MUOVERE PONTE LAMBRO
a cura diCOMUNE DI MILANODirettore Direzione Centrale Ambiente e Mobilità: Dott. Giuseppe CozzaDirettore del Settore Perif...
MUOVERE PONTE LAMBROIntroduzione - Strategie di selezionedei quartieri e di costruzione dei programmi                     ...
"Contratti di Quartiere II" a MilanoNote sulle strategie di selezione dei quartieri edi costruzione dei programmi1Lelabora...
Indirizzi e linee di azioneLe dimensioni del quadro strategico generale all’interno del quale le propostedi intervento si ...
La considerazione e l’importanza attribuite nelle proposte ai potenziali delquartiere rappresenta un primo passo per soste...
unattività e di ricognizione condotta dal Settore Periferie che è stata centratasu unesplorazione orientata ad intercettar...
prioritario da considerare nella candidatura al finanziamento di contratti diquartiere: Gratosoglio, Lorenteggio, Mazzini,...
accrescimento del patrimonio Erp o di una differenziazione significativa dellefunzioni insediate nel quartiere).Sostenibil...
quale procedere attraverso verifiche di fattibilità e praticabilità in termini diintegrazione, combinazione e allineamenti...
-   il quartiere Molise Calvairate ha costituito in questi anni un laboratorio di        sperimentazione sulle forme della...
strade, piazze, spazi verdi nonché alla nuova regolazione dei flussi di traffico e    della sosta.-   Infrastrutture e ser...
rispondenza con le problematiche e le risorse disponibili e linteresse di    soggetti locali ad attivare forme di partners...
0. Uno scenario di lungo termine per lo sviluppo di Ponte Lambro          Proposta a cura di Renzo Piano con la consulenza...
effettive potenzialità di sviluppo dell’intero quadrante. Delle 21 aree ditrasformazione urbana due in particolare interes...
3.   Fascia di verde pubblico di protezione attrezzata a parco realizzata     con un rilevato che isola dalla tangenziale;...
Indicativamente è prevista una superficie edificabile di 75.000 mq. perresidenza e 50.000 mq. per terziario/misto per un t...
Inserire Tavola di inquadramento (Veronica)                                              18
1. Il contratto di quartiere: territorio e strategie                                                  19
1.1 Il contesto e l’ambito di intervento       All’interno di questa prima parte del presente documento sono raccolti e   ...
Tale separazione è amplificata dal perimetro del quartiere, che risulta chiuso,oltre che dalla tangenziale, anche ad est d...
A conferma di questo orientamento generale della pianificazione,l’Amministrazione ha attualmente allo studio anche la tras...
Il sistema degli spazi pubblici, stante la dualità già riscontrata, si sviluppaquasi esclusivamente nella zona ovest dell’...
Negli anni 60 la popolazione si connota per una notevole coesione sociale.Circa 1000 persone, in prevalenza del ceto opera...
unificante, restando semplicemente la zona dove due realtà insediative sifronteggiano" (dalla Relazione di progetto del La...
continuum di spazi pubblici e di attraversamento del quartiere non è statoraggiunto. Attualmente i più recenti progetti di...
problemi di degrado edilizio legati alla vetustà delle costruzioni, in particolarein via Umiliati e in via Montecassino.1....
La popolazione di Ponte Lambro si connota per una larga presenza di stranieriche oggi rappresentano il 18% della popolazio...
Osservando inoltre la piramide delle età, confrontata con quella relativa allacittà, emerge come a Ponte Lambro ci sia una...
Ben pochi locali, bar e ristoranti, sono aperti anche nelle ore serali per cui ilquartiere è scarsamente frequentato nelle...
Con la chiusura per inagibilità della scuola media avvenuta nel 1984, lannosuccessivo venne creata lAula Bunker, aula di s...
1.2. Individuazione ed analisi delle principali problematiche del     quartiere.             A. Alcune possibili chiavi di...
collettivi che vengono occupati e diventano sede di pratiche trasgressive edimproprie che creano disturbo, timore, senso d...
presenta spazi collettivi; neppure la strada principale, via Ucelli di Nemi, èpercorribile a piedi in tranquillità per il ...
Relazione progetto Ponte Lambro
Relazione progetto Ponte Lambro
Relazione progetto Ponte Lambro
Relazione progetto Ponte Lambro
Relazione progetto Ponte Lambro
Relazione progetto Ponte Lambro
Relazione progetto Ponte Lambro
Relazione progetto Ponte Lambro
Relazione progetto Ponte Lambro
Relazione progetto Ponte Lambro
Relazione progetto Ponte Lambro
Relazione progetto Ponte Lambro
Relazione progetto Ponte Lambro
Relazione progetto Ponte Lambro
Relazione progetto Ponte Lambro
Relazione progetto Ponte Lambro
Relazione progetto Ponte Lambro
Relazione progetto Ponte Lambro
Relazione progetto Ponte Lambro
Relazione progetto Ponte Lambro
Relazione progetto Ponte Lambro
Relazione progetto Ponte Lambro
Relazione progetto Ponte Lambro
Relazione progetto Ponte Lambro
Relazione progetto Ponte Lambro
Relazione progetto Ponte Lambro
Relazione progetto Ponte Lambro
Relazione progetto Ponte Lambro
Relazione progetto Ponte Lambro
Relazione progetto Ponte Lambro
Relazione progetto Ponte Lambro
Relazione progetto Ponte Lambro
Relazione progetto Ponte Lambro
Relazione progetto Ponte Lambro
Relazione progetto Ponte Lambro
Relazione progetto Ponte Lambro
Relazione progetto Ponte Lambro
Relazione progetto Ponte Lambro
Relazione progetto Ponte Lambro
Relazione progetto Ponte Lambro
Relazione progetto Ponte Lambro
Relazione progetto Ponte Lambro
Relazione progetto Ponte Lambro
Relazione progetto Ponte Lambro
Relazione progetto Ponte Lambro
Relazione progetto Ponte Lambro
Relazione progetto Ponte Lambro
Relazione progetto Ponte Lambro
Relazione progetto Ponte Lambro
Relazione progetto Ponte Lambro
Relazione progetto Ponte Lambro
Relazione progetto Ponte Lambro
Relazione progetto Ponte Lambro
Relazione progetto Ponte Lambro
Relazione progetto Ponte Lambro
Relazione progetto Ponte Lambro
Relazione progetto Ponte Lambro
Relazione progetto Ponte Lambro
Relazione progetto Ponte Lambro
Upcoming SlideShare
Loading in …5
×

Relazione progetto Ponte Lambro

1,823 views
1,664 views

Published on

MUOVERE PONTE LAMBRO
Il territorio di Ponte Lambro è stato pressoché totalmente agricolo fino agli inizi del XX secolo, ricco di acque. La sua originaria trasformazione, tra i secoli XII e XIII, da terre paludose in prossimità del Lambro a coltivazioni a marcite, avvenne ad opera dei monaci Umiliati e Cassinesi. I fondi con le
relative cascine del Zerbone (Gerbone) e della Canova, di proprietà di tre ordini monastici, erano attraversati da tre rogge: la Spazzòla, su cui sorgeva
dai tempi remoti un mulino, la Certosa e la roggia delle Quattro Ave Marie con la cascina del Bagutto.
Agli anni intorno al 1905 risale il primo insediamento di tipo urbano, dei lavandai; lungo l'argine del fiume giungono da quartieri centrali della città alcune famiglie che si insediano con le loro attività. Villette con laboratori al piano terra e ampi spazi per gli stenditoi sorsero lungo le attuali vie Camaldoli e Umiliati.
Nei decenni successivi si espande la popolazione operaia, richiamata dalle vicine attività industriali presso i nuclei storici di Morsenchio e Taliedo
(industrie Caproni, Montecatini e Redaelli). Intorno al 1920 vi abitavano circa 500 persone.
L'espansione edilizia fino al dopoguerra gravita intorno alla Paullese (vie Montecassino, Monteoliveto, Parea, Bonfadini, denominata poi Vittorini, e Camaldoli). La via degli Umiliati costituisce l'asse principale del quartiere, su
cui si affacciano le attività commerciali e artigianali. Dal 1925 Ponte Lambro viene a far parte del comune di Milano (in concomitanza con la progettazione del "Porto di Mare", nuovo porto fluviale nel sud-est della città). Tuttavia il suo
sviluppo resta al di fuori di qualsiasi disegno urbanistico; rimane soprattutto residenziale, in prevalenza secondo la tipologia delle villette.
6 Per stendere questa parte di relazione si è fatto riferimento in particolare ai seguenti testi:
Comune di Milano, Quartiere Ponte Lambro, Dossier, gennaio 2002; Comune di Milano,
Laboratorio di quartiere di Ponte Lambro, 1^ fase, novembre 2000; Comune di Milano,
Laboratorio di quartiere di Ponte Lambro, Relazione di progetto, marzo 2002. 24
Negli anni '60 la popolazione si connota per una notevole coesione sociale.
Circa 1000 persone, in prevalenza del ceto operaio, risiedono a Ponte Lambro. La coesione sociale è forte, legata alla diffusa attività associazionistica: nel borgo storico trovano sede sezioni di partito, Arci, Acli, numerose cooperative,
tra cui spicca la storica Cooperativa di Consumo attiva fin dal 1921. http://www.comune.milano.it/portale/wps/wcm/jsp/fibm-cdm/FDWL.jsp?cdm_cid=com.ibm.workplace.wcm.api.WCM_Content/PonteLambro-ProgettiDiQuartiere-StrategiaDiSviluppo/db0c730045434a63a8ceba20d96dd0a2/PUBLISHED&cdm_acid=com.ibm.workplace.wcm.api.WCM_Content/relazione%20programmatica%20Ponte%20Lambro%20-%200712d8804543532fa92fbb20d96dd0a2/0712d8804543532fa92fbb20d96dd0a2/false

0 Comments
0 Likes
Statistics
Notes
  • Be the first to comment

  • Be the first to like this

No Downloads
Views
Total views
1,823
On SlideShare
0
From Embeds
0
Number of Embeds
779
Actions
Shares
0
Downloads
12
Comments
0
Likes
0
Embeds 0
No embeds

No notes for slide

Relazione progetto Ponte Lambro

  1. 1. MUOVERE PONTE LAMBRO
  2. 2. a cura diCOMUNE DI MILANODirettore Direzione Centrale Ambiente e Mobilità: Dott. Giuseppe CozzaDirettore del Settore Periferie: Ing. Mauro CigogniniDirigente Ufficio Periferie: Arch. Massimo CellaReferente responsabile: Arch.Veronica BellonziPOLITECNICO DI MILANO - Dipartimento di Architettura e PianificazioneSupervisione scientifica: Prof. Alessandro BalducciCoordinamento generale: Dr. Massimo BricocoliSupporto metodologico: Dr. Gabriele RabaiottiConsulenza alla progettazione: Arch. Antonella Bruzzese, Arch. Christian NovakSegreteria tecnica: Dr. Francesca CognettiResponsabili: Dr. Gabriele Rabaiotti e Dr. Martina GerosaCollaboratori: Dr. Paolo Cottino, Dr. Ilaria TosoniIMMAGINIChristian Novak, Linda Cossa, Marianna Giraudi, Valeria Inguaggiato 2
  3. 3. MUOVERE PONTE LAMBROIntroduzione - Strategie di selezionedei quartieri e di costruzione dei programmi 4 Indirizzi e linee di azione 5 Ambiti di intervento e contesti locali 6 La costruzione dei programmi di intervento da candidare 110. Uno scenario di lungo termine per lo sviluppo di Ponte Lambro 14 a. Obiettivi del piano strategico di ampliamento del quartiere Ponte Lambro 15 b. L’articolazione dello scenario 15 c. Individuazione dell’area e dati dimensionali 161. Il contratto di quartiere: territorio e strategie 191.1 Il contesto e l’ambito di intervento 201.2. Individuazione ed analisi delle principali problematiche del quartiere 321.3. Risorse e potenzialità 391.4. Le strategie di intervento: muovere Ponte Lambro 481.5. Lambito di intervento 502. Indirizzi e azioni di intervento 512.1. Abitare a Ponte Lambro 52 2.1.1. Valorizzazione e incremento del patrimonio ERP esistente 52 2.1.2. Adozione di soluzioni costruttive tese ad assicurare la qualità del manufatto edilizio e del servizio residenziale offerto 55 2.1.3. Miglioramento della qualità abitativa e insediativa 56 2.1.4. Incremento della funzionalità del contesto urbano 592.2. Attrezzare Ponte Lambro 60 2.2.1. Adeguamento e incremento della dotazione di opere infrastrutturali e di servizi 602.3. Vivere Ponte Lambro 67 2.3.1 Azioni volte a promuovere la partecipazione ed i coinvolgimento degli abitanti 67 2.3.2 Approccio integrato e coordinato alle problematiche sociali e di bisogno 672.4. Schema di sintesi degli interventi e delle azioni 733. Rispondenza delle azioni agli obiettivi di riqualificazione complessiva del quartiere 753.1. Rispondenza delle azioni previste ai problemi espressi 763.2. Sviluppo del parternariato tra soggetti pubblici e privati 783.3. Capacità della proposta di generare addizionalità di risorse pubbliche e private 79Appendice alla Relazione Programmatica. Materiali di lavoro. 3
  4. 4. "Contratti di Quartiere II" a MilanoNote sulle strategie di selezione dei quartieri edi costruzione dei programmi1Lelaborazione di programmi di intervento da avanzare alla candidatura delbando per i Contratti di Quartiere II si inquadra – nel caso di una grande cittàcome Milano – entro una riflessione di ampio respiro sul trattamento delleproblematiche relative alle periferie urbane e ai quartieri pubblici. I programmiContratto di Quartiere 2 costituiscono per il Comune di Milano loccasione peravviare un percorso di articolazione di politiche che configurano una serie diinterventi integrati in ambiti periferici segnati da una multidimensionalità deiproblemi. In questa direzione, i programmi di Contratti di quartiere sono statielaborati mirando a definire un quadro di azioni e di interventi che abbianocapacità generativa e che concorrano a definire modalità di intervento chepossano essere assunte quali riferimenti generali per linterventodellAmministrazione Comunale in altri quartieri periferici. La proposta diContratto di Quartiere che di seguito è illustrata, si colloca, dunque, in undisegno più articolato, che, se ancora non viene automaticamente aconfigurare lo sviluppo di un "progetto integrato" sulle periferie di Milano,indica lavvio di un percorso nel quale lamministrazione comunale struttura eorganizza un processo integrato, multiattoriale e orientato a trattaresimultaneamente una serie di problematiche di diversa natura che in alcuniambiti urbani - e nei quartieri pubblici in particolare - configurano situazioni di"crisi".Quella dei quartieri in crisi - una definizione ampiamente ripresa nel dibattitointernazionale - è limmagine che traduce leffetto urbano della precipitazionein alcuni luoghi di una cumulazione di marginalità sociale, povertà economica,debolezza culturale, degrado ambientale tale per cui si perde la possibilità didefinire in termini interpretativi un rapporto di causa - effetto tra le diversearee di criticità.Accogliere quest’accezione complessa significa considerare come la condizioneperiferica non sia certo riconducibile ad un problema di distanza fisica, manecessiti il riferimento a elementi di diseguaglianza distributiva rispetto allerisorse, alle possibilità di accesso alle stesse, alla intensità di opportunità.La prospettiva e la strategia di intervento entro cui si collocano le proposte diContratto di Quartiere II per la città di Milano è quella di un quadro articolatoin cui più campi di azione risultino complementari e sinergici:- lintervento sulla dimensione fisica dei problemi dei quartieri pubblici e alcontempo sulla dimensione sociale ed economica;- lintervento di riqualificazione di servizi e strutture che hanno rilevanza allascala locale insieme allo sviluppo di progetti che rimandano alla scala urbanacomplessiva, con lobiettivo di rompere i recinti che sembrano delimitare iquartieri di edilizia pubblica e segnare quellisolamento o "distinzione" checostituisce di per sé un problema centrale.1 Il Comune di Milano e Aler Milano, in riferimento al relativo protocollo dintesa siglato, si sonoavvalsi nel processo di selezione e costruzione dei programmi del supporto scientifico emetodologico e del lavoro sul campo di un gruppo di consulenza che fa capo al Dipartimento diArchitettura e Pianificazione del Politecnico di Milano. 4
  5. 5. Indirizzi e linee di azioneLe dimensioni del quadro strategico generale all’interno del quale le propostedi intervento si collocano possono essere raccolte in riferimento a tre diversefinalità:- Restituire dignità e qualità all’abitare- Articolare le funzioni presenti e ridurre la monofunzionalità residenziale- Sostenere l’interazione con la cittàRestituire dignità e qualità all’abitareI diversi progetti prevedono, innanzitutto, interventi sul costruito checonsentano di valorizzare il patrimonio abitativo pubblico adeguandolo airequisiti tecnici, alle normative e, laddove possibile, alle richieste di particolaricategorie di inquilini. La condizione di forte degrado degli immobili e deglialloggi costituisce un fattore centrale che ha orientato la scelta dei quartieri diintervento costituendo parametro prioritario nella loro selezione e configuracome prioritario il tema del recupero e del risanamento edilizio. Valorizzazionee incremento del patrimonio di edilizia residenziale pubblica costituisconooperazioni funzionali al raggiungimento di più elevati standard qualitativi dellospazio abitativo privato (l’appartamento) e collettivo (gli spazi comuni, le areedi pertinenza) in un processo di rigenerazione orientato a sciogliere quelladiscriminazione socio-territoriale che è associata all’essere abitanti di unquartiere popolare.Nonostante la densità abitativa che caratterizza i contesti dei quartieri milanesiindividuati non si è rinunciato a verificare, volta per volta, la possibilità diconseguire un incremento del numero degli alloggi e/o la loro capacitàinsediativa. Da questo punto di vista, è opportuno che si considerino le cinqueiniziative come un programma unitario che interviene sulla ridefinizione delcomparto dell’offerta abitativa pubblica nel suo insieme, essendo unico ecomunale il sistema che disciplina l’assegnazione e ne governa la gestione.Assumendo inoltre che in questi contesti il solo intervento di recupero ediliziopuò produrre migliorie nel breve termine ma in termini parziali e di brevedurata, nei Contratti di Quartiere proposti l’amministrazione comunale si èimpegnata a definire una serie convergente di azioni che affiancano ladimensione fisica dellintervento. In particolare, nellambito dei Contratti diQuartiere saranno attivati: un piano di accompagnamento sociale finalizzato adare un supporto concreto alla popolazione residente (e fondamentali peraumentare l’efficacia delle operazioni edilizie e dare continuità e consolidare irisultati ottenuti), un Patto Locale per la Sicurezza Urbana, un programma diazioni orientato a promuovere inserimento occupazionale e attivitàimprenditoriali insieme ad altre azioni promosse da altri soggetti del terzosettore che agiscano sul versante sociale.Articolare le funzioni presenti e ridurre la monofunzionalità residenzialeArricchire il contesto ambientale dei quartieri dall’interno, iniziando dallavalorizzazione delle diverse risorse che sono difficilmente riconoscibili insituazioni segnate da forte disagio, rappresenta un aspetto fondamentale sucui fare leva per avviare processi di ripresa e di miglioramento che sappianomisurarsi con l’articolazione delle dimensioni del vivere. Superare la riduzionebipolare che regola i quartieri ‘pubblici’: la casa da una parte e la metropoli,come rete di servizi, di luoghi, di opportunità lavorative e culturali dall’altra. 5
  6. 6. La considerazione e l’importanza attribuite nelle proposte ai potenziali delquartiere rappresenta un primo passo per sostenere il processo diaffiancamento di iniziative ed azioni che, pur provenendo dall’esterno, risultinocoerenti con il quadro degli equilibri propri del quartiere senza essere percepitecome invasive e quindi da questo respinte.Sostenere l’interazione con la cittàIl solo processo di emersione di risorse "locali" non può certamente costituire lunico dispositivo in grado di riscattare i destini di quartieri fortementecompromessi. L’iniezione di energie provenienti dall’esterno, dal resto dellacittà, diventa non solo una operazione cui affidarsi per smuovere situazionisocio-territoriali il cui sviluppo appare bloccato ma anche un meccanismo che,spostando i centri di attenzione e allargando l’orizzonte all’interno del qualericercare soluzioni e vie d’uscita, renda possibile riportare la dimensioneidentitaria del "quartiere", come recinto, in una dimensione "urbana" che siconnoti proprio per la sua eterogeneità.L’oscillazione tra quartiere e città viene interpretata nelle cinque propostecome movimento di andata e ritorno: ambiti e contesti locali interessati dagliinterventi dei Contratti diventano luoghi che ospitano nuove attività finalizzatenon solo a diversificarli dal punto di vista funzionale ma anche a costituire unaragione di scambio con la città. Elementi non ordinari che funzionano daattrattori e che supportano linterazione con la città, con chi non risiede nelquartiere, con quanto attraversa la città. Superare la logica del quartiereautosufficiente e dello spazio ripiegato su sé stesso diventa un passaggiofondamentale per dare a questi quartieri un respiro diverso e una energianuova.Contenere i disagi generati dall’attuazione degli interventiNella costruzione dei progetti si è prestata attenzione a quelli che possiamodefinire come fattori di riduzione degli impatti che, specialmente in faseattuativa, ricadono sulla popolazione residente e sugli abitanti delle caseinteressate dagli interventi edilizi.Il contenimento del disturbo e del disagio associato alla manutenzione e allariqualificazione degli alloggi ha spinto l’Amministrazione Comunale e l’Aler aricercare, già in fase di progettazione preliminare, soluzioni tecnologiche ecostruttive particolari e adatte alle specificità di ogni quartiere per evitarespostamenti e trasferimenti se non nei casi in cui la mobilità non sia risultatastrettamente necessaria.Questa attenzione è parte integrante di quella che possiamo indicare come lafattibilità sociale dei Contratti di Quartiere, elemento che per il Comune diMilano è importante considerare a fianco della fattibilità tecnica, della fattibilitàeconomica e della fattibilità amministrativa.Ambiti di intervento e contesti localiIl bando attuativo della Regione Lombardia sollecita i comuni ad individuarequartieri e ambiti sui quali costruire progetti di riqualificazione da candidareper il finanziamento di Contratti di Quartiere II. Il Comune di Milano si èattivato nel processo di selezione dei quartieri da candidare e di costruzionedei programmi in rispondenza dei requisiti indicati dallo stesso bando e di 6
  7. 7. unattività e di ricognizione condotta dal Settore Periferie che è stata centratasu unesplorazione orientata ad intercettare politiche e progetti sostenuti daaltri settori del Comune di Milano la cui convergenza e complementarietàcostituisce una condizione importante per articolare forme di integrazioneallinterno del Programma (in rispondenza ai requisiti del bando). In questoprocesso di definizione successiva dei quartieri da candidare e dei relativiprogrammi di intervento, si è proceduto seguendo due diversi ordini diragionamento: uno centrato sulle dimensioni di criticità dei quartieri, il secondosu un insieme più articolato di fattori individuati in relazione alle linee guida ealla struttura del programma Contratto di Quartiere II.Ambiti contraddistinti da criticità sul piano socioeconomico ed ambientaleSu un primo livello si attesta un orientamento che fa riferimentoallidentificazione di elementi e situazioni di criticità che connotanoambiti/quartieri sul piano socioeconomico ed ambientale e che,affidandosi tendenzialmente ad indicatori, costruisce una sorta di mappaturadei problemi. Si sono cioè considerati quegli elementi che specificatamente inriferimento a situazioni di disagio sociale, economico e ambientale segnalanoambiti urbani di particolare criticità e quartieri problematici. A partire dallaindividuazione di queste aree all’interno della città di Milano, si è quindiproceduto a specificare e a focalizzare lattenzione su quei quartieri che piùcorrispondono ai requisiti espressi dal bando nazionale e dalla declinazioneregionale del programma Contratto di Quartiere II.In questi quartieri, come già richiamato, riconducibili alla formula di "quartieriin crisi", il Contratto di Quartiere si rivela essere il programma di intervento piùappropriato, configurandosi come programma di azioni sulledilizia pubblicaconnotato da una forte regia dellamministrazione comunale e dallazionecongiunta di settori e soggetti che attengono non solo alla sfera dellalloggioma alle dimensioni dei servizi, a quella sociale ed economica.Una serie di informazioni (dati, elaborazioni quantitative e qualitative giàrealizzate dallAmministrazione Comunale) ha consentito di costruire unasuccessione di mappe della città in cui sono rappresentate aree che esprimono"criticità" rispetto alle condizioni (strutturali e del quadro di vita) dellapopolazione insediata. In particolare in riferimento a: status sociale (Servizisociali – cfr. mappa del disagio sociale e atlante delle periferie), Sicurezzaurbana (mappa del rischio), consistenza edilizia residenziale pubblica (mappaerp).Una comparazione successiva delle diverse mappe ha consentito di identificarequartieri/ambiti, che emergono in termini negativi ("di carenza/assenza") e dioffrire un quadro di riferimento generale aggiornato sugli ambiti di criticitàdelle periferie cittadine. Una esplorazione successiva ha consentito diselezionare gli ambiti urbani con specifico riferimento alla rilevanza delpatrimonio di edilizia residenziale pubblica esistente (elemento questo cherappresenta una precondizione del programma), alle condizioni edilizie deglistabili (sia rispetto allo stato di manutenzione che di tipologie abitative)nonché al quadro complessivo delle criticità relative allo stato contrattualedegli inquilini (intendendolo come rivelatore di una domanda di ridefinizionedelle modalità di trattamento): Qualità abitativa (Aler); Status dellutenza(Aler); Mappa delle priorità Erp (aree a prevalenza di Erp con rilevantedegrado abitativo).Linsieme di questi elementi ha portato in una fase intermedia ad individuaresette diversi quartieri di edilizia residenziale pubblica quali ambiti di intervento 7
  8. 8. prioritario da considerare nella candidatura al finanziamento di contratti diquartiere: Gratosoglio, Lorenteggio, Mazzini, Molise Calvairate, Ponte Lambro,San Siro, Stadera. Una selezione successiva ha portato a considerarelesclusione di Lorenteggio (il cui ambito rientra nel perimetro definito di unaSocietà di Trasformazione Urbana e di Stadera, sul quale è attualmente in faseavanzata di attuazione un PRU.Quartieri, soggetti e strategie nelle politiche urbaneUn secondo ordine di riflessione ha messo in evidenza e risalto una serie diargomentazioni la cui natura è piuttosto riferita a soggetti e strategie nelmerito delle politiche urbane (e di quelle di rigenerazione urbana inparticolare) e a valutazioni di natura più strettamente programmatica edoperativa.In questa linea, si possono assumere come strategici rispetto al successo dellacandidatura, una serie di elementi - evidentemente più discrezionali - chederivano e/o fanno riferimento al contesto territoriale in cui i quartieri sonoinseriti e alla disponibilità di un insieme di pratiche e/o soggetti (istituzionali enon) che potrebbero utilmente supportare il processo di sviluppo e attuazionedei Contratti di Quartiere II a Milano .Mentre il primo livello (1.1) ha esplorato la città in termini che - in negativo("quali territori stanno peggio") e in modo tendenzialmente omogeneo(utilizzando un solo filtro di lettura per identificarle) - lasciano emergere learee più svantaggiate, la seconda serie di riflessioni ha consentito di megliorappresentare una serie di motivazioni (non tutte omogenee e analoghe)rispetto ai quali lintervento su alcuni singoli quartieri può risultare strategica,meglio praticabile ed offrire condizioni di maggior efficacia anche in relazionealla natura e alle specificità dello strumento Contratto di Quartiere II e dellarelazione che lo strumento è in grado di costruire con i territori selezionati.Di seguito sono proposte una serie di considerazioni che configurano il profilodelle strategie cui il Comune di Milano ha fatto riferimento nel processo diselezione dei quartieri e poi nella costruzione dei programmi di intervento dacandidare in relazione alla definizione di prospettive di intervento attraverso lostrumento Contratto di Quartiere II, sollecitando una caratterizzazione deiprogrammi di intervento sui singoli quartieri e a spostare su categoriedifferenti rispetto all’oggettiva situazione di svantaggio e/o alla esclusivavalutazione di sostenibilità economica il tema della scelta.Si è considerato che per la strutturazione del programma e quindi delle azioniche il Contratto di Quartiere prevede sia importante verificare le possibilideclinazioni dello stesso a livello locale, in rispondenza di specificheproblematiche (che in alcuni quartieri si configurano come acute o comunqueparticolarmente rilevanti) sia in rispondenza dei diversi requisiti che il bandosollecita.Trasformabilità urbanistica e condizioni al contornoUnesplorazione del contesto dei singoli quartieri è stata finalizzata adevidenziare progetti e processi di trasformazione urbana già previsti oin fase di definizione nellintorno dei quartieri e che potrebbero produrresinergie e scambi (anche sul versante delle risorse finanziarie provenienti daaltre fonti) rispetto allo sviluppo del Contratto di Quartiere. Inoltre talericognizione consente di evidenziare la consistenza degli elementi ditrasformabilità (variazioni nelle volumetrie nella direzione di un 8
  9. 9. accrescimento del patrimonio Erp o di una differenziazione significativa dellefunzioni insediate nel quartiere).Sostenibilità economicaIl tema della sostenibilità economica è stato visto alla luce di diversi fattori.Primo fra tutti il confine che si intende attribuire al comparto: esiste infatti unlimite ‘forte’ nella proposta di intervento che indica il luogo nel quale siandranno a concentrare gli interventi (in particolare quelli rivolti allaristrutturazione/riqualificazione edilizia). Questa è la linea che contiene la‘prevalenza di Erp’ e rispetto alla quale Comune di Milano ed Aler sonochiamati a registrare le risorse finanziarie disponibili. Vi è poi un limite‘flessibile e leggero’ che include spazi, luoghi, campi di azione utili percompletare, integrare sia interventi di natura non strettamente edilizia maanche soggetti e risorse non immediatamente concentrate sull’interventoabitativo in senso stretto.Una seconda questione è connessa alla possibilità che in alcuni quartieri sicreino le condizioni affinché entrino nel mercato della locazione (per quantosociale) volumi senza mercato (vuoti, non occupati regolarmente, inutilizzabili)e nuovi volumi (integrati con superfici ad uso commerciale e a servizio, adesempio). Il rientro delle morosità, l’adeguamento degli impianti, larazionalizzazione di alcuni servizi all’abitare possono in questa direzionerappresentare delle voci di spesa che diventano anche voci di risparmio e dipossibile ammortamento di una quota dei costi. Un ultimo elemento ècostituito dalla possibilità di ricontrattare i canoni, per gli alloggi soggetti adinterventi di manutenzione straordinaria, in funzione di una avvenutaristrutturazione.Servizi, relazione domanda/offertaUna valutazione dello stato dei servizi ha consentito di evidenziarescostamenti e lacune nellofferta dei servizi pubblici; la progettazione difuturi servizi si configura, altresì, come condizione di innalzamento dellostandard qualitativo e di miglioramento delle funzionalità del comparto inesame e rappresenta un elemento che concorre alla possibilità di incrementarelindice delle volumetrie realizzabili nel quartiere.Attività già svolta dall’amministrazione - preesistenza di un portafoglio progetti già ipotizzati (Comune di Milano, Aler)La preesistenza di progetti pilota, attività e iniziative promossedallAmministrazione Comunale o da altri soggetti Istituzionali è stata assuntacome un vantaggio competitivo (rispetto alla partecipazione al bando) laddovecostituisce un bagaglio di conoscenza del quartiere, un investimento inizialeche può fare da volano rispetto allo sviluppo di ulteriori interventi e rispetto aiquali il CdQ offre le condizioni per una "composizione" delle azioni. Ancora,lesistenza di unattività pregressa segnala lesistenza di soggetti che si sonogià attivati sul/nel quartiere e la cui attivazione costituisce un vantaggiocompetitivo rispetto alle sollecitazioni del bando di coinvolgimento di soggettilocali nella costruzione stessa dei programmi. Laddove le attività pregresseabbiano prodotto progetti sperimentali o parziali, questo rappresenta unelemento strategico nella direzione della costruzione di un Contratto diQuartiere come parte di un più articolato programma di intervento rispetto al 9
  10. 10. quale procedere attraverso verifiche di fattibilità e praticabilità in termini diintegrazione, combinazione e allineamenti con interventi/soggetti diversi.Risorse e soggetti localiIl bando del Contratto di Quartiere segnala come fondamentale ilcoinvolgimento di soggetti locali nella costruzione e nellimplementazione deiprogetti. La preesistenza e la consistenza delle attività svolteautonomamente (o già in accordo con istituzioni pubbliche) da partedi soggetti locali di varia natura (comitati, associazioni, cooperative, servizipubblici) è stata assunta come una risorsa di grande valore. Da un lato, perchégarantisce la disponibilità di interlocutori con i quali lamministrazionecomunale può sviluppare un processo di interazione per la definizione diobiettivi condivisi; dallaltro perché offre la possibilità di costruire unprogramma di interventi che abbia un riferimento non solo formale alladimensione del "contratto", ovvero allassunzione di responsabilità futurarispetto al processo di riqualificazione integrata del quartiere.Finanziamenti aggiuntivi pubblici/privati e interesse allinvestimento deisoggetti privatiInfine, la diversa collocazione e natura dei quartieri può corrispondere adifferenti livelli e forme di interesse di soggetti privati e del terzosettore, allinvestimento di risorse nel programma di rigenerazione, sia inrelazione allo stato attuale del quartiere che alle prospettive di sviluppo. Inparticolare, differenti sono le valutazioni che si aprono sul fronte delle risorseprivate in relazione ai differenti scenari che il programma del CdQ rendefuturibile. In più casi si è rivelata essenziale (data la densità che connota iltessuto urbano dei quartieri a cui si fa riferimento nella città di Milano) ladisponibilità di immobili o di aree la cui destinazione duso e/o praticabilitàrisultava ancora incerta. La costruzione di un Contratto di Quartiere in questosenso ha offerto la possibilità di attivare processi (e procedure) di definizione edi progettazione degli usi di alcuni spazi secondo le linea guida espresse dalbando e, in particolare, con la finalità di articolare le funzioni sociali (ecomunque non residenziali) nei quartieri.E in corrispondenza dei diversi fattori qui sopra riportati che il Tavolo politicoistituzionale ha proceduto nella selezione dei quartieri sui quali attivare ilprocesso di esplorazione e approfondimento e di interazione con i soggettilocali finalizzato alla costruzione di un programma di interventi da presentarequale candidatura a Contratto di Quartiere II. La definizione dei programmi èstata condotta assumendo specificità, dimensioni problematiche e risorse localiche hanno consentito di disegnare profili di intervento differenziati incorrispondenza di ciascun quartiere:- Gratosoglio, si configura quale quartiere di grandi dimensioni costruito secondo un disegno di edilizia aperta che sollecita ad un ripensamento e ad una qualificazione degli spazi aperti e dei luoghi di aggregazione- il quartiere Mazzini ha un elevato valore storico architettonico ed è oggi situato in un ambito di forte accessibilità, rispetto al quale lofferta di servizi qualificati può risultare attarttiva rispetto ad un bacino sovralocale, 10
  11. 11. - il quartiere Molise Calvairate ha costituito in questi anni un laboratorio di sperimentazione sulle forme dellattivazione e del coinvolgimento dei soggetti locali nella articolazione delle politiche urbane sulla città e rappresenta una sfida rispetto alla capacità di produrre politiche pubbliche efficaci in ambiti di disagio acuto, - il quartiere di Ponte Lambro ha rappresentato un simbolo del degrado dei quartieri periferici e trova nel Contratto di Quartiere occasioni concrete per muovere i primi passi verso un processo di sviluppo di più lungo periodo, - San Siro. caratterizzato come un recinto di grandi dimensioni ed elevata densità di edilizia residenziale si misura con la capacità degli interventi previsti di rendere più permeabile il tessuto urbano rispetto alla presenza di servizi e di attività commerciali Il settore Periferie ha dunque avviato un lavoro che si è articolato: - trasversalmente: trattando una serie di questioni comuni a tutti i quartieri e che hanno implicato un lavoro di coordinamento tra diversi settori dellamministrazione comunale oppure lattivazione di un settore dellamministrazione su più quartieri per la messa a punto di azioni da inserire nel programma e poi - verticalmente: approfondendo lanalisi delle problematiche specifiche dei quartieri ma soprattutto sviluppando unesplorazione finalizzata alla progettazione di azioni e dunque allattivazione di soggetti su specifici progetti nei quartieri. La costruzione dei programmi di intervento da candidare In relazione a queste considerazioni, il disegno degli interventi da inserire nelle proposte di programmi è andato costruendosi in modo incrementale: a. seguendo gli indirizzi espressi e le proposte avanzate da alcuni settori dellAmministrazione Comunale e dei soggetti già attivati, b. sollecitando alcuni settori e/o istituzioni e alcuni soggetti locali e non, laddove lesplorazione sul campo e gli approfondimenti condotti hanno individuato temi di progettazione (fisica e in termini di servizi) che risultavano significativi ed aderenti rispetto al programma Contratto di Quartiere, c. mantenendo forme di interazione costante con i soggetti locali e le forme organizzate di rappresentanza degli abitanti per garantire una condivisione di finalità, obiettivi e azioni previste, d. infine, relazionandosi alle strategie e indicazioni via via definite in merito allintervento sul patrimonio di Edilizia Residenziale Pubblica elaborate da Aler Milano. Si richiamano qui brevemente alcuni ambiti di intervento che hanno visto lo sviluppo di un lavoro trasversale dentro lamministrazione comunale in relazione ai cinque quartieri, mentre si rimanda alle note sintetiche sui singoli quartieri la descrizione più precisa di problematiche e strategie di intervento:- Infrastrutture: presso lAgenzia Mobilità e Ambiente del Comune di Milano è stato attivato un tavolo di lavoro che ha coordinato quattro settori comunali nella prefigurazione e nel disegno degli interventi relativi alla sistemazione di 11
  12. 12. strade, piazze, spazi verdi nonché alla nuova regolazione dei flussi di traffico e della sosta.- Infrastrutture e servizi: in riferimento ad alcuni stabili di proprietà comunale sui quali è andata emergendo dallesplorazione sul campo, lopportunità/necessità di interventi di qualificazione, ampliamento, ristrutturazione, è stato condotto un lavoro finalizzato a verificare la sostenibilità e la praticabilità degli interventi in relazione agli orientamenti e alle politiche attualmente delineate dai rispettivi settori di competenza (in particolare, mercati comunali coperti e biblioteche)- Servizi sociali: in sinergia con il settore servizi sociali si sono andati definendo interventi mirati a rafforzare e ad articolare lofferta di servizi sociali nei quartieri con particolare riferimento alle quote di popolazione più deboli. In particolare, si è mirato ad un coinvolgimento dei servizi (e quindi anche di soggetti del terzo settore che operano in un regime di convenzione) nella definizione di progetti dedicati alla popolazione anziana e ai portatori di disagio psichico.- "Patti per la sicurezza urbana": in corrispondenza dellindicazione del bando e di un consistente interesse (tanto del settore sicurezza urbana del comune quanto della corrispondente Direzione Centrale della Regione) a considerare i "Patti Locali per la sicurezza urbana" quali strumenti innovativi e sperimentali per articolare azioni sul fronte della sicurezza in corrispondenza di una visione articolata del problema e centrata sullassunzione di un approccio integrato, si è pervenuti ad un accordo che prevede che i Patti Locali costruiti in corrispondenza dei programmi di Contratto di Quartiere II del Comune di Milano siano assunti quali prototipi sperimentali di riferimento per la Direzione Regionale. Lapprofondito lavoro di esplorazione locale e di interazione con i soggetti che a vario titolo sono attivi nei quartieri oggetto di candidatura ha consentito di elaborare Patti Locali che configurano larticolazione di una molteplicità di azioni sinergiche e complementari rispetto al programma di intervento complessivo.- Nuova occupazione/ legge 266: di concerto con il settore comunale titolare della promozione di interventi di promozione e sviluppo dellimprenditoria (e delloccupazione) attraverso la gestione dei fondi della legge 266, si è proceduto da un lato a costruire uno scenario in cui il Comune di Milano si impegna a destinare una quota rilevante dei finanziamenti ex legge 266 a progetti da sviluppare negli ambiti di intervento dei Contratti di Quartiere, dallaltro ad articolare per ciascun quartiere dei "profili" che consentano di declinare gli interventi di promozione di imprenditoria e nuova occupazione in corrispondenza di vocazioni e risorse progettuali specifiche del quartiere.- Terzo settore e soggetti locali: in riferimento a ciascun quartiere, il contributo dei soggetti locali e del terzo settore nel suo insieme risulta centrale nella costruzione del programma, da un lato per il patrimonio di conoscenze e di esperienze maturate, dallaltro per la ricchezza dei progetti di varia natura che si sono andati definendo ed attivando. Laddove il coinvolgimento diretto di soggetti privati e/o del terzo settore non può essere definito in questa fase perché deve essere oggetto di bando ad evidenza pubblica, si è comunque assunto che il contributo di questi soggetti sia fondamentale per creare oggi le condizioni affinché le azioni previste nel Contratto di Quartiere trovino piena 12
  13. 13. rispondenza con le problematiche e le risorse disponibili e linteresse di soggetti locali ad attivare forme di partnership con lamministrazione comunale in rispondenza del principio di sussidiarietà.- Il coinvolgimento degli abitanti: pur nei limiti di tempo contenuti entro le scadenze e la complessità del processo, si è dato avvio a percorsi di tipo partecipativo nella definizione del programma e il rapporto con/tra gli abitanti e i soggetti locali (spesso il ruolo di abitanti e soggetti sociali risulta sfuocato e si tendono a confondere gli uni con gli altri, mentre si tratta di attori distinti con obiettivi e strategie territoriali differenti). E’ stata svolta un’attività di ascolto delle principali realtà sociali operanti sul territorio al fine di ricostruire una mappatura sensibile ai problemi e alle risorse esistenti. In particolare, si è curato lo snodo principale tra percorso e processo di elaborazione tecnica e amministrativa della candidatura e linsieme dei soggetti locali del quartiere, procedendo alla definizione di problemi, priorità e nodi critici da sottoporre al vaglio di coloro che sono impegnati nella costruzione del progetto. 13
  14. 14. 0. Uno scenario di lungo termine per lo sviluppo di Ponte Lambro Proposta a cura di Renzo Piano con la consulenza di Ottavio di Blasi Associati e Lamberto Rossi La presente proposta di Contratto di Quartiere si colloca all’interno di una visione complessiva di indirizzo sostenuta dalla consapevolezza che il futuro di Ponte Lambro dipende anche da un processo più ampio di sviluppo e di riqualificazione del vasto quadrante estremo della periferia sud-est di Milano. Questa prospettiva, che nell’aprile 2002 aveva indotto il Comune di Milano a promuovere lo studio di fattibilità per la costituzione di una Società di Trasformazione Urbana d’intesa con i Comuni limitrofi di Peschiera Borromeo, San Donato Milanese e con Aler Milano, AEM SpA e MM SpA secondo quanto previsto dal bando del ministero dei Lavori Pubblici, ha portato all’individuazione di una proposta per l’ampliamento del quartiere all’interno dell’area compresa, ad ovest, tra il quartiere e la tangenziale. Tale area è stata indicata anche in sede di definizione della S.T.U. come Area n. 12. L’ambito individuato costituisce, per dimensione, consistenza e localizzazione il naturale elemento di connessione tra Ponte Lambro e, a ovest, sottopassando la tangenziale, il nascente quartiere di Montecity; a sud, l’area di San Donato e la stazione della metropolitana. Osservando il Quadrante di sud est oggetto della proposta, emergono una serie di elementi territoriali che suggeriscono ipotesi di tipo strategico: - un apparato infrastrutturale complesso e articolato che annovera: aeroporto, passante ferroviario, una linea metropolitana in corso di prolungamento e una in previsione, linee di superficie e assi stradali primari e secondari (la tangenziale, via Mecenate, la Paullese, …); - un sistema omogeneo di aree a valenza ambientale da risanare, disinquinare e rinaturalizzare, valorizzare lungo il corso medio/inferiore del fiume Lambro e tali da configurare un potenziale parco fluviale e, più a nord le aree verdi e le cascine che consentono di guardare a Parco Forlanini come ad una meta da raggiungere attraverso un parco lineare di interesse urbano; - una casistica articolata di aree (potenzialmente) soggette a trasformazione urbana riconducibili a tre principali tipologie: (a) aree caratterizzate da grandi insediamenti di edilizia residenziale pubblica degli anni 60/80 che richiedono interventi coordinati di ristrutturazione fisica e sociale al fine di arricchirne la compagine, migliorarne al qualità abitative e fruitive, aumentare il mix funzionale; (b) aree industriali o di servizio di grandi dimensioni e complessità in corso di riconversione secondo forme di trattamento alternative basate sulla forte integrazione tra casa e lavoro; (c) aree inedificate da sviluppare al fine di concorrere ad un ridisegno coerente dello sviluppo di questa parte di territorio e al risarcimento di un tessuto urbano caotico, anonimo e scarsamente omogeneo; - infine aree di proprietà pubblica (demaniale, comunale o di altri enti) che già ora si configurano come strutture di interesse collettivo e di utilità sociale. Nell’ambito della proposta di STU sopra richiamata sono state individuate sia le aree di rilevanza strategica definite di “trasformazione urbana” sia quelle già in corso di trasformazione e che permettono di avere un quadro completo delle 14
  15. 15. effettive potenzialità di sviluppo dell’intero quadrante. Delle 21 aree ditrasformazione urbana due in particolare interessano il ragionamento (lanumero 11 e la numero 12).a. Obiettivi del piano strategico di ampliamento del quartiere Ponte LambroLa proposta di avanzare una ipotesi di sviluppo più estesa e comunqueprospettica rivolta in particolare all’area che connette i tessuto edificato con latangenziale nasce da alcuni obiettivi.Innanzitutto occorre definire un organismo urbano unitario capace diintegrare: il borgo storico, le addizioni degli anni ’70 ovvero le case bianchema anche il sistema delle attrezzature pubbliche (compresa l’aula bunker – dicui sembra prossima la dismissione - e la relativa strada di servizio maiutilizzata) che abbia una massa critica indicativamente valutabile in 6/7 milaabitanti (contro gli attuali 3/4 mila).Un secondo obiettivo è quello di mettere in rete Ponte Lambro con ilterritorio circostante: a sud con San Donato, a ovest con Montecity.Il terzo obiettivo, di scala locale, punta a ridisegnare una trama minuta diconnessioni est-ovest e una fascia di risarcimento del tessuto verso latangenziale che serva ad introdurre, lungo la dorsale rappresentata dalla via diservizio al bunker nuove occasioni e nuove opportunità per la comunità locale(sia dal punto di vista degli spazi aggregativi e di incontro, sia sul versantedell’incremento occupazionale). In questa fascia (indicata con in numeri 1 e 2)sono presenti alcune preesistenze agricoli significative quali cascine d edifici diservizio all’agricoltura che diventa interessante ripensare e riconvertire.In questa prima fascia, a ridosso dell’attuale edificato e parallela alla tramaviaria nord-sud del quartiere (via Serrati, via Ucelli di Nemi, via degli Umiliati evia Camaldoli) l’edificato dovrebbe essere a bassa densità privilegiando unasistemazione a verde sul modello dei parchi tecnologici comunitari.Una quarto obiettivo interessa la struttura attuale della parte realizzata neglianni ’70 e punta a densificare, ove possibile, il tessuto edilizio intornoalle case bianche (si tratta di tre aree residuali individuate con il numero 7).Il nuovo organismo urbano che si delinea punta a spostare il baricentro delquartiere verso sud-ovest facendo del Laboratorio di Quartiere uno deglielementi centrali del sistema. Una nuova centralità viene proposta anche perl’edificio della ex scuola media ora utilizzata come aula bunker per farne uncentro di “eccellenza” a scala comunale o sovra-comunale capace diaccreditare il quartiere come luogo positivo e di richiamo (museo del rock edella musica, …).b. L’articolazione dello scenarioNell’ipotesi di disegno della strategia sono state individuate 9 sottozone:1. Fascia di risarcimento tra parte edificata e zona di sviluppo con funzioni terziarie, di servizio, di uso collettivo in parte esistenti e in parte di aggiungere;2. Fascia del parco tecnologico ovvero zona delle preesistenze agricole riconvertibili a servizio misto terziario. Tra le zone 1 e 2 viene individuata una strada di collegamento che tende ad alleggerire il carico di via Ucelli di Nemi e riprende il tracciato della strada di servizio al bunker; 15
  16. 16. 3. Fascia di verde pubblico di protezione attrezzata a parco realizzata con un rilevato che isola dalla tangenziale;4. sottopasso della tangenziale verso il nuovo quartiere di Montecity;5. Aree di sviluppo residenziale a media densità di edilizia pubblica rivolta all’affitto integrata con edilizia convenzionata. La proposta individua sei ambiti edificabili a media densità (edificazione a tre/quattro piani che costituisca un tessuto articolato). Le aree sono intervallate da un sistema di viali alberati est-ovest con funzione anche di accesso a parcheggi a raso e interrati. In corrispondenza del Laboratorio di Quartiere e del giardino esistente una fasci di verde pubblico collega questi spazi con la fascia più esterna verso la tangenziale;6. Nodi di connessione tra la trama esistente e quella di nuovo impianto: sono le possibili piazze di connessione tra l’insieme delle attrezzature e delle residenze realizzate negli anni ’70 e il nuovo intervento previsto. Si tratta essenzialmente di tre interventi: la prima piazza , a nord, è localizzata nel punto di incontro della strada di servizio dell’aula bunker con via Serrati che viene prolungata all’interno della nuova zona di sviluppo residenziale; la seconda si innesta nel punto in cui Ucelli di Nemi scarta verso est tra l’asilo nido e il perimetro nord dell’area dell’aula bunker; la terza piazza al limite meridionale del quartiere;7. Aree di densificazione e ristrutturazione all’interno del tessuto esistente con interventi residenziali misti: sono le aree che servono a rendere il tessuto più esterno, maggiormente fitto in modo da rilegare il borgo alle nuove aree di espansione;8. Fascia delle attrezzature pubbliche esistenti di quartiere;9. Area di espansione verso San Donato: già in corso di trasformazione, l’insieme di queste aree rappresenta una delle grandi occasioni di Ponte Lambro per uscire dallo stato di isolamento attuale.c. Individuazione dell’area e dati dimensionaliL’ambito interessato dalla strategia descritta comprende l’area urbanizzataall’interno del quartiere non compresa nel perimetro di cui alla B2 13.3,caratterizzata da interventi degli anni ’70 di edilizia residenziale pubblica eattrezzature pubbliche per una superficie di mq. 142.600 con una cubaturaesistente di 381.500 mc. e un’area da urbanizzare di cui alla scheda diIniziativa n. 12 della S.T.U. “Ambito territoriale Sud- Est Fiume Lambro-Paullese” ovvero dell’area di proprietà di una società partecipata, condestinazione urbanistica SI (H) “zona per attrezzature pubbliche di interessegenerale a livello intercomunale con destinazione ospedaliera” localizzata aOvest del quartiere di Ponte Lambro tra l’edificato attuale e la tangenziale est,per una superficie totale di mq. 286.100 e una superficie edificabile diprevisione di 100.000 mq.In totale l’area interessata è pari a 428.700 mq.Complessivamente la superficie territoriale dell’area di ampliamento è di348.700 mq. Di cui 101.700 di superficie fondiaria per edilizia residenziale(settore n. 5), 68.000 mq. Destinati a terziario/misto (settori nn. 1 e 2) e132.900 a verde pubblico (settore 3).La viabilità occupa in totale 46.100 mq. 16
  17. 17. Indicativamente è prevista una superficie edificabile di 75.000 mq. perresidenza e 50.000 mq. per terziario/misto per un totale di 125.000 mq.L’indice territoriale è dunque pari a 125.000/348.700 ovvero di 0,36 mq./mq.Questo il quadro delle linee di sviluppo all’interno del quale trova collocazionela proposta di Contratto di Quartiere per Ponte Lambro che il Comune diMilano e Aler hanno congiuntamente costruito per proporre a candidatura albando di finanziamento regionale. 17
  18. 18. Inserire Tavola di inquadramento (Veronica) 18
  19. 19. 1. Il contratto di quartiere: territorio e strategie 19
  20. 20. 1.1 Il contesto e l’ambito di intervento All’interno di questa prima parte del presente documento sono raccolti e riordinati gli elementi conoscitivi utili a inquadrare la realtà sociale e ambientale del quartiere Ponte Lambro e a riconoscere sotto quali punti di vista il bando “Contratti di Quartiere” può rappresentare una risorsa per migliorare le condizioni in cui versa. Innanzitutto sembra utile sottolineare come, diversamente da quanto accade nel caso degli altri quartieri di Edilizia Residenziale Pubblica milanesi, facilmente individuabili e perimetrabili all’interno del tessuto edilizio complessivo, a Ponte Lambro questa operazione risulti meno automatica ed immediata per via della particolare posizione altra e separata rispetto alla città e delle caratteristiche di piccolo borgo che il quartiere ha assunto negli anni, oltre che per la dispersione del patrimonio ERP allinterno dellabitato,. Proprio perché non si è mai del tutto sviluppata l’integrazione tra nucleo storico del quartiere ed i più recenti insediamenti di edilizia pubblica, appare difficile immaginare interventi di riqualificazione che non si pongano il problema di facilitare questa relazione. La proposta di CdQ ha dunque assunto questi elementi di riflessione e tentato di tradurli utilmente nei termini previsti dal bando attuativo2: si è quindi scelto, in primo luogo, di considerare quale contesto3 del CdQ l’intero quartiere, non potendo che riferire a quest’ultimo nel suo complesso la lettura dei problemi, delle criticità ed in special modo risorse. L’ambito4, all’interno del quale concentrare l’azione del contratto, è stato poi costruito a partire dalla localizzazione del patrimonio ERP (Aler e Comunale) e cercando inoltre di intercettare tutte quelle risorse utili a superare, da un lato, l’isolamento nei confronti della città e l’inadeguatezza (oltre che per certi versi l’insufficienza) dell’attuale sistema dei servizi che impedisce al quartiere di assumere una dimensione propriamente urbana; e dall’altra parte di riconnettere le due parti del quartiere attraverso la creazione di nuove centralità in grado di rimettere in moto i necessari processi di integrazione sociale, interculturale ed intergenerazionale. 1.1.1. Caratteristiche del quartiere Ponte Lambro A. Inquadramento territoriale ed urbanistico5 Il quartiere Ponte Lambro si caratterizza, in primo luogo, per la propria posizione all’interno di un’area, sita nell’estrema periferia sud-est del territorio del Comune di Milano e separata dagli altri quartieri della città dal tracciato della Tangenziale est. 2‘Ogni Contratto di Quartiere deve fare riferimento ad un ambito, avente rilevanza territoriale tale da incidere sul contesto urbano, definito e riconoscibile spazialmente, caratterizzato dalla prevalente presenza di patrimonio di edilizia residenziale pubblica, e alle sue immediate adiacenze, vale a dire alle aree confinanti con il perimetro individuato e strettamente relazionate con esso in termini di collegamenti viabilistici e trasportistici.’ (Bando attuativo §2.2) 3 Vedere allegato 1/b 4 Vedere allegato 1/b e Tavola 2 Schema generale degli interventi previsti 5 Vedere allegato 1/a e Tavola 1 Inquadramento urbanistico 20
  21. 21. Tale separazione è amplificata dal perimetro del quartiere, che risulta chiuso,oltre che dalla tangenziale, anche ad est dal corso del fiume Lambro e, a norde a sud, dalla presenza di ampie zone inedificate.L’unico collegamento con la città è rappresentato a nord dalla via Vittorini chesi collega a via Mecenate attraverso un sottopassaggio in corrispondenza diuno svincolo della tangenziale. Sempre la via Vittorini collega ad est ilquartiere con i Comuni di Linate e Peschiera Borromeo, mentre a sud è statorecentemente attivato il collegamento con la statale 415 Paullese ed il Comunedi San Donato. In tutti i casi si può parlare di collegamenti funzionali, mainsufficienti a creare continuità tra il quartiere ed ogni altro agglomeratourbano.Una situazione che determina di fatto un sostanziale isolamento di PonteLambro dalla città di Milano, ma anche dagli altri Comuni limitrofi.Il quartiere è dunque escluso dalla viabilità urbana primaria, che inquesto settore urbano è rappresentata dal viale Forlanini e, più a sud, dall’astadel corso Lodi–via Emilia; la direttrice Mecenate–Vittorini, che sfocianell’abitato di Linate, ha invece un’importanza esclusivamente locale.Un sostanziale miglioramento si è invece avuto, in tempi recenti, per quantoriguarda la rete del trasporto pubblico: le reti principali di trasporto (reteferroviaria urbana, passante ferroviario e metropolitana) non toccano l’abitatoma è stato attivato un collegamento via bus (linea 45) che in pochi minutipermette di raggiungere la stazione di San Donato della linea Metropolitana 3.Oltre alla linea 45 il quartiere è servito anche dalla linea di autobus 66 che siimmette dalla via Vittorini, attraversa il quartiere in direzione nord–sud con unpercorso ad anello ed esce nuovamente sulla via Vittorini per poi dirigersiverso il Comune di Linate.A fronte di questa situazione di fatto decisamente svantaggiata e di marcatoisolamento, le ipotesi di intervento urbanistico e i progetti attualmente in fasedi studio e di realizzazione da parte del Comune di Milano vedono anzituttol’inserimento di Ponte Lambro in un ambito di riqualificazione urbanache si estende dalla via Emilia fino all’insediamento residenziale e industriale divia Mecenate (in particolare è in fase di studio di fattibilità la costituzione diuna Società di Trasformazione Urbana cui dovrebbero partecipare anche iComuni di Linate, Peschiera e San Donato e che dovrebbe in prospettivaoccuparsi delle trasformazioni di questo vasto territorio).Si tratta di un ambito urbano significativo e in forte trasformazione in quantocomprende, oltre ai due insediamenti storici di Ponte Lambro e Rogoredo e adalcune aree agricole, le vaste aree industriali dismesse di Morsenchio (exMontedison) e Rogoredo (con la stazione ferroviaria e il futuro collegamento alPassante), nonché l’area di interscambio di San Donato, capolinea della lineaMetropolitana 3. La scelta di ripensare il ruolo urbano di Ponte Lambrorafforzandone il legame con Rogoredo e San Donato (anziché con l’asseMecenate–Linate) e con il loro sistema di mobilità (ferrovia, MM3) apparesenz’altro interessante: il potenziamento del collegamento “da sud” con Milanosembra infatti in grado di spezzare efficacemente l’isolamento del quartiere,contraddicendone l’attuale funzionamento “a enclave chiusa” e migliorando laqualità del trasporto pubblico. 21
  22. 22. A conferma di questo orientamento generale della pianificazione,l’Amministrazione ha attualmente allo studio anche la trasformazione dellezone inedificate immediatamente a sud e ovest del quartiere, inparticolare si ipotizza l’insediamento di servizi e uffici pubblici immediatamentea sud dell’abitato esistente, la creazione di una stazione di autocorriere lungola S. S. 415 e la realizzazione di spazi verdi attrezzati da collegare con la vicinaarea di recupero della ex Montedison, attuando così anche il superamento(“sottopassandola”) della barriera della tangenziale. Anche per l’areainedificata e inutilizzata che si trova a nord del quartiere e della via Vittorini siipotizza una prevalente destinazione a verde urbano, con il collegamento alvicino parco Monlué: Ponte Lambro si troverebbe così fortemente integrato inquel sistema del verde che si sta delineando lungo il corso del Lambroattraverso la progressiva realizzazione dei grandi parchi Monlué e Forlanini, aiquali si saldano l’ambito territoriale protetto dal Parco Sud e l’area ricreativaormai consolidata dell’Idroscalo.Passando dalla scala territoriale a quella del quartiere è evidenteanzitutto la presenza di margini netti dell’abitato, costituiti dal fiume Lambro aest, da terreni agricoli a ovest e sud e dalla storica direttrice della via Bonfadini(oggi via Vittorini) a nord. Si può inoltre notare come la funzione prevalentesia quella della residenza e le attività produttive, poche e di modestedimensioni, occupino aree marginali; i negozi si attestano in prevalenzasull’unico asse di collegamento con Milano, la via Vittorini.Come già osservato la via Vittorini rappresenta di fatto la direttrice dicollegamento con il centro città mentre la connessione, verso sud, con lastatale 415 (“paullese”) e quindi con San Donato e Rogoredo costituisce, allostato attuale, un asse di limitatissima importanza: Ponte Lambro continua a“funzionare” secondo la logica insediativa più antica che lo vedeva legato allazona industriale di Taliedo e a Linate e la viabilità interna si configura quindicome un anello che si innesta sulla via per Milano, dal quale si dipartonodiramazioni minori, funzionali a servire gli insediamenti residenziali e gli edificipubblici. Questi ultimi sono collocati prevalentemente nel settore occidentaledell’abitato, in corrispondenza della zona di più recente edificazione (anni ‘70).È evidente una marcata dicotomia tra insediamento storico (lungo le vieUmiliati e Camaldoli, vicino al fiume) e nuova espansione di Ponte Lambro,sorta intorno ai caseggiati di edilizia residenziale pubblica di via Ucelli di Nemie via Serrati. Le due parti di quartiere, entrambe chiuse su se stesse, noncomunicano tra loro: gli spazi liberi ma impropriamente utilizzati comeparcheggi alle spalle del grande condominio di via Ucelli di Nemi, i fabbricatidismessi della Olivetti (oggi in fase di recupero) e la totale mancanza diattraversamenti trasversali rendono evidente la mancata integrazione tra ledue fasi costruttive del quartiere.Le strutture pubbliche o di pubblica utilità presenti nell’area sono perlo più di importanza limitata alla scala del quartiere e sono, da nord asud, la chiesa parrocchiale con annesso oratorio, il mercato comunale, il centrocivico, l’asilo nido, la scuola materna e quella elementare. Accanto ad esse sitrovano anche due edifici di rilevanza sovracomunale: il complesso della Clinicae Centro Cardiologico Monzino (sulla via Vittorini) e la cosiddetta “aulabunker”, aula di sicurezza per processi del Tribunale di Milano che, essendostata ricavata nei locali della ex scuola media, si trova ora moltoimpropriamente collocata all’interno della “cittadella scolastica” del quartiere. 22
  23. 23. Il sistema degli spazi pubblici, stante la dualità già riscontrata, si sviluppaquasi esclusivamente nella zona ovest dell’abitato facendo da tessutoconnettivo, attraverso un giardino attrezzato, tra gli insediamenti residenziali ei servizi di quartiere. Il settore orientale invece, chiuso dalla sua viabilitàangusta e dal fiume (ancora non adeguatamente valorizzato) è pressochéprivo di spazi di socializzazione e di zone pedonali.Attualmente i più recenti progetti di opere pubbliche si stanno muovendoprevalentemente nella direzione, già rilevata a proposito della pianificazione agrande scala, di collegare più organicamente Ponte Lambro con i centri diRogoredo e San Donato. La nuova viabilità diretta a Sud (che saràaffiancata da pista ciclabile) è il primo intervento realizzato in questo senso,che ha aperto la strada a nuovi possibili insediamenti (uffici pubblici e stazioneautocorriere) e avvicinato la linea del trasporto metropolitano a Ponte Lambro.B. Cenni storici6Le tappe dello sviluppo storico dellabitato di Ponte Lambro sono di seguitofissate in modo sintetico, nellintento di richiamare alla memoria quanto puòservire a comprendere la situazione attuale.Il territorio di Ponte Lambro è stato pressoché totalmente agricolo fino agliinizi del XX secolo, ricco di acque. La sua originaria trasformazione, tra i secoliXII e XIII, da terre paludose in prossimità del Lambro a coltivazioni amarcite, avvenne ad opera dei monaci Umiliati e Cassinesi. I fondi con lerelative cascine del Zerbone (Gerbone) e della Canova, di proprietà di treordini monastici, erano attraversati da tre rogge: la Spazzòla, su cui sorgevadai tempi remoti un mulino, la Certosa e la roggia delle Quattro Ave Marie conla cascina del Bagutto.Agli anni intorno al 1905 risale il primo insediamento di tipo urbano, deilavandai; lungo largine del fiume giungono da quartieri centrali della cittàalcune famiglie che si insediano con le loro attività. Villette con laboratori alpiano terra e ampi spazi per gli stenditoi sorsero lungo le attuali vie Camaldolie Umiliati.Nei decenni successivi si espande la popolazione operaia, richiamata dallevicine attività industriali presso i nuclei storici di Morsenchio e Taliedo(industrie Caproni, Montecatini e Redaelli). Intorno al 1920 vi abitavano circa500 persone.Lespansione edilizia fino al dopoguerra gravita intorno alla Paullese (vieMontecassino, Monteoliveto, Parea, Bonfadini, denominata poi Vittorini, eCamaldoli). La via degli Umiliati costituisce lasse principale del quartiere, sucui si affacciano le attività commerciali e artigianali. Dal 1925 Ponte Lambroviene a far parte del comune di Milano (in concomitanza con la progettazionedel "Porto di Mare", nuovo porto fluviale nel sud-est della città). Tuttavia il suosviluppo resta al di fuori di qualsiasi disegno urbanistico; rimane soprattuttoresidenziale, in prevalenza secondo la tipologia delle villette.6 Per stendere questa parte di relazione si è fatto riferimento in particolare ai seguenti testi:Comune di Milano, Quartiere Ponte Lambro, Dossier, gennaio 2002; Comune di Milano,Laboratorio di quartiere di Ponte Lambro, 1^ fase, novembre 2000; Comune di Milano,Laboratorio di quartiere di Ponte Lambro, Relazione di progetto, marzo 2002. 23
  24. 24. Negli anni 60 la popolazione si connota per una notevole coesione sociale.Circa 1000 persone, in prevalenza del ceto operaio, risiedono a Ponte Lambro.La coesione sociale è forte, legata alla diffusa attività associazionistica: nelborgo storico trovano sede sezioni di partito, Arci, Acli, numerose cooperative,tra cui spicca la storica Cooperativa di Consumo attiva fin dal 1921.Negli anni 60 vengono abbattuti il mulino e le due cascine storiche, neldecennio successivo avverrà la copertura dellultima roggia rimasta scoperta(1978) e scomparirà la maggior parte degli ultimi campi. Viene così meno lavocazione agricola della zona, che fino a quel momento aveva fortementeconnotato il paesaggio di Ponte Lambro.La cascina Canova sulla via Bonfadini lascerà il posto nel 1963 allIstitutoCardiologico Monzino, polo ospedaliero di rilevanza sovralocale. Le attivitàindotte dalla presenza di questo importantissimo polo ospedaliero euniversitario tendono a localizzarsi negli immediati dintorni, in prossimitàdelluscita della tangenziale.Nel corso dei decenni diverse barriere fisiche "chiudono" il quartiere,disgregando il territorio:- Il fiume Lambro viene a costituire il margine orientale dellinsediamento findalle sue origini; landamento N-S degli assi stradali principali rimarca lapresenza di tale barriera.- Nel 1933 viene realizzata la cintura ferroviaria al di fuori della quale restaPonte Lambro.- Nel 1935-36 viene costruito laeroporto di Linate, (completato poi nel 1962)immediatamente a ridosso dellomonimo abitato. Tale presenza introduce unforte elemento di discontinuità nella antica rete di canali e strade che daMilano conduceva, attraverso Ponte Lambro e Linate, fino a Paullo.- Nel 1975 viene inaugurata la Tangenziale Est.Tra il 1973 e il 1974 sono costruiti gli insediamenti di case popolari di viaUcelli di Nemi (le "case bianche") e via Serrati. Qui si stabilisconosoprattutto immigrati meridionali, in gran parte dalla Campania e dallaCalabria."… i due nuclei – vecchio borgo e quartiere nuovo – non si sono mai integrati;cè un problema di ordine culturale, unispirazione a delinquere del nucleodimmigrazione, una mancanza di tradizioni locali, regionali del vecchionucleo…" - "Lopposizione è grossomodo meridionali / milanesi e relativeconcezioni della vita e anche della legalità". 7 La stessa struttura fisica deinuovi insediamenti unita allassenza di attraversamenti orizzontali accentua laseparazione dei quartieri popolari rispetto al borgo storico, che permanetuttoggi.Vengono realizzati i servizi collettivi, innanzitutto le strutture scolastiche (ilprimo comparto della scuola elementare risale al 1954). Le scuole sonoconcentrate in un settore di quartiere che per la maggior parte del giorno sirivela poco frequentato, non essendo presenti altre attività. Nel 1984 vienechiusa la scuola media, di lì a poco trasformata in Aula Bunker, distaccamentodel Tribunale dove verranno celebrati molti dei processi milanesi di mafia.Sulla linea di confine tra vecchio borgo e nuove espansioni residenziali siattestano la chiesa, il mercato rionale, il Centro Civico: "quello chedovrebbe essere il centro del paese non riesce a diventarne lelemento7 dalle interviste a due testimoni privilegiati, in Torri R., Spazi urbani dellesclusione sociale: ilcaso del quartiere Ponte Lambro, tesi di laurea, relatore C. Ranci, Milano, Facoltà di Architetturadel Politecnico di Milano, A.A. 1998/99. 24
  25. 25. unificante, restando semplicemente la zona dove due realtà insediative sifronteggiano" (dalla Relazione di progetto del Laboratorio di Quartiere).Nel 1981 vengono realizzate le case popolari di via Rilke (le "case gialle")che chiudono la prospettiva della storica via degli Umiliati, costruite inglobandodue villette pre-esistenti. All’i9nterno di questo caseggiato già nel 1994 ben il40% degli inquilini del caseggiato di via Rilke era abusivo… Tuttora cè unelevato turn-over abitativo e la percentuale degli abusivi rappresenta circa il20% degli inquilini: per questo è detto “casa-parcheggio”La popolazione continua ad aumentare, Ponte Lambro drena dalla città abitantidei ceti più bassi, gli "esclusi" dal mercato abitativo oltre che del lavoro: in unquartiere di piccole dimensioni si concentra un numero molto elevato dipersone con problemi di ogni natura. Sfruttandone le caratteristiche ambientali(fisiche e sociali) si stabiliscono gruppi di famiglie di tipo mafioso che nelgiro di pochi anni arrivano a detenere il controllo del territorio, condizionandopesantemente la vita di chi abita e lavora in quartiere.A metà anni 80 risale lapertura presso il Centro Civico del CentroTerritoriale Sociale e del Centro di Aggregazione Giovanile.A partire dal 1996-97 negli alloggi più fatiscenti del nucleo storico e nelle casepopolari hanno cominciato a giungere sempre più numerosi immigratiextra-comunitari, attirati dai bassi prezzi degli alloggi in affitto.Alla fine degli anni 90 il Comune di Milano inizia ad elaborare una serie diprogetti per la riqualificazione del quartiere, dietro la spinta delleiniziative nate dal basso intorno al 1995 per "riappropriarsi del quartiere" – viavia che importanti operazioni di Polizia contribuivano a sgominare gruppicriminali presenti a Ponte Lambro.1.1.2 Inquadramento edilizioA. Il tessuto edilizio del quartiereA fronte di questo assetto urbano la pianificazione e l’intervento del Comunehanno puntato, a partire dagli anni ‘80, al superamento dello stato di degradoedilizio del quartiere attraverso la riqualificazione e il recupero degli isolatistorici (posti a ridosso del fiume e sviluppatisi intorno agli assi delle vieUmiliati e Camaldoli) indicando alcune linee di intervento ancora attuali.La parte più vecchia del quartiere – sorta come si è detto, tra i primi delNovecento e la fine degli anni Trenta e rimasta pressoché immutata negliultimi cinquanta anni (mentre le si costruivano accanto gli insediamenti diedilizia pubblica e i servizi connessi) – presentava infatti già alla fine degli anniSessanta problemi di degrado per la vetustà delle costruzioni.All’inadeguatezza degli edifici si è aggiunto poi il degrado urbanistico,l’isolamento rispetto al nuovo insediamento: mancano i punti di connessionecon il resto del tessuto urbano, le strade sono anguste e non esiste un sistemadi spazi pubblici e di relazione.Rilevate queste problematiche edilizie e urbanistiche, il Piano di Recuperodel 1986 prevedeva l’intervento su più comparti distinti e la realizzazione, suaree di cessione da parte dei soggetti attuatori, di passaggi pedonali, di spazipubblici e attraversamenti trasversali in grado di porre finalmente in rapportole “case bianche” di via Ucelli di Nemi con il quartiere storico e il fiume.Tuttavia il piano di recupero è stato realizzato solo parzialmente :diversi edifici sono stati risanati, rinnovati o sostituiti ma l’obiettivo di creare(sfruttando anche il piano terra a pilotis delle costruzioni più recenti) un 25
  26. 26. continuum di spazi pubblici e di attraversamento del quartiere non è statoraggiunto. Attualmente i più recenti progetti di opere pubbliche si stannomuovendo prevalentemente nella direzione, già rilevata a proposito dellapianificazione a grande scala, di collegare più organicamente Ponte Lambrocon i centri di Rogoredo e San Donato. La nuova viabilità diretta a Sud (chesarà affiancata da pista ciclabile) è il primo intervento realizzato in questosenso, che ha aperto la strada a nuovi possibili insediamenti (uffici pubblici estazione autocorriere) e avvicinato la linea del trasporto metropolitano a PonteLambro.B. Il patrimonio ERPPer quanto riguarda il patrimonio di Edilizia Residenziale Pubblica, a PonteLambro sono presenti 4 diversi comparti per un totale di 451 alloggi:- le cosiddette Case Bianche di proprietà Aler di Via U. di Nemi e Via Serrati; 2 stecche bianche di 4 piani lunghe circa 300 metri luna ed altre due di dimensioni più ridotte;- le Case Minime di proprietà comunale di via U. di Nemi 58, un blocco di alloggi (35) di dimensioni molto ridotte;- la Casa Parcheggio di proprietà comunale di via Rilke 6-10, un edificio che ospita 117 alloggi caratterizzato da una particolare forma non- lineare dovuta alla necessità di disegnare lintervento attorno a due piccolissime lottizzazioni preesistenti;- ledificio di proprietà Comunale di via Montecassino, un complesso a corte che, trovandosi allinterno del nucleo storico e sulla via principale di collegamento con la città, risulta più integrato di altri con il resto del quartiere.Tutti i comparti ERP (tranne quello localizzato in via Montecassino, giàristrutturato in anni recenti) presentano un marcato livello di degrado dovuto acause diverse:- problemi dovuti allobsolescenza delle strutture, alla qualità di partenza dei materiali costruttivi ed alle caratteristiche architettoniche dei manufatti;- degrado dovuto alla mancanza di una manutenzione costante negli anni;- degrado dovuto ad un uso improprio degli spazi sia residenziali che di pertinenza degli organismi abitativi.Si può dunque parlare di un processo cumulativo di questo genere: → proprietà pubblica → gestione inefficiente → assenza di manutenzione → degrado di alloggi e spazi collettivi → inappetibilità degli alloggi → concentrazione di popolazione in condizioni di disagio → ulteriore degrado per mancanza di cura e atti vandalici → abusivismo, morosità, occupazione illecita degli alloggi e degli spazi ecc. →Loccupazione abusiva degli alloggi ERP (senza considerare le cessioni dialloggio e gli occupanti senza titolo) rappresenta un grande ostacolo allariqualificazione del quartiere. Ufficialmente il 3,3% degli alloggi ERP a PonteLambro è occupato abusivamente (dati Aler); in via Rilke 6-10 il dato ufficiosoè ben più alto, gli abusivi rappresentano quasi il 20% degli inquilini.In anni recenti si è inoltre diffuso il fenomeno del subaffitto irregolare (edel sovraffollamento), di alloggi nel nucleo storico del quartiere dove ci sono 26
  27. 27. problemi di degrado edilizio legati alla vetustà delle costruzioni, in particolarein via Umiliati e in via Montecassino.1.1.3. Alcuni dati sul contesto socialeA. La popolazioneNel 2002 Ponte Lambro conta 3.807 abitanti di cui quasi un terzo è costituitoda inquilini di Edilizia Residenziale Pubblica: 1.075 (pari al 27%) residentiabitano in alloggi popolari (dati Anagrafe e Aler).anno residenti fonte Comune di Milano, Quartiere Ponte Lambro, Dossier,1920 500 gennaio 2002 Comune di Milano, Quartiere Ponte Lambro, Dossier,1960 1000 gennaio 20021981 1750 ISTAT1991 3640 ISTAT2002 3807 Anagrafe, Comune di MiLandamento della popolazione è in controtendenza rispetto alla città, e segueun inarrestabile trend positivo a partire dal secolo scorso; in particolare tra il1991 e il 2002 la popolazione è cresciuta del 4,6%, passando da 3.640 a 3.807residenti, mentre nella città la popolazione è diminuita del 5,1% (dati Istat eAnagrafe). 27
  28. 28. La popolazione di Ponte Lambro si connota per una larga presenza di stranieriche oggi rappresentano il 18% della popolazione contro la media cittadina del10%. Tra le più di 30 etnie presenti il gruppo extracomunitario numericamentepiù consistente è quello egiziano seguito da quello marocchino e dai gruppifilippino, peruviano, ecuadoregno e senegalese.Gli stranieri abitano, in affitto, le case popolari ma anche appartamenti privatiche, data la scarsa attrattività del quartiere e la sua "cattiva fama" presentaspazi liberi e, specialmente, prezzi molto contenuti rispetto alla città.Consistenza numerica dei gruppi stranieri più rappresentati a Ponte Lambroegiziani 176marocchini 108filippini 48peruviani 45ecuadoregni 40senegalesi 35(…) (…)totale degli stranieri 687fonte: Comune di Milano, Anagrafe 2002 Milano Ponte Lambroclassi di età val.ass. val.perc. val.ass. val.perc.0-4 anni 54.506 4% 211 6%5-14 92.430 7% 405 11%15-19 42.923 3% 199 5%20-39 386.430 30% 1.241 33%40-59 346.508 27% 954 25%60-74 249.731 19% 598 16%75 e più 126.271 10% 199 5%totale 1.298.799 3.807 fonte: Comune di Milano, Anagrafe 2002 28
  29. 29. Osservando inoltre la piramide delle età, confrontata con quella relativa allacittà, emerge come a Ponte Lambro ci sia una forte presenza di persone conetà inferiore ai 40 anni; la popolazione sotto i 20 anni costituisce ben il 22%del totale contro il valore del 14% della città (dati Anagrafe, 2002).A Ponte Lambro si concentrano pertanto persone – tra giovani e stranieri – chein tale contesto sono facilmente vulnerabili ed esposte al rischio di marginalità.B. Il tessuto produttivo locale 8I processi di disgregazione territoriale e di progressivo isolamento delborgo/quartiere di Ponte Lambro hanno contribuito a nuocere alleconomia delrione, che fino agli anni 60 si era basata – almeno in parte – sui servizi offertioltre che agli abitanti (famiglie di artigiani e operai) ai pendolari chelattraversavano giungendo a Milano dalla strada Paullese. Il tessuto urbanooriginario era andato connotandosi per un discreto mix funzionale. A partiredagli anni 70 con la realizzazione dei comparti di edilizia residenziale pubblicalinsediamento di Ponte Lambro ha assunto un carattere tendenzialmente"monofunzionale", per cui oggigiorno le attività produttive a Ponte Lambro nonassumono un ruolo particolarmente caratterizzante.Attualmente le attività produttive, 67 attive al luglio 2003, sono pocospecializzate, si concentrano per lo più nel nucleo storico e hanno difficoltà asopravvivere, come si può evincere dallelevata presenza di edificiabbandonati, di aree dismesse e di spazi commerciali chiusi: gli spazidismessi sono 20, pari a circa un terzo del totale9.Le attività commerciali si collocano principalmente sulla via Vittorini e le vieimmediatamente prospicienti e nel Mercato Comunale localizzato su Via Parea.Gli edifici residenziali pubblici non ospitano alcuna attività commercialemantenendo una configurazione monofunzionale. Il tessuto commerciale (53unità) è in gran parte costituito da punti di vendita del comparto alimentare(11) a cui si accompagnano gli esercizi pubblici (13 di cui ben 10 si localizzanonelle immediate vicinanze del Centro Cardiologico Monzino).In tempi recenti larrivo in quartiere di molti immigrati ha favorito lapertura dialcuni punti vendita di prodotti "etnici".8 Nellambito della promozione degli interventi previsti in attuazione dellart. 14 della Legge266/97 – Programma 2000, in data 17 febbraio 2003 è stata stipulata una Convenzione fra ilSettore Servizi Sociali per Adulti del Comune di Milano e Agenzia Sviluppo Nord Milano (ASNM),in base a cui è stato attivato uno sportello informativo e di consulenza nel quartiere di PonteLambro. Tra le azioni dellincarico è stato compreso il lavoro di mappatura degli spazi produttivi,commerciali e artigianali e quelli dismessi. Ne è derivato un Rapporto, aggiornato al novembre2003, da cui sono attinte le informazioni contenute in questo paragrafo.9 Il rilievo effettuato in loco nel luglio 2003 consente di restituire lassetto della retedistributiva locale: 18 punti vendita al dettaglio nella rete tradizionale; 1 esercizio isolato(edicola); 13 esercizi pubblici; 1 struttura alberghiera (bed & breakfast) – rivolta inparticolare ai parenti dei malati ricoverati presso lospedale Monzino; 2 strutture per attivitàdi intrattenimento e svago; 6 centri di servizio alla persona; 4 centri di riparazione eservizio beni di consumo; 7 strutture di direzionale commerciale;1 distributore dicarburante. 29
  30. 30. Ben pochi locali, bar e ristoranti, sono aperti anche nelle ore serali per cui ilquartiere è scarsamente frequentato nelle ore serali e notturne e laddove nonesistono attrattori il passaggio a piedi è in genere evitato, anche durante ilgiorno.Il Mercato Comunale ospitando al suo interno spacci di genere alimentare(panettiere, piccolo supermercato, macellaio, fruttivendolo) e la farmacia (a cuisi può accedere anche dall’esterno), rappresenta il principale polo commercialeper gli abitanti del quartiere - in particolare per gli anziani - dove rifornirsi dibeni di prima necessità. Durante i colloqui con alcuni abitanti del quartiere èstato più volte messo in evidenza come i periodi di chiusura del Mercato(estate specialmente) rappresentino un vero problema, infatti gli abitanti delquartiere sono costretti a recarsi in altre zone per acquistare prodotti di primanecessità.Pur trovandosi in una posizione privilegiata al "centro" del quartiere, il Mercatoè un edificio introverso, quasi privo di affacci allesterno (vetrine su strada): cèchi ha detto che entrandoci sembra di trovarsi in un obitorio…La struttura del Mercato mostra, a più di 20 anni dalla sua costruzione,evidenti problemi di degrado fisico e impiantistico. Si tratta di una strutturaprefabbricata in cemento degli anni ’80 di scarsa qualità architettonica disposta“a elle” con gli accessi pubblici verso la piazza del centro civico e una galleriainterna adiacente alla facciata. Gli accessi di servizio sono concentrati sul retro.La limitata altezza della struttura contribuisce ad aumentare limmagine poveradelledificio.Diverse attività artigianali (14 unità) sono distribuite in modo sparsonellintero quartiere e rappresentano più del 20% del totale delle attivitàproduttive pur non caratterizzandosi per una specializzazione particolare(falegnameria, piccola impresa di costruzioni, vetraio, installazione impianti diriscaldamento, fotolito…)Si sta assistendo a un graduale progressivo impoverimento dei laboratoriartigianali (così come della rete commerciale), con la ri-destinazione di localiad uso abitativo, rimesse, depositi.La visione negativa del quartiere (senso di insicurezza, diffuso degrado…)unitamente al fatto che Ponte Lambro è tagliato fuori dalla città (perinsufficienza di collegamenti), spinge infatti alcuni a trasferire la loro attività inquartieri considerati più sicuri.E’ da segnalare, all’interno del quartiere, la presenza di due poli di rilevanzasovra-locale: il Centro Cardiologico Monzino e la cosiddetta "Aula Bunker".Presso il Monzino a cui giungono malati da ogni parte dItalia, si svolgonoattività in tre principali filoni:1. La clinica, rivolta alla cura delle malattie di tipo cardio-vascolare; è presenteun Pronto Soccorso, funzionante 24 ore su 24 tutto l’anno.2. La ricerca, sia di base che legata alla clinica. Vi lavorano, oltre alle personeaddette ai servizi (in parte dati in appalto all’esterno), una trentina diricercatori e una novantina di medici.3. La didattica, essendo sede dellIstituto di cardiologia e cardiochirurgiadell’Università Statale, il Monzino ospita corsi di base (anche un corso di laureabreve che in futuro sarà ampliato) e in particolare il corso di specializzazionepost-laurea. Presso il Centro Cardiologico lavorano numerosissime persone,addette ai servizi, ricercatori, medici e infermieri. 30
  31. 31. Con la chiusura per inagibilità della scuola media avvenuta nel 1984, lannosuccessivo venne creata lAula Bunker, aula di sicurezza per processi delTribunale di Milano che si trova ora molto impropriamente collocata all’internodella “cittadella scolastica” del quartiere. L’apertura dellAula Bunker a ridossodelle scuole materna ed elementare ha creato grande disapprovazione daparte degli abitanti. Soprattutto negli anni 90, ci sono stati momenti moltodrammatici e di grande tensione, in particolare nei giorni di processo per cuipassavano scorte armate della polizia con le sirene spiegate e stazionavanomilitari con mitra puntatati che sorvegliavano l’ingresso alla presenza di parenti- tra cui anche abitanti del quartiere - che attendevano all’esterno i detenuti.Simili condizioni costringevano a tenere i bambini blindati all’interno dellascuola, dove si cercava di mantenere un clima di tranquillità. A questi problemidi sicurezza alla fine degli anni 90 si è pensato di porre rimedio con larealizzazione di una strada collocata al confine occidentale del quartiere cheservisse direttamente laula bunker attraverso un accesso totalmenteindipendente dal vicino insediamento scolastico. Tale strada però non è maistata aperta al traffico venendo a costituire essa stessa una nuova invalicabilebarriera in prossimità dei Giardini di via Serrati. 31
  32. 32. 1.2. Individuazione ed analisi delle principali problematiche del quartiere. A. Alcune possibili chiavi di lettura dei processi di ghettizzazione a Ponte Lambro10 A partire dagli anni 80 il quartiere è investito da fenomeni quali il controllo di tipo mafioso del territorio, la concentrazione di attività illecite, il racket degli alloggi e spaccio di droga. Il quartiere si è andato caratterizzando per la compresenza di fattori di degrado e disagio, quali l’isolamento fisico, l’emarginazione sociale, la microcriminalità, la precarietà del tessuto economico-commerciale che nel corso degli anni hanno contribuito a generare condizioni tipiche del ghetto, al punto da rendere molto complicato un autonomo e definitivo processo di riscatto. Limmagine del ghetto è utile a cogliere le problematiche che connotano il quartiere. Infatti tra i caratteri tipici che hanno caratterizzato in modo marcato il quartiere di Ponte Lambro nel passato ventennio – tra gli anni 80 e 90 – e che lo connotano tuttoggi, anche se in diversa misura, si possono mettere in evidenza quelli che a partire dalla letteratura sul ghetto11 sono così definibili: La condizione di abbandono pubblico: oltre che nellassenza di manutenzione edilizia (legata alla consistenza percentuale del patrimonio abitativo pubblico rispetto allintera dotazione del quartiere) si manifesta nellinadeguatezza dei servizi: un degrado ambientale associato alla scarsa cura per le strutture fisiche, finanche alluso improprio degli spazi pubblici che produce un atteggiamento di disinteresse, di distanza e di rinuncia allintervento. Nei casi estremi si assiste al progressivo ritirarsi anche dei servizi di tipo più elementare, che si traduce in una sorta di "desertificazione organizzativa" e che si riscontra soprattutto nella scarsa efficacia delle strutture di servizio che, anche quando presenti, faticano a trovare linguaggi e modalità organizzative in grado di rispondere alle esigenze degli abitanti, indotti ad uno stato di passività ed apatia o, per contro, portati ad assumere un atteggiamento di provocazione e sfida. Linsicurezza, la delinquenza e la violenza di strada. La condizione di paura e lo stato perenne di "allerta sociale" è determinata per lo più da furti, da piccole forme di delinquenza che producono un "restringimento" delluso degli spazi 10 Dal Bando attuativo: Caratteristica imprescindibile per l’individuazione dell’ambito è la compresenza delle seguenti condizioni: prevalente presenza di patrimonio di edilizia residenziale pubblica; diffuso degrado delle costruzioni e dellambiente urbano; carenza e/o obsolescenza dei servizi e delle infrastrutture; - scarsa coesione sociale e/o marcato disagio sociale e abitativo. 11 Wirth L. (1968, Il ghetto, Ed. di Comunità, Milano, ed. or. 1928; Wacquant L. (1992), " Red Belt, Black Belt: colori, classi e luoghi dei ghetti di Chicago e della periferia parigina", in Inchiesta, n. 97-98, pp. 17-29; Smelser N.J. (1984), Manuale di Sociologia, Il Mulino, Bologna; Cavallier G. (1991), "I problemi sociali nelle periferie, Milano", in AAVV, Periferie confronto Parigi - Milano, Ferrovie Nord Milano Esercizio, Milano; Bruzzone E. (1982), "I processi di emarginazione urbana tradizionalmente identificati: segregazione, ghettizzazione, esclusione nella città", in Introduzione de Le frontiere della città, vol. 2 del Progetto Torino, a cura di Barbano F., F. Angeli, Milano. 32
  33. 33. collettivi che vengono occupati e diventano sede di pratiche trasgressive edimproprie che creano disturbo, timore, senso di impotenza e, alla fine, rinunciaed abbandono.La divisione sociale tra diversi gruppi della popolazione locale che provocanumerose forme di conflitto, in termini di tensione e di attrito. Lespressionepiù evidente di questo processo allinterno del quartiere si manifesta in una"scissione" che divide i giovani, indistintamente dal colore della loro pelle, datutte le altre categorie sociali. In particolare adulti e anziani che in loro vedonogli autori degli episodi vandalici di delinquenza e dunque la principale fontedelle varie forme di insicurezza e di degrado presenti nel quartiere. Questoproduce, a lungo andare, un senso di impotenza che porta a situazioni nellequali bande di ragazzi e di adolescenti arrivano a tenere in scacco il quartiereimpedendo, di fatto, lo svilupparsi di percorsi alternativi e la possibilità dicostruire forme positive di convivenza sociale.La stigmatizzazione, di origine residenziale e ambientale è lesitodellesplosione pubblica del processo inizialmente localizzato. Associato alleforme nelle quali il quartiere viene conosciuto e riconosciuto, lo stigmaconnesso allabitare in quella determinata zona della città rappresenta ilmarchio che viene trasferito sulle persone e sui gruppi che abitano quellospazio; un difetto che suscita tentativi di punire, isolare o degradare quelli chesi pensa ne siano portatori e il più delle volte ostacola, per chi appartiene aquesto territorio, la ricerca di un lavoro, una normale vita di relazioni sociali eaffettive.Di seguito sono meglio esplicitate le problematiche che investono il quartiere,ben riassunte da alcuni dati ed elementi di informazione12, raggruppate neifiloni di criticità indicati nel Bando che corrispondono alla dimensione fisica equella sociale delle forme di degrado.B. Il diffuso degrado fisico e linadeguatezza dei servizi e delle infrastruttureIl degrado delle costruzioni e dellambiente, la percezione di insicurezza (inparticolare in alcune parti del quartiere e in determinate ore della giornata cosìcome la carenza di servizi fanno sì che Ponte Lambro si presenti, in particolarea chi giunge da fuori, come un luogo poco ospitale.Il degrado fisico del quartiere è dato in primo luogo dalla presenza di numerosispazi dismessi (interi edifici abbandonati o spazi produttivi chiusi): al luglio2003 sono 20, pari a circa un terzo del totale delle attività presenti (cfr.paragrafo sul tessuto produttivo locale).Il margine orientale del quartiere è interessato da problemi legatiallinquinamento (ed esondazioni) del Lambro, per giunta usato come discaricadi rifiuti, da cui derivano seri problemi igienico–sanitari che rendonoinutilizzabile la fascia verde lungo il fiume.Se da una parte il fiume Lambro non è in alcun modo valorizzato comepresenza storica e naturalistica, dallaltra le strade sono anguste e non esisteun sistema di spazi pubblici e di relazione.Il vecchio quartiere si percorre solo in senso nord–sud attraverso stradespesso prive di marciapiedi; anche la parte nuova del quartiere non12 Sono desunti per la maggior parte da documenti elaborati dal Forum di accompagnamentosociale attivato dal Comune di Milano nellambito del pre-laboratorio di quartiere, oltre cheattraverso interviste effettuate a componenti del Forum stesso. 33
  34. 34. presenta spazi collettivi; neppure la strada principale, via Ucelli di Nemi, èpercorribile a piedi in tranquillità per il senso di insicurezza (legato ancheallassenza di qualsiasi attività commerciale) che spinge coloro che non abitanonelle case bianche a non passare sotto i portici bensì sul marciapiede financhein mezzo alla strada rischiando la vita per leccessiva velocità delle auto…I parcheggi esistenti non vengono utilizzati a causa di atti vandalici e furti:auto scassate, rubate, abbandonate intere o a pezzi sono rinvenibiliovunque, così come i rifiuti abbandonati (colpiscono in particolare quelliingombranti) negli spazi pertinenziali dellERP e nelle aree marginali delquartiere: per esempio sul retro di via Ucelli di Nemi, nei box e cantine di viaRilke e lungo il Lambro in via Camaldoli.Si assiste in generale alluso improprio delle aree verdi attrezzate e degli spazicomuni e pertinenziali dellERP, dove si rilevano problemi quali spaccio,gimcane con i motorini, corse dauto, furti, atti vandalici in particolarenei Giardini di via Serrati, nei portici e negli spazi comuni (finanche sui tetti)delle "case bianche" di via Ucelli di Nemi e nella "casa parcheggio" di via Rilke6-10 (in particolare nelle cantine). "Il termometro visibile a tuttidellinsoddisfazione degli adolescenti è lo stesso fastidio che arrecano al viverecomune, risvegliando vecchi malumori e rancori tra le famiglie" 13 .Daltra parte a una elevata presenza di popolazione giovane corrisponde unascarsissima offerta di luoghi di aggregazione ad essi destinata. Per alcunigruppi si traduce in un senso di frustrazione che porta ad azioni disistematico boicottaggio delle iniziative istituzionali di supporto aldisagio giovanile oltre che a comportamenti vandalici che compromettono lapercezione di sicurezza negli altri abitanti.La dotazione di servizi alla persona, più che insufficiente, appare inadeguatanelle modalità organizzative. Non esistono luoghi di aggregazione comecinema e biblioteca, molto desiderati dagli abitanti.Lo scarso radicamento di un sistema di regole di convivenza condiviso, nell’usodegli spazi pubblici e di quelli comuni all’interno degli edifici, rappresentainsieme alla latitanza delle Istituzioni lorigine di molte delle forme di degradoche investono il quartiere che versa così in condizioni di abbandonopubblico e insicurezza. Gli abitanti lamentano la scarsa capacità difronteggiare la situazione da parte delle stesse Forze dellOrdine: riferendosi aPolizia e Carabinieri lamentano una vera e propria assenza, mentre riferendosiai Vigili urbani lamentano linconsistenza numerica e la loro incompetenzanellaffrontare i problemi di Ponte Lambro.C. Forme del degrado dell’Edilizia Residenziale PubblicaDal punto di vista edilizio, è da rimarcare la consistenza del patrimonioERP sia di proprietà Aler (300 alloggi) che del Comune (151 alloggi). La granparte degli stabili ERP non riceve manutenzione da circa 30 anni e versa incondizioni di avanzato degrado soprattutto dal punto di vista degli impianti edegli spazi comuni.Il patrimonio di ERP in particolare è costituito da 4 diversi comparti:- le cosiddette Case Bianche di proprietà Aler di Via U. di Nemi e Via Serrati;- le Case Minime di proprietà comunale di via U. di Nemi 58;- la Casa Parcheggio di proprietà comunale di via Rilke 6-10- ledificio di proprietà Comunale di via Montecassino.13 Da una lettera degli abitanti di Ponte Lambro alle Istituzioni, nov. 2002 34

×