La dimensione di genere nell'Agenda Digitale
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Paper di accompagnamento alla presentazione per la sessione "#PianoD: come liberare le risorse delle donne", in occasione di Forum PA 2013. In collaborazione con WISTER - Women for Intelligent and ...

Paper di accompagnamento alla presentazione per la sessione "#PianoD: come liberare le risorse delle donne", in occasione di Forum PA 2013. In collaborazione con WISTER - Women for Intelligent and Smart Territories.

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La dimensione di genere nell'Agenda Digitale La dimensione di genere nell'Agenda Digitale Document Transcript

  • Agenda digitale come piattaforma per liberare le risorse delle donne Leda Guidi - Margot Bezzi Di che cosa e di chi stiamo parlando? - Oggetto e soggetti del gruppo di lavoro Valorizzare, nei processi di innovazione e in particolare nel processo di definizione e implementazione della digital agenda, a tutti i livelli (nazionale, regionale, locale) il ruolo e il punto di vista femminile: questo significa evidenziare quell’insieme di significati e usiche possano rendere conto del punto di vista femminile, sia a livello diprogettazione della tecnologia che di definizione dei servizi integrati. In particolare ci interessa sottolineare: - l’esperienza specifica e il contributo praticodelle donne alla sostenibilità della comunità (es: tutte quelle esperienze per cui le donne sono, di fatto, il “welfare” italiano). - Queibisognispecifici dell’universo femminile (es: relativial bilanciamento tra vita professionale e privata delle donne), da trasformare poi in tecnologie e/o servizi. Perché? - Motivazioni e obiettivi del gruppo Si pensi a qual è nella comunità e tradizionalmente, il ruolo della donna in ambiti quali: comunicazione con la pubblica amministrazione, istruzione, sanità, trasporti, inclusione sociale, acquisti e gestione finanziaria. Tutti questi settori corrispondono a specificesezioni dell’Agenda Digitale. Nonostante ciò, quello delle ICT resta, di fatto, un settore a “frequentazione” prettamente maschile. Nel settore della tecnologia, la sensibilità e il punto di vista femminile mancano: al livello del modo in cui funzionano tecnologie, artefatti, hw e sw; al livello dei contenuti e servizi; al livello del linguaggio (es.: come le donne sono rappresentate per esempio nei motori di ricerca con le parole “donne mature”) Questo sbilanciamento di genere si traduce necessariamente in una concezione e produzione di tecnologie e servizi portatori di punto di vista prettamente maschile a livello di hardware, usabilità, software e applicazioni, utilità, soluzioni. Noi stesse non ne siamo sempre completamente consapevoli, perché abbiamo spesso accettato le soluzioni così come ci sono state proposte, senza pensare a quali altre priorità queste avrebbero potuto facilmente incorporare. Il prendere consapevolezza di dove e come questo (a volte solo possibile) divario
  • esiste, l’individuare il potenziale migliorativo e promuoverlo, costituiscono la motivazione di base di questa riflessione. Come? 1: [PRINCIPIO DI BASE]Mantenendo sempre chiaro che vi sono due tipi di soluzioni: i) che risolvono un problema confermando però, a monte, il sistema organizzativo e l’equilibrio che lo hanno generato (tamponi; conferme dello status quo); ii) che risolvono il problema agendo direttamente su quegli equilibri (o squilibri), modificandoli e magari annullando del tutto il problema. La vera innovazione e il mutamento degli aspetti culturali di una comunità richiedono la seconda modalità! 2: Declinando la riflessione di genere su due livelli: processi e soluzioni Processi Si intende la fase di scrittura dell’agenda digitale e i suoi progressivi adattamenti in corso d’opera. Questo processo deve essere in grado di: - intercettare visione e bisogni a livello sia di singoli che delle associazioni in maniera equilibrate dal punto di vista di genere. Soluzioni Analisi di strumenti, applicazioni o metodi che sono già in uso e concorrono a supportare edaiutare le varie funzioni svolte dalle donne. Dal lavoro, alle cure parentali, al tempo libero… Come l'utilizzo di tecnologie innovative ed intelligenti (soprattutto a livello integrato, di smart city) possono aiutare le donne a migliorare la qualità delle loro attività, risparmiare tempo, poter fare più cose in contemporanea? La conciliazione dei tempi di lavoro, famiglia e cura parentale non è stata ancora raggiunta; possono le nuove tecnologie aiutare le donne a cogestire i diversi ruoli e le diverse funzioni che oggi ricoprono? E in che modo possono aiutarci a farlo in maniera davvero innovativa e sostenibile, disegnando una nuova organizzazione? [RISCHIO] (si veda punto 1) sopra): bisogna fare attenzione a non confondere la potenziale efficienza prodotta dalle nuove tecnologie (più cose; più cose contemporaneamente) con un effettivo reale miglioramento degli equilibri lavorovita privata nella vita di una donna. La nostra società, infatti, è di base iniqua e non gender-friendlly per tanti aspetti; su un tale sostrato, bisogna evitare il rischio di cadere in un semplice processo di
  • “digitalizzazione” dell’esistente, che se da un lato può contribuire ad aumentare l’efficienza, dall’altra perpetuerebbe pre-esistenti squilibri al livello organizzativo e di distribuzione delle risorse. Risultato: ritrovarsi a fare 1000 cose invece che 100, con la scusa che tanto ci sono le ICT che aiutano! Il vero ruolo delle tecnologie, oltre ad aiutarci ad essere più efficienti in quello che facciamo, sarebbe quindi piuttosto di aiutarci a disegnare e rendere possibile l’implementazione di una nuova e più equa/distribuita organizzazione, dove l’obiettivo non è solo/tanto fare tutto più in fretta, ma condividere (con gli uomini, col welfare) certe responsabilità, o fare cose diverse. È necessario, cioè, nella prospettiva di creare una visione creativa e alternativa. SCENARI: …una sorta di domotica della persona che consenta di organizzare "scenari" di vita diversi di ora in ora durante la giornata: dalla spesa on-line, alla cena in forno (attivabile via smartphone) alla video conferenza o telelavoro, a come gestire contatti e deleghe di alcune azioni (badante, babysitter, elettricista, lavanderia…). …La riscoperta e valorizzazione, in chiave innovativa, dell’ identità del territorio (tradizioni culturali, patrimonio artistico e naturale), per rilanciare il proprio saper fare più antico e costruirne di nuovo. Che cosa ci aiuta? - Best practice da "riusare" e stakeholder da attivare - Un interlocutore in grado di rappresentare le donne nei contesti della digital agenda (dove di solito parlano confindustria, le telecom, ecc…). Da individuare. - La comprensione da parte degli uomini di quello che intendiamo per “tecnologia maschile”: - Tante best practices in giro per il mondo - Lavorare sull’innovazione sociale…e spingere affinché prenda il suo posto all’interno delle politiche sulle smartcities, politiche sociali, persino economiche… Che cosa ci ostacola? - Ostacoli presenti, rischi potenziali e "nemici" da considerare - Stereotipi di genere legati al settore tecnologico: 1) che allontanano la donna dal campo delle tecnologie (e delle scienze/tecniche); 2) che fanno sì che agli uomini non venga in mente di interpellare le donne (si vedano i panel degli eventi con focus su ICT). - Non consapevolezza dei bisogni (e degli squilibri) da parte delle donne.
  • - Scarso endorsement politico dei temi dell’agenda digitale. - Non comprensione (anche a livello politico) di cosa è l’Agenda Digitale – “misconcezione” rispetto ai suoi reali obiettivi, e rispetto ai settori in cui si possa declinare….ovvero tutti i settori politici! - Esclusione e scarsa digitalliteracy, e conseguente scarso utilizzo di nuove tecnologie e applicativi da parte delle donne. - E ovviamente, mancanza di applicazioni calibrate sulle esigenze "reali" delle donne, e che tendono così a rafforzano l’esclusione e lo stereotipo presente nelle donne stesse. Regole del gioco - Tempi, norme (esistenti o da creare) e policy (esistenti o da creare) ''Esistenti'' * Art. 3, 37 e 51 Costituzione: principio di uguaglianza formale e sostanziale e principio di uguaglianza della donna lavoratrice nel settore privato e nel pubblico. * Decreto legislativo 11/04/2006 n° 198 (G.U. 31/05/2006), Codice delle Pari Opportunità * Decreto Legislativo n° 5 del 25/10/2010 (G.U. n° 29 del 5/02/2010, modifica del D.lgs. 198/06 "Codice delle pari opportunità" con rafforzamento del principio della parità di trattamento e di opportunità fra donne e uomini. * Art. 8 CAD (d.lgs. 82/2005) sulla necessità di alfabetizzazione informatica finalizzata a rimuovere il digitaldivide. * D.lgs. 11 aprile 2006, n. 198 - Codice delle pari opportunità tra uomo e donna. ''Su cui lavorare'' * Infrastruttura / Banda larga come fattore abilitante; condizione necessaria seppur non sufficiente. * Politiche per l’agenda digitale: creare una vision di digitale al servizio della crescita, ma intesa anche come innovazione sociale e generazione del capitale sociale. → a maggior ragione le donne protagoniste. * Politiche per le pari opportunità: portare questo tema all’attenzione anche di questo settore politico? Che cosa possiamo ottenere? - Opportunità
  • Processo - Agire a livello locale (più facilmente attuabile la partecipazione e la misurazione del valore aggiunto delle azioni) e fare leva sulle esperienze di partecipazione già esistenti per capire le differenti modalità e il protagonismo femminile ai vari livelli. - L’agenda digitale è giovane e in quanto tale può essere influenzata, indirizzata. Fare leva sui problemi da affrontare (crisi, disoccupazione) per proporre soluzioni (dimostrando l’importanza del settore digital agenda e dell’apporto femminile. - Il cambiamento paradigmatico intrinseco nelle ICT può essere un acceleratore nell’approccio alle questioni di genere. Soluzioni - Migliorare la qualità della vita delle donne (gestione, organizzazione di tempi e funzioni spesso diverse tra di loro) -Un’agenda digitale – e quindi una società – declinata anche al “femminile”: una messa in rete delle energie e delle competenze della società per poter contare meglio sulla solidarietà, e mettere in atto "economie di scala" di energie sociali per badare i figli, fare compere, sbrigare mansioni....ecc. Metodologia - Sulla parte progettuale e partecipativa: prevedere delle “regole di ingaggio” condivise per assicurare la necessaria presenza femminile; capire chi e come vuole partecipare; capire se il problema è capito, dalla comunità e da chi si occupa delle politiche di agenda digitale; migliorare la rappresentazione delle donne nei processi che implicano la progettazione basata sull’utilizzo delle nuove tecnologie. - Sulle soluzioni: “gap analysis” (dove la tecnologia e le soluzioni sono “maschili” e non gender-balanced?); ricerca, proposta, selezione e adattamento di best practices; definizione di indicatori adeguati alla generazione di valore per le donne; e valutazione degli outcomes (importante per poter negoziare apportando fatti e dimostrazioni concrete qulla qualità della vita, sui bisogni...) Proposte concrete RIFLESSIONI SU: - Gap analysis: esercizio di riflessione per individuare quelle dimensioni in cui la tecnologia e i servizi sono maschili, o semplicemente non femminili.
  • - Creare una visione di società e di smart-cities e capire cosa vuol dire declinare l’agenda digitale al femminile.Individuare best practices, criteri bisogni e obiettivi da declinarsi per territorio, compresi indicatori cheriflettono una generazione del valore al femminile. (Es: risparmio di tempo, sostenibilità non tanto o non solo ambientale, ma della persona, delle energie; il tempo del pensare e degli affetti (guardare/partire da per esempio soluzioni welfare all’estero e potenziare tramite ICT); nuovi modelli di business e di valorizzazione delle risorse economiche e non, materiali e immateriali). - Come agire a livello regionale e nazionale, dove gli ambiti di riflessione sono altri che le soluzioni specifiche? Le azioni sono più di carattere normativo, di politche per l'infrastruttura, ma anche di visione generale, di principi fondanti e trainanti, di diritti, di bisogni. AZIONI - Inserire nei singoli statuti delle città e dei territori un diritto ad Internet in senso ampio. - Lavorare al livello degli stereotipi di genere. - Quale interlocutore può rappresentarci per ragionare sui processi della AD a livello regionale o nazionale? - A livello locale come convogliare le energie creative per disegnare le soluzioni?