BLAST

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  • 1. BLAST
  • 2. ACCADEMIA DI BELLE ARTI URBINO Corso di Progettazione Multimediale BLAST MATERIALI PER UN’ESTETICA DELLE ROVINE ESAME DI DIPLOMA IN FOTOGRAFIA ANNO ACCADEMICO 2007-08 Sessione InvernaleRelatore CandidatoProf. Massimo Tosello Lorenzo Amaduzzi
  • 3. INDICE MAPPA DI TRANSITI Introduzione STATEMENT La storia di AZOUZ lAfricano in 2367 parole CONSIDERAZIONI A MARGINE FLANERIE LA FOTOGRAFIA COME INTERFACCIA COGNITIVA NELLEPOCA DELLARTE DIGITALE CONCLUSIONI FOTOGRAFIE Bibliografia Filmografia Sitografia
  • 4. MAPPA DI TRANSITI
  • 5. Mappa di transitiNel disegno toponomastico immaginato, nominare luoghi ed aree di traffico della pro-duzione e del lavoro dismessi equivale rappresentare, nell’attualità del tempo d’og-gi, la mappa di eventi occorsi nel silenzio dei margini. Ecco che piazza Romania ovia Tunisi, piuttosto che piazza Algeria, oltrepassano il senso puramente descritti-vo, per connotare vite in fuga da infausti destini verso ignoti orizzonti di speranza.
  • 6. INTRODUZIONE
  • 7. IntroduzioneBLAST è un’area industriale dismessa della costa Adriatica, a nord di Ancona. Su una superficie dioltre 18 ettari, incuneata tra la statale 16 e la ferrovia, scorrono i monumentali edifici che ospitavanola produzione di concimi chimici, avviata all’inizio dello scorso secolo (1). Come la gran parte degliinsediamenti industriali dell’epoca, la collocazione geografica assumeva un valore strategico inrelazione al sistema viario di cui entrava a far parte (2). La via marittima da un lato e quella ferroviaria,dall’altro, garantivano la fluidità dei trasporti delle materie prime, in entrata, e dei prodotti finiti, inuscita. Attiva fino alla fine degli anni ’80, la fabbrica giace ora in stato di abbandono, in attesa vengadefinitivamente portata a termine l’azione di bonifica del terreno e definiti i criteri di recupero dialcune strutture lignee di alto pregio architettonico. Se i tempi della riqualificazione urbanisticasi sono dilatati oltre ogni sensata misura di valorizzazione sociale, turistica ed economica delterritorio, occorre rilevare che, frattanto, gli edifici più facilmente abitabili, come la palazzina dellaDirezione o le residenze operaie oltre il perimetro sud, sono stati, in più occasioni e ripetutamentenel tempo, utilizzati come dimora provvisoria da sbandati, nomadi e migranti clandestini. Ilfenomeno dell’occupazione abusiva, quanto mai di attualità in questi tempi di profonde e complessetrasformazioni socio-economiche a carattere globale (3), in cui alla condizione di precarietàesistenziale assunta da fasce sempre più ampie di popolazione nazionale – estromessa o rigettata,a diverso titolo, dal lavoro attivo - si vanno ad aggiungere i poveri del mondo (4), attratti dallosfavillio delle merci d’Occidente, è diventata una diffusa modalità abitativa, specie nelle periferiemetropolitane. Tanto che non è difficile riconoscervi, oltre i sintomi di un malessere sociale diffuso,pure il luogo di invenzione e produzione di nuove forme-categorie culturali, specificatamentelegate all’universo giovanile, anch’esso travolto, sia pure con effetti di prospettiva, dal disagiodella condizione post-modena (5). Entro questo quadro, dai contorni assai incerti, liquidi direbbeBauman (6), si colloca il lavoro di ricerca in chiave antropologico-visiva (7) qui rappresentato da una
  • 8. selezione di immagini fotografiche che raccontano, attraverso la specificità del proprio linguaggio,il fascino estetico del manufatto industriale dismesso e le vicende di quanti, frequentandolo allastregua di un hotel per derelitti, vi hanno lasciato traccia di sé. Il termine BLAST – graffito checompare su una parete interna, al piano terra di quel che resta del reparto impasto – è di naturapolisemica poiché, oltre a significare combustione di processo nel gergo tecnico (8), rappresenta lagrafia chiusa di un asciutto simbolo di ribellione giovanile ad ascendenza metropolitana (9). E ciò,nella nostra visione, mette in risalto il valore estetico delle rovine. Solo in esse perdiamo l’illusionedi possedere il nostro tempo. Il dramma è: come non esserne schiavi? Ovvero, come essere padronidel nostro tempo, senza che altri, od altro, se ne approprino? La risposta non è univoca, ma a noipiace pensare, e dire, che nell’effrazione della lingua e nella rivoluzione sensibile dei significati siacontenuto il segreto individuale - questo sì - di tale ricerca. Altrettanto individuale sarà la risposta,ma diffonderla e condividerla significa attuare un processo di comunicazione senza barriere diluogo, di tempo e di spazio. L’azione, come un colpo di teatro, si compie qui ed ora, ma dilata le sueenergie ovunque ci sia un recettore capace di captarne le mosse. E’ l’invisibile ma attivo poteredell’intelligenza collettiva (10) della Rete, luogo virtuale dove anche la nostra sensibilità esteticaha scovato delle affinità (11) e ricavato un’area di connessioni identitarie (12) che confermanol’opportunità di una ricerca analitica sull’attualità di un’Estetica delle Rovine (13).NOTE(1) Campana Giuseppe, Giacomini Ruggero, Il sito ex Montedison.Storia, situazione, prospettove di recupero, Comunedi Falconara Marittima, 2006(2) AAVV, La macchina arrugginita, Feltrinelli, 1983(3) Bauman Zigmunt, Dentro la globalizzazione, Editori Laterza, 1999(4) Bauman Zygmunt, Vite di scarto, Editori Laterza, 2005(5) Bauman Zigmunt, Il disagio della postmodernità, Bruno Mondadori, 2002
  • 9. (6) Bauman Zigmunt, Modernità liquida, Editori Laterza, 2004 Bauman Zigmunt, Modus vivendi. Inferno e utopia nel mondo liquido, Editori Laterza, 2007(7) Canevacci Massimo, Antropologia della comunicazione visuale, costa&nolan, 1995(8) Sui significati del termine inglese BLAST, si veda: http://en.thinkexist.com/Blast Meaning and Definition1. (v. t.) To rend open by any explosive agent, as gunpowder, dynamite, etc.; to shatter; as, to blast rocks.2. (n.) A flatulent disease of sheep.3. (n.) A violent gust of wind.4. (n.) The exhaust steam from and engine, driving a column of air out of a boiler chimney, and thus creating an intensedraught through the fire; also, any draught produced by the blast.5. (v. t.) To injure, as by a noxious wind; to cause to wither; to stop or check the growth of, and prevent from fruit-bearing, by some pernicious influence; to blight; to shrivel.6. (n.) A sudden, pernicious effect, as if by a noxious wind, especially on animals and plants; a blight.7. (v. i.) To blow; to blow on a trumpet.8. (v. t.) Hence, to affect with some sudden violence, plague, calamity, or blighting influence, which destroys or causesto fail; to visit with a curse; to curse; to ruin; as, to blast pride, hopes, or character.9. (v. t.) To confound by a loud blast or din.10. (n.) A forcible stream of air from an orifice, as from a bellows, the mouth, etc. Hence: The continuous blowing towhich one charge of ore or metal is subjected in a furnace; as, to melt so many tons of iron at a blast.11. (n.) The sound made by blowing a wind instrument; strictly, the sound produces at one breath.12. (n.) The act of rending, or attempting to rend, heavy masses of rock, earth, etc., by the explosion of gunpowder,dynamite, etc.; also, the charge used for this purpose.13. (v. i.) To be blighted or withered; as, the bud blasted in the blossom.(9) Branzaglia Carlo, Marginali, Iconografia delle culture alternative, Castelvecchi, 2004 http://www.bbc.co.uk/blast/(10) Lévi Pierre, L’intelligenza collettiva. Per un’antropologia del cyberspazio, Feltrinelli, 1996Lévy Pierre, Cybercultura, Gli usi sociali delle nuove tecnologie, Feltrinelli, 1997Dewdney Christopher (a cura di), Derrick de Kerckhove. La pelle della cultura. Un’indagine sulla nuova realtà elettronica,Feltrinelli, 1996
  • 10. (11) http://www.99rooms.com(12) Per connessioni identitarie, magari suggestionati da titolo di una delle rare esposizioni italiane di net-art(Connessioni Leggendarie, Mediateca di Santa teresa, Milano, 2005), facciamo riferimento alla biblioteca di link che,in appendice, va sotto il nome, per l’appunto, di connessioni identitarie.(13) La riflessione filosofica sulla materia estetica data pochi secoli della nostra storia e non è che fosseromancati, già dalle origini, pretesti o spunti concreti cui attribuire dignità accademica, se non rigore scientifico.Basti pensare alla fortuna degli studi storico-archeologici. Tuttavia, si vuole qui rimarcare come sia statodi scarsa rilevanza per la disciplina Estetica moderna e contemporanea il tema delle rovine industriali. Daalcuni anni, però, in ragione anche dei rapidi mutamenti indotti dal progesso tecnologico, fioriscono piùnumerosi i tentativi di rendere sistematica l’emergenza strabordante delle nuove forme artificiali. In ognicaso, il riferimento teorico imprescindibile è e rimane ancora oggi il contributo datato (1966) del brevesaggio di Walter Benjamin sulla “Fotografia nell’Epoca della sua riproducibilità tecnica” edito da Einaudi.Ricordiamo: Ave Appiano, Estetica del rottame, Meltemi, 1999; Lea Vergine, Quando i rifiuti diventano arte, TRASHrubbish mongo, Skira, 2006
  • 11. STATEMENT
  • 12. Statement (*)Sebbene la presenza umana sia accuratamente evitata nell’immagine di architetture industriali del-la serie BLAST (1), ciò non significa che il protagonista di quanto vi si narra siano le inerti coseritratte. Tutt’altro: sono proprio loro, le cose, anche nei dettagli formalmente più estremi, a parlarcidell’azione dell’uomo e dei sentimenti esperiti durante il transito in quel luogo. Oggetti come uncasco di protezione, un segnale di attenzione, un armadietto od anche un residuo di macchina qua-lunque evocano, senza nominarla, la presenza di vita operaia, con tutto il fardello di emozioni indivi-duali e collettive che si porta appresso. Per condizione, per storia. In ultima analisi, per definizione.E ciò basta, a noi, per giustificare la motivazione a darne testimonianza. Ma c’è dell’altro: il tagliospesso frontale dell’inquadratura diventa dato di stile, topos privilegiato di una visione certamenteinfluenzata dalla mediazione culturale - esercitata con discrezione nell’arco di un lungo tempo bio-grafico - dalla Storia dell’Arte. Quella di schiacciare il soggetto, appiattendolo sulla superficie bi-dimensionale del supporto non è altro, dunque, che un’inclinazione poietica derivata dalle affinitàcompositive con la Pittura e col progetto d’Architettura, cui spesso ci si compiace di somigliare. Difotografico rimane tutto il resto, che non è poco. La tecnica innanzitutto, tanto analogica che digitale.La post-produzione numerica, per quanto consente di adattare alle proprie esigenze espressive ivincoli ottico-compositivi dell’azione di ripresa. S’intravede, in questo lavoro di mappatura visualedell’universo industriale in disuso, il tentativo di rendere esteticamente gradevole, se non bello, ilsoggetto in rovina, nella consapevolezza, però, del rischio di manifestare una certa ambiguità ideo-logica durante la fase ermeneutica di attribuzione di senso al prodotto fotografico. Queste ed altreparole intendono darne conto. Nel ribadire la predilezione per il soggetto-oggetto, l’attenzione dellanostra ricerca visiva si concentra, con prevalenza, sui luoghi più frequentati della metropoli diffusa(2), gli o le sprawls. Qui, assumendo la fortunata definizione di origine antropologica - ormai partedella vulgata corrente - cioè nei cosidddetti “non luoghi” (3), si concentra quanto di più maledetta-
  • 13. mente indispensabile a descrivere la condizione contemporanea (4). Intendiamo proprio dire chela tragedia dell’essere si consuma proprio qui, tra gli scaffali di un ipermercato, in una stazione fer-roviaria, in una zona industriale, in un motel, in un autogrill, in una stazione di servizio e via dicendo.Abbiamo citato esclusivamente luoghi pubblici. Sì, perché quelli privati, per quanto spiati possanoessere, sono raggiungibili dall’occhio del fotografo solo per via di complicità o di simulazione. Poi,quando succede, è al prezzo di una violenza che noi non ci sentiamo di condividere. Basta il mezzotelevisivo a documentare, in quantità industriale peraltro, l’orrore segreto delle vicende intime. A chi,come noi, utilizza il mezzo fotografico per interpretare la realtà, non resta che indirizzare lo sguardosugli uomini per via metonimica. Fissare una scarpa slacciata per dichiarare la morte del soggetto.Evocare senza nominare, dunque. Se non altro, per non uccidere (5) una seconda volta i propri testi-moni. Insomma, dobbiamo al linguaggio fotografico (6), alla sua resa immediata l’occasione per tra-durre in immagine i percetti (7) di una visione personale, ma assolutamente disincantata. La nostra.Le fotografie che compongono il racconto fotografico denominato BLAST, fanno parte di un archiviodi immagini, in parte digitalizzate da pellicola, in parte direttamente riprese in formato digitale, chefu concepito ed iniziò ad essere costruito a partire dal 2005. La selezione qui raccolta testimonia ilperiodo più recente – Maggio-Ottobre 2007 – pertanto non può dare conto di ambienti dove eranoancora presenti le tracce del lavoro consumato come, ad esempio, attrezzi da falegnameria, scaffali diarchiviazione, caschi di protezione, armadietti metallici e tanti altri oggetti di derivazione produttiva.(*) Anziché utilizzare la dizione inglese artist statement per specificare la nostra dichiarazione di intenti, cioè il mo-vente intellettuale che sostiene la lunga e complessa azione di documentazione fotografica intrapresa già dal2005, preferiamo utilizzare solamente il termine statement. Con esso, oltre alla funzione strettamente poietica, cre-diamo di dover esprimere con la necessaria efficacia il portato emozionale scaturito dalla frequentazione del luo-go come delle persone che, sia pure con finalità differenti, vi si sono temporaneamente rifugiate in stile nomadico.
  • 14. NOTE(1) Blast è il primo segmento di un ciclo, denominato mainbody, dedicato al rilievo fotografico con modalità e finalitàestetiche di architetture in disuso, industriali e non solo.(2) Il concetto di metropoli diffusa illustra bene il carattere densamente urbano (http://www.blasttheory.co.uk/) di va-ste aree di terrritorio, tanto che discipline accademic-progettuali come sociologia urbana ed urbanistica non possonofare a meno di utilizzarlo nelle rispettive descrizioni della città post-moderna.(3) Marc Augè, Nonluoghi. Introduzione a una antropologia della surmodernità, Elèuthera, 1993(4) Tutta l’opera di Jean Baudrillard, dal “Sistema degli oggetti”, passando per “Lo scambio simbolico e la morte”fino all’ultima opera ,“Il patto di lucidità o l’intelligenza del Male” dove, tra l’altro, si sofferma a lungo a considerarel’”avventura dell’arte moderna” e “la violenza fatta all’immagine” - parlando di fotografia - si nutre con intensità dellesimbologie virtualizzate e virtualizzanti dell’essere contemporaneo.(5) Che l’atto fotografico si compia attraverso un “delitto”, è stato rilevato a più riprese dalla critica fotografica colta.Due nomi su tutti: Roland Barthes nella “Camera chiara” e Susan Sontag nel suo “Saggio sulla Fotografia”, entrambi direcente riediti da Einaudi. In altre parole, l’istantanea fissa un frammento del continuum temporale congelandone laforma in un passato che non esiste più. Dunque, morto.(6) La fotografia in quanto linguaggio iconico è entrato di diritto al centro dell’interesse di analisi da parte della cate-goria intellettuale dei semiologi, già agli esordi della disciplina in ambito accademico, intorno agli anni ’60 del secoloscorso.(7) Arnheim Rudolf, Il pensiero visivo, Einaudi, 1974
  • 15. La storia di Azouz l’Africano in 2367 parole (*)Ho incontrato per la prima volta Azouz (1) nel mese di maggio 2007 durante un mio periodico so-pralluogo fotografico. Avevo da poco assestato il cavalletto sul pavimento terroso di quello che fuil reparto acido solforico quando, nel cercare l’inquadratura, mi sono comparse in lontananza nellospazio ottico del mirino due sagome scure. Bisogna precisare che l’ambiente, lungo e stretto (2)è di per sé poco luminoso, rischiarato soltanto dalle fenditure di luce provenienti da delle spe-cie di lucernari e dal portone di ingresso divelto. Ho avuto qualche istante di esitazione prima didecidere di comportarmi come se nulla fosse. Certo è che non era quello il luogo migliore per unincontro imprevisto. Quando fummo a poca distanza tra noi, visto che loro – due giovani uomini dicolore - frattanto si erano avvicinati, rivolsi la parola a quello più prossimo. Mi sembrava avessedifficoltà alla postura eretta e nemmeno capiva le parole che gli rivolgevo. Non mi è servito moltotempo per capire che potevo essermi cacciato in un antipatico – suoni come un eufemismo – pa-sticcio. Fortunatamente, l’amico che lo seguiva a breve distanza si proponeva come traduttore finoa restare interlocutore unico. Era Azouz. Viveva in un minuscolo bunker-abitacolo a forma di cripta(3), con finestra sul lato mare. L’idea di tale soluzione abitativa potrebbe apparire anche suggestivaper quel periodo climatico, se non fosse, tra l’altro, che quello spazio era stato ricavato all’internodi un ex stabilimento chimico, nell’area dove più che certa è la presenza di polvere di pirite, purse dispersa in anni di abbandono, sul terreno. Avevo già sperimentato in prima persona la cono-scenza di analoghe condizioni di vita (4), ma ciò che mi colpì in questa circostanza, fu l’ordine e lacura delle povere cose disposte tra il pavimento in terra battuta e le precarie mensole delle paretia ferro di cavallo. E questo – il bisogno di un riscatto da un’esistenza più misera e fragile della piùcomune povertà – fu il tema della conversazione con quello che mi appariva un uomo sconfitto dalproprio destino. Già, perché avevo frattanto accettato l’invito di Azouz a bere un caffè nella sua tana.La ragione di tanta nostalgia per una casa vera stava forse nella presenza, nello stesso luogo, della
  • 16. sua fidanzata rumena, Alina. Fu lei a prepararci la bevanda calda su un fornello da campeggio ed aversarcelo dentro bicchieri di plastica. Sentimenti di misti di inquietudine, imbarazzo e pena scuo-tevano la mia comoda sensibilità di indigeno benestante, dinnanzi a tanta dignità ed umile ospitalitàtanto che, per un ingiustificabile senso di colpa, mi sono reso disponibile ad aiutarlo a trovare unlavoro. Dopotutto, il mio rapporto di amicizia con il dirigente dell’ufficio del lavoro della mia citta,avrebbe potuto risultare utile, se non decisivo. Prima di salutarlo, promisi ad Azouz che avrei avviatoun contatto per fissargli un incontro. Non ci sarebbero stati ostacoli di natura formale, essendo egliin possesso di regolare permesso di soggiorno e potendo esibire le prove dell’attività di carpen-tiere svolta, in un recente passato, presso un’impresa edile della zona. Fu così, con quest’accordo,cioè, che ci salutammo. Mi sono sentito obbligato da un insolito imperativo morale ed intuivo che lamia disponibilità avrebbe potuto contribuire a strappare quelle due miserabili esistenze alla con-dizione disumana di reietti. Con tale spirito, l’indomani stesso concordai le modalità di un incotroa breve, ma già dal primo contatto telefonico con Azouz – qualche giorno dopo – percepivo unaimperscrutabile forma di resistenza verbale ad onorare l’appuntamento che avevo fissato. Falliti isuccessivi tentativi di comunicazione, mi sono arreso al tarlo di un faticoso pensiero che mi sorgevada dentro: quella vita da esclusi indubbiamente favorisce, quando non esige, per mere esigenze disopravvivenza, il transito attivo nellillegalità. Non mi restava che dimenticare quest’episodio che,indubbiamente, per il tono di simpatia umana che mi aveva suscitato, tornava alla mia mente ogni-qualvolta le cronache quotidiane si fossero occupate del tema immigrazione. Data la stagione, lafrequenza con cui apparivano sui media era pressochè quotidiana. Perciò, nonostante la rimozionesia stata lucida e fredda, non potevo eliminare del tutto l’occorrenza, in ragione di quel vissuto squi-sitamente emotivo, di dover connettere mentalmente un qualunque episodio indiretto alla vicendaumana di Azouz. I mesi passarono, finchè ad Agosto non decisi un ulteriore sopralluogo fotografi-co nell’area BLAST. Quel giorno, come in precedenza, parcheggiai l’auto sul ciglio della statale inprossimità della fermata degli autobus urbani e di linea, di fronte allo stabilimento. Qui sostava in
  • 17. attesa un uomo che, per come appariva dall’aspetto – cioè di etnia Africana – lasciava intuire cheavesse provvisoria dimora all’interno di qualche edificio industriale, proprio come Azouz. Visto chemi osservava insistentemente, gli rivolsi la parola chedendogli se vivesse “là dentro” e se vi avesseconosciuto Azouz. La risposta fu affermativa e si offerse pure, dopo aver saputo che lo conoscevo, diaccompagnarmi da lui. Accettai di buon grado, dal momento che avrei finalmente potuto chiarire,almeno in parte, gli interrogativi che mi ero posto e non avevano ancora ricevuto risposta. Lui pure– non ne ricordo il nome – mi descrisse la propria condizione di immigrato in cerca di lavoro mentrepercorrevamo il sentiero per giungere al luogo dove Azouz viveva. Erano le nove di mattino di unalimpida giornata di mare. L’incontro avvenne appena fuori dalla sua tana, ma subito m’esortò ad en-trare. Dell’ambiente non era cambiato nulla da quando vi entrai la prima volta. C’erano, accomodatisul bordo del letto, alcuni ospiti, che volle presentarmi: un nordafricano e due polacchi, oltrechè ilmio accompagnatore e la propria compagna, che se ne stava appartata in un angolo della piccolastanza. Immediatamente si giustificò del lungo silenzio e del telefono tenuto spento così a lungo,mostrandomi una lunga cicatrice sul lato esterno dell’avambraccio sinistro. Si trattava, a sua detta,della conseguenza di una caduta dallo scooter. Non potevo, date le circostanze in cui mi trovavo, di-chiarargli la mia incredulità rispetto alle affermazioni fatte. Era evidente che si trattava di una verae propria ferita da taglio. Mi limitai a manifestare una cordialità di circostanza, per poi salutare ediniziare il mio lavoro di ripresa che, dopotutto, era la ragione per la quale mi trovavo in quel luogo.Dunque, i sospetti iniziali diventavano, ai miei occhi, una specie di prova - non provataperò - che in quell’area si governassero affari poco leciti. Con questo stato d’animo in cor-po percorsi, cavalletto alla mano, le restanti zone che volevo ri-esplorare con la fotocamera.Fu così che decisi di interrompere le mie incursioni fotografiche, pago anche della consistenaquantitative del materiale accumulato nei mesi precedenti. In effetti, mi dispiaceva non proseguireil lavoro di “ricerca”, poichè mi rendevo conto che col tempo, oltre a mutare lo scenario ambienta-le – vuoi per interventi materiali della proprietà, vuoi per il transito costante di senzatetto d’ogni
  • 18. origine etnica, oltrechè di bande giovanili locali – la mia personale visione acquistava una con-fidenza privilegiata con le cose (5). Cose che sono tracce, ma anche impronte (6) vere e propriedi erranti presenze umane. Erano – e sono – frammenti di vita disseminati nello spazio secondocriteri di occupazione territoriale molto simile alle forme di marcatura animale; equivalgono a ca-ratteristiche abitative provvisorie, certamente nomadi, senza vincoli stanziali. Nei segni depostiall’abbandono, si leggono i significati di passaggi plurimi, a volte sovrapposti, ma con in communela condizione marginale di chi vuole od è costretto a trasgredire le più elementari regole di convi-venza. Le diversità etniche, generazionali e culturali che qui si confrontano, aniziche svolgere unruolo di rafforzamento dei legami di solidarietà per comunanza di status, che pure esistono, fini-scono con l’alimentare il conflitto e la spartizione fisica del territorio con modalità di tipo catasta-le. Frequentare i luoghi dell’abbandono, specie metropolitani, esige la coscienza di compiere unosconfinamento. E’ solitamente l’atteggiamento di cui mi servo per attraversarli, il medesimo adot-tato nei confronti degli occupanti incontrati nell’area BLAST. Oltre ad Azouz, erano presenti, in quelperiodo, una numerosa famiglia di Rom rumeni ed un piccolo gruppo, 4 o 5, di giovani polacchi.I primi scandagliavano il sito nelle zone dove più probabile era la presenza di rame, sotto forma di filielettrici. Una volta, proprio il giorno che conobbi Azouz, mi capitò di vederli all’opera con un lungocoltello mentre tranciavano un fascio di cavi sotterraneo. Alla mia vista non si scomposero per nulla,se non per affermare: “rumeni poveri”. Mi vennero alla mente allora le immagini del cortometrag-gio di Claudio Bozzatello “Foku” (7) che racconta di un’analoga storia di sopravvivenza ambientatanell’ex stabilimento Falk di Sesto San Giovanni. Se si riflette sulle dinamiche di interazione sociale(8) che possono instaurarsi tra le mura scomposte di una vecchia fabbrica come BLAST, non bastal’immaginazione per metterne a fuoco proprietà e modalità di espressione. Ci soccorrono i fatti dicronaca che vi si verificano periodicamente, quando la locale Questura, magari sollecitata dallaproprietà, esegue uno sgombero. Sta di fatto che, fino a quando perdurerà la condizione di abban-dono, sia pure vigilato, i flussi ciclici di occupazione temporanea da parte, soprattutto, di immigrati
  • 19. clandestini, proseguirà senza sosta perchè l’area possiede un vasto perimetro facilmente vulnera-bile in qualunque punto: confina sul lato longitudinale est con la ferrovia e la spiaggia, è collocatageograficamente a breve distana dal porto di Ancona, scalo tutt’altro che immune dall’arrembaggiodei disperati del Sud-Est affamato. Per tutto il periodo, circa un anno, in cui Azouz ha vissuto nellatana di BLAST deve aver assistito e partecipato a numerosi e pesanti episodi di coesistenza forzata.Di uno in particolare è stato involontario e sfortunato protagonista: l’aggressione subita per mano diquegli stessi Rom rumeni che, sin dalla prim’ora, m’aveva confidato essere pericolosamente aggres-sivi. Fatto sta che quando il conflitto tra loro sfociò in rissa, a farne le spese fu, come già detto, il suoavambraccio sinistro lacerato dal violento colpo di una barra di ferro. Mai sarei venuto a conoscen-za dell’accaduto, se non avessi composto il suo numero telefonico mentre mi trovavo casualmente apassare da quelle parti. Era l’Ottobre scorso. Rispondendo alla mia chiamata, ho subito capito cheaveva conservato il mio numero di telefono in agenda e che, in qualche misura, la sua condizione eracambiata in meglio. Si trovava a fare il custode-guardiano in un Albergo per cani a pochi chilometri didistanza dal vecchio luogo di residenza. Non mi fu difficile raggiungerlo subito e venire a conoscen-za che dopo un breve periodo trascorso in ospedale per curare la ferita patita ed essere rientratonella tana di BLAST, dallo stesso luogo era stato costretto ad allontanarsi in seguito all’incendio del-le sue povere cose perpretato dagli stessi autori dell’aggressione fisica. Era evidente che lo scontroera stato di drammatica intensità tra le due parti. Non mi sono occupato di conoscerne le ragioni,ma è facilmente ipotizzabile che sia scoppiato per una reciproca quanto incompatibile volontà dicontrollo del territorio. Persa la propria battaglia, anche perchè si trovava, solo, ad affrontare un ne-mico molto più numeroso, si rifugiò in una casa abbandonata nei pressi del sottovia dell’autostrada.Qui, dopo pochi giorni venne sorpreso dal proprietario dell’immobile il quale, constatatene le mi-serabili condizioni di vita, gli offerse di lavorare nel proprio canile che si trova a pochi passi. Fu cosìche la sua vita da cani si trasformò in vita con i cani. Da questo punto inizia un nuovo racconto, menotragico certo, ma altrettanto amaro, con un‘ombra davanti al futuro, però. Azouz ha 35 anni, non conta
  • 20. di rivedere mai più i propri genitori, ha una fidanzata rumena da cui aspetta un figlio, ma è quasicerto che verrà lasciato solo perchè, dice, le donne rumene “trattano i figli come stracci da buttare.”NOTE(1) Azouz è il nome di comodo attribuito al protagonista di questo racconto breve, avendo egli espressamente richiestoche non venisse citato il suo vero nome, per il timore di essere riconosciuto nell’eventualità lo scritto fosse stato datoalle stampe. La testimonianza che egli mi ha reso sulla propria vicenda - tra l’altro ricca di inquietanti dettagli sul viaticomigratorio che, attraverso la nazione libica, lo condusse a vivere l’accoglienza del nostro paese a Pantelleria, intorno al2001 – costituisce lo sfondo entro il quale ho potuto dare corpo e sostanza ad una sequenza di immagini che altrimentiavrebbero trattenuto celati i fantasmi da cui erano e sono ancora popolate. Le parole possono, dunque, arricchire di sen-so lo loro visione, di per sé scarnificata dall’occhio crudo ed impassibile della fotocamera. Almeno nel nostro auspicio.(2) Immagine_49.tif(3) Immagine_53.tif(4) Ricordo, tanto per citare un episodio ancora una volta personale, il piano interrato dell’ex Colonia Bolognese a Ric-cione (http://holiday-campus.blogspot.com) dove in più occasioni mi è stato dato incontrare giovani extracomunitarisopiti su giacigli di fortuna in pieno giorno.(5) “E’ prassi normale dell’etnografia partire dal presupposto che tutti i beni materiali siano dotati di significati socialie concentrare la parte principale dell’analisi di una cultura sul loro uso come strumenti per la comunicazione.” Dou-glas Mary – Baron Isherwood, Il mondo delle cose, Oggetti, valori, consumo, il Mulino, 1984(6) La fotografia come impronta (index) del reale sostiene l’architettura teorica di molti studi semiotici contemporanei,tra i quali occorre segnalare l’ampio saggio di Philippe Dubois sull’Atto fotografico, pubblicato in Francia da Nathan,nel 1990 e tradotto in italiano da Quattroventi, nel 1997.(7) v.Filmografia essenziale(8) Erwin Goffmann, L’interazione strategica, Il Mulino, 1971(*) Trattandosi di una vicenda umana legata alla memoria di un luogo che mi trasmette, più di altri, reali sensazioni difamiliarità con gli oggetti che lo abitano e le persone che l’attraversano, non potevo non descriverla che adottando laprima persona singolare.
  • 21. CONSIDERAZIONI A MARGINE
  • 22. FlanerieIndossato lo spirito del flaneur, (1) abbiamo girovagato nel labirinto (2) della Rete Internet alla ri-cerca di curiose affinità. Ce n’è di che selezionare, nello scenario virtuale di nicchie nascoste tra lepieghe dell’immensa ragnatela in continuo ed incessante progress.Culto per le rovine industriali,opera per lo più dei cosiddetti esploratori urbani, vere e proprie bande di incursionisti dell’obiet-tivo (3), i siti che ne rappresentano le vestigia arrugginite vengono quasi sempre classificati daimotori di ricerca nelle categorie, in prevalenza di lingua inglese, di industrial archaeology urbanculture, urban decay. Quanto, invece, all’universo fotografico, nelle accezioni più prossime al nostrocampo di indagine – ovvero il versante estetico-artistico - la scelta di una traccia disciplinare (4)stabile e certa è quanto mai problematica per la sconfinata mole di informazioni che, nell’andirivie-ni quotidiano, si agitano lungo le autostrade di bit. Non resta che darne conto secondo una cornicedi riferimento assai soggettiva, peraltro anch’essa destinata a mutare continuamente di forma neltempo, anche breve. Il flusso di dati che entrano in circolo in quel superorganismo (5) collettivo ètale che le competenze che vengono richeste per accedervi con maestria sono sempre più sofisti-cate, dunque appannaggio prioritario delle generazioni più giovani. Ciò non toglie, però, che l’oc-correnza critica richiesta per esplorare con efficacia cognitiva gli archivi spontanei che di continuosi formano sulla Rete, non esiga - di proprio - il possesso di strumenti analitici che vanno ben oltrela padronanza delle pur impegnative tools d’accesso o di gestione. Ci riferiamo ad ambiti disci-plinari come la filosofia, l’estetica, la sociologia, l’antropologia e la storia dell’arte. In quest’ordinemetodologico oltrechè gnoseologico, il vecchio e caldo supporto cartaceo – il libro – resta anco-ra ineliminabile per il contributo che continua garantire al progresso della conoscenza. Appunto.
  • 23. NOTE(1) Nuvolati Giampaolo, Lo sguardo vagabondo, Il flaneur e la città da Baudelaire ai postmoderni, il Mulino, 2006(2) Sambo Marco Maria, Labirinti, da Cnosso ai videogames, Castelvecchi, 2004(3) http://www.urbanexplorers.net/(4) Che l’oggetto della ricerca riguardi artisti, festivals o gallerie specializzate, occorre scendere in profondità tra lemaglie dei contenuti e dei riferimenti ipertestuali cui rimandano per individuare un percorso di lettura logico – in ognicaso, individuale, unico, irripetibile - anche dallo stesso autore della ricerca.(5) Lévy Pierre, Le tecnologie dell’intelligenza, A/Traverso, 1990
  • 24. La fotografia come interfaccia cognitiva nell’epoca dell’Arte Digitale.Col termine fotografia, ci si intende riferire al fenomeno contemporaneo della riproduzione mec-canica della realtà: oltre alle immagini fisse, esso contempla quelle in movimento di cinema e tele-visione, nonché la sintesi di entrambe operata, ormai diffusamente su scala planetaria, dal proces-so di simulazione digitale (1), che trova nella Rete il luogo virtuale di più torrenziale espansione.Nell’arco degli ultimi tre decenni è totalmente mutato il nostro rapporto percettivo col mondo e legenerazioni che sono nate e cresciute in quest’intervallo di tempo hanno sviluppato capacità co-gnitive, qualità etiche e morali già assai diverse da quelle degli immediati predecessori. Il quadroculturale di riferimento, in Occidente come in Oriente, si chiama Globalizzazione. Tutto origina daun’applicazione tecnologica elementare: il codice binario. La possibilità tecnica di tradurre qualun-que dato analogico in forma numerica e quindi di elaborarne lo statuto ontologico, espande oltreogni limite di realtà preesistente le attribuzioni della nostra fantasia e della nostra immaginazione.Eccolo, dunque, l’esito antropologico meno considerato di questa rivoluzione tecnico-culturale an-cora in corso, ma forse destinata a diventare permanente, proprio in ragione del principio gene-ratore che la sostiene: la mutazione di genere (2), i cui esiti sono oggi difficilmente prevedibili. Lenostre vite sembrano scorrere, seppure faticosamente, sul binario imperturbabile della Storia. Nonriusciamo a leggere i segni delle trasformazioni in atto se non come disagio esistenziale o fobiadell’altro, senza renderci conto che questi sentimenti sono la conseguenza di un profondo muta-mento di paradigma. Rinunciando ad avventurarci nell’infausta pratica della congettura, conside-riamo più da vicino, magari anche nel dettaglio morboso della marginalità epistemologica - comepotrebbe essere considerato, ad esempio, il riferimento all’uso sociale della videofonino - gli ele-menti che compongono la mappa degli atti comunicativi agiti attraverso la strumentazione digitale.In quest’ambito, denso di costante innovazione tecnologica da un lato e rapida evoluzione merce-ologica dall’altro, le pratiche hanno finito per condizionarne le modalità progettuali sia di conte-
  • 25. nuto (scopi) che di forma (design), in una circolarità di reazioni che va sotto il nome di marketingvirale (3). Se ciò interviene è perché le modificazioni neurologiche del cervello indotte dall’utilizzodelle protesi tecnologiche (4) producono, a loro volta, vere e proprie rivoluzioni culturali, che nonsempre sono socialmente indolori. Entro questo quadro, che contiene la somma dei segni attivinell’universo animato, la fotografia svolge un ruolo spesso inconscio (5) di appercezione del reale.Proviamo a pensare cosa succederebbe alla nostra psiche se dovesse improvvisamente rinunciarea conoscere il mondo attraverso la mediazione delle immagini (fotografiche), quando da questesiamo investiti e spesso travolti in ogni istante del nostro quotidiano essere. Di più: il mondo oniri-co, rispecchiando il vissuto, tende a riprodurre, tenendone traccia mestica, il simulacro visivo dellarealtà durante il riposo notturno. Che mondo ci si presenterebbe senza l’apparizione di quell’im-menso e fantasmatico archivio di immagini cui tutti i giorni ci riferiamo per condurre una esistenzadi relazione con il resto dei nostri simili e delle cose che ci circondano? Non v’è dubbio che do-vremmo riferirci ad un genere di civiltà completamente diversa da quella che stiamo vivendo. Lapotremmo immaginare - la letteratura di fantascienza più noir (6) ce l’ha suggerito – ponendo men-te ad un passato storico anche recente, quando l’esistenza degli uomini, anche nei grandi centriurbani, si nutriva prevalentemente di sensazioni naturali, od al futuro dopo la catastrofe descritto inmolte opere cult (7) della cinematografia contemporanea. Fatto sta che la conoscenza, intesa comenecessità per l‘essere, quindi già nel suo stadio più elementare, è indissolubilmente vincolata alcorretto utilizzo delle strumentazioni o degli apparati tecnici presenti nel momento storico in cuiessa prende forma. Se si affronta il problema da un punto di vista sociologico, si rendono necessariedelle distinzioni nette nelle differenze di accesso all’uso delle tecnologie tra generazioni diverse,dapprima, tra classi sociali ed aree geografiche del mondo (8), in ultima istanza. Va da sé che tantopiù è elevata la soglia anagrafica, tanto più ostico risulta l’apprendimento delle funzioni digitali,sia pure nella semplice forma delle interfacce (9) facilitate. Mentre, per contro, l’approccio, anchenei comandi più complessi, non è di ostacolo alle menti giovani che si disimpegnano con estrema
  • 26. disinvoltura in operazioni non sempre di routine. Ma l’urgenza più allarmante è di ordine politico-sociale, cioè investe le differenze di alfabetizzazione informatica tra Nord e Sud del mondo, insom-ma tra ricchi e poveri. Anche se l’altlante geo-politico va mutando molto in fretta proprio questitempi, la traiettoria del progresso resta immutata e la storia tende a ripetersi tale e quale: le civiltà,come le società, nascono, crescono e muoiono (10) nello sviluppo circolare della funzione ciclica.NOTE(1) Di Caro Giuliano, Tecnogenerazioni.Intelligenze artificiali, emergenti e simulate, Le Mani, 2005(2) Yehya Naief, Homo Cyborg. Il corpo postumano tra realtà e fantascienza, Elèutera, 2004(3) Il consumatore come vettore della comunicazione. Siamo al colmo dell’iperrealtà della merce, direbbe Baudrillard.Per rifarsi lo spirito: Bauman Zygmunt, Homo consumens, Lo sciame inquieto dei consumatori e la miseria degli esclusi,Erickson, 2007. Per assecondarne le mosse, di Fulvio Carmagnola e Vanni Codeluppi, rispettivamente: Il consumo delleimmagini. Estetica e beni simbolici nella fiction economy, Bruno Mondadori, 2006; La vetrinizzazione sociale, Il processodi spettacolarizzazione degli individui e della società, Bollati Boringhieri, 2007(4) A partire da: Marshall Mc Luhan, Gli strumenti del comunicare, Il Saggiatore, 1967(5) Vaccari Franco, L’inconscio tecnologico, Punto & Virgola, 1979(6) Kuhn Tomas, La struttura delle rivoluzioni scientifiche, Einaudi, 1969(6) Si pensi a tutta l’opera di Philip K. Dick (http://www.philipkdick.com/)(7) Uno fra tutti: Blade Runner, di Ridley Scott (http://www.blade-runner.it/)(8) Norris Pippa,Digital Divide, Civic Engagement, Information Poverty, and the Internet Worldwide, Communication,Society and PoliticsHarvard University, Massachusett, http://www.digital-divide.it/(9) Raskin Jef, Interfacce a misura d’uomo, Apogeo, 2003(10) Diamond Jared, Collasso. Come le società scelgono di morire o vivere, Einaudi, 2005
  • 27. CONCLUSIONI
  • 28. ConclusioniSuperato il millennio ed oltepassata la fase infantile dell’era digitale, la fotografia in quanto sistema,estende il proprio dominio all’intero universo simbolico della comunicazione individuale e di mas-sa. Diviene linguaggio universale, ovunque esercitato con le medesime regole. Fatto salvo il vincoloottico dell’inquadratura, tutto ciò che finisce col rientrarvi altro non è che il prodotto di una culturae di una visione individuale, ma anche sociale del mondo. Nella stanca arena delle Arti Figurative, lafotografia ha prodotto un varco poietico tanto ampio da aver favorito fiduce mercantili spesso dav-vero incomprensibili. Ma, contrariamente alle Arti tradizionali, è priva di un solido sitema teorico diriferimento - chiamiamolo pure Estetica - e stenta, almeno nel nostro paese, a farsi strada una seriaprospettiva di analisi critica, non importa quali siano gli strumenti critici adottati. Il nostro compito,qui, è stato quello di aver indicato un possibile campo di indagine sistematico, quello delle rovineindustriali, elemento e materia sempre più ingombranti nel modello contemporaneo d’ uso politicodelle aree urbane.
  • 29. INDICE IMMAGINI
  • 30. FOTOGRAFIE
  • 31. BIBLIOGRAFIA
  • 32. Archeologia Industriale-Cultura UrbanaAAVV, Archeologia Industriale in Emilia Romagna Marche, COBAPO, 1991AAVV, Archeologia Industriale, TCI, 1983Baron Isherwood, Il mondo delle cose, Oggetti, valori, consumo, il Mulino, 1984AAVV, Città. Architettura e società, Marsilio, 2006AAVV, CLUSTER on innovation, #_05, Cluster Ed. PeriodicoAAVV, CLUSTER on innovation, #_06, Cluster Ed. PeriodicoAAVV, DEFRAG, #_7, Move Editore, PeriodicoAAVV, DEFRAG, #_8, Move Editore, PeriodicoAAVV, Domus dAutore, Editoriale DOMUS, n.1, Aprile 2006AAVV, La macchina arrugginita, Materiali per unarcheologia dellindustria, Feltrinelli, 1982AAVV, Luoghi e spazi del lavoro, Electa-Sipi, 1993AAVV, Rassegna - Fotografia di architettura, #_20, Periodico, 1979Augè Marc, Disneyland e altri nonluoghi, Bollati Boringhieri, 1999Augè Marc, Tra i confini. Città, luoghi, integrazioni, Bruno Mondadori, 2006Augé Marc, Nonluoghi. Introduzione a una antropologia della surmodernità, Elèutera, 1993Augé Marc, Rovine e macerie. Il senso del tempo. Bollati boringhieri, 2004Banham Reyner, LAtlantide di cemento, Editori Laterza, 1990Bauman Zygmunt, Dentro la globalizzazione. Le conseguenze sulle persone, Editori Laterza, 2001Bauman Zygmunt, Il disagio della postmodernità, Buno Mondadori, 2002Bauman Zygmunt, Homo consumens. Lo sciame inquieto dei consumatori e la miseria degli esclusi, Erickson, 2007Bauman Zygmunt, Modus vivendi. Inferno e utopia del mondo liquido, Editori Laterza, 2007Bauman Zygmunt, Vite di scarto, Editori Laterza, 2005Belpoliti Marco, Crolli, Einaudi, 2005Bredekamp Horst, Nostalgia dellantico e fascino della macchina, Il Saggiatore, 2006Brugè Paolo, Itinerari di archeologia industriale nelle marche, i Quaderni del Servizio Beni e Attività Culturali, #1, Re-gione Marche, 2004Calvino Italo, Le città invisibili, Einaudi, 1993
  • 33. Canevacci Massimo, Antropologia della comunicazione visuale, costa&nolan, 1995Colusso Paolo Federico, Wenders. Paesaggi luoghi città, testo&immagine, 1998Damisch Hubert, Skyline. La città Narciso, costa & nolan, 1998Dubois Philippe, L’acte photographique, Nathan, 1990Edensor Tim, Industrial Ruins. Space, aesthetics and materiality, Berg, 2005Giusti Francesco, Hotel Industria, Hublab, 2006Granieri Giuseppe, La società digitale, Editori Laterza, 2006Harvey David, Lesperienza urbana. Metropoli e trasformazioni sociali, Il Saggiatore, 1998Ilardi Massimo (a cura di), La città senza luoghi. Individuo, conflitto, consumo nella metropoli, costa & nolan, 1990Koolhaas Rem, Junkspace. Per un ripensamento radicale dello spazio urbano, Quodlibet, 2006Lévi Pierre, L’intelligenza collettiva. Per un’antropologia del cyberspazio, Feltrinelli, 1996Lévy Pierre, Cybercultura, Gli usi sociali delle nuove tecnologie, Feltrinelli, 1997Dewdney Christopher (a cura di), Derrick de Kerckhove. La pelle della cultura. Un’indagine sulla nuova realtà elettroni-ca, Feltrinelli, 1996Lynch Kevin, Limmagine della città, Marsilio Editori, 1964Mumford Lewis, La città nella storia, Edizioni di Comunità, 1963Neuwirth Robert, Città ombra. Viaggio nelle periferie del mondo, (Fusi orari), 2005Nigrelli Fausto C. (a cura di), Il senso del vuoto. Demolizioni nella città contemporanea, Manifestolibri, 2005Nuvolati Giampaolo, Lo sguardo vagabondo. Il flaneur e la città da Baudelaire ai postmoderni, Il Mulino, 2006Reiner Thomas A., Utopia e urbanistica, Il ruolo delle comunità ideali nella pianificazione urbana, Marsilio Editori, 1967Sennett Richard, Usi del disordine, Identità personale e vita nelle metropoli, costa & nolan, 1999Toraldo di Francia Cristiano, X-SCAPES, Alinea, 2005Tortora Giuseppe (a cura di), Semantica delle rovine, manifestolibri, 2006Ventroni Sara, Nel Gasometro, Le Lettere, 2007Villani Tiziana, Il tempo della trasformazione, manifestolibri, 2006Virilio Paul, Città panico, Raffaello Cortina Editore, 2004
  • 34. Arte DigitaleAAVV, Art Files, Frontiere dell’Arte Digitale in Italia, Castelvecchi, 2001AAVV, Connessioni leggedarie, ready-made, 2005AAVV, Del contemporaneo. Saggi su arte e tempo, Bruno Mondadori, 2007AAVV, Errore di sistema, Teoria e pratica di Adbusters, Feltrinelli, 2003AAVV, L’arte nell’era della producibilità digitale, Mimesis, 2006AAVV, Media connection, Libri Scheiwiller,AAVV, System error: war is a force that gives us meaning, Silvana Editoriale, 2007Aukstakalnis S. Blatner D.,Miraggi Elettronici, Arte, scienze e tecniche di realtà virtuali, Feltrinelli, 1995Bazzicchelli Tatiana, Networking, La rete come arte, costa&nolan, 2006Barilli Renato, Il filosofo del software, Raffaello Cortina Editore, 2005Bittanti Matteo-Quaranta Domenico, Gamescenes, Art in the Age of Videogames, Johan & Levi, 2006Bordini Silvia, Arte Elettronica, Giunti, 2004Carmagnola Fulvio, Il consumo delle immagini. Estetica e beni simbolici nella fiction economy, Bruno Mondadori, 2006Cosenza Giovanna, Semiotica dei nuovi media, Editori Laterza, 2004De Angelis Valentina, Arte e linguaggio nell’era elettronica, Bruno Mondadori, 2000De Biase Luca, Economia della felicità, Feltrinelli, 2007Deseriis Matco, Marano Giuseppe, Net-Art. L’arte della connessione, ShaKe Edizioni, 2003Diodato Roberto, Estetica del virtuale, Bruno Mondadori, 2005Grosenick Uta (a cura di), New Media Art, Taschen, 2006La Cecla Franco, Surrogati di presenza, Media e vita quotidiana, Bruno Mondadori, 2006Madesani Angela, Le icone fluttuanti. Storia del cinema d’artista e della videoarte in Italia, Bruno Mondadori, 2002Maldonado Tomas, Memoria e conoscenza, Sulle sorti del sapere nella prospettiva digitale, Feltrinelli, 2005Martin Chuck, L’era digitale, McGraw-Hill, 1997Marziani Ganluca, N.G.C. Arte italiana e tecnologie: il Nuovo Quadro Contemporaneo, Castelvecchi, 1998Morcellini Mario e Sorice Michele, Futuri immaginari. Le parole chiave dei new media, Logica University PressPopitz Heinrich, Verso una società artificiale, Editori Riuniti, 1996Quaranta Domenico, Net Art 1994-1998, La vicenda di Ada’web, Vita & Pensiero, 2004
  • 35. Senaldi Marco, Enjoy! Il godimento estetico, Meltemi, 2003Taiuti Lorenzo, Multimedia. L’incrocio dei linguaggi comunicativi, Meltemi, 2005Virilio Paul, L’arte dell’accecamento, Raffaello Cortina Editore, 2005Virilio Paul, L’orizzonte negativo. Saggio di dromoscopia, costa&nolan, 2005Virilio Paul, La bomba informatica,Virilio Paul, Città Panico, Bruno Mondadori, 2006Virilio Paul, L’incidente del futuro,Virilio Paul, Lo schermo e l’oblio, 1994Virilio Paul, Lo spazio critico, Edizioni Dedalo, 1988
  • 36. FotografiaAAVV, Aphoto, Studio Marconi, 1977AAVV, Archeologia in posa. Dal Colosseo a cecilia Metella nell’antica documentazione fotografica, Electa, 1998AAVV, Cadres/Formats (19), Les Cahiers de la PhotograohieAAVV, Dall’Obiettivo all’Immagine, The British Council, 79AAVV, Du style (5), Les Cahiers del la PhotographieAAVV, Esperienze per gli anni ‘80, GAM Bologna, 1983AAVV, Faces of Photography. Encounters with 50 Master Photographers of the 20th Century, Edition Stemmle, 1998AAVV, Fantastic photography in Europe, Canon Photo Gallery Amsterdam, 1978AAVV, Fantastic photography in USA, Canon Photo Gallery Amsterdam, 1977AAVV, FISCHLI WEISS. Flowers & Questions. A Retrospective, Tate Publishoing, 2006AAVV, Fotografia e letteratura, RAI_Servizio Stampa, 1977AAVV, Fotografia giapponese dal 1848 ad oggi, Grafis Edizioni, 1979AAVV, Fotografia italiana dell’Ottocento, Alinari/Electa, 1979AAVV, Fotografia pittorica, Electa/Alinari, 1979AAVV, Fotografia tridimensionale, Comune di Venezia, 1982AAVV, Fotografia: professione, mito e responsabilità, Comune di Milano, 1979AAVV, Fotologia, #6, Fratelli Alinari Editrice, Autunno-inverno 1987AAVV, Fotologia, #10, Fratelli Alinari Editrice, Autunno-inverno 1988AAVV, Fotologia #4, Fratelli Alinari Editrice, Dicembre 1985AAVV, Fotologia #6, Fratelli Alinari Editrice, Dicembre 1986AAVV, Fotologia #3, Fratelli Alinari Editrice, Estate 1985AAVV, Fotologia #2, Fratelli Alinari Editrice, Inverno-primavera, 1985AAVV, Fotologia #7, Fratelli Alinari Editrice, Maggio 1987AAVV, Fotologia #9, Fratelli Alinari Editrice, Maggio 1988AAVV, Fotologia #12, Fratelli Alinari Editrice, Primavera-estate 1990AAVV, Fotologia #13, Fratelli Alinari Editrice, Primavera-estate 1991AAVV, Fotologia #14-15, Fratelli Alinari Editrice, Primavera-estete 1992
  • 37. AAVV, Fotologia #11, Fratelli Alinari Editrice, Settembre 1989AAVV, Fotomontaggio, Mazzotta, 1979AAVV, Foto & idea, Comune di Parma, 1976AAVV, Freaks. La collezione Akimitsu Naruyama, Logos, 2000AAVV, Gabriele Basilico, Phaidon, 2005AAVV, Generation Polaroid, Paris Audiovisuel, 1985AAVV, Gli anni settanta, GAM Bologna, 1983AAVV, Istantanèes, Centre George Pompidou, 1980AAVV, John Hilliard, Ura Nusser, 2001AAVV, L’acte photographique (8), Les Cahiers de la PhotographieAAVV, La photobiographie (13), Les Cahiers de la PhotographieAAVV, La fotografia in archeologia, Jaka Book, 1999AAVV, La sperimentazione negli anni 1930/70, GAM Bologna, 1983AAVV, Le classi subalterne nell’obbiettivo degli Alinari, Edizioni Alinari, 1979AAVV, Les photographes humanistes: Doisneau, Boubat, Izis et les autres (9), Les Cahiers de la PhotographieAAVV, Le territoire (14), Les Cahiers de la PhotographieAAVV, L’informazione negata. Il fotogiornalismo in Italia 1945/1980, Dedalo libri, 1981AAVV, Les contacts (10), Les Cahiers de la PhotographieAAVV, Les espaces photographiques: la galerie (7), Les Cahiers de la PhotographieAAVV, Les espaces photographiques:le livre (6), Les Cahiers de la PhotographieAAVV, L’Italia nel cassetto, Fiere di Bologna, 1978AAVV, L’occhio dell’artista l’occhio della camera, Comune di Ravenna, 1986AAVV, L’occhio di Milano. 48 fotografi 1945/1977, Magma, 1977AAVV, L’occhio fotografico di Ben Shahn, Mazzotta/Fotografia, 1979AAVV, Mario Giacomelli, Feltrinelli, 1980AAVV, Nadar, Einaudi,1973AAVV, Nascita della fotografia psichiatrica, La Biennale di Venezia, 1981AAVV, Object illusion reality. Contemporary american photography, California State University, 1979-81AAVV, Padova Aprile Fotografia 06, Il Poligrafo, 2006
  • 38. AAVV, Pionieri della fotografia sovietica 1917-1940, Idea Book, 1983AAVV, Pour la photographie, Germs, 1983AAVV, Pour la photographie. La vision non photographique, Germs, 1990AAVV, RASSEGNA, #20_ Fotografie di architettura, C.I.P.I.A., 1979AAVV, Robert Mapplethorpe, Comune di Venezia, 1983AAVV, Rivista di critica e storia della fotografia. La guerra rappresentata, Priuli&Verlucca, Anno_I,#1AAVV, Rivista di critica e storia della fotografia. Sulla natura della fotografia, Priuli&Verlucca, 1981, anno_II, #2AAVV, Rivista di critica e storia della fotografia. Fotografia e colonialismo. 1, Priuli&Verlucca, 1981,Anno_II,#3AAVV, Rivista di critica e storia della fotografia. Fotografia e ideologia latente, Priuli&Verlucca, 1982, Anno_II, #4AAVV, Rivista di critica e storia della fotografia. Fotografia e colonialismo /2, Priuli&Verlucca, 1983, Anno_IV,#5AAVV, Settimana internazionale di fotografia, Comune di Bologna, 1987AAVV, Spagna 1936-1939. Fotografia e informazione di guerra, Marsilio, 1976AAVV, Storia d’Italia. L’immagine fotografica 1845-1945, Einaudi, 1979AAVV, Storie dell’occhio/1. Fotografi ed eventi artistici in Italia dal ‘60 al ‘80, Cooptip, 1988AAVV, The concerned photographer 2, Cornell Capa,1972AAVV, Venezia ‘79_La Fotografia, Electa, 1979Adams Ansel, La stampa, Zanichelli, 1989Adams Ansel, Il negativo, Zanichelli, 1989Adams Ansel, La fotocamera, Zanichelli, 1989Adams Robert, La bellezza in fotografia. Saggi in difesa dei valori tradizionali, Bollati Boringhieri, 1995Alinovi Francesca-Marra Claudio, La fotografia. Illusione o rivelazione, Il Mulino, 1981Almasy Paul, La photographie moyen d’information, Tema communication, 1975Amendola Eva Paola (a cura di), Uno sguardo privato. Memorie fotografiche di Francesco Chigi, Einaudi, 1978Arborio Mella Federico, Sulla strada della fotografia, Feltrinelli, 1976Arnheim Rudolf, Intuizione e intelletto. Nuovi saggi di psicologia dell’Arte, Feltrinelli, 1987 (Sulla natura della fotogra-fia, pp.125)Barbieri Olivo-Basilico Gabriele, Bolzano città e contrasti, Leonardo Arte, 1998Barthes Roland, La camera chiara. Nota sulla fotografia, Einaudi, 1980Basaglia Franco-Franca, Morire di classe, Einaudi, 1969
  • 39. Basilico Gabriele, Architetture, città, visioni. Riflessioni sulla fotografia, Bruno Mondadori, 2007Basilico Gabriele/Morpurgo Gaddo/Zannier Italo, Fotografia e immagini dell’architettura, GAM Bologna, 1980Baudrillard Jean, Il patto di lucidità o l’intelligenza del male, Raffaello Cortina, 2004Becher Berndt Hilla, Smithson Robert, Fieldtrips, Museu Serralves, 2002Bellour Raymond, Fra le immagini. Fotografia, cinema, video, Bruno Mondadori, 2007Benjamin Walter, L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica. Piccola storia della fotografia, Einaudi, 1966Benjamin Walter, Angelus Novus. Saggi e frammenti, Einaudi, 1995Berendt Joachim-Ernst, Fotostoria del jazz, Garzanti, 1979Bergami/Bettanini, Fotografia geografica/Geografia della fotografia, La Nuova Italia, 1975Berger Johm, Del Guardare, Edizioni Sestante, 1995Bertelli Pino, Della fotografia trasgressiva. Dall’estetica dei”freaks” all’etica della ribellione, Tracce Edizioni, 1992Blumenfeld Erwin, EYE to I. The Autobiography of a Photographer, Thames and Hudson, 1999Bosworth Patricia, Diane Arbus. Una Biografia, Serra e Riva Editori, 1987Bourdieu Pierre, La fotografia, Guaraldi, 1972Carluccio Luigi (a cura di), L’immagine provocata, La Biennale di Venezia, 1979Carluccio Luigi e Palazzoli Daniela (a cura di), Combattimento per un’immagine. Fotografi e pittori, M.C.T, 1973Carrol Lewis, Sulla fotografia, Abscondita, 2007Cartier-Bresson Henri, L’immaginario dal vero, Abscondita, 2005Caujolle Christian, Raymond Depardon. Correspondance newyorkaise, Alain Bergala Les absences du photographe,Libèration, Editions de l’Etoile, 1981Chevalier Tracy & Wiggins Colin, TOM HUNTER. Living in hell and other stories, National Gallery Company, 2005Consagra Pietro e Mulas Ugo, Fotografare l’Arte, Fratelli Fabbri Editori, 1973Coplans John (a cura di), Weegee. Violenti e violentati, Gabriele Mazzotta Editore, 1979Costa Mario, Della fotografia senza oggetto, costa&nolan, 1997Costa Mario, Il sublime tecnologico. Piccolo trattato di estetica tecnologica, Castelvecchi, 1998Costantini P., Fuso S, Mescola S. (a cura di), Nuovo paesaggio americamo/Dialectical Landscapes, Electa, 1987Costantini Paolo, La fotografia artistica. 1904-1917, Bollati Boringhieri, 1990Costantini Paolo-Zannier Italo, Cultura fotografica in Italia. Antologia di testi sulla fotografia 1839-1949, F. Angeli, 1985Cotton Charlotte, The Photograph as Contemporary Art, Thames & Hudson, 2004
  • 40. Cusano Valentina, Fotografia e Arte. Evoluzione del linguaggio fotografico dalla nascita della fotografia alla Digital Art,Clueb, 2006D’Autilia Gabriele, L’indizio e la prova. La storia nella fotografia, Bruno Mondadori, 2005Davidson Lowe Sue, Stieglitz. Biography, MFA Publications, 2002De Paz Alfredo, L’immagine fotografica. Storia, estetica, ideologie, Clueb, 1985De Paz Alfredo, L’occhio della modernità. Pittura e fotografia dalle origini alle avanguardie storiche, Clueb, 1987Deren Coke Van, Avanguardia fotografica in Germania 1919-1939, Il Saggiatore, 1982Doesneau Robert, A l’imparfait de l’objectif. Souvenirs et portrait, Pierre Belfond, 1989DuboisPhilippe, L’acte photographique, Nathan, 1990Dyer Geoff, The ongoing moment, Abacus, 2005Dyer Geoff, L’infinito istante. Saggio sulla fotografia, Einaudi, 2007Eletti Luciano, Lo sguardo oscillante. Oltre l’occhio fotografico, O barra O edizioni, 2003Faccioli Davide (a cura di), 100 al 2000: il secolo della Fotoarte, Photology, 2000Ferrarotti Franco, Dal documento alla testimonianza. La fotografia nelle scienze sociali, Liguori Editore, 1984Fiorentino Giovanni, L’occhio che uccide. La fotografia e la guerra: immaginario, torture, orrori, Meltemi, 2004Floch Jean-Marie, Sémiotique poètique ed discours mythique en photographie. Analyse d’un “Nu” d’Edouard Boubat,Università di Urbino, 1980Floch Jean-Marie, Forme dell’impronta, Meltemi, 2003Flusser Vilelm, Per una filosofia della fotografia, Agorà Editrice, 1987Freund Gisele, Fotografia e società, Einaudi, 1976Frillici Pier Francesco, Sulle strade del reportage. L’’odissea fotografica di Walker Evans Robert Frank e Lee Friedlander,Editrice Quinlan, 2007Frongia Antonello, L’occhio del fotografo e l’agenda del planner. Studio su Jacob A. Riis, Toletta Editore, 2000Galassi Peter, Prima della fotografia. La pittura e l’invenzione della fotografia. Bollati Boringhieri, 1989Galassi Peter, Walker Evans & Company, The Museum of Modern Art, New York., 2000Galbiati Marisa, Lo sguardo discreto. Habitat e fotografia, Tranchida Editori,Garner Gretchen, Disappearing witness. Chane in Twentieth-Century American Photography, The Johns Hopkins Uni-versity Press, 2003Gilardi Ando, Meglio ladro che fotografo. Tutto quello che dovreste sapere sulla fotografia ma preferirete non aver mai
  • 41. saputo, Bruno Mondadori, 2007Gilardi Ando, Storia sociale della fotografia, Feltrinelli, 1976Gilardi Ando, Muybridge. Il magnifico voyeur, Gabriele Mazzotta Editore, 1980Gilardi Ando, Wanted! Storia, tecnica e estetica della fotografia criminale, segnaletica e giudiziaria, Mazzotta, 1978Giusti Sergio, La caverna chiara.Fotografia e campo immaginario ai tempi della tecnologia digitale, Lupetti, 2006Guerra Simona, Parlami di lui, Mediateca delle Marche, 2007Guibert Hervè, L’image fantome, Les Editions du Minuit, 1981Guido Guidi, La Lunga Posa. Fotografie dall’archivio di Italo Zannier, Alinari, 2006Howarth Sophie (a cura di), Essays on Remarkable Photographs, Tate Publishing, 2005Keim Jean A., La photographie et l’homme, Casterman, 1971Keim Jean A., Breve storia della fotografia, Einaudi, 1976Koetzie Hans-Michael. Photo Icons. The story behind the picture, Taschen, 2005Krauss Rosalind, Reinventare il medium. Cinque saggi sull’arte d’oggi, Bruno Mondadori, 2006Krauss Rosalind, Le photographique. Pour une thèorie des Ecarts, Macula, 1990Levi Strauss David, Between the Eyes. Essays on Photography and Politics, Aperture, 2003Lindekens Renè, Elèments pour une sèmiotique de la photographie, Didier, 1981Lucas Uliano, Emigranti in Europa, Einaudi, 1977Lyons Nathan (a cura di), Fotografi sulla fotografia, Agorà Editrice, 1990Maddow Ben, Edward Weston. His Life, Aperture, 2000Maffioli Monica, Il belvedere. Fotografi e architetti nell’Italia dell’Ottocento, SEI, 1996Maggiani Maurizio, Mi sono perso a Genova. Una guida, Feltrinelli, 2007Manovich Lev, Il linguaggio dei nuovi media, Olivares, 2002Marra Claudio, Bersaglio mobile, Edizioni Essegi, 1984Marra Claudio, Scene da camera. L’identità concettuale della fotografia, Essegi, 1990Marra Claudio, Pensare la fotografia. Teorie dominanti dagli anni sessanta ad oggi, Zanichelli, 1992Marra Claudio, Fotografia e pittura nel Novecento. Una storia “senza combattimento”, Bruno Mondadori, 1999Marra Claudio, Le idee della fotografia. La riflessione teorica dagli anni sessanta ad oggi, Bruno Mondadori, 2001Marra Claudio, L’immagine infedele. La falsa rivoluzione della fotografia digitale, Bruno Mondadori, 2006Martinez Romeo, Erich Salomon, Mondadori, 1980
  • 42. Martinez Romeo (a cura di), Eugène Atget, Electa Editrice, 1979Mauro Alessandra, Il mestiere di fotografo, L’Ancora, 2004Mele Rino, Tropici di carta. La fotografia, 10/17, 1991Mellow James R., Walker Evans, Basic Books, 1999Migliore Tiziana, Trattato del segno visivo. Per una retorica dell’immagine, Bruno Mondadori, 2007Mikhailov Boris, Salt Lake, Steidi Pace/MacGill Gallery, 1986Mina Attilio/Modica Giovanni, L’arte della fotografia. La stampa d’arte negli antichi procedimenti fotografici, Hoepli,1987Miraglia Marina, Francesco Paolo Michetti Fotografo, Einaudi, 1975Mormorio Diego e Verdone Mario (a cura di), Il mestiere di fotografo, Romana Libri Alfabeto, 1984Mormorio Diego, Una invenzione fatale. Breve genealogia della fotografia, Sellerio Editore, 1985Mormorio Diego, Gli scrittori e la fotografia, Editori Riuniti Albatros, 1988Mormorio Diego, Un’altra lontananza, Sellerio Editore, 1997Mulas Ugo, La fotografia, Einaudi, 1973Muzzarelli Federica, Le origini contemporanee della fotografia. Esperienze e prospettive delle pratiche ottocentesche,Quinlan, 2007Palazzoli Daniela, Ignoto a me stesso. Ritratti di scrittori da Edgar Allan Poe a Jorge Luis Borges, Bompiani, 1987Papi Giacomo, Accusare. Storia del Novecento in 366 foto segnaletiche, ISBN. 2004Parquer marcel (a cura di), Renè Magritte. Fotografie, Jaca Book, 1982Phèline Christian, L’image accusatrice (17), Les Cahiers de la Photographie, 1985Pieroni Augusto, Fototensioni. Arte ed estetica delle ricerche fotografiche di inizio millennio, Castelvecchi, 1999Pieroni Augusto, Leggere la fotografia. Osservazione e analisi delle immagini fotografiche, Edup, 2003Pinto de Almeida Bernardo, Immagine della fotografia, Jouvence, 2005Porretta Sebastiano, Ignazio Cugnoni Fotografo, Einaudi, 1976Prieto J. Luis, Saggi si semiotica. II. Sull’arte e sul soggetto, Pratiche Editrice, 1991Quintavalle A.C., Messa a fuoco. Studi sulla fotografia, Feltrinelli, 1983Quintavalle A.C., Farm Security Administration (La fotografia sociale americana del New Deal), Regione Emilia-Roma-gna, 1975Rago Michele (a cure di), Nadar. Quando ero fotografo, Editore Riuniti, 1982
  • 43. Ray Man, I 50 volti di Juliet, Gabriele Mazzotta Editore, 1981Recuperati Gianluigi (a cura di), Fucked Up, Rizzoli, 2006Rositani Niccolò e Zannier Italo, La fotografia. Dall’immagine all’illecito nel diritto d’autore, Skira, 2005Rosselli Paolo, Architecture in Photography, Skira, 2001Roth Franz, Foto-auge, Liguori Editore, 2007Sagne Jean, Delacroix et la photographie, Herscher, 1982Schaeffer Jean-Marie, L’immagine precaria. Sul dispositivo fotografico, Clueb, 2006Schwarz Angelo, La fotografia tra comunicazione e mistificazione, Priluli & Verlucca, 1980Schwarz Angelo, Mario Giacomelli, fotografie, Priuli&Verlucca, 1980Schwarz Angelo (a cura di), Trenta voci sulla fotografia, Gruppo Editoriale Forma, 1983Schwarz Heinrich, Arte e fotografia. Precursori e influenze, Bollati Boringhieri, 1982Scimè Giuliana, Il fotografo mestiere d’arte, Il Saggiatore, 2003Signorini Roberto, Arte del fotografico. I confini della fotografia e la riflessione teorica degli ultimi vent’anni, EditriceC.R.T., 2001Sontag Susan, Sulla fotografia. Realtà e immagine nella nostra società, Einaudi, 1978Sontag Susan, Davanti al dolore degli altri, Mondadori, 2003Sternberger Paul Spencer, Between Amateur & Aesthete. The Legitimization of Photography as Art in America 1880-1900, Universsity of New Mexico Press, 2001Stock Denis, Americana, Jaca Book, 1980Syberberg H.J. (a cura di), Fotografia degli anni ‘30, Gabriele Mazzotta Editore,1980Szarkowski John, L’occhio del fotografo, 5 Continents, 2007Szarkowski John (by), Mirrors and Windows. American Photography since 1960, The Museum of Modern Art- New York,1978Tausk Peter, Storia delle fotografia del XX° secolo, Mazzotta, 1980Termine Liborio, Paul Valery e la mosca sul vetro. Fotografia e modernità, Aleph, 1991Vaccari Franco, Fotografia e inconscio tecnologico, Punto e Virgola, 1979Valèry Paul, Discorso sulla fotografia, Filema Edizioni, 2005Valtorta Roberta (a cura di), E’ contemporanea la fotografia?, Lupetti, 2004Vanlier Henri, Philosophie de la photographie, Les Cahiers de la Photographie, 1983
  • 44. Volker Kahmen, Fotografia come Arte, Gorlich Editore, 1974Weiermair Peter, Il nudo maschile nela fotografia del XIX e del XX secolo, Edizioni Essegi, 1987Wells Liz, Photography: a critical introduction, Routledge, London and New York, 2004Williams Gilda, Boris Mikhailov, Phaidon, 2001Wolf Sylvia, EdRuscha and Photography, Whitney Museum, 2004Zannier Italo, 70 anni di fotografia in Italia, Punto e Virgola, 1978Zannier Italo, Storia e tecnica della fotografia, Laterza, 1982Zannier Italo, Il dopoguerra dei fotografi, Grafis Edizioni, 1985Zannier Italo, La fotografia italiana. Critica e storia, Jaca Book, 1994Zannier Italo, Il sogno della fotografia, Skira, 2006Zola-Emile Francois e Massin, Emile Zola fotografo, Gabriele Mazzotta Editore, 1979
  • 45. FILMOGRAFIA ESSENZIALE
  • 46. Antonioni Michelangelo, Regia di, L’avventura, 1960Antonioni Michelangelo, Regia di, L’eclisse, 1962Antonioni Michelangelo, Regia di, Deserto rosso, 1964Antonioni Michelangelo, Regia di, Blow-Up, 1966Antonioni Michelangelo, Regia di, Zabriskie Point, 1970Antonioni Michelangelo, Regia di, Professione: reporter, 1975Bozzatello Claudio, Regia di, Foku, Indi, 2005Carnè Marcel, Regia di, Alba tragica, 1939Ceste Armando, Regia di, Porca miseria, 2006Gans Cristophe, Regia di, Silent Hill, 2006Greenaway Peter, Regia di, Il ventre dell’architetto, 1987Greenaway Peter, Regia di, Le valigie di Tulse Luper, 2002Labate Wilma, Regia di, Signorinaeffe, 2008Rasoulof Mohammed, Regia di, L’sola di ferro, 2005Reggio Godfrey, Regia di, Naqoyaqatsi, 2002Reggio Godfrey, Regia di, Koyaanisqatsi - Powaqqatsi, 2003Rosi Francesco, Regia di, Le mani sulla città, 1963Rossellini Roberto, Regia di, Germania anno zero,1948Tarantino Quentin, Regia di, Pulp Fiction, 1994Tarantino Quentin, Regia di, Kill Bill, Voliume 1, 2003Tarantino Quentin, Regia di, Kill Bill,Volume 2, 2004Tarantino Quentin, Regia di, Grindhouse - A prova di morte, 2007Tarkovskij Andreij, Regia di, Stalker, 1979Tarkovskij Andreij, Regia di, Nostalghia, 1983Veerhoeven Paul, Regia di, Robocop, 1987Wahidi Mohammad Amin, Regia di, Treasure in ruins, 2007, (http://www.aminwahidi.blogspot.com/)Wenders Wim, Regia di ,Nel corso del tempo, 1978Wenders Wim, Regia di, Paris, Texas, 1984Wenders Wim, Regia di, Il cielo sopra Berlino, 1987
  • 47. SITOGRAFIA
  • 48. Archeologia Industriale-Cultura UrbanaAbandonaliaLugares abandonados en España.Los lugares abandonados tienen un encanto especial...http://www.abandonalia.blogspot.com/Abandoned BritainThis Website is dedicated to documenting and recording the vanishing Industrys of Britainhttp://www.abandoned-britain.com/Abandoned placesOld buildings, abandoned hospitals, industrial palaces overgrown with plants and trees, the remaining walls decoratedwith graffiti, smashed windows, rain dripping through the roof... These places have become hard to find, difficult (orillegal) to access, dangerous to explore ... great to spend the day!http://www.abandoned-places.com/Action SquadIn a nutshell, Action Squad explores. This generally occurs late at night, to aid in avoiding other people, particu-larly those with badges and funny blue uniforms. We climb buildings, sneak into factories, crawl through all kin-ds of tunnels, spelunk old brewery caves, poke around abandoned buildings, and run across the rooftops.Sometimes we get in full gear, consult maps, make backup plans, and launch major missions into unknown and oftendangerous terrain; other times, well just happen to see some minor location that begs to be explored and well takea casual stroll through the place right then. Anyplace that is challenging to get to or is off limits to be in is a potentialtarget, particularly underground, abandoned, or historic sites. We usually employ no fancy equipment, and having agood time is our first priority. Which brings us to the next hypothetical question ...http://www.actionsquad.org/
  • 49. Ars Subterranea: The Society for Creative Preservation.Ars Subterranea is comprised of artists, historians, and urban explorers working to create an intersection between artand architectural relics in the New York City area.Our aim is to instigate unique perceptions of New Yorks history by constructing narratives around the citys forgottenrelics. Ars Subterranea encourages its audiences to interact with the citys neglected and ruinous locations by recre-ating obscure but fascinating aspects of its urban development. Our projects include art installations, history-basedscavenger hunts, unusual preservation campaigns, and much more.http://www.creativepreservation.org/ArtInRuinsWe at ArtInRuins believe that decay is beautiful, but not necessary. Artists live and work in the buildings that the cityor developers have often forgotten, and now that Providence is becoming a hip town (or a suburb of Boston) these bu-ildings and the artists, musicians and businesses who lived and worked in them are getting used for purposes that donot contribute to the community in the same way. We are not against new development, we are only opposed to unsu-stainable or irresponsible development.Before you get all up in arms, let us define a heated buzz word; Yuppies: (noun and sometimes four-letter word) Conspi-cuous consumers.. they are not an age group, they are a state of mind. Yuppies arent all bad, as they buy art and spendmoney at expensive restaurants. The problem is when there are too many of them, because, by our definition, Yuppiesconsume, they do not contribute to the larger culture.http://www.artinruins.com/about/Associazione Aree Urbane DimesseFor years albums of travel photos have occupied a shelf in my California home, unused save infrequent attempts toamuse family and friends with a tedious slide show. Now, thanks to the internet, I can attempt to amuse you. Its vain tothink that you would have any interest in my photos of the places I ve been, but vanity is the only excuse I offer. I likemy photographs. After all the effort its comforting to know they are available to others - much more comforting thanthe thought that, left on the shelf, they may become just another heirloom destined for the trash.http://www.audis.it/index.htm
  • 50. Associazione AssiLASSI è un organismo di ricerca sorto per coordinare le attività di un gruppo di studiosi, di varia estrazione e forma-zione disciplinare, accomunati dallinteresse per la storia e lanalisi diacronica dellimpresa. La sua area di riferimentopreminente è quella della business history, con unattenzione specifica rivolta a tutte le dimensioni dellagire dimpresa(dalle strategie alle strutture manageriali, fino alle dinamiche di mercato, dalle relazioni industriali ai modelli cultura-li). Limpegno maggiore dellASSI è posto nella realizzazione di cicli seminariali e di convegni internazionali di studi,oltre che nellattività editoriale svolta sia attraverso pubblicazioni periodiche (gli "Annali di storia dellimpresa" e "Im-prese e storia") sia attraverso volumi monografici.http://www.associazioneassi.it/User/index.phpAssociazione Italiana per il Patrimonio Archeologico IndustrialeLAssociazione Italiana per il Patrimonio Archeologico Industriale (AIPAI), la sola operante in questambito a livello na-zionale, è stata fondata nel 1997 da un gruppo di specialisti del patrimonio industriale e da alcune tra le più importantiistituzioni del settore nel Paese.LAssociazione conta oggi oltre 300 soci attivi nelle sezioni regionali presenti in tutto il Paese ed interagisce proficua-mente con università, centri di ricerca, fondazioni, musei, organi centrali e periferici dello Stato.http://www.patrimonioindustriale.it/Asvaip. Associazione per lo Studio e la valorizzazione dell’Archeologia Industriale Pratese.Il 21 gennaio 2004 si è ufficialmente costituita l’Associazione per lo Studio e Valorizzazione dell’Archeologia Industria-le Pratese (ASVAIP).L’obbiettivo principale di questa associazione è appunto quello della valorizzazione del patrimonio industriale, da unlivello di carattere squisitamente culturale ad uno più operativo, volendosi porre come punto di riferimento per glioperatori del settore e proprietari e al contempo come cerniera tra quest’ultimi ed enti e amministrazioni.L’ambizioso programma è quello di trovare sinergie tra valenze culturali ed economiche, ovvero attraverso la “cono-scenza” elevare i vari siti a “patrimonio culturale”, in modo da riscattarne il crescente oblio e degrado, rovesciandocosì l’attuale processo facendoli divenire da problema a vera e propria risorsa.Si tratta quindi di valorizzare l’enorme patrimonio esistente in tutta la provincia pratese, con una particolare attenzionealla Val del Bisenzio ove queste emergenze del territorio sono ancora integre ma in gran parte sconosciute, per farlo
  • 51. divenire risorsa essenziale nei processi di governo del territorio, in linea con i principi di sostenibilità. Il riscatto dallapossibile distruzione di questi siti potrebbe quindi fornire da una parte risposte a problematiche attuali e dall’altra farrecuperare la memoria di quell’identità storica su cui il territorio pratese è fondato, affinché la si possa trasmettere alleprossime generazioni che altrimenti ne verrebbero private.Ma l’altro elemento di forte novità di questa associazione è il coinvolgimento diretto dei proprietari degli stessi siti sto-rici che s’intende valorizzare, ovvero gli attori principali nei processi di trasformazione, e che per primi sono convintiche tra l’abbandono e la completa cancellazione esista una terza strada culturalmente ed economicamente percorri-bile.http://asvaip.it/?page=homeBaneThe clicks in this web-site are about my research in abandoned places, forgotten by everyone. Inside there are tracksof people who worked or lived there, where time seemed to stop.My wish to dicover bring me to know what is hidden behind a rotten wall.Through my photos I tried to give new life at something which died many years ago. You can feel an atmosphere whichbring you back in the past into old memories.http://www.ban3.it/Bernd and Hilla BecherVernacular industrialized architecture has been the sole subject of Bernd and Hilla Bechers work for some forty years.Their vast photographic inventory now ranges geographically from western Europe through North America and taxo-nomically across an enormous array of heterogeneous building types, many verging on obsolescence—mine shafts,lime kilns, silos, cooling towers, blast furnaces, tipples, gasometers—all classified by reference to function. The initialimpetus that led the young Bernd Becher to begin photographing such subjects in the late 1950s was purely practical:he wanted to use his recordings as raw material for the paintings he was then making in a Neue Sachlichkeit style.In those same years Hilla Becher, née Wobeser, apprenticed and briefly worked in a professional advertising studio,where she developed a passion for photographing technical and mechanistic subjects. Once husband and wife startedworking together, in 1957, they assumed identical roles: tasks are not separately assigned to one or the other; both areinvolved in scouting sites, negotiating with the owners and other authorities, setting up the cameras, and printing. The
  • 52. art they have produced does not fall within conventional categories of documentary photography, though it has manyaffiliations with that long-standing tradition. The disciplined ethic with which this dedicated German couple defined,then refined, their project of recording for posterity the increasingly neglected relics of the industrial era, with its do-mestic offshoots, has yielded not just an aesthetic but a vision.From their earliest publication, titled tellingly Anonyme Skulpturen: Eine Typologie technischer Bauten (AnonymousSculpture: A Typology of Technical Buildings), 1970, the Bechers work has circulated within the realm of contemporaryart practice and discourse. Certain features of their art, the hallmark of which is, in Charles Wrights felicitous phrase, "acontrolled beauty," make this positioning particularly apt—though the Bechers themselves do not regard the issue asof great import.1 Typically, their works present each industrial motif in what soon evolved into a rigorous, disciplinedsignature manner whose focus is an exploration of the relation between the subjects function and the resulting photo-graphic representation. Isolated, centered, and frontally framed, each motif is shot in as objective a manner as possible.The combination of large-format cameras and finely grained black-and-white film ensures a remarkable tonal rangein each print. By working only under slightly overcast skies and early in the morning during the seasons of spring andfall, the Bechers are ensured of an even, diffuse light with minimal shadows, a lambent ambience that enhances theirintensive focus on the motif, which is revealed in crystalline detail, grounded in a formal factual clarity. All anecdotalincident, such as intrusive foliage, stray animals, and humans, is sedulously avoided: nothing disturbs the systematicascetic neutrality. Tellingly, the vantage point tends to be subtly elevated. "Looking at an object from a point half wayup it [causes] it to appear before you in its full reach and free of distortion," they explain.2 The raised camera positionalso causes the horizon to appear to recede, the surroundings to become more panoramic, and the object to stand forthprominently so that, while clearly related to its environment, it simultaneously appears somewhat removed, apart, aneffect enhanced by the expansive neutral skies. The results evidence a brilliant understanding of scale relations—ofhow a vast structure can be made to fit a small-sized pictorial format—without rhetoric or expressive distortion.By the mid-1960s the Bechers had also settled on a preferred presentational mode: the grid. Groupings of prints, eachprint measuring sixteen by twelve inches or smaller, either framed discretely or encased within a single large frame,facilitate direct, immediate comparison between motifs, which are arrayed without hierarchy, according to type, fun-ction, and/or material. Juxtaposition permits industrial structures that at first might appear prevailingly similar, evenuniform, to register as significantly different one from another. Given that most viewers know little about the economic,engineering, and functional requirements that determine the generic forms and characters of these structures, com-
  • 53. parison of the several components in any of these multipartite works operates primarily at a formal level—that is, in anaesthetic dimension. Differences and similarities among related motifs consequently appear as variations on an idealform, given that the structures are family members from the same species. Specific subjects are interpreted as anony-mous plastic forms—as anonymous sculpture.In 1989–91, for an exhibition at Dia in New York, the Bechers introduced a second format into their oeuvre: single ima-ges that are larger in size—twenty-four by twenty inches—and presented individually rather than as gridded table-aux. Several galleries within this extensive exhibition were devoted to a specific subject, a strategy that allowed newtypologies to cohere. This presentational strategy was heralded in part by a series of finely printed publications thatthey had begun to produce, beginning with Framework Houses, in 1977. This was soon followed by, among others, Wa-ter Towers (1988), Blast Furnaces (1990), and Pennsylvania Coal Mine Tipples (1991), the latter timed to mark the Diashow. Devoted to one kind of industrialized plant, this ongoing series of books constitutes a type-by-type corpus docu-menting a rapidly dying industrial age. The brief texts that the artists wrote to accompany the first books in the seriesprovided information on the genesis of the various typologies, offering a historical positioning that corresponded tothe inclusion, in the captions, of the date on which each building was constructed together with the year in which thephotograph was taken. In more recent publications this approach has been superseded by accounts that concentrateon how the plants function, an approach paralleled by the elimination of the plants dates from the captions. Taken to-gether, these decisions further abstract the subjects from their sociohistorical ambience in favor of a concentration onthe typological relation of the individual instance to the generic, of the single member to the species or class.For Dia:Beacon the Bechers ring further changes on their presentational modalities by capitalizing on the fact that thegallery they selected for their work is divided into two equal parts. All the photographs in one half of the space arepartial views, which are relatively unusual in their oeuvre. Some of these are sequenced by type into small subsets. Forexample, three of the Winding Towers are installed on one wall; the Blast Furnaces hang on another. A diptych—a for-mat they rarely employ—occupies one of the two short walls that bisect the gallery. Most of these images, which haveseldom been exhibited, were recorded in the late 1980s and early 1990s, reflecting a subtle shift of focus in their work.The one "vintage" image, from 1968, is formally no different, testimony both to the roots of this reorientation in certainearly forays and to the remarkable consistency and cohesion of their methodology and aesthetic.
  • 54. The other half of the gallery is devoted to Aggregates, that is, to details of large-scale machinery, pipes, conduits, andmetallic containers that belong to a diverse range of plants. A suite of eight lime kilns, vessels of one of the oldest andmost commonplace processes long proceeding the onset of the industrial age, and hence frequently found in their ar-chive, are counterpointed by images of plants that involve what are, for them, unusually contemporary procedures andproces-ses—notably, Styrofoam and petrochemical production.Tracing the history of a rapidly declining industrial era many of whose older technical processes and functions are nowdefunct, and of individual buildings decaying or threatened with destruction, is an important impulse in the Becherspractice. Well aware of the fine-art and commercial portrayal of industry by previous specialists and by trade photo-graphers alike, they have gradually assembled a second archive to probe and survey the recording of this thematicfrom other perspectives. Primarily heuristic in function, the counterarchive both expands and focuses their knowledgeof their subject matter. In contrast to those predecessors whose work constitutes a traditional industrial archaeology, aparticular level of self-conscious awareness and reflexivity defines and distinguishes their enterprise.While foregrounding the urgency of their archival mission, the Bechers also stress their concern for canonical docu-mentary procedures, such as ensuring the legibility of the image: "The photographs should always show all the de-tails and the textures of the materials," they insist,3 adding that they let "the forms speak for themselves and becomereadable," that they refuse "to hide or exaggerate or depict anything in an untrue fashion."4 Viewed in this light, theirwork may be placed in a lineage stemming from such early modernist luminaries as Eugène Atget and August Sander,rather than in relation to artisanal modes of the kind that subtend industrial archaeology. Sander sought to classify intoa pictorial catalogue, in a "style devoid of style," the professional and social types that made up modern Germany. Theresonant formal uniformity of his lifelong project Menschen des 20. Jahrhunderts (Man in the Twentieth Century) exce-eds the strictly documentary, becoming a cornerstone in the history of twentieth-century modernism. The Bechers aretoday the foremost exponents of that revered legacy.They are nonetheless fully attuned to the contemporaneous practices of many fellow artists who, in the 1960s, began touse the camera as a convenient tool for recording and documenting. Notable among these artists were Robert Smith-son, whom they assisted when he arrived in the Ruhr district in 1968 to explore the demise of the industrial era from avery different perspective, and Hanne Darboven, whose project engaging collective cultural memory, Kulturgeschichte
  • 55. 1880–1983 (Cultural History 1880–1983), 1980–83, shares certain impulses, methodologies, and techniques with the Be-chers. Other parallels may be drawn with such artists as Sol LeWitt, Donald Judd, Carl Andre, and Ed Ruscha (with hisdeadpan early book projects), who based their compositional and structural modalities on seriality and permutation.In addition, Judd and many of his peers shared the Bechers appreciation for and knowledge of anonymous industrialstructures, vernacular building types, and early modern as well as contemporary engineering.5 These affinities andconfluences generated the discursive context for the initial reception of their work, one that subsumed archaeological,sociological, and strictly photography-based critiques into a late modernist agenda centered in formal, structural, andserial procedures. Highly influential as teachers, the Bechers have in turn shaped another generation of artists both or-thodox and aberrant, notable among them Thomas Struth, Candida Höfer, and Thomas Ruff, their former students fromthe Kunstakademie Düsseldorf.Notes1. Charles Wright, "Foreword," in Bernd and Hilla Becher, Pennsylvania Coal Mine Tipples (New York: Dia Center forthe Arts, 1991), n.p. "The question if this is a work of [fine] art or not is not very interesting for us," Hilla Becher hasstated on a number of occasions. See, for example, Carl Andre, "A Note on Bernhard and Hilla Becher," Artforum 11,no. 5 (December 1972), p. 59.2. Bernd and Hilla Becher, quoted in "Interview mit Bernd und Hilla Becher," in Bernd und Hilla Becher (Munich: WBVerlag, 1989), p. 14.3. Bernd and Hilla Becher, quoted in Angela Grauerholz and Anne Ramsden, "Photographing Industrial Architecture:An Interview with Bernd and Hilla Becher," Parachute 22 (Spring 1981), p. 15.4. Ibid., p. 18.5. Donald Judds review of the 1964 exhibition "Twentieth Century Engineering" at the Museum of Modern Art, NewYork, is telling here. See Judd, "Month in Review," Arts Magazine 39, no. 1 (October 1964), reprinted in Donald Judd:Complete Writings 1959–1975 (Halifax: The Press of Nova Scotia College of Art and Design, and New York: New YorkUniversity Press, 1975), pp. 136–39.
  • 56. Essay by Lynne Cookehttp://www.diacenter.org/exhibs_b/becher/Blue TeaAlmost, but not quite, entirely unrelated to tea.http://bluewyverntea.blogspot.com/Bryan Papciak & Jeff SiasAn experimental, feature-length filmic journey through the rapidly vanishing relics and ruins of Abandoned America.http://www.americanruins.com/Buffalo Urban Explorationhttp://buffaloexploration.com/CarcokeThe last complete and historically valuable coke plant in Flanders is Located in the inner harbour of Zeebrugge. TheFlemish government inherited the site from the former Cockerill-Sambre Company.OVAM, the Public Waste Agency of Flanders has receivd control of the site, with the purpose to clean it up and to con-vert it into new industrial area. Although many techniques do exist to conciliate conservation of the unique buildingswith the cleaning up of the soil, conservation of any trace of the histry and heritage is not taken into consideration.OVAM plans to demolish all the buildings and to destroy all its fixtures and fittings.The Flemish Association for Industrial Archaeology ( Vlaamse Vereniging voor Industriële Archeologie ), the overalloranisation of private and volunteer industrial heritage organisations in Flanders, does vigorously protest against the-se destruction plans and has formed a platform of individuals and associations to resist the plans of OVAM. The VVIAhas also asked the lgal protection of the site under the Flemish monument protection act.http://www.carcoke.be/
  • 57. Carmen’s CastleBeyond urban exploration photographyhttp://www.carmenscastle.be/Centro per la cultura d’impresaAssociazione sorta presso la Camera di commercio di Milano nell’ottobre 1991 allo scopo di promuovere:* la tutela e la valorizzazione del patrimonio documentale dei propri associati* la cultura dimpresa attraverso lacquisizione, la tutela diretta e la valorizzazione delle fonti documentali storiche econtemporanee prodotte dalle imprese e dagli altri soggetti economici* la costituzione di archivi economici territoriali e di musei dimpresain collaborazione con le istituzioni locali e con ilsistema di rappresentanza degli interessi* la formazione di operatori culturali in grado di intervenire sul patrimonio documentale delle imprese assicurando-ne la tutela e la valorizzazione* la pubblicazione dei risultati della propria attivitàIl Centro è un’associazione no-profit di diritto privato riconosciuta dal Ministero per i beni e le attività culturali condecreto del 5 novembre 1997 n.258.Lattività di collaborazione con il Ministero è regolata da una convenzione stipulata con la Direzione generale per gliarchivi che consente al Centro di operare in stretto raccordo con le locali Soprintendenze archivistiche. Inoltre, al finedi perseguire le proprie finalità istituzionali, il Centro ha stipulato convenzioni con l’Università degli studi di Milano,con il Politecnico di Milano, con la Libera Università di Lingue e Comunicazione (IULM) e con lUniversità degli studidi Urbino.Il Centro per la cultura d’impresa ha certificato il proprio Sistema di Gestione per la Qualità in conformità alla normaISO 9001:2000 a partire dal gennaio 2004 per tutti i settori d’attività.http://www.culturadimpresa.org/Centro Studi Politici e Sociali F.M: MalfattiTerni archeologia industrialehttp://www.archeologiaindustriale.org/
  • 58. Centro Studi sull’Impresa e sul Patrimonio IndustrialeScopo del Centro (Vi) è la promozione e lo svolgimento di studi e di ricerche pluridisciplinari sulla storia, la cultura ele realizzazioni imprenditoriali nellindustria, nellartigianato, nella finanza, nel commercio e nellagricoltura.http://www.studimpresa.vi.it/Chris SmartSito personalehttp://cydonian.comChristian BrünigFoto- Galerie Industrie- und Kulturlandschaftenhttp://www.christian-bruenig.de/Coal Mining in the NetherlandsThis website provides a detailed historic overview of the former coal mines that dominated the South Limburg area inthe Netherlands from the beginning of the 20th century to the midst of the 1970s .The mining area was located in thesouth of the Netherlands, bordering Germany and Belgium.http://www.citg.tudelft.nl/live/pagina.jsp?id=f15cfa0f-f1fc-4b4c-a2e1-c65c75208047&lang=enChristoph LinggSHUT DOWN - Industrial Ruins in the Easthttp://www.christophlingg.com/CraceCRACE - Centro Ricerche Ambiente Cultura Economia è una società cooperativa costituitasi nel 1998 per iniziativa diprofessionisti operanti nel campo della tutela, valorizzazione e promozione di beni culturali, della ricerca storica, eco-nomica e ambientale, dell’archivistica e documentalistica, dell’editoria e della comunicazione.Essa si occupa particolarmente di:* redazione di progetti museali riguardanti i beni demo-etnografici, archeologico-industriali e ambientali;
  • 59. * progetti di fattibilità riguardanti sistemi museali e itinerari turistici;* redazione di itinerari tematici e territoriali;* progettazione di corsi di formazione professionale, qualificazione e aggiornamento nel settore dei beni culturali;* editoria, comunicazione e divulgazione culturale.http://www.crace.it/Chris JordanIntolerable Beauty: Portraits of American Mass Consumption Exploring around our country’s shipping ports and industrial yards, where the accumulated detritus of our consum-ption is exposed to view like eroded layers in the Grand Canyon, I find evidence of a slow-motion apocalypse in pro-gress. I am appalled by these scenes, and yet also drawn into them with awe and fascination. The immense scale of ourconsumption can appear desolate, macabre, oddly comical and ironic, and even darkly beautiful; for me its consistentfeature is a staggering complexity.The pervasiveness of our consumerism holds a seductive kind of mob mentality. Collectively we are committing a vastand unsustainable act of taking, but we each are anonymous and no one is in charge or accountable for the consequen-ces. I fear that in this process we are doing irreparable harm to our planet and to our individual spirits.As an American consumer myself, I am in no position to finger wag; but I do know that when we reflect on a difficultquestion in the absence of an answer, our attention can turn inward, and in that space may exist the possibility of someevolution of thought or action. So my hope is that these photographs can serve as portals to a kind of cultural self-inquiry. It may not be the most comfortable terrain, but I have heard it said that in risking self-awareness, at least weknow that we are awake.http://www.chrisjordan.com/Culture e ImpresaRivista on-linehttp://www.cultureimpresa.it/Dark OassageA New York-based organization providing blind archaeologist with the finest quality flashlights
  • 60. http://darkpassage.comDerelict LondonThis site is obviously not taken to illustrate London at its most beautiful or most successful. The name derelict London isa memorable name for a website though not everything within this site is of derelict areas and everyone has their owndefinition of derelict......99% of these pictures were taken by myself (mainly within the last 3 years) during many milesof walkabouts around the great capital. After years of travelling via car or public transport I realised just how littleI hadseen of London.http://www.derelictlondon.com/Detroit YesForums on Detroithttp://www.detroityes.com/DezafektDezafekt is about disused places in, around, and under urban areas, mostly around Paris and the suburbs. The picturesare the result of several urban explorations and night trips with friendshttp://dezafekt.free.fr/introeng.htmlDisused StructuresRemains of civilizationhttp://www.disused-structures.tk/DubtownIndustriekulturhttp://www.dubtown.de/Dylan TriggDylan Trigg is a doctoral student and associate tutor at the University of Sussex. He has published on space and place,
  • 61. continental philosophy, and aesthetics. His interests includes: the philosophy of architecture (in particular the pheno-menology of space and place, place and memory, and the aesthetics of urban ruins); phenomenology (in particularBachelard, Husserl, Merleau-Ponty, and Heidegger); and the ethical and epistemological limits of representing trauma.Trigg is the author of The Aesthetics of Decay: Nothingness, Nostalgia and the Absence of Reason (New York: PeterLang, 2006) He has been a visiting scholar at Duquesne University and a guest lecturer at the University of Montana.http://www.dylantrigg.com/Edifici abbandonatiLe idee che le rovine destano in me sono grandi. Tutto si annienta,tutto perisce, tutto passa. Il mondo soltanto resta. Iltempo soltanto dura.Denis Diderothttp://www.edificiabbandonati.com/European Route of Industrial HeritageEurope’s industrial heritage.Where was the first ever factory on Earth? Where was the largest steam engine built? And where can you find the mostup-to-date colliery of its time? Industrialisation changed the face of Europe. Consequently it has left us a rich industrialheritage. A gigantic network of sites spread all over the continent. It only has to be brought back to life. That is whatthe European Route of Industrial Heritage (ERIH) is doing. Come with us on an exciting journey of discovery along themilestones of European industrial history.http://en.erih.net/EuthanasiaAbandoned, industrial, unfinished, differenthttp://design.mykurkino.ru/euth/index.php
  • 62. Exposed PhotographyThis website started out more dedicated to abandoned factories, mines etc... but my interest shifted to other subjectsand these were put gradually online.http://www.exposed-photography.com/Fondazione EdisonLa Fondazione Edison ha lo scopo di sostenere e svolgere iniziative nel campo della cultura e della ricerca scientificaper favorire la conoscenza e lo studio degli aspetti socioeconomici, culturali e civili che riguardano i sistemi produttivilocali e i distretti, ivi incluse le connesse problematiche relative alla formazione, alla ricerca e allinnovazione. Partico-lare attenzione è posta ai rapporti tra piccole-medie imprese e grandi imprese, tra comunità e sviluppo del territorioe ai temi delle infrastrutture e dei servizi alla società civile, anche in relazione ai fenomeni di internazionalizzazione.Queste tematiche sono fondamentali in Italia per la competitività industriale, per la tenuta delloccupazione e per ilsaldo della bilancia commerciale cui i distretti di piccole e medie imprese contribuiscono in modo determinante. LaFondazione promuove studi, ricerche, pubblicazioni, manifestazioni, sia autonomamente sia in collaborazione con entie istituti di ricerca, con fondazioni, associazioni, imprese e singoli cittadini, sia infine concedendo il patrocinio ad ini-ziative coerenti con i suoi scopi statutari.http://www.fondazioneedison.it/home.htmlFondazione Luigi MichelettiFondazione Biblioteca Archivio Luigi Michelettihttp://www.fondazionemicheletti.it/Forbidden placesUrban explorationhttp://www.forbidden-places.net/Forgotten DetroitDetroit is known for one of the most stunning collections of pre-depression architecture in the world. The past two deca-des have seen several of these treasures sit vacant, waiting for economic revival. On these pages you will find informa-
  • 63. tion about the past, present, and future situations of a few of these landmarks. It is my hope that this information helpsyou gain an appreciation for the importance of both the history and continued survival of these buildings.http://www.forgottendetroit.com/FrichedUrban & Industrial Archeologyhttp://striped.online.fr/friched/index.htmlGhosttownpixThis website is dedicated to all those forgotten communities which, whether due to lousy planning, impossible dreamsor rotten luck, just didnt make it.http://www.ghosttownpix.com/GLIASGreater London industrial archaeology societyThe Greater London Industrial Archaeology Society (GLIAS) was founded in 1968 to record relics of Londons industrialhistory and to deposit these records with national and local museums, archives, etc; also to advise local authorities andothers on the restoration and preservation of historic industrial buildings and machinery.http://www.glias.org.uk/Gost Townshttp://www.ghosttowns.com/Hours of darknessNight photographyHours of Darkness - Night PhotographyHours of Darkness is a constantly expanding online gallery of night / low light photography. Featuring color and black& white photos. The images were created using film and digital cameras. Night photos of various subjects from Ar-chitectural, Industrial, Landscape, Nautical, Transportation, and Travel to Abandoned Asylums and Modern Ruins are
  • 64. displayed here.This site is a trip through our nocturnal world where the stars streak across sky and the clouds dance like apparitions.Where the moon baths darkened landscape with its silvery light, all to be captured by a long exposure creating extra-ordinary images.The ArtistsWe are self taught photographer based in New York. Night Photography is our primary form of expression. Over thepast several years we have attempted to master our technique constantly trying to improve upon the photos we display.We are always trying something new, something out of the ordinary to keep audience intrigued .Why Night Photography?There is just something that draws us out into the darkness. Perhaps its just the feeling you get on a night where thethermometer doesnt go past 7 degrees Maybe its that night photography requires more of a commitment one mustlinger around one location for 3 hours or more just to get one good shot. Whatever it is, we find ourselves out under thefull moon with cameras in hand.http://www.hoursofdarkness.com/Hudson Valley RuinsHUDSON VALLEY RUINS is an online photo essay and travelogue devoted to historic sites in New Yorks Hudson RiverValley that are threatened by neglect.http://www.hudsonvalleyruins.org/rinaldi/PAGES/HVR-MAIN.htmICSIMIstituto per la Cultura e la Storia d’Impresa “Franco Momigliano”http://www.icsim.it/index.HTMIndustrial ruins of DetroitNavigating the Fabulous Ruinshttp://detroityes.com/toc.htm
  • 65. IndustrieKultur FotografieIndustrial Heritage 2007-12-27http://www.industriekultur-fotografie.de/index.php?newlang=englishIndustriedenkmalSito personale.http://www.industriedenkmal.de/InfiltrationThe zine about going places you’renon supposed to gohttp://www.infiltration.org/Jonathan FritzAs it relates to industrial archaeology, I typically take 2-3 trips a year out of state to photograph a few abandoned indu-strial facilities. Between those trips I ocassionally visit a site or two in Florida as well. My next out of state trip will beat the end of March. Categories are displayed in the frame above.http://www.zahkunst.net/JundlSito personale.http://www.jundl.comKendall AndersonPhotography ProjectsEach gallery below contains a series of photos presented as photo essays in an attempt to document these locationswhich may not be around much longer. Typically these are abandoned buildings, industrial sites, derelict structuresand other places weve forgotten or ignored over time.http://invisiblethreads.com/potd/index.php
  • 66. Kirkbride buildingsOnce state-of-the-art mental healthcare facilities, Kirkbride buildings have long been relics of an obsolete therapeuticmethod known as Moral Treatment. These massive structures were conceived as ideal sanctuaries for the mentally illin the latter half of the nineteenth century. Careful attention was given to every detail of their design in order to pro-mote a healthy environment and to convey a sense of respectable decorum. Placed in secluded areas within expansivegrounds, many seemed almost palace-like from the outside. But growing populations and insufficient funding led tounfortunate conditions that spoiled their idealistic promise.Within decades of their first conception, new treatment methods and hospital design concepts emerged and the Kir-kbride design was eventually discarded. Many existing Kirkbride buildings maintained a central place in the institu-tions which began within their walls, but by the end of the twentieth century many had been abandoned; several hadbeen destroyed. Although a few have managed to survive into the twenty-first century intact and still in use, many thatsurvive sit abandoned and decaying—their mysterious grandeur intensified by their derelict condition.http://www.kirkbridebuildings.com/Klaus LipinskiIndustriekultur und tote Technikhttp://www.lipinski.de/Kohlenpott.orgIndustriephotographiehttp://www.kohlenpott.orgLab-WanLuc Van Den Boshhttp://users.pandora.be/lab-wan/index.htmLondon’s industrial heritageBy Peter Marshallhttp://www.cix.co.uk/~petermarshall/
  • 67. Lost&least“Il suo è un occhio senza palpebre che osserva, indaga, scruta, senza remore, senza pietà. E nella consunzione deglioggetti, nella loro ostinata persistenza, come nella loro fragile fugacità, scova il loro volto più autentico e segreto. Ilvolto segreto: è più facile che questo si manifesti quando le luci incalzanti del balletto mondano si sono spente, quandole maschere dell’attimo sono cadute, spazzate via dalla volontà di cancellazione senza scrupoli del tempo.”http://www.lost-least.it/Marco MauriSito personale.http://www.adras.it/Modern RuinsPhotographic EssaysI have always had an interest in archaeology and anthropology. On a whim, after taking a college anthropology course, Itook a driving trip to New Mexico to "join a dig". Where or what I was going to dig I didnt know. I had visions of joiningan excavation to dig for Anasazi pot shards at one of the ancient canyon dwellings, so I went with full intent to spendsome weeks or months in this noble occupation. I drove an old buick, in which the heat was stuck on high, from NewEngland down to the south west where it was warm all winter, right? Pulling into Santa Fe during a blinding white out,and kicking the frozen hard ground I discovered the error in my ways. I wouldnt be doing much digging in this.I also like travel, I had traveled to Europe and North Africa between high school and college (a longer than normalinterval for me), so I had a taste for other cultures and the architecture and ruins I might find there. After traipsing throu-gh catacombs, temples and pyramids I had more questions than I did when I started out. My interest in these subjectsmorphed into the modern ruins project, not in any direct way, but looking back at how these things came together I cansee that it was closely linked to my fidgety travel legs and other interests that had caught my attention. Given a chanceI would surely still be making my way around the globe visiting more and more obscure relics of the past, but I wasdestined to stay closer to home and explore what I could find near at hand, which turned out to be a very rich place tolook.Im also interested in human culture, what we do, where we have been, what we have left behind. Ruins are a window
  • 68. into human histories, they tell the tales of the past through the architecture and objects left behind. Memories are in-scribed on the walls and in the discarded objects; the silent rooms and dust covered furniture recall moments whenthese places were occupied. Ruins are the containers of events played out, still vibrant and surprisingly alive with thememories of the past. These places are true museums, preserving the past in its unpolished and raw form. The agingsurfaces bear the etched marks of former times, memories from the past pulse from the walls.There is a layered meaning in these places, random pieces of a historic and social puzzle are clumped together, confu-sed by years of decay, these ruins are an archaeology of our culture, they reveal unexpected artifacts of a past that se-ems distant and foreign. Archived in these ruins are the collective memories of a changed culture, the forgotten piecesof the past being preserved as in a time capsule. Modern ruins exist in the fringe landscapes of our cities, places thatwere once hardwired to the center of the social and industrial infrastructure, now they have become faded shadowshidden behind cyclone fences on the outskirts, along old canals and abandon rail lines. They map an old system ofindustrial landscapes now encroached upon by office parks, expanding suburban sprawl and industrial enclaves.Hidden in these ruins are myriad rich stories, tales piled, stacked and horded; old collapsing heaps with fragments ofstories, subtle and personal at times, told in the cryptic language of empty silent rooms, old machinery, unexpectedobjects and personal details. Nature is reclaiming these landscapes; the cracked peeling warped shapes are yieldingto the sun, wind, water and sea, ironically these old industrial sites have become havens for wildlife in the fastly encro-aching suburban landscape.When first visiting ruins I realized that these abandon buildings had an interest and meaning that went beyond the ori-ginal design intent, that in fact they had become something quite different; the original function had become lost withtime and disuse and there had been a transformation over time from a utilitarian structure to one that was void of fun-ction. The architectural meanings and interpretations had become skewed, a language that was new and cryptic hademerged. These rooms, buildings and landscapes housed memories of a past in empty silent spaces and relinquishedthe present to entropy and decay. These places no longer provided shelter. Time was not measured by the rhythms ofoccupants any longer, but by the peeling of paint, rusting of metal and the crumbling of brick. The slow deteriorationand decay made it less like architecture and more a space evoking images of its past, a memory of architecture and in-habitant with its language coming from subtle clues from the past, scrawls on the wall, well worn surfaces; suggestions
  • 69. of past residents mingling with its highly emotive state of decay.This series of photographic essays is an ongoing project I have been working on since my architectural and industrialdesign studies during the mid 1980’s. My initial interest in ruins and industrial sites started when I was working at a shi-pyard on the Mississippi river in New Orleans, I worked on a 18,000 ton dry-dock where we would float oil tankers andcargo ships up out of the brown muddy waters. When out of the water those ships looked like strange massive strandedwhales caught on the beach at low tide. I would take photographs at sunset when the warm hazy light was revealing thetextures of barnacles, rust and peeling paint on the ships massive underbelly.Since school I have done a lot of traveling to visit some of the great ruins of the world including the Great pyramids ofGiza, the Parthenon in Athens, the Mayan ruins of Central America, the great ruined city of Pagan in Burma and others.My main focus however has been to spend time exploring local ruins found in the abandon fringe areas of cities andtowns. In many respects the local ruins are more interesting to me, I can understand the history of these places and canread more of the story in these old sites than I can in a thousand year old stone structure whose culture I know muchless about. These local ruins tell a history that is quite unique to each one, the fact that most of the ruins I photographare relatively recent allow them to tell a story that is more poignant, there are more artifacts surviving to give evidenceof its past. These places are in many ways like a archaeological site. Part of my goal is to uncover the stories the oldhulks tell, and discover what histories are written in the flotsam that is left after the structure is abandon. The architec-ture remembers much about its own history, there are many stories written in the old boards and bricks and stones anddetails that can be coaxed out with the camera.Some of our cultural prejudices effect the way we see some of these ruins, the Insane Asylum project is a good exam-ple. The architecture is heavily loaded with what the viewer imagines the history of this place might have been. Thearchitecture becomes charged with our own perceptions of what a asylum is and what we have been taught or heardabout asylums through books, movies and stories. We imagine what it was like to be there when patients were thereand what kinds of suffering or healing may have occurred in those halls, rooms and cells. The psychological impactof architectural spaces is an area that interests me, I try to explore the levels of meaning that are attached to a sharedcultural memory, architecture and intimate-public space.
  • 70. I look for places that have an interesting history behind them, whether it is an insane asylum or a girls orphanage or aabandon Carnegie steel mill. These places have had a profound impact on people’s lives in the past. I look for placesthat will evoke images and personal meaning to people looking at the photographs. Places, like an insane asylum, thatpeople have heard about but would never dare step foot into themselves but are really curious about. These placeshave histories behind them, some rather sinister, some quite positive and I try to focus my images on details that tellpersonal stories about the past of a place. Details like scratches on the cell wall of an insane asylum or a wrench thathas been sitting in the same place on a wooden tugboat where it was set down 40 years ago. Photographing these sitesis a wonderful experience because of the possibilities of form, light, shadow, texture, content and history.Objects found within these old places are similar to the buildings, the old objects carry the weight of their historywith them. They have become charged with the life that has surrounded them, they become symbols of the past andreceptacles to contain memories. What once was an ordinary utilitarian object can become a powerful symbol of pastevents. There is a metamorphosis in the perception of what the object is, its symbolic value is increased, it has passedthru lives, unnoticed, but recording moments in time and bringing these moments into the present. Here is a languagethat speaks from a different time, it delivers a skewed message from a different era.Many people comment on how scary the places I photograph look and I find that interesting because I have never beenreally scared in the places I have been, even in the insane asylum alone in the dark black corridors of the basement.It seems that to feel the effects of a "haunted place" you really need to be removed from the place and let your imagi-nation roam, then it can get scary. There are ghosts in these places, but they are ghosts of a different nature, images oflives and personalities emerge from the walls and bits and pieces of detritus left behind in these forgotten spaces.Shaun OBoylehttp://oboylephoto.com/ruins/index.htmMuseimpresaQuando l’impresa diventa culturaL`impresa rappresenta uno dei principali agenti di progresso e di modernizzazione nella società contemporanea: ge-nera innovazione e trasmette un insieme di segni materiali e di valori che sono a pieno titolo beni culturali; è espres-sione diretta di valenze etiche ed estetiche, paradigma di sviluppo sociale e culturale, di conoscenze e formazione.
  • 71. L`Associazione Italiana Musei e Archivi d`Impresa intende sviluppare la consapevolezza del sistema imprenditorialenazionale e internazionale su questi temi e incentivare un`aperta e libera cooperazione nello svolgimento di attività diricerca, divulgazione, aggiornamento e dibattito sulla cultura d`impresa.http://www.museimpresa.com/Mustard gas partyPhotographic essayhttp://b.f11.org/Natura fluxusNatura Fluxus is a Master-of-Art project produced, directed, photographed and edited in spring 2005 by Peter Anders-son and Lars Bosma, students of the program for Culture, Society and Media Production (KSM) at Linkoping Universityin Sweden. The project was supervised by Lisskulla Moltke-Hoff, lecturer at Linkoping University. Original music scorecomposed by Peter Andersson, known from the dark-ambient-industrial music project raison d’être (on the recordlabel Cold Meat Industry).http://naturafluxus.info/New England RuinsPhotography by Rob Dobihttp://www.dobi.nu/photos/New York undergroundThe Anatomy of a Cityhttp://www.newyorkunderground.org/OpacityUrban ruins.http://www.opacity.us/
  • 72. OpuszczoneDevoted to unusual and mysterious places in Poland this site is the brainchild of two men who set out to find and pho-tograph these abandoned places like no one else before them.We invite you to visit our gallery and look through our photos - perhaps you will see the same hidden beauty in theseplaces as we do. If you enjoy doing this kind of thing on your own, we encourage you to share your experiences andphotos with us.[opuszczone means abandoned in Polish]http://www.opuszczone.com/index_en.php?s=home_enPanoramas/Explorationhttp://www.360icon.com/Silent Wallhttp://www.silentwall.com/SleepycityDaily dose: It rocks my worldhttp://sleepycity.net/Society for industrial archeologyThe SIA is made up of over 1,800 members, world-wide, who have a strong interest in preserving, interpreting anddocumenting our industrial past and heritage. Whatever your profession or favorite pursuit, if you share our interest inthe industrial past, we welcome you to join us.http://www.sia-web.org/StahlArtIndustrial and architectural photographyhttp://www.hfinster.de/StahlArt/index.html
  • 73. Stalkerhttp://www.stalker-game.com/Still-aliveMarcello Modicahttp://www.st-al.com/Sperzonehttp://www.sperrzone.net/web/sperrzone/sperrzone.nsf/Tim Edensor - British Industrial RuinsIn the past three decades of the 20th century, the Western world has witnessed massive industrial restructuring. Newservice and information technology industries have replaced the old heavy industries which saw countries such asBritain, workshop of the world and home of the industrial revolution, export its products worldwide. The buildingswhich house these new industries – the large retail sheds and factory units on new industrial estates – are replacing theoften capacious stone and brick-built factories and warehouses which accommodated the assembly lines of mass pro-duction. These structures, nestling alongside railways and canals, are suddenly obsolete. Very often they are quicklydemolished or converted into upmarket living spaces for the new middle classes, ironically the very personnel whowork in the new cultural, service and information industries which are replacing the manufacturing production whichwas housed in the buildings in which they now live. However, across the old industrial nations, many old factories areevacuated and then left to decay. In the old industrial districts of cities and towns, derelict mills, foundries, enginee-ring workshops and storage depots slowly crumble into disrepair. Especially in those urban areas which lack inwardinvestment to demolish, replace or convert such buildings, these ruins linger, thwarting the attempts of city imagineersand marketers to create new visions that might help to sell their city to potential investors.Most studies of ruins have concentrated on the noble piles of classical antiquity, scenes of rural quaintness or the fakeruins installed in English country estates. Yet the 20th century has produced more ruins than ever before, whetherthrough warfare or as a remorseless, short term-oriented capitalism turns solid things and places into air, renderingthe contents and activities housed within industrial buildings instantaneously obsolete. In Britain, at the end of the
  • 74. 1970’s and through the eighties, the government of Margaret Thatcher allowed ‘market forces’ full reign, promoting anorgy of real estate speculation which produced a reconstructed industrial landscape. But not everywhere was able tocapitalise on this economic reconstruction and in many areas, as old industries died, the buildings that housed themlay dormant and empty. This process persists and the material legacy of the industrial revolution, in the form of ruins,can still be found in most British cities.These ruins are largely understood – especially by bureaucrats, city promoters and planners - as offensive to the cha-racter and aesthetics of the city. The sooner these scars on the landscape are demolished and swept away, effaced inthe name of civic order, the better. They are matter out of place, a continuing rebuke to attempts to render urban spaceproductive, smooth and regular. Imagined as sites of urban disorder, dens into which deviant characters – drug-users,gang-members, vandals and the homeless – are drawn, the imperative is to extinguish their decaying features from theurban backdrop. This website is dedicated to putting forward a different view. The following pages feature photogra-phs and text which attempt to provoke a different assessment of these ruined spaces, and stimulate a critique of certaincontemporary social and cultural processes. As spaces by the side of the road, ruins can be explored for effects thattalk back to the quest to create an impossibly seamless urban fabric, to the uses to which history and heritage are put,to the extensive over-commodification of places and things, to middle-class aesthetics, and to broader tendencies tofix meanings in the service of power.http://www.sci-eng.mmu.ac.uk/british_industrial_ruins/The Association for Industrial ArchaeologyA Major Change in Human Evolution.The phrase "industrial archaeology" is 50 years old. Technology? Social relations? The world since the industrial revo-lution, or industry since the first stone tool? Read how Michael Nevell considers the nature of an increasingly popularbranch of archaeology.Britain was the first industrial nation. For the last two centuries industry has had a major influence on the society, envi-ronment and landscape in which we live.The AIA is the national organisation for people who share an interest in Britains industrial past. It brings together pe-ople who are researching, recording, preserving and presenting the great variety of this countrys industrial heritage.Industrial architecture, mineral extraction, heritage-based tourism, power technology, adaptive re-use of industrial
  • 75. buildings and transport history are just some of the themes being investigated by our members.http://www.industrial-archaeology.org.uk/The derelict sensationDerelict spaces provide spaces to live, to explore, to experiment or to party. Sometimes we think of a particular buil-ding, sometimes a particular texture or mood. Thoughts about derelict buildings are connected to a particular momentin our lives, often during a time of change.Derelict spaces have a strange power and fascination. They stir up strong memories and cause us to question our senseof the permanence of the built environment that surrounds and shapes us, and our ideas about utility, market valuesand heritage.http://www.thederelictsensation.com/UerUrban Exploration Resource offers articles, photo galleries, stories, and an active forum for the Urban Exploration andInfiltration Community.Information for exploration, vadding and urban vadding, tunnel vadding, steam tunnels, spelunking, urban spelunking,underground tunnels and passages. Information about Canada, Toronto, Ontario, and many other countries.http://www.uer.ca/Underground explorationPatrimoine industriel, civil, souterrain et religieux[valorisation par la photographie darchitectures méconnues]http://tchorski.morkitu.org/2/3202-fr.htmUnderground OzarksUnderground Ozarks, a site all about urban exploration in the Ozarks area. Youll find information and pictures of aban-doned places, sewers and drains, ghost towns, and more.http://www.undergroundozarks.com/index.html
  • 76. Urbandecayhttp://www.amelieriis.co.uk/Urban Exploration ukHidden throughout the UK and the rest of the world are abandoned buildings. Most people ignore them as they arenot something that bothers them. However some people dont ignore them and they are called Urban Explorers. I havebeen exploring most of my life but have only recently started to take a camera with me. I hope you enjoy my site andmy photos. I shall be adding to the site on a regular basis.http://www.guerillaphotography.fotopic.net/Urban Explorershttp://www.urbanexplorers.net/UrbanexplorersBy Geert Donker and Ernst Naezerhttp://www.urbanexplorers.nl/UrbanizedUrbanized is a collection of urban ruins photography by Robert Stephenshttp://www.urbanized.us/Urbex ukThi site is about the infiltration of derelict structures in uk.http://www.simoncornwell.com/urbex/UryevichIm Uryevich. From my really happy childhood I developed a liking for any rusty metal constructions, cement blocksand for the silence of the wind which walks through this. I like them because there is an infinite life that stays therethroughout the years...Most abandoned buildings, plants and areas appeared in the Soviet Russia (70-80) because they belonged to the "sta-
  • 77. te" (meaning nobody) and afterwards (90) as a result of the economic crisis. But each place has its own story (in whichI, to be honest, do not have much interest).I think we are all not indifferent to abandoned things. The Abandoned have some sort of a strong and complicatedconnection with our souls; some people get scared and try to escape their impressions, some fight with them and try todestroy or rebuild or just leave their own footprint on the abandoned site to prove that theyre stronger than this world.And some do not try to do anything - they just look and listen to the Abandoned, enjoying those impressions, feelingthe real meaning of time. I am one of them.http://www.abandoned.ru/VanshnookenraggenNotes on the urban environmeny.http://www.vanshnookenraggen.com/_index/Werner Engelinhttp://users.telenet.be/wernerengelen/index.htmWitnessBy James Nachtwey"I have been a witness, and these pictures are my testimony. The events I have recorded should not be forgotten andmust not be repeated."http://www.jamesnachtwey.com/Worksongshttp://www.worksongs.com/Zapomniane Stronyhttp://free.of.pl/z/zapomniane/main.htm
  • 78. Zonesblancheshttp://www.unsiteblanc.com/Zone-ahttp://www.zone-a.com/Zone TourData Base of Urba Explorationhttp://zonetour.org/
  • 79. FotografiaAlain Curralhttp://www.alancurrall.com/Alec Sothhttp://www.alecsoth.com/Amy Adlerhttp://www.amyadler.com/Ansel Adamshttp://anseladams.com/Antoine d’Agatahttp://www.documentsdartistes.org/artistes/dagata/repro.htmlArakihttp://www.arakinobuyoshi.com/Armin Linkehttp://www.arminlinke.com/Arnaud de Gramonthttp://web.mac.com/arnauddegramont/Gramont/Introduction.htmlAugusto Alves da Silvahttp://www.galeriapedrooliveira.com/archive/artists/augusto_alves_da_silva/augusto_alves_da_silva.htm
  • 80. Bettina Von Zwehlhttp://www.bettinavonzwehl.com/main.htmlBiano-Valentehttp://www.bianco-valente.com/Bill Brandthttp://www.billbrandt.com/Brian Kosoffhttp://www.kosoff.com/Chris Jordanhttp://www.chrisjordan.com/Chopperdliverhttp://www.choppedliver.info/Cindy Shermanhttp://www.cindysherman.com/Corinne Dayhttp://www.corinneday.co.uk/David Goldblatthttp://www.davidgoldblatt.com/David Lachapelle.ithttp://www.davidlachapelle.it/
  • 81. Donation Jaques Henri Lartiguehttp://www.lartigue.org/index.htmlDorothy Bohmhttp://www.dorothybohm.com/Doug Aitkenhttp://www.dougaitkenworkshop.com/Edgar Martinshttp://www.edgarmartins.com/Eduard Burtynskyhttp://www.edwardburtynsky.com/Elina Brotrherushttp://www.sag.se/foto/elinabrotherus/elina.htmlElinor Caruccihttp://www.elinorcarucci.com/Frank Breuerhttp://www.jousse-entreprise.com/html/art/breuer/breuerev01.htmlFrank Horvathttp://www.horvatland.com/index.htmlGabriele Basilicohttp://www.fotologie.it/Basilico.html
  • 82. Giacomo Costahttp://www.giacomocosta.com/Giampiero Agostinihttp://www.giampietroagostini.it/Gillian Wearinghttp://www.tate.org.uk/servlet/ArtistWorks?cgroupid=999999961&artistid=2648&page=1Guido Guidihttp://www.iuav.it/Didattica1/pagine-web/facolt--di1/Guido-Guid/index.htmGuy Bourdinhttp://www.guybourdin.org/Hannah Collinshttp://www.hannahcollins.net/Harry Cockhttp://www.harrycock.nl/Hellen Van Meenehttp://www.hellenvanmeene.com/Jane Evelyn Atwoodhttp://www.janeevelynatwood.com/index.htmlJeanloup Sieffhttp://www.jeanloupsieff.com/
  • 83. Joachim Koesterhttp://www.nicolaiwallner.com/artists/joachim/joachim.htmlJoel Meyerowitzhttp://www.joelmeyerowitz.com/John Divolahttp://www.divola.com/Journeys in timeSite dedicated to the art of blanck and white photographyhttp://www.journeysintime.ca/Karin Apollonia Müllerhttp://www.saulgallery.com/muller/statement.htmlKim J.Costerhttp://www.kimkoester.com/Larry Clarkhttp://www.larryclarkofficialwebsite.com/Luigi Ghirrihttp://www.reggiofotografia.it/ghirri.htmMan Ray Trusthttp://www.manraytrust.com/
  • 84. Marco Ambrosihttp://www.marcoambrosi.it/Marco Delogiuhttp://www.marcodelogu.com/Marco Zantahttp://www.marcozanta.com/index.htmMark McCartyhttp://markmccarty.com/Martin Parrhttp://www.martinparr.com/May Ellen Markhttp://www.maryellenmark.com/Massimo Vitalihttp://www.massimovitali.com/Masters of photographyhttp://www.mastersofphotography.com/Michael Weselyhttp://www.wesely.org/wesely/index.php#Mitch Epsteinhttp://www.mitchepstein.net/
  • 85. Ni Haifenghttp://www.xs4all.nl/~haifeng/Paolo Giolihttp://www.paologioli.it/Paolo Simonazzihttp://www.paolosimonazzi.com/Paolo Venturahttp://www.paoloventura.com/Paul Fermanhttp://www.paulferman.com/Paul Seawrighthttp://www.paulseawright.com/Peter Lindberghttp://www.peterlindbergh.com/Philip-Lorca DiCorciahttp://www.exibart.com/profilo/autoriv2/persona_view.asp/id/6583Photoartshttp://www.photoarts.com/Richard Avedonhttp://www.richardavedon.com/
  • 86. Roger Ballenhttp://www.rogerballen.com/Rogge Claudiahttp://www.claudia-rogge.de/Sebastiao Salgadohttp://www.terra.com.br/sebastiaosalgado/inicio.htmSimon Norfolkhttp://www.simonnorfolk.com/pop.htmlSophie Ristelhueberhttp://www.url.it/ambienti/foto/schede/ristelhueber.htmStèphanie Annette Boissethttp://www.boisset.de/#Stephen Shorehttp://www.billcharles.com/shore/stephenshore_1.htmSteve McCurryhttp://www.stevemccurry.com/main.phpSusan Lipperhttp://susanlipper.com/Tina Modottihttp://www.modotti.com/
  • 87. Todd Deutstchhttp://www.todddeutsch.com/Thomas Struthhttp://www.artnet.com/artist/16228/thomas-struth.htmlVanessa Beecrofthttp://www.vanessabeecroft.com/Vee Speershttp://www.veespeers.com/Site/Vee_Speers.htmlVik Munizhttp://www.vikmuniz.net/index.htmlWendy McMurdohttp://www.wendymcmurdo.com/Weng Fenhttp://www.artnet.com/artist/423873873/weng-fen.htmlWilliam Egglestonhttp://www.egglestontrust.com/Zhang Huanhttp://www.zhanghuan.com/
  • 88. Arte Digitale5Voltcorehttp://www.5voltcore.com/9 dotsEn quelques mots, 9dots est un dispositif visuel et sonore qui vous permet déditer une séquence de 8 images sur le-squelles vous pouvez afficher ou masquer des points. Chaque image de la séquence est construite sur une grille de3 points de haut par 3 points de large. (comme celle présenté ci-dessous) Quand le point est affiché, le son qui lui estattribué est joué. Le schéma ci-dessous montre la relation visuel/son, selon la position du point sur la grille, un sonspécifique sera joué soit sur une seule enceinte soit sur les deux. La position du point détermine aussi la fréquence duson.http://www.9dots.fr/34 North 118 Westhttp://34n118w.net/Acconci STUDIOhttp://www.acconci.com/Actions Reseaux NumeriqueCest à la Galerie dart Pierre Tal Coat dHennebont (France), que le groupe dartistes Actions Réseaux Numériquesréalisait, le samedi 07 avril 2001, loeuvre Web de téléprésence participative Gestion des Stocks. Sur place, une in-stallation se composait dun dépôt dobjets fragmenté en quatre zones selon la topométrie archéologique dun champde fouilles, dune chaîne de postes dobservation, dun dispositif de webcaméras faisant office de relais entre lespacephysique et lespace virtuel, et dune plate-forme logicielle, réalisée spécifiquement pour loccasion, qui permettaitnon seulement dinteragir avec lensemble du dispositif, mais de communiquer aussi avec les organes de contrôleopérants sur le site.La logique de Gestion des Stocks reposait sur une procédure didentification collective et partagée, par téléprésence,
  • 89. dun stock initial dobjets que le public était invité à manipuler par étapes: physiquement dabord, puis sémantique-ment. Connecté au site dARN, linternaute accédait à une vue globale du stock quil pouvait resserrer par transmis-sions de commandes; cest dans cette seconde image zoomée quun objet pouvait être extrait, puis dirigé vers le postedobservation afin dy être successivement mesuré, photographié et inventorié comme nimporte quel élément faisantlobjet dune spéculation ou dune transaction future. Arrivant en fin de chaîne, lobjet était ensuite dirigé vers lultimeposte dexposition et de conditionnement qui rendait possible lidentification par description et par micro-récit.Le recours a un tel procédé économique et scientifique de la prospection et de lobservation conduisait forcément à laproduction dune base de données archivistiques contenant autant de fiches signalétiques produites quil y eut dobjetstraités. Le stock initial, composé dobjets et dassemblages produits antérieurement par une pratique plastique derecyclage, évoquait un espace-temps différé alors que toute linfrastructure utilisée convoquait plutôt un présent seg-menté. Cest que les technologies de linformation et de la communication étaient ici mises au service dun dispositifdestiné à sonder un processus individuel et collectif, processus au sein duquel limplication du langage permettaitdentreprendre une relation conversationnelle avec les différentes strates de la réalité. Même si Gestion des Stocksrenvoyait, par ailleurs, à la dimension économique et à ses modèles dorganisation, linstallation soulevait aussi lambi-guité dune réalité médiatisée à distance avec un mode dimage propre à la télésurveillance, interrogeait les dualitésqui se confrontent et se confortent entre monde actuel et monde virtuel, et faisait mesurer, inévitablement, combienlémergence des réactions de lespace virtuel peut être opérante sur lespace physique. Cest dailleurs comme figurede relais entre ces deux espaces quil faudra sûrement reconsidérer une partie de la communication daujourdhui...comme révélateur dune "conscience du réel".http://www.x-arn.org/Acoustic spacesSPECTROGRAPHY is collaboration between the RIXC Center for New Media Culture in Latria and Ellipse artists or-ganisation in France, which includes organising of the sound art residency programme RIX-STUDIO and internationalsymposium on SPECTRUM CARTOGRAPHY.http://acoustic.space.re-lab.net/Adawebhttp://adaweb.walkerart.org/
  • 90. Adrianne WortzelAdrianne Wortzel explores a range of new technologies as web works, robotic installations and performance produc-tions. Her Globe Theater Repertory Company of robots were featured in installations in Cooper Unions "Technoseduc-tion" exhibition, Creative Times "Art in the Anchorage"; Ars Electronic, "Fleshfactor" and Kunstpflug e.V., Berlin "Arrea-le99". She wrote, produced and designed "Sayonara Diorama", a performance production with robots, live performersand responsive remote performances via videoconferencing, via an Artist-in-Residence Grant at Lehman College ArtGallery in New York funded by the Electronic Media and Film Program of the New York State Council on the Arts.She has organized and produced international performative webcasts, and was co-host and content provider for "ArtDirt" a weekly live video-streamed interview format webcast originating from New York. She is a recipient of a 2000-2001 National Science Foundation grant awarded for creating a robotic theater at The Cooper Union for the Advance-ment of Science and Art where she is currently working on her project ELIZA REDUX, a series of webcast and videota-ped psychoanalytic sessions between a human and a robot.http://artnetweb.com/wortzel/robotic.htmlAether ArchitectureFor the convergence of new media and actual spaces, we do interactive architecture systems and dynamic graphicalinterfaces, projects where spatial design and technology meet to create cultural experiences. Presented at art, techno-logy and design exhibitions.http://www.aether.hu/Akustik_Optikhttp://www.selektion.com/Alephhttp://aleph-arts.org/Alexi Shulginhttp://www.c3.hu/collection/form/
  • 91. Alphabazarhttp://www.alphabazar.net/AlphabetaAlpha Bêta est un site qui regroupe les oeuvres en lignes réalisées par Richard Barbeau, un artiste résidant à Montréal(Québec, Canada) et qui exerce une pratique dans le domaine des arts visuels depuis une quinzaine dannées.Les titres sont énumérés selon le principe de labécédaire et sajoutent au fur et à mesure des réalisations. Il pourraity avoir éventuellement une oeuvre pour chaque lettre de lalphabet! Cela dit, chaque titre peut être considéré commeune oeuvre autonome et indépendante du site Alpha Bêta.http://abcdfghijklmnopqrstuvwxyz.com/Alterfinhttp://www.alterfin.com/Ambient TV.....is a crucible for independent, interdisciplinary practice ranging from installation and performance, through docu-mentary, dance, and gastronomy, to sound and video composition and real-time manipulation. We continue to deve-lop social and technical infrastructure and promote network architectures that facilitate alternatives to current socio-political and economic formations. Techniques and effects of live data broadcasting and transmission provide theme,medium, and performative space for many of the works.http://www.ambienttv.net/content/?q=Amy YoungsAmy M. Youngs creates mixed-media, interactive sculptures and digital media works, that explore the complex rela-tionship between technology and our changing concept of nature and self. She has exhibited her works nationally andinternationally at venues such as Springfield Museum of Art (Springfield, OH), Pace Digital Gallery (New York, NY),the Biennale of Electronic Arts (Perth, Australia), John Michael Kohler Arts Center (Sheboygan, Wisconsin), Circulo deBellas Artes (Madrid, Spain), the Visual Arts Museum (New York, NY) the Art Institute of Chicagos Betty Rymer Gallery,Vedanta Gallery, (Chicago, IL), the San Francisco Public Library, Blasthaus, (San Francisco, CA) and Works (San Jose,
  • 92. CA). Her artwork has been reviewed in publications such as, The Chicago Sun Times, The Chicago Reader, San Fran-cisco Bay Guardian, RealTime and Artweek. Youngs has published several essays, including one on genetic art in thejournal Leonardo and another on art, technology and ecology in the international art publication Nouvel Objet in 2001.She has lectured on her work widely, including at the California State University, Long Beach, the Massachusetts Insti-tute of Technology (Boston, Massachusetts), the Australian Center For the Moving Image (Melbourne, Australia) andthe Perth Institute for Contemporary Art (Perth, Australia) and has participated in panels at conferences such as theWomen’s Caucus for the Arts, the College Arts Association and the Biennale for Electronic Arts in Australia. Youngs wasan Artist-in-Residence at the Pilchuck Glass School in 2005 and was awarded an Individual Artist Fellowship Grant fromthe Ohio Arts Council in 2001. She received a BA from San Francisco State University, graduating Summa Cum Laudeand Art Student Honoree of her class. She was awarded a full Merit Scholarship to study at The School of the Art Insti-tute of Chicago, where she completed her MFA in 1999. Youngs currently lives in Columbus, Ohio, where she works asan Assistant Professor in the Department of Art at The Ohio State University. She was born in 1968 in Chico, California.http://accad.osu.edu/~ayoungs/Amy AlexanderAmy Alexander is a software and performance artist and VJ , who has worked in film, video, music, and informationtechnology as well as in digital media art. Her work has been presented on the Internet, in clubs and onCyberSpa-ceLand! the street as well as in festivals and museums. She is an Associate Professor of Visual Arts at the University ofCalifornia, San Diego. Besides southern California, she can occasionally be found in Philadelphia and New Jersey.http://amy-alexander.com/Anders Weberhttp://www.recycled.se/Andrea Zapphttp://www.azapp.de/
  • 93. Andrè Michellehttp://lab.andre-michelle.com/Angelidakis Andreashttp://www.angelidakis.com/Annette Weintraubhttp://www.annetteweintraub.com/Antonio MuntadasON TRANSLATION is a series of works exploring issues of transcription, interpretation, and translation. From languageto codes from science to technology from subjectivity to objectivity from agreement to war from private to public fromsemiology to cryptology The role of translation/translators as a visible/invisible fact.http://www.adaweb.com/influx/muntadas/ApsolutnoThe association APSOLUTNO was founded in 1993 in Novi Sad, Yugoslavia. The production of the association is createdthrough collaboration of its four members ( Zoran Pantelic, Dragan Rakic, Bojana Petric (and Dragan Miletic from 1995till 2001) ). Since 1995 the works have been signed APSOLUTNO, without any reference to personal names.The production of APSOLUTNO started in the field of fine arts. Gradually, it has developed to include not only aesthetic,but also cultural, social and political aspects. The work of APSOLUTNO is based on an interdisciplinary research intoreality, with the aim to make it open to new readings.The choice of medium is a very important part of the creative process, as APSOLUTNO regards the medium as anequally relevant element of the work. APSOLUTNO is a collective of three members, dealing with interdisciplinary artwork and media pluralishttp://www.apsolutno.org/
  • 94. Area3http://www.area3.net/index.php?t=a3Armelle AulestiaArmelle Aulestia is an artist, she works with photography, video, sound. she lives in Paris.http://www.aulestia.net/Artiopensourcehttp://www.artisopensource.net/home.htmlArtnetwebArt-Directoryhttp://artnetweb.com/ArtportArt-Directoryhttp://artport.whitney.org/Arts Alliance Laboratoryhttp://www.aalab.net/home.htmArt Statement Markup Languagehttp://espaciosinaire.net/Asymptotehttp://www.asymptote.net/#A story of Net Arthttp://muse.calarts.edu/~line/history.html
  • 95. Atomic TVhttp://www.atomictv.com/Autoportraithttp://www.autoportrait.org/Auger-Loizeauhttp://www.auger-loizeau.com/Babelhttp://www.babel.ca/Blank & JeronJoachim Blank and Karl Heinz Jeron are working since 1996 as an artist duo under the name Blank & Jeron. They startedworking together 1993 in different groups creating artistic and cultural internet projects. They are not only engagedwith pure internet works but also create physical items, that materialize as hybrid installations, informed objects andcollaborative events. They are interested in artistic strategies of information recycling in the context of the informationsociety. Currently they explore and reflect phenomena of the growing mediatization and economization of art and so-ciety using diverse media and techniques.http://www.blankjeron.com/Blast Theoryhttp://www.blasttheory.co.uk/index.phpBlprntPeople doing beautiful things with computers.http://www.blprnt.com/
  • 96. Bodyconfigurationhttp://databaz.org/xtrm-art/Boredomresearchhttp://www.boredomresearch.net/Chico Macmurtriehttp://amorphicrobotworks.org/works/index.htmCarey Younghttp://www.careyyoung.com/Carlo Zannihttp://www.zanni.org/Centrifugalforceshttp://www.centrifugalforces.co.uk/web/index.htmlChris Zieglerhttp://www.movingimages.de/Counterworkhttp://www.counterwork.co.uk/index.htmlDana Winslowhttp://www.nextexit.com/Daniel Wienerhttp://www.danielwiener.com/
  • 97. DatabazPoèsie visuellehttp://databaz.org/xtrm-art/Desiderescapehttp://www.desiredescape.net/Diane Bertolohttp://www.dianebertolo.com/DigicultNew-Media Art_Directory/Digital Magazinehttp://www.digicult.it/Dispothequehttp://www.dispotheque.org/indexuk.htmElastic Grouphttp://www.elasticgroup.com/link.htmlErich Bergerhttp://randomseed.org/Eskimohttp://www.eskimo.com/~bbrace/bbrace.htmlEtoy_fanclubhttp://fanclub.etoy.c3.hu/
  • 98. Eva & Franco Matteshttp://www.0100101110101101.org/Faith Wildinghttp://www.andrew.cmu.edu/user/fwild/faithwilding/FylkingenNet-Art Directoryhttp://www.fylkingen.se/hz/n8/index.htmlFor the Natural Death of the Work of Arthttp://www.kunsttot.de/english/Gary ZebingtonAll web:inhabitable sediments transfigured from larger offline assemblages===+=+"Artificial Awarenesses & Experimental Beings"http://murlin.va.com.au/eyespace/Geobodieshttp://www.geobodies.org/Golan Levinhttp://www.flong.com/Grahame Weinbrenhttp://www.grahameweinbren.net/Hakim Bey Writings (T.A.Z.)http://www.hermetic.com/bey/
  • 99. Helen Whiteheadhttp://www.helenwhitehead.com/HermenetkaHermenetka is a project of Net Art that generates fortuitous cartographies from search engines in data bases. Thestarting point of the Hermenetka project is the Mediterranean view as spiritual scenery of thoughts, as method andsearch of knowledge. Hermenetka is an acronym formed from the association of Hermes, Greek god of communicationand exchange; Net, from Internet and "Ka", a very complex part of the symbolism in ancient Egyptian mythology, Karepresents the consciousness and the guide of the invisible world, the kingdom of the dead. In contemporary era, themetaphor of the "sea between territories" (Mediterranean) embodies in the flows and the exchanges of cyberspace.The proposal of the Hermenetka is to generate plural cartographies of the seas of data that populate the quotidian ofthe cyberculture.The project is constituted by two types of mappings. In the first one, it is possible to generate a map in real time fromtopics that gravitate around the concept of the Mediterranean.The second possibility consists in answering the question "What is the Mediterranean for you?". In this case, your replytriggers a research in cyberspace for images and texts that will compose a unique map.The aesthetics project associates remixing, transparencies and revisits the watercolor techniques and collage practi-ces of Robert Rauschemberg.In both cases, the image is generated at random and composed of different sizes and levels of transparent overlayingof images and texts.http://www.lucialeao.pro.br/hermenetka/index_en.htm
  • 100. InterrogativeThe Interrogative Design Groups goal is to combine art and technology into design while infusing it with emergingcultural issues that play critical roles in our society yet are given the least design attention.http://interrogative.org/Invisibile Audio ProjectInvisible-5 investigates the stories of people and communities fighting for environmental justice along the I-5 corridor,through oral histories, field recordings, found sound, recorded music, and archival audio documents. The project alsotraces natural, social, and economic histories along the route.http://www.invisible5.org/IrationalDiscussion Forumhttp://www.irational.org/cgi-bin/front/front.plJaka _eleznikarPoetry, literature and visual arthttp://www.jaka.org/Jim Andrewshttp://vispo.com/Jody Zellenhttp://www.jodyzellen.com/John Maedahttp://www.maedastudio.com/index.phphttp://www.lawsofsimplicity.com/
  • 101. Kate Armostronghttp://www.katearmstrong.com/KrcfKnowbotic Research (Yvonne Wilhelm, Christian Huebler, Alexander Tuchacek) was established in 1991, and has ex-perimented with formations of information, interface and networked agencies. Their more recent projects presentartistic practices in an attempt to find viable forms of intervention in translocal spaces and economies. Since 1998,Knowbotic Research has a professorship and carrying out research in the New Media Department at the University ofArt and Design (HGKZ), Zurich, Switzerland.http://www.krcf.org/krcfhome/Kvbhttp://www.kvb.com/Lev Manovichhttp://manovich.net/Ludmil Trenkovhttp://ludmil.com/Marco Caldiolihttp://www.internetlandscape.it/Marina Zerbarinihttp://www.marina-zerbarini.com.ar/primero.swfMarina Zurkowhttp://www.o-matic.com/play/play.html
  • 102. Marius Vatzhttp://www.unlekker.net/Mark Allenhttp://www.markallen.com/index.phpMark Amerikahttp://www.markamerika.com/http://www.grammatron.com/Martin Wattemberghttp://www.bewitched.com/MarumushiNet-Art Directoryhttp://www.marumushi.com/MediatopiaNet-Art DirectoryMediatopia.2 fresh! assembles an exciting mix of recent net-based work by a diverse group of neoteric artists, creati-ves and thinkers.http://mediatopia.net/Michael Atavarhttp://www.atavar.com/Michael Wilsonhttp://www.mwwilson.net/
  • 103. Miltos Manetashttp://www.manetas.com/M. River & T.Whid Art Associationhttp://www.mteww.com/Nanette Wildehttp://preneo.com/nwylde/index.htmlNetartsNet-Art Directoryhttp://www.netarts.org/Netartreviewhttp://netartreview.net/NetbaseNETBASE / t0Institute for New Culture Technologieshttp://www.netbase.org/t0/introNewmediafixhttp://newmediafix.net/Nick Barkerhttp://www.nickbarker.org/Nicolas Clausshttp://www.nicolasclauss.com/
  • 104. No-orgNo-org.net is a Jerusalem art network, launched in December 2003. It serves a platform for experimental projects in thearea of netbased and digital art and for the exchange of independent information on contemporary art.http://no-org.net/OrganicodeN_DREW (aka Andrew Bucksbarg) creates audio-visual/VJ performances and interactive works, exploring organic andabstract forms, live A/V processes and participatory techno-culture, enthralling audiences with images, beats, ambientsounds and pixilated atmospheres.http://organicode.net/welcome.htmlPeter Angermanhttp://www.polka.de/Peter Luininghttp://www.ctrlaltdel.org/Phillipp Brunnerhttp://attacksyour.net/pb/Planctonhttp://www.plancton.com/Poetics of digital texthttp://www.p0es1s.net/poetics/start.htmlPotatolandhttp://potatoland.com/
  • 105. Randy Adamshttp://tracearchive.ntu.ac.uk/studio/radams/Rebecca Allenhttp://rebeccaallen.com/RhizomeRhizome supports the creation, presentation, and preservation of contemporary art that uses new technologies in si-gnificant ways.http://rhizome.org/Ricardo Miranda Zunigahttp://www.ambriente.com/Robert Anton Wilsonhttp://www.rawilson.com/http://www.deepleafaudio.com/Rüdiger Schlömerhttp://www.stromgasse.de/index.htmlS-77CCR is a tactical urban counter-surveillance systems for ground controlled UAVs (Unmanned Aerial Vehicles) andairborne drones to monitor public space.http://s-77ccr.org/index_en.phpSan Francisco State Universityhttp://www.sfsu.edu/
  • 106. Sheldon Brownhttp://www-crca.ucsd.edu/Shockarthttp://www.shockart.net/Sign69http://www.sign69.com/medialounge/radio.htmlSimon Biggshttp://www.littlepig.org.uk/Stefan Beckhttp://www.stefanbeck.de/Steve Bradleyhttp://userpages.umbc.edu/~sbradley/projects/index.htmlShovemediahttp://www.shovemedia.com/2005portfolio/Stephen Wilsonhttp://userwww.sfsu.edu/~swilson/Stunned orgStunned.org is a Dublin based site dedicated to (mostly) new media art in all its evolving forms. Started in 1999 by newmedia artist Conor McGarrigle the site has existed in many different forms, run by voluntary effort, enthusiasm and theoccasional Arts Council grant it has always managed to keep going.http://www.stunned.org/
  • 107. SPChttp://bak.spc.org/buckspc/Stèphanie Annette Boissethttp://www.boisset.de/#Superbadhttp://www.superbad.com/Tete Alvarezhttp://w3art.es/tetealvarez/The Arab Image Foundationhttp://www.fai.org.lb/The Atlas Grouphttp://www.theatlasgroup.org/TheyesmenThe Yes Men agree their way into the fortified compounds of commerce, ask questions, and then smuggle out the stori-es of their hijinks to provide a public glimpse at the behind-the-scenes world of business. In other words, the Yes Menare team players... but they play for the opposing team.http://www.theyesmen.org/The networkNet-Art Directoryhttp://www.nmartproject.net/blog/
  • 108. Timothy Weaverhttp://primamateria.org/index.htmlTurbulencehttp://turbulence.org/University of MinnesotaCollege of Liberal Artshttp://www2.cla.umn.edu/Urban Collectivehttp://www.xurban.net/#Valid Raadhttp://www.theatlasgroup.org/Ventsislav Zankovhttp://www.ctrl-z.org/zankov/Walker ArtNet-Art Directoryhttp://walkerart.org/index.wacWenyon & Gamblehttp://wengam.com/Wrongbrowserhttp://www.wrongbrowser.com/
  • 109. Wu Ming FoundationWu Ming Foundation: Who We Are And What We DoThis page tells the story of a mysterious collective of guerrillla novelists from Italy. The tale begins from their pre-vious militancy in a loose-knit cultural network named after a Black soccer player. If you want to find info on the WuMing Foundation and the Luther Blissett Project, if you enjoyed (or hated) one of Wu Mings novels and want to knowmore about the authors, if you want to write a feature article, a review, an essay, a smart-ass blog post or comment,this is the right place to come.http://www.wumingfoundation.com/Year01Net-Art Directoryhttp://www.year01.com/Yugo NakamuraYugo Nakamura is a creative director, designer and engineer exploring various forms of interactive system in digitaland networked environment.http://www.yugop.com/Zdeno Hlinkahttp://zden.message.sk/menu.php3#Zefrankhttp://www.zefrank.com/ZolaborAn Independent Art Label examines virtualities in the input of electronic materials of a transmedial way of breakingout of the classical arts and anti-arts. Technological-artistic situations create cuts. It strives for precision in the experi-ment and mathematical consideration of sensitivity.http://www.zolabor.de/
  • 110. RingraziamentiGrazie di cuore all’Architetto David Fratini - già protagonista del rilievo architet-tonico dell’ex Area Montedison di Falconara - ed allo Studio di Ingegneria Migna-ni di Marina di Montemarciano per il contributo ed il sostegno concreti al presente lavoro.