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Report Metaplan GAL Agrisociale

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Il report del Metaplan® del Percorso di Progettazione Partecipata AgriSociale. Organizzato dal GAL Sulcis Iglesiente, Capoterra e Campidano di Cagliari. Santadi (Sardegna) 03/02/2012

Il report del Metaplan® del Percorso di Progettazione Partecipata AgriSociale. Organizzato dal GAL Sulcis Iglesiente, Capoterra e Campidano di Cagliari. Santadi (Sardegna) 03/02/2012

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  • 1. Workshop di Progettazione PartecipataSantadi, 3 febbraio 2012
  • 2. INDICE1 Il progetto AgriSociale ............................................................................ 22 Il processo partecipativo e il workshop di Santadi............................... 32.1 I servizi sociali finanziabili dalla Misura 321 e le esigenze del territorio ....42.2 Gli attori dell’agricoltura sociale e il loro ruolo ............................................92.3 Le caratteristiche dell’azienda agricola .................................................. 142.4 Gli scenari possibili......................................................................................17Crediti ........................................................................................................ 20 1
  • 3. 1 Il progetto AgrisocialeIl Progetto AgriSociale, promosso dal Gal Sulcis Iglesiente Capoterra e Campidano diCagliari, mira alla realizzazione di un processo partecipativo per la creazione di unarete di soggetti che cooperino allo sviluppo dell’agricoltura sociale nel territorio delSulcis Iglesiente.La costruzione della rete è finalizzata all’attuazione della Misura 321 (Azione 1) del PSR2007-2013 (Programma di Sviluppo Rurale della Regione Sardegna) che prevede aiutiper l’avviamento di servizi innovativi alla persona nei settori socio assistenziale elavorativo, riguardanti l’integrazione e l’inclusione sociale attraverso l’erogazione diprestazioni di terapia assistita (pet-therapy, horticultural-therapy, agroterapia, arteterapia,ippoterapia, etc.), e/o di reinserimento sociale e lavorativo da realizzarsi presso le fattorieagrisociali che affrontino in modo peculiare il tema dell’inclusione e della formazionemediante pratiche di agricoltura, di manutenzionedel paesaggio, nonché attività produttive culturali edartistiche legate alla ruralità.L’agricoltura sociale unisce ilmondo della produzioneagricola a quello dei servizialla persona favorendo ilbenessere di categorie dipersone svantaggiate inun’ottica di multifunzionalitàdell’impresa agricola. Inquesto senso tende aperseguire non solo la nascitadi nuove politiche di welfarema anche lo sviluppo sociale-culturale edeconomico di un intero territorio.Le attività dell’agricoltura sociale sono diverse e variano a seconda della prestazioneassistenziale, della tipologia di servizi, della struttura dell’azienda agricola e, più ingenerale, di tutti gli attori che collaborano alla sua realizzazione. 2
  • 4. 2 Il processo partecipativo e il workshop di SantadiIl processo partecipativo AgriSociale, ha preso il via il 5 dicembre 2011 a Masainas conun seminario informativo sul tema dell’agricoltura sociale, durante il quale sonointervenuti l’Autorità di Gestione del PSR, rappresentanti della Provincia di CarboniaIglesias, il Direttore e il Presidente del GAL, un esperto di Politiche Agricole dell’IstitutoNazionale di Economia Agraria (INEA), un consulente della società Poliste, incaricata dellaprogettazione e facilitazione del percorso progettuale.Il seminario, aperto a tutti i potenziali interessati all’argomento, è stato in qualche modopropedeutico al workshop partecipativo dal titolo Costruiamo insieme il sistema dellaagricoltura sociale nel territorio: quali bisogni e quali servizi? svoltosisuccessivamente, il 16 dicembre 2011, tramite la metodologia dell’Open SpaceTechnology (OST), o dello spazio aperto di discussione.A fine giornata i contributi dei partecipanti all’OST sono stati raccolti in un Istant Report inviato successivamente ad ognuno diLa metodologia Metaplan® essi e pubblicato nel sito web del GAL Sulcis.L’approccio utilizzato per la facilitazione deiworkshop si basa sulla metodologia Metaplan®, Venerdi 3 febbraio si è svolto il primouna tecnica di discussione basata sulla dei due workshop di progettazionevisualizzazione, utile per affrontare e risolvere in partecipata previsti dal progetto,forma condivisa specifici problemi. Essa entrambi facilitati tramite laconsente, infatti, di gestire una discussione di ® metodologia Metaplan . Alla giornatagruppo e raccogliere, selezionare e hanno preso parte, oltre a imprenditoriomogeneizzare i diversi contenuti espressi daipartecipanti (esperienze, opinioni, soluzioni, agricoli e cooperative sociali, diversidomande, risposte). L’obiettivo della metodologia attori, quali i rappresentanti di alcuniè evidenziare i punti di vista di un gruppo diindividui su un determinato tema, per arrivare adun’analisi che consideri le affermazioni di tutti emantenga la ricchezza delle proposte individualiportando il gruppo verso un risultato operativo. Ilmetodo fornisce una versione sinergica ecollettiva determinata del processo di gruppo.La gestione dei diversi workshop con questametodologia permette di predisporre il report dei comuni del territorio, della Provincia dilavori, che tiene traccia delle diverse fasi del Carbonia Iglesias, della Regionelavoro, restituisce la ricchezza delle discussioni Sardegna, del Ministero della Giustizia,realizzate durante gli incontri e raccoglie le idee degli Istituti Scolastici, di Coldiretti edegli attori del processo. alcuni cittadini dell’area interessata dal progetto. 3
  • 5. 2.1 I servizi sociali finanziabili dalla Misura 321 e le esigenze del territorioIl workshop è stato aperto dal Presidente del GAL, che ha riaffermato il sensodell’iniziativa, e dai saluti dell’Assessore alle Politiche sociali del Comune di Santadi. Èseguito un intervento della direttrice del GAL, che ha presentato i dettagli tecnici dellaMisura 321 Azione 1 del Piano di Sviluppo Locale. Di seguito, due consulenti della societàPoliste, uno dei quali esperto di politiche sociali, hanno dato avvio ai lavori con lapresentazione degli obiettivi e del programma di lavoro della giornata. 4
  • 6. Nella prima parte del workshop, dopo una breve presentazione dei partecipanti, questisono stati invitati a riflettere sulle esigenze prioritarie del proprio territorio a partiredalle quattro tipologie di prestazioni principali comprese nell’Azione 1 della Misura321 del PSR, ognuna delle quali è composta da una gamma di servizi differenziata.Le azioni possibili sono: - Inserimento sociale, ossia attività di utilità sociale e inserimento sociale di soggetti svantaggiati. Rientrano in questo gruppo di attività l’accoglienza per gli anziani, i servizi all’infanzia, gli orti sociali etc., - Inserimento lavorativo, ossia attività di inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati, quali i detenuti, i minori in condizioni di disagio e i disabili sia fisici che psichici - Inserimento lavorativo e sociale, nel quale rientrano attività inerenti le due prestazioni svolte contestualmente - Terapia assistita con servizi quali l’arte terapia, l’ippoterapia, l’aeroterapia etc.Ai partecipanti è stato chiesto di definire quali di queste fossero prioritarie nelterritorio, tramite una votazione effettuata con bollini, integrata successivamente in unadiscussione approfondita relativa alle scelte effettuate.La maggior parte dei partecipanti, n. 23, ha dato priorità all’inserimento lavorativo esociale, n. 10 all’inserimento lavorativo, n. 3 alla terapia assistita e n. 1all’inserimento sociale.Il tema dell’inserimento lavorativo è risultato nella discussione, particolarmenterilevante specialmente in virtù dell’attuale periodo di crisi economica che tocca inmaniera accentuata il mondo agricolo. Allo stesso tempo si è evidenziata la difficoltà,proprio a causa della crisi, di inserire nelle piccole aziende agricole nuovi lavoratori.Questo ha spostato in parte l’attenzione del gruppo verso un più ampio intervento diinserimento sociale, per migliorare la qualità della vita nel territorio.Si è sottolineata la necessità di attivare una rete tra il GAL e le aziende del territorio,che aiuti le persone a formarsi e trovare sbocchi occupazionali nel territorio stesso.Inoltre, per alcuni partecipanti, sarebbe più opportuno coprire posti di lavoro nelleaziende più grandi mentre per altri è la piccola impresa a dover accogliere ilavoratori per potergli permettere di crescere e innovarsi.Nonostante la formazione professionale non sia finanziabile direttamente dalla Azione 1,il tema è stato discusso più volte: si è sottolineato come, pur non significandonecessariamente assunzione, essa sia importante se indirizzata allo sviluppogenerale del territorio e dunque delle piccole realtà. Si sente poi l’esigenza disensibilizzare e incentivare la formazione professionale dei detenuti perché lamaggior parte delle problematiche che si riscontrano con gli stessi riguardano soprattuttola mancanza di precise competenze in campo lavorativo. 5
  • 7. In generale la fattoria sociale si presenta come uno dei soggetti che, insieme ad altri,contribuiscono a generare occupazione, ma non può essere l’unico a darle vita. Inquesto senso, l’obiettivo generale di un percorso come quello che si sta intraprendendo,non viene ad essere quello della massima occupazione ma l’insegnamento el’incremento di competenze tramite l’integrazione delle politiche sociali con quelledel lavoro e la creazione di benessere in senso più ampio attraverso i servizi sociali, leaziende agricole, le cooperative e tutti gli altri soggetti inclusi nel processo. Pertanto iltema centrale non è tanto l’occupazione quanto l’occupabilità.È stato suggerito anche che le azioni rivolte alle aziende agricole debbano, in qualchemodo, renderle competitive sul mercato e che il primo beneficiario di tali azioni debbaessere il sistema territoriale su cui queste insistono.A tal proposito si fa presente come la Misura 321 abbia la capacità di collegarsi edessere propedeutica ad altre misure di sviluppo locale presenti nel PSL, quali adesempio la 312 e la 311. Misure come quelle sopradette, dovrebbero contribuire almiglioramento della qualità della vita attraverso il corrispondente sviluppo di alcuniservizi e del welfare. L’aumento della multifunzionalità potrà indirettamente concorrereallora, all’aumento delle opportunità occupazionali. Per fare questo però, è consideratafondamentale, in questa fase del progetto, la creazione di una rete sul territorio.Per quel che concerne i beneficiari ultimi del progetto, ossia i soggetti svantaggiati, èstato evidenziato come, con azioni di inserimento lavorativo e sociale, sia più facileallargarne il numero. Al contempo risulta essenziale distinguere tra soggetti chegodono di risorse finanziarie anche se minime e chi, come capita spesso nel casodegli ex detenuti, non possiede nulla. Nei percorsi di inserimento per soggetti comequesti è corretto tener presente come alla credibilità sociale vada ad affiancarsi un fortebisogno di trovare occupazione.Particolarmente importante è stata poi la parte di discussione riservata al tema delladisoccupazione giovanile ma anche della mancanza, per i ragazzi, di legami culturalicon il territorio. Oltre a una visita guidata nelle fattorie didattiche (per le quali vi sonoulteriori misure del PSL) con un’esperienza in azienda si potrebbe auspicare ad unacrescita di vita dei ragazzi e un modo diverso di fare sistema in un territoriorendendo la scuola un attore fondamentale dei percorsi di inserimento.Per quel che concerne la terapia assistita è stato segnalato come manchino nel territorioaziende in grado di ospitare servizi e attività di questo tipo. 6
  • 8. Infine, sono state evidenziate problematiche generali, quali i problemi economici estrutturali del territorio sui quali si consiglia di concentrarsi prima di avviare il sistema difattorie sociali e il rischiodell’assunzione “drogata” dafinanziamenti. 7
  • 9. 8
  • 10. 2.2 Gli attori dell’agricoltura sociale e il loro ruoloIn una seconda fase del workshop è stato chiesto ai partecipanti di indicare quali fossero,a loro parere, i potenziali attori dell’agricoltura sociale. Dopo aver elencato tutte lecategorie di attori locali presenti all’incontro, è stato richiesto di fare un ulteriore sforzo diriflessione per individuare quali fossero le tipologie di soggetti che, pur mancando alprocesso partecipativo, vengono considerati rilevanti. Come visibile dalla foto e dalla figura, il gruppo dei presenti è piuttosto variegato e composto da cooperative sociali di tipo A e di tipo B, aziende agricole, rappresentanti di enti pubblici e altri soggetti quali il Parco Geominerario, un istituto scolastico (Ipsia) e la Coldiretti. Tra gli attori mancanti, ma ritenuti importanti, sono stati segnalati la ASL, la Provincia di Cagliari, le Associazioni di volontariato, le associazioni di utenti e i soggetti del PLUS. 9
  • 11. 10
  • 12. Per proseguire e stimolare ulteriormente la discussione è stato poi chiesto ai presenti, diindicare quale fosse, a loro parere, il ruolo degli attori precedentemente indicati esuggeriti. Di seguito si riportano i risultati della discussione.Ai comuni si da il ruolo di: • reperimento dell’utenza tramite i servizi sociali; • co-finanziamento; • propulsione; • integrazione con altri servizi erogati e sostenibilità della rete; • analisi dei bisogni, mappatura delle risorse e progettazione; • promozione dell’agricoltura sociale stessa.Alle cooperative si da il ruolo di: • erogazione dei servizi sociali; • inserimento lavorativo; • progettazione insieme all’azienda agricola; • reperimento dell’utenza; • accompagnamento all’inserimento sociale (per cooperative di tipo A); • accompagnamento all’inserimento lavorativo (per cooperative di tipo B).Alle aziende agricole si da il ruolo di: • partecipazione al bando e gestione del progetto; • messa a disposizione di risorse umane e del luogo fisico di ospitalità; • orientamento e scoperta di nuove capacità; • insegnamento e trasferimento competenze.Alle Pubbliche Amministrazioni (RAS/Laore/Gal/Coldiretti/INEA/Province), pur con leopportune specificità, si da il ruolo di: • coordinamento; • promozione; • assistenza tecnica; • costruzione della fattibilità amministrativa; • messa a disposizione di risorse finanziarie; • sostegno e supporto alla rete.A tal proposito si mette in rilievo il problema dei rappresentanti delle pubblicheamministrazioni, in particolare sindaci, che spesso tendono a non dare la dovutarilevanza a progetti di questo tipo, delegando il proprio ruolo ad altri. L’esigenza èinvece quella di attuare una gestione a livello territoriale e non comunale connessa ad 11
  • 13. un’operazione di tipo culturale dove i comuni siano capaci di rivedere tutte le risorsein un’ottica di integrazione territoriale.All’Ufficio di Esecuzione Penale Esterna (UEPE) si da il ruolo di: • progettazione di interventi di inserimento lavorativo, per la profonda conoscenza di alcune problematiche; • accompagnamento; • assegnazione utenza. Al Parco Geominerario si da il ruolo di: • supporto all’integrazione territoriale; • cofinanziamento. Ai Centri di Salute Mentale e alla ASL, ancora non presenti nel processo, si ipotizza un ruolo di: • semplificazione delle procedure autorizzative; • progettazione; • assegnazione dell’utenza. 12
  • 14. 13
  • 15. 2.3 Le caratteristiche dell’azienda agricolaDopo aver affrontato il tema del ruolo sono state discusse insieme ai partecipanti lecaratteristiche che l’azienda agricola dovrebbe possedere per diventare fattoriasociale. La discussione è stata avviata sulla base di alcuni pannelli di input contenenti irequisiti presenti nella bozza di Carta dei Servizi delle Fattorie Sociali della Sardegna,documento ancora in fase di definizione da parte dell’Assessorato Agricoltura edell’Agenzia Laore Sardegna. Sulla base di questi contributi è stato chiesto di integrare,assentire o dissentire sui criteri stabiliti dalla Carta.È stato evidenziato come alcune aziende agricole presenti possiedano già molti deirequisiti richiesti dalla Carta ed è stato stabilito di aggiungere l’orticoltura, tra le attività chedeve svolgere la fattoria.Le problematiche riscontrate invece sono soprattutto relative agli spazi attrezzati perl’erogazione dei servizi. Mancano infatti, in più di un’azienda agricola, sia spazidedicati al ristoro che spazi dedicati ai servizi.Il problema delle strutturee dei servizi è anche di tipoeconomico e connesso allamancanza di finanziamentio alla tendenza, nei bandi,ad incentivare il co-finanziamento. Quest’ultimofa in modo che a unimprenditore agricolo incondizioni economicheproblematiche (come lamaggior parte del territoriodel Sulcis) venga tolta lapossibilità di trasformarsied evolvere la propria attività ad esempio, in fattoria sociale, mentre le aziende giàavviate e attrezzate hanno l’opportunità di migliorarsi ulteriormente.Si mette in evidenza poi come la maggior parte delle aziende svolga le proprie attivitàin maniera frammentata sul territorio, in differenti terreni. Avviene dunque che diversiprodotti vengano coltivati in diverse aree e questo acuisce il problema della creazione diservizi e strutture in un unico sito aziendale.La trasformazione dell’azienda in fattoria sociale presuppone poi a monte uncambiamento dell’ordinamento produttivo e uno sforzo di apertura culturale al qualel’imprenditore deve andare incontro. 14
  • 16. Si propone pertanto l’idea, da più partecipanti condivisa, di far cooperare le diverseaziende per fare in modo che possano dare vita ad una vera rete di fattorie sociali. 15
  • 17. 16
  • 18. 2.4 Gli scenari possibiliL’esperto di politiche sociali della società Poliste, ha illustrato alcuni possibili scenari perl’attuazione di ipotesi operative di collaborazione tra i diversi attori per la gestionedei servizi sociali in fattoria. Ogni scenario presentato è stato argomentato e sono statidiscussi i possibili vantaggi e svantaggi. Al termine della presentazione si è chiesto algruppo di partecipanti di esprimere una propria preferenza rispetto all’attuazione dei diversi scenari. Il gruppo, come si può vedere dalla figura, si è decisamente orientato (n. 26 partecipanti) verso lo scenario più complesso ma sicuramente rispondente ad un progetto integrato di agricoltura sociale nel territorio. 17
  • 19. 18
  • 20. 19
  • 21. CreditiPROMOZIONEGAL Sulcis Iglesiente, Capoterra e Campidano di Cagliari:Presidente Cristoforo Luciano PirasDirettore Nicoletta PirasResponsabile amministrativo e finanziario Anna Maria Puggioni,Animatore Daniele SerraSegretario Diana PirasCONSULENZA E COORDINAMENTO METODOLOGICOPoliste S.r.l.: Serenella Paci, Andrea Lorenti,Elena Lai, Marco Piccolo, Giusy Franca Maria DonedduDOCUMENTAZIONE E VIDEOElaborazioni.org in collaborazione con MarraiafuraSi ringraziano…Tutti i partecipanti al workshop per i loro preziosi contributiIl workshop è stato realizzato presso il Centro di aggregazione sociale del Comune di Santadi. 20