Oriago e Borbiago
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  • 1. TESINA DI TERZA AREA
    • LA RIVIERA DEL BRENTA
    • Oriago & Borbiago
    • ISTITUTO: “CESARE MUSATTI” DOLO (VE)
    • ALUNNA: MASATO LARA 5°B
    • ANNO SCOLASTICO 2009-2010
  • 2. INDICE
    • ORIAGO: ORIGINE DEL NOME
    • STORIA
    • IL “CIPPO DEL TERMINE”
    • CHIESA “SANTA MARIA MADDALENA”
    • VILLA “MOCENIGO”
    • BORBIAGO
    • SAGRA DELLA “MADONNA MORA” E SUA CHIESA
    • RIEVOCAZIONE STORICA
    • OPERE INTERNE NELLA CHIESA
  • 3. ORIAGO « Ma s'io fosse fuggito inver la Mira, quando fu' sovraggiunto ad Oriaco, ancor sarei di là ove si spira. Corsi al palude, e le cannucce e 'l braco m'impigliar sì, ch'i' caddi; e lí vid'io delle mie vene farsi in terra laco. » (Dante Alighieri - Purgatorio V, 79-84) “ Se fossi fuggito verso Mira, quando fui raggiunto ad Oriaco, mi sarei salvato. Corsi a nascondermi nella palude, e lì tra le piante palustri m'impigliai, caddi; e lì vidi formarsi per terra un lago del mio sangue.”
  • 4. Origine del nome
    • Oriago è una frazione del Comune di Mira, in provincia di Venezia. È la più popolosa frazione del comune (se si tiene conto che il capoluogo è ufficialmente suddiviso nei due sobborghi di Mira Taglio e Mira Porte). È il secondo paese della Riviera del Brenta (sorge sul Naviglio) venendo da est.
    • Si è discusso molto sull’origine di questo nome, sulla denominazione latina auri lacus, letteralmente “lago d’oro” per le acque dorate dal sole che illuminavano l’antico borgo o su un possibile riferimento all’antica Aurilia degli anni 819 e 1025. Si sa che nel 1360 Francesco Da Carrara, signore di Padova, vi fece erigere una fortezza, ricostruita poi nel 1378 dopo che i Veneziani lo costrinsero ad abbatterla. Oriago era anticamente indicato come Aurilia e poi come Aureliacus, Aurilagus, Auriglago (1077), Porta Orlaci (1143) e Urgiago (1295). Sulla base di queste considerazioni, il toponimo dovrebbe essere messo in relazione al nome latino Aurelius, forse un proprietario terriero (i cui possedimenti erano detti, nel complesso, praedium Aureliacum) o da avvicinare alla via Aurelia (qui vi giungeva una sua diramazione).
  • 5.  
  • 6. Chiesa “Santa Maria Maddalena”
    • La chiesa parrocchiale dedicata a Santa Maria Maddalena presenta un campanile romanico a cella ottagonale decorato da formelle di terracotta. La chiesa, iniziata nel ‘400 e modificata nel secolo successivo, è a navata unica con cappelle laterali. Tra le tele conservate all’interno è interessante quella posta sulla nave di destra, “noli me tangere” attribuita a Francesco Vecellio (1475-1559). Il soffitto è opera moderna (1947), realizzata da Beppi Spolaor (1910-1950).
  • 7. La parrocchiale, intitolata a Santa Maria Maddalena, fu iniziata nel XV secolo e modificata nel Cinquecento. A navata unica con cappelle laterali, conserva una tela attribuita a Francesco Vecellio, fratello del più noto Tiziano; il soffitto, recente (1947) è opera di Bepi Spolaor. Il campanile è in stile romanico a cella ottagonale.
  • 8. Storia La storia di questo paese ha origini lontane, legate all’epoca romana; il borgo è ricordato dallo storico Tito Lilion in una lettera del 170 a.C., indirizzata al console romano Marco Emilio Lepido, discendente della nota famiglia della gens Aemilia. A quel tempo il Senato Romano, per sedare una rivolta di soldati nelle campagne venete, inviò nei pressi di Oriago il console che, assolto brillantemente l’incarico,tra onori e gloria, traccia l’importante via Emilia-Altinate, per collegare la città di Padova ad Altino. Nel villaggio sorgeva una cappella, dedicata a San Martino della stradella, che dipendeva dalla vicina pieve di Borbiago; la costruzione dell’odierna chiesa risale al XV secolo quando il nobile veneziano Nicolò Querini e il Cardinale Bessarione, constatate le condizioni precarie della cappella si impegnano alla costruzione di un nuovo tempio in cambio del giuspatronato e nel 1494 Papa Alessandro VI consacra la chiesa alla Beata vergine innalzandola a dignità di parrocchiale. Con il successivo passaggio del giuspatronato dal casato dei Querini ai Moro, la chiesa viene nuovamente titolata alla Madonna Addolorata e ai Santi Martino e Maddalena di Oriago.
  • 9. Il “cippo” del termine
    • All'ingresso di Oriago si trova un cippo di mattoni, chiamato "il Termine", che dal 1375 al 1405 servì per segnare il confine tra i territori di Padova e la Repubblica di Venezia . Come tutta la Riviera del Brenta, nel paese sorgono numerosissime ville venete. Si ricordano:
    • Villa Allegri von Ghega (XVI secolo), dove soggiornò il generale Josef Radetzky;
    • Villa Nani Mocenigo (fine XVI secolo), ora una delle sedi dell' Università "Ca' Foscari" di Venezia;
    • Palazzo Moro (XV secolo);
    • Villa Gradenigo (XVI secolo), con affreschi attribuiti a Benedetto Caliari, fratello del Veronese.
  • 10. Villa “Mocenigo”
    • La Villa è di epoca tardo cinquecentesca o dei primi del Seicento. E’ rimasta sostanzialmente identica alle riproduzioni del Costa (XVIII secolo), dalle quali differisce per delle diverse mura di cinta. Nel '700 la villa venne rifatta dai Mocenigo, conservando la planimetria preesistente La facciata segue uno sviluppo longitudinale: si è dato risalto al settore centrale e gli si è posto sopra un timpano ad ammorbidire l'intera struttura. La villa colpisce per il disegno limpidissimo e la regolarità delle finestre. Oggi è la sede del diploma universitario "economia e gestione dei servizi turistici" dell'Università di Venezia. Di notevole pregio è il giardino retrostante.
  • 11.  
  • 12. Villa Allegri Von Ghega
    • La villa è a tipica pianta veneziana, fu costruita lungo il Naviglio del Brenta a Oriago di Mira (comprensorio della Riviera del Brenta) attorno alla metà del XVI secolo dai conti Allegri di Vughizzolo. Agli inizi del XVIII secolo (1706) la villa fu poi modificata nella struttura attuale ed adibita a casino di caccia e di gioco.
    • Gli interni sono decorati in parte a stucco e la villa è circondata da un ampio parco suddiviso in giardino all'italiana (nella parte fronte canale) e giardino all'inglese nella parte retrostante. E' costellato da statue, colonne, una vera gotica da pozzo, un arco ed una graziosa adiacenza un tempo adibita a scuderia. Nel parco sono presenti numerosi alberi ed essenze ultra secolari.
  • 13. Molti ospiti hanno soggiornato in villa nel corso dei secoli. Tra i suoi ospiti ci sono importanti figure storiche come il maresciallo Josef Radetzky (da qui comandò nel 1848 l'assedio a Venezia), il maresciallo napoleonico Auguste Marmont (Duca di Ragusa), il principe d'Arenberg, il musicista Pietro Mascagni e l'avventuriero Giacomo Casanova. Nella prima metà dell'ottocento fu la residenza di Carl Ritter von Ghega, progettista della ferrovia del Semmering in Austria, la prima ferrovia di montagna d’Europa.
  • 14. Villa Gradenigo Sorge in località Gambarare di Oriago ed è una delle più antiche della Riviera. Fu fatta costruire nel 1529 dalla famiglia Scarpa, di origine bergamasca. Ebbe poi molti altri proprietari e ancora oggi è proprietà privata. Fu "Villa Stella", quindi "Pellegrini-Fossati", ma è conosciuta come Gradenigo (che fu solo affittuario), oggi "Bellemo". Appare come una solida costruzione di mole cubica, tipica dei Palazzi del '500. Durante tale secolo, infatti, le costruzioni che s'affacciano al Canale del Brenta sono chiamati "Ville", ma non per significare una dimora particolarmente lussuosa, bensì una dimora di campagna (da Villico o Villano che era il contadino) cioè un luogo in cui ci si autosostenta, come avviene nei conventi e gli edifici in tale secolo vennero infatti costruiti in funzione del controllo dell'agricoltura e della viticoltura.
  • 15.  
  • 16. I nobili proprietari dei terreni si trasferivano da Venezia alla campagna del Brenta solo per brevi periodi, in occasione, per esempio, della mietitura e della vendemmia. Solo nei secoli successivi l' abitazione venne utilizzata anche per la villeggiatura e per essere adatta alla nuova destinazione d'uso venne abbellita con affreschi, sia internamente che esternamente. E' ripartita su tre livelli. La famiglia del nobile proprietario abitava nel piano di mezzo, chiamato per questo "piano nobile" o anche alla francese "bell'étage", caratterizzato dalla presenza sulla facciata di un terrazzino leggermente aggettante con balaustra in marmo e trifora posteriore che ci indicano la misura della larghezza del "portego", ovverosia di quel grande salone di ricevimento che si sviluppa da una facciata all' altra dell' edificio e che è largo quanto, appunto, il terrazzino esterno.
  • 17.
    • Il pianterreno presenta un salone centrale di pari superficie e stanze laterali. I locali del sottotetto, adibiti a ripostigli e magazzini, erano chiamati "mezzati" o "mezzanini", perché, come si può dedurre osservando la diversa altezza delle Dopo la caduta della Serenissima Repubblica, nel corso della dominazione degli Austriaci che imposero tasse molto pesanti sugli immobili di lusso e successivamente dopo l'unificazione del regno d'Italia, gli affreschi vennero fatti coprire con calce per diminuire il valore dell' abitazione Sono rappresentate due importanti realizzazioni di Benedetto Caliari, a tema storico, rispettivamente " La magnanimità di Alessandro Magno " ed il " Muzio Scevola " che si trovano a destra e a sinistra della porta d' ingresso . Nella parte opposta del salone sono decifrabili episodi della mitologia greca: il mito di Orfeo e quello di Atteone. L'ultima stanzetta a sinistra, detta "del Giudizio" presenta scene del Vecchio e Nuovo Testamento in parte danneggiate.
  • 18. BORBIAGO
    • Borbiago è una frazione del comune di Mira e il suo territorio è localizzato sulla continuazione della strada romana (l’attuale via Caltana), ovvero il sesto decumano secondario a sud del decumano massimo del graticolato romano, che ancora oggi collega la vicina frazione di Oriago al comune di Campodarsego (provincia di Padova). La frazione è percorsa dai canali Lusore e Cesegnego (o Zezenigo).
  • 19. Sagra della “Madonna Mora” e la sua Chiesa
    • La scelta di organizzare la Festa dedicata alla Madonna non è casuale: infatti l'importanza della storia di Borbiago è strettamente legata alla presenza della sua chiesa. Secondo alcuni documenti l'insediamento ecclesiale partirebbe dal 1152, quando per la prima volta viene menzionata la "Pieve di S. Teonisto di Burbilago" della Diocesi di Treviso. Successivamente deve essere passata per un periodo sotto la giurisdizione del monastero dei benedettini di San Ilario di Malcontenta se, come risulta, nel 1260 i frati cedettero la pieve di Borbiago e le sue cappelle (Vetrego, Ballò, Scaltenigo) alla Diocesi di Treviso dalla quale dipenderà fino al 1927.
  • 20.
    • In quel tempo il territorio di Borbiago era al centro di continui conflitti e anche la chiesa ebbe bisogno di essere ricostruita. Il 25 marzo 1371 la chiesa fu riconsacrata e nei documenti si ricorda che il signore di Padova, Francesco il Vecchio da Carrara, grande devoto della Vergine diede un grande contributo economico. Il complesso ( il santuario è annesso al convento) fu gestito dai Benedettini fino al 1450, anno in cui subentrarono i Carmelitani, che vi rimasero fino alla soppressione del convento del 1768. La chiesa attuale è del 1662. Sulla piazzetta del sagrato sorge un'edicola che protegge un pozzo presso il quale , secondo la tradizione (non c’è certezza né del periodo né dell'anno), una ragazzina sordomuta avrebbe visto la Madonna, guarendo immediatamente.
  • 21. Rievocazione storica
    • L'idea è quella di proporre al pubblico uno spaccato quanto più autentico di vita Quattrocentesca nel Paese. La manifestazione si aprirà al mattino con il corteo storico d'apertura, in cui i figuranti (Cittadini di Borbiago affiancati dall'Associazione "Giulietta e Romeo" di Montecchio Maggiore, Vicenza) percorreranno le vie del Paese annunciando l'avvio della festa. Giunti nella Piazza, il corteo si scioglierà per permettere ai vari figuranti di andare ad animare l'ambientazione medievale, costituita da banchi artigiani e di mercato che faranno rivivere gli antichi mestieri veneti (tintore, erborista, mugnaio, falegname, ceramista). Tale ambientazione fungerà da palcoscenico naturale per diverse animazioni e intrattenimenti:
    • esibizione di tamburi
    • esibizione di sbandieratori
    • torneo d'arco storico
    • giocolieri
    • mangiafuoco
    • addestramenti militari e duelli
  • 22. Opere interne nella chiesa
    • Una cappellina accoglie l’immagine miracolosa della “Madonna col Bambino”, è una statua in pietra tenera policroma della fine del 1400, un’ opera di Briosco detto il Riccio.
    • La grande tela ad olio del soffitto con “La Beata Vergine” che consegna lo scapolare a S. Simone Stock (carmelitano) dipinta da G. Diziani tra il 1728 e il 1731:
    • Pala con “Gesù che appare a Santa Teresa d'Avila” attribuito alla Scuola di Palma il Giovane (sec. XVII).
  • 23. GUERRA DI PADOVA
    • La guerra di Padova fu un conflitto combattuto nel 1404-1405 tra la Serenissima Repubblica di Venezia e lo Stato Carrarese, conclusosi con la conquista veneziana di Padova e dell'intero Veneto e la fine della Signoria della famiglia Da Carrara. La crescente potenza dei Carraresi già da tempo preoccupava Venezia, che vedeva minacciate le proprie vie commerciali nell'entroterra e i propri confini sulla Terraferma. Già con la Guerra di Chioggia del 1379-1381 le due potenze venete erano venute alle armi, senza però riuscire ad alterare lo status quo. La morte, nel 1402 , del Duca di Milano Gian Galeazzo Visconti fornì la miccia per un nuovo conflitto.
  • 24.
    • La morte del Visconti aveva infatti lasciato temporaneamente il Ducato di Milano, l'altra grande potenza dell'Italia settentrionale, privo di una guida forte e preda dell'espansionismo dei suoi tradizionali nemici: la Repubblica di Firenze e gli stessi Carraresi di Padova, che ne avevano approfittato occupando città e castelli. Venezia nominò Capitano Generale dell'esercito campale il pesarese Pandolfo Malatesta , provvedendo al contempo a fortificare le lagune e le foci dei fiumi, che costituivano la principale via d'accesso dall'entroterra. Nonostante la rapida conquista della fortezza di Gambarare, porta d'accesso al Padovano, la costruzione di un vallo difensivo da parte dei Carraresi sbarrò ugualmente il passo ai Veneziani.
  • 25. I Veneziani, alla guida di Carlo Zeno, riuscirono infine a forzare l'accesso alle terre patavine transitando attraverso le paludi che circondavano Piove di Sacco, attraverso le quali furono eretti argini e camminamenti. Le truppe di Francesco Novello furono sconfitte e costrette a ritirarsi in Padova, dove vennero strette d'assedio, mentre truppe veneziane e alleate entravano nel Veronese. Agli inizi del 1405 comando dell'armata della Serenissima venne quindi affidato a Paolo Savelli , che strinse ancor più d'assedio Padova, dove presto giunse anche la flotta di Fantino Michiel . La situazione spinse il Marchese di Ferrara a firmare la pace il 14 marzo , restituendo il Polesine e pagando un pesante indennizzo. Il 24 giugno , infine, Verona cadde e si diede a Venezia. Nell'occasione venne fatto prigioniero Jacopo Da Carrara , figlio di Francesco Novello.
  • 26. Di fronte alla prospettiva della sconfitta, con Padova assediata e colpita dalla peste, i Carraresi si risolsero a trattare, ma proprio quando sembrava che si fosse giunti ad un accordo per un onorevole esilio a Monselice, Francesco Novello, sperando nel soccorso di Firenze, con una rapida sortita riuscì a spezzare l'assedio, mettendo in fuga le truppe che circondavano città. Venezia rispose gettando, il 25 settembre , Jacopo Da Carrara al carcere duro, pretendendo, per la liberazione, che fosse lasciato libero Obizzo Da Polenta , prigioniero dei Padovani, e che si pagasse un riscatto di tremila e cinquecento ducati. vennero deviate le acque del Brenta e del Bacchiglione, che alimentavano Padova, mentre la Serenissima, abbandonato ogni proposito di accordo, pretendeva la dedizione incondizionata della città.
  • 27. Epilogo del conflitto
    • Alla fine del conflitto, Venezia si trovò improvvisamente proiettata in un'ottica di potenza terrestre, padrona dell'intero Veneto, dal Polesine sino ai confini con il Friuli, dalla laguna fino ai confini con la Lombardia. Gli ultimi Carraresi, Francesco Novello e i figli Jacopo e Giacomo III, furono condotti in prigionia a Venezia, sull'isola di San Giorgio Maggiore. Il 30 novembre, però, dopo la scoperta di un tentativo di congiura ai danni dello Stato, costata a Carlo Zeno il disonore e l'esilio, i due vennero prima trasferiti nelle prigioni sotterranee di Palazzo Ducale (i cosiddetti pozzi ) e quindi giustiziati per strangolamento alla metà di gennaio del 1406.
  • 28. BIBLIOGRAFIA Queste informazioni su Oriago e Borbiago le ho trovate nel motore di ricerca google nel sito di Wikipedia e in alcuni libri che parlano della Riviera del Brenta che la professoressa ci ha procurato e portato a scuola.