Your SlideShare is downloading. ×
Torino - estetica della città europea -
Upcoming SlideShare
Loading in...5
×

Thanks for flagging this SlideShare!

Oops! An error has occurred.

×
Saving this for later? Get the SlideShare app to save on your phone or tablet. Read anywhere, anytime – even offline.
Text the download link to your phone
Standard text messaging rates apply

Torino - estetica della città europea -

5,028

Published on

Studio della città di Torino analizzando l'architettura della città e individuando sequenze e temi collettivi unici della città europea.

Studio della città di Torino analizzando l'architettura della città e individuando sequenze e temi collettivi unici della città europea.

Published in: Business, Technology
1 Comment
1 Like
Statistics
Notes
No Downloads
Views
Total Views
5,028
On Slideshare
0
From Embeds
0
Number of Embeds
2
Actions
Shares
0
Downloads
86
Comments
1
Likes
1
Embeds 0
No embeds

Report content
Flagged as inappropriate Flag as inappropriate
Flag as inappropriate

Select your reason for flagging this presentation as inappropriate.

Cancel
No notes for slide

Transcript

  • 1. Torino
  • 2. Cenni storici del contesto urbano… TORINO ROMANA La colonia, inscritta nella tribù Stellatina, ebbe la sua strutturazione definitiva nel I secolo con l'erezione della cinta muraria nella forma giunta, anche se in modo molto frammentario, fino a noi . Augusta Taurinorum ebbe il caratteristico impianto urbanistico a scacchiera derivato dalla sua origine militare , impianto mantenutosi ed ampliato fino ai giorni nostri, almeno nel centro cittadino. Il perimetro della città dovette misurare 2875 m. racchiudendo una superficie di 45 ettari avendo la forma di un rettangolo con un angolo smussato . La cinta muraria era composta da mura che superavano i cinque metri di altezza ed i due metri di spessore in cui si aprivano quattro porte (Decumana, Praetoria, Principalis dextra, Principalis sinistra); la cinta era rafforzata da cinque torri angolari e da quattro torri su ciascun lato, più o meno in corrispondenza dello sbocco delle vie cittadine; postierle si ritiene che fossero posizionate in corrispondenza di ciascuna torre. Principale strada fu il decumano maximo che collegava la porta Praetoria con la porta Decumana lungo quella che attualmente è la Via Garibaldi; a circa un terzo della sua lunghezza il decumano incrociava il cardo maximo che collegava le porte Principalis dextra e Principalis sinistra sviluppandosi lungo le attuali vie S. Tommaso e Porta Palatina. Si suppone che il foro si trovasse presso l'intersezione delle due arterie principali della città, corrispondendo all'incirca alla attuale piazza Palazzo di Città (ex piazza delle Erbe tradizionalmente sede del mercato). Tranne che per il teatro, le cui fondazioni sono state rinvenute all'inizio del XX secolo nei pressi della Porta Principalis sinistra, i resti più importanti della Torino romana consistono appunto nella porta citata (ora nota con il nome di Porte Palatine) affiancata da tratti di mura e dalle fondamenta delle strutture interne alla porta stessa; nella porta Decumana inglobata nel castello di piazza Castello (torri verso Palazzo Madama); nelle fondamenta di una torre angolare in Via della Consolata ed in un tratto di muro visibile nelle sale sotterranee del Museo Egizio. Testimonianze dell'esistenza di un anfiteatro, posto fuori dalle mura nei pressi della porta Principalis dextra, si hanno fino al 1508 quando Maccaneo ne descrive i ruderi. Unico possibile residuo di tale struttura è una condotta per il deflusso delle acque (l'anfiteatro poteva ospitare anche naumachie) situata sotto l'attuale Via Roma. Planimetria di Augusta Taurinorum in nero il tracciato della colonia romana in verde la planimetria della città attuale in rosso le parti di mura, di pavimentazione stradale o di edifici ancora visibili o almeno attestati archeologicamente   in azzurro la posizione ipotizzata per il foro cittadino 1: Porta Praetoria (Casaforte degli Acaia) 2: Porta Principalis dextra (Porta Marmorea) 3: Porta Decumana (Porta Segusina) 4: Porta Principalis sinistra (Porte Palatine) 5: Teatro
  • 3. TORINO MEDIOEVALE Durante il medioevo Torino era una piccola città suddivisa in quattro quartieri, che prendevano i nomi dalle antiche quattro porte romane: Porta Castello (Decumana), Porta Segusina (Pretoria), Porta Marmorea e Porta Palatina. Come altre città italiane in quel periodo, Torino crebbe in altezza, aumentando i piani delle strutture presenti all'interno delle fortificazioni di epoca romana. Le case popolari possedevano muri in pietra, ma il tetto era generalmente in paglia, e solo dopo un furioso incendio che distrusse parte della città nel 1448, venne approvata una legge che prevedeva che anch'essi fossero realizzati in pietra. Fra le rare le tracce sopravvissute fino ad oggi dell'epoca romanica c'è la torre campanaria di S. Andrea (oggi della Consolata, molto rimaneggiata). Le vie di Torino erano piccole ed anguste, spesso si erano sviluppate a scapito della tradizionale disposizione squadrata del "castrum" romano. Via Garibaldi attuale era stretta e percorsa da una cloaca; l'area migliore doveva essere ubicata nei pressi di Via Roma. TORINO NEL XIV SECOLO Malgrado fosse rimasta rinchiusa nel originario tracciato della colonia romana Torino nel XIV è un importante punto di incontro di vie commerciali. Per la Porta di Palazzo (detta anche Porta Doranea) entrava in città, dopo aver scavalcato su un ponte in pietra la Dora Riparia, la via che giungeva dalla Lombardia. Dalla porta Fibellona (Porta Decumana), che a causa dell'erezione della casaforte degli Acaia era stata spostata a fianco di questa, entrava la via che partendo da Asti toccava Chieri e dopo aver scavalcato la montagna (la collina torinese) giungeva alle rive del Po passando da Pecetto e la Val Salice. L'attraversamento del fiume era garantito da un ponte in legno, che sostituiva quello in pietra di epoca romana, posto ove attualmente si trova il ponte di piazza Vittorio Veneto. Dalla porta Segusina entrava la via che giungeva da oltremonti ossia dai valichi alpini. Allo scopo di garantire il gettito fiscale proveniente dalle varia dogane e diritti di transito i mercanti , oltre a doversi servire della porta apposita, avevano anche l'obbligo di soggiornare in città almeno per una notte. Allo scopo di rendere comodo il soggiorno di questi erano sorti, nel centro della città ove si incontravano le vie provenienti dalle porte, vari alberghi dotati di stalle e magazzini tra cui si ricordano:il Falcone, Le chiavi, L'angelo, Il leon d'oro. Per i meno abbienti e per i pellegrini che percorrevano le vie romee erano sorti in città e nei suoi pressi numerosi ospizi ed ospedali. Nei pressi del passaggio della Stura sorgeva l'Ospedale di San Giovanni affidato alla gestione dei monaci di Vallombrosa. Tra la Dora e la Stura vi era l'Ospedale di San Lazzaro riservato ai lebbrosi. Poco fuori la porta di Palazzo sorgeva l'ospedale di San Biagio. I Cavalieri del Santo Sepolcro possedevano una loro mansio, per accogliere i pellegrini, circa due chilometri fuori porta Segusina mentre i Cavalieri Templari avevano una loro casa presso il ponte di Testona. Oltre alle porte storiche nelle mura furono aperte anche altre porte minori (anche in epoca romana si suppone che vi fossero pusterle in corrispondenza delle torri lungo le mura). Molti edifici attuali erano già presenti. Primo fra tutti, ovviamente, il complesso delle Porte Palatine, fortificato; anche il Duomo era già presente, eretto nel VI secolo. Un edificio oggi non visibile, presso l'attuale Piazza Cesare Augusto, era il palazzo dei signori, ove soggiornarono molti sovrani, locali e non, tra cui Enrico VII. Fuori dalla città, presso gli attuali Borgo Vittoria e Madonna di Campagna, v'era il lebbrosario, anche se, complessivamente, in città erano pochi i colpiti da tale malattia.
  • 4. Nel 1404 venne deciso di istituire in città uno Studio in diritto civile e canonico e nelle scienze, a vantaggio ed onore della città di Torino. Nel 1418 morì, senza discendenti, Ludovico ultimo discendente della linea Savoia-Acaia e quindi Torino ed il Piemonte ritornarono sotto il dominio diretto di Amedeo VIII che nel 1416 aveva ottenuto dall'imperatore Sigismondo la trasformazione del titolo comitale in ducato. Nel 1424 il duca di Savoia istituì il Principato di Piemonte, titolo, da allora, assegnato all'erede ducale. Iniziò allora un'opera di unificazione amministrativa tra le varie parti dello stato con l'istituzione di due Consigli ducali, uno in Savoia ed uno in Piemonte o, secondo la denominazione del periodo, un consiglio oltremontano ed uno cismontano. Relativamente al 1453, durante il regno del duca Ludovico è da ricordare un avvenimento tradizionalmente noto come Miracolo eucaristico di Torino, in seguito al quale venne eretto prima una piccola cappella e poi la chiesa detta del Corpus Domini L'edificio rinascimentale di maggior rilievo in Torino è il duomo la cui costruzione iniziò nel 1490 per terminare nel 1498. TORINO DURANTE L’OCCUPAZIONE FRANCESE L'edificio rinascimentale di maggior rilievo in Torino è il duomo la cui costruzione iniziò nel 1490 per terminare nel 1498 Tardivamente, resosi conto della vulnerabilità di Torino, il duca Carlo II ordinò un potenziamento della cinta difensiva, che era, di fatto, ancora quella romana, con l'erezione di quattro bastioni di tipo moderno, ossia adatti a resistere al fuoco delle artiglierie, agli angoli della città più uno, detto il rivellino posto a protezione del castello. Nel 1536 il re Francesco I ordinò l'occupazione del ducato di Savoia ed il 3 aprile le truppe francesi entrarono in Torino, abbandonata il 27 marzo dal duca che portò con se le artiglierie della città, senza trovare resistenza. Tra le prime iniziative degli occupanti vi fu quella di fortificare la città. I bastioni costruiti in precedenza vennero completati e collegati tra lo da una nuova cortina difensiva addossata alle vecchie mura romane. Per permettere il tiro delle artiglierie poste sui bastioni vennero abbattute tutte le costruzioni fuori dalle mura limitrofe alla città; così scomparvero i borghi di Dora, di Po e di Porta Segusina, l'antica abbazia di San Solutore ed anche gli ultimi resti dell'anfiteatro romano. Dopo anni di alterne vicende, nel 1562, i francesi sconfitti nella Battaglia di San Quintino, da Emanuele Filiberto, figlio di Carlo II, con la pace di Cateau-Cambrésis dovettero restituire Torino, la Savoia ed il Piemonte al duca savoiardo. Ancora prima di rientrare in possesso della città, nel 1561, Emanuele Filiberto prese due decisioni "rivoluzionarie": decise di trasferire la capitale del suo stato da Chambery, in Savoia, a Torino ed ordinò che tutti gli atti ufficiali del ducato fossero redatti in italiano. Non appena rientrato in possesso di Torino il duca ebbe come prima preoccupazione renderla maggiormente difendibile e riprendendo un'idea, non realizzata, già valutata dagli occupanti francesi fece realizzare una cittadella pentagonale posizionata nell'angolo ovest della città, quello maggiormente vulnerabile. I lavori iniziarono il 7 febbraio 1563 e per alcuni anni assorbirono tutte le energie della città al punto che un editto ducale vietava qualsiasi altra costruzione nel frattempo.
  • 5. All'interesse per la difesa della città il duca affiancò anche numerose iniziative destinate a rendere maggiormente sontuosa la sua capitale. Considerando non più adatta, come residenza, la vecchia casa-forte degli Acaia venne dato inizio alla costruzione di un palazzo nell'area dietro il duomo, a fianco del palazzo del vescovo utilizzato come residenza provvisoria. Nei dintorni della città vennero erette, o ammodernate, varie residenze di campagna destinati allo svago del duca, della corte e degli ospiti. Oltre ai lavori ai castelli di Lucento e Rivoli, Emanuele Filiberto fece anche acquistare la villa della famiglia Birago posta in riva al Po trasformandola in un castelletto circondato da un parco ( da questo avranno poi origine il Parco del Valentino e l'omonimo castello . Nel 1568, con l'acquisto di alcune centinaia di giornate di terreno ebbe inizio lo sviluppo della residenza di campagna conosciuta in seguito come il Regio Parco (che verrà poi devastata durante l'assedio di Torino del 1706 venendo trasformata nella successiva Manifattura Tabacchi mentre l'area del parco verrà utilizzata, in parte, per la realizzazione del Cimitero Generale di Torino). Nel 1566 il comune ottiene il ritorno in città dello Studio che il duca aveva inizialmente concesso alla cittadina di Mondovì e nel 1570 Torino è meta di imponenti pellegrinaggi in seguito al trasferimento della Sindone, trasferimento voluto da Emanuele Filiberto per favorire il cardinale Carlo Borromeo che aveva espresso il desiderio di poter venerare la reliquia, da Chambery. L'abbattimento dei borghi fuori dalle mura ad opera degli occupanti francesi aveva portato ad un notevole aumento della popolazione cittadina che intorno al 1570 giunse, forse, alle 30000 unità, causando problemi di sovraffollamento che portarono ad utilizzare tutte le aree edificabili (nel medioevo la città era ricca di orti). Oltre a questo si pose anche il problema di dove erigere i palazzi che il ruolo di capitale del ducato richiedeva e quindi negli ultimi anni del XVI secolo vennero realizzati vari progetti di ampliamento ma la costante carenza di fondi unita ad una epidemia scoppiata nel 1599 ed allo stato quasi permanente di guerra in cui si trova il ducato costrinse Carlo Emanuele I, successo al padre nel 1580, a rinviare l'espansione cittadina.Vennero comunque realizzate opere minori volte a migliorare la qualità della vita degli abitanti e ad abbellire la città stessa come la pavimentazione delle strade e la copertura di una parte dei canali che svolgevano il ruolo di fogne a cielo aperto. Nel 1508, su progetto di Ascanio Vittozzi vennero realizzati i portici della parte più antica di piazza Castello, mentre nel 1604 venne eretta la chiesa del Corpus Domini. Nell'ambito delle costruzioni sacre è da ricordare la costruzione del Convento dei capuccini sulla collina prospiciente il Po e l'erezione, per soddisfare il voto fatto in occasione dell'epidemia del 1599 dell'Eremo dei Camaldolesi. Anche l'architettura mondana, oltre a quella sacra, produsse notevoli opere soprattutto nelle vicinanze della città. Nel 1586 il duca Carlo Emanuele fece iniziare i lavori di costruzione della residenza conosciuta come Castello di Miraflores (nell'attuale quartiere di Mirafiori Sud) su progetto dell'architetto Carlo di Castellamonte. L'opera venne realizzata solamente in parte e, come altre residenza sabaude limitrofe alla città, andò distrutta all'inizio del XVIII secolo durante la guerra contro la Francia. Nel 1616 il cardinale Maurizio di Savoia, figlio del duca, iniziò i lavori di costruzione, ai piedi della collina torinese, di quella che sarebbe poi diventata nota come Villa della Regina.
  • 6. Solo nel 1620 Carlo Emanuele I poté dare inizio ai lavori di ampliamento della città. La scelta cadde sul progetto realizzato da Carlo di Castellamonte, progetto che prevedeva lo sviluppo della città moderna intorno ad un grande piazza centrale (attuale piazza San Carlo), con ruolo di mercato, dotata di portici per accogliere le botteghe artigiane e con le vie che mantenevano la struttura a scacchiera del reticolo viario. Anche la cinta difensiva subì alcune modifiche legate soprattutto allo spostamento delle porte: l'espansione della città comportò l'abbattimento della porta detta Marmorea che fu sostituita dalla Porta Nuova al termine della omonima via (attuale Via Roma); la porta verso Susa venne spostata in prossimità di un bastione della cinta muraria mentre l'antica porta Segusina era già scomparsa nel 1585; anche le Porte Palatine persero la loro funzione viaria e la Porta di Palazzo venne spostata tra i due bastioni eretti sul lato nord della cinta. Pianta di Torino dopo il 1° ampliamento Gli eleganti portici di Piazza San Carlo, fulcro della prima espansione della città Nel 1630 la morte del duca, che aprì una nuova fase di instabilità nella guida dello stato e una violenta epidemia di peste posero un pesante freno allo sviluppo della città che subì l'abbandono a causa del morbo e le devastazioni causate dalla guerra civile. Malgrado lo spopolamento dovuto alla peste, i danni causati dalla guerra civile ed il continuo stato di guerra che caratterizza la seconda metà del XVII secolo Torino aumentò la sua popolazione: dai 36.649 abitanti del 1631 ai 43.866 del 1702. Gli imponenti lavori di fortificazione e l'erezione, da parte della nobiltà, di palazzi e residenze comportarono l'afflusso in città di manodopera sia generica, sterratori, muratori, carpentieri, che maggiormente specializzata come, decoratori e tappezzieri.Tra gli edifici di maggior rilievo realizzati nella seconda metà del XVII secolo: il nuovo Palazzo Ducale (architetto Amedeo di Castellamonte 1658), la Cappella della Sindone (architetto Guarini, 1666), il Palazzo Carignano (Guarini 1680), il Palazzo Barolo (Baroncelli), il nuovo Palazzo di Città (Lanfranchi), l'Arsenale (Amedeo di Castellamonte), la ricostruzione della manica che collegava il palazzo ducale con il castello andata distrutta da un incendio nel 1657,i Giardini del palazzo (1697). Anche il circondario della città vede l'edificazione, o il restauro, di nuove ville e palazzi: nel 1660 è completato, nella forma che mantiene tuttora, il Castello del Valentino e nel 1661 Amedeo di Castellamonte inizia i lavori della Reggia di Venaria Reale. Per sopperire alla necessità di spazio edificabile si abbatterono le mura romane e filibertiane e la stessa Porta Nuova erette nel 1620 che ancora dividevano la citta vecchia dalla città moderna (primo ampliamento) e si cominciò a progettare un secondo ampliamento della cinta muraria. Il 23 ottobre 1673 il duca Carlo Emanuele II posò la prima pietra del secondo ampliamento cittadino, che questa volta includeva dentro le mura torinesi l'area verso il fiume: non a caso, l'arteria principale della nuova sezione, detta Contrada di Po, venne battezzata, appunto, Via di Po.
  • 7. I confini della nuova area correvano da Via Accademia delle Scienze a Via San Francesco da Paola, quindi toccavano le attuali Piazza Cavour, via Maria Vittoria, Piazza Vittorio Veneto, congiungendosi infine con i Giardini Reali. La piazza principale della nuova estensione torinese venne intitolata a Carlo Emanuele II. Tra il 1660 ed il 1682 venne realizzata, per volere ducale l'opera: Theatrum Sabaudiae allo scopo di conservare e illustrare città, luoghi e monumenti di Savoia e Piemonte (una preziosa copia colorata dell'opera è conservata presso la Biblioteca Reale. All'interno del nuovo ampliamento trovò anche posto tra le vie San Filippo (attuale via Maria Vittoria),Scuderie del principe di Carignano (via Bogino), via d'Angennes (via Principe Amedeo) e via San Francesco da Paola il ghetto ebraico che venne istituito nel 1679.           Palazzo Carignano, progettato dal Guarini, è uno dei più celebri monumenti della Torino barocca Mappa del secondo ampliamento Dopo la grande paura del 1706 Torino si espanse lentamente, grazie anche all'operato di grandi architetti che ebbero il compito di rendere la città degna del nuovo rango di capitale di un regno. Malgrado le continue guerre in cui fu coinvolto il Regno di Sardegna solamente nel 1745 la città fu nuovamente minacciata direttamente dalla guerra, circostanza che causò un arresto nella crescita della popolazione. In città, il venne completato il Palazzo Reale, evoluzione della precedente residenza dei duchi di Savoia; piazza Castello venne completata con imponenti palazzi creati per farne il palcoscenico della vita politica. Venne anche inaugurato, nel (1740), il teatro Regio, realizzato da Benedetto Alfieri su un progetto originale di Carlo di Castellamonte. Nel 1752, su un'area già destinata a spettacoli equestri e circensi venne realizzato il Teatro Carignano che distrutto da un incendio nel 1786 venne tosto ricostruito nella foggia che conserva tuttora. L'aumento della popolazione rese necessario l'innalzamento degli edifici cittadini che raggiunsero anche i cinque o sei piani presentando, spesso, una stratificazione sociale verticale: il primo piano, detto piano nobile, ospitava l'aristocrazia mentre il piano superiore era abitato dalle famiglie borghesi; al di sopra abitavano la servitù ed i lavoratori delle botteghe e delle prime forme di industria. L'organizzazione della città, divisa in quattro quartieri, si basava sui cantoni che raggruppavano, di regola, due isole ed erano gestiti da un capocantoniere, scelto dai decurioni che reggevano il comune. Agli inizi del XVIII secolo si contavano 119 isole raggruppate in 60 cantoni. Nel 1777 venne aperto il primo cimitero di Torino quello di San Pietro in Vincoli, fuori dalla Porta di Palazzo, quasi in riva alla Dora, segnando così l'abbandono dell'usanza delle sepolture all'interno delle chiese L'organizzazione della città, divisa in quattro quartieri, si basava sui cantoni che raggruppavano, di regola, due isole ed erano gestiti da un capocantoniere, scelto dai decurioni che reggevano il comune. Agli inizi del XVIII secolo si contavano 119 isole raggruppate in 60 cantoni.Nel 1777 venne aperto il primo cimitero di Torino quello di San Pietro in Vincoli, fuori dalla Porta di Palazzo, quasi in riva alla Dora, segnando così l'abbandono dell'usanza delle sepolture all'interno delle chiese . Un esercito di artisti lavorò ai cantieri delle residenze sabaude tutto intorno alla città, residenze tra le quali si ricordano la Reggia di Venaria Reale, il Castello di Moncalieri, la Palazzina di caccia di Stupinigi.
  • 8. Oltre alle grandi residenze sabaude il territorio intorno alla città, e soprattutto la collina, ospitò quelle che erano dette vigne, residenze estive delle famiglie più abbienti, sia aristocratiche che borghesi, e contemporaneamente luoghi di produzione di frutta ed ortaggi destinati alle mense dei loro proprietari. Sempre all'esterno della città incominciarono a delinearsi alcuni dei grandi viali alberati che saranno poi tipici della città: il viale rettilineo che conduceva al castello di Rivoli (l'attuale corso Francia), quello che andava in direzione della Palazzina di Caccia di Stupinigi ( l'attuale corso Unione Sovietica) e quello che conduceva al Castello del Valentino, uscendo dalla Porta Nuova (lungo le attuali via Nizza e corso Marconi) TORINO FRANCESE L'8 dicembre1798, dopo un conflitto durato alcuni anni, Carlo Emanuele IV di Savoia, alleato dell'impero asburgico, in contrapposizione alla Francia del Direttorio, sconfitto lasciò Torino per ritirarsi in Sardegna dopo aver rinunciato ai suoi diritti sul Piemonte e la Savoia. In piazza Castello fu innalzato l'albero della libertà, il consiglio decurionale fu sciolto e sostituito da una municipalità di tipo francese con a capo un maire, molte vie piazze cambiarono nome, sorsero svariati clubs politici e venne introdotto l'uso dell'appellativo cittadino Repubblica Cisalpina creata a Milano oppure dovessero unirsi direttamente alla Francia. Nel 1799, in seguito ad un plebiscito, pilotato dal governo francese, la città ed il Piemonte vennero uniti alla Francia; Torino divenne il capoluogo del dipartimento dell'Eridano. Questa prima fase di occupazione francese durò meno di un anno infatti il 25 maggio 1799 le truppe russe al comando del generale Suvorov entrarono in città, grazie ad un accordo con alcuni comandanti della neonata Guardia Nazionale che permisero loro il passaggio dalla Porta di Po, e assediarono la guarnigione francese rinchiusasi nella cittadella. Il 22 giugno, dopo quattro giorni di scontri, la guarnigione francese capitolò lasciando la fortezza. torinese. I nuovi occupanti abolirono tutte le modifiche alla gestione della città e dello stato sabaudo introdotte dai francesi richiamando Carlo EmanueleIV da suo esilio in Sardegna
  • 9. Anche questa fase di restaurazione ebbe vita breve, il 22 giugno 1800 , Napoleone Bonaparte , allora Primo Console, entrò in Torino dopo aver sconfitto a Marengo l'esercito austriaco. La prima decisione presa da Napoleone fu l'ordine di abbattere le porte ed i bastioni della città salvando solamente la cittadella ed i bastioni di San Giovanni e Santa Adelaide ove in in seguito sorse il Giardino dei Ripari ( attuali aiuola Balbo , piazza Maria Teresa e giardino Cavour). Anche i bastioni siti all'interno dei giardini del Palazzo Reale non furono abbattuti. In realtà durante l'occupazione francese l'operazione riguardò principalmente le porte della città mentre il sistema dei bastioni scomparve negli anni successivi. Dal 1800 al 1814 Torino fu una città francese; la lingua ufficiale dell'amministrazione e dell'istruzione divenne il francese, molte vie ebbero nomi di personaggi legati alla rivoluzione o agli ideali di questa, la ghigliottina, eretta in piazza Carlo Emanuele (piazza Carlina), sostituì il ceppo ed il capestro, la città ed la regione fornirono coscritti agli imperiali Napoleone visitò più volte la città, ove il palazzo reale venne ribattezzato Palazzo Imperiale, e nel dicembre del 1807 firmò, durante una delle sue visite, il decreto che autorizzò la municipalità ad erigere, a sue spese, un nuovo ponte sul Po in sostituzione di quello di legno. Come contributo all'opera la municipalità ebbe la possibilità di utilizzare i materiali ricavati dalla demolizione delle porte ed il lavoro di prigionieri di guerra spagnoli. Per ironia della sorte il nuovo ponte a cinque arcate, che esiste tuttora, venne inaugurato da Vittorio Emanuele I al suo rientro in città nel 1814 . Nel 1808 con l'intento di migliorare l'integrazione del Piemonte con la Francia il ruolo di governatore dei dipartimenti dell'Oltre Alpi venne assegnato ad un membro della famiglia imperiale e precisamente al principe romano Camillo Borghese conserte della sorella di Napoleon TORINO NELLA RESTAURAZIONE L'8 maggio 1814 truppe austriache entrarono in Torino, in sostituzione di quelle francesi appena partite, seguite, il venti dello stesso mese, da Vittorio Emanuele I restaurato nei suoi precedenti domini da un bando emesso il 25 aprile precedente 30 agosto 1815 il collegio dei decurioni della città, che aveva ripreso le sue funzioni, decise di erigere sulla sponda destra del Po, di fronte al ponte appena eretto una chiesa in ricordo e ringraziamento del ritorno della dinastia sabauda. La chiesa detta Gran Madre di Dio venne effettivamente edificata poi tra il 1818 ed il 1831 . Sotto il regno di Carlo Alberto, Torino migliorò la sua urbanistica, oltre che la sua potenza a livello politico: venne coperto il canale posto in via Garibaldi e dato inizio alla realizzazione di una rete fognaria. Vennero anche derivati sette nuovi canali lungo la Dora per fornire energia alle nascenti industrie, vennero lastricate vie importanti, quali Via Palazzo di Città, e piazze (in particolare, venne riqualificata Piazza Castello), in Piazza San Carlo venne posta la grande statua di Carlo Marochetti raffigurante Emanuele Filiberto. Anche l'istruzione ricevette un incentivo [ 12] : nel 1845 vennero fondate le prime scuole professionali. Per il sistema di trasporti, il governo di Carlo Alberto approvò la costruzione della linea ferroviaria Torino-Genova, che venne prima realizzata in prova nella tratta Torino-Moncalieri 27 marzo 1848 , e poi continuata negli anni seguenti. In quello che venne successivamente definito decennio di preparazione, Torino si predisponeva a diventare la futura capitale d'Italia. La città cresceva (nel 1849 contava 130.000 abitanti), e si espandeva verso le zone del Valdocco , di Vanchiglia e di Borgo San Donato . Torino dopo il terzo amplliamento della cinta muraria
  • 10. Il nuovo sovrano, pur muovendosi con grande attenzione e lentezza, operò per riorganizzare l'economia dello stato sabaudo e della sua capitale. Di questi anni è la realizzazione del ponte Mosca (dal nome del suo progettista), sulla Dora, e l'apertura, sui terreni del rovinato parco ducale, del Cimitero Generale. La città cresce soprattutto intorno ai viali alberati che hanno sostituito i demoliti bastioni cittadini, nella zona degli attuali corsi San Maurizio e Regina Margherita, intorno all'attuale Corso Palestro e nell'area del Viale dei Platani (ora corso Vittorio Emanuele II). In città il continuo aumento della popolazione e la conseguente ricerca di terreni edificabili portò alla scomparsa, nel 1856 , della cittadella cinquecentesca che, dismesso ormai il suo ruolo militare, vide s compari i suoi bastioni uno ad uno per fare spazio a nuove strade fiancheggiate da edifici; l'unica parte sopravvissuta è il mastio. Nel 1861 al termine della Seconda guerra d'indipendenza e dell'Impresa dei Mille che portarono alla nascita del regno d'Italia, Torino divenne la prima capitale dell'Italia. Nel 1865 varie valutazioni di tipo politico ed anche il desiderio di spiemontizzare la dinastia ora italiana portarono alla decisione di trasferire la capitale a Firenze. Immagine storica del Palazzo dell'Accademia delle Scienze di Torino, 1853 Numerosi sono le figure rilevanti ricordate dalla chiesa cattolica nella Torino del XIX secolo: Giuseppe Benedetto Cottolengo, fondatore della Piccola Casa della Divina Provvidenza; Giovanni Bosco fondatore del movimento salesiano ; Leonardo Murialdo, fondatore della Congregazione di San Giuseppe; Giuseppe Cafasso, il rincuoratore degl'impiccati al Rondò dla forca ; Maria Domenica Mazzarello; Domenico Savio ; Francesco Faà di Bruno Con il trasferimento della capitale ed il conseguente abbandono della città da parte degli uffici, ed altre attività, ad essa collegati (come ministeri, ambasciate, etc) per Torino iniziò una fase di crisi che vide la popolazione calare dalle 220.000 unità del 1864 alla 193.000 del 1870. Nel 1860 venne fondata la Scuola di Applicazione per ingegneri che, agli inizi del XX secolo, si fuse poi con la Scuola Superiore del Museo Industriale (nata nel 1866) dando vita al prestigioso Politecnico di Torino. Lo sviluppo edilizio si concentrò sulle aree limitrofe ai grandi viali alberati che avevano preso il posto dei bastioni della cinta difensiva. Nell'area intorno all'incrocio tra gli attuali corsi Inghilterra e Vittorio Emanuele II sorsero tra il 1860 ed il 1870 vari edifici che caratterizzeranno la città anche nel secolo seguente: le carceri nuove (1862), il mattatoio civico (1866, demolito nel 1973), il mercato del bestiame (1870). Nel 1864 ebbero inizio i lavori di costruzione della Mole Antonelliana che, inizialmente progettata con funzioni di sinagoga ebraica, vide, durante la lunga e travagliata fase di costruzione, mutare funzioni e aspetto fino a diventare, sul finire del secolo, la sede del Museo del Risorgimento (ora ospitato a Palazzo Carignano) ed il simbolo stesso della città. La proibizione di edificare a scopo residenziale all'esterno della cinta daziaria della città portò alla formazione delle barriere operaie (Barriera di Milano (Torino), Barriera di Nizza) ossia dei quartieri sorti a ridosso dei punti di transito nella cinta del dazio posizionati il più vicino possibile ai nascenti poli industriali che sorgevano al di fuori della cinta stessa e spesso in prossimità delle linee ferroviarie. Mattatoio Civico
  • 11. La mole Antonelliana La stessa struttura viaria della città risultò influenzata dai cambiamenti sociali, nel 1885, anche in relazione a quanto accaduto a Parigi durante la Comune dove le strette strade della citta vecchia erano state facilmente ostruite con barricate dai rivoltosi, venne decisa l'apertura di via Pietro Micca, tagliando trasversalmente le antiche i nsule risalenti alla planimetria romana, per collegare con una via ampia, e quindi più difficilmente bloccabile, piazza Castello e la zona circostante, ove si trovavano tutti i centri di potere della città, con la caserma Cernaia sorta nell'area dei bastioni della demolita cittadella cinquecentesca. Nella prima metà del novecento, Torino incrementò la sua caratterizzazione in senso industriale sviluppando una produzione che poi, durante la I guerra mondiale, divenne prevalentemente di tipo militare. Nel 1911, in occasione delle celebrazioni per i cinquanta anni dell'unità d'Italia venne organizzata una nuova Esposizione Internazionale dedicata alla produzione industriale ancora una volta situata intorno all'area del Parco del Valentino ed i cui padiglioni, o almeno parte di essi, vennero poi adibiti a sedi universitarie per la facoltà di medicina e per i corsi di laurea in chimica e fisica (questo è il motivo per cui gli edifici che ospitano parte della facoltà di medicina prospicienti corso Massimo d'Azeglio sono sormontati da un minareto essendo stati, in origine, eretti per ospitare i padiglioni degli stati del Medio Oriente). Importante è però annotare come, in particolare nel 1917 e nel 1920, la città sia stata ambiente di gravi incidenti popolari, sfociati nell'occupazione delle fabbriche. Negli anni trenta, molte zone della città furono oggetto di trasformazioni che ne ridisegnarono la precedente architettura. In particolare, Via Roma, che dal 1933 al 28 ottobre 1937 venne completamente sventrata, al fine di crearvi i monumentali portici che ancora la sovrastano. padiglioni dell'Esposizione del 1911 in costruzione sulla riva destra del Po Piazza Castello, Torre Littoria Vennero eretti nuovi edifici e altri vennero abbattuti: tra le innovazioni, quello che viene ricordato come il trenino, una corriera che, lungo Corso Francia, raggiungeva Rivoli, poi soppresso con gli anni: la sua sede era presso via Principi d'Acaia, e correva nella prima tratta nel centro cittadino lungo un percorso sotterraneo, ritrovato durante i lavori per la metropolitana. Presso Piazza Castello, il fascismo decise la costruzione della Torre Littoria, forse il primo grattacielo di Torino (se si esclude la Mole Antonelliana): l'architetto incaricato della costruzione, che ovviamente venne eseguita abbattendo i precedenti edifici, fu Armando Melis de Villa.
  • 12. Nel 1961, per celebrare i cent'anni dell'unità del paese, venne allestita la grande mostra Italia '61 nella zona presso Nizza Millefonti, un tempo, quando ancora la città era piccola e non si era ancora conosciuta la spinta delle macchine, area di aperta campagna, luogo degli svaghi della corte sabauda. La grande mostra storica progettata dal comune si svolse nel Palavela, nel Palazzo del lavoro (o Palazzo Nervi) e nei 20 padiglioni dedicati ognuno ad una regione italiana. Notevole interesse viene posto attorno alla monorotaia che collegava i due estremi dell'area espositiva, dismessa tuttavia alla fine dell'esposizione e mai più utilizzata. Torino d'oggi ha ospitato le olimpiadi invernali nel 2006, e questa data può essere stata presa come punto di rinascita della città: dopo anni di ritardo si scava la tanto attesa metropolitana di Torino. Altre opere pubbliche come il "passante ferroviario" e i lavori per la nuova stazione ferroviaria di Torino Porta Susa insieme ad altre grandi opere di riqualificazione che sono state compiute e continuano ad effettuarsi, intendono rendere la capitale dei Savoia, dopo essere stata capitale d'Italia e capitale dell'Industria, anche capitale di un turismo in costante ascesa
  • 13. UN GIRO PER IL CENTRO DI Torino Il centro storico di Torino è costituito da vie e piazze ordinate geometricamente (unica eccezione sono forse Via Pietro Micca e Via Po), e i cui nomi richiamano alla memoria vicende e personaggi storici: Corso Vittorio Emanuele II, Piazza Vittorio Veneto, Via Garibaldi, Via Po, Piazza San Carlo, Piazza Castello, Piazza Carlo Felice, Via Roma, Piazza Statuto e molti altri . Successivamente saranno elencati i temi più importanti incontrati sul percorso
  • 14. CORSO GIULIO CESARE = viale alberato L’idea del Governo Sabaudo di realizzare un ampio e lungo corso che permettesse un facile e veloce accesso verso il centro della città da parte dei forestieri che provenivano da Milano, nasce dall'approvazione del nuovo piano urbanistico di Torino del 1823 che stabiliva un ampliamento della città nel suo versante nord, verso la Dora Riparia. Vi era infatti la necessità di collegare il popoloso rione di Borgo Dora con le industrie del Canavese e con la più lontana Lombardia, nonché dalla volontà di completare l’assetto urbanistico dell’odierna piazza della Repubblica. Fu così che si realizzò un viale alberato che partendo dal piazzale Emanuele Filiberto (l'attuale piazza della Repubblica) conduceva verso la campagna. In tale contesto si inserisce anche la sostituzione del vecchio ponte in legno sulla Dora, con il più funzionale e adeguato Ponte Mosca che all'epoca della sua inaugurazione costituiva un monumentale ingresso alla città ma anche il suo confine naturale verso nord. Tale confine venne presto superato con l'avanzamento di questa importante strada cittadina che oltre la Dora attraversava piccoli opifici e campagne. La costruzione del corso comportò la necessità dell'abbattimento di numerosi edifici i quali, nel loro dedalo di viuzze, talvolta rendevano difficoltoso il passaggio di chi voleva raggiungere in breve tempo il centro di Torino.Nel corso degli anni corso Giulio Cesare mutò il proprio nome prima in corso Ponte Mosca, nome che deriva dall'ingegnere che nel 1823 progettò il ponte che attraversa l'arteria all'altezza del fiume Dora e poi assunse l'attuale denominazione. La Dora Riparia, non è l'unico fiume sovrastato da tale corso poiché questa strada, poco prima dell'ingresso autostradale, attraversa anche la Stura all'altezza dell'omonimo ponte VERSO LA CITTA ’ VERSO LA CAMPAGNA
  • 15. PIAZZA DELLA REPUBBLICA = croci di strade , piazza monumentale Porta Palazzo ( Pòrta Pila in torinese) è un luogo di Torino collocato al confine tra le Circoscrizioni III e VII ,in particolare nei quartieri di Aurora e Centro. È sede del più grande mercato scoperto di tutta Europa.Storia Il nome trae origine da una delle porte d'accesso alla città. Agli inizi del settecento la contrada di Porta Palazzo, che attraversa la città medioevale collegando la piazza delle Erbe (l'attuale piazza Palazzo di Città ) con la porta settentrionale, è oggetto di importanti interventi di rettilineamento su progetto di Filippo Juvarra (1729) infatti egli decide il disegno di una nuova assialità volta a razionalizzare il percorso di collegamento tra la Porta Palazzo ed il Palazzo di Città: l'ampliamento ed il drizzamento della contrada innescano ristrutturazioni urbanistiche nella zona nord. L'ingresso a nord della città, nodo di collegamento con la direttrice extraurbana con Vercelli, viene risolto da Juvarra progettando una piazza d'armi delimitata dagli isolati di Sant'Ignazio e Santa Croce: l'intervento vede la demolizione delle preesistenti case medioevali e la ricostruzione di nuovi edifici destinati all'affitto. La nuova piazza d'armi è delineata da due edifici con numerose botteghe a conferma della destinazione commerciale del sito, ancora oggi ribadita dalla presenza del più importante mercato cittadino. L'impianto della piazza viene ampliato nell'ottocento quando gli edifici porticati a sei campate sono prolungati su progetto di Gaetano Lombardi nel 1819.L'ennesima modifica toponomastica avviene nel 1946, quando Porta Palazzo acquista l'attuale nome di Piazza della Repubblica, in seguito della caduta della dittatura fascista in Italia. La piazza ottagonale, oggi detta della Repubblica, secondo un piano avviato nei primi anni della Restaurazione, troverà il suo compimento con la costruzione dei mercati alimentare e del pesce, e della più tarda tettoia metallica per il mercato coperto (1916)Oggi Porta Palazzo è il mercato all'aperto più grande d'Europa, con quasi 1.000 banchi mobili per la vendita di prodotti ortofrutticoli, alimentari e d'abbigliamento; nella giornata del sabato, tra le bancarelle coperte da tendoni multicolori si aggira una folla stimata di centomila persone.. Tripli turni, scuole d'infanzia nelle Parrocchie, occupazione di case convivono con forme di solidarietà e impegno sociale cattoliche e laiche. A tal proposito negli anni settanta va ricordato l'operato della Parrocchia di Sant'Agostino e dell'Associazione Under 16.
  • 16. VIA PORTA PALATINA = STRADA TRIONFALE, PARCO PUBBLICO Le Porte Palatine, nome con cui è comunemente nota la torinese Porta Palatina (in piemontese Pòrta Palatin-a o Tor Roman-e ), sono una costruzione romana che consentiva l'accesso da settentrione ad Augusta Taurinorum , la civitas (città) romana che oggi prende il nome di Torino. Gli imponenti resti dell'antica struttura sono visibili al centro di un'area aperta, l'odierna Piazza Cesare Augusto. L'edificazione delle Porte Palatine, conosciute in epoca romana come Porta Principalis, è avvenuta tra la fine del I secolo a.C. e l'inizio del I secolo, periodo a cui risale la fondazione di Augusta Taurinorum . Oggi l'antica Porta Principalis si staglia di fronte al visitatore con le due torri a sedici lati e il corpo centrale, ma solo quest'ultimo è opera autentica degli architetti romani. Le torri vengono erette in epoca posteriore e subiscono numerosi rimaneggiamenti nel corso dei secoli. Il nome Porta Palatina proviene da Porta Palatii , termine che indicava la contiguità del Palatium Imperiale alla fine del XII secolo, un edificio divenuto poi sede dell'amministrazione comunale. Il processo di rinnovamento urbanistico avviato nei primi decenni del Settecento da Vittorio Amedeo II di Savoia prevede la scomparsa delle Porte Palatine che in realtà furono mantenute dato che la cinta muraria intervallata da porte d'accesso non ha solo uno scopo difensivo, serve anche a marcare la differenza in termini di civiltà tra un accampamento barbarico e una civitas romana. Nel 1724 l'edificio annesso alle Porte Palatine cambia la sua destinazione d'uso e diventa prima il carcere del Vicariato, poi un istituto dove sono detenute donne accusate di delitti comuni. Tra il 1860 e il 1934 una lunga serie di interventi cerca di restituire, per quanto possibile, l'immagine originaria delle Porte Palatine: si riapre l'antica duplice porta e si isola la struttura dal contesto urbano circostante, abbattendo un gruppo di vecchie case troppo a ridosso del monumento. Il nuovo Parco Archeologico intende in primo luogo riportare le Porte Palatine alla loro funzione primaria, consentendo al visitatore un ingresso ideale nella zona più antica e ricca di Storia della città. L'intera area corrispondente a Piazza Cesare Augusto diviene così un giardino, delimitato da opere murarie e filari di alberi. Nella parte antistante corso Regina Margherita si è innalzato un bastione simile a quello che Napoleone fece demolire nel 1800, destinato ad ospitare nottetempo i carretti del vicino mercato di Porta Palazzo.
  • 17. PIAZZA SAN GIOVANNI = PIAZZA DELLA CHIESA Il Duomo di Torino, dedicato a San Giovanni Battista e situato nell'omonima piazza, è l'unica chiesa della città in stile rinascimentale. Le tre chiese principali della città vennero abbattute tra il 1490 e il 1492: il 22 luglio 1491 la reggente di Savoia, vedova di Carlo I, Bianca di Monferrato, posava la prima pietra del nascente duomo, sempre dedicato a San Giovanni: la costruzione, voluta fortemente sia dal duca sia dal vescovo, Domenico della Rovere, venne affidata ad Amedeo de Francisco di Settignano. Il progetto per un ingrandimento del duomo, col fine di creare un degno ambiente per la conservazione della Sindone, risale al 1649, quando Bernardino Quadri, giunge a Torino, alla corte di Carlo Emanuele II. L 'idea del Quadri prevedeva una cappella ovale posta alle spalle del coro dell'edificio, erigendo così un ambiente a pianta circolare, ma nella pratica, la cupola dell'architetto luganese non superava, per altezza e per imponenza, la mole del Duomo venne così chiamato a concludere l'opera Guarino Guarini,
  • 18. PIAZZA CASTELLO = piazza principale, monumentale e di mercato Piazza Castello è la piazza principale di Torino quadrangolare è da sempre il fulcro storico e politico della città. In piazza Castello confluiscono quattro delle principali vie di Torino: via Garibaldi (pedonale), via Po, via Roma e Via Pietro Micca. Sulla piazza s'affacciano, oltre a Palazzo Reale e, al suo centro, Palazzo Madama, il Teatro Regio, il Palazzo della Giunta Regionale, l'Armeria Reale, il Palazzo del Governo (ora sede della Prefettura), la Biblioteca Reale, l'Archivio di Stato, la Chiesa di San Lorenzo. Gli edifici, eretti nel corso dei secoli, offrono uno spaccato della storia torinese: un esempio per tutti, il Palazzo Madama, il cui nome vero sarebbe Casaforte di Casa Acaia, s'erge sulle rovine dell'antica porta romana, poi trasformata in castello, e che fu sede, infine, del Senato Subalpino. La piazza è stata oggetto di una riqualificazione che ne ha reso pedonale una porzione consistente nel 2000. La storia della piazza comincia nella seconda metà del trecento, quando i principi di Savoia-Acaia decidono di demolire gli isolati adiacenti al castello e le mura della città, creando un'area di rappresentanza usata per eventi dinastici. Progettata nel 1584 da Ascanio Vitozzi, la piazza s'estende su una superficie di circa 40.000 metri quadrati, ed è circondata per tre lati su quattro da monumentali portici, costruiti in periodi differenti. I portici di ponente furono denominati, fino almeno alla metà dell'Ottocento, con il nomignolo di Portici della Fiera : in questi luoghi, infatti, si tenevano due importanti fiere torinesi, una in occasione del carnevale, l'altra in prossimità dell'Ostensione del Sacro Linteo, che era reso oggetto di venerazione da parte dei fedeli da un porticato, oggi scomparso, adiacente a Palazzo Reale e a Palazzo Madama. Tale spazio diventa "piazza" solo a partire dalla fine del XVI secolo, grazie agli interventi degli architetti Ascanio Vittozzi (1587), che sistemò l'ala occidentale con edifici a portici, Amedeo di Castellamonte e Filippo Juvarra. Quest'ultimo realizzò sul lato ovest della piazza la facciata monumentale giustapposta al castello (1718-1721) ed il padiglione delle ostensioni della Sindone , smantellato in età napoleonica e sostituito dalla cancellata di Pelagio Palagi, posta davanti a palazzo Reale (detta dei Dioscuri, 1835-1842). Al centro sorge palazzo Madama, cioè l'antico castello da cui la piazza prende il nome, circondato da tre monumenti: davanti alla facciata quello dedicato all' Alfiere dell'Esercito sardo (opera di Vincenzo Vela, 1857-1859), a sud quello ai Cavalieri d'Italia (Pietro Canonica, 1923) e ad est quello a Emanuele Filiberto duca d'Aosta (1937, su disegno di Eugenio Baroni).
  • 19. Piazza castello veduta Via Garibaldi 1890 Palazzo madama 1890 Palazzo reale Palazzo madama Piazza castello veduta Via Garibaldi Piazza castello veduta Via Roma Piazza castello veduta Via Pietro Micca
  • 20. VIA PO = passeggiata strada monumentale porticata Via Po costituì l'asse del secondo ampliamento urbanistico, progettato da Amedeo di Castellamonte nel 1673; partendo da piazza Castello la via porta verso il fiume Po con sbocco nell'ottocentesca piazza Vittorio Veneto. Con elegante uniformità si susseguono i bei palazzi a porticato continuo, uniti da terrazzi nel lato nord e interrotti dalle chiese barocche di San Francesco da Paola e della SS. Annunziata. via Po è considerata come una delle "più belle strade larghe, dritte e regolari con un'impressione di monumentalità definito delle palazzate uniformi della strada seicentesca. Il lato settentrionale ha dei sovraportici di attraversamento delle strade laterali realizzati nel 1819 con colonne doriche su progetti di Ferdinando Bonsignore ed Ernesto Melano, per ottenere una passeggiata coperta per il re da piazza Castello verso piazza Vittorio Veneto. Via po verso piazza vittorio veneto Via po verso piazza castello
  • 21. MOLE ANTONELLIANA = simbolo torino Simbolo della città e ardita costruzione, fu iniziata nel 1862 da Alessandro Antonelli come tempio israelitico; Completa l'ormai altissima guglia una serie di elementi conici e cilindrici, conclusi da una cuspide di forma piramidale a base ottagonale, realizzata poi in due parti. La Mole, con i suoi 163,35 metri di altezza, è il più alto edificio in muratura del mondo. La Mole attualmente è sede del museo Nazionale del Cinema.
  • 22. PIAZZA VITTORIO VENETO = place royale ( monumentale) E' una delle piazze più belle di Torino e d'Europa, circondata per tutto il perimetro da portici, per la sua maestosità è spesso scelta per ospitare grandi raduni di folle. La piazza sostituisce un grande rondò alberato che aveva il pregio di permettere la vista anche dal Monte dei Cappuccini. Questa scenografica piazza di pianta rettangolare si apre alla fine di via Po, ed è circondata su tre lati da palazzi uniformi mentre sul quarto si affaccia sul Po. Un artificio geometrico sulle dimensioni dei palazzi fa sembrare la piazza in piano, in realtà presenta un dislivello di 7 metri tra l'estremità di via Po e quella vicina al fiume. Lunga 360 metri e larga 111. E’ stata progettata nel 1825 dall’architetto Giuseppe Frizzi. Prosecuzione ideale di via Po, la piazza è porticata su tre lati e da pochi anni – grazie alla pedonalizzazione della parte adiacente a via Po – ha visto fiorire locali e vinerie (come il Caffè Elena, la Drogheria o il Cafè 21). A pochi passi c’è la Mole, il Po e i Murazzi. Piazza Vittorio Veneto e’ aperta verso lo scenario della “Gran Madre di Dio” e della collina torinese. La piazza e’ una delle più ampie della città, ed e’ priva di monumenti e di alberi. Le uniformi costruzioni porticate di via Po la uniscono a Piazza Castello. Fu progettata e realizzata tra il 1825 e il 1830 dove sorgeva la seicentesca Porta di Po del Guarini. La piazza si contraddistingue per una particolarità: è una delle più grandi piazze in terra battuta d'Europa. Inizialmente la piazza si chiamava Vittorio Emanuele I, dopo il 1919 prese il nome di Vittorio Veneto in memoria della località legata alla vittoria nella I° guerra mondiale. Da qualsiasi angolo vi è una meravigliosa vista, si può vedere la sommità della Collina di Torino, il fiume Po e si riesce a intravedere anche piazza Castello. Dopo la caduta di Napoleone il Re Vittorio Emanuele I tornò a Torino, e qui si celebrarono sontuose cerimonie, la piazza venne collegata alla sponda dove sorge la Gran Madre tramite il famoso ponte che venne intitolato a Vittorio Emanuele I, i piemontesi lo conoscono col nome di Ponte di Pietra. Per molto tempo, fino alla metà degli anni Settanta, la piazza è stata la principale sede del carnevale torinese
  • 23. CHIESA DELLA GRAN MADRE DI DIO = chiesa La chiesa, collocata sulla sponda destra del fiume in asse alla Via Po, fu voluta per celebrare il ritorno del re Vittorio Emanuele I (20 maggio 1814), dopo la sconfitta di Napoleone. Nell’interno a pianta circolare sono collocate, partendo da destra, le statue di San Maurizio, della beata Margherita di Savoia, del beato Amedeo di Savoia, di San Giovanni Battista; all’altare maggiore vi è la Vergine col Bambino di Andrea Galassi, su quello a destra il Crocefisso e su quello a sinistra il Sacro Cuore di Gesù, entrambi di Edoardo Rubino. A sinistra della scalinata si scende nell’ossario dei caduti della guerra del 1915 – 1918. MURAZZI DEL PO = lungo fiume, passeggiata Murazzi è il nome con cui si indicano gli approdi e le rimesse delle barche localizzate sulla sponda ovest del Po in prossimità del centro della città di Torino. L'origine del nome è collegata agli imponenti margini (muri) costruiti nel corso del XIX secolo per preservare il centro città dalle piene del fiume. la formazione dei 'quais', cosìerano chiamati i muri di sponda, oltre a delimitare l'affaccio sul fiume, contribuiscono ad inserire l'ottocentesca piazza Vittorio in una dimensione cittadina; la sponda lungo corso Cairoli appare casuale e scende in modo naturale. Nel 1867 si provvede alla sistemazione delle sponde del Po sino a corso San Maurizio 8 risanamento dell'antico Borgo del Moschino. Nel 1871 l'abbattimento del borgo consente di ripensare l'affaccio sul fiume:progettazione degli argini nel 1873 su progetto ing. Tommaso Prinetti ecostruzione dei Murazzi nel primo tratto a valle del ponte Umberto I sino a corso San Maurizio, e nel primo tratto a monte del ponte sino a via dei Mille. Non un muro di pieno ma 'un muro di facciata decorato, da collegarsi con atro mulro contro terra, che avrebbe portato le fronti delle case da edificarsi superiormente. Le ragioni principali che consigliavano questo sistema erano le seguenti:per l'altezza eccezionale del riempimento a farsi, sarebbe passato molto tempo prima che il suolo fosse assodato e permettesse la regolare sistemazione delle vie; la formazione di ampi, sotterranei, utilizzabili comemagazzini, laboratori, tintorie, lavanderie, deposito di barche e simili, si riteneva vantaggiosa, essendone affatto sprovvista la sponda del fiume.
  • 24. PONTE UMBERTO I = tema improprio_ Costruito tra il 1903 e il 1907 al posto del ponte sospeso Maria Teresa, il ponte Umberto I è il più monumentale della città e fu disegnato da Vincenzo Micheli ed Enrico Ristori. Attraversando il Po, il ponte collega corso Vittorio e la zona precollinare Crimea. Le quattro statue ai quattro angoli - raffiguranti la Pietà, il Valore, l'Arte e l'Industria - sono di Giovanni Reduzzi PARCO DEL VALENTINO = parco pubblico Il Parco del Valentino (in piemontese Ël Valentin) è un famoso parco pubblico cittadino di Torino, interamente attraversato da viali alberati situato lungo le rive del Po. Posizionato, come Torino, in diagonale da Nord-Est a Sud-Ovest ha come confini: ad Est il corso del fiume Po, a Nord-Est Corso Vittorio Emanuele II, dove formalmente terminano i Murazzi, a Nord-Ovest Corso Massimo D'Azeglio. A Sud si restringe, seguendo Via Francesco Petrarca e il suo continuo Corso Sclopis, e continuando lungo il corso del fiume Po e di Corso Unità d'Italia con una lingua che si perde verso Moncalieri. Ha un'estensione di 421.000 m2. Il nucleo iniziale del Parco trae le sue origini dal Castello del Valentino, che prese il nome dal Parco. Venne iniziato nel XVI secolo, ma solo nell'XIX iniziarono i lavori che in seguito hanno plasmato il Parco vero e proprio, secondo il progetto romantico del paesaggista francese Barrillet-Dechamps. In occasione dell'Esposizione Generale Italiana del 1884 venne realizzato il cosiddetto borgo medievale, ovvero la ricostruzione di uno scorcio completo dei principali caratteri stilistici ed architettonici delle opere piemontesi e della Val d'Aosta del Medioevo, con tanto di Rocca visitabile. Mentre nel borgo medievale sono allestite periodiche mostre, nel Parco sono state realizzate nel corso degli anni numerose mostre . Da visitare anche la fontana del Ceppi (inaugurata nel 1898), detta dei "Dodici Mesi", grande vasca rococò circondata da statue rappresentanti i dodici mesi dell'anno. Negli ultimi anni il Parco è stato fortemente riqualificato
  • 25. CASTELLO DEL VALENTINO = palazzo signoria e orto botanico Costruito a partire dal XVI secolo, venne trasformato e ampliato, per volontà di Cristina di Francia, moglie di Vittorio Amedeo I, da Carlo e Amedeo di Castellamonte, (1620-1660): al gusto francese della madama reale si devono i tetti a falde inclinate. L'originario carattere di villa fluviale con affaccio sul Po fu in seguito alterato dallo sviluppo del fronte verso la città, con grande cortile d'onore chiuso su tre lati: in particolare furono rimaneggiati nel secolo XIX i due corpi laterali perpendicolari alla facciata, dotata di portico con loggia soprastante e affiancata da due torri quadrilatere. Decaduta a partire dalla morte di Cristina di Francia, la residenza ebbe successive destinazioni d'uso: scuola di veterinaria nel periodo francese, caserma nel 1824, scuola di applicazione per gli ingegneri dal 1859, infine sede della facoltà di Architettura del Politecnico di Torino. Un'area di 27.000 metri quadrati a sinistra del Castello è occupata dall'Orto Botanico; fondato da Vittorio Amedeo II nel 1729, comprende numerose piante rare ed è fornito di ampie serre, un erbario e di una Biblioteca, dove sono conservate preziose tavole botaniche del XVIII secolo. BORGO E ROCCA MEDIOEVALE = museo Il Borgo e la Rocca Medioevale di Torino costituiscono l'insieme di un museo - sia pure sui generis - sulla particolare architettura di un determinato periodo storico, appunto quello del medioevo. Il borgo è, di fatto, più simile ad un sito archeologico - monumentale e nacque all'interno del Parco del Valentino come padiglione dell'Esposizione internazionale che si svolse a Torino dall'aprile al novembre del 1884. Destinato alla demolizione al termine dell'Esposizione Internazionale, divenne museo civico nel 1942. Si tratta di una riproduzione abbastanza fedele di un tipico borgo tardo medievale in cui sono ricostruite vie, case, chiese, piazze, fontane e decorazioni dell'epoca circondato da mura e fortificazioni e sovrastato da una rocca. Vi si accede attraverso una torre-porta. Nel borgo sono inoltre presenti sin dal 1884 botteghe artigianali .
  • 26. CORSO MASSIMO D’AZEGLIO TEATRO NUOVO = teatro La sede rinnovata del Teatro Nuovo che accoglie ad un tempo strutture teatrali e scolastiche, rappresenta l’ambiente ideale sia per lo svolgimento didattico che per quello artistico e spettacolare. VIA NIZZA = viale alberato Via Nizza è un'arteria particolarmente importante della città di Torino. Prende il nome dalla città francese di Nizza perché lungo questo asse viario si dipartiva la strada che raggiungeva la città francese. Inizia a fianco della stazione di Torino Porta Nuova ed arriva fino in piazza Bengasi al limite del territorio comunale in direzione sud. Attraversa o costeggia i quartieri San Salvario e Nizza Millefonti. Il centro multifunzionale del Lingotto si trova lungo via Nizza. Attualmente la via è interessata dai lavori di prolungamento della metropolitana di Torino. STAZIONE DI TORINO PORTA NUOVA = tema sovralocale La stazione Porta Nuova è il principale scalo ferroviario della città di Torino; altri scali cittadini sono Torino Lingotto, Torino Porta Susa, Torino Dora e Torino Stura. I lavori per la costruzione della stazione iniziarono nel 1861, sotto la direzione di Alessandro Mazzucchetti. La struttura originaria prevedeva una netta distinzione tra la zona di partenza (Via Nizza) e quella di arrivo (Via Sacchi).
  • 27. PIAZZA CARLO FELICE = piazza monumentale Nel 1850 è varato il Piano d'ingrandimento della Capitale , strutturato in tre piani parziali per le aree fuori Porta Nuova, Valdocco e Vanchiglia. Nucleo dell'intervento è la piazza Carlo Felice. Il suo carattere è dato dall'omogeneo trattamento di facciata degli edifici porticati, rivestiti per tre piani da un bugnato lievemente rilevato, e conclusasi da un attico di semicolonne.Tali facciate si integrano verso settentrione alla testata della contrada di Porta Nuova (poi divenuta via Roma)mentre verso meridione svoltano lungo la strada del Re (poi corso Vittorio Emanuele II). Nel 1859 si inaugura la fontana della Società per la Condotta dell'Acqua Potabile e verrà realizzato il giardino centrale. La piazza Carlo Felice e le due piazze minori Paleocapa e Lagrange costituiscono allo stesso tempo il nuovo accesso a Torino da meridione, la conferma della morfologia ereditata dalla città moderna ed un modello morfologico per lo sviluppo della città ottocentesca.
  • 28. VIA ROMA = strada principale Via Roma è una delle vie principali del centro di Torino. Unisce la centralissima piazza Castello alla storica stazione di Porta Nuova e comprende lungo il suo percorso piazza C.L.N. e la famosa Piazza San Carlo, terminando in piazza Carlo Felice. La Via Nuova o Contrada Nuova (cosi era chiamata) come venne battezzata alla sua apertura, nel principio del XVII secolo, venne realizzata dall'architetto umbro Ascanio Vittozzi, per volontà del duca Carlo Emanuele I di Savoia: misurava, allora, dieci metri di larghezza. La via divenne da subito uno dei principali assi della città. Fino ai primi decenni del XIX secolo, la strada terminava presso le vie Andrea Doria e Antonio Gramsci: Fu Carlo Felice di Savoia a ordinarne l'espansione negli ultimi due isolati attuali. La via, agli inizi del novecento, manteneva ancora le sue caratteristiche forme barocche. Ai lati, la strada era animata da numerose bancarelle, antesignane degli attuali negozi commerciali. Dal 1933, partendo dalla sezione che collegava piazza San Carlo a piazza Castello, la via venne completamente distrutta, oggetto di una riqualificazione e risistemazione del quartiere. Vennero aggiunti i portici, realizzati nuovi edifici, abbattendo per sempre una storica parte della città. Fin dal suo rinnovamento, la via è diventata uno dei principali percorsi dello shopping cittadino, svolto sotto i caratteristici portici, nei quali trovano posto eleganti caffè di chiara epoca Sabauda con mobilio originale dell'epoca, quando Torino era capitale del regno d'Italia. La lunghezza totale è di 607 metri, con 14,80 metri di larghezza, portici esclusi, contando anche i quali si raggiungono quasi i 27 metri
  • 29. PIAZZA CLN = nazionale si trova lungo via Roma tra piazza San Carlo e piazza Carlo Felice. La piazza ha ottenuto l'aspetto attuale durante il periodo fascista, allorquando è stata risistemata tutta la via Roma. Il nome attuale si rifà al Comitato di Liberazione Nazionale, costituitosi in Italia al termine del fascismo. I monumenti principali della piazza sono le allegorie dei due fiumi di Torino: il Po e la Dora Riparia PIAZZA SAN CARLO = place royale e nazionale e tema immaginario E’ la più bella piazza di Torino, unita a Piazza Castello da Via Roma, la strada principale del centro. Il suo aspetto attuale risale al XVII secolo; Lunga 168 metri e larga 76, la piazza ha una superficie di 12.768 metri quadrati. Al centro si erge il monumento a Emanuele Filiberto, opera di Marochetti del 1838; ai lati il magnifico palazzo seicentesco Solaro del Borgo,progettato da Castelamonte, e le chiese barocche di Santa Cristina e San Carlo. Al centro si erge il monumento equestre ad Emanuele Filiberto, opera di Carlo Marochetti del 1838, detta Caval d'Brons che raffigura il duca nell'atto di ringuainare la spada dopo la vittoria di San Quintino. Ai lati il palazzo seicentesco Solaro del Borgo, e, sul lato sud, le due chiese gemelle barocche di Santa Cristina (1639 e quella di San Carlo, costruita nel 1619 . Vi si trovano sedi di importanti istituzioni economiche e culturali, tra cui Intesa Sanpaolo e il Goethe-Institut di Torino. La vita politica piemontese si è svolta sempre in piazza San Carlo, o per meglio dire nei suoi famosi caffè, come caffè san c arlo, caffè t orino e neuv caval’d’brons frequentati da reali, nobili e scrittori.
  • 30. PALAZZO DELL'ACCADEMIA DELLE SCIENZE CON LA GALLERIA SABAUDA E IL MUSEO EGIZIO = museo Il grandioso edificio, progettato nel 1678 dal Guarini, ospita le più importanti raccolte artistiche della città: la Galleria Sabauda e il Museo Egizio. La Galleria Sabauda sistemata al secondo piano,è una preziosa collezione di pittura che vanta notevoli dipinti di scuola fiamminga e olandese, oltre a pitture di artisti locali,toscani e veneti. Il Museo Egizio uno dei più importanti d'Europa, occupa l'ala destra del pianterreno e il primo piano. PIAZZA CARIGNANO = piazza nazionale Uno degli angoli più belli e più raccolti della città. Su un lato il teatro Carignano, il ristorante del Cambio, la gelateria Pepino, sull’altro palazzo Carignano. Il posto migliore dove gustare il barocco firmato da Guarino Guarini e magari un buon pranzo. Attraversando palazzo Carignano si arriva nella bella piazza Carlo Alberto. Il palazzo Carignano che fu sede del Parlamento Subalpino, che sostenne Vittorio Emanuele II nel progetto unitario nazionale. In origine il palazzo era la dimora dei Savoia e il suo primo inquilino fu il principe Emanuele Filiberto Amedeo di Carignano. Dopo il Carignano fu sede di altri istituti, nei primi del 900 vi si stabilisce il museo del risorgimento. Sempre sulla piazza, di fronte al palazzo, troviamo il Teatro Carignano, anch'esso legato alla storia di Torino. Nei primi del 1700 il teatro era stretto tra case maleandate , furono poi demolite e sostituite con delle nuove. Il suo nome antico era "Il Trincotto Rosso". In questa piazza vi è il Ristorante del Cambio, al tempo frequentato da uomini politici dell'Unità d'Italia e tuttora uno dei ristoranti di grande interesse.
  • 31. PIAZZA CARLO ALBERTO = piazza nazionale, biblioteca E’ una delle principali piazze del centro storico di Torino, adiacente all'importante asse viario di Via Roma e presso alle piazze di San Carlo e di Carignano. Il luogo prende il nome dal re di Sardegna Carlo Alberto di Savoia, figlio di Carlo Emanuele di Savoia-Carignano, la cui famiglia era proprietaria dell'omonimo palazzo, la cui facciata ottocentesca ancora si può ammirare su di un lato della piazza Carlo Alberto, che sorge ove un tempo si estendevano i giardini privati dell'imponente edificio barocco progettato da Guarino Guarini: smessi dal 1842 e dal 1859 trasformati in luogo pubblico, di essi non rimane più traccia, al giorno d'oggi. Sul lato opposto alla statua di Carlo Alberto, v'è il sontuoso edificio che ospita, oggi, la Biblioteca Nazionale di Torino. GALLERIA SUBALPINA = galleria vetrata, caffè La Galleria Subalpina è una delle gallerie commerciali della città di Torino. L'ambiente sontuoso, ricavato dall'abbattimento di edifici preesistenti, è esempio della tipologia ottocentesca di galleria commerciale, spazio di passeggio borghese al coperto. Deve il suo nome alla Banca Industriale Subalpina che si assunse l'onore della costruzione. La galleria, collocata tra Piazza Castello e Piazza Carlo Alberto, è lunga cinquanta metri, larga quattordici e alta circa diciotto. Presenta elementi decorativi sia in stile rinascimentale che barocco ed è percorsa per tutta il suo perimetro da una balconata. Lo spazio occupato dalla galleria era, fino a che la capitale del Regno d'Italia non venne trasferita a Firenze, occupato dal ministero delle finanze. Al suo interno oggi si trovano vari locali commerciali tra i quali O spita il cinema Romano, il sushi bar Arcadia, lo storico caffè Baratti, la libreria antiquaria Giliber e altri esercizi.
  • 32. VIA GARIBALDI = strada monumentale trionfale via principale di secondo rango Decumano romano e via maestra medioevale, la "Contrada di Dora Grossa", oggi Via Garibaldi, confermò il suo carattere principalmente commerciale, quando venne decisa dal ducato sabaudo l'espansione della città verso occidente contestualmente alla ristrutturazione del nucleo urbano di impianto più antico. Precedentemente, in epoca romana, costituiva, insieme a via San Tommaso, uno dei due principali assi dell'antica città romana, che allora contava appena cinquemila persone. Denominata allora Decumanus Maximus di Julia Augusta Taurinorum, l'attuale via Garibaldi si deteriorò durante il periodo successivo alla caduta dell'Impero Romano, riducendosi ad appena quattro metri di larghezza e facendosi angusta e sterrata: era costeggiata da edifici bassi, con archi a sesto acuto e pochi slarghi in corrispondenza delle chiese. A quel tempo era denominata Strata Civitatis Taurini .Le porta orientale del decumanus maximus è tuttora individuabile nelle torri di Palazzo Madama, mentre quella occidentale (Porta Segusina) era collocata su via Garibaldi, all'incirca all'altezza di via della Consolata..Mantenne nondimeno la sua funzione commerciale, data dalla sua notevole importanza: questo era il percorso che facevano i mercanti che, attraversando la porta Segusina, attraversavano la città. Appunto per questo, tra i diversi nomi che la via assunse nel tempo, vi fu via Sant'Espedito (il protettore dei mercanti). Col tempo, comunque, la via prese stabilmente il nome di Contrada Doragrossa .Rimodernata lungo tutto il XVIII secolo, Strada Doragrossa vide costruire ai suoi lati splendide chiese e accrescere sempre più il prestigio dato dalle sue attività commerciali. In seguito all'Unità d'Italia, essa venne battezzata via Garibaldi PIAZZA STATUTO = place royale(monumentale), nazionale Piazza Statuto è una delle piazze più importanti di Torino. È situata nella zona centrale della città (Circoscrizione 1 - quartiere Centro). Ha forma allungata; da essa dipartono, tra le altre, Corso Francia, che in epoca romana era il tratto iniziale della strada per le Gallie, e Via Garibaldi. La conformazione architettonica ricorda quella di altre piazze cittadine, con ampi portici lungo una parte consistente del suo perimetro.In epoca romana si apriva in direzione delle Gallie; nel medioevo era uno dei quattro ingressi della città e prese il nome di Porta Segusina perché da essa dipartivano le due più importanti strade per la Val di Susa, la strada Rippolarum (Rivoli) e la via Collegii (Collegno). Nonostante la porta sia stata abbattuta nel 1585, il nome, mutatosi in Porta Susa, rimase alla piazza, che venne in seguito ribattezzata con il nome attuale a ricordo dello Statuto Albertino. È un'area ampia e simmetrica contornata da edifici particolari e al centro, circondato dall'acqua sorge il grande monumento commemorativo della realizzazione del Frejus eretto nel 1879.
  • 33. Via del Carmine e Chiesa della Madonna del Carmine = chiesa Lungo Via del Carmine si giunge alla chiesa omonima, opera di Filippo Juvarra (1732 – 1736) con facciata realizzata da Carlo Patarelli nel 1871. a pianta longitudinale a navata unica. PIAZZA SAVOIA = crocevia e piazza nazionale Il rondò che interrompe via della Consolata (la quale conduce all'omonima piazza), a pochi metri da via Garibaldi, è dominato dal grande obelisco che ricorda la legge Siccardi del 1850 con il quale veniva abolito il tribunale ecclesiastico. Situata in centro, in un quartiere antico e storico, questa piazza non ha mutato il nome con l'avvento della Repubblica in quanto non è dedicata ai Savoia come dinastia ma all'omonima regione francese. La piazza è perfettamente quadrata, con una evidente armonia architettonica VIA CORTE D'APPELLO = torre, strada nazionale Proprio all'inizio di questa strada vi è ciò che resta della base per edificare una nuova torre civica. Al canonico Cottolengo venne in mente di creare un luogo che ospitasse e curasse i bisognosi, e con l'aiuto di altri canonici, medici e dame di alta corte fondarono l'Istituto della Divina Provvidenza nella casa di <Volta Rossa>, dove assistevano gli ammalati che non avevano un soldo .Idealmenta il Cottolengo, come immenso istituto di carità, era già nato.Sulla via è la Curia Maxima ovvero il vecchi palazzo di Giustizia torinese. Era sede dei magistrati supremi del Senato e della regia Camera, poi ospitò la Corte d'Appello, la Corte d'Assise e il tribunale civile e penale. Ai due angoli di via delle Orfane vediamo il vecchio e il nuovo palazzo della Reale Mutua di Assicurazione, costituita con decreto di CarloAlberto e fu la prima compagnia di assicurazione a impiantarsi in Piemonte.
  • 34. PIAZZA PALAZZO DI CITTÀ = piazza delle erbe e palazzo civico Piazza Palazzo di Città è una piazza di Torino nella parte centrale della vecchia città romana e anticamente era piazza delle erbe, ora è la piazza del municipio di t orino. Ospita il Palazzo Civico. È collegata alla piccola e graziosa piazza Carpus Domini, ed è situata presso Via Garibaldi. In questa zona, vi era il controllo dei duchi longobardi, che avevano qui la gestione del loro potere; col passar del tempo, essa divenne palcoscenico di un mercato ortofrutticolo, che la caratterizzò per secoli, fino almeno al 1700: proprio in qualità di questa sua posizione di primaria importanza, venne costruita nel cuore della piazza una cisterna per raccogliere l'acqua piovana. Nel 1756 la piazza fu soggetta ad un'intensa opera di restauro, che vide la riqualificazione dell'area, con la costruzione degli eleganti porticati mentre la facciata del palazzo municipale, invece, risale al 1663. Il monumento al Conte Verde, è ancora posteriore. PIAZZA CORPUS DOMINI = piazza del mercato granaio Aperta all’inizio del Seicento,era anticamente la piazza del mercato delle granaie; la minuscola piazzetta a due passi da piazza Palazzo di Città e dal Duomo ospita la chiesa omonima disegnata da Vitozzi a ricordo di un miracolo avvenuto in quel punto.
  • 35. CORSO REGINA MARGHERITA = viale alberato, strada trionfale Il Corso Regina Margherita (detto dai torinesi semplicemente corso Regina ) è una delle principali strade di Torino. Attraversa la città da est ad ovest delimitando il lato nord del centro storico cittadino. Il corso, partendo ad est dal Po, attraversa il quartiere Vanchiglia, lascia sulla sinistra i Giardini Reali e le Porte Palatine, e con un tunnel supera Porta Palazzo, dividendo i quartieri Aurora a nord e Centro storico a sud, attraversa quindi il rione Valdocco e, superata la ferrovia tramite un sottopasso, attraversa il quartiere di San Donato per poi costeggiare il parco della Pellerina e terminare il suo sviluppo nell'estremo ovest della città all'imbocco della tangenziale di Torino. Il corso è stato tracciato nel XIX secolo, quando la città ha superato l'antico perimetro delle mura ed ha incominciato a diventare città industriale.É intitolato alla Regina Margherita, prima regina d'Italia. IL CIMITERO MONUMENTALE Nato dove sorgeva il Regio Parco, famosa delizia voluta da Emanuele Filiberto, fu costruito deviando in parte il fiume Dora Riparia a partire dal 1829. L'area attuale di circa 690.000 m² è dovuta a numerosi ampliamenti di cui quattro sono circondati da grandiosi porticati.
  • 36.  
  • 37. LEGENDA
  • 38.
    • PROGETTO ELABORATO DA :
            • Abate Erica
            • Ornaghi Lorenza
            • Zanoni Maurizio

×