Mass Media, Nuovi Media, Società Delle Reti 5 Mario Pireddu - Presentation Transcript
Mass media, nuovi media, società delle reti Mario Pireddu [email_address]
l’essenza più significativa della metropoli sta in questa grandezza funzionale che trascende le sue frontiere fisiche
timeline of american media
Mass media, nuovi media, società delle reti
Georg Simmel, tra i primi a esaminare concretamente le forme di vita metropolitane agli inizi del XX secolo, le descrive come un fluire ininterrotto, una continua produzione di forme in cui questo fluire si fissa temporaneamente per poi assumere altre configurazioni.
la cultura, nel suo aspetto materiale di istituzioni, relazioni, simboli, idee, prodotti del sistema economico e del sistema dell’arte, si contrappone per certi versi alla fluidità della vita stessa, e il mutamento culturale deve essere inteso come il prodotto di questa tensione
- la metropoli è per Simmel il centro propulsore della modernità e rappresenta quindi l’immagine di una crisi permanente : da un lato prende forma su processi che sconvolgono gradualmente tutti gli ordini sociali tradizionali e dall’altro trova nel mutamento stesso la sua ragion d’essere.
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atteggiamento blasé : l'individuo ostenta indifferenza e scetticismo e risponde in maniera temperata a un forte stimolo esterno a causa di una precedente sovrastimolazione (in seguito a stimolazioni nervose in rapido movimento, spesso in successione e fortemente discordanti)
la causa all'origine di questo atteggiamento è dunque per Simmel la sovrastimolazione sensoriale offerta dalla città
l’abitante della metropoli è sottoposto a continui stimoli e quindi in qualche modo si abitua e sembra divenire meno recettivo. Il susseguirsi quotidiano di notizie ed emozioni rende ogni cosa normale e consuma le energie di reazione
dal riserbo, dall'indifferenza e dal distacco che caratterizzano i rapporti interpersonali metropolitani nasce la “libertà” metropolitana
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- relazione tra differenziazione sociale e libertà dell’individuo
cerchia sociale poco numerosa e poco differenziata: contenuti «meno individualizzati» della coscienza di ciascuno dei suoi membri
cerchia sociale allargata: costruzione del senso della propria autonomia e della propria unicità
la metropoli è allo stesso tempo il luogo della massima espressione di individualità e libertà del singolo, come dell’intellettualizzazione e della difficoltà nel percepire le differenze tra le cose
- la metropoli amplia le possibilità di movimento di ognuno, e tiene insieme ogni suo abitante in un sistema di interdipendenze che lo trascende
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l’interpretazione simmeliana: maggior intellettualismo (connesso alla dimensione metropolitana, come per la stessa figura del blasé )
stride con le visioni della vita nella grande città come imbarbarimento, ridimensionamento della sfera spirituale e riattivazione della sfera istintuale
al fine di tutelare la propria vita soggettiva contro le forme di relazione dell’ambiente metropolitano, il cittadino sviluppa una “intellettualità sofisticata” (indifferenza per qualsiasi individualità e abitudine ad instaurare rapporti più formali e distaccati)
- la società è da una parte interazione , dall’altra « sociazione » (il processo mediante il quale una forma di azioni reciproche si consolida nel tempo); per il blasé l’indifferenza per il già visto si combina con il riserbo e spesso con l’anonimità delle relazioni
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non disumanizzazione dell’uomo metropolitano, ma normali reazioni di tutela del sé di fronte alla sovrabbondanza di stimoli che caratterizza la vita nelle metropoli (“l’intensificazione della vita nervosa”)
“ l’essenza più significativa della metropoli sta in questa grandezza funzionale che trascende le sue frontiere fisiche”
- gli individui, slegati dai legami storici, devono distinguersi tra loro: non più ‘l’uomo universale’ in ogni singolo individuo, ma proprio l’unicità e la insostituibilità qualitativa del singolo sono ora i depositari del suo valore
la funzione della metropoli è di fornire uno spazio per il contrasto e per i tentativi di conciliazione di queste due tendenze
il telegrafo
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nell’Inghilterra del diciottesimo secolo la distinzione tra scienza e tecnica non era ancora nettamente definita (così in Francia, dove sorge la figura dell’ingegnere di stato: scuole di formazione per ingegneri da cui poi nascerà l’École polytechnique)
nella letteratura scientifica e in quella utopica del diciassettesimo e del diciottesimo secolo l’idea della comunicazione a distanza è già presente
l’astronomo inglese Robert Hooke descrive così un dispositivo per la trasmissione di segnali per mezzo di semafori e cannocchiali: “mezzo per far conoscere il proprio pensiero a grande distanza” (1864)
- l’uso che la letteratura dell’epoca prevedeva per i dispositivi di comunicazione a distanza, veri o immaginari, era però principalmente la comunicazione amorosa
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il telegrafo ottico, conosciuto sin dalla fine del Seicento, si afferma solo dopo un secolo: mancava una struttura sociale adatta, in grado non solo di capire l’importanza della comunicazione a distanza, ma anche di promuovere la creazione di una rete permanente
solo dopo la Rivoluzione francese un attore sociale nuovo, lo Stato moderno, inizia a costruire infrastrutture permanenti
1790: Claude Chappe, giovane fisico che si occupa di elettricità, mette a punto un nuovo progetto. Vuol “mettere il governo in grado di trasmettere i suoi ordini a grande distanza nel minor tempo possibile”
è nell’ambito delle notizie ad uso militare che può realizzarsi il progetto di Chappe (governare “in tempo reale”), ma ciò che favorisce l’adozione del mezzo non è unicamente la logica bellica
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Chappe: “il telegrafo riduce le distanze e, in un certo qual modo, riunisce un’immensa popolazione in un solo punto”
utilizzo del telegrafo per assicurare la coesione nazionale: si diffonde l’immagine di una mobilitazione nazionale istantanea, che “tende a consolidare l’unità della Repubblica” eliminando i particolarismi regionali
il telegrafo si inserisce dunque in questa cornice, volta a rafforzare l’unità di uno spazio omogeneo: fa parte di fatto della retorica rivoluzionaria, ma assume una valenza particolare anche a livello architettonico (“la macchina telegrafica sostituirà il campanile della cattedrale”).
lo stesso Bonaparte fu tra i primi a comprendere l’importanza politica del nuovo mezzo di comunicazione (colpo di stato del 18 brumaio)
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per alcuni “la lingua del telegrafo diviene quasi universale, poiché riporta combinazioni numeriche al posto delle parole”: si tratta di esprimere un gran numero di cose con pochi segni
la diffusione del telegrafo si deve soprattutto all’estensione della Repubblica: viene introdotto in Francia e in poche repubbliche sorelle
l’estensione del telegrafo oltre l’ambito militare resta limitata: lo Stato si rifiuta di aprire le proprie reti di comunicazione al privato
il fallimento di un utilizzo diffuso del telegrafo si deve anche alla debolezza della domanda: la rivoluzione industriale in Francia è appena iniziata e l’esigenza di rapide trasmissioni di informazioni industriali e commerciali è limitata
(uso militare del telegrafo durante la Rivoluzione e l’Impero, uso poliziesco sotto la Restaurazione)
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anche fuori dalla Francia il telegrafo aereo si sviluppa seguendo il ritmo delle attività militari (l’Ammiragliato britannico continua a preferire il sistema aereo a quello elettrico)
Intorno al 1830 gli altri stati europei costruiscono collegamenti telegrafici, poi destinati ad essere sostituiti dalla rete elettrica: Prussia, Russia, Spagna, etc.
i telegrafi sono telegrafi di Stato gestiti dai militari o da ingegneri dei lavori pubblici (rafforzamento dell’unità nazionale e consolidamento del potere dello Stato)
si comincia a intuire il valore dell’informazione nell’accertamento del corso della Borsa: i banchieri che non hanno mezzi per inviare corrieri privati in giro per l’Europa pensano di utilizzare il telegrafo
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1832: sottoscrizione per costituire il capitale di una società privata in grado di raggiungere le principali città europee, ad uso commerciale
dopo negoziati, nel 1833 l’Amministrazione francese vota una legge sul monopolio telegrafico: la borghesia imprenditoriale liberale cede al monopolio statale
i liberali si appellano al diritto di comunicare: come la stampa, che non è monopolio governativo, così una legge sui telegrafi dovrebbe “limitarsi a regolarne l’uso e reprimerne l’abuso”
si scontrano due progetti di comunicazione, due visioni opposte: comunicazione di mercato e comunicazione di stato
il rifiuto della liberalizzazione in Francia si deve alla paura dell’insurrezione e al disinteresse per l’economia
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in Inghilterra la concezione liberale vede il mercato regolare la società: le infrastrutture di comunicazione dipendono anche dall’iniziativa privata
si sviluppano linee telegrafiche private: le incertezze e i rischi connessi al trasporto marittimo influiscono sulla disponibilità delle merci e sull’andamento delle borse
in Inghilterra l’innovazione, in questo caso sotto forma di elettricità , trova terreno fertile
il telegrafo si pone in un quadro di continuità dell’evoluzione del trasporto dei messaggi (riorganizzazione delle reti stradali, rivoluzione dei trasporti, reti postali, reti ferroviarie, accelerazione della velocità della circolazione, rimasta immutata dal Medioevo)
istantaneità non più vincere sul tempo, ma sullo spazio
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la rete non viene più concepita come una sovrapposizione di linee, ma come un insieme coordinato dove l’ottimizzazione del tempo di trasmissione non implica sempre l’utilizzazione della strada più breve
il telegrafo ottico rappresenta il punto di partenza dei sistemi di telecomunicazioni; riunisce in sé le quattro caratteristiche di base delle telecomunicazioni (Flichy):
anche se non istantanea, la trasmissione è molto rapida
viene costruita una rete permanente
un gruppo di tecnici specializzati si occupa della gestione
l’informazione è codificata in un ‘linguaggio universale’
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1844: negli Stati Uniti Samuel Morse inaugura la prima linea interurbana, che sarà unificata dalla Western Union nel 1866 nella rete americana (37.000 miglia, 22.000 uffici telegrafici)
l’industria preme per la standardizzazione dei sistemi (necessaria per la realizzazione di un sistema di comunicazione universale, oltre che fonte di economie di scala)
tutti i paesi utilizzatori del telegrafo elettrico utilizzeranno l’alfabeto Morse; l’interconnessione delle reti nazionali inizia nel 1849 (dieci anni dopo l’installazione della prima rete in Inghilterra)
Unione Telegrafica Internazionale (Parigi, 1865), primo organismo internazionale di natura tecnico-amministrativa
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il mutamento è connesso alla tecnologia: grazie all’elettricità “la lunghezza dei dispacci che si potevano trasmettere in una certa quantità di tempo veniva d’un tratto centuplicata” ( Le Moniteur universel , 1850)
la lontananza, la distanza, la difficoltà di comunicare costituiscono alcune tra le principali ragioni della diffusione del telegrafo
la Telegraph Company inglese installa sale d’informazioni nelle principali Borse di provincia ( news room ): è la Borsa a dimostrare il valore di una informazione rapida
Tipologia dispacci Borsa Commercio Famiglia Altro Francia (1851) Francia (1858) Gran Bretagna (1854) Belgio (1851) 38 39 50 60 28 33 31 19 25 20 13 10 9 8 6 11
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telegrafo elettrico e mezzi di trasporto: nella seconda metà del diciannovesimo secolo nasce la distribuzione moderna
il commercio locale si inserisce in contesti più ampi a livello regionale o nazionale: il telegrafo fa del mercato mondiale una possibilità reale
gli altri utenti del telegrafo sono la stampa e le compagnie ferroviarie; resta minoritario l’utilizzo ‘familiare’ del mezzo
comunicazione di mercato: ma nel 1868 l’Inghilterra vota per la nazionalizzazione delle reti telegrafiche (per via di tariffe troppo elevate del servizio privato, cattiva qualità dei servizi, copertura del territorio insufficiente, etc.)
modello europeo di gestione pubblica del telegrafo
il telefono
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telefono: i francesi lo pensano come strumento di potere, gli inglesi come mezzo commerciale
Bell immagina di fare del telefono uno “strumento di comunicazione a distanza senza intermediari”
nel 1860 si inizia a utilizzare il telefono a fini di conversazione (si era verificato in precedenza il passaggio dal messaggio telegrafico alla conversazione telegrafica)
prima rete telefonica costruita a Boston nel 1877: uso sostanzialmente professionale
il telefono è un dispositivo di rete, “non è come il piano o il fonografo che hanno un’esistenza autonoma. È utile in proporzione al numero di persone che raggiunge” | collegamento fisico e sociale
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ubiquità: l’uomo d’affari è contemporaneamente nel suo ufficio e nella sua residenza estiva con la famiglia
(telefonate come “visite telefoniche”)
l’uso cambia e dagli anni Trenta il tema della comunicazione familiare e amicale, della visita telefonica, si impone nella diffusione pubblicitaria
il telefono riattiva le reti di rapporti sociali nel contesto urbano, in modo che non si basino più esclusivamente sulle relazioni di vicinato (telefono come strumento di rapporti sociali comunitario)
l’idea del sistema telefonico va attribuita a Théodore Vail, responsabile della rete ferroviaria americana: “sistema in grado di assicurare la comunicazione con ogni corrispondente possibile, in qualunque momento”
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il valore del nuovo strumento di comunicazione (sistema telefonico) dipende dal numero di potenziali connessioni
“ un sistema, una politica, un servizio universale”
slogan del sistema Bell
Vail insiste sull’universalità della rete e la giustifica con una ‘missione sociale’ del telefono, oltre i limiti imposti da frontiere nazionali, geografiche, razziali:
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