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tesi sulla casa editrice Marcos y Marcos. Discussione il 4 aprile 2012

tesi sulla casa editrice Marcos y Marcos. Discussione il 4 aprile 2012

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Tesi Hilla Document Transcript

  • 1. IntroduzioneQuesto lavoro di tesi si pone come obiettivo quello di dare risalto e importanzaall‟attività della casa editrice milanese Marcos y Marcos fondata da MarcoZapparoli, e da Claudia Tarolo poi, all‟inizio degli anni Ottanta. Con i suoi trent‟annidi esperienza la coppia di editori è riuscita a distinguersi all‟interno del mercatoeditoriale italiano, per la scelta di strategie controcorrente, per la produzione di unanarrativa giovane, originale e innovativa, ma non per questo priva di riferimenticulturali, e per la riscoperta di classici del passato ormai dimenticati dal grandepubblico.Nella prima sezione si fornisce una breve storia della casa editrice suddivisa per isuoi tre decenni di vita, che mira a sottolineare i cambiamenti di cui è stata oggetto el‟evoluzione dei libri, sia stranieri che italiani, editi dai due editori. All‟inizio MarcoZapparoli era affiancato dall‟amico Marco Franza, quando negli anni Novantaquest‟ultimo lascia la casa editrice, Zapparoli prosegue il suo cammino da solo,senza farsi scoraggiare. Il passaggio verso il nuovo Millennio coincide invecel‟arrivo della Tarolo e del grafico Lorenzo Lanzi che danno una svolta decisivaall‟immagine della Marcos y Marcos. Nonostante i mutamenti intercorsi in questo 1
  • 2. periodo la coppia milanese mantiene salda l‟idea di affiancare ad una narrativainsolita e geniale la realizzazione di una solida poesia. I primi anni sono caratterizzatida una riscoperta di classici del passato come Italo Svevo, Iginio Ugo Tarchetti,Mario Luzi, Novalis, Friedrich Dürenmatt e Heinrich Von Kleist, mentre laproduzione in versi si avvale di figure come George Heym, Dino Campana, ArturoOnofri, e Giovanni Orelli. Tali autori sono inseriti nella collana Biblioteca germanicae nella serie Le foglie. Prima dell‟avvento di Lanzi le edizioni si caratterizzavano peruno stile ricercato e dalle tirature limitate, che Zapparoli definirà successivamentecome Vintage.Dopo queste pubblicazioni e con l‟aiuto della Tarolo il catalogo della casa editrice siarricchisce di una nuova collezione intitolata Gli alianti. Quest‟ultima diventa lavetrina fondamentale della MyM nella quale sono inseriti nuovi scrittori inediti comeCristiano Cavina, Fulvio Ervas, Michael Zadoorian, Jasper Fforde, Ángeles Caso etanti altri. Compaiono anche poeti emergenti come Fabio Pusterla e Umberto Fiori.Gli alianti, grazie alla mano del disegnatore Lanzi, appaiono colorati, spiritosi, dallecopertina accattivanti e ben distinguibili dalle altre case editrici.La seconda parte del lavoro fornisce una panoramica della narrativa proposta daglieditori della Marcos y Marcos. Come si potrà notare, la nostra attenzione si èfocalizzata esclusivamente sulla presentazione degli autori italiani, in quanto ci èsembrato che, nell‟ambito degli studi di cultura editoriale, avesse più importanza pernoi realizzare un quadro esaustivo dei libri nazionali.Tale panoramica è stata delineata attraverso la strategia editoriale adottata daZapparoli e Tarolo, fondata principalmente su una politica d‟autore, ben visibilenell‟impostazione con cui hanno redatto il catalogo e il sito internet. Tuttavia la 2
  • 3. rassegna tenta di seguire la suddivisione dei titoli in collane. Questa prospettivaconsente, infatti, di cogliere più nello specifico, l‟evoluzione della MyM lungo l‟assediacronico, per poi soffermarci su un‟analisi che comprenda un‟indagine sullapolitica d‟autore adottata, sui modelli narrativi proposti e, più in generale, sulle ideedi letteratura portate avanti dalla casa editrice.Infine, la terza sezione di questa tesi delinea nel dettaglio le caratteristiche cherendono la casa editrice milanese degna di una maggiore attenzione. Inizialmenteviene descritto il rapporto con gli scrittori, con i lettori e i librai, per poi analizzarel‟intera fase del lavoro editoriale. Essa è realizzata da tutti gli addetti della Marcos yMarcos senza che vi siano differenze di ruoli, creando un ambiente in cui si sviluppauno scambio proficuo di idee e contributi atti a migliorare ogni edizione. Qualcheaccenno è poi fornito sul progetto grafico voluto da Zapparoli e Tarolo, poichéanch‟esso concorre a tratteggiare l‟immagine fedele e particolare della loro attività.Infine, nonostante avessimo cercato di rivelare l‟unicità della casa editrice milanese,si è tentato comunque di trovare delle affinità tra la coppia di editori e quelli chesono gli editori protagonisti artefici delle politiche editoriali più importanti delloscorso secolo. Le ultime pagine sono invece dedicate ad un‟espisiozione, seppurriassuntiva, della letteratura straniera pubblicata dalla MyM e al rapporto cheZapparoli e Tarolo hanno instaurato con la città di Milano, sede e ambiente in cuicresce la loro attività. 3
  • 4. Trent’anni di storie1.1. L’inizio della casa editriceLa Marcos y Marcos nasce nel 1981 dalla travolgente passione per i libri nutrita dadue studenti dell‟Università Statale di Milano poco più che ventenni, Marco Franza eMarco Zapparoli, che sognavano di fondare una casa editrice di nicchia.Il suo bizzarro nome trae origine dall‟amicizia che intrattennero con un poeta cileno,di quelli che vendono oggettini in via Festa del Perdono, il quale, inteneritodall‟ambizioso progetto dei due ragazzi, quando riuscì a pubblicare la sua primaraccolta in versi la dedicò proprio a loro: «para Marcos y Marcos con todo cariño».In principio la MyM più che una casa editrice è una piccola mansarda, trasformata inun instancabile laboratorio in via Settala, a due passi da Porta Venezia. All‟epocanon esisteva il computer e il lavoro era fatto tutto su carta e giri di bozze. Il climaeditoriale era in fermento, nascevano dibattiti ad ogni decisione di pubblicare untitolo o un autore e la politica era un aspetto molto rilevante.Qui i due amici inventano, assemblano e spediscono nel mondo edizioni numerateche sembrano uscite dal ciclostile di un gruppo scout. I titoli della prima collana 4
  • 5. Biblioteca germanica sono un‟alternanza di poesia e narrativa tedesca, le duepassioni di Zapparoli. Non a caso il volume iniziale è una collezione di poesiesurrealiste di George Heym. Subito dopo arriva la serie Le foglie in cui l‟occhio èrivolto ad autori classici come Leonardo da Vinci, Italo Svevo, Mario Luzi, Novalis,Friedrich Dürenmatt e Heinrich Von Kleist, e tra i poeti italiani, Alessandro Ceni eArturo Onofri. Le edizioni sono di 16 o 32 pagine con carta fabbricata a mano esplendidi caratteri Garamond. Le tirature iniziali consistono di 500-1.000 copie.Quella di testa riporta illustrazioni ad acquaforte per i trenta amici che al costo di50.000 £, comprano in abbonamento i primi libri, mentre le altre recano stamped‟artista o riproduzioni del manoscritto originale. Come ammette lo stesso Zapparoli: L‟idea originale era quella di inseguire, chiaramente nella debita proporzione, il catalogo di editori come Guanda o Franco Maria Ricci: stampare dei volumi che coniugassero l‟eleganza delle edizioni, magari numerate, a tiratura limitata e impreziositi da riproduzione iconografiche, di grandi piccoli classici purtroppo dimenticati.1Ben presto gli editori, forti dell‟entusiasmo mostrato dalla piccola cerchia di lettorialla quale si erano rivolti inizialmente, cercano di ampliare il loro pubblico. Il lettorea cui si indirizza la MyM è un “ricercatore” che ama la letteratura straniera e si affidaalla curiosità, apprezza sia la qualità di una veste grafica ben curata che il contenutodi un libro dallo stile originale. Non ha infatti paura di esplorare nuovi territoriletterari e si lascia incantare dalle piacevoli riscoperte di classici del passato. Illettore MyM è dunque molto simile ai due editori: condivide con loro unaconsolidata e sfrenata passione per i libri.1 G. P. Serino, Marcos y Marcos, in «Il Mucchio selvaggio», marzo 2002, pag. 12. 5
  • 6. Nei primi tre anni, dall‟1981 all‟1983, sono gli stessi Zapparoli e Franza a piegare iquarti sciolti e a distribuirli personalmente presso librerie e librai che, piuttostoincuriositi, offrono loro qualche spazio ospitando alcune copie. C‟era molta militanza -anche come semplice comportamento- all‟interno della macchina editoriale e nella vendita […] Il mio punto di partenza di allora è stato quello di guardare come lavoravano queste persone, far loro delle domande […] Lunghe telefonate con editori e puntate dai librai, in particolare due: Fausta Bizozzero di Utopia e Amilcare Di Francesco della Feltrinelli Santa Tecla.2Fuori Milano Zapparoli e Franza affidano la distribuzione ad alcuni amici e nellealtre regioni firmano i primi piccoli contratti con distributori locali. «Marcos yMarcos è nata un po‟ alla volta. Per qualche anno è stata piccolissima, poco più cheun sogno, poi si è evoluta pian piano, sempre più intenta a mettere radici piuttostoche a crescere troppo rapidamente in altezza».3Nel 1983 nuovi titoli arricchiscono la collana Le foglie, il filo rosso dedicato alrilancio di grandi autori raccoglie testi di poesia e narrativa contemporanea in cuisono inseriti, tra gli altri, Chester Himes, Walker Percy, e Thompons Carlene. Laveste grafica muta in un motivo molto semplice, spesso di un pittore celebre delNovecento: Arp, Braque,o Kleen, e le copertine si colorano di tinte pastello.L‟ambiente in cui cerca di farsi spazio la MyM è una città degli anni Ottanta il cuistile può essere riassunto nel famoso slogan “Milano da bere”.4 Nel capoluogolombardo converge il potere socialista del periodo craxiano, caratterizzato dal2 G. Peresson, Trent’anni da piccoli, in «Giornale della libreria», dicembre 2010, pag. 74.3 G. Raponi, Un bravo editore non ha pregiudizi: esce a caccia e si lascia guidare dal fiuto, in «Laluna di traverso», dicembre 2009, pag. 31.4 “Milano da bere” era lo slogan di una campagna finalizzata alla ricostruzione dell‟immaginedell‟amaro Ramazzotti di Marco Mignani del 1987. In realtà finì per delineare l‟ambiente socialistadella città, e nei primi anni Novanta venne usato con connotazioni negative per descrivere gliesponenti politici e imprenditoriali coinvolti nell‟inchiesta Mani pulite. 6
  • 7. benessere diffuso, dal rampantismo di ceti sociali emergenti e influenzato dal mondodella moda. Ciononostante tale periodo coincide con una pesante crisi finanziaria e laconseguente recessione economica. Per rendersene conto basta guardare al settoredell‟editoria libraria che vive un momento di paralisi e soffocamento causatodall‟alto costo del denaro e dal ritmo dell‟inflazione. Il “best seller all‟italiana”5,modello narrativo degli anni Sessanta, subisce un brusco calo: i titoli di narrativascendono dal 25% al 13% insieme alla saggistica, mentre incrementano i consensi lamanualistica pratica e il romanzo “rosa”6 con il lancio di serie come Harmony, natadall‟accordo tra Mondadori e la società Harlequin che possedeva i diritti sui volumitradotti, o Blue Moon di Curcio. Per risanare le perdite le case editrici ripensano ailoro assetti in termini imprenditoriali e spesso si riorganizzano attraverso l‟afflusso dicapitali e progetti esterni, puntando a un‟ottimizzazione dei processi produttivi e a unprogressivo ampliamento del mercato. Tuttavia fanno il loro ingresso nel settoresvariate iniziative come Piemme e la Marcos y Marcos. «Siamo nati nell‟81 quando acorso Manzoni sfilavano i dipendenti della Feltrinelli in crisi -ricorda Zapparoli inun‟intervista- ma la crisi faceva venire voglia di fare. Ed era un‟epoca di dibattitopolitico e culturale».7Ciò che in principio sembra solo un‟avventura inizia a concretizzarsi seriamente, maa questo punto Marco Franza lascia il progetto perché, essendo più che altro un5 Il “best seller all‟italiana” è quel tipo di romanzo che coniuga, negli anni Sessanta e Settanta, qualitàletteraria con elementi accattivanti per il consumo e la vendita del libro stesso. Cfr. G. C. Ferretti, Ilbest seller all’italiana, Laterza, Bari 1983.6 «Il romanzo “rosa” è un tipo di romanzo seriale e ripetitivo in cui l‟attenzione è focalizzata sullevicende amorose di eroi e eroine travolti dal destino del proprio sentimento. Rispetto al classicoromanzo sentimentale è più anonimo e standardizzato». Cfr. M. Rak, Rosa: la letteratura deldivertimento amoroso, Donzelli editore, Roma 1999, pagg. 44-46.7 M. S. Palieri, Marcos, correva l’anno…, in «L‟Unità», 4 marzo 2011, pag. 37. 7
  • 8. teorico e un intellettuale, non voleva veder contaminato il suo amore per i libri dalcommercio e dalle leggi di mercato. Comincia così un lungo periodo mono-marcos8.Nel 1985 l‟editoria ottiene un sostanziale recupero puntando sulla tecnologia,l‟innovazione e la promozione. Scomparsa ormai la figura dell‟ “editoreprotagonista”9, «l‟idea di cultura si concretizza nella formazione del “catalogo”, valea dire nel complesso degli autori che costituiscono nel tempo il vero patrimonio dellacasa editrice».10Sebbene il mercato tenda a creare molte comunità di lettori diversi, marginalizzati dauna collettività che punta all‟omogeneizzazione di ogni esperienza culturale,compresa la lettura, Zapparoli sembra voler seguire la diversa strada inaugurata neglianni Settanta da Calvino con Centopagine e conclusa proprio in questo periodo:ovvero una riabilitazione del romanzesco, attraverso la lettura di vecchie e nuoveopere in chiave moderna e attualizzante.Nel 1986 Zapparoli riceve il suo primo successo con Storie per bambini di PeterBichsel che sfiora le 10.000 copie vendute. E alla fine del decennio la collana Lefoglie si arricchisce dei titoli di Giovanni Galdini, Dino Campana, Gaetano Neri eLudovico Geymonat. Viene pubblicato anche il primo libro in versi di FabioPusterla, considerato dalla critica uno dei migliori poeti italiani contemporanei, chesancisce l‟esordio di una lunga e intensa collaborazione con l‟editore. A differenzadell‟ambiente circostante la Marcos y Marcos decide di proseguire senza rinunciarea un progetto editoriale preciso e ben delineato, tentando di fornire al lettore sia una8 Cfr. http://www.marcosymarcos.com/30_anni_di_storie/30_anni_di_storie.html.9 L‟editore protagonista è «un editore capace di imprimere una forte personalizzazione al suo progettoe all‟intero processo che va dalla scelta del testo alla veicolazione del prodotto». Sono da consideraretali tutti i personaggi che dagli anni Trenta fondano le più grandi case editrici del secolo, ValentinoBompiani, Giulio Einaudi, Arnoldo Mondadori, Angelo Rizzoli e Aldo Garzanti. Cfr. G. C. Ferretti,Storia dell’editoria letteraria in Italia. 1945-2003, Einaudi, Torino 2003, pagg. 4-5.10 A. Cadioli, G. Vigini, Storia dell’editoria italiana, Editrice Bibliografica, Milano 2004, pag 139. 8
  • 9. lettura di intrattenimento gradevole che una ricezione consapevole dei contenuti e deivalori trasmessi dai testi pubblicati.In particolare, qui l‟editore si pone in risalto poiché è riuscito, facendo propria la“filosofia del catalogo”, a creare una casa editrice che seleziona i propri titolibasandosi sull‟istinto di chi «esce a caccia e si fa guidare dal fiuto»11 compiendoscelte temerarie, originali e controcorrente. Tale modo di operare all‟internodell‟editoria sembra richiamare alla mente alcune delle caratteristiche degli “editoriprotagonisti” artefici delle politiche editoriali dei decenni precedenti. L‟elementorilevante che rende l‟attività della MyM oggetto di un‟attenzione più approfonditarisiede dunque nel fatto che questa maniera di “sentire” il mestiere dell‟editore daparte di Zapparoli coincide ormai con l‟immagine stessa della casa editrice,influenzando non solo la produzione ma anche la promozione e la vendita dei libri.1.2. Gli anni NovantaIl secondo periodo di vita della Marcos y Marcos è caratterizzato da un riassestodella casa stessa. Una produzione di libri più corposa coincide con il trasferimentodella sede negli ampi locali di via Padova, redazione e magazzino insieme, concolonne di libri molto suggestive sparse dappertutto. Nel 1990 Zapparoli affida ladistribuzione dei suoi volumi alla Garzanti e nel 1995, quando questa viene11 G. Raponi, Un bravo editore non ha pregiudizi: esce a caccia e si lascia guidare dal fiuto, in «Laluna di traverso», dicembre 2009, pag. 32. 9
  • 10. smembrata e acquisita da altri, la MyM passa alle Messaggerie libri instaurando lacollaborazione con Promedi12 per quanto concerne la promozione.Nel contempo la frammentazione del pubblico attuata nello scorso decennio si rendeancor più evidente attraverso la moltiplicazione di richieste. Per far fronte a talediversificazione, nonostante il calo dei libri e la crisi in corso, si assiste ad unallargamento del settore dei tascabili.Nel 1992 esplode il fenomeno dei Millelire di Stampa Alternativa e nel 1995 dellasottocollana I miti di Mondadori. Scorgendo nel loro successo una via d‟uscita, moltesigle iniziano così un massiccio processo di “tascabilizzazione” dell‟editoria: Uno sbilanciamento inconsapevole di tutta l‟editoria verso il tascabile, inteso più come espressione di un concetto e di una funzione che non come tipologia di formati e livelli di tiratura. Essendo infatti diventato il tascabile un punto di riferimento primario per un pubblico sempre più vasto, e trovandosi tutto il resto quasi a girargli intorno come se fosse una produzione di nicchia, si era arrivati in pochi anni a “tascabilizzare” gran parte dell‟editoria.13Tuttavia il mercato stenta a risalire e le esperienze dei Millelire e de I miti rimangonoepisodi che nel giro di poco tempo esauriscono le proprie fortune.Alla Marcos y Marcos si lavora, invece, puntando su tutt‟altra direzione. Dopo ilcontratto con la Garzanti nasce la collana Gli alianti. Essendo più forte, l‟editore puòora permettersi di tentare con titoli e scrittori più impegnativi e moderni. Il fiuto delloZapparoli si dirige verso lo stesso pluralismo di lettori a cui mira il settore deglieconomici ma con esiti totalmente diversi. Sperimenta una narrativa contemporanea12 Nata nel 1983, la Promedi promuove presso librerie indipendenti e di catena, un gruppo scelto dicase editrici tra le più rappresentative dell‟editoria nazionale attraverso una capillare rete di agenti sulterritorio. Tutti gli editori rappresentati da Promedi vengono poi distribuiti da Messaggerie italiane.Cfr. www.promedi.it.13 A. Cadioli, G. Vigini, op. cit., pag. 148. 10
  • 11. che include molti scrittori d‟oltreoceano e la produzione italiana si avvale di alcunefra le sue collaborazioni più durature. Difatti questi anni portano la firma dei giàcitati Ceni e Pusterla, oltre a Umberto Fiori, Luca Giachi e Giovanni Orelli, racchiusiora nella nuova serie Poesia, interamente dedicata ai libri in versi. La forte presenzadi questo genere letterario diviene uno dei capisaldi del catalogo, come testimonial‟uscita di un titolo di poesie inserito, da circa una decina d‟anni ne Gli alianti. Nellaraccolta Le foglie compare ancora Gaetano Neri e una serie di racconti di RobertoCazzola. Due generi letterari, la poesia e il romanzo, segregati all‟ombra deltascabile, prendono vita nel catalogo della casa editrice milanese per chi non sarinunciare alle buone letture e si accosta con gusti e stili diversi alla loro scoperta.Gli anni Novanta vedono un po‟ tutto il panorama editoriale cambiare paesaggio. Peraffrontare la crisi nei paesi europei crescono il numero di acquisizioni e fusioni dicase editrici. Si creano nuovi scenari in cui aziende di notevoli dimensioni concontributi provenienti da nuovi colossi della comunicazione e dell‟industriaelettronica sostengono un futuro realizzato sull‟armonica unione di vari progettiintegrati. L‟Italia dal canto suo, cerca di consolidare il proprio mercato interno nonsolo attraverso le acquisizioni di sigle editoriali ma puntando anche su un notevoleinvestimento nella riorganizzazione dei punti vendita, nell‟ampliamento dei canali enell‟incremento di risorse umane.L‟editore quindi deve reinventarsi il mestiere operando su nuovi fronti con maggioreflessibilità, come dimostrano i progetti “fuori e dentro al libro” ideati in questoperiodo dallo stesso Zapparoli.Dal 1991 infatti, la sua produzione di libri è affiancata dalla presenza della rivista«Riga», (poi trasformata in collana), diretta da Marco Belpoliti e Elio Grazioli, e 11
  • 12. dedicata ai protagonisti del Novecento, i grandi personaggi della letteratura, dell‟artee della musica che hanno lasciato un segno indelebile nella nostra cultura, «per usarele parole dei creatori di Riga, il taglio monografico risponde al desiderio di costruireuna biblioteca del contemporaneo. Non è una rivista, o meglio: lo è formalmente; dalpunto di vista culturale, sono in realtà dei volumi tematici di vari autori».14A quest‟ultima si aggiunge poi la pubblicazione di «Testo a Fronte», un semestraleche trae origine dall‟esigenza dell‟editore di puntare sulla qualità e sullavalorizzazione della traduzione dei testi. Diretto da Franco Buffoni, Paolo Proietti eGianni Puglisi, presenta al pubblico italiano le maggiori teorizzazioni del campotraduttologico, affiancando alla teoria la dimostrazione pratica con le versioni ineditedi alcuni poeti traduttori, da Luzi a Fortini, da Caproni a D‟Elia, da Magrelli aCucchi. Ogni uscita di «Testo a fronte» si conclude con il «Quaderno di Traduzioni»,dove molto spazio è destinato a giovani poeti e studiosi del settore. L‟obbiettivo èquello di distinguere la traduzione letteraria da quella di tipo tecnico e «togliere ognirigidità all‟atto traduttivo, mirando a configurarlo come un incontro tra poetiche: lapoetica del tradotto che incontra quella del traduttore e, nel caso di incontro felice,produce un testo provvisto di valore estetico autonomo».15L‟editore comincia a farsi notare anche attraverso l‟assidua presenza alle svariateiniziative nazionali di Fiere e Saloni del libro16 sparsi in tutta Italia che mettono instretto contatto editori, librai e lettori. In questo modo la Marcos y Marcos instaurasin dall‟inizio, un intenso rapporto tra la casa editrice e i librari, nella convinzione14 G. P. Serino, Marcos y Marcos, in «Il Mucchio selvaggio», marzo 2002, pag. 13.15 Cfr. www.marcosymarcos.com/testo_a_fronte.html.16 Il primo Salone del Libro viene inaugurato nel maggio del 1988 a Torino, per grandezza edesposizioni è il secondo in Europa, mentre il primo è la Fiera Internazionale del Libro di Francoforte,fondata nel 1949. A questa si aggiungono numerose Fiere del Libro sparse in tutta Italia, come quelladi Roma per i piccoli e medi imprenditori o quella di Bologna dedicata all‟editoria per ragazzi. 12
  • 13. che per la promozione del libro, fungano un ruolo essenziale anche «i consiglielargiti da un buon libraio o da un commesso coscienzioso».17 Inoltre i lettoriapprezzano e sostengono incuriositi tutte le proposte che Zapparoli e i suoicollaboratori propongono durante le grandi esposizioni.Il momento che rappresenta la svolta e il successo della casa editrice milanese sicolloca però al tramonto dei complicati anni Novanta. «Siamo entrati, infatti, nellafase matura della società dei consumi, e dunque anche dei consumi letterari. Gli stilisi moltiplicano e ogni lettore se ne costruisce uno più o meno complesso»18 al qualeZapparoli cerca di rispondere con la pubblicazione di autori stranieri dall‟improntaespressiva molto originale. La vampata di notorietà non tarda a farsi vedere: nel1997-98 arrivano i primi successi con scrittori come Boris Vian, Woody Guthrie eJonh Fante. È proprio grazie alla MyM che i lettori italiani possono riscoprire lascrittura di quest‟ultimo ennesimo esempio di autore strappato alla polvere. Semprenel 1997, esce Una banda di idioti di John Kennedy Toole che con 140.000 copierappresenta il primato di vendite in assoluto della casa editrice. Tutti questi titolidescrivono bene la strada intrapresa da Gli alianti: partita da un America classicaanni Trenta-Sessanta segue poi un excursus letterario che intende incrociare lingue epaesi con l‟ambizione di «costruire un mappamondo letterario con voci di popoli enazioni disparate».19A tale biennio risale anche l‟arrivo nel 1997 del grafico Lorenzo Lanzi e nel 1998 diClaudia Tarolo. Lo stile di Lanzi rende i libri della MyM inconfondibili, concopertine spensierate dai colori accessi e un‟immagine che solitamente richiama17 N. Cavazzuti, Piccoli editori crescono, in «E Polis Milano», 6 dicembre 2006, pag. 42.18 G. Ragone,Tascabili e nuovi lettori, in Storia dell’editoria nell’Italia contemporanea, a cura di, G.Turi, Giunti Editore, Firenze 1997, pag. 472.19 R. Folatti, Fare gli editori a Milano, in «viveremilano.it», 2006. 13
  • 14. elementi significativi del testo. Il suo lavoro li trasforma in volumi divertenti, giocosie capaci di catturare l‟attenzione del lettore. La Tarolo invece, attua una svoltasignificativa nella linea editoriale. Dato il suo impiego all‟Oracle Italia comedirettore legale, possiede un‟eccellente capacità organizzativa e avendo alle spalleimportanti esperienze di traduzione e revisione di testi, condiziona fortemente tutto illavoro di editing dando una sferzata di aria fresca e innovativa alla casa editrice.Pur mantenendo come capi saldi il rilancio di grandi autori dimenticati e il piaceredella poesia, la Tarolo e Zapparoli si lasciano guidare dall‟intuito lanciandosi contemerarietà e coraggio verso nuove prospettive. La coppia scommette da un lato suscrittori poco conosciuti nel nostro Paese e dall‟altro si rivolge, in maniera moltocauta, agli esordienti italiani, ampliando di fatto il catalogo di narrativa, con quelliche di lì a poco diverranno autori simbolo della Marcos y Marcos.Tanti cambianti dunque in pochi frenetici anni. Ciononostante possiamo individuarenello stile della casa editrice alcuni elementi ricorrenti. In primo luogo, la ricerca diautori e visioni originali si intensifica grazie all‟intervento della Tarolo, unito allapassione e all‟istinto di chi vuole scommettere puntando sul diverso. In secondoluogo, la MyM continua ad apparire come un “laboratorio di idee e libri”, rafforzatodalla proposta di riviste alternative e dallo stretto rapporto instaurato con librai elettori nelle fiere ed eventi. Infine, la costante attenzione dedicata all‟oggetto libroche lavorato e pensato come un oggetto artigianale si arricchisce del tocco artistico diLanzi. 14
  • 15. 1.3. Verso il nuovo MillennioNel 2000 Claudia Tarolo decide di abbandonare definitivamente il suo lavoroall‟interno della multinazionale scegliendo di unirsi a Zapparoli nella vita enell‟avventura editoriale. «Non rinnego le mie scelte, ma vedendo che la casaeditrice aveva bisogno di un cambiamento ho pensato di accettare il rischio. Così misono licenziata da una situazione privilegiata. Ho fatto diversi passi indietro(l‟editoria è un ambiente maschilista), ma non me ne sono mai pentita. Mi piacequello che facciamo e come lo facciamo. Insieme».20 Da questo momento in poi laMarcos y Marcos torna così ad avere due anime: Abbiamo unito forze, competenze e responsabilità su tutti i fronti. La co-progettazione è diventata una risorsa peculiare della nostra storia editoriale e personale: scelta dei libri, invenzione di copertina, gestione, e gli altri mille aspetti creativi che convivono in una casa editrice.21Tra di loro non esistono zone di frizione, la Tarolo si occupa di talent scouting e diediting mentre Zapparoli cura gli aspetti esterni promozionali e commerciali infatti inun‟intervista confida «da ragazzino mi interessavo di Borsa. Mi piace l‟aritmetica, mipiacciono le statistiche, proiezioni e calcoli, ad esempio mai vendere meno di 1.4000copie!».22 Tutto ciò che riguarda la produzione, la grafica e il testo viene invecedeciso insieme.20 R. Salemi, The book of love. Claudia e Marco, editori famosi, raccontano la loro storia vera, in«Elle», 2006, pag. 508.21 G. Peresson, Trent’anni da piccoli, in «Giornale della libreria», dicembre 2010, pag. 75.22 R. Salemi, The book of love. Claudia e Marco, editori famosi, raccontano la loro storia vera, in«Elle», 2006, pag. 508. 15
  • 16. Alla nuova organizzazione della MyM corrisponde il trasloco in via Ozanam, a duepassi dal centro, separando così la redazione dal magazzino. L‟ufficio ricorda moltola mansarda iniziale per l‟assidua presenza di libri sparpagliati un po‟ ovunque e perun silenzio quasi surreale, tanto che ci si dimentica di essere in una delle zone piùmovimentate di Milano.Con il sopraggiungere del nuovo Millennio l‟editoria italiana mostra «il passaggio dauna politica di formazione e di collana a una politica di titolo e di mercato»23 chevede arrivare in testa alle classifiche solo le novità di stagione, che insignite deimaggiori premi letterari raramente però riescono a superare quattro settimane disuccesso. La mobilità del mercato attuale fa sì che ci sia sovrabbondanza di bestseller quasi tutti rigorosamente pubblicati dai maggiori gruppi editoriali.Parallelamente crescono i protagonisti editoriali che tentano di far aumentare i propribilanci con titoli selezionati in base al modo di ricezione del lettore, offrendo testi discarsa qualità vissuti all‟interno di diversi livelli di “consumabilità”: dalla pubblicitàsu periodici e quotidiani nazionali alle trasmissioni televisive che dedicano unospazio alla promozione dei libri, dalla diffusione di informazioni su internet aicommenti personali che ogni utente lascia sui social network o sui canali di venditaon-line. Tutto ciò determina una spettacolarizzazione di scrittori e titoli mediante lacircolarità su segmenti multimediali diversi che non si preoccupa della formazioneculturale dell‟acquirente perché l‟obiettivo principale è quello di catturarel‟attenzione del lettore occasionale, protagonista delle spese librarie di questi ultimivent‟anni.23 G. C. Ferretti, op. cit., pag. 311. 16
  • 17. In tal modo le case editrici più piccole, anche se non mutuano di molto le logicheimperanti, non possono far altro che intraprendere scelte alternative puntandosull‟originalità dei propri contenuti e delle proprie iniziative.È questo il caso di Zapparoli e della Tarolo che nell‟estate del 2000 inaugurano per laprima volta in Italia, un corso di editoria firmato Marcos y Marcos, con lo scopo difornire ai lettori curiosi, agli addetti ai lavori nel settore, agli aspiranti editori,redattori, traduttori, librai e scrittori, le basi che permettono di lavorare nel fantasticomondo dei libri. Le lezioni illustrano come cercare e portare al successo un autore,come impostare collane e progetti grafici, e un metodo per gestire contratti,tipografia e distribuzione. Dopo dieci anni dall‟inaugurazione il corso si rinnova ognianno con molto successo, tanto che molti hanno chiesto alla casa editrice di esportarela loro testimonianza diretta anche all‟estero.Nel frattempo si intensificano le ricerche su scrittori d‟oltre confine. Rovistando trale librerie europee e non solo, i due editori scovano Jumpha Lahiri, premio Pulizerdel 2000, autrice sulla quale nessun “grande” dell‟editoria osava scommettere, gliinglesi Jasper Forde, Michael Zadoorian e Miriam Toews, gli spagnoli RicardoMenéndez Salmon, Angeles Caso e Maria Barbal, l‟olandese Leo De Winter, iltedesco Jakob Arjouni, e gli statunitensi Thompson Carlene, Fante Dan, WilliamGoldman e Furutani Dale, infine il cileno Pedro Lemebel.Nel primo periodo da editore la Tarolo, sempre sostenuta dal parere del compagno,inizia a puntare su alcuni esordienti del nostro Paese. Fanno la loro primaapparizione autori come Davide Longo, Cristiano Cavina e i fratelli Ervas Fulvio eLuisa Carnielli. L‟idea della coppia è quella di aggiungere al catalogo titoli italiani, 17
  • 18. operando in maniera molto cauta. La scommessa è che si impongano sulla lungadistanza creando con la casa editrice un forte legame di fedeltà.A tali anni corrisponde anche la messa a punto del sito internet della MyM,caratterizzato da un costante aggiornamento dei contenuti e da una grafica sempreaccattivante che ricorda i libri stampati. Nel 2005 le vendite online rappresentavanoil 5% del fatturato e la crescita continua a salire nei tre anni successivi al 30%.Nel 2006 la Marcos y Marcos compie venticinque anni di attività con un catalogoche comprende 380 titoli, 130 autori di 20 nazioni diverse, e 750 mila euro difatturato annuo. Nonostante gli obiettivi raggiunti, la Tarolo e Zapparoli decidono dicambiare strategia attuando la politica “meno tre” libri all‟anno. Da quest‟annoinfatti pubblicano 14 libri (13 di narrativa, più uno di poesia) anziché 18. Questoperché nel nostro Paese, è ormai chiaro a tutti come il mercato del libro siacostantemente invaso dalle novità. Con circa 60 mila libri in uscita ogni anno, da unaparte si pubblica in modo disordinato e frettoloso, e dall‟altra i librai non hanno iltempo di seguire a pieno tutti i volumi, quindi molti cadono nel dimenticatoio. Pertale motivo i due editori hanno scelto di muoversi controcorrente con una decisionemolto coraggiosa. Ecco perché abbiamo deciso di festeggiare i primi venticinque anni della casa editrice –come si legge nel comunicato stampa di allora- proponendo qualche libro in meno (nella fattispecie, tre), siglando una sorta di contratto con i librai: meno libri, più tempo per conoscerli e farli conoscere. Per impegnarci a promuovere la lettura. Per promuovere ciò che si può sostenere. Per contribuire in piccolo, a evitare che il caos, e il deserto, guadagnino terreno.2424 E. Camurri, L’aereoplanino di carta, in «Il Foglio Quotidiano», 18 marzo 2006, pag. 10. 18
  • 19. La politica del “meno tre” porta la casa editrice a una “decrescita felice”25: a frontedel 15% di novità tagliate, le altre pubblicazioni restano sugli scaffali dei librai il15% di tempo in più: «È una scelta precisa e i numeri ci hanno dato ragione. Per fareun esempio, basti pensare che il libro meno venduto dell‟anno scorso è arrivato a 600copie. Quest‟anno, con soli 14 autori, il meno venduto ne ha totalizzate 1000».26Aumentando dunque il tempo del turnover, i libri vendono di più, prova ne è il fattoche, già nello stesso anno, le vendite sono cresciute. Preferiamo offrire pochi libri, curarli al massimo e soprattutto investire tempo e risorse per farli conoscere. A distanza di dieci mesi, possiamo dire che i risultati hanno superato le nostre più rosee aspettative. Rispetto all‟anno scorso, abbiamo venduto più libri producendone di meno. I librai hanno apprezzato il tentativo di allentare la pressione numerica e di migliorare il dialogo sui contenuti.27Tale crescita non è però solo un momento passeggero poiché, nonostante l‟attualecrisi della carta stampata i due editori hanno visto, nel 2010, aumentare il propriofatturato del 25%. Inoltre, questa scelta non solo aiuta i librai ma permette alla casaeditrice di instaurare un rapporto più fedele con gli autori, di seguire al meglio lecampagne promozionali dei libri e, cosa da non sottovalutare, regala al lettore iltempo di assimilare e gustare al meglio il testo, facendolo proprio.La politica del “meno tre” è accompagnata dalla volontà, cara alla coppia Tarolo-Zapparoli, di usare nella stampa dei propri volumi solo carta riciclata: «troppi libritroppo in fretta creano solamente una giostra confusa, e il meglio spesso va perduto.Anche la carta, a furia di essere riciclata, si stanca: va usata con parsimonia, è un25 Cfr. www.marcosymarcos.com/30_anni_di_storie.html.26 F. Madrigali, Le strategie “salva-libro”, in «Il Sardegna», ottobre 2006.27 P. Lala, Venticinque anni di Marcos y Marcos, in «coolclub.it», 2006, pag. 34. 19
  • 20. bene prezioso da utilizzare, e al meglio, quando ne vale la pena».28 E a Milano, duefan del velocipede come loro, non potevano far altro che affidare le spedizioni che aipostini in bicicletta. Iniziative dunque, che evidenziano uno stile lavorativo mirato alrispetto dell‟ambiente.A contribuire alla crescita della casa editrice è anche il semestrale «The Spicer», unanewsletter cartacea, in abbonamento gratuito sul sito, che propone le novità delcatalogo, ma che è allo stesso tempo ben lontana dall‟essere soltanto un merosupporto di marketing. Con «The Spicer» vogliamo raccogliere idee e progetti che nascono intorno alla MyM: chiaramente essendo una pubblicazione dedicata ai nostri lettori, le anticipazioni hanno un ampio spazio, ma non mancano approfondimenti e “assaggi” che rendono questo semestrale una rivista con una propria dignità.29Il 2009 è l‟anno di nascita di due nuove collane. La prima, i MiniMarcos, sono itascabili della Marcos y Marcos che, con un formato più piccolo e un prezzo ridotto,raccolgono gli autori più longevi e i libri più rappresentativi del catalogo. La secondainvece, la MarcosUltra, unisce alle tematiche forti trattate la firma tutta italiana discrittori come Lello Gurrado, Quaglia Stefano, il già citato Fulvio Ervas, e FrancoBuffoni, traduttore-direttore di «Testo a Fronte», il semestrale della casa.«Paradossale, estrema, sovversiva - questa collana - nasce dal desiderio di farcircolare idee forti».30La schiera degli autori nazionali si è inoltre arricchita convergendo anche nellavetrina d‟eccellenze Gli alianti, attraverso le recenti pubblicazioni di Maurizio28 Cfr. www.marcosymarcos.com/30_anni_di_storie.html.29 G. P. Serino, Marcos y Marcos, in «Il Mucchio selvaggio», marzo 2002, pag. 14.30 M. Appiotti, Marcos fa il giro del mondo, in «lastampa.it», 13 marzo 2009. 20
  • 21. Matrone, Osimo Bruno e Paolo Nori, nonché le raccolte in versi di Fabio Pusterla e ilnuovo libro di Cristina Alziati che rendono i titoli di poesia della casa editrice perledi letteratura uniche e sorprendenti.Come tutte le aziende del settore editoriale moderne anche l‟attività dei due editorimilanesi ha trasformato alcuni volumi del proprio catalogo in ebook, sceglie però dinon mettere in competizione il nuovo formato con il libro, nonostante sia la praticapiù diffusa, e di proporre qualcosa che sia complementare ad esso, non per forza unasua alternativa. Al Salone Internazionale del Libro 2011 di Torino presentano infattiun ebook che “accompagna” la lettura del testo vero e proprio in cui sono inseritisoltanto approfondimenti e curiosità sull‟autore e sul titolo scelto. Partendo dalpresupposto che l‟Italia si dimostra un paese lento nell‟acquisire novità del genere,vogliono creare un prodotto “lettibile”, un oggetto ben curato da poggiare sulcomodino, che aspetta per essere goduto e sfogliato i momenti di relax che ognilettore si crea durante la giornata.La MyM vanta 600 titoli in catalogo e un fatturato che come si diceva è cresciuto del25% in più nonostante la crisi. Il suo organico si compone di sole otto persone che sioccupano di tutta la fase di editing, curano gli autori, la promozione dei libri e ladimensione commerciale. Dunque siamo di fronte ad un piccolo organico che lavorail doppio per sostenere l‟intera produzione e ogni aspetto del lavoro editoriale.Tuttavia ciò che assume maggiore importanza, soprattutto in un ambientecaratterizzato da enormi colossi editoriali, è che a tutt‟oggi, la Marcos y Marcosriesce a sostenersi con la sola vendita dei libri rimanendo una delle poche aziendeancora totalmente indipendente. Tutto questo le conferisce ancora più prestigio se 21
  • 22. pensiamo che la città in cui si fonda e cresce, Milano, è per antonomasia la capitale el‟immagine di quasi tutti i grandi gruppi editoriali italiani.Nel 2011 la Marcos y Marcos festeggia trent‟anni e i due editori celebrano taleavvenimento con una collana in serie limitata a cui sono legate svariate iniziative, eun nuovo entusiasmante progetto per chi ama scrivere e leggere libri. La collanaTredici (come le novità di narrativa proposte ogni anno), riunisce in una spiritosaveste grafica i romanzi cult del catalogo. L‟originale copertina di Lanzi è sdoppiatain due creando un simpatico effetto “carta da gioco” mentre Franco Matticchio firmail marchio dei volumi a tiratura limitata con una cicogna che vola accompagnatadalla scritta “ trent‟anni di storie”. Un mazzo di carte è anche l‟edizione speciale delcatalogo. Al posto delle tradizionali figure si trovano i volti degli autori e le copertinepiù celebri, perché come affermano gli editori stessi: «per festeggiare, insomma, cigiochiamo tutte le carte!».31 Ogni libro è accompagnato dall‟introduzione di alcuninoti intellettuali dei nostri tempi che lo hanno amato di più, ad esempio MassimoCirri, Stefano Benni, Ivano Fossati, Paolo Giordano e Cristiano Cavina.Prolungamento della collana Tredici è la mostra itinerante di 24 maxi-copertine dellacasa editrice che hanno fatto il giro delle principali librerie Feltrinelli di tutta Italia, alritmo di una al mese. Nell‟estate scorsa una piccola mostra che celebra queste tredecadi di attività è stata esposta presso la Biblioteca Sormani di Milano.Quest‟ultima rassegna in particolare, non testimonia solo l‟evoluzione della grafica edella stampa: propone una selezione di locandine, cartoline, notiziari che segnano letappe della storia della casa editrice e accompagnano il lancio nel mondo dei libri piùimportanti.31 Cfr. www.marcosymarcos.com/30_anni_di_storie/30_anni_di_storie.html. 22
  • 23. L‟altro progetto nato sotto il segno dei festeggiamenti è la Piccola Scuola di ArtiNarrative, inaugurata a marzo 2011, che si propone come un corso di scritturacreativa di nuova concezione in cui editori, scrittori e lettori si mettono in giocoseguendo un copione davvero innovativo. La Marcos y Marcos dimostra la suaesperienza in tal senso e le sue iniziative per coinvolgere lettori e appassionati delsettore si riflettono anche in idee dal respiro più ampio. È questo il caso di Route 45,un corso di scrittura locale di sette giorni per talenti italiani dedicato alle meravigliedella cittadina di Bobbio e della Val Trebbia o di Letteratura rinnovabile e Libri aTeatro. Questi ultimi due, lanciati tra il 2009 e il 2010, hanno lo scopo dipromuovere soprattutto la lettura. Letteratura rinnovabile unisce infatti, la riscritturacreativa di un brano tratto da un classico con il piacere della lettura, e le sue primeiniziative sono il BookJockeyday svoltosi nel novembre 2009 e Parole Illuminanti,un premio letterario sponsorizzato da Eni. Libri a Teatro nasce dalla collaborazionecon la storica compagnia teatrale milanese “Quelli di Grock” e consiste in un ciclo diletture basate su una messa in scena dei romanzi pubblicati dalla casa editrice,iniziando dai classici intramontabili come Boris Vian per passare poi agli autori piùcontemporanei.1.4. Una storia da raccontareCome abbiamo notato nelle pagine precedenti i trent‟anni della Marcos y Marcossimboleggiano l‟esistenza di una casa editrice che, sebbene sia nata nel modernocontesto editoriale italiano, si configura come un‟azienda che non segue le politiche 23
  • 24. imperanti bensì le volontà letterarie e i gusti dei due editori Marco Zapparoli eClaudia Tarolo.Tale coppia ha infatti speso tutte le proprie energie su scelte particolari e semprecontrocorrente. Lo si nota fin dall‟inizio quando Zapparoli e Franza decidono difondare una casa editrice di nicchia con edizioni ben curate e opere spessoemarginate di autori classici dimenticati. Negli anni Novanta avviene la spinta versonuovi orizzonti, eppure mentre aleggia il mito dei volumi tascabili, la MyMconcentra il proprio sforzo nella poesia e in una narrativa più contemporanea che nondimentica però la riscoperta di scrittori del passato. Infine gli editori operano la teoriadel “meno tre” proprio nel momento in cui l‟editoria si delinea come il campo dibattaglia di un‟infinita produzione di novità stagionali e best seller. Scelgono quindidi agire nel mercato attraverso una filosofia che da sempre si pone in direzioneopposta al presente in cui operano. Sfruttando la stessa pluralità di stili e gusti che ilettori creano in questi ultimi anni, la Tarolo e Zapparoli riescono però a giungere adesiti completamente diversi rispetto agli altri colleghi del settore.Questo modus operandi li ripaga in pieno, non solo perché le vendite e il fatturatodella casa editrice continuano a crescere nonostante la crisi, ma soprattutto perchésono riusciti a crearsi un gruppo di lettori “forti” che, identificandosi con loro, seguefedelmente ogni nuovo titolo proposto. Inoltre il rapporto instaurato nel tempo con ilibrai e la politica del “meno tre” che cerca seppur in minima parte di alleggerirgli illavoro, ha l‟effetto di fidelizzare anche quest‟ultimi. Tutto ciò è riscontrabile neglieventi promozionali ideati dai due editori: i librai sono sempre disponibili ad aprirglile porte e i lettori arrivano numerosi e incuriositi. «Il mestiere, Claudia e Marco, lo 24
  • 25. hanno imparato strada facendo, misurandosi di volta in volta con problemi nuovi eaffinando gli strumenti per superarli».32Possiamo dunque riassumere i trent‟anni del lavoro editoriale della Marcos y Marcosall‟insegna di tre parole chiave: indipendenza, innovazione e originalità.In primo luogo, come abbiamo già detto, l‟indipendenza di tale casa editrice appareoggi come una caratteristica rara e importante. Queste tre decadi vorranno pur dire qualcosa. Si tratta di un tempo troppo dilatato nel tempo per considerare l‟indipendenza come qualcosa che si va perdendo, una sorta di adolescenza delle case editrici che lavorano nell‟attesa di essere comprate e/o inglobate. Non è così.33Zapparoli e Tarolo vogliono trasmettere l‟idea potente che essere piccoli e flessibiliha i suoi vantaggi: l‟editore indipendente può concentrarsi maggiormente sulcontenuto dei titoli che pubblica; ha tempo e risorse umane per poter curare ogniaspetto dell‟edizione e del rapporto con l‟autore; riesce a seguire al meglio lecampagne promozionali, gli incontri con i lettori, e gli eventi nazionali e stranieri;trova i momenti per “far sentire la propria voce” durante i dibattiti riservati almercato e alla situazione editoriale italiana; e in ultimo, non deve garantire per forzatirature dai numeri elevati che lo obblighino poi a rientrare di costi esorbitanti.L‟autonomia dei creatori della MyM nasce dalla convinzione che «il mercato non vaassecondato ma creato, che a volte la domanda non necessita di risposte ma di offertedifferenti, che è possibile educarla senza costringerla».3432 D. Pirrera, Un incontro con Marcos y Marcos, in «Sul romanzo», 9 settembre 2010, pag. 5.33 F. Camilli, Più libri più liberi 2010: di fiera d’indipendenza, di indipendente fierezza, in«fuorilemura.com», 7 novembre 2011.34 Ibidem. 25
  • 26. L‟altro elemento che distingue la Marcos y Marcos è l‟aver puntato suun‟innovazione guidata dal “buon senso”. La carta stampata riciclata; l‟uso deipostini in bicicletta; la sensibilità per il paesaggio mostrata durante i corsi locali,costituiscono solo alcuni esempi di un modo di concepire il mestiere dell‟editore nelpieno rispetto dell‟ambiente. Il buon senso è riscontrabile per di più nelle scelte teseal futuro: un sito facile da utilizzare e sempre ben aggiornato; ebook concepiti comeaiuto e approfondimento del libro; corsi che aprono le porte del mondo editoriale esvariate iniziative che coinvolgono diversi campi culturali dimostrano come si puòsopravvivere alla crisi senza rinunciare alla propria identità. Innovazione vuol direanche trattare il libro “artigianalmente” come una creazione d‟artista che prende luceda più mani per essere regalata ad un pubblico che sa apprezzarne i più piccolidettagli.Infine l‟originalità è il punto essenziale su cui si basa l‟intero progetto di Zapparoli eTarolo. Come ammette quest‟ultima in un‟intervista: I piccoli e medi editori dispongono di un‟arma micidiale, il suo nome è originalità. Tale originalità se la giocano in tanti modi. A partire dalle scelte editoriali: possono scommettere su nuovi autori o su quelli rifiutati o del passato che tutti hanno ormai dimenticato, poiché è un terreno su cui i “grandi” si muovono molto più guardinghi. Nella grafica: la scelta delle carte, delle copertine o dei caratteri più particolari arriva soprattutto dagli editori piccoli e medi. Nella comunicazione: anche qui i piccoli inventano formule innovative, promuovendo in generale una visione più gioiosa e meno doveristica della lettura. […] Fra editori indipendenti e lettori si crea, nel tempo, una sorta di piacevole complicità. Un patto. L‟editore non tradisce le aspettative dei lettori che seguono libro dopo libro quel che l‟editore propone. E il lettore gli resta 26
  • 27. fedele. Questo è assolutamente vincente. Tenere il filo del discorso in modo corretto, senza tradire le aspettative.35L‟originalità di cui parliamo si rivela anche nei contenuti dei titoli pubblicati«Pubblichiamo solo testi che amiamo e che offrono un punto di vista forte sulmondo».36 Inoltre risulta particolare e piuttosto singolare l‟intera schiera degli autoriche compongono il catalogo della casa editrice, gli stessi editori confidano «spesso inostri autori ci assomigliano, inutile negarlo: avventurosi e folli, capaci dientusiasmo, e di non mettere il successo, o l‟illusione del successo, davanti a tutto».37Attraverso l‟indipendenza, l‟innovazione e l‟originalità, la MyM si pone comeobiettivo quello di pubblicare titoli che forniscono al lettore accorto un tipo diintrattenimento diverso, non condizionato dalle mode, attento agli stimoli diprovenienza estera, e che sappia proporre temi audaci e inediti. Il proposito con cuilavorano i due editori è innescare scintille nei lettori, promuovere incontri ericonoscimenti che li avvicinino il più possibile al mondo del libro e dell‟editoria inmaniera tale da creare un proficuo rapporto d‟intesa. Nel capitolo successivonoteremo come questi tre elementi influiscano nella scelta dei titoli e quindi nellaproduzione della casa editrice.35 D. Agrosì, Fra editori indipendenti e lettori si crea, nel tempo, una sorta di piacevole complicità, in«La Nota del traduttore», dicembre 2009.36 G. P. Serino, L’avventura di Marcos y Marcos gli studenti che diventarono editori, in «LaRepubblica», 4 ottobre 2005, pag. 15.37 G. Raponi, Un bravo editore non ha pregiudizi: esce a caccia e si lascia guidare dal fiuto, in «Laluna di traverso», dicembre 2009, pag. 32. 27
  • 28. La produzione italiana della Marcos y Marcos2.1. Indipendenza, innovazione e originalitàIn questo capitolo cercheremo di vedere come la personalità e lo stile dell‟editoreZapparoli e della Tarolo poi, hanno influenzato la produzione italiana della Marcos yMarcos. Appare chiaro che la loro azione unita ai tre punti di forza di cui abbiamoaccennato precedentemente costituiscono il suo successo. Attraverso tale lavoro lacasa editrice è riuscita a proporre un modello di narrativa valido e ben delineato chespicca rispetto alle innumerevoli pubblicazioni di bestseller lanciate nel nostromercato. Infatti ciascun titolo pubblicato, sebbene cambino i contenuti e gli autori,rispecchia una sola e unica immagine della MyM. Questo non è dovuto soltanto alfatto che il pubblico riconosce i volumi negli scaffali delle librerie grazie allesimpatiche copertine, si tratta piuttosto di un criterio di scelte preciso: ogni volta cheil lettore prende in mano un libro di Zapparoli e Tarolo sa che lo aspetta una lettura“fuori dal comune” perché ogni testo veicola un messaggio forte mediante uno stilelinguistico che non è mai causale. «In un mondo caratterizzato da una massicciapresenza di grandi case editrici, con grandi mezzi e molto potere, per la piccola 28
  • 29. Marcos y Marcos, specializzata in narrativa, è una condizione di esistenza proporreun‟impostazione differente».38La formula vincente della coppia di editori coniuga tre caratteristiche: indipendenzainnovazione e originalità per sviluppare non solo una narrativa dal gusto folle etenace ma anche un modello di poesia squisitamente letterario.L‟autonomia finanziaria gli permette innanzitutto di scegliere scrittori con stili anchemolto diversi fra loro e di instaurare uno stretto rapporto basato sullo scambioefficace di idee e pareri. L‟autore non si sente così solo un dettaglio all‟interno di unmeccanismo, ma la componente di un organismo dall‟ambiente familiare e proficuo.Tarolo e Zapparoli si configurano come “cercatori di storie solitarie”che non sipongono confini né di genere né di territorio, secondo un criterio che è sempre lostesso: tendere occhi e orecchie per concentrare l‟attenzione sulla qualità dei testi,aiutati da una vantaggiosa riduzione delle novità in uscita.I libri descritti nelle pagine di questa sezione danno una panoramica dell‟innovativaevoluzione della MyM. Durante un‟intervista la Tarolo, rivendicando la propria cifrastilistica, ricorda «noi siamo stati i primi a usare l‟illustrazione grafica, aprendo unastrada che poi hanno copiato in tanti».39 Il concetto di “artigianalità” si concretizzapure nella scelta di testi che abbaino un valore in sé, che non vengono selezionati in virtù del loro potenziale di vendibilità ma per il loro significato. Con Marco, poi, seguiamo personalmente tutte le fasi della pubblicazione. Ecco: in tutte le fasi e le attività noi editori della Marcos y Marcos interveniamo proprio come fa un artigiano che cura il38 M. P. Porcelli, Noi Marcos y Marcos cercatori di storie solitarie, in «La Gazzetta delMezzogiorno», 13 maggio 2007, pag. 19.39 A. Bonetti, Se il successo da bestseller è questione di copertina, in «Il Sole 24 Ore», 17 gennaio2011, pag. 22. 29
  • 30. suo prodotto, sin dalla materia prima. Un‟impostazione aziendale cui è estraneo il concetto di elevata specializzazione.40L‟originalità è una caratteristica fondamentale della narrativa della casa editrice epersino della sua immagine. Tutti gli autori scelti hanno in comune la volontà ditrasmettere un punto di vista della realtà “altro” che non si unisce alle logicheimperanti o alle tendenze di moda nel nostro Paese. I temi sono potenti e insoliti,variano toccando spesso punte di ironia che a volte, vogliono schernire giocosamentee altre, celano verità da svelare o vizi tipici del genere umano. Soprattutto negliultimi anni, i due editori si sono potuti permettere di pubblicare testi in cui sonopresenti tematiche a loro molto care, come quelle legate al rispetto dell‟ambiente,alla sicurezza nell‟ambiente di lavoro e all‟attenzione verso il sistema di istruzione.L‟intera produzione italiana della casa editrice offre una miscellanea visioned‟insieme che unisce modelli di narrativa intramontabili con scrittori moderni eattuali, e un percorso poetico teso a trovare le proprie radici nella tradizione per poiindividuare esempi più contemporanei. Ciò che ne viene fuori è che la MyM non èdisposta a scindere i due generi letterari perché li considera gemelli diversi nati dallastessa madre, ai quali bisogna dare carattere e attenzione senza rinunciare però alloro comune denominatore: lo stile e il gusto letterario inconfondibile dei due editori.È bene precisare che Zapparoli e Tarolo hanno adottato per la loro casa editrice unastrategia editoriale fondata principalmente su una politica d‟autore, ben visibilenell‟impostazione con cui hanno redatto il catalogo e il sito internet (quest‟ultimoorganizzato, appunto, per autore).41 Tuttavia, in questa sede, si è preferito analizzare40 N. P. Porcelli, Noi Marcos y Marcos cercatori di storie solitarie, in «La Gazzetta delMezzogiorno», 13 maggio 2007, pag. 19.41 Cfr. http://www.marcosymarcos.com. 30
  • 31. la produzione seguendo la suddivisione dei titoli in collane. Questa prospettivaconsente, infatti, di cogliere più nello specifico, l‟evoluzione della Marcos y Marcoslungo l‟asse diacronico, per poi soffermarci su un‟analisi che comprenda un‟indaginesulla politica d‟autore adottata, sui modelli narrativi proposti e, più in generale, sulleidee di letteratura portate avanti dalla casa editrice.2.2. I Marcos VintageI primi titoli della MyM sono delle edizioni a tiratura limitata assemblate dagli stessieditori e pubblicate tra il 1983 e il 1989 per le storiche collane Biblioteca germanicae Le Foglie e oggi simpaticamente denominate i Marcos Vintage: «Libri d‟annata.Come il vino, più invecchiano più diventano buoni».42 Tale periodo corrispondeall‟iniziale direzione editoriale di Zapparoli e dell‟amico Marco Franza.I volumetti da poche pagine annoverano, tra autori stranieri e due testi classici come Igiovani e Teseo di Bacchilide e Il rapimento di Proserpina di Claudiano, una breveprosa del grande poeta e scrittore italiano Mario Luzi Arnia edita nel 1938 sullarivista letteraria «Campo di Marte»43. In essa riscontriamo i temi cari al giovaneLuzi, uno stile “orfico” appartenente alla lirica moderna di Mallarmé con cenni di unromanticismo visionario legato alla tradizione italiana di Arturo Onofri e DinoCampana. La sua poesia si configura da subito come un‟“impresa” dominata e42 Cfr. http://www.marcosymarcos.com/Vintage/Marcos_vintage.html.43 La rivista «Campo di Marte» nasce nel 1938 per opera di Vallecchi, in realtà fu animata dairedattori Alfonso Gatto e Vasco Pratolini. Proponeva tendenze letterarie controcorrente rispetto allacultura imperante fascista, per tale motivo venne chiusa della censura del regime dopo solo un anno divita con l‟inizio della Seconda Guerra mondiale. Oltre a Luzi figurano gli scritti di Sereni, Landolfi eMontale e molti altri autori stranieri come Paul Valéry. 31
  • 32. animata dalla ricerca dell‟amore, e per il poeta cercare l‟amore significa trovare illuogo in cui si è perso. Il buio e il sonno, come in Campana sono le condizioni daaccettare affinché abbia inizio. Il porto sicuro in cui si arriva, il luogo della quieteultima, non segna tuttavia una stasi beata, ma l‟apertura verso un nuovo viaggio nelcentro oscuro della terra: nell‟attimo stesso dell‟approdo si apre una dimensione“altra”, inesplorata e terribile, verticale e centripeta. L‟impresa di Luzi si configura già nelle sue linee fondamentali: la ricerca dell‟amore significa l‟ingresso nel buio della perdita, l‟azzeramento di ogni luce o suono che lo distolga; la fedeltà al mondo esterno e all‟invocazione del mondo interno. […] Il poeta che ha accettato l‟impresa non pensa a scrivere poesia, ma sta nella poesia per scrivere.44Successivamente i versi di Luzi si faranno più cupi e inquietanti tesi a sciogliere ilnodo tra essere e divenire, per alleggerire la penosa insensatezza del vivere. Conquesti il poeta tenta di esprimere la “povertà” e la “miseria” umana mediante unmonolinguismo che non è più quello petrarchesco-leopardiano bensì un altrotentativo di “volgare illustre”: una lingua quasi smorta, non espressionistica, medianaeppure mai quotidiana. Luzi è l‟immagine di un uomo che si ottiene, per così dire, prolungando questo linguaggio. Nella situazione dell‟Italia di oggi, quell‟ideale linguistico, quella proposta umana si oppongono così radicalmente al mondo del neocapitalismo da diventare una proposta che mira al di là delle illusioni riformiste, scommette su di una integrità umana. Il piccolo borghese impoverito, umiliato, schernito, ideologicamente ancorato44 R. Mussapi, Il centro e l’orizzonte. La poesia in Campana, Onofri, Luzi, Caproni, Bigongiari, JacaBook, Milano 1985, pagg. 50-51. 32
  • 33. al suo onore spiritualistico, è testimone, nella lingua che lo porta, di qualcosa di essenziale al domani.45La tiratura di Arnia è di 500 esemplari, di cui 300 su carta Manuzia e 200 su cartaRusticus risalenti all‟ottobre del 1982, e le prime trentatré copie, riservate agli amici,sono state impresse a torchio.Dopo due anni i ragazzi scelgono di donare nuova luce a un testo poco conosciuto diLeonardo da Vinci Il diluvio con 1.500 copie di cui 50 stampate su carta VenturaAffresco e 12 segnate in corsivo a mano con rivestimento in mezza pelle. Il diluvio èun tema che l‟artista ha descritto in molti scritti e fogli sciolti, influenzato dal climaculturale dell‟epoca che al suo arrivo prospettava l‟Apocalisse o la fine del mondo.Quello che però ha interessato di più la critica novecentesca sono due descrizionipresenti nel Codice Windsor46 e seguite da una serie di disegni, i quali«rappresentano la congiunzione ultima fra scienza, scrittura e pittura». 47 Con unaprosa di altissima qualità Leonardo tenta di restituire un‟immagine artistica deldiluvio che sintetizzi il caos primordiale e le variegate reazioni psicologicheprovocate dall‟evento.Altro classico intramontabile della cultura italiana con cui decidono di cimentarsi èLa novella del buon vecchio di Italo Svevo uscito nel 1985 per soli 500 volumi. Unracconto postumo che narra la storia di un vecchio che compra i favori di una bellafanciulla mantenendola e scopre il piacere della scrittura nella senilità, metaforaautobiografica dell‟autore, cominciando una monografia sui rapporti tra giovani e45 F. Fortini, Saggi italiani, De Donato Editore, Bari 1974, pag. 114.46 Disegni e fogli sparsi di Leonardo da Vinci sono raccolti in vari codici, che presentano i manoscrittiscientifici dell‟artista, sparsi oggi in svariate biblioteche europee e italiane. Il Codice Windsor, inparticolare, è conservato presso il Castello di Windsor nel Berkshire e raccoglie scritti dal 1478 al1518 e circa seicento illustrazioni.47 C. Scarpati, Leonardo scrittore, Vita e pensiero, Milano 2001, pag. 159. 33
  • 34. anziani. Il suo carattere quasi favolistico e bonario non deve tuttavia trarre in ingannoperché dietro il sorriso ironico Svevo cela, con acume e nettezza psicologica, lanatura dei rapporti umani senza smorzare la negatività della realtà. L‟autore sfugge auna lettura moralistica mediante la stratificazione di temi e motivi: la vecchiaia,l‟amore tardivo, la scoperta della scrittura. Continua in questa breve opera il lavorodi correlazione tra arte romanzata e psicoanalisi elaborato nella Coscienza di Zeno.Se in quest‟ultimo è essenzialmente la persona ad essere impossibilitata a vivere,spettatrice di un sé che non riesce ad affermarsi, qui invece l‟estro del singolo generaestri creativi, bisogni che partono dall‟appagamento emozionale per giungere aquello dell‟intelletto. Tuttavia la parabola della soddisfazione non è mai cosìsemplice, si evince infatti il carattere corrompente e disgregante della pulsioni, chenon risultano mai pacificanti e tranquille, nemmeno quando vengono dirette a mireculturali. Un affresco dell‟insanabile sete di sapere e di sperimentare dell‟uomo, chenon ottiene la serenità neanche nella condiscendenza con i propri desideri.Emblematica resta dunque la fine, segno di uno “scacco matto” giocato dal destino:«lo trovarono stecchito con la penna in bocca sulla quale era passato l‟ultimo anelitosuo».48Nelle edizioni limitate molto spazio è dato anche alla poesia per mezzo dellapubblicazione di Arturo Onofri, uno tra i maggiori poeti metafisici italiani ecollaboratore di riviste storiche come la «Voce» e «Lirica», e dello scrittore-traduttore Alessandro Ceni. Per vivere, soltanto edito con 1000 esemplari, racchiudealcun versi scelti di Onofri.48 I. Svevo, La novella del buon vecchio, Marcos y Marcos, Milano 1985, pag. 59. 34
  • 35. O Terra, o Madre, fa ch‟io più non riesca a pensare / ma ch‟io viva soltanto; viva come, d‟agosto, / i nidi delle rondini partite verso il mare: / i nidi dove al vento tremano ancora, nascoste, / tenere piume dei nati che per la prima volta / le madri spinsero al volo […] Ch‟io dimentichi tutte ma tutte le parole, / ch‟io senta i polmoni gonfiarsi del tuo fresco respiro / e ch‟io non lo sappia lodare che in un lungo respiro.49L‟idea principale che muove la lirica di questo poeta è quella di ritrovare unacentralità dell‟essere attraverso e nella parola poetica. Rappresenta il tentativo piùrigoroso e coerente di affermazione dell‟assoluto poetico vitale che il nostroNovecento abbia mai visto. Onofri aspira ad una poesia capace di riconciliarel‟interno con l‟esterno, penetrando l‟origine dell‟atto vitale e divenendo essa stessaorigine di vita. Per realizzare tale obiettivo, che sente e vive come una vocazione,svolge una ricerca poetica e teorica costante. Tale atteggiamento, sempre teso versole altre culture, per una parte della critica è stato il pretesto per incatenarlo nellostereotipo del letterato affascinato da letture esoteriche. In realtà Onofri è molto dipiù di questo, lo si percepisce nelle opere mature quando si scorge l‟ossessione sulproblema del tempo e della metamorfosi, e nasce una centralità organica di temi percui nella sua immobilità si svolge un perenne moto cellulare. Onofri voleva raggiungere una parola poetica in grado di rilevare l‟istante, dilatandolo, penetrare l‟essenza del vivente, proiettare fuori dall‟individuo il suo spirito ricongiungendolo alla vita cosmica, atemporale. Nel pensiero di autori così distanti coglieva il comune interesse per questo rapporto essenziale tra vita e tempo, tra esterno e interno, tra dissoluzione e rinascita.5049 Poiché non è stato possibile consultare l‟opera edita dalla Marcos y Marcos si fa qui riferimento alvolume di A. Dolfi, Arturo Onofri, La Nuova Italia, Firenze 1979, pag. 47.50 R. Mussapi, op. cit., pag. 39. 35
  • 36. Mentre la raccolta I fiumi (1983-1986), in 600 copie, è il simbolo della realtà poeticadi Ceni. Essa appare senza orpelli inutili, capace di costruire visioni complesse in cuiricercare costantemente la verità. Gli elementi naturali rendono vive le sue formementali guidando il lettore oltre le barriere di una banale visione. Ogni liricacostituisce così un universo parallelo descritto con una sensibilità pungentemantenendo un particolare contatto con i riferimenti che circondano il nostroambiente. Oltre a scrivere Ceni è un noto traduttore di classici della letteraturainglese e americana quali Stevenson, Coleridge, Conrad, Poe, Milton e molti altri.Nel 1986 compare la piccola narrazione Lorenzo Alviati inserita nella raccoltaL’Amore nell’arte di Iginio Ugo Tarchetti. Lo scrittore-giornalista, esponente dellaScapigliatura milanese, dà vita a tre musicisti Lorenzo Alviati, Riccardo Waitzen eBouvard uniti dal marchio del genio creativo. La loro arte, però, inestricabilmenteconnessa ai sentimenti, li condurrà fatalmente alla pazzia o alla morte secondo ilmodello d‟amore tipico degli Scapigliati, visto nei suoi risvolti morbosi e patologici.La musica sembra essere l‟espressione che maggiormente si avvicina alle passionima per Tarchetti si trasforma in un pretesto per caratterizzare l‟anormalità dei suoipersonaggi, come ad esempio la necrofilia del nostro protagonista Lorenzo Alviati.L‟incipit del racconto ben introduce la sua personalità eccentrica: Lo conobbi nel collegio di Valenza. Io aveva allora quattordici anni, egli ne aveva diciassette compiuti, ma il suo corpo erasi già sviluppato come a venti; in quella scolaresca di fanciulli egli rappresentava colla sua statura elevata, colla sua testa di Apollo, un personaggio assai più imponente del maestro.5151 Poiché non è stato possibile consultare l‟opera edita dalla Marcos y Marcos si fa qui riferimentoall‟edizione di I.U. Tarchetti, Amore nell’arte: tre racconti, E. Treves, Milano 1869, pag. 5. 36
  • 37. Le pagine di una scrittura ardita si concentrano sull‟ossessivo rapporto metafisicoesistente tra la vita e la morte e sull‟eccezionalità del genio, in un‟analisi lucida espietata della follia che conduce l‟uomo ad estraniarsi dalla realtà.2.3. Le foglieLa seconda metà del decennio vede i Marcos Vintage editi nei primi titoli dellacollana Le foglie, un filone dedicato alla riscoperta di molti autori contemporaneidimenticati e di testi di poesie dall‟alto contenuto letterario. I due editori non silasciano affatto intimidire dall‟instabile mercato italiano, certi di poter contare suilettori figli degli anni Settanta, che si sono iniziati attraverso le letture dei volumidella BUR Rizzoli o dell‟Universale Economica Einaudi e ora desiderano scoprirevisioni diverse, più mirate e particolari.Lo dimostra nel 1988 il successo della pubblicazione inedita dei racconti L’orso bucodi Giovanni Gandini, storico fondatore della rivista «Linus»52. L‟autore scherza suivizi, comportamenti, costumi e abitudini dei suoi simili. Sottoponendoli volentieri aprocessi di metamorfosi che ne fanno degli animali o della creature più o menoumane, aiutato dalla padronanza totale del fumetto e dalle illustrazioni di FrankDickens. Lorso buco appartiene a una specie non protetta. Vive nella città diTraverso, nel paese di Li Muri, dove è inutile pensare in grande, nelle fabbriche pergatti, dove si vendono topi dAfrica. Suoi amici e compagni di avventura sono ilcaliffo canterino, il gatto dai capelli turchini e luomo con gli stivali.52 Celebre rivista di fumetti fondata da Gandini nel 1965. Linus van Pelt è uno dei protagonisti deiPeanuts, una delle più famose e importanti strisce presentate sulle pagine del periodico. 37
  • 38. L‟orso fece tsk coi denti. Si sentì tutto consolato: orso buco sì, ma non più di dentro, solo di fuori, come capita a tutti. Gongolando come fanno gli orsi attraversò a zampe nude lo stagno, raggiunse l‟autogrill e chiese un rum e una ciambella di miele. “Col buco, per favore” aggiunse, e se la mangiò beato, senza nemmeno guardarci dentro. Poi tornò nel risotto e si addormentò.53Come ricorda Zapparoli in un‟intervista di Giovanni Peresson questo libro significaanche la «svolta distributiva che colloco con L’orso buco di Giovanni Gandini.Belloni dell‟ALI54 per un anno e mezzo, dal 1989 al 1991, ci distribuì attraverso isuoi distributori italiani».55Nel 1989 compare uno dei più grandi poeti del Novecento, una riedizione di DinoCampana, che con una sola opera riuscì a ispirare personaggi come Mario Luzi, PierPaolo Pasolini e Andrea Zanzotto. Il manoscritto di cui parliamo, Canti Orfici, hauna storia singolare e tribolata che rispecchia a pieno la travagliata vita del suoautore. Campana nasce a Mallardi e sin dai primi anni di scuola soffre di crisinervose che peggiorano col tempo. Il suo “male oscuro” si esprime in unirrefrenabile bisogno di fuggire che lo porta a scappare da vari manicomi per scoprirel‟Europa e l‟America. Nel 1913 si reca a Firenze presso la sede della rivista«Lacerba» di Papini e Soffici, suo lontano parente, a cui consegna l‟unica copia dellasua opera Il più lungo giorno con l‟intento di farla pubblicare da Vallecchi o sullarivista. Dopo mesi di attesa scopre che Soffici ha perduto il manoscritto. Campanaperò non si lascia scoraggiare e, nonostante l‟amarezza, riscrive tutto affidandosi allamemoria. Il libro viene finalmente pubblicato a pagamento presso l‟editore Bruno53 G. Gandini, L’orso buco, Marcos y Marcos, Milano 1988, pag. 20.54 Associazione Librai Italiana o ALI, promuove gli interessi di oltre 3.600 librerie e aziendecommissionarie di tutta Italia attraverso le Confcommercio provinciali. Cfr. www.libraitaliani.it.55 G. Peresson, Trent’anni da piccoli, in «Giornale della libreria», dicembre 2010, pag. 75. 38
  • 39. Ravagli nell‟estate del 1914 con l‟attuale titolo. I Canti in onore alla tradizione diLeopardi e Dante di cui si l‟autore si sente l‟erede diretto, e orfici in riferimento auna scrittura “orfica” ovvero ignota e oscura, adatta ad esprimere la natura divina emisteriosa della poesia. In realtà, con la stampa del manoscritto, Campana imbocca lastrada senza ritorno della follia. Dal 1918 viene internato presso un ospedalepsichiatrico dove si spegne precocemente nel 1932. A dare luce ai versi di questapoeta saranno poi il critico Emilio Cecchi e Mario Luzi che il 17 giugno 1971 scrivenel «Corriere della Sera» un bellissimo articolo intitolato Un eccezionaleritrovamento fra le carte di Soffici. Il quaderno di Dino Campana in cui spiega chela figlia di Soffici, dopo la morte del padre, aveva ritrovato tra i suoi scritti privatil‟originale copia Il più lungo giorno.In effetti si trattò di una scoperta per i postumi dal grande valore letterario chepermise di ridimensionare la figura del Campana “poeta pazzo”, esempio di unaspecie di Rimbaud italiano, per sottolineare invece i magnifici versi del “poetavisionario” di Marradi. Zapparoli, come il resto della critica italiana, preferisceripubblicare non il manoscritto Il più lungo giorno bensì la seconda versione.L‟editore si muove in tale direzione in quanto Canti orfici oltre ad essereincredibilmente simile nei contenuti alla prima versione, presenta poesie e versi inprosa scritti successivamente che non possono essere tralasciati poiché mostranol‟evoluzione poetica di Campana.Nonostante ciò nell‟edizione Vintage de Le foglie Zapparoli inserisce una copia delfrontespizio della prima edizione di Bruno Ravagli del 1914 e l‟attacco manoscrittode La notte da Il più lungo giorno, quasi a voler sottolineare il filo di continuità chelega le due opere del poeta di Marradi. 39
  • 40. Curato da Gianni Turchetta, Canti Orfici è una raccolta di ventinove componimentiletterari scritti in prosimetro, secondo la lunga tradizione greca e medievale. I duetemi su cui si svolge l‟opera sono la notte e il viaggio. La prima è per il poeta laprotagonista di ogni forma di esistenza, dove si celebra o si chiarisce ogni mistero«Chi le taciturna porte / Guarda che la Notte / ha aperte sull‟infinito? / Chinan l‟ore:col sogno vanito / China la pallida Sorte…».56 Gli aggettivi e gli avverbi ritornanocon insistenza come chi parla durante un sogno «E tremola la sera fatua: è fatua lasera e tremola ma c‟è / Nel cuore della sera c‟è / Sempre una piaga rossalanguente».57 Tuttavia i versi di Campana possiedono anche la promessa di unviaggio, onirico e reale, lontano e vicino, in cui appaiono tutti i suoi mitifondamentali: la matrona barbarica, le città portuali, le enormi prostitute, la schiavaadolescente e le pianure ventose. Mediante l‟uso dell‟interazione e delle elissi,l‟impiego drammatico dei superlativi e il ricorrere delle parole chiave, il poeta creaversi scenografici nei quali si mescolano suoni e colori in un‟architettura musicaleche dona alla sua poesia una potenza visionaria. Nel viola della notte odo canzoni bronzee. La cella è bianca, il giaciglio è bianco. La cella è bianca, piena di un torrente di voci che muoiono nelle angeliche cune, delle voci angeliche bronzee è piena la cella bianca. Silenzio: il viola della notte: in arabeschi dalle sbarre bianche il blu del sonno.58Nel 1937 Giovanni Contini scrisse su di lui: «Campana non è un veggente o unvisionario: è un visivo, che è quasi la cosa inversa».5956 D. Campana, Canti orfici, Marcos y Marcos, Milano 1984, pag. 23.57 Ivi, pag. 24.58 Ivi, pag. 43.59 G. Contini, Esercizi di lettura sopra autori contemporanei, Le Monnier, Firenze 1947, pag. 18. 40
  • 41. Il 1989 coincide anche con la stampa di Ludovico Geymonat La società come miliziaa cura di Fabio Minazzi. In tale volume, il grande filosofo della scienza, propone latesi provocatoria secondo la quale malgrado la Resistenza, il fascismo è riuscito asalvarsi dalle sue stesse rovine, condizionando l‟intera vita dell‟Italia repubblicana.Geymonat ci pone di fronte a una limpida testimonianza nella quale l‟amarezza delpartigiano si intreccia alla lucidità di analisi.Dopo la riscoperta dell‟opera di Campana, nello stesso periodo, Zapparoli e Franzasono abbastanza maturi da pubblicare un poeta inedito. Fabio Pusterla con Bockstenconquista il gusto degli editori e diventa un amico e collaboratore stabile della casaeditrice. Il titolo si riferisce al ritrovamento intorno agli anni Trenta di un uomo delMedioevo che venne ucciso e abbandonato in una palude nei pressi della fattoriasvedese Bocksten, regolarmente svuotata durante l‟estrazione della torba. L‟ottimostato del cadavere riaffiorato dalla melma svela che indossava una mantelladell‟epoca e fu ucciso con tre pioli conficcati nel cuore e nella schiena. La voce cheparla in questo libro viene dunque da molto lontano. Il Bockstenmannen riemerge dalnulla, con le sue parole secche e taglienti; lo accompagna una natura primordiale,franosa e selvaggia. La mia gente è di un popolo che parte, / non lascia tracce o resti dentro il tempo / degli altri. Solo, su certi massi, / paure, animali, barche, / il poco che abbiamo avuto. Fatti nostri. / Poi un giorno un cane abbaia, tamburi e chiodi / battono all‟orizzonte: torna il male, / rinserra, forza il vento, s‟allontana / la vela.6060 F. Pusterla, Bocksten, Marcos y Marcos, Milano 1989, pag. 65. 41
  • 42. Una poesia essenziale, violenta e meditativa che conclude degnamente i MarcosVintage. Successivamente Bocksten ritorna ne Gli alianti nel 2003, sotto una vestegrafica più moderna.Alla fine degli anni Ottanta inizia per la Marcos y Marcos la proficua collaborazionecon lo scrittore surrealista Gaetano Neri. Dimenticarsi della nonna, riuniscetrentasette rapidi racconti di stampo grottesco e insolito, popolati da strani animali,uomini che cadono a pezzi ma non sanguinano, poeti cocciuti che si ritrovano avivere nellarmadio tra giacche di tweed e cravatte, mogli oppressive che vegetano acavalcioni del marito. Brani di quotidiana follia, dove la realtà è deformata del gustodel bizzarro e dallanticonformismo e latmosfera elegiaca è corretta da una certa dosedi distaccata ironia. Costituiscono delle piccole illuminazioni sull‟avventurosa vitanegli appartamenti dell‟anonimato cittadino. Una prosa colloquiale, tersa, in grado didare compimento a testi anche brevissimi: veri e propri flash narrativi che siconsumano nello spazio di poche pagine, a volte di poche righe.Nel 1990 Neri propone il racconto lungo Conversazioni con un branzino, una storiafatta anch‟essa di tante ossessioni inoffensive, comiche e terribili. Il protagonista èTito, esperto in nastri perforati. Le sue giornate di silenzio sono disturbate da un maldi pancia incessante tanto che non gli resta altra scelta se non quella di andare inospedale. In realtà l‟edificio si rivela un labirinto, e i dottori sono gli artefici di unsistema ben architettato per impedire qualsiasi guarigione. In un sottoscala Titoincontra Nenia, lei pure prigioniera dei camici bianchi per via di un foruncolo.Scappano insieme e si rifugiano in una collina sul mare, allontanandoprogressivamente il mondo dalle loro vite. Eppure una sera Tito scende in paese afare la spesa e si ritrova talmente solo da conversare con un branzino morto. 42
  • 43. Dopo una breve pausa la MyM edita nel 1996 un altro titolo di Neri, Un momentodelicato, finalista del Premio letterario Piero Chiara di Varese. Invocare la poesiasdraiato sul tavolo, discutere con le proprie tibie, cercare in un garage il perché dellavita, trascinare la moglie in un “giallo” universale, per Giano è arrivato il momentodelicato, quando tutto cambia e bisogna opporsi al declino, almeno con l‟ironia. Tuttimomenti scabrosi e cruciali per una piccola schiera di personaggi a fargli compagnia,che sembrano soggetti a una Musa stravagante: due occhi maliziosi spianol‟abbandono a un piacere proibito, mentre c‟è chi sopravvive rubacchiando sullaspesa dopo essere stata una piccola regina della mala o chi prepara trappole mortaliper chi ha insultato e deriso gli altri. Neri narra con la scrittura limpida che i suoilettori conoscono bene, lo scrittore-burattinaio scava nel cuore di un mondo crudo etenero, divertito e malinconico. Infine nel 2000 viene pubblicato Centro buon umore. C‟è, nel primo racconto di questa nuova raccolta, un signore che, quando va a dormire, stacca dal muro i trentadue quadri che possiede e l‟orologio elettrico della cucina, in modo che, almeno durante la notte, i chiodi non siano sottoposti a sforzi e tutta la casa riposi con lui. Allo stesso modo, la letteratura di Neri sembra voler alleggerire il peso della vita, descrivendo i nostri quotidiani disagi e tic in una chiave fantastica e spesso irresistibilmente comica. Di Neri nessuno parla, nonostante qualche recensione autorevole (Almansi, Pampaloni, Cherchi); eppure i microracconti di questo acquarellista dell‟assurdo hanno un‟originalità infinitamente superiore a quella di tanti autori che si autocandidano alla grandezza. Gaetano Neri è un “piccolo grande scrittore”.6161 G. Mariotti, Gaetano Neri, il piccolo grande surrealista, in «Corriere della Sera», 31 gennaio 2001,pag. 33. 43
  • 44. Questo narratore ha la mano aggraziata di un gentleman ancora capace di apprezzareil bello delle cose semplici, paladino nostalgico di verità che non vede più nessuno. Èlirico e leggero, a volte un po‟ ossessivo, quasi maniacale, come i suoi scritti. Centrobuon umore raccoglie storie inedite e il meglio degli ultimi dieci anni.Il volume di Neri del 1996, Un momento delicato, segna il cambiamento dellacollana Le foglie: la copertina si trasforma dando ai testi l‟aspetto di un libro giovaneeppure rigoroso, accompagnato da tonalità chiare e una raffigurazione moltosemplice, spesso di un pittore del Novecento. Così infatti appare nel 1999 l‟insiemedi racconti di Roberto Cazzola La fedeltà. Una donna fa ritorno alla sua baita nellavalle, dove ha vissuto momenti felici con il marito. L‟età d‟oro è alle spalle, Leo èormai una figura assente. Juliane lo cerca negli oggetti e nei luoghi della passione,nella memoria, dove incalzano immagini nostalgiche, quasi allucinate: tra i tetti diuna Vienna aurorale e una casa di montagna in cui si intrecciano molteplici storie edestini con distese innevate e vele battute dal vento nelle acque di un lago assolato.Hans è partito per il fronte e Barbara non rivedrà più il padre che la portava inbicicletta lungo il Danubio, sotto gli albicocchi in fiore. Fra l‟arido autoritarismodella madre e l‟amorevole pietas della figlia, Barbara scivolerà lungo le derive dellamente. Alma, esule argentina, adotta Alvaro. Ma Luca, il padre che quel figlio non hamai voluto, si trova ben presto solo con il piccino. E il bambino malato divieneprogressivamente il “nemico fragile”. Tre storie sulla forza della debolezza edell‟assenza, sull‟importanza estrema di un rapporto fedele con gli oggetti, il passatoe le scelte autentiche. Cazzola è un noto germanista italiano che lavora pressol‟Adelphi, coordinando insieme a Rusconi la Storia della letteratura tedesca dalSettecento ad oggi per l‟Einaudi. Uscendo fuori dall‟attività editoriale che gli è più 44
  • 45. congeniale, Cazzola compone una riflessione sul valore della memoria quale formaestrema di fedeltà: […] La memoria si rivela alla fine la vera sostanza umana dei personaggi, la forma etica della loro inconsapevole resistenza alla morte che spazza via tutto. Questo basso continuo filosofico, che modula l‟intreccio dei racconti, si accorda a uno stile che, pur nella diversità delle tre voci, mantiene invariato il suo rigore: nostalgia e rabbia, spensieratezza e spavento scandiscono la narrazione senza alcuna sbavatura di phatos. E mentre l‟esperienza vissuta si placa nella memoria dei protagonisti, le loro parole si depositano sulla pagina e vi trovano catarsi.62I titoli italiani di tale serie si concludono nello stesso modo in cui si erano aperti: alposto dello scienziato-artista del passato Leonardo, troviamo uno studioso delpresente, Enzo Tiezzi con l‟edizione del 2006 Di terra, di aria, di mare. Come in unquaderno di viaggio fissa nella memoria e nel tempo le immagini e i colori e liarricchisce di riflessioni, poesie e citazioni. Enzo Tiezzi è un chimico fisico di famainternazionale. La sua ricerca è stata un succedersi di avventure intraprese con lospirito di un appassionato pioniere. Dagli anni di studio sulla risonanza magneticaalle ricerche nei settori delle scienze evolutive e dell‟ecologia, è stato un autenticoprecursore delle scienze e delle nuove discipline dell‟ambiente, fino agli studi recentisulle proprietà complesse dell‟acqua. Il suo sapere si è espresso in mille forme, congrande coerenza, sia nelle sue fotografie, più volte esposte in mostre in giro perl‟Italia, che nelle sue poesie. Insieme testimoniano il suo essere un meticolososcienziato e un creativo passionale.62 Cfr. http://lindiceonline.com. 45
  • 46. 2.4. La PoesiaIl decennio degli anni Novanta porta la firma di un lungo periodo editorialemonomarcos: Franza abbandona la nave e Zapparoli tenta di inseguire il suo sognoimpegnandosi nella realizzazione di due collane nuove: da una parte, Gli alianti,dedicata alla narrativa più contemporanea, e dall‟altra Poesia che raccoglie testi inversi particolarmente amati dall‟editore.In quest‟ultima serie, in particolare, il primo titolo italiano scelto è Esempi diUmberto Fiori. Cantante e autore degli Stormy six, storico gruppo rock degli anniSettanta. Fiori scrive poesie da qualche anno e con questo libro segna l‟inizio di unlegame con la Marcos y Marcos solido e duraturo. Illuminazioni intermittenti,apparizioni come quelle che tra una galleria e l‟altra si offrono a chi viaggia in treno:finestre, ponti, capannoni. Il paesaggio urbano è la scena, il terreno e il movente diqueste poesie. Un paesaggio familiare, sono «i posti che ci reggono / e cirisparmiano»63. Ma al pedone che li ripercorre, seguito dallo «sguardo buono / di unmuro cieco o di un cavalcavia»64 può spalancarsi sotto, tra due palazzi, uno scavo.Chi spia dalle fessure tra le tavole vede bene quanto poco somigli, quel cratere, allacasa che verrà. Il fondo delle cose, il loro oscuro fondamento, minaccia in ogniesempio di rivelarsi, come al passante la strada: «la terra sotto i piedi / sentire com‟èdura, com‟è solida, / ci fa paura»65. I versi di Fiori hanno le movenze del discorso piùchiaro, più quotidiano, loro chimerico modello è la “frase normale” evocata in unapoesia. Non si tratta dunque solo di una scelta di stile, la ricerca di una parolacomune, per «dire le cose / con gli occhi e con la bocca, da pari a pari» e imparare63 U. Fiori, Esempi, Marcos y Marcos, Milano 1992, pag. 22.64 Ivi, pag. 83.65 Ivi, pag. 42. 46
  • 47. infine «a stare al mondo», «a parlare al muro […] a sentire / nel chiaro dei discorsi /la luce di questo muro».66 è l‟altro filo conduttore di questo libro. Il talento poetico diFiori riscuote molto successo tanto che nel 2004, Esempi viene ripubblicato nellacollana principale Gli alianti.Intanto nel 1995 viene alla luce il suo secondo libro Chiarimenti. Una raccolta dipoesie dove l‟urgenza di chiarimenti, nelle relazioni quotidiane, diventa quasi unapassione carnale. Guardando nella ricerca lirica di Fiori ciò che colpisceimmediatamente è la volontà di raggiungere una piena trasparenza comunicativa euna relazione diretta, quasi fisica, con il lettore. I suoi versi riescono a mantenere undettato colloquiale, quasi rasoterra, e a cogliere allo stesso tempo, senza livellantisemplificazioni, tutti i grumi irrisolti del reale. Ero stanco della poesia scritta per gli iniziati, per i critici -racconta Fiori in un‟intervista- se non per i poeti stessi. Se la poesia è questo esercizio di stile, di finezza letteraria, mi dicevo, allora non mi interessa; o ci sono delle cose da dire, un senso da mettere in gioco, oppure tanto vale lasciar perdere. Così mi sono messo sulle tracce di quella che chiamavo la mia “parola normale”. Pensavo a una poesia il più possibile chiara, che non bara, che si sforza di essere fedele al mondo, alle cose. Il mio lettore ideale non era (non è) uno che di poesia se ne intende: era (è) una persona capace di ascoltare quello che un altro ha da dirle, di confrontare con la sua la propria esperienza, senza troppi filtri estetico-letterari.67L‟anno seguente vengono pubblicate sedici poesie dello stesso Fiori accompagnateda otto immagini del pittore Marco Petrus, in 500 esemplari numerati, come omaggioalle case di città: Parlare al muro è il titolo del bel volume, arricchito da riproduzionia colori o in bianco e nero che ricordano i quadri di Sironi, di Boccioni, le loro66 Ivi, pag. 88.67 F. Giaretta, Intervista a Umberto Fiori, in «eternosplendore.blogspot.com», 8 luglio 2006. 47
  • 48. periferie milanesi, gli edifici grigi e fascisteggianti, incombenti, squadrati, qui ancorapiù lugubri e angosciosi, nel segno severo di Marco Petrus, che non concede nullaalla fantasia o alla levità di uneventuale, futura primavera. Altrettanto fattuali,scomode, per nulla consolanti sono le poesie di Fiori, “recitate al muro” e da essorespinte al lettore in un pingpong scandito in versi secchi, oggettivamente disillusi.Un gusto metropolitano, fatto di cantieri e scavi, brutture edilizie e lavori in corso,dove chi guarda e descrive è estraniato, a disagio, pare non capire cosa sta a farci,proprio lì in quel posto, davanti a quel muro, da cui sembra aspettarsi una parola, unarivelazione. In qualsiasi posto si trovi il poeta attende sempre la salvezza dallesterno,spera in un riconoscimento altrui che lo faccia sentire vivo e vero. Narratore dellosquallore quotidiano, del grigiofumo di strade e marciapiedi, Umberto Fiori saraccontarci di asciugamani sventolanti nellaria, di scavi come torrenti di montagna,di caseggiati affioranti da albe nebbiose, e offrirci unancora, un respiro che ciriempia il pensiero e per un attimo ci pulisca dentro: «La sera sull‟angolo / davanti aidavanzali illuminati / senti il pensiero che si dilata, / che cresce, come sulle guance /il boccone al bambino che non mangia, / come in chiesa cresce la faccia / sotto lemani dei comunicandi».68 Il contributo di Fiori in Poesia si conclude infine conl‟uscita di Tutti nel 1998.Dopo Bocksten anche Pusterla rinnova la sua partecipazione al progetto editoriale diZapparoli affidandogli ogni cinque anni la pubblicazione di una nuova raccolta.Nasce così nel 1994 Le cose senza storia che ottiene l‟approvazione di critici ecolleghi, e soprattutto conquista il pubblico. Versi selvatici, luminosi e comprensibiliche combinano tempeste e spiragli. Nature sublimi e catrame. Cose infinitesime e68 U. Fiori, Parlare al muro, Marcos y Marcos, Milano 1996, pag. 23. 48
  • 49. gigantesche paure. Lampi lirici ma anche tuoni politici. Moniti, carezze, visioni.Pusterla vive tra Albogasio e Lugano, dove insegna, dedicandosi agli studi dilinguistica e tradizione locale, inoltre fonda la celebre associazione di intellettualisvizzeri il Gruppo di Olten; anima per un decennio la rivista letteraria «Idra» e sioccupa di traduzioni letterarie come ad esempio, i testi di Philippe Jaccottet, famosopoeta francese con il quale instaura una proficua e significativa amicizia. «Dicevi chedi giorno / il buio sta negli armadi, / o dietro i monti, / e viene fuori solo verso sera…».69 Gli oggetti dimenticati nel giardino attirano a scavare, a scoprire. E mentrequalcuno se ne va, perché non ha più senso rimanere, perché le cose non hanno piùsenso né storia, allora qualcuno si aggrappa alle parole, alla loro forza immane,perché sono uniche e non si possono rubare. C‟è sempre un rumore cupo di fondo,nel racconto di queste poesie, ma accanto a esso ci sono suoni, colori positivi, aria,mare e molti bambini che giocano. Bambini che escono dalla preistoria e cercano unsenso trovandosi di fronte a loro solo le cose che li osservano. Vogliono essere,fortemente. Con la grande limpidezza di sempre, Pusterla attraversa dramma esperanza con pensieri ed immagini forti, alternando denuncia, sogno, infanzia,assurdità.L‟anno seguente Zapparoli edita un altro poeta svizzero di lingua italiana, la raccoltadi poesie Né di timo né di maggiorana di Giovanni Orelli, considerato, insieme adaltri scrittori come Vittorio Sereni e Piero Chiara, uno dei membri della cosiddetta“Linea Lombarda”, nella quale si tende a includere anche il già citato Fabio Pusterla.Questo filone letterario prende il nome da un‟antologia di Anceschi del 1952 cheriunisce autori non rappresentabili da un‟unità stilistica analoga ma piuttosto da una69 F. Pusterla, Le cose senza storia, Marcos y Marcos, Milano 1994, pag. 7. 49
  • 50. visione del mondo tipicamente lombarda espressa attraverso una comunanza ditematiche, idee e ambientazioni molto legate alla tradizione.Al 1996 risalgono altri due titoli della collana: Il respiro di Luca Giachi e Il pieno e ilvuoto di Alessandro Ceni. Quest‟ultimo volume, in particolare, raccoglie una vastascelta di poesie uscite in un arco di tempo quasi ventennale. La preziosa prefazionedi Piero Bigongiari e lattenta cura di Roberto Carifi fanno il punto sul lavoro fin quicondotto da Ceni, che ancor giovane e caparbiamente fuori dal coro - già dagli esordila sua è stata una voce riconoscibile, particolarmente autonoma e, pertanto, solitaria -rappresenta con la sua opera un sicuro esempio della poesia più significativa apparsanel nostro Paese negli ultimi anni. Gli esempi a cui si appoggiano i suoi versi sonomolteplici fonti della letteratura: dallo Stilnovo ai metafisici inglesi, dai romanticianglo-tedeschi al pensiero orientale, ma non posso mancare Dante, Leopardi ePetrarca. Come ammette egli stesso: Nella sostanza fonti e materiali che descrivono l‟assoluta realtà. Cerco di scrivere il “reale”. Può sembrare un‟affermazione paradossale o almeno difficile da accettare da parte di coloro che parlano della mia poesia in termini di “oscurità” […] se il poeta ha una pretesa è quella di vedere, egli vede le cose per quello che mostrano e per quello che non mostrano, nella loro lucida verità (che è esattamente il contrario del realismo o del surrealismo) sottratta dal velo (di tessuto assai pesante, pare) della quotidianità.70Alla fine degli anni Novanta l‟editore decide di pubblicare l‟ultima collezione delpoliedrico insegnante e critico letterario Giorgio Manacorda, ovvero Soldato segretoin cui sono inserite le liriche scritte fra il 1981 e il 1995. Questi ventiduecomponimenti, dal taglio breve e decisamente autobiografico, sono intrisi dal ricordo70 D. Fasoli, Tra la prosa di Stevenson, Il vento e l’acqua. Conversazione con Alessandro Ceni, in«riflessioni.it», giugno 2005, pag. 2. 50
  • 51. dell‟amico scomparso Alberto Scandone e costituiscono un piccolo capolavoro chetrasfigura le venature e le occasioni del profondo rapporto ormai perduto. Di frontead esso nemmeno l‟amore sembra dare conforto divenendo un sentimentoconflittuale rinchiuso in costanti momenti di congedo. «C‟era una volta una guerrad‟inverno / e un giovane uomo, / che aveva gran timore dei nemici, / pregò Dio che siinnalzasse un muro / per proteggerlo dall‟invasione. E Iddio / seppellì la casa sotto laneve. I nemici, / fuori, non videro la casa, e il ragazzo / non vide i nemici che avevadentro».71L‟ultimo titolo italiano di cui si ha notizia in Poesia è di Gianni D‟Elia, un ragazzoventicinquenne che esordisce con Non per chi và nel 2001. Versi forti in cui è moltoevidente l‟esempio di Pasolini. Una poetica potente al punto da poter coincideretotalmente con la storia personale dellautore. Pasolini è importante per chi, come me, è arrivato alla poesia attraverso la consumazione dell‟esperienza della nuova sinistra o di quella estrema degli anni Settanta. Pasolini ha significato un riesame e anche un accorgersi che la nostra lotta non era così bella, forte, come doveva o poteva essere. Lui richiamava la nostra generazione alla consapevolezza […] È importante, quindi, perché è uno scrittore di sinistra che vi porta dentro una poesia contestativa dove l‟io è indispensabile, dove dal sentimento nasce il contraddittorio con l‟ideologia, e quest‟ultima è un processo che mescola marxismo, psicoanalisi, strutturalismo, e soprattutto l‟esistenza, la vita privata, il corpo; tutto ciò è fondamentale per me.72D‟Elia oggi è un libero docente, traduttore e critico che scrive per lo più romanzi.Non per chi và è un poema giovanile nel quale si mescola la storia privata con quella71 G. Manacorda, Soldato segreto, Marcos y Marcos, Milano 1999, pag. 16.72 I. Malcotti, Tre Interviste a Gianni D’Elia, in «pasolini.net», febbraio 2001, pag. 1. 51
  • 52. collettiva, un diario di viaggio in giro per l‟Italia e una meditazione sulla sconfittadella generazione che aveva sognato di cambiare il mondo. Una critica della stessa,per recuperarne la parte migliore e rinnovarla con la poesia.Per volere di Zapparoli, Poesia è strettamente legata ai versi presenti nellepubblicazioni del contemporaneo semestrale «Testo a Fronte». Esempi italiani diqueste insolite integrazioni di collana sono: Allergia di Massimo Ferretti, PremioViareggio “Opera Prima” 1963, pubblicato per la MyM nel 1994; Al ballo dellaclinica di Massimo Bocchiola 1997; Il secondo fine di Paolo Febbraro 1999; e infineSongs of spring del 1999, Premio Mondello per la traduzione di Franco Buffoni.2.5. Gli aliantiI primi dieci anni di vita della collana simbolo della Marcos y Marcos sono segnatidalla pubblicazione di numerosi titoli stranieri, poiché, come abbiamo visto, l‟intentoiniziale di Zapparoli è quello di creare una narrativa moderna che si occupi di unaletteratura il più vasta possibile creando una visione universale. Per tale motivo sonopresenti pochi autori italiani.Dopo l‟esordio nel 1989 con Dimenticarsi della nonna e Conversazioni con unbranzino del 1990, torna due anni dopo, Gaetano Neri con una nuova collezione dialtri trentasei racconti brevi L’ora di tornare. Anche qui l‟autore non ha perso ilgusto surrealista e ironico delle opere precedentemente pubblicate ne Le foglie.Consapevole che se il mondo non fosse imperfetto non esisterebbe la comicità,pittore di xilografie, giornalista milanese, Neri costruisce trentasei storie, disegna 52
  • 53. piccoli ritratti di visionari che scoprono nella tenerezza l‟unica arma per combatterela crudeltà e l‟indifferenza. Tippa, Timbro, Buio, Grifo, sono alcuni dei personaggidai nomi bizzarri che popolano le pagine dell‟autore e si differenziano dalle personenormali attraverso quello scarto fantastico che li proietta in una realtà surreale. Lavecchia che soffre di amnesia e non sa tornare a casa, l‟ubriaco che al bar rimproverala donna con cui si è divertito come se fosse una moglie che lo trascura, unasessantenne che per passare il tempo calcola quanto ancora dovrà sedersi a tavola peril pranzo prima di morire. Anche se non è sempre felice nelle soluzioni proposte, Neri ha il merito di affrontare con linguaggio nitido e preciso una tastiera del comico assai varia, dallumorismo gelido, ritagliato nei cieli dellassurdo, della coppia che va al ristorante, ordina molti piatti e non mangia nulla essendo impegnata a discutere, per poi protestare sul risotto freddo quando arriva il conto, alla vena malinconica e desolata della novantenne di una casa di riposo a cui hanno proibito le cuffie per ascoltare la televisione e isolarsi dal mondo.73Sembrano strategie maniacali escogitate per sopravvivere e sfuggire alla noia dellasolitudine quotidiana, alle quali non si sottrae nemmeno l‟autore: Non ho ancora trovato un antagonista migliore di me. Per questo mi piace tanto stare da solo. […] Sono matto come tutti, ma più pacifico, meno invadente. Sto per conto mio. Mi piace pensare alle cose passate. Guardare un posto perché è bello. Uscire per un aperitivo immaginando che i bar in Brera siano gli stessi di un tempo. […] Non mi sono mai dato da fare per conquistare qualcosa. Sono stato giornalista il tempo necessario alla pensione, facendo attenzione a scrivere il meno possibile, stavo in73 M. Romano, Com’è surreale vivere a Milano, in «La Stampa Tuttolibri», 25 aprile 1992, pag. 2. 53
  • 54. tipografia. Ho cercato di limitare i danni stando fuori dalla vita attiva e sciocca. Ho vissuto in perdita e sono soddisfatto.74Il secondo volume italiano di tale periodo è La scena è la stessa di MassimilianoSossella, direttore marketing per famose sigle italiane, è oggi considerato un pionieredi internet nel settore pubblicitario e nei linguaggi per i nuovi media. Il suo romanzodescrive infatti i personaggi di un‟importante agenzia pubblicitaria divertendo illettore e svelando le fitte trame che regolano la loro vita professionale, arrivando adun finale shock dal sapore sheakspeariano.Nel 2002 esce la quarta raccolta del poeta Umberto Fiori, inaugurando una nuovapolitica della casa editrice che mira a pubblicare nella collana Gli alianti almeno unlibro di poesie all‟anno, secondo una visione di insieme che mira a integrare questogenere “elitario” con l‟originale narrativa proposta. Ne La bella vista si puòrintracciare l‟evoluzione stilistica e tematica condotta da Fiori fin qui. In Esempi avevo quasi del tutto eliminato, per una sorta di inibizione, la prima persona, il soggetto lirico. Non potevo più dire “noi”, ma nemmeno “io”. Il soggetto era per lo più “uno”, o un “si” impersonale. Da un libro all‟altro ho recuperato gradualmente la prima singolare, fino a restituirle una posizione centrale nella Bella vista. Sul piano del linguaggio, mi pare che non ci siano state svolte importanti dopo Esempi. Nella Bella vista c‟è la novità di un paesaggio naturale e ben identificato, rispetto agli imprecisati scenari urbani dei libri precedenti. Ma in fondo, quel panorama marino è stretto parente dei muri, degli scavi e delle case degli altri libri. Al74 P. Corrias, Dandy con branzino, in «La Stampa TuttoLibri», 22 dicembre 1990, pag. 6. 54
  • 55. di là delle differenze, ho l‟impressione di avere scritto quattro capitoli di un unico libro.75La bella vista che dà il titolo al libro è quella di un golfo, l‟aperta nudità di una gioiaperfetta. La prima parte del poemetto costituisce un‟invocazione a questa «altissimavisione che si nasconde / dentro gli occhi di tutti»76 perché ci salvi dalle nostrepretese, ci insegni a mancare, a liberarci dallo zelo delle etichette, alla fine però larisposta invocata non sarà quella attesa. Non molto rassicuranti sono gli idoli cheappaiono nella seconda sezione. I vigilantes che non vedranno la fine, il bambinoingigantito in eterno dal suo capriccio, la vipera che canta in mezzo al sentiero. Nellaterza parte le statue, prende corpo uno dei motivi centrali di Fiori: la tensione tra ciòche vive e ciò che durerà, tra «l‟ansia di questa luce, di questa data»77 e la sua traccianel tempo. Sono versi che invitano a cercare un “bene diverso”, un amare e goderedei momenti semplici e dei gesti quotidiani.Con l‟arrivo del nuovo millennio e di Claudia Tarolo, Zapparoli può cimentarsi inprogetti diversi, mentre si consolida la produzione estera e la poesia. Dal canto suo lastessa Tarolo, dopo aver raccolto consensi di critica e pubblico, si impegna nellaricerca di esordienti nazionali che possiedono un punto di vista narrativo originale ein sintonia con l‟immagine della casa editrice. La sua idea si affianca all‟inizialeprogetto universale di Zapparoli cercando di consolidare il catalogo della MyM.L‟intento è quello di far crescere gli scrittori in seno alla casa editrice instaurandocon loro una collaborazione proficua e duratura, simile a quella creata con gli autoristranieri e i poeti analizzati nelle precedenti collane.75 F. Giaretti, Intervista a Umberto Fiori, in «eternosplendore.blogspot.com», 8 luglio 2006.76 U. Fiori, La bella vista, Marcos y Marcos, Milano 2002, pag. 29.77 Ivi, pag. 101. 55
  • 56. Al 2001 risale dunque il debutto di Davide Longo che con Un mattino a Irgalemvince il Premio Grinzane Cavour come miglior esordiente dell‟anno. Il trentenne Davide Longo ha scritto un libro scabro, essenziale, che ricorda da vicino le pagine di Fenoglio e Pavese, per via di una narrazione fatta di vuoti ed elisioni, e tuttavia perfettamente tornita e compiuta. Molto belle le descrizioni del paesaggio africano, vuoto e misterioso. Al pari del tenente di Flaviano, Pietro esprime un male di vivere, un senso di disagio, che in Tempo di uccidere prende la forma della paura e dello squilibrio mentale, mentre qui quella di un impulso improvviso e inatteso, un piccolo colpo di scena nella storia. Il destino manovra la vita e Pietro si culla nell‟illusione di esserne fuori, mentre è già stato giocato. Scritto con un piglio sicuro, Un mattino a Irgalem è decisamente una storia del nostro tempo, un buon esempio di romanzo italiano di cui si erano smarrite le tracce.78La storia è ambientata in Etiopia nel 1937. Pietro, avvocato torinese, si ritrova colgrado di tenente, in Africa per una missione spinosa: difendere un uomo che tuttivogliono morto. Il sergente Prochet, condottiero dei cosiddetti “gruppi esploratori”,ha ucciso crudelmente molti civili e devastato interi villaggi. Attorno alla sua figuraaleggia un alone di mistero e paura testimoniato dalla sparizione di due pattuglieinviate nel deserto per recuperarlo. In realtà il suo destino è segnato da tempo poichéè stato solo uno strumento nelle mani di superiori che si sono serviti di lui e della suanatura indubbiamente violenta, per poi sbarazzarsene quando è diventato una figuraseccante e fuori controllo. Quando Pietro lo raggiunge, Prochet è ormai unpersonaggio scomodo chiuso in una cella buia di Addis Abeba. L‟avvocato torinesetenta di aprire un varco nel suo silenzio ostinato, raccogliendo informazioni che loritraggono per alcuni, come un eroe di guerra che ha dato all‟Italia un impero, e per78 Belpoliti M., Un mattino a Irgalem, in «L‟Espresso», 28 giugno 2001, pag. 149. 56
  • 57. altri come «un matto, una bestia, uno che l‟Africa gli ha fatto male»79. Durante il suolavoro Pietro è scortato dal caporale Pigafetta, un «ragazzino dagli occhi azzurri, inuna divisa cachi troppo grande»80 mentre è incalzato dai superiori che spingonoaffinché il caso venga chiuso al più presto. I suoi unici momenti sereni, in unasituazione che si presenta fin dall‟inizio complicata e oscura, sono le partite a scopa ele conversazioni con il tenente medico Viale, omosessuale e amico di vecchia datarifugiatosi nell‟altopiano per non incappare nell‟intransigenza fascista. In uncontinuo gioco di buio e luci il protagonista si lascia andare a una vampata dipassione per Teferi, splendida “donna d‟ambra” figlia del ciabattino, che non lodistoglie però dal ricordo nostalgico delle fughe amorose con Clara, simbolo dellabella vita torinese. Per tutta la narrazione Pietro continuerà a chiedersi perché hannoaffidato proprio a lui il caso di Prochet senza trovare alcuna risposta fino al terminedella sua missione. Si sale sul treno polveroso dei militari al primo capitolo, e fra unasigaretta fumata “stretta” da Pietro e un ruvido paesaggio africano, non si scende finoall‟epilogo. Una decina di uccelli neri avevano preso a volteggiare sopra un punto lontano dai binari. Con pochi colpi d‟ali si inseguivano in giri regolari sfruttando l‟aria calda che saliva dalla sabbia. Non erano avvoltoi. Le ali erano troppo brevi, la testa incassata. Ma li ricordavano per la traiettoria lugubre. Con un rapido calcolo si sarebbe risaliti da quel cerchio a qualcosa di morto che faceva da centro. Pietro restò a guardarli finché il treno non fu troppo oltre.8179 D. Longo, Un mattino a Irgalem, Marcos y Marcos , Milano 2001, pag. 46.80 Ivi, pag. 35.81 Ivi, pag. 14. 57
  • 58. In meno di 200 pagine, attraverso uno stile asciutto, Longo racconta la storiapersonale di un singolo, esempio di quella “impresa d‟Africa” che è stata uno sfogodelle manie di grandezza e imperialismo di tutta una nazione. Con un linguaggiobreve e spezzato, Longo riesce a costruire, in poche pagine, un romanzo che offre allettore tutto il senso della tragedia e del dolore provocati dalla guerra. Scrittore,documentarista e insegnante, collabora attualmente anche con la Scuola Holden diTorino. Come ricorda Zapparoli in un‟intervista del 2002: «Longo è stata unascommessa che ci premia, ha avuto un ottimo successo di critica ma anche dipubblico».82Nel 2004 la Marcos y Marcos propone il suo secondo libro Il mangiatore di pietre.Un noir dalla scrittura nitida, fatta di brevi frasi, molti a capo e dosati silenzi. Unrisultato maturo che pone in relazione la reticenza dei personaggi montanari diconfine le cui poche parole sono frutto di una diffidenza auto protettiva, e la storiache ruota attorno a un omicidio. Un romanzo sul trasmigrare (lineare o adulterato) tra generazioni di tradizioni e soprattutto valori, modi di essere e vivere d una terra. Un romanzo di figure che parlano soprattutto con gli sguardi. E di silenzi. Dove fondamentale è lo stile: dalla scrittura eloquentemente reticente, in cui il non detto intensifica la trama.83Una sera di settembre dalle acque del torrente di una valle piemontese affiora ilcadavere di un uomo, qualcuno lo ha ucciso con due colpi di fucile. Il corpo è quellodi Fausto, trentenne pregiudicato. A ritrovarlo è Cesare, che tutti chiamano il“Francese”. Emigrato a Marsiglia ancora bambino, Cesare si era messo nei guai con82 G. P. Serino, Marcos y Marcos, in «Il Mucchio selvaggio», marzo 2002, pag. 13.83 E. Paccagnini, Amori e vendette del passeur occitano, in «Corriere della Sera», 28 novembre 2004,pag. 40. 58
  • 59. la giustizia ed era stato espulso dal Paese. Tornato alle sue montagne, eredita dallozio un “mestiere” antico e tutt‟altro che legale. Il passeur, un lavoro fatto di risalitenotturne, silenzi e numerose fatiche. Grazie all‟amicizia con Parin Giors il“Francese” apprende la tradizione dei passatori di montagna e ben presto introducenell‟ambiente il giovanissimo Fausto. Tuttavia il ragazzo si dimostra poco incline asottomettersi ai rigidi principi che regolano questo mestiere e per tale ragione irapporti tra i due si spezzano definitivamente. Sebbene la sorte di Fausto nonsorprenda nessuno perché si è guadagnato una pessima reputazione, Cesare tentacomunque di svelare il mistero della sua morte. C‟è qualcuno che, pochi giorni primadel delitto, risalendo al buio il sentiero verso il confine, ha visto Fausto e un gruppodi persone. È Sergio, poco più che un ragazzo, stanco di vivere sotto il dominiopaterno fatto di mucche da accudire e formaggi da rivoltare. Sergio ha intuito che lamorte di quell‟uomo ha interrotto un “lavoro” a metà: nelle montagne infatti sonorimasti al gelo in una caverna molti extracomunitari, il carico abbandonato delpasseur morto. Portare a termine questa missione con l‟aiuto di Cesare, cambierà lasua vita. In quella del “Francese”, invece, potrebbe accendersi un ultimo imprevistobagliore: nella valle infatti è arrivata da qualche giorno una donna che lo cerca e faràcapire al lettore se Cesare è un eroe o un fuorilegge. La storia di Longo è imperniata su un doppio destino, quello di Cesare, uno di quei déraciné che possiedono una propria radice in un passato perduto, nel mondo contadino e nel paese, e Sergio, un giovane che ne ripercorrerà inconsapevolmente i passi. Il mangiatore di pietre è un libro vero, leggerlo significa incontrare un mondo, un piccolo cosmo.8484 M. Belpoliti, Giallo come il destino, in «espresso.repubblica.it», dicembre 2004. 59
  • 60. Longo conferma di prediligere i personaggi duri e solitari, come se tra lui e il mondoci fosse una barriera insuperabile, scrive badando a dire solo l‟essenziale con unperiodare breve e secco. Costruisce una storia nelle meravigliose valli di confine, conscenari in cui regnano le ombre e appare nella sua interezza la natura crudele, bellama crudele. «Cesare alzando lo sguardo trovò il baluginare d‟un rivo d‟acqualontano. Sorrise del dolore che la vita chiede per continuare». 85I due editori agiscono quindi con l‟ambizione di veder maturare gli autori italianimediante un rapporto solido, duraturo e quasi familiare che rispecchia a pieno laconduzione della casa editrice, poiché sostengono che «…l‟orgoglio più vivo èlegato agli italiani che abbiamo fatto esordire e che poi si sono fatti amare; lì haiproprio l‟impressione di svolgere una funzione importante, di aiutare qualcosa a“venire al mondo”».86 Nonostante ciò, proprio Davide Longo ne rappresental‟eccezione. Lo scrittore piemontese decide infatti, dopo la pubblicazione del suoultimo romanzo, di lasciare la MyM passando alla Fandango. Come ricordano spessoZapparoli e Tarolo, a chi dirige una realtà piccola e indipendente può capitare diincontrare il “pesce grande” dell‟editoria che si porta via, con una propostaeconomica più alta, l‟esordiente su cui si era tanto investito. Momenti difficilidunque, ma fortunatamente molto rari. Lo dimostrano le lunghe collaborazioni che idue editori hanno instaurano nel tempo con i poeti Fiori e Pusterla, e soprattutto, lastabile partecipazione di nuovi scrittori contemporanei a Longo, come i fratelli Ervase Cristiano Cavina. «Non sempre succede così. Con Cavina ad esempio, è accadutol‟esatto contrario. Dopo il successo l‟hanno cercato in tanti […] ma lui è rimasto con85 D. Longo, Il mangiatore di pietre, Marcos y Marcos, Milano 2004, pag. 187.86 A. Prudenzano, Ecco perché Marcos y Marcos ha lasciato i Mulini a Vento. A malincuore…, in«affaritaliani.it», 21 gennaio 2011. 60
  • 61. noi, perché dice di sentirsi come Asterix nell‟ultima provincia della Gallia! Qui puòrimanere indipendente e comunque di successo».87La Romagna in un percorso narrativoPer descrivere l‟esordio di Cristiano Cavina dobbiamo fare qualche passo indietro earrivare al 2002, quando debutta con il suo primo romanzo Alla grande. Siamo aCasola Valsenio una cittadina romagnola che ospita in viale Neri lo stravagantemondo degli abitanti delle case popolari: c‟è il Mago Mammola con le gambearrossate e piene di lividi, Mone che non vuole che lo guardi quando scendi le scale,e Noemi la matta, alla quale porta da mangiare la panda dell‟assistenza sociale. Inquesto quartiere vive anche Bastiano Casaccia, detto Bla, il piccolo protagonista delromanzo. Del padre si sa poco o nulla mentre la mamma lavora duramente per pagarele bollette. «Un giorno mi pareva di conoscerla a menadito, come il bosco attorno allaghetto, e un giorno scoprivo di non sapere un accidenti. E la cosa che mi facevapensare era che, anche quando non mi raccapezzavo più, sentivo che era giustocosì».88 Bastiano è una peste, un bambino che finge con gli amici di essere un pirata,un po‟ ingenuo ma leale e pieno di grinta, «il futuro mi fece una sfilata davanti agliocchi, ammiccando sopra una scia di raso rosso. Mi passai la lingua sulle labbra,cercando il sapore. Una delizia».89 Bla si rivela sostanzialmente un ragazzino buonodai pensieri limpidi e divertenti, anche se a volte gli piacerebbe imitare le malefattedi zio Paolo, fuggito in Germania dopo un clamoroso furto di pellicce. Intantosfreccia per il paese con la sua bicicletta –la Turboberta– come se cavalcasse una87 I. Traboni, Marcos y Marcos: indipendenti e fieri di restare così. Come i loro autori, in «Il Secolod‟Italia», 2009.88 C. Cavina, Alla grande, Marcos y Marcos, Milano 2002. Le citazioni qui di seguito riportate fannoperò riferimento all‟edizione tascabile dei MiniMarcos pubblicata nel 2010, pag. 122.89 Ivi, pag. 96. 61
  • 62. pallottola. E stupirà tutti, ne è convinto, costruendo un favoloso sommergibile perrecuperare un prezioso tesoro di monete d‟oro nascosto in fondo al laghetto, in modotale da aiutare la madre nelle spese e sconfiggere Mirko Contoli, piagnone riccastrorivale in amore. Nel grandioso mondo di Bastiano si nasconde però un‟insidia:qualcosa si sta annidando dentro di lui, come un ostacolo, un nemico oscuro cheoccorre affrontare. Alla realizzazione del sommergibile manca solo il silicone pertappare i buchi, così decide di rubarlo nel magazzino della palestra comunale. Dopoaver compiuto questa missione da agente segreto si imbatte però in Mone e nella suabanda. I teppisti lo prendono in giro, chiamando “mongoli” i suoi amici e soprattuttoSaura, la sua vicina diversamente abile. Solo allora Bla tira fuori tutto ciò che datempo gli si era nascosto dentro ed esplode con una rabbia inconsapevole sparandosul viso di Mone tutto il tubo di silicone appena trafugato. Bastiano scopre dunque lapossibilità, per reazione, di poter fare del male anch‟egli. Fugge e poi ritorna,trasformato e adulto, ma sempre sospeso su quel bilico incantato tra malinconia ecomicità, sempre carico di quell‟immaginazione con cui si ostina a manipolare ilreale. Per il protagonista si aprono le porte del riformatorio eppure questo non gli faperdere la grinta né l‟ottimismo che lo caratterizza.Questo romanzo ha il pregio di raccontare la visione fantastica che un ragazzino hadel mondo con il suo linguaggio semplice e immediato, un libro scanzonato, leggero e divertente, che sta su con nulla; una di quelle storie che se ti sbagli anche di poco, colano a picco in modo inesorabile. Invece lui, ventinovenne di Casola Valsenio, in provincia di Ravenna, non sbaglia un colpo. T‟incanta con il suo periodare breve, rapido, conciso, ricco di metafore infantili, perfettamente calato nella testa e nella voce del protagonista, Bastiano Casaccia, una 62
  • 63. specie di Gianburrasca, ingenuo ed estremo, leggero e terribile, artefice di piccoli e grandi guai, sempre proteso verso avventure mirabolanti.90A fare da collante nella storia c‟è una forte componente morale, un senso disolidarietà e di compartecipazione con la sorte dei poveri di oggi, con gli abitanti deirioni popolari e delle periferie degradate delle città. A sole due settimane dall‟uscita,Alla grande conquista uno scalino nella classifica dei dieci libri più letti esuccessivamente vince il premio Tondelli 2006. Cavina cresce con la mamma e inonni paterni in un piccolo appartamento delle case popolari, traboccante di energia“catastrofica”: si sfianca sul campo da calcio e macina chilometri in bicicletta.Ascoltando racconti nei bar sviluppa una passione viscerale per le storie e i libridiventano la sua seconda casa. Si paga gli studi da solo lavorando come pizzaiolo,cinque anni di superiori e due alla scuola di scrittura Holden: «Una vitaccia. Ma miconsidero una persona fortunata. Scrivo e sano le ferite che mi porto dentro».91Attraverso l‟edizione dei due editori milanesi Alla grande ottiene il successo dicritica e pubblico sperato, tanto che viene messo in scena nei teatri e nelle scuole ditutta Italia e adottato da un intero paese del Piemonte nell‟ambito dell‟iniziativa“Volvera legge Alla grande: un libro in comune”. Il protagonista, Bastiano, un po‟ è come me: soffre perché non ha mai conosciuto suo padre e perché vede sua madre sbattersi da una casa all‟altra, a lavare e stirare panni, con l‟incubo delle bollette da pagare. Un po‟ è come avrei voluto essere: meno timido e un po‟ più audace, e anche più gioioso.9290 M. Belpoliti, Bastiano è un Gianburrasca, in «espresso.repubblica.it», maggio 2003.91 C. Vulpio, Tra la Romagna e il West, il pizzaiolo che sforna libri, in «Corriere della Sera», 15 aprile2003, pag. 37.92 Ibidem. 63
  • 64. Cavina si configura come esempio di tutti quegli italiani che oggi hanno trenta,quarant‟anni, che dalla vita non hanno avuto nulla gratis e si sono arrangiati conmille lavori diversi. Un autore vero, il cui fascino non si manifesta nella fama dascrittore lontano dal mondo, ma piuttosto nella sua vita da uomo comune che lo hatrasformato in una delle più sorprendenti rivelazioni della narrativa del nostro Paese.Due anni dopo la MyM edita il suo secondo libro Nel paese di Tolintesàc, storia diuna famiglia romagnola che è un nucleo a sé, un‟entità in perenne disfacimento consventure, colpi di scena, ossessioni, e slanci verso il futuro. La voce narrante è quelladi un bambino inatteso che racconta gli avvenimenti sulla guerra e sul paesePurocielo tramandategli dalla saggia nonna. Con ironia e umorismo Cavinarappresenta il periodo buio di un‟Italia ormai passata, dove la miseria e la rinunciaerano all‟ordine del giorno, come sentenzia magnificamente la vecchia al nipotino:«Tutti perdono qualcosa –pontificava nonna Cristina– Tu sei stato molto precoce:non eri ancora nato che già avevi perso il babbo». 93 Questo mondo di campagna gliinsegna così tante cose che quando diventa adulto sente il bisogno di fissarlo nellamemoria. Per tale motivo racconta le gesta, straordinarie e normalissime, degliuomini che l‟hanno popolato. La narrazione è inoltre intervallata dai pensieri che ilprotagonista rivolge al padre mai conosciuto. Tolintesàc è una tipica espressione diFellini del dialetto romagnolo che ruvidamente si traduce in “prender su e portare acasa”, il che significa che di fronte a certi eventi non rimane altro che rassegnarsi,così come fanno gli uomini di Purocielo quando gli viene annunciato che sono tuttiobbligati ad andare in guerra.93 C. Cavina, Nel paese di Tolintesàc, Marcos y Marcos, Milano 2005, pagg. 29-30. 64
  • 65. Ciò che più conta, in ogni vita è il marchio e il segno di un destino. Una saga minima che parte (del tutto tangenzialmente) dalla prima guerra mondiale e tra fascismo, seconda guerra e dopoguerra, arriva a lambire l‟altra metà del cosiddetto secolo breve. Anche se a vincere non è la volontà di dare un senso hai fatti della storia che restano fondali, ma il gusto di raccontare –tra dialetto demotico e lingua eletta– il sentimento di un mondo distante, l‟evocazione di una lontananza definitiva, impestata di detti comuni, parole corali, di precetti memorabili (“Tutti perdono qualcosa”) che rappresenta il filo rosso dell‟intera vicenda.94Nel 2006 arriva Un’ultima stagione da esordienti, un omaggio al calcio e allaprovincia che non esiste più, cancellata dalla ricchezza del nuovo secolo e dalneocapitalismo rampante del Nord-est. La penna di Cavina crea figure divertenti,patetiche e ironiche, sotto lo sguardo vigile di un ragazzino tredicenne e della suasquadra. Non è la terza media a dare il via alla loro avventura bensì il calendariodelle partite. Questi preadolescenti sprofondano nella bassa, sotto un cielo esagerato,circondati da milioni di peschi, o si inerpicano tra i monti, su campetti gelati, in cimaa tornanti interminabili. Il tutto per tentare di battere squadre di geometri benpettinati che li disorientano con finte, passaggi e triangoli di una perfezione assoluta.La finale del torneo è dunque sentita dalla squadra come un evento epico dove sigioca il campionato e molto di più. Cavina dedica un romanzo allo sport più popolared‟Italia descrivendo la passione che molti ragazzini di provincia hanno coltivato nellaloro giovinezza. Il medesimo sentimento brucia ora nello sguardo dei protagonistiche escono dagli spogliato sentendosi dei piccoli eroi. Si tratta di un libro94 G. Tesio, Quella volta a Purocielo, in camporella, in «La Stampa TuttoLibri», 26 novembre 2006,pag. 5. 65
  • 66. autobiografico che mira ad essere un omaggio alle sfide che ci si pone da ragazzini, enello stesso tempo, un tributo all‟ambiente in cui è cresciuto l‟autore. Un’ultima stagione da esordienti è pervaso da una sottile malinconia, un tono affabulatorio che a tratti ricorda quello del Barone rampante di Calvino. Ma mentre lo sguardo dello scrittore ligure era intriso di politica e utopia, di miti resistenziali, seppur traditi, quello di Cavina è solo nostalgico, privo di speranze collettive, ricondotto al solo punto di vista del narratore: un ragazzo che ha vissuto su quei campi da calcio la sua ultima epopea prima del balzo nell‟età adulta.95Non è un caso infatti che il promettente calciatore chiuda la storia augurandosi didiventare subito vecchio, saltando la fase adulta, da lui considerata quale spinoso edifficile momento contrapposto alle due età estreme dell‟esistenza.Nel 2008 l‟autore romagnolo scrive I frutti dimenticati. Questa volta però non silimita a delineare i luoghi e i personaggi della sua infanzia, ma cresce ancor di più ilcarattere autobiografico della sua scrittura. Il protagonista non a caso si chiamaCristiano e a trent‟anni incontra il padre mai conosciuto, nel momento esatto in cuianche lui sta per avere un figlio da una donna che non ama più. All‟inizio è unosconosciuto come tanti altri che pare annegare in dei vestiti color cachi un po‟ troppograndi. «Mi guarda e capisco che non sa cosa fare con i lineamenti del suo volto, seridere o stare serio. Metà dei miei trentatré anni li ho passati a chiedermi comesarebbe stato questo momento. L‟altra metà a chiedermi se ci sarebbe mai stato».96Questo padre gli ha lasciato un vuoto clamoroso, colmato attraverso la fantasia e lapassione per i libri, in modo tale da costruirsi «quel babbo tutto mio, ed eraimplacabile. Era D‟Artagnan, Sandokan, Tom Sayer, Jean Valjean, il conte di95 M. Belpoliti, Profumo di Romagna, in «espresso.repubblica.it», febbraio 2007.96 C. Cavina, I frutti dimenticati, Marcos y Marcos, Milano 2008, pag. 22. 66
  • 67. Montecristo. Era pieno di ricordi di tutte le persone che avevo vissuto fino ad allora,era sempre con me, indomabile come Cirano». 97 Tuttavia, nonostante il dolore e larabbia qualcosa cede nel cuore di Cristiano, sarà perché sta per diventare genitore operché gli sembra di vedere tutto con occhi diversi. Si ritrova così al capezzale di unpadre malato terminale che sta per andarsene proprio nel momento in cui iniziano aconoscersi veramente. Mediante il suo stile ironico ed esilarante cerca allora diriassumergli la sua infanzia con nonna Cristina che si crede una santa, con la mammae con le suore orsuline. Gli racconta anche dei momenti più belli trascorsi a curare eraccogliere alcuni frutti di cui molte persone hanno scordato l‟esistenza.Ogni anno infatti a Casola Valsenio si celebra la Festa dei frutti dimenticati. Sullebancarelle in piazza vengono esposte giuggiole, sorbi, bacche di prugnolo e tutte leessenze autoctone dimenticate dalla frutticoltura industriale, ma non dagli abitanti delpaese che meticolosamente li coltivano nei loro orti privati e nel giardino delle suore.Tale avvenimento costituisce una metafora da cui parte l‟appello dell‟autore a darspazio alle piccole cose della vita smarrite che si rivelano le più preziose, a nonsciuparle con l‟imprevidenza e la disattenzione. Questo romanzo ci invita a scoprire,proteggere e salvare ogni possibile “frutto dimenticato”. Vuole essere un tributoprofondo ad un amore che non conosce limiti e stagioni. Per un padre che muore c‟èpoi un bimbo che lotta per sopravvivere. E alla fine, quando Cristiano smette divenire a patti con Dio per la sua salvezza, può di nuovo permettersi di sentirsi quelpiccolo palombaro che si divertiva a scovare meraviglie nel comò della nonna: ha difronte a sé il tesoro più grande da accudire e far crescere attraverso quell‟amore97 G. Fontana, I frutti dimenticati di Cristiano Cavina, in «ilsole24ore.com», 28 novembre 2008. 67
  • 68. paterno che gli è sempre mancato. «Sentii la sua presenza dentro di me…come se luiavesse fatto nascere me».98I frutti dimenticati è stato tra i finalisti del Premio Strega, dei premi Alassio eVigevano, e si aggiudica il Premio Castiglioncello della sezione di narrativa nel2009. Come ricordano i due editori, è stato uno dei giorni più belli della Marcos yMarcos «quando Cristiano, dopo essere entrato in classifica, essere arrivato secondoal Premio Strega, ha vinto il suo primo premio letterario importante: ilCastiglioncello. Avevamo le lacrime in tre!».99Nel 2010 la casa editrice pubblica Scavare una buca, il romanzo che segna lamaturità dello scrittore romagnolo. Cavina si stacca completamente dal mondocasoliano della sua giovinezza per addentrarsi nel racconto di un uomo che perlavoro sta sotto una montagna, scavatore di una cava di gesso dalla quale esce ognivolta ricoperto di polvere bianca. Lui padre di tre figli, con una moglie che perarrotondare fa la bracciante, narra le vicende di chi svolge un lavoro tradizionaledurissimo e quasi sconosciuto. C‟è nel suo tono una forma di disillusione allegra chea volte assume un passo grave e altre leggero, rendendo perfettamente la sapienzadegli scavatori e a un tempo la loro malinconia. Uomini come lui, il Necci, o lo zioJair ogni giorno perforano, frantumano e manovrano mezzi giganteschi più grandidelle case dove tornano a sera inoltrata. Potrebbero sentirsi invincibili, in mezzo aquella montagna che pare un anfiteatro a gradoni scavato su misura per far sedere glidei, se non fosse per quel rosso che al tramonto tinge la pietra e li fa sentire piccoli,minuscoli. «Laggiù c‟è solo l‟aria fredda che risale dalle viscere della terra e unamontagna intera intorno, e l‟oscurità che ti circonda è così grande e impenetrabile98 C. Cavina, op. cit, pag. 124.99 A. Prudenzano, Ecco perché Marcos y Marcos ha lasciato i Mulini a Vento. A malincuore…, in«affaritaliani.it», 21 gennaio 2011. 68
  • 69. che essere uomo è come non essere niente». 100 Questo non è un modo come un altroper guadagnarsi uno stipendio. Nel loro lavoro infatti l‟incuranza e l‟impazienza sipagano a caro prezzo. Edmeo e Cavalletta per esempio sono entrati in cava come dueuomini normali e per una disattenzione sono rimasti mutilati. Sotto la terra c‟èqualcosa che parla, una forza che li spia tutte le volte in cui aprono fori sulla suasuperficie. Un mestiere di frontiera dove se hai fretta e non agisci con la testa nesubisci le conseguenze. E poi c‟è Luciano, vent‟anni soltanto, che non vorrebbeessere lì, il padre Edmeo ce l‟ha mandato nonostante il suo incidente, perché «seavesse aspettato che qualcuno lo chiamasse per fare il geometra avrebbe fatto intempo a diventare vecchio»101 e ora lui spera che qualcuno lo tiri fuori di lì. I suoipassi affondano nel terreno e i suoi occhi cercano un consiglio, un appoggio, unaiuto. Si sposta nella cava con movimenti incerti e pieni di paura segno di unatragedia preannunciata. Luciano non capisce che nel frastuono degli scavi, mentre icamion alzano scie di polvere che sembrano sventurate comete, le parole sono pochee difficili da pronunciare. La storia di questo giovane sprovveduto diventa un agilecontrocanto grazie al quale il narratore svela le proprie inquietudini esistenziali:come ha imparato a convivere con la polvere, a fare le domande giuste alle pietre digesso, a trovare le risposte che danno la forza e il coraggio per andare avanti. Eppureè incapace di spiegare a quel ragazzo come si vive facendo un lavoro del genere enon ne ha neanche il tempo. Luciano finisce infatti in coma per un incidente e mentretutti ritornano a loro solita vita sotto terra, egli si spegne in ospedale. Ha ragionedunque il vecchio Necci quando all‟inizio del romanzo sintetizza ironicamente che afuria di scavare sarebbero arrivati all‟inferno.100 C. Cavina, Scavare una buca, Marcos y Marcos, Milano 2010, pag. 190.101 Ivi, pag. 134. 69
  • 70. Questo libro è una storia di miniera e rende testimonianza della prima regola di vitache bisogna osservare severamente: niente scorciatoie, niente compromessi. Alcontempo però Cavina pone in evidenza quanto sia difficile fare un mestiere dove èmolto labile il confine che separa il rispetto per la nostra terra dalle reali esigenzeumane che spingono per trasformala a proprio vantaggio. Sembra quasi il ritorno a un mondo verghiano pre-digitale (il libro si apre citando Rosso Malpelo) il quinto romanzo di Cristiano Cavina: una discesa nelle viscere della montagna […] è un racconto lungo, essenziale e intriso di pietas sulla dignità del lavoro e l‟impossibilità di modificare davvero gli eventi. Qualcuno si farà male. Ma poi la vita riprenderà.102sotto il segno di una perdita che è già fatto quotidiano, è già polvere che si consumae scivola via, come avveniva d‟altronde anche in Verga.I fratelli ErvasDopo Cavina, l‟editrice Tarolo non si lascia intimorire e scopre una perla dellanarrativa odierna. In realtà sono due, fratello e sorella, Luisa Carnielli e Fulvio Ervas.Fulvio insegna scienze naturali all‟interno della Pubblica istruzione a Mestre mentrevive in provincia di Treviso, con la moglie, la figlia e un numero imprecisato dianimali domestici. Luisa lavora in un maglificio e si licenzia dopo diciassette anniper dedicarsi alla famiglia. Aspetta il fratello che di ritorno dal lavoro si ferma nelsuo giardino profumato a Mulise del Piave per confrontarsi sulle infinte storie cheordiscono alle spalle di coniugi e pargoli.102 D. Pappalardo, Polvere e fatica la vita è una miniera, in «La Repubblica», 27 novembre 2010, pag.46. 70
  • 71. Durante una gravidanza difficile Luisa scrive, con il prolifico aiuto del fratello, Lalotteria. Il libro incanta tutta la famiglia e quasi per scommessa viene inviato alPremio Calvino ma senza il nome di Fulvio come autore, poiché si rifiutacategoricamente di considerarlo anche un suo frutto d‟ingegno. Antonio Moresco,uno dei membri della giuria, se ne innamora fin da subito e non ha esitazioni quandodichiara che è uno dei romanzi più belli che siano pervenuti al Premio: originale,fuori da ogni schema, un gioiello tutto da scoprire. Luisa Ervas si aggiudica ilCalvino come miglior romanzo d‟esordio nel 1999 e nonostante ciò, grazie alledinamiche sciagurate che caratterizzano l‟editoria italiana, rimane senza editore, finoal provvidenziale recupero attuato dalla MyM nel 2005, come ricorda la stessaautrice in un‟ intervista: «Credo che se non avessi trovato la Marcos y Marcos ilpremio Calvino sarebbe finito nel dimenticatoio: un ramo secco dell‟evoluzioneletteraria».103 I due editori fiutano la situazione, si propongono e ne viene fuori unromanzo più fluido e snello della prima stesura.L‟Arcipelago Lansbergis, nel Mare del Nord, un tempo era popolato solo dapescatori. La caccia alla balena reggeva l‟economia locale e aleggiava dovunquel‟odore dell‟olio di cetaceo. Quando le balene migrano altrove, e quell‟antica attivitàva in crisi, nasce l‟idea della Lotteria internazionale, una lotteria grandiosa, che attirale folle di tutto il mondo risanando così la debole economia delle isole. L‟Arcipelagosi riempie di alberghi, la radio parla solo di vincite e di episodi collegati alleestrazioni: eventi clamorosi, sempre più celebrati, mentre rimangono nell‟ombraalcune morti misteriose. Il giovane Kosh, da poco ispettore di polizia, se ne trova frale mani una fresca fresca: qualcuno ha fatto fuori il vecchio Cornelius Monk in casa103 A. Bertante, La Lotteria di Luisa Carnielli, in «Pulp Libri», settembre-ottobre 2005. 71
  • 72. sua e ha frugato dappertutto. Cercando di far luce sull‟intera faccenda Kosh si spingenei meandri dell‟Arcipelago, dal Museo dei Cetacei a Lowe, l‟Isola delle Tempeste,una torba morbida sedimentata sotto tappeti di muschio e alghe marcite, dove i turistivanno a scavarsi una fossa per un bagno rinvigorente. Incontra la bella Hilde -capellirossi, occhi cerulei, «gocce abbandonate distrattamente da cieli d‟inverno»104- a cui ilvecchio Monk aveva scritto più volte. E man mano che procede, annota coincidenze,scoperchia silenzi, riapre casa e segreti della vita privata di suo padre, anch‟eglicome tutti i Kosh, ispettore di polizia. Scopre intrighi sconvolgenti, vicine al PotereSupremo, ovvero il Ministero della Lotteria. Soprattutto, rintraccia biglietti semprepiù inquietanti che sembrano annunciare per ogni destinatario il pericolo della fine.Intanto tutti sull‟Arcipelago Lambergis credono che le vincite siano il frutto di undestino favorevole anche se a Kosh gli indizi sussurrano l‟intervento di una manotutt‟altro che divina. Al termine delle proprie indagini il commissario approda a unaverità inconfessabile, esempio dei problemi della contemporaneità ormai confusi eomologati con la realtà da una macchina spettacolare priva di limiti etici e morali.Si viene rapiti dall‟originalità della trama e dalla calda, straordinaria fantasiadell‟autrice che costruisce una narrazione ricca di atmosfere avvolgenti, riflessioniradicali e un sapiente umorismo femminile. Il caso domina le gesta dell‟uomo o la volontà è in grado di deviare il destino? Senza tentare di rispondere a questa domanda, l‟autrice ci regala una storia di grande forza immaginifica, un garbato viaggio nelle aspirazioni e debolezze umane, nei suoi limiti e nella sua assurda volontà di piegare le leggi della natura.105104 L. Carnielli, La lotteria, Marcos y Marcos, Milano 2005, pag. 33.105 A. Bertante, Recensione a Luisa Carnielli, in «Pulp Libri», luglio 2005. 72
  • 73. La “piccola cooperativa di scrittura” dei fratelli Ervas sforna un altro successo,questa volta sancito ufficialmente come libro composto a quattro mani nel settembredel 2006. Commesse di Treviso ha infatti due voci e due amine che si alternano inuna magnifica armonia come se fossero una sola senza rinunciare a un‟insolitaalternata visione che non disturba mai il lettore. Anche la trama è costruita su duestorie che scorrono parallele, alternandosi, per poi incrociarsi sul più bello.Si inaugura in tal modo l‟esordio dell‟ispettore Stucky, un personaggio divenutoormai una figura di rilievo dei romanzi editi della casa editrice milanese.Il racconto è ambientata all‟inizio delle festività natalizie e mentre le vetrinetraboccano di attrazioni sfiziose qualcuno molesta le commesse di Treviso. Unallarme crescente fatto di telefonate anonime e aggressioni. La spinosa indaginepiomba sulla scrivania dellispettore Stucky, che gira a vuoto, si perde per canali eosterie. Finché una bella commessa nera non ci lascia la pelle. La stampa si scatena,il questore, il segretario del vescovo premono affinché risolva il mistero, ristabilendola normalità e un clima più propizio alla campagna acquisti natalizia. Stuckyinterroga commesse belle e altissime, seguendo piste sfuggenti attraverso unaTreviso profumata e acquatica. Entra nel mondo della vittima, Jolanda, con pudore eumanità, quasi sentendosi attratto dalla sua personalità. La commessa pare attorniatada molti uomini, ma l‟ispettore capisce che ella provava un amore inconfessabile,qualcosa per cui vivere in gran segreto. Allora scopre seconde case e seconde vite.Jolanda voleva un bambino da un sentimento impossibile, e ha pagato a caro prezzoil suo desiderio nonostante avesse compreso, prima di essere uccisa, che non potevaaverne. Intanto Kuto Tarfusser, aspirante psicologo, ascolta il lungo monologo di unnuovo paziente: Max Pierini, fondatore di discarica a conduzione familiare. Confida 73
  • 74. al dottore di sentirsi un eroe, martire della raccolta differenziata, genio della piccolaimpresa al margine dei margini. Con stile inimitabile, un‟energia e una comicità checonquistano fin dalle prime righe, Pierini celebra l‟arte di adattarsi, di sfruttare almeglio ogni circostanza, di cadere in piedi, di aderire a un‟etica quanto maiflessibile. Che si dibatta tra proteste ambientaliste, diserzioni fraterne e laconcorrenza del vicino inceneritore dei milanesi, che sbeffeggi con assoluta luciditàle ipocrisie che lo circondano, Pierini ci cattura e ci sorprende. Diventa sempre piùsottile il passaggio dalle meraviglie avvolgenti del centro città alla commediainfernale della discarica infestata dai gabbiani. L‟ispettore Stucky firma l‟epilogodella commessa in riva al fiume in un venticinque dicembre che gli appare senzasantità. Il suo bioritmo, o qualche coincidenza astrale, lo trascinava in una pista di malumore e fastidi […] Forse era la sensazione di esser al traguardo e sapeva bene quanto detestasse quel momento, quella traiettoria putrida dove tutta la faccenda si riduce alla mesta considerazione che una vita se n‟era evaporata per qualche umana debolezza.106Il distretto in cui opera l‟ispettore Stucky è la città di Treviso, costruita e conservata«per mostrare una certa grazia di acque ed edifici, di angoli e vedute. Per indurre unacerta arte. Per far nascere artisti».107 Eppure i fratelli Ervas includono tra le suemeraviglie una velata ironia che colpisce il sentimento in parte nazionalista degliitaliani del nord-est, senza scivolare mai nel grottesco. La scrittura potenzia lo stileleggero e divertente dei due autori evitando di offendere esplicitamente i trevigiani.Non sarà un caso dunque se proprio l‟ispettore è mezzo veneziano e mezzo persianoo se il racconto si apre con una pagina del «Gazzettino» che recita con orgoglio:106 L. Carnielli Ervas, F. Ervas, Commesse di Treviso, Marcos y Marcos, Milano 2006, pag. 248.107 Ibidem. 74
  • 75. Oggi possiamo dire che la città è diventata un organismo aperto: nessuno è foresto a Treviso. Si moltiplicano le iniziative di accoglienza, gli stranieri che vivono in questo territorio hanno ricevuto un pass, da fissare sugli abiti, su cui svetta la scritta BENVENUTO, e sono stati rieducati i “teroristi”, coloro che misurano le qualità umane in funzione dell‟essere nati più vicino o più lontano dall‟equatore. Se qualcosa rimane sono battute da osteria. Se qualche fastidio insorgerà, sarà come un vento leggero.108Questa brezza sembra passare quando Landrulli, collega e ombra del commissario,chiede informazioni venendo etichettato come terun, o quando a rimettere tutto inequilibrio resta la saggezza di zio Cyrus o Dadà, che in mezzo al suo negozio ditappeti persiani dispensa per il nipote ispettore piccole perle capaci di indurre Stuckya profonde riflessioni. Un romanzo riuscito, che con garbo, senza pretendere di farci lezione, tocca grandi temi: il consumo ipnotico, lo sfracello del territorio, la tirannia della spazzatura, l‟atavica paura dell‟altro da sé (o di quello che si crede l‟altro da sé). Perfetto il personaggio dell‟imprenditore della discarica, una sorta di “filosofo della spazzatura”, che riesce il più simpatico, e attraverso cui, senza parere, vediamo scorrere la storia economica e sociale del Nord-est dell‟ultimo trentennio. Ironia nell‟ironia, la sua storia la conosciamo attraverso le sedute analitiche, a basso costo, che egli frequenta dopo il crollo economico.109L‟anno seguente i fratelli Ervas si lasciano incantare da un viaggio in Portogallo,terra di confine tra l‟oceano e l‟Europa, e da questa esperienza nasce Succulente, unromanzo circolare, una spirale delicata che passa dalle calli di Lisbona alle spiagge108 Ivi, pag. 11.109 M. Marchetti, La striscia di Calvino, in «L‟indice dei libri del mese», aprile 2007. 75
  • 76. infinite dei territori costieri. Avvolge il lettore a ritmo di fado e sorprende con unfinale inaspettato, tipico della scrittura ardita dei suoi compositori.In una serra umida e verdissima, una donna scivola sul muschio viscido di ungradino, batte la testa e muore. L‟indomani il direttore della serra viene trovato apancia in giù nel laghetto delle tartarughe. Britto Mendes, medico delle piante, siaggira inquieto per le calli, oppresso dal mistero di queste morti improvvise,sognando la sua amata Amalia, capace di scacciare i tarli dalla sua mente. Amaliaperò è fuggita da lui e da Lisbona, trovando un lavoro in riva al mare, nella Lagunadi Aveiro, e ha incontrato Estrela, in fuga come lei. Insieme, disegnano sulla sabbia,aspettano che l‟acqua dissolva ogni cosa, anche le loro ansie, aprendole allemeraviglie di un futuro possibile. A Fatima, intanto, serpentoni di pellegrinichiedono grazia alla Senhora. Humberto, fedele factotum di padre Viseu, rimpiazzacandele e rincuora malati. Si presta a intercedere presso la Senhora per otteneregrazie di ogni tipo, finché una donna gli chiederà l‟impossibile: far morire suo figlioManuelito per liberarlo da una malattia senza speranza. Manuelito è a Lisbona, nellapenombra di una stanza. Dopo tante esitazioni Humberto decide di incontrarlo. Pervie misteriose, nel suo inquieto girovagare, anche Britto Mendes giunge al suocapezzale. Come una pianta, come l‟oceano, Manuelito, essere umano reietto, malatodalla nascita, aiuta tutti a guardare un po‟ più in là. Ai confini con l‟occidente, doveil mare smonta la terra frammento dopo frammento, quattro persone cercano rispostealle loro perdite trovando un nuovo modo di esistere.Le Succulente che danno il titolo al libro sono delle piante grasse che cresconoovunque e non hanno bisogno quasi di nulla. Sono l‟immagine perfetta della capacitàdi adattarsi alla vita, di mettere radici ovunque, come il direttore della discarica 76
  • 77. Pierini protagonista di Commesse di Treviso, o gli stessi personaggi di questo nuovoromanzo, che cercano disperatamente una strategia per salvare se stessi dal dolore diciò che hanno perso. È la stessa Luisa Carnielli a spiegare in un‟intervista che, al paridel libro precedente, tutto parte dalla morte di qualcuno. Perché è ciò che illumina un‟esistenza e ciò che la circonda, l‟ambiente sociale, le persone che conosceva, i luoghi che frequentava. Un buon modo per iniziare una storia, ma poi volevamo parlare d‟altro: del dolore di ritrovarsi senza qualcosa che è importante e di reinventarsi una vita.110Eppure cercare nelle pagine dei due autori una trama gialla è fatica sprecata.Piuttosto viene alla luce in che modo i protagonisti del romanzo riescono asopravvive al dolore guardandosi dentro e scoprendosi insolitamente più forti diquanto pensavano.Le avventure dell’ispettore StuckyNel 2008 Fulvio Ervas decide di percorrere la strada da solista riprendendo unvecchio protagonista creato con la sorella Luisa, l‟ispettore Stucky con al seguito unnutrito gruppetto di personaggi insoliti e particolari, dallo zio Cyrus al fedelecompagno Landrulli, e allo sporadico Spreafico, dall‟oste Secondo alle sorelle vicinedi casa.Ritorna dunque, sempre in chiave trevigiana, irriverente e sarcastico, con la suaesclamazione preferita “Antimama!” e quattro casi irrisolti: due incendi, un“fustacchione” che spinge chi corre sulle alzaie, il suicidio di una suora e l‟omicidiodi un prete. Intanto Ervas delinea al meglio il nostro singolare eroe della giustizia. Ha110 L. Crinò, Tenaci come le piante, in «D la Repubblica delle donne», settembre 2007. 77
  • 78. fatto rugby al liceo e si è quasi laureto in chimica. Approda a Venezia ad iniziocarriera trovandosi in un ambiente che non gli piace per niente, quindi scappa dallacittà d‟origine per godersi la quiete di Treviso, dove vive in vicolo Dotti con unafidanzata in “pausa di riflessione”.Sono tempi di spritz e prosecchi in osteria quando la mattina di pasqua vieneritrovato sulle scale del Tempio di Possagno il nero cadavere del sacerdote donPrimo che turba il panorama armonioso e solare dei colli. L‟evento funesto era statopreannunciato da un incendio doloso a un allevamento di tacchini. Si prospettaun‟indagine delicatissima, soprattutto perché il cappellano del morto è un pretemotociclista dagli occhi fin troppo blu, don Francesco, difensore delle sorgentinaturali contro le multinazionali dell‟acqua minerale. Per di più una bella suora a luivicina ha gettato il velo e se stessa dalla tromba delle scale. Stucky affrontaun‟inchiesta che parte in canonica, prosegue al bar e devia in casa di un mattodall‟aria di profeta. Mentre l‟ispettore si immerge di gusto tra la più varia eaffascinante umanità, i trevisani devono affrontare lo scoppio di una grande fabbricadi mangimi dalla quale si solleva una minacciosa colonna nera di fumo. Il nuovocaso dell‟ispettore puzza fin troppo. «Ma che razza di odore, caro Secondo». «Eh, si.Terribile». «Non riesco a decifrarlo». «Strano, in effetti. Potrebbe essere …» «Dicasignor Secondo, lei che è un ottimo naso». «Pinguini arrosto. Sa di pinguiniarrosto».111 Si tratta quindi di una commedia poliziesca delicata, sottile, piena diumorismo e di atmosfera. Ervas compone una rassegna saporita di tipi umani, ansiedi fiumi, terre sempre aggredite e nonostante ciò ancora d‟incanto.111 F. Ervas, Pinguini arrosto, Marcos y Marcos, Milano 2008, pagg. 210-211. 78
  • 79. In Pinguini arrosto Ervas si lascia ispirare da un fatto realmente accaduto: l‟incendiodella De Longhi a Treviso avvenuto un paio di anni fa che provocò la fuoriuscita disostanze velenose. Lo scrittore mescola dunque l‟attenzione per l‟ambiente con lalotta contro la privatizzazione dell‟acqua, perché il prezzo del progresso e dellosviluppo a volte gli pare fin troppo caro. Il racconto è cadenzato da pagine in primapersona, esilaranti e potenti, nella voce di Ma‟ria Floreanu, un‟altra “forestiera”,badante rumena, ex passeggiatrice, profonda conoscitrice dei Promessi Sposi edell‟animo veneto. Attraverso le sue parole la penna di Ervas si fa satirica e leggera,snocciolando usi e costumi del nostro bel paese. Qui il romanzo smette di essere unsemplice noir e lascia spazio a considerazioni e riflessioni acute che non risparmianonessuno.Prolifico come pochi, Ervas confida di essere assediato dalle storie, vicende epersonaggi gli si affollano in testa, e non gli danno pace finché non li mette al sicuroin un romanzo. Sarà per questo che già nel 2009 pubblica con la Marcos y Marcos ilsuo secondo romanzo da solista Buffalo Bill a Venezia.Stucky ritorna nella sua città natale per aiutare la cara amica e collega Scarpa, innome dei vecchi tempi, quando insieme pattugliavano la laguna. Strani fatti accadononella Serenissima: qualcuno invia lettere anonime al «Gazzettino» contro i “barbariinvasori” mentre turisti stranieri annegano misteriosamente nei canali. L‟ispettoreapproda a Venezia per scatenare il suo famoso fiuto, ma è estate e si fa cogliere dallamagia delle calli e dalla passione per le pietre millenarie che, secondo lui, hanno tuttele risposte se sai ascoltare. Contemplando un‟umanità appiedata Stucky si lasciaincantare dall‟amore di un passato che non scintilla più e da due labbra carnosecreate apposta per essere baciate. Sulla tortuosa strada del mistero, compaiono 79
  • 80. personaggi stravaganti, “casi umani” che affollano le pagine e diventano simbolodella scrittura di Ervas. Da Morgan o il signor Refosco, un uomo senza una gambache diventerà il suo temporaneo suggeritore, a Giovanna d‟Arco o Alvise che si eradato fuoco per illuminare la via di ritorno della donna che lo aveva abbandonato, perconcludere con l’omo de note, giustiziere dei canali, soprannominato anche dai dueispettori Buffalo Bill, in onore all‟eroe del West che arrivò a Venezia nel 1906 intournée con i suoi cento indiani, da vedere al prezzo di sole otto vecchie lire.Nonostante gli ostacoli e gli intrighi un primo barlume di verità si accende nellamente di Stucky nella notte del Redentore, quando i fuochi d‟artificio di centomilabarche sfidano il buio della laguna. Stucky rappresenta lo sforzo di introdurre, nel panorama poliziesco nazionale, il punto di vista di un meticcio, dato che è un po‟veneziano e un po‟iraniano. Questo per sostenere che il Veneto deve sforzarsi di narrare con brio le sue trasformazioni e che la mescolanza di geni può davvero aiutare a vedere in profondità.112Questa volta a intercalare il racconto ci sono le lettere spedite al «Gazzettino» chemirano a descrivere lo stato d‟animo di chi patisce l‟entità numerica del fenomenoturistico in una città in cui senza di essi ci sarebbe un collasso economico di ampiaportata.L‟anno successivo compare un‟altra storia dell‟accattivante ispettore trevigianoFinché c’è prosecco c’è speranza. Lo attende un ferragosto di fuoco in gita tra lecolline del prosecco con le sorelle vicine di vicolo Dotti, dove si sveglia in un lettonon suo. L‟unica certezza che ha è quella di aver visto delle stelle meravigliose. Diritorno a Treviso, cercando conforto nel vino frizzante si imbatte nell‟oste Secondo,112 O. Possanza, Intervista a Fulvio Ervas, in «terranews.it», 2 luglio 2009. 80
  • 81. malinconico a causa del suicidio dell‟amico conte Ancillotto, fornitore di proseccod‟eccellenza. Perché dovrebbe suicidarsi così platealmente un uomo che ama ledonne, non ha problemi di soldi e si gode il piacere del vino? Mentre Stucky indaga amodo suo conversando con la governante, con l‟amante occasionale e il prete,piomba in paese Celinda Salvatierra, focosa e appassionata come le terre andine dacui proviene. Celinda è l‟unica erede del conte che semina il panico tra i viticoltoriminacciando di sradicare le vigne per piantare filari di banane a perdita d‟occhio. Nelfrattempo, in una notte di temporale tre colpi di pistola si confondono con i tuoni. Afinire nel fango è l‟ingegner Speggiorin direttore del cementificio. L‟ispettoreintravvede, grazie l‟aiuto dei suoi colleghi Landrulli e Spreafico, i soliti intrighimondani: tradimento, vendetta e rivalità. Sentimenti che si mescolano alle bollicinedel prosecco per arrivare a un‟unica verità nascosta tra la polvere che si innalza daicamini del cementificio posandosi su insalate, acque e grappoli dorati. Occultata dalmatto del paese Isacco Pituzzo che gratta la ruggine dalle tombe e dai cancelli deiconcittadini impartendo benedizioni e “fragnoccole a destra e a sinistra con un palodi robinia” per chi sbaglia, per chi non capisce. La penna di Ervas compone un giallofrizzante, ironico e scorrevole, che porta il lettore in un viaggio insolito per lemeraviglie della regione veneta anche se l‟autore non manca di sottolinearepuntualmente i crimini che ogni giorno commettiamo nei confronti dell‟ambiente.L‟evasione riflessiva di Ervas si sofferma sui pensieri di Isacco che descrive consincerità e sguardo acuto i personaggi defunti del paese avvolti nei peggior vizi edifetti, suscitando risate di buon gusto. Memorabile il momento in cui Stucky prendelezioni da Secondo per iniziarsi all‟arte del vino: 81
  • 82. […] I vini di qualità suscitano impressioni perse nella memoria. Quelli che percepiamo sono i ricordi più profondi. Come se il vino fosse ancora ricolmo di elfi impollinatori che distribuiscono tra le vigne i meravigliosi aromi della natura. Come se il vino, e solo il vino, fosse un‟enorme libreria di suggestioni olfattive. Per questo il buon vino è cultura: come i buoni libri, ci fa immaginare.113Nel 2010 esce l‟ultimo aneddoto della fortunata serie dell‟ispettore Stucky L’amore èidrosolubile. Uno scheletro riaffiora in una porcilaia dopo un‟alluvione; si mormorache sia Alice Beltrame, una donna bella e intraprendente, scomparsa nel nulla diecianni prima. Così almeno sostiene una bambina veggente marocchina interpretandoun‟apparizione della Madonna. Ne è certa: quei resti sono di Alice, partita con lozaino un bel mattino per una gita in montagna senza ritorno. L‟agente Sperelli noncrede in tale apparizione mistica. Anche il commissario, scosso da troppe novità, èperplesso: scheletri, madonne e la sua tranquilla quotidianità sta andando a pezzi.Deve portare a spasso Argo, cagnetto che ride e si rimpinza di salmone come un orsonorvegese. È apparso pure Michelangelo, un adolescente da redimere armato diormoni simili a bombe a mano, e sua madre Elena, una donna che Stucky considerapericolosa e portatrice di guai. Al contempo Treviso è invasa da bianchi foglimanoscritti. Sui tavolini all‟aperto, sulle panchine e sui parapetti compaiono lefotocopie di un‟agenda. Nelle pagine vengono ritratti rispettabili professionisti enomi di spicco della società trevisana nel loro più intimo comportamento amoroso,paragonati a insetti, millepiedi, vermi solitari, cavallette e larve. Sono gli amori diAlice, instabili, deboli e idrosolubili, come il sale e lo zucchero. Tremano così gliamanti della ragazza, cercando di nascondersi e sperando di non essere riconosciuti.113 F. Ervas, Finché c’è prosecco c’è speranza, Marcos y Marcos, Milano 2009, pagg. 192-193. 82
  • 83. Per fortuna il commissario stavolta sembra più forma che mai, pronto a trovare unasoluzione che gli pare di fiutare nell‟aria.Un giallo accattivante che unisce alla fitta trama tipica di Ervas delle pagineaccattivanti e ipnotiche, mostrando le umane debolezze di uomini tanto potenti nellavita pubblica, quanto piccoli e insignificanti in quella privata accanto ad Alice.Questa ragazza dall‟amore innato per gli insetti è stata uccisa o si è dileguataapprofittando della sua competenza di agente turistico? E Michelangelo, lo avevafatto arrabbiare in quel modo? Molte domande, pochi riscontri. «Ecco unbell‟argomento: avere problemi! Soluzioni, il mondo scarseggia di soluzioni e ilpunto è: non riesce a trovare le soluzioni adatte». 114 Il quinto episodio della sagapoliziesca di Ervas si mette in moto con tutti gli elementi della continuità serialetipica di questo genere, e con le novità rappresentate da nuove tipologie umanesempre in bilico tra la più alta stramberia e un pizzico di sana normalità. È all‟insegna della gradevolezza il tempo che finisci per passare con Stucky, l‟ispettore italo-persiano di Treviso protagonista dei romanzi di Fulvio Ervas, alla sua quinta avventura con L’amore è idrosolubile. Romanzi sì gialli, ma dove i fatti potenzialmente criminali lievitano accampandosi in primo piano solo nelle fasi conclusive grazie a un‟accelerazione dovuta a indizi emergenti proprio dallo sguardo sull‟ ambiente in cui la vicenda si svolge. Insomma: ironici romanzi d‟ambiente col morto. […] Un Ervas di piena appartenenza alla tradizione narrativa veneta, ricca di sapori e dissapori, humor nero e un pizzico di follia: sia pur nella versione che al grottesco sostituisce il sorriso.115114 F. Ervas, L’amore è idrosolubile, Marcos y Marcos, Milano 2011, pag. 15.115 E. Paccagnini, Mistero di donna per il commissario, in «Corriere della Sera», 18 giugno 2011, pag.55. 83
  • 84. I versi di PusterlaI due editori decidono di includere nell‟intento nei titoli de Gli alianti anche lapoesia, in modo tale che la produzione in versi venga percepita dal lettore comeelemento importante che distingue la Marcos y Marcos e nello stesso tempo, siaccompagna alla produzione di narrativa.Nel 1999 pubblicano la terza raccolta di Fabio Pusterla. Dopo Bocksten e Le cosesenza storia, è il momento di Pietra sangue. La penna del poeta tratteggia muri checrollano, rottami sulle onde, come in un trionfo di pagine e brandelli. Sfilano le cosetra luce e oscurità e sono quasi più i drammi che le gioie descritte. Vengono cantatiluoghi cupi e immagini piene di strappi, da una voce sommessa che sale dal basso eparla piano. Traccia cammini fatti di contrasti vivi, dolorosi: ma è la forza di quellavoce poi, a condurre ben oltre la disperazione. Proprio ciò che è inutile sa di intenso,ciò che cade in rovina alimenta la memoria. Con l‟aiuto della penna, la voce per unistante ricompone lo strappo, lo sguardo avvista qualcosa che rimane: la poesia,appunto. Ritroviamo in questo libro tutte le componenti pusterliane: il gelo, il vento,il silenzio. Ci portano in una terra desolata, dove l‟inverno sembra non finire mai e ilsole quando arriva va via subito, depositando qua e là gocce di luce. A differenzadelle precedenti raccolte si respira l‟inarrestabile incedere del vuoto «so troppo benecos‟è svegliarsi di notte, / tendere invano l‟orecchio, maledire / il nulla che tiattornia, / un muro inerte»,116 di un crollo che risucchia ogni cosa, comprese lamemoria e la parola.Se è vero che questi sono sempre stati i temi amati da Pusterla, rispetto al passatoperò si nota che le sue immagini non hanno quasi più alcuna connotazione simbolico-116 F. Pusterla, Pietra sangue, Marcos y Marcos, Milano 1999, pag. 84. 84
  • 85. esistenziale. Per il poeta ticinese il confronto con gli elementi più cupi della vitacoincide con il disperato tentativo di vivere nella verità, di non gridare solo perpaura, di accettare senza inganni la vita per quello che effettivamente è:un‟esperienza in fondo inconcludente priva di un senso vero. Insomma, Pusterlavuole imboccare la strada impervia della verità, accedere a quel giardino dove le cosenon sono solo nere o bianche, ma dolcissimo appare un campo di colori. La suasperanza, forse, è di fuoriuscire da quel nero abisso nel quale si è gettato conBocksten e, dopo aver affrontato il buio, la privazione, vedere una nuova luce. Se inparte la speranza si è ridestata in Le cose senza storia, in Pietra sangue tutto ritorna aessere un sogno, anzi tutto ritorna a essere vita, solo dura vita. «Se la nebbia si apre,per un attimo, / se il vento delle altezze alza il sipario in un turbine, / proprio là doveil caso indirizza lo sguardo, / appare, chiaro, un lembo di montagna, ma staccata / daterra, quasi in volo: aquila immensa / di roccia nera e neve, artiglio ed ala».117Il titolo allude alla lavorazione artigianale della scagliola o “marmo dei poveri”.Pusterla, nelle fitte note al libro, spiega come in una valle comasca, gli scagliolistiusavano lucidare la lastra dallo sfondo generalmente nero, decorato da intagli edisegni stilizzati in vari colori, con sette diverse pietre gelosamente custodite.L‟ultima di queste pietre, verosimilmente l‟ematite, è detta in dialetto piétra saanch.La lucidatura con questa pietra era importantissima ma non priva di rischi: infattilematite la tìra fö l bèl e la làsa lì l brüt. Tanto lavoro dunque per pochi istanti incui mostra bagliori luminosi. È difficile capire veramente cosa rappresenti perPusterla la “luce”, l‟entità più ricorrente di tutte le sue composizioni. Si scorgono quae là, fra forme cupe desolanti e fortemente malinconiche, bandiere sgualcite di una117 Ivi, pag. 16. 85
  • 86. sconfitta inesorabile e senza appello, mentre si insinuano sottili brandelli di qualcosache vuole sopravvivere, qualcosa che possa essere ricordato, vissuto nella serenità diun vuoto che appare al poeta inarrestabile, totale. Nell‟ultima significativa poesiaPusterla scrive: qui / non si può più parlare delle cose, / ormai scomparse o scordate o inconoscibili; / solo resta l‟amore o la sua ombra, / il segno di una luce traslocata, unica traccia / esile, filiforme, da seguire / a distanza, come un volo / improbabile, alto / e forse in grado / di attraversare la tormenta, di forare / la spessa volta del cielo. Ora è viaggio / muto.118Alla fine del 2011 Pietra sangue è riproposto in una nuova edizione con una vestegrafica più moderna che non muta l‟aspetto elegante e sobrio donatogli dalla casaeditrice dieci anni prima.Puntuale per tradizione, il poeta dopo cinque anni, assembla i suoi scritti nella nuovacollezione di versi del 2004. In Folla sommersa molte voci si levano dal disastrocontemporaneo, come un coro sommesso. Corpi sfiniti si alzano in piedi, guardanoverso l‟alto, verso le nuvole che a tratti si squarciano anche solo per pochi istanti.Appare la vastità di uno spazio, un po‟ a forza. Una speranza simbolicamenterappresentata dal volo di due alianti sopra Lione o dal respiro profondo dei nostrianni disorientati. Appaiono allora lo sguardo misterioso di un animale, la corsa aperdifiato di un bambino: oggetti e eventi in dissolvenza, presenze che confondonocon la gente.La poesia di Pusterla assume il tono di un ampio recitativo, cerca il suo camminofaticoso in mezzo alla folla degli esseri umani: volti senza volto, non ancora del tuttosconfitti, fantasmi della memoria che perdurano, occhi sbarrati, mani sfuggenti. Le118 Ivi, pag. 132. 86
  • 87. parole cercano allora la materia delle cose, la luce che rade il mondo e lo rivela, l‟ecodi un canto impossibile a cui non si può rinunciare. Qualcosa preme di nuovo verso ilbasso, schiaccia l‟orizzonte e morde i giorni: fiumi che si gonfiano e spazzano via ilpaesaggio, franamenti, anonime tragedie quotidiane. La storia, umana e inumana, lacronaca impietosa, il ricordo e l‟oblio si affrontano sotto un cielo plumbeo e pesante.«Perché vivere qui? Chiede ogni voce / che ammira la nostra rovina. Perché insistere/ in una lotta assurda, in una sfida / ormai priva di senso? Anche questo, / anchequesto dunque ci vorreste levare, / ipocriti compagni di disastro».119La terra montanara del poeta diviene dunque esempio del lento scivolamento nelbuio e nel fango causato delle effimere rimozioni degli uomini. Non resta allora cheimparare dalle semplici creature una “lezione salvifica” che riconduca alla perdutainnocenza. Può essere il volo degli uccelli che installa un desiderio di elevazione,oppure l‟illimitata pietas di un felino bianco rimasto un‟intera giornata presso ilcompagno massacrato sul ciglio di una strada a suscitare l‟attenzione di due ragazziappena iniziati alla vita. Nei nuovi versi del poeta ticinese, rispetto alle opereprecedenti, è più forte e sentito il contenuto civile, i rimandi alla sua tradizione, a unaciviltà che si rivela in pieno disfacimento.Intanto nel 2007 gli viene conferito il Prix Gottfried Keller, prestigiosoriconoscimento letterario elvetico e nel 2009 vince il Premio Dessì. L‟anno dopoarriva il più importante e antico premio letterario svizzero, il Prix Schiller, perl‟ottima pubblicazione della sua ultima raccolta Corpo stellare edita nel 2010, ancorauna volta, presso la MyM.119 F. Pusterla, Folla sommersa, Marcos y Marcos, Milano 2004, pag. 21. 87
  • 88. Spicca il volo l‟ultima fatica poetica di Pusterla con quella sua solita inclinazione apercepire nel paesaggio che ama luoghi incerti e franosi, misteriose caverne e dirupi,corsi d‟acqua in movimento, che amplificano il senso di precarietà ben espresso inFolla sommersa. Lo scavo interiore prosegue nel seguire le tracce dell‟armadillo,animale notturno dalla vita scarsa, che tuttavia «si incammina controvento»120.L‟armadillo parla come un poeta capace di pensare che lo spazio riesca a serbarequalche traccia del suo fantasticare controcorrente, per tale motivo esorta il lettore aguardarlo in maniera diversa: «Leggetemi al contrario: sono il viaggio / da compiere,la meta non raggiunta, / il corpo da ritrovare».121 Risiede nel viaggio diquest‟animale insolito il senso della poesia di Pusterla, facendo dei versi un cantoche ingloba animali e uomini dispersi, sradicati, emigrati, esclusi. Solo alla finescorgiamo «gli improvvisi incanti, i misteriosi segnali di una vita ancora possibileladdove sembrerebbe più negata, la tenacia della speranza e della “gioiaintraducibile”, la luce, l‟anima».122 Riscontriamo una voce più tenue e lirica in poesiecome Distanza o Corpo stellare, che dà il titolo al libro e ci trasporta attraverso unsenso cosmico profondo, simbolo della tradizione di Orelli e Sereni: «Sei una cosa /che nessuna parola può dire e che in ogni parola / risuona come l‟eco di un lentorespiro».123Reinventarsi la letteraturaNel 2009 la coppia Tarolo-Zapparoli pubblica un nuovo autore, Maurizio Matrone,ex poliziotto già avvezzo alla scrittura, nell‟ambito dell‟iniziativa Letteratura120 F. Pusterla, Corpo stellare, Marcos y Marcos, Milano 2010, pag. 120.121 Ivi, pag. 65.122 G. Tesio, L’armadillo controvento, in «La Stampa TuttoLibri», 21 agosto 2010, pag. 6.123 F. Pusterla, op. cit., pag. 106. 88
  • 89. rinnovabile. Il commissario incantato è infatti un romanzo-cover di uno dei testi piùamati dall‟autore ovvero La vita intensa di Massimo Bontempelli. L‟idea da cuipartono Matrone e i suoi editori consiste nel riscrivere un romanzo: «Similmente alDisk Jockey, non può esistere un Book Jockey capace di far “risuonare” i libri chepiù si amano? Cover mix e re-mix letterari possono dar vita ad opere nuove esorprendenti. E talvolta più interessanti degli originali».124 Di Bontempelli sonorimasti alcuni pezzi mentre altri sono nuovi. L‟intera vicenda è spostata da Milano aBologna e il protagonista è diventato un poliziotto-scrittore.125 Eppure lo scheletrodel romanzo originale è rimasto.Un commissario appena promosso per meriti letterari scrive all‟amica Wilmaaffinché si distragga un po‟. Wilma è morta qualche tempo prima e non può piùlasciarsi trasportare dai libri come era solita fare nella sua libreria. Il suo amicopoliziotto non smette però di raccontarle le avventure esilaranti capitategli prima edopo essere entrato nell‟Arma. Avventure con donne dai capelli rossi, tentativi diallevare gatti da pesca, scherzi macabri a una tabaccaia e appostamenti falliti. Fattiaccaduti a Bologna in anni recenti. Vicinissimi però nello spirito agli avvenimentivissuti da uno scrittore a Milano, novant‟anni fa. Storie recitate da Bontempelli e orariaffiorate attraverso una nuova voce. Il migliore omaggio possibile a un grandeautore del secolo passato. Non a caso, Matrone ci consiglia la lettura di Bontempelli […] che sosteneva l‟importanza dell‟immaginazione, come strumento di lavoro della scrittura,124 G. Randaccio, Intervista a Maurizio Matrone, in «re-censore.com», novembre 2008.125 La vita intensa è il titolo del primo dei dieci micro romanzi di Massimo Bontempelli pubblicati nel1919, da marzo a dicembre, su «Ardita», il supplemento letterario del «Il Popolo d‟Italia» diretto daArnaldo Mussolini. Ciascuno dei primi nove episodi ha il sottotitolo «romanzo davventure», chemanca invece al decimo episodio, Romanzo dei romanzi. Quando nel 1920 i dieci racconti furonopubblicati insieme (Firenze, Vallecchi, 1920), Bontempelli volle presentarli come «un» romanzo,aggiungendo al titolo La vita intensa il sottotitolo Romanzo dei romanzi. 89
  • 90. denominando la sua poetica “realismo magico”. È quindi una maniera per avvertirci di una volontà di sperimentazione, senza prescindere dalla sua anima nera. Un cambiamento di cui molti lettori avvertono la necessità.126L‟anno scorso la MyM edita l‟ultimo romanzo di Matrone Piazza dell’Unità. SchenLi è bellissima e ama Mohammad di un sentimento divorante e viscerale. Pure luiprova qualcosa, però adora anche la cocaina e la spaccia per comprarsi vestiti firmatie qualche volta, rapporti orali dalle russe di via Stalingrado. Per esempio da TatianaDragan, una gran bella ragazza, che quando bacia Mohammad non capisce piùniente. Scherza con il fuoco, questo ragazzo. Schen Li sente il suo corpo diventarezucchero filato quando fanno l‟amore, tuttavia gli ha giurato che se lo becca conquella Tatiana glielo taglia. Si preannuncia una tremenda vendetta che potrebberimanere impunita se non fosse per Michel, testimone involontario. Michel è unragazzo di colore enorme vestito sempre di nero. Studia medicina ma poco importa aGigliola e Arturo che sfogano su di lui un vizio segreto per motivi inerenti al“sistema metrico decimale”. Più che un sottobosco Matrone descrive una fittaforesta, la Bologna dello sbando, del piccolo e del grande crimine, del chiodo fisso:sesso, denaro, cocaina, sesso. Ogni tanto troviamo piccoli barlumi di speranza dovel‟amore dolce si mescola al coraggio e alla poesia. Intanto cinquemila euro volano ditasca in tasca per finire nelle mani di un bambino ed esaudire un sogno. Un romanzodisincantato che incanta, incrociando destini comici e tragici come nel canto di uncoro o in una danza. Un libro che narra le difficoltà degli immigrati di secondagenerazione che pur nascendo in Italia sono ancora stranieri, più che all‟unità degli126 S. Mammano, Vita di un commissario bohémienne, in «La Repubblica», 15 aprile 2008, pag. 13. 90
  • 91. italiani, lo scrittore mira infatti all‟unità di tutte le etnie che compongono la nostranazione.I giochi narrativi di un giornalistaSi moltiplica in modo propizio la schiera degli scrittori italiani che compongono ilcatalogo della Marcos y Marcos includendo tre romanzi del giornalista LelloGurrado. Il primo, Assassinio in libreria edito per la collana MarcosUltra, il secondoLa scommessa, è invece inserito ne Gli alianti nel 2010. Allo scrittore piace giocareal limite tra il mondo dei libri e la realtà. Pare un azzardo infatti la storia raccontatadall‟abile penna di Gurrado.Potrebbe essere l‟incubo di ogni scrittore finire in carcere con il critico letterario chelo segue da sempre e indovina fastidiosamente il finale di tutti i suoi gialli. In cella,in refettorio, in infermeria non gli dà tregua: vuole proporgli una scommessa e covapropositi sinistri. Lo sfida invitandolo a dar vita ad un romanzo davanti a lui,convinto di poter indovinare anche così chi è l‟assassino. È difficile desistere quandola posta in gioco propostagli è la libertà. Lo scrittore allora cede, e scandisce la storiasu una vecchia macchina da scrivere subendo le continue interruzioni del criticoimpertinente. Nel frattempo Baby Evert, ragazza solare e coraggiosa, muore incircostanze misteriose, e nella casa dell‟amante, sposatissimo finanzierecinquantenne, penetrano spifferi, esplodono uragani. Personaggi e racconti invadonola cornice fin troppo tranquilla e silenziosa del carcere modello di Santa Vittoria.Cosa ci fanno un critico e un autore lì è un mistero da svelare. «La risposta finale sicela nell‟artificio letterario, dove solo un bravo scrittore sa intervenire con l‟arma 91
  • 92. della seduzione. C‟è una risposta a tutto, prima però bisogna arrivare al cuorenascosto di questa singolare scommessa».127Il terzo titolo del giornalista pubblicato con la casa editrice milanese è Invertendol’ordine dei fattori pubblicato nel 2011. Gianni era un orologiaio esperto, come suopadre, come suo nonno. Nel suo negozio si circondava di meccanismi eleganti eperfetti. Ogni sera alle sei aspettava con il fiato sospeso il magico coro dei cucù. Di lìa poco però la plastica, i centri commerciali e gli orologi usa e getta fannoimpolverare le sue vetrine. Il figlio Marco tesse dunque alleanze con la famigerataClock House per salvare la famiglia e il negozio diventa uno dei tanti, con unamusica di sottofondo uguale a quella che si sente negli outlet, niente più ticchetii egong. Gianni è ancora direttore, ma nessuno sembra avere bisogno di lui. Quindibasta, è necessario cambiare. Smontare gli ingranaggi prima che gli ingranaggismontino lui. Gli si apre una strada, un mondo, pieno di incontri, scoperte e sorprese.Il suo sguardo è più aperto e il suo cuore più caldo. La vita d‟un tratto, gli apparedestinata alla gloria. Per Gianni è arrivato quel giorno in cui un uomo non riconoscel‟ambiente in cui vive e il suo lavoro non ha alcun senso. Entra dunque in unaprofonda crisi esistenziale. Solo per poco però, perché il nostro protagonista cimostra come abbandonarsi alla vita senza rimpianti né rimorsi, uscendo dalla filadella normalità per scoprire che sulla soglia della follia c‟è la libertà. Lello Gurrado approfitta, ancora una volta, di una situazione estrema, quasi paradossale, per raccontarci tramite un romanzo le virtù del cambiamento e delle trasformazioni. Immediatezza e realismo sono i pregi portanti di questo romanzo, che lungi dall‟essere un trattato filosofico, traccia in maniera indelebile i tratti umani dei127 S. Pent, Due enigmi in carcere, in «La Stampa TuttoLibri», 3 luglio 2010, pag. 3. 92
  • 93. personaggi della storia. Una perla di saggezza in cui la follia si lega alla virtù del saper comprendere.1282011: Il boom dei libri italianiL‟anno in cui la Marcos y Marcos festeggia i suoi trent‟anni coincide con l‟uscita dimolti titoli italiani. Chi aveva pubblicato precedentemente con loro, come FulvioErvas, Maurizio Matrone e Lello Gurrado, propone un nuovo romanzo e allo stessotempo si intensificano le uscite di autori inediti. Ne sono un esempio i romanzi diFelice Cimatti con Senza colpa, Osimo Bruno e il suo Dizionario affettivo dellalingua ebraica e Giorgio Caponetti con Quando l’automobile uccise la cavalleria.Per la poesia invece i due editori si spingono in là pubblicando la rivalutazione dellalettura orale dei versi introdotta da Paolo Nori nel suo La meravigliosa utilità del filoa piombo, un vecchio classico della scrittura lirica nostrana La corsa dei mantelli diMilo De Angelis, e Come non piangerti di Cristina Alziati, definita nell‟introduzioneredatta da Pusterla «una scrittrice vera, in grado di emergere e mantenere il passopoetico che al momento nessuno possiede in Italia». In un‟intervista sono gli stessieditori a spiegare le loro scelte in tal modo: Per noi il 2011 rappresenta l‟anno della fierezza, l‟anno in cui festeggiamo la nostra indipendenza, il lavoro di anni e anni accanto ai nostri autori. La poesia è un giacimento inesauribile di immagini, pensieri, forze. Chi la ama la segue con una passione immutata, oggi come trent‟anni fa. La corsa dei mantelli è un libro che abbiamo ammirato e riletto da giovanissimi, appena prima che nascesse la casa editrice. […] La riproposta di Pietra sangue di Pusterla si affianca perfettamente a una128 E. Cristofaro, Lello Gurrado Invertendo l’ordine dei fattori, in «martemagazine.it», novembre2011. 93
  • 94. pietra miliare come De Angelis. A chiudere il cerchio, Cristina Alziati, che per noi rappresenta la grande scoperta del momento. Questi tre libri fanno famiglia, così come per noi la casa editrice è davvero, soprattutto una casa.129La MyM festeggia anche con una nuova collana di titoli in edizione limitata, Tredici,che raccoglie il meglio della produzione. Oltre a libri di culto come Una banda diidioti di John Kennedy Toole, Boris Vian La schiuma dei giorni, In viaggiocontromano di Michael Zadoorian o Ángeles Caso con il suo Controvento, spiccanodue autori italiani che non potevano mancare, con i loro romanzi più apprezzati.Stiamo parlando di Fulvio Ervas con Finché c’è prosecco c’è speranza e I fruttidimenticati di Cristiano Cavina.2.6. I MarcosUltra e altri raccontiChiudiamo la panoramica di libri italiani fin qui prodotta con la descrizione di unacollana giovane ed eclettica che fa la sua prima apparizione nel 2009 insieme aitascabili MiniMarcos. I MarcosUltra sono interamente dedicati ad autori nazionaliche si contraddistinguono per una scrittura inconsueta e tematiche forti, dalle qualinascono esperimenti narrativi davvero singolari.Sono inseriti dunque in questa scelta i romanzi Follia docente del già citato Ervas;Zamel del direttore di «Testo a fronte» Franco Buffoni; Il tartufo e la polvere delregista Quaglia Stefano, e Chi è senza peccato non ha un cazzo da raccontare delnarratore e ironico poeta Vincenzo Costantino. L‟emblema del carattere originale129 A. Prudenzano, Marcos y Marcos il coraggio di insistere con la poesia, in «affaritaliani.it», 1novembre 2011. 94
  • 95. della collezione è rappresentato dalla prima pubblicazione Assassinio in libreria diLello Gurrado. Assistiamo nelle pagine di tale scrittore ad un gioco letterario dairisvolti imprevedibili.Chi ha ucciso Tecla Dozio? Con un prosecco al cianuro la libraia cade a terra nellasua libreria, la mitica Sherlockiana di Milano, sotto gli occhi stupefatti degli amiciscrittori venuti a festeggiarla. Pinketts, Biondillo, Faletti, Lucarelli, Camillerivorrebbero contribuire alle indagini; Fred Vargas, Jeffrey Deaver, Michael Connolye gli altri divi internazionali dubitano dei metodi della polizia italiana e siintromettono a più non posso. L‟assassino, intanto, trama nell‟ombra, deciso apubblicare i suoi romanzi che tutti, a partire da Tecla, hanno sempre respinto,assorbendo la peggior qualità dell‟ambiente letterario: l‟invidia. Un intreccionarrativo tutto da gustare che suscita la curiosità del lettore continuando a stupirlocon un linguaggio ironico e diretto. Il romanzo di Gurrado si delinea per uno stileparadossale e sovversivo come il resto dei titoli MarcosUltra. Assassinio in libreria èpresentato il giorno della festa d‟addio alla storica libreria milanese di via Peschiera,che chiude i battenti perché inglobata in logiche di mercato troppo dure. Un grandispiacere per gli amanti del giallo e per i lettori affezionati a questo luogo di culto ecultura indimenticabile. Un caro omaggio dei due editori e dello scrittore a un pezzodi storia di Milano.Durante l‟intero arco di vita della casa editrice al catalogo si aggiungesporadicamente una raccolta di racconti. Nel 2001 viene pubblicata l‟antologiaCalifornia realizzata insieme alla collaborazione con gli allievi del terzo corso dieditoria. Si tratta di un percorso che tocca, attraverso undici parole chiave, altrettantestazioni e fermate in giro per la California. L‟anno dopo esce Il quarto re magio. 95
  • 96. Storie di natale che riunisce racconti di tutto il continente in cui spiccano tra gli altrigli italiani Cavina, Pasolini e Tondelli.Sotto l‟attenta cura di Enrico Fermi, la MyM edita nel 2005 Racconti di un giornoche sai. In un mondo dove non è più concesso invecchiare, la morte è l‟ultimo tabù:relegata in un luogo a parte, passa per indecorosa mancanza di stile, imperdonabilecarenza della scienza medica. Chi ha il cattivo gusto di ammalarsi e morire, è invitatoa farlo discretamente, negando fino all‟ultimo l‟evidenza. L‟idea di questo libro è nata in riva al mare, nel carnaio della riviera adriatica in piena estate. Ricordando la valigia di cartone che un tempo nelle campagne dell‟Emilia tutti tenevano pronta. Dibattendo, in quel contesto stranamente propizio, della dignità che l‟uomo deve conservare. Anche quando si appresta a sciogliere le vele.130Quattordici autori hanno affrontato di petto questo tema così scomodo: da DanieleBenni a Paolo Nori, da Giovanni Busetta a Maurizio Matrone, da Sandro Veronesi aDario Voltolini e Emidio Clementi. Ciascuno a suo modo racconta la morte in chiavecomica, appassionata, riflessiva e poliziesca. Questi racconti sono testimonianzeumanamente autentiche che desiderano rimediare alla negazione e al silenzioimperante. Un libro per richiamare l‟attenzione di chi –associazioni di volontari,medici di base, medici palliativisti- affronta ogni giorno i problemi dei malati gravi oinguaribili, lottando contro la cultura dominante che sponsorizza l‟eterna giovinezzae la medicina onnipotente. Allora si fermò di nuovo e capì che c‟era una cosa che doveva sapere, una domanda che solo lì, al largo, durante quel bagno fuori stagione, avrebbe potuto fare. In quello spazio che percepiva puro, libero da ogni scoria di banalità, in cui nemmeno della130 E. Ferri, a cura di, Racconti di un giorno che sai, Marcos y Marcos, Milano 2005. 96
  • 97. paura si provava imbarazzo. E così, tenendosi a galla solo con le gambe, aspettò che l‟amico lo raggiungesse, e quando gli fu accanto gli chiese: Come funziona quando succede, Sergio? Come funziona in quell‟attimo secco, quando la luce si spegne?131Da tre anni gli editori si impegnano a pubblicare i racconti inediti dei partecipanti alpremio letterario che la città di Carpi organizza per onorare lo scrittore Arturo Loira.Dall‟‟iniziativa nascono quindi, in compartecipazione con la biblioteca comunale, leraccolte Il comunista e altri racconti 2008, Funeral Train e altri racconti 2009, Dueclips di bakelite e altri racconti 2010. Inoltre, nell‟ambito dell‟iniziativa Letteraturarinnovabile, esce l‟almanacco delle cover vincitrici del concorso L’arte di copiare,sottolineando l‟apertura, voluta da Zapparoli e Tarolo, verso nuovi orizzonti dinarrativa e composizione inedita.2.7. Uno stile narrativo differenteLa rassegna di titoli fin qui condotta mostra come la produzione italiana sia ricca divoci, riferimenti culturali e visioni differenti. Come si è avuto modo di notare, gliautori della casa editrice si distinguono per uno stile narrativo originale e inconsueto.Qui di seguito cercheremo di delinearlo meglio, analizzando gli scrittori piùrappresentativi del catalogo.Gaetano Neri pubblica con la Marcos y Marcos cinque romanzi nei quali mostra lostile surrealista e ironico della sua scrittura. Con un linguaggio semplice che nonporta mai il lettore a mirabolanti giri di parole, Neri descrive le piccole manie a cui131 E. Clementi, Un bagno al largo fuori stagione, Ivi, pag. 101. 97
  • 98. sono soggetti tutti gli esseri umani, trasformandole però in tormenti checondizionano la vita dei suoi personaggi, intrappolati nelle loro follie. Nonostante ciòla scrittura non è mai torbida o complicata, anzi appare sempre limpido e scevro daogni tipo di orpelli. Attraverso il tema dell‟assurdo la scrittura si fa lirica e tesa adescrivere ossessioni che, nonostante il loro taglio surrealistico, sembrano vere evissute appassionatamente. Neri cela dietro l‟ironia le fragilità umane rivelando comegli uomini siano soggetti a un destino crudele e malinconico.I primi due romanzi di Davide Longo mostrano una forma di espressione particolare,tesa a giocare con zone di luce e ombra. La sua scrittura coincide con unavvicendarsi di vuoti e descrizioni dettagliate. Il fatto di non esserci il dialogo direttonon rappresenta un impedimento alla trama, perché i gesti o i piccoli dettagli forniticida Longo permettono al lettore di comprendere la trama della storia. La sua penna sifa essenziale e concreta, il linguaggio definisce le emozioni dei protagonisti senzatroppe parole. Niente infatti è lasciato al caso e in tal modo chi legge resta coinvoltonel mistero dall‟incipit del romanzo all‟epilogo. Ne Il mangiatore di pietre adesempio, Longo costruisce un noir nel quale affida al suo destinatario il compito dicapire cosa si svela dietro i tanti silenzi dei personaggi. Fino alle ultime pagine non sicomprende se Cesare, il protagonista, è un eroe o un uomo che fa un lavoro illegale.L‟autore sospende ogni giudizio per poi dedicargli un finale inaspettato che tenta dielevare il personaggio a modello di un‟etica fondata sulla tradizione e su valoripositivi. Lo stile di Longo non cede mai il passo alla retorica o a trasalimenti lirici,divenendo impeccabile nel descrivere la cronaca di eventi che possono turbarel‟animo umano. Racconta le vicende con ritmo lento, scandito da molte pause,delineando l‟aspetto calmo e solitario della montagna. Non per nulla molti critici, 98
  • 99. come abbiamo già rilevato, lo accostano alla scrittura di Pavese e Fenoglio per le suespezzature del testo, per le minuziose descrizioni e la volontà di lasciar parlare lastoria.Quella di Cazzola è invece una scrittura segnata da un impeto morale. Lungo i treracconti de La fedeltà quest‟ultima si caratterizza come un sentimento che ipersonaggi provano verso un amore assente, al quale l‟autore dà un‟immagine e unavoce più forte, più chiara dell‟io che parla. Una strategia narrativa che procededunque per rilevare il peso del vuoto lasciato da chi non c‟è più. Se i primi dueracconti risultano stilisticamente e strutturalmente perfetti, l‟ultimo propone unastoria incompiuta ancora da perfezionare: la brevità del testo lascia spazi bianchi oaddensa materiali che sembrano aspettare un più esteso sviluppo. Cazzola rifinisce lapagina arricchendola di molti riferimenti colti che attraggono l‟attenzione del lettore.Eppure il suo sguardo è una sonda puntualissima che lo riporta subito a cogliere ildisagio di vivere, il malessere della sopravvivenza, lo strazio di chi non vuoledimenticare o non può. Un‟idea di narrazione e di scrittura essenziale e rarefatta cheha il gusto di un lungo e malinconico addio.Lo stile narrativo di Cristiano Cavina è l‟esempio perfetto di come un autore cresceall‟interno della Marcos y Marcos giungendo a scelte stilistiche più definite e mature.Nei tre romanzi iniziali l‟io narrante prediletto dall‟autore è sempre un bambino. Lalingua perciò è costruita attraverso un periodare secco, dal ritmo entusiasta e veloce,ricco di metafore infantili perfettamente calato nella parte del protagonista. Ne è unesempio Alla grande, un libro che ha il pregio di essere sincero e immediato mentresi viene travolti dalla fantasia deformante del protagonista. Lo spazio in cui si muoveBla, e con lui anche i personaggi dei romanzi successivi, è Casola Valsenio, il paese 99
  • 100. d‟origine dello stesso Cavina. Grazie ai riferimenti autobiografici anche le figuresecondarie tratteggiate dello scrittore si rivelano sempre autentiche nei gesti comenelle parole. I ragazzi a cui dà voce l‟autore appaiono così veri che il lettore spessofinisce per dimenticarsi della realtà attraverso la capacità di spalancare davanti agliocchi un mondo che, senza lo sguardo ingenuo e scanzonato dell‟infanzia, sarebbedesolato e privo di magia. Un’ultima stagione da esordienti che dà il titolo al terzolibro di Cavina segna invece l‟evoluzione dell‟autore. Come i ragazzi della squadradi calcio si accingono a diventare adolescenti, così Cavina passa da autore emergentea scrittore affermato, apprezzato sia dalla critica che dal pubblico. Con I fruttidimenticati e Scavare una buca, Cavina affronta infatti temi più complessi. Se ilprimo mette a nudo la difficoltà della perdita di una persona amata e dell‟esserepadre, con il secondo lo scrittore romagnolo si imbatte in un tema delicato econtroverso. Lo spazio in cui si muovono entrambi i romanzi è sempre CasolaValsenio, anche se nell‟ultimo libro lo scrittore sposta l‟ambientazione dal paese allacava di gesso a pochi chilometri. Cavina mantiene intatto quello stile semplice, conmolte frasi brevi e punti a capo delle opere precedenti, ma il ritmo è più dolce elento, teso a cogliere lo scavo interiore delle figure che appaiono nelle pagine. InScavare una buca, in particolare, si coglie perfettamente la dura esistenza condottadai minatori e la denuncia delle enormi responsabilità che ci si assume quando si faun lavoro pericoloso. Grazie al sapiente lavoro di ricerca condotto da Cavina sulmondo dei minatori il lettore riesce a immaginare senza difficoltà l‟ambientazione.Con puntigliosa attenzione vengono descritti persino i grossi mezzi usati per scavaree perforare, in modo tale che non sfugga niente. 100
  • 101. Nel catalogo della casa editrice ritroviamo poi un altro modello narrativo originale,questa volta firmato dalla scrittrice Luisa Carnielli Ervas. Il suo romanzo La lotteria,premio Calvino 1999, è composto mediante una fitta trama a cui partecipa anche lacreatività del fratello Fulvio Ervas. La Carnielli Ervas sfodera una scrittura attentama non pedante. Anzi attraverso un‟insolita leggerezza costruisce il raccontobasandolo sulla creazione di un mondo, l‟arcipelago Lansbergic, molto lontano danoi, eppure in certi aspetti così vicino. Come spiega l‟autrice in un‟intervista questoluogo rappresenta l‟emblema di cosa succede quando: costruisci una società fondandola sull‟insensatezza, sia essa spreco, distruzione, debito o avidità, arrivi a dover affrontare contraddizioni sempre più difficili da risolvere. Una delle idee del romanzo è che se sbagli ad impostare la tua esistenza materiale, ti condanni a grottesche soluzioni, come appunto la Lotteria.132La trama della scrittrice riesce a trovare un equilibrio tra molti aspetti fantasiosi e untocco di sapiente ironia. In un tempo e in un luogo che ne fanno un mondo a parte simuove l‟ispettore Kosh che arriverà a scoprire che morte, vita, fortuna, caso enecessità, sono determinate da un grande imbroglio istituzionale. Mediante ilprotagonista la Carnielli spazia con una certa abilità in vari registri narrativi ericostruisce suggestive atmosfere naturali. Nonostante la trama si faccia sempre piùintensa lo stile mantiene il suo carattere semplice e leggero. Al finale inconsuetospetta poi il compito di lasciare una riflessione profonda sullo stato della nostrasocietà. La Carnielli porta all‟attenzione del lettore i modelli incoerenti econtraddittori offerti da una società fondata sulla spettacolarizzazione del nulla esulla mancanza di valori etici nonché morali.132 A. Bertante, La lotteria di Luisa Carnielli, in «Pulp Libri», settembre- ottobre 2005. 101
  • 102. La vena creativa di questa autrice non si esaurisce qui anzi si arricchisce, qualcheanno dopo, dell‟inventiva del fratello Fulvio Ervas con cui costruisce l‟inizio dellafortunata saga dell‟ispettore Stucky. Il romanzo Commesse di Treviso è infatti scrittoa quattro mani ma il lettore non subisce il peso di variazioni di stile troppo diversefra loro. La trama scorre senza che si percepisca cosa è frutto di Luisa e cosa diFulvio e si ha così l‟impressione di una visione d‟insieme redatta da una sola mano.La scrittura degli Ervas è carismatica e allo stesso tempo semplice, segue i pensieri ele azioni del protagonista valorizzando la lingua con forme dialettali e spontaneeesclamazioni. Il tempo della narrazione scorre lungo lo svelamento dei misteri chetingono di giallo i casi irrisolti in cui si imbatte Stucky. Sono dunque frequenti iflashback e il ricorso a eventi passati che non interrompono però il flusso naturale delracconto. Lo spazio in cui si muove la vicenda è la città di Treviso cara ai due autori.Essa diviene lo strumento con cui svelano pregi e difetti della popolazione veneta,glorificandola nelle digressioni sul paesaggio e le bellezze naturali e,contemporaneamente, ponendo in evidenza gli aspetti critici e contraddittori come lachiusura verso gli stranieri o lo sfruttamento imperante delle industrie. La trama sisviluppa intorno a due storie che sembrano evolvere parallelamente se non fosse peril finale comune. La scrittura quindi non è lineare ma interrotta da pagine in cui gliErvas danno voce al direttore della discarica Pierini, che con energia e comicitàcelebra l‟arte di adattarsi secondo un‟etica flessibile alle sue esigenze.Quando Fulvio Ervas decide di proseguire da solo la strada dello scrittore, leavventure di Stucky non si discostano tanto dalle caratteristiche che erano emerse nelprimo episodio redatto con la sorella. L‟autore definisce in modo più dettagliato lapersonalità del commissario, i suoi caratteri mediterranei e il mondo dei personaggi 102
  • 103. che gli ruotano intorno. Le sorelle di vicolo Dotti, i colleghi Landrulli e Spreafico,l‟ostiere Secondo, hanno delle peculiarità che li rendono in qualche modo stravagantie insoliti. Ogni personaggio, attraverso l‟arte della discussione tipica di Stucky,partecipa alle indagini facendo emergere il proprio punto di vista, come accadedurante le conversazioni che l‟investigatore intraprende con zio Cyrus o Dadà.Compaiono, inoltre, tutti gli elementi seriali tipici del romanzo giallo che tantafortuna sta avendo nell‟ultimo decennio italiano, basti pensare a tal proposito alcelebre commissario Montalbano di Andrea Cammilleri e all‟irriverente ispettoreColiandro di Carlo Lucarelli. La storia è narrata mediante la struttura classica delromanzo poliziesco: dalla scoperta di un delitto o di un crimine, si passa alla ricercadelle cause, alla rimozione dei falsi indizi e infine, all‟individuazione del colpevole.Il punto di vista narrativo coincide con quello di Stucky, mentre è presente ladifferenza tra tempo delle storia e tempo del racconto. Il primo è sempre al passatopoiché quando interviene l‟ispettore il crimine è già avvenuto e si svela con ilproseguire della trama. Il secondo riguarda invece la distanza tra il momento in cui ilfatto è avvenuto e quello in cui è raccontato, inizia infatti con il crimine o con la suascoperta e solo più tardi, a seguito dell‟indagine o per confessione dello stessocolpevole si risale agli eventi più remoti.A creare suspance e sorpresa nella serie ci pensano due elementi sapientementemescolati dall‟autore all‟interno del curioso mondo con cui si confronta ilprotagonista: una valorizzazione delle peculiarità meridionali e regionali che fannoparte della personalità di Stucky e l‟uso del montaggio alternato delle sequenzenarrative. Per quanto riguarda il primo aspetto, il racconto non solo è impreziosito datermini arabi e persiani provenienti dalla famiglia del commissario, ma anche da 103
  • 104. parole o espressioni tipiche del dialetto trevigiano, per non far dimenticare che,sebbene le sue origini siano straniere, lui è un italiano a tutti gli effetti. Rispettoall‟intreccio Ervas continua la strategia intrapresa con la sorella di intervallare lanarrazione con lunghi monologhi scritti in corsivo da un personaggio che sembrasecondario alla storia principale ma che alla fine si ritrova immischiato nel delitto. Èqui che lo scrittore costruisce pagine finalizzate alla riflessione su molti aspetti dellanostra società. Va comunque sottolineato che lo scrittore è ben lontano dal costruireistanze dal forte eco moralizzante. Il successo di queste sequenze è affidato all‟usodell‟ironia e dell‟umorismo che hanno l‟effetto di generare nel lettore risate di gusto.In ogni libro Ervas dà voce a un personaggio bizzarro, ancor più strampalato deglialtri, che con acume e incisività si lascia andare a dei veri e propri soliloqui. Ne sonoun esempio il già citato Pierini in Commesse di Treviso, il matto del paese Pituzzo inFinché c’è prosecco c’è speranza e la badante rumena Ma‟ria Floreanu in Pinguiniarrosto.Sia Cristiano Cavina che Fulvio Ervas, nonostante si ispirino a generi letteralidiversi, prediligono un‟ambientazione familiare dai contorni regionali. Va detto peròche se Cavina abbandona i riferimenti autobiografici solo nell‟ultimo romanzo, Ervasli inserisce nei piccoli dettagli della storia. Ad esempio la descrizione degli amanti diAlice paragonati a insetti e vermi ne L’amore è idrosolubile, deriva sicuramentedagli studi e dal lavoro come insegnante di scienze naturali.Un discorso a parte meritano i libri pubblicati nella collana MarcosUltra. Nellepagine precedenti abbiamo osservato come tale serie si distingua per lo stileirriverente e particolare dei suoi autori. Assassinio in libreria di Lello Gurrado ponedifatti in scena un omicidio le cui indagini saranno sorprendenti. Con uno stile 104
  • 105. divertente e raffinato l‟autore fa comparire i più importanti giallisti italiani e stranieriper risolvere il caso dell‟avvelenamento della libraia milanese Tecla Dozio. Il ritmo èveloce e nella scrittura emerge lo stile giornalistico di Gurrado. Inoltre tutti ipersonaggi noti del thriller, grazie all‟abile presentazione dell‟autore, non appaionomai irreali o favolistici. Sono invece caratterizzati da piccole manie, ossessionibanali, che li rendono ironici e divertenti.Altro esempio della nuova serie firmata MyM è Il tartufo e la polvere di StefanoQuaglia. Un breve noir in cui l‟arma del delitto è un pregiato tartufo bianco d‟Alba.Attraverso un prolungato discorso indiretto l‟autore conduce il lettore lungo leindagini del commissario milanese Arnaboldi, riempiendo il racconto di riferimentiletterari, cinematografici, calcistici e televisivi che sono il simbolo della generazioneanni Ottanta. Lo stile di Quaglia si identifica con un linguaggio “parlato” e leggero.Dopo le prime battute si ha quasi la sensazione di un romanzo da non prendere moltosul serio che paradossalmente stimola la curiosità del lettore. Le vicende e leambientazioni sono narrate di getto senza alcuna retorica. I personaggi sono comecentrifugati dagli eventi così la scrittura segue il flusso di ciò che succede loro.Anche la poesia procede lungo l‟evoluzione stilistica della nuova narrativa propostadagli editori. Da versi di poeti classici ma dimenticati quali Onofri, Campana eOrelli, passano alla pubblicazione di nuove proposte che, pur legandosi ai modellidel passato, rivelano un‟espressività moderna e d‟avanguardia. In particolar modoFabio Pusterla e Umberto Fiori ricercano, attraverso temi diversi, l‟uso della parolacomune. Le immagini dei due poeti evocano un ambiente cittadino più vicino ailettori odierni, capace di far nascere sensazioni desolanti e malinconiche, mentre lanatura nella sua grandiosità dona serenità e un provvisorio sollievo dai dolori 105
  • 106. moderni. Pusterla compone i suoi versi ispirandosi alla tradizione poetica lombarda enei momenti più lirici sembra richiamare il romanticismo italiano di Campana e Luzi.La poesia di Fiore fa riferimento piuttosto alla scuola emiliana di Daniele Benati ePaolo Nori che tenta di valorizzare una lettura orale dei componimenti poetici.Va comunque sottolineato come ognuno di questi scrittori, pur conservando intatte lecaratteristiche uniche del proprio stile, condivida alcuni elementi comuni chericonducono al progetto editoriale intrapreso dai due editori milanesi. L‟interanarrativa italiana MyM si caratterizza infatti per l‟uso di un punto di vistainaspettato, ne sono esempio i piccoli protagonisti a cui dà voce Cristiano Cavinacome Bla di Alla grande, i misteriosi personaggi che popolano le pagine di DavideLongo quali il sergente Prochet di Un mattino a Irgalem o il “Francese” Cesare di Ilmangiatore di pietre, per non parlare di tutte le strambe figure surrealiste messe inscena da Gaetano Neri.Altro elemento chiave dei romanzi editi dei due editori milanesi è la ricerca di unlinguaggio semplice e immediato ma non per questo povero di figure retoriche eriferimenti culturali, di cui ci forniscono un‟ottima dimostrazione la revisioneletteraria attuata da Maurizio Matrone con Il commissario incantato e i giochinarrativi costruisti da Lello Gurrado in Assassinio in libreria.Infine, gli scrittori del catalogo della Marcos y Marcos pongono spesso l‟attenzionesulle contraddizioni e sui problemi della società italiana, come rivela l‟uso eccessivodella spettacolarizzazione in La lotteria di Luisa Carnielli e i temi ecologici chefanno da sfondo alla fortunata serie dell‟ispettore Stucky di Fulvio Ervas. 106
  • 107. 2.8. Il percorso editoriale della Marcos y MarcosPer concludere questa parte del lavoro resta da capire in cosa consista il progetto e lalinea editoriale intrapresa da Zapparoli e Tarolo. L‟evoluzione dello stile narrativoproposto dalla casa editrice MyM cambia in rapporto ai mutamenti che, nel corsodegli anni, sono avvenuti all‟interno dell‟azienda. Non bisogna inoltre dimenticare,come abbiamo visto nelle pagini precedenti, che la narrativa cresce e muta insiemealla pubblicazione di lirica e poesia.All‟inizio dell‟attività gli editori milanesi si pongono come obiettivo quello dirilanciare autori classici che molti hanno dimenticato o rilegato alla lettura delleopere più importanti.I primi titoli italiani scelti da Franza e Zapparoli appartengono ad autori o personagginoti che hanno influenzato il secolo scorso. Eppure le opere edite sono ben pococonosciute e marginalizzate. Ne sono un esempio La novella del buon vecchio diItalo Svevo, e Lorenzo Alviati di Iginio Ugo Tarchetti. Accanto a questo tipo dirilancio gli editori mostrano un interesse per la prosa legata al romanticismovisionario della tradizione italiana mediante la riedizione delle liriche di ArturoOnofri e Dino Campana. In tale cornice nasce anche la riproposta della prosa Arniadi Mario Luzi. Successivamente Zapparoli, rimasto solo, prosegue ponendol‟attenzione sulla poesia di Giovanni Orelli che trae spunto dalla “linea lombarda”, dicui si considera erede Fabio Pusterla, poeta che esordisce proprio con la MyM. Laraccolta Pietra sangue è l‟esempio perfetto di come i versi di Pusterla riflettanotematiche e ambientazioni molto legate alla tradizione lombarda. 107
  • 108. Nel frattempo l‟editore apre cautamente i propri orizzonti verso una narrativa italianache rifletta però l‟originalità e l‟inventiva della più corposa letteratura straniera,come i racconti surrealisti del narratore dandy Gaetano Neri.La fine degli anni Novanta coincide con l‟arrivo di molti autori esordienti che dannomodo agli editori di pubblicare titoli nuovi affiancati al continuo rilancio di classici.Queste ultime edizioni toccano gli aspetti della società ai quali Zapparoli e Tarolo sisentono più legati e coinvolti: l‟ambiente, l‟inquinamento, e l‟apertura verso nuoviorizzonti letterari che riguardano sia il contenuto che una trasformazione della linguastessa.Se le liriche di Ceni, dello scienziato Tiezzi e la prosa di Leonardo da Vincimostrano come la natura sia un elemento protagonista dei libri realizzati daZapparoli, è con l‟arrivo della Tarolo che la questione della tutela dell‟ambienteassume più peso e rilievo. Basti pensare all‟ambientazione di Scavare una buca diCavina o all‟incendio della De Longhi da cui trae spunto Pinguini Arrosto di Ervas.Quest‟ultimo autore in particolare si dimostra molto sensibile al tema dell‟eccessivaindustrializzazione di cui soffre la regione veneta, così come dimostra la scelta diporre al centro della scena personaggi come il fondatore di discarica o il direttore diun cementificio.Un altro aspetto ricorrente nella produzione dei due editori consiste nella necessità difornire al lettore accorto molti spunti per una riflessione sulla società italiana odiernae passata. Un omaggio disincantato alla nostra storia ci viene offerto da Cavina checon Nel paese di Tolintesàc ritrae la gente comune affrontare il periodo compreso trala Seconda Guerra mondiale e gli anni Sessanta. Un‟altra esperienza ambientata nel 108
  • 109. passato è Un mattino a Irgalem di Davide Longo che pone luce sugli aspetti piùcontraddittori della conquista dell‟Etiopia da parte dell‟esercito fascista.Svariate considerazioni sull‟attuale stato delle nostre istituzioni trapelano invecedalle vicende narrate da Luisa Carnielli Ervas ne La lotteria dove è evidente lafragilità delle società basate sulla spettacolarizzazione di valori inadeguati e vani. Intale direzione si configura anche l‟evoluzione dei cittadini italiani racchiusa nellepagine di Maurizio Matrone che con Piazza dell’Unità mostra come gli immigrati diseconda generazione si sentano e, sono sentiti, ancora come degli “stranieri”. Loscrittore spera che l‟unità di tutte le etnie possa cambiare la chiusura e il severobigottismo di cui soffre l‟intero Paese.Un altro argomento importante per gli editori è rappresentato dalla volontà di apriregli orizzonti letterari a tutti gli amanti del libro e della scrittura attraverso unrinnovamento della letteratura stessa. Accanto alle varie esperienze create daglieditori con i concorsi inscritti nell‟iniziativa più generale Letteratura rinnovabile,pubblicano la revisione del testo letterario La vita intensa di Massimo Bontempellisapientemente attualizzato dallo scrittore Maurizio Matrone in Il commissarioincantato. Altri esperimenti ben riusciti che indagano sulla possibilità di creare outilizzare la lingua in maniere diverse sono La meravigliosa utilità del filo a piombodi Paolo Nori e il Dizionario affettivo della lingua ebraica di Osimo Bruno.Entrambi raccontano una storia in cui la lingua costituisce un‟accorata strategia diresistenza in un mondo difficile.Concludendo, è possibile rintracciare il progetto editoriale della Marcos y Marcosnelle parole che Zapparoli e Tarolo hanno rilasciato in una recente intervista: 109
  • 110. Siamo una casa editrice indipendente che da trent‟anni pubblica una narrativa che secondo noi ha un senso pubblicare e difendere: perché trasmette idee, provocazioni, emozioni, sostanza, energia. Pubblichiamo libri che ci sembrano autentici, nati da impulsi reali e non costruiti a tavolino per andare incontro a ipotetiche “richieste del mercato”. Pubblichiamo libri molto diversi perché ci preme valorizzare le differenze, il confronto, la letteratura che si muove, viva e vitale. Pubblichiamo pochi libri perché vogliamo difendere con tutte le nostre forze tutto quello che pubblichiamo, perché nulla cada nel vuoto, con spreco di carta e delusione delle aspettative dell‟autore.133133 G. Severino, L. Monaco, Editori in via d’estinzione?Sette domande che salvano la vita, in«shilab.it», agosto 2011. 110
  • 111. Marcos y Marcos: piccoli editori con grandi progetti3.1. Gli autori, i lettori e i libraiAbbiamo ampiamente parlato nelle pagine precedenti degli scrittori che compongonoil catalogo della Marcos y Marcos. In questa sezione si tenterà dunque di darne unavisione d‟insieme ponendo l‟attenzione sugli aspetti non ancora indagati in relazioneal pubblico destinatario delle opere e all‟azione congiunta dei librai.Gli autori della casa editrice sono quasi tutte persone che oltre a scrivere fanno unaltro lavoro: Ervas è un insegnante di scienze naturali, Cavina lavora nella propriapizzeria, Gurrado è un giornalista, Matrone è un ex poliziotto che si occupa di teatroe scrive per riviste specializzate e Pusterla si dedica agli studi linguistici e alla criticaletteraria.Se da una parte la scelta di rimanere fedeli alla MyM inficia la possibilità diraggiungere le alte tirature e la visibilità dei prodotti editi dalle grandi case editrici,dall‟altra questa stessa decisione garantisce agli scrittori il particolare impegno e lacura che Zapparoli e Tarolo dedicano a tutti i loro autori. Sono certi infatti che glieditori impiegheranno tutta la loro conoscenza ed esperienza per promuovere il libronel migliore dei modi. In tale contesto quindi il lavoro di editing assume particola 111
  • 112. importanza: «soprattutto il rapporto fra autore ed editor, un rapporto basato sullofiducia, sullo scambio aperto e cooperativo, è fondamentale». 134Va inoltre rilevato che il taglio regionale di alcuni autori, in primis Cavina ed Ervas,non deve trarre in inganno. Il successo di loro libri è confermato dall‟apprezzamentoentusiasta che forniscono i lettori fuori dal confine della regione alla quale fannoriferimento. Un esempio di ciò è fornito dalla prenotazione nel maggio-luglio 2011dell‟ultimo titolo di Fulvio Ervas L’amore è idrosolubile in cui abbastanza cospicuerisultano anche le copie prenotate nel Meridione: a Palermo e a Cagliari sonoattestate intorno alla quarantina, mentre a Napoli il numero si aggira sullacentinaia.135Gli editori della Marcos y Marcos infine spingono affinché ogni autore si rendadisponibile al contatto diretto con i lettori per mezzo delle letture e dellepresentazioni organizzate presso le librerie. Anche la loro presenza alle svariateiniziative collaterali delle casa editrice è ben apprezzata sia dal pubblico che dallacritica.Come è stato notato più volte in questo lavoro, il pubblico a cui si rivolge la Marcosy Marcos può riassumersi nella denotazione di “lettore forte”. Quest‟ultimoaggettivo deve essere inteso nell‟accezione di destinatario selettivo, preparato ecolto. Questo si configura per un‟esperienza consolidata attraverso vari generi diletteratura. Anche se nel nostro paese tale pubblico è abbastanza piccolo «chi legge,però, è spinto da un forte desiderio, e a volte legge molto, legge bene, nel senso che134 Grigo, Twenty questions 2010 a Marcos y Marcos, in «milanoweb.com», 16 giugno 2010.135 In particolare la casa editrice registra a Palermo 47 copie prenotate, a Cagliari 40 e a Napoli 86.Questi dati sono stati forniti dagli editori durante il loro ultimo corso di editoria tenutosi a Milano nelmaggio del 2011. 112
  • 113. curiosa, sceglie, sa quello che vuole. Pretende qualità».136 L‟obiettivo che sipropongono gli editori è allora quello di fornire un modello narrativo originale chesia ben distinguibile dagli altri, agevole e immediato.Guardando alle persone che partecipano ai corsi promossi dalla casa editrice si puòdelineare un nutrito gruppo di lettori: commessi e librai, insegnanti che voglionoampliare le proprie possibilità di carriera in altri settori come la scrittura, autoridilettanti, addetti che lavorano in case editrici specializzate, lettori curiosi che si sonoaffezionati grazie all‟efficace promozione dei fedeli librai, bibliotecari chedesiderano approfondire le proprie conoscenze sul mondo del libro. Questo pubblicoha acquisito la consapevolezza della diversità dei valori trasmessi dai libri dellaMarcos y Marcos e la condivisione di un insieme di aspettative dall‟altocoinvolgimento emotivo. Volendo fare una panoramica nazionale, il 30% dellevendite della casa editrice proviene dalla Lombardia ma molto numerosi appaionoanche i lettori del Lazio, dell‟Emilia Romagna e della Toscana. Per di più l‟esempiodi Ervas, poco sopra riportato, dimostra che anche il pubblico del sud Italia e delleisole apprezza gli autori e la produzione degli editori milanesi. Rispondendo aun‟intervista di qualche anno fa, Zapparolo e Tarolo hanno così descritto i proprilettori forti: Sono personaggi rari, ma molto fedeli, molto ferrati, molto esigenti. Conviene stare all‟occhio: se si propone una porcheria, o anche solo una mezza porcheria, ti impallinano subito. […] I lettori che cercano i nostri libri sono come noi: indipendenti.136 D. Agrosì, Fra editori indipendenti si crea , nel tempo una sorta di piacevole complicità, in «LaNota del traduttore», dicembre 2009. 113
  • 114. Si fidano del loro gusto, del loro giudizio, non hanno bisogno di rifugiarsi in ciò che è paludato, o certificato dalla televisione. Gente piuttosto simpatica a occhio e croce.137Con i librai la Marcos y Marcos può vantare un rapporto privilegiato. Quasi nessuneditore del nostro panorama editoriale insiste così tanto sull‟importanza dellamediazione attuata da questi ultimi. Mentre i grandi gruppi editoriali affidano tuttoalle grandi catene di distribuzione o alla vendita on-line, per un‟impresa di piccoledimensioni come quella della casa editrice milanese diventa essenziale investire sullafigura del libraio. A testimonianza di questa esigenza c‟è il lungo e consolidatorapporto che ha instaurato con varie librerie non solo milanesi. Torino, Parma,Bologna, Padova, Firenze e le relative provincie sono solo un accenno della fitta retedi cui dispongono gli editori. Per comprendere quanto questa collaborazione siafondata sulla fiducia è bene fare un esempio.Durante la scrittura del suo ultimo libro Scavare una buca Cristiano Cavina ebbemolta difficoltà relativa a redigere sia il contenuto che la forma stilistica delracconto. L‟autore difatti non era riuscito e terminare il romanzo nei termini diconsegna stabiliti con gli editori. Bisognava ancora aggiungere tutte le informazionitecniche utili a far capire nella sostanza come si lavora in una cava di gesso, e latrama non era come lui l‟aveva immaginata. A due settimane dalla presentazione deltitolo con i librai, il racconto di Cavina presentava molte lacune, tanto che eradifficile anche per gli editori formulare la sezione ad esso dedicata nel copertinario,perché non si sapeva come il libro si sarebbe evoluto. Zapparoli e Tarolo scelserocomunque di presentarlo ai librai, spiegando con pochi, essenziali elementi, di cosatrattava il romanzo e quali erano i suoi punti di forza. Il risultato fu che molti librai137 Ibidem. 114
  • 115. prenotarono il libro “a scatola chiusa” fidandosi solo delle parole espresse in suofavore dagli editori che puntarono l‟attenzione sullo svolta di stile più matura chel‟autore stava affrontando.Tanta fiducia verso la casa editrice viene poi ricambiata dagli editori per mezzo discelte promozionali e di vendita che tentano di non sminuire l‟importanza dellamediazione attuata dai librai. La decisione di diminuire il numero dei titoli attraversola politica del “meno tre” e di fornire in formato e-book solo alcuni assaggi del testoo curiosità sulla storia e sull‟autore vuole evitare che la figura del librario spariscadietro la produzione sempre più imponente di una miriade di volumi e la conversionedi intere collane nel nuovo formato digitale.Gli autori, i lettori e i librai che entrano a far parte dell‟orizzonte della Marcos yMarcos si caratterizzano quindi per l‟esistenza di una stretta rete di rapporti basata suuna fiducia e una lealtà veramente sentite che li vuole coinvolti nel creare la fortunadei libri pubblicati.3.2. Il lavoro editorialeUn libro non è solo il frutto del talento e della fatica di un autore, dietro le sue paginesi nasconde un complicato e delicato lavoro d‟equipe. Le attività editoriali dellaMarcos y Marcos vengono svolto mediante dieci passi fondamentali a cui si dedicanole otto persone che lavorano all‟interno della struttura.Innanzitutto bisogna chiedersi come vengono scelti i libri della MyM? Con qualimodi i due editori vengono a contatto con un libro? I manoscritti arrivano in sede 115
  • 116. seguendo due flussi principali. Da una parte ci sono i libri che arrivano medianteplico postale, circa 1.200 manoscritti l‟anno, e le svariate proposte inviate dagliscrittori, dagli agenti letterari, dalle case editrici estere, da istituti, o dai traduttori.Dall‟altra parte invece sono gli stessi Zapparoli e Tarolo a ricercare nuovi testi peresplorare settori di loro interesse. Occorre cercare i libri con lo stesso spirito con cui un bravo cuoco predilige ingredienti di origine locale, freschi, di stagione e non trattati. […] Occorre poi rivolgersi ai lettori senza dire troppe sciocchezze. Parlare alla sua intelligenza e curiosità, invece di perdere tempo dicendo che qualcosa è bello perché è fantastico o perché dieci recensori americani hanno detto che è inimmaginabilmente al di sopra di ogni altro libro ricevuto negli ultimi duecento anni.138I testi pubblicati spesso sono frutto di ricerche lunghe e complesse o di rapporticoltivati negli anni. Altri nascono da curiose ricerche nelle librerie d‟Europa e nonsolo, magari durante una vacanza come è successo con Jasper Fford, uno scrittoregeniale, scovato a Copenhagen durante un viaggio in bicicletta.I due editori leggono personalmente tutto ciò che sembra loro interessante e sepossibile in lingua originale. Se il libro non li convince immediatamente non inizianole trattative. «Pubblichiamo solo quello che ci piace davvero, che ha un‟idea, unavoce. È una scelta per molti versi istintiva, da lettori onnivori e voraci, ma sempreconvinta».139La casa editrice si comporta in maniera opposta rispetto ai grandi editori che noninvestono eccessive energie nella scoperta di nuovi autori e pubblicano, per la138 P. Lala, Venticinque anni di Marcos y Marcos, in «coolclub.it», 2 novembre 2006.139 P. Zoppi, Il mondo editoriale. Intervista a Claudia Tarolo, Marcos y Marcos, in «librinterra.it»,2009. 116
  • 117. maggior parte dei casi, solo testi di autori di sicuro successo. Sono quattro letipologie di opere alle quali la MyM può dedicarsi perché considerate tropporischiose per i grandi gruppi editoriali. Il libro letterario di un autore non famoso cheinevitabilmente si rivolge ad un mercato molto ristretto; un titolo già pubblicato chesi può riproporre a un pubblico diverso, come è accaduto con Chiedi alla polvere diJohn Fante di cui gli editori milanesi pubblicano la terza edizione italianaaccogliendo in pieno la lezione di Donald F. McKenzie secondo cui nuovi lettoriproducono nuovi testi140. Uno dei primi successi per cui la Marcos y Marcos si fecenotare fu infatti, la scelta di ripresentare il grande scrittore statunitense in una vestegrafica più accattivante attraverso una promozione che ne attualizzava i contenuti el‟espressione letteraria. Un testo difficile da tradurre per uno stile che rimane troppolegato alla lingua o con argomenti che hanno senso in un Paese e non in un altro. Adesempio Il caso Jane Eyre di Jasper Fforde era ritenuto troppo ostico da tradurre, epiù in generale, da importare a causa di tutte le invenzioni linguistiche e i riferimentiletterari tipici dello scrittore inglese. Infine, la casa editrice può concentrarsi nelpubblicare il libro di uno scrittore inedito. Il fatto che un autore sia sconosciuto non èmai una pregiudiziale negativa, eppure Zapparolo sottolinea come la corsa allapubblicazione avvenuta in questi ultimi anni rischi di essere un falso traguardo perl‟esordiente Quindici anni fa un bestseller vendeva centomila copie: oggi, per essere tale deve venderne un milione. Favorire un gruppo ristretto di autori danneggia il pluralismo della diffusione, sembra un paradosso ma l‟Italia non è il Paese dei bestseller.[…] Oggi sarebbe difficilissimo vendere un Calvino al suo debutto. Ci sono libri che140 Cfr. D. F. Mckenzie, Bibliografy and the Sociology of Texts,The Panizzi Lectures 1985, London1986. [Trad. It. Bibliografia e sociologia dei testi a stampa, Sylvestre Bonnard, Milano 1998]. 117
  • 118. possono essere apprezzati solo in tempi lunghi e sarebbe impossibile riconoscere la novità rappresentata da un Calvino in una manciata di giorni.141Scelto il libro, il secondo passo da intraprendere è quello di valutare la giustaproposta di contratto. In genere la coppia milanese decide il proprio impegnostabilendo il 7% su 1.000 copie, l‟8% su 3-4.000 copie e il 9% oltre le 5.000 copie.L‟anticipo all‟autore è determinato in base alle prospettive di vendita del titolo. Nellastoria della Marcos y Marcos l‟offerta più esosa che hanno formulato era destinata aCristiano Cavina. «La curiosità è che non è stato lui a farsi avanti ma noi sapevamogià che aveva ricevuto diverse offerte. In tal modo lui si sente più tutelato e cresce ilrapporto di fiducia».142Un esordiente viene lanciato nel mercato con massimo 3-4.000 copie. Per sceglierlogli editori si chiedono se realmente questo testo racconti una storia, se metta in scenapersonaggi autentici, e se disponga di uno stile che è capace di interessare personecon gusti diversi dai parenti o dagli amici di chi l‟ha scritto. Il numero delle copiedipende poi da molte variabili, ad esempio, per Controvento di Ángeles Caso,esordiente spagnola e premio Planeta 2009, la prima edizione è stata fissata sui 5.000volumi. Nel caso di autori già affermati, come Cristiano Cavina o Michael Zadoorianla prima edizione è intorno alle 10.000 copie. Sono autori che crescono lentamentema solidamente. Più che bestseller, i libri MyM sono dei longseller che, comeCavina, hanno due o tre settimane di media classifica, riuscendo però a ottenereanche 15-20.000 copie vendute. Anche Ervas sta crescendo progressivamente e aogni libro ristampa di più. In genere la tiratura scelta tende sempre a essere141 L. Lipperini, Pronti alla resa, in «La Repubblica», 14 gennaio 2011, pag. 43.142 F. Musolino, Gufetto incontra la Marcos y Marcos, in «gufetto.it», 16 novembre 2007. 118
  • 119. leggermente maggiore rispetto al numero delle prenotazioni ottenute tramite gliagenti commerciali.Dopo aver stabilito il contratto si passa alla programmazione editoriale che serve apresentare il titolo alle librerie: occorre quindi pensare all‟aspetto fisico, trasmettereinformazioni salienti mediante gli agenti commerciali della Promedi, e parlare anchedelle proposte ideate per i due mesi successivi dalla data della riunione conquest‟ultimi e i librai. Attraverso il copertinario gli editori presentano difatti treuscite nuove e due riedizioni nei tascabili MiniMarcos.Successivamente Zapparoli e Tarolo devono scegliere e aiutare il grafico LorenzoLanzi a costruire la copertina che viene disegnata apposta per ogni libro.Il quinto passaggio da esaminare consiste nella scelta del titolo più adatto. Esso deveessere intrigante e curioso, conciso ma non riassuntivo. All‟interno della lineaeditoriale della Marcos y Marcos il titolo deve solo accennare, ammiccareall‟argomento senza svelare troppe informazioni per lasciare invece un alone dimistero e curiosità. L‟importanza di questa decisione è evidente in Scavare una bucadi Cavina, un titolo duro e poco attraente che non ha finora influito sulla fortunadell‟opera. Al contrario, Finché c’è prosecco c’è speranza è il libro di Ervas che haavuto più successo, grazie al titolo spiritoso e ironico. Vieni via con me di CastleFreeman era considerato un titolo rischioso da utilizzare, perché è uguale a quello delromanzo di Roberto Saviano, eppure la copertina e le ottime recensioni hanno aiutatoil lettore a eliminare possibile dubbio di omonimia.Successivamente gli editori redigono un fitto calendario del tempo che hanno adisposizione per intervenire sul testo e trasformarlo in un libro vero e proprio. 119
  • 120. Se il testo da analizzare è di un autore straniero si realizza l‟editing della traduzioneinsieme al traduttore scelto. La predilezione verso un traduttore rispetto ad un altrodipende della posizione interpretativa che è più in linea con lo stile dello scrittore inmodo da ridurre al minimo le incoerenze di stile interne.L‟ottavo passo consiste nell‟affrontare l‟impaginazione, l‟uniformazione e lacorrezione di bozze. La prima è costruita mediante l‟uso di programmi diimpaginazione sempre più dettagliati e competenti come il QuarkXpress o il piùmoderno In design dell‟Adobe. L‟uniformazione prevede che tutti i segni grafici, idiscorsi diretti, indiretti, o pensati siano segnalati attraverso un criterio che sia benomogeneo in tutti i libri. Ogni casa editrice di norma prevede un sistema chiaro edefinito di regole su come uniformare il testo. Nel caso della Marcos y Marcospossiamo fare qualche esempio: usare nei dialoghi contestuali allo svolgersidell‟azione principale le virgolette doppie a caporale, mentre per quelli noncontestuali all‟azione o nei discorsi pensati le virgolette alte, doppie e orientate; la“d” eufonica si usa solo se la parola seguente inizia per la stessa vocale dellacongiunzione, e infine il corsivo si usa per i termini stranieri e per i titoli di libri,dischi e opere d‟arte.La correzione di bozze è un aspetto molto importante e cruciale che viene svoltodall‟intero organico della casa editrice. I giorni che precedono l‟invio del file allatipografia sono molto frenetici e per tale ragione è essenziale che tutti partecipinoalle correzioni in modo tale che nessun errore venga tralasciato. La coppia di editorimilanesi prevede per questa attenta fase alcune regole sistematiche che non devonoessere trascurate. Innanzitutto ogni lavoratore della MyM deve conoscere il testo chesi andrà a correggere, successivamente si procede per “controlli sistematici”: ogni 120
  • 121. aspetto grafico come le parentesi, le virgolette, i trattini, le frasi orfane o vedove e lesillabazioni, viene controllato uno per volta. Fatto questo si passa alla lettura vera epropria del testo appuntando gli errori attraverso una corretta segnalazione, con unapanna colorata ben visibile e usando i simboli della correzione voluti dagli editori.Affinché non sfugga niente Zapparoli e Tarolo consigliano di attuare una lettura alcontrario partendo dall‟ultimo paragrafo in modo tale che, eliminato il senso logicodel testo, si notino solo gli errori grafici o i refusi. Quando si arriva alla letturanormale per essere più sicuri suggeriscono poi di coprire con un foglio le righesuccessive a quella che si sta leggendo per non distogliere lo sguardo che altrimentipotrebbe essere distratto da altri dettagli. Infine si procede per una verifica finaledelle correzioni apportate. In tutto possiamo dire che ogni libro della MyM vienepubblicato dopo sei, sette giri di bozze.Per quanto riguarda i testi stranieri, come abbiamo notato più sopra, molta attenzioneè dedicata alla scelta del traduttore. Questo perché ogni traduttore possiede, come gliautori, un suo stile. Bisogna quindi scegliere il traduttore giusto per l‟autore giusto.Tale operazione è particolarmente sentita della Tarolo, in quanto è considerata dallacritica una delle più notevoli traduttrici italiane. Sua è ad esempio la traduzione de Ilcorrettore di Ricardo Menéndez Salmón. In un‟intervista è lei stessa ad osservare che Il traduttore si assume una responsabilità enorme, perché in realtà trasforma il testo originario in qualcosa di nuovo, che riparte da zero, creando un nuovo tessuto da offrire al lettore ignaro. Certo, è una bella trasposizione culturale, frutto di un viaggio lungo e faticoso. Per tradurre un testo, secondo me, bisogna possederlo, 121
  • 122. appropriarsene in senso fisico, che lo si ami o meno. Personalmente ho bisogno di leggerlo e rileggerlo e poi partire.143Una revisione efficace delle traduzioni per i due editori deve contemplare dueaspetti: quelli oggettivi che concernono i refusi, i salti di frase e una correzioneattuata confrontando il testo originale con la nuova traduzione; e quelli soggettividerivanti dalle scelte fatte dal traduttore come i calchi dalla lingua di partenza e lemodifiche fatte mediante la lingua d‟arrivo del revisore stesso. Una buona correzionedeve quindi essere dialettica, cioè deve controllare sia gli errori grafici che gli sbaglidi stile e deve attenersi a quattro regole generali. Primo: non nuocere, ovvero noninserire errori o correzioni banali. Secondo: a parità di correttezza prevale la sceltadel traduttore. Terzo: la motivazione argina l‟arbitrio, ogni correzione cioè deveessere motivabile. Quarto: tutte le correzioni devono essere sottoposte al traduttoreche ha il diritto di respingerle. L‟importanza della traduzione è inoltre rivelata dallapresenza della rivista «Testo a fronte», interamente dedicata a tale ambito. Vacomunque sottolineato che i due editori milanesi affidano i propri testi stranierianche a traduttori esterni, ad esempio Vieni via con me del già citato Castle Freemanè stato tradotto da Daniele Benati.Tramite questa rapida analisi si capisce bene quanta importanza abbia tutta la fase dicorrezione delle bozze poiché è con il libro che la casa editrice si offre al lettore edunque preferisce revisionare tutto con estrema attenzione, rigore e puntigliosità.143 P. Zoppi, Il mondo editoriale. Intervista a Claudia Tarolo, Marcos y Marcos, in «librinterra.it»,2009. 122
  • 123. Dopo la spinosa fase di correzione di bozze si passa a definire le ultime fasi, vale adire la consegna del file alla stamperia attraverso il “visto si stampi” e il lancio dellibro con la sua conseguente promozione.La differenza del lavoro di editing affrontato della Marcos y Marcos risiede nel fattoche mentre i grandi editori editano molti libri e non possono curarli tutti allo stessomodo, questa piccola realtà editoriale mostra una qualità superiore per mezzo direvisioni dai sacrifici disumani, un po‟ ossessive e minuziose che indicano una cura eun impegno costante in tutti i libri che pubblicano. Persino Fulvio Ervas,inizialmente riluttante alla pubblicazione perché ritenuta «un disvelamento di sé chepuò creare turbamenti e traumi», ammette oggi sinceramente l‟importanza del lavorodi editing: «Un autore non è mai contento di rimaneggiare, cambiare o limare unproprio testo. Dentro di sé è quasi sempre convinto di aver scritto una nuova DivinaCommedia. Ma è giusto essere umili. L‟editing è un lavoro severo e fondamentaleche consente di attribuire il giusto peso alle parole».144Il “peso” a cui fa riferimento l‟autore è sinonimo del valore di un libro, inteso comeforma d‟arte e non come mero strumento commerciale da piazzare sul mercato perattirare l‟ignaro lettore occasionale. Quello che fanno dunque gli editori della Marcosy Marcos è rivedere insieme agli autori i testi in modo tale da renderli congrui per ilettori della casa editrice e adatti a veicolare nel miglior modo possibile la voceinteriore più autentica di un‟opera originale.144 A. Prudenzano, Marcos y Marcos il coraggio di insistere con la poesia, in «affaritaliani.it», 1novembre 2011. 123
  • 124. 3.3. La graficaIn tale sezione analizzeremo l‟innovazione insita nello stile grafico scelto dai dueeditori milanesi. L‟importanza di questo aspetto è ben rilevata dalle parole di RogerChartier che con i suoi scritti ha influenzato l‟intera storia del libro: Occorre concentrare l‟attenzione sulla maniera in cui avviene l‟incontro tra il mondo del testo e il mondo del lettore […] Ricostruire un tale processo impone, in primo luogo, di considerare che i significati dei testi dipendono dalle forme e dalle circostanze attraverso le quali i loro lettori (o ascoltatori) li recepiscono e se ne appropriano. Questi ultimi non si confrontano mai con testi astratti, ideali, distaccati da ogni materialità: maneggiano oggetti, ascoltano parole le cui modalità informano la lettura e l‟ascolto e, ciò facendo, governano la possibile comprensione del testo. […] Bisogna tenere presente il fatto che le forme producono senso e che un testo è investito di un significato e di uno statuto inediti quando cambiano i supporti che lo propongono alla lettura.145Chartier invita dunque a considerare il testo anche nella sua forma materiale, poiché isupporti con i quali esso viene trasmesso influenzano sia il senso che la ricezione deltesto stesso. Inoltre tutti gli elementi materiali che ruotano intorno ad esso, siano essila copertina, la carta, la legatura o il formato, lo trasformano da un testo in un libro.La Marcos y Marcos rivela una particolare attenzione in tal senso, pubblicando findall‟inizio titoli curati e selezionati nel minimo dettaglio. I primi libri hanno l‟aspettodi un volume che intende ricordare antiche edizioni. La copertina è bianca e daltaglio minimalista: sono infatti presenti centrati o in alto l‟autore e il titolo, mentresotto o sopra viene riportata una piccola stampa d‟artista o una riproduzione del145 G. Cavallo, R. Chartier, a cura di, Storia della lettura, Laterza, Bari 2009, pag. 6. 124
  • 125. manoscritto originale. La carta utilizzata è spesso fabbricata a mano mentre i caratteriscelti sono i Garamond che donano un aspetto semplice ma elegante. Anche ilformato scelto è molto particolare poiché i Vintage sono più lunghi e stretti delnormale sedicesimo. La collana Le foglie in principio si sviluppa attraverso leedizioni Vintage sopra riportate e con l‟arrivo del grafico Lorenzo Lanzi uniforma ilproprio aspetto alla collana main streaming de Gli alianti. La dimensione dei titolidella nuova serie cambia utilizzando il classico formato in sedicesimo, mentre lecollane più nuove, i tascabili MiniMarcos e i MarcosUltra sono stampati in unformato più piccolo.Dal 1997 avviene infatti la svolta creativa delle copertine firmate Marcos y Marcos.La collaborazione con Lanzi coincide con l‟arrivo della Tarolo e di un cambiamentogenerale della casa editrice stessa. Come ricorda Zapparoli «Lorenzo collabora connoi dal „97 ed è un valido e prezioso supporto soprattutto perché comprendebenissimo lo spirito dei libri Marcos. Interpreta le idee e le traduce in copertinemeravigliose: non è poco».146I nuovi libri di Zapparoli e Tarolo non perdono il loro carattere ricercato, anziattraverso la mano di Lanzi acquistano personalità e si fanno ancor più originali.Ogni copertina ha una storia a sé ed è sempre un‟invenzione a tre. I due editoridiscutono a lungo sull‟idea che vogliono tradurre in immagine e inviano al grafico treo quattro illustrazioni alle quali si sono inspirati, e successivamente Lanzi ne dà unapropria interpretazione. A volte sono tutti convinti al primo tentativo, mentre altrevolte capita che l‟idea debba essere rivista fino a trovare la soluzione che agli editoripiace di più. Le cover sono tinte da colori pastello e ruvide al tatto, interamente146 G. P. Serino, Marcos y Marcos, in «Il Mucchio selvaggio», marzo 2002, pag. 14. 125
  • 126. fabbricate con carta riciclata. In alto compare il nome dell‟autore in caratteri piùgrandi, poi il titolo del volume e infine il disegno di Lanzi, che a volte può occuparetutto lo spazio frontale della copertina oppure è di dimensioni più piccole e inposizione centrale. Di solito richiama elementi e dettagli presenti all‟interno dellastoria in modo tale che il lettore fedele può divertirsi a riconoscerli.Per comprendere come nascono le copertine della MyM è bene fare un esempio: illibro di Felice Cimatti Senza colpa racconta di un gruppo di scimpanzé rinchiusi inun centro di sperimentazioni. Fin dall‟inizio era chiaro agli editori l‟idea di volermettere in copertina tale animale, eppure sorgeva il problema di come renderlooriginale e divertente. Lanzi fece tanti tentativi finché ai due editori non venne inmente l‟intuizione giusta, ovvero la celebre copertina dell‟album Abbey Road deiBeatles in cui sono ritratti i componenti del gruppo mentre attraversano la famosastrada. È da qui che nasce la copertina in cui quattro scimpanzé camminanoevolvendosi man mano verso la posizione eretta dell‟uomo mentre uno di loro siferma a guardare cosa si nasconde sotto i suoi piedi.I registi sono dunque gli editori, ma la realizzazione si deve tutta al grafico che ormaiè giunto a quasi 200 copertine disegnate. «È come se io fossi la mano dell‟editore.Raramente riesco e leggere il libro che devo illustrare, è l‟editore che mi racconta ilcontenuto e quindi lavoro per intuizione seguendo una suggestione, una scena, il tonodella narrazione».147 Il libro e la copertina non sono visti come oggetto autonomo,bensì fanno parte di un marchio che deve essere immediatamente riconoscibile.Questa filosofia è una caratteristica tutta italiana, infatti se si fa un giro nelle librerieanglosassoni si nota come le copertine siano quasi tutte uguali e prive di segni147 A. Bonetti, Se il successo del best seller è questione di copertina, in «Il Sole 24 Ore», 12 gennaio2011, pag. 22. 126
  • 127. distintivi. Nel nostro Paese la copertina non è quindi solo un accessorio per vendere,identifica al meglio l‟autore ponendolo all‟interno di uno stile grafico che mira adifferenziare una casa editrice dall‟altra. Da ciò si capisce perché, per una casaeditrice di modeste dimensioni come la MyM, sia essenziale e indispensabiledistinguersi, per riuscire a catturare negli scaffali delle librerie l‟attenzione del lettoreaccorto. Il pubblico della casa editrice è costituito da lettori esigenti che apprezzanomoltissimo la buona qualità della carta, la rilegatura a filo e il fatto che non ci sianotroppi refusi. «La grafica per noi dovrebbe trasmettere molto dell‟anima di un libro,la pasta con cui è fatta la casa editrice che lo propone».148Va inoltre sottolineato che essendo i due editori della MyM particolarmente sensibilial tema della salvaguardia dell‟ambiente, anche la carta utilizzata all‟interno dei libriè del tutto riciclata, per tale motivo i fogli assumono una colorazione giallastra. Inquesta direzione sperimentano l‟uso, in diversi ambiti, di carte molto particolari,come la carta Alga derivata appunto dalle alghe che crescono nella laguna diVenezia. Durante i primi anni si riforniscono dalla storica Cartiera Paolo Pigna,quando quest‟ultima ha chiuso nel 2008, dopo una lunga e accurata ricerca decidonodi rifornirsi presso le cartiere di Cordenons e di Fedrigoni, mentre la tipografia a cuiaffidano i loro testi è la Arti Grafiche Bianca&Volta di Truccazzano in provincia diMilano.La redazione del sito internet della casa editrice ben dimostra la linea di continuitàvoluta dagli editori milanesi. Quest‟ultimo infatti ha uno sfondo colorato cherichiama le tonalità dei libri e ogni pagina aperta riporta ai lati le copertine dellenuove edizioni o di quelle più importanti. Il sito è semplice, dall‟accessibilità148 G. Raponi, Un bravo editore non ha pregiudizi: esce a caccia e si lascia guidare dal fiuto, in «Laluna di traverso», dicembre 2009, pag. 33. 127
  • 128. immediata e pone al centro dell‟attenzione del visitatore le ultime uscite e leiniziative in corso. Dalla barra degli strumenti è poi semplice trovare tutte leinformazioni disponibili. Nella struttura interna è possibile trovare un‟ampia sezionedi pareri e interviste e le finestre dedicate a ogni libro sono collegate con un‟ampiapagina di recensioni e un assaggio del titolo scelto. Come avevamo già rivelato nelsecondo capitolo, il catalogo on-line è strutturato secondo una politica autoriale chevede gli scrittori organizzati per ordine alfabetico con accanto le icone dellecopertine dei propri libri che aprono la pagina a loro dedicata.Infine è importante ricordare che le copertine della nuova serie i MarcosUltrariportano illustrazioni diverse da quelle di Lorenzo Lanzi, ad esempio Assassinio inlibreria di Lello Gurrado e Il tartufo e la polvere di Stefano Quaglia riportanodettagli dei dipinti del giovane artista David Dalla Venezia.L‟attenzione e la cura riservate alla scelta delle copertine, alla preferenza perdeterminati materiali e alla qualità di stampa mostrano dunque uno stile moltopersonale che caratterizza e contraddistingue da sempre l‟attività della Marcos yMarcos. L‟originalità e l‟innovazione con cui tenta di operare nel settore editorialeitaliano appare ancora più importante poiché è affiancata da una sensibilità tesa acontrastare le problematiche sull‟ambiente di cui soffre l‟odierna società. Zapparoli eTarolo oltre ad utilizzare solo carta riciclata, impiegano per le spedizioni a Milanoesclusivamente pony express in bicicletta, e nella vita privata si impegnanofattivamente utilizzando solo l‟amato velocipede e rinunciando alla macchina e aicellulari. 128
  • 129. 3.4. Marcos y Marcos: moderni editori protagonistiQuesto lavoro di tesi pone in rilievo l‟operato della casa editrice Marcos y Marcospoiché è riuscita, all‟interno del variegato panorama editoriale italiano, a distinguersiattraverso la scelta di attuare strategie controcorrente e la produzione di una narrativadallo stile unico e originale. Zapparoli e Tarolo si configurano così come modernieditori capaci di dare un‟impronta personale ai libri editi e all‟intero sistema checoinvolge la loro pubblicazione. La loro politica editoriale rispecchia lecaratteristiche dell‟editore protagonista delineato da Gian Carlo Ferretti nel suoimportante volume Storia dell’editoria letteraria in Italia. 1945-2003, inserendosinella lunga schiera di personaggi di rilievo quali Arnoldo Mondadori, AngeloRizzoli, Giulio Einaudi e Valentino Bompiani.L‟inizio dell‟attività della Marcos y Marcos coincide proprio con la scomparsa diquesti grandi editori responsabili delle politiche che hanno influenzato tutta l‟editoriaitaliana del Novecento. Mentre quest‟ultima si evolve nella costituzione di grandigruppi editoriali, Zapparoli e Franza decidono di intraprendere una stradacompletamente diversa. Rimasto solo, Zapparoli prosegue cercando di aprirsi nuovispazi senza rinunciare all‟immagine di casa editrice di nicchia fondata con il collega.Con l‟arrivo della Tarolo il catalogo si arricchisce di nuovi autori e della scoperta diuna narrativa giovane e originale. Il modus operandi degli editori è dunque rimastosempre fedele all‟idea originale riuscendo a legare a sé un gruppo di lettori forti, discrittori capaci e di fidati librai. Tali proficue relazioni mostrano una lealtà almarchio che sembra difficile da raggiungere. Il mercato italiano dominato dai grandigruppi editoriali manifesta, per la maggior parte dei casi, rapporti altalenanti sia con 129
  • 130. il pubblico che con i rivenditori per cui sembra non mantenere la fedeltà palesatainvece dall‟attività della Marcos y Marcos.La coppia milanese raggiunge questo risultato mediante un lavoro che ormai contatrent‟anni di esperienza e si fonda sulla volontà di pubblicare libri e inaugurareiniziative facendo sempre riferimento a tre elementi essenziali. Queste trecomponenti sono una carica innovativa e un‟originalità di contenuti e progetti che,come abbiamo sottolineato nel paragrafo precedente, influiscono sulla cifra stilisticadella produzione MyM. Rimane tuttavia da chiarire per quella che si presenta comela più importante caratteristica della casa editrice: l‟indipendenza. Tale autonomia èfrutto di un arduo e continuo bilanciamento tra il capitale umano e quello economico.L‟indipendenza è mantenuta tramite una serie di accorgimenti e rischi da evitare. Pertale motivo implica l‟osservanza di alcuni punti chiave che non vanno mai trascurati.Innanzitutto deve esserci una chiara corrispondenza tra le aspettative dei lettori e irisultati portati a termine della casa editrice. In secondo luogo, non bisogna tradirel‟identità trasmessa, distinguendosi attraverso la creazione di una formula originaleche possa lanciare ogni libro. Questo approccio nel caso della Marcos y Marcos, nonviene affidato alla spettacolarizzazione, quanto piuttosto alla capacità di comunicareil valore di un libro e l‟idea di fondo che lo rappresenta. Infine, è necessario far levasulla lettura unendo il piacere che quest‟ultima provoca con una sapientepromozione. Tutte le iniziative fuori e dentro al libro create dagli editori si muovonoin tale direzione. Va però sottolineato che questi eventi sono sempre centratisull‟intreccio dei titoli promossi più che sulla personalità degli autori. Diventadunque basilare per la casa editrice milanese bilanciare aspirazioni e possibilità direalizzare. Ne è un esempio il caso del poeta Paolo Nori. Nonostante Zapparoli 130
  • 131. desiderasse pubblicare un suo libro si è visto costretto a rimandare ogni trattativa permancanza di disponibilità dell‟autore, impegnato con altre case editrici, e perl‟impossibilità di elargirgli un compenso adeguato. Solo nel 2011 quando la casaeditrice è diventata economicamente più stabile e forte grazie alla pubblicazione dimolti autori inediti, è stato possibile editare La meravigliosa utilità del filo a piombo.Non bisogna dimenticare che proprio l‟indipendenza permette ai due editori diattuare scelte controcorrente, basate interamente sul loro gusto letterario, così comeriflette la pubblicazione, ormai storica, di un‟ottima poesia sia classica checontemporanea o la preferenza di scrittori che svelano particolari aspetti della nostrasocietà. Autori come Cristiano Cavina e Fulvio Ervas propongono infatti romanziche hanno il pregio di affrontare alcuni dei problemi dell‟Italia contemporanea. Inparticolare Ervas racconta in modo spiritoso i problemi e le contraddizioni del Nord-Est proponendo con eleganza tematiche ecologiche e tecnologiche.Sul piano organizzativo, i due editori possono agire nel mercato praticando strategieinusuali come la già citata politica del “meno tre”. Riducendo la produzione annualedi libri è stato possibile trasferire maggiori energie nella promozione, offrendo ailibrai indipendenti condizioni più agevoli. Mentre i grandi editori aumentano lepubblicazioni pensando di poter compensare le rese e far quadrare in tal modo ilbudget, la casa editrice milanese punta invece su una decrescita felice e vantaggiosaper tutti. I librai e i lettori infatti possono apprezzare ancor di più l‟impegno investitonella cura della veste grafica e nel contenuto dei titoli. Zapparoli e Tarolo rendonogiustizia e danno importanza ad ogni volume pubblicato, realizzando un prodotto chenon ha solo fini commerciali, ma che vorrebbe avere anche un valore letterario eculturale. 131
  • 132. Svolgendo il loro lavoro senza farsi trascinare dalle mode attuali gli editori dellaMarcos y Marcos delineano un chiaro progetto editoriale che si rivolge a quel settoredi lettori in cerca sia di nuove proposte che di una riscoperta di classici trascurati. Pertutte queste ragioni ricordano gli editori protagonisti sopra citati. Seguendol‟accezione di Ferretti noteremo qui di seguito le caratteristiche per cui siamo arrivatia credere che tale figura non sia del tutto scomparsa, semmai essa ha seguitoun‟evoluzione moderna e in un ambito di mercato più ristretto, ma non per questomarginale.Zapparoli e Tarolo si configurano come editori protagonisti perché sono riusciti apersonalizzare l‟intero processo di edizione dei loro libri basandosi sulla volontà diesprimere un tipo di cultura innovativa che nasce dalle loro preferenze letterarie,come la poesia per Zapparoli e la letteratura straniera per la Tarolo, e dalla capacitàdi ricercare costantemente libri che esprimano novità stilistiche e contenutistiche. Lapratica dell‟editing viene vissuta come sperimentazione che, soprattutto nelletraduzioni, viene considerata un atto creativo e, allo stesso tempo, una propostaculturale. Il catalogo inoltre si compone di lunghe e intense collaborazioni, nellequali l‟autore cresce all‟interno della casa editrice rimanendogli fedele, come èsuccesso con Cavina, con il quale gli editori sono riusciti a collaborareevidenziandone il processo di maturazione stilistica. L‟abilità nel proporreun‟immagine della casa editrice sempre lineare e fedele a se stessa concorre neldelineare la coppia milanese come degni successori degli importanti protagonisti delsecolo scorso. Per comprendere meglio come la Marcos y Marcos possa essereaccostata a queste importanti figure, occorre riportare la riflessione dello stessoFerretti: 132
  • 133. Personaggi e destini diversi che tuttavia, si riconoscono in alcuni tratti comuni: personalizzazione del progetto e della strategia; amore per il buon libro e per il libro ben fatto; sicurezza nelle scelte dei quadri interni, dei consulenti, degli autori […]; politica d’immagine completamente fondata sulla politica d’autore; estesa rete di rapporti internazionali; tempestività e insieme lungimiranza editoriale; senso del momento e del tempo (il cosiddetto fiuto), e cioè capacità di lettura ricettiva o anticipatrice dei processi di trasformazione della società […]. Derivando poi da tutto ciò una forte specificità della Casa, una costante alimentazione del catalogo, e una tendenziale formazione di lettori abituali. […] Un altro aspetto significativo dell‟editore protagonista è la convivenza tra forme diverse di mecenatismo e paternalismo da un lato, e di aziendalismo e autoritarismo dall‟altro.149Dalle parole dello studioso di editoria si evince che è possibile rintracciare inZapparoli e Tarolo una linea di continuità con gli editori protagonisti poiché apparechiaro che il loro agire nel mondo dell‟editoria italiana coincide con i requisiti sopracitati.Il nostro intento è allora quello di mostrare che esistono svariati elementi di affinitàcapaci di avvicinare la Marcos y Marcos ad alcuni grandi editori descritti dallo studiodi Ferretti.Dal Club Bompiani sembra derivare il gusto, il rigore e la determinazione diZapparoli e Tarolo, oltre a una fisionomia tradizionale e insieme moderna che portanel lavoro editoriale una consapevole istanza intellettuale tesa a rappresentare lecontraddizioni della società odierna. Altro fattore in comune con la storica casaeditrice, anch‟essa milanese, è l‟attaccamento verso gli autori, ben dimostratodall‟amarezza con cui gli editori hanno annunciato l‟abbandono dell‟autore Davide149 G. C. Ferretti, op. cit., pagg. 3-4. 133
  • 134. Longo. Anche l‟immagine da Club dell‟attività di Valentino pare essere simile aquella della MyM: una casa editrice che sta tra la piccola azienda e il sodaliziointellettuale con una cerchia eletta di lavoratori, scrittori e librai. Fin dal periodofascista la Bompiani si differenzia per il suo stato di «casa editrice innovatrice,controcorrente, lungimirante e ben inserita nel mercato»150 coprendo un‟area dilettori che, seppur ristretta, mantiene un rapporto costante e duraturo. Come si puònotare, sembra di esporre alcune delle singolari caratteristiche che abbiamo usato perdescrivere l‟attività della coppia milanese.Rispetto al modello einaudiano possiamo riscontrare altre affinità quali un‟istanzademocratica e l‟importante ruolo assunto dal sistema integrato di libri e riviste. Tuttociò è ben dimostrato dalla pubblicazione di «Testo a fronte», nella quale apparecentrale il ruolo svolto dalla traduzione, e di «Riga» che pone in risalto i personaggiche hanno influenzato la nostra cultura. La strategia e l‟immagine di una casa editriceLaboratorio risulta in tale contesto molto calzante, poiché sottolinea la continuaricerca e sperimentazione operata da Zapparoli e Tarolo, che si dimostrano moltosensibili alle tensioni politiche e culturali contemporanee. Così come all‟Einaudi siera formato un cervello collettivo151, dove ogni collaboratore si occupava di tutto inun continuo scambio di idee e valutazioni, allo stesso modo lavorano gli addetti dellacasa editrice milanese. Persino il carattere familiare, più volte sottolineato da Calvinoparlando dell‟ambiente einaudiano, pare coincidere con quello della MyM. Non pernulla è la stessa Tarolo a ricordare in un‟intervista come quest‟ultima sia «una casaeditrice a conduzione familiare dove la nostra impronta personale è dappertutto».152Infine, un altro elemento comune alle due realtà editoriali è quello di aver costruito150 Ivi, pag. 28.151 Ivi, pag. 34.152 C. Caramaschi, Wuz intervista Claudia Tarolo, in «wuz.it», 9 giugno 2009. 134
  • 135. una casa editrice capace di offrire un‟alta cultura. Va tuttavia sottolineato che se ilLaboratorio Einuadi mirava ad un pubblico il più largo possibile, gli editori milanesisi rivolgono a un settore di lettori forti e per questo meno numerosi.Concludendo, l‟intero lavoro fin qui svolto aspira da un lato a definire lo stilenarrativo originale espresso dall‟innovativo modello culturale proposto della Marcosy Marcos, e dall‟altro tenta di ricondurre l‟attività di Zapparoli e Tarolo all‟internodel panorama editoriale novecentesco che ha influenzato l‟intero sistema odierno.Se da un lato la casa editrice milanese può essere assunta come uno dei pochisoggetti editoriali italiani capaci di offrire ancora una buona letteratura diintrattenimento e una solida poesia, dall‟altro lato gli editori si specializzano ancheper un forte legame con i lettori e con i librai che esorta a insistere sulla lettura e suuna riscoperta dei classici attraverso la creazione di iniziative “fuori e dentro illibro”. 135
  • 136. ConclusioneIn conclusione possiamo notare che l‟attività della Marcos y Marcos si differenziadalle altre per non aver mai rinunciato ad un progetto editoriale ben preciso. Comeabbiamo visto nelle pagine precedenti, tale percorso editoriale si caratterizza per unariscoperta di autori classici stranieri e italiani a lungo trascurati e riproposti in chiaveattualizzante; per la pubblicazione di scrittori nazionali inediti che hanno il pregio diporre in luce aspetti e contraddizioni della nostra società; e infine, per la volontà difornire un panorama il più vasto possibile della letteratura straniera contemporanea.Marco Zapparoli e Claudia Tarolo fondano la loro attività su tre elementifondamentali: indipendenza, innovazione e originalità. L‟autonomia finanziariapermette loro di attuare scelte controcorrente, come la politica del “meno 3”,finalizzata a una riduzione dei titoli annuali pubblicati da 18 a 14 (13 di narrativa euno di poesia). Tale strategia consente agli editori di investire maggiore impegnonella realizzazione e nella promozione dei libri pubblicati e, inoltre, aiuta i libraiindipendenti martellati da una iper-produzione che crea confusione e accorcia il ciclodi vita dei libri. L‟indipendenza fa si che la coppia milanese possa scegliere conmaggiore libertà i testi da pubblicare affidandosi al proprio gusto personale, eorientando la scelta verso i temi ai quali sono più legati. 136
  • 137. La spinta innovatrice della Marcos y Marcos è ben presente all‟interno di tutto ilprocesso grafico che ne compone l‟immagine. Ne sono un esempio la carta riciclata,l‟uso dei pony express in bicicletta e il lavoro del grafico Lorenzo Lanzi. Il modusoperandi con cui gli editori inaugurano iniziative “fuori e dentro il testo”, comeLetteratura rinnovabile o il corso di editoria mostrano, inoltre, la capacità della casaeditrice di configurarsi quale laboratorio che apre le porta al pubblico dei lettori e sidelinea attraverso la scoperte di tecniche di lavoro moderne e d‟avanguardia.L‟originalità è la caratteristica sulla quale Zapparoli e Tarolo insistonomaggiormente poiché è il requisito fondamentale con cui scelgono i titoli cheandranno a pubblicare. La produzione italiana è caratterizzata da una ricchezza divoci, riferimenti culturali e visioni differenti. Mentre gli autori che compongono ilcatalogo della casa editrice milanese si distinguono per uno stile narrativo originale einconsueto. Bisogna però sottolineare che, sebbene ognuno di loro conservi intatte lecomponenti uniche del proprio stile, condivide anche alcuni elementi comuniriconducibili al percorso editoriale intrapreso dai due editori milanesi. L‟interanarrativa italiana MyM si delinea infatti per l‟uso di un punto di vista inaspettato; perla ricerca di un linguaggio semplice e immediato; e per l‟attenzione mostrata neiconfronti delle contraddizioni e dei problemi della società italiana.La Marcos y Marcos si configura quindi come una casa editrice che offre un sistemaintegrato di libri e riviste («Testo a fronte»e «Riga») in cui sono fondamentali unabuona cura redazionale e una promozione basata su un‟ottima comunicazione frescae divertente. In tal modo Zapparoli e Tarolo editano solo libri che hanno un valoreaggiunto, capaci di veicolare messaggi forti e importanti, e dedicati ad un pubblicoristretto ma colto e molto fedele al marchio milanese. Gli editori hanno così costruito 137
  • 138. una piccola realtà che mira però a grandi progetti, senza farsi influenzare da modepasseggere e imperanti e focalizzando le proprie energie su una produzione diintrattenimento unica, particolare e frutto di un sapiente lavoro editoriale. I libri dellaMarcos y Marcos sono quindi l‟emblema di come un‟attività editoriale di nicchiapossa pubblicare, in Italia, una solida letteratura di intrattenimento e un‟ottimapoesia. 138
  • 139. BibliografiaAgrosì D., Fra editori indipendenti e lettori si crea, nel tempo, una sorta dipiacevole complicità, in «La Nota del traduttore», dicembre 2009.Appiotti M., Marcos fa il giro del mondo, in «lastampa.it», 13 marzo 2009.Belpoliti M., Un Mattino a Irgalem, in «L‟Espresso», 28 giugno 2001.Belpoliti M., Bastiano è un Gianburrasca, in «espresso.repubblica.it», maggio 2003.Belpoliti M., Giallo come il destino, in «espresso.repubblica.it», dicembre 2004.Belpoliti M., Profumo di Romagna, in «espresso.repubblica.it», febbraio 2007.Bertante A., Recensione a Luisa Carnielli, in «Pulp Libri», luglio 2005.Bertante A., La lotteria di Luisa Carnielli, in «Pulp Libri», settembre-ottobre 2005.Bonetti A., Se il successo del best seller è questione di copertina, in «Il Sole 24Ore», 12 gennaio 2011.Cadioli A., Vigini G., Storia dell’editoria italiana, Editrice Bibliografica, Milano2004.Camilli F., Più libri più liberi 2010: di fiera d’indipendenza, di indipendentefierezza, in «fuorilemura.com», 7 novembre 2011.Campana D., Canti orfici, Marcos y Marcos, Milano 1984. 139
  • 140. Camurri E., L’aereoplanino di carta, in «Il Foglio Quotidiano», 18 marzo 2006.Caramaschi C., Wuz intervista Claudia Tarolo, in «wuz.it», 9 giugno 2009.Carnielli L., La lotteria, Marcos y Marcos, Milano 2005.Carnielli Ervas L., Ervas F., Commesse di Treviso, Marcos y Marcos, Milano 2006.Cavallo G., R. Chartier, a cura di, Storia della lettura, Laterza, Bari 2009.Cavazzuti N., Piccoli editori crescono, in «E Polis Milano», 6 dicembre 2006.Cavina C., Nel paese di Tolintesàc, Marcos y Marcos, Milano 2005.Cavina C., I frutti dimenticati, Marcos y Marcos, Milano 2008.Cavina C., Alla grande, Marcos y Marcos, Milano 2010.Cavina C., Scavare una buca, Marcos y Marcos, Milano 2010.Contini G., Esercizi di lettura sopra autori contemporanei, Le Monnier, Firenze1947.Corrias P., Dandy con branzino, in «La Stampa TuttoLibri», 22 dicembre 1990.Crinò L., Tenaci come le piante, in «D la Repubblica delle donne», settembre 2007.Cristofaro E., Lello Gurrado Invertendo l’ordine dei fattori, in «martemagazine.it»,novembre 2011.Dolfi A., Arturo Onofri, La Nuova Italia, Firenze 1979.Ervas F., Pinguini arrosto, Marcos y Marcos, Milano 2008.Ervas F., Finché c’è prosecco c’è speranza, Marcos y Marcos, Milano 2009.Ervas F., L’amore è idrosolubile, Marcos y Marcos, Milano 2011.Fasoli D., Tra la prosa di Stevenson, Il vento e l’acqua. Conversazione conAlessandro Ceni, in «riflessioni.it», giugno 2005.Ferretti G. C., Il best seller all’italiana, Laterza, Bari 1983. 140
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  • 145. SitografiaAlcune informazioni di carattere generale sono state tratte dai siti internet di cui siriporta qui di seguito il riferimento:www.marcosymarcos.comwww.promedi.itwww.libraitaliani.ithttp://lindiceonline.com 145