Lezione n°0

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Introduzione al corso di Geografia urbana e regionale.

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Lezione n°0

  1. 1. Introduzione al corso diGeografia Urbana e Regionale Facoltà di Scienze Politiche Massimiliano Bencardino mbencardino@unisa.it
  2. 2. Organizzazione del corsoStudenti frequentanti:Parte generaleCori B., Dematteis G., et al., Geografia urbana, Torino, Utet, u.e. (Parte II: Ilfenomeno urbano. Lineamenti generali, pp. 49-163 )Dispense scaricabili on line al sito docenteParte monograficaG. Iovino, Riqualificazione urbana e sviluppo locale a Salerno. Attori, strumenti erisorse di una città in trasformazione, Napoli, ESI, 2002. (ad eccezione delcapitolo 4)Studenti non frequentantiParte generaleSBORDONE L., Città e territorio fra sostenibilità e globalizzazione, FrancoAngeli, Milano, 2001 (229 pagine totali).Parte monograficaIOVINO G., Riqualificazione urbana e sviluppo locale a Salerno. Attori,strumenti e risorse di una città in trasformazione, Napoli, ESI, 2002. (adeccezione dei capitoli 3 e 4) (200 pagine totali)
  3. 3. Organizzazione del corso Giorgia IovinoGEOGRAFIA URBANA Riqualificazione urbana e sviluppo locale a Salerno. Attori, strumenti e risorse di una città in trasformazione CITTA’ E TERRITORIO FRA SOSTENIBILITA’ E GLOBALIZZAZIONE ESI Cori, De Matteis Sbordone (2001) Iovino (2001) (1993) UTET FrancoAngeli ESI
  4. 4. Obiettivi del corsoIntrodurre all’insieme di nozioni, concetti e metodologie checaratterizzano la disciplina, al fine di sviluppare nellostudente la capacità di: comprendere ed interpretare criticamente i principi, lelogiche localizzative e le traiettorie evolutive cheinteressano lo spazio urbano, con particolare riferimento alsistema delle città europee;
  5. 5. Contenuti del corsoParte generale Un’introduzione alla geografia Città e urbanizzazione Le funzioni urbane La dinamica urbana nei PS Lo spazio urbano e la sua geografia interna Geografia delle cittàParte monografica (La città di Salerno) Salerno: assetto del territorio e dinamiche evolutive Il porto ed il suo ruolo nel contesto urbano La riqualificazione del centro storico Il turismo nelle strategie di rifunzionalizzazione urbana
  6. 6. Parte generale Cos’è una città La città nella storia Diverse generazioni di città Criteri per una definizione Città eurbanizzazione Complessificazione dello spazio urbano La crescita urbana nei PI La crescita urbana nei PVS Urbanizzazione e transizione demografica Urbanizzazione e transizione economica
  7. 7. Parte generale Il concetto di funzione urbana Classificazione delle funzioni urbane Funzioni locali e funzioni esportatriciLe funzioni Funzioni terziarie e quaternarie urbane Tipi funzionali di città Città specializzate e città multifunzionali Città, metropoli e città globali
  8. 8. Parte generale Fattori esplicativi La fase della crescita Modelli interpretativiLa dinamica Fattori esplicativi La fase della urbana nei deconcentrazione PS Modelli interpretativi Traiettorie non lineari Quale futuro per lo sviluppo urbano? Modelli interpretativi
  9. 9. Parte generale Il sito La posizione La morfologiaLo spazio urbano e la suageografia interna La rendita urbana e i modelli d’uso del suolo Pianificazione urbanistica e politiche urbane Città e comunità locale La città come milieu
  10. 10. Parte generale Aree di gravitazione e di influenza Gerarchie di città. Regola rango-dimensioneGeografia delle Gerarchie di funzioni e di località centrali città Limiti del modello gerarchico Altri tipi di rete
  11. 11. Che cos’è la GeografiaVisione tradizionale della geografia:Descrizione di oggetti fisici o umani che si trovano in undeterminato spazio.Tale essenza descrittiva sembrerebbe confermata dall’etimologiadella parola (dal greco geo = Terra e grafia = descrizione/disegno )Ciò ben si comprende se si pensa che fino ad epoca recente imaggiori sforzi della geografia erano rivolti all’esplorazione e allaconoscenza del mondo.La figura del geografo era coincidente con la figuradell’esploratore-cartografo e tale in gran parte rimase nellasuccessiva epoca coloniale.Da allora geografia ha vissuto mutamenti di contenuti, di visuali edi finalità, alla ricerca di nuove identità.
  12. 12. Qual è il suo nuovo ruolo?Scrive il Groves (1988):«A poco a poco i geografi hanno scoperto la natura di rocce, flora e fauna;hanno sviluppato metodi per misurare laltitudine, inventato linee di livelloper rappresentare i rilievi, descritto paesaggi ed esposta la distribuzionedella popolazione mondiale. Ora che il mondo è stato rappresentatolargamente nelle carte e fotografato in abbondanza, ora che la popolazionemondiale è stata più o meno accuratamente contata ed è stato fatto uninventario di massima delle sue risorse, compito del geografo non è piùquello di scoprire terre nuove, di dar nome a una vetta, di fare lelenco dellenazioni e imperi della Terra, quanto piuttosto di comprendere come lesocietà umane possano risolvere i molti problemi dello spazio posti dalpopolamento della Terra e dal suo sviluppo (…) La geografia non è piùsemplicemente un elenco dei fatti e dei tratti fisici delle diverse parti dellaTerra. La geografia fa ora grande uso dei fatti per studiare i problemi dellerelazioni spaziali sulla Terra, problemi evidenziati dalla sovrappopolazione,dal sottosviluppo, dallestensione dei centri urbani, dalla pianificazioneregionale, dalla riforma agraria e dalla politica del territorio».
  13. 13. La geografia OggiVersione moderna geografia:lettura ed interpretazione del territorio attraverso l’analisidelle relazioni geografico-spaziali in cui il territorio èorganizzato, con funzioni di indirizzo per la pianificazioneterritoriale. Relazioni verticali legami tra i luoghi (o meglio la rete dei soggetti locali che risiede ed opera in quei luoghi ) e le caratteristiche naturali e culturali proprie di ogni luogo Relazioni orizzontali flussi che avvengono tra i luoghi (o meglio tra le rete dei soggetti locali che risiedono ed operano nei diversi luoghi). Si tratta di interrelazioni funzionali distinguibili in “reti di prossimità” e “reti lunghe o globali”.
  14. 14. Struttura ed organizzazione del territorio Il territorio, come sistema di relazioni orizzontali e verticali La geografia come strumento dell’analisi territoriale.Relazioni verticali ed orizzontali danno vita a strutture territoriali (più localizzazioni legate darelazioni orizzontali e poggianti su condizioni ambientali) che costituiscono l’organizzazioneterritoriale (più strutture territoriali connesse da relazioni orizzontali).
  15. 15. Evoluzione del pensiero geograficoSolo negli ultimi trent’anni è stata riconosciuta l’importanza dellerelazioni orizzontali nell’organizzazione di un territorio.Fino alla metà del Novecento le principali scuole del pensierogeografico davano importanza unicamente alle relazioni verticali,ossia alle caratteristiche ambientali o storico culturali di ciascunluogo, ritenute fattore condizionante ed esplicativo l’organizzazionedi un territorio.Principali scuole del pensiero geografico:• DETERMINISMO• POSSIBILISMOEntrambe danno un grande peso alle relazioni verticali
  16. 16. Evoluzione del pensiero geograficoNon esistono concetti e leggi generali che valgono per tutti i tipi di società e gruppiumani esistenti ma variano in funzione delle differenti situazioni culturali e politiche.Allo stesso modo, vi è una evoluzione del pensiero geografico: 1. Per il pensiero positivistico della metà ‘800 i fatti naturali erano posti in primo piano, e da essi si faceva dipendere la distribuzione geografica degli insediamenti, delle attività umane e i caratteri della popolazione (determinismo geografico) 2. Ad essi si contrapposero all’inizio del secolo concezioni ambientalistiche che davano maggior risalto ed importanza all’azione umana nell’organizzazione del territorio (possibilismo geografico) 3. Negli ultimi trent’anni si è data sempre più importanza ai fattori funzionali. Il valore dei luoghi dipende dai fattori di scambio. Abbiamo imparato a capire che anche l’ambiente naturale è anch’esso una astrazione concettuale. 4. Nella visione moderna ha rifiutato il determinismo e considera le condizioni naturali come semplici condizioni potenziali insieme alle condizioni politico sociali, le condizioni economiche e le condizioni storiche. Che tali condizioni si possano combinare per dar luogo a un determinato sviluppo della società sono il campo del problema da analizzare, descrivere, interpretare (governo della complessità)
  17. 17. Determinismo geograficoPeriodo: seconda metà ‘800Caposcuola: RatzelUnità territoriale di riferimento: Stato-nazioneNesso casuale ambiente-organizzazione territorialecondizionamento unidirezionale dell’ambiente: a determinati inputambientali rispondono differenti tipi di organizzazione.Economia ed organizzazione di un territorio sono determinati dallesue condizioni e risorse naturaliEsistono delle cause (naturali) a cui corrispondono degli effetti.Compito del geografo è scoprire le leggi che regolano la natura epermettono di interpretare i luoghi (sempre da un punto di vistafisico).
  18. 18. Determinismo geograficoCon determinismo la geografia diventa strumento di potereOffre una impalcatura teorico-scientifica per giustificare econvalidare i due principi economico-politici che governavanodurante prima metà ‘800. 1. liberismo economico 2. colonialismo/imperialismoIl paradigma teorico è il determinismo ambientale che sposa ilnaturalismo geografico, la dottrina economica liberista e le ambizionipolitico-nazionali.Grande influenza di Darwin, la sua teoria evoluzionista sullaselezione della specie dimostrava che nel mondo animale il più fortesopravvive.Trasponendo questa dottrina all’interno dell’organizzazione deisoggetti sociali si giunge al determinismo ambientale: il più fortebatte il più debole.
  19. 19. Determinismo geograficoCultura geografica diventa strategica per il controllo delterritorio per due ragioni: per economia perché studia la distribuzione risorse (carte economiche per la conoscenza risorse dei territori da conquistare) per politica perché indica la strada e le modalità secondo cui muoversi per colonizzare (carte militari per la penetrazione nei territori)Approccio naturalistico-determinista dà gli strumenti per unorganizzazione del territorio di tipo forte (ci sono le premesse perla concezione di superiorità della razza e di spazio vitale). Alcuniseguaci di Ratzel accentuano nesso casuale tra ambiente esocietà.
  20. 20. Determinismo geograficoNel 1911 l’americana E. Churchill Simple scriveva:“L’influenza del clima sul temperamento delle razze non puòessere messa in dubbio. In generale si stabilisce una fortecorrispondenza tra clima e temperamento.I popoli settentrionali dell’Europa sono energici, previdenti, seririflessivi piuttosto che emotivi.I meridionali del bacino del Mediterraneo subtropicale sonoindolenti, imprevidenti, allegri, emotivi, fantastici.Tutte qualità che nei negri della fascia equatoriale degenerano ingravi difetti razziali”.
  21. 21. Possibilismo geograficoPeriodo: inizi ‘900Caposcuola: Vidal de LablacheUnità territoriale di riferimento: regioneCondizionamento reciproco uomo ambienteUomo può rispondere alle sollecitazioni dell’ambiente indiversi modi a secondo del proprio GENERE DI VITA, ossial’insieme di abitudini e tradizioni consolidate nel tempi cheportano ogni gruppo umano a utilizzare certe condizioni erisorse locali, piuttosto che altre. L’azione dell’uomo è svincolata dalla dipendenza dalla natura.
  22. 22. Possibilismo geograficoSecondo Vidal bisogna considerare i fatti geografici nel loro divenireattraverso il tempo: la geografia per spiegare il presente deve risalireal passato, alla storia.L’approccio privilegiato negli studi di scuola francese è quelloinduttivo: si parte dall’osservazione dettagliata del territorio e dei suoiprocessi evolutivi. recupero metodo descrittivo ed abbandono dei principi generaliGeografia ideografica vale a dire rivolta allo studio del carattereindividuale di un territorio.Geografia corografica il cui compito è descrivere e spiegare lerelazioni tra i fenomeni che differenziano una regione da un’altra. GEOGRAFIA si propone come SCIENZA DI SINTESI
  23. 23. “New geography” o geografia quantitativaTermine coniato nel 1968 da Peter Gould (dagli USA si diffonde inEuropa). Si sviluppa in opposizione a determinismo e possibilismo-afferma l’importanza delle relazioni funzionali-si basa su teorie e modelli matematici-utilizza il metodo deduttivo Geografia nomotetica rivolta a ricercare leggi generali, in opposizione a quella ideografica di scuola franceseLa nuova geografia trova le sue radici in opere di precursori fino adallora poco considerati come Von Thünen, Weber, Christaller, Lösh.Ponendo l’accento sulle similarità e regolarità per assurgere ageneralizzazioni, la geografia quantitativa tende a schematizzare adelaborare costruzioni teoriche, poi testate con il confronto di casiconcreti.
  24. 24. New geography o geografia quantitativa- si serve di MODELLI schemi concettuali, rappresentazioni semplificate della realtà dirette ad evidenziare gli aspetti significanti e le relazioni generalizzanti.- elabora diverse TEORIE teoria della diffusione dell’innovazione Vi è un preciso rapporto spazio-temporale attraverso cui un’innovazione si diffonde sul territorio. La velocità di diffusione dipende da: a) distanza tra i soggetti (es. abitanti di una regione) b) barriere fisiche, culturali e politiche Cartografando il fenomeno si ottiene un modello che indica linee di tendenza e le probabilità di diffusione lungo determinate direttrici.
  25. 25. New geography o geografia quantitativa Teoria generale dei sistemisistema = un insieme territoriale (stato, regione, etc.) che funzionacome un intero a causa dell’interdipendenza tra le partiLa teoria generale dei sistemi cerca di identificare i caratteri comunia diversi tipi di sistemi nei loro tre aspetti fondamentali: struttura,funzionamento, evoluzione.3 stadi1) livello elementare (descrittivo) individuazione elementi dello spazio attraverso una matrice di informazione spaziale (struttura)2) livello relazionale analisi del funzionamento attraverso l’esame dei flussi e delle reti di relazione (funzionamento)3) livello dinamico analisi delle evoluzioni passate e ipotesi evolutive future (evoluzione)
  26. 26. La geografia oggiIl mondo si è trasformato. Rapporti economici, sociali e politico-istituzionali vanno letti con diverse categorie per complessificazionedelle relazioni che compongono l’organizzazione territoriale.Non sono sufficienti né determinismo, né possibilismo, né geografiaquantitativa come paradigmi teorici per spiegare la realtà territoriale,sebbene ciascuna di queste scuole di pensiero abbia apportatoimportanti contributi alla disciplina. Necessità di sviluppare nuovi approcci capaci di dar conto dei cambiamenti indotti dalla recente economia dell’informazione ed in particolare dello sviluppo delle relazioni “a distanza” nelle dinamiche evolutive dei sistemi territoriali.
  27. 27. La geografia oggi PASSAGGIO DA DESCRIZIONE AD ANALISI ED INTERPRETAZIONECome svolgere tale ruolo? lettura del territorio attraverso l’osservazione dei luoghi e l’ausilio di strumenti e tecniche della geografia quantitativa e della geografia applicata tese alla comprensione delle interconnessioni tra i fenomeni su scale diverse (es. ambientale, economica, sociale, etc.) individuazione delle relazioni (verticali ed orizzontali) strategiche per l’organizzazione territoriale, con particolare riguardo alle forme dei rapporti sociali. dinamizzazione del sistema che ne è emerso attraverso un’analisi diacronica
  28. 28. La geografia oggiCiò implica l’adozione di un duplice approccio: approccio regionale (tradizionale) basato sulla concezione di uno spazio areale continuo di tipo euclideo, in cui prevalgono le relazioni di contiguità e di prossimità fra i soggetti territoriali. approccio reticolare (innovativo) basato sulla nozione di uno spazio dei flussi, discontinuo in cui prevalgono le relazioni “a distanza” fra soggetti territoriali, con la conseguente costituzione di reti di varia natura prive del carattere di contiguità territoriale. Questi due approcci hanno finito per affermarsi come un paradigma dialettico capace di dar conto dei processi di organizzazione territoriale.
  29. 29. La geografia oggi Il binomio areale/reticolare è diventato la chiave interpretativa con cui le diverse discipline territoriali cercano di interpretare le trasformazioni territoriali in atto.Le due prospettive di analisi hanno evidenziato un fascino tale dafinire per presentarsi come due diverse forme di organizzazione esviluppo territoriale: quella dello sviluppo areale espresso dai fenomeni di valorizzazione del regionalismo e dello sviluppo endogeno e “autocentrato”; quella dello sviluppo reticolare che si riflette nella sempre maggiore importanza che vanno acquisendo le relazioni fra località non contigue ma legate da rapporti funzionali, cioè le reti che si sviluppano a livello sovralocale.
  30. 30. Reti lunghe ed internazionalizzazione Esempio importanza reti lunghe: La produzione di auto della General MotorsCoinvolge almeno 9 paesi che partecipano a specifici aspetti dellaproduzione, del marketing, della vendita. Si può affermare che: il 30% del valore aggiunto di un’automobile della General Motors è destinato alla Corea per l’assemblaggio; il 17,5 al Giappone per i componenti tecnologicamente avanzati; il 7,5% alla Germania per il design; il 4% a Singapore e Taiwan per i componenti minori; il 2,5% al Regno Unito per le funzioni di marketing; l’1,5% alle Barbados per le funzioni informatiche PER UN’AUTOMOBILE “STATUNITENSE” SOLO IL 37% DEL VALORE AGGIUNTO RIMANE NEGLI USA
  31. 31. Reti lunghe ed internazionalizzazione Concetto di Esempio importanza reti lunghe: impresa a rete = La rete globale Philips-Simensdelega al suoesterno una seriedi funzioni adesperti e a dittespecializzate ingrado dirinnovarsicontinuamente(più flessibilità epiù risparmi)L’ impresa diventapiù piccolafisicamente, macresce il suosistema di relazionicon il territorio
  32. 32. Reti di prossimità e sviluppo locale Esempio importanza reti di prossimità: La Terza ItaliaSino ad anni ‘60-’70 (fase fordista)Modello Nord-SudTrionfo grande impresa e declino piccola impresaPolarizzazione del sistema produttivo nel Nord-OvestAnni ‘70 (fase post-fordista)Diffusione nuove tecnologie + nuovi modelli di consumo +crescita diseconomie di agglomerazione nelle tradizionali areeindustriali = ritorno della piccola impresa più flessibileAffermazione del modello della Terza Italia
  33. 33. Reti di prossimità e sviluppo locale Esempio importanza reti di prossimità: La Terza Italia Tra ‘71 e ‘81 l’area conosce un tasso di crescita delle PMI del 34%, a fronte di una perdita relativa di posizioni del vecchio triangolo industriale del Nord-Ovest (crisi fordismo).
  34. 34. Reti di prossimità e sviluppo locale La Terza ItaliaCaratteri del modello: sistema di piccole e medie imprese legate da rapporti di complementarietà-competizione (reti d’imprese) formazione di fitte interazioni locali e creazione di economie di agglomerazione di scala distrettuale grande flessibilità, soprattutto per quanto riguarda il fattore lavoro nuove modalità di rapporti tra imprese ed enti locali (concertazione, partnership) produzione diversificata e segmentata, prevalentemente di tipo tradizionale nei comparti leggeri del “made in Italy” (beni per la persona, per la casa, agro-alimentare, meccanica strumentale)
  35. 35. Reti di prossimità e sviluppo locale Alcuni esempi di distretti industriali italiani (fortemente specializzati): - tessile : Biella, Prato, Como - mobili: Brianza, Manzano - ceramica: Sassuolo, Civita Castellana - calzature: Fermo, Montebelluna - pelletteria: Santa Croce sull’Arno, Arzignano - oreficeria: Valenza, Arezzo
  36. 36. Reti di prossimità e sviluppo locale Forte componente endogena del modello di sviluppo: presenza di capitale locale disponibile ad essere investito consolidata tradizione commerciale ed artigiana diffusione territoriale dei centri urbani (fitta rete di città di piccole e medie dimensioni) struttura familiare “allargata” tradizionale frammentazione della proprietà agricola elevata coesione sociale e culturale elevate capacità auto-organizzative capacità di attivare relazioni con ambiti di scala sovralocale istituzioni locali intraprendenti ed efficienti Presenza di milieu densi ed articolatiMilieu = insieme di caratteri naturali e socio-culturali (paesaggi, Insieme diinfrastrutture, risorse, usi, atteggiamenti, atmosfere, capitale sociale) sedimentatisi neltempo in un luogo e non riproducibili altrove.
  37. 37. Globalizzazione versus Sviluppo locale La globalizzazione non segna “la fine dei luoghi”.La crescente interconnessione non ha annullato l’importanzadei luoghi come dimostra la formazione di sistemi industrialiperiferici di tipo endogeno ed in particolare l’esempio italianoLe imprese globali hanno bisogno di punti di ancoraggioterritoriale e proprio le differenze tra i luoghi sono oggiall’origine della produzione di ricchezza.
  38. 38. Globalizzazione versus Sviluppo localeNello scenario attuale della globalizzazione i sistemi territoriali localie in particolare la rete dei soggetti locali può assumere due diversicomportamenti: fungere da semplice mediatore passivo tra le esigenze delle reti globali e il milieu locale (sviluppo esogeno e dipendente) svolgere una funzione di intermediazione attiva tra i due livelli(sviluppo endogeno auto-centrato)Sistema territoriale locale = rete locale di soggetti in interazione reciproca,i quali in funzione del comune radicamento territoriale e degli specificirapporti che intrattengono tra loro, possono esprimere azioni collettive edattivare processi di sviluppo endogeno utilizzando le risorse di milieu (ilcapitale territoriale locale) come prese o leve per agganciarsi alle reti discala sovralocale in modo attivo e non subordinato.
  39. 39. Globalizzazione versus Sviluppo locale Il concetto di sistema localeCaratteri: insieme territoriale di scala sub-regionale elevata coesione della rete dei soggetti locali (densità e stabilità delle relazioni tra soggetti locali) identità specificaTipologie di sistemi locali: aree urbane e metropolitane distretti industriali/tecnologici/turisticiMetodologia di analisi dei sistemi locali: dotazione di milieu relazioni tra soggetti locali relazioni tra rete locale e reti sovralocali
  40. 40. Globalizzazione versus Sviluppo locale Reti globali Sviluppo locale Semplice valorizzazione Dialettica locale/globale Rapporti distruttivi MilieuSistema territoriale locale Reti localiSviluppo locale = esito di due grandi tipi di relazioni, quelle tra retelocale/milieu e quelle tra rete locale/globale.Le prime si svolgono in uno spazio fisico-territoriale e riflettono il grado di coesioneinterna del sistema; le seconde si svolgono in uno spazio virtuale o reticolareglobale (in cui la distanza esercita un peso scarso o nullo) e riflettono il grado diiapertura esterna del sistema.
  41. 41. Globalizzazione versus Sviluppo locale Geografia tradizionale Nuova geografia Interazioni di rete (di prossimità e globali) territorio = Territorio= contenitore di prodotto sociale oggetti complesso; esito di un processo relazionale Relazioni soggetti locali/ dotazione milieu milieuSpazio chiuso delimitato Spazio aperto, dinamico,Scopo = descrizione luoghi Scopo = lettura e interpretazione del territorio
  42. 42. Organizzazione territorialeLa geografia oggi studia l’organizzazione territoriale a più livelli: LIVELLO DESCRITTIVO- analisi e rappresentazione della distribuzione territoriale della popolazione, dellerisorse e delle attività economiche. LIVELLO INTERPRATATIVO- analisi ed interpretazione delle logiche localizzative delle attività economiche edelle relazioni che si instaurano tra esse;- analisi dei rapporti tra i processi economici e politici operanti a diverse scalegeografiche (es. locale/globale);- analisi e interpretazione, in ultima istanza, delle logiche che presiedonol’organizzazione del territorio. LIVELLO PRESCRITTIVO- indicazioni di indirizzi per politiche volte ad orientare o modificare la distribuzionedelle attività economiche- indicazioni di indirizzi per politiche volte a ridurre i differenziali di sviluppoterritoriale- indicazioni di indirizzi per politiche volte a “migliorare” la collocazione delle realtàlocali nei processi economici globali (es. marketing territoriale)

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