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lA BARCA           17
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DIARIO DI UNA TRAVERSATA    di giovanni soldiniHo partecipato a questo viaggio come capitano della barca, quin-di ho avuto...
si è subito ripreso ed è tornato quel vulcano instancabile che è nel     giro di poche ore.        Nella seconda tappa (da...
i navigantiugo alciati       luca baffigo      alessandro baricco    mario brunello         moreno cedroni       lella cos...
maria giua       beatrice iacovoni          riccardo illy       marella levoni         matteo marzotto          teo musso ...
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oscar farinetti     zando al massimo i nostri architetti paesaggisti e di design per tro-     vare nuove soluzioni estetic...
oscar farinetti        Abbiamo citato il vino ma non c’è inferiore complicazione in     altri settori come la carne o il l...
7 mosse   l’italiamodifiche, né integrazioni. D’altra parte i valori base della cri-stianità come la bontà, la generosità,...
meno maschile, più femminile    epilogoNon tutte le scimmie sono diventate esseri umani. Già possede-vano scienza e conosc...
oscar farinetti     già pensate. Può essere. Qualcuna addirittura già fatta o almeno si     è tentato di farla. Può essere...
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meno meteore, più perseveranza    di ugo alciatiSe provo ad andare sul sito stelledelpiemonte.net, il web mi ri-sponde: ex...
la parola ai naviganti     italiana non la si può inventare né copiare; però la si può impa-     rare, magari declinandola...
meno merito, più estero    di luca baffigoMi trovo in pieno accordo con il contenuto delle 7 mosse: nontroppo dettagliate ...
la parola ai naviganti       Così sarebbe bello vedere politici che hanno meritato la poltrona     perché eletti dai citta...
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meno scetticismo, più ingenuità    di alessandro bariccoNon userò queste righe per aggiungere qualche mia mossa allesette ...
la parola ai naviganti     tare servizio e basta. Oscar Farinetti tende a proporre soluzioni     che saltano le obiezioni ...
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7 mosse per l'Italia - Orscar Farinetti
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7 mosse per l'Italia - Orscar Farinetti

  1. 1. oscar farinetti 7 mosse l’italia con i commenti di giovanni soldini, ugo alciati, luca baffigo, alessandro baricco, mario brunello, moreno cedroni, lella costa, luciana delle donne, guido falck, giorgio faletti, bruno fieno, maria giua, beatrice iacovoni, riccardo illy, marella levoni, matteo marzotto, teo musso, paolo nocivelli,piergiorgio odifreddi, simone perotti, francesco rubino, davide scabin, antonio scurati, daniel winteler
  2. 2. oscar farinetti7 mosse l’italiaun viaggio in barca a vela da genova a new york con giovanni soldini e un po di amici
  3. 3. 7 mosse per l’italia© 2011 eataly srlprogetto editoriale:sintagmagroup srldarica martinofinito di stampare nel mese di maggio 2011g. canale & c. spa – borgaro torinese (to)italiaper dimostrare l’impegno alla cura del cliente e per ridurre gli impatti ambientali associati alleproprie attività, la g. canale & c. spa, presso il suo sito certificato imprim’vert, ha conseguito emantiene le certificazioni uni en iso 9001:2008 e uni en iso 14001:2004, applicando quindi unsistema di gestione qualità e ambiente conforme a queste norme internazionali
  4. 4. «Qui ad Atene noi facciamo così. Qui il nostro governofavorisce i molti invece dei pochi: e per questo vienechiamato democrazia. Qui ad Atene noi facciamo così.Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelleloro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meritidell’eccellenza. Quando un cittadino si distingue, alloraesso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato,ma non come un atto di privilegio, come una ricompensaal merito, e la povertà non costituisce un impedimento. Quiad Atene noi facciamo così. La libertà di cui godiamo siestende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosil’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro prossimose al nostro prossimo piace vivere a modo suo. Noi siamoliberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttaviasiamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo. Uncittadino ateniese non trascura i pubblici affari quandoattende alle proprie faccende private, ma soprattutto nonsi occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioniprivate. Qui ad Atene noi facciamo così. Ci è stato insegnatodi rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche dirispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamoproteggere coloro che ricevono offesa. E ci è stato ancheinsegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedononell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò cheè buon senso. Qui ad Atene noi facciamo così. Un uomoche non si interessa allo Stato noi non lo consideriamoinnocuo, ma inutile; e benché in pochi siano in grado didare vita ad una politica, tutti qui ad Atene siamo in gradodi giudicarla. Noi non consideriamo la discussione comeun ostacolo sulla via della democrazia. Noi crediamo chela felicità sia il frutto della libertà, ma che la libertà sia soloil frutto del valore. Insomma, io proclamo che Atene è lascuola dell’Ellade e che ogni ateniese cresce sviluppando insé una felice fiducia in se stesso, la prontezza a fronteggiarequalsiasi situazione ed è per questo che la nostra città èaperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero.Qui ad Atene noi facciamo così.» Pericle Discorso agli Ateniesi (461 a.C.)
  5. 5. indicele ragioni di un viaggio 9alla ricerca del marino di luciano bertello 117 mosse per litalia – due o tre cose prima di cominciare 15la barca 17lequipaggio, di tappa in tappa 19diario di una traversata di giovanni soldini 21i naviganti 237 mosse per litalia di oscar farinetti 25meno critica, più autocritica – prologo 27meno politici, più politica 31meno sprechi, più responsabilità 33meno bombe, più diplomazia 37Meno invocazioni, più vocazioni 39meno liti, più accoglienza 45meno io, più noi 53meno leggi, più disciplina – meno chiesa, più gesù 57meno maschile, più femminile – epilogo 617 mosse per litalia – la parola ai naviganti 63meno meteore, più perseveranza di ugo alciati 65meno merito, più estero di luca baffigo 67meno scetticismo, più ingenuità di alessandro baricco 71riflessioni da “i love barolo” di mario brunello 75 7
  6. 6. meno teoria, più pratica di moreno cedroni 81 una mattina mi son svegliata… di lella costa 83 innovazione sociale = creatività applicata al buon senso di luciana delle donne 87 meno onde, più mare di guido falck 91 meno leggerezze, più leggerezza di giorgio faletti 95 meno individualismo, più armonia di bruno fieno 99 lalbero si giudica dai frutti di maria giua 101 meno pregiudizi, più umiltà di beatrice iacovoni 103 meno velleitarismo, più rigore di riccardo illy 105 meno zavorra, più vento di marella levoni 109 il viaggio, la navigazione, le 7 mosse di matteo marzotto 111 più terra, meno facebook di teo musso 115 meno "status quo", più cambiamenti di paolo nocivelli 117 modeste proposte sulle 7 mosse di piergiorgio odifreddi 121 meno manifestazioni, più azioni (individuali) di simone perotti 125 meno parole... di francesco rubino 129 meno cervello, più pancia di davide scabin 131 la cultura a milano (e in italia?) di antonio scurati 135 meno profitto, più coscienza di giovanni soldini 139 meno pigrizia, più fantasia di daniel winteler 143 7 mosse per litalia – riassumendo 147 ringraziamenti 1598
  7. 7. le ragioni di un viaggioSono state due le ragioni che nella primavera del 2011, dal giornodella Liberazione (25 aprile) alla festa della Repubblica (2 giu-gno), hanno spinto un piccolo gruppo di italiani a trasformarsi inciurma e ad affrontare l’oceano: 37 giorni per mare, da Genova aNew York, su una barca a vela manuale e con una cambusa rifor-nita di ottimi cibi e vini italiani, però razionati. è stato un viaggiovero, avventuroso, e al tempo stesso un viaggio simbolico: la pro-va che insieme si può ancora fare molto per il nostro Paese e pernoi stessi, e che si può vivere e convivere in armonia. Il libro che state sfogliando è il frutto di quel viaggio.7 MOSSE L’ITALIAUn navigatore e un mercante, aiutati da 5 velisti, accompagnati da3 grandi chef e da 15 compagni di viaggio – gente di pensiero edi azione che si è alternata di tappa in tappa – si sono confrontatisulle 7 mosse da attuare subito per migliorare il nostro Paese. Nes-suna di queste persone fa politica attiva, né desidera farla. Nessu-no di loro è pregiudizialmente di destra o di sinistra, lontani anniluce da beghe partitiche: mai “contro”, sempre “per”.alla ricerca del marinoÈ il vento che arriva dal mare. I cibi di grande qualità e tradi-zione nascono dall’incontro tra venti. L’Italia è particolarmentefortunata in questo senso, essendo una penisola stretta e lunga alcentro del Mediterraneo. Qui il vento marino che nasce negli oce-ani, filtrato da Gibilterra e da Suez, diventa brezza e si posa sul-le nostre specialità, incontrando l’aria fresca delle colline e dellemontagne. In questo modo le rende uniche. Si pensi ai prosciuttiitaliani, al Grana padano, alla pasta di Gragnano, allo stesso Neb-biolo. Durante questa traversata abbiamo portato molti di questiprodotti con noi, alla ricerca delle origini del vento che li rendemeravigliosi, e ogni giorno sono stati utilizzati da un grande chefper creare i piatti che hanno dato corpo alla nostra convivialità. 9
  8. 8. alla ricerca del marino di luciano bertelloantefatto – A righe e a quadrettiMontaldo Roero, 12 ottobre 1963Una giornata di pioggia sulla collina. La maestra racconta dieroi-naviganti omerici e di una donna tenace che non rimarràsola. Di vele e di venti. Di sentimenti e valori scritti dall’ulissiacaprua sul quaderno blu del Mediterraneo. Un bambino, le mani nascoste sotto il banco, costruisce bar-chette di carta. Barchette a righe e a quadretti. Quando esce, leaffida al rivolo d’acqua che scorre nella ripida strada. Le segue; lespinge; le rialza; le rimette nella corrente. Da casa lo cercano. Lo trovano, fradicio, quasi ai piedi dellacollina. La mamma, preoccupata, lo interroga. Incredula, lo pro-tegge e lo scalda: cercava la casa dell’acqua e di quel vento che igrandi chiamano marìn.andar per langaAlta Langa, 30 dicembre 2010In una giornata di azzurro terso, due uomini vanno per Langaincontro al marìn. Intorno, colline epiche e silenziose. L’uno scrive numeri su fogli a righe; l’altro annota pensieri sufogli a quadretti. Il primo traccia grafici e architetture di mercati fra Langa, Tokyoe New York; il secondo viaggia tra i secoli di Langa e Roero, acaccia di storie di uomini e di terra. Entrambi sanno di avere il marìn nelle vene. Ma vogliono dar-sene ragione e, allora, lo inseguono nello spazio e nel tempo percapire dov’è la sua casa. Di una cosa sono certi: quel blu che da Mombarcaro si vedeall’orizzonte è il mare. 11
  9. 9. alla ricerca del marino il marìn Barolo, 17 marzo 2011 Il marìn è un vento che torna. Incrocia il profumo del mare e del rosmarino con quello di montagna e di neve. Appassiona e sner- va. Accarezza e fa grandi i nebbioli. Il marìn crea piccoli mulinelli e gioca con le foglie: sembra un gatto che cerca di mordersi la coda. Mette languori e voglia di porti. Poi, una volta lontano, diventa un richiamo irresistibile e voglia di casa. Il marìn ama la libertà e gli spazi liberi, ridicolizza confini e fron- tiere, va d’accordo con gli spiriti liberi. Il marìn è la Langa: libera repubblica e vandea, malora e albero della cuccagna, collina e altrove, Cesare Pavese e Michele Ferrero, Beppe Fenoglio e Giacomo Morra. Il marìn è il balon: piedi ben piantati in terra e cielo, zembo e ar- càss, Ghindu e Augusto Manzo, Felice Bertola e Massimo Berutti. Il marìn è il Barolo: legno e tempo, tannini e carezze, vigna e mondo, la marchesa Giulia Colbert Falletti e la Bela Rosìn, Barto- lo Mascarello e Angelo Gaja. … ma per seguir virtute e conoscenza Tra Genova e New York, 25 aprile – 2 giugno 2011 Dal mare di colline al mare, il passo è breve. Basta seguire il marìn. Da Genova a New York c’è di mezzo il mare. Ma basta inseguire il marìn. Sulla barca, due capitani coraggiosi. Esperti di navigazioni in solitaria. L’uno, omerico, disegna avventure su coordinate geo- grafiche; l’altro, fenicio, ama dare un’anima ai numeri. Non fuggono: hanno dentro il marìn e stanno bene dentro al marìn. Si allontanano dalla madrepatria per poterla guardare meglio. Cercano la giusta prospettiva per immaginare prospetti- ve più giuste. Cercano risposte: nel marìn, l’uno nell’altro, nella storia, nei libri. Cercano valori: tra epica e cronaca, tra mito e futuro. Amici a righe e a quadretti si alternano al loro fianco, per aiutarli a capire e a dire.12
  10. 10. 7 mosse l’italia Il magico 7 è bussola e faro. La cambusa è stipata con i sapori eccelsi della madrepatria e icuochi sono chef. Due valori li hanno già ritrovati: il tempo e la carezza del marìn.Gli stessi che sanno trasformare un sapore in saggezza: in Granapadano, in prosciutto crudo San Daniele, in pasta di Gragnano,in Barolo. La rotta procede sicura e la prua è come un sismografo cheregistra il respiro del marìn. Ma il marìn è come il “vento largo” del poeta: «Non soffia mainella stessa direzione e di conseguenza disorienta molto… ècome il vento della vita che ti spinge prima da una parte, poidall’altra…». Qualche volta tace. Certi sono soltanto gli estremi del viaggio: il 25 aprile e il 2 giu-gno. E il 17 marzo è appena più in là. 13
  11. 11. 7 mosse l’italiadue o tre cose prima di cominciare
  12. 12. lA BARCA 17
  13. 13. l’equipaggio, DI TAPPA IN TAPPA1 Genova – PALma di maiorca (25 aprile – 29 aprile 2011) soldini, farinetti, alciati, baricco, falck, fieno, iacovoni, illy, levoni, nocivelli, winteler2 PALma di maiorca – Gibilterra (30 aprile – 5 maggio 2011) soldini, farinetti, alciati, brunello, costa, delle donne, fieno, iacovoni, nocivelli, scurati3 Gibilterra – madeira (6 maggio – 11 maggio 2011) soldini, farinetti, baffigo, cedroni, faletti, fieno, iacovoni, marzotto, musso, nocivelli, odifreddi4 madeira – new york (12 maggio – 2 giugno 2011) soldini, farinetti, baffigo, falck, giua, iacovoni, nocivelli, perotti, rubino, scabin 19
  14. 14. DIARIO DI UNA TRAVERSATA di giovanni soldiniHo partecipato a questo viaggio come capitano della barca, quin-di ho avuto la fortuna di navigare con tutti i diversi protagonistidi questa avventura. Non è stata una crociera, è stato un vero eproprio viaggio attraverso il Mediterraneo e l’Atlantico. Non vi nascondo che all’inizio ero un po’ preoccupato: non erosicuro che tutte queste persone, abituate a lavorare d’intelletto,sarebbero state capaci di venire a patti con la legge del mare e diuna barca a vela. Poi è arrivato il giorno della partenza e, comesempre accade, il mare ha messo a posto tutto. Tutti i membri dell’equipaggio si sono dati da fare, hanno fatto iturni di notte al timone, hanno imparato a convivere in 10 su unabarca relativamente piccola, hanno imparato a usare un bagno incui – per tirare l’acqua – bisogna pompare con una leva 30 volte,hanno fatto i turni per lavare i piatti, hanno capito l’importanzadel risparmio dell’acqua dolce, dell’energia e devo dire che tuttimi hanno veramente stupito per la naturalezza e l’intelligenza concui si sono adattati alle regole e alle esigenze della navigazione. Ho passato interi turni di notte a discutere e a confrontarmi sutemi anche importanti e impegnati con persone completamentediverse da me che mi hanno a volte affascinato, a volte contraria-to, ma sempre arricchito e colpito per il loro spirito positivo. Non tutte quelle discussioni erano attinenti alle 7 mosse, spessosi è parlato di altre cose, ma sempre con una grande capacità evoglia di essere costruttivi. Penso che ci sia stata per me, come per tutti, una grande sorpresa,scoprire che uomini e donne così diversi possono apprezzare e vi-vere in armonia le stesse cose, rispettando le esigenze della natura. Siamo partiti da Genova, il Golfo del Leone ci ha riservato ilprimo colpo di vento (30/35 nodi al traverso) che ha messo allaprova barca ed equipaggio. è stato il primo approccio con il mare formato. Anche quellaroccia di Oscar ha accusato il colpo, ho persino pensato che sisarebbe calmato anche lui. Illusione durata una mattinata perché 21
  15. 15. si è subito ripreso ed è tornato quel vulcano instancabile che è nel giro di poche ore. Nella seconda tappa (da Palma di Maiorca a Gibilterra) ci siamo fermati un giorno ad Alicante per far passare una burrasca forza nove da Ovest nel mare di Alboran. Saggia decisione che ci ha permesso di proseguire il viaggio senza particolari stress. L’arrivo a Gibilterra, con la Rocca che è comparsa d’un tratto nella nebbia, è stato forse uno dei momenti più suggestivi. Le prime miglia di oceano della terza tappa sono incominciate con l’incontro di pericolose spadare alla deriva vicino alle coste marocchine. Dopo una notte difficile abbiamo agganciato il Nord- Est e, finalmente lontani dalla costa, abbiamo cominciato a ma- cinare miglia su miglia; 600 per l’esattezza, in tre giorni, con un record di velocità di 17 nodi che per una barca come l’Elmos Fire non sono pochi. Dopo una sosta veloce e un cambio d’equipaggio a Madeira, siamo ripartiti per la tappa più lunga: 2750 miglia fino a New York. L’alta pressione delle Azzorre era posizionata molto a Nord e ci ha regalato giorni di splendido Nord-Est, spinnaker e belle velocità. Condizioni fantastiche che ci hanno spinto veloci per le prime 1500 miglia. Le ultime 1300 miglia sono state le più difficili, c’era la corrente del Golfo e ci sono state le molte depressioni che nascono davan- ti alla costa degli Stati Uniti e risalgono verso Nord-Ovest. Ma a questo punto l’equipaggio era affiatato e pronto a supera- re anche le ultime difficoltà.22
  16. 16. i navigantiugo alciati luca baffigo alessandro baricco mario brunello moreno cedroni lella costa luciana delle donneguido falck giorgio faletti oscar farinetti bruno fieno 23
  17. 17. maria giua beatrice iacovoni riccardo illy marella levoni matteo marzotto teo musso paolo nocivelli piergiorgio odifreddi simone perotti francesco rubinodavide scabin antonio scurati giovanni soldini daniel winteler
  18. 18. 7 mosse l’italia di oscar farinetti
  19. 19. meno critica, più autocritica…meno politici, più politicameno sprechi, più responsabilitàmeno bombe, più diplomaziameno invocazioni, più vocazionimeno liti, più accoglienzameno io, più noimeno leggi, più disciplinameno chiesa, più gesù… meno maschile, più femminile
  20. 20. meno critica, più autocritica prologoSiamo in declino, non vi è dubbio. Non è il caso di essere terroriz-zati, l’umanità ha avuto ciclicamente periodi di declino da quandoesiste, e così pure il nostro Paese. Periodi che hanno avuto dina-miche e durate diverse tra loro, ma sempre una caratteristica co-mune: si va in declino quando le posizioni chiave di governo e diamministrazione delle comunità vengono assunte prevalentemen-te da persone mediocri, mentre si cresce quando a dirigere vannoprevalentemente i galantuomini. Per mediocri intendo quelli che,di fronte a una decisione importante, si pongono innanzitutto ladomanda: «Che figura farò io?». Il galantuomo ovviamente fa ilcontrario, pensa subito al bene pubblico. Dell’Italia si potrebbedire, forzando un po’ le cose, che siamo in declino da 1700 anni:ma senza dimenticare, ad esempio, il Rinascimento, o il Risorgi-mento, o il miracolo economico del Dopoguerra. Quindi, nessunterrore, ma un po’ di spavento ce lo possiamo permettere. E poi,la scocciatura di beccarcelo proprio noi il declino. Perché se vaavanti così, con questa lentezza, saranno altre persone a godersila rinascita. Tra declino e rinascita abitualmente avviene qualcosa di trauma-tico. Una rivoluzione, guerre, eccidi. Anche perché non succedemai che un mediocre o un dittatore si dimetta: bisogna cacciarli.Questo, più o meno, dice la Storia. Ma, porca miseria, perchédobbiamo sempre subirla, questa benedetta (o maledetta) Sto-ria? Possibile che non riusciamo a lavorarci un po’? Possibile cheinvece di subire passivamente gli eventi non ci venga in mentedi rimboccarci le maniche in modo da prevenirli con un sano eribelle programma a tappe forzate che ci tiri fuori dal declino intempi brevi? Ecco da cosa nasce la mia decisione di dedicare un piccolo pez-zo della mia vita a pensare a una soluzione. In fondo è un gestoegoista, la voglia che ho di godermela ancora un po’. Prendetela così: un cittadino italiano che non fa né farà la poli-tica, un mercante – accompagnato e guidato da un navigatore con 27
  21. 21. oscar farinetti cui condivide lo stile della leggerezza proattiva, rifocillato nella pancia e nella mente da un manipolo di amici, donne e uomini che nella vita hanno dimostrato di finire ciò che incominciano – vi offre la propria soluzione. Una soluzione, quindi, e non polemiche. Rimedi e non solo cri- tiche. Un gesto che non ha niente a che vedere con la destra o la sinistra, ma che nasce semplicemente da ciò che ho imparato os- servando il nostro Paese, con attenzione e passione; un gesto che mi sembra egoista e altruista nello stesso tempo, dettato com’è dal desiderio di vivere (io, noi, tutti) in un Paese migliore. Non si tratta, me ne rendo conto, di una soluzione esaustiva poiché mancano alcuni capitoli importanti e nodi da sciogliere in vista di un progetto completo. Inoltre, la parte scientifica dei vari capitoli non è volutamente approfondita. Troverete di sicuro imprecisioni e magari anche qualche errore. Tuttavia si tratta di una visione globale e al tempo stesso precisa di come si dovrebbe muovere l’Italia. È un indirizzo forte, netto, che traccia una preci- sa direzione. L’unica, secondo me, che può portarci a risvegliare il nostro Paese. Se la critica che vi sorge spontanea è: «Non è corretto gettare la pietra e poi non scendere in campo», vi prego di perdonarmi, ma permettetemi di pensarla diversamente. è ora che anche da parte di noi “laici dilettanti” arrivino suggerimenti in positivo e non solo critiche. Ci sarà di sicuro qualcuno tra i politici che, in- vece di guardarmi come rompiscatole, cercherà quel che di bello e giusto c’è in questa proposta e ne trarrà spunto. Ma anche tante persone comuni, come me, alle quali verrà voglia di approfondire e di volgere la propria analisi in una qualche direzione costruttiva. è soprattutto a loro che, insieme ai miei amici, mi sono rivolto. In politica si può e si deve partecipare anche senza essere attori protagonisti. Se invece vi accadrà di pensare: «Semplicistico, non approfondi- to, ci saranno tensioni sociali, dove li mettiamo tutti questi nuovi disoccupati?», fermatevi. Sono d’accordo con voi. L’unica amara riflessione che vi propongo, una su centinaia, è che prima o poi buona parte dei 27.000 forestali della Regione Sicilia non potrà più essere pagata e partiranno le tensioni, per dirvene una. Forse è meglio prevedere e manovrare una “rivoluzione” più dolce possibile prima che subirne una cruenta poi. Inoltre, tengo28
  22. 22. 7 mosse l’italiaa dirvi che la semplicità è l’unica arma possibile per creare unprogetto vincente in tempi brevi. So anche che alcuni di voi penseranno: «Impossibile, troppocomplicato, troppo veloce, utopie…», e lì mi verrebbe da dire:allora lasciate perdere. A forza di dire che tutto è complesso, dif-ficile e che occorre tanto tempo il nostro Paese si è ridotto inquesto stato. E poi molto spesso la visione del “difficile”, del“serve più tempo” nasconde la mancanza di voglia di lavorareo la strategia di mantenere il potere senza sbattersi per risolvere,arti che purtroppo si sono diffuse invece con grande rapidità esemplicità in Italia. Infine, ci saranno quelli che penseranno semplicemente: «Fari-netti ha trovato un altro sistema per far pubblicità a Eataly». Loso. Posso dire solo questo: a un mercante conviene sempre nonpronunciarsi. Lui deve vendere a tutti. Con le 7 mosse è sicuroche io perderò clienti. Il fatto è che io cerco di capirli, certi intel-lettuali, ma alcuni di loro non capiscono me. Sono quelli per cuiil mercante dovrebbe fare il mercante e basta. Non riescono aimmaginarsi che usi la testa per un fine diverso dal fare soldi. Me-glio che si limiti ad affettare salame, pensano. Tanto ci sono loroa denunciare la cattiva politica. Ma voglio dire che, nel frattempo,la politica resta cattiva e non sempre sono sicuro che a loro nonvada bene, in fondo, così. Ancora una cosa. In qualche modo mi sarebbe piaciuto chequesta soluzione venisse firmata da tutti i naviganti che mi hannoaccompagnato nel viaggio da Genova a New York. Ma i temi af-frontati sono tanti ed era impossibile pensarla, su tutti, allo stessomodo. Tuttavia, mi piace qui testimoniare che nella stragrandemaggioranza dei casi ho percepito una precisa idea comune sucosa sia urgente fare e su quali siano gli scogli da superare. E devoanche aggiungere che spesso ragionamenti più saggi dei miei mihanno fatto cambiare idea. Adoro cambiare idea. Così è stato de-ciso che tutti i partecipanti a questo viaggio scriveranno un pezzoin allegato che troverete al termine di queste 7 mosse: il loro ap-porto personale a questa mia piccola avventura. Troverete ovunque in questo documento la ferma convinzio-ne, comune a tutti i partecipanti, che occorre tornare alla politicaintesa come servizio, passione, missione. Così come occorre ri-portare al centro il valore della competenza, affidando i proble- 29
  23. 23. oscar farinetti mi a chi, politico o non politico, ha gli strumenti per trovare le soluzioni. Occorre scegliere donne e uomini di grandi capacità, ma anche umili, onesti e pronti a farsi da parte quando sbagliano. Utopia? Ma non è vero! Smettiamola con questa storia dell’uto- pia. Senza sogni non si va da nessuna parte.30
  24. 24. oscar farinetti porto politica e mezzi di comunicazione in un quadro di riforma complessivo che favorisca il ricambio. In tempi brevissimi si può mettere a punto la riforma della politica secondo questo schema: 1. rami del parlamento: parlamentari -50%, stipendi -50%, pri- vilegi -50%; 2. regioni: consiglieri -50%, stipendi -50%, privilegi -50%; 3. provincie: abolizione; 4. comuni: consiglieri -50%; 5. nuovo progetto di retribuzioni ai politici che assumono re- sponsabilità (proporzionali alle responsabilità); 6. comunità montane e circoscrizioni: abolizione; 7. camere di commercio: abolizione di quelle provinciali (solo una per ogni regione); 8. sindacati: -50% sindacalisti; 9. abolizione di qualsiasi immunità per i politici; 10. creazione di un sistema elettorale che consenta ai cittadini di poter scegliere chi eleggere; 11. favorire il ricambio con una legge che impedisca di fare poli- tica per più di 15 anni in totale, anche passando attraverso diverse istituzioni, con un massimo di 2 mandati per le più alte cariche; 12. andare in pensione dopo 40 anni di lavoro, come i comuni mortali; 13. introduzione di un tetto massimo sui contributi elettorali pub- blici e privati ai partiti in modo da determinare una soglia massima invalicabile nelle spese elettorali, allo scopo che non sia favorito chi possiede ingenti patrimoni; 14. abolizione dei contributi pubblici ai quotidiani o altri media dei partiti; 15. raddoppiare il numero di firme necessarie per indire i referen- dum, abbinarli sempre per legge alle più vicine elezioni politiche o amministrative e abolire il quorum; 16. vietare la politica a chi è proprietario, direttamente o indiret- tamente, di mezzi di comunicazione di massa; 17. indipendenza dei mezzi di comunicazione (pubblici e privati) dai partiti.32
  25. 25. oscar farinetti to. Questa mossa farà risparmiare un sacco di soldi da spalmare sulle pensioni minime. Occorre allo scopo ripensare il meccani- smo dei versamenti previdenziali su retribuzioni elevate, di cui una parte importante dovrà essere destinata allo stato sociale. Tasse, argomento spinoso. Lo Stato incassa circa 700 miliardi per anno attraverso le tasse. In Italia si evade molto per 3 ordini di motivi. Primo, chi evade è considerato un furbetto anzichè un furfante. Secondo, le aliquote sono elevate e sperequate. Terzo, non esiste una politica che favo- risca chi investe. Bisogna lavorare su questi 3 fattori demotivanti. Sul fronte delle aliquote occorre armonizzare il prelievo fiscale su tutte le categorie di fonte di reddito: profitto aziendale, lavoro dipendente e reddito da patrimonio. Occorre applicare una tassa maggiore sui redditi da patrimoni. Si tratta di un sacco di soldi in nuove entrate e poi, è ingiusto che chi investe in finanza paghi meno di chi fa impresa. Naturalmente occorre accompagnare a ciò una politica che impedisca la fuoriuscita dei patrimoni. Chi non paga le tasse è un delinquente perché fruisce dei servizi co- muni senza contribuire come gli altri a mantenerli. Dobbiamo vivere questo fatto come un’ingiustizia, una vergogna. Dobbiamo insegnarlo a scuola e poi dobbiamo fare in modo che chi evade debba essere messo in condizione di vergognarsene. Un uso in- telligente di televisione, internet e giornali può attuare un cambio di mentalità in men che non si dica. È avvenuto alla grande per evoluzioni negative, perché non può succedere in positivo? Infine, bisogna stimolare chi reinveste, chi decide di intrapren- dere, chi assume, insomma chi crea nuova ricchezza. Non è giu- sto che chi lascia tutti i profitti in azienda per finanziare sviluppo e nuovi posti di lavoro paghi la stessa aliquota di chi se li prende per godersi la vita. Le mosse 1 e 2 genereranno nuovi disoccupati, l’unico modo di reagire è quello di creare un ambiente favorevole allo spirito di impresa. La rinascita può avvenire solo favorendo la voglia di intraprendere che è congenita in buona parte degli italiani. Niente di meglio di una sana politica di sgravi verso chi ha vo- glia di sbattersi. Se da un lato non sarà possibile abbassare le aliquote a breve termine, dall’altro è necessario introdurre la possibilità di detrarre dalle tasse molti più costi rispetto a quelli detraibili oggi. Quindi:34
  26. 26. 7 mosse l’italia 1. stessa aliquota sui redditi da patrimoni rispetto a quelli inessere sui redditi d’impresa e da lavoro; 2. insegnare che è bello e giusto pagare le tasse nelle scuole ele-mentari e medie attraverso un nuovo programma di educazionecivica vissuta come materia primaria; 3. forte campagna di comunicazione sui media “chi paga le tasseè bella gente, chi non le paga è brutta gente”, con varie declinazio-ni legate ai valori positivi come la famiglia, i figli, il futuro ecc.; 4. gli evasori totali e gli evasori gravi (chi fa “nero”, chi esportacapitali, chi crea sedi nei paradisi fiscali ecc.), devono essere col-piti duramente e su di essi deve essere concentrato il grosso deicontrolli. L’evasore occasionale deve essere educato a non farlopiù, ma colpito duramente in caso di ricaduta; 5. forti sgravi fiscali per chi crea una nuova impresa e assume,sgravi significativi sugli utili reinvestiti; 6. aumentare il numero dei costi deducibili (tutto ciò che è utileal lavoro e alla salute). Questo progetto completo è da affidare a specialisti. Può esserestilato in un mese di lavoro. 35
  27. 27. oscar farinetti plomatiche delle nostre ambasciate verso i seguenti obiettivi: la pace nel mondo, le attività umanitarie e l’esaltazione della qualità dei nostri beni e servizi esportabili o godibili per chi ci visita. In un mese di lavoro un gruppo di specialisti può mettere a punto la riforma delle forze armate e della diplomazia.38
  28. 28. oscar farinetti La Scuola deve diventare una delle nostre eccellenze, specializ- zandosi sulle nostre vocazioni. Non solo. In tutte le mosse note- rete la nostra visione della scuola come elemento strategico per superare i problemi e cambiare in meglio la nostra società. Non commettiamo l’errore di vedere la scuola come una strategia a lungo termine che darà frutti solo alla prossima generazione. Un bambino che torna a casa e domanda alla mamma perché mai ha comprato le arance in estate farà cambiare le abitudini alimentari alla sua famiglia. La nostra industria di precisione manifatturiera è la migliore del mondo. Conviene investire dove già siamo bravi. Occorre favorire la ricerca da parte delle nostre industrie attraverso una politica di incentivi mirati e non dispersi. L’Italia, per la sua particolare posi- zione al centro del Mediterraneo, può essere favorita nel traffico delle merci da tutto il mondo verso l’Europa e dall’Europa verso il mondo. Partendo da ciò che già esiste occorre creare 4 grandi porti altamente specializzati e di un’efficienza senza pari. Inoltre sarà necessario creare, partendo da ciò che già esiste, una rete fer- roviaria espressamente dedicata che trasferisca rapidamente e a costi concorrenziali queste merci nel cuore dell’Europa, da dove altre merci possano raggiungere l’Italia per essere imbarcate verso il mondo. Di fronte a una struttura così efficiente l’Asia, l’Africa, ma an- che le Americhe, non potranno che scegliere l’Italia. Questa mossa porterà molti nuovi posti di lavoro e ricchezza per il nostro Paese. Occorre dirottare investimenti previsti, ma meno urgenti, verso questo progetto, coinvolgere privati e met- tere a capo del processo di sviluppo persone altamente specializ- zate nella logistica mondiale che in Italia esistono, eccome. Con un mese di lavoro ostinato il capo progetto può mettere a punto il piano industriale. Per ciascuno di questi 6 settori va messo a capo una persona di grande competenza che abbia dimostrato di saperci fare, di accettare e vincere le sfide. Queste persone si tro- vano anche nel settore privato, ne abbiamo in abbondanza, anche giovani. Ciascuno di loro, dopo un mese di analisi, sarà in grado di definire un programma preciso con le mosse e i tempi per rag- giungere l’obiettivo sul quale sarà misurato. Queste persone non devono occuparsi di politica partitica. Quindi: 1. una forte campagna nel mondo che faccia venir voglia di40
  29. 29. 7 mosse l’italiavisitare il nostro Paese, puntando sui principali punti di forza in-contestabili e attrattivi; 2. una politica nazionale che armonizzi con autorevolezza il la-voro delle regioni e che aiuti le infrastrutture a essere a disposizio-ne del turismo in modo proattivo. Alberghi, aeroporti, trasportie ristoranti. Un potente portale unico Italia Wellcoming che armo-nizzi l’offerta delle infrastrutture (già sappiamo che esiste Italia.it,ma chi lo usa? perché non funziona?); 3. una politica che – censite le strutture, i musei, le città e ipanorami – le metta in condizione di essere considerate le piùsuggestive al mondo; 4. inserire giovani leve. Devono essere preparate, colte, attente,disponibili e sorridenti. A esse va chiesta la massima professio-nalità e sostituite quando non la mettono in campo. Ma ciò chepiù conta è mettere a capo del turismo una persona che capisca diturismo, che abbia un esperienza mondiale e fortemente specia-lizzata nel settore; 5. censire le eccellenze mondiali di ogni regione italiana. Eli-minare l’assistenzialismo e favorire un nuovo spirito di impresanei contadini. Le aziende agricole devono ricominciare a paga-re le tasse come qualsiasi impresa. Ma quelle che produconoqualità e investono sull’esportazione di eccellenze conclamategodranno di incentivi attraverso sgravi fiscali e coinvolgimentoin attività di marketing supportate con professionalità e senzasprechi; 6. creare un marchio 100% italiano su cui investire in comunica-zione, da installare sui prodotti che lo sono veramente (dalla ma-teria prima quando è qualitativamente possibile, alla manifattura eal packaging). Il miglior simbolo è la bandiera italiana. L’Italia cheè proprietaria dell’immagine della sua bandiera deve riservarneseveramente l’uso solo a chi lo merita; 7. semplificare le leggi di controllo sull’agroalimentare. Elimi-nare istituti inutili. Semplificare le denominazioni. Rivedere lefunzioni e le attività dei consorzi. Oggi non si capisce più niente,con disposizioni di istituti che si contraddicono tra loro. Ma lacosa più grave è che è il cliente non capisce più; 8. favorire il packaging povero, biodegradabile ed evidenziaregli ingredienti. 100% italiano, riportante la bandiera italiana, deveavere un packaging unico, innovativo e identificativo; 41
  30. 30. oscar farinetti 9. inserire l’educazione alimentare e all’agricoltura come materia sco- lastica primaria nelle scuole elementari e medie; 10. investire nella Scuola. L’Italia deve avere scuole statali effi- cienti, votate alle proprie vocazioni, con un’autorevolezza mon- diale su alcuni temi. La scuola italiana non può essere generica, si deve specializzare sulle nostre vocazioni. Occorre, allo scopo, raddoppiare i fondi pubblici dedicati agli investimenti nella Scuo- la. Nella scuola dell’obbligo vanno inserite 4 nuove materie pri- marie: Educazione alimentare e all’agricoltura, Educazione al rispetto dello Stato, Le grandi vocazioni dell’Italia, Energia e ambiente; 11. investire nella cultura e nell’arte italiana. Favorire la grande prosa, la grande musica e il cinema italiani attraverso nuovi mo- delli di impulso, lontani dai carrozzoni e dai contributi a pioggia, anche attraverso l’apertura ai capitali e all’ingegno di privati, i qua- li potranno portare un approccio nuovo. Questi privati dovranno essere favoriti da una nuova fiscalità dedicata, dovranno impe- gnarsi con serietà nel mondo della cultura; 12. raddoppiare gli investimenti nel fus (fondo unico dello spet- tacolo) senza però aumentare la cifra, in termini assoluti, dedicata alla lirica che è già elevata. Da dare più spazio alle altre specialità dello spettacolo italiano che ora sono in difficoltà. Anche in que- sto settore occorre accorciare la filiera dando la possibilità agli artisti di essere più vicini possibile al mercato. Importante è, cer- to, tutelare il patrimonio, salvaguardare la tradizione, ma, anche in campo culturale, bisogna incentivare la produttività culturale offrendo spazio a nuova creatività originale e a forme diffuse di fruizione proattiva; 13. favorire le imprese mercantili e produttive che investono all’estero su agroalimentare, turismo, design, moda, arte e mani- fattura di precisione italiana; 14. lanciare i marchi disegnato in Italia e inventato in Italia per con- trassegnare i prodotti da lanciare nel mondo. Lo Stato deve aiuta- re l’attività di ricerca delle industrie e delle aziende in generale che si occupano delle vocazioni; 15. la mentalità che deve accompagnare tutte queste operazioni deve essere “noi siamo i più belli del mondo, facciamoglielo ve- dere”. Questo modo di pensare e agire deve essere trasferito con energia dai capi di ogni settore fin giù verso l’ultimo degli addetti. Ben presto contagerà l’opinione pubblica mondiale;42
  31. 31. 7 mosse l’italia 16. individuare il capo progetto di Italia porto d’Europa; 17. censire gli investimenti già approvati sulle grandi strutture(abrogare quelli meno urgenti da dirottare verso questo progetto); 18. aggiungere le risorse necessarie create con i risparmi effet-tuati in altri campi e da nuove entrate; 19. coinvolgere società private specialiste, anche straniere; 20. realizzare, partendo da ciò che già esiste, i 4 porti all’avan-guardia; 21. realizzare la linea ferroviaria dedicata; 22. mettere in moto una forte campagna mondiale, anche pre-ventiva, per attrarre investitori e clienti. 43
  32. 32. oscar farinetti cidente, dal Ministero della Giustizia e dal Consiglio Superiore della Magistratura. L’accorpamento sarebbe una riforma a costo zero, comporterebbe un aumento di produttività stimato nel 10% e non provocherebbe alcun “allontanamento” della giustizia dai cittadini, data l’attuale facilità di spostamenti e, comunque, l’am- pia possibilità che il tribunale tenga udienza anche in località di- verse dalla propria sede istituzionale; 2. taglio delle spese inutili e recupero delle risorse disponibili. La quantità di risorse impiegate nella giustizia è insufficiente, ma anche accompagnata da sprechi che, ove eliminati, consentireb- bero un significativo ricupero di fondi. Un esempio per tutti: le spese per le intercettazioni telefoniche, ingenti pur se inferiori a quelli indicate sui media. Abolendo, come avviene in diverse realtà europee, i compensi alle società concessionarie che costitu- iscono una ingiustificata rendita di posizione (essendo i costi delle telefonate già sostenuti da chi le effettua) e centralizzando, con un contratto nazionale, il noleggio degli apparecchi per le inter- cettazioni si risparmierebbero decine di milioni di euro l’anno de- stinabili ad altri settori. In parallelo risorse significative possono essere reperite sia provvedendo all’effettiva riscossione di spese di giustizia (multe e ammende) – attività oggi del tutto carente – sia curando, attraverso uffici ad hoc, l’accesso ai fondi comunitari per il finanziamento di progetti specifici; 3. copertura degli organici dei magistrati e del personale ammi- nistrativo. Si parla di coprire gli organici, non di aumentarli. At- tualmente mancano oltre 1.000 magistrati su 10.000 e oltre 6.000 unità di personale amministrativo su poco più di 40.000. Se si considera che, in entrambi i casi, gli organici si collocano nella fascia europea medio-bassa è agevole cogliere l’effetto di queste carenze sulla funzionalità del servizio (che, con organici comple- ti, avrebbe un incremento di definizione degli affari almeno del 10%). La copertura dei posti vacanti richiede – soprattutto per i magistrati – tempi lunghi ma la definizione di un calendario e l’avvio delle procedure necessarie deve avvenire da subito; 4. definizione di standard organizzativi razionali. Ci sono alme- no tre settori che, adeguatamente percorsi, possono determinare un significativo salto di qualità. L’uso appropriato di tecnologie informatiche. Oggi è limitato a poche esperienze pilota frutto per lo più dell’iniziativa di singoli, mentre per il resto l’informatica è46
  33. 33. 7 mosse l’italiausata poco più che come banca dati e insieme di macchine evo-lute per scrivere. La formazione del personale amministrativo, daconvertire in figure professionali capaci gestire le nuove tecnolo-gie. La responsabilizzazione per l’organizzazione del servizio, difunzionari apicali da affiancare ai dirigenti magistrati; 5. affiancamento al giudice di un ufficio per il processo. Oggi al giu-dice è richiesto, di fatto, un complesso di attività materiali estre-mamente ampio, a scapito della funzione giurisdizionale in sensoproprio. Tra queste attività, molte possono essere delegate a unufficio apposito, con grande vantaggio nei tempi e nella stessaqualità delle decisioni. Per esempio, la ricerca dei precedenti dot-trinali e giurisprudenziali, la redazione della motivazione riassun-tiva degli argomenti e richieste delle parti, il rapporto con il pub-blico e le stessi parti del processo, la distribuzione delle udienze,la formazione e la tenuta dell’archivio informatizzato dei provve-dimenti emessi. L’onere economico di tale introduzione sarebbepiù modesto di quanto si pensi tenuto conto della possibilità diimpiego, oltre che del personale ausiliario, di giudici onorari, ri-cercatori, stagisti; 6. riduzione dell’area dell’intervento penale. I processi penaliper reati gravi sono in Italia sei volte quelli dell’Austria, quattrovolte quelli della Spagna, due volte quelli della Francia e dellaGermania. A essi deve essere destinata la quota prevalente dellerisorse. Ciò impone una riduzione del carico penale con la rinun-cia a perseguire i fatti di minor rilevanza e senza vittima o condanno di speciale tenuità per la persona offesa. La strada maestraper tale riduzione è, ovviamente, la revisione del catalogo dei re-ati, ma in epoca di profonde divisioni come quella attuale ciò ap-pare difficile. Un effetto analogo si può, peraltro, raggiungere inconcreto, aumentando il numero dei reati perseguibili solo se c’èquerela della parte offesa e, soprattutto, introducendo nel sistemala non perseguibilità dei fatti di scarsa rilevanza sociale. L’effet-to deflattivo sarebbe dirompente. Per fare un solo esempio: su76.000 processi a carico di imputati noti iscritti nel 2010 pressola Procura di Milano, ben 10.000 (pari al 13%) hanno riguardatoreati “formali” previsti dal testo unico sull’immigrazione; 7. previsione di soluzioni alternative al contenzioso civile. An-che nel settore civile i carichi dei tribunali italiani superano digran lunga quelli di altri Paesi europei. Tre volte quelli di Austria e 47
  34. 34. oscar farinetti Germania, due volte quelli di Francia e Spagna, raggiungendo cir- ca 5.000 cause annue ogni 100.000 abitanti. Inevitabile, in questa situazione, l’introduzione di un ricorso obbligatorio a organismi di conciliazione da attivare prima della causa e la creazione di filtri a livello amministrativo con decisioni semplici e rapide. Si può così risolvere, con immediatezza e soddisfazione delle parti, una quota significativa della domanda civile; 8. differenziazione della giustizia del lavoro. L’attesa di anni per la definizione di controversie in cui è in gioco la tutela o il ripristi- no del posto di lavoro è uno degli scandali del sistema. La ragione risiede essenzialmente nel numero esponenziale, in particolare nel settore della previdenza, delle cosiddette cause seriali (cioè dei processi – in numero di decine di migliaia – in cui è dedotta la stessa questione di diritto). Prevedere per queste controversie la soluzione delle questioni giuridiche comuni in modo anticipato e definitivo da parte della Corte di Cassazione realizzerebbe un vero e proprio abbattimento dei tempi di decisione con ricadute virtuose su tutta la giustizia del lavoro; 9. modifica del sistema delle impugnazioni e sospensione dei processi nei confronti degli imputati irreperibili. Nel processo pe- nale ci sono due settori riformabili in tempi brevi senza incidere sul sistema delle garanzie e realizzando un grande risparmio di tempi ed energie. I processi a carico di imputati irreperibili (sono il 15% del totale). Si tratta, per lo più, di processi a fantasmi, destinati, anche in caso di condanna, a restare puramente sulla carta (sospenderli e riprenderli solo in caso di sopravvenuta ma- terializzazione dell’imputato). L’altro settore è quello delle impu- gnazioni, il 25% delle condanne di primo grado. È una garanzia fondamentale che il giudizio sia adeguatamente controllato, ma è inutilmente dispendioso che il giudice di appello sia reinvestito dell’intero giudizio. Più garantista e meno dispendioso sarebbe prevedere che i giudici delle impugnazioni si limitino al control- lo, con formalità ridotte, delle conseguenze della affermazione di responsabilità, in particolare l’entità della pena e della correttezza del processo di primo grado, disponendo, nel caso in cui siano accertate gravi violazioni, un nuovo giudizio totale o sui punti che lo richiedono; 10. introduzione del processo civile telematico e informatizza- zione del sistema delle notifiche. Il processo civile è essenzialmen-48
  35. 35. 7 mosse l’italiate curato da avvocati. è dunque possibile e necessario condurlointeramente in via informatica, limitando la presenza fisica deidifensori e delle parti alla sola fase della assunzione di testimonio di prove orali. Questo meccanismo è estensibile, almeno perquanto riguarda le notifiche, anche al settore penale. Secondo punto, l’immigrazione. Incominciamo col dire che un flusso epocale di persone da sudverso il nord del mondo nel prossimo decennio è lo scenario piùprobabile tra quelli possibili. Il diffondersi dell’informazione edei media in generale ha fatto scoprire ai popoli dei paesi poveriche esiste un pezzo di mondo dove la qualità della vita e le op-portunità di crescere sono immensamente più elevate. Da sempregli umani migrano e sempre con la stessa motivazione, cercarecondizioni di vita migliori. Il modello di vita che trasmettiamoattraverso i nostri canali televisivi è dorato, spesso finto e for-temente attrattivo per chi ha difficoltà addirittura a guadagnarsida mangiare. Nel nostro Paese già vivono 7 milioni di stranieri,molti altri arriveranno e, secondo noi, non si potranno fermare.La stessa cosa accadrà per le altre nazioni ricche dell’Europa. Sa-ranno fortemente avvantaggiate quelle che riusciranno ad attuareriforme tali da far ripartire la propria economia e creare nuoviposti di lavoro. I nuovi lavoratori giunti da altre terre giocherannoun ruolo fondamentale nella crescita del benessere di questi Paesi.Fino a ora gli immigrati hanno risolto non piccoli problemi inItalia, dove la demografia è ferma e gli italiani non vogliono piùsvolgere i lavori cosiddetti umili. D’altra parte non possiamo nonnotare che esistono problemi di integrazione. In particolare inuna nazione che non cresce più, da un lato aumentano gli egoi-smi, dall’altro il disadattamento. Sul problema dell’immigrazione è difficile avere una posizionesecca. è uno di quei temi dove il dubbio è più sano delle certez-ze. L’unica cosa certa è che arriverà un sacco di gente e converràaccoglierla. Per loro e per noi. Nessuna politica protezionisticapotrà fermare l’impulso irrefrenabile a cercare speranze di vitamigliore. La nostra generazione ha ed avrà a che fare con questofenomeno, non potremo fermarlo. Forse conviene incominciarea parlare di interazione anziché integrazione. La sana convivenzaimplica altruismo e reciproca comprensione volta al reciproco mi- 49
  36. 36. oscar farinetti glioramento (stare su questa barca in oceano con gente diversa e non ben conosciuta insegna). Certo non è facile quando non c’è lavoro per tutti. Ecco perché dobbiamo assolutamente impegnarci seriamente per far ripartire sul serio l’economia. Tuttavia, in spre- gio alla nostra chiara incertezza su questo immenso tema, provia- mo a proporre alcune cose da fare subito e altre nel tempo: 1. più aperti agli afflitti. Nei momenti di gravi tensioni sociali, guerre, eccidi occorre essere più larghi nell’accoglienza verso i popoli interessati da questi fenomeni cruenti. La solidarietà tra umani deve essere superiore alle difficoltà contingenti. Abbiamo inoltre il dovere storico di essere ancora più disponibili verso le nostre ex colonie; 2. accogliamo i migliori. Creiamo una scuola di accoglienza obbli- gatoria per chi chiede permessi di soggiorno in Italia. Lo scopo è quello di insegnare a rispettare le nostre leggi. Siamo convinti che chi si reca in un Paese diverso ne debba rispettare le leggi, come è libero di esercitare i propri usi e costumi purché non in contra- sto con le nostre leggi. Dopodichè, diventandone residente, potrà concorrere pacificamente a modificarle qualora non le condivida. L’esito dell’esame finale e del comportamento tenuto nella scuola di accoglienza darà diritto all’ottenimento o meno del visto. La scuola non terrà conto solo della cultura generale ma soprattutto della disponibilità del singolo ad armonizzarsi attraverso il lavoro e al sano comportamento nel nostro Paese. Immaginiamo una durata breve di un mese a tempo pieno. Verificando la possibilità di svolgerne la metà del tempo nella nazione di origine, attraverso la nostra ambasciata; 3. impariamo a conoscerli. Le religioni e le abitudini degli altri ci fanno sempre paura. Ecco un’occasione per la nostra scuola di rendersi utile e aprire i nostri ragazzi alla conoscenza delle re- ligioni e degli usi e costumi delle altre principali popolazioni del mondo. Se li conosciamo non avremo più stupide paure e saremo maggiormente pronti a interagire. Capiremo quanto è più sana l’interazione che non l’integrazione. Nel mondo esistono 24 prin- cipali religioni ma, di queste, 4 sono praticate della maggioranza dei popoli religiosi. Vanno studiate nelle scuole medie insieme ai principali usi e costumi di quei popoli; 4. diciamo loro chi siamo veramente, comprese la nostre dif- ficoltà. Può succedere che anche un grande altruista non possa50
  37. 37. 7 mosse l’italiaaiutare certe volte il prossimo perché si trova in un momento didifficoltà. L’Italia si trova in un momento in cui non può investireingenti risorse su questo fronte a causa di forti problemi internidi economia ferma e disoccupazione. Occorre che le persone inprocinto di espatriare lo sappiano. Rai International può svolgereun ruolo sensibile su questo fronte. Vorremmo che Rai Interna-tional fosse più vera e attuale rispetto a come è fatta oggi. Le no-stre ambasciate possono trovare anche altri metodi di comunicarenei Paesi oggetto di forte espatrio; 5. serve un piano europeo. Non dimentichiamo mai che siamoin Europa. L’Italia è uno dei paesi più importanti e deve farsipromotrice di un accordo generale sul tema dell’immigrazioneche armonizzi i comportamenti degli Stati membri. Questo ac-cordo deve naturalmente tenere conto delle singole potenzialità,ma anche del fatto che l’Italia – per la sua particolare posizionegeografica – è la più vocata ad attrarre un certo target di emigrantidal sud del mondo, anche solo per il transito. 51
  38. 38. oscar farinetti glio di ogni altra nazione europea il sole, il vento e l’acqua. Inco- minciamo a farlo con maggiore determinazione. Oltre l’80% dell’energia in Europa viene prodotta da fonti fos- sili, petrolio, carbone e metano. Solo il 10% va in elettricità. Il resto viene consumata soprattutto in trasporti e riscaldamento. La prima strada da intraprendere è intervenire subito su quel 30% del consumo di energia da fonti fossili destinata al riscalda- mento domestico. L’Italia è, tra i Paesi europei, quello che ha le abitazioni più colabrodo, dal punto di vista energetico. Abbiamo quindi amplissimi margini di miglioramento. Un’abitazione media italiana consuma, all’anno, circa 220kwh per metro quadro. Una casa in classe B, che è lo standard in molte parti d’Europa, ne consuma 55, cioè un quarto. Occorre mettere in atto una cam- pagna mediatica che informi gli italiani di questa reale possibilità. Inoltre, bisogna far venir voglia ai cittadini e alle imprese di inve- stire subito in questa direzione attraverso una politica di incentivi e di sgravi veramente attrattivi. Nel campo delle energie naturali rinnovabili gli incentivi, quelli sani e cioè proporzionali ai costi, hanno prodotto effetti positi- vi. Vere e proprie economie di scala e risorse per la ricerca, che hanno determinato il crollo del costo del silicio di grado solare e l’ingresso sul mercato di nuove tecnologie a film sottile, con enormi riduzioni di costi. Ciò impone un ragionamento. Concentriamo le energie e gli in- vestimenti che avevamo previsto per il gigantesco programma sul nucleare italiano (che non si farà, non foss’altro che per la sicura indisponibilità dei Comuni a essere individuati come siti) verso 2 direzioni nel campo delle energie naturali rinnovabili: incentivi proporzionali ai costi verso il produttore/utilizzatore di energia e fondi per creare e finanziare un’istituto di ricerca leader al mondo. Quest’ultimo è un punto determinante. L’Italia può avere questa netta vocazione di ricerca. La tecnologia corre, tra non molto (e comunque in tempi più brevi di quelli che erano stati previsti per l’attuazione del programma nucleare italiano) risolverà alcuni nodi che faranno finalmente esplodere il mercato delle rinnova- bili, come quello dell’intermittenza e la possibilità di accumulo, oltre che a continuare con velocità esponenziale nella corsa verso il “più piccolo, più bello e più potente”. Partirà sicuramente una rete internazionale di approvvigionamento, saranno messi a pun-54
  39. 39. 7 mosse l’italiato nuovi progetti di design e di collocazione paesaggistica perl’eolico. L’Italia è ancora in tempo per porsi in una posizione da playmaker su questo fronte, ma deve partire subito. Abbiamo grandimenti in Italia, altre cerchiamole nel mondo, mettiamole insiemee creiamo il più innovativo istituto di ricerca sulle energie naturalirinnovabili del mondo. Sui trasporti occorre rafforzare pesantemente la ferrovia e ilmare. Portiamo le merci il più possibile con i treni, che posso-no essere alimentati con elettricità e creano economie di scalautili ad abbattere i costi. Occorre rafforzare la rete ferroviaria eobbligare determinati trasporti a ricorrere ai treni. Per i lunghitragitti dal nord verso il sud Italia debbono essere rafforzati itrasporti marittimi. Per quanto riguarda gli scarichi industriali, molti passi sono statifatti. Le leggi esistono, bisogna farle rispettare. I rifiuti urbani restano una spina nel fianco per alcune regio-ni italiane. La strada intrapresa verso la raccolta differenziata e itermovalorizzatori è quella giusta. I nodi da affrontare sono quel-lo della sensibilizzazione dei singoli (scuola, scuola e poi ancorascuola), la buona volontà, la competenza, la determinazione e ilcoraggio dei politici (riforma della politica), la fermezza nel con-trastare la criminalità organizzata (spezzare i legami e le conni-venze con la politica). Quindi: 1. inserire nella scuola dell’obbligo Le energie naturali rinnovabili ela cura dell’ambiente come materia primaria; 2. abbandonare definitivamente il progetto italiano per la co-struzione delle centrali nucleari; 3. investire tutto sulle energie rinnovabili favorendo con incen-tivi tangibili e duraturi, almeno fino a quando non saranno au-tonomamente convenienti, i singoli produttori/utilizzatori e consgravi le imprese produttrici/utilizzatrici; 4. favorire la ristrutturazione di immobili esistenti e la costru-zione dei nuovi verso standard di risparmio energetico, almenoclasse b. Incentivi e/o sgravi debbono essere tali da convincere iproprietari a investire in questo senso; 5. definire un progetto ventennale di costruzione di nuove cen-trali di energie rinnovabili; 6. puntare sull’eolico, oltre che sul fotovoltaico e sull’idrico, utiliz- 55
  40. 40. oscar farinetti zando al massimo i nostri architetti paesaggisti e di design per tro- vare nuove soluzioni estetiche a minor impatto. Anche per quanto riguarda la scelta dei luoghi di installazione del fotovoltaico; 7. creare un Istituto di ricerca sulle energie naturali rinnovabili nazionale ai massimi livelli mondiali, trovando anche il modo di portare in Italia le migliori menti del mondo in questo campo 8. creare un nuovo progetto per i trasporti che favorisca quelli ferroviari a consumo elettrico, a scapito di quello su strada a con- sumo fossile.56
  41. 41. oscar farinetti Abbiamo citato il vino ma non c’è inferiore complicazione in altri settori come la carne o il latte, e così pure in settori non alimentari o dei servizi come le banche. Occorre creare imme- diatamente alcuni gruppi di lavoro monotematici per macroca- tegoria, composti da specialisti di settore, presi anche dal mondo delle imprese, ai quali affidare il compito di stilare un progetto di semplificazione delle leggi, armonizzazione nonché diminuzione degli istituti, velocizzazione delle pratiche. Potremmo chiamare questi gruppi di lavoro gli sburocrati. In un mese di lavoro serrato, questi gruppi potrebbero compiere l’analisi e svolgere la costru- zione progettuale. Sarà poi compito dei politici scelti dal popolo riunire i diversi progetti in una riforma completa della burocrazia. Si potrebbe anche proporre che, in certi settori, per ogni nuova norma se ne abroghino almeno due. Altro argomento è quello dei rapporti con la Chiesa cattolica. In Italia risiede il Papa e la struttura di governo della Chiesa cattolica mondiale. Ciò implica un rapporto particolare tra Stato e Chiesa che di certo porta con sé molti benefici, ma spesso danneggia l’indipendenza della politica. La Chiesa intesa come gerarchia ec- clesistica che in molti casi della storia ha dato un contributo forte al prevalere del bene sul male, come l’azione di molti vescovi du- rante la Resistenza, a volte dimostra una natura neofoba. Anche in questo caso la storia lo dimostra, da Copernico al preservativo. La Chiesa ha naturalmente il diritto di esprimersi sulle questioni che riguardano l’etica e la morale ma non deve intervenire nella politica. L’Italia deve poter operare in totale indipendenza, essere uno Stato laico e totalmente immune dalle visioni di tipo religio- so. Per ottenere rapidamente ciò è necessario abolire i privilegi e le contribuzioni che l’Italia riserva alla Città del Vaticano. Va assolutamente rimarcato qui il lavoro straordinario svolto da tanti sacerdoti e suore nel campo dell’accoglienza, della sanità e della educazione. Queste persone meravigliose vanno sostenute dallo Stato ma, finché esisterà una relazione economica e assistenziale tra i due poteri ufficiali, il Vaticano continuerà a incidere nelle scelte della politica. L’esperienza mondiale e la storia dell’umanità dimostrano che quanto più le religioni incombono nella politica, tanto più vi è arretratezza e tensioni. Questa posizione non im- plica affatto la mancanza di rispetto verso le religioni. La nostra Costituzione è molto chiara su questo punto e non necessita di58
  42. 42. 7 mosse l’italiamodifiche, né integrazioni. D’altra parte i valori base della cri-stianità come la bontà, la generosità, il rispetto del prossimo, ilperdono, l’onestà, la fedeltà, debbono diventare base anche dellasana politica. Ciò che serve è più Gesù e meno Chiesa. Quindi: 1. creare gruppi di lavoro, composti da specialisti, per la sem-plificazione; 2. armonizzare i progetti di semplificazione dei vari gruppi dilavoro in una riforma della burocrazia italiana; 3. abrogare il privilegio riservato alla Chiesa cattolica relativoall’esenzione dall’ici e alle tasse sulla compravendita di immobili; 4. i finanziamenti e i contributi a istituti cattolici per l’educa-zione e la sanità debbono essere trattati con lo stesso criterio erichieste di standard degli istituti privati di tipo laico; 5. l’ora di religione deve essere sostituita con Religioni, usi e costu-mi dei popoli; 6. per quanto riguarda l’8 per mille deve essere rispettata la vo-lontà del contribuente. Alle Chiese devono essere versati solo edesclusivamente gli ammontari delle dichiarazioni con la volontàespressa. In assenza di ciò, i quattrini restano entrate pure delloStato. 59
  43. 43. meno maschile, più femminile epilogoNon tutte le scimmie sono diventate esseri umani. Già possede-vano scienza e conoscenza, ciò che mancava loro era la coscienza.è stata l’assunzione di coscienza a trasformare parte di loro inuomini. Questo nostro piccolo lavoro punta a scuotere un po’proprio questa parte di noi che ci rende umani: la coscienza. Avrete notato temi ricorrenti. Uno di questi è la velocità. Un mese. Un mese per scrivere in barca queste sette mosse. Unmese per mettere a punto in modo scientifico il progetto di cia-scuna mossa. Questo “mese”, che incombe dovunque in ogni Mossa, vuoleassurgere a emblema della velocità. Abbiamo bisogno di mag-giore velocità. Un mese ci sembra un tempo breve per realizzarecose importanti, ma contemporaneamente ci pare sufficiente, sevi è impegno, per non sbagliare nel progettarle. La scuola. Lo strumento della scuola come elemento chiave delcambiamento. Una nuova educazione ai ragazzi in funzione an-che di un virtuoso contagio alla famiglia. La moderazione. La ricerca di un linguaggio moderato, ma de-terminato. Abbiamo tutti molto bisogno di moderazione. Il dubbio. L’assunzione del valore del dubbio inteso come umil-tà, voglia di approfondire e disponibilità a cambiare idea quandoè il caso. Infine i meno e i più. Il nostro modo di semplificare ed esempli-ficare, pur mantenendo l’emozione. Abbiamo sempre cercato, non sempre riuscendoci, di mettereun po’ di infantile innocenza vicino al nostro impegno. Abbiamoaccolto con gioia l’idea di Lella di chiudere con Meno maschile piùfemminile. Non confondetela con una rivendicazione femminista.Prendetela come un invito alla determinazione, alla pervicacia,alla coerenza, al senso del dovere, allo spirito di sacrificio; insom-ma, all’impegno. Caratteristica molto più diffusa tra le donne chenei maschi. Molte delle proposte qui contenute possono apparire già dette, 61
  44. 44. oscar farinetti già pensate. Può essere. Qualcuna addirittura già fatta o almeno si è tentato di farla. Può essere. Tuttavia, siamo certi che la proposta nella sua interezza possa essere considerata originale e, magari dai più, una grande utopia. Per questo abbiamo scelto di passare le Colonne d’Ercole verso le Americhe, sullo stesso cammino di un’altra grande utopia che, molto più ambiziosa della nostra, 500 anni fa si è trasformata in realtà. Benedette siano le utopie. Ma, in ogni caso, andiamo loro incontro con leggerezza.62
  45. 45. 7 mosse l’italia la parola ai naviganti
  46. 46. meno meteore, più perseveranza di ugo alciatiSe provo ad andare sul sito stelledelpiemonte.net, il web mi ri-sponde: expired, scaduto. E specifica: sito web non rinnovato. Ilguaio è che non soltanto il sito non è stato rinnovato: è il progetto– bellissimo e partito con lustrini e fanfare – a essere, oggi, expi-red: scaduto. La mia domanda è: perché? Allargando la questione all’intero Paese, non posso non chie-dermi (e chiedere): perché un progetto importante, e come que-sto tanti altri, è solo una meteora di passaggio che finisce inuna bolla di niente? Naturalmente non pretendo di travalicare imiei confini, e dunque lo domando per quanto mi compete – laristorazione e il turismo – anche se temo che un certo, e per meincomprensibile, vizio italiano a non perseverare, a “mollare”, afermarsi sempre un po’ prima del traguardo, non danneggi solola mia categoria, ma penalizzi tante altre professioni e altrettanticomparti produttivi. Ed è qui che il legislatore e l’amministra-tore pubblico dovrebbero esserci, ed esserci con forza, inveceche latitare. Per chi non conosce la storia di Stelle del Piemonte, eccone unpromemoria. È la storia di un progetto partito con le miglioriintenzioni e mai portato a termine; ma è anche la metafora ditroppe cose – iniziate e non finite – che rallentano la crescita e losviluppo dell’Italia. Stelle del Piemonte era un’iniziativa della Regione Piemonte,nata nel 2005 e realizzata dall’assessorato al Turismo. Riuniva i“top chef ” del territorio (tra loro, anch’io) allo scopo di promuo-vere le eccellenze culturali e artistiche regionali attraverso i suoitesori enogastronomici. All’inizio c’è stata tanta buona stampa. Tanti viaggi all’este-ro, Londra, New York. Tanti applausi. Tanti progetti correlati,come quello di creare a Costigliole d’Asti una scuola – unica almondo – i cui docenti sarebbero stati 40 (e ripeto: 40) StelleMichelin piemontesi. Avremmo attirato ragazzi da tutto il mondo, perché la cucina 65
  47. 47. la parola ai naviganti italiana non la si può inventare né copiare; però la si può impa- rare, magari declinandola ciascuno con le proprie attitudini, la propria storia, la propria manualità e – soprattutto – con le ma- terie prime a disposizione. Avremmo anche attirato più turismo enogastronomico – che è, poi, cultura – e così anche il mercato dei piccoli produttori avrebbe ricevuto una domanda che oggi comincia, drammaticamente, a scarseggiare. Da chef, non posso non chiedermi dove troverò – tra qualche anno – il cardo gob- bo di Nizza Monferrato, peraltro oggi presidio Slow Food. E la gallina bianca di Saluzzo, il castelmagno delle valli cuneesi, il co- niglio grigio di Carmagnola. Se nessuno li chiederà più, nessuno li produrrà più. E anche la mia cucina ne risentirà, così come ne risentirà la nostra tradizione e la nostra cultura. Sarebbe stato così difficile finire quanto iniziato? Far sì che un’idea, ben partita, e un progetto divenissero prima realtà e poi consuetudine? Ricordo che nel nostro vecchio ristorante, Guido a Costigliole, avevamo dovuto acquistare un frigo in più, destinato ai turisti che venivano a mangiare da noi: questi, infatti, si presentavano con il “sacchetto della spesa” pieno di leccornie locali e ci chiedevano di tenerle al fresco. Ne eravamo contenti, perché i prodotti della nostra regione sarebbero andati “in giro per il mondo”, alimen- tando quel circolo virtuoso che è turismo, certo, perciò ricchezza; ma è anche – come ripeto sempre – cultura. Purtroppo nel nostro nuovo ristorante, Guido a Pollenzo, quel frigo non ce lo chiede più nessuno. Tornando a Stelle del Piemonte, quel progetto avrebbe fatto circolare di nuovo e ancor più il Made in Italy enogastronomico, permettendo ai piccoli produttori di continuare a esserlo. Pur- troppo, oggi, tutto questo è expired, scaduto. Così come lo sono tante altre buone intenzioni, che non sono divenute fatti perché mancano le leggi e – quando queste ci sono – ne mancano le ap- plicazioni da parte di chi amministra la cosa pubblica. Perciò abbiamo tanti proclami, cioè meteore, mentre stiamo perdendo la cultura del perseverare. La mia presenza sulla barca di 7 mosse è stato anche il mio modo per dire, nel mio piccolo: attenzione, non diamo forfait, andiamo avanti. Non lasciamo che le cose finiscano come quel sito. Expired, scadute.66
  48. 48. meno merito, più estero di luca baffigoMi trovo in pieno accordo con il contenuto delle 7 mosse: nontroppo dettagliate per non perdere il dono della semplificazione enon troppo superficiali per risultare banali. Ritengo che queste rappresentino una buona base di partenzaper poter poi approfondire i temi nelle sedi opportune. Ritengo, inoltre, fondata la paura di molti nel vedere la scarsaapplicabilità di molte delle 7 mosse a partire dalla prima. In questo senso l’unico vero aiuto è l’ampio consenso degli ita-liani e a loro volontà a vederle realizzate (o comunque a vedererealizzato un cambiamento) nel più breve tempo possibile, senzatroppi e lunghi compromessi. A quanto già detto e scritto aggiungerei due suggerimenti, unopiù generale e l’altro più operativo. Da un punto di vista generale suggerirei maggiore attenzionesul tema della meritocrazia, seppur già presente in maniera tra-sversale in tutto il documento. Da un punto di vista operativo suggerire maggiore apertura del-la politica al mondo estero, in una sua accezione più “moderna”. Mi spiego meglio. Negli ultimi anni la discussione mercato/regole ha spesso par-torito forme di salvaguardia degli interessi di pochi a danno dellacollettività. A volte richiamando i pericoli di un eccessivo libe-ro mercato, a volte strumentalizzando le liberalizzazioni, semprecon un supporto bipartisan. Ci ricordiamo tutti della mancata attualizzazione delle “lenzuo-late” di Bersani. Una grande occasione persa a favore di lobby an-tiche e perlopiù inutili. Il merito, quello vero, è spesso assente dalle scelte politiche, dallavoro dei giovani, dalle regole aziendali. Il merito è alla base diqualsiasi energia lavorativa; è la luce in fondo al tunnel; è sapereche la vita è un film a lieto fine; è il sogno di chi non ha e domanipuò avere. Il merito è una cultura trasversale che deve impregnaretutti i livelli della società. 67
  49. 49. la parola ai naviganti Così sarebbe bello vedere politici che hanno meritato la poltrona perché eletti dai cittadini; sarebbe bello andare allo sportello delle poste e dialogare con un “postino” che si è meritato quel posto. Sarebbe bello avere uno stato che si merita di ricevere le tasse come cittadini che si meritano la cittadinanza di uno stato, magari perché pagano tutte le tasse. Chiediamoci tutti e sempre se stiamo godendo di qualcosa che ci siamo meritati grazie al nostro impegno. “L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro” e sul merito. Così potrebbe essere cambiata la Costituzione. Il tema più operativo riguarda invece il rapporto con l’estero. Possiamo risanare e sviluppare la nostra economia solo se mi- glioriamo la bilancia commerciale con l’estero. Questo può essere realizzato se: 1. rendiamo indipendente la nostra partita energetica che appe- santisce molto la bilancia commerciale; 2. aumentiamo le esportazioni dei prodotti interamente realiz- zati in Italia, quelle delle nostre sei eccellenze; 3. aumentiamo i ricavi del turismo estero, questa è l’occasione per il nostro paese; 4. aumentiamo gli investimenti esteri nelle nostre società private e pubbliche, se si vuole apertura bisogna dare apertura. Sul primo punto è stato detto molto e magari è già stato avviato. Molto, invece, deve essere fatto sugli altri tre. Io vedo tre super-ministeri con portafoglio (del Commercio estero, del Turismo, degli Investimenti esteri) capitanati da mi- nistri seri e competenti, valutati su obiettivi quantitativi chiari e definiti. In un maggiore scambio della nostra politica con l’estero, sug- gerirei anche di “importare” qualche risorsa umana. Penso alla possibilità di aprire alcune funzioni o ruoli istituzionali, di sup- porto a quelli principali o cosiddetti tecnici, a persone che vengo- no da altri paesi. In un mondo globalizzato dove la buona cultura corre su binari veloci, avere la possibilità di copiare o importare best practice già avviate da altri è un ottimo modo per risparmiare tempo e denaro. Faccio un esempio: la gestione dei trasporti in Giappone è la migliore al mondo per efficenza e qualità del servizio. Un posto dove i treni sono numerosi, arrivano puntuali e sempre puliti.68
  50. 50. 7 mosse l’italiaPerché non portare dei giapponesi nelle sedi opportune a lavora-re con noi per insegnarci a fare meglio. Insomma sarebbe belloavere qualche straniero nella squadra di governo. Avrebbe pochiamici da salvaguardare e molti meriti da dimostrare. 69
  51. 51. meno scetticismo, più ingenuità di alessandro bariccoNon userò queste righe per aggiungere qualche mia mossa allesette di Farinetti perché, in verità, non ne ho. Avrei giusto dadire qualcosa sull’unica cosa che conosco abbastanza bene, cioèil modo che abbiamo di spendere i nostri soldi per educare ilPaese. E so con sufficiente esattezza cosa potrebbe cambiarele cose. Ma ho già avuto altre possibilità di spiegarmi e d’altraparte qualche punto significativo nelle 7 mosse c’è, e mi tro-va perfettamente d’accordo. Dunque soprassiedo e preferiscodedicare queste poche righe a dire ciò che penso del lavoro diOscar Farinetti. Non mi riferisco a quello di ammucchiare soldicon idee geniali e facendosi un mazzo così, ma quello di provarea scrivere in sette mosse quel che secondo lui bisognerebbe fareper salvare questa Italia. La prima cosa mi è venuta in mente sentendo discutere OscarFarinetti e Riccardo Illy in barca. Si parlava di riforma della politica.Farinetti è per la soppressione dell’immunità parlamentare. Illy gliricordava, con la puntigliosa intelligenza che ho scoperto essereuna sua adorabile qualità, che l’immunità è sancita dalla Costitu-zione è ha un suo senso preciso e condivisibile. In un certo sensoavevano ragione tutti e due. Ma il modo di aver ragione di Fari-netti era particolare e mi ha insegnato una caratteristica delle suemosse che va compresa. La riassumerei così: le 7 mosse funzione-rebbero in un Paese in cui si fossero già attuate le 7 mosse. In que-sto io riconosco quel miscuglio di illogicità e di feroce determina-zione che sempre noto nel pensiero degli utopisti (chiarisco cheutopisti non è per me un eufemismo per fessi, ma un sinonimolaico di profeti). In genere pensano cose che non si potrebberofare nel mondo così com’è ma che, se realizzate, costruirebberoun mondo in cui cose del genere sarebbe naturalissimo farle. Seuno pensa ad esempio alla politica come servizio, l’immunità di-venta inutile. Ma se uno pensa alla lotta politica di oggi, l’immu-nità rappresenta una garanzia quasi necessaria. E d’altronde: se sitogliesse l’immunità la politica avrebbe più possibilità di diven- 71
  52. 52. la parola ai naviganti tare servizio e basta. Oscar Farinetti tende a proporre soluzioni che saltano le obiezioni prefigurando un paesaggio in cui quelle obiezioni non avrebbero più senso. Per usare un gergo contadi- no che non gli dispiacerebbe, “mette il carro avanti ai buoi”. Per quel che ne capisco io, è l’unico modo di pensare, se quello che vuoi ottenere è una qualche rivoluzione. Il sistema, quando è così marcio, non si modifica registrandone alcune viti un po’ lasse. Lo si sposta di forza oltre se stesso. Senza violenza, inutile e contro- producente. Ma con un’acrobazia del pensiero che salta qualche passaggio e rimette tuti i pista in un campo da gioco diverso. La seconda cosa che mi attira delle mosse di Oscar è che capo- volgono i termini del problema. I più, oggi, in Italia, credono che il problema sia politico, di leadership, di mancanza di un proget- to politico maggioritario. Le 7 mosse invece partono dal basso: quelli sono i problemi, queste potrebbero essere le soluzioni. Poi, semmai, dopo aver lavorato duro, verrà il momento di capire se quella rete di soluzioni ha un colore politico o addirittura una sua matrice culturale, se non addirittura ideologica. Ma intanto si trat- ta di far tornare dei numeri, di risolvere problemi, non di imma- ginare alleanze elettorali. Forse in un altro momento storico una posizione del genere mi avrebbe insospettito. Ma qui ci troviamo a mollo da anni in un dibattito muro contro muro in cui due italie contrapposte si occupano sostanzialmente di delegittimarsi reciprocamente, nella quasi completa assenza di programmi che producano soluzioni e non consenso elettorale: un sano ritorno a uno sguardo pragmatico non mi suona così male. Con vigilanza, ma lo sto ad ascoltare. Terza cosa. Quasi in ogni mossa si invoca un ritorno alla com- petenza. Facciamo fare le cose a chi le sa fare. E quasi sempre chi le sa fare è gente che viene dalla società civile e le ha fatte con successo, rischiando sulla propria pelle. Il famoso “tecnico”, si dirà. Non so. A me piace la suddivisione dei compiti. I politici a creare il consenso necessario, a coagulare la sensibilità collettiva, a salvaguardare gli equilibri istituzionali del Paese, e dei superma- nager che per pura passione gestiscono piccole rivoluzioni e poi se ne tornano a casa. Non è un modello male. Finita la bufala del premier imprenditore, e del Paese-azienda, nel modo di pensare di Farinetti si affaccia un modo di impostare le cose che peraltro non è solo suo e che comunque merita un po’ di attenzione. Una sor-72
  53. 53. 7 mosse l’italiata di bilanciamento tra il talento politico e quello manageriale. Senon altro è una soluzione che difende con fermezza il ruolo dellapolitica, pur smussandone il primato. E crede nelle istituzioni, purimponendogli la sponda di una più dinamica società civile. Ultima cosa. Mi piace che le 7 mosse credano in un Paese mo-derno. Quando si parla si smilitizzare il Paese, di promuovere unanuova cultura rispetto ai problemi dell’energia, di affermare il pri-mato della laicità o anche solo quando si esorta a sburocratizzareil Paese, io leggo di un’Italia che non ho mai conosciuto e che infondo era quella che volevo da giovane con una rabbia che adessoriservo, forse sbagliandomi, ad altre cose. Ci leggo il coraggio discegliere scenari dove il futuro non è una malinconica illusione,ma l’unico terreno possibile dove seminare il presente. Per tutte queste ragioni leggo le 7 mosse e non è una lettura chemi lascia indifferente. Riesco pefino a dimenticarmi le tante debo-lezze che hanno e che nenache Farinetti si nasconde. A me suonaparticolarmente imperdonabile l’assenza di un problema comequello della delinquenza organizzata: come pensare di salvare unPaese senza incominciare a recuperare la metà di Paese che quelli,bene o male, tengono in ostaggio? Così come mi sembra peri-coloso (non utopistico, quello sarebbe un pregio) il modello divelocità che si pensa di poter imprimere al Paese. La velocità èbellissima, ma fa fuori i più lenti e la lentezza non è sempre unaprova di stupidità, ma spesso la conseguenza di una fragilità cheè di molti, a cui sarebbe assurdo farne una colpa. Voglio dire cheun Paese è fatto di milioni di singolarità e pensare di spararlo atavoletta su per rivoluzioni che cambiano il mondo in un mesesuona molto bello, ma non necessariamente è il modo migliore ditenerlo insieme, quel Paese. Cionondimeno qualcosa resterà, di queste 7 mosse, ne sono con-vinto. Seminate in questo modo un po’ guascone, da vero mer-cante di talento, germoglieranno in qualche modo entrando nelsistema sanguigno di questo Paese, nel momento in cui, come maiin passato, c’è bisogno di idee, ingenuità, coraggio e ottimismo. 73
  54. 54. riflessioni da “i love barolo” di mario brunelloprologoSubisco da sempre il fascino dell’ “imprenditore”, colui che partescommettendo su di sé e sulle sue idee. Naturalmente i fini pos-sono essere i più svariati, ma quando sono sani, la figura dell’im-prenditore si identifica meglio con la radice del termine impresa. Così, attratto dall’impresa, ho partecipato alla traversata, al viaggioverso una sana utopia. Sono salito sulla barca fiducioso di trovarebuona compagnia e due certezze: il comandante Soldini, uno chesa domare il vento, e il comandante Farinetti che invece di accon-tentarsi del più o meno cerca il meno e più. Purtroppo solo una brevetratta, ma abbastanza per capire che c’è veramente tanta voglia divivere in un Paese migliore, una voglia che potrebbe diventare con-tagiosa (se la politica ritornasse ad ascoltare le esigenze dei cittadinie tornasse a essere un vero servizio per il Paese). Sulla barca ho portato il mio violoncello perché volevo che lamusica fosse presente anche fisicamente in queste 7 mosse. Hocondiviso in linea generale tutti gli argomenti delle 7 mosse, per-ciò non voglio aggiungere niente al documento finale, semmaiqualche puntualizzazione di carattere personale che non sposta ilsenso del documento. Penso però di approfittare (mi scuserete)di questo spazio per insistere sul dare voce alla musica, provando ainserirla, dove possibile, ed esserne rappresentante anche in que-sta sorta di progetto per una Italia migliore. MENO POLITICI, PIù POLITICAD’accordo su tutta l’analisi della situazione in cui la politica staoperando, sul fatto che in troppi vivano di politica per fini per-sonali e anche sulle soluzioni di drastico, ma opportuno dimez-zamento dei numeri. Rimane una “stonatura” per me, il fatto dicoinvolgere in questo taglio i sindacati. Non posso dimenticare 75
  55. 55. la parola ai naviganti la storia e il valore di conquista sociale di questa voce in rappre- sentanza dei diritti del lavoratore. Rimane il fatto che in troppi hanno abusato anche di questo legittimo diritto. Nel mondo della musica, di tutta la musica: meno musicanti, più musicisti. Nel senso che a tutti i livelli dirigenziali del mondo della musica ci vogliono persone oltre che competenti, anche che amino la musica e che ne comprendano profondamente il valore di umanità, di universalità, di ricchezza culturale e non vedano solo il lato esteriore di evento o, peggio ancora, solo il lato economico. MENO SPRECHI, PIù RESPONSABILITà Proprio come si fa in famiglia, e come non essere d’accordo! Una proposta per la musica: ridurre i cachet. In nessun altro Pae- se d’Europa si pagano onorari così alti come in Italia. Una giusta riduzione per allinearsi alla media farebbe risparmiare un bel po’. Una piccola percentuale dell’onorario dovrebbe poi essere lascia- ta su un fondo per la diffusione della musica in asili, scuole ecc. Non è giusto che chi prende soldi pubblici limiti la sua perfor- mance a una piccolissima parte della popolazione: tutti i cittadini hanno pagato con le loro tasse quell’esibizione. è anche per l’arti- sta stesso una sorta di investimento sul suo pubblico futuro. Sulle tasse: non pagare le tasse deve essere tabù. MENO BOMBE, PIù DIPLOMAZIA Aggiungerei un testo da studiare a scuola: Il Disertore di Boris Vian. In piena facoltà egregio presidente le scrivo la presente che spero leggerà. La cartolina qui mi dice terra terra di andare a far la guerra quest’altro lunedì76
  56. 56. 7 mosse l’italiaMa io non sono quiegregio presidenteper ammazzar la gentepiù o meno come meIo non ce l’ho con leisia detto per incisoma sento che ho decisoe che diserterò.Ho avuto solo guaida quando sono natoi figli che ho allevatohan pianto insieme a me.Mia mamma e mio papàormai son sotto terrae a loro della guerranon gliene fregherà.Quand’ero in prigioniaqualcuno mi ha rubatomia moglie e il mio passatola mia migliore età.Domani mi alzeròe chiuderò la portasulla stagione mortae mi incamminerò.Vivrò di caritàsulle strade di Spagnadi Francia e di Bretagnae a tutti griderò.Di non partire piùe di non obbedireper andare a morireper non importa chi. 77
  57. 57. la parola ai naviganti Per cui se servirà del sangue ad ogni costo andate a dare il vostro se vi divertirà. E dica pure ai suoi se vengono a cercarmi che possono spararmi io armi non ne ho. Si parla di tagli, no? E allora sospendere la produzione e la ven- dita di tutti i videogiochi di guerra. Poi va a finire che i nostri ragazzi, una volta cresciuti, giocano sul serio “alla guerra”. MENO INVOCAZIONI, PIù VOCAZIONI Trovo questa mossa la più efficace, è una vera “mossa”, di rapida esecuzione, efficace perché sorprendente nella sua semplicità. In barca c’è stata un tentativo di cambiare l’ordine delle vo- cazioni (cultura per iniziare). Questo non avrebbe cambiato il contenuto del documento, ma “l’armatore” ha giustamente fatto valere le sue ragioni. Al punto 11, una piccolezza: non metterei cultura e arte ita- liana, lascerei cultura e arte in generale. Penso che la vocazione non debba essere limitata a un “prodotto” italiano, ma cogliere l’essenza della cultura, che è dialogo con la modernità e il nostro tempo ormai non ha frontiere. Altra cosa sono i beni culturali italiani che vanno promossi sia dentro sia fuori dal nostro Paese. La musica, ma tutta l’espressione artistica, dovrebbe essere uno dei veicoli privilegiati per la valorizzazione di innumerevoli luoghi legati alla nostra storia, palazzi, chiese, siti, archeologia industriale e gli interventi a sostegno dell’organizzazione di iniziative dovreb- bero essere programmati seriamente, facilitando gli investimenti per il riutilizzo e l’uso di questi luoghi.78
  58. 58. 7 mosse l’italia MENO LITI, PIù ACCOGLIENZASulla seconda parte, l’immigrazione: anche qui la musica (tuttala musica) dovrebbe entrare come una delle soluzioni all’inte-grazione. Premiare e sostenere con incentivi chi si adopera perinserire nelle manifestazioni opere nuove o di tradizione di Paesida cui provengono gran parte dei nostri immigrati. Beethoven,per quanto universale, non può unire tutte le genti con il suo Innoalla gioia. MENO IO, PIù NOIEnergia e ambiente. Forse un’attenzione in più sui rifiuti, proble-ma enorme. Si dovrebbe cambiare il termine “rifiuti” con “mate-riale”. Nell’immaginario i rifiuti sono spazzatura, ma spazzaturaè il miscuglio sporcato dal rifiuto umido. Diamo importanza al“materiale” come elemento di ricchezza per tutti – se differenzia-to e riciclato – e non di inutilità, se “sporcato”. MENO LEGGI, PIù DISCIPLINA MENO CHIESA, PIù GESùSpalmerei il testo della prima parte “meno leggi più, discipli-na” sulle mosse precedenti per lasciare così tutta l’attenzione su“meno Chiesa, più Gesù”. Quest’ultima mi sembra una mossaindispensabile per dare uno slancio vero, libero, al nostro Paeseche, a causa di questa presenza, per ogni progetto di costruzionedel futuro e per ogni adeguamento all’Europa deve subire il pesodi un giudizio preventivo.EPILOGO“I love Barolo”, grazie! 79
  59. 59. meno teoria, più pratica di moreno cedroniCari tutti, sicuramente rendo meglio con una padella in mano checon una penna, ma cercherò di mettere lo stesso impegno nellascrittura in queste poche righe. All’inizio della mia carriera di ri-storatore – quasi ventisette anni fa – quando venivano giornalistidi guide gastronomiche avrei voluto trasformarmi in un cuocobravo dell’epoca. Che so, un Marchesi o un Vissani. Ora vorreitrasformarmi in un bravo scrittore e quindi penso senza indugio aFaletti… anzi, Giorgio, se vedi qualche errore correggilo pure! Da uomo di mare ho scoperto un mio tallone d’Achille soffren-do per una giornata abbondante il mal d’oceano, ma le emozioniricevute hanno di gran lunga ripagato il fatto. Senz’altro sonoquello che da questa esperienza ha ricevuto più di quello che hadato. Che volete, ho dato alcuni sapori della mia infanzia, ho fat-to assaggiare a tutto l’equipaggio il brodetto che mia madre mimetteva anche nel biberon. Io che nascevo nel famoso chilometrozero senza saperlo, dove dietro casa la nonna allevava animali dacortile e coltivava ortaggi e davanti il mare offriva i suoi frutti. Quello che ho ricevuto è stato veramente intenso e tanto, unbombardamento sotto ogni aspetto (intellettuale, umano e senso-riale), dove persone mai viste o viste in televisione e sui giornalisembrava di conoscerle da una vita. Questa la forza della barca, lafoza del mare, la forza della natura, la forza dell’intelligenza. In questo contesto le 7 mosse rappresentano un modo per lan-ciare messaggi importanti. Pensando al momento storico sicura-mente l’ago della mia bilancia va più verso le difficoltà che versole positività, ma dopo aver conosciuto tutti voi e leggendo i com-menti di chi non ho avuto la fortuna d’incontrare, dico invece cheè il momento giusto per farci sentire. è il nostro momento! Per quello che riguarda il mio piccolo, appoggio in pieno il fattodi istruire fin dalle scuole primarie i nostri figli alle ricchezze dellanostra terra come alle religioni del mondo. Vorrei che i nostriristoranti fossero come le botteghe dove una volta si imparava illavoro, implementare stage e apprendistato. 81

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