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Web2.0 e Conoscenza

by Prof Pauletto on Jan 27, 2007

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Web2.0 e Conoscenza Condivisa

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  • mapea mapea il cervello è un organo sociale e risponde agli stimoli ambientali
    tutti le situazioni vengono elaborati dal cervello, che si tratti di internet o del tempo - non importa.
    1 year ago Reply
    Are you sure you want to Yes No
  • hexholden Alberto D'Ottavi , journalist, blogger at Infoservi.it, entrepreneur. Co-founder at Blomming.com secondo me ci vuole un approccio 'olistico'. il web 2.0 è un mix tra trend sociali, tecnologici, di mercato... in continuo movimento ed evoluzione

    e quindi credo che l'unica cosa fissa, oggi, sia proprio il cambiamento. quantomeno degli strumenti, delle metodologie, dei contenuti stessi

    il che è un bel cambio paradigmatico rispetto a una società, come quella novecentesca, in cui invece si tendeva a ragionare in termini di 'progresso' lineare, tendendo quindi all'adeguamento rispetto a uno statu quo

    ragionare, lavorare e sviluppare nell'ottica del cambiamento richiede quindi un approccio specifico. il problema non è 'quale sarà LO strumento migliore', bensì 'quali sono gli strumenti più efficaci adesso', sulla base di economicità e versatilità

    poi si cresce man mano, in ottica 'perpetual beta'. e lo stesso vale per contenuti e conoscenza. bisogna creare piattaforme open su cui offrire dei temi, perché le persone possano condividere e, in prospettiva, arricchire la propria esperienza

    my two cents, come si suol dire :)
    4 years ago Reply
    Are you sure you want to Yes No
  • adriano Adriano De Vita Io penso che la piena partecipazione alle reti sociali e professionali sul web dipenda dalla solidità della cultura di base delle persone (compito della scuola prima di tutto). Se c'è questa solida base tutto il resto diviene relativamente semplice: imparare un nuovo software, produrre idee non banali, vivere all'interno reti collaborative, selezionare le informazioni con crtiteri di affidabiità, pertinenza, credibilità... dobbiamo formare discenti forti, non serbatoi di informazioni.
    Il digital divide di solito è inteso come un problema tecnico, ma secondo è un problema prima di tutto culturale. Nel mondo del lavoro quando si chiede alle persone di proporre idee spesso semplicemente non ne hanno perchè nessuno ha mai chiesto loro di averne. Non basta lavorare con un pc per essere lavoratori della conoscenza: spesso si tratta di eseguire procedure standardizzate piuttosto banali. Quando poi scoprono che è possibile anche per loro regionare e proporee (in rete e fuori) è una scoperta che entusiasma e spaventa insieme... ben venga allora il web 2.0 !!
    5 years ago Reply
    Are you sure you want to Yes No
  • gmarconato Gianni Marconato at libero professionista Concordo con tutto quanto dite, con le analisi che fate, ma il problema mi pare sia 'che fare'? aspettare che i 'vecchi' (immigrati digitali o rifugiati digitali) muoiano? Che prendano il potere persone più sensibili al nuovo modo di conoscere, meno colluse con la 'cultura dominante' e le sue forme di perpetuazione del potere? Forse. Io, che non amo tanto attendere, preferisco muovermi negli spazio che mi sono dati ed in quelli che mi conquisto e fare poche, piccole cose nella direzione che credo utile prendere e qualcosa si muove. Credetemi 5 years ago Reply
    Are you sure you want to Yes No
  • giacomo.mason Giacomo Mason , Consulente e formatore at Freelance Un'opinione: non mi appassionerei troppo alle folksonomie, anzi credo che saranno una delle prime cose che verranno riformulate nei prossimi mesi-anni. Sono troppo rozze, hanno un sacco di problemi strutturali e soratutto non permettono l'emergere delle 'code lunghe' (le tag clouds sono la testa corta delle classificazioni, no?). Andrà trovata una soluzione più intelligente, secondo me, per superare le tassonomie top down.



    Un'altra opinione: ammazza Solstizio, le vecchie generazioni hanno fatto praticamente tutto! (costruito l'arca, messo i contenuti...). Non credo che le giovani generazoni si accontenteranno di fare solo una 'combinatoria creativa'. Anche sulla costruzione del 'noi' tramite la sola fitta rete di comunciazioni digitali avrei qualche dubbio. Cioè, non credo che la costruzione di una cultura condivisa funzioni in questo modo...



    Scusate, stamattina sono dubbioso
    5 years ago Reply
    Are you sure you want to Yes No
  • gigicogo Gianluigi Cogo , Project Management in Government , Adjunct Professor at University of Venice (Italy) at Regione del Veneto, Ca’ Foscari University, Associazione Italiana per l’Opengovernment Una parola sola. Folksonomy.

    Solo l'abbattimento delle Tassonomie che sono AUTORITARIE potrà permettere di linkare, catalogare, aggregare conoscenze DEMOCRATICHE!
    5 years ago Reply
    Are you sure you want to Yes No
  • mentelab Prof Pauletto , ICT Management at Mt Net - Mentelab - Penso a

    “Il futuro del web passa dal telefonino… non saranno i Pc ma i cellulari ad assicurare il futuro di internet…”

    Vinton Cerf, uno dei padri fondatori di Internet



    da slide Workshop Innovazione a Scuola
    5 years ago Reply
    Are you sure you want to Yes No
  • mentelab Prof Pauletto , ICT Management at Mt Net - Mentelab - da docenti, insegnanti, formatori agli

    animatori ,gateway, artisti della comunicazione, delle relazioni e delle esperienze
    5 years ago Reply
    Are you sure you want to Yes No
  • mentelab Prof Pauletto , ICT Management at Mt Net - Mentelab - bella l'immagine dell'Arca digitale nel Diluvio del Web che carica di responsabilità le vecchie generazioni e apre spazi e impegni nuovi ai nativi biodigitali 5 years ago Reply
    Are you sure you want to Yes No
  • solstizio Giorgio Jannis , Social designer, media education consultant at NuoviAbitanti Credo che il richiamo al territorio sia ciò su cui vale la pena di insistere, ora. Il web non significa solo parlare con qualcuno a Tokio, significa anche stringere vincoli più forti con la propria comunità, resa più visibile ed attiva dalle possibilità comunicative odierne (un blog con i relativi commenti che racconta un territorio può fare miracoli, agendo fattivamente nelle politiche della collettività).
    La comunicazione è fatta di oggetti vuoti, che vanno riempiti con la consapevolezza di essere Abitanti sia fisici sia digitali di una certa estensione territoriale, di cui aver cura in quanto ambiente di vita e di crescita per le nuove generazioni.
    Le collettività coinvolte possono così specchiarsi nel loro stesso produrre comunicazione, acquisire un'immagine di sé più vera in quanto composta dal contributo di tutti quelli che vogliono partecipare al dialogo collettivo, senza mediazioni da parte di proprietari di mezzi di comunicazioni di massa.
    Della parola glocale, stabilità la fattibilità tecnica della connessione globale e della possibilità di accedere ad informazioni planetarie, va rivalutato il lato 'locale', quale luogo territoriale del vivere umano, in direzione di un Ben-stare che è applicazione concreta di un astratto benessere.
    5 years ago Reply
    Are you sure you want to Yes No
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