Storia Infinita? un'intervista sullo scandalo delle quote latte

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Una lunga intervista fra padre e figlio sullo scandalo delle quote latte, che è costato all'Italia più di 4.2 miliardi di Euro pubblici, oltre a tanti altri soldi privati. …

Una lunga intervista fra padre e figlio sullo scandalo delle quote latte, che è costato all'Italia più di 4.2 miliardi di Euro pubblici, oltre a tanti altri soldi privati.

codice ISBN 9788896428009

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  • 1. 2
  • 2. Dedicato al futuro dei miei figli.3
  • 3. 4
  • 4. SENATO DELLA REPUBBLICA ITALIANAScheda parlamentare del Senatore: ROBUSTI GIOVANNIXII LEGISLATURA (1994/1996)Dati biografici ed elettoraliNato il 1951/12/27 a Piadena (Cremona), residente a Torre de’ Picenardi(Cremona); Imprenditore.Eletto nel Collegio di Casalmaggiore - Viadana (Lombardia) il1994/03/27, proclamato il 1994/04/01, convalida del 1994/09/22.Incarichi ed uffici ricopertiMembro della Commissione Permanente Agricoltura e produzione agroali-mentare dal 1994/05/31 al 1996/05/08.Membro della Commissione d’inchiesta sull’AIMA dal 1995/09/26 al1996/05/08.Presidente della Commissione d’inchiesta sull’AIMA dal 1995/11/16 al1996/05/08.Membro del Gruppo Lega Nord dal 1994/04/18 al 1996/05/08.Attivita’ di presidenza in CommissioneHa presieduto, integralmente o parzialmente, le seguenti sedute dellaCommissione d’inchiesta sull’AIMA il 95/11/16 (P), il 95/12/13 (A),il 96/01/16 (P),il 96/01/24 (P), il 96/01/31 (P), il 96/02/07 (P), il 96/02/13 (P), il 96/02/28 (P).ATTIVITA’ LEGISLATIVAIniziativa legislativaHa presentato come primo firmatario i DDL:- S0603: Istituzione dell’Ente per gli interventi sul mercato agricolo EIMA- S0619: Istituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta sull’Azienda di Stato per gli interventi nel mercato agricolo (AIMA) (Ritirato). 5
  • 5. - S0631: Modifiche alla legge 26 gennaio 1978, n. 14, in materia di parere parlamentare sulle nomine in enti pubblici- S0715: Gestione di ammasso dei prodotti agricoli- S0772: Istituzione di una Commissione parlamentare d’ inchiesta sulla Federazione italiana dei consorzi agrari ( Federconsorzi )- S0982: Nuove norme in materia di produzione, commercializzazione, vendita ed uso dei presidi fitosanitari- S1007: Modifiche all’ordinamento dei consorzi agrari- S1022: Norme per favorire l’impiego di biocarburanti di provenienza agri- cola a fine autotrazione e riscaldamento civile- S1064: Modifica parziale del regime delle quote latte- S1559: Norme relative alla legge pluriennale di spesa per l’agricoltura- S1650: Riordino del sistema lattiero, disposizioni per l’applicazione del regolamento CEE 3950/92 e abrogazione della legge 26 novembre 1992, n. 468- S1651: Revisione dell’imposizione fiscale gravante su alcuni consumi energetici degli insediamenti rurali sparsi- S1661: Istituzione dell’Ente per la ricerca scientifica, tecnologica ed eco- nomica agroalimentare e forestale ( ERSTEAF )- S1975: Norme per il riordino dell’UNIRE ed il rilancio del settore dell’ippicaHa presentato come cofirmatario i DDL:S0507, S0678, S0681, S0682, S0698, S0728, S0755, S0874, S0884,S0893, S0910, S0918, S0952, S1036, S1039, S1126, S1210, S1231,S1304, S1361, S1376, S1395, S1418, S1438, S1439, S1474, S1483,S1486, S1542, S1543, S1549, S1604, S1616, S1639, S1655, S1658,S1670, S1671, S1754, S1763, S1765, S1796, S1847, S1853, S1923,S1938, S1962, S1983, S2021, S2027, S2028, S2029, S2095, S2131,S2216, S2255, S2288, S2360, S2384, S2543.Attivita’ di relatoreÈ stato relatore sui DDL:- S0715: “Gestione di ammasso dei prodotti agricoli” relatore alla Commissione 9^ (Agricoltura e produzione agroalimentare).- S1486: “Norme per l’uso dei traccianti di evidenziazione nella produzione e commercializzazione di latte in polvere ad uso zootecnico” relatore alla Commissione 9^ (Agricoltura e produzione agroalimentare).- S1666: “Differimento di termini previsti da disposizioni legislative nel set- tore agricolo ed altre disposizioni urgenti in materia” relatore alla Commissione 9^ (Agricoltura e produzione agroalimentare). 6
  • 6. Interventi su ddlÈ intervenuto sui disegni di legge:- S0048: “Norme sulle denominazioni di origini protette, sulle indicazioni geografiche protette e sulle attestazioni di specificita’ dei prodotti agricoli e agro - alimentari e adeguamento della materia alle disposizioni comuni- tarie” Nella Commissione 9^ (Agricoltura): in sede referente il 95/02/07 (discussione congiunta con S0403), il 95/03/22, il 95/03/23; in sede deli- berante il 95/05/17, il 95/05/23, il 95/06/13; per dichiarazione di voto: il 95/06/13 (favorevole a nome del Gruppo).- S0158: “Modifica al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, in materia di IVA zootecnica” Nella Commissione 9^ (Agricoltura): in sede consultiva il 94/07/06, il 94/07/07.- S0211: “Conversione in legge del decreto-legge 29 aprile 1994, n.264, recante gestione di ammasso dei prodotti agricoli e campagne di com- mercializzazione del grano per gli anni 1962 - 1963 e 1963 -1964” Nella Commissione 9^ (Agricoltura): in sede referente il 94/06/22. In Assemblea: su questioni procedurali: il 94/06/22.- S0232: “Conversione in legge del decreto-legge 6 maggio 1994, n.271, recante disposizioni urgenti per le Forze di polizia” Nella Commissione 9^ (Agricoltura): in sede consultiva il 94/06/28.- S0252: “Norme sulle caratteristiche merceologiche dei carburanti e per incentivare la diffusione di veicoli e carburanti a un minore tasso di inqui- namento ambientale. Norme in materia di sicurezza dei veicoli a motore” Nella Commissione 9^ (Agricoltura): in sede consultiva il 94/07/20.- S0281: “Disposizioni per il riordino del settore della produzione dell’uva da tavola” Nella Commissione 9^ (Agricoltura): in sede referente il 94/09/28.- S0282: “Nuove norme in materia di scarichi dei frantoi oleari” Nella Commissione 9^ (Agricoltura): in sede referente il 95/11/22 (discussione congiunta con S1181 S1197).- S0336: “Conversione in legge del decreto-legge 25 maggio 1994, n.314, recante istituzione dell’Ente per gli interventi nel mercato agricolo - E. I. M. A. “ Nella Commissione 9^ (Agricoltura): in sede referente il 94/07/06, il 94/07/19 (discussione congiunta con S0480).- S0430: “Conversione in legge del decreto-legge 15 giugno 1994, n. 377, recante disposizioni urgenti per fronteggiare gli incendi boschivi sul terri- torio nazionale” Nella Commissione 9^ (Agricoltura): in sede consultiva il 94/07/06.- S0480: “Istituzione dell’ente per gli interventi nel mercato agricolo” Nella Commissione 9^ (Agricoltura): in sede referente il 94/09/07 (discussione 7
  • 7. congiunta con S0336), il 94/10/19 (discussione congiunta con S0603 S0900), il 94/10/25, il 94/11/02, il 94/11/03, il 94/11/08, il 94/11/09, il 94/11/16, il 94/11/23, il 94/12/15 (discussione congiunta con S0603 S1175), il 95/02/08.- S0515: “Modifiche ed integrazioni al decreto legislativo 11 agosto 1993, n. 375, relativo alla razionalizzazione dei sistemi di accertamento dei lavoratori dell’agricoltura e dei relativi contributi” Nella Commissione 9^ (Agricoltura): in sede referente il 95/02/14 (discussione congiunta con S0726).- S0526: “Conversione in legge del decreto-legge 30 giugno 1994, n.423, recante gestione di ammasso dei prodotti agricoli e campagne di com- mercializzazione del grano per gli anni 1962 - 1963 e 1963 - 1964” Nella Commissione 9^ (Agricoltura): in sede referente il 94/07/26. In Assemblea: in sede di discussione generale: il 94/08/01 (su OdG); in sede di esame degli articoli: il 94/08/01; per dichiarazione di voto: il 94/08/01 (contrario a titolo personale).- S0568: “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 31 maggio 1994, n. 332, recante norme per l’accelerazione delle procedure di dismissione di partecipazioni dello Stato e degli enti pubblici in societa’ per azioni” Nella Commissione 9^ (Agricoltura): in sede consultiva il 94/07/20.- S0588: “Conversione in legge del decreto-legge 30 maggio 1994, n. 323, recante disposizioni urgenti per la campagna lattiero -casearia 1994 - 1995” Nella Commissione 9^ (Agricoltura): in sede referente il 94/07/21. In Assemblea: in sede di discussione generale: il 94/07/21 (su OdG).- S0631: “Modifiche alla legge 26 gennaio 1978, n. 14, in materia di pare- re parlamentare sulle nomine in enti pubblici” In Assemblea: su questioni procedurali: il 94/08/02.- S0679: “Conversione in legge del decreto-legge 25 luglio 1994, n. 464, recante istituzione dell’Ente per gli interventi nel mercato agricolo - EIMA” Nella Commissione 1^ (Affari Costituzionali): in sede consultiva il 94/08/01. In Assemblea: su questioni procedurali: il 94/08/03.- S0715: “Gestione di ammasso dei prodotti agricoli” (relatore) Nella Commissione 9^ (Agricoltura): in sede referente il 94/11/22, il 95/02/22, il 95/03/09.- S0809: “Ratifica ed esecuzione degli Atti finali concernenti i risultati dei negoziati dell’Uruguay Round, adottati a Marrakech il 15 aprile 1994” Nella Commissione 9^ (Agricoltura): in sede consultiva il 94/10/06, il 94/10/11. In Assemblea: in sede di discussione generale: il 94/10/18 (su OdG); per dichiarazione di voto: il 94/10/19 (favorevole a nome del Gruppo). 8
  • 8. - S0840: “Modifiche all’ordinamento dei consorzi agrari” Nella Commissione 9^ (Agricoltura): in sede referente il 95/04/26 (discussione congiunta con S1007 S1489), il 95/09/19.- S0865: “Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sull’Azienda di Stato per gli interventi nel mercato agricolo (AIMA)” Nella Commissione 9^ (Agricoltura): in sede referente il 94/10/05. In Assemblea: in sede di discussione generale: il 95/05/18; per dichiarazio- ne di voto: il 95/05/18 (favorevole a nome del Gruppo).- S1022: “Norme per favorire l’impiego di biocarburanti di provenienza agri- cola a fine autotrazione e riscaldamento civile” Nella Commissione 9^ (Agricoltura): in sede consultiva il 95/02/14, il 95/02/22.- S1105: “Conversione in legge del decreto-legge 7 novembre 1994, n. 621, recante attuazione di regolamenti comunitari relativi alla riforma della politica agricola comune” Nella Commissione 9^ (Agricoltura): in sede referente il 94/11/15. In Assemblea: per dichiarazione di voto: il 94/11/23 (favorevole a nome del Gruppo).- S1117: “Conversione in legge del decreto-legge 9 novembre 1994, n. 624, recante interventi urgenti a favore delle zone colpite dalle eccezionali avversita’ atmosferiche e dagli eventi alluvionali nella prima decade del mese di novembre 1994” Nella Commissione 9^ (Agricoltura): in sede consultiva il 94/11/15.- S1158: “Misure di razionalizzazione della finanza pubblica” Nella Commissione 9^ (Agricoltura): in sede consultiva il 94/11/29. In Assemblea: in sede di esame degli articoli: il 94/12/15 (discussione con- giunta con S1162 S1163), il 94/12/16 (per illustrazione emendamenti), il 94/12/17.- S1162: “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato ( legge finanziaria 1995 )” Nella Commissione 9^ (Agricoltura): in sede consultiva il 94/11/30 (discussione congiunta con S1163).- S1170: “Conversione in legge del decreto-legge 24 novembre 1994, n. 646, recante interventi urgenti a favore delle zone colpite dalle eccezio- nali avversita’ atmosferiche e dagli eventi alluvionali nella prima decade del mese di novembre 1994” Nella Commissione 9^ (Agricoltura): in sede consultiva il 94/12/07.- S1384: “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 23 dicembre 1994, n. 727, recante norme per l’avvio degli interventi pro- grammati in agricoltura e per il rientro della produzione lattiera nella quota comunitaria” Nella Commissione 9^ (Agricoltura): in sede referente il 95/02/21. In Assemblea: per dichiarazione di voto: il 95/02/22 (di asten- sione a nome del Gruppo).- S1386-B: “Modifiche agli articoli 291 e 294 del codice di procedura pena- 9
  • 9. le, in materia di applicazione delle misure cautelari” In Assemblea: su questioni procedurali: il 95/08/03.- S1409: “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 31 gennaio 1995, n. 30, recante misure urgenti per la ripresa della pesca e dell’acquacoltura colpite dall’emergenza ambientale dell’ottobre 1994” Nella Commissione 9^ (Agricoltura): in sede referente il 95/03/14. In Assemblea: in sede di discussione generale: il 95/03/16; per dichiarazio- ne di voto: il 95/03/16 (contrario a nome del Gruppo).- S1416: “Conversione in legge del decreto-legge 23 febbraio 1995, n. 41, recante misure urgenti per il risanamento della finanza pubblica e per l’oc- cupazione nelle aree depresse” Nella Commissione 9^ (Agricoltura): in sede consultiva il 95/03/01. In Assemblea: in sede di esame degli artico- li: il 95/03/07.- S1476: “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 21 gennaio 1995, n. 21, recante interventi per il settore dell’ autotrasporto di cose per conto terzi” In Assemblea: per dichiarazione di voto: il 95/03/16 (favorevole a nome del Gruppo).- S1486: “Norme per l’uso dei traccianti di evidenziazione nella produzione e commercializzazione di latte in polvere ad uso zootecnico” (relatore) Nella Commissione 9^ (Agricoltura): in sede referente il 95/04/27, il 95/05/02.- S1500: “Conversione in legge del decreto-legge 8 febbraio 1995, n. 32, recante disposizioni urgenti per accelerare la concessione delle agevola- zioni alle attivita’ gestite dalla soppressa Agenzia per la promozione dello sviluppo del Mezzogiorno, per la sistemazione del relativo personale, nonche’ per l’avvio dell’intervento ordinario nelle aree depresse del terri- torio nazionale” In Assemblea: per dichiarazione di voto: il 95/04/05 (con- trario in dissenso dal Gruppo).- S1551: “Conversione in legge del decreto-legge 27 marzo 1995, n. 87, recante istituzione dell’Ente per gli interventi nel mercato agricolo - E. I. M. A. “ Nella Commissione 9^ (Agricoltura): in sede referente il 95/04/06. In Assemblea: in sede di discussione generale: il 95/05/17; in sede di esame degli articoli: il 95/05/17, il 95/05/18, il 95/05/23 (per illustrazione emendamenti).- S1568: “Riorganizzazione della sperimentazione agraria ed istituzione dell’Ente nazionale per la ricerca agricola, alimentare e forestale ( E. N. R. A. A. F. )” Nella Commissione 9^ (Agricoltura): in sede referente il 95/07/26 (discussione congiunta con S1661).- S1600: “Disposizioni per l’adempimento di obblighi derivanti dall’apparte- nenza dell’Italia alle Comunita’ europee - legge comunitaria 1994” Nella Commissione 9^ (Agricoltura): in sede consultiva il 95/05/10, il 95/05/16. 10
  • 10. Nella Commissione 1^ (Affari Costituzionali): in sede referente il 95/07/19, il 95/07/20. In Assemblea: in sede di esame degli articoli: il 95/11/28.- S1600-B: “Disposizioni per l’adempimento di obblighi derivanti dall’appar- tenenza dell’Italia alle Comunita’ europee - legge comunitaria 1994” In Assemblea: in sede di esame degli articoli: il 96/01/24.- S1624: “Conversione in legge del decreto-legge 7 aprile 1995, n. 109, recante proroga di termini a favore dei soggetti residenti nelle zone colpi- te dagli eventi alluvionali del novembre 1994 e disposizioni integrative del decreto-legge 23 febbraio 1995, n. 41, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 marzo 1995, n. 85” In Assemblea: in sede di esame degli artico- li: il 95/05/25 (su OdG).- S1650: “Riordino del sistema lattiero, disposizioni per l’applicazione del regolamento CEE 3950/92 e abrogazione della legge 26 novembre 1992, n. 468” Nella Commissione 9^ (Agricoltura): in sede referente il 95/07/27 (discussione congiunta con S1891), il 95/09/13, il 95/09/26 (discussione congiunta con S1891 S1987 S2015), il 95/09/27, il 95/09/28, il 95/11/29, il 95/12/12, il 95/12/21.- S1666: “Differimento di termini previsti da disposizioni legislative nel set- tore agricolo ed altre disposizioni urgenti in materia” (relatore)Nella Commissione 9^ (Agricoltura): in sede deliberante il 95/06/15, il 95/06/27, il 95/07/12, il 95/07/26, il 95/08/02, il 95/10/05.- S1729: “Celebrazione del bicentenario della Repubblica Napoletana del 1799” Nella Commissione 9^ (Agricoltura): in sede consultiva il 95/08/03. - S1770: “Conversione in legge del decreto-legge 26 maggio 1995, n. 192, recante istituzione dell’Ente per gli interventi nel mercato agricolo - E. I. M. A e disciplina transitoria della sua attivita’” Nella Commissione 1^ (Affari Costituzionali): in sede consultiva il 95/05/30. In Assemblea: su questioni procedurali: il 95/06/01.- S1814: “Organizzazione e funzionamento dell’Ente per gli interventi nel mercato agricolo - E. I. M. A. “ Nella Commissione 9^ (Agricoltura): in sede referente il 95/06/15, il 95/06/20, il 95/06/22, il 95/07/04, il 95/07/05, il 95/07/11.- S1954: “Conversione in legge del decreto-legge 14 luglio 1995, n. 281, recante attuazione del fermo biologico della pesca nel 1995” Nella Commissione 9^ (Agricoltura): in sede referente il 95/07/26.- S2005: “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 giugno 1995, n. 261, recante disposizioni urgenti in materia di assistenza farmaceutica e di sanita’” Nella Commissione 9^ (Agricoltura): in sede consultiva il 95/08/02.- S2019: “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 1996 e bilancio pluriennale per il triennio 1996 - 1998” Nella Commissione 9^ 11
  • 11. (Agricoltura): in sede consultiva il 95/10/12 (discussione congiunta con S2019-BIS S2156). Nella Commissione 5^ (Bilancio): in sede referente il 95/11/01 (discussione congiunta con S2019-BIS S2156).- S2056: “Conversione in legge del decreto-legge 3 agosto 1995, n. 325, recante disposizioni per l’attuazione dei regolamenti comunitari relativi alla riforma della politica agricola comune per l’anno 1995” Nella Commissione 9^ (Agricoltura): in sede referente il 95/09/21. In Assemblea: per dichiarazione di voto: il 95/09/21 (favorevole a nome del Gruppo).- S2157: “Misure di razionalizzazione della finanza pubblica” Nella Commissione 9^ (Agricoltura): in sede consultiva il 95/10/12. Nella Commissione 5^ (Bilancio): in sede referente il 95/11/01 (discussione congiunta con voto regionale 0042). In Assemblea: in sede di discussio- ne generale: il 95/11/08 (su OdG) (discussione congiunta con S2019 S2019-BIS S2156); in sede di esame degli articoli: il 95/11/09 (per illustra- zione emendamenti), il 95/11/13, il 95/11/14, il 95/11/15, il 95/11/16, il 95/11/17 (su OdG).- S2157-B: “Misure di razionalizzazione della finanza pubblica” Nella Commissione 9^ (Agricoltura): in sede consultiva il 95/12/21.- S2169: “Conversione in legge del decreto-legge 1 settembre 1995, n. 370, recante trasferimento all’AIMA di fondi per corrispondere agli impe- gni nei confronti dell’Unione europea, relativi ai prelievi nel settore lattie- ro - caseario” Nella Commissione 9^ (Agricoltura): in sede referente il 95/10/18, il 95/10/19, il 95/10/24. In Assemblea: in sede di discussione generale: il 95/10/25; per dichiarazione di voto: il 95/10/25 (favorevole a nome del Gruppo).- S2230: “Conversione in legge del decreto-legge 27 ottobre 1995, n. 446, recante differimento di termini previsti da disposizioni legislative in mate- ria di interventi in campo economico e sociale” Nella Commissione 9^ (Agricoltura): in sede consultiva il 95/11/08, il 95/11/14, il 95/11/22.- S2298: “Conversione in legge del decreto-legge 20 novembre 1995, n. 492, recante disposizioni urgenti per il risanamento dei siti industriali del- l’area di Bagnoli” In Assemblea: in sede di esame degli articoli: il 96/01/18.- S2478: “Conversione in legge del decreto-legge 19 gennaio 1996, n. 26, recante rifinanziamento degli interventi programmati in agricoltura di cui al decreto-legge 23 dicembre 1994, n. 727, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 febbraio 1995, n. 46” Nella Commissione 9^ (Agricoltura): in sede referente il 96/02/14, il 96/02/21. In Assemblea: su questioni pro- cedurali: il 96/03/13; in sede di discussione generale: il 96/03/13 (su OdG); per dichiarazione di voto: il 96/03/13 (favorevole a nome del Gruppo). 12
  • 12. - S2495: “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 4 dicembre 1995, n. 518, recante interventi urgenti nei settori agricoli” Nella Commissione 9^ (Agricoltura): in sede referente il 96/01/31. In Assemblea: in sede di discussione generale: il 96/02/01.- S2518: “Conversione in legge del decreto-legge 31 gennaio 1996, n. 41, recante interventi urgenti nei settori agricoli” Nella Commissione 9^ (Agricoltura): in sede referente il 96/02/13.ATTIVITA’ NON LEGISLATIVA (PRESENTAZIONE DI DOCUMENTI)Atti di indirizzo e di sindacato ispettivo; rapporto di fiduciaHa presentato come primo firmatario la mozione: n° 0052 su AZIENDECREDITIZIE IN PROVINCIA DI MANTOVA il 95/02/09; n° 0106 su AIMA il95/06/21.Ha presentato come cofirmatario la mozione: n° 0025 su QUOTE-LATTEREGIONE SICILIA il 94/09/29; n° 0030 su CONFLITTO POTERI STATO il94/10/12; n° 0064 su POTERI DI CONTROLLO SU FERROVIE DELLOSTATO il 95/03/22; n° 0079 su INTERVENTI PER LA ZOOTECNIA il95/05/17; n° 0098 su INTERVENTI PER ALLEVAMENTI BOVINI DACARNE il 95/06/14; n° 0159 su CANCELLAZIONE PROGRAMMA AGRI-COLTURA RADIO UNO il 95/10/12; n° 0165 su REALIZZAZIONE TRAFO-RO BRENNERO il 95/11/15.Ha presentato come primo firmatario la interpellanza: n° 0160 ai MinistriRisorse agricole, Unione europea il 94/11/03; n° 0182 ai Ministri Pres. delConsiglio, Risorse agricole il 94/11/24 (svolta il 94/11/25). Ha presentatocome cofirmatario la interpellanza: n° 0357 ai Ministri Pres. del Consiglio,Trasporti il 95/11/14.Ha presentato come primo firmatario la interrogazione con risposta orale inAssemblea: n° 00523 al Ministro Risorse agricole il 95/03/08; n° 00770 aiMinistri Pres. del Consiglio, Risorse agricole il 95/07/05; n° 00951 al MinistroRisorse agricole il 95/10/18; n° 01159 ai Ministri Pres. del Consiglio, Graziae Giustizia, Risorse agricole il 96/01/24.Ha presentato come cofirmatario la interrogazione con risposta orale inAssemblea: n° 00139 ai Ministri Pres. del Consiglio, Rapporti col Parlam.,Finanze, Difesa il 94/07/26 (svolta il 94/08/03); n° 00141 al MinistroAmbiente il 94/07/26 (svolta il 94/09/23); n° 00161 ai Ministri Affari Esteri,Interno, Difesa, Famiglia il 94/08/01; n° 00469 al Ministro Risorse agricole il95/02/15; n° 00473 ai Ministri Pres. del Consiglio, Tesoro, FunzionePubblica il 95/02/16; n° 00563 al Ministro Trasporti il 95/03/23; n° 00597 al 13
  • 13. Ministro Risorse agricole il 95/04/26; n° 00601 al Pres. del Consiglio il95/04/27; n° 00658 al Ministro Trasporti il 95/05/23; n° 00840 ai MinistriPres. del Consiglio, Tesoro, Risorse agricole il 95/08/02; n° 01199 ai MinistriPres. del Consiglio, Risorse agricole, Industria, Commercio Estero, LavoriPubblici, Ambiente, Sanita’ il 96/02/15.Ha presentato come primo firmatario la interrogazione con risposta scritta:n° 00159 ai Ministri Lavori Pubblici, Difesa il 94/05/12 (risposta annunciatail 95/03/30, pubblicata sul fascicolo n° 00032 del 95/03/29); n° 02075 aiMinistri Universita’, Sanita’, Interno il 94/11/08; n° 02110 ai Ministri LavoriPubblici, Interno il 94/11/09 (risposta annunciata il 95/04/27, pubblicata sulfascicolo n° 00034 del 95/04/26); n° 02132 ai Ministri Interno, Sanita’ il94/11/10; n° 02679 ai Ministri Risorse agricole, Funzione Pubblica il94/12/15; n° 03043 al Ministro Interno il 95/02/01; n° 03071 al MinistroRisorse agricole il 95/02/02; n° 03192 ai Ministri Trasporti, Lavori Pubblici,Ambiente, Interno il 95/02/09; n° 03352 al Ministro Interno il 95/02/22 (rispo-sta annunciata il 95/10/05, pubblicata sul fascicolo n° 00053 del 95/10/05);n° 03449 ai Ministri Risorse agricole, Interno il 95/02/23 (risposta annuncia-ta il 95/09/28,pubblicata sul fascicolo n° 00052 del 95/09/27); n° 03619 ai Ministri Pres.del Consiglio, Grazia e Giustizia, Funzione Pubblica il 95/03/08; n° 03735 aiMinistri Pres. del Consiglio, Funzione Pubblica il 95/03/16; n° 03736 aiMinistri Pres. del Consiglio, Bilancio e Programm., Unione europea,Funzione Pubblica il 95/03/16; n° 04028 al Pres. del Consiglio il 95/04/06; n°04533 ai MinistriPres. del Consiglio, Grazia e Giustizia, Risorse agricole il 95/05/30; n° 04871ai Ministri Interno, Grazia e Giustizia, Difesa il 95/06/21; n° 04873 ai MinistriInterno, Risorse agricole, Grazia e Giustizia il 95/06/21; n° 05485 ai MinistriLavori Pubblici, Ambiente il 95/07/28; n° 07960 al Ministro Pubblica Istruzioneil 96/02/06; n° 07978 ai Ministri Pres. del Consiglio, Finanze, Risorse agricoleil 96/02/06; n° 08305 ai Ministri Pres. del Consiglio, Risorse agricole il96/02/28; n° 08394 ai Ministri Pres. del Consiglio, Tesoro, Finanze il 96/02/29.Ha presentato come cofirmatario la interrogazione con rispostascritta: n°00201 ai Ministri Affari Esteri, Interno, Difesa, famiglia il 94/05/18; n° 01244ai Ministri Bilancio e Programm., Tesoro, Trasporti il 94/08/05; n° 02121 alMinistro Tesoro il 94/11/10; n° 02129 ai Ministri Lavori Pubblici, BeniCulturali, Finanze, Lavoro e Prev. Soc. il 94/11/10 (risposta annunciata il95/05/18, pubblicata sul fascicolo n° 00037 del 95/05/17); n° 02168 aiMinistri Interno, Pubblica Istruzione, Risorse agricole il 94/11/11; n° 02175 alMinistro Trasporti il 94/11/11; n° 02178 al Ministro Trasporti il 94/11/11; n°03214 ai Ministri Lavori Pubblici, Ambiente, Risorse agricole, FunzionePubblica il 95/02/14 (risposta annunciata il 95/06/22, pubblicata sul fascicolo 14
  • 14. n° 00042 del 95/06/21); n° 03268 ai Ministri Sanita’, Grazia e Giustizia,Interno il 95/02/16 (risposta annunciata il 95/03/23, pubblicata sul fascicolo n°00031 del 95/03/22); n° 03270 ai Ministri Pres. del Consiglio, Trasporti il95/02/16; n° 03375 al Ministro Trasporti il 95/02/22; n° 03791 ai Ministri Pres.del Consiglio, Interno il 95/03/21; n° 04271 al Ministro Risorse agricole il95/05/11; n° 04528 al Ministro Risorse agricole il 95/05/30; n° 04529 alMinistro Lavoro e Prev. Soc. il 95/05/30 (risposta annunciata il 95/10/19, pub-blicata sul fascicolo n° 00055 del 95/10/18); n° 04532 al Ministro Risorse agri-cole il 95/05/30; n° 04984 al Ministro Risorse agricole il 95/06/28; n° 05304ai Ministri Interno, Grazia e Giustizia il 95/07/19; n° 05395 ai MinistriIndustria, Commercio Estero, Risorse agricole, Sanita’ il 95/07/25; n° 05469ai Ministri Interno, Sanita’, Poste e Telecom. il 95/07/28; n° 05638 ai MinistriPres. del Consiglio, Tesoro, Trasporti, Bilancio e Programm., Unione europeail 95/08/03; n° 06132 al Ministro Pubblica Istruzione il 95/09/28 (rispostaannunciata il 95/11/30, pubblicata sul fascicolo n° 00061 del 95/11/29); n°06524 ai Ministri Pres. del Consiglio, Interno il 95/10/25 (ritirata il 96/01/10);n° 06846 al Ministro Finanze il 95/11/15; n° 06856 ai Ministri Pres. delConsiglio, Interno, Trasporti, Lavori Pubblici, Ambiente, Finanze il 95/11/15;n° 07438 ai Ministri Pres. del Consiglio, Grazia e Giustizia il 95/12/22; n°07941 al Ministro Finanze il 96/02/01; n° 08302 al Ministro Trasporti il96/02/28.ATTIVITA’ NON LEGISLATIVA (INTERVENTI IN ASSEMBLEA)Interventi proceduraliÈ intervenuto in Assemblea in altri dibattiti procedurali sull’ordine dei lavori il95/07/13. Comunicazioni del Governo - Fiducia al Governo è intervenuto neldibattito sulla fiducia al Governo Dini-I il 95/01/31.Interventi vari è intervenuto in Assemblea nel dibattito su argomenti noniscritti all’ordine del giorno su DISCUSSIONE E REIEZIONE RICHIESTAGIUNTA DI NUOVO TERMINE PER RIFERIRE SUL DOC IV, N 2 il95/08/03.ATTIVITA’ NON LEGISLATIVA (INTERVENTI IN COMMISSIONE)Interventi proceduraliÈ intervenuto come Presidente nel dibattito sui lavori della Commissioned’inchiesta sull’AIMA il 95/12/13, il 96/01/16. 15
  • 15. È intervenuto nel dibattito sui lavori nella Commissione permanenteAgricoltura e produzione agroalimentare il 94/07/07, il 94/07/26, il 94/12/21,il 95/01/25, il 95/03/08, il 95/03/22, il 95/04/05, il 95/05/16, il 95/06/13, il95/07/05, il 95/07/12, il 95/11/14.È intervenuto come Presidente della Commissione d’inchiesta sull’AIMA percomunicazioni del Presidente su TUTELA DELLA RISERVATEZZA il96/02/07, su ATTIVITA COMMISSIONE SCIOGLIMENTO PARLAMENTO il96/02/28.Procedure informativeÈ intervenuto nella Commissione permanente Agricoltura e produzioneagroalimentare nel dibattito sulla proposta di indagine conoscitiva suACCORDI GATT SU SISTEMA AGROALIMENTARE il 94/09/14, su APPLI-CAZIONE LEGGE 468/1992 QUOTE LATTE il 95/11/08, su PROFILIOCCUPAZIONALI CONSORZI AGRARI il 95/11/08.È intervenuto nella Commissione permanente Agricoltura e produzioneagroalimentare nell’indagine conoscitiva su ISTITUZIONE EIMA il 94/07/12.Sindacato ispettivoÈ intervenuto come presentatore nella Commissione permanenteAgricoltura e produzione agroalimentare sull’interrogazione n° 0523 il95/03/30.Comunicazioni del GovernoÈ intervenuto nella Commissione permanente Agricoltura e produzioneagroalimentare sulle comunicazioni del Governo in merito a PROBLEMICONCERNENTI EIMA, PESCA, QUOTE LATTE il 94/10/05, sulle comuni-cazioni del Governo in merito a INDIRIZZI POLITICA DICASTERO il95/02/02, sulle comunicazioni del Governo il 95/02/15, sulle comunicazionidel Governo in merito a EIMA E PROBLEMI SETTORE AGRICOLO il95/05/24, sulle comunicazioni del Governo in merito a ESAME DEL DDLS1814, CONCERNENTE l’EIMA il 95/06/14.Inchieste parlamentariÈ intervenuto come Presidente della Commissione d’inchiesta sull’AIMA inrelazione a AUDIZIONE PRESIDENTE COMMISSIONE FRODI il 96/01/24, 16
  • 16. in relazione a AUDIZIONE MARIO ARE SUBCOMMISSARIO AIMA il96/01/31, in relazione a AUDIZIONE PRESIDENTE REVISORI CONTIAIMA il 96/02/13, in relazione a AUDIZIONE RAGIONIERE GENERALESTATO il 96/02/13. È intervenuto nella Commissione d’inchiesta sull’AIMA inrelazione a AUDIZIONE ORIANI CONSIGLIERE CORTE CONTI il 96/02/07.Interventi variÈ intervenuto sul resoconto dei lavori nella Commissione permanenteAgricoltura e produzione agroalimentare il 94/07/07.È intervenuto come relatore nella Commissione permanente Agricoltura eproduzione agroalimentare nel dibattito per materie di competenza su RIEN-TRO PRODUZIONE LATTE IN QUOTA COMUNITARIA il 95/05/03, il95/05/09, il 95/05/16, il 95/05/17, documento XVI n° 0001 il 95/05/18 (rela-zione approvata).È intervenuto come Presidente della Commissione d’inchiesta sull’AIMA suELEZIONE UFFICIO DI PRESIDENZA il 95/11/16, suCONVOCAZIONE UFFICIO DI PRESIDENZA ALLARGATO il 96/01/16, il96/02/07.È intervenuto nella Commissione permanente Agricoltura e produzioneagroalimentare su TRATTAMENTO PREVIDENZIALE LAVORATRICI AGRI-COLE IN STATO DI GRAVIDANZA il 94/10/20, su DISCUSSIONE DEL DDLS0865 SULl’ISTITUZIONE DI UNA COMMISSIONE D’INCHIESTASULl’AIMA il 94/11/03, su CONTRATTI DI TRASFERIMENTO DELLEQUOTE DI PRODUZIONE LATTE il 94/11/16, su INIZIATIVA INDUSTRIALENEL CASERTANO E RILASCIO DI TALUNE CERTIFICAZIONI il 94/11/22,su TALUNI URGENTI PROBLEMI RELATIVI ALLA PRODUZIONE AGRICO-LA il 95/01/25, su PROBLEMI URGENTI SU AIUTI COMUNITARI A PRO-DUTTORI GRANO DURO E MELE E CONTRIBUTI AGRICOLI il 95/02/07,su ATTUAZIONE DIRETTIVA 91/414 CEE DA PARTE DEL GORVERNO il95/03/09, su ATTUAZIONE DELLA LEGGE SULLE QUOTE DI PRODUZIO-NE DEL LATTE il 95/04/04, su DISCUSSIONE IN ASSEMBLEA DEI DDLESAMINATI DALLA COMMISSIONE il 95/04/26, su TALUNI PROBLEMIURGENTI DEL SETTORE AGRICOLO il 95/05/03, su INTERVENTOURGENTE DEL GOVERNO PER I DANNI CAUSATI DALLA SICCITA’ E DAGRANDINATE il 95/05/16, su ESAME DEL DDL 715 GIA’ CONCLUSODALLA COMMISSIONE il 95/07/12, su URGENTI PROBLEMI NEL SETTO-RE AGRICOLO il 95/09/27, su CIRCOLARE MINISTERIALE SU UTILIZZODI SEMI CERTIFICATI il 95/10/24.È intervenuto nella Commissione permanente Agricoltura e produzione 17
  • 17. agroalimentare sull’atto del Governo (SCHEMA DLEG) in relazione a CAR-RIERE NON DIRETTIVE CORPO FORESTALE STATO (Atto del Governon° 0057) il 95/01/25, (SCHEMA DLEG) in relazione a COMMERCIO PRO-DOTTI FITOSANITARI (Schema decreto att. direttive n° 0067) il 95/03/08,(SCHEMA DLEG) in relazione a PRODUZIONE AGRICOLA CON METODOBIOLOGICO (Schema decreto att. direttive n° 0068) il 95/03/08, (SCHEMADLEG) in relazione a PRODOTTI FITOSANITARI (Schema decreto att.direttive n° 0067) il 95/03/14, (Schema decreto att. direttive n° 0067) il95/03/15 (approvato parere favorevole con osservazioni).È intervenuto nella Commissione permanente Agricoltura e produzioneagroalimentare sulla proposta di nomina di VELLUTI ZATI SIMONE alla cari-ca di PRESIDENTE dell’Ente ISTITUTO SELVICOLTURA AREZZO(Proposta di nomina n° 0006) il 94/09/21 (approvato parerefavorevole). 18
  • 18. PrefazioneÈ da qualche anno che sto pensando di scrivere un libro. Almeno dal 1998penso sia giusto mettere nero su bianco cosa è successo durante questalunga battaglia politica e sindacale delle cosiddette quote latte. Ho semprerinviato perché i fatti sono andati più veloci, rispetto al tempo della sintesi.Da perito agrario, in gergo “perito badilografo” o perito del badile, masticopiù la terra che l’italiano. Forse anche questo è stato un deterrente nello scri-vere. Addirittura un intero libro mi sembrava troppo. Le domande dei figli, dimia moglie, o semplicemente degli amici che spesso tacciono curiosità suquello che mi succede, in questi anni sono emerse e hanno fatto una gran-de matassa di dubbi. Di buste verdi e gialle (atti giudiziari e raccomandate)ne arrivano ancora molte. Di articoli di stampa che mi dipingono come unperenne truffatore e quindi “sputtanato” ne sono usciti tanti e ne esconoancora. Le domande si fanno sempre più preoccupate e insistenti. Siamonel 2008 e, un po’ per caso, divento europarlamentare in sostituzione diUmberto Bossi. Si riaprano le danze della politica che, tra le cose buone, hail dovere di essere, almeno di provare ad essere, trasparente davanti aglielettori.Mario, uno dei quattro della banda di figli che io, ma soprattutto mia moglie,abbiamo messo al mondo e cresciuto, decide di fare il giornalista. Diventadottore in lettere e pare che il suo lavoro gli riesca bene. Insomma: vuoivedere che è la volta buona per scrivere qualcosa che assomigli ad un libro? 19
  • 19. COME FARECome si fa a mettere dentro a un libro tutto quello che è successo e staancora succedendo attorno alla rivoluzione agricola europea e globale incorso? Potrei stare sul romanzato essendoci in molti passaggi tutti i presup-posti, ma perderemmo i dettagli, le analisi documentali, i riferimenti all’attua-lità. Oppure potrei restare sulla descrizione tecnica, molto documentata, mache diventerebbe veramente eccessiva. Alla fine ho optato per un raccontocon le prove. Al contrario di un giallo dove l’incertezza e la sfumatura regna-no sovrane, qui ci saranno riferimenti a vari atti giudiziari o politici allegati allibro.I fatti di questi anni hanno dei risvolti di umanità ma anche di cattiveria, difedeltà e di ingratitudine, di genialità e di assoluta imbecillità che non si pos-sono perdere nel tempo. Contemporaneamente non si può perdere il filodella storia né la documentazione probante.Lo scritto sarà figlio di domande che Mario si sente di farmi o che nel tempomi sono state fatte. Quando sentirò l’esigenza di fare riferimento a documen-tazione lo specificherò. La documentazione citata la troverete completa nelsito internet www.giovannirobusti.org da dove potrete scaricare tutta la“carta” che volete, oppure nel CD allegato al libro che rispetto al sito perdeil tempo, invecchia.CHI PAGA?Io di tasca mia. La storia che vi racconto nasce da una politica comunitariamalamente imposta e peggio gestita e vede il suo epilogo nella rivoluzioneagroalimentare globalizzata in atto, che l’Unione Europea è chiamata a por-tare avanti: speriamo meglio di quanto fatto finora. Tutto questo rientra nelmio lavoro di parlamentare europeo, anche se a tempo scaduto. Per questosono già ben pagato.Dopo aver distribuito le prime copie se avrà un senso, se piace, chiederò unprezzo di copertina, forse andrò anche in libreria. Ma questa sarà un’altrastoria: "Solo il cd allegato è finanziato con i fondi europei del capitolo 4000”,utilizzati per sostenere le attività collegate allEuropa. E in questa vicendalEuropa è stata tirata in ballo anche troppo spesso. 20
  • 20. Nota di Mario RobustiSpiegare i motivi per cui io, “figlio di”, mi occupo di questo libro è difficile. Unpadre così ingombrante e importante é un fardello con cui si fanno difficilmen-te i conti. Da una parte c’é l’orgoglio, lo stimolo, la responsabilità di avere ungenitore che ha scoperchiato, da solo, alcune fra le più grandi truffe che sianomai state messe in atto nel nostro Paese. Sotto la patina luccicante però c’é ilresto, di cui non ti rendi conto fino a quando non ti arriva addosso. Le chiama-te dei carabinieri o dei politici, la Guardia di Finanza che ti gira per casa, i gior-nali: che prima soffiano di maestrale a favore del “Che” della Padania e dopopoco preannunciano burrasca, dipingendo ad arte (molto difficile da imparare)la figura di mio padre come quella di un delinquente.Forse anche per questo ho scelto la carriera giornalistica, per ora giunta allesoglie della sezione parmense del quotidiano “La Repubblica”. Nella provinciaemiliana ho lavorato come cronista, facendomi le suole delle scarpe: a contar-le sono 3 paia in due anni e mezzo fra radio, televisione e internet. Come direb-be il mio direttore Antonio Mascolo: “Ancora non basta”.Per Repubblica ho lavorato a due notizie con rilevanza internazionale: Sono ioil fotografo della prostituta nigeriana rinchiusa nella cella del comando dellapolizia municipale di Parma nell’agosto del 2008 (“Lo show della sicurezza”).Mentre con Giacomo Talignani (vero “padre” della notizia), Alessia Ripani eStefania Parmeggiani, ho lavorato al caso Emmanuel Bonsu, lo studente gha-nese picchiato e insultato il 29 settembre 2008 da alcuni agenti della poliziamunicipale di Parma. A questi traguardi, che a 25 anni non mi aspettavo, sonoarrivato soprattutto grazie a quella “gabbia di matti” di via Bixio, dove ho trova-to “penne” eccezionali e persone dotate di umanità e capacità di indignarsi.Dimenticavo: nessuno, se non amici intimi, sapevano della mia parentelaingombrante.Quando mio padre è subentrato a Bossi nel Parlamento Europeo, abbiamo ini-ziato a pensare a questo libro. Mi sono reso conto che potevo mettere final-mente il babbo su una sedia e farmi raccontare la vicenda vera di questi 13anni. Il problema era solo affrontare la cosa. Un aspetto non facile: quando faiun’intervista devi misurare chi hai di fronte, e non è normale misurare un geni-tore, il padre.Ho trovato un Giovanni Robusti diverso da quello che, ad ogni articolo di “sput-tanamento”, faceva spallucce di fronte alla possibilità di una querela. Un padreche ha posto una sola condizione per creare questo libro: la trasparenza.“Racconto solo se posso raccontare tutto - mi ha detto - carte alla mano”.Volevamo dipingere un quadro in cui l’osservatore avesse di fronte tutto il pos-sibile per giudicare. Da qui era nata l’idea di allegare un CD con la documen-tazione. A carte stampate abbiamo misurato 73 cm di fogli impilati. Un boschet- 21
  • 21. to di betulle. Senza contare tutti gli allegati alle sentenze e alle relazioni, cheoccupano qualche monolocale e che prima o poi troveranno spazio online.Ho impostato gli allegati del CD per capitoli generali: dentro ad ogni tema trat-tato ci sono i documenti più significativi. Non abbiamo dettagliato molto la rubri-ca di ricerca per lasciare anche a voi lo stesso piacere di cercare i documenti,anche se in modo meno problematico del nostro: ci sono quindi fonti che nonsono citate nel libro, ma che possono servirvi per ampliare un po’ la visuale suquello che era la situazione all’epoca dei fatti. Carte in bianco e nero che cer-cano di dare qualche tocco di colore a vicende ormai sbiadite.Ovviamente alla data di pubblicazione del libro ci saremo dimenticati qualco-sa: in casa Robusti é un’arte rimontare gli utensili e restare con quattro viti inmano. Per questo nel sito inseriremo un link alla tabella degli allegati. Ci saràanche un indirizzo mail per scrivermi e comunicarmi, oltre alle impressioni, agliinsulti e ad altre varie amenità, anche richieste di documentazione che saròben lieto di inviare.Visto che sarà un argomento rinfacciato, metto le mani avanti: mio padre ci hamesso cinque mesi per convincermi a lavorare su questo libro. Il tentativo é riu-scito solo perché altri mi hanno consigliato di sfruttare questa strada. Dal miopunto di vista non volevo essere etichettato come il “figlio di” che si fa racco-mandare. Ma sarebbe stato uno spreco di opportunità non fare 6 mesi di espe-rienza in un’istituzione europea.Lui non ha mai voluto nascondersi dietro a nessun dito e non lo ha fatto nem-meno stavolta, facendo le cose alla luce del sole. Mio padre consente ad ungiornalista giovane e che pare abbia dimostrato nei fatti di lavorare con serie-tà, di far un’esperienza giornalistica nel Parlamento Europeo. Tutti considere-rebbero questa un’azione pregevole. Non vedo perché lo sia di meno se il gior-nalista è parente o figlio. Se qualcuno avrà qualcosa da dire, eventualmenterisponderemo. Intanto resto al freddo di Bruxelles per fare un’esperienza daaddetto stampa, con un Europarlamentare che non sta di certo con le mani inmano.Detto questo, vi lascio alle mille curiosità e alle domande che, davanti a unpadre così, può fare un figlio. Le risposte non sono state cambiate, solo even-tualmente corrette nella forma; che a volte un “perito badilografo” tende a nonrispettare.Scusate per gli errori e per la mancanza di consecutio temporum, ma doveteprendere questo libro per quello che é: una seria e sincera analisi di fatti chehanno coinvolto il nostro Paese e che ancora lo coinvolgono. In poche paroleuna verità; che sia la verità più condivisa o la verità più difficile da ascoltare,questo non spetta a me deciderlo.Buona lettura. 22
  • 22. 1 Giovanni Robusti pre-politico Tanto per inquadrare il personaggio, ce la fai a sintetizzare i tuoi primi 40 anni in una pagina?Proviamo: sono del 1951. Fine dicembre del ‘51. Non mi appassiono allozodiaco ma quando capita ascolto l’oroscopo del capricorno. Mio padre,Mario, ha fatto la guerra da socialista, quelli veri e convinti. Poi ha messo inpiedi una piccola impresa edile negli anni della ricostruzione. Purtroppoquando io avevo 6 anni, mio padre è morto. Un brutto infarto. Mia madre,Maria di cognome Tonna, cattolica praticante, figlia di agricoltori, si rimboc-ca le maniche e tra mille difficoltà tira su due figli; io e Giuseppe, di 4 annipiù giovane. Con l’aiuto di don Primo Bottini, parroco del paesello dellabassa cremonese dove siamo andati a vivere, il paese dei nonni, studio inseminario a Cremona. All’epoca il seminario serviva anche per questo: sepoi ne usciva un prete tanto meglio. Alla meno peggio ne restava un buonpadre di famiglia, istruito. Finite le scuole medie, finisce anche la vocazione,quindi il seminario, e si arriva alla prima grande scelta. Lavorare o continua-re. Grazie al buon Dio, a mia madre e alle assistenti sociali ENAOLI (entenazionale assistenza orfani lavoratori italiani: spesso visto tra gli enti inutilima per me non lo è stato) ho iniziato le superiori, agraria, ospite del collegiovescovile Gregorio XIV (che a Cremona tutti conoscono come “LoSfondrati”). Voglio ricordare l’economo del collegio che per me e per molti èstato un grande, seppur a volte incompreso, educatore: Claudio Gandolfi.Per tutti il Signor Claudio. Sono molte le persone a cui devo tanto. Il signorClaudio ha un posto molto privilegiato in questa lista.Siccome la sfiga non viene mai sola, per un’ospedalizzazione sbagliata (enon voglio andare oltre) mia madre muore sotto i ferri, durante una notte chenon ho mai raccontato volentieri. Tocca a me tirare avanti con un fratello piùgiovane. Con una schiettezza brutale ma efficace Don Primo Bottini mi hadescritto il mio futuro: “Ricordati sempre che da oggi sei figlio di nessuno”.Nonostante il grande affetto e l’incolmabile riconoscenza che provo per glizii Giacomo e Gina, che mi hanno cresciuto, devo ammettere che il legamecon i genitori resta comunque unico e che lo apprezzi sempre di più quan-do non li hai. La mia famiglia di origine è la cosa che mi è sempre mancatain tutta la mia esperienza di vita.Finisco la media superiore con il massimo dei voti di quell’anno. Non possoperdere tempo a fare l’università. Inizio a lavorare e mi sposo con Lucia.Avevo 20 anni e lo rifarei. In una gelida mattina di gennaio, un brutto inci-dente in macchina porta via anche mio fratello: sano, sobrio e poco più che 23
  • 23. maggiorenne. Ero già sposato con due figlie. Avevo meno di 25 anni. A 40anni mi ero già costruito, fisicamente - con le mie mani e quelle di mio suo-cero, “il Tullio” - una casa. Ero da qualche anno dirigente d’azienda per unanota multinazionale nel settore sementiero, dopo vent’anni passati a fare iltecnico agricolo. Mi metto in proprio alla ricerca di nuovi stimoli. Che sonovenuti giù come la grandine. 24
  • 24. 2 LA POLITICA È a questo punto che arriva la politica, vero?Come per la stragrande maggioranza dei cittadini, si pensa alla casa, allavoro, alla famiglia ai figli. La politica arriva quando ti piombano addosso ilcaso Moro, le Brigate Rosse, la strage di Bologna. Immagino sia stato cosìper tanti della mia generazione. Era troppo importante fare, accumulare,piuttosto che fermarsi un attimo a pensare soprattutto in quel periodo, dopolo stravolgente 1968 che già da solo aveva cambiato il mondo. Sulla boccadi tutti c’era il menefreghismo più evidente: si arrangeranno, sentivi dire ingiro spesso. Si sono arrangiati eccome!Sino a quando un amico qui, uno là, iniziano a farsi coinvolgere dalla politi-ca attiva. Uno in particolare diventa parlamentare della Lega Nord. Inizioinconsapevolmente a farmi coinvolgere. Mi arriva la richiesta, dall’amicoparlamentare, di un parere sulla riforma dei Consorzi Agrari. Io avevo lavo-rato al Consorzio Agrario, è stata la palestra di tanti diplomati e laureati.Molti amici ci lavorano ancora oggi. La relazione, scritta di sera sul tavolodella cucina di casa, me la trovo pubblicata sugli atti parlamentari pratica-mente tal quale. È un’emozione non da poco, ma soprattutto la constatazio-ne che alla fine non è poi così difficile. Poi, un “boccone” tira l’altro; mi sonotrovato coinvolto da tecnico agrario nella sezione di Mantova della LegaNord - Lega Lombarda. Ho preso la tessera nella sezione di Casalmaggiore,animata da un mitico Marco Pasquali. Così ho iniziato: togliendo tempo allavoro, a rubare serate alla famiglia; trovandomi dentro fino al collo in unavera passione. Che non mi ha mai più mollato. E al Senato, come ci arrivi?Quello, si fa per dire, è stata la mia rovina! Dopo tangentopoli si mette a farpolitica Berlusconi, nasce Forza Italia e si allea con la Lega al Nord e conAlleanza nazionale al Sud. Arriviamo in fretta alle elezioni del 1994 dopo solidue anni di legislatura. Nessuno sapeva chi ero fuori dalla stretta cerchiapolitica di Mantova e Cremona e forse anche lì non tutti mi avevano ben pre-sente. Le uniche cose certe erano che avevo un’esperienza agricola, che aCasalmaggiore c’era una sezione della Lega che funzionava egregiamente(non solo per merito mio) e che a Mantova l’attività agraria aveva lasciato unsegno. Mi candidano nel collegio 26 del Senato: inizia nella bassa brescia-na e finisce a Suzzara. Si passa dall’area bianca, ai rossi più accesi. Era eresta un collegio improbabile per una coalizione di centro destra. Così comei politici di sinistra cercano quel collegio come oro, quelli di destra lo evitano 25
  • 25. come la peste. Da cremonese che operava a Mantova e rappresentava ilcasalasco, ero la sintesi giusta per quel collegio poco ambito, quasi unacasella da riempire nelle liste elettorali. Fui candidato io. Fu una vittoria grandiosa!Si, vincemmo alla grande e dappertutto. Da noi, nel collegio 26, vincemmoe basta, ma già vincere lì era un successo. Lì cambiò la mia vita. Mi trovaicatapultato al Senato a 42 anni. E iniziai a lavorarci sul serio. Purtroppo duròpoco. Due anni. Nel 1996 mettemmo in crisi con delle buone ragioni il gover-no Berlusconi e tornammo a votare. Io ebbi una sorte dal sapore di beffa.Venni candidato in un collegio sicuro nel proporzionale che a 10 giorni daldeposito delle candidature cambiò per un altro, sempre al proporzionale,molto meno sicuro. Misteri delle segreterie politiche dei partiti. Io ero aRoma a chiudere i lavori della Commissione bicamerale d’inchiestasull’AIMA, che presiedevo, e non mi curavo più di tanto delle candidature.Ho sempre ritenuto e ancora ritengo che debba essere il Partito a valutarequali uomini schierare, preferenze o non preferenze. Il risultato delle elezio-ni e cioè i voti, sono l’unica risorsa vera dei partiti, in ogni senso. Gli elettivengono dopo i voti e a quel punto se il Partito ha sbagliato la scelta degliuomini è quello che paga il conto più salato. In poche parole restai a casatra i pochissimi schierati al proporzionale. Miglior sorte ebbe chi mi sostituì.Ma a casa avevo lasciato andare alla deriva il lavoro che, alla fine, era nau-fragato. Dopo due anni di politica ero in una posizione terribile. Senza pro-fessione, senza ruolo politico e istituzionale e con così tanti nemici, arrivatia causa del lavoro al Senato, che sarebbero bastati per il resto dei miei gior-ni. Venne in soccorso Umberto Bossi che mi “consigliò” come assessore aMantova dove la Lega amministrava la Provincia. Fù una bella esperienzaoperativa che terminò perché soprafatta dallo scoppio della protesta diLinate. In 3 anni mi trovai catapultato prima da semplice cittadino aSenatore, infine a sindacalista sulle prime pagine dei giornali. Prima di parlare dei cobas e di Linate però ci sono alcune cose da approfondire sul Parlamento: pare il tuo curriculum sembra pesante, di uno che ha pestato i piedi a chi non è abituato a farseli pestare.Si, i guai alla fine te li vai sempre a cercare. Andiamo per gradi. Arrivo alSenato della Repubblica, ho 42 anni e sono tra i più giovani (al Senato siviene eletti dopo i 40).Sono, come tanti altri amici, un signor nessuno capitato lì per caso e che pergli apparati resterà per poco tempo. In pratica non ti “caga” nessuno. Daquesta situazione però ricavi anche dei vantaggi. Se vuoi hai degli spaziinattesi. Purtroppo per me ho preso di mira degli spazi “pesanti”. 26
  • 26. L’inizio della nomea “Robusti” nasce la sera in cui arriva in aula al Senatoun decreto legge da convertire. Uno dei tanti che veniva dal governo prece-dente, venduto come un atto necessario per chiudere le pendenze del pas-sato e poi cambiare marcia. Queste cose non a caso arrivano al voto di serao nei giorni di scarsa presenza. Io il decreto non solo me lo lessi, ma cercaidi capire. Si trattava, per me, di un argomento noto: i Consorzi Agrari. Io cisono nato professionalmente al Consorzio Agrario, è da lì che ho iniziato afare il perito “badilografo”. Il decreto trattava il rimborso ai Consorzi Agraridei crediti vantati per lavori svolti nel dopoguerra, ammassando grano per lagente che aveva tanta fame e pochi soldi. In sintesi si tratta di pagare 1.000(mille) miliardi di lire per crediti che la Federconsorzi cercava di esigere daglianni 80. Crediti che all’origine, negli anni ‘50, valevano pochi milioni di lire eche erano stati “munti” per decenni e adesso si tentava di incassarli al mas-simo valore possibile. Dopo aver spolpato la vacca si tentava di venderla pergrassa e pasciuta. Ma c’era una coincidenza sospetta. Non uno ma tantigoverni precedenti, caduti sotto la scure di tangentopoli, avevano inutilmen-te provato a far convertire in legge lo stesso decreto senza successo.Possibile che i parlamenti precedenti, spazzati via dalla collera della gente,avessero negato una conversione che a noi veniva presentata come un attodovuto?Io quella sera, durante la discussione sul decreto ammassi grano, interven-go in aula. Erano le prime volte e cerco di far capire ai colleghi che stavamoper regalare 1000 miliardi di lire a chi aveva fatto fallire la Federconsorzi eche quei soldi non erano dovuti, o almeno non tutti. Il mio capogruppo, ilSenatore Tabladini, capisce la situazione e lascia libertà di voto. Il decreto èbocciato. Per un solo voto di scarto: evidentemente il mio. Per descrivere ilcasino che ne seguì non basterebbe un libro. Magari potremmo anche farlo.Quel voto mi ha messo contro il “sistema”, gli apparati, le potenti confedera-zioni agricole che nei Consorzi agrari hanno ancora comoda residenza. Manon mi fermai lì. * allegato nel CD: FEDIT - AMMASSI GRANO. In questi casi di incidenti di percorso, chi tira i fili della politica cerca di capire chi ci sia dall’altra parte no? Se si tratta di un caso isolato, di un colpo di sfortuna, dell’ultimo pierino capitato per caso facendo la frittata o se ci siano coperture politiche, una strategia del partito.Infatti. A quel punto c’erano solo due strade: omologarsi e chiedere un pre-mio per non rompere oltre le palle o dimostrare che non era un caso, che ilpartito era con me. Scelsi la seconda strada e, anche questo, lo rifarei. Saibene che io con le mani in mano faccio fatica a starci e che considero un’of-fesa alla mia intelligenza, poco o tanta che sia, capire e non fare nulla. 27
  • 27. Scavai dentro al fallimento di Federconsorzi. Trovai.Trovai tanto da costruire una sorta di teorema che finì negli atti della Procuradella Repubblica di Roma come il “teorema Robusti”. Scrissi un testo per unesposto in Procura e lo portai al sostituto procuratore di Roma, dott.Nebbioso. Fui ascoltato, avevo buoni argomenti e l’indagine partì. Le mieinformazioni sommate a quelle di tanti altri onesti funzionari dello Statohanno portato alla rimozione del tribunale fallimentare di Roma ed al rinviodell’indagine al tribunale di Perugia. Non so se negli allegati sono riuscito araccogliere tutti gli atti dell’indagine Federconsorzi, si tratta di tonnellate dicarta. Il processo finì dopo una decina di anni con una sostanziale impuni-tà, ma non con una piena assoluzione. Di certo ho fatto cambiare disegni aun bel po’ di gente che conta. * allegato nel CD : FEDIT - Teorema Robusti. Per un caso così importante il partito ti avrà appoggiato: quanti par- lamentari ti hanno supportato firmando l’esposto?Nessuno. Non per paura o peggio, per omertà. Spesso ciò è frutto di igno-ranza sul piano tecnico. Comunque io non ebbi ricadute dirette. Nessuno midenunciò o meglio nessuno fece qualcosa di risaputo. In fin dei conti avevoagito nel pieno delle mie prerogative istituzionali. Com’è parlare al Senato?Non facile, te l’assicuro. Ti si secca la gola in fretta, perdi il filo del discorso,tutti vanno avanti a chiacchierare come se nulla fosse e ciò ti spiazza. Ma aquesto ci fai la mano e riesci a dire quello che vuoi, bene o male. Poi se ticonquisti la fiducia dei tuoi colleghi riesci anche ad incidere. Mi ricordo conpiacere il lavoro con un collega dell’ex PCI in commissione agricoltura.Riuscimmo a far confluire i nostri gruppi e quindi la maggioranza di quelperiodo (ne cambiammo due in 2 anni) su una linea di riforma dell’AIMA chenon piacque per nulla al Ministro dell’epoca (era un tecnico, meglio dire unburocrate, il dott. Lucchetti) tanto che il decreto fu fermato al Senato e mairipresentato alla Camera. Affossato.A Roma è soltanto difficile starci per lavorare: anche il giovedì e quandoserve il venerdì per leggersi gli atti e soprattutto capire dove ci sono le trap-pole. Essere in ufficio al mattino alle 8.00. Alle 8.00 del mattino a Roma?Già, non è prassi e spesso gli uscieri quando ci vedevano arrivare così pre-sto strabuzzavano gli occhi. Roma è una città che va a letto tardi la notte ealle 8.00 c’è poca gente in giro e si lavora bene. Eravamo e siamo gente del 28
  • 28. nebbioso NORD che, semplicemente, lavora. Dicevi che le carte sono piene di trappole. Ma cos’è, una guerra contro chi vuol tirare pacchi e fregature alla gente?Sembra un po’ catastrofico, ma bisogna averla vissuta per capire. Non è chehai agenti segreti da combattere o delinquenti da smascherare. Hai tuttaviasempre la diffidenza verso chi lavora, senza sentirsi un privilegiato, per unacausa che ha del rivoluzionario. Ti faccio un esempio di “trappoloni” che miha colpito. Stiamo approvando la prima finanziaria della legislatura. I sinda-cati agricoli (Coldiretti – Confagricoltura – Cia) sono sul piede di guerra, bat-tono i pugni sul tavolo. Una cosa gli dà fastidio: la Lega Nord, quel Venetodi Paolo Casagrande in particolare, stanno portando avanti da tempo unabattaglia per far in modo che i contributi sindacali che l’INPS trattiene auto-maticamente agli agricoltori per girarli al sindacato stesso siano trattenuti subase volontaria. Si tratta di una questione di trasparenza e giustizia.Quell’anno nella legge finanziaria viene inserita dal Governo una norma cheobbliga l’INPS a farsi dare la delega dai singoli agricoltori per operare le trat-tenute. Purtroppo Alleanza Nazionale, che era in maggioranza con noi algoverno, propone un emendamento, nascosto fra altri cento, scritto in poli-tichese e incomprensibile. L’emendamento passa senza che nemmeno io,noi della Lega, ce ne accorgiamo. E la nostra proposta viene stravolta,togliendo agli agricoltori il diritto alla trasparenza. Da quella finanziaria mirisulta che gli apparati confederali agricoli siano andati avanti pressochéindisturbati a riscuotere attraverso INPS i contributi “volontari” dei loro, avolte anche presunti, associati. Questo è il clima, questo è l’ambiente e inquesto ambiente non puoi rilassarti. 29
  • 29. 3 CONTRO IL SISTEMA Passiamo ad Aima. Un apparato su cui hai indagato molto, mi sembra.Aima è un argomento anche peggiore della FEDIT. AIMA è stato ed è, sottoil nome AGEA, l’enorme contenitore di soldi la cui distribuzione dipendeva ingran parte dalla politica. Se volessimo sovrapporre i tempi elettorali, che inItalia sono stati molto frequenti, con l’attivazione delle campagne di aiutiagricoli, la comprensione del ruolo di AIMA sarebbe evidente. Detto in modomeno politico: decidere una campagna di ritiro delle pesche, di pomodori,delle patate o di limoni, in un preciso periodo e in una precisa zona, chemagari coincideva con il collegio elettorale del potente di turno, dipendevadalla discrezionalità dei dirigenti AIMA a loro volta nominati dalla politica. Lospirito è forte, ma la carne?Nell’allegata relazione del Presidente della Commissione bicamerale d’inda-gine sull’AIMA (il Sen. Giovanni Robusti) scritta intanto che gli altri facevanola loro campagna elettorale, si trova tanto da capire. Oggi sono passati 15anni ed essendo, formalmente, ancora io il presidente della commissioneperché troncata nel suo mandato dalla fine anticipata della legislatura,posso ritenere sia corretto dare ampia pubblicazione a questi dati, a suotempo consegnati ai vari organi dello Stato e del Governo di entrambi glischieramenti politici.Soprattutto perché poi, durante il successivo mandato parlamentare (1°governo Prodi), tutti si guardarono bene dal rimettere in moto la commissio-ne AIMA. Forse perché si stava scavando nella direzione giusta. * allegato nel CD AIMA - Commissione Anche perché nel frattempo non sei stato rieletto.Diciamo pure che sono stato trombato, che è il termine forse più brutto macerto il più chiaro. Se fossi stato rieletto, secondo i funzionari delle duecamere, quella commissione avrebbe potuto continuare in automatico.Aima sarebbe un argomento da approfondire perché è stato il più grandebuco nero dell’agricoltura italiana. Non è solo questione di diritto penale, digalera, di ingiustificati arricchimenti per molte generazioni. Il problema è chei soldi spariti in Aima li abbiamo semplicemente spesi troppo spesso male:se li avessimo spesi bene il vantaggio sarebbe immane. Quelli che opera-vano, quelli che hanno visto, sono stati zitti e le strutture di rappresentanza,gli stessi beneficiari, dormivano o guardavano da un’altra parte. Forse spes-so non lo facevano nemmeno gratis. Il danno è doppio. Oltre alle truffe, 30
  • 30. vanno considerate le mancate opportunità.Tre piccoli esempi che sono comprensibilissimi: - Alcool: Aima ritirava alcool dal mercato per mantenere il prezzosostenibile. Questo alcool era stoccato dappertutto comprese le navi fermenei porti. Quando era ora di venderlo si scopriva che spesso, l’alcool nonc’era più. Risultava semplicemente EVAPORATO. Tutto! Qualcuno ha chiu-so occhi e orecchi, ma di certo non ha chiuso le mani. - Pesche al macero: Ci sono riscontri sul fatto che sono state por-tate al macero nell’ambito di un ritiro pagato da AIMA quantità enormi dipesche. Pesche trasportate con una 500 FIAT. Ma quanti viaggi avrà fatto,per la miseria? Forse nemmeno uno perché, della 5oo FIAT, c’era solo latarga sulle bolle in entrata. Era talmente facile farla franca che non si sononemmeno preoccupati di dare credibilità alle carte. - Grano duro: E qui siamo allo scandalo più grande. Nel mese diluglio di ogni anno Aima incarica soggetti privati per ritirare il grano e cosìsostenere il prezzo del mercato. Il grano resta nei magazzini anche per alcu-ni anni. Ogni tanto sono fatti dei controlli per verificare se il grano c’è anco-ra. Tuttavia tra maggio e luglio i magazzini, all’insaputa (almeno formale) diAIMA, sono svuotati e poi riempiti di nuovo. Tu dirai che hanno fatto un buonservizio, che hanno ringiovanito la merce. Peccato che se vendo il granoduro a maggio incasso 10 e se lo riacquisto a luglio durante la trebbiatura,per riempire i magazzini prima dell’arrivo dei controlli dell’AIMA, spendo 1.Perché a luglio c’è tanto grano duro appena raccolto. Se quella operazionel’avesse fatta AIMA o se solo avesse controllato i magazzini da maggio aluglio, avrebbe guadagnato 9. Ma AIMA non aveva bisogno di guadagnare,anzi le era proibito perché era una grande macchina per spendere soldi pub-blici. Tipiche magagne italiane di quel periodo. Ma poi l’Unione Europea effettuava i controlli e ci puniva, mi auguro?L’Unione Europa c’era già ed era proprio dall’Unione che arrivavano i soldiper gli interventi sui mercati agricoli. Ti ricordo solo che la politica agricolaEuropea inibisce ogni azione diretta dei singoli stati membri. E non del tuttocasualmente l’Ente pagatore dei soldi della politica comune europea eraproprio e sempre la stessa AIMA. È in questo contesto, in questo clima, conquesta gente che si è iniziato a gestire il regime delle quote latte. Peccatoche quella gestione spesso delegata all’esterno (Unalat n.d.r) sia costatasino al 1993, alle casse pubbliche, qualcosa come 5.000 (cinquemila) miliar-di di vecchie lire circa e non solo. Ma questo se non ti spiace lo vedremo almomento opportuno.L’Europa c’entra sull’Aima per non aver vigilato. Se dormisse o guardasse 31
  • 31. dall’altra parte per dolo non lo so. Ognuno dice la sua e cerca di passare ilcerino acceso agli altri. Quando a Bruxelles, come a Roma, gli apparatihanno protetto il loro fondo schiena, di tutto il resto gliene importa poco.Qualcuno dice che rubare è un’altra cosa. Anche la responsabilità, quellavera, quella seria, della cosa comune è tutta un’altra cosa. Ma come arrivano i soldi europei agli agricoltori. Mi sembra che pas- sino per un po’ troppe mani, no?I soldi europei non sono pagati dalle casse della Comunità che oltre a nonpoterlo fare fisicamente non avrebbe la personalità giuridica per farlo. I soldila Comunità li prende dai cittadini europei attraverso una parte dell’IVA e unaquota delle tasse, oltre che dai dazi e altre piccole voci. Poi la Commissioneeuropea e il consiglio dei primi ministri stabilisce come spenderli attraversodegli enti che pagano e controllano con i soldi della UE. Per far capire dovesta il nocciolo del problema ti racconto questa: Divento presidente dellaCommissione bicamerale d’inchiesta sull’AIMA e, senza far tanto chiassoperché se no mi sarei dovuto portare dietro la “corte” di funzionari e di poli-tici, organizzo una visita agli uffici di Bruxelles preposti al rapporto conAIMA; e a un certo punto capisco che nell’Europa dei 15 paesi membri, cisono oltre 100 enti pagatori. Mentre per l’Italia ne avevamo uno solo. * allegato nel CD : FOCUS / BILANCIO UE. Possiamo dire che per una volta gli italiani sono stati più bravi?No, come al solito siamo stati più furbi perché mettere tutto il tesoretto in unposto solo, e oltretutto a Roma, permette un controllo più facile dei soldi,realizzabile da poche persone. Non è questione di sospetti gratuiti. È espe-rienza vissuta. Su AIMA si potrebbe scrivere un libro da solo.L’informatizzazione, le nomine interne... Negli allegati c’è molto, ma è soloun piccolo campionario. Ma scusa, una volta che avete scoperto come stavano le cose, per-ché non è stato fatto nulla?Proprio nulla no. A parte gli atti ispettivi come le interrogazioni parlamentarialle quali nessuno risponde mai, abbiamo proposto un DDL (disegno dilegge; quell’atto che spesso serve a produrre l’effetto-annuncio) che èdiventato operativo ed ha generato la Commissione d’inchiesta menzionata.Abbiamo acceso un riflettore sulla gestione extra-CIPE dei soldi AIMA, tantoche alla fine il Governo ha dovuto modificare la norma, e non fu l’unica modi-fica che il Governo fu costretto a fare per le mie intemperanze più che inter-pellanze. 32
  • 32. Aspetta, mi spieghi cosa sono i fondi extra -CIPE di Aima?Il fatto. Come in tutti i bilanci che si rispettino si prevede una spesa e poi siverifica a fine anno il saldo. Se ne hai spesi di più hai un disavanzo che deviripianare. Se hai speso meno, hai un avanzo del quale di solito puoi dispor-re l’anno dopo. Nella amministrazione pubblica c‘è il ComitatoInterministeriale per la Programmazione Economica (CIPE) che indica lelinee della spesa. Per aggirare questo vincolo, là dentro in Aima, e forse nonsolo lì, si erano inventati un meccanismo forse non geniale ma che funzio-nava bene. Impostavano delle previsioni di spesa che su alcuni capitolierano ben più elevate del prevedibile. Sapevano già prima che sarebberorimasti dei soldi. A fine anno prendevano gli avanzi e li mettevano tutti in uncapitolo di spese unico quali disponibilità di spesa per l’anno successivo. Aquel punto quei soldi erano spendibili a discrezione del Consiglio diAmministrazione (composto sempre dagli stessi 3 dell’Ave Maria) e il giocoper aggirare il potere decisionale di spesa era fatto. Nessuno rubava nulla,almeno non con quel meccanismo. Semplicemente avevano dei soldi, e nonpochi, per fare interventi di cui non dovevano dar conto di nulla a nessunoe non certo al CIPE che avrebbe dovuto decidere le linee della spesa.Servivano magari per dare una mano al partito di tizio o di caio, magari orga-nizzando il ritiro dei surplus di patate da mandare al macero qua o la, oppu-re destinando alimenti al terzo mondo; dove non si sa a chi vanno ma si sabene da chi vengono acquistati. In questo modo non si andava a scomoda-re il CIPE. A me rimane il dubbio che il giochino non sia stato solo di Aimama non ho mai potuto verificarlo; da comune mortale cittadino, trombato. 33
  • 33. 4 LA GUERRA DEL LATTE AIMA è stato un caso bello grosso. Ma come dicevi non è l’unico e non possiamo fermarci qui, anche se pare sia il nocciolo del proble- ma. Andiamo avanti: dopo la commissione AIMA e le elezioni in cui sei stato trombato, sei uscito dal Parlamento e sono scoppiate le proteste di Linate. C’è un nesso o sei capitato nel posto sbagliato al momento giusto?A parte i momento giusti e i luoghi sbagliati o viceversa, che sono sempresoggettivi, il salto è troppo lungo per capire. Prima occorre fare dei puntiintermedi che coinvolgono molto intensamente il lavoro parlamentare di queidue anni. Lavoro di cui, la storia di questi anni delle quote latte è figlia. Il pro-blema è nato dentro al Parlamento e proprio nel periodo in cui c’ero anch’io.Le scelte fatte dentro il Parlamento hanno poi generato il problema fuori,come spesso accade nella vita di tutti i giorni. Ma come è possibile? Le quote sono state imposte dall’Unione Europea nel 1983, come ha fatto a nascere il problema nel 1994?Questa anche se non la sola, è la solita situazione in cui si “ciurla nel mani-co” consapevolmente, scaricando le colpe sull’Europa. Se siamo arrivati aquesto punto di incertezza sul futuro dell’Europa, se gli Irlandesi hanno boc-ciato il trattato di Lisbona e di certo lo avrebbero fatto anche molti degli altricittadini europei se fossero stati chiamati a votare, è anche merito dellasuperficialità con la quale la classe politica europea scarica le proprie colpesulla comunità europea. In questo modo scaricano le colpe su se stessi per-ché chi decide, in Europa, sono gli stessi membri dei governi nazionali.L’Europa come genericamente definiamo la Commissione Europea, non haalcuna colpa nella questione quote latte italiana. Magari poteva intervenireprima, magari poteva girarsi meno spesso dall’altra parte, ma le colpe nonsono sue. Certo, i ministri e i funzionari italiani a Bruxelles leggevano la“Gazzetta dello Sport” intanto che gli altri usavano la calcolatrice e la testaper decidere come imporre delle inevitabili quote di produzione di latte.Leggiti l’allegata relazione della Corte dei Conti che ha incriminato i ministricompetenti per danno erariale. * allegato nel CD : CORTE dei CONTI.La colpa della gestione quote latte è tutta italiana. Voglio solo riportare qui,come virgolettato, la conclusione della Commissione Governativa volutasubito dopo i trattori a Linate. Una commissione voluta da una legge delParlamento Italiano, per capire e indagare sul problema. La commissione, di 34
  • 34. cui in allegato trovi gli atti * allegato nel CD QUOTE LATTE - COMMISSIONE LECCA.era presieduta da un generale della Guardia di Finanza e composta da 3magistrati e due legali. Ha lavorato intensamente ma per pochi mesi ed haconcluso così: RELAZIONE della Commissione Governativa di indagine sulle quote-latte istituita ai sensi dell’art.7 d.l. 31 gennaio 1997 n.11 1-14 vedi allegato relazione integrale15. Considerazioni conclusive15.1 Sulla base dei dati acquisiti da questa Commissione, dei documenti consul- tati e del materiale testimoniale raccolto (in gran parte suffragato da sup- porti documentali) si possono formulare le seguenti conclusioni in ordine ai quesiti posti dal d.l. n.11/97 convertito nella legge n.81/97: a) responsabilità nella gestione del sistema delle quote latte Al riguardo è emerso quanto segue: - ritardi nell’adeguamento della normativa italiana a quella comunitaria, peraltro sovente con provvedimenti legislativi in contrasto con quest’ulti- ma e a volte con provvedimenti non perfettamente coerenti tra loro; - ulteriore responsabilità dello Stato, come membro della Comunità, per non aver predisposto un’Autorità statale di effettivo controllo, come richiesto dalla Unione europea e come “accettato” dall’Italia nell’accor- do formale dell’11 aprile 1994; - gravi, evidenti ed inconfutabili responsabilità dell’UNALAT e delle “retrostanti” Associazioni professionali di categoria maggiormente rap- presentative (Coldiretti, Cia, Confagricoltura), che hanno, fino al 1992 e cioè per circa cinque anni, concretamente gestito l’intero sistema in maniera inadeguata, con comportamenti, per taluni aspetti, oggi al vaglio della magistratura penale; - responsabilità dell’Amministrazione ministeriale sicuramente sino alla do, sia per specifici comportamenti sottoposti a censura dalla magistra- campagna lattiera 1993-94, sia per culpa in eligendo e culpa in vigilan- tura contabile dello Stato, sia per l’irrigidimento in una insostenibile richiesta, alla Comunità, di aumento del QGG italiano per una sicura non-autosufficienza italiana per quanto riguarda la produzione lattiera 35
  • 35. (ma v. Allegato sub 146 un’analoga questione sollevata dagli europarla- mentari inglesi il 9 giugno 1993 e la risposta negativa del Commissario Steichen del 29 settembre 1993) e per un’asserita sottovalutazione dei dati di produzione dell’anno 1983 di riferimento, cui corrispondevano, sul piano interno, da un lato la mancanza di dati certi della produzione di latte nazionale e, dall’altro, una sorta di induzione, talvolta esplicita, degli allevatori italiani alla massima commercializzazione produttiva possibile di latte quasi a ragione e a comprova della insistente richiesta di aumento, senza la dovuta presa in considerazione degli effetti che una dissennata produzione avrebbe avuto sulla responsabilità del pagamento del prelievo e sulla conseguente perdita, per l’intera agricoltura italiana e non dei soli allevatori, dei fondi del FEOGA, stante la giurisprudenza della Corte di giustizia in ordine alla legittimità dell’operato della Commissione del trattenimento, a titolo compensativo del debito, delle somme dovuteci per aiuti agricoli;- responsabilità della quasi totalità delle Regioni che sono rimaste presso- ché inerti rispetto alle attività di controllo loro demandate dalla legge n.468/92, per di più con la parcellizzazione dei centri chiamati, sulla carta, al controllo che ha reso difficili, per non dire impossibili, indirizzi unitari o che, come nel caso dell’ammissione di allevatori ai piani di svi- luppo o di giovani allevatori ai premi di insediamento, ha comportato l’incomprensione di distinti, ma connessi, problemi;- responsabilità dell’AIMA (con alcuni dirigenti e funzionari oggi interes- sati da indagini e provvedimenti dell’autorità giudiziaria penale) che, chiamata nel 1993 alla “gestione” delle quote e dopo il tentativo disastro- so di avvalersi dei dati UNALAT, si è affidata, per l’informatizzazione dei dati e per i controlli di competenza nel settore, ad organismi privati (CCIA e CSIA, la cui partecipazione azionaria, in qualche modo facente capo alle principali associazioni agricole e/o all’UNALAT, ovverosia agli stessi controllati, veniva contestata dalla UE) e che, con ingente spesa a carico dello Stato, ha finora pubblicato sempre in ritardo, rispetto alle campagne lattiero-casearie, i bollettini contenenti le assegnazioni di quote individuali, e che non è riuscita finora a “fotografare” la realtà produttiva italiana, dato che i bollettini continuano ad essere pieni di errori (tanto da essere più volte “annullati” dai vari TAR), talché l’inte- ro settore si presenta, ancora oggi, avvolto da gravi incertezze;- responsabilità, a partire dalla campagna lattiera-casearia 1993-94, da parte di innumerevoli acquirenti, i quali nella redazione dei modelli L/1 hanno trasmesso dati errati, in diversi casi volutamente non rispondenti al latte effettivamente conferito né ai reali conferitori, assumendo ed uti- lizzando fatture per operazioni inesistenti, nonché indicando dati fiscali 36
  • 36. erronei (partite IVA, codici fiscali) al fine di impedire l’individuazione esatta dei produttori e di procurarsi disponibilità di quote (e di costi) per occultare traffici illeciti taluni dei quali già segnalati all’AG;- responsabilità da parte di taluni soggetti che, pur titolari di quota, in real- tà non hanno prodotto latte ma hanno coperto la quota loro assegnata emettendo o tollerando che a loro nome si emettessero fatture per produ- zioni di latte mai realizzate.b) Situazione attualeL’incrocio dei dati acquisiti da questa Commissione, in modulo informatiz-zato pur se effettuato necessariamente a campione, ha permesso di rilevarealcune anomalie che incidono fortemente sia sul sistema delle quote, sia sul-l’intero comparto lattiero-caseario.Si può, all’esito dell’esame dei dati, affermare con ragionevole certezza che:- l’Italia è interessata da circolazione di latte e di prodotti derivati di dub- bia provenienza, di latte non fatturato e che pertanto sfugge ad ogni con- trollo che sia meramente formale o cartaceo;- non tutto il latte, che in apparenza o formalmente è vaccino, è in realtà veramente tale, provenendo da manipolazione e/o alterazioni di latte in polvere;- vi è una non precisata quantità di latte di provenienza estera che, in assenza di controllo, è utilizzata come latte prodotto in Italia, determinan- do così un aggravamento del nostro sforamento del QGG;- vi sono fenomeni irregolari, come nel caso di aziende del nord che ad aziende del sud risultano associate con varie forme contrattuali elusive della normativa comunitaria e nazionale e che, per la loro natura priva- tistica diversa dalle ipotesi contrattuali considerate dal diritto comunita- rio, sono sottratte anche ai previsti controlli cartacei da parte delle Regioni e/o dell’AIMA; e come nel caso di produttori che, pur in assenza di quote, producono latte compensando la loro produzione con quote assegnate a chi in realtà non produce latte, e tutto ciò quando, invece, la corretta gestione del sistema imporrebbe di assegnare le quote solo a chi realmente produce. 37
  • 37. La conclusione della Commissione è fin troppo chiara. Siccome però a vedere la situazione di oggi pare che non sia finita così, per- ché siete voi indicati come i “delinquenti”, penso che la questione quote latte vada spiegata un po’ meglio. Quindi torniamo al periodo del Parlamento e di quando tu eri in Commissione Agricoltura al Senato. Quando in fin dei conti è nato tutto.Bisognerebbe partire da molto prima, cercando di non divagare troppo.Tuttavia, senza accennare al passato, non si può capire il presente.L’agricoltura, dal 1962, è l’unico settore gestito solo dalla Unione Europea,la vecchia CEE. Ci sono state tre grandi fasi in questa politica. Dal trattatodi Roma, fino al 1980, l’Europa deve potenziare la sua produzione agricola.Il continente è appena uscito da una guerra devastante e la popolazionedeve mangiare, prima di tutto. Il sistema adottato dalla CEE è tanto sempli-ce quanto efficace. Tutti i prodotti alimentari che entrano in Europa devonopagare dazio. Ciò consente, stabilendo il singolo dazio, di fissare il prezzodella produzione interna praticamente dove si vuole, determinando un ine-vitabile aumento della produzione stessa. Gli agricoltori guadagnano e inve-stono in lavoro, tecnologia e... cervello. Inoltre i dazi riscossi dalle importa-zioni, che sono tanti visto che produciamo poco e importiamo tanto, consen-tono di investire in agricoltura molto danaro pubblico. Quindi negli anni ‘50 e ‘60, ad esempio con il grano importato per fare la pasta, la CEE finanzia la costruzione dei pastifici, degli stoc- caggi, degli essicatoi, delle macchine agricole?Seppur troppo sintetico, in pratica si. Faccio un esempio: Un commercianteamericano vende in Europa 1000 ton di grano a 100 dollari la tonnellata.Arrivato al porto di Genova o di qualsiasi altra località europea con la suabella nave, prima di scaricare il grano deve pagare un dazio di 80 dollari latonnellata. Il valore di quel grano, appena scaricato a Genova è quindi di180 dollari. È evidente che il grano nostrano costerà pressapoco quel valo-re. Quindi il produttore agricolo europeo ha un vantaggio sul produttoreamericano rappresentato dal valore dazio. Inoltre la CEE incassava da queldazio tanti dollari che le permettevano di finanziare lo stesso agricoltore nel-l’acquisto di macchine, oppure nella costruzione di infrastrutture: stalle,magazzini eccetera. Fin qui tutto chiaro?La cosa funzionò tanto bene che verso gli anni 80, complice anche un’evo-luzione tecnologica agricola irripetibile, la produzione interna divenne trop-pa. Con l’avvento delle sementi ibride, degli antiparassitari e diserbanti disintesi e dei fertilizzanti chimici, verso gli anni 80 la produzione interna supe-rò la domanda. Eravamo arrivati all’eccedenza. Ma l’eccedenza comportavadelle ricadute pesanti. Infatti non solo l’Europa non incassava più i dazi per- 38
  • 38. ché non si importavano più alimenti. Ma per sostenere il prezzo di mercatodoveva ritirare le eccedenze e venderle all’estero. Poco male dirai tu.Purtroppo il nostro amico americano che ci vendeva la tonnellata di grano a100 dollari oltre che essere un pochino arrabbiato perché non ce la vende-va più, era sempre là, fuori dai nostri confini che cercava di vendere la suatonnellata di grano a qualche altro paese più povero. Ebbene noi CEE conle nostre eccedenze ritirate dal mercato, ovviamente a 180 dollari per poterpermettere agli agricoltori di sopravvivere mantenendo il livello di prezzo diprima, siamo costretti a svendere il nostro grano all’estero a meno di 100dollari, rimettendoci così gli 80 che prima abbiamo speculato. Puoi immagi-nare gli effetti finanzari e di bilancio di tutto ciò. Un tracollo.Non proprio. L’obiettivo principale era stato raggiunto. Semplicemente anda-va cambiata la politica. Dall’incentivo si passò al disincentivo della produzio-ne. Si mantennero i dazi che costituivano una barriera all’ingresso, ma siinvitarono i produttori a produrre meno. Solo che gli inviti non bastano,soprattutto con chi ha a disposizione la terra e la coltiva con passione. Difronte al perdurare se non al crescere delle eccedenze, alla CEE non rima-neva che una soluzione: settore per settore, secondo la gravità della situa-zione e cioè secondo le eccedenze che pesavano sulle casse comunitarie,andavano assunti provvedimenti restrittivi. Si andava dalla multa per leeccedenze produttive di grano alle quote di produzione come per il latte,dalla tassa sulla distillazione del vino sino all’aumento delle superfici coltiva-te destinate al “No food” o lasciate incolte, “Seat aside”. Risultato?Si rallentò la produzione, ma non si risolse il problema di fondo, le ecceden-ze restavano e andavano gestite. In questo contesto nascono le quote latte.Oggi è tutt’altra musica ma anche tutt’altra storia. Poi la vedremo. Ma gli agricoltori, come si sono comportati di fronte ad una restrizio- ne della loro produzione. Per loro si trattava di una riduzione del lavoro, del guadagno, del prodotto: immagino che si siano rifiutati di produrre di meno.No, dove i governi hanno saputo applicarle, le cose hanno funzionato. Danoi semplicemente le quote hanno deciso di non applicarle. Le decisioni delConsiglio Europeo scontavano - e ancora scontano - la necessità dei singo-li governi nazionali che compongono il Consiglio e la Commissione, di fareognuno i propri interessi nazionali. È una contraddizione, certo. Anzi è lagrande contraddizione che resterà sino a quando il potere in Europa sarà 39
  • 39. dei governi e non dei popoli. Nei paesi centro-nord europei forse la politicaagricola è stata condivisa. In Italia, Spagna e Grecia è stata subita. La distin-zione geografica non è casuale. Non mi pare che abbiate, subìto. Non penso che per strada con i trattori ci siate andati per fare la spesa al supermercato o che la poli- zia l’abbiate “lavata” con del detersivo. Se non sbaglio era qualcosa di ben più pesante e puzzolente...Certo! Ma devo spiegare meglio. Nelle quote latte, così come nella distilla-zione del vino e in tanti altri settori, gli agricoltori hanno seguito le indicazio-ni loro trasmesse dai governi o meglio dalle organizzazioni agricole.Coldiretti-Confagricoltura-CIA avevano il monopolio del settore. Dicevanoagli agricoltori cosa fare o non fare. Compreso come e chi votare, ovviamen-te. Il caso quote latte è forse il più esemplificativo. La delegazione italianache va a Bruxelles nel 1982 per contrattare il regolamento che introduce lequote del latte, arriva armata con tanta voglia di “ferie”, poca competenza inmateria e, soprattutto, nessun dato credibile sulla situazione nazionale. Perdi più, se l’Europa è vista ancora oggi come un’istituzione distante, allora erauna galassia fuori dall’universo. Il ministro di allora ( che a buona memoriaera il bergamasco DC Pandolfi) torna da Bruxelles con un accordo tantoaccettato quanto inaccettabile. I politici nostrani decidono che “tanto la cosadurerà poco” e che le quote a noi italiani non servivano. Occorreva sempli-cemente trovare il modo per aggirarle. La soluzione fu semplice, banale estupida. Le quote latte che ci aveva dato la CEE erano poche? Bene: basta-va che ai produttori ne venissero distribuite di più. Detto in altro modo. ABruxelles abbiamo sottoscritto 9 milioni di tonnellate di quota, ma ce ne ser-vono 110 perché abbiamo fatto male i conti? Visto che tanto il sistema dure-rà poco, ai produttori diamo 110, 120 milioni di tonnellate di quote, quelloche serve. Poi con la CEE ci metteremo a posto in qualche modo, fra qual-che anno. Cioè vuoi dire che lo Stato Italiano ha barato sui numeri con Bruxelles?Lo stato non bara mai! Semmai fa barare qualcuno mentre è girato dall’altraparte. Succede molto più spesso di quanto tu possa immaginare. Il cavilloitaliota, la soluzione giusta per confondere le acque, anzi il latte, è statachiamata UNALAT, Unione tra le Associazioni dei produttori di Lattea cui loStato italiano ha affidato tutte le quote nazionali. “Ci penserà poi Unalat aorganizzare la distribuzione ai produttori” hanno pensato. La commissioneLecca ricorda che UNALAT nasce tra i tavoli delle organizzazioni sindacaliagricole, e lì rimane. È una creatura dei sindacati. Sostanzialmente, una 40
  • 40. scatola vuota che gli allevatori spinta-neamente sono costretti a riempire. Isoldi pagati dallo Stato alla CEE per l’inadempienza di Unalat sono tanti, maproprio tanti, e la Corte dei Conti lo rileva puntualmente. Unalat distribuisceai produttori quote latte per un totale ben superiore a quante la CEE neaveva date all’Italia. Semplice: il produttore continua a produrre senza pro-blemi perché le quote le ha, anche se non dovrebbe averle. Questa storiaparte nel 1983 anno di introduzione del regime delle quote e va avanti sinoal 1996. Magia politica italiota da manuale. Non è possibile che la CEE non si sia resa conto di nulla.Certo che se ne resero conto: Noi Italia siamo il pozzo in cui scaricarono leloro eccedenze di latte, visto che possiamo produrre solo la metà di quelloche “beviamo”. Noi non stiamo alle regole ma loro non sanno dove buttareil loro latte e per un poco sopportano. Ma i paesi nord europei quando sonoarrivati a Bruxelles hanno trattato e lottato con competenza, preparazione edeterminazione; hanno tirato fuori un regolamento che congelava la situa-zione al punto in cui era. I paesi eccedentari potevano continuare a produr-re eccedenze, mentre i deficitari come Italia, Spagna e Grecia si sarebberobevuti a vita le eccedenze nordiche.Ci siamo fatti infinocchiare, punto e basta. O forse non eravamo consape-voli. Sarebbe bastato negoziare il principio per il quale i paesi deficitariavrebbero potuto aumentare la loro produzione sino al pareggio tra doman-da e offerta interna. Tanto noi non ci saremmo mai arrivati, perché nonabbiamo terra a sufficienza per produrre tutto il latte che consumiamo.Comunque la CEE si rese conto del giochino italiota perché alla fine di ognianno lattiero venivano dichiarate le produzioni di latte e l’Italia dichiaravaproduzioni, almeno sulla carta, superiori alla quota che la CEE gli avevadato. Basta che ti dia una letta agli allegati. * allegato nel CD : QUOTE LATTE EUROPA.Non guardare se su alcuni documenti, non ci sono le carte intestate. I buro-crati usano spesso il sistema di mandare la lettera di accompagnamentosulla bella carta intestata e poi allegare le informazioni concrete su cartabianca. Non si sa mai, ci si potrebbe rimettere il fondo schiena, metaforica-mente s’intende. Latte prodotto solo sulla carta?Si, perché la produzione di latte reale è ben altra cosa. Occorre essere piùdettagliati, è su questo dato che si gioca la partita. Infatti le multe del lattesono figlie delle dichiarazioni di produzione che l’Italia ha fatto alla CEE, per-ché se stessimo alle stime fatte dalla CEE probabilmente le multe non cisarebbero. Ho fatto al Senato, tra il disinteresse generale, una conferenza 41
  • 41. stampa con documenti alla mano che dimostravo come, a partire almeno dal1994, l’Italia ha dichiarato sulla carta ben più latte prodotto di quanto nonavesse rilevato la CEE con i suoi uffici statistici. Scusa, fammi capire bene: noi abbiamo dichiarato sulla carta più latte di quanto secondo l’Unione Europea producevamo? Cioè... tentando di fare i furbi ci siamo imbrogliati da soli?Si, sembra grottesco ma è così. L’Italia ha sempre dichiarato più produzionesia di quella che la CEE stimava che di quella che sarebbe stata possibile sti-mare valutando il potenziale produttivo delle vacche presenti nelle stalle ita-liane, che non erano mica censite dal faraone d’Egitto ma dai sistemi delministero della Sanità. Attraverso i veterinari si controllano le stalle, o alla lucedei fatti dovrebbe essere così. Anche per questo la lettura dei capitoli dellacommissione Lecca è “gustosa”. Ti riporto qui solo un piccolo spunto. RELAZIONE della Commissione Governativa di indagine sulle quote-latte istituita ai sensi dell’art.7 d.l. 31 gennaio 1997 n.11Capitolo. 9.4 La verifica operata dal FEOGA appena qualche tempo dopo la missione di controllo in Italia (il 20/24 giugno 1994) aveva portato a constatare “6.582 doppie registrazioni per circa 432.000 tonnellate di consegna nel 1991/92 apparentemente introdotte due volte; 10.902 registrazioni di produttori apparentemente senza codice fiscale, né codice IVA - ciò che dovrebbe esse- re impossibile - per un quantitativo di 287.492 tonnellate di consegne nel 1991/92 attestate; registrazioni relative a 31.953 produttori dove nel 1991/92 venivano attestate 1.066.564 tonnellate, senza riferimento ad un’as- sociazione di produttori, mentre le consegne dei produttori non-associati sono reputate essere solo un decimo di questo importo. I risultati di tale veri- fica vennero trasmessi dalla Commissione europea, al Direttore Generale del Ministero dell’Agricoltura ed al Direttore Generale dell’AIMA, senza tuttavia che venissero assunti i provvedimenti richiesti dalla gravità del caso.Purtroppo, la produzione su cui si determinano le multe è solo quella dichia-rata dallo stato membro. Le verifiche successive della CEE per loro naturapossono essere solo al rialzo. Noi paese, abbiamo dichiarato di più nelladisperata speranza di avere più quote. Questa era la strategia almeno sinoal 2000. Poi, dopo aver dichiarato di più, pagato le multe e non aver ricevu- 42
  • 42. to le quote, abbiamo cambiato idea e adesso le quote in più non le voglia-mo, a sentire le campane della Coldiretti & C. Valli a capire! O siamo sadomasochisti oppure c’è qualche altra ragione per fare tutto ciò. Quale?È la stessa domanda che mi sono fatto io quando ho iniziato a capire meglio.Ho cercato di darmi delle risposte e sono giunto ad alcune conclusioni :Aima conosceva benissimo il giochino delle 3 carte che aveva messo inpiedi UNALAT. Perché alla fine le persone, gira e volta, erano sempre lestesse RELAZIONE della Commissione Governativa di indagine sulle quote-latte istituita ai sensi dell’art.7 d.l. 31 gennaio 1997 n.11Capitolo 9.4 Ad ulteriore conferma delle “commistioni” tra le organizzazioni sindacali e l’amministrazione pubblica, non si può sottacere la composizione del Consiglio di amministrazione dell’AIMA per come è stabilito dalla sua legge istitutiva. Tale Consiglio, nella sua versione del 26 luglio 1988, prevedeva tra i suoi componenti: “per. agr. Gottero e sig. Martorana, su conferma della Confederazione Nazionale Coltivatori Diretti; il dott. Alessandra, su confer- ma della Confederazione Generale dell’Agricoltura Italiana; il dott. Donati, su conferma della Confederazione Italiana Coltivatori”, mentre il Consiglio di Amministrazione nominato il 4 agosto 1993 contemplava tra i suoi com- ponenti: “sig. Martorana, su designazione della Confederazione Nazionale Coltivatori Diretti; dr. Ferraccioli su designazione della Confederazione Generale dell’Agricoltura; dr. Pascale su designazione della Confederazione Italiana Allevatori”. In tempi più recenti (8 aprile 1994) può ricordarsi la sostituzione di un membro del detto Consiglio di amministrazio- ne, disposta dall’allora Ministro in carica, con la seguente formula: “Ritenuto di scegliere nell’ambito della terna proposta dalla Coldiretti il nominativo del sig. Paolo Nigro, attuale Vice Presidente di tale Confederazione, quale componente del Consiglio di Amministrazione dell’AIMA, in sostituzione del sig. Onofrio Martorana:” (v. delibere commissariali EIMA del 22 marzo 1995 - Allegato sub 85 - e del 9 maggio 1995 - Allegato sub 103).Il regime delle quote prevedeva che qualcuno lo gestisse a tutti i livelli e que-sto generava potere. Gli uffici della triplice sindacale che il buon PaoloCasagrande chiama “i 3 porcellini”, si reggono ancora oggi sulle carte e suibisogni della burocrazia. Se non ci sono bisogni, occorre crearli. Ma se da 43
  • 43. una parte creano privilegi e benefici, dall’altra creano sudditanza e imposi-zioni. Le quote erano un titolo ed avevano un mercato, delle intermediazio-ni, potevano essere vendute e comperate.I “soloni” del sindacato e di Unalat, che oggi - se non percepiscono già lapensione - prendono lauti stipendi da strutture pubbliche (anche comunita-rie) avevano concepito una strategia per avere più quote latte dalla CEE.Secondo costoro, che poi realizzarono l’intento, occorreva dichiarare piùlatte per ottenere più quote. Ottennero più quote, è vero: me avendo dichia-rato più latte, pagarono alla CEE almeno 3650 miliardi di lire. Anzi: non lepagarono loro, per i loro conti sbagliati: le pagammo tutti noi, sempre per iloro conti sbagliati. E oltre a pagare, restammo anche senza quote. Il noc-ciolo della protesta del 1997 è nella reazione alla volontà di imporre ai pro-duttori una riduzione della produzione in corso e non nel pagamento dellamulta. Bastava che a fronte del pagamento della multa alla CEE di 3650miliardi di lire si pretendesse una quota sufficiente a coprire la produzione inessere che tutto questo caos non sarebbe successo. Avremmo risparmiatoi miliardi di euro delle annate successive e tutto il caos connesso. Forsebastava poco per arrivare all’equilibrio tra i 99 milioni di quintali avuti e i 112necessari. La differenza è solo il 1,2%! Ma era impossibile far si che le quotedi carta venissero date automaticamente a chi produceva. Se c’era un mer-cato bisognava far guadagnare qualcuno. Questi problemi però, ai burocra-ti di Bruxelles, non interessavano: loro sono teutonici e, se vedono, non sigirano dall’altra parte. Soprattutto quando guardano verso sud.La Comunità europea notificò anno per anno all’Italia il prelievo che deriva-va dalla differenza tra latte dichiarato e quote. Differenza fra quota origina-ria e quota assegnata. Bastarono pochi anni per rilevare una sommaimpressionate. I vari governi di allora tentarono di mediare?Devo dare atto che Andreotti si impuntò sulle quote latte ma Craxi, alcunimesi dopo, ad Atene, liquidò la faccenda con la famosa battuta: “non vorre-mo litigare per un secchio di latte”. Evidentemente doveva “mediare” su altripunti, come avviene in tutti i Consigli Europei. È fondamentale capire ilmetro che usano i governanti in Europa: un grande tavolo di compromesso,utile ma sterile e senza anima.Sempre la Commissione Lecca sintetizza in un quadretto chiaro l’approcciodel sistema politico al problema ed alle pressioni sulle quote atte: 44
  • 44. RELAZIONE della Commissione Governativa di indagine sulle quote-latte istituita ai sensi dell’art.7 d.l. 31 gennaio 1997 n.11Capitolo 6.4 Del clima esistente al vertice del MAF sono eloquente “racconto” tanto l’at- to di citazione predisposto dalla Procura Generale della Corte dei Conti, quanto la stessa sentenza della Corte dei Conti del 15 gennaio 1997 che ha assolto dall’addebito di danno erariale gli ex-ministri Pandolfi e Mannino in forza del 3° comma dell’art.1 della legge n.201/1991, nelle quali si afferma che “la circostanza che il comportamento sia stato posto in essere dai Ministri per la realizzazione degli interessi della economia agricola italiana non costituisce esimente in ordine alla produzione del danno erariale e alla conseguente responsabilità amministrativa perché il rispetto dei principi dell’ordinamento, e quindi anche delle disposizioni comunitarie che entrano a far parte dell’ordinamento giuridico vigente, costituisce manifestazione fondamentale del rispetto degli obblighi di servizio, ad esso demandati, da parte di ogni pubblico amministratore o dipendente e, quindi, anche da parte di un Ministro della Repubblica” (v. atto di citazione, Allegato sub 6); e che “effettivamente i Ministri convenuti in giudizio hanno volontariamente dato disposizioni nel senso di non osservare la normativa comunitaria” con un comportamento da riferirsi “esclusivamente ai Ministri dell’agricoltura, in quanto la struttura amministrativo-burocratica del Ministero aveva più volte richiamato la [loro] attenzione sulla necessità di ottemperare alle disposi- zioni comunitarie mediante l’adozione dei relativi provvedimenti”, cioè con un comportamento che, essendosi “manifestato con la volontaria inattuazio- ne delle direttive comunitarie attraverso l’omissione dei relativi regolamen- ti istitutivi del previsto tributo, ha indubbiamente cagionato un danno era- riale (...) per l’importo di lire 74.326.019.850 + lire 3.232.822.340”, essen- do l’inottemperanza “in rapporto di causa ad effetto col danno erariale, in quanto ha cagionato l’irrogazione delle sanzioni da parte della Comunità europea a carico dell’Italia” (v. sentenza Corte dei Conti, Allegato sub 8).Ma guarda caso nessuno di coloro che avevano sbagliato, pagò. Mi pare una storia infinita. La CEE fa le sue verifiche, che danno ragione a chi dice che non stiamo sforando le quote, ma poi chiede che la multa venga girata ai produttori. Non tornano troppe cose.Troppo semplice! Le cose in Italia si risolvono sempre due minuti dopo iltempo massimo. Questa è una tecnica consolidata perché rende ai potenta- 45
  • 45. ti, a chi vive di burocrazia. Praticamente, dopo le indagini della CEE non sifa più nulla, si fa passare il tempo fino al 1994. L’Italia intanto viene scossada tangentopoli, arriva il nuovo governo, i nuovi ministri, il nuovo parlamen-to. Aria di rinnovamento e qualcuno pensa che sia il caso di sistemare il pas-sato, che i conti lasciati aperti da quei brutti e cattivi di democristiani vada-no chiusi. La CEE ritorna alla carica perché vuole il rispetto dei regolamen-ti e soprattutto i soldi delle multe che nel frattempo si sono accumulate. Ilministro dell’epoca del 1° Governo Berlusconi, l’On. Adriana Poli Bortone,che ha sempre avuto il mio rispetto nonostante qualche “scornata”, vienecatapultata a Bruxelles senza una adeguata informazione. Sottoscrive unaccordo che prevede per l’Italia un aumento di quota del 10%, troppo poco,e il pagamento di un prelievo per le annate pregresse di 3.650 miliardi di lirein 3 rate. Sono tanti soldi che vanno a carico del bilancio pubblico e cioèdelle casse private dei cittadini che messe insieme sono sempre il bilanciopubblico.Eppure l’On. Poli Bortone cerca di vendere l’accordo a Bruxelles come unavittoria senza rendersi conto che, per applicarlo, oltre a pagare occorretagliare la produzione di latte del 30%. Nessuno riesce o vuole capire che laCEE ci aveva dato 99 quando noi avevamo già distribuito 110 e forse di più.La faccenda divenne pesante. Io non mancai di far osservare al Ministro, inaula al Senato, che l’affare lo aveva fatto la CEE. Noi importiamo il 50% dellatte, paghiamo la multa e non abbiamo avuto nemmeno le quote per copri-re il latte già prodotto. Risultato: importeremo di più. Con quello spirito ini-ziano i lavori per la conversione del decreto legge con cui il Governo rendeapplicativo l’accordo con Bruxelles. L’on Poli Bortone cadde da ministro,assieme al Governo Berlusconi perché la Lega Nord tolse la fiducia. Sul decreto per le quote latte?No, certo che no! Non è mai caduto un governo per questioni agricole. IlGoverno cadde perché noi leghisti ci rendemmo conto che non si andava danessuna parte con quel metodo. Avevano usato i nostri voti per vincere e poici misero in un angolo. Io ho firmato tra i primi 10 la mozione di sfiducia aBerlusconi che ha portato al “ribaltone”. E lo rifarei se fossi nelle stesse con-dizioni di allora. L’On. Berlusconi ha capito dopo che non si scherza con chiporta avanti dei valori e non solo degli interessi. In quel periodo c’era tra dinoi un clima di coesione, di carboneria, che era sorprendente. Durante ladiscussione finale della finanziaria che portò poi alla caduta del GovernoDini e della Legislatura, noi ci alzammo ed uscimmo dall’aula tutti insieme,schifati da come procedevano le cose, ed andammo al Parlamento del Norda Mantova. Non fu una operazione concordata prima. Fu la presa dicoscienza, da parte di un gruppo coeso e affiatato di persone che, stare lì, 46
  • 46. a Roma, era inutile e oltraggioso per la gente che noi rappresentavamo enon solo per noi stessi. Nessuno di noi aveva certezza di tornare a Roma,come per molti poi si verificò. Ciò nonostante bastò un’occhiata e l’assensodel sen. Tabladini, capo gruppo, e ci alzammo. Pensa che ci proposero puredi usare un aereo dell’aeronautica militare per arrivare a Verona e quindi aMantova ma poi ci ripensarono. Tanta stampa cercò di far passare l’immagine che il Parlamento del Nord era un po’ una “piazzata”, più un’operazione pubblicitaria che un’operazione politica.Per nulla. Io l’ho vissuto da dentro, ero il Ministro ombra dell’Agricotura e diriunioni ne ho fatte a Venezia, dove c’era la sede e un palazzo. Non duròmolto ma solo perché, secondo il mio modesto avviso, avremmo dovutoessere più incisivi e non solo limitarci a fare le pulci su cosa faceva ilGoverno in carica. Un Ministro ombra deve fare il Ministro e non il censoredel suo omologo, diciamo, ufficiale. A noi non avrebbe dovuto interessarecosa facesse Pinto. Noi avremmo dovuto indicare la nostra strada, punto ebasta. Solo che per far questo ci vogliono risorse, tempo e... molta umiltà. Ma tornando al decreto sulle quote latte, lo avevate bloccato?La battaglia politica si snodava su una questione di fondo: a chi devonoessere date le quote visto che anche stavolta ne abbiamo avute meno diquelle che servirebbero? Noi Lega Nord proponiamo di ripartire da zero edarle a chi produce. L’idea inizialmente sembra piacere a tutti, sino a quan-do i parlamentari del centro sud realizzano che per fare ciò occorrerebberidurre le quote nei loro territori anche se non erano quote latte in produzio-ne, anzi: proprio perché erano quote che non venivano munte. Scusa ma che guadagno c’é ad avere delle quote e a non mungerle?Le quote non prodotte, di carta, valgono molto di più di quelle in produzio-ne. Le quote di carta si possono vendere, quelle in produzione servono perprodurre e non hanno un valore. È la stessa ragione per cui la casa in cuiabiti non ha un valore reale in quel momento perché se la vendi, poi vai adormire sotto i ponti. La casa se vuota, ha un valore reale perché la vendied hai i soldi in tasca. Per questo i parlamentari del Sud non volevano che venisse rinego- ziato il mercato!Si. Dopo lunghe discussioni e mediazioni si arriva ad una proposta del pren-dere o lasciare che vede una riduzione della sola quota B. 47
  • 47. Quota B?Si, scusa. La quota B è la quota aggiuntiva che UNALAT – AIMA &C avevaassegnato ai produttori nel 1991-1992 perché era finita quella A e c’erarichiesta. Si trattava di un’invenzione tutta Italiana perché dalla CEE non eraarrivata alcuna quota, né A né B né C né Z. * allegato nel CD : ARTICOLI DI STAMPA ROBUSTI.Si trattava di una presa in giro. Fu in quel momento che mi “ammalai” diquote latte e per un preciso episodio. Con altri colleghi deputati andai inAIMA. Erano i primi mesi della legislatura e da neofiti cercavamo di capire.Le quote latte erano già un argomento in evidenza.Di fronte a singole posizioni che ci erano state evidenziate da allevatori delterritorio, mi fu suggerito da un solerte funzionario, che se ci fossero stateposizioni specifiche da sistemare si sarebbe potuto vedere cosa fare.Evidentemente tanti erano già stati “sistemati”. Torniamo al decreto legge. Venne approvato?SI. Al Senato arrivò dopo le modifiche della Camera per la conversione fina-le. Come sempre, arrivò all’ultimo giorno. Mi pare fosse un giovedì, al pome-riggio. Già il giovedì è un giorno problematico per le presenze, poi al pome-riggio non c’è davvero nessuno. Eravamo in aula poco più di 20 senatori,praticamente quelli della commissione agricoltura, nemmeno al completo. Iofeci una dichiarazione di voto che sinteticamente diceva: Non abbiamo nem-meno il numero di senatori necessario per richiedere la verifica del numerolegale e tutti quelli che ci sono voteranno a favore. Questo è una legge cheporterà conseguenze molto negative e che non risolve il problema, anzi locomplica. E non è gratis, costa 3650 miliardi di lire. La Lega Nord si astieneper significare che non si possono fare le leggi in 20, che non si è capito pro-prio nulla del problema e che ci stiamo facendo mettere il sacco in testa dalsistema degli apparati e delle rappresentanze fine a se stesse. Fummo i solia NON votare a favore del provvedimento. Insomma, il problema non finisce mai?NO. Proprio alla conversione del decreto legge inizia il problema. Forse èproprio la complessità del nostro sistema bicamerale che quando non trovauna vera convergenza sui problemi reali, genera delle leggi zoppe. Questanon è il primo e solo caso. Infatti le Regioni Piemonte, Lombardia e Venetonon accettano la riduzione della quota B che praticamente colpisce solo loroe fanno un ricorso in Cassazione. Lo vincono e il taglio della quota B vienecancellato dalla Corte Costituzionale, il più alto grado di giudizio che esistain Italia! 48
  • 48. * allegato nel CD : RICORSI QUOTE LATTE. Quindi niente quota B, il decreto, la riforma della legge 468 di fatto viene cestinata?NO! È qui il nodo del problema, che è difficile far capire. Quando la legge èstata approvata, le Regioni l’hanno contestata e hanno vinto. Ma lo Stato,l’Unalat, l’Aima, i sindacati, sono andati avanti come se nulla fosse. Questoè il nodo irrisolto che tiene in piedi il contenzioso sulle quote latte. Lo Stato non applicò la sentenza della Corte di Cassazione, è pos- sibile?Possibile o no, è quello che fece. Il taglio della quota B sparì dalla GazzettaUfficiale ma non dalle stalle dei produttori del NORD.Così il taglio, già illegittimo, rimase concentrato solo su pochi. Infatti la legge46, il decreto convertito di cui sopra, prevedeva la riduzione della quota Bcon delle esenzioni. Praticamente da Bologna in giù erano tutti esentati.Risultato, a parte la montagna dove c’è un secchio di latte ed è da tutelare,tutto il taglio si concentrava in Padania. La cosa più grave però è che nonvennero eliminate le quote “non munte”, i pezzi di carta assegnati a perso-ne che non avevano stalle, che non producevano. Questa è stata la grossatruffa. Andavano prima tolte le quote non munte e poi dovevano essere ridot-te le quote a tutti, in modo lineare, magari con un occhio di riguardo allezone di montagna, ma solo a quelle. Ma c’è un’altra cosa, forse peggiore.Le quote B che venivano tagliate erano quelle dei giovani allevatori, perchéassegnate nel ‘91- ‘92. Era una quota che era stata sudata dai giovani, daquelli che stavano investendo nelle proprie aziende. Con questa leggeerano state tagliate le gambe a quelli che stavano producendo, mentre silasciavano intonsi i diritti di quelli che invece stavano lucrando con dei pezzidi carta. Se avessero ridotto a tutti dei piccoli pezzetti di quota avremmorisolto, seppur con un sacrificio, il problema. Avremmo rimesso in carreggia-ta il sistema. Non si volle farlo perché in Italia i diritti acquisiti soprattutto inalcune zone non si toccano a nessuno e per nessuna ragione. L’illegalità appiccicata addosso a chi era “fuori quota” non era colpa degli allevatori?L’illegalità è figlia della scelta di mantenere la riduzione delle quote B anchese la corte di Cassazione l’aveva eliminata. Nel merito della stessa questio-ne ci ha dato poi ragione anche la Corte di Giustizia Europea, sostenendoche lo Stato membro può ridurre le quote se deve allineare posizioni o erro-ri, ma non può ridurle per scelta propria o per errori propri. E dire che a quel-la sentenza i 3 sindacati agricoli nazionali (Coldiretti-Confagricoltura-Cia) 49
  • 49. gridarono vittoria. Siamo nel paese dove chi grida per primo è più forte e hasempre ragione. allegato nel CD : SENTENZE E RICORSI LEGALIIn allegato trovi la sentenza così come nella relazione dell’avv. Salvataggio.Merita pubblicare di seguito, per comodità il disposto finale di una sentenzadella Corte di Giustizia che doveva porre fine alle nostre azioni ma fini perriaprire il contenzioso e inchiodarlo come oggi è inchiodato a sospensiveattive dal 1998. SENTENZA DELLA CORTE (Sesta Sezione)25 marzo 2004 (1) «Agricoltura – Organizzazione comune dei mercati – Latte e latticini – Prelievosupplementare sul latte – Regolamenti (CEE) nn. 3950/92 e 536/93 – Quantitativi di riferimento – Rettifica a posteriori – Comunicazione ai produttori»Nei procedimenti riuniti C-231/00, C-303/00 e C-451/00,aventi ad oggetto le domande di pronuncia pregiudiziale proposte alla Corte, aisensi dell’art. 234 CE, dal Tribunale amministrativo regionale del Lazio nellecause dinanzi ad esso pendenti tra (omissis)55 In via preliminare, si deve osservare che nessuna disposizione dei regolamenti nn. 3950/92 e 536/93 prevede la rettifica a posteriori dei quantitativi di riferi- mento individuali attribuiti ai produttori di latte né la conseguente rettifica dei prelievi supplementari dovuti da questi ultimi.79 Riguardo alla questione se tali misure oltrepassino quanto necessario a rag- giungere il loro obiettivo, si deve tener conto del fatto che, come risulta dalle sentenze di rinvio, i quantitativi di riferimento individuali inizialmente attribui- ti dalle autorità italiane contenevano numerosissimi errori, dovuti in particola- re al fatto che la produzione effettiva in base alla quale tali quantitativi erano stati attribuiti era stata certificata dai produttori stessi. Tra gli errori così rile- vati, la commissione governativa d’indagine ha accertato, in particolare, che più di 2 000 aziende agricole che avevano dichiarato di produrre latte non pos- sedevano mucche.81 Con riferimento, infine, al principio di tutela del legittimo affidamento, i ricor- renti ritengono che, adottando le misure controverse, le autorità italiane non abbiano rispettato il loro legittimo affidamento in quanto, da un lato, le rettifi- che dei quantitativi di riferimento individuali e il nuovo calcolo dei prelievi sup- 50
  • 50. plementari dovuti sono intervenuti rispettivamente due e tre anni dopo le cam- pagne interessate e, dall’altro, soltanto nel 1999 tali ricorrenti hanno avuto conoscenza dei quantitativi di riferimento assegnati.85 Pertanto, tenuto conto di tutte le considerazioni che precedono, alla prima que- stione si deve rispondere dichiarando che gli artt. 1, 4, 6 e 7 del regolamento n. 3950/92, nonché gli artt. 3 e 4 del regolamento n. 536/93, devono essere inter- pretati nel senso che essi non ostano a che a seguito di controlli uno Stato mem- bro rettifichi i quantitativi di riferimento individuali attribuiti ad ogni produttore e conseguentemente ricalcoli, a seguito di riassegnazione dei quantitativi di rife- rimento inutilizzati, i prelievi supplementari dovuti, successivamente al termine di scadenza del pagamento di tali prelievi per la campagna lattiera interessata. Ma allora la situazione dovrebbe essere risolta: avete avuto ragione anche dalla Corte di Giustizia Europea!Magari! Di ragioni dalla Corte di Giustizia ne abbiamo avute anche altrema inutilmente. La Corte ha detto che il prelievo non è una tassa, non haimplicazioni penali : leggiORDINANZA DELLA CORTE (Quarta Sezione) 21 giugno 2005 (*)«Latte e prodotti lattiero caseari – Prelievo supplementare sul latte – Regolamenti(CEE) nn. 856/84 e 3950/92 – Quantitativo di riferimento – Regolamento (CE,Euratom) n. 2988/95 – Sanzioni amministrative – Presupposti»Nei procedimenti riuniti C162/03, C185/03, C44/04, C45/04, C223/04, C224/04,C271/04 e C272/04,28 Ai punti 34-37 della sentenza 15 luglio 2004, causa C459/02, Gerekens e Procola (Racc. pag. I-7315), la Corte ha interpretato tale giurisprudenza nel senso che le disposizioni che stabiliscono il prelievo supplementare non sono disposizioni penali.32 Infatti, il superamento di un quantitativo di riferimento individuale attribuito ad ogni produttore di latte non è costitutivo di un’«irregolarità» ai sensi dell’art. 1, n. 2, del regolamento n. 2988/95, tale da determinare l’applicazione di una delle misure enunciate all’art. 4 o l’irrogazione delle sanzioni amministrative stabilite all’art. 5 dello stesso regolamento.34 Il prezzo del latte ottenuto attraverso la commercializzazione di quantitativi che superano quelli che erano stati attribuiti ad un produttore non è né una spesa ai sensi di tale disposizione né una somma indebitamente percepita ai sensi del- l’art. 5, n. 1, lett. b), del regolamento n. 2988/95. 51
  • 51. 35 Alla luce delle considerazioni che precedono, occorre rispondere alla questione sollevata che il prelievo supplementare stabilito per il settore del latte e dei pro- dotti lattiero-caseari dagli artt. 5 quater del regolamento n. 804/68 nonché dagli artt. 14 del regolamento n. 3950/92 non presenta il carattere di una san- zione amministrativa ai sensi dell’art. 5 del regolamento n. 2988/95.Sono solo spunti. Nella relazione dell’avv. Salvataggio puoi se ritieni appro-fondire. Ma si sa i cavilli legali non li vede nessuno, forse nemmeno i procu-ratori della Repubblica che devono per mestiere vedere sempre e solo lemotivazioni che sostengono le loro ipotesi criminose.Nei fatti lo stesso TAR del Lazio, che aveva chiesto quella ed altre senten-ze, non ha ancora chiuso i procedimenti. Per questo abbiamo cause apertedal 1998. 10 anni. Il dubbio, di chi come me vede sempre il bicchiere mezzopieno, è che se il TAR avesse dovuto dare seguito al parere della Corte diGiustizia avrebbe dovuto dar ragione agli allevatori, consegnare le quote achi le produceva davvero e far pagare i danni all’Aima e all’Unalat: cioè alloStato. In una parola il TAR avrebbe dovuto risolvere un problema politico maquesto non è il suo “mestiere”. Per altro, alla pubblicazione del decreto ZAIAper la soluzione del problema dopo 15 anni c’è stata una sollevazione di“scusi?” da parte delle Regioni del NORD. Codeste chiedono di inserire trale condizioni per accedere alla rateizzazione la rinuncia ai conteziosi. Cheanche le Regioni, che sono nostra controparte nei tribunali, vedano ancheloro lo stesso mezzo bicchiere che vedo io? Diversamente non vedo perchétanta acredine. Insomma quel decreto legge del 1994 alla fin fine non vi serviva a nulla?No, il decreto convertito in legge 46 conteneva anche qualche spunto percontinuare a difenderci. Constatato che non si riusciva a farsi capire sull’im-mane errore che si stava commettendo nel ridurre la quota B solo in alcunearee, non restava altro che cercare di rendere inapplicabile la norma. Il prin-cipio non è corretto e adeguato ad un rappresentante del popolo ma... fecidi necessità virtù. Quantomeno l’ho sempre fatto in modo lineare e dichia-randolo prima, peccato che non ci ha mai creduto quasi nessuno. Cioè avete adottato la stessa tattica dei romani? Avete messo i “trappoloni”?No, o meglio si: è piuttosto complicato. Abbiamo introdotto nella legge, vota-ta dalla maggioranza, delle condizioni per cui i cittadini potessero controbi-lanciare lo strapotere o l’ingiustizia che ritenavamo si stesse perpetrando nei 52
  • 52. loro confronti con quella stessa legge. Ad esempio introducemmo il principiosecondo cui, se un produttore ha un contenzioso aperto sulla attribuzionedelle quote, può autocertificare la sua quota. Sapevamo bene che i conten-ziosi reali o potenziali erano immensi, stante la confusione nel quale versa-va il sistema. Capovolgemmo la logica consolidata sull’onere della prova. Iocittadino pago solo dopo che tu amministrazione hai fatto i conti giusti e melo hai dimostrato. Oggi e in troppi casi, pago prima sulla base di conti a voltepalesemente sbagliati. Abbiamo invertito il classico “dare soldi - vedere cam-mello”.Introducemmo anche il vincolo per l’amministrazione di poter procedere alrecupero delle somme dovute dagli agricoltori, solo dopo che i contenziosilegali fossero definitivi. Sono tutti diritti legittimi e naturali ma se non lo scri-vi nella legge specifica, vengono sempre ignorati dalla amministrazione, chetutela se stessa e non il cittadino; sempre. Quindi loro hanno cercato di fregarvi, e voi avete fregato loro?Attenzione, qui si tratta di fregare il cittadino, non noi. Si tratta di non ascol-tare le sue ragioni. Nella legge su AIMA ad esempio, una clausola spiegabene come si frega la democrazia. Visto che la Costituzione delega alleRegioni la materia agricola, l’amministrazione centrale prima di agire dovesentire le Regioni. Noi trasformammo “sentire” con “d’intesa”. Capisci la dif-ferenza? Nel primo caso basta che il Ministero mandi una comunicazione sucosa intende fare e poi indipendentemente dalle risposte, agisce comecrede; tanto ha sentito. Altro conto è trovare l’intesa che presuppone l’accor-do. Questo è il clima, questo è il mondo con il quale ancora oggi hai a chefare e dove, se non stai attento, resti fulminato dalla bassa tensione.L’amministrazione sa “dosare bene” tutti i cavilli che possono renderle menograve il lavoro e la responsabilità. La filosofia che permea l’amministrazioneitaliana è quella di salvaguardare i propri atti, il proprio soldo, senza vederel’interesse dei propri clienti, i cittadini. In Italia chi paga le tasse è chiamatoancora “utente” e ciò la dice lunga sulla mentalità della burocrazia. Da noiper fare una pratica ci vogliono montagne di carte e di certificazioni solo per-ché non fidandosi mai del cittadino, l’amministrazione scarica su di lui tuttala responsabilità sino a chiedergli di certificare che è vivo. È una mentalitàconsolidata. In centro e nord Europa cambia semplicemente questo mododi impostare la burocrazia. Poi il resto è più o meno uguale. Tutto funzionameglio non perché sono più bravi, ma perché gli amministratori si fidano dichi gli paga lo stipendio e non solo il contrario. Mi è capitato di vedere unamattina su un treno nella periferia di Bruxelles un controllore cercare di farfunzionare una carta di credito di un cittadino che doveva pagare il biglietto.Per una decina di minuti è stato al servizio di quella persona, senza esito. È 53
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  • 55. dovuto intervenire il cittadino stesso che ha proposto di pagare in contanti,si trattava di 3 euro. Quel controllore non si è nemmeno lontanamente postoil dubbio che quella carta fosse senza fondi oppure falsa. Ti immagini lastessa scena da noi? Oppure, in Scozia. Al mattino, i quotidiani vendonomessi in una sacco di plastica attaccato ai pali della luce. Si prende il gior-nale e si mette un pound in una scatola di metallo. Prima di sera l’incarica-to ripassa, raccoglie i sacchi vuoti e i soldi relativi. Te la vedi, non dico aNapoli ma solo a Milano, la stessa scena? Il problema non è di onestà: è dicultura, di educazione sociale di diffuso senso della legalità individuale cheassommata fa quella collettiva che da noi oggi NON c’è. Se a Edimburgonon metti la monetina dentro la cassetta quando prendi il giornale, ti rimpro-vera il primo cittadino che ti vede. Bene, però stiamo vagando un po’ troppo in là. Torniamo alle quote. Cosa riusciste a fare durante gli ultimi mesi di parlamento?Praticamente nulla: approvata la legge 46, saltò tutto il quadro politico. IlGoverno Dini fu messo in minoranza, sempre da noi della Lega Nord, e tor-nammo a votare. Vinse Prodi e io venni trombato, ma questo ultimo detta-glio non incide sulla questione latte, è evidente. Al Ministero dell’Agricolturaarriva Pinto. Senatore della Repubblica, esperienza giuridica. Uomo delSud, interprete del ruolo in modo antico, rigido, formale. Ci sono i funziona-ri e i dirigenti a fare il lavoro operativo, il Ministro convalida, garantisce solola linea politica che gli richiedono le rappresentanze politiche e sindacali(sempre i 3 di cui sopra) e controlla che tutto stia nelle regole: dei giochi,ovviamente.Intanto i dirigenti e il sindacato si fregano le mani e applicano senza guar-dare in faccia a nessuno la legge 46 sulle quote latte, senza vedere, comeal solito, cosa succede fuori dalle mura di Roma. Quote latte ridotte, produ-zione no! Così per differenza arrivano le multe da pagare. Bastava ridurre laproduzione o comperare le quote, dirai tu. Non è così facile quando per 15anni dalla introduzione del regime delle quote ti hanno sempre detto di fre-gartene. E te lo hanno detto gli stessi uffici sindacali che adesso vorrebbe-ro ch tu riducessi la produzione o acquistassi, loro tramite, le quote. Non èfacile se per comperare le quote devi spendere come se acquistassi la terradel vicino. Non è facile se le quote non le trovi perché comunque non ce nesono per tutti. Non è così facile se in giro inizia ad esserci qualcuno chesommessamente inizia a dire che è tutta una truffa, che ci sono le quote dicarta, che occorre reagire, che la riduzione della quota B è illegittima. Miresta sempre il dolce in bocca, quando vedo questa copia del 1° numero delMAF (si chiamava così perché in agricoltura MAF era un termine famigliare,era Ministero Agricoltura e Foreste). 56
  • 56. Si, eri tu che agitavi le acque però!No, non solo io. Quando arrivano le prime comunicazioni di quota ridottadicono le stese cose anche i funzionari periferici dei sindacati agricoli, i poli-tici soprattutto regionali: solo che poi non fanno nulla. Noi, io, ho fatto qual-cosa per dare seguito alle parole. È la stessa differenza tra fare un comizioe fare le cose che si sono promesse nel comizio. Inizio con l’aiuto di pocagente, anzi di due sole persone una delle quali è ancora con me e cioèFrancesca Ghimenton. Sono a casa, il lavoro che facevo prima è andato arotoli visto che ero sempre a Roma a lavorare, e dovevo ricrearmi uno spa-zio. Non avevo intenzione di farmi parcheggiare da qualche parte a fare ilportaborse o il presidente di chissà quale ente regionale a 100.000 euroanno. La Lega mi ha dato uno spazio a Mantova come assessore inProvincia all’agricoltura e al Turismo. Ringrazio ancora oggi dell’opportunitàma era una visuale troppo limitata. Avevo assunto una certa notorietà tra labase agricola della Padania e dovevo rispondere alle sollecitazioni. Ero infin dei conti il Ministro dell’Agricoltura del Governo della Padania. Dovevopur fare qualcosa di concreto se Padania vuol dire non stare con le mani inmano ad aspettare il “venticello” romano. Scusa la divagazione. Che nesso c’è tra Agricoltura e Turismo?Nessuno, solo che in Provincia il turismo non lo voleva seguire nessuno equindi diamolo a Robusti che faceva il Senatore e sicuramente un’occhio losa mettere sulla questione. Non era colpa solo di quella amministrazionepubblica. Era sempre stato così e lo è ancora oggi, in ben più importantiamministrazioni. Luca Zaia, oggi ministro dell’agricoltura, era assessoreall’agricoltura e al turismo in Regione Veneto. Ed anche lui, sconsolato, rile-vava come al suo arrivo all’assessorato, avesse decine e decine di funzio-nari per l’agricoltura e ben otto dipendenti per il turismo: in Veneto, con tuttoil turismo che c’è!Nonostante questo grazie alla buona volontà di tanti collaboratori dellaProvincia di Mantova siamo riusciti a mettere in piedi la 1° edizione del MantovaJazz Festival, una seria guida ai percorsi mantovani e qualche buona manife-stazione culturale. Riuscimmo in alcuni periodi a riempire le camere degli alber-ghi e i tavoli dei ristoranti. Mantova ha di suo un potenziale elevatissimo ed hail lago di Garda a due passi. Oddio, i mantovani non sono molto portati ad avere“ospiti” per le strade, ma se assieme agli ospiti arriva anche della sana econo-mia stanno al gioco pure loro. Il Festival della letteratura che è figlio dell’idea diun’altro leghista, l’assessore Alberoni, ne è la prova. Già, però in quel periodo come legittimavi la tua attività politica, come assessore al turismo e all’agricoltura mantovana potevi per- 57
  • 57. metterti di fare la voce grossa rappresentando gli allevatori?Come ti dicevo, in quel periodo Bossi diede vita al Parlamento del Nord edal Governo del Nord, di cui io ero il Ministro all’Agricoltura. Come potevo daMinistro dell’Agricoltura del Governo ombra del Nord stare a guardarePinto&company fare strage (Pinto forse inconsapevolmente, & company unpo’ meno) degli allevatori Padani? Iniziammo a reagire. Gli articoli sullaPadania non bastavano a far capire i problemi tecnici. Su un quotidiano nonriesci a entrare nel dettaglio tecnico e tu lo sai bene. Dovevamo dotarci diuno strumento di informazione nostro. Concepii il MAF. Manifesto agricolopadano di cui sopra. Abbiamo iniziato a canzonarli ed a incalzarli un po’. Quindi il MAF è stata l’idea per informare con puntualità gli agricoltori?Puntualità è un po’ troppo. Quando dico concepito intendo proprio che sonopartito dalla redazione degli articoli, dalla impaginazione dalla stampa finoalla diffusione agli indirizzi, spedizione compresa. * allegato CD: copia serie completa MAF e allegatiNon so se ci sarà chi vorrà leggere tutto, ma ci sono posizioni che anticipa-no le lotte successive e soluzioni che ancora oggi sono valide. Occorrevatrovare un luogo dove esercitare questa attività e delle persone. La LegaNord di Crema ci diede un piccolo angolo e costituimmo un centro studi peravere una legittimazione. So che a qualcuno disturberà ma tra le personeche ci misero lavoro e passione ci fu, all’epoca, anche Aldo Bettinelli, chenella protesta di Linate fu un riferimento basilare. Aldo, che per inciso è statosegretario provinciale della Lega Lombarda/Nord a Cremona e consigliereregionale, è finito politicamente fuori strada, convinto che l’esperienza conDi Pietro avrebbe portato a qualcosa di serio. Tuttavia l’uomo, che non vedoda anni e che di difetti, come tutti, ne ha tanti, merita almeno la considera-zione di un accenno. Assieme ad Aldo inizia a dare una mano ancheFrancesca Ghimenton. Ancora oggi e a buon merito, è mia assistente parla-mentare. All’epoca era ragazzina ma, per ridurre un concetto a poche paro-le, aveva due attributi così. Oggi da mamma resta tale, magari con qualchecentinaio di sassolini nelle scarpe in più e che non dubito, uno per uno, sitoglierà alla sua maniera e a tempo debito. Ma per “starci dentro” come facevate?Reggevamo male i costi, ma alla fine tiravamo avanti sempre. Ci veniva inaiuto qualche piccolo finanziamento, qualche studio fatto concretamente efinanziato da una nota fondazione bancaria delle province lombarde masoprattutto le attività a supporto dei produttori. Tra queste, anche le risolu-zioni dei contenziosi legali. Iniziammo a raccogliere i produttori di latte perfare dei ricorsi comuni al Presidente della Repubblica contro la riduzione di 58
  • 58. quota. Facevamo riunioni serali, notturne, con gli allevatori che intanto cre-scevano di numero. Purtroppo presi dalla massa di lavoro commettemmoanche qualche errore. Quello più importante fu stringere un rapporto di col-laborazione con un avvocato conosciuto a Roma, al Senato, tra i numerosicollaboratori che gironzolano attorno al potere: l’avv. Francesco Paola.Non mi piace, e non ne vale la pena, dilungarmi molto su figure che hannoavuto un’importanza del tutto secondaria, che tuttavia hanno lasciato unsegno negativo sulla “pelle” nostra e dei produttori. Il Paola, per aver lavo-rato solo su due ricorsi, prese da noi alcune decine di milioni di lire. Poi lirichiese ai singoli produttori per i ricorsi dai medesimi comultivamente pre-sentati. Per farla breve i nostri avvocati, transarono con qualcosa simile a500 milioni di lire incassati dai produttori uno a uno. * allegato CD : Salvalaggio - caso Paola Costata molto ma almeno conclusa.Purtroppo no. Il Paola vantava in Lega al Senato dei buoni rapporti con mee forse faceva balenare che in realtà il cervello legale delle attività svolte eralui ( Fedit – latte - Aima etc ect). Riuscì a restare nei corridoi del gruppo dellaLega Nord al Senato con collaborazioni saltuarie anche dopo che io vennitrombato. Ho il sottile dubbio, ma esprimo una valutazione personale, che inLega qualcuno avesse pensato che utilizzando il mio presunto legale sareb-be stato possibile scavalcare la mia immagine, prendendosi quel consensopersonale che io avevo accumulato. Piccole velleità di gente finita nel nulla.Purtroppo il terzo incomodo, cioè il Paola, ci costruì sopra una serie infinitadi richieste di parcelle miliardarie che ancora oggi continua a richiedere conazioni legali. Quella degli allegati realtivi a Paola non è una lettura interes-sante ma, chi aveva delle idee strane sul rapporto con Paola, può trovare lì,se è in buona fede, delle risposte.Ho il dubbio che in Lega Nord, ci sia ancora chi è convinto che dietro a Paolaci sia io e che, a giochi fatti, ci divideremo il bottino. Ciò, nonostante mi siacostituito nel processo civile contro il Paola, pagando avvocati al Nord e al Sud(e, su quest’ultimo, vorrei stendere un velo pietoso). Per fortuna ho trovatoanche degli esponenti della Lega che, sentiti i propri avvocati incaricati delladifesa, hanno ammesso che si tratta di una operazione di cui io sono vittimaquanto, se non di più, della Lega stessa. Anche per questo, nonostante Paolaperduri nella sua azione i vertici del movimento mi hanno candidato nelle listedella Lega Nord per il Parlamento Europeo. Poi come finirà il contenziosoPaola, lo vedremo o forse lo vedranno i posteri essendo Paola più giovane dime. Tanto vedrai che una querela adesso arriva di sicuro. È questione di meto-do. Sul tanto, qualcosa resta sempre. Le querele costano ma possono ancherendere dei soldi. È per questo alla fine che si fanno, no? 59
  • 59. Lasciando perdere Paola: i ricorsi produssero degli effetti?Si e No, e ancora ne producono. Ma prima della storia dei ricorsi se voglia-mo mantenere un filo logico dovrei raccontarti il periodo della protesta viva,di Linate di cui i ricorsi sono figli. Perché, viene prima Linate dei ricorsi?Si, ma vista la confusione sui tempi, restiamo ai ricorsi che il resto saràlungo da raccontare. I ricorsi servono prima di tutto per ottenere le sospen-sive. Poi il tempo molte volte mette a posto le cose. Purtroppo in questocaso il tempo ha complicato tutto e proprio in conseguenza dei ricorsi e dellesospensive.La spiegazione è semplice: noi produciamo più latte della quota perché unabella mattina qualcuno, lo stesso che ci aveva dato le quote, ce le riducesenza preavviso e senza motivazione. Unica strada percorribile se non sivuole chiudere baracca e burattini è quella di produrre, vendere e fatturarecomunque, per far valere dopo le proprie ragioni in tribunale. La produzioneeccedente genera ogni anno le cosiddette multe, che arrivano a casa deiproduttori. L’unico modo che hanno i produttori per fermare questo cappioche gli si stringe attorno al collo è andare da un giudice. Il TAR riceve infat-ti negli anni migliaia di ricorsi. Sempre l’avv. Salvataggio che è lo studiolegale che ha lavorato di più nel settore, scrive un’ampia relazione che èintegralmente riprodotta negli allegati. Assieme ci sono quelle dell’avv. AnnaBarbero che ha seguito i destini dei produttori piemontesi e dell’avv. PaoloBotasso, sempre piemontese, che si è soffermato soprattutto sulla gestionedi quel contenzioso relativo all’affitto delle quote in Inghilterra. Tali affitti siail TAR di Brescia che gli organi di controlli inglesi ci avevano convalidato, maAGEA ci ha sempre rifiutato con molta sufficienza.Sempre a proposito di ricorsi e cause legali, gli anni passano e le leggi sicomplicano anziché semplificarsi, dimostrando come in campo ci sianopressioni politiche contrastanti. Tutti dicevano di voler risolvere il problemaa favore di quei poveri allevatori costretti a mungere e pagare delle sanzio-ni salatissime per colpa di chi gli aveva improvvisamente ed inopportuna-mente ridotto le quote. Passano gli anni e ricorsi e sentenze di sospensivasi accumulano a migliaia, tanto che la convinzione diffusa, haimè, fu quellache bastasse un buon legale e tutto sarebbe andato avanti come prima,come sempre in barba alle quote, all’Unione Europea ed in molti casi anchealla logica. Infatti non sono pochi i produttori che hanno venduto le loroquote pur continuando a produrre latte. Incassavano dei soldi, ma in barbaa tutto e tutti continuavano a produrre perché con un buon avvocato avreb-bero sistemato la faccenda. Certo, nei casi limite, di fronte all’ipotesi di falli-re, forse diventa giusto monetizzare il valore di pezzi di carta come le quote. 60
  • 60. Ma i casi di vendita di quote con produzione in corso, non sempre sono statimotivati da situazioni così gravi. Tuttavia questo è un problema che nondovrebbe incidere sulla soluzione, spesso serve solo a generare polemichegratuite; magari a copertura dei veri speculatori che nascosti dietro a inso-spettabili uffici hanno venduto quote che non avevano o illuso terrorizzatiproduttori con soluzioni inesistenti quanto inefficaci. Speculare sulla pauradella gente è sempre una vigliaccata. Come é possibile vendere quote che non si hanno?Quando ci sono tensioni che pare abbiano come unica via d‘uscita la chiu-sura della propria attività trasmessa da generazioni, ci si attacca a tutto. E“tutto” in questi momenti non manca mai. I casi di truffe vere e proprie sonostati molti. Allevatori che hanno pagato anticipi di milioni di lire su promessedi acquisto di quote latte per non vedere nulla, sono molto più numerosi diquanto sembri. Alcuni casi sono passati alla storia come quelli che hannocoinvolto la via Lattea, società di Caserta che cedeva quote a dei solertimediatori lombardi, magari solo per alcune settimane, con i contratti piùdisparati e innovativi. Le vacche erano a Caserta ma il latte si produceva aCremona, o viceversa. Ma tutto questo lo ha trattato in modo molto esausti-vo sempre la commissione Lecca, voluta dal Parlamento da Prodi, dopoLinate. RELAZIONE della Commissione Governativa di indagine sulle quote-latte istituita ai sensi dell’art.7 d.l. 31 gennaio 1997 n.1112.5 ..omissis… Analoga conseguenza è da attribuirsi al contratto c.d. di comodato di azienda, allorché esso sia limitato a brevissimo periodo ed appaia, in tal modo, strumentale all’aggiramento delle disposizioni in tema di trasferimento della quota e di compensazione (v. ad esempio, i contratti stipulati per il perio- do 19 febbraio 1997 - 31 marzo 1997 tra imprese zootecniche sarde, come comodanti, ed imprese zootecniche lombarde come comodatarie, trasmessi dalla Regione Lombardia con nota del 24 marzo 1997: Allegato sub 133; con- tratti che hanno portato agli accertamenti, disposti da questa Commissione - v. Allegati sub 134,135 e 136 - per i quali tale Solinas Giovanni Antonio di Iglesias ha solo 24 vacche da latte in produzione contro una quota di 650.500 kg. e una produzione di latte dichiarata di kg. 225.772; tale Cadoni Adolfo di Palmas Arborea ha solo 27 vacche da latte in produzione contro una quota di 498.660 kg. ed una produzione di 81.861; tale Pellini Arnaldo di Olmeneta di Cremona ha 72 vacche lattifere, una quota latte di kg. 208.827 ed un conferi- 61
  • 61. mento di kg. 458.553; tale Donzelli Adriano di Chievo di Cremona ha 120 vac- che lattifere, una quota latte di 794.174 ed un conferimento di kg. 861.525; e tale Zaghen Alceste di Pianengo di Cremona ha 200 vacche lattifere, una quota latte di kg. 946.077 ed un conferimento di kg. 1.803.675).Il resto lo trovi in * Relazione Lecca in CD: Quote Latte - Relazione Lecca.Insomma, era evidente la massa di interessi che gravavano sui produttori,terrorizzati dalla possibilità di perdere tutto per colpa di un pezzo di carta chemancava. Tanto che, per questi contratti gli agricoltori pagavano qualunquecifra. Nei corridoi degli uffici dove si firmavano i contratti, nei bagni degli uffi-ci pubblici dove i contratti venivano sempre registrati, fior fior di quattrini innero, si dice passassero di mano in mano. La commissione Lecca proposela revisione di tutte le posizioni anomale. La revisione bastò per insabbiareil tutto. Ci sono alcuni armadi sia negli uffici delle Regioni che in quelli diAGEA che forse un tempo qualcuno riuscirà ad aprire o forse no. Non vogliofare l’ermetico, voglio solo dire che il principio di legalità tanto sbandieratocontro di noi era lavato e slavato direttamente dagli attori che in quel perio-do facevano la gestione delle quote e del latte non fatturato. Ne uscironopuliti solo perché si sono lavati tra di loro, come spesso accade in ogni“democrazia” che si rispetti. Ma pagò qualcuno oltre agli agricoltori?Dopo truffe su truffe, sul terreno del combattimento restarono solo gli alleva-tori che avevano speso miliardi per pagare contratti assurdi e fasulli e perprodurre del latte in nero che spesso non gli veniva pagato. Perché in quel frangente nacque anche il problema del latte in nero, non fatturato?No, il latte non fatturato c’è sempre stato come in ogni economia che sirispetti. In quel periodo però, il latte in nero era diventato un mercato “sban-dato”. Si racconta di cooperative mantovane che hanno avuto una resa delformaggio miracolosa, ben superiore al 7% a 15 mesi. Siccome il latte in kgche entrava era superiore al latte in kg che veniva indicato nelle fatture, poile rese “scoppiavano”. Ci sono partite di formaggio non marchiate daConsorzio per questa ragione.Oltre ai sistemi classici, come il citato kilo pesante ( fatturare meno latte edaumentare proporzionalmente il prezzo) che almeno garantiva di prendere isoldi pattuiti perché alla fine comunque fatturati, si intromettevano molti casidi latte venduto e mai fatturato. E spesso mai pagato.C’è gente che si è fatta le “budella d’oro” in questo modo. Gente che anco- 62
  • 62. ra oggi gira imperturbabile, magari a rappresentare interessi collettivi di altorango.Questo è solo un estratto di una delle denunce presentate dai produttoriPiemontesi di COSPALAT e per molto tempo ignorate, che trovi nell’allega-to CD, sotto il capitolo attività legale/avv. Botasso. Egregio Signor Presidente della Provincia di Cuneo Egregio Signor Assessore all’Agricoltura della Provincia di Cuneo Egregio Signor Dirigente Del Servizio Agricoltura della Provincia di CuneoSaluzzo, 17 giugno 2008Oggetto: Diffida a provvedere ai sensi della l. n. 119/2003 e 328 c.p.. Omissis (in versione integrale negli allegati) I signori De Paoli, Ferrero e Roberto Arru, Direttore dell’AssociazioneRegionale Produttori Latte sono stai quereati per il reato di diffamazione a mezzostampa e nei loro confronti è stato emesso l’avviso di cui all’art. 415 bis. c.p.. Non solo, l’assessore regionale signor Mino Taricco ha definito in un’assem-blea i produttori che producono fuori quota “delinquenti”. Per questa ragione èstato rinviato a giudizio per ingiuria e diffamazione e per ottenere la remissione diquerela ha ritrattato la propria affermazione, riconoscendo la liceità del comporta-mento dei produttori e la pari dignità di tutte le associazioni sindacali. Invero, il latte prodotto fuori quota, lo si ribadisce, è venduto regolarmente,sano, controllato, regolarmente distribuito, fatturato e i produttori che non rispet-tano la quota attribuita si espongono al solo rischio di pagare il prelievo previsto 63
  • 63. dalla legge e dai Regolamenti CE e, soprattutto, non aggirano in alcun modo il site-ma delle quote. Al contrario, l’unico modo per aggirare la disciplina delle quote latte èappunto quello di vendere il latte eccedente il quantitativo individuale di riferi-mento senza fatturarlo – “in nero” - e senza sottoporlo ad alcun controllo, siasotto il profilo sanitario, sia sotto il profilo fiscale, ottenendo così il risultato dinon vedere applicato il superprelievo in quanto il latte venduto in eccedenza, acausa della mancata fatturazione, non risulta consegnato al primo acquirente. Tale pratica illecita è stata ed è applicata in modo sistematico dallaCooperativa Piemonte Latte s.r.l. attraverso il seguente meccanismo. Le consegne del latte da parte dei produttori affiliati vengono documentateattraverso la registrazione su due distinti libretti (che si producono in originale), ilprimo, compilato in stalla e trattenuto dal produttore, indica la produzione reale,questo viene consegnato dall’allevatore a fine mese negli uffici della CooperativaPiemonte Latte s.r.l. e il medesimo allevatore riceve in sostituzione un nuovo libret-to (con identica denominazione, codice cedente, numeri cronologici e date di con-segna) che certifica la consegna di un numero di litri di molto inferiore, consenten-do al produttore di restare in quota e ottenere altresì il pagamento di latte senza fat-tura, prodotto di cui peraltro non si conoscerà così provenienza e destinazione. Si vedano esemplificativamente i bollettini prodotti riferiti all’azienda agrico-la Vallauri Natale Bruno e Silvana, corrente Scarnafigi, si prenda a caso una ricevu-ta di quello “usurato”, perché appunto utilizzato in stalla, ad esempio la n. 54 del23.2.2002, essa reca il codice clente n. 508 e una quantità di latte crudo consegnatopari a l. 5.290, si prenda poi il corrispondente bollettino “pulito”, non utilizzato epreso come dato reale di latte consegnato da fatturare determinante la quota conse-gne, anch’esso reca il n. 54 del 23.2.2002, il codice cliente n. 508, ma una quantitàdi latte crudo consegnato di l. 3.190, con una differenza di latte venduto e non fattu-rato di l. 2.100, che non andrà ad incidere sulla quota di produzione. Su tale pratica potranno testimoniare i titolari delle aziende agricole di cuisi producono i bollettini: azienda agricola Vallauri Natale, Bruno e Silvana e azien-da agricola Tarnavasio Giovanni Battista e figli. Nei predetti casi, il latte fatturato veniva pagato con assegno, mentre la dif-ferenza non fatturata e come tale non soggetta a prelievo veniva pagata in contan-ti dal signor Mario Tommaso Abrate, Presidente della Cooperativa Piemonte Lattes.r.l., nel suo ufficio, o dal signor Armando Bessone a casa dell’allevatore. Il bollettino contenente la produzione reale veniva compilato in stalla dal-l’allevatore, mentre il bollettino recante le consegne fatturate detratta la produzio-ne “in nero” veniva compilato nella segreteria della Cooperativa Piemonte Lattes.r.l. dalle signore Simona Clerico e Silvia Marengo, ovvero, in alcune occasioni,nel caso dell’azienda agricola Vallauri, sono stati fatti compilare dal produttoremedesimo. 64
  • 64. La Cooperativa, al fine di cautelarsi da eventuali accertamenti, quando ilproduttore abbandonava la cooperativa stessa, gli faceva poi firmare un documen-to in cui il medesimo dichiarava che non era tenuto a consegnare tutto il latte. Delle operazioni erano poi sicuramente a conoscenza gli incaricati del tra-sporto, posto che questi ultimi sono pagati sulla quantità del latte trasportato.Quindi, delle due l’una, o una parte è stata pagata in contanti e senza alcuna fattu-razione, oppure è stato aumentato il compenso sui litri fatturati. ** *** ** Il presente esposto non è un atto ritorsivo nei confronti di chi ha in passatodenuciato come illecita l’attività della COSPLAT. Posto che l’esponente e i suoi affiliati hanno sempre operato nella legalità enel rispetto della disciplina nazionale e comunitaria, limitandosi, come loro diritto,a dedurne l’illegittimità dinanzi ai Tribunali competenti, la COSPLAT ha altresìsempre avversato e stigmatizzato la pratica che si denuncia con il presente espostoattaverso puntuali segnalazioni all’autorità competente. Nel 2004, l’esponte ha denunciato tali fatti al Maggiore ComandanteErmanno Palombini della compagni della Guardia di Finanza di Torino, producen-do la relativa documentazione. Di tale denuncia è stato interessato il MarescialloMontaldo della Guardia di Finanza di Saluzzo e anche a quest’ultimo è stata forni-ta la relativa documentazione. Il 16 novembre 2005 l’esponente e altri allevatori hanno rappresentato edocumentato quanto qui denunciato all’Assessore Regionale signor Mino Taricco,il quale estrasse copia dei documenti e garantì un suo interesamento e una sua per-sonale segnalazione all’autorità giudiziaria. Dopo tali denunce, il signor Armando Bessone si recò presso l’azienda agri-cola Vallauri Natale, Bruno e Silvana e il signor Mario Tommaso Abrate chiamòtelefonicamente il signor Vallauri ed entrambi chiesero insistentemente se quest’ul-timo “fosse sicuro di aver buttato via tutti i libretti”. ** *** ** Il meccanismo posto in essere dalla Cooperativa Piemonte Latte s.r.l. con-cretizza la fattispecie di cui all’art. 640, c. 2, n. 1 c.p.. Infatti, la predettaCooperativa, attraverso un artifizio, la duplicazione dei bollettini di consegna dellatte recanti quantità di latte consegnato diverse e, in quello uffciale, non reali, haraggirato e indotto in errore le Amministrazioni preposte all’applicazione e al con-trollo dei regime delle quote latte, ingenerando nelle medesime la convinzione chela quota di produzione assegnata ai singoli produttori non venisse superata, provo-cando così un ingiusto danno alla pubblica amministrazione conseguente alla man- 65
  • 65. cata applicazione del predetto regime e alla mancata percezione del prelievo sup-plementare dovuto, conseguendo altresì un ingiusto profitto determinato dal nonessere soggetta a trattenere e a pagare le somme dovute a titolo di superprelievo,nonché dall’ingiusto vantaggio fiscale di aver venduto e acquistato latte senza averemesso alcuna fatturazione. I fatti di cui sopra sono documentati a far data dall’anno 1997 sino all’an-no 2002, si presume pertanto, anche in ragione della sistematicità con cui veniva-no condotte le predette operazioni, che i medesimi si siano veirificati in modo con-tinuativo e in relazione a tutti i conferenti della Cooperativa sino ad oggi. Si ritiene pertanto necessario che questo Ill.mo Ufficio disponga ogni misu-ra cautelare, sia personale che reale, al fine di far cessare le predette condotte. Nell’anno 1997 la Cooperativa Piemonte Latte s.r.l. aveva sede in Fossano,frazione Cussanio, pertanto la competenza territoriale è della Procura dellaRepubblica presso il Tribunale di Cuneo. Si invita altresì a valutare la sussitenza di eventuali responsabilità penali dinatura omissiva in capo all’Assessore Regionale all’Agricoltura signor MinoTaricco. Tutto ciò premesso, il signor Antonino Bedino in qualità di legale rappresen-tante della COSPLAT, come sopra generalizzato, chiede procedersi penalmente nei confronti del signor Mario Tommaso Abrate, resi-dente in Genola, presidente della Cooperativa Piemonte Latte s.r.l., per il reato dicui all’art. 640, c. 2, n. 1 e per quegli altri reati che la competente Autorità giudi-ziaria riterrà di ravvisare nei fatti sovraesposti, anche di natura fiscale; procedersi altresì penalmente nei confronti di ogni altro soggetto concorren-te nelle condotte descritte in narrativa, in particolare del signor Mario Bessone e ditutti i componenti del Consiglio di Amministrazione della Cooperativa PiemonteLatte s.r.l.; procedersi penalmente nei confronti del signor Mino Taricco, residente inSant’Albano Stura, via Trinità 36, qualora si ravvisino nel comportamento del medesimo eventuali responsabi-lità penali di natura omissiva; disporre ogni misura cautelare personale o reale ritenuta necessaria adinterrompere le condotte sopra descritte.”Questi ed altri nel CD sono gli atti della denuncia contro la cooperativaPiemonte Latte presieduta da tale Abrate e diretta da tale ARRU. Il primooggi mi pare sia presidente Confocooperative sezione latte. Quello che in 66
  • 66. Piemonte grida da sopra i tavoli pubblici contro di noi gli improperi più deni-gratori (e non solo), mentre sotto sotto pare (ma almeno lui sarà innocentesino a sentenza definitiva) abbia fatto il suo bel mercato di latte in nero. Luiè sempre lì, noi sempre imputati al Tribunale di Saluzzo grazie alla deunciadel secondo, tale Arru, che della cooperativa citata pare sia il direttore.Siamo certi, per documentazione ufficiale che negli uffici dello stesso tribu-nale di Saluzzo, si muova l’indagine a carico della Piemonte latte di cui,prima o poi, forse avremo notizia. Cronache di quotidiana italianità?Legalmente questa è un’affermazione da querela.Magari. Una delle tante. Noi i fatti della Piemonte latte li abbiamo denuncia-ti per anni, a persone con poche ed anche molte stellette sulla giacca, spes-so grigia, ma sempre senza esito. Abbiamo dovuto aspettare che alcuni deiproduttori, attori dell’azione di frode, si convincessero a portare in procuradella Repubblica le carte e si auto-denunciassero. La cosa più grave moral-mente è che costoro intanto che noi eravamo sui trattori per strada, a pren-dere anche le manganellate dalla polizia, gestivano senza pudore un verotraffico di latte non fatturato.Guarda che qui non siamo più alle querele, qui rischi veramente seriamen-te di essere condannato. Per dire queste cose, ci vogliono almeno delleprove.Eccole! 67
  • 67. Questa è una prova dal marzo 1997, subito dopo Linate. Mi scuso per laqualità della copia che è fatta su carta gialla e a copia chimica. Se qualcu-no vuole gli mandiamo le fotografie anche di tutte le altre. Alla Procura dellaRepubblica sono stati mostrati gli originali che TUTTI conserva gelosamen-te Bedino, non si sa mai che vadano persi! I numeri scritti tra parentesi li hamessi il grafico perché non si riesce a vedere bene quello originale; servesolo per far capire. Ripeto, per chi non si fidasse, gli mandiamo le foto. Diseguito troverai copie a campione del 2001 – 2002 e 2003. Scusa, si capisce un po’ poco. Come funziona il gioco?È il sistema per far sparire il latte fuori quota. Funziona così: Il produttore,matricola 38, quando carica il latte sull’autocarro della cooperativa conse-gna un bollettino, quello in alto, con i dati veri di produzione (cioè 2.425 litriil giorno 29 marzo 1997). A fine mese la cooperativa e per mano di una solapersona, in ufficio, ricostruisce l’intero mese riscrivendo delle nuove, inton-se bollettine, sempre per Matricola 38. La stessa data 29 marzo 1997 hauna quantità ridotta a 1800 kg. Ho descritto per prima la gestione del lattenon fatturato del 1997 perché è quella moralmente più scandalosa ma puoiverificare con quelle che seguono come negli anni le quantità si siano evo-lute soprattutto per quello in nero. Motivo? La produzione del singoloaumentava come per tutti ma non aumentando le quote, il latte in nero 68
  • 68. aumenta sempre di più.Nel mentre noi in piazza a protestare, fatturare tutto il latte, ricevere le multee andare nei tribunali prendendoci le accuse più infamanti di illegalità daquesti signori, ma proprio questi stessi signori, nome e cognome.Eccoti le altre bollettine a campione: 69
  • 69. 70
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  • 73. Ma poi quel latte che fine faceva?Questo non lo sappiamo, almeno sino a quando l’indagine che adesso pareproprio essere stata fatta non diventerà pubblica. Di certo è finito nel circui-to del latte buono, perché al latte mancava solo la fattura ma era ed è buonoe sano. I soldi ricevuti, rigorosamente in contanti, sono stati distribuiti ai pro-duttori. Tutti i soldi, in parte; non lo so. Qui non c’è molta contabilità, anchese pare che quella poca che c’è sia nelle mani della fiamme gialle. Questaè questione che la cooperativa discute sempre a porte chiuse. E adesso che posizione hanno?Sempre la stessa. Noi siamo gli illegali e loro i santi. Il sistema degli appa-rati sindacali difende sempre se stesso. Solo i produttori o quasi tutti hannoben capito che la vicenda delle quote latte gestita così per 15 anni ha arre-cato danni a tutti. Almeno adesso siamo arrivati alla fine con il decreto Zaia. Invece hanno dato battaglia e fatto polemica per tutelare la loro posizione. In fin dei conti è normale, no?Tutelare i loro interessi, non le posizioni. Forse sarà anche normale alla lucedei valori consolidati nella cosiddetta società moderna, ma non è certo giusto.Non mi pare giusto che quelli vissuti sull’illegalità diffusa e ben pagata,abbiano girato la frittata dipingendo noi come dei delinquenti.Meno giusto, eppure purtroppo più giustificabile, visto che la gente ha pocotempo per capire e spesso capisce quello che la fonte, cioè la televisione ei giornali, gli raccontano; non sempre senza responsabilità personali esoprattutto morali.Risultato? Oggi io e tanti altri siamo degli sputtanati a vita solo per aver fattouna battaglia sociale. Mi fermo qui. Senza acredine che non mi è consenti-ta dal mio confessore; e non appartiene al mio carattere. I miei vecchi mihanno insegnato che il buon Dio paga anche la domenica.Purtroppo in quel periodo di ricerca spasmodica di tutte le soluzioni possibi-li per poter mungere del latte, qualcuno ci ha lasciato anche il collo. Davvero?A Cremona si è forse insabbiato ma certo non dimenticato, il caso Ferrari.Mi pare fosse di Vescovato o Pescarolo. Era un mediatore agricolo che siera fatto dare i soldi in anticipo per delle quote che non c’erano. I soldi eranotanti, alcuni produttori mi hanno fatto vedere carte ed assegni. Nessuno havoluto esporsi e denunciare. Fa parte del vissuto agricolo. Quando hai persoo hai preso… una fregatura, tirati su le maniche e ricomincia a lavorare. Unabrutta mattina hanno trovato il Ferrari appeso ad una trave. Io sono cristia-no e non voglio sparlare di morti. Di certo il Ferrari quei soldi rubati a della 74
  • 74. gente disperata, non se li è goduti. Ma forse qualcuno quelle quote le avevapromesse anche a Ferrari e forse in cambio di parte di quei soldi. La que-stione venne archiviata. Suicidio di certo lo era, ma i fatti collegati non eranostati denunciati da nessuno, oppure erano stati considerati di scarso valore.Io mi limito a registrare un fatto incontestabile che all’epoca aveva lasciatoun segno nelle coscienze della gente, che sapeva e taceva. Segno più pro-fondo di quello della corda sul collo di un povero diavolo, che era forsel’anello finale in una catena più pesante di lui. Per questa ragione ritengoche non sia il caso di allegare documenti che restano nei miei archivi. Mettiamo un punto? Ti vorrei solo far notar che siamo saltati di palo in frasca e siamo andati ben oltre il tempo della protesta.Già, eravamo rimasti all’arrivo delle prime multe, il primo anno; 1996.Convinto della necessità di dare delle risposte, inizio ad organizzare delleriunioni serali e a divulgare il MAF. Nacquero qua e là dei gruppi di allevato-ri disponibili a organizzare le riunioni e a diffondere le notizie. Spesso, manon sempre, erano militanti vicini alla Lega Nord.Portavo e porto in testa il cappellino verde della Lega NORD, ma capivo chenon sempre era ben accetto. Era il periodo della “secessione” urlata, lagente dei campi non ama le rivoluzioni che rischiano di compromettere il loropiccolo capitale, la loro terra. Ricordo una sera a Mantova, dove per altro eroassessore. Vado ad un’assemblea pubblica di produttori alla sala deiFrancescani, vicino alla stazione. Sala piena. Vengo inviato ad intervenire ementre mi avvicino al tavolo dei relatori vedo lo sbracciarsi di un “signore”,che convinto di non essere visto diceva ai suoi colleghi: “No, quello nondeve parlare perché è della Lega”. La cosa finì lì. Il conflitto emerse altrevolte e sempre a voce di personaggi che poi si dimostrarono convinti soste-nitori di altri partiti della destra.Mi vengono in mente le telefonate, di consuetudine notturne, che UmbertoBossi mi faceva quando a Linate avevamo occupato la strada. “Guarda chese non vi appoggiate alla Lega, vi “stritolano”. Occhio che se volete essere“superiori” alla politica - diceva - non ne caverete un ragno dal buco”. “I tuoiallevatori otterranno qualcosa solo se si appoggeranno alla Lega NORDperché gli altri sono tutti uguali, chiusi nei palazzi romani e lontani dallagente”. Bossi aveva ragione. Allora era più difficile giudicare da dentro. Oggidevo dargli ragione eccome! Ho una testa fatta a mio modo e di solito laseguo, perché mi fido del mio intuito. Ammetti quindi di aver sbagliato ad evitare di far mettere un cappel- lo politico sulla protesta?Si, ma fummo tirati o ci facemmo tirare dagli eventi. I Comitati spontanei si 75
  • 75. moltiplicavano. Gli allevatori andavano negli uffici del sindacato per saperecome contestare una multa e quando uscivano venivano alle nostre assem-blee sempre più numerosi. Iniziammo ad organizzare le comunicazioni inter-ne. Chiesi ai vari comitati di nominare un leader locale, di depositare o alme-no sottoscrivere uno statuto seppur semplice, di darsi un minimo di regoleinterne. Nacque così il coordinamento dei comitati spontanei: i COBAS latte. Come funzionava un’organizzazione tanto spontanea quanto così simile a un sindacato?In realtà come una carboneria: all’inizio ci incontravamo a Crema, a Lonatoa Treviso. Spesso la sera tardi, finendo a notte fonda. La gente tornava acasa all’ora di mungere, che è spesso prima dell’alba. Dovemmo trovare altriuffici dove sviluppare anche le altre attività che nel frattempo erano decolla-te; i ricorsi, il giornale, i servizi alle imprese.Gli allevatori che andavano negli uffici dei sindacati, dove gestivano la con-tabilità, si sentivano dire che dovevano acquistare quote o smettere di mun-gere, o magari fare ben altro, di innominabile. Per questo passavano armi ebagagli da noi e più spesso uscivano dai sindacati sbattendo la porta. Dallanostra avevamo il supporto di Copagri Treviso e del mitico PaoloCasagrande, che poi ha preso una strada sindacale autonoma formandoANPA con altri amici che vanno dalle alpi alla Sicilia. Ad un certo punto eranata anche la necessità di avere una bandiera identificativa. La famosa mucca Ercolina!Si, la storia è così: stiamo già andando per strada con i trattori e dobbiamofare gruppo. Un sindacalista bresciano conosciuto alla Centrale del Latte diMilano dove davo una mano al presidente nominato dal sindaco Formentini,manda un fax con una cover che riproduce una vacca da latte, con un fiorein bocca ed una borsa da postino attaccata al collo. Ci è piaciuta così tantoche abbiamo tolto la borsa da postino ed è nata la bandiera. Forse oggi quelsindacalista si mangerà le dita per averci detto che potevamo usare la suacover fax. Quindi sono arrivati prima i trattori delle bandiere?Certo. L’idea di andare per strada con i trattori era uscita durante una riunio-ne a Verona. Discutevamo sulla necessità di avere la visibilità necessariaper far passare le nostre buone ragioni. Liberare le vacche sulle strade, met-tere i vitellini sotto i portici dei comuni, andare per strada con le macchine ea passo d’uomo, occupare le ferrovie, le autostrade ed altre idee, alcuneoltre che irrealizzabili anche un poco oltre il lecito. Le teste calde ci sonosempre in questi gruppi. Ad un certo punto esce fuori un allevatore, se ben 76
  • 76. ricordo Agoni, lo stesso che poi fece un giro di giostra al Senato nelle filedella Lega Nord. Senza girarci attorno disse che a piedi non andavamo danessuna parte, che le vacche dovevano restare in stalla a fare il latte e cheper strada ci saremmo potuti andare solo con i trattori. Raccolsi l’idea, miorganizzai e funzionò! Eccome se funzionò! Avete iniziato a monopolizzare le pagine dei giornali!La notizia non era legata alle quote ma al fatto che i trattori andavano perstrada anzichè per campi. Condire la notizia con i riferimenti alle quote èstato un lavoro realizzato al Cesiaa (Centro europeo studi informazione agri-coltura ambiente) di Crema e divenuto abituale e facile. La stampa nonconosceva il problema e quindi assimilava le informazioni in modo rapido.Dall’altra parte, contro, avevamo il nulla. Il sindacato agricolo era ingessatoed aveva sottovalutato la protesta. Teste calde che prima o poi rientranoall’ovile, pensavano: come sempre era successo. Non fu così. La comunica-zione funzionava. Io predisponevo un massiccio invio di fax ai giornali nazio-nali e contemporaneamente ai diversi comitati latte locali che li facevanogirare e poi rispedivano il tutto ai piccoli giornali. Si divertivano come maiprima e si sostenevano a vicenda, per di più con i giornali locali e nazionaliche li pubblicavano. Certo andavano a gruppi, ma non importava: comun-que il gruppo cresceva sempre di più. Non avevano mai avuto l’occasionedi trovarsi, tra diverse province, tutti coinvolti da un solo problema che i lororeferenti dipingevano irrisolvibile: le multe vanno pagate, le quote vannoacquistate, se non puoi vendi e chiudi.Superata la paura iniziale delle reazioni da parte delle forze dell’ordine, dicui la gente dei campi ha sempre grande rispetto, superata la paura dellagente nelle macchine e un po’ la novità di andare per strada con una ban-diera e dei cartelli, nacquero i cortei di trattori. Alla fine capirono anche gliagricoltori che l’unione vera fa la forza. Anche i vostri cartelli diventarono famosi, a Linate.Anche lì: la protesta è tanto frutto di pianificazione quanto di fantasia. Di car-telli ne creammo svariati. Alcuni mitici come “mungo per legittima difesa”.Certo i maialini che giravano per Linate con scritto Pinto da una parte eColdiretti dall’altra hanno giovato alle telecamere dei telegiornali ma non allaprotesta. La gente comune era stupita di vedere i trattori per strada. E la gentesui trattori era stupita di vedere la città da un’altra dimensione. Le manifesta-zioni nelle città della Padania si moltiplicavano a vista d’occhio. Gli altri, daBologna in giù, non avevano il problema o lo avevano in misura inferiore. Lastampa dava spazio, i telegiornali anche, ma la politica restava sorda. 77
  • 77. Quindi fu deciso di occupare Linate?No, non decidemmo nulla e certo non di occupare Linate. La storia è moltodiversa. Si era appena insediato il 1° governo Prodi e il ministro Pinto segui-va la sua strada: sordo, muto ed anche un pò testardo. I suoi referenti poli-tici, dalla Coldiretti in giù, avevano voluto quel sistema di quote latte e luiglielo aveva dato: quindi che risolvessero da soli il problema delle protesteinterne. Secondo i “soloni” della politica e delle lobby bastava che passas-se del tempo. Prima o poi gli allevatori si sarebbero stancati di andare perstrada. Bastava arrivare a primavera, pensavano, dove i trattori servivanonei campi. In quel momento tutto sarebbe rientrato e poi sarebbero stati fattii conti con chi aveva avuto il coraggio di alzare la testa. Tanto i soldi dellemulte li incassava per loro l’acquirente del latte e prima o poi sarebbero purarrivati all’AIMA. Secondo il “potere” era solo questione di tempo, bastavachiudersi dentro e aspettare che la bufera finisse da sola. Perché aspettare le industrie o le cooperative? Avevano le multe anche loro?No, ma i soldi degli allevatori li dovevano trattenere per le multe proprio colo-ro che compravano il latte per trasformarlo. Visto che il latte si paga dopoaverlo acquistato, le aziende industriali e le coopertive acquirenti del latteavrebbero dovuto trattenere, secondo il regolamento firmato dal consigliodei ministri di tutta Europa, i soldi delle multe su quanto dovevano pagarealle aziende agricole.Senza soldi chi doveva fallire falliva, o smetteva di mungere, mentre gli altri,che avevamo seguito le indicazioni del sindacato agricolo, avrebbero avutola terra dei falliti da spartirsi e la speranza che il prezzo del latte sarebbeaumentato per mancanza di produzione. A parte chi faceva il doppio giocoe non solo in Piemonte Latte e gestiva immani volumi di latte non fatturatoche certo non giovava al prezzo del latte realmente fatturato. Alla facciadella politica agricola, degli interessi collettivi e della ragionevolezza. Questaè ed era la profonda, vera strategia che aveva mosso le azioni del sindaca-to agricolo Coldiretti & C. E che ancora lo muove oggi. Meno latte, ugualepiù prezzo. Meno produttori, uguale fette grandi della torta da spartire. Anche se cinico però il ragionamento fila, no?Assolutamente no. È un ragionamento imbecille. Siamo in un mercato glo-bale o quantomeno europeo e il prezzo del latte lo fanno i tedeschi e i fran-cesi, che già ci vendono metà del latte che beviamo oltre ad aver acquista-to tutti o quasi tutti i nostri blasonati marchi commerciali. La Parmalat, laGalbani, ad esempio spendono meno e ci mettono meno tempo a compra-re latte a Monaco piuttosto che a Firenze. È più grasso, costa meno e la 78
  • 78. distanza è la stessa. In Baviera ci sono tutte le notti le raccolte di latte uffi-ciale, fatturato e sano presso le stalle. Poi al mattino girano la curva versoMilano piuttosto che verso Monaco. Il ragionamento dei sindacati non tieneconto di questo. Meno latte prodotto in Italia, più latte importato dallaGermania e dalla Francia. Questa è la verità. È tanto banale forse per que-sto in-credibile.Purtroppo alcuni di coloro che ancora oggi governano le linee politiche delleconfederazioni agricole, sono convinti che l’Italia debba produrre meno latte,molto meno latte; quanto basta per produrre i nostri formaggi tipici. In que-sto modo, secondo costoro, ci sganciamo dalle dinamiche del prezzo dellatte tedesco che costa meno e rende di più del nostro. Perché se i DOP,Grana Padano, Reggiano etc... facessero storia a sé, secondo questi eco-nomisti dell’ultimo minuto, ci intascheremmo tutti una montagna di soldi.Peccato che nella pratica non funzioni così. Il consumatore vuole un prodot-to buono ma a prezzo ragionevole. Se non glielo diamo noi lo prende daaltri, che glielo portano sullo scaffale del mercato di quartiere già oggi. Far chiudere le stalle e ridurre le quote? Effettivamente non ha molto senso.Non parve vero ad alcuni sindacalisti agricoli poter sfruttare l’occasione.Potevano “aiutare” le aziende meno competitive a chiudere con una cospi-cua liquidazione, rappresentata dal valore delle quote pagate da quelli chevolevano continuare a mungere. Costoro in fin dei conti erano gli unici chedisponevano dei soldi per pagare le quote. Siccome non c’erano quote pertutti dopo la riduzione operata dalla legge 46, da 112 milioni a 99 milioni diquote assegnate, parte delle stalle avrebbero chiuso e le altre avrebberocomperato le quote da chi voleva smettere di mungere.Io sinceramente durante i lavori parlamentari non capivo perché il sindaca-to fosse stato così remissivo di fronte alle decisioni di tagliare la quota pro-posta dal ministro. Lo capii durante le proteste del latte a Linate. Voglio anti-cipare l’aneddoto. Eravamo già a Roma, nel gennaio 1997, con i trattoridavanti a Linate e nella attesa dell’incontro con il presidente del consiglioProdi. Mi arrivò l’invito cordiale a bere un caffè di prima mattina, a casa sua,dal presidente della Coldiretti Onorevole Micolini di cui ho sempre avutogrande stima. Andammo io, Bedino, Giacomazzi e un paio di altri. Durantela chiacchierata molto informale e soprattutto molto riservata, voluta percapire le reciproche posizioni e soprattutto le vie d’uscita, Micolini arrivò alnocciolo della questione sostenendo che, in fin dei conti, noi che saremmoandati avanti a mungere eravamo gli unici che potevano pagare una sortadi liquidazione di fine rapporto a quelli che smettevano.L’onorevole Micolini perse la poltrona proprio per aver cercato un dialogo 79
  • 79. con noi. Fu Confagricoltura a chiederne la testa, trovando negli equilibriinterni della Coldiretti la sponda adeguata.I falchi alla Maestroni e Bettoni, Andana, Gottero, Abrate, Carlin & C. laebbero vinta sulle colombe. Alla luce dei risultati odierni, continuo a ritenereche avevano ragione le colombe e i tanti che non si sono mai schierati manon hanno mancato di farmi sapere come la pensassero.Le “colombe” sostenevano che si dovevano riassorbire i vertici della prote-sta concedendo loro alcune poltrone di visibilità ma di scarso potere e tuttosarebbe rientrato. Una volta arrivati a primavera, la gente dei campi sareb-be tornata nei campi e i più esagitati si sarebbero trovati isolati. Costoro, iduri e puri, senza i loro vertici che si sarebbero fatti ingolosire da caricheinterne al sistema, senza assistenza contabile ed amministrativa che solo isindacati agricoli potevano garantire, si sarebbero facilmente calmati e ilsistema di potere avrebbe ripreso a girare nel verso “giusto”. Questa la teo-ria delle colombe. Avrebbe funzionato, conoscendo i miei polli. Ma i falchinon potevano accettare che una banda di scalmanati potesse prendersi laribalta in quel modo, offendendo pesantemente chi li aveva “aiutati” neisecoli imperituri. Quei cartelli “Coldiretti maledetti” dietro ai trattori, eranooffese che dovevano essere lavate nel sangue o nel latte, come meglio cre-dete. Quella decisione del muro contro muro, quella scelta di non accettarealcun compromesso portò al sindacato agricolo molto più danno che bene-ficio. Noi, dopo aver preso atto che si era costruita una barricata, non potem-mo far altro che metterci a costruire strutture e servizi, per garantire a chirestava escluso di continuare a lavorare. Nacquero per quello le prima coo-perative agricole, i primi centri servizi, i giornali e tutto quello che serviva. Civolle poco tempo per dimostrare agli allevatori che il contributo lo prendeva-no anche se le pratiche le facevamo noi, che il latte glielo pagavano tutti imesi, e che i ricorsi in tribunale li vincevano con i nostri avvocati, non solocon quelli della Coldiretti. Il vaso di Pandora dove il sindacato aveva rinchiu-so il mondo agricolo, per meglio gestirlo e coltivarlo, si era rotto proprio percolpa della miopìa dell’apparato sindacale. Avevano ragione Micolini e LoBianco: In questo contesto di guerra e di barricate, la politica alzò le mani. Ovvio: i politici per la prima volta si trovarono di fronte un mondo agricolo spaccato, no?Esatto. Sulla questione agricola si perse più tempo a lasciare tutto comeprima, che tentare di risolvere i problemi concreti. Per risolvere ci voleva eci vuole un minimo di condivisione che fino ad oggi non c’è stata. Solo LucaZaia, grazie alla concomitanza di un nuovo quadro economico mondiale edeuropeo, sta ottenendo parte del risultato sperato. La strada da fare a ritro-so è lunga ma almeno pare che abbiamo innestato la marcia giusta. 80
  • 80. Torniamo a Linate: i sindacati speravano che voi vi arrendeste o che gli acquirenti vi facessero, in pratica, fallire. Però non è successo. Perché? Gli acquirenti erano solidali con voi?NO, non si trattava di solidarietà ma di interessi. Senza il nostro latte moltidi loro avrebbero chiuso. I ministri agricoli europei hanno qualificato comesoggetto più idoneo a trattenere e versare il prelievo delle multe sulle quotelatte l’acquirente del latte medesimo. I produttori sono milioni, gli acquirentipoche centinaia.Per questo motivo Pinto & C erano sicuri che alla fine i produttori avrebbe-ro pagato; perché i soldi venivano prelevati prima del pagamento del latte!Gli industriali si sarebbero stracciati le vesti, ma alla fine avrebbero pagato.Tanto non usavano i loro soldi ma quelli dei produttori. Nell’attesa del tristeevento le gite turistiche con i trattori nelle città si moltiplicano, le strade sta-tali bloccate anche, ma la questione non si muoveva, anzi.Avevamo la netta impressione che ormai la stampa e le televisioni naziona-li trascurassero la protesta, relegandola a fatto locale per giornali da provin-cia. La politica continuava a non sentire e a non parlare, mentre la LegaNord, all’opposizione, non riusciva a far emergere la questione. Il Governose ne guardava bene dall’intervenire. Prodi aveva il problema di entrare nel-l’euro e non avrebbe fatto nulla per scontentare Bruxelles. Eravamo in un“cul de sac” come si dice. Ci voleva il colpo grosso che doveva costringerealla risoluzione del problema. Lo sciopero del latte era impensabile, nonavrebbe funzionato perché in pratica non lo avrebbe realizzato nessuno.Avevamo puntato ormai tutte le città della Padania, restava solo Milano e…Venezia. Venezia era impraticabile, se non con un paio di trattori sui barco-ni. Milano non era facile da organizzare. Le distanze erano proibitive pertrattori che viaggiavano a 20 all’ora e non avevano il riscaldamento.Eravamo a gennaio. Tuttavia le pressioni dei comitati per Milano aumenta-vano. Bettinelli e Francesca andarono dai vigili urbani del capoluogo lombar-do e strapparono un assenso ed un percorso. Chiedemmo l’autorizzazionein Questura e ci venne concessa, poi sospesa e poi di nuovo concessa.C’erano certo delle perplessità negli amministratori milanesi, forse dellepressioni perché non si autorizzasse. Ma fino alla notte del 16 gennaio il per-messo c’era. Come il permesso c’era! Ma non vi bloccarono per manifestazione abusiva?Il permesso c’era, eccome se c’era. Ma venne sospeso la notte stessa,verso le due di mattina. Quando i trattori ormai erano già partiti. Eravamo inufficio a Crema, quella notte. La Digos di Crema venne a bussare alla nostraporta verso le tre, per notificare la decisione del Prefetto di sospendere la 81
  • 81. manifestazione. Rispondemmo con un fax al Prefetto e/o al Questore chenon sarebbe più stato possibile fermare alcunché. I trattori erano già partitiin molte zone del Nord e il Prefetto lo sapeva bene. Anzi, forse ci avevarevocato il permesso proprio perché aveva realizzato le dimensioni dellaprotesta, tramite le informazioni che arrivavano dalle varie prefetture.Declinammo ogni responsabilità e... andammo a dormire.La mattina all’alba iniziammo a contare le colonne di trattori regolarmentescortate dalla polizia già dalla partenza, altro che abusivi. Restammo sorpre-si noi stessi. Erano veramente tanti e arrivavano da tutte le parti dellaLombardia. Avevamo aggiornamenti entusiasti da parte dei vari gruppi, per-ché al transito delle colonne di trattori, davanti alle cascine sparse, i conta-dini prendevano il cappello, accendevano il loro mezzo e partivano al segui-to. Le colonne si ingrossavano cammin facendo. La polizia si rese conto inpoco tempo che non avrebbero potuto fermare nessuno perché avrebberobloccato praticamente tutte le vie di accesso a Milano. C’erano trattori sullaCassanese, sulla Paullese, sulla via Emilia, da Varese, da Monza. Preserol’unica decisione sbagliata che potessero prendere: invece di farci fare il giroturistico e di protesta per Milano, come previsto e autorizzato sino a pocheore prima, cercarono di imbottigliarci.La questura identificò un’area sul percorso della maggior parte dei trattori,che provenivano da nord e da est, verso cui convogliare i mezzi. Volevanoun punto dove non avremmo potuto bloccare il traffico. Le zone ideali cheidentificarono furono due: a nord la zona dello stadio di San Siro e a estquella a ridosso dell’idroscalo, appena dopo la Mondadori dove confluisco-no Paullese e Cassanese. La massa maggiore dei trattori in arrivo era quel-la che veniva da est. Cercando di non dare nell’occhio, la polizia fece con-vergere verso il tratto di strada a doppia corsia di fianco all’idroscalo le variecolonne in arrivo da quella zona. Quello prescelto era un piccolo tratto conalberi e fossi a separare le due corsie. Per chi transita ancora oggi da lì, ilpunto preciso è proprio davanti al parco giochi, quasi sotto la testa dellapista 18 di Linate. 82
  • 82. 83
  • 83. Ignari delle potenzialità dei trattori e sul modo in cui vengono usati neicampi, i poliziotti avevano in testa un disegno chiaro. Fermarli lì e poi, quan-do avranno fatto un po’ di cinema e saranno stufi di marcire su una statale,se ne torneranno a casa. Davamo poco fastidio restando su una sola car-reggiata della statale Rivoltana, visto che l’altra era separata dai guardrail edal fosso. Il traffico sarebbe passato sulla carreggiata libera. Forse pensa-vano:”Al massimo un paio di giorni e tutto finisce”. Intanto le colonne di trat-tori lentamente avanzavano senza che gli allevatori si rendessero conto deltranello. Tutti erano convinti che saremmo andati a Milano a manifestare eche alla sera saremmo tornati a casa a mungere e con la speranza nel cuoreche finalmente qualcuno si sarebbe accorto del problema. Una volta giratol’angolo della rotonda davanti alla Mondadori i trattori finirono in bocca alblocco della polizia.Mai visto tanti poliziotti e tante camionette messe di traverso. Impenetrabile.Fermati i trattori e scesi a terra, gli allevatori sgomenti iniziarono ad arrab-biarsi. Tutti si resero conto che la manifestazione non ce la facevano fare.Tanta strada a 20 km all’ora, di notte, al freddo, per fermarsi alla periferia diMilano? Non sia mai! Tutto potete fare ad un contadino, paziente e remissi-vo per natura, ma non prenderlo per il sedere (o meglio per il culo). Ha unafierezza atavica che, se esplode è devastante. Non per nulla le rivoluzionidei popoli sono partite sempre dai forconi. Per di più questi allevatori hannolì i loro potenti cavalli d’acciaio, i trattori: chi li ferma più? In men che non sidica con i sollevatori idraulici dei trattori viene sradicato il piccolo guard-railfra le carreggiate. E passare un fossetto di scolo profondo mezzo metro ègioco da ragazzi per i questi mezzi. Li avete fregati!Ma forse si sono fregati da soli. In un batter d’occhio i trattori provarono adaggirare il blocco dei poliziotti sull’altra corsia. E i poliziotti, vedendo il tenta-tivo, bloccarono anche l’altra corsia. Così ci furono trattori e camionette sudue carreggiate, di qua e di là. E dall’idroscalo, da Linate non sarebbe pas-sato più nessuno. Chi conosce Milano sa bene cosa voglia dire bloccarequel tratto che non può essere aggirato. A nord lo scalo ferroviario e a sudl’idroscalo. In mezzo 50 metri di terra piena di trattori. A quel punto anche i poliziotti immagino che iniziarono ad arrabbiar- si un po’...Le prima ore, sono sempre delicate. Ci sono tentativi di sfondamento, qual-che poliziotto perde la pazienza. In quel caso uno dei poliziotti sparò lacri-mogeni a livello uomo. I filmati sono chiari. Quello sparo mise fine ad ognialtra azione della polizia, che si dimostrò incapace di affrontare quella 84
  • 84. massa di ferro e cavalli, guidati da persone che, dopo essere state manga-nellate, non avevano più nulla da perdere. Quel pomeriggio abbiamo conta-to sino a 700 trattori.Arrivano i politici. Formigoni e tutti gli altri partiti in corteo. E in Italia sui tele-giornali si inizia a scoprire che esistono ancora degli allevatori e che hannoil problema del latte fuori quota. Quella mattina io ero a Crema, in ufficio amandare comunicati stampa e a rispondere alle prevedibili telefonate deigiornali. Era importante che la protesta venisse letta subito nei suoi conte-nuti veri e non fosse strumentalizzata. Sai bene anche tu che il modo miglio-re per farlo è anticipare la notizia con dei contenuti. Ai giornalisti facevamoarrivare tutti i dati, le agenzie e i nostri comunicati stampa su un argomentoassolutamente nuovo e ignoto ai più. Funzionò. La stampa la prese bene.Magari un po’ meno bene la presero i politici di turno, che si trovarono impre-parati e soprattutto senza argomenti. Spiazzati sulle soluzioni o ignoranti sul tema?Entrambi. Alcuni erano consapevoli della loro ignoranza specifica e volaronoalto, ma chi affrontò l’argomento senza rete, si fece irreparabilmente male.Ancora oggi ci sono nomi di politici dell’epoca che, se li nomini nelle assem-blee, senti un diffuso brusio. Io stesso ho ricevuto domande da blasonati col-leghi di partito “esperti” di tematiche agricole su come funzionasse la faccen-da delle quote latte. È passata alla “storia” la battuta dell’onorevole Comino,già ministro della Lega Nord per i rapporti comunitari, che suonava così: “io seprendo la multa per eccesso di velocità la pago”. Immaginati le reazioni. Ma mentre i politici facevano figure più o meno brutte, a Linate cosa succedeva?Quello che nessuno poteva immaginare: bastava fare un salto in zona, aLinate, per rendersi conto che al di là delle scaramucce iniziali si aveva ache fare con gente pacifica ed amichevole, e anche un po’ affamata. Tutti sierano alzati all’alba ed erano partiti senza aver fatto colazione. Alle dodici inpunto era diventato impossibile governare la piazza. Non c’era bisogno cheintervenisse la protezione civile. Dai trattori saltarono fuori in un balenopane, formaggio, salame e anche qualche buon bicchiere di vino. Io arrivaisul posto nel pomeriggio, dopo aver diffuso comunicati stampa e risposto amille telefonate. Nessuna tensione?Trovai un clima tutto sommato sereno e di attesa. Tutti aspettavano. Da lì,non ci saremmo spostati sino alla soluzione del problema. La polizia erad’appertutto ed anche in mezzo a noi; in divisa ed in borghese. C’erano eli- 85
  • 85. cotteri che filmavano dall’alto, mentre gli allevatori con cortesia salutavanoin risposta. Il traffico automobilistico attorno a Milano era in tilt, come è faci-le immaginare. Bastava aspettare. Non era più un problema nostro. Peròtutto taceva. L’invito dei politici regionali e nazionali era quello di andare acasa tranquilli che ci avrebbero pensato loro. Inutile, se non ridicolo. Arrivòla notte e si iniziarono a vedere gli amici e quelli venuti solo per fare i pro-vocatori. Gli ultimi se ne andarono mentre i primi diedero una mano. Alcuniallevatori dormivano sotto e dentro i trattori, altri accesero un fuoco, altriancora stavano nel bar del parco giochi. A questo proposito devo racconta-re un episodio: il bar del parco giochi avrebbe dovuto chiudere alla sera.Ovviamente restò aperto tutti i giorni della protesta. Ogni sera, per tutti i gior-ni dei trattori a Linate, i vigili urbani passarono di lì e diedero una multa altitolare del bar perché non aveva rispettato gli orari di chiusura. Non com-mento la notizia. I titolari del bar avevano certo più interesse a pagare lamulta e tenere aperto, ma i vigili prima di venire lì tutti i giorni avevano sicu-ramente verificato la posizione politica del Comune. Diciamo che i milanesi non vi hanno amato particolarmente per aver bloccato uno dei punti più trafficati della città.Non è vero, anzi. I politici ci odiarono perché dimostrarono ancora una voltadi non saper gestire le situazioni, i cittadini invece erano con noi, nonostan-te quello che è stato scritto sulla stampa. Certo avevano anche loro dellebuone ragioni. Ma chi ci ascoltò, capì. Chi si comportò in modo coerente piùdi tutti fu il parroco, e i ragazzi della protezione civile. Il primo aprì le portedell’oratorio e se fosse servito anche della chiesa. I secondi passarono contè caldo e coperte. La mattina dopo comparirono dal nulla teli, pali e balle difieno, per costruire dei capanni di fortuna. In 24 ore non avemmo più biso-gno della protezione civile, perchè arrivarono cucine, letti e tutto quanto ser-viva per mantenere il campo ad oltranza. E dall’altra parte sempre silenzio ?Si. O era una strategia o non sapevano che pesci pigliare. Nessuno dei poli-ziotti sapeva guidare un trattore ed anche se avessero caricato sui furgonedella polizia gli allevatori, poi, non sapevano da che parte spostare i mezziagricoli. Addirittura girava voce che i comandi della polizia avessero dirama-to la richiesta di avere i nomi di quei militari che fossero figli di agricoltori,sperando sapessero usare i trattori. Ma pare che, curiosamente, non ne sal-tasse fuori nemmeno uno. Inoltre la gestione della massa di gente diventa-va problematica all’ora di pranzo perché non si capiva più chi fossero i mili-tari e i chi i rivoltosi; erano tutti attorno ad una buona fetta di salame. Fare icattivi in questa situazione era veramente difficile, da parte loro. 86
  • 86. Avete “ammorbidito” le forze dell’ordine a forza di pane e salame?Certo che no! È che loro da mangiare avevano la razione. Noi la porchettaarrosto. E nessun agricoltore nega un piatto di cibo ad un uomo che portala divisa dell’Arma. Però di notte le cose cambiavano. Cercavamo di tenersvegli i carabinieri per farci compagnia !!! Cioè?I ragazzi in divisa, che erano tutti giovanissimi, ad una certa ora andavanoa dormire dentro i furgoni. La prima notte avevano messo i furgoni di traver-so, ma con le porte rivolte ai trattori. Ogni due o tre ora noi mettevano inmoto i trattori. Per fare rumore e per tentare di sfondare il fronte, pensava-no loro. In realtà bisognava soltanto scaldare l’abitacolo del mezzo, se nochi ci dormiva dentro congelava. Osservammo subito che all’accensione deimotori i poliziotti scendevano dai furgoni di corsa. Così la prima sera, qual-cuno, appoggio lentamente il muso dei trattori alle porte dei furgoni che nonsi potevano più aprire. Non ti dico le comiche quando accesero i motori. Iragazzi delle forze dell’ordine uscivano dai finestrini laterali, dalla porta delconducente dai lucernai sul tetto. A quel punto girarono i furgoni e poi tuttitornammo a dormire. Insomma le forze dell’ordine non sapevano proprio come gestirvi?Evidentemente e con tutto il rispetto per le persone, non erano molto prepa-rati ma per fortuna erano guidate in modo intelligente, da funzionari checapirono la situazione. Una dimostrazione di quanto potevano fare i trattorila facemmo dopo alcuni giorni dal blocco, a contatti già attivi con Prefetturae Governo. Chiedemmo di portare alcuni trattori in fondo a viale Forlaniniper farci vedere meglio. Ci venne negato il permesso, nonostante il rappor-to fosse sereno. La mattina dopo i trattori in viale Forlanini comparvero dalnulla. Ce li portammo dai campi circostanti con tappe di avvicinamento,cascina per cascina, che nessuno riuscì mai a ricostruire; a dimostrazioneche i trattori erano una realtà nuova e non facilmente gestibile.Pensa solo che il Questore pare abbia dato ordine ai suoi, laddove noi aves-simo acceso i trattori per entrare a Milano, di sdraiarsi per terra e farsi cal-pestare. Non avevano altro mezzo. Un trattore pesa più di un autoblindo. Cisarebbero volute 700 autoblindo che, forse nemmeno ci sono in tutta Italia. Così passarono i primissimi giorni. Ma poi? Qualcuno si rese conto che voi non avreste mollato?Di fatti curiosi nei primi contatti ce ne sono moltissimi. Anzitutto la protestasi allargò in un baleno. A Linate arrivavano pullman interi di allevatori di ogni“ceto” sindacale. Questa logica da soccorso “rosso” che nel caso sarebbe 87
  • 87. meglio chiamare soccorso rurale, ancora oggi gli apparti sindacali agricolinon l’hanno capita. Questa è gente che si è sentita emarginata dalla socie-tà. Sono uomini e donne che assieme a tante virtù hanno uno dei più gran-di difetti, quello di vedere solo la propria piccola realtà. La propria stalla.Questo individualismo sparisce quando l’allevatore si sente attaccato dafuori, da gente che non fa parte del suo gruppo. In questi casi la massa degliagricoltori fa quadrato. Per questo arrivò a Linate di tutto: roba da mangia-re, coperte, stufe, legna e soprattutto gente. Tanta gente. Anche vicini dicasa che sino al giorno prima avevano litigato per un canale di irrigazione oun’altra banalità quotidiana. E poi, a casa, tanti allevatori vedevano arrivareil vicino con il trattore per dare una mano: “Il tuo è a Milano - dicevano -vengo con il mio per farti i lavori”. Con quella semplicità che vuol dire tantecose. Questi gesti in tempo di “pace” non si sarebbero mai visti. L’ex presi-dente della Coldiretti, Lo Bianco, sostenne una posizione che da sola rendel’idea. Lo Bianco invitava a non sottovalutare la protesta perché smuovevatutta la famiglia coltivatrice. Chi era a Linate aveva gente a casa come mogli,sorelle, mamme e vecchi genitori che invece di fare la calza andavano amungere, preparavano le torte, il pane e lo portavano sul campo di battaglia.Lo Bianco non venne ascoltato e gli apparati sindacali dichiararono guerra.Non potevano sopportare gli insulti verso di loro che passavano sui telegior-nali ogni giorno, ad ogni ora.Sbagliarono. Se e quando sarà possibile fare un’analisi di questa storia inmaniera serena capiremo che, se i sindacati agricoli avessero non avesse-ro radicalizzato la lotta creando i cobas e gli anticobas, il sistema avrebberetto. Invece hanno rotto il sistema. Che si sta rompendo sempre di più. Quiperò entriamo nelle valutazioni del movimento sindacale agricolo, che meri-terebbe da solo, un terzo libro. Torniamo a Linate. Il Governo quando vi rispose?Quando non potè fare altro, non un minuto prima. La cosa più seria per ilgoverno Prodi fu l’inizio di altri blocchi, in altri aeroporti, sulle ferrovie e sulleautostrade. Circolò, all’epoca, una mappa che venne pubblicata suRepubblica e che agitò molto il governo. Tanto da far riunire il consiglio diguerra, e non sto scherzando: il consiglio di guerra, quella vera. Il ministerodella difesa e quello dell’Interno temevano un’agitazione strumentalizzatadalla Lega Nord, per far scoppiare una guerra civile. Forse qualcuno avevala coscienza sporca. Quando si resero conto che la protesta era globale, ditutto il Nord Italia agricolo e che nessuno aveva la minima intenzione di leva-re le ancore, iniziarono i colloqui. Nel frattempo avevamo occupato pratica-mente mezza Pianura Padana. 88
  • 88. Avevate messo in “braghe di tela” il Governo, che non poteva più far nulla se non discutere. Dalla vostra c’erano tutti gli allevatori del Nord Italia che bloccavano le strade. Ma scusa, i milanesi, parroci e protezione civile a parte, come la presero?Devo dire che la gente la prese bene. Davamo una mano a portare le vali-ge a chi dovevano prendere l’aereo a Linate. Tanto, non avevamo nulla dafare. Una fetta di formaggio o di salame non la negavamo a nessuno.Distribuivamo gratis confezioni di latte e volantini. Non chiedevamo nessuncontributo e nessuna firma. Alla fin fine il traffico a Milano con o senza quel-la strada a quattro corsie sarebbe stato congestionato lo stesso e i milane-si lo sapevano.Comunque, per evitare il protrarsi dei disagi noi i colloqui cercavamo di por-tarli avanti, anche se all’inizio non era facile. Forse funziona così, a forza dicolpi di mano. Fummo portati in una decina, uno per ogni comitato regiona-le, dal Prefetto (che devo riconoscere seppe fare molto bene il suo lavoro).Per inciso ricordo bene un episodio curioso. Per andare dal prefetto occorrevaarrivare in centro a Milano. Con tutte le macchine della Polizia che c’erano liattorno sarebbe stato stupido prendere un taxi. Salimmo, sotto le luci delle tele-camere, sulle macchine della Polizia. A casa, davanti ai televisori si sparse lavoce che eravamo stai arrestati con le conseguenze del caso. Ci volle del belloe del buono per calmare le teste calde che volevano “bruciare” tutto quanto.Al Prefetto chiedemmo di parlare con il Governo. Ci derisero. Bloccammoviale Forlanini, in diretta. Dopo cinque minuti la posizione si allentò e civenne confermato che il sottosegretario Borroni era disposto a vederci, madovevamo andare noi a Suzzara dove si teneva la fiera millenaria per par-largli. Chiamai io il Prefetto, per dirgli che forse non si rendevano conto dicosa stesse succedendo. C’erano centinaia di trattori sotto la pista di decol-lo di Linate e la protesta si stava allargando. Nonostante questo per poterparlare con un sottosgretario, che in politica ha meno potere di un direttoregenerale, dovevamo andare a cercarlo a 200 km di distanza dove lo avrem-mo comunque trovato senza fare tutto quel putiferio. L’On. Borroni era unamico, con il quale avevo lavorato due anni al Senato e sapevo bene che“non se la tirava”, che non avrebbe avuto problemi a venire a Milano. Lascelta di proporre Suzzara era del gabinetto del Prefetto. Preparammo larisposta. Dopo una notte tranquilla, all’alba un gruppo di venti trattori iniziòa rientrare verso Cremona. Nessuno della polizia li segui. Per loro stavanoandando finalmente a casa. Qualcuno mollava la presa. Solo che due chilo-metri a sud del blocco, sulla strada che costeggia l’idroscalo, c’era l’ingres-so merci dell’aeroporto, da dove entrano tuttora i camion della benzina pergli aerei. I trattori si fermarono lì e bloccarono anche quella entrata. Ci vol-lero dieci minuti perché il Prefetto cambiasse tono, facendo arrivare a Milano 89
  • 89. il Governo e guarda caso proprio il sottosegretario Borroni. Questi sono rap-porti di forza. Tutte e due le parti devono concedere il meno possibile,mossa dopo mossa, per avere in cambio il massimo senza rompere il filo.Questa logica a Milano funzionò benissimo. In altre aree un po’ meno, per-ché i poliziotti usarono i manganelli. Quando usi la forza sai che potresti nonavere una via per tornare indietro. O riesci subito a risolvere la questioneoppure, per riprendere i rapporti operativi, devi spendere molto di più in con-cessioni. A Vancimuglio, il campo base dei veneti, agirono proprio così.Durante una confronto, davanti ai caselli dell’autostrada, un poliziotto diedeuna maganellata a freddo in faccia al portavoce degli allevatori.Gli altri non fecero nulla, con le mani. Salirono sui trattori ed entrarono inautostrada. La polizia cercò di contenere l’invasione con la forza e, di nuovo,gli allevatori non replicarono con le mani: attivarono gli idranti agricoli. Chenon erano, nonostante la protesta, pieni di latte, ma di... altra materia organi-ca. Idranti che furono usati in Friuli, nel bresciano e in tutte le altri parti.Un’arma nuova ed imprevedibile. Ma soprattutto efficace per evitare chequalcuno usasse contro di noi i manganelli. A Milano non usammo idrantiagricoli, e li avevamo disponibili, perché il confronto fu sempre corretto. Tesoma coretto da entrambe le parti. Per gentile concessione di Repubblica - Associated Press Mi sembra che tu stia facendo un po’ di confusione con le date. Gli attacchi con il liquame e le ferrovie non sono un po’ più avanti?Per chi non ha vissuto tutta la protesta dal ‘97 al ‘98 devo specificare che i 90
  • 90. tempi delle diverse azioni erano spesso lontani di mesi. Finito Linate man-tenemmo campi lungo le ferrovie e le autostrade, solo dimostrativi. Anche ilNatale del 1997 lo passammo nei campi. Così come il gennaio del 1998,quando le manifestazioni invasero tutto il nord Italia. Ma questo libro vuolerendere l’idea di una situazione e non fare la cronaca temporale della prote-sta, che in quanto tale forse interessa a pochi. Allora torniamo agli idranti: quella volta si arrabbiarono in molti...Chi vive in campagna con il letame ci lavora tutti i giorni e quindi è ancheesperto. Sa bene che quello stagionato appena sotto il cappello della cister-na è il più puzzolente e quello usammo. Fu sconvolgente sotto ogni punto divista. L’effetto letame determinò un’importante effetto mediatico. Tantagente vedeva colpito da quella inaffiata collettiva di odorante letame il pro-prio capo ufficio, quello che esercitava in modo oppressivo il potere su di lui. E tanta gente vedeva innaffiate di letame le istituzioni e le forze del- l’ordine. L’argomento è delicato.Noi non abbiamo innaffiato di letame i singoli militari e nemmeno l’istituzio-ne. Noi abbiamo opposto resistenza ad un sopruso evidente con gli stru-menti che avevamo. Non tocca a me giudicare se manganello e letamesiano sullo stesso piano. Devo solo rilevare che per gli atti commessi nes-suno ci ha mai indagato, accusato e processato. Noi siamo stati indagati perblocco stradale con un processo che ha determinato il disboscamento diuna foresta pluviale, tanta fu la carta usata per notifiche varie. Giudici e tri-bunali impegnati per mesi. Avvocati a decine e due udienze a Milano nell’au-la bunker, quella dei terroristi. Poi tutto è finito perché il governo Prodi hadepenalizzato il reato di blocco. I “compagni” avevano troppe occupazioni distrade e ferrovie nella loro storia dal ‘68 in poi. Tutto lì. La protesta di Linatee le occupazioni hanno prodotto tutto e solo quello. Si arrivò al processoforse perché occorreva spaventare, dare un segnale che con il cosiddetto“Stato” non si scherza, che era ora di finirla. Ma dell’incidente del ‘98, quello sull’A4? Lì i giornali hanno detto che avevate causato un ferito grave, che qualcuno poteva anche morire.Ci fu un fatto grave a Brescia, nel 1998. Ma anche quello finì allo stessomodo: nessun colpevole. Successe che una sera alcuni trattori presenti dagiorni al di là della rete di recinzione sull’A4, nei pressi di Calcinate, sfonda-rono e il traffico si fermò. Un autocarro arrivò a colonna già ferma e tampo-nò un’auto. L’autista ammise che era stanco e non aveva reagito in tempo.Ma nonostante tutto la stessa notte, a sirene spiegate, vennero arrestati a 91
  • 91. caso alcuni allevatori. Il “caso” che compilò la lista degli arrestati, identificòi capi referenti della protesta, quelli più in vista, alcuni dei quali nemmenoc’erano su quella autostrada. Gli allevatori si fecero qualche giorno in gale-ra, ma non mollarono. Sfruttarono la sfortunata occasione per bollarvi?La cosa che ci fece capire che buona parte dell’operazione condotta dal-l’amministrazione pubblica aveva un fine strumentale fu il modo con cui siprocedette quella sera. I trattori entrati in autostrada dai campi laterali,dopo il tamponamento che ricordo avvenne a qualche chilometro dal puntodell’invasione, si ritirarono e tutti andarono a casa. Nessuno, ma proprionessuno in quel momento aveva identificato gli allevatori che avevanocompiuto il blocco. Segno che forse anche chi era sul posto aveva capitola dinamica e non imputava nulla agli allevatori. Ma a notte fonda ed a sire-ne spiegate vennero arrestati alcuni tra quelli che da sempre avevano rap-presentato la protesta. Se questa è garanzia del diritto e del rispetto reci-proco, di strada ne dobbiamo fare ancora tanta. E proprio per questi atteg-giamenti da parte dell’amministrazione della cosa pubblica e per colpadelle pressioni dalle lobby sindacali la protesta si radicò ancora di più. Farenomi in questo caso è inutile. Basti il solo commento per cui queste cosesuccedono a Brescia. Casualmente a Brescia ci sono i vertici delle organiz-zazioni sindacali agricole che hanno sempre avuto un potere di lobby note-vole. Alla fine l’effetto fu ancora un volta favorevole a noi. La gente perbene si fa anche una settimana di galera, ma non se la scorda più. Primao poi il conto lo presenta a qualcuno. Tu continui a tirare in ballo questa questione della lobby delle con- federazioni agricole. Mi spieghi meglio che interessi difendono costoro? In fin dei conti rappresentano i produttori agricoli e quindi difendono i produttori agricoli. O no?Che le maggiori confederazioni agricole (Coldiretti – Confagricoltura- CIAndr) rappresentino gli agricoltori è certo, perché gli agricoltori hanno pagatole tessere di adesione all’uno o all’altro sindacato. Il nodo è un altro: sonogli agricoltori a stabilire le linee politiche delle confederazioni o invece sonogli apparati a decidere per gli allevatori cosa è giusto e cosa no? Oggi gliapparati, i dirigenti dei sindacati, decidono le linee politiche e si sentonoinvestiti del ruolo di stabilire le strategie per tutti. È una democrazia allarovescia. Io apparato decido e tu, padrone, se rinnovi la tessera vuol direche sei d’accordo. Negli anni novanta assistemmo al tramonto delle grandicentrali sindacali dei lavoratori e delle grandi macchine burocratiche dei par-titi. Grandi apparati si stavano sciogliendo al sole a seguito di “tangentopo- 92
  • 92. li”. Gli unici apparati che sono usciti indenni dal terremoto sono proprio quel-li agricoli. Defilati, potenti e sicuri delle proprie capacità, avevano l’unico pro-blema nell’abolizione del ministero dell’agricoltura, quella che per loro era lagallina dalle uova d’oro. Così tuonarono, talmente tanto che alla fine piovve.Il Ministero venne abolito per referendum, ma fu rinominato e mantenne lapropria funzione, i propri dipendenti, il proprio potere. Non cambiò nulla,nemmeno la tinteggiatura degli uffici; Miracoli all’italiana.Tieni conto che non c’è dirigente o funzionario ministeriale, salvo le dovu-te eccezioni, che non sia stato nominato con il beneplacito delle confede-razioni sindacali agricole. Nessun organo direttivo di AIMA e delle altregiganti macchine burocratiche dello Stato, che amministrano risorse pub-bliche a go-go, è mai stato nominato senza l’assenso degli apparati delleconfederazioni agricole. La Coldiretti è stata per decenni una grande piat-taforma di voti della Democrazia Cristiana ed arrivò ad eleggere nelle auleparlamentari fino a 80 tra deputati e senatori. Pestare i piedi a questo siste-ma è molto pericoloso ancora oggi. Torniamo a Linate. Eravamo rimasti a Borroni e al Prefetto. Cosa successe dopo?Successe che alla fine, dopo i blocchi e le dimostrazioni di forza, in pocheore Roberto Borroni, militante CGIL e sottosegretario alle politiche agricolenel Prodi 1, venne negli uffici del Prefetto per affrontare la situazione.Purtroppo non aveva nessuna risposta da dare e il traffico in viale Forlaninisi bloccò di nuovo con l’aggiunta della occupazione di altre aree aeroportua-li come Torino Caselle, Venezia Tessera e la nascente Malpensa. Il Prefettofece un passo indietro e ci invitò a definire un interlocutore istituzionale. Eraovvia la risposta: Prodi. Essendo evidente che non poteva essere Prodi inpersona a seguire passo per passo la faccenda, si cercò di individuare unplenipotenziario. Proponemmo Paolo de Castro. Il professor de Castro erapoliticamente poco conosciuto in quel periodo. Uomo di fiducia di Prodi, inNomisma ricopriva il ruolo di responsabile agricolo. Ottimo conoscitore delsettore, de Castro aveva firmato alcuni rapporti che rilevavano competenzaed una visione del sistema agricolo lontana delle linee confederali agricole.Intanto la protesta cresceva, la gente dei campi che frequentava Linateaumentava, così come i presidi che venivano messi ai caselli autostradali inEmilia, nella bassa Lombardia, in Friuli. Davvero un’azione che sembrava quella di un gruppo pronto a bloc- care il Nord Italia. Ma da Roma arrivarono dei segnali?Si, l’incontro con Prodi alla fine arrivò. Si tenne alla Presidenza del Consigliola sera del 27 gennaio, se non sbaglio. Ci volle un po’ di tempo per definire 93
  • 93. la lista dei partecipanti fra cui ci trovammo, non a caso, il Conte Corradini,allevatore in quel di Roma e già parlamentare del Partito Comunista Italiano.Corradini secondo i più, venne messo nella delegazione per dare una manoal Governo, per convincerci a ritornare verso casa tranquilli che tutto sisarebbe sistemato. Alla fine le cose sono andate diversamente: noi abbia-mo convinto Corradini a darci una mano. E il Conte ospitò anche quellaparte di colonna che volle andare a Roma con i trattori. La “marcia su Roma” non fu un’idea brillante, e soprattutto non riu- scì. Come mai?I trattori furono fermati alle porte della capitale, nei pressi di Torviscosa doveCorradini ha le sue terre. La cosidetta “marcia su Roma” non fu molto gra-dita dalla massa degli allevatori, che non digeriva i riferimenti a specificheassonanze politiche. Sui campi e soprattutto a Linate vennero tutti i leader,Bossi compreso. E l’accoglienza fu festosa anche se alla fine, nei miei con-fronti, restava sempre una costante pressione a non consentire che venissemesso in testa alla protesta il cappellino di qualche area politica. La bandie-ra era bianca come il latte, con la mucca Gina, proprio per non avere altrebandiere. Il tutto mi portò ad appendere la tessera al chiodo. Una decisioneche resi pubblica con una lettera aperta a Umberto Bossi sul Corriere dellaSera. Ma di questo ne parlerei più avanti perché fu una decisone maturataqualche mese dopo la fine della manifestazione di Linate. Torniamo a Roma al 1° incontro con il Governo. Quanto é stato dif- ficile ottenere un tavolo di confronto?Ci è costato 10 giorni di protesta e di scontri sulle strade. Eravamo davantialla porta di ingresso della Presidenza del Consiglio a Palazzo Chigi, aRoma. Una ventina di allevatori rappresentativi di tutta la protesta, dalPiemonte al Friuli, dalla Lombardia alla Puglia. Nella lista dei rappresentan-ti c’ero anch’io, come tecnico. Ai cancelli tuttavia io venni fermato, non pote-vo passare. Nessuna motivazione ufficiale. Probabilmente non ero un ospi-te gradito.Il tentativo apparve evidente. Dividere il fronte sottraendo agli allevatori illoro portavoce. Dentro qualcuno degli allevatori, non tutti, iniziava ad agitar-si. Da una parte c’era chi sosteneva che non si poteva fare uno sgarbo alPresidente del Consiglio e quindi si doveva iniziare comunque la riunione edall’altra chi condizionava la mia presenza all’inizio della riunione. Fuori dalpalazzo intanto le telefonate si sprecavano. Ci volle l’intervento di UmbertoBossi e un po’ di agitazione a Linate e sugli altri campi per far prevalere ilparere di chi non avrebbe iniziato alcuna riunione se non ci fossi statoanch’io. Erano passate le 10 di sera. Finì dopo mezzanotte. 94
  • 94. Come finì?Ci eravamo preparati bene: ognuno aveva la sua posizione da sostenere esoprattutto la controparte politica si trovò di fronte degli allevatori accompa-gnati da un paio di tecnici, e non il contrario. Finì bene. Meglio di quanto miaspettassi. Certo i produttori si aspettavano che Prodi affermasse che eratutto un equivoco e che potevano andare a casa a mungere senza alcunproblema. In fin dei conti era quello che per 10 anni si erano sentiti dire dalloro sindacato.Numeri alla mano, riuscimmo a dimostrare a Prodi che qualcosa che nonandava c’era, eccome! Il Presidente del Consiglio partì dandoci un involon-tario assist che spiazzò i soloni del Ministero. Prodi interruppe il portavocedel comitato di Mantova, Lugli, che gli stava spiegando che il latte venivapagato 600 lire al kilo e le quote, almeno quelle che si potevano trovare,costavano più di mille lire al kilo. Da buon professore Prodi interloqui:“Guardi che si sta sbagliando, magari costano 1200 lire al quintale. Comefate se no a pagare se valgono il doppio del valore del latte?”.Lugli non si era affatto sbagliato e da lì il percorso fu tutto in discesa.Lentamente gli argomenti della controparte si sgonfiarono di fronte alle argo-mentazioni pragmatiche degli allevatori. Ci lasciammo con l’impegno di rive-derci a livello tecnico per trovare una soluzione. Fu in quella occasione cheProdi indicò Paolo de Castro come referente della Presidenza del Consiglio.Puoi ben capire come la prese il resto della delegazione ed in particolarmodo il ministro Pinto che… mi ha tolto il saluto. Pinto venne tagliato fuori del tutto quindi? Una trombata in grande stile!De Castro divenne un ministro ombra. Con lui c’era Castiglione, tecnico delministero in carriera. Castiglione era un funzionario atipico per l’agricolturadi quel momento: Giovane, dinamico, preparato, buona diplomazia. La cop-pia fu battezzata il gatto e la volpe, dove il gatto era DeCastro e la volpeCastiglione. Il tempo ci dimostrò che mai binomio fu più azzeccato, con ilparticolare che le parti si invertirono, dimostrandoci che la volpe nella cop-pia era innegabilmente de Castro, poi ministro agricolo con il governoD’Alema. Fu l’unico prima di Zaia a capire che la soluzione del problemapassava prima attraverso la disponibilità di quote per mungere e poi nelcome, semmai, pagare le multe. E de Castro fu l’unico prima di Zaia che lequote le ottenne dalla Unione Europea. Bastava chiederle e solo lui le chie-se. Purtroppo, ottenute le quote il governo D’Alema cadde e arrivò PecoraroScanio che per non mettere mano allo scottante problema rimescolò leacque e rimandò la soluzione a futura memoria. Tanto futura che passò lamano ad Alemanno. 95
  • 95. Infatti nonostante la protesta, nonostante l’incontro con Prodi, nes- suno vi aveva ancora dato qualcosa di concreto...C’erano accampamenti un po’ ovunque in quegli anni. Su alcune linee ferro-viarie ad alta frequenza come la Milano-Venezia i treni, a Ciliverghe e aCaravaggio, andavano a passo d’uomo con i conseguenti disagi. Il traffico anord di Milano restava difficile. Dopo alcuni giorni di stallo, si arrivò al secon-do incontro in sede tecnica, dal quale sarebbe dovuto scaturire il decreto permettere a posto ogni cosa. Mai previsione fu più sbagliata! Sono passati 13anni e siamo ancora da capo. Il secondo incontro era previsto sempre aRoma negli uffici della ISMEA, di cui Castiglione era presidente. Dovevamovederci un pomeriggio alle 16.00. Prima di partire da Milano, che restavasempre presidiata, concordammo con gli allevatori che erano sui diversicampi un minimo di strategia. In questi casi occorre sempre tenere conto chela controparte gioca la carta della disinformazione. Noi a Roma e gli alleva-tori in Padania. Sarebbe stato semplicissimo dire a entrambi cose false perdisorientare e ottenere posizioni diversamente impossibili da ottenere. Dopoun anno di proteste eravamo oltre che arrabbiati anche molto più smaliziati diquanto gli altri potessero credere. Ma consideravamo il Governo, il Ministro,non un’autorità superiore che tendeva alla giustizia, ma una controparte inmalafede che voleva farci pagare delle multe per un latte che noi non aveva-mo prodotto. Il giudizio resta immutato, salvo le dovute eccezioni. Ma cosa successe quando tornaste a Roma per vedere il decreto?Anzitutto abbiamo rassicurato agli allevatori che, qualunque cosa venissecomunicata loro su accordi firmati, non avrebbero dovuto crederci. Noi aRoma non avremmo firmato nulla, qualsiasi cosa ci sarebbe stata proposta.In secondo luogo, per dimostrare che si faceva fatica a tenere buona lanostra gente, abbiamo pianificato un’occupazione a tempo. Intanto che noieravamo con i telefoni spenti perché in riunione, abbiamo detto agli alleva-tori di muoversi tutti e insieme nel primo pomeriggio del 31gennaio 1997.Chi a Linate su Viale Forlanini, chi ai cancelli delle autostrade, chi sulle fer-rovie; tutti dovevano muovere i trattori. L’importante era che alle 15.00 inpunto, senza che nessuno telefonasse a nessuno, tutte le manifestazioni sibloccassero spontaneamente. Partimmo in volo da Linate e arrivammo aRoma verso le 14.30 a telefoni spenti. Accesi il telefonino e trovai, come pre-vedibile, la chiamata di Borroni, che da sottosegretario rappresentava ilGoverno. Richiamo. All’altro capo mi arriva una posizione dura. “NoiGoverno non possiamo trattare con la gente che occupa le strade - disseBorroni - o fermate tutto o ve ne tornate a Linate e, vada come vada, ci pen-serà la polizia”. Non era la prima volta. Noi c’eravamo impegnati con ilPrefetto di Milano a non muoverci intanto che erano in corso le trattative. 96
  • 96. “Porca miseria, ti allontani un attimo e la gente ormai esasperata non la tienipiù” dissi io a Borroni. Mi impegnai a fare un giro di telefonate per fermaresubito i disordini. Non feci nessuna telefonata e nel tardo pomeriggio erava-mo seduti al tavolo riunioni dell’ISMEA con la controparte. Le manifestazio-ni si erano spontaneamente fermate alle 15.00 in punto. La dimostrazione diavere in mano la piazza funzionò talmente bene che, intanto che noi erava-mo a discutere di soluzioni tecniche a Palazzo Chigi, si riunì il consiglio diguerra a Palazzo Chigi, per verificare se non ci fosse in atto una sommos-sa popolare della Padania, promossa dalla Lega Nord che tentava, copertadalla nostra protesta, di far sollevare la gente. I “villici” come vi chiamò la Repubblica, testa di ponte di una seces- sione? È un po’ troppo...Guarda, anch’io sono sempre molto scettico di fronte a queste ipotesi.Tuttavia, i riscontri c’erano tutti. Che fossimo sotto uno stretto controllo deiservizi militari era evidente. Nel volo di ritorno da Roma ci trovammo inaereo noi allevatori e poche altre persone, che nonostante fossero in inco-gnito avevano stampato in faccia il distintivo della Digos. Inoltre il controllodei telefoni era palese. Bastava dirci per telefono, chiaramente per finta, chei trattori si sarebbero spostati dal campo A al campo B, che la polizia arriva-va prima di noi.Certo le Lega non si tirò indietro nell’alimentare queste ipotesi. Ed è com-prensibile. Bossi mi telefonava tutte le sere. Secondo alcuni dovevo mette-re in moto i trattori ed arrivare in piazza del Duomo, perché la Lega avreb-be mobilitato una massa di artigiani, commercianti e padani incazzati:20.000 persone. Bossi non usò mai la parola rivoluzione, non parlò mai diviolenza ma sempre di un’azione pacifica. Ma vai a spiegarlo al carabiniereche ascolta la telefonata che non si tratta di rivoluzione! Vai a spiegare aBossi che non si possono più mettere in moto i trattori pacificamente. I cara-binieri sparano, si fanno investire, ma non ci avrebbero MAI fatto passare daviale Forlanini per arrivare a Milano centro. Fu una decisione saggia?Ancora oggi c’è chi mi rimprovera di non aver mosso i trattori. È uno deglielementi che cavalcano anche coloro che non mi “annusano” molto. La miacolpa sarebbe stata quella di non aver innescato la rivoluzione dellaPadania. Io ero e resto convinto di quello che facevo, sentivo la responsa-bilità, sapevo che se avessi solo posato il piede sull’acceleratore si sarebbepotuto mettere in moto un meccanismo irrefrenabile. Quei 20.000 e forse piùcommercianti ed artigiani incazzati c’erano eccome! Ma sarebbero rimasti alcaldo delle loro piccole botteghe, in attesa che noi ci faccessimo sparare 97
  • 97. addosso. Non potevo usare gli allevatori, che erano lì per la loro causa, perinnescare una azione che forse avrebbe avuto qualche risultato politico. Macertamente sarebbe costata sangue vero. Io ero pronto a mettere in moto itrattori e lo avrei fatto nel momento in cui, dall’altra parte di viale Forlanini,avrei intravisto non dico 20.000 ma almeno un paio di migliaia di commer-cianti e artigiani incazzati. Non so ancora oggi se noi fossimo l’uovo o la gal-lina, ma siccome nessuno è mai riuscito a decidere chi sia nato prima, nes-suno in quei giorni si mosse. Resto convinto che fu un bene. Su una cosa,non la prima e non l’unica, Bossi aveva ragione. E cioè sulla convinzioneche se ci fossimo staccati dalla politica e dalla Lega, per essere neutrali, ciavrebbero mangiati in un boccone. Noi ci staccammo, io appesi la tesseraal chiodo e gli apparati, che sono poi la vera politica, ci mangiarono. Non inun boccone ma in piccoli e tanti assaggi.La dimostrazione è che solo la perseveranza di Bossi nel difendere la nostracausa e nel mettere in mezzo un partito a volte non molto convinto, ci haportato ad una soluzione che diversamente non sarebbe arrivata.Questo grande insegnamento purtroppo lo abbiamo pagato e caro. Al disopra delle parti si resta sospesi nel nulla. Sino a che ci sono fatti, notizie enotorietà, galleggi e alcune volte sali. Quando finisce lo scoop, il vento, laspinta, scendi e rischi di precipitare. È un po’ come volare in aliante. Però ci siete ancora...Si, per fortuna siamo ancora vivi. Per fortuna è vivo anche Bossi anche sel’abbiamo vista brutta, lui per primo. Ho, abbiamo, pregato che ce la faces-se. Per lui, per la sua famiglia, ma anche perché era ed è l’unico amico rima-sto. Alcune coincidenze e qualche filo ci lega. La settimana prima della nottein cui Bossi andò in coma, doveva venire a Cuneo per una conferenza sultema agricolo. Avevamo bisogno di visibilità e di legittimazione e lui accettò.Era già passata la buriana della campagna elettorale che feci con Di Pietro(di cui ti parlerò in seguito perché è un argomento delicato e soprattuttodoloroso. Quando si sbaglia si fa sempre fatica a parlarne). Era passata latempesta, appunto, e gli allevatori avevano dimostrato di esserci, sempre.Bossi non venne a Cuneo quella domenica perché stava male, aveva l’in-fluenza. Era vero. Non ti nascondo che questa è l’occasione per renderemerito anche pubblicamente ad Umberto Bossi di aver avuto ragione. Senzala Lega Nord non siamo andati molto lontano. E probabilmente senza laLega Nord il mondo agricolo padano non andrà lontano. Torniamo a Roma, nel 1997?Certo. Scusa la divagazione. Finì che la montagna partorì il topolino. Di fron-te a un comunicato stampa della presidenza del Consiglio che lasciava 98
  • 98. spazi per una soluzione politica a favore della produzione di latte e contro lemulte comunitarie ingiuste, uscì un decreto scritto dagli apparati sindacaliagricoli che conteneva esattamente il contrario. Sostanzialmente diceva:“Visto che è passato del tempo e si sono assommate due annate in una,ricalcoliamo tutto, vi rimandiamo le multe, voi le pagate e nel frattempo atti-viamo una commissione governativa indipendente per verificare se le vostrerimostranze hanno fondamento. Se avrete ragione i soldi ve li daremo indie-tro quando tutto sarà finito”.Non posso fare il gesto dell’ombrello ma... viene spontaneo. Ebbi il privile-gio, determinato dai trattori in strada e non dalla magnanimità del MinistroPinto di leggere il testo del decreto prima della pubblicazione.Uscito dal Ministero, quel giorno mi misi a piangere, non lo nascondo. Latensione, la rabbia, constatare che non eravamo riusciti a far capire nulla,prendere atto che quello Stato che dovrebbe essere al di sopra di tutto erisolvere i problemi con la giustizia, stava venendo meno alla sua funzione.Era arrivato tutto insieme.Tornai al Senato dove avevo una base, nel mio ex ufficio e assegnato alsenatore Amorena, mancato pochi anni fa ( persona seria, pragmatica efuori dai giochini politici; un uomo di grande dignità). Da lì diramai un comu-nicato stampa in cui dicevo sostanzialmente che io, a Roma, ci sarei torna-to camminando rasente ai muri e con le mutande di ferro. La stessa frase la riportò il “Corriere” in un articolo dedicato alla smobilitazione degli ultimi blocchi, dicendo fra le righe che stavi esa- gerando.Non ho cambiato idea, anzi ho cambiato il ferro con l’acciaio. Mi chiamòBossi e di fronte alla mia demoralizzazione mi parlò con le parole di un buonpadre. L’ho ricordato in una lettera che gli inviai quando stava combattendola sua grande battaglia per la vita e vorrei fermare i ricordi di quel momentoqui: il resto sono cose troppo personali. Quindi la protesta fallì?No. Ma a tanti sembrava che fosse finita lì, che alla fine il tempo aveva logo-rato la protesta e che il sistema burocratico si era preso la sua rivincita. Manon era quello il risultato vero, il tempo lo ha dimostrato. Anche molti alleva-tori in un primo momento hanno sollevato dubbi sull’efficacia della protesta.Sopratutto chi era convinto che si doveva stare in strada sino a quando nonavessimo ottenuto l’abolizione del regime delle quote latte. Alla lettura deldecreto furono i primi a dichiararsi sconfitti.Il decreto non era certo una vittoria. Ma era un grande passo avanti. Il gover-no offriva mutui a tasso agevolato senza avere in cambio il pagamento delle 99
  • 99. multe. Il sindacato agricolo accettava che fosse formata una commissionegovernativa a cui non poteva partecipare, per fare luce sulla fondatezzadelle nostre accuse. Le multe che erano arrivate e per le quali eravamoscesi in piazza venivano ritirate. Certo dovevamo fidarci di una commissio-ne che aveva due mesi di tempo per far luce sull’applicazione di un regimeche andava avanti da 13 anni e che era già costato alle casse dello Stato5.000 miliardi di lire almeno. Si, ma la commissione su Ustica è ancora aperta.Ma nel nostro caso non fu così. Gli apparati agricoli contavano proprio sulfattore tempo e sulla prevedibile incapacità della commissione di entrare nelmerito di una vicenda molto complessa. Ma sbagliarono clamorosamente.Venne nominato come presidente della commissione il generale dellaGuardia di Finanza Natalino Lecca e tra i componenti il prof. Germanò. * Allegato CD : QUOTE LATTE - Commissione LeccaOttenemmo lo spazio per indicare un nostro referente. Così indicai un gio-vane laureato in legge, che seguiva le sorti degli allevatori di Parma:Roberto Corradi. Non che al nostro interno mancassero le indicazioni alter-native ma, dentro alla commissione, serviva un giovane che avesse tempoe voglia di andare a Roma sempre, tutte le sedute, con la capacità di stareal suo posto e seguire come un mastino silenzioso i lavori. Funzionò.Funzionò il lavoro della commissione, funzionò il ruolo di Corradi. Quellacommissione e tutto il corpo della Guardia di Finanza fecero delle sceltecoraggiose, lavorarono giorno e notte e alla fine il risultato venne fuori. Il rap-porto finale era veritiero e la relazione della Commissione resta ancora unodei cardini su cui si basano le nostre ragioni. Anzitutto la Commissione lavo-rava dentro la sede della Guardia di Finanza. Non al Ministero, non all’AIMAe non alla Presidenza del Consiglio. Dentro alla sede della Guardia diFinanza non si entra facilmente e soprattutto non si esce facilmente. Dentrola sede della Guardia di Finanza ci sono i sistemi informatici più evoluti dellamacchina statale e soprattutto uomini attenti e preparati. In due mesi venne-ro sentiti praticamente tutti. La commissione pubblicò la sua relazione neitempi previsti. Intanto però il campo di Linate venne smobilitato e i riflettori si spen- sero sulla protesta. Da lì il silenzio?Non fu proprio così semplice. Al ritorno da Roma iniziammo il piano di sgom-bero. Un solo aneddoto: Il Prefetto mi chiese di sgomberare la coda dell’ac-campamento che era collocata sulla rotatoria di fronte alla Mondadori. Cosa civuole, sosteneva il Prefetto, sono le 6 del pomeriggio, per le 9 la strada deveessere libera. Ci volle una notte intera e la mattina successiva. Si era di fatto 100
  • 100. costruito un accampamento stabile: cucine, camere da letto, bagni, sale dapranzo con fuoco sempre acceso. Andando via lasciamo tutto come trovato,pulito e ordinato. Anzi, ci prendemmo la soddisfazione di portare un numerolimitato di trattori, ben scortati, per il percorso previsto nel centro di Milano. Un canto del cigno?No, l’inizio della riscossa. Il sindacato agricolo era convinto che alla fine tuttisarebbero rientrati all’ovile. Il sistema agricolo ha alla base la presenza degliapparati agricoli. Non c’era norma fiscale, tributaria, normativa che fosseuguale a quella del resto del sistema economico. Un normale commercialistanon sapeva da che pare cominciare con un agricoltore. Le tasse si paganosulla base di un parametro fisso ed immutabile, il terreno utilizzato. Inoltrel’agricoltura è, per antonomasia, un sistema assistito basato sui contributi. Trachi fa le domande di contributo e chi le paga, le eroga, spesso c’è una vicinan-za funzionale che facilità il lavoro. Ma spesso la vicinanza scivola oltre.Il sindacalismo agricolo contava sul fatto che l’allevatore, per forza, dovevasuperare un forte stress per abbandonarlo, e non trovava alternative se nongli altri “porcellini”. Andavano via dal sindacato agricolo gli allevatori rischia-vano di non prendere più contributi, di avere la finanza in casa, di non tro-vare mai più terra da coltivare. Queste erano le paure inculcate in cinquan-t’anni nella testa degli agricoli. E funzionavano. Mi sembra impossibile che il sindacato potesse svolgere il ruolo di un feudatario, in grado di non far comprare o affittare terra ad un agricoltore!Per un allevatore il possesso, l’uso della terra, è chiaramente strategico. Chiaffitta terra passa sempre dagli uffici del sindacato agricolo. La chiesa che èun grande proprietario terriero ha come fiduciario gli apparati del sindacato.Insomma non c’era storia, prima o poi anche i più irriducibili tra i COBASsarebbero tornati all’ovile. Le telecamere si sarebbero spente, la commissio-ne non avrebbe portato a nulla, le multe sarebbero arrivate di nuovo,Robusti avrebbe riavuto una poltrona, tanto a quello mirava da sempre, e tusingolo produttore ti troverai da solo, dovrai acquistare quote, trovare terra,fare i contratti del latte, chiedere il contributo. Prima o poi tornerai all’ovile.E questa è la chiave di lettura per capire da dove si origina questa guerrasenza confini contro di me. Una guerra che voleva scavarti la terra sotto i piedi. Lasciarti da solo. Ci sono riusciti?Ovviamente no, e ci stanno provando anche con i processi e con le accusedi truffa. Vedremo anche quelle. Finita la protesta di Linate per il sistema degli 101
  • 101. apparati agricoli si apriva una grande campagna di accaparramento di agri-coltori insoddisfatti. Vecchie strutture cooperative che non avevano saputo opotuto costruire un sistema di servizi (come ad esempio la cooperazionebianca bresciana) ambivano a prendersi i propri spazi, apparati sindacali dasempre al margine speravano di essere il porto di destinazione di molteimprese. Gli allevatori in protesta votavano nei vari organismi di gestione e dicontrollo del sistema economico agricolo ed avrebbero consentito alla coo-perazione di secondo livello di riprendere i comandi delle cooperative e deglienti di gestione ancora ben in mano alle centrali sindacali agricole.Ma tutto ciò dipendeva da una condizione sola: che gli allevatori si trovas-sero soli, senza più una guida, che diventassero degli sbandati in astinenzadi telecamere e riflettori. Questo non successe perché iniziai a promuoveredall’interno strutture alternative. Iniziai a supportare gli allevatori nelle scala-te ai vari organismi di controllo della loro filiera, aiutandoli a definire le stra-tegie per le votazioni, nella presentazione delle liste. Nulla di sporco, nulladi segreto. Alla luce del sole gli allevatori continuavano a ritrovarsi uniti, perla scalata del Consorzio di Bonifica che gestisce l’acqua di irrigazione, perquella dell’Associazione degli allevatori che gestisce i libri genealogici, perle cooperative di trasformazione. Di più: iniziammo a immaginare strutturecompletamente nostre, nuove, impostate in modo trasparente e con regolemeno vincolanti. Molto, molto meno vincolanti!Creammo dei canali nuovi con l’industria alimentare, delle associazioni diprodotto che vennero riconosciute ai sensi dei regolamenti comunitari.Aprimmo degli uffici di servizio dove gli agricoltori potessero far confluire leloro esigenze amministrative. Il risultato arrivò: si ruppe un monopolio ma almondo agricolo mancò il coraggio di osare. La vera guerra iniziò proprio inquel momento. Una guerra di posizione, di logoramento, di colpi bassi. Noispesso dovevamo lottare con le mani nude e con dei soldati che non sape-vi mai bene se erano dalla tua parte o dall’altra. Troppi allevatori sono venu-ti con noi solo perché faceva comodo alle loro tasche. Da noi pretendevanoi soldi del latte che gli altri non gli avrebbero mai pagato, se non a forza di“ricatti” morali o venali. Per capire bene la mentalità agricola occorre teneresempre presente che la più grande aspirazione dell’Homus Agricolus è quel-la di prendersi la terra del vicino: Mors tua vita mea. Mentre prima questacompetizione era gestita dal responsabile territoriale della Coldiretti & C, cheappunto faceva un po’ le veci del feudatario, dopo Linate il gioco era diret-to. Se io posso mungere il latte posso essere più competitivo di te e primao poi ti mangio. Al contrario il vicino, rimasto dentro al sistema, doveva anda-re dal funzionario della Coldiretti di turno ad inveire perché il suo vicino erapiù competitivo, non pagava la tessera e mungeva senza aver pagato la tan-gente delle quote. 102
  • 102. Una situazione che i sindacati non avevano mai affrontato: vi attac- carono subito?Certo, e in questo modo i vertici della Coldiretti e di Confagricoltura ci die-dero una grossa mano in quel periodo. Mandarono in pensione i dirigentiche erano a favore di un riavvicinamento, di una discussione con noi.Mandarono via gli unici che avevano un’idea vincente: quella di dare unapoltroncina ai vari Cobas emergenti per far rientrare tutto nelle righe. Hosempre pensato che se avessero dato una poltroncina ai vari portavoce pro-vincia per provincia, molti, anche se non tutti, avrebbero accettato e sisarebbero fatti assorbire dal sistema. Magari con l’idea di cambiarlo da den-tro, ma comunque assorbiti. Io sarei rimasto senza capitani e senza truppee poi, magari, una poltrona per me si sarebbe pure trovata; per far finire tuttoa tarallucci e vino. Non scelsero quella strada. Cercarono subito lo scontrofrontale. Passarono subito alla delegittimazione, alla calunnia, all’uso stru-mentale della parola legalità. Nel procedimento penale di Saluzzo, dove ioe altri 508 cobas siamo imputati di reati da P2 (associazione a delinquerecon finalità di truffa aggravata e falso in bilancio, manco fossi Roberto Calvi),viene fuori proprio che coloro i quali hanno lanciato l’accusa sono gli stessiche per sfuggire al regime delle quote vendevano latte senza fatturalo. Cioè mentre voi delle quote ve ne occupavate nei tribunali dopo aver munto il latte, gli altri, anche loro senza quote, per stare al vostro passo vendevano il latte in nero?Esattamente. Noi siamo accusati di aver contestato le multe, che tuttavia perarrivare devono pur far riferimento a del latte prodotto e fatturato. I nostriaccusatori, senza multe, il latte lo hanno fatto sparire prima, in nero. Costorosi costituiscono parte civile e fanno le fiaccolate della legalità. Questo è l’usostrumentale della legalità che purtroppo in questa società che ha i suoi con-fini nei pollici di un televisore, è molto diffuso. Eppure leggendo la stampa del periodo, dopo la protesta, la posizio- ne del sindacato era tutt’altra: finita l’emergenza, per fare latte ci vogliono le quote e quindi voi le dovete acquistare.Certo che si. Per far latte ci vogliono le quote. È noto in tutta l’Europa.Peccato che in Italia, da quando non si poté fare a meno di applicarle lequote, ci si rese conto che non c’erano per tutti. E siccome non c’erano pertutti e non si poteva più fare nulla, qualcuno doveva chiudere la stalla. Se cisono le multe da pagare è perché abbiamo prodotto in tutta Italia più lattedelle quote totali disponibili e quindi le quote da comperare NON ci sono.Unica soluzione chiudere le stalle! Ma dove? In Padania.Così la Padania, per la prima volta, si ribellò. 103
  • 103. Dopo Linate?Finita la protesta a Linate, intesa come “occupazione” della intera PianuraPadana, andammo avanti per due Natale a stare fuori, lungo ferrovie e auto-strade. Sembrava che il sistema politico calcolasse i tempi per le varie leggi:modificavano quelle precedenti, che di volta in volta non funzionavano, per arri-vare alla promulgazione appena prima dell’inverno, quando la gente dei campiha tempo anche per protestare. Gente e trattori per stare nei campi d’estate colcavolo che li avremmo trovati. Nel 1999 finì il periodo delle proteste. Venni dinuovo trombato alle elezioni per il Parlamento europeo. Mancarono all’appellocirca 1000 voti, e dopo aver preso 27000 preferenze non fa certo bene al mora-le. Ma la conta fu utile, perché intanto stavano iniziando a marciare con le pro-prie gambe gli altri fronti della protesta: quello economico e quello sindacale. 104
  • 104. 5 DOPO LINATE Dopo Linate i fatti prendono una piega diversa. Commissioni, leggi, proteste contro regolamenti male applicati e peggio modificati. È piuttosto caotico il periodo che va da, diciamo, il 1998 ad oggi.Si, è vero. Ci sono molti fatti che si intersecano in varia maniera. La vicen-da del latte si divide in tre direzioni. Una è quella della politica, che vorreiriprendere un po’ più avanti visto che è stato uno degli argomenti più tocca-ti durante queste prime pagine. Gli altri due sentieri che la mia vita ha intra-preso sono quello economico e, ahimè, quello legale, dei tribunali.Descrivere l’evoluzione della guerra del latte da dopo Linate a oggi con lostesso sistema della prima parte è un problema e risulterebbe davvero cao-tico. Evidenzio quindi solo alcuni passaggi, i più significativi e in modo moltostringato, partendo proprio da quella parte che per me è più difficile daaffrontare: i tribunali e gli avvocati.Se a molti, tra cui anche politici di ampi schieramenti, il responso dellaCommissione Lecca è parso indicare la fine dei contenziosi con una sostan-ziale vittoria di chi aveva protestato (come è evidenziato dalle conclusionidella stessa commissione, che avete già letto), la realtà si è evoluta in modomolto diverso. Anzi, proprio dalla fine della Commissione Lecca è iniziata larivalsa degli apparati di ogni genere e grado contro di me, contro di noi. Perché?Semplicemente perché dare ragione agli allevatori voleva dire ammettere leinefficienze della gestione burocratica del regime delle quote latte, con laconseguenza di una grave danno erariale a carico di responsabili ben pre-cisi. Basti dare una veloce lettura alla denuncia della Procura della Corte deiConti che ha portato in giudizio Unalat, o di quella su Mannino e Pandolfi.Nonostante le accuse, tutto è finito a tarallucci e vino per cavilli interpretati-vi. Ma se ci fosse stata una adesione alla relazione dal Generale Lecca nonsarebbe finita così. Soprattutto non si sarebbe fermata lì. * Allegato CD: CORTE DEI CONTI 105
  • 105. RELAZIONE della Commissione Governativa di indagine sulle quote-latte istituita ai sensi dell’art.7 d.l. 31 gennaio 1997 n.1114.1 ..omissis… Una notazione di PG inoltrata all’AG di Roma riguarda anche alcuni Ministri dell’Agricoltura per l’eventuale concorso in relazione alla normati- va penale afferente gli artt.640 comma 2° e 323 del c.p., relativamente a fatti comunque antecedenti alla campagna lattiera 1993-94. La vigenza del segreto istruttorio non ha consentito di acquisire i particola- ri della vicenda. Il fatto è stato riportato a suo tempo anche dalla stampa (v. Allegato sub 141). Altre contestazioni provengono dalla Corte dei Conti. b) Nei confronti dell’AIMA emergono critiche pesanti nelle relazioni delle Commissioni Amministrativa e Parlamentare. L’On. Robusti, in data 5 marzo 1997, ha autorizzato l’utilizzazione dei dati della Commissione da lui presieduta, consegnando copia del documento pre- sentato dalla Commissione Parlamentare d’inchiesta sull’AIMA in data 3 maggio 1996. Funzionari e dirigenti dell’Azienda di Stato sono stati oggetto di reiterati rapporti penali della Guardia di Finanza per specifiche irregolarità nel set- tore delle quote-latte. c) Analoga situazione è stata rilevata anche per direttori generali del MAF e MiRAAF e per taluni funzionari appartenenti allo stesso Dicastero. Per tutti questi casi non è possibile in questa sede precisare di più, stante il segreto istruttorio. d) Stesse e più gravi risultanze sono emerse nei confronti dei responsabili UNALAT, anche per illegali ed arbitrarie assegnazioni di quote. e) A livello regionale alla quasi totale inadempienza dei compiti istituzionali del settore si sono aggiunte pesanti e concreti comportamenti antigiuridici. Alcuni funzionari preposti al controllo, disattendendo quanto disposto dal Regol. n.804/68, integrato successivamente con Regol. nn. 856/84 e 797/85, hanno permesso l’aumento della produzione di latte ad allevatori che aveva- no presentato piani di miglioramento e sviluppo aziendale. Casi specifici hanno riguardato la Regione Sardegna. Sono stati accertati anche casi di inclusione di progetti mai approvati. Al riguardo si precisa che già dal 1989, la Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento Affari Regionali - con circolare n.200/4884 (v. Allegato sub 140), richiamava le Regioni al rispetto di quanto dettato dalle normative sopra indicate. 106
  • 106. f) Altri pubblici ufficiali preposti al controllo delle aziende per accertare la conformità di assegnazione quote latte e la relativa commercializzazione nelle campagne di riferimento 1988-89 e 1991-92, anziché effettuare con- cretamente i controlli presso ciascuna azienda, hanno svolto gli accerta- menti presso le associazioni di categoria basandosi, quindi, esclusivamen- te sulla documentazione cartacea presentata dagli allevatori, senza opera- re un riscontro obiettivo, come stabilito nel contratto stipulato tra l’AIMA e CCIA (Consorzio Controlli Integrati in Agricoltura) (v. Allegati sub 46, 47 e 48) il quale a sua volta si è avvalso, in alcune Regioni, di periti agra- ri iscritti all’albo.g) A livello di APL, sono emersi sconcertanti casi di interesse privato da parte di funzionari e dirigenti sociali, i quali hanno dirottato, a proprio favore o di terzi, quote latte sottratte ad ignari e sprovveduti produttori.Dagli elementi acquisiti emerge la sensazione che taluni errori, quali ladistorsione dei codice fiscale e delle partite IVA, dei cognomi, dei codici APLo dei comuni e delle ubicazioni, siano stati provocati ad arte da chi benconosce il funzionamento dell’apparato, per poi utilizzare le quote derivan-ti dalle duplicazioni in bollettino, sicuri che non sarebbero stati oggetto dicontrollo.Altre responsabilità emergono anche nel trattamento, cessione ed affitto diquote “improduttive”, talvolta “sottratte” ad operatori per mancata produzio-ne ma rivitalizzate con fatture di comodo con la compiacenza degli “acquiren-ti” e poi rivendute o cedute a terzi a caro prezzo e lucrandone il valore.In alcuni casi, a livello APL le quote dismesse venivano utilizzate all’insapu-ta dei titolari e, con contratti fittizi d’affitto, venivano vendute a produttoriche, così, potevano aumentare la loro quota produttiva, ottenendo un aumen-to del QRI. Le somme ricavate venivano intascate direttamente dal funziona-rio dell’APL e nessun controllo sulla regolarità dei contratti veniva fattodall’UNALAT che, fino al 1991 aveva il potere di rideterminare e riassegna-re le quote.Altro fenomeno preoccupante è quello della nascita di società di intermedia-zione che acquisterebbero “in nero” il latte frutto di sovrapproduzione e lofatturerebbero regolarmente agli acquirenti, omettendo di versare l’IVA, checostituirebbe, quindi, il loro guadagno. Tali società sarebbero operative perpochi mesi e poi si trasformerebbero in altro soggetto giuridico pronto pereffettuare analoghe operazioni.Emblematici casi sono all’esame della Magistratura. Casi specifici riguar-dano Mantova e Cremona.Peraltro vi sono stati casi in cui le APL si sono diligentemente attivate perstroncare queste fraudolente realizzazioni.Al riguardo deve segnalarsi un caso indicato in audizione dall’On. Robusti 107
  • 107. e che ha trovato conferma nella documentazione dell’AssociazioneProvinciale Produttori Latte di Cremona (Allegato sub 54).Si tratta di situazione predisposta con gravi comportamenti truffaldini neiquali si accomuna la sussistenza di fatti rilevanti penalmente a connesse vio-lazioni tributarie poste in essere in concorso con un noto “acquirente”.La documentazione accusatoria è stata inviata anche al MiRAAF. L’APLinteressata ne faceva comunque pervenire copia alla Commissione.h) Diversissime predisposizioni truffaldine sono state poste in essere in accordo tra i produttori, le APL e gli acquirenti.Soprattutto dopo l’istituzione del divieto di compensazione a livello di APLsono state poste in essere catene di “pareggiamento” delle quantità produt-tive tra coloro che hanno sforato la quota e quelli con produzione inferiore.Ad evitare gli sfondamenti hanno pensato gli acquirenti che hanno registra-to le fatture degli eccedentari fino al limite di quota e coperto il resto dellaloro produzione con fatture false a nome dei “deficitari”.Quando tutto ciò non è risultato possibile si è ricorso alla mercificazionedella quota con la costituzione di società atipiche, contratti speciali, soccidee così via.Tutto ciò spiega anche perché poi le fatture riportate negli L/1 riguardanotaluni casi in cui la media produttiva per capo supera cartolarmente i limitidella decenza.Da parte degli acquirenti sono state “onorate” quote con fatture di operato-ri che risultano avere prodotto latte solo per pochi mesi nella campagnaagraria.Tutto ciò non è legale ma è regolarmente accolto e normale per la predispo-sizione dei bollettini AIMA la cui redazione non prevede controlli ad hoc.i) Alcuni fenomeni distorsivi sono imputabili ai soli allevatori.Taluni di essi pur avendo aderito ad un piano di abbandono definitivo dellaproduzione, hanno attestato, mediante false dichiarazioni e la complicitàdelle associazioni di categoria e di organi preposti al controllo, una falsaproduzione e commercializzazione di latte, acclarata a mezzo di fatturazionifittizie. Taluni, ancora, con la complicità delle associazioni e degli acquiren-ti, hanno aumentato figurativamente la reale produzione di latte, al fine dimantenere il diritto alla titolarità della quota (v. Allegato sub 142).Alcuni allevatori, infine, hanno dichiarato l’abbandono della produzione,con relativo abbattimento di bovini da latte, ma dall’esito delle indaginisvolte è stato acclarato che gli stessi, con la compiacenza di veterinari, cheavevano rilasciato falsi certificati di abbattimento, e di funzionaridell’Ispettorato Provinciale Agrario, non solo hanno beneficiato del relativoaiuto comunitario, ma hanno mantenuto in vita gli animali continuando aprodurre latte. 108
  • 108. Al limite della soglia di credibilità ed emblematico è il caso, accertato in sede di indagini, di sedicenti allevatori i quali, pur non avendo mai possedu- to bovini da latte, erano iscritti a due differenti associazioni di categoria (APROZOL e AZOOLAT) riuscendo ad indurre in errore l’AIMA che asse- gnava due quote latte per complessivi kg. 140.247 (v. Allegato sub 143). Nel corso degli accertamenti svolti dagli organi inquirenti, sono stati anche rilevati casi di contratti di vendite e di affitti di quote, palesemente irregola- ri (atti stipulati nella stessa data e nel medesimo luogo, ma riferiti a campa- gne di produzione differenti). l) Un discorso a parte merita la posizione degli “acquirenti”. Il sistema impone loro di “censire” il latte proveniente dai produttori e di comunicarne le risultanze con gli L/1. Tale attività però non è soggetta a controllo ed essi, volendo, possono libe- ramente indicare ciò che è per loro più conveniente. Soprattutto gli acquirenti, e tantomeno i destinatari di tali L/1, risultano avere svolto controlli, né occorre conferma dei dati da parte dei produttori interessati. Molti dei produttori loro clienti sono tra l’altro allevatori esenti dall’obbligo di fatturazione e quindi per il latte acquistato vanno emesse le “autofatture”. Gli “acquirenti” hanno cioè una funzione specifica anche agli effetti fiscali. Ci si chiede quindi come mai negli L/1 ancora oggi sono riportati codici fiscali e partite IVA falsi che poi confluiscono, in maniera puntuale ed erro- nea, nei “bollettini”. Non si può quindi escludere che tale comportamento sia scientemente voluto. Non risulta poi effettuato alcuno esame critico delle fatture ricevute e sulla loro aderenza alla produzione effettiva dell’emittente. Sono stati individuati casi in cui l’acquirente ha costruito fatture false a nome del produttore ed a sua insaputa. In un caso è risultata tale la sfrontatezza della predisposizione che le fattu- re per onorare la quota riguardano conferimenti di latte in soli due mesi con- tigui dell’anno. Per il restante periodo le mucche sono rimaste “inattive”. Agli effetti fiscali inoltre le fatture del latte sono, per l’acquirente, preziose in quanto costituiscono parte rilevante dei costi aziendali. Naturalmente più elevati sono i costi, a parità di ricavi, più il reddito da tas- sare si riduce. Vi è, quindi, tutto l’interesse di “caricare” quanti più costi possibile. … segue…. (la relazione integrale nell’allegato CDFinita la commissione Lecca, finita la nostra legittimazione. Dopo che gliapparati burocratici, pubblici e sindacali sono riusciti a chiudere laCommissione è iniziato il massiccio trasporto di sabbia per coprire le eviden- 109
  • 109. ze, gli sbagli, le furberie e le colpe: troppo pericolose per restare così in vistaper troppo tempo. Devo constatare che l’insabbiamento è avvenuto proprioad opera di quello Stato che dovrebbe essere garante.La commissione Lecca ha evidenziato una lunghissima serie di anomalienella gestione del regime e le ha chiamate per nome e cognome. La com-missione ha fatto i nomi e i cognomi di quegli allevatori che ci avevano “mar-ciato”. Ma la commissione Lecca non aveva il potere di intervenire. Il pote-re era delle Regioni. Il Parlamento, con una legge, ha messo in moto un per-corso di verifica delle anomalie, e lo ha delegato agli enti inferiori. Le Regionihanno operato le verifiche ed hanno sanato le anomalie. Ci sono alcuniarmadi sia nelle stanze delle Regioni che in AGEA, chiusi a chiave. Non ver-ranno mai aperti, almeno sino a quando sono in vita i funzionari, molti deiquali in età di pensione, che hanno firmato quelle sanatorie di massa.Alla fine è rimasta una sola constatazione: o la commissione Lecca e tuttala Guardia di Finanza, che ha profuso energie consistenti, utilizzando stru-menti usati normalmente per le repressione dell’evasione fiscale, hannopreso un sonoro granchio (e stiamo parlando del comando generale dellaGdF) o le Regioni hanno messo a posto tutto o quasi nonostante le eviden-ze. Se non lo avessero fatto, avrebbero dovuto darsi la colpa da sole aven-do loro gestito il regime delle quote. Non per avercela sempre con gli stes-si ma leggete ad esempio il capitolo della Commissione Lecca:12.6 Al fine di avvertire la vastità del fenomeno e, dunque, a proposito di quanto esposto sopra par. 12.4 e 12.5, merita attenta considerazione il fatto che la Commissione UE aveva segnalato con nota del 7 dicembre 1994 del Commissario Steichen (v. Allegato sub 125), a seguito della visita ispettiva del 14 novembre 1994 (v. Allegato sub 137), che nell’elaborazione del bol- lettino AIMA n.1 rettificato, relativo alla campagna 1994-95, erano stati esa- minati ben 27.502 contratti, dei quali n.10.002 erano stati ritenuti validi mentre dei residui 17.500 contratti, ben 9.437 erano stati già “scartati per- ché affetti da carenza di informazioni non sanabile”, e n.8.063 erano anco- ra oggetto di controllo. Indipendentemente dal fatto che le dettagliate indicazioni della Commissione, dopo essere state accettate nel corso della visita ispettiva, non risultano essere state rispettate (v., ad es., nota EIMA al MiRAAF del 10 marzo 1995: Allegato sub 138), quanto sopra è detto al fine di comprendere quale e quanto possa essere il fenomeno rappresentato dai contratti atipici di cessione delle quote, se è vero che i contratti tipici di “affitto” della quota ammontavano a 27.502 nella campagna 1994-95 su una platea di circa 110.000 aziende zootecniche. D’altra parte, se non si fosse trovato il sistema di utilizzare al nero la quota a qualche produttore assegnata al di là della 110
  • 110. sua effettiva produzione, non si comprenderebbe la ragione dei dati degli allevamenti calabresi e sardi che, sulla base delle indicazioni fornite dalle loro stesse Associazioni di produttori confluenti nell’UNALAT, presentano una produzione media lattiera superiore quasi del doppio (7.445 Kg./vacca, la Calabria; 5,796 Kg./vacca, la Sardegna) a quella media italiana (4.654 Kg./vacca), tanto da indurre i curatori dello studio dell’Annuario Latte 1996, ovverosia la stessa UNALAT e l’AIA (v. pag. 100 Allegato sub 24) a dichiararle inattendibili. Va detto ancora che nell’audizione del dott. Carturan (Allegato sub 55), vicepresidente dell’AZOOLAT, è stata messa in evidenza l’esistenza di un mercato nero delle quote come facilmente potrebbe ricavarsi dalla frequen- za con cui alcuni produttori smettono di conferire apertamente latte ad una latteria dopo il mese di agosto-settembre, quando avrebbero già raggiunto il loro QRI, e riprendono le loro vendite ad aprile dell’anno successivo, senza che risulti la avvenuta “eliminazione” delle proprie vacche nel periodo intermedio.Alla fine, secondo le Regioni, era tutto a posto. Giudicate voi: da imputatonon posso permettermelo. Incredibile soprattutto perché oggi siete voi gli imputati!Già! Comunque, finita questa prima fase il sistema è passato lentamente macon determinazione verso il capovolgimento del fronte. Occorreva che l’opi-nione pubblica e soprattutto la politica, vedessero la nostra immagine com-pletamente rovesciata. Noi non più paladini della pulizia e della trasparen-za, non più quelli che avevano sollevato il coperchio puzzolente; ma noi gliillegali, quelli del latte in nero. E piano piano ci sono riusciti. L’atto finale èstata la Commissione Alemanno sul latte in nero. La Commissione non hatrovato latte in nero ma ha consentito di far leggere alla gente le parole “lattein nero” insieme alle parole “cobas”. Miracoli della moderna persuasione dimassa. Ma il latte in nero mi avevi dimostrato che si faceva dal 1997 con il caso Piemonte Latte!Certo, bastava andarlo a cercare dove ben sapevano di poterlo trovare. Malo hanno cercato da noi dove non c’era, solo per consentire alla commissio-ne Alemanno di associare latte fuori quote = latte in nero. Loro hanno svi-luppato la loro strategia e noi non solo l’abbiamo subita ma l’abbiamo asse-condata. I Cobas sono finiti in quel momento. La battaglia del movimento èstata stroncata lì, sulla comunicazione.Forse i cobas non sono mai esistiti come struttura coesa, certo che in quelfrangente hanno reagito nel modo più sbagliato. La notorietà, le assemblee 111
  • 111. gremite, le sirene della politica, hanno diviso il fronte. Davanti alle accuse dilatte in nero molti hanno visto più l’opportunità di far fuori un concorrente,non si capisce bene per quale carica, piuttosto che tutelare i diritti di tutti. Inalcune zone della Padania sono stati spesi più tempo e più risorse per sput-tanare Robusti, che per contrastare l’insabbiamento della relazione Lecca.E intanto nessuno difendeva il latte e i produttori. Si è perso più tempo afarsi il sangue cattivo tra di noi piuttosto che a fare le analisi del sangue allacontroparte sindacale, che nel frattempo rialzava la testa. Per un certonumero di anni si è andati avanti nella convinzione che non servisse più lapolitica, che Robusti faceva tutto ciò per danaro o per una poltrona che peraltro non è mai venuta alla luce, e “chissà quanti soldi si è messo da parte”.Detto da chi concepiva il rapporto con il mondo agricolo come un arricchi-mento, pensarlo non solo era facile ma era scontato. Peccato che non siacosì, anzi; per fortuna.Insomma il movimento è maturato nella convinzione che bastasse avere unbuon avvocato, fare un ricorso e mungere quello che si voleva. Molti addirit-tura hanno venduto le quote ed hanno continuato a crescere nella produzio-ne. Oggi molti di questi sono paladini di principi e di posizioni curiose, sesovrapposte alla loro personale esperienza, ma si sa: la coerenza non vasempre d’accordo con la politica e con le parole. Pian piano anche i tribuna-li hanno preso atto che il problema doveva essere risolto dalla politica e lapolitica a sua volta, non avendo vissuto in prima persona i fatti del ‘97, haassecondato la linea degli apparati. Così noi, voi siete gli imputati.È colpa nostra se abbiamo munto il latte ed è colpa nostra se abbiamo tute-lato una produzione di latte vera, gente che lavora e paga. Ed io sono il col-pevole ancora prima della fine del giudizio.Ma non posso dimostrare l’indimostrabile, cioè di essermi arricchito e diavere chissà quali conti esteri stracolmi di bigliettoni. Dovrebbe essere l’ac-cusatore di turno che oltre a spandere merda sul mio conto porti anche delleprove quantomeno per spiegare da dove verrebbe tale ricchezza. Io possosolo pubblicare di seguito la mia dichiarazione dei redditi dal 1996, senato-re della Repubblica, al 2007.Non mi lamento di certo del mio reddito. Sono tra i pochi che hanno dichia-rato un reddito come questo. Ma non penso che questo sia arricchirsi. Dadirigente d’azienda quale ero prima di entrare in politica, e non avevo 40anni, guadagnavo proporzionalmente di più. Molti dirigenti sindacali agricoliguadagnano ben di più e senza essere nelle file alte dell’apparato.Nei capitoli che seguono magari approfondiamo il tema della cooperative, 112
  • 112. delle vendite dirette, dei processi penali. Per avere una descrizione ampia edettagliata delle attività soprattutto legali di quel periodo sino a oggi vannolette le relazione tecniche che l’avvocato Salvataggio, l’avv. Barbero e l’avv.Botasso mi hanno redatto per questo libro.Trovi tutto nell’allegato CD a nome dei singoli professionisti con ampia,molto ampia documentazione. 113
  • 113. 6 Noi, acquirenti in proprio del nostro latte Sul versante economico, il movimento dei cobas latte è diventato un’azienda. Che funziona bene. Perché avete scelto di sviluppare anche questo settore in questo modo?In questa fase sviluppare questo argomento è complicato, soprattutto per ilfatto che la funzione delle cooperative è l’oggetto dei procedimenti penali incorso sia a Saluzzo che a Pordenone. Recenti azioni della magistratura,siamo a febbraio 2009, hanno portato addirittura ad arresti di presidenti dicooperative, non legate a me ma in cui sono confluiti alcuni produttoriCobas. In tutti i casi si tratta sempre della stessa accusa: secondo l’imputa-zione il sistema che abbiamo messo in piedi è il male assoluto. Soprattuttoper i pubblici ministeri che accusano.Io sono imputato in procedimenti penali a Saluzzo e a Pordenone per averpensato, ideato e fatto funzionare le cooperative del latte, nate molto tempodopo la protesta dei cobas. Il teorema dell’accusa pare proprio essere que-sto e lo trovi meglio precisato nella relazione del mio avvocato CatiaSalvataggio di cui posso estrapolarti un passaggio : ….. La Procura di Torino provvedeva a trasmettere detto esposto alla Procura diSaluzzo per competenza territoriale, la quale, nella persona del Dott. MaurizioAscione iniziò le indagini delegandole alla Guardia di Finanza di Saluzzo.Quest’ultima, dopo aver ottenuto il sequestro di tutta la documentazione contabiledella Cooperativa Savoia 6 (in un secondo momento l’indagine si estese anche allealtre cinque), di cui all’epoca era ancora Presidente il Sig. Giovanni Robusti, dopoaver sentito a sommarie informazioni numerose persone informate sui fatti e soprat-tutto gli esponenti, giungeva alla conclusione che gli amministratori delleCooperative erano colpevoli del reato di truffa ai danni dello Stato in concorso coni produttori di latte soci, in quanto in violazione della normativa di settore, nellaparte in cui stabilisce l’obbligo per i primi acquirenti del latte di trattenere il pre-lievo supplementare, nonché all’obbligo di versare gli importi trattenuti, medianteartifici e raggiri, in particolare nel periodo di vigenza della legge 468/92, stornan-do a favore dei produttori l’importo della trattenuta a titolo di anticipo su compen-sazione, nonché in seguito, con l’entrata in vigore della legge n°119/03, mediantecessione contrattuale dei crediti vantati dalla Cooperativa verso i caseifici a favo-re della società F.G.R. s.p.a., che a sua volta riversava il denaro riscosso dai casei-fici ai produttori conferenti sotto forma di prestito a sostegno dell’attività produtti-va del latte, inducendo in errore le autorità circa l’entità del compenso corrispostoai produttori, con ingiusto profitto per i produttori medesimi e correlativo danno 114
  • 114. all’erario. In sostanza, la mancata trattenuta che nel primo periodo non era neppu-re obbligatoria, e l’adozione del sistema che il Comando Carabinieri Tutela NormeComunitarie e Agroalimentari di Roma aveva definito ancora nel 2000 lecito elegittimo (doc. 88) avrebbe comportato il reato di truffa. Il Dott. Ascione tanto cre-deva in tale tesi che in data 14/3/05 chiedeva l’emissione di misure cautelari perso-nali nei confronti di Giovanni Robusti e degli altri componenti del Consiglio diAmministrazione della Cooperativa Savoia 6 (doc. 89), richiesta poi integrata conmemoria del 4/5/03 (doc. 90) e che venne prontamente respinta dal GIP di Saluzzo,Dott.ssa Tiziana Pasquali, con un articolato provvedimento del 5/5/03, con cui sta-biliva che anche qualora la condotta degli indagati fosse stata esattamente quellaindicata dal Pubblico Ministero la stessa non avrebbe comportato l’integrazione dialcun reato, ma solo di una mera violazione amministrativa (violazione dell’obbli-go di trattenere il prelievo supplementare e dell’obbligo di versamento), specifica-mente prevista rispettivamente dagli artt. 5 della legge n°468/92 e della leggen°119/03 (doc. 91). Ciononostante, il PM e la GDF proseguivano le indagini coin-volgendo anche tutti gli amministratori e i componenti del Collegio Sindacale dellealtre Cooperative e della FGR s.p.a. e in data 23/05/06 notificavano agli interessa-ti l’avviso ex art. 415 bis c.p.p. con cui li avvertivano della conclusione delle inda-gini preliminari e da cui emerse che i reati contestati si estendevano anche all’as-sociazione per delinquere, alla truffa, appropriazione indebita ed altri reati socie-tari di varia natura (doc. 92). Nella primavera del 2007, a seguito di richiesta dirinvio a giudizio, si discusse, dunque, l’udienza preliminare avanti il GUP, Dott.Boetti, sulla cui serenità si nutrirono diversi dubbi. Infatti, per tutta la settimanaprima dell’udienza la stampa e la televisione locali non fecero altro che parlare didetto processo e la sera prima le associazioni sindacali autori dell’esposto cheaveva dato vita al processo organizzarono una fiaccolata davanti al Tribunale constriscioni del tipo “Forza Ascione” ed era prevista un’altra manifestazione ancheper il giorno seguente. I difensori degli imputati, molti dei quali provenienti da altrifori e giunti a Saluzzo la sera prima, non avendo realizzato in precedenza quantofosse saturo l’ambiente, decisero quella notte stessa di redigere e depositareun’istanza di remissione ad altro Tribunale, potendo il Tribunale di Saluzzo nonessere sereno nella sua decisione, date le notevoli pressioni a cui era sottopostodalla stampa, dalla televisione e dalla gente che manifestava fuori del Tribunalestesso. Il deposito di detta istanza provocò l’annullamento della prevista manifesta-zione, ma l’udienza proseguì in attesa della decisione della Corte di Cassazione inmerito, che peraltro successivamente la respinse. Si discusse immediatamente, dun-que, l’ammissibilità delle parti civili che si erano costituite ed il GUP, con un’ordi-nanza del 7/2/07, molto simile ad una sentenza di condanna, le ammise tutte (doc.93). A causa del tenore di detto provvedimento, i difensori degli imputati ricusaro-no il Giudice, il quale nonostante la pendenza dell’istanza di remissione e la perso-nale ricusazione proseguì l’udienza preliminare giungendo ad un’ordinanza di rin- 115
  • 115. vio a giudizio nei confronti di tutti gli imputati e per quasi tutti i capi d’imputazio-ne (due reati erano già prescritti e un capo era palesemente nullo). Allo stato si stacelebrando il processo avanti il Tribunale di Saluzzo, in composizione collegiale, ilcui andamento piuttosto lento, anche a causa della carenza di Giudici del suddettoTribunale, non consente di prevedere quando si giungerà ad un giudizio e neppurein che termini. A dire il vero a qualcuno è parso di capire che la vera tesi del pub- blico ministero sia un’altra...Certo che si. Questa pare sia la tesi del dott. Ascione: siccome GiovanniRobusti non può aver pensato da solo una struttura così sofisticata, dietro cideve essere qualcuno di più bravo e intelligente. Questo qualcuno che noncito perché si fanno nomi “grossi” e si tratterebbe di ipotesi riferite, ricondur-rebbe l’attività di Robusti al partito Lega Nord a cui sarebbero destinati pro-venti in nero della attività. Già perché, sempre secondo i pettegolezzi riferitialle ipotesi di reato che il pubblico ministero sognerebbe come vere, non èpossibile che Robusti paghi il latte fuori quota ai produttori allo stesso prezzoa cui la cooperativa lo vende all’industria, e si faccia pagare solo i costi digestione. Sarebbe un fesso a rischiare così tanto per avere indietro cosìpoco. Ci deve essere qualcosa d’altro sotto! Bisogna che Robusti si facciapagare dai produttori in contanti e trasferisca tutto su conti esteri a vantaggiosuo e della retrostante Lega Nord, o persone della Lega Nord che lo copro-no dall’interno della politica. A questo punto magari tu pensi che io mi siabevuto il cervello e che stia farneticando. Io mi sarò bevuto il cervello ma chequesta sia la tesi pensata dal pubblico ministero, lo deduco da riferimenti fon-dati e verificati. Sono stati cercati in ogni modo; mi hanno indagato sino al piùprofondo pelo, io, la mia famiglia e i miei amici. Evidentemente senza esito. Il tutto per delle cooperative che vendevano latte alla luce del sole, facevano fatture, versavano Iva?Per ora basti considerare il ruolo centrale e dirompente che le cooperativehanno rappresentato in questa battaglia. Se non avessimo costruito quellostrumento non saremmo qui a raccontarla. Andiamo con ordine. Non svele-rò alcun segreto perché di queste cose ho scritto ampiamente in passato.Anzi per non sbagliare riprendo articoli già pubblicati negli anni.Siamo nel 1998 e sul MAF, il mio mensile agricolo, scrivo in relazione adun’iniziativa del Ministro De Castro che, sempre su sollecitazione delle coo-perative piemontesi di area bianca (ex DC) manda a visitarci i più alti funzio-nari del nucleo repressione Frodi dei Carabinieri di Roma.Pubblico di seguito la lettera di richiesta al Ministro e il rapporto deiCarabineri a firma del comandante in capo del Nucleo citato, il ColonnelloZito. I commenti li potete fare anche da soli tanto è chiara la scrittura. 116
  • 116. 117
  • 117. 118
  • 118. 119
  • 119. Per capire la guerra che si è sviluppata, ed è ancora in corso, per la aboli-zione delle cooperative, basti considerare che fatturano mediamente il 25%del latte italiano. Si tratta di fermare un sistema economico e uno strumen-to sindacale. Gli allevatori soci hanno provato direttamente a mettersi insie-me al di fuori delle strutture governate dai sindacati agricoli e pur tra tantetraversie si sono “salvati” le stalle.Questo è un precedente consolidato che ha cambiato la struttura economi-ca del settore per sempre. Di quasi tutte le cooperative, io sono stato presi-dente almeno per un periodo iniziale. Per tale funzione mi sono beccatosanzioni miliardarie che indico in dettaglio in fondo al libro e in una sezionespeciale degli allegati. Visto che tutti sembrano essere contro di te adesso dovresti spiega- re come funziona questo sistema.Andiamo per ordine: la cooperativa è acquirente del latte e quindi soggettaai controlli delle amministrazioni competenti. I controlli sugli acquirenti dellatte sono previsti dall’autorità nazionale e sono stabiliti a campione. Io nonso come vengono fatti campioni ma certamente il metodo è curioso, tantoche noi siamo stati controllati tutti, sempre, tutti gli anni. Sicuramente saran-no stati controllati anche gli altri? Direi anche no. Secondo una risposta scrit- 120
  • 120. ta della Amministrazione provinciale di Cremona, noi siamo una quantità diacquirenti superiore al campione imposto dalla Commissione Europea adAGEA e quindi alle Regioni per i controlli annuali. Se noi siamo stati control-lati sempre e tutti, l’amministrazione non ha avuto più bisogno di controllaregli altri. E da noi le Fiamme Gialle sono arrivate ad avere una scrivania sem-pre vuota per fare i controlli, tanto tempo passavano nei nostri paraggi. Insomma eravate al centro del bersaglio?Non ti stò ad elencare tutti i controlli e tutti i verbali di cui alcuni a campionetrovi negli allegati. Cito un esempio tra i più assurdi. Il funzionario dellaAmministrazione Provinciale di Cremona viene da noi e ci contesta che nontratteniamo il prelievo. Gli dimostriamo carte alla mano che non è così.Citiamo il disposto del regolamento comunitario che ci concede la facoltà enon l’obbligo di trattenere, proprio la stessa norma che poi la Corte diCassazione citerà nel darci ragione. Ciò nonostate, visto che comunque ilproduttore alla fine prende i soldi del latte, veniamo sanzionati per averinfranto “lo spirito” della norma. Il virgolettato non è inventato, ci é stato scrit-to nero su bianco dal funzionario della Provincia. Ma l’assurdo non è que-sto. Lo stesso funzionario della stessa amministrazione provinciale diCremona un anno dopo viene da noi per verificare se abbiamo restituito isoldi del prelievo a fine campagna dopo la compensazione. A noi non pare-va banale sostenere che, se siamo stati sanzionati per non aver trattenutoera, assurdo che adesso ci venga chiesto di dimostrare di aver restituito.La stessa cosa la dichiariamo davanti alla Regione Lombardia a cui abbia-mo chiesto di essere sentiti in merito. Ebbene siamo multati di nuovo sullabase degli stessi documenti contabili che prima non erano stati considerativalidi per dimostrare la trattenuta ed invece ora lo erano per dimostrare lamancata restituzione. E nessuno vi ha dato ragione?Se non fosse vero, ci sarebbe da pubblicarla sul vernacoliere! Purtroppo ètutto vero e non è il solo assurdo: c’è di peggio. Questo era solo quello piùmacroscopicamente facile da essere capito. Chi volesse mi mandi pure lasua mail attraverso il mio sito che gli mando le copie dei verbali. Poi qualcu-no si scandalizzerà quando alla fine di tutta la vicenda chiederò i danni alleamministrazioni. Lo farò con molta serenità, come un dovere civico perchéle amministrazioni pubbliche non possono mettersi al servizio della tesi del-l’assessore di turno e se lo fanno ne devono pagare le conseguenze. C’ètempo, molto tempo. Queste cose non vanno in prescrizione. Spero che ilbuon Dio mi conceda una lunga pensione perché, forse, alla serenità dellamedesima potrebbero contribuire diverse amministrazioni pubbliche. 121
  • 121. Si ma intanto hai multe miliardarie per aver fatto il presidente delle cooperative.Io e non solo io. In soldoni io sono stato multato per più di 4 milioni euro * allegato CD: RISOLIcon tanto di cartelle esattoriali, di pignoramento dei conti correnti, di pigno-ramenti dei mobili di casa, di segnalazioni bancarie detto in breve, con tantodi sputtanamento generale.Perché? Semplicemente perché ho pagato il latte ai produttori, che per aver-lo fatturato e incassato hanno regolarmente preso la multa, che hanno con-testato davanti ai giudici. Dove hanno avuto o avranno torto pagheranno larateizzazione con interessi salati, dove hanno o avranno avuto ragione nonpagheranno nulla. In ogni caso alla fine lo Stato avrà avuto i suoi soldi lad-dove legittimi ma a me e agli altri amministratori resteranno le multe miliar-darie.È come se si pretendesse di multare Montezemolo perché le Ferrari vannoa 300 all’ora e i contachilometri riportano questa velocità. Ma da noi si puòandare solo a 130. Chi ha pagato il latte senza fare la fattura, immagino, abbia fatto ben peggio.Basti pensare a cosa è successo a Saluzzo con Piemonte Latte, che cito soloa titolo esemplificativo perché l’andazzo per molto tempo è stato generale.In giro, si sono duplicate bolle di trasporto dei camion affinché con una bollasi potessero fare due righe: si sono indicate quantità di tizio ma caricatenelle stalle di caio ed altre amenità che fanno venire in mente gli artifici chehanno fatto scandalo nel 1996 con la questione AIMA. Alleghiamo le prove,non abbiamo problemi. Ci sono libretti di stalla, dove si segnano le quantitàdi latte prodotte ogni giorno, duplicati: il primo libretto con cifre in originalepari al 100% della produzione. Il secondo libretto con cifre pari al 50% dellaproduzione, o di meno.Dovremmo pensare, pensando bene, che il produttore ha fatturato menolatte, ha sacrificato una parte della sua produzione sull’altare delle quote.Peccato che noi non sappiamo, o non possiamo scriverlo perché c’è un’in-dagine in corso, dove sia finito quel latte non indicato sul secondo libretto distalla, o nei casi dei camion sulla “seconda” bolla. La cooperativa non risul-ta abbia buttato latte nei fossi attorno alla fabbrica, quindi quel latte è statovenduto a qualcuno. Oppure regalato ai poveri. Evidentemente a camiona-te e senza nessuna pubblicità. Certo non è stato fatturato da nessuno, quellatte sparito. Noi abbiamo portato le prove di queste attività 6 anni fa, a tuttele autorità. Non vogliamo dire che si siano voltati da un’altra parte, ma certoqualcosa non ha funzionato. Ma questa è cronaca quotidiana del paese, in 122
  • 122. tema di giustizia. Che ci sia una legalità a due velocità e con due facce?Lascio il giudizio ad ogni lettore.Resto ancora in attesa delle contestazioni di chi non la vede alla stessomodo. Abbiamo un sito internet a disposizione www.giovannirobusti.org e liattendo tutte le osservazioni, le ingiurie e le smentite che regolarmente pub-blicherò. Non mi sembri convinto del tutto...C’è ancora un sassolino nella scarpa che vorrei togliere: una cosa moltocuriosa, circa le cooperative, è stato l’uso secondo me improprio della veri-fica fiscale in tutte le sue funzioni, partendo dalla Guardia di Finanza fino alleAgenzie delle Entrate.Quando sentiamo per televisione che l’evasione fiscale accertata è di miglia-ia di miliardi, dobbiamo considerare che se tra queste somme ci sono anchequelle che documento io, stiamo freschi. Certo, magari i funzionari hannointascato i premi di produttività, i comandi hanno fatto dei buoni rapporti.Poco importa se poi si tratta di somme teoriche. Mettere insieme tutta la sto-ria fiscale è veramente arduo, e anche noioso*. *In allegato CD: Risoli trovate la relazione del consulente fiscale, che pago di tasca mia.Solo un esempio recente. Sono sanzionato io personalmente per evasionefiscale presunta delle cooperative, perché le fatture vere sono state consi-derate false in quanto anziché fatte una volta al mese come in tutto il mondodel latte, dovevano essere fatte tutti i giorni. Nessuno ha mai contestato lediverse ditte acquirenti del latte, tra cui i migliori e più blasonati marchi dellatte e dei formaggi internazionali che quelle stesse fatture hanno ricevuto epagato. Ora: sulle fatture mensili abbiamo pagato iva e tasse, e sulle rie-messe fatture giornaliere e per lo steso latte ripaghiamo iva, tasse, multe etcetc. Forse ce l’hanno con noi?Il pendolo prima o poi inizia anche la strada del ritorno. Qualcuno, tra cuiforse anche il procuratore, immagina che in cambio della presidenza dellecooperative io abbia avuto chissà cosa. Come ciò sia possibile non riescoad immaginarlo. Infatti il sistema contabile e gestionale delle cooperativefunziona come segue: il produttore indica un acquirente per il suo latte. Lacooperativa definisce con l’acquirente del latte un accordo per tutti i soci chehanno scelto quella destinazione. Il produttore quindi conosce bene il valo-re a cui verrà pagato il suo latte e può controllare ogni pagamento affinchéil prezzo del latte che riceve sia uguale a quello concordato. La cooperativaper funzionare ha dei costi che ogni trimestre vengono quantificati e richie-sti ai soci. I costi di gestione sono mediamente tra le 4 e le 8 lire (NON euro,lire) a litro di latte, e spesso vengono riconosciuti come maggiore prezzo 123
  • 123. dagli acquirenti, che hanno meno lavoro burocratico da svolgere.Tutto qui. Io cosa ci ho guadagnato? Il mio compenso da amministratore,compenso pubblico, ufficiale, su cui ho pagato tasse ed IVA, dove dovuta.Per superare ogni dubbio, pubblico i valori delle mie dichiarazioni dei reddi-ti che devo sottolineare non sono riferite solo ai compensi da amministrato-re. Purtroppo, la sensazione è che molti siano convinti che io mi sia arricchi-to con i produttori di latte, ai quali non avrei pagato il latte per intascarmi isoldi del medesimo. Ma come finisce tutta la questione?È presto per dirlo. Il decreto Zaia di fatto svuota le cooperative di ogni lorofunzione. I soci dal 1° aprile 2009 avranno le quote e le industrie hanno giàfatto sapere che non vorranno avere più nulla a che fare con le nostre coo-perative. Ogni commento è vano. Certo sentirsi trattati come dei lecca-leccasucchiati è il meno. Nel mentre alcune cooperative sono state commissaria-te, con tanto di strombazzamento, e i PM sia di Saluzzo che di Pordenonehanno avviato la procedura per bancarotta che potrebbe diventare fraudo-lenta. Ma il fraudolento può avere solo due riferimenti:A- non abbiamo pagato il prelievo allo Stato per le produzioni fuori quota deisoci, ma le stesse somme sono chieste ai soci e con tanto di pignoramenti.Per di più la Corte ci ha assolto perché non avevamo l’obbligo a trattenere.B- non abbiamo pagato le multe regionali. Ma le multe le abbiamo prese perle stesse ragioni di cui al punto A. Un circolo vizioso, sembra di capire.Tutta questa vicenda è un circolo vizioso. Viene preso da ciascuno nel puntoin cui può fare più danno all’avversario, nel punto in cui può fare più notiziaper strumentalizzare la gente, che non ha tempo per fermarsi a leggere epensare.Non sono pessimista. Ho provato e provo queste cose sulla mia pelle ognigiorno. Le racconto perché vorrei che la gente onesta capisca cosa ci siadietro al paravento o sotto il tappeto di chi governa tutti noi. 124
  • 124. 7 I PROCEDIMENTI PENALI Mi pare che abbiamo tanta carne al fuoco !Eppure non abbiamo parlato di tutto ma non potremo parlare di tutto. Vorreisolo fare qualche puntino qua e là tanto perché nessuno possa dire che honascosto o ignorato appositamente dei fatti. Ad esempio il procedimento di Saluzzo, il connesso procedimento di Milano e il procedimento di PordenonePer fortuna parliamo di questo capitolo dopo Natale. Il clima aiuta ad esse-re sereni.Descrivere in un libro un processo che per il tribunale di Saluzzo è forse ilprocesso del secolo è arduo, fosse solo per problemi di spazio. Gli atti delfascicolo sono alti circa 70 cm. Gli allegati tengono lo spazio di almeno ungarage. La locale sezione della Guardia di Finanza ci ha lavorato per 4 o piùanni mettendo a disposizione l’intero comando, stanze degli uffici compresi.Certo alla fine occorrerà chiedersi se tutto ciò sia servito a qualcosa, sequalcuno pagherà o no per delle colpe accertate o per delle risorse profuseper nulla. Ma come per tante altre situazioni, non sarà così. Anzitutto dueconsiderazioni importanti: primo il processo è in corso e io sono l’imputatoprincipale per cui commentare mi pare oltre che indelicato anche poco cre-dibile. Secondo assieme a me ci sono altri 78 imputati diretti e 508 indagatinegli atti. Molti di questi mi pare non siano mai stati tirati in ballo dalla stam-pa & c. Per queste ragioni mi limito a citare gli atti che si riferiscono alla miasola persona. Poi a processo finito, perché da imputato non si può, magaririprenderemo il filo del discorso. Perché delle due l’una: o questo processoproduce delle vere condanne e risolve un problema di giustizia nel rispettodelle regole che la società ha dato a chi amministra la giustizia, oppure forseera meglio che il tempo e le risorse di tutti fossero state indirizzate verso larepressione di reati, che forse reati appaiono anche già all’inizio delle inda-gini.Il caso di Saluzzo inizia dalla Guardia di Finanza della stessa cittadina, nel1999, a seguito di una denuncia della Coldiretti locale a firma dei signori Arrue Luciano. I nomi li cito perché serve per ricollegarli all’altra vicenda deilibretti di stalla rifatti da Piemonte Latte / Abrate già citata e descritta. Questol’atto di denuncia che riporto integralmente. 125
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  • 127. Sulla base di questo le fiamme gialle sono partite lancia in resta e hannosequestrato le carte delle cooperative, tutte. Nei vari uffici sono entrati anchearmati, con operazioni da cinema. Hanno fatto verifiche sui conti correnti ditutti gli indagati e dei loro famigliari, hanno messo i telefoni sotto controllo einterrogato 500 persone. Non mi dilungo oltre, sempre perché sono imputa-to. Questa e la conferenza stampa “a reti unificate” che la Guardia diFinanza fa a Cuneo illustrando l’operazione Black Milk (latte in nero).RepubblicaCuneo, 09:52Maxi truffa su latte, denunciate 500 personeUna maxi truffa ai danni dello Stato e dell’Unione europea in materia di latte. Oltrecinquecento persone denunciate tra le province di Cuneo, Mantova, Verona eTorino. L’indagine della guardia di finanza avrebbe accertato la commercializzazio-ne degli eccessi produttivi di latte che avrebbe determinato un ingiusto profitto dicirca 150 milioni di euro.CorriereCronache12 gen 07:49 Cuneo: frode ai danni dello Stato, 508 denunceCUNEO - Maxi-frode ai danni dello Stato e dell’Unione europea scoperta a Cuneo.L’ “Operazione latte nero” della Guardia di finanza, incentrata sulla commercializ-zazione degli eccessi produttivi di latte, ha condotto alla denuncia di 508 persone traTorino, Verona, Mantova e Cuneo. (Agr)CorriereL’evasione fiscale ammonterebbe a 150 milioni di euroMaxitruffa sulle quote latte: 508 denunciatiCon doppia registrazione contabile, produttori piemontesi aggiravano le normeeuropee e truffavano lo StatoCUNEO - La Guardia di Finanza di Cuneo ha scoperto una frode da 150 milionidi euro ai danni dell’Unione Europea sulle quote latte. Sono 250 le aziende con- 128
  • 128. trollate e 508 le persone denunciate nelle province di Torino, Verona, Mantova eCuneo per aver commercializzato in nero le eccedenze di produzione. Gli indagatisono accusati di vari reati, dalla truffa ai danni dello Stato e della ComunitàEuropea all’appropriazione indebita e all’esercizio abusivo del credito. Le inda-gini, coordinate dal sostituto procuratore di Saluzzo Maurizio Ascione, hanno accer-tato la violazione del sistema europeo delle quote latte e della relativa normativa tri-butaria.TRUFFA - Il meccanismo partiva da cooperative con funzioni di primo acquiren-te che, con trucchi contabili, non procedevano materialmente al prelievo della trat-tenuta nei confronti dei produttori che superavano la quota. L’elusione della norma-tiva in materia ha determinato un ingiusto vantaggio quantificato in circa 150 milio-ni di euro, analogo a quello riferito ai finanziamenti illegali effettuati nei confrontidei produttori. Ancora in corso è l’attività della Polizia tributaria che sta indagandoper stabilire l’esatto importo dell’evasione fiscale, che ammonterebbe a svariatimilioni di euro.MECCANISMO - Le Fiamme Gialle hanno preso in esame la produzione di lattedi 250 aziende. La frode era possibile grazie a due registrazioni contabili: per unverso l’importo della fattura, emessa dal produttore per quantitativi di latte già ecce-denti la sua quota, veniva registrato in un conto appositamente creato e per altroverso la stessa somma veniva registrata in uscita su altro conto di natura compen-sativa e versata al produttore. Tale tecnica - spiegano il comandante provincialedella Guardia di Finanza Alberto Giordano - veniva applicata ad ogni fornitura edevidenzia come il previsto accantonamento rappresentava in modo fittizio una sem-plice voce contabile assolutamente priva di ogni contenuto reale. In altri casi èstata costituita una società finanziaria appositamente per eludere le norme in mate-ria di quote latte che ha finanziato i produttori agricoli in violazione alle norme disettore. Il Comando provinciale della Guardia di Finanza di Cuneo non esclude chele indagini (l’operazione è stata denominata non a caso in codice «black milk» lattenero) possano presto toccare numerose altre aziende.12 gennaio 2005Siccome: A) non è venuto fuori nulla che supporti il teorema del pubblicoministero secondo cui io, non potendo aver fatto tutto da solo, avrei avutoocculti soci in politica per i quali raccoglierei denaro in contanti dai produtto-ri accumulandolo in chissà quale conto estero;B) non sono stati trovati buchi neri nella fatturazione, la Guardia di Finanza,il latte in nero, se lo inventa.Secondo la controparte, la Guardia di Finanza, noi avremmo prodotto lattein nero perché incrociando i dati di produzione teorici con quelli reali ci 129
  • 129. sarebbe la presunzione di una produzione di latte in nero. Su questa teori-ca produzione siamo stati sanzionati per milioni di euro come mancata fat-turazione e per tutta la solita serie di reati per chi evade il fisco. Soprattuttohanno potuto usare la parola “latte in nero” a nostro carico.L’obbiettivo è fin troppo evidente se si vuol pensare male, pur facendo pec-cato. Spostare su di noi il marchio del latte in nero e quindi omologare a lattein nero tutto il latte fuori quota. Collegare la produzione di latte fuori quotecon il termine illegalità è l’obbiettivo strategico delle confederazioni sindaca-li agricole che devono castigare quei cornuti di Cobas che hanno osato alza-re la testa e reagire al sistema di omertà e di controllo che in 50 anni si eraconsolidato. Ma quando ci sono stati i controlli della Guardia di Finanza, avete preso paura?Non mi scomposi più di tanto. Convocai una conferenza stampa a Cuneoche come prevedibile, venne disertata soprattutto perché noi siamo gli impu-tati. In quell’occasione annunciai che il sistema di calcolo della Guardia diFinanza era quantomeno maccheronico, se non assurdo. Per dimostrarloriproducemmo su tutti i produttori dei latte italiani lo stesso sistema e lidenunciammo, pure loro, per latte in nero. Depositai 15 denunce in altrettan-te Procure della Repubblica con migliaia di nomi e cognomi. Allegato CD: SALUZZO - LATTE IN NEROSono passati 5 anni: avete avuto notizia di aperture di indagini da qualcheparte?No. Ogni commento è vano, io sono l’imputato.Ma il procedimento non si ferma lì. Il Pubblico ministero di Saluzzo cerca ilprovvedimento plateale, vuole far tintinnare le manette nella certezza che difronte alla paura della galera qualcuno canti, qualcuno dica dove è nasco-sto il tesoretto di Robusti. L’aria che si respira è quella, tanto che un giornodel luglio 2005 gira insistentemente la voce dei miei arresti. In queste situa-zioni ci sono anche fatti curiosi e sensazioni nuove. Quel giorno devo anda-re a pranzo con dei funzionari di una nota industria lattiera nazionale perquestioni operative. Ai miei uffici viene chiesta ripetutamente conferma del-l’appuntamento. Inoltre il mio telefono cellulare suona ripetutamente pertelefonate di gente che sono anni che non si sente. È tutta gente che vuolesolo verificare che io sia ancora libero cittadino. Poi quando mi telefona il 1°giornalista capisco. Questa la dice lunga sul segreto istruttorio, ma è cosarisaputa nel sistema giudiziario italiano. Solo dopo un anno con il mio avvo-cato riesco a comprendere cosa sia successo quel luglio. Il PM aveva chie-sto i miei arresti al GIP forse avrà detto che era cosa fatta ancora prima che 130
  • 130. il GIP firmasse il provvedimento. Il GIP nega gli arresti con questa lungadisamina che da sola basta e avanza a far capire. È da leggere.Fallita questa occasione, il pubblico ministero ordina una perquisizione adarmi spianate, che appare grottesca anche agli stessi militari che la eseguo-no. Lui non trova nulla perché non c’è nulla ma, per fortuna, noi possiamoiniziare a vedere cosa c’è nel fascicolo e troviamo il documento con cui ilGIP NEGA gli arresti e tutte le altre misure cautelari chieste a mio carico. 131
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  • 138. Come era inevitabile, le indagini vengono chiuse e il pubblico ministero chie-de il giudizio. Non ci aspettavamo nulla di diverso. La sera del 6 febbraio2007 a Saluzzo la Coldiretti piemontese organizza una fiaccolata della lega-lità e apre la sfilata con uno striscione che recita: “FORZA ASCIONE” asostegno del pubblico ministero che ci sta indagando. A portare fisicamentequello striscione ci sono gli stessi soggetti che abbiamo ripetutamentedenunciato per aver prodotto latte in nero, truffando lo Stato, il fisco e i con-sumatori. Adesso l’indagine è in mano proprio allo stesso pubblico ministe-ro oggetto del sostegno con lo striscione. Paradossale? Per noi non tanto,ne abbiamo viste di peggio.Veniamo rinviati a giudizio come si conviene in questi casi. Tutti si costitui-scono parte civile Piemonte latte e Coldiretti & c compresi.Il processo va avanti stancamente sino al colpo di scena del 11 febbraio2009 quando su la Stampa viene fuori che salta tutto. Il Presidente del tribu-nale va in pensione. Io sono sempre imputato e non voglio fare commenti.Quando questo libro sarà nelle librerie la storia avrà dimostrato il seguito.Potrebbe essere iniziato un nuovo processo da zero oppure potremmoessere stati prosciolti tutto o in parte. Staremo a vedere. Altro ?Ma cosa vuoi che ti dica! Potrei parlare per una sera della più bella idea cheabbiamo avuto per produrre latte, trasformare il formaggio e le vendite diret-te e cioè di Cesia spa. Ci hanno creduto in pochi e tra questi non certo i pro-duttori che hanno messo le vacche in soccida che hanno visto solo ed esclu-sivamente la possibilità di mungere delle quote in vendite dirette senzadoversele andare a comperare in consegne. Ci ha fatto la guerra, su com-missione delle potenti centrali sindacali agricole, la Regione Lombardia cheha profuso tempo e professionalità per non arrivare a nulla. Per poi taceregli strani interventi di alcuni veterinari che contraddicevano quelli di altri,sempre veterinari. Tutti in buona fede, per carità, ma sino a prova contraria...Per finire con le cause ancora in corso con alcuni soccidari che si rifiutanodi pagare crediti che, sanno bene, servono a pagare debiti della liquidazio-ne verso altri produttori.Potrei citarti il caso di un produttore milanese, che era a Linate sin dall’ini-zio, che smentendo le sue firme ci fa causa per avere pagato il latte duevolte. Il produttore che ha messo tanta acqua nel latte da essere buttatofuori dalla sera alla mattina, adesso pretende che gli paghiamo le fatturedell’”acqua” al prezzo del latte. Piuttosto male per essere finita!Purtroppo queste sono le code che restano in vicende di questo tipo. Sono 139
  • 139. code che dovrò subirmi da solo perché nel frattempo… la musica è finita, lafolle se ne vanno, e resti con in mano delle citazioni e delle denunce.Mi era stato detto sin dall’inizio che sarebbe finita così. Da eroe a delinquen-te. Io veramente allo specchio al mattino mi vedo sempre allo stesso modo.Non eroe e non delinquente. Mi vedo come quello che ha visto e ha reagitoserenamente e con la certezza che reagire sia un dovere civico.Io i miei figli e nipoti li guardo negli occhi senza paura. Spero che tutti coloroche sono passati per questa vicenda possano farlo con altrettanta serenità. Eppure il procedimento di Saluzzo non è il solo in corso, ce ne sono altri.Ce ne sono altri due in atto che devono essere citati. L’uno a Pordenone cheprende spunto da quello di Saluzzo ma si sviluppa in modo meno aggressi-vo, almeno sul piano mediatico. L’altro a Milano in capo a funzionari dellabanca CredieuroNord, per ipotesi di riciclaggio. Quest’ultimo è, tra i tre, quel-lo più insidioso.Prima vediamo Pordenone. La Guardia di Finanza locale, procede versouna cooperativa che io presiedo sulla base delle ipotesi di Saluzzo. Sonoimputato solo io e il presidente della Cooperativa che mi è succeduto. Siamostati rinviati a giudizio senza colpo ferire perché un rinvio non lo si nega anessuno e il processo partirà a marzo 2009. Ho poco da dire sulla questio-ne perché è ancora giovane. Posso solo ipotizzare, decaduto Saluzzo,Pordenone resti orfano di un tifoso.Altra questione invece è quella di Milano. Il Pubblico Ministero, mi pare siail dott. Targetti, ha seguito il lavoro di Saluzzo e sviluppa questa tesi: sepagare il latte fuori quota è reato, allora i soldi pagati è oggetto di reato, sonoriciclati e quindi sanzionabili. Il reato di riciclaggio esiste solo come conse-guenza di un altro reato. Se io rubo un oggetto e poi lo vendo il ricavato èriciclato perché conseguenza del reato di furto. A Milano ci sono due proble-mi; il primo stabilire se il latte fuori quota è reato. Siccome c’è in corso unprocedimento a Saluzzo, devono attendere l’esito di Saluzzo.Secondo: Io sono già imputatissimo e quindi devono trovare un altro impu-tato. Trattandosi di soldi e non del latte, chi se non le banche che hannopagato quel latte? In effetti il reato lo commette la banca e la sanzioneall’UIC la deve pagare la banca: sarebbero miliardi. Tra le banche chehanno pagato latte fuori quota in 15 anni ce n’è una che ha un segno distin-tivo evidente; Credieuronord, la cosiddetta banca della Lega Nord.Non è mania di persecuzione ma deriva da una constatazione dimostrabilis-sima. Ammesso che sia reato pagare il latte fuori quota, la Credieuronord traaltre 15 e quella che ha pagato latte extra quota per il 4-5% del totale paga-to dalle altre banche. Ma Credieuronord è quella banca lì. Ora dovete giudi- 140
  • 140. care voi. Se poi sul piatto mettiamo che Credieuronord è in liquidazione easpetta solo di chiudere la procedura per cancellarsi dalla faccia della storiaper una “indecente” gestione dei crediti come spiegherò nel capitolo appo-sito, il quadro appare quasi tutto. Ma non si può indagare una banca, non sipuò indagare Giovanni Robusti, perché già indagato e quindi immagino sidebba pendere una persona fisica e cioè un ignaro funzionario a cui si rovi-na l’esistenza sua e della sua famiglia, rinviandolo a giudizio. Non che i soldili abbia messi il funzionario o che li abbia sottratti dalle casse della banca.No. Il funzionario ha semplicemente eseguito degli ordini di pagamentoprendendo i soldi sui conti correnti perché c’erano e pagandoli su altri conticorrenti e MAI in contanti. Ha fatto in una sola parola il suo lavoro. Se eraconnivente, complice, lo valuterà il giudice. Per ora è rinviato a giudizio inattesa che inizi il processo con la certezza che lo stesso rinvierà solo dopoche sarà finito quello di Saluzzo.Per chiarezza presento, in fondo al libro, la mia cosiddetta fedina penale ecioè il certificato dei miei carichi pendenti al gennaio 2009. Solo per traspa-renza dovuta ad elettori che mi hanno votato ed hanno votato Lega Nord. La funzione parlamentare ti avrebbe consentito di chiedere l’immunità?Certo che si. Non l’ho fatto perché voglio concludere i processi. GiovanniRobusti rischia di essere sputtanato a vita. Se i processi non si concludonoresterà sempre il dubbio. Non so se alla prossima legislatura che sarà trapochi mesi verrò candidato dal Consiglio Federale della Lega Nord e quindiforse eletto. È una scelta che deve fare la Lega Nord e ne prenderò atto dabuon soldato. Certo è che, anche laddove fossi candidato e poi magarianche rieletto, resto sempre perplesso di fronte alla possibilità di attivarel’immunità che ritengo uno strumento di tutela di fronte ad arresti e atti inti-midatori e basta.In ogni caso vorrei riavere la mia immagine pulita perché ho dimostrato nellesedi opportune che non ho fatto nulla di male. Se poi ho fatto anche qualco-sa di bene, sarà storia per i posteri.Resta sempre, a fine corsa, che il conto debba essere presentato a qualcu-no, sia essa l’accusa o la difesa a seconda di chi prevarrà. 141
  • 141. 8 LA QUESTIONE CREDIEURONORD Abbiamo parlato di tutto, ma mai di soldi. Io ricordo di quando tu eri nel consiglio di amministrazione della banca ed è successo lo scan- dalo Credieuronord. Tu c’eri. Cosa facevi e cosa è successo?Parlare di Credieuronord significa parlare di una grande opportunità buttataal vento, complice la grave malattia di Bossi. La storia della banca dellaPadania è nota. Molte persone si sono spese per aggregare il capitalesociale, soldi buoni, soldi anche di militanti, per costituire una banca pada-na che avrebbe potuto sostenere i piccoli imprenditori artigiani e i commer-cianti che avevano, ed hanno, bisogno di una riferimento concreto in unpaese che li blandisce quando devono dare e li scarica quando devonoavere.Il sogno si realizza e la banca parte. Viene scelto un buon direttore genera-le dall’area BCC (banche di credito cooperativo). Il consiglio di amministra-zione è guidato da un presidente che ci mette la sua credibilità nel mondobancario ma non l’operatività, che viene di fatto delegata al vice-presidente,quel Galimberti che ha promosso la costituzione della Banca. Un ammini-stratore che conosce uno per uno i soci e che ha maturato una esperienzapolitica nella segreteria della lega Nord. Nei fatti successivi, mai scelta fucosì foriera di disastri, al di là delle responsabilità. I conflitti tra direttoregenerale e vice-presidente iniziarono abbastanza presto. Noi, come Cobasdel latte, siamo arrivati proprio in quel momento. Perché scegliere la Credi Euronord? La banca della lega, dopo aver appeso la tessera al chiodo...Cercavamo una banca dopo che eravamo stati messi alla porta, educata-mente, da altre. Nulla di sbagliato, nessuna evidenza negativa, grossi volu-mi finanziari senza alcuna smagliatura. Ma ci avevano lo stesso invitato achiudere i rapporti. Motivo? Coldiretti e Confagricoltura che nelle banchenostrane spesso, sempre, incidono molto, avevano imposto la chiusura deirapporti. Motivazioni dichiarate, anche con un certo imbarazzo, dai dirigentidelle banche. Non c’era possibilità di contrattazione. Piano piano i sindaca-ti agricoli cercavano di farci il vuoto attorno. Le banche sono molto sensibilial flusso di danaro, ma se sentono odore di magistratura, se leggono artico-li di giornale fatti apposta per sputtanare, se al loro interno c’è chi ci dà perspacciati il giorno dopo, prendono paura. Banca dopo banca ci siamo trova-ti per strada. Cercammo quindi di lavorare anche con CredieuroNORD, che 142
  • 142. voleva dire raggiungere diversi obbiettivi: trovare una banca senza limitazio-ni di principio o di condizionamenti sindacali. Portare liquidità ad una bancapiccola che certamente stava facendo fatica a trovarla. Aiutare un’iniziativapolitica che ritengo ancora oggi opportuna. Dopo un primo colloquio con ildirettore generale e il vice-presidente perfezionammo l’accordo e la bancaaprì una sezione agraria. Pian piano inserimmo tutti i nostri produttori, anchecome clienti diretti. Il flusso finanziario divenne importante. Nel 2003 solo iconti del latte, a parte quelli personali dei produttori, muovevano 118 milionidi euro e a fronte di impieghi di quasi 5 milioni di euro c’erano 3 milioni diraccolta. Sono dati ormai d’archivio e possono essere pubblicati. 143
  • 143. Così viene chiesto e quindi concesso ai Cobas un posto in consiglio comeosservatore prima e consigliere dopo. Da dentro inizio a rendermi conto chei problemi ci sono e non pochi. Noi diventiamo una parte sempre più impor-tante della banca tanto che iniziano anche le polemiche. Le più significativesono attorno ad un rapporto della Banca d’Italia che viene strumentalizzatodai più. Anche organi di stampa, manipolati dai soliti noti, segnalano posizio-ni quantomeno curiose, quasi che fossimo noi il problema della banca.Voglio fare una sola annotazione sulla vicenda. Stella e Rizzo, sul famossisimo libro“La Casta”, scrivono a pagina 135-136: “Come andassero le cose realmente lodescrissero gli ispettori di Bankitalia nel marzo del 2003: “Incoerenze nella politi-ca creditizia nonchè labilità dei crediti; scarni resoconti delle riunioni consiliari “talvolta “redatti a distanza di mesi”; “ridotta cultura dei controlli”; “scarsa curaprestata alle evidenze sui grandi rischi”; “ripetuti sconfinamenti autorizzati dalcapo dell’esecutivo” e “acriticamente ratificati dall’organo collegiale”. Insomma:un colabrodo. Al punto che, a meno di due anni dalla nascita, il buco era già di 8milioni e mezzo di euro, in crediti difficilmente esigibili di cui oltre la metà già datiper persi. Cos’era successo? Lasciamo rispondere alla relazione sul bilancio 2003,firmata da Stefano Stefani, per molti anni presidente della Lega, che denuniavaaffranta crediti concessi “in assenza di garanzie reali e/o personali, qualitativa-mente valide”, garanzie “apocrife o rilasciate da soggetti incapienti” o responsa-bilità personali riconducibili a una conduzione oltre i limiti della prudente gestio-ne” Traduzioni di Bruno Tabacci, all’epoca presidente della Commissione Attivitàproduttive della Camera: “Con quattro o cinque affidamenti si sono mangiati tuttoil capitale”. Soldi dati “senza preventiva individuazione di fonti e tempi di rimbor-so” scrissero gli ispettori, ad amici. Come la moglie di Franco Baresi, Maura Lari.O il leader dei Cobas leghisti e poi senatore bossiano (destinato ad essere proces-sato anche per la truffa sulle quote-latte), Giovanni Robusti. “Stella e Rizzo fanno una analisi accettabile della situazione in cui si era cac-ciata la banca ma nella conclusione, scritta così, pare che il senatore leghi-sta sia all’origine del buco della Credieuronord. La verità è invece il contra-rio. Altri blasonati nomi estranei alla tipologia media del cliente della bancahanno generato pochi ma significativi buchi; per meglio definirli si direbbeveri e propri pacchi o bidoni. La banca, chi la dirigeva, ha sbagliato comple-tamente l’obbiettivo. Qualcuno lì dentro, invece di finanziare i piccoli haimmaginato di fare il grande banchiere ed ha fallito mettendo in crisi tutti. Dicevi del rapporto della Banca Italia...Non posso pubblicare quel rapporto. Ma quel rapporto sosteneva solo chela banca si stava sbilanciando troppo verso il settore agricolo. Di fatto ricon- 144
  • 144. ducibile ad un’unica realtà operativa e ciò aumentava il rischio che dovevaessere bilanciato con una aumento della raccolta in settori alternativi aquello zootecnico. Il rapporto era condivisibile. Come si fa a consideraresolvibili dei produttori di latte che ogni anno ricevono dallo Stato multe peril latte fuori quota di importi molto elevati? Ci furono chieste maggiori garan-zie e le prestammo. Ci fu chiesta maggiore raccolta e la realizzammo. Ci fuchiesta maggiore partecipazione al capitale e la raccogliemmo. E allora perché non hai querelato chi faceva girare notizie false e tendenziose?Non ho querelato nessuno, non serve. Semplicemente non sono più anda-to avanti a leggere quel libro e ad acquistare quei giornali o settimanali, per-ché se le fonti su altri fatti sono analoghe a quelle che mi riguardano, il valo-re della notizia a mio modesto avviso non merita i soldi che paghi per acqui-starla. Non aggiungo altro per amor di patria, Padana.Purtroppo nella banca ci abbiamo lasciato delle grandi speranze, dei soldi,tanti, perché di quelle azioni non vedremo mai nulla, gli interessi pesanti liabbiamo spesi inutilmente, abbiamo dovuto azionare una causa con laPopolare di Lodi e ci ho rimesso anche un bel po’ di immagine. Infanga,infanga, tanto qualcosa alla fin fine resta. Ma la banca fini anche impegolata in altri guai giudiziari. Centri qual- cosa?Io non so se la politica c’entra. So solo che quando venne fuori la faccendaradio One e One la banca operava con quel personaggio che di certo nonera un santarello. Altre banche operavano con la stessa persona e per lestesse attività. Guarda caso, ma ci saranno dei motivi anche se non sonomai stati dichiarati, quando vengono fatte le ispezioni presso gli uffici, inCredieuronord arrivano 10 minuti prima le televisioni della guardia diFinanza. Inoltre ad essere rinviata e poi assolta, c’è solo la banca dellaLega. Voi andavate avanti a lavorare?La banca continuava a collaborare con noi, ci aveva messo a disposizioneun funzionario che veniva periodicamente a Crema. Lì aveva un suo ufficiodove riceveva i clienti e dava seguito alle pratiche. Addirittura i nostri ufficierano autorizzati di fatto a distribuire documenti della banca, nel rispettodelle normative sulla privacy e quant’altro. Il numero dei clienti agricoli cre-sceva ed i volumi anche. Volumi molto alti e nessuna segnalazione di soffe-renze o incagli. Tutto gira bene, pensammo. Purtroppo non altrettanto benegirava la banca come ti dicevo. Si deve correre ai ripari. Si cambia il cda, 145
  • 145. cambia il collegio sindacale e si tenta il rilancio. Bisogna anzitutto metteremano al portafoglio. Si deve aumentare il capitale sociale e si chiede a chipuò di acquistare azioni. Di fatto solo i parlamentari della Lega Nord acqui-stano quote spontaneamente a 2.500 euro al colpo. Noi che siamo clienti esino ad allora abbiamo continuato a far girare soldi, tanti, e ad utilizzare lineedi credito garantite da pegni su merce reale, pagando interessi di un quartopiù alti delle migliori condizioni di mercato, non ci tiriamo indietro e sottoscri-viamo un aumento di capitale differenziato su più soggetti per 80.000 euro.La banca comunque non regge. Si tenta una accordo con la Popolare diMilano ma non va in porto. L’unica soluzione che pare praticabile é quelladella Popolare di Lodi. Lascio da parte tutti i commenti e tutte le illazioni cheanche sulla stampa si fecero in quel periodo. Fiorani acquista laCredieuronord e noi in quel momento chiudiamo i nostri rapporti con labanca, perché la Popolare di Lodi ci sputa in un occhio. Purtroppo bastavedere chi c’è nel cda della Popolare di Lodi per capire.Ma lo sputo è maldestro, maleducato e spocchioso. Non voglio raccontarela storia perché poi pare che io voglia fare la vittima. Riproduco solo la let-tera che Popolare di Lodi ci ha mandato, e relative risposte. 146
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  • 151. Siamo dovuti andare in causa in tribunale, a Lodi, per avere da un giudicela possibilità di vendere il nostro formaggio e restituire tutti i soldi dei pegni.Poi quella banca è finita come è finita. Che colpe ha il partito in questa vicenda di CredieuroNord ?La Lega ha avuto il grande torto di di aver tardato troppo ad intervenire. Noiper primi abbiamo dovuto sudare camice e camice per far capire che nonerano di certo gli allevatori il peso ed il rischio, ma il contrario. Quando cisiamo riusciti, purtroppo era tardi. Un grande sogno Padano, che anche noiabbiamo continuato a sostenere fin quanto è stato possibile, è finito cosìmale per colpa di qualche o forse un solo personaggio, Galimberti, che deveessersi sentito importante con i soldi degli altri e li ha prestati a destra emanca senza ritegno ed anche, secondo me, senza morale. 152
  • 152. 9 IL RAPPORTO CON LA LEGA NORD, LA VICENDA AGONI/DIPIETRO A questo punto è chiaro, vista la vostra permanenza in Credieuronord e le tue candidature, anche quella che ti ha portato oggi al Parlamento Europeo, come il rapporto con la Lega non sia mai terminato.Io ero entrato in Lega quasi per caso e mi ero trovato nel 1994, dopo menodi 3 anni di militanza, a fare il senatore della Repubblica. Immagino di averlavorato bene. La mia scheda di attività “romana” l’hai voluta mettere in aper-tura del libro. Forse per questo nel 1996 sono stato candidato alla Camera,in un collegio proporzionale notoriamente riservato a quelli che dovevanoessere eletti comunque. Suppongo di aver scatenato qualche invidia dentroalla stessa Lega. Perché all’ultimo minuto quel collegio sicuro è cambiato.Nel proporzionale resto a casa. Quindi la mia collocazione politica, come ègiusto che sia, riparte dalla periferia con l’assessorato all’agricoltura e al turi-smo della Provincia di Mantova, nella giunta Boni. Sempre in quel periodoarriva la nomina a Ministro dell’Agricoltura nel primo governo della Padania.È una posizione di prestigio politico interno,e di lavoro di partito.Tutto si amplifica allo scoppiare della protesta di Linate, che avviene qual-che mese dopo. La Lega, l’apparato interno, si rende conto che ho in manola base degli allevatori e sono ben radicato fuori, nei campi. In parole pove-re, da apparato democristiano, ho dei voti. Forse qualcuno dentro al siste-ma Lega soffre, subisce. Magari senza farci troppo caso ricambia pure lepressioni del mondo sindacale agricolo per tenermi fuori dai posti di poteree di legittimazione politica. Forse non c’è nulla di tutto ciò e sono semplice-mente io che mi valuto di più rispetto a quello che sono. Sta di fatto che unavolta messo fuori dal giro, dalla trombatura del 1996 non riesco più a rien-trare. Arriviamo alle elezioni europee del 1999.Io avevo già appeso la tessera al chiodo, nel 1997, e quindi lo strappo eragià stato fatto, oltre che già digerito. Il caso “Paola” era già scoppiato ed evi-dentemente era già stato capito. Infatti, nonostante la mia posizione da indi-pendente vengo candidato alle Europee sia nel Nord Ovest che nel NordEst. Mi gioco una campagna elettorale spendendo anche tanto, più di 150milioni di lire, finanziati in modo molto trasparente dai miei allevatori. LaPadania, il quotidiano della Lega, 2 giorni prima delle elezioni lancia 3 can-didati: Speroni, Borghezio e soprattutto Formentini, che escono eletti. Io chemi sono fatto tutta la campagna da solo e con il solo supporto miei amici eallevatori, arrivo nonostante tutto primo dei non eletti. 153
  • 153. Insomma: vinco per la seconda volta la medaglia d’oro dei trombati. 27.000preferenze prese su tutto il territorio non erano bastate. Formentini, pochesettimane dopo, esce dalla Lega Nord e si fa tutta la legislatura da indipen-dente. Guarda un po’ i casi della vita.Sin lì nulla da recriminare. Ho masticato amaro, ma sono andato avanti. Infin dei conti la Lega era ed è libera di fare le scelte che vuole. Nel frattem-po Bossi lancia il blocco Padano, dove il “partito” TERRA che nel frattempoavevo messo in piedi, diventa uno dei 4 simboli collegati. Terra era l’unicomovimento con un minimo di struttura tra quelli, Lega a parte, che compo-nevano il blocco. Con TERRA abbiamo presentato liste in appoggio allaLega Nord a Trento e addirittura mi sono candidato alla presidenza dellaProvincia di Cremona, con la lista della Lega Nord in appoggio alla mia. Unrapporto fluido, operativo. E in parte di successo, visto che nelle provincialicremonesi ottenemmo un ottimo 12% con voti personali di qualche puntosuperiori alla lista.Di lì a poco, nel 2001, arrivano le elezioni politiche nazionali. Io mi proposiper una candidatura al Senato. Senza indicare un collegio blindato; vogliosolo essere candidato nel mio. Il collegio elettorale dove mi conoscono,dove risiedo, il 26; dalla bassa bresciana a Suzzara. Sono disposto a gio-carmi la faccia a casa mia, in un collegio molto in bilico, storicamente di sini-stra. La Lega mi tiene sulla corda sino ad una settimana prima della presen-tazione delle candidature. Un pomeriggio sono convocato in via Bellerio erimango in attesa per alcune ore. Non era ufficiale, ma si trattava di concor-dare gli ultimi dettagli sulle candidature. Passano le ore e a sera vengo con-gedato con mille scuse da parte dalle segretarie che con un certo imbaraz-zo mi dicono che… non ci sarebbe stata alcun incontro. Con nessuno. Tornoa casa e cerco di capire cosa cavolo stia succedendo. La risposta arriva ilgiorno dopo quando apprendo che nella lista dei candidati senatori c’èSergio Agoni.Sergio è un allevatore di Brescia che ha sempre seguito la protesta e che faparte del gruppo bresciano dei Cobas. Militante della Lega da anni, aveva lecaratteristiche per poter essere “offerto” alla platea dei COBAS al mio posto.Scelte legittime del partito che non ho mai contestato, ne contesto ora.Ciò non rende meno evidente il tentativo di scavalcarmi. Ho un profondorispetto di tutti ma anche di me stesso. E il tentativo non poteva essereaccettato.Avevo incontrato qualche giorno prima, in piazza a Cremona, Antonio diPietro. Stava raccogliendo le firme per presentare le candidature. Io eroconsigliere provinciale avevo dato la mia disponibilità all’amministrazioneper autenticare le firme di chiunque chiedesse. Arriva proprio di Pietro e l’in-contro è, casualmente, obbligato. Da lì alla candidatura, visto il fattaccio in 154
  • 154. Lega, il passo è breve. Chiarisco al “magistrato”, come lo chiamano in Lega,che voglio fare la campagna elettorale solo per dimostrare il mio peso ad unpartito dal quale mi sentivo succhiato e poi sputato via. Così vengo candi-dato al Senato nelle liste di Italia dei Valori, sempre per il collegio 26. Hovistose difficoltà a convincere i miei amici e i miei allevatori. Come era pre-vedibile la campagna elettorale, seppur fatta senza riserve, non produceeffetti. Il rapporto con di Pietro, che personalmente ho visto solo nell’occa-sione di Cremona per autenticare le firme, finisce come è iniziato: con unametaforica stretta di mano e reciproci ringraziamenti per il reciproco piace-re. La mia attività politica finisce lì.Mi ributto nel mio lavoro, alla politica ci penserà Agoni, che nel frattempoviene eletto essendo stato candidato in un collegio molto sicuro. Bastaandarsi a vedere la scheda di attività parlamentare di Sergio per capire chenonostante tanta buona volontà non ha fatto molto più di un serio buco nel-l’acqua romana. Un paio di mesi dopo, una sera, mentre stavo trattando unapartita di formaggio, mi chiama a sorpresa Umberto Bossi. Esordisce con:“posso parlare con te?” quasi avesse il timore che lo mandassi a quel paese.Finisce con un cordiale incontro nel suo appartamento romano, due giornidopo. Loro, la Lega, hanno la necessità di portare a Roma tutte le forzedisponili. Tra queste pare anche Francesco Speroni, europarlamentare chesi dice dovrebbe diventare sottosegretario di Bossi, Ministro per le riformeistituzionali. Se Speroni viene a Roma io vado a Bruxelles perché sono ilprimo dei non eletti. La Lega, dopo le vicissitudini raccontate, vuole esseresicura che io stia dalla parte della Lega. Non serve che io ribadisca le moti-vazioni della candidatura con il “magistrato” e che, se sono stato votato dallabase elettorale della Lega, io a Bruxelles porto la bandiera della Lega. Nonserve perché le condizioni non si concretizzano, Speroni resta a Bruxelles eio a casa. Si ritorna per l’ennesima volta a rimettere nel sacco le aspettati-ve e le attese per un’attività politica che non nego mi piace e che forse miriesce anche benino, con qualche risultato. Intanto lo sputtanamento fuoricontinua, gli articoli negativi che compaiono sui giornali con i fatti legati adarte per fare di me un delinquente, arrivano guarda caso negli stessi perio-di in cui ci sono in ballo nuove candidature. Mollo la politica. Fino al 2004,quando il “capo”, ancora convalescente dopo il coma, per le elezioni euro-pee del 2004 ripensa a Robusti. Ho appena concluso l’esperienza di consi-gliere di amministrazione in CredieuroNord, che finisce liquidata. Ma cosa c’entra la Banca con la politica ?La banca in quanto tale nulla. Quella banca lì, in quelle condizioni lì molto. Imembri del cda non li nomina la Lega, però siccome sui giornali lo sputta-namento di quella banca viene sovrapposto all’immagine della Lega Nord è 155
  • 155. evidente che il rapporto è stretto. Non è un rapporto funzionale ma politico,di fatto. In consiglio di amministrazione viene nominato Stefani e poiGiorgetti e io, quale referente dei lattai che pesano molto in quella banca: cifanno girare tanti soldi veri, puliti, bianchi come il latte.La divagazione sulla banca serve solo per certificare come i rapporti interniin Lega Nord siano sempre stati questi e non quelli immaginati da qualchesolerte giornalista o da tanti frustrati politici.Nel 2004 alle Europee e ancora una volta, la terza, prendo la medaglia d’orodei trombati. Stavolta d’argento, poi diventata d’oro per alchimie tecniche diprocedure e collegi elettorali. Si ma adesso ci sei in Parlamento, o no?Certo, a giugno del 2008, Bossi, che nel frattempo ha ripreso il controllo delsuo corpo con una forza mai vista, diventa Ministro. Io arrivo qui a Bruxellesin sua sostituzione. È emozionante. Quando mi chiedono, ma tu chi haisostituito e rispondo Bossi, mi tremano ancora i polsi. Un riscatto morale?Si, anche se incompleto. Sono nel gruppo UEN, in cui ci sono tutti gli altri par-lamentari della Lega Nord. Ma come indipendente. In effetti io non ho la mili-tanza. E sono in attesa di sapere se la Lega mi riterrà ancora utile alla lottache per me resta sempre di liberazione. In 10 mesi di lavoro qui a Bruxelles,ti rendi conto di quello che si potrebbe fare in 5 anni. Sopratutto ti rendi contoche, se passa il trattato di Lisbona e il rapporto con la Commissione diventadi codecisione, qui fare il parlamentare diventa ancora più complesso ma cer-tamente molto più stimolante e forte: riusciresti davvero a far cambiare lecose. Quindi ancora un volta, come tante in questi anni, aspetto sereno ledecisioni della Lega Nord prima e degli elettori, eventualmente, poi.Sperando di non arricchire di nuovo il mio medagliere con ori e argenti datrombato. 156
  • 156. 10 GLI EVENTI PIÙ RECENTII primi giorni di febbraio 2009, a libro di fatto chiuso, eventi più o menoimportanti meritano di essere inserirti.Il primo evento è il decreto di Luca Zaia Ministro dell’Agricoltura.Ottenute le quote dall’Unione Europea per coprire la produzione nazionale,per risolvere definitivamente il problema della riduzione impropria dellaquota latte del 1994 - origine di tutti i mali - e per garantire di poter produr-re a tutti, il Ministro ha ora il problema di come distribuire le quote latte. Laguerra sotterranea è molto forte. Gli interessi contrapposti sono enormisoprattutto perché stratificati da 15 anni e più di battaglie e “sangue amaro”.Alla data della conversione in legge del decreto Zaia questo libro sarà stam-pato da tempo e quindi non entro nel merito della questione tecnica. Mi limi-to a pubblicare la mia posizione politica già espressa sul MAF 1-2 2009 ilmensile che dirigo.Un decreto serio, un obbiettivo serioProdurre, lavorare, sopravvivereIn passato abbiamo sempre definito i decreti sulle quote latte dei “decretini”; ilchiaro intento se non denigratorio, almeno era dispregiativo. Non è il caso di que-sto decreto Zaia. Qualcuno magari pensa che sia una questione di simpatia e rispet-to per il ministro del mio stesso colore politico. Non ho bisogno di questi giochinida vecchi democristiani per avere l’amicizia e il rispetto di Luca Zaia.Questo decreto scontenta tutti e quindi è un buon decreto. Strano modo di ragiona-re? No, quando si tenta di risolvere problemi così incancreniti si deve incidere condecisione. E incidere fa male a chiunque. Nel merito e quindi sulle conseguenze deldecreto ci entreremo quando sarà legge dello Stato. Troppe volte abbiamo vistocapovolgere delle posizioni per guerre di bande contrapposte.Mi limito, come ho fatto nelle riunioni pubbliche di questi giorni di febbraio, a fareuna analisi tecnica del decreto e delle conseguenze. Che piaccia, o che sia giusto omeno, lo lascio a ognuno di voi. Raccolgo in giro lamentele da TUTTE le parti. Vuoldire che si sono toccati tutti i problemi. Questo decreto ha il pregio di essere inter-connesso. Se lo tiri da una parte si sgancia dall’altra. È una coperta corta che tut-tavia copre abbastanza bene tutti perché più elastica delle precedenti e viene man-tenuta tesa su tutti i lati. Andiamo per gradi. Uso un linguaggio semplice perché nondevo solo far capire la logica profonda del decreto. Soprattutto vorrei far capire chescritto in modo diverso non funzionerebbe. 157
  • 157. Il fronte delle quoteSi danno le quote a tutti quelli che non le hanno, purchè abbiano prodotto latte nellapassata annata lattiera. Si escludono quelli che le hanno vendute. Giusto: costorole andranno a ricomperare. Il sindacato agricolo ha predicato e minacciato permesi che non si potevano immettere quote nuove sul mercato per non aumentare laproduzione di latte a scapito del prezzo ! Sono stati accontentati. Le quote arrive-ranno entro fine febbraio, metà marzo.Le quote assegnate non possono essere vendute e affittate. Era ora! Secondo metutte le quote non dovrebbero essere vendute o affittate. Scandaloso? Non mi pareproprio. Con toni diversi; si fa così in Germania ed ancor di più in Francia, dal1983. Non mi pare che ci siano state proteste.Il prezzo delle quote dovrebbe diventare pari a zero. C’è comprensione anche perchi supera la quote per poco. I super-splafonatori non ci saranno più.Sul fronte delle vecchie multeQui ci sono alcuni problemi in più. Anzitutto non è ben chiaro cosa succeda allaannata in corso. Non poteva essere diversamente almeno sino al 31 marzo e quindiaspettiamo la conversione che avrà vigore dal 01 aprile 2009. È stato detto sino afarsi sentire su Marte che non si dovevano fare sconti e sanatorie. Non sono statefatte ne le una ne le altre. Si paga tutto a rate e con gli interessi salati. Chiedere chesi rinunci anche ai contenziosi pare proprio un accanimento terapeutico. Forse chele Regioni hanno paura di perdere i ricorsi al TAR?Questa volta, forse non solo questa volta, avevo ragione io. Le multe non ci sononella contabilità dello Stato e non sono nemmeno in quella della UE. Per cancel-larle NON si devono trovare coperture di bilancio. Infatti i soldi incassati vanno inun capitolo nuovo creato in capo al Ministero dell’Agricoltura, che non si fida delTesoro. I soloni della zoofurbizia hanno sempre chiesto che se i cobas non pagava-no le multe loro dovevano avere indietro i soldi delle quote. Meno la PAC diciamonoi! A parole sono stati ben accontentati. Se i cobas pagano le multe, loro dovreb-bero avere i soldi delle quote, meno la PAC che hanno già avuto.Il nodoQui la storia della coperta si complica un poco.Se i cobas non aderiscono alla rateizzazione non ci sono i soldi per le quote acqui-state. Ma se ai Cobas non gli dai le quote, i Cobas non aderiscono alla rateizzazio-ne. Certo puoi mandare la Guardia di Finanza o chi per essa ad incassare ma inquel caso non alimenti il fondo del Ministero dell’Agricoltura ma quello delBilancio, perché il fondo dell’Agricoltura è alimentato dalla rateizzazione e nondalle cartelle esattoriali, tanto è che le hanno sospese. Quindi non hai soldi per gliinterventi nel settore zootecnico. 158
  • 158. Ma chi deciderà come dividere questi soldi? Non certo il Ministro, ma coloro cheoggi sbraitano contro il decreto, i vari Coldiretti & C. dove C. sta per assessoriRegionali.In bocca al lupo a tutti.Il secondo evento è l’azione penale che la Procura della Corte dei Contidi Torino ha attivato sugli amministratori delle nostre cooperative piemonte-si per danno erariale. Secondo la Procura della Corte dei Conti, noi sarem-mo equiparabili agli amministratori pubblici quando operiamo come acqui-renti del latte. Anche in questo caso non entro nel merito della tesi, che per-sonalmente considero fuori campo, ma che essendo sottoposta a un giudi-ce deve essere quantomeno rispettata.Merita solo ricordare che a Giovanni Robusti, e ad altre 33 persone, sonostati sequestrati beni mobili ed immobili con atti di sequestro su 114 banche.L’importo che mi riguarda è di Euro 182.434.662,83.Infine l’avvio delle procedure per richiedere lo stato di insolvenza exart. 195-202 legge fallimentare, sulle nostre cooperative piemontesi. Ilcaso merita due righe, non tanto nel merito ma circa i presunti obbiettividella Procura delle Repubblica di Saluzzo che ha fatto l’istanza.Sarò paranoico ma, secondo me, il pubblico ministero vuole ottenere ladichiarazione di bancarotta fraudolenta ai danni dello Stato. I giuristi sannocome questa accusa sia complicata da gestire. I giornalisti sanno benecome questa notizia sia golosa. I nostri amici delle sindacali agricole datempo si sono specializzati a divulgare le notizie di reato, soprattutto seriguardano gli avversari meglio ancora se sono solo ipotesi. Forse hannomeno dimestichezza a divulgare le loro condanne, ma questo è normale inuna società che si informa guardando distrattamente l’ospite fisso che intutte le case ha la forma del televisore.Quali sono i presupposti per giustificare il reato di bancarotta fraudolenta?Quello di non aver pagato i creditori, di averlo fatto in modo premeditato, pertrarre un reddito. Prima avevano cercato di far passare la logica che lo Statoavesse dei crediti nei confronti delle cooperative per le multe del latte. Forseabbiamo dimostrato che il vero debitore è il produttore, l‘allevatore, e non lacooperativa. Da li siamo passati ai crediti che lo Stato vanta per le sanzioniamministrative che le cooperative hanno preso dagli apparati, per averpagato il latte. Poi sono arrivate le multe miliardarie per non aver fatturato illatte tutti i giorni, ma tutto insieme solo una volta al mese come fan tutti.Tutte le sanzioni sono relative all’applicazione del regime delle quote latte.Ma se il regime delle quote latte è malato di vizi originali, le multe potrebbe- 159
  • 159. ro essere tutte illegittime. Come ho ampiamente documentato spesso si trat-ta di multe che la Cassazione sta annullando. Sempre la stessa coda delgatto che gira. Solo per farvi sapere che, quando sentirete sui giornali i tito-loni e leggerete di ipotetici furti stratosferici, abbiate una minimo di cognizio-ne di causa se non di vergogna per come spesso siamo presi tutti per ilnaso.Io ? Spero che qualcuno paghi anche di domenica. 160
  • 160. 11 EpilogoNon sono certo di essere riuscito a rendere, in poche pagine, 13 anni di sto-ria, di battaglia delle quote latte. Molti continueranno a non capirci nulla. Nonsi preoccupino, costoro, perché mantenere la confusione è sempre stato unbuon sistema per gestire, nel fumo, l’arrosto. Voglio solo pensare di esserriuscito a dimostrare che sono sereno, consapevole, e certo di poter fareancora di più. Stiamo vivendo un periodo feroce nella storia dell’agricolturaglobalizzata e almeno sino al 30 giugno 2009 avrò il piacere e l’onore dipoter fare qualcosa per capire, se non per indirizzare - da membro delParlamento Europeo - queste scelte. A Bruxelles ho avuto il brivido di sosti-tuire nientemeno che il mio segretario federale, Umberto Bossi, che ho sem-pre considerato dietro (e spesso anche davanti) alla battaglia delle quotelatte; battaglia unicamente Padana.Come ho già avuto modo di dire nel libro, spetterà ad Umberto Bossi indica-re le candidature per le prossime elezioni Europee di giugno 2009. La miadisponibilità è nota e certa. Altrettanto nota, la convinzione che con l’appro-vazione del trattato di Lisbona si inizierà, nel 2010 l’era della co-decisionefra Parlamento e Consiglio. Fino a ieri il Paramento era un grande strumen-to di democrazia ma senza alcun potere. Dal 2010 tutte, ma proprio tutte, ledecisioni dei capi di Stato e dei ministri degli Stati membri, dovranno esse-re concordate in sede parlamentare a Bruxelles. E ci sarà da lavorare masoprattutto ci sarà di esserci e di sapere come lavorare.Potrei azzardarmi a dire che in 13 anni ho dimostrato esperienza, impegno,assiduità ai lavori parlamentari (elemento poco diffuso) e magari anche unpo’ di capacità. Che, non posso giudicare da solo. Certo sono andato a volteper la mia strada, ma forse anche questo ha dei risvolti positivi.I voti, nelle competizioni politiche, appartengono al partito in quanto luogo diconfronto e di scelta delle linee politiche. Se è il partito che guadagna operde consensi è il partito che deve decidere come e con chi fare una cam-pagna elettorale.Di certo, anche dopo il 7 giugno 2009 data delle elezioni europee, io reste-rò Giovanni Robusti, quello di sempre: con qualche capello grigio in più, conqualche scommessa politica da giocare in meno. Ma con la serenità di chi èconvinto che le azioni giuste vadano perseguite sino in fondo, convinto che 161
  • 161. se lo Stato è quello che il cittadino si trova davanti come avversario, comecontroparte, allora il commento che ho scritto nel 1997 presentando la primarelazione Lecca ai miei allevatori firmandomi “ex cittadino italiano” è ancoroggi oltremodo corretto.Non devo dimostrare io di essere di nuovo un orgoglioso cittadino di quelloche molti si ostinano a chiamare Paese, ma il contrario.Nell’attesa, continuerò a considerarmi tra i forse pochi che sono orgogliosidi essere cittadini europei. Di certo fra i tanti che amano chiamarsi Padani. 162
  • 162. SCHEDEMi pare corretto pubblicare alcuni documenti che dovrebbero sempre costi-tuire la base per un rapporto trasparente tra eletto ed elettore, nonché atti chedi recente hanno dato una svolta giudiziaria positiva alla situazione persona-le di Giovanni Robusti (tanto per concludere con una nota di ottimismo!) A) Scheda personale completa della CCIAA: Riporto le cariche da me ricoperte nel tempo, in numerose società, aggiornato al gennaio 2009. Io non rilevo nulla di anomalo se non la quantità delle cariche. O io sono un poltronaio oppure nessuno ha mai avuto il coraggio di fare il presidente e poi il liquidatore delle varie attività connesse alla gestio- ne delle quote latte. È questione di credere in quel che si fa. B) Certificato Penale generale: La condanna per diffamazione citata è relativa ad un articolo sul MAF del 1997 e non firmato, quindi riferibi- le al direttore. Pare che alcuni del “Sole 24 Ore” si siano arrabbiati molto. C) Certificato dei carichi pendenti: È evidente che se vado a Saluzzo e a Pordenone trovo sul mio certificato dei carichi pendenti tutti i capi di imputazione relativi ai due procedimenti in corso dei quali ho dato ampio risalto nel libro. Tuttavia mi premeva rilevare come, per la mia vita quotidiana di libero e privato cittadino, vissuto a casa mia, nel mio territorio, nella mia provincia, io non abbia alcuna imputazione. D) Cartelle esattoriali: a mio carico, per sanzioni relative ai verbali della Regione Lombardia per aver pagato il latte ai produttori. Lo stato del- l’arte è aggiornato alla sola Lombardia e al febbraio 2009. Mancano le cartelle di Cuneo e Torino, e la recente vicenda della Corte dei Conti. Sono, tutto sommato, cifre in-pagabili. Superiamo i 2 milioni di euro. Eppure su queste sanzioni ci hanno lavorato uffici interi, sono stati pagati percentuali e provvigioni per l’esenzione, sono state atti- vate procedure di recupero forzoso, si sono fatti pignoramenti in casa mia. Valeva la pena? Era per una buona causa? Hanno proceduto con eguale solerzia in ogni altro caso? E) Sentenza recente della Corte di Cassazione: annulla in via definiti- va le sanzioni delle Regioni per aver pagato il latte certificando che l’acquirente NON è obbligato a trattenere il prelievo. Purtroppo le Regioni pare non annullino le multe, aspettando che arrivino le sen- tenze di tutte le cause in corso, una dopo l’altra. Nonostante ciò, i fron- ti aperti nei vari tribunali pare non abbiano fine. La giustizia ha final- mente un suo corso? Si. Ma ragazzi, che lentezza!Aggiornamenti costanti sulla situazione nel mio sito personale www.giovan-nirobusti.org 163
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  • 183. Si omette per brevità la motivazione centrale dellasentenza che semplicemente ricostruisce la storia delprocedimento e le posizioni dei ricorrenti.Rilevante è quindi la conclusione che si riporta inte-gralmente nel CD allegato. 184
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  • 186. INDICEScheda attività parlamentare senatore Giovanni Robusti pag. 51 Giovanni Robusti pre-politico pag. 232 La politica pag. 253 Contro il sistema pag. 304 La guerra del latte pag. 345 Dopo Linate pag. 1056 Noi, acquirenti in proprio del nostro latte pag. 1147 Procedimenti Penali pag. 1258 La questione CREDIEURONORD pag. 1429 Il rapporto con la Lega Nord e la vicenda Agoni-DiPietro pag. 15310 Gli eventi più recenti pag. 15711 Epilogo pag. 161 Schede pag. 163 187
  • 187. 188