• Like
locke
Upcoming SlideShare
Loading in...5
×
Uploaded on

una presentazione su locke

una presentazione su locke

  • Full Name Full Name Comment goes here.
    Are you sure you want to
    Your message goes here
    Be the first to comment
No Downloads

Views

Total Views
5,418
On Slideshare
0
From Embeds
0
Number of Embeds
1

Actions

Shares
Downloads
96
Comments
0
Likes
3

Embeds 0

No embeds

Report content

Flagged as inappropriate Flag as inappropriate
Flag as inappropriate

Select your reason for flagging this presentation as inappropriate.

Cancel
    No notes for slide

Transcript

  • 1. JOHN LOCKE L’EMPIRISMO INGLESE
  • 2. VITA
    • Nasce a Wrington, vicino Bristol, nel 1632; il padre è avvocato, lui frequenta invece il college di Oxford che in quel periodo rappresenta il centro di cultura più moderno dell’Inghilterra. Dopo la restaurazione della monarchia e della Chiesa, Locke abbandona l’idea della carriera ecclesiastica e si dedica agli studi. Fondatore dell'empirismo inglese e massimo teorico del liberalismo, studiò all'Università di Oxford, dove fu influenzato dalla politica di tolleranza religiosa del suo cancelliere John Owen. Dopo aver conseguito il titolo di maestro delle arti fu chiamato ad insegnare alla stessa Università. Le opere di Cartesio probabilmente incisero notevolmente sulla sua formazione. Nel 1666 cominciò a studiare medicina. Appassionato di filosofia, storia, astronomia e medicina deve a quest’ultima (non consegui mai la laurea in medicina ma solo il grado di maestro delle arti) la sua amicizia con Lord Ashley, divenuto in seguito il conte di Shaftesbury (gli salvò la vita con un intervento chirurgico). Divenne suo medico personale e consigliere, seguendone l’alterna sorte e le vicissitudini. Fu suo segretario quando divenne Lord cancelliere e collaboratore stretto quando fu nominato presidente del consiglio del re. Nel 1675 Shaftesbury cadde in disgrazia nei confronti del re Carlo II e Locke, ritiratosi in Francia per quattro anni, si dedicò alla preparazione del Saggio sull'intelletto umano.
    • Shaftesbury nel 1682 venne accusato di tradimento e anche Locke fu sospettato, e per questo andò in esilio volontario in Olanda, dove fu attivo sostenitore di Guglielmo d'Orange. Nel 1689 tornò in Inghilterra e la sua fama crebbe notevolmente. Tornato a Londra pubblicò nel 1690 la sua opera più importante, il "Saggio dell’intelletto umano".
    • Il ritorno in patria al seguito di Guglielmo d'Orange fu trionfale: ricoprì vari incarichi importanti tra cui anche quello di consigliere per il commercio nelle colonie. In questo incarico, ebbe un atteggiamento tollerante rispetto alla schiavitù in America e trasse ingenti profitti dalle azioni della Africa Royal Company, impegnata nella tratta degli schiavi. Morì nel 1704 passando serenamente gli ultimi anni nel castello di Oates, in Essex.
  • 3. OPERE
    • Epistola sulla tolleranza, 1689
    • Due trattati sul governo, 1690
    • Saggio sull'intelletto umano, 1690
    • Condotta sull'intelletto
    • Esame di Malebranche
    • Pensieri sull'educazione, 1693
    • Saggi sulla ragionevolezza del cristianesimo, 1695-1697
  • 4. PENSIERO “menù”
    • INTELLETTO
    • POLITICA
    • PEDAGOGIA
  • 5. INTELLETTO
    • Lo studio dei limiti dell’intelletto umano
    • La critica delle idee innate
    • La conoscenza deriva dai sensi
    • La critica del dogmatismo e dello scetticismo
    • La teoria delle idee: sensazione e riflessione
    • Qualità primarie e qualità secondarie
    • Idee semplici e idee complesse
    • La critica della idea della sostanza
  • 6. Lo studio dei limiti dell’intelletto umano
    • Nella sua opera di maggior rilievo, il Saggio sull'intelletto umano, Locke espone le sue teorie sulla conoscenza. È evidente la sua polemica verso il razionalismo cartesiano, ma ancora più palese è la critica della dottrina dell'innatismo delle idee diffusa presso i neoplatonici inglesi della scuola di Cambridge, tra i quali spicca il nome di Herbert.
    • Locke concentra le sue riflessioni su tre tematiche: la teoria della conoscenza, la politica e la religione. Il suo principale scopo è quello di indagare i limiti e le possibilità dell’intelletto umano, così da operare una chiarificazione circa le sue capacità, i suoi reali poteri e i suoi campi di applicazione.
    • Questa esigenza critica costituisce il tratto della sua filosofia. Egli vuole determinare concretamente il funzionamento dell’intelligenza umana.
  • 7. La critica delle idee innate
    • Locke rifiuta l’idea che nell’intelletto umano esistano principi e idee innate. Egli pensa che la mente umana all’inizio sia come una tabula rasa cioè priva di idee, senza conoscenza. La mente non contiene nessun elemento a priori e la conoscenza deriva integralmente dall’esperienza. Egli dunque critica l’innatismo, cioè l’esistenza di idee innate che l’animo umano riceve con l’esistenza stessa. Tale concetto per Locke è errato in quanto non esiste nessun consenso universale intorno a queste idee che si pretendono innate.
    • Per il suo stesso impegno nel consiglio per il commercio nelle colonie fu attento lettore dei resoconti dei viaggi in oriente e nei nuovi continenti. Osservò così che i popoli primitivi hanno idee molto diverse dalle nostre e spesso strane. Altrettanto si può dire per i principi morali di tali popoli, inoltre le credenze che potremo essere indotti ritenere naturali sono in realtà frutto di educazione e tradizione. Intenderle come innate darebbe origine all’illusione dogmatica, origine di fanatismo e intolleranza. Per quanto riguarda i principi logici egli infine osserva che essi sono sconosciuti a fanciulli, idioti e ignoranti.
    • La convinzione delle idee innate era nel '600 diffusa non solo nella cultura filosofica ma anche nell’insegnamento universitario, anche con lo scopo di evitare contrasti con la chiesa. Locke si preoccupa di sottolineare che egli nega, per quanto riguarda Dio e la morale, solo il carattere innato di tali principi ma non la loro certezza. L’idea di Dio è certa, ma non innata.
    • Ma se per Locke la conoscenza e quindi l'idea di Dio non è innata, portando gli esempi dei bambini, allora che origine hanno le idee secondo il filosofo? Qui egli dimostra la sua indole empirista, considerando la conoscenza frutto della ragione, ma non della ratio cartesiana, cioè una ratio certa, assoluta ed indiscutibile, bensì una ragione che necessita di prove empiriche, sul modello della prassi medica e scientifica in generale.
    • Dunque Locke arriva a formulare una teoria basata sui sensi. Conoscenza che deriva dall'esperienza sensibile. Sono i nostri sensi, come per esempio l'ottica, che ci mostrano il mondo, gli oggetti. Se in un primo momento è la sensazione a mostrarci gli oggetti, necessariamente segue ad essa la riflessione.
  • 8. La conoscenza deriva dai sensi
    • Prima di iniziare qualsiasi indagine filosofica è indispensabile criticare l’intelletto umano per conoscerne le effettive capacità. "Critica", in questo senso, non significa biasimo ma esame, ricerca. Tale orientamento maturò in lui, come racconta nella premessa del “Saggio sull’intelletto umano” in seguito alle difficoltà incontrate affrontando una discussione tra amici su problemi di morale e religione, una sera d’inverno nella residenza del conte di Shaftesbury di cui era medico personale. Capì che prima di impegnarsi in ricerche di ogni genere bisognava esaminare le proprie capacità e vedere quali oggetti siano alla portata della nostra intelligenza e quali siano superiori alla nostra comprensione.
    • Affrontando il problema della conoscenza umana egli afferma che la conoscenza deriva dai sensi e che ciò che risulta al di fuori della nostra esperienza non è conoscibile. Locke si propone di spiegare il modo con cui il nostro intelletto acquisisce le nozioni che ha delle cose e di stabilire sia i gradi di certezza della nostra conoscenza sia i fondamenti di quelle credenze o opinioni così varie e diverse fra gli uomini.
  • 9. La critica del dogmatismo e dello scetticismo
    • Locke prende in questo modo le distanze sia dal dogmatismo sia dallo scetticismo. Egli sostiene che ciò che conta non è conoscere ogni cosa ma solo quello che ci è utile per dirigere razionalmente la nostra vita pratica. Per questo non dobbiamo turbarci se non è possibile conoscere tutto in modo certo, e che dobbiamo accontentarci di una quieta ignoranza nei confronti di ciò che è impossibile alla nostra comprensione.
    • Locke afferma così la natura pratica del conoscere. La sua ricerca è dunque uno studio analitico dei poteri della mente umana.
  • 10. La teoria delle idee: sensazione e riflessione
    • Secondo Locke, la mente non ha nulla da pensare se prima l’esperienza non le ha fornito le idee su cui riflettere. L’esperienza è il fondamento di ogni conoscenza umana, nonché il metro, con cui essa deve giudicare le conoscenze che di volta in volta ha acquisito(per questo l'esperienza si trova all'inizio, ma anche alla fine del processo conoscitivo). Ciò che osserviamo, sia esternamente (oggetti esteriori e sensibili), sia internamente (operazioni interiori della nostra mente) rappresenta il materiale di cui l’intelligenza si serve per la conoscenza. Le idee sono “tutto ciò che è oggetto della nostra intelligenza quando pensiamo”, cioè ogni contenuto della mente sia le immagini sensibili sia i concetti astratti. La mente riceve le idee da due fonti: la sensazione e la riflessione (che è una sorta di senso interno). La sensazione offre all’intelletto le impressioni delle cose esterne procurando appunto idee di sensazione (colore, odore ecc); la riflessione fornisce all’intelletto la percezione degli stati interiori creando le idee di riflessione (desiderio, volontà, decisione ecc.). Tutta la conoscenza ha origine e fondamento da queste due fonti.
  • 11. Qualità primarie e qualità secondarie
    • Sensi e riflessione producono le idee semplici, l’alfabeto del pensiero, gli elementi primi e fondamentali della ulteriore conoscenza che la mente riceve passivamente.
    • Alcune idee però rivelano qualità proprie dei corpi, immutabili, altre solo delle modificazioni dei nostri sensi in presenza di un dato oggetto, destinate perciò a mutare in conseguenza delle varie situazioni.
    • Perciò Locke distingue le qualità sensibili in primarie e secondarie. Chiama qualità primarie quelle che sono oggettive, inseparabili dagli oggetti come estensione, solidità, movimento, ecc e qualità secondarie quelle soggettive che non appartengono agli oggetti ma che i sensi percepiscono perché prodotte dalle varie combinazioni delle qualità primarie come il colore, il sapore, il suono, etc.
  • 12. Idee semplici e idee complesse
    • Le idee semplici costituiscono i materiali della conoscenza, quelle di cui possiamo avere certezza, perché intuitivamente apprese in base al criterio dell'evidenza sensibile; proprio per questo le idee semplici rappresentano la vera essenza delle cose, esse sono anche il suo limite. L’intelletto non è però solo passivo; ha il potere, infatti, di combinare e comparare le idee semplici creando una infinità di idee complesse. Tra le molteplici idee complesse particolarmente importanti sono le idee complesse di sostanza. Le idee complesse di sostanza sono quelle combinazioni di idee semplici che spingono l'intelletto a rappresentarsi l'idea di un che di sussistente per se stesso, al quale tutte quelle idee semplici possono essere riferite (ad es: l’uomo, l’albero, la sedia). Tali idee hanno origine dalla consuetudine che la mente ha di considerare un certo numero di idee semplici costantemente insieme, ma non sono affatto certe, ma solo altamente probabili. Pertanto le idee complesse non sono conoscibili poiché esse possono essere risolte sempre a partire dalle idee semplici che ineriscono in essa. Per Locke, quindi, la sostanza è qualcosa di oscuro e indeterminato quel quid che senza le idee semplici si dissolve nel nulla.
  • 13. La critica della idea della sostanza
    • Noi assegniamo ad un certo nome (ad es: "albero") un insieme di qualità sensibili, ma in realtà noi conosciamo l’albero solo tramite le idee sensibili delle sue qualità, al di là di ciò non c’è nulla di conoscibile. Quindi la sostanza è qualcosa di oscuro e inconoscibile e ad essa corrisponde un' idea complessa altrettanto oscura. Al contrario le idee semplici sono sempre chiare e distinte. Oscure sono le sostanze materiali e anche quelle spirituali. Dello spirito Locke non nega l’esistenza ma ne afferma la inconoscibilità. Il limite della conoscenza umana viene così fissato con chiarezza: l’uomo non ha alcuna conoscenza dell’essenza delle cose perché è privo delle facoltà di raggiungerla. L’intelletto umano per Locke non può andare oltre l’ambito dei fenomeni.
  • 14. POLITICA
    • L’analisi del linguaggio
    • Il liberalismo politico
    • La tolleranza religiosa
  • 15. L’analisi del linguaggio
    • Il linguaggio, secondo Locke è un complesso di nomi creati artificialmente dall’uomo con lo scopo di semplificare l’attività della mente che altrimenti sarebbe sommersa dall’infinito numero di idee, ciascuna delle quali corrisponde ad un oggetto particolare. Inoltre il linguaggio permette all’uomo di comunicare. Le parole sono segni delle idee, poiché ogni idea è segno di una cosa, le parole sono segni dei segni delle cose. Il linguaggio è dunque il segno convenzionale delle idee; mero strumento attraverso il quale l’uomo indica le proprie idee e contrassegna le cose.
  • 16. Il liberalismo politico
    • Nell'ambito della riflessione politica, Locke cercò di ideare un sistema basato sull'utile della convenienza, che potesse fornire il miglior vantaggio per tutti. Dapprima gli parve che solo lo stato assolutistico hobbesiano potesse garantire il raggiungimento di questi scopi. Ma in seguito al fallimento della restaurazione monarchica degli Stuart, egli si convinse che lo stato assoluto non si adattava alle tendenze naturali degli uomini che costoro cercano di assecondare unendosi in società. Per questo, Locke entrò gradualmente a far parte del Partito Whig (più tardi chiamato Partito Liberale), e nel 1690 pubblicò anonimamente i Due trattati sul governo, che contenevano un'apologia (giustificazione morale) della "gloriosa rivoluzione inglese", una polemica contro l'assolutismo (in particolare contro l'opera di Robert Filmer, che lo giustificava) ed un modello da seguire, in cui il potere dei governanti fosse limitato, ed i diritti dei cittadini rispettati.
    • Se così non fosse stato, il popolo aveva il diritto di resistenza contro un governo ingiusto. Locke partiva dalla teoria del contrattualismo (già avanzata da Thomas Hobbes e ripresa poi nel celebre Contratto sociale di Jean-Jacques Rousseau). Nello Stato di natura tutti gli uomini possono essere uguali e godere di una libertà senza limiti; con l'introduzione del denaro e degli scambi commerciali, tuttavia, l'uomo tende ad accumulare le sue proprietà e a difenderle, escludendone gli altri dal possesso. Sorge a questo punto l'esigenza di uno stato, di una organizzazione politica che assicuri la pace fra gli uomini. A differenza di Hobbes, infatti, Locke non riteneva che gli uomini cedano al corpo politico tutti i loro diritti, ma solo quello di farsi giustizia da soli. Lo Stato non può perciò ledere i diritti naturali, la famosa triade vita, libertà e proprietà, violando il contratto sociale, ma ha il compito di tutelare i diritti naturali inalienabili propri di tutti gli uomini.
  • 17. La tolleranza religiosa
    • In questo stesso senso liberale si svolgono le considerazioni di Locke riguardo la religione. Locke ritiene che le rivelazioni religiose, contenute nelle varie scritture delle religioni positive, siano accomunate da alcuni principi di fondo, semplici dogmi, validi per tutti e di cui si può affermare la natura razionale. In questa sua concezione di una religione naturale prevalente e antecedente le religioni positive, Locke anticipa le posizioni che saranno proprie del deismo. Proprio perché la religione naturale è razionale, i suoi semplici dogmi possono essere rispettati da tutti senza difficoltà, e non v'è alcun motivo per cui lo stato debba imporre una determinata religione positiva. Lo stato deve invece essere non confessionale, ovvero laico, anche perché un'eventuale imposizione di questo tipo sarebbe controproducente, provocando lotte religiose destinate a gravi conseguenze anche politiche. Da questa idea di tolleranza religiosa Locke tuttavia esclude la Chiesa cattolica, la quale è accusata di negare l'ideale di tolleranza volendo imporre la propria religione anche attraverso la natura confessionale dello stato, e gli atei, che, non credendo in nessun Dio, non sono affidabili dal punto di vista dei valori morali e in particolare nei giuramenti.
  • 18. PEDAGOGIA
    • Locke, sulla scia del pensiero pedagogico di Comenio, è stato fra i primi importanti pensatori a dedicare uno spazio, nella sua riflessione, allo studio della pedagogia. Nell'ottica liberale e empirista propria del suo pensiero, Locke ritiene che nell'educazione del fanciullo vadano contenuti gli aspetti più propriamente repressivi, quali le punizioni corporali, mentre va incoraggiata l'espressione diretta e spontanea dell'attività conoscitiva, ad es. attraverso il ruolo dell'attività fisica, nonché mediante le attività pratiche in generale, che consentono l'apprendimento diretto di quelle idee semplici, che sono alla base dello sviluppo della conoscenza umana.
  • 19. FONTI
    • www.wikipedia.com
    • Libro di testo
    • A cura di:
    • CROCE ILARIA
    • DANIELE MATTEO
    • FEA SBARAGLIA FRANCESCO
    • GIOVENALE ANDREA
    • VINCENTI ENRICO
    • CIPRIANI FEDERICO