L'intervista alla Dott.ssa Pouplier: "PMI troppo etnocentriche"

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L'intervista alla Dott.ssa Pouplier: "PMI troppo etnocentriche"

  1. 1. MERCATI INTERNAZIONALIZZAZIONE. Non basta fermarsi all’export, ci vuole una strategia globale Internazionali dentro e fuori “Andare all’estero” non deve essere una reazione alla crisi, ma un’azione pianificata e supportata dalle corrette informazioni. Ma non solo: tutti i processi aziendali devono entrare in un’ottica multiculturale di Letizia Olivari L’ internazionalizzazione delle aziende italiane è ancora legata in modo molto forte all’export e alla vecchia cara Europa. Questo lo scenario che emerge dalla lettura dei dati sulla presenza all’estero delle nostre aziende fatta da Ispi per Assolombarda. Paolo Magri, vice presidente esecutivo e direttore dell’Ispi, Istituto per gli Studi di Politica Internazionale, ha messo in luce nella sua analisi che i limiti per molte imprese derivano in primo luogo da uno scarso approfondimento della situazione di mercato che i paesi emergenti dimostrano. È vero che i piani di sviluppo delle imprese sono oggi orientati verso Cina, Russia e Brasile.
Paesi, però, che se fino a oggi hanno rappresentato la vera valvola di sfogo per l’eco- nomia europea ormai strozzata, presentano già i primi segnali di flessione in termini di inflazione e crescita. Ci sono altri confini da varcare, paesi che ancora non sono stati presi in considerazione dalle azien- de italiane. Lo sguardo, insomma, va spinto ancora oltre, verso paesi come Vietnam, Ghana, Indonesia, Malesia, Egitto, Ucraina dove potenzialità e “rischio paese” sono però ancora imprevisti. Imprenditori e manager non si possono muovere da soli, anche perché gli ostacoli sono tanti, ma il ricorso agli strumenti che22 L’impresa n°5/2012
  2. 2. mercatii diversi enti mettono a disposizione è davvero molto Il nuovo ruolo dei professionistibasso, sebbene spesso di qualità eccellenti. Sarà una Un importante ruolo lo possono svolgere tutti iripetizione, ma gli italiani non hanno ancora imparato professionisti che ruotano intorno alle imprese, ea fare squadra e a utilizzare tutte le fonti di informa- se su “L’Impresa” n. 4/2012 ci siamo occupati dellazione, i finanziamenti e le agevolazioni che sono a consulenza, questa volta andiamo a indagare come disposizione. Chissà se la nuova Agenzia per si stanno muovendo commercialisti e avvocati. Tra la promozione all’estero e l’interna- i primi, un’esperienza davvero interessante è quella zionalizzazione delle imprese progettata e avviata dall’Ordine dei dottori commer- italiane nata dalle ceneri cialisti ed esperti contabili di Venezia. «Riteniamo dell’Ice, soppresso nel che il ruolo del commercialista debba evolvere verso luglio 2011, riusci- una consulenza propositiva per aiutare l’imprendito- rà a catalizzare re nella crescita e nello sviluppo – afferma Massimo l’attenzione Miani, presidente dell’Ordine –. Dall’anno scorso delle im- abbiamo avviato una campagna di comunicazione ri- prese. volta a far conoscere i vari ambiti di competenza dei commercialisti. Dopo una prima fase concentrata nel cancellare alcuni luoghi comuni sulla nostra pro- fessione, ora è partita la seconda che ha l’obiettivo di “fare cultura”, ossia di descrivere compiutamente le numerose attività di cui ci occupiamo. Il primo momento è caratterizzato dallo slogan “Voglio fare business all’estero”, accompagnato da una serie di convegni volti a illustrare le opportunità di mercato offerte da alcuni paesi che si stanno distinguendo per la loro rapidità di sviluppo». Solo, infatti, pro- fessionisti preparati e informati possono davvero mettersi al fianco dell’imprenditore nell’esplora- re nuovi mercati. La professione sta cambiando, anche gli studi dei commercialisti devono aprir- si verso un orizzonte internazionale, cercando alleanze e partnership, aggregando diverse competenze e, di conseguenza, ampliando le dimensioni stesse degli studi professionali. È una sfida che devono raccogliere anche gli avvocati che offrono servizi alle imprese. Le esperienze che abbiamo raccolto sono di dupli- ce natura. Da una parte, chi si specializza per dare il massimo supporto alle aziende estere e, dall’altra, chi nasce internazionale per fornire un’assistenza a tutto tondo. Gli aspetti da valutare «Molto spesso accade che vi sia una mancan- za di conoscenza degli obblighi di legge, di tipo economico-commerciale e di gestione che le aziende hanno nei diversi paesi – afferma l’avvocato Ana Fernández Gil, dello studio legale spagnolo Ana Fernández & Geval specializzato nell’assistenza delle aziende italiane che vogliono investire in Spa- gna –. Questo accade sia perché le imprese italiane presuppongono che funzioni in un modo simile al sistema italiano, o perché in uno studio commerciale non sono stati sollevati quesiti al riguardo. Proprio per questi motivi, è necessario avere a disposizione un team di professionisti che metta a disposizione le L’impresa n°5/2012 23
  3. 3. mercatiproprie conoscenze per le regole Intervista a Aude Poupliercommerciali, legali e ammini-strative dei due paesi in modotale da avere una consulenza pre-cisa e risposte circostanziate a Pmi troppo etnocentrichequalunque domanda, per tutto di Letizia Olivariciò che riguarda l’internaziona-lizzazione delle imprese italianein terra iberica». Qual è l’approccio più corretto per un Quando un’azienda italiana va all’este-Secondo l’avvocato Cristi- processo di internazionalizzazione? ro ha una concezione etnocentrica,na Gandolfi dell’area legale di Internazionalizzarsi è ancora perce- con due polarità o dalla sede si cercaIrdnetconsulting, società che pito come fenomeno esogeno: vado di tenere tutto sotto controllo, oppureopera come network per sup- oltre confine per cogliere delle op- le filiali vengono abbandonate a loroportare le aziende italiane in portunità. Si considera raramente che stesse. In tutti e due i casi l’aziendaestremo e medio oriente, gli il processo di internazionalizzazione non si arricchisce delle esperienze,aspetti da valutare sono diversi, deve essere endogeno e inclusivo. Oc- delle idee e dei diversi punti di vistaa seconda della tipologia di pre- corre che tutti i settori aziendali ven- che possono provenire dalle filiali. Èsenza all’estero. «Nel comparto gano rivisti in un’ottica internazionale, tutta creatività che si perde. Un altroindustriale e produttivo mani- a partire dai CdA, che sono per lo cambiamento riguarda la multicultu-fatturiero, il problema principale più monoculturali. Si pensi all’inno- ralità dei team di lavoro, è provato daè rappresentato dalla necessità vazione e sviluppo. Ci sono paesi nel molti studi che le aziende che dannodi offrire produzioni sempre più mondo con una ricerca di alto livello, spazio alla diversità culturale e di ge-qualificanti e innovative. Con- si possono allacciare relazioni fina- nere hanno performance più elevate.siderato l’elevato investimento lizzate al trasferimento di tecnologia. Ma il cambiamento fa paura, la paurae la necessità di acquisire nuo- Non occorre sempre reinventare tutto. genera chiusura.ve quote di mercato, il primo Un altro esempio: le aziende italiane si Questo riguarda tutte le generazionipasso è costituito, quindi, dal- rivolgono in minima parte a fornitori di imprenditori e manager?la creazione di una sufficiente all’estero, eppure potrebbero trovare in C’è una grande parte di imprendi-rete di vendita e spesso dalla molte occasioni un ottimo rapporto tori che ha avuto successo negli anniproduzione laddove il prodotto qualità/prezzo. In poche parole, tutti i passati con l’export, che non riesce averrà commercializzato. Diversa processi organizzativi aziendali vanno vedere questa necessità di cambia-è, invece l’internazionalizzazione orientati all’internazionalizzazione. mento, altri che la capiscono ma perdi aziende italiane che entrino Occorre quindi un cambiamento l’età fanno fatica a modificare la loroa far parte, a vario titolo, di profondo della cultura aziendale? strategia. Il problema, però, è chestrutture estere o già interna- Le Pmi italiane spesso vivono con ti- vedo anche tanti giovani ancorati azionalizzate. Quest’ipotesi non more l’aprirsi all’estero. Credo che sia vecchi schemi organizzativi. Le ri-è necessariamente rappresentata qui la radice dell’eccessiva omogeneità sorse più predisposte vanno all’esterodalla vendita pura e semplice a delle aziende italiane che si riscontra a e non tornano indietro. Il problemaun investitore, finanziario o in- tutti i livelli. L’internazionalizzazione nasce anche dal fatto che si utilizza-dustriale, estero. In tale ipotesi non deve essere una reazione alla crisi, no ancora vecchi schemi di carriera,le attenzioni principali devono ma occorre avere una strategia (parola nei quali difficilmente si chiede diessere rivolte ai processi d’inte- spesso tabù) supportata da un sistema prendersi dei rischi. ngrazione». Uno degli aspetti più di informazioni che ora è piuttostodelicati in questo tipo di opera- carente. Per esempio, l’innovazionezioni è legato a tutta la gestione tecnologica mondiale non è monito-delle risorse umane sia sul fronte rata. Troppe aziende non conosconoorganizzativo sia su quello delle i propri concorrenti internazionali, siarelazioni industriali e sindacali. diretti sia quelli di sostituzione. Per non parlare poi delle informazioni suiCosa manca agli cambiamenti politici, regolamentariimprenditori italiani ed economici. Senza informazioni si«L’imprenditore italiano è cono- perdono opportunità di lavoro e disciuto per le sue forti capacità di finanziamento.intuizione imprenditoriali e sa E il cambiamento organizzativo, in“annusare” i mercati − sottolinea quale direzione deve andare? Aude Pouplier, presidente Agre International L’impresa n°5/2012 25
  4. 4. mercatil’avvocato Enrico Castaldi, dello studio “Come” vanno le imprese?Castaldi Mourre & Partners che ha un Le modalità di internazionalizzazionegruppo di lavoro interamente dedicatoall’internazionalizzazione guidato daipartner Steven Sprague, Gaspare Dori, Esportazioni 94%Marco Bianchi −. Gli esempi celebri Fornitori esteri 71%non mancano certo. L’italiano ha (anco- Uffici di rappresentanza 13%ra) una natura non arrogante e quindi sa Filiali/joint venture commerciali/assistenza tecnica 10%entrare abbastanza rapidamente in sin- Filiali/joint venture produttive 6% (possibili più modalità)tonia con altri contesti culturali. Quello Centri di ricerca e sviluppo 3%che spesso fanno difetto sono le capa- 0% 10% 20% 30% 40% 50% 60% 70% 80% 90% 100%cità di pianificazione, di strutturazionee la possibilità di porre risorse umanesufficienti al servizio di un proget-to d’internazionalizzazione». Concorditutti nell’affermare che è fondamentale “Dove” vanno le imprese?per l’imprenditore capire il mercato e il Presenza 2011 Sviluppo 2012-2014 (% imprese internazionalizzate) (% imprese con piani di sviluppo)contesto economico e sociale nel quale Francia 52% 25% Cinavuole essere presente. In questo quadro Germania 46% 23% Russiaanche la funzione dell’avvocato va ben Spagna 34% 23% Brasileoltre la verifica degli accordi e dei con- Regno Unito 24% 19% Germania 19% Usatratti e si spinge nel supporto fin dalle Usa 23% 16% India Svizzera 23%prime fasi del progetto. Accompagnare Cina 14% Francia 18%i clienti nel percorso di internazionaliz- Russia 16% 10% Spagnazazione, vuol dire per uno studio legale Belgio 13% 9% Regno Unitosaper parlare il loro linguaggio ed essere Polonia 13% 8% Turchia 7% Poloniaconsapevoli che la firma del contratto Turchia 12% Asia 6% Argentinanon è la fine ma l’inizio. Con questa Paesi Bassi 11% Europa 6% Emirati Arabi 11%prospettiva l’avvocato allora saprà indi- Brasile Africa 6% Arabia Austria 10% Americacare ai clienti i differenti “percorsi con- Grecia 10% Oceania 5% Svizzera 4% Romaniatrattuali” che possono essere utilizzati India 10% 4% Austriaper raggiungere i loro obiettivi impren- Romania 9% 4% Egittoditoriali, identificando i pro e i contro Egitto 9% 4% Belgiodi ogni percorso. Quindi, strutturare il Emirati Arabi 9% 4% Corea del Sudpercorso prescelto, identificando i pos- Portogallo 9% 4% Ucrainasibili ostacoli, rischi e anche “patologie”contrattuali che si possono incontrareper minimizzare i rischi legali e massi- Gli ostacoli sulla viamizzare la possibilità di raggiungere gliobiettivi. «Non credo che la funzione dell’internazionalizzazionedell’avvocato sia solo quella di verificare Le maggiori difficoltàse un accordo è conforme al diritto ap- Dimesione aziendale 33%plicabile, ma piuttosto quella di aiutare Vincoli culturali 29%la costruzione dell’accordo stesso – con- Costi di accesso elevati 26%clude Castaldi –. Per fare la prima cosa Scarsa conoscenza mercati esteri 21%è sufficiente una serie di verifiche con Scarsa assistenza enti 16%lawyers locali. Per riuscire nella seconda Inaffidabilità partner locali 15%ci vogliono esperienza e “culture aper- Instabilità paese ospitante 13%te”. I responsabili del nostro gruppo di Credito bancario difficoltoso 9%lavoro sull’internazionalizzazione delle Inadeguatezza personale 7%imprese hanno esperienze decennali in Inadeguatezza strutture 2%contesti culturali e giuridici differenti. Insufficienti supporti informatici in azienda 1%Credo che il maggior servizio che pro- Scarsa connettività 0%poniamo siano le professionalità e le Altre difficoltà 10%esperienze dei nostri avvocati». n Fonte: Ispi, Istituto per gli studi di politica internazionale – Assolombarda L’impresa n°5/2012 27

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