Dal Personal Information Management al Personal Knowledge Management

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criteri, metodi e tecnologie per rendere il Personal Web un ambiente di Lifelong Learning

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  • Dal Personal Information Management al Personal Knowledge Management

    1. 1. Dal Personal Information Management al Personal Knowledge Management criteri, metodi e tecnologie per rendere il Personal Web un ambiente di Lifelong Learning Maria Chiara Pettenati
    2. 2. Su cosa ci concentriamo <ul><li>Su come gestire le informazioni e le relazioni in rete per rende il Web un ambiente personale di apprendimento, o meglio: un ambiente per la gestione della conoscenza </li></ul><ul><li>Quali skills sono necessarie? </li></ul><ul><li>Quali strumenti e ambienti possono essere utili? </li></ul><ul><li>Che risultati si possono ottenere? </li></ul>
    3. 3. Agenda <ul><li>Introduzione </li></ul><ul><ul><li>Informazione, conoscenza e processi sociali (Nicola Benvenuti) </li></ul></ul><ul><li>Dal PIM al PKM </li></ul><ul><li>Verso il PKM: modello di competenze </li></ul><ul><li>Knowledge Building </li></ul><ul><li>Dal PKM al PKE: ambienti per la conoscenza </li></ul><ul><li>PKE: come farlo </li></ul><ul><li>Esempi </li></ul><ul><li>Conclusione </li></ul>
    4. 4. Informazione, conoscenza e processi sociali Una chiave di lettura dell’evoluzione della rete come ambiente di costruzione di conoscenza Nicola Benvenuti Dottorato in Telematica e Società dell’Informazione Università di Firenze
    5. 5. La natura della rete <ul><li>Our concept of the purpose and nature of the network is evolving. We are seeing a shift in focus; where the primary purpose of the web has been seen as sharing files and applications, there is a growing sense that the real value of the network lies in the way it helps us create, identify, and sustain relationships </li></ul><ul><li>THE HORIZON REPORT - 2008 </li></ul>
    6. 6. Cos’è l’informazione <ul><li>Teoria dell’informazione: nasce nel 1948 con la pubblicazione del libro di Claude Shannon, La teoria matematica delle comunicazioni </li></ul><ul><li>Da allora teoria dell’informazione = teoria della telecomunicazione (nel senso di teoria dei segnali) </li></ul><ul><li>In realtà: </li></ul><ul><ul><li>Informazione ha qui solo un valore strettamente tecnico e prescinde dal significato del contenuto trasmesso </li></ul></ul><ul><ul><li>È più una branca della teoria della probabilità che non una teoria dell’informazione in senso stretto </li></ul></ul>
    7. 7. Definizione generale di Informazione <ul><li>GDI standard operativo che stabilisce: </li></ul><ul><ul><ul><li>informazione = dati+significato </li></ul></ul></ul><ul><li>Una informazione con contenuto semantico ha come proprietà: </li></ul><ul><ul><ul><li>Di contenere uno o più dati. “Dato” è inteso come necessità ontologica, alla stregua del “noumeno” Kantiano o della “sostanza” di Locke </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>I dati devono essere “well-formed”, ovvero raccolti in modo corretto secondo una regola ( sintassi ) che governa il sistema o il codice o il linguaggio di riferimento </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>I dati devono essere significativi. Cioè devono conformarsi alla semantica del sistema codice o linguaggio in questione </li></ul></ul></ul>
    8. 8. Web come Social Graph <ul><li>Pletora di teorie dell’informazione in conflitto o incapaci di dar conto delle numerose possibili applicazioni (C. Shannon) </li></ul><ul><li>Rapido sviluppo del Web e del ruolo delle relazioni sociali che ne improntano la nuova fase (T. Bernenrs-Lee) </li></ul><ul><li>Gli uomini sono prima di tutto animali sociali e l’individualità è una caratteristica secondaria (P. Di Maio) </li></ul><ul><li>Gli uomini imparano da altri uomini e li usano anche come appropriati depositi di conoscenza (A. Pentland) </li></ul><ul><li>Spostare l’attenzione dalla teoria della informazione ai processi di creazione e uso dell’informazione che sono eminentemente sociali (J. A. Goguen) </li></ul>
    9. 9. Il paradigma della complessità <ul><li>Lo studio dei processi di creazione e uso della conoscenza nel Web evidenziano le caratteristiche dei sistemi complessi: </li></ul><ul><ul><li>Non linearità: la risposta agli stimoli non è direttamente o indirettamente proporzionale ad alcuna variabile </li></ul></ul><ul><ul><li>Imprevedibilità: il comportamento del sistema nel suo complesso non è uguale a quello delle sue parti </li></ul></ul><ul><ul><li>Caoticità: il sistema non è governato da modelli di struttura predeterminati e la sua forza dinamica è l’autorganizzazione </li></ul></ul>
    10. 10. Intelligenza collettiva <ul><li>Collective intelligence is “an emergent property of collective social systems.” (Di Maio, 2008) </li></ul><ul><li>Valgono i tre principi generali della intelligenza collettiva evidenziata in biologia negli sciami di insetti (W. Sulis): </li></ul><ul><ul><li>Determinismo stocastico: sviluppo in base a comportamenti individuali non centralizzati e non gerarchici, ma che attivano azioni intenzionate socialmente </li></ul></ul><ul><ul><li>Determinismo interattivo: l’interazione tra individui per quanto caotica si risolve una qualche proprietà collettiva, una sinergia in cui il totale è maggiore della somma dei suoi fattori </li></ul></ul><ul><ul><li>Dipendenza contestuale, non rappresentazionale: il comportamento non dipende da rappresentazioni cognitive del mondo, ma dalla interazione tra individui e ambiente (prova ed errore) </li></ul></ul>
    11. 11. Informazione nei sistemi sociali collettivi <ul><li>I tre principi sopraesposti rinviano ad una dinamica sociale che riposa sulla Non Directed Communication (NDC) in cui: </li></ul><ul><ul><li>L’informazione è distribuita: lo scambio di informazioni è essenziale alla efficienza e alla sincronizzazione dei processi dinamici ed è quindi diretta e accessibile a tutti </li></ul></ul><ul><ul><li>Lo scambio di informazione avviene anche tramite le tracce del lavoro compiuto per stimolare il progresso del compito da realizzare, senza bisogno di impartire istruzioni (Stigmergia: stigma=marcatura + ergos=energia) </li></ul></ul><ul><li>Questa dinamica dell’informazione si affianca ai preesistenti meccanismi di articolazione dell’informazione </li></ul>
    12. 12. Memo map delle diverse qualità dell’informazione <ul><li>Informazione (visione tradizionale) </li></ul><ul><ul><li>Decontestualizzata </li></ul></ul><ul><ul><li>Generalizzata </li></ul></ul><ul><ul><li>Universale </li></ul></ul><ul><ul><li>Codificata </li></ul></ul><ul><ul><li>Esaustiva </li></ul></ul><ul><ul><li>Incorporata nelle macchine </li></ul></ul><ul><ul><li>Ripetitiva </li></ul></ul><ul><ul><li>Diffusa per Moltiplicazione </li></ul></ul><ul><ul><li>Focus sulla rappresentazione </li></ul></ul><ul><ul><li>data </li></ul></ul><ul><li>Informazione (visione emergente) </li></ul><ul><ul><li>Contestualizzata </li></ul></ul><ul><ul><li>Situata </li></ul></ul><ul><ul><li>Contingente </li></ul></ul><ul><ul><li>Tacita </li></ul></ul><ul><ul><li>Vaga </li></ul></ul><ul><ul><li>Incorporata nelle reti (connessionismo) </li></ul></ul><ul><ul><li>Innovativa </li></ul></ul><ul><ul><li>Diffusa per condivisione </li></ul></ul><ul><ul><li>Focus sulle strutture organizzative emergenti </li></ul></ul><ul><ul><li>conversations </li></ul></ul>
    13. 13. L’informazione come emergenza: <ul><li>La caratteristica più notevole dell’interpretazione della informazione come funzione di sistemi complessi è l’ emergenza </li></ul><ul><li>Questo scarto dalle teorie dell’informazione all’analisi del modo in cui l’informazione è creata e consumata, non è privo di conseguenze teoriche di grande portata perché l’informazione, da campo specialistico del processo della conoscenza, diventa dinamica del comportamento sociale che impronta tutta l’attività dell’uomo sia in senso biologico (DNA) che intellettuale. </li></ul><ul><li>La distinzione tra informazione e conoscenza diventa puramente funzionale </li></ul>
    14. 14. Sistemi di intelligenza collettiva <ul><li>Contenuto generato dall’utente </li></ul><ul><li>Sinergia uomo macchina </li></ul><ul><li>Crescenti vantaggi con l’incremento di scala </li></ul><ul><li>Conoscenza emergente </li></ul>
    15. 15. Esempio: l’aspetto “sociale” nella ricerca di informazione
    16. 16. Interazioni sociali prima della ricerca Towards a Model of Understanding Social Search / Brynn M. Evans, Ed H. Chi.
    17. 17. Interazioni sociali durante la ricerca
    18. 18. Interazioni sociali dopo la ricerca
    19. 19. Alcuni strumenti dell’informazione sociale <ul><li>Wikipedia </li></ul><ul><li>Social tagging </li></ul><ul><li>Faq </li></ul><ul><li>RSS feed </li></ul><ul><li>Link e trackback tra i blog </li></ul><ul><li>Social network (es. Facebook, Linkedin) </li></ul><ul><li>Social answering systems </li></ul><ul><ul><li>Yahoo answer … </li></ul></ul><ul><ul><li>Social networks </li></ul></ul><ul><ul><li>Forum di discussione </li></ul></ul><ul><ul><li>Chat </li></ul></ul><ul><ul><li>Sistemi per archiviare risposte di esperti e attribuire voto di rilevanza </li></ul></ul><ul><li>Dmoz </li></ul><ul><li>Sistemi con feedback utente </li></ul>
    20. 20. Esempi
    21. 21. Dove siamo, dove andiamo
    22. 22. Dal PIM al PKM Criteri, metodi e tecnologie per rendere il Personal Web un ambiente di Lifelong Learning Maria Chiara Pettenati
    23. 23. Il concetto di Personal Web Come dire: Personal Information Management
    24. 24. Vari modi di intendere e gestire la complessità -I <ul><li>“ The amount of content available on the web is staggering. Sifting through the sheer volume of material — good or bad, useful or otherwise — is a daunting task. It is even difficult to keep track of the media posted by a single person, or by oneself. On the other hand, adding to the mix is easier than ever before, thanks to easy-to-use publishing tools for every type and size of media.” </li></ul><ul><ul><ul><ul><ul><li>(Horizon Report, 2009) </li></ul></ul></ul></ul></ul>
    25. 25. Vari modi di intendere e gestire la complessità -II <ul><li>To cope with the problem, computer users are assembling collections of tools, widgets, and services that make it easy to develop and organize dynamic online content . </li></ul><ul><li>Armed with tools for tagging, aggregating, updating, and keeping track of content, today’s learners create and navigate a web that is increasingly tailored to their own needs and interests: this is the personal web .” </li></ul><ul><ul><ul><ul><li>(Horizon Report, 2009) </li></ul></ul></ul></ul>
    26. 26. ..e quindi… <ul><li>it is easy to create customized, personal web-based environments — a personal web — that explicitly supports one’s social, professional, learning and other activities via highly personalized windows to the networked world. </li></ul><ul><ul><li>(Horizon Report, 2009) </li></ul></ul>
    27. 27. Perché il Personal Web non basta <ul><li>1) perchè non è affatto “easy” , neanche su un piano puramente tecnico, ma se anche lo fosse non sarebbe comunque sufficiente per il PKM </li></ul><ul><ul><li>un Personal Web consente al più un Personal Information Management ; perchè questo si traduca in un Personal Knowledge Magement efficace sono necessarie ben altre cose…. </li></ul></ul><ul><li>2) perché per realizzare un Personal Web efficace bisogna possedere delle abilità che vanno aldilà di abilità tecnologiche e affondano le radici nel Personal Knowledge Management </li></ul><ul><li>e per affrontare 1) bisogna affrontare prima 2) </li></ul>
    28. 28. Verso il Personal Knowledge Management Modello di competenze per il lifelong learner 2.0
    29. 29. Concetti affini al PKM <ul><li>Digital Literacy </li></ul><ul><li>Information Literacy </li></ul><ul><li>Media Literacy </li></ul><ul><li>Digital Competences </li></ul><ul><li>… </li></ul><ul><ul><li>Introduzione comprensiva al tema in (Fini, 2009) </li></ul></ul>
    30. 30. PKM skills – competenze di Personal Knowledge Management <ul><li>È il set di conoscenze, competenze e abilità complesse che sostiene il singolo nel suo processo di formazione continua </li></ul><ul><li>Nasce in accademia: </li></ul><ul><ul><li>UCLA, Los Angeles, (2000) + Millikin University (2003). </li></ul></ul><ul><li>Ora anche d’interesse aziendale </li></ul>
    31. 31. Le PKM skill di base nella Rete
    32. 32. Modello completo di Personal Knowledge Management Skills per Lifelong-learner 2.0 Pettenati, Cigognini, Guerin, Mangione (Social Software Ontologies, 2009)
    33. 33. Le competenze di PKM di Ordine Superiore Pettenati, Cigognini, Guerin, Mangione (Social Software Ontologies, in press)
    34. 34. Connectedness – senso di rete <ul><li>Connectedness means </li></ul><ul><li>be connected </li></ul><ul><li>manage networks, </li></ul><ul><li>collaborate, </li></ul><ul><li>communicate interact relate, </li></ul><ul><li>build a single identity, </li></ul><ul><li>manage multiplicity of identity views, </li></ul><ul><li>gain awareness of online tracks </li></ul><ul><li>… </li></ul><ul><li>Senso di rete </li></ul><ul><li>Abilità comunicative, relazionali, sociali e di condivisione </li></ul><ul><li>&quot; Essere a rete &quot; come modalità di approccio per la condivisione , lo scambio e la costruzione di conoscenza per comprendere e gestire le dinamiche e i flussi di comunicazione e di relazione della Rete </li></ul>
    35. 35. Ability to balance formal & informal contexts Abilità nel mediare fra i contesti formali e informali <ul><li>The ability to balance </li></ul><ul><li>formal and informal </li></ul><ul><li>contexts includes: </li></ul><ul><li>balance listening, observing, reading, writing </li></ul><ul><li>manage time and relations </li></ul><ul><li>become methodical </li></ul><ul><li>become systematic </li></ul><ul><li>become punctual </li></ul><ul><li>become goal-oriented </li></ul><ul><li>be interdisciplinary </li></ul><ul><li>be spongy </li></ul><ul><li>be driven by the procrastination principle </li></ul><ul><li>… </li></ul><ul><li>Abilità nel mediare fra i </li></ul><ul><li>contesti formali e </li></ul><ul><li>informali </li></ul><ul><li>Capacità di gestione delle fasi e dei processi in rete per la creazione e condivisione di conoscenza </li></ul>
    36. 36. Critical Ability – abilità critiche <ul><li>Critical ability means: </li></ul><ul><li>understand technology constraints </li></ul><ul><li>be informed </li></ul><ul><li>search </li></ul><ul><li>select </li></ul><ul><li>organize </li></ul><ul><li>evaluate </li></ul><ul><li>synthesize </li></ul><ul><li>reuse </li></ul><ul><li>develop personal resource management models </li></ul><ul><li>… </li></ul><ul><li>Senso critico nell'uso </li></ul><ul><li>della rete </li></ul><ul><li>Sviluppo delle capacità, competenze e abilità per ricercare e selezionare le informazioni e le risorse </li></ul>
    37. 37. Creativity - Usi creativi della rete <ul><li>Creativity includes: </li></ul><ul><li>create new models for using technologies </li></ul><ul><li>adapt </li></ul><ul><li>personalize and integrate tools in different contexts experiment </li></ul><ul><li>innovate </li></ul><ul><li>… </li></ul><ul><li>Usi creativi della rete </li></ul><ul><li>Uso creativo nell'uso della rete, dei suoi strumenti e dei suoi ambienti, dalla scrittura alla realizzazione/condivisione/organizzazione delle risorse multimediali, per poter elaborare concetti e informazioni in modo efficace </li></ul>
    38. 38. Knowledge Building Dalla gestione dell’Informazione alla gestione della Conoscenza
    39. 39. Information –> Knowledge -> Knowledge building (constatazioni) <ul><li>Sfida di questo tempo: </li></ul><ul><ul><li>Fare in modo che i cittadini possiedano non solo conoscenza aggiornata ma che siano anche capaci di partecipare alla creazione di conoscenza come parte normale della loro vita </li></ul></ul><ul><li>Fatto: non ci sono metodi consolidati per educare le persone a diventare produttori di conoscenza </li></ul><ul><ul><li>Dobbiamo/possiamo pensare a una traiettoria di sviluppo che conduca dalla naturale voglia di scoprire del bambini fino alla creatività disciplinata di un maturo creatore di conoscenza </li></ul></ul><ul><ul><li>Come condurre gli studenti su questa traiettoria? E di che natura è e come ci si deve muovere? </li></ul></ul><ul><li>Scardamalia, M., & Bereiter, C. (in press) </li></ul>
    40. 40. Information –> Knowledge -> Knowledge building (la storia ci insegna delle vie) <ul><li>3 strade ad oggi perseguite: </li></ul><ul><ul><li>Foundational knowledge; prima impadronirsi della conoscenza già nota </li></ul></ul><ul><ul><li>Focus sulle “subskills”; prima impadronirsi di abilità quali pensiero critico, metodi scientifici, collaborazione, poi utilizzarle in costruzione di conoscenza </li></ul></ul><ul><ul><li>Learning communities, project-base learning e guided discovery; la conoscenza si costruisce socialmente </li></ul></ul><ul><li>Forniscono soluzione solo parziale all’obiettivo </li></ul><ul><li>Scardamalia, M., & Bereiter, C. (in press) </li></ul>
    41. 41. Knowledge Building <ul><li>“ la produzione di continui miglioramenti di idee che hanno valore per una comunità, attraverso metodi che aumentano la possibilità che quanto è ottenuto dalla comunità sarà più grande della somma dei contributi individuali e parte di uno sforzo culturale più ampio” </li></ul><ul><li>Knowledge building procede attraverso la società della conoscenza e non è limitata all’educazione </li></ul><ul><ul><li>Nell’educazione l’approccio KB implica coinvolgere gli studenti nella creazione di conoscenza fin dalla prima infanzia </li></ul></ul><ul><ul><li>Questo contrasta con le 3 attività precedenti che sono orientate a condurre “alla fine” alla KB piuttosto che a coinvolgere direttamente gli studenti nel processo di KB </li></ul></ul><ul><li>Scardamalia, M., & Bereiter, C. (in press) </li></ul>
    42. 42. Web e Knowledge Building <ul><li>Il Web attuale, e le TIC in generale, forniscono strumenti molto potenti di supporto al KB </li></ul><ul><li>Nel sottolineare il passaggio dal PIM al PKM si pone l’accento sulle tecnologie e sui suoi usi orientati al KB oltreché agli approcci “tradizionali” di gestione della conoscenza (v. punti 1,2,3 slide 24) </li></ul><ul><li>In questa ottica ha senso parlare di PKE – Personal Knowledge Environment </li></ul>
    43. 43. Dal PKM al PKE Un multi-tool Environment per la gestione della conoscenza personale – ovvero un Personal Knowledge Environment
    44. 44. PKE (PLE) – stato dell’arte <ul><li>Ad oggi non è ancora emerso in modo proprio il concetto di PKE, quando piuttosto quello generico (semplicistico) di Personal Web </li></ul><ul><li>Il concetto più affine al PKE è quello di PLE (Personal Learning Environment) </li></ul><ul><ul><li>Dal teacher allo student o community-oriented </li></ul></ul><ul><ul><li>spesso ancorato al formale, seppur con aperture </li></ul></ul><ul><li>http:// edtechpost.wikispaces.com / PLE+Diagrams </li></ul>
    45. 45. Più in generale -> PKE <ul><li>Il PKE è un Personal Web per la gestione della conoscenza </li></ul><ul><li>La differenza con un qualsiasi Personal Web risiede nel fatto che gli strumenti sono scelti (cosa) aggregati ed utilizzati (come) in modo da supportare il processo di apprendimento autonomo, consapevole e lifelong (quando) di qualsiasi cittadino (chi) della società della conoscenza </li></ul><ul><li>Cosa-come-quando-chi -> ci vogliono delle abilità </li></ul>
    46. 46. Le motivazioni del PKE – dalla parte del teacher -I <ul><li>Perché è uno spazio virtuale altamente flessibile ed a basso costo che consente: </li></ul><ul><ul><li>Di ospitare un repository di collegamenti e produzione personale relativa ad attività passate, presenti e in progress </li></ul></ul><ul><ul><li>Di raccogliere ed aggregare risorse digitali, news, informazioni e materiali che saranno accessibili dovunque e da qualsiasi computer </li></ul></ul><ul><ul><li>Di self-archiving e self-pulishing ogni attività o idea in corso, evitando ritardi di ogni natural, aumentando la propria visibilità e contemporaneamente alimentando il networking e la condivisione di conoscenza </li></ul></ul><ul><li>In sintesi il PKE permette di tracciare il percorso lettura-prensiero-scrittura e tradurlo in attività concreta di costruzione di conoscenza condivis(a/ibile). </li></ul>
    47. 47. Le motivazioni del PKE – dalla parte del teacher -II <ul><li>La più grande differenza rispetto alla pubblicazione tradizionale di contenuti su Web è che il PKE consentirebbe non solo di tenere traccia della conoscenza consolidata, ma anche del flusso di conoscenza e conoscenza non strutturata intesa a promuovere la costruzione (anche collaborativa) di nuova conoscenza </li></ul><ul><li>Di affermare una presenza ed una personalità digitale (digital identity) nei confronti di una generazione di studenti “nativi digitali” (born digital) che non sanno come “vivere digitale” (live digital). </li></ul>
    48. 48. PKE – come farlo Strumenti e possibilità
    49. 49. PKE - Ricetta base <ul><li>un blog per tenere traccia di news, riflessioni e del flusso di conoscenza che nasce da letture, ricerche, interazioni </li></ul><ul><li>un blogroll per fornire a tutti i lettori una lista di raccomandazioni ad altri blog </li></ul><ul><li>un wiki per archiviare la conoscenza collaborativa che evolve nel tempo </li></ul><ul><li>un manager di risorse con accesso online ai record </li></ul><ul><li>un repository personale per il self-archiving della documentazione prodotta </li></ul><ul><li>un sistema di social bookmarking ed archiviazione per immagini, audio, video </li></ul><ul><li>Un uggregatore di RSS feeds per tutti i contenuti dinamici di interesse </li></ul>
    50. 50. PKE – strumenti utili e oramai consolidati <ul><li>Ce ne sono tanti, ad esempio la lista di: </li></ul><ul><li>Barry's best tools http://mindomo.com/view.htm?m=ba286258ec8e417fba5c81924f08ef18 </li></ul>
    51. 51. PKE – nuovi strumenti di knowledge building <ul><li>Activity stream </li></ul><ul><ul><li>Strumenti che aggregano tutto quanto viene prodotto da una singola persona in una timeline che può diventare un e-portfolio </li></ul></ul><ul><ul><li>FriendFeed ( http://www.friendfeed.com ) </li></ul></ul><ul><ul><li>Esempio: http://friendfeed.com/fabiogiglietto </li></ul></ul><ul><li>Exploratory search tools </li></ul><ul><ul><li>nei primi giorni del Web la serendipity nella scoperta dell’informazione era considerata più una caratteristica che un “bug” </li></ul></ul><ul><ul><li>l’espansione del Web ha fatto sì che il surfing dei primi giorni diventasse text search in motori di ricerca avanzati, con buona dose di riferimento a sorgenti di mediazione selezionate (blogs, social networks, etc.) </li></ul></ul>
    52. 52. Strategie di search che abilitano il “knowledge building” <ul><li>Faceted search </li></ul><ul><ul><li>itunes, relational browser, mspace </li></ul></ul><ul><ul><ul><li>Mspace : http:// mspace.fm / </li></ul></ul></ul><ul><li>Manipolazione dati per estrazione di nuovo significato: </li></ul><ul><ul><li>Thumbtack : http://thumbtack.livelabs.com/ </li></ul></ul><ul><ul><li>DataPress support journalistic excellence in online content (per specialisti, gestione larghe collezioni di dati strutturati) http:// projects.csail.mit.edu / datapress / </li></ul></ul><ul><ul><li>ContextMiner (per specialisti, gestione larghe collezioni di dati strutturati) http://contextminer.com/index.php </li></ul></ul><ul><ul><li>Dalle folksonomie alla semantica, MrTaggy </li></ul></ul><ul><li>Incorporare il concetto di “History” e di contesto </li></ul><ul><ul><li>“ Reinventing personal information management, via our scattered bits“ Jourknow http://projects.csail.mit.edu/jourknow/ e una sua emanazione semplificata list.it http://groups.csail.mit.edu/haystack/listit/ </li></ul></ul><ul><ul><li>Principi di: lightweight entry, implicit structure, context capture </li></ul></ul><ul><li>Social Annotation </li></ul><ul><ul><li>SparTag.us : http://spartag.us/ </li></ul></ul>
    53. 53. PKE – componenti indispensabili <ul><li>Abilità PKM di base </li></ul><ul><ul><li>Create, share, organize </li></ul></ul><ul><li>Abilità PKM di ordine superiore </li></ul><ul><ul><li>Creativity </li></ul></ul><ul><ul><li>connectedness, </li></ul></ul><ul><ul><li>ability to balance formal and informal, </li></ul></ul><ul><ul><li>critical ability </li></ul></ul>
    54. 54. PKE – che risultati si possono ottenere <ul><li>Ambito “education” </li></ul><ul><li>Dr. Michael Wesch, Assistant Professor of Cultural Anthropology and Digital Ethnography, Kansas State University </li></ul><ul><li>U.S. Professor of the Year 2008 Award for Outstanding Doctoral Research Universities Michael Wesch is a cultural anthropologist exploring the impact of new media on society and culture. </li></ul>The Machine is Us / ing Us
    55. 55. Prof. Michael Wesch – la frontiera tra il PKE e la Social Classroom <ul><li>Blog </li></ul><ul><li>Un punto di presenza </li></ul><ul><li>http://mediatedcultures.net/ksudigg/ </li></ul><ul><li>Mediated Cultures : Digital Ethnography at Kansas State University </li></ul><ul><li>Un punto di aggregazione </li></ul><ul><li>http://www.netvibes.com/wesch#Digital_Ethnography </li></ul><ul><li>Un punto di lavoro </li></ul><ul><li>http://spring09.wetpaint.com/ </li></ul>
    56. 56. Conclusione – nei principi, I <ul><li>Tutti hanno un PKE, bene o male </li></ul><ul><ul><li>Nella peggiore delle ipotesi è un set di arnesi che genera confusione e produce disagio </li></ul></ul><ul><ul><li>Nella migliore delle ipotesi è un potentissimo strumento di costruzione di conoscenza e di valorizzazione individuale </li></ul></ul><ul><li>Tanto vale pensarci un po’ su </li></ul><ul><li>È particolarmente importante per chi opera nel mondo dell’educazione e per chi ha a che fare con giovani </li></ul><ul><ul><li>Nessun nativo digitale è saggio nell’uso della rete (digital wisdom), alcuni sono immersi nelle tecnologie digitali senza saper valutare la profondità della loro comprensione della tecnologia (Palfrey & Gasser 2008) </li></ul></ul><ul><ul><li>i docenti restano le guide: se non tengono il ritmo del tecnologismo, poco importa: restano depositari di accortezze d’uso e approcci consapevoli agli usi evoluti della rete </li></ul></ul>
    57. 57. Conclusione – nei principi, II <ul><li>Essere docente al tempo del Web 2010 significa padroneggiare i principi del Personal Knowledge Management in modo da fare prevalere sempre un approccio dinamico al Learning to learn </li></ul><ul><ul><li>Come?: </li></ul></ul><ul><ul><ul><li>Con PKM di base: creare, organizzare, condividere </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>Più PKM di ordine superiore: Senso di rete, Abilità nel mediare fra i contesti formali e informali, Senso critico nell'uso della rete, Creatività d’uso della rete </li></ul></ul></ul><ul><li>Non vergognarsi di: </li></ul><ul><ul><li>Dare giudizi e cambiare idea su strumenti/metodi/tecnologie/approcci </li></ul></ul><ul><ul><li>La flessibilità e l’adattabilità sono caratteristiche chiave per chi vuole stare in corsa col tempo </li></ul></ul><ul><li>È necessaria una prospettiva di lungo periodo… </li></ul><ul><ul><li>Life Long Learning </li></ul></ul>
    58. 58. Conclusione – in pratica <ul><li>Fare ordine (prima mentale e poi strumentale) nel proprio PKE (quello attuale) </li></ul><ul><li>Fare auto-valutazione del proprio livello di PKM skills </li></ul><ul><li>Colmare le eventuali lacune con interventi di auto-formazione </li></ul><ul><li>Valutare in secondo tempo se è possibile/utile impadronirsi di altri strumenti per potenziare le funzionalità e l’impatto del PKE </li></ul><ul><li>Se ci si ferma al mondo PKE scegliere strumenti e dispositivi con criteri semplici come: </li></ul><ul><ul><li>Facilità e flessibilità di uso, adattabilità al contenuto, visibilità e mobilità </li></ul></ul><ul><li>Se il vostro mondo PKE deve aprirsi alla social classroom: </li></ul><ul><ul><li>è utile capire portata e valutare ambienti specifici e tecnologie specifiche per il mondo “educational”: ne esistono molti e possono aiutare a fare grandi cose (si veda A. Fini lez. 18 Aprile 2009 per virtual learning environments) </li></ul></ul>
    59. 59. Le parole “calde” di oggi <ul><li>Collective Intelligence </li></ul><ul><li>Personal Learning Environment </li></ul><ul><li>Personal Web </li></ul><ul><li>Personal Knowledge Environment </li></ul><ul><li>Lifelong learning </li></ul><ul><li>Personal Knowledge Management </li></ul><ul><li>Personal Information Management </li></ul><ul><li>Social classroom </li></ul><ul><li>Digital Literacy, Information Literacy, Media Literacy, Digital Competences etc. </li></ul><ul><li>… </li></ul>
    60. 60. Alcuni Riferimenti <ul><ul><li>THE HORIZON REPORT - 2008 EDITION a collaboration between The New Media CoNsorTiuM and the eduCause Learning initiative, http://www.nmc.org/publications/2008-horizon-report </li></ul></ul><ul><ul><li>The Horizon Report 2009 The New Media Consortium and EDUCAUSE Learning Initiative © 2009, The New Media Consortium. http://wp.nmc.org/horizon2009/ </li></ul></ul><ul><ul><li>Fini, Antonio (2009) La competenza digitale dei digital natives Bari ITC Marco Polo 26-27 Marzo 2009 http://www.slideshare.net/anto/la-competenza-digitale-dei-digital-natives?type=powerpoint </li></ul></ul><ul><ul><li>Peña-López, I. (2008). The Personal Research Portal: The Virtual Faculty or the Net behind the Classroom. Seminar imparted online, April 11th, 2008, for the Canadian Institute of Distance Education Research. Athabasca: ICTlogy. http://ictlogy.net/works/reports/projects.php?idp=866 </li></ul></ul><ul><ul><li>Born Digital: Understanding the First Generation of Digital Natives (Hardcover) by John Palfrey (Author), Urs Gasser (Author) 2008 </li></ul></ul><ul><ul><li>schraefel, m.c., &quot;Building Knowledge: What's beyond Keyword Search?,&quot; Computer , vol.42, no.3, pp.52-59, March 2009 URL: http:// ieeexplore.ieee.org / stamp / stamp.jsp ?arnumber=4803889&isnumber=4803870 </li></ul></ul><ul><ul><li>Pettenati, M.C., Cigognini, M.E., & Mangione, G.R. & Guerin, E. (2009). Personal Knowledge Management Skills for Lifelong-learners 2.0. In Social Software and Developing Community Ontology. IGI Global Publishing. Information Science Reference. Retrieved on 6th, January 2009, from http://www.igi-global.com/reference/details.asp?ID =33011 </li></ul></ul><ul><ul><li>Scardamalia, M., & Bereiter, C. (in press). Knowledge Building. In Encyclopedia of Education, Second Edition. New York: Macmillan Reference, USA. </li></ul></ul><ul><ul><li>Chi, Ed H., &quot;Information Seeking Can Be Social,&quot; Computer , vol.42, no.3, pp.42-46, March 2009 URL: http:// ieeexplore.ieee.org / stamp / stamp.jsp ?arnumber=4803887&isnumber=4803870 </li></ul></ul><ul><ul><li>Di Maio, Paola (2008) Making Sense of Collective Intelligence , Executive Summaries, 01 September 2008, Business Intelligence  </li></ul></ul><ul><ul><li>Brynn M. Evans , Ed H. Chi, Towards a model of understanding social search, Computer Supported Cooperative Work. Proceedings of the ACM 2008 conference on Computer supported cooperative work , Sa n Diego, CA, USA, 2008, Pages 485-494  </li></ul></ul><ul><ul><li>Floridi, Luciano. Semantic Conceptions of Information, Stanford Enciclopedia of Philosophy , http://plato.stanford.edu/entries/information-semantic/ </li></ul></ul><ul><ul><li>Goguen, J. A., Towards a social, ethical theory of information, in G. Bowker, L. Gasser, L. Star, & W. Turner, Erlbaum (Eds.), Social  science research, technical systems and cooperative work: Beyond the great divide , (pp. 27–56). Hillsdale, NJ: Erlbaum. Retrieved May 14, 2007 </li></ul></ul><ul><ul><li>Gruber T., Collective knowledge systems: Where the Social Web meets the Semantic Web, Web Semantics: Science, Services and Agents on the World Wide Web 6 (2008) 4–13 </li></ul></ul><ul><ul><li>Pentland, Alex. Collective Intelligence, IEEE Computational Intelligence Magazine , Vol. 1, No. 3, 2006 </li></ul></ul><ul><ul><li>Sulis, William. Fundamental Concepts of Collective Intelligence, Nonlinear Dynamics, Psychology, and Life Sciences , Vol. 1, No. 1, January 1997 </li></ul></ul>
    61. 61. … grazie! … Domande? [email_address] nbenven@gmail.com

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