto alle differenze tra beni materiali e servizi brevemente accennate, vaaggiunto che rispetto al normale sistema socio-economico, quello sanitario certamentepresenta unulteriore peculiarità: lelevato numero di professioni che vi operano ed ilconseguente sistema organizzativo integrato. I settori di contrattazione collettiva del SSN sono tre (in realtà il SSN non èlunico ad essere così strutturato, anche gli Enti Locali presentano tre spazi dicontrattazione, tuttavia non mostra la stessa varietà di ruoli): il comparto cheraggruppa tutto personale non appartenente alle aree dirigenziali e due aree: lareadirigenziale amministrativa, sanitaria, tecnica e professionale; larea dirigenziale medica. A fronte di questo dato macro ulteriore spunto di riflessione riguarda, convisione verso la complessità organizzativa, le specifiche e variegate conoscenzeprofessionali di ogni figura e le relazioni intercorrenti tra loro ai fini del processoproduttivo. Lorganizzazione dipartimentale2 ha imposto un modello organizzativonon più basato su specifiche settorialità disciplinari (le ex divisioni), bensì, lo si ripete,su una concatenazione di attività specialistiche differenziate ma obbligatoriamenteconnesse tra loro, sia in termini cronologici che prestazionali: il processo appunto.Orbene, la peculiarità degli operatori dedicati alla prestazione, vista sempre con ilcentro di gravità incardinato sulla persona del paziente, li obbliga a stabilire unacomplessa rete comunicativa che necessariamente tenga conto delle diversecompetenze e non solo con riferimento a quelle tecnico-professionali, ma anchelinguistiche, spesso trascurate, dando per scontato luniversalità del linguaggio siainterno (tra operatori) che esterno (operatori-pazienti). Per esemplificare brevemente 2 L’organizzazione dipartimentale è il modello ordinario di gestione operativa di tutte le attività delleaziende sanitarie (...). La regione disciplina la composizione e le funzioni del comitato di dipartimento nonché lemodalità di partecipazione dello stesso allindividuazione dei direttori di dipartimento ( art. 17-bis , DLgs n.229/90). -10-
  • 11. proviamo a immaginare luso, talvolta abuso, degli acronimi nelle cartelle cliniche,nellanalisi, nelle richieste desame. Apparentemente irrilevanti, rivelano tutta la loroimportanza quando, al semplice scopo di interpretarli, vengono spesi tempo e risorse.È pertanto chiaro, ad esempio, che una moderna organizzazione fondata suldipartimento non possa prescindere da unattività periodica fondata anche su unpercorso formativo finalizzato a migliorare i processi comunicativi.1.3) Un fenomeno di analisi recente: la violenza sul posto di lavoro La violenza nei posti di lavoro è purtroppo un fenomeno in espansione anchein Italia, all’interno della quale però mancano, ad oggi, appositi studi. La gravità delproblema sta tuttavia catturando lattenzione degli esperti. Lassenza di analisi nazionali conduce alla necessità di affidarsi a studiinternazionali quali quelli condotti dal NIOSH (National Institute for OccupationalSafety and Health), dallILO (International Labour Office) e lo European Agency forSafety and Health at Work. Secondo il NIOSH, per violenza sul posto di lavoro si intende: ogni atto violento,inclusa laggressione e la minaccia di aggressione, diretta verso una persona nel posto dilavoro. Per minaccia si intende invece ogni manifestazione di intento di ferire, inclusaquella verbale, con il linguaggio del corpo o scritta. Gli studi europei includono inoltre i fenomeni del bullismo e delladiscriminazione (sessuale, per orientamento sessuale, età, razza, religione). Nel nostro Paese il fenomeno è ancora scarsamente incidente tuttavia, vista latendenza allaumento, il Ministero della Salute, proprio per fronteggiare e soprattuttoprevenire il fenomeno, ha prodotto un atto destinato alle aziende che operano nelsettore sanitario (Raccomandazione n. 8 del Novembre 2007). LItalia, insieme ad altri paesi del bacino del Mediterraneo (Spagna, Malta,Cipro, compreso il Portogallo) rivela come il fenomeno sia relativamente marginalenellambito dellUnione europea (3-4% in tutti i settori lavorativi) pur con unatendenza alla crescita. I paesi nord europei si attestano invece su percentuali ben piùsignificative (> 10%) nel Regno unito, Irlanda, Danimarca, Olanda, Finlandia. -11-
  • 12. Fonte: Fourth European Survey on Working Condition Come risulta dalla tabella, è il settore sanitario quello maggiormente colpito dalproblema (15,2%). Le cause dell’indesiderato primato sono da considerare affatto intrinseche alcontesto lavorativo: l’operatore sanitario e non sanitario (addetto al front-office) sirelaziona quotidianamente con unutenza portatrice di disagio e stress (relazioneesterna). La malattia e il dolore generano rabbia, impotenza e frustrazione e rendonoquindi le relazioni tra utenti ed operatori tese e conflittuali con tasso di emotivitàparticolarmente elevato. A questo va aggiunto che unulteriore fonte di rischio, per il lavoratoresanitario, è rappresentata dagli alti livelli di stress dovuti alleccessiva pressionetemporale ed al sovraccarico lavorativo i quali, oltre a minare le relazioni esterne,tendono ad inquinare anche quelle tra gli operatori (relazioni interne). Anche nel -12-
  • 13. campo delle relazioni conflittuali interne è il settore sanitario ad essere al primo posto(5%). I luoghi nei quali si manifesta maggiormente il fenomeno sono: servizi diPronto Soccorso, strutture psichiatriche, luoghi di attesa, servizi di geriatria, servizi dicontinuità assistenziale. Partecipano allincremento degli atti di violenza alcuni elementi sociali e/ostrutturali: laumento dei pazienti con disturbi psichiatrici acuti e cronici; diffusionedellabuso di alcol e droga; laccesso senza restrizione di visitatori presso ospedali;lunghe attese nelle zone di emergenza e sale di attesa che generano, nei pazienti eaccompagnatori, frustrazione per limpossibilità ad una pronta prestazione; ridottonumero di personale (trasporto pazienti, visite, cambio turno, esami diagnostici);mancanza di formazione del personale sullindividuazione preventiva dicomportamenti ostili o aggressivi; scarsa illuminazione delle aree di parcheggio edelle strutture. È utile cercare di comprendere quali i meccanismi che portano allacomunicazione violenta, sia negli ambienti di lavoro sia extra-lavorativi. Gli atti diviolenza, nella maggioranza dei casi, sono il risultato di un processo comunicativo einterattivo tra due o più persone e sono lestrema conseguenza di una gestionedistruttiva delle divergenze nelle relazioni interpersonali. La violenza rappresentapertanto il risultato della gestione relazionale (ovviamente fallimentare) tra duepersone. Gli studiosi identificano nel "modello di comportamento maggiore-minore"(modello M/m) il meccanismo responsabile della degenerazione violenta dei conflittitra persone o gruppi. Secondo questo modello interattivo ciascuna delle parti, difronte a un conflitto o ad una differenza di punti di vista, cerca di imporre le sueragioni, presentandole come "migliori" rispetto a quelle della controparte. Ognunopertanto cerca di raggiungere una posizione di superiorità (M) e mettere laltro inposizione di inferiorità (m). Il meccanismo si sostanzia, da entrambe le parti, permezzo di parole, comportamenti, atteggiamenti non verbali portando infineallestremizzazione delle posizioni (c.d. muro contro muro) e allescalation attorno allaspirale della violenza che ne rappresenta il culmine. Naturalmente è escluso da questo -13-
  • 14. modello di comportamento di una persona che agisce violentemente senza interazionecon laltra (ad esempio che scopo di rapina, malati psichiatrici, tossicodipendenti). Laggressività attraverso parole e atteggiamenti è una delle caratteristicheprincipali delle comunicazioni inadeguate e "inefficaci", cioè incapaci di sortireleffetto sperato. Linefficacia di un atto comunicativo è altresì legata sia al contenutoquanto, forse soprattutto, alla forma. Proviamo con un esempio a chiarire quanto detto. Supponiamo che lutente Tizio si rivolga al personale, in modo brusco,esclamando "sono due ore che aspetto!". Loperatore Caio potrebbe rispondere in duemodi: professionalmente "ci scusi, però come vede siamo impegnati con delleurgenze"; oppure istintivamente "come vede non ci stiamo divertendo". È presumibileimmaginare che Tizio, irritato per lattesa, possa non proseguire con la comunicazioneconflittuale nel caso della prima risposta. Avendo infatti ricevuto comunqueattenzione verso la propria persona, con una giustificazione oggettiva, leffetto è quasicertamente quello del raffreddamento del conflitto. Viceversa con la seconda risposta, con buona probabilità, lo si condurrebbeverso la via dellescalation verbale. Loperatore sanitario professionalmente abile emerge talvolta per questo: nellasua capacità di controllo emozionale anche nei momenti di maggiore tensionelavorativa e relazionale. Per le ragioni esposte diventa indispensabile, per chi si rapporta con lutenza,conoscere le regole che governano la comunicazione umana al fine di scongiurare ilrischio di contribuire, seppur inconsapevolmente, allesasperazione dei conflitti edivergenze. Sapere in sostanza come inviare i propri messaggi, o come replicare amessaggi altrui, in una forma tale da non rinunciare al proprio punto di vista masenza sconfessare o schiacciare il vissuto dallaltro. In pratica è fondamentale -14-
  • 15. apprendere quelle abilità verbali, non verbali e cognitive che caratterizzano lacomunicazione assertiva; questo diventa, viste le premesse, nodale nel personale chelavora a contatto con pubblico e, soprattutto, nel settore sanitario. La Raccomandazione del Ministero della salute interviene quindi spingendo leaziende sanitarie verso un programma di prevenzione della violenza finalizzata adiffondere una politica di tolleranza "zero" nei confronti degli atti di violenza fisica overbale e fare in modo che operatori e visitatori siano a conoscenza di tale politica. Leaziende dovranno altresì incoraggiare il personale a segnalare gli episodi subiti esuggerire eventuali misure correttive. Assegnare a personale idoneo la conduzione delprogramma con un gruppo di lavoro che possa analizzare le varie situazionilavorative onde individuare i fattori di rischio e esistenti o potenziali. Sarà altresìnecessario avviare programmi di riadattamento strutturale per installare tutti i mezzidi sicurezza opportuni, dalle telecamere a circuito chiuso, all’idonea illuminazione deilocali. Importante, dagli studi emersi, è il miglioramento dell’aspetto architettoniconelle zone d’attesa sia nell’aspetto dimensionale quanto estetico. Il fattore preventivo di assoluto rilievo rimane tuttavia uno: la formazione delpersonale nell’individuazione di situazioni potenzialmente a rischio e la connessacapacità relazionale con l’utenza. 2) Le professioni sanitarie: aspetti generali E’ condivisibile la definizione adottata da Ministero della salute sulleprofessioni sanitarie: "quelle che lo Stato italiano riconosce e che, in forza di un titoloabilitante, svolgono attività di prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione". Ancora: "alcune professioni sanitarie sono costituite in Ordini e Collegi, consede in ciascuna delle province del territorio nazionale. Esistono attualmente: Ordiniprovinciali dei medici chirurghi e degli odontoiatri, Ordini provinciali dei veterinari,Ordini provinciali dei farmacisti, Collegi provinciali delle ostetriche, Collegiprovinciali dei gli infermieri professionali (Ipasvi) e Collegi provinciali dei tecnicisanitari di radiologia medica (Tsrm). In merito ai provvedimenti di tali enti in materia -15-
  • 16. disciplinare, di tenuta degli Albi professionali e di elezioni degli organi direttivi, sipuò presentare ricorso alla Commissione Centrale per gli Esercenti le ProfessioniSanitarie (CCEPS)”. In questa sede ci occuperemo delle professioni sanitarie cosiddette "nonmediche", ovvero quelle che appartengono, secondo il linguaggio adottato nellattivitàdi contrattazione del pubblico impiego, al cosiddetto comparto. Generalmente il termine professione indica unattività per l’esercizio della qualesono richiesti, oltre a specifiche conoscenze e capacità, anche determinati requisitioggettivi: un titolo di studio particolare, lo svolgimento di un tirocinio, il superamentodi un esame che dimostri le competenze acquisite ed infine l’iscrizione ad un appositoAlbo professionale. Lattività del Tsrm pertanto rientra nelle cosiddette "professione regolamentate",ovvero quelle professioni che presentano i requisiti menzionati. Il D.Lgs. n. 206/2007, (art. 4, co. 1) definisce professione regolamentata: 1) lattività, o linsieme delle attività, il cui esercizio e consentito solo aseguito di iscrizione in Ordini o Collegi o in albi, registri ed elenchi tenuti daamministrazioni o enti pubblici, se la iscrizione e subordinata al possesso diqualifiche professionali o allaccertamento delle specifiche professionalità; 2) i rapporti di lavoro subordinato, se laccesso ai medesimi e subordinato,da disposizioni legislative o regolamentari, al possesso di qualifiche professionali; 3) lattività esercitata con limpiego di un titolo professionale il cui uso eriservato a chi possiede una qualifica professionale. La necessità dell’iscrizione negli Albi (registrazione) è diretta ad avere uncontrollo, da parte dello Stato, nellesercizio di attività che vanno ad incidere su dirittidi rilievo costituzionale quale è, nel nostro caso, la tutela della salute (art. 32, Cost.).La registrazione negli Albi, conservati dai suddetti Ordini o Collegi, consente altresì aquesti organismi di poter esercitare il potere disciplinare secondo le previsioni dellart.2229 del Codice Civile3. 3 Art. 2229 Cod.Civ. Esercizio delle professioni intellettuali - la legge determina le professioniintellettuali delle quali è necessaria l’iscrizione in appositi Albi o elenchi. Laccertamento dei requisiti per la iscrizione negli Albi o negli elenchi, la tenuta dei medesimi e il poteredisciplinare sugli iscritti sono demandati alle associazioni professionali, sotto la vigilanza dello Stato, salvo che lalegge disponga diversamente.Contro il rifiuto delliscrizione alla cancellazione dagli Albi o elenchi, e controprovvedimenti disciplinari che importano una perdita o la sospensione del diritto allesercizio della professione èammesso ricorso in via giurisdizionale nei modi e nei termini stabiliti dalle leggi speciali. -16-
  • 17. Generalmente la legislazione statale affida la responsabilità di gestire leprofessioni agli Ordini o ai Collegi4 qualificabili come enti di diritto pubblico noneconomici e organi ausiliari dello Stato. Sono organizzati per provincia e, a livellonazionale, raggruppati nelle Federazioni; hanno il compito di conservare opportuniAlbi nei quali vengono iscritti i professionisti. Tali organi sono responsabili delcontrollo professionale e disciplinare degli iscritti, costituendo così una giurisdizioneautonoma tipica delle professioni fin dalle loro origini. Infine, lo Stato, detta norme sualtri aspetti del mercato, quali le modalità con cui professionisti possono farepubblicità, la libertà negoziale e/o contrattuale nei confronti degli iscritti, la possibilitàdi associazione, le forme di pagamento che gli utenti possono usare e altro ancora Il sistema delle professioni sanitarie difficilmente è sovrapponibile alle attivitàsvolte secondo le modalità della pratica libero-professionale, pratica caratterizzata daspiccata matrice individuale. Pur non escludendo, anzi confermando la diffusione incampo libero-professionale anche delle attività sanitarie sebbene con differenti vincolilegislativi che legano, in misura maggiore o minore, queste diverse figure allaprofessione medica, tuttavia, nella maggioranza dei casi, sono proprio leorganizzazioni multidisciplinari (Aziende ospedaliere, cliniche, case di cura,poliambulatori ecc.) gli ambiti elettivi per lesercizio professionale. Proprio i Tsrm, rispetto alle altre professioni sanitarie con Albo, potrebberoforse essere il gruppo professionale più lontano dallideale-tipo verso la praticaprofessionale individuale. È evidente quanto i Tsrm siano legati alla presenza ditecnologie complesse, è infatti difficile ipotizzare attività fuori da contesti lavorativiorganizzati. Non mancano naturalmente eccezioni in quanto, spesso, con le modernetecniche gestionali (outsourcing o esternalizzazione) alcune imprese o aziende,necessitano solo dei liberi professionisti per il funzionamento delle apparecchiature, lequali, invece, appartengono alle aziende. Il riconoscimento pubblico della professione ha come conseguenza due aspetti:a) la creazione e il controllo del mercato e b) la mobilità sociale collettiva, ovverolinnalzamento collettivo dello status sociale dei membri del gruppo professionale.Attualmente i professionisti della salute che possono vantare la presenza di un 4 Originariamente la distinzione tra Ordine e Collegio era subordinata al titolo di studio: la laurea per ilprimo e il diploma di scuola secondaria superiore per il secondo. La distinzione è ora venuta meno, ma il sistemaitaliano ha mantenuto entrambi i termini. -17-
  • 18. Collegio sono tre: gli infermieri professionali, gli assistenti sanitari, gli infermieripediatrici (tutti riuniti nella Federazione Ipasvi), le ostetriche (riunite nella Fnco:federazione nazionale collegi ostetriche), i tecnici sanitari di radiologia medica (riunitinella Fnctsrm: Federazione nazionale dei Collegi dei Tecnici sanitari di radiologiamedica). Listituzione o meno di Ordini e Collegi è sempre stato un argomentoparticolarmente dibattuto. I detrattori ritengono che questi enti non consentono illibero accesso al mercato del lavoro da parte dei più giovani, i sostenitori pensanoinvece che, in ambito sanitario, il problema non si ponga per due ragioni. La prima èper lelevata offerta, almeno ad oggi, di lavoro proveniente dalle aziende. La secondasi fonda su una forma di garanzia nei confronti degli utenti che si rivolgono al sistemasanitario, quindi la certezza di una preparazione qualificata e uniforme in tutto ilprocesso prestazionale. Va altresì aggiunto che, diversamente da altre professioni,lesame di Stato abilitante è svolto contemporaneamente allesame di laurea, pertantodifficilmente è possibile accusare questo metodo quale freno allaccesso nel mercatodel lavoro o, peggio, che vada ad imporre ai neo-laureati un tirocinio formativo spessoconnotato più da aspetti di sfruttamento lavorativo che di formazione professionale.2.1) Il profilo storico Le professioni di cui si parla sono state inizialmente disciplinate dal R.D. 27luglio 1934, n. 1265: approvazione del Testo Unico delle leggi sanitarie e sono state cosìtripartite (art. 99): Professioni sanitarie principali: medico-chirurgo; veterinario; farmacista;odontoiatrica (a partire dalla L. 24 luglio 1985, n. 409: istituzione della professionesanitaria di odontoiatra). Professioni sanitarie ausiliarie: levatrice (ora: ostetrica); assistente sanitariavisitatrice (ora: assistente sanitaria); infermiera diplomata (ora: infermiera). Arti ausiliarie delle professioni sanitarie: odontotecnico; ottico; meccanicoortopedico ed ernista; infermiere abilitato o autorizzato (ora: infermiere generico);massaggiatori (ora: massofisioterapista); tecnico sanitario di radiologia medica (L. 4agosto 1965, n. 1103). -18-
  • 19. Linclusione del Tsrm nelle arti ausiliarie, che ha rappresentato unaingiustificata collocazione, è stata tuttavia dovuta al titolo della menzionata legge purdi fronte a dati sostanziali, i quali che avrebbero incluso i suddetti operatori nelleprofessioni sanitarie ausiliarie. La previsione nellambito delle professioni sanitarie ausiliarie, si giustificava siaper la durata del corso di studi e le conseguenti attribuzioni, sia per lespressaobbligatorietà delliscrizione allalbo professionale e infine per la presenza diunautonoma fattispecie di reato di esercizio abusivo della professione di Tsrmsecondo quanto previsto dalla L. 4 agosto 1965, n. 11035 L’elencazione prevista dal Regio Decreto è datata e necessita di alcuneprecisazioni. Per quanto riguarda le professioni sanitarie ausiliarie ad esseandrebbero aggiunte quelle disciplinate successivamente da appositi Decretiministeriali che hanno condotto ad una riclassificazione delle suddette professionianche e soprattutto alla luce dellintroduzione di nuove figure professionali. Talenuova distribuzione ne ha sostanzialmente modificato anche il raggruppamento. Si èpassati, escludendo il personale sanitario cosiddetto principale (medici, veterinari,farmacisti, odontoiatri ed ora: biologi, psicologi, chimici), ad una macro-classificazioneper settori: Personale infermieristico: infermiere (DM 739/1994); ostetrica (DM 740/1994);dietista (DM 744/1994); assistente sanitario (DM 69/97); infermiere pediatrico (DM70/1997); podologo (DM 666/1994); igienista dentale (DM 669/94). Personale tecnico-sanitario: tecnico sanitario di laboratorio biomedico (DM745/1994); tecnico sanitario di radiologia medica (DM 746/1994); tecnico dineurofisiopatologia (DM 183/1995); tecnico ortopedico (Dm 665/1994); tecnicoaudiometrista (DM 667/1994); tecnico della fisiopatologia cardiocircolatoria eperfusione cardiovascolare (DM 316/1998). 5 In realtà la menzionata legge sanzionava, allart. 16, lesercizio abusivo dellarte ausiliaria sanitaria.Lesercizio abusivo della professione è stato invece successivamente introdotto solo con la L. 31 gennaio 1983, n.25, art. 8. Quest’ultimo rinvia direttamente allart. 348 del Codice Penale: abusivo esercizio della professione -chiunque abusivamente esercita una professione, per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato, èpunito con la reclusione fino a sei mesi o con la multa da L. 200000 a L. 1000’000. -19-
  • 20. Personale della riabilitazione: tecnico audioprotesista (DM 668/1994);fisioterapista (DM 741/1994); logopedista (DM 742/1994); ortottista (DM 743/1994);terapista della neuro e psicomotricità delletà evolutiva (DM 56/1997); tecnicodelleducazione e riabilitazione psichiatrica e psicosociale (DM 57/1997); terapistaoccupazionale (DM 136/1997). Personale di vigilanza e ispezione: tecnico della prevenzione nellambiente e neiluoghi di lavoro (DM 58/1997). La distinzione tra queste 21 diverse professioni talvolta non sempre eraagevole, tuttavia, grazie ai Decreti ministeriali che ne regolamentavano i profili erapossibile tracciare una differenziazione tra i diversi compiti. Oltre ai Decreti ministeriali, era possibile suddividere le menzionate professionianche in base ad un diverso riconoscimento giuridico ottenuto: l’iscrizione presso ipropri Collegi professionali ove costituiti. Ricordiamo che: infermieri, ostetriche etecnici sanitari di radiologia medica avevano (e tuttora hanno) un Collegioprofessionale e uno specifico Albo, diversamente dalle altre professioni che invece nesono ancora sprovviste. Unulteriore ipotesi di diversificazione poteva essere quella fondata sullapresenza o meno di un "mansionario" (elencazione di compiti e attività lavorative); maanche qui rimanevano incluse solamente quelle tre professioni menzionate chepotevano vantare la presenza del Collegio. Oggigiorno, dopo lintervento della riforma operata dalla L. 26 febbraio 1999, n.42, questa suddivisione non è più attuale pur avendone però conservato i trattiessenziali. Tra gli effetti dell’intervento legislativo cè labrogazione dei mansionari iquali erano elenchi di operazioni di carattere prevalentemente esecutivo, dotati dielevata specificità nei compiti e non di vasti ambiti di intervento come sono invece iprofili professionali. È utile ricordare che prima della profonda riforma professionale, operataallinizio degli anni 90 che ha inquadrato omogeneamente ed a livello universitariolattività formativa, la formazione degli operatori appartenenti alle differentiprofessioni era alquanto diversificata. Alcune scuole erano gestite dalla regione, altre -20-
  • 21. erano scuole private; altre ancora, le cosiddette "scuole dirette a fini speciali" eranogestite dalle università, alcune infine di diretta derivazione ospedaliera.2.2) Struttura del personale delle Aziende sanitarie La tutela della salute nel nostro ordinamento, è assicurata dal ServizioSanitario Nazionale (SSN). Con tale termine s’intende: “il complesso delle funzioni, dellestrutture, dei servizi e delle attività destinate alla promozione, al mantenimento e al recuperodella salute fisica e psichica di tutta la popolazione senza distinzione di condizioni individualio sociali e secondo modalità che assicurino l’eguaglianza dei cittadini nei confronti delServizio. L’attuazione del servizio sanitario nazionale compete allo Stato, alle Regioni e aglienti locali territoriali, garantendo la partecipazione dei cittadini”6. Nonostante il succedersi delle normative, in chiave riformista del SSN, ladefinizione non è mai stata abrogata. Al contrario: integrata alla luce deldecentramento amministrativo di alcune attività e con riferimento al “complesso difunzioni e delle attività assistenziali dei servizi sanitari regionali e delle altre funzioni eattività svolte dagli enti ed istituzioni di rilievo nazionale” ( art.1, co. 1, D.Lgs. n. 229/99). Non va scordato che il cambiamento introdotto dalla L. n. 833/78 è stato unodegli eventi politico-sociali più rilevanti degli ultimi anni. Si è passati dal sistemamutualistico-ospedaliero, frammentario e scarsamente efficace nella prevenzione enella riabilitazione, ad un nuovo sistema di sicurezza sociale finalizzato a unamigliore razionalizzazione delle risorse e privilegiante la prevenzione rispetto alladiagnosi e alla cura. Lattuazione del SSN compete allo Stato, alle regioni e agli enti locali territoriali,questa articolazione è impostata verticalmente su tre livelli - statale, regionale, locale -nel corso degli anni e con riforme successive sanitarie ha perso la natura centralisticacon cui era stata disegnata inizialmente, favorendo successivamente un processo didecentramento in cui le regioni diventano centri di imputazione di responsabilitàgestionali dal punto di vista dei programmi, dellorganizzazione e della finanza. 6 Art. 1, co. 3, L. n. 833/78 istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale (SSN). -21-
  • 22. Illustrato sinteticamente il SSN e precisata la valenza regionale nella tutela dellasalute tanto per l’erogazione della stessa, quanto per la gestione del personale ad essaafferente, è utile fornire una connotazione dimensionale al personale occupato nelcomparto. Principalmente per un fine esclusivamente classificatorio per megliocomprendere le suddivisioni previste nelle aziende sanitarie, secondariamente perdimensionare il settore, pur sempre appartenente al comparto, del nostro studio: leprofessioni sanitarie. Le tabelle seguenti si riferiscono al personale occupato nel SSN, ovvero quelloimpiegato nelle Aziende Sanitarie Locali (ASL) e negli Ospedali e/o Case di Curagestite direttamente dalle stesse ASL e del personale dipendente dalle AziendeOspedaliere (AO). Fig.1: Personale dipendente SSN per ruolo. A. 2006 (Fonte: Min. salute) -22-
  • 23. Fig. 2: personale dipendente per Regione e per ruolo. Anno 2006. (Fonte: Min. salute) La classificazione del personale delle aziende sanitarie7 è naturalmentecomplicata dalla storia del sistema stesso e dalla sua normativa, che hanno introdottocategorie di analisi e terminologie specialistiche tipiche del settore sanitario le quali,nelle pubbliche aziende, si intersecano anche con le suddivisioni del pubblicoimpiego. A questi elementi vanno quindi aggiunte le complessità dovute allaframmentazione delle qualifiche degli operatori sanitari. Tantè che alcuneclassificazioni abrogate continuano a tuttavia ad essere utilizzate nella quotidianitàdelle aziende, la normazione legislativa si sovrappone, spesso confondendosi, conquella derivante dai Ccnl e dalla contrattazione decentrata aziendale. Rimanecomunque necessario cercare di adottare un metodo classificatorio, pur senzanecessariamente vedere la prevalenza di uno sull’altro, per meglio comprendere ilfenomeno. I più diffusi sistemi di classificazione del personale sanitario, possono esserericondotti sotto quattro tipologie principali: 7 Per “azienda sanitaria”, in questa sede, s’intende genericamente qualunque organizzazione del settore:Az. ospedaliera, Az. Sanitaria Locale, Case di cura ecc. -23-
  • 24. • il Ccnl di applicazione; • il ruolo di appartenenza; • le categorie di appartenenza (per il personale non catalogabile nella cosiddetta "area dirigenziale"); • il profilo professionale (per il personale non appartenente all’"area dirigenziale").2.2.1) Classificazione secondo il Ccnl di applicazione Ai dipendenti Servizio Sanitario Nazionale (escluso quindi il personaleuniversitario che dipende da Ministero dellistruzione, dellUniversità della ricercascientifica e pertanto ad esso viene applicato il contratto di quellamministrazione) siapplicano tre diversi tipi di contratto: il Ccnl della Dirigenza area III (amministrativa, sanitaria, tecnica e professionale); il Ccnl della Dirigenza area IV (medica e veterinaria); il Ccnl del Comparto. Quello che riguarda i nostri fini è questultimo poichè si riferisce a tutto ilpersonale non rientrante nelle cosiddette Aree dirigenziali8 anche se il termine"comparto" dà luogo a qualche ambiguità. In senso proprio indica una partizione dipubbliche amministrazioni: comparto scuola, comparto sanità, forze di polizia,ministeri ecc. pertanto non si potrebbe parlare di un unico Ccnl del "comparto Sanità".Ai nostri scopi si ritiene tuttavia corretto parlare di "personale del comparto" se daquesto personale si intende escluso il personale con qualifica dirigenziale. In ognicaso, il termine "comparto" ha acquisito questo significato per l’utilizzo adottatonell’ambito delle relazioni sindacali. Pertanto possiamo ritenere come sinonimi leespressioni "comparto", personale "non dirigente", personale "delle categorie",personale "non medico". 8 Le Aree dirigenziali, con riferimento alla contrattazione collettiva pubblica, sono: Area I aziende eministeri; Area II regioni e autonomie locali; Area V scuola; Area VI agenzie fiscali ed enti pubblici noneconomici; Area VII ricerca e università; Area VIII presidenza del Consiglio dei Ministri. -24-
  • 25. 2.2.2) Classificazione secondo il ruolo di appartenenza Questa classificazione discende dal DPR 20 dicembre 1979, n. 761: statogiuridico del personale delle unità sanitarie locali. Il decreto disponeva che ilpersonale del SSN fosse inquadrato in ruoli nominativi regionali istituiti e gestiti dalleregioni stesse. Le regioni pertanto suddividevano il personale secondo ruoli diappartenenza. Si distingueva un ruolo sanitario, un ruolo professionale, un ruolotecnico, un ruolo amministrativo (art. 1). Ruolo sanitario: in questo ruolo sono collocati i dipendenti iscritti ai rispettiviordini professionali, ove esistono, che esplicano in modo diretto attività inerenti allatutela della salute. Quindi: medici, odontoiatri, farmacisti, veterinari, biologi, chimici,fisici e psicologi. Nonché: personale infermieristico, tecnico-sanitario, dellariabilitazione e della prevenzione. Ruolo professionale: dipendenti, non compresi nel ruolo sanitario, i quali,nellesercizio della loro attività, assumono a norma di legge responsabilità di naturaprofessionale e sono tenuti, per svolgere lattività stessa, all’iscrizione in Albiprofessionali. Quindi: avvocati, ingegneri, architetti e geologi, nonché personale diassistenza religiosa. Ruolo tecnico: dipendenti che esplicano funzioni inerenti ai servizi tecnici divigilanza e di controllo, generali o di assistenza sociale. Quindi: statistici, sociologi,assistenti sociali, operatori socio-sanitari (Oss), operatori e assistenti tecnici,programmatori, operatori tecnici addetti allassistenza (Ota). Ruolo amministrativo: dipendenti che esplicano funzioni inerenti ai serviziorganizzativi, patrimoniali e contabili. Quindi: dirigenti amministrativi, collaboratoriprofessionali, assistenti e coadiutori amministrativi. Liscrizione ai suddetti ruoli nominativi derivava dal possesso dei requisiticulturali e professionali necessari alla tipologia di lavoro da svolgere. È opportuno precisare che il Ccnl del 7 aprile 1999 ha introdotto un nuovosistema di classificazione del personale. In particolare ha disapplicato le posizionifunzionali previste dal DPR n. 761/79, sostituendole con le categorie e i profiliprofessionali indicati nella tabella allegata al contratto stesso. Questa suddivisione èstata a sua volta modificata da un successivo Ccnl integrativo. -25-
  • 26. 2.2.3) Classificazione secondo le categorie Questo terzo metodo classificatorio, valido per il personale del comparto delSSN, inquadra i dipendenti secondo quattro macro-categorie: A, B, C, D. Piùprecisamente sono previste altre due categorie (cosiddette funzionali) incluse nella "B"e nella "D": la Bs (super) e la Ds (super). La fonte, come detto, di questa ripartizione èdi tipo contrattuale (Ccnl-integrativo 20 settembre 2001, All. 1) ed è tuttora vigente. Ciascuna categoria, in sostanza, è individuata tramite la descrizione deirequisiti indispensabili (cd. Declaratorie) per linquadramento nellambito dellacategoria stessa. Tali requisiti corrispondono a livelli omogenei di competenze,conoscenze e capacità necessarie per lespletamento dellattività lavorativa. Limportanza della suddivisione del personale del comparto si fonda non tantoe non solo sotto laspetto gerarchico (progressioni verticali) con le conseguentidifferenziazioni retributive, bensì anche per contraddistinguerlo in base allequalifiche richieste per laccesso, come ad esempio il diploma di laurea per leprofessioni sanitarie (categoria D) o corsi professionali-formativi come per il personaleOss (categoria B e Bs). Infatti ogni dipendente, a sua volta, è inquadrato nellacorrispondente categoria del sistema di classificazione in base al proprio profilo diappartenenza. CATEGORIA A: appartengono questa categoria i lavoratori che ricopronoposizioni che richiedono capacità manuali generiche per lo svolgimento di attivitàsemplici ed autonomia esecutiva e responsabilità, nellambito di istruzioni fornite eriferite al corretto svolgimento della propria attività: - ausiliario specializzato; - commesso. CATEGORIA B: in questo ambito sono collocate posizioni del lavoro cherichiedono conoscenze teoriche di base e relative allo svolgimento dei compitiassegnati, capacità manuali e tecniche specifiche e riferite alle proprie qualificazioni especializzazioni professionali, nonché autonomia e responsabilità nellambito diprescrizioni di massima: - operatore tecnico; -26-
  • 27. - operatore tecnico addetto allassistenza (NOTA: Ota: profilo ad esaurimento contestuale allistituzione del profilo delloperatore socio-sanitario. Art.4, co1, Ccnl integrativo, 20 settembre 2001); - coadiutore amministrativo; - coadiutore amministrativo esperto (Bs); - puericultrice (Bs); - operatore tecnico specializzato (Bs); - operatore professionale di seconda categoria; - operatore socio-sanitario (Bs); (NOTA: Oss: profilo professionale alla cui istituzione provvedono le aziende sanitarie con oneri a proprio carico e sostitutiva, dopo la frequenza di appositi corsi formativi, della figura dell’Ota). CATEGORIA C: questa posizione di lavoro richiede conoscenze teorichespecialistiche di base, capacità tecniche elevate per lespletamento delle attribuzioni,autonomia e responsabilità secondo metodologie definite da precisi ambiti diintervento operativo proprio del profilo, eventuale coordinamento e controllo di altrioperatori con lassunzione di responsabilità dei risultati conseguiti. Appartengonoaltresì a questa categoria i lavoratori che ricoprono posizioni che richiedonoconoscenze teoriche pratiche nonché esperienza professionale e specialistica maturatanel sottostante profilo unitamente a capacità tecniche elevate per lespletamento delleattribuzioni, autonomia e responsabilità secondo metodologie definite e precisi abiti diintervento operativo proprio del profilo, eventuale coordinamento e controllo di altrioperatori con lassunzione di responsabilità dei risultati: - ruolo sanitario: i. puericultrice esperta ii. infermiere generico o psichiatrico con un anno di corso esperto (ad esaurimento) iii. massaggiatore o massofisioterapista esperto (ad esaurimento) - ruolo tecnico: i. assistente tecnico ii. programmatore iii. operatore tecnico specializzato esperto -27-
  • 28. - ruolo amministrativo: i. assistente amministrativo CATEGORIA D: in questo ambito opera personale con posizioni di lavoro cherichiedono, oltre a conoscenze teoriche specialistiche e/o gestionali in relazione deititoli di studio e professionali conseguiti, autonomia e responsabilità proprie, capacitàorganizzative, di coordinamento e gestionali caratterizzate da discrezionalitàoperativa nellambito di strutture operative semplici previste dal modelloorganizzativo aziendale. Appartengono altresì a questa categoria, nel livello economico D super (Ds), ilavoratori che ricoprono posizioni di lavoro che, oltre a conoscenze teorichespecialistiche e/o gestionali in relazione ai titoli di studio professionali conseguiti,richiedono a titolo esemplificativo e anche disgiuntamente: autonomia eresponsabilità dei risultati; ampia discrezionalità operativa nellambito delle struttureoperative di assegnazione; funzione di direzione e coordinamento, gestione econtrollo di risorse umane; coordinamento di attività didattica; iniziative diprogrammazione e proposta. Di questa categoria, o meglio: dei profili professionali sanitari afferenti ad essa,ce ne occuperemo oltre: - collaboratori professionali sanitari (ruolo sanitario); - assistente religioso (ruolo amministrativo); - collaboratore professionale-assistente sociale (ruolo tecnico); - collaboratore tecnico-professionale (ruolo tecnico e/o amministrativo); - collaboratore amministrativo-professionale (ruolo amministrativo); - collaboratore professionale sanitario esperto (ruolo sanitario-Ds); - collaboratore professionale-assistente sociale esperto (ruolo tecnico-Ds); - collaboratore tecnico-professionale esperto (ruolo tecnico e/o amministrativo- Ds); - collaboratore amministrativo-professionale esperto (ruolo amministrativo-Ds). -28-
  • 29. 2.2.4) Classificazione secondo il profilo professionale Il quarto sistema si fonda direttamente sul sistema delle professioni e si basa suiprofili professionali. Tali profili, in ambito sanitario, sono il risultato dellaregolamentazione pubblica finalizzata a tutelare gli utenti e la qualità delleprestazioni. Proprio per lincidenza sul diritto alla salute la classificazione si applicasia al personale delle aziende pubbliche sia a quello delle aziende private. Questo metodo, con riferimento alle sole professioni sanitarie del comparto, ècoerente al percorso formativo previsto da diverse riforme succedutesi nel tempo.Basti sapere che il metodo dei profili professionali dettaglia ulteriormente, rispetto aquanto fatto dalla classificazione per categorie, i requisiti formativi e professionali diaccesso. Ogni figura professionale sanitaria del comparto è infatti disciplinata da unapposito Decreto Ministeriale. Ad esempio: infermiere il DM n. 739/1994; ostetrica/oil DM n. 740/1994; dietista il DM 744/94 ecc. Per il Tsrm è il DM n. 746/94 che ne definisce il profilo professionale e loidentifica come "operatore sanitario che è in possesso del diploma universitario abilitante edelliscrizione allalbo professionale, è responsabile degli atti di sua competenza ed èautorizzato ad espletare indagini e prestazioni radiologiche" (art. 1, co 1). La riforma (L. n. 251/00) ha previsto quattro macro-aree di professioni sanitariedel comparto in cui inscrivere i profili: - infermieristiche e ostetriche; - della riabilitazione; - tecniche (suddivise in tecnico-diagnostiche e tecnico-assistenziali); - della prevenzione.2.3) L’aspetto dimensionale Un utile ed aggiuntivo riferimento sulla rilevanza delle figure professionali cheoperano nel sistema e sempre con riferimento alle 22 "professioni sanitarie" oggipreviste, è una dimensione quantitativa del fenomeno. -29-
  • 30. Le professioni numericamente più rilevanti sono quelle infermieristiche (circa300.000, pari al 58% dei professionisti in attività); seguita dai fisioterapisti (circa40.000), tecnici di laboratorio e tecnici di prevenzione dellambiente e nei luoghi dilavoro (circa 30.000 per ciascuna delle due professioni); educatori professionali(25.000) e tecnici di radiologia (21.000). Posti disponibili Professioni (ex Classi di Laurea DM 2aprile 200 e DM 29 marzo 2001 ) Operatori lauree a.a. 2004/05 Infermieristiche-ostetriche 327.000 13.578Infermiere 301.000 12.311Infermiere pediatrico 10.500 201Ostetrica 15.500 1066 Riabilitative 82.700 4637Educatore professionale 25.000 650Fisioterapista 40.000 2267Logopedista 8000 488Ortottista 3000 256Podologo 1200 183Tecnico alleduc. e riabil. psich. e psicosociale 3000 308Terapista della neuro e psicomotr. dell’età evolutiva 1500 289Terapista occupazionale 1000 196 Tecniche sanitarie (aree: assistenziale e diagnostica) 67.300 3982Dietista (area assistenziale) 3000 370Igienista dentale (area assistenziale) 2200 543Tecnico ortopedico (area assistenziale) 3000 143Tecnico audioprotesista (area assistenziale) 2200 244Tecnico fisiopatol. cardiocircolat. e perfusione cardiovasc. (area assistenziale) 3000 180Tecnico sanitario di laboratorio biomedico (area diagnostica) 30.000 1014Tecnico di neurofisiopatologia (area diagnostica) 1500 241Tecnico audiometrista (area diagnostica) 1200 107Tecnico sanitario di radiologia medica (area diagnostica) 21.200 1140 Tecniche della prevenzione 38.000 960Assistente sanitario 8000 198Tecnico della prev. nellambiente e nei luoghi di lavoro 30.000 762 Totale 515.000 23.157Fig.3: le 22 professioni sanitarie, n. operatori e posti disponibili a.a. 2004/05 . (Elaborazione da: DePietro C., p. 34 ). Un tempo, il settore sanitario, si caratterizzava per una forte prevalenzamaschile tra i medici e una forte prevalenza femminile tra il personale infermieristico.Negli ultimi anni tuttavia si è avuta una decisa femminilizzazione dellintero pubblicoimpiego in generale e del settore sanitario in particolare il quale, dopo il compartoscuola, è quello che vede occupato il maggior numero di donne (v.figg. 4 e 5). -30-
  • 31. Fig.4: personale a tempo indeterminato. Valori assoluti e percentuali di presenza femminile neicomparti di contrattazione. (Fonte: Ministero dellEconomia e delle Finanze).Fig.5: fonte: Min. Salute. -31-
  • 32. Fig 6: fonte: Annuario statistico del SSN, anno 2006. -32-
  • 33. CAPITOLO II: il Tsrm, aspetti storico-normativi 1) Aspetti storici1.1) Introduzione La L. n. 251/00 avvia definitivamente la divisione delle figure sanitarie delComparto in quattro aree professionali: infermieristica e ostetrica (art.1), riabilitativa(art.2), tecnico-sanitaria (art.3) e, infine, della prevenzione (art.4). In particolare, il Tsrm è tra gli operatori delle professioni sanitarie dellareatecnico-diagnostica e dellarea tecnico-assistenziale che “svolgono, con autonomiaprofessionale, le procedure tecniche necessarie allesecuzione di metodiche diagnostiche e sumateriali biologici o sulla persona, ovvero attività tecnico-assistenziale, in attuazione di quantoprevisto nei regolamenti concernenti lindividuazione delle figure e dei relativi profiliprofessionali definiti con decreto del Ministro della sanità”. Le due aree distinte delle professioni tecnico- sanitarie, previste dalla L. 251/00,sono così schematizzate: Area Tecnico-Diagnostica Area Tecnico-AssistenzialeTecnico audiometrista Tecnico OrtopedicoTec. Sanit. di Laboratorio biomedico Tecnico Audioprotesista Tecnico di Fisopatologia Cardiocircolatoria eTecnico Sanitario di Radilogia Medica Perfusione CardiovascolareTecnico di Neurofisiopatologia Igienista Dentale Dietista L’attuale collocazione tuttavia non è sempre stata così pacifica. Al contrario: leorigini della professione del Tsrm sono state particolarmente travagliate, per non direcombattute, allo scopo di riuscire ad inserire questa attività professionale nellemoderne professioni sanitarie. Pur non discutendo in questa sede sul dettato legislativo che le professionitecnico-sanitarie, quindi il Tsrm, sono le uniche del comparto che si occupano di"procedure tecniche", diversamente dalle altre che si occupano di "attività", è tuttavia -33-
  • 34. utile osservare come le due definizioni siano diverse. La prima parrebbe richiamarecompiti predefiniti, ristretti, limitando così la discrezionalità del professionista; laseconda lascerebbe invece, data la vaghezza del termine, maggior spazio alladiscrezionalità decisionale del professionista stesso. La forte spinta, in senso evoluzionista, della società ha condotto a profondemodifiche in svariati ambiti: economici, sociali e tecnologici. Tale processo non potevaignorare anche l’aspetto sanitario, o meglio: la diversa e maggiore percezione deicittadini sulle speranze riposte nella moderna medicina, la loro fiducia nelle nuovetecnologie applicate al settore e, non da ultimo, la consapevolezza dei loro diritti atutela della salute. E’ evidente che, alla luce di tali premesse, non si potesse prescindere da unariforma dell’intero settore delle professioni sanitarie in generale tra cui quellaradiologica, la quale, com’è noto, è particolarmente influenzata dai progressi tecnico-scientifici. Basti come esempio citare i progressi avvenuti sulle apparecchiature qualiecografi, TC e RMN: la loro capacità di fornire immagini diagnostiche è stataesponenziale. Si è passati da immagini con scarso potere risolutivo a iconografie, a dirpoco, paragonabili alla realtà anatomica. Questo è dovuto, chiaramente, ai progressisia nel campo dei materiali, sia, forse con maggior importanza, nel campo informaticoapplicato alle scienze biomediche. Immaginiamo il passaggio dalla radiologiaanalogica a quella digitale e la velocità nella ricostruzione delle immagini nella TC enella RMN. Da questi motivi il passaggio dalla tradizionale definizione di area“radiologica” ad area di “diagnostica per immagini” in cui la radiazione X non è piùl’unica attrice anche se, è opportuno sottolinearlo, ne rimane ad oggi la protagonista. E’ pertanto evidente che la preparazione del Tsrm non poteva rimanere ristrettaa poche nozioni bensì ha dovuto adeguarsi alle nuove istanze, le quali, oltre amodificare l’area delle competenze professionali di base (conoscenza delle tecnologieinformatiche, elettroniche, biologiche), richiedono ora competenze cosiddettetrasversali ovvero legate alla capacità di adattamento al nuovo processo prestazionalenell’erogazione del servizio in ambito ospedaliero. Ci si riferisce inevitabilmente allacapacità di relazionarsi con figure professionali diverse e non più legate -34-
  • 35. esclusivamente al medico radiologo. In realtà il Tsrm deve ora offrire la propriaprestazione professionale all’esterno dei Servizi di radiologia ed a contatto conprofessionisti diversi: il riferimento è al lavoro nelle sale operatorie, nei centricardiologici, nei servizi di fisica sanitaria ecc. (la c.d. attività radiologica complementare). Questa visione è coerente con la nuova pratica clinica: un complesso approcciomultidisciplinare, più o meno intenso in funzione dell’obiettivo clinico, coinvolgentemolteplici figure sanitarie tutte indirizzate ad una soluzione comune. E’ sottinteso,sempre, che nel progredire di questo processo mai dovrà essere dimenticatol’obiettivo principale: la persona, tanto sotto l’aspetto fisico quanto quello psichico. E’ormai patrimonio comune la conoscenza di quanto rilevi il dialogo nel trattamentodiagnostico: la parola, il tono, i modi sono le genetiche armi del trattamentoterapeutico. L’affermazione si sostiene da sé semplicemente esemplificando il lavoropresso i centri di screening, nelle radioterapie, nei Pronto Soccorsi, nei centrioncologici.1.2) La nascita dei Tsrm Sotto il profilo sociologico i processi di professionalizzazione sono statiampiamente studiati e ne sono state elaborate diverse e talvolta contrastanti teorie. Ainostri scopi e senza pretesa di esaustività, adottiamo la teoria di Tousijn9 che bene sicolloca nel contesto europeo. Secondo Tousijn lo sviluppo professionalizzante si basa su quattro elementi purnon necessariamente concatenati da un punto di vista temporale o sequenziale: 1. una base cognitiva, ovvero l’ individuazione di un insieme di conoscenze sulla quale nasce e si sviluppa la professione. Questa base cognitiva dovrà essere: a. specifica, cioè identificabile con la professione; b. codificata, cioè standardizzabile e quindi trasmissibile ma non completamente per evitare il rischio che possa essere acquisita da esterni; c. dotata di un lessico scientifico non familiare; d. rinnovabile; 9 W. Tousijn:: Il sistema delle occupazioni sanitarie. 2000 -35-
  • 36. e. capace di produrre risultati misurabili per legittimarne lappropriazione, ma non tanto da poter essere oggetto di giudizio da parte di persone esterne ad essa; 2. nascita e sviluppo di scuole professionali, allo scopo di produrre e trasmettere la propria base cognitiva e con preferenza di scuole interne alle Università per il prestigio del gruppo e le possibilità di successo. 3. Nascita e sviluppo delle associazioni professionali, protagoniste della strategia di professionalizzazione e portatrici di istanze nel contesto istituzionale, negoziando altresì spazi e confini e gestendo politiche di espansione o di difesa. Questo aspetto è particolarmente complesso in Italia. La presenza di forme associative riconducibili ad Ordini o Collegi, le associazioni scientifiche, le organizzazioni sindacali mono-professionali, comportano spesso la nascita di conflitti. 4. Riconoscimento e protezione da parte dello Stato. Lo Stato riconosce e tutela il monopolio dellesercizio professionale, talvolta entrando esplicitamente nel processo di abilitazione con un esame che chiude il percorso formativo (esame di Stato). Le quattro fasi non sono necessariamente cronologiche, anzi spesso sisovrappongono e la descritta successione riveste senzaltro interesse in quantoapplicabile alla stragrande maggioranza delle professioni, compresa quella del Tsrm.1.2.1) Levoluzione della base cognitiva e la nascita delle prime scuole Il primo periodo va dalle prime applicazioni delle radiazioni alla gradualetrasformazione di queste, a cavallo tra i secoli XIX e XX fino agli anni ‘40, qualestrumento scientifico professionale integrato nel campo della medicina. Nascono lesocietà scientifiche di radiologia e inizia la presenza, nelle radiodiagnostiche eradioterapie, di personale assimilabile al tecnico di radiologia. La scoperta dei Raggi X (8 novembre 1895), ad opera del professor WilhelmConrad Röntgen (1845-1923) dellUniversità di Wurzburg e per la quale nel 1901 gli fuconferito il premio Nobel per la fisica, diede inizio ad una nuova epoca in campomedico. -36-
  • 37. Già nel 1896, in Germania, in alcuni gabinetti radiologici il medico eraaffiancato da personale di supporto perché questa nuova disciplina si basavasullutilizzo di macchinari piuttosto complessi. Inizialmente furono gli elettricisti ed ifotografi ad affiancare i medici nelleseguire le radiografie e solo successivamentefurono create delle scuole speciali per la formazione e laddestramento in materia diradiazioni. Storicamente è in questo periodo che i medici, in generale, pongono lefondamenta sociali e giuridiche della propria posizione di predominio sulle altreoccupazioni sanitarie. Questa nuova tecnologia richiedeva un sistema di sapere che avrebbe condottoalla istituzionalizzazione della radiologia come branca della medicina a sè stante.Limmagine radiografica, poco più di un insieme di grigi indefiniti, era inizialmentemonopolio di pochi specialisti portatori di una nuova scienza. Questultima era legataal progresso nel campo medico-scientifico passando nel tempo dallinterpretazione diimmagini macroscopiche, ormai alla portata di molti, ad immagini sempre piùcomplesse e dovute: allintroduzione dei mezzi di contrasto, allaccorciamento deitempi di esposizione, allo sviluppo di nuove tecniche di studio che consentivano diisolare singoli segmenti anatomici (ad esempio con la tomografia o stratigrafia). Talenuova iconografia non poteva che essere nuovamente dominio di pochi cultori. Dopo gli anni ‘20 nascono nuove occupazioni in funzione del processoproduttivo sanitario, la professione medica è gravata da sempre maggiori compitilavorativi vecchi e nuovi e pertanto cede o delega parte delle proprie attività allenuove figure professionali. La delega tuttavia mantiene il controllo sullattività, talecontrollo si esercita in modo diretto sullesecuzione dei compiti sanitari ed in modoindiretto sotto laspetto funzionale, gerarchico, istituzionale e scientifico. Alla figuradei collaboratori dei radiologi venivano delegate attività preparatorie o ancillari perconsentire al medico di concentrarsi sullattività di diagnosi e cura. Questi primicollaboratori sono senzaltro identificabili con i Tsrm. A partire da gli anni ‘30, ci si rese conto che non bastava più la praticaquotidiana per lesecuzione dei compiti affidati e fu gioco forza passare da unaconoscenza esclusivamente empirica ad una più scientifica. Venne pubblicato il primo manuale di tecnica radiologica: "TecnicaRadiodiagnostica", nella cui prefazione si legge: "il libro è dedicato anzitutto i tecnici -37-
  • 38. radiologi, a quella categoria, cioè di modesti e preziosi collaboratori del medico specialista,dallabilità dei quali dipende tanta -spesso misconosciuta - parte della fortuna di un istituto diradiologia". Uno dei primi corsi formativi per "Assistenti tecnici di laboratorio radiologico"nasce nel 1939-1940 a cura della Croce Rossa Italiana presso la Regia Università diMilano ed è riservato a 20 infermiere della CRI. Solo nel 1954 venne attivata, a Roma, una scuola avente finalità ed ordinamentospeciale che assunse la denominazione di Istituto professionale per lindustria elartigianato "E. De Amicis". Nel 1958 prese avvio un corso triennale per "Tecnico diimpianti radiologici". La sperimentazione finì nel 1965.1.2.2) Lassociazionismo professionale Verso la metà degli anni 50 la categoria si riunì in unassociazione chiamataUnione Nazionale Tecnici Radiologi (UNTR) adottando come parole chiave "unione eprofessionalità". In quel periodo, è opportuno ricordarlo, iniziò una ricercaparticolarmente faticosa e contrastata da una difficile identità e da un ristretto spaziooccupazionale. Il lavoro nelle strutture sanitarie, ben diverso da oggi, era basato sumotivazioni di tipo missionaristico, ovvero unassistenza sanitaria dei bisognosi maelusiva dei problemi di fondo di unequa distribuzione e di facile accesso a tuttisulluso di beni e servizi. Il periodo era altresì caratterizzato da bassi salari, turnipesanti, assenza di diritti sindacali e abusi professionali e con una sottomissione totalee rispettosa dalla scala gerarchica. La tutela sindacale degli operatori farà accessodopo più di un ventennio. L’UNTR era una associazione apolitica e che propose un programma chiaro econdiviso con quanto stabilito dalle norme internazionali di radiologia. Nel 1960 fu pubblicato dallInail il "Manuale del Tecnico di radiologia medica",curato da personale medico. I contenuti riguardavano nozioni di fisica, elementi dianatomia, apparecchiature, tecnica radiologica senza e con mezzi di contrasto, nozionidi tecnica foto-radiografica, terapia fisica, radioprotezione e legislazione. Alcunitecnici di radiologia componenti lassociazione, come il collega Velardi Colasanti,cercavano di sviluppare in questi anni anche la base cognitiva dei tecnici creando una -38-
  • 39. casa editrice, la LEVI, che pubblicò i "Quaderni di anatomia e tecnica radiologica" e il"Manuale pratico di tecnica radiologica". I primi anni ‘60 videro lintera categoria dei tecnici di radiologia rappresentatada unorganizzazione forte e coesa: l’Associazione Nazionale Tecnici ItalianiRadiologia (ANTIR) che si sostituì alla precedente UNTR nel 1964: unassociazione diquesto tipo non poteva che avere conflitti con gli altri sindacati del settore sanitario. Nel 1964 lItalia recepì le direttive Euratom sullimpiego pacifico dellenergianucleare. Sulla spinta dell’ANTIR arrivò la "Regolamentazione giuridica delleserciziodellarte ausiliaria di tecnico di radiologia medica" e immediatamente la L. 4 Agosto1965, n. 1103 che definì le prime regole e modalità di accesso alle scuole. Non piùgestite da enti privati e pubblici ma soltanto da istituti universitari e ospedali pubblici,previa domanda al Ministero della sanità. Laccesso alla scuola era consentito a coloroche possedevano il diploma di istruzione secondaria di primo livello (terza media) conunetà compresa fra i 17 ed i 32 anni. Risultava titolo preferenziale, ai finidell’ammissione, il possesso di un altro diploma professionale. La legge definì ilprocesso evolutivo dei tecnici diplomati prospettando loro il riconoscimento statale elautonomia professionale, questo grazie allistituzione della Federazione Nazionaledei Collegi provinciali al fine di garantire maggiore prestigio alla categoria attraversoil controllo sullo svolgimento dellattività professionale. S’introdusse la triennalità delcorso. L’ANTIR chiese con sollecitudine lemanazione del regolamento esecutivo dellaL. 1103/65 ma che uscì solo tre anni dopo: il DPR 6 marzo 1968, n. 680, in cui sistabiliva che i docenti dovessero essere scelti nella facoltà di medicina e chirurgia o daaltre facoltà universitarie e tra i medici degli ospedali pubblici. Tuttavialinsegnamento poteva essere affidato anche ad altri esperti muniti del diploma diabilitazione professionale e iscritti negli appositi Albi professionali (art. 7). Con il DM 19 aprile 1968 venne approvato il programma di insegnamento dellescuole per Tecnici di radiologia medica istituite secondo le previsioni della L n.1103/65. Il programma prevedeva lezioni teoriche, dimostrative ed esercitazioni ditirocinio. L’ANTIR lavorò anche per la creazione di condizioni di sicurezza e di tutela dalpericolo delle radiazioni nei confronti degli operatori e con il riconoscimento di un -39-
  • 40. elevato rischio nellambito lavorativo: lindennità di rischio da radiazioni. Fuintrodotto anche il periodo aggiuntivo di quindici giorni di congedo ordinario. Nel 1970 si costituì la Federazione Nazionale Collegi Tecnici di RadiologiaMedica mentre lassociazione ANTIR si sciolse nel 1972 a Roma per costituire ilSindacato Nazionale dei Tecnici di Radiologia Medica ( SNTRM). In questi anni vennero istituite presso gli istituti universitari e i pubbliciospedali alcune scuole per i Tsrm. Il limite di tali corsi formativi fu rappresentatodallincapacità di sviluppare la professione in termini di autonomia e specificitàfunzionale. Questa situazione venne maggiormente evidenziata attraverso il tirocinioche insegnava agli allievi quali erano i reali rapporti di potere gerarchico internoallospedale, per cui gli allievi si abituarono inevitabilmente a considerarsi esecutorimanuali delle direttive del medico. Sempre negli anni ‘70 la figura del Tsrm si uniformò agli standard europeinellimpiego delle apparecchiature più evolute, ciò grazie anche allavvento di nuovemetodiche di immagine derivate dallevoluzione tecnologico-informatica come la TAC(ora: TC) e la RMN. La prima scoperta nel 1972 dal fisico A.M. Cormak e da G.N.Hounsfield, ingegnere capo dei laboratori scientifici della casa discografica ingleseEMI, valse ad entrambi il premio Nobel per la medicina nel 1979. La seconda, scopertacome fenomeno nel lontano 1946 da Bloch e Purcell e anche questi premiati nel 1952con il premio Nobel per la fisica, fu introdotta in ambito radiologico nel 1973 quandoLauterbur dimostrò la possibilità di ottenere informazioni spaziali correlati al segnaledi risonanza magnetica.1.2.3) Il riconoscimento dello Stato: un atto anticipato ? Allinizio del 1980, con la L. 31 gennaio 1983 n. 25: modifiche ed integrazioni dellalegge 4 agosto 1965, n. 1103 (...) sulla regolamentazione giuridica dellesercizio dellattività ditecnico sanitario di radiologia medica, si incise profondamente sul profilo formativo. Lalegge stabilì definitivamente che larte ausiliaria di tecnico di radiologia medica, di cuialla L. n. 1103/65 è sostituita dalla professione di tecnico sanitario di radiologiamedica (art. 1). -40-
  • 41. Laccesso alla scuola prevedeva il diploma di scuola secondaria superiore einseriva un Tsrm, nominato dal Collegio, nelle commissioni di esame allo scopo didichiararne labilitazione professionale. Veniva inoltre definita maggiormente lattivitàoperativa, tanto sotto laspetto delle funzioni professionali (nella quale rientra tutto ilcampo della radiologia medica e della radioprotezione), quanto sotto laspettodellautonomia di servizio e la connessa responsabilità specifica tecnico-professionaledegli atti a loro attribuiti. Introdusse il reato di esercizio abusivo della professione,secondo quanto sancito dallarticolo 348 del codice penale, consentendo inoltre almagistrato il potere di ordinare la chiusura temporanea del servizio radiologico nelquale sia stata esercitata l’attività abusiva. La legge modificò i compiti del Tsrm andando a sostituire le precedentidisposizioni (previste dal DPR n. 680/68) con un ampliamento delle competenze e conuna maggior autonomia rispetto al passato. Per quanto attiene le scuole vi fu una cambiamento del programma didatticopur conservando i tre anni della durata del corso. La direzione delle scuole rimanevaaffidata al direttore dellistituto radiologico universitario o al primario radiologodellospedale in cui aveva sede il corso. Unica nota di rilievo fu la possibilità diaffidamento dellinsegnamento professionalizzante e di docenza ad un Tsrm. Lescuole erano ciò nondimeno ancora prive di un raccordo nazionale sul piano didattico. Naturalmente lintroduzione della L. n. 25/83 ebbe forti conseguenze anche neiposti di lavoro, in particolare tra i medici radiologi ed i tecnici in quanto, secondo lacitata normativa, il Tsrm poteva esercitare il proprio lavoro anche senza la presenzadel medico specialista. "Tale situazione, evidenziata anche dalla carenza di medici radiologi faceva sì che leradiologia nei turni pomeridiani e di notte erano, spesso, presieduti da soli tecnici che dovevanorispondere tecnicamente ai quesiti dei medici di pronto soccorso che grazie alle innovazionitecnologiche, alla maggior automazione dei macchinari e alla forte espansione della TC,chiedevano laumento di prestazioni radiologiche spesso finalizzate procedure medico legali"10.In sostanza anche un servizio di radiologia o, più in generale, in un dipartimento didiagnostica per immagini, l’attività organizzata soggiace alla regola generale secondo 10 F.Ascolese, P. Binetti, B.B.Zobel: Dal Core competence al core curriculum. 2008. -41-
  • 42. la quale, nei rapporti tra professioni diverse, le “logiche non sono soltanto quelleorganizzative ma sono logiche professionali"11 spesso confliggenti ta loro. Conseguentemente alla direttiva delle Comunità Europee del 21 dicembre 1988che sanciva il diritto a una libera circolazione negli stati membri anche deiprofessionisti Tsrm, negli anni ’90 e con una serie di provvedimenti legislativi eamministrativi, fu innovato il sistema universitario formativo della professionesanitaria in Italia. Nel 1994 il Ministro della Sanità (DM 26 settembre 1994 n. 746) regolamentò ilprofilo professionale dei Tsrm congiuntamente a tutte le altre 21 professioni sanitarie.Il citato decreto prevedeva lindividuazione della figura del tecnico sanitario diradiologia medica con il seguente profilo: "il tecnico sanitario di radiologia èloperatore sanitario che in possesso del diploma universitario abilitante edelliscrizione allAlbo professionale, è responsabile degli atti di sua competenza ed èautorizzato ad espletare indagini e prestazioni radiologiche" (art. 1). Sinteticamente, nel menzionato Decreto, il profilo professionale venivaulteriormente precisato, compatibilmente a quanto precedentemente previsto dalla L.n. 25/83, secondo quanto segue. Il tecnico sanitario di radiologia medica:- partecipa alla programmazione e organizzazione del lavoro;- programma e gestisce lerogazione di prestazioni di sua competenza in collaborazione diretta con il medico radiodiagnosta, nucleare, radioterapista e fisico sanitario;- svolge la propria attività e strutture pubbliche, private, in rapporto di dipendenza o libero-professionale;- verifica e controlla la qualità;- contribuisce alla formazione del personale di supporto e concorre allaggiornamento del proprio profilo professionale ed alla ricerca. Il riordino della disciplina in campo sanitario avvenuta nel 1992 (D.Lgs. n.502/92) introdusse nuove modalità per la formazione del personale, delegandoalluniversità il compito unico della formazione delle professioni sanitarie. 11 W. Tousijn: op. cit. -42-
  • 43. Nello stesso periodo la Federazione Nazionale dei Collegi Professionali deiTsrm pubblicò il Codice Deontologico definendo anche le caratteristiche etichespecifiche della professione. Nellanno accademico 1996-1997 avviene il passaggio della formazione dallescuole regionali alluniversità (secondo le previsioni del D.Lgs. 502/92) introducendocosì la formazione per mezzo dei corsi di Diploma Universitario e sancendo quindi lafine del modello di scuola ospedaliera a favore di una formazione più consona alleprofessioni in ambito sanitario. Lultimo periodo decisivo per i professionisti del comparto fu introdotto dallaL. 26 febbraio 1999, n. 42: disposizioni in materia di professioni sanitarie. Si stabilivalequipollenza ai titoli universitari dei precedenti titoli abilitanti la professione, venivaaltresì abrogato anche per tutte le altre professioni sanitarie il vincolo del mansionario,ovvero una mera della elencazione dei compiti da svolgere, a favore di una normaaperta in cui si prevede che "il campo proprio di attività e di responsabilità delle professionisanitarie (...), è determinato dei contenuti dei decreti ministeriali istituti dei relativi profiliprofessionali e degli ordinamenti didattici dei rispettivi corsi di diploma universitario e diformazione post-base nonché dagli specifici Codici deontologici, fatte salve le competenzepreviste per le professioni mediche e per le altre professioni del ruolo sanitario (...)" (art. 1). Vatuttavia sottolineata la circostanza che il nostro Decreto fa comunque salva,richiamandola, la L. n. 25/83 . Senz’altro la L. n. 42/99 consente l’ampliamento dellaprofessione grazie alla possibilità di interventi futuri nel settore formativo. È inoltreevidente, grazie al richiamo operato dalla legge, il nuovo ruolo assunto dal CodiceDeontologico. Infine, come menzionato, la riforma dei corsi di laurea su due cicli (triennale ebiennale) operato dal Decreto Ministeriale n. 509/99 conduce alla trasformazione delDiploma Universitario a corsi di primo livello (laurea). Proprio nell’esame finale èprevista la presenza di due membri del Collegio Professionale allo scopo di attribuirevalore di esame di Stato abilitante all’esercizio professionale (Decreto interministeriale2 aprile 2001, art. 6) . E’ opportuno precisare che un riconoscimento da parte dello Stato era giàprevisto dalla L. n. 1103/65 (art. 12) in cui si prevedeva che "leffettivo eserciziodellarte ausiliaria sanitaria di tecnico di radiologia medica è subordinato alliscrizione -43-
  • 44. allAlbo provinciale (...)", obbligo peraltro non abrogato dalla successiva L. n. 25/83. Èpertanto evidente, come precedentemente detto, che in realtà le fasi della costituzionedi una professione non sono fasi necessariamente e cronologicamente distinte bensìfrequentemente sovrapposte; si può anzi dire che il riconoscimento da parte delloStato fosse stato ottenuto già agli albori della professione. È possibile concludere chedi indiscusso rilievo è stata la spinta politico-istituzionale a far sì che la nostraprofessione fosse da subito vigilata dallo Stato. 2) La legislazione inerente la professione Tsrm Dopo l’accenno storico è necessario profilare quali limiti e quali potericompetono al Tsrm. In verità, l’analisi della vigente normativa, non porta verso unarisposta univoca bensì ad una soluzione ricavata dalla lettura combinata delle fontinormative e perciò con l’utilizzo di tecniche interpretative. L’approccio più semplice rimane quello cronologico.2.1) La Legge 4 Agosto 1965, n. 1103 La L. n. 1103/65: : Regolamentazione giuridica dell’esercizio dell’arte ausiliariasanitaria di tecnico di radiologia medica, rappresenta necessariamente il punto dipartenza tanto per la comprensione dell’aspetto normativo, quanto per quelloevolutivo della professione. Oltre a regolamentare accesso, tipologia e requisiti per l’avviamento dellescuole, fornì anche il primo mansionario del Tsrm. Secondo l’art. 11 al tecnico era consentito “svolgere le seguenti mansioni”:a. preparare l’ammalato secondo le istruzioni del medico radiologo;b. effettuare tutte le manovre e le manualità coordinate dal medico radiologo che ne rimane responsabile;c. controllare l’efficienza degli apparati e la loro manutenzione,d. eseguire il lavoro della camera oscura, della registrazione e della archiviazione delle pellicole. -44-
  • 45. E’ fatto divieto ai tecnici di radiologia medica di fornire prestazioni fuori dai gabinettiradiologici debitamente autorizzati, se non sotto il diretto controllo e in presenza del medicoradiologo, che ne assume, di volta in volta, la responsabilità. Questi i compiti e i limiti originari del Tsrm. Ad essi veniva altresì vietata l’attività presso studi radiologici non autorizzatisalvo che l’attività non fosse svolta sotto diretto controllo di un medico radiologo cheera responsabile. Da un lato la nuova disciplina imponeva l’obbligo, per gli enti pubblici e privatiche avevano personale dedicato all’utilizzo delle apparecchiature, di assumerepersonale in possesso del diploma di abilitazione di tecnico di radiologia medica (art.13). Dall’altro inibiva l’attività abusiva sanzionando il personale sprovvisto di titoload una multa e, in caso di recidiva, con un’ulteriore multa, la reclusione da 15 a 30giorni, la confisca del materiale utilizzato per l’attività e la chiusura temporanea deilocali utilizzati (art. 16). La Commissione esaminatrice, deputata alla valutazione del candidato alla finedel corso, era composta da cinque membri: il direttore della scuola (primarioradiologo dellospedale presso cui ha sede la scuola, oppure direttore dellistitutouniversitario di radiologia), da un primario radiologo di ruolo designato dallordinedei medici della provincia, da un docente delle materie obbligatorie del corso di studi,da un rappresentante del ministero della pubblica istruzione e infine, in qualità disegretario, da un funzionario amministrativo del Ministero della sanità (art. 8, co. 2). Ulteriore novità introdotta fu l’obbligatorietà dell’iscrizione all’Alboprofessionale conservato presso i neonati Collegi provinciali. Collegi, a loro volta,riuniti in una Federazione nazionale con sede a Roma (art. 16). Questa disposizione fuulteriormente rafforzata con l’espresso rinvio al D.Lgs. C.P.S. del 13/09/1946, n. 233 :Ricostituzione degli Ordini delle professioni sanitarie e per la disciplina delle professioni stesseinizialmente indirizzata ai medici-chirurghi, veterinari, farmacisti ed ai Collegi delleostetriche. E’ evidente che questo primo risultato ottenuto dalle associazioni professionalinon era di poco conto. Tant’e che, in tal modo, l’attività professionale era vigilatadallo Stato poiché Ordini e Collegi sono classificati come Enti ausiliari dello stesso -45-
  • 46. diversamente quindi dalle Associazioni che hanno natura puramente volontaria edotate di disciplina privatistica: Regolamenti e Statuti liberamente approvati dagliiscritti. L’art 19 delegava infine al governo la produzione del Regolamento esecutivodella legge stessa entro sei mesi dall’entrata in vigore. Il menzionato Regolamentotrovò attuazione con il DPR n. 680/68.2.2) Il DPR 6 Marzo 1968, n. 680 Il Decreto presidenziale: regolamento per lesecuzione della legge 4 agosto 1965,n. 1103, concernente regolamentazione giuridica dellesercizio dellarte ausiliariasanitaria di tecnico di radiologia medica, era finalizzato a dettagliare quanto previstodalla precedente legge. In particolare disponeva sui requisiti per listituzione delle scuole da parte degliistituti universitari di radiologia e i pubblici ospedali dipendenti da enti pubblici. Ladomanda, da presentare al Ministero della sanità, doveva contenere lindicazione deimezzi finanziari per limpianto ed il funzionamento, la pianta e la descrizione deilocali destinati alla scuola, le attrezzature necessarie, il regolamento contenente ladisciplina relativa all’organizzazione tecnica, finanziaria e amministrativa, il numerodegli allievi che possono frequentare la scuola. Il Direttore della scuola doveva essere o il direttore dellistituto universitario diradiologia o il primario radiologo dellospedale presso cui ha sede la scuola. Era ilresponsabile didattico-funzionale della scuola stessa con compiti di vigilanza econtrollo, presiedeva inoltre il consiglio degli insegnanti. Gli Insegnanti dovevano essere scelti tra docenti della facoltà di medicina echirurgia o di altre facoltà universitarie e tra i medici ospedalieri dipendenti da entipubblici. Una prima e timida novità fu introdotta per quanto attiene la figura delTsrm: linsegnamento può essere affidato anche ad altri esperti purché muniti deldiploma di abilitazione per lesercizio dellarte ausiliaria sanitaria di tecnico diradiologia e delliscrizione allalbo professionale. Gli Studenti potevano essere ammessi fin dalletà di 16 anni, purchécompissero il diciassettesimo entro il 31 dicembre dellanno in cui veniva presentata la -46-
  • 47. domanda e, se minori di anni 21, con "lesplicito consenso del padre o di chi esercita lapatria potestà o la tutela" (art. 10, co. 3). Lammissione alla scuola era secondo lordinecronologico di presentazione della domanda, la frequenza era obbligatoria e laformazione prevedeva lezioni teoriche, esercitazioni e tirocinio pratico. Agli allievi delprimo anno era escluso ogni contatto diretto con i pazienti, era loro consentito soltantofrequentare le lezioni teoriche e le esercitazioni pratiche. Il passaggio agli anni successivi era previsto tramite scrutinio finale perciascuna materia, mentre erano previste due sessioni, una estiva ed una autunnale, perlesame destinato al conseguimento del titolo di abilitazione. È in questo DPR che troviamo una prima integrazione del mansionario (art. 24),anche se in realtà trattasi di disposizioni di dettaglio con espresso riferimento al puntob) dellart. 11 della L. n. 1103/6512. In particolare, precisando che: "il tecnico diradiologia cura lesecuzione degli esami radiografici prestabiliti dal medicoradiologo", le operazioni di spettanza del Tsrm sono: a) inserimento dellapparecchio sulla linea di esercizio; b) prefissione dei dati radiografici secondo il tipo di radiografia da eseguire; c) disposizioni del paziente sul tavolo radiologico; d) centratura del tubo radiogeno sullorgano da esaminare e collocazione della cassetta radiografica; e) inserimento del commutatore per lemissione dei raggi x.Inoltre il "tecnico di radiologia su disposizione e sotto la responsabilità del medicoradiologo (...) può curare direttamente lesecuzione degli esami radiografici semplici(torace, ossa, schermografia) anche senza la presenza del medico radiologo. In nessuncaso il tecnico radiologo può curare lesecuzione di esami radioscopici ocontrastografici senza la costante presenza del medico radiologo". È evidente che la figura del Tsrm rimane ancora molto condizionata dallapresenza funzionale del medico radiologo anche se, negli esami tradizionali, quindiquelli maggiormente incidenti nellattività radiologica, inizia a profilarsi un certo 12 Art. 11, lett. b): effettuare tutte le manovre e le manualità coordinate dal medico radiologo che nerimane responsabile. -47-
  • 48. affrancamento dallo specialista radiologo. Il DPR n. 680/68 stabiliva altresì i compitidei tecnici addetti reparti di radioterapia. Con questo Decreto può dirsi conclusa una prima fase, sotto laspettostrettamente legislativo, di regolamentazione di una professione sanitaria ancoragiovane e destinata a crescere ulteriormente. E’ necessario ricordare che questi primi risultati, che solo un inadeguato sensostorico può definire scarsi, non sono certo nati magicamente, bensì grazie ai colleghidelle nostre Associazioni che hanno creduto nella nostra professione e si sonoprodigati, nelle opportune sedi politico-istituzionali, a vincere le resistenze alcambiamento rappresentate, anche, da interessi di tipo corporativo. Ulteriore modifica fu rappresentata dallobbligo, per gli ospedali e gli entipubblici, di aprire un apposito ruolo organico nel personale sanitario e ad iscrivervi ilpersonale che già svolgesse compiti di Tsrm purchè in possesso del relativo titolo (L.n. 944/67). Si riconobbe unindennità di rischio radiologico mensile di 30.000 Lire (L.n. 416/68). I Tsrm furono collocati nel personale tecnico con un congedo aggiuntivo, aquello ordinario, di 15 giorni allanno per il personale sottoposto a rischio daradiazioni ionizzanti (DPR n. 130/69: stato giuridico dei dipendenti degli entiospedalieri). Procedendo oltre nella nostra ricostruzione cronologico-legislativa una svoltacertamente di rilievo fu rappresentata dalla L. n. 25/83.2.3) La Legge 31 Gennaio 1983, n. 25 La L. n. 25/83: modifiche e integrazioni della legge 4 Agosto 1965, n. 1103 e alDecreto del Presidente della Repubblica 6 Marzo 1968, n. 680 sulla regolamentazionegiuridica dellesercizio dellattività di tecnico sanitario di radiologia medica, è senzadubbio il secondo evento legislativo che ha profondamente modificato la figura delTsrm. Il testo normativo incide profondamente nel settore delle competenze deltecnico di radiologia, in particolare andando a modificare e talvolta sostituireinteramente quanto previsto dai precedenti atti normativi. Innovazione di non poco conto è il passaggio da arte ausiliaria a professione cosìcome sancito dallart. 1 e in anticipo rispetto a tutte le altre professioni sanitarie -48-
  • 49. dellarea non medica. Va pur detto che la presenza di un elenco delle mansioniattribuite, come stabilito dalla legge stessa, non può che ridurre lambito didiscrezionalità del professionista lasciando pertanto il valore del titolo più in unambito teorico che sostanziale. Una ulteriore modifica investe il titolo per lammissione ai corsi: è oranecessario il diploma di scuola media superiore (art. 2). Nella Commissione desame per labilitazione professionale viene aggiunto untecnico sanitario di radiologia medica designato dal Collegio professionale (art. 3).Oggi invece i rappresentanti nominati dai Collegi provinciali nella commissioned’esame sono due13. Di deciso impatto è invece il successivo art. 4 in cui viene riscritto, abrogando equindi sostituendo, lintero mansionario previsto dall’art. 11 della L. n. 1103/65. IlTsrm collabora direttamente con il medico radiodiagnosta, radioterapista e nucleare intutti gli ambiti dellutilizzo delle radiazioni ionizzanti, sia naturali che artificiali e delleenergie termiche ed ultrasoniche, nonché della risonanza nucleare magnetica. Questoper scopi diagnostici, terapeutici, scientifici e didattici tanto nelle strutture pubblicheche private. In modo particolare: a) attuano le modalità tecnico-operative ritenute idonee alla rilevazione dellinformazione diagnostica e allespletamento degli atti terapeutici su indicazione fornita dal medico specialista (radiologo, radioterapista o nucleare) al quale rimane la facoltà dellintervento diretto; b) il Tsrm è tenuto a svolgere la propria opera nella struttura pubblica e privata, nel settore servizi dove lattività radiologica è complementare14 allesercizio clinico dei medici non radiologi, secondo le indicazioni del medico radiologo; c) i Tsrm assumono la responsabilità specifica tecnico-professionale degli atti a loro attribuiti. 13 V. Decreto interministeriale del 2 aprile 2001, art.6, lett c): la Commissione per la prova finale ècomposta da non meno di 7 e non più di 11 membri, nominati dal Rettore su proposta del Consiglio del Corso diLaurea, e comprende almeno due membri del Collegio professionale (...) 14 Lattività radiologica complementare è da intendersi tutta quella svolta al di fuori dei serviziradiologici: sale operatorie, emodinamica, uroradiologia in cui il Tsrm collabora direttamente con il medicospecialista di unaltra disciplina. -49-
  • 50. Questo il secondo mansionario della nostra attività professionale. Poiché lart. 8di questa legge ha espressamente previsto la sostituzione dellart. 11 della L. n.1103/65, lelenco delle competenze contenuto nella seconda è intendersicompletamente abrogato. Rimane il quesito di cosa ne è stato delle norme del DPR n.680/68 che hanno specificato il primo mansionario. Premesso che il Decretopresidenziale dettagliava lart. 11 della L. n. 1103/65, la prima conseguenza potrebbeessere la caduta delle disposizioni contenute nel Decreto. Per due ragioni: la primaperché labrogazione di un articolo di legge successivamente puntualizzato da undecreto fa venire meno il fondamento del decreto stesso salvo ch la legge stessa non lorichiami espressamente, ovvero nell’attività interpretativa non vi siano incompatibilitàfra legge e Decreto. In tal caso è evidente che sarebbe il Decreto a dover soccombere. Il legislatore, con l’art. 8, ha preferito tuttavia non lasciare allinterprete dubbiermeneutici preferendo così sostituire anche lart. 24 del menzionato DPR eprecisando precisi compiti in capo ai tecnici di radiologia nei diversi settori:radiodiagnostica, radioterapia, medicina nucleare, fisica sanitaria ecc. Queste le novitàintrodotte dalla L. n. 25/83. È pertanto da intendersi completamente abrogata la precedente elencazione deicompiti attribuiti. In particolare mentre il DPR n. 680/68 impediva esami radioscopiciin assenza del medico radiologo, ora il divieto è da considerarsi abrogato. Continuainvece ad essere espressamente preclusa al Tsrm la somministrazione di mezzo dicontrasto (art. 8). La legge del 1983 introduce inoltre, modificando le precedenti sanzioni previstedalla L. n. 1103/65, lesercizio abusivo della professione secondo quanto previstodallarticolo 348 del codice penale. È alla luce anche di questa sanzione è sostenibile latesi secondo la quale la professione di Tsrm è nata nel lontano 1983 e nonsuccessivamente, assieme alle altre nel 1999, come invece sostenuto da alcuni15; 15 L. Benci: Le professioni sanitarie (non mediche), 2002.”Se è pur vero che viene specificato che ladenominazione arte viene sostituita con professione, questo avviene con la premessa di una futura legge quadro diriordino delle professioni sanitarie ausiliarie. Quindi anche la professione di tecnico sanitario di radiologia medicaresta fino al 1999 professione ausiliaria”. L’interpretazione letterale non consente la condivisibilitàdell’affermazione L’affermazione non è condivisibile. L’ interpretazione letterale dell’art. 1 è chiara: ”l’arteausiliaria sanitaria di tecnico di radiologia medica (...) è sostituita dalla professione di tecnico sanitario diradiologia medica”. E’ evidente: il Tsrm è stato definito professionista dall’entrata in vigore della legge stessa. Ilprimo periodo “in attesa dell’emanazione della legge quadro sulle professioni sanitarie ausiliarie...”nonrappresenta altro che una norma programmatica, condizione eventuale e futura, non certo condizione giuridicaper l’attribuzione dello status di professionista al Tsrm. Diversa interpretazione condurrebbe alla conclusioneillogica che l’art. 348 del c.p. sanzionerebbe come esercizio abusivo di professione l’esercizio di un’arte ausiliaria. -50-
  • 51. accanto alla previsione dellesercizio abusivo professionale vi è poi lattribuzione diuna specifica responsabilità. In sostanza e diversamente dal passato, non è più ilmedico specialista, sia esso radiologo, radioterapista o nucleare, responsabile degli atticompiuti dal Tsrm.2.4) D.M. 26 Settembre 1994, n. 746 La riforma dell’intero SSN, introdotta dapprima con il D.Lgs. n. 502/92 eintegrata con il D.Lgs.n. 517/93, non poteva certo lasciare indenne anche il personaledel Comparto. In particolare, nel secondo atto legislativo, viene conferita delega al Ministrodella sanità di individuare, con proprio decreto, le figure professionali da formare ed irelativi profili. Le professioni interessate, ad opera del Ministero, dallindividuazione dellafigura e del relativo profilo furono, per le professioni sanitarie infermieristiche eostetriche: infermiere (D.M. n. 739/94); ostetrica (D.M. n. 740/94); infermierepediatrico (D.M. n. 70/97). Per le professioni sanitarie riabilitative: podologo (D.M. n. 666/94);fisioterapista (D.M. n. 741/94); logopedista (D.M. n. 742/94); ortottista (D.M. n.743/94); terapista della neuro e psichicomotricità delletà evolutiva (D.M. n. 56/97);tecnico della riabilitazione psichiatrica (D.M. n. 182/01); terapista occupazionale (D.M.n. 136/97); educatore professionale (D.M. n. 520/98). Per le professioni tecnico-sanitarie nellarea tecnico-diagnostica: tecnicoaudiometrista (D.M. n. 667/94); tecnico di laboratorio (D.M. n. 745/94); tecnicosanitario di radiologia medica (D.M. n. 746/94); tecnico di neurofisiopatologia (D.M.n. 183/95). Per larea tecnico-assistenziale: tecnico ortopedico (D.M. n. 665/94); tecnicoaudioprotesista (D.M. n. 668/94); tecnico della fisio patologia cardiocircolatoria (D.M.n. 316/98); igienista dentale (D.M. n. 137/99); dietista (D.M. n. 744/94). Per le professioni tecniche della prevenzione: tecnico della prevenzionenellambiente e nei luoghi di lavoro (D.M. n. 58/97); assistente sanitario (D.M. n.69/97). -51-
  • 52. È evidente che le professioni più conosciute e ormai consolidate sono stateimmediatamente investite dallattività regolamentare del Ministero (fisioterapista,infermiere, podologo, Tsrm, tecnico di laboratorio, ostetrica ecc.), mentre le altre e piùgiovani professioni hanno trovato a riconoscimento solo successivamente (tecnico dineurofisiopatologia; tecnico della prevenzione; tecnico riabilitativo psichiatrico). Ciò che rileva ai nostri fini è tuttavia come il Decreto ministeriale n. 746/94, cheindividua la figura e descrive il connesso profilo del Tsrm, abbia influito nellareadelle competenze del professionista in questione. Per quanto attiene lindividuazione della figura, il Tsrm è: "loperatoresanitario che in possesso del diploma universitario abilitante e delliscrizioneallalbo professionale, è responsabile degli atti di sua competenza ed è autorizzato aespletare indagini e prestazioni radiologiche". Il dettato è piuttosto chiaro e nonnecessiterebbe di particolari commenti, salva la precisazione che dal diplomauniversitario si è passati alla laurea triennale; liscrizione al Collegio è condizionenecessaria, insieme al titolo, per individuare la figura del professionista sanitario.Lassenza di una delle due condizioni non consente lattività professionale. Per quantoattiene la responsabilità (la conseguenza giuridica di un comportamento illecito) ilTsrm viene ritenuto unico titolare diversamente dal passato in cui, quale arteausiliaria, le conseguenza dell’illecito venivano in buona sostanza addossatecompletamente al superiore funzionale (il medico radiologo). Naturalmente questaresponsabilità attiene agli atti che gli competono: indagini e prestazioni radiologiche.Oltrepassare questarea condurrebbe a conseguenze in ambito penalistico secondolarticolo 348 del codice penale. Può essere utile precisare che se per indagine possiamo intendere l’attivitàinerente la diagnosi (radiologia tradizionale, TC, RMN, medicina nucleare), perprestazione radiologica si va oltre abbracciando tutte le attività che comprendonol’utilizzo di radiazioni, ionizzanti e non, negli altri settori come la radioterapia o lafisica sanitaria. Il D.M. n. 746/94 contiene necessariamente un richiamo alla L. n. 25/83 laquale, lo ricordiamo, novella in parte la precedente L. n. 1103/65. E’ per tale motivoche per precisare la sfera operativa diviene obbligatoria una lettura combinata delle -52-
  • 53. varie fonti normative. Va pur detto che il regolamento ricalca in parte quanto giàdisposto dalla L. n. 25/83. Ribadisce la necessarietà della prescrizione medica per ogni interventoprofessionale. Autorizza lattività del tecnico, oltre che con lo specialista radiologo anche conaltre figure sanitarie (la c.d. attività complementare) tanto nelle strutture pubblicheche in quelle private (v. art. 4). Più innovativa certamente la parte che attribuisce al Tsrm alcuni compiti inambito organizzativo: partecipa alla programmazione e organizzazione del lavoro;programma e gestisce lerogazione di prestazioni polivalenti di sua competenza (pursempre in collaborazione diretta con il medico specialista ed il fisico sanitario); èresponsabile del controllo sul corretto funzionamento delle apparecchiature affidate,provvedendo alla eliminazione di inconvenienti di modesta entità, attuandoprogrammi di verifica e controllo qualitativo Infine il Tsrm contribuisce alla formazione del personale di supporto e concorredirettamente allaggiornamento del proprio profilo professionale e alla ricerca. Questultimo comma certamente lascia aperti spazi professionaliparticolarmente ampi. Similmente agli infermieri è quindi previsto che pure ilpersonale tecnico di radiologia possa disporre di personale di supporto per la propriaattività, ad esempio operatori socio-sanitari o ausiliari che lo affiancano nelloperarequotidiano. Naturalmente questo comporta anche la connessa responsabilità in capoal tecnico che si avvalga di personale ausiliario. Concorrendo allaggiornamento delprofilo è possibile, ad esempio, prevedere lintroduzione nellattività organizzativa digruppi di lavoro che possono estendere le conoscenze specialistiche agli altri colleghiche operano in settori diversi. Infine è consentita lattività di ricerca per il settoreprofessionale, immaginiamo ad esempio lanalisi comparata di protocolli diagnosticiper valutarne lefficacia e lefficienza, tanto sotto l’aspetto diagnostico che dosimetrico. Si è vista, con questa prima elencazione di fonti normative, come lattivitàermeneutica, finalizzata a restringere o perlomeno delimitare lambito dellecompetenze, presenti dei profili di incertezza o perlomeno, per rimanere nel nostrosettore, un ampio spettro di grigi. -53-
  • 54. Fino qui è possibile dire che latto di maggior riferimento, almeno dopo laprima ufficializzazione della professione avvenuta ad opera della L. n. 1103/65 e delconnesso DPR n. 680/68, è la L. n. 25/83 la quale ha inciso, talvolta abrogandoimplicitamente e talvolta aggiungendo, disposizioni nelloriginaria legislazione purnon estinguendola completamente. Per quanto riguarda invece il D.M. n. 746/94 il suo maggior contributo è statoquello di definire la figura del Tsrm e di aggiungere qualche attività in ambitoorganizzativo. Lambito delle competenze, o almeno: linterpretazione per la suaindividuazione, subisce un ulteriore configurazione da un successivo atto legislativo:la L. n. 42/99.2.5)La Legge 26 Febbraio 1999, n. 42 La L. n. 42/99: Disposizioni in materia di professioni sanitarie, apporta un notevolecambiamento nellattività interpretativa sulle competenze delle figure sanitarie delComparto. Oltre allestensione della definizione di "professione sanitaria" anche alle altrefigure, di certo impatto è la nuova delimitazione delle attività che competono alleprofessioni. Il 2ºco. dellart. 1 abroga espressamente lart. 24 del DPR n. 680/68 "esuccessive modificazioni".Pertanto lattività interpretativa che spetta al professionista Tsrm per delineare leproprie competenze, deve necessariamente seguire un certo percorso. a) Lart. 24 del menzionato DPR dattagliava quanto previsto dalla precedente L.n. 1103/65, art. 11: il nostro cosiddetto primo mansionario, cioè linserimentodellapparecchio sulla linea desercizio; limpostazione dei dati; la centratura;lemissione radiante. Questo sotto la responsabilità diretta del medico radiologo e conlespresso divieto di utilizzo di mezzo di contrasto e della scopia. b) Un secondo atto legislativo (L. n. 25/83, art. 4) tuttavia sostituivainteramente, abrogandolo, lart. 11 e inserendo così quello che abbiamo definito ilnostro secondo mansionario. Non solo: lart. 8 della stessa legge, con lo stessomeccanismo dellabrogazione per sostituzione, andava anche a modificare lintero art. -54-
  • 55. 24 del DPR n. 680/68. In sostanza una corretta lettura dei compiti del Tsrm è, a partiredal 1983, la lettura combinata dellart. 4 e dellart. 8 della L. n. 25/83. Attenzione, sottoun aspetto di tecnica giuridica in realtà questi due articoli entrano a pieno titolo nellaL. n. 1103/65 e solo per semplicità continueremo a riferirci invece alla legge del 1983. c) Dal 1994, con il D.M. n. 746/94 finalizzato allindividuazione del profilo delTsrm, qualcosa viene aggiunto anche nellambito delle competenze (v. oltre). Pertantole mansioni del Tsrm sono definite dalla lettura congiunta della L. n. 25/83 (artt. 4 e 8)e dallart. 1, co. 2, 3 e 4 del Decreto ministeriale. d) Dal 1999, con la legge n. 42, è stato introdotto una profonda trasformazionenellambito delle mansioni. Tutto ciò che era collegato dallart. 24 del DPR n. 680/68decade. Quindi perde efficacia, oltre naturalmente allart. 24 del Decreto presidenziale,anche lart. 8 della L. n. 25/83 in quanto finalizzato esclusivamente a sostituire ilprimo e certamente rientrante nelle cosiddette "successive modificazioni" previstedalla legge del 1999. Si salva invece dallabrogazione lart. 4 della legge del 1983poiché non era diretto a puntualizzare i compiti del Tsrm bensì ambiti più ampi. Diconseguenza lattuale lettura delle sfere di competenza del Tsrm è quello previstodallart. 4 della L. n. 25/83 integrato dal DM n. 746/94. E quindi evidente che, unavolta espunta dallordinamento lelencazione tassativa (mansionario in senso stretto),rimangono delle norme più o meno aperte, intendendo con tale terminologia e inquesta sede la non-univocità nella loro interpretazione, ovvero la possibilità diattribuire ad esse un significato contenutistico più o meno ampio. La sopravvivenza dellart. 4 della L. n. 25/83 è altresì confermata dal datoletterale contenuto nel Decreto istitutivo il profilo, infatti labilitazione al Tsrm per losvolgimento della propria attività deve essere "in conformità a quanto disposto dallalegge 31 gennaio 1983, n. 25" (art. 1, co.2), nella quale residua soltanto lart. 4 datalabrogazione dellart. 8. Proviamo ora a dare lettura congiunta delle due fonti normative: la L. n. 25/83(art. 4) e il DM n. 746/94, utilizzando la legge come riferimento principale ed ildecreto come atto regolamentare. Nella legge è previsto lobbligo di collaborazione con il medico radiologo(radio-terapista e nucleare) quali uniche figure sanitarie di diretto riferimento. IlDecreto ministeriale aggiunge altresì il fisico sanitario (art. 1, co. 3, lett.b) con il quale -55-
  • 56. tuttavia ne è dettata la collaborazione diretta ma è assente la previsione, diversamenteinvece dagli specialisti medici citati, dellintervento diretto. Entrambe le fonti normative prevedono che il campo operativo del Tsrm ènellutilizzo delle sorgenti di radiazioni ionizzanti, siano esse artificiali o naturali,nelle energie termiche e ultrasuoniche, nella risonanza nucleare per scopi diagnostici,terapeutici, scientifici e didattici. Il Decreto ministeriale aggiunge inoltre i settori dellaprotezionistica fisica e dosimetrica e la ricerca. Questultima è da ritenersi comunquesovrapponibile a quanto già previsto dalla legge con riferimento al settore scientifico. È la legge a prevedere che il Tsrm possa svolgere lattività complementare conaltre figure mediche pur sempre però coerentemente alle indicazioni del radiologo. Suquesto tema nulla innova il Decreto. Questa ulteriore conferma di direttacollaborazione solo ed esclusivamente con il medico radiologo fonda la tesi secondo laquale la sovra-ordinazione funzionale, nei confronti del Tsrm, non è attribuita aglialtri medici specialisti. Questo vincolo nel campo della radiologia complementare merita una piccolaosservazione a margine. È opportuno che il Tsrm abbia un vincolo, in realtà più normativo chesostanziale, nei confronti del radiologo nellattività complementare, o invece sarebbeopportuno che questa tipologia di attività sia oggetto di relazione diretta tra medicospecialista non radiologo e Tsrm escludendo quindi del tutto il radiologo? Una risposta affermativa porterebbe a delle conseguenze particolarmenterischiose nei confronti del tecnico sanitario, in particolar modo ove non ritenesseopportuno adempiere ad una prestazione richiesta. È evidente che il rapportoprofessionale tra il tecnico e il medico non radiologo non si svolge in un campoparitario: la necessarietà o meno di una prestazione è di competenza esclusivamentemedica. Ove il tecnico ritenesse della prestazione richiesta fosse inappropriata,rifiutandola quindi, assumerebbe completamente su di sé la responsabilità sulleeventuali conseguenze negative in capo al paziente. La presenza invece del medicoradiologo consentirebbe di dirimere la questione tra medici dovendo quindi il Tsrmriferirsi esclusivamente al medico della propria branca. Infine lart. 4, lett. c), rimarca la responsabilità specifica professionale in capo altecnico di radiologia. Il Decreto ministeriale, in modo ridondante, ne ripete il dettato. -56-
  • 57. Oltre allart. 4 e dopo labrogazione dellart. 8, la L. n. 25/83 non contiene altridettati riguardanti le competenze. Rimane tuttavia vigente tutto ciò che attiene alcuniaspetti che riguardano le scuole, i Collegi professionali, il richiamo alleventualeesercizio abusivo della professione sanzionato secondo quanto disposto dallart. 348del codice penale.2.6) La Legge 10 Agosto 2000, n. 251 e la Legge 1 Febbraio 2006, n. 43 La L. n. 251/00: Disciplina delle professioni sanitarie infermieristiche, tecniche, dellariabilitazione, della prevenzione nonché della professione ostetrica, ha suddiviso leprofessioni sanitarie del Comparto in quattro aree: infermieristiche e ostetriche,riabilitative, tecnico-sanitarie (a loro volta bipartite in diagnostiche ed assistenziali) e,infine, della prevenzione (v. cap. 2, par.1). Ulteriore novità introdotta è il passaggio, dopo la necessaria produzione degliopportuni Decreti ministeriali, dal Diploma universitario alla Laurea e alla LaureaSpecialistica per i professionisti sanitari delle quattro aree menzionate. Infinel’introduzione dei ruoli dirigenziali, in seno alle Aziende sanitarie, anche per questefigure. Lultimo intervento legislativo è rappresentato dalla L. n. 43/06: Disposizioni intema di professioni sanitarie infermieristiche, ostetrica, riabilitative, tecnico-sanitarie e dellaprevenzione e delega al Governo per l’istituzione dei relativi ordini professionali. Ai nostri scopi, vista lampia area di intervento della stessa, interessa saperecome siano state modificate le figure dei professionisti sanitari del comparto. Si è insostanza provveduto ad una quadripartizione degli stessi in funzione dei titolinecessari per l’accesso alle selezioni: Professionisti : gli operatori in possesso del titolo abilitante della professione. Coordinatori: i professionisti in possesso del master di primo livello inmanagement o per le funzioni di coordinamento e con un’anzianità di servizio dialmeno tre anni. -57-
  • 58. Specialisti: i professionisti in possesso del master di primo livello per le funzionispecialistiche. Dirigenti: i professionisti in possesso della laurea specialistica e con almenocinque anni di anzianità di servizio come dipendenti nel profilo. Ad oggi rimane esclusa, dalle disposizioni contrattuali, la figura dellospecialista in quanto i contratti collettivi di lavoro oggi vigenti non prevedono questafigura salvo forse nellattività di contrattazione decentrata aziendale. In essa leAziende possono attribuire maggior punteggio in caso venga stilata una graduatoriaper lo spostamento ad attività coerenti con il master specialistico. Questa Legge ribadisce inoltre l’obbligatorietà dell’iscrizione al relativo Alboprofessionale, precisando che tale requisito è indispensabile anche per i pubblicidipendenti. Questa disposizione si è resa necessaria a seguito di numerosi contenziositra i Collegi professionali delle professioni sanitarie e i propri non-iscritti. In sostanzaalcuni professionisti, dipendenti presso enti pubblici, escludevano l’obbligatorietàdell’iscrizione adducendo l’interpretazione secondo la quale l’utente veniva tutelatodall’eventuale esercizio abusivo proprio dall’ente pubblico che accertava, per legge, lavalidità dei titoli posseduti. Alcune sentenze in effetti avevano accolto siffattainterpretazione. L’attuale assetto normativo non lascia più alcun dubbio in tema direquisiti necessari e sufficienti all’esercizio professionale: titolo abilitante e iscrizioneall’Albo (art. 2, co.3). Ad oggi, per quanto attiene invece la riforma dei Collegi in senso ordinistico, èscaduto il termine di sei mesi, dall’entrata in vigore della L. n. 42/06, previsto dall’art.4. Pertanto, dopo un ulteriore atto normativo di proroga del termine peraltroanch’esso spirato, si è in una sostanziale situazione di stallo.2.7) Il D.Lgs. n. 187/2000 Una menzione a parte merita questo decreto, ricettivo della Direttiva europea97/43/ Euratom, nel quale si definiscono i principi generali della radioprotezionedelle persone per quanto attiene i trattamenti medici comportanti esposizioni aradiazioni ionizzanti. Il problema radioprotezionistico, nei confronti del paziente,viene pertanto cambiato in modo sostanziale così da collocarlo nella sfera della -58-
  • 59. deontologia professionale con la definizione del sistema di qualità che ha comeobiettivo la produzione di una prestazione radiologica fondata sui principi digiustificazione e ottimizzazione. Specifica responsabilità e compiti vengono attribuiti alle seguenti figureprofessionali: - lesercente - il responsabile dellimpianto radiologico - lo specialista - il prescrivente - lesperto in fisica sanitaria - il tecnico sanitario di radiologia medica - lesperto qualificato Queste professioni sono sovrapponibili a quelle previste dalla precedentenormativa tuttavia sono state introdotte alcune innovazioni. Lesercente: ha la responsabilità dellimpresa e deve identificare il responsabiledellimpianto radiologico (può essere lo stesso esercente qualora sia abilitato asvolgere direttamente lindagine clinica o l’attività radioterapica). Le sueresponsabilità sono varie, tra le quali: garantire che, nelle procedure inerenti laradioterapia, lo specialista si avvalga di un esperto in fisica medica e che nellattivitàdi medicina nucleare in vivo sia disponibile un esperto in fisica medica. Assicurarelinformazione rispetto al potenziale pericolo, per lembrione o il feto irradiati oppureper il lattante, nel caso di somministrazione di radiofarmaci alla madre. Adottareinterventi correttivi in caso di segnalazione di malfunzionamenti da parte delresponsabile dellimpianto radiologico. Questi interventi riguardano sia leffettuazionedi interventi di manutenzione sia, se necessario, la messa in fuori usodellapparecchiatura. Lesercente deve altresì mantenere aggiornato linventario delleattrezzature radiologiche. Il responsabile dellimpianto radiologico: è il medico specialista in radiodiagnostica, medicina nucleare o radioterapia e individuato dallesercente. A luivengono assegnate varie funzioni in tema radioprotezionistico, in particolarelapplicazione dei principi di giustificazione e ottimizzazione; ladozione di protocolliscritti di riferimento per ogni attrezzatura; ladozione di adeguati programmi di -59-
  • 60. garanzia della qualità, nonché di valutazione della dose; elaborazione, sulla base diapposite prove, del giudizio di idoneità alluso clinico delle attrezzature; verificabiennale dei livelli diagnostici di riferimento. Il medico specialista: è il medico chirurgo o lodontoiatra che ha titolo perassumere la responsabilità clinica per le esposizioni mediche individuali. Pertantosono specialisti il radiologo, il radioterapista, il medico nucleare, il medico chirurgo, inpossesso di una specifica specializzazione e che svolge attività radio diagnosticacomplementare allesercizio clinico e, come detto, lodontoiatra. Il prescrivente è il medico chirurgo o lodontoiatra iscritto al proprio Alboprofessionale. Deve presentare allo specialista una richiesta motivata per prestazioniche comportano esposizione a radiazioni ionizzanti e deve reperire tutte leinformazioni disponibili relative a precedenti informazioni diagnostiche. Lesperto in fisica medica è una persona esperta nella fisica o nella tecnologiadelle radiazioni applicata alle esposizioni a scopo medico. Si occupa anche didosimetria, dellimpiego di tecniche e attrezzature complesse, di ottimizzazione egaranzia di qualità. Lesperto qualificato è il soggetto incaricato sullattività di controllo di qualitàdelle apparecchiature radiologiche secondo la precedente normativa ed iscritto alcorrispondente elenco, può continuare a svolgere attività di controllo di qualità delleapparecchiature radiologiche. Il principio di giustificazione: è un principio basilare sulla radioprotezione, inbase al quale le esposizioni mediche devono mostrare di essere sufficientemente efficacimediante la valutazione dei potenziali vantaggi diagnostici o terapeutici (compresi i beneficidiretti per la salute della persona e della collettività) rispetto al danno che lesposizionepotrebbe causare. Dal punto di vista generale è una valutazione comparata dei potenzialivantaggi diagnostici o terapeutici e del danno alla persona che lesposizione potrebbeindurre. I benefici devono poter superare il bilancio con i rischi indotti. La scelta dellatecnica diagnostico-terapeutica da adottare va effettuata anche tenendo contodellefficacia di tecniche alternative che prevedano o meno limpiego di radiazioniionizzanti. -60-
  • 61. Lapplicazione del principio di giustificazione è una responsabilità in capo almedico specialista o prescrivente a cui è richiesto di prendere parte attivamente alprocesso di giustificazione. Per ogni esposizione individuale si richiede unagiustificazione preliminare e il medico prescrivente è esplicitamente chiamato,assieme al medico specialista, ad assicurarsi "di non essere in grado di procurarsiprecedenti informazioni diagnostiche o documentazione medica pertinenti alla previstaesposizione". Comè evidente il processo di giustificazione è connesso con levoluzionedelle conoscenze mediche, scientifiche e levoluzione tecnologica. Il principio di ottimizzazione: al precedente principio ne segue un altro esecondo il quale tutte le esposizioni mediche per scopi diagnostici (ad eccezione dellaradioterapia) “devono essere tenute a livello più basso ragionevolmente ottenibile ecompatibile con il raggiungimento dellinformazione diagnostica richiesta”. Il principio diottimizzazione riguarda la scelta delle attrezzature, la produzione adeguatadellinformazione diagnostica appropriata o del risultato terapeutico, la delega degliaspetti pratici, nonché programmi di garanzia della qualità. Negli esamiradiodiagnostici si deve tener conto dei livelli diagnostici di riferimento (LDR). Questilivelli vanno usati nei programmi di assicurazione di qualità e devono essere intesicome strumenti di lavoro per ottimizzare le prestazioni. Sono grandezze misurabiliper ogni tipo di prestazione diagnostica ed hanno un valore standard che non siriferisce alla misura di dose assorbita dal singolo paziente. Il responsabiledell’impianto è tenuto, per le prestazioni per le quali sono stati definiti i LDR e perogni apparecchiatura e procedura definita, a promuovere con periodicità biennale laverifica dei LDR nelle varie procedure utilizzate e ad annotare il risultato. Qualora il responsabile dell’impianto constati che i valori di tali verifichesuperano, senza motivo clinico, i LDR indicati, è tenuto a promuovere le necessarieazioni correttive e a verificare il risultato. Il programma di garanzia della qualità: un ulteriore novità introdotta dalD.Lgs. n. 187/00 è che il controllo di qualità sulle apparecchiature radiologiche,previsto anche dalla normativa precedente, viene sostituito dal programma digaranzia della qualità e di cui il controllo di qualità è solo un aspetto. -61-
  • 62. Questo vale anche i fini della verifica della rispondenza a criteri di accettabilitàdelle attrezzature e dei sistemi correlati allerogazione della prestazione diagnostica oterapeutica. La responsabilità per quanto attiene laspetto qualitativo è così suddivisa: a) responsabilità del programma di garanzia della qualità: compete al responsabile dellimpianto radiologico che si avvale dell’esperto in fisica medica per quanto riguarda la definizione delle procedure e la sua realizzazione dal punto di vista tecnico; b) la responsabilità delle prove di accettazione e delle prove di funzionamento (prove di stato) previste nel programma di garanzia della qualità competono al responsabile dellimpianto radiologico che si avvale dell’esperto in fisica medica che ne cura la realizzazione; c) la responsabilità dellesecuzione dei controlli di qualità (prove di costanza) compete al responsabile dellimpianto che può avvalersi per la sua realizzazione, compresa la predisposizione delle procedure di misura, sia dell’esperto qualificato che del Tecnico Sanitario di radiologia medica. Rispetto la precedente normativa, oltre ad avere allargato laspettoradioprotezionistico nei confronti del paziente, si può notare anche una maggiorefocalizzazione di responsabilità in capo a tutte le figure interessate. Capitolo III: il Tsm, profilo e competenze 1) Fonti del profilo professionale È stato accennato come il contenuto professionale sia stato un continuoevolversi di competenze, legate allaspetto formativo e normativo, finalizzate adelimitare i confini dellattività professionale con le altre professioni sanitarie siamediche che del comparto. Fonte legislativa, certamente non unica ma connotata da un certo rilievo, è la L.n. 42/99 "disposizioni in materia di professioni sanitarie". È infatti la norma di rinviocontenuta allart. 1 in cui si precisa che "il campo proprio di attività e di responsabilità delleprofessioni sanitarie è determinato dai contenuti dei decreti ministeriali istitutivi dei relativi -62-
  • 63. profili professionali e degli ordinamenti didattici dei rispettivi corsi di diploma universitario edi formazione post-base nonché degli specifici codici deontologici, fatte salve le competenzepreviste per le professioni mediche e per le altre professioni del ruolo sanitario per laccesso allequali è richiesto il possesso del diploma di laurea, nel rispetto reciproco delle specifichecompetenze professionali". Risulta pertanto chiaro che, rispetto a quanto avveniva prima dellemanazionedi questa legge, non è più presente una precisa elencazione dei compiti da svolgere,bensì sono previsti tre rinvii (profili professionali, formazione di base e post-base, codicedeontologico) e due limiti (le competenze mediche, le competenze degli altri professionistisanitari "laureati").1.1) Il rinvio al profilo professionale I profili professionali sono atti normativi che attribuiscono, in modo più o menoampio, competenze ad una determinata figura: più il profilo è particolareggiato,maggiormente assomiglierà ai vecchi mansionari16 anziché attribuire ampi confini dicompetenza. Solitamente, i profili professionali, si occupano di definire la figura diriferimento sia nel suo ambito di autonomia sia nel suo ambito di collaborazione. Inparticolare questultimo aspetto concerne generalmente la relazione con la professionemedica in generale e/o specialistica e comunemente sono disposizioni del tipo "suprescrizione medica" o "in collaborazione diretta con il medico", ecc. I profili rappresentano lunica fonte normativa di abilitazione allesercizioprofessionale, non potendosi considerare fonti normative gli ordinamenti didattici o iCodici deontologici seppur anchessi rivestano importanza in un eventuale questionesulle competenze. I livelli di collaborazione, come accennato, sono necessariamenteconnessi alla prescrizione medica anche se non sempre risulta chiaro quale sia illivello di dettaglio che debba assumere la stessa. 16 Il primo mansionario del Tsrm è l’art. 11 della L. 1103/65 ( v. Cap. II, par. 2.1). -63-
  • 64. 1.1.1) Il Decreto Ministeriale n. 746/94 Ai nostri fini descriviamo come profili le declaratorie, solitamente descritte infonti normative o contrattuali, che descrivono le attività di lavoro di un determinatogruppo di persone. Lutilità del profilo riposa sul fatto che le aziende possono superare la logica,piuttosto ristretta, del mansionario secondo le superate qualifiche e delineare invece inuovi confini del lavoro gravitanti attorno alla professionalità delle persone e suirisultati da raggiungere Fonte del profilo del Tsrm è il D.M. 26 settembre 1994, n. 746 "regolamentoconcernente lindividuazione della figura e del relativo profilo professionale deltecnico sanitario di radiologia medica" (v. Cap. II, par. 2.4). Atto necessario affinché il professionista possa adempiere alla prestazione è laprescrizione medica (comunemente detta richiesta radiologica) ovvero la provadocumentale che autorizzi ed indichi lattività concreta del tecnico nei confronti delpaziente. Lassenza di questo elemento indispensabile, nel caso venisse eseguita unaprestazione radiologica potenzialmente dannosa, raffigurerebbe un comportamentoillecito da parte del Tsrm. Infatti, qualora il tecnico decidesse di svolgere unaprestazione in assenza di una precisa richiesta, inevitabilmente si sostituirebbe almedico nel decidere (e quindi eseguire) ciò che è necessario per quel determinatopaziente. L’obbligatorietà della richiesta da parte di un medico, sia esso specialista odi base, può essere derogabile solo qualora vi sia la presenza dello specialistaradiologo che autorizza espressamente l’esecuzione della prestazione (art. 4, co. 1, lett.a, L. n. 25/83). Infine, sempre riferendoci al decreto ministeriale, sono definite le attività checompetono al tecnico: a) partecipa alla programmazione e organizzazione del lavoro nellambito della struttura in cui opera nel rispetto delle proprie competenze è un’attività partecipativa che può essere espletata sia direttamente dal tecnico sia, più frequentemente, tramite la funzione di coordinamento. b) programma e gestisce lerogazione di prestazioni polivalenti di sua competenza in collaborazione diretta con il medico radiodiagnosta, con il -64-
  • 65. medico nucleare, con il medico radioterapista e con il fisico sanitario, secondo protocolli diagnostici e terapeutici preventivamente definiti dal responsabile della struttura; può accadere tuttavia che lo specialista preferisca utilizzare protocolli propri, o meglio: modificare il protocollo esistente secondo il proprio convincimento professionale. Rimane quindi il quesito se il tecnico possa o debba rifiutare il supporto collaborativo, in nome dei protocolli preventivi, oppure adempiere a quanto ritenuto necessario dallo specialista radiologo. In assenza di chiare indicazioni in merito e nellimpossibilità di rivolgersi direttamente al responsabile, un comportamento prudente suggerirebbe ladempimento di quanto richiesto dallo specialista presente. c) è responsabile degli atti di sua competenza, in particolare controllando il corretto funzionamento delle apparecchiature a lui affidate, provvedendo alla eliminazione di inconvenienti di modesta entità e attuando programmi di verifiche controllo a garanzia della qualità secondo indicatori e standard predefiniti; in questo ambito è tenuto ad attivarsi non solo per un controllo preventivo sulle apparecchiature a lui affidate, poiché trattasi di apparecchiature potenzialmente pericolose per sé ed il paziente, bensì è imposta anche unattività concreta per cercare di risolvere i piccoli problemi che possono insorgere dellutilizzo delle medesime. È opportuno sottolineare che un comportamento professionale corretto prevede un concreto tentativo di soluzione dellinconveniente riscontrato e non tanto una mera segnalazione del medesimo. d) svolge la sua attività nelle strutture sanitarie pubbliche o private, in rapporto di dipendenza o libero professionale. Viene così precisato lambito, nel mercato del lavoro, nel quale il Tsrm può operare e la relativa fattispecie di rapporto di lavoro che può essere instaurata. Il Tsrm contribuisce altresì alla formazione del personale ausiliario di supportoe concorre direttamente allaggiornamento relativo al proprio profilo professionale edalla ricerca. -65-
  • 66. 1.2) Il rinvio agli ordinamenti didattici ed alla formazione post-base Naturalmente, a seguito della riforma universitaria, il rinvio operato dalla L. n.42/99 si intende ora applicato ai corsi di laurea anche se va aggiunto che, conriferimento alla formazione post-base, il dato legislativo è abbastanza vago. Dopolentrata in vigore della L. n. 43/06, i riferimenti allattività formativa successiva alcorso di laurea ha trovato maggior significato seppur, rappresentando certamente unlimite, la contrattazione collettiva di lavoro non abbia ancora previsto questa riformanella sua completezza. Ovvero la legge, suddividendo le diverse categorie diprofessionisti, non ha trovato concreti riscontri nelle previsioni contrattuali, salvol’eccezione della funzione di coordinamento in cui il recepimento nella contrattazionedel dettato legislativo ha avuto seguito. Qui basti sapere che il riferimento allaformazione post-base si riferisce alle conoscenze acquisite nei master specialistici, inquelli di coordinamento ed alla laurea specialistica, competenze che ulteriormentecontribuiscono a delimitare, ampliandole, lautonomia e la responsabilità delprofessionista sanitario.1.3) Il rinvio al codice deontologico Linsegnamento della deontologia allinterno della formazione di tipouniversitario, dovrebbe rivestire unimportanza molto maggiore di quantogeneralmente riconosciuto. Linsegnamento di questa materia potrebbe dare un sensoa tutto il percorso formativo. Il metodo è il coinvolgimento degli studenti affinchépercepiscano, comprendano e aderiscano, applicandoli, i principi etici alla base di unaprofessione incentrata sulla salute della persona. I cambiamenti socio-economici degliultimi anni, lincidenza delle istanze dei soggetti collettivi nelle relazioni con il mondosanitario, la riforma del sistema sanitario nazionale e delle professioni che vi operano,hanno reso necessario un ripensamento della figura del Tsrm. Da un lato rendendolocapace di rispondere efficacemente ai bisogni di salute delle persone che a lui sirivolgono, dallaltro tenendo sempre in debito conto anche gli aspetti di sostenibilitàeconomica del sistema sanitario. Alla luce di quanto permesso, la Federazione Nazionale Tsrm nel 2001 haavvertito lesigenza di una rivisitazione del codice deontologico del 1993 e definirne -66-
  • 67. una nuova versione che tenesse conto dei cambiamenti intervenuti nel mondosanitario, nelle professioni e nella loro formazione. Oltre a ciò si è tentato di fornire unutile strumento in grado di rispondere alle nuove aspettative della persona e allesempre più consapevoli, precise richieste che essa rivolge alla sanità italiana. Per talemotivo nel 2004 è stato adottato il nuovo Codice Deontologico del Tsrm, che definisceil Tsrm quale professionista che "pone la persona al centro di tutte le attivitàsanitarie". Sinteticamente ricordiamo che il Codice Deontologico è un documento digrande rilevanza etica, morale, relazionale e di autodisciplina soprattutto per unaprofessione sanitaria. Peraltro, grazie al richiamo legislativo, ne è stata sottolineata lasua valenza istituzionale accanto al profilo professionale e allordinamento del relativocorso di laurea. Il Codice Deontologico, per sua natura, non può entrare nel dettagliodella quotidianità professionale, salvo accettare una restrizione delle competenze edella libertà del professionista, esso tuttavia indica principi etici di riferimento eindirizzi comportamentali ai quali il Tsrm si dovrà ispirare ed attenere nelleserciziodella sua professione. Tramite il Codice il gruppo professionale si assumeresponsabilità precise nei confronti della persona e le sue disposizioni si applicano atutti i Tsrm in qualsiasi ambito esercitino la professione. Le regole in esso contenute rappresentano "precetti extra giuridici ovveroregole interne della categoria, non già attività normativa"17, pertanto leventualeinosservanza ha efficacia interna che vincola solo la categoria che regolamenta e nonincide nellordinamento legislativo, dunque le regole della deontologia professionale"sono insindacabili in sede di legittimità" (tribunale), sede nella quale va discussa lasola violazione di leggi ed i Codici deontologici non sono leggi. Una fondamentaledifferenziazione allinterno delle professioni sanitarie del comparto è, nuovamente,ancora riferita a quelle professioni che hanno un Albo professionale, conservato daiCollegi professionali, da quelle che non lo hanno. La mancanza di un Albo determinalinapplicabilità delle sanzioni disciplinari, previste da atti normativi cheregolamentano l’attività degli Ordini e dei Collegi, comminate dalle stesseorganizzazioni professionali. Rimane ovviamente salva lapplicabilità, da parte delgiudice, dell’eventuale condanna di natura civile o penale. 17 Cass. Civ. 30 luglio 2001. n. 10389. -67-
  • 68. 1.4) Il limite dellatto medico Nella normativa attuale risulta spesso difficile lindividuazione degli atti di nonesclusiva competenza medica. Tantè che, "solo una fonte normativa può consentire asoggetti diversi da quelli esercitanti la professione di medico interventi invasivi sullasfera corporale, sulla base di ragionevole riconoscimento di competenze tecniche eprofessionali"18. Il nostro ordinamento tuttavia è passato da una situazione particolarmenterigida dovuta allesistenza di mansionari, ad una situazione di maggiore flessibilitàcon attribuzione di ruoli e funzioni di ciascuna figura in modo non precostituito, bensìdestinato a interpretazioni evolutive riguardanti lampliamento delle conoscenzenecessarie per compiere determinati atti. La nuova situazione si presenterebbe leggermente mutata rispetto passato;viene sostenuta lesistenza di una differenziazione tra atto sanitario e atto medicoindividuando come atto strettamente medico la diagnosi mentre linterventoterapeutico può competere anche ad altre professioni sanitarie, ad esempio aifisioterapisti sempre, però, solo su indicazione del medico. La restrizione tuttaviatrova dei limiti in alcuni casi concreti e spesso quotidiani; ad esempio linfermiere del118, non raramente, in condizioni di urgenza o emergenza nel quale si trovaadoperare, fonda una prima diagnosi. Così come nel triage di pronto soccorso. Anchealtre categorie non mediche operano talvolta in termini di diagnosi: i farmacisti.Diventa così di rilevanza nodale, sia in campo medico e non medico, riprogettare gliambiti professionali in ottica interprofessionale, di équipe. Concludendo, oltre alle riflessioni sopra esposte, il limite dellatto medico siassume come limite di carattere professionale e riferito a tutti quegli atti e/o attivitàper cui è necessaria la capacità, il bagaglio di conoscenze e di esperienza che solo ilclinico, in specifici settori, può avere. Pertanto lacquisizione di nuove conoscenze,lavanzamento dei processi didattici e la diffusione tecnologica, permettono disostenere lipotesi che il limite dellatto medico sia estremamente mobile. Tuttavia 18 Cass. 21 febbraio 1997: il caso riguardava la contestazione ad un biologo che effettuava prelievi ematici.La Corte ha stabilito che “ nessuna fonte normativa, primaria o regolamentare, abilita i biologi a effettuare prelievidi sangue finalizzati all’analisi” non riconoscendo quindi tale attribuzione come lecita ai biologi. -68-
  • 69. lassenza di una normativa precisa di riferimento, alla luce di queste considerazioni,farà sì che soltanto lattività del giudice, nella singola valutazione del caso concreto,possa dare una precisa definizione di ciò che è o non è atto medico.1.5) Il limite delle competenze delle altre professioni cd."laureate" Il riferimento, come limite, alle altre professioni del ruolo sanitario per laccessoalle quali è richiesto il possesso del diploma di laurea, come prescritto dalla L. 42/99, èun esempio di come il progresso formativo dei professionisti sanitari abbia introdottouna nuova interpretazione del menzionato articolo. Infatti nel febbraio del 1999, annodi pubblicazione della legge, le professioni sanitarie non mediche laureate ed inseritenel servizio sanitario nazionale, erano il biologo, lo psicologo, il chimico, il veterinario,il farmacista ed il fisico. La riforma intervenuta nelle professioni del comparto, in cuisi prescrive il corso di laurea per 22 figure sanitarie, ha evidentemente dettato unanuova interpretazione di quanto imposto dalla L. n. 42/99, interpretazione che tenganaturalmente conto del confine stabilito non solo con le predette sei figure, peraltroappartenenti al ruolo dirigenziale e quindi con un limite cosiddetto verticale, bensìanche tra le altre professioni stesse del comparto e gettando così le basi di un ulteriorelimite cosiddetto orizzontale. È utile sapere che anche allinterno delle singoleprofessioni esiste una bipartizione tra gli iscritti. In particolare negli albi dei biologi,chimici e psicologi sono distinte due sezioni: A e B. Nella sezione "A" vengono iscritti ititolari della laurea specialistica, mentre nella sezione "B" vengono iscritti iprofessionisti con laurea. 2) Competenze nei principali ambiti operativi E’ stato detto che il DM n. 746/94, istitutivo del profilo del Tsrm, è l’unico, tratutti quelli delle professioni sanitarie del comparto, richiamante espressamente a suocompletamento una legge dello Stato: la n. 25/83. Legge, lo ricordiamo, introdottanell’ordinamento giuridico allo scopo di ampliare le competenze dei Tsrm,competenze prima definite da due fonti normative ormai risalenti alla prima metàdegli anni ’60 (L. n. 1163/65 e DPR n. 680/68). -69-
  • 70. Se a questa lettura affianchiamo le competenze, secondo i dettami dell’art. 1, L.n. 42/99, acquisite nel corso della formazione di base e post-base o da eventualimodificazioni che potrebbero successivamente intervenire nel profilo, allora èpossibile attribuire alle interpretazioni sulle competenze un significato certamente piùampio di quanto appare e introdurre quindi spazi professionali di più vasto respiro. Quanto appena esposto vuole sottolineare come il dato legislativo rimangasempre e comunque il punto cardinale al quale guardare per evitare indebitisconfinamenti che inevitabilmente potrebbero riverberarsi sotto il profilo dellaresponsabilità. Nonostante ciò e in attesa di ulteriori interventi normativi, è tuttaviapossibile ampliare le funzioni della professione in tutti quegli ambiti nonespressamente normati o attribuiti in senso monopolistico ad altre figure. Funzione caratterizzante il Tsrm è certamente l’imaging. Levoluzionetecnologica sta conducendo ad una eliminazione delle tipologia iconografica basatesul filming, evolvendosi verso un concetto più ampio di immagine radiografica(imaging). Buona pratica professionale deve indurre alla gestione di qualità delleprocedure tecnico-diagnostiche di acquisizione, elaborazione, trasmissione earchiviazione dell’imaging nelle aree di Diagnostica generale, mammografia,interventistica, angiografia, RMN, TC, radioterapia, medicina nucleare, fisica sanitaria,ecografia, sistemi informatici. È tuttavia necessario che la formazione sia dunque orientata allacquisizione ditutte quelle competenze (conoscenze, abilità e modi di agire) che permettano unagestione delle tecnologie in qualità, garantendo la produzione, il post processing, latrasmissione e larchiviazione di un imaging finalizzato a garantire efficacia eriproducibilità dei percorsi diagnostico-terapeutici. Ulteriore esempio è la competenzadellAmministratore di Sistema quale garante della correttezza del processo digitalesino alla conservazione delle immagini acquisite. Proprio in questultima sfera diattività, nulla disponendo in merito il dettato legislativo, spesso in alcuni settori icompiti di Amministratore di Sistema vengono assegnati a figure diverse dai tecnici diradiologia (informatici, amministrativi, ecc.). Ulteriori conoscenze, quale operatore accanto ad altri nel percorso diagnostico-terapeutico, sono attribuibili anche nellambito del primo soccorso e assistenziali in -70-
  • 71. area di diagnostica per immagini e radioterapia. Pensiamo inoltre nellambito dellaFormazione, in cui il Tsrm dovrà acquisire competenze indirizzate alla progettazione,erogazione e monitoraggio di programmi di formazione rivolti alla preparazione deglistudenti dei corsi di laurea, del personale di supporto e per il proprio aggiornamentoprofessionale. Nello stesso ambito il Tsrm potrà collaborare a progettare programmiformativi interdisciplinari e rivolti ad altri professionisti della salute e allutenza ai finidi promuovere un corretto utilizzo delle indagini radiodiagnostiche.2.1) La responsabilità in ambito professionale2.1.1) Il Tsrm come incaricato di pubblico servizio Per quanto attiene la professione del Tsrm non sembrerebbero ad oggi esserciparticolari riferimenti giurisprudenziali ad eccezione del rischio radiologico.Sinteticamente: è un istituto giuridico previsto sia da norme contrattuali chelegislative e prevede, per il personale medico radiologo, radioterapista e nucleare eper i Tsrm, il diritto ad un’indennità di 103 € mensili e 15 giorni di ferie aggiuntivel’anno da fruirsi in un’unica soluzione. Dal 2001, per quanto attiene il profiloeconomico: la cosiddetta indennità di rischio da radiazioni, trattasi di indennitàprofessionale specifica (Ccnl 20 settembre 2000, art. 5). L’oggetto del contenderedavanti al giudice riguardava in realtà l’interpretazione da attribuirsi alla modalità difruizione del cosiddetto congedo aggiuntivo dei 15 giorni (ora: ferie aggiuntive). Insostanza e secondo le amministrazioni: tale periodo andava computato secondo giorni“di calendario”, mentre per i ricorrenti erano da considerarsi secondo giorni lavorativicome per le ferie ordinarie. La diversità è sostanziale. Il primo modo di conteggio faperdere almeno 4 giorni/anno di ferie al personale in quanto considerava nel contoanche i due week-end compresi nel periodo (due sabati e due domeniche). Lagiurisprudenza prevalente ha infine chiarito che l’interpretazione corretta prevede ilcomputo su giorni lavorativi, alla stessa stregua delle ferie ordinarie e non secondocalendario. È necessario avere presente che il Tsrm, come tutte le altre professioni sanitarie,riveste la qualità di incaricato di pubblico servizio in quanto "le complesse e articolate -71-
  • 72. funzioni attribuite ai tecnici di radiologia... sostanziano ‘ad abundantiam’, loggettivitàdel servizio di utilità collettiva, configurante lincaricato di pubblico servizio, allastregua di quanto previsto dallart. 358 del codice penale... non potendo relegarsi lefunzioni di stretto legame ‘collaborativo’ del medico, assegnate dal medico radiologo,alle mansioni di ordine e alla prestazione di opera meramente manuale"19. Tale qualifica comporta inevitabilmente delle responsabilità ulteriori a quelleattribuite in senso strettamente professionale. Gli incaricati di pubblico servizio, secondo la legge penale, sono "coloro i quali, aqualunque titolo, prestano un pubblico servizio. Per pubblico servizio deve intendersiuna attività disciplinata nelle stesse forme della pubblica funzione, ma caratterizzatodalla mancanza dei poteri tipici di questultima e con esclusione dello svolgimento disemplici mansioni di ordine e della prestazione di opera meramente materiale" (art.358 cp). Conseguentemente alla qualifica pertanto e parimenti ai pubblici ufficiali, gli"incaricati di pubblico servizio che nellesercizio o a causa delle loro funzioni o delloro servizio, hanno notizie di un reato perseguibile dufficio, devono fare denunciaper iscritto anche quando non si è individuata la persona alla quale il reato èattribuito. La denuncia va presentata o trasmessa senza ritardo al pubblico ministeroo a un ufficiale di polizia giudiziaria..." (art. 331 cpp). I reati perseguibili dufficio, cioè quelli in cui lautorità giudiziaria si attivaspontaneamente anche in assenza di specifica denuncia bastando allo scopo lasemplice notizia. Sono ad esempio: i delitti contro la vita (omicidio volontario, colposo,preterintenzionale, del consenziente, listigazione o laiuto al suicidio e linfanticidio); idelitti contro lincolumità individuale (lesione personale volontaria e che determini unostato di malattia superiore a venti giorni, la lesione personale colposa grave ogravissima solo quando avviene in violazione delle norme per prevenzione degliinfortuni sul lavoro o che abbiano determinato una malattia professionale); i delitticontro lincolumità pubblica (tutte le attività pericolose per la salute pubblica cheespongono al pericolo di epidemie, intossicazioni e, in genere, di danni da alimenti,bevande o medicinali guasti); i delitti sessuali (la congiunzione carnale abusiva dipubblico ufficiale, gli atti osceni); i delitti di aborto (colposo, conseguente a lesione 19 Cass. Pen., 11/06/92, n. 6893. -72-
  • 73. personale dolosa, laborto di donna non consenziente, laborto di minore o diinterdetta, laborto seguito da morte della donna, il tentativo di aborto, il partoprematuro colposo); i delitti di manomissione di cadavere (vilipendio, distruzione,occultamento, uso illegittimo di cadavere); i delitti contro la libertà individuale (sequestrodi persona, violenza privata, minaccia aggravata e lincapacità procurata medianteviolenza); i delitti contro la famiglia (abuso dei mezzi di correzione o di disciplina e imaltrattamenti in famiglia).2.1.2) Il principio dell’affidamento nel lavoro in èquipe Ulteriori ambiti di responsabilità sono rinvenibili in alcune decisioni dellagiurisprudenza la quale, oltre a decidere sul caso concreto sottoposto la suaattenzione, non raramente stabilisce dei principi fondamentali non direttamenteprevisti dalla legge ma desumibili dalla interpretazione della stessa. Come accennatola giurisprudenza inerente la professione del Tsrm è, per fortuna, sostanzialmenteassente; tuttavia è utile descrivere alcune decisioni che, dettando principiinterpretativi applicabili, senza dubbio possono riguardare tutti i professionisti dellasalute. In una decisione del 2 marzo 2000, n. 447, la Corte di Cassazione penale hariconosciuto la responsabilità per omicidio colposo a tre infermieri assolvendo inveceil medico di pronto soccorso. Al di là della fattispecie concreta, ai nostri fini ècertamente utile riportare la massima, il principio, sulla quale la decisione si fonda: -73-
  • 74. Il caso in esame, succintamente, riguarda la morte di un giovane pazienteavvenuta in un ospedale. Secondo la sentenza levento mortale (emorragia cerebralepost-traumatica di un paziente giunto ubriaco in ospedale) sarebbe stato evitabile conun tempestivo intervento dei sanitari del Pronto Soccorso. Il chirurgo di guardia,impegnato in una visita ad un’altra paziente vittima di colica renale, ordinava agliinfermieri presenti di chiamare il medico internista per visitare il nuovo arrivato.Questultimo, nel frattempo, veniva lasciato in sala di attesa dell’ambulatorio dimedicina ad attendere lo specialista. Va precisato che il ragazzo era statopreventivamente accettato dall’infermiere incaricato solo come paziente in stato diebbrezza alcolica. Nel frattempo nessuno degli infermieri aveva adempiuto allordinedi chiamare linternista a mezzo citofono. Al cambio turno, con il passaggio delleconsegne, uninfermiera delega alla collega del turno successivo la chiamataallinternista. Dal momento dellaccesso del paziente ( h. 5.40) sino alla chiamata delconsulente (h. 8.15) passarono due ore e mezzo. La sollecitazione alla chiamata ègiunta peraltro da un agente di pubblica sicurezza, presente nel posto di poliziasituato nel pronto soccorso, dopo aver casualmente verificato la circostanza che ilgiovane non dava alcun segno di vita. A nulla sono valsi i successivi due interventichirurgici. La Cassazione, assolvendo il chirurgo di guardia in P.S. , proprio per il fatto diaver dato ordine di chiamare il collega internista prontamente raggiungibile con unsemplice citofono, riteneva responsabili gli infermieri del turno precedente in quanto,con un semplice compito (chiamata al citofono), avrebbero senzaltro potuto evitarelevento fatale. Senza addentrarci nella spiegazione sulle teorie adottate dalla dottrinagiuridica per fornire una interpretazione evolutiva dei precetti contenutinellordinamento, qui basti sapere come, nella questione decisa, la Suprema Corteabbia stabilito un importante principio giuridico che giusto si colloca nellambitodellattività sanitaria, attività connotata dal lavoro in équipe. In particolare, con riferimento a tutte le categorie sanitarie "medici eparamedici", seppur con una dizione piuttosto obsoleta per quanto riguarda ilpersonale non medico, emerge quella cosiddetta posizione di protezione"contrassegnata dal dovere giuridico, incombente al soggetto, di provvedere alla -74-
  • 75. tutela di un certo bene giuridico contro qualsivoglia pericolo atto a minacciarnelintegrità", che grava non solo sui medici ma anche su tutti i professionisti dellareasanitaria. Fondamento di questa interpretazione è lart. 32 della Costituzione20 il quale,comè noto, tutela il diritto la salute dei cittadini attribuendo di conseguenza aiprofessionisti sanitari la posizione di protezione dellintegrità fisica dei pazienti loroaffidati. Dunque la tutela del bene "salute" è un bene che trova fondamento nel dettatocostituzionale trovando quindi diretta applicazione nella quotidiana attività; noncasualmente lo stesso principio è ribadito nella L. n. 833/78 istitutiva del ServizioSanitario Nazionale. Pertanto gli operatori sanitari "per lintero tempo del loro turno di lavoro" nonpossono trasferire ai colleghi compiti ad essi affidati, qualora li possano svolgereagevolmente nel loro turno e contribuendo quindi alla tempestività degli interventi edevitare di caricare di compiti coloro che, nella successione del turno, assumeranno aloro volta la loro posizione di garanzia con uguali e, magari, più gravosi compiti dasvolgere. Il principio in sostanza prevede che i compiti debbano essere adempiuti nelturno in corso senza gravare sui colleghi successivi. È forse il caso di aggiungere che lacessazione del turno di un professionista sanitario non necessariamente coincide conla cessazione della tutela del bene-salute su cui egli deve vigilare, al contrario ègiuridicamente dovuto e deontologicamente corretto accertarsi che la tutela delpaziente sia certa con la consegna al collega successivo. Neppure va trascurato un ulteriore principio sotteso al precedente e in cui lacorte rinvia. Trattasi sostanza del principio dellaffidamento riferito al lavoro inéquipe. In cui "ogni partecipante deve rispondere solo del corretto adempimento deidoveri che sono a lui affidati e lobbligo di controllo scaturisce, non in via secondariaed eventuale, ma dipende dalla natura e dal contenuto dei compiti spettanti aciascuno e dallattività da porre in essere". Questo principio è di fatto la conseguenza della specializzazione e delladivisione dei compiti allinterno delléquipe e ha come finalità quella di consentire a 20 Art. 32 Cost.: la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dellindividuo e interesse dellacollettività e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato ad un determinato trattamentosanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispettodella persona umana. -75-
  • 76. ciascun componente il miglior adempimento delle proprie mansioni, di concentrarsisulla propria attività, in modo che ogni membro delléquipe può e deve contare sulcorretto comportamento degli altri.2.1.3) Il Consenso informato Pur ribadendo che il consenso informato è un atto medico, non può tacersi unsuo accenno in questa sede in quanto, nellordinaria attività radiologica, è presuppostonecessario per lespletamento della medesima. Alcune attività in ambito radiologicosono da considerarsi particolarmente pericolose per il paziente. Tanto per lutilizzo delmezzo di contrasto, potenzialmente pericoloso a causa del probabile innesco direazioni allergiche, quanto per la pericolosità verso lorganismo di alcune pratichediagnostiche e terapeutiche utilizzanti le radiazioni ionizzanti (Tc, Arteriografie,Radiologia interventistica, Medicina Nucleare, Radioterapia...). Non va mai scordatoche lattività sanitaria in generale è, di per sè, potenzialmente pericolosa. Per talemotivo è previsto da norme di legge che il paziente, salvo particolari casi, debbamanifestare il proprio consapevole e preventivo consenso prima di sottoporsi adattività clinica. Per un consenso consapevole è quindi indispensabile un’informazioneapprofondita da parte del medico. Secondo il Comitato di Bioetica, creato nel 1992come organo consultivo della Presidenza del Consiglio dei Ministri, “si ritienetramontata la stagione del ‘paternalismo medico’ in cui il sanitario si sentiva, in virtùdel mandato da esplicare nell’esercizio della professione, legittimato ad ignorare lescelte e le inclinazioni del paziente ed a trasgredirle quando fossero in contrasto conl’indicazione clinica in senso stretto”. Il consenso informato si basa sugli articoli 13 e 32 della Carta costituzionale21. Il paziente ha diritto ad una corretta informazione su accertamenti diagnosticiinvasivi, interventi chirurgici o altre terapie specialistiche, nonché a decidere inautonomia se sottoporvisi o meno. Tali diritti sono stati ribaditi in varie sentenze dellaCassazione. Tra le più significative, la sentenza della Cassazione Pen. 11-07-2001, n.1572: “…il consenso afferisce alla libertà morale del soggetto ed alla sua 21 Art.13: La libertà personale è inviolabile (...). Art. 32 (v. nota 19). -76-
  • 77. autodeterminazione, nonché alla sua libertà fisica intesa come diritto al rispetto delleproprie integrità corporee, le quali sono tutte profili della libertà personale proclamatainviolabile dallart. 13 Cost..”. Al medico non si può, di conseguenza, attribuire “…ungenerale ‘diritto di curare’, a fronte del quale non avrebbe alcun rilievo la volontàdellammalato che si troverebbe in una posizione di ‘soggezione’ su cui il medicopotrebbe ‘ad libitum’ intervenire, con il solo limite della propria coscienza..”. E inoltre:“…la mancanza del consenso (opportunamente "informato") del malato o la suainvalidità per altre ragioni, determina larbitrarietà del trattamento medico chirurgicoe la sua rilevanza penale, in quanto posto in violazione della sfera personale delsoggetto e del suo diritto di decidere se permettere interventi estranei sul propriocorpo.”. L’informazione deve illustrare anche le eventuali alternative all’interventochirurgico; i rischi; le possibili complicazioni e le terapie che queste comportano; iltipo di anestesia ed i controlli clinici a cui il paziente si dovrà sottoporre dopol’intervento. Il rapporto esplicativo alla Convenzione di Oviedo (Consiglio D’Europa“Convenzione sui diritti dell’uomo e la biomedicina”, recepita con Legge 28 marzo2001, n. 145) stabilisce che il linguaggio usato dal medico per informare il pazientedeve essere alla portata di quest’ultimo, per metterlo in condizione di comprendere imotivi e le modalità dell’intervento ed il Comitato di Bioetica nel suo documento suInformazione e Consenso Informato, stabilisce che le informazioni valide sono quelleeffettivamente comprese. L’informazione non deve limitarsi all’intervento del medico o del chirurgo, maanche alla struttura in cui verrà condotto perché il paziente deve essere messo incondizione di sceglierne eventualmente un’altra. Una persona diversa dal paziente può dare o non dare il consenso solo se èstata chiaramente delegata dal paziente. Nel caso di minori va sempre tenuta presentela volontà del paziente e se si considera che – tranne in casi eccezionali - un minore di14 anni non è in grado di comprendere sino in fondo i problemi relativi ad unintervento, per tale motivo sono direttamente chiamati a decidere i genitori o, in casiparticolari, il giudice tutelare. Oltre al caso dei minori, l’obbligo del consenso informato è escluso per ipazienti con malattie mentali e per le terapie di pronto soccorso. Nel primo caso si -77-
  • 78. deve, comunque, tentare di ottenere un consenso prima di arrivare ad un interventocoercitivo. Nell’emergenza il medico può intervenire con la terapia che ritieneadeguata, senza neppure l’autorizzazione di eventuali parenti. L’informazione al paziente e la sua scelta autonoma e consapevole sono regolatidal Codice Deontologico dei Medici Italiani. Va precisato che il consenso è normatoanche da ad Codice Deontologico del Tsrm il quale è il professionista che: "èconsapevole che il consenso ad una prestazione sanitaria è, diritto di ogni cittadino;pertanto si adopera per garantire che la persona, debitamente informata, possagiungere ad unaccettazione consapevole della prestazione propostagli. Ritienecontrario a tale impostazione la sottoscrizione puramente formale di appositi moduli"( art. 3.10). Vediamo ora sinteticamente alcuni principi stabiliti dalla giurisprudenzasullargomento. "La responsabilità del sanitario e, di riflesso, della struttura sanitaria, per cuiquesto agisce, per violazione dellobbligo del consenso informato discende dallacondotta omissiva del medico alladempimento dellobbligo di informazione circa leprevedibili conseguenze del trattamento. La correttezza o meno dellinterventochirurgico, pertanto, non assume alcun rilievo, ai fini della sussistenza dellillecito perinosservanza del consenso informato, e, quindi non incide sul conseguente dannoconsistente nel peggioramento della salute e dellintegrità fisica del soggetto,rimanendo del tutto indifferente che tale peggioramento sia dovuto ad una correttaovvero non corretta esecuzione del trattamento chirurgico" (Cass. Civ. n. 5444/06) "In tema di responsabilità medica per violazione dellobbligo di informare ilpaziente su tutto ciò che riguarda lintervento da eseguire, compresi i rischi connessile possibili complicanze della fase successiva loperazione (intervento chirurgicofinalizzato ad eliminare la stenosi della carotide di sinistra e seguita da diversicomplicazioni, tra cui notevole disfonia) è irrilevante leventuale presenza diimperizia, imprudenza o negligenza. Lipotesi, come quella del caso in esame, diintervento chirurgico eseguito in assenza di tale consenso, comporta una violazionetanto della Carta Costituzionale, negli articoli 32 in materia di libertà nellasottoposizione ad un trattamento sanitario e 13 in cui è garantita linviolabilità della -78-
  • 79. libertà personale con riferimento alla salvaguardia della propria salute e integritàfisica" (App. Roma, 22 giugno 2006). "La correttezza o meno del trattamento sanitario non assume alcun rilievo aifini della sussistenza dellillecito per violazione del consenso informato, la qualesussiste per la semplice ragione che il paziente, a causa del ‘deficit‘ di informazione,non è stato messo in condizione di assentire al trattamento sanitario con volontàconsapevole delle sue implicazioni” (Cass. Civ. n. 5444/06). "Il principio consolidato in giurisprudenza secondo cui il medico non può piùintervenire sul paziente senza averne ricevuto prima il consenso non ha per oggettoun atto puramente formale e burocratico, ma è la condizione imprescindibile pertrasformare un atto illecito (la violazione dellintegrità psico-fisica) in un atto lecito.Da ciò consegue che la mancata richiesta del consenso effettivo informato devevalutarsi quale autonoma fonte di responsabilità in capo ai medici per lesione deldiritto, costituzionalmente protetto, di autodeterminazione e la cui lesione dà luogoad un danno. Il diritto del paziente di formulare un consenso informato e dunqueconsapevole al trattamento terapeutico e chirurgico, appartiene ai diritti inviolabilidella persona costituzionalmente garantiti. Il consenso prestato dal paziente deveessere frutto di un rapporto reale e non solo apparente tra medico e paziente, dovendoil sanitario raccogliere unadesione effettiva e partecipata" (Trib. Milano, 29 marzo2005). "La responsabilità e i doveri del medico non riguardano solo lattività propria edelleventuale équipe che a lui risponda, ma si estende allo stato di efficienza e alivello di dotazioni della struttura sanitaria in cui presta la sua attività e si traduce inun ulteriore dovere di informazione del paziente. Il consenso informato, personale delpaziente o di un proprio familiare, in vista di un trattamento chirurgico o di altraterapia specialistica o accertamento diagnostico invasivi, non riguardano soltanto irischi oggettivi e tecnici in relazione alla situazione soggettiva e allo stato dellartedella disciplina, ma anche la concreta, magari momentaneamente carente situazioneospedaliera, in rapporto alle dotazioni e alle attrezzature e al loro regolarefunzionamento, in modo che il paziente possa non soltanto decidere se sottoporsi ameno allintervento, ma anche se farlo in quella struttura ovvero richiedere ditrasferirsi in unaltra" (Cass. Civ. n. 14638/04). -79-
  • 80. Capitolo IV: Collegi Professionali e Federazione Nazionale dei Collegi4.1) Introduzione Sotto un profilo strettamente storico, comunque utile per dare rilievo ai valorifondanti listituzione, la Federazione Nazionale ed i Collegi Tsrm possono vantareormai circa 70 anni di storia essendo tra le più antiche organizzazioni istituzionalinazionali, tra le Professioni Tecnico-Sanitarie, del nostro Paese. Già è stato fatto riferimento a chi spetti, nellordinamento generale, attribuirerilevanza sociale ad una professione: al legislatore. Con riferimento quindi alle professioni, la definizione di "ordine professionale",indica lappartenenza di iscritti ad un Albo o a un elenco. Sappiamo dellesistenzadegli Ordini e dei Collegi, distinzione, si pensa, legata al titolo professionale(rispettivamente: laurea e diploma) pur con levidente eccezione dei notai riuniti inCollegi notarili. Ricordiamo sinteticamente la progressione normativa sulla materia: nel 1944, con il D.L.LGT. n. 382, furono emanate le norme di ricostituzione degliOrdini e Collegi professionali; nel 1946, il DLCPS n. 233, ha ricostituito gli ordini dei medici, veterinari e -80-
  • 81. farmacisti compresa listituzione del Collegio delle Ostetriche; nel 1954, con la Legge n. 1049, sono stati istituiti i Collegi delle InfermiereProfessionali, Assistenti sanitarie visitatrici e delle Vigilatrici dInfanzia (IPASVI); con il DPR 221 del 5 aprile 1950, s’introduceva il Regolamento di attuazionedella legge di ricostituzione degli Ordini e Collegi (D.L.LGT. n. 233/46). Lo status istituzionale della Federazione dei Collegi è di ente di diritto pubblico.In qualità di organo ausiliario dello Stato ha il compito di vigilare sul Gruppoprofessionale per mezzo dei Collegi provinciali e inter-provinciali (più provinceraggruppate in un unico Collegio). La Federazione è altresì associata allorganizzazione internazionale ISSRT(Internatinal Society of Radiographers and Radiological Tecnologists) a sua voltacomponente consultivo dellOMS (Organizzazione Mondiale della Sanità). LaFederazione Tsrm è anche a Bruxelles con un Ufficio di Rappresentanza associatopresso lUnione Europea. Come qualunque organo associativo, la Federazione, haadottato proprio regolamento approvato dai propri Organi Nazionali e dal Ministerodella Salute. E’ articolata in Uffici di Direzione, Dipartimenti e Commissioniconsultive e di studio. Ha altresì compiti di concertazione e consulenza verso le realtàistituzionali, nelle parti sociali, nelle organizzazioni pubbliche della Sanità,dellUniversità, nelle parti datoriali di lavoro della Sanità pubblica e privata. LaFederazione può intervenire, ad esempio: sullo stato organizzativo, sulla funzionalitàe qualità dei servizi, sugli aspetti programmati dei Piani Sanitari nazionali e regionali,sulla sfera di competenza della professione, sulletica e deontologia professionale atutela sia dei cittadini ma anche del decoro della Professione nel contesto sociale eapplicando pertanto anche provvedimenti disciplinari.4.2) I Collegi professionali Collegi provinciali o interprovinciali e Federazione Nazionale, associazione deiprimi e dei secondi, sono oggi l’unica forma di associazionismo di categoria, tra l’altrogiuridicamente richieste, che animano le vicende sulla professione dei Tsrm. L’attività collegiale o federativa si basa sui principi giuridici del DLCPS n.233/46 e del DPR 5 aprile 1950, n. 221; le attribuzioni assegnate a tali organi sono: -81-
  • 82. a) Compilare e tenere l’Albo dell’Ordine o Collegio e pubblicarlo al principio di ogni anno; b) Vigilare alla conservazione ed al decoro dell’indipendenza dell’Ordine e del Collegio; c) Designare i rappresentanti dell’Ordine o Collegio presso commissioni, Enti ed organizzazioni di carattere provinciale e comunale; d) Promuovere e favorire tutte le iniziative intese a facilitare il progresso culturale degli iscritti; e) Dare il proprio concorso alle autorità locali nello studio e nella attuazione dei provvedimenti che comunque possono interessare l’Ordine o il Collegio; f) Esercitare il potere disciplinare nei confronti dei sanitari liberi professionisti iscritti nell’albo, salvo in ogni caso, le altre disposizioni di ordine disciplinare e punitivo contenute nelle leggi e nei regolamenti in vigore; g) Interporsi, se richiesto, nelle controversie fra sanitario e sanitario o fra sanitario e persone o Enti a favore dei quali il sanitario abbia prestato o presti la propria opera professionale, procurando la conciliazione della vertenza e, in caso di non è riuscito accordo, dando il suo parere sulle controversie stesse. Le attività collegiali che vanno al di là del mero limite statutario possonoderivare anche dal desiderio ed alla filosofia di voler migliorare la categoria a diversilivelli tra i quali quello professionale, sociale ed economico. Per ciò che riguarda gli aspetti di tipo sociale ed economico il Collegio, con laFederazione, possono essere fonte di forza formale per le proposte di cambiamentistrutturali della categoria. L’esempio caratteristico è il passaggio da status di esercentiun’arte ausiliaria a quello di professionisti sanitari. Per quanto riguarda il miglioramento professionale il controllo più utile che ilCollegio può effettuare, sull’esercizio dell’attività ed a garanzia della qualità delleprestazioni erogate dagli iscritti, è quello relativo all’aggiornamento e alla formazione -82-
  • 83. costante e continua dell’attività, nonché alla verifica della permanenza di competenzeprofessionali al passo con gli sviluppi della disciplina.4.3) l potere disciplinare In qualità di associazione professionale, anche i Collegi provinciali dellaprofessione dei Tsrm sono dotati di autonomia nelle sanzioni disciplinari da erogareagli iscritti. Le sanzioni ed il relativo procedimento sono ovviamente previsti dadisposizioni legislative. In particolare è in vigore il regolamento esecutivo sulladisciplina dellesercizio della professione (DPR n. 221/50); il menzionato regolamentoè efficace per qualsivoglia Collegio oppure Ordine professionale in campo sanitario. I sanitari che si rendono colpevoli di abusi o mancanze nellesercizio dellaprofessione ovvero di fatti disdicevoli al decoro professionale, sono sottoposti aprocedimento disciplinare da parte dellOrdine o del Collegio della provincia nel cuiAlbo sono iscritti . Il procedimento è promosso dufficio, quindi da parte del Collegiostesso, o su richiesta del Prefetto o del Procuratore della Repubblica. Il Presidente, nel caso in cui risultino fatti che possono formare oggetto diprocedimento disciplinare, verificate sommariamente le circostanze, assunte leopportune informazioni e dopo aver sentito il sanitario interessato, deve riferire alConsiglio per le deliberazioni del caso. Il Presidente fissa la data della seduta per il giudizio, nomina il relatore enotifica allinteressato: a) la menzione circostanziata degli addebiti; b) il termine non inferiore a venti giorni e prorogabile su richiesta dellinteressato, entro quale egli può visionare gli atti relativi al suo deferimento a giudizio disciplinare e produrre le proprie controdeduzioni scritte; c) lindicazione del luogo, giorno e ora del giudizio disciplinare; d) lespresso avvertimento che, qualora non si presenti alla seduta del Consiglio, si procederà a giudizio in sua assenza; -83-
  • 84. Come si vede da quanto previsto dalla vigente normativa, si apre un vero eproprio contraddittorio sulla falsariga di quanto previsto da un procedimentogiudiziale. Anche per quanto riguarda lambito sanzionatorio, la legge, al fine dievitare abusi o arbitrii da parte dellassociazione professionale, prevedeespressamente le sanzioni disciplinari erogabili: 1) lavvertimento che consiste nel diffidare il colpevole a non a ricadere nella mancanza commessa; 2) la censura che è una dichiarazione di biasimo per la mancanza commessa; 3) la sospensione dallesercizio della professione per una durata da uno a sei mesi; 4) la radiazione dallAlbo. La legge prevede inoltre che in alcuni casi si proceda alla radiazione di diritto,ad esempio in caso di commercio clandestino o fraudolento di sostanze stupefacenti,istigazione allaborto, atti abortivi su donna ritenuta incinta, per delitti non colposi eper i quali la legge preveda la pena della reclusione non inferiore nel minimo due conil massimo di cinque anni, linterdizione dai pubblici uffici perpetua o di duratasuperiore a tre anni. È altresì prevista la sospensione dufficio nel caso sia stato emesso una mandatodi cattura, oppure nellipotesi in cui vi sia stata interdizione dai pubblici uffici per unadurata non superiore a tre anni. Le leggi penali prevedono altri casi in cui si procedadufficio a radiazione o sospensione dallesercizio professionale. Nel giorno fissato per il giudizio, il relatore espone i fatti addebitati e lecircostanze emerse dallattività istruttoria e, nel caso sia presente, lincolpato deveessere obbligatoriamente sentito. Lincolpato deve inoltre comparire personalmente enon è ammessa lassistenza di avvocati o consulenti tecnici salvo che, per questiultimi, il Consiglio non ritenga necessario il loro intervento22. Chiusa la trattazioneorale e allontanato il sanitario interessato, il Consiglio decide. La seduta del Consiglionon è pubblica. Naturalmente deve essere redatto un apposito verbale nel quale, oltre 22 In realtà: “Lart. 45 del regolamento che disciplina detto procedimento (approvato con D.P.R. 5 aprile1950 n. 221) prevede che "non è ammessa lassistenza di avvocati". Tale norma regolamentare è stata ritenutaillegittima dalla Commissione centrale perché contrastante con il diritto di difesa dellincolpato (in conformità conlorientamento della Cassazione: v., da ultimo, la sentenza di questa Sezione, 12 giugno 1999 n. 5819), onde variconosciuto al sanitario la facoltà di farsi assistere da un difensore, durante tutto il corso del procedimentodisciplinare”. Cass Civ Sez III, n. 16075 del 15/11/2002. -84-
  • 85. al giorno mese ed hanno, siano indicati i nomi dei componenti del Consigliointervenuti, i giudizi esaminati e le questioni trattate e i provvedimenti presi in ordinea ciascun procedimento. Atto finale è naturalmente la decisione (cioè la sanzione irrogata o la suainapplicabilità) che deve contenere, a pena di nullità, la data in cui è stata adottata, ifatti addebitati, le prove assunte. Il Presidente del Collegio ha lobbligo di comunicare, al Prefetto e alProcuratore della Repubblica competenti per territorio, linizio e lesito di ognigiudizio disciplinare adottato. I provvedimenti sospesivi e di radiazione, quandoritenuti definitivi, sono comunicati a tutti gli Ordini o Collegi della categoria. Ilsanitario radiato può essere reiscritto non prima di cinque anni dal provvedimento diradiazione e con lo stesso procedimento previsto per la domanda di iscrizione. IlConsiglio dovrà deliberare laccettazione o il rigetto della domanda, come avvienenormalmente anche per le nuove iscrizioni, nel termine di tre mesi. Nel concludere largomento riguardante il procedimento disciplinare, èdoveroso ricordare che il sanitario interessato può proporre ricorso, contro ladecisione del proprio Collegio o Ordine, alla Commissione Centrale. Questultima èun apposito organo centrale costituito da rappresentanti dei professionisti sanitari,nominata con decreto del Capo dello Stato, su proposta del presidente del Consigliodei ministri e di concerto con il ministro di Grazia e Giustizia. Contro le decisioni dellaCommissione centrale è ammesso infine il ricorso davanti alle Sezioni unite dellaCorte suprema di Cassazione. Proprio in riferimento a quest’ultima va ricordato che, anche su questoargomento, sono state date alcune massime applicabili. "Il potere disciplinare del Consiglio dellOrdine provinciale dei medici non siesercita attraverso unattività giurisdizionale. La funzione disciplinare ha naturaamministrativa in quanto svolta nei confronti di appartenenti ad un gruppoorganizzato, da un organo che di questo costituisce diretta emanazione e nellinternodel gruppo in relazione alla violazione di interessi propri di questo. Lintervento dellagiurisdizione avviene dopo lesercizio del potere del gruppo, a garanzia dei singoli e -85-
  • 86. ha luogo mediante lesame dellatto amministrativo che ha posto termine alprocedimento. Vale anche in sede di procedimento disciplinare contro i medici, quanto giàaffermato dalle Sezioni Unite di questa Corte in tema di procedimento disciplinare acarico degli esercenti la professione forense e secondo cui la contestazione degliaddebiti e non esige una minuta, completa e particolareggiata esposizione dei fatti cheintegrano lillecito, essendo, invece, sufficiente che lincolpato, con la letturadellimputazione, sia posta in grado di approntare la propria difesa in modo efficace,senza rischi di essere condannato per fatti diversi da quelli ascrittigli. In tali giudizi, lindicazione delle regole della deontologia professionale e laloro applicazione alla valutazione degli addebiti, attengono al merito delprocedimento e sono insindacabili in sede di legittimità in quanto si riferisconoprecetti extra giuridici ovvero regole interne della categoria, non già ad attivitànormativa (precedente della Cass. civ. n. 11488/96 in tema di responsabilitàdisciplinare degli architetti e ingegneri)" ( Cass. Civ. n. 10389/01). "Spetta alla giurisdizione della Commissione Centrale per gli esercenti leprofessioni sanitarie la controversia relativa alla sussistenza o meno del diritto di uninfermiere alla cancellazione dallalbo professionale tenuto dal Collegio Ipasvi(Infermieri professionali assistenti sanitari e vigilatrici dinfanzia) e alla giurisdizioneordinaria la controversia circa il diritto del medesimo Collegio di esigere il contributoa carico degli iscritti relativi al periodo rispetto cui èin discussione liscrizione, salva lapregiudizialità della controversia in punto di iscrizione rispetto a quella concernente ilpagamento, comportante la sospensione di questultima in attesa della definizionedella prima" (Cass. Civ. n. 7376/04). -86-
  • 87. -87-
  • 88. Allegati normativiTesti estratti dagli archivi del sistema ItalgiureWeb del CED della Corte di Cassazione -88-
  • 89. LEGGE N. 4 agosto 1965, n.1103 Regolamentazione giuridicadellesercizio dellarte ausiliaria sanitaria di radiologia medica.La camera dei Deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato: IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA Promulga la seguente legge:Art.1E’ soggetto a vigilanza del Ministero della sanità lesercizio dellarte ausiliaria sanitariadi tecnico di radiologia medica.La vigilanza si estende:a) alla formazione tecnico-professionale;b) allaccertamento del titolo di abilitazione;c) allesercizio dellarte predetta.Art.2Chiunque intenda esercitare sia presso ospedali o enti pubblici, sia presso ambulatoriprivati di radiologia, larte ausiliaria sanitaria di tecnico di radiologia medica, deveavere raggiunto la maggiore età ed essere munito del diploma di abilitazione rilasciatodalle scuole appositamente istituite per linsegnamento delle attività medesime, aisensi della presente legge.Art.3L istituzione delle scuole di tecnico di radiologia medica e autorizzata con decreto delMinistro per la sanità, di concerto con il Ministro per la pubblica istruzione. Nellestesse forme viene approvato il regolamento per le scuole stesse.Art.4Le scuole per labilitazione allesercizio dellarte ausiliaria sanitaria di tecnico diradiologia medica possono essere istituite presso istituti universitari ed ospedalidipendenti da enti pubblici, che siano in possesso di requisiti e dei mezzi occorrentiper il funzionamento della scuola. Gli aspiranti allammissione alle scuole di cui alcomma precedente devono essere in possesso del diploma di istruzione secondaria diprimo grado, aver compiuto il diciassettesimo anno di età alla data del 31 dicembredellanno scolastico cui si riferisce la domanda di ammissione e non aver superato il32° anno di età salvo le maggiorazioni di legge. Costituisce titolo preferenziale per -89-
  • 90. lammissione alle scuole in aggiunta al diploma di istruzione secondaria di primogrado predetto, il possesso di qualsiasi diploma professionale o di altro genere.Art.5Gli istituti ed ospedali che, ai sensi dellarticolo precedente, intendano istituire scuoleper labilitazione allesercizio dellarte ausiliaria sanitaria di tecnico di radiologiamedica devono rivolgere al Ministero della sanità, tramite il medico provinciale,domanda corredata dalla deliberazione sulla istituzione ed il funzionamento dellascuola, secondo le modalità che verranno determinate nel regolamento di esecuzionedella presente legge.Art.6Il corso di studi per conseguire labilitazione allesercizio dellarte ausiliaria sanitariadi tecnico di radiologia medica è di tre anni. Ogni anno scolastico ha la durata di novemesi. Con decreto del Ministro per la sanità, di concerto con il ministero dellapubblica istruzione, sono stabilite le materie obbligatorie di insegnamento ed iprogrammi particolareggiati di ciascuna materia.Art.7Il tirocinio degli allievi presso gli istituti ed ospedali di cui allarticolo 4, che abbianoistituito i corsi. non dà luogo ad alcun rapporto di lavoro con gli stessi; detti enti sonoesonerati dallobbligo di corrispondere qualsiasi emolumento a titolo di stipendio osalario e qualsiasi contributo assicurativo e previdenziale. Gli enti stessi provvedonoallassicurazione degli allievi contro gli infortuni, le malattie e lesioni causate da raggiX e sostanze radioattive a norma del successivo articolo 15, li ricoveranogratuitamente in caso di malattia acuta contratta durante il corso. Gli allievi che sianogià in rapporto di servizio con lente presso il quale si svolge il corso continuano apercepire gli assegni in godimento allatto dellammissione alla scuola, purchécompletino il normale orario di servizio quando non sono impegnati nei doveriscolastici.Art.8Al termine del corso di studi gli allievi sosterranno una prova di esame orale e pratica.Tale prova si svolgerà in due sessioni, secondo le modalità stabilite nel regolamento diesecuzione della presente legge. La Commissione esaminatrice è nominata dal medicoprovinciale, che la presiede, ed è composta:a) dal direttore della scuola;b) da un primario ospedaliero di ruolo della specialità, designato dallOrdine deiMedici della Provincia;c) da un docente di materie obbligatorie del corso di studi;d) da un rappresentante del Ministero della pubblica istruzioneUn funzionario della carriera direttiva amministrativa del Ministero della sanitàesercita le. funzioni di segretario. Le spese per il funzionamento della Commissione diesame sono liquidate dallEnte che istituisce la scuola. -90-
  • 91. Art.9La direzione della scuola è affidata al direttore dellistituto radiologico universitario oal primario radiologico dellospedale presso cui ha sede la scuola. La nomina deldirettore della scuola e dei docenti delle materie obbligatorie di insegnamento delcorso di studi previsto dal decreto ministeriale di articolo 6cui all, viene effettuata dalmedico provinciale, su proposta del Consiglio di amministrazione dellEnte da cui lascuola dipende.Art.10Ai candidati di cui allarticolo 8, che superino gli esami, viene rilasciato il diploma diabilitazione allesercizio dellarte ausiliaria sanitaria di tecnico di radiologia medica.Art.11Ai tecnici di radiologia medica e consentito di svolgere le seguenti mansioni neigabinetti radiologici, riconosciuti a norma di legge:a) preparare lammalato secondo le istruzioni del medico radiologo;b) effettuare tutte le manovre e la manualità coordinate dal medico radiologo , che nerimane responsabile;c) controllare lefficienza degli apparati e la loro manutenzione;d) eseguire il lavoro della camera oscura, della registrazione e dellarchiviazione dellepellicole.È fatto divieto ai tecnici di radiologia medica di fornire prestazioni fuori dei gabinettiradiologici debitamente autorizzati se non sotto il diretto controllo e in presenza delmedico radiologo, che ne assume, di volta in volta, la responsabilità.Art.12Leffettivo esercizio dellarte ausiliaria sanitaria di tecnico di radiologia medica èsubordinato alliscrizione allalbo provinciale di cui al successivo articolo 14.Art.13Gli istituti di cura pubblici e privati, i gabinetti radiologici, pubblici e privati, e gli altriistituti riconosciuta norma di legge che hanno alle dipendenze personale per limpiegodelle apparecchiature, sono obbligati ad assumere personale provvisto del diploma diabilitazione di tecnico di radiologia medica.Art.14In ogni Provincia è costituito il Collegio degli esercenti larte ausiliaria sanitaria ditecnico di radiologia medica che conseguono il diploma di abilitazione a norma dellapresente legge. I Collegi provinciali degli esercenti larte ausiliaria sanitaria di tecnicodi radiologia medica sono riuniti in una Federazione Nazionale con sede in Roma.Sono estese ai Collegi Provinciali dei tecnici di radiologia medica ed alla FederazioneNazionale in quanto compatibili, le norme contenute nel D.L.C.P.S. 13 settembre 1946, -91-
  • 92. n.233. e successive modificazioni ed integrazioni. Qualora il numero degli aventidiritto ad iscriversi nel Collegio, esistenti nella Provincia, sia esiguo, ovvero sussistanoaltre ragioni di carattere storico, topografico sociale e demografico il Ministro per lasanità, su proposta del medico provinciale e sentita la Federazione Nazionale, puòdisporre che un Collegio abbia per circoscrizione due o più Province finitime,designandone la sede.Art.15Le disposizioni di cui alla Legge 20 febbraio 1958, n.93, sono estese anche ai tecnici diradiologia impiegati a norma dellarticolo 2 della presente legge e gli altri allievi deicorsi.Art.16Chiunque eserciti larte ausiliaria sanitaria di tecnico di radiologia medica inviolazione delle norme contenute nella presente legge è punito con la multa da lire50.000 a lire 100.000 In caso di recidiva, la pena della reclusione da 15 a 30 giorni edella multa da lire 100.000 a lire 200.000 II materiale destinato allesercizio dellarte dicui alla presente legge è confiscato. II medico provinciale indipendentemente dalprocedimento giudiziario per lesercizio abusivo dellarte ausiliaria sanitaria di tecnicodi radiologia medica, può ordinare la chiusura temporanea del locale nel quale dettaattività sia stata abusivamente esercitata ed il sequestro conservativo del materiale. IIprovvedimento del medico provinciale è definitivo.Art.17Alle pene di cui al precedente articolo soggiace anche chi, essendo regolarmenteautorizzato allesercizio dellarte ausiliaria sanitaria contemplata dalla presente legge,presti comunque il suo nome, ovvero la sua attività allo scopo di permettere o diagevolare il reato di cui allarticolo stesso.Art.18Il diploma di abilitazione allesercizio dellarte ausiliaria di tecnico di radiologiamedica è soggetto alla tassa di concessione governativa, stabilita dalla tabella A. n.224,annessa al testo unico delle disposizioni in materia di tasse sulle concessionigovernative, approvato con DPR 1° marzo 1961, n.121.Disposizioni Transitorie e FinaliArt.19Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, il Governo emaneràil regolamento per la sua esecuzione. -92-
  • 93. Art.20Coloro che, alla data di pubblicazione della presente legge, abbiano esercitatoabitualmente e direttamente, almeno cinque anni, larte ausiliaria sanitaria di tecnicodi radiologia medica in sedi diverse dalle Amministrazioni ospedaliere o da entipubblici, saranno ammessi, entro un anno dallentrata in vigore della presente legge, asostenere la stessa prova di esame orale e pratica prevista dal precedente articolo 8 peril conseguimento del diploma di abilitazione.Art.21II diploma di abilitazione di cui al precedente articolo sarà per conto rilasciato dallamedesima Commissione a tutti coloro che, alla data di pubblicazione della presentelegge, abbiano esercitato abitualmente e direttamente da almeno tre anni, larteausiliaria sanitaria di tecnico di radiologia medica presso Amministrazioniospedaliere o enti pubblici che risultino in possesso di un titolo di specializzazionerilasciato da specifiche scuole riconosciute dallo Stato.Art.22Il diploma di abilitazione conseguito ai sensi dei precedenti articoli 20 e 21 abilita allacontinuazione dellesercizio dellarte ausiliaria sanitaria di tecnico di radiologiamedica e deve esser considerato, a tutti gli effetti, equipollente al diploma diabilitazione di cui al precedente articolo 10.Art.23Le scuole pubbliche o private di tecnico di radiologia riconosciute dallo Stato,continueranno a svolgere i loro corsi secondo i singoli regolamenti. I diplomati di dettiistituti che abbiano fatto un regolare corso di studi triennali possono conseguirelabilitazione allesercizio specifico dellarte sanitaria ausiliaria di tecnico di radiologiamedica con un esame di idoneità presso una Commissione costituita secondo le normedi cui allarticolo 8.Art.24Sono abrogate tutte le disposizioni in contrasto con la presente legge. La presentelegge, munita del sigillo dello Stato, sarà inserita nella raccolta ufficiale delle leggi edei decreti della Repubblica italiana. E fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla edi farla osservare come legge dello Stato. -93-
  • 94. LEGGE 31 GENNAIO 1983, n. 25MODIFICHE ED INTEGRAZIONI ALLA LEGGE 4 AGOSTO 1965, N. 1103, E AL DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 6 MARZO 1968, N. 680, SULLA REGOLAMENTAZIONEGIURIDICA DELLESERCIZIO DELLA ATTIVITÀ DI TECNICO SANITARIO DI RADIOLOGIA MEDICA. Preambolo LA CAMERA DEI DEPUTATI ED IL SENATO DELLA REPUBBLICA HANNO APPROVATO; IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA PROMULGA LA SEGUENTE LEGGE: ART. 1. IN ATTESA DELLEMANAZIONE DELLA LEGGE QUADRO SULLE PROFESSIONI SANITARIE AUSILIARIE E DELLA RIFORMA DELLA FACOLTÀ DI MEDICINA, L_ARTE AUSILIARIA SANITARIA DI TECNICO DI RADIOLOGIA MEDICA_, DI CUI ALLA LEGGE 4 AGOSTO 1965, N. 1103 , È SOSTITUITA DALLA _PROFESSIONE DI TECNICO SANITARIO DI RADIOLOGIA MEDICA_. ART. 2. I COMMI SECONDO E TERZO DELL ARTICOLO 4 DELLA LEGGE 4 AGOSTO 1965, N. 1103 , SONO SOSTITUITI DAI SEGUENTI: _A PARTIRE DAI CORSI CHE AVRANNO INIZIO NEL 1983 GLI ASPIRANTI ALLAMMISSIONE ALLE SCUOLE DI TECNICO DI RADIOLOGIA MEDICA DOVRANNO ESSERE IN POSSESSO DEL DIPLOMA DI SCUOLA SECONDARIA DI SECONDO GRADO. AI CORSI CHE INIZIERANNO NEL BIENNIO 1983-84 SARANNO INOLTRE AMMESSI GLI ASPIRANTI CHE, AVENDO OTTENUTO LA PROMOZIONE AL TERZO ANNO DI SCUOLA SECONDARIA DI SECONDO GRADO, ABBIANO SVOLTO ALMENO DUE ANNI DI ATTIVITÀ LAVORATIVA IN GABINETTI RADIOLOGICI. AGLI ALLIEVI CHE FREQUENTANO LULTIMO ANNO DELLE ANZIDETTE SCUOLE SONO ESTESE LE NORME DELL ARTICOLO 13 DELLA LEGGE 21 DICEMBRE 1978, N. 845 , IN MATERIA DI SERVIZIO MILITARE DI LEVA_. ART. 3. AL SECONDO COMMA DELL ARTICOLO 8 DELLA LEGGE 4 AGOSTO 1965, N. 1103 , DOPO LA LETTERA D), È AGGIUNTA LA SEGUENTE: _e) UN TECNICO SANITARIO DI RADIOLOGIA MEDICA DESIGNATO DAL COLLEGIO PROFESSIONALE PROVINCIALE O INTERPROVINCIALE_. ART. 4. L ARTICOLO 11 DELLA LEGGE 4 AGOSTO 1965, N. 1103 , È SOSTITUITO DAL SEGUENTE: _ART. 11. - I TECNICI SANITARI DI RADIOLOGIA MEDICA, OVUNQUE OPERANTI, COLLABORANO DIRETTAMENTE CON IL MEDICO RADIO- DIAGNOSTA, RADIO-TERAPISTA E NUCLEARE PER LO SVOLGIMENTO DI -94-
  • 95. TUTTE LE ATTIVITÀ COLLEGATE CON LA UTILIZZAZIONE DELLE RADIAZIONIIONIZZANTI, SIA ARTIFICIALI CHE NATURALI, DELLE ENERGIE TERMICHE EULTRASONICHE, NONCHÉ DELLA RISONANZA NUCLEARE MAGNETICA,AVENTI FINALITÀ DIAGNOSTICHE, TERAPEUTICHE, SCIENTIFICHE EDIDATTICHE.IN PARTICOLARE: a) I TECNICI SANITARI DI RADIOLOGIA MEDICA NELLA STRUTTURA PUBBLICA E PRIVATA ATTUANO LE MODALITÀ TECNICO-OPERATIVE RITENUTE IDONEE ALLA RILEVAZIONE DELLINFORMAZIONE DIAGNOSTICA ED ALLESPLETAMENTO DEGLI ATTI TERAPEUTICI, SECONDO LE FINALITÀ DIAGNOSTICHE O TERAPEUTICHE E LE INDICAZIONI FORNITE DAL MEDICO RADIO-DIAGNOSTA, RADIO-TERAPISTA O NUCLEARE CHE HA LA FACOLTÀ DELLINTERVENTO DIRETTO ED IN ARMONIA CON LE DISPOSIZIONI DEL DIRIGENTE LA STRUTTURA; b) IL TECNICO SANITARIO DI RADIOLOGIA MEDICA È TENUTO A SVOLGERE LA PROPRIA OPERA NELLA STRUTTURA PUBBLICA E PRIVATA, NEI SETTORI O SERVIZI OVE LATTIVITÀ RADIOLOGICA È COMPLEMENTARE ALLESERCIZIO CLINICO DEI MEDICI NON RADIOLOGI, SECONDO LE INDICAZIONI DEL MEDICO RADIOLOGO; c) I TECNICI SANITARI DI RADIOLOGIA MEDICA ASSUMONO LA RESPONSABILITÀ SPECIFICA TECNICO- PROFESSIONALE DEGLI ATTI A LORO ATTRIBUITI_.ART. 5. IL QUARTO COMMA DELL ARTICOLO 14 DELLA LEGGE 14 AGOSTO1965, N. 1103 , È SOSTITUITO DAL SEGUENTE: _QUALORA IL NUMERO DEGLI AVENTI DIRITTO AD ISCRIVERSI NELCOLLEGIO, ESISTENTI NELLA PROVINCIA, SIA ESIGUO, OVVERO SUSSISTANOALTRE VALIDE RAGIONI, IL MINISTRO DELLA SANITÀ, SU PROPOSTA DELLAFEDERAZIONE NAZIONALE, PUÒ DISPORRE CHE UN COLLEGIO ABBIA PERCIRCOSCRIZIONE DUE O PIÙ PROVINCE FINITIME DESIGNANDONE LA SEDE_.ART. 6. L ARTICOLO 15 DELLA LEGGE 4 AGOSTO 1965, N. 1103 , È SOSTITUITODAL SEGUENTE: _ART. 15. - LE DISPOSIZIONI DI CUI ALLA LEGGE 20 FEBBRAIO 1958, N. 93 , ESUCCESSIVE INTEGRAZIONI, SONO ESTESE A TUTTI I TECNICI SANITARI DIRADIOLOGIA MEDICA SVOLGENTI ATTIVITÀ LAVORATIVA, NONCHÉ AGLIALLIEVI DEI CORSI. LA RETRIBUZIONE CONVENZIONALE ANNUA DA ASSUMERE COME BASEPER LA LIQUIDAZIONE DELLE RENDITE È FISSATA, ANNUALMENTE, NONOLTRE I TRE MESI DALLA SCADENZA DELLANNO STESSO, CON DECRETO DELMINISTRO DEL LAVORO E DELLA PREVIDENZA SOCIALE, DI CONCERTO CONIL MINISTRO DELLA SANITÀ, SU PROPOSTA DEL CONSIGLIO DIAMMINISTRAZIONE DELLISTITUTO NAZIONALE PER LASSICURAZIONECONTRO GLI INFORTUNI SUL LAVORO, IN RELAZIONE ALLA MEDIA DELLERETRIBUZIONI INIZIALI, COMPRENSIVE DELLINDENNITÀ INTEGRATIVASPECIALE DEI TECNICI SANITARI DI RADIOLOGIA MEDICA DIPENDENTI -95-
  • 96. DALLE STRUTTURE PUBBLICHE, SENTITA LA FEDERAZIONE NAZIONALE DEICOLLEGI TECNICI DI RADIOLOGIA MEDICA_.ART. 7. L ARTICOLO 16 DELLA LEGGE 4 AGOSTO 1965, N. 1103 , È SOSTITUITODAL SEGUENTE: _ART. 16. - CHIUNQUE ESERCITI LA PROFESSIONE DI TECNICO SANITARIO DIRADIOLOGIA MEDICA IN VIOLAZIONE DELLE NORME CONTENUTE NELLAPRESENTE LEGGE È SOGGETTO ALLE PENE DI CUI ALL ARTICOLO 348 DELCODICE PENALE . IL MAGISTRATO PUÒ ORDINARE LA CHIUSURA TEMPORANEA DEL SERVIZIORADIOLOGICO NEL QUALE LATTIVITÀ SIA STATA ABUSIVAMENTEESERCITATA E IL SEQUESTRO CONSERVATIVO DEL MATERIALE_.ART. 8. LARTICOLO 24 DEL REGOLAMENTO APPROVATO CON DECRETO DELPRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 6 MARZO 1968, N. 680, È SOSTITUITO DALSEGUENTE:_ART. 24. - 1) SERVIZIO DI RADIO-DIAGNOSTICA.I TECNICI SANITARI DI RADIOLOGIA MEDICA: a) SONO AUTORIZZATI AD EFFETTUARE DIRETTAMENTE, SU PRESCRIZIONE MEDICA - ANCHE IN ASSENZA DEL MEDICO RADIOLOGO - I RADIOGRAMMI RELATIVI AGLI ESAMI RADIOLOGICI DELLAPPARATO SCHELETRICO, DEL TORACE E DELLADDOME, SENZA MEZZI DI CONTRASTO, SECONDO LE INDICAZIONI DI CARATTERE GENERALE PREVENTIVAMENTE DEFINITE DAL MEDICO RADIOLOGO, SIA NEL SERVIZIO RADIOLOGICO CENTRALIZZATO CHE NELLE STRUTTURE DECENTRATE; b) COLLABORANO CON IL MEDICO RADIOLOGO IN TUTTE LE RESTANTI INDAGINI DIAGNOSTICHE DI COMPETENZA RADIOLOGICA. LA CONTINUITÀ O LA SALTUARIETÀ DELLA PRESENZA FISICA DEL MEDICORADIOLOGO DURANTE LEFFETTUAZIONE DELLE INDAGINI DI CUI ALLAPRESENTE LETTERA B) VIENE STABILITA DAL MEDICO RADIOLOGO STESSO INRAGIONE DELLE ESIGENZE DEL CASO.2) SERVIZIO DI RADIOTERAPIA. I TECNICI SANITARI DI RADIOLOGIA MEDICA COLLABORANODIRETTAMENTE CON I MEDICI RADIOTERAPISTI NELLAMBITO DELLESEGUENTI ATTIVITÀ: a) IMPOSTAZIONE DEL TRATTAMENTO, IVI COMPRESE TUTTE LE INDAGINI COLLATERALI AD ESSO COMPLEMENTARI; b) OPERAZIONI DOSIMETRICHE INERENTI AL TRATTAMENTO, ANCHE IN COLLABORAZIONE CON IL SERVIZIO DI FISICA SANITARIA; -96-
  • 97. c) EFFETTUAZIONE E CONTROLLO DELLA CENTRATURA E DELLA EVENTUALE SIMULAZIONE; d) PREPARAZIONE ED IMPIEGO DI MEZZI AUSILIARI DI CENTRATURA E IMMOBILIZZAZIONE DEL PAZIENTE O IRRADIAZIONE; e) CONTROLLO DELLEFFICIENZA DEGLI IMPIANTI E LORO PREDISPOSIZIONE ALLUSO; f) CARICAMENTO, SCARICAMENTO DEI DISPOSITIVI PER TERAPIA NELLA FASE SUCCESSIVA AL CARICAMENTO E RECUPERO DELLE SORGENTI; g) OPERAZIONI NECESSARIE ALLALLESTIMENTO DELLE DOSI RADIO-ATTIVE DA SOMMINISTRARE AI PAZIENTI; h) CONTROLLO DELLE EVENTUALI CONTAMINAZIONI; i) DECONTAMINAZIONE DEGLI OGGETTI ED AMBIENTI CONTAMINATI; l) EFFETTUAZIONE DEL TRATTAMENTO RADIOTERAPICO PREDISPOSTO DAL RADIO-TERAPISTA E SUO CONTROLLO DURANTE TUTTA LA DURATA DELLA SEDUTA SECONDO LE INDICAZIONI RICEVUTE; m) TENUTA ED AGGIORNAMENTO DELLE REGISTRAZIONI DEI TRATTAMENTI E DEL REGISTRO DI CARICO E SCARICO DEL MATERIALE RADIO-ATTIVO; n) CARICO, CUSTODIA E SCARICO DEL MATERIALE RADIO-ATTIVO E DELLA STRUMENTAZIONE TECNICA; o) COLLABORAZIONE CON IL MEDICO RADIO- TERAPISTA ED IL SERVIZIO DI FISICA SANITARIA PER QUANTO CONCERNE LA DOSIMETRIA E GLI ALTRI ATTI INERENTI LA RADIOPROTEZIONE; p) PREPARAZIONE E POSIZIONAMENTO DEL PAZIENTE. I TECNICI SANITARI DI RADIOLOGIA MEDICA ESPLETANO, INOLTRE, OGNIALTRA OPERAZIONE TECNICA RICHIESTA DAL MEDICO RADIO-TERAPISTA.3) SERVIZIO DI MEDICINA NUCLEARE. I TECNICI SANITARI DI RADIOLOGIA MEDICA ADDETTI AI SERVIZI DIMEDICINA NUCLEARE: a) PRENDONO IN CONSEGNA LE SORGENTI RADIO- ATTIVE, CURANDO IL LORO CARICO E SCARICO OLTRE CHE LO SMALTIMENTO DEI RIFIUTI RADIO-ATTIVI; SEGNALANO AL PREPOSTO IL MOVIMENTO E LA GIACENZA DEL MATERIALE RADIO-ATTIVO E PROVVEDONO ALLE RELATIVE REGISTRAZIONI; -97-
  • 98. b) EFFETTUANO LE OPERAZIONI NECESSARIE ALLALLESTIMENTO DELLE DOSI RADIO-ATTIVE DA SOMMINISTRARE AI PAZIENTI E DA MANIPOLARE IN VITRO ED OGNI ALTRA OPERAZIONE CONCERNENTE IL LAVORO DI CAMERA CALDA; c) SE NECESSARIO, ACCETTANO IL PAZIENTE, NE ACCERTANO I DATI ANAGRAFICI, PROVVEDONO ALLA REGISTRAZIONE ED ARCHIVIAZIONE DEI RISULTATI DELLE OPERAZIONI TECNICHE EFFETTUATE ED AL TRATTAMENTO DEI FOTOSCINTIGRAMMI; d) CONTROLLANO LEFFICIENZA DELLE APPARECCHIATURE CHE PREDISPONGONO PER LUSO. COLLABORANO CON IL MEDICO NUCLEARE NELLEFFETTUAZIONE DELLE INDAGINI E NELLA RILEVAZIONE E REGISTRAZIONE DEI DATI ANCHE MEDIANTE IMPIEGO DI ELABORATORI ELETTRONICI; e) COLLABORANO CON IL MEDICO NUCLEARE IN STUDI ED ESAMI IN VITRO MEDIANTE LUSO DI APPARECCHIATURE ATTE A RILEVARE LA PRESENZA DI RADIO-NUCLIDI NEI CAMPIONI; f) PROVVEDONO ALLA DECONTAMINAZIONE E CONTROLLO DELLA VETRERIA E DEGLI OGGETTI O AMBIENTI CONTAMINATI ED ATTUANO TUTTE LE OPERAZIONI INERENTI ALLA RADIOPROTEZIONE, SECONDO LA VIGENTE NORMATIVA; g) EFFETTUANO OGNI ALTRA OPERAZIONE TECNICA RICHIESTA DAL MEDICO NUCLEARE.4) SERVIZIO DI FISICA SANITARIA. I TECNICI SANITARI DI RADIOLOGIA MEDICA COADIUVANO I RESPONSABILIDEI SERVIZI DI FISICA SANITARIA PER LA RISOLUZIONE DEI PROBLEMI DIFISICA NELLIMPEGNO DI ISOTOPI RADIO-ATTIVI, DI SORGENTI DIRADIAZIONE PER LA TERAPIA, LA DIAGNOSTICA E LA RICERCA E, CONLESPERTO QUALIFICATO, NELLA SORVEGLIANZA FISICA PER LAPROTEZIONE CONTRO LE RADIAZIONI IONIZZANTI.5) APPARECCHIATURE NELLAMBITO DEL SERVIZIO DI RADIOLOGIA. I TECNICI SANITARI DI RADIOLOGIA MEDICA ASSUMONO LARESPONSABILITÀ DEL CORRETTO USO DELLE APPARECCHIATURE LOROAFFIDATE, CONTROLLANO LA LORO EFFICIENZA, INDIVIDUANO GLIEVENTUALI INCONVENIENTI TECNICI E SI ADOPERANO, QUANDO ÈPOSSIBILE, AD ELIMINARLI; POSSONO ALTRESÌ ESPRIMERE IL PROPRIOPARERE TECNICO IN FASE DI COLLAUDO DI INSTALLAZIONE DI NUOVEAPPARECCHIATURE NONCHÉ DOPO LESECUZIONE DI EVENTUALIRIPARAZIONI. 6) TRATTAMENTO DEL MATERIALE RADIOGRAFICO E DOCUMENTAZIONEFOTOGRAFICA. -98-
  • 99. I TECNICI SANITARI DI RADIOLOGIA MEDICA EFFETTUANO TUTTE LE OPERAZIONI CONCERNENTI IL TRATTAMENTO DEL MATERIALE SENSIBILE; POSSONO ALTRESÌ PROVVEDERE ALLA RIPRODUZIONE E RIDUZIONE DEL MATERIALE ICONOGRAFICO. 7) ATTIVITÀ COLLATERALI. I TECNICI SANITARI DI RADIOLOGIA MEDICA CHE CON PROVVEDIMENTO DEL MEDICO AUTORIZZATO SIANO STATI ALLONTANATI, IN VIA CAUTELATIVA TEMPORANEA O PERMANENTE, DALLE ZONE CONTROLLATE, PERCHÉ AFFETTI DA PATOLOGIA PROFESSIONALE SPECIFICA, SONO ADIBITI, A RICHIESTA, PRIORITARIAMENTE NELLAMBITO DEL SETTORE RADIOLOGICO, ALLE PRATICHE DI ACCETTAZIONE DEL PAZIENTE, ALLA SUA REGISTRAZIONE, ALLA ARCHIVIAZIONE DEGLI ESAMI PRATICATI, ALLA RILEVAZIONE PERIODICA DEI DATI STATISTICI, NONCHÉ AL CARICO E SCARICO DEL MATERIALE RICEVUTO IN DOTAZIONE_. ART. 9. LE NORME DI CUI AL ARTICOLO 36 DEL DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 27 MARZO 1969, N. 130 , E ALLO ARTICOLO 17 DEL DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 16 OTTOBRE 1979, N. 509 , SONO ESTESE AI TECNICI SANITARI DI RADIOLOGIA MEDICA OVUNQUE OPERANTI. LA PRESENTE LEGGE, MUNITA DEL SIGILLO DELLO STATO, SARÀ INSERTA NELLA RACCOLTA UFFICIALE DELLE LEGGI E DEI DECRETI DELLA REPUBBLICA ITALIANA. È FATTO OBBLIGO A CHIUNQUE SPETTI DI OSSERVARLA E DI FARLA OSSERVARE COME LEGGE DELLO STATO.DATA A ROMA, ADDÌ 31 GENNAIO 1983PERTINIFANFANI - ALTISSIMO -DARIDA - FALCUCCIVISTO, IL GUARDASIGILLI: DARIDA -99-
  • 100. DECRETO 26 SETTEMBRE 1994, n. 746 REGOLAMENTO CONCERNENTE LINDIVIDUAZIONE DELLA FIGURA E DELRELATIVO PROFILO PROFESSIONALE DEL TECNICO SANITARIO DI RADIOLOGIA MEDICA. Preambolo IL MINISTRO DELLA SANITÀ VISTO LART. 6, COMMA 3, DEL DECRETO LEGISLATIVO 30 DICEMBRE 1992, N. 502, RECANTE:"RIORDINO DELLA DISCIPLINA IN MATERIA SANITARIA, A NORMA DELLART. 1 DELLA LEGGE 23OTTOBRE 1992, N. 421", NEL TESTO MODIFICATO DAL DECRETO LEGISLATIVO 7 DICEMBRE 1993, N. 517; RITENUTO CHE, IN OTTEMPERANZA ALLE PRECITATE DISPOSIZIONI, SPETTA AL MINISTRODELLA SANITÀ DI INDIVIDUARE CON PROPRIO DECRETO LE FIGURE PROFESSIONALI DA FORMARE ED IRELATIVI PROFILI, RELATIVAMENTE ALLE AREE DEL PERSONALE SANITARIO INFERMIERISTICO,TECNICO E DELLA RIABILITAZIONE; RITENUTO DI INDIVIDUARE CON SINGOLI PROVVEDIMENTI LE FIGURE PROFESSIONALI; RITENUTO DI INDIVIDUARE LA FIGURA DEL TECNICO SANITARIO DI RADIOLOGIA MEDICA; VISTA LA LEGGE 31 GENNAIO 1983, N. 25; VISTO IL PARERE DEL CONSIGLIO SUPERIORE DI SANITÀ, ESPRESSO NELLA SEDUTA DEL 22APRILE 1994; UDITO IL PARERE DEL CONSIGLIO DI STATO ESPRESSO NELLADUNANZA GENERALE DEL 4LUGLIO 1994; VISTA LA NOTA, IN DATA 24 SETTEMBRE 1994, CON CUI LO SCHEMA DI REGOLAMENTO È STATOTRASMESSO, AI SENSI DELLART. 17, COMMA 3, DELLA LEGGE 23 AGOSTO 1988, N. 400, AL PRESIDENTEDEL CONSIGLIO DEI MINISTRI; ADOTTA IL SEGUENTE REGOLAMENTO: ART. 1. 1 . È INDIVIDUATA LA FIGURA DEL TECNICO SANITARIO DI RADIOLOGIA MEDICA CON IL SEGUENTE PROFILO: IL TECNICO SANITARIO DI RADIOLOGIA È LOPERATORE SANITARIO CHE IN POSSESSO DEL DIPLOMA UNIVERSITARIO ABILITANTE E DELLISCRIZIONE ALLALBO PROFESSIONALE, È RESPONSABILE DEGLI ATTI DI SUA COMPETENZA ED È AUTORIZZATO AD ESPLETARE INDAGINI E PRESTAZIONI RADIOLOGICHE. 2 . IL TECNICO SANITARIO DI RADIOLOGIA MEDICA È LOPERATORE SANITARIO ABILITATO A SVOLGERE, IN CONFORMITÀ A QUANTO DISPOSTO DALLA LEGGE 31 GENNAIO 1983, N. 25, IN VIA AUTONOMA, O IN COLLABORAZIONE CON ALTRE FIGURE SANITARIE, SU PRESCRIZIONE MEDICA TUTTI GLI INTERVENTI CHE RICHIEDONO LUSO DI SORGENTI DI RADIAZIONI IONIZZANTI, SIA ARTIFICIALI CHE NATURALI, DI ENERGIE TERMICHE, ULTRASONICHE, DI RISONANZA MAGNETICA NUCLEARE NONCHÉ GLI INTERVENTI PER LA PROTEZIONISTICA FISICA O DOSIMETRICA. 3 . IL TECNICO SANITARIO DI RADIOLOGIA MEDICA: a) PARTECIPA ALLA PROGRAMMAZIONE E ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO NELLAMBITO DELLA STRUTTURA IN CUI OPERA NEL RISPETTO DELLE PROPRIE COMPETENZE; -100-
  • 101. b) PROGRAMMA E GESTISCE LEROGAZIONE DI PRESTAZIONI POLIVALENTI DI SUA COMPETENZA IN COLLABORAZIONE DIRETTA CON IL MEDICO RADIODIAGNOSTA, CON IL MEDICO NUCLEARE, CON IL FISICO RADIOTERAPISTA E CON IL FISICO SANITARIO, SECONDO PROTOCOLLI DIAGNOSTICI E TERAPEUTICI PREVENTIVAMENTE DEFINITI DAL RESPONSABILE DELLA STRUTTURA; c) È RESPONSABILE DEGLI ATTI DI SUA COMPETENZA, IN PARTICOLARE CONTROLLANDO IL CORRETTO FUNZIONAMENTO DELLE APPARECCHIATURE A LUI AFFIDATE, PROVVEDENDO ALLA ELIMINAZIONE DI INCONVENIENTI DI MODESTA ENTITÀ E ATTUANDO PROGRAMMI DI VERIFICA E CONTROLLO A GARANZIA DELLA QUALITÀ SECONDO INDICATORI E STANDARD PREDEFINITI; d) SVOLGE LA SUA ATTIVITÀ NELLE STRUTTURE SANITARIE PUBBLICHE O PRIVATE, IN RAPPORTO DI DIPENDENZA O LIBERO PROFESSIONALE.4 . IL TECNICO SANITARIO DI RADIOLOGIA MEDICA CONTRIBUISCE ALLAFORMAZIONE DEL PERSONALE DI SUPPORTO E CONCORRE DIRETTAMENTEALLAGGIORNAMENTO RELATIVO AL PROPRIO PROFILO PROFESSIONALE EALLA RICERCA.ART. 2.1 . CON DECRETO DEL MINISTERO DELLA SANITÀ È DISCIPLINATA LAFORMAZIONE COMPLEMENTARE POST-BASE IN RELAZIONE A SPECIFICHEESIGENZE DEL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE.ART. 3.1 . IL DIPLOMA UNIVERSITARIO DI TECNICO SANITARIO DI RADIOLOGIAMEDICA CONSEGUITO AI SENSI DELLART. 6, COMMA 3, DEL DECRETOLEGISLATIVO 30 DICEMBRE 1992, N. 502, E SUCCESSIVE MODIFICAZIONI,ABILITA ALLESERCIZIO DELLA PROFESSIONE PREVIA ISCRIZIONE ALLALBOPROFESSIONALE.ART. 4.1 . CON DECRETO DEL MINISTRO DELLA SANITÀ DI CONCERTO CON ILMINISTRO DELLUNIVERSITÀ E DELLA RICERCA SCIENTIFICA ETECNOLOGICA SONO INDIVIDUATI I DIPLOMI E GLI ATTESTATI, CONSEGUITIIN BASE AL PRECEDENTE ORDINAMENTO, CHE SONO EQUIPOLLENTI ALDIPLOMA UNIVERSITARIO DI CUI ALLART. 3 AI FINI DELLESERCIZIO DELLARELATIVA ATTIVITÀ PROFESSIONALE E DELLACCESSO AI PUBBLICI UFFICI.IL PRESENTE DECRETO, MUNITO DEL SIGILLO DELLO STATO, SARÀ INSERITONELLA RACCOLTA UFFICIALE DEGLI ATTI NORMATIVI DELLA REPUBBLICAITALIANA. È FATTO OBBLIGO A CHIUNQUE SPETTI DI OSSERVARLO E DIFARLO OSSERVARE. -101-
  • 102. ROMA, 26 SETTEMBRE 1994IL MINISTRO: COSTAVISTO, IL GUARDASIGILLI: BIONDIREGISTRATO ALLA CORTE DEI CONTI IL 24 DICEMBRE 1994REGISTRO N. 1 SANITÀ, FOGLIO N. 362LEGGE 26 febbraio 1999, n. 42Disposizioni in materia di professioni sanitarie. Preambolo La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato; IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA Promulgala seguente legge: Art. 1. Definizione delle professioni sanitarie 1 . La denominazione "professione sanitaria ausiliaria" nel testo unico delle leggi sanitarie, approvato con regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265, e successive modificazioni, nonché in ogni altra disposizione di legge, è sostituita dalla denominazione "professione sanitaria". 2 . Dalla data di entrata in vigore della presente legge sono abrogati il regolamento approvato con decreto del Presidente della Repubblica 14 marzo 1974, n. 225, ad eccezione delle disposizioni previste dal titolo V, il decreto del Presidente della Repubblica 7 marzo 1975, n. 163, e larticolo 24 del regolamento approvato con decreto del Presidente della Repubblica 6 marzo 1968, n. 680, e successive modificazioni. Il campo proprio di attività e di responsabilità delle professioni sanitarie di cui allarticolo 6, comma 3, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni e integrazioni, è determinato dai contenuti dei decreti ministeriali istitutivi dei relativi profili professionali e degli ordinamenti didattici dei rispettivi corsi di diploma universitario e di formazione postbase nonché degli specifici codici deontologici, fatte salve le competenze previste per le professioni mediche e per le altre professioni del ruolo sanitario per laccesso alle quali è richiesto il possesso del diploma di laurea, nel rispetto reciproco delle specifiche competenze professionali. Art. 2. Attività della Commissione centrale per gli esercenti le professioni sanitarie 1 . Alla corresponsione delle indennità di missione e al rimborso delle spese sostenute dai membri della Commissione centrale per gli esercenti le professioni sanitarie designati dai Comitati centrali delle Federazioni nazionali degli ordini e dei collegi ai sensi dellarticolo 17, terzo comma, del decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato 13 settembre 1946, n. 233, provvedono direttamente le Federazioni predette. Art. 3. Modifiche alla legge 5 febbraio 1992, n. 175 1 . Alla legge 5 febbraio 1992, n. 175, sono apportate le seguenti modificazioni: a) allarticolo 1, comma 1, dopo le parole: "sugli elenchi telefonici" sono aggiunte le seguenti: ", sugli elenchi generali di -102-
  • 103. categoria e attraverso giornali e periodici destinati esclusivamente agli esercenti le professioni sanitarie"; b) allarticolo 2, dopo il comma 3, è aggiunto il seguente: "3-bis. Le autorizzazioni di cui al comma 1 sono rinnovate solo qualora siano apportate modifiche al testo originario della pubblicità;" c) allarticolo 3, comma 1, le parole: "sono sospesi dallesercizio della professione sanitaria per un periodo da due a sei mesi" sono sostituite dalle seguenti: "sono assoggettati alle sanzioni disciplinari della censura o della sospensione dallesercizio della professione sanitaria, ai sensi dellarticolo 40 del regolamento approvato con decreto del Presidente della Repubblica 5 aprile 1950, n. 221"; d) allarticolo 4, comma 1, dopo le parole: "sugli elenchi telefonici" sono inserite le seguenti: "e sugli elenchi generali di categoria"; e) allarticolo 5, comma 4, le parole: "sono sospesi dallesercizio della professione sanitaria per un periodo da due a sei mesi" sono sostituite dalle seguenti: "sono assoggettati alle sanzioni disciplinari della censura o della sospensione dallesercizio della professione sanitaria, ai sensi dellarticolo 40 del regolamento approvato con decreto del Presidente della Repubblica 5 aprile 1950, n. 221"; f) allarticolo 5, dopo il comma 5, sono aggiunti i seguenti: "5-bis. Le inserzioni autorizzate dalla regione per la pubblicità sugli elenchi telefonici possono essere utilizzate per la pubblicità sugli elenchi generali di categoria e, viceversa, le inserzioni autorizzate dalla regione per la pubblicità sugli elenchi generali di categoria possono essere utilizzate per la pubblicità sugli elenchi telefonici. 5-ter. Le autorizzazioni di cui al comma 1 sono rinnovate solo qualora siano apportate modifiche al testo originario della pubblicità;" g) dopo larticolo 9 è inserito il seguente: "Art. 9-bis. - 1. Gli esercenti le professioni sanitarie di cui allarticolo 1 nonché le strutture sanitarie di cui allarticolo 4 possono effettuare la pubblicità nelle forme consentite dalla presente legge e nel limite di spesa del 5 per cento del reddito dichiarato per lanno precedente."Art. 4. Diplomi conseguiti in base alla normativa anteriore a quella di attuazionedellarticolo 6, comma 3, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successivemodificazioni.1 . Fermo restando quanto previsto dal decreto-legge 13 settembre 1996, n. 475,convertito, con modificazioni, dalla legge 5 novembre 1996, n. 573, per le professioni dicui allarticolo 6, comma 3, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successivemodificazioni e integrazioni, ai fini dellesercizio professionale e dellaccesso allaformazione postbase, i diplomi e gli attestati conseguiti in base alla precedentenormativa, che abbiano permesso liscrizione ai relativi albi professionali o lattivitàprofessionale in regime di lavoro dipendente o autonomo o che siano previsti dallanormativa concorsuale del personale del Servizio sanitario nazionale o degli altricomparti del settore pubblico, sono equipollenti ai diplomi universitari di cui al citatoarticolo 6, comma 3, del decreto legislativo n. 502 del 1992, e successive modificazioni -103-
  • 104. ed integrazioni, ai fini dellesercizio professionale e dellaccesso alla formazione postbase. 2 . Con decreto del Ministro della sanità, dintesa con il Ministro delluniversità e della ricerca scientifica e tecnologica, sono stabiliti, con riferimento alla iscrizione nei ruoli nominativi regionali di cui al decreto del Presidente della Repubblica 20 dicembre 1979, n. 761, allo stato giuridico dei dipendenti degli altri comparti del settore pubblico e privato e alla qualità e durata dei corsi e, se del caso, al possesso di una pluriennale esperienza professionale, i criteri e le modalità per riconoscere come equivalenti ai diplomi universitari, di cui allarticolo 6, comma 3, del decreto legislativo n. 502 del 1992, e successive modificazioni e integrazioni, ai fini dellesercizio professionale e dellaccesso alla formazione postbase, ulteriori titoli conseguiti conformemente allordinamento in vigore anteriormente allemanazione dei decreti di individuazione dei profili professionali. I criteri e le modalità definiti dal decreto di cui al presente comma possono prevedere anche la partecipazione ad appositi corsi di riqualificazione professionale, con lo svolgimento di un esame finale. Le disposizioni previste dal presente comma non comportano nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato né degli enti di cui agli articoli 25 e 27 della legge 5 agosto 1978, n. 468, e successive modificazioni. 3 . Il decreto di cui al comma 2 è emanato, previo parere delle competenti commissioni parlamentari, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge. 4 . In fase di prima applicazione, il decreto di cui al comma 2 stabilisce i requisiti per la valutazione dei titoli di formazione conseguiti presso enti pubblici o privati, italiani o stranieri, ai fini dellesercizio professionale e dellaccesso alla formazione postbase per i profili professionali di nuova istituzione ai sensi dellarticolo 6, comma 3, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni e integrazioni. La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sarà inserita nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato.Data a Roma, addì 26 febbraio 1999SCALFARODAlema, Presidente del Consiglio dei MinistriBindi, Ministro della sanitàVisto, il Guardasigilli: Diliberto -104-
  • 105. Legge 10 agosto 2000, n. 251 "Disciplina delle professioni sanitarie infermieristiche, tecniche, della riabilitazione, della prevenzione nonchè della professione ostetrica" Art. 1. (Professioni sanitarie infermieristiche e professione sanitaria ostetrica) 1. Gli operatori delle professioni sanitarie dell’area delle scienze infermieristiche e della professionesanitaria ostetrica svolgono con autonomia professionale attività dirette alla prevenzione, alla cura esalvaguardia della salute individuale e collettiva, espletando le funzioni individuate dalle normeistitutive dei relativi profili professionali nonchè dagli specifici codici deontologici ed utilizzandometodologie di pianificazione per obiettivi dell’assistenza. 2. Lo Stato e le regioni promuovono, nell’esercizio delle proprie funzioni legislative, di indirizzo, diprogrammazione ed amministrative, la valorizzazione e la responsabilizzazione delle funzioni e delruolo delle professioni infermieristico-ostetriche al fine di contribuire alla realizzazione del diritto allasalute, al processo di aziendalizzazione nel Servizio sanitario nazionale, all’integrazionedell’organizzazione del lavoro della sanità in Italia con quelle degli altri Stati dell’Unione europea. 3. Il Ministero della sanità, previo parere della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, leregioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, emana linee guida per: a) l’attribuzione in tutte le aziende sanitarie della diretta responsabilità e gestione delle attività diassistenza infermieristica e delle connesse funzioni; b) la revisione dell’organizzazione del lavoro, incentivando modelli di assistenza personalizzata. Art. 2. (Professioni sanitarie riabilitative) 1. Gli operatori delle professioni sanitarie dell’area della riabilitazione svolgono con titolarità eautonomia professionale, nei confronti dei singoli individui e della collettività, attività dirette allaprevenzione, alla cura, alla riabilitazione e a procedure di valutazione funzionale, al fine di espletare lecompetenze proprie previste dai relativi profili professionali. 2. Lo Stato e le regioni promuovono, nell’esercizio delle proprie funzioni legislative, di indirizzo, diprogrammazione ed amministrative, lo sviluppo e la valorizzazione delle funzioni delle professionisanitarie dell’area della riabilitazione, al fine di contribuire, anche attraverso la direttaresponsabilizzazione di funzioni organizzative e didattiche, alla realizzazione del diritto alla salute delcittadino, al processo di aziendalizzazione e al miglioramento della qualità organizzativa eprofessionale nel Servizio sanitario nazionale, con l’obiettivo di una integrazione omogenea con iservizi sanitari e gli ordinamenti degli altri Stati dell’Unione europea. -105-
  • 106. Art. 3. (Professioni tecnico-sanitarie) 1. Gli operatori delle professioni sanitarie dell’area tecnico-diagnostica e dell’area tecnico-assistenziale svolgono, con autonomia professionale, le procedure tecniche necessarie alla esecuzione dimetodiche diagnostiche su materiali biologici o sulla persona, ovvero attività tecnico-assistenziale, inattuazione di quanto previsto nei regolamenti concernenti l’individuazione delle figure e dei relativiprofili professionali definiti con decreto del Ministro della sanità. 2. Lo Stato e le regioni promuovono, nell’esercizio delle proprie funzioni legislative, di indirizzo, diprogrammazione ed amministrative, lo sviluppo e la valorizzazione delle funzioni delle professionisanitarie dell’area tecnico-sanitaria, al fine di contribuire, anche attraverso la direttaresponsabilizzazione di funzioni organizzative e didattiche, al diritto alla salute del cittadino, alprocesso di aziendalizzazione e al miglioramento della qualità organizzativa e professionale nelServizio sanitario nazionale con l’obiettivo di una integrazione omogenea con i servizi sanitari e gliordinamenti degli altri Stati dell’Unione europea. Art. 4. (Professioni tecniche della prevenzione) 1. Gli operatori delle professioni tecniche della prevenzione svolgono con autonomia tecnico-professionale attività di prevenzione, verifica e controllo in materia di igiene e sicurezza ambientale neiluoghi di vita e di lavoro, di igiene degli alimenti e delle bevande, di igiene e sanità pubblica eveterinaria. Tali attività devono comunque svolgersi nell’ambito della responsabilità derivante daiprofili professionali. 2. I Ministeri della sanità e dell’ambiente, previo parere della Conferenza permanente per i rapportitra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, emanano linee guida perl’attribuzione in tutte le aziende sanitarie e nelle agenzie regionali per l’ambiente della direttaresponsabilità e gestione delle attività di competenza delle professioni tecniche della prevenzione. Art. 5. (Formazione universitaria) 1. Il Ministro dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica, di concerto con il Ministro dellasanità, ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 17, comma 95, della legge 15 maggio 1997, n. 127,individua con uno o più decreti i criteri per la disciplina degli ordinamenti didattici di specifici corsiuniversitari ai quali possono accedere gli esercenti le professioni di cui agli articoli 1,2,3 e 4 dellapresente legge, in possesso di diploma universitario o di titolo equipollente per legge. 2. Le università nelle quali è attivata la scuola diretta a fini speciali per docenti e dirigenti diassistenza infermieristica sono autorizzate alla progressiva disattivazione della suddetta scuolacontestualmente alla attivazione dei corsi universitari di cui al comma 1. Art. 6. (Definizione delle professioni e dei relativi livelli di inquadramento) 1. Il Ministro della sanità, di concerto con il Ministro dell’università e della ricerca scientifica etecnologica, acquisiti i pareri del Consiglio superiore di sanità e del comitato di medicina del Consiglio -106-
  • 107. universitario nazionale, include le diverse figure professionali esistenti o che saranno individuatesuccessivamente in una delle fattispecie di cui agli articoli 1, 2, 3 e 4. 2. Il Governo, con atto regolamentare emanato ai sensi dell’articolo 18, comma 1, del decretolegislativo 30 dicembre 1992, n. 502, come sostituito dall’articolo 19 del decreto legislativo 7 dicembre1993, n. 517, definisce la disciplina concorsuale, riservata al personale in possesso degli specificidiplomi rilasciati al termine dei corsi universitari di cui all’articolo 5, comma 1, della presente legge, perl’accesso ad una nuova qualifica unica di dirigente del ruolo sanitario, alla quale si accede con requisitianaloghi a quelli richiesti per l’accesso alla dirigenza del Servizio sanitario nazionale di cui all’articolo26 del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29. Le regioni possono istituire la nuova qualifica didirigente del ruolo sanitario nell’ambito del proprio bilancio, operando con modificazionicompensative delle piante organiche su proposta delle aziende sanitarie locali e delle aziendeospedaliere. Art. 7. (Disposizioni transitorie) 1. Al fine di migliorare l’assistenza e per la qualificazione delle risorse le aziende sanitarie possonoistituire il servizio dell’assistenza infermieristica ed ostetrica e possono attribuire l’incarico di dirigentedel medesimo servizio. Fino alla data del compimento dei corsi universitari di cui all’articolo 5 dellapresente legge l’incarico, di durata triennale rinnovabile, è regolato da contratti a tempo determinato,da stipulare, nel limite numerico indicato dall’articolo 15-septies, comma 2, del decreto legislativo 30dicembre 1992, n. 502, introdotto dall’articolo 13 del decreto legislativo 19 giugno 1999, n. 229, daldirettore generale con un appartenente alle professioni di cui all’articolo 1 della presente legge,attraverso idonea procedura selettiva tra i candidati in possesso di requisiti di esperienza equalificazione professionale predeterminati. Gli incarichi di cui al presente articolo comportanol’obbligo per l’azienda di sopprimere un numero pari di posti di dirigente sanitario nella dotazioneorganica definita ai sensi della normativa vigente. Per i dipendenti delle amministrazioni pubbliche siapplicano le disposizioni del comma 4 del citato articolo 15-septies. Con specifico atto d’indirizzo delComitato di settore per il comparto sanità sono emanate le direttive all’Agenzia per la rappresentanzanegoziale delle pubbliche amministrazioni (ARAN) per la definizione, nell’ambito del contrattocollettivo nazionale dell’area della dirigenza dei ruoli sanitario, amministrativo, tecnico e professionaledel Servizio sanitario nazionale, del trattamento economico dei dirigenti nominati ai sensi del presentecomma nonchè delle modalità di conferimento, revoca e verifica dell’incarico. 2. Le aziende sanitarie possono conferire incarichi di dirigente, con modalità analoghe aquelle previste al comma 1, per le professioni sanitarie di cui alla legge 26 febbraio 1999, n. 42, nelleregioni nelle quali sono emanate norme per l’attribuzione della funzione di direzione relativa alleattività della specifica area professionale. 3. La legge regionale che disciplina l’attività e la composizione del Collegio di direzione di cuiall’articolo 17 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni, prevede lapartecipazione al medesimo Collegio dei dirigenti aziendali di cui ai commi 1 e 2 del presente articolo. -107-
  • 108. Legge 1 febbraio 2006, n. 43 "Disposizioni in materia di professioni sanitarie infermieristiche, ostetrica, riabilitative,tecnico-sanitarie e della prevenzione e delega al Governo per listituzione dei relativi ordiniprofessionali" ART. 1. (Definizione).1. Sono professioni sanitarie infermieristiche, ostetrica, riabilitative, tecnico-sanitarie e dellaprevenzione, quelle previste ai sensi della legge 10 agosto 2000, n. 251, e del decreto delMinistro della sanità 29 marzo 2001, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 118 del 23 maggio2001, i cui operatori svolgono, in forza di un titolo abilitante rilasciato dallo Stato, attività diprevenzione, assistenza, cura o riabilitazione.2. Resta ferma la competenza delle regioni nellindividuazione e formazione dei profili dioperatori di interesse sanitario non riconducibili alle professioni sanitarie come definite dalcomma 1.3. Le norme della presente legge si applicano alle regioni a statuto speciale e alle provinceautonome di Trento e di Bolzano in quanto compatibili con i rispettivi statuti speciali e lerelative norme di attuazione. ART. 2. (Requisiti).1. Lesercizio delle professioni sanitarie di cui allarticolo 1, comma 1, è subordinato alconseguimento del titolo universitario rilasciato a seguito di esame finale con valore abilitanteallesercizio della professione. Tale titolo universitario è definito ai sensi dellarticolo 4, comma1, lettera c), è valido sullintero territorio nazionale nel rispetto della normativa europea inmateria di libera circolazione delle professioni ed è rilasciato a seguito di un percorsoformativo da svolgersi in tutto o in parte presso le aziende e le strutture del Servizio sanitarionazionale, inclusi gli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (IRCCS), individuate dalleregioni, sulla base di appositi protocolli dintesa tra le stesse e le università, stipulati ai sensidellarticolo 6, comma 3, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successivemodificazioni. Fermo restando il titolo universitario abilitante, il personale del serviziosanitario militare, nonché quello addetto al comparto sanitario del Corpo della guardia difinanza, può svolgere il percorso formativo presso le strutture del servizio stesso, individuatecon decreto del Ministro della salute, che garantisce la completezza del percorso formativo.Per il personale addetto al settore sanitario della Polizia di Stato, alle medesime condizioni, ilpercorso formativo può essere svolto presso le stesse strutture della Polizia di Stato,individuate con decreto del Ministro dellinterno di concerto con il Ministro della salute, chegarantisce la completezza del percorso formativo.2. Gli ordinamenti didattici dei corsi di laurea di cui al comma 1 sono definiti con uno o piùdecreti del Ministro dellistruzione, delluniversità e della ricerca, di concerto con il Ministrodella salute, ai sensi e per gli effetti di cui allarticolo 17, comma 95, della legge 15 maggio1997, n. 127, e successive modificazioni. Lesame di laurea ha valore di esame di Statoabilitante allesercizio della professione. Dallapplicazione delle disposizioni di cui al presentecomma non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Leuniversità possono procedere alle eventuali modificazioni dellorganizzazione didattica dei -108-
  • 109. corsi di laurea già esistenti, ovvero allistituzione di nuovi corsi di laurea, nei limiti dellerisorse a tal fine disponibili nei rispettivi bilanci.3. Liscrizione allalbo professionale è obbligatoria anche per i pubblici dipendenti ed èsubordinata al conseguimento del titolo universitario abilitante di cui al comma 1,salvaguardando comunque il valore abilitante dei titoli già riconosciuti come tali alla data dientrata in vigore della presente legge.4. Laggiornamento professionale è effettuato secondo modalità identiche a quelle previste perla professione medica.5. Allarticolo 3-bis, comma 3, lettera b), del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, sonoaggiunte, in fine, le seguenti parole: ", ovvero espletamento del mandato parlamentare disenatore o deputato della Repubblica nonché di consigliere regionale".6. Allarticolo 16-bis del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, dopo il comma 2 èaggiunto il seguente:"2-bis. I laureati in medicina e chirurgia e gli altri operatori delle professioni sanitarie,obbligati ai programmi di formazione continua di cui ai commi 1 e 2, sono esonerati da taleattività formativa limitatamente al periodo di espletamento del mandato parlamentare disenatore o deputato della Repubblica nonché di consigliere regionale". ART. 3. (Istituzione degli ordini delle professioni sanitarie).1. In ossequio allarticolo 32 della Costituzione e in conseguenza del riordino normativo delleprofessioni sanitarie avviato, in attuazione dellarticolo 1 della legge 23 ottobre 1992, n. 421,dal decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, dal decreto legislativo 7 dicembre 1993, n. 517,e dal decreto legislativo 19 giugno 1999, n. 229, nonché delle riforme degli ordinamentididattici adottate dal Ministero dellistruzione, delluniversità e della ricerca, al fine diadeguare il livello culturale, deontologico e professionale degli esercenti le professioni inambito sanitario a quello garantito negli Stati membri dellUnione europea, la presente leggeregolamenta le professioni sanitarie di cui allarticolo 1, nel rispetto dei diversi iter formativi,anche mediante listituzione dei rispettivi ordini ed albi, ai quali devono accedere gli operatoridelle professioni sanitarie esistenti, nonché di quelle di nuova configurazione. ART. 4. (Delega al Governo per listituzione degli ordini ed albi professionali).1. Il Governo è delegato ad adottare, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore dellapresente legge, uno o più decreti legislativi al fine di istituire, per le professioni sanitarie di cuiallarticolo 1, comma 1, i relativi ordini professionali, senza nuovi o maggiori oneri a caricodella finanza pubblica, nel rispetto delle competenze delle regioni e sulla base dei seguentiprincípi e criteri direttivi:a) trasformare i collegi professionali esistenti in ordini professionali, salvo quanto previsto allalettera b) e ferma restando, ai sensi della legge 10 agosto 2000, n. 251, e del citato decreto delMinistro della sanità 29 marzo 2001, lassegnazione della professione dellassistente sanitarioallordine della prevenzione, prevedendo listituzione di un ordine specifico, con albi separatiper ognuna delle professioni previste dalla legge n. 251 del 2000, per ciascuna delle seguenti -109-
  • 110. aree di professioni sanitarie: area delle professioni infermieristiche; area della professioneostetrica; area delle professioni della riabilitazione; area delle professioni tecnico-sanitarie;area delle professioni tecniche della prevenzione;b) aggiornare la definizione delle figure professionali da includere nelle fattispecie di cui agliarticoli 1, 2, 3 e 4 della legge 10 agosto 2000, n. 251, come attualmente disciplinata dal decretoministeriale 29 marzo 2001;c) individuare, in base alla normativa vigente, i titoli che consentano liscrizione agli albi di cuial presente comma;d) definire, per ciascuna delle professioni di cui al presente comma, le attività il cui eserciziosia riservato agli iscritti agli ordini e quelle il cui esercizio sia riservato agli iscritti ai singolialbi;e) definire le condizioni e le modalità in base alle quali si possa costituire un unico ordine perdue o più delle aree di professioni sanitarie individuate ai sensi della lettera a);f) definire le condizioni e le modalità in base alle quali si possa costituire un ordine specificoper una delle professioni sanitarie di cui al presente comma, nellipotesi che il numero degliiscritti al relativo albo superi le ventimila unità, facendo salvo, ai fini dellesercizio delleattività professionali, il rispetto dei diritti acquisiti dagli iscritti agli altri albi dellordineoriginario e prevedendo che gli oneri della costituzione siano a totale carico degli iscritti alnuovo ordine;g) prevedere, in relazione al numero degli operatori, larticolazione degli ordini a livelloprovinciale o regionale o nazionale;h) disciplinare i princípi cui si devono attenere gli statuti e i regolamenti degli ordinineocostituiti;i) prevedere che le spese di costituzione e di funzionamento degli ordini ed albi professionalidi cui al presente articolo siano poste a totale carico degli iscritti, mediante la fissazione diadeguate tariffe;l) prevedere che, per gli appartenenti agli ordini delle nuove categorie professionali, restinoconfermati gli obblighi di iscrizione alle gestioni previdenziali previsti dalle disposizionivigenti.2. Gli schemi dei decreti legislativi predisposti ai sensi del comma 1, previa acquisizione delparere della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le provinceautonome di Trento e di Bolzano, sono trasmessi alle Camere ai fini dellespressione dei parerida parte delle Commissioni parlamentari competenti per materia, che sono resi entro quarantagiorni dalla data di trasmissione. Decorso tale termine, i decreti sono emanati anche inmancanza dei pareri. Qualora il termine previsto per i pareri dei competenti organiparlamentari scada nei trenta giorni che precedono o seguono la scadenza del termine di cui alcomma 1, questultimo sintende automaticamente prorogato di novanta giorni. ART. 5. (Individuazione di nuove professioni in ambito sanitario). -110-
  • 111. 1. Lindividuazione di nuove professioni sanitarie da ricomprendere in una delle aree di cuiagli articoli 1, 2, 3 e 4 della legge 10 agosto 2000, n. 251, il cui esercizio deve essere riconosciutosu tutto il territorio nazionale, avviene in sede di recepimento di direttive comunitarie ovveroper iniziativa dello Stato o delle regioni, in considerazione dei fabbisogni connessi agliobiettivi di salute previsti nel Piano sanitario nazionale o nei Piani sanitari regionali, che nontrovano rispondenza in professioni già riconosciute.2. Lindividuazione è effettuata, nel rispetto dei princípi fondamentali stabiliti dalla presentelegge, mediante uno o più accordi, sanciti in sede di Conferenza permanente per i rapporti tralo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, ai sensi dellarticolo 4 deldecreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e recepiti con decreti del Presidente dellaRepubblica, previa deliberazione del Consiglio dei ministri.3. Lindividuazione è subordinata ad un parere tecnico-scientifico, espresso da appositecommissioni, operanti nellambito del Consiglio superiore di sanità, di volta in volta nominatedal Ministero della salute, alle quali partecipano esperti designati dal Ministero della salute edalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome diTrento e di Bolzano e i rappresentanti degli ordini delle professioni di cui allarticolo 1,comma 1, senza oneri a carico della finanza pubblica. A tal fine, la partecipazione allesuddette commissioni non comporta la corresponsione di alcuna indennità o compenso nérimborso spese.4. Gli accordi di cui al comma 2 individuano il titolo professionale e lambito di attività diciascuna professione.5. La definizione delle funzioni caratterizzanti le nuove professioni avviene evitandoparcellizzazioni e sovrapposizioni con le professioni già riconosciute o con le specializzazionidelle stesse. ART. 6. (Istituzione della funzione di coordinamento).1. In conformità allordinamento degli studi dei corsi universitari, disciplinato ai sensidellarticolo 17, comma 95, della legge 15 maggio 1997, n. 127, e successive modificazioni, ilpersonale laureato appartenente alle professioni sanitarie di cui allarticolo 1, comma 1, dellapresente legge, è articolato come segue:a) professionisti in possesso del diploma di laurea o del titolo universitario conseguitoanteriormente allattivazione dei corsi di laurea o di diploma ad esso equipollente ai sensidellarticolo 4 della legge 26 febbraio 1999, n. 42;b) professionisti coordinatori in possesso del master di primo livello in management o per lefunzioni di coordinamento rilasciato dalluniversità ai sensi dellarticolo 3, comma 8, delregolamento di cui al decreto del Ministro delluniversità e della ricerca scientifica etecnologica 3 novembre 1999, n. 509, e dellarticolo 3, comma 9, del regolamento di cui aldecreto del Ministro dellistruzione, delluniversità e della ricerca 22 ottobre 2004, n. 270;c) professionisti specialisti in possesso del master di primo livello per le funzioni specialisticherilasciato dalluniversità ai sensi dellarticolo 3, comma 8, del regolamento di cui al decreto delMinistro delluniversità e della ricerca scientifica e tecnologica 3 novembre 1999, n. 509, e -111-
  • 112. dellarticolo 3, comma 9, del regolamento di cui al decreto del Ministro dellistruzione,delluniversità e della ricerca 22 ottobre 2004, n. 270;d) professionisti dirigenti in possesso della laurea specialistica di cui al decreto del Ministrodelluniversità e della ricerca scientifica e tecnologica 2 aprile 2001, pubblicato nelsupplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 128 del 5 giugno 2001, e che abbiano esercitatolattività professionale con rapporto di lavoro dipendente per almeno cinque anni, oppure aiquali siano stati conferiti incarichi dirigenziali ai sensi dellarticolo 7 della legge 10 agosto2000, n. 251, e successive modificazioni.2. Per i profili delle professioni sanitarie di cui al comma 1 può essere istituita la funzione dicoordinamento, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. A tal fine,leventuale conferimento di incarichi di coordinamento ovvero di incarichi direttivi comportaper le organizzazioni sanitarie e socio-sanitarie pubbliche interessate, ai sensi dellarticolo 7della legge 10 agosto 2000, n. 251, lobbligo contestuale di sopprimere nelle piante organichedi riferimento un numero di posizioni effettivamente occupate ed equivalenti sul pianofinanziario.3. I criteri e le modalità per lattivazione della funzione di coordinamento in tutte leorganizzazioni sanitarie e socio-sanitarie pubbliche e private sono definiti, entro novantagiorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, con apposito accordo, ai sensidellarticolo 4 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, tra il Ministro della salute e leregioni e le province autonome di Trento e di Bolzano.4. Lesercizio della funzione di coordinamento è espletato da coloro che siano in possesso deiseguenti requisiti:a) master di primo livello in management o per le funzioni di coordinamento nellarea diappartenenza, rilasciato ai sensi dellarticolo 3, comma 8, del regolamento di cui al decreto delMinistro delluniversità e della ricerca scientifica e tecnologica 3 novembre 1999, n. 509, edellarticolo 3, comma 9, del regolamento di cui al decreto del Ministro dellistruzione,delluniversità e della ricerca 22 ottobre 2004, n. 270;b) esperienza almeno triennale nel profilo di appartenenza.5. Il certificato di abilitazione alle funzioni direttive nellassistenza infermieristica, inclusoquello rilasciato in base alla pregressa normativa, è valido per lesercizio della funzione dicoordinatore.6. Il coordinamento viene affidato nel rispetto dei profili professionali, in correlazione agliambiti ed alle specifiche aree assistenziali, dipartimentali e territoriali.7. Le organizzazioni sanitarie e socio-sanitarie, pubbliche e private, nelle aree caratterizzate dauna determinata specificità assistenziale, ove istituiscano funzioni di coordinamento ai sensidel comma 2, affidano il coordinamento allo specifico profilo professionale. ART. 7. (Disposizioni finali).1. Alle professioni sanitarie infermieristiche, ostetrica, riabilitative, tecnico-sanitarie e dellaprevenzione già riconosciute alla data di entrata in vigore della presente legge continuano ad -112-
  • 113. applicarsi le disposizioni contenute nelle rispettive fonti di riconoscimento, salvo quantoprevisto dalla presente legge.2. Con il medesimo procedimento di cui allarticolo 6, comma 3, della presente legge, in sededi Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome diTrento e di Bolzano, previa acquisizione del parere degli ordini professionali delle professioniinteressate, si può procedere ad integrazioni delle professioni riconosciute ai sensi dellarticolo6, comma 3, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni.3. La presente legge non comporta nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. -113-
  • 114. Bibliografia AA.VV.: Le strategie di prevenzione della violenza sul lavoro nel settoresanitario. In RischioSanità. 2009, 35, pp.22-29 Ascolese Franco, Binetti Paola, Zobel Beomonte Bruno: Dal core competence al corecurriculum. Ed. SEU, 2008. Benci Luca: Le professioni sanitarie (non mediche). Ed. McGraw-Hill, 2002. Benci Luca: Gli infermieri di un pronto soccorso sono portatori di un obbligo diprotezione nei confronti dei pazienti. In: Rivista di diritto delle professioni sanitarie.2000, 4, pp. 295-302. Calamandrei Carlo,Orlandi Carlo: La dirigenza infermieristica. Ed. McGraw-Hill,II ed. Department of Health and Human Services–NIOSH: Violence, occupationalhazards in hospitals, Aprile 2002. De Pietro Carlo: Gestire il personale nelle aziende sanitarie italiane. Ed.McGraw-Hill, 2005. European Foundation for the improvement of living and working conditions: FourthEuropean working conditions Survey, 2007. Mariani Marco: Rischio radiologico: un istituto legislativo-contrattuale ancoradiscusso. In: Rivista di diritto delle professioni sanitarie. 2005, 3, pp. 153-169. Ministero della Salute, Dip. Qualità: Raccomandazione per prevenire gli atti diviolenza a danno degli operatori sanitari. Novembre 2007. Sangiuliano Rosanna: Diritto sanitario e Servizio Sanitario Nazionale. Ed.giuridiche Simone, 2006. Scardigno Alfonso: Normativa e storia illustrata tecnico-sanitaria di radiologiamedica. Ed. Marrapese, 2008. Tousijn Willem: Il sistema delle occupazioni sanitarie. Ed. il Mulino, 2000. -114-
  • 115. -115-

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