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Racconti vol 1
 

Racconti vol 1

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imparare italiano

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    Racconti vol 1 Racconti vol 1 Document Transcript

    • Racconti – Vol. 1 by StellaRobi 2010 www.stellarobi.altervista.org Pagina 1 
    • Racconti – Vol. 1 by StellaRobi 2010  VanigliaDopo quella notte per diverso tempo è calato il buio, poi...Poi non so come e perché, ma adagio la mia vita ha ricominciato ascorrere. Pian piano ho ripreso a parlare di altre cose, a uscire, alavorare, ad andare in vacanza, a dormire, a festeggiare, a farel’amore... Ora è tutto tranquillo, sotto controllo, normalizzato,quella notte l’ho rimpicciolita in modo che potesse entrare in unaminuscola scatola che ho poi riposto con cura nell’angolo piùsegreto e buio della mia memoria. Se ne sta lì, buona buona,mentre io mi abbronzo al sole... fino a quando... solo se... bastacosì poco... e maledico...Maledico quell’odore dolciastro che mi stende al tappeto, che mi fastramazzare e mi lascia impietrita. Mi si inchioda nella testa, èvaniglia. Un innocuo Arbre Magique che mi riporta lì, inquell’istante per me crudelmente eterno. E allora capisco che èstato tutto un bluff, con gli occhi sbarrati sento la scatolinaingigantirsi, il suo contenuto lievitare fino a scoppiare e alloratutto, ma proprio tutto, prende forma davanti ai miei occhiterrorizzati e vedo...Vedo con chiarezza incredibile, con la vista di un miope che sirimette gli occhiali, tutti i particolari: l’auto veloce, il volante inradica, i sedili di pelle, il luccichio del portachiavi in argento, lelucette arancione del cruscotto, il tergicristalli che spazza vial’acqua e sento...Sento il rumore della pioggia, la voce di Ligabue quando arriva adire posso solo questo sogno scusa per la mia fantasia, la risatafamiliare di Dario e avverto...www.stellarobi.altervista.org Pagina 2 
    • Racconti – Vol. 1 by StellaRobi 2010 Avverto il tocco delicato delle sue dita tra i miei capelli, il suosguardo dolce, l’armonia che ci legava e poi...Poi vedo la strada impazzire, sento il boato scoppiarmi nella testae avverto la fine in un solo istante e allora...Allora mi concentro, deglutisco con forza mandando giù l’amaroboccone perché devo rassegnarmi a fare i conti con la realtà: soloapparentemente si dimentica. Non serve a niente nascondere.Puoi solo illuderti di poter racchiudere la memoria in una scatola.Lei è lì, una bomba a orologeria, solo in attesa, ma programmataper esplodere.www.stellarobi.altervista.org Pagina 3 
    • Racconti – Vol. 1 by StellaRobi 2010  La mia porta Quando Simone, in questo grigio pomeriggio, me ne ha fatta un’altra delle sue e mi ha scaricato come un pacco al bordo della strada per correre da lei, il mio primo pensiero è volato a Francesca. Così, mentre serro i pugni e cerco di cacciare indietro le lacrime, mi incammino verso casa sua e già il mio cuore si alleggerisce. Francesca mi capirà, mi lascerà sfogare, mi consiglierà, consolerà, rassicurerà... Ringrazio mentalmente quel giorno di circa dieci anni fa’, quando per caso ci siamo conosciute. Siamo andate subito d’accordo, abbiamo condiviso molte cose insieme, diverse esperienze che ci hanno fatto crescere e cambiare, per poi dirottarci su strade diverse. Ma comunque siamo sempre rimaste unite, anche quando gli intervalli fra i nostri incontri sono passati da quotidiani a settimanali e poi ancora più lunghi. Ma in fondo non importa il tempo passato insieme, conta sapere che l’altra c’è, che c’è un punto fermo nella propria vita. Francesca c’è sempre stata, soprattutto nei giorni difficili e cioè da quando la mia storia con Simone ha preso questa brutta piega per lei che è rientrata nella sua vita, o forse sono stata solo io ad aver creduto che ne fosse uscita. Francesca mi ha sentito cento volte lamentarmi, cento volte piangere, cento volte disperarmi e cento volte urlare dalla rabbia. In tutte le occasioni ha sempre avuto la parola giusta e quando le parole non sono state sufficienti o comunque non in grado di cambiare le cose, ha sempre avuto per me un gesto che mi ha dato la forza e quel pizzico di serenità che nella mia vita con Simone non c’è più... sicurezza. Sì, ecco cosa è Francesca, rappresenta la sicurezza, lei così tranquilla, così dolce ewww.stellarobi.altervista.org Pagina 4 
    • Racconti – Vol. 1 by StellaRobi 2010  premurosa. Figurarsi che non l’ho mai sentita fare commenti fuori luogo nei confronti di Simone neanche quando se li sarebbe davvero meritati, neanche quando mi vedeva distruggermi per lui, mentre lui si dissolveva per lei. Una sola volta mi ha detto “Lori, lascia stare”. Sapevo che aveva ragione, le ho sorriso, mi sono lasciata abbracciare, ma poi non ho lasciato per niente stare e quando il giorno dopo, senza accampare alibi, glielo ho detto, lei non ha criticato la mia testardaggine. Ma soprattutto le sono grata perché nemmeno nei suoi occhi leggevo il minimo rimprovero, neanche quando, appena una settimana dopo, mi sono ripresentata alla sua porta con la storia che si ripeteva, la vecchia storia consumata, con parole già dette e dolori già provati. Neanche allora nella sua espressione ho mai letto: ecco qui, ci risiamo! oppure non dire che non ti avevo avvertita! o ancora non chiedermi consigli se poi fai sempre come ti pare! Allora è naturale, quasi scontato, che oggi, quando il richiamo di lei nelle vene di Simone è stato più forte, al di sopra di tutto, io sia arrivata sotto casa di Francesca. Ho bisogno che la mia amica guarisca le mie ferite. E’ così che, quando suono alla sua porta e non mi risponde nessuno, rimango sconcertata, quasi infastidita, tamburello il piede a terra e ritento, ma devo rassegnarmi all’idea che non sia in casa. Nella mia mente risuona un urlo: ma dove sei ora che ho bisogno di te!? Tiro su con il naso, con il dorso della mano scaccio via le lacrime e tiro fuori il cellulare. Un po’ nevrotica cerco nella rubrica il suo numero, ma il suo telefono è spento. Provo a casa, nella stupida speranza che chissà per qualche motivo non abbia risposto alla porta. Niente da fare, non c’è, mi guardo intorno disorientata e mi viene in mente che possa essere andata a trovare quella sua amica dell’università! Chiaramente agitata miwww.stellarobi.altervista.org Pagina 5 
    • Racconti – Vol. 1 by StellaRobi 2010  sfugge il nome, me lo avrà detto un milione di volte, ma non l’ho mai registrato nella mente, troppo presa come sono dai casini della mia vita. Poi finalmente lo ricordo, velocemente dal mio cellulare mi collego su internet e trovo il numero di casa. Un po’ impacciata chiedo di parlare con l’amica della mia amica e fatico un po’ per fare capire all’amica chi io sia. Quando alla fine ci riesco, mi dice però che Francesca non è nemmeno con lei e per mia fortuna è una tipa molto loquace che non solo mi informa che Francesca è uscita con Sandro, il ragazzo, ma mi da anche il numero del suo telefonino. Chiamo Sandro e schiarendomi la voce gli chiedo di Francesca, lui fortunatamente mi conosce, non bene in verità, siamo usciti qualche volta in coppia, ma Simone e lui non hanno mai legato. Presa come sono, non noto affatto il tono della sua voce imbarazzato e quando mi dice che Francesca non è neanche con lui, io scioccamente insisto e lui, forse pensando che da brava amica io sapessi, mi dice che si sono salutati in malo modo da quasi un’ora e che il loro chiarimento non è andato affatto bene, lei non ha cambiato idea e perciò lo ha lasciato definitivamente. Lì per lì pronuncio una frase sicuramente senza senso, perché lui continua dicendomi che d’altronde erano mesi che andava avanti in quel modo, che lui la ama ma non come lei vorrebbe e che se anche l’ha tradita... Stordita, comincio a balbettare e lui deve essere ancora più stordito di me per non chiedermi: ma come?! Non ne sapevi niente! Mi vien voglia di attaccare o meglio, rimpiango di aver fatto quella telefonata perché il senso di vuoto che già provavo è aumentato e mi sento male davvero. Quando finalmente riesco a chiudere la telefonata, ancora incredula, faccio un lungo respiro e mi guardo intorno smarrita.www.stellarobi.altervista.org Pagina 6 
    • Racconti – Vol. 1 by StellaRobi 2010  Con le mani che mi tremano, accendo una sigaretta e a passi lenti mi incammino verso casa. Nella mia mente sconvolta si scontrano rumorosamente due pensieri. Non so da chi farmi consolare, con chi alleggerire l’ennesima botta ricevuta da Simone? Sono sola, per lui ho mandato tutti al diavolo... Ma questo pensiero per quanto doloroso sia, svanisce in confronto all’altro, doloroso in maniera diversa, che mi lascia un’amarezza così grande e profonda da farmi sentire una persona spregevole. Dove sono stata in questi mesi per non essermi mai accorta di quello che passava Francesca? Troppo presa da me, troppo importante la mia non storia con Simone, talmente importante da non lasciare spazio a lei, tra le mie mille parole, per dirne una di sé, un sto male, Lori! Allora dimentico i miei guai e le lacrime mi bagnano le guance: in un’altra parte della città, a camminare su un’altra strada vuota, c’è Francesca e mi chiedo da chi stia andando a farsi curare le ferite. Per quanto sia difficile ammetterlo, sarebbe una bugia se affermassi che una volta giunta sotto casa mia, mi aspettassi che la mia amica stesse lì, a bussare alla mia porta. Ovviamente non c’è nessuno. La mia è stata una porta che ho sempre tenuta chiusa.www.stellarobi.altervista.org Pagina 7 
    • Racconti – Vol. 1 by StellaRobi 2010  Il matrimonioQuesto non è un giorno come un altro. E’ uno di quelli che nel bene onel male ricorderò per il resto della vita: è il giorno del miomatrimonio.Oggi mi sposo e sono qui, in piedi davanti all’altare, vestito di tuttopunto... per la verità mi sento un pinguino. Ma non importa, non ècosì che mi vedono gli invitati seduti tra i banchi di questa chiesa;non è così che mi vedono i miei genitori; non è così che mi vedràClaudia. La domanda perciò è… “si è quello che si appare?”Giro lo sguardo di qua e di là, vedo le facce di tutta questa gente eprovo a immaginare quello che pensano. Non sembrano felici per me.I volti dei miei genitori sono tirati e nonostante mia madre provi asorridermi, la discussione di ieri sera ha lasciato il segno. Per miopadre è diverso, con lui le discussioni ci sono sempre state, per luiquello di adesso è un altro colpo di testa di cui pagherò leconseguenze in futuro. Va bene, ma che ne sa lui in fondo? Che ne sadel motivo per cui lo faccio? Cioè, lo sa eccome, o forse crede disaperlo, così come i miei amici.Sandro, Davide e Marco... ci sono anche loro. Ci conosciamo dalleelementari, stessa scuola privata e privilegiata, così come tutto inseguito, per noi, figli fortunati a cui non è mai mancato nulla, tranneuna mamma sorridente all’uscita della scuola. Ma per il resto abbiamosempre avuto tutto, il meglio, e il futuro assicurato. Sandro mi fal’occhiolino, cerca di tirarmi su, forse mi crede al patibolo, con ilsacerdote al posto del boia. In questi ultimi tempi, ossia da quandoho deciso di sposare Claudia, si sono coalizzati contro di me, per ilmio bene. Hanno cercato in tutti i modi, come i miei genitori, adissuadermi da sposarla. Anche per loro sto facendo un grandewww.stellarobi.altervista.org Pagina 8 
    • Racconti – Vol. 1 by StellaRobi 2010 errore, sto per dare l’addio a quello che sarebbe potuta essere la miavita. Ma che ne sanno loro?Ricordo ancora le parole di Davide quando, quella sera a casa sua, hoannunciato che mi sarei sposato. Va bene, è incinta! Ma non seicostretto a sposarla.Ah, i matrimoni riparatori! Quanto fiato e idee sprecate su queste duesole parole, terreno fertile per i benpensanti e gli ipocriti. Ricordoanche un altro giorno, quando Marco mi prese in disparte; eravamotutti riuniti a casa mia con i rispettivi genitori e si respirava un’ariadavvero pesante. Marco e io siamo molto diversi e per questo motivoil più delle volte ci scontriamo, ma una cosa la devo dire a favore diMarco: non è ipocrita. Quello che deve dire, cioè quello che pensa, telo dice, volente o nolente, anche se ti fa male. Non si nasconde dietrofalsi moralismi e quel giorno mi tirò di lato e a brutto muso mi disse:convincila ad abortire.Aborto. Questa parola mi è girata per la mente solo per una frazionedi secondo, poi l’ho accantonata. Ho sollevato le spalle, ho sorriso eho detto no. Sono tornato dai miei e con pazienza e caparbietà hoaffrontato altre discussioni pesanti, altri silenzi ancora più pesanti,altre minacce che sapevo non sarebbero mai state portate a termine.Ad ogni modo non sono contrario all’aborto. Il mio no all’aborto nonera dovuto a chissà quale etica e principi di vita. E’ Claudia a esserecontraria all’aborto, lei ha i suoi saldi principi e non avrebbe maiabortito.La conosco bene Claudia e quando dice una cosa, non è tanto perdire. Lei crede in quello che dice e stanne certo, farà come ha detto.Be’, Claudia, piuttosto che abortire rinuncerebbe a tutto: allagiovinezza, alla libertà, ai soldi, all’indipendenza, al lavoro, allabellezza... ma non metterebbe mai piede in una clinica per annullarequel primo battito di vita. Ricordo ancora quando la sentii parlarewww.stellarobi.altervista.org Pagina 9 
    • Racconti – Vol. 1 by StellaRobi 2010 così, la conoscevo da neanche un mese e da tre settimane uscivamoinsieme. Sono rimasto subito affascinato dalla sua personalità estrosama al tempo stesso realistica, affascinato dai suoi giovani anni, solodue meno di me, ma vissuti a pieno, anzi troppo a pieno. Le vannostretti perché a vederla sembra una bambina, ma se parla, se silascia conoscere, è tutta un’altra storia.Il punto è che quando la sentii dire che era contro l’aborto, non eraancora incinta, questo evento sarebbe accaduto solo due settimanedopo. Eravamo a casa di amici e quell’argomento, uscito per caso,provocò una lunga discussione che ci tenne inchiodati e ci rovinò granparte della serata. E mentre parlava, io la fissavo negli occhi evedevo i suoi brillare di quella luce di sincerità che è solo nellosguardo di chi è convinto di ciò che dice. Io le credetti e un fremito mipassò lungo la schiena.Quando poi accadde e come in una premonizione rimase incinta dimio figlio, non mi meravigliai per niente quando, dopo avermi dato lanotizia, disse: ma non abortirò. Sollevai le mani, come un uomo a cuipuntano contro una pistola e quell’argomento cadde così, chiuso persempre.Quindi niente aborto, altra strada, consiglio di Sandro: sganciale unassegno e che se la cavi da sola. Forse aveva parlato con mio padre,si somigliano e si stimano e forse lui avrebbe voluto per figlio unocome Sandro. Ma io non mi ci vedevo a staccare un assegno e aliquidarla così, come un fornitore dopo una consegna di merci. E poisapevo già cosa Claudia avrebbe fatto. Probabilmente avrebbestrappato l’assegno o forse ci avrebbe sputato sopra, ma sicuramentemi avrebbe mollato un pugno ben assestato, un gancio degno di unpugile alla mascella e poi mi avrebbe senz’altro cacciato via. No, nonsono stati i sensi di colpa a farmela sposare e neanche l’orgoglio.www.stellarobi.altervista.org Pagina 10 
    • Racconti – Vol. 1 by StellaRobi 2010 Altra ipotesi, consiglio di mia madre: aiutala durante la gravidanza epoi date il bambino in adozione. E’ vero, poteva pure funzionare, maun’altra cosa che aveva detto Claudia quel giorno era: il bimbo lovoglio tenere io. Va bene, ha continuato mia madre: allora aiutala,non sarà la prima ragazza madre, aiutala moralmente efinanziariamente, sarai padre, seguirai il bambino crescere e non faraimancare ad entrambi niente. Poteva essere la soluzione ideale, anzise devo essere sincero credo che se avessi voluto, Claudia nonavrebbe potuto opporsi. Ma il bambino cosa avrebbe detto: già mimettete al mondo senza chiedermi se lo voglio o meno e in più midate una pseudofamiglia? Grazie tante!E allora ecco qui il matrimonio, riparatore o no, conta solo che sia unmatrimonio e fra poco quando Claudia arriverà e varcherà la porta diquesta chiesa, verrà celebrato e anche questo capitolo sarà chiuso.Sono un po’ nervoso e continuo a sentirmi un pinguino, sento uncerto solletico dietro l’orecchio sinistro, sarà un tic? Claudia è inritardo già di dieci minuti e se non arrivasse? Se alla fine avessecambiato idea credendo di farmi un favore? Un favore forse lo farebbeai miei genitori, che certamente poi si darebbero da fare per farmirigare dritto dopo la stangata, dopo la grossolana figuraccia davanti atutti questi invitati.Comincerebbero a cercarmi una consorte adatta per un matrimonio“riparatore” del precedente fallito. E gli invitati si godrebberodoppiamente lo spettacolo. Sai che sballo! Sarebbe come aver pagatoun biglietto e ricevere un giro di giostra gratis. Ipocriti!Mi sorridono dietro i cappelli e le velette, tutti abbigliati a festa per lagrande occasione e nelle loro testoline gira una parolina, gira e rigiracon malignità. Incastrato. Si potrebbe scrivere un titolo in primapagina su questo: come incastrare un pollo farcito con il vecchiotrucchetto. E sotto a caratteri più piccoli: la scaltra figlia di un operaiowww.stellarobi.altervista.org Pagina 11 
    • Racconti – Vol. 1 by StellaRobi 2010 cassaintegrato e di una alcolizzata si fa mettere incinta e fa bingo!Doppiamente ipocriti, perché intanto mi sorridono, mi fanno lecongratulazioni e gli auguri di un sereno avvenire e poi sussurrano traloro, all’orecchio, gettando occhiate sull’unico banco della chiesa cheveramente trapela una gioia sincera.Mi fanno un po’ tenerezza. Il cassaintegrato e l’ubriacona sono lì, inpompa magna, ma sono gli unici onesti e forse è giusto che se lagodano. Non farò mancare nulla a Claudia e a loro, sono personesemplici e magari quando la sera andremo a trovarli, guarderemoinsieme la TV in cucina, a Natale giocheremo a tombola e mio figliosarà senz’altro più fortunato di me e di Claudia, perché vedràentrambe le facce della medaglia. Questo pensiero mi conforta: leiandrà a prenderlo sorridente a scuola e io gli insegnerò a tirare duecalci a un pallone nel giardino di casa e romperemo anche qualchevetro, finalmente...Finalmente il brusio di sottofondo si placa e attacca l’organo. E’arrivata, che Dio sia lodato, non ci ha ripensato! Scampata lastangata e la figuraccia. Vedo Claudia entrare, è sola, non ha volutoessere accompagnata all’altare e da me. Cammina dritta, con la testaalta e la sua andatura sicura è un gesto di sfida e sono gli altri adover abbassare lo sguardo al suo passaggio. Ha messo su qualchechilo in questo ultimo mese, la sua snella figura si sta lentamentearrotondando, ma è sempre soave e bellissima. Il suo viso èluminoso.Si avvicina e io le tendo le mani e quando sento la sua stretta, sorridogioioso. Incastrato!Certo, lo ammetto. Sono stato incastrato, ma non la notte in cui seirimasta incinta e non perché il nostro è un matrimonio riparatore.Sono stato incastrato il giorno in cui ti ho conosciuta in quel pub,mentre portavi le consumazioni al tavolo dove ero seduto con i mieiwww.stellarobi.altervista.org Pagina 12 
    • Racconti – Vol. 1 by StellaRobi 2010 amici. Mi sono innamorato di te a prima vista e quando hai parlato èstato bello e quando sono riuscito a convincerti a uscire con me,ancora più bello. Il primo bacio splendido, la prima volta che ti hoavuto tra le braccia, che ho sentito il tuo corpo stretto al mio, è statocome nascere per la prima volta. La luce.Poi tutto stava finendo, mi volevi lasciare, due mondi troppo diversi…onestamente non ho capito perché doveva finire e non lo vogliosapere neanche ora. Ciò che conta, Claudia, è che ho trovato il modoe ora non potrai più andartene via. E’ stato facile quella notte, unapiccola disattenzione e ora, tu, per sempre mia.Già, amore mio, incastrata.www.stellarobi.altervista.org Pagina 13 
    • Racconti – Vol. 1 by StellaRobi 2010  Lei che...L’hai voluta... sai quanto l’hai voluta!L’hai voluta perché ormai ti era impossibile farne a meno, perché daquando l’hai conosciuta non sei più riuscito a togliertela dalla testa.Per lei sei stato capace di rinunciare a tutto, niente ha avuto piùvalore paragonato a lei. Hai fatto a meno di ogni cosa, ma se leiavesse voluto di più, sai, come ormai lo so anch’io, che l’avrestiaccontentata, senza ripensamenti, senza esitazioni, perché lei, lei...Lei, bella, dolce... così candida, il tuo grande pensiero, il solo. Tidicevo di lei il contrario, ricordi? Ma tu mi rispondevi che era soloperché non l’avevo mai conosciuta. E gli altri allora? Certo, dicevi checome me si accontentavano di quello che si diceva di lei, senzasaperne veramente nulla.Purtroppo però devo ammettere che l’hai amata, accettandone anchei difetti che riuscivi a vedere solo quando ne eri lontano. Mi haiconfessato di averla conosciuta per caso, quando per te ero io aessere lontana, ma hai capito subito che saresti stato suo. Ti era giàentrata nel sangue. E poi pian piano ti ha trasformato, reso unapersona diversa, ti ha cambiato la vita. Ma l’ha cambiata anche a me.Cosa devo dire io che ho avuto la sfortuna di conoscerti prima? Diinnamorarmi di un ragazzo completamente differente da quello chesei diventato attaccandoti a lei? Forse ti sei dimenticato, sicuramenteti ha convinto che sei molto meglio ora e tu... tu le hai creduto. Certo,i suoi metodi sono stati persuasivi e qualche volta, quando la rabbiami pervade, vorrei urlarle in faccia com’eri, anche se so già cheriderebbe di me e forse a buon ragione, perché sono rimasta solo io aricordare.www.stellarobi.altervista.org Pagina 14 
    • Racconti – Vol. 1 by StellaRobi 2010 E a me? Mi hai amato? Sì, lo so, mi hai amato. Ma alla fine hai fattouna scelta e la tua scelta ha escluso me. E’ logico quindi pensare chetu abbia amato più lei, abbasso il capo e dico va bene. Forse ci haisolo amate entrambe, lei più di me... di un amore diverso.Pensi che stia parlando così perché mi sono sentita tradita? Hairagione, mi sono sentita tradita, sono stata tradita e non solo. Il tuo èstato un tradimento strano, completo, difficile da capire e d’accettare.L’ho mai fatto? Be’, l’ho dovuto fare e sottolineo dovuto, anche se c’èvoluto parecchio tempo e ancora adesso, quando ci penso... è unpeso sul cuore.Come in ogni tradimento che si rispetti, sono stata l’ultima a saperlo,mi è di consolazione il pensiero che non ti stavi divertendo alle miespalle. Era un affare serio, forse da principio preso sottogamba, masapevi già che mi avrebbe fatto soffrire e quindi hai cercato dimantenere segreta più a lungo possibile la tua doppia vita. Poi,quando l’ho scoperta... una sola parola mi viene in mente ripensandoa quel giorno: inabissarsi. Ho visto in un solo istante la nostra vitainsieme, la tua vita e la mia vita, colare a picco. Una premonizioneche forse avrei dovuto accettare immediatamente, come una partitadi calcio persa al “golden goal”. E invece no, non è andata così, c’èstata la lotta e la speranza e l’illusione e il dolore e la caparbietà e lesuppliche e le minacce... e la fine.Certo, è naturale che la considerassi la mia nemica, ma anche suquesto ho sempre sbagliato e alla fine sono stata costretta aricredermi. Era peggio di un nemico. Un nemico è qualcuno con cui sipuò combattere, con cui ci si può confrontare, si può usareintelligenza, bellezza, carattere, sesso... Come potevo combatterecon lei, così astratta eppure così presente per te, per me e poi anchefra noi? Non perché fosse più grande di me, anche se in fondo lo èstata, lo devo ammettere, ma semplicemente perché come unwww.stellarobi.altervista.org Pagina 15 
    • Racconti – Vol. 1 by StellaRobi 2010 richiamo, come un’ombra nei tuoi occhi, ha fatto diventare me unapersona impotente.Sono delusa, amareggiata e certo, anche arrabbiata, ma solo con te.E lei? L’ho odiata? A che sarebbe servito odiarla, sei tu che la cercavie la volevi e l’avevi. La sua colpa? Quella di esistere, di essere dolce,di essere lei. Ma forse la sua colpa è solo la sua forza che poi è la tuadebolezza. La cosa più assurda è che lei ti trasmetteva veramentela sua forza, artificiale e temporanea, ma eri un uomo solo dopoessere stato con lei.Anomalo il suo potere, bizzarro, da trasformare le canzoni in altrecanzoni che tuttora non riesco ad ascoltare senza vederci sempredietro lei. Lei che la puoi chiamare come vuoi, col suo nome che èsolo un bluff, oppure con quello inventato da te, che è come unastazione e un treno che non partirà mai. Io non so darle un nome,neanche voglio darglielo, per me resterà sempre unicamente la tua leiche...Mi è impossibile dimenticare e anche se le ferite si sono rimarginate,rimangono pur sempre le cicatrici che, certo, sono in grado dinascondere, ma che comunque mi hanno rovinato la pelle ed èdifficile stare al sole con quelle addosso. Ma questo tu non lo sai, oforse non vuoi saperlo, perché credo sia più complicato riconoscerloper te di quanto lo sia stato per me. Se solo riuscissi a vedere ilpassato, oppure oggi il presente, se solo ti fossero dati dei buoniocchiali, sono certa che ne rimarresti annientato. Capiresti, per laprima volta e tutto d’un colpo, il male fatto a me, ai tuoi familiari, aituoi pochi veri amici abbandonati, ma soprattutto quello che hai fattoa te stesso, cosa ti sei negato e cosa non sarai più.Il fatto che qualche volta hai provato a lasciarla, non mi è di grandeconsolazione. A volte ancora mi dico: ha tentato e un po’ ti giustifico.Ma poi ci sono i fatti che smentiscono anche quest’ultimo alibi. Lei èwww.stellarobi.altervista.org Pagina 16 
    • Racconti – Vol. 1 by StellaRobi 2010 più di te e di me, lo so, il suo richiamo è irresistibile, come il cantodelle sirene per i marinai nelle antiche leggende. Per non spezzarequel canto il tuo nome è stato bugiardo, impostore, truffatore,disertore... in ogni maniera ho avuto occasione di vederti. Mi haicostretta ad amarti lo stesso e sinceramente non so quali armi haiusato, come ci sei riuscito e come alla fine hai fatto a perdermi.Adesso mi chiedo solo perché è dovuto durare così a lungo, perchénon hai deciso subito tu per me, che ne sapevi di più. Perché non melo hai mai detto chiaramente, non mi hai detto lascia stare ed haiatteso che sia stata io a preparare le valige e a raccogliere quel pocoche restava di me e di noi e andare via.Di tragico c’è che ti ho lasciato io, ma solo materialmente perché seistato tu a farlo diverso tempo prima. Di reale c’è che siamo statientrambi a perdere.Del ragazzo che amavo è rimasta solo la sensazione un po’ amara nelsogno che si dissolve e quando ancora di notte ti incontro e trovo ituoi familiari gesti, così nitidi, mi vengono in mente mille parole dadirti e ti guardo negli occhi, sperando di non scorgere più traccia dilei. Però rimango in silenzio, senza permetterti di voltarminuovamente le spalle, me ne vado perché voglio essere io a tornaresulla mia strada, quella di adesso. Ora lo so che non c’è più niente dadire e più niente da capire.Queste mie parole non sono un patetico tentativo, una leggerasperanza e neanche un’ultima dichiarazione d’amore. Quello chechiamavo amore si è disperso nel vento, è andato lontano. Sonoparole che dimostrano solo il punto, il risultato, la riga tracciata pertirare la somma e mettere fine all’operazione. Non mi chiedo mai cosafarei se tu tornassi, se tu venissi da me finalmente libero e conpromesse, parole, con lacrime e con sorrisi. Non faccio mai questiwww.stellarobi.altervista.org Pagina 17 
    • Racconti – Vol. 1 by StellaRobi 2010 pensieri, perché tornare vuol dire solo essere andati via e le distanzerestano distanze e le gioie non vanno comprate con le ferite.E ora, che sono passati degli anni e a volte succede senza preavvisoche l’orologio perde un colpo e tu, mio lontano amore, mi torni inmente... non posso che chiudere gli occhi ed aspettare che l’istantepassi via.www.stellarobi.altervista.org Pagina 18 
    • Racconti – Vol. 1 by StellaRobi 2010  La chiaveNon chiedermi cosa ho mangiato a cena, dove sono andata sabatosera, cosa ho visto ieri in TV, cosa ci siamo dette con Ale prima altelefono, cosa indossavo alla festa di Simone, chi ho incontrato incentro e chi della mia squadra ha segnato domenica allo stadio. Nonchiedermi cosa ho fatto a lavoro, quale giorno è il compleanno diFederica e quali progetti abbiamo, quante pagine ha il libro che hoappena finito di leggere, con che punteggio ho perso il torneo ditennis e quanto pago di telefono. Non chiedermi quando c’è stato ilconcerto di Ligabue, cosa ha cantato e come fa di preciso quellastrofa che mi gira nella testa, se la partita dell’altro giorno a Triviall’ho vinta io o Patrizia, se con Paolo devo incontrarmi alle noveoppure alle dieci...Non farmi mai queste domande perché mi metteresti in difficoltà, nonsaprei come rispondere, potrei confondermi, dire una cosa perun’altra e la mia memoria sarebbe un computer con i datidanneggiati, un pesce dentro la boccia di vetro... silenziosa.Se vuoi delle risposte da me, chiedimi invece se assaporo la tavolaquando sono con la mia famiglia, se di sabato quando alle ore piccoleposo la testa sul cuscino mi rammarico o sono felice di essere uscita,se la TV è stata in grado di catturarmi, se la telefonata con Ale èriuscita a colmare il desiderio di parlare con lei, se la festa di Simoneè stata anche la mia festa, se la passeggiata in centro è statapiacevole e se domenica allo stadio ho giocato la partita dagli spalti.Chiedimi se a lavoro ho provato e oltrepassato le mie capacità, secon Federica vivremo insieme il giorno del suo compleanno, se il libroche ho appena finito di leggere mi ha fatto essere, se la stretta dellamia mano all’avversario era comunque fiera e se il telefono è unawww.stellarobi.altervista.org Pagina 19 
    • Racconti – Vol. 1 by StellaRobi 2010 vera bella invenzione. Chiedimi se il concerto di Ligabue è stataun’esplosione di musica, immagini ed emozioni, se quando suonoquella strofa che mi gira nella testa mi vengono i brividi, se è statoavvincente misurarmi con Patrizia a Trivial, se mi batterà ancora ilcuore quando scorgerò Paolo aspettarmi al solito posto...Solo allora, quando mi farai queste domande, avrai usato la chiavegiusta e scoprirai i miei occhi illuminarsi, sentirai la melodia delle mieparole e l’acqua traboccherà dalla boccia di vetro, perché la miamemoria non è fatta di date, luoghi, informazioni...I miei dati sono semplici sensazioni.www.stellarobi.altervista.org Pagina 20 
    • Racconti – Vol. 1 by StellaRobi 2010  Uno strano incontroCon la schiena adagiata sul tronco della grande quercia, Lisa aprì ilvecchio libro di favole che teneva sulle gambe e cominciò a sfogliarlolentamente, soffermandosi a guardare le bellissime illustrazioni chefin da piccola l’avevano affascinata. Aveva sempre amato quel grandelibro e per un attimo ricordò quando, non sapendo ancora leggere,fantasticava solo sulle immagini e poi ancora quando, con la massimaconcentrazione, leggeva lentamente con l’indice che scorreva sullerighe per non perdere il segno. Ora che erano passati diversi anni enon era più una bambina, non si stupì nel ritrovare le stessesensazioni di allora, solo apparentemente dimenticate: i disegniavevano ancora lo stesso fascino e le fiabe erano ancora più belle dicome le ricordava. Fu un piacere ritrovarle, come se fossero rimastesempre lì ad attenderla pazientemente. Fu facile lasciarsi prenderedalla voglia di rileggerle, dimenticare il resto ed entrare in un mondoincantato.L’usignolo... Il palazzo del principe-drago... I cigni selvatici... La bellaaddormentata nel bosco... Il principe Kamar e la principessa Budur...Il terribile guerriero... Biancaneve... Pollicina... Il dio del fiume... Imusicanti di Brema... Hänsel e Gretel... Il gatto con gli stivali... Pelled’asino... Le tre fate... L’acciarino magico... e poi- E poi ci sono io.Al suono di quella voce, Lisa sussultò dallo spavento e sollevò losguardo dal libro. In piedi, a pochi passi da lei, si trovava una ragazzadella sua età, dai lunghi capelli biondi e dai lineamenti del visoestremamente dolci. Aveva un’aria molto familiare, ma anchecontinuando a fissarla intensamente, Lisa non riusciva a ricordaredove l’avesse già incontrata.www.stellarobi.altervista.org Pagina 21 
    • Racconti – Vol. 1 by StellaRobi 2010 - Davvero non mi riconosci? - l’apostrofò la nuova arrivata, con unsorriso simpatico dipinto sul viso.Lisa aggrottò la fronte. - Ci conosciamo già?- Certo - rispose l’altra con una risata cristallina. Poi sollevò unbraccio e immediatamente un uccellino azzurro le si andò a posaredelicatamente sulla mano.Lisa non credette ai propri occhi e l’espressione sul suo viso futalmente stupita da diventare perfino ridicola. Abbassò lo sguardo sullibro e voltò pagina. Guardò incredula la figura e poi riportò losguardo sulla ragazza.- Ma sei... sei...- Sì.- Cenerentola?! - esclamò Lisa deglutendo a fatica.- In persona.- No, no... dai... ti stai prendendo gioco di me.- Perché dovrei?Lisa non rispose e chiuse gli occhi contando ad alta voce fino a tre.Quando li riaprì la ragazza era ancora lì e, facendo volare vial’uccellino, le sorrise ancora.- Credevi che sparissi?- Be’, avresti dovuto... ora riprovo...- Fatica sprecata, mia cara - la fermò l’altra. - Se non credi che siaproprio io, voltati e ne avrai la conferma.Lentamente Lisa girò il capo e per poco non cacciò un urlo dallospavento. A farle capolino da dietro la quercia, c’era niente menoche... lui, il sogno di tutte le bambine. - E tu sei...Il principe sorrise e avanzò. - Lo so, non ho un nome e non saiquanto me ne rammarico.www.stellarobi.altervista.org Pagina 22 
    • Racconti – Vol. 1 by StellaRobi 2010 - Io invece non l’ho mai sopportato! Cenerentola è l’unica che abbiaun nome e non mi è mai sembrato giusto!Lisa si voltò di scatto e strabuzzò gli occhi: accanto a Cenerentola orac’era una signora vestita di scuro, con un’espressione sul viso pernulla incoraggiante.- La matrigna?! - domandò un po’ incerta.- Ecco, non vedi come devo sentirmi chiamare? - La donna scosse latesta indignata. - La matrigna!- Almeno sei unica e quando si parla di te non c’è dubbio che siaproprio tu. Pensa cosa dobbiamo provare noi, che siamo in due!Lisa voltò il capo e vide due ragazze. - Le sorellastre? - chiese convoce malferma.- Passi pure per le sorellastre, ma la maggiore e la seconda misembra proprio riduttivo - disse una delle due, avvicinandosi diqualche passo.- Se è per questo neanche io ho un nome.A parlare era stato un uomo di mezza età, dall’aria vagamentemalinconica. Lisa stava per dire qualcosa, ma la matrigna non glielopermise, dichiarando in tono sprezzante:- Tu non conti, mio caro marito. In tutta la storia sei decisamenteirrilevante e quindi mi pare giusto che non ti abbiano dato un nome.- Non è colpa mia se faccio questa parte!- Una partaccia, visto come ti sei comportato con Cenerentola - lorimproverò il principe, serio.- Non sono stato il solo - si difese l’uomo. - Mia moglie e le mie duefiglie non hanno fatto certo una figura migliore.- Padre, a quali figlie ti riferisci? - domandò Cenerentola.- Ma a noi naturalmente! - rispose per lui una delle sorelle. - Non haisentito che ha detto due? Se parlava di te avrebbe usato il tuo nome,visto che ne hai uno.www.stellarobi.altervista.org Pagina 23 
    • Racconti – Vol. 1 by StellaRobi 2010 - E poi tu sei la santarella della combriccola, quindi non avrebbe maipotuto parlare così di te - affermò l’altra sorella, con ironia.- La mia reputazione me la sono guadagnata e a caro prezzo.- Proprio caro non direi - si intromise la matrigna. - Visto che alla finesei stata tu a sposare il principe. Lisa, sempre più pallida, non poteva fare altro che girare lo sguardoda un personaggio all’altro, con la gola troppo secca per poterintervenire.- Se non ci fosse stata quella storia della scarpetta, l’avremmospuntata noi - asserì una delle sorelle.- Certo - rincarò la seconda. - Il tuo caro principe, pur avendo ballatocon te per tre intere notti, se non fosse stata per la scarpetta, non tiavrebbe mai riconosciuta. Vedi quanto gli eri rimasta nel cuore!- Tanto da cercarmi per tutto il regno - affermò Cenerentola. - Non èvero amore?- Sì - annuì il principe andandole vicino e stringendola a sé. - Ti avreicercata per mari e per monti.- Se però una delle mie figlie avesse avuto i piedi un pochino piùpiccoli, avresti interrotto la ricerca senza pensarci due volte.- Prima o poi mi sarei accorto che non era la mia Cenerentola.- Ma sarebbe stato troppo tardi e zak! incastrato con una delle miesplendide figliole! Poi una volta entrata a corte, una sistemazione perl’altra l’avrei senz’altro trovata.- Sei una calcolatrice senza scrupoli! - l’ammonì il marito.- Ognuno si prende la parte che gli hanno affibbiato e per la mia,stanne certo, ci ho messo il massimo impegno, quindi non fare ilmoralista.- Mamma ha ragione - disse la sorella maggiore. - Ma anche tu, papà,non sei stato da meno: compari e scompari con più abilità dell’uomoombra.www.stellarobi.altervista.org Pagina 24 
    • Racconti – Vol. 1 by StellaRobi 2010 - Non ne vado fiero, è vero, ed è per questo che ancora oggicontinuo a sentirmi in colpa nei confronti di Cenerentola.- Non devi, padre, non ti ho mai portato rancore.- E ti pareva! - esclamò la seconda sorella. - Abbiamo di fronte laperfezione fatta persona.- Cenerentola ha un cuore d’oro e voi dovreste prenderla a esempio -disse il principe, baciando la sua amata sulla fronte.- Con un simile paragone è impossibile solo pensare di riusciresimpatici, quindi tanto vale fare i cattivi - dichiarò la matrigna.- Però perché solo Cenerentola doveva essere buona - si lamentò unadelle sorelle. - Avremmo potuto essere tutti simpatici... A me nonpiace proprio l’espressione sul viso dei bambini quando si parla di noi.- E i commenti! Ci mancava pure che la Walt Disney ci facesse il film!- esclamò l’altra sorella. - Senza parlare poi di come mi hanno fattobrutta, quando nella favola originale mia sorella e io siamo “belle avedersi”... è scritto nero su bianco, lo possiamo provare.- E allora la fatina? - ribatté la matrigna. - Neanche esisteva e invecel’hanno inventata appositamente con il risultato di fare apparire meancora più cattiva e maligna di quanto lo sia veramente.- Va bene, hanno cambiato un po’ di cose per rendere la storia piùbella - disse il principe.- Sì, ma hanno solo guardato gli interessi tuoi e di Cenerentola.Addirittura a te hanno abbuonato le due notti di ballo precedenti aquella in cui lei ha perso la scarpetta, per non farti fare la figura dellosvampito.- Per non parlare del trucco della colla - rincarò la sorella più piccola.- Veramente un’idea degna di un genio quella di spargere di colla lescale del palazzo per rallentare la corsa di Cenerentola... infatti nelfilm l’hanno abolita.www.stellarobi.altervista.org Pagina 25 
    • Racconti – Vol. 1 by StellaRobi 2010 - Però è servita allo scopo - si difese il principe. - Ho ottenuto lascarpetta che mi ha permesso di smascherarvi. Inoltre, se propriovogliamo parlare di intelligenza, cosa dire della bella pensata divostra madre di farvi tagliare il pezzo di piede di troppo, per farloentrare nella scarpa? E voi che le avete dato anche retta!- Era un’idea come un’altra - commentò la matrigna con superficialità.- E infatti tu, da bravo ingenuo che sei, c’eri cascato in pieno!- Secondo me invece... - iniziò Lisa, ma quando tutti si voltaronoverso di lei per sentire cosa avesse da dire, l’emozione le fece morirele parole in gola.- Coraggio, puoi parlare - la rassicurò Cenerentola.Lisa deglutì e poi con un lungo respiro, disse: - Secondo me nondovreste lamentarvi per come siete stati creati, oppure di quello cheavete fatto, anche se può far sorridere. E’ solo grazie a questo che èstato possibile raggiungere lo scopo. Voi e le vostre decisioni sietestati solo i mezzi, capite? Insomma, voglio dire, dovreste esserecontenti lo stesso.- E quale sarebbe questo scopo? - domandò la matrigna guardinga. -Che l’amore trionfa su tutto?- Non solo. Vedete, ognuno di voi ha avuto una parte importante, siabella o brutta, sia che siate stati buoni o cattivi. Senza gli uni nonavrebbero avuto motivo di esistere gli altri.- Non ci hai ancora spiegato però qual è stato lo scopo - le rammentòla sorella maggiore. - Perché non ho sposato io il principe?!- Perché non sarebbe stato giusto. - Lisa scosse il capo, non riuscivaa trovare le parole adatte per farsi capire. Si morse il labbro e dopoqualche secondo sorrise. - E’ per questo che esistono le favole,perché riescono a far capire con la massima semplicità, ciò che nellavita è più difficile da afferrare.www.stellarobi.altervista.org Pagina 26 
    • Racconti – Vol. 1 by StellaRobi 2010 - Nella vita reale ci sono persone come noi? - domandò la sorellaminore.- Altroché! Con la differenza che voi sapete ciò che siete, mentre èpiù facile che le persone camuffino il loro essere e soprattutto chenon lo ammettano.- Vuoi dire che ci sono padri come me?- E madri e sorelle e amici e amori come voi.- Ci sono anche delle Cenerentole? - chiese il principe.Lisa ci rifletté un su, poi scoppiando a ridere ammise: -Effettivamente sono rare, diciamo che è un miracolo incontrarne una!- E tu a chi somigli di noi? - domandò dolcemente Cenerentola.- Io? E’ difficile... ci devo pensare.Lisa chiuse gli occhi e si concentrò cercando di capire in chi di loro siriconoscesse, anche solo in parte. Quando un minuto più tardi liriaprì, rimase un attimo interdetta, perché davanti a lei non c’era piùnessuno. Si guardò intorno disorientata: ma dove erano andati afinire? Solo quando scorse sull’erba il libro scivolatole dalle mani evide il sole scomparire lentamente all’orizzonte, si rese conto chementre leggeva si era addormentata e che Cenerentola con la suachiassosa compagnia, erano stati solo un sogno.Alzandosi si stirò pigramente, con le ossa indolenzite per la scomodaposizione nella quale era stata per tutto quel tempo. Chinandosiraccolse il libro e stringendolo al petto si avviò lentamente versocasa, con la sensazione del sogno ancora incredibilmente viva dentrodi sé. Era così reale, si disse, talmente reale che ricordo tuttochiaramente...Fermandosi si voltò verso la quercia e anche se sapeva che era solofrutto della sua immaginazione, le sembrò di vedere i personaggidella fiaba allontanarsi nella direzione opposta.www.stellarobi.altervista.org Pagina 27 
    • Racconti – Vol. 1 by StellaRobi 2010 - Ehi! - li chiamò a gran voce, ridendo. - Io sono svampita e ingenuae anche romantica come il principe… e mi capita di avere certe ideecosì sciocche, da far apparire le sue geniali! Ecco chi sono.www.stellarobi.altervista.org Pagina 28 
    • Racconti – Vol. 1 by StellaRobi 2010 Elenco racconti by StellaRobi 1. Vaniglia 2. La mia porta 3. Il matrimonio 4. Lei che… 5. La chiave 6. Uno strano incontro     Racconti e altre storie su: www.stellarobi.altervista.orgwww.stellarobi.altervista.org Pagina 29