Steve Jobs

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"Stay hungry, stay foolish!"

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Steve Jobs

  1. 1. INSTANT E-BOOK 1955-2011 STEVE JOBS Il visionario che ci hacambiato la vita
  2. 2. PREFAZIONEL’ULTIMO ISPIRATOREL’applauso planetarioal grande maestrodi Luca De BiaseUn lutto planetario. Imprenditori e nerd. Autori, artisti, architetti.Fan e fanatici. Leader di mezzo mondo, dal presidente degliStati Uniti a quello della Russia. Persino i nemici e gli avversaridi sempre. Si sono inchinati all’autorità intellettuale del terzomillennio: all’interprete del cambiamento, all’esploratore che havarcato i confini dell’impresa, all’artista della tecnologia. Centinaiadi milioni di persone hanno saputo della notizia, forse toccandouna delle sue opere, e hanno lanciato un pensiero verso Palo Altodove è morto Steve Jobs, l’ispiratore di una nuova dimensione dellavita quotidiana. Se n’è parlato al bar e in ufficio, a casa e a scuola.La notizia si è diffusa su tutti i media, digitali e analogici. Con unsentimento che ha superato i confini dell’economia, della tecnologiae della cultura aziendale, di certo inconsueto per un imprenditore.Più adatto a un maestro. Un sentimento che ha superato il rispetto.Che ha contagiato anche chi era contro di lui. Che ha coinvoltoanche chi non aveva alcun interesse per la tecnologia. Come èpotuto succedere, a un pirata, a un nerd, a un orfano autodidatta emalato, a un uomo d’azienda come Steve Jobs?Steve Jobs si è preso la responsabilità di interpretare la grandetrasformazione del millennio. E le sue opere, una dopo l’altra,hanno cambiato la tecnologia e soprattutto il suo senso, tracciandouna prospettiva nell’epoca della conoscenza, di internet, dellaglobalizzazione. Orfani, come lui, delle certezze industriali, gliabitanti del pianeta hanno forse visto nelle sue intuizioni e nellestorie che le raccontavano un’ispirazione per interpretare a lorovolta la contemporaneità.La grande manifestazione mondiale di sentimento per la mortedi un imprenditore non è certo un evento normale. L’economiao la tecnologia di solito non muovono i cuori. Perché dunque sisono scossi per la fine di Steve Jobs? Forse perché la sua biografiaera quella di un eroe bistrattato dalla sorte che si risolleva conle sue forze. Forse perché l’amore che metteva nelle sue opereera contagioso. Forse perché decideva paternamente che cosafosse giusto e che cosa sbagliato nella tecnologia. Di certo, perchéesplorava prima degli altri il futuro che valeva la pena di costruire.
  3. 3. IL VISIONARIO CHE CI HACAMBIATO LA VITASTEVE JOBS 1955 - 2011 LA VITACopyright Il Sole 24 Ore 2011 Il messaggio 9A cura di:Riccardo Barlaam, «Cercate ciòDaniele Bellasio, che amerete fare»Serena Danna, di Luca De BiaseMichela Finizio,Antonio Larizza,Mauro Meazza, La biografia 10Fernanda Roggero, Mi chiamo StevePierangelo Soldavini e cambierò il mondo di Luca TremoladaProgetto grafico e realizzazione:Adriano Attus,Laura Cattaneo, Il testimoneGiuseppe Centrone 14 Così nasce il prodotto perfettoPrefazione di Jay Elliotdi Luca De Biase L’evento 18 In coda con il clan Apple al Javits Center di Marco Magrini L’immaginario 23 L’icona di unaCrediti fotografici: generazione senza miti di Serena DannaAP La PresseCorbisMarka La politicaMilestone Media 25Photomovie Il nuovo sognoReuters americanoThe Economist di Christian Rocca
  4. 4. SOMMARIOLE IDEE L’AZIENDA NEL MONDOGli oggetti L’economia La Rete 30 48 60 I prodotti che In sintonia con Antologia hanno fatto il brand il sogno americano di Tweet di Antonio Dini di Mario Platero di Luca Dello IacovoLa storia La finanza I concorrenti 36 50 62 La mia vita Primatista in Borsa, Microsoft, Google, con Apple più solido delle bolle Samsung, le sfide di Marco Magrini di Marco Valsania di Luca Dello IacovoIl cinema La squadra Il confronto 38 52 64 Pixar, iTeam, l’ultima Steve e Bill, un sogno animato sfida del «capo» eterni rivali di Marco Magrini di Luca De Biase (ma con stima) di Mario PlateroL’editoria Gli eredi/1 41 54 L’inchiostro del futuro Quella volta che formato iPad incontrai Tim Cook di Daniele Lepido di Antonio DiniL’industria Gli eredi/243 57 Il paradigma del Jonathan Ive, nuovo imprenditore il design di Apple di Giuseppe Berta di Luca Dello IacovoLa pubblicità APPENDICE44 68 Think different, Il discorso di Steve la forza dello slogan Jobs a Stanford per la di Giulia Crivelli laurea ad honorem
  5. 5. LA VITAL’addioall’università,l’esordioin garage,la costruzionedel sogno6
  6. 6. LA VITAIL MESSAGGIO«Cercate ciò che amerete fare» «Cdi Luca De Biase ercate quello che amerete fare nella vita. Con pazienza. Lo ri- conoscerete a prima vista. Solo Per qualcuno aveva amando quello che fate, farete grandi cose». È un passaggio poteri sovrannaturali, di quel rarissimo momento di altri hanno continuatoautobiografia che Steve Jobs ha voluto condividere,la lezione a Stanford nel 2005, divenuta uno dei a cercare il truccovideo più commoventi e importanti che si possonotrovare su YouTube. Giordano Bruno. Perché, in effetti, ci sono poche Jobs racconta alcuni episodi fondamentali della biografie di imprenditori segnate come quella disua vita, dall’abbandono dell’università all’espul- Jobs dalla sperticata affezione dei suoi seguaci esione dalla Apple e all’esperienza del tumore al dalla violenta incomprensione degli scettici. Chepancreas, senza nascondere le proprie debolezze, gli è costata, nel 1985, l’espulsione dalla Apple,per evidenziare con sincerità che cosa quelle storie l’azienda che aveva fondato con Steve Wozniak egli avevano insegnato. E alla fine, richiamandosi che aveva portato al successo. Visse in esilio unaalle parole di uno dei suoi eroi giovanili, il creatore dozzina d’anni, trovando il tempo di fondare altredel Whole Earth Catalog, Stewart Brand, suggeri- due aziende come NeXT e Pixar.sce ai ragazzi di coltivare la passione e l’ingenuità,la fame e la follia. Bello, umile, sincero: anche lui, E solo quando la Apple arrivò sull’orlo del falli-Jobs, ha cercato quello che avrebbe amato fare mento fu chiamato a rifondarla. Nel 1998, quandodella sua vita. L’ha cercato con fiducia. E quello al MacWorld di San Francisco, dopo la presenta-che ha trovato l’ha vissuto con tutta la passione, zione dei nuovi prodotti, facendo simpaticamen-il dolore, l’entusiasmo, l’ingenuità, la felicità che te finta di essersi ricordato all’ultimo momentosi dedica a una storia d’amore. È questa la chiave di avere “ancora una cosa” da dire, annunciòdella sua storia. Lo si riconosce facilmente, ora che «siamo in utile», fu un trionfo: ma non sarebbesi è conclusa. Ma mentre si svolgeva, non era così stato lo stesso se per arrivarci non avesse dovutosemplice: perché non tutto è stato romantico. attraversare un inferno. La dimostrazione di come un uomo potesse Chi era Steve Jobs? Lo hanno definito un genio, fare la differenza, in un’impresa, non sarebbeun tiranno, un leader carismatico. Ma più spesso, stata altrettanto chiara, se il suo amore per lamolto più spesso, lo hanno descritto come un Apple non avesse dovuto superare una provamago. Perché per gli ammiratori è stato un cre- tanto dura come l’esserne brutalmente respintoatore di realtà che nessuno aveva visto prima. E e allontanato.per i critici è stato un prestigiatore capace di tirare I momenti di trionfo sono stati tanti, da quelsempre fuori dal cilindro la sua nuova sorpresa. 1998, da aver riempito le cronache in ogni parteGià. Un visionario è una persona che pensa diver- del mondo. La reinvenzione del business dellasamente e che, dunque, suscita reazioni contra- musica, con l’accoppiata iTunes-iPod. La ridefini-stanti: c’è chi crede che il suo sia stato un potere zione del telefono, con l’iPhone. L’apertura di unasovrannaturale e c’è chi non ha mai cessato di nuova dimensione della lettura e della fruizionetentare di scoprire quale fosse il trucco. C’è chi lo dei contenuti digitali con l’iPad. La conquista deiha applaudito e c’è chi lo ha perseguitato. vertici dell’imprenditorialità globale con il ricono- scimento registrato a Wall Street, quando la Apple Da questo punto di vista, per i maghi e i visio- ha raggiunto la capitalizzazione di Borsa più alta dinari, non è cambiato proprio tutto dai tempi di tutta l’industria tecnologica. 9
  7. 7. Non me ne accorsi allora ma il fatto di essere stato licenziato da Apple era stata la miglior cosa che mi poteva capitareLA BIOGRAFIA quale fonderà poi la Apple. Il ragazzo è inquie- to e ha il pallino dell’elettronica. A soli dodici anni contatta Bill Hewlett, uno dei fondatoriMi chiamo di Hewlett-Packard per costruire un contatore di frequenza. Ce la fa. Pare che Hewlett fosse rimasto tanto colpito dalla telefonato da offrirgliSteve un lavoro estivo. Per sei mesi va al college Reed a Portland (Oregon) ma poi decide di abbando-e cambierò nare. Ricorderà quella scelta nel discorso alla Stanford University del giugno del 2005 comeil mondo un momento di svolta - la prima - nel quale ha iniziato davvero a occuparsi di quello a cui più teneva.di Luca Tremolada calligrafia per tastieraN In quei sei mesi al Reed College frequenta il corso di calligrafia che inizialmente non aveva asce il 24 febbraio del 1955 a San alcuna utilità pratica ma che, dieci anni dopo, Francisco da due studenti, il siria- avrebbe impresso una svolta decisiva alla sua no Abdulfattah Jandali e l’americana attività: «Quando ci trovammo a progettare Joanne Schieble. Viene dato in ado- il primo Macintosh - racconta Jobs - mi tornò zione a una famiglia in cambio della tutto utile. E lo utilizzammo per il Mac. È stato promessa di mandarlo all’università. il primo computer dotato di bellissime capacitàCosì non avviene e Jobs interrompe gli studi tipografiche. Se non avessi partecipato a queldopo solo sei mesi. singolo corso, il Mac non avrebbe mai avuto I genitori adottivi Clara e Paul Jobs sono una la possibilità di gestire caratteri differenti ofamiglia medio borghese che vive alla periferia spaziati in maniera proporzionale. E, dato chedi Mountain View in California. Si diploma nel Windows ha copiato il Mac, è probabile che non1972 a Cupertino alla Homestead High School ci sarebbe stato nessun personal computer condove incontra Wozniak, l’amico e socio grazie al quelle capacità». 10
  8. 8. LA VITA Al college Steve Jobs in uno scatto del 1972 Jobs. La relazione con la madre Chrisann Bren- nan è complicata fin dall’inizio. Si riconciliano solo molti anni dopo. Lui è distratto, la sua testa è per la Apple. A 23 anni guadagna il suo primo milione di dollari. Capelli lunghi, giacca: così viene ritratto in foto. La sua Apple va in Borsa, 22 dollari per azione. Oggi ne vale quasi 400. mac con la regia di ridley scott Nel 1983 esce Apple Lisa, il primo computer commerciale dotato di interfaccia grafica. Il pri- mo Macintosh nel 1984 è una rivoluzione: mou- se e interfaccia grafica a icone. Il lancio affidato dall’india alla apple a una pubblicità (poi entrata nella storia) duran- Nel 1974 viene assunto dall’Atari come tecnico. te l’ambitissimo intervallo del Super Bowl. UnLo ricordano arrogante e schivo. Il suo obiettivo minuto diretto da Ridley Scott che mostrava ilera trovare i soldi per un viaggio in India. Riesce mondo dei pc orwelliano. Apple diventa un’ico-nell’intento, torna negli States vegetariano e de- na. Ma con l’uscita dell’Apple III qualcosa va stor-cide di scoprire qualche cosa di più sui genitori to. Per John Sculley, ex della Pepsi Cola chiamatonaturali. Le foto lo ritraggono con i capelli lun- dallo stesso Jobs ad aiutarlo a guidare la Apple èghi e abbigliamento vagamente hippy. All’Atari il pretesto per fare fuori il giovane innovatore.aveva ritrovato l’amico Steve Wozniak che nel Questo momento viene ricordato come la secon-frattempo è passato a Hewlett-Packard. Si ritro- da svolta fondamentale della sua vita. «Non mevano proprio ad Hp. Insieme partecipano agli ne accorsi allora – dichiarò - ma il fatto di essereincontri dello Homebrew Computer Club, un stato licenziato da Apple era stata la migliorgruppo di nerd che si misura sul nuovo personal cosa che mi potesse capitare. La pesantezza delcomputing. Insieme sono una coppia, Wozniack successo era stata rimpiazzata dalla leggerezzaè il geek, l’uomo dei chip, il tecnico informatico. di essere di nuovo un debuttante, senza più cer-Steve Jobs in quella fase è il designer, l’uomo tezze su niente. Mi rese libero di entrare in unoanimato da una visione chiara di quello che dei periodi più creativi della mia vita».rappresenterà il computer nella vita delle per-sone. Lo convince a lasciare un posto “sicuro” la rivoluzione di cupertinoper iniziare un’avventura imprenditoriale. Nasce Durante i cinque anni successivi fondacosì nel 1976 la Apple: il nome è un omaggio al un’azienda chiamata NeXT e poi ne acquistasimbolo della casa discografica dei Beatles ma un’altra da George Lucas che chiamerà Pixar e sianche un modo per venire prima di Atari in ordi- sposa con Laurene Powell al Yosemite Nationalne alfabetico. Gli aneddoti sono contrastanti. In Park. Da Laurene avrà tre figli Reed, Erin ed Eve.quel periodo con Wozniak passa intere giornate Di quel periodo è il lancio di Toy Story il primoper migliorare quello che diventerà Apple I e II, il film di animazione della Pixar, candidato a treprimo personal computer di successo. Il privato premi Oscar. Il primo della storia a registrareirrompe in questo momento nevralgico. Nel incassi milionari. Nel frattempo Apple lancia il1978 Steve Jobs diventa padre di Lisa Brennan- Machintosh II, nel 1991 firma l’unico prodotto di 11
  9. 9. fotogallery vitaAlbumLa vita di Steve Jobs per immaginisuccesso di quel periodo, il PowerBook insieme ipod eraad altri 19 computer. La strategia di Cupertino fa Nell’ottobre del 2001 viene presentato l’iPodacqua da tutte le parti. Lo strapotere di Windows ma solo due anni dopo con iTunes Music Storee dei pc schiaccia la Mela. Nel 1993 Sculley viene si percepisce con più chiarezza la portata di que-licenziato. Apple rischia la bancarotta e richiama sta rivoluzione che darà vita al mercato digitaleSteve Jobs che torna in qualità di consulente. della musica legale. Nel 2004 un fulmine col-Siamo nel dicembre del 1996. Dieci anni dopo pisce Cupertino: Jobs in una mail ai dipendentivenderà la Pixar alla Disney per 7,4 miliardi di rivela problemi di salute. Annuncia che torneràdollari. Il ritorno di Steve Jobs rivoluziona Cu- a settembre per curarsi da una rara forma dipertino. Diciassette mesi dopo aver messo piede cancro al pancreas. Continua a lavorare. Le fotoalla Apple diventa Ceo. Sono gli anni del Think lo ritraggono indebolito e magro ma sempre aldifferent. Jobs pare diverso. Chiude i conti con posto di comando. Nel 2007 lancia la sua terzaMicrosoft, l’eterna rivale, che subito decide di in- rivoluzione, l’iPhone e un anno dopo torna avestire 150 milioni. Un anno dopo nasce l’iMac. scherzare sui suoi problemi di salute: «La notiziaIl tocco del visionario compie la magia: l’azienda della mia morte – sorrise citando Marc Twain-torna alla profittabilità. Chi ha lavorato con lui è molto esagerata». Ma i mercati non ridonoin quegli anni lo ricorda pignolo e tirannico. affatto. Anzi, sono terrorizzati dall’eventualitàManiacale nella cura del prodotto, attento a ogni di una scomparsa del leader carismatico. Nonminimo dettaglio. è l’azienda ma il genio a scalare Wall Street. Il suo è un mondo di perfezione, di estetica Apple si avvia a diventare la società tecnologicae funzione. Un mondo chiuso come il suo a più alta capitalizzazione, superando Microsoft.carattere. Nasce il mito di Steve Jobs. Aprono Nel 2005 il celeberrimo discorso a Stanford: «Ilgli Apple Store e Jobs matura la decisione di vostro tempo - dice il fondatore della Apple inuscire dal computing per espandersi nell’elet- quell’occasione - è limitato, allora non buttatelotronica di consumo. vivendo la vita di qualcun altro. Non lasciatevi 12
  10. 10. LA VITA L’innovatore A destra Steve Jobs con una delle sue creature, 1994 Il garage A sinistra Steve Jobs e Steve Wozniak al lavoro in un garage di famiglia trasformato in un laboratorio di informaticaintrappolare dai dogmi, che vuol dire vivere con Jobs e Wozniaki risultati dei pensieri degli altri. E non lasciateche il rumore delle opinioni degli altri affoghi sono inseparabili:la vostra voce interiore. E, cosa più importante,abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la il primo è il geek,vostra intuizione. In qualche modo loro sanno il secondo è il designergià cosa voi volete davvero diventare. Tutto ilresto è secondario». Qualcuno legge in questeparole un testamento. In realtà quel discorso èun inno alla vita e passerà alla storia per «Stayhungry, stay foolish!!!» (siate affamati, siate folli) 70 per cento.per quella raccomandazione ai neolaureati di All’inizio del 2010 è la volta dell’iPad ed è sem-non rinunciare ai loro desideri e di essere folli. pre lui a presentare quella che passerà alla storia come la sua ultima magia. Il 25 agosto l’an- l’ultimo sogno: l’ipad nuncio delle sue dimissioni. «Ho sempre detto La pressione intorno a Steve Jobs sale. I mercati che se fosse mai arrivato il giorno in cui nonfinanziari analizzano le foto del fondatore, sui avrei più potuto rispettare i miei obblighi comegiornali si interrogano specialisti e medici. La amministratore delegato di Apple, sarei stato ilsalute del “mago” diventa un fatto finanziario. primo a dirvelo. Sfortunatamente quel giorno èMa Jobs tira dritto. Entra ed esce dagli ospedali. arrivato. Rassegno le dimissioni da amministra-Si sottopone a cure mediche sempre sostituito tore delegato. Alla Apple – prosegue la letterada Tim Cook che diventerà alla fine il suo suc- di dimissioni - ho trovato i miei migliori amicicessore. Nel 2009 il trapianto di fegato e poi ringrazio tutti per avermi dato l’opportunità dil’annuncio del suo ritorno che viene salutato lavorare al vostro fianco». Il 5 ottobre, l’annun-con incrementi che arrivano a toccare punte del cio della sua morte. A 56 anni da quel 1955. 13
  11. 11. LA TESTIMONIANZACosì nasceil prodottoperfettodi Jay Elliot * 14
  12. 12. LA VITANel garageUn giovanissimo Steve Jobs(in piedi) con Steve Wozniak,in una foto del 1976.Nasceva il mito della Silicon ValleyE ro nella sala d’attesa di un ristoran- te... Un’ambientazione davvero impro- babile, per un incontro destinato a cambiarti la vita. Stavo leggendo sul giornale la triste storia della startup Eagle Computer. Un ragazzo, sedutoaccanto a me in sala d’aspetto, stava leggendolo stesso articolo: ci mettemmo a parlare e glispiegai cos’avevo a che fare con quella vicen-da. Di recente avevo detto al mio capo, il pre-sidente dell’Intel, Andy Grove, che intendevodimettermi dalla sua azienda per lavorarecon i fondatori della Eagle Computer, che sipreparavano a quotare la propria azienda inBorsa. Il giorno del l’offerta pubblica, l’ammi-nistratore delegato divenne multimilionarioin poche ore e decise di festeggiare conceden-dosi una bevuta insieme con i co-fondatori.Da lì andò dritto a comprarsi una Ferrari, pre-se un’auto dal concessionario per una provasu strada ed ebbe un grave incidente. Morì,l’azienda morì con lui, e l’impiego per cui ave-vo lasciato Intel si volatilizzò prima ancora chemettessi piede in ufficio.* Jay Elliot ha collaborato con Steve Jobsallo sviluppo del Macintosh della Apple. 15
  13. 13. Il ragazzo a cui avevo raccontato questa storiainiziò a fare un mucchio di domande sulla miaesperienza lavorativa. Eravamo molto diversi:lui era un hippie poco sopra i vent’anni, in je-ans e scarpe da ginnastica; io ero un uomo dalfisico atletico, alto due metri, sulla quarantina:un classico uomo d’affari in giacca e cravatta.L’unica cosa in comune fra noi era la barba,che all’epoca portavamo entrambi. Ma prestoscoprimmo una passione condivisa: i compu-ter. Quel ragazzo era instancabile, traboccavadi energia: si entusiasmò quando gli dissi cheero stato un dirigente di alto livello nel settoretecnologico, ma che avevo lasciato l’Ibm perché Il testo qui pubblicatola trovavo restia ad accettare le nuove idee. è il prologo del volume:Si presentò come «Steve Jobs, presidente delCda di Apple Computer». Avevo sentito parla- Steve Jobs.re in termini vaghi di Apple, ma non riuscivo L’uomo che ha inventato il futuro.a figurarmi quel ragazzino come presidente di Jay Elliotdi un’azienda informatica. Poi Steve mi colse e William L. Simon,completamente alla sprovvista: disse che gli Hoepli, 19,90 euro.sarebbe piaciuto assumermi. «Non credo pos-siate permettervi il mio stipendio», gli risposi.Al l’epoca Steve aveva 25 anni, e di lì a qualchemese la Apple sarebbe stata quotata in Borsa equel ragazzo sarebbe valso qualcosa come 250 16
  14. 14. LA VITAApple Lisa uno spettacolo che mi mozzò il fiato. Steve eraLanciato nel 1983, è stato il primocomputer commerciale dotato stato lì un mese prima con un gruppo di inge-di tastiera, mouse e interfaccia grafica gneri del software di Apple, ma non era riuscito a persuaderli che quelle meraviglie fossero ap- plicabili anche ai personal computer. Ora Steve era tornato a dare un’altra occhiata e ne era esaltato. Gli cambiò la voce quando vide qual- cosa di «assurdamente bello», e quel giorno ne fui testimone. Vedemmo una versione primitiva di uno strumento che in seguito avremmo chia- mato “mouse”, una stampante, un monitor che non si limitava a mostrare testo e numeri, ma poteva riprodurre disegni, immagini e menu inGli cambiò la voce cui si potevano selezionare le varie voci con il mouse. In seguito Steve definì «apocalittiche»quando vide qualcosa quelle visite al Parc. Era sicuro di aver visto il futuro dei computer.di «assurdamente bello»,e quel giorno Il Parc stava sviluppando una macchina per le aziende: un mainframe che avrebbe potutone fui testimone competere con quello di Ibm e che sarebbe co- stato tra i 10 e i 20mila dollari. Steve, però, ave- va intravisto un’altra possibilità: un computer per tutti. Ma le sue intuizioni non si limitavanomilioni di dollari. Eccome, se la sua azienda alla tecnologia informatica. Come un ragazzopoteva permettersi di assumermi. del l’Italia medievale che entrando in monastero scoprisse Gesù, Steve si era convertito alla reli- Nel futuro dei computer. Un venerdì, due gione dello user friendly. O forse, aveva soltantosettimane dopo, iniziai a lavorare per la Apple, scoperto come appagare un desiderio preesi-con una retribuzione leggermente più alta e con stente. Steve – il consumatore per eccellenza,molte più azioni di quante ne avessi all’Intel. l’uomo capace di immaginare prodotti perfettiAndy si accomiatò da me dicendomi che stavo – si era imbattuto per caso nel sentiero checommettendo «un grave errore: la Apple non conduceva a un futuro glorioso. Certo, la stradaha futuro». A Steve piace stupire tutti, tenendo era irta di ostacoli. Steve avrebbe commessosegrete le informazioni fino all’ultimo minu- molti errori gravi, costosi e quasi disastrosi:to: forse lo fa per lasciarti sempre un po’ sulle spesso per colpa della sua illusione d’infallibi-spine, per controllarti meglio. Il primissimo lità, quella sicurezza testarda che ha dato vitagiorno che ero lì, dopo un pomeriggio passato al cliché: «Fà come ti dico, altrimenti quella è laa chiacchierare per conoscerci meglio, mi disse: porta». Ma per me, il suo nuovo assistente, era«Domani andiamo a farci un giro. Ci vediamo straordinario osservare quanto fosse aperto allequi alle dieci, voglio mostrarti una cosa». Non nuove idee, con quanto entusiasmo apprezzas-avevo idea di cosa aspettarmi, o di come pre- se, e facesse suo, un nuovo modo di pensare. E ilpararmi. Il sabato mattina salimmo sulla mac- suo entusiasmo è contagioso: Steve comprendechina di Steve e partimmo. Dagli altoparlanti, la psiche dei consumatori perché è uno di lo-i Police e i Beatles rimbombavano a volume ro. E poiché ragiona come i suoi futuri clienti,fastidiosamente alto. E non sapevo ancora dove è consapevole di intravedere il futuro. Con ilstessimo andando. tempo sarei giunto a vedere in Steve un uomo Steve entrò nel parcheggio del Parc, il centro di straordinaria intelligenza, ricolmo di energia,di ricerca Xerox di Palo Alto; da lì fummo ac- motivato da una visione del futuro, ma anchecompagnati in una stanza piena di computer: molto giovane e molto impulsivo. 17
  15. 15. P. Jobs, il visionario del personal computer, l’eterno giovane che fondò la Apple Computer, dalla quale fu cacciato e che di recente ha sal- vato da prematura morte. Da questo popolo di fan, Jobs è adorato come una rockstar, ammi- rato come un jazzman; ai suoi occhi è celebreL’EVENTO come un personaggio della tivù e carismatico come un predicatore. Questi ottomila ragazzi, arrivati di prima mattina ad ascoltarlo, hanno sborsato la bellezza di 300 dollari per unoIn coda con show di un’ora e un quarto. Uno show carico di applausi, di stupore e dell’orgoglio di esserci. Ma anche un Carosello dove il magistrale Jobsil clan Apple non ha fatto altro che vendere i suoi nuovi prodotti. Come quella volta che incontrò Juanal Javits Center Carlos di Spagna a un party, e gli fatturò sorri- dente un computer.di New York se vieni alla apple cambierai il mondo La Apple ha sempre avuto, oltre ai norma- li clienti, vere e proprie schiere di seguaci. Dall’ormai mitico garage della famiglia adotti-di Marco Magrini va di Jobs, il ventunenne Steve e l’amico Steve Wozniak se ne uscirono nel 1976 con l’AppleNell’ottobre del 2000, Ventiquattro, il magazine I: un computer rudimentale ma geniale, chedel Sole 24 Ore pubblicò un reportage su uno dei oggi i collezionisti si contendono a decine diprimi pubblici show di Steve Jobs, poi diventati migliaia di dollari. Dall’ufficio di Cupertino fuleggendari. L’iPod ancora non esisteva e ancor sfornato nel 1977 l’Apple II, il primo vero perso-meno l’iPhone. Ma Jobs già esercitava un fascino nal computer, che costrinse la Ibm a entrare dimagnetico sui consumatori più affezionati. fretta in un mercato - quello delle famiglie - del quale ignorava l’esistenza. Dal grande campusL aziendale, Jobs reclutò John Sculley, numero uno della Pepsi Cola, sentenziandogli: «Se a lunga coda scorre veloce. Nick Hen- resti dove sei, tra cinque anni avrai venduto derson, diciannove anni incorniciati in un po’ d’acqua zuccherata in più. Se vieni alla una faccia da adolescente con i brufoli e Apple, avrai cambiato il mondo». Di lì a poco, gli occhiali, freme all’idea di entrare nel nel 1984, la coppia da copertina Jobs-Sculley Javits Center di New York per il grande sfornò il Macintosh, il primo computer che spettacolo. Come tutti i coetanei quando aveva un mouse, che simulava una scrivaniavanno a un concerto rock, ha lo zaino in spalla con oggetti e un cestino. Che, in poche parole,e si sente una cosa sola con gli ottomila che era facile da usare. La Ibm annaspava nel suosono lì, in fila, a condividere la stessa passione. ritardo tecnologico. E i fan della Apple godeva-Dentro è tutto nero, poi il palco s’illumina e no come matti per questo Davide tecnologicoarriva lui, sommerso dagli applausi. Non è una che sbeffeggiava un imbarazzato Golia.rockstar, non è un jazzman, e neppure una ce- Oggi la Apple ha nel mondo quasi mille userlebrità televisiva o un predicatore. Lui è Steven group, piccole comunità di fedelissimi che si 18
  16. 16. LA VITA qui: un’azienda che sarebbe potuta diventare globale e tentacolare come la Microsoft, maDentro è tutto nero, che ha poi perso quote di mercato un annopoi il palco s’illumina dopo l’altro, fino a sfiorare la quota minima del 3 per cento. All’inizio, i seguaci dellae arriva lui. Non è una Apple vedevano il nemico nella Ibm. Né lo- ro né i vertici di Cupertino si erano accortirockstar, è l’eterno che la Apple non era tanto un’azienda digiovane che fondò hardware quanto la numero uno nei sistemi operativi, ovvero l’intelligenza di base deila Apple Computer computer. Per qualità, il sistema operativo Mac Os faceva impallidire l’Ms-Dos svilup- pato dalla Microsoft per conto di Ibm. Bill Gates, che scriveva programmi per entrambescambiano consigli e s’infiammano ancora le piattaforme, lo ammetteva pubblicamente.quando Jobs tiene il suo abituale sermone, L’errore fu quello di credere che bisognavacome questa estate a New York, o venti giorni vendere più Mac possibile. Invece occorrevafa a Parigi. C’è un user group in Iran, con il suo diffondere il sistema operativo, per farlobravo website. In California ce ne sono decine, diventare uno standard. Al contrario del Pc,uno dei quali - il Qmug - è il Macintosh user i Mac non si potevano clonare: solo la Applegroup per lesbiche, gay e bisessuali di Los poteva produrre un Mac. Così, la concorren-Angeles. «Il Christian Macintosh user group za sui prezzi fece del Pc una prodotto di mas-- recita una presentazione su Internet - aiuta sa, mentre il Mac se ne stava arroccato nellai cristiani di tutto il mondo che usano il Mac sua élite di fedelissimi. Una superiorità chenella Gloria di Dio». durò circa nove anni. Con l’avvento di Win-«È un fatto straordinario e unico al mondo», dows ’95, il vantaggio su Microsoft diventòcommenta Dan Niles, della banca d’investi- marginale. Ma non le quote di mercato: nelmenti Robertson Stephens. «Avete mai sentito mondo c’erano diciotto Pc per ogni Mac. Unaun utente della Compaq o della Dell dire che voragine incolmabile. Il nemico era ormaiadora il suo computer?». diventato Bill Gates.Nel pianeta, ci sono decine di giornali che L’incubo di tutti i Nick Henderson del mondoparlano di Macintosh e basta. Tre solo in Ita- è un fatto realmente avvenuto nel luglio di trelia. Il più celebre è «MacWorld», la testata che anni fa. C’è Steve Jobs sul palco, con i jeans eorganizza la fiera al Javits Center. Un altro è la maglietta firmata, immerso nelle luci della«Mac Addict» (Mac-dipendente), il cui nome ribalta. È un ritorno clamoroso: cacciato dallala dice lunga sui sentimenti dei propri lettori. Apple nel 1985 da quello Sculley che lui stessoGente che si sente parte di un’élite, in qualche aveva ammaliato, Jobs è tornato a casa, assu-modo progressista, così fiera di includere tra le mendo da poco la carica di amministratoreproprie schiere (grazie all’originale vocazione delegato. Sembra un sogno. Che all’improv-del Mac per la grafica) una gran quantità di viso si fa cupo: Steve annuncia un collega-designer, fotografi, scrittori, registi, musicisti mento via satellite, e sul gigantesco monitore artisti in genere. Il guaio è che tutte le élite appare il faccione di Bill Gates. La Microsoftsono per definizione minoranze. E con le mi- investirà 150 milioni di dollari nella Apple enoranze non si fanno le quote di mercato. svilupperà nuovi programmi per il Mac; in cambio, tutti i computer Apple monterannoil nodo del sistema operativo l’Internet Explorer prodotto da Gates. È ov-In fondo, l’avventura della Apple sta tutta vio che Microsoft - finita nel frattempo nel 19
  17. 17. A dieci anni ho messo le mani sul Mac di mio fratello. Da allora, non ho fatto che litigare con i miei amici che usano Windows Nick Apple addicted, 19 annimirino dell’Antitrust - ha tutto l’interesse a la sindrome del «not invented here»far sopravvivere il concorrente. Gli applausi Semmai, il guaio della Apple è che ha sem-di un minuto prima diventano fischi e ululati. pre pensato di essere troppo different: la«Steve, cosa stai facendo?», gridò più d’uno superiorità tecnologica aveva generato delledi quei Nick Henderson disperati. presunzioni. In America la chiamano “Nih”,«Steve, sei grande!», grida lo stesso popolo la sindrome del not invented here: se un’ideariunito tre anni dopo nel Javits Center, men- non è sbocciata nel campus di Cupertino, nontre Jobs fa scivolare su un carrello automatico è una buona idea. La buona idea venne a Billi nuovi iMac, i computer compatti, trasparen- Gates - ai tempi in cui la Apple fatturava 15ti e colorati con i quali ha risollevato le vendi- volte la Microsoft e lui era soltanto un mi-te della Apple. «A dieci anni - racconta il vero lionario - ma Sculley e i suoi uomini non laNick - ho messo le mani sul Mac di mio fra- seppero cogliere. In una lettera datata mag-tello, anche lui un Mac-addict. Da allora, non gio 1985, Gates suggerì alla Apple di dare inho fatto che litigare coi miei amici che usano licenza il sistema operativo «a poche grandiWindows». Una specie di clan, ecco cos’è la società di tutto il mondo», inclusa la Olivetti,famiglia internazionale dei Mac-dipendenti. «per guadagnare quote di mercato» necessa-Jobs ha toccato le corde del loro cuore anche rie a fare del Mac uno standard. Ma l’idea eraquando ha lanciato - su scala planetaria - la not invented here e fu rispedita al mittente.miliardaria campagna pubblicitaria Think Il risultato? Più tardi Gates si ispirò al Mac Osdifferent, associando il marchio della mela a per il suo Windows e con Windows è diven-personaggi “di rottura” del calibro di Gandhi, tato l’uomo più ricco del mondo.Einstein, Hitchcock o Miles Davis. Ma nella lista nera non c’è solo Sculley: anche 20
  18. 18. LA VITA Tempio della tecnologia L’Apple Store di Manhattan computer nero fatto a cubo, talmente all’avan- guardia e talmente caro che non lo compra nessuno. Poi crea la Pixar, studio di anima- zione computerizzata, e realizza Toy Story e A Bug’s Life per Disney. Alla fine, anche il naufragio Next si trasforma in successo: tre anni fa la Apple l’ha comprata per mettere le mani sul suo sistema operativo e si è ripresa Jobs. «Ho più soldi di quanti me ne servano», assicura lui stesso. E per dimostrarlo si per- mette di guadagnare un dollaro l’anno dalla Apple (della quale possiede un’azione sola) e un dollaro l’anno dalla Pixar (di cui ha 19 mi- lioni di dollari in azioni). «Jobs - osserva con ironia Graef Crystal, un consulente di San Diego specializzato in pa- ghe dei top manager - ci ha insegnato due cose: che la retribuzione del manager non ha niente a che fare con i risultati aziendali, e che agli amministratori delegati è meglio dare un’azione sola invece che un sacco di stock option. Quelli che fanno il mio mestiere sono un po’ disorientati». In meno di quattro anni, da quando Jobs è tornato a farla da padronei successori Michael Spindler e Gil Amelio nel campus di Cupertino, le azioni della Applefecero molti buchi nell’acqua, a cominciare sono passate da 13 a un massimo di 118 dollari,da Rapsody (il sistema operativo che doveva dal 1998 i bilanci macinano utili trimestre surivoluzionare il Mac e che mai vide la luce), trimestre, le quote di mercato sono più chefino alla decisione di dare in licenza il Mac raddoppiate, le attività di e-commerce vannoad altre case quando era troppo tardi e Win- a gonfie vele e l’azienda è tornata a scandire ildows aveva in pugno il mercato. Jobs, invece, ritmo dell’innovazione.ha sempre dato valore alle buone idee. Forse «In due anni, da quando è nato - dice Jobssarà per lo scotto della volta in cui propose con il sorriso ingigantito dai grandi monitoralla Hewlett Packard di produrre l’Apple I e si del Javits Center - abbiamo venduto nel mon-sentì rispondere: «Torna pure quando avrai do due milioni di iMac». Gli ottomila nonfinito l’Università…». Di sicuro, comunque, applaudono più. Esultano. E dovreste vederesi fida moltissimo delle proprie. Fino a scon- cosa succede quando Steve tira fuori il G4finare nella presunzione e nella prepotenza. Cube, un cubo troppo piccolo per essere unMa c’è il rovescio della medaglia: la capacità computer, che invece macina bit a tutto spia-di sfornare idee a getto continuo e galva- no e incorpora il puntuale carico di nuovenizzare chi gli sta intorno. Un uomo baciato tecnologie. «Ma io sono un po’ stanco di tuttidalla frenesia, insomma. questi nuovi prodotti», confessa Hugh Tart, che non a caso è dipendente di un negoziola seconda vita di jobs di soli Mac in Florida. «Non vedo l’ora che siDopo la cacciata di Sculley, Jobs fonda la Next arrivi al sodo: il Mac Os X».per fare concorrenza alla Apple: nasce un Quell’X sta per dieci. All’inizio dell’anno pros- 21
  19. 19. Il lancio dell’iPhone Al Macworld di San Francisco, gennaio 2007simo uscirà la decima versione del sistema generazione. «È arrivato il momento di creareoperativo, con il quale la Apple si gioca una il miglior software possibile», ha arringatopartita cruciale. Non solo perché è la prima Eric Raymond, una specie di profeta dell’openriscrittura completa del software che ha reso source, durante l’annuale conferenza Macun culto il Mac. Non solo perché è adattato per Hack, che riunisce i programmatori indipen-i computer più nuovi e veloci, promette fun- denti e “clandestini” di fede Apple. Tra questizionalità esoteriche come la memoria protetta, gira voce che qualcuno sia pronto a tentare ilo perché - giurano gli adepti che l’hanno visto traghettamento di Mac Os X sui Pc nell’ultimo,in anteprima al MacWorld - è “bellissimo”. La ostinato arrembaggio alla Microsoft. A Cuper-vera novità sta nella sua natura open source. tino allargano le braccia: quando un software èNegli ultimi due anni, il monopolio di Win- aperto - dicono - nessuno sa come potrà evol-dows è stato scalfito da Linux, un sistema versi. Un’altra sfida sta per cominciare.operativo basato su Unix, scritto dal norvege- «Sapete una cosa?», ammicca Jobs nel conge-se Linus Torvalds e da lui regalato al mondo darsi dall’auditorio. «Avrei voluto farvi provaresull’Internet. Il successo del modello open quant’è bello questo nuovo mouse. Poi hosource è stato travolgente: un po’ perché il deciso di regalarvene uno. A tutti». Dal tri-programma è gratis, un po’ perché cervelli di pudio del Javits Center, a due passi dal fiumetutto il pianeta contribuiscono a perfezionarlo Hudson, Nick Henderson esce soddisfatto consenza posa. L’idea è not invented here, ma Jobs due mouse nello zaino. Con uno stratagemmaha appunto deciso di prenderla per buona: la ne ha arraffato uno anche per il fratello e loApple spera che i suoi adepti più esperti e fan- esibisce già come una reliquia: «Gli verrannotasiosi - e ce ne sono a migliaia - contribuisca- le lacrime agli occhi», dice entusiasta. Poterino a fare del Mac Os X un leader della nuova arcani del reverendo Jobs. 22
  20. 20. LA VITA Consacrazione La copertina dedicata dal principale periodico britannico dopo il lancio del primo iPadCULTI 2.0L’icona di unagenerazionesenza mitidi Serena DannaP er quale motivo, nel giorno della mor- te di Steve Jobs, attributi e paragoni impropri - Che Guevara del XXI seco- lo, Cristo della tecnologia, Gandhi dei cavi - hanno occupato la timeline di Twitter, profili Facebook solitamenteriservati a fatti privati, siti di giornali e televi-sioni di tutto il mondo? Ai suoi fan Jobs ha Certo Jobs ha trasformato uno scatolone orri-bile in un oggetto di culto, un brand per “fighet- dato qualcosa che - ati” in un’azienda che vale quasi 400 miliardi di differenza di sogni, buondollari, ha inventato un tablet che sta tampo-nando l’agonia delle aziende editoriali e, cosa governo, un lavoro epiù importante di tutte, ha fatto di una melamorsicata uno stile di vita. una vita sentimentale Tuttavia queste ragioni, sufficienti per con- soddisfacenti - è giàvincere il marketing e il mercato, non spie-gano come mai la morte di un imprendito- compiuto: oggetti.re particolarmente creativo abbia turbato glianimi quanto la scomparsa di una personacara. Questione di prospettive. E’ nel mondodei fan di Apple più che nell’impresa di Jobsche si nasconde la chiave: una clientela certotrasversale ma che trova i più aficionados nel-la generazione nata a cavallo tra la fine deglianni Settanta e l’inizio dei Novanta. 23
  21. 21. Quelli che oggi piangono per Jobs sono compagni Quelli che oggi piangono per Jobs sono com- di scuola dei giovanipagni di scuola dei giovani che hanno creduto, che hanno creduto,all’inizio del nuovo secolo, che un altro mondofosse possibile, che si sono infatuati per il no- all’inizio del nuovologo di Naomi Klein e le idee politiche di NoamChomsky per poi scoprire presto - tra gli errori secolo, che un altrodi Genova e il trionfo del mercato - che avevano mondo fosse possibilesbagliato. Sono gli stessi cittadini che hannovisto in Barack Obama la salvezza della politicaamericana e nella Rete quella dell’informazione. Jobs è l’icona di una generazione senza mitiche per trovare leader e idee durature devecercare nelle pagine dei libri di storia e nei do-cumentari su YouTube. Così, anche un po’ suo Ecco perché fa piangere il discorso pronun-malgrado, il ragazzo di Cupertino è diventato ciato da Jobs ai neolaureati dell’Università diun punto di riferimento per giovani costretti a Stanford nel 2005: “Vivi ogni giorno comeinnamorarsi e disamorarsi troppo in fretta e per fosse l’ultimo” è una frase che, al di là del po-cui l’unica ideologia è quella di non averne una. tere universale della retorica, può entusiasmare davvero solo chi non ha prospettive reali, altro A tutti loro Jobs ha dato qualcosa che - a che babyboomers pieni di progetti. Fosserodifferenza di sogni, buon governo, un lavoro stati Gates, Marchionne, Murdoch o Abramoviče una vita sentimentale soddisfacenti - è già a pronunciare le stesse parole nessuno avrebbecompiuto: oggetti. Un film di qualche anno pianto. In tanti anzi avrebbero sbadigliato efa, tratto dai racconti dell’americana Amy forse si sarebbe alzato anche qualche cartello diMichael Homes, si chiamava proprio così: «La protesta. Ma non per Jobs. L’uomo che ha incar-sicurezza degli oggetti». I mac, come gli iPho- nato il meglio della cultura della Silicon Valleyne e gli iPad della Apple, sembrano regalare a - innovazione, coraggio e pochi soldi per grandichi li possiede un elisir di eterna “coolness”. ambizioni- poteva permettersi di spronare gliInsicuri nel lavoro e nella vita di tutti i giorni, studenti come fosse un Papa. E quei ragazzi,ai proprietari di un Apple basterà guardarlo, zombie nella politica e nell’economia del XXIsapere di averlo, per sentirsi dalla parte giusta secolo, a un certo punto si sono rianimati perdel mondo: quella degli “affamati e dei folli” dire con qualche anno di anticipo”yes we can”.che credono nel futuro. Anche se non hanno Quanto ci sia di superficiale e drammaticoun lavoro e una relazione stabile, anche se in tutto questo, è dibattito per sociologi e re-i loro scrittori e musicisti preferiti sono gli sponsabilità di chi è venuto prima. Oggi nonstessi dei padri, nonostante abbiamo fatto il ci resta che piangere l’uomo che, con grandetifo per il Nobel a Bob Dylan (consapevoli che stile, ci ha distratto dall’immobilismo e dallauno come il menestrello del rock non è ancora noia dei nostri tempi.arrivato), sarà sufficiente la visione della melache si illumina sul desktop per sentire che «i serena.danna@ilsole24ore.compuntini un giorno si potranno unire». @24people 24
  22. 22. LA VITALA POLITICA cana, la quintessenza dello spirito yankee, dell’american dream immaginato da ragazzo in un garage della California e realizzato come d’incanto nell’utilizzo quotidiano e inevitabileIl nuovo sogno di tecnologie scoperte magari da altri, ma che soltanto lui, il Grande Venditore, è riuscito a far diventare mainstream, di uso comune,americano necessarie e imprescindibili.da Cupertino jobs come obama Il fenomeno Jobs è molto simile al feno-a Washington meno Obama, all’Obama iconico della cam- pagna elettorale 2008. Entrambi sono geni del design, del packaging e del marketing, di prodotti nel primo caso, di idee nel secondo.di Christian Rocca Nessuno dei due vende fumo. Vendono en- trambi sostanza.B Jobs e Obama sono i profeti della nostra arack Obama ha ricordato Steve Jobs epoca, non solo di un nuovo prodotto o di una come uno dei più grandi innovatori particolare campagna politica, ma di quella re- della storia americana, un uomo capa- ligione laica che è l’american way of life, il so- ce di pensare diversamente e quindi di gno americano, l’eccezionalismo americano. plasmare il pensiero unico collettivo, Ammirati e odiati, geniali predicatori e gran- un visionario lucidamente convinto di di affabulatori, sono entrambi americani alpoter cambiare il mondo e dotato del talento mille per mille, proprio perché Jobs è figlionecessario per riuscirci. Steve Jobs, secondo biologico di un immigrato siriano e di una ra-Obama, è la bandiera della genialità ameri- gazza tedesca, poi adottato da una famiglia di 25
  23. 23. American dream Un carro allegorico presenta Obama in versione Superman al Carnevale di NIzza del 2010origini armene di Mountain View, California, re, corrono le vite parallele dei due eredi bornmentre Obama è il bambino abbandonato dal in the Usa dei Padri pellegrini.padre africano, rispedito a casa dalla mammain trasferta in Indonesia e forgiato alla vita a Jobs ha preso il respingente mondo dellaHonolulu dai nonni del Midwest. tecnologia e lo ha reso bello e user friendly, così come Obama è riuscito a riscattare il lato nuova mitologia americana nobile della politica e ad avvicinare le nuove Di Jobs si dice, con largo uso di maiuscole, generazioni all’esercizio democratico. Jobs è ilche «He Told Us What We Needed Before paradosso dell’uomo della cultura antagoni-We Knew», «ci ha detto di che cosa avevamo sta, hippie e figlia dei fiori che diventa il primobisogno prima ancora che noi lo sapessimo», padrone delle ferriere (hardware) d’America,mentre Obama è l’alfiere del «We Are the Ones mentre Obama è il simpatizzante del blackWe Have Been Waiting For», «noi siamo quelli power che mai si sarebbe immaginato diche stavamo aspettando». conquistare davvero tutto questo potere. En- Il tono è profetico, l’aspettativa messianica, trambi ce l’hanno fatta. Grazie al loro talento.le folle oceaniche. Le critiche non sono da Grazie alle immense opportunità, inimmagi-meno: iGod, Jobs si crede Dio; Obama inve- nabili altrove. Il discorso di Jobs a Stanford, ilce è l’Anticristo. Su questo crinale difficile e più cliccato in questi giorni sulla rete, è fonteimpervio, dove è costruita la mitologica città di ispirazione per una generazione di giovani,illuminata sulla collina, quella che secondo la ma è soprattutto il manifesto della realizzabi-tradizione puritana guida l’America verso la lità del sogno americano, allo stesso modo deiterra promessa e promette un mondo miglio- grandi speech sull’unità nazionale pronuncia- 26
  24. 24. LA VITA ti da Obama nella sua campagna elettorale. Quel «siate affamati, siate folli» di Jobs non è diverso dallo «Yes, we can» declinato in vario modo da Obama.Obama e Jobs sono pubblicità e pubblicoentrambi geni del design, Quando, nel 1984, Jobs introdusse al mondodel packaging il suo rivoluzionario Mac si affidò a uno spot televisivo diretto da Ridley Scott, trasmes-e del marketing,. so per la prima volta durante il Superbowl di quell’anno, che dipingeva il monopolistaDi prodotti nel primo dei computer Ibm come il Grande Fratellocaso, di idee nel secondo. di George Orwell. Gli uomini di Obama han- no fatto la stessa scelta per lanciare il loroNessuno dei due candidato nel 2007, ripresero lo stesso spot televisivo di Jobs, sostituendo l’Ibm con l’al-vende fumo. lora potentissima Hillary Clinton nei panni del Grande Fratello. «Vote different», era lo slogan finale dello spot elettorale, ancora una volta mutuato dal «Think different» di Jobs. www.camilloblog.it 27
  25. 25. 28
  26. 26. LE IDEEDall’Apple Iall’iPad: unavita scanditadal lanciodi prodottiinnovativiMacchine a coloriCon l’iMac il computer esce dal grigio
  27. 27. DALL’HARDWARE AL SOFTWAREI prodottiche hannofatto il branddi Antonio Dini Apple ha segnato le stagioni della vita di Ste- ricominciare e soprattutto stringe nuove ami-ve Jobs. È un ragazzino arrogante e presun- cizie sia nella Silicon Valley sia a Hollywood.tuoso, ma pieno di talento, quello che vuole Anni dopo saranno preziose per rilanciare Ap-vendere personal computer in kit di montag- ple e soprattutto stringere alleanze nel settoregio agli altri appassionati di computer nella della musica e dei film.California degli anni 70. Diventa un giovane Intanto, nel 1997 torna ad Apple e, a parteuomo che frequenta il jet set della musica e un passo falso con il Mac Cube, azzecca tuttedell’arte l’imprenditore di successo dei primi le mosse: decine di prodotti rivoluzionari cheanni80. Grazie ad Apple Steve Jobs diventa proiettano Apple al di sopra di qualsiasi limi-amico di John Lennon e Yoko Ono, si fidanza te. L’azienda diventa gigantesca, Steve Jobs ècon Joan Baez, si considera un artista più che il suo unico leader e qualsiasi cosa faccia pareun imprenditore. La sua durezza sul posto di funzionare. Fino a che una mail dell’agostolavoro lo porta a scontri frontali con l’ammi- 2004 congela i dipendenti e gli appassionatinistratore delegato di Apple, John Sculley, che della Mela: ha avuto un tumore e si è opera-riuscirà a farlo sbattere fuori dal consiglio di to. Tutto bene, sembra che la crisi sia risolta,amministrazione nel 1985, un anno dopo aver ricomincia una corsa all’innovazione semprepresentato il Macintosh. più rapida, vertiginosa, fino a che non com- paiono le ricadute. Steve Jobs in esilio non sta con le mani inmano. Anche se medita il suicidio, frutto di Steve Jobs si presenta sul palco per mostra-una rapida depressione, recupera presto le re nuovi prodotti pallido, smagrito, emaciato.forze e si rimette in marcia. Fonda Pixar e Un’influenza, dice all’inizio, ma poi si scopreNeXT, crea nuovi computer, esplora nuove che è qualcosa di più grave e gli devonotecnologie, sperimenta l’umiltà di chi deve trapiantare il fegato. Sopravvive, riparte, si 30
  28. 28. LE IDEE Oggetti del desiderioammala di nuovo, rallenta, accelera. Il mondosi era quasi abituato a questi continui ondeg-giamenti di un uomo che pareva aver sconfit- APPLE I - 1976to tutto: avversari, malattie, la morte stessa. Quasi uno scherzo, ma geniale. Il primo com-Ma qualcosa si sta rompendo definitivamen- puter di Apple è un’invenzione di Steve Woz-te. Steve Jobs lo sa, accelera al massimo la niak, che mette insieme il minor numeroproduzione dei suoi apparecchi, spinge Apple di chip possibile per creare un computerpiù avanti che può: deve darle l’abbrivio per personale.farla andare avanti sulle sue gambe, senza È l’epoca degli hobbisti di talento e il prodottopiù lui. In due anni presenta di tutto, da nasce per dimostrare ai colleghi dell’Home-telefoni a tablet fino a servizi per acquistare brew Computer Club chi è il più bravo. Maapps, software, persino sistemi operativi dal Steve Jobs vede nel kit da montare un’oppor-cloud, e una soluzione di cloud computing tunità di business e si organizza per poterloper sincronizzare i dati. Viene annunciato in replicare in serie e vendere a 666 dollari.sordina che un noto giornalista americano Dapprima nella camera da letto dei suoista scrivendo la sua biografia autorizzata. In genitori a Mountain View e poi nel garage,pochi si chiedono come mai e ancora meno secondo la migliore tradizione dell’imprendi-sono quelli che notano che la biografia, pre- toria americana, Steve Jobs, Steve Wozniak,vista per febbraio, viene anticipata a novem- Robert Wayne (il terzo fondatore di Apple) ebre. Invece è un segnale: Steve Jobs sale per due amici lavorano a questo primo progetto.l’ultima volta sul palco a luglio, a fine settem- Renderà un milione di dollari e convinceràbre si dimette e il 5 ottobre muore. Questi che Steve Jobs che vale la pena fondare davveroseguono sono i prodotti principali che sono un’azienda, da chiamare come il frutto prefe-stati creati sotto la sua guida. rito del giovane imprenditore. 31
  29. 29. APPLE II - 1977 MACINTOSH 128K - 1984Il salto di qualità è impressionante. Il secondo com- Osteggiato dall’amministratore delegato che luiputer di Apple - un integrato tastiera/pc con moni- stesso ha voluto dentro Apple, John Sculley (ex vice-tor a parte - è superiore a tutto quello che c’è sul presidente della Pepsi Cola), si ritaglia un angolo inmercato. Il merito è della visione di Steve Jobs, del cui lavorare a un solo progetto. “Soffia” a Jef Raskingenio tecnologico di Steve Wozniak ma soprattutto lo sviluppo del progetto Macintosh e lo porta avantidella collaborazione al progetto di Mike Markkula, senza concedersi tregua per tre anni. Alla fine, ilil trentenne milionario che decide di fare da “angel Macintosh 128k è pronto. Una macchina chiusa,investor” e finanziare la nascente azienda. Una volta con poca memoria. Ma dotato di una straordinariastrutturata, Apple prende il via e l’Apple II nelle sue potenza di calcolo, una interfaccia innovativa e uninfinite varianti diventerà il cavallo di battaglia per design “all-in-one” che lo rende trasportabile. Vendetutti gli anni70 e 80. Tappando anche i “buchi” dei bene i primi mesi ma poi si ferma. Intanto, Steve Jobsprimi prodotti basati su interfaccia grafica. viene estromesso dall’azienda e si occupa d’altro.LISA - 1983 NEXTSTATION - 1990Steve Jobs visita il Palo Alto Research Center di Xerox, Nei dodici anni di esilio da Apple Steve Jobs fon-paga due milioni di dollari per il privilegio di poter da due società: Pixar (acquistata da George Lu-accedere alle tecnologie sviluppate in quella sede e ri- cas e specializzata in animazione computeriz-mane impressionato da quanto il suo manager, Jef Ra- zata) e NeXT. Doveva essere la nuova Apple eskin, gli mostra: l’interfaccia grafica. Ci sono finestre, invece fallisce, venendo acquistata dall’aziendaicone, menu e un puntatore che si muove utilizzando di Cupertino nel 1997 per poter usare il siste-un mouse. Steve Jobs vuole la tecnologia e la porta ma operativo OpenStep che diventa Mac OS X.dal team di Apple che si raduna attorno al nuovo pro- Sarà anche il veicolo attraverso il quale Steve Jobsgetto: un potente pc professionale da chiamare come torna in Apple. Però riesce a produrre alcuni compu-la prima figlia di Jobs, Lisa. Sarà un flop formidabile, ter. Il più bello di tutti è la NeXTStation. Costosa, po-sia per il costo che per alcuni errori di progettazione. tente, venduta male e poco, ha un merito. Uno degliSteve Jobs comunque abbandona subito il progetto al apparecchi finisce al Cern di Ginevra, sulla scrivaniasuo destino perché segue un’altra pista. di Tim Berners-Lee, che la usa come server per far partire il World Wide Web. 32
  30. 30. LE IDEEIMAC - 1998 MAC CUBE - 2001Apple sta per chiudere. Steve Jobs torna in sella, ci L’unico flop di Steve Jobs dal suo ritorno alla guida disono soldi in cassa per pochi mesi. Chiude tutte le Apple. Pensato per essere il computer “superpoten-linee di prodotti inutili (compreso il primo palmare te”, costa troppo, non si può espandere e funzionadella storia, il Newton) e lancia una serie di prodotti male a causa di alcuni difetti di progettazione. Nesemplici e innovativi. Si avvale dei servizi di un gio- vendono pochissimi, anche se a posteriori si trattavane designer britannico appena arrivato in Apple, di un concept di prodotto avveniristico. Oggi, nell’eraJonathan Ive, che diventerà la matita ufficiale della del wireless e del cloud computing, avrebbe avutoMela,. Il primo prodotto si chiama iMac. È un piccolo sicuramente successo.computer integrato in un monitor Crt da 13 pollici.Non è particolarmente potente. Non ha il floppy discma solo la presa Usb, l’Ethernet, il CD e più avanti ilWi-Fi. Diventa un successo immediato e l’iniezionedi liquidità salva l’azienda.IBOOK I E II GENERAZIONE 1999/2001 POWERBOOK - 2001Steve Jobs divide il suo mercato in quattro settori: Nella matrice 2 per 2 di Steve Jobs, è il portatile perdue per i consumatori e due per i professionisti e le i professionisti. Il primo è il modello Titanium, fattoaziende. A ciascuno, un portatile e un fisso. Questa tutto con il costoso metallo ultraleggero. Alto duematrice due per due serve a semplificare l’offerta, il centimetri, diventa uno status symbol per managermagazzino e la gestione delle componenti. Il primo che viaggiano. Seguono i PowerBook di alluminiosuccesso che riporta il Mac in voga nei campus aeronautico.americani è l’iBook. La prima versione del 1999 hapoca potenza e la forma di una strana ciambellacolorata con il manico. Jonathan Ive però non èsoddisfatto e nel 2001 esce la versione bianca dallelinee compatte e con il monitor da 12 pollici. È unaltro successo mondiale. 33
  31. 31. IPOD - 2001 MAC MINI - 2005Scoppia il successo maggiore di Apple. L’azienda Accanto alle generazioni di iMac che si susseguo-in tre anni ha ricominciato a guadagnare mercato, no (dopo quelle basate su monitor Crt, quelle convende Mac come mai prima, ma Steve Jobs ha gran- schermo a cristalli liquidi, prima a forma di abat-jour,di ambizioni. Vuole un pezzo di hardware che costi poi piatti come un televisore di plastica bianca con ilpoco, piaccia alla gente e possa attrarre ancora altri computer nascosto dentro, infine l’attuale modelloclienti. Jobs ama la musica e decide che dovrà essere di alluminio supersottile, che ricalca il precedenteun lettore di musica digitale basato su hard disk. In concept) e ai Mac Pro, arriva anche un terzo compu-un’epoca in cui le chiavette per la musica contengo- ter da casa. È il Mac più economico di tutti, vendutono al massimo venti o trenta brani, l’iPod è un mar- senza monitor, tastiera e mouse. Il piccolo Mac miniziano che ne contiene centinaia e funziona anche da conquista le simpatie perché costa poco, è silen-hard disk esterno. È la nascita di un’icona mondiale. zioso, robusto e durevole. Può funzionare da server casalingo, da primo computer per il figlio, da media center. Addirittura c’è chi lo compra per l’azienda.ITUNES - 2001 (2003 LA MUSICA) MACBOOK E MACBOOK PRO - 2006Nessun successo per l’iPod senza un software I portatili di Apple crescono. Il design di Jonathan Iveper guidarlo. Apple acquista una piccola software diventa sempre più estremo e si capisce che il futurohouse che produce un jukebox musicale e lo rivolu- degli apparecchi è nelle macchine integrate tutto-ziona, trasformandolo in iTunes. La pubblicità è “Rip in-uno come gli iMac e soprattutto nei portatili. SeMix Burn”, e Apple si becca una causa da parte dei prima vendevano un decimo dei desktop, adessoproduttori di musica, che vedono nell’iPod e nella i portatili arrivano a metà e poi superano i fratellipubblicità di Apple un incitamento alla pirateria. maggiori “stanziali”. Sono anche i computer preferitiNel 2003 però Apple si trasforma nella migliore per la transizione da PowerPC a favore di Intel. Unaamica delle case discografiche. Infatti, lancia l’iTu- transizione epocale, che rende ancora più economicines Store da cui vende musica a 99 centesimi a i Mac e soprattutto comparabili con gli equivalentibrano. È finora l’unico negozio di musica digitale di Pc. Senza contare che si può installare come sistemasuccesso planetario. secondario anche Windows o Linux. 34
  32. 32. LE IDEEIPHONE - 2007 (2008 LO STORE DELLE APPS) MACBOOK AIR - 2008/2010Apple Computer cambia nome e diventa solo Apple Alla prima generazione del MacBook Air, portatileInc. Perché si occuperà di molto di più che non solo alto meno di un centimetro e dotato di una sola por-di computer e iPod. Quanto Steve Jobs presenta ta Usb, nessuno crede. È lento, se non c’è il wirelesssul palco la prima generazione dell’apparecchio va da poche parti. Due anni dopo Apple lo rinnova,multitouch, la reazione è di stupore. L’anno dopo, questa volta il design diventa ancora più filante, ilassieme al modello 3G, che offre finalmente velocità processore è azzeccato, le dimensioni (13 e 11 polli-di connessione e software più potente, arriva anche ci) sono lillipuziane. I tempi sono maturi anche peruna novità: l’App store. Gli sviluppatori realizzano usare il Wireless ovunque, e il MacBook Air diventail software che Apple custodisce, distribuisce e ag- la nuova icona di chi viaggia e non vuole peso inutile.giorna per conto loro. In cambio chiede un terzo del Perché, a differenza di un netbook, è un computerprezzo fissato liberamente da chi sviluppa, niente se completo sia dal punto di vista delle prestazioni cheil software è free. della tastiera.APPLE TV - 2007-2010 IPAD - 2010Un mezzo flop, un mezzo successo. I pochi che Dopo due anni di relativa calma, quando tutti sicomprano la prima versione con hard disk e so- sono abituati alla rivoluzione dell’iPhone, Steveprattutto la seconda versione senza disco, tutta Jobs prova la sua mossa più azzardata. Spiega chenera, sono innamorati del loro prodotto. La maggior vuole vendere un nuovo concetto di apparecchioparte della gente però non è interessata. Apple la che nessuno è riuscito a realizzare. Qualcosa checonsidera un hobby e Steve Jobs è seccato che, sul sta in mezzo tra il computer e lo smartphone, efronte dei contenuti video, Apple non riesca a du- che non può essere il netbook. Ci pensa, gioca conplicare i successi dell’accoppiata iPod/iTunes store. il pubblico, e alla fine lancia l’iPad. È una tavolettaIl tempo dirà se la sua idea attecchirà. In Italia i straordinaria, che riunisce tecnologie già esistentipochissimi contenuti video offerti in vendita o in con altre innovative e costruisce in un attimo unoaffitto la rendono quasi inutile. nuovo genere merceologico. 35
  33. 33. UTENTE DELLA PRIMA ORALa mia vitacon Appledi Marco MagriniS teve Jobs era già una leggenda alla Macintosh, aveva debuttato nel mercato dei fine degli anni 70. Quantomeno nella personal computer senza crederci: invece di mia cameretta, dove campeggiava un scriversi da sola un sistema operativo, lo aveva Apple II Plus col suo monitor verde e commissionato alla piccola Microsoft. due giganteschi drive per i floppy di- sk, quando erano floppy (pieghevoli) come in una settaper davvero. Difatti, la domanda ricorrente Fatalmente, è lì che è cominciato tutto. Jobsdegli amici che entravano era: «Ma cosa te aveva rifiutato di dare in licenza il sistemane fai?». Ci facevo poco, è vero. Ma ci vedevo operativo del Mac: chi lo voleva, doveva com-dentro il Futuro. prare le macchine di Apple. Un grave errore.La domanda però, trovò una risposta adeguata Perché il prezzo del Mac non poteva compe-pochi anni più tardi. Ovvero nel 1984, quando tere con i produttori asiatici dei “cloni” del PcSteve Jobs partorisce il Macintosh. Io comprai il Ibm, ai quali la Microsoft (che raccoglierà unasecondo modello, perché il primo (con appena cornucopia di profitti in barba a Ibm) era ben128K di memoria Ram) era inutilizzabile. Il Mac felice di vendere una copia del suo Ms-Dos. LìPlus che tenevo sulla scrivania aveva un mouse è cominciato tutto perché amici e conoscentie un’interfaccia grafica; il monitor era final- sono approdati in massa allo standard Pc,mente nero su uno sfondo bianco; si poteva nonostante fosse così palesemente inferioredisegnare e stampare l’opera, c’erano i caratteri al Mac. Ed è così che sono finito a far parte ditipografici. E guardavo a Jobs, che aveva solo una specie di setta religiosa: i «Mac-head», litre anni più di me, come il capo-ingegnere di chiamavano con sottile disprezzo i possessoriquella costruzione così fuori da ranghi, dai di Pc. Eppure, per noi “fedeli”, non si trattavabinari dell’industria tradizionale. Non solo: il di detenere la verità. Ci chiedevamo soltantogiovane Jobs aveva commissionato a Ridley perché così tanta gente usasse un sistemaScott uno dei più celebri commercial di tutti i operativo così poco elegante, così instabile,tempi, ispirato al 1984 di George Orwell. Una così complicato, solo per risparmiare qualchedonna rompe il monitor che abbaglia i cittadini biglietto da centomila lire. Tutto qua.tenuti schiavi dal Grande Fratello, e li libera.Il Big Brother orwelliano, nell’immaginario di licenziato da sculleyJobs, era la Ibm. La quale, tre anni prima del Peccato che poi le cose poi peggioreranno, 36
  34. 34. LE IDEE sempre più simili a quelli della concorrenza, Windows sempre più alla pari col sistema del Mac. Nel 1996 la Apple è in ginocchio: gira vo- ce che potrebbe chiedere l’amministrazione controllata. Senonché, nel board di Cuperti- no, a qualcuno viene una bella idea: richia- mare Steve Jobs. Quello nicchia. Ma alla fine, la Apple compra la NeXT (con il suo sistema operativo basato su Unix) e Jobs diventa Ceo ad interim. Un gran bel giorno. Adesso, col senno di poi, sappiamo tutti che la magìa può davvero risiedere in una persona sola. La Apple, che non era riuscita a scrivere un nuovo sistema operativo, adotta quello di NeXT che, migliorato, diventa l’ormai celebre Mac Os X. L’iMac colorato presentato da Steve nel 1997 – il simbolo della riscossa – «pensa diverso» e rivoluziona un’altra volta il merca- to. L’iPod lanciato sul mercato un mese dopo l’11 settembre sembra un prodotto di nicchiadi anno in anno. La causa Apple vs. Micro- e invece conquista l’orbe terracqueo. L’iTunessoft – intentata da Steve Jobs quando spun- Store diventa il primo negozio planetario perta Windows, largamente “ispirato” al Mac l’intrattenimento digitale. L’iPhone trasforma– viene vinta da Bill Gates. Nella versione completamente il mondo della telefonia cellu-3.1, Windows diventa finalmente usabile e lare, ribaltando previsioni e quote di mercato.la concorrenza si fa seria. Ma la vera doccia L’iPad rimette in discussione l’intera partitafredda arriva con il licenziamento di Steve del computing: se si sommano le vendite di PcJobs, ad opera del “giuda” John Sculley, il Ceo e di tablet, la Microsoft non è più quel Grandeche lo stesso Jobs aveva assoldato per guidare Fratello che era diventata.la Apple Computer. Lì, come succederebbein una setta vera quando il fondatore viene visioni di futuroallontanato dalla sua chiesa, i devoti del Mac Per fortuna, nessuno guarda più i possessorinon poterono che giurare fiducia alla Apple. di Mac come guardiani di un culto clandesti- no. Oggi, i Mac sono solo un po’ meno ubiquiIn realtà, ci fu anche il tentato scisma. Coi soldi degli iPhone e degli iPad: la mela del logo Ap-delle stock option incassate e l’investimento di ple ha conquistato il mondo. E sapete perché?Ross Perot, Steve fonda la NeXT, un’azienda Perché quando usa un prodotto uscito dalledi computer nata per fare meglio della Apple. attenzioni maniacali di Steve Jobs, la gente ciAll’apparenza, non ci riesce: i cubi neri marcati vede dentro il Futuro.NeXT, pur sempre bellissimi e tecnologicamen- Negli anni, ho letto avidamente tutte le inter-te avanzati, costano troppo. Così, noi fan non viste di Jobs, le biografie non autorizzate, perabbiamo potuto far altro che restare attaccati non parlare del suo discorso alla Stanford Uni-alla Apple e alla superiorità del suo sistema versity che resterà fra i più bei discorsi pubblicioperativo. Dopotutto, era ragionevole pensa- di tutti i tempi. Ma c’è una celebre battuta chere che la magìa dei prodotti Apple risiedesse considero indimenticabile e, in qualche modo,nell’azienda, e non in una persona sola. di lezione. Quando Jobs va da Sculley, allora presidente della Pepsi, per reclutarlo gli dice:dalla crisi alla rinascita «Preferisci vendere acqua zuccherata tutta laPer qualche anno, andò così. Poi la ma- vita, o cambiare il mondo?». Sembrava un’iper-gìa cominciò a dissolversi: i prodotti erano bole. Invece, lui c’è riuscito per davvero. 37
  35. 35. IL CINEMA Eroi animati Una scena del film di animazione “Up” della PixarPixar,un sogno niente di meno che la perfezione Di casa a Emeryville, ai margini della Siliconanimato Valley, ma soprattutto a 450 miglia a nord di Hollywood, la Pixar ha stupito il pubblico di cinque continenti dalla saga di Toy Story finodi Marco Magrini all’ultimo Cars2. C’è riuscita perché Jobs (cheV anche da ritrovato Ceo della Apple ci lavorava due giorni alla settimana) ha spinto l’accelera- entisei Oscar, sette Golden Globe tore tecnologico dell’azienda, ma soprattutto e tre Grammy. Quando si parla dei ha impresso in tutti quanti la ricerca mania- successi personali dell’imprenditore cale della perfezione, della cura del dettaglio. Steve Jobs, bisogna mettere in conto «Se per una frazione di secondo viene inqua- anche i principali trofei dell’enter- drato un orologio che segna mezzogiorno – ci tainment americano. Non li ha vinti raccontava anni fa un disegnatore di Pixar,lui in persona, ma la Pixar, la società di ani- durante una visita agli studios – due minutimazione computerizzata alla quale ha infuso dopo, segnerà mezzogiorno e due. Anche selui stesso nuova vita – quasi a testimoniare nessuno potrà mai accorgersene». Ma c’è diche i successi con Apple non sono un caso più: film dopo film, l’asticella tecnologia do-isolato – fino a portarla per mano nell’Olimpo veva essere puntualmente alzata.hollywoodiano.E pensare che nel 1986, all’indomani del suo soldi e famalicenziamento da Apple, Jobs aveva rilevato la È così che, film dopo film, dopo A Bug’s Life,divisione grafica della Lucasfilm per 5 milioni Monsters, Finding Nemo, The Incredibles,di dollari, salvo aggiungerne altri cinque per Cars e via dicendo, la Pixar è riuscita adricapitalizzarla. George Lucas, che a quei tem- aumentare con impressionante regolarità ilpi era in crisi economica per via di un divorzio, fatturato al botteghino. Fin quando, il nodoavrà modo di mangiarsi le mani. non è venuto al pettine. La distribuzione 38
  36. 36. LE IDEE inserire galley pixarIn passerellaAlcuni protagonisti delle animazioni Pixardei primi film Pixar era in carico alla DisneyCorporation, che marchiava col suo nome lepellicole dove Jobs e il fido John Lasseter nonfacevano mettere né occhio, né bocca. Quandonel 2005 il contratto fra Disney e Pixar arrivaalla scadenza, gli studios di Steve Jobs avevanoquasi oscurato la fama della Mouse House. Evisto tutte le altre major della cinema-tografia lo corteggiavano per strappareloro un contratto di distribuzione, la Disneynon può far altro che comprarsi tutta la Pixarcon un’offerta non trascurabile. Valore del-la transazione: 7,4 miliardi di dollari. Comerisultato, gli eredi del compianto Steve Jobssono attualmente i primi azionisti della WaltDisney Corporation.ogni volta più avantiMa alla Pixar, come alla Apple, gli eredi deltestamento imprenditoriale di Steve Jobs so-no tutti quelli che l’hanno conosciuto e che(nonostante la sua leggendaria spigolosità) cihanno lavorato insieme. Alla Pixar, come allaApple, sanno sulla loro pelle che c’è sempre un Vent’anni animatitraguardo da superare. «The journey is the re- Un’opera in mostra a Londraward», era solito dire Jobs. Il bello del viaggio, per i vent’anni di animazionesta nel viaggio stesso. della Pixar 39
  37. 37. Eroi animatiUna scena del film di animazione “Up” della Pixar E il suo viaggio, il suo destino di moderno Mida, è stato quello di cambiare tutto quel toccava. Jobs ha interpretato la Pixar come una casa di software, non come una casa cine- matografica. Il cuore tecnologico dell’azienda era – ed è tutt’ora – RenderMan, un program- ma originalmente sviluppato su NeXT, l’altro computer inventato da Jobs per rivalersi su Apple dopo l’improvvida cacciata. Lui stessoGeorge Lucas metteva bocca sulle storie, sulle sceneggia-a quei tempi ture, proprio come alla Apple ha contribuito a qualche decina di brevetti, anche di design.era in crisi economica «La Apple abita all’incrocio fra la Tecnologia e le Liberal arts», amava ripetere Jobs duranteper via di un divorzio. i suoi ultimi discorsi pubblici. In America, leSi sarà mangiato «arti liberali» sono la letteratura, le lingue, la filosofia, la matematica, la scienza. Quindi unle mani per la vendita bell’incrocio dove abitare. Ma il bello, segno di una coerenza quasi magica e irripetibile, è che quello è stato anche l’indirizzo di casa 40

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