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Dalla Villa al CastelloA partire dal II secolo, a causa della morsa dell’ereditarietà deimestieri1, con la conseguente chi...
centro di potere feudale e della vita sociale e la potenza del signoredipendeva anche dal numero di vassalli e di parenti ...
palazzotto di don Rodrigo che si reca dall’ Innominato per affidargliil rapimento di Lucia. Fin dallinizio il castello si ...
Un altro esempio lo troviamo nel romanzo “La Papessa” dove vieneriportata la descrizione di altri servizi presenti in un c...
al fianco della porta […] di fronte alla porta, sul lato più lontano, c’era il forte, l’ ultima rocca in caso di attacco c...
Il castello di DragonaraA seguito di questa introduzione, vi parleremo del castello diDragonara , luogo che prendeva nome ...
un periodo di grande splendore per la Capitanata sede prediletta diFederico II, il quale, logorato dallaspra lotta sostenu...
La donna nel MedioevoIl Medioevo è stato il periodo in cui la donna ha subito le piùevidenti forme di discriminazione e vi...
placare la sua sete di conoscenza ed accedere alla scuolavescovile è costretta a fingersi uomo assumendo l’identità delfra...
terra un esempio di mercantessa è quello di Aliena che dopo lamorte del padre Bartholomew e la perdita di tutti i beni del...
Il MercatoDopo la caduta dell’ Impero Romano d’Occidente, avvenuta nel 476d.c. , inizia“cronologicamente” il periodo chiam...
aveva già incassato più di dieci sterline e dazi. Le sole merci che sipotevano portare nel recinto il giorno della fiera e...
attratta da alcuni fogli di pergamena sbrindellati, sparsidisordinatamente in fondo alla bancarella. I margini dei fogli e...
figlie. Il matrimonio era un vero e proprio affare di famiglia, infatti,per molti secoli non ebbe un carattere religioso: ...
I ConventiIL CONVENTO è per definizione l’edificio in cui vive una comunitàdi religiosi, frati o suore, soggetti alla mede...
familiari e costruite su uno schema unico in tutto limpero. Daltraparte i monaci, quando potevano, stabilivano le loro com...
chiesa, il capitolo per le riunioni della comunità monastica, ildormitorio (poi sostituito dalle celle), il refettorio.Cap...
Refettorio:Il refettorio era la sala comune dove i monaci si riunivano perconsumare i loro pasti. Originariamente costruit...
Giardino dei semplici: Inizialmente aveva il nome di orto deisemplici. La parola semplici deriva dal latino medioevalemedi...
unoccasione di lavoro, dallaltro come un mezzo di sostentamentoche assicurava al monastero lautonomia alimentare. Magazzin...
Virginia de Lenya di Milano, che fu indotta dalla famiglia allaMONACAZIONE FORZATA, affinchè il patrimonio familiare nonve...
cominciarono a sorgere in tutta Europa. Padre del monachesimooccidentale fu San Benedetto da Norcia, fondatore dell’abbazi...
Magia e Medicina nel MedioevoLa notte è il luogo deputato per misfatti che nessuno avrebbecompiuto di giorno. È proprio ne...
proprietà curative. Poi a pagina 331 c’è anche una piccoladescrizione delle farmacie medioevale, nonché dei laboratori dov...
Geoffrey ChaucerThe poet Geoffrey Chaucer (1343-1400 a.C.) has been veryimportant in the Middle Ages, because he is regard...
The female figures in “The CanterburyTales”The two women described by Chaucer in the “General Prologue”are the Prioress an...
“A worthy woman all her life,she’d had five husband, all atthe churh door apart from theother company in youth [...];And s...
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  1. 1. INDICEPagina 1: Dalla villa al castello di L. Marzano,M.Primavera,R. Lettini, F. Cipriano, R. Cipriano e M. DililloPagina 7: Il castello di Dragonara di M. primavera, R.Lettini,F. Cipriano, R. Cipriano e M. DililloPagina 8: La donna nel medioevo di P. Lorusso, G. Fiore G.Parisi S. Amedeo, Angelica Camuso e Federica BaldiPagina 11: Il mercato di G. Labriola e F. OlivieriPagina 13: La vita nel convento di L. Todrani e G. MarinoPagina 21: magia e medicina nel medioevo di L. PassaroREDAZIONEDIRETTORE Prof. Anna PapadiaGRAFICA E IMPAGINAZIONE Giorgia Parisi, Paola LorussoREFERENTI SETTORI L. MarzanoR. LettiniP. LorussoG. LabriolaL. TodraniL. Passaro
  2. 2. Dalla Villa al CastelloA partire dal II secolo, a causa della morsa dell’ereditarietà deimestieri1, con la conseguente chiusura delle classi sociali, persfuggire al potere dei vescovi insediatosi nelle città e per difendersidalle incursioni barbariche, vi fu uno spostamento dell’asse politicodalle città alle campagne. Qui venivano erette costruzioni, le“villae”, dove vigeva un rapporto di accomodazione2. Col tempo,nacque la necessità di trasformare tali villae in fortezze a causadelle continue battaglie tra feudatari. Nacquero così i primi castelli:veri e propri regni autonomi che disponevano di leggi, terre edeserciti a servizio del feudatario. I castelli si trovavano in altura ederano circondati da mura munite di feritoie (strettissime finestrelle),guardiole sorvegliate da sentinelle e da torri(rotonde o quadrate)perdifendersi da attacchi nemici.A partire dal X secolo, con il definitivo affermarsi del feudalesimo, iveri protagonisti della vita politica, amministrativa e militaredivennero i feudatari, i quali per difendere i propri possedimentidalle incursioni sempre più frequenti di Ungari, Vichinghi e altrepopolazioni nomadi circondarono di robuste fortificazioni le città, ivillaggi e i monasteri. Essi, inoltre, sempre a scopo di difesacostruirono numerosi castelli in posizioni strategiche, soprattutto inluoghi elevati dai quali era possibile controllare il territoriocircostante. All’ inizio il castello era costruito semplicemente da unatorre di legno circondata da palizzate e fossati; in seguito, a partiredall’ XI secolo, divenne un robusto edificio di pietra, cinto di muramerlate e di torri con passerelle e luoghi di vedetta su cui eranoappostate le sentinelle, che vigilavano per la sicurezza del castelloe dei suoi abitanti. Spesso, per renderne l’ accesso piùimpraticabile, il castello era circondato da un largo fossato colmo d’acqua, attraversato solo da un ponte levatoio. Nell’ interno l’ ampiacorte poteva essere divisa in due cortili: quello più internoracchiudeva il “mastio”, la dimora del castellano; nell’ altro cortilec’erano le case degli artigiani, le stalle, i granai, il forno, la cappella,le baracche per i soldati e il deposito delle armi necessarie pergarantire la sicurezza di tutti gli abitanti. Il castello era, dunque, il1Passaggio obbligatorio del proprio lavoro da padre in figlio.2L’uomo libero che si sottometteva al signore, gli prestava fiducia in cambio di protezione.
  3. 3. centro di potere feudale e della vita sociale e la potenza del signoredipendeva anche dal numero di vassalli e di parenti che proteggevae sul cui aiuto poteva contare, in caso di necessità.3Nel romanzo de “I Promessi Sposi”, Manzoni scrive: “Il palazzo diDon Rodrigo sorgeva isolato […] sulla cima di uno de’ poggi”4. Lemura e le torri terminavano con dei merli a coda di rondine o piattiche servivano per difendersi dalle frecce. Anche il ponte levatoio,che attraversava il fossato, assumeva funzione di difesa: venivaissato ogni qualvolta si presentava una minaccia. All’interno delcastello c’era il cortile, dove si svolgevano gran parte delle funzionidel castello. Inoltre, vi erano alcuni servizi, quali laboratoriartigianali, i magazzini e le scuderie. La descrizione del palazzottodi Don Rodrigo,precisa e dettagliata, rispecchia la personalità delpersonaggio crudele e malvagio. Infatti,il palazzotto è descrittocome un luogo tetro, posto al centro di un terreno arido. “La portaera chiusa… le rade e piccole finestre che davan sulla strada,chiuse da imposte sconnesse e consunte dagli ann erano peròdifese da grosse inferiate”. A prima vista, il castello dà limpressionedi essere un forte militare in disuso ma la presenza “due grand’avoltoi,con l’ali spalancate, e coi tesch penzoloni […] eranoinchiodati, ciascuno sur un battente del portone; e due bravi,sdraiati, ciascuno sur una delle panche poste a destra e sinistra,facevan la guardia”5invece dimostra il contrario. Lo stato didecadenza del palazzotto, le imposte consunte e i bravi minacciosia guardia del castello danno una sensazione di timore e didiabolico, come in effetti è Don Rodrigo: un uomo che di buono hapoco, e che per ottenere rispetto usa la paura che incute attraversoi suoi bravi. Il castello è linespugnabile fortezza in cui vive e operalinnominato, uomo malvagio e crudele “le cui mani arrivavanospesso dove non arrivava la vista degli altri: un uomo o un diavolo,per cui la difficoltà delle imprese era spesso uno stimolo aprenderle sopra di sé”6(cap.XVIII). Il luogo descritto allinizio delcap. XX, è situato in un punto imprecisato lungo il confine tra ilMilanese e il Bergamasco e distante non più di sette miglia dal3Storia medievale 1, di S. Zanichelli della atlas (pg. 142)4“Promessi Sposi” Di Alessandro Manzoni, edizione integrale a cura di A. Jacomuzzi e A.M. Longobardi,editore SEI, anno 2005. Pagina 108 capitolo V5Promessi Sposi” Di Alessandro Manzoni, edizione integrale a cura di A. Jacomuzzi e A.M. Longobardi,editore SEI, anno 2005. Pagina 108 capitolo V6Capitolo XX pagine 358-359 dei Promessi Sposi, società editrice internazionale Torino, a cura di A.Jacumuzzi e A. M. Longobardi
  4. 4. palazzotto di don Rodrigo che si reca dall’ Innominato per affidargliil rapimento di Lucia. Fin dallinizio il castello si presenta come unluogo truce e sinistro, specchio fedele della personalità malvagiadel signore che vi risiede. Infatti, sorge in cima a unerta collina, alcentro di una valle "angusta e uggiosa" che è a cavallo del confinedei due stati, accessibile solo attraverso un sentiero tortuoso che siinerpica verso lalto e che è dominato dagli occupanti del castelloche sono dunque al riparo dallassalto di qualunque nemico.Dall’alto l’ Innominato controllava tutto e dalle finestre poteva benvedere chi saliva. Il castello è come un nido di aquile in cuilinnominato non ha nessuno al di sopra di sé e da dove puòdominare anche fisicamente su tutto il territorio circostante, di cuiegli è considerato lassoluto padrone (i pochi birri che si sonoavventurati lì sono stati uccisi e nessuno oserebbe addentrarvisisenza essere amico del bandito).Allinizio del sentiero che conduce in alto cè unosteria che funge dacorpo di guardia, la quale, a dispetto dellinsegna che mostra unsole splendente, è nota come la Malanotte e in cui stazionano bravidellinnominato armati fino ai denti: qui si ferma don Rodrigoquando giunge insieme ai suoi sgherri e viene precisato chenessuno può salire al castello armato, per cui il signorotto deveconsegnare ai bravi il suo schioppo. In seguito don Rodrigo vieneaccompagnato allinterno della fortezza e percorre una serie dioscuri corridoi, con bravi di guardia ad ogni stanza e varie armiappese alle pareti (moschetti, sciabole, armi da taglio...). Il luogo èstato giustamente interpretato come un simbolo dellindole del suosignore, che vive nella sua solitudine asserragliato su unaltamontagna e rende il proprio maniero inaccessibile a chiunque nonvoglia fare avvicinare: tale è la condizione dellinnominato sino alravvedimento, poi è lui stesso a scendere dallaltura per incontrare ilcardinale e giungere alla conversione, per cui il castello è in certoqual modo immagine dellisolamento del peccato che luomo spezzaandando a parlare con il cardinale Borromeo. Data lidentificazionetra il personaggio manzoniano e la figura storica di FrancescoBernardino Visconti, si pensa che il suo castello fosse quello i cuiresti sorgono ancora nella cittadina di Vercurago, sulla strada cheun tempo collegava Bergamo a Lecco (rimangono in piedi untorrione e parte della cinta muraria).
  5. 5. Un altro esempio lo troviamo nel romanzo “La Papessa” dove vieneriportata la descrizione di altri servizi presenti in un castello: “[…]attraversarono a cavallo la robusta palizzata […] e oltrepassaronoalcune dipendenze: una cucina, un forno, una stalla, un depositoper il granturco”.7Un ultimo modello di castello medievale labbiamostudiato nel romanzo “I Pilastri della terra” Tra i luoghi in cui sonoambientate le vicende dei protagonisti dei Pilastri della Terra, cisono anche i castelli tipici dell’ età medioevale che vengono descrittiin maniera particolareggiata.Per alcuni personaggi come Jack che viveva nella foresta, i castelli,“ultima meraviglia di una serie interminabile”, erano i luoghi in cuivenivano ambientate le storie di maghi e cavalieri, quindi luoghi dirifugio e di avventure e, poiché non aveva mai visto un castello,immaginava che fosse un po’ più grande della grotta in cui viveva. Icastelli invece erano grandi, fortificati, con tanti edifici e tanta genteimpegnata a lavorare: c’ era chi ferrava i cavalli, chi prendeva l’acqua, chi infornava il pane, chi trasportava farina, legna, stoffe,spade, insomma un brulicare di vita e dinamicità (pagina 199). Inrealtà i grandi castelli, centri di vita, attività economiche e socialierano anche luoghi di difesa e quindi fortificati. Infatti, il fossato e ibastioni non avevano nulla di naturale e Tom spiega a Jack cheerano stati scavati e costruiti da tanti uomini che lavoravanoinsieme. La descrizione esterna del castello con i suoi elementidifensivi si trova a pagina 46: “il fossato asciutto, il terrapieno checircondava la roccaforte centrale e il ponte levatoio e una guardiola7“La Papessa”, di Donna Woolfolk Cross, Newton Compton editori, anno 1996Il castellodellinnominato
  6. 6. al fianco della porta […] di fronte alla porta, sul lato più lontano, c’era il forte, l’ ultima rocca in caso di attacco che sorgeva in alto perpermettere di vedere lontano”. All’interno del castello c’ erano tantiedifici bassi di legno, una scuderia, una cucina, un forno, diversimagazzini. Al centro stava il pozzo e sulla destra il palazzo grandee imponente, costruito su due piani. Molto dettagliata è anche ladescrizione esterna di Earlcastle (pagina 173) in cui ritornano glielementi di difesa con la particolarità “del fossato ampio e profondoa forma di otto con l’ anello superiore più piccolo di quello inferiore.Alla base dell’ otto c’ erano un ponte levatoio e un varco nelterrapieno che permettevano di accedere al cerchio inferiore. Eral’unico accesso. Non era possibile raggiungere il cerchio superiorese non passando dal primo e varcando un altro ponte sul fossatoche li divideva”.8Anche il castello che il vescovo Waleran stavacostruendo (pagina 331) presentava un fossato asciutto colmatoper permettere il passaggio alla gente. In tutte le descrizionicontenuti nei romanzo i castelli appaiono dunque non solo comeluoghi di potere e luoghi di difesa ma anche come centri economicie sociali in cui si svolgevano le principali attività.8I Pilastri della Terra, Ken Follett, Oscar Mondadori, 1990 Ristampa del 2011
  7. 7. Il castello di DragonaraA seguito di questa introduzione, vi parleremo del castello diDragonara , luogo che prendeva nome da Dragone, secondo deidodici figli di Tancredi i cui discendenti presero il cognome "Sangro"dal fiume Sangro su cui possedettero estesi fondi. La fortezza fucostruita allinizio dell XI sec. sulle pendici del sub appenninoDauno.E’ possibile che Dragone, fondatore dellAbbazia della SS. Trinità diVenosa chiamasse a Dragonara la stessa manodopera che avevalavorato allAbbazia per farsi costruire il Castello: ciò spiegherebbelidentico, singolare modo di fabbricare quelle volte oblunghe, conuno speciale impasto di malta, ciottoli di fiume e mattoni. A decorarele pietre dei muri esterni del Maniero ci sono piccole lastre scolpitein marmo. Esse raffigurano soggetti cari al medioevo tra cui ancheun cavaliere in armatura. La torre del castello era originariamentepriva di entrata e si pensa che l’assenza di una porta sia dovuta ascopo bellico e difensivo; sono state avanzate ipotesi sullapresenza di un qualche passaggio sotterraneo che collega ilCastello con la torre, o addirittura di un luogo finalizzato a riti diiniziazione di sette segrete, durante i quali i postulanti riflettevanosul proprio essere. Nel 1190 Dragonara venne distrutta. In seguitoal matrimonio tra Enrico IV e Costanza DAltavilla, ultima erededella dinastia Normanna, ebbe inizio con la nuova dinastia Sveva
  8. 8. un periodo di grande splendore per la Capitanata sede prediletta diFederico II, il quale, logorato dallaspra lotta sostenuta contro ilPapato e i Comuni, trovò la fine il 13 Dicembre 1250. Intorno aTorremaggiore, ardeva la guerra e molte città, tra cui San Severo,Civitate, Foggia, Fiorentino e Dragonara, erano rovinate e quasidistrutte. La ricostruzione di Dragonara fu impostata su di unterrazzamento delimitato naturalmente da un fossato e da unaprofonda scarpata. La difesa della città fu impostata, quindi, in partesullalta scarpate del terrazzo e in parte su unaltura retrostante sucui venne innalzato il castello. Il perimetro difeso ebbe cosi la formadi un triangolo circondato su due lati non protetti dalla scarpata delterrazzo da un profondo fossato. Il castello costituiva al vertice sudest di questo triangolo il fermo difensivo dellinsieme. Il tracciatodelle cinta si adegua quindi alle condizioni impostate dal terreno ele opere di fortificazione sorgono nei tratti meno difesinaturalmente.99Fonti: Sitografia: http://www.impariamoascrivere.it/sanmarco/castello.htm -“Raimondo di Sangro”, di L.Sansone Vagni
  9. 9. La donna nel MedioevoIl Medioevo è stato il periodo in cui la donna ha subito le piùevidenti forme di discriminazione e violenza e solo nei secolisuccessivi in modo lento e doloroso ha acquisito una dignità ed ungrado di parità di trattamento con gli uomini purtroppo non presentetuttora in molte zone del nostro pianeta. Nel nostro percorso di studiabbiamo esaminato diversi romanzi e, avendo trovato vari esempidi discriminazione verso la donna nelle storie delle protagoniste, cisiamo soffermati su un particolare aspetto della società medioevale:la condizione della donna. La donna è stata da sempre consideratainferiore all’uomo sin dai tempi delle polis greche nel 1000 a.C.dove aveva un ruolo sociale marginale, pochissimi diritti ed eraesclusa da ogni carica politica ed amministrativa. Con l’avventodella religione cristiana, in particolare nel IV secolo quandol’imperatore Teodosio la impone come religione di stato (editto diTessalonica 390 d.C.), tutti i culti pagani vengono vietati e coloroche non si dichiaravano cristiani venivano perseguitati. Leconoscenze filosofiche e scientifiche del periodo classico oraritenute “pagane” vengono abbandonate e distrutte e gli unici testiapprovati erano le sacre scritture, spesso interpretate in modoletterale. In questo contesto storico lo status sociale della donna,considerata empia e priva della capacità di ragionare, peggiora inquantoritenuta fonte del peccato originale. L’esempio storico èquello di Ipazia di Alessandria, matematica, astronoma e filosofa,che viene perseguitata e uccisa da un gruppo di paraboloni(confraternita di monaci fanatici seguaci del Vescovo Cirillo) perchésosteneva teorie scientifiche in contrasto con i dettati biblici delCristianesimo.Con il passare dei secoli la discriminazione femminile è sempre piùesasperata a tal punto che la nascita di una figlia viene consideratauna disgrazia. “Una femmina. Il Canonico scosse la testa. E’ unapunizione di Dio. Una punizione per i miei peccati…”10questa è lareazione del padre di Giovanna la protagonista del romanzo “LaPapessa” alla nascita della figlia. In questo romanzo risalta anche laproblematica dell’istruzione, esclusiva degli uomini appartenenti alClero e alle classi nobiliari del IX secolo. Giovanna, infatti, per10La Papessa – Donna Woolfolk Cross – 1996 – Newton Compton Editori – pag. 15
  10. 10. placare la sua sete di conoscenza ed accedere alla scuolavescovile è costretta a fingersi uomo assumendo l’identità delfratello morto. “Alzò il coltello. Con lentezza, deliberatamente, iniziòa tagliare. Era il crepuscolo quando dalla Cattedrale uscì la figura diun giovane…”.11Un altro strumento vessatorio nei confronti delle donne era l’accusadi stregoneria con notizie di processi risalenti già dall’alto medioevo.Riferimenti si trovano sia nel libro “La Papessa” ( periodo 800 d.C.)dove questa sorte tocca alla levatrice del villaggio, Hortud, che neltesto“La Chimera” (ambientato nel 1600) dove invece è la protagonista,Antonia, ad essere condannata al rogo, solo perché aveva incontrinotturni con il suo amante in luoghi dove si credeva venissero svoltiriti di stregoneria. “La popolazione del villaggio di Ingelheim erariunita attorno allo stagno. Quel giorno doveva essere processatauna strega, un avvenimento che certamente ispirava orrore, pietà ediletto. […] Se Hortrud risaliva alla superficie dello stagno egalleggiava, significava che le acque benedette dal prete l’avevanorespinta; sarebbe stata rivelata la sua natura di strega efattucchiera e Hortrud sarebbe stata bruciata sul rogo. Seaffondava, dimostrava la sua innocenza ed era salva.”12“Antonia era stata sorpresa più di una volta, di notte e in mezzo aicampi […] e riconosciuta per strega; anzi a questo proposito DonTeresio spiegò che gli incontri fra la strega e il diavolo avvenivanoabitualmente […]”13Da sempre l’unico compito attribuitoalle donne è stato quello di procreare eallevare figli, dipendenti dal padreprima e da un eventuale maritosuccessivamente. Raramenteriuscivano a raggiungere unaindipendenza economica e nei casimigliori riuscivano ad acquisire il ruolodi mercantesse altrimenti l’altra stradaera la prostituzione. Nei Pilastri della11La Papessa – Donna Woolfolk Cross – 1996 – Newton Compton Editori – pag. 18012La Papessa – Donna Woolfolk Cross – 1996 – Newton Compton Editori – pag. 6013La Chimera – Sebastiano Vassalli – 1990 – Einaudi – pag. 189
  11. 11. terra un esempio di mercantessa è quello di Aliena che dopo lamorte del padre Bartholomew e la perdita di tutti i beni dellafamiglia, riesce a ricostruirsi una vita grazie al commercio dellalana. “Aliena aveva nei magazzini una quantità di lana ancora piùcospicua […] era nel magazzino e dirigeva le operazioni di scaricodi un carro traboccante di lana”14.14I pilastri della terra – Ken Follett – 1989 – Mondadori – pag 549
  12. 12. Il MercatoDopo la caduta dell’ Impero Romano d’Occidente, avvenuta nel 476d.c. , inizia“cronologicamente” il periodo chiamato Medioevo (anchese per mentalità il Medioevo è iniziato prima che cadesse l’ImperoRomano d’Occidente). Il Medioevo è caratterizzato dal fatto chenon esiste più il concetto di stato, ma bensì il concetto di“accomandazione”, il quale consiste in un patto tra un grandeproprietario terriero e uomo libero, nel quale:• Il proprietario terriero si impegnava a dare protezione all’uomolibero.• L’uomo libero dava in cambio la sua fedeltà, obbedienza e offriva ilproprio lavoro.Questo concetto, nel Medioevo con l’arrivo di Carlo Magno, verràpoi chiamato vincolo Vassallatico (il quale includeva anche lafedeltà militare al sovrano). Ma cosa centra tutto ciò con il mercatoe il commercio? Bisogna sapere che durante il Medioevol’economia dei feudi (le terre date dal sovrano ai signori), eraun’economia molto chiusa, perché ogni feudo pensava solo alproprio mantenimento; bisognerà arrivare all’XI sec. d.c. per riavereun’economia fatta anche di commercio. Molte città, infatti,diventarono famose per il loro grande mercato o per le fiereperiodiche (per esempio in Italia grazie agli scambi commerciali sisvilupparono città come: Milano, Firenze, Pavia, Venezia, ecc…).Organizzare un mercato non era molto semplice, infatti come vienedescritto nel libro I pilastri della terra di Ken Follett, bisognavaottenere un permesso speciale che solo il sovrano in carica potevaconcedere, ma era molto difficile perché in quel periodo inInghilterra (dove è ambientato il libro), c’erano molte guerre disuccessione al trono e il re cambiava di continuo.“La fiera aveva occupato l’intero recinto, a eccezione degli edificimonastici e del chiostro, che erano sacri. Erano stati montaticentinaia di chioschi e banchetti. I più semplici erano bianchi e dilegno su cavalletti. Alcuni chioschi includevano tende per ripararsidalla pioggia o per concludere gli affari in privato. I chioschi piùraffinati erano vere casette con grandi magazzini, diversi banchi, etavoli e sedie dove il mercante faceva accomodare i clientiimportanti. Quasi tutti i chioschi erano forniti di merci. Il priorato
  13. 13. aveva già incassato più di dieci sterline e dazi. Le sole merci che sipotevano portare nel recinto il giorno della fiera erano cibi appenacotti, pane e focacce calde e mele al forno.Philip non sapeva con certezza quanto gli avrebbe reso la fiera, masarebbe stata comunque un successo, e quindi aveva speranze diguadagnare più delle venticinque sterline preventivate all’inizio.Negli ultimi mesi c’erano stati momenti in cui aveva temuto che lafiera non si sarebbe svolta. La guerra civile continuava senza cheStefano e Matilde ottenessero una vittoria decisiva; ma la sualicenza non era stata revocata. William Hamleigh aveva tentato disabotare la fiera in molti modi. Aveva chiesto allo sceriffo di vietarla,ma lao sceriffo aveva bisogno dell’autorizzazione di uno deimonarchi, e la risposta non era arrivata”.15Ma adesso osserviamo con più attenzione cosa si vendeva nelmercato. Le merci si distinguevano in due tipi:• merci di lusso, ovvero spezie, vini pregiati, sete ecc…• merci di largo consumo, ovvero quelle di uso quotidiano.Nel libro LA PAPESSA di Donna Woolfolk Cross, assistiamo allascena in cui Giovanna (protagonista del romanzo) si trova ad unafiera, e ad un certo punto è attratta da una bancarella con dellepergamene scritte in greco, il monaco direttore della bancarellapensando che li volesse comprare per scriverci sopra, le mostracome raschiare e cancellare le scritte in greco, ma prima cheavvenisse l’irreparabile Giovanna “salva” le pergamenecomprandole. Questo era solo un esempio, ma succedeva spessoche i manoscritti (e non solo) considerati dalla chiesa paganivenissero distrutti o raschiati per poi riutilizzare le pergamene.“Sul campo le bancarelle dei mercanti erano addossate l’unaall’altra, ed esponevano le merci in una sgargiante, incoerenteprofusione di colori e forme. C’erano vesti e mantelle di setaporporina, pelli dello stesso rosso scarlatto attribuito alla fenice,piume di pavone, farsetti di cuoi stampato, rare prelibatezze comemandorle e uva passa, e ogni genere di profumi e spezie, perle,gemme, argento e oro. Altre merci continuavano ad affluireattraverso i cancelli, in alti mucchi sui carri oppure trasportate iningombranti cataste sulla schiena dei venditori più poveri, piegati indue sotto il gran peso.Mentre Giovanni pagava il suo acquisto, l’attenzione di Giovanna fu15Fonti:“I pilastri della Terra”, K. Follet, Oscar Mondadori, 1990, pgg. 485-611
  14. 14. attratta da alcuni fogli di pergamena sbrindellati, sparsidisordinatamente in fondo alla bancarella. I margini dei fogli eranostrappati, le parole sbiadite e a tratti cancellate da brutte macchiemarroni. Giovanna si chinò per leggere meglio, e l’eccitazione learrossò le guance. Vedendo il suo interesse, il mercante accorse:“Così giovane e già così esperta nell’adocchiare un affare”, dissesontuosamente. “I fogli sono vecchi, ma ancora buoni allo scopo.Grazie!” Prima che Giovanna potesse parlare, il mercante prese unutensile lungo e piatto e raschiò rapidamente la pagina,cancellando parecchie lettere. “Fermo!”. Giovanna parlòbruscamente, rammentando una diversa pergamena e un diversocoltello. “Fermo!” Il mercante la osservò incuriosito. “Nonpreoccuparti, ragazza, è solo uno scritto pagano”. Le mostrò lapagina con orgoglio. “Vedi? Bella pulita e pronta per scriverci!”. Alzòl’utensile per ripetere, ma Giovanna gli afferrò la mano. “Ti darò undenaro per questi fogli”, disse con fare sbrigativo, l’uomo finse diessere offeso.”16In fine un altro commercio moltoesteso era quello della lana. Nellibro I PILASTRI DELLA TERRA,infatti, Aliena (una delleprotagoniste) riesce a creare unmercato così esteso grazie allacompravendita di lana, che è lei acomprare l’armatura, il cavallo e learmi al fratello Richard per laguerra.Dal XII secolo le donne furonoprogressivamente emarginate dallagestione dei beni e dei diritti difamiglia e si affermò l’idea che soloi figli maschi (tendenzialmente iprimogeniti) potessero ereditare ilpatrimonio e il titolo del padre, ciòavvenne per evitare la divisionedelle ricchezze della famiglia causata dal matrimonio di una delle16Fonti:“La papessa”, D. Woolfolk Cross, Newton Compton editori, 1996, pg. 137
  15. 15. figlie. Il matrimonio era un vero e proprio affare di famiglia, infatti,per molti secoli non ebbe un carattere religioso: esso non nascevadalla volontà della donna ma era deciso da altri, in genere il padre,che prendeva accordi con la famiglia dello sposo già durantel’infanzia della futura moglie. Solo nella seconda metà del XIIsecolo Papa Alessandro III incluse il matrimonio tra i sacramenti. Ladimostrazione di quanto esposto appare chiaramente nel romanzo“I Pilastri della terra” relativamente alla figura di Aliena, figlia di unnobile promessa in sposa ad un giovane signorotto locale solo perfini politici ed economici. “Il Conte Bartholomew aveva un figliomaschio che avrebbe ereditato il titolo ed il patrimonio; quindi lafiglia poteva servigli solo per stringere un’alleanza…”.17Se non promessa in sposa, la sorte della donna non era migliore,infatti spesso era destinata ad una vita monacalein convento, ciò permetteva al figlio primogenitodi ereditare tutti i beni della famiglia. E’ questo iltriste destino che tocca a Gertrude, nota come laMonaca di Monza, nel romanzo “I promessisposi”. “Quanti figliuoli avesse […] aveva destinatial chiostro tutti i cadetti dell’uno e dell’altro sessoper lasciare intatta la sostanza al primogenito […]La nostra infelice era ancora nascosta nel ventredella madre che la sua condizione era già irrevocabilmentestabilita.”.1817I pilastri della terra – Ken Follett – 1989 – Mondadori – pag 16618I promessi sposi – Alessandro Manzoni – capitolo IX – pag.184
  16. 16. I ConventiIL CONVENTO è per definizione l’edificio in cui vive una comunitàdi religiosi, frati o suore, soggetti alla medesima regola.La STRUTTURA ARCHITETTONICA di UN MONASTERO:Lampiezza delle comunità monastiche,variava in funzione della ricchezza e delprestigio: alcune erano piccolissime,poche altre potevano accogliere anche900 monaci. In media però ne riunivanoda 10 a 50, perché lAbate dovevaconoscere e seguire i suoi monaci eguidarli come un padre spirituale.Solitamente costruito vicino ad un corso dacqua, lintero complessomonastico era orientato in modo che lacqua potesse essereconvogliata verso le fontane e la cucina, prima di raggiungere lalavanderia ed i bagni.Le origini della struttura del tipico monastero rimangono oscure.Probabilmente i monaci si rifecero in parte alle ville romane loro
  17. 17. familiari e costruite su uno schema unico in tutto limpero. Daltraparte i monaci, quando potevano, stabilivano le loro comunità inedifici preesistenti, spesso proprio delle ville di origine romana, chepoi adattavano alle loro esigenze. Il tempo, lesperienza e leesigenze delle comunità monastiche lentamente influironosullimpostazione originale dei monasteri secondo criteri comuni atutte le latitudini. Questo portò i monasteri a rassomigliarsi tra loro.Alla fine laspetto generale del monastero risultò essere quello diuna sorta di città, con case divise da strade ed edifici, soprattuttonei grandi monasteri, divisi in gruppi. Ledificio della chiesa forma ilnucleo e rappresenta il centro religioso della comunità.Perseguendo lindipendenza dal mondo esterno, inoltre, i monaci sidotarono di mulini, forni, stalle, cantine e dei laboratori artigianinecessari per eseguire riparazioni e quantaltro fosse richiesto persoddisfare le esigenze della loro comunità.Chiesa :In altezza, la chiesa di norma domina materialmente il restodellabbazia ed inoltre è sempre molto ricca, dimostrando lagrande importanza che lufficio divino deve avere nella vita delmonaco. La sua dimensione e ricchezza esprime anche laprosperità del monastero e spesso vi sono seppelliti i benefattoridella comunità e conservate le reliquie dei santi. Per la suacostruzione i monaci si rifecero soprattutto alle basiliche romane,molto diffuse in Italia: una navata centrale e due laterali illuminateda una fila di finestre sulle pareti, terminanti in unabsidesemicircolare.Chiostro :Il chistro (dal latino claustrum, luogo chiuso), è stilisticamenteripreso dellatrium delle ville romani ed è il luogo deputato allameditazione (per questo vi vigela "regola del silenzio") servendoai religiosi da deambulatorio eriparo. È sempre circondato daportici sostenuti da colonne epilastri ed è posizionatocentralmente alle variecostruzioni del monastero di cuiviene così a formare lossatura,infatti su di esso si affacciano gli edifici più importanti, come la
  18. 18. chiesa, il capitolo per le riunioni della comunità monastica, ildormitorio (poi sostituito dalle celle), il refettorio.Capitolo :Il capitolo è il locale destinato alle riunioni della comunità monasticadove: . Il postulante si presenta a chiedere lammissione almonastero; . labate impone il nome nuovo al postulante che cosìdiventa novizio e, in segno di umiltà ed affetto, gli lava i piedi,seguito in ciò da tutti i fratelli; . Il novizio emette i voti divenendomonaco; . labate convoca i suoi monaci per consultarli suquestione importanti per la comunità; . funge anche da cameraardente per la veglia dei monaci deceduti. Inizialmente nel capitoloci si riuniva solo per la distribuzione del lavoro manuale tra imonaci, solo con il tempo fu dedicato esclusivamente alle riunioniufficiali della comunità. Il suo nome deriva dalle letture (preghiere,sacre scritture e la regola dellordine) che accompagnavanoabitualmente lattribuzione delle varie incombenze. Benché il passoletto quotidianamente non corrispondesse sempre ad un capitolo,tuttavia questo nome restò attribuito alla sala.Biblioteca :Come abbiamo già detto, le biblioteche benedettine hanno svoltolimportantissima funzione di preservare, dopo la caduta dellImperoromano, le conoscenze antiche raccogliendo dalle rovine quello cheveniva recuperato. Anche ai giorni nostri la biblioteca di unmonastero ha grande importanza, dato che la lettura e lo studiofanno parte integrante della vita monastica. Sono inoltre aperte efrequentate anche da studiosi esterni, che spesso solo lì possonoreperire i documenti di cui necessitano.Dormitorio e celle:Il dormitorio era la camerata comune dove, secondo la Regola, unalampada era mantenuta sempre accesa. Quando i monaci eranotanti, erano divisi tra più dormitori. Con gli anni si passò dallacamerata comune alle celle. Dapprima si praticarono delle divisionidi legno per isolare il monaco dalle inevitabili distrazioni di una salacomune, incompatibili con le esigenze dellattività intellettuale(studio). In seguito la stanza fu chiusa da una porta e, in tal modo,si giunse al tipo di costruzione attuale divenuto di uso generale dalXV secolo.
  19. 19. Refettorio:Il refettorio era la sala comune dove i monaci si riunivano perconsumare i loro pasti. Originariamente costruito sul piano deltriclinium romano, terminava in unabside. I tavoli erano (e sonotuttora) normalmente disposti su tre lati lungo le pareti, lasciando ilcentro libero per gli inservienti. Vicino al refettorio cera sempre unafontana dove ci si poteva/doveva lavare prima e dopo i pasti.Cimitero:Alla loro morte, i monaci erano seppelliti nel cimitero interno almonastero. Lonore di essere sepolti tra i monaci era un privilegioche la comunità talvolta poteva concedere a vescovi, re ebenefattori.Foresteria :Le comunità monastiche sempre ed ovunque hanno accordatoospitalità a tutti con spirito di servizio. Per questa ragione imonasteri costruiti lungo vie molto trafficate erano particolarmenteattrezzati allo scopo e molto apprezzati. Spesso accoglievanoanche ospiti di riguardo come re, principi e vescovi in viaggioinsieme alle loro corti ed accompagnatori. Le infermerie eranocollegate a queste ali del monastero per curare anche gli ospiti chene avessero bisogno. Gli edifici adibiti allospitalità erano spessosuddivisi in aree distinte, dove meno interferivano con la quiete e lariservatezza del monastero ed avevano anche una cappella perchégli estranei non erano ammessi nella chiesa utilizzata da monaci omonache.Infermeria:Linfermeria era un edificio separato dedicato ad ospitare i monacimalati o deboli che erano affidati ad un monaco-medico. Spessoera posta vicino al dormitorio. Era dotata di un orto detto Giardinodei semplici.
  20. 20. Giardino dei semplici: Inizialmente aveva il nome di orto deisemplici. La parola semplici deriva dal latino medioevalemedicamentumo medicinasimplex usataper definire leerbe medicinali.È un Orto per lacoltivazionedelle erbe edelle piantemedicinali,spesso postonei pressidellinfermeria.Cucine:La cucina (dove i monaci servivano in turni settimanali) eranaturalmente situata vicino al refettorio. Nei monasteri più grandicerano più cucine: per i monaci, i novizi e gli ospiti.Gabinetti:I gabinetti erano separati dagli edifici principali ed eranoraggiungibili percorrendo un corridoio. Erano sempre disposti congrande cura verso ligiene e la pulizia e forniti di acqua correnteogni volta che era possibile.Scuole :Molti monasteri avevano scuole esterne per i novizi, ragazzidestinati dai loro genitori alla vita monastica. In anni recenti alcunihanno istituito anche scuole e collegi aperti a giovani che nonhanno la chiamata religiosa.Noviziato:I novizi, non essendo ancora parte della comunità, non avevano ildiritto di frequentare la zona di clausura. Avevano un posto nel corodurante gli uffici divini, ma trascorrevano il resto del tempo nelnoviziato. Un monaco anziano, il prefetto o maestro dei novizi, liistruiva nei principi della vita religiosa e li sorvegliava. Il periodo diprova durava una settimana. I noviziati più grandi avevano propridormitori, cucine, refettori, sale di lavoro ed anche chiostri.Azienda agricola:Le aziende agricole sono intese dalla regola da un lato come
  21. 21. unoccasione di lavoro, dallaltro come un mezzo di sostentamentoche assicurava al monastero lautonomia alimentare. Magazzini elaboratori:Nessun monastero era completo senza le sue dispense perconservare il cibo. Cerano, inoltre, granai, cantine e altri locali diservizio; tutto posto, insieme agli edifici delle fattorie, sotto la tuteladel monaco cellaio. Molti monasteri possedevano anche mulini permacinare il grano.Appartamenti dellabate:A partire dal basso medioevo separati erano anche gli appartamentidel capo della comunità: labate.Nel bellissimo romanzo di Ken Follet, I Pilastri della Terra, l’autoredescrive con dovizia di particolari la strutture di varie chiesemedievali, come ad esempio:“aveva visto diverse chiese, e tutteavevano più o meno la stessastruttura. La parte più ampia era lanavata centrale, che si trovavasempre a ovest. Poi c’erano i duebracci, che Tom chiamavatransetti e che sporgevano a norde a sud. L’estremità orientaleveniva chiamata abside ed era piùcorta della navata. Kingsbridgeera diversa dalle altre chiese soloperché l’estremità occidentaleaveva due torri, ai lati del portale, come in corrispondenza deitransetti”.19“a Winchester […] la calma e la serenità del monasterofurono per Philip un ristoro come una fontana in una giornata afosa[…] la cattedrale di Winchester era la chiesa più grande del mondo[…] Era lunga un ottavo di miglio[…] aveva due torri campanarie,una sopra l’altare e l’altra all’estremità occidentale”. 20Come nonricordare, a proposito di suore rinchiuse in convento, la triste storiadella Monaca di Monza, narrata dal Manzoni nel suo celeberrimoromanzo “I promessi Sposi” e che tanto ci ha appassionato durantei nostri studi di letteratura italiana. Storia triste in quantotestimonianza di una vicenda realmente accaduta alla nobile Maria19Da I Pilastri della Terra parte I , cap.4, pag.23620Da I pilastri della Terra parte II, cap.2 pag.316
  22. 22. Virginia de Lenya di Milano, che fu indotta dalla famiglia allaMONACAZIONE FORZATA, affinchè il patrimonio familiare nonvenisse dissipato per ladote matrimoniale, marestasse nelle mani delfiglio primogenito. Nelcapitolo X deI PromessiSposi, infatti, Il Manzoniracconta dell’ingresso diGertrude (Virginia) nelmonastero delle suore diclausura di Monza, delsuo noviziato fino aquando Gertrude nonprende i voti monacali,divenendo la più nota“monaca di Monza”. –“Fudunque fatta la suavolontà; e, condotta pomposamente al monastero vestì l’abito.Dopo 12 mesi di noviziato, pieni di sentimenti e di ripentimenti, sitrovò al momento della professione, al momento, cioè in cuiconveniva, o dire un “no” più strano, più inaspettato, più scandalosoche mai, o ripetere un “si” tante volte detto; lo ripetè, e fu monacaper sempre”-21Sembra a questo punto necessario approfondire ilconcetto di CLAUSURA, per poter meglio comprendere lo stile divita all’interno di un convento: dal latino CLAUDO, il termine indicala legge che regola e disciplina i contatti dei monaci e dellemonache con il mondo esterno. La vita di un monastero di clausuraè quindi centrata sulla ricerca di Dio attraverso la preghiera,l’ascoltodella Parola, la contemplazione, l’ascesi e la pratica della fraternitàall’interno della comunità religiosa. La clausura delle monache puòsembrare un retaggio di secoli passati, al contrario si tratta di unarealtà viva e addirittura in espansione essendo addirittura più di3500 i monasteri di clausura sparsi nei 5 continenti; in Italia imonasteri femminili sono 468 ed il primato per numero di monasterilo ha l’ordine francescano. L’accoglienza della lingua e della culturalatina da parte dei cristiani costituisce la premessa dell’intensaattività scrittoria dei monasteri che, a partire dal VI secolo21Da I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni capitolo 10 versi 470-476
  23. 23. cominciarono a sorgere in tutta Europa. Padre del monachesimooccidentale fu San Benedetto da Norcia, fondatore dell’abbazia diMontecassino, ancora oggi centro attivo di preghiera e di cultura. LaRegula da lui istituita, basata sul celeberrimo motto “Ora et Labora”valorizza moltissimo il lavoro sia manuale che intellettuale, tantoche in Europa i monasteri benedettini assunsero un ruolofondamentale nel recupero dell’economia, della società e dellacultura. Mentre aiutavano e reintegravano vagabondi e contadini infuga, restituendo alla coltivazione le terre abbandonate, i monaciriuscirono anche nell’impresa di conservare e ricopiare le opere ditutti gli autori latini. I monaci addetti a questo compito venivanochiamati amanuensi. Fu la loro attività, ispirata all’ottica cristianasecondo cui ogni aspetto della realtà manifesta la gloria di Dio, adaver salvato gran parte del patrimonio culturale della classicità.Ricordiamo il famoso SCRIPTORIUM (dal verbo scribere,“scrivere”) , ovvero il luogo in cui era effettuata lattività di copiaturada parte dei monaci emanuensi soprattutto nel Medioevo.Nel romanzo “La Papessa”, Giovanna come punizione fu costrettada Odo a trascrivere il passaggio dalla prima lettera a Timoteo ben25 volte in bella scrittura, proprio nello scriptorium, luogo chespesso viene richiamato nella narrazione. –“Molto bene”-disse Odo.–“Come punizione per la tua indolenza, trascriverai il passaggiodalla prima lettera a Timoteo, capitolo 2, versetti 11 e 12, 25 volte inbella scrittura prima di andartene”. 22Nella terminologia corrente di solito si intende per centro scrittorioquella parte del complesso monastico dedicata alla copiatura deimanoscritti, spesso comunicante con la biblioteca. E’ di tuttaevidenza dunque la grande importanza culturale dei conventi emonasteri nel mondo, sia per lazione di salvaguardia della culturagreca e latina, sia perché costituirono ambiti di pensiero e sviluppodi nuova cultura. Tutt’oggi i conventi sono mete di turismo e luoghidi ritiro spirituale, isolati dai frenetici centri cittadini e frequentatianche dalla gente comune, desiderosa del clima di pace e serenitàche è possibile respirare all’interno di un monastero.22Dal “La Papessa” capitolo 8 pag. 107
  24. 24. Magia e Medicina nel MedioevoLa notte è il luogo deputato per misfatti che nessuno avrebbecompiuto di giorno. È proprio nella notte quindi che si pensavavenisse praticata la stregoneria. Nei “Promesso Sposi” l’osteria e lanotte sono luoghi significativi:∙ la prima è quella di Don Abbondio (capitolo 2, righi 14-28),nella quale il curato viene minacciato da due bravi di DonRodrigo che non voleva che Renzo e Lucia si sposassero;∙ la seconda riguarda Lucia, Renzo e Agnese che cercano diorganizzare un “matrimonio a sorpresa” (capitolo 8, righi 20-640). Questo particolare matrimonio consisteva nel tentativo diimbrogliare Don Abbondio che senza volerlo avrebbe sposatoRenzo e Lucia;∙ la terza è la notte che Renzo trascorre accampato vicinoall’Adda, dopo essersi allontanato da Gorgonzola (capitolo 17,righi 88-121). Durante il sonno viene tormentato dai pensieri ericordi più angosciosi: la lontananza da Lucia, dal paese, dallepersone care, ma anche la preoccupazione dei fatti milanesi edella persecuzione della polizia;∙ la quarta è la notte dell’Innominato (capitolo 20, righi 267-416),nella quale Lucia viene rapita e portata al suo castello.MEDICINA NEL MEDIOEVO:Nel Medioevo le erbe e lespezie, sempre accompagnateda riti magici o preghiere, eranomolto usate per prepararepozioni e medicine. Nelromanzo “La Papessa” di DonnaWoolfolk Cross ci sono variriferimenti all’uso di esse perpreparare delle medicine (apagina 203 e 204 è appuntodescritta la scienza medica diallora, vengono nominate alcuneerbe e vengono illustrate le loro
  25. 25. proprietà curative. Poi a pagina 331 c’è anche una piccoladescrizione delle farmacie medioevale, nonché dei laboratori dovevenivano preparate la pozioniL’abilità nel preparare pozioni e rimedi contro le malattie è indicatacol termine inglese antico “Lybcraeft”. Sempre nel romanzo diDonna Cross ci sono delle parti nelle quali vengono propriodescritte le procedure di preparazione.23L’idea che ci fossero dei virus nell’aria si è sviluppata nella secondametà del Medioevo: questi agenti patogeni invisibili presero il nomedi Onflyge e non sono nient’altro che le infezioni. Nello stessoromanzo ci sono delle informazioni anche su questo.2423A pagina 392 e 393, quando Giovanna cura il papa o a pagina 228 e 229, quando scopre che una donna non eraveramente ammalata di lebbra come si pensava e allora riesce a guarirla24A pagina 257 e 258 c’è una parte nella quale la protagonista Giovanna scopre che le malattie si possono trasmetterecol contatto fisico e quindi che il contagio può avvenire facilmente
  26. 26. Geoffrey ChaucerThe poet Geoffrey Chaucer (1343-1400 a.C.) has been veryimportant in the Middle Ages, because he is regarded as the“father” of modern English language.As he was a public figure of Kent he wasallowed to travel all over Europe, getting intouch with other cultures like the Frenchand the Italian ones and their influence isclear in some of his works: “The Parlementof Foules”,“The House of Fame” and thenarrative poem, considered hismasterpiece, “The Canterbury Tales”. Thepoem opens with a “General Prologue”, inwhich Chaucer introduces the characters.At the time of this work, society wasdivided in three social classes: the “military”, the “clergy” and the“laity”. Chaucer’s characters are classified in the same way. Theyare also separated according to their behaviour. The poet uses thenarrative technique of physiognomic: the physical aspect is relatedto the character’s moral. “The Canterbury Tales” is a frame-talecollection of independent stories linked by a main theme: the“pilgrimage”. It’s a journey that people made to a holy place,especially during the Middle Ages when religion was reallyimportant. Thirty pilgrims are making a four day journey fromLondon to St. Thomas Becket’s shrine, an Archbishop murdered in1170, in Canterbury. A tale-telling competition starts among thepilgrims consisting in telling some stories about their ownadventures. The poem was inspired by Boccaccio’s “Decameron”but it remained unfinished.
  27. 27. The female figures in “The CanterburyTales”The two women described by Chaucer in the “General Prologue”are the Prioress and the Wife of Bath as representatives of two ofthe three estates described by the poet: the clergy and the laity. ThePrioress, a kind of nun, is not described highlighting her faith anddevotion, but through her singing, her ability to speak French, herelegant table manners andher love of small animals.The tone of thisdescription is ironic inorder to criticize the clergy.At Chaucer’s time, it wasdangerous to criticize theKing, but writers made funof monks, nuns, friars andpardoners.“At meat her mannerswere well-thought withal;[…] She could clean herupper lip so clean that not trace of grease was to be seen upon thecup when she had drunk [...];She used to weepif she but saw a mouse caught in a tra, if it wasdeath or bleeding.”A fascinating aspect of Chaucer’s version of the estates? Satire isthat he includes several pilgrims ( the doctor, the cook, theshipman) who do not fit neatly into the three estates models and thefigure that best represents it is the wife of Bath; her staus of widowand a merchant contradicts the traditional medieval ideas of bothgender and class, demonstrating how the social structure waschanging. Five times married, she is perhaps the most entertainingof the pilgrims she seems to regard pilgrimage as a social activityinfact she has been to all the major pilgrimage sites of the medievaltimes. This suggests a remarkable freedom of movement andaccess to wealth that was unusual in the Middle Ages but stillcommon enough to confound and complicate the idea of the threeestates.
  28. 28. “A worthy woman all her life,she’d had five husband, all atthe churh door apart from theother company in youth [...];And she had trice been injerusalem, seen many strangerivers and passed over them;she’d been to Rome and alsoto Boulogne, St. James inCompostela and Cologne.”.
  29. 29. Fine

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