Mass Media, Nuovi Media, Società Delle Reti 9 Mario Pireddu - Presentation Transcript
Mass media, nuovi media, società delle reti Mario Pireddu [email_address]
Mass media, nuovi media, società delle reti
Adorno : “On popular music”
per Adorno il ruolo della musica nel processo sociale è esclusivamente quello di una merce
le tecniche della radio e del film sonoro sono nelle mani di potenti monopoli e prendono possesso persino della ‘cellula più interna delle pratiche musicali’, la vita musicale domestica
“ attraverso l’assorbimento totale della produzione come del consumo musicale nel processo capitalistico, l’alienazione della musica dall’uomo è divenuta completa”
- è la società moderna ad essere alienata, e con essa la sua musica
Mass media, nuovi media, società delle reti
“ interpretazione sociologica del jazz” ( Über Jazz , 1937):
la musica e la sua esecuzione sono “cifre socio-culturali”, spie visibili della realtà sociale
il jazz è un “tipo di musica da ballo” esistente fin dalla Prima Guerra Mondiale
la modernità del jazz è una manifestazione esteriore e superficiale di una forma culturale le cui radici erano nella musica d’intrattenimento da sala (Salon-musik) e nella marcia militare
la “alterità” e l’arcaicismo del jazz (esotismo della cultura nera) sono riflessi del suo autentico carattere di “merce in senso stretto”
- l’improvvisazione è vista come aggiunta al carattere di merce standardizzata avente lo scopo di mascherare la mercificazione
Mass media, nuovi media, società delle reti
Adorno parla di “inganno” compiuto “negli interessi della borghesia”
jazz: estetizzazione del privilegio borghese tramite la colonizzazione dell’alterità
“ regressione”: la forma merce si diffonde a tutti gli oggetti culturali, facendo svanire la distinzione tra cultura alta e cultura di massa
Adorno si chiede:
“ cos’è la ‘buona musica’? […] e il vasto numero di persone che la ascoltano, come la ascoltano? Ascoltano una sinfonia di Beethoven con concentrazione? […] o l’ascoltano come ascolterebbero il jazz, aspettando, nell’introduzione del finale della prima sinfonia di Brahms, l’assolo del corno francese, come farebbero per il chorus di clarinetto solo di Benny Goodman? Un ascolto di questo tipo non renderebbe assolutamente illusorio l’ideale della cultura di offrire la buona musica a vasti strati del pubblico?”
Mass media, nuovi media, società delle reti
la standardizzazione scaturisce dalle condizioni dell’economia capitalista, e serve a “trattenere gli ascoltatori dal criticare le realtà sociali”
la standardizzazione promuove “l’illusione che il meglio è alla portata dell’uomo comune”
sulla ripetizione dei brani alla radio ( plugging ): “attraverso l’identificazione gli ascoltatori seguono ciò che essi credono sia la folla e così giungono a crearne una”
per Adorno la distinzione tra musica seria e musica popular si traduce nella distinzione tra:
musica che accetta il suo carattere di merce
musica che rifiuta e resiste all’industria culturale
Mass media, nuovi media, società delle reti
Adorno si riferisce in modo non analitico a due categorie:
musica buona (“good”, seria)
musica “non buona”
una riflette l’ordine sociale esistente, l’altra aspira a un “contenuto di verità”
per Adorno l’arte è una forma di conoscenza volta non alla bellezza ma alla verità:
la musica vera è dunque quella che contiene l’inconciliabilità dei rapporti sociali nella loro tensione contraddittoria: Beethoven è il massimo perfezionamento dell’integrazione delle parti nel tutto
- la popular music attrae non per la sua minore complessità, ma per lo standard
Mass media, nuovi media, società delle reti
lo standard organizza il materiale musicale e rende facilmente identificabile lo schema musicale di base
le strutture tipiche della popular music sono solo apparentemente modificate da particolari “del tutto artificiosi”
la standardizzazione del materiale sonoro garantisce un ascolto standardizzato , pianificabile e prevedibile, quindi controllabile sul mercato
“ la standardizzazione è quanto permette alla musica di ascoltare per conto degli ascoltatori”
Mass media, nuovi media, società delle reti
la standardizzazione non può essere però esibita per via di una forte ideologia individualistica, e dunque:
ricerca della novità, del diverso, della singolarità che differenzi ogni canzone sul mercato
ma si tratta di “ pseudo-individualizzazione ”, ovvero falsa
sotto tutti gli effetti, vi è sempre la stessa struttura musicale di fondo
quando riflette il modo di produzione artigianale del lavoro individuale, la pseudo-individualizzazione non è totalmente artificiosa (autenticità del lavoro artigianale)
la pseudo-individualizzazione produce l’ organizzazione in generi e l’identificazione della musica secondo marchi commerciali
Mass media, nuovi media, società delle reti
le abitudini di ascolto di massa si fondano sempre sul riconoscimento :
la ripetizione produce accettazione
anche la musica ‘seria’ segue processi di riconoscimento, ma in questo caso non si è mai solo davanti alla semplice identificazione del materiale ascoltato con qualcosa di già noto
nella musica ‘seria’ non è mai solo il dettaglio a essere riconosciuto ma la totalità
nella popular music è il dettaglio che viene riconosciuto: riconoscimento fine a se stesso
- riconoscendo, l’ascoltatore comprende che la sua esperienza individuale è parte di una esperienza collettiva: ascoltando un brano come se fosse un successo, l’ascoltatore crede che lo sia davvero
Mass media, nuovi media, società delle reti
“ l’ascoltatore, quando è alle prese con il complicato, ode in realtà solo il semplice che esso rappresenta e percepisce il complicato solo come una distorsione parodistica del semplice”
“ la popular music spoglia l’ascoltatore della sua spontaneità e promuove riflessi condizionati”
è imperativo nascondere la standardizzazione
“ cosiddette improvvisazioni” nel jazz:
mito dell’artigianato pioneristico e illusione degli appassionati
non vi è vera improvvisazione ma stereotipizzazione dei dettagli
“ la musica popular diventa un questionario a scelta multipla”
Mass media, nuovi media, società delle reti
la rigida alternativa e le limitazioni dello standard portano a modelli di comportamento “mi piace/non mi piace”
il “plugging” è volto a spezzare la resistenza all’ascolto sempre uguale
l’ascoltatore si fa “incantare dall’inevitabile”
l’enfasi sulla presentazione (promozione dei brani) deve sostituire l’ assenza di genuina individualità del materiale musicale
“ come tutte le donne fatali (glamour girls) sembrano uguali, anche gli effetti ammalianti della musica popular sono equivalenti tra loro”
“ ogni incanto è associato a qualche forma di inganno ”
(gli ascoltatori sono ingannati dalla musica popular nei suoi passaggi incantevoli”
Mass media, nuovi media, società delle reti
comprensione:
vaga rimembranza (“devo averlo sentito da qualche parte)
identificazione effettiva (“ecco cos’è”)
classificazione (“è la famosa XYZ”)
auto-riflessione sull’atto del riconoscimento (“oh, la conosco, questa è mia”)
transfer psicologico (“ehi, XYZ è proprio un bel pezzo!”)
fischiettare e canticchiare - il piacere nel possedere la melodia equivale a un sentirsi liberi di abusarne: “il loro comportamento rispetto alla melodia è come quello dei bambini che tirano la coda di un cane. Essi godono, in qualche misura, nel far sussultare o guaire la melodia”
“ il proprietario musicale che prova qualcosa tipo ‘mi piace quel pezzo (perché lo conosco)’ va incontro ad una illusione di grandezza (grandeur) comparabile a quella di un bambino di possedere le ferrovie”
“ la maggior parte degli ascoltatori, al fine di conformarsi a ciò che essi considerano richieste sociali […] si ‘uniscono’ in modo un po’ scherzoso alla cospirazione […] e frenano la presa di coscienza del meccanismo operativo dicendo a se stessi e agli altri che il tutto è in fondo solo un semplice e sano divertimento”
Mass media, nuovi media, società delle reti
Morin e il pubblico
la logica di qualsiasi produzione destinata al largo consumo (produzione di massa) è quella della massificazione dei consumi
tutti i sistemi industriali tendono ad accrescersi, anche quelli che prescindono dalla ricerca continua del profitto
i settori più dinamici dell’industria culturale si rivolgono a un “pubblico universale”:
alle diverse età, ai due sessi, alle diverse classi sociali, pubblici nazionali e pubblico mondiale
- necessità della ricerca di varietà nella produzione di informazioni e di immaginario: se quel che si cerca è un pubblico vasto, occorre lavorare per un denominatore comune
Mass media, nuovi media, società delle reti
tendenza all’eclettismo: humor, politica, sport, religione, spiritualità, erotismo, cinema, arte, giochi, viaggi, gossip, etc.
anche al cinema: amore, azione, humor, erotismo, contenuti violenti e contenuti sentimentali, temi giovanili e temi adulti
la varietà mira a soddisfare tutti gli interessi e tutti i gusti (massimo consumo)
[varietà: cafè-chantant , teatri di cartone, spettacolo popolare, drammi da feuilletton, commedie borghesi, esecuzioni di artisti circensi, di strada, dei cantanti
teatri, sale da caffè, locali con palco: successo degli artisti decretato dal pubblico recitazione e intrattenimento cabarettistico, canzonette, monologhi, caricature e macchiette, balletto, prestidigitazione, trasformismo
genere popolare ostracizzato dalla cultura ‘alta’]
Jean Béraud Representation at the Theatre des Varietes 1888
La Belle Otero (Agustina Otero Iglesias) stella delle Folies Bergère
Edouard Manet, Le bar aux Folies Bergèr
Mass media, nuovi media, società delle reti
la varietà è sistematizzata e omogeneizzata secondo norme comuni
i contenuti (tramite il rewriting ) devono essere immediatamente intelligibili
stile omogeneizzato, anche con contenuti differenti
immagine dell’”uomo medio” ideale, costruita sui numeri delle vendite
i processi di omogeneizzazione mirano a rendere piacevolmente assimilabili i contenuti più vari (per l’uomo medio ideale)
la tendenza alla omogeneizzazione è sincretismo :
il cinema sincretizza tematiche tipiche di generi diversi:
film di avventura: amore, comico
film comico: amore, avventura
film d’amore: avventura, comico
etc.
Mass media, nuovi media, società delle reti
il sincretismo comporta una parziale unificazione di due settori dell’industria culturale: l’informazione e il romanzesco
cronaca: parte di realtà in cui irrompe l’inaspettato, il delitto, l’avventura, l’incidente
divi: vivono “al di sopra della vita quotidiana”
“ È privilegiato tutto ciò che, nella vita reale, somiglia al romanzo o al sogno”
l’informazione contiene temi romanzeschi, non di rado inventati dai giornalisti (gossip, etc.)
il settore dell’immaginario si serve del realismo (situazioni, azioni, sviluppi narrativi che hanno le apparenze della realtà)
“ la cultura di massa è animata da questo duplice movimento: l’immaginario mima il reale, e il reale assume i colori dell’immaginario ”
Mass media, nuovi media, società delle reti
a partire dagli anni Trenta (negli Stati Uniti e in seguito negli altri paesi occidentali) nasce un nuovo tipo di stampa, di radio, di cinema, la cui caratteristica è di rivolgersi a tutti
in precedenza le barriere delle classi sociali, dell’età, dell’alfabetizzazione implicavano campi culturali diversi:
la stampa di opinione era altro dalla stampa di informazione
la stampa borghese era altro dalla stampa popolare
la letteratura popolare era strutturata in modo rigido secondo modelli melodrammatici
la letteratura per l’infanzia “era rosa o verde”
il cinema era spettacolo da fiera
alcune barriere restano: stampa femminile, stampa per l’infanzia, etc. (pubblici specifici)
ma il dinamismo dell’industria culturale spinge verso l’ universalità
Mass media, nuovi media, società delle reti
alcuni quotidiani si rivolgono ora a uomini colti e a uomini incolti, borghesi e proletari, uomini e donne, giovani e adulti: il cinema stesso si sviluppa come “spettacolo di tutti”
il dinamismo dell’industria culturale conquista il “grande pubblico”, i differenti strati sociali, le diverse età, i diversi sessi, etc.
contemporaneamente si sviluppano la stampa femminile e la stampa per l’infanzia ( Tarzan , Confidences , etc.): la cultura di massa attrae a sé il mondo femminile e quello infantile
la stampa ‘femminile’ non si oppone a quella maschile (perché la stessa grande stampa è “femminile-maschile”): si specializza secondo le modalità della massificazione in contenuti femminili che sono minoritari nella grande stampa
Mass media, nuovi media, società delle reti
la stampa per l’infanzia si specializza in contenuti infantili che sono anch’essi circoscritti nella stampa per adulti (la classica “pagina dei ragazzi”, i fumetti, etc.)
la stampa per l’infanzia svolge una funzione importante per l’industria culturale: prepara alla stampa del mondo degli adulti
le differenziazioni sono elementi di comunicazione: una stessa struttura industriale provvede ai vari tipi di stampa, e lo scarto tra mondo infantile e mondo adulto si riduce:
la grande stampa contiene diversi elementi infantili e utilizza molto l’immagine
la stampa infantile è “strumento di tirocinio” per la cultura di massa
la cultura di massa conduce precocemente i ragazzi nel mondo degli adulti, e al contempo nel settore degli adulti si pone al livello del ragazzo
Tintin au Pays de l'Or Noir , c.1950
Mass media, nuovi media, società delle reti
quali conseguenze?
ragazzi dai caratteri pre-adulti?
adulti infantilizzati?
le due risposte non si escludono a vicenda:
“ lo sviluppo ha cessato di esistere. Il bambino è adulto dal momento in cui sa camminare, e l’adulto resta di norma stazionario” (Horkheimer)
le barriere tra le età sono corrose dalla omogeneizzazione della produzione e della omogeneizzazione dei consumi
l’omogeneizzazione delle età si caratterizza per la dominante giovanile :
0 comments
Post a comment