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Geopolitica. La Storia che scrive la geografia.

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La storia che scrive la geografia. …

La storia che scrive la geografia.
Invenzione dell'etnia: genesi e sviluppo dell'odio, il caso Rwandese.

Esercitazione MICRI VIII, Università IULM, Milano.
Professor Giuseppe Campione.
Dicembre 2013.

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  • 1. Marco Bistolfi La Storia che scrive la geografia. Invenzione dell'etnia: genesi e sviluppo dell'odio. Il Caso Rwandese. Prova di Geografia Politica. Professor Giuseppe Campione, Novembre 2013. Libera Università di Lingue e Comunicazione IULM, Master MICRI VIII. La storia che scrive la geografia. Invenzione dell'etnia: genesi e sviluppo dell'odio. Il caso Rwandese. Secondo la definizione di politica formale1 , essa riguarda esclusivamente le azioni di governo, i partiti, gli Stati, la guerra e la pace. Si tratterebbe quindi, di un'entità totalmente separata dalla vita di ognuno di noi. Altri come Michel Focault, hanno una visione più estesa della politica, definendola come qualcosa di onnipresente, che influenza in modo diretto e/o indiretto la nostra esistenza come individui sociali. La geografia politica ha ampliato i suoi interessi nel corso della storia, iniziando ad occuparsi di tematiche sempre nuove, destrutturandosi in sotto-materie e analizzando temi che guardano oltre la semplice politica formale di uno Stato, abbracciando la visione suggerita proprio da Focault. La disciplina studia le relazioni spaziali connesse all’esercizio del potere. Potere che va a condizionare le questioni territoriali, e in esse i rapporti tra gli esseri umani e il territorio, quello spazio delle risorse da difendere e sfruttare, uno spazio naturale al tempo stesso prodotto e produttore dell'azione umana, << Il territorio è quindi prodotto storico dei processi di coevoluzione di lunga durata fra insediamento umano e ambiente, natura e cultura e, quindi, come esito della trasformazione dell’ambiente a opera di successivi e stratificati cicli di civilizzazione.2 >> Ma se nella geografia si pone in relazione la moltitudine di gruppi umani con il territorio, e se entrambe le realtà mutano considerevolmente nel tempo, allora non può che esserci una relazione anche fra storia e geografia. Il sentimento di appartenenza al territorio è un fattore fondamentale nella formazione dell'identità di un gruppo. A questo proposito, trovo affascinante come le decisioni politiche e l'uso del potere, possano provocare mutazioni spesso irreversibili all'intero dei gruppi sociali di una determinata regione, e inevitabilmente nel modo in cui l'uomo percepisce il territorio Il colonialismo fu senza ombra di dubbio uno dei periodi più esaltanti da questo punto di vista. Tralasciando le motivazioni che spinsero i paesi europei a sbarcare sulle coste africane e a iniziare un processo di colonizzazione che sarebbe durato diversi anni, salta all’occhio come la geografia politica del territorio africano abbia subito radicali modifiche in breve tempo. L'avvento degli europei nel continente infatti, provocò innumerevoli processi di trasformazione che durarono più di un secolo, e che ancora oggi sono alla base di conflitti spesso sanguinosi e violenti. Da un lato si consolidarono le identità già presenti sul territorio africano, dall'altro se ne crearono di nuove, attraverso un sapiente ma poco lungimirante operato politico, economico, sociale e religioso. 1 J. Painter, Geografia Politica. UTET, Torino 2011. 2 A. Magnaghi, Il progetto locale, Bollati Boringhieri, 2000.
  • 2. Tre furono i principali elementi di novità introdotti dagli europei in Africa, a partire dallo Stato. La regione presentava un quadro politico estremamente eterogeneo, vi si trovavano per lo più piccole comunità locali organizzate in regni, ma si trattava di società ugualitarie, non gerarchizzate. A stravolgere tutto ci pensò l'introduzione della moneta che portò sudditanza tra le popolazioni locali, uno status di subordinazione attraverso l'imposizione d'imposte che costringevano le famiglie ( fino a quel momento abituate ad un economia di sussistenza ), a produrre per poter far fronte ai pagamenti fiscali. Ma è sul concetto di etnia che mi vorrei soffermare maggiormente. Il colonialismo fu una fase storica caratterizzata da invenzioni di tradizioni precedentemente inesistenti e di creazione di vere e proprie etnie3 , e dei rispettivi capi etnici, da parte delle forze occupanti che perseguivano l’antica logica del dividi et impera. Comprensibile, poiché in una regione talmente eterogenea, priva di una vera e propria istituzione con la quale poter dialogare, vi era bisogno di promuovere una o più autorità sul territorio, attraverso la creazione di un vero e proprio set di tradizionalità e ritualità pescando anche dai costumi locali, che potesse legittimarne l'esistenza. Nel frattempo al congresso di Berlino si disegnarono nuovi confini territoriali a tavolino, il territorio africano venne ridotto ad un foglio di carta sul quale tracciare righe più o meno a piacimento, righe che non avrebbero più subito rilevanti modifiche negli anni successivi, nonostante i conflitti esasperati che hanno caratterizzato il continente nell’ultimo secolo. Le città africane acquisirono le caratteristiche tipiche dei regimi di Apartheid, con centri urbani popolati da bianchi da cui veniva amministrato il restante territorio. Una divisione che non stava diventando solamente sociale, economica e etnica, ma anche puramente urbanistica, un ulteriore fattore che andava a favorire l'insorgere di nuove spaccature interne, e l'inasprirsi del sentimento anticoloniale. L'esempio rwandese rappresenta il caso più drammatico del graduale sistema di etnicizzazione, che sfociò nel 1994 con il genocidio dei Tutsi per mano degli Hutu. Per secoli le tre tribù rwandesi Hutu ( la maggioranza, 85% della popolazione totale), Tutsi e Twa condivisero la stessa cultura, lingua e religione; ma dopo il colonialismo, dalla fine della prima guerra mondiale il processo di divisione etnica in Rwanda accelerò considerevolmente. La tattica del Belgio colonizzatore era semplice: esasperare la divisione tra Hutu e Tutsi, ponendo questi ultimi nel settore amministrativo, ed emarginando i primi privandoli dei diritti fondamentali. Prima dell'arrivo dell'Europa non vi era una divisione in termini razziali o etnici della regione. Le teorie razziali nacquero in occidente e vennero trasportate in Africa, toccando con l'Hitlerismo il 3 J. Amselle, L’invenzione dell’etnia, Maltemi Editore, 2008.
  • 3. loro livello più fanatico. Il continente africano divenne una sorta di laboratorio nel quale sfogare quei primi sentimenti nazionalisti e razzisti, che stavano caratterizzando l'Europa del primo novecento, a seguito dell'ondata ottimistica del positivismo ottocentesco. Il Belgio distinse la società rwandese in termini razziali, dottori europei impiegavano il loro tempo nella misurazione delle caratteristiche fisiche della popolazione ( altezza, lunghezza del naso e del cranio ), decidendo chi apparteneva all'etnia Hutu piuttosto che a quella Tutsi. Anche la religione fece la sua parte con sermoni, stampe e dichiarazioni di stampo razziale, basate sui concetti di supremazia e inferiorità ( i Padri Bianchi ). Il mito di Kigua fu applicato alla popolazione Tutsi, la quale venne interpretata dalle letture religiose come popolazione discendente di antichi immigrati dal medio oriente, con la missione divina di conquistare le popolazioni Hutu ritenute inferiori. L'idea originaria era quella di convertire al cristianesimo solamente i capi Tutsi, poiché si credeva che la popolazione restante si sarebbe con il tempo convertita a sua volta, senza pensare che così facendo si immetteva nella società un ulteriore elemento divisorio. Alla vigilia dell'indipendenza del paese si generarono i veri problemi, poiché nacquero un numero rilevante di formazioni politiche Hutu che rivendicavano il loro ruolo nella società, disprezzando anni di malefatte e ingiustizie subite per mano dell'etnia Tutsi, e che marciavano verso il rovesciamento dell'amministrazione, supportati da una maggioranza di consensi in crescita. I belga compresero la situazione e si allearono immediatamente con gli Hutu, promettendo appoggio economico e politico fino all'indipendenza, lasciando di fatto i Tutsi da soli e senza più possibilità di successo politico. Tutte le invenzioni della strategia di colonizzazione europea, attuata in passato con l'obiettivo di controllare il territorio rwandese, si erano ormai radicate in profondità nella cultura del paese. Sull'etnia Tutsi venne convertito tutto quel sentimento anticoloniale accumulato durante decenni di dominio belga, e gli Hutu presero il potere facilmente nel 1959. Un clima di paura iniziò ad instaurarsi nel paese, raccontato dalle migliaia di profughi Tutsi che lasciarono il paese e si organizzarono nel Fronte Patriottico Rwandese, desiderosi di poter tornare un giorno nella Terra delle Mille Colline. A sconvolgere definitivamente gli equilibri nella regione fu il missile che nell’aprile del 1994 colpì l’aereo su cui viaggiavano il presidente del Rwanda Juvénal Habyarimana ( di etnia Hutu ) e quello del Burundi, Cyprien Ntaryamira, mentre si stava avvicinando all’aeroporto di Kigali. Questo fu l’episodio che fece esplodere le violenze in un paese già provato da una gravissima crisi economica e una guerra civile. La propaganda rwandese nel frattempo continuava a fomentare l’odio verso i Tutsi attraverso la tristemente famosa Radio Mille Colline ( RTLM ), che avrebbe fatto da colonna
  • 4. sonora al massacro in atto in tutto il paese nei giorni seguenti. Fa impressione pensare a come il ruolo politico svolto dai tedeschi prima e dai belga poi, abbia creato le basi sulle quali l'odio razziale e classista si diffuse, fino a sfociare in un abominio simile. L'impatto dell'occidente in altre regioni, accompagnato da una scarsa sensibilità culturale, dall'incapacità di comprendere le profonde relazioni fra popolazioni locali e territorio, e dalla difficoltà di ragionare nel lungo periodo, sono motivi di malcontento, malumori, opposizioni, che mescolati ad altri fattori, spesso sfociano in atti di violenza e/o vanno ad alimentare emergenze già esistenti ( si veda il caso iracheno, o il recente intervento europeo in Libia ). Ma in modo particolare, appare imponente l’effetto che questi fattori possono avere sul territorio, e sui rapporti che le popolazioni hanno con esso, in termini sia meramente pratici che d’identità e cultura.

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