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Web2.0 e Conoscenza
 

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  • il cervello è un organo sociale e risponde agli stimoli ambientali
    tutti le situazioni vengono elaborati dal cervello, che si tratti di internet o del tempo - non importa.
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  • secondo me ci vuole un approccio 'olistico'. il web 2.0 è un mix tra trend sociali, tecnologici, di mercato... in continuo movimento ed evoluzione

    e quindi credo che l'unica cosa fissa, oggi, sia proprio il cambiamento. quantomeno degli strumenti, delle metodologie, dei contenuti stessi

    il che è un bel cambio paradigmatico rispetto a una società, come quella novecentesca, in cui invece si tendeva a ragionare in termini di 'progresso' lineare, tendendo quindi all'adeguamento rispetto a uno statu quo

    ragionare, lavorare e sviluppare nell'ottica del cambiamento richiede quindi un approccio specifico. il problema non è 'quale sarà LO strumento migliore', bensì 'quali sono gli strumenti più efficaci adesso', sulla base di economicità e versatilità

    poi si cresce man mano, in ottica 'perpetual beta'. e lo stesso vale per contenuti e conoscenza. bisogna creare piattaforme open su cui offrire dei temi, perché le persone possano condividere e, in prospettiva, arricchire la propria esperienza

    my two cents, come si suol dire :)
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  • Io penso che la piena partecipazione alle reti sociali e professionali sul web dipenda dalla solidità della cultura di base delle persone (compito della scuola prima di tutto). Se c'è questa solida base tutto il resto diviene relativamente semplice: imparare un nuovo software, produrre idee non banali, vivere all'interno reti collaborative, selezionare le informazioni con crtiteri di affidabiità, pertinenza, credibilità... dobbiamo formare discenti forti, non serbatoi di informazioni.
    Il digital divide di solito è inteso come un problema tecnico, ma secondo è un problema prima di tutto culturale. Nel mondo del lavoro quando si chiede alle persone di proporre idee spesso semplicemente non ne hanno perchè nessuno ha mai chiesto loro di averne. Non basta lavorare con un pc per essere lavoratori della conoscenza: spesso si tratta di eseguire procedure standardizzate piuttosto banali. Quando poi scoprono che è possibile anche per loro regionare e proporee (in rete e fuori) è una scoperta che entusiasma e spaventa insieme... ben venga allora il web 2.0 !!
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  • Concordo con tutto quanto dite, con le analisi che fate, ma il problema mi pare sia 'che fare'? aspettare che i 'vecchi' (immigrati digitali o rifugiati digitali) muoiano? Che prendano il potere persone più sensibili al nuovo modo di conoscere, meno colluse con la 'cultura dominante' e le sue forme di perpetuazione del potere? Forse. Io, che non amo tanto attendere, preferisco muovermi negli spazio che mi sono dati ed in quelli che mi conquisto e fare poche, piccole cose nella direzione che credo utile prendere e qualcosa si muove. Credetemi
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  • Un'opinione: non mi appassionerei troppo alle folksonomie, anzi credo che saranno una delle prime cose che verranno riformulate nei prossimi mesi-anni. Sono troppo rozze, hanno un sacco di problemi strutturali e soratutto non permettono l'emergere delle 'code lunghe' (le tag clouds sono la testa corta delle classificazioni, no?). Andrà trovata una soluzione più intelligente, secondo me, per superare le tassonomie top down.



    Un'altra opinione: ammazza Solstizio, le vecchie generazioni hanno fatto praticamente tutto! (costruito l'arca, messo i contenuti...). Non credo che le giovani generazoni si accontenteranno di fare solo una 'combinatoria creativa'. Anche sulla costruzione del 'noi' tramite la sola fitta rete di comunciazioni digitali avrei qualche dubbio. Cioè, non credo che la costruzione di una cultura condivisa funzioni in questo modo...



    Scusate, stamattina sono dubbioso
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    Web2.0 e Conoscenza Web2.0 e Conoscenza Presentation Transcript

    • Web 2.0 e Conoscenza Condivisa
      • Il web 2.0 e la conoscenza condivisa riusciranno a migliorare la società?
      • Prof. Daniele Pauletto
    • Web 2.0 e Conoscenza Condivisa
      • Gli scettici del Web 2.0 e della conoscenza condivisa in generale puntano il dito sulla autorevolezza e sulla validità dei contenuti user-generated. La mancanza di un filtro preventivo sulle informazioni generate dagli utenti, come avviene invece nel Mainstream, può essere considerato un punto debole del social networking?
    • Web 2.0 e Conoscenza Condivisa
      • La diffusione molecolare dell'informazione è resa possibile con terminali portatili connessi alla rete, infatti gli utenti possono usufruire di una pluralità di dispositivi intelligenti, integrati nei più svariati tipi terminali mobili (cellulari,pda, smartphone, laptop) capaci di riconoscere e rispondere ininterrottamente in modo discreto e invisibile.
      • Prof. Daniele Pauletto
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      • Tutto ciò favorisce user-generated-content degli utenti. E’ possibile fare informazione dal basso, creare contenuti da parte degli utenti. Tuttavia la regola dell’1% suggerisce che su 100 utenti web solo 1% di essi è attivo nel produrre contenuti, informazioni web.
      • Prof. Daniele Pauletto
    • Web 2.0 e Conoscenza Condivisa
      • Nonostante la rivoluzione dal basso fatta dagli strumenti del Web 2.0 interattivi e collaborativi solo una ristretta elite determina i contenuti nel grande panorama del Web. L’autorevolezza dei contenuti può autogenerarsi tramite una selezione dei contenuti stessi attraverso meccanismi di social network insiti nella rete stessa, al di là dei numero dei link e click per post pagina.
      • Il problema è un altro, la generazione di contenuti è ancora purtroppo un fatto “elitario”.
      • Prof. Daniele Pauletto
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      • Tutto ciò favorisce user-generated-content degli utenti. E’ possibile fare informazione dal basso, creare contenuti da parte degli utenti. Tuttavia la regola dell’1% suggerisce che su 100 utenti web solo 1% di essi è attivo nel produrre contenuti, informazioni web.
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      • Il concetto di conoscenza condivisa come creazione e diffusione di contenuti generati dagli utenti sembra stridere con la formazione culturale ed individuale a cui siamo stati abituati, e mi riferisco a scuola, università, specializzazione e lavoro. A tuo avviso, in un futuro prossimo o lontano la conoscenza condivisa potrà sostituire integralmente il percorso di formazione culturale a cui siamo abituati?
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      • Serve un’evoluzione verso modalità digitali di pensiero più consona a quella delle nuove generazioni ( digital natives ). E la sfida piú grande deriva proprio dal fatto che i formatori, prevalentemente digital immigrants, hanno necessitá di interagire con la digital generation “padrona” nel mondo delle nuove tecnologie.
      • Prof. Daniele Pauletto
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      • Digital immigrants, sta ad indicare gruppi di età che non sono cresciuti con le nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione, il termine è stato coniato da Mark Prensky. Sperimentare e innovare nuove forme dell’apprendimento che prevedano forme di conoscenza condivisa, ecco la scommessa.
      • Prof. Daniele Pauletto
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      • L’istruzione tradizionale ha conosciuto poche innovazioni dall’origine delle scuole e delle università ad oggi ( R.Straub ). Di fronte alla sfida odierna dell'apprendimento lungo tutto l'arco della vita la tecnologia svolgerà un ruolo importante, poiché consente e favorisce processi di apprendimento veloci, flessibili e individualizzati.
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      • In un ambiente tecnologico di apprendimento lungo tutto l'arco della vita, l'alfabetizzazione digitale sarà un prerequisito fondamentale per potervi accedere e partecipare.
      • L’elearning e la formazione on line non è la risposta ma semplicemente un aiuto.
      • Prof. Daniele Pauletto
    • Web 2.0 e Conoscenza Condivisa
      • La formula classica dell'online learning presenta alcune difficoltà,non funziona con le nuove generazioni di studenti. L'elearning 1.0 ( costruito rispettando le codifiche dei learning object) è carente sul piano dell'interattivà e della collaborazione, troppo rigidi i ruoli di docente,studente e tutor. L'apprendimento può trarre giovamento dalla condivisione e dalla rielaborazione 'orizzontale' dei contenuti tipica delle nuove frontiere del web, il WEB 2.0. Prof. Daniele Pauletto
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      • L' uso dei blog, wiki, videoblog, dei tag, dei feed RSS, di strumenti mash up, o tecnologie Ajax, Social Network, rappresentano i nuovi "libri", matite, penne, righelli, compassi, forbici e colla della NetScuola. Le nuove conoscenze, il nuovo sapere viene posto in circolazione per essere a sua volta rielaborato da altri, in nuove forme di interazione in rete. E’ il passaggio dalle comunità di apprendimento on line ai gruppi orizzontali aperti, gruppi di collaborazione.
      • Prof. Daniele Pauletto
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      • La scuola e l’aula scolastica perdono la predominanza e la centralità educativa soprattutto per i non più giovani, altre fonti esterne agiscono e intervengono (outsourcing learning).
      • Prof. Daniele Pauletto